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L’imprenditore in generale

Imprenditore
L’imprenditore è definito nell’articolo 2082 del c.c. come colui che esercita professionalmente
un’attività economica organizzata allo scopo della produzione o dello scambio di beni/servizi.
Sono 3 i punti di attenzione nella definizione: attività economica, organizzata, professionalmente.
Attività Economica: è intesa come una serie di atti volti alla realizzazione di un medesimo scopo. È una
manifestazione della volontà dell’imprenditore. Si solleva la questione dell’impresa illecita: l’impresa
potrebbe essere o a contenuto illecito o svolta con modalità illecite. Nel primo caso (es. contrabbando)
non è possibile chiedere la nullità ma è possibile chiedere la non invocabilità dello statuto
dell’imprenditore in quanto l’impresa non esiste (oggetto sociale illecito). Nel secondo caso invece (es.
dipendente pubblico che svolge attività d’imprenditore) bisognerà valutare la possibile nullità di ciascun
atto.
Organizzata: Si parla di organizzazione dei fattori produttivi (capitale/lavoro). Si dice che deve essere
un’eterorganizzazione, ovvero deve rivolgersi verso l’esterno. Il punto di attenzione per l’organizzazione
sta nel confine tra lavoro autonomo e lavoro d’impresa. Non è semplice definire il confine, specialmente
da quando i professionisti si organizzano ad impresa, non rendendo più la prestazione infungibile
(personale) ma fungibile (denaro). Vi è quindi impresa quando “si configura una produttività che ecceda
quella del lavoro individuale.
Professionalmente: Si intende l’abitualità dell’attività imprenditoriale. Può essere inteso anche come
stagionalità nel caso di impianti sciistici e stabilimenti balneari. In questo caso bisogna evidenziare il
problema dell’impresa occasionale, ovvero quando si svolge occasionalmente l’attività d’impresa non ci si
può considerare imprenditori. Bisogna andare a fare una valutazione sulla durevolezza dell’impresa,
guardando l’organizzazione: se è strutturata allora si parla di imprenditore.

Scritture contabili e la loro efficacia probatoria


Le scrittura contabili minime sono il libro giornale, il libro degli inventari e la corrispondenza (fatture,
lettere, ecc.). Nel libro giornale vanno annotate le operazione relative all’esercizio dell’impresa in ordine
cronologico, Nel libro degli inventari invece, devono essere indicate e valutate le attività e le passività
relative all’impresa e all’imprenditore.
Le scritture contabili possono essere utilizzate come mezzo di prova sia a favore che contro
l’imprenditore (anche se tenute con mezzi informatici). Chi le utilizza contro l’imprenditore
(art.2709cc) non può scinderne il contenuto, non può quindi chiedere l’esibizione delle scritture solo a
lui favorevoli e l’imprenditore può difendersi con qualunque altra scrittura oppure dimostrando la non
veridicità delle scritture con altre prove. Se si intende invece utilizzare le scritture a favore
dell’imprenditore (art.2710cc) devono essere regolarmente tenute e utilizzate solamente per i rapporti
inerenti all’impresa. I mezzi processuali a disposizione sono l’esibizione, ovvero l’ordine del giudice di
esibire determinare registrazioni o la comunicazione, ovvero l’ordine del giudice di comunicare l’intera
contabilità tenuta dall’imprenditore.

Il problema dell'impresa civile


Di fianco all’impresa agricola e l’impresa commerciale, si postula l’esistenza di una terza categoria non
riconducibile a nessuna delle due: l’impresa civile. Dunque il legislatore è intervenuto con regole non
coordinate con il resto dello statuto. Un esempio sono le società di revisione e le società di
professionisti intellettuali: ad esempio le società di revisione può assumere la veste di SS, nonostante
sia un’impresa commerciale. Invece la società d’avvocati NON può fallire nonostante sia un’impresa
commerciale. Si applica quindi uno statuto dell’imprenditore generale.

Imprenditore Agricolo (art.2135), scritture contabili, connessione, bestiame


L’imprenditore agricolo (art.2135 cc) è identificabile come chi esercita attività di coltivazione del
fondo, selvicoltura, allevamento di animali e tutte le attività connesse. Per queste tre attività si intende
la cura e lo sviluppo di un ciclo biologico o di una sua parte attraverso utilizzo o possibile utilizzo del
fondo, del bosco, di acque dolci. Connesse si intendono le attività di trasformazione,
commercializzazione del prodotto del fondo che rispettino i seguenti requisiti:
Soggettivo  A svolgere l’attività connessa deve essere il medesimo imprenditore, vale solo per le coop
e imp agricoli costituiscono una società di capitali per cui non sono imprenditori agricoli.
Oggettivo  I prodotti devono venire prevalentemente (51%) dal proprio fondo.
Le società agricole possono assumere qualunque forma societaria, purché venga sempre rispettato il
principio della prevalenza e almeno la metà dei soci abbia la qualifica di imprenditore agricolo.
Per quanto riguarda lo statuto dell’imprenditore agricolo:
- Deve iscriversi al registro delle imprese (dal 2001 a efficacia dichiarativa)
- Non può fallire ma è soggetto a procedure concorsuali (accordi di ristrutt.)
- Non ha l’obbligo di tenere scritture contabili.

Il registro delle imprese


Il registro delle imprese è stato istituito nel 1942 come mezzo di pubblicità legale per gli imprenditori
commerciali, società lucrative (salvo le SS), società cooperative ed enti pubblici di natura commerciale,
i quali dovevano iscriversi entro 30 gg dall’acquisto del titolo di imprenditori. Il registro è pubblico e ha
la duplice funzione di rendere edotti e tutelare i terzi (fornitori, creditori e contraenti) attraverso le
informazioni relative all’impresa. Attualmente nel registro delle imprese devono iscriversi anche le
società per le quali non era previsto nel 1942 in un’apposita sezione chiamata sezione speciale. Per le
imprese iscritte nella sezione ordinaria, l’iscrizione ha effetto di pubblicità dichiarativa (opponibilità ai
terzi), tranne per le società di capitali la quale iscrizione ha efficacia costitutiva. Per le imprese
iscritte nella sezione speciale l’iscrizione ha invece effetto di pubblicità notizia (mera certificazione
anagrafica) tranne per le imprese agricole, per le quali ha efficacia dichiarativa.

L'imprenditore occulto
Innanzitutto l’imprenditore occulto è una creazione giurisprudenziale a seguito di un problema reale. Il
problema dell’imprenditore occulto si riconduce alla tematica dell’imputazione dell’attività d’impresa:
normalmente si applica la regola della spendita del nome, ovvero si producono effetti giuridici in capo
alla persona nel cui nome è speso. Può accadere che un soggetto non voglia essere ricondotto alla qualità
d’imprenditore e si serva di un cosiddetto imprenditore apparente: l’imprenditore occulto conferisce,
gestisce l’impresa, e percepisce gli utili, l’imprenditore apparente viene invece remunerato per fare da
prestanome. In questo caso si fa leva sull’art.147 della legge fallimentare, il quale dice che se fallisce
una società con soci illimitatamente responsabili, il fallimento si estende anch’essi. Inoltre nel caso
emergano soci occulti il fallimento si estende anche ad essi, sia nel caso di socio occulto di società
palese che nel caso di socio occulto di società occulta (ditta individuale che nasconde società).
Basandosi su questa norma fallirebbe anche l’imprenditore occulto ma è abbastanza discusso: non
partecipando alla gestione, agli utili e non conferendo non si potrebbe considerare società, sarebbe
un’impresa individuale. Inoltre si premierebbero i creditori che NON facevano affidamento sul capitale
del socio occulto e si penalizzerebbero i creditori che vi facevano affidamento (in caso di più imprese).

Inizio e fine dell'impresa


Ci poniamo questo problema perché per l’imprenditore la registrazione al rdi per lui ha efficacia
dichiarativa. Per cui io potrei essere imprenditore anche non essendo iscritto al rdi. Il problema
che ci poniamo è come faccio a capire se sono o no di fronte a un’imprenditore?
Per quanto riguarda l’imputazione dell’inizio e della fine dell’attività di impresa esistono due tesi:
Ipotesi oggettiva: si considera l’inizio dell’impresa nel momento in cui vengono ad esistere
organizzazione e attività produttiva.
Ipotesi soggettiva: si considera l’inizio dell’impresa nel momento in cui sono riconoscibili da parte
dell’imprenditore atti volti alla creazione dell’organizzazione.
Sulle due ipotesi prevale la seconda. In contropartita, la fine dell’impresa viene considerata coincidente
alla disgregazione dell’organizzazione. Non deve necessariamente coincidere con la cancellazione dal
registro delle imprese, può avvenire anche in un secondo momento e verrà considerato quello come fine
dell’impresa (ad esempio Ditta Individuale che continua).

Ausiliari dell’imprenditore
Institore (e altri)
L’institore (art.2203cc) è preposto dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale. Il suo potere
deriva dalla legge, ovvero dalla preposizione institoria con la quale viene nominato. Può effettuare ogni
atto di ordinaria e straordinaria amministrazione ad esclusione dell’alienazione o ipoteca di beni
immobili. I poteri dell’institore possono essere ristretti od estesi nella procura (art.2206) che verrà
depositata presso rdi ad efficacia dichiarativa. In mancanza di procura l’institore ha un potere di
rappresentanza generale. L’institore agisce per nome e per conto dell’imprenditore, producendo quindi
effetti giuridici in capo ad esso (spendita del nome). In caso ometta di far conoscere al terzo
contraente che tratta per l’imprenditore, risulterà personalmente obbligato, assumendo quindi la forma
di mandato senza rappresentanza.
Il procuratore (art.2209cc) è sotto il controllo dell’institore e può compiere atti pertinenti al’ex
d’impresa e ha potere esecutivo, di rappresentanza esterna e decisione interna.
I commessi (art.2210cc) possono compiere atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni
cui sono incaricati. Esistono divieti imposti dalla legge: concludere contratti, riscuotere prezzo delle
merci fuori dai locali dell’impresa, esigere prezzo di merci che non consegnino o concedere
dilazioni/sconti non di uso. Questi limiti possono essere rimovibili su autorizzazione dell’imprenditore.

Differenza tra ausiliari autonomi e ausiliari subordinati


La collaborazione tra ausiliari ed imprenditore può avere diversa natura: gli ausiliari possono essere
autonomi o subordinati. La differenza è data dalla presenza o meno di un vincolo di dipendenza che si
manifesta attraverso predeterminazione da parte dell’imprenditore di compiti affidati, vincoli di orario,
organizzazione gerarchica. La collaborazione autonoma spesso richiede un certo coordinamento con
l’attività affidata alla struttura dipendente, visto il carattere di continuità: in tal caso parliamo di para
subordinazione. A volte l’attività di collaborazione autonoma assume carattere imprenditoriale, in tal
caso si dà luogo alla figura dell’impresa ausiliaria. Infine gli ausiliari subordinati sono legati all’impresa
da un unico tipo di rapporto giuridico, ovvero quello del lavoro subordinato; gli ausiliari autonomi sono
legati all’impresa da svariati tipi di rapporti contrattuali, disciplinati a seconda della prestazione-

L’azienda
Modalità di trasferimento e disciplina del trasferimento d'azienda
L’azienda (art.2555cc) è il complesso di beni organizzato dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
Il trasferimento dell’azienda (art.2556cc) dice che le imprese soggette a registrazione, i contratti che
hanno ad oggetto trasferimento di proprietà o godimento dell’azienda devono essere provati per
iscritto, salvo l’osservanza delle forme previste dalla legge per il trasferimento di singoli beni (beni
immobili = atto pubblico) o per natura del contratto.
Il divieto di concorrenza (art.2557cc) dice che per i 5 anni successivi al passaggio di proprietà o per la
durata del godimento dell’azienda non è possibile iniziare una nuova impresa che per oggetto, ubicazione
o altre circostanze possa sviare la clientela dell’azienda ceduta.
Per quanto riguarda i contratti (art.2558cc) l’acquirente subentra in tutti i contratti stipulati per
l’esercizio dell’azienda ad esclusione di quelli personali (ovvero per i quali è richiesta la presenza
dell’alienante). I terzi contraenti possono recedere entro 3 mesi per giusta causa.
Per quanto riguarda i crediti (art.2559cc) vengono anch’essi trasferiti e il debitore che in buona fede
paghi l’alienante viene considerato liberato.
Infine per quanto riguarda i debiti (art.2660cc) il cedente viene considerato corresponsabile insieme
all’acquirente. L’acquirente diviene responsabile dei debiti aziendali solamente se essi emergono dalle
scritture contabili.
Usufrutto d'azienda
Per quanto riguarda l’usufrutto d’azienda, l’azienda viene considerata come un complesso di beni
separato dalla singolarità degli elementi che concorrono alla sua composizione, in modo che il mantenere
l’integrità fisica dell’oggetto si traduca nell’obbligo di conservare la funzionalità del complesso.
Sorgono una serie di poteri/doveri in capo all’usufruttuario:
- Obbligo di gestire l’azienda, continuare l’esercizio dell’impresa SENZA modificarne l’oggetto sociale
- Obbligo di conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti
- Potere di disporre dei beni aziendali, senza esclusione (capitale circolante + capitale fisso) e di
immettere nuovi beni in aggiunta/sostituzione dei precedenti
L’usufruttario può inoltre disporre dei rapporti giuridici precedenti e dei crediti ma non si estende ad
esso la responsabilità per i debiti aziendali contabilizzati. Alla fine dell’usufrutto la differenza tra le
consistenze di inventario all’inizio e al termine viene regolata in denaro sulla base dei valori correnti al
termine dell’usufrutto. Nell’affitto di azienda si applica la medesima disciplina ad esclusione della
cessione dei crediti aziendali.

Consorzi e altre forme di integrazione tra imprese


I consorzi
I consorzi sono contratti con i quali due o più imprenditori si associano per due possibili scopi:
1) Mettere a fattor comune una particolare fase del processo produttivo (consorzi di coordinamento)
2) Organizzare le rispettive attività d’impresa in modo da non ostacolarsi (consorzi anticoncorrenziali).
Nei consorzi si può entrare e uscire più o meno liberamente, più agevole rispetto alla società.
È possibile inoltre fare un ulteriore distinzione:
a) Consorzi con attività interna: il consorzio serve come organismo organizzativo per i vari consorziati i
quali avranno poi rapporti con i terzi in proprio. I consorziati dovranno dare un contributo al consorzio
per coprire le spese.
b) Consorzi con attività esterna: il consorzio è a tutti gli effetti un soggetto contraente. È prevista la
creazione di un fondo consortile tramite i contributi dei consorziati ed il consorzio avrà responsabilità
limitata per le obbligazioni contratte, rispondendo solamente con il fondo consortile. Vi è però una
norma che dice che per le obbligazioni contratte dal consorzio, oltre allo stesso risponde
sussidiariamente anche il consorziato nell’interesse del quale è stata contratta l’obbligazione, questo a
tutela dei consorziati nel caso si effettui un operazione nell’interesse di un singolo consorziato.
I consorzi possono assumere anche dimensioni molto grandi, per questo possono avere la forma di
società, con un meccanismo di entrata e uscita dei soci agevolato e con scopo non lucrativo ma
consortile. Per il resto vale la disciplina generale per le società. La cooperativa è la forma più simile.

