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MANUALE DI DIRITTO COMMERCIALE- Gian Franco Campobasso

PARTE PRIMA: L'IMPRENDITORE

1. DEFINIZIONE D'IMPRENDITORE imprenditore chi esercita professionalmente un'attivit economica organizzata al fine della produzione o dello

scambio di beni o di servizi. Dunque, l'impresa attivit finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. In altre parole attivit produttiva: anche l'attivit di scambio, infatti, spostando l'utilit dei beni nel tempo e/o nello spazio, produce nuova ricchezza. Irrilevanti sono invece la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi sono destinati a soddisfare. Non per impresa l'attivit di mero godimento: non crea nuove utilit il proprietario di immobili che ne gode semplicemente i frutti concedendoli in locazione. Va invece ritenuta attivit di produzione l'utilizzazione del proprio denaro nella compravendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ecc.) o nella concessione di finanziamenti a terzi. Parimenti, da considerarsi imprenditore anche colui che svolge attivit illecite, cio contrarie a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume: in tal caso, per , l'imprenditore non potr avvalersi delle norme che tutelano l'imprenditore nei confronti dei terzi e ci per il principio generale dell'ordinamento per cui da un comportamento illecito non possono mai derivare effetti favorevoli per il suo autore. Normalmente l'imprenditore crea un complesso produttivo formato da persone e beni strumentali all'impresa (attivit organizzata). Ad ogni modo c' da dire che pu essere imprenditore anche colui che opera senza utilizzare prestazioni lavorative altrui (si pensi ad esempio alle imprese automatizzate come sale-giochi o lavanderie automatiche a gettoni): l'organizzazione imprenditoriale pu dunque essere anche soltanto organizzazione di capitali e proprio lavoro intellettuale e/o manuale. E non solo ci. Pu essere infatti imprenditoriale anche l'attivit organizzata che prescinde dalla creazione di un composto di beni mobili ed immobili: l'attivit pu ridursi al solo impiego di mezzi finanziari propri o altrui. Oltre questo limite si smette di essere imprenditori e si comincia ad essere lavoratori autonomi: l'attivit che si fonda esclusivamente sul lavoro personale del soggetto agente, senza l'utilizzo di lavoro o capitali altrui, o con il solo utilizzo di beni strumentali allo svolgimento della propria attivit (attrezzi dell'idraulico), non attivit imprenditoriale. L'attivit dev'essere poi economica, cio condotta con metodo economico. In altre parole, essa deve svolgersi secondo modalit che consentano quanto meno la copertura dei costi con i ricavi. Altrimenti si ha consumo e non produzione di ricchezza. L'ultimo dei requisiti per essere imprenditori il carattere professionale dell'attivit, cio l'esercizio abituale dell'attivit produttiva: soltanto lo stabile inserimento dell'attivit nel settore della produzione e della distribuzione giustifica l'applicazione della disciplina d'impresa all'agente. La professionalit non esige invece che l'attivit sia ininterrotta (pensiamo alle attivit stagionali come gli stabilimenti balneari). E non richiesto nemmeno che l'impresa sia l'attivit unica o principale: pu essere imprenditore anche un professore di liceo. Per concludere bene chiarire che i liberi professionisti in quanto tali non sono mai imprenditori. L'art. 2238 c.c., infatti, stabilisce che le disposizioni in tema d'impresa si applicano alle professioni intellettuali soltanto se l'esercizio della professione costituisce elemento di un'attivit organizzata in forma d'impresa: potrebbe essere il caso del medico che gestisce una clinica privata nella quale opera.

2. CATEGORIE IMPRENDITORIALI In base all'oggetto dell'attivit, il codice distingue tra imprenditore agricolo ed imprenditore commerciale. Ma il rilievo delle due definizioni decisamente differente: l'imprenditore agricolo sottoposto soltanto alla disciplina prevista per l'imprenditore in generale mentre esonerato, iscrizione nel registro delle imprese esclusa, dall'applicazione della disciplina propria dell'imprenditore commerciale (scritture contabili, fallimento, ecc.). imprenditore agricolo chi esercita un'attivit di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali [non soltanto bestiame] ed attivit connesse. Viene poi specificato che per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attivit dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. All'imprenditore agricolo infatti equiparato quello ittico, cio quell'imprenditore che esercita l'attivit di pesca professionale diretta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in ambienti marini, salmastri o dolci o attivit a queste connesse. Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

Ad ogni modo, sono attivit agricole per connessione: a) quelle dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente da un'attivit agricola essenziale; b) quelle dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente impiegate nell'attivit agricola esercitata, comprese quelle di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale e le attivit agrituristiche. In altre parole, attivit oggettivamente commerciali, come la produzione di olio o formaggi, sono considerate per legge attivit agricole, se esercitate in connessione con una delle tre attivit agricole essenziali. Pi precisamente necessario che il soggetto che la esercita sia gi imprenditore agricolo ed eserciti un'attivit coerente con quella connessa: per esempio coltiva uva e produce vino. Infatti, specificato dalla legge che le attivit devono avere ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dall'esercizio dell'attivit agricola essenziale". imprenditore commerciale chi esercita una o pi di queste attivit: 1) attivit industriale diretta alla produzione di beni o servizi; 2) attivit intermediaria nella circolazione di beni; 3) attivit di trasporto; 4) attivit bancaria o assicurativa; 5) altre attivit ausiliarie delle precedenti. Infine, ogni impresa che non rientra in questo elenco e non qualificabile come agricola, da considerarsi commerciale. La dimensione dell'impresa il secondo criterio di differenziazione della disciplina degli imprenditori. Si distingue cos il piccolo imprenditore da quello medio-grande. Il piccolo imprenditore sottoposto allo statuto generale mentre esonerato, anche se esercita attivit commerciale, dalla tenuta delle scritture contabili, dall'assoggettamento al fallimento e dalle altre procedure concorsuali. Nel contempo, la piccola impresa destinataria di una ricca legislazione speciale tesa a favorirne la sopravvivenza e lo sviluppo. Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attivit professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia. Per aversi piccola impresa perci necessario che l'imprenditore presti il proprio lavoro nell'azienda e che questo, unito a quello eventuale dei familiari, prevalga rispetto al lavoro altrui ed al capitale proprio o altrui investito nell'impresa. impresa familiare quella in cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado dell'imprenditore. Ma l'impresa familiare non va confusa con la piccola impresa. Se vero che spesso la piccola impresa anche impresa familiare, vero anche che si pu avere una piccola impresa che non impresa familiare, in quanto l'imprenditore non ha famiglia o non si avvale del lavoro di questa. D'altro canto, l'impresa familiare non sempre piccola ma pu essere anche medio-grande. Ad ogni modo, l'istituto dell'impresa familiare nato per tutelare esigenze diverse da quelle del piccolo imprenditore: si voleva infatti dare tutela a quei lavoratori che, lavorando in famiglia, potevano essere soggetti ad ingiustizie o abusi (mancata retribuzione, ecc.). Le associazioni, le fondazioni e pi in generale tutti gli enti privati con fini ideali o altruistici possono svolgere attivit commerciale qualificabile come attivit d'impresa. L'importante che essa venga condotta con metodo economico. Ci qualifica tali enti come imprenditori commerciali sottoposti con pienezza di effetti allo statuto. Da tempo per avvertita l'esigenza di un quadro di regole per le imprese senza scopo di lucro in settori di utilit sociale. Si allora creato l'istituto dell'impresa sociale: possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private che esercitano in via stabile e principale un'attivit economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilit sociale ma senza scopo di lucro (art. 1 comma 1 d. lgs. 155/2006). Sul patrimonio di tali imprese grava un vincolo di indisponibilit : in nessun momento, neppure allo scioglimento, possibile distribuire i fondi o le riserve tra coloro che fanno parte dell'organizzazione. Privilegio delle imprese sociali con patrimonio netto di almeno ventimila euro che, dal momento dell'iscrizione nel registro delle imprese, esse rispondono delle obbligazioni assunte soltanto con il proprio patrimonio, senza ripercussioni sugli associati. Tale privilegio viene meno se il patrimonio dell'impresa sociale scende di oltre un terzo al di sotto del limite di 20.000 . Le imprese sociali sono poi soggette a regole speciali. Indipendentemente dalla natura agricola o commerciale dell'attivit, infatti, esse devono: iscriversi in un'apposita sezione del registro delle imprese; redigere le scritture contabili; e, in caso di insolvenza, subire liquidazione coatta amministrativa. Le organizzazioni che intendono assumere la qualifica di impresa sociale devono costituirsi tramite atto pubblico. Esso dovr: determinare l'oggetto sociale; enunciare l'assenza dello scopo di lucro; indicare la denominazione dell'ente; fissare i requisiti per i componenti delle cariche sociali; disciplinare le modalit di ammissione ed

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esclusione dei soci; prevedere un sistema di controllo contabile e di legalit della gestione. Le imprese sociali sono infine soggette anche alla vigilanza del Ministero del lavoro, che in caso di irregolarit pu disporre la perdita della qualifica di impresa sociale. Quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentante (volontario o legale), possiamo dire che l'attivit essenzialmente esercitata dal rappresentante ma imprenditore rimane il rappresentato. Nell'esercizio di impresa tramite interposta persona, invece: un soggetto (imprenditore palese o prestanome) compie i singoli atti d'impresa in nome proprio ma poi un altro il soggetto (imprenditore indiretto o occulto) che di fatto somministra i mezzi finanziari necessari, dirige l'impresa e fa suoi i guadagni. Tale espediente pu essere usato per aggirare un divieto di legge oppure per non esporre a rischio d'impresa tutto il patrimonio personale. Come per il mandato senza rappresentanza ed in virt del principio della spendita del nome, per , solo l'agente che "acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi". Tutto ci non pone problemi finch gli affari si mantengono buoni ed i creditori sono regolarmente pagati. Quando per gli affari peggiorano ed i creditori non vengono pagati, sorgono parecchi problemi, essendo probabilmente il prestanome una persona fisica nullatenente. I creditori potranno provocare il fallimento del prestanome, ma molto probabilmente non verranno soddisfatti e non potranno rivalersi sull'imprenditore occulto. Parte della dottrina risolve il problema affermando che nel nostro ordinamento giuridico espressamente sanzionata l'inscindibilit del rapporto potere-responsabilit: chi esercita il potere di direzione ne assume anche il rischio, obbligandosi a rispondere delle obbligazioni assunte. Diverrebbe cos anch'egli imprenditore e sarebbe anch'egli esposto al rischio del fallimento. Tale teoria, tuttavia, riscuote scarsi consensi, in quanto il collegamento inscindibile tra potere di direzione e rischio, oltre che avere in realt fondamenta poco solide, smentito dai principi che reggono le societ di capitali.

3. RAPPRESENTANZA Nello svolgimento delle proprie attivit l'imprenditore si avvale di norma della collaborazione di soggetti esterni: o stabilmente inseriti nell'organizzazione aziendale tramite un rapporto di lavoro subordinato o collaboratori occasionali sulla base di rapporti contrattuali di varia natura. In entrambi i casi la collaborazione pu riguardare anche la conclusione di affari con soggetti terzi in nome e per conto dell'imprenditore: si tratta dell'agire in rappresentanza. Il fenomeno della rappresentanza regolato in via generale dagli artt. 1387 ss. del codice civile. Ma quando ci si avvale di figure tipiche come institori, procuratori e commessi vi sono norme speciali dettate dagli artt. 2203-2213 c.c. Per la loro posizione, institori, commessi e procuratori sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza ex lege commisurato al tipo di mansioni che la qualifica comporta. In altre parole, il potere di vincolare direttamente l'imprenditore non deriva da procura ma costituisce effetto naturale della posizione del soggetto nell'impresa. L'institore colui che preposto dal titolare all'esercizio dell'impresa o di una sede secondaria o di un ramo particolare della stessa ed ha per questo stesso motivo un potere di gestione generale. In altre parole, si tratta di colui che viene comunemente chiamato direttore generale dell'impresa o di una filiale e o di un settore produttivo. Di norma esso un lavoratore subordinato con la qualifica di dirigente, posto al vertice della gerarchia del personale. Come detto, al potere di gestione generale si affianca il generale potere di rappresentanza, anche in mancanza di espressa procura. L'institore pu compiere tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa o della sede o del ramo cui preposto mentre non pu compiere atti che vanno oltre la gestione dell'impresa, come ad esempio la vendita o l'affitto dell'azienda o il cambiamento dell'oggetto delle attivit . La rappresentanza dell'institore pu anche essere processuale, sia come attore che come convenuto, per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell'esercizio dell'impresa a cui preposto. I poteri rappresentativi cos determinati dalla legge possono essere modificati dall'imprenditore, sia all'atto della preposizione che in un momento successivo. Le limitazioni saranno per opponibili ai terzi soltanto se pubblicate nel registro delle imprese, o se viene dimostrato che la controparte era comunque a conoscenza delle stesse. Infine, occorre ricordare che, come ogni altro rappresentante, l'institore deve rendere palese al terzo la sua veste mediante la spendita del nome del rappresentato, pena la responsabilit personale per gli atti conclusi. I procuratori sono coloro che, in base ad un rapporto continuativo, hanno il potere di compiere per l'imprenditore Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposti ad esso . Essi sono quindi degli ausiliari subordinati e di grado inferiore agli institori: non sono infatti a capo dell'impresa o di un ramo o una sede secondaria; non hanno rappresentanza processuale; e il loro potere decisionale circoscritto ad un determinato settore operativo dell'impresa. Sono procuratori, ad esempio, il direttore del settore acquisti, il dirigente del personale o il direttore del settore pubblicit. In mancanza di specifiche limitazioni iscritte nel registro delle imprese, i procuratori sono ex lege investiti di un potere di rappresentanza generale rispetto alla specie di operazioni per le quali sono stati investiti di autonomo potere decisionale. I commessi sono ausiliari subordinati cui sono affidate mansioni esecutive o materiali che li pongono in contatto con i terzi. Per questo motivo, ai commessi riconosciuto il potere di rappresentanza dell'imprenditore, anche in mancanza di procura, ma tale potere meno ampio di quello degli institori o dei procuratori. Infatti, essi possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di operazioni di cui sono incaricati . I commessi, ad esempio, non possono esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, n concedere dilazioni o sconti non previsti. L'imprenditore pu ampliare o limitare tali poteri ma, non essendovi un sistema di pubblicit legale, le modifiche ai poteri saranno opponibili ai terzi soltanto se portate a conoscenza con mezzi idonei o se se ne si prova l'effettiva conoscenza dei terzi.

4. ACQUISTO DELLA QUALIT D'IMPRENDITORE La qualit di imprenditore si acquista con l'effettivo inizio dell'esercizio dell'attivit d'impresa. Non sufficiente l'intenzione di dare inizio all'attivit, anche se gi manifestatasi tramite la richiesta delle autorizzazioni amministrative necessarie o l'iscrizione in albi o registri. Sono invece sufficienti a fare acquistare la qualit di imprenditore le fasi preliminari di organizzazione dell'attivit di impresa (ad esempio affitto di locali, acquisto di macchinari, ecc.) quando il loro numero e la loro significativit manifestano in modo non equivoco l'orientamento dell'attivit verso un determinato fine produttivo. Per quanto riguarda la fine dell'impresa, importante per la dichiarazione di fallimento, la cancellazione dal registro delle imprese condizione necessaria per beneficiare del termine annuale per la dichiarazione di fallimento. Tuttavia, per gli imprenditori persone fisiche e per le societ cancellate d'ufficio ci non sufficiente. necessaria anche l'effettiva cessazione dell'attivit d'impresa. Per ragioni di certezza del diritto si presume infatti che al momento della cancellazione dal registro l'attivit d'impresa sia gi terminata, ma il creditore o il pubblico ministero possono provare il contrario, s da ottenere la dichiarazione di fallimento anche oltre l'anno dalla cancellazione.
Per esercitare attivit d'impresa necessaria la piena capacit di agire. Essa si acquista al compimento del diciottesimo anno di et e si perde in seguito ad interdizione o inabilitazione. Il minore o l'incapace che esercita attivit d'impresa non acquista la qualit di imprenditore. per possibile l'esercizio di attivit d'impresa per conto di un incapace da parte dei rispettivi rappresentanti legali, con l'osservanza delle disposizioni dettate. Per lo sfavore con cui il legislatore vede l'impiego del patrimonio di incapaci in attivit commerciali, comunque rischiose, in nessun caso consentito l'inizio di una nuova impresa in nome e nell'interesse dell'incapace. dunque possibile soltanto la continuazione dell'esercizio di una impresa commerciale preesistente, quando autorizzata dal tribunale ed utile all'incapace.

Chi opera sul mercato, e quindi gli stessi imprenditori, necessitano di poter disporre con facilit di informazioni veritiere e non contestabili sui fatti e sulle situazioni delle imprese con cui entrano in contatto. Per le imprese commerciali tale esigenza soddisfatta dal legislatore mediante la pubblicit legale. Vi , in altre parole, l'obbligo per le imprese di rendere di pubblico dominio, secondo le forme e le modalit previste, determinati atti o fatti. In tal modo le informazioni non solo sono facilmente conoscibili da chiunque ma divengono anche opponibili ai terzi, a prescindere dalla loro effettiva conoscenza . Lo strumento di pubblicit legale previsto dal codice civile il registro delle imprese. Esso per rimasto inoperativo per oltre cinquant'anni in quanto subordinato all'emanazione di un regolamento di attuazione, che continuava a mancare. Poi, finalmente, con la legge 580/1993 ed i relativi regolamenti di attuazione viene istituito il registro delle imprese presso le Camere di Commercio. Esso non riguarda pi soltanto le imprese commerciali non piccole e le societ commerciali, come dettato dal codice, ma anche imprese agricole, piccoli imprenditori e societ

5. PUBBLICIT LEGALE

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semplici. Il registro delle imprese si compone di una sezione ordinaria e di tre sezioni speciali: nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori (non agricoli) per i quali l'iscrizione produce effetti di pubblicit legale (imprenditori individuali commerciali non piccoli, societ non semplice, consorzi, ecc.); in una sezione speciale sono iscritti gli imprenditori che secondo il codice civile ne erano esonerati e per i quali l'iscrizione, prevista dalla legge del 1993, aveva soltanto funzione di pubblicit notizia (imprenditori agricoli e artigiani, piccoli imprenditori, societ semplici); in un'altra sezione speciale sono iscritte le societ tra professionisti; nell'ultima sezione speciale sono iscritti i legami di gruppo (societ o enti che esercitano attivit di direzione e coordinamento). I fatti e gli atti da registrare sono diversi a seconda della struttura soggettiva dell'impresa ma riguardano principalmente: gli elementi di individuazione dell'imprenditore e dell'impresa (dati anagrafici imprenditore, ditta, oggetto, sede, ecc.) nonch la struttura e l'organizzazione delle societ (atto costitutivo, nomina e revoca amministratori, ecc.). In via generale, sono soggette a registrazione anche le modificazioni di elementi gi iscritti. Le iscrizioni devono essere fatte nel registro delle imprese della provincia in cui l'impresa ha la sede. Esse sono normalmente eseguite su domanda dell'interessato ma possono avvenire anche d'ufficio, se l'iscrizione obbligatoria e l'interessato non vi provvede. Per contro, pu essere anche disposta d'ufficio la cancellazione di un'iscrizione avvenuta senza le condizioni richieste. Prima di procedere all'iscrizione, l'ufficio del registro delle imprese deve controllare che la documentazione sia formalmente regolare e verificare la veridicit dell'atto o del fatto da registrare (regolarit formale e sostanziale). L'iscrizione poi eseguita tramite l'inserimento dei dati nella memoria dell'elaboratore elettronico. L'iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese ha, di regola, efficacia dichiarativa: i fatti e gli atti resi noti sono opponibili a chiunque dal momento stesso della loro registrazione, senza che i terzi possano eccepirne l'ignoranza. In ipotesi eccezionali, tassativamente previste, l'iscrizione ha effetti costitutivi, cio produttivi di effetti tra le parti o nei confronti dei terzi. Ad esempio, ha efficacia costitutiva l'iscrizione nel registro delle imprese dell'atto costitutivo di societ di capitali o di societ cooperative: prima di tale momento le societ non esistono giuridicamente. In altri casi, infine, l'iscrizione non ha efficacia normativa ma presupposto per la piena applicazione di un determinato regime giuridico. Per esempio, le societ in nome collettivo e le societ in accomandita semplice, se non iscritte, non usufruiscono del regime di autonomia patrimoniale proprio di tali enti. L'iscrizione nelle sezioni speciali del registro delle imprese non produce alcuno degli effetti esposti. Essa ha soltanto la funzione di certificazione anagrafica e di pubblicit notizia: l'atto o il fatto registrati non sono di per s opponibili per la sola iscrizione, essendo necessario provarne l'effettiva conoscenza dei terzi. Tuttavia, per gli imprenditori agricoli e le societ semplici l'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese ha comunque efficacia di pubblicit legale.

6. SCRITTURE CONTABILI Le scritture contabili sono i documenti che riproducono, in termini quantitativi e/o monetari, i singoli atti d'impresa ovvero la situazione patrimoniale complessiva dell'imprenditore. Esse contribuiscono a razionalizzare ed organizzare con maggiore efficacia l'attivit e la gestione dell'impresa e per questo sono di norma spontaneamente tenute dall'imprenditore. Ad ogni modo, per gli imprenditori commerciali non piccoli e le societ commerciali non semplici, la tenuta delle scritture contabili obbligatoria. Il principio generale vuole che l'imprenditore tenga tutte le scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa. In ogni caso devono essere tenuti il libro giornale ed il libro degli inventari e devono essere conservati gli originali della corrispondenza commerciale ricevuta e le copie di quella spedita. Il libro giornale un registro cronologico-analitico. In esso devono essere indicate le operazioni relative all'esercizio della impresa nell'ordine in cui sono compiute. Non per necessario registrare separatamente ciascuna operazione, a patto che le registrazioni riguardino operazioni omogenee di giornata. Il libro degli inventari invece un registro periodico-sistematico. Esso va redatto all'inizio dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno e fornisce un quadro della situazione patrimoniale dell'imprenditore, contenendo l'indicazione e la valutazione delle attivit e delle passivit dell'imprenditore, anche estranee all'impresa. L'inventario si chiude infatti con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite. Per garantire la veridicit delle scritture contabili ed evitare la successiva alterazione, sono imposte determinate Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

regole formali e sostanziali. Le regole formali sono andate tuttavia riducendosi. Oggi sono richieste: la numerazione progressiva pagina per pagina prima della messa in uso dei libri contabili; la tenuta delle scritture secondo le norme di un'ordinata contabilit (senza spazi bianchi, senza interlinee o abrasioni e lasciando leggibili le cancellature). tuttavia consentita la tenuta delle scritture contabili con sistemi informatici. In ogni caso la conservazione delle scritture deve durare almeno dieci anni. L'inosservanza delle regole rende le scritture irregolari e dunque irrilevanti giuridicamente. L'imprenditore che non tiene regolarmente le scritture contabili non pu utilizzarle come mezzo di prova a suo favore (mentre rimangono utilizzabili contro l'imprenditore) ed inoltre soggetto alle sanzioni penali per i reati di bancarotta semplice o fraudolenta in caso di fallimento.

