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DIRITTO COMMERCIALE I Questionario e appunti.

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PARTE 1.1 Gli Imprenditori.

1) L'imprenditore commerciale. Nozioni generali. E' necessario individuare la nozione giuridica di imprenditore commerciale al fine di stabilire chi sono coloro ai quali si applica la normativa peculiare che ne disciplina l'attivit. Va detto che il concetto di imprenditore in senso giuridico non coincide con quello di imprenditore in senso economico. I criteri generali di individuazione del concetto di imprenditore commerciale si hanno nell'art. 2082 c.c. Specificazioni importanti sono quelle di "piccolo imprenditore" e "imprenditore agricolo", agli artt. 2083 e 2135. L'art. 2195 indica poi tutte le altre categorie di imprenditori sottoposti all'obbligo di pubblicit mediante l'iscrizione nel registro delle imprese. art. 2082: "E' imprenditore chi esercita professionalmente una attivit economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi". art. 2083: "Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano una attivit professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia". art. 2195: "Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano: 1) un'attivit industriale diretta alla produzione di beni o servizi; 2) un'attivit intermediaria nella circolazione dei beni; 3) un'attivit di trasporto per terra, per acqua o per aria; 4) un'attivit bancaria o assicurativa; 5) altre attivit ausiliarie delle precedenti; Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attivit e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attivit indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano." Sulla figura dell'imprenditore in generale, possiamo quindi desumere che: si ha impresa quando vi esercizio di una attivit, e una attivit consiste di un insieme di atti che presi come insieme importano che chi la esercita sia soggetto a una disciplina particolare (statuto dell'imprenditore); in secondo luogo, si desume che l'attivit deve essere economica, cio diretta a produrre beni, sia per
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la produzione di altri beni che per il consumo, oppure produrre servizi, o ancora diretta a scambiare beni e servizi ma prodotti da altri. Ancora, l'attivit economica deve essere esercitata professionalmente: ci non vuol dire che l'attivit debba essere esclusiva e senza interruzioni; sufficiente che non sia occasionale e transitoria, e quindi che abbia quantomeno una durata definita (come nel caso dell'esercente estivo di impianti turistici). L'attivit deve essere poi organizzata: i caratteri dell'organizzazione non sono per indicati dal legislatore, e per convenzione si ritiene che coloro che producono beni o servizi col solo lavoro personale e tramite capitali di modestissimo valore non possono essere considerati imprenditori, ma lavoratori autonomi. Infine, il fine dell'attivit imprenditoriale deve essere la destinazione al mercato, e non esclusivamente la soddisfazione dello stesso imprenditore. E' controverso se debba esservi lo scopo di lucro. Oggi la risposta positiva appare prevalente, anche se con alcune differenziazioni: ad es., per le cooperative si ritiene sufficiente che l'impresa miri a un vantaggio patrimoniale; con riferimento alle imprese pubbliche, si ritiene che lo scopo di lucro consista in un criterio di obiettiva economicit, cio l'astratta idoneit a conseguire profitti. E' controverso pure, per finire, se l'attivit economica debba essere lecita affinch vi sia impresa. Per il codice, non sono considerati imprenditori gli esercenti una professione intellettuale, a meno che non forniscano un servizio pi ampio, come il caso del medico che imprenditore laddove gestisca una casa di cura. ***

2) L'imprenditore agricolo (art. 2135 cc.). L'art. 2135 c. 1 definisce imprenditore agricolo "chi esercita una delle seguenti attivit: coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali". Queste attivit "devono essere dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque...". Il testo del codice ha ampliato sopratutto il concetto dell'allevamento: non pi solo il bestiame, ma anche ogni animale di qualunque genere, purch curato e sviluppato per l'intero ciclo biologico ovvero sino alla vendita per una fase del ciclo stesso. A titolo d'esempio, cos diventato attivit agricola l'allevamento di cani da corsa o di animali da pelliccia". Un importante specificazione riguarda le attivit "connesse". Inizialmente infatti occorreva che l'esercizio di attivit di trasformazione e di alienazione dei prodotti agricoli fosse svolto secondo le modalit "normalmente adottate" nei diversi settori. Il criterio della normalit non riprodotto nel nuovo testo, a tenore del quale chi svolge una delle tre attivit fondamentali rimane imprenditore agricolo anche se svolge altre attivit ritenute "connesse a quelle fondamentali" e dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei propri prodotti agricoli (ed anche se insieme a prodotti agricoli di terzi, purch i propri siano in misura "prevalente"). Rimane imprenditore agricolo chi fornisce a terzi - tramite la propria azienda agricola - beni o servizi come mangimi o acque irrigue; chi svolge attivit agro-turistiche; chi procede al miglioramento o alla sistemazione dei fondi, ad es. bonificandoli, purch tali attivit siano sempre svolte tramite attrezzature e risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attivit agricola esercitata.
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All'imprenditore agricolo si equipara l'imprenditore ittico. Gli imprenditori agricoli devono iscriversi con funzione di pubblicit dichiarativa alla apposita sez. speciale del registro delle imprese; non sono soggetti a fallimento e possono accedere a talune procedure alternative di composizione della crisi di impresa. ***

3) Il piccolo imprenditore. Allo statuto di imprenditore commerciale sono sottratti anche i piccoli imprenditori. Essi non sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese; non devono tenere le scritture contabili; non sono soggetti a fallimento e ad altre procedure espropriative. A tenore dell'art. 2083, piccolo imprenditore "colui il quale esercita l'attivit di impresa con prevalenza del lavoro proprio o della propria famiglia sia sul lavoro altrui, sia sul capitale investito". Sono pacificamente piccoli imprenditori i coltivatori diretti, gli artigiani e i piccoli commercianti. Per quanto riguarda l'aspetto controverso della sottrazione o meno al fallimento, sono piccoli imprenditori e quindi esclusi dalle procedure concorsuali gli imprenditori che dimostrino: a) che non hanno avuto, per ciascun anno dell'ultimo triennio anteriore alla data dell'istanza di fallimento, un attivo patrimoniale superiore a trecentomila euro; b) che non hanno realizzato, nello stesso triennio, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a duecentomila euro; c) che la loro esposizione debitoria non supera l'importo di cinquecentomila euro. Se non riescono a dimostrare di non aver superato alcuno tra questi limiti, sono fallibili. Va notato infine che non va fatta confusione tra la nozione codicistica di "piccolo imprenditore" e quella, attinente la legislazione speciale, di "piccola e media impresa". ***

4) L'impresa artigiana. Cenni. La legge qualifica "imprenditore artigiano colui il quale esercita personalmente, professionalmente e in qualit di titolare, l'impresa artigiana [...] svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo". E' impresa artigiana quella la cui attivit prevalente sia la produzione di beni, purch il processo produttivo non sia del tutto automatizzato; anche quella che svolge una attivit di prestazione di servizi, purch non si tratti di intermediazione nella circolazione dei beni. L'impresa artigiana resta piccola impresa nell'operativit dei seguenti limiti: a) un numero di dipendenti massimo variabile a seconda del tipo di beni trattati; b) la necessit che tutti i dipendenti siano sempre guidati e diretti dall'imprenditore; c) la necessit che si usi un processo produttivo non del tutto meccanizzato.
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Resta impresa artigiana quella svolta nelle forme delle societ di persone e, tra le societ di capitali, quelle a responsabilit limitata, "a condizione che i soci svolgano in prevalenza lavoro personale, anche manuale, e che nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale". L'artigiano pu essere titolare di una sola impresa artigiana. ***

5) Il registro delle imprese. Per legge, chiunque ne ha interesse deve avere la possibilit i conoscere facilmente i dati principali relativi alle imprese che esercitano la loro attivit nella nazione. A tale scopo stato istituito un sistema di pubblicit imperniato sulla costituzione di un registro, il c.d. "registro delle imprese", consultabile da ogni interessato e tenuto da un ufficio al quale le stesse imprese devono fornire i dati da iscrivere obbligatoriamente. L'ufficio del registro delle imprese istituito su base provinciale presso ogni camera di commercio, ed retto da un conservatore sotto la vigilanza di un giudice delegato. Il registro diviso in due sezioni. - Nella sezione ordinaria, sono iscritti gli imprenditori commerciali, individuali e sociali; i consorzi e le societ consortili; i gruppi europei di interesse economico; gli enti pubblici economici e le societ estere che hanno in Italia la sede amministrativa ovvero l'oggetto principale della loro attivit. - Nella sezione speciale sono iscritti gli imprenditori agricoli, i piccoli imprenditori e le societ semplici; gli artigiani.

I dati da iscrivere, poi, sono i seguenti: - entro 30 giorni dall'inizio dell'impresa gli imprenditori individuali devono richiedere l'iscrizione indicando: nome e cognome, paternit, cittadinanza, ditta, oggetto e sede dell'impresa, indirizzo di PEC; se imprenditori commerciali, nome e cognome degli institori e procuratori. In caso di modifica di tali elementi, o di cessazione dell'impresa, va richiesta l'iscrizioni delle modificazioni o della cessazione. Le imprese sociali devono chiedere l'iscrizione dell'atto costitutivo e delle successive modifiche. Prima di procedere all'iscrizione, l'ufficio del registro deve accertare che sussistano le condizioni richieste dalla legge. E' ammessa poi l'iscrizione d'ufficio, ma solo per le imprese individuali. Il giudice del registro pu poi anche procedere alla cancellazione d'ufficio di una iscrizione, o perch carente delle condizioni di legge, o perch accertato che l'impresa non pi operativa. L'iscrizione degli imprenditori commerciali nella sezione ordinaria del registro delle imprese ha una funzione di pubblicit dichiarativa. - L'iscrizione ha una efficacia positiva: a vantaggio dell'imprenditore, in quanto "l'ignoranza dei fatti di cui la legge prescrive l'iscrizione, non pu essere opposta da terzi a iscrizione avvenuta".
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- L'iscrizione ha altres una efficacia negativa: essa opera a danno degli imprenditori, in quanto che se non sono iscritti i fatti dei quali la legge prescrive l'iscrizione, essi non possono essere opposti ai terzi, a meno che l'imprenditore non provi che costoro ne avevano avuto ugualmente conoscenza. L'iscrizione nella sezione speciale del registro ha invece solo una funzione di pubblicit-notizia, nel senso che consente ai terzi di prendere cognizione dei dati pubblicati, senza che l'omissione della registrazione glieli renda per inopponibili. Infine, l'iscrizione ha anche una funzione di certificazione anagrafica, cio di documentazione. Il registro delle imprese pubblico. La consultazione dei dati consentita a chiunque ne abbia interesse. ***

6) L'azienda in generale. I concetti di clientela e avviamento. Per esercitare l'impresa necessario poter disporre di un complesso di beni e servizi. Questo complesso denominato azienda dall'art. 2555 c.c. La disciplina dell'azienda volta a proteggere entro certi limiti l'unit economica del complesso, in relazione alla funzionalit all'esercizio dell'impresa: tale funzionalit esige che oltre ai beni si comprendano determinati servizi all'interno dell'insieme aziendale. L'unit economica dell'azienda si ritrova sotto due profili: quello immediato di servire alla produzione e quello ulteriore della realizzazione del profitto. NOTA: impresa ed azienda non sono sinonimi. L'impresa si muove sul piano soggettivo, e inerisce l'attivit personale dell'imprenditore; l'azienda attiene al piano oggettivo dello strumento d'esercizio dell'attivit imprenditoriale. La clientela la quota di consumatori che, garantendo un determinato flusso di domanda ad un livello relativamente costante nel tempo, viene definita appunto clientela. L'avviamento la capacit dell'impresa di conseguire profitto. La clientela presuppone un'azienda gi usata per l'esercizio dell'impresa: ci vale in genere anche per l'avviamento, salvo i casi eccezionali di previsioni sui flussi di domanda estremamente attendibili. Vanno fatte alcune precisazioni: a) la disciplina dettata per l'azienda presuppone un complesso che sia dotato non solo di funzionalit produttive, ma anche clientela e avviamento; b) clientela ed avviamento - presupponendo l'esercizio di impresa per mezzo dell'azienda - si riferiscono a questa realt complessa risultante dall'unione dell'imprenditore e dell'azienda nell'esercizio dell'impresa. L'avviamento oggettivo la parte dell'avviamento che si conquistato per le qualit determinate di alcuni soltanto degli elementi aziendali (ad es., lo sfruttamento di un brevetto). L'avviamento e la clientela soggettivi sono la porzione invece conquistata e fidelizzata per le capacit e i rapporti personali dell'imprenditore. E' in base all'avviamento che si precisa il valore complessivo dell'azienda.
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7) La circolazione dell'azienda. Per facilitare la circolazione dell'azienda come complesso unitario, pu anzitutto essere utile il considerarla quale bene indivisibile quando dotata di avviamento. Il codice sul punto ha dettato, limitatamente alle aziende commerciali, una regola relativa alla prova dei contratti di trasferimento e di godimento dell'azienda: essi devono essere provati per iscritto. Vi sono poi forme particolari richieste dalla legge per il trasferimento di ciascuno dei beni aziendali. Deriva da ci che, malgrado le parti abbiano reso manifesta l'intenzione di trasferire il complesso dei beni aziendali, l'inosservanza delle forme prescritte per alcuni di essi pu impedirne la circolazione con conseguente smembramento dell'insieme aziendale. Conseguenze analoghe possono aversi per via della pluralit delle regole di circolazione: a ci si inteso ovviare con la disciplina posta dal c.2 dell'art. 2556 in cui prevista, per le aziende commerciali, una unica regola di circolazione, consistente nella iscrizione del contratto nella sezione ordinaria del registro delle imprese, iscrizione che consente di risolvere tutti i conflitti relativi all'acquisto dei diritti aziendali, esclusi quelli relativi a diritti reali su beni immobili. L'iscrizione va effettuata nel registro delle imprese nel quale iscritto l'imprenditore alienante, e deve essere richiesta, entro 30 giorni, dal notaio che ha redatto il contratto di trasferimento di azienda in forma autentica. Al fine di perseguire una tendenziale circolazione unitaria del complesso aziendale, il legislatore ha comunque dettato le seguenti regole: a) Per assicurare il trasferimento dei rapporti contrattuali in corso di esecuzione, se non stabilito diversamente, l'acquirente dell'azienda o il titolare del diritto di godimento subentrano nei rapporti obbligatori che il precedente imprenditore aveva costituito mediante contratti, sempre che detti contratti siano stati conclusi nell'esercizio dell'impresa e non abbiano carattere personale. La successione in detti rapporti avviene senza bisogno del consenso della controparte del rapporto: questa per non resta senza tutela, essendole attribuito il diritto di recedere entro tre mesi dalla notizia del trasferimento. Il recesso estingue il rapporto, ma rende responsabile l'alienante per il danno subito dalla controparte recedente. b) Per quanto riguarda i crediti che l'alienante aveva acquistato esercitando l'impresa, l'art. 2559 c. 1 pone una regola per dirimere l'eventuale conflitto tra l'acquirente dell'azienda e gli altri cessionari degli stessi crediti, stabilendo che il loro trasferimento all'acquirente ha effetto verso i terzi fin dal momento dell'iscrizione del contratto di trasferimento della azienda nel registro delle imprese; non chiaro se il trasferimento all'acquirente dei crediti aziendali discenda automaticamente dal trasferimento dell'azienda, ovvero se occorrano appositi atti di cessione a suo favore.

c) Per quanto riguarda i debiti, la responsabilit per i debiti relativi all'azienda ceduta stata quindi cos regolata: di detti debiti, anche se trasferiti all'acquirente, continua a rispondere anche l'alienante, a meno che i creditori non abbiano consentito al trasferimento di azienda. Per quanto riguarda i trasferimenti di aziende commerciali, l'acquirente diventa responsabile dei debiti se essi risultano dai libri contabili obbligatori.
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d) Una norma specifica il c.d. "divieto di concorrenza", al fine di facilitare il trasferimento della clientela. L'imprenditore che aliena l'azienda infatti, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, deve astenersi dall'iniziare una nuova impresa che "sia idonea a sviare la clientela" di cui egli godeva nell'esercizio dell'impresa: viene cos tutela la speranza dell'acquirente di trattenere la clientela dell'alienante. Se non vi pericolo di sviamento, le parti possono stabilire che l'alienante non tenuto a osservare il divieto di concorrenza. Questo divieto vale anche nei confronti del concedente, per tutta la durata del diritto. Tale disciplina riguarda l'alienazione delle aziende commerciali; nell'alienazione delle aziende agricole si applica invece solo quando l'alienante svolgeva una attivit di trasformazione o di vendita dei prodotti agricoli, che gli aveva procurato una clientela suscettibile di sviamento. e) per quanto riguarda la costituzione di "diritti di godimento" su una azienda, esiste una disciplina particolare. L'obbligo di conservazione dell'azienda viene specificato anzitutto nell'obbligo di usare l'azienda per esercitare l'impresa sotto l'antico nome che la contraddistingueva nel mercato (la "ditta"). Il complesso dei poteri e degli obblighi del titolare del godimento sono funzionali all'obbligo fondamentale di gestire l'azienda e mantenerne l'avviamento. Tutto ci comporta la possibilit di una differenza tra gli elementi aziendali esistenti all'inizio e quelli esistenti alla fine del diritto di godimento: detta differenza regolata in denaro sulla base del valore degli elementi aziendali alla fine del diritto di godimento. f) La disciplina della circolazione dell'azienda si applica anche al patto di famiglia. Il contratto si applica infatti anche dopo la morte dell'imprenditore, per cui si evita il pericolo della dispersione dei beni aziendali al momento dell'apertura della successione ereditaria. ***

8) Segni distintivi in generale. Per favorire la formazione e la conservazione della clientela, l'imprenditore ha interesse a che i consumatori possano facilmente distinguere la sua impresa, i suoi stabilimenti e i suoi prodotti, impedendone la confusione con impresa, stabilimenti e prodotti altrui; egli perci adotta dei segni distintivi per individuare l'impresa o elementi della stessa: la ditta per l'impresa, l'insegna per gli stabilimenti, i marchi per i prodotti e per i servizi, i c.d. nomi a dominio aziendale per i siti dell'imprenditore. Al di l dell'eventuale coincidenza del contenuto dunque, si hanno una pluralit di segni distintivi, in quanto la pluralit dei segni non dipende dai contenuti stessi ma dalla diversit della realt economica individuata. La disciplina inerente i segni distintivi volta a regolare la concorrenza tra imprenditori. L'interesse tutelato quello alla differenziazione rispetto agli imprenditori concorrenti. Sul piano legislativo, i segni distintivi sono accomunati alle invenzioni industriali, essendo entrambi qualificati "diritti di propriet industriale". Essi si possono costituire mediante brevettazione, registrazione o con modalit diverse previste dalla legge. In particolare, e a titolo di esempio, sono oggetto di brevettazione: le invenzioni, i modelli di utilit, variet vegetali; sono oggetto di registrazione: i marchi, i disegni, i modelli, le topografie di semiconduttori; i nomi a dominio aziendale si acquistano mediante registrazione attributiva di una esclusiva mondiale.
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La competenza a decidere le controversie giudiziali sui diritti di propriet industriale (e di propriet intellettuale) spetta alle sezioni specializzate di alcuni tribunali. ***

9) Segni distintivi in particolare. La ditta. La ditta il c.d. nome commerciale dell'imprenditore, ossia il nome col quale egli esercita l'impresa per distinguerla dai concorrenti e sollecitando i consumatori a concludere atti d'acquisto. La ditta indica una realt economica complessa, i cui elementi sono l'imprenditore e l'azienda e si distingue dal nome civile non solo per la diversit degli atti conclusi a mezzo dei due segni, ma anche e sopratutto per la diversa disciplina che li regola. Se l'imprenditore inizia l'impresa costituendo l'azienda, egli nel formare la ditta deve includervi il suo nome (il cognome, o una abbreviazione tramite sigla); questa parte della ditta, necessaria o vincolata, deve quindi essere atta a rivelare la persona dell'imprenditore, pur consentendosi che il riferimento avvenga in forma abbreviata: detto vincolo viene indicato come "principio della verit della ditta". Una seconda parte della ditta pu essere aggiunta poi sulla base del "principio della libert della ditta", utilizzando parole a scelta o anche parole inventate: attraverso la parte libera della ditta si pu tentare di attirare l'attenzione dei consumatori, e dunque tale parte maggiormente difesa dalla disciplina in quanto alcun altro imprenditore pu riprodurla. La ditta non deve essere n uguale n simile a quella gi usata da altro imprenditore rispetto al quale chi adotti la ditta si trovi in posizione di estraneit o concorrenza. Questo il principio della "novit della ditta", il quale viene conciliato col principio di verit, nel senso che due ditte possono essere simili (in caso ad es. di omonimia tra imprenditori), ma il compito di differenziazione deve essere comunque ottemperato tramite modi diversi di presentazione dei nomi nelle rispettive ditte, anche tramite integrazioni da aggiungere a scopo di novit nella ditta cronologicamente successiva. In caso di inosservanza del principio di novit la illegittimit della seconda ditta sicura, ed riconosciuto al titolare della prima ditta il potere di farne cessare l'uso. In caso di inosservanza del principio di verit le conseguenze sanzionatorie sono invece pi lievi. L'imprenditore acquista il diritto alla ditta mediante l'uso della stessa: il caso della "ditta originaria". La ditta pu essere acquistata anche per trasferimento, sempre che venga acquistata insieme all'azienda: "ditta derivata". Il principio di verit vale solo per la ditta originaria, in quanto l'acquirente non tenuto a inserire il proprio nome nella ditta che acquisisce insieme all'azienda. Nel trasferimento dell'azienda per atto tra vivi, perch sia inclusa anche la ditta nel trasferimento necessario che ci sia espressamente convenuto; invece, nel trasferimento mortis causa la ditta si trasmette automaticamente al successore, salvo che il defunto non abbia disposto diversamente. Il principio di libert e l'istituto della ditta derivata consentono all'imprenditore che esercita una pluralit di imprese di adottare per ogni impresa una ditta diversa. ***
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10) Segni distintivi in particolare. Il marchio. Il marchio ha la funzione di riunire in un'unica serie una molteplicit di prodotti o servizi, e quindi agisce come elemento unificatore. Tale unificazione formale conseguita tramite l'apposizione del marchio, vuole essere indicativa di una unificazione sostanziale delle unit che compongono la serie di prodotti o servizi. Secondo un certo filone interpretativo, una organizzazione imprenditoriale garantisce la corrispondenza tra il marchio e la qualit. In tale ottica, il marchio svolge sopratutto una funzione di tutela dei consumatori e solo indirettamente una funzione concorrenziale. In questo filone si pongono i c.d. "marchi collettivi", concessi ad enti e associazioni per garantire origine, natura o qualit di determinati prodotti (ad es., vini pregiati), marchi utilizzabili dagli stessi membri di dati enti e associazioni. Secondo un altro filone interpretativo oggi prevalente, il marchio garantisce direttamente la provenienza del prodotto da una determinata impresa, e solo indirettamente le qualit che ci si aspetta siano inerenti a tale provenienza. In quest'ottica, funzione preminente del marchio quella concorrenziale di differenziare tra loro i prodotti delle diverse imprese. In un contesto di capitalismo avanzato, i c.d. "marchi di fabbrica" sono diventati il mezzo per distinguere tra di loro i prodotti provenienti dai diversi produttori. Con l'accentuarsi dell'importanza del terziario poi, anche il c.d. "marchio di servizio" si affermato nella realt economica per contraddistinguere i servizi provenienti da diversi fornitori. Le grandi industrie hanno sviluppato la pratica di differenziare i marchi all'interno della loro produzione. C' cos un marchio che collega tra loro i vari prodotti di uno stesso produttore: il c.d. "marchio generale". All'interno della produzione di una stessa azienda poi, si ha l'apposizione del c.d. "marchio speciale" che contraddistingue determinati prodotti o alcuni tipi di un dato prodotto. Nella realt il marchio svolge due funzioni principali: la prima una funzione concorrenziale. Il marchio svolge infatti una funzione distintiva in modo che i consumatori siano facilitati nell'esprimere un giudizio su prodotti o servizi di un imprenditore dato a cui il marchio si ricollega. La seconda funzione la c.d. "funzione attrattiva": il marchio, per il successo e la notoriet acquisita, costituisce di per s un valore che lo rende ambito tra i consumatori, che ricercheranno maggiormente i prodotti da esso contrassegnati. Tale funzione attrattiva si esprime sopratutto nei c.d. "marchi di rinomanza" o "marchi celebri". Il marchio pu avere per contenuto tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente. Pu consistere anche nella forma dei prodotti o della sua confezione: abbiamo cos i c.d. "marchi di forma" o "marchi tridimensionali". E' possibile inserire nel marchio il ritratto o il nome di persona diversa dal titolare del marchio, ma in questo caso richiesto il consenso della stessa persona interessata. In caso contrario il marchio nullo. I requisiti del marchio sono riconducibili al principio generale di liceit ed alla funzione propria che adempiono. Possiamo cos riassumerli: 1) Requisito della liceit, in mancanza del quale il marchio nullo.
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2) Requisito della originalit: il marchio non pu consistere di parole o figure che rappresentino genericamente il prodotto da contrassegnare. Infatti, un contenuto tale non avrebbe capacit distintiva. Tuttavia, anche parole o figure generiche possono acquistare originalit se opportunamente combinate o modificate in modo non usuale. E' per questo che questi marchi vengono qualificati come "deboli", per sottolineare il rischio di dover coesistere con altri marchi simili nella parte non originale. Sono qualificati invece come "marchi forti" quelli originali in ogni loro parte. 3) Requisito della novit: il marchio adottato non deve essere identico o simile al marchio che gi un altro soggetto abbia acquistato con diritto di utilizzo esclusivo per prodotti dello stesso genere. Inoltre non deve contenere altro segno distintivo, quali ditta o insegna, gi adottati da altri imprenditori. In caso di mancanza di novit, il marchio nullo e il suo uso costituisce contraffazione. Concludendo, possiamo cos riassumere: 1) una impresa non pu adottare come ditta un segno gi adottato da altri come marchio, e non pu adottare come ditta un marchio registrato. 2) Non si pu adottare come marchio un segno gi adottato come ditta da altra impresa. 3) Non si pu adottare come marchio un nome notorio. 4) Chi adotta un nome di persona non notorio come marchio, non pu poi impedire al titolare del nome di adottarlo successivamente come ditta. 5) Se si violano i predetti principi, marchio o ditta sono nulli. ***

11) Il diritto al marchio. Acquisto trasferimento ed estinzione. Acquisto. Il diritto al marchio si acquista o mediante l'uso, o mediante la registrazione presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi. Il marchio si acquista mediante l'uso sia apponendolo sui prodotti sia utilizzandolo nella pubblicit. Se l'uso avvenuto solo in una parte del territorio dello stato, il diritto riguarda solo quella parte del territorio. Mediante registrazione invece, il diritto esclusivo al marchio si acquista in tutto il territorio dello stato. La registrazione il solo modo di acquisto di un marchio collettivo. L'acquisto del marchio tramite registrazione presenta ovviamente numerosi vantaggi: a) certezza della prova del fatto costitutivo e della sua data. b) impossibilit che il marchio successivo, nullo per mancanza di novit, possa diventare valido per convalidazione. Se invece un marchio successivamente registrato nullo perch manca di novit rispetto ad un marchio in uso, la nullit non pu essere fatta valere se il marchio comunque registrato stato usato in buona fede per cinque anni.
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c) acquisto del diritto in tutto il territorio dello stato. d) possibilit di registrare altri marchi simili, i c.d. "marchi di protezione", creando una vasta rete di protezione intorno al marchio registrato. e) solo per i marchi registrati previsto il reato di contraffazione. f) solo la registrazione fa acquistare il c.d. "diritto di priorit".

Trasferimento. Il marchio pu essere trasferito per la totalit o per una parte dei prodotti o servizi per i quali stato registrato. Non occorre pi che il trasferimento del marchio avvenga unitamente all'azienda o ad un ramo particolare di essa: pertanto il trasferimento pu avvenire, ad es., anche solo attraverso il trasferimento della conoscenza delle tecniche di fabbricazione del prodotto, purch dal trasferimento non risulti inganno in quei caratteri dei prodotti che sono essenziali all'apprezzamento del pubblico. Si ha trasferimento con "licenza esclusiva" nel caso in cui il titolare del marchio, che deve temporaneamente cessare la produzione, trasferisce il marchio temporaneamente - con durata stabilita nella licenza stessa - ad un altro soggetto, il licenziatario. Si ha "licenza non esclusiva" nel caso in cui il titolare del marchio, allo scopo di ampliare la sfera di incidenza del suo segno, ne concede l'apposizione alla produzione di altri produttori. La licenza in questo caso ha lo scopo di garantire un dato livello di qualit dei prodotti di altri imprenditori contrassegnati dal marchio del titolare.

Estinzione. Ci sono diverse cause di estinzione del marchio: 1) se non utilizzato entro cinque anni dalla registrazione, o se ne sospeso l'impiego per cinque anni, salvo che ci derivi da causa indipendente dal titolare del brevetto; 2) se il contenuto del marchio diviene contrario all'ordinamento o al buon costume, il PM pu chiedere sentenza di decadenza; 3) il marchio si estingue per il venir meno del requisito di originalit nell'ipotesi della "volgarizzazione", ovvero quando il marchio, per una diffusione estrema, ha perduto la sua capacit distintiva ed divenuto denominazione generica di un dato prodotto da chiunque fabbricato, come nel caso del nylon. 4) il marchio si estingue per il venir meno del requisito della novit quando, dopo la registrazione, venga registrato un marchio successivo ma destinato ad avere effetto da data anteriore. 5) il diritto al marchio per registrazione ha durata limitata: dieci anni dalla data di deposito della domanda, ma pu esserne chiesta la rinnovazione. Se poi il marchio continua ad essere usato, il diritto al marchio permane secondo la disciplina del marchio non registrato. ***
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12) Segni distintivi in particolare. L'insegna. L'insegna destinata a distinguere gli stabilimenti dellimprenditore. Essa pu essere: - nominativa: cio costituita di sole parole. - emblematica: costituita solo da figure o anche da numeri. - mista: costituita insieme da parole e figure. Per godere di tutela, l'insegna deve avere capacit distintiva dello stabilimento e quindi non essere generica, deve avere cio il requisito della originalit. L'insegna deve poi possedere il requisito della novit, cio non deve essere uguale o simile a quella di altro imprenditore. Il diritto all'utilizzo esclusivo dell'insegna si acquista mediante l'uso. Le parole che costituiscono la ditta possono essere riprodotte, come nel marchio, anche nell'insegna, ed allora il contenuto dei diversi segni distintivi viene a coincidere. ****

13) Consorzio di imprese. All'entrata in vigore del codice del 1942, il consorzio venne considerato come una struttura di imprese volta a realizzare un'intesa e quindi avente funzione anticoncorrenziale pura. Nel consorzio si vedeva cio un cartello dotato anche di organizzazione stabile volta all'attuazione di fatto del contratto limitativo della reciproca concorrenza tra imprese. Cartelli e consorzi dunque si eguagliavano nella sostanza, con il vantaggio per i secondi della maggiore durata (10 anzich 5 anni), della stabile organizzazione e della certezza della disciplina. Di fatto per, ben presto nella prassi vennero ad esistenza consorzi con funzioni radicalmente diverse. Gli imprenditori si consorziavano per acquistare in comune materie prime, condividere uffici, effettuare indagini di mercato e campagne pubblicitarie, etc. Il consorzio apparve cos come uno strumento di cooperazione interaziendale adeguato a ridurre alcuni costi tramite lo sfruttamento delle economie di scala, altrimenti difficilmente "agganciabili" da imprese piccole e medie. In considerazione di questo fatto, venne varata la legge 377/76. Con essa venne modificata la nozione di consorzio, in modo da renderla comprensiva del consorzio interaziendale: i contraenti vennero indicati come imprenditori esercenti attivit medesime o connesse, mentre lo scopo non venne limitato alla disciplina dell'attivit concorrenziale, ma esteso allo svolgimento in comune di determinate fasi del ciclo produttivo. Mentre il vecchio testo del codice ne limitava la durata a 10 anni, con la riforma si stabilisce che tale durata vale nel silenzio del contratto, a cui non sono posti comunque limiti. Inoltre, mentre prima vigeva la responsabilit solidale e illimitata, per le obbligazioni del consorzio, per le persone che agivano in nome dello stesso, oggi il nuovo testo ha soppresso tale responsabilit. Per quanto riguarda la disciplina codicistica, non ha pi importanza la funzione del consorzio ma le modalit della sua organizzazione: vale dunque la distinzione tra "consorzi con attivit interna" e "consorzi con attivit esterna".

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- CONSORZI CON ATTIVIT INTERNA: in essi, gli organi del consorzio svolgono la loro attivit all'interno del gruppo, controllando che i membri adempiano alle obbligazioni assunte. - CONSORZI CON ATTIVIT ESTERNA: in essi, gli organi consortili svolgono la loro attivit entrando in rapporti con terzi; nei consorzi interaziendali infatti, proprio attraverso i rapporti coi terzi che vengono poste in essere le fasi svolte in comune per conto delle imprese consorziate. Si ha dunque una disciplina comune che si applica a tutti i consorzi, e una disciplina particolare che si applica ai consorzi con attivit esterna: 1) Disciplina comune. La disciplina contiene una regola di forma, la quale stabilisce che il contratto deve essere fatto "per iscritto e a pena di nullit". La norma passa poi a determinarne il contenuto, il quale presuppone che vengano determinati da un lato l'oggetto del consorzio e gli obblighi assunti dai consorziati, dall'altro l'organizzazione predisposta e quindi la sede, gli organi consortili e la disciplina dei loro compiti e poteri. In genere poi, si prevede una disciplina: - delle sanzioni per gli inadempimenti ai compiti assunti dai consorziati; - le condizioni di ammissione dei nuovi consorziati; - i casi di esclusione di recesso; - la durata del contratto, la quale se non determinata, si intende di dieci anni;

I casi pi importanti di scioglimento del rapporto di consorzio sono: a) il decorso del termine; b) il conseguimento dell'oggetto o l'impossibilit di conseguirlo; c) la deliberazione unanime dei consorziati: se ricorre una giusta causa, sufficiente una maggioranza semplice; d) i provvedimenti dell'autorit governativa nei casi previsti dalla legge.

2) Disciplina particolare. Tale disciplina si applica solo ai consorzi con attivit esterna. Si articola come segue: a) pubblicit del contratto costitutivo, un estratto del quale deve essere pubblicato presso l'ufficio del registro delle imprese. L'obbligo di pubblicit grava su coloro cui attribuita la direzione del consorzio; b) pubblicit della situazione patrimoniale, per assicurare la quale si impone l'obbligo di redigere detta situazione secondo le norme dettate per il bilancio di esercizio delle societ per azioni e di depositarla presso l'ufficio del registro delle imprese. c) rappresentanza in giudizio (lato passivo), per cui il consorzio pu essere convenuto nella persona di coloro ai quali il contratto attribuisce la presidenza o la direzione, anche se la rappresentanza rimessa ad altri. d) il "fondo consortile", che il patrimonio formato con i contributi dei consorziati e con i beni acquistati con questi contributi.
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Tale patrimonio autonomo: i consorziati non possono chiederne la divisione ed i loro creditori particolari non possono espropriarlo. Il fondo infatti costituito a garanzia dei creditori del consorzio, che soli possono soddisfarsi su di esso. *** 14) Il contratto di rete tra imprese.

Il contratto di rete ha natura sostanzialmente consortile: esso da accesso ad agevolazioni pubbliche previste espressamente a favore di tale figura. Con esso, pi imprenditori "perseguono lo scopo di accrescere la propria capacit innovativa e la propria competitivit sul mercato e a tal fine si obbligano a collaborare in forme e in ambiti attinenti all'esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, o ancora ad esercitare in comune una o pi attivit rientranti nell'oggetto della propria impresa". Il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico, scrittura privata autenticata, o firmato digitalmente. E' soggetto ad iscrizione nella sezione del registro delle imprese presso cui iscritto ciascun partecipante e la sua efficacia decorre dall'ultima delle iscrizioni prescritte. Il contratto deve indicare obbligatoriamente: le imprese partecipanti, il programma e gli obiettivi della rete, la durata e le modalit di adesione e di scioglimento, le regole di assunzione delle decisioni comuni che non siano state delegate all'organo esecutivo. La rete di imprese pu mantenere una struttura meramente contrattuale, contenente solo obblighi di collaborazione reciproca; ma pu anche assumere una struttura affine ai consorzi esterni, allorch il contratto preveda l'istituzione di un fondo patrimoniale comune e di un organo comune destinato a svolgere attivit con terzi e dotato di poteri di rappresentanza. In questa seconda ipotesi, il contratto pu essere autonomamente iscritto presso il registro delle imprese come distinto soggetto giuridico. In questo caso si applica la disciplina del bilancio prevista per i consorzi esterni. ***

15) Gli ausiliari dell'imprenditore in generale. L'imprenditore ha normalmente bisogno dei servizi di altre persone, che diventano perci i suoi ausiliari e che si distinguono in "ausiliari subordinati" ed "ausiliari autonomi".

- Gli ausiliari subordinati. Essi sono coloro che si obbligano a collaborare all'impresa dietro retribuzione, prestando il proprio lavoro alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore. Essi si distinguono in dirigenti, impiegati ed operai. Il rapporto che li lega all'imprenditore un rapporto di lavoro subordinato. - Gli ausiliari autonomi. Essi sono coloro che si obbligano nei confronti dell'imprenditore a compiere per suo conto e senza subordinazione un'opera o un servizio. Spesso poi, sono a loro volta
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imprenditori che forniscono con la loro impresa un determinato servizio agli imprenditori di cui sono ausiliari. ***

16) Gli ausiliari subordinati e i loro poteri di rappresentanza in particolare. Institori, procuratori e commessi. Vi sono ausiliari subordinati che rivestono una particolare importanza, in quanto sono muniti di poteri di rappresentanza; hanno, cio, il potere di compiere in nome e per conto dell'imprenditore determinati atti giuridici i cui effetti ricadono nell'ambito del patrimonio dell'imprenditore. La normativa relativa si ispira ai criteri seguenti: il collaboratore ha tutti i poteri di rappresentanza necessari o utili per svolgere il compito, con esclusione di quei poteri che gli siano stati sottratti in modo conoscibile dai terzi o comunque quando di tale esclusione i terzi siano venuti a conoscenza. I rappresentanti generali hanno il potere di compiere "tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa", con eccezione di quelli espressamente esclusi dalla procura o dalla legge: essi sono gli institori e i procuratori. I rappresentanti particolari hanno il potere di compiere solo atti determinati: si tratta dei commessi. - L'institore. Esso il rappresentante generale dell'imprenditore ed preposto all'esercizio dell'intera impresa o di un ramo determinato di essa. All'institore affidata dunque o l'intera attivit di impresa o una parte della stessa che ne costituisce una unit organica. Il negozio giuridico con il quale l'imprenditore nomina l'institore si chiama "preposizione o procura institoria". Il potere di rappresentanza dell'institore si estende a tutti gli atti di esercizio dell'impresa a cui preposto, con eccezione di quelli espressamente esclusi dalla procura. L'institore ha la rappresentanza processuale del preponente, e pu quindi agire o essere convenuto in giudizio in nome dello stesso. La procura institoria soggetta alla pubblicit commerciale, deve dunque essere iscritta nella sezione ordinaria del registro delle imprese, con la conseguenza che l'imprenditore potr opporre ai terzi le limitazioni dei poteri rappresentativi risultanti dalla procura. Se la procura non stata pubblicata tuttavia, la rappresentanza si reputa generale. Anche gli atti successivi con cui l'imprenditore revoca o limita la rappresentanza institoria devono essere pubblicati. - Il procuratore. Anch'egli, come l'institore, ha il potere di compiere tutti gli atti di impresa che non siano espressamente esclusi dalla procura. Differisce tuttavia dall'institore perch non preposto all'"esercizio di impresa". Al procuratore si applicano le stesse norme dettate per l'institore sulla pubblicit della procura. - Il commesso. Essi hanno un limitato potere di rappresentanza. Possono compiere solo gli atti che ordinariamente comporta il tipo di operazioni di cui sono incaricati. I tipi principali di commessi sono due: a) commessi di negozio, che svolgono la loro opera nei locali dell'impresa; b) commessi viaggiatori, che svolgono la loro opera viaggiando in determinate zone; questi ultimi possono avere il potere di rappresentanza, ovvero essere soltanto incaricati di fornire all'imprenditore notizie o occasioni di affari.
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Il potere di rappresentanza dei commessi limitato ulteriormente dall'art. 2210 ss.: essi, salvo che non siano stati espressamente autorizzati, non possono concedere dilazioni o sconti n modificare le condizioni generali di contratto e le clausole stampate sui moduli d'impresa, n esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano al consegna. E' stabilito per legge che essi possano ricevere dichiarazioni relative all'esecuzione dei contratti e ad eventuali inadempienze contrattuali da parte della clientela. *** 17) Storno dei dipendenti.

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PARTE 1.2 Limpresa collettiva.

18) La societ in generale. L'impresa pu essere svolta nel nome e per conto non solo di una persona fisica, ma anche di una pluralit di persone fisiche: in questi casi si ha l'impresa collettiva. Secondo il codice, quando due o pi persone (i c.d. soci) si riuniscono per esercitare "in comune un'attivit economica allo scopo di dividerne gli utili", si ha una societ. Nella societ, l'esercizio dell'impresa costituisce lo scopo comune degli associati. Stando all'art. 2247, "Con il contratto di societ due o pi persone conferiscono bene o servizi per l'esercizio in comune di un'attivit economica allo scopo di dividerne gli utili". La societ nasce dunque da un contratto al quale possono partecipare pi di due persone, e quindi da un contratto plurilaterale. Ci deriva dal fatto che le parti non si scambiano prestazioni ma le riuniscono per il raggiungimento di uno scopo comune. I c.d. "conferimenti" dei soci, cio le loro prestazioni, consistono nell'attribuzione alla societ di un diritto reale o di un diritto personale. L'oggetto dei diritti attribuiti alla societ poi pu essere il pi vario. Partecipando alla societ, ogni contraente acquista lo stato di socio e cio il diritto a partecipare, per una quota, ai risultati dell'attivit sociale (c.d. "partecipazione sociale"). La partecipazione sociale comprende il diritto di ricevere dalla societ: a) una parte degli utili realizzati. b) Una quota del patrimonio sociale allo scioglimento della societ stessa (diritti sociali patrimoniali). Comprende poi il diritto di partecipare alla amministrazione della societ (diritti sociali amministrativi). Pu comunque accadere che la societ abbia origine anche da un atto unilaterale invece che da un contratto tra pi parti. La legge, infatti, ammette che la societ per azioni e la societ a responsabilit limitata possano essere costituite con atto unilaterale anche da una sola persona. Anche in tali ipotesi, comunque, dopo una costituzione unilaterale si pu addivenire a una pluralit di soci. Tutta la disciplina societaria presuppone che l'impresa venga svolta non solo per conto, ma anche nel nome della societ. Non quindi prevista l'ipotesi della impresa svolta per conto della societ, ma nel nome di uno dei soci (societ interna od occulta): se questa ipotesi si realizza, alla societ si applica la disciplina della societ in nome collettivo. ****

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19) Le caratteristiche dei vari tipi societari. Cenni.

Oltre alle societ cooperative, i tipi sociali previsti per legge sono sei: societ semplice; societ in nome collettivo; societ in accomandita semplice; societ per azioni; societ in accomandita per azioni; societ a responsabilit limitata;

I criteri su cui si fonda la distinzione sono tre: I. II. III. la presenza o meno di responsabilit personale dei soci per il pagamento dei debiti della societ; la natura della attivit sociale; la presenza o meno di azioni;

Passiamo in rassegna pi dettagliatamente questi criteri. Primo criterio. Presenza o meno della responsabilit personale dei soci. I diritti che i soci conferiscono alla societ costituiscono il patrimonio sociale; poi la societ inizia la sua attivit per mezzo degli organi sociali. Quando dall'esercizio della attivit sociale derivano dei debiti, i creditori possono anzitutto soddisfarsi di quanto loro dovuto sul patrimonio sociale. In alcuni tipi societari tuttavia, se il patrimonio sociale insufficiente, possono rivolgersi anche contro i soci, i quali perci sono personalmente responsabili. Una distinzione tra tipi sociali dunque la seguente: a) tipi sociali in cui tutti i soci sono personalmente responsabili per i debiti della societ: societ semplici, societ in nome collettivo; b) tipi sociali in cui nessun socio personalmente responsabile: societ per azioni e societ a responsabilit limitata; c) tipi sociali in cui vi sono due categorie di soci, gli uni personalmente responsabili anche per i debiti sociali, e gli altri no: societ in accomandita semplice e in accomandita per azioni; societ semplici in cui sia stabilito che alcuni soci sono esclusi dalla responsabilit sociale.

Secondo criterio. La natura della attivit sociale. Se l'attivit sociale una attivit commerciale, non si pu adottare il tipo della societ semplice, ma occorre scegliere uno degli altri tipi. Se invece l'attivit sociale non commerciale, la societ sar una societ semplice, a meno che i soci non abbiano espressamente stabilito di adottare un tipo diverso.

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Terzo criterio. Esistenza o meno di azioni. Il patrimonio sociale pu essere diviso in tante quote quanti sono i soci. Pu anche essere diviso in un numero predeterminato di quote, le quali vengono cos ad essere di valore uguale mentre ogni socio pu essere titolare di una o pi quote. Questo criterio permette di distinguere le societ per azioni dalle societ a responsabilit limitata, cos come le societ in accomandita semplice dalle societ in accomandita per azioni: infatti, solo nelle societ per azioni e in accomandita per azioni che le quote sono rappresentate da azioni.

Riassumiamo. - Societ semplice. E' una societ che non pu esercitare impresa commerciale, in cui tutti i soci hanno di solito responsabilit personale. Le altre societ hanno invece per oggetto, normalmente, attivit commerciale. Esse sono: - Societ in nome collettivo: societ in cui tutti i soci hanno responsabilit personale. - Societ in accomandita semplice: una societ in cui ci sono due categorie di soci, quelli con responsabilit personale (accomandatari) e quelli senza responsabilit personale (accomandanti). - Societ in accomandita per azioni: una societ in cui i soci presentano le stesse caratteristiche del tipo precedente, ma in cui le quote sociali sono rappresentate da azioni. - Societ per azioni: in essa alcun socio ha responsabilit personale e le quote sono rappresentate da azioni. - Societ a responsabilit limitata: nessun socio ha responsabilit personale, ma le quote non sono rappresentate da azioni.

Le societ semplici devono essere iscritte in una sezione speciale. Le altre societ invece hanno obbligo di iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese. ***

20) Societ di persone e societ di capitali. Differenze.

Societ di persone. Sono denominate Societ di persone la societ semplice, la Snc e la Sas, per le quali il legislatore suppone che ogni socio abbia scelto di partecipare alla societ anche in considerazione delle persone individuali degli altri soci. In tali societ, le quote sociali sono intrasferibili dunque senza il consenso di tutti i soci o della maggioranza degli stessi. Societ di capitali. Esse sono la Spa, la Srl e la Societ in accomandita per azioni, in quanto in dette societ la persona dei soci e le loro qualit hanno meno importanza, mentre hanno maggiore rilievo i conferimenti.
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Le societ di capitali sono dotate di personalit giuridica. Pertanto, tali societ sono persone giuridiche distinte dalle persone dei soci. In forza di tali distinzioni, consegue che: a) del patrimonio sociale non possono disporre i soci come singoli, ma solo gli organi della societ. b) solo chi compie atti con gli organi sociali competenti entra in rapporto con la societ. c) i creditori particolari dei singoli soci non possono soddisfarsi sul patrimonio della societ. d) essi non possono pretendere la liquidazione della quota del socio loro debitore.

Per le societ di persone invece, si discute se le stesse abbiano personalit o soggettivit giuridica, ovvero se godano soltanto di autonomia patrimoniale. Tuttavia, c' un caso eccezionale in cui i creditori particolari dei soci delle societ semplici possono richiedere la liquidazione della quota del socio loro debitore: ci accade quando essi non trovano nel patrimonio personale rimasto nella disponibilit del loro debitore altri beni su cui soddisfarsi. **** 21) La societ semplice. La societ semplice costituisce il tipo meno complicato di societ. Essa non pu svolgere attivit commerciale e pertanto destinata all'esercizio di attivit agricola o attivit professionale. Il contratto di costituzione pu essere concluso in qualsiasi forma, anche oralmente o addirittura per fatti concludenti. Poich la societ semplice deve essere iscritta nella apposita sezione speciale, previsto che in caso di contratto verbale la domanda di iscrizione, la quale deve indicare gli accordi sociali, deve essere sottoscritta da tutti i soci. Quando si conferiscono determinati diritti su beni immobili tuttavia, si deve osservare la forma scritta a pena di nullit. Per disciplinare la esecuzione del rapporto sociale, si osserva il contenuto del contratto, cio il contenuto del contratto a tal fine predisposto dai soci. Se il regolamento manca o solo parziale, si applicano le disposizioni del codice che regolano i rapporti tra i soci e i rapporti con terzi. Per quanto riguarda i rapporti tra i soci, meritano di essere sottolineati i seguenti punti. a) I conferimenti di ciascun socio. Nel contratto pu mancare l'indicazione dei conferimenti dovuti dai soci, e la legge presume che essi vengano dati in parti uguali e presumibilmente in moneta. Se il patrimonio insufficiente per il raggiungimento dello scopo sociale, i soci non sono obbligati a compiere altri conferimenti, e l'inidoneit del patrimonio sociale al raggiungimento dello scopo causa di estinzione della societ. La somma dei valori rappresentati dal conferimento dei soci rappresenta il valore del patrimonio sociale al momento della costituzione della societ (il capitale sociale). Oggetto di conferimento in societ pu anche essere una prestazione di attivit personale (c.d. socio d'opera).

b) L'amministrazione della societ. Se nel contratto non stabilito nulla, tutti i soci sono amministratori.
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L'amministrazione si svolge in forma disgiuntiva, e perci ogni socio ha il potere di compiere da solo qualunque atto di gestione. Questo sistema garantisce rapidit nelle decisioni, ma non assicura una tutela efficace contro il compimento di atti dannosi. L'opposizione di uno dei soci infatti possibile, ma essa deve avvenire prima del compimento dell'atto; quando l'opposizione tempestiva, l'atto non pu pi essere compiuto (c.d. diritto di veto) fin quando sull'opposizione stessa non hanno deciso tutti i soci a maggioranza. Va notato che tale maggioranza non si computa per teste, ma secondo la quota di utili attribuita a ciascun socio. Nella societ semplice non esiste assemblea dei soci. La somma delle volont dei soci singolarmente considerati costituisce la deliberazione dei soci.

c) Partecipazione agli utili e alle perdite. Nella societ semplice le parti spettanti ai soci sugli utili e sulle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non determinato, le parti si presumono uguali, con possibilit di deroga da parte dei soci che sono sempre liberi di determinare come credono la loro partecipazione agli utili e alle perdite. E' tuttavia vietato il c.d. patto leonino, con cui uno o pi soci sono completamente esclusi da ogni partecipazione. La vita della societ divisa in esercizi annuali, con diritto alla ripartizione degli utili realizzati in ciascuno di essi. Questa una regola che vale per tutti i tipi di societ.

Passiamo ad approfondire altri aspetti fondamentali della disciplina della societ semplice. I. La rappresentanza della societ. Salvo che non sia disposto altrimenti, ogni socio amministratore ha anche la rappresentanza della societ: ha il potere di decidere gli atti da compiere in quanto amministratore; in quanto rappresentante, ha anche il potere di compierli in nome e per conto della societ. La rappresentanza e l'amministrazione sociale sono disgiunte. Sovente per richiesta la c.d. firma congiunta di almeno due amministratori perch gli atti siano validi. II. La responsabilit verso i creditori sociali. Per le obbligazioni sociali responsabile la societ con il patrimonio sociale. Inoltre, rispondono tutti i soci con i loro patrimoni personali. La responsabilit personale dei soci illimitata e solidale, pertanto i creditori sociali possono pretendere il pagamento del loro intero credito anche da uno solo dei soci. La responsabilit personale dei soci per sussidiaria, e quindi i creditori sociali possono pretendere il pagamento dai soci solo quando la societ non in grado di saldare i debiti. Se il creditore sociale agisce direttamente in via esecutiva sul patrimonio personale di un socio, questi pu bloccarne l'azione solo se in condizione di indicare i beni della societ sui quali il creditore possa soddisfarsi agevolmente. Alcuni soci possono essere liberati dalla responsabilit personale solo se ricorrono le seguenti condizioni: a) che la mancanza di responsabilit personale risulti dal contratto; b) che tale patto contrattuale sia portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; c) che i soci senza responsabilit personale non amministrino la societ;

III. Creditori particolari dei soci. La societ semplice gode di autonomia patrimoniale, e quindi i creditori particolari dei soci non possono n soddisfarsi sul patrimonio sociale n pretendere che la societ liquidi la quota del loro debitore: finch dura la societ, possono solo far valere i propri diritti sulla quota degli utili spettantigli e compiere atti conservativi sulla sua quota di liquidazione.
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Se poi i beni rimasti nel patrimonio del debitore non sono sufficienti a soddisfare i suoi creditori particolari, costoro possono chiedere la liquidazione della quota in ogni tempo. E' poi vietato al creditore particolare del socio, che sia a sua volta debitore della societ, la compensazione del credito che vanta verso il socio con il debito che ha verso la societ. Nella societ semplice non possibile il libero trasferimento della partecipazione sociale, per atto tra vivi. Pertanto nessun socio pu trasferire la sua quota o parte di essa ad un terzo, se tutti gli altri soci non sono d'accordo o se nel contratto non ne stato espressamente ammesso il libero trasferimento. *** 22) Recesso, esclusione e morte del socio nella societ semplice. Si ha "scioglimento parziale" della societ quando la societ continua ad esistere, ma uno o pi soci cessano di essere tali. Nella societ semplice si ha scioglimento parziale per recesso, esclusione o morte di uno o pi soci. Vediamo questi casi separatamente. 1) Recesso. Il socio ha il diritto di recedere in alcune ipotesi definite: a) quando la durata della societ, per clausola originaria del contratto o per proroga successiva, indeterminata o commisurata alla vita di uno dei soci; b) nei casi previsti nel contratto sociale; c) quando sussiste una giusta causa. Il recesso deve essere comunicato a tutti gli altri soci. 2) Esclusione. La legge distingue l'esclusione di diritto dall'esclusione deliberata dalla maggioranza: in entrambi i casi il socio escluso deve uscire dalla societ. - Nell'esclusione di diritto, l'avvenimento previsto dalla legge produce automaticamente l'estinzione del rapporto sociale tra il socio e la societ; - Nell'esclusione per delibera, l'avvenimento fa sorgere il diritto degli altri soci di procedere all'esclusione: la maggioranza che decide di procedere o meno alla esclusione del socio. Gli avvenimenti per cui vi esclusione automatica sono due: a) il fallimento personale del socio; b) la richiesta di liquidazione della quota da parte di un creditore particolare del socio, che non possa soddisfarsi sugli altri beni dello stesso.

Gli avvenimenti per cui sorge il diritto degli altri soci ad escludere il socio sono: a) gravi inadempienze; b) interdizione o inabilitazione del socio; c) condanna del socio ad una pena che importi l'interdizione dai pubblici uffici; d) impossibilit di compiere il conferimento d'opera che l socio si era obbligato a svolgere; e) perimento del bene conferito. L'esclusione decisa dai soci a maggioranza, che in questo caso si calcola per numero.

3) Morte del socio. Nella societ semplice, la morte del socio produce l'estinzione del rapporto sociale tra il defunto e la societ, mentre la societ continua tra i soci superstiti.
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Ci sono comunque due soluzioni alternative: i soci superstiti possono o deliberare lo scioglimento totale della societ ovvero continuarla assieme agli eredi del defunto, se questi vi acconsentono. 4) Liquidazione della quota. Nei casi in cui il rapporto si scioglie limitatamente ad un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto di avere dalla societ una somma di denaro corrispondente al valore della quota. Detto valore si determina in base alla situazione patrimoniale della societ nel giorno in cui si verifica lo scioglimento.

5) Responsabilit del socio uscente e dei suoi eredi. Se il socio aveva responsabilit personale, egli o i suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento. Esso deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, altrimenti non opponibile. Se il socio paga delle somme ai creditori della societ, per la somma pagata diventa a sua volta creditore della societ, in quanto il valore della sua quota di liquidazione era stato determinati sul patrimonio netto, deducendo il debito che poi stato obbligato a pagare. Nel caso di cessione delle quote, il socio ha diritto di regresso non solo verso la societ, ma anche verso il cessionario. ****

23) L'estinzione della societ semplice. Sono elencate dalla legge alcune cause di estinzione della societ semplice. Al verificarsi di tali eventi, si ha lo scioglimento della societ che entra in fase di liquidazione, durante la quale si devono soddisfare tutti i creditori sociali e si pu distribuire l'attivo residuo; dopo di che, la societ si estingue. Tali cause di estinzione sono cinque: 1) il decorso del termine, cio la durata stabilita nel contratto, 2) il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilit di conseguirlo; 3) la deliberazione unanime dei soci; 4) la cessazione della pluralit dei soci; 5) le altre cause eventualmente fissate nel contratto sociale;

Il procedimento di liquidazione imperniato sulla regola che il soddisfacimento dei diritti vantati dai terzi preliminare alla definizione dei rapporti tra i soci: nella societ di persone per ammesso che nel contratto sociale si possa determinare diversamente il modo di procedere. Verificatasi una causa di scioglimento, i soci alla unanimit o il presidente del tribunale provvedono a nominare le persone dei liquidatori. I liquidatori ricevono dagli amministratori beni e documenti sociali, e redigono un inventario dal quale risulti lo stato patrimoniale della societ. I liquidatore hanno il potere di compiere tutti gli atti necessari; se i soci non hanno diversamente disposto, possono fare transazioni, compromessi e vendere in blocco i beni sociali. I liquidatori non possono per intraprendere nuove operazioni.
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Le somme disponibili vanno impiegate per estinguere i debiti della societ. Se le somme sono insufficienti, possono chiedere ai soci in maniera proporzionale il completamento dei conferimenti ancora dovuti, e ai soci con responsabilit personale il versamento di somme ulteriori. Fino al soddisfacimento dei creditori sociali, i liquidatori non possono distribuire i beni tra i soci. Ogni socio ha diritto a una somma pari al valore del suo conferimento. L'eventuale eccedenza ripartita tra i soci in proporzione della parte di ciascuno nei guadagni, l'eventuale deficienza secondo la parte di ciascuno nelle perdite.

**** 24) La societ in nome collettivo. Cenni. La societ in nome collettivo presuppone un gruppo di soci competenti nell'attivit economica scelta, e decisi a destinare in modo stabile alla societ gli apporti in essa conferiti; non infatti possibile alienare la partecipazione sociale (cio trasferire ad altri la qualifica di socio), e ci per due ragioni: sia perch non facile trovare qualcuno che si assuma responsabilit personale; sia perch necessario il consenso di tutti gli altri soci. Pertanto, nella Snc tutti i soci si conoscono bene vicendevolmente e sono animati da reciproca fiducia. Il numero dei soci necessariamente ristretto non consente a tale tipo di impresa di disporre di un grande patrimonio autonomo e quindi di raggiungere grandi dimensioni. ***

25) La societ in nome collettivo in dettaglio. Alla societ in nome collettivo si applicano le norme sulla societ semplice, con delle integrazioni ad hoc. Innanzitutto prescritta l'iscrizione del contratto sociale nella sezione ordinaria del registro delle imprese. L'obbligo di registrazione nella sezione commerciale sussiste anche se la Snc non esercita attivit commerciale; la mancata registrazione del contratto costitutivo non produce n inesistenza n invalidit della societ, ma soltanto la sua irregolarit. Anche se irregolare dunque, la Snc esiste ed opera; se svolge attivit commerciale, anche la Societ irregolare sottoposta al fallimento in caso di insolvenza. Esaminiamo gli aspetti peculiari della disciplina della Snc: a) Capacit dei soci. Il legislatore ha regolato la capacit dei soci a partecipare alla Snc, disponendo che il rappresentante legale dell'incapace assoluto, minore o interdetto, non pu partecipare alla costituzione di una Snc. Solo se l'incapace acquista a titolo gratuito la quota di una collettiva e gli altri soci sono d'accordo, il tribunale decider sull'opportunit dell'incapace a partecipare alla Snc. Lo stesso vale per l'inabilitato; l'emancipato invece pu parteciparvi previa autorizzazione del tribunale. b) Forma del contratto sociale. Il contratto dev'essere fatto per atto pubblico ovvero per scrittura privata autenticata: l'osservanza di tale disposizione non per prescritta a pena di nullit; pertanto, se il contratto stato stipulato in forma diversa, la societ sebbene irregolare esister ugualmente.

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c) Contenuto del contratto. Onde possa essere registrato, il contratto dev'essere anche completo nel suo contenuto. Occorre necessariamente stabilire in esso: L'oggetto sociale, cio il genere di attivit economica che la societ andr ad esercitare. La sede sociale, cio il luogo in cui la societ pone il centro della sua attivit: solitamente si intende il comune in cui si trova la "direzione amministrativa" della societ. il nome della societ, che nelle societ di persone definito "ragione sociale". Nella ragione sociale della Snc, con norma peculiare, non necessario che il tipo di societ debba figurare nel nome, essendo sufficiente che vi sia il nome di uno o pi soci. Vale anche in questo caso il principio della novit disposto per la ditta individuale: la societ non pu adottare un nome sociale simile o uguale ad altro gi esistente. la durata della societ, che deve essere a tempo determinato. i conferimenti di ciascun socio ed il valore ad essi attribuito. opportuno, anche se non obbligatorio, indicare chi sono i soci amministratori e rappresentanti della societ, determinandone i poteri.

d) Pubblicit del contratto di societ. Il legislatore ha stabilito che l'atto costitutivo dev'essere pubblicato nella sezione ordinaria del registro delle imprese, anche se la societ non esercita attivit commerciale. I soci hanno l'obbligo di compiere i conferimenti stabiliti. Hanno altres: a) Il divieto di concorrenza. I soci in nome collettivo hanno infatti un obbligo legale di non concorrenza: essi non possono, senza consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o di terzi una attivit concorrente con quella della societ, n partecipare come soci ad altra societ in concorrenza. In violazione di tale obbligo, la societ ha diritto al risarcimento del danno, e pu decidere l'esclusione del socio. b) Distribuzione degli utili. Ciascun socio ha diritto di percepire la sua parte di utili dopo l'approvazione del rendiconto annuale. Gli utili, per essere ripartibili, devono essere realmente conseguiti. Ora, poich il concetto di utile dato dalla differenza attiva tra il patrimonio e il capitale della societ, ne deriva che non possono essere considerati utili le some guadagnate nell'ultimo esercizio, qualora in quelli precedenti si fossero avute delle perdite. La distribuzione pu invece avvenire se le perdite degli esercizi anteriori sono gi state ripianate. Le Snc hanno l'obbligo di redigere il proprio bilancio secondo le norme prescritte per le Spa.

La Snc ha una rigida autonomia patrimoniale. Vediamone i profili principali. a) Creditori sociali. Nella collettiva, tutti i soci sono sempre personalmente responsabili per l'adempimento delle obbligazioni sociali. Eventuali patti di esclusione o di limitazione di tale responsabilit hanno valore solo nei rapporti interni tra i soci, ma non sono opponibili ai creditori sociali.
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b) Creditori particolari dei soci. Il creditore particolare del socio non pu chiederne la liquidazione della quota "finch dura la societ". Se per alla scadenza della societ i soci ne deliberano la proroga, il creditore particolare pu fare opposizione entro tre mesi: se l'opposizione accolta dal tribunale, la societ deve liquidare la quota del socio debitore dell'opponente. Anche in caso di proroga tacita il creditore particolare pu chiedere, per tutta la durata della societ, la liquidazione della quota del socio suo debitore, se questi non ha beni personali sufficienti a soddisfarlo.

Le modificazioni del contratto sociale devono essere pubblicate a cura degli amministratori nel registro delle imprese. Esse, finch non sono registrate, non sono opponibili a terzi. Una disciplina particolare disposta dal legislatore anche quando viene deliberata la riduzione del capitale sociale, perch esso viene giudicato dai soci eccessivo. Nella Snc, i terzi interessati possono conoscere anche la misura del capitale sociale, capitale che vincolato al pagamento dei debiti della societ nel senso che i beni conferiti non possono essere restituiti ai soci fino a quando vi sono creditori sociali insoddisfatti. Onde non venga pregiudicato il loro diritto alla intangibilit del capitale sociale, la legge attribuisce dunque ai creditori della societ il potere di impedire l'esecuzione della delibera di riduzione. Il tribunale pu comunque consentire la delibera di riduzione anche in caso di opposizione, se non la ritiene fondata. Il recesso regolato negli stessi termini della societ semplice. Vi un altro caso di recesso nella Snc: si riconosce a ciascun socio il diritto di recesso pure nell'ipotesi in cui, nonostante sia trascorso il termine di scadenza della societ, le operazioni sociali siano state continuate, provocando la proroga tacita a tempo indeterminato della societ. Alle cause di scioglimento previste per la societ semplice se ne aggiungono altre due: a) il provvedimento di scioglimento dell'autorit governativa; b) la dichiarazione di fallimento; Tranne che nel fallimento, nelle altre ipotesi allo scioglimento segue una fase di liquidazione, anch'essa derogabile dai soci. Conclusa la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale e predisporre un altro documento detto "piano di riparto", dal quale risultano le somme spettanti ad ogni socio: entrambi devono essere comunicati ai soci e si intendono approvati se non sono impugnati. Infine, i liquidatori chiedono la cancellazione della societ dal registro delle imprese. Ferma e sempre assolutamente inderogabile la responsabilit personale e illimitata e solidale di tutti i soci per le obbligazioni sociali, alla collettiva irregolare - cio non debitamente registrata - si applicano le seguenti regole: 1) la responsabilit personale dei soci sussidiaria; 2) anche la posizione dei creditori particolari dei soci regolata come nella societ semplice; 3) si presume che ogni socio che agisce per la societ ne abbia la rappresentanza; pertanto i patti, che attribuiscono la rappresentanza ad alcuni soltanto tra i soci o che ne limitano i poteri, sono opponibili ai terzi solo se si prova che costoro ne erano a conoscenza. 4) il termine di prescrizione dei diritti sociali dieci anni. ***
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26) La societ in accomandita semplice. Cenni.

Nella Sas, ai soci accomandatari personalmente responsabili si aggiungono i soci accomandanti. I soci accomandanti non assumo responsabilit personale e partecipano alla societ nella speranza di trovare un lucroso impiego di capitali senza correre gravi rischi. Essi non amministrano, ma se vogliono, possono controllare personalmente l'operato degli amministratori, della cui diligenza d garanzia la responsabilit personale cui gli stessi sono esposti. Gli accomandanti possono cedere ad altri la loro partecipazione sociale solo se vi il consenso di tanti soci che siano titolari della maggioranza del capitale sociale. Ci rende difficile agli accomandanti di disinvestire facilmente i capitali conferiti nella societ, e ci pu rendere difficile il reperimento di aspiranti accomandanti. *** 27) La societ in accomandita semplice in dettaglio. La societ in accomandita semplice si distingue a causa della diversit di struttura, perch in essa figurano due categorie di soci: - gli accomandatari: essi hanno responsabilit illimitata e solidale per le obbligazioni sociali; - gli accomandanti: essi hanno una responsabilit limitata alla quota conferita. L'atto costitutivo deve indicare le persone degli accomandanti e degli accomandatari. I soci accomandatari hanno gli stessi diritti e gli stessi obblighi dei soci in nome collettivo. Ci sono disposizioni particolari per quanto riguarda il nome e l'amministrazione della Sas: a) la societ agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con la indicazione del tipo sociale. b) l'amministrazione pu essere conferita soltanto ai soci accomandatari. Per la nomina e la revoca eventuale degli amministratori sono richiesti: 1) il consenso di tutti i soci accomandatari; 2) l'approvazione di tanti soci accomandanti che rappresentino la maggior parte del capitale da essi sottoscritto. La revoca, in caso di amministratori nominati nel contratto sociale, ammissibile solo per giusta causa, previo consenso di tutti i soci tanto accomandatari quanto accomandanti. I soci accomandanti rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla loro quota. Detta responsabilit limitata sussiste anche se l'accomandita irregolare, cio non stata registrata. Al beneficio della responsabilit limitata infatti collegato il divieto di amministrare la societ. Gli accomandanti possono solo prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori, e dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni, ma non possono compiere autonomamente atti di amministrazione o di rappresentanza, trattando o concludendo affari in nome della societ. In violazione di tale divieto, i soci accomandanti assumono responsabilit illimitata e solidale per tutte le obbligazioni sociali; possono essere esclusi dalla societ e devono ripartire le perdite con i soci accomandatari.

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A differenza dei soci accomandatari che non possono trasferire ad altri la loro partecipazione sociale senza il consenso di tutti i soci, gli accomandanti possono trasferire la loro quota: se il trasferimento avviene per atto tra vivi, richiesto che vi sia il consenso della maggioranza dell'intero capitale sociale. In caso di morte dell'accomandante, la sua quota di partecipazione liberamente trasferibile agli eredi. Oltre che nei casi gi visti nella Snc, la societ in accomandita semplice si scioglie quando rimangono soltanto soci accomandatari o soci accomandanti, sempre che non sia sostituito il tipo di socio venuto meno entro il termine dei sei mesi. Terminata la liquidazione della societ, i creditori sociali rimasti insoddisfatti possono pretendere il pagamento dei loro crediti dagli accomandatari e dai liquidatori. Essi inoltre possono agire anche nei confronti degli accomandanti, ma limitatamente a quanto da loro ricevuto per la liquidazione del patrimonio sociale. ***

28) La costituzione della Spa. Atto costitutivo e statuto. La spa deve avere un capitale corrispondente al valore dei conferimenti dei soci e non pu essere inferiore a centoventimila euro. Il nome della spa detto "denominazione sociale" e non ragione sociale, dev'essere formato mediante l'indicazione del tipo sociale, e per il resto a contenuto libero. La legge prevede due modi di costituzione della spa: a) mediante una "offerta pubblica di sottoscrizione". Sulla base di un programma predisposto e firmato dai c.d. promotori, in cui sono indicati gli elementi essenziali della societ che si intende costituire, gli stessi promotori invitano il pubblico a sottoscrivere le azioni emittende, cio ad impegnarsi a versare i conferimenti corrispondenti. Avvenuta la sottoscrizione integrale delle azioni e il versamento iniziale di almeno il 25% del loro valore di emissione, i sottoscrittori si riuniscono in "assemblea dei sottoscrittori" e in questa sede stipulano l'atto costitutivo della societ. L'atto costitutivo deve rispettare le condizioni stabilite nel programma: di solito i promotori si riservano una partecipazione agli utili della societ, in misura che non pu essere superiore a 1/10 degli utili netti risultanti da un bilancio e per un tempo non superior a 5 anni.

b) mediante "costituzione simultanea". Questo il procedimento consueto, per cui sono gli stessi fondatori che concludono l'accordo per la stipula dell'atto costitutivo della societ. Anche in questo caso i soci fondatori possono riservarsi benefici particolari. Qualunque dei due modi di costituzione sia stato adottato, l'atto costitutivo deve avere la forma dell'atto pubblico. Esso deve contenere una serie di indicazioni essenziali, tra le quali: i nomi dei soci e degli eventuali promotori; la denominazione e il comune dove la sede della societ; l'attivit che costituisce l'oggetto sociale; l'ammontare del capitale conferito e versato;
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il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalit di emissione e circolazione; il numero delle azioni assegnate ad ogni socio, il valore dei crediti e dei beni conferiti in natura; il sistema di amministrazione adottato, gli amministratori, il loro numero e i loro poteri; i sindaci e il loro numero; il soggetto incaricato della revisione legale dei conti; la durata della societ; le regole di ripartizione degli utili;

Il c.d. Statuto poi contiene eventuali norme contrattuali relative al funzionamento societario; tale statuto si considera ormai parte integrante dell'atto costitutivo al quale va allegato, e quindi anche per lo statuto richiesta la forma pubblica. Se redatto per atto separato, in caso di contrasto, lo statuto prevale sull'atto costitutivo. Casi particolari. Quando i soci fondatori sono almeno due, l'atto costitutivo ha natura contrattuale, in quanto vi un accordo tra parti per costituire tra loro un rapporto giuridico patrimoniale. La societ pu, a norma dell'art. 1321, essere dunque costituita anche per contratto. La costituzione della societ pu avvenire anche per "atto unilaterale", cio ad opera di un solo socio fondatore. In tale ipotesi, si ha una societ per azioni unipersonale soggetta ad una disciplina particolare.