Imprenditore collettivo prima cosa da dire che non è una società, è un’impresa eseguita in comune da
+ soggetti con interessi di + persone con titolarità sostanziale
Il problema è che c’è un’unica forma regolata di imprenditore collettivo e cioè le società però esistono
anche altre forme diverse della società alle quali si assiste allo svolgimento di attività d’impresa diverse
dalla società. Nel perimetro del imprenditore collettivo c’è spazio per altre forme di impresa che sono:
Alcuni esempi:
Associazione in partecipazione
L’associazione in partecipazione (art.2549cc) è un contratto attraverso il quale l’associante che ha
bisogno di capitale, chiede ad un soggetto detto associato un determinato apporto, che verrà
remunerato attraverso una partecipazione agli utili. L’associato quindi risponde limitatamente con il
capitale investito, mentre gestisce l’azienda solamente l’imprenditore. La figura dell’associato
assomiglia alla figura dell’accomandante nella SAS.
Comunione dei coniugi è un’azienda gestita da entrambi i coniugi in regime di comunione legale e la cosa
importante è che la comunione non si trasformi in società. Se sono terzo per inquadrare questa
fattispecie dei coniugi è costituire la società di fatto.
Cointeressenza
La cointeressenza (art.2554cc) è un contratto attraverso il quale un soggetto partecipa agli utili di
un’impresa ma non alle perdite, oppure partecipa ad utili e perdite senza un determinato apporto.

Le imprese familiari
L’impresa familiare (art.230bis) NON è considerata una contitolarità vera e propria, il cc tutela i
familiari lavoratori. Hanno diritto ad una retribuzione a seconda della quantità e qualità del lavoro ma
non hanno diritti poteri e responsabilità di co-imprenditori o soci.
Imprenditore società
Autonomia Patrimoniale
Per quanto riguarda l’autonomia patrimoniale occorre distinguere il caso della società di persone e di
società di capitali: nelle società di capitali si parla di un’autonomia patrimoniale perfetta in quanto la
società risponde delle obbligazioni contratte solamente con il capitale sociale, si parla in questo caso di
personalità giuridica. Per quanto riguarda invece le società di persone si parla di autonomia patrimoniale
imperfetta in quanto i soci sono illimitatamente responsabili per le obbligazioni contratte dalla società,
si parla in questo caso di soggettività giuridica. Nelle società di persone distinguiamo nelle SS una
situazione di autonomia patrimoniale assolutamente imperfetta, mentre nelle SNC e nelle SAS si parla
di autonomia patrimoniale relativamente imperfetta. Si parla di autonomia patrimoniale assolutamente
imperfetta perché nelle SS i soci che hanno agito per nome e conto della società rispondono
solidalmente e personalmente per le obbligazioni, POTENDOSI avvalere del principio di escussione
indicando dei beni societari sui quali i creditori possano agevolmente soddisfarsi. Nelle SNC e nelle
SAS invece il principio d’escussione OPERA DI DIRITTO. Inoltre dal punto di vista del creditore
particolare del socio, nelle SS il creditore può chiedere la liquidazione della quota sociale nel caso in cui
il socio non abbia patrimonio sufficiente ad adempiere all’obbligazione e la società dovrà liquidare entro
3 mesi la quota. Per i soci delle SNC e per i soci accomandatari delle SAS invece non è possibile
chiedere la liquidazione della quota finché la società esiste.

Patto Leonino (art.2265)


L’articolo 2265cc dice che è nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione
agli utili o alle perdite della società.

Convenzioni parasociali (cosa sono, quanto dura, cosa succede in caso di inadempimento)
Le convenzioni parasociali (art.2341 bis e ter cc) sono contratti attraverso i quali alcuni o tutti i soci si
accordano allo scopo della stabilizzazione dell’assetto proprietario o del governo della società. Il patto
parasociale ha efficacia solamente tra le parti, in caso di inadempimento si deve risarcire il danno, ha
quindi efficacia obbligatoria ma non reale. Di seguito le caratteristiche dei patti parasociali:
- Hanno per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle SPA o nelle società che controllano
- Pongono limiti al trasferimento delle azioni o delle partecipazioni nelle società che controllano
- Non possono avere una durata superiore ai 5 anni e si intendono stipulati per questo termine anche nel
caso le parti abbiamo pattuito un termine maggiore.
Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere
comunicati alla società e dichiarati all’apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere
verbalizzata e depositata presso l’ufficio del registro delle imprese. In mancanza di tale dichiarazione i
possessori delle azioni non possono esercitare diritto di voto e le deliberazioni con loro voto
determinante possono essere impugnate ai senti dell’art. 2377cc (annullabilità delibere assembleari).

Società simulata e apparente


Società apparente 2 o + persone operano nel mondo esterno ingerendo nei 3° la convinzione che esiste
vincolo contrattuale la convinzione maturata in capo ai 3° che non sia frutto di un loro affidamento
colpevole e già elemento sufficiente che esiste la società tra due persone.
Elemento essenziale della apparente e simulata è la volontà
Società simulata assoluta le parti costituiscono una società però realmente tra di loro non vogliono aver
alcun tipo di rapporto durante l’ex.
Società simulata relativa le parti stipulano un contratto di società però all’esterno voglio porre un altro
tipo di rapporto che è il rapporto dissimulato. Due soci dove tra i due uno è imprenditore e l’altro è un
dipendente.
Società Semplice
Autonomia patrimoniale assolutamente imperfetta perché i creditori sociali possono rifarsi anche sul
patrimonio personale del socio nella ss il creditore sociale può direttamente aggredire il patrimonio e il
socio può indicare al creditore i beni sui quali si può agevolmente rifare e non è di agevole si rifare sul
patrimonio del socio
Se si tratta di una snc prima che il creditore si rifa sul patrimonio personale del socio deve prima a
rifarsi sul patrimonio sociale poi sul patrimonio del socio.
Amministrazione sdp
L’amministrazione della società è in mano ai soci e abbiamo due tipi di amministrazione:
Amministrazione disgiuntiva e congiuntiva
Nella società semplice può esserci amministrazione disgiuntiva o amministrazione congiuntiva.
L’amministrazione disgiuntiva (art.2257cc) rappresenta il sistema ordinario di amministrazione, a meno
che l’atto costitutivo o un atto separato non preveda diversamente. Ogni amministratore ha nei
confronti dell’altro diritto di veto: ogni socio può opporsi alla decisione dell’altro prima che questa
venga messa in atto. Si decide con maggioranza in base alle quote di partecipazione dei diritti agli utili.
In caso non si trovi un accordo si procede alla liquidazione della società.
Nel caso di amministrazione congiuntiva (art.2258cc) gli amministratori hanno poteri congiunti
(decidono con il consenso di tutti) per l’amministrazione della società. Possono agire singolarmente solo
per evitare un grave danno alla società. Nel silenzio del contratto vale l’amministrazione disgiuntiva.

Creditore particolare e del socio (sia per le s.n.c. che per le s.s.)
Nel caso delle SS, il creditore particolare del socio ha due poteri:
- Esercitare diritti sugli utili spettanti al socio e poter compiere azioni conservative sulla quota
spettante al socio in liquidazione
- Chiedere la liquidazione della quota del socio in caso la restante parte del patrimonio non sia
sufficiente a soddisfare il credito. La quota dovrà essere liquidata entro 3 mesi.
Nel caso della SNC il creditore particolare del socio potrà solamente esercitare diritti sugli utili
spettanti al socio e compiere azioni conservative, non potrà chiedere la liquidazione della quota finche
dura la società.

Disciplina in caso di morte del socio nelle società di persone


In caso di morte del socio, normalmente la quota viene liquidata con valore al giorno del decesso agli
eredi. La morte del socio può provocare anche lo scioglimento della società. I soci potrebbero anche
decidere di liquidare la società o di coinvolgere gli eredi nella gestione societaria attraverso due
meccanismi:
- Richiesta di coinvolgimento degli eredi nella gestione societaria, gli eredi dovranno valutare la
convenienza siccome risulteranno illimitatamente responsabili per le obbligazioni precedentemente
contratte dalla società.
- La presenza di una clausola nello statuto che coinvolga per legge gli eredi nella gestione. È discusso
questo tipo di clausola in quanto non viene presa in considerazione la volontà degli eredi.

Recesso del socio nelle società di persone


Bisogna distinguere tra 2 situazioni: il socio può recedere in qualunque momento dalla società con un
preavviso di 180gg se la società è a tempo indeterminato mentre invece nel caso di società a tempo
determinato il socio può recedere solamente nei casi previsti da contratto sociale o per giusta causa.
Il socio recedente riceverà la propria liquidazione della quota, con un possibile riscontro negativo sulla
società: nel caso la liquidità non sia sufficiente per corrispondere quanto dovuto al socio (ad esempio
perché patrimonio immobilizzato) l’intera società finirebbe in liquidazione.

Esclusione del socio nelle società di persone


L’esclusione del socio nelle società di persone può avvenire o in maniera facoltativa o di diritto.
L’esclusione facoltativa avviene per volontà dei soci, e può operare nei seguenti casi:
- Gravi inadempienze per le obbligazioni derivanti da legge o contratto sociale
- Inabilitazione del socio o interdizione anche temporanea dovuta a condanna o pena
- Per il socio d’opera o chi ha conferito il godimento di un bene per l’impossibilità ad effettuare la
prestazione o per perimento del bene.
L’esclusione viene deliberata a maggioranza dei soci e ha effetto dopo 30gg dalla comunicazione.
L’esclusione di diritto non avviene per volontà dei soci ma agisce per legge nei seguenti casi:
- Creditore particolare del socio: i soci non possono opporsi alla richiesta di liquidazione della quota
-Fallimento del socio: nel caso in cui abbia una ditta individuale e fallisca, non avendo altro patrimonio
sul quale i creditori possano rifarsi, viene aggredita la quota dell’altra società.

La responsabilità degli amministratori


Gli amministratori hanno una responsabilità di mezzo e non di risultato nei confronti della società.
Secondo l’art.2260cc gli amministratori sono responsabili solidalmente per gli obblighi derivanti da
legge o da statuto nei confronti della società, salvo dimostrino di essere esenti da colpa. Hanno quindi
una responsabilità risarcitoria nei confronti della società, ma non nei confronti dei singoli soci.

Responsabilità dei soci nelle società di persone


Nelle società di persone possiamo analizzare la responsabilità dei soci come segue:
- Responsabilità del socio: per le obbligazioni sociali rispondono oltre al patrimonio sociale
personalmente e solidalmente i soci che hanno agito per nome e per conto della società, e salvo
diversamente pattuito tutti i soci. I soci possono avvalersi del principio di escussione: se viene richiesto
loro l’adempimento da parte del creditore possono indicare un bene societario sul quale sia possibile
agevolmente soddisfarli. Nelle SNC e nelle SAS (accomandatari) questo principio opera di diritto,
mentre nelle SS va richiesto.
- Responsabilità del socio entrante: il socio entrante diventa solidalmente e illimitatamente
responsabile per tutte le obbligazioni contratte dalla società
- Responsabilità del socio uscente: il socio o i suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le
obbligazioni sociali fino allo scioglimento della società.

Cause di scioglimento delle società di persone


La società di persone può sciogliersi per le seguenti cause:
- Decorso del termine
- Conseguimento dell’oggetto sociale o impossibilità sopravvenuta di conseguirlo
- Per volontà di tutti i soci
- Quando viene a mancare la pluralità dei soci se nel termine di 6 mesi non è ricostituita
- Altri motivi che possono essere previsti nel contratto sociale (es. non raggiungimento dell’obiettivo)

Liquidazione di società semplice


Quando si verifica una delle cause di scioglimento della società, prima di estinguersi definitivamente
passa per una fase detta “liquidatoria”, cambiando lo scopo (liquidatorio). Il verificarsi di una delle
cause di scioglimento opera di diritto. La società entra dunque in stato di liquidazione, vengono nominati
dei liquidatori che sostituiscono gli amministratori nella gestione liquidativa del patrimonio sociale.
Sono 4 fasi:
- Redazione dell’inventario
- Monetizzazione dell’attivo
- Pagamento delle passività sociali
- Redazione del bilancio finale di liquidazione e del piano di riparto.
Quindi una volta estinti i debiti sociali si passa a ripartire l’attivo residuo tra i soci.

Società nome collettivo


Disciplina del capitale nella SNC
Il capitale sociale nella snc può essere modificato solo con l’atto costituttivo e diventa patrimonio
sociale per effetto della gestione e ha la funzione di garanzia per i creditori. Per la riduzione del fondo
sociale avviene con il rimborso ai soci delle quote conferite oppure liberare i soci dai conferimenti non
ancora avvenuti, la riduzione può avvenire solo dopo 3 mesi dall’iscrizione al rdi se i creditori sociali non
si oppongono tramite il tribunale il quale può disporre che la riduzione avvenga con IDONEA
GARANZIA. La riduzione per perdite può essere attraverso la reintegrazione del capitale oppure
riducendo il capitale sociale.
SNC irregolare
La snc ha efficacia dichiarativa per cui possiamo avere una snc non iscritta al rdi per cui
irregolare. Irregolare è diverso dalla società di fatto dove abbiamo due soggetti esercitano in
comune un’attività economica comportandosi come soci senza aver stipulato nessun accordo
espresso. Possiamo avere una snc irregolare ma non di fatto, snc con contratto ma non iscritta al
rdi. I comportamenti dei soci nella società di fatto possono svolgere un esercizio in comune
dividersi gli utili e le perdite. Società di fatto si distingue da una non di fatto se c’è o meno un
contratto. Una snc di fatto si distingue da una attività semplice di fatto in base alla natura
dell’attività esercitata perché la ss non può avere ad oggetto attività commerciale.

Differenza responsabilità tra SNC e SS


Per le obbligazioni sociali rispondono oltre al patrimonio sociale personalmente e solidalmente i soci che
hanno agito per nome e per conto della società, e salvo diversamente pattuito tutti i soci. I soci possono
avvalersi del principio di escussione: se viene richiesto loro l’adempimento da parte del creditore
possono indicare un bene societario sul quale sia possibile agevolmente soddisfarli. Nelle SNC e nelle
SAS (accomandatari) questo principio opera di diritto, mentre nelle SS va richiesto. Inoltre mentre
nelle SS può esserci un patto che limiti la responsabilità dei soci nei confronti dei terzi, nelle SNC
questo patto non ha effetto nei confronti dei terzi può avere solamente un effetto interno: nonostante
risponda illimitatamente verso i terzi, può rifarsi pro quota tra gli altri soci tramite accordo interno.