7. L'AZIENDA L'azienda il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa (art. 2555 c.c.).

L'azienda quindi l'apparato strumentale (locali, macchinari, attrezzature, materie prime, ecc.) di cui l'imprenditore si serve per lo svolgimento della propria attivit . Organizzazione e destinazione ad un fine produttivo attribuiscono all'azienda un rilievo economico, oltre che giuridico: l'azienda consente infatti la produzione di nuove utilit, diverse e maggiori di quelle ricavabili dai singoli beni isolatamente. D'altro canto, il rapporto di strumentalit e di complementariet fra i singoli elementi della azienda fa s che questa abbia un valore di scambio maggiore della somma dei valori dei singoli beni che la costituiscono: tale maggior valore detto avviamento. Si parla di avviamento oggettivo per quei fattori che permangono anche se muta il titolare dell'azienda (ad esempio, capacit di un complesso industriale di produrre a costi competitivi) mentre si parla si avviamento soggettivo per quei fattori che dipendono dall'abilit dell'imprenditore sul mercato (capacit di mantenere ed ampliare la clientela). Lo stesso legislatore dispone che al trasferimento a titolo definitivo o temporaneo dell'azienda conseguano particolari effetti (divieto di concorrenza del cedente, successione nei contratti aziendali, ecc.), con la finalit di favorire la conservazione dell'unit economica e del valore di avviamento dell'azienda. L'azienda pu formare oggetto di atti di disposizione di diversa natura (pu essere venduta, conferita in societ, donata) e su di essa possono essere costituiti diritti di godimento a favore di terzi (usufrutto, affitto, ecc.). Chiaramente anche i singoli beni aziendali possono essere oggetto di atti di disposizione. Sar per importante distinguere il trasferimento di singoli beni aziendali da quello dell'azienda, in quanto soltanto nel secondo caso trover applicazione la disciplina speciale dettata per il trasferimento del complesso aziendale. Sar necessario, ed anche sufficiente, che sia trasferito un insieme di beni potenzialmente idoneo ad essere utilizzato per l'esercizio di una determinata attivit d'impresa, anche quando il nuovo titolare debba integrare il complesso acquisito con ulteriori fattori produttivi come le materie prime. I contratti che hanno per oggetto il trasferimento della propriet o la concessione in godimento dell'azienda sono validi se stipulati con l'osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda o per la particolare natura del contratto . Per tutte le imprese soggette a registrazione invece richiesto che i contratti di trasferimento siano iscritti nel registro delle imprese entro il termine di 30 giorni. Per ottenere l'iscrizione necessario che il contratto sia redatto in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata. Come detto, l'alienazione dell'azienda comporta anche effetti ulteriori che riguardano il divieto di concorrenza dello alienante, i contratti ed i crediti ed i debiti aziendali. Chi aliena l'azienda deve astenersi, per un periodo massimo di 5 anni, dall'iniziare una nuova impresa che possa sviare la clientela dell'azienda ceduta. In tal modo si tutelano allo stesso tempo l'interesse dell'acquirente a trattenere la clientela e la libert di iniziativa economica del cedente. Il divieto di concorrenza derogabile ed ha carattere relativo, sussistendo nei limiti in cui l'eventuale nuova attivit di impresa dell'alienante sia potenzialmente idonea a sottrarre clientela all'azienda ceduta. Le parti possono anche ampliare la portata dell'obbligo di astensione, purch non sia impedita ogni attivit professionale all'alienante e purch si rimanga comunque entro il termine massimo di 5 anni. Sempre al fine di mantenere l'unit economica dell'azienda ceduta, l'acquirente agevolato nel subingresso nei rapporti contrattuali in corso di esecuzione. Il legislatore, infatti, muovendo dal presupposto che l'acquirente dell'azienda abbia interesse a subentrare in tali contratti, deroga alla disciplina generale della cessione dei contratti. Se non pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio

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dell'azienda stessa che non abbiano carattere personale (art. 2558). Al terzo tuttavia concesso recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa [condizioni economiche non affidabili], salvo in questo caso la responsabilit dell'alienante. Per ottenere il risarcimento, per , il contraente ceduto dovr dimostrare che l'alienante non ha osservato la normale cautela nella scelta dell'acquirente l'azienda. L'iscrizione del trasferimento dell'azienda nel registro delle imprese fa s che anche la cessione dei crediti relativi all'azienda abbia effetto nei confronti dei terzi, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione. Tuttavia, se il debitore ceduto paga in buona fede all'alienante, egli comunque liberato. Per quanto riguarda i debiti, invece, mantenuto fermo il principio per cui non ammesso il mutamento del debitore senza il consenso del creditore. L'alienante non quindi liberato da tali debiti, se non risulta che i creditori vi hanno consentito. Per le aziende commerciali (quindi non per quelle agricole o le piccole imprese), tuttavia, previsto che lo acquirente dell'azienda risponda dei debiti in solido con l'alienante, se essi risultano dai libri contabili obbligatori. Per favorire i lavoratori, invece, sempre previsto che dei debiti di lavoro rispondano in solido acquirente ed alienante della azienda, anche se i debiti non risultano dalle scritture contabili e l'acquirente non ne ha avuto conoscenza. Ma l'azienda, oltre che essere ceduta, pu formare oggetto di un diritto reale o personale di godimento. La costituzione in usufrutto di un complesso di beni destinati allo svolgimento di attivit d'impresa comporta particolari poteri-doveri. L'usufruttuario deve condurre l'azienda senza modificarne la destinazione ed in modo da conservare la efficienza dell'organizzazione e degli impianti. La violazione di tali obblighi o la cessazione arbitraria della gestione determinano la cessazione dell'usufrutto per abuso. inoltre stabilito che venga redatto un inventario sia all'inizio che alla fine dell'usufrutto, cos che la differenza fra le due consistenze sia regolata in denaro. Si applicano infine anche all'usufrutto il divieto di concorrenza, la successione nei crediti e la successione nei contratti aziendali cos come previsti per la vendita dell'azienda.

8. I SEGNI DISTINTIVI Ciascun imprenditore, per distinguersi dagli altri che producono beni o servizi identici o similari, utilizza uno o pi segni distintivi: la ditta, l'insegna ed il marchio. La ditta contraddistingue la persona dell'imprenditore, l'insegna individua i locali ed il marchio individua e distingue i beni o servizi prodotti. Tali segni distintivi favoriscono anche i consumatori nell'operare scelte consapevoli. L'imprenditore ha diritto all'uso esclusivo dei propri segni distintivi ma questo un diritto relativo e strumentale: il titolare di un segno distintivo non pu perci impedire che altro imprenditore lo utilizzi quando, per la diversit delle attivit di impresa o per la diversit dei mercati serviti, non vi pericolo di confusione e di sviamento della clientela. La ditta il nome commerciale dell'imprenditore e lo identifica come soggetto di diritto nell'esercizio dell'attivit d'impresa. La ditta segno distintivo necessario: in mancanza di scelta diversa essa coincider con il nome civile dell'imprenditore. Se, invece, egli decide di operare una scelta diversa deve rispettare i principi di verit e di novit. Il principio di verit ha un contenuto limitato e differente a seconda che si tratti di ditta originaria o di ditta derivata. La prima quella formata dall'imprenditore che la utilizza ed essa deve contenere almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore. La ditta derivata invece quella formata da un certo imprenditore e poi ceduta ad un altro insieme alla azienda: in questo caso nessuna disposizione impone l'aggiunta del cognome o della sigla del nuovo proprietario. Per il principio di novit, invece, la ditta non deve essere uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e tale da creare confusione per l'oggetto dell'impresa o per il luogo in cui questa esercitata. Chi acquista una ditta, dunque, dovr integrarla o modificarla con indicazioni idonee a differenziarla da quella utilizzata dall'imprenditore cedente, a meno che i due imprenditori non siano in rapporto concorrenziale e non vi sia quindi il pericolo di confusione. Per concludere, la ditta trasferibile, ma solo insieme all'azienda. L'insegna contraddistingue i locali d'impresa o l'intero complesso aziendale. Essa non pu essere uguale o simile a quella gi utilizzata da altro imprenditore concorrente, con conseguente obbligo di differenziazione. Inoltre, anche se non espressamente previsto, possiamo affermare che l'insegna dovr essere lecita e non dovr contenere indicazioni generiche, salvo che l'originalit derivi dalla composizione grafica e/o dai colori utilizzati. Nulla disposto sul trasferimento dell'insegna ma pacifico che il diritto sulla stessa possa essere trasferito. Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

Il marchio il segno distintivo dei prodotti o dei servizi dell'impresa. Al marchio nazionale si di recente affiancato quello europeo, che consente di ottenere un marchio che produce gli stessi effetti in tutta l'Unione Europea. Infine, la tutela internazionale del marchio disciplinata da due convenzioni. Tali normative, tutte imperniate sull'istituto della registrazione, riconoscono al titolare di un marchio il diritto all'uso esclusivo dello stesso, cos che esso possa assolvere alla sua funzione di identificazione e differenziazione dei prodotti. Il marchio non un segno distintivo essenziale ma certamente il pi importante nell'economia odierna in quanto alcuni di essi finiscono, anche attraverso le pubblicit, per assumere un'autonoma forza attrattiva dei consumatori. Per questo motivo, il legislatore dispone che i marchi celebri siano tutelati anche oltre i limiti della necessit di evitare confusioni. Del marchio pu servirsi innanzitutto il fabbricante del prodotto: se un bene subisce successive fasi di lavorazione o risulta dall'assemblaggio di pi prodotti differenti (un automobile, ad esempio) pu quindi presentare pi marchi di fabbrica. Ma del marchio, detto in questo caso di commercio, pu servirsi anche il commerciante. Ancora, il marchio pu essere utilizzato da imprese produttrici di servizi (marchio di servizio). L'imprenditore pu poi utilizzare un solo marchio per tutti i suoi prodotti (marchio generale) o utilizzare pi marchi (marchi speciali) per sottolineare ai consumatori diversit qualitative. Infine, un tipo particolare di marchio quello collettivo in quanto di esso si avvale un soggetto che svolge la funzione di garantire l'origine, la natura o la qualit di determinati prodotti o servizi. Tale marchio non utilizzato da chi ne ha ottenuto la registrazione; esso concesso in uso a produttori o commercianti consociati. Il marchio pu essere costituito da sole parole (marchio denomivativo) o pu essere costituito da figure, lettere, cifre, disegni o colori (marchio figurativo) o anche suoni. Il marchio pu anche essere costituito dalla forma del prodotto o dalla confezione dello stesso (marchio di forma o tridimensionale). Per ottenere tutela il marchio deve avere determinate caratteristiche: liceit , verit, originalit e novit. Il marchio non deve contenere: segni contrari alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume; stemmi o segni protetti da convenzioni internazionali; il ritratto, il nome o lo pseudonimo altrui senza il consenso dell'interessato. Per il principio di verit il marchio non pu poi constare di segni idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualit dei prodotti o servizi. Il marchio dev'essere poi originale, cio consentire l'individuazione dei prodotti contrassegnati fra tutti i prodotti dello stesso genere immessi sul mercato. Per questo motivo non si possono utilizzare come marchi: denominazioni generiche di prodotti o servizi; indicazioni descrittive dei caratteri essenziali del prodotto (ad esempio, non utilizzabile l'espressione brillo nel marchio di prodotti lucidanti); segni divenuti di uso comune, come le parole super, extra, lusso, ecc. Per contro, il principio di originalit rispettato se si utilizzano denominazioni o figure generiche che non hanno alcuna relazione col prodotto o si utilizzano parole straniere, anche descrittive o generiche, purch non siano note nel loro significato al consumatore medio italiano. Infine, il marchio deve rispettare il principio di novit , cio non essere gi registrato per prodotti simili. Il titolare di un marchio rispondente ai requisiti di validit ha diritto all'uso esclusivo del marchio ma tale diritto differisce leggermente a seconda che il marchio sia stato o meno registrato presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello sviluppo economico. La registrazione attribuisce il diritto all'uso esclusivo del marchio su tutto il territorio nazionale, a prescindere da quale sia l'effettiva diffusione del prodotto, per prodotti identici o affini, in modo da evitare confusione nei consumatori. Tuttavia, come accennato, se si tratta di marchi celebri, dotati di forte capacit attrattiva, il loro utilizzo vietato anche per prodotti per nulla identici o affini (per esempio vietato l'utilizzo del marchio Coca-Cola per prodotti di abbigliamento). La registrazione nazionale, di durata decennale e rinnovabile per un numero illimitato di volte, poi presupposto per estendere la tutela del marchio anche a livello internazionale, attraverso la registrazione presso l'Organizzazione Mondiale per la Propriet Industriale di Ginevra (OMPI). La tutela del marchio viene meno: se ne dichiarata la nullit per difetto originario di uno dei requisiti essenziali; oppure se sopravviene una causa di decadenza, come il mancato utilizzo del marchio per 5 anni o la volgarizzazione del marchio (esso diventato denominazione generica del prodotto [ne sono esempi i marchi Nylon o Biro]). Per i marchi non registrati la tutela inferiore: chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facolt di continuare ad usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne avvalso. Il marchio trasferibile, sia a titolo definitivo che temporaneo, per tutti o parte dei prodotti per i quali stato registrato, senza che sia necessario il contemporaneo trasferimento dell'azienda o del corrispondente ramo

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produttivo. Soprattutto, consentita la licenza di marchio non esclusiva: sia il titolare originario che uno o pi concessionari possono utilizzare lo stesso marchio per i prodotti per i quali il marchio stato registrato. Tuttavia, dal trasferimento della licenza del marchio non deve derivare inganno nei caratteri dei prodotti o servizi che sono essenziali nell'apprezzamento del pubblico. Per quanto riguarda la licenza non esclusiva, inoltre, il licenziatario si deve obbligare ad utilizzare il marchio soltanto per prodotti qualitativamente non inferiori a quelli del concedente o degli altri licenziatari.

Con il contratto di consorzio pi imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo

9. I CONSORZI

svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese (art. 2602 c.c.). Un corsozio pu essere costituito al fine prevalente o esclusivo di disciplinare, ed in specie limitare, la reciproca concorrenza fra imprenditori (consorzio anticoncorrenziale) oppure pu essere costituito al fine di ridurre i costi di gestione delle singole imprese (consorzio di coordinamento). I due tipi di consorzio hanno finalit opposte. I consorzi anticoncorrenziali non sono ben visti dal legislatore perch potrebbero portare a situazioni di monopolio o comunque contrastanti con l'interesse generale. Al contrario, i consorzi di coordinamento accrescono la competitivit e contribuiscono alla sopravvivenza di piccole e medie imprese e per questo sono accolti con favore dal legislatore. Tuttavia, la distinzione rilevante sul piano della disciplina civilistica quella tra consorzi con (sola) attivit interna e consorzi destinati a svolgere (anche) attivit esterna. Nei primi il compito dell'organizzazione comune si esaurisce nel regolare i rapporti reciproci fra consorzianti mentre nei consorzi con attivit esterna le parti prevedono l'istituzione di un ufficio comune, destinato a svolgere attivit con i terzi nell'interesse delle imprese consorziate. In generale, il contratto di consorzio pu essere concluso da soli imprenditori. Tuttavia, sono frequenti le deroghe della legislazione speciale che permettono la partecipazione a determinati consorzi anche ad enti pubblici o privati di ricerca. Il contratto di consorzio dev'essere, pena la nullit, stipulato per iscritto e deve contenere determinate indicazioni, come l'oggetto del consorzio e gli obblighi assunti dai consorziati. Eventualmente dovranno essere previste anche le condizioni per l'ammissione di nuovi consorziati, non essendo cos necessario il consenso di tutti gli altri consorziati. Inoltre, salvo diversa pattuizione, la cessione dell'azienda comporta anche il subingresso nel consorzio, a meno che vi sia una giusta causa per deliberare l'esclusione dell'acquirente. Il contratto di consorzio, nel silenzio delle parti, ha durata decennale e pu sciogliersi, limitatamente ad un consorziato, per volont di questi (recesso) o per decisione degli altri consorziati (esclusione). Le cause di recesso ed esclusione devono ad ogni modo essere indicate nel contratto. Vi sono poi cause che fanno venire meno l'intero contratto consortile. Esse sono: il decorso del tempo stabilito per la durata del contratto, il conseguimento dell'oggetto o l'impossibilit di conseguirlo, la volont dei consorzianti, il provvedimento dell'autorit governativa nei casi ammessi dalla legge, le altre cause previste nel contratto. Per quanto riguarda la disciplina dell'organizzazione comune, essa assai ridotta. Ci si limita a stabilire la presenza di un organo con funzioni deliberative composto da tutti i consorziati (assemblea) e di un organo di gestione ed esecuzione (organo direttivo). Le decisioni dell'assemblea, impugnabili entro 30 giorni, devono essere adottate a maggioranza dei consorziati, salvo che si tratti di modificazioni del contratto: in questo caso richiesta l'unanimit. La funzione tipica dello organo direttivo invece accertare l'esatto adempimento degli obblighi assunti. La sua articolazione, le sue attribuzioni ulteriori e le modalit di nomina e revoca dei membri ed esercizio delle funzioni dell'organo sono rimesse all'autonomia contrattuale. Per i consorzi con attivit esterna poi previsto un regime di pubblicit legale, finalizzato a far conoscere ai terzi le informazioni essenziali della struttura consortile. Un estratto del contratto di consorzio, contenente le indicazioni richieste dall'art. 2612, deve quindi essere depositato per l'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese entro 30 giorni. Il contratto del consorzio con attivit esterna deve poi contenere l'indicazione delle persone cui sono attribuite presidenza, direzione e rappresentanza del consorzio ed i relativi poteri. Chi ha la direzione deve redigere annualmente e depositare la situazione patrimoniale del consorzio, osservando le norme previste per il bilancio di esercizio delle s.p.a. Sempre per quanto riguarda i consorzi con attivit esterna, espressamente prevista la formazione di un fondo patrimoniale (fondo consortile), costituito dai contributi iniziali e successivi dei consorziati e dai beni acquistati con

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tali contributi. Il fondo consortile patrimonio autonomo rispetto a quello dei singoli imprenditori ed destinato a garantire il soddisfacimento dei creditori del consorzio (mentre i creditori dei singoli non possono far valere i propri diritti sul fondo). Pi specificamente, delle obbligazioni assunte in nome del consorzio risponde esclusivamente il consorzio e quindi i creditori possono far valere i propri diritti solo sul fondo consortile. Se, invece, le obbligazioni sono assunte da un organo del consorzio per conto dei singoli consorziati, di esse rispondono solidalmente il fondo patrimoniale e gli imprenditori interessati.

Le societ sono organizzazioni di persone e di mezzi create per l'esercizio di un'attivit produttiva comune. Nello specifico, con il contratto di societ due o pi persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attivit economica allo scopo di dividerne gli utili (art. 2247). I conferimenti, che possono variare per ogni membro, sono le prestazioni cui le parti del contratto si obbligano e si sostanziano nei contributi che i soci conferiscono per formare il patrimonio iniziale della societ. La loro funzione quella di formare un capitale di rischio iniziale. Infatti, con il contratto di societ ciascun socio destina stabilmente parte della propria ricchezza all'attivit comune, esponendosi al rischio di impresa, cio al rischio di non ricevere remunerazione alcuna qualora la societ non consegua utili ed al rischio di perdere in tutto o in parte il valore del conferimento, se la societ subisce perdite. Il patrimonio sociale il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla societ. La sua consistenza accertata periodicamente attraverso la redazione annuale del bilancio di esercizio. Diverso il capitale sociale nominale. Esso una cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti quale risulta dall'atto costitutivo della societ. Esso rimane immutato fin quando, con modifica dell'atto costitutivo, non se ne decide l'aumento o la riduzione. Il capitale sociale nominale assolve una doppia funzione: vincolistica ed organizzativa. Vincolistica in quanto i soci si sono impegnati a non distrarre dall'attivit d'impresa il corrispettivo del capitale sociale nominale: esso rappresenta quindi la frazione del patrimonio netto non distribuibile fra i soci e di conseguenza anche un margine di garanzia patrimoniale supplementare per i creditori. Il capitale sociale nominale svolge poi una funzione organizzativa innanzitutto in quanto serve ad accertare, tramite il bilancio di esercizio, se la societ ha conseguito utili o subito perdite: il capitale sociale nominale va infatti sommato alle passivit e sottratto alle attivit. Inoltre, nelle societ di capitali, il capitale sociale nominale base di misurazione di alcune situazioni fondamentali come il diritto di voto o quello agli utili: tali diritti spettano infatti a ciascun socio in misura proporzionale al capitale sociale sottoscritto. L'esercizio in comune di un'attivit economica il secondo degli elementi caratterizzanti fissati dalla nozione di societ. Si tratta del cosiddetto scopo-mezzo del contratto di societ mentre oggetto sociale la specifica attivit economica che i soci si propongono di svolgere. Essa va predeterminata nell'atto costitutivo della societ ed modificabile in seguito soltanto nel rispetto delle norme che regolano le modificazioni dell'atto costitutivo. Nello specifico, deve trattarsi di attivit economica, quindi produttiva. Ci significa attivit condotta con metodo economico e finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. In sintesi, deve trattarsi di attivit d'impresa. L'ultimo elemento caratterizzante delle societ lo scopo perseguito dalle parti. Lo scopo tipico (l'unico nominato dall'art. 2247) quello di lucro, ossia quello di conseguire utili destinati ad essere poi divisi tra i vari soci. Ma per le societ cooperative lo scopo mutualistico, ossia fornire direttamente ai soci beni, servizi od occasioni di lavoro a condizioni pi vantaggiose di quelle che si otterrebbero sul mercato. Anche la societ cooperativa deve operare con metodo economico e per la realizzazione di uno scopo economico ma esso non scopo di lucro in senso proprio.

