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Possiamo definire il DIRITTO AGRARIO su due strade la prima che lo considera come l'attività che si

svolge sul fondo rustico e il suo godimento la seconda che riguarda l'attività economica
dell'agricoltura. Attualmente il diritto agrario è fortemente comunitarizzato, per questo possiamo
identificarlo come un insieme di norme di diritto privato, di diritto pubblico, di diritto nazionale e
di diritto comunitario aventi oggetto l'agricoltura.

Per analizzare le differenze tra l'operatore agricolo e l'operatore commerciale dobbiamo prendere
in considerazione quattro aspetti. Il primo è quello FISCALE dove però non vi è alcuna differenza
tra i due imprenditori, la seconda è la POSIZIONE PREVIDENZIALE che inizialmente riguardava solo
il lavoro subordinato ma grazie all'articolo 35 Cost. questi due imprenditori sono equiparati, la
terza è il LAVORO dove in inevitabilmente ci sono mansioni e orari diversi, tuttavia, sul tema delle
assunzioni non vi è differenza e infine abbiamo il RICORSO AL CREDITO dove i due imprenditori si
equiparano.

Nella materia di contratti la differenza tra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale non
è netta tranne che per una situazione. Infatti, l'imprenditore commerciale è soggetto a redigere
dei libri contabili ma deve anche sottostare al fallimento e alle procedure concorsuali. L'articolo
320 del Codice civile afferma come un minore, senza autorizzazione del tribunale, non può essere
qualificato come imprenditore commerciale, ciò però non è previsto per l'imprenditore agricolo. Il
funzionario pubblico non può svolgere l'attività commerciale ma può svolgere quella agricola.
L'imprenditore agricolo è tenuto ad avere la contabilità dei propri prodotti soggetti ad iva se vuole
avere fondi comunitari e deve iscriversi al registro delle imprese se vuole vendere i propri prodotti
o avere agevolazioni fiscali. Tuttavia, anche se non dovesse essere iscritto al registro avrebbe
comunque la qualifica di imprenditore agricolo.

Altre due caratteristiche riguardanti l'imprenditore agricolo e l'imprenditore commerciale si


riferiscono ai prodotti difettosi per i quali vi è una medesima disciplina secondo la quale entrambi
sono tenuti alla massima diligenza. Riguardo all'inquinamento vi è una differenza, questo perché
l'imprenditore agricolo se inquinasse il proprio suolo creerebbe uno svantaggio per se stesso
infatti quest'ultimo può riutilizzare i propri rifiuti industriali proprio perché non è tenuto ad alcuna
regola in merito allo smaltimento di questi.

L'agricoltura è un settore assistito infatti l'articolo 44 cost. prevede che il legislatore debba
assistere la piccola e media impresa agricola attraverso delle sovvenzioni. Questi aiuti possono
essere sia aiuti comunitari ma anche aiuti nazionali e sono previsti anche per l'imprenditore
commerciale. Caratteristica dell'impresa agricola è il fatto che essa abbia diritto ai sussidi questi
servono a preservare oltre che all'impresa in sé anche il territorio che offre servizio all'intera
collettività.

In sostanza il diritto agrario non solo disciplina il fondo rustico ma anche l'esercizio di tutte le
attività economiche che si definiscono come agricoltura, inoltre le norme che regolano le imprese
agricole sono diverse da quelle che regolano l'impresa commerciale e lo statuto giuridico delle
prime è ricco di vantaggi e privilegi rispetto alle seconde.

Alcune motivazioni della differenza della disciplina tra imprenditore agricolo e imprenditore
commerciale risiedono innanzitutto nel fatto che quest'ultimo si occupa dell'intermediazione tra
lavoratori e consumatori, l'imprenditore agricolo invece non compra ciò che vende. Un'altra
differenza riguarda il fatto che la realtà economica agricola è caratterizzata da fattori che non
dipendono direttamente dall'imprenditore questo perché i rischi ambientali o biologici o la
deperibilità dei prodotti o rischi atmosferici dell'agricoltura non sono sotto il governo
dell'agricolture. Quest'ultimo deve sperare contemporaneamente sia di non avere una
sovrapproduzione ma anche di produrre sufficienza.

FONTI DEL DIRITTO AGRARIO

Secondo l'articolo 117 della costituzione la competenza normativa della materia dell'agricoltura è
della comunità europea e delle regioni.