Società accomandita semplice


Sas
Sas ha un’autonomia patrimoniale relativamente imperfetta ed è composto da due categorie di soci
accomandatari e accomandanti, i primi hanno resp illimitata e sono definiti naturali gestori della società
invece i accomandanti sono limitatamente resp, non sono amministratori, possono prestare opera sotto
il controllo dei accomandatari, hanno diritto ad avere informazioni sul bilancio e possono chiedere di
diventare amministratore perdendo la resp limitata e nel caso che dovesse adottare decisioni gestionali
non di sua competenza rischia l’esclusione.
La differenza con la sapa che tutti i soci sono amministratori.
La sas non ha un capitale minimo
La ragione della società deve essere iscritta dal nome di almeno 1 socio accomandante il quale ha
responsabilità illimitata e solidale
Socio accomandante in sas regolare e irregolare e poteri
Il socio accomandante nel caso di SAS regolare o irregolare rimane ugualmente limitatamente
responsabile per quanto conferito mentre al socio accomandatario si applica il regime di autonomia
patrimoniale assolutamente imperfetta delle SS. I soci accomandanti hanno i seguenti poteri:
- Prestare la propria opera sotto la direzione degli amministratori
- In caso vengano a mancare tutti gli accomandatari, durante i 6 mesi di grazia possono nominare un
amministratore provvisorio che abbia i poteri di ordinaria amministrazione
- Hanno diritto ad avere comunicazione annuale del bilancio, e del conto di profitti e perdite, di
controllarne l’esattezza e di poter consultare i libri e gli altri documenti della societò.

Divieto di immistione
Il divieto di immistione agisce nei confronti dei soci accomandanti, i quali non possono amministrare la
SAS salvo procura degli accomandatari per il compimento di specifici affari. Nel caso non venga
rispettato questo divieto diventano illimitatamente e solidalmente responsabili per le obbligazioni
contratte e sono inoltre soggetti ad esclusione dalla società. Nel caso invece appaia il nome del socio
accomandante nella ragione sociale, esso diventa illimitatamente responsabile per le obbligazioni.

SPA caratteri e costituzione


Differenza tra spa unipersonale e con più soci
Innanzitutto la SPA unipersonale viene costituita appunto tramite atto unilaterale mentre la SPA con
più soci tramite contratto. Il capitale conferito, oltre che integralmente sottoscritto, deve essere
anche interamente versato. L’unipersonalità è soggetta a pubblicità, deve essere iscritta nel registro
delle imprese a pena la perdita della responsabilità limitata del socio unico.
Atto costitutivo
L’atto costitutivo (art.2328cc e ss.) deve essere redatto sotto forma di atto pubblico ed ha efficacia
costitutiva, può essere sia un atto unilaterale che un contratto. L’atto costitutivo deve contenere:
- Dati anagrafici dei soci e numero di azioni loro assegnate
- Denominazione e comune dove sono poste le sedi della società, durata della società
- Oggetto sociale
- Ammontare del capitale sottoscritto/versato
- Valore attribuito a crediti e beni conferiti in natura
- Sistema di amministrazione adottato, poteri degli amministratori e rappresentanza
- Numero dei componenti del collegio sindacale
- Nomina dei primi amministratori e sindaci, consiglio di sorveglianza, revisore esterno
- Importo delle spese di costituzione della società
Le clausole poste sullo statuto prevalgono sull’atto costitutivo.
Per procedere alla costituzione della società il capitale sociale deve essere interamente sottoscritto,
devono essere rispettate le previsioni del cc in merito ai conferimenti e devono esservi tutte le
autorizzazioni e altre condizioni legali legate al particolare oggetto della società.
Il notaio, una volta ricevuto l’atto, deve depositarlo entro 20gg presso l’ufficio del registro delle
imprese, allegando documentazione comprovante la sussistenza dei requisiti dell’art.2329,
Se entro quel termine né il notaio ne gli amministratori depositano l’atto possono provvedere i soci a
spese della società. Una volta verificata la regolarità formale la società è registrata.
Con l’iscrizione al registro la società acquista personalità giuridica. Per le operazioni compiute prima
dell’iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito, sono
inoltre responsabili il socio unico fondatore e i soci che abbiano deciso, autorizzato o consentito
l’operazione. Appena la società è costituita assume le obbligazioni che altrimenti graverebbero su chi ha
agito. Gli amministratori possono prendere i soldi versati solo dopo l’iscrizione, in caso non avvenisse
entro 90gg allora possono prenderli. È vietata l’emissione di azioni prima dell’iscrizione.

Nullità della SPA


La nullità della SPA è disciplinata nell’arti.2332cc, una volta che la società è iscritta nel registro delle
imprese può essere dichiarata la nullità solamente nei seguenti casi:
- Mancata stipulazione dell’atto costitutivo nella forma di atto pubblico
- Illeceità dell’oggetto sociale
- Mancanza nell’atto costitutivo di: conferimenti, oggetto sociale, capitale sociale.
La dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti dopo la costituzione della società
e la nullità non può essere dichiarata se la causa è stata eliminata e tale eliminazione è stata iscritta nel
registro delle imprese. I soci non sono liberati dall’obbligo di conferimento finché non sono soddisfatti i
creditori sociali. Vale anche per le società di persone? In realtà il codice non esplicita che vale per le
sdp per cui ci sono due tesi una che afferma che vale anche per le sdp e un’altra afferma che se il
legislatore lo avesse voluto anche per le sdp lo avrebbe scritto.

Conferimenti e titoli azionari SPA


I conferimenti in natura e in crediti nelle spa
In caso di conferimenti di beni in natura e di crediti (art.2343), chi conferisce deve presentare la
relazione giurata di un esperto designato dal tribunale (dalla società in caso di SRL) contenente la
descrizione del bene o dei crediti conferiti e l’attestazione del loro valore. La relazione andrà allegata
all’atto costitutivo. Gli amministratori nel termine di 180gg dall’iscrizione della società nel registro
delle imprese sono tenuti a controllare la relazione e revisionare la stima in caso di giusta causa. Nel
caso il valore dei beni o dei crediti si discosti di oltre 1/5 dalla stima, la società può ridurre il capitale
sociale, oppure il socio può versare la differenza in denaro, oppure può recedere dalla società e se
possibile ottenere indietro o parte o tutto il bene conferito.
Non è necessaria la relazione di stima in caso esistano delle stime certificate, come crediti che si
trovano nei mercati regolamentati o di beni/crediti iscritti in un bilancio dell’anno precedente
certificato di un’altra società oppure beni che abbiano una stima valida effettuata non oltre i 6 mesi
precedenti, effettuata per qualche altro scopo.
Gli obblighi dei amministratori ?

Inadempimento del socio nelle spa


Art.2344cc In caso il socio entro 90gg non effettui i conferimenti integrativi del CS sottoscritto, gli
amministratori dovranno diffidarlo ad adempiere nel termine di 15gg e pubblicare la diffida sulla
gazzetta ufficiale. I soci dovranno scegliere tra esecuzione forzata nei confronti del socio moroso
oppure offrire le sue azioni agli altri soci, in proporzione alle loro partecipazioni per un corrispettivo
non inferiore ai conferimenti ancora dovuti. Se i soci non acquistano le azioni verranno vendute per
conto del socio tramite una banca od intermediario finanziario. Se non è possibile rimettere in
circolazione le azioni nel termine di un anno dalla decadenza dovranno essere estinte e si provvederà ad
una riduzione del capitale sociale.

Le azioni di godimento
In occasione di rimborso delle azioni dei soci (come nel caso di riduzione reale del capitale sociale in
quanto esuberante rispetto al conseguimento dell’oggetto sociale) possono essere emesse delle azioni di
godimento. Attribuiscono al socio il diritto di partecipare agli utili dopo le azioni ordinarie e al riparto
del patrimonio in caso di scioglimento della società sempre dopo le azioni ordinarie. Non rappresentano
capitale sociale, infatti i diritti sono soddisfatti dopo quelli dei possessori delle azioni ordinarie.

Azioni correlate
La società può emettere azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell’attività sociale in
un determinato settore. Lo statuto stabilisce i criteri di individuazione di costi e ricavi imputabili al
settore, le modalità di rendicontazione e i diritti attribuiti a tali azioni, nonché eventuali condizioni e
modalità di conversione in azioni di un’altra categoria.
Strumenti finanziari partecipativi
La SPA può emettere azioni che rappresentano una partecipazione al capitale di rischio, delle
obbligazioni che rappresentano un’operazione di prestito e strumenti finanziari partecipativi (art2346),
ovvero titoli variamente configurabili a seconda delle esigenze, più simili ad azioni o obbligazioni.
possiamo distinguere tra strumenti finanziari partecipativi e non partecipativi. La differenza
fondamentale Strumenti partecipativi: partecipano, un po’ come le azioni, alle sorti della società a
seconda di come siamo stati strutturati. In questo caso, la dottrina dice che non può essere obbligazione.
Strumenti non partecipativi: possiamo assimilarlo all’obbligazione, perché da diritto al rimborso di quanto
investito.

Azioni con prestazioni accessorie


Art.2345cc. Oltre l’obbligo dei conferimenti, l’atto costitutivo può stabilire l’obbligo dei soci di
eseguire prestazioni accessorie non consistenti in denaro, determinandone contenuto, durata, modalità
e compenso. Tali azioni sono personali e non trasferibili se non con il consenso dei soci. Quindi
attraverso questo particolare tipo di azioni, non andando a capitale, la società può acquistare
prestazioni dai soggetti pur non essendo soci d’opera.
Un altro esempio di questo tipo di strumenti sono assegnazione di strumenti non partecipativi non
imputabili a capitale sociale cioè sono strumenti che attribuiscono diritti ai utili che non sono azioni
sono più simili alle obbligazioni in quanto danno diritto al rimborso di quanto investito.

Azioni di risparmio
Le azioni di risparmio possono essere emesse solamente dalle società quotate, non danno diritto di voto
sia in assemblea ordinaria che in assemblea straordinaria ma danno diritti patrimoniali maggiori.
Possono essere distribuite dall’emittente in misura non superiore al 50% del capitale sociale.

Clausola di gradimento e prelazione (limiti alla circolazione delle azioni)


Si tratta di limiti convenzionali (stabiliti volontariamente) alla circolazione delle azioni. Un esempio di
limite legale è la limitazione di circolazione per i conferimenti in natura, finche non viene completata la
procedura e il controllo della valutazione le azioni sono bloccate. La legge fornisce l’opportunità (ma non
l’obbligo) di inserire nello statuto delle clausole volte a questo scopo. Esistono due tipi di clausole,
entrambe ad efficacia REALE (vengono dettate dalla legge violandole opera l’inefficacia dell’atto, a
differenza dell’efficacia consensuale la quale necessità il consenso, come nei patti parasociale bisogna
aderire):
Clausole di prelazione: devo offrire in prelazione ai soci le azioni allo stesso prezzo che mi offre il
terzo. Se decidono di non acquistarle, posso procedere a venderle al terzo. In caso di vendita diretta si
viola lo statuto e il trasferimento delle azioni non ha efficacia.
Clausole di gradimento: si possono vendere liberamente le azioni, ma il nuovo socio deve ricevere il
gradimento da un organo prescelto. In alternativa è possibile che i requisiti di gradimento siano
individuati nello statuto. La legge vieta però l’arbitrio assoluto della clausola nel caso non risulti
individuabile un nuovo socio, in tal caso l’alienante può esercitare il diritto di recesso.
Queste clausole possiamo trovarle anche nei patti parasociali hanno effetto tra i aderenti per cui
efficacia obbligatoria la loro violazione comporta solo un risarcimento, per cui la vendità delle azioni
sono valide.

Azioni proprie
Le azioni proprie sono disciplinate nell’art.2357cc. La società non può acquistare azioni proprie se non
nei limiti degli utili distribuibili o delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio. Possono essere
acquistate solamente azioni interamente liberate (deve avvenire il conferimento per completo per
quelle azioni), nel limite del 20% del CS per le società quotate.
L’acquisto deve essere deliberato e regolato dall’assemblea che determina il numero massimo di azioni
acquistabili, il tempo disponibile (non superiore ai 18 mesi) per l’acquisto e il corrispettivo min. e max.
Le azioni acquistate in violazione di questi precetti devono essere alienate entro un anno dall’acquisto.
Vi sono dei casi speciali per i quali non vanno rispettati tali precetti:
- Esecuzione di una deliberazione dell’assemblea di riduzione del capitale sociale
- Acquisto a titolo gratuito
- Per effetto di successione universale, fusione, scissione
- In occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società.

L’assemblea dei soci SPA


Invalidità delibere assembleari nella spa (annullabilità e nullità)
La disciplina dell’invalidità delle delibere assembleari è trattata nell’art.2377ss del cc distinguendo le
ipotesi di annullabilità e di nullità. Sono impugnabili tutte le deliberazioni che non sono prese in
conformità della legge e dello statuto possono essere impugnate dai soci dissenzienti, assenti o
astenuti che detengano almeno il 5% del capitale sociale nelle società non quotate, mentre nelle società
quotate che detengano almeno 1/1000 del capitale sociale, in + possono impugnare gli amministratori,
sindaci, consiglio di sorveglianza. I soci che non detengono tale quota possono chiedere solamente
risarcimento del danno.
La deliberazione può essere annullata nei seguenti casi:
- Partecipazione all’assemblea di soggetti non legittimati: annullamento possibile solo nel caso in cui la
presenza del socio non legittimato sia determinante al fine del raggiungimento del quorum costitutivo
- Invalidità dei singoli voti od errato conteggio solo nel caso in cui il voto sia determinante
- Incompletezza od inesattezza del verbale quando impedisca l’accertamento del contenuto, degli
effetti e la validità della deliberazione.
La domanda di impugnazione deve essere effettuata entro 90gg dalla deliberazione e ha effetto
rispetto a tutti i soci, fermo restando la validità degli atti compiuti nei confronti dei terzi.
È possibile chiedere la nullità nelle seguenti ipotesi:
- mancata convocazione o mancanza di verbale
- impossibilità od illeceità dell’oggetto della deliberazione
- deliberazioni che modifichino l’oggetto sociale prevedendo svolgimento di attività illecite o impossibili
È possibile per le prime due ipotesi chiedere la nullità nel termine dei 3 anni dall’iscrizione della
deliberazione mentre invece nel caso di modificazione dell’oggetto sociale è possibile avvalersene
sempre. È possibile nelle prime due ipotesi sanare la nullità:
- per mancata convocazione, si prevede che la delibera non può essere impugnata da chi anche
successivamente abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell’assemblea
- in caso di mancanza di verbale è possibile la verbalizzazione purché avvenga prima dell’assemblea
successiva. La deliberazione avrà tale data ma sono salvi i diritti acquisiti in buona fede dai terzi.
Dunque la nullità non pregiudica i diritti acquistati dai terzi in buona fede e non può essere pronunciata
se la delibera è sostituita da altra presa in conformità di legge o statuto.
Infine nei casi di aumento del capitale sociale non può essere dichiarata la nullità dopo l’iscrizione al
registro delle imprese mentre per la riduzione basta una parziale esecuzione per non essere annullabile.