1. DEFINIZIONE DI SOCIET

PARTE SECONDA: SOCIET DI PERSONE

2. SOCIET SEMPLICE E IN NOME COLLETTIVO La societ semplice pu esercitare soltanto attivit non commerciale e la disciplina per essa dettata trova applicazione ogni qual volta non risulti che le parti hanno voluto costituire un tipo di societ diverso. La societ in nome collettivo pu esercitare sia attivit commerciale che non commerciale. In questo tipo di societ tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali e non ammissibile patto contrario. La societ in accomandita semplice, che deve specificamente essere scelta dalle parti, si distingue dalla societ in nome collettivo per la presenza di due categorie di soci. I soci accomandatari rispondono solidalmente ed Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

illimitatamente delle obbligazioni sociali mentre i soci accomandanti ne rispondono limitatamente alla quota conferita. La societ semplice rileva in quanto la disciplina per essa dettata trova applicazione anche per le societ in nome collettivo ed in accomandita semplice, per i rinvii operati dal legislatore. Tuttavia, la societ semplice ha scarsa diffusione. Il contratto di societ semplice "non soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti" (art. 2251 c.c.). Dunque, il contratto pu essere concluso anche verbalmente o risultare da comportamenti concludenti. Non sono nemmeno dettate norme riguardanti il contenuto dell'atto costitutivo. Tuttavia, anche per le societ semplici prevista l'iscrizione nel registro delle imprese. Regole simili valgono anche per la nascita della societ in nome collettivo. vero infatti che vi sono regole sulla forma e sul contenuto dell'atto costitutivo ma esse sono prescritte soltanto ai fini dell'iscrizione della societ nel registro delle imprese, cosa che non condizione di esistenza della societ ma soltanto discriminante della disciplina da applicare. Da qui nasce la distinzione fra societ in nome collettivo regolare ed irregolare. Ai fini della registrazione e della regolarit, dunque, l'atto costitutivo della societ in nome collettivo dev'essere redatto in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata. Esso deve inoltre contenere: 1) le generalit dei soci; 2) la ragione sociale, costituita "dal nome di uno o pi soci con l'indicazione del rapporto sociale" (ad esempio "Giuseppe Rossi & C. s.n.c."); 3) l'indicazione dei soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della societ ; 4) la sede o le sedi della societ; 5) l'oggetto sociale; 6) i conferimenti di ciascun socio; 7) le prestazioni cui sono obbligati i soci; 8) i criteri di ripartizione degli utili e la quota di ciascuno; 9) la durata della societ . Quando una societ di persone risulta da fatti concludenti, si parla di societ di fatto. Essa regolata dalle norme della societ semplice, se l'attivit esercitata non commerciale; se l'attivit esercitata commerciale, valgono le norme dettate per le societ in nome collettivo irregolari, con la conseguenza che tutti i soci risponderanno personalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali. Le societ di fatto sono soggette a fallimento come tutti gli imprenditori ed il fallimento della societ comporta il fallimento di tutti i soci. detta invece societ occulta quella costituita con l'espressa e concorde volont dei soci di non rivelarne l'esistenza allo esterno. La societ occulta pu essere una societ di fatto o pu risultare da un atto scritto, tenuto ovviamente segreto: l'importante che vi sia accordo sul fatto che l'attivit svolta per conto della societ, ma senza spenderne il nome. Lo scopo che le parti cercano di realizzare col patto di non esteriorizzazione della societ (patto valido e vincolante) limitare la responsabilit nei confronti dei terzi al solo patrimonio del gestore, cos che la societ e gli altri soci siano immuni dal rischio del fallimento. Gli obiettivi sono di per s leciti, se conseguiti con gli strumenti appositamente previsti dall'ordinamento. Tramite la societ occulta, invece, i soci mirano a conseguire tali benefici segretamente, evitando ogni regola e controllo. Per tale motivo, giurisprudenza e dottrina hanno reagito, sostenendo che la mancata esteriorizzazione della societ non impedisce ai terzi di invocare la responsabilit anche della societ occulta e degli altri soci. Questo orientamento poi stato recepito dalla recente riforma del diritto fallimentare. La societ apparente quella che, ancorch non esistente nei rapporti tra i presunti soci, si considera esistente allo esterno perch due o pi persone agiscono in modo da ingenerare nei terzi la ragionevole opinione che essi agiscono come soci e quindi determinare in essi l'incolpevole affidamento circa l'esistenza effettiva della societ . I soci apparenti non possono cos eccepire l'inesistenza della societ e la societ apparente assoggettata a fallimento proprio come se esistesse veramente. La determinazione convenzionale del conferimento dovuto da ciascun socio non condizione essenziale per la valida costituzione di una societ di persone: in sua assenza, infatti, supplisce la legge che determina che "se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti uguali tra loro, quanto necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale" (art. 2253, 2 comma c.c.). Nessuna limitazione poi prevista per quanto riguarda le entit conferibili in societ di persone: pu dunque essere conferita ogni entit (bene o servizio) suscettibile di valutazione economica ed utile per il conseguimento dell'oggetto sociale. Per il conferimento di beni in propriet, "la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi sono regolati dalle norme sulla vendita". Per le cose conferite in godimento, invece, il rischio resta a carico del socio che le ha conferite (vi un rinvio alle norme sulla locazione). Il socio che conferisce crediti risponde, nei confronti della societ, dell'insolvenza del debitore ceduto, nei limiti del valore assegnato al suo conferimento. Infine, nelle societ

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di persone, il conferimento pu essere costituito dall'obbligo del socio (detto socio d'opera o di industria) di prestare la propria attivit lavorativa (manuale o intellettuale) a favore della societ . Il socio d'opera non un lavoratore subordinato e non ha diritto al trattamento salariale e previdenziale proprio dei lavoratori subordinati: il compenso del suo lavoro la partecipazione agli utili della societ e su di egli grava il rischio dell'impossibilit di svolgere la prestazione stabilita. Abbiamo gi chiarito la differenza tra patrimonio sociale e capitale sociale ma, a dire la verit , per le societ semplici, manca del tutto una disciplina del capitale sociale e non nemmeno richiesta la valutazione iniziale dei conferimenti. D'altronde la societ semplice, non svolgendo attivit commerciale, non nemmeno obbligata a tenere scritture contabili. Per le societ in nome collettivo, invece, l'atto costitutivo deve contenere non soltanto i conferimenti dei soci, ma anche "il valore ad essi attribuito ed il modo di valutazione". Non per dettata alcuna norma per la determinazione del valore dei conferimenti diversi dal denaro, che perci rimessa alla libert delle parti. Tutti i soci hanno diritto di partecipare agli utili cos come partecipano alle perdite della gestione sociale. Tuttavia, i soci godono della massima libert nella determinazione della parte a ciascuno spettante: non necessario che la ripartizione sia proporzionale ai conferimenti. Il solo limite imposto il divieto di patto leonino, cio quello che esclude del tutto uno o pi soci da ogni partecipazione agli utili o alle perdite. Se le parti non fissano nel contratto i criteri di ripartizione degli utili e delle perdite, le parti spettanti ai soci si presumono proporzionali ai conferimenti; se neppure il valore dei conferimenti stato determinato, le parti si presumono uguali; se determinata soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, si presume che la partecipazione alle perdite avvenga nella stessa misura; infine, la parte spettante al socio d'opera determinata dal giudice secondo equit. Nella societ semplice il diritto del socio di percepire la sua parte di utili nasce con l'approvazione del rendiconto, predisposto dai soci amministratori al termine di ogni anno. Nella societ in nome collettivo, invece, vi un vero e proprio bilancio di esercizio, redatto con l'osservanza dei criteri stabiliti per il bilancio della s.p.a. Le perdite risultanti dal bilancio incidono direttamente sul valore della singola partecipazione sociale, sicch il socio, in sede di liquidazione, si vedr rimborsare una somma inferiore al valore originario del capitale conferito. D'altro canto, soltanto al momento della liquidazione i liquidatori possono richiedere ai soci illimitatamente responsabili le somme necessarie al pagamento dei debiti sociali, in proporzione della parte di ciascuno. Prima dello scioglimento, quindi, le perdite hanno soltanto un rilievo indiretto, impedendo la distribuzione degli utili finquando il capitale non sia stato reintegrato o ridotto. Nella societ semplice e nella societ in nome collettivo delle obbligazioni sociali risponde innanzitutto il patrimonio sociale e poi ogni socio personalmente ed illimitatamente. Tuttavia, nella societ semplice la responsabilit personale di tutti i soci non inderogabile: con apposito patto sociale (opponibile ai terzi soltanto se reso loro noto) infatti possibile escludere o limitare la responsabilit dei soci non investiti del potere di rappresentanza. Nella societ in nome collettivo, invece, il principio della responsabilit personale illimitata di tutti i soci inderogabile. In entrambe le societ la responsabilit per le obbligazioni sociali contratte si estende poi ai nuovi soci. Per le societ semplici, la responsabilit non viene meno neppure nei confronti di colui che scioglie il rapporto sociale per morte, recesso o esclusione, a meno che tali eventi vengano portati a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. Per la societ in nome collettivo regolare (per l'irregolare valgono le stesse regole della societ semplice), invece, l'opponibilit ai terzi delle cause di scioglimento del rapporto sociale resta soggetta al regime di pubblicit legale: una volta avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la cessazione della responsabilit opponibile anche ai terzi che l'ignoravano. Chiaramente, i soci sono responsabili in solido fra loro, ma sono responsabili in via sussidiaria rispetto alla societ : godono cio del beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale. Tuttavia, nella societ semplice e nella collettiva irregolare il creditore pu rivolgersi direttamente al singolo socio e sar questo a dover invocare la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando "i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi" (art. 2268 c.c.). Il beneficio di escussione opera quindi in via di eccezione ed il socio sar tenuto a pagare ove non provi che nel patrimonio sociale esistono beni sufficienti ed agevolmente aggredibili dal creditore. Nella societ collettiva regolare, invece, il beneficio di escussione opera automaticamente: i creditori sociali "non possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l'escussione del patrimonio sociale".

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Se i soci rispondono dei debiti sociali, non vale il contrario: il patrimonio sociale non risponde delle obbligazioni personali dei soci ed quindi intangibile dai creditori di questi. Il creditore personale del socio non pu neppure compensare il suo credito con il debito eventuale verso la societ . Tuttavia, il creditore personale del socio pu , sia nella societ semplice che in quella collettiva, far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio debitore e compiere atti conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione della societ . Nella societ semplice e nella collettiva irregolare il creditore personale di un socio pu inoltre chiederne la liquidazione della quota, provando che gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti. Tale richiesta opera come causa di esclusione di diritto del socio: ci significa che neppure ora il creditore pu aggredire il patrimonio sociale. la societ ad essere tenuta a versare al creditore, entro tre mesi, la somma di denaro corrispondente al valore della quota al momento della domanda. Nella societ collettiva regolare, invece, il creditore personale del socio non pu chiedere la liquidazione della quota del socio debitore, finch la societ dura, o meglio fino alla data di scadenza della societ fissata nell'atto costitutivo. Un'eventuale proroga della societ non pu pregiudicare i creditori particolari dei soci. L'amministrazione della societ l'attivit di gestione dell'impresa sociale. Il potere di amministrare il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale. Per legge, ogni socio illimitatamente responsabile amministratore della societ. L'atto costitutivo pu tuttavia prevedere che l'amministrazione della societ sia riservata soltanto ad alcuni soci. Se l'amministrazione spetta a pi soci ed il contratto sociale nulla dispone riguardo le modalit di amministrazione, trova applicazione il modello legale dell'amministrazione disgiuntiva: ciascun socio amministratore pu intraprendere da solo tutte le operazioni che rientrano nell'oggetto sociale, senza bisogno di avvisare gli altri soci amministratori n tantomeno averne ottenuto il consenso o il parere. Tuttavia, ogni socio amministratore ha anche diritto di opposizione. Egli deve per esercitare tale diritto prima che l'operazione sia stata compiuta. Se lo fa, il potere decisorio del singolo amministratore paralizzato: a decidere sar la maggioranza dei soci (amministratori e non), determinata in proporzione della parte attribuita a ciascun socio negli utili. L'amministrazione congiuntiva, invece, dev'essere espressamente convenuta nell'atto costitutivo. In virt di essa, per compiere le operazioni sociali, necessario il consenso di tutti i soci amministratori. L'atto costitutivo pu tuttavia prevedere che per determinati atti, o per tutti, sia sufficiente il consenso della maggioranza dei soci amministratori (sempre calcolata proporzionalmente alla parte di utili attribuita a ciascuno). La rigidit dell'amministrazione congiunta temperata dal fatto che ogni amministratore pu agire individualmente, in caso d'urgenza o per evitare danno alla societ. Gli amministratori sono per legge investiti anche del potere di rappresentanza della societ (cosiddetto potere di firma). Esso consiste nel potere di agire nei confronti dei terzi in nome della societ , acquistando diritti o assumendo obbligazioni in capo alla societ stessa. Dunque, possiamo dire che il potere di gestione riguarda l'attivit amministrativa interna mentre il potere di rappresentanza riguarda l'attivit amministrativa esterna. La rappresentanza, inoltre, non solo sostanziale ma anche processuale. In mancanza di diversa disposizione dell'atto costitutivo, la rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore, disgiuntamente o congiuntamente agli altri a seconda delle modalit previste per l'amministrazione. Le eventuali modifiche al modello legale apportate dall'atto costitutivo della societ pongono il problema dell'opponibilit ai terzi. Nelle societ in nome collettivo regolari il problema risolto dalla pubblicit legale. Per la societ in nome collettivo irregolare, invece, i patti modificativi saranno opponibili ai terzi soltanto se si dimostra che questi ne erano a conoscenza. Per la societ semplice, infine, il discorso varia: le limitazioni originarie sono sempre opponibili (in quanto di recente stato introdotto il regime di pubblicit legale) mentre quelle successive devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, rimanendo altrimenti inopponibili. I soci investiti dell'amministrazione possono essere nominati direttamente nell'atto costitutivo o con atto separato. Nel primo caso, la revoca dell'amministratore comporta una modifica del contratto sociale e deve perci essere sorretta da giusta causa e decisa dagli altri soci all'unanimit , a meno che sia convenuto diversamente. L'amministratore nominato per atto separato, invece, pu essere revocato secondo le norme dettate dal trattato ed controverso se la revoca debba essere decisa dagli altri soci all'unanimit o se basti la maggioranza calcolata in base alla partecipazione agli utili. In ogni caso, poi, la revoca per giusta causa pu essere disposta dal tribunale su ricorso anche di un solo socio. I poteri ed i doveri dell'amministratore sono diversi e pi ampi di quelli di un mandatario generale. Egli pu compiere

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tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale, anche di straordinaria amministrazione, a meno che comportino una modificazione del contratto sociale. Numerosi sono per anche i doveri. Tra essi ricordiamo l'amministrare la societ con la diligenza del mandatario, tenere le scritture contabili e redigere il bilancio di esercizio. Ai soci non amministratori sono riconosciuti ampi poteri di informazione e di controllo. Ogni socio ha infatti diritto: di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali; di consultare i documenti relativi all'amministrazione e di ottenere il rendiconto al termine di ogni anno. Per contro, sui soci non amministratori di una societ in nome collettivo incombe l'obbligo, salvo diversa pattuizione, di non esercitare, per conto proprio o altrui, un'attivit concorrente con quella della societ, pena il risarcimento dei danni e l'eventuale legittimit di un'esclusione. Nella societ semplice e nella societ in nome collettivo, il contratto sociale modificabile soltanto con il consenso di tutti i soci, salvo diversa convenzione. Le modificazioni dell'atto costitutivo di una societ collettiva regolare o di una societ semplice sono soggette a pubblicit legale e dunque sono inopponibili ai terzi finch non sono iscritte nel registro, a meno che si dimostri che questi le conoscevano comunque. Le modificazioni del contratto sociale di una societ collettiva irregolare, invece, devono sempre essere rese note ai terzi con mezzi idonei. Fra le modificazioni del contratto sociale rientrano, per il rapporto fiduciario tra i soci, anche i mutamenti della composizione della compagine sociale, sicch per il trasferimento della quota sociale, sia tra vivi che mortis causa, necessario il consenso di tutti gli altri soci. Il singolo socio pu cessare di far parte della societ per morte, recesso od esclusione. Ci non comporta tuttavia lo scioglimento della societ (a meno che rimanga un solo socio e questo non trovi nuovi associati nel termine di sei mesi): comporta soltanto la necessit di definire i rapporti patrimoniali tra i soci superstiti e quello uscente (o i suoi eredi). Alla morte di un socio, quelli superstiti sono obbligati per legge a liquidare, entro sei mesi, la quota del defunto ai suoi eredi. In alternativa essi possono: a) sciogliere anticipatamente la societ , ed in tal caso gli eredi del socio defunto avranno diritto alla liquidazione soltanto al termine della procedura di liquidazione; b) continuare la societ con gli eredi del socio defunto. In quest'ultimo caso, per , necessario il consenso di tutti i soci o la previsione nell'atto costitutivo di una clausola di continuazione della societ con gli eredi del socio defunto. Il recesso lo scioglimento del rapporto sociale per volont del socio. Se la societ a tempo indeterminato o contratta per tutta la vita di uno dei soci, il recesso libero ma va comunicato con tre mesi di anticipo e diventa produttivo di effetti soltanto trascorso tale termine. Se, invece, la societ a tempo determinato, il recesso ammesso per legge soltanto se sussiste una giusta causa. Anche in tal caso deve avvenire la comunicazione agli altri soci ma gli effetti sono immediati. Infine, ultima causa di scioglimento parziale del rapporto sociale l'esclusione di uno dei soci. escluso di diritto il socio dichiarato fallito o quello il cui creditore particolare "abbia ottenuto la liquidazione della quota". I fatti che legittimano invece la societ a deliberare l'esclusione sono suddivisibili in tre categorie: a) gravi inadempienze degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale; b) interdizione o inabilitazione del socio; c) sopravvenuta impossibilt di esecuzione del conferimento per causa non imputabile al socio. L'esclusione deliberata dalla maggioranza dei soci, calcolata questa volta per teste. La deliberazione motivata deve poi essere comunicata al socio escluso ed ha effetto decorsi 30 giorni dalla data di comunicazione. In tale termine, infatti, il socio escluso pu fare ricorso al tribunale, che pu anche sospendere l'esecuzione della delibera. Tutte le volte che il rapporto sociale viene meno nei confronti di uno o pi soci, essi (o i loro eredi) hanno diritto alla liquidazione della loro quota sociale entro sei mesi. Pi precisamente, "hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota": ci significa che il socio non pu pretendere la restituzione dei beni conferiti in propriet, anche se ancora presenti nel patrimonio sociale. Il valore della quota determinato sulla base della situazione patrimoniale della societ nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, tenendo per conto anche dell'esito delle operazioni ancora in corso. Le cause di scioglimento della societ semplice che valgono anche per la societ collettiva sono: 1) il decorso del termine fissato nell'atto costitutivo ( comunque possibile la proroga espressa o tacita); 2) il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilit dello stesso; 3) la volont di tutti i soci (o della maggioranza, se cos previsto nell'atto costitutivo); 4) il venir meno della pluralit di soci per sei mesi; 5) le altre cause previste

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dal contratto sociale. Sono invece cause specifiche di scioglimento della societ in nome collettivo, il fallimento della stessa ed il provvedimento dell'autorit governativa che dispone la liquidazione coatta amministrativa. Verificatasi una causa di scioglimento, la societ entra in stato di liquidazione ma non si estingue immediatamente. Si deve infatti provvedere prima, mediante la procedura di liquidazione, al soddisfacimento dei creditori sociali ed alla distribuzione fra i soci dell'eventuale residuo attivo. Il procedimento di liquidazione inizia con la nomina unanime (o a maggioranza se previsto dal contratto sociale) di uno o pi liquidatori. In caso di disaccordi, la nomina fatta dal presidente del tribunale. Cos come sono nominati, i liquidatori possono essere revocati per volont dei soci o, su richiesta di uno o pi soci, dal tribunale, quando ricorre giusta causa. Con l'accettazione della nomina i liquidatori sostituiscono gli amministratori: questi devono consegnare ai primi tutti i beni ed i documenti sociali e presentare il conto della gestione relativo al periodo successivo all'ultimo rendiconto. Amministratori e liquidatori devono poi redigere l'inventario, da cui risulta lo stato attivo e passivo del patrimonio sociale. A questo punto i liquidatori devono definire i rapporti riconducibili all'attivit sociale: conversione in denaro dei beni, pagamento dei creditori, ripartizione tra i soci dell'eventuale residuo attivo. I liquidatori possono perci compiere tutti gli atti necessari alla liquidazione e, se i soci non hanno disposto diversamente, possono anche vendere i beni aziendali e procedere a transazioni e compromessi. Per procedere al pagamento dei creditori, i liquidatori possono anche chiedere ai soci di versare quanto ancora dovuto, ma soltanto se i fondi disponibili sono insufficienti. Qualora occorra, possono poi chiaramente chiedere ai soci le somme ulteriori, nei limiti della rispettiva responsabilit ed in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite. Per quanto riguarda ci che i liquidatori non possono fare, essi non possono intraprendere nuove operazioni, pena la responsabilit personale, e non possono ripartire tra i soci i beni sociali finch i creditori sociali rimangono insoddisfatti o non siano state accantonate le somme necessarie a pagarli. Per il resto, obblighi e responsabilit dei liquidatori sono regolati dalle norme relative agli amministratori. L'eventuale saldo attivo di liquidazione destinato in primo luogo al rimborso del valore nominale dei conferimenti. Se permane eccedenza, essa ripartita tra i soci in proporzione della partecipazione di ciascuno agli utili. Per la societ semplice non vi sono regole specifiche sulla chiusura della liquidazione. Nella societ in nome collettivo, invece, i liquidatori devono redigere un bilancio finale di liquidazione ed il piano di riparto. Con l'approvazione del bilancio, i liquidatori sono liberati ed il procedimento di liquidazione ha termine: non infatti necessario che siano gli stessi liquidatori a ripartire effettivamente tra i soci l'attivo residuo. Per le societ in nome collettivo irregolari, la chiusura del procedimento di liquidazione comporta l'estinzione della societ. Per le societ in nome collettivo regolari e le societ semplici, invece, necessaria la cancellazione dal registro delle imprese. Con l'avvenuta cancellazione, la societ estinta, a prescindere dal fatto che i creditori sociali siano soddisfatti o meno. Nel secondo caso, essi potranno agire nei confronti dei soci ed eventualmente anche dei liquidatori, se il mancato pagamento imputabile a loro colpa o dolo. I creditori della societ in nome collettivo possono inoltre chiedere, entro un anno dalla cancellazione, il fallimento della societ .

La societ in accomandita semplice una societ di persone che si differenzia da quella in nome collettivo per la presenza di due categorie di soci: quelli accomandatari, che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali, e quelli accomandanti, che rispondono nel limite della quota conferita. Per questo motivo, la societ in accomandita semplice l'unico tipo di societ di persone che consente l'esercizio di un'impresa commerciale con limitazione del rischio e non esposizione a fallimento personale. Questo comporta per il rischio di abusi (utilizzo di accomandatari nullatenenti). Per la costituzione della societ in accomandita semplice valgono le regole esposte per la societ in nome collettivo con l'ovvio requisito ulteriore dell'indicazione nell'atto costitutivo di quali soci sono accomandatari e quali accomandanti. L'atto costitutivo dell'accomandita semplice soggetto ad iscrizione nel registro delle imprese. La mancata registrazione comporta irregolarit della societ e dunque l'applicazione della disciplina dettata per le s.n.c. irregolari. Altra differenza della societ in accomandita semplice con la societ in nome collettivo riguarda la ragione sociale.