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29) Atto costitutivo e statuto. In particolare: obblighi di registrazione. La redazione in forma pubblica dell'atto costitutivo rappresenta la condizione necessaria per la costituzione della Spa. Perch questa venga a esistenza per prescritto anche che l'atto costitutivo venga iscritto nel registro delle imprese. Entro 20 giorni dalla redazione infatti, gli amministratori sono tenuti a depositarlo presso il registro delle imprese; se non provvedono, pu provvedervi ogni azionista a spese della societ. Contestualmente al deposito dell'atto costitutivo, va anche richiesta l'iscrizione della societ nel registro delle imprese. L'ufficio accerta solo la regolarit formale dell'atto costitutivo e in particolare: a) che l'atto costitutivo sia redatto in forma pubblica; b) che contenga le indicazioni essenziali riguardanti denominazione della Spa, conferimenti, capitale e oggetto sociale; c) che risulti sottoscritto per intero il capitale sociale; deve risultare altres che i soci abbiano depositato almeno il 25% dei conferimenti ovvero, nel caso di costituzione unilaterale, che l'unico socio abbia versato il loro ammontare per intero; d) che risulti che la valutazione dei conferimenti in natura e dei conferimenti di crediti sia stata compiuta secondo le stime di legge; e) infine, nelle ipotesi in cui l'impresa sia una di quelle per la cui costituzione necessaria l'autorizzazione dell'autorit amministrativa, che detta autorizzazione risulti gi rilasciata. Sinch non avviene la registrazione, la Spa non si costituisce e non acquista personalit giuridica.
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Se la registrazione non avviene entro novanta giorni, l'atto costitutivo diviene inefficace e la banca deve restituire ai sottoscrittore l'ammontare dei loro conferimenti in denaro. Se vengono compiute "operazioni in nome della societ" prima che vi sia stata registrazione, coloro che hanno agito sono illimitatamente e personalmente responsabili verso i terzi, insieme al socio o ai soci che hanno consentito alle operazioni. Se la societ successivamente viene a esistenza e ratifica le operazioni compiute, diviene solidalmente responsabile. Se la societ ratifica, perde ogni diritto di regresso verso coloro che hanno agito e verso gli eventuali soci coinvolti. Prima della registrazione della societ, vietata la emissione delle azioni. ***

30) La nullit della Societ per azioni.

Pu darsi che vi sia stata registrazione della societ malgrado la nullit dell'atto costitutivo, nullit che sfuggita al notaio e agli ufficiali del registro delle imprese. Poich per a seguito di registrazione la societ ormai ha acquisito personalit giuridica, si pone l'esigenza di impedire che il successivo accertamento giudiziale della nullit della societ ponga nel nulla tutti i rapporti sociali gi sorti ed eventualmente anche eseguiti. Per evitare turbamenti gravi del traffico giuridico dunque, il legislatore da un lato ha tassativamente elencato i casi in cui, dopo la registrazione della societ, la nullit della stessa pu comunque essere dichiarata. Dall'altro lato, ha escluso l'efficacia retroattiva della sentenza dichiarativa della nullit, facendola invece seguire dall'applicazione della disciplina dello "scioglimento" della societ. I casi in cui la nullit della societ gi iscritta nel registro delle imprese pu essere pronunciata, sono solo i seguenti: a) mancata redazione dell'atto costitutivo in forma pubblica; b) illiceit dell'oggetto sociale; c) mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della societ; La nullit della societ non pu essere dichiarata in nessun altro caso (controversa la possibilit di dichiarare la "simulazione del contratto di societ", ovvero la inefficacia dell'atto costitutivo). Negli stessi casi previsti dalla legge la nullit non pu per essere dichiarata neppure quando il vizio invalidante stato eliminato per effetto di una modifica dell'atto costitutivo che viene iscritta nel registro. La stessa sentenza che dichiara la nullit provvede alla nomina dei liquidatori della societ. La dichiarazione di nullit opera ex nunc. Dell'esecuzione di tali atti pertanto responsabile soltanto la societ, ragion per cui i soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali, e perci devono versarli alla societ su richiesta dei liquidatori. Il dispositivo della sentenza di nullit va pubblicato nel registro delle imprese.

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31) I conferimenti nella Spa. Nell'atto costitutivo deve essere indicato a pena di nullit l'ammontare del capitale sottoscritto dai soci fondatori. I conferimenti devono farsi in denaro. Se l'atto costitutivo lo consente, tuttavia, si possono anche fare conferimenti diversi dal denaro, e cio conferimenti di beni in natura e conferimenti di crediti. Nella Spa comunque, non si possono avere conferimenti di lavoro, e perci alle prestazioni di opera o servizi non pu in questo caso essere attribuito un valore da computare nel capitale sociale. Le prestazioni di lavoro possono soltanto costituire: a) prestazioni accessorie, a cui possono obbligarsi gli stessi azionisti in cambio di un determinato compenso stabilito nell'atto costitutivo; b) autonomi apporti, non imputabili al capitale sociale, per cui non si possono emettere azioni; pertanto in questo caso, il prestatore d'opera non diventa socio, ma possono essergli assegnati strumenti finanziari atipici da definire tramite statuto. Nota: il valore globale del capitale sociale non pu essere superiore a quello complessivamente attribuito ai conferimenti. Pu essere invece inferiore. Comunque, anche quando sin dall'inizio il valore del capitale corrisponde a quello dei conferimenti e quindi coincide col valore iniziale del patrimonio sociale, solitamente accade che dopo la costituzione della societ il patrimonio pu aumentare (se vi sono utili) oppure diminuire in caso di perdite. Invece, la cifra che nell'atto costitutivo indica il valore del capitale sociale rimane sempre fissa, perch essa commisura quella parte del patrimonio indisponibile per la societ; indisponibile perch gli amministratori possono distribuire ai soci soltanto somme corrispondenti agli utili conseguiti (i dividendi), ma non possono restituire i conferimenti se prima non viene modificato l'atto costitutivo attraverso un'apposita delibera dell'assemblea degli azionisti avente per oggetto la riduzione del capitale sociale. Occorre quindi che venga determinato correttamente il valore effettivo dei beni conferiti in societ, in quanto il loro valore non pu essere inferiore a quello del capitale globale sottoscritto. Quando si tratta di conferimenti in denaro sufficiente fare un computo delle somme. Quando si hanno conferimenti diversi dal denaro invece, e precisamente conferimenti di crediti o in natura, vi il pericolo che ai beni conferiti vengano attribuiti valori nominali superiori a quelli reali. Chi conferisce beni in natura o diritti di credito deve presentare una relazione giurata di stima fatta da un esperto nominato dal tribunale. La relazione va depositata insieme all'atto costitutivo. Gli amministratori devono entro sei mesi controllare le valutazioni dell'esperto e, se sussistono dei dubbi in merito alla stima, devono procedere alla sua revisione. Se dalla revisione risulta che il valore dei beni conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento, il socio pu versare la differenza in denaro senza che venga intaccata la sua quota di partecipazione. Se non versa la differenza, o recede dalla societ, oppure rimane azionista per il valore minore corrispondente: la societ in questi due casi tenuta a deliberare la riduzione proporzionale del capitale sociale e annullare le azioni che risultano scoperte.

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Sino a due anni dalla registrazione della societ, gli acquisti di beni in natura o di crediti alienati alla societ dai promotori, fondatori, soci o amministratori devono essere autorizzati dall'assemblea ordinaria. Tali acquisti devono essere oggetto di una stima giurata analoga a quella indicata e per i conferimenti diversi dal denaro. Tale procedimento non si applica agli acquisti che non presentano il rischio della elusione dell'obbligo della stima, ovvero: acquisti operati in borsa o sotto il controllo delle autorit giudiziaria o amministrativa, o che rientrano nelle operazioni correnti della societ e quindi sono effettuati alle normali condizioni di mercato. L'obbligo di procedere alla relazione di stima non comunque richiesto: a) quando i conferimenti hanno per oggetto valori mobiliari ovvero strumenti del mercato monetario quotati in borsa, quando il valore di conferimento non supera il prezzo medio di quotazioni nei sei mesi precedenti il conferimento; b) quando il valore di conferimento dei beni in natura o dei crediti, qualunque ne sia la natura, corrisponde al c.d. "valore equo", che sia cio o risultante da un bilancio ovvero determinato, nei sei mesi precedenti il conferimento, da un esperto indipendente sia dal conferente che dai soci di controllo della societ. ***

32) Inadempimento dell'azionista e successiva decadenza dalla societ. Sappiamo che la legge consente che inizialmente i soci non versino tutte le somme corrispondenti al valore delle azioni sottoscritte; per prescritto che essi debbano versare almeno il 25% dei conferimenti di denaro prima della registrazione della societ, restando obbligati a versare il residuo quando richiesto. Se il socio non corrisponde alla richiesta degli amministratori, costoro lo diffidano a versare le somme da lui dovute entro un termine. Se il socio moroso persiste nell'inadempimento, gli amministratori possono agire in giudizio per il pagamento, oppure offrire le azioni agli altri soci, in proporzione alle loro partecipazioni, per un corrispettivo non inferiore ai conferimenti dovuti. In mancanza di offerte degli altri soci, gli amministratori possono far vendere le azioni: l'acquirente diventa azionista della societ e su quanto da lui pagato la societ si soddisfa del suo credito verso l'inadempiente. Se le azioni non si possono vendere per mancanza di compratori, gli amministratori dichiarano il socio decaduto dalla societ e ne trattengono i conferimenti parziali gi eseguiti. Dopo la dichiarazione di decadenza del socio inadempiente, la societ diventa titolare delle sue azioni che gli amministratori devono cercare di vendere durante l'esercizio in corso: se non riescono a venderle, le azioni devono essere estinte. Il socio fin quando moroso - non ha diritto di votare nelle assemblee della societ. ***

33) La societ unipersonale.


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La Spa pu essere costituita anche con atto unilaterale da parte di un unico socio fondatore. La costituzione per atto unilaterale permette all'unico azionista di conseguire il vantaggio della responsabilit limitata al solo patrimonio della societ: in tali ipotesi, si agevola lo sviluppo di imprese unipersonali, consentendo al socio fondatore di costituire anche da solo un patrimonio autonomo a cui limitare la responsabilit per le obbligazioni derivanti dalla propria attivit imprenditoriale. La limitazione della responsabilit opera solo dopo l'acquisto della personalit giuridica da parte della societ. Anche il socio fondatore dunque responsabile, in solido con coloro che hanno agito in nome della societ, per le operazioni compiute prima della iscrizione nel registro delle imprese dell'atto costitutivo unilaterale. Pur se costituita per atto unilaterale, pu comunque accadere che successivamente si venga a costituire una pluralit di soci e quindi il rapporto sociale diventa comunque pluri-personale. Viceversa, pu accadere che in una societ costituita contrattualmente da pi persone, le quote sociali vengano poi ad appartenere in ultimo ad un solo socio, ragion per cui il rapporto sociale diventa unipersonale. Pertanto, sia che la unipersonalit della societ sia originaria, sia che sia sopravvenuta, al rapporto sociale si applica la medesima disciplina particolare. Riassumiamo tale disciplina nei suoi aspetti fondamentali: a) I conferimenti in denaro. Tali conferimenti devono essere versati interamente: all'atto di costituzione unilaterale della societ ovvero, in caso di unipersonalit sopravvenuta, entro novanta giorni dal momento in cui si ha societ unipersonale. Solo il conferimento integrale assicura che la consistenza del capitale sociale non venga messa a rischio dall'insolvenza del socio fondatore. Infatti, il vincolo di destinazione al soddisfacimento dei creditori sociali pu operare solo limitatamente al capitale sociale gi versato, e che quindi sia separato dal patrimonio personale del socio. b) Regime di pubblicit. Onde gli sia opponibile il regime della responsabilit della societ, i terzi devono essere in grado di conoscere se la societ unipersonale. E' dunque disposto che gli amministratori debbano depositare per l'iscrizione nel registro delle imprese una dichiarazione contenente l'indicazione dei dati indicativi dell'unico socio. Siccome fino a quando non sia stata attuata detta pubblicit, non opera la regola della responsabilit limitata della societ unipersonale, la legge consente anche all'unico socio di provvedere direttamente a detta pubblicit. c) Responsabilit. Se le prescrizioni di legge sono state osservate, opera la regola della responsabilit limitata della societ unipersonale. Se le prescrizioni non sono state rispettate invece, opera la responsabilit illimitata e personale dell'unico azionista, seppure solo in caso di insolvenza della societ e limitatamente alle obbligazioni sociali relative al periodo in cui le azioni gli sono integralmente appartenute. d) Non sono ammesse deroghe alla organizzazione strutturale prescritta per legge per le societ di capitali. I contratti e le operazioni a favore dell'unico socio sono opponibili ai creditori sociali solo se risultano dal libro delle deliberazioni del consiglio di amministrazione. ****

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34) Le azioni. Il capitale sociale diviso in azioni, rappresentate da documenti cartacei sottoscritti da uno degli amministratori. Si possono prevedere per statuto tecniche rappresentative diverse dalla documentazione cartacea. Quando le azioni sono rappresentate da documenti, devono esservi indicati denominazione e sede della societ, date della sua costituzione e iscrizione, ammontare dei versamenti parziali, eventuali diritti e obblighi particolari. Occorre che in ogni azione sia poi indicato il valore nominale, che pro quota corrisponde ad una frazione dell'ammontare nominale complessivo del capitale sociale. Tutte le azioni sono di uguale valore nominale, anche quando esso non espressamente indicato negli stessi titoli: il loro valore nominale complessivo corrisponde al valore complessivo del capitale sottoscritto. In nessun caso il valore dei conferimenti pu essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale: l'effettivit del capitale non dipende pi dunque dalla necessaria corrispondenza del rapporto tra valore del conferimento e valore nominale delle azioni assegnate ad ogni socio, ma solo dalla necessaria corrispondenza del valore globale dei conferimenti con l'intero capitale sociale. Se risulta da un documento, ogni azione si identifica mediante un numero e una serie, se si tratta di azioni "al portatore"; se si tratta di "azioni nominative", anche mediante il nome del socio. Spetta al socio scegliere quale tipo di azione ricevere, salvo che vi siano disposizioni speciali o indicazioni statutarie. Attualmente, le azioni di societ che hanno sede in Italia devono essere tutte nominative. Non possono essere mai al portatore: le azioni non ancora completamente liberate, cio quelle per cui il socio ha adempiuto solo in parte l'obbligo di eseguire il conferimento; le azioni nelle quali all'obbligo del conferimento connesso anche quello di effettuare prestazioni accessorie. Le azioni sono titoli di partecipazione. Indicano cio qual la posizione dell'azionista nella societ. In ogni societ si devono creare "azioni ordinarie", le quali per legge devono essere pari almeno alla met del capitale sociale. Ogni socio titolare di azioni ordinarie esercita sia i diritti patrimoniali, sia i diritti amministrativi in corrispondenza del numero delle azioni da lui possedute. ****

35) Tipi di azioni. Nello statuto si pu prevedere la creazione di altre categorie di azioni, fornite di diritti diversi. Tutte le azioni appartenenti a una determinata categoria devono per legge conferire eguali diritti. Opera poi il principio fondamentale che l'autonomia statutaria pu liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie diverse da quelle ordinarie. I vari tipi di azione sono: a) Azioni privilegiate. Si possono prevedere "azioni privilegiate" nella ripartizione degli utili o nel rimborso del capitale, o anche in entrambi i casi.
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- Il "privilegio degli utili" fa si che anche quando la societ non ha realizzato utili tali da permettere il pagamento a tutti i soci della percentuale stabilita, egualmente i soci privilegiati possano ottenerne il pagamento, con vantaggio sugli altri soci che ricevono una percentuale inferiore o nulla, - Il "privilegio nel rimborso del capitale" fa si che, anche quando la societ ha subito perdite, queste vengano sopportate prima dai soci non privilegiati, e solo dopo dai soci privilegiati, titolari dunque di azioni postergate nell'incidenza delle perdite. Di solito dette azioni sono denominate "azioni a voto limitato": quando infatti i soci sono garantiti dal privilegio, si ammette che possano anche non interessarsi direttamente della gestione sociale, e si pu stabilire che le azioni privilegiate o postergate nelle perdite non abbiano diritto di voto nelle assemblee ordinarie. Si pu inoltre prevedere per statuto la creazione di azioni, anche privilegiate, senza diritto di voto nelle assemblee generali; con diritto di voto limitato a particolari argomenti; con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni. Nelle societ che non fanno ricorso al mercato, si pu anche limitare il numero dei voti che spetterebbero allo stesso azionista in corrispondenza della quantit di azioni possedute: si pu stabilire che spetti un voto ogni due, tre, cinque azioni e via dicendo. In ogni caso, le azioni con diritto di voto nullo o limitato non possono essere emesse per un ammontare superiore alla met del capitale sociale. Non si possono creare azioni a voto plurimo.

b) Azioni di godimento. La societ pu, in seguito a riduzione del capitale sociale, rimborsare parte dei conferimenti, restituendo agli azionisti una somma corrispondente al valore nominale delle azioni rimborsate. Se per il valore reale delle azioni superiore al loro valore nominale, ai titolari delle azioni rimborsate possono essere attribuite "azioni di godimento", che gli assicurino l'esercizio dei diritti residui. Negli esercizi successivi, i possessori delle azioni di godimento hanno diritto di concorrere nella ripartizione degli utili con i possessori delle azioni non rimborsate soltanto dopo che a costoro sia stato attribuito un dividendo pari all'interesse legale. In caso di liquidazione poi, essi concorrono nella ripartizione. Le azioni di godimento sono solitamente prive di diritto di voto nelle assemblee.

c) Azioni correlate. Anche quando la societ non costituisce patrimoni destinati ad uno specifico affare, dallo statuto pu essere ammessa l'emissione di azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati economici conseguiti in un determinato settore (ad es., nella vendita di surgelati per una societ che commercia una pluralit di alimenti). Devono essere stabiliti in questo caso i criteri di individuazione dei costi e dei ricavi imputabili al settore, nonch i diritti attribuiti a tali "azioni correlate", ai cui titolari i dividendi possono essere pagati solo nei limiti degli utili annuali complessivi risultanti dal bilancio.

d) Azioni con prestazioni accessorie. Agli azionisti che si sono obbligati ad eseguire, oltre ai conferimenti, anche altre prestazioni non consistenti in denaro, possono essere assegnate azioni che attribuiscono pure un particolare compenso relativo a dette prestazioni. Nell'atto costitutivo vanno determinati il contenuto delle prestazioni accessorie, la durata, le modalit, il compenso, le sanzioni. Gli obblighi connessi a dette azioni - necessariamente nominative - possono essere modificati solo con il consenso unanime di tutti gli azionisti.
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e) Azioni a favore dei prestatori di lavoro. Se gli azionisti rinunciano agli utili, deliberando di assegnarli ai dipendenti, possono essere emesse, "per un ammontare corrispondente agli utili stessi, speciali azioni da assegnare individualmente ai prestatori di lavoro", potendosi dettare regole particolari a riguardo. Il capitale sociale deve essere aumentato in misura corrispondente. *** 36) Il trasferimento della partecipazione sociale nella Spa. Nella Spa la quota sociale di solito liberamente trasferibile. Se non sono stati emessi i documenti rappresentativi delle azioni, la partecipazione si trasferisce tra le parti se sussiste un titolo idoneo al trasferimento del diritto di propriet, come una vendita; il trasferimento ha effetto nei confronti della societ dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci. Se i titoli azionari sono stati emessi, le modalit di trasferimento all'acquirente - che deve diventarne portatore legittimo - sono diverse a seconda che si tratti di azioni al portatore ovvero nominative. Se l'azione al portatore, si diventa portatore legittimo tramite consegna all'acquirente e suo successivo acquisto di possesso. Se l'azione nominativa, la consegna del documento non sufficiente, e quindi ne diventa portatore legittimo l'acquirente al cui nome l'azione viene intestata, sia nello stesso documento sia nel libro dei soci (principio della "doppia intestazione"). Al principio della libera circolazione delle azioni sono posti dei limiti dalla stessa legge (c.d. "limiti legali"): direttamente, per le azioni corrispondenti ai conferimenti in natura e per le azioni con prestazioni accessorie; indirettamente, per le azioni a favore dei prestatori di lavoro. E' riconosciuta, per le azioni nominative, la ammissibilit di limiti convenzionali inseriti nello statuto, il quale pu addirittura vietarne il trasferimento sino a cinque anni dalla costituzione della societ. Gli azionisti possono anche subordinare senza limiti di tempo la circolazione delle azioni nominative a particolari condizioni. Se le azioni sono al portatore, le clausole statutarie che ne vietano o ne limitano la circolazione non sono applicabili se sono stati emessi i documenti cartacei rappresentativi delle azioni, perch in tal caso non se ne pu impedire la circolazione cartolare da un possessore all'altro. Sono ammissibili le clausole "di mero gradimento", nelle quali la concessione del placet al trasferimento da parte di un organo sociale o degli altri soci affidata al loro giudizio assolutamente discrezionale. Se una clausola statutaria pone limiti alla circolazione delle azioni anche per i trasferimenti mortis causa, perch sia efficace occorre in ogni caso che siano previsti l'obbligo di acquisto o il diritto di recesso. Le clausole statutarie che vietano o limitano la circolazione delle azioni devono risultare dal titolo: in mancanza, non sono opponibili all'acquirente. Ai soci consentito porre limiti convenzionali alla circolazione delle azioni che non risultano dagli statuti sociali o dai titoli, ma da appositi accordi separati (i c.d. "patti parasociali").

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Se il trasferimento ha ad oggetto azioni non ancora liberate, l'alienante rimane obbligato solidalmente con l'acquirente a versare alla societ i decimi ancora dovuti per il periodo di tre anni dal trasferimento. La sua responsabilit per sussidiaria e quindi la societ non pu chiedergli il pagamento se non nel caso che non sia riuscita ad ottenerlo dall'acquirente. ***

36) Compropriet dell'azione. Le azioni sono indivisibili. Se una sola azione o un pacchetto di azioni vengono acquistati da pi persone: - I comproprietari dell'azione o del pacchetto devono nominare un rappresentante comune, il quale esercita il diritto di voto e al quale la societ fa le comunicazioni dirette ai soci. - Se il rappresentante non stato nominato, le dichiarazione fatte indifferentemente a uno dei soci sono efficaci nei confronti di tutti; - i comproprietari sono obbligati solidalmente a versare alla societ i decimi dei conferimenti ancora dovuti. In caso di sequestro delle azioni, il voto e gli altri diritti amministrativi sono esercitati dal custode. ****

37) L'assemblea dei soci. Assemblea ordinaria e straordinaria. L'organo fondamentale della Spa la "assemblea generale degli azionisti". Le deliberazioni dell'assemblea, se valide, vincolano tutti i soci. L'assemblea regolarmente costituita, e quindi pu prendere valide deliberazioni, se ricorrono le seguenti condizioni: a) che tutti i soci siano avvisati della tenuta dell'assemblea e degli argomenti da discutere; b) che i soci presenti siano titolari di una frazione determinata del capitale sociale. Se l'assemblea non si costituisce perch non presente il minimo del capitale sociale richiesto, la legge prescrive che essa debba essere riconvocata: la c.d. "assemblea di seconda convocazione". Per determinare il capitale minimo necessario per la valida costituzione dell'assemblea, bisogna distinguere tra: - assemblea ordinaria: se deve deliberare su argomenti ordinari; - assemblea straordinaria: se deve deliberare su argomenti straordinari; Le deliberazioni ordinarie pi comuni sono: l'approvazione del bilancio; la nomina degli amministratori, dei sindaci o di altro soggetto incaricato della revisione dei conti; la determinazione del complesso degli amministratori e dei sindaci e la decisione di esercitare contro gli stessi l'azione sociale di responsabilit; l'autorizzazione al compimento di atti di gestione degli amministratori; l'approvazione dell'eventuale regolamento dei lavori della stessa assemblea.
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Spetta all'assemblea deliberare l'assunzione di partecipazioni in altre societ se ne deriva una responsabilit illimitata.

Sono deliberazioni straordinarie: Tutte le modificazioni dello statuto sociale; la nomina dei liquidatori e la determinazione dei loro poteri; la decisione di non procedere all'emissione dei titoli azionari; la concessione di prestiti o garanzie a terzi per l'acquisto di azioni proprie; la proposta di concordato per la cessazione della procedura di amministrazione straordinaria;

I quorum dell'assemblea sono i seguenti:

- Quorum della assemblea ordinaria: richiesta la presenza, in prima convocazione, di almeno la met del capitale sociale. In seconda convocazione, l'assemblea valida qualunque sia il capitale presente. - Quorum della assemblea straordinaria: in prima convocazione, non richiesto l'intervento di un numero minimo di azionisti, ma deve votare a favore "pi della met" del capitale. In seconda convocazione, occorre l'intervento di oltre 1/3 del capitale sociale, e il voto favorevole di almeno 2/3 del capitale presente. I quorum previsti per le assemblee di seconda convocazione valgono anche per le eventuali ulteriori convocazioni, ammissibili se previste negli statuti sociali. Nelle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio sufficiente, perch ci siano valide assemblee straordinarie oltre quella di seconda convocazione, la presenza di solo 1/5 del capitale sociale: poich le relative delibere vanno sempre adottate con il voto favorevole di almeno 2/3 del capitale presente, per modificare lo statuto pu bastare una maggioranza del 13% del capitale totale. Chi ha una maggioranza superiore a 1/3 del capitale sociale certo che senza il suo consenso non pu essere adottata alcuna delibera di modifica dello statuto: c.d. minoranza di blocco. Tali quorum si applicano anche in caso di assemblea straordinaria di unica convocazione. Infatti, nelle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l'assemblea si tiene in unica convocazione, e si applicano i quorum pi ridotti: per l'assemblea ordinaria, maggioranza assoluta dei presenti senza quorum costitutivo; per l'assemblea straordinaria, voto favorevole dei 2/3 del capitale presente, con quorum costitutivo pari a 1/5 del capitale.

Le disposizioni relative alle assemblee straordinarie si applicano anche alle c.d. "assemblee speciali", quelle assemblee che - quando esistono diverse categorie di azioni - sono composte esclusivamente dai soci di ciascuna categoria interessata. ***
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38) Deliberazioni assembleari e loro invalidit. Svolgimento della deliberazione assembleare. Esso si articola in alcune fasi: - Convocazione. L'assemblea convocata dall'organo amministrativo nel comune ove ha sede la societ. Normalmente, l'assemblea deve essere convocata, in seduta ordinaria, almeno una volta all'anno. L'organo amministrativo ha, altres, l'obbligo di convocare senza ritardo l'assemblea, quando ne fatta richiesta da tanti soci che posseggano almeno 1/20 del capitale sociale nelle societ che fanno ricorso al mercato e ad 1/10 del capitale nelle altre societ; nella domanda devono essere indicati gli argomenti che bisogna trattare. Se l'organo amministrativo non adempie, la convocazione va fatta dall'organo di controllo. Se nessuno degli organi adempie, alla convocazione provvede il tribunale, il quale designa anche la persona che deve presiedere all'assemblea. La convocazione deve essere fatta mediante avviso contenente il giorno, l'ora e il luogo della adunanza, nonch l'elenco delle materie da trattare (l'ordine del giorno). L'avviso di convocazione dev'essere pubblicato dalla Gazzetta ufficiale o da altro quotidiano indicato dallo statuto. Se la societ non ha azioni diffuse tra il pubblico, si pu convenire che la convocazione possa farsi facendo pervenire direttamente l'avviso a tutti i soci con un preavviso di 8 giorni almeno. E' controverso se la convocazione dell'assemblea possa essere revocata dagli amministratori dopo la pubblicazione o il ricevimento dell'avviso.

- Costituzione dell'assemblea. Se non sono osservate le suddette formalit, l'assemblea non regolarmente costituita. Tuttavia, malgrado tale irregolarit, l'assemblea sempre regolarmente costituita se di fatto vi intervengono tutti i soci (c.d. "assemblea totalitaria") e la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo.

- Intervento all'assemblea. Hanno diritto di intervenire all'adunanza tutti coloro cui spetta il diritto di voto. Nello statuto delle societ le cui azioni non sono ammesse alla gestione accentrata, pu essere disposto il preventivo deposito delle azioni presso la sede sociale o presso le banche indicate nell'avviso di convocazione, fissando il termine per il deposito. Nello statuto pu essere ammesso l'intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione; pu essere consentito il voto anche elettronico per corrispondenza.

- Rappresentanza nell'assemblea. I soci possono farsi rappresentare da terzi: la procura deve essere conferita per iscritto e conservata dagli amministratori. Per evitare le incette di deleghe, la delega non pu essere in bianco, ed sempre revocabile; il rappresentante pu farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nella delega, e non pu in ogni caso rappresentare in assemblea un numero di soci superiore a quelli prescritti. Nelle societ che ricorrono al mercato del capitale di rischio, la rappresentanza pu essere conferita soltanto per singole assemblee, salvo che si tratti di una procura generale o una procura conferita da un ente collettivo o da una istituzione a un proprio dipendente.
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- Svolgimento e verbalizzazione dell'assemblea. L'assemblea presieduta dalla persona designata nello statuto, o in mancanza, eletta dalla maggioranza dei presenti. La prima operazione del presidente dell'assemblea l'accertamento dell'identit e della legittimazione degli intervenuti, per verificare se l'assemblea regolarmente costituita. Il presidente disciplina lo svolgimento dell'assemblea, dirige le discussioni e accerta i risultati delle votazioni. Gli esiti degli accertamenti devono risultare da un verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario. Se l'assemblea straordinaria, il verbale redatto da un notaio che lo sottoscrive insieme al presidente: tale verbale deve consentire l'indicazione dei voti favorevoli, astenuti e contrari.

Vediamo ora la disciplina delle invalidit delle deliberazioni assembleari. La disciplina dei vizi delle deliberazioni dell'assemblea deve conciliare due esigenze tra loro divergenti: da un lato l'esigenza di una tutela reale agli azionisti di minoranza, con possibilit di annullamento effettivo della delibera invalida; d'altro lato, la contrapposta esigenza di assicurare la stabilit delle decisioni della societ. La disciplina vigente ha accentuato i profili di stabilit delle deliberazioni: per un verso, rimasto ristretto lo spazio della nullit rispetto a quello dell'annullabilit; per altro verso, per l'esercizio delle azioni di invalidit sono stati introdotti limiti temporali operanti anche per la nullit, di cui viene ammessa anche la sanatoria.

- Nullit della delibera assembleare. Le delibere assembleari sono nulle: a) quando mancata la convocazione dell'assemblea; non si ha mancanza ma solo irregolarit della convocazione se l'avviso non proviene dall'organo collegiale competente, ma solo da qualcuno dei suoi membri; b) quando mancata la redazione del verbale; non si ha mancanza del verbale, se viene sottoscritto dal presidente dell'assemblea un documento da cui risultano l'oggetto e la data della delibera; c) quando il mutamento giuridico che le delibere vogliono produrre illecito ovvero impossibile.

La delibera nulla pu essere impugnata da chiunque entro tre anni, che decorrono dalla sua trascrizione nel libro delle adunanze assembleari ovvero dall'iscrizione o dal deposito nel registro delle imprese. Le delibere nulle per vizi procedimentali possono essere sanate: l'azione di nullit per mancata convocazione non pu essere esercitata o proseguita da chi ha manifestato il suo assenso allo svolgimento dell'assemblea. La mancanza del verbale pu essere sanata con una verbalizzazione che avvenga prima della riunione successiva. La delibera nulla per un "vizio del contenuto", cio in caso di oggetto illecito o impossibile, non suscettibile di sanatoria. Se in seguito a delibera di questo tipo stato modificato anche l'oggetto sociale, non solo non prevista alcuna sanatoria ma non vi sono termini per l'impugnabilit. La nullit delle delibere pu essere rilevata anche d'ufficio dal giudice.
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- Annullabilit. Le deliberazioni assembleari sono annullabili: in generale, quando non sono prese in conformit della legge o dello statuto. In particolare: a) quando la costituzione della assemblea dipesa dalla partecipazione di persone non legittimate; b) quando la maggioranza stata raggiunta con i voti marginali ma determinanti di coloro che sono in conflitto d'interessi e la deliberazione pu arrecare danno alla societ; c) quando la maggioranza stata raggiunta mediante voti marginali erroneamente conteggiati ovvero invalidi; d) quando il verbale cos incompleto o inesatto tanto da impedire l'accertamento della regolarit, del contenuto e degli effetti della delibera.

L'azione di annullamento spetta agli amministratori, al consiglio di sorveglianza e al collegio dei sindaci; ai soci assenti, dissenzienti o astenuti che possiedono, anche congiuntamente, almeno il 5% delle azioni aventi diritto di voto. I soci che non possiedono le suddette percentuali del capitale possono chiedere solo il risarcimento del danno. Hanno diritto al risarcimento del danno anche i soci privi di diritto di voto e quelli che, pur avendo dimostrato di possedere il prescritto numero di azioni al tempo della impugnazione, non lo hanno conservato nel corso del giudizio. L'esercizio dell'azione di annullamento e dell'azione di risarcimento del danno soggetto ad un breve termine di decadenza (tre mesi) che comincia a decorrere dalla data della delibera. Il giudice pu disporre la sospensione della delibera impugnata, se lo ritiene. Tutte le impugnative di annullamento o di nullit relative alla stessa deliberazione, nonch le domande di risarcimento, devono essere decise in un unico processo e nella medesima sentenza, la quale ha effetto rispetto a tutti i soci. Restano salvi, anche in caso di accoglimento, i diritti dei terzi in buona fede acquistati sula base della esecuzione di una delibera poi invalidata. Se nelle more del giudizio la deliberazione impugnata stata sostituita con altra conforme, il tribunale non pu dichiararne annullamento o nullit. Se le deliberazioni dell'assemblea generale pregiudicano i diritti di una categoria di azioni o di altri strumenti finanziari che conferiscono diritti, esse devono essere approvate anche dall'assemblea speciale degli appartenenti alla categoria interessata: in mancanza di approvazione, la deliberazione della assemblea generale annullabile. ****
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39) Gli amministratori. Il consiglio di amministrazione.

La societ per azioni deve essere gestita da uno o pi amministratori. Il controllo sul rispetto della legge e dello statuto e, pi in generale, sulla correttezza della amministrazione, deve essere svolto dal c.d. "collegio sindacale"; infine, il controllo contabile deve essere eseguito da un revisore legale dei conti o da una societ di revisione. E' nell'atto costitutivo che deve essere stabilito il numero degli amministratori. Pu stabilirsi anche che l'amministratore sia uno solo (il c.d. "amministratore unico"). Se gli amministratori sono pi d'uno, essi tutti insieme costituiscono il "consiglio di amministrazione". 1) Nomina. Gli amministratori sono nominati dalla assemblea ordinaria: la durata massima della nomina triennale. Gli amministratori possono anche non essere soci: a detto ufficio non possono essere nominati gli interdetti, gli inabilitati, i falliti e coloro che siano stati condannati ad una pena che importi l'interdizione anche temporanea dai pubblici uffici, oppure che siano sprovvisti dei requisiti di onorabilit, professionalit e indipendenza eventualmente richiesti per ricoprire l'incarico. La qualifica di impiegato dello stato importa incompatibilit con la carica di amministratore. Poich si costituisca il rapporto di amministrazione tra societ e amministratore non basta la nomina dell'assemblea, ma necessaria anche l'accettazione dell'amministratore. Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina, gli amministratori debbono chiederne l'iscrizione nel registro delle imprese.

2) Attribuzioni degli amministratori. Spetta agli amministratori in esclusiva il "potere di gestione" dell'impresa, cio il potere di deliberare il compimento di tutti gli atti diretti alla realizzazione dell'oggetto sociale. Spetta loro anche il "potere di rappresentanza", cio il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale. La rappresentanza pu essere attribuita solo ad uno o ad alcuni membri del consiglio di amministrazione. Sono poste le seguenti regole a tutela della buona fede dei terzi: a) le cause di invalidit della nomina degli amministratori rappresentanti della societ non sono opponibili ai terzi "salvo che la societ provi che i terzi ne erano a conoscenza". b) gli atti compiuti dagli amministratori che superano i limiti eventualmente posti al loro potere generale di rappresentanza sono inopponibili ai terzi anche se questi limiti sono stati pubblicati.

3) Operazioni con parti correlate. Nelle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, gli amministratori devono adottare regole di comportamento che assicurino la trasparenza e la correttezza sostanziale delle operazioni effettuate "con parti correlate", intendendosi per tali le controparti che possono avere interessi comuni alla stessa societ.

4) Deliberazioni consiliari. Il consiglio di amministrazione convocato dal presidente, il quale provvede che tutti i consiglieri vengano debitamente informati.
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Le deliberazioni sono valide se presente la maggioranza degli amministratori in carica e se sono adottate con il voto favorevole della maggioranza assoluta degli amministratori presenti alla riunione. Non sono ammesse n la partecipazione alla riunione n al voto per mezzo di rappresentanti. Le deliberazioni non conformi alla legge o allo statuto sono invalide (annullabili), e possono essere impugnate entro 90 giorni dagli amministratori assenti o dissenzienti, o dal collegio dei sindaci. I singoli soci possono impugnare invece solo le deliberazioni lesive dei propri diritti soggettivi. Sono invalide le deliberazioni relative a operazioni a cui sia interessato qualcuno degli amministratori, nei seguenti casi: a) se questi non ne ha dato notizia agli altri amministratori e ai sindaci; b) se le delibere non sono adeguatamente motivate; c) se le delibere possono recare danno alla societ e sono state adottate con il voto determinante dell'amministratore interessato;

5) Amministrazione delegata. Il Cda, se lo statuto o l'assemblea lo consentono, pu delegare i propri poteri a un "comitato esecutivo" composto di alcuni dei suoi membri, od anche ad uno o pi dei suoi consiglieri (c.d. "amministratori delegati"). Se l'amministratore delegato ha interessi personali in una operazione, non deve compierla e deve rimettere ogni decisione al consiglio di amministrazione. Alcuni poteri espressamente indicati dal codice non possono essere delegati. Ogni consigliere ha diritto di chiedere agli amministratori delegati di fornire al consiglio informazioni sulla gestione.

6) Amministratore unico. Se ad essere personalmente interessato in una operazione societaria l'amministratore unico, questi, prima di compiere l'operazione, deve darne notizia al collegio sindacale e, dopo averla compiuta, anche alla prima assemblea utile dei soci. Gli amministratori, entro certi limiti, possono conferire anche a soggetti estranei alla societ poteri di rappresentanza per singoli atti da compiersi nei confronti dei terzi. ****

40) La responsabilit degli amministratori della Spa. Salvo alcuni casi espressamente indicati, nel codice non si ha una elencazione esauriente dei casi di responsabilit degli amministratori, ma disposto che gli amministratori curino lo svolgimento della attivit economica della societ adempiendo i doveri con diligenza professionale: se per difetto di diligenza gli amministratori violano i loro obblighi, sono solidalmente responsabili verso la societ, la cui assemblea pu deliberare in sede ordinaria di esercitare contro di loro la "azione sociale di responsabilit" per ottenere il risarcimento del danno. Tale deliberazione pu essere presa anche in occasione della discussione del bilancio, quando riguarda i fatti di competenza del corrispondente esercizio sociale. Se approvata da una maggioranza assembleare che rappresenta almeno 1/5 del capitale sociale, essa importa la revoca ope legis degli amministratori: in questo caso l'assemblea a provvedere alla loro sostituzione.
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L'esercizio della azione di responsabilit pu anche essere deliberato dal collegio sindacale, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. La societ pu rinunciare all'esercizio della azione di responsabilit e pu anche transigere, purch la rinuncia e la transazione siano approvate dall'assemblea e non vi sia il voto contrario di almeno 1/5 del capitale sociale. L'azione sociale di responsabilit pu essere esercitata direttamente pure dalla minoranza dei soci, se costoro posseggono almeno 1/5 del capitale sociale; detti soci possono nominare uno o pi rappresentanti comuni. Se la domanda viene accolta, il risarcimento del danno spetta alla societ. Gli amministratori sono responsabili anche verso i terzi. In primo luogo, lo sono verso i "creditori sociali", alla duplice condizione che: a) non abbiano adempiuto gli obblighi imposti dalla legge per la conservazione della integrit del patrimonio sociale; b) e il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei crediti. Se gli amministratori sono responsabili tanto verso la societ quanto verso i creditori sociali, la rinunzia alla azione da parte delle societ o della minoranza che ha promosso l'azione sociale, non impedisce l'esercizio dell'azione dei creditori sociali; anche se intervenuta una transazione tra societ e amministratori, i creditori sociali possono seguitare ad esercitare l'azione di responsabilit nella misura in cui la transazione ha arrecato pregiudizio alle loro ragioni. In secondo luogo, gli amministratori sono responsabili anche verso i terzi che sono stati direttamente danneggiati dal loro comportamento: in dette ipotesi, anche senza danno per il patrimonio sociale, i terzi ed i singoli soci danneggiati possono agire direttamente contro gli amministratori colpevoli (c.d. "azione individuale del socio e del terzo"). **** 41) La revoca e la sostituzione dell'amministratore.

La prima causa di estinzione del rapporto di amministrazione la "revoca" da parte della societ. Gli amministratori sono revocabili dall'assemblea ordinaria; possono essere revocati in qualunque tempo, ma se la revoca avviene senza giusta causa, l'amministratore ha diritto al risarcimento dei danni. L'amministratore pu poi esercitare la "rinunzia" dando comunicazione scritta delle proprie dimissioni al Cda e al presidente del collegio dei sindaci. Terza normale causa di estinzione la "scadenza" del termine. Infatti, gli amministratori devono essere nominati sempre per un periodo determinato, che non pu essere superiore a tre esercizi sociali, salvo rielezione. Ci sono poi delle cause di decadenza legali: interdizione, fallimento, alcune condanne penali. Ovviamente, il rapporto di amministrazione cessa con la morte dell'amministratore. In qualunque caso, la cessazione degli amministratori va iscritta entro 30 giorni nel registro delle imprese, altrimenti, l'estinzione dei loro poteri non pu essere opposta ai terzi, salvo che questi ne fossero comunque a conoscenza.
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Sostituzione degli amministratori. La cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto solo dal momento in cui il consiglio stato riconosciuto, mentre le dimissioni hanno effetto immediato solo se resta in carica la maggioranza del consiglio o dal momento in cui tale maggioranza si ricostituita in seguito ad accettazione dei nuovi amministratori. a) se vengono a mancare uno o pi amministratori, questi vengono sostituiti dallo stesso consiglio di amministrazione (c.d. Sistema della cooptazione), con approvazione del collegio sindacale: gli amministratori cooptati restano per in carica solo fino alla convocazione della prima assemblea ordinaria, che pu confermarli o sostituirli. b) se viene meno la maggioranza degli amministratori, quelli rimasti in carica devono convocare l'assemblea perch provveda alla sostituzione dei mancanti; c) se vengono a mancare tutti gli amministratori o l'amministratore unico, deve essere convocata d'urgenza l'assemblea dal collegio dei sindaci, i quali nelle more possono svolgere solo l'ordinaria amministrazione. ****

42) Il collegio dei sindaci. Il collegio dei sindaci un organo di controllo che si compone di tre o cinque sindaci effettivi e due sindaci supplenti. Nomina. I sindaci sono nominati dall'assemblea ordinaria, ad eccezione dei primi che vengono nominati direttamente nell'atto costitutivo. La durata della carica dei sindaci tre esercizi effettivi per disposizione inderogabile. I sindaci possono essere soci o anche non esserlo. Almeno un sindaco effettivo ed un supplente devono essere scelti tra i revisori legali dei conti iscritti nell'apposito registro. Non possono essere nominati sindaci gli interdetti, gli inabilitati, i falliti, il coniuge, i parenti e gli affini degli amministratori entro il quarto grado, coloro che sono stati condannati a determinate pene e coloro che sono legati alla societ da rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l'indipendenza. Compenso. E' disposto che la retribuzione annuale dei sindaci, se non stabilita dallo statuto, dev'essere determinata dall'assemblea nell'atto di nomina ed invariabile per tutto il triennio di carica. Poteri e doveri dei sindaci. Il collegio ha il potere e l'obbligo di controllare se gli atti degli altri organi sociali siano conformi alla legge e allo statuto, nonch la correttezza della gestione. Deve altres vigilare sull'adeguatezza e sul funzionamento dell'assetto organizzativo. Nella societ i cui strumenti finanziari non sono diffusi tra il pubblico e che non sono tenute a redigere un bilancio consolidato, lo statuto pu attribuire al collegio sindacale anche il controllo contabile: in tal caso tutti i sindaci devono possedere la qualifica di revisori contabili ed hanno l'obbligo di controllare se la contabilit sociale sia tenuta regolarmente, se nel redigere il bilancio siano stati osservati i principi legali e contabili e se i dati del bilancio corrispondono alle risultanze dei libri e delle scritture contabili. Al collegio sindacale pu inoltre essere assegnata la funzione di organismo di vigilanza.
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I sindaci possono compiere, anche individualmente, atti di ispezione e di controllo, avvalendosi sotto la propria responsabilit e a proprie spese di ausiliari. Ogni socio pu denunziare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale: se la denunzia fatta da tanti soci che rappresentino almeno 1/20 del capitale sociale, il collegio deve indagare senza ritardo e presentare le conclusioni dell'indagine all'assemblea, procedendo alla sua convocazione se ravvisa fatti di rilevante gravit. Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni trimestre. Le deliberazioni vengono prese a maggioranza assoluta e se ne redige processo verbale, nel quale ogni sindaco dissenziente ha diritto di fare inserire i motivi del proprio dissenso. I sindaci sono solidalmente responsabili con gli amministratori per i fatti e le omissioni di costoro, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformit degli obblighi della loro carica. Cessazione dall'ufficio dei sindaci. Il rapporto tra i sindaci e la societ si estingue per le seguenti cause: a) per scadenza del triennio; b) per revoca, la quale pu essere deliberata solo per giusta causa e deve essere approvata dal tribunale; c) per morte; d) per rinunzia (dimissioni del sindaco); e) per decadenza, che si ha ogni qualvolta si verifica, dopo la nomina, uno di quei fatti che avrebbero costituito causa di ineleggibilit, ovvero per la mancata partecipazione senza giustificato motivo alle assemblee, o a due riunioni nello stesso esercizio del collegio sindacale, o a due riunioni consecutive del Cda o del comitato esecutivo. Sostituzione dei sindaci. E'disposto che ai sindaci cessati subentrino i supplenti in ordine di et (si noti che i supplenti non esercitano nessuna funzione sindacale sino a quando sono in carica gli effettivi). In caso di sostituzione del presidente, la presidenza assunta dal sindaco pi anziano. I sostituti restano in carica fino alla prima assemblea, la quale provvede alla integrazione del collegio con la nomina del nuovo sindaco e se occorre del nuovo presidente, i quali scadono assieme a quelli in carica. Se i sindaci supplenti non sono sufficienti deve convocarsi subito l'assemblea perch provveda all'integrazione dello stesso collegio. La nomina dei sindaci e la cessazione dall'ufficio devono essere iscritte entro 30 giorni nel registro delle imprese. I soci nello statuto possono scegliere anche una organizzazione diversa delle strutture di amministrazione e controllo: - Il sistema dualistico: con la presenza di un consiglio di gestione e un consiglio di sorveglianza; - il sistema monistico: con la presenza di un solo consiglio di amministrazione soggetto al controllo di un comitato costituito all'interno dello stesso consiglio. ***

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43) La revisione legale dei conti.

Il controllo contabile sulle societ esercitato da un revisore legale dei conti o da una societ di revisione iscritti nell'apposito registro. L'incarico ha la durata di tre esercizi. La revoca dell'incarico pu essere decisa dall'assemblea solo per giusta causa; anche il soggetto incaricato della revisione pu dimettersi rispettando le modalit definite: in entrambi i casi, l'assemblea deve provvedere a conferire tempestivamente un altro incarico. I revisori devono essere indipendenti ed obiettivi, e non devono essere coinvolti nel processo decisionale della societ soggetta a revisione. Hanno diritto di ottenere le notizie e i documenti utili per la revisione dei conti e procedere anche ad accertamenti, controlli ed esami di atti e documenti. I revisori devono verificare nel corso dell'esercizio la regolare tenuta della contabilit, ed esprimere con una apposita "relazione di revisione" un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato. Tale giudizio deve indicare chiaramente se il bilancio conforme alle norme e se rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ. Deve essere anche valutata la coerenza della relazione sulla gestione presentata dagli amministratori con il bilancio. I giudizi dei revisori possono essere positivi o negativi. Il giudizio positivo senza rilievi, quando il progetto del bilancio di esercizio e il bilancio consolidato approvato dalla societ capogruppo sono corretti; Il giudizio positivo pu contenere anche rilievi che non incidono sulla correttezza complessiva dei bilanci. Il giudizio negativo quando il bilancio non corretto; pu anche essere rilasciata una dichiarazione di impossibilit di esprimere qualunque giudizio.

Responsabilit. I soggetti incaricati della revisione rispondono in solido tra loro e con gli amministratori nei confronti della societ che ha conferito l'incarico di revisione legale, dei soci e dei terzi per i danni derivanti da inadempimento dei loro doveri. Nei rapporti interni, i debitori solidali sono responsabili nei limiti del contributo effettivo al danno cagionato. L'azione di risarcimento si prescrive in cinque anni. Operazioni straordinarie. Ulteriori funzioni sono attribuite ai revisori quando si intendono attuare operazioni di "fusione" o di "scissione". In tali casi essi devono redigere la relazione sulla congruit del rapporto di cambio tra le partecipazioni delle societ interessate. ****

44) I patti parasociali. Con l'espressione patti parasociali (anche detti "sindacati azionari") si fa riferimento a quegli accordi con cui gli azionisti stabiliscono preventivamente le modalit con cui concordare il voto da esprimere nelle assemblee della societ (c.d. "sindacati di voto").

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Si tratta di accordi che possono essere pi o meno impegnativi (talvolta sono semplici "sindacati di consultazione"), ma sono caratterizzati dal fatto che le intenzioni o le determinazioni sul voto da esercitare in assemblea vengono concordate fuori del confronto assembleare con gli altri azionisti estranei all'accordo del sindacato. Tuttavia tali accordi, quando non occasionali, rispondono all'esigenza di consentire ai soci aderenti di conseguire il controllo sulla gestione della societ, con caratteri di stabilit, cosa che pu condurre a maggiore efficienza: tale stabilit pu essere perseguita anche concordando limiti al trasferimento a terzi delle azioni dei soci tra loro sindacati (c.d. "sindacato di blocco"). Il codice ammette che i soci possano stipulare accordi diretti a porre limiti al trasferimento delle partecipazioni sociali o a regolamentare l'esercizio del diritto di voto nelle assemblee. Questi patti parasociali, distinti dagli accordi sociali, hanno lo scopo di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della societ. Non hanno tuttavia effetto nei confronti dei soci estranei e dei terzi: se i soci aderenti agli accordi parasociali non ne osservano le prescrizioni, gli atti da loro compiuti in violazione dei patti rimangono validi nei confronti dei terzi, nonch efficaci nei confronti della societ. Nei rapporti interni tra i soci aderenti ai patti, dalla loro violazione scaturisce lobbligo di risarcimento del danno. Si afferma dunque la ammissibilit dei patti parasociali, ma si stabilisce anche che la loro tutela non di natura reale (invalidit), ma di natura meramente obbligatoria (risarcimento del danno). I patti parasociali possono essere stipulati in qualunque forma, e sono disciplinati sia con riguardo ai rapporti tra soci aderenti, sia con riguardo ai rapporti con la societ. I patti non possono avere durata superiore a cinque anni, ma sono rinnovabili. Nelle societ non quotate le quali fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, i patti devono essere comunicati alla societ e dichiarati in apertura di ogni assemblea: tale dichiarazione va trascritta nel verbale e questo va depositato nel registro delle imprese. In mancanza di tale dichiarazione, i soci aderenti al patto non possono votare e le delibere adottate con il loro voto determinante sono annullabili. Non chiaro se la mancanza di pubblicit importa l'annullabilit delle delibere assembleari anche se il socio vota in modo difforme da quanto convenuto. ***

45) Il controllo dell'AG sull'operato degli amministratori. A tutela dei soci di minoranza, consentito l'intervento dell'autorit giudiziaria per controllare la correttezza della gestione delle societ per azioni. Il codice attribuisce ai soci titolari del decimo del capitale, i quali abbiano il "fondato sospetto" che siano state compiute irregolarit dagli amministratori, il potere di denunziare tali irregolarit al tribunale in caso di pericolo di danno per la societ o per una controllata. Lo stesso potere di denunzia spetta anche al collegio sindacale, al consiglio di sorveglianza o al comitato di controllo della gestione; nelle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, anche al pubblico ministero. I sindaci e i consiglieri di sorveglianza possono essere coinvolti nelle irregolarit degli amministratori e seguirne le sorti.

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Dopo la denunzia, il tribunale pu ordinare l'ispezione dell'amministrazione: non dispone l'ispezione e sospende il procedimento se l'assemblea sostituisce amministratori e sindaci con altri che devo accertare senza indugio se le irregolarit sussistono, provvedendo se del caso alla loro eliminazione. Se le irregolarit sussistono o non sono eliminate, il tribunale pu disporre provvedimenti provvisori di natura cautelare e convocare l'assemblea. Nei casi pi gravi il tribunale pu revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci o i consiglieri, e nominare un amministratore giudiziario. L'amministratore giudiziario pu proporre azione di responsabilit contro amministratori e sindaci o i consiglieri di sorveglianza revocati senza che occorra una deliberazione ad hoc della assemblea. L'amministratore giudiziario riferisce al tribunale i risultati del proprio operato, convoca e presiede l'assemblea o per proporre, se del caso, la messa in liquidazione della societ o la sua ammissione ad una procedura concorsuale. ****

46) Acquisto di azioni proprie. Il legislatore ha dettato regole particolari per vietare alle Spa il compimento di determinati atti o consentirli solo in casi particolari. 1) La societ non pu acquistare le proprie azioni: l'acquisto di azioni proprie interdetto perch, se la societ potesse liberamente acquistarle trasferendo somme di denaro del proprio patrimonio agli azionisti, si avrebbe una diminuzione del patrimonio e quindi della garanzia dei creditori sociali, senza che costoro ne siano nemmeno informati attraverso una riduzione del capitale. Al di fuori della ipotesi di riduzione, l'acquisto delle azioni proprie consentito solo se ricorrono determinati presupposti: a) primo presupposto che l'acquisto avvenga entro i limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio; b) secondo presupposto che l'acquisto sia autorizzato direttamente dall'assemblea ordinaria, la quale stabilisce le modalit dell'acquisto; c) terzo requisito che le azioni siano interamente liberate, altrimenti per i decimi residui ancora da versare la societ diventerebbe debitrice di se stessa.

Quando l'acquisto deciso da societ quotate, stabilito anche un limite quantitativo: il valore nominale delle azioni acquistate non pu eccedere il 20% del capitale sociale. Se non vengono rispettati i presupposti suddetti, la societ: o procede, entro un anno dall'acquisto, all'alienazione delle azioni secondo modalit determinate dall'assemblea dei soci, ovvero, se non avviene l'alienazione delle azioni entro il limite annuale, deve procedere senza indugio al loro annullamento". Se l'assemblea non provvede alla riduzione, questa deve essere disposta dal tribunale. In tal caso il procedimento per la riduzione obbligatoria quello previsto dalla legge in caso di perdite.
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2) Le limitazioni suddette non si applicano nelle suddette ipotesi: a) quando l'acquisto avviene a titolo gratuito; b) quando l'acquisto una conseguenza accidentale di un'altra operazione: o perch si ha fusione con altra societ, o perch si ha acquisto di un patrimonio a titolo universale, ovvero perch si ha esecuzione forzata su azioni appartenenti a un debitore della societ, e questa ne ottiene dal giudice l'assegnazione. Quando si tratta di societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, opera il limite quantitativo per cui il valore nominale delle azioni proprie acquisite dalla societ non pu superare il 20% del capitale. 3) Gli amministratori non possono disporre delle azioni acquistate; finch le azioni restano in propriet della societ, il diritto di voto sospeso. Gli utili attribuiti a dette azioni non restano alla societ, ma vengono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni; tale regola vale anche per l'esercizio del diritto di opzione. Azioni riscattabili. La disciplina dell'acquisto delle azioni proprie si applica anche alle azioni per le quali lo statuto prevede un potere di riscatto da parte della societ o di altri soci: le azioni riscattabili non costituiscono una particolare categoria di azioni ed il potere di riscatto pu riguardare azioni di qualsiasi categoria o anche diverse categorie di azioni. Le azioni riscattabili sono solitamente assegnate a soci legati alla societ da rapporti extrasociali, per cui la societ pu esercitare il potere di riscatto quando cessa la prosecuzione del rapporto extrasociale. ****

45) Il divieto di sottoscrizione delle azioni proprie. Per assicurare l'effettivit dei conferimenti alla societ per azioni in ogni caso vietata la sottoscrizione delle proprie azioni: sia che si tratti di sottoscrizione diretta (cio, avvenuta a nome della societ), sia che si tratti di sottoscrizione indiretta. Il divieto di sottoscrizione assoluto. Il divieto opera sia al momento della costituzione della societ, quando la sottoscrizione viene effettuata in nome della societ prima della sua iscrizione nel registro delle imprese o quando viene effettuata da una persona interposta; sia al momento di ogni successivo aumento del capitale. La violazione del divieto di sottoscrizione non importa obbligo di alienazione delle azioni acquistate o, in alternativa, del loro annullamento: il legislatore ha invece preferito una soluzione diversa che consente di tenere fermo l'obbligo di effettuare conferimenti e di mantenere inalterata la misura del capitale sociale, distinguendo tra "sottoscrizione diretta" e "sottoscrizione indiretta". - Sottoscrizione diretta: le azioni sii intendono sottoscritte, e i conferimenti devono essere effettuati, dai promotori o dai soci fondatori, ovvero dagli amministratori: costoro diventano perci titolari delle azioni sottoscritte in nome della societ.

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- Sottoscrizione indiretta: il terzo, che ha sottoscritto per conto della societ ma in nome proprio, viene considerato sottoscrittore per conto proprio e quindi rimane titolare delle azioni sottoscritte. Se per egli non in grado di effettuare i versamenti corrispondenti, i conferimenti devono essere effettuati dai promotori o dai soci fondatori o, in caso di aumento del capitale, dagli amministratori. Alla societ infine fatto divieto di accettare in pegno azioni proprie, onde non sia costretta, in caso di inadempimento del debitore, ad acquistarne la propriet. ****

46) La concessione di prestiti e garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie Alla societ pure fatto divieto di accordare prestiti o fornire garanzie a terzi per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie: in caso contrario infatti, potrebbe accadere che il capitale sociale appaia pi o meno versato per intero, mentre in effetti il denaro necessario per la sottoscrizione o l'acquisto delle azioni sarebbe stato fornito dalla stessa societ. La regola suddetta viene eccezionalmente derogata dallo stesso legislatore quando ricorrono le condizioni seguenti: La concessione di prestiti e garanzie per la sottoscrizione o l'acquisto di azioni deve essere autorizzata dall'assemblea straordinaria; L'autorizzazione viene deliberata sulla base di una relazione degli amministratori da cui risultino le ragioni e gli obiettivi imprenditoriali che giustificano tale operazione, quale sia l'interesse e quali i rischi per la societ, e quale il prezzo al quale il terzo acquister le azioni. Gli amministratori devono attestare che l'operazione ha luogo a condizioni di mercato e che hanno valutato il merito di credito dell'acquirente. Se i prestiti o le garanzie riguardano singoli amministratori o la stessa controllante ovvero terzi che agiscono in nome proprio, la relazione deve anche attestare che l'operazione realizza al meglio l'interesse della societ. L'importo non eccedere il limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato. Una riserva indisponibile pari a detto importo deve essere iscritta al passivo del bilancio.

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47) Il divieto di sottoscrizione reciproca delle azioni L'affidamento dei creditori sociali posto in pericolo anche quando la societ A ne costituisce un'altra B sottoscrivendone il capitale per un dato importo come ad es. 1 milione, e poi delibera l'aumento del proprio capitale per lo stesso importo di un milione, facendone sottoscrivere le azioni ala stesso societ B. E' perci vietato alle societ di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni.
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Poich il divieto della sottoscrizione reciproca i azioni opera solo entro certi limiti, sempre possibile che si abbiano partecipazioni incrociate tra le societ, in conseguenza di acquisti reciproci di azioni corrispondenti al capitale gi sottoscritto dai rispettivi azionisti. ****

49) Le partecipazioni in altre societ. Salvi i suddetti divieti, le societ sono in linea di massima libere di acquistare azioni o quote di altre societ. Tali acquisti creano particolari rapporti tra le societ interessate, e possono condurre alla costituzione di gruppi di societ che mirano a soddisfare le esigenze di sviluppo dell'attivit economica prefissata attraverso imprese formalmente autonome, ma in effetti coordinate in varia guisa tra di loro. Di solito tale collegamento avviene attraverso la costituzione di societ finanziarie dette holdings, le quali svolgono quale attivit l'assunzione di partecipazioni in altre societ allo scopo di dirigerne l'attivit. E' "holding pura" la societ finanziaria che ha per scopo esclusivo l'assunzione e l'amministrazione delle partecipazioni; E' "holding mista" quella che svolge anche attivit operativa.

Tra le imprese finanziarie vengono ricomprese anche tutte quelle societ che hanno per oggetto esclusivo "la compravendita, il possesso, la gestione o il collocamento di valori mobiliari, e quindi anche le societ di investimento mobiliare, le quali non acquistano le partecipazioni in altre societ allo scopo di controllarne l'attivit, ma allo scopo di investire il proprio capitale in titoli, con l'obbiettivo di trarne un reddito attraverso la riscossione dei dividendi o l'aumento del loro valore di mercato. *****

50) Societ controllate e societ collegate. Poich dall'esercizio del potere di acquisire azioni o quote di altre societ possono conseguire pericoli per il capitale sociale e per il funzionamento delle assemblee, il legislatore ha dettato regole particolari per limitare l'esercizio del potere di partecipazione e per disciplinare i rapporti tra societ. La prima distinzione che va fatta tra "societ controllate" e "societ collegate". Societ controllate. Sono considerate delle "controllate": a) e societ in cui un'altra societ dispone della maggioranza richiesta per le deliberazioni della assemblea ordinaria (c.d. "controllo di diritto"). b) le societ che sono sotto "l'influenza dominante" di un altra societ sempre in virt delle azioni o delle quote da questa possedute, ovvero in virt di particolari vincoli contrattuali (c.d. "controllo di fatto").

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c) le societ controllate indirettamente da un'altra societ mediante le azioni o quote possedute da societ da essa controllate (societ a catena) ovvero per il tramite di societ fiduciarie o di persone interposte (c.d. "controllo indiretto").

Societ collegate. Sono invece considerate societ "collegate" le societ che sono sotto la "influenza notevole" di un'altra societ. L'influenza notevole quando l'una societ pu esercitare nell'assemblea ordinaria dell'altra almeno 1/5 dei voti, ovvero 1/10 se si tratta di societ quotate in borsa. La legge pone dei limiti all'acquisto e alla sottoscrizione di partecipazioni della societ controllante da parte delle societ controllate. 1) Acquisto. La disciplina ricalca in gran parte quella dell'acquisto delle azioni proprie: la societ controllata non pu acquistare azioni o quote della societ controllante se non ricorrono le seguenti condizioni: a) che l'acquisto avvenga nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili; b) che le azioni acquistate siano interamente liberate; c) che l'acquisto sia deliberato dall'assemblea dei soci. Il valore delle partecipazioni acquistate non pu eccedere 1/5 del capitale della societ controllante, tenendosi conto delle partecipazioni proprie possedute dalla medesima societ controllante e da altre societ da essa controllate. Gli amministratori della societ controllata non possono esercitare il diritto di voto nelle assemblee della societ controllante. Le azioni o quote della societ controllante acquistate senza il rispetto di tali condizioni devono essere alienate entro un anno. Se ci non avviene la societ controllante deve procedere a loro annullamento e corrispondente riduzione del capitale. Le condizioni prescritte non operano se l'acquisto di partecipazioni di societ controllanti avviene per effetto di successione universale o fusione, a titolo gratuito o in caso di esecuzione forzata.

2) Sottoscrizione. La disciplina ricalca quella della sottoscrizione delle azioni proprie, per cui alla societ controllata vietato di sottoscrivere azioni o quote della societ controllante. In caso di sottoscrizione diretta, le partecipazioni si intendono sottoscritte dagli amministratori, i quali sono obbligati personalmente a versare i conferimenti. In caso di sottoscrizione indiretta, il terzo che ha sottoscritto le partecipazioni in nome proprio ma per conto della controllata, considerato sottoscrittore per conto proprio. *******

51) I gruppi di societ. Quando sussiste una posizione di controllo tra due o pi societ, la legge presume che la societ controllante svolga anche una attivit di direzione e coordinamento delle attivit delle societ controllate.
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Tale attivit di "direzione e coordinamento" pu essere svolta anche in base a vincoli contrattuali esistenti tra le societ (c.d. "contratto di dominio"), oppure in virt di clausole statutarie o anche in via di fatto. Vi il rischio pertanto che la societ capogruppo induca gli amministratori delle societ controllate ad adottare decisioni corrispondenti all'interesse della capogruppo, che per possono arrecare pregiudizio alla singola societ controllata. Pubblicit. A tutela degli interessi dei soci di minoranza stato disposto che la stessa controllata debba dare "pubblicit" al fatto di essere soggetta "all'altrui attivit di direzione e di coordinamento", indicandolo negli atti e in una apposita sezione del registro delle imprese: in mancanza, gli amministratori della societ controllata sono responsabili dei danni. Motivazione. Le decisioni delle controllate, quando influenzate dalla capogruppo, "debbono essere analiticamente motivate e recare indicazione puntuale delle ragioni e degli interessi la cui valutazione ha inciso sulla decisione". Responsabilit della capogruppo. Ai soci e ai creditori della societ controllata attribuita un'azione diretta di responsabilit extracontrattuale anche contro la societ capogruppo, se questa ha indotto le societ controllate a violare i principi di correttezza della gestione. Tale azione di responsabilit contro la capogruppo ha natura diretta e non surrogatoria, ma pu essere esercitata solo se i soci e i creditori "non sono stati soddisfatti dalla societ controllata". Se la societ controllata viene sottoposta ad una procedura concorsuale, l'azione dei creditori contro la capogruppo esercitata, in loro vece, dall'organo a cui la legge attribuisce l'amministrazione della societ nella fase concorsuale. Finanziamento dei postergati. I finanziamenti effettuati dalla capogruppo alla societ controllata sono disciplinati come se fossero conferimenti, e quindi vengono rimborsati alla capogruppo solo se prima vengono soddisfatti tutti gli altri creditori della controllata. Recesso. Ai soci delle societ controllate riconosciuto il diritto di recesso ex art. 2497 quater cc. *****

52) la suddivisione in comparti. Patrimoni e finanziamenti destinati. Anche le Spa rispondono dei debiti con tutto il patrimonio. Pu accadere che quando una societ intende compiere una particolare operazione autonoma, possa avere interesse a costituire un'altra societ controllata destinata a compiere solo tale operazione, cos da rispondere degli eventuali debiti scaturenti dalla operazione stessa solo con il proprio patrimonio. Invece di procedere alla formazione di un gruppo, alle societ per azioni consentito di costituire appositi patrimoni separati al loro interno, dedicati ciascuno al compimento di una operazione economica specifica, ed al quale vanno autonomamente imputati i guadagni e le perdite.

* Patrimoni destinati ad uno specifico affare. Spetta all'organo amministrativo deliberare, a maggioranza assoluta, la costituzione di uno o pi patrimoni ciascuno dei quali destinato ad uno specifico affare: tali patrimoni non possono essere costituiti per un valore superiore al 10% del patrimonio netto della societ. La deliberazione deve indicare:
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l'affare e i rapporti giuridici che vengono costituiti in patrimonio separato; il piano economico-finanziario da cui risulti la congruit del patrimonio rispetto alla realizzazione dell'affare; gli eventuali apporti di terzi, con le modalit di controllo sulla gestione e di partecipazione ai risultati dell'affare; la possibilit di emettere strumenti finanziari di partecipazione all'affare con i diritti che essi attribuiscono; la nomina di un revisore legale o di una societ di revisione legale per il controllo contabile sull'andamento dell'affare; le regole con cui deve essere presentato il rendiconto dell'affare.

Gli amministratori possono stabilire che la societ risponda illimitatamente con tutto il proprio patrimonio anche dei debiti relativi allo specifico affare. Se tale previsione manca, per tali debiti la societ risponde solo con i beni del patrimonio separato. La deliberazione consiliare va depositata ed iscritta entro trenta giorni nel registro delle imprese: entro due mesi dall'iscrizione i creditori sociali possono fare opposizione, ma il tribunale pu consentire alla societ di prestare idonea garanzia per potere procedere alla realizzazione dell'affare; anche il provvedimento del tribunale va pubblicato nel registro delle imprese. I creditori sociali i cui crediti non derivano dallo svolgimento dell'affare, non possono agire sui beni del patrimonio separato, ma solo sulla parte di frutti o proventi spettante alla stessa societ. Se vengono emessi strumenti finanziari i loro possessori deliberano sugli oggetti di interesse comune e sulle eventuali modificazioni dei diritti partecipativi in "assemblea speciale", procedendo alla nomina di un rappresentante comune. Quando l'affare si realizza o ne divenuta di contro impossibile la realizzazione, l'organo amministrativo redige il rendiconto finale e lo deposita nel registro delle imprese. Se i debiti scaturenti dall'affare non sono stati integralmente soddisfatti, i creditori possono chiedere alla societ di nominare un liquidatore che proceda alla liquidazione del patrimonio separato.

* Finanziamenti destinati ad uno specifico affare. Gli amministratori della societ possono stipulare con un terzo un contratto di finanziamento destinato alla realizzazione di uno specifico affare, contratto in cui sia previsto che la restituzione delle somme oggetto del finanziamento debba avvenire con i proventi derivanti dalla realizzazione dell'affare; e che, se la restituzione non avviene entro un certo termine, il prestito non debba essere pi rimborsato. E' fattispecie diversa da quella precedente perch sono soltanto i proventi dell'operazione a costituire un patrimonio separato da quello della societ; poi, si differisce anche perch il finanziamento ha natura partecipativa, nel senso che il finanziatore partecipa al rischio dell'operazione (nel contratto vanno comunque precisate le garanzie offerte dalla societ per la corretta e tempestiva realizzazione dell'operazione).
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Onde i proventi della operazione costituiscano un patrimonio separato, si devono osservare regole peculiari di pubblicit e di identificazione dei proventi. E'infatti prescritto: a) che copia del contratto di finanziamento sia depositata ed iscritta nel registro delle imprese; b) che la societ adotti sistemi di incasso e di contabilizzazione idonei a individuare in ogni momento i proventi dell'affare e a tenerli separati. ****

53) Le modifiche dell'atto costitutivo. Nelle Spa le modifiche dell'atto costitutivo sono di competenza dell'assemblea straordinaria: esse possono poi essere decise solo da una parte degli azionisti, purch si raggiunga il quorum prescritto dalla legge. Il notaio che ha proceduto alla verbalizzazione dopo l'assemblea straordinaria, deve richiedere l'iscrizione nel registro delle imprese di tutte le deliberazioni di modifica. Il notaio non pu rifiutare di verbalizzare la delibera modificativa, neanche se i soci hanno approvato disposizioni contrarie alla legge: il notaio, se ritiene la delibera illegittima, non deve tuttavia richiederne l'iscrizione, ma deve comunicare la propria valutazione negativa agli amministratori. Costoro possono in via alternativa: o convocare l'assemblea per gli opportuni provvedimenti, o richiedere al tribunale di accertare la legittimit della delibera; se non procedono tempestivamente in questo senso, la delibera diviene definitivamente inefficace. La modifica diventa efficace solo a seguito della iscrizione nel registro delle imprese. Dopo ogni modifica, il testo aggiornato dello statuto va integralmente depositato nel registro delle imprese.