Disciplina anteriore alla riforma del 2003: la invalidità comprendeva tre tipi di invalidità, la nullità, quello,
l’annullabilità e l'inesistenza  perché, mentre la nullità riguardava essenzialmente vizi di contenuto la
nullità era caratterizzata da un regime più o meno simile a quello dei contratti, la nullità poteva essere fatta
valere in qualunque tempo, da chiunque vi avesse interesse, non era sanabile; La riforma ha eliminato
l’inesistenza e le categorie sono due: annullabilità e nullità. Quei vizi che avevano dato luogo a quelle
ipotesi di inesistenza vengono, in massima parte, fatti confluire nella nullità. Quindi oggi abbiamo il 2377,
che detta la disciplina della annullabilità, e il 2379 che detta la disciplina della nullità.
Assemblea (ordinaria e straordinaria) delle SPA
L’Assemblea è un organo intermittente è un organo che prevede una convocazione e c’è una
celebrazione con i soggetti che sono legittimati a partecipare e vi è la proclamazione dei risultati
dell’assemblea ed in fine vi è la verbalizzazione dei risultati all’interno di un verbale. L’assemblea non
può avere competenze gestorie, si può prevedere in statuto delle autorizzazioni assembleari rimane
ferma la responsabilità degli amministratori.
Assemblea può essere convocata dagli amministratori e dal collegio sindacale e dai soci in misura di 5%
aperte e 10% nelle chiuse, i soci fanno richiesta agli amministratori e se loro non provvedono possono
fare richiesta al tribunale.
A convocare l’assemblea sono gli amministratori entro 15 gg nella gazzetta ufficiale o tramite
raccomandata nelle chiuse. Nelle aperte viene pubblicato sul sito dell’azienda.
Nel sistema tradizionale e monistico l’assemblea ordinaria:
- Approva il bilancio
– Nomina e revoca amministratori, nomina sindaci e presidente del collegio sindacale e il revisore
esterno quando previsto
- Determina il compenso di amministratori e sindaci se non stabilito nello statuto
- Delibera sulla responsabilità di amministratori e sindaci
- Delibera su ogni altra materia attribuita ad essa dalla legge.
L’assemblea deve essere convocata almeno una volta l’anno, in un termine non superiore a 120gg dalla
chiusura dell’esercizio sociale. In caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato lo
statuto può prevedere una deroga a 180gg di tempo limite.
Nel sistema dualistico invece l’assemblea ordinaria ha i seguenti poteri:
- Nomina e revoca i consiglieri di sorveglianza;
- Determina il compenso ad essi spettante se non previsto nello statuto
- Delibera sulla responsabilità dei consiglieri di sorveglianza
- Delibera sulla distribuzione degli utili
- Nomina il revisore legale
Quindi le differenze stanno nella nomina degli amministratori, che nel sistema dualistico spettano al
consiglio di sorveglianza e l’approvazione del bilancio, approvato anch’esso dal consiglio di sorveglianza.
Delibera in aggiunta sulla distribuzione degli utili rispetto a sistema monistico e tradizionale.
L’assemblea straordinaria invece delibera su modificazioni dello statuto, su nomina, sostituzione e sui
poteri liquidatori e su ogni altra materia attribuita ad essa dalla legge. Inoltre lo statuto può attribuire
alla competenza dell’organo alcuni poteri che spetterebbero all’assemblea straordinaria, quali
riduzione del capitale in caso di recesso del socio, adeguamenti dello stato a disposizioni normative,
trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale, deliberazioni su fusione e istituzione o
soppressione di sedi secondarie.

Socio in conflitto di interessi


La deliberazione approvata con voto determinante di coloro che abbiano, per conto proprio o altrui, un
interesse in conflitto con quello della società è impugnabile ai sensi dell’art 2377cc qualora possa
recarle danno. Nel caso di socio-amministratore, gli amministratori non possono votare nelle delibere
riguardanti la loro responsabilità, così come i componenti del consiglio di gestione non possono votare
nelle deliberazioni riguardanti nomina, revoca o responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

Amministrazione e controllo SPA


Controllo giudiziario
È una misura cautelare e ha il presupposto fondato sospetto di gravi irregolarità che possono ledere
l’integrità patrimoniale della società o delle controllate. Ne hanno il diritto il collegio sindacale e i soci
che hanno almeno il 10%.
Iniziativa dei soci
Iniziativa dei sindaci
Sostituzione amministratore simul stabunt, simul cadent
Significa “insieme stanno o insieme cadranno”, possono essere previste clausole statutarie che alla
caduta di uno o più membri del CDA determinino la caduta dell’intero CDA invece della cooptazione.
In tal caso il collegio sindacale convocherà d’urgenza l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori
ed assumerà temporaneamente i poteri per l’ordinaria amministrazione della società.

Cooptazione
Per garantire la continuità dell’amministrazione, la legge prevede che quando viene meno uno o più
consiglieri del CDA ma rimangano la maggior parte dei membri eletti dall’assemblea dei soci, il consiglio
si possa auto-reintegrare, ovvero nominare dei sostituti i quali verranno approvati dal collegio sindacale
e non dall’assemblea dei soci. Alla successiva assemblea si presenteranno come dimissionari, con
possibilità di conferma o di nomina di membri diversi.

Amministratore delegato, rappresentanza, poteri-obblighi e compiti CDA


Il CDA può decidere di delegare determinate competenze per semplificare il processo decisionale, non
si spoglia di tali poteri ma crea un sistema a competenza concorrente. Non possono essere delegate
attribuzioni importanti come ad esempio il programma di bilancio approvato dal consiglio.
L’amministratore delegato assume obblighi di comportamento e informativi nei confronti del consiglio di
amministrazione e del collegio sindacale. Dovrà occuparsi anche dell’adeguatezza dell’assetto
organizzativo rispetto all’oggetto sociale e dovrà dare comunicazione almeno semestrale al CDA e al
collegio sindacale sull’andamento della gestione e su prevedibili evoluzioni. Il CDA ha quindi una funzione
di vigilanza rispetto all’amministratore delegato e dovrà valutare diligentemente le informazioni
ottenute dall’amministratore. Nel caso non siano sufficienti, può chiedere ulteriore integrazione.
L’amministratore ha un potere di rappresentanza generale, eventuali limitazioni non sono opponibili ai
terzi, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito contro la società.

L’interesse degli amministratori (conflitto di interesse).


L’amministratore che abbia interesse nel compimento di una determinata operazione societaria deve
dare immediatamente comunicazione al CDA e al collegio sindacale. Nel caso di amministratore delegato
la scelta verrà rimessa al CDA, nel caso di amministratore unico alla prima assemblea utile dovrà darne
notizia. L’eventuale delibera dovrà essere accompagnata da un’adeguata motivazione della convenienza
ad effettuare tale operazione. Se la deliberazione, con voto determinante da parte dell’amministratore
portatore di interesse si riveli potenzialmente lesiva nei confronti della società, è possibile impugnare
entro 90gg la deliberazione. Restano salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede. L’amministratore
risponderà dei danni arrecati alla società per la sua azione/omissione.

La responsabilità degli amministratori


Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti da legge o statuto con la diligenza
richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Sono solidalmente responsabili
per i danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri. Sono inoltre solidalmente responsabili se essendo a
conoscenza di fatti pregiudizievoli non hanno fatto quanto possibile per far sì che non accadessero.
Hanno dunque una responsabilità di tipo risarcitorio nei confronti della società. Non sono responsabili
delle obbligazioni sociali e non hanno un’obbligazione di risultato ma di mezzo, devono gestire la società
in maniera diligente. Il cattivo andamento societario può essere imputato loro solo per negligenza.
Sono infine responsabili verso i creditori sociali in caso non osservino gli obblighi inerenti alla
conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. Questo può avvenire quando i creditori ritengano
che il patrimonio sociale non sia sufficiente al soddisfacimento dei propri crediti e l’amministratore tra
i suoi compiti ha anche quello di valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo (tra cui il patrimonio
sociale) per la gestione della società. Infine c’è una responsabilità “extra-contrattuale” per i danni
arrecati ai soci o ai terzi DIRETTAMENTE (esempio falsificato bilancio, terzo compra azioni).
Azione di responsabilità
L’assemblea dei soci o i 2/3 del collegio sindacale possono promuovere la cosiddetta “azione di
responsabilità” nei confronti degli amministratori, citandoli di fronte al tribunale che dovrà accertarsi
dei comportamenti dolosi o negligenti e del nesso causale tra danno e comportamento. L’azione di
responsabilità è sempre promovibile contro i amministratori non ci vuole uno specifico argomento
all’ordine del giorno. L’azione è deliberata dall’assemblea ordinaria dei soci e può essere esercitata
entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore in carica. Se l’assemblea dei soci approva l’azione di
responsabilità con il voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale l’amministratore decade. Nel
caso che negli amministratori ne il collegio hanno attivato l’azione di responsabilità possono promuoverla
i terzi per danni recati alla società è di natura autonoma e surrogatoria

Collegio sindacale poteri e doveri


Il collegio sindacale vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta
amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla
società, esegue un controllo sulla DILIGENZA, per cui controllo di legittimità e di merito. Potrebbe
essere previsto da statuto la revisione contabile da parte del collegio sindacale per le società che non
sono tenute alla redazione del bilancio consolidato. I sindaci possono procedere in qualsiasi momento ad
atti di ispezione e controllo. Può chiedere agli amministratori notizie sull’andamento di operazioni sociali
o su determinati affari. Può inoltre scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società
controllate. Possono avvalersi di ausiliari con i loro requisiti.
Nel caso che nota delle irregolarità può impugnare le delibere dell’assemblea ed è legittimato ad
avviare un’azione di rsp vs gli amministratori. I sindaci possono convocare un’assemblea e deve avvisare
anche i soci.

I sindaci: quanti sono, chi li nomina, come si revocano, di quali requisiti necessitano
Il collegio sindacale si compone da tre o cinque membri effettivi, soci o non soci e devono esservi anche
due sindaci supplenti. Almeno un membro effettivo e un supplente devono essere scelti tra i revisori
legali. Vengono eletti dall’assemblea dei soci e possono essere revocati solo per giusta causa, con
deliberazione approvata con decreto del tribunale. I sindaci devono avere i seguenti requisiti:
- Interdetti, inabilitati o chi è stato interdetto per un certo periodo a seguito di una pena
- Parenti entro il quarto grado degli amministratori della società e delle controllate
- Coloro che sono legati alla società o alle controllate da un rapporto di lavoro

Revisore legale dei conti


Il revisore legale può essere una persona fisica che abbia superato l’esame di stato abilitativo o una
persona giuridica, entrambe devono essere iscritte nell’elenco speciale dei revisori. Viene nominato
dall’assemblea dei soci e l’incarico dura tre esercizi. L’assemblea può decidere di sollevare dall’incarico
il revisore legale nel caso sussista una giusta causa. I soggetti incaricati della revisione legale devono
verificare la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle
scritture contabili. Quindi effettua due controlli: durante la contabilità dell’esercizio, stabilendo una
periodicità e un controllo sul progetto di bilancio. Nel momento di approvazione l’assemblea si trova la
relazione degli amministrator, dei sindaci e dei revisori. In caso di irregolarità il revisore deve
immediatamente informare il collegio, in caso di mancanza risponde direttamente.

Denuncia al tribunale (art.2409)


Se vi è fondato sospetto che gli amministratori in violazione dei loro doveri abbiano compiuto gravi
irregolarità nella gestione che possano arrecare danno alla società, i soci che rappresentano 1/10 del
CS nelle società chiuse o 1/20 nel caso di società aperte, possono denunziare i fatti al tribunale.
Il tribunale, sentiti amministratori e sindaci, può ordinare l’ispezione dell’amministrazione della società
a spese dei soci richiedenti. Il tribunale può sospendere il procedimento se l’assemblea sostituisce gli
amministratori e sindaci con soggetti che accertino l’irregolarità e agiscano per eliminarle.
In caso di risultato negativo, il giudice nei casi più gravi può disporre un’amministrazione giudiziaria,
revocando amministratori e sindaci. L’amministrazione giudiziaria deve rendere conto al tribunale che
l’ha nominato alla fine dell’incarico, convoca l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci
o per proporre in caso la messa in liquidazione della società.

Sistema dualistico (e monistico)

È un sistema di amm.zione e controllo tipico delle sdk ed è attuabile nelle spa e nelle sapa.
Nelle spa il sistema dualistico viene eletto dall’assemblea dei soci una società di revisione esterna ed un
consiglio di sorveglianza che a sua volta vota un comitato di gestione. Il comitato di gestione deve
essere composto da almeno due membri e ad esso spetta in via ESCLUSIVA l’amministrazione della
società, la nomina del comitato deve essere iscritta nel rdi entro 30 gg, i primi componenti vengono
indicati nello statuto e gli altri sono nominati dal cda. Nel sistema monistico invece vengono eletti
dall’assemblea dei soci una società di revisione ed un consiglio di amministrazione che al suo interno
vota un comitato di controllo.
Il cds è un organo di controllo e i primi consiglieri sono indicati nello statuto e i successivi vengono
eletti dall’assemblea è regolato come nel sistema tradizionale e gli spetta nomina e decisione del
numero dei componenti del comitato di controllo sulla gestione, che avranno divieto cds di amministrare
la società (cosa che nel tradizionale sui atti di amministrazione spetta in via esclusiva al organo
amministrativo anche in presenza di delibera provenienti dall’assemblea rimane cmq responsabile
l’organo amministrativo, esempio nelle società quotate le deliberazioni sui atti dell’organo
amministrativo che possano contrastare con un’offerta pubblica di acquisto spetta all’assemblea. Il
consiglio di sorveglianza riunisce le competenze che nel sistema tradizionale sono dei soci e del collegio
sindacale, ha un compito di controllo della legalità (non è come quello del collegio sindacale) ha un
controllo di merito. Non può essere composto da meno di tre membri. I consiglieri sono rieleggibili
senza limiti e revocabili dall’assemblea. Devono avere i medesimi requisiti dei sindaci, a differenza che
possono essere inclusi i parenti per favorire i passaggi generazionali. A differenza del sistema
tradizionale e monistico approva il bilancio e nomina il comitato di gestione.
Limiti alle obbligazioni
Non si possono emettere obbligazioni che risultano essere superiori al doppio del ks+riserve legali + e le
riserve disponibile dall’ultimo bilancio d’ex.
4 deroghe (i limiti si possono superare solo nel caso):
1. Se le obbligazioni sono sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale
2. Se garantite da un’ipoteca di 1° grado su un’immobile della società per un massimo di 2/3 del
valore dell’immobile
3. Obbligazioni destinate ad essere quotate
4. Per l’interesse nazionale
Inoltre la società che ha emesse obbligazioni non può diminuire il k volontariamente o distribuire le
riserve se non viene rispettato il limite 1.
Obbligazioni SPA
Obbligazioni convertibili
Ai possessori di obbligazioni convertibili viene concessa la facoltà di convertire la situazione soggettiva
di creditore nell’assunzione della qualità di socio. L’emissione di obbligazioni convertibili viene
deliberata dall’assemblea straordinaria e può essere delegata agli amministratori la facoltà di
emetterne un determinato importo in un periodo massimo di 5 anni. All’atto dell’emissione, viene fissato
il rapporto di cambio tra obbligazioni e azioni. Per questa operazione il capitale sociale deve essere
integralmente versato e DEVE essere deliberato un aumento del capitale sociale per le azioni emesse.