3. SOCIET IN ACCOMANDITA SEMPLICE

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Nella societ in accomandita semplice essa deve essere formata col nome di almeno uno dei soci accomandatari e con l'indicazione del tipo sociale, mentre non pu contenere nomi di soci accomandanti (per evitare confusioni nei terzi). Lo accomandante che violi tale divieto e consenta a che il proprio nome compaia nel nome sociale risponde illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari delle obbligazioni sociali con i terzi. L'amministrazione della societ in accomandita semplice pu essere conferita soltanto ai soci accomandatari, i quali assumono cos gli stessi diritti e gli stessi obblighi dei soci amministratori di una societ in nome collettivo. I soci accomandanti "non possono compiere atti di amministrazione, n trattare o concludere affari in nome della societ , se non in forza di procura speciale per singoli affari" (art. 2320 c.c.). L'accomandante che viola il divieto di immistione pu essere escluso dalla societ ed soggetto ad una grave sanzione patrimoniale: egli risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente per tutte le obbligazioni sociali (presenti, passate e future) che a qualsiasi titolo siano imputabili alla societ, fallendo anche personalmente qualora fallisca la societ. L'esclusione dalla societ dev'essere approvata dalla maggioranza dei soci e non pu avvenire se gli amministratori autorizzano o ratificano l'atto di ingerenza. I soci accomandanti hanno comunque alcuni poteri di carattere amministrativo in senso lato: possono concorrere alla nomina ed alla revoca degli amministratori, quando l'atto costitutivo prevede la designazione degli stessi con atto separato; possono prestare la loro opera; possono dare pareri; e infine hanno diritto di controllare il bilancio. La diversa posizione tra soci accomandatari ed accomandanti si riflette anche sul trasferimento della partecipazione sociale. Per i soci accomandatari vale la disciplina fissata per le societ in nome collettivo mentre per gli accomandanti valgono regole diverse: la partecipazione sociale liberamente trasferibile per causa di morte mentre per atto fra vivi necessario il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale sociale. La societ in accomandita semplice si scioglie, oltre che per le cause previste per la societ in nome collettivo, quando rimangono soltanto soci accomandatari o soltanto soci accomandanti per oltre sei mesi. Inoltre, se vengono meno tutti i soci accomandatari, quelli accomandanti devono nominare un amministratore provvisorio, i cui poteri si limitano alla ordinaria amministrazione. Per il procedimento di liquidazione e l'estinzione della societ valgono le regole dettate per la societ in nome collettivo.

PARTE TERZA: SOCIET PER AZIONI

1. INTRODUZIONE La societ per azioni forma, insieme alla societ in accomandita per azioni ed alla societ a responsabilit limitata, la categoria delle societ di capitali. Essa , pi precisamente, una societ di capitali in cui la partecipazione sociale rappresentata da azioni ed in cui delle obbligazioni sociali risponde soltanto la societ con il suo patrimonio. La s.p.a., in quanto dotata di personalit giuridica, trattata dalla legge come soggetto di diritto distinto dalle persone dei soci e gode perci di piena e perfetta autonomia patrimoniale. La sola societ qualificabile come imprenditore e quindi solo ad essa si applica la disciplina dell'attivit d'impresa. Nella societ per azioni nessun socio assume alcuna responsabilit personale, neppure sussidiaria, per le obbligazioni sociali: essi sono soltanto obbligati ad eseguire i conferimenti promessi e possono perci predeterminare in che misura espongono la propria ricchezza al rischio dell'attivit sociale. Essendo poi l'assemblea dominata dal principio maggioritario ed essendo il peso di ciascun socio proporzionato al numero di azioni possedute, il potere decisionale nelle mani di chi rischia maggiormente.
La costituzione della societ per azioni si articola in due fasi essenziali: la stipulazione dell'atto costitutivo e l'iscrizione dello stesso nel registro delle imprese. Soltanto con l'iscrizione nel registro delle imprese, la societ per azioni viene ad esistenza ed acquista personalit giuridica. La stipulazione dell'atto costitutivo pu avvenire tramite due diversi procedimenti: stipulazione (o costituzione) simultanea e stipulazione (o costituzione) per pubblica sottoscrizione. Nel primo caso l'atto costitutivo stipulato immediatamente da chi assume l'iniziativa per la costituzione della societ (soci fondatori). Tali soggetti provvedono contestualmente alla integrale sottoscrizione del capitale sociale iniziale. Nella costituzione per pubblica sottoscrizione, invece, si giunge alla stipulazione dell'atto costitutivo al termine di un complesso procedimento che consente la raccolta fra il pubblico del capitale iniziale sulla base di un programma predisposto da chi assume l'iniziativa (promotori).

2. COSTITUZIONE DELLA SOCIET

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La s.p.a. pu essere costituita per contratto o per atto unilaterale, nel caso in cui si abbia un solo socio fondatore. Ad ogni modo, l'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico, pena la nullit . Esso deve contenere: a) le generalit dei soci e degli eventuali promotori con il rispettivo numero di azioni assegnate a ciascuno; b) la denominazione sociale (di libera formazione) ed il comune ove sono poste la sede principale della societ e le eventuali sedi secondarie; c) l'oggetto sociale, ossia il tipo di attivit economica che la societ si propone di svolgere; d) l'ammontare del capitale sottoscritto e versato; e) il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le loro modalit di emissione e circolazione; f) il valore attribuito ai crediti ed ai beni conferiti in natura; g) se si intende modificare il modello legale, le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti; h) gli eventuali benefici attribuiti ai promotori o ai soci fondatori; i) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri e l'indicazione di quali abbiano la rappresentanza della societ; j) il numero dei componenti il collegio sindacale; k) la nomina dei primi amministratori e sindaci e, quando previsto, del soggetto che dovr esercitare il controllo contabile; l) l'importo globale delle spese per la costituzione della societ; m) la durata della societ. L'omissione di una o pi di tali indicazioni, semprech essenziali, legittima il rifiuto del notaio di stipulare l'atto costitutivo. Nella pratica, l'atto costitutivo poi spesso affiancato da uno statuto, contenente le regole di funzionamento della societ. Esso comunque considerato parte integrante dell'atto costitutivo e va quindi redatto, pena la nullit , per atto pubblico. La s.p.a. deve costituirsi con un capitale non inferiore a 120.000, salvo i casi in cui leggi speciali impongono un capitale minimo pi elevato (cos , ad esempio, per le societ bancarie e finanziarie). Per procedere alla costituzione della s.p.a. sono poi necessarie altre condizioni: a) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale; b) che siano rispettate le disposizioni relative ai conferimenti; c) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali. Il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo deve depositarlo, entro 20 giorni, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione stabilita la sede della societ. Se il notaio non provvede, l'obbligo grava sugli amministratori. Nell'inerzia di entrambi, punita con sanzione amministrativa pecuniaria, ogni socio pu provvedervi a spese della societ. Spetta al notaio verificare l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per la costituzione della societ , pena sanzione amministrativa qualora richieda l'iscrizione nel registro delle imprese di un atto manifestamente irrispettoso delle condizioni richieste dalla legge. L'ufficio del registro delle imprese, infatti, prima di procedere all'iscrizione, deve verificare soltanto la regolarit formale della documentazione ricevuta. Una volta avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la s.p.a. pu essere dichiarata nulla soltanto in tre casi (per motivi di certezza giuridica e di conservazione della societ ): la mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico, l'illiceit dell'oggetto sociale, la mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della societ, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale. In linea generale, la dichiarazione di nulilt di un contratto ha effetto retroattivo e travolge tutti gli effetti prodotti. Invece, la dichiarazione di nullit della s.p.a. "non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della societ dopo l'iscrizione nel registro delle imprese", a prescindere dal fatto che gli atti fossero compiuti nei confronti di terzi o dei soci ed a prescindere anche dalla conoscenza o meno delle cause di nullit da parte dei soci. Di conseguenza, i soci non sono liberati dall'obbligo del conferimento e non possono chiederne la ripetizione fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali. In breve, la dichiarazione di nullit opera soltanto per il futuro, come semplice causa di scioglimento della societ, con la differenza che qui i liquidatori sono nominati direttamente dal tribunale. Infine, se di norma la nullit di un contratto insanabile, la nullit della societ sanabile eliminandone la causa e dando pubblicit, tramite iscrizione nel registro delle imprese, dell'avvenuta eliminazione. In base all'attuale disciplina, consentita anche la costituzione di una s.p.a. con atto unilaterale, quando vi un solo socio fondatore. Anche cos, in via generale, delle obbligazioni sociali risponde soltanto la societ con il suo patrimonio. Tuttavia, il socio fondatore unico, in solido con coloro che hanno agito, risponde per le operazioni compiute in nome della societ prima dell'iscrizione nel registro delle imprese. Inoltre, sia in sede di costituzione della societ sia in sede di aumento del capitale sociale, il socio unico tenuto a versare integralmente i conferimenti in denaro (e non solo il 25% come previsto per le societ pluripersonali). La violazione di tale disciplina fa venire meno la responsabilit limitata.

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Per rendere di facile individuazione ai terzi il fatto che la societ unipersonale, tutti gli atti e la corrispondenza devono riportare questo fatto ed i dati anagrafici del socio unico devono essere iscritti nel registro delle imprese. L'omissione della pubblicit fa venire meno la responsabilit limitata del socio unico. Per ottenere una limitazione del rischio di impresa vi sono varie tecniche. Una quella di individuare nell'ambito del patrimonio di impresa uno o pi patrimoni separati che rispondono soltanto delle obbligazioni relative a predeterminate e specifiche operazioni economiche (ad esempio la distribuzione in un nuovo mercato di difficile accesso). Ciascun patrimonio destinato non pu superare il 10% del patrimonio netto e deve seguire ad un'apposita deliberazione dell'organo amministrativo della societ che contenga tutti i dati necessari ad identificare l'affare, i beni ed i rapporti giuridici compresi nel patrimonio destinato. La deliberazione deve poi essere verbalizzata da un notaio ed soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese. Diventa per effettiva soltanto trascorsi 60 giorni dall'iscrizione: in tale termine i creditori sociali possono fare opposizione al tribunale. Infatti, una volta prodotti gli effetti della deliberazione, i creditori della societ non possono pi far valere alcun diritto sul patrimonio destinato o sui frutti o proventi da esso derivanti. Nel contempo, delle obbligazioni contratte per realizzare lo specifico affare la societ risponde, di regola, solo nei limiti del patrimonio destinato, sempre che gli atti compiuti rechino espressa menzione del vincolo di destinazione. Per ciascun patrimonio separato dovranno essere tenuti separatamente i libri e le scritture contabili e nel bilancio della societ dovranno essere distintamente indicati i beni ed i rapporti compresi in ciascun patrimonio. Realizzato l'affare o divenuto lo stesso impossibile, gli amministratori redigono un rendiconto finale da depositare presso l'ufficio del registro delle imprese. Se rimangono creditori insoddisfatti, questi possono chiedere, entro 90 giorni, la liquidazione del patrimonio destinato. Oltre a quello appena esposto esiste un altro metodo per creare un patrimonio destinato: stipulare con terzi un contratto di finanziamento di uno specifico affare, pattuendo che al rimborso totale o parziale del finanziamento siano destinati i proventi dell'affare stesso o parte di essi. Il contratto deve indicare gli elementi necessari ad individuare l'operazione, specificare i beni strumentali necessari per la sua realizzazione ed eventualmente anche contenere le garanzie per il rimborso di una parte del finanziamento. In questo caso il patrimonio separato formato dai proventi dell'affare e dai relativi frutti, sempre che copia del contratto di finanziamento sia stata iscritta nel registro delle imprese e la societ utilizzi sistemi di incasso e contabilizzazione separati. Una volta formato, il patrimonio destinato risponde egli solo delle obbligazioni nei confronti del finanziatore, salvo che la societ abbia prestato garanzie con il proprio patrimonio generale. I creditori generali della societ, per contro, non potranno agire sui beni strumentali alla realizzazione dell'operazione. Al pi, potranno esercitare azioni conservative a tutela dei loro diritti.

La disciplina dei conferimenti nelle s.p.a. ha una doppia finalit: quella di garantire che i conferimenti promessi siano effettivamente acquisiti dalla societ e quella di garantire che il valore assegnato dai soci ai conferimenti sia veritiero, evitando inganni ai terzi. Se nell'atto costitutivo della societ non stabilito diversamente, i conferimenti devono essere effettuati in denaro e vi l'obbligo di versare immediatamente presso una banca almeno il 25% dei conferimenti in denaro. L'esigenza di garantire l'effettivit del capitale permette poi agli amministratori, una volta costituita la societ , di chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti. Nel titolo azionario devono inoltre risultare gli eventuali versamenti ancora dovuti. Questi, in caso di alienazione delle azioni, gravano sia sull'acquirente che sull'alienante, anche se la responsabilit di quest'ultimo limitata nel tempo (tre anni) ed ha carattere sussidiario. Il socio in mora nei versamenti non pu esercitare il proprio diritto di voto e la societ , invece di esperire la normale azione giudiziaria per la condanna all'adempimento e l'esecuzione forzata, pu avvalersi di una speciale procedura di vendita coattiva delle azioni del socio moroso. La societ tenuta innanzitutto ad offrire le azioni da vendersi agli altri soci, in proporzione della loro partecipazione e per un corrispettivo non inferiore ai conferimenti ancora dovuti. Se non vi sono offerte dai soci, la societ pu far vendere le azioni a mezzo di una banca o di un intermediario autorizzato. Se anche cos la vendita coattiva non ha esito, gli amministratori possono dichiarare decaduto il socio moroso, trattenere i conferimenti gi versati e chiedere il risarcimento dei maggiori danni. Le azioni invendute entrano a far parte del patrimonio della societ , cos che possano ancora esser messe in

3. I CONFERIMENTI

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circolazione entro l'esercizio: se anche ci non si verifica, la societ deve annullare le azioni invendute, riducendo il capitale sociale per un ammontare corrispondente. Nelle s.p.a. non ogni entit economica diversa dal denaro pu essere conferita in societ. espressamente stabilito "che non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi" in quanto la difficolt di dare loro una valutazione oggettiva mal si concilia con l'esigenza di garantire l'effettiva formazione del capitale sociale. Per i conferimenti di beni in natura e crediti valgono i principi gi esposti per le societ di persone a riguardo di garanzie e passaggio dei rischi. I conferimenti diversi dal denaro devono formare oggetto di uno specifico procedimento di valutazione finalizzato ad assicurare una valutazione oggettiva e veritiera di tali conferimenti. Innanzitutto, chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare una relazione giurata di stima di un esperto designato dal tribunale. La stima deve attestare che il valore dei beni " almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale". La relazione deve poi essere allegata all'atto costitutivo e restare depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Ma il valore attribuito dalla stima soltanto provvisorio: entro 180 giorni dalla costituzione della societ , gli amministratori devono controllare le valutazioni contenute nella relazione di stima e, se sussistono fondati motivi, devono procedere alla revisione della stima. Nel frattempo, le relative azioni sono inalienabili e devono restare depositate presso la sede della societ. Se dalla revisione risulta che il valore dei beni o crediti conferiti inferiore di oltre 1/5 rispetto al valore attribuito al conferimento, la societ deve ridurre proporzionalmente il capitale sociale ed annullare le azioni che risultano scoperte. Il socio pu evitare questa eventualit pagando in denaro la differenza. In alternativa, egli pu recedere dalla societ, con conseguente diritto alla liquidazione del valore attuale delle azioni sottoscritte. Il socio recedente pu anche ottenere la restituzione in natura del bene conferito, qualora ci sia possibile in tutto o in parte. L'obbligo di assoggettare a stima i conferimenti in natura per poteva facilmente essere superato con un espediente: chi intendeva conferire un bene in natura figurava nell'atto costitutivo come un socio che si era obbligato a conferire denaro ma poi, appena costituita la societ , vendeva alla stessa il bene per un importo pari alla somma da lui dovuta a titolo di conferimento, cos che il suo debito si estinguesse per compensazione. Oggi tale procedura non pi possibile quando il corrispettivo pattuito pari o superiore al decimo del capitale sociale e l'acquisto avvenga nei 2 anni dall'iscrizione della societ nel registro delle imprese. Infatti, in tali ipotesi, perch la societ possa acquistare da un socio, amministratore o promotore sono necessarie la preventiva autorizzazione dell'assemblea e la presentazione da parte dell'alienante della relazione giurata di stima di un esperto designato dal tribunale. In caso di violazione di tale disciplina, l'acquisto resta valido ma amministratori ed alienante sono solidalmente responsabili per i danni causati alla societ , ai soci ed ai terzi. Oltre l'obbligo dei conferimenti, l'atto costitutivo della societ pu prevedere per i soci l'obbligo di eseguire prestazioni accessorie non consistenti in denaro, determinandone contenuto, durata, modalit e compenso. Le prestazioni accessorie sono un valido strumento per vincolare stabilmente i soci ad effettuare a favore della societ prestazioni che non possono formare oggetto di conferimento. Tuttavia, viene introdotto un elemento personalistico, assumendo importanza le qualit personali del socio che si impegna ad eseguire le prestazioni. Per questo motivo, le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominative e non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori.

Come detto, le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella societ . Esse sono omogenee e standardizzate, di norma liberamente trasferibili e rappresentate da documenti che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito. Ciascuna azione attribuisce identici diritti ed perci indivisibile: se pi soggetti diventano titolari di un'unica azione devono nominare un rappresentante comune per l'esercizio dei diritti verso la societ. Si definisce valore nominale delle azioni la parte del capitale sociale da ciascuna rapppresentata, espressa in cifra monetaria. permessa anche l'emissione di azioni senza indicazione del valore nominale ma non consentito emettere contemporaneamente azioni con e senza valore nominale. Per le azioni con valore nominale, l'atto costitutivo deve specificare non solo il capitale sottoscritto ma anche il valore nominale di ciascuna azione ed il loro numero complessivo. Il valore nominale delle azioni, cos come il capitale sociale nominale, non varia al variare del patrimonio societario: esso pu essere modificato soltanto con una modifica dell'atto costitutivo, dando luogo al frazionamento o al raggruppamento delle azioni.

4. LE AZIONI

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Per le azioni senza valore nominale, invece, lo statuto ed i titoli azionari devono indicare soltanto il capitale sottoscritto ed il numero delle azioni emesse. In tal caso, la partecipazione al capitale del singolo azionista sar espressa non in cifra monetaria ma in percentuale del numero complessivo di azioni emesse. Per tutte le azioni vale la regola che il valore complessivo dei conferimenti non pu essere inferiore all'ammontare globale del capitale sociale e dunque le azioni complessivamente emesse non possono rappresentare una somma inferiore al loro valore nominale. invece concessa l'emissione di azioni per somma superiore al valore nominale (emissione con sovrapprezzo). Il valore di emissione va infatti distinto dal valore reale delle stesse, che si ottiene dividendo il patrimonio netto della societ per il numero di azioni e che varia a seconda delle vicende economiche della societ. Ancora diverso il valore di mercato delle azioni, che risulta giornalmente dai listini ufficiali quando le azioni sono ammesse alla quotazione in borsa e che indica il prezzo di scambio delle azioni in quel determinato giorno. poi fuori dubbio che un pacchetto azionario che consente il controllo della societ abbia un valore maggiore rispetto alla somma dei valori delle singole azioni. Le azioni, come gi detto pi volte, danno ai loro possessori uguali diritti. Parliamo di un'uguaglianza oggettiva: uguali sono i diritti attribuiti da ogni azione. Mentre non vi sar un'uguaglianza soggettiva in quanto alcuni diritti dipendono anche dal numero di azioni possedute (ad esempio il diritto di voto e quello agli utili). Inoltre, il principio di uguaglianza relativo in quanto possibile creare categorie di azioni fornite di diritti diversi: da qui nasce la distinzione tra azioni ordinarie e speciali. Sono categorie speciali di azioni quelle fornite di diritti diversi da quelli tipici previsti e possono essere create dallo statuto o con una successiva modificazione dello stesso. Permane per il divieto di emettere azioni a voto plurimo, mentre possibile emettere azioni senza diritto di voto o con diritto di voto limitato, a particolari argomenti, ad esempio. Infine, possibile emettere azioni con diritto di voto condizionato. Azioni senza voto, a voto limitato o a voto condizionato non possono superare complessivamente la met del capitale sociale. Alle societ non quotate in borsa poi permesso prevedere che, in relazione alle azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una misura massima (fino al 10% del capitale ogni azione attribuisce un voto, oltre non ne attribuisce alcuno) o sia scalare (per esempio, fino al 10% del capitale ogni azione attribuisce un voto, fra il 10 ed il 30% ciascuna azione attribuisce due voti e cos via). Se esistono diverse categorie di azioni, le deliberazioni dell'assemblea generale che pregiudicano i diritti di una di esse devono essere approvate anche dall'assemblea speciale della categoria interessata. Le azioni privilegiate sono quelle che attribuiscono ai loro titolari un diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nel rimborso del capitale al momento dello scioglimento della societ . Con il solo limite del patto leonino, dunque, la societ libera di articolare come preferisce il contenuto patrimoniale delle azioni. Infine, consentita l'emissione di azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell'attivit sociale di un determinato settore, anche quando non si d vita a patrimoni separati. Tra le categorie speciali di azioni espressamente regolate, merita una considerazione specifica la categoria delle azioni di risparmio. Esse sono finalizzate ad incentivare l'investimento in azioni, offrendo ai risparmiatori titoli meglio rispondenti ai loro specifici interessi. In particolare titoli che tengano conto del disinteresse dei risparmiatori per l'esercizio dei diritti amministrativi e del preminente interesse attribuito al contenuto patrimoniale ed alla redditivit delle azioni. Le azioni di risparmio possono essere emesse soltanto da societ quotate in borsa e non possono superare, in concorso con le azioni a voto limitato, la met del capitale sociale. Infatti, le azioni di risparmio non danno diritto di voto ma solo privilegi patrimoniali. Inoltre, le azioni di risparmio incentivano l'investimento in quanto possono essere emesse al portatore, garantendo l'anonimato. Dovr poi essere l'atto costitutivo della societ a determinare il contenuto del privilegio patrimoniale che danno le azioni, le condizioni, i limiti, le modalit ed i termini per il suo esercizio. infine prevista l'organizzazione di un gruppo per la tutela degli interessi comuni, che si articola in assemblea speciale e rappresentante comune. L'assemblea delibera sugli oggetti di interesse comune ed in particolare sull'approvazione delle delibere dell'assemblea generale che pregiudicano i diritti degli azionisti di risparmio. Il rappresentante comune, invece, nominato dall'assemblea di categoria e provvede all'esecuzione delle deliberazioni di questa, tutelando gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei confronti della societ . L'art. 2349 permette poi l'assegnazione straordinaria di utili ai dipendenti delle societ . Essa avviene tramite un articolato procedimento: gli utili sono imputati a capitale e, per l'importo corrispondente, la societ emette speciali categorie di azioni che vengono assegnate gratuitamente ai prestatori di lavoro. Per tali azioni, la societ pu