Possiamo affermare come la comunità europea abbia una competenza esclusiva nella materia
dell'agricoltura del commercio dei prodotti. Essa, infatti, costituisce la fonte primaria e può
sovrastare il diritto nazionale. Proprio per questo si occupa sia del mercato dei prodotti che della
suddivisione dei costi fra gli Stati membri, proprio perché il suo obiettivo è quello di armonizzare il
diritto delle diverse legislazioni degli Stati.

L'articolo 117 va inoltre a definire i margini della competenza delle regioni e dello Stato. Per quelle
a statuto speciale vi è una competenza esclusiva nella materia dell'agricoltura mentre per quelle a
statuto ordinario vi è una competenza concorrente tra stato e regioni. La comunità europea
esplica i principi fondamentali la cui attuazione ed esecuzione spetta alle regioni.

Possiamo affermare come prima del 2001 l'agricoltura era intesa solo come la coltivazione del
fondo adesso dopo la riforma bisogna intenderla come l'attività della cura dei vegetali e degli
animali ma anche la produzione di ricchezza e quella di beni e di servizi inseriti in un mercato
regolato da norme anticoncorrenziali.

Per la comunità europea il mercato comune comprende sia l'agricoltura ma anche il commercio di
prodotti agricoli. In merito a questi ultimi ci sono alcuni che vengono definiti prodotti agricoli per la
comunità ma che allo stesso tempo a livello nazionale sono definiti i prodotti industriali come
l'aceto e lo zucchero, infatti, l'ordinamento comunitario si occupa sia dei prodotti primari sia delle
produzioni.

Il possibile confronto che può nascere tra norme della comunità europea e norme a livello
nazionale si risolve con la precedenza nella norma comunitaria, che nel caso in cui fosse
incompatibile con quella interna fa sì che quest'ultima venga disapplicata. Unica eccezione
l'abbiamo per i diritti fondamentali.

Come abbiamo già accennato la comunità europea in tema di agricoltura si esprime attraverso
regolamenti aventi efficacia immediata nei confronti di tutti i cittadini e direttive ovvero norme
che obbligano gli Stati membri ad armonizzare la propria legislazione. Entrambi hanno valore di
legge. In caso di mancata attuazione e mancato rispetto delle direttive lo Stato verrebbe
identificato come primo responsabile e sarebbe tenuto al risarcimento del danno, cosa che
potrebbe essere richiesta dai cittadini insieme all'applicazione della norma comunitaria dal
medesimo caso.

In forza della legge delega 5 Marzo 2001 n.57 il Governo ha emanato tre decreti legislativi riferiti
all'orientamento e alla modernizzazione dei settori della pesca, della acquacoltura, forestale
agricolo. Questo perché con l'entrata in vigore dell'articolo 117 che da competenza alle regioni,
allo stato è rimasto solo il compito di elaborare linee direttrici. Con la legge delega 7 Marzo 2003
n.38 venne previsto di redigere un codice agricolo che venne elaborato da 70 collaboratori IDAIC e
composto di 11 libri e 960 articoli.

L’IMPRESA AGRICOLA

In una prima definizione dell'impresa agricola possiamo affermare come essa sia quella impresa
che si occupa dell'agricoltura. Nello specifico però per spiegarla dobbiamo riferirci al codice, nello
specifico al titolo due denominato del lavoro nell'impresa. Esso è diviso in tre capi il primo riferito
l'impresa in generale, il secondo riferito all'impresa agricola, il terzo riferito all'impresa
commerciale. Di fondamentale importanza sono tre articoli: il primo è il 2082 che definisce
l'imprenditore come colui che esercita un'attività economica o organizzata al fine di produrre ho di
scambiare beni e servizi. Il secondo è l'art. 2135 che va a specificare quelle attività che
caratterizzano l'impresa agricola ovvero la coltivazione del fondo, la selvicoltura, allevamento degli
animali e le attività connesse. Il terzo è l'art. 2195 il quale elenca quelle attività dell'impresa
commerciale ovvero l'attività industriale di negoziazione, di trasporto, bancaria, assicurativa e
quelle ausiliarie.

L'articolo 2082 parlando di attività economica professionalmente organizzata fai intendere


l'impresa come attività e la distingue dall'azienda, articolo 2555, che quell'insieme di beni che
l'imprenditore utilizza per l'esercizio dell'impresa. Parte fondamentale è che questa attività sia
organizzata, indipendentemente dalle proporzioni dell'organizzazione, sia professionale e quindi
continua e non occasionale o saltuaria e che sia riferita alla produzione lo scambio di beni e quindi
preveda l'immissione del mercato dei prodotti creando negozi giuridici con i consumatori. In un
certo senso il fine anche volendo indiretto dell'impresa è quello di lucro.