Modifiche dello statuto SPA


Diritto di recesso del socio nella SPA, cause e procedura (liquidazione della quota)
Il diritto di recesso può essere esercitato dal socio che esprime il dissenso rispetto a deliberazioni
assembleari alle quali non ha concorso. Le cause possono dividersi in 3 gruppi:
- Cause legali inderogabili legittimano inderogabilmente il diritto di recesso del socio e sono:
cambiamento significativo dell’attività di società (oggetto sociale), trasformazione della società,
trasferimento della sede sociale all’estero, revoca dello stato di liquidazione, eliminazione di una o più
cause di recesso previste dallo statuto, modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in
caso di recesso, modificazioni statutarie riguardanti diritto di voto o di partecipazione.
- Cause legali derogabili possono essere derogate dallo statuto e sono: proroga del termine della
società e introduzione/rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.
- Cause convenzionali (altre ipotesi previste da statuto, inseribili solo nelle società non quotate).
Il socio può recedere con preavviso di almeno 180gg. La liquidazione può avvenire in due modi:
La società prende le azioni, annullandole e diminuendo il valore del CS oppure le azioni del socio
recedente vengono vendute. Il prezzo è definito ed è pari al valore di liquidazione se il socio che recede
non è d’accordo con il valore della suo quota può fare ricorso al tribunale.
Gli amministratori offrono in opzione le azioni del socio recedente agli altri soci in proporzione al
numero di azioni già possedute. Se i soci non comprano entro 30gg e, una volta collocate sul mercato, le
azioni restano invendute per 6 mesi, si procede o all’acquisto di azioni proprie in caso ci siano riserve
disponibili oppure alla riduzione del CS.

Aumenti del Capitale nelle Spa


L’aumento di capitale può essere a pagamento oppure gratuito. Con il primo si determina un aumento di
capitale REALE grazie a nuovi conferimenti, con il secondo si realizza un’imputazione a capitale di
risorse già disponibili all’interno della società. La facoltà di deliberare un aumento di capitale a titolo
oneroso spetta all’assemblea straordinaria, ma la decisione può essere delegata all’organo
amministrativo. Andrà sottoscritto l’intero aumento di capitale e versato presso la società o il 25%
oppure integralmente a seconda di quanto previsto nella delibera. Del tutto diverso è il caso dei
versamenti in conto capitale, dove i soci hanno versato i soldi come anticipazione su futuri aumenti di
capitale. L’aumento di capitale potrà essere scindibile o inscindibile. Nel caso sia scindibile verrà
perfezionato anche se il capitale non sarà integralmente sottoscritto, mentre nel caso sia inscindibile la
sottoscrizione deve essere necessariamente integrale. L’aumento a titolo gratuito invece è un aumento
NOMINALE. Si imputano a capitale riserve e fondi costituiti con utili e saldi di rivalutazione monetaria.
Le azioni emesse vengono offerte ai vecchi soci che non devono versare nulla. Si possono emettere
nuove azioni od aumentare il valore dei singoli titoli.

Diritto di opzione e prelazione


In caso di aumento di capitale a titolo oneroso, il diritto di opzione dà al socio la possibilità di
mantenere inalterata la propria quota di partecipazione. Va offerta quindi la sottoscrizione a tutti soci
in proporzione alla quota precedentemente posseduta. Se qualcuno non esercita il suo diritto di opzione
posso avvalermi del diritto di prelazione (che va esercitato contestualmente al diritto di opzione) con il
quale chiedo di sottoscrivere anche le azioni eventualmente non optate dagli altri azionisti. Ci sono tre
opzioni in cui il diritto di opzione può essere limitato o escluso:
1) Se l’aumento di capitale serve per far entrare un socio che effettui un conferimento in natura per il
quale la società ha interesse.
2) Quando l’interesse della società lo esige, ovvero quando i soci non possono acquistare i titoli di nuova
emissione e la società non può chiedere un prestito per via dei tassi troppo alti.
3) Titoli offerti in sottoscrizione ai dipendenti (nei limiti del 10% del capitale sociale preesistente)

Riduzione del capitale sociale per perdite SPA e SRL


Ci sono 3 ipotesi di riduzione del CS:
- Riduzione volontaria: è una riduzione reale, i soci vengono rimborsati del capitale ridotto. La ragione è
la constatazione di un eccesso di capitale sociale per il perseguimento dell’oggetto sociale. I soldi
escono dal patrimonio sociale se interamente versato, altrimenti si libera i soci da ulteriori
conferimenti. La riduzione può avvenire anche attraverso l’acquisto di azioni proprie, annullandole.
Affinché abbia effetto la delibera devono passare 90gg, periodo entro il quale i creditori possono fare
opposizione. Il tribunale valuterà l’eventuale richiesta di opposizione e potrebbe comunque accordare la
riduzione del CS oppure accettare la riduzione dietro il rilascio di una garanzia bancaria a vantaggio del
creditore. In caso la società non fosse in grado di pagare il creditore lo farebbe la banca.
- Riduzione per perdite: è una riduzione nominale del CS, i soldi sono già persi. La preoccupazione del
legislatore è quello di equilibrare il rapporto tra dato nominale e dato reale. La riduzione non è
obbligatoria a meno che non si perda più di 1/3 del capitale (facendo riferimento al patrimonio netto,
comprese le riserve). In questo caso gli amministratori devono convocare l’assemblea per informarla
attraverso la redazione di un bilancio straordinario. A questo punto ci sono due possibilità: o
l’assemblea interviene immediatamente, riducendo il capitale sociale, oppure gli amministratori
potrebbero chiedere un anno di grazia all’assemblea, rassicurandoli che l’anno prossimo la società
rientrerà delle perdite. Se entro l’esercizio successivo la perdita rimane uguale o peggiora, la riduzione
del CS diventa inevitabile e va deliberata.
- Riduzione per perdite al di sotto del minimo legale: la disciplina della perdita al di sotto del minimo
legale scatta solo per perdite superiori a 1/3 del capitale. In questo caso va convocata senza indugio
l’assemblea che può procedere a deliberare la riduzione ed il contemporaneo aumento del CS oppure la
trasformazione della società (SPA in SRL, SRL in società di persone).

Patrimoni destinati ad uno specifico affare


Patrimoni destinati ad uno specifico affare
La società potrebbe decidere di sezionare il proprio patrimonio sociale per destinarne una parte ad un
determinato settore, in modo da poter differenziare il rischio. La legge prevede che la società possa
costituire uno o più patrimoni destinati a specifici affari. I patrimoni destinati non possono superare il
10% del patrimonio societario. Se volessimo destinare più del 10% del patrimonio sociale converrebbe
costituire una controllata. Ciò deve essere una separatezza contabile completa e deve essere tutto
iscritto nel registro delle imprese, separando core business dallo specifico affare.
Se il patrimonio è separato, i creditori di quell’affare specifico viene soddisfatto unicamente dagli utili
di quel settore. Per le obbligazioni contratte risponde la società solo con il patrimonio destinato allo
specifico affare.
Società in Accomandita Per Azioni
Elementi comuni tra SAPA e SAS
Come nella SAS, nella SAPA esistono due categorie di soci: accomandatari e accomandanti. Mentre
nella SAS i soci accomandatari possono essere amministratori, nella SAPA i soci accomandatari sono
obbligatoriamente tutti amministratori.

Società a Responsabilità Limitata


Conferimenti nella SRL
Nelle SRL possono essere oggetto di conferimento denaro, con una sottoscrizione integrale e
versamento del 25%, beni in natura e crediti con integrale sottoscrizione e versamento e la prestazione
d’opera. Per quanto riguarda la perizia dei beni conferiti in natura e nei crediti la perizia e la stima, a
differenza della SPA, vengono effettuate da un perito scelto dal socio, e accorcia molto i tempi. Il
versamento in denaro può essere sostituito dalla stipula di una polizza o da una fideiussione bancaria
che garantisca integralmente il conferimento dovuto (norma in disuso). La prestazione d’’opera ha un
vincolo: si può stabilire che oggetto del conferimento sia la prestazione d’opera, ma deve essere
accompagnata da una polizza assicurativa fideiussoria che garantisca la società.

Amministrazione e differenza delle rsp degli amministratori con la spa


Amministrazione 2475 salvo diversa disposizione l’amministrazione è affidata a uno o piu soci nominati
dai soci stessi, quindi possiamo avere sia un organo monocratico (amministratore singolo) che un organo
collegiale (consiglio). L’amministrazione che può essere affidata sia disgiuntamente o congiuntamente.
Dopo la riforma del 2019 nella srl è prevalsa l’idea di prevedere un organo amministrativo almeno per la
redazione del progetto di bilancio, anche se con competenze molto limitate mentre prima
l’amministrazione era previsto dalla norma che fosse affidata ai soci.
Nella srl oltre a essere responsabili gli amministratori sono responsabili anche i soci non amministratori
ma chiamati a eseguire i poteri gestori.

Decisioni dei soci nelle SRL, limiti decisioni

Nella SRL la cosiddetta deliberazione assembleare prende il nome di “decisione dei soci”. Viene presa al
di fuori del contesto assembleare e senza l’adozione di un metodo collegiale. Affinché queste decisioni
possano essere adottate senza deliberazione assembleare deve essere previsto uno strumento
alternativo (consultazione scritta o consenso per iscritto). I soci decidono su materie riservate alla loro
competenza dall’atto costitutivo e su altri argomenti che i soci aventi 1/3 del capitale o gli
amministratori portano alla loro attenzione. Le decisioni dei soci sono prese con voto favorevole della
maggioranza dei votanti che rappresenta almeno la metà del CS. Se si decide di utilizzare il metodo
collegiale allora verrà effettuata una deliberazione assembleare, è obbligatoria in caso di modifiche
statutarie o di una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

Titoli di debito
La società, tramite l’emissione di titoli di debito, si indebita e, quindi, si obbliga a restituire il capitale
prestato e remunerare questo prestito con interessi periodici 🡪 È lo stesso schema logico sostanziale
delle obbligazioni.
Se l'atto costitutivo lo prevede, la società può emettere titoli di debito. In tal caso l'atto
costitutivo attribuisce la relativa competenza ai soci o agli amministratori determinando
gli eventuali limiti, le modalità e le maggioranze necessarie per la decisione.
I titoli emessi ai sensi del precedente comma possono essere sottoscritti soltanto da
investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali. In
caso di successiva circolazione dei titoli di debito, chi li trasferisce risponde della
solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori
professionali ovvero soci della società medesima.
La decisione di emissione dei titoli prevede le condizioni del prestito e le modalità del
rimborso ed è iscritta a cura degli amministratori presso il registro delle imprese. Può
altresì prevedere che, previo consenso della maggioranza dei possessori dei titoli, la
società possa modificare tali condizioni e modalità.

La SRL, non potendo emettere obbligazioni per finanziarsi, può emettere dei titoli di debito acquistabili
solamente da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali. In
caso di circolazione del titolo di debito da società qualificate a soggetti non qualificati, risponderà della
solvenza la società qualificata che prima possedeva il titolo.

Finanziamento dei soci SRL


Art.2467cc, il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla
soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento
della società, deve essere restituito. Si intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli
effettuati in qualsiasi forma che sono stati concessi in un momento in cui risulta un eccessivo squilibrio
dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella
quale sarebbe stato ragionevole un conferimento. Essendo la società già indebitata, risulta essere un
finanziamento sospetto da parte del socio, per questo subisce una postergazione rispetto gli altri
creditori.
Quorum assembleari SRL
Il quorum assembleare costitutivo si raggiunge con il raggiungimento di almeno la metà del capitale
sociale presente e si delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Per quanto riguarda le decisioni
relative a modificazioni dell’atto costitutivo o modifiche sostanziali dell’oggetto sociale si delibera con
una maggioranza pari ad almeno la metà del capitale sociale.

Cause di recesso dalle SRL


A differenze delle SPA, il recesso da parte del socio oltre che per le cause previste da legge, è
possibile in qualunque momento, purché sia dato un preavviso di almeno 180gg. Le cause previste da
legge sono riservate ai soci che non abbiano acconsentito a: cambiamento dell’oggetto o del tipo di
società, a sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione, al trasferimento della sede
all’estero, alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo e al compimento
di operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale. Nelle SRL è inoltre
possibile l’esclusione del socio, non prevista nelle SPA.

Gruppi di società
Nozione di controllo tra società (ex art. 2359)
Sono considerate società controllate:
- Società in cui un’altra dispone della maggioranza dei voti in assemblea ordinaria (51%)
- Società in cui un’altra dispone di voti sufficiente per esercitare un’influenza dominante
- Società che sono sotto influenza dominante di un’altra in virtù di vincolo contrattuali
Sono invece considerate collegate le imprese nelle quali esercito un influenza notevole (1/5 dei voti
nelle società non quotate, 1/10 dei voti nelle società quotate).
Il controllo dunque coincide con l’influenza dominante e il collegamento con l’influenza notevole.
Il controllo societario può avvenire anche indirettamente (A che controlla B che controlla C)

Operazioni con parti correlate


Parti correlate: Nelle operazioni con parti correlate non decide il CdA e l’AD, ma è richiesto il
coinvolgimento del comitato degli amministratori dipendenti: sono richiesti di rilasciare un parere sulla
competenza e sulla completezza del procedimento. Il parere è non vincolante per le operazioni di minor
rilevanza, ma è vincolante per quelle di maggior rilevanza (5% del valore complessivo del capitale sociale).
White wash assembleare: il Cda deve convocare l’assemblea degli azionisti e comunicargli il parere
negativo. L’assemblea, con il socio di controllo al suo interno, decide insieme ai soci non correlati doppia
maggioranza: devono votare a favore anche la maggioranza dei soci non correlati e la maggioranza
standard (il socio correlato).