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stabilire "norme particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento e ai diritti speciali spettanti agli azionisti. I titoli azionari sono i documenti che rappresentano le quote di partecipazione nella s.p.a. e ne consentono il trasferimento secondo le regole proprie dei titoli di credito. La loro emissione normale ma non essenziale nelle societ non quotate in borsa: in tal caso, la qualit di socio provata dall'iscrizione nel libro dei soci ed il trasferimento delle azioni resta assoggettato alla disciplina della cessione del contratto ed ha effetto nei confronti della societ soltanto dal momento dell'iscrizione nel registro dei soci. Nelle societ quotate in borsa, invece, le azioni non possono pi essere rappresentate da titoli: per semplificare e rendere pi sicuro il mercato delle azioni quotate, la circolazione si basa su un sistema di semplici registrazioni contabili. Le azioni sono, in via di principio, liberamente trasferibili. Tuttavia, la libera trasferibilit limitata o esclusa per legge in determinate occasioni. Per esempio, le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere alienate prima del controllo della valutazione mentre le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di amministrazione. Inoltre, ulteriori limiti alla circolazione delle azioni possono risultare dall'atto costitutivo (limiti statutari) o da accordi tra soci non consacrati (patti parasociali). I patti parasociali sono vincolanti soltanto rispetto ai contraenti: la loro violazione non comporta invalidit della vendita ma soltanto obbligo di risarcimento. Al contrario, i limiti statutari sono opponibili anche ai terzi. Le clausole statutarie possono assumere forme molto varie ma le pi diffuse sono le clausole di prelazione, di gradimento e di riscatto. Le operazioni della societ sulle proprie azioni sono molte pericolose, sotto pi profili. Sono pericolose per l'integrit del capitale sociale, potendo dar luogo all'elusione dell'obbligo di conferimento e per il corretto funzionamento della organizzazione societaria, a causa della massa di voti di cui amministratori e gruppo di comando verrebbero a disporre. Per questi motivi, in nessun caso la societ pu sottoscrivere proprie azioni, neppure indirettamente. In caso di violazione, non si ha nullit della sottoscrizione delle azioni ma chi ha oggettivamente violato il divieto dovr liberarle, al fine di consentire comunque l'effettiva acquisizione dei relativi conferimenti. Meno rigido invece l'atteggiamento del legislatore per quanto riguarda l'acquisto da parte della societ delle proprie azioni, nonostante il rischio di riduzione del capitale reale senza riduzione del capitale nominale. L'operazione dunque consentita quando: le somme impiegate nell'acquisto non superano l'ammontare degli utili distribuibili e delle riserve disponibili; le azioni vengono interamente liberate; l'acquisto autorizzato dall'assemblea ordinaria; ed il valore nominale delle azioni acquistate non eccede la decima parte del capitale sociale. Le azioni acquistate in violazione di queste condizioni vanno vendute entro un anno, pena il loro annullamento e la conseguente riduzione del capitale sociale. Tuttavia, nessuna limitazione applicabile quando l'acquisto avviene in esecuzione di una delibera assembleare di riduzione del capitale sociale. I diritti sociali relativi alle azioni proprie sono sterilizzati: il diritto di voto e gli altri diritti amministrativi sono cio sospesi. Inoltre, gli amministratori non possono disporre delle azioni proprie della societ senza la preventiva autorizzazione della assemblea, la quale dovr stabilire anche le relative modalit. Pericoli possono derivare anche dalle partecipazioni reciproche fra societ di capitali. Infatti, se due societ costituiscono od aumentano il capitale sociale sottroscrivendo l'una il capitale dell'altra, la moltiplicazione di ricchezza sar soltanto apparente: il capitale sociale di entrambe aumenta ma il capitale reale rimane invariato. Per questo motivo vietato alle societ "di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni, anche per tramite di societ fiduciarie o di interposta persona". Le sanzioni sono le medesime della sottoscrizione di azioni proprie. A ben vedere, anche l'acquisto reciproco di azioni gi in circolazione crea pericoli: esso, infatti, lascia inalterato il capitale nominale ma va a ridurre, quando non svuotare, il capitale reale. Tuttavia, l'acquisto reciproco di azioni possibile senza limitazioni quando fra le due societ non intercorre un rapporto di controllo e nessuna delle due quotata in borsa. Se l'incrocio di acquisti realizzato fra societ controllante e controllata, invece, esso subordinato alle stesse limitazioni previste per l'acquisto di azioni proprie. Ancora differente il caso in cui una o entrambe le societ protagoniste siano quotate in borsa: se entrambe sono quotate, l'incrocio non pu superare il 2% del capitale con diritto di voto; se una sola societ quotata in borsa, la non quotata pu arrivare al 10% mentre per quella quotata rimane il tetto del 2%. Dalle azioni vanno tenuti distinti gli strumenti finanziari, il cui fine consentire l'acquisizione da parte di soci o terzi di apporti patrimoniali che non possono formare oggetto di conferimento e che dunque non sono imputabili al capitale sociale (prestazioni di opera o servizi, ecc.). Gli strumenti finanziari partecipativi, non essendo parte del

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capitale, non sono soggetti alla disciplina dei conferimenti e non attribuiscono la qualit di azionista. Di conseguenza, chi possiede strumenti finanziari partecipativi non ottiene gli stessi diritti dell'azionista: potr ottenere diritti patrimoniali o anche amministrativi, ma non potr avere diritto di voto nell'assemblea generale. Soprattutto nelle societ quotate in borsa, sapere chi sono i soci e chi detiene le posizioni di potere ha grosso rilievo anche per assicurare il regolare funzionamento della borsa. Per questo motivo, per tale tipo di societ , vi l'obbligo di comunicare alla Consob: tutti coloro i quali partecipano, direttamente o indirettamente, in misura superiore al 2% del capitale; le societ con azioni quotate che partecipano, direttamente o indirettamente, in societ con azioni non quotate o a responsabilit limitata in misura superiore al 10% del capitale di queste. In caso di violazione di tale disciplina, per le societ quotate in borsa, oltre alle sanzioni pecuniarie, vi la sanzione ulteriore della sospensione del voto inerente le azioni per cui mancata la comunicazione: se la societ ammette comunque il socio a votare, la delibera impugnabile, se il voto di quel socio stato determinante per la formazione della maggioranza. Una disciplina sostanzialmente simile a quella appena esposta riguarda anche societ non quotate ma che operano in settori di particolare interesse, come societ bancarie, di intermediazione mobiliare e di assicurazione. Chiunque voglia acquistare una partecipazione di controllo in una societ quotata in borsa deve osservare regole specifiche, ispirate all'idea che il passaggio di propriet di pacchetti di controllo debba avvenire nella massima trasparenza e con modalit che consentano a tutti gli azionisti di partecipare al premio di maggioranza che l'operazione pu comportare. Innanzitutto, per l'acquisto di un pacchetto di controllo di una societ quotata obbligatorio il lancio di un'offerta pubblica di acquisto (opa). L'offerta pubblica di acquisto totalitaria consente agli azionisti di minoranza di societ con azioni ordinarie di uscire dalla societ a seguito del mutamento dell'azionista di controllo. Infatti, chiunque in seguito ad acquisti a titolo oneroso venga a detenere, direttamente o indirettamente, una partecipazione superiore al 30% delle azioni con diritto di voto deve presentare un'opa per la totalit delle azioni quotate e con diritto di voto ancora in circolazione. Chi intende acquisire il controllo della societ quotata pu tuttavia evitare l'obbligo di promuovere l'onerosa offerta pubblica di acquisto totalitaria, lanciando un'opa di acquisto preventiva che lo porti a detenere una partecipazione superiore al 30%. L'opa preventiva pu essere a sua volta totale o parziale. La prima riguarda tutte le azioni con diritto di voto ancora in circolazione, la seconda riguarda l'acquisto di almeno il 60% delle stesse azioni e richiede l'autorizzazione della Consob e l'approvazione dell'offerta da parte degli azionisti di minoranza. Vi sono poi casi, disciplinati dalla Consob e specificati per legge, in cui la detenzione di oltre il 30% delle azioni con diritto di voto non comporta l'obbligo di presentare un'offerta pubblica di acquisto. Ad esempio: operazioni dirette al salvataggio di imprese in crisi e trasferimenti fra societ dello stesso gruppo. L'altro caso di offerta pubblica obbligatoria quella residuale, tesa a consentire agli azionisti di minoranza di uscire dalla societ, ad un prezzo equo, quando la stessa ormai saldamente nelle mani di un gruppo di controllo. Dunque, chiunque venga a detenere pi del 90% delle azioni ordinarie tenuto a lanciare un'opa sulla totalit delle azioni con diritto di voto ancora in circolazione, al prezzo fissato dalla Consob, a meno che preferisca, entro 120 giorni, ripristinare un flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni. La violazione dell'obbligo di promuovere un'opa colpito dalla sospensione del diritto di voto e le azioni eccedenti il 30% ed il 90% devono essere alienate entro un anno. Anche lo svolgimento delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, volontarie od obbligatorie, specificamente regolato. Innanzitutto, la Consob dev'essere informata preventivamente dell'offerta pubblica tramite la presentazione del documento di offerta, destinato alla pubblicazione. Questo poi tempestivamente trasmesso alla societ bersaglio. L'offerta pubblica di acquisto o scambio poi irrevocabile ed rivolta a parit di condizioni a tutti i titolari di prodotti finanziari: ogni clausola contraria nulla. L'offerta, costantemente sotto il controllo della Consob, pu essere aumentata o modificata durante la pendenza dell'operazione. Gli amministratori della societ bersaglio devono astenersi dal compiere atti od operazioni che possano contrastare gli obiettivi dell'offerta. Il divieto pu essere per rimosso con delibera dell'assemblea, appositamente convocata, a maggioranza del 30% del capitale sociale. La societ bersaglio pu quindi avvalersi di una serie di tecniche di difesa, tra le quali anche il lancio di un'opa concorrente da parte di eventuali alleati. Chi ha lanciato l'offerta originaria pu poi reagire all'opa concorrente dando il via al gioco di rialzi.

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Il gruppo di societ un'aggregazione di imprese societarie formalmente autonome ed indipendenti l'una dall'altra, ma assoggettate tutte ad una direzione unitaria. Vi cio una societ, detta capogruppo o societ madre, che direttamente o indirettamente controlla e dirige secondo un disegno unitario l'attivit d'impresa delle societ del gruppo. Dal punto di vista giuridico permarranno comunque pi imprese; sotto il profilo economico, invece, ve ne sar una sola. Il gruppo di societ un fenomeno largamente diffuso, soprattutto fra le imprese di grandi e grandissime dimensioni: esso permette infatti di unire i vantaggi dell'unit economica a quelli offerti dall'articolazione in pi strutture: snellezza operativa e relativa autonomia decisionale, delimitazione e separazione del rischio delle singole unit operative. La disciplina che regola le aggregazioni societarie finalizzata: ad assicurare un'adeguata informazione sui collegamenti di gruppo nonch sui rapporti finanziari e commerciali e la situazione patrimoniale delle societ ; evitare che intrecci di partecipazioni alterino l'integrit patrimoniale delle societ coinvolte ovvero il corretto funzionamento degli organi decisionali; evitare che le scelte delle singole societ pregiudichino le aspettative di quanti fanno affidamento esclusivo sulla consistenza patrimoniale di quella determinata societ . Cominciamo col chiarire che controllata la societ che si trova, direttamente o indirettamente, sotto l'influenza dominante di altra societ (controllante) in grado di indirizzarne l'attivit. Ma il controllo pu assumere varie forme: disporre della maggioranza dei voti nell'assemblea ordinaria (anche attraverso societ fiduciarie o interposte persone); disporre di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria; possedere un'influenza dominante in virt di particolari vincoli contrattuali. In base all'attuale disciplina, ferme restando le norme sull'informazione delle partecipazioni rilevanti, istituita presso il registro delle imprese un'apposita sezione in cui sono iscritte le societ o gli enti che esercitano attivit di direzione e coordinamento e le societ a ci sottoposte. Inoltre, queste ultime sono tenute ad indicare la loro situazione in ogni atto o corrispondenza. In caso di violazione delle norme, gli amministratori sono responsabili e risponderanno dei danni arrecati ai terzi. Come visto, poi, le societ controllanti non possono acquisire pi del 2-10% delle azioni delle societ controllate ed anche per quelle legittimamente detenute non hanno diritto di voto. Ed ancora vi sono obblighi per la redazione del bilancio tesi ad evidenziare i rapporti reciproci di partecipazione tra societ. Per concludere, gli azionisti esterni ed i creditori sono tutelati contro possibili abusi della controllante. Questa potrebbe infatti imporre alla controllata atti vantaggiosi per il gruppo nel suo insieme ma svantaggiosi per il patrimonio della sola societ controllata su cui i terzi facevano affidamento. Il metodo tramite cui tale obiettivo raggiunto la distinzione di soggettivit tra le societ: ci comporta che la controllante non risponda delle obbligazioni assunte dalla controllata ma comporta anche che la controllante non possa imporre alle societ figlie il compimento di atti che contrastino con gli interessi delle stesse separatamente considerate. Al riguardo previsto anche che le decisioni delle societ controllate ispirate da un interesse di gruppo debbano essere adeguatamente motivate. La societ capogruppo risponde direttamente dei danni arrecati ad azionisti e creditori ed alla stessa societ controllata. Rispondono inoltre, in solido con la capogruppo, tutti coloro che abbiano preso parte al fatto lesivo o ne abbiano consapevolmente tratto beneficio. Come tutela preventiva, assicurato a tutti i soci il diritto di recesso dalla societ quando questa entri a far parte di un gruppo, non venga promossa un'offerta pubblica di acquisto che consenta al socio di alienare la propria partecipazione e dall'ingresso nel gruppo derivi "un'alterazione delle condizioni di rischio dell'investimento". Il diritto di recesso assicurato anche quando la capogruppo deliberi una trasformazione che comporta il mutamento dello scopo sociale o un cambiamento dell'oggetto sociale che alteri le condizioni economiche e patrimoniali della societ controllata. Dalle societ controllate vanno tenute distinte le societ collegate, cio quelle soggette ad un'influenza notevole ma non dominante.

5. L'ASSEMBLEA L'assemblea l'organo composto dalle persone dei soci la cui funzione quella di formare la volont della societ nelle materie riservate alla sua competenza dalla legge o dall'atto costitutivo. Essa delibera secondo il principio maggioritario e la sua volont vincola tutti i soci, anche quelli assenti o dissenzienti. A seconda dell'oggetto delle deliberazioni, l'assemblea si distingue in ordinaria e straordinaria. Nelle societ che Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

adottano il sistema tradizionale o quello monistico, l'assemblea in sede ordinaria decide di ogni materia non di competenza dell'assemblea straordinaria. Questa delibera: sulle modificazione dello statuto; sulla nomina, la sostituzione ed i poteri dei liquidatori; su ogni altra materia attribuitale dalla legge. Va per ricordato che in determinate ipotesi l'atto costitutivo pu attribuire alla competenza dell'organo amministrativo specifiche materie attribuite dalla legge alla competenza dell'assemblea straordinaria. La convocazione dell'assemblea di norma decisa dall'organo amministrativo ogni qualvolta lo ritenga opportuno. In certi casi, anzi, gli amministratori sono obbligati a convocare l'assemblea, come per consentire l'approvazione del bilancio o quando ne fatta richiesta da soci che rappresentano complessivamente almeno il 10% del capitale sociale (o meno, se previsto dallo statuto). Se gli amministratori non provvedono e la convocazione obbligatoria, essa deve essere disposta dal collegio sindacale o pu essere disposta dal tribunale. L'assemblea convocata nel comune dove ha sede la societ , se lo statuto non dispone diversamente. La convocazione deve inoltre comparire con almeno 15 giorni di anticipo sulla Gazzetta ufficiale o su almeno un quotidiano indicato nello statuto. Inoltre, lo statuto delle societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio pu consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci almeno otto giorni prima con mezzi che garantiscano la prova dell'avvenuto ricevimento. L'avviso deve contenere, oltre l'indicazione di luogo, giorno ed ora dell'adunanza, anche l'elenco delle materie da trattare e pu eventualmente contenere il giorno fissato per la seconda convocazione. In assenza di convocazione o in mancanza di rispetto delle forme di legge, l'assemblea regolarmente costituita quando rappresentato l'intero capitale sociale e partecipa la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo. Si tratta della cosiddetta assemblea totalitaria, la quale pu deliberare su qualsiasi argomento ma la cui competenza instabile e precaria: ciascuno degli intervenuti pu infatti opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritiene sufficientemente informato. L'assemblea presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza, da quella eletta con voto della maggioranza dei presenti. Il presidente assistito da un segretario designato nello stesso modo. Tuttavia, l'assistenza del segretario non necessaria se il verbale dell'assemblea redatto da un notaio. Il presidente ha il compito di provvedere a che l'assemblea si svolga in modo ordinato e nel rispetto delle norme. Egli verifica inoltre la regolarit della costituzione dell'assemblea ed accerta l'identit e la legittimazione dei presenti. Ai soci intervenuti, che raggiungono il terzo del capitale sociale, riconosciuto il diritto di ottenere il rinvio dell'adunanza di non oltre 5 giorni quando dichiarano di non essere sufficientemente informati sugli argomenti posti in discussione. Tuttavia, per evitare comportamenti ostruzionistici, il diritto di rinvio esercitabile una volta sola per lo stesso oggetto. Le delibere dell'assemblea devono risultare dal verbale, sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio. Se si tratta di assemblea straordinaria, il verbale deve essere redatto da notaio. In ogni caso i verbali vanno poi trascritti nello apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni assembleari, tenuto a cura degli amministratori. Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere rappresentata in assemblea affinch questa possa essere regolarmente costituita. Si definisce invece quorum deliberativo la parte del capitale sociale che si deve esprimere a favore di una determinata deliberazione affinch questa sia approvata. L'assemblea ordinaria di prima convocazione regolarmente costituita con la presenza di soci che rappresentino almeno la met del capitale sociale e delibera a maggioranza delle azioni che hanno preso parte alla votazione. Per l'assemblea ordinaria in seconda convocazione non vi quorum costitutivo mentre resta fermo il principio di maggioranza per la approvazione delle deliberazioni. Per le assemblee straordinarie delle societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non richiesto espressamente un quorum costitutivo ma esso vi comunque visto che le delibere sono valide soltanto se vi il voto favorevole di soci che rappresentino almeno la maggioranza del capitale sociale. In seconda convocazione, invece, il quorum costitutivo di 1/3 del capitale sociale e quello deliberativo dei 2/3 del capitale rappresentato in assemblea. Infine, per quanto riguarda le assemblee straordinarie delle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il quorum costitutivo minimo della met del capitale sociale in prima convocazione e di pi di 1/3 in seconda convocazione. Il quorum deliberativo, invece, sia in prima che in seconda convocazione, dei 2/3 del capitale rappresentato in assemblea. Lo statuto pu modificare soltanto in aumento le maggioranze previste e pu prevedere convocazioni ulteriori oltre la seconda, con le stesse maggioranze di questa.

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In assemblea possono intervenire, insieme agli amministratori, ai sindaci ed ai rappresentanti comuni degli azionisti, gli azionisti con diritto di voto ed i soggetti che pur non essendo soci hanno diritto di voto (usufruttuario o creditore pignoratizio). Non pu invece prendervi parte l'azionista senza diritto di voto. Gli azionisti possono partecipare all'assemblea sia personalmente che a mezzo di rappresentante. La delega, sempre revocabile, deve essere conferita per iscritto e deve contenere il nome del rappresentante: questo pu farsi sostituire soltanto da un'altra persona indicata nella stessa delega. Per le societ quotate in borsa, inoltre, la delega pu essere conferita soltanto per singole assemblee. La rappresentanza non pu essere conferita a soggetti facenti parte del gruppo di comando della societ o dallo stesso influenzati. Dunque non possono essere rappresentanti: i membri degli organi amministrativi e di controllo ed i dipendenti della societ o di societ controllate. Inoltre, uno stesso rappresentante non pu rappresentare pi di un determinato numero di soci a seconda che si tratti di societ quotate in borsa o meno ed a seconda del capitale della societ quotata. Per le societ quotate in borsa esistono inoltre altri due istituti non soggetti alle limitazioni soggettive e quantitative della rappresentanza. Essi sono la sollecitazione e la raccolta di deleghe. La sollecitazione la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolte a tutti gli azionisti da parte di uno o pi soggetti (committente), che richiedono l'adesione a specifiche proposte di voto. Il committente deve per gi possedere almeno l'1% delle azioni con diritto di voto e deve forzatamente rivolgersi ad un intermediario professionista (banca o impresa di investimento) che effettui la sollecitazione per suo conto, mediante la diffusione di un prospetto e di un modulo di delega, il cui contenuto determinato dalla Consob. La raccolta di deleghe, invece, tende ad agevolare l'esercizio indiretto del voto da parte dei piccoli azionisti gi organizzati in associazione per la difesa dei comuni interessi. L'associazione richiede la delega esclusivamente ai suoi associati, i quali possono indicare nel modulo come dovr essere esercitato il proprio voto. L'esercizio del diritto di voto rimesso all'apprezzamento del socio ma esso deve esercitare il suo diritto in modo da non arrecare danno al patrimonio della societ . Ogni delibera assembleare infatti annullabile, se la maggioranza si ispirata ad interessi extra-sociali con danno per la societ. Versa in conflitto d'interessi l'azionista che in una determinata delibera ha un interesse personale contrastante con l'interesse societario. In tal caso il socio non privato del diritto di voto ma se la delibera adottata in base al suo voto e questa pu arrecare danno alla societ, essa annullabile. La legge stabilisce che in alcuni casi il conflitto certo ed il danno evidente e dunque il diritto di voto viene meno. Tali ipotesi sono quella del socio amministratore in una delibera sulla sua responsabilit e quella, nel sistema dualistico, dei componenti del consiglio di gestione che devono deliberare sui consiglieri di sorveglianza. Ma le delibere sono altres annullabili quando, pur non recando alcun danno alla societ , sono ispirate dal solo scopo di danneggiare singoli soci o la minoranza di essi. I sindacati di voto sono accordi con i quali alcuni soci si impegnano a votare in un determinato senso in assemblea. I sindacati di voto possono avere carattere occasionale o permanente, a tempo determinato o indeterminato e pu riguardare tutte le delibere assembleari o soltanto quelle di un determinato tipo. I soci possono infine stabilire che il modo in cui votare sar deciso all'unanimit oppure a maggioranza. I sindacati di voto non possono avere durata superiore ai 5 anni ma sono rinnovabili alla scadenza. E se il sindacato stipulato a tempo indeterminato, ciascun socio pu recedere con un preavviso di 180 giorni. Ad ogni modo, il sindacato di voto, come patto parasociale, produttivo di effetti soltanto tra le parti e dunque il voto dato in assemblea valido anche se in contrasto con quanto ci si era obbligati a votare con il sindacato. Il socio sar per tenuto a risarcire i danni da lui arrecati agli altri aderenti al patto. Nelle societ non quotate in borsa che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali (e quindi anche i sindacati di voto) devono essere comunicati alla societ e dichiarati in apertura di assemblea nonch risultare dal verbale. L'omessa dichiarazione sanzionata con la sospensione del diritto di voto delle azioni cui si riferisce il patto parasociale. Nelle societ quotate in borsa, invece, i sindacati di voto e gli altri patti parasociali vanno comunicati alla Consob e pubblicati sulla stampa quotidiana nonch depositati presso il registro delle imprese. La violazione di tali norme comporta la nullit dei patti e la sospensione del diritto di voto relativo alle azioni sindacate. Infine, nessuna forma di pubblicit prevista per i patti parasociali nelle societ non quotate in borsa e non ricorrenti al mercato del capitale di rischio.