L'articolo 2135 è stato riformulato col decreto legislativo del 18 maggio del 2001 n.228 . Anche se
la precedente versione dell'articolo risultava essere completa serviva un'interpretazione che
eliminasse un riducesse il contenzioso agricolo e quindi creasse un minor carico di lavoro per i
giudici in un'interpretazione unitaria. Infatti, dal richiamo che l’art. 2135 fa nei confronti dell’art.
2082 si capisce come l’impresa agricola sia un impresa in senso stretto e che l’operatore agricolo
non è mai stato un semplice produttore.

Importante e l’art.4 del suddetto decreto il quale garantisce all'imprenditore agricolo sia connesso
che associato di vendere direttamente al dettaglio i propri prodotti in aree pubbliche dopo averne
dato comunicazione al sindaco e senza cadere nella disciplina del commercio.

Le attività principali che istituiscono un'impresa agricola sono la coltivazione del fondo, la
selvicoltura, l’allevamento degli animali e le attività connesse. Per COLTIVAZIONE DEL FONDO non
si intende il campo ma la coltivazione delle piante ovvero l'agronomia, cioè il modo di trarre
maggiore quantità e maggiore qualità di prodotti vegetali dalla terra. Il nuovo articolo 2135 parla
di quello che è il ciclo biologico o di una fase necessaria dello stesso, ciò significa che per essere
imprenditore agricolo bisogna partecipare al ciclo biologico del prodotto; quindi, la semplice
raccolta dei frutti non creerà un'impresa agricola mentre l'allevamento con i mangimi, se di
ragionevole durata, istituirà suddetta impresa.

La seconda attività è quella della SELVICOLTURA che, come dice la parola stessa, si riferisce alla
selva ovvero al bosco non solo come produttore di legname ma anche come produttore di
ambiente poiché garantisce la solidità del suolo, la purezza dell'aria e la conformazione del
paesaggio. In merito alla legna ovvero il frutto della selvicoltura possiamo affermare come essa
abbia un lungo ciclo biologico e anche per questo i selvicoltori sono stati sempre inseriti sia tra gli
agricoltori che tra gli imprenditori agricoli. In merito alla selvicoltura bisogna parlare della legge
Galasso che ha elevato a beni ambientali tutti quei territori coperti da foreste o boschi nei quali
non è possibile iniziare attività che possono modificare permanentemente lo stato di questi. La
comunità europea ha deciso di introdurre la categoria della produzione delle biomasse ovvero di
quegli organismi vegetali destinati a produrre biogas elettricità, rientrano in questi il legname, i
prodotti residui lignocellulosici e le culture forestali a ciò dedicate.

Abbiamo detto che per essere imprenditore agricolo bisogna che ci sia la cura del ciclo biologico,
tuttavia, però abbiamo anche affermato come la raccolta dei frutti spontanei destinati al mercato
non sia un'attività connessa all'impresa agricola. Bisogna fare una distinzione tra frutti naturali e
frutti spontanei. I primi secondo l'articolo 820 sono quelli che provengono direttamente dalla cosa
e che appartengono al proprietario della cosa madre, i secondi non sono di proprietà del titolare di
godimento dalla terra, quindi, sono una res nullius ovvero occupabili da chiunque e non sono
attività agricola poiché manca la coltivazione.

La terza attività agricola è l’ALLEVAMENTO DEGLI ANIMALI. Essa ha subito dei cambiamenti con la
nuova formula dell'articolo 2135. Inizialmente si parlava di bestiame e si intendeva l'animale come
un qualcosa di legato a un rapporto di necessità o di complementarità, in questa categoria
rientravano i buoi, i cavalli, i muli e le capre, tuttavia, però i primi problemi sono iniziati a sorgere
quando questi sono stati sostituiti dai veicoli a motore. Proprio per questo con il decreto
legislativo 228 del 2001 si è passati dal parlare di bestiame a parlare di animali. Successivamente si
doveva identificare cosa fosse l'attività di allevamento che venne definita come la cura del ciclo
biologico dell'animale ma ciò divise la dottrina sulla possibilità di riferirsi o meno a qualsiasi
animale. Si è giunti alla conclusione che l'attività di allevamento è intesa come tale solo s e la cura
del ciclo biologico dell'animale è svolta sul fondo quindi l'animale è allevato lì. Vi è un discorso
diverso per gli allevatori di cani, i quali rientrano nella figura dell'agricoltura solo se hanno 5 fattrici
e almeno 30 cuccioli l’anno.