Partecipazioni reciproche

Sono fuori dal art 2359bis e non sono partecipazioni reciproche in una società quotata se si
detiene una quota maggiore del 3% del ks ed c’è l’obbligo di comunicarlo alla consob e non danno
dir di voto le azione eccedenti al 3% acquistate nei ultimi 12 mesi ed è possibile aumentare il
limite al 5% o al 10% se è previsto nel accordo che deve essere approvato dalla assemblea
ordinaria.
Direzione e coordinamento
Il controllo e l’influenza che una società può esercitare su un'altra non danno vita necessariamente al
gruppo di società, occorre un requisito ulteriore dato dalla direzione unitaria esercitata dalla società
holding. Il controllo è quindi la fase statica mentre direzione e coordinamento sono la fase dinamica.
Nel 2003 è stata quindi introdotta dal legislatore nel cc una disciplina per questo passaggio dinamico,
con lo scopo di tutelare i soci di minoranza e i creditori delle controllate (art.2497-2497septies cc).
Il collegamento tra controllo e direzione/coordinamento è che c’è una presupposizione che chi controlla
fa anche direzione/coordinamento.
Quindi nel gruppo la società di vertice non solo nomina amministratori e sindaci per il ruolo rivestito
nell’assemblea, ma si ingerisce nella gestione delle società, dirigendone e coordinandone l’attività.
Questa direzione unitaria consiste nell’imposizione agli organi direttivi delle società controllate di
decisioni provenienti dalla società dominante sotto forma di direttive. Punti di attenzione
- Viene introdotta un’azione di responsabilità a favore dei soci e creditori della società sottoposta ad
attività di direzione e coordinamento (azione diretta e non surrogatoria a quella della società stessa).
- La società controllante può essere chiamata in giudizio solo quando abbia agito nell’interesse proprio o
altrui in violazione dei principi della corretta gestione imprenditoriale della società danneggiata.
- L’azione può essere promossa solo se il socio o il creditore non siano stati soddisfatti dalla società
sottoposta a direzione e coordinamento. Inoltre non vi è responsabilità quando il danno risulta mancante
alla luce del risultato complessivo dell’attività di direzione e coordinamento.
- Risponde in solido chi abbia preso parte al fatto lesivo e chi ne abbia tratto beneficio
- Sono previste a favore del socio ipotesi specifiche di recesso (es. cambiamento oggetto sociale)
- La società controllata è tenuta ad iscrivere l’inizio e la fine della situazione di direzione e
coordinamento nel registro delle imprese
- Applicazione in caso di finanziamenti della controllante in favore della controllata della norma relativa
alla postergazione del credito dei soci in favore della SRL.

Scioglimento e liquidazione
Cause scioglimento società di capitali
Le società di capitali possono sciogliersi per diversi motivi:
- Decorso del termine (causa che ha perso di importanza nel tempo perché ad esempio, nella SRL
nell’atto costitutivo non è necessario inserire il termine di durata)
- Conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo
- Impossibilità di funzionamento o continuata inattività dell’assemblea, nel caso ad esempio in cui due
soci detengano il 50% del CS e non trovino accordo, o nel caso in cui l’assemblea non riesca a deliberare
- Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale nel caso in cui l’assemblea non decida
- In caso di recesso del socio senza avere liquidità sufficiente al rimborso della partecipazione del
socio oppure se l’assemblea decida di sciogliere la società invece di ridurre il capitale.
- Per deliberazione dell’assemblea straordinaria
- Per altre cause previste dallo statuto

Tutta la procedura. Il passaggio da amministratori a liquidatori


Esistono due tipi di estinzione d’impresa: a fattispecie istantanea, con morte della società senza che
occorra un procedimento dissolutorio (come nei casi di fusione/scissione) oppure a fattispecie a
formazione successiva, contraddistinta da 3 passaggi: verificarsi di una causa estintiva, processo
liquidatorio e cancellazione dal registro delle imprese. Il processo liquidatorio inizia con deliberazione
assembleare di nomina di uno o più liquidatori, dei loro poteri e dei criteri di liquidazione.
Una volta iscritti al registro, i liquidatori sostituiscono gli amministratori che cadono e andrà aggiunta
la locuzione “in liquidazione” alla ragione sociale della società. Gli ex amministratori dovranno redigere
un rendiconto gestionale e contabile relativo al periodo intercorso dall’ultima approvazione del bilancio.
I liquidatori dovranno operare come segue: monetizzare patrimonio mobiliare e immobiliare della
società, pagamento dei debiti sociali e redazione del bilancio finale di liquidazione con distribuzione ai
soci dell’eventuale residuo patrimoniale. Esaurita la fase liquidatoria, i liquidatori redigono il bilancio
finale di liquidazione con il piano di riparto dell’attivo residuo tra i soci. Il bilancio finale dovrà essere
corredato di relazione di sindaci e revisore e dovrà essere depositato presso l’ufficio del registro delle
imprese. Entro 90 gg ogni socio può proporre reclamo. Le somme non riscosse dai soci entro 90gg
vengono depositate presso una banca con indicazione del nome e cognome del socio. La società sarà
realmente estinta solamente dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. È possibile
una revoca dello stato di liquidazione nel momento in cui durante tale fase si elimini la causa di
scioglimento e deve essere deliberata dall’assemblea straordinaria. La revoca avrà effetto dopo 60gg,
periodo entro il quale i creditori sociali possono proporre opposizione che può essere accolta o meno da
parte del tribunale.

Società cooperative
Mutualità prevalente e non
Le cooperative a mutualità prevalente hanno un volume complessivo di scambi con i soci superiori al 50%
degli scambi con i terzi non soci. Viceversa vale per le “cooperative diverse”. La cooperativa a mutualità
prevalente ha 2 caratteri: 1) deve avere un volume d’affari superiore al 50% con i propri soci piuttosto
che con terzi non soci; 2) deve possedere nello statuto clausole che limitano la partecipazione dei soci
agli utili di esercizio e alle riserve accumulate durante la società. In pratica nelle cooperative a
mutualità prevalente le clausole statutarie devono limitare il lucro soggettivo dei soci, impedendo
l’utilizzo della cooperativa per finalità individuali speculative e non mutualistiche. Queste clausole
vietano distribuzione di dividendi e remunerazione di strumenti finanziari oltre una soglia (+2.5% per i
dividendi con riferimento ai buoni postali, +2% per strumenti finanziari con riferimento ai dividendi),
divieto di distribuire le riserve tra i soci cooperatori durante la vita della società. Le società a
mutualità prevalente potranno godere di agevolazioni tributarie riservate dalla legge alle imprese
mutualistiche a differenza delle cooperative diverse. Il vantaggio invece delle cooperative diverse è la
possibilità di trasformarsi in società lucrative purché devolvano ai fondi mutualistici il valore del
patrimonio sociale che eccede il capitale. Le cooperative diverse avranno una lucratività più alta.

Cooperative e in particolare i soggetti che possono costituirla


Le cooperative sono società a capitale variabile a scopo mutualistico. In aggiunta all’iscrizione al
registro delle imprese devono iscriversi all’albo delle società cooperative. Lo scopo mutualistico sta
nell’offrire ai soci della cooperativa beni, servizi e condizioni di lavoro a condizioni migliori rispetto al
mercato. Unica eccezione sembra il caso delle mutue assicuratrici, le quali chiedono come requisito
associativo la sottoscrizione di una polizza con loro. C’è una mutualità maggiore (vantaggio reciproco).
Il vantaggio patrimoniale viene realizzato mediante un procedimento produttivo e distributivo nel quale
la società si sostituisce all’intermediario speculatore eliminandone il profitto. Inoltre godono di
agevolazioni che lo stato accorda a tale tipo di impresa.
Per costituire una cooperativa occorre un numero minimo di 9 soci, salvo diversa previsione della legge.
I requisiti dei soci delle cooperative sono in generale stabiliti dallo statuto. È vietata la partecipazione
di persone che esercitino imprese in concorrenza con quella cooperativa. È inoltre prevista la possibilità
che prima della definitiva ammissione nella società, gli aspiranti vengano collocati in una speciale
categoria per un periodo di 5 anni. Vi sono inoltre delle leggi speciali:
- Cooperative di lavoro: i soci devono essere lavoratori ed esercitare arte o mestiere corrispondente
alla specialità delle cooperative
- Cooperative agricole: non possono essere ammesse persone che esercitino attività diversa dall’agricola
E così via abbiamo cooperative di consumo, edilizie e di credito.

Ristorni
Il ristorno è uno dei due vantaggi mutualistici che possono essere conseguiti dai soci, ovvero il
vantaggio differito, mentre l’altro vantaggio è immediato.
I ristorni sono somme di denaro che la società restituisce ai soci periodicamente, quasi sempre in
occasione dell’approvazione del bilancio, in proporzione ai rapporti intercorsi con la cooperativa.

Titoli di debito
È prevista espressamente l’emissione di strumenti finanziari ed altri titoli di debito nelle società
cooperative. Nasce da qui la distinzione tra soci cooperatori e soci finanziatori: i cooperatori sono
titolari di azioni o quote che aderiscono alla cooperativa per l’interesse alle prestazioni mutualistiche.
Sono più difficili da individuare i soci finanziatori: se sottoscrivono strumenti finanziari sicuramente
sono finanziatori ma quando sono anche soci? Due possibili spiegazioni: quando gli strumenti finanziari
danno partecipazione agli utili allora si è considerati soci oppure quando ad essi lo statuto attribuisca
potere d’intervento nella vita della società ma la remunerazione del finanziamento non è collegata agli
utili.

Soci sovventori nelle società cooperative (posizione e diritti)


Non tutte le cooperative possono prevedere soci sovventori: sono escluse società e consorzi operanti in
ambito di edilizia lavorativa, banche di credito cooperativo, banche popolari e cooperative di
assicurazione. Le azioni dei sovventori sono necessariamente nominative e circolano liberamente, senza
che sia necessario il consenso del consiglio di amministrazione. Lo statuto può prevedere a tal proposito
clausole di prelazione e gradimento. Il sovventore effettua un apporto la cui entità è determinata
liberamente, indipendentemente dai limiti massimi stabiliti per i conferimenti dei soci ordinari. I soci
sovventori possono essere nominati amministratori ma la maggioranza degli amministratori deve essere
costituita da soci cooperatori.

Trasformazione
Si tratta di trasformazione di un contratto di società, ovvero il mutamento della sua struttura
organizzativa e della disciplina da applicare all’ente risultante dopo la trasformazione.
Vige il principio di continuità dei rapporti giuridici che la società aveva prima della trasformazione. La
trasformazione omogenea consiste nel cambiamento di forma societaria, indistintamente se società di
persone o società di capitali, purché sia mantenuto lo scopo della società (scopo di lucro); mentre la
trasformazione eterogenea è la trasformazione di società di capitali in altri enti aventi natura o causa
giuridica diversa e viceversa. Per il passaggio da società di persone a società di capitali (trasformazione
omogenea progressiva), deve essere deliberata a maggioranza del capitale detenuto dai soci, mentre
per il passaggio da società di persone ad un altro tipo di società di persone occorre l’unanimità. Questa
trasformazione in società di capitali deve avere la forma dell’atto pubblico e contenere le indicazioni
previste dalla legge per l’atto costituivo della società nella quale ci si sta trasformando. Vi sono i
seguenti punti di attenzione: 1) Occorre determinare il capitale della nuova società, stimando i valori
attuali degli elementi dell’attivo e del passivo della società. 2) Bisogna ripartire le quote/azioni in
maniera proporzionale al precedente assetto proprietario tra i soci. 3) I soci passano da un regime di
responsabilità illimitata a limitata, rispondono quindi delle obbligazioni precedentemente contratte.
Per quanto riguarda la trasformazione omogenea regressiva (sa società di capitali a società di persone)
deve essere deliberata a maggioranza assoluta prevista per le modifiche statutarie e ci deve essere
una espressa dichiarazione di consenso dei soci che assumeranno la responsabilità illimitata. I soci
illimitatamente responsabili assumeranno responsabilità illimitata anche per le obbligazioni sociali sorte
anteriormente alla trasformazione. Rimane inalterato l’assetto societario.
La trasformazione eterogenea invece si divide in trasformazione IN società di capitale e
trasformazione DA società di capitali. La trasformazione in società di capitali può avvenire da consorzi,
società consortili, comunioni d’azienda, associazioni riconosciute fondazioni e società cooperative a
mutualità diversa. Sono comprese solo le associazioni riconosciute perché offrono garanzia di
un’accertata consistenza patrimoniale. Invece nella trasformazione da società di capitali ci si può
trasformare in consorzi, società consortili, società cooperative, associazioni non riconosciute,
fondazioni e comunioni d’impresa. È richiesta la maggioranza dei 2/3 aventi diritto al voto calcolato per
teste e dichiarazione scritta dei soci che diventeranno illimitatamente responsabili.

Fusione
Per fusione si intende l’unificazione di due o più società, precedentemente distinte dal punto di vista
giuridico, in un’unica società. Esistono due tipi di fusione: in senso stretto dove tutte le società cessano
di esistere per dar vita ad una nuova società; o per incorporazione, ovvero una società incorporante,
assorbe tutte le altre società incorporate. La società derivante da entrambi i tipi di fusione, dovrà
assumere i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione proseguendo TUTTI i rapporti.
Quindi i creditori delle società precedenti potranno rifarsi sulla società prodotto della fusione e i soci
delle precedenti società diventeranno soci dell’incorporante, partecipando in proporzione ad un
predeterminato rapporto di cambio. È una continuazione della società, non estinzione vera e propria.
Il processo di fusione si snoda come segue: a) progetto di fusione degli amministratori; b) decisione dei
soci sul progetto di fusione; c) atto di fusione; d) iscrizione nel Registro delle imprese.
Il progetto di fusione dovrà contenere TUTTE le informazioni relative alle società che intendono
fondersi e alla società nella quale si fonderanno. Tutti gli organi amministrativi delle partecipanti
dovranno redigere la situazione patrimoniale della società, correlato di una relazione che illustri o
giustifichi dettagliatamente il progetto di fusione sotto il profilo giuridico ed economico, indicando
nello specifico il rapporto di cambio per le azioni/quote. È previsto un conguagli in denaro per
compensare eventuale minor valore della partecipazione (misura massima 10%). Per questo rapporto di
cambio verrà redatto da uno o più esperti una relazione sulla congruità del rapporto di cambio. La
decisione viene presa dai soci con deliberazione straordinaria nelle società di capitali mentre nelle
società di persone approvazione della maggioranza dei soci calcolata in base agli utili recepiti.
Se i creditori non fanno opposizione entro 60 gg si passa alla registrazione nel registro delle imprese.
L’atto di fusione deve essere stipulato dagli amministratori delle società, una volta approvato dai soci, e
deve risultare da atto pubblico ed essere depositato entro 30gg preso l’ufficio del registro delle
imprese. Dopo l’iscrizione nel registro è riconosciuta efficacia costitutiva.