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Sono annullabili le delibere "che non sono prese in conformit della legge o dello statuto". Sono ammessi alla impugnazione soltanto: i soci assenti, dissenzienti o astenuti (ma non senza voto) che rappresentano almeno l'1 o il 5% del capitale sociale a seconda che la societ ricorra o meno al mercato del capitale di rischio; gli amministratori; il consiglio di sorveglianza ed il collegio sindacale; ed eventualmente anche il rappresentante comune degli azionisti di risparmio. Infine, ma solo nei casi tassativamente previsti, l'impugnativa pu essere proposta dalla Consob o dalla Banca d'Italia. Ai soci non legittimati all'impugnazione della delibera comunque permesso chiedere il risarcimento dei danni loro cagionati dalla non conformit della delibera alla legge o allo statuto. Sia l'impugnazione che la richiesta di risarcimento hanno un termine di decadenza di 90 giorni dalla data della delibera o da quella dell'iscrizione o deposito. Il termine raddoppiato per la Consob e la Banca d'Italia. Se i soci ricorrenti in seguito al ricorso scendono al di sotto dei limiti di capitale previsti, il giudice non pu pronunciare annullamento ma soltanto disporre del risarcimento del danno. L'annullamento non pu neppure aver luogo se la delibera sostituita con altra presa in conformit della legge e dell'atto costitutivo o stata revocata dall'assemblea. In ogni caso, restano salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi. L'annullamento ha effetto per tutti i soci ed obbliga gli amministratori a prendere i provvedimenti necessari, pena la loro responsabilit personale. Restano anche qui salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede. Una delibera assembleare nulla soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge. Innanzitutto lo quando l'oggetto della delibera impossibile o illecito (si decide di non redigere il bilancio) o anche quando la delibera, pur lecita, ha contenuto illecito (approvazione di un bilancio falso). Sono poi nulle le delibere assunte: senza convocazione della assemblea o in mancanza di verbale. Nel primo caso la nullit non pu essere fatta valere da chi abbia dato, anche successivamente, il suo assenso allo svolgimento dell'assemblea. Nel secondo caso, la mancanza del verbale sanata con effetto retroattivo mediante verbalizzazione eseguita prima dell'assemblea successiva, salvi i diritti dei terzi che in buona fede ignoravano la deliberazione. La nullit pu essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse entro il termine di tre anni, che decorre dall'iscrizione o deposito della deliberazione nel registro delle imprese o dalla trascrizione della stessa nel libro delle adunanze dell'assemblea, se non soggetta a pubblicit legale. Il termine si riduce: a 180 giorni, se l'oggetto della delibera l'aumento o la riduzione capitale o l'emissione di obbligazioni; a 90 giorni, se oggetto della deliberazione l'approvazione del bilancio. Come per le delibere annullabili, poi, non sono pregiudicati i diritti acquistati dai terzi in buona fede e la nullit non pu essere dichiarata, se la delibera sostituita con altra presa in conformit della legge.

La riforma del 2003 prevede tre sistemi di amministrazione e controllo. Il sistema tradizionale basato sulla presenza di due organi, entrambi di nomina assembleare: l'organo amministrativo ed il collegio sindacale. Il sistema dualistico prevede invece la presenza di un consiglio di sorveglianza di nomina assembleare e di un consiglio di gestione, nominato dal consiglio di sorveglianza. Infine, nel sistema monistico amministrazione e controllo sono esercitati rispettivamente dal consiglio di amministrazione, nominato dall'assemblea, e da un comitato per il controllo sulla gestione costituito al suo interno ed i cui componenti devono essere dotati di particolari requisiti d'indipendenza e professionalit. Il controllo contabile in ogni caso affidato per legge ad un organo di controllo esterno alla societ : il revisore contabile o la societ di revisione. Il sistema tradizionale trova applicazione in mancanza di diversa previsione statutaria. Il sistema dualistico e quello monistico devono invece essere espressamente previsti. Nel sistema tradizionale la societ non quotata pu avere sia un amministratore unico sia una pluralit di amministratori (consiglio di amministrazione) mentre per le societ quotate imposta l'amministrazione pluripersonale, seppure il numero effettivo di essi sia poi lasciato alla determinazione dello statuto. Inoltre, il c.d.a. pu essere articolato al suo interno con la creazione di uno o pi organi delegati (comitato esecutivo, amministratori delegati). La struttura dell'organo non quindi fissata in modo rigido, cos da permettere un migliore adattamento alle esigenza di ogni societ. Gli amministratori sono l'organo cui affidata in via esclusiva la gestione dell'impresa sociale ed ad essi spetta

6. SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO

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compiere tutte le operazioni necessarie all'attuazione dell'oggetto sociale: deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della societ che non siano riservati all'assemblea (potere gestorio); hanno la rappresentanza generale della societ (potere di rappresentanza); danno l'impulso all'attivit dell'assemblea, convocandola e determinandone l'ordine del giorno, dando attuazione alle delibere della stessa ed hanno il potere-dovere di impugnarne le delibere nulle o annullabili; curano la tenuta dei libri e delle scritture contabili; devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per la societ o quantomeno eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. Dell'adempimento dei loro doveri gli amministratori sono personalmente responsabili, civilmente e penalmente. I primi amministratori sono nominati nell'atto costitutivo. Successivamente, la loro nomina spetta all'assemblea. Nelle societ quotate, almeno un amministratore dev'essere nominato dalla minoranza. Inoltre, almeno un componente del c.d.a. (due, se il consiglio composto da oltre 7 membri) deve essere un amministratore indipendente, cio possedere i requisiti d'indipendenza stabiliti per i sindaci e gli ulteriori eventualmente previsti dallo statuto. Il numero degli amministratori fissato anch'esso dallo statuto. Se questo si limita a prevedere il numero minimo o massimo di essi, sar l'assemblea a deciderne il numero. Per quanto riguarda la persona dell'amministratore, essa pu essere socio o meno e specifici requisiti possono essere fissati dallo statuto o richiesti dalla legge per le societ che svolgono determinate attivit. Non possono invece essere amministratori gli interdetti, gli inabilitati ed i falliti. La legge prevede infine numerose cause di incompatibilit: l'interessato deve scegliere fra l'uno e l'altro ufficio. La nomina degli amministratori non pu essere fatta per un periodo superiore ai tre esercizi ma essi sono rieleggibili, se l'atto costitutivo non dispone diversamente. Per evitare la paralisi dell'attivit, la cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto soltanto dal momento in cui l'organo amministrativo stato ricostituito (prorogatio). Sono cause di cessazione dell'ufficio di amministratore: la revoca da parte dell'assemblea (salvo il risarcimento dei danni, se non sussiste giusta causa); la rinuncia; la decadenza, ove sopraggiunga una delle cause di ineleggibilit ; la morte. Le dimissioni dell'amministratore hanno effetto immediato, se rimane in carica la maggioranza degli amministratori. In caso contrario, esse hanno effetto soltanto dal momento in cui la maggioranza del consiglio si ricostituita. Nei casi in cui gli effetti della cessazione non sono differiti o differibili vanno distinte tre ipotesi: a) se rimane in carica pi della met degli amministratori, i superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente (fino alla conferma o alla sostituzione da parte dell'assemblea) quelli venuti meno con delibera approvata dal collegio sindacale (cooptazione); b) se viene a mancare pi della met degli amministratori, i superstiti devono convocare l'assemblea affinch questa provveda alla sostituzione dei mancanti; c) se vengono meno tutti gli amministratori, il collegio sindacale deve convocare con urgenza l'assemblea per provvedere alla ricostituzione dell'organo amministrativo e compie nel frattempo gli atti di ordinaria amministrazione. La nomina e la cessazione dalla carica degli amministratori sono soggette ad iscrizione nel registro delle imprese. Quando l'amministrazione affidata a pi persone, queste costituiscono il c.d.a., retto da un presidente scelto dallo stesso consiglio fra i suoi membri, qualora non sia gi stato nominato dall'assemblea. Nel c.d.a. l'attivit esercitata collegialmente: le decisioni sono adottate in riunioni alle quali assistono anche i sindaci. Se lo statuto non prevede diversamente, il c.d.a. convocato dal presidente dello stesso, il quale ne fissa anche l'ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinch tutti gli amministratori siano adeguatamente informati sulle materie oggetto della riunione. Per la validit delle deliberazioni del c.d.a. necessaria la presenza della maggioranza degli amministratori ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti, salvo che lo statuto non preveda quorum pi elevati. Infine, tutte le deliberazioni devono risultare dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del c.d.a. Le delibere del c.d.a. sono annullabili in tutti i casi in cui non siano prese in conformit della legge o dello statuto. La impugnativa pu essere proposta, entro 90 giorni, dagli amministratori assenti o dissenzienti e dal collegio sindacale. Inoltre, quando una delibera consiliare lede direttamente un diritto soggettivo del socio questo ha diritto di agire giudizialmente per far annullare la delibera. L'annullamento non pregiudica in nessun caso i diritti acquisiti dai terzi in buona fede. Una disciplina diversa vale poi per il conflitto di interessi. L'amministratore con un interesse in conflitto con quello della societ deve comunicarlo agli altri amministratori ed al collegio sindacale. Inoltre, se si tratta di a.d. deve astenersi dal compiere l'operazione ed investire della stessa l'organo collegiale competente. In entrambi i casi il

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c.d.a. deve motivare le ragioni e la convenienza dell'operazione per la societ , qualora chiaramente decida di intraprenderla. Se la delibera del consiglio o del comitato esecutivo pu arrecare danno alla societ, la delibera stessa pu essere impugnata non solo quando stato determinante il voto dell'amministratore interessato ma anche quando sono stati violati gli obblighi di trasparenza (comunicazione). La societ pu inoltre agire contro l'amministratore per il risarcimento dei danni derivanti dalla sua azione od omissione. Se l'atto costitutivo o l'assemblea lo consentono, il c.d.a. pu delegare le proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo o ad uno o pi amministratori delegati. Il comitato esecutivo un organo collegiale le cui decisioni sono assunte in riunioni alle quali devono assistere i sindaci. Ogni deliberazione deve risultare dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo. Gli a.d., invece, sono organi unipersonali. Possono tuttavia esservene pi d'uno: in tal caso essi agiranno disgiuntamente o congiuntamente a seconda di quanto stabilito nello statuto o nell'atto di nomina. I membri del comitato esecutivo e gli a.d. sono designati dallo stesso c.d.a., che determina anche l'ambito della delega. Non possono tuttavia essere delegati: la redazione del bilancio, la facolt di aumentare il capitale sociale ed emettere obbligazioni, redarre il progetto di fusione o scissione della societ . Gli organi delegati devono: far si che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile della societ sia adeguato alla natura ed alle dimensioni dell'impresa; riferire periodicamente al c.d.a. sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile evoluzione. Inoltre, tutti gli amministratori possono chiedere agli organi delegati chiarimenti in ogni momento. Fra le funzioni degli amministratori, come visto, vi anche la rappresentanza della societ. In presenza di un c.d.a., gli amministratori investiti di tale potere devono essere indicati nello statuto o nella delibera di nomina, soggetta a pubblicit legale. Se pi sono gli amministratori con rappresentanza, andr poi specificato se essi hanno il potere di agire disgiuntamente o congiuntamente. Una volta intervenuta l'iscrizione nel registro delle imprese dell'atto di nomina, le cause di nullit o annullabilit di questo non sono opponibili ai terzi, salvo che la societ provi che i terzi ne erano a conoscenza. La societ rimane altres vincolanta verso i terzi anche se gli amministratori hanno violato eventuali limitazioni volontarie poste ai loro poteri di rappresentanza. Infatti, "le limitazioni al potere di rappresentanza che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti, non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano agito intenzionalmente a danno della societ" (art. 2384 c.c.). Gli amministratori sono responsabili civilmente nei confronti della societ , dei creditori sociali e dei singoli soci o terzi. Gli amministratori (solidalmente) incorrono in responsabilit verso la societ, e sono tenuti a risarcire il danno, quando non adempiono i doveri ad essi imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. E sono responsabili anche se, essendo "a conoscenza di atti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose". In quest'ultimo caso, per , la responsabilit degli amministratori comunque sempre una responsabilit per colpa e non oggettiva. Infatti, l'amministratore immune se: fa notare senza ritardo il suo dissenso e ne d immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale. L'esercizio dell'azione di responsabilit contro gli amministratori deve essere deliberato dall'assemblea o dal collegio sindacale a maggioranza dei 2/3. La delibera comporta, di norma, la revoca automatica dall'ufficio degli amministratori contro cui proposta. Inoltre, per tutelare gli azionisti minori, possono promuovere l'azione di responsabilit contro gli amministratori anche i soci che rappresentino almeno il 20% del capitale sociale (o la diversa percentuale prevista in statuto). Tuttavia, l'azione promossa dalla minoranza diretta a reintegrare il patrimonio sociale e non a risarcire l'eventuale danno subito dai soggetti agenti. Gli amministratori sono invece responsabili nei confronti dei creditori sociali soltanto "per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrit del patrimonio sociale" e soltanto nell'ipotesi ulteriore in cui il patrimonio sociale residuo sia insufficiente a soddisfare i creditori. Le azioni di responsabilit della societ e dei creditori sociali "non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli

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amministratori". Il collegio sindacale l'organo di controllo della s.p.a., con funzioni di vigilanza sull'amministrazione della societ stessa. Il collegio sindacale delle societ non quotate si compone di 3 o 5 membri effettivi, soci o non soci, secondo quanto stabilito nello statuto. E vanno inoltre nominati anche due membri supplenti. Questo ostacolo della struttura semirigida (impedisce un adattamento alla grandezza e struttura della societ ) stato rimosso per le societ quotate: fermo restando il limite minimo di tre sindaci e due supplenti, l'atto costitutivo della societ pu stabilire che il collegio sia formato da un qualsivoglia numero di sindaci. I primi sindaci sono nominati nell'atto costitutivo; i successivi sono nominati dall'assemblea ordinaria. Dunque i sindaci sono di norma nominati dagli stessi amministratori che saranno poi oggetto di vigilanza: ecco un altro motivo di scarsa funzionalit del collegio. Tuttavia, per le societ quotate almeno un sindaco effettivo dev'essere nominato dalla minoranza e ci assicura, seppur in misura minima, una maggior garanzia che il controllo sull'amministrazione sia effettivo. Per la stessa finalit di garanzia, i sindaci devono poi rispondere ad alcuni requisiti di professionalit : almeno un sindaco effettivo ed uno supplente devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili; gli altri sindaci, se non iscritti in tale registro, devono essere scelti fra gli iscritti negli albi professionali individuati dal Ministero della Giustizia o fra i professori universitari di ruolo in materie economiche o giuridiche. Per le societ quotate in borsa i requisiti di onorabilit e di professionalit sono invece fissati con regolamento del Ministro della Giustizia. Oltre a quelle previste per gli amministratori, sono inoltre previste ulteriori cause di ineleggibilit per i sindaci. Non possono essere nominati sindaci: il coniuge, i parenti e gli affini degli amministratori della societ o di societ affini; coloro che sono legati al gruppo da un rapporto di lavoro o di consulenza o prestazione d'opera. Sempre per garantire maggiore indipendenza, il compenso dei sindaci deve essere predeterminato ed invariabile in corso di carica. Questa dura tre esercizi ma i sindaci sono rieleggibili. Infine, l'indipendenza assicurata dal fatto che l'assemblea pu revocare i sindaci solo se sussiste una giusta causa e se la delibera di revoca approvata dal tribunale. Sono cause di decadenza dall'ufficio: il sopraggiungere di una delle cause di ineleggibilit ; la sospensione o la cancellazione dal registro dei revisori; l'ingiustificato assenteismo. In caso di morte, rinuncia o decadenza di un sindaco, subentrano automaticamente i supplenti, in ordine di et , fino alla successiva assemblea, che provveder alla nomina dei sindaci, effettivi e supplenti, necessari. La funzione principale del collegio sindacale quella di controllo sull'amministrazione della societ , che si estende a tutta l'attivit sociale. In particolare, il collegio sindacale vigila "sull'adeguamento dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla societ e sul suo concreto funzionamento". La vigilanza si esercita in primo luogo nei confronti degli amministratori, ma poi anche dell'assemblea e in ogni altra direzione. Da qui deriva il potere-dovere dei sindaci di intervenire alle riunioni dell'assemblea, del c.d.a. e del comitato esecutivo, nonch di impugnarne le relative delibere, se assunte in violazione dello statuto o della legge. Il controllo del collegio sindacale un controllo, salvo il compimento di alcuni specifici atti previsti per legge, generale e sintetico, le cui modalit di esercizio sono rimesse alla discrezionalit tecnica del collegio. Per facilitare il compito dei sindaci sono poi posti a carico degli amministratori diversi obblighi di informazione e comunicazione, in special modo nelle societ quotate. I sindaci hanno infine il potere-dovere di procedere, in qualsiasi momento, anche individualmente, ad atti di ispezione e controllo, nonch di chiedere agli amministratori notizie sull'andamento delle operazioni salienti. Il collegio sindacale pu inoltre, previa comunicazione al presidente del c.d.a., convocare l'assemblea "qualora nello espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravit e vi sia urgente necessit di provvedere". Nelle societ quotate, questo potere pu essere esercitato anche da solo due sindaci. Nelle societ non quotate il presidente del collegio sindacale nominato dall'assemblea. Nelle societ quotate, invece, l'atto costitutivo a fissare i criteri della nomina dello stesso. Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni 90 giorni ed validamente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci, deliberando a maggioranza assoluta dei presenti. Delle riunioni dev'essere redatto processo verbale, sottoscritto da tutti gli intervenuti e da trascrivere nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale. L'attivit del collegio pu essere sollecitata dai soci, che possono denunziare i fatti che ritengono censurabili. Il

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collegio deve per tenerne conto soltanto nella relazione annuale dell'assemblea. Doveri pi intensi sono invece previsti se la denuncia proviene da soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale (o la minore percentuale prevista dallo statuto): il collegio "deve indagare senza ritardo sui fatti denunziati e presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all'assemblea". Come gli amministratori anche i sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalit e la diligenza richieste dalla natura dell'incarico. Inoltre, i sindaci sono responsabili, anche penalmente, della verit delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio. L'obbligo di risarcimento grava sui sindaci, solidalmente fra loro, quando il danno sia imputabile solo al mancato o negligente adempimento dei loro doveri. Se l'evento dannoso conseguenza anche di un comportamente doloso o colposo degli amministratori, i sindaci sono responsabili in solido con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi ultimi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se i sindaci avessero vigilato in conformit dei loro obblighi. Con la riforma del 2003 il controllo contabile stato separato da quello amministrativo ed stato affidato ad un revisore esterno alla societ. Pi precisamente, il controllo contabile esercitato sulle societ non quotate mentre la revisione contabile esercitata sulle societ con azioni quotate o controllate da societ quotate. Il controllo contabile per le societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio esercitato da un revisore dei conti persona fisica o da una societ di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili. Le societ non quotate che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, invece, sono obbligate a far eseguire il controllo contabile da una societ di revisione. Infine, per le societ quotate, la revisione contabile esercitata da una societ di revisione iscritta nell'albo speciale tenuto dalla Consob. Nelle societ non quotate, il soggetto cui demandato il controllo nominato per la prima volta nell'atto costitutivo e poi dall'assemblea, sentito il collegio sindacale. Non possono essere incaricati del controllo i sindaci della societ revisionata e tutti coloro che si trovano nelle condizioni di ineleggibilit previste per i sindaci. Lo statuto pu chiaramente prevedere ulteriori cause di ineleggibilit ed incompatibilit ed ulteriori requisiti di professionalit. L'incarico di controllo o di revisione contabile ha durata di tre esercizi ma rinnovabile senza limiti. L'incarico pu essere revocato dall'assemblea soltanto per giusta causa e sentito il collegio sindacale. Inoltre, come per i sindaci, la deliberazione di revoca deve essere approvata con decreto del tribunale. Per quanto riguarda la revisione contabile, invece, l'incarico conferito con deliberazione dell'assemblea in occasione dell'approvazione del bilancio, su proposta dell'organo di controllo. La deliberazione deve poi essere trasmessa alla Consob. L'incarico non pu essere conferito alle societ che si trovano in una delle situazioni di incompatibilit stabilite con regolamento dalla Consob. L'incarico di revisione ha durata di nove esercizi e non pu essere rinnovato, se non sono decorsi almeno tre anni dalla data di cessazione del precedente. La medesima persona non pu inoltre essere responsabile della revisione di una societ per pi di sei anni consecutivi. L'assemblea pu revocare l'incarico prima della scadenza soltanto se ricorre una giusta causa e deve contestualmente provvedere a conferire l'incarico ad altra societ di revisione. La revoca dev'essere trasmessa alla Consob, che pu, entro venti giorni, vietarne l'esecuzione qualora manchi la giusta causa. La stessa Consob pu poi disporre la revoca d'ufficio quando rileva una causa d'incompatibilit ovvero gravi irregolarit nello svolgimento della revisione. Il revisore contabile deve verificare la regolare tenuta della contabilit sociale e la corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di gestione. Deve inoltre verificare che il bilancio corrisponda alle risultanze delle scritture contabili e sia conforme alle norme che lo regolano. L'attivit volta ad esprimere un giudizio sul bilancio. Questo pu essere: senza rilievi, se il bilancio conforme alle norme; con rilievi; negativo. Pu poi esservi anche la dichiarazione di impossibilit ad esprimere il giudizio. Negli ultimi tre casi il revisore espone analiticamente i motivi della decisione e negli ultimi due informa immediatamente la Consob. Per facilitare il compito del revisore, esso autorizzato a chiedere ed ottenere dagli amministratori i documenti e le notizie utili alla revisione e pu effettuare autonomamente accertamenti, ispezioni e controlli. Il revisore documenta l'intera attivit svolta in un apposito libro, tenuto presso la sede della societ . L'incaricato del controllo contabile, come il collegio sindacale, deve adempiere i propri doveri con diligenza professionale ed responsabile della verit delle sue attestazioni e deve conservare il segreto sui fatti e documenti di cui ha conoscenza.

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Passiamo ora all'esame dei due sistemi alternativi di amministrazione e controllo. Nel sistema dualistico, come anticipato, vi la presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza. Il consiglio di gestione svolge le funzioni proprie del c.d.a. nel sistema tradizionale. Al contrario, la posizione del consiglio di sorveglianza del tutto peculiare: gli sono attribuite sia le funzioni di controllo del collegio sindacale sia le funzioni di indirizzo della gestione proprie dell'assemblea dei soci. Dunque, con la presenza del consiglio di sorveglianza l'assemblea perde alcune sue funzioni: nomina e revoca degli amministratori, approvazione del bilancio. Tutto ci comporta un maggiore distacco tra azionisti ed organo gestorio della societ . Per quanto riguarda le norme sulla nomina e la revoca dei componenti il consiglio di sorveglianza, esse ripercorrono in buona sostanza quelle degli amministratori nel sistema tradizionale. Alle deliberazioni del consiglio di sorveglianza si applicano invece le disposizioni che regolano la validit delle deliberazioni del c.d.a. Infine, dal momento che il consiglio di gestione corrisponde grosso modo al c.d.a., al primo si applicano le norme dettate per il secondo. Il sistema monistico si caratterizza per la soppressione del collegio sindacale. L'amministrazione ed il controllo sono esercitati dal c.d.a. e da un comitato per il controllo sulla gestione, costituito al suo interno. Quest'ultimo svolge sostanzialmente le stesse funzioni del collegio sindacale e per questo la sua disciplina del tutto simile a quella dei sindaci e del collegio sindacale.