* L'aumento del capitale sociale. La societ pu deliberare l'aumento del proprio capitale. La deliberazione relativa pu essere validamente adottata, ma non pu essere eseguita fino a che le azioni precedentemente emesse non siano interamente liberate. Il legislatore intende evitare che la societ richieda ulteriori conferimenti quando ancora non ha riscosso tutti i suoi crediti dai conferimenti verso i soci. E' posta una disciplina particolare per l'azione di nullit contro la delibera di aumento, esercitabile entro termini pi ridotti per favorirne la stabilit. Nella societ in cui le azioni sono diffuse tra il pubblico, il tribunale non pu pronunciare l'invalidit della delibera di aumento a pagamento del capitale dopo che sia stata iscritta nel registro delle imprese l'attestazione che l'aumento stato anche solo parzialmente eseguito. Due sono le ipotesi di aumento disciplinate: l'aumento a pagamento e l'aumento gratuito. a) l'aumento a pagamento. In questa prima ipotesi, si ha aumento del capitale con corrispondente aumento del patrimonio, o perch i vecchi soci compiono nuovi conferimenti o perch detti conferimenti sono compiuti da terzi che diventano a loro volta azionisti. Se si conferiscono somme di denaro, bisogna versarne agli amministratori almeno il 25% all'atto della sottoscrizione dell'aumento. Se si conferiscono beni in natura o diritti di credito, occorre procedere alla loro stima giurata ovvero alla valutazione semplificata del loro valore.

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Delega agli amministratori. Lo statuto o l'assemblea possono attribuire agli amministratori il potere di aumentare il capitale in una o pi tranches, cio attraverso la emissione, una o pi volte, di titoli azionari, fino ad un ammontare massimo determinato nello statuto o dall'assemblea. Con l'attribuzione della delega, si d modo agli amministratori di procedere alla emissione nel momento in cui la situazione del mercato finanziario appare pi favorevole, o di contro a non procedervi affatto. La delibera degli amministratori per laumento del capitale deve essere redatta da un notaio e iscritta nel registro delle imprese.

Diritto di opzione. Per non alterare la posizione dei vecchi azionisti, stabilito che essi debbano essere preferiti nella sottoscrizione delle azioni di nuova emissione in proporzione al numero delle azioni gi possedute. Se gi vi sono obbligazioni convertibili, l'opzione spetta anche ai loro titolari, in concorso con gli azionisti. Il diritto di opzione spetta agli azionisti titolari di azioni ordinarie anche se la nuova emissione ha per oggetto azioni di altra categoria. Per agevolare il collocamento delle azioni, l'assemblea straordinaria, nel deliberare l'aumento del capitale, pu decidere che esse vengano sottoscritte da banche o da enti finanziari che assumano l'obbligo di offrirle in opzione (c.d. "opzione indiretta") agli azionisti e ai titolari di obbligazioni convertibili. Pu accadere che per una parte dei titoli l'opzione non venga esercitata: in tali ipotesi, chi ha esercitato l'opzione ha un ulteriore diritto di prelazione sui titoli non optati. Il diritto di opzione pu essere escluso o limitato: a) quando le azioni devono essere liberate mediante "conferimenti in natura"; b) quando lo esige "l'interesse della societ"; c) quando l'assemblea straordinaria delibera di offrire le nuove azioni ai dipendenti della societ. Nelle prime due ipotesi, occorre una relazione degli amministratori da cui risultino le ragioni per cui si propone l'esclusione o la limitazione dell'opzione, relazione corredata da un parere dell'organo di vigilanza che deve pronunciarsi sulla congruit del prezzo di emissione. E' previsto che l'assemblea stabilisca il prezzo di emissione delle azioni in base al valore del "patrimonio netto". La differenza tra il prezzo di emissione delle azioni ed il loro valore nominale viene denominata "sovrapprezzo": il sovrapprezzo deve essere versato integralmente. Quanto ottenuto dalla societ come sovrapprezzo deve essere destinato ad una apposita riserva: solo quando la riserva legale ha raggiunto 1/5 del nuovo ammontare del capitale sociale il sovrapprezzo pu anche essere distribuito tra i soci. Sottoscrizione parziale. Se l'aumento non sottoscritto integralmente entro il termine prescritto, i sottoscrittori restano vincolati nei limiti della somma sottoscritta, solo se cos stato espressamente disposto nella stessa deliberazione di aumento (c.d. "presunzione di inscindibilit dell'aumento").

* I Warrants. Nella prassi, in ipotesi di esclusione del diritto di opzione, pu accadere che la societ emittente rilasci agli stessi azionisti particolari "buoni" detti warrants, che attribuiscono il diritto di sottoscrivere o acquistare azioni di nuova emissione (le c.d. "azioni di compendio").
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I warrants sono titoli liberamente trasferibili a chiunque ne diventi portatore, con conseguente trasferimento del diritto di acquisire le azioni di compendio: detti tioli hanno quindi un proprio valore di mercato, e possono essere ammessi alle quotazioni. Entro trenta giorni, gli amministratori devono iscrivere nel registro delle imprese che l'aumento del capitale stato eseguito. Solo dopo tale iscrizione la nuova cifra del capitale pu essere indicata negli atti sociali. *****

54) Aumento gratuito e riduzione del capitale sociale. L'aumento gratuito del capitale. Si ha aumento gratuito, cio aumento del capitale senza contemporaneo aumento del patrimonio, quando nel capitale vengono computati valori che gi fanno parte del patrimonio della societ. L'imputazione a capitale di detti valori non solo una operazione contabile, ma ha anche effetti giuridici in quanto vi si procede con lo scopo di rendere quei valori indisponibili da parte della societ: cos, in corrispondenza della nuova cifra del capitale, si possono ottenere ulteriori crediti dai terzi che servano a finanziare l'attivit della societ, la quale in tal modo evita di procurarsi i capitali che le necessitano attraverso un aumento a pagamento del capitale, che invece costringerebbe i soci a nuovi esborsi. L'aumento gratuito di capitale pu attuarsi o emettendo nuove azioni coi medesimi caratteri di quelle in circolazione, ovvero aumentando proporzionalmente il valore nominale delle vecchie azioni, senza aumentarne il numero.

La riduzione del capitale sociale. La legge disciplina due ipotesi di riduzione: a) la riduzione volontaria. b) la riduzione obbligatoria (a cui si deve procedere quando, a causa di perdite, il valore del patrimonio della societ divenuto inferiore di 1/3 rispetto al valore nominale del capitale).

* La riduzione volontaria. Gli amministratori possono convocare l'assemblea straordinaria indicando le ragioni per cui le propongono la riduzione del capitale: se la maggioranza degli azionisti d'accordo, l'assemblea pu deliberare la riduzione, liberando la societ per la parte corrispondente dal relativo vincolo di indisponibilit. Detta riduzione quindi effettiva nel senso che, a seguito della esecuzione della delibera, diminuisce anche il patrimonio della societ. La societ pu deliberare di eseguire la riduzione secondo diverse modalit: a) o libera i soci dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti; b) ovvero restituisce a tutti i soci parte dei conferimenti. In entrambe le ipotesi, occorrer o diminuire proporzionalmente il numero delle azioni in circolazione o ritirarle tutte emettendo altre azioni di valore inferiore. Ancora, la societ pu: c) acquistare nel mercato una parte delle proprie azioni, e procedere al loro annullamento; d) sorteggiare un numero di azioni corrispondente all'ammontare della riduzione, e rimborsarne il valore nominale ai titolari ritirando i titoli e annullandoli. Il capitale non pu essere ridotto al di sotto del minimo legale, centoventimila euro. Alla riduzione facoltativa sono posti altri limiti, se la societ ha gi proceduto alla emissione di obbligazioni; ovvero, se possiede azioni proprie.
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* Riduzione per perdite (obbligatoria). La principale ragione per cui si ricorre alla riduzione facoltativa del capitale per perdite quella di permettere la distribuzione degli utili successivamente conseguiti. Infatti la distribuzione sarebbe altrimenti inammissibile, dovendosi prima colmare le perdite. In questo caso, la riduzione del capitale non effettiva ma soltanto "nominale", giacch non si ha contestuale riduzione del patrimonio della societ. La riduzione nominale diventa addirittura obbligatoria nella ipotesi in cui il valore del patrimonio divenuto inferiore a quello del capitale per oltre 1/3. Quando le perdite eccedano tale misura, gli amministratori devono convocare l'assemblea, sottoponendole una relazione sullo stato patrimoniale della societ corredata dalle osservazioni del collegio sindacale o del consiglio di sorveglianza o del compitato per il controllo della gestione. Se l'assemblea giudica la situazione irrimediabile, deve senza indugio deliberare la riduzione del capitale. Se invece l'assemblea prevede un miglioramento, pu rinviare ogni decisione all'esercizio successivo. Se la societ rifiuta di deliberare la riduzione, questa viene direttamente disposta dal tribunale con un decreto che dev'essere iscritto nel registro delle imprese. Il ricorso al tribunale non occorre quando le azioni della societ sono prive dell'indicazione del valore nominale, e lo statuto consente che in tale ipotesi la riduzione obbligatoria del capitale per perdite possa essere disposta direttamente dagli amministratori. Se poi, in conseguenza delle perdite, si sotto del minimo legale, l'assemblea deve deliberare senz'altro: o la riduzione del capitale, aumentandolo contestualmente almeno fino a centoventimila euro, o lo scioglimento della societ o ancora la sua trasformazione in un tipo diverso. Caso particolare quello in cui il capitale risulti integralmente perduto: in questa ipotesi si dovrebbe avere lo scioglimento della societ, ma la giurisprudenza riconosce alla maggioranza dell'assemblea straordinaria il potere di deliberare la c.d. "riduzione a zero" del capitale, disponendone contestualmente la reintegrazione mediante aumento. *****

55) Il diritto di recesso del socio. Poich nelle Spa la modificazione dello statuto sociale pu avvenire per decisione della sola maggioranza, si dovuto tutelare l'interesse degli azionisti di minoranza a non subire mutamenti dello statuto che modifichino quei punti che, secondo il legislatore, possibile siano stati considerati essenziali da alcuni azionisti ai fini della loro partecipazione alla societ. E' stato perci riconosciuto agli azionisti contrari a determinate modificazioni il diritto di recedere dalla societ, la quale dovr pertanto rimborsagli una soma corrispondente al valore della loro quota di partecipazione. Le principali modificazioni a cui per legge consegue il "diritto di recesso", totale o parziale, sono le seguenti: a) b) c) d) il cambiamento dell'oggetto sociale; il cambiamento del tipo di societ; il trasferimento della sede principale all'estero; la revoca della liquidazione.
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Tali ipotesi legali di recesso sono inderogabili, perch il codice dispone la nullit di ogni patto volto ad escludere l'esercizio del recesso. Sono previste altre cause legali di recesso quando viene deliberata la proroga del termine di durata della societ, ovvero quando viene deliberata l'introduzione o la rimozione di limiti convenzionali alla circolazione delle azioni: queste ultime due ipotesi legali di recesso sono per derogabili dallo statuto. Il diritto di recesso spetta ai soci dissenzienti, astenuti o assenti dall'assemblea i quali devono comunicarlo alla societ entro 15 giorni dalla delibera da cui si dissente. Dopo l'esercizio del recesso, le azioni devono essere depositate presso la sede sociale e non possono essere cedute a terzi. Il recesso diviene inefficace se entro novanta giorni viene revocata la delibera di modifica dello statuto che ne ha consentito l'esercizio, ovvero viene deliberato lo scioglimento della societ. I soci recedenti hanno diritto al rimborso delle proprie azioni, il cui importo deve essere determinato dagli amministratori, prima della riunione assembleare convocata per l'approvazione della delibera da cui pu scaturire il diritto di recesso. Le azioni dei soci recedenti devono essere offerte in opzione agli altri soci e ai titolari di obbligazioni convertibili. Se l'opzione non viene esercitata, gli amministratori possono collocare le azioni presso terzi estranei e procedere al rimborso della quota. Nel caso di mancato collocamento entro 180 giorni dalla comunicazione del recesso, la societ deve rimborsare le azioni del socio receduto acquistandole nei limiti degli utili e delle riserve disponibili: in mancanza di utili o di riserve sufficienti, gli amministratori devono convocare l'assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale o lo scioglimento della societ. Il recesso pu essere esercitato anche dai soci di societ soggette ad attivit di direzione e di coordinamento in ipotesi in cui la capogruppo adotta provvedimenti che possono incidere negativamente sul valore della loro partecipazione sociale. *****

56) Le obbligazioni. Le Spa possono ricorrere al mercato finanziario contraendo mutui a fronte dei quali rilasciano ai creditori dei documenti, denominati "obbligazioni". Le obbligazioni - che possono essere emesse pure dallo stato o da altri enti pubblici - sono titoli di credito emessi in serie (detti anche "titoli di massa"), ed inoltre sono liberamente trasferibili: possono essere "nominativi" ovvero "al portatore". Le obbligazioni non rappresentano quote di partecipazione alla societ, ma rappresentano soltanto il diritto di credito che l'obbligazionista vanta verso la societ. A differenza degli azionisti dunque, gli obbligazionisti non hanno diritto alla distribuzione periodica degli eventuali utili conseguiti dalla societ n sopportano le eventuali perdite, ma hanno diritto a percepire a cadenza periodica l'interesse stabilito (che pu essere fisso, in caso di "titoli a reddito fisso") e, alla scadenza, ad avere restituita la somma prestata alla societ.

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Talvolta la societ emette le obbligazioni "sotto la pari", e perci riceve una somma inferiore al loro valore nominale, impegnandosi per a rimborsare una somma pari al valore nominale. Pu essere previsto che il pagamento del capitale e degli interessi sia subordinato al soddisfacimento degli altri creditori sociali (c.d. credito obbligazionario postergato o subordinato); pu essere previsto anche che l'entit e i tempi di pagamento possano variare "in relazione a parametri oggettivi relativi all'andamento economico della societ" (c.d. "tasso variabile indicizzato"; "obbligazioni con clausola di partecipazione"). Le obbligazioni con clausola di subordinazione o partecipazione, se emesse da societ non quotate, devono avere scadenza iniziale non inferiore a 3 anni. Il legislatore ha predisposto una tutela degli obbligazionisti ponendo dei limiti alla emissione delle obbligazioni. La regola infatti che la societ pu emettere obbligazioni solo per una somma non superiore al doppio del capitale sociale e delle riserve esistenti, detratto l'importo delle garanzie prestate per le obbligazioni emesse da altre societ. Tale limite pu essere superato solo nei seguenti casi: a) quando le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado che la societ concede alla massa degli obbligazionisti sopra propri immobili; b) quando ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale, l'autorit governativa pu autorizzare la societ ad emettere obbligazioni oltre il limite prescritto e senza le garanzie suddette, ma prescrivendo altri limiti. Il limite normativo pu essere superato anche quando le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori professionali. Nessun limite opera per le obbligazioni destinate alla quotazione nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, nonch per le obbligazioni che attribuiscono il diritto di acquistare o sottoscrivere azioni. La riduzione facoltativa del capitale e delle riserve pu avvenire solo in proporzione delle obbligazioni rimborsate. La riduzione per perdite rimane obbligatoria e va quindi deliberata: ma la societ non pu pi distribuire utili ai soci fino a quando l'ammontare del capitale delle riserve non eguagli nuovamente l'ammontare delle obbligazioni in circolazione. L'emissione di obbligazioni deliberata dagli amministratori: la delibera va verbalizzata da un notaio. Essa rimane inefficace sino a quando non viene pubblicata nel registro delle imprese. Alle delibere di emissione delle obbligazioni si applica una disciplina dell'invalidit analoga a quella prevista per le deliberazioni assembleari di aumento e riduzione per esubero del capitale. Di solito, l'emissione costituisce una operazione di "sollecitazione all'investimento". La legge prevede una "organizzazione unitaria" degli obbligazionisti di societ commerciali. Costoro vengono a costituire una collettivit che ha come suoi organi: 1) l'assemblea degli obbligazionisti; 2) il c.d. rappresentante comune degli obbligazionisti. 1) L'assemblea degli obbligazionisti. Essa decide su tutti gli oggetti di interesse comune, ed in particolare sulle proposte della societ che intende modificare le clausole del prestito o che chiede l'amministrazione controllata o il concordato. All'assemblea degli obbligazionisti possono assistere i membri degli organi di amministrazione e controllo della societ emittente, e le sue deliberazioni
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sono impugnabili. Se l'impugnazione proposta dagli obbligazionisti, questi devono possedere le percentuali di titoli previste dalla legge sull'ammontare del prestito obbligazionario. 2) Il rappresentante comune nominato dall'assemblea degli obbligazionisti: ne esegue le deliberazioni, ne tutela gli interessi comuni nei rapporti con la societ e li rappresenta. Assiste alle assemblee dei soci e alle operazioni di sorteggio delle obbligazioni. La disciplina in materia di limiti all'emissione dei titoli obbligazionari nonch quella in materia di organizzazione interna, non si applica alle obbligazioni particolari (dette "project bonds") emesse dalle c.d. "societ di progetto", nonch da talune societ operanti nel settore energetico. Tali obbligazioni possono infatti essere emesse e circolare solo nell'ambito di investitori qualificati. ****

57) Le obbligazioni convertibili in azioni (warrants). L'emissione di "obbligazioni convertibili in azioni" non di competenza degli amministratori, ma della assemblea straordinaria: esse infatti non sono solo titoli di debito, ma hanno anche natura partecipativa in quanto attribuiscono ai loro possessori una duplice facolt alternativa: o quella di ottenere dalla societ il rimborso del valore dei titoli, ovvero quella di sottoscrivere azioni della stessa societ utilizzando per la loro liberazione, a mo' di conferimento, le somme gi versate all'atto della sottoscrizione delle obbligazioni. Dette obbligazioni si sono diffuse nella pratica per sopperire al principale inconveniente delle obbligazioni comuni, le quali non sempre tutelano adeguatamente i loro sottoscrittori: con le obbligazioni convertibili invece, da un lato i sottoscrittori entrano in possesso di titoli che non gli fanno acquisire immediatamente una partecipazione sociale per cui sarebbero coinvolti in eventuali perdite della societ; d'altro lato per, avendo la facolt di convertirle successivamente in quote azionarie, hanno modo di usufruire dell'eventuale aumento del patrimonio sociale che si viene a riflettere sul valore delle azioni. Per emettere obbligazioni convertibili, l'assemblea straordinaria deve deliberare contestualmente: le modalit del diritto di conversione (e in particolare il "rapporto di cambio" tra obbligazioni ed azioni) e la data dalla quale si potr chiedere la conversione; l'aumento del capitale sociale per un importo corrispondente al valore nominale delle azioni che gli obbligazionisti otterranno ove esercitino tutti il diritto di opzione.

Non pu dunque essere deliberata l'emissione di obbligazioni convertibili "se il capitale sociale non sia stato interamente versato". Inoltre, la disciplina delle obbligazioni convertibili corrisponde a quella dell'emissione delle azioni. Lo statuto o l'assemblea straordinaria possono delegare agli amministratori anche l'emissione di obbligazioni convertibili sino ad un ammontare determinato e per il periodo massimo di cinque anni. Sulle obbligazioni convertibili, gli azionisti possono esercitare il diritto di opzione; per chiaro che se non lo esercitano, non hanno poi nessuna prelazione neppure sulle azioni emesse per consentire la conversione delle obbligazioni.

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La delibera contestuale di aumento del capitale viene invece eseguita al momento e nella misura in cui gli obbligazionisti esercitano la facolt di conversione. "Nel primo mese di ciascun semestre gli amministratori provvedono all'emissione delle azioni spettanti agli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione. Gli amministratori devono iscrivere nel registro delle imprese un attestato che l'aumento del capitale stato eseguito in misura corrispondente al valore nominale delle azioni stesse). Fino a quando non scaduto il periodo di tempo previsto per l'esercizio della conversione, la societ pu deliberare la "riduzione volontaria del capitale" e la modifica delle clausole statutarie sulla "ripartizione degli utili" solo se ha dato la possibilit agli obbligazionisti di esercitare la conversione in tempo utile per partecipare in qualit di soci all'assemblea straordinaria convocata per adottare una delle deliberazioni suddette: a tal fine, bisogna pubblicare un avviso nel registro delle imprese, concedendo agli obbligazionisti di richiedere la conversione "nel termine di un mese". Regola analoga vale anche nel caso di "fusione" con altre societ. La possibilit di conversione anticipata non invece necessaria, e quindi non concessa, nei casi di "aumento gratuito del capitale" o nel caso di "riduzione per perdite", giacch ritenuto sufficiente disporre la correzione automatica del rapporto di cambio "in proporzione alla misura dell'aumento o della riduzione": in modo che, se e quando gli obbligazionisti eserciteranno la conversione in azioni, le conseguenze si rifletteranno egualmente sulla loro posizione. Infine, in caso di aumento del "capitale a pagamento", ai possessori di obbligazioni convertibili spetta, in concorso proporzionale coi soci, il diritto di opzione sui titoli di nuova emissione.

* Warrants. Differiscono da quelle convertibili le obbligazioni emesse con i c.d. "warrants", documenti che attribuiscono all'obbligazionista il diritto di sottoscrivere entro un certo tempo e ad un prezzo determinato nuove azioni della societ emittente. I warrants possono avere una circolazione e quindi una valutazione separata da quella del titolo obbligazionario, e l'esercizio del diritto di sottoscrizione delle azioni di nuova emissione non fa perdere all'obbligazionista la posizione di creditore della societ emittente. ****

58) Il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato. In generale. L'organo amministrativo, alla chiusura di ogni esercizio, deve redigere il "bilancio di esercizio. Il bilancio di esercizio costituito da tre documenti: a) Lo stato patrimoniale. Esso deve indicare la consistenza del patrimonio della societ, determinando "distintamente" i valori attribuiti ai beni che compongono la parte attiva in contrapposizione ai valori dei debiti sociali che ne compongono la parte passiva. Nel passivo dello stato patrimoniale, oltre ai debiti, va anche iscritto il c.d. "patrimonio netto", cio l'ammontare del capitale sociale e delle riserve che rappresenta la somma dei valori dei beni iscritti all'attivo, al netto dei debiti sociali: pertanto, la somma complessiva dei valori iscritti all'attivo deve sempre corrispondere alla somma complessiva dei valori iscritti al passivo, perch questa a sua volta costituita dalla somma del patrimonio netto e dei debiti della societ.

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b) Il conto economico. Esso deve indicare il risultato economico di competenza dell'esercizio, risultato che corrisponde alla differenza tra i ricavi e i costi dell'attivit produttiva, e tra i proventi e gli oneri di natura finanziaria: se la somma dei ricavi e dei proventi superiore alla somma dei costi di produzione e degli oneri finanziari, la differenza costituisce l'utile; se invece inferiore, la differenza costituisce la perdita dell'esercizio. Gli utili o le perdite dell'esercizio vanno riportati nella parte passiva dello stato patrimoniale, per indicare l'incremento o il decremento del patrimonio netto.

c) La nota integrativa. Essa serve ad illustrare e ad integrare in modo analitico i dati dello stato patrimoniale e del conto economico. Gli amministratori devono anche allegare una propria relazione, nella quale riferiscono sull'andamento della gestione sociale. Alle societ che non superano determinate dimensioni consentita la redazione di un bilancio abbreviato, con riduzione del numero delle voci dello stato patrimoniale e delle indicazioni della nota integrativa. ****

59) I principi di redazione del bilancio. Gli scopi principali del bilancio annuale sono quelli di informare i soci ed i terzi sulla consistenza del patrimonio della societ, e di accertare gli utili o le perdite dell'esercizio sociale. Il bilancio deve essere redatto "con chiarezza", e deve rappresentare "in modo veritiero e corretto" la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico dell'esercizio. Per quanto riguarda la "chiarezza", alla sua base il rispetto della struttura dello stato patrimoniale e del conto economico, nei quali devono essere iscritte separatamente le "voci", cio le poste del bilancio indicate dal codice. Le voci previste dalla legge possono essere suddivise; ne possono essere aggiunte altre; si pu anche procedere al loro raggruppamento, ma soltanto quando questo, a causa del loro importo, irrilevante. Per ogni voce deve essere indicato, quando possibile, l'importo della voce corrispondente all'esercizio precedente. E' infine vietata la compensazione sia totale che parziale delle diverse partite, che perci vanno distintamente indicate. Per quanto riguarda la "rappresentazione veritiera e corretta" della situazione della societ, occorre che i valori siano determinati in modo da esprimere un quadro fedele di detta situazione, e da non alterare la misura degli utili conseguiti e delle perdite sofferte. Il legislatore ha pertanto stabilito i "criteri di valutazione" che devono essere osservati ed ha posto, come principio cardine, la regola per cui la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione della attivit. Infatti, vedremo come la valutazione dei beni dell'attivo sia solitamente ispirata al criterio della loro iscrizione al costo di acquisto o di produzione. Non quindi ammessa l'indicazione di un valore di rivendita ovvero di liquidazione volontaria o forzata; non neppure ammessa la rivalutazione economica n la rivalutazione monetaria: solo quando consentito da leggi speciali, possibile tenere conto della svalutazione della moneta. Altri principi di redazione del bilancio sembrano corrispondere sia alle esigenze di chiarezza sia alle esigenze di verit del bilancio. Si tratta di disposizioni secondo cui: si deve tenere conto delle entrate e delle spese di competenza dell'esercizio; si possono indicare solo gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio; gli
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elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente. Infine, i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro (c.d. "principio della continuit dei bilanci"). Deroghe al principio di redazione ed ai criteri di valutazione sono ammesse in casi eccezionali, solo se necessarie: le deroghe, e le eventuali variazioni dei criteri di valutazione da un esercizio all'altro devono essere motivate dagli amministratori nella nota integrativa. Se a causa della deroga ai criteri di valutazione emergono utili, questi devono essere iscritti in una apposita riserva e non possono essere distribuiti fino a che il maggiore valore iscritto non venga realizzato.

* Nel conto economico, alle voci dell'attivo vanno indicate separatamente le seguenti voci: a) i crediti verso i soci, per versamenti ancora dovuti. b) Immobilizzazioni, distinte in Immobilizzazioni immateriali (ad es., costi di impianto, ricerca o pubblicit); immobilizzazioni materiali (ad es., terreni e fabbricati); immobilizzazioni finanziarie (ad es., partecipazioni, titoli obbligazionari). c) Attivo circolante, a sua volta distinto in: rimanenze (ad es, le materie prime o le merci stoccate); i crediti (distinti a loro volta in crediti verso i clienti, imprese controllate, collegate, controllanti, il fisco e verso altri debitori); attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni in quanto non destinate ad essere utilizzate durevolmente dalla societ; disponibilit liquide (cio depositi, denaro liquido, assegni e valori in cassa). d) Ratei e risconti attivi: i ratei sono tutte le ipotesi in cui un ricavo riguarda pi esercizi e quindi deve essere tra essi "rateizzato". I risconti attivi sono ipotesi di spese avvenute nell'esercizio oggetto del bilancio, ma di pertinenza di un esercizio diverso nel quale vanno dunque computate. Si tratta di ipotesi definite "credito di un esercizio" nei confronti di altri esercizi passati o futuri.

Al passivo dello stato patrimoniale vanno invece iscritte le seguenti voci. a) Il patrimonio netto: composto dal capitale sociale al valore nominale e dai "fondi di riserva": capitale e fondi di riserva sono investiti nei beni compresi nelle poste dell'attivo e quindi corrispondo al loro valore complessivo al netto delle perdite e dei debiti. Le riserve vanno indicate distintamente. Il patrimonio netto va aumentato dagli utili portati a nuovo, cio conseguiti negli esercizi precedenti e non distribuiti ai soci n iscritti in qualche riserva, e dagli utili di esercizio risultanti dal conto economico. Il patrimonio netto di contro diminuito dalle perdite portate a nuovo e dalle perdite di esercizio. Vanno computate anche le perdite vere e proprie. b) c) d) e) fondi per rischi ed oneri (accantonamenti per il pagamento di voci di spesa); fondi per il trattamento di fine rapporto (Tfr) dei dipendenti; debiti, variamente distinti; Ratei e risconti passivi.

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Conti d'ordine. Alcune voci dette "conti d'ordine" vanno inserite in calce allo stato patrimoniale - si dicono "iscrizioni sotto la riga" - per indicare che alla chiusura dell'esercizio non si avuta nessuna modifica nella situazione patrimoniale della societ, malgrado la sussistenza di rischi ed impegni futuri (detti anche "operazioni fuori bilancio"). In genere si tratta di obblighi di garanzia. Nei conti d'ordine va anche segnalato se vi responsabilit illimitata della societ per il pagamento dei debiti relativi a d un patrimonio destinato ad uno specifico affare. *****

60) Il bilancio consolidato. Le societ di capitali che controllano altre imprese, le societ cooperative e le mutue assicuratrici che controllano societ di capitali, hanno l'obbligo di redigere anche il c.d. "bilancio consolidato". Gli amministratori della societ controllante redigono il bilancio consolidato di gruppo riprendendo gli elementi dell'attivo e del passivo dei bilanci delle imprese controllate, cos che venga rappresentata con chiarezza ed in modo veritiero e corretto (c.d. "quadro fedele") la situazione del complesso delle imprese costruito dalla controllante e dalle controllate: a tali fini, le imprese controllate sono obbligate a trasmettere all'impresa controllante le informazioni da questa richieste. Poich il consolidamento mira ad offrire solo una informazione corretta del gruppo, dal bilancio consolidato vanno eliminati i valori corrispondenti alle partecipazioni delle imprese controllate e i debiti e i crediti derivanti da operazioni effettuate tra le stesse imprese nell'ambito del gruppo. Non devono neppure essere inclusi i dati relativi ad imprese controllate, quando la loro inclusione altererebbe la rappresentazione veritiera e corretta della situazione complessiva del gruppo. Gli elementi del passivo e dell'attivo devono essere valutati con criteri uniformi, e devono essere quelli utilizzati nel bilancio di esercizio dell'impresa che redige il bilancio consolidato. Il bilancio consolidato non deve essere approvato dall'assemblea dei soci. Il controllo sul bilancio consolidato affidato agli stessi organi e soggetti cui attribuito per legge quello sul bilancio di esercizio dell'impresa controllante. Copia del bilancio, della relazione degli amministratori, della relazione degli organi di controllo devono essere depositate presso il registro delle imprese. Il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato delle societ per azioni sono documenti contabili obbligatori, detti "a rilevanza esterna" in quanto destinati anche alla informazione del pubblico. *****

61) Lo scioglimento e la liquidazione della societ per azioni.

* Scioglimento. Nell'atto costitutivo possono essere previste cause convenzionali di scioglimento della Spa. Quanto alle cause legali, comuni alle altre societ, esse sono: il decorso del termine stabilito nell'atto costitutivo o successivamente prorogato;

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il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilit di conseguirlo (ma l'assemblea straordinaria, per evitare lo svolgimento, pu modificare lo statuto); il fallimento, che riguarda tutte le societ insolventi diverse dalle societ semplici o, in alternativa al fallimento, la liquidazione coatta amministrativa ovvero l'amministrazione straordinaria.

Si hanno, inoltre, queste altre cause legali di scioglimento peculiari delle societ di capitali: a) l'impossibilit di funzionamento o la continuata inattivit dell'assemblea ordinaria; b) la riduzione del capitale sociale al di sotto di centoventimila euro (salvo che si provveda alla sua reintegrazione o alla trasformazione in altro tipo sociale); c) la deliberazione dell'assemblea dei soci riuniti in sede straordinaria: lo scioglimento obbligatorio se la societ non ha riserve o utili disponibili per rimborsare la quota sociale agli azionisti recedenti, e l'assemblea rifiuta di deliberare la riduzione del capitale. La deliberazione dell'assemblea che decide lo scioglimento o la dichiarazione degli amministratori che accerta una causa di scioglimento devono essere depositate e iscritte nel registro delle societ: dalla data dell'iscrizione si determina l'effettivit dello scioglimento. Analoga pubblicit disposta per i provvedimenti con cui il tribunale provvede con decreto all'accertamento della causa di scioglimento della societ.

* Liquidazione. A seguito dello scioglimento inizia la fase della liquidazione della societ. Quando la liquidazione coatta o fallimentare si applicano le speciali procedure concorsuali; quando si verifica una delle altre cause di scioglimento, gli amministratori devono contestualmente all'accertamento convocare l'assemblea straordinaria perch deliberi la nomina dei liquidatori, determinandone i poteri. Se gli amministratori non provvedono alla convocazione dell'assemblea, o se l'assemblea stessa non provvede alla nomina dei liquidatori, costoro sono nominati dal tribunale. La nomina dei liquidatori va pubblicata nel registro delle imprese. Al verificarsi di una causa di scioglimento, gli amministratori possono seguitare a gestire la societ solo per conservare l'integrit del patrimonio sociale; cessano dalla carica appena viene pubblicata la nomina dei liquidatori, ai quali devono consegnare i beni sociali. I liquidatori devono procedere alla liquidazione dei beni sociali secondo modalit determinate dall'assemblea. Non possono in nessun caso ripartirli tra i soci se prima non sono stati soddisfatti i creditori della societ. Essi devono innanzitutto estinguere i debiti sociali; se i fondi disponibili non sono sufficienti, possono chiedere proporzionalmente agli azionisti i versamenti ancora dovuti. Compiuta la liquidazione, i liquidatori redigono il "bilancio finale", indicando la parte dell'eventuale attivo spettante a ciascuna azione (il c.d. "piano di riparto"). Il bilancio finale deve essere depositato presso il registro delle imprese. Entro novanta giorni ogni socio pu proporre reclamo: se i reclami sono respinti, il bilancio approvato. L'approvazione pu anche essere tacita, se nel termine trimestrale non vengono presentati reclami od anche se i soci rilasciano quietanza senza riserve del pagamento dell'ultima quota di riparto. A bilancio approvato i liquidatori sono liberati di fronte ai soci e devono chiedere la cancellazione della societ dal registro delle imprese, con estinzione della stessa. Dopo l'estinzione della societ, i
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creditori sociali eventualmente rimasti insoddisfatti possono agire contro i soci "fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse" e contro i liquidatori se il danno dipeso da loro mancanza. Compiuta la liquidazione, i libri sociali devono essere depositati e conservati per dieci anni nel registro delle imprese. Revoca della liquidazione. Prima della estinzione della societ lo stato di liquidazione pu essere revocato con delibera della assemblea straordinaria. La revoca diventa efficace quando risulta il consenso dei creditori sociali o il pagamento dei creditori non consenzienti; diventa in ogni caso efficace dopo il decorso di sessanta giorni dalla delibera di revoca nel registro delle imprese, salvo che i creditori abbiano fatto opposizione davanti al tribunale: questo, se ritiene infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori, dichiara efficace la revoca della liquidazione, nonostante la opposizione dei creditori sociali. *****

61) Le societ con azioni quotate nei mercati regolamentati. Le societ con azioni quotate in borsa, sono solitamente societ di grosse dimensioni con una pluralit di soci titolari di piccole quote del capitale sociale; a tali societ si applica una disciplina differenziata e pi rigorosa, prevedendosi tra l'altro l'istituzione dell'ente pubblico denominato Consob, dotato di particolari poteri di controllo, e in grado di pretendere che gli organi della societ tra le altre cose diano anche al pubblico dei risparmiatori informazioni che consentano di avere conoscenza dei dati rilevanti riguardanti la gestione della societ. Tali societ sono solite ricercare anche i capitali dei piccoli risparmiatori, i quali sono pi interessati all'incremento dell'investimento piuttosto che alla gestione della societ. La disciplina relativa a tali societ stata dunque integrata o modificata sotto diversi aspetti: per un primo aspetto, dal legislatore stata avvertita l'esigenza di sottoporre la societ quotata ad una disciplina di vigilanza esterna volta ad assicurare la correttezza dell'amministrazione, per assicurare i risparmiatori sull'opportunit dei loro investimenti. Di qui l'istituzione della Consob, munita di poteri informativi, di poteri regolamentari e di poteri ispettivi. Di qui, anche, l'affidamento dell'incarico di controllare la regolarit della contabilit sociale e l'attendibilit dei bilanci a revisori legali o a societ di revisione legale, con l'obbligo di comunicare alla stessa Consob gli esiti dei loro controlli sui bilanci sociali. Per un secondo aspetto, l'organizzazione della societ viene modificata sia per quanto riguarda l'introduzione di particolari obblighi degli azionisti titolari di partecipazioni rilevanti; sia per quanto riguarda la formazione delle deliberazioni dei soci, cercando di contemperare l'esigenza di assicurare l'efficienza delle determinazioni degli azionisti di maggior peso con l'esigenza contrapposta di assicurare anche la partecipazione dei piccoli azionisti.

Si accentuata una certa svalutazione del ruolo dell'assemblea, non solo consentendo che gli orientamenti di voto degli azionisti si possano determinare anche fuori della riunione assembleare, ma ance agevolando l'esercizio del voto per delega, consentendo altres la sollecitazione al conferimento di deleghe di voto effettuate tramite banche, imprese di investimento e societ di gestione del risparmio collettivo; nonch la raccolta di deleghe di voto da parte di associazioni
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formate da piccoli azionisti. Per un terzo aspetto, il legislatore ha cercato di sollecitare l'investimento azionario dei piccoli risparmiatori, consentendo di attribuirgli aspettative patrimoniali concorrenti con quelle di altri investimenti: con conseguente ammissibilit di azioni dotate di particolari privilegi patrimoniali, le c.d. "azioni di risparmio"; e di acconti su utili non ancora accertati nel bilancio di esercizio (c.d. acconti sui dividendi). Ha anche ammesso che gli statuti possano prevedere maggiorazioni del dividendo per i soci di minoranza detentori di azioni. Infine, si introdotta una particolare disciplina di tutela delle minoranze, tra l'altro riducendo le percentuali necessarie per denunciare irregolarit degli amministratori e per esercitare l'azione sociale di responsabilit contro gli esponenti sociali.

Si sono anche introdotte disposizioni per regolare il c.d. "mercato del controllo societario", disciplina con cui, a tutela dell'interesse dei piccoli azionisti a vendere le proprie azioni, il legislatore impone agli azionisti detentori di una partecipazione superiore al 30% il ricorso ad offerte pubbliche aventi per oggetto l'acquisto della totalit delle azioni c.d. "influenti". Mentre nelle societ non quotate che non controllino altre societ lo statuto pu prevedere che la revisione legale dei conti sia esercitata dal collegio sindacale, nelle societ quotate l'accertamento della regolare tenuta della contabilit sociale e la corrispondenza del bilancio alle risultanze delle scritture contabili e dall'osservanza delle disposizioni stabilite spetta sempre ad un revisore legale dei conti o ad una societ di revisione legale iscritta in un apposito registro. L'incarico di controllare la contabilit ed i bilanci deve essere conferito dalla assemblea ordinaria della societ quotata, su proposta motivata dell'organo sociale cui compete il controllo dell'amministrazione. Il soggetto incaricato esprime il proprio giudizio sul progetto di bilancio di esercizio presentato dagli amministratori per l'approvazione dell'assemblea dei soci o al consiglio di sorveglianza. In caso di giudizio negativo, o di dichiarazione di impossibilit ad esprimere un giudizio, o ancora in caso di dubbi significativi, il soggetto incaricato deve tempestivamente informare la Consob. In caso di giudizio positivo, la delibera assembleare che approva il bilancio pu essere impugnata da "tanti soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale": medesima percentuale di soci pu chiedere al tribunale di accertare la correttezza del bilancio consolidato. Stesse facolt pu esercitare anche la Consob. Il soggetto incaricato della revisione sottoposto al controllo del collegio sindacale e alla vigilanza della Consob, che ne controlla indipendenza e professionalit. **** 62) Le societ quotate. Gli organi di gestione e controllo. Sono poste norme particolari relative alla composizione degli organi di amministrazione e controllo. La scelta degli amministratori deve avvenire con scrutinio segreto, sulla base di liste di candidati (c.d. voto di lista).

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L'assemblea pu deliberare di attribuire agli amministratori anche azioni o altri strumenti finanziari: in tal caso, l'emittente mette a disposizione del pubblico una relazione in cui indica le ragioni e le modalit della attribuzione. I sindaci devono vigilare prevalentemente sull'osservanza della legge e dell'atto costitutivo, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sulla adeguatezza della struttura societaria. Per quanto riguarda il collegio sindacale, un sindaco effettivo deve essere eletto dalla minoranza; il presidente del collegio sindacale nominato dall'assemblea tra i sindaci eletti dalla minoranza. I sindaci devono essere informati periodicamente dagli amministratori sull'attivit di gestione e sulle operazioni di maggiore rilievo effettuate dalla societ o dalle societ controllate; sono tenuti a comunicare alla Consob le irregolarit riscontrate; anche un solo sindaco pu convocare individualmente il Cda o il comitato esecutivo. ******

63) Le societ quotate. Trasparenza degli assetti proprietari (partecipazioni rilevanti e reciproche). La legge pone alcune disposizioni volte a consentire una maggiore conoscenza della propriet azionaria delle societ quotate. Partecipazioni rilevanti. A riguardo vanno distinte due ipotesi: a) quella in cui taluno abbia, in una societ quotata, una partecipazione superiore al 2% del capitale di questa; b) quella in cui una societ quotata abbia, in una societ non quotata o in una Srl, una partecipazione superiore al 10% del capitale. In questi casi vige un obbligo di informazione. Coloro la cui partecipazione supera il limite fissato, e quindi detiene una "partecipazione rilevante", tenuto a darne comunicazione alla Consob e alla societ partecipata. Del contenuto delle comunicazioni si d notizia al pubblico. Partecipazioni reciproche. Una disciplina pi penetrante posta in caso di "partecipazioni reciproche", quando ogni societ ha una partecipazione nell'altra societ che ecceda i limiti percentuali suddetti. In tali ipotesi non vi solo l'obbligo della comunicazione, ma si richiede che venga a cessare la reciprocit delle partecipazioni. E' stabilito dunque che "la societ che ha superato il limite successivamente" non pu esercitare il diritto di voto inerente alle partecipazioni eccedenti, ed inoltre deve alienarle entro dodici mesi". In caso di mancata alienazione, non sono previste forme di vendita coattiva, ma la sospensione del diritto di voto si estende alla intera partecipazione. L'inosservanza dell'obbligo di sospensione del voto importa l'invalidit della stessa delibera. Relazione sulla gestione. In una sezione di detta relazione, che accompagna il bilancio di esercizio, gli amministratori delle societ quotate devono dare informazioni dettagliate sul governo societario e sugli assetti proprietari della societ. ******

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64) Le societ quotate. I patti parasociali. Il legislatore ha ritenuto necessario che la Consob sia informata, e ne sia informato il pubblico, dell'esistenza e del contenuto dei "patti parasociali" che hanno per oggetto l'esercizio del diritto di voto o che istituiscono obblighi di preventiva consultazione nelle societ; che pongono limiti al trasferimento delle partecipazioni sociali o che prevedono accordi per il loro acquisto (c.d. "acquisto concertato"); che hanno per oggetto o per effetto l'esercizio anche congiunto di una influenza dominante su tali societ; che sono volti a contrastare il successo di un'offerta pubblica di acquisto o di scambio.Detti patti vengono limitati nella durata massima e sopratutto sono soggetti a particolari obblighi di pubblicit. E'infatti disposto che nelle societ quotate e nelle societ che controllano altre societ i patti parasociali, in qualunque forma stipulati, debbano essere, entro cinque giorni dalla loro stipulazione: a) comunicati alla Consob; b) pubblicati per estratto sulla stampa quotidiana; c) depositati presso il registro delle imprese; d) comunicati alla societ quotata. L'inosservanza di suddetti obblighi di pubblicit importa la nullit dei patti e la sospensione del diritto di voto. Se i patti sono stipulati a tempo determinato, non possono avere durata superiore a tre anni: essi per sono rinnovabili alla scadenza. Se i patti sono stipulati a tempo indeterminato, ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di sei mesi: il recesso soggetto ai medesimi obblighi di pubblicit. Per vigilare sulla correttezza dei dati forniti al pubblico, la Consob pu richiedere notizie e documenti direttamente agli azionisti delle societ quotate titolari di partecipazioni rilevanti ovvero aderenti a un patto parasociale. ****

65) Le societ quotate: le assemblee e le deleghe di voto; le associazioni di azionisti; voto per corrispondenza. L'avviso di convocazione delle assemblee delle societ quotate va pubblicato sul sito internet della societ e nelle altre modalit stabilite dalla Consob. Esso deve indicare l'ordine del giorno, le procedure di partecipazione e le modalit di voto in assemblea. Sono messi a disposizione sul sito della societ copia dei documenti da sottoporre ad assemblea e i moduli che gli azionisti possono utilizzare per delega e corrispondenza. E' anche messa a disposizione del pubblico una relazione degli amministratori sull'ordine del giorno. I soci che rappresentino almeno 1/40 del capitale sociale possono chiedere per iscritto l'integrazione dell'Odg, indicando ulteriori argomenti da trattare o presentare nuove proposte di delibera su materie gi all'ordine del giorno. Delega. E' consentito il conferimento di una delega anche ad un rappresentante anche se in conflitto di interessi; la delega ammissibile solo se il rappresentante comunica per iscritto al socio le circostanze da cui deriva il conflitto e purch vi siano specifiche istruzioni di voto per ciascuna delibera. Tutti i soci, inoltre, possono conferire delega ad un rappresentante designato dalla societ conferendogli apposite istruzioni di voto. Associazione di azionisti. Anche i piccoli azionisti possono procedere alla raccolta di deleghe di voto. Occorre che essi siano riuniti in apposite associazioni, composte almeno da cinquanta persone fisiche ciascuna proprietaria di azioni non superiori allo 0,1%.
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Le deleghe di voto possono essere raccolte solo tra gli stessi associati. Devono essere sottoscritte dal delegante e possono essere conferite soltanto per singole assemblee gi convocate; non possono essere rilasciate in bianco e devono contenere le istruzioni di voto; possono essere conferite solo per alcune delle proposte indicate nel modulo di delega o solo per alcune materie; sono revocabili. Voto per corrispondenza. Nelle societ quotate le modalit di esercizio del voto per corrispondenza sono stabilite dalla Consob. La scheda di voto deve essere predisposta in modo da garantire la segretezza del voto fino all'inizio dello scrutinio assembleare. Il voto deve essere espresso su ciascuna delle proposte di deliberazione; pu essere revocato entro il giorno precedente l'assemblea; l'azionista pu manifestare la propria volont anche per l'ipotesi di modifica delle proposte risultanti dalla scheda di voto, scegliendo nella stessa scheda tra astensione, voto contrario e adesione alle proposte modificative del consiglio. *****

66) Le azioni di risparmio e gli acconti sui dividendi. Le azioni di risparmio. Le societ le cui azioni sono quotate possono emettere anche "azioni di risparmio". Le azioni di risparmio costituiscono particolari categorie di azioni privilegiate: lo statuto a determinare il contenuto dei particolari privilegi di natura patrimoniale ad esse attribuibili; si possono dunque avere diverse categorie di azioni di risparmio. Esse sono destinate agli azionisti disinteressati alla gestione sociale e interessati alla remunerazione del capitale investito: esse infatti sono prive di diritto di voto. Se interamente liberate poi, possono essere anche al portatore. L'ammontare delle azioni di risparmio non pu superare la met del capitale sociale, in concorso con le azioni a voto limitato. E' prevista una assemblea speciale degli azionisti di risparmio, competente a deliberare su ogni oggetto di interesse comune; in particolare: a) sulla approvazione delle delibere delle assemblee sociali che pregiudicano i diritti dei possessori delle azioni di risparmio; b) sulla nomina e sulla revoca di un rappresentante comune, unico per tutte le categorie di azioni di risparmio. Il rappresentante comune degli azionisti di risparmio ha gli stessi poteri ed obblighi del rappresentante comune degli azionisti.

Gli accordi sui dividendi. La distribuzione di "acconti sui dividendi" ammessa nelle societ quotate. Nelle Spa l'assemblea ordinaria pu deliberare la distribuzione di utili agli azionisti soltanto alla fine dell'esercizio sociale, dopo il reintegro delle eventuali perdite. Finch non si chiude l'esercizio annuale, non possibile sapere se vi sono utili che possono essere distribuiti come dividendi: di qui, non sarebbe ammissibile la distribuzione, nel corso dell'esercizio, di utili non accertati, in quanto vi il rischio che alla conclusione dell'esercizio possa risultare che non vi erano utili distribuibili. Il legislatore tuttavia ammette la possibilit di distribuire acconti sui dividendi, ma solo se ricorrono determinate condizioni: a) la distribuzione di acconti consentita "solo alle societ il cui bilancio assoggettato per legge" al giudizio da parte di societ di revisione iscritte all'albo speciale tenuto dalla Consob.
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b) la distribuzione deve essere ammessa dallo statuto. c) essa pu essere deliberata dopo che il bilancio dell'esercizio precedente ha avuto il giudizio positivo della societ incaricata della revisione ed stato approvato sulla base di un prospetto contabile e di una relazione degli amministratori, da cui risulta che la situazione patrimoniale consente la distribuzione degli acconti. d) la misura degli acconti non pu superare la minor somma tra l'importo degli utili del periodo e l'importo delle riserve disponibili risultanti dal precedente bilancio. ***

67) La societ in accomandita per azioni. Nella societ in accomandita per azioni si hanno due categorie di soci: gli accomandatari che, dopo l'escussione del patrimonio della societ, rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali; e gli accomandanti, che sono obbligati solo nei limiti del loro conferimento. Per consentire la libera alienabilit delle partecipazioni sociali, le quote dei soci sono rappresentate da azioni. L'applicazione della disciplina delle societ per azioni vale solo nei limiti della loro compatibilit con le disposizioni specifiche dettate per la societ in accomandita per azioni. Le pi importanti di tali disposizioni specifiche sono le seguenti. Nella denominazione sociale, deve essere inserito almeno il nome di uno degli accomandatari. Gli accomandatari devono essere indicati nell'atto costitutivo e sono di diritto amministratori senza limite di tempo. Possono comunque essere revocati dall'assemblea straordinaria, ma se ci avviene senza giusta causa, hanno diritto al risarcimento. In ogni caso di cessazione dall'ufficio di amministratore, la stessa assemblea straordinaria provvede a nominare i nuovi amministratori che assumono la qualit di accomandatari. Spetta pure all'assemblea straordinaria di deliberare le modifiche dell'atto costitutivo, ma queste devono poi essere approvate da tutti i soci accomandatari. Se l'accomandatario trasferisce ad altri le proprie azioni, l'acquirente non diventa accomandatario; se a causa del trasferimento delle azioni l'accomandatario cessa di essere socio, egli cessa anche dalla carica di amministratore. Se l'accomandatario cessa dall'ufficio, non risponde per i debiti sociali posteriori alla iscrizione della cessazione nel registro delle imprese. Se cessano dall'ufficio tutti gli amministratori, si verifica una causa di scioglimento della societ qualora nel termine di sei mesi non si sia provveduto alla loro sostituzione e i sostituti non abbiano accettato. Per detto periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio, il quale pu compiere soltanto gli atti di ordinaria amministrazione. *****

68) La Societ a responsabilit limitata in generale. La Srl si caratterizza per il fato che "delle obbligazioni sociali risponde soltanto la societ con il suo patrimonio".
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La societ a responsabilit limitata pu anche essere unipersonale, e in tal caso la responsabilit personale dell'unico socio per l'adempimento delle obbligazioni sociali regolata come nella Spa. Analoga anche la disciplina della costituzione della societ. La societ con soci a responsabilit limitata costituisce il tipo sociale pi adatto all'esercizio, senza assunzione di responsabilit illimitata e personale dei soci, di imprese di modeste dimensioni economiche. E' infatti stabilito che la Srl pu essere costituita con un capitale sociale modesto (non inferiore a diecimila euro); che le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni, ragion per cui le quote non sono destinate alla circolazione e non essendo valori mobiliari non possono neppure costituire oggetto di offerta al pubblico dei risparmiatori. L'organizzazione rimane modellata su quella della Spa, anche se semplificata: semplificazione che pu essere accentuata dall'autonomia statutaria. E' prevista ora l'esistenza di una "societ a responsabilit semplificata", che pu essere costituita con contratto o atto unilaterale soltanto da persone di et inferiore a trentacinque anni. Se l'atto costitutivo conforme a quanto indicato dal codice poi, possibile istituire Srl con capitale sociale inferiore a diecimila euro, purch la societ sia costituita da persone fisiche che abbiano compiuto almeno trentacinque anni di et, con la denominazione obbligatoria di "societ a responsabilit limitata a capitale ridotto". ****

69) Conferimenti e finanziamenti dei soci nella Srl. Nella Srl, il versamento dei decimi dei conferimenti in denaro pu essere sostituito dal socio con una fideiussione rilasciatagli da una banca o da una impresa assicuratrice. I conferimenti dei soci possono avere per oggetto "qualsiasi elemento dell'attivo suscettibile di valutazione economica", e quindi anche le "prestazioni di opera o di servizi". Nella Srl, anche il valore di tali prestazioni pu concorrere alla formazione del capitale sociale. Il socio conferente deve comunque garantire la prestazione d'opera mediante una fideiussione a favore della societ; in mancanza, deve versare il corrispondente importo in denaro sempre a titolo di garanzia. Se il socio ha adempiuto regolarmente i propri obblighi, quelle garanzie non possono essere escusse dalla societ e dai creditori sociali. I finanziamenti dei terzi sono commisurati ai conferimenti dei soci: se pertanto risulta uno squilibro eccessivo dell'indebitamento della societ rispetto al patrimonio, ovvero se si ha una "situazione finanziaria della societ nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento, gli eventuali finanziamenti effettuati a favore della societ dagli stessi soci vengono considerati per legge come se fossero conferimenti, e sono quindi postergati rispetto alla soddisfazione degli altri creditori. Se la societ, dopo aver rimborsato il finanziamento al socio, fallisce entro un anno, il rimborso diviene inefficace ope legis e il socio deve restituire quanto ricevuto al curatore fallimentare. Le "quote" di partecipazione sono determinate in misura proporzionale ai conferimenti, e quindi possono essere di diverso ammontare: i diritti sociali sono esercitati dai soci in misura corrispondente alla propria quota di partecipazione, ma nell'atto costitutivo possono essere attribuiti particolari diritti a singoli soci.

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Mora del socio. Se il socio moroso, gli amministratori possono diffidarlo ad eseguire il pagamento della quota entro trenta giorni. Decorso questo termine, gli amministratori possono vendere la quota agli altri soci in proporzione, ma il prezzo non pu essere inferiore a quello risultante dall'ultimo bilancio approvato. In mancanza, la quota venduta all'incanto. Se la vendita non avviene, gli amministratori possono escludere il socio e trattenere le somme gi riscosse, salvo il risarcimento dei maggiori danni: in questo caso il capitale sociale deve essere ridotto in misura corrispondente. Trasferimento della quota. Le quote sono trasferibili tanto per atto tra vivi quanto per successione a causa di morte. Tuttavia l'atto costitutivo pu vietarne il trasferimento inter vivos; pu anche prevedere condizioni o limiti che possono impedire il trasferimento mortis causa. Per i trasferimenti di quote societarie inter vivos disposta la pubblicit obbligatoria: pertanto disposto che l'atto di trasferimento sia autenticato da un notaio e depositato nel registro delle imprese: con il deposito, il trasferimento ha effetto anche nei confronti della societ. Se il socio aliena la propria quota a pi persone, il conflitto fra gli acquirenti risolto a favore di chi ha iscritto per primo il trasferimento nel registro delle imprese, anche se il titolo d'acquisto posteriore, a condizione che non sia data prova della sua malafede. Espropriazione della quota. I creditori personali del socio possono espropriarne la quota. A seguito della espropriazione, nuovo socio diventa l'aggiudicatario della quota. Se la quota non liberamente trasferibile, il creditore non pu pretenderne senz'altro la vendita forzata: effettuato il pignoramento, egli deve tentare di accordarsi con lo stesso socio e con la societ per procedere alla vendita. Se l'accordo non riesce la quota venduta all'incanto. Recesso ed esclusione del socio. La disciplina del recesso simile a quella della Spa, ma solo nella Srl il diritto di recesso riconosciuto pure ai soci che non hanno consentito alla fusione o alla scissione, anche se a seguito della fusione o della scissione non vi stata trasformazione. Inoltre, prevista una particolare ipotesi di recesso a favore dei soci contrari alle decisioni con cui disposto che un aumento di capitale a pagamento deve essere attuato offrendo le quote di nuova emissione a terzi anzich agli stessi soci. Differenti sono i termini e le modalit di esercizio del recesso, che vanno determinate nell'atto costitutivo; lo stesso per il rimborso delle quote. Particolare nella Srl anche la disciplina della esclusione del socio: oltre all'esclusione del socio moroso, specifiche ipotesi di esclusione possono essere previste nell'atto costitutivo, solo per giusta causa. Acquisto o pegno delle proprie quote. Alle sRL vietato in ogni caso di acquistare le proprie partecipazioni, di accettarle in pegno ovvero di accordare prestiti o fornire garanzie per il loro acquisto o la sottoscrizione: la disposizione tassativa. *****

69) L'organizzazione della Srl. Conflitto di interessi dell'amministratore. L'organizzazione della Srl ricalca il sistema di amministrazione tradizionale della Spa. La nomina di un organo di controllo invece obbligatoria solo se il capitale sociale non inferiore a centoventimila euro, se la societ controlla un'altra societ obbligata alla revisione legale dei conti, o se non sussistono i presupposti dimensionali che consentano la redazione del bilancio d'esercizio in forma abbreviata.
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In tal caso, prevista la nomina di un sindaco unico, o quanto meno di un revisore. L'obbligo cessa se, per due esercizi consecutivi, le predette condizioni non si realizzano. L'amministrazione della societ. Se nell'atto costitutivo non disposto diversamente, gli amministratori devono essere soci e, se sono almeno due, compongono il Cda. Nell'atto costitutivo si pu comunque stabilire un procedimento identico a quello ammesso per le decisioni dei soci, e cio che anche le decisioni del consiglio di amministrazione possano essere adottate per iscritto. Nell'atto costitutivo si pu prevedere che non si costituisca neppure un consiglio di amministrazione, e che le decisioni vengano adottate secondo la disciplina della Spa. Sono in ogni caso di competenza del Cda la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione o di scissione, nonch le decisioni di aumento di capitale. Conflitto di interessi. Gli amministratori in conflitto di interessi non possono stipulare contratti contrari all'interesse della societ, che sono annullabili se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo. Quando vi un Cda, le decisioni adottate col voto determinante dell'amministratore in conflitto, se cagionano un danno alla societ, sono impugnabili entro 90 giorni dagli altri amministratori e dall'organo di controllo o dal revisore. Poteri di informazione e di ispezione. Ogni socio non partecipe della gestione della societ ha il diritto di ottenere notizie dagli amministratori sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali e i documenti relativi alla gestione. Ogni socio ha anche il diritto di promuovere l'azione sociale di responsabilit contro gli amministratori e chiederne in sede contenziosa anche la revoca, in caso di gravi irregolarit. ****

70) Le decisioni dei soci nella Srl. La disciplina dell'assemblea dei soci semplificata rispetto a quella prevista per le Spa. La convocazione effettuata mediante una raccomandata; non sono previste assemblee di seconda convocazione; non vi distinzione tra assemblea ordinaria e straordinaria. La legge consente tuttavia che nell'atto costitutivo i soci possano anche convenire di adottare le decisioni di loro competenza senza riunirsi in assemblea, purch mediante consultazione scritta: il ricorso all'assemblea rimane invece sempre necessario per la legittimit delle modificazioni dell'atto costitutivo e dei diritti dei soci, che vanno pertanto adottate con apposite deliberazioni collegiali redatte da un notaio e pubblicate nel registro delle imprese. Le decisioni dei soci sono impugnabili entro novanta giorni, da ciascun amministratore, dall'organo di controllo e da ogni socio che non abbia concorso ad adottarle: ma il socio non pu chiedere il risarcimento del danno alla societ, invece della dichiarazione giudiziale di invalidit della decisione. Se le decisioni dei soci vengono impugnate, il tribunale pu assegnare alla societ un termine non superiore a sei mesi per l'adozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidit. *****

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71) L'emissione di titoli di debito delle Srl (Le obbligazioni nella Srl). La Srl non pu procedere al collocamento delle proprie quote di partecipazione tra il pubblico. Analogo divieto opera per l'emissione e il collocamento tra il pubblico anche di titoli obbligazionari, e in generale di titoli di debito emessi in serie (c.d. titoli di massa). Anche alle societ a responsabilit limitata pu tuttavia essere consentita l'emissione di titoli di debito, ma solo se destinati ad essere sottoscritti da investitori professionali. Successivamente, tali titoli possono essere trasferiti a chiunque, e quindi circolare anche tra il pubblico, ma l'investitore professionale che li aliena rimane responsabile, per il loro mancato rimborso da parte della societ emittente, nei confronti degli acquirenti che a loro volta non siano investitori professionali ovvero soci della societ medesima. *****

72) La trasformazione della societ. Durante la vita della societ, pu emergere l'esigenza di trasformarla, ovverosia di adottare un tipo sociale diverso da quello originario. Il codice disciplina anche la trasformazione c.d. "eterogenea" della societ, in cui muta lo scopo dell'ente o della societ. Le societ di capitali possono dunque trasformarsi in consorzi, societ consortili, societ cooperative , comunioni di azienda, associazioni riconosciute e fondazioni. Di contro, i consorzi, le comunioni di azienda, le associazioni riconosciute e le fondazioni possono trasformarsi in societ di capitali (la trasformazione in societ di capitali non pertanto consentita alle associazioni non riconosciute e alle cooperative a mutualit prevalente). La trasformazione. La trasformazione costituisce una modifica dell'atto costitutivo, e quindi deve essere deliberata secondo le regole proprie di ogni tipo sociale. Per agevolare l'evoluzione delle societ di persone in societ di capitali, la stessa legge deroga alla regola del consenso unanime di tutti i soci, e permette che tale trasformazione possa essere decisa solo dalla maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili ( la medesima regola che opera per l'amministrazione della societ). Con disposizione non derogabile nel contratto sociale, la stessa norma riconosce il diritto di recesso al socio contrario alla trasformazione. Acquisto della personalit giuridica. La deliberazione di trasformazione di una collettiva o di una accomandita semplice in una societ di capitali: deve risultare da atto pubblico; deve contenere tutte le indicazioni prescritte dalla legge; deve essere fatta una relazione giurata di stima del patrimonio sociale; deve essere iscritta nel registro delle imprese. Dopo la pubblicazione nel registro delle imprese, l'invalidit dell'atto di trasformazione non pu essere pi pronunciata. La societ trasformata conserva i diritti e gli obblighi anteriori alla trasformazione. Responsabilit dei soci. La trasformazione di un tipo con responsabilit illimitata in un tipo con responsabilit limitata dei soci non libera questi dalla loro responsabilit personale ed illimitata per le obbligazioni sociali anteriori, salvo che i creditori sociali abbiano dato il loro consenso alla trasformazione. Si presume il consenso dei creditori sociali ai quali risulti comunicata la delibera di trasformazione e che abbiano lasciato trascorrere sessanta giorni senza negare espressamente la loro adesione.
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Se invece si trasforma un tipo a responsabilit limitata in uno con responsabilit illimitata non sufficiente l'approvazione della decisione di trasformazione con le maggioranze prescritte per le modifiche dello statuto, ma occorre anche il consenso dei soci che vengono ad assumere responsabilit illimitata. Se la societ risultante dalla trasformazione di una societ di persone una societ di capitali, il numero delle azioni o delle quote da assegnare ai soci deve corrispondere proporzionalmente al valore delle loro partecipazioni originarie. ****

73) La fusione della societ. La fusione di pi societ pu eseguirsi mediante la costituzione di una nuova societ, o mediante la incorporazione di una o pi societ in un'altra (c.d. "societ incorporante"). La partecipazione alla fusione non consentita alle societ in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell'attivo. La fusione si realizza mediante un procedimento complesso che si snoda attraverso le seguenti fasi: a) Progetto di fusione: occorre innanzitutto che le societ interessate redigano un progetto di fusione, progetto che ha una funzione informativa nei riguardi dei soci e dei terzi; occorre che esso venga redatto d'intesa dagli amministratori delle societ partecipanti alla fusione. Formalmente, dev'essere poi adottato, con apposita deliberazione, dall'organo amministrativo di ciascuna societ interessata. b) Contenuto del progetto di fusione. Dal progetto devono risultare: 1) il testo dell'atto costitutivo della nuova societ risultante dalla fusione ovvero di quella incorporante; 2) il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, nonch l'eventuale conguaglio in denaro; 3) le "modalit di assegnazione" delle azioni o delle quote della societ che risulta dalla fusione di quella incorporante, 4) il "trattamento" eventualmente riservato a particolari categorie di soci e ai possessori di titoli diversi dalle azioni; 5) i "vantaggi" particolari eventualmente proposti a favore degli amministratori delle societ partecipanti alla fusione; 6) la data dalla quale i soci "partecipano agli utili" della societ risultante dalla fusione o di quella incorporante, e la data a decorrere dalla quale avviene la imputazione al bilancio della nuova societ o di quella incorporante degli esiti delle operazioni delle societ partecipanti alla fusione. c) Pubblicit legale: il progetto di fusione deve essere depositato per l'iscrizione nel registro delle imprese dei luoghi dove la sede delle societ interessate o in alternativa pubblicato nel sito internet della societ. Se la fusione riguarda societ di capitali, tra la data dell'iscrizione o pubblicazione del progetto e la data fissata per la delbiera di fusione deve intercorrere almeno un mese. d) Documentazione: gli amministratori devono redigere anche una situazione patrimoniale ed una relazione. La "situazione patrimoniale" costituisce un bilancio straordinario, deve essere riferita ad
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una data non anteriore di oltre centoventi giorni rispetto al giorno in cui il progetto di fusione depositato, e deve essere redatta con l'osservanza delle norme sul bilancio di esercizio: la situazione pu essere sostituita dall'ultimo bilancio di esercizio se questo riguarda l'esercizio sociale chiuso non oltre sei mesi prima del giorno del deposito (o pubblicazione) del progetto di fusione nella sede della societ. Poich normalmente l'esercizio sociale si chiude alla fine dell'anno solare (dicembre), il bilancio di esercizio pu essere utilizzato se il progetto di fusione viene depositato entro il successivo mese di giugno. Nelle societ quotate si utilizzer sempre il bilancio o la relazione finanziaria semestrale. La "relazione degli amministratori" deve giustificare ed illustrare il progetto di fusione ed in particolare il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, indicando i metodi di valutazione adottati e la loro influenza. Nel progetto, al fine di stabilire il rapporto di cambio, i valori dei beni sociali possono essere determinati in misura differente rispetto ai valori prudenziali attribuitigli nella situaizone patrimoniale. Uno o pi esperti redigono inoltre una relazione sulla congruit del rapporto di cambio, esprimendo un parere sull'adeguatezza dei metodi di valutazione adottati dagli amministratori. e) Deposito della documentazione nelle sedi sociali. Salvo diversa decisione unanime, il progetto di fusione, la situazione patrimoniale e le relazioni degli amministratori e degli esperti devono rimanere depositati o pubblicati sul sito internet nelle sedi delle societ partecipanti alla fusione. I soci hanno diritto di prendere visione di tali documenti e di ottenerne copia a spese della societ anche per via telematica, a meno che non sia disponibile sul sito in modo da essere copiata o stampata. f) La decisione sulla fusione. La fusione viene decisa da ciascuna societ mediante l'approvazione da parte dei soci del relativo progetto di fusione: nelle societ di persone non occorre la unanimit, ma sufficiente l'approvazione della maggioranza dei soci determinata secondo la loro partecipazione agli utili: nelle societ di capitali, l'approvazione spetta all'organo competente a decidere le modifiche dello statuto. I soci possono modificare il progetto di fusione proposto dagli amministratori, purch le modifiche non incidano sui diritti dei soci e dei terzi. Le decisioni di approvazione della fusione devono essere iscritte nel registro delle imprese. g) L'atto di fusione. L'atto di fusione non pu essere stipulato se non decorre il termine di sessanta giorni dalla iscrizione delle decisioni sulla fusione nel registro delle imprese; durante tale termine i creditori sociali, i cui diritti sono sorti prima del deposito, possono fare opposizione, ma il tribunale pu ugualmente consentire la stipulazione dell'atto di fusione se giudica infondato il paventato pericolo di pregiudizio ovvero se la societ presta una idonea garanzia. Nota: se le obbligazioni sono convertibili, agli obbligazionisti deve essere data la possibilit di convertirle anticipatamente in azioni; se non esercitano tale facolt di conversione anticipata, devono essere assicurati loro diritti equivalenti a quegli spettantigli prima della fusione, salvo che la modificazione dei loro diritti sia stata approvata dalla loro assemblea speciale. h) Se a seguito della partecipazione alla fusione si verifica anche la trasformazione di una societ con soci a responsabilit illimitata in una societ di capitali in cui detti soci non sono pi illimitatamente responsabili, costoro rimangono tali verso i creditori anteriori alla fusione, salvo che risulti il loro consenso.

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i) l'atto di fusione deve essere redatto in forma pubblica. La fusione ha effetto quando stata eseguita l'iscrizione dell'atto di fusione nel registro delle imprese ove la sede della nuova societ o della societ incorporante, la quale succede in tutti i rapporti attivi e passivi delle societ estinte. Eseguite le iscrizioni dell'atto di fusione nel registro delle imprese, non pu pi essere dichiarata la invalidit della fusione: l'inammissibilit della pronuncia di invalidit non preclude il diritto al risarcimento spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione. Nota: in caso che la societ incorporante possieda interamente le azioni o le quote della societ incorporata, non si procede al cambio delle azioni, e le azioni della societ incorporata vengono annullate. Negli statuti sociali pu poi anche essere ammesso che la fusione sia deliberata con atto pubblico direttamente dagli amministratori delle due societ. *** 74) La scissione della societ. La scissione di una societ si esegue mediante l'assegnazione dell'intero suo patrimonio, o di parte di esso, ad una o pi societ. Le azioni o le quote, emesse a fronte del conferimento del patrimonio sociale, vengono assegnate proporzionalmente ai soci della societ beneficiaria. Se la societ trasferisce solo parte del proprio patrimonio ad una o pi societ si ha la c.d. "scissione parziale"; soltanto se le societ beneficiarie sono pi di una, anche possibile trasferire l'intero patrimonio: c.d. "scissione totale". Le azioni o le quote della societ beneficiaria non vengono attribuite alla societ scissa, ma direttamente ai suoi soci: di conseguenza, nell'ipotesi di trasferimento dell'intero patrimonio sociale a societ di nuova costituzione, si verifica una causa di scioglimento, per azzeramento del capitale, della societ scissa. E' ammissibile un conguaglio in denaro non superiore al 10% del valore nominale delle partecipazioni attribuite ai soci. La disciplina della scissione ricalca la disciplina della fusione: la scissione non consentita alla societ in liquidazione che hanno iniziato la distribuzione dell'attivo. E' prescritta la redazione di un progetto di scissione, della situaizone patrimoniale e delle relazioni degli amministratori e degli esperti (tali relazioni non sono richieste quando la scissione avviene mediante la costituzione di una o pi nuove societ e non siano previsti criteri di attribuzione delle azioni o quote diversi da quello proporzionale. Se il progetto prevede criteri diversi, esso deve invece prevedere il diritto di recesso dei soci contrari alla scissione). Poich, dopo del trasferimento del patrimonio sociale, le corrispondenti partecipazioni non vengono assegnate alla societ scissa ma ai suoi soci, la scissione pu pregiudicare i diritti dei creditori della societ scissa. A tutela di tali creditori, perci previsto:a) che essi, analogamente a quanto avviene nel procedimento di fusione, possono fare opposizione al tribunale; b) che, come effetto della scissione, ciascuna delle societ beneficiarie assume i diritti e risponde degli obblighi della societ scissa che le sono attribuiti. Se per una delle societ beneficiarie non in grado di soddisfare i debiti che le fanno carico, la societ scissa e le altre rispondono in solido, ma ciascuna nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa rimasto o trasferito. ****

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75) L'associazione in partecipazione. Nel contratto di associazione in partecipazione si hanno due parti: l'associante e l'associato. L'associante colui che ha una propria impresa ovvero che intende compiere uno o pi affari, attribuendo all'associato una parte degli utili dell'impresa o degli affari. L'associato colui che d un apporto determinato all'associante, il quale lo adopera nell'impresa. Cos, l'associante ha modo di procurarsi dei capitali, ed in corrispettivo attribuisce all'associato una partecipazione ai guadagni. L'apporto dell'associato di natura patrimoniale, ma non si esclude che possa consistere anche in prestazioni d'opera. Al fine di evitare che il ricorso alla associazione abbia finalit elusive della normativa in materia di lavoro subordinato, previsto che, qualora l'apporto dell'associazione consista anche in ore di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attivit non pu essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti coinvolti. In caso contrario, il rapporto con tutti gli associati in questione si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'impresa o l'affare vengono compiuti dall'associante in nome proprio. E perci che i terzi, con i quali viene svolta l'impresa o concluso l'affare, acquistano diritti ed assumo obbligazioni solo verso l'associante, che responsabile dei debiti con tutto il proprio patrimonio. La gestione dell'impresa o dell'affare spetta all'associante; questi non pu associare altri all'impresa senza il consenso dei precedenti associati. L'associato ha diritto al rendiconto dell'affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa si protrae per pi di un anno. Nel contratto pu essere attribuito all'associato un maggior diritto di controllo sull'impresa. Se non stata determinata la durata del rapporto, neppure implicitamente, l'associato ha diritto di recedere dal contratto. La quota di utili spettante all'associato va fissata proporzionalmente al valore del suo apporto rispetto al valore dell'impresa dell'associante o dell'affare, salvo diversa pattuizione. L'associato sopporta le perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le sue perdite non possono superare il valore dell'apporto inizialmente conferito. L'associato pu, convenzionalmente, essere esonerato da ogni partecipazione alle perdite. Pu essere non agevole distinguere l'associazione in partecipazione da una societ irregolare (occulta) in cui l'impresa comune. Ancora, non facile distinguerla da un rapporto di finanziamento. Contratti di cointeressenza. Se nel contratto viene stabilito che l'associato parteciper solo agli utili ma non alle perdite, ovvero che parteciper agli utili e alle perdite senza compiere alcun apporto, si avranno i c.d. contratti di cointeressenza, con una disciplina parzialmente distinta. *****

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Appendice alle societ:


Le offerte pubbliche di acquisto (OPA).