Possiamo fermare come inizialmente la pesca non era equiparata all'attività agricola, tuttavia, però
quando il trattato di Roma all'art.32 comprendeva tra i prodotti agricoli quelli derivanti dalla pesca
ci si è ritrovati davanti a una norma nazionale diversa da una norma comunitaria. Per questo il
Parlamento decise di delegare al governo affinché quest'ultimo disciplinasse l'attività di pesca
equiparando all'attività agricola. Sono stati elaborati dei programmi nazionali della pesca
dell’acquacultura con l'obiettivo di perseguire la tutela della biodiversità inoltre è stato istituito il
tavolo azzurro e uno specifico fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell'acquacoltura.

L'articolo 2135 elenca poi le cosiddette attività denominate CONNESSE. Rientrano in queste la
produzione e la cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali ovvero la
trasformazione delle biomasse. Per connessione si intende un legame di relazione e
interdipendenza tra le varie attività, infatti, ad un'attività principale deve essere funzionalmente
legata un'attività secondaria per essere connessa. L'articolo al terzo comma afferma come per
connesse si intendono quelle attività esercitate dal medesimo imprenditore, che riguardano
manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti
e che questi prodotti devono essere ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo. Quindi
queste attività devono essere svolte dallo stesso soggetto che svolge l'attività principale. Col
termine valorizzazione si va ad indicare l'attività con cui si dà un valore in più al prodotto come per
esempio l'aggiunta di vitamine, che fa sì che esso abbia un prezzo più alto di vendita.

Il prezzo dei prodotti agricoli non è determinato dalla perfetta relazione dell'offerta e della
domanda, infatti, le imprese agricole non sono in grado di influire sui prezzi, per questo se ne
occupa il trattato di Roma che organizza il mercato. Il prezzo indicativo è quello che gli organi
comunitari fissano realmente da questo deriva il prezzo di entrata ovvero quel prezzo che
garantisce la protezione del mercato comune dei prezzi più bassi del mercato mondiale e il prezzo
di intervento ovvero quel prezzo pagato dagli organismi statali di intervento per i prodotti agricoli
che l'agricoltura conferiscono ad essi.

GLI IMPRENDITORI AGRICOLI

La direttiva 75/159 del 1972 introdusse la figura dell'imprenditore agricolo a titolo principale
(IATP) caratteristica di questa figura è il fatto che esso esercitava l'attività agricola per almeno il
50% del suo tempo e ne ricavasse almeno il 50% del suo reddito. Tuttavia, nel corso del tempo
esso ha subito degli aggiustamenti come un miglioramento dal punto di vista qualitativo o come
l'estensione degli aiuti comunitari dapprima agli agricoltori part-time ed infine a quelli tout court.
Il diritto comunitario richiede all'agricoltore non una particolare quantità di lavoro o di reddito ma
il fatto che esso si dedichi all'azienda agricola tale da renderla capace di produrre beni utili. In Italia
la figura dello IAP ovvero dell'imprenditore agricolo professionale è ricoperta da colui che dedica
all'attività agricola almeno il 50% del suo tempo di lavoro complessivo e ricavi da essa almeno il
50% del proprio reddito globale di lavoro oppure il 25% se lavora in zone svantaggiate.

Il codice nel definire l'imprenditore comprende anche la figura del COLTIVATORE DIRETTO.
Inizialmente questa figura poteva essere ricoperta sia dal proprietario del fondo e sia
dall'affittuario. Oggi sono coltivatori diretti tutti coloro che coltivano il fondo col proprio lavoro
quello della propria famiglia sempre che questa forza lavorativa costituisca almeno 1/3 di quello
corrente comprendendo anche i macchinari. La differenza sostanziale che vi è tra imprenditore
agricolo professionale e coltivatore diretto e l'attività manuale obbligatoria per quest'ultimo e non
richiesta per il primo. Equiparati del coltivatore diretto sono il laureato e diplomato in materie
agraristiche e la cooperativa ed di gruppi di coltivatori diretti. La caratteristica di questa
equiparazione è il fatto che essa non si riferisca all'attività manuale o esecutiva poiché in questo
caso ci sarebbe assoluta identità col coltivatore diretto ma, affinché ci sia equiparazione, il
soggetto deve prestare nell'azienda il lavoro tecnico professionale per il quale corso di studi lo
abilitato.