Cos come l'imprenditore deve tenere le scritture contabili, cos la s.p.a. deve redigere annualmente il bilancio d'esercizio. L'impiego dei principi contabili internazionali obbligatorio per la redazione dei bilanci di esercizio e consolidato delle societ con azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in maniera rilevante o per le societ che svolgono determinate attivit (banche, assicurazioni, ecc.). Non possono seguire i principi contabili internazionali, invece, le societ che possono redigere il bilancio in forma abbreviata (societ medio-piccole). Infine, per tutte le altre societ l'adozione dei principi internazionali facoltativa. Una volta adottati i principi contabili internazionali, la scelta non revocabile, a meno che ricorrano circostanze eccezionali. In base all'attuale disciplina, il bilancio di esercizio il documento contabile che rappresenta, in modo chiaro, veritiero e corretto, la situazione patrimoniale e finanziaria della societ alla fine di ciascun esercizio, nonch il risultato economico dell'esercizio stesso. Esso costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa e deve inoltre contenere la relazione sulla gestione degli amministratori e le relazioni del collegio sindacale e del revisore contabile. Oltre ai principi generali di chiarezza, veridicit e correttezza, la redazione del bilancio regolata da altri principi. Tra essi la prudenza nella valutazione delle voci di bilancio e la continuit dei criteri di valutazione da un esercizio all'altro. Il bilancio di esercizio si articola in: stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa. Per il principio di chiarezza, sono dettagliatamente indicate le voci che devono figurare nello stato patrimoniale e nel conto economico e le singole voci devono essere inserite secondo l'ordine tassativo fissato per legge. Le voci, poi, sono organizzate in grandi categorie omogenee (contraddistinte da lettere maiuscole), a loro volta articolate in sottocategorie (numeri romani), in voci (numeri arabi) e sottovoci (lettere minuscole). Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato anche l'importo della stessa nell'esercizio precedente. Infine, vietato il compenso di partite, cio la somma di attivit e passivit, che per legge devono essere iscritti distintamente. Le societ che possono redarre il bilancio in forma abbreviata, hanno un ridotto numero di voci per lo stato patrimoniale ed il conto economico e sono obbligati a fornire meno indicazioni anche nella nota integrativa. Lo stato patrimoniale rappresenta la composizione quantitativa e qualitativa del patrimonio della societ (attivit e passivit) e la sua situazione finanziaria nel giorno della chiusura dell'esercizio. Lo stato patrimoniale deve essere redatto a colonne, secondo lo schema fissato dall'art. 2424 c.c., che prevede rispettivamente quattro e cinque grandi categorie per l'attivo ed il passivo. Il conto economico espone il risultato economico dell'esercizio (utile o perdita) attraverso la rappresentazione dei costi e degli oneri sostenuti e dei ricavi ed altri proventi conseguiti nell'esercizio. Il conto economico deve essere redatto in forma espositiva a scalare. La somma algebrica dei totali parziali costituisce il risultato globale di esercizio, da indicarsi prima al lordo poi al netto delle imposte.

7. IL BILANCIO

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La nota integrativa illustra e specifica le voci dello stato patrimoniale e del conto economico, fornendo una serie di informazioni integrative sulla situazione patrimoniale e finanziaria, ecc. La relazione sulla gestione un allegato esterno al bilancio. Essa rappresenta il resoconto sulla gestione della societ. La redazione del bilancio comporta per alcuni cespiti la necessit di compiere delle stime. Questo un punto assai delicato, in quanto subentra la discrezionalit degli amministratori e diviene fondamentale per la corretta determinazione del risultato economico dell'esercizio. Per evitare o ridimensionare i pericoli, il legislatore fissa innanzitutto i principi generali della prudenza e della continuit. Detta inoltre criteri specifici cui gli amministratori devono attenersi nelle valutazioni dei diversi cespiti. Alla redazione del bilancio partecipano, nel sistema tradizionale ed in quello monistico, tutti e tre gli organi sociali: amministratori, collegio sindacale ed assemblea. Nelle societ che adottano il sistema dualistico, invece, il bilancio predisposto dal consiglio di gestione ed approvato dal consiglio di sorveglianza. In base all'art. 2364, l'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta all'anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale. Gli amministratori sono poi obbligati (e non possono delegare) a redigere il progetto di bilancio. A tal fine, nelle societ quotate, gli amministratori si avvalgono della cooperazione di un dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari. Almeno 30 giorni prima di quello fissato per l'assemblea, il progetto di bilancio, insieme alla relazione degli amministratori, dev'essere comunicato al collegio sindacale. Tale organo deve riferire all'assemblea sui risultati dell'esercizio sociale e fare le osservazioni e le proposte in ordine al bilancio ed alla sua approvazione. Durante i 15 giorni che precedono l'assemblea e finch non approvato, il progetto di bilancio ed i relativi allegati, con le relazioni degli amministratori, dei sindaci e del soggetto incaricato del controllo contabile, deve rimanere depositato presso la sede della societ. L'assemblea pu poi modificare direttamente il progetto di bilancio, approvarlo o respingerlo. Entro 30 giorni dalla approvazione, copia del bilancio, corredato dalle relazioni e dal verbale di approvazione della assemblea o del consiglio di sorveglianza, dev'essere depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. L'assemblea che approva il bilancio delibera anche sulla distribuzione degli utili ai soci. Non tutti gli utili sono per distribuibili tra i soci sotto forma di dividendi, per la presenza di alcuni vincoli di destinazione imposti dalla legge o dallo statuto. Innanzitutto, se negli esercizi precedenti si verificata una perdita del capitale sociale, non si possono ripartire gli utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente. Dagli utili netti annuali deve poi essere dedotta una somma pari al 5% al fine di costituire una riserva legale; ci va fatto ogni anno finch la riserva non abbia raggiunto dimensioni pari al 20% del capitale sociale. Vi possono poi essere riserve facoltative discrezionalmente disposte dall'assemblea che approva il bilancio. Ulteriori vincoli di destinazione possono derivare dalla norme statutarie che prevedono una partecipazione agli utili dei promotori, dei soci fondatori e degli amministratori. A differenza che nelle societ di persone, nella s.p.a. l'approvazione del bilancio non determina di per s l'insorgere di un diritto individuale degli azionisti all'immediata assegnazione della propria parte di utili. A tal fine necessaria un'ulteriore e distinta deliberazione dell'assemblea di distribuzione degli utili. Il bilancio consolidato il bilancio redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio di esercizio. In esso rappresentata la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato nella sua unit , sulla base dei bilanci di esercizio delle singole societ del gruppo opportunamente rettificati. Il bilancio consolidato deve essere redatto dalle societ di capitali che controllano altre imprese e dalle societ cooperative che controllano societ di capitali. Le imprese da considerare ai fini del consolidamento sono soltanto quelle controllate tramite il possesso di partecipazioni. Sono da escludersi quelle controllate in base a vincoli contrattuali. Il bilancio consolidato redatto dagli amministratori della capogruppo ed ha la stessa struttura del bilancio di esercizio. Deve per contenere un'ulteriore analisi fedele, equilibrata ed esauriente sulla situazione dell'insieme delle imprese comprese nel consolidamento. Anche i principi ed i criteri di redazione del bilancio consolidato sono gli stessi di quelli dettati per il bilancio di esercizio, sia pure con gli adattamenti dovuti al fatto che tale bilancio non

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una semplice aggregazione dei singoli bilanci d'esercizio ma deve rappresentare l'esatta situazione del gruppo.

8. MODIFICAZIONI ALLO STATUTO modificazione dello statuto di una s.p.a. ogni mutamento (inserimento di nuove clausole e modificazione o soppressione di clausole preesistenti) del contenuto oggettivo del contratto sociale (atto costitutivo e statuto). Le modificazioni dello statuto rientrano, in genere, nella competenza dell'assemblea dei soci in sede straordinaria. Il notaio verifica l'adempimento delle condizioni stabilite per legge e richiede l'iscrizione della delibera nel registro delle imprese, contenstualmente al deposito. Qualora invece il notaio ritenga non adempiute le condizioni legali, d immediata comunicazione di ci agli amministratori, i quali possono convocare una nuova assemblea ovvero ricorrere al tribunale. L'ufficio del registro effettua a sua volta un controllo ma sulla sola regolarit formale della documentazione presentata. L'applicazione del principio maggioritario fa si che di fatto la minoranza non possa impedire modifiche dell'assetto societario. Tuttavia, il gruppo di comando deve pur sempre rispettare i limiti posti da norme inderogabili e non deve violare i principi cardine della correttezza e buona fede. In presenza di delibere modificative di particolare gravit, la minoranza poi indirettamente tutelata dalla previsione di maggioranze pi elevate e dal riconoscimento del diritto di recesso. Le cause inderogabili di recesso sono: la modifica dell'oggetto sociale, la trasformazione della societ, il trasferimento all'estero della stessa, la revoca dello stato di liquidazione, l'eliminazione di una o pi cause di recesso derogabili o previste dallo statuto, la modificazione dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso, le modificazioni concernenti il diritto di voto. In questi casi il diritto di recesso non pu essere soppresso dallo statuto ed nullo ogni patto volto ad escluderne o renderne pi gravoso l'esercizio. Le cause derogabili di recesso tramite clausola apposita sono invece: la proroga del termine di durata della societ , l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni. Infine, nelle societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, lo statuto pu prevedere ulteriori cause di recesso. Il diritto di recesso va esercitato mediante comunicazione con lettera raccomandata alla societ entro quindici giorni dalla iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima o entro trenta giorni, se il fatto che legittima il recesso non una delibera. Le azioni per le quali esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute ma vanno depositate presso la sede della societ . Nelle societ non quotate il valore delle azioni da rimborsare determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile, "tenuto conto della consistenza patrimoniale della societ e delle sue prospettive reddituali, nonch dell'eventuale valore di mercato delle azioni". Lo statuto pu tuttavia stabilire criteri pi analitici di valutazione. Nelle societ quotate, invece, il valore di liquidazione delle azioni determinato facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la convocazione dell'assemblea. I soci hanno diritto a conoscere questo valore quindici giorni prima della data fissata per la riunione dell'assemblea. Le azioni del socio recedente devono essere innanzitutto offerte in opzione agli altri soci in proporzione al numero delle azioni possedute. La parte non acquistata dai soci pu poi essere immessa sul mercato. In caso di mancato collocamento ai soci o ai terzi, le azioni sono rimborsate tramite acquisto da parte della societ , pur sempre nel rispetto dei limiti imposti dalla legge. In assenza di utili e riserve disponibili, deve essere convocata l'assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale ovvero lo scioglimento della societ .
Una specifica disciplina dettata per le modificazioni dello statuto relative al capitale sociale. L'aumento di capitale pu essere reale (a pagamento) oppure nominale (gratuito): nel primo caso si ha un aumento del capitale sociale nominale e del patrimonio della societ per effetto di nuovi conferimenti; nel secondo caso si incrementa soltanto il capitale nominale, mentre il patrimonio della societ resta invariato. L'aumento reale d luogo all'emissione di nuove azioni a pagamento, che vengono sottoscritte dai soci attuali. La deliberazione di aumento deve infatti fissare il termine entro cui le sottoscrizioni devono essere raccolte. Se l'aumento di capitale non interamente sottoscritto, il capitale aumenta soltanto in proporzione delle sottoscrizioni raccolte, se ci previsto espressamente in delibera. In caso contrario, l'aumento di capitale inscindibile e la sottoscrizione parziale non vincola n la societ n i sottoscrittori. Il diritto di opzione il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione dell'aumento del capitale sociale a pagamento. Esso attribuito a ciascun azionista in proporzione del numero di azioni gi possedute

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ed ha per oggetto le azioni di nuova emissione di qualsiasi categoria e le obbligazioni convertibili in azioni emesse dalla societ. Le azioni inoptate non sono liberamente collocabili dagli amministratori. Esse, infatti, se non quotate, spettano con prelazione ai soci che hanno esercitato il diritto di opzione, qualora ne abbiano fatto richiesta all'atto dell'esercizio della opzione; se le azioni sono quotate, i diritti di opzione residui devono essere offerti sul mercato ed il ricavato della vendita va a beneficio del patrimonio sociale. Il diritto di opzione dei soci pu essere sacrificato quando vi un interesse concreto della societ. Il diritto di opzione escluso per legge quando le azioni devono essere liberate mediante conferimenti in natura. Inoltre, il diritto di opzione pu essere escluso o limitato dalla delibera di aumento del capitale (l'approvazione deve per avvenire con una maggioranza di oltre la met del capitale), "quando l'interesse della societ lo esige". Infine, il diritto di opzione pu essere escluso con delibera dell'assemblea, quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti della societ. Nei primi due casi di esclusione del diritto di opzione, obbligatoria l'emissione delle nuove azioni con sovraprezzo, cos da ridimesionare il pregiudizio patrimoniale degli azionisti attuali. L'aumento nominale del capitale sociale non d luogo a nuovi conferimenti e non determina perci alcun incremento del capitale sociale. L'aumento nominale posto in essere "imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili" (art. 2442 c.c.) e pu essere attuato aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione ovvero emettendone di nuove, con le stesse caratteristiche di quelle gi in circolazione e da assegnarsi gratuitamente agli azionisti in proporzione di quelle da essi gi possedute. Come l'aumento, anche la riduzione del capitale pu essere reale o nominale, a seconda che dia luogo o meno a corrispondente rimborso ai soci del valore dei conferimenti. La riduzione reale del capitale resta soggetta ad una serie di cautele sostanziali e procedimentali, in quanto operazione potenzialmente pericolosa per i creditori sociali: riduce infatti la consistenza del patrimonio sociale e pu pregiudicare lo svolgimento dell'attivit d'impresa. Il capitale sociale non pu essere ridotto sotto il limite legale minimo di 120.000 . L'avviso di convocazione della assemblea deve poi indicare le ragioni e le modalit della riduzione, in modo che i soci siano sempre informati. La riduzione reale pu avere luogo mediante liberazione dei soci dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti, o mediante rimborso agli stessi del capitale. La societ pu anche procedere all'acquisto ed al successivo annullamento di proprie azioni. Le modalit di riduzione devono comunque assicurare la parit di trattamento degli azionisti. Il patrimonio netto della societ pu scendere, per effetto di perdite, al di sotto del capitale sociale nominale. La riduzione del capitale sociale per perdite consiste nell'adeguare la cifra del capitale sociale al minor valore attuale del capitale reale. quindi una riduzione puramente nominale, essendosi la riduzione del patrimonio sociale gi verificata. La riduzione del capitale sociale per perdite diventa obbligatoria quando il capitale diminuito di oltre 1/3. Se il minimo legale non intaccato, l'assemblea straordinaria va convocata senza indugio per valutare la situazione patrimoniale aggiornata con le osservazioni del collegio sindacale. L'assemblea prende gli opportuni provvedimenti e pu non ridurre immediatamente il capitale. Tuttavia, se nell'esercizio successivo la perdita non sar ridotta a meno di 1/3, la riduzione sar obbligatoria. Se per effetto delle perdite si scende al di sotto del minimo legale, gli amministratori devono convocare l'assemblea senza indugi. Questa deve necessariamente deliberare la riduzione del capitale sociale ed il contemporaneo aumento ad una cifra superiore al minimo legale oppure la trasformazione della societ. In caso contrario, la societ si scioglie ed entra in stato di liquidazione.

La s.p.a. si scioglie ed entra in stato di liquidazione col verificarsi di una delle seguenti cause: a) decorso del termine di durata fissato nell'atto costitutivo; b) conseguimento dell'oggetto sociale o sopravvenuta impossibilit di conseguirlo; c) impossibilit di funzionamento o continua inattivit dell'assemblea; d) riduzione del capitale al di sotto del minimo legale; e) delibera da parte dell'assemblea straordinaria di scioglimento anticipato della societ ; f) le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto. Verificatasi una causa di scioglimento gli amministratori devono procedere senza indugio al suo accertamento ed alla iscrizione nel registro delle imprese della relativa dichiarazione o della deliberazione assembleare che dispone lo scioglimento. In caso di omissione degli amministratori, il tribunale, su istanza di uno o pi soci, amministratori o sindaci, accerta il verificarsi di una causa di scioglimento con decreto soggetto ad iscrizione nel registro delle

9. SCIOGLIMENTO DELLA S.P.A.

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imprese. Da tale momento si producono, almeno nei confronti dei terzi, tutti gli effetti che l'ordinamento ricollega al verificarsi di una causa di scioglimento. Non si determina, tuttavia, l'immediata estinzione della societ : si deve prima provvedere, attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori sociali ed alla ripartizione fra i soci dell'eventuale residuo attivo. Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori da parte dell'assemblea straordinaria (o del tribunale) ma il loro potere si riduce "ai soli fini della conservazione dell'integrit e del valore del patrimonio sociale". La societ pu in ogni momento revocare lo stato di liquidazione cos come in ogni momento pu revocare i liquidatori. Se sussiste giusta causa, essi possono essere revocati anche dal tribunale. La nomina e la revoca dei liquidatori soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese. Dal momento dell'iscrizione della nomina dei liquidatori, gli amministratori cessano i loro poteri e devono consegnare ai liquidatori i libri sociali, una situazione dei conti alla data dello scioglimento ed un rendiconto della loro gestione nel periodo trascorso in seguito all'ultimo bilancio approvato. I poteri dei liquidatori sono gli stessi degli amministratori, sia pure con gli adattamenti imposti dalle peculiarit dello stato di liquidazione. Sono quindi richiesti ad esempio una diligenza ed una professionalit adeguata. L'attivit degli amministratori diretta innanzitutto al pagamento dei creditori sociali e non dunque possibile la ripartizione dei beni tra i soci, se prima non sono stati saldati tutti i debiti sociali. Se i fondi sono insufficienti, i liquidatori possono chiedere proporzionalmente ai soci i versamenti ancora dovuti sulle azioni non interamente liberate. I liquidatori sono personalmente e solidalmente responsabili per i danni che derivano dalla loro gestione ai creditori. Completata la liquidazione del patrimonio sociale con la conversione in denaro dell'attivo, i liquidatori devono redigere il bilancio finale di liquidazione, indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione dell'attivo residuo. Il bilancio finale deve tuttavia essere approvato da tutti i singoli soci (l'approvazione tacita per semplificare il procedimento). Approvato il bilancio finale, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della societ dal registro delle imprese, segnando cos l'estinzione della societ per azioni.

PARTE QUARTA: ALTRE SOCIET DI CAPITALI

1. LA SOCIET IN ACCOMANDITA PER AZIONI La societ in accomandita per azioni si caratterizza per la presenza di due categorie di soci: quelli accomandatari, che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e sono per legge amministratori della societ; quelli accomandanti, che sono obbligati verso la societ nei limiti della quota di capitale sottoscritto. Inoltre, come nella societ per azioni, le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni. Come detto, i soci accomandatari sono tutti di diritto amministratori. E se cessano di essere amministratori, viene meno anche la loro qualifica di soci accomandatari e di conseguenza la responsabilit illimitata. Per questo motivo, nell'atto costitutivo devono essere indicati i soci accomandatari ma non gli amministratori e norme particolari valgono per la adozione di alcune delibere assembleari. Per esempio, gli accomandatari, in quanto anche amministratori, non avranno diritto di voto nelle deliberazioni di nomina e revoca dei sindaci o del consiglio di sorveglianza. Inoltre, le modificazioni dell'atto costitutivo non devono soltanto essere deliberate dall'assemblea straordinaria con le consuete maggioranze ma devono anche essere approvate da tutti i soci accomandatari, che godono cos di una sorta di diritto di veto sulle modificazioni dello statuto societario. La societ in accomandita per azioni presenta inoltre una peculiare causa di scioglimento: la cessazione dall'incarico di tutti gli amministratori senza che, nei 180 giorni successivi, si proceda alla loro sostituzione. Possiamo quindi dire che la societ in accomandita per azioni molto simile alla s.p.a. ma con l'ulteriore presenza di un legame indissolubile tra la qualit di socio accomandatario ed amministratore. 2. LA SOCIET A RESPONSABILIT LIMITATA La s.r.l. una societ di capitali in cui delle obbligazioni sociali risponde esclusivamente la societ con il suo patrimonio e le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni n costituire oggetto di offerta al pubblico. La costituzione della s.r.l. disciplinata dalle norme dettate per la costituzione delle s.p.a. Tuttavia, il capitale Andrea Piras Universit degli studi di Torino Giurisprudenza

sociale minimo richiesto di 10.000 e non di 120.000 , la denominazione sociale liberamente formabile (deve per contenere l'indicazione di s.r.l.) e, se la societ costituita a tempo indeterminato, ai soci garantita la possibilit di recedere dando un preavviso di 6 mesi (o fino a 12, se previsto dallo statuto). Il principio base, per quanto riguarda i conferimenti, che, come nelle societ di persone, "possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica". consentito anche il conferimento d'opere o servizi e per i conferimenti in natura non necessario che l'esperto chiamato ad effettuare la valutazione sia designato dal tribunale. sufficiente che si tratti di un esperto o di una societ di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili. Specificamente disciplinata la posizione del socio moroso: egli, come nelle s.p.a., non pu votare e la sua quota pu essere coattivamente venduta agli altri soci. Tuttavia, se nessun socio decide di acquistare, gli amministratori escludono il socio moroso, trattenendo le somme, e riducono il capitale in misura corrispondente. Ci in quanto la s.r.l. non pu mai farsi acquirente delle proprie quote. Altra significativa novit , volta a porre un freno al fenomeno delle societ sottocapitalizzate che operano con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito dai soci, che il rimborso dei finanziamenti postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori. Nella s.r.l. il capitale non diviso in parti omogenee e standardizzate (azioni) ma diviso secondo un criterio personale, cio in base al numero dei soci. Il numero iniziale delle quote corrisponde al numero dei soci che partecipano alla costituzione della societ e ciascun socio diventa titolare di un'unica quota di partecipazione, corrispondente alla frazione di capitale sociale da lui sottoscritta. Cos , mentre le azioni hanno necessariamente ugual valore, le quote della s.r.l. possono essere di diverso ammontare. Altra differenza rispetto alle azioni, che le quote non possono essere rappresentate da titoli di credito n possono costituire oggetto di offerta al pubblico. Inoltre, l'atto costitutivo pu non solo limitare ma anche escludere il trasferimento delle quote, accentuando il carattere personale della partecipazione sociale. I diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta. Tuttavia, l'autonomia statutaria pu prevedere l'attribuzione a singoli soci "di particolari diritti riguardanti l'amministrazione della societ o la distribuzione degli utili". Essendo le partecipazioni di regola fuori mercato, lo strumento principale di tutela della minoranza il diritto di recesso. L'atto costitutivo stabilisce gli ulteriori casi in cui il socio pu recedere ma il recesso inderogabilmente riconosciuto per legge in determinati casi. Abbiamo gi detto della societ a tempo indeterminato. Se, invece, la societ a tempo determinato, possono recedere i soci che non hanno consentito (contrari, assenti e astenuti): al cambiamento dell'oggetto sociale o del tipo di societ ; alla fusione o alla scissione della stessa; alla revoca dello stato di liquidazione; al trasferimento all'estero della sede sociale; all'eliminazione di una o pi cause di recesso previste dallo statuto; al compimento di operazioni che comportano sostanziale modifica dell'oggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti particolari del singolo socio. Il trasferimento della quota di partecipazione sociale valido ed efficace tra le parti per effetto del semplice consenso. Esso diviene tuttavia produttivo di effetti nei confronti della societ solo dal momento in cui iscritto nel libro dei soci. I trasferimenti per atto fra vivi devono risultare da scrittura privata autenticata, che va depositata per l'iscrizione nel registro delle imprese. Infine, il trasferimento deve essere annotato nel libro dei soci, su richiesta dell'alienante o dell'acquirente, e dietro esibizione dell'atto da cui risulta il trasferimento nonch l'avvenuto deposito ai fini dell'iscrizione nel registro delle imprese. Il modello di base nella disciplina degli organi rimane la tripartizione assemblea-organo amministrativo-collegio sindacale. Le materie rimesse alle decisioni dei soci di s.r.l. sono pi ampie rispetto alle competenze dell'assemblea nella s.p.a. Sono infatti rimesse inderogabilemente alla decisione dei soci: l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili; la nomina degli amministratori e dei sindaci, del presidente del collegio sindacale e del revisore; le modificazioni dell'atto costitutivo; la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modifica dell'oggetto sociale. Inoltre, i soci decidono su qualsiasi argomento sia sottoposto loro dagli amministratori o da soci che rappresentano almeno 1/3 del capitale sociale. Di regola vi decisione mediante delibera assembleare. Tuttavia, l'atto costitutivo pu prevedere che le decisioni dei soci siano adottate con una procedura pi snella, mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso le decisioni sono adottate col voto favorevole di una maggioranza che rappresenti