LE OFFERTE PUBBLICHE DI ACQUISTO O SCAMBIO. La legge speciale disciplina le offerte pubbliche di acquisto o scambio di prodotti finanziari, anche non quotati, rivolte ad un numero di soggetti e di ammontare complessivo determinati da un regolamento Consob. In particolare, sono regolate le offerte aventi per oggetto titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato comunitario (per titoli si intendono gli strumenti finanziari che attribuiscono il diritto di voto nellassemblea ordinaria o straordinaria di una Spa). Coloro che hanno assunto la decisione o a carico dei quali sorto un obbligo di promuovere unOpa, devono darne senza indugio preventiva comunicazione alla Consob e al pubblico. La promozione dellofferta al pubblico avviene con la presentazione alla Consob di un documento dofferta destinato alla pubblicazione. Se il documento dofferta presentato dopo la scadenza del termine, la Consob lo dichiara irricevibile, e nei successivi dodici mesi lofferente non pu promuovere unulteriore offerta; quando invece presentato tempestivamente, esso viene esaminato dalla Consob, che procede alla sua approvazione se ritiene che esso contenga le informazioni necessarie per consentire ai destinatari di pervenire a un fondato giudizio sullofferta stessa: se nel termine di quindici giorni la Consob non si pronuncia, il documento dofferta si considera approvato. Lofferta irrevocabile, e deve essere rivolta a parit di condizioni a tutti i titolari dei prodotti oggetto. Chi ha emesso i prodotti finanziari oggetto dellofferta deve diffondere un proprio comunicato nel quale esprime la propria valutazione sullofferta, e deve contenere ogni altro dato utile per consentire al pubblico di controllare il fondamento della valutazione dello stesso emittente e formarsene una propria. Compete alla Consob di disciplinare con regolamento: il contenuto e le modalit di pubblicazione del documento dofferta; lo svolgimento dellofferta; le regole per le offerte concorrenti di terzi, e per le offerte di aumento senza limiti di rilanci. E prescritto che lofferente che durante la pendenza dellOpa acquisti a prezzo superiore a quello dellofferta, ha lobbligo di adeguare il prezzo a tale valore. Quando oggetto dellofferta di acquisto o di scambio sono titoli aventi diritto di voto nelle assemblee sociali emessi da societ aventi sede legale nel territorio italiano ed ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o comunitario, posta una regola di passivit per cui agli amministratori dellemittente vietato compiere atti od operazioni in contrasto con gli obiettivi dellofferta. La decisione di contrastare lofferta ammessa solo se autorizzata da una delibera dellassemblea dei soci riunita, a seconda delle competenze, in sede ordinaria o straordinaria. La mera ricerca di altre offerte non costituisce atto od operazione in contrasto con gli obiettivi dellofferta. Nello statuto la societ pu derogare a tale disciplina legislativa, escludendo lapplicazione della regola di passivit: la societ deve comunicare le regole statutarie al pubblico. Regola di neutralizzazione. Gli statuti possono prevedere che siano inefficaci, e quindi inapplicabili nei confronti dellofferente, le limitazioni statutarie alla circolazione dei titoli; e che l e restrizioni al diritto di voto derivanti dallo statuto o da patti parasociali non operino n, in pendenza dofferta, nelle assemblee chiamate ad autorizzare misure difensive per contrastarla; n, dopo la chiusura dellofferta, nella prima assemblea generale convocata per modificare lo statuto e/o per la revoca o la nomina degli amministratori. Regola di reciprocit. Le regole di passivit e di neutralizzazione non si applicano se anche la societ offerente non soggetta a regole equivalenti a quelle cui soggetta la societ emittente: spetta alla Consob valutare se sussista lequivalenza. Lautorizzazione ad adottare misure difensive di contrasto in mancanza di reciprocit pu essere decisa preventivamente dallassemblea di ogni
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societ quotata, in vista di una eventuale Opa, e rinnovata ogni diciotto mesi. Tale autorizzazione deve essere tempestivamente comunicata al mercato. ***

NOTA: La differenza tra patrimonio e capitale.

Il capitale sociale dato dalla somma dei conferimenti e all'inizio della vita della societ sar uguale al patrimonio sociale; con il passare del tempo, per, tali valori non saranno pi gli stessi perch il patrimonio sociale varier secondo l'andamento della societ, mentre il capitale sociale verr indicato sempre nella misura originaria. Questa considerazione ci porta a analizzare i rapporti tra capitale sociale e patrimonio sociale, situazione che tendenzialmente vale per tutti i tipi di societ. Il patrimonio sociale l'insieme dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla societ; concettualmente non diverso dal patrimonio di una persona fisica poich anche qui nel patrimonio rientrano solo quei rapporti giuridici valutabili economicamente; la differenza sta nel fatto che titolare del patrimonio una societ e non una persona fisica Come per una persona fisica, cosi per la societ necessario verificare se l'attivo superiore al passivo; il patrimonio netto quindi la differenza positiva tra attivit e passivit Se quindi la societ ha debiti per 100 e beni (crediti, denaro, macchine etc.) per 250, avr un patrimonio netto di 150, e questo varr anche per una persona fisica; per entrambi il patrimonio (netto) costituisce la garanzia per l'adempimento delle loro obbligazioni ex art. 2740 c.c. garanzia che a volte pu essere esclusiva, come per la S.p.a e a volte principale, come per la s.n.c. Il parallelismo tra societ e persone fisiche, per, si ferma qui. Nelle societ, infatti, esiste un importante punto di riferimento per soci e creditori, il capitale sociale. Il capitale sociale rappresenta il valore in denaro di tutti i conferimenti che i soci hanno effettuato (o che si sono impegnati a effettuare) alla societ ed un valore che deve rimanere immutato per tutta la durata della societ almeno sino a quando gli stessi soci non intendano modificarlo Si parla, in proposito, di capitale sociale nominale per indicare tale valore; se i soci si sono impegnati a versare i conferimenti si parla di capitale sottoscritto; se invece hanno effettuato i conferimenti si parla di capitale versato. A cosa serve il capitale sociale (nominale)? Potremmo dire che indica il valore al di sotto del quale il patrimonio netto della societ non pu scendere; in altre parole si vuole che la societ abbia sempre una parte del suo patrimonio in attivo, e ci per garantire i creditori che saranno sicuri di poter sempre contare su un patrimonio della societ che almeno pari al capitale sociale nominale. Per questo motivo il valore del capitale sociale posto nella redazione del bilancio al passivo e non all'attivo, proprio perch rappresenta quella parte di patrimonio netto non distribuibile ai soci. In via esemplificativa possiamo affermare che la societ distribuir utili solo se il patrimonio netto sar superiore al capitale sociale ( es. attivo 400, passivo 100 = 300 patrimonio netto - capitale sociale pari a 150, totale passivo 250, utili distribuibili pari a 400- 250= 150); ***

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PARTE 3.1 I titoli di credito. (compendio).

1. I titoli di credito, caratteri generali. In linea generale, pu affermarsi che chi ha bisogno di credito l'ottiene tanto pi largamente quanto pi il creditore sicuro di potere, sempre che voglia, cedere ad altri il suo credito. Pertanto, emersa l'esigenza di predisporre una disciplina normativa che renda agevole la cessione e quindi la circolazione dei crediti, consentendone il trasferimento al fine di realizzare appieno la suddetta funzione economica. Tuttavia, occorre riconoscere che la disciplina posta nel cc. per consentire la "cessione ordinaria dei diritti di credito" non ne ha assicurato una circolazione n sufficientemente rapida n sufficientemente sicura. Non sufficientemente rapida, a causa delle particolari formalit prescritte dalla legge: infatti, con la stipula del contratto di trasferimento del credito, colui che lo acquista (cessionario) acquista il credito soltanto nei confronti di colui che glielo trasferisce (cedente). Per acquistare il credito anche nei confronti del debitore (ceduto) e dei terzi, occorre che il debitore abbia accettato l'avvenuto trasferimento o che questo gli sia stato notificato dal cessionario. Debitore -------- Creditore ------ cede il credito al ---- nuovo Creditore (ceduto) (cedente) (cessionario) Non sufficientemente sicura, a causa dei gravi rischi cui va incontro il cessionario. La maggior parte dei crediti oggetto di trasferimento hanno origine da un contratto: perci il contenuto del diritto di credito dipende dalle clausole del contratto. Un primo rischio, che corre il cessionario, consiste nella possibilit che il cedente gli riferisca inesattamente le clausole del contratto; rischio superabile se il contratto documentato per iscritto. Esiste poi un secondo rischio non superabile: possibile infatti che con un accordo successivo siano state modificate le clausole originarie del contratto, onde il cessionario confidando sulla prima scadenza, quando va a chiedere il pagamento si vede presentato dal debitore il successivo contratto, e cos apprende che il credito da lui acquistato ha ormai una diversa scadenza. Terzo rischio: se il contratto, da cui ha origine il credito ceduto, un contratto con prestazioni corrispettive, esso pu essere soggetto a risoluzione ovvero a rescissione, con la conseguenza che rescissione e risoluzione fanno venire meno il credito ceduto. Quarto rischio: pu darsi poi che lo stesso credito venga ceduto dal titolare a pi persone: in questo caso, il cessionario (anche se la sua cessione stata anteriore) non prevale nei confronti del cessionario successivo, che abbia provveduto a notificare per primo l'atto di cessione al debitore o ne abbia ricevuto l'accettazione con un atto di data certa. Vi poi il rischio che il titolare del credito trasferito non sia il cedente, ma un terzo: con la conseguenza che il cessionario non pu acquistare a titolo derivativo nessun diritto di credito. Ed anche quando vi sono state parecchie cessioni del credito, sufficiente che uno dei precedenti contratti di cessione non sia valido perch il cessionario non acquisti alcun credito. Vi infine un ultimo rischio: anche se il cessionario ha acquistato validamente il credito, corre sempre il pericolo che il debitore ceduto non sia in condizioni patrimoniali tali da potere adempiere la propria obbligazione: e se il cedente - che per legge risponde soltanto dell'esistenza del credito non ha assunto con un patto espresso la garanzia della solvibilit del debitore, il cessionario non potr agire contro di lui.
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2. Funzione dei titoli di credito. Confrontiamo ora la disciplina sulla circolazione ordinaria dei crediti con la disciplina sulla circolazione dei beni mobili. Quest'ultima disciplina, assicura invece una circolazione rapida e sicura dei beni mobili: rapida perch l'acquirente diventa proprietario del bene trasferitogli nello stesso momento in cui conclude l'accordo con l'alienante; sicura perch l'acquirente in buona fede certo di diventare proprietario del bene, purch ne abbia ricevuto il possesso (c.d. "possesso di buona fede vale titolo"). Occorre dunque spiegare le ragioni della diversit delle discipline. Queste ragioni si ritrovano essenzialmente nella profonda diversit delle due fattispecie. Nel trasferimento dei mobili, si ha un rapporto che si esaurisce tra due soggetti; tale rapporto ha poi per oggetto un bene suscettibile di possesso, sicch possibile collegare l'acquisto del diritto reale alla trasmissione materiale del bene. Nel trasferimento dei crediti invece, la situazione si complica: in primo luogo, perch la realizzazione del diritto dipende dal comportamento di un terzo, il debitore ceduto, che quindi deve sapere della cessione del credito. In secondo luogo, perch il diritto a ricevere una prestazione non si identifica col documento da cui eventualmente trae origine, esistendo indipendentemente da esso: il credito pertanto non suscettibile di possesso, tanto che la trasmissione del possesso del documento costitutivo non importa trasferimento del diritto nei confronti del debitore e dei terzi. D'altro canto il diritto di credito si trasferisce anche se non viene trasmesso il possesso del documento costitutivo. La via, pertanto, per assicurare anche ai crediti una circolazione facile e sicura era quella di renderli normativamente "simili" ai beni mobili, in modo da poter applicare una analoga disciplina circolatoria. Questo risultato si realizzato mediante i "titoli di credito", cio mediante particolari documenti in cui il debitore dichiara di obbligarsi a compiere una determinata prestazione nei confronti di chiunque si trovi alla scadenza in possesso del documento stesso. Si ottenuta cos la "materializzazione" del diritto di credito nel documento (c.d. "incorporazione"), con la conseguenza che esso diventa suscettibile di possesso analogamente a quanto si verifica per i beni mobili.

2.1. Il trasferimento dei titoli di credito. I concetti di "legittimazione", "autonomia", "letteralit". Per trasferire il titolo di credito, e quindi per trasferire il "credito cartolare" nei confronti del debitore e dei terzi, pertanto sufficiente compiere il contratto di trasferimento e fare diventare l'acquirente del credito "portatore legittimo" del titolo. Se si tratta di un titolo "al portatore", portatore legittimo chiunque ha il possesso del titolo. Perci il titolare di un credito cartolare risultante da un titolo al portatore, per fare diventare un terzo titolare di detto credito, non ha che a concludere con lui il contratto di trasferimento ed a trasmettergli il possesso del documento. Legittimazione. In seguito alla trasmissione del possesso, al portatore del titolo si trasferisce anche la "legittimazione" a pretendere dal debitore la prestazione indicata nel titolo merc la semplice presentazione del titolo stesso, senza bisogno di dover provare di avere anche acquistato la "titolarit" del diritto cartolare. Quando il credito cartolare viene trasferito ad un terzo, detto credito presenta i caratteri della "autonomia" e della "letteralit".
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Di "autonomia" si parla in un duplice significato. a) Innanzitutto, nel senso che il debitore cartolare non pu opporre al terzo divenuto portatore legittimo del titolo le eccezioni derivanti dal c.d. "rapporto sottostante". Per rapporto sottostante, detto anche "rapporto fondamentale", si intende il rapporto giuridico che alla base e che quindi ha dato luogo alla emissione del titolo di credito. Emessa la cambiale, fino a quando essa si trova in possesso di Tizio, non vi ragione di applicare il principio della incorporazione del credito nel documento, in quanto questo principio opera soltanto ai fini della circolazione del titolo. Pertanto Tizio pu usare del credito cambiario solo per esigere il credito derivante a suo favore dal rapporto sottostante. Ne discende che quando Tizio pretende da Caio il pagamento dell'obbligazione cartolare, Caio pu opporgli tutte le difese (eccezioni) che gli potrebbe opporre se Tizio pretendesse il pagamento in base al rapporto sottostante. Ma tutto ci avviene perch Tizio contemporaneamente titolare del credito cambiario e del rapporto sottostante. Ma se Tizio trasferisce ad altri il credito cambiario, ecco che viene ad operare il principio della incorporazione del credito nel documento, nel senso che il nuovo titolare immune dalle eccezioni derivanti dal rapporto sottostante, che a lui non sono opponibili. Appunto per sottolineare che tali eccezioni sono inopponibili al terzo solo creditore cambiario, si parla di "autonomia" del rapporto cartolare, e quindi si dice che il diritto dell'acquirente del titolo di credito autonomo nei confronti del diritto dell'alienante. Il debitore non pu invocare neppure altre eccezioni derivanti dai suoi rapporti personali intercorsi con i precedenti titolari del credito cartolare. b) In un secondo senso, si intende per "autonomia" la applicazione alla circolazione del credito cartolare del principio "possesso di buona fede vale titolo" d'acquisto del diritto. Chi in buona fede acquista dal portatore un credito cartolare e diventa portatore legittimo del titolo, acquista il credito cartolare anche se chi glielo ha trasferito non ne era il titolare effettivo. Esempio: A titolare di un titolo al portatore che gli viene rubato da B; B non certamente divenuto titolare del titolo e del credito in esso incorporato, ma B, pur non essendo titolare, egualmente divenuto portatore legittimo del titolo, avendone il possesso e trattandosi di un titolo al portatore; se perci un terzo C acquista da B il credito cartolare, ritenendo che B ne sia il titolare, acquista il credito bench il suo dante causa B non ne fosse titolare, e cos A non pu pi rivendicare la propriet del titolo e perde il suo diritto di credito. Questa soluzione importa che la posizione giuridica di C (l'essere cio divenuto creditore cartolare) non dipende, e perci autonoma, da quella di B che, non essendo creditore cartolare, non aveva il potere di trasferire un diritto di cui era privo. Letteralit del diritto cartolare. Con tale espressione si vuole esprimere il concetto per cui il debitore che ha assunto un'obbligazione cartolare deve compiere la prestazione esattamente indicata nel titolo, e quindi senza potersi richiamare ad accordi successivi che modifichino detto contenuto, a meno che questi accordi non siano intercorsi proprio con l'attuale titolare del credito cartolare. Legittimazione, autonomia e letteralit concorrono a rendere rapida e sicura la circolazione dei titoli di credito. Difatti, chi appare dal documento portatore legittimo del titolo di credito pu pretendere l'adempimento della prestazione merc presentazione del titolo stesso; chi ha acquistato il credito cartolare sicuro che il debitore non gli potr opporre nessuna delle eccezioni che avrebbe potuto opporre ai titolari precedenti del credito per rapporti intercorsi con loro. Inoltre, chi ha acquistato il titolo di credito ricevendone il possesso dal portatore legittimo del titolo stesso, sicuro di acquistare il credito cartolare anche se il portatore legittimo del titolo non era il titolare del credito cartolare.
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Vengono cos eliminati, a carico del cessionario, i rischi dipendenti: a) dalla mancanza di titolarit del cedente e b) dall'opponibilit, ad opera del debitore ceduto, delle eccezioni personali al cedente stesso. Ne deriva che la posizione dell'acquirente del titolo di credito molto pi sicura di quella del cessionario del diritto di credito. Detta assimilazione non tuttavia completa. Infatti, il legislatore non si spinto fino ad assicurare il diritto all'adempimento della prestazione al terzo portatore legittimo del titolo anche nelle ipotesi in cui la sottoscrizione del debitore cartolare non autenticata (falsit), ovvero non consapevole (per incapacit), o comunque non a lui riferibile. Difatti, le eccezioni di falsit della firma e di difetto di capacit o di rappresentanza sono opponibili a chiunque sia il portatore legittimo del titolo, anche se in buona fede. Permane inoltre il rischio del mancato pagamento del debitore cartolare, contro il quale non viene apprestato alcun rimedio. Rimedio indiretto solo quello per cui, nella cambiale e nell'assegno bancario e salva clausola contraria, chi trasferisce il credito cartolare responsabile nei confronti dei successivi acquirenti portatori legittimi del titolo per il mancato pagamento del debitore.

2.2. I titoli di credito. Rapporti tra titolarit e legittimazione. L'applicazione della disciplina esposta deriva dalla c.d. "incorporazione" del diritto di credito nel documento, ovverosia dal costante collegamento che sussiste tra il titolo di credito (documento) ed il diritto cartolare: a) sia nel momento della costituzione di tale diritto; b) sia nel momento della sua circolazione; c) sia nel momento della sua estinzione; Pi precisamente: a) Il titolo di credito , anzitutto, un "documento costitutivo" del diritto cartolare, nel senso che se non si crea un documento non possibile costituire un diritto cartolare. b) Il diritto cartolare collegato al documento non solo nel momento della sua costituzione, ma anche nel momento della sua circolazione. Infatti, per trasferire il credito cartolare, necessario far diventare l'acquirente "portatore legittimo" del documento. Cos, ancora, per fare acquistare ad altri qualunque diritto sul credito cartolare, occorre che tale diritto risulti dal documento. c) Il diritto cartolare , infine, collegato al documento nel momento della sua estinzione (pagamento). Il debitore cartolare non tenuto a soddisfare il suo debito nei confronti di chi non sia portatore legittimo del documento, anche se lo stesso sia il titolare del diritto cartolare. Cos, se il titolare di un credito cartolare subisce il furto o la distruzione del titolo di credito, ancora titolare del diritto cartolare, ma non pu pretenderne il pagamento dal debitore perch, non potendo pi presentargli il titolo, ha perso la legittimazione; n pu trasferire ad altri il suo credito, perch non pi portatore legittimo del titolo di credito e quindi non pu trasmetterne il possesso. Per riacquistare la legittimazione, il titolare del credito cartolare deve o ridiventare portatore legittimo del titolo, ovvero svolgere una procedura giudiziaria, la c.d. "procedura di ammortamento", in cui viene emesso e diviene definitivo un provvedimento della autorit giudiziaria con cui si toglie al titolo la propriet di incorporare il diritto cartolare (si dice che si "scorpora" il diritto dal documento).

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I rapporti tra "titolarit" del diritto cartolare e "legittimazione" all'esercizio di tale diritto possono, quindi, cos presentarsi: a) lo stesso soggetto ad un tempo titolare del diritto cartolare e legittimato all'esercizio di tale diritto. b) Un soggetto titolare del credito cartolare ed un altro soggetto legittimato all'esercizio dello stesso. Se il titolo al portatore viene rubato da D a E, titolare del credito rimane D, che per ha perso la legittimazione a pretendere il pagamento, mentre il ladro E, pur non essendo titolare del credito, per portatore legittimo del titolo di cui ha appreso il possesso. Poich il portatore legittimo legittimato all'esercizio del diritto cartolare, il debitore, che "senza dolo o colpa grave" adempie nei suoi confronti, liberato dalla obbligazione, anche se il portatore non il titolare del diritto cartolare. Cos, se A paga la somma dovuta al ladro E, ignorando senza sua colpa grave che E un ladro, paga bene e l'obbligazione cartolare estinta. Il concetto di legittimazione, perci, si traduce in una presunzione semplice di titolarit del diritto cartolare a favore del portatore legittimo del titolo, che pu quindi pretendere il pagamento dal debitore, verso presentazione del titolo, senza essere costretto a provare di essere anche il titolare del credito in esso incorporato. Riassumendo: il titolo di credito un documento costitutivo del diritto cartolare e necessario per esercitare il diritto stesso. Tale diritto cartolare un diritto letterale ed autonomo alla cui circolazione si applica il principio "possesso di buona fede vale titolo". 2.3.Le leggi di circolazione dei titoli di credito: al portatore, allordine e nominativi. Il diritto cartolare si trasferisce in base a quei fatti o negozi giuridici, ai quali la legge attribuisce l'efficacia di trasferire dei diritti. Bisogna per distinguere l'ipotesi a) in cui l'acquirente diventa portatore legittimo del titolo, dall'ipotesi b) in cui il titolo viene trasferito senza osservare le norme particolari prescritte per la sua circolazione. Solo nella prima ipotesi il nuovo titolare del titolo di credito acquista un diritto letterale ed autonomo, mentre nella seconda ipotesi si hanno gli stessi effetti della cessione ordinaria dei crediti e quindi l'avente causa acquista lo stesso diritto di credito che aveva il suo dante causa, e perci soggetto alle stesse eccezioni. Solo se si diventa portatori legittimi del titolo, se cio si trasferisce il titolo secondo la sua legge di circolazione, l'acquirente del credito acquista un vero diritto cartolare. Quando si trasferisce il diritto cartolare si trasferiscono, nel silenzio, anche i diritti accessori ad esso inerenti. Si pu anche dare in usufrutto o in pegno il diritto cartolare: nel caso di usufrutto, il godimento dell'usufruttuario si estende ai premi ed alle utilit aleatorie prodotte dal titolo, mentre il contrario avviene in caso di pegno. Occorre adesso spiegare in quale modo si diventa "portatori legittimi" dei titoli di credito. A questo fine, occorre accertare a quale "legge di circolazione" essi sono soggetti, a seconda che si tratti di titoli al portatore, ovvero all'ordine ovvero nominativi. Presupposto comune e necessario che avvenga la trasmissione del possesso del documento. Per, mentre nei titoli al portatore sufficiente essere possessori del titolo per esserne portatori legittimi e quindi legittimati all'esercizio del diritto, viceversa nei titoli all'ordine e nominativi per essere portatori legittimi non sufficiente esserne possessori. 1) "Titoli all'ordine". Nei titoli all'ordine, oltre il possesso, necessaria una "serie continua" di girate. Per girata si intende una dichiarazione, scritta sul titolo e sottoscritta, con cui l'attuale
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portatore legittimo, detto "girante", ordina al debitore di adempiere nei confronti di un altro soggetto, il c.d. "giratario". GIRANTE ----------- ordina al DEBITORE di adempiere verso un terzo ------ il GIRATARIO. (portatore legittimo) (emittente ceduto) La serie di girate continua quando chi chiede l'adempimento il giratario dell'ultima girata di una serie di girate in cui il nome di ogni girante corrisponde al nome del giratario della girata immediatamente precedente fino a giungere alla prima girata, il cui girante deve essere il prendtiore. La continuit delle girate si intende in senso meramente "formale", in quanto essa non interrotta anche se la firma di uno dei giranti falsa. Pertanto il debitore cartolare deve pagare all'ultimo giratario, portatore legittimo del titolo, essendo tenuto ad accertare "soltanto la regolare continuit delle girate, ma non a verificarne l'autenticit". La girata valida anche se "in bianco", intendendosi per tale la girata che non contiene il nome del giratario, ovvero che al posto dell'indicazione dl giratario porta l'indicazione "al portatore". Chi ha ricevuto il titolo in base ad una girata in bianco legittimato in base al semplice possesso del titolo: per trasferire ad altri il titolo giratogli in bianco, egli pu trasmettere al terzo il semplice possesso del titolo. Se vuole, per, il possessore del titolo pu anche apporvi una nuova girata; ovvero pu anche riempire, completandole, le precedenti girate in bianco: ma in quest'ultimo caso il portatore legittimo deve avere cura di indicare come giratario di ogni girata in bianco il girante che ha sottoscritto la girata successiva. Di solito la girata ha solo una funzione di circolazione, nel senso che serve a far diventare il giratario portatore legittimo del titolo; ma vi sono delle ipotesi in cui la girata ha anche una funzione di garanzia, nel senso che il girante diventa responsabile verso i giratari successivi per l'inadempimento della prestazione da parte dell'emittente: ci avviene ope legis nella girata della cambiale e dell'assegno bancario; per gli altri titoli di credito la responsabilit del girante sussiste solo quando risulti da una clausola espressa. La girata pu essere fatta "per procura", inserendovi una clausola dalla quale risulti che il giratario non ha acquistato il credito cartolare, ma solo un rappresentante del girante che ne rimasto titolare: pertanto, poich il giratario per procura non ha un diritto autonomo, l'emittente pu opporgli tutte le eccezioni opponibili al girante. La girata pu anche essere fatta a titolo di "pegno", nel senso che il giratario assume la posizione di un creditore pignoratizio. In tale ipotesi il giratario "in garanzia" pu esercitare tutti i diritti cartolari, in nome e per conto proprio: il suo diritto, quantunque limitato, per autonomo rispetto a quello del girante, e quindi l'emittente non pu opporgli le eccezioni personali al girante, a meno che il giratario, nell'acquistare il diritto di pegno, non abbia agito intenzionalmente a suo danno, nel senso che ha acquistato il pegno allo scopo esclusivo di privare l'emittente del potere di rifiutare il pagamento al girante opponendogli eccezioni a lui personali. Poich il giratario in garanzia ha solo un diritto limitato di pegno, ma non titolare del credito cartolare, egli non pu disporne a favore di altri e quindi non pu girare il titolo a terzi.

2) "Titoli nominativi". Se il titolo nominativo, il possessore legittimato per effetto della intestazione a suo favore contenuta sia nel titolo sia nel registro dell'emittente. L'emittente, perci, deve tenere un registro da cui risulti il nome dell'intestatario di ognuno dei titoli emessi. Perch si diventi portatore legittimo del titolo nominativo, perci necessario che l'emittente annoti il nome dell'acquirente sul titolo e nel registro ovvero rilasci un nuovo titolo intestato all'acquirente.
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L'emittente deve procedere a queste operazioni in tre ipotesi: a) se glielo chiede l'alienante, esibendolo e provando "la propria identit e la propria capacit di disporre, mediante certificazione"; b) se glielo chiede l'acquirente, esibendo il titolo e presentando un atto autentico d'acquisto a dimostrazione del suo diritto; c) sempre se glielo chiede l'acquirente, legittimandosi in base ad una serie continua di girate, tutte datate ed autenticate e di cui nessuna in bianco. Si badi che le girate non fanno diventare portatore legittimo del titolo nominativo, ma legittimano l'ultimo giratario a chiedere all'emittente la nuova intestazione nel registro: solo con detta intestazione si diventa portatore legittimo del titolo, e si possono esercitare i diritti ad esso inerenti. Viceversa la costituzione in pegno pu anche farsi consegnando il titolo al creditore, ed apponendovi la girata con la clausola "in garanzia". L'usufruttuario di un credito incorporato in un titolo nominativo ha diritto di ottenere dall'emittente un titolo separato da quello del nudo proprietario. 2.4.Lesercizio del diritto cartolare: eccezioni opponibili al portatore legittimo del titolo di credito. Il debitore cartolare obbligato ad adempiere la prestazione incorporata nel titolo nei confronti di chiunque ne sia il portatore legittimo, e la sua obbligazione si estingue quando egli ha adempiuto nei confronti di detto portatore, anche se lo stesso non titolare del credito cartolare. Tuttavia il pagamento fatto al portatore, che non sia anche titolare del credito cartolare, libera il debitore soltanto se fatto "senza dolo o colpa grave"; nel senso che, perch il pagamento non sia liberatorio, non sufficiente che il debitore fosse a conoscenza che il portatore legittimo non era il titolare del diritto, ma altres necessario che egli fosse in condizioni di dare la prova di ci, o di averne almeno la relativa prova tramite l'utilizzo della ordinaria diligenza. Chi debitore in base ad un titolo di credito, pu opporre al portatore legittimo solo le seguenti eccezioni: a) le eccezioni "personali" al portatore legittimo, cio derivanti da altri rapporti intercorsi tra il debitore e lo stesso portatore legittimo; b) le eccezioni di forma, derivanti dalla mancanza di qualcuno dei requisiti fondamentali prescritti dalla legge. c) le eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo. d) le eccezioni di falsit della firma, di incapacit e di difetto di rappresentanza al momento dell'emissione del titolo, nonch di mancanza di volont (per violenza fisica) nella redazione del titolo; e) le eccezioni fondate sulla mancanza dei presupposti necessari per l'azione giudiziaria.

Le eccezioni indicate da b) ad e) sono dette "eccezioni reali", perch opponibili a chiunque sia il portatore legittimo del titolo di credito. Al portatore legittimo, invece, sappiamo che il debitore non pu opporre le eccezioni fondate sui suoi rapporti personali con i precedenti creditori. A questa regola vi una sola deroga, ammettendosi che il debitore possa opporre le "eccezioni personali" al precedente creditore anche all'ultimo portatore legittimo quando questi, nell'acquistare il credito, ha agito intenzionalmente a danno del debitore, per fargli cio perdere l'eccezione.
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Tale strappo alla regola si spiega con la considerazione che detta regola stata posta nell'interesse generale, per favorire la sicurezza e la rapidit nella circolazione dei crediti: non si poteva quindi consentire che di essa si avvalesse il creditore cartolare per abusarne a danno del debitore.

2.5.Classificazione dei titoli di credito. Accanto alla classificazione in titoli nominativi, all'ordine e al portatore, si fanno altre classificazioni, tra le quali: a) "Titoli in serie e titoli individuali". Si hanno "titoli in serie" se si emette una quantit plurima di titoli di credito, in cui la dichiarazione di debito dell'emittente dei titoli identica in tutti i titoli, trattandosi di un'unica operazione. Tutti i titolari dei titoli appartenenti alla stessa "serie" hanno un diritto di identico contenuto. I titoli di credito emessi in serie possono essere riuniti in un titolo multiplo, su richiesta e a spese del possessore: i titoli di credito multipli possono essere frazionati in pi titoli di taglio minore. Si hanno "titoli individuali" quando invece, pur emettendo il debitore una pluralit di titoli, questi vengono emessi ognuno per una operazione distinta, e perci possono avere contenuto diverso. b) "Titoli completi e incompleti". Sono completi i titoli di credito nei quali documentata l'intera dichiarazione dell'emittente e nei quali sono perci inserite tutte le clausole da cui costituito e regolato il diritto cartolare; incompleti quei titoli che fanno riferimento ad altro documento. c) "Titoli astratti e causali". Il titolo di credito "astratto" quando dal documento non risulta il rapporto sottostante, che pu essere di varia natura. Quando invece il rapporto sottostante deve essere un rapporto determinato, il titolo di credito causale. Sono causali tutti i "titoli rappresentativi di merci", cio i titoli in cui l'emittente si obbliga a consegnare al portatore legittimo del titolo una determinata quantit di merce in esso specificata. I titoli rappresentativi si distinguono perci in: titoli di deposito, nei quali il rapporto sottostante un contratto di deposito, e titoli di trasporto, nei quali il rapporto sottostante un rapporto di trasporto. Oltre al diritto di pretendere la consegna della merce in essi specificata, i titoli rappresentativi attribuiscono al loro titolare il possesso della merce, ed il potere di trasmettere ad altri detto possesso mediante trasferimento del titolo. 2.6.Lammortamento dei titoli di credito. La procedura di ammortamento ha la funzione di far riacquistare la "legittimazione" all'esercizio del diritto cartolare al titolare che ha smarrito ovvero ha subito la sottrazione o la distruzione di un titolo di credito nominativo o all'ordine. Colui che era il portatore legittimo del titolo al momento della perdita o della distruzione pu anzitutto denunziare i predetti eventi al debitore: in caso di perdita del titolo tuttavia il debitore cartolare deve egualmente adempiere nei confronti di chi diventato nuovo portatore legittimo del titolo, tranne che sia in condizione di provare che questi non titolare del credito cartolare. Pertanto, il titolare del diritto deve ricorrere alla procedura di ammortamento, la quale si articola in due fasi, l'una necessaria e l'altra solo eventuale. 1) Prima fase (necessaria). L'ex possessore del titolo deve chiederne con ricorso l'ammortamento al presidente del tribunale: nel ricorso devono essere indicati i requisiti essenziali del titolo e quelli
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sufficienti alla sua identificazione. Il presidente del tribunale, premessi gli opportuni accertamenti, emette, se gli accertamenti hanno esito positivo, il decreto di ammortamento del titolo. Il ricorrente deve notificare tale decreto al debitore: dal momento della notificazione, il debitore non pu pi liberarsi pagando al (nuovo) portatore legittimo del titolo. Dopo la notifica il titolo non attribuisce al suo possessore la legittimazione all'esercizio del diritto cartolare. Ma tale legittimazione ancora non spetta neppure all'ammortante, il quale deve curare che il decreto sia pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Solo dopo trenta giorni dalla pubblicazione, l'ammortamento diventa definitivo, purch nel frattempo il detentore del titolo non abbia presentato opposizione al tribunale. Anche se non stata presentata opposizione entro il termine, pu darsi tuttavia che il titolo, prima che sia trascorso detto termine, sia stato acquisito in buona fede da un terzo. In applicazione del principio "possesso di buona fede vale titolo" il terzo diventato anche il nuovo titolare del diritto cartolare, e pu quindi chiedere all'ammortante la restituzione della somma che questi ha ricevuto dal debitore. 2) Seconda fase (eventuale). Se nel termine di trenta giorni viene presentata opposizione, il decreto d'ammortamento non diventa definitivo, e il tribunale dovr giudicare in contraddittorio. Perch si possa giudicare sull'opposizione, l'opponente deve depositare, a pena di inammissibilit, il titolo presso la cancelleria del tribunale. Se risulta che l'opponente ha acquistato in buona fede il titolo, egli ormai creditore cartolare e l'opposizione deve essere accolta, revocando il decreto di ammortamento: la buona fede del portatore legittimo del titolo si presume, e pertanto colui che ha richiesto l'ammortamento a dover dimostrare la malafede o la colpa grave. Se detta prova riesce, ne deriva che titolare del credito ancora colui al quale il titolo era stato sottratto o che l'aveva smarrito, e perci a lui che il titolo deve essere restituito. Titoli al portatore. Per tali titoli invece di regola non ammesso l'ammortamento in caso di sottrazione o di smarrimento: chi ha subito uno di detti eventi pu denunziarli all'emittente del titolo e ha diritto alla prestazione dopo che sia decorso il termine di prescrizione del titolo: la denuncia provoca l'interruzione, solo a favore del detentore, del termine decennale di prescrizione. Perci il titolo continua ad incorporare il diritto cartolare per tutto il periodo di prescrizione e se in detto periodo viene acquistato da un possessore di buona fede, la vittima dello smarrimento o del furto perde il suo diritto: solo dopo che trascorso il termine di prescrizione la legge consente a chi ha subito il furto o lo smarrimento di esercitare il diritto stesso.

2.7.Documenti di legittimazione e Titoli impropri. Hanno solo una funzione di legittimazione, ma sono privi dei caratteri di letteralit e di autonomia quei documenti che servono o soltanto a) ad identificare l'avente diritto alla prestazione, ovvero anche b) a consentire il trasferimento del diritto di credito senza l'osservanza delle forme proprie della cessione. I documenti del primo tipo sono detti, appunto, "documenti di legittimazione" (quale ad es. il biglietto ferroviario). I documenti del secondo titolo sono detti "titoli impropri", come ad es. il vaglia postale). Il debitore dunque pu e deve adempiere nei confronti del portatore legittimo di detti documenti, ma questi non sono titoli di credito sia perch l'incorporazione del diritto nel titolo non perfetta, sia perch anche quando il diritto cedibile, il debitore pu opporre all'ultimo cessionario tutte le eccezioni personali ai creditori precedenti.

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2.8 I titoli atipici. "La promessa unilaterale di una prestazione non produce effetti obbligatori fuori dei casi ammessi dalla legge". Ora, poich il codice disciplina la figura generale dei titoli di credito senza individuarli specificamente, gli interpreti sogliono ritenere ammissibile l'emissione di titoli di credito anche atipici. Al riconoscimento della libert di emissione dei "titoli atipici" per posto un limite normativo: non possono essere emessi, quando hanno per oggetto l'obbligazione di pagare una somma di denaro, titoli di credito al portatore non previsti dalla legge. "Titoli di investimento". Nelle Spa la legge ammette l'emissione di strumenti finanziari diversi dalle azioni e diversi dalle obbligazioni che, se non sono dematerializzati, possono essere considerati titoli atipici. Quando i titoli atipici vengono emessi "in serie", solitamente si tratta di titoli diretti a sollecitare gli investimenti finanziari della massa dei risparmiatori (c.d. "titoli di massa"): tra i titoli atipici si sogliono ricomprendere i warrants, buoni di sottoscrizione o di acquisto di azioni di compendio. Quando le emissioni di titoli di massa sono dirette al pubblico, la legge affida alla Consob un potere di controllo sull'emissione e sull'offerta al pubblico dei c.d. prodotti finanziari. Quando non si tratta di titoli rappresentativi di operazioni di investimento, non ammissibile, da parte di imprese diverse da quelle bancarie, il ricorso a titoli atipici rappresentativi di diritti di credito (c.d. "titoli di debito") per raccogliere il risparmio tra il pubblico mediante l'acquisizione di fondi con l'obbligo del rimborso: l'emissione di titoli di debito ammessa genericamente nelle Srl, ma se sottoscrivibili soltanto da investitori professionali. Infatti la raccolta del risparmio tra il pubblico sotto forma di prestiti riservata solo alle banche; la raccolta del risparmio tra il pubblico tramite prestiti rappresentati da titoli di debito non obbligazionari consentita alle societ e agli enti non bancari i cui titoli sono negoziati in borsa, o sono altrimenti garantiti, ovvero se si tratta di enti sottoposti a vigilanza amministrativa. La previsione legislativa di controlli pubblicistici tuttavia non significa un conseguente riconoscimento preventivo dell'ammissibilit dell'emissione di qualsiasi modello (atipico) di strumenti finanziari o di valori mobiliari; e neppure permette di risolvere il problema della loro natura giuridica, rimanendo da stabilire quando si tratta di titoli di credito, soggetti pertanto alla corrispondente disciplina cartolare. *********

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PARTE 3.2 La cambiale.

1. La cambiale. Caratteri generali. Nozione di cambiale. La cambiale un titolo di credito normalmente allordine, completo, astratto, avente efficacia di titolo esecutivo, in cui il sottoscrittore della dichiarazione di debito (il c.d . autore del titolo) assume lobbligo di pagare ovvero di far pagare una somma determinata, nel luogo e alla scadenza indicati. Se lautore del titolo (lemittente) assume lobbligo di pagare personalmente al portatore legittimo il debito cartolare si ha la cambiale propria. Se invece lautore del titolo (il c.d. traente) rivolge lordine di pagare ad un altro soggetto, detto trattario, si ha la cambiale tratta. CAMBIALE PROPRIA = lEMITTENTE si obbliga a pagare personalmente al -- Portatore legittimo del titolo; CAMBIALE TRATTA = il TRAENTE ordina a un terzo, il TRATTARIO, di pagare al Prenditore/Beneficiario (il portatore legittimo del titolo); Il soggetto al quale devessere pagata la somma detto primo prenditore o beneficiario della cambiale. La cambiale un titolo normalmente allordine, appunto perch disciplinata dalla legge di circolazione dei titoli allordine: ed un titolo allordine senza bisogno di inserire alcuna clausola espressa in tal senso. Ma se il traente (nella tratta) o lemittente (nel pagher) inseriscono lespressione non allordine, si ha la cambiale non allordine, per cui il credito cambiario pu essere trasferito solo nelle forme e con gli effetti della cessione ordinaria dei crediti. La cambiale un titolo completo, nel senso che tutte le clausole che individuano e regolano il diritto cartolare di credito devono essere contenute nello stesso documento cambiario. La cambiale un titolo astratto, perch il rapporto sottostante tra traente o emittente della cambiale e primo prenditore, detto rapporto di valuta, non risulta dal titolo e pu essere il pi vario. Nella cambiale tratta, oltre il rapporto di valuta tra traente e primo prenditore, vi il rapporto di provvista, intercorrente tra traente e trattario. Rapporto di provvista. Il traente ordina al trattario di pagare una determinata somma; il portatore della cambiale pu chiedere al trattario che questi accetti la cambiale (con laccettazione, il trattario diventa il principale obbligato cambiario): se il trattario con laccettazione si obbliga verso il portatore, o se anche senza aver prima accettato, alla scadenza paga detta somma, ci avviene perch di solito egli debitore della somma verso il traente, per un debito non cambiario che pu derivare da un qualsiasi rapporto giuridico, e che detto rapporto di provvista. Il trattario, perci, pagando la cambiale estingue contemporaneamente il rapporto di valuta del traente verso il prenditore e il rapporto di provvista di se stesso verso il traente. La cambiale, infine, un titolo esecutivo, in quanto il creditore cambiario ha il potere di iniziare subito la procedura esecutiva sui beni dei debitori cambiari inadempienti, senza bisogno di ottenere prima una sentenza di condanna o un decreto ingiuntivo.

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Il contenuto della cambiale. La cambiale un documento stampato, dattiloscritto o manoscritto: i mezzi di scrittura non devono essere alterabili o cancellabili con facilit, senza cio lasciare segni evidenti. Luso della apposita carta bollata obbligatorio solo a fini fiscali. Salvi i fini fiscali, la cambiale pu essere redatta su qualsiasi documento. La legge enumera le clausole contenute nella cambiale. Di esse, alcune sono indispensabili, e la loro mancanza fa s che la cambiale non valga come tale. Altre clausole possono anche mancare, perch sono surrogate comunque da norme suppletive di legge; altre clausole infine, sono solo eventuali, cio possono essere inserite dallautore della cambiale soltanto se questi vuole conseguire particolari effetti.

A. CLAUSOLE INDISPENSABILI (ESSENZIALI). 1) La denominazione di cambiale; Nella cambiale propria si pu usare anche la denominazione Vaglia cambiario e pagher cambiario. La denominazione deve essere inserita nel contesto del titolo. Purch sia inserita nel contesto della dichiarazione, indifferente che essa sia posta allinizio o nel corso o alla fine della stessa. La mancanza produce nullit del titolo e non vale a supplirne il difetto luso di un modulo bollato o di una denominazione diversa da quella prescritta. Si rende cos pi improbabile che lautore del titolo assuma una obbligazione cambiaria senza rendersi conto che assume una obbligazione di particolare rigore. 2) Lordine incondizionato o la promessa incondizionata di pagare una somma determinata. La somma pu essere espressa in lettere o in cifre: se espressa per pi di una volta e le somme sono diverse vale la somma minore. Se espressa in lettere e in cifre e le somme sono diverse, vale la somma scritta in lettere. 3) Il nome del creditore e del primo prenditore o beneficiario. Poich la cambiale un titolo allordine, il prenditore viene di solito indicato come colui allordine del quale ci si impegna di pagare la somma indicata nella cambiale. Ma pu anche, pi semplicemente, scriversi pagher al sig. Tizio. Nella c. tratta, il traente pu anche trarre la cambiale allordine proprio, indicando se stesso quale beneficiario. In tal caso, le persone del traente e del prenditore vengono a coincidere. 4) La data in cui la cambiale emessa. 5) Nella cambiale tratta il nome, il luogo e la data di nascita, ovvero il codice fiscale del trattario, cio della persona destinataria dellordine di pagamento. La persona del trattario pu coincidere con quella del traente. 6) La sottoscrizione del traente o dellemittente. Mentre tutte le clausole precedenti possono essere stampate o scritte a macchina o di pugno di persona diversa dallemittente o dal traente, la sottoscrizione deve essere autografa, cio di pugno dellemittente o del traente, e deve contenere il suo nome o cognome, ovvero la sua ditta. L emittente deve anche aggiungere il luogo e la data di nascita, ovvero il codice fiscale. Se si tratta di una societ, di unassociazione o di un altro ente, vi devessere la sottoscrizione autografa della
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persona fisica che ne ha la rappresentanza, e lindicazione anche non autografa che lobbligazione assunta nel nome dellente.

B. CLAUSOLE NON INDISPENSABILI, PERCH SURROGATE IN MANCANZA DALLA LEGGE. 1) Lindicazione della scadenza. Si pu scegliere solo tra queste quattro forme di scadenza: a) a vista, e in tale ipotesi la cambiale scade nel momento in cui il portatore ne richieda il pagamento al debitore principale, purch la richiesta avvenga entro lanno dallemissione. b) a certo tempo vista, e in tali ipotesi la cambiale scade dopo il decorso del tempo stabilito a cominciare dal giorno in cui la cambiale presentata al trattario per laccettazione o allemittente per il visto. c) a certo tempo data, ed in tale ipotesi la cambiale scade dopo il decorso del tempo stabilito, a cominciare dalla data di emissione. d) a giorno fisso, quando indicato un giorno determinato. Lelencazione di tali forme di scadenza tassativa, e perci la cambiale nulla se indicata unaltra forma di scadenza ovvero se a scadenze successive. Se per nella cambiale non indicata nessuna scadenza, la cambiale valida e si considera a vista. Nella scadenza a uno o pi mesi data o vista, la cambiale scade nel giorno corrispondente del mese in cui il pagamento deve essere effettuato. In mancanza del giorno corrispondente, la cambiale scade lultimo giorno del mese. Se la scadenza fissata al principio, alla met o alla fine del mese, la cambiale scade il primo, il 15 o lultimo giorno del mese. 2) Lindicazione del luogo di pagamento. Per luogo di pagamento si deve intendere sia il territorio del comune in cui la cambiale pagabile, sia il domicilio in cui la cambiale deve essere presentata per il pagamento. In mancanza di indicazione, nella cambiale propria il luogo di emissione si considera luogo di pagamento e domicilio dellemittente; nella cambiale tratta il luogo indicato accanto al nome del trattario si considera luogo di pagamento e domicilio del trattario. Se la cambiale pagabile, ma al domicilio di un terzo, si dice cambiale domiciliata: sia che il pagamento debba essere fatto direttamente dal terzo (domiciliazione propria o completa), sia che il pagamento debba essere fatto dallobbligato principale (domiciliazione impropria o incompleta). Se nella cambiale non precisato chi deve provvedere al pagamento, sintende che questo deve essere fatto dal terzo domiciliata rio; il terzo, tuttavia, non diventa obbligato cambiario. 3) Lindicazione del luogo di emissione della cambiale. In mancanza di indicazione, si considera luogo di emissione quello indicato accanto al nome del traente (nella c. tratta) e quello accanto al nome dellemittente (nella c. propria).
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C. CLAUSOLE EVENTUALI. Innanzitutto sono tali le clausole non allordine, senza spese, non accettabile ed equivalenti. Vale il seguente principio generale: se esse sono apposte dal traente o dallemittente, valgono per tutti gli obbligati cambiari. Se dette clausole sono apposte da un girante, valgono solo per il girante che le ha apposte. Altra clausola facoltativa la clausola di interessi, la quale pu essere apposta solo nelle cambiali con scadenza a vista e a certo tempo vista, indicando il tasso di interessi. Essa viceversa non pu apporsi nelle cambiali con scadenza a certo tempo data e a giorno fisso, perch in queste ipotesi al momento dellemissione si pu calcolare con precisione il periodo di durata del credito cambiario e perci pu anche calcolarsi lammontare degli interessi dovuti. Se non fissata una decorrenza diversa, gli interessi decorrono dalla data di emissione.

D. REGIME FISCALE DELLA CAMBIALE. Il pagamento dellimposta di bollo richiesto a fini fiscali, non per la validit della cambiale. Il documento su cui redatta la cambiale deve essere bollato. Se sin dallinizio il documento non stato bollato o stato bollato in misura insufficiente, la cambiale non ha la qualit di titolo esecutivo. Fino a quando la cambiale non viene regolarizzata sotto il profilo fiscale, il portatore non pu esercitare i diritti cambiari neanche in un autonomo giudizio di cognizione. *** La cambiale in bianco. La cambiale deve essere completa in tutte le sue clausole essenziali soltanto nel momento in cui viene presentata al pagamento. Al momento dellemissione invece, la cambiale pu essere incompleta; non occorre che le clausole cambiarie siano di pugno dellautore del titolo, e perci possono essere apposte anche successivamente dal portatore: si ritiene per che, perch si abbia cambiale in bianco, deve gi essere stata apposta non solo la sottoscrizione dellautore del titolo (emittente o traente), ma anche la denominazione di cambiale nel contesto della dichiarazione di debito. Se una cambiale viene emessa in bianco in qualche sua clausola, ci avviene perch di solito la determinazione di quella clausola deve avvenire successivamente allemissione. Il negozio con cui si conviene tra autore della cambiale e prenditore della stessa secondo quali regole dovr essere riempita la clausola in bianco, si chiama accordo di riempimento. La clausola pi frequentemente lasciata in bianco quella relativa alla determinazione della somma cambiaria; pu essere lasciata in bianco qualunque clausola essenziale, purch al momento dellemissione risulti la denominazione di cambiale e sia stata apposta la sottoscrizione autografa. Non si ha invece cambiale in bianco quando manca un elemento della cambiale a cui supplisce una norma di legge. Chi emette a favore di altri una cambiale in bianco, d al titolare della cambiale il potere di riempire la clausola in bianco secondo laccordo di riempimento o, in mancanza, secondo le clausole del rapporto sottostante. Colui che ha ricevuto o ha avuto trasferito una cambiale in bianco deve riempirla secondo laccordo o, in mancanza, in conformit del rapporto sottostante: se viola detto accordo, il debitore pu opporgli leccezione di inosservanza dellaccordo e deve soddisfare lobbligazione cambiaria secondo quanto risulta da dette convenzioni, e non secondo la clausola apposta sulla cambiale. Leccezione di inosservanza degli accordi di riempimento pu essere opposta dal debi tore anche ai successivi portatori della cambiale; ma non pu essere opposta, tra costoro, a chi ha avuto trasferita
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la cambiale gi completa, ignorando che la cambiale era stata completata in difformit dellaccordo di riempimento. Lonere della prova dellabusivo riempimento a carico del debitore, che ha proposto leccezione. Il titolare della cambiale in bianco decade dal diritto di riempirla dopo 3 anni dal giorno dellemissione. Tale decadenza non pu opporsi al titolare di buona fede (che ignori, pe rci, che la cambiale stata riempita dopo i tre anni) al quale il titolo sia pervenuto gi completo.

Pluralit e indipendenza delle obbligazioni cambiarie. La cambiale nasce con la dichiarazione cambiaria del traente o dellemittente. Ma spesso, dopo lemissione, sulla cambiale vengono aggiunte altre dichiarazioni, da ognuna delle quali nasce un obbligo cambiario del sottoscrittore verso il creditore cambiario. Nella cambiale tratta il portatore della cambiale pu chiedere la accettazione al trattario: il trattario, accettando, diventa obbligato cambiario. Ancora: la cambiale un titolo allordine, e quindi circola per mezzo della girata; ma la girata non produce solo leffetto di fare diventare il giratario portatore legittimo della cambiale (funzione di trasferimento), ma anche quello di far diventare il girante obbligato cambiario nei confronti del proprio giratario e dei giratari successivi (funzione di garanzia). Vi possono essere, in fine, le dichiarazioni di avallo, con cui si garantisce il pagamento del debito cambiario assunto da un altro soggetto: anche gli avallanti diventano obbligati cambiari. Gli obbligati cambiari si distinguono in obbligati diretti (emittente, accettante e loro avallanti) ed in obbligati di regresso (traente, giranti e loro avallanti). La distinzione molto importante, perch gli obblighi degli obbligati diretti sono regolati diversamente dagli obblighi degli obbligati di regresso: cos, solo gli obblighi degli obbligati di regresso si estinguono per mancanza di protesto; il termine di prescrizione degli obblighi degli obbligati diretti pi lungo, etc. Se, alla scadenza, lobbligato principale rifiuta il pagamento della somma indicata, lultimo giratario pu rivolgersi per il pagamento ad uno qualunque, a sua scelta, tra gli altri obbligati cambiari e solo se il pagamento compiuto dallemittente o dallaccettante si estinguono tutti i rapporti cambiari. Se invece il pagamento viene fatto da un altro obbligato cambiario, questi pu pretendere a sua volta il rimborso di quanto ha pagato dai giranti che lo precedono, dal traente e dai loro avallanti. Si ha, dunque, un ordine cambiario (detto anche nesso cambiario), i cui il primo posto occupato dallaccettante o dallemittente; il secondo dai loro avallanti; il terzo dal traente; il quarto dai suoi avallanti; il quinto dal primo girante; il sesto dai suoi avallanti; il settimo dal secondo girante e cos via. In detto ordine, ciascuno obbligato verso coloro che lo seguono e pu, se stato costretto al pagamento, rivolgersi contro coloro che lo precedono nellordine cambiario. Indipendenza delle obbligazioni cambiarie. Le varie obbligazioni godono del principio di indipendenza, nel senso che linvalidit di una delle obbligazioni non influisce sulla invalidit delle altre. Non fa eccezione al principio di indipendenza la regola per cui, se lobbligazione del traente o dellemittente nulla per vizio di forma o di contenuto, non sono valide come obbligazioni cambiarie neppure le relative dichiarazioni, per s regolari), di altri soggetti: ci accade perch la nullit della dichiarazione dellautore del titolo importa la nullit del titolo stesso. Se il vizio formale riguarda invece la dichiarazione di un obbligo cambiario diverso dallautore del titolo, saranno nulle solo le singole obbligazioni di costoro, ma rimarranno valide le obbligazioni cambiarie degli altri soggetti. Una vera eccezione al principio di indipendenza sembra porla solo la norma per cui linvalidit dellobbligazione dellavallato per vizio di forma produce linvalidit dellobbligazione dellavallante.
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Al principio di indipendenza si ricollega anche la norma che prevede lipotesi di alterazione del testo della cambiale. In detta ipotesi, chi ha firmato dopo lalterazione, risponde nei termini del testo alterato; chi ha invece firmato prima dellalterazione, risponde nei termini del testo originario. In mancanza di prova contraria, la legge presume che tutte le sottoscrizioni siano state apposte prima dellalterazione.

I requisiti delle dichiarazioni cambiarie. Passiamo ora a considerare i requisiti richiesti per ogni dichiarazione cambiaria. La mancanza di uno dei requisiti fa s che lobbligazione cambiaria non sia valida. Sottoscrizione della dichiarazione. Ogni dichiarazione cambiaria, per valere come tale, deve risultare dal documento cambiario, cio deve essere apposta sulla cambiale: se fosse apposta su altro documento, non avrebbe valore cambiario. Per laccettazione, si usa la clausola accetto o visto o altra equivalente. La clausola deve essere seguita dalla sottoscrizione, che contenga il nome e il cognome dellaccettante, ovvero la sua ditta. Ogni sottoscrizione cambiaria pu anche essere apposta senza accompagnarla con alcuna formula che consenta di determinarne il significato. Per evitare incertezze circa il valore giuridico della dichiarazione cambiaria allora, occorre apporre la sottoscrizione in un determinato luogo della cambiale. Perci, se si trova sulla cambiale una sottoscrizione non preceduta da alcuna formula, bisogna distinguere se detta sottoscrizione sulla faccia anteriore o posteriore della cambiale: se sulla faccia anteriore, ed la sottoscrizione del trattario, vale come accettazione; se di persona diversa dal trattario, vale come avallo; se poi la sottoscrizione si trova sulla parte posteriore, vale come girata. Capacit di agire. Possono assumere obbligazioni cambiarie tutte le persone capaci. Perch assumano obbligazioni cambiarie gli incapaci relativi, necessario che la loro dichiarazione sia sottoscritta anche dal curatore con la clausola per assistenza o altra equivalente. - Incapaci assoluti (minori non emancipati e interdetti): i loro rappresentanti legali se sono autorizzati allesercizio del commercio, possono senzaltro obbligarsi in loro nome; altrimenti, il genitore esercente la potest avr bisogno dellautorizzazione del giudice tutelare, e il tutore previo parere del giudice avr bisogno dellautorizzazione del tribunale. Se il rappresentante legale dellincapace, nel sottoscrivere la cambiale, non aggiunge che la sottoscrizione fatta in qualit di rappresentante, egli risponde in proprio dellobbligazione, e lincapace non diviene obbligato. Nellipotesi di incapacit naturale, la cassazione ammette che lannullabilit della dichiarazione cambiaria dellincapace di intendere e di volere uneccezione reale, e quindi opponibile a qualunque possessore del titolo, anche se di buona fede. Rappresentanza volontaria. Le dichiarazioni cambiarie possono essere compiute anche per mezzo di rappresentante. Dalla dichiarazione o dalla sottoscrizione deve apparire che il dichiarante non si obbliga in nome proprio ma in nome del rappresentato: di solito, premettendo alla propria sottoscrizione la formula per procura o per rappresentanza di Tizio. Se il dichiarante non rappresentasse chiaramente di obbligarsi in nome del rappresentato, rimarrebbe obbligato in proprio. Il rappresentante, il quale abbia il potere generale di assumere obbligazioni in nome di un rappresentato che non sia imprenditore commerciale, non ha il potere di assumere obbligazioni cambiarie, a meno che nella procura non gli sia esplicitamente concesso detto potere.
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Viceversa, il rappresentante il quale abbia il potere generale di assumere obbligazioni per un imprenditore commerciale, per ci stesso ha anche il potere di assumere obbligazioni cambiarie, a meno che nella procura non gli sia esplicitamente negato. Se il rappresentante non ha il potere di obbligarsi cambiariamente, questultimo non diventa obbligato cambiario, e rimane obbligato il falsus procurator. Se per il debito cambiario stato assunto da un amministratore rappresentante di una Spa malgrado gli fosse vietato dallo statuto, la societ risponde ugualmente del debito, salvo dimostri che il terzo beneficiario ha agito con dolo. Contenuto delle dichiarazioni cambiarie. Le dichiarazioni cambiarie non possono essere sottoposte a condizioni: se la condizione viene apposta alle dichiarazioni del traente o dellemittente, nulla la stessa cambiale, e quindi non ha valore nessunaltra obbligazione cambiaria. Se la condizione apposta allaccettazione o allavallo, nulla solo lobbligazione dellaccasante o dellavallante. Se viene apposta ad una girata, la girata valida, ma la condizione si ha per non scritta. Laccettazione. Sulla base del rapporto di provvista il trattario debitore non cambiario nei confronti del traente: perch egli diventi obbligato cambiario anche nei confronti del portatore legittimo della cambiale, deve apporre sul documento la dichiarazione accettazione. Laccettazione, perci, un istituto proprio della cambiale tratta, e il suo effetto quello di far diventare il trattario obbligato cambiario diretto. Prima dellaccettazione, infatti, il portatore non ha contro il trattario nessuna azione: n cambiaria, n ordinaria di diritto comune, perch anche se il trattario debitore verso il traente e anche se lha autorizzato a emettere la tratta, tale obbligazione sussiste soltanto verso il traente e non verso il portatore della cambiale. Laccettazione pu essere chiesta fino al giorno della scadenza dal portatore legittimo o anche da un semplice detentore della cambiale: laccettazione va chiesta alla residenza del trattario. La cambiale a certo tempo vista deve essere presentata allaccettazione entro un anno dalla data di emissione. Il termine annuale pu essere prolungato o abbreviato dal traente; dai giranti pu essere soltanto abbreviato. Anche nelle cambiali con diversa scadenza, il traente ed i giranti possono prescrivere che la cambiale sia presentata allaccettazione entro un determinato termine: se la cambiale non viene presentata in detto termine e la clausola stata apposta dal traente, nessuno degli obbligati di regresso pi responsabile; se la clausola stata apposta da un girante, libero da detta responsabilit soltanto il girante che la ha apposta. Il traente pu vietare che la cambiale sia presentata allaccettazione. Di solito detto divieto si attua apponendo sulla cambiale la clausola non accettabile o equivalente. Non si pu dichiarare la cambiale non accettabile nelle seguenti ipotesi: a) Quando la scadenza a certo tempo vista; b) Quando la cambiale pagabile da un terzo; c) Quando deve essere pagata dallo stesso trattario, ma in un luogo diverso dalla sua residenza; Nellipotesi in cui il traente apponga la clausola non accettabile, se egualmente la cambiale viene presentata allaccettazione e il trattario la rifiuta, gli obbligati di regresso non sono responsabili. Se invece, malgrado la clausola non accettabile, il trattario accetta la cambiale, laccettazione valida e laccettante diventa obbligato cambiario diretto. Il traente pu anche vietare che la presentazione allaccettazione avvenga prima che sia trascorso un dato termine dilatorio, nel qual caso egli libero da responsabilit per il rifiuto dellaccettazione richiesta prima della scadenza di detto termine.
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Il trattario, al quale sia chiesta laccettazione, pu chiedere che gli sia fatta una seconda presentazione il giorno seguente. Il trattario non pu per pretendere che la cambiale sia lasciata in sua detenzione. Se il trattario richiede la seconda presentazione e il portatore non gliela concede, il portatore non pu esercitare lazione di regresso per mancata accettazione, purch la richiesta della seconda presentazione e il rifiuto di concederla risultino dal protesto. Per quanto riguarda la forma dellaccettazione, il trattario accetta la camb iale apponendo sulla stessa la clausola accettato o altra equivalente, seguita dalla sottoscrizione autografa e dallindicazione del luogo e della data di nascita ovvero dal codice fiscale. Se non si appone nessuna clausola, la sottoscrizione deve essere apposta nella faccia anteriore della cambiale e il titolo va restituito a chi lo ha presentato. Laccettazione deve in ogni caso essere apposta sulla cambiale, e non ha quindi valore di obbligazione cambiaria unaccettazione per atto separato. Revoca dellaccettazione. Se la sottoscrizione viene cancellata dal trattario prima di restituire il titolo, laccettazione si ha per non avvenuta. Se per il trattario, prima della cancellazione, ha dato notizia per iscritto dellaccettazione al portatore o ad un qualsiasi firmatario della cambiale, rimane obbligato cambiariamente. Se il trattario rifiuta laccettazione non diviene obbligato cambiario. In seguito al rifiuto, il portatore legittimo, dopo aver fatto constatare la mancanza di accettazione per mezzo del protesto, pu esercitare subito il suo credito di regresso contro il traente, i giranti ed i loro avallanti (azione di regresso per mancata accettazione), pretendendo dagli stessi il pagamento della somma cambiaria. La accettazione deve essere incondizionata, fatta per tutta la somma e senza introdurre modifiche. Se laccettazione viene fatta sotto condizione, laccettante non assume obbligazione cambiaria e si hanno perci gli stessi effetti che nel caso di rifiuto dellaccettazione; se laccettazion e viene fatta solo per una parte della somma o introducendo delle modifiche, laccettante resta obbligato cambiariamente nei termini della sua accettazione, ma il portatore pu agire subito contro gli obbligati di regresso. Lavallo. Lavallo una dichiarazione cambiaria mediante la quale il dichiarante (detto avallante) assume una garanzia, letterale ed astratta, per il pagamento totale o parziale della somma indicata nella cambiale, collocandosi nella stessa posizione di un altro obbligato cambiario da lui indicato e detto avallato. Basta apporre sulla cambiale o sullallungamento la propria firma preceduta dalla clausola per avallo di Tizio o altra equivalente: se non si indica il nome dellavallato, nella cambiale tratta si presume che avallato sia il traente, e nel pagher cambiario lemittente. Si pu anche fare la dichiarazione di avallo limitandosi ad apporre la propria sottoscrizione sulla faccia anteriore della cambiale: in questa ipotesi ne deriva che nella tratta lavallato il traen te, e lemittente nel pagher. Lavallante obbligato nello stesso modo dellavallato: perci un obbligato diretta se lavallato un obbligato diretto; un obbligato di regresso se lavallato un obbligato di regresso. Nellordine cambiario lavallante si inserisce subito dopo il suo avallato e perci obbligato cambiariamente verso tutti coloro verso i quali obbligato lavallato; se soddisfa il debito cartolare invece, pu rivolgersi con lazione cambiaria contro lavallato e contro tutti coloro che sono obbligati cambiariamente verso lavallato. Lobbligazione dellavallante non sussidiaria rispetto a quella dellavallato: i due sono debitori solidali, e quindi il portatore ha diritto di rivolgersi per il pagamento allo stesso avallante. Lobbligazione dellavallante valida anche se non lo quella dellavallato. Solo in un caso linvalidit dellobbligazione dellavallato produce linvalidit dellobbligazione dellavallante,
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precisamente quando la invalidit deriva da un vizio di forma, onde la invalidit stessa pu desumersi prendendo visione della dichiarazione dellavallato. La cambiale di favore. Se lavallo costituisce la tipica obbligazione cambiaria di garanzia, una analoga funzione pu essere perseguita indirettamente mediante il ricorso a dichiarazioni cambiarie che normalmente hanno una funzione diversa. Cos, il pagamento di una cambiale pu anche essere garantito mediante lintervento di un terzo che, sulla base di una convenzione detta di favore stipulata con colui che il vero debitore, rilascia in veste di emittente una cambiale (detta cambiale di favore) allo stesso debitore del rapporto sottostante che quale primo prenditore la gira a colui che nel rapporto sottostante il vero creditore, assumendo cos quale girante unobbligazione cambiaria di regresso: in questo schema, lemittente detto favorente, il prenditore-girante detto favorito. C. DI FAVORE: garante rilascia una C. al debitore, ---- che la gira al creditore principale (emittente) (prenditore) [favorente] [favorito] Il favorente rimane obbligato nei confronti dei portatori della cambiale estranei alla convenzione di favore in conformit al tipo di dichiarazione che ha apposto sul titolo. La convenzione di favore pu essere opposta, quale eccezione personale, al favorito. La prova dellesistenza di una convenzione di favore a carico di chi la eccepisce. Poi, il favorente ha diritto di ripetere dal favorito le somme che eventualmente stato costretto a pagare al portatore del titolo in base allobbligazione cambiaria da lui assunta: a questo fine, il favorente pu usufruire dellazione cambiaria se il favorito figura come obbligato cambiario nei suoi confronti.

2. La circolazione della cambiale. La girata. Il credito cambiario, normalmente si trasferisce compiendo latto di trasferimento e facendo diventare lacquirente portatore legittimo del titolo: quindi, apponendo sul titolo la girata e consegnandolo allacquirente. Ma se il traente o lemittente hanno emesso la cambiale apponendovi la clausola non allordine, il credito cambiario si pu trasferire solo tramite un atto di cessione, e cio compiendo il negozio di trasferimento e notificandolo al debitore: in tale ipotesi lacquirente non acquista un credito letterale ed autonomo, ma lo stesso credito dellalienante, con la conseguenza che allacquirente si possono opporre tutte le eccezioni che si potevano opporre allalienante. Se invece la clausola non allordine non apposta dal traente o dallem ittente, ma da uno dei giranti, essa non incide sulla legge di circolazione della cambiale, ma incide sulla funzione di garanzia che propria della girata, nel senso che il girante rimane responsabile in via di regresso solo verso il suo immediato giratario, ma non verso i giratari successivi. La girata deve essere scritta sulla cambiale o sullallungamento, e deve essere sottoscritta dal girante. Pu essere apposta sia sulla faccia anteriore del titolo, sia su quella posteriore, salvo che si tratti di una cambiale in bianco. La girata in bianco infatti per essere valida deve essere scritta esclusivamente a tergo della cambiale o sullallungamento. La girata deve essere incondizionata: se vi apposta una condizione, si considera come non scritta; viceversa la girata parziale nulla, quindi il giratario non diventa portatore legittimo.

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Il credito cambiario pu anche essere trasferito senza girata, quindi senza far diventare lacquirente portatore legittimo del titolo, mediante uno dei modi di trasferimento previsti dal diritto comune. Il cessionario o lerede, per, non acquistano un credito cartolare (letterale ed autonomo), ma lo stesso credito del cedente o del defunto, e perci al cessionario o allerede si possono opporre tutte le eccezioni che si potevano opporre al cedente o al defunto. Codesta conseguenza si ha in tute le ipotesi in cui il credito stato trasferito mediante cessione, sia che poi fosse possibile trasferire il titolo mediante girata, sia che ci non fosse possibile. I medesimi effetti della cessione ordinaria dei crediti si hanno anche nellipotesi di trasferimento mediante girata, quando la girata tardiva. Tardiva non la girata successiva alla scadenza, ma quella fatta posteriormente rispetto al protesto per mancato pagamento. In tale ipotesi, il giratario non acquista un credito letterale autonomo, e perci gli si possono opporre le stesse eccezioni che si potevano opporre al girante. Si parla di girata anomala e la stessa qualificazione si usa in caso di girata per procura. Riassumiamo. Enumerando tutte le ipotesi di c.d. girate anomale, perch al giratario si possono opporre tutte le eccezioni che si potevano opporre al suo girante, si ha la seguente elencazione: a) nellipotesi di girata per procura; b) nellipotesi di girata dopo il protesto per mancato pagamento o dopo trascorso il termine utile per levare il protesto; c) nellipotesi in cui il giratario abbia acquistato il credito con lintenzione di privare il debitore cambiario delle eccezioni personali che questi poteva opporre al girante. Nellipotesi sub b) e sub c) si ha una vera e propria deroga ai principi di letteralit e autonomia. Deroga invece non si ha nellipotesi di girata per procura, e nellipotesi in cui il credito cartolare stato trasferito non mediante girata, ma mediante cessione, nella quale ipotesi ai titolari successivi del credito possono essere opposte le medesime eccezioni che potevano essere opposte ai titolari precedenti. La girata della cambiale non adempie solo alla funzione di trasferimento del credito cambiario, ma anche ad una funzione di garanzia, in quanto fa nascere una obbligazione cambiaria di regresso del girante che diventa responsabile dellaccettazione e del pagamento verso il proprio giratario e verso tutti i successivi giratari della cambiale. Se il girante vuole evitare di diventare obbligato di regresso, pu farlo, e a questo fine deve apporre la clausola senza garanzia o equivalente. Se vuole diventare obbligato di regresso soltanto verso il proprio giratario, deve apporre la clausola non allordine. La girata posteriore al protesto o al termine per levare detto protesto produce solo gli effetti della cessione ordinaria: perci neppure la girata tardiva d luogo a responsabilit del cedente, se non per linesistenza del credito.