Per estendere i vantaggi riservati agli imprenditori agricoli anche in questo caso è stata dichiarata
un'equiparazione. Rientrano in questa categoria gli imprenditori ittici che svolgono un'attività
organizzata al fine della cattura o della raccolta degli organismi acquatici in ambienti marini, le
cooperative di imprenditori agricoli quando utilizzano la silvicoltura e l'allevamento degli animali
prodotte dai soci e le cooperative che forniscono servizi nel settore selvicolturale. Vengono poi
predisposti dei benefici e dei vantaggi fiscali ai cosiddetti giovani agricoltori ovvero coloro che
avendo meno di quarant'anni diretta hanno una competenza e un’esperienza professionale che gli
permette di dedicarsi come titolari o contitolari nelle aziende agricole.

L'articolo 230 bis C.C. disciplina l’IMPRESA FAMILIARE, essa non nasce da un contratto ma dal
fatto di esercitare in comune un'attività economica e si estende fino ai parenti di secondo grado.
La gestione dell'impresa è perfettamente democratica, infatti, tutti i familiari e partecipano alle
decisioni più importanti e ogni familiare è responsabile per le obbligazioni assunte inoltre i
componenti dell'impresa familiare devono occuparsi anche del lavoro esecutivo. Tutti i suoi
componenti sono coltivatori diretti.

Gli imprenditori agricoli sono anche soggetti collettivi, infatti, l'impresa collettiva nasce attraverso
il contratto di società. Le forme societarie sono quella semplice, quella di persone o in
accomandita semplice, quella di capitali e quella cooperativa. La qualifica agricola consente alla
società di acquisire la qualifica di IAP o coltivatore diretto, tuttavia, per esserlo le società agricole
devono avere almeno uno dei soci che IAP e quelle di capitali devono avere almeno un
amministratore IAP.

Le associazioni e le università agrarie, le Comunanze, le Partecipanze, le comunioni familiari


montane, le Consorterie hanno l'obbligo di sfruttare i loro fondi e quindi diventare imprenditori
agricoli. Tali enti godono dell'esenzione dell'imposta sul reddito delle società poiché svolgono
anche una funzione di tutti l'ambientale. Imprenditori agricoli possono essere anche enti pubblici
come quelli economici che svolgono un'attività commerciale in via esclusivo principale o quelli
pubblici che svolgono tale attività come secondaria.

TERRA, BOSCO E BESTIAME: BENI DELL’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE AGRARIA

L'imprenditore per esercitare l'impresa ha bisogno di utilizzare dei beni. Secondo l'art.2555
l'organizzazione di questi beni dei quali l'imprenditore si serve è chiamato AZIENDA. Questa può
comprendere sia beni materiali che beni immateriali e possono rientrare tra questi i contratti di
crediti e dei debiti. Dell'impresa agricola il bosco, il bestiame e la terra così come gli attrezzi le
macchine e i contratti sono beni dell'azienda.

Il passaggio da una porzione di crosta terrestre a un FONDO RUSTICO dipende da quella che è la
volontà con cui il titolare del diritto di proprietà di quel terreno lo destina. Possiamo affermare
come quando attraverso strumenti urbanistici vengono individuate le aree urbane quelle agricole,
interviene la pubblica amministrazione, la quale non impone al soggetto la coltivazione da
impiantarvi ma unica limitazione è il fatto che su questo fondo non possono esistere case
padronali, case coloniche o edifici aziendali.

Elemento fondamentale del fondo rustico è il SUOLO cioè la parte più in superficie della crosta
terrestre. Delimitazioni del suolo sono in verticale quelli che la natura permette, in orizzontale
sono caratterizzati da fossi, siepi, alberi o strade. Ci sono due figure contro le quali la costituzione
combatte ovvero il LATIFONDO e cioè quel terreno molto vasto appartenente ad un unico
proprietario e il MINIFONDO ovvero una frammentazione del fondo in piccoli fondi sempre
appartenenti a uno stesso proprietario. L'art. 44 pone dei limiti secondo cui il latifondo non possa
estendersi oltre una determinata metratura mentre contro il minifondo afferma che non possa
esistere una frammentazione del suolo che non permette una famiglia agricola di lavorare.