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almeno la met del capitale sociale. Dai documenti sottoscritti deve per risultare con chiarezza l'argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa. La decisione con metodo assembleare resta necessaria per le modificazioni dell'atto costitutivo, per le decisioni che comportano una sostanziale modifca dell'oggetto sociale o dei diritti dei soci e quando richiesto da uno o pi amministratori o da soci che rappresentano almeno 1/3 del capitale sociale. La disciplina dell'assemblea poi rimessa quasi completamente all'atto costitutivo, ferma restando l'esigenza di una tempestiva informazione sugli argomenti da trattare. Possono intervenire in assemblea tutti i soci che risultano iscritti nel libro dei soci ed il voto vale in misura proporzionale alla partecipazione sociale. Le maggioranze richieste per l'approvazione delle deliberazioni sono pi elevate che nella s.p.a. L'assemblea regolarmente costituita con la presenza di soci che rappresentano almeno la met del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta del capitale intervenuto. Per le modificazioni dell'atto costitutivo per necessaria l'approvazione di soci per almeno met del capitale sociale. Non prevista un'assemblea di seconda convocazione con maggioranze ridotte, ma pu essere introdotta dallo statuto. Le decisioni prese non in conformit con la legge o lo statuto possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito anche individualmente, nonch da ciascun amministratore e dal collegio sindacale. Il tribunale pu assegnare un termine entro cui l'adozione di una nuova decisione idonea pu eliminare retroattivamente la causa di invalidit. Le decisioni con oggetto impossibile o illecito e quelle prese in assenza assoluta di informazione sono impugnabili da chiunque vi abbia interesse nel termine di tre anni. In mancanza di diversa previsione statutaria, resta ferma la regola che l'amministrazione della societ affidata ad uno o pi soci, nominati con decisione dei soci stessi, che restano in carica a tempo indeterminato. Se l'amministrazione affidata a pi soci, questi formano il c.d.a. Lo statuto pu tuttavia prevedere che gli amministratori non operino come consiglio bens disgiuntamente o congiuntamente, come nelle societ di persone. Vanno comunque decise con metodo collegiale la redazione del progetto di bilancio ed i progetti di fusione e scissione. La disciplina della rappresentanza degli amministratori coincide con quella delle s.p.a. Gli amministratori sono responsabili verso la societ e verso i singoli soci o terzi direttamente danneggiati, ma non si fa menzione di responsabilit verso i creditori sociali. Sono solidalmente responsabili con gli amministratori "i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la societ , i soci o i terzi". Infine, l'azione di responsabilit contro gli amministratori pu essere promossa anche dal singolo socio. L'atto costitutivo pu prevedere la nomina di un collegio sindacale o di un revisore, determinandone competenze e poteri. La nomina del collegio sindacale obbligatoria, se il capitale sociale superiore a quello minimo stabilito per la s.p.a. o se non ricorrono le condizioni stabilite per la redazione del bilancio d'esercizio in forma abbreviata. Se l'atto costitutivo non dispone diversamente, il controllo contabile esercitato dallo stesso collegio sindacale. La redazione del bilancio di esercizio e la distribuzione degli utili non presentano differenze sostanziali rispetto alla disciplina dettata per le s.p.a.

Le societ cooperative sono societ a capitale variabile che si caratterizzano per lo specifico scopo perseguito nello svoglimento dell'attivit d'impresa: lo scopo mutualistico. In realt, sia societ cooperative che lucrative hanno il medesimo scopo-mezzo, cio l'esercizio in comune di una determinata attivit economica. Tuttavia, lo scopo-fine delle societ lucrative la produzione di utili (lucro oggettivo) da distribuire tra i soci (lucro soggettivo) mentre nelle societ cooperative lo scopo-fine quello mutualistico. Pi precisamente, lo scopo prevalente dell'attivit d'impresa delle societ cooperative consiste "nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dell'organizzazione a condizioni pi vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato". L'attivit di impresa delle societ cooperative si caratterizza quindi per la cosiddetta "gestione di servizio" a favore dei soci: questi sono i destinatari (non esclusivi) dei beni o servizi prodotti dalla cooperative. Anche i soci di una cooperativa mirano dunque a realizzare un risultato economico ed un proprio vantaggio patrimoniale: questo per non si concretizza (quanto meno non in modo prevalente) in una pi elevata remunerazione del capitale investito ma nel soddisfacimento di un bisogno economico preesistente, conseguendo un risparmio di spesa o una maggiore

PARTE QUINTA: LE SOCIET COOPERATIVE

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retribuzione per i propri beni o servizi. La legge consente tuttavia la presenza, accanto ai soci cooperatori, di soci (detti sovventori) non specificamente interessati alle prestazioni mutualistiche, il cui ruolo quello di apportare il capitale di rischio necessario per lo svolgimento dell'attivit cooperativa. La legge si preoccupa anche, per contro, di far s che i soci sovventori non prendano il sopravvento sui soci cooperatori nella gestione della societ . Le societ cooperative sono caratterizzate da uno scopo prevalentemente, ma non esclusivamente, mutualistico. Se l'atto costitutivo lo prevede, esse possono anche svolgere attivit con terzi, di regola finalizzata alla produzione di utili. La societ cooperativa pu cio svolgere attivit oggettivamente lucrativa. Resta per incompatibile con lo scopo mutualistico l'integrale distribuzione ai soci degli utili prodotti dalla cooperativa: ci previsto per disincentivare la partecipazione alla cooperativa di soci animati dal solo intento di ricavare la pi alta remunerazione possibile del capitale investito. Le societ cooperative a mutualit prevalente godono di tutte le agevolazioni mentre le altre societ cooperative non godono delle agevolazioni di carattere tributario ma continuano a godere delle agevolazioni finanziarie, lavoristiche, ecc. Gli elementi che caratterizzano dunque le cooperative a mutualit prevalente sono: la presenza nello statuto di clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve ai soci cooperatori; il fatto che l'attivit svolta prevalentemente a favore dei soci, ovvero utilizza prevalentemente prestazioni lavorative dei soci o beni e servizi dagli stessi apportati. Perdono la qualifica di cooperative a mutualit prevalente le societ che per due esercizi non rispettino tali condizioni. Le societ cooperative a mutualit prevalente sono tenute ad iscriversi in un apposito albo delle societ cooperative, tenuto a cura del Ministero dello sviluppo economico. La disciplina delle societ cooperative era in passato modellata su quella delle s.p.a. Questa opzione permane nell'attuale disciplina per le cooperative medie e grandi. Le piccole cooperative (quelle con meno di venti soci o con un attivo dello stato patrimoniale non superiore al milione di euro), invece, possono o devono (se hanno meno di nove soci) adottare la pi snella disciplina delle s.r.l. Per procedere alla costituzione di una societ cooperativa necessario che vi siano almeno nove soci oppure tre se la societ adotta le norme della s.r.l. La partecipazione ad una societ cooperativa inoltre subordinata al possesso di requisiti soggettivi volti ad assicurare che i soci non svolgano un'attivit incompatibile con quella oggetto della cooperativa. I requisiti specifici sono dettati da numerose leggi speciali ma non possono in ogni caso essere soci di una cooperativa quanti esercitano in proprio imprese in concorrenza con essa. Il procedimento di costituzione ricalca quello previsto per la s.p.a. o per la s.r.l., se prescelta. L'atto costitutivo deve essere iscritto nel registro delle imprese e da tale momento la societ acquista personalit giuridica. Le cooperative che intendono poi godere dei benefici fiscali e delle altre agevolazioni sono tenute ad iscriversi anche nel nuovo albo delle societ cooperative, tenuto a cura del Ministero dello sviluppo economico. La disciplina dei conferimenti e delle prestazioni accessorie identica a quella dettata per la s.p.a., salvo che lo statuto non abbia optato per la disciplina della s.r.l. Il socio che non esegue, in tutto o in parte, i conferimenti dovuti pu essere escluso dalla societ ma continua a rispondere verso la stessa per un anno. Nelle societ cooperative la partecipazione sociale pu essere rappresentata da quote o da azioni, a seconda che la cooperativa sia regolata dalla disciplina della s.r.l. o della s.p.a. Per stimolare l'allargamento della compagine azionaria, nessun socio persona fisica pu avere una quota superiore a centomila euro. Questa regola non vale per i conferimenti in natura o di crediti e per i soci diversi dalle persone fisiche. Le azioni della societ cooperativa sono disciplinate dalle stesse regole dettate per le s.p.a., fatta eccezione per il trasferimento della partecipazione sociale, data l'importanza che ha la persona del socio in una societ cooperativa. Le quote non possono essere cedute con effetto verso la societ senza l'autorizzazione degli amministratori. Questa non potr comunque essere concessa se l'acquirente non possiede i requisiti soggettivi fissati dalla legge o dall'atto costitutivo. L'atto costitutivo pu anche vietare del tutto la cessione delle quote o delle azioni, salvo il diritto del socio di recedere dalla societ con preavviso di novanta giorni e purch siano decorsi due anni dal suo ingresso in societ. I limiti alla partecipazione di ciascun socio ed i limiti alla libera circolazione delle azioni possono creare problemi alla raccolta di capitale di rischio. Per questo sono stati introdotti gli istituti del socio sovventore e delle azioni di partecipazione cooperativa. Il socio sovventore colui che, anche non integrando gli specifici requisiti per partecipare all'attivit mutualistica, partecipa alla raccolta di capitale di rischio. I conferimenti di questi soci sono rappresentati da azioni o quote

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nominative e l'atto costitutivo pu stabilire particolari condizioni favorevoli per la ripartizione degli utili e la liquidazione delle quote o delle azioni, anche oltre i limiti posti per i soci ordinari. Per contro, sono stabilite regole volte ad evitare il sopravvento dei soci sovventori nella gestione della societ : questi possono avere anche pi voti ciascuno ma mai oltre i cinque ed il totale dei voti attribuiti ai soci sovventori non pu superare il terzo dei voti complessivi; i soci sovventori possono divenire amministratori ma devono sempre trovarsi in minoranza. Le azioni di partecipazione cooperativa sono prive di diritto di voto ma sono privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale. Queste non possono essere emesse oltre il valore del patrimonio netto e devono essere offerte per almeno la met ai soci cooperatori ed ai lavoratori dipendenti della cooperativa, che possono sottoscriverle anche oltre i limiti massimi di partecipazione al capitale. I possessori di tali azioni sono organizzati in un'assemblea speciale di categoria ed hanno un rappresentante comune per la tutela degli interessi comuni. Per le societ cooperative disciplinate dalle norme sulle s.p.a. sono previste alcune deviazioni riguardo l'assemblea. Innanzitutto, il peso di ciascun socio cooperatore svincolato dall'ammontare della partecipazione sociale: soltanto i soci persone giuridiche possono avere pi voti ma mai oltre i cinque. Inoltre, possono votare soltanto coloro che sono iscritti nel libro soci da almeno 90 giorni, volendosi evitare che gli amministratori manipolino le maggioranze intervenendo all'ultimo con una massiccia ammissione di soci. Altra differenza di disciplina che il socio pu farsi rappresentare in assemblea soltanto da un altro socio, il quale non pu per concentrare pi di dieci voti. Chiaramente poi i quorum non andranno pi calcolati in base all'ammontare della partecipazione sociale ma in base alle teste. Infine, possibile, anzi obbligatoria quando la societ conti pi di tremila soci ed operi in pi province, la formazione progressiva della volont assembleare attraverso il meccanismo delle assemblee separate. Queste deliberano sulle stesse materie che formeranno oggetto dell'assemblea generale ed eleggono dei soci-delegati che vi parteciperanno per votare secondo quanto deliberato. Le differenze di disciplina rispetto alle s.p.a. in quanto ad amministratori e sindaci sono poche. infine prassi ormai consolidata la previsione negli statuti delle cooperative di un ulteriore organo sociale, il collegio dei probiviri, cui affidata la risoluzione di eventuali controversie fra soci o fra soci e societ . Le societ cooperative sono sottoposte al controllo dell'autorit governativa (di norma svolto dal Ministero dello sviluppo economico) mediante revisioni con cadenza almeno biennale ed ispezioni straordinarie disposte ogni qualvolta lo si ritenga opportuno. In caso di funzionamento irregolare della societ , l'autorit pu revocare, previa diffida, amministratori e sindaci, affidando la gestione ad un commissario governativo. Inoltre, se si ritiene che la cooperativa non in grado di raggiungere gli scopi per cui stata disposta, se per due anni consecutivi non ha depositato il bilancio o compiuto atti di gestione, essa pu essere sciolta. La formazione del bilancio di esercizio delle societ cooperative assoggettata alle norme dettate per le s.p.a. Le cooperative di maggiori dimensioni e quelle che emettono obbligazioni devono sottoporre il bilancio a revisione obbligatoria da parte di una societ di revisione. Regole specifiche sono invece dettate per la destinazione degli eventuali utili. La percentuale degli utili netti da destinare a riserva legale sei volte pi elevata di quella prevista per le s.p.a. (30% anzich 5%) e l'obbligo sussiste indipendentemente dall'ammontare della riserva legale. Il 3% degli utili netti annuali va poi destinato ad appositi "fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione". Infine, sono posti limiti alla distribuzione fra i soci degli utili residui. Per tutte le cooperative non quotate vige la regola dell'impossibilit di distribuire dividendi se il rapporto tra patrimonio netto ed indebitamento non pari o inferiore ad un quarto. Dagli utili vanno tenuti distinti i ristorni, cio il rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni o servizi acquistati dalla cooperativa a prezzo di mercato oppure integrazione della retribuzione dovuta al socio per le sue prestazioni. Ai ristorni, che rappresentano un mezzo per attribuire il vantaggio mutualistico, non si applicano le limitazioni che la legge pone alla distribuzione degli utili. Le societ cooperative sono societ a capitale variabile: la variazione del numero e delle persone dei soci non comporta modificazione dell'atto costitutivo, a meno che vi sia un aumento di capitale sociale a pagamento ed il conseguente riconoscimento ai soci del diritto di opzione. Salvo tale caso, l'ammissione dei nuovi soci deliberata dagli amministratori ed annotata a cura degli stessi sul libro dei soci. Il nuovo socio deve versare, oltre l'importo delle quote o delle azioni sottoscritte, anche il sovrapprezzo eventualmente determinato dall'assemblea in sede di approvazione del bilancio. Se la domanda di ammissione non accettata dagli amministratori, gli interessati possono chiedere che a pronunciarsi sia la assemblea. Nella societ cooperativa costituiscono cause di riduzione del numero dei soci e del capitale il recesso, l'esclusione

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e la morte del socio. Il recesso ammesso per legge, oltre che per i motivi previsti dall'atto costitutivo, quando l'atto costitutivo vieta la cessione delle quote o delle azioni e nei casi previsti per la s.p.a. o la s.r.l. L'esclusione disposta dalla societ, oltre che per i casi previsti dall'atto costitutivo, nei casi di: mancato pagamento delle quote o delle azioni, nei casi previsti per le societ di persone, per gravi inadempienze degli obblighi derivanti dal rapporto sociale o dal rapporto mutualistico, per mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla societ . Infine, alla morte del socio il rapporto sociale si scioglie, salvo che l'atto costitutivo disponga la continuazione della societ con gli eredi e questi siano provvisti dei requisiti per l'ammissione alla societ . Per le societ cooperative valgono le cause di scioglimento previste per le societ di capitali, con la differenza che solo la perdita totale del capitale causa di scioglimento. Sono poi cause specifiche di scioglimento: a) la riduzione dei soci sotto il numero di nove (o tre); b) la liquidazione coatta amministrativa disposta dall'autorit governativa.

La trasformazione omogenea il cambiamento del tipo di societ (ad esempio da s.n.c. a s.p.a.). In modo pi o meno accentuato, l'intero assetto organizzativo cambia ma non si ha estinzione della societ preesistente e nascita di una nuova societ. la stessa societ che continua a vivere in una rinnovata veste giuridica e che "conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell'ente che ha effettuato la trasformazione". Ci ha il vantaggio di adattare l'assetto organizzativo alle esigenze sopravvenute senza liquidare la precedente societ e costituirne una nuova. Tuttavia, permane il divieto di trasformare una societ cooperativa a mutualit prevalente in societ lucrativa. La trasformazione omogenea dev'essere deliberata secondo le modalit previste per le modificazioni dell'atto costitutivo e con l'osservanza delle relative maggioranze. Inoltre, la delibera di trasformazione fissa le basi organizzative della societ nella nuova veste giuridica e deve quindi rispondere ai requisiti di forma e contenuto previsti per l'atto costitutivo del tipo di societ prescelto. Per quanto riguarda l'invalidit della trasformazione, una volta completati gli adempimenti pubblicitari prescritti, essa non pu pi essere fatta valere. Resta tuttavia salvo il diritto al risarcimento dei danni da parte dei soci o dei terzi danneggiati. La trasformazione eterogenea invece quella che disciplina il passaggio da societ di capitali in altri enti o viceversa. Una societ di capitali pu trasformarsi in "consorzi, societ consortili, societ cooperative, comunioni di azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni". Si applica per quanto compatibile la disciplina della trasformazione omogenea di societ di capitali ma richiesta una maggioranza dei due terzi degli aventi diritto ed occorre il consenso dei soci che assumono responsabilit illimitata. Per quanto riguarda il procedimento inverso permangono specifici divieti e limitazioni per la trasformazione delle associazioni e delle fondazioni che abbiano ricevuto contributi pubblici o di terzi o goduto di agevolazioni fiscali. Infine, la trasformazione avviene decorsi sessanta giorni dall'ultimo atto pubblicitario richiesto. In tale termine, i creditori possono opporsi alla trasformazione con gli effetti previsti dalla disciplina della riduzione facoltativa del capitale. La fusione l'unificazione di due o pi societ in una sola. Essa pu avvenire con la costituzione di una nuova societ o mediante l'assorbimento in una societ preesistente delle altre. La fusione pu aver luogo sia tra societ dello stesso tipo che tra societ di tipo diverso (fusione omogenea ed eterogenea). Inoltre ammessa anche la fusione fra societ ed enti di tipo diverso nei limiti consentiti dalla disciplina della trasformazione eterogenea. La fusione uno strumento di concentrazione, giuridica ed economica, delle imprese che consente di ampliarne la dimensione e la competitivit sul mercato. Si determina anche una riduzione ad unit dei patrimoni delle singole societ e la confluenza dei rispettivi soci in un'unica struttura organizzativa. Le societ precedenti si estinguono ma senza dar luogo ad alcuna definizione dei rapporti con i terzi e fra i soci. Gli amministratori delle diverse societ devono redigere un progetto di fusione nel quale fissano le condizioni e le modalit dell'operazione da sottoporre all'approvazione dell'assemblea. Tale progetto va poi iscritto nel registro delle imprese. Ma non tutto. Sono necessari inoltre i documenti della situazione patrimoniale e le relazioni di amministratori ed esperti. Tutti questi documenti vanno depositati in copia nelle sedi di ciascuna societ per i trenta giorni precedenti l'assemblea e finch la fusione sia deliberata. La fusione decisa da ciascuna delle societ "mediante l'approvazione del relativo progetto", nel rispetto delle

PARTE SESTA: TRASFORMAZIONE, FUSIONE E SCISSIONE

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norme dettate per le modificazioni dell'atto costitutivo. In caso di fusione eterogenea i soci che non hanno concorso alla deliberazione avranno diritto di recesso. Ad ogni modo, le delibere di fusione delle singole societ devono essere iscritte nel registro delle imprese, previo controllo di legalit da parte del notaio verbalizzante. La fusione pu essere attuata solo trascorsi sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese dell'ultima delibera delle societ che vi partecipano. In tale termine i creditori possono proporre opposizione alla fusione, la quale cos sospesa fino all'esito del relativo giudizio, salvo che il tribunale disponga che la fusione abbia ugualmente luogo prestate le idonee garanzie. Il procedimento di fusione si conclude con la stipulazione dell'atto di fusione da parte dei legali rappresentanti delle societ interessate. L'atto di fusione dev'essere concluso in forma di atto pubblico e dev'essere iscritto nel registro delle imprese dei luoghi ove posta la sede di tutte le societ partecipanti. La societ risultante dalla fusione assume tutti i diritti e gli obblighi di quelle partecipanti. Con la scissione il patrimonio di una societ scomposto e trasferito in tutto o in parte (scissione totale o parziale) ad altre societ, preesistenti o di nuova costituzione, con contestuale assegnazione ai soci della prima di azioni o quote delle societ beneficiarie del trasferimento patrimoniale. Il procedimento di scissione ricalca, con i dovuti accorgimenti, quello dettato per la fusione.

Andrea Piras

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