La cambiale ipotecaria. Con la girata della cambiale, si trasferiscono anche tutti i diritti accessori ad esso inerenti. Tra detti diritti accessori, particolare rilievo deve essere dato alle eventuali garanzie reali che assistono il credito cambiario. Per quanto riguarda il diritto di pegno, lesempio pi noto quello delle c.d. tratte documentate. Per quanto riguarda il diritto di ipoteca, la possibilit che la cambiale contenga una clausola in cui si dichiara che, a garanzia del pagamento, stata costituita unipoteca, prevista espressamente dal codice (si parla in questo caso di cambiale ipotecaria). Per essere costituita, lipoteca devessere iscritta nei registri immobiliari a favore dellattuale possessore della cambiale ed inoltre deve essere annotata sulla cambiale a cura del conservatore.

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Dopo la costituzione, anche lipoteca si trasferisce ai successivi portatori legittimi del titolo, senza che occorra annotare i successivi trapassi nel registro immobiliare. Poich lipoteca costituisce un accessorio del credito cambiario, essa si trasferisce in modo autonomo. Perch ci avvenga, tuttavia, occorre che la ipoteca sia stata costituita validamente: perci ai successivi portatori della cambiale ipotecaria rimangono opponibili i vizi relativi al negozio di concessione dellipoteca o allatto di iscrizione nei registri immobiliari. Per la cancellazione dellipoteca, occorre presentare un atto autentico di consenso alla cancellazione da parte del creditore iscritto nei registri immobiliari; occorre inoltre presentare il titolo cambiario. Per lo pi, il consenso alla cancellazione viene prestato dopo il pagamento della cambiale: se viene prestato prima del pagamento, si perde lazione di regresso nei confronti dei giranti anteriori alla cancellazione dellipoteca: infatti, questi giranti se costretti a pagare avrebbero avuto diritto ad essere surrogati nellipoteca. La cessione della provvista. Lemissione e il trasferimento della cambiale tratta consentono la costituzione e il trasferimento del solo credito cartolare, e non la cessione del credito derivante dal rapporto di provvista tra traente e trattario. La mancanza, prima dellaccettazione del trattario, di un obbligato cambiario principale pu intralciare la circolazione della cambiale. Eccezionalmente stato perci ammesso che il traente possa inserire nella cambiale tratta una clausola di cessione del credito (extracartolare) derivante dal rapporto di provvista. Lapposizione della clausola di cessione della provvista per soggetta a limiti rigorosi: a) Anzitutto, detta clausola pu essere apposta dal traente soltanto nelle cambiali tratte che non devono essere presentate allaccettazione; ovvero, se accettabili, per leventualit che laccettazione venga comunque rifiutata. Ne deriva pertanto che la clausola di cessione della provvista diviene inefficace con la successiva accettazione. b) La cessione vale nei limiti del credito di provvista; e detto credito deve avere origine da un rapporto di fornitura di merci fatta dal traente al trattario. c) La cessione pu essere effettuata dal traente solo a favore di una banca o di un banchiere: essa per giova a tutti i successivi portatori del titolo. d) La clausola di cessione deve essere inserita nel contesto del titolo. A pena di nullit la clausola deve contenere la data e il numero della fattura relativa alla fornitura della merce. e) La cessione, per essere efficace nei confronti dei terzi e del debitore ceduto, devessere notificata a detto debitore. Alla notifica equiparata la presentazione della cambiale al trattario risultante dal protesto per mancata accettazione. Dopo la notifica della cessione, il credito di provvista si trasferisce con la consegna e la girata della cambiale: di conseguenza il trattario non liberato se paga a persona diversa dal portatore della tratta. Poich il credito ceduto per lo stesso credito del cedente derivante dal rapporto di provvista, il trattario ceduto pu opporre al cessionario tutte le eccezioni desumibili da detto rapporto. Scadenza e pagamento della cambiale. Il pagamento della somma cambiaria deve essere chiesto al trattario nella cambiale tratta, allemittente nella cambiale propria. Il pagamento deve essere chiesto nel giorno di scadenza, se questo non festivo, o in uno dei due giorni feriali successivi.

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Se si tratta di scadenza a vista, la cambiale deve essere presentata al pagamento entro un anno dalla data di emissione: il traente pu allungare o abbreviare detto termine; i giranti possono solo abbreviarlo. Se si lascia trascorrere il termine abbreviato dal traente, si perde lazione cambiaria contro tutti gli obbligati di regresso; se si lascia trascorrere il termine abbreviato da un girante, si perde solo lazione di regresso contro quel girante. La cambiale deve essere presentata nel luogo (comune) e allindirizzo indicato quale luogo di pagamento; se manca lindirizzo, il pagamento deve essere chiesto nella casa di residenza delle seguenti persone: a) Del trattario, nella cambiale tratta; b) Dellemittente, nel pagher; c) Del domiciliatario, nella cambiale domiciliata. Legittimato a chiedere il pagamento il portatore legittimo della cambiale, cio chi risulta ultimo giratario in base ad una serie continua di girate; le girate cancellate si hanno per non scritte. Il debitore estingue il proprio debito cartolare pagando a chi portatore legittimo della cambiale. Detta estinzione non avviene se il debitore sapeva ed aveva le prove (ovvero se lha ignorato per colpa grave) che il portatore legittimo non era il titolare del credito cambiario. Il debitore per non obbligato a verificare che le firme dei giranti siano autentiche, dovendo solo controllarne la continuit formale: se tuttavia il debitore non conosce di persona lultimo giratario, deve accertarne lidentit. Il debitore, che paga la somma cambiaria, pu esigere dal portatore la cambiale quietanzata, in modo che il pagamento risulti dallo stesso titolo: altrimenti, se la cambiale gli viene sottratta e girata a persona di buona fede, egli deve adempiere una seconda volta. Il portatore non pu rifiutare il pagamento parziale. In caso di pagamento parziale, il trattario o lemittente non possono pretendere la restituzione del titolo quietanzato, ma possono esigere che del pagamento parziale sia fatta menzione sulla cambiale e che gliene sia data ricevuta. Il portatore legittimo della cambiale pu rifiutarne il pagamento anticipato, quello cio offerto prima della scadenza. Poi, il debitore che paga prima della scadenza, paga a suo rischio e pericolo, perch se si dimostra successivamente che il portatore legittimo, al quale egli ha pagato la somma cambiaria, non era il titolare del credito cambiario e che il vero titolare avrebbe potuto fare valere i suoi diritti se il pagamento non fosse stato anticipato, costretto a pagare una seconda volta. Mora del creditore. Se la cambiale non viene presentata per il pagamento nel termine stabilito, qualsiasi debitore cambiario ha facolt di depositare la somma presso lautorit competente a spese, rischio e pericolo del creditore cambiario.

3. Le azioni cambiarie: azione diretta e azione di regresso. Se, alla presentazione della cambiale, il pagamento viene rifiutato, il portatore legittimo pu pretenderlo da tutti gli obbligati cambiari, e quindi pu agire giudizialmente contro di essi. Azione cambiaria diretta. Per agire contro gli obbligati diretti sufficiente provare il rifiuto del pagamento in qualunque modo, senza bisogno di ricorrere al protesto. Si pu agire indifferentemente contro uno qualsiasi degli obbligati cambiari, trattandosi di obbligazioni solidali. Se a pagare un avallante, costui a sua volta potr esercitare lazione cambiaria contro lavallato (emittente o trattario) che lo precede. Se lavallo stato concesso da pi persone (coavallo), il coavallante costretto al pagamento non ha per azione cambiaria contro gli altri coavallanti, trattandosi di coobbligati che hanno assunto una
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posizione di pari grado nella cambiale. Il coavallante ha solo lazione ordinaria di regresso in virt della quale il debitore in solido che ha pagato lintero debito pu ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi. Azione cambiaria di regresso. Il portatore legittimo pu anche, a sua discrezione, preferire di agire contro gli obbligati di regresso. Il traente risponde sempre per il pagamento, perch si pu esonerare dalla responsabilit per la mancata accettazione, ma non dalla responsabilit per il mancato pagamento; si ricordi che sono obbligati di regresso tutti i giranti che non hanno inserito nella girata la clausola senza garanzia o altra equivalente; i giranti che hanno inserito la clausola non allordine o altra simile sono obbligati solo verso il loro giratario e non verso i giratari successivi. Il portatore legittimo pu agire contro uno qualsiasi degli obbligati di regresso o anche contemporaneamente contro due o pi di loro finch non sia stato pagato da uno tra questi. Le condizioni per lesercizio dellazione di regresso. Per agire contro gli obbligati di regresso devono ricorrere le seguenti condizioni: 1. Presentazione dellaccettazione. Vi sono delle ipotesi in cui necessario aver presentato la cambiale allaccettazione: a) Nelle cambiali con scadenza a certo tempo vista (la presentazione deve avvenire entro un anno dalla data di emissione); b) Nelle cambiali in cui il traente o uno dei giranti ha prescritto che il titolo sia presentato allaccettazione entro un determinato termine (la presentazione deve avvenire n el termine stabilito: altrimenti, se apposta dal traente, si perdono tutti i crediti di regresso, compreso quello verso il traente). 2. Presentazione al pagamento. poi necessario che la cambiale sia stata presentata al pagamento nel termine prescritto: non necessaria la presentazione al pagamento soltanto quando sia gi stato levato il protesto per mancata accettazione, ovvero quando lemittente o il trattario sia fallito. 3. Protesto. E necessario che il mancato pagamento sia stato constatato mediante un atto redatto in forma solenne da un pubblico ufficiale. Il protesto deve essere fatto da un notaio, o da un ufficiale giudiziario, o da un aiutante giudiziario ovvero in mancanza dal segretario comunale. Il protesto deve essere fatto nel comune in cui si deve chiedere il pagamento e nei luoghi indicati dalla legge, cio allindirizzo indicato nel titolo o nella casa di residenza del trattario o dellemittente, o del domiciliatario. Se la residenza di dette persone non si pu rintracciare, si pu fare in qualunque luogo del comune di pagamento (c.d. protesto al vento). Il protesto deve essere fatto con un solo atto che pu essere iscritto nella stessa cambiale o sullallungamento, ovvero anche su un documento separato, che per contenga la trascrizione della cambiale. Latto di protesto deve indicare la data e il luogo in cui stato fatto, chi lo ha richiesto, le ricerche fatte per trovare la residenza, le persone ivi trovate, le risposte ricevute o il motivo per cui non se ne ricevuta nessuna, la sottoscrizione di chi fa il protesto; se il titolo stato presentato da un presentatore, il protesto deve contenere lindicazione del presentatore ed essere sottoscritto anche da questi. Il protesto, in quanto atto pubblico, fa piena prova fino a querela di falso, ivi inclusi i fatti che il presentatore riferisce avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. Gli atti di protesto vengono trasmessi alla fine di ogni mese alla camera di commercio e pubblicati. a registrazione di ciascun protesto viene cancellata dopo cinque anni. A seguito della cancellazione, il protesto si considera come mai avvenuto. La cancellazione devessere disposta anche a seguito
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del decreto di riabilitazione emesso dal presidente del tribunale, quando trascorso un anno dal protesto, su istanza del debitore se questi ha provveduto al pagamento. Il protesto non ammette equipollenti. Esso tuttavia pu essere sostituito da una dichiarazione di rifiuto del pagamento datata e sottoscritta dal trattario o dallemittente e registrata non oltre il termine stabilito per levare utilmente il protesto. Se si omette di levare il protesto nel termine indicato, si estinguono tutti i crediti di regresso. I crediti di regresso tuttavia non si estinguono se il traente ha apposto sulla cambiale la clausola senza spese o senza protesto o altra simile; non occorre in questi casi levare il protesto, ma sufficiente che sia richiesto il pagamento entro il termine prescritto. Se la clausola stata apposta da un girante e non si fa il protesto, si conserva il credito solo contro quel girante, mentre si perdono tutti gli altri crediti di regresso. Si pu pretendere: a) la somma cambiaria con gli interessi, se vi la clausola di interessi; b) gli interessi moratori dal giorno della scadenza a quello del pagamento; c) le spese per il protesto e le altre spese occorse.

Regresso anticipato. Anche prima della scadenza della cambiale, si pu pretendere dagli obbligati di regresso la somma cambiaria deducendone per lo sconto soltanto nelle seguenti ipotesi: 1. Se, nella cambiale tratta, il trattario abbia rifiutato laccettazione. Il pagamento anticipato non pu essere richiesto a nessuno degli obbligati di regresso in presenza della clausola non accettabile apposta dal traente. 2. In caso di rifiuto parziale dellaccettazione, o se questa contiene condizioni o modifiche: in caso di accettazione parziale si pu pretendere solo il pagamento della differenza. 3. In caso di fallimento del trattario, che abbia o meno accettato. Per esercitare lazione di regresso, in questo caso non necessario il protesto, ma basta presentare in giudizio la sentenza di fallimento. 4. In caso di fallimento del traente di una cambiale non accettabile: anche qui basta produrre la sentenza di fallimento. 5. In caso di cessazione dei pagamenti da parte del trattario o dellemittente, ovvero di esecuzione infruttuosa sui loro beni: si ha insolvenza quando il debitore non pi grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, mentre si ha esecuzione infruttuosa ogni volta che risulta che un creditore non riuscito a soddisfarsi mediante lesecuzione forzata o ha dovuto sospendere la procedura esecutiva per non rimetterci anche le spese giudiziali. In queste ipotesi, si ha una applicazione del principio della decadenza dal termine per il pagamento: perci, prima bisogna chiedere il pagamento allobbligato principale divenuto insolvente, poi levare il protesto per mancato pagamento ed esercitare lazione di regresso. Obbligo dellavviso. Perch gli obbligati di regresso siano avvisati in tempo del rifiuto dellaccettazione o del rifiuto di pagamento, prescritto che il portatore legittimo avvisi dei predetti rifiuti il traente e lultimo girante che abbia indicato sulla cambiale in modo leggibile il proprio indirizzo. Entro i due giorni successivi, colui che ha ricevuto lavviso deve avvisare a sua volta il primo dei giranti che lo precedono, e cos via. Lavviso pu essere dato in qualunque forma. Colui che omette di dare lavviso pu egualmente esercitare lazione di regresso ma tenuto a risarcire il danno nei limiti dellammontare della cambiale.
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Lobbligato in via di regresso, il quale paga la cambiale, pu a sua volta pretendere dagli obbligati precedenti la somma sborsata, con gli interessi e le spese. Se vi sono pi obbligati cambiari di pari grado, e uno di costoro paga la cambiale, non ha contro gli altri obbligati di pari grado azione cambiaria, e il loro rapporto regolato con le norme di diritto comune relative alle obbligazioni solidali. Il processo cambiario: lesercizio delle azioni cambiarie. Le eccezioni cambiarie. Il creditore cambiario che voglia perseguire giudiziariamente un debitore cambiario esercitando contro di lui lazione cambiaria pu scegliere tra diversi procedimenti giudiziari. 1. Pu iniziare un ordinario procedimento di cognizione, in contraddittorio con il debitore, per ottenere lemanazione di una sentenza: la sentenza di condanna provvisoriamente esecutiva e consente di iscrivere ipoteca ed iniziare lesecuzione forzata sui beni del debitore. 2. Pi frequente il ricorso a d un procedimento sommario per ottenere lemanazione di un decreto ingiuntivo. Con il decreto ingiuntivo lAutorit giudiziaria ingiunge al debitore di pagare la somma richiesta in un determinato termine. Se in detto termine il debitore fa opposizione, si instaura un ordinario procedimento di cognizione in contraddittorio; altrimenti, il decreto diventa esecutivo e si pu quindi iscrivere subito ipoteca. Il creditore cambiario pu anche chiedere un decreto provvisoriamente esecutivo, che costituisce titolo per liscrizione dellipoteca giudiziale e in cui il termine concesso al debitore serve solo per proporre lopposizione, ma non sospende linizio del procedimento esecutivo. Il ricorso al procedimento dingiunzione abbastanza frequente, anche quando la cambiale di per s gi titolo esecutivo, appunto perch consente al creditore cambiario di iscrivere ipoteca divenendo cos creditore privilegiato. Lingiunzione di pagamento pu essere richiesta anche al giudice istruttore nel corso del procedimento ordinario. 3. Poich la cambiale quando in regola con il bollo gi titolo esecutivo, il creditore pu senzaltro iniziare la procedura esecutiva. Deve perci notificare la debitore il precetto con cui gli si intima di pagare entro un breve termine, trascorso il quale si pu procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei suoi beni; il precetto deve contenere la trascrizione della cambiale e, se si agisce contro un obbligato di regresso, anche del protesto. Eccezioni cambiarie. Il debitore, contro il quale si procede giudizialmente, pu difendersi opponendo le eccezioni tendenti a dimostrare che il suo debito non valido o che si estinto. Nel procedimento di cui al n. 1, dette eccezioni si fanno valere in contraddittorio; nel procedimento di cui al n. 2 si fanno valere mediante opposizione al decreto ingiuntivo; nel procedimento di cui al n. 3 i fanno valere mediante opposizione allesecuzione. Le eccezioni cartolari si distinguono in reali, che si possono opporre a tutti i creditori cartolari; e in personali, le quali si possono opporre soltanto a determinati creditori cartolari: detta distinzione vale anche per le eccezioni cambiarie, le quali inoltre si distinguono anche in oggettive, nel senso che possono essere opposte da tutti i debitori cambiari, e in soggettive.

A. Sono eccezioni reali o assolute: 1. Le eccezioni di forma, desunte dalla mancanza nella cambiale dei requisiti prescritti a pena di nullit: queste eccezioni non solo possono essere opposte a tutti i creditori (e quindi si dicono reali), ma anche da tutti i debitori, e quindi sono anche oggettive.
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2. Le eccezioni fondate sulla lettera del titolo, cio desunte dal fatto che il portatore pretende di esercitare un diritto diverso da quello risultante dalle clausole contenute nel titolo. Le clausole apposte dal traente valgono per tutti gli obbligati di regresso, mentre le clausole apposte da un girante valgono solo per quel girante. 3. Le eccezioni fondate sulla mancanza delle condizioni necessarie per lesercizio del diritto cambiario. 4. Le eccezioni di falsit della firma e di omonimia, di incapacit, di difetto di rappresentanza, di violenza assoluta nella creazione della cambiale. Queste eccezioni ancorch reali possono essere opposte solo da colui la cui firma falsa o che ha subito la violenza fisica, dallincapace o dallo pseudo-rappresentato, ma non dagli altri debitori cambiari.

B. Sono eccezioni personali o relative: 1. le eccezioni desunte dai c.d. vizi della volont che sono intervenuti nellemissione o nella trasmissione della cambiale. 2. Le eccezioni di abusivo riempimento o di tardivo riempimento di cambiale in bianco: queste eccezioni possono essere opposte solo a coloro che erano in malafede ovvero in colpa grave. Non possono essere opposte a coloro che hanno acquistato in buona fede la cambiale gi completata. 3. Le eccezioni desunte dai rapporti personali che intercorrono tra il creditore che pretende il pagamento, e il debitore dal quale si pretende il pagamento. Tra detti rapporti ha massima importanza il rapporto fondamentale: pertanto, se in occasione della emissione o della trasmissione del titolo non si convenuta espressamente la novazione del rapporto fondamentale, il debitore cambiario potr rifiutare il pagamento al creditore cambiario che sia controparte dello stesso rapporto, eccependone gli eventuali motivi di invalidit o di inefficacia. Tra detti rapporti personali rientrano anche le convenzioni che sono state concluse tra un creditore e un debitore cambiario, ma che non risultano dal testo della cambiale. In tutte queste ipotesi le eccezioni derivano da rapporti personali, e possono essere opposte dal debitore interessato soltanto a quel creditore cambiario con cui detti rapporti sono intercorsi; di regola, non possono invece essere opposte ad un altro creditore cambiario, appunto perch costui ha acquistato esclusivamente il credito cartolare, e cio un diritto letterale ed autonomo. Questa la regola, ma a questa regola si derogato nella ipotesi in cui il giratario ha acquistato il credito cambiario con lintenzione di arrecare un danno al debitore impedendogli di opporre leccezione personale. Al debitore, secondo i principi generali, spetta lonere di provare lintento doloso del giratario: si tratta di una prova assai ardua, facilitata tuttavia dalla giurisprudenza, la quale ammette che detto intento possa dedursi da circostanze obiettive discrezionalmente valutabili dal giudice di merito. 4. Le eccezioni di mancanza di legittimazione o di titolarit: il debitore pu negare il pagamento: a) a chi non portatore legittimo della cambiale, ovvero b) a chi, pur essendo portatore legittimo, non il vero creditore (e il debitore abbia la prova della mancanza della titolarit). In dette ipotesi, il debitore non nega il suo debito, ma nega che colui che fa valere il credito cambiario possa legittimamente esercitarlo.

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Sospensione dellesecuzione forzata. Se il creditore cambiario profitta del fatto che la cambiale titolo esecutivo per iniziare senzaltro lesecuzione forzata, il debitore per opporre le sue eccezioni deve fare opposizione al precetto; nonostante lopposizione, lesecuzione continua. La sospensione pu essere concessa dal giudice competente su ricorso del debitore che disconosce la propria firma o la rappresentanza del sottoscrittore ovvero adduca altri motivi gravi e fondati: il giudice, nel concedere la sospensione, deve per imporre idonea cauzione a carico del debitore. Quando concorrono gravi ragioni, la sospensione dellesecuzione pu essere concessa dal giudice, su richiesta del debitore, anche durante il corso del giudizio di opposizione: in tal caso, il giudice libero di imporre o meno una cauzione al debitore. Lazione causale derivante dal rapporto fondamentale. La novazione. Tra traente e prenditore, tra girante e suo giratario e via dicendo, esiste di solito un precedente rapporto di debito (detto: rapporto fondamentale). Quando per il pagamento di detto debito viene emessa ovvero viene girata una cambiale, viene creato un debito cambiario: questi due debiti normalmente coesistono. Per ottenere il pagamento il creditore pu dunque esercitare o lazione cambiaria o lazione derivante dal rapporto fondamentale. Si intende che il pagamento estingue insieme tanto il credito cambiario quanto il credito derivante dal rapporto fondamentale. La coesistenza delle due azioni pu avere per il creditore molta importanza. Per esercitare lazione causale per necessario osservare le seguenti tre condizioni: a) che sia accertata mediante protesto la mancanza dellaccettazione o del pagamento; b) che il creditore offra al debitore la restituzione della cambiale, depositandola presso la cancelleria del giudice; c) che il creditore abbia compiuto tutti gli atti necessari per conservare al debitore le azioni di regresso contro gli altri debitori cambiari. Quanto alle prime due condizioni, per: non occorre la levata del protesto quando lazione causale viene esercitata contro lemittente del titolo, od anche contro il primo prenditore di un vaglia cambiario, i quali non possono avere azioni di regresso, e quindi non ricevono nessun pregiudizio dalla mancanza del protesto. Non occorre neppure offrire al debitore la restituzione della cambiale e depositarla in cancelleria nei casi in cui, in concreto, non sussista il rischio che il debitore possa essere costretto ad un duplice pagamento per la accertata impossibilit di una altrui azione cambiaria. Linosservanza delle condizioni suddette devessere eccepita dal debitore, e non pu essere rilevata dufficio dal giudice. Novazione. Lazione causale non si pu per esercitare se le parti abbiano espressamente stabilito che cos si veniva ad avere la novazione del rapporto fondamentale, con conseguente estinzione di detto rapporto e permanenza del solo rapporto cambiario: perci in tale ipotesi, se il credito cambiario si estingue, ad es. per prescrizione, non si pu neppure realizzare il credito causale. Lazione di arricchimento. Pu darsi che il creditore cambiario abbia perduto lazione cambiaria contro tutti gli obbligati cambiari. Pu darsi, ancora, che egli non abbia azione causale contro nessuno degli obbligati cambiari. Pu darsi infine che la mancanza originaria dellazione causale e la perdita dellazione cambiaria abbiano cagionato un arricchimento di uno degli obbligati cambiari (traente o accettante o girante). Quando si verificano tutti i presupposti su indicati, il portatore legittimo della cambiale pu esercitare lazione di arricchimento, pretendendo dallarricchito la somma di cui si ingiustamente
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arricchito a suo danno. Lazione di arricchimento un azione extracambiaria e ha carattere sussidiario al pari dellazione di arricchimento ammessa in generale dal c.c. Lammortamento. Tale istituto al quale pu fare ricorso il portatore legittimo della cambiale in caso di smarrimento regolato dalla legge cambiaria con disposizioni sostanzialmente riprodotte nel c.c. e assimilabili a quelle che regolano lammortamento dei titoli di credito allordine.

La prescrizione. La legge stabilisce i seguenti termini di prescrizione per le diverse azioni cambiarie: a) I crediti cambiari contro gli obbligati diretti si prescrivono in tre anni dalla scadenza. b) Il credito del portatore contro gli obbligati di regresso si prescrive in un anno dal giorno del protesto levato in tempo utile ovvero dal giorno della scadenza. c) I crediti dei giranti contro i precedenti obbligati di regresso si prescrivono in sei mesi dal giorno in cui il girante ha pagato la cambiale o dal giorno in cui lazione di regresso stata promossa. d) Lazione di arricchimento si prescrive in un anno dal giorno della perdita del credito cambiario. Una particolarit della prescrizione cambiaria che gli atti interruttivi della prescrizione, compiuti nei confronti di uno degli obbligati, non interrompono la prescrizione nei confronti degli altri, mentre invece nel diritto comune gli atti interruttivi della prescrizione compiuti contro uno tra pi obbligati in solido interrompono la prescrizione anche nei confronti degli altri. In quanto alla prescrizione dellazione causale, essa non inizia a decorrere dal giorno in cui sorto il credito derivante dal rapporto fondamentale, bens dal giorno del rifiuto dellaccettazione ovvero della scadenza della cambiale, e cio dal giorno a partire dal quale si pu esercitare lazione causale. ***

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PARTE 3.3. Lassegno bancario. Lassegno circolare. I titoli speciali.

1. Lassegno bancario. Concetto e funzione dell'assegno bancario. Uno dei pi comuni mezzi di pagamento l'"assegno bancario", del quale si serve chi stipula con una banca un contratto di conto corrente in virt del quale, sulla base di una c.d. "convenzione di assegno", viene autorizzato dalla banca a trarre su di essa dei titoli di credito. Con l'assegno il cliente ordina alla banca trattaria di pagare una somma determinata al legittimo portatore del titolo. Il cliente autorizzato a trarre assegni fino ad un ammontare determinato, che costituisce la somma che il cliente ha disponibile presso la banca (c.d. provvista): detta disponibilit pu derivare da un contratto di deposito in conto corrente, da una apertura di credito in conto corrente o da altra operazione, e la convenzione di assegno suole costituire una clausola inserita in uno di tali contrati, da cui il cliente deriva la disponibilit della somma. Gli assegni bancari sono di solito redatti su moduli stampati (il c.d. "libretto degli assegni"), che la stessa banca fornisce al cliente al momento della stipula della convenzione di assegno. L'assegno bancario, pertanto, un titolo di credito mediante il quale il traente ordina ad un banchiere di pagare a vista una somma determinata al portatore legittimo del documento. L'assegno assomiglia alla cambiale tratta; da questa per si distingue sul piano funzionale: a) perch l'assegno costituisce uno strumento di pagamento, e quindi la sua scadenza sempre "a vista"; b) perch nell'assegno il trattario dev'essere necessariamente un banchiere; c) perch mentre nella cambiale il trattario con l'accettazione diviene obbligato cambiario, nell'assegno il banchiere non diventa obbligato cartolare nei confronti del portatore legittimo dell'assegno. Infatti, il banchiere obbligato extracartolare a pagare la somma indicata nell'assegno soltanto nei confronti del traente, e fino al limite della provvista. Da tutto ci si evince che l'assegno bancario adempie ad una funzione di pagamento, mentre la cambiale adempie ad una funzione di credito.

La disciplina dell'assegno bancario. La maggior parte della disciplina applicabile all'assegno bancario coincide con la disciplina propria della cambiale, salve alcune differenze. 1) Requisiti. a) invece della denominazione "cambiale" l'assegno deve contenere la denominazione "assegno bancario" o quella di "cheque"; b) non necessaria l'indicazione della scadenza, perch la scadenza sempre "a vista"; c) per la validit dell'assegno il trattario deve essere sempre un "banchiere"; per la regolarit dell'assegno, poi necessario che la banca ne abbia autorizzato l'emissione e che il traente abbia dei "fondi disponibili" presso la banca trattaria sufficienti al pagamento (la c.d. "provvista"): se manca l'autorizzazione all'emissione o se mancano detti fondi, l'assegno ugualmente valido e il traente assume un'obbligazione cartolare. d) l'assegno pu essere emesso per mezzo di "rappresentante": a differenza della cambiale, per, il rappresentante generale ha il potere, salva clausola contraria, di emettere e girare assegni bancari in nome del traente, anche se questi non un imprenditore commerciale. L'assegno pu anche essere tratto "per conto" di un terzo, titolare della provvista: in questo caso il traente utilizza la provvista del terzo, e l'assegno regolare soltanto se il titolare della provvista lo ha autorizzato ad emettere assegni sul proprio conto. e) se manca il "luogo di pagamento", si considera tale il luogo indicato accanto al nome del banchiere trattario;
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f) traente e trattario devono essere due persone diverse, perch l'assegno non pu essere tratto sullo stesso traente, salvo che sia tratto tra "diversi stabilimenti" dello stesso traente; g) la data di emissione deve essere apposta sul titolo ed essere vera. Mentre, per, se l'assegno privo della data di emissione, la giurisprudenza lo considera invalido, l'assegno con data falsa rimane invece valido. Se l'assegno stato post-datato, il portatore pu sempre chiederne il pagamento "a vista", anche prima che giunga il giorno apposto come data. h) qualsiasi promessa di interessi inserita nell'assegno bancario si ha per non scritta; i) in mancanza di una previsione esplicita, l'opinione prevalente reputa inammissibile, e quindi invalido, l'assegno emesso "in bianco", privo cio di qualcuno dei suoi elementi essenziali: denominazione di assegno, ordine incondizionato di pagare una somma, nome del trattario, data di emissione, luoghi di emissione e di pagamento. E' tuttavia valido l'assegno emesso senza indicare il nome del prenditore: tale mancanza incide solo sulla legge di circolazione del titolo, nel senso che esso vale come assegno bancario al portatore.

2) Legge di circolazione. L'assegno pu essere all'ordine ovvero al portatore. Se non detto niente, l'assegno all'ordine; perch sia al portatore, quando indicato il nome del prenditore, necessario inserire la dizione "o al portatore" o altra equivalente. L'assegno non pu essere al portatore quando tratto tra diversi stabilimenti dello stesso traente. Il legislatore ha voluto impedire la circolazione di assegni al portatore di importo pari o superiore ai 2500 euro: in tale ipotesi l'assegno deve essere emesso con la indicazione del prenditore e con la clausola "non trasferibile". L'assegno pu essere emesso anche all'ordine dello stesso traente, unicamente al fine di girarlo per l'incasso e con divieto di trasferirlo a terzi, a prescindere dall'importo. Girata. Negli assegni all'ordine la girata ha la duplice funzione di trasferimento del diritto cartolare e di garanzia del pagamento; la girata pu essere apposta anche in un assegno emesso al portatore, ma in questo caso essa non lo trasforma in un titolo all'ordine, per cui il girante diventa responsabile secondo le norme sul regresso. Nell'assegno bancario non prevista una girata per "valuta in garanzia", e perci non si pu costituire validamente un diritto di pegno sul credito cartolare. La girata al trattario vale come quietanza, e quindi il trattario non pu girare ulteriormente l'assegno, salvo il caso che egli abbia diversi stabilimenti e la girata sia fatta ad uno stabilimento diverso da quello sul quale l'assegno bancario stato tratto.

3) Accettazione. L'assegno non pu essere accettato. Ogni menzione di accettazione apposta sull'assegno si ha per non scritta, e quindi il banchiere trattario non diventa mai obbligato cartolare. Ogni menzione di certificazione, conferma, visto e ogni altra equivalente, scritta sul titolo, e firmata dal trattario "ha solo l'effetto di accertare l'esistenza dei fondi e di impedirne il ritiro da parte del traente prima della scadenza del termine di presentazione". Con il "visto" il trattario non assume verso il portatore dell'assegno neppure un obbligo extracartolare di pagamento, ma assume soltanto l'obbligo di bloccare i fondi della provvista garantendo la copertura dell'assegno. La funzione pratica del "visto" quindi quella di consentire un'agevole negoziazione dell'assegno di cui stata assicurata la copertura dalla banca trattaria.

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4) Presentazione al pagamento. La sola forma di scadenza dell'assegno quella "a vista"; ogni contraria clausola non ha valore, e la scadenza resta a vista. Pertanto l'assegno pu essere presentato al banchiere per il pagamento subito dopo l'emissione. Termine di presentazione. E prescritto che l'assegno deve essere presentato al pagamento in forma cartacea o elettronica entro un termine finale che inizia a decorrere dalla data di emissione, e che di otto giorni se il comune di emissione e quello di pagamento coincidono e di quindici giorni se si tratta di comuni diversi. Se si lascia trascorrere detto termine senza chiedere il pagamento si hanno varie conseguenze: a) b) c) d) si estingue l'obbligazione di regresso dei giranti; se il traente d al trattario l'ordine di non pagare l'assegno, il trattario deve eseguirlo; il traente pu ritirare i fondi quand'anche l'assegno sia stato vistato dal trattario; anche se l'assegno privo di copertura, il traente non soggetto a sanzioni amministrative.

Pagamento. Il banchiere trattario non tenuto al pagamento nei confronti del portatore legittimo dell'assegno, ma extra-cartolarmente solo verso il traente. Se avviene il pagamento, estingue ogni obbligo di regresso del traente e dei giranti; si estingue altres anche l'obbligazione extracartolare del trattario verso il traente, a condizione che il pagamento sia fatto al portatore legittimo dell'assegno senza dolo o colpa grave da parte del trattario. Il pagamento pu essere dal trattario opposto al traente o ai suoi eredi anche se avviene dopo che il traente divenuto incapace ovvero dopo la sua morte. Parimenti, il pagamento pu essere opposto al traente anche se questi ha revocato l'ordine di pagamento, purch il pagamento avvenga non oltre il termine di presentazione. Falsificazione della firma del traente. Mentre sicuro che il trattario non tenuto a verificare l'autenticit delle firme dei giranti, invece discusso quali conseguenze si abbiano per il pagamento di un assegno in cui sia stata falsificata la firma del traente. A questo proposito opinione corrente che occorre accertare se la falsificazione avvenuta per colpa del traente ovvero se il pagamento avvenuto con colpa da parte della banca. Nella prima ipotesi il rischio del pagamento ricade sul traente, nella seconda sulla banca, di cui la giurisprudenza presume la colpa, finch essa non dimostri di non essere stata in grado di riscontrare la falsit nonostante l'uso della diligenza dell'accorto banchiere. Analogamente, da pensare che vi sia concorso di responsabilit nell'ipotesi di concorso di colpa. Pi controversa la soluzione nell'ipotesi di mancanza di colpa da parte di entrambi: vi chi assume la responsabilit del trattario, sul presupposto che si tratti di un rischio professionale del banchiere. Vi chi assume invece la responsabilit del traente, sul presupposto che la convenzione di assegno configuri un rapporto di mandato, e che quindi il traente debba risarcirle i danni subiti a causa dell'incarico. Spesso comunque, nella convenzione di assegno contenuta una clausola per cui il trattario pu sempre opporre al traente il pagamento degli assegni falsificati; per detta clausola dei esonero dalla responsabilit non ha valore nel caso in cui il pagamento sia avvenuto per "dolo o colpa grave del trattario". Quando responsabile, la banca pu ripetere la somma pagata per l'assegno falsificato da colui al quale il pagamento stato fatto e dal falsificatore. E' dubbio se possa invece esercitare l'azione di ripetizione contro il possessore di buona fede. Alterazione dell'ammontare dell'assegno. In tale ipotesi, se la banca trattaria ha pagato l'importo alterato dopo l'emissione dell'assegno, occorre accertare se l'alterazione fosse oppure no da essa
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riconoscibile con l'ordinaria diligenza; se l'alterazione era riconoscibile, il pagamento per l'eccedenza non pu essere addebitato al traente. Se la banca rifiuta il pagamento, ogni obbligato cartolare risponde nei limiti dell'importo originario dell'assegno, salvo che il creditore dimostri che la sottoscrizione successiva all'alterazione. Controverso il valore del c.d. "benestare telefonico": esso si ha nell'ipotesi in cui si presenti l'assegno per il pagamento ad una banca diversa da quella trattaria, e per ci la prima banca chiede telefonicamente alla seconda conferma dell'esistenza della provvista. Occorre distinguere se mediante il benestare la banca trattaria abbia: a) fornito soltanto informazioni sull'esistenza della provvista. b) assunto l'impegno di bloccare i fondi; c) dato mandato di pagare l'assegno. Nell'ipotesi sub a), la banca trattaria responsabile soltanto se ha dato informazioni errate. Nell'ipotesi sub b), se ha permesso al traente di disporre altrimenti della provvista; Nell'ipotesi sub c), responsabile secondo le norme del mandato.

Rifiuto di pagamento. Se la banca trattaria rifiuta il pagamento al portatore dell'assegno, questi pu rivolgersi in via di regresso contro il traente, i giranti e i loro avallanti. Per rivolgersi contro i giranti e i loro avallanti necessario che l'assegno sia stato presentato entro il termine prescritto e che la mancanza di pagamento sia stata constatata o mediante protesto o mediante dichiarazione del trattario scritta sull'assegno e registrata, o mediante dichiarazione di una stanza di compensazione alla quale l'assegno stato presentato in tempo utile: il protesto o la constatazione equivalente devono farsi entro il termine di presentazione, ovvero nel primo giorno feriale successivo quando la presentazione dell'assegno avvenuta nell'ultimo giorno del termine. Per esercitare l'azione contro il traente che ha emesso l'assegno, non c' bisogno n di rispetto del termine di presentazione n di protesto o altra constatazione equivalente: devono farsi entro il termine di presentazione. Per, se dopo il decorso del termine di presentazione, la disponibilit della somma sia venuta a mancare per fatto del trattario, il portatore perde l'azione di regresso contro il traente. Per le eccezioni vale lo stesso regime della cambiale, cos come al pari della cambiale l'assegno titolo esecutivo. 5) Assegno emesso senza autorizzazione o senza copertura. Se l'assegno stato tratto senza che la banca ne abbia autorizzato l'emissione, ovvero se stato presentato in tempo utile ma non stato pagato per mancanza o insufficienza di provvista, il traente soggetto a sanzioni. Se non avviene il pagamento tardivo, oltre all'applicazione delle sanzioni pecuniarie, a carico dell'emittente opera anche il divieto di emettere assegni per un periodo da due a cinque anni. Nell'ipotesi di mancato pagamento dell'assegno per difetto di provvista, detto divieto opera solo se l'importo dell'assegno superiore a 2500 euro: la durata del divieto determinata dal prefetto. Si tratta di una sanzione amministrativa accessoria (la c.d. "interdizione dall'emissione di assegni"), a seguito della quale il richiedente non pu pi ricevere un libretto di assegni. Se comunque l'interdetto emette egualmente altri assegni, punito penalmente. 6) Ammortamento. La procedura per l'ammortamento dell'assegno analoga alla procedura prevista per la cambiale. Essa si applica non solo all'assegno all'ordine, ma anche all'assegno al portatore. 7) Prescrizione: l'azione di regresso del portatore contro il traente, i giranti e gli altri obbligati si prescrive in sei mesi dal termine di presentazione; l'azione di regresso di chi ha pagato l'assegno contro chi lo precede nell'ordine cambiario si prescrive in sei mesi dal giorno del pagamento;
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l'azione di arricchimento si prescrive in un anno a decorrere dal giorno della perdita dell'azione cartolare.

2. L'assegno sbarrato. L'assegno da accreditare. L'assegno non trasferibile. Un grave pericolo quello del furto o dello smarrimento del titolo. Per diminuire i pericoli conseguenti, si possono apporre sullassegno bancario segni o clausole particolari, che rendono difficile al ladro o al ritrovatore la riscossione della somma cambiaria. Lassegno sbarrato. Il traente o il portatore pu sbarrare lassegno apponendovi sulla faccia anteriore due linee rette parallele (c.d. sbarre). Lo sbarramento generale, se tra le due sbarre non vi alcuna indicazione o se vi la parola banchiere o equivalente; Lo sbarramento speciale, se tra le sbarre scritto il nome di un banchiere. La cancellazione dello sbarramento o del nome del banchiere si ha per non fatta. Lo sbarramento dellassegno non impedisce la circolazione del titolo, ma lultimo giratario devessere necessariamente un banchiere, ovvero un cliente del trattario. Leffetto dello sbarramento generale infatti che il trattario pu pagare lassegno soltanto al banchiere designato tra le sbarre ovvero, se questi lui stesso, ad un proprio cliente. I banchieri non possono acquistare un assegno sbarrato se non da propri clienti o da altri banchieri, n possono incassarlo se non per conto delle stesse persone. Se non osservano le prescrizioni suddette, sono responsabili del risarcimento dei danni che hanno eventualmente causato al vero creditore, facilitando la riscossione a chi non era il vero creditore. Lo sbarramento serve pertanto a rendere meno pericolosi il furto o lo smarrimento, poich il ladro o il ritrovatore non possono esigere limporto dellassegno direttamente. Assegno da accreditare. Il traente o il portatore di un assegno bancario possono vietare che esso sia pagato in contanti, apponendo sulla faccia anteriore del titolo in senso trasversale le parole da accreditare o altra equivalente. Il trattario cos non pu pagare lassegno in contanti, ma pu solo accreditarne limporto nel conto che il portatore ha presso di lui ovvero compensarlo con un altro credito. La clausola da accreditare non incide sulla circolazione del titolo, ma ne rende egualmente meno rischiosi il furto o lo smarrimento, in quanto lassegno non pu essere riscosso mediante accreditamento se non da clienti del trattario. Assegno non trasferibile. Lassegno bancario con la clausola non trasferibile o altra equivalente non pu essere pagato se non al prenditore o, su sua richiesta, accreditato nel suo conto corrente. Dunque, dopo lapposizione di detta clausola, lassegno non pu pi circolare e il portatore non pu girarlo ad un banchiere se non per lincasso: il banchiere non pu ulteriormente girarlo. Le girate apposte non ostante il divieto si hanno per non scritte: la cancellazione della clausola si ha per non avvenuta. I principali vantaggi derivanti sono i seguenti: se lassegno viene rubato o smarrito, il ladro o il ritrovatore non possono n esigere la somma n trasferire il credito, perch il pagamento pu farsi solo al prenditore; in caso di furto, smarrimento o distruzione il prenditore non deve ricorrere alla procedura di ammortamento, ma ha diritto di ottenere a proprie spese un duplicato dal traente, denunciando lo smarrimento, la distruzione o la sottrazione al trattario o al traente.

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3. Lassegno vademecum (a copertura garantita). La carta assegni. Un altro grave pericolo che incombe sul portatore che il traente non abbia presso il trattario i fondi disponibili. Assegni a copertura garantita. Per garantire il prenditore dalla esistenza dei fondi, vengono usati nella pratica gli assegni a copertura garantita, detti anche vademecum, in cui impressa la cifra massima per cui lassegno pu essere emesso. Il banchiere rilascia al cliente moduli per un importo complessivo non superiore ai fondi che il cliente ha disponibili presso di lui; il cliente pu disporre di tali fondi solo dopo che il banchiere ha pagato tutti gli assegni o dopo avere restituito al banchiere i moduli degli assegni residui non emessi: in tal modo, i portatori degli assegni possono essere sicuri che presso il trattario esiste la provvista. Gli assegni a copertura garantita hanno dunque un valore analogo a quello che viene acquisito dagli assegni bancari quando sono stati sottoposti al visto o alla certificazione del banchiere trattario. Ma non manca chi ritiene che con il rilascio dei moduli di assegni vademecum il banchiere trattario assuma anche verso il portatore legittimo lobbligo di diritto comune (extracartolare) di pagare lassegno. Carta assegni. Si tratta di un documento rilasciato dal banchiere trattario al cliente che lo sottoscrive nella faccia anteriore, in cui sono indicati il numero di carta, il numero del conto corrente, il nome del titolare, la data di scadenza della carta e lindicazione dellimporto massimo per cui ciascun assegno pu essere emesso. Nella faccia posteriore della carta vi una dichiarazione a stampa in cui il banchiere assicura il buon fine di ogni assegno emesso sulla base di essa, a condizione che il prenditore faccia firmare lassegno dal traente in sua presenza, accerti la corrispondenza della firma e del numero del conto apposti, trascriva il numero di carta sul retro dellassegno e lo presenti per il pagamento al banchiere trattario entro il termine indicato sulla stessa carta assegni. Gli effetti giuridici conseguenti al rilascio della carta assegni sono controversi. C chi ritiene abbia una funzione analoga a quella degli assegni a copertura garantita. C anche chi ritiene che il banchiere trattario assume lobbligo extracartolare di pagarlo, anche in mancanza di provvista, alle condizione indicate nella carta assegni. 4. Lassegno turistico. Il c.d. assegno turistico uno strumento idoneo a surrogare la moneta e ad agevolare il trasporto del denaro, poich cerca di porre al riparo il portatore del titolo sia dal pericolo del furto o dello smarrimento, sia dal pericolo della mancanza della provvista. Il traente pu subordinare il pagamento allesistenza sul titolo nel momento della presentazione di una doppia firma a nome del prenditore. Di solito, traente un banchiere, il quale trae gli assegni su una filiale estera o corrispondente, che assume la veste di trattaria e che pagher lassegno al prenditore. Poich il pagamento dellassegno per subordinato allesistenza della doppia firma conforme del prenditore, sono ridotti anche i pericoli conseguenti al furto o allo smarrimento se il prenditore, appena in possesso degli assegni, ha cura di apporre sugli stessi una delle due firme. Cos sia il debitore cartolare che i successivi acquirenti del titolo possono constatare se la girata autentica, perch possono controllare la firma apposta alla sua girata confrontandola con laltra firma esistente sullassegno. Se manca lautenticit della girata sia chi abbia acquistato il credito sia il trattario che lo abbia soddisfatto sono in colpa grave: perci lacquirente non diventa titolare del credito e nella procedura dammortamento soccombe di fronte al ricorrente, e il debitore non liberato dalla sua obbligazione ed tenuto a pagare una seconda volta limporto dellassegno.
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Lassegno turistico ha assunto anche una forma diversa da quella appena esposta, in quanto il viaggiatore che richiede al banchiere gli speciali moduli filigranati degli assegni turistici, gliene versa contestualmente limporto e sottoscrive alla sua presenza in un apposito spazio detti moduli, nei quali di solito il nome del prenditore non viene indicato, e quindi lassegno si considera portatore e pu essere riscosso dopo che stata apposta su di esso una seconda firma conforme. 5. Lassegno circolare. Gli assegni bancari presentano tutti (salvo l'assegno turistico) la caratteristica di essere tratti dal cliente su un banchiere, e quindi per lo pi non offrono al portatore legittimo neppure la sicurezza dell'esistenza della provvista. A un principio diverso ispirato l'"assegno circolare". La sua struttura formale non ricalca quella della cambiale tratta, bens si modella su quella del pagher cambiario, perch viene emesso direttamente, su richiesta del cliente, da una banca che perci assume la veste di debitore principale, obbligandosi a pagarlo a vista al portatore presso tutti i recapiti indicati sul titolo. L'assegno circolare deve essere emesso necessariamente all'ordine. Per potere emettere assegni circolari, la banca deve ottenere l'autorizzazione della Banca d'Italia, ed tenuta a costituire a garanzia dei medesimi una cauzione commisurata all'entit dei titoli in circolazione; cauzione sulla quale i portatori degli assegni hanno un privilegio speciale. Detta cauzione tende anche a frenare l'eccessiva circolazione degli assegni circolari. Poich gli assegni circolari sono emessi solo da banche, si pu ammettere che la loro trasmissione abbia tra le parti effetti solutori, ravvisandovi una cessione pro soluto, e non pro solvendo (ma opinione controversa). Ricordiamo che "pro soluto" significa che il cedente non deve rispondere dell'eventuale inadempienza (solvibilit) del debitore. Garantisce solamente dell'esistenza del credito. "Pro solvendo" significa invece che il cedente risponde dell'eventuale inadempienza del debitore. L'assegno circolare deve contenere la denominazione di assegno circolare nel contesto del titolo, la promessa incondizionata di pagare a vista una somma determinata, l'indicazione del prenditore, della data e del luogo in cui l'assegno emesso, la sottoscrizione dell'istituto emittente. Il titolo che manchi di qualcuno dei suddetti requisiti nullo. Quando di importo pari o superiore a 2500 euro, deve essere emesso con la clausola "non trasferibile". Il possessore decade dall'azione di regresso contro i giranti se non presenta il titolo per il pagamento entro trenta giorni dall'emissione. L'azione contro il banchiere emittente si prescrive nel termine di tre anni. La girata a favore dello stesso emittente estingue l'assegno.

6. I titoli speciali. Il vaglia cambiario. Il vaglia cambiario emesso dalla Banca d'Italia, dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia un titolo di credito all'ordine con cui le banche emittenti si impegnano a pagare a vista una determinata somma di denaro al portatore legittimo del titolo. Detti vaglia corrispondono agli assegni circolari emessi dalle altre banche. Il rapporto sottostante deriva dal fatto che colui che richiede alla banca l'emissione dei titoli gli versa una somma uguale a quella, indicata nei vaglia, che la stessa banca si obbliga a pagare al portatore legittimo. Al vaglia cambiario sono applicabili le norme sulla cambiale propria. Anche il vaglia cambiario pu essere emesso o girato apponendovi la clausola "non trasferibile". Il debitore cartolare un banchiere di sicura solvibilit: perci di solito il titolo viene accettato in sostituzione della moneta e viene largamente adoperato.
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Assegno bancario libero e piazzato. Titoli all'ordine per conto della Banca d'Italia (che assume la veste di trattaria) possono essere emessi da corrispondenti all'uopo autorizzati, e possono essere pagati a vista presso qualsiasi filiale (assegno bancario libero), ovvero presso una sola filiale (assegno bancario piazzato) dalla stessa Banca d'Italia. Anche se detti titoli sono modellati sullo schema della c. tratta, la loro funzione economica quella del vaglia e degli assegni circolari, consentendo un'agevole trasmissione del denaro da luogo a luogo. Assegni bancari liberi possono essere emessi anche dai corrispondenti Banco di Napoli e Banco di Sicilia. L'assegno circolare dell'Istituto centrale delle banche popolari. Quando le banche che appartengono ad una medesima categoria costituiscono o aderiscono ad un istituto centrale di categoria, l'istituto pu essere autorizzato dalla Banca d'Italia ad emettere assegni circolari. L'emissione degli assegni affidata alle banche aderenti, che assumono la posizione di banche corrispondenti ed emettono i titoli quali rappresentanti dell'Istituto. Le banche aderenti rilasciano ai propri clienti gli assegni su moduli a stampa ad esse consegnati dallo stesso Istituto. L'estinzione degli assegni si verifica con il pagamento da parte o dello stesso Istituto o di una qualsiasi banca popolare aderente. La fede di credito. Un titolo particolare pu essere emesso dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia ed detto "fede di credito" o "polizzino". Si tratta di un titolo di credito all'ordine, pagabile a vista presso qualsiasi filiale del Banco, e che contiene la denominazione di "fede di credito", la promessa di pagare una somma determinata, l'indicazione del prenditore, l'indicazione della data e del luogo di emissione, la sottoscrizione del Banco come emittente. La girata pu contenere l'indicazione della "causale" per cui il girante trasferisce al giratario il credito cartolare: poich la fede, dopo il pagamento, viene conservata negli archivi del Banco, in ogni momento si pu avere la prova che si fatto un pagamento. Nella girata si pu inserire anche una "condizione", in modo che il Banco non paghi la somma al giratario se questi non dimostra che si verificata la condizione. Quando nella girata contenuta la causale o una condizione, l'intera girata deve essere scritta a mano e sottoscritta dal girante; in caso di apposizione di una condizione, la firma del girante deve essere inoltre autenticata da un notaio. ********************************************************

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PARTE 4 I contratti commerciali.

76) Le clausole abusive. Il c.d. Codice del consumo (d. lg. 206/05) vi sono norme relative alle c.d. clausole abusive, cio quelle clausole contrattuali predisposte unilateralmente dagli imprenditori a danno dei consumatori. Questa disciplina si applica a tutti i contratti conclusi tra professionisti e consumatori che hanno per oggetto la cessione di beni o servizi: vengono considerate abusive le clausole vessatorie che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. disposta la nullit relativa in quanto opera solo a favore del consumatore delle clausole abusive quando esse non sono state oggetto di trattativa individuale. E posta inoltre una presunzione semplice (cio, con prova a carico dellimprenditore) di abusivit per una serie di clausole elencate in via esemplificativa. Le associazioni dei consumatori possono esercitare unazione inibitoria presso il giudice ordinario, per ottenere una pronuncia che ordini alle imprese ed alle associazioni di imprese di cessare lutilizzo di condizioni di contratto abusive. E prevista anche una competenza dellAutorit antitrust la quale, dufficio o su istanza di parte, pu accertare la vessatoriet di clausole contenute nei contratti da stipulare per adesione. ***

77) La compravendita. La compravendita soddisfa una delle pi diffuse e importanti tra le esigenze economiche: trasferire un diritto (di solito, la propriet) di un bene diverso dal denaro (una cosa), ricevendo in corrispettivo una determinata quantit di denaro (prezzo). Detta esigenza pu essere soddisfatta in diversi modi, e infatti abbiamo diversi tipi di compravendita. Ogni compravendita un contratto consensuale che si conclude con laccordo delle parti. Vediamo pi in dettaglio le caratteristiche e i principali tipi. A. Vendita con effetti reali, Solitamente, la compravendita ha effetti reali, ovvero nel momento della conclusione il compratore acquista la propriet della cosa. Perch ci avvenga, necessario che che la cosa venduta sia determinata; non invece necessario che la detenzione della cosa sia trasferita al compratore: in tal caso, sorge in capo al venditore lobbligo di consegnare la cosa al compratore, che ne divenuto gi proprietario. Di contro, se il denaro non consegnato al venditore o almeno individuato sorge lobbligo di pagamento del prezzo in capo al compratore, obbligo da adempiere al momento convenuto nel contratto. B. Vendita con effetti obbligatori: altre volte, pu darsi che alla conclusione del contratto non consegua alcun effetto reale, ma scaturiscano solo effetti obbligatori, cio solo obblighi. In sostanza, il trasferimento di propriet della cosa non avviene al momento della stipulazione,
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ma in un momento successivo, ad es. in caso dellavverarsi di determinati atti o fatti giuridici: quando questi avvengono, leffetto reale del contratto si verifica automaticamente. La vendita definitiva ma obbligatoria si ha principalmente nelle seguenti ipotesi: 1) vendita di cose generiche; 2) vendita di cose future; 3) vendita di cose altrui; 4) vendita con riserva di propriet. Vediamole nel dettaglio.

1. Vendita di cose generiche. Si ha quando la cosa indicata attraverso il riferimento a determinate caratteristiche, che sono comuni a una pluralit di beni (ad es., una automobile di un dato modello). Il trasferimento di propriet al compratore avviene in questi casi quando nel genere si sceglie un bene determinato (si sceglie una sola automobile allinterno del modello): latto di scelta si chiama individuazione o specificazione, e pu coincidere con la consegna del bene ovvero precedere la consegna. La specificazione deve essere fatta daccordo tra le parti o secondo le modalit da essi stabilite. 2. Vendita di cosa futura. Si tratta della vendita di una cosa che ancora non esiste; la propriet della cosa viene acquistata nello stesso momento in cui la cosa viene ad esistenza; se si tratta di frutti naturali, nel momento in cui questi vengono separati. Se la cosa non viene ad esistenza, il contratto nullo (come in caso di un raccolto distrutto dalle intemperie); pu darsi che le parti avessero comunque stabilito che, anche in questo caso, il compratore dovesse comunque pagare il prezzo convenuto: in queste ipotesi si ha la c.d. vendita di speranza. 3. Vendita di cosa altrui. Si ha nel caso in cui al momento della conclusione la cosa non in propriet di un venditore, ma di un terzo: il venditore obbligato a fare acquistare al compratore la propriet della cosa. Se il compratore di cosa altrui ignorava che il venditore non fosse proprietario della cosa venduta, pu chiedere la risoluzione della vendita fino al momento in cui il venditore non gliene fa acquistare la propriet. 4. Vendita con riserva della propriet. Nelle vendite con pagamento differito, di solito il venditore vuole garantirsi contro il rischio che il compratore non paghi il prezzo e che non sia pi possibile ottenere la restituzione della cosa chiedendo la risoluzione per inadempimento. Per garantirsi contro tali rischi, si stabilisce nel contratto che il compratore acquista la propriet della cosa solo al momento del pagamento dellultima rata di prezzo, e che fino a quel momento egli avr solo la mera detenzione della cosa. Cos, il compratore, finch non ha pagato integralmente il prezzo, non pu rivendere la cosa, n il terzo acquirente acquista la propriet della cosa mobile, salvo che fosse in buona fede. I creditori del compratore non possono poi pignorare la cosa, purch la riserva di propriet risulti da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento. C. Vendita con esclusiva. Frequente la clausola di esclusiva, che pu essere apposta o a carico del venditore, o del compratore o di entrambi. Se apposta a carico del venditore questi nella zona convenuta non pu vendere la merce ad altri, ma solo al compratore; se posta a carico del compratore, questi si impegna ad acquistare la merce solo dal venditore. Se apposta a carico di entrambi infine, dette obbligazioni sono reciproche.

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La consegna della cosa venduta. Pu convenirsi che la cosa venduta venga consegnata in un momento posteriore a quello della conclusione del contratto. La cosa deve essere consegnata nello stato in cui si trovava al momento della vendita. Se la consegna deve avvenire dopo la conclusione del contratto e si tratta di cosa mobile, il compratore corre il rischio che il venditore venda e consegni la cosa stessa ad un terzo di buona fede, il quale ne acquista la propriet. In tali casi il primo acquirente pu solo agire per risarcimento del danno. Vendita a consegne ripartite o successive. Si ha quando il bene venduto divisibile, e si conviene che la consegna debba avvenire in pi riprese. Luogo della consegna. Se nel contratto non stabilito diversamente, in caso nel cui le parti al momento della conclusione conoscevano il luogo in cui si trovava la cosa, la consegna deve avvenire nel luogo medesimo. Se invece le parti non erano a conoscenza di tale luogo, la consegna deve avvenire al domicilio del venditore. Se si tratta di imprenditore, la consegna deve avvenire nella sede dellimpresa. La determinazione del prezzo. E necessario che il prezzo, anche se non determinato nel contratto, sia almeno determinabile, contenendo il contratto stesso elementi sufficienti e idonei a determinalo. In caso il contratto non indichi il prezzo, esso si desume dai listini o mercuriali di piazza; se si tratta di cosa che il venditore tratta abitualmente, il prezzo quello normalmente praticato dal venditore. In caso di clausola di prezzo imposto, lacquirente si obbliga a non rivendere la merce ad un prezzo diverso da quello impostogli dal produttore. Si dicono poi prezzi dimperio quei prezzi stabiliti dallautorit amministrativa; i prezzi dimperio prevalgono in ogni caso su quelli diversi eventualmente convenuti tra le parti. Se non convenuto diversamente, le spese della vendita e le altre spese accessorie sono a carico del compratore. La vendita su documenti. Si ricorre alla vendita su documenti quando la merce in viaggio e il venditore ha la disponibilit dei documenti rilasciati dal vettore. Per avere la disponibilit di detti documenti (titoli rappresentativi), il venditore deve esserne portatore legittimo e quindi deve averne il possesso ovvero averli ricevuti attraverso una serie continua di girate. Nella vendita su documenti, le parti convengono di sostituire la consegna della merce con la consegna dei titoli di trasporto della merce stessa, titoli in virt dei quali il compratore pu pretendere la consegna della merce dal vettore. Pu anche convenirsi che il pagamento del prezzo debba avvenire per mezzo di una banca: si parla in questa ipotesi di vendita con pagamento contro documenti a mezzo banca.

Esaminiamo ora alcune clausole contrattuali le quali o incidono sulla conclusione stessa del contratto di vendita ovvero producono la risoluzione della vendita gi conclusa. Vendita con riserva di gradimento e a prova. Nelle vendita con riserva di gradimento le parti stabiliscono che il compratore esamini la cosa entro un dato termine, dichiarandola o meno di suo gradimento. Nel momento in cui il compratore dichiara la cosa di suo gradimento la vendita si perfeziona; in caso opposto, il contratto non viene concluso. Nella vendita a prova invece, il contratto sottoposto a una condizione sospensiva: esso si perfeziona solo se la cosa venduta ha le qualit pattuite ed idonea alluso a cui destinata, altrimenti la vendita non si perfeziona.

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Vendita su campione e su tipo di campione. Il campione una piccola quantit di merce divisibile e serve per individuare le qualit della merce oggetto di vendita. Il contratto si conclude al momento dellaccordo: il campione serve solo come paragone della qualit della merce, e perci qualsiasi difformit rispetto ad esso della merce venduta attribuisce al compratore il diritto di risolvere il contratto. Di vendita su tipo di campione si parla quando convenuto tra le parti che il campione serva ad indicare le qualit della merce solo in modo approssimativo: in questi casi, solo una notevole difformit pu giustificare la domanda di risoluzione del contratto. Contro linadempimento del venditore si pu fare ricorso ad alcuni rimedi specifici. Vediamo. 1. Esecuzione coattiva. Se il venditore al termine stabilito non consegna la cosa venduta, e questa una cosa fungibile e ha prezzo corrente, il compratore che non ha pagato ancora il prezzo pu procedere alla c.d. esecuzione coattiva: fa cio comprare la cosa da un altro venditore per mezzo di un intermediario o un commissionario, e ha il diritto di esigere dal venditore inadempiente la differenza tra la somma spesa per lacquisto e il prezzo convenuto per la prima vendita, pi il risarcimento dei danni ulteriori eventualmente patiti. 2. Vizi o mancanza di qualit della cosa. Nella vendita di cose mobili, frequente che le cose siano affette da vizi che le rendono idonee alluso cui sono destinate, o prive delle qualit promesse. Se si tratta di vizi, il compratore pu chiedere: a) la risoluzione del contratto o, b) la riduzione del prezzo, rispettivamente con lazione redibitoria e lazione estimatoria. La scelta tra le due azioni irrevocabile se fatta con domanda giudiziale. Se si tratti mancanza di qualit, il compratore ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto. Il compratore deve per denunziare inderogabilmente i vizi o la mancanza entro otto giorni dalla scoperta. 3. Cattivo funzionamento della cosa. In detta ipotesi, il compratore pu pretendere la sostituzione o la riparazione della cosa, ma per non perdere tale diritto deve denunziare il cattivo funzionamento entro trenta giorni. Per avere una prova sicura dei vizi, della mancanza di qualit o del cattivo funzionamento della cosa, opportuno che il compratore chiede alla autorit giudiziaria un accertamento tecnico preventivo; se non chiede tale verifica, il compratore tenuto, in caso di contestazione, a provare rigorosamente lidentit e lo stato della cosa. Se il venditore tratta allingrosso il commercio di beni di consumo, una disciplina particolare lo rende responsabile verso lacquirente per qualsiasi difetto di conformit della merce al momento della consegna; tale responsabilit sussiste quando la difformit si manifesta entro due anni dalla consegna del bene. Il termine per la denuncia di due mesi anzich otto giorni. Linadempimento del compratore. Rimedi particolari sono posti previsti per il caso di inadempimento del compratore. Anzitutto, ammesso il ricorso alla esecuzione coattiva: se il compratore non paga il prezzo, il venditore ha diritto di far vendere la cosa allincanto per conto e a spese del compratore inadempiente; in ogni caso, il venditore ha diritto alla differenza tra il prezzo convenuto e il ricavo netto della vendita, oltre al risarcimento del danno.
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Se per contratto il pagamento del prezzo deve avvenire nel momento della consegna ma il venditore poi non esige immediatamente il pagamento del prezzo, egli pu ottenere la restituzione della cosa consegnata e non pagata purch: a) la domanda sia proposta entro 15 giorni dalla consegna; b) la cosa venduta sia ancora presso il compratore; c) non sia stata sequestrata o pignorata dai creditori del compratore. Tale rimedio detto rivendicazione del venditore. ***

78) Il contratto estimatorio. Nel contratto estimatorio o in conto deposito, si hanno due parti, una delle quali (il tradens) consegna allaltra che riceve (laccipiens) una o pi cose mobili, stimato per un certo prezzo. Laccipiens si obbliga a pagare al tradens il prezzo di stima, ma si libera da questobbligo se restituisce integra la cosa nel termine stabilito. Se la cosa perisce o se il ricevente lascia spirare il termine senza restituirla, deve pagare il prezzo. La propriet della cosa rimane al tradens il quale perci pu rivendicare la cosa con lazione reale a tutela della propriet o chiedere il pagamento del prezzo stimato tramite azione personale basata sul contratto. Laccipiens solitamente si propone di rivendere la cosa ed libero di rivenderla a qualunque prezzo, salvo patto contrario. Se poi non trova a chi rivendere la cosa, non corre il rischio di doversi tenere la cosa invenduta, potendola restituire nel termine. E dunque un contratto usato solitamente per la vendita di libri, preziosi, oggetti usati etc., in cui riuscire a rivendere loggetto aleatorio. Il tradens che ha consegnato la cosa non pu disporne fino alla restituzione; laccipiens pu validamente disporne, ma i suoi creditori non possono sottoporre la cosa a pignoramento o sequestro fino a che il prezzo non venga eventualmente pagato. ***

79) La somministrazione. La somministrazione il contratto con il quale una parte, il somministrante, si obbliga verso corrispettivo ad eseguir a favore dellaltra, detta somministrato prestazioni periodiche o continuative di cose. La somministrazione si distingue dalla vendita a consegne ripartite perch il contratto ha per oggetto una pluralit di prestazioni laddove la vendita a consegne ripartite ha per oggetto ununica prestazione divisibile di cui per lappunto previsto il frazionamento in sede di esecuzione. Secondo altri preferibile invece ravvisare lo schema della somministrazione quando dal contratto appare che la pluralit delle prestazioni in funzione di un fabbisogno periodico del somministrato, laddove invece la vendita a consegne ripartite appare rivolto ad agevolare lesecuzione della prestazione. Poich la somministrazione ha per oggetto la esecuzione di prestazioni di cose, ne deriva che nel caso di prestazioni di servizi non si ha contratto di somministrazione, ma un contratto dopera ovvero di appalto. Pu essere stabilita nel contratto la quantit delle prestazioni; pu viceversa stabilirsi un massimo ed un minimo, e spetta poi allavente diritto di stabilire, entro i limiti suddetti, il quantitativo desiderato. Se lentit della somministrazione non stabilita, sintende debba essere quella corrispondente al normale fabbisogno dellavente diritto.
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Se stabilito che il prezzo quello di mercato, bisogna riferirsi al prezzo del luogo e del tempo di ogni prestazione. Nella somministrazione periodica, il prezzo deve essere pagato allatto delle singole prestazioni; nella somministrazione continuativa, secondo le scadenze duso. Pu essere stabilito anche un patto di esclusiva a favore di entrambe le parti. Inoltre, si pu stabilire un patto di preferenza a favore del somministrante, nel senso che il somministrato si obbliga a dare la preferenza al somministrante nella stipulazione di successivi contratti per lo stesso oggetto. Il contratto di somministrazione non pu avere in nessun caso durata perpetua. Se la durata non stabilita nel contratto, ciascuna delle parti pu recedere dando congruo preavviso o dando avviso nel termine pattuito. *** 80) Lappalto. Lappalto il contratto con il quale l appaltatore si obbliga al compimento di un opera o di un servizio, contro il diritto di un corrispettivo in denaro cui si obbliga il committente. Lappaltatore deve essere necessariamente un imprenditore, che deve organizzare tutti i mezzi necessari per il compimento dellopera o del servizio, e fornire i materiali necessari. Se non stato autorizzato espressamente, lappaltatore non pu dare in subappalto a terzi lesecuzione dellopera. Lappalto si distingue dal contratto dopera (lavoro autonomo) in quanto presuppone necessariamente lesistenza di unimpresa in capo allappaltatore; si distingue anche dalla vendita, in quanto ha per oggetto una prestazione di fare e non di dare. Nella prassi resta comunque complicato distinguere nettamente lappalto dalla vendita di cosa futura. Nellappalto, la costruzione dellopera avviene a rischio dellimprenditore: se la cosa perisce per causa non imputabile ad alcuno e prima che sia accettata dal committente, lappaltatore non matura il diritto al corrispettivo. Se invece dopo linizio dei lavori il completamento diviene impossibile per causa non imputabile ad alcuno, il committente deve pagare la parte di opera gi compiuta, ma nei limiti in cui detta parte per egli dutilit. Il corrispettivo pu essere determinato globalmente o a misura; se le parti non hanno determinato la misura del corrispettivo n criteri di determinazione, esso determinato in base agli usi o alle tariffe esistenti. Lappaltatore deve dare pronto avviso al committente dei difetti della materia fornita, ove ne dovesse ravvisare. Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori, e se accerta che il lavoro non procede pu fissare un termine congruo entro il quale limprenditore tenuto a rimuovere i difetti dallopera, pena risoluzione del contratto a suo discapito. Il committente pu sempre recedere dal contratto, purch rimborsi allimprenditore le spese sostenute e lo ripaghi dei lavori gi compiuti. Lo scioglimento avviene solo nellipotesi di cessazione dellimpresa ovvero se lappalto era stato stipulato intuitu personae e limprenditore muore nelle more dellesecuzione. Compiuta lopera, lappaltatore invita il committente a procedere a verifica per controllarne la conformit alle pattuizioni. Lopera si considera accettata: a) se il committente dopo la verifica dichiara di accettarla; b) se il committente non comunica allappaltatore i risultati della verifica entro un breve termine; c) se il committente riceve senza riserve la consegna dellopera; d) se il committente non compie la verifica n riceve la consegna senza giusti motivi. Subito dopo laccettazione lappaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo.
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Responsabilit dellappaltatore. Lappaltatore responsabile se lopera presenta dei vizi o difforme da quanto previsto. Il committente pu chiedere che le difformit o i vizi siano eliminati a spese dellappaltatore o che il prezzo sia diminuito; se lopera del tutto inutilizzabile, pu chiedere la risoluzione del contratto. La responsabilit dellappaltatore si estingue: a) se il committente ha accettato lopera e i vizi erano da lui conosciuti o almeno conoscibili; b) se il committente fa trascorrere sessanta giorni dalla scoperta senza denunziare i vizi; c) se poi fa trascorrere la prescrizione di due anni dalla consegna senza far valere giudizialmente la responsabilit dellappaltatore. La responsabilit decennale dellappaltatore inoltre stabilita nellipotesi di rovina o di gravi difetti di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata. ***

81) Il contratto di trasporto in generale. Col contrato di trasporto il vettore si obbliga a trasferire persone o cose da un luogo a un altro. Tale obbligo pu essere assunto dietro corrispettivo, e si ha il trasporto a titolo oneroso; ovvero senza corrispettivo, in caso di trasporto a titolo gratuito. Se poi la prestazione avviene in via extracontrattuale, ovvero senza assumere alcun obbligo e nellinteresse esclusivo del trasportato, si ha il trasporto a titolo amichevole. Se le cose devono essere trasportate attraverso le linee di vari vettori, o si concludono direttamente tanti contratti quanti sono i vettori; oppure si conclude un contratto unico col primo vettore, il quale si obbliga col mittente per lesecuzione dellintero trasporto, e provvede di conseguenza (c.d. contratto di subtrasporto). Il contratto di trasporto cumulativo quello che vede la conclusione di un unico contratto con pi vettori successivi, i quali possono anche stipulare per adesione in un secondo tempo. Lobbligo di contrarre. Le Ferrovie dello stato e le altre imprese concessionarie che gestiscono pubblici servizi sono soggette al c.d. obbligo di contrarre; esse hanno anche lobbligo della parit di trattamento, essendo obbligati a eseguire i contratti senza preferenze, seguendo lordine delle richieste e applicando tariffe uniformi. ***

82) Il trasporto di persone. Il vettore nel trasporto di persone si obbliga a trasferire il viaggiatore dal luogo di partenza a quello di arrivo nel tempo stabilito. Il biglietto di viaggio costituisce la prova dellavvenuta conclusione del contratto, ed detto documento di legittimazione: esso va esibito per esigere la prestazione dal vettore. Responsabilit del vettore. Nel caso in cui il viaggiatore subisca un sinistro ovvero la perdita delle cose, la legge pone una presunzione relativa di responsabilit a carico del vettore, che deve risarcire il danno a meno che non dia la prova di avere adottato tutte le misure idonee a prevenirlo; sono nulle le clausole del contratto che limitano la responsabilit del vettore. Identica la responsabilit del vettore nel caso di trasporto a titolo gratuito.
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Non vi responsabilit contrattuale nel trasporto terrestre a titolo amichevole, dove il vettore responsabile unicamente in via extracontrattuale. Nei trasporti cumulativi di persone, obbligato solo quel vettore nel cui percorso si verificato il danno. Se linadempimento del vettore ha causato il ritardo nellarrivo o linterruzione del viaggio, il vettore tenuto a risarcire lintero danno subito dal viaggiatore. ***

83) Il trasporto di cose. Con tale contratto il vettore si obbliga a trasportare entro il termine convenuto (il c.d. termine a resa) dal luogo di partenza a quello di destinazione una o pi cose consegnategli dal mittente, il quale si obbliga a versare il corrispettivo. Se cos convenuto, il vettore deve consegnare le cose trasportare al domicilio del mittente o allindirizzo indicato (c.d. resa a domicilio); altrimenti, dovr consegnare le cose trasportate nel proprio stabilimento e darne pronto avviso. I diritti verso il vettore spettano al mittente dal momento della conclusione del contratto fino allo svincolo, dopo spettano al destinatario. Per svincolo si intende la richiesta delle cose trasportate rivolta al vettore dal destinatario, richiesta che il destinatario pu fare dopo larrivo della merce o dopo la scadenza dei termini. Il mittente ha diritto di dare contrordini fino a che il destinatario non abbia operato lo svincolo, dietro risarcimento di eventuali danni. Il trasporto di cose un contratto consensuale che si conclude senza che sia necessario che il mittente consegni la merce al vettore; nel trasporto ferroviario il contratto reale, in quanto la consegna della merce necessaria per la sua conclusione. Il mittente, se il vettore lo richiede, deve rilasciare la c.d. lettera di vettura, in cui devono essere indicati il peso, la quantit e il numero delle cose trasportare, il luogo di destinazione, il nome del destinatario e tutte le clausole del contratto. Se non viene rilasciata la lettera di vettura o la ricevuta di carico, il contrato di trasporto ugualmente valido ed provabile con ogni mezzo; nel trasporto ferroviario invece il documento probatorio deve essere sempre rilasciato. I titoli rappresentativi della merce viaggiante. Possono essere emessi documenti che hanno la natura giuridica di titoli di credito rappresentativi, i quali attribuiscono al possessore il diritto alla consegna di merci in essi specificate, il possesso delle medesime e il potere di disporne tramite trasferimento di titolo stesso. Sono titoli rappresentativi: Nel trasporto terrestre: il duplicato della lettera di vettura o la ricevuta di carico; Nel trasporto marittimo: la polizza di carico, la polizza ricevuto per limbarco, gli ordini di consegna. Nel trasporto aereo: la lettera di trasporto aereo.