Il COMPENDIO UNICO è l'estensione della superficie minima indivisibile. La costituzione implica la


coltivazione del fondo per 10 anni e la sua indivisibilità per 15 anni imponendo le sanzioni in caso
di violazione. Ha per oggetto i terreni rustici e non l'azienda agricola ed è costituito con
dichiarazione dal proprietario dei terreni che per sua volontà vengono a far parte del compendio
che è indivisibile per 10 anni.
Inizialmente anche le acque, sotterranee superficiali, facevano parte degli elementi del fondo
rustico, tuttavia, dopo la legge 5 n.36 del 1994 quest'ultime sono diventate pubbliche. Infatti, se si
vuole utilizzare l'acqua delle falde acquifere bisogna denunciarne l'esistenza e la quantità. Fanno
parte del fondo rustico anche le addizioni e i miglioramenti, le prime sono opere che mantengono
la loro individualità rispetto al suolo come per esempio impianti di irrigazione, le seconde invece
sono degli investimenti che vengono fatti verso il suolo e che inevitabilmente si incorporano a
quest'ultimo.

Oggetto della silvicoltura è il BOSCO. Per il bosco si intende un'associazione di alberi formatasi
naturalmente o per opera dell'uomo, esso oltre ad avere la funzione di garantire l'equilibrio
ecologico alla saldezza del suolo ha altre funzioni e per questo è sottoposto al vincolo ideologico
con l'obbligo di rispettare la destinazione d'uso del terreno, l'obbligo di utilizzarlo secondo le
prescrizioni di massima e con il divieto di taglio a raso. Per questi motivi ogni intervento sulle aree
boschive richiede l'autorizzazione dell'autorità forestale.

Il MASO CHIUSO è l'esempio paradigmatico di unità aziendale ovvero unità fondiarie indivisibile
proprio dell'Alto Adige che comprende campo e bosco, caratterizzata da un fondo dotato di casa
colonica e di annessi rustici, costituito da terreni coltivati, prati, boschi e pascoli.

I MODI DI APPRENSIONE DEI BENI FONDAMENTALI DELL’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE AGRARIA

Dall'art.1158 all'art.1167 è disciplinata l'USUCAPIONE ovvero quel modo di acquisto di diritto a


titolo originario in virtù del possesso protratto per un certo lasso di tempo. Un soggetto diventa il
proprietario di un bene mobile o immobile se ne hai il possesso per vent'anni ma se vi sia buona
fede, un titolo valido a trasferire il diritto e la trascrizione del titolo esserci acquisto dopo 10 anni.
Se si tratta di fondi rustici l'usucapione ordinaria e quella abbreviata si conseguono
rispettivamente dopo 15 e 5 anni.

Il modo più usuale di divenire proprietari di beni e quello della COMPRAVEDNTIA, quella del fondo
rustico non è molto diverso da quello disciplinato dall'articolo 1470. La differenza consiste nel fatto
che l'imposta di registro dell'atto d'acquisto di terreni agricoli è pari al 15% e scende all'otto se
l'acquirente è un imprenditore agricolo mentre rimane fissa se l'acquirente è un coltivatore
diretto. L'imprenditore agricolo professionale è equiparato al coltivatore diretto per le
agevolazioni tributarie in materia di imposizione diretta che si perdono se l'acquirente rivende il
fondo prima di 5 anni.

Si diviene proprietario di fondi rustici anche in virtù del DIRITTO DI PRELAZIONE ovvero la
possibilità di essere preferito a parità di condizioni al momento della vendita del bene. La
prelazione è riconosciuta solo al coltivatore diretto ovvero a colui che da almeno due anni sia
affittuario coltivatore diretto, al proprietario vicino che da almeno due anni sia coltivatore diretto e
alle società di persone qualora almeno la metà dei soci sia un coltivatore diretto. Il legislatore in
caso di più proprietari confinanti, aventi il diritto di prelazione, stabilisce dei criteri preferenziali.

Il fondo può essere acquisito anche tramite ENFITEUSI e USUFRUTTO. Obbligo fondamentale
dell'enfiteuta è quello di migliorare il fondo oltre che a pagare un canone mentre obbligo
fondamentale dell'usufruttuario è quello di rispettare la forma e la sostanza del bene. Entrambi
sono tenuti ad esercitare l'attività agricola e mentre l'enfiteusi può essere perpetua o superiore a
vent'anni, l'usufrutto non può eccedere la vita dell'usufruttuario. Per acquistare la proprietà
l'enfiteuta deve pagare 15 volte l'ammontare del canone. Il compascolo è un diritto regolato dalla
consuetudine attraverso cui i proprietari di piccoli fondi hanno il diritto di far pascolare ciascuno i
propri animali sul terreno dei vicini.