Scissione
La scissione è un procedimento attraverso il quale una società si scinde, assegnando elementi del
patrimonio ad una o più società beneficiarie (già esistenti o nuove). Questa operazione può essere
scissione totale nel caso venga assegnato l’intero patrimonio della società scissa oppure scissione
parziale, quanto la società scissa trasferisce parte del proprio patrimonio. Anche in questo caso viene
redatto il progetto di scissione particolarmente dettagliato da parte degli amministrazioni, con
redazione della situazione patrimoniale relazione degli amministratori e relazione degli esperti. Viene
poi deliberata la scissione dai soci e diventa efficace a partire dalla data in cui è stata eseguita l’ultima
iscrizione dell’atto di scissione nel registro delle imprese.

I titoli di credito
Caratteri titoli di credito: letteralità e autonomia
Per effetto del fenomeno di incorporazione i titoli di credito rappresentano due caratteristiche:
letteralità ed autonomia. Per letteralità si intende che il debitore deve adempiere in conformità a
quanto indicato nel titolo, fa riferimento al contenuto della prestazione cui il debitore è dovuto. Si può
distinguere letteralità diretta quando il documento contiene tutti gli elementi necessari ad individuare
il contenuto della pretesa mentre si parla di letteralità indiretta quando c’è un rimando ad altri
documenti (devono avere le caratteristiche di essere publici), purché soggetti a pubblicità legale o di
facile accessibilità esempio le obbligazioni, le azioni.

Per autonomia si intende l’indipendenza della posizione di ciascun portatore del titolo da quella del
portatore precedente, sia sotto il profilo della titolarità del diritto che del contenuto (acquisto
SEMPRE a titolo originario).

Principio dell’autonomia
L’applicazione del principio di circolazione dei beni mobili non registrati, possesso in buona fede sulla
base di un valido titolo negoziale vale titolo quindi si applica la creazione alla circolazione dei titoli di
credito questo principio in ragione del quale scatta l’effetto dell’autonomia.
Per autonomia si intende l’indipendenza della posizione di ciascun portatore del titolo da quella del
portatore precedente, sia sotto il profilo della titolarità del diritto che del contenuto (acquisto
SEMPRE a titolo originario).

Titoli astratti (e titoli causali)


quelli che possono essere emessi in base ad un qualsiasi rapporto fondamentale (rapporto esistente tra
sottoscrittore e il primo prenditore) e che non contengono alcuna menzione del rapporto che ha dato
luogo alla loro emissione (es. cambiale, assegno)

La legittimazione e cosa si intende per possessore qualificato


La legittimazione non incorpora il diritto di credito ma solo il diritto alla prestazione
Sotto il profilo della legittimazione si distingue tra legittimazione attiva e legittimazione passiva
(art.1992cc). Per legittimazione attiva si intende una posizione soggettiva minore, attribuita al
possessore del documento che gli riconosce il diritto alla prestazione in esso indicata attraverso
presentazione del titolo purché legittimato nelle forme dalla legge. Dunque il possesso qualificato
(quindi la legittimazione cartolare) fa presumere la titolarità del diritto. In contropartita, la
legittimazione passiva consiste nel pagamento senza dolo del debitore nei confronti del possessore: è
liberato anche se questi non è titolare del diritto ma appare legittimato a ricevere la prestazione.

Differenza tra titoli di legittimazione, titoli impropri e documenti di legittimazione


Possiamo distinguere tra: titoli a legittimazione reale (nei quali il diritto a pretendere la prestazione è
riconosciuto a chiunque si trovi nella materiale disponibilità del titolo: titoli al portatore) e titoli a
legittimazione nominale (nei quali tale diritto è attribuito ad un soggetto individuato in base alle
risultanze del documento, si realizza tramite coincidenza tra portatore e nominativo sul titolo: titoli
nominativi e all’ordine). I titoli impropri e i documenti di legittimazione non sono titoli di credito: nei
primi, che servono ad identificare l’avente diritto alla prestazione, manca l’incorporazione mentre i
secondi, che servono a consentire il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme proprie
della cessione, sono una sorta di acquisto a titolo derivativo.

Eccezioni personali
Si intendono eccezioni personali quelle opponibili solamente ad un determinato portatore. Si possono
distinguere in due sub-categorie: eccezioni personali fondate su un rapporto personale con il debitore
ed eccezioni personali in senso stretto (così dette perché pur riguardando un determinato portatore
prescindono da eventuali rapporti che lo stesso abbia avuto con il debitore). In sostanza le eccezioni in
senso stretto sono riconducibili all’eccezione di difetto di titolarità, ovvero la mancanza della qualità di
proprietario del documento. Questo difetto può originare dall’essere portatore entrato in possesso del
titolo in mancanza di contratto di rilascio o sulla base di un contratto nullo/annullato; dal difetto di
proprietà del precedente possessore salva la buona fede dell’acquirente attuale (acquisto a non
domino); ecc. Dalle eccezioni personali fondate sui rapporti personali non è invece possibile ricondurre
una fattispecie, ma normalmente sono opponibili al portatore con il quale è intercorso il rapporto
personale che ne costituisce il fondamento, inteso come agire intenzionalmente a danno del debitore al
momento dell’acquisto del titolo.

Eccezioni reali (cartolari)


Le eccezioni reali sono elencate in maniera tassativa nel primo comma dell’art.1993 e possono essere
opposte a qualunque portatore del titolo, a prescindere dalla sua posizione nella catena di
trasferimento del titolo e dei precedenti proprietari. Tali eccezioni sono:
- Eccezioni di forma: manca un requisito di forma del titolo
- Eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo: prestazione diversa da quella della pretesa
- Eccezione di falsità di firma: intesa come non riferibilità psicologica al sottoscrittore
- Eccezioni di difetto di capacità: il debitore è incapace
- Eccezione di difetto di rappresentanza: falsus procurator,
- Eccezioni di mancanza delle condizioni necessarie per l’esercizio dell’azione: tutti i casi in cui
l’esercizio cartolare è sottoposto a determinate condizioni o al verificarsi di un evento.

Titoli al portatore e possesso qualificato


La legittimazione cartolare del titolo (c.d. possesso qualificato del titolo) si realizza in maniera
differente a seconda delle leggi di circolazione che la disciplinano. In tal senso si distinguono titoli al
portatore, titoli all’ordine e i titoli nominativi. Per titolo al portatore si intende il titolo in cui la
legittimazione all’esercizio del diritto cartolare è data dalla pura e semplice detenzione materiale del
documento. Il possessore del titolo dunque per ottenere la presentazione basta che presenti il titolo.
Per il trasferimento dunque della legittimazione è sufficiente la consegna del titolo. Per qualificare un
titolo come “al portatore” basta l’assenza di un’indicazione nominativa.
Titoli all’ordine (nominale) e girata
Si definisce “all’ordine” il titolo di credito che reca, all’atto dell’emissione, l’intestazione ad una persona
determinata. Quindi si parla di legittimazione nominale in quanto oltre alla presentazione del titolo ci
deve anche essere una riferibilità soggettiva. Tale indicazione nominativa è variabile attraverso il
meccanismo della girata. La girata è una dichiarazione apposta sul titolo costituita da tre soggetti dal
portatore (girante) al debitore di effettuare la prestazione indicata sul titolo a favore di un altro
soggetto (giratario). L’ordine è vincolante per il debitore in quanto avendo emesso un titolo “all’ordine”
si dichiara implicitamente pronto ad effettuare la prestazione a favore di ogni giratario successivo
(L’unico obbligo che ha il debitore è di controllare la continuità della girata).
Esistono diversi tipi di girata: normalmente la girata contiene anche l’indicazione del giratario e si parla
di girata in pieno. Tuttavia la legge ammette anche il meccanismo della girata in bianco, rappresentata
dalla semplice firma del girante. Nel caso di girata in bianco il portatore ha 4 possibilità: riempire la
girata con il proprio nome, riempirla con il nome di un altro soggetto cui trasferisce il titolo, apporre
una successiva girata in pieno o in bianco o limitarsi a consegnarla ad un altro soggetto. Non diventa un
titolo al portatore. NEL CASO CHE IO VOGLIO PRETENDERE LA PRESTAZIONE E HO UNA GIRATA
IN BIANCO BASTA CHE RIEMPIO LA GIRATA. Il titolo all’ordine non può mai diventare un titolo al
portatore. La girata in bianco può circolare con il semplice possesso. Nel momento che voglio incassare
la girata chi ha emesso il titolo devo verificare l’identità. Io posso attraverso il possesso cedere la mia
cambiale senza metterci il mio nome sopra nel momento che ne ricevo una. Non mettendo il mio nome
sopra io non posso essere aggredito in via di regresso (non apparirò tra gli obbligati in via di regresso) .
Se chi mi deve pagare non lo fa (la cambiale non viene onorata) faccio un atto di protesto e agisco in via
di regresso.
Girata speciale del titolo all’ordine è la girata per procura o la girata a titolo di pegno
Per procura è la girata che conferisce al giratario di esigere in nome e per conto del girante il prezzo
del titolo e non può sottoporlo a successiva circolazione.
A titolo di pegno quando il giratario è creditore pignoratizio sul titolo può esercitare il diritto e non può
sottoporlo a successiva circolazione.
Girata speciale del titolo nominativo non può mai essere in bianco poi autenticata da un notaio e da il
diritto al giratario di registrarlo al registro emittenti.

Girata in bianco, commento alla frase "il titolo all'ordine con girata in bianco si trasferisce come
un titolo al portatore ma non lo diventa" perchè?
Perché è sempre possibile il ripristino della circolazione documentata, attraverso il riempimento della
girata in bianco o l’apposizione di una nuova girata, sia perché occorrerà sempre che dal titoli risulti la
legittimazione cartolare del girante in bianco.

Titoli nominativi e transfert


I titoli nominativi sono titoli a legittimazione nominale ma la loro intestazione non risulta solamente da
documento, ma da un registro tenuto dal debitore, di modo che la legittimazione cartolare è data dalla
coincidenza tra identità del portatore, nome sul titolo e nome sul registro. Il cambiamento di
intestazione nominativa si chiama TRANSFERT, ed esso può essere richiesto sia dall’alienante che
dell’acquirente a diverse condizioni. Se la richiesta del transfert è fatta dall’alienante, deve essere
accompagnata oltre che dall’esibizione del titolo, da una certificazione rilasciata da un notaio che
accerti l’identità del richiedente e la sua capacità di agire. Se invece la richiesta è fatta
dall’acquirente, essa deve essere accompagnata dall’esibizione di un atto autentico (atto pubblico o
scrittura privata registrata) dal quale risulti il suo trasferimento da parte del precedente intestatario.
Il transfert avviene mediante iscrizione dell’acquirente sul titolo e sul registro ma se l’acquirente non
intende esercitare il diritto cartolare e procedere ad un successivo trasferimento, la legge dà la
possibilità di effettuare trasferimenti intermedi senza collaborazione del debitore con il meccanismo
della girata. Girata speciale del titolo nominativo non può mai essere in bianco poi autenticata da un
notaio e da il diritto al giratario di registrarlo al registro emittenti.
Esempio di titoli nominativi sono le azioni di società

Procedura di ammortamento dei titoli di credito 


Per i titoli a legittimazione nominale, in caso di perdita involontaria del possesso del titolo sono risolti
mediante il ricorso ad una particolare procedura, detta di ammortamento, diretta a reintegrare la
perduta legittimazione cartolare. La procedura d’ammortamento si articola in due fasi: la prima fase è
essenziale, è finalizzata a reintegrare il possessore nelle possibilità di riscuote il credito cartolare
mediante provvedimento giudiziale che tolga valore al titolo potenzialmente in circolazione. Il
possessore spogliato deve effettuare due atti: denuncia al debitore e ricorso all’autorità giudiziaria. A
seguito del sommario accertamento della veridicità della vicenda denunciata e del precedente possesso,
il presidente del tribunale emette un decreto di ammortamento che toglie valore al titolo in
circolazione ed autorizza il pagamento laddove, nel termine di 30gg dalla pubblicazione del
provvedimento, non venga presentata opposizione.
La seconda fase (eventuale) si apre con l’opposizione che il terzo detentore deve spiegando l’accaduto.
All’esito del giudizio il documento, se l’opposizione è respinta, andrà consegnato al soggetto spogliato
del possesso del titolo, che vedrà reintegrato il suo diritto. Se l’opposizione è accolta verrà consegnato
al terzo detentore.

Titoli cambiari
Obbligati diretti e obbligati di regresso
Gli obbligati cambiari sono obbligati in solido verso il portatore della cambiale stessa. Esistono due tipi
di obbligati cambiari: diretti e di regresso. Per il pagamento ci si deve rivolgere all’obbligato diretto e,
in caso si verifichi il rifiuto dell’accettazione o del pagamento da parte dell’obbligato, ci si può rivolgere
in via subordinata agli obbligati di regresso. Gli obbligati diretti sono emittente, accettante e i loro
avallanti. Gli obbligati di regresso sono traenti, giranti e loro avallanti. Se paga un obbligato di grado
intermedio è liberato nei confronti sia del debitore che nei rapporti interni. Egli ha diritto di rivalsa
sugli obbligati di grado anteriore.

Avallo
L’avallo consiste in una firma di garanzia posta sulla cambiale da una terza persona che garantisce il
pagamento nel caso in cui l’obbligato principale non ne onori il pagamento. È sufficiente anche la
semplice sottoscrizione della cambiale e si deve indicare per quale persona è dato l’avallo, in mancanza
si intende garantito il traente o l’emittente. L’invalidità dell’obbligazione non costituisce presupposto
per l’invalidità dell’avallo a meno che la nullità non derivi da un vizio di forma. L’avallante diviene
obbligato cambiario e affianca la sua posizione a quella del garantito, assumendo gli stessi obblighi
cambiari. Il pagamento effettuato dall’avallante non estingue il titolo ma determina a suo favore
l’acquisto del diritto cartolare (e della proprietà del documento) contro l’avallato e contro tutti coloro
che sono obbligati cambiariamente nei suoi confronti.