Responsabilit del vettore nel trasporto di cose. Se le cose trasportate giungono avariate o addirittura si perdono, il vettore obbligato a risarcire il danno, a meno che non provi che lavaria o la perdita siano state causate da causo fortuito, da fatto imputabile al mittente o al destinatario, o dalla natura o vizi delle cose stesse o dal loro imballaggio. La responsabilit si presume dunque a carico del vettore, che pu liberarsi solo offrendo prova positiva e specifica dellevento incolpevole, e quindi rimane obbligato in caso di una mera comune diligenza che non abbia evitato il danno; ne deriva che la responsabilit del vettore dunque una responsabilit aggravata.
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Il diritto di risarcimento spetta al destinatario dopo lo svincolo; prima di questo momento spetta al mittente. In caso di avaria o di perdita, il danno viene calcolato secondo il prezzo corrente delle cose nel luogo di destinazione; nel trasporto ferroviario invece, il danno valutato secondo il valore delle cose nel luogo di partenza. Nei trasporti cumulativi di cose sono obbligati tutti i vettori in modo solidale, perci non importante in quale tratta avvenuto il danno, in quanto comunque il mittente pu pretendere il risarcimento da tutti i vettori. Tale prova ha importanza solo nei rapporti interni tra i vettori, che possono agire in regresso verso il responsabile, se danno prova di non aver concorso al danno per la tratta di loro competenza. Il destinatario ha il diritto di fare accertare (con verifica) lidentit e lo stato delle cose trasportate. Lobbligo del vettore di risarcire il danno si estingue se il destinatario riceve le cose e paga il porto senza fare riserve: non si ha estinzione dellobbligo se lavaria o la perdita stata causata da dolo o colpa grave del vettore. In caso di avaria non riconoscibile il diritto al risarcimento si estingue se il danno non denunziato entro otto giorno dalla scoperta. Le azioni derivanti dal contratto si estinguono in un anno, o in 18 mesi se il trasporto inizia o termina fuori dEuropa. Nel trasporto di persone decorrono dallarrivo della persona a destinazione; nel trasporto di cose, dal giorno del sinistro o dal giorno in cui sarebbe dovuta avvenire o avvenuta con avaria o danno la consegna delle cose trasportate. ***

84) Il contratto di viaggio turistico. Cenni. frequente la vendita sul mercato dei c.d. pacchetti turistici da parte di imprenditori che organizzano, per un prezzo forfettario, appositi viaggi comprensivi del trasporto, dellalloggio e di altri servizi che vanno dai pasti alle escursioni e allausilio di guide turistiche. La materia regolata dal Codice del consumo, a tenore del quale i pacchetti turistici devono avere ad oggetto viaggi, vacanze e circuiti tutto compreso risultanti dalla combinazione di almeno due dei seguenti elementi: a) il trasporto; b) lalloggio; c) i servizi turistici non accessori al trasporto o allalloggio. Perch il contratto di viaggio turistico sia soggetto alla sua peculiare disciplina, occorre anche che i pacchetti siano venduti od offerti a un prezzo forfettario e che siano di durata superiore alle 24 ore ovvero comprendano almeno una notte. Lorganizzatore ed il venditore devono fornire al consumatore le notizie rilevanti del viaggio e se offrono opuscoli informativi e dpliant le informazioni ivi indicate devono essere chiare e precise e sono vincolanti per il venditore. Il contratto deve essere redatto per iscritto in doppia copia, una delle quali va consegnata al consumatore. Il contratto deve contenere tutte le informa zio indicate dal codice, inclusi gli effetti del recesso del consumatore o dellannullamento del viaggio, e i termini di presentazione degli eventuali reclami. In caso di inadempimento, lorganizzatore e il venditore sono obbligati al risarcimento dei danni, salvo che riescano a provare che linadempimento dipeso dalla impossibilit della prestazione derivante da causa a loro non imputabile. ***
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85) Il contratto di deposito in albergo. Nel contratto dalbergo, lalbergatore si obbliga verso corrispettivo a prestare alloggio al cliente. Il codice disciplina lipotesi del cliente che subisca la sottrazione, la perdita o il deterioramento delle cose che ha con s in albergo. Il codice distingue due ipotesi: a) Quella in cui dal cliente le cose siano state consegnate in custodia allalbergatore, o che questo abbia rifiutato di ricevere pur avendo lobbligo di accettarle; b) Quella in cui si tratti di cose portate in albergo dal cliente, con esclusione per dei veicoli e degli animali vivi. Nella prima ipotesi, la responsabilit dellalbergatore illimitata. Nella seconda ipotesi, la sua responsabilit limitata al valore della perdita sino allequivalente di cento volte il prezzo di locazione dellalloggio per giornata. In entrambi i casi, lalbergatore pu liberarsi solo provando che la perdita o il deterioramento siano dovuti: 1) al cliente, alle persone che lo accompagnano o gli rendono visita; 2) a forza maggiore; 3) alla natura della cosa. Il cliente ha lobbligo di denunciare il danno alla scoperta, altrimenti lalbergatore non ne risponde salvo colpa grave sua o dei suoi familiari o dipendenti. Sono nulli i patti volti a derogare alla disciplina della responsabilit. Allalbergatore sono equiparati gli imprenditori titolari di case di cura, stabilimenti di pubblici spettacoli, pensioni, trattorie, carrozze letto, stabilimenti balneari, campeggi e simili. ***

86) Il deposito nei magazzini generali. I magazzini generali sono luoghi di deposito attrezzati al fine di garantire ai depositanti una conservazione razionale della loro merce. Spesso il deposito nei magazzini generali un deposito alla rinfusa, nel senso che il depositante consente che la sua merce venga unita a quella di altri: in tale ipotesi egli non ha pi un diritto esclusivo sulla propria merce, ma un diritto di comunione sulla merce riunita in una sola massa. Se il deposito alla rinfusa, i magazzini generali non possono rilasciare la fede di deposito e la nota di pegno giacch in quei titoli devono essere indicati gli estremi atti a individuare le merci. La responsabilit dellimprenditore esercente i magazzini generali pi grave di quella di altri depositari: costoro se la merce perisce, diminuisce o si deteriora non sono responsabili purch provino che tali fatti sono avevnuti nonostante la loro diligenza. Invece, lesercente i magazzini generali deve fornire la prova positiva che la perdita, il calo o lavaria sono dovuti a una di queste quattro cause tassative: a) il caso fortuito; b) la natura stessa delle merci; c) i vizi delle merci; d) limballaggio. I danni derivanti da causa ignota sono dunque a suo carico. Il depositante ha diritto di ispezionare le cose depositate e di ritirare i campioni duso. Lesercente i magazzini, previo avviso, pu far vendere le merci da un pubblico mediatore: a) quando il deposito a tempo determinato e, scaduto il termine, le merci non sono state ritirate; b) quando il deposito a tempo indeterminato ed decorso un anno; c) quando le merci sono minacciate di deperimento. Il ricavato, dedotte le spese e i costi, spetta agli aventi diritto.
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I magazzini generali, a richiesta, devono rilasciare congiuntamente una fede di deposito e la nota di pegno, intestate al depositante o a un terzo e contenenti le seguenti indicazioni: a) il cognome, il nome o la ditta e il domicilio dellintestatario; b) il luogo del deposito; c) la natura e la quantit delle merci depositate; d) posizione doganale della merce e la sua eventuale assicurazione. Fede di deposito e nota di pegno sono titoli di credito rappresentativi. ***

87) Il contratto di mandato. Il mandato il contratto con il quale una parte (il mandatario) si obbliga a compiere uno o pi atti giuridici (di solito, contratti) per conto dellaltra parte (il mandante). Il mandato un contratto a forma libera; per, se il mandato (con e senza rappresentanza) ha per oggetto beni immobili, esso devessere conferito per iscritto a pena di nullit. Proprio il compimento di atti giuridici cio la particolare natura del servizio che il mandatario si obbliga a svolgere consente di distinguere questo contratto da altri affini. Il mandato pu essere a titolo gratuito; di solito, tuttavia, a titolo oneroso ed presunto tale dalla legge. La misura del compenso determinata in base alle tariffe professionali o agli usi; in mancanza, determinata dal giudice. E un mandato speciale: quello in cui il mandatario incaricato di compiere uno o alcuni atti determinati; E un mandato generale: quello in cui il mandatario e incaricato di compiere tutti gli atti giuridici che interessano il mandante. Il mandato generale comprende, per, solo gli atti di ordinaria amministrazione. Se il mandante un imprenditore commerciale, il mandatario pu essere definito un suo ausiliario: per egli un ausiliario autonomo, perch non vincolato da un rapporto di lavoro subordinato. Il mandato con rappresentanza e senza rappresentanza. Il mandato un negozio giuridico bilaterale; ad esso pu aggiungersi la procura, che invece negozio unilaterale. Con la procura, il mandante conferisce al mandatario il potere di rappresentanza: si possono distinguere perci mandatari con e mandatari senza rappresentanza. Il mandatario con rappresentanza compie gli atti giuridici non solo nellinteresse, ma anche in nome del mandante; perci, se il mandatario compra un bene, la propriet del bene viene acquistata dal mandante, il quale resta obbligato per il prezzo verso il venditore. Il mandatario senza rappresentanza compie atti giuridici s per conto del mandante, ma in nome proprio. I terzi dunque non entrano mai in contatto col mandante, anche se erano a conoscenza del mandato: il mandatario che diviene titolare dei crediti e dei debiti derivanti dagli atti conclusi. Nei rapporti tra mandante e mandatario gli effetti degli atti compiuti devono essere attribuiti al mandante: il mandante deve fornire al mandatario i beni necessari per adempiere le obbligazioni assunte; il mandatario di contro deve porre a disposizione del mandante i beni acquistati per suo conto. Per il denaro, i beni immobili e i mobili registrati, il mandatario obbligato a trasferirne la propriet al mandante, ed dunque presupposto che la propriet fino allatto del trasferimento ricada in capo al mandatario. Per i beni mobili, invece, il mandatario obbligato solo a trasferirne il possesso, il che significa che la propriet degli stessi appartiene al mandante fin dal momento dellesecuzione del mandato.
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Tuttavia il mandante non pu far valere la sua propriet contro i creditori del mandatario se il mandato non ha data certa anteriore al pignoramento. Altri obblighi del mandante e del mandatario. Il mandante, oltre al pagamento del compenso, obbligato a rimborsare al mandatario le somme dallo stesso anticipate. Il mandatario comunque privilegiato sui crediti e sulle cose che detiene in esecuzione del mandato per rivalersi in caso di mancato pagamento. Il mandatario deve eseguire il mandato con diligenza, seguendo le istruzioni ricevute e discostandosene solo quando circostanze ignote al mandate e non comunicabili in tempo facciano ragionevolmente ritenere che lo stesso mandante avrebbe modificato le istruzioni originarie. Se il mandatario eccede i limiti del mandato, il mandante pu in alternativa: o ratificare latto e con ci accettarne gli effetti per s (vale il silenzio-ratifica), oppure rifiutare la ratifica e lasciare gli effetti dellatto a carico del mandatario. Il mandatario pu eseguire il mandato per mezzo di altra persona, il sostituto. Regole particolari sono stabilite per regolare la responsabilit per le eventuali colpe del sostituto, a seconda che tale sostituzione di persona fosse autorizzata o meno dal mandante, oppure imposta o meno dalle circostanze. Se il mandato gratuito, la responsabilit per colpa del mandatario valutata con minore rigore. Estinzione del mandato. Il rapporto di mandato si estingue: 1) per scadenza del termine o compimento dellaffare; 2) morte, interdizione o inabilitazione del mandante o del mandatario, salvo che non si tratti pertinenti allesercizio di un impresa ed essa continui; 3) revoca del mandante, che per resta obbligato al risarcimento se la revoca fatta senza giusta causa ovvero senza preavviso; 4) rinunzia del mandatario, che resta tenuto al risarcimento se rinunzia senza giusta causa. ***

88) Il contratto di commissione. Quando il mandato senza rappresentanza ha per oggetto la vendita di beni in nome del mandatario e per conto del mandante, si parla di commissione. Spesso il committente un produttore che affida al commissionario i rapporti con la clientela, talvolta assicurando eventuale assistenza tecnica. Al commissionario spetta una provvigione sugli affari conclusi. Se il committente revoca la commissione, al commissionario spetta una parte della provvigione, determinata tenendo conto delle spese sostenute e dellopera prestata. Se previsto dagli usi del luogo, il commissionario pu concedere dilazioni di pagamento sulla merce venduta (c.d. vendite a fido). Il contratto o gli usi possono stabilire che il commissionario responsabile verso il committente per la mancata esecuzione del contratto da parte del terzo contraente (c.d. star del credere): quando stabilito ci, per tale responsabilit al commissionario spetta una maggiore provvigione. ***

89) La concessione di vendita. Spesso le imprese produttrici stipulano contratti c.d. di concessione, con cui si obbligano a concedere in vendita i propri prodotti ad un altro imprenditore (il concessionario), il quale ne
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acquista la propriet, assumendo verso il concedente lobbligo di promuoverne la rivendita a terzi. Anche la concessione di vendita per lo pi circoscritta per zone determinate. Nei contratti di concessione sono di solito previste clausole per cui il concessionario acquista il diritto di usare nella pubblicit il nome e i marchi del concedente, ricevendone ricambi e assistenza tecnica; il concessionario obbligato ad assicurare i servizi di garanzia e assistenza alla clientela. ***

90) Il contratto di affiliazione commerciale (franchising). Specie nel settore della distribuzione delle merci per circoscrizioni territoriali, si sono diffusi i contratti di affiliazione commerciale, con i quali limpresa affiliante stipula accordi con imprenditori del settore (detti affiliati), onde costoro vendano al pubblico nelle loro sedi i prodotti dellaffiliante, svolgendo cos un servizio ausiliario allampliamento dellattivit di distribuzione: a tali fini concedendo disponibilit verso corrispettivo di un insieme di diritti di propriet relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli e disegni, diritti dautore, know-how, assistenza tecnica etc. Gli affiliati si obbligano ad adottare modalit di vendita simili a quelle usate nelle succursali dellaffiliante, usandone i medesimi marchi e distinguendo i propri locali di vendita con le medesime insegne: si tende dunque allistituzione di un sistema di vendita al pubblico articolato e uniforme, con lintento di ridurre i costi di distribuzione delle imprese affilianti e garantire alle affiliate, giuridicamente imprese autonome, di perseguir maggiori profitti mediante lutilizzazione di elementi aziendali propri delle stesse imprese affilianti. I contratti di affiliazione possono essere utilizzati per ogni attivit economica e devono essere redatti per iscritto a pena di nullit. La disciplina relativa tende soprattutto alla tutela degli affiliati. Laffiliato ha per legge lobbligo di osservare e di fare osservare ai propri collaboratori e dipendenti la massima riservatezza sul contenuto dellattivit oggetto di franchising, anche a seguito della cessazione del rapporto contrattuale. ***

91) Il contratto di spedizione. Quando il mandato ha per oggetto la conclusione di un contratto di trasporto per conto del mandante e in nome del mandatario, il contratto si denomina spedizione (il mandante viene detto committente; il mandatario spedizioniere). La differenza tra trasporto e spedizione risiede nel contenuto dellobbligo assunto: se si assume lobbligo di trasportare la merce, si ha contratto di trasporto; se invece si assume lobbligo di concludere un contratto di trasporto per conto del committente, si ha la spedizione. Nella scelta della via, del mezzo e delle modalit di trasporto della merce, lo spedizioniere tenuto ad osservare le istruzioni del committente e in mancanza ad operare secondo il migliore interesse del medesimo. Salvo patto contrario lo spedizioniere non tenuto ad assicurare le cose spedite. Se la misura della provvigione non fissata nel contratto, essa si determina secondo le tariffe del settore o secondo gli usi; oltre alla provvigione, lo spedizioniere ha diritto al rimborso delle spese anticipate e ad un compenso per le eventuali prestazioni accessorie. ***
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92) Il contratto di agenzia. Il contratto di agenzia intercorre tra due parti: il preponente e lagente. Lagente si obbliga a svolgere tutta lattivit necessaria per far concludere al preponente i contratti desercizio della sua impresa. La figura dellagente si distingue da quella (innominata) del c.d. procacciatore di affari, perch lattivit di questultimo saltuaria, mentre allagente attribuito un incarico stabile. Compito dellagente solitamente quello della mera promozione di conclusione degli affari del preponente; se per gli viene espressamente il potere di concludere in prima persona i contrati, lagente assume anche la figura di rappresentante. Quando allagente stata conferita la rappresentanza, la stabilit del rapporto costituisce lelemento principale per distinguere il contratto di agenzia dal contratto di mandato con rappresentanza. Lagente per svolgere la sua attivit deve costituire unazienda, detta agenzia: le spese relative sono a carico dellagente. Egli ha diritto alle provvigioni: anche lagente, dunque, corre i rischi caratteristici dellimprenditore. Se invece lattivit dellagente ha carattere prevalente personale, si ritiene che egli sia un imprenditore autonomo, nella pratica pu accadere che il preponente elimini il rischio della gestione dellagenzia attribuendo allagente un compenso fisso; in dette ipotesi lagente tende ad assumere la figura di un collaboratore subordinato. Per svolgere la loro attivit, gli agenti di commercio devono iscriversi in un apposito ruolo istituito presso la camera di commercio. In mancanza di tale iscrizione tuttavia, il rapporto di agenzia deve considerarsi comunque valido in ossequio alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Il contratto di agenzia deve essere provato per iscritto. Si ritiene che il diritto di esclusiva costituisca un elemento naturale del contatto di agenzia; pertanto lagente, anche nel silenzio del contratto, nella zona territoriale assegnatagli (c.d. zona riservata) non pu svolgere la sua attivit per conto di un altro imprenditore che sia in concorrenza con il primo. Di contro, il preponente non pu servirsi di altri agenti per lo stesso ramo daffari allinterno della zona riservata. Il patto di esclusiva non impedisce al preponente di contrattare personalmente nella zona riservatagli, purch la sua attivit non assuma dimensioni tali da elidere quella dellagente. Abbiamo visto che di solito lagente promuove solamente la conclusione dei contratti: poi il preponente che conclude direttamente con i clienti ed esercita i diritti derivanti dai contratti conclusi. Lagente dunque ,solo perch tale, non ha il potere di concludere in rappresentanza del preponente n di riscuoterne i crediti. Il preponente per pu attribuirgli personalmente detti poteri. Allagente spetta la provvigione per tutti gli affari conclusi a seguito della sua attivit nonch per quelli che siano stati promossi dal preponente personalmente nella sua zona riservata; lagente ha pure diritto alla provvigione solo per gli affari che hanno avuto regolare esecuzione e per gli affari che non abbiano avuto esecuzione per causa imputabile al preponente. Lagente ha diritto di essere avvertito tempestivamente dal preponente se vi il risch io che il volume degli affari sia inferiore a quello prevedibile, informandolo della conclusione o della mancata conclusione o della mancata esecuzione degli affari da lui conclusi; ha inoltre il diritto di ottenere dal preponente tutte le informazioni necessarie per verificare limporto delle provvigioni dovutegli. E nullo il patto dello star del credere: eccezionalmente ammesso solo con riferimento a singoli affari, di particolare natura ed importo, individualmente determinati, ed a condizione che lammontare della garanzia assunta dallagente non superi lammontare della provvigione spettante gli per loperazione garantita: per lo star del credere lagente ha diritto ad un apposito corrispettivo che si aggiunge alla provvigione.
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Il rapporto di agenzia pu essere a tempo determinato o indeterminato: nel primo caso il rapporto si scioglie con lo spirar del termine; nella seconda ipotesi, il rapporto si scioglie quando una delle due parti recede, dandone avviso allaltra nel termine stabilito. Allatto dello scioglimento il preponente deve corrispondere una indennit allagente quando la sua attivit gli ha procurato vantaggi permanenti; lindennit non dovuta se il rapporto non proseguito per gravi inadempimenti dellagente o se questi receduto senza giusta causa o se, infine, daccordo col preponente ha trasferito a terzi il rapporto di agenzia. La previsione di un obbligo di non concorrenza a carico dellagente devessere convenuta per iscritto. La durata del patto di non concorrenza non pu superare due anni e deve riguardare la stessa zona, clientela e genere di beni o servizi oggetto del contratto di agenzia . ***

93) La mediazione. Si ha un rapporto di mediazione in casi di questo tipo: Tizio incarica Caio (mediatore) di procurargli la possibilit di concludere un affare. Caio, pur accettando, non obbligato a svolgere lattivit di ricerca della possibile controparte di Tizio: spesso accade infatti che siano i possibili compratori o locatori che gli si rivolgono di loro iniziativa, riconoscendo Caio quale mediatore professionale. Se il mediatore mette in relazione i possibili contraenti, pu darsi che costoro concludano o meno laffare: se non concludono, il mediatore ha diritto al rimborso delle spese; se invece il contratto viene concluso, il mediatore ha diritto alla provvigione da entrambe le parti. Se si occupano della negoziazione delle merci, i mediatori sono detti sensali; se collaborano alla conclusione di contratti di assicurazione, sono detti brokers. Anche i mediatori appartengono alla categoria di quelle persone che agevolano la conclusione degli affari e sono perci di ausilio agli imprenditori nello svolgimento dellimpresa. Mentre per il rapporto degli imprenditori con commissionari e agenti duraturo, il rapporto di mediazione saltuario e occasionale; il mediatore deve essere indipendente, cio non legato ad alcuna delle parti. Per esercitare lattivit di mediazione occorre essere iscritti in appositi ruoli tenuti dalla camera di commercio: in mancanza delliscrizione, il mediatore non ha diritto alla provvigione. Il regolamento della mediazione, oltre che sulla indipendenza dalle parti, incentrato sul concetto di imparzialit. Il mediatore deve comunicare ad ognuna delle parti le circostanze a lui note, relative alla valutazione e alla sicurezza dellaffare che possono influire sulla sua conclusione. Il mediatore soggetto a sanzioni se presta la sua attivit nellinteresse di persona notoriamente insolvente o di cui conosce lo stato di insolvenza. Egli inoltre sempre responsabile della autenticit delle sottoscrizioni, nonch dellultima girata se laffare consiste nella negoziazione di titoli. Il mediatore obbligato, sotto minaccia di sanzioni: a) ad annotare su apposito libro gli estremi dei contratti stipulati col suo intervento, e a rilasciarne copia alle parti; b) a conservare i campioni delle merci vendute su campione; c) a rilasciare al compratore una lista firmata dei titoli negoziati. Dopo la conclusione, il mediatore resta estraneo alla esecuzione del contratto, salvo che una delle parti lo incarichi di rappresentarla nellesecuzione. Sovente uno dei contraenti non si rivela allaltro, ed perci il mediatore stesso a concludere, tacendo alla controparte il nome dellaltro contraente. In detta ipotesi il mediatore, sino a che non rivela il nome del contraente ignoto, risponde verso laltro della esecuzione del contratto. Dopo la conclusione, il contraente non nominato pu essere indicato dal mediatore ovvero rivelarsi: cessato
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lanonimato, ognuno dei contraenti pu agire direttamente contro laltro, ma resta egualmente ferma la responsabilit del mediatore per lesecuzione da parte del non nominato. Il mediatore infine risponde della esecuzione per una delle parti quando di questa garante, perch ha prestato fideiussione a suo favore. *** 94) Contratto di subfornitura. Le grandi imprese di produzione sono solite stipulare contratti per la fornitura di beni destinati ad essere incorporati in beni pi complessi. Sovente i fornitori sono imprenditori di dimensioni minori, e talvolta destinano tutta la loro produzione ad una solo grande impresa, ponendosi dunque in una posizione di forte dipendenza. Nellintento di impedire labuso di dipendenza economica, la l. n. 192/98 ha posto una disciplina particolare ai contratti di subfornitura, intendendosi per tali quelli in cui il fornitore si impegna a effettuare per conto di una impresa committente lavorazioni su prodotti semilavorati o su materie prime fornite dalla stessa committente. Il contratto ricorre anche quando limprenditore si obbliga a fornire prodotti o servizi destinati ad essere incorporati o utilizzati nellambito della attivit economica del committente o nella produzione di un bene complesso, purch anche dette forniture vengano effettuate in conformit a progetti esecutivi, conoscenze tecniche e tecnologiche, modelli o prototipi forniti dallimpresa committente. La definizione legislativa del contratto di subfornitura rimane in ogni caso molto ampia, perch non ne limitato loggetto alle sole lavorazioni sui semilavorati o sulle materie prime fornite dal committente, e neppure alla sola fornitura di beni e prodotti, ma anche alla prestazione pi generale di servizi destinati ad essere utilizzati nellambito dellattivit economica del committente, per cui si assume che vi rientrino pure le forniture di prodotti e di prestazioni anche ad imprese committenti operanti nella distribuzione commerciale e non solo nellambito della produzione industriale. Il contratto di subfornitura deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullit. Se il committente ha inviato una proposta scritta non seguita da accettazione scritta del subfornitore, e questi ha tuttavia iniziato le lavorazioni o le forniture, il contratto si considera concluso per iscritto nei termini indicati nella proposta. Il prezzo delle forniture deve essere determinato nel contratto. Pu essere anche determinabile, ma le modalit devono essere indicate in modo chiaro e preciso, senza poter dar luogo a incertezze. Il contratto devono essere inoltre individuate con precisione le caratteristiche costruttive e funzionali dei beni o dei servizi richiesti dal committente, nonch i termini e le modalit di consegna. Di particolare rilievo la disciplina dei termini di pagamento del prezzo, simile a quella posta nel decreto legislativo che regola in generale il pagamento degli interessi moratori nei contratti. Anche la disciplina della subfornitura volta ad impedire che il committente, profittando della dipendenza economica del subfornitore, lo costringa ad accettare pagamenti in tempi lunghi: lart. 3 della l. 192/98 dunque dispone che il contratto deve fissare i termini di pagamento del prezzo della subfornitura, e che il prezzo pattuito deve essere comunque corrisposto entro sessanta giorni dallesecuzione. In caso di inosservanza del termine di pagamento, il committente deve al subfornitore elevati interessi moratori direttamente fissati dalla legge; se il ritardo eccede i trenta giorni, al subfornitore dovuta anche una penale. Il committente conserva la propriet industriale dei progetti comunicati al subfornitore. La legge dispone che il subfornitore responsabile della qualit e del funzionamento di quanto ha fornito al committente, ma non dei difetti dei materiali o degli attrezzi. Sono nulli i patti con cui i contraenti si riservino la facolt di modificare unilateralmente una o pi clausole del contratto di subfornitura.
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E infine vietato il c.d. abuso di dipendenza economica: si ha dipendenza economica quando unimpresa sia in grado di determinare, nei rapporti con unaltra impresa, un eccessivo squilibrio dei diritti e obblighi; labuso pu anche consistere nel rifiuto di vendere o nel rifiut o di comprare, nella imposizione di condizioni ingiustificatamente gravose o discriminatorie, nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto. Non si possono introdurre nel contratto clausole volte a consentire comportamenti che realizzino ipotesi di abuso, perch tali clausole sono nulle. Si assume che la disciplina dellabuso ha carattere generale, nel senso che non riguarda solo i rapporti di subfornitura, ma si applica a tutti i contratti con imprese ausiliarie che si trovino, rispetto allimpresa committente, in condizioni di dipendenza economica. La nullit delle clausole costituenti abuso di dipendenza economica, e le azioni civili di risarcimento danni o di altro genere sono di competenza del giudice ordinario. Se labuso assume rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato, pu intervenire lAutorit antitrust. La violazione diffusa e reiterata della disciplina europea in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali costituisce abuso a prescindere dallaccertamento di uneffettiva situazione di dipendenza economica. ***

95) Il contratto di assicurazione. Cenni. Nel contratto di assicurazione, limprenditore assume i rischi degli assicurati, cio si impegna a risarcire, entro i limiti di una somma stabilita (la c.d. somma assicurata), i danni che subiranno gli assicurati se si verificher il sinistro oggetto del contratto; in corrispettivo lassicurato versa allassicuratore una somma (il premio) per ogni periodo di tempo di durata dellassicurazione. A detta cifra, detta premio netto, bisogner aggiungere le spese dellimpresa ed i guadagni che si intendono realizzare, e si avr il premio lordo, che quello che lassicuratore chieder allassicurato come corrispettivo dellassunzione del rischio. Nei contratti di assicurazione sulla vita, lassicuratore si impegna a pagare una somma o una rendita in relazione alla morte o alla sopravvivenza dellassicurato. I contratti di assicurazione contro i danni e i contratti di assicurazione sulla vita costituiscono le due suddistinzioni particolari del contratto. Dette assicurazioni sono dette volontarie, nel senso che affidato alla spontanea iniziativa degli interessati di provvedere o meno alla stipula dei contratti. Nellordinamento si hanno poi assicurazioni obbligatorie, con cui per legge i lavoratori sono assicurati contro i rischi inerenti alle mansioni svolte: le assicurazioni obbligatorie sono sottoposte prevalentemente ad una disciplina pubblicistica (sono le c.d. assicurazioni sociali). Oltre che da enti pubblici, disposto che limpresa di assicurazione possa essere esercitata soltanto da Spa o da cooperative e mutue assicuratrici. Le imprese assicuratrici sono inoltre soggette a disposizioni particolari raccolte nel c.d. codice delle assicurazioni private. Esse sono soggette al controllo costante di un ente pubblico, il c.d. IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) che ha sede in Roma; esso pu concedere o negare lautorizzazione necessaria allesercizio dellattivit assicurativa, nel rispetto di determinati requisiti. Nei casi di gravi irregolarit, compete al Ministero dello sviluppo economico disporre, su proposta dellIvass, lamministrazione straordinaria ovvero la liquidazione coatta amministrativa delle imprese assicuratrici. ***

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96) Il contratto di assicurazione in dettaglio. Il contratto di assicurazione , dunque, il contratto con il quale lassicuratore si obbliga a risarcire allassicurato, nei limiti della somma assicurata, il danno dallo stesso subto per il sinistro contemplato nellassicurazione, ovvero a pagare una redita o un capitale al verificarsi di un evento attinente alla vita umana. Ogni contratto di assicurazione un contratto aleatorio, in quanto le prestazioni dei contraenti sono subordinate alla realizzazione di un evento futuro ed incerto. Assicurazione in nome altrui. Il contratto di assicurazione pu essere concluso per mezzo di rappresentante: se colui che si qualifica come rappresentante non aveva in realt potere di agire in nome del rappresentato, rimane obbligato verso lassicuratore a pagare i premi, finch il rappresentato non abbia ratificato o rifiutato la ratifica. Assicurazione per conto terzi. Tizio pu anche concludere un contratto di assicurazione in nome proprio ma per conto altrui. Ci significa che, se avviene il sinistro, il danno viene subto da un altro il quale acquista il diritto di essere indennizzato dallassicuratore. Se, nel momento della conclusione del contratto, si indica a chi spetter il diritto di avere il danno, si ha lassicurazione per conto altrui. Se invece si indica genericamente che la risarcimento avr diritto colui che al momento del sinistro risulter titolare del bene colpito, si ha la assicurazione per conto di chi spetta. Nellassicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta, colui che si impegna a pagare i premi si chiama contraente, mentre colui che avr diritto al risarcimento si chiama assicurato: lassicuratore pu opporre anche allassicurato le eccezioni che pu opporre al contraente. Nel contratto di assicurazione sulla vita pu accadere che il contraente sia persona diversa da colui a cui viene attribuito il diritto di esigere la somma quando si verificher levento previsto nel contratto (beneficiario). Conclusione e forma del contratto. Di solito il contenuto del contratto predisposto dallassicuratore mediante stampati, di modo che lassicurato deve accettarne il contenuto gi predisposto: il contratto di assicurazione perci di solito un contratto di adesione. Ad impedire abusi dellassicuratore sono stati disposti vari mezzi: a) Prima della conclusione del contratto, lassicuratore deve consegnare al contraente una nota informativa da cui risultino i diritti e gli obblighi contrattuali; b) Il codice civile detta numerose norme intese a tutelare gli interessi degli assicurati; dette norme, tassativamente indicate, possono essere modificate solo in senso pi favorevole allassicurato; c) Infine, si applica la disciplina delle clausole vessatorie e abusive: le clausole che indicano decadenze, nullit o limitazione delle garanzie ovvero oneri a carico del contraente o dellassicurato devono essere riportate mediante caratteri di particolare evidenza. Nella conclusione del contratto di solito intervengono, per lassicuratore, gli agenti dellassicurazione: bisogna distinguere gli agenti, che hanno il potere di concludere il contratto in rappresentanza da quelli che detto potere non hanno, e sono solo incaricati di trasmettere allassicuratore le proposte di contratto degli assicurati. Di solito sono gli assicuratori che prendono liniziativa del contratto. Per, lassicuratore si riserva la posizione di accettante, sicch sempre lassicurato che assume la posizione di proponente,
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richiedendo di stipulare il contratto ed indicando tutte le circostanze che possono influire sul verificarsi dellevento assicurato. La proposta scritta dellassicurato diretta allassicuratore ferma, nel senso che non pu essere revocata per il termine di quindici giorni: cos lassicuratore ha il tempo di valutare il rischio e la convenienza del contratto svolgendo eventuali indagini. Il contratto di assicurazione un contratto consensuale ma va provato per iscritto. Esso va redatto in modo chiaro ed esauriente. Il documento su cui scritto il contratto si chiama polizza; anche in caso di contratto concluso oralmente, lassicuratore obbligato a rilasciare la polizza al contraente. La polizza dassicurazione pu essere rilasciata con la dicitura allordine o al portatore: in tal caso il contraente pu trasferire ad altri il credito verso lassicuratore, girandogli la polizza allordine o trasmettendogli il possesso della polizza al portatore. Si costituiscono cos dei crediti allordine impropri. Se lassicuratore, senza dolo o colpa grave, compie la prestazione in favore del giratario o del possessore, liberato da ogni obbligazione anche se il portatore legittimo della polizza non era lassicurato (ad es., aveva rubato la polizza). Gli agenti dassicurazione. Sovente, le imprese dia assicurazione stipulano i relativi contratti per mezzo di agenti intermediari professionali. La denominazione di agenti si ritrova nella prassi assicurativa in un significato improprio (c.d. agenzie in economia), perch in effetti si tratta di dipendenti dellassicuratore i quali pertanto operano nella sua stessa impresa. Ma la denominazione di agenti anche usata nel suo corretto significato giuridico (c.d. agenzie libere), quando gli agenti di assicurazioni sono a loro volta imprenditori autonomi, ausiliari dellassicuratore, per conto del quale assumono stabilmente lincarico di promuovere la conclusione dei contratti di assicurazione in una determinata zona: ad essi lassicuratore pu anche conferire la rappresentanza. Gli agenti di assicurazione devono essere iscritti in un registro unico disciplinato dallIsvap. I mediatori professionali (i brokers). I mediatori professionali detti brokers si distinguono dagli agenti di assicurazione perch non sono legati da nessun rapporto con limpresa assicuratrice, e la loro opera si caratterizza per indipendenza ed imparzialit, essendo rivolta a mettere in diretta relazione con imprese di assicurazione soggetti che intendono provvedere con la sua collaborazione alla copertura di rischi, e che conferiscono lincarico di assisterli nella determinazione del contenuto dei relativi contratti. Appunto per la loro posizione di indipendenza e di imparzialit, i brokers non possono operare anche come agenti di assicurazione, e viceversa. Le somme spettanti alle imprese assicurative e/o agli assicurati, ricevute dallagente di assicurazione o dal broker e da costoro versate in un proprio conto bancario, costituiscono un patrimonio autonomo rispetto agli altri beni dello stesso intermediario, e quindi su detto conto separato non sono ammesse azioni, sequestri o pignoramenti da parte di creditori diversi dagli assicurati. Gli agenti di assicurazione e i broker sono soggetti a vigilanza pubblica. Dichiarazioni dellassicurato inesatte o reticenti: errore dellassicuratore. Lassicuratore, per poter valutare le probabilit del verificarsi del sinistro, deve conoscere tutte le circostanze che possono avere influenza su dette probabilit. A questi scopi servono i questionari con cui lassicuratore chiede al contraente notizie di dette circostanze, che sono denominate circostanze influenti. Il codice disciplina le ipotesi in cui il contraente indichi delle circostanze influenti in maniera inesatte ovvero le occulti. Bisogna distinguere due ipotesi, accertando se il contraente ha indotto in errore lassicuratore operando: 1) con dolo o colpa grave; 2) ovvero senza dolo o colpa grave. a) Nella ipotesi di dolo o colpa grave, lassicuratore pu dichiarare di volere annullare il contratto entro tre mesi dal giorno in cui venuto a conoscenza dellinesattezza o della
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reticenza. Annullato il contratto, lassicuratore non pi tenuto a pagare la somma assicurata anche in caso si verifichi il sinistro, e ha diritto a riscuotere i premi relativi al periodo di assicurazione in corso. Se poi il sinistro si verifica prima che decorrano i tre mesi, lassicuratore non obbligato allindennizzo. b) Nella seconda ipotesi (senza dolo o colpa grave), lassicuratore pu recedere dal rapporto estinguendolo mediante una dichiarazione unilaterale. Qui, il contratto di assicurazione valido e non annullabile: pertanto, se il sinistro si verifica prima della dichiarazione di recesso, che non ha effetto retroattivo, lassicuratore deve risarcirlo; tuttavia, la somma dovuta non quella assicurata, ma quella minore soma che, in relazione al maggior rischio, corrisponde nelle tariffe al premio convenuto. Specie nei contratti di assicurazione sulla vita sono poi previste delle c.d. clausole di incontestabilit per le quali trascorso un dato periodo - lassicuratore perde il potere di chiederne lannullamento o di recedere dal rapporto: queste clausole non operano comunque in caso di mala fede dellassicurato. Effetti del contratto di assicurazione. Nellassicurazione contro i danni lassicurato acquista il diritto ad essere risarcito, nei limiti della somma assicurata, di un danno che colpisce il suo patrimonio; bisogna perci stabilire quale il danno contro cui ci si assicura e qual levento dannoso contro cui ci si assicura, che suole esser denominato evento contemplato nellassicurazione. Nellassicurazione sulla vita lassicurato acquista il diritto a ricevere una determinata somma quando si verifica levento contemplato nellassicurazione, relativo alla vita o alla morte di una persona. Lassicuratore non tenuto a risarcire il danno se levento contemplato nellassicurazione avviene in conseguenza di movimenti tellurici, guerre, insurrezioni o tumulti; ovvero per vizio intrinseco della cosa assicurata, che non stato denunziato al tempo della conclusione del contratto; ovvero per dolo o colpa grave del contraente. Si deroga nellassicurazione sulla vita nel caso di suicidio, bench il suicidio sia un fatto volontario: lassicuratore tenuto a versare la somma assicurata, purch il suicidio avvenga due anni dopo la conclusione del contratto. Lassicuratore deve risarcire i sinistri cagionati da dolo o colpa grave delle persone di cui lassicurato deve rispondere e deve inoltre risarcire, anche in caso di patto contrario, i sinistri conseguenti ad atti del contraente o dellassicurato o del beneficiario, se compiuti per dovere di solidariet o nella tutela degli interessi comuni allassicuratore. Per effetto dellassicurazione, lassicuratore acquista il diritto al premio, computato in periodi, di solito annuali: pu essere convenuto che il premio relativo al periodo assicurativo sia pagato in un'unica soluzione ovvero in pi rate. Rischio assicurato. Il premio viene commisurato alla gravit del rischio, cio alla probabilit che il sinistro si verifichi: perci maggiore o minore a seconda che il rischio sia maggiore o minore. In ordine alla incidenza del rischio, si possono distinguere diverse ipotesi: a) Inesistenza del rischio: se al momento della conclusione del contratto il rischio non esiste, il contratto nullo, il rapporto assicurativo non nasce e perci lassicurato non deve pagare i premi. b) Cessazione del rischio dopo la conclusione del contratto: se il rischio finisce il contratti si scioglie nel senso che il rapporto di assicurazione si estingue: lestinzione avviene al
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momento in cui lassicuratore ha notizia della fine del rischio, e pertanto il contraente deve pagare solo il premio corrispondente a quel periodo assicurativo nel quale lassicuratore venuto a conoscenza del rischio; c) Diminuzione del rischio: se il rischio diminuisce, lassicurato ha lonere di comunicarlo allassicuratore che deve diminuire il premio a decorrere dalla scadenza del premio: lassicuratore ha per facolt di recedere dal contratto entro due mesi; d) Aggravamento del rischio: se il rischio si aggrava per una circostanza non prevista e non prevedibile, il contraente deve darne pronto avviso allassicuratore. Lassicuratore, entro un mese dal giorno in cui ha avuto notizia, pu recedere dal contratto. A questo proposito, bisogna distinguere se, in seguito allaggravamento, il rischio divenuto tale che lassicuratore non lavrebbe assunto ovvero lavrebbe assunto con un premio pi alto: nel primo caso, la dichiarazione di recesso produce scioglimento immediato del rapporto e, se il sinistro si verifica prima che sia trascorso il termine per il recesso, lassicuratore non tenuto. Nel secondo caso, il recesso ha effetto dopo quindici giorni dacch compiuto e, se il sinistro si verifica prima del decorso del termine, lassicuratore deve risarcire il danno ma la somma dovuta non quella assicurata, ma quella minore in relazione al maggior rischio ora conosciuto. Il diritto al pagamento delle rate di premio si prescrive in un anno. Gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione si prescrivono in un anno dal giorno in cui si verifica il fatto su cui il diritto si fonda. *** 97) Lassicurazione contro i danni. Nellassicurazione contro i danni vale il c.d. principio indennitario. Tale principio importa: a) che lassicurato debba ricevere un danno dallevento contro il quale si assicura, e ch e quindi egli debba avere un interesse alla cosa assicurata. Poich sulla stessa cosa una pluralit di soggetti pu avere diritti diversi, pu accadere che vi siano pi interessati alla conservazione del bene e, quindi, pi assicurati per lo stesso oggetto. Se non esiste interesse dellassicurato al momento dellinizio del rapporto dassicurazione, il contratto nullo; b) che lassicuratore non mai obbligato a versare una somma superiore al danno che questi ha sofferto; altrimenti lassicurato ricaverebbe un vantaggio netto dal sinistro. La somma assicurata dunque non pu essere superiore a quella cifra che rappresenta linteresse dellassicurato alla conservazione della cosa: detta cifra costituisce il c.d. valore assicurabile. Sovrassicurazione. Se la cosa stata assicurata per una cifra superiore al valore assicurabile, bisogna distinguere. Se c dolo, lassicurazione non valida e non vi risarcimento mentre resta fermo il diritto dellassicuratore alla riscossione dei premi, purch fosse ignaro delleccedenza di valore. Se non c stato dolo, in caso di sinistro lassicuratore deve una somma corrispondente al valore assicurabile e il contraente ha il diritto di ottenere una riduzione del premio, dal momento in cui notifica leccedenza.
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Sottoassicurazione. Si pu invece stipulare lassicurazione per una somma inferiore al valore assicurabile. Se si verifica il sinistro, lassicuratore non deve risarcire lintero danno, ma una somma che stia al danno verificatosi come la somma assicurata sta allintero valore della cosa assicurata: se la somma met del valore assicurabile, lassicuratore dovr risarcire met del danno verificatosi; se un terzo, dovr risarcire un terzo del danno, e cos via. Si pu per convenire che, anche se la somma assicurata inferiore al valore assicurabile, lassicuratore dovr risarcire lintero danno sofferto dallassicurato sempre nei limiti della somma assicurata: si parla in questa ipotesi di assicurazione a primo rischio assoluto. Pluralit di assicurazioni. Lipotesi in cui si assicura lo stesso interesse presso una pluralit di assicuratori regolata in modo che lassicurato non possa ricevere in complesso una somma superiore al danno verificatosi: c perci lobbligo di dare avviso ad ogni assicuratore di tutti i danni conclusi per assicurare lo stesso interesse; se si viola questo obbligo con dolo, gli assicuratori non sono tenuti a pagare lindennit. In caso di sinistro, lassicurato deve darne avviso a tutti gli assicuratori, indicando a ciascuno il nome degli altri: le somme che lassicurato riscuote dai vari assicuratori non devono superare il valore assicurabile (principio indennitario). Gli assicuratori che hanno risarcito lassicurato, possono rivolgersi in via di regresso contro gli altri per ripartire lindennit pagata in proporzione delle somme assicurate presso i vari assicuratori. La coassicurazione. Si ha coassicurazione quando, di comune accordo, una pluralit di assicuratori assicurano contestualmente un determinato interesse per lo stesso periodo e per lo stesso rischio, di solito stipulando un contratto unico con lassicurato. I coassicuratori possono assumere lobbligo di risarcire solidalmente il danno allassicurato, salvo riparto tra di loro; ma di solito prevista la ripartizione in quote determinate: se pertanto il danno si verifica, lassicuratore tenuto a risarcirlo allassicurato solo in proporzione della quota convenuta. La durata del rapporto di assicurazione. Lassicurazione ha effetto dalle ore 24:00 del giorno della conclusione del contratto alle ore 24:00 dellultimo giorno della durata stabilita nel contratto stesso. Se detta durata supera i dieci anni, le parti, trascorso il decimo anno e nonostante patto contrario, hanno facolt di recedere dal contratto con preavviso di sei mesi. In mancanza di recesso tempestivo, il contratto si considera tacitamente prorogato di una o pi volte, ma ciascuna proroga tacita non pu avere durata superiore a due anni. Lalienazione delle cose assicurate. Se il contraente trasferisce ad altri il suo diritto sulla cosa assicurata, egli non ha pi interesse allesistenza della cosa, e perci non pu essere pi assicurato: in questa ipotesi egli resta obbligato a pagare i premi, mentre assicurato diventa lacquirente. Se lalienante non vuole restare obbligato a pagare i premi, sufficiente che egli comunichi: a) allassicuratore lavvenuta alienazione e b) allacquirente lesistenza del contratto di assicurazione: a seguito, tutti i diritti e gli obblighi derivanti dalla assicurazione vengono trasferiti allacquirente, a meno che questi non dichiari allassicuratore la decisione di estinguere il rapporto assicurativo. Se stata emessa una polizza allordine o al portatore, non occorre dare notizia dellal ienazione della cosa allassicuratore, n lassicuratore e lacquirente possono recedere prima della scadenza. Gli obblighi del contraente: pagamento del premio. Il contraente obbligato a pagare il premio alle scadenze convenute. Se il contraente non paga il primo premio o la prima rata, lassicurazione contro i danni resta sospesa fino alle ore 24:00 del giorno del pagamento. Se non paga i premi successivi, lassicurazione sospesa dalle ore 24:00 del quindicesimo giorno dopo la scadenza. Se lassicuratore non agisce per la riscossione nel termine di sei mesi dal giorno in cui i l premio o al rata sono scaduti, il contratto risoluto di diritto e il rapporto si estingue: lassicuratore ha per
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diritto solo al pagamento del premio relativo al periodo di assicurazione in corso e al rimborso delle spese. Gli obblighi dellassicurato: obbligo di avviso e salvataggio. Lassicurato deve avvisare del sinistro lassicuratore (obbligo di avviso) entro tre giorni da quello in cui il sinistro si verificato o lo stesso assicurato ne ha avuto conoscenza. Ancora, lassicurato deve fare quanto gli possibile per evitare o diminuire il danno (obbligo di salvataggio). Lobbligo di avviso imposto allassicurato per garantire linteresse dellassicuratore a informarsi delle circostanze e delle conseguenze del sinistro; lobbligo di salvataggio gli imposto per garantire linteresse dellassicuratore a limitare al minimo il danno. Anche se il salvata ggio non si ottenuto, le spese fatte dallassicurato sono entro certi limiti a carico dellassicuratore. Se lassicurato non adempie allobbligo di avviso o allobbligo di salvataggio, bisogna distinguere se linadempimento dovuto a dolo ovvero a colpa; se doloso, lassicurato perde il diritto alla indennit. Se colposo, lindennit viene ridotta della cifra che corrisponde al danno subto dallassicuratore per linadempimento di detti obblighi. Valutazione del danno. Verificatosi il sinistro, lassicuratore deve pagare allassicurato lindennit. Per stabilire il danno subto dallassicurato, bisogna procedere alla valutazione della cosa assicurata. Detto valore pu essere gi stabilito nel contratto di assicurazione mediante una stima accettata per iscritto da entrambe le parti (c.d. polizza stimata): rimane per fermo il principio indennitario, per cui lassicuratore ha lonere di provare che al momento del sinistro la cosa assicurata aveva un valore inferiore a quello a suo tempo concordato. Non equivale a stima la dichiarazione di valore delle cose assicurate contenuta nella polizza che non stata controllata ed accettata dallassicuratore, ma servita solo a determinare la misura del premio Entit del risarcimento. Se si tratta di assicurazione totale se cio la somma assicurata uguale al valore assicurabile la somma dovuta dallassicuratore corrisponde al danno subto: salvo patto contrario, escluso il risarcimento del profitto sperato, tranne per i prodotti del suolo, in cui il danno si determina in relazione al valore che i prodotti avrebbero avuto al tempo della maturazione. Se si tratta di assicurazione parziale se cio la somma assicurata minore del valore assicurabile lassicuratore deve unindennit che stia al danno sofferto dallassicurato come la somma assicurata sta al valore assicurabile. Surrogazione dellassicuratore. Se il sinistro si verificato per il fatto doloso o colposo di un terzo, questi pu pretendere il risarcimento o dal danneggiatore o dallassicuratore, ma non da entrambi: altrimenti farebbe un guadagno. Se lassicurato si fa risarcire dallautore del danno, non ha pi diritto ad essere indennizzato dallassicuratore; se si fa risarcire dallassicuratore, questi surrogato nel diritto di credito c he lassicurato aveva verso lautore del danno, e perci pu farsi rimborsare da questultimo la somma pagata. Lassicuratore non ha per diritto di surrogazione quando il terzo responsabile del danno sia il coniuge dellassicurato ovvero sia in particolari rapporti di parentela o di lavoro con lassicurato, perch ne : a) o figlio o affiliato o ascendente; b) parente o affine, e convivente con lui; c) domestico; e purch il danno sia stato causato da colpa. Se lassicurato reca pregiudizio al diritto di surroga dellassicuratore, diviene a sua volta responsabile verso lassicuratore, nei limiti del pregiudizio arrecatogli. Lassicuratore della responsabilit civile. Un tipo particolare di assicurazione contro i danni lassicurazione della responsabilit civile. Qui, lassicuratore si obbliga a risarcire lassicurato di quanto questi deve pagare a terzi per aver loro causato dei danni senza dolo svolgendo una determinata attivit. Il terzo danneggiato non
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ha pero una azione diretta contro lassicuratore, ma questi ha facolt di pagare direttamente al danneggiato lindennit dovuta, ed obbligato al pagamento diretto se lassicurato lo richiede. E obbligatoria lassicurazione della R.C. derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti; il contratto deve essere obbligatoriamente stipulato con unimpresa autorizzata. In caso di sinistro, il terzo trasportato ha una azione diretta contro lassicuratore per il risarcimento del danno sofferto, entro i limiti della somma assicurata. Se il sinistro avvenuto tra due veicoli assicurati, ciascun danneggiato deve richiedere il risarcimento direttamente al proprio assicuratore, salva la successiva regolamentazione dei rapporti tra i diversi assicuratori (c.d. procedura di risarcimento diretto). Prima di agire contro lassicuratore, i danneggiati hanno lonere di richiedergli il risarcimento del danno con lettera raccomandata, concedendogli un termine di sessanta giorni. Se il sinistro stato provocato da un veicolo non identificato o non assicurato o in caso di liquidazione coatta dellimpresa assicuratrice, il danno alle persone risarcito da un fondo di garanzia per le vittime della strada costituito con i contributi delle diverse imprese assicuratrici e gestito dalla Consap. La riassicurazione. Quando si verifica un sinsitro assicurato presso un assicuratore, questi deve pagare allassicurato una indennit. Egli pu a sua volta riassicurarsi presso un altro assicuratore, mediante il contratto di riassicurazione in cui il primo assicuratore assume la posizione di assicurato, mentre il riassicuratore assume la posizione di assicuratore: se si verifica il sinistro, lassicuratore riassicurato ha lobbligo di indennizzare lassicurato, ma a sua volta ha il diritto di farsi indennizzare dal riassicuratore. Di solito, la riassicurazione non stipulata dal riassicurato di volta in volta, ma con trattati generali aventi per oggetto tutte o parte delle assicurazioni che il riassicurato stipuler in futuro (polizze di abbonamento): mediante detti trattati, per lo pi prevista una riassicurazione parziale per quote percentuali oppure per eccedente (si riassicurano soltanto i rischi che eccedono una cifra determinata). *** 98) Lassicurazione sulla vita. Nellassicurazione sulla vita non vale il principio indennitario. Cos, Tizio pu assicurarsi per cinquantamila euro per lipotesi in cui raggiunga i settanta anni det: anche se il raggiungimento di tale avanzata et non ha prodotto una diminuzione delle sue entrate, egualmente Tizio ha diritto ad avere cinquantamila euro. I contratti di assicurazione soglio essere distinti in tre categorie: a) Assicurazioni per il caso di morte: in cui la morte dellassicurato danneggia lassicuratore, in quanto questi si impegna a pagare una somma o alla morte dellassicurato ovvero ad una scadenza fissa, ma convenendosi nella seconda ipotesi che se lassicurato muore non sono pi dovuti premi. b) Assicurazioni per il caso di vita: in cui invece la lunga vita dellassicurato danneggia lassicuratore, in quanto questi deve corrispondere allassicurato una rendita vitalizia o versargli una somma una tantum. c) Assicurazioni miste: in cui lassicuratore si obbliga a pagare una somma o alla morte dellassicurato o ad un determinato termine, se lassicurato ancora in vita.

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Assicurazioni sulla vita propria o di un terzo. Levento contemplato nel contratto pu riguardare o la vita dello stesso contraente o quella di un terzo. Lassicurazione contratta per il caso di morte di un terzo non valida, se questi o il suo rappresentante legale non d il consenso: detto consenso deve essere provato per iscritto. Lassicurazione a favore di un terzo. Abbiamo visto come il beneficiario possa essere diverso dal contraente. Nellassicurazione per il caso di morte, beneficiario di solito non il contraente, in quanto sono i suoi eredi che hanno il diritto di ricevere lindennit: per, in questa ipotesi non si ha giuridicamente unassicurazione a favore di terzi. Si ha invece assicurazione a favore di terzi quando si sia proceduto alla designazione espressa del beneficiario o nello stesso contratto o anche successivamente, con dichiarazione scritta comunicata allassicuratore ovvero per testamento: per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio direttamente verso lassicuratore, e quindi pu riscuotere lindennit assicurativa senza bisogno di dover accettare leredit. Revoca della designazione. La designazione del beneficiario pu sempre essere revocata, sostituendo il primo beneficiario con un altro ovvero facendo coincidere contraente e beneficiario. La designazione diventa per irrevocabile con la morte del contraente, ovvero quando, essendosi verificato levento, il beneficiario abbia dichiarato di voler profittare del beneficio. La designazione altres irrevocabile quando: a) il contraente ha rinunziato per iscritto al potere di revoca, comunicando per iscritto detta rinunzia allassicuratore e b) il beneficiario abbia dichiarato di voler profittare del beneficio e abbia comunicato per iscritto detta dichiarazione, oltre che al contraente, anche allassicuratore. La designazione del beneficiario, anche se irrevocabile, non ha effetto qualora il beneficiario attenti alla vita dellassicurato; se la designazione irrevocabile ed stata fatta a titolo d i liberalit, essa pu essere revocata in caso di ingratitudine o di sopravvenienza di figli dellassicurato. Il pagamento del premio. Riscatto e riduzione della polizza. Dopo il decorso di un determinato periodo di tempo, lassicurato ha il diritto di riscattare o di ridurre la polizza. Con il riscatto, il rapporto assicurativo si estingue e lassicurato ha diritto a percepire immediatamente dallassicuratore una somma pari alla c.d. riserva matematica. Con la riduzione, si estingue ogni obbligo di pagamento di premi futuri e si riduce in corrispondenza la somma assicurata, che per verr sempre pagata alla scadenza prevista. Nellassicurazione sulla vita, la disciplina del pagamento del premio stabilita per lassicurazione contro i danni non trova integrale applicazione, in quanto che il contraente obbligato a pagare soltanto il premio relativo al primo anno: lassicuratore pu agire per il pagamento di detto premio nel termine di sei mesi. Se il contraente non paga i premi successivi nel termine di tolleranza previsto o, in mancanza, nel termine di venti giorni dalla scadenza, lassicuratore non pu obbligarlo al pagamento, ma il rapporto assicurativo si estingue; se non trascorso il periodo di tempo necessario perch sorga il diritto al riscatto o alla riduzione, i premi gi pagati restano acquisiti allassicuratore, altrimenti si pu esercitare il diritto di riscatto o quello di riduzione. Le polizze devono regolare i diritti di riscatto e di riduzione della somma assicurata in modo tale che lassicurato sia in grado, in ogni momento, di conoscere quale sarebbe il valore di riscatto o di riduzione dellassicurazione. ***

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99) La locazione finanziaria. (Il leasing). Le imprese possono acquistare o prendere in godimento (locazione, affitto) i beni strumentali occorrenti per la loro attivit produttiva. Per lacquisto, se non hanno o se non sono sufficienti i capitali propri, le imprese devono ricorrere al credito, di solito bancario; se hanno capitali propri, questi restano immobilizzati. In quanto alla locazione o allaffitto, non sempre tali rapporti sono possibili. Uno strumento alternativo di finanziamento si ha col c.d. contratto di locazione finanziaria, o leasing. Tale contratto pu essere concluso direttamente tra limpresa produttrice o venditrice del bene e limpresa che deve utilizzarlo: a questultima il bene viene dato in godimento, dietro versamento di un corrispettivo suddiviso in canoni periodici; di solito, alla scadenza previsto che lutilizzatore ha la facolt o di restituire il bene o di divenirne proprietario, versandole una somma finale (il c.d. prezzo di opzione) gi calcolata al momento della conclusione del contratto. Spesso nel contratto interviene una terza impresa, che ha per oggetto proprio lattivit di leasing, la quale da un canto acquista il bene dal produttore e, dallaltro lato, lo concede in leasing a unaltra impresa. Tali imprese devono essere costituite nelle forme della Spa, devono avere un capitale versato non inferiore a cinquecentomila euro, devono inoltre essere iscritte nellalbo delle imprese finanziarie. Il contratto di leasing consente di evitare immobilizzazioni di capitali; rispetto alla locazione o allaffitto, consente allimpresa, ove le convenga, di acquistare alla fine del rapporto la propriet del bene. Sono poi previste agevolazioni finanziarie per favorire le operazioni di leasing. Sul piano privatistico per la qualifica giuridica ti tali contratti che possono assumere forme e contenuto diversi controversa, ed conseguentemente incerta la individuazione della relativa disciplina. Se le parti hanno previsto un prezzo dopzione molto inferiore al valore residuo del bene, lammontare dei canoni periodici vanno considerati, per una parte, quale corrispettivo del godimento del bene, e per laltra parte quale corrispettivo dellacquisto. Viene applicata al contratto di leasing la disciplina della vendita con riserva di propriet e quindi, in caso di inadempimento dellutilizzatore, limpresa di leasing deve restituire i canoni riscossi, salvo il diritto ad un equo compenso per luso della cosa e fatto salvo il risarcimento del danno; se invece il prezzo di opzione corrispondeva o si avvicinava al prevedibile valore residuo del bene utilizzato, limpresa di leasing pu trattenere i canoni riscossi. ***

100) Il factoring. Con il contratto di factoring un imprenditore cede ad altro imprenditore (detto factor) i crediti sorti, o che possono venire a sorgere anche in dipendenza di rapporti futuri, nei confronti dei propri clienti (si tratta dunque di crediti da forniture o servizi). Onde lattivit di factoring sia disciplinata dalla apposita legge speciale, essa deve essere esercitata da imprese finanziarie, ovvero da imprese finanziarie iscritte nellalbo apposito e il cui oggetto sociale preveda lacquisto di crediti dimpresa. Lattivit di factoring pu avere la duplice funzione sia di finanziamento delle attivit commerciali sia di riscossione dei crediti dimpresa. E peculiare allattivit di factoring lammissibilit della cessione, a fronte di un corrispettivo, di crediti in massa, anche futuri, e cio di tutti i crediti relativi ai clienti indicati dal cedente, o a una parte di essi: la cessione dei crediti futuri ammissibile solo se vi lindicazione dei debitori ceduti e solo se si tratta di crediti che sorgeranno da contratti da stipulare entro il biennio successivo.

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La cessione dei crediti avviene pro solvendo, seppure nei limiti del corrispettivo pattuito. Le parti possono per stabilire, con apposito patto contrario, che la cessione dei crediti o di una parte di essi avvenga pro soluto. Il factor si obbliga a versare al cedente le somme corrispettive dei crediti ceduti dopo lincasso . Sui crediti non esigibili, il factor pu anche accettare di concedere anticipazioni al cedente, il quale cos pu ottenere anche un finanziamento della propria attivit economica. Efficacia della cessione nei confronti dei terzi. Limpresa di factoring pu rendere opponibile ai terzi la cessione dei crediti ex art. 1265 c.c.; ma anche se non vi stata la notifica o non avvenuta laccettazione del debitore, la cessione ugualmente opponibile ai terzi, se il factor abbia pagato il corrispettivo della cessione, e se il pagamento ha data certa: in tal caso latto di cessione opponibile sia ai terzi creditori del cedente, i quali abbiano pignorato il credito dopo la data del pagamento; sia ai terzi altri cessionari dello stesso credito, i quali a loro volta non abbiano reso efficace il loro atto di acquisto anteriormente alla data del pagamento. E tuttavia egualmente liberato il debitore ceduto che abbia pagato un altro cessionario, prima che il factor gli abbia notificato latto di cessione, o prima che lo stesso debitore abbia accettato la cessione. La disciplina della legge speciale trova applicazione solo se la attivit di acquisto dei crediti di impresa esercitata da imprese bancarie o finanziarie. In mancanza, al factoring rimane applicabile la disciplina della cessione dei crediti secondo le norme del c.c. Le imprese di factoring hanno predisposto condizioni generali di contratto, in cui al factor sono tra laltro attribuiti poteri di controllo sulle scritture contabili del cedente, ed in cui si pongono a carico di questultimo una serie di obblighi la cui violazione pu condurre alla risoluzione del contratto. ***

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PARTE 4.1 Le procedure concorsuali. Il fallimento, la liquidazione coatta amministrativa e la amministrazione straordinaria.

101) La procedura concorsuale. Cenni. Si dice che limprenditore in stato di insolvenza quando non pi in grado di soddisfare le sue obbligazioni regolarmente. In questi casi, il legislatore ha previsto il ricorso ad un procedimento giudiziale volto a liquidare tutto lattivo del suo patrimonio in modo che il ricavato venga distribuito tra i suoi creditori, curando che essi siano trattati egualmente e senza preferenze: il c.d. principio della par condicio creditorum. Il procedimento giudiziale che ha per scopo di liquidare lattivo il fallimento. Esso una procedura concorsuale, nel senso che organizzato in modo da consentire a tutti i creditori il concorso sul ricavato della espropriazione forzata di tutti i suoi beni. E perci anche una procedura esecutiva universale: universale nel senso che vengono con essa accertati quali siano i creditori che hanno diritto ad essere soddisfatti sui beni del fallito (creditori concorsuali) e vengono alienati forzatamente tutti i beni del fallito per distribuirne il ricavato. Si tratta poi di una procedura giudiziale perch la sua regolarit controllata dallautorit giudiziaria. Lespropriazione concorsuale si contrappone a quella singolare, in quanto questa si svolge su iniziativa di un solo creditore che agisce in forza di un titolo esecutivo mediante alienazione di determinati beni del debitore. Tra laltro solo nellesecuzione concorsuale le controversie aventi per oggetto laccertamento dei diritti dei creditori non sono decise in distinti giudizi di cognizione (giudizi contenzioni), ma in procedimenti che si svolgono in camera di consiglio. Nelle procedure concorsuali, poi, si tende a salvare lunit economica dellazienda, ammettendo lesercizio provvisorio dellimpresa, laffitto dellazienda e nella fase di liquidazione la vendita unitaria dellazienda stessa. La procedura di fallimento regolata dalla c.d. legge fallimentare. Nella stessa l. fallimentare inoltre disposta la regolamentazione generale di unaltra procedura concorsuale: la c.d. liquidazione coatta amministrativa. Si tratta di un procedimento esecutivo che si svolge sotto la vigilanza dellautorit amministrativa, e la cui applicazione prevista e regolata da diverse leggi speciali nei confronti di determinate categorie di imprese. Anche nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa spetta allautorit giudiziaria laccertamento dello stato di insolvenza e lapplicazione delle disposizioni da esso dipendenti. E stata disciplinata una procedura temporanea e alternativa al fallimento, detta di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza. Tale amministrazione straordinaria si svolge sotto la vigilanza del ministero dello sviluppo economico, ed diretta al risanamento dellimpresa in crisi, od almeno a evitare la disgregazione dei complessi aziendali. ***
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102) La dichiarazione di fallimento. Per dichiarare il fallimento di un soggetto devono ricorrere due presupposti, uno soggett ivo e laltro oggettivo. I. Presupposto soggettivo. Il debitore deve essere un imprenditore commerciale che non sia un ente pubblico: non sono perci soggetti al fallimento gli imprenditori agricoli n i piccoli imprenditori commerciali. Sono esclusi anche coloro che dimostrino: a) che lattivo del loro patrimonio, nel triennio anteriore al deposito dellistanza di fallimento, non ha superato in nessuno degli esercizi il valore di trecentomila euro; b) che nel triennio non hanno realizzato ricavi superiori a duecentomila euro; c) che non hanno una esposizione debitoria superiore a cinquecentomila euro. Se gli imprenditori superano anche uno solo di tali limiti dimensionali sono soggetti al fallimento; se non li superano, non sono soggette a fallimento neppure le (piccole) societ commerciali. Si ritiene che detta disciplina valga anche per gli artigiani. La qualit di imprenditore commerciale va accertata dal tribunale competente a dichiarare il fallimento con una apposita istruttoria.

Cessazione dellimpresa e morte dellimprenditore. Pu essere dichiarato fallito anche limprenditore commerciale che abbia cessato lesercizio dellimpresa o che sia morto, purch il fallimento sia dichiarato entro lanno dalla morte o dalla cancellazione. Se si tratta di un imprenditore individuale per, questi pu dimostrare che la cessazione dellimpresa anteriore alla sua cancellazione dal registro delle imprese, ed in tal caso il periodo annuale decorre dalla data della cessazione e non da quella della cancellazione. E necessario che entro lanno sia comunque pronunciata la sentenza, non essendo sufficiente entro detto termine la sola presentazione dellistanza di fallimento. Morte del fallito. Se viceversa limprenditore ancora vivo al momento della dichiarazione di fallimento e muore in seguito, la procedura prosegue nei confronti dellerede. Se gli eredi sono pi, devono provvedere a designarne uno tra essi perch li rappresenti tutti nella procedura fallimentare. II. Presupposto oggettivo. Limprenditore deve essere in stato di insolvenza, per cui non pi in grado di soddisfare regolarmente le sue obbligazioni. In caso di morte dellimprenditore o di cessazione dellimpresa, linsolvenza devessere manifestata anteriormente alla morte o alla cancellazione del registro delle imprese, o entro lanno dal verificarsi di detti fatti. Lo stato di insolvenza ricorre anche quando lattivo superiore al passivo, ma limprenditore commerciale per mancanza di mezzi liquidi di pagamento (denaro) non in grado comunque di pagare i debiti che vengono a scadenza. Non si ha invece insolvenza quando il passivo superiore allattivo, ma il debitore gode della fiducia dei suoi creditori e pu quindi pagare con mezzi normali i debiti che via via vengono a scadenza. Linsolvenza pu manifestarsi con inadempimenti ovvero con altri fatti quali la fuga o la latitanza dellimprenditore, la chiusura dei locali dellimpresa, il trafugamento, la sostituzione o la diminuzione fraudolenta dellattivo da parte dellimprenditore. Anche se ricorrono i presupposti del fallimento, questo non pu essere dichiarato se lammontare complessivo dei debiti scaduti delimprenditore commerciale risulta inferiore a trentamila euro.
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Iniziativa e competenza per la dichiarazione di fallimento. Listruttoria prefallimentare. Il fallimento pu essere dichiarato: a) su domanda dello stesso debitore; b) su domanda di uno o pi creditori; c) su richiesta del pubblico ministero. I. La domanda del debitore viene presentata mediante ricorso al tribunale. Insieme al ricorso limprenditore deve depositare: a) le scritture contabili obbligatorie e quelle fiscali relative ai tre esercizi precedenti ovvero dallinizio dellimpresa; b) uno stato particolareggiato ed estimativo delle proprie attivit; c) lelenco nominativo dei creditori e dei relativi crediti; d) lindicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre esercizi; e) lelenco nominativo di coloro che sono titolari di diritti reali e personali su cose in suo possesso, con lindicazione delle cose e del titolo da cui sorge il diritto. Anche la domanda del creditore presentata mediante ricorso, depositato nella cancelleria del tribunale. Deve presentare al tribunale istanza di fallimento il procuratore della Repubblica, quando linsolvenza risulta in sede penale ovvero da fuga, latitanza, chiusura dei locali dellimpresa, trafugamento, sostituzione o diminuzione fraudolenta dellattivo; oppure quando gli viene segnalata da un giudice che labbia rilevata nel corso di un distinto giudizio civile.

II.

III.