Un altro modo di acquisire la proprietà è la SUCCESSIONE EREDITARIA, per quanto riguarda quella
dei figli c'è bisogno che ci sia l'uguaglianza delle quote, il diritto di chiedere in ogni momento la
divisione e il diritto di pretendere la divisione in natura. È raro però che al momento della divisione
gli eredi si accordino affidando il fondo ad una sola quota e pagando il conguaglio. In caso di
controversie tra eredi ci si potrà rivolgere a un arbitro e nel caso in cui nessuno voglia accollarsi il
debito del conguaglio saranno revocati gli aiuti comunitari nazionali, ciò per incentivare l'esercizio
dell'attività agricola. In caso di altre attribuzioni preferenziali i coeredi avevano diritto al
conguaglio che veniva determinato secondo il valore di mercato e poteva essere pagato il 10 anni.
Nel caso del maso chiuso viene designato un assuntore che inizialmente coincideva con il figlio
maschio più anziano oggi non vi è più distinzione tra maschi e femmine e in ogni caso questo deve
pagare il conguaglio entro 5 anni.

CONTRATTO D’AFFITTO

Il CONTRATTO D’AFFITTO DI FONDI RUSTICI è un contratto con effetti obbligatori e non reali.
Inizialmente il contratto di affitto era un contratto intuitu persone ovvero che la prestazione
dovuta dal debitore non consentisse la sostituzione ad opera di altri se non con il consenso del
creditore, oggi la legge prevede il diritto dell'erede dell'affittuario di succedere nel contratto. Ci
sono due tipologie di affitto quello a coltivatore diretto e quello a condutture non coltivatore
diretto, la differenza sostanziale è riguardo la possibilità che il primo ha di compiere piccoli
miglioramenti oltre che al suo diritto di prelazione. La funzione dell'affitto è quella di attribuire al
soggetto non proprietario il potere di esercitare l'attività agricola su un bene produttivo altrui. L'ex
articolo 45 della legge 203 del 1982 afferma come le parti hanno la possibilità di derogare alla
disciplina legale dell'affitto e dunque possono rimettere la determinazione del contenuto
contrattuale all'autonomia negoziale. Generalmente è richiesta l'assistenza ai sindacati ma qualora
essi non si rivolgessero alle organizzazioni professionali non sarebbe nullo il contratto ma
sarebbero nulle sono le clausole che sono contrarie con i precetti della legge. La durata dell'affitto
è di 15 anni rinnovabili se non ne viene data una disdetta almeno un anno prima, per i terreni
montani la durata è di sei anni. L'affittuario ha il diritto di essere preferito al terzo qualora il
proprietario intenda nuovamente affittare il fondo. Il canone non deve essere un problema per la
possibilità di ricavare dal fondo una quantità di frutti che consenta un'esistenza dignitosa
all'affittuario, per questo La Corte costituzionale dichiara che il canone è libero fra le parti.
L'affittuario ha il diritto di prendere tutte le iniziative di organizzazione e di gestione. I
miglioramenti apportati dall'affittuario non possono incidere sulla destinazione agricola del fondo
ed è necessaria una comunicazione al locatore dello spazio di 20 giorni per decidere se assumere
su di sé l'impegno. Se a migliorare il proprietario egli può chiedere un aumento del calore se a
migliorare l'affittuario e del diritto all'indennità. Appena nullità la forma del contratto deve essere
scritta esso serve a far conoscere il contratto a terzi rendendolo così opponibile.

Un altro modo di acquisire la terra, che da luogo un diritto personale temporaneo di godimento, è
la CONCESSIONE DELLE TERRE INCOLTE. Questo contratto genera un rapporto tra il concessionario
e il proprietario del terreno secondo il quale l'incultura o l'insufficiente coltivazione fa sì che il
qualsiasi interessato sia legittimato a chiedere l'attribuzione del fondo.
Il contratto che consente di acquisire il bene fondamentale dell'azienda zootecnica ossia il
bestiame prende il nome di SOCCIDA. Essa deve essere considerata come un contratto di scambio
e non come un contratto associativo. Si parla di soccida semplice e di soccida parziaria con cui il
proprietario del bestiame si associa con l'allevatore. Da questa nasce un'impresa collettiva
essendo entrambi imprenditori agricoli ed è rimessa alla libera regolamentazione delle parti.