Protesto
Per esercitare l’azione cambiaria di regresso devono verificarsi due presupposti: innanzitutto ci deve
essere il mancato pagamento/accettazione da parte dell’obbligato diretto, dopo di che tale evento deve
essere constatato in una forma determinata. La constatazione in forma determinata del mancato
pagamento/accettazione viene di solito effettuata mediante un atto autentico, redatto da un pubblico
ufficiale che prende il nome di protesto. Il protesto ha il fine di garantire gli obbligati di regresso
circa la tempestività della presentazione del titolo e l’effettivo suo mancato pagamento/accettazione.
Possono procedere al protesto notai, ufficiali giudiziari e segretari comunali. Il pubblico ufficiale è
responsabile del risarcimento del danno sia nei confronti del portatore per mancato adempimento
dell’incarico o per invalidità del protesto sia nei confronti del protestato per l’illegittimità della
richiesta. Vi sono dei casi in cui si è esonerati dalla presentazione preventiva del titolo: il primo è il
fallimento del soggetto designato a pagare in via principale, il secondo è la causa di forza maggiore,
ovvero un provvedimento dell’autorità centrale costituisca un ostacolo insormontabile alla
presentazione del titolo. Ci sono inoltre specifici casi di esonero dal protesto: dichiarazione di rifiuto e
clausola “senza spese”. La dichiarazione di rifiuto consiste in una dichiarazione scritta sul titolo e
datata, firmata dall’obbligato diretto con la quale si respinge la richiesta di pagamento; la clausola
“senza spese” può essere apposta dal creatore del titolo e ha efficacia verso tutti gli obbligati di
regresso, se è invece apposta da un girante ha effetto solo nei suoi confronti. Infine l’azione di
regresso comprende oltre l’ammontare del titolo non pagato, eventuali interessi compensativi di mora e
le spese per la presentazione del titolo e la levata del protesto.

Requisiti cambiale
La cambiale ha una serie di requisiti formali:
- Denominazione del titolo
- Ordine o promessa di pagare una somma indicata verso il portatore del titolo
- Indicazione scadenza del titolo (a vista, a certo tempo vista, a data certa, a certo tempo data)
- Indicazione del luogo di pagamento
- Nome del primo prenditore
- Luogo e data di emissione
- Sottoscrizione del traente o dell’emittente.

La cambiale tratta
Per cambiale tratta si intende un ordine incondizionato rivolto ad un soggetto (traente) rivolto ad un
altro soggetto (trattario) di pagare una somma determinata al portatore del titolo. Prima
dell’accettazione, il trattario non è obbligato nei confronti del portatore né in via cartolare, né in via
extra cartolare, a meno che non abbia autorizzato preventivamente l’emissione della tratta.
Per ottenere l’accettazione, che è una dichiarazione cambiaria, occorre presentare il titolo al trattario
(facoltativa in quanto se c’è fiducia si può presentare la tratta direttamente per il pagamento).

Vaglia (pagherò) cambiario


Per vaglia o pagherò cambiario si intende la promessa incondizionata rivolta da un soggetto (detto
emittente) al portatore del titolo di pagare una somma determinata.

Gli organi.
Gli organi del fallimento sono:

 Il tribunale fallimentare: quando dichiara il fallimento con sentenza nomina un giudice delegato ed
un curatore del fallimento. Il giudice delegato è quello che sovrintende a tutta la procedura, il
curatore è la persona che materialmente prende su di sé l'impresa, è la persona che si occuperà di
gestire e di arrivare all’accertamento del passivo”, formalizzato con un decreto del giudice delegato
il quale fa l'elenco di tutti i creditori. Poi ci saranno le altre fasi cioè quelle relative alla gestione del
patrimonio se ad esempio fosse funzionale a mantenerne alto il valore, e poi alla successiva vendita
nonché alla soddisfazione dei creditori secondo l'ordine previsto.
 Nelle procedure amministrative viceversa, nel concordato preventivo, anche qui abbiamo il
tribunale, un giudice e un commissario giudiziale.
Il commissario giudiziale fa principalmente due cose: monitora la gestione, che nel concordato
preventivo rimane nelle mani dell'imprenditore almeno fino alla approvazione della proposta. Poi
se la proposta prevede l'uscita di scena dell'imprenditore e quindi l'affidamento dell'azienda a
qualcun altro. Il commissario giudiziale vigila sull'operato dell’imprenditore. Il commissario
giudiziale autorizza gli atti di straordinaria amministrazione. Inoltre, seconda funzione, il
commissario giudiziale nel concordato preventivo deve fare una relazione informativa e valutativa
della proposta. E questa proposta, accompagnata dalla relazione del commissario giudiziale, va
sottoposta ai creditori ai fini della loro votazione. Quindi i creditori devono sapere qual è l'opinione
del commissario che è stato nominato dal tribunale. Quindi il commissario è chiamato a una
valutazione che serve per consentire ai creditori una decisione consapevole in un senso o nell'altro.
Nelle procedure invece amministrative, voi avete l'autorità di vigilanza e poi dei commissari veri e
propri che sono i gestori del patrimonio. E poi abbiamo dei comitati di sorveglianza che vengono
nominati appunto dall’autorità di vigilanza.

Procedure concorsuali
Procedure concorsuali
Sono una serie di procedure nelle quali, con la presenza dell’autorità pubblica, viene regolato il rapporto
tra un determinato soggetto e il complesso dei suoi creditori. Comune a tutte le procedure è la
circostanza che, al verificarsi di determinate situazioni, tramite intervento dell’autorità giudiziaria o
amministrativa viene sottratta all’imprenditore la gestione e la disponibilità dell’impresa e dei suoi beni,
oppure viene nominato un soggetto che controlli sull’esercizio dell’attività. Quando l’organo statuale si
sostituisce all’imprenditore, quest’ultimo conserva la proprietà dei beni pur essendo spogliato del
potere di amministrarli e di disporne.

Finalità delle procedure concorsuali


La finalità delle procedure concorsuali quantitativamente più diffusa è quella esecutivo-satisfattiva,
che tende a soddisfare i creditori nella fase liquidatoria nei limiti dell’attivo realizzato. Il fallimento,
concordato preventivo e ristrutturazione dei debiti fanno parte di questa categoria. Il concordato
preventivo e la ristrutturazione dei debiti hanno finalità analoghe (manca la fase di esecuzione forzata
del fallimento).
Abbiamo poi una finalità estintiva, perseguita dalla liquidazione coatta amministrativa: questo tipo di
procedura amministrativa è prevista per particolari tipi di imprese, soggette a vigilanza da parte
dell’autorità amministrativa (esempio: banche) in caso di gravi irregolarità o di insolvenza. Si tende a
rimuovere l’impresa “malata”, ricollocando l’azienda e i rapporti pendenti possibilmente trasferendoli ad
un'altra impresa già operante nel sistema. Vi sono infine procedure che hanno una finalità
riorganizzatoria e recuperatoria: a questa categoria appartiene l’amministrazione straordinaria.
Quest’ultima tende a consentire la sua applicazione solamente se siano effettivamente riscontrabili le
condizioni per la conservazione dei complessi produttivi, tant’è che vi è una prima fase di accertamento
giudiziario sulla fattibilità del progetto. Se viene giudicato fattibile, si apre la procedura di
amministrazione straordinaria, altrimenti si dichiara fallimento. In questa categoria troviamo anche la
procedura di ristrutturazione industriali per le grandissime imprese in stato di insolvenza.

Concordato preventivo

Il CONCORDATO PREVENTIVO così come gli ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE hanno una funzione
transattivo satisfattiva, sono procedure in virtù delle quali un imprenditore in crisi invece di aspettare di
essere dichiarato fallito cerca di prevenire questo rischio proponendo ai suoi creditori delle soluzioni
transattive satisfattive (l’imprenditore si accorda con i creditori per la cifra che sarà minore di quella
dovuta). Queste due tipologie di procedure hanno le stesse finalità ma una procedura differente, mentre il
concordato preventivo segue un itinerario che vede il coinvolgimento del tribunale e un preventivo
passaggio della proposta al vaglio del tribunale affinché questa proposta possa essere trasmessa ai
creditori che decideranno se approvarla o meno.

PROCEDURE AMMINISTRATIVE
LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA, ha una finalità estintiva perché si pone come obiettivo di
estinguere l’impresa. L’impresa si estingue e l’azienda viene ricollocata. Questo avviene attraverso queste
procedure, gestite da commissari e dall’autorità di vigilanza. Es. quando una banca finisce la liquidazione
coatta amministrativa l’azienda bancaria viene ricollocata, viene acquisita da un’altra banca che assicurerà
la continuità di tutti i rapporti. Svolgono attività con rilevanza pubblicistica.

L’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, strumento al quale possono accedere solo le grandi strutture


imprenditoriali che soddisfano i requisiti stabiliti dal decreto 270 del 1999. Ha una finalità
recuperatorio/organizzativo, nonostante l’impresa sia in uno stato di insolvenza la sua rilevanza anche
sociale per il numero di dipendenti comporta la necessità di trovare una soluzione alternativa rispetto al
semplice fallimento, e quindi queste imprese possono accedere a questa procedura che vede anche
l’intervento del governo. Quindi questo strumento non si limita al soddisfacimento dei creditori ma anche
degli interessi diffusi. Nel caso in cui ci si rendesse conto che l’amministrazione straordinaria non potesse
essere portata avanti si passa al fallimento.

Le caratteristiche dei accordi di ristrutturazione


hanno finalità transativo satisfativa hanno una finalità diversa rispetto al fallimento, sono cioè procedure
che mirano alla composizione della vicenda debitoria nel senso che io sto per fallire e per evitare il
fallimento ricorro a uno di questi strumenti di ristrutturazione del debito.

Mi presento in tribunale con un accordo, il quale ha ad oggetto la ristrutturazione del debito, che ho fatto
con tanti creditori che rappresentino almeno il 60% della mia esposizione debitoria. Il rimanente 40 lo devo
pagare integralmente Una volta fatto discendono una serie di conseguenze protettive per l’imprenditore e
per i creditori.

Presupposto soggettivo delle procedure concorsuali


Ogni procedura concorsuale presenta proprie specificità con riferimento al profilo soggettivo. Un
tradizionale criterio di selezione è quello delle dimensioni dell’imprenditore commerciale. Fino al 2007 il
piccolo imprenditore definito nell’art.2083 del cc non poteva fallire, ora invece con l’art 1 comma 2 della
legge fallimentare, sono altri i criteri da considerare per non essere assoggettabili a fallimento o
concordato preventivo:
- Attivo patrimoniale < 300.000€ per 3 anni precedenti all’istanza di fallimento
- Ricavi lordi < 200.000€ per 3 anni precedenti all’istanza di fallimento
- Debiti < 500.000€
Inoltre è esclusa la soggezione al fallimento per chi non ha i tre requisiti ma ha un debito scaduto
inferiore a 30.000€.
L’imprenditore agricolo è escluso dalla soggezione alle procedure concorsuali.
Invece per la liquidazione coatta amministrativa non esiste un criterio generale del presupposto
soggettivo, sono sottoposti a tale procedura i soggetti per i quali le leggi speciali espressamente
prevedono. Per l’amministrazione straordinaria sono ammessi gli imprenditori soggetti a fallimento,
mentre per la ristrutturazione industriali devono esserci almeno 500 lavoratori subordinati e debiti non
inferiori a 300 milioni d’euro.

Fallimento di una SNC: il socio viene dichiarato fallito?


Si, i soci illimitatamente responsabili falliscono insieme alla società di persona secondo l’art.147 della
legge fallimentare.

Presupposto oggettivo delle procedure concorsuali


Lo stato di crisi è una situazione oggettiva che va dalla mera tensione finanaziaria fino all’insolvenza
compresa, insolvenza è lo stato di crisi più grave.
Per amministrazione straordinaria, ristrutturazione industriale e fallimento requisito oggettivo è lo
stato di insolvenza del debitore. Non si fa riferimento all’insolvenza di una singola obbligazione ma ad
una condizione nella quale l’imprenditore non è più in grado di adempiere alle proprie obbligazioni. Deve
essere quindi percepibile all’esterno, si manifesta come uno squilibrio finanziario dell’impresa di cui è
irrilevante la causa e che prescinde da un eventuale squilibrio patrimoniale. L’amministrazione
straordinaria deve anche presentare requisiti di concrete prospettive di recupero dell’equilibrio
economico delle attività imprenditoriali. Affinché invece l’imprenditore possa proporre ai creditori un
concordato, deve sussistere uno stato di crisi. Quest’ultimo comprende un’ampia fascia di situazioni di
difficoltà dell’imprenditore che giunge sino allo stato d’insolvenza. In assenza di insolvenza vi è stato di
crisi quando c’è il rischio che vengano meno le prospettive di continuità aziendale. Quindi lo stato di
crisi comprende sia lo stato d’insolvenza, che la situazione precedente.

Azione revocatoria
È un’azione che fa perdere efficacia giuridica ad un atto compiuto dal debitore fallito, volto a minare la
par condicio creditorum. La finalità è quella di ricostruire l’attivo fallimentare per far in modo che vi
possa essere soddisfatto un maggior numero di creditori.

Globalità
La globalità si ha tutte le volte in cui la procedura concorsuale si applichi ad un imprenditore in
accertato stato di insolvenza. Il principio della globalità comporta che siano compresi nella procedura
tutti i beni e i rapporti esistenti al momento in cui viene disposta la procedura, senza bisogno che siano
identificati. La globalità comporta che da un lato tutti i beni che risulteranno appartenere al debitore
durante la procedura saranno acquisiti alla stessa, dall’altra i creditori non possano agire
individualmente su tali beni per soddisfare i propri crediti.

Stabilità e officiosità

Officiosità
Il carattere dell’officiosità non significa che la procedura debba essere instaurata su iniziativa
dell’organo pubblico, ma significa che viene disposta con un provvedimento di un organo pubblico e che
viene condotta e gestita a cura dello stesso.
Stabilità. La stabilità delle procedure concorsuali: se io sono insolvente ma non sono stato ancora
dichiarato fallito, tutti gli atti negoziali che io ho posto in essere nel momento in cui sono insolvente sono
assoggettabili a revocatoria nel senso che un qualunque curatore potrebbe in qualche modo valutarli e
ritenere di avviare un'azione per la revocatoria di quegli atti, tutti gli atti a titolo oneroso compiuti nei sei
mesi anteriori al fallimento possono essere oggetto di un azione revocatoria, perché è un periodo sospetto
nel quale tutto quello che io faccio può essere in qualche modo stato più o meno strumentalmente usato e
concepito per far uscire fuori i soldi in danno di tutti i creditori. Se invece gli atti negoziali li perfeziona il
curatore del fallimento, gli atti hanno il connotato della stabilità, non possono essere più messi in
discussione.

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