Competenza. Competente a dichiarare il fallimento il tribunale, nella cui circoscrizione limprenditore ha la sede principale dellimpresa: tale tribunale rimane competente anche se limprenditore ha trasferito la sua sede in unaltra circoscrizione. Limprenditore che ha allestero la sede principale dellimpresa, pu essere dichiarato fallito in Italia l dove ha la sede secondaria pi importante, anche se allestero stata pronunciata la dichiarazione del suo fallimento. Se il tribunale si dichiara incompetente, dispone limmediata trasmissione degli atti a quello ritenuto competente. Istruttoria prefallimentare. Il procedimento per lesame dellistanza di fallimento si svolge davanti al tribunale in composizione collegiale, con le modalit del rito camerale. A seguito del deposito in cancelleria dellistanza di fallimento, il tribunale deve convocare il debitore e il creditore istante in camera di consiglio (o davanti al giudice relatore) fissando unapposita udienza di comparizione per la loro audizione: il creditore istante deve notificare ricorso e decreto di convocazione allimprenditore. Tra la notificazione del decreto e ludienza di comparizione deve intercorre un termine dilatorio di almeno quindici giorni. Nel decreto di convocazione si deve indicare che il procedimento volto allaccertamento dei presupposti della dichiarazione di fallimento, e si deve fissare un termine di almeno sette giorni anteriore alludienza per la presentazione di memorie ed il deposito di documenti e relazioni tecniche. Il tribunale deve in ogni caso ordinare allimprenditore di depositare in cancelleria i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi ed una situazione patrimoniale economica e finanziaria aggiornata. Il tribunale procede allistruttoria prefallimentare provvedendo senza indugio ai necessari accertamenti, ed anche allammissione ed allespletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti. Quando i tempi dellistruttoria si allungano, il tribunale pu emettere, se richiesto, appositi provvedimenti cautelari la cui efficacia limitata alla durata del procedimento, e che poi vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta listanza di fallimento. La sentenza dichiarativa. Gravami. Revoca del fallimento. La sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata dal tribunale e depositata nella cancelleria. Dalla data del deposito decorrono gli effetti della sentenza. Subito dopo il deposito della sentenza, il cancellerie forma il fascicolo fallimentare,
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nel quale devono essere inseriti tutti gli atti relativi alla procedura. Di tale fascicolo, oltre al curatore, al comitato dei creditori ed al fallito, possono prendere visione anche gli altri creditori e i terzi, che possono ottenere, se autorizzati, copie degli atti e dei documenti. Contenuto della sentenza. In essa: a) vengono nominati altri organi del fallimento; b) viene ordinato al fallito di depositare i bilanci e le scritture contabili e fiscali obbligatorie; c) viene stabilito il giorno delladunanza dei creditori entro centoventi giorni dal deposito della sentenza in cancelleria, nel quale il giudice delegato proceder allesame dello stato passivo; d) viene assegnato ai creditori il termine perentorio di trenta giorni anteriori alladunanza di verifica entro il quale presentare in cancelleria le loro domande di insinuazione dei crediti o di restituzione delle cose mobili possedute dal fallito. Pubblicit. A causa degli effetti che conseguono alla sentenza di fallimento, interessa ai terzi venirne a conoscenza. Perci stabilito non solo che la sentenza venga notificata, su richiesta del cancellerie, al fallito e comunicata mediante biglietto di cancelleria al curatore e al creditore che ha domandato fallimento, ma che inoltre venga annotata sul registro delle imprese. Dalla data delliscrizione nel registro decorrono gli effetti della sentenza di fallimento nei confronti dei terzi. Reclamo alla corte dappello. E il mezzo di gravame previsto contro la sentenza dichiarativa. Lappello pu essere proposto al fallito e da qualunque interessato. Si svolge nelle forme del rito camerale, e non con quelle del rito contenzioso. Il reclamo si propone infatti con ricorso da depositarsi nella cancelleria della corte dappello. Il presidente della corte fissa con decreto ludienza di comparizione delle parti entro sessanta giorni dal deposito del ricorso, assegnando al ricorrente un termine non superiore a dieci giorni per la notifica del ricorso e del decreto di comparizione ai creditori istanti e al curatore: costoro (le c.d. parti resistenti) devono costituirsi in giudizio almeno dieci giorni prima delludienza. Il reclamo non sospende lesecuzione della sentenza dichiarativa del fallimento, ma il collegio se ricorrono gravi motivi pu sospendere in tutto o in parte, ovvero temporaneamente, la liquidazione dellattivo fallimentare. Alludienza il collegio sente le parti in contraddittorio tra loro; assume anche dufficio i mezzi di prova ritenuti necessari. La decisione sul ricorso avviene sempre con sentenza, sia che la corte accolga il reclamo e quindi revochi il fallimento, sia che lo rigetti. Se il fallimento stato dichiarato da un tribunale incompetente, la corte non emette una sentenza di revoca, ma un provvedimento con cui ordina la trasmissione degli atti al tribunale competente, che ne dispone la prosecuzione. La sentenza che revoca il fallimento notificata al curatore, a creditore che ha richiesto il fallimento e al fallito; la sentenza che rigetta il reclamo notificata l ricorrente a cura del cancelliere. Contro la sentenza della corte dappello si pu ricorrere in cassazione entro trenta giorni dalla notificazione. Si ritiene che la revoca del fallimento sia efficace solo quando la sentenza dappello passa in giudicato. Revoca del fallimento. In caso di revoca del fallimento restano validi gli atti legalmente compiuti dagli organi del fallimento. Le spese della procedura e il compenso al curatore sono liquidati dal tribunale su relazione del giudice delegato, con decreto soggetto a reclamo; spese e compenso sono a carico del creditore istante, se condannato ai danni per aver chiesto al dichiarazione del fallimento con colpa; sono a carico del fallito persona fisica, se con il suo comportamento ha dato causa al fallimento. La reiezione dellistanza di fallimento: reclamo in appello e rinvio al tribunale. Se il tribunale ritiene di non dover accogliere la domanda di fallimento, provvede con decreto motivato. Contro
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detto decreto di rigetto il creditore istante ovvero il pubblico ministero possono, entro trenta giorni, proporre reclamo alla corte dappello, la quale provvede in camera di consiglio, sentiti il ricorrente e il debitore. Se la corte dappello accoglie il reclamo, provvede in tal senso con decreto motivato, e rimette gli atti al tribunale il quale pronuncia il fallimento se non accerta che venuto meno uno dei presupposti necessario. Il fallimento perci sempre dichiarato dal tribunale e non dalla corte dappello. Se la corte ritiene che invece dei presupposti del fallimento sussistono i presupposti per la soggezione del debitore alla procedura di amministrazione straordinaria, con decreto motivato rimette gli atti al tribunale, perch questo dichiari con sentenza lo stato di insolvenza. Se invece la corte dappello rigetta il reclamo, la giurisprudenza ritiene inammissibile il ricorso in cassazione. ***

103) Gli organi del fallimento in generale. La procedura fallimentare si svolge attraverso una serie di atti che hanno lo scopo di: a) sottrarre al fallito il possesso del suo patrimonio; b) custodire ed amministrare detto patrimonio; c) liquidare lattivo; d) distribuire il ricavato. La legge stabilisce quali collegi o persone hanno il potere di compiere quegli atti. Costoro sono i c.d. organi del fallimento, e sono quattro: il tribunale fallimentare; il giudice delegato; il curatore; il comitato dei creditori. Questi organi hanno tra laltro il compito di provvedere allamministrazione del patrimonio del fallito. Lespressione deve essere intesa in senso ampio, riferendola cos agli atti rivolti alla produzione dei frutti ed alla loro riscossione, come agli atti di riscossione dei capitali, come agli atti di risoluzione delle liti relative al patrimonio fallimentare, come ad atti rivolti allaumento di detto patrimonio. Per facilitare la memoria, detti atti possono essere raggruppati in tre categorie: 1) Atti che hanno per scopo la soluzione delle liti relative al patrimonio familiare; 2) Atti di rinunzia a garanzie dei crediti del fallito, a seguito della estinzione degli stessi crediti; 3) Atti che hanno per scopo lincremento del patrimonio fallimentare. Tutti gli atti suddetti vengono compiuti dal curatore, che solitamente deve essere autorizzato dal comitato dei creditori. Se tali atti sono di valore superiore a cinquantamila euro, e in ogni caso per gli atti di transazione, il curatore prima di compierli deve informare il giudice delegato, che non pu valutarne la convenienza o lopportunit, ma solo controllarne la regolarit. Per poter stare in giudizio sia come attore che come convenuto, il curatore ha solitamente bisogno dellautorizzazione scritta del giudice delegato, la quale deve essere sempre data per ogni grado di giudizio. ***

104) Il tribunale fallimentare. Il tribunale fallimentare il tribunale che ha dichiarato il fallimento. Esso nomina nella sentenza di fallimento il giudice delegato e il curatore; pu anche sostituirli. Vigila sulla amministrazione fallimentare, sentendo in ogni tempo in camera di consiglio il curatore, il comitato dei creditori ed il
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fallito: affinch il fallito sia sempre a disposizione, disposto che egli ha lobbligo di comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza. Decide le controversie relative alla procedura fallimentare che non siano del giudice delegato. I provvedimenti del tribunale sono presi con decreti contro i quali qualunque interessato pu proporre reclamo con ricorso alla corte dappello, che provvede in camera di consiglio. Il tribunale fallimentare, infine, competente a decidere su tutte le controversie che derivano dal fallimento, anche se relative a rapporti di lavoro. Tali controversie vanno decise secondo il rito ordinario (contenzioso) e le sentenze del tribunale possono essere impugnate in appello. ***

105) Il giudice delegato. Le funzioni del giudice delegato possono essere cos classificate: a) Attivit di acquisizione dei beni del fallito posseduti o detenuti da terzi, salvo che costoro ne rivendichino la propriet o vantino un proprio diritto incompatibile con lacquisizione immediata; a ci si accompagna una attivit di accertamento dei crediti e dei diritti reali e personali vantati contro il fallito. b) Attivit di controllo dellopera del curatore e del comitato dei creditori, che possono essere convocati dal giudice nei casi prescritti dalla legge o quando lo ravvisi opportuno. Il giudice inoltre provvede sui reclami proposti contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori. c) Attivit di preparazione di quella del tribunale. Il giudice delegato riferisce al tribunale su ogni affare per il quale richiesto un provvedimento di detto collegio. d) Attivit di nomina. Su proposta del curatore il giudice delegato nomina il comitato dei creditori e gli arbitri di designazione del fallimento. e) Attivit di autorizzazione di particolari atti di amministrazione, come quelli relativi ala continuazione temporanea dellesercizio dellimpresa del fallito. Spetta inoltre al giudice delegato autorizzare per iscritto il curatore a stare in giudizio; successivamente, ove occorra, disporre leventuale revoca dellincarico ai difensori nominati dal curatore. Spetta infine al giudice delegato liquidare i compensi e disporre leventuale revoca degli incarichi conferiti a persone la cui opera sia stata richiesta dal curatore nellinteresse del fallimento. I provvedimenti del giudice delegato sono pronunciati nella forma del decreto motivato. Contro di essi, salva disposizione contraria, si pu reclamare al tribunale da parte del curatore, del fallito e del comitato dei creditori. I reclamo pu essere proposto anche da qualunque interessato. Se il provvedimento non stato comunicato o notificato, o non gli stata data la pubblicit prescritta, il reclamo deve essere proposto entro novanta giorni dal suo deposito. Il reclamo non sospende lesecuzione del provvedimento. Anche questo provvedimento si svolge in camera di consiglio ed deciso dal tribunale con decreto motivato. I giudizi, in cui la corte dappello decide sui reclami avverso i decreti del tribunale e questo decide sui reclami avverso i decreti del giudice delegato, si svolgono con una procedura camerale. Le decisioni sui reclami non sono tuttavia adottate con sentenza, ma con decreto motivato non ricorribile in cassazione.
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*** 106) Il curatore fallimentare. Il curatore scelto dal tribunale tra gli iscritti negli albi degli avvocati, dei dottori e dei ragionieri commercialisti o tra coloro che abbiano svolto funzioni nelle Spa dando prova di adeguate capacit imprenditoriali. Se di tali requisiti sono in possesso gli associati o i soci, possono essere nominati curatori anche gli studi professionali associati o societ tra i professionisti: in tal caso devessere designata una persona fisica responsabile della procedura. Il curatore deve fare pervenire al giudice delegato la propria accettazione; altrimenti il tribunale provvede a nominare altro curatore. Relazioni del curatore. Il curatore deve presentare al giudice delegato una relazione particolareggiata sulle cause e circostanze del fallimento, precisando se stato causato da colpa del fallito ovvero se vi sono elementi di responsabilit a carico degli organi della societ fallita, indicando inoltre gli atti del fallito gi impugnati dai creditori nonch quelli che egli ritiene si debbano impugnare. LA relazione del curatore va depositata in cancelleria. Il curatore, ogni sei mesi, redige un rapporto riepilogativo delle attivit svolte, con il rendiconto della sua gestione: copia del rapporto trasmessa al comitato ei creditori; copie del rapporto e eventuali osservazioni vengono poi depositate in cancelleria e trasmesse al registro delle imprese. Amministrazione. Il curatore compie gli atti di ordinaria amministrazione su propria decisione, e quelli di straordinaria amministrazione dietro autorizzazione del comitato dei creditori. In mancanza di autorizzazione gli atti sono annullabili. Anche se vi autorizzazione, il curatore prima di compiere tali atti e di stipulare eventuali transazioni deve informare il giudice delegato: lomessa informazione pu essere motivo di revoca del curatore. Il curatore deve compiere personalmente gli atti del suo ufficio, tranne che per singoli atti e previa autorizzazione del comitato dei creditori. Pu essere autorizzato dal comitato dei creditori a farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone retribuite, ma sotto la propria responsabilit. Compete al curatore quando stato autorizzato scegliere e nominare gli avvocati per la difesa del fallimento. Contro gli atti di amministrazione del curatore e contro le autorizzazioni e i dinieghi del comitato dei creditori, il fallito e ogni altro interessato possono reclamare per violazione di legge al giudice delegato, il quale decide nel contraddittorio delle parti con decreto motivato. Si pu ricorrere al tribunale che decide entro trenta giorni con decreto motivato non soggetto a reclamo. Contabilit. Il curatore deve tenere un registro, preventivamente vidimato da almeno uno dei membri del comitato dei creditori, in cui devono essere annotate giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione. Le somme riscosse a qualunque titolo dal curatore devono essere depositate entro dieci giorni dalla riscossione in un conto corrente individuato dallo stesso curatore. Il conto corrente deve essere intestato alla procedura fallimentare, e le somme depositate possono essere ritirate solo in forza di un mandato di pagamento del giudice delegato. Il comitato dei creditori pu accogliere la proposta del curatore di investire diversamente le somme riscosse. Revoca. In ogni tempo il tribunale pu, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o dufficio, revocare il curatore con decreto. Pu revocarlo, anche se il curatore non ha provveduto a depositare nel conto corrente fallimentare le somme riscosse entro il termine prescritto. Dopo la conclusione delludienza di verifica dello stato passivo e prima che esso sia reso esecutivo, i creditori presenti alladunanza possono presentare al tribunale una richiesta di sostituzione del curatore, indicandone le ragioni e segnalando un nuovo nominativo; il collegio pu provvedere alla
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nomina del soggetto. Se il curatore ha causato dei danni, lazione di responsabilit contro di lui proposta dal nuovo curatore, previa autorizzazione del giudice delegato e del comitato dei creditori. Il curatore che cessa dal suo ufficio deve presentare il rendiconto della sua gestione. Compenso. Il tribunale liquida al curatore il compenso per lopera svolta e il rimborso delle spese. La liquidazione del compenso pu essere fata solo dopo lapprovazione del rendiconto del curatore; nessun compenso salvo quello liquidato dal tribunale pu essere preteso dal curatore, nemmeno per rimborso delle spese: le promesse e i pagamenti fatti contro tale divieto sono nulli. ***

107) Il comitato dei creditori. Il comitato dei creditori nominato con provvedimento del giudice delegato entro trenta giorni dal deposito della sentenza di fallimento, sulla base delle risultanze fallimentari in modo da assicurare una presenza equilibrata dei diversi creditori. Il comitato composto di tre o cinque membri, scelti tra coloro che con la domanda di ammissione al passivo o anche precedentemente hanno dato la loro disponibilit ad assumere lincarico ovvero tra altri creditori. Il comitato convocato dal curatore e provvede, anche a maggioranza, a scegliere il proprio presidente. La maggioranza dei creditori allo stato ammessi al passivo pu designare, dopo la chiusura delludienza di verifica e prima del deposito del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, nuovi componenti del comitato: la nomina dei soggetti designati dai creditori non compete pi al giudice delegato, ma al tribunale fallimentare. Il giudice delegato ha comunque il potere di modificare la composizione del comitato a seguito delle risultante dello stato passivo o per altro giustificato motivo. Il comitato dei creditori prevalentemente un organo consultivo. I suoi pareri sono facoltativi, se gli altri organi del fallimento possono, ma non debbono chiederli; obbligatori, se gli altri organi debbono chiederli, ma possono anche non seguirli; vincolanti, se gli altri organi non solo debbono chiederli, ma sono anche obbligati a seguirli. Il solo parere vincolante previsto era quello relativo alla continuazione temporanea dellimpresa del fallito, che poteva essere autorizzata dal tribunale solo con il parare favorevole del comitato. Sono stati previsti ora altri casi di pareri vincolanti del comitato dei creditori: per la cessazione dello stesso esercizio provvisorio; perch il giudice delegato possa autorizzare laffitto a terzi dellazienda del fallito e possa riconoscere allaffittuario il diritto di prelazione nella vendita fallimentare dellazienda; perch il giudice delegato possa sottoporre al voto dei creditori una proposta di concordato fallimentare. Si tratta di pareri di natura vincolante, perch aventi per oggetto atti di amministrazione che devono essere valutati anzitutto sul piano della convenienza per i creditori concorrenti. La riforma ha aggiunto anche una importante funzione di vigilanza sulloperato del curatore, in quanto al comitato dei creditori sono stati attribuiti anche poteri di autorizzazione e di approvazione degli atti di gestione, che presuppongono, al pari dei pareri vincolanti, una valutazione della loro convenienza: salvi i reclami agli organi giudiziari cui spetta comunque il controllo di legittimit, al comitato dei creditori che spetta in particolare il controllo di convenienza degli atti del curatore. Rilevante la approvazione del comitato al programma di liquidazione dellattivo fallimentare predisposto dal curatore.

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Il presidente convoca il comitato di sua iniziativa o quando gli richiesto da un terzo dei suoi componenti. Le deliberazioni del comitato sono prese a maggioranza dei votanti. Ogni componente del comitato pu ispezionare le scritture contabili e i documenti della procedura fallimentare, nonch chiedere notizie e chiarimenti al curatore e al fallito; pu anche delegare lesercizio delle proprie funzioni a soggetti che abbiano i requisiti per la nomi na a curatori fallimentari. I membri del comitato hanno diritto al rimborso delle spese. Essi sono responsabili verso i creditori se hanno cagionato danni per non avere adempiuto ai loro doveri con diligenza: durante la procedura fallimentare, lazione di responsabilit pu essere proposta dal curatore. In caso di inerzia, di impossibilit di costituzione per insufficienza di numero o indisponibilit dei creditori, di impossibilit di funzionamento ovvero di urgenza, al posto del comitato provvede il giudice delegato. *** 108) Lapprensione dei beni del fallito. Altri adempimenti del curatore. Per effetto della sentenza dichiarativa il fallito privato dellamministrazione e della disponibilit dei suoi beni che rientrano nella c.d. massa attiva: gli atti successivi di disposizione da lui eventualmente compiuti sono inefficaci ope legis nei confronti dei creditori fallimentari (detti atti rimangono per validi tra lo stesso fallito e i suoi aventi causa, nel senso che se il fallimento viene revocato, ovvero viene chiuso senza che sia stato necessario vendere i beni di cui ha disposto il fallito, egli obbligato alladempimento verso gli acquirenti). Assicurata al fallimento lacquisizione dei beni del fallito, occorre ancora trasferirne la custodia e lamministrazione al curatore fallimentare, trasmettendogliene il possesso. Detta fase ha inizio con lapposizione dei sigilli. Per i beni situati in altri luoghi e se non agevole limmediato completamento delle operazioni di apposizione dei sigilli, questa pu essere delegata d uno o pi coadiutori. Non vengono posti sotto sigillo gli oggetti necessari alluso personale del fallito e di coloro che abitano nella casa, che devono per essere descritti. Devono essere invece consegnati al curatore: a) il denaro contante: b) le scritture contabili e ogni altra documentazione rilevante; c) le cambiali e gli altri titoli, compresi quelli scaduti. Anche queste cose vanno descritte nel processo verbale. Rimozione dei sigilli ed inventario. Il curatore deve rimuovere i sigilli e fare linventario in modo da potere prendere in consegna i beni stessi. Egli procede a ci con lassistenza del cancelliere del tribunale che redige il processo verbale. Il curatore pu nominare uno stimatore, ove occorra. Il curatore pu escludere dallinventario i beni mobili sui quali i terzi vantano diritti reali o personali chiaramente riconoscibili: questi beni possono essere restituiti ai terzi con decreto del giudice. Procedendo con la redazione dellinventario, il curatore prende in consegna i beni di propriet del fallito, tranne quei mobili che i terzi hanno diritto di detenere in virt di un titolo negoziale opponibile al curatore. Prima di chiudere linventario il curatore invita il fallito o gli amministratori a dichiarare se hanno notizia che esistano altre attivit da comprendere nellinventario, avvertendoli che in caso di falsa o omessa dichiarazione commetterebbero il reato. Linventario sottoscritto da tutti gli intervenuti e una copia va depositata in cancelleria. Previa autorizzazione del comitato dei creditori, il curatore pu rinunciare ad acquisire allattivo uno o pi beni qualora il costo dellattivit di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. Per gli immobili e gli altri beni registrati, il curatore deve notificare un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento ai competenti uffici, perch sia annotata nei pubblici registri.
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Gli effetti della sentenza nei confronti dei terzi si producono per dalla data della sua iscrizione nel registro delle imprese e non dal momento della richiesta della sua annotazione o trascrizione nei registri immobiliari. Se dunque il curatore non richiede immediatamente lannotazione della sentenza dichiarativa, la sola conseguenza potr essere quella di una sua responsabilit per danni verso il terzo avente causa dal fallito. Elenchi dei creditori e bilancio. Il curatore deve compilare gli elenchi dei creditori e di coloro che vantano diritti reali e personali sui beni mobili o immobili del fallito. Sulla base di tali elenchi egli li avviser del termine perentorio stabilito nella sentenza per la presentazione delle loro domande di ammissione dei crediti o di restituzione dei beni. Il curatore deve inoltre redigere il bilancio dellultimo esercizio, ed apportare le modifiche necessarie e le eventuali aggiunte ai bilanci presentati dal fallito. *** 109) Lesercizio provvisorio dellimpresa del fallito. Dalla interruzione improvvisa, a causa del fallimento, dellimpresa del fallito, pu derivare un danno grave conseguente alla perdita di valore dellavviamento. Il legislatore ha ammesso che con la stessa sentenza di fallimento possa essere deciso dal tribunale in via provvisoria lesercizio dellimpresa del fallito, purch tale prosecuzione non arrechi pregiudizio ai creditori. Su proposta del curatore il giudice delegato pu autorizzare la continuazione temporanea dellesercizio dellimpresa, o di qualche ramo aziendale, fissandone la durata. Lautorizzazione del giudice delegato pu essere rilasciata solo se vi il parere favorevole del comitato dei creditori: la decisione di continuazione pu rivelarsi pericolosa, qualora i costi risultino superiori ai ricavi e quindi i creditori fallimentari, anzich un vantaggio, ne vengano a subire un danno a causa del concorso di coloro che hanno acquistato diritti di credito a seguito della prosecuzione dellattivit di impresa. Lesercizio dellimpresa rimane pertanto provvisorio e controllato dal comitato dei credit ori, il quale viene convocato dal giudice delegato almeno ogni tre mesi per essere informato dal curatore dellandamento della gestione e per pronunciarsi sullopportunit del prosieguo dellesercizio: detta pronuncia, se contraria, anchessa vincolante. Anche il tribunale in qualsiasi momento pu ordinare con decreto la cessazione dellesercizio provvisorio, dopo aver sentito i pareri del curatore e del comitato dei creditori. E solo al momento della cessazione dellesercizio provvisorio che operano gli effetti del fallimento, i quali incidono sui diritti del fallito e dei creditori, sugli atti di disposizione pregiudizievoli e sui rapporti giuridici pendenti. *** 110) Laffitto dellazienda del fallito. Obiettivo principale del fallimento la liquidazione dei beni del fallito. Il legislatore ha tuttavia ritenuto che possa essere conveniente, in attesa della liquidazione, consentire laffitto a terzi dellazienda del fallito, onde non se ne disperda lavviamento al fine della pi proficua vendita dellazienda stessa. A differenza dellesercizio provvisorio dellimpresa, ove il rischio della prosecuzione dellattivit commerciale ricade sui creditori del fallimento, nellaffitto il rischio di impresa riguarda il terzo affittuario, che paga al fallimento il c.d. canone di affitto.
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Laffitto pu essere autorizzato, su proposta del curatore, dal giudice delegato dopo la redazione dellinventario ed anche prima della presentazione del programma di liquidazione dellattivo: in detto programma il curatore deve indicare lopportunit dellesercizio provvisorio o dellaffitto di azienda. Lautorizzazione allaffitto pu essere data solo se vi il parere favorevole del comitato dei creditori. La scelta dellaffittuario effettuata dal curatore, in base al valore di stima tramite procedure competitive, assicurando con adeguate forme di pubblicit la massima partecipazione ed informazione degli interessati: la scelta dellaffittuario non deve tenere conto solo dellammontare del canone, ma anche delle garanzie offerte e dellattendibilit del piano presentato, con riguardo alla tutela dei livelli occupazionali. Il contratto di affitto stipulato dal curatore per atto pubblico o per scrittura privata autenticata e devessere iscritto nel registro. Il contratto deve prevedere il diritto del curatore di ispezionare lazienda e di recedere dallaffitto anche prima della scadenza corrispondendo allaffittuario un giusto indennizzo. La durata dellaffitto deve essere comunque compatibile con le esigenze della vendita fallimentare del complesso aziendale. Quando lazienda viene restituita al fallimento, questo non risponde dei debiti contratti dallaffittuario; ai rapporti pendenti si applica la disciplina prevista per quelli pendenti al momento del fallimento. Il curatore, se autorizzato dal giudice e previo parere favorevole del comitato dei creditori, pu concedere allaffittuario un diritto di prelazione ,da esercitarsi alla fine del procedimento di determinazione del prezzo di vendita. ***

111) Gli effetti del fallimento. La massa passiva. Scopo della procedura fallimentare la soddisfazione di coloro che sono creditori del fallito. Detti creditori, in quanto hanno diritto ad insinuarsi nel fallimento, vengono detti creditori concorsuali. Perch i creditori concorsuali acquistino il diritto di partecipare, devono insinuarsi ed essere accertati quali creditori del fallito (si dice che devono essere verificati): se laccertamento d esito positivo, essi vengono ammessi nel fallimento, ed in tal modo diventano creditori concorrenti. Hanno diritto ad essere ammessi tra i creditori concorrenti anche i creditori i cui crediti non siano ancora scaduti: costoro partecipano alle ripartizioni dellattivo come tutti gli altri creditori, anche se la ripartizione avvenga prima della scadenza del loro credito, in quanto che i debiti del fallito si considerano tutti scaduti. Chiuso il fallimento invece, riprendere valore la scadenza originaria. Partecipano al concorso anche i creditori condizionali: essi sono per ammessi al fallimento con riserva, e quindi le somme loro spettanti vengono trattenute e depositate, ed essi possono riscuoterle solo dopo che lincertezza sullesistenza del loro credito, derivante dalla condizione sospensiva, sia venuta meno. Coloro invece che diventano creditori del fallito dopo la dichiarazione di fallimento, non sono creditori concorsuali e non possono perci diventare creditori concorrenti (e potranno realizzare i loro diritti solo dopo la cessazione della procedura fallimentare, agendo direttamente contro il fallito). Dal giorno della dichiarazione di fallimento, nessun creditore del fallito pu individualmente iniziare o proseguire alcuna azione esecutiva sui beni compresi nella massa attiva fallimentare. Non possibile neppure esercitare le azioni cautelari.
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Se, prima della dichiarazione di fallimento, da un creditore era stata iniziata lespropriazione di uno o pi beni del fallito, il curatore pu subentrare nella procedura esecutiva singolare. Se il curatore intende espropriare il bene delle forme dellesecuzione concorsuale, deve chiedere al giudice dellesecuzione singolare di dichiarare improcedibile lazione esecutiva iniziata dal creditore prima del fallimento. A tale disciplina sono poste talune eccezioni: 1) Dalla stessa legge fallimentare, la quale ammette che i creditori muniti di pegno o di determinati privilegi speciali sui mobili del fallito possano essere autorizzati dal giudice a realizzare i loro crediti anche durante il fallimento, procedendo alla vendita dei beni vincolati e dopo che i loro crediti sono stati ammessi al passivo con prelazione. 2) Sempre dalla legge fallimentare, che consente eccezionalmente al curatore, se autorizzato, di non acquisire allattivo fallimentare uno o pi beni del fallito, quando la loro liquidazione appare manifestamente non conveniente per la massa: il curatore comunica tale decisone ai creditori che possono iniziare individualmente azioni cautelari o esecutive su detti beni rimessi nella disponibilit del fallito. 3) Dalla legge speciale, per cui consentito: a) alle banche che hanno concesso finanziamenti allimprenditore di iniziare o proseguire, anche dopo la dichiarazione di fallimento, lazione esecutiva individuale sui beni ipotecati (il curatore pu intervenire nellesecuzione; la somma ricavata dallesecuzione, per leccedente viene attribuita al fallimento); b) dallesattore, il quale deve insinuarsi al passivo per la riscossione delle imposte: la c.d. esecuzione esattoriale. Lassegnazione delle somme ricavate dalla vendita forzata allesattore o alle banche non oper definitiva, nel senso che in sede di ripartizione finale il curatore dovr tenere conto dei principi della par condicio creditorum, dellordine dei privilegi e della soddisfazione in prededuzione delle spese di procedura e dei crediti della massa: dovr quindi procedere agli eventuali conguagli. Il principio della par condicio creditorum. I creditori concorrenti devono essere soddisfatti tutti nella stessa misura: perci ad ogni ripartizione ognuno di loro deve ricevere una soma che costituisca la medesima percentuale che ricevono gli altri. Tale principio opera nei confronti dei creditori chirografari, ma non incide sui diritti dei creditori che godono di cause legittime di prelazione , essendo garantiti da privilegi o da pegni o ipoteche. Detti creditori, i creditori privilegiati, hanno diritto, rispettando lordine dei privilegi e delle ipoteche, ad essere preferiti ai creditori chirografari. Se il bene soggetto a privilegio, pegno o ipoteca venduto prima degli altri beni e il ricavato sufficiente a soddisfare i creditori privilegiati, pignoratizi e ipotecari, costoro cessano di fare parte dei creditori concorrenti; se invece serve a soddisfarli solo in parte, prende vigore il principio della par condicio, nel senso che limitatamente al residuo non ricevuto i creditori predetti concorreranno alla pari con gli altri creditori venendo soddisfatti nella percentuale calcolata su quanto loro ancora dovuto. Pu poi accadere che vengano effettuate ripartizioni parziali di somme fallimentari tra i creditori concorrenti prima che venga venduto il bene soggetto a privilegio, pegno o ipoteca: in tal caso i creditori privilegiati concorrono a dette ripartizioni; quando poi viene venduto il bene vincolato a loro garanzia, essi devono ricevere una somma tale che, per il residuo non soddisfatto, vengano a ricevere la stesa percentuale degli altri creditori chirografari.

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Compensazione. Uneccezione al principio della par condicio si ha quando il creditore del fallito a sua volta debitore dello steso: in tale ipotesi il creditore ha il diritto di compensare il suo credito fino allammontare del suo debito verso il fallito. La compensazione opera anche se il credito verso il fallito non scaduto prima della dichiarazione di fallimento, mentre non opera se il credito non era stato ceduto per atto tra vivi al creditore nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento, o addirittura dopo di essa. La determinazione dellimporto dei crediti ai fini del concorso. Tutti i crediti concorrenti devono essere valutati in denaro. I crediti chirografari pecuniari gi determinati nel loro ammontare concorrono senza tenere conto degli interessi dalla data del fallimento. Chiuso il fallimento, i creditori che avevano diritto agli interessi potranno pretenderli dal fallito. Per i crediti non pecuniari ancora non scaduti, la valutazione viene fatta con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento. Regole particolari sono poi dettate per valutare il credito degli obbligazionisti di una societ e dei creditori di rendite perpetue o vitalizie. I crediti non scaduti si considerano scaduti, e quindi i titolari di tali crediti vengono ammessi anche a quelle ripartizioni che vengono fatte prima della scadenza. Se per i crediti non scaduti erano infruttiferi, essi sono ammessi al passivo per lintera somma, ma ad ogni singola ripartizione vengono detratti gli interessi composti, in ragione del 5% lanno, computati per il tempo che r esta a decorrere dalla data del mandato di pagamento sino al giorno della scadenza del credito. Coobbligazioni solidali. Se il creditore deve essere soddisfatto da pi obbligati in solido e costoro sono falliti, egli ha il diritto di essere ammesso per lintero credito in tutti i fallimenti e partecipa alle ripartizioni di tutti i fallimenti. Ne deriva che la pluralit dei debitori in solido torna a vantaggio del creditore, perch aumenta le sue probabilit di essere soddisfatto per lintero. Se in forza d el contenuto del rapporto obbligatorio solidale, taluno degli obbligati falliti ha diritto di regresso contro gli altri coobbligati perch il creditore stato pagato con suo denaro, potr esercitare tale azione di regresso solo dopo che il creditore sia stato soddisfatto dellintero credito. Se dei coobbligati in solido ne fallito soltanto qualcuno, bisogna distinguere: se il creditore, prima della dichiarazione di fallimento, ha ricevuto da un coobbligato o da un fideiussore parte della somma dovutagli, egli pu insinuarsi nel fallimento solo per la somma residua; se invece il coobbligato o il fideiussore, che hanno compiuto il pagamento parziale prima del fallimento hanno diritto di regresso verso il fallito, possono a loro volta insinuarsi nel fallimento per la somma versata, ma il creditore ha diritto di farsi assegnare sia la propria quota di riparto sia quelle spettanti al coobbligato o al fideiussore del fallito. Se il coobbligato o il fideiussore del fallito hanno un diritto di pegno o dipoteca sui suoi beni a garanzia delle loro azioni di regresso, il creditore ha il diritto di farsi assegnare, fino a concorrenza del credito, il ricavato della vendita dei beni ipotecati o dati in pegno. ***

112) Il procedimento di accertamento dei crediti concorrenti. A) LINIZIO DEL PROCEDIMENTO. Il curatore deve compilare gli elenchi dei titolari di diritti reali o personali sui beni mobili o immobili di propriet o in possesso del fallito, nonch dei creditori concorsuali con lindicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione. Ai creditori concorsuali egli deve comunicare senza
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indugio che possono depositare le domande di ammissione al passivo almeno trenta giorni prima delludienza per lesame dello stato passivo. Per partecipare alle ripartizioni fallimentari necessario diventare creditori concorrenti e se se vogliono diventare tali, i creditori concorsuali devono depositare nella cancelleria del tribunale la domanda di ammissione al passivo, la quale si propone con un ricorso che deve indicare il fallimento cui si intende partecipare, il nome del creditore, lindicazione di un recapito per le comunicazioni, limporto della somma, del titolo da cui deriva il credito e delle eventuali cause di prelazione. Devono anche essere presentati i documenti giustificativi della domanda; la completezza della domanda della documentazione necessaria. Se il credito risulta da titoli al portatore o allordine, il creditore pu chiedere al giudice di disporre che il cancelliere prenda nota dei titoli presentati e li restituisca con lannotazione dellavvenuta domanda di ammissione al passivo. La domanda di ammissione al passivo produce gli stessi effetti della domanda giudiziale, ed in particolare impedisce la decorrenza dei termini per gli atti che non possono compiersi durante il fallimento.

B) LA FORMAZIONE E LA VERIFICAZIONE DELLO STATO PASSIVO. Il curatore esamina le domande e la documentazione allegata, e procede alla formazione di un documento nel quale indica se a suo avviso i crediti sono fondati, se sussiste la prelazione, se sono efficaci verso la massa ovverosia non soggetti allesercizio dellazione revocatoria. Il curatore deposita poi in cancelleria il progetto di stato passivo almeno 14 giorni prima delludienza di verifica, a disposizione dei creditori e del fallito i quali possono presentare osservazioni. Alludienza il giudice delegato esamina il progetto, valutando le eccezioni del curatore e degli altri interessati, quelle rilevabili dufficio, ed eventualmente procedendo su richiesta delle parti ad atti di istruzione ritenuti opportuni. Quindi, il giudice decide su ciascuna domanda, ove non la ritenga inammissibile, indicando: a) i crediti ammessi, specificando se sono muniti di privilegio, pegno o ipoteca; b) i crediti non ammessi; c) i creditori ammessi con riserva, distinguendo i crediti condizionali, i crediti che non possono farsi valere verso il fallito se prima il creditore non procede allescussione dellobbligato principale, i crediti per i quali la mancata produzione del titolo non dipesa da un fatto riferibile al creditore, e infine i crediti accertati con sentenza non passata in giudicato, pronunziata prima della dichiarazione di fallimento, contro la quale il curatore pu proporre o proseguire il giudizio di impugnazione. Quando si verifica levento che ha determinato lammissione con riserva, il giudice delegato modifica con decreto lo stato passivo, disponendo la definitiva ammissione del credito. Il decreto del giudice, di ammissione definitiva o di ammissione con riserva o di esclusione totale o parziale del credito insinuato, devessere succintamente motivato. Sulla base delle operazioni svolte, il giudice provvede alla formazione definitiva dello stato passivo che rende esecutivo con un decreto depositato in cancelleria. Dopo il deposito del decreto di esecutivit dello stato passivo, il giudice delegato pu modificare la composizione del comitato dei creditori che aveva nominato entro trenta giorni dalla sentenza. Per quanto riguarda i provvedimenti di ammissione o di esclusione dei crediti, il decreto del giudice delegato non ha autorit di giudicato, in quanto i suoi effetti non operano al di fuori del fallimento giacch il suo unico scopo quello di accertare il diritto dei creditori a partecipare o meno al concorso. La medesima efficacia endofallimentare vale per i decreti con cui il tribunale si pronunzia sui reclami, opposizioni e impugnazioni proposti dai creditori contro le decisioni del giudice delegato.
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E controverso infine se lammissione definitiva di un credito precluda al curatore il successivo esercizio dellazione revocatoria.

C) LE OPPOSIZIONI E LE IMPUGNAZIONI AVVERSO LO STATO PASSIVO. Il curatore, subito dopo la dichiarazione di esecutivit, deve dare notizia del deposito in cancelleria del decreto a tutti i creditori che hanno presentato domanda di insinuazione, informandoli del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda. Entro trenta giorni dal ricevimento della suddetta comunicazione, possono essere presentate: a) Le opposizioni da parte dei creditori esclusi, in tutto o in parte. b) Le impugnazioni da parte del curatore e dei creditori che chiedono lesclusione di altri creditori ammessi. I giudizi di opposizione o di impugnazione si volgono secondo le forme dei procedimenti in camera di consiglio. Le opposizioni o le impugnazioni si propongono, entro trenta giorni dalla comunicazione dellesito della domanda di insinuazione, mediante ricorso al tribunale fallimentare. In calce la ricorso (nel quale vanno proposte le eccezioni non rilevabili dufficio, vanno richiesti i mezzi di prova e vanno anche prodotti i documenti indicati nel ricorso), il presidente del tribunale appone un decreto, in cui fissa ludienza di comparizione in camera di consiglio. Entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto presidenziale, il ricorrente deve notificare ricorso e decreto al curatore, al fallito ed alleventuale creditore contestato. Almeno dieci giorni prima delludienza camerale poi, le parti resistenti devono costituirsi in giudizio, depositando una memoria difensiva contenente a pena di decadenza le eccezioni non rilevabili dufficio, nonch lindicazione dei mezzi di prova richiesti e dei documenti prodotti. Esaurita leventuale istruttoria, il tribunale decide la controversia sullammissione o sullesclusone del creditore con decreto motivato non reclamabile in appello ma ricorribile in cassazione. Anche la decisione del tribunale non acquista autorit di giudicato, e quindi vale solo nel fallimento. La revocazione dei crediti ammessi. Dopo che trascorso il termine per opporsi allesecuzione o per impugnare lammissione, pu accadere che si scopra che lesclusione o lammissione del credito o della garanzia siano stati determinati da falsit, dolo o errore essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di documenti decisivi per causa non imputabile al creditore escluso od ammesso. In tali ipotesi, il creditore escluso o il curatore possono proporre domanda di revocazione del provvedimento di esclusione; lo stesso curatore o un altro creditore concorrente pu chiedere la revocazione del provvedimento di ammissione. Il giudizio di revocazione si svolge con le medesime modalit previste per i giudizi camerali di opposizione e di impugnazione dello stato passivo. Non occorre invece la revocazione per correggere gli errori materiali contenuti nello stato passivo: in tali casi, alla correzione provvede direttamente il giudice delegato.

Le dichiarazioni tardive di crediti. Le domande di ammissione dei crediti si considerano tempestive se sono pervenute in cancelleria almeno trenta giorni prima della data delludienza di verifica stabilita nella sentenza. Le domande presentate successivamente, ma non oltre un anno dal deposito del decreto di esecutivit dello stato passivo sono considerate passive, e vengono esaminate ocn un procedimento di accertamento distinto da quello prescritto per lesame dello stato passivo. Il giudice delegato, per lesame delle domande tardive, deve fissare unudienza ogni quattro mesi. I creditori tardivi concorrono soltanto alle ripartizioni dellattivo fallimentare posteriori alla loro
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ammissione, salvo il diritto di prelevare anche le quote che sarebbero loro spettate nelle precedenti ripartizioni se sono creditori privilegiato, se chirografari, quando il ritardo nella presentazione delle domande non loro imputabile. Le domande tardive sono ammissibili anche se vengono presentate dopo il decorso del termine di dodici mesi dal deposito in cancelleria del decreto di esecutivit, purch il creditore che provi che il ritardo dipeso da una causa a lui non imputabile e purch non siano esaurite tutte le ripartizioni. La decisione di non procedere allaccertamento del passivo. Quando risulta che non pu essere acquisito attivo sufficiente per distribuirlo ai creditori insinuati, il curatore pu chiedere al tribunale, prima delludienza di verifica, che non si proceda allaccertamento del passivo. Il tribunale, sentiti il comitato dei creditori e il fallito, pu accogliere con decreto listanza del curatore, disponendo che non si proceda allaccertamento del passivo, salva la eventuale soddisfazione dei crediti della massa e delle spese di procedura. Il curatore comunica il decreto del tribunale ai creditori insinuati, i quali, nei quindici giorni successivi, possono proporre reclamo alla corte dappello.

Crediti della massa (prededucibili). Coloro che diventano creditori del fallito dopo la dichiarazione di fallimento non sono creditori concorsuali e non possono pertanto diventare creditori concorrenti. Diversa invece la posizione di coloro che diventano creditori del fallimento in seguito allesercizio provvisorio dellimpresa o comunque in seguito agli atti di gestione compiuti dagli organi fallimentari. Tutti costoro non solo hanno diritto ad essere soddisfatti coi beni del fallimento, ma quali creditori della massa, hanno anche diritta essere soddisfatti in prededuzione, cio prima dei creditori concorrenti, ed integralmente qualora lattivo del fallimento sia a ci sufficiente. Sono pure prededucibili, anche se anteriori al fallimento, i crediti derivanti da finanziamenti effettuati in esecuzione di concordati preventivi o di accordi di ristrutturazione dei debiti, nonch i finanziamenti effettuati per le spese di predisposizione e presentazione delle relative domande, se ivi previste ed approvate. Il tribunale pu autorizzare preventivamente tali finanziamenti su richiesta del debitore, se un revisore legale dei conti attesta la loro necessit per la migliore soddisfazione dei creditori. Se i crediti prededucibili sono sorti nel corso del fallimento e se essi sono liquidi, esigibili e non contestati, i creditori della massa possono essere soddisfatti alla loro scadenza, ma solo se presumibile che esso sufficiente a soddisfarli tutti: il pagamento immediato, peraltro, deve essere autorizzato dal comitato dei creditori ovvero dal giudice delegato. Anche i crediti della massa sono invece soggetti a verifica, quando ne siano contestate la collocazione o la misura. Quando i crediti della massa rappresentano i compensi delle persone che hanno operato quali ausiliari del curatore, essi vengono liquidati dal giudice delegato e, in caso di contestazione, contro il decreto del giudice va proposto reclamo al tribunale da parte di chiunque vi abbia interesse. ***

113) Gli effetti del fallimento. La massa attiva. I beni compresi nella massa attiva. Tutti i diritti sui beni appartenenti al fallito al momento della dichiari zone di fallimento fanno parte della massa attiva fallimentare. Fanno eccezione: a) i diritti di natura strettamente personale, tra i quali tutti quelli non patrimoniali; b) i diritti ad assegni di carattere alimentare e a tutto ci che il fallito guadagna con la sua attivit entro i limiti di quanto gli
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occorra per il mantenimento suo e della famiglia; c) i diritti sulle cose che non posso essere pignorate, come gli strumenti di lavoro. Rapporti familiari. I redditi derivanti dai beni dei figli su cui il fallito, da solo o insieme allaltro coniuge, ha lusufrutto legale non possono essere destinati a soddisfare i crediti che il creditore sapeva contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia: detti redditi fanno parte della massa attiva soltanto se nel fallimento vengono ammessi creditori legittimati allesecuzione su quei redditi che devono essere destinati dagli organi fallimentari al loro esclusivo pagamento. LA stesa regola vale anche per il fondo patrimoniale, con lavvertenza che della massa attiva faranno parte non solo i redditi ma gli stessi beni del fondo patrimoniale. In quanto ai beni del fallito soggetti al regime patrimoniale della comunione legale, il fallim ento di uno dei due coniugi costituisce una causa di scioglimento della comunione legale, e in seguito allo scioglimento si deve procedere alla divisione dei beni compresi nella comunione ripartendo tra i coniugi in parti eguali lattivo e il passivo: con la conseguenza che nella massa attiva fallimentare va compresa anche la met dei beni della comunione (e, nella massa passiva, anche la met dei debiti della comunione), ma non quellaltra met che spetta al coniuge e sulla quale non possono agire i creditori personali dellimprenditore. Altri beni. Il curatore pu essere autorizzato dal comitato dei creditori a non acquisire allattivo i beni per i quali lattivit di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. Beni sopravvenuti. Una delle differenze pi rilevanti tra lesecuzione singolare e lesecuzione fallimentare sta nel fatto che coloro i quali sono divenuti creditori del fallito non possono soddisfarsi neppure sui beni da lui acquistati durante il fallimento, giacch anche questi beni dal legislatore sono destinati alla soddisfazione dei creditori concorrenti e quindi vengono compresi nella massa attiva. Anche con riguardo ai beni sopravvenuti tuttavia, il curatore pu rinunciare alla loro acquisizione, qualora i costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione risultino superiori al loro presumibile valore di realizzo. Diritti inopponibili al fallimento. Se il fallito, prima della dichiarazione di fallimento, ha trasferito beni a terzi ma al momento della dichiarazione di fallimento (equiparabile al pignoramento dellesecuzione singolare) non ricorrono ancora i presupposti perch lacquisto sia opponibile ai creditori, i beni fanno parte della massa attiva in quanto che quei trasferimento, ancorch validi tra le parti, sono inefficaci nei confronti dei creditori concorrenti. Spossessamento. Dalla data della dichiarazione di fallimento, il fallito perde la disponibilit dei suoi diritti. Ci non significa che il fallimento incida sulla capacit di agire del fallito, perch questi mantiene il potere di concludere, quantunque questi negozi siano inefficaci rispetto ai creditori concorrenti. Perci tutti gli atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, ancorch validi tra le parti, sono inefficaci rispetto al fallimento; sono del pari inefficaci anche i pagamenti eseguiti dal fallito ed i pagamenti da lui ricevuti. Sul piano processuale, lapertura del fallimento causa di interruzione dei processi in corso. In conseguenza dello spossessamento, il fallito non pu continuare a stare in giudizio nelle cause relative a rapporti patrimoniali, ma deve essere sostituito dal curatore; nei nuovi giudizi intentati dal curatore, il fallito pu intervenire solo quando lintervento previsto dalla legge oppure quando pu derivare a suo carico unimputazione di bancarotta (il fallito rimane per sempre personalmente legittimato ad agire nelle cause inerenti i suoi diritti strettamente personali, anche se possono derivarne indiretti effetti patrimoniali). Connessa con lo spossessamento anche la disposizione per cui il fallito, se persona fisica, ha lobbligo di consegnare al curatore la propria corrispondenza, inclusa quella elettronica relativa ai
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rapporti patrimoniali; se il fallito non una persona fisica, lufficio postale o il corriere devono consegnare la corrispondenza direttamente al curatore. Assistenza al fallito. I diritti sui beni facenti parte della massa attiva sono destinati alla soddisfazione dei creditori concorrenti. Per al fallito e alla sua famiglia pu essere concesso un sussidio alimentare, sentiti il curatore e il comitato dei creditori, con decreto del giudice delegato. La casa di propriet del fallito, nei limiti in cui necessaria allabitazione di lui e della sua famiglia, non pu essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attivit. *** 114) Atti pregiudizievoli ai creditori. Lazione revocatoria fallimentare. Limprenditore commerciale dovrebbe essere dichiarato fallito appena cade in stato di insolvenza. Ci spesso non accade, perch limprenditore continua a svolgere la sua attivit, talvolta col proposito di riassestare la propria situazione patrimoniale, talaltra con quello di sottrarre parte dei suoi beni ai creditori ovvero di favorire alcuni creditori a danno di altri. E stato perci necessario dettare un complesso di norme per proteggere i creditori dai danni che gli possono derivare dagli atti compiuti dal fallito nellultimo periodo della sua attivit. Tali norme si aggiungono, senza sostituirle, alla disciplina di diritto comune la quale perci rimane applicabile. Cos, se il fallito per sottrarre alcuni beni alla massa attiva ha compiuto degli atti simulati, il curatore chieder laccertamento della simulazione al tribunale fallimentare. Se con la sentenza viene accertato che il bene in effetti era stato simulatamente alienato, lacquirente sar condannato a restituirlo al fallimento, che lo ricomprender nella massa attiva.

Azione revocatoria fallimentare. Se invece gli atti sono stati realmente compiuti dal fallito e recano danno ai debitori, bisogna distinguere: I. Per alcuni atti, la legge stabilisce che essi sono privi di effetto rispetto ai creditori senza bisogno di alcuna dichiarazione dellautorit giudiziaria. Essendo tali atti inefficaci ope legis nei confronti dei creditori, i beni che ne sono stati oggett possono essere egualmente appresi e alienati dal curatore per soddisfare i creditori concorrenti. Se tuttavia linefficacia ope legis contestata dal terzo, occorre che il curatore agisca in giudizio per munirsi di una sentenza dichiarativa. Gli atti inefficaci ope legis sono: a) Atti a titolo gratuito, compiuti nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento; fanno eccezione i regali duso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di utilit pubblica, a condizione che non si tratti di liberalit sproporzionata. b) Pagamenti anticipati, compiuti dal fallito sempre nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, per lestinzione di debiti la cui scadenza coincideva con la data della dichiarazione di fallimento o era posteriore a detta data. Gli atti suddetti non hanno efficacia anche se il fallito, nel momento in cui li ha compiuti, non era affatto insolvente. II. Per gli altri atti, perch questi diventino inefficaci nei confronti dei creditori invece sempre necessaria una sentenza di revoca (perci tali atti sono detti revocabili). Se si tratta di atti anormali, per ottenere la sentenza di revoca occorre che essi siano stati compiuti dal fallito entro un certo termine anteriore alla dichiarazione di fallimento (c.d.
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periodo sospetto) e che appartengano a determinate categorie: se il curatore d queste prove, essi vengono senzaltro revocati; la revoca avviene per sulla base di presunzioni che sono relative, nel senso che se il terzo acquirente dal fallito a sua volta offre la prova che egli non conosceva lo stato di insolvenza dellimprenditore, o che addirittura questo non esisteva, detti atti non possono essere revocati. Codesti atti anormali, previsti dal legislatore, sono: a) Atti con prestazioni sproporzionate, cio gli atti a titolo oneroso in cui la prestazione a carico del fallito sorpassa di oltre un quarto il valore della prestazione a lui data o promessa: per essere revocati, detti atti devono essere compiuti nellanno anteriore al fallimento. b) Pagamenti con mezzi anormali, e cio atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con denaro o con altri mezzi normali di pagamento, sempre se compiuti nellanno anteriore alla dichiarazione di fallimento. c) Garanzie per debiti preesistenti non scaduti, e cio pegni anticresi e ipoteche volontarie costituiti nellanno anteriori alla dichiarazione di fallimento a garanzia di debiti preesistenti non ancora scaduti: in tali ipotesi limprenditore d al creditore il vantaggio di farlo divenire creditore privilegiato pur non avendo alcuna necessit di soddisfare il credito. d) Garanzie per debiti preesistenti gi scaduti, e cio pegni e anticresi e ipoteche sia volontarie che giudiziali costituite nel semestre anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti e gi scaduti. III. Vi sono ancora altri atti, questi considerati normali anche per un imprenditore commerciale, che possono essere revocati se il curatore riesce a provare che il terzo conosceva lo stato dinsolvenza del debitore, e se sono stati compiuti nel semestre anteriore alla dichiarazione di fallimento. Codesti atti normali sono i seguenti a) Pagamenti di debiti liquidi ed esigibili: sono revocabili sia i pagamenti volontari sia i pagamenti coattivi. Sono anche revocabili i pagamenti avvenuti tramite intermediari professionali: in tali casi, lazione revocatoria non viene tuttavia esercitata nei confronti degli intermediari, ma nei confronti del destinatario finale della prestazione. Non invece revocabile il pagamento di un debito cambiario, anche se il creditore cambiario conosceva lo stato di insolvenza, nelle seguenti ipotesi: quando i lfallito era debitore cambiario principale ed esistevano obbligati cambiari di regresso, per cui il creditore non poteva rifiutare il pagamento del debitore principale senza perdere lazione di regresso. Non neppure revocabile nel factoring il pagamento compiuto dal fallito al cessionario del credito: tuttavia il curatore pu esercitare la revocatoria fallimentare se in grado di provare che il cedente conosceva lo stato di insolvenza del debitore ceduto alla data del pagamento del credito al cessionario. b) Atti costitutivi di diritti di prelazione per debiti, anche di terzi, creati contestualmente. c) Altri atti a titolo oneroso. Una disciplina particolare prevista per il rapporto di factoring, dove la cessione dei crediti opponibile al fallimento del cedente, se il cessionario ha pagato in tutto o in parte il corrispettivo della cessione, ed il pagamento del corrispettivo ha data certa: tuttavia, latto di cessione revocabile se il curatore prova che il cessionario era a conoscenza dello stato di insolvenza del cedente.
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Non pu comunque essere esercitata la azione revocatoria fallimentare avverso gli atti compiuti dal fallito con listituto di emissione (Banca dItalia), con banche autorizzate a compiere operazioni su pegno, con banche che hanno ricevuto pagamenti in restituzione di crediti fondiari o che hanno iscritto ipoteca a garanzia degli stessi crediti. Azione revocatoria ordinaria. Tutti gli atti pregiudizievoli che non rientrano nelle categorie precedenti possono essere revocati, a seguito di un giudizio intentato dal curatore dinanzi al tribunale fallimentare, con lazione revocatoria ordinaria. Qui per non valgono le facilitazioni probatorie previste per la revocatoria fallimentare, ed il curatore deve quindi provare per gli atti a titolo gratuito che il debitore conosceva il pregiudizio arrecato con latto ai suoi creditori ed inoltre, per gli atti a titolo on eroso, che il pregiudizio era noto anche al terzo. Credito del terzo. Nel caso che sia avvenuta la revoca di pagamenti o di atti a titolo oneroso, il erzo che ha subito la revoca ammesso al passivo fallimentare in qualit di creditore concorrente: in caso di pagamento restituito, per il suo credito originario; in caso di atto a titolo oneroso, per lammontare del corrispettivo da lui dato al fallito. Decadenza. Lazione revocatoria ordinaria si prescrive in cinque anni. Tuttavia, in caso di fallimento , sono previsti termini di decadenza per lesercizio delle azioni revocatorie che non possono essere iniziate dopo tre anni dalla dichiarazione di fallimento. Non soggetta a prescrizione n decadenza la dichiarazione dinefficacia degli atti che rientrano nella revocatoria ope legis. In caso di fallimento successivo alla presentazione di una domanda di concordato preventivo, i termini per il computo del periodo sospetto decorrono non gi dalla data del fallimento, ma dalla data di deposito della domanda di concordato.

Atti dispositivi esclusi dalla revocatoria. Non sono soggetti allazione revocatoria fallimentare, in deroga al perseguimento della regola della par condicio, i seguenti atti: a) i pagamenti di beni o servizi effettuati dallimprenditore prima del fallimento nei termini duso: la norma opera a favore dei fornitori, per evitare di pregiudicarne la correntezza dei rapporti commerciali; b) le rimesse (cio i versamenti effettuati dal fallito) su un conto corrente bancario, purch non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole la sua esposizione debitoria nei confronti della banca: se le rimesse avevano natura solutoria, esse sono revocabili, e poich costituiscono atti estintivi la banca, a seguito dellaccoglimento dellazione revocatoria, deve restituir al fallimento una somma pari tra lammontare massimo raggiunto dallesposizione debitoria del fallito nel momento per il quale provata dal curatore la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della stessa banca, e lammontare residuo dellesposizione debitoria alla data del fallimento. c) Gli atti di vendita, e i preliminari di vendita trascritti, conclusi a giusto prezzo per immobili ad uso abitativo, destinati a costituire labitazione principale ovvero per immobili destinati a costituire la sede principale dellimpresa. d) Gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse sul patrimonio del fallito in esecuzione di accordi aventi ad oggetto un piano di ristrutturazione dellesposizione debitoria e di riequilibrio finanziario (il piano deve apparire idoneo a conseguire detti obiettivi, e la sua ragionevolezza attestata dalla relazione di un revisore contabile) che pu essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore: il legislatore intende cos agevolare gli accordi volti al risanamento nellintento di evitare il fallimento; accordi difficili da raggiungere se i conseguenti atti esecutivi fossero a rischio di revocatoria quando non si realizza il risanamento dellimpresa e pertanto ne viene egualmente dichiarato il fallimento;
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i piani di ristrutturazione possono quindi costituire uno strumento alternativo rispetto al concordato preventivo di omologazione del tribunale. e) Gli atti (legittimamente) compiuti dopo il deposito della proposta di concordato preventivo e in esecuzione degli accordi di ristrutturazione del debito omologati dal tribunale nellintento poi non realizzato di evitare il fallimento; nonch i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili effettuati alla scadenza a coloro che hanno svolto unattivit strumentale per lammissione del debito ai suddetti procedimenti alternativi al fallimento. f) I pagamenti per prestazioni di beni e servizi effettuati dal debitore che abbia presentato domanda per lomologazione di un accordo di ristrutturazione, i quali siano stati autorizzati sulla base di una relazione di un revisore legale dei conti, il quale attesti che essi sono necessari per assicurare in tal modo la migliore soddisfazione dei creditori: tale esenzione, che ha la finalit di favorire la regolare prosecuzione dei rapporti commerciali, implicita per il concordato preventivo, ma la legge fallimentare prevede che lautorizzazione possa essere chiesta al tribunale solo se si tratta di concordato con continuit aziendale e dunque non avente mera funzione liquidatoria. g) I pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate dai dipendenti e da altri collaboratori anche non subordinati dellimprenditore. E da ritenersi che tutti gli atti suddetti non siano soggetti neppure alla revocatoria fallimentare.

Azione revocatoria avverso gli atti compiuti dai coniugi. Il legislatore fallimentare teme che gli atti di disposizione compiuti tra il fallito e il coniuge, nel periodo in cui il primo esercita lattivit commerciale, possano essere intesi a danneggiare i creditori fallimentari. Pertanto il legislatore ha stabilito che gli atti compiuti dai coniugi nel tempo in cui il fallito esercitava unimpresa commerciale sono revocati se il coniuge non d la prova che allepoca il fallito non era insolvente, ovvero che egli ignorava lo stato di insolvenza: che al revoca opera anche per gli atti a titolo gratuito compiuti tra i coniugi oltre i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, purch anchessi compiuti durante lesercizio dellimpresa. Nellipotesi di comunione legale allattivo fallimentare acquistabile solo la quota di pertinenza del fallito: se per vi sono beni che sono stati acquistati con mezzi del fallito e che sono entrati in comunione perch la circostanza non stata dichiarata al momento dellacquisto, la giurisprudenza ammette che il curatore possa esercitare la revocatoria ordinaria o quella fallimentare. Anche la costituzione del fondo patrimoniale soggetta a inefficacia se avvenuta nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento.

I diritti dei terzi sui beni posseduti dal fallito. Il giudice delegato pu disporre che vengano restituiti i beni mobili in possesso del fallito ai terzi che su di essi vantano diritti reali o personali riconoscibili, e che detti beni possono anche non essere inclusi nellinventario fallimentare; il terzo detentore ha poi il diritto di rimanere nel godimento dei beni mobili di propriet del fallito quando ne ha il possesso in virt di un titolo negoziale opponibile a curatore. Il curatore insieme allelenco dei creditori deve preparare anche un elenco di tutti coloro che vantano diritti reali o personali su beni mobili o immobili di propriet o in possesso del fallito, con lindicazione dei titoli relativi. I terzi titolari di diritti sui beni del fallito devono in ogni caso presentare le loro domande di rivendicazione o di restituzione dei beni nelle stesse forme con cui i creditori concorsuali devono presentare le loro domande di ammissione al passivo; le domande di restituzione possono essere presentate anche da chi non titolare di un diritto reale.
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Il procedimento di verifica di tali domande si svolge nello stesso modo di quello stabilito per la verifica dei crediti concorrenti: il curatore comunica anche a coloro che risultano titolari di diritti sui beni del fallito le informazioni necessarie per la presentazione delle domande di rivendicazione o di restituzione; con la stessa domanda il terzo pu chiedere la sospensione della vendita del bene; il curatore predispone un progetto da cui risulti quali domande dovrebbero essere accolte e quali respinte, e questo progetto viene esaminato dal giudice delegato, eventualmente modificato e reso esecutivo. Contro di esso possono essere presentate al tribunale fallimentare le opposizioni da parte di coloro le cui domande sono state respinte, e le impugnazioni contro coloro le cui domande sono invece state ammesse. Chi richiede la restituzione di un bene mobile rinvenuto, non pu provare il proprio diritto mediante testimoni, tranne che la sua esistenza sia resa verosimile dallattivit professionale svolta dallo stesso richiedente o dal fallito. Sono ammissibili anche le domande tardive alle quali si applica la medesima disciplina prevista dalla legge per lesame delle domande tardive di insinuazione dei crediti. Se il richiedente prova che il ritardo della domanda non gli imputabile, pu ottenere dal giudice la sospensione dellattivit di liquidazione del bene. Se i beni, che il fallito avrebbe dovuto restituire, non sono stati acquisiti allattivo fallimentare, lavente diritto alla restituzione pu insinuarsi nel passivo per il valore che la cosa aveva alla data del fallimento. Se viceversa il curatore ha perso il possesso del bene dopo averlo acquisito, lavente diritto diventa per il credito del valore un creditore della massa, e non un creditore concorrente. ***

115) Gli effetti del fallimento. I rapporti giuridici in corso di esecuzione. La disciplina generale dei rapporti giuridici in corso di esecuzione. Numerose disposizioni sono dettate dalla legge per regolare i rapporti a prestazioni corrispettive derivanti da contratti opponibili al fallimento, i quali alla data della dichiarazione del fallimento non siano stati ancora eseguiti. Se detti rapporti sono gi stati eseguiti dal fallito e non dallaltro contraente, si in presenza di un credito del fallito che fa parte ella masa attiva. Se invece il rapporto a prestazioni corrispettive stato gi eseguito da parte dellaltro contraente e non da parte del fallito, il contraente in bonis sar creditore concorsuale e potr presentare domanda di ammissione al passivo e diventare creditore concorrente. Ma se i predetti rapporti invece non sono stati ancora eseguiti da nessuna delle due parti, sarebbe stato iniquo (e talora incongruo) costringere lo stesso contraente . da un alto ad eseguire la propria prestazione al curatore e poi, per contro, ad insinuarsi quale creditore per ricevere sempre, invece della prestazione promessagli dal fallito, denaro nella percentuale fallimentare spettante gli. La legge ha dunque disposto la sospensione dellesecuzione dei rapporti pendenti al momento del fallimento. La sospensione dura fino a quando il curatore, con lautorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito ovvero di sciogliersi dal contratto medesimo: disciplina che tuttavia non si applica ai contrati con effetti reali in cui sia gi avvenuto il trasferimento del diritto, e pertanto il curatore del fallimento del venditore non pu sciogliersi dal rapporto, ma ha lobbligo di eseguire la prestazione consegnando il bene al compratore che ne gi proprietario. Se la sospensione cessa a seguito del subingresso del curatore nel contratto, sicuro che il terzo ha lobbligo di eseguirlo, divenendo per il corrispettivo, creditore della massa. Se invece la sospensione cessa a seguito dello scioglimento del contratto, la legge si limita a dire che il terzo ha solo il diritto di insinuare nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento; la legge invece chiara nellescludere ogni risarcimento del danno. Sino a quando la sospensione del contratto non cessata a seguito della scelta del curatore, il contraente in bonis pu mettere in mora il curatore, chiedendo al giudice delegato di assegnargli un
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termine entro il quale lo stesso curatore deve comunicare la scelta del fallimento: se il termine trascorre senza che vi sia stata scelta del curatore, il contratto si intende sciolto. Anche se dichiara inefficaci le clausole contrattuali che fanno dipendere dal fallimento la risoluzione del contrato, la legge prevede che se il contraente in bonis ha esercitato lazione di risoluzione per inadempimento prima del fallimento, la risoluzione opera anche nei confronti del curatore, che quindi non pu scegliere tra il subingresso e lo scioglimento nel rapporto (del quale non si ha pertanto neppure la sospensione dellesecuzione). Se a seguito della pronuncia di risoluzione il contraente in bonis intende ottenere la restituzione di una somma o di un bene, ovvero il risarcimento, ha lonere di proporre una apposita domanda di insinuazione al passivo. Queste regole generali sono applicate o derogate da norme particolari dettate in merito a numerosi rapporti; di seguito la disciplina di quelli principali.

Vendita. Somministrazione. Contratti di borsa a termine. La disciplina suesposta si applica anche al rapporto di compravendita. Regole particolari sono previste per la vendita con riserva di propriet: mentre il fallimento del venditore non causa di scioglimento del contratto, in caso di fallimento del compratore, se nel contratto era stabilito che il prezzo venisse pagato a termine o a rate, e il curatore dichiara di subentrarvi, il venditore pu pretendere ce il curatore dia cauzione ovvero paghi immediatamente il prezzo con lo sconto dellinteresse legale: se invece il curatore si scioglie dal contratto, il venditore deve restituire le rate di prezzo gi riscosse, salvo il suo diritto ad un equo compenso. Se la vendita ha per oggetto una cosa mobile, e questa dal venditore stata spedita al compratore prima del fallimento ma non ancora a sua disposizione nel luogo di destinazione n altri ha acquistato diritti su di essa, il venditore pu riprenderne il possesso per potere pretendere o il pagamento integrale del prezzo da parte degli organi fallimentari o lo scioglimento del contratto. Contratti preliminari. La disciplina della sospensione e il riconoscimento del potere del curatore di scegliere tra esecuzione e scioglimento opera anche per i contratti preliminari, salvo che essi abbiano ad oggetto un immobile ad uso abitativo oppure un immobile ad uso non abitativo destinato a costituire la effettiva sede principale dellimpresa acquirente: detti preliminari devono pertanto essere eseguiti dalla curatela e non sono neppure soggetti allazione revocatoria. Quando invece si tratta di un contratto preliminare di vendita di un immobile del quale ammesso lo scioglimento, il promittente acquirente, se il curatore decide di sciogliersi dal contratto, ha diritto di insinuare al passivo il proprio credito in via privilegiata. Ai contratti ad esecuzione continuata o periodica, al contratto di somministrazione e alle vendite a consegne ripartite, si applicano gli stessi principi della vendita, ed il curatore, se subentra nel rapporto, deve pagare integralmente il prezzo anche delle consegne gi avvenute o dei servizi gi erogati prima del fallimento. Nei contratti di borsa a termine, se il termine scade dopo il fallimento di uno dei due contraenti, il rapporto si scioglie alla data della dichiarazione di fallimento: se la differenza tra i due prezzi a favore del fallimento, la somma corrispondente versata dallaltro contraente al curatore; se invece debitore il fallito, per la soma corrispondente laltro contraente pu essere ammesso al passivo. ***

116) Gli effetti del fallimento. Le sanzioni penali. Una delle maggiori differenze tra lesecuzione singolare e lesecuzione fallimentare sta nel fatto che il debitore fallito pu essere punito con sanzioni penali per avere compiuto determinati atti che
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costituiscono reati. Medesime sanzioni penali si applicano pure al debitore nei cui confronti stata emessa sentenza di chi arativa dello stato di insolvenza nei procedimenti di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria. Si tratta di fatti che possono nuocere ai creditori e che possono essere stati commessi dal fallito con colpa (negligenza, imprudenza, imperizia) o addirittura con dolo: se vi colpa, si ha il reato di bancarotta semplice; se vi dolo, quello pi grave di bancarotta fraudolenta. Solitamente lazione penale esercitata dal PM dopo che riceve copia della relazione presentata dal curatore; ma iniziata anche prima, nei casi di fuga, latitanza, chiusura dei locali dellimpresa, trafugamento sottrazione o diminuzione fraudolenta dellattivo, ed in ogni altro caso in cui concorrano gravi motivi e gi esista o sia stata presentata domanda per ottenere la dichiarazione di fallimento. La bancarotta semplice punita con la reclusione da sei mesi a due anni; la bancarotta fraudolenta con la reclusione da tre a dieci anni o da uno a cinque anni, quando il fallito ha eseguito pagamenti o simulato titoli di prelazione per favorire qualcuno dei creditori. Dette pene sono aumentate: a) nel caso in cui il danno causato dal reato sia di rilevante gravit; b) nel caso in cui il fallito abbia commesso pi fatti di bancarotta semplice o di bancarotta fraudolenta; c) nel caso in cui il fallito per divieto di legge non poteva esercitare unimpresa commerciale. Le pene sono invece diminuite se ricorre la circostanza attenuante della speciale tenuit del danno causato dal reato. La condanna per bancarotta semplice o fraudolenta importa, quale pena accessoria, il divieto di esercitare unimpresa o di esercitare uffici direttivi in imprese altrui: divieto della durata fino a due anni in caso di bancarotta semplice,e di dieci anni in caso di bancarotta fraudolenta. La bancarotta semplice. E punito per tale reato, con reclusione da sei mesi a due anni, limprenditore dichiarato fallito che: a) abbia fatto spese personali, o per la famiglia, eccessive rispetto alla sua condizione economica; b) abbia consumato notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti; c) abbia compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento; d) abbia aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa; e) non abbia soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare; f) non abbia tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti, ovvero li abbia tenuti in maniera irregolare o incompleta durante i tre anni anteriori. La bancarotta fraudolenta. Se dichiarato fallito, punito per bancarotta fraudolenta (con pena da tre a dieci anni di reclusione) limprenditore che abbia commesso uno dei seguenti fatti: a) distruzione, occultamento, distrazione o dissipazione in tutto o in parte dei suoi beni; b) esposizione o riconoscimento di passivit inesistenti, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori; c) sottrazione, distruzione o falsificazione, in tutto o in parte, di libri o di altre scritture contabili, ovvero tenuta dagli stessi in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari: se compiuta dopo la dichiarazione di fallimento costituisce senzaltro reato; se compiuta prima invece, deve concorrere perch il reato sussista lintento di procurare a s o ad altri un ingiusto profitto oppure lintento di recare pregiudizio ai creditori; d) esecuzione di p agamenti o simulazione di titoli di prelazione, allo scopo di favorire taluno dei creditori a danno degli altri. Il fallito pu commettere anche questi altri reati: a) il ricorrere o il continuare a ricorrere al credito dissimulando il proprio dissesto; b) il denunciare creditori inesistenti nellelenco nominativo dei creditori; c) lomettere di dichiarare lesistenza di beni che avrebbero dovuto essere compresi nellinventario; d) il non presentare il bilancio e le scritture contabili entro tre giorni dalla dichiarazione di fallimento; e) il non presentarsi, se convocato, a gli organi di fallimento. I reati di bancarotta semplice e fraudolenta e gli altri reati del fallito sono punibili anche se vengono commessi dai soci di snc o in accomandita semplice, qualora dichiarate fallite.
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*** 117 ) La liquidazione e la distribuzione dellattivo. Alla liquidazione delle attivit fallimentari la legge dedica una serie di norme diverse da quelle del codice relative al processo di esecuzione singolare, perch dirette alla migliore realizzazione di una esecuzione universale, quale quella concorsuale, che coinvolge lintero patrimonio del debitore. La legge prescrive dunque che il curatore, entro sessanta giorni dalla redazione dellinventario, predisponga un programma di liquidazione da sottoporre allapprovazione del comitato dei creditori. Il programma, una volta approvato, comunicato al giudice delegato che autorizza il curatore allesecuzione dei conformi atti di liquidazione. La stessa norma indica quali dati devono risultare dal programma, nel quale vanno anche specificate le possibilit di cessione unitaria dellazienda, di singoli rami, di beni o di rapporti giuridici individuabili in blocco: soltanto se tali vendite in blocco non sono possibili, ammesso che il giudice delegato possa disporre la liquidazione di singoli beni. Prima dellapprovazione del programma, il curatore pu procedere alla liquidazione dei beni del fallito solo se autorizzato dal giudice delegato, sentito il comitato dei creditori e solo quando dal ritardo pu derivare ai creditori stessi un pregiudizio. LA CESSIONE DELLAZIENDA DEL FALLITO. La legge vuole agevolare il trasferimento fallimentare dei complessi aziendali, per conservarne la struttura organizzativa e lavviamento, nonch tutelare i posti di lavoro. E disposto quindi che il prezzo della cessione possa essere pagato dallacquirente anche mediante laccollo di debiti fallimentari, purch non ne venga alterata la graduazione. Salvo patto contrario poi, lacquirente non risponde dei debiti aziendali sorti prima del trasferimento. Se il curatore cede in blocco beni o rapporti giuridici, ovvero attivit e passivit aziendali, delle passivit non seguita pi a rispondere, assieme al cessionario, anche il fallimento cedente. La cessione dei crediti aziendali efficace nei confronti dei terzi dal momento delliscrizione del trasferimento dellazienda nel registro delle imprese: tuttavia il debitore ceduto liberato se paga in buona fede al curatore cedente. LE garanzie di qualsiasi tipo che assistono i crediti ceduti conservano la loro validit e il loro grado a favore del cessionario. Il curatore pu procedere al trasferimento dellazienda non con atti di cessione ma facendone oggetto di conferimento in una o pi societ. Modalit delle operazioni di vendita. Salvo che si tratti di beni di modesto valore, e se nel programma non previsto che le vendite vengano effettuate dal giudice, la liquidazione delle attivit fallimentari deve essere preceduta da apposite stime di esperti ed effettuata tramite procedure competitive, assicurando la massima informazione e partecipazione di coloro che possono essere interessati allacquisto. Il curatore pu sospendere la vendita, se gli perviene unofferta irrevocabile dacquisto maggiore almeno del 10% rispetto al prezzo offerto nella procedura competitiva. Degli esiti della competizione, il curatore informa il giudice delegato e il comitato dei creditori, depositando in cancelleria la relativa documentazione. Su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, il giudice delegato pu sospendere le operazioni di vendita qualora ricorrano gravi e giustificati motivi; ovvero, pu impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulta notevolmente inferiore a quello che si pu considerare giusto. In mancanza, il curatore pu stipulare latto di vendita. Il curatore pu anche cedere i crediti del fallito o, in alternativa, stipulare contratti di mandato per la loro riscossione; pu vendere le quote di societ a responsabilit limitata appartenenti al fallito.

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Se alla data del fallimento sono pendenti procedure esecutive nei confronti del debitore, il curatore pu subentrarvi; altrimenti, su istanza dello stesso curatore, il giudice dellesecuzione singolare ne dichiara limprocedibilit. La distribuzione dellattivo: ripartizioni parziali; rendiconto del curatore; riparto finale. Ogni quattro mesi dal giorno del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, il curatore deve presentare un progetto delle somme disponibili ed un progetto per la loro ripartizione tra i creditori. La legge distingue lattivo immobiliare, costituito dalle somme ricavate dalla liquidazione dei beni immobili coi loro frutti e pertinenze, e dagli interessi bancari ricevuti dal curatore sul deposito delle somme fallimentari; e lattivo mobiliare, costituito da tutte le altre entrate del fallimento. Nel preparare il progetto di ripartizione, il curatore deve tenere presente le seguenti norme: a) Anzitutto bisogna soddisfare i creditori della massa, che non sono stati pagati alla scadenza dei loro crediti: i crediti della massa vanno soddisfatti in prededuzione per il capitale, le spese e gli interessi con il ricavato della liquidazione, tenuto conto delle rispettive cause di prelazione, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione di beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti; b) Su quanto viene ricavato dalla vendita di un determinato bene, bisogna soddisfare i creditori che hanno diritto di prelazione sul bene stesso, rispettando lordine delle prelazioni; c) Il resto va distribuito tra tuti gli altri creditori ammessi al passivo in proporzione allammontare del loro credito. In ogni ripartizione parziale, non pu essere superato l80% delle somme distribuibili: devono infatti essere accantonate le quote che spetterebbero ai creditori incerti, cio quelli ammessi con riserva o che hanno presentato opposizione avverso la loro esclusione dal passivo, o ancora la cui ammissione stata impugnata. d) Devono essere infine accantonate le somme che il giudice ritiene necessarie per coprire le spese future, soddisfare il compenso del curatore e ogni altri debito. Il giudice ordina il deposito del progetto di riparto in cancelleria, disponendo che tutti creditori ne siano avvisati. Entro quindici giorni dal ricevimento di tale avviso, i creditori possono proporre reclamo contro il progetto al giudice. Trascorso tale termine senza reclami, il giudice con decreto dichiara esecutivo il progetto di riparto. Se sono stati proposti reclami, con la dichiarazione di esecutivit il giudice dispone laccantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione; col provvedimento che decide sui reclami, il giudice dispone sulla destinazione delle somme accantonate. Il curatore provvede al pagamento delle somme assegnate ai creditori secondo il piano di ripartizione. I pagamenti effettuati in esecuzione dei piani di riparto non possono essere ripetuti, salvo laccoglimento di domande di revocazione dei crediti ammessi. Rendiconto del curatore. Compiuta la liquidazione e prima del riparto finale, il curatore presenta al giudice delegato il suo rendiconto, con lesposizione analitica delle operazioni contabili: il rendiconto del curatore non pertanto un conto di cassa, ma devessere un conto della gestione, nel quale cio risultino illustrati i criteri seguiti e le ragioni delle scelte adottate. Il giudice ordina il deposito del rendiconto in cancelleria, fissando ludienza fino alla quale ogni interessato pu presentare le sue osservazioni. Del deposito del rendiconto e della fissazione delludienza viene data immediata comunicazione al fallito e ai singoli creditori. Se alludienza stabilita non sorgono contestazioni o se su queste viene raggiunto un accordo, il giudice approva; altrimenti, rimette le parti dinanzi al tribunale fallimentare, dove il procedimento si svolge secondo il rito camerale.
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Riparto finale. Il giudice delegato ordina il riparto finale dopo che sia stato approvato il rendiconto del curatore e che gli stato liquidato il compenso. Le somme che in sede di ripartizioni parziali erano state accantonate per i creditori non ancora accertati, vengono ritirate dagli stessi se stato deciso che sono creditori concorrenti; altrimenti, vengono ripartite tra tutti i creditori concorrerti. Pu darsi che al momento del riparto finale vi siano ancora creditori soggetti a condizione sospensiva: in tal caso, la somma loro spettante depositata, nei modi stabiliti dal giudice delegato, perch quando sar il momento possa essere loro versata; ovvero, se la condizione non si verifica, possa essere fatta oggetto di riparto supplementare tra gli altri creditori. Gli accantonamenti non impediscono la chiusura del fallimento. ***

118) La cessazione del fallimento. LA CHIUSURA DEL FALLIMENTO. La cessazione del fallimento si ha quando si verificano determinai fatti che la legge definisce casi di chiusura del fallimento. A parte il concordato fallimentare, i casi di chiusura sono: a) Mancata presentazione di domande di ammissione al passivo entro il termine stabilito nella sentenza dichiarativa. La mancanza di domande di insinuazione non significa di per s che non vi siano creditori concorsuali, e tanto meno che non vi sia stato di insolvenza, potendo trovare spiegazione nel fatto che i creditori dellimprenditore non intendono, o non intendono pi, fare valere i loro diritti; b) Estinzione di tutti i crediti e delle spese prededucibili e dei crediti concorrenti. Detta estinzione del passivo va distinta dalla mancanza dello stato di insolvenza: la prima costituisce un caso di chiusura del procedimento fallimentare legittimamente aperto; la seconda costituisce invece una causa di revoca della sentenza dichiarativa, contro la quale deve essere presentato tempestivamente lappello per essere stata emessa illegittimamente. c) Esaurimento dellattivo, cio ripartizione di tutto il patrimonio del fallito e delle altre attivit fallimentari apprese dagli organi del fallimento. Non si tiene pertanto conto della eventualit dellacquisizione di beni futuri, non ancora sopravvenuti. d) Mancanza, o anche insufficienza dellattivo, quando con la procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare neppure in parte i creditori della massa, i creditori concorrenti e le spese: tale circostanza va accertata dal curatore e riferita al giudice. Si ritiene non costituisca altro caso di chiusura la mancanza di pluralit di creditor concorrenti. La chiusura del fallimento dichiarata dal tribunale con decreto motivato, su ricorso del curatore o del fallito ovvero dufficio. Per dichiarare la chiusura del fallimento per mancanza o insufficienza dellattivo, il tribunale deve sentire il comitato dei creditori e il fallito; contro il decreto di chiusura ogni interessato pu reclamare dinanzi la corte dappello. Con la chiusura del fallimento ne cessano gli effetti: vengono meno gli organi del fallimento; le azioni esperite dal curatore per lesercizio dei diritti derivanti dal fallimento non possono essere proseguite; i creditori riacquistano lesercizio delle loro azioni esecutive individuali; riprende vigore il termine per i crediti non ancora scaduti; ricominciano a decorrere gli interessi; il fallito riacquista la disponibilit del suo patrimonio, sul quale possono soddisfarsi anche creditori estranei al fallimento.

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IL DECRETO DI ESDEBITAZIONE. Se il fallimento non stato chiuso con il pagamento integrale di tutti i debiti, il fallito seguita ad essere debitore di quanto ancora dovuto ai creditori fallimentari rimasti insoddisfatti: se limprenditore dunque, dopo la chiusura del fallimento, acquisisce nuovi beni, su tali beni i creditori anteriori al fallimento possono esercitare le azioni esecutive singolari, ed anzi chiedere la riapertura del fallimento. La legge tuttavia ammette che il fallito, se persona fisica, con la chiusura del fallimento possa ottenere dal tribunale anche il beneficio della esdebitazione, cio della sua liberazione dai debiti residui, debiti che pertanto vengono dichiarati inesigibili dal tribunale con decreto di esdebitazione. Lesdebitazione pu essere concessa dal tribunale su ricorso del debitore con lo stesso decreto di chiusura del fallimento, ovvero con un decreto autonomo se il debitore ne richiede la concessione successivamente. Le condizioni per la concessione dellesdebitazione sono due: a) che nel fallimento siano stati soddisfatti, almeno in parte, i creditori concorsuali; b) che il fallito abbia tenuto un comportamento corretto nel corso del procedimento concorsuale. La concessione dellesdebitazione tuttavia impedita se ricorrono alcune condizioni ostative, in quanto il fallito: a) non deve aver ottenuto unaltra esdebitazione nei dieci anni anteriori alla richiesta; b) non deve aver cagionato o aggravato il proprio dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento egli affari, facendo ricorso abusivo al credito; c) non deve essere stato condannato per bancarotta fraudolenta o per altri delitti contro il patrimonio, salvo che per tali reati non sia intervenuta la riabilitazione. Contro il decreto di concessione o di rifiuto dellesdebitazione qualunque interessato pu proporre reclamo alla corte dappello. Restano salvi i diritti vantati dai creditori verso i coobbligati ei fideiussori del fallito. Il decreto di esdebitazione opera anche nei confronti dei creditori concorsuali che non hanno presentato domanda di insinuazione al passivo, ma costoro mantengono il diritto di avere soddisfatto il loro credito nella misura in cui esso sarebbe stato parzialmente soddisfatto se avessero presentato la domanda di insinuazione e fossero stati ammessi al passivo.

LA RIAPERTURA DEL FALLIMENTO. Quando la chiusura del fallimento stata determinata da esaurimento o insufficienza di attivo e non vi stata lesdebitazione, entro cinque anni dalla chiusura il fallimento pu essere riaperto. La riapertura del fallimento pu avvenire su istanza del fallito o di qualunque creditore se istante il fallito, deve dare la garanzia di pagare almeno il 10% ai creditori; se istante un creditore, deve provare che nel patrimonio del fallito esistono attivit in misura tale da rendere utile il provvedimento di riapertura. Se il tribunale ritiene opportuna la riapertura del fallimento, la pronuncia con sentenza. Stabilisce altres nella stessa sentenza i termini per la presentazione delle domande di ammissione al passivo e per ladunanza di verifica. Detta sentenza di riapertura pu essere reclamata in appello allo stesso modo della sentenza dichiarativa del fallimento ed soggetta alla stessa pubblicit. Il comitato dei creditori devessere nominato dal giudice delegato tenendo conto anche dei nuovi creditori. Gli effetti della riapertura sono: a) Nel fallimento concorrono vecchi e nuovi creditori, dopo essere stati sottoposti a verifica ed essere ammessi nel nuovo stato passivo: i vecchi creditori concorrenti sono ammessi limitatamente alla somma loro ancora dovuta. b) In quanto agli atti del fallito pregiudizievoli per i creditori: sono privi di effetto gli atti a titolo gratuito compiuti dal fallito dopo la chiusura e prima della riapertura del fallimento, qualunque sia il tempo intercorso (la stessa regola vale per gli atti compiuti tra i coniugi); gli altri atti compiuti dal fallito in detto periodo possono essere resi inefficaci purch siano stati
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compiuti nei due anni o nellanno o nel semestre anteriore alla sentenza di riapertura del fallimento.

IL CONCORDATO FALLIMENTARE. LA PROPOSTA DI CONCORDATO. Il fallimento pu anche cessare per concordato. Il procedimento si inizia con la proposta di concordato che pu essere presentata da uno o pi creditori ovvero da un terzo, purch i dati contabili e le altre notizie eventualmente disponibili abbiano consentito al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori concorsuali che sia stato esaminato ed approvato dal giudice delegato. La proposta di concordato pu essere presentata anche dal fallito, o da societ di cui il fallito sia partecipe ovvero sottoposta a comune controllo. Nella proposta, che va presentata al giudice delegato, si pu prevedere il pagamento integrale dei debiti concorsuali, ma anche la loro ristrutturazione. Nella proposta si pu anche prevedere la suddivisione dei creditori in classi, secondo posizioni giuridiche ed interessi economici omogenei, con trattamenti differenziati: il trattamento previsto per ciascuna classe non pu alterare lordine delle cause legittime di prelazione, ma consentito che i creditori con diritto di prelazione non vengano soddisfatti integralmente. Per la parte residua del credito, tali creditori privilegiati sono considerati chirografari. Soltanto quando la proposta di concordato presentata da uno o pi creditori o da un terzo, costoro possono chiedere la cessione anche delle azioni giudiziali che spettano al fallimento, purch gi autorizzate dal giudice delegato: le azioni revocatorie tuttavia, come non possono essere cedute al fallito che ha proposto il concordato, cos non possono neppure essere cedute al terzo proponente che ne sia fideiussore. I terzi proponenti possono inoltre limitare gli obblighi derivanti dal concordato solo ai creditori ammessi al passivo, o che hanno proposto opposizione allo stato passivo o che hanno gi presentato domande tardive al tempo della presentazione della proposta. Se vi tale limitazione, verso altri eventuali creditori anteriori alla dichiarazione di fallimento seguita a rispondere il fallito, salvo che richieda e ottenga il beneficio dellesdebitazione. La comunicazione della proposta ai creditori: votazione e approvazione del concordato. Sulla proposta di concordato il giudice delegato chiede il parere del curatore (onde i creditori destinatari della proposta possano valutarne la convenienza). Occorre anche il parere favorevole (vincolante) del comitato dei creditori: in caso di presentazione di pi proposte, il comitato dei creditori sceglie quella da sottoporre allapprovazione; tuttavia, su richiesta del curatore, il giudice pu ordinare la comunicazione ai creditori di una o altre proposte tra quelle non scelte, se ritenute parimenti convenienti. Se la proposta prevede condizioni differenziate per singole classi di creditori, essa devessere previamente sottoposta al giudizio del tribunale, il quale deve accertare che la suddivisione in classi sia stata effettuata secondo posizioni giuridiche ed interessi economici omogenei, e che siano indicate le ragioni dei trattamenti differenziati. Quando invece nella proposta non sono previste condizioni diverse per le classi dei creditori, o quando detta previsione giudicata corretta dal tribunale, il giudice delegato ne deve ordinare con decreto la comunicazione ai creditori che hanno diritto al voto. Nello stesso decreto, il giudice fissa un termine entro il quale i creditori, che vogliono rifiutare il concordato, devono fare pervenire alla cancelleria del tribunale il loro dissenso. I creditori che approvano la proposta e che hanno il diritto di votare non hanno invece lonere di comunicarlo in cancelleria, giacch al loro silenzio entro il termine assegnato la legge attribuisce il valore di una dichiarazione di consenso. La proposta viene comunicata ad ogni creditore, specificando dove possono essere reperiti i dati per la sua valutazione ed informandolo che la mancata risposta sar considerata come voto favorevole. Eccezionalmente, il giudice delegato pu autorizzare il curatore a dare notizia della proposta mediante la sua pubblicazione.
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Hanno diritto al voto i creditori ammessi al passivo, anche se con riserva o provvisoriamente; ovvero, i creditori indicati nellelenco provvisori predisposto dal curatore ed approvato dal giudice delegato. Non hanno invece diritto al voto: a) i creditori a cui stato ceduto il credito dopo la dichiarazione di fallimento; b) i creditori che siano coniuge del fallito, suoi parenti o affini fino al quarto grado; ovvero che abbiano avuto ceduti i crediti da dette persone meno di un anno prima della dichiarazione di fallimento. Il legislatore teme che le cessioni dei crediti concorsuali siano avvenute allo scopo di favorire il fallito. Sono pure esclusi dal voto i creditori privilegiati dei quali nella proposta sia previsto lintegrale pagamento; tali creditori, tuttavia, se vogliono possono votare, purch rinuncino al loro diritto di prelazione: per la parte di credito non pi coperta dalla prelazione, essi sono assimilati ai chirografari. Il voto di adesione al concordato dei creditori privilegiati deve essere esplicito: essi tuttavia riacquistano la prelazione o il privilegio se il concordato non risulta approvato od omologato ovvero se viene annullato o risolto. Il concordato approvato se votano a favore i creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Se sono previste diverse classi di creditori, il concordato approvato se detta maggioranza si realizza anche nel maggior numero delle stesse classi. Se dopo la scadenza del termine utile per lespressione del voto, il numero dei creditori o lammontare dei crediti varia, detta variazione non influisce sul calcolo della maggioranza richiesta dalla legge. Lomologazione del concordato. Trascorso il termine stabilito per la votazione, il curatore ne riferisce lesito al giudice delegato. Quando la proposta di concordato stata approvata, il giudice con decreto dispone che il curatore comunichi immediatamente lesito della votazione al proponente, affinch richieda lomologazione del concordato, al fallito e a i creditori dissenzienti i quali possono opporsi allomologazione del concordato: le opposizioni possono essere presentate da qualsiasi altro interessato. La richiesta di omologazione e le opposizioni si propongono con ricorso al tribunale. Se nel termine fissato dal giudice delegato non vengono proposte opposizioni, il tribunale verifica la regolarit della procedura e lesito della votazione e se il giudizio positivo, omologa il concordato con decreto. Se invece sono state presentate opposizioni, si applica la procedura camerale per cui le parti possono svolgere le loro difese e comparire nellapposita udienza fissata davanti al collegio che decide con decreto motivato se omologare o meno il concordato. Se la proposta stata approvata soltanto dalla maggioranza delle classi, il concordato pu essere omologato solo se il tribunale ritiene che i creditori dissenzienti non possano essere soddisfatti, col ricorso a soluzioni alternative concretamente praticabili in misura superiore a quella concordataria: il decreto reclamabile in corte dappello, davanti alla quale il procedimento si svolge in forma camerale e che decide anchessa con decreto ricorribile in cassazione. Al decreto di omologazione data la medesima pubblicit della sentenza dichiarativa di fallimento. Gli effetti del concordato. Appena il decreto di omologazione del tribunale definitivo il curatore presenta al giudice delegato il rendiconto della gestione onde si proceda alla sua approvazione; quindi il tribunale dichiara la chiusura della procedura di fallimento. Restano per in carica il giudice delegato, il curatore e il comitato dei creditori, per sorvegliare ladempimento del concordato. Le somme spettanti in base al concordato ai creditori contestati, condizionali o irreperibili sono depositate nei modi stabiliti dal giudice delegato. Il concordato omologato vincolante per tutti i creditori anteriori allapertura del fallimento, compresi quelli che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo. Se per la proposta di concordato stata presentata da un creditore o da un terzo, costoro possono averne limitato gli effetti soltanto ai creditori ammessi al passivo ovvero che abbiano presentato opposizione allo stato passivo domande tardive di credito. Ai creditori non insinuati non si estendono le garanzie date nel
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concordato dai terzi. Per la percentuale residua, tutti creditori concorsuali conservano la loro azione contro gli eventuali fideiussori del fallito e contro gli obbligati di regresso. Eseguito il concordato, il giudice accertatane lesecuzione ordina lo svincolo delle cauzioni e la cancellazione delle ipoteche. Anche a tale provvedimento data la stessa pubblicit prescritta per la sentenza dichiarativa di fallimento. Lannullamento e la risoluzione del concordato. Gli effetti del concordato omologato possono cessare o per annullamento o per risoluzione., con susseguente riapertura del fallimento. Si pu chiedere lannullamento del concordato solo nellipotesi di dolo, e precisamente quando risulta: a) che stato dolosamente esagerato il passivo, ovvero b) che stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dellattivo. Il giudizio di annullamento si svolge dinanzi al tribunale fallimentare con il rito camerale: il ricorso pu essere proposto in contraddittorio col fallito, nel temrine di sei mesi dalla scoperta del dolo e in ogni caso non oltre i due anni dalla scadenza dellultimo pagamento effettuato sulla base del concordato. La sentenza del tribunale che annulla il concordato e dispone la riapertura del fallimento provvisoriamente esecutiva. Essa reclamabile davanti alla corte dappello, la cui decisione ricorribile in cassazione. Risoluzione. Il concordato viene risolto per inadempimento, ossia quando non vengono adempiute le obbligazioni concordatarie. La risoluzione pertanto si verifica sia: a) per la mancata costituzione delle garanzie promesse; sia b) per il mancato pagamento delle somme dovute. Anche il giudizio di risoluzione del concordato si svolge in camera di consiglio: verificatosi linadempimento, la risoluzione del concordato pu essere chiesta da ciascun creditore, con ricorso presentato al tribunale entro un anno dalla scadenza dellultimo adempimento dovuto. Il tribunale decide con sentenza, reclamabile in appello e ricorribile in cassazione. Anche la sentenza che risolve il concordato dichiara la riapertura del fallimento ed provvisoriamente esecutivia. Malgrado linadempimento, la risoluzione del concordato non pu per essere pronunziata quando gli obblighi sono stati assunti solo dal proponente o da uno o pi creditori con la liberazione immediata del fallito (inadempiente quindi lassuntore, contro cui i creditori concorsuali potranno agire con le azioni di diritto comune). Riapertura del fallimento. Annullato o risolto il concordato, si riapre il fallimento, ma con le seguenti particolarit: a) rimangono ferme le garanzie reali o personali prestate nel concorato a favore dei creditori concorrenti; b) i creditori concorrono per limporto del credito primitivo, detratta la parte eventualmente riscossa in parziale esecuzione del concordato; c) possono essere riproposte le azioni revocatorie gi iniziate ed interrotte per effetto del concordato; d) il proponente pu ancora presentare una nuova proposta di concordato, dopo che sia stato reso esecutivo il nuovo stato passivo; ma il concordato non pu essere omologato se prima non vengono depositate le somme occorrenti per il suo integrale adempimento, se non sono prestate garanzie equivalenti. ***

119) La liquidazione coatta amministrativa. Presupposti ed effetti della liquidazione coatta amministrativa. La liquidazione coatta amministrativa il procedimento concorsuale con cui si provvede alla liquidazione dellimpresa a cura dellautorit amministrativa. LA ragione di ci sta nel fatto che alle imprese soggette alla liquidazione coatta particolarmente interessata la pubblica amministrazione, o perch si tratta di imprese pubbliche ovvero per la rilevanza pubblicistica degli interessi coinvolti o del settore economico interessato.
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Alla liquidazione coatta non sono soggette dunque tutte le imprese, ma soltanto quelle categorie di imprese indicate esplicitamente dalle leggi speciali. Le varie fasi delle procedure di liquidazione sono regolate nelle stesse leggi speciali; ma una disciplina generale inoltre disposta dalla legge fallimentare in quanto che il presupposto oggettivo della messa in liquidazione pu essere com per il fallimento lo stato di insolvenza dellimpresa. Per, il presupposto dellinsolvenza non lunico possibile, giacch la messa in liquidazione pu essere decretata anche se non c insolvenza. Quando limpresa commerciale soggetta a liquidazione coatta in stato di ins olvenza, occorre regolare i rapporti tra fallimento e liquidazione coatta. A questo riguardo, pu darsi: a) che si tratti di imprese che possono essere assoggettate sia alla liquidazione coatta sia al fallimento; ma anche b) che si tratti di imprese che, anche in caso di insolvenza, possono essere assoggettate soltanto alla liquidazione coatta. Con riferimento alla prima ipotesi, la legge ha risolto il problema del concorso tra le due procedure adottando un criterio cronologico: cirterio ribadito nel codice civile anceh per le cooperative insolventi che svolgono attivit commerciale. Con riferimento a entrambe le ipotesi cio quando limpresa viene messa in liquidazione coatta a causa della sua insolvenza la legge fallimentare ha dettato un insieme di disposizioni volte a garantire ai creditori concorsuali una condizione analoga a quella che agli stessi sarebbe spettata ove si fosse proceduto alla dichiarazione di fallimento. A tal fine, si anzitutto stabilito: a) Che alla liquidazione coatta conseguono gli stessi effetti della sentenza di fallimento per quanto concerne: il trasferimento ope legis della disponibilit e dellamministrazione di beni dellimpresa agli organi della liquidazione; il divieto delle azioni esecutive individuali; la tutela e la realizzazione dei diritti di prelazione die creditori concorrenti; limmediata esigibilit dei crediti concorrenti ai fini della partecipazione al concorso; la sospensione del corso degli interessi; la disciplina dellazione revocatoria ordinaria, della compensazione e delle obbligazioni solidali; gli effetti sui rapporti giuridici preesistenti. Pur svolgendosi la procedura di liquidazione a cura dellautorit amministrativa competente, la legge fallimentare ha previsto lintervento dellautorit giudiziaria, che si manifesta in diverse direzioni: b) Innanzitutto, attraverso la pronuncia dello stato di insolvenza, allo scopo di consentire lesercizio della azione revocatoria fallimentare e lapplicazione delle sanzioni penali; c) In una seconda direzione, allo scopo di tutelare i diritti dei creditori dellimpresa, che ne lamentino la violazione ad opera degli organi della liquidazione; d) Infine, allo scopo di consentire la cessazione della procedura di liquidazione anche mediante concordato. Il provvedimento amministrativo di liquidazione coatta. Laccertamento giudiziario dello stato di insolvenza nellimpresa. La messa in liquidazione dellimpresa ordinata con un provvedimento dellautorit amministrativa che ne ha la vigilanza. Il provvedimento di liquidazion e un atto amministrativo che devessere pubblicato integralmente nella Gazzetta ufficiale e iscritto nel registro delle imprese. Devono con detto provvedimento essere nominati gli organi della liquidazione, e cio: a) il commissario liquidatore; nella procedura di liquidazione possono esser nominati anche tre commissari che deliberano a maggioranza; b) il comitato di sorveglianza, composto di tre o cinque esperti, scelti possibilmente tra i creditori dellimpresa.
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Accertamento giudiziario dellinsolvenza. Se si tratta di unimpresa assoggettabile alla liquidazione coatta con esclusione del fallimento, laccertamento preventivo dellinsolvenza pu essere richiesto con ricorso al tribunale del luogo dove limpresa ha la sede principale da uno o pi creditori, ovvero dalla autorit amministrativa di vigilanza ovvero dalla stessa impresa. Il procedimento per dichiarare insolvenza analogo a quello camerale previsto per la dichiarazione di fallimento, con la previsione di una fase istruttoria anteriore alla stessa sentenza, che reclamabile per corte dappello. Se invece lautorit amministrativa aveva gi ordinato la liquidazione dellimpresa, laccertamento successivo dello stato di insolvenza richiesto al tribunale su ricorso del commissario liquidatore o su istanza del pubblico ministero. A seguito della sentenza di accertamento dello stato di insolvenza si rendono applicabili le norme sulla revocatoria fallimentare, sulla bancarotta ed altre sanzioni penali. Il procedimento di liquidazione coatta. Il commissario liquidatore procede a tutte le operazioni della liquidazione secondo le direttive della autorit che vigila sulla liquidazione, e sotto il controllo del comitato di sorveglianza. Le sue attribuzioni sono analoghe a quelle del curatore del fallimento; pu compiere senza autorizzazione atti di straordinaria amministrazione se di modesto valore. Per gli atti di valore indeterminato, e per la continuazione dellesercizio dellimpresa, deve invece essere autorizzato dallautorit che vigila sulla liquidazione. Per laccertamento del passivo, il commissario liquidatore ha una maggiore autonomia, giacch manca un organo equivalente al giudice delegato del fallimento. Il commissario liquidatore comunica a ciascun creditore quali sono le somme risultanti a suo credito secondo le scritture contabili e i documenti dellimpresa. Se i creditori e i titolari dei diritti mobiliari che hanno ricevuto la comunicazione ne accettano il contenuto, non hanno bisogno di presentare domanda di ammissione al passivo; in caso contrario, devono fare pervenire mediante raccomandata al commissario liquidatore le loro osservazioni o istanze. A loro volta, i creditori e i titolari dei diritti mobiliari che non hanno ricevuto la comunicazione possono presentare domanda per il riconoscimento dei propri crediti e la restituzione dei loro beni. E lo stesso commissario liquidatore che forma lo stato passivo definitivo depositandolo in cancelleria, e dandone notizia a coloro la cui pretesa non sia stata in tutto o in parte riconosciuta. Col deposito in cancelleria, lo stato passivo diventa esecutivo e contro di esso possono essere proposte le opposizioni e le impugnazioni dei creditori, con ricorso al tribunale il quale decide in composizione collegiale. In mancanza di limiti posti dallautorit che vigila sulla liquidazione, il commissario ha tutti i poteri necessari per la liquidazione dellattivo. Le regole sulla ripartizione dellattivo sono analoghe a quelle corrispondenti relative alla ripartizione di fallimento. La chiusura della liquidazione coatta si ha: a) o con lesaurimento dellattivo, ovvero b) con un concordato. Tale concordato pu essere proposto dallimpresa in liquidazione, da uno o pi creditori o da un terzo, previa autorizzazione della autorit che vigila sulla liquidazione, e su parere del commissario liquidatore e del comitato di sorveglianza. La proposta di concordato depositata in cancelleria e pubblicata. Sulla proposta di concordato non si ha votazione dei creditori, ma previsto che, e entro trenta giorni dalla proposta, i creditori e gli altri interessati possono presentare nella cancelleria le loro opposizioni. Il tribunale, sentita lautorit decide sulle opposizioni e sulla proposta di concordato con decreto camerale reclamabile in appello e ricorribile in cassazione. Il tribunale, su ricorso, pu risolvere il concordato in caso di inadempimento ed annullarlo in caso di dolo: in tali casi si riapre la liquidazione coatta e lautorit amministrativa che vigila sulla liquidazione adotta i provvedimenti che ritiene necessari. La liquidazione coatta della societ. Se limpresa una societ, la liquidazione coatta non si estente ai soci illimitatamente responsabili: tuttavia a seguito della sentenza di insolvenza il commissario liquidatore pu esercitare la revocatoria fallimentare anche contro gli atti di
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disposizione compiuti sui propri beni dai soci, i quali sono inoltre punibili per bancarotta e per gli altri reati previsti dalla legge fallimentare. Quando la liquidazione coatta ha per oggetto societ con soci a responsabilit limitata, per ottenere il versamento delle somme ancora dovute per i conferimenti, il commissario liquidatore pu richiedere al presidente del tribunale lemissione di un decreto con cui venga ingiunto ai soci di procedere al pagamento. Alla deliberazione e alla sottoscrizione della proposta di concordato delle societ sottoposte alla liquidazione coatta si applicano le stesse disposizioni di concordato fallimentare. *** 120) Lamministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi. La disciplina della amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi (ex l. 270/99) molto simile a quella della liquidazione coatta amministrativa, con particolari adattamenti volti a conseguire se possibile il risanamento dellimpresa,a agevolando leventuale continuazione temporanea del suo esercizio e comunque mirando a conservare in stato di efficienza la sua organizzazione aziendale. I presupposti dellamministrazione straordinaria. Competente a decidere lammissione delle imprese commerciali alla amministrazione straordinaria lo stesso tribunale fallimentare, su ricorso del debitore ovvero dufficio. Anche se nel ricorso stato chiesto il fallimento dellimpresa insolvente, il tribunale deve controllare se ricorrono i presupposti soggettivi ed oggettivi. Presupposti soggettivi: possono essere ammesse a detta procedura le imprese anche individuali assoggettabili al fallimento: con esclusione pertanto delle imprese pubbliche. Presupposti oggettivi: per essere ammesse allamministrazione straordinaria occorre che le imprese commerciali: a) siano in stato di insolvenza; b) abbiano da almeno un anno un numero di dipendenti non inferiore a duecento; c) abbiano un indebitamento complessivo pari ad almeno due terzi tanto del totale dei beni che costituiscono lattivo quanto del totale dei ricavi, provenienti dalle ve ndite e dalle prestazioni dei servizi, che risultano dal conto economico dellultimo esercizio. In presenza dei suddetti presupposti, il tribunale non pu dichiarare il fallimento dellimpresa insolvente ma deve emettere una sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza. Il contenuto e gli effetti della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza. La sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza simile a quella di fallimento, in quanto vi vengono nominati il giudice delegato, uno o tre commissari giudiziali; si ordina allimprenditore di depositare entro due giorni le scritture contabili in cancelleria; si assegna ai creditori il termine per la presentazione delle domande di insinuazione. Il tribunale nomina poi i commissari su indicazione vincolante del Ministero dellos viluppo economico, o in mancanza in via autonoma. Con la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza non viene per disposta la immediata ammissione dellimpresa insolvente alla amministrazione straordinaria, ma soltanto avviato un procedimento che pu condurre allammissione solo se vengono accertate concrete prospettive di recupero dellequilibrio economico dellimpresa. Nelle more di tale accertamento, la gestione non deve essere interrotta, e quindi nella stessa sentenza si stabilisce se essa lasciata allimprenditore insolvente o affidata al commissario giudiziale. Alla sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza seguono solitamente gli stessi effetti conseguenti alla sentenza di fallimento, tranne quelli incompatibili con la prosecuzione provvisoria: pertanto ammesso anche il compimento di atti eccedenti lordinaria amministrazione purch autorizzati per iscritto dal giudice delegato. Se autorizzati dallo stesso giudice, addirittura ammesso anche il pagamento di debiti anteriori alla dichiarazione dello stato di insolvenza.
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Solo quando la gestione provvisoria dellimpresa stata affidata al commissario giudiziale, limprenditore perde lamministrazione e la disponibilit di tutto il suo patrimonio. Importante la regola per cui i crediti sorti per la continuazione dellesercizio dellimpresa e la gestione del patrimonio del debitore si considerano crediti della massa, quindi soddisfatti in prededuzione. Se la sentenza riguarda una societ, i suoi effetti si estendono ai soci illimitatamente responsabili, anche se receduti esclusi o defunti, purch la sentenza sia stata pronunciata entro lanno successivo allo scioglimento parziale e purch linsolvenza della societ attenga a debiti contratti anteriormente a tale data. Se lesistenza di un socio illimitatamente responsabile risulta dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza della societ (socio occulto) o di una impresa individuale (societ occulta), lestensione degli effetti ella dichiarazione di insolvenza al socio disposta dal tribunale. Il decreto di apertura della procedura di amministrazione straordinaria. Dopo la nomina, il commissario giudiziale deve depositare nella cancelleria del tribunale una relazione ella quale indica le cause dellinsolvenza, e soprattutto esprime la propria valutazione sulle prospettive di recupero. Tale recupero deve potersi realizzare: a) o tramite la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un programma di prosecuzione dellesercizio dellimpresa di durata non superiore a un anno (il c.d. programma di cessione dei complessi aziendali).; b) ovvero tramite la ristrutturazione dellimpresa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni (c.d. programma di ristrutturazione). Copia della relazione del commissario viene trasmessa al Ministro dello sviluppo economico che esprime il proprio parere non vincolante sulla ammissibilit della apertura della procedura; anche limprenditore insolvente, i creditori e ogni altro interessato possono depositare osservazioni scritte. Il tribunale pu disporre ulteriori accertamenti. Entro trenta giorni dal deposito della relazione il tribunale ha due possibilit: se non ritiene realizzabile nessuno dei due programmi alternativi indicati dalla legge ne dichiara il fallimento con decreto motivato; se invece ritiene che dette prospettive di recupero sussistono, sempre con decreto motivato dichiara lapertura della procedura di amministrazione straordinaria. Con il decreto dichiarativo del fallimento, il tribunale nomina il giudice delegato e il curatore fallimentare. Con il decreto ammissivo dellapertura dellamministrazione straordinaria, il tribunale dispone la prosecuzione dellesercizio dellimpresa, la cui gestione va affidata ad un commissario. La nomina del commissario straordinario, che succede al commissario giudiziale, devessere effettuata dal ministro dello sviluppo economica, che esercita la vigilanza sullattivit di gestione. Alla procedura di amministrazione straordinaria si applicano, quando non diversamente stabilito, le disposizioni sulla liquidazione coatta amministrativa. LE IMPUGNAZIONI. Sappiamo che limpresa commerciale insolvente soggetta alla procedura di fallimento Avverso la sentenza di fallimento ogni interessato pu proporre reclamo in appello; analogo reclamo pu proporre listante avverso il decreto reiettivo della richiesta di fallimento. Quando invece limpresa insolvente pu essere assoggettata alla procedura di amministrazione straordinaria, e vi ammessa, la disciplina delle impugnazioni pi complessa. Vediamo. Le opposizioni. Avverso la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza lopposizione va proposta da ogni interessato davanti allo stesso tribunale. Se lopposizione viene accolta perch limpresa non ha natura commerciale ovvero perch manca lo stato di insolvenza, il tribunale revoca linsolvenza. Se invece lopposizione viene accolta solo perch mancano i presupposti dimensionali
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per la soggezione alla procedura di amministrazione straordinaria, occorre attendere che la sentenza di revoca passi in giudicato; dopo il passaggio in giudicato, il tribunale deve disporre con decreto la conversione della procedura in fallimento: il decreto di conversione non reclamabile. Una situazione diversa si ha quando stato dichiarato fallimento di unimpresa commerciale insolvente soggetta alla amministrazione straordinaria, ipotesi nella quale non sempre ammissibile la conversione del fallimento nellamministrazione straordinaria, in quanto rimane da accerta re se realizzabile uno dei due programmi. Laccoglimento dellopposizione al fallimento non ne comporta la revoca: soltanto dopo il passaggio in giudicato della sentenza che accoglie lopposizione, il tribunale fallimentare invita il curatore a depositare una relazione, da trasmettere anche al Ministro dello sviluppo economico. Il tribunale, se uno dei due programmi realizzabile,e con decreto dispone la conversione del fallimento in amministrazione straordinaria, ovvero in caso contrario dichiara che non sussistono le condizioni per lapertura della procedura di amministrazione straordinaria, e dunque prosegue il fallimento. I reclami. La disciplina dei reclami analoga a quella fallimentare quando il tribunale respinge il ricorso per la dichiarazione dello stato di insolvenza: infatti, il rigetto del ricorso avviene con decreto motivato, contro il quale ammesso il reclamo del ricorrente alla corte dappello, la quale, se accoglie il reclamo, deve rimettere dufficio gli atti al tribunale per la dichiarazione dinsolvenza. Se per ricorrono i presupposti per il fallimento, e non quelli dimensionali, la corte dappello deve rinviare gli atti al tribunale per la pronuncia obbligatoria della dichiarazione di fallimento. Non trovano invece riscontro nella disciplina del fallimento i reclami contro i decreti del tribunale che, dopo la sentenza di insolvenza, dichiarano lapertura dellamministrazione straordinaria ovvero lapertura del fallimento, a seconda che ricorrano o meno le prospettive di recupero. Contro il decreto del tribunale ammesso il reclamo di ogni interessato alla corte dappello, ma con tale reclamo non possono dedursi motivi che si sono gi fatti valere con lopposizione davanti allo stesso tribunale contro la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza: nel reclamo si possono quindi far valere solo i vizi del procedimento successivi alla sentenza dichiarativa dellinsolvenza, ovvero si possono contestare od affermare le prospettive di recupero dellimpresa insolvente. Sul reclamo la corte dappello provvede in camera di consiglio. Se la corte accoglie il reclamo, rinvia gli atti al tribunale perch questo adotti il provvedimento di amministrazione straordinaria, ovvero di fallimento, in conformit con le decisioni della corte stessa. I PROGRAMMI DI RECUPERO DELLEQUILIBRIO ECONOMICO DELLIMPRESA. Scelta del programma. Dalla legge non detto a chi competa di scegliere quale dei due programmi debba essere adottato. La scelta non pu essere effettuata dal tribunale in seno al decreto motivato con cui decide lapertura dellamministrazione straordinaria, ed essa deve essere compiuta successivamente dal commissario straordinario, il quale redige il programma. Lesecuzione del programma a autorizzata con decreto ministeriale: se il programma prevede il ricorso a finanziamenti o agevolazioni pubbliche, il termine per lautorizzazione ministeriale decorre dalla data della decisione della Commissione. I termini di durata dellesecuzione del programma decorrono dalla data di autorizzazione ministeriale. Il contenuto del programma. Qualunque dei due programmi alternativi sia stato scelto, esso deve salvaguardare lunit operativa dei complessi aziendali. Vi si devono indicare i beni aziendali destinati alla prosecuzione dellimpresa e quelli da dismettere; le previsioni economiche e i fabbisogni finanziari con specificazione dei finanziamenti o delle altre agevolazioni pubbliche; le eventuali liquidazioni di beni non funzionali allimpresa.
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I due programmi alternativi presentano per una differenza di fondo. Col programma di cessione dei complessi aziendali si avvia una fase liquidatoria, nel senso che con lesecuzione del programma di cessione si dismettono i beni aziendali, con i quali il cessionario a seguitare a svolgere lattivit di impresa: il ricavato delle cessioni destinato a soddisfare i creditori concorrenti. Pertanto il programma deve indicare le modalit della cessione, segnalando le offerte nonch le previsioni in ordine alla soddisfazione dei creditori, ai quali deve essere periodicamente ripartito lattivo disponibile. Col programma di ristrutturazione si persegue invece il risanamento dellimpresa, in modo che possa anche rimanere allo stesso debitore: cos questi pu essere rimesso in grado di pagare i creditori. Pertanto il programma deve indicare i tempi e le modalit di soddisfazione dei creditori, anche prevedendo che con gli stessi si possa concordare una proroga delle scadenze dei debiti ovvero una riduzione del dovuto. Collegata con la scelta del programma anche la disciplina delle azioni revocatorie fallimentari, ammissibili soltanto se stata autorizzata lesecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali. E invece indipendente dal tipo di programma adottato la disciplina di tutela dei lavoratori subordinati. Anzitutto, escluso che il commissario straordinario possa sciogliersi dai contratti di lavoro; poi disposto che il commissario straordinario, quando procede alla vendita, deve scegliere lacquirente valutando, oltre lammontare del prezzo offerto, anche la sua affidabilit ad adempiere gli obblighi e proseguire per almeno un biennio le attivit imprenditoriali mantenendo i livelli occupazionali stabiliti nellatto di vendita. Nellipotesi che nel corso della procedura vengano distribuiti acconti ai creditori, nella corresponsione devono essere preferiti i crediti dei lavoratori subordinati; analoga preferenza va data ai crediti delle imprese che hanno somministrato beni ed effettuato servizi a favore dellimpresa insolvente nei sei mesi precedenti la sentenza dichiarativa dello stato di insolenza. Gli atti di esecuzione del programma sono compiuti dal commissario straordinario: per quelli pi rilevanti occorre lautorizzazione ministeriale, sentito il comitato di sorveglianza. Durante lesecuzione del programma, il commissario straordinario pu chiedere al ministero dello sviluppo economico, indicandone le ragioni, la modifica del programma autorizzato, ovvero la sua sostituzione con il programma alternativo: la modifica o la sostituzione devono essere autorizzate dallo stesso ministro.

CESSAZIONE, CHIUSURA E RIAPERTURA DELLA AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA. La cessazione della procedura di amministrazione straordinaria si verifica quando il tribunale ne dispone con decreto motivato la conversione in fallimento. La conversione pu essere disposta nel corso della procedura, quando lamministrazione straordinaria non pu essere utilmente proseguita. La conversione pu essere disposta anche al termine della procedura, ovverosia alla scadenza del programma autorizzato: nel caso di cessione dei complessi aziendali, se ala scadenza la cessione non ancora avvenuta, in tutto o in parte; nel caso di ristrutturazione, se alla scadenza non stata eliminata linsolvenza e quindi il debitore non ha recuperato la capacit di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Con il decreto di conversione, reclamabile, il tribunale nomina gli organi del fallimento. Nelle ipotesi in cui allamministrazione straordinaria segue il fallimento dellimpresa, i crediti sorti per la continuazione dellesercizio dellimpresa e la gestione del patrimonio del debitore si considerano crediti della massa e vanno soddisfatti in prededuzione. La chiusura dellamministrazione straordinaria si ha: a) quando nei termini previsti dalla sentenza non sono state presentate insinuazioni al passivo; b) quando alla scadenza di uno dei due
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programmi, o anche prima, risulta eliminato lo stato di insolvenza. Se stato autorizzato un programma di cessione, la chiusura si verifica anche in questi altri due casi: c) quando compiuta la ripartizione finale dellattivo; d) quando sono soddisfatti tutti i crediti ammessi o questi sono in altro modo estinti e sono state pagate le spese della procedura. La chiusura dichiarata dal tribunale con decreto motivato. Il decreto reclamabile davanti alla corte dappello. Solo nel caso di chiusura dellamministrazione straordinaria per ripartizione finale dellattivo il tribunale pu disporne la riapertura su istanza, quando ricorrono condizioni analoghe a quelle previste per la riapertura del fallimento. La sentenza di riapertura ha un effetto singolare perch essa non comporta la ripresa della procedura di amministrazione straordinaria, bens la sua conversione in fallimento. La cessazione dellamministrazione straordinaria pu avvenire anche per concordato. La proposta di concordato devessere autorizzata dallautorit di vigilanza: essa, oltre che dal debitore, pu essere presentata al tribunale anche da un terzo. LAMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELLE IMPRESE APPARTENENTI A UN GRUPPO. Pu accadere che sia stata ammessa alla procedura straordinaria unimpresa commerciale facente parte di un gruppo di imprese: nel concetto di gruppo rientrano le situazioni di controllo di diritto, diretto o indiretto; e le situazioni in cui le imprese, per la composizione degli organi amministrativi o per altri concordanti elementi risultano soggette ad una direzione comune. Se stata ammessa alla procedura unimpresa appartenente ad un gruppo, anche altre imprese insolventi facenti parte del gruppo stesso possono essere ammesse alla procedura, seppure per esse non ricorrano i requisiti dimensionali e seppure non sia realizzabile nessuno dei due programmi di riequilibrio: lestensione dellamministrazione straordinaria va infatti disposta quando risulta comunque opportuna la gestione unitaria dellinsolvenza nellambito del gruppo, in quanto idonea ad agevolare il raggiungimento degli obbiettivi della procedura. Lestensione dellamministrazione straordinaria si attua attraverso le due fasi distingue della sentenza di insolvenza e del successivo decreto di apertura dellamministrazione straordinaria: la competenza spetta al tribunale del luogo in cui vi la sede principale dellimpresa oggetto della procedura di estensione, e non del luogo dove ha la sede principale limpresa sottoposta per prima allamministrazione straordinaria. Restano fermi gli organi della procedura iniziale. A seguito della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza di unimpresa del gruppo, sono attribuiti al commissario giudiziale particolari poteri per la reintegrazione del patrimonio dellimpresa insolvente: poteri esercitabili nei confronti delle altre imprese del gruppo, anche se non insolventi, e alle quali non stata pertanto estesa la procedura di amministrazione straordinaria. Al commissario o al curatore fallimentare attribuita la legittimazione a denunciare le irregolarit delle altre societ del gruppo, con la possibilit di esserne nominati amministratori giudiziarie e di esercitare le azioni revocatorie contro le altre imprese del gruppo. Nel caso di abuso della direzione unitaria, gli amministratori della societ controllante sono solidalmente responsabili con gli amministratori della societ insolvente. La nomina di un organo commissariale unico prevista anche in caso di cessione di azienda o ramo di azienda intervenuta un anno prima della dichiarazione dello stato di insolvenza delle due imprese, qualora il complesso aziendale ceduto costituisca lattivit prevalente della cessionaria. Limpresa cedente in tal caso risponde in solido con la cessionaria dei debiti maturati fino alla data della sentenza. I programmi delle procedure sono inoltre coordinati e finalizzati alla salvaguardia dei complessi aziendali. LA RISTRUTTURAZIONE INDUSTRIALE DELLE IMPRESE INSOLVENTI DI MAGGIORI DIMENSIONI. Quando lo stato di insolvenza riguarda imprese commerciali che abbiano almeno cinquecento lavoratori subordinati e per debiti per almeno trecento milioni di euro, si pu applicare una particolare
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procedura diretta a realizzare il risanamento dellimpresa, o del gruppo di imprese, attraverso un programma di ristrutturazione. Lammissione alla procedura immediata e decisa dal Ministro dello sviluppo economico, senza che prima occorra laccertamento giudiziario dello stato di insolvenza. La richiesta di ammissione va infatti presentata dallimprenditore direttamente al Ministro, con contestuale ricorso al tribunale per la dichiarazione dello stato di insolvenza: il Ministro se ricorrono i presupposti decide con decreto lammissione alla procedura, nominando contestualmente il commissario straordinario al quale affidata la amministrazione dellimpresa. Se il tribunale respinge il ricorso ovvero accerta linesistenza dei presupposti dimensionali, cessano gli effetti del provvedimento ministeriale di ammissione, pur rimanendo salvi quelli degli atti legalmente compiuti dal commissario straordinario. In caso contrario, lo stesso commissario deve presentare al ministro il programma di ristrutturazione del debito. Il programma di risanamento non pu avere una durata superiore a due anni. Pu anche essere previsto che la soddisfazione dei creditori avvenga attraverso un concordato, nel quale is possono proporre: a) la suddivisione dei creditori in classi; b) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse; c) la soddisfazione dei creditori, anche mediante accolli, fusioni o altre operazioni societarie; d) lattribuzione ad un assuntore delle attivit delle imp rese interessate dalla proposta di concordato, con leventuale cessione delle azioni revocatorie gi promosse dal commissario straordinario. La proposta di concordato pu essere presentata anche prima dellaccertamento del passivo, che viene definito direttamente dal giudice delegato, con la collaborazione del commissario straordinario. Il concordato approvato se ottiene il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto, ovvero il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto nella stessa classe. Se la maggioranza raggiunta, il tribunale approva; se i creditori sono stati suddivisi in classe, il tribunale purch sia stata raggiunta la maggioranza dei crediti ammessi al voto pu approvare il concordato nonostante il dissenso di una o pi classi di creditori, se la maggioranza delle classi ha approvato il concordato, e qualora ritenga che i creditori appartenenti alle classi dissenzienti possano risultare soddisfatti dal concordato in misura non inferiore rispetto alle altre alternative concretamente praticabili. Se invece il tribunale respinge il concordato, il commissario straordinario pu proseguire lattivit imprenditoriale, se presenta al Ministro un programma di cessione dei beni aziendali: se il programma non viene presentato o non autorizzato dal ministro, il tribunale dispone la conversione in fallimento, restando salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura. Alla conversione in fallimento il tribunale procede anche quando il Ministro non ha autorizzato lesecuzione del programma di ristrutturazione e non sia stato possibile adottare il programma di cessione dei beni aziendali. ***

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PARTE 4.2 Il concordato preventivo. Gli accordi di ristrutturazione dei debiti.

121) Il concordato preventivo. La normativa originaria a riguardo stata modificata con l. 80/2005, dalla quale per non stato definito il concetto di stato di crisi, il quale resta il presupposto necessario per la richiesta di ammissione alla procedura concordataria. Tale concetto ricomprende quello di stato di insolvenza, ma rispetto allinsolvenza ha una portata pi ampia, almeno se si ammette che esso ricomprenda anche al difficolt solo temporanea di adempimento. Si pone pure il problema se lo stato di crisi possa includere anche altre situazioni. Sul piano soggettivo, il concordato preventivo riservato ai soli soggetti fallibili, e pertanto ai soli imprenditori che non ricadano nelle esenzioni di carattere generale previste dalla legge, ma vi possono accedere anche le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e ad amministrazione straordinaria. Gli imprenditori agricoli e i piccoli imprenditori possono per utilizzare altro procedimento, c.d. di composizione delle crisi da sovra indebitamento, destinato anche a debitori civili che risultino in una situazione di insolvenza. La proposta di accordo per la ristrutturazione dei debiti elaborata con il ricorso da appositi organismi costituiti da enti pubblici, i quali attestano la fattibilit del piano devessere depositata presso il tribunal,e che dispone lapertura del procedimento dopo le necessarie verifiche sul rispetto dei presupposti di legge. Laccordo devessere omologato dal tribunale, il quale deve verificare lintervenuta adesione di un numero di creditori tale da raggiungere almeno il 70% dei crediti e lidoneit a garantire il pagamento integrale dei debitori estranei. In seguito previsto un periodo di moratoria non superiore ad un anno, durante il quale non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive o cautelari contro il debitore e non possono essere acquistati validamente diritti di prelazione da terzi. La proposta, il decreto di ammissione, laccordo e il decreto di omologazione sono soggetti ad iscrizione presso il registro delle imprese. Anche gli imprenditori agricoli possono accedere alla disciplina degli accordi di ristrutturazione. La legge fallimentare prevede nel complesso tre tipologie di mezzi per evitare il fallimento: a) il concordato preventivo, la pi complessa delle procedure e svolta sotto il controllo dellautorit giudiziaria; lunica che ha efficacia anche nei confronti di quei creditori che non abbiano votato a favore dellaccordo. b) gli accordi di ristrutturazione, che hanno natura stragiudiziale, ma sottoposti ad un controllo di omologazione da parte del tribunale pur non avendo efficacia esterna in quanto vincolano solamente i creditori che vi hanno aderito. c) i piani di risanamento, che hanno il solo effetto di garantire lesenzione dellazione revocatoria gli atti posti in essere dal debitore per darvi esecuzione. LA DOMANDA DI AMMISSIONE ALLA PROCEDURA DI CONCORDATO PREVENTIVO. Allimprenditore commerciale in stato di crisi il legislatore concede la possibilit di evitare la sottoposizione a procedura concorsuale mediante un concordato, da concludersi coi suoi creditori prima dellapertura del procedimento concorsuale esecutivo.
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La domanda di concordato preventivo presentata dallimprenditore al tribunale, perch sia sottoposta allapprovazione dei creditori, sulla base di un piano che preveda: a) la ristrutturazione dei debiti; b) la soddisfazione dei crediti (chirografari) in qualsiasi misura, attraverso qualsiasi forma; c) leventuale attribuzione dellattivo a un terzo assuntore; d) leventuale suddivisione dei creditori in classi anche con trattamenti. Si pu anche prevedere che neppure i creditori privilegiati vengano soddisfatti in misura integrale, purch tale misura non sia inferiore a quella realizzabile col ricavato della liquidazione concorsuale. E vietato alterare lordine delle cause legittime di prelazione, e cio attribuire un trattamento migliore a creditori di rango inferiore. La domanda di concordato pu espressamente prevedere la continuit aziendale, e cio la prosecuzione dellattivit di impresa anche mediante cessione o conferimento. In tal caso, il piano deve contenere unanalitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi, nonch delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalit di copertura; e la relazione del professionista deve attestare che la prosecuzione funzionale al miglior soddisfacimento. Il piano pu prevedere una moratoria di un anno dallomologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca; i contratti in concorso stipulati con la pubblica amministrazione non si risolvono, a condizione che la relazione del professionista ne attesti specificamente la compatibilit con il piano; consentita a determinate condizioni la partecipazione a nuove gare della pubblica amministrazione. LAMMISSIONE ALLA PROCEDURA DI CONCORDATO PREVENTIVO. La domanda dellimprenditore deve presentarsi con ricorso al tribunale del luogo dov posta la sede principale dellimpresa, e viene pubblicata presso il registro delle imprese. Se imprenditore una societ, la domanda devessere deliberata e sottoscritta osservando le stesse regole disposte per il concordato fallimentare. Al ricorso bisogna unire: a) una relazione aggiornata sulla situazione dellimpresa; b) uno stato analitico ed estimativo delle attivit; c) lelenco nominativo dei creditori; d) lele nco dei titolari di diritti reali o personali su beni del debitore; e) il valore dei beni e lindicazione dei creditori personali degli eventuali soci illimitatamente responsabili; f) un piano contenete la descrizione delle modalit e dei tempi di adempimento della proposta. Il piano e la documentazione devono essere accompagnati dalla relazione di un revisore contabile, che attesti la veridicit dei dati aziendali e la fattibilit dello stesso piano. In caso di modifiche sostanziali al piano, prima dellapprovazione della proposta necessaria una nuova relazione. Limprenditore pu depositare il ricorso contenente la sola domanda di concordato, unitamente ai bilanci degli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la ulteriore documentazione entro un termine fissato dal giudice. In tal caso, visto il consistente periodo di tempo previsto che possano essere compiuti atti di straordinaria amministrazione solo a condizione che abbiano carattere di urgenza e che siano autorizzati dal tribunale; il tribunale dispone inoltre obblighi informativi periodici. Il tribunale, sentito il debitore, accerta la completezza e la regolarit della documentazione e, se sono previste diverse classi di creditori, la correttezza dei criteri adottati per la loro formazione. E inoltre da ritenersi che il tribunale possa negare lammissione. In caso di accertamento negativo, con decreto non soggetto a reclamo dichiara inammissibile la proposta di concordato e con separata sentenza, se ricorrono i presupposti, pronuncia il fallimento: in tal caso i vizi del decreto reiettivo della proposta potranno essere fatti valere in sede di reclamo avverso la sentenza di fallimento. In caso di accertamento positivo il tribunale dichiara aperta la procedura di concordato preventivo. Al decreto viene data, a cura del cancelliere, la seguente pubblicit: a) affissione allalbo del tribunale; b) iscrizione nel registro delle imprese; c) pubblicazione di uno o pi giornali; d) annotazione nei registri mobiliari e immobiliari relativi ai beni mobili registrati ed immobili del ricorrente. Lo stesso decreto deve contenere: a) la nomina del giudice delegato e del commissario giudiziale; b) la data per ladunanza dei creditori, c) il termine non superiore a quindici giorni entro
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il quale limprenditore deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma che si presume necessaria per lespletamento dellintera procedura. Qualora il deposito non sia eseguito nel termine prescritto, il commissario riferisce immediatamente il fatto al tribunale, che apre dufficio il procedimento per la revoca dellammissione al concordato, dandone notizia al pubblico ministero e ai creditori: di guisa che, su istanza di uno o degli altri, esso possa pronunciare la sentenza di fallimento dellimprenditore. EFFETTI DELLAMMISSIONE. Allammissione del concordato preventivo conseguono numerosi degli effetti del fallimento, poich entrambi gli istituti sono caratterizzati dal principio della par condicio creditorum. Gi dalla pubblicazione nel registro delle imprese della proposta, sono sospese le azioni esecutive e cautelari dei creditori; sono sospese le prescrizioni e non si verificano le decadenze; i creditori non possono acquistare diritti di prelazione con efficacia rispetto ai creditori concorrenti ,a meno che latto costitutivo del diritto di prelazione non sia autorizzato dal giudice delegato; sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriori al concordato le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni precedenti. Alla data di presentazione della proposta di concordato, scadono i debiti a termine, i debiti non pecuniari vengono valutati in denaro, si ha la sospensione degli interessi e la deduzione degli interessi composti nel caso di pagamento anticipato di crediti infruttiferi, e via dicendo. Il tribunale (prima della ammissione) o il giudice delegato possono autorizzare il debitore a sciogliersi dai contratti in corso o a sospenderne lesecuzione per non pi di sessanta giorni, fermo il diritto del terzo contraente ad un indennizzo avente natura risarcitoria. Le funzioni del giudice delegato sono analoghe nelle due procedure; le funzioni del commissario giudiziale sono analoghe a quelle del curatore fallimentare. Limprenditore, per, conserva lamministrazione dei suoi beni e lesercizio dellimpresa. Non dovendo alterare la par condicio, egli non pu per pagare i creditori anteriori alla proposta del concordato, a meno che non si tratti di concordato con continuit aziendale ed il tribunale abbia dato espressa autorizzazione su richiesta del debitore, e a condizione che un revisore legale dei conti ne attesti la necessit. Gli espressamente vietato, inoltre, di compiere atti di straordinaria amministrazione senza lautorizzazione scritta del giudice delegato: se li compie senza autorizzazione, detti atti sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato, e pu derivarne lapertura del fallimento. Il tribunale pu revocare con decreto lammissione al concordato, se il commissario giudiziale riferisce al tribunale che il debitore compie atti diretti a frodare le ragioni dei creditori o se in qualunque momento risulti la mancanza delle condizioni prescritte per lammissibilit; oppure che il debitore ha occultato o dissimulato parte dellattivo ovvero ha dolosamente omesso di denunciare uno o pi crediti ovvero ha esposto passivit insussistenti ovvero ha commesso altri atti di frode. La revoca altres disposta in caso di concordato con continuit aziendale, se lesercizio dellattivit di impresa cessa o risulta manifestamente dannoso per i creditori, a meno che il debitore non modifichi la proposta di concordato. Allesito del procedimento di revoca, il tribunale dichiara il fallimento con contestuale sentenza, solamente se sussiste istanza e sempre ce vene siano i presupposti: in caso contrario, cessano comunque tutti gli effetti del decreto di ammissione. In tutti i suddetti casi di interruzione, se si tratta di una impresa soggetta esclusivamente alla liquidazione coatta amministrativa, il tribunale provvede su istanza del commissario giudiziale alla dichiarazione di insolvenza.

LA DELIBERAZIONE DEL CONCORDATO. Il commissario giudiziale, subito dopo la sua nomina, deve compiere una serie di atti. Egli perci deve: a) verificare lelenco dei creditori e dei debitori, apportandovi le necessarie modifiche; b) comunicare ai creditori la data delladunanza e le propos te del debitore; c) redigere linventario del patrimonio del debitore e preparare una relazione
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particolareggiata sulle cause del dissesto, sulla condotta del debitore, sulla convenienza e sulle garanzie del concordato, depositandola in cancelleria. Nel giorno stabilito nel decreto del tribunale ha luogo la adunanza dei creditori, presieduta dal giudice delegato: se non possibile esaurire tute le operazioni in una sola adunanza, la si continua in unudienza successiva I creditori possono farsi rappresentare con procura scritta senza alcuna formalit anche sullavviso di convocazione. Il debitore deve intervenire personalmente, ma pu farsi rappresentare da un mandato speciale; alladunanza possono intervenire anche i coobbligati, i fideiussori del fallito e gli obbligati in via di regresso. Lordine delle operazioni delladunanza dei creditori il seguente: 1) Il commissario giudiziale illustra la sua relazione e le proposte definitive del debitore; 2) Ogni creditore pu esporre le ragioni per cui non ritiene accettabile la proposta di concordato, e pu contestare i creditori concorrenti; il debitore pu rispondere e a sua volta contestare i creditori concorrenti. 3) Quindi il giudice decide sullammissione o meno dei crediti contestati: non per una vera e propria verifica del passivo in quanto la decisione del giudice ha valore provvisorio solo ai fini dellammissione alla votazione e del calcolo delle maggioranze; i creditori esclusi possono opporsi allesclusione dinanzi al tribunale in sede di omologazione del concordato solo nel caso in cui la loro ammissione avrebbe avuto influenza. 4) La proposta di concordato non pu pi essere modificata dopo linizio delle operazioni di voto. I creditori privilegiati non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto o in parte alla prelazione: per la parte del credito non coperta dalla garanzia a seguito della rinuncia alla prelazione, detti creditori privilegiati sono equiparati ai chirografari; anche i creditori privilegiati, per i quali non proposta la soddisfazione integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito; 5) Sulle maggioranze richieste per lapprovazione e sui creditori esclusi dal voto valgono disposizioni analoghe a quelle esaminate in sede di concordato fallimentare. 6) La votazione viene documentata in un processo verbale, distinguendo i creditori, indicando i loro nomi e lammontare del loro credito; il verbale viene quindi chiuso con la sottoscrizione del giudice e del cancelliere. Per facilitare il raggiungimento della maggioranza dei crediti ammessi al voto, i creditori assenti sono onerati di comunicare il proprio dissenso mediante mezzi di comunicazione a distanza, e in caso contrario vengono ritenuti assenzienti: se neppure con dette adesioni si raggiunge la maggioranza, il concordato respinto e il giudice ne riferisce al tribunale che, se ne ricorrono i presupposti, dichiara il fallimento. LOMOLOGAZIONE E LESECUZIONE DEL CONCORDATO. Se le maggioranze sono raggiunte, il concordato approvato e si deve passare al procedimento di omologazione, che ha per oggetto il controllo di regolarit in ordine allo svolgimento della procedura. Il giudice delegato riferisce al tribunale il quale fissa una udienza camerale. Il provvedimento del tribunale viene pubblicato nel registro delle imprese e notificato anche agli eventuali creditori dissenzienti; costoro e qualunque interessato, se intendono opporsi alla omologazione del concordato, devono costituirsi in cancelleria depositando un atto di opposizione. Entro lo stesso termine, il commissario giudiziale deposita il suo parere definitivo sul concordato e se rileva che sono mutate le condizioni di fattibilit del piano, ne d avviso ai creditori, i quali possono in tal caso costituirsi nel giudizio. Il tribunale, compiuti gli eventuali atti istruttori, approva il concordato se sono state raggiunte con voti validi le maggioranze prescritte.
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Anche lapprovazione del concordato avviene con decreto motivato (decreto di omologazione): se non sono state proposte opposizioni ai creditori, il decreto non reclamabile; se invece sono state proposte opposizioni, il decreto di omologazione reclamabile. Il tribunale deve effettuare un controllo di merito sulla convenienza della proposta, rispetto alle alternative praticabili, in due soli casi: a) se viene richiesto da creditori dissenzienti, i quali rappresentino almeno il venti per cento dei crediti; b) nel caso di concordato con classi, se viene richiesto da almeno un creditore non consenziente appartenente ad una classe dissenziente. Il decreto va comunicato al debitore e al commissario ed provvisoriamente esecutivo. Il decreto di omologazione deve essere messo nel termine di sei mesi dalla presentazione della domanda di concordato. Se il concordato consiste nella cessione dei beni, il tribunale nomina nel decreto di omologazione uno o pi liquidatori perch provvedano alla liquidazione, e un comitato di tre o cinque creditori perch la sorveglino; stabilisce inoltre le altre modalit della liquidazione. Le vendite di aziende e rami di aziende, di beni iscritti nei pubblici registri, di cessioni di attivit e di passivit in blocco devono essere autorizzate dal comitato dei creditori. Il concordato omologato efficace, e quindi vincolante, per tutti i creditori anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso per ammissione alla procedura di concordato. I creditori conservano impregiudicati i loro diritti contro i coobbligati, gli obbligati in via di regresso e i fideiussori. In caso di concordato di societ, ladempimento del concordato libera, salvo patto contrario, ance i soci personalmente e illimitatamente responsabili dei debiti sociali: controverso anche in giurisprudenza, quando i soci hanno prestato fideiussione a favore della societ, se per essi seguitino a rispondere personalmente verso i creditori sociali in qualit di garanti. Poich poi il concordato ha effetto solo per i creditori sociali, i soci illimitatamente responsabili restano obbligati per lintero debito nei confronti dei loro creditori particolari. Contro i decreti del tribunale, pu essere proposto reclamo in appello, entro quindici giorni dalla pubblicazione nel registro; con lo stesso reclamo si pu anche impugnare la sentenza di fallimento emessa contestualmente. Il concordato viene eseguito sotto la sorveglianza del commissario giudiziale. Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili sono depositate nei modi stabiliti. LANNULLAMENTO E LA RISOLUZIONE DEL CONCORDATO. Il concordato preventivo pu essere annullato o risolto nelle stesse ipotesi in cui pu essere annullato o risolto il concordato fallimentare: con riferimento al concordato preventivo non pu esserne pronunciata la risoluzione, se linadempimento ha scarsa importanza. La risoluzione non pu pronunciarsi neppure quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti da un terzo (il c.d. assuntore) con liberazione immediata del debitore. Nellipotesi di fallimento successivo allannullamento o alla risoluzione del concordato preventivo, coloro che sono divenuti creditori dellimprenditore nel corso della procedura concordataria, sono considerati nel fallimento creditori della massa e quindi soddisfatti in prededuzione. Sono prededucibili anche i finanziamenti effettuati per lesecuzione del concordato.

Accordi stragiudiziali di ristrutturazione dei debiti. Invece di presentare una tipica proposta di concordato preventivo, limprenditore in stato di crisi pu preferire stipulare direttamente in accordo di ristrutturazione del debito con coloro i cui crediti nei suoi confronti ammontino almeno sino al 60%, chiedendo lomologazione dellaccordo al tribunale: le modalit di ristrutturazione dei debiti possono avvenire attraverso qualsiasi forma, in quanto sono le medesime previste dalla legge per la proposta di concordato preventivo. Lomologazione occorre per evitare che i pagamenti effettuati in esecuzione dellaccordo possano, in caso di successivo fallimento, essere soggetti allazione revocatoria fallimentare: il rischio di revocatoria infatti rende pi difficile la conclusione di eventuali accordi di ristrutturazione dei debiti, accordi utili per superare situazioni di crisi.
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Lomologazione giudiziaria anche richiesta per tutelare i diritti dei creditori estranei agli accordi di ristrutturazione, che devono essere soddisfatti regolarmente: ed infatti prescritto che la domanda di omologazione dellaccordo vada depositata in tribunale, unitamente ad una relazione redatta da un revisore legale sullattuabilit dellaccordo stesso, con particolare riferimento alal sua idoneit ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei allaccordo. Il tribunale su istanza dellimprenditore pu vietare linizio o la prosecuzione di azioni cautelari ed esecutive sul patrimonio del debitore, e lacquisto di titoli di prelazione, nel corso delle trattative per lesecuzione dellaccordo. Laccordo di ristrutturazione diventa efficace dopo la sua pubblicazione nel registro delle imprese, e per sessanta giorni i creditori non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive; non decorrono i termini di decadenza e di prescrizione; non possono essere acquisiti diritti di prelazione. I creditori e ogni altro interessato possono presentare opposizione; se le opposizioni sono respinte, il tribunale procede allomologazione con un decreto camerale reclamabile. Se si verifica il fallimento, i crediti da finanziamenti sono prededucibili come previsto per il concordato preventivo ***

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