Oltre che a contratti fra imprenditori appartenenti a settori economici distinti come agricoltori e
industriali (CONTRATTI AGRO-INDUSTRIALI), c'è la possibilità che vengano stipulati contratti tra
imprenditori agricoli diversi. Questo è il caso del maggese ovvero il terreno lavorato ma non
seminato, talvolta esso viene sostituito dalla cultura di rinnovo e negli intervalli di tempo rimasti
liberi possono essere utilizzati per culture stagionali, è in questo caso che tra l'imprenditore
agricolo che concede il terreno e l'imprenditore agricolo che impianta queste colture stagionali, si
crea un contratto tra imprenditori agricoli diversi. L'obiettivo principale non è tanto il canone ma
quello di ottenere il terreno in condizioni più fertili.

L’ acquisizione della terra o del bestiame può aversi anche qualora si costituisca una società,
quando cioè terra e bestiame sono oggetto del conferimento del socio o dei soci. Ciò è possibile
solo con un contratto che stabilisce i contributi che i soci devono conferire. Essi possono essere sia
beni che servizi. la qualifica di “società agricola” e di “imprenditore agricolo” sono indispensabili
per poter beneficiare delle agevolazioni creditizie e fiscali che l’ ordinamento riconosce agli
imprenditori individuali coltivatori diretti.

La terra può essere acquisita anche con un contratto di COMODATO e può venire nella
disponibilità di un soggetto con un contratto di ANTICRESI. Nel contratto di comodato, infatti, il
proprietario della terra la consegna ad altri perché se ne servano gratuitamente per un certo
tempo e la restituiscano al termine del rapporto (art. 1803 c.c.). Mentre nel contratto di anticresi
un debitore consegna il fondo rustico, di cui è proprietario, al creditore, affinché questi ne
percepisca i frutti. Una volta acquisita la terra (gratuitamente nel comodato e con l’ imputazione
dei frutti nell’ anticresi), il comodatario e il creditore anticretico si trovano in quella situazione an
relazione alla quale l’ art.44 Cost. impone di esercitare l’ impresa agricola.

La famiglia coltivatrice proprietaria di un fondo rustico, può, per legge acquistare coattivamente,
ossia “riscattare” la quota del familiare che abbia lasciato l’ azienda da oltre cinque anni. Il prezzo
d’ acquisto viene stabilito dall’ Ispettorato provinciale dell’ agricoltura, ma la sua determinazione è
sindacabile in sede contenziosa. In questo caso l’ imprenditore agricolo, da comproprietario,
diviene proprietario solitario o proprietario del fondo che è già nel suo godimento. Questa
fattispecie non deve essere assimilata al diritto di prelazione bensì al diritto di opzione.
L'operatore economico che intende svolgere un'attività agricola deve possedere una serie di
macchine e di attrezzi, se prima tra le cose venivano compresi anche gli animali adesso rientrano
solo i trattori e gli automezzi. Quando gli attrezzi e le macchine sono utilizzati dall'imprenditore
agricolo che non è il proprietario si definiscono BENI AZIENDALI, in caso contrario sono
PERTINENZE. I beni aziendali sono collegati da un rapporto di complementarità, le pertinenze sono
disposte secondo un rapporto accessorio.

Esistono poi due beni immateriali che hanno un enorme valore per l'azienda essi sono la DITTA
che è il contrassegno dell'impresa ovvero il nome sotto il quale l'imprenditore esercita la sua
attività e l’INSEGNA che è il segno distintivo della sede in cui si esercita l'attività imprenditoriale.

Il MARCHIO è il segno distintivo del prodotto importante per l'imprenditore per distinguere i
propri prodotti e per il consumatore per rintracciare questi ultimi. Oggi il marchio è un valore a sé
appetibile anche da chi non è imprenditore che può registrarlo, stiamo parlando del MARCHIO
INDIVIDUALE. Esso distingue i prodotti di un solo imprenditore che è titolare e ne ha il diritto
esclusivo di utilizzazione infatti molti agricoltori, singoli o associati, si servono sempre di più dei
marchi per conquistare il mercato come i bollini sulle banane le mele. Secondo l'art 2537 è
consentito il trasferimento del marchio anche senza l'azienda purché esso avvenga per una totalità
o per una parte dei prodotti per il quale è stato registrato e non derivi da inganno. Il marchio non
può essere utilizzato in modo ed un contesto tale che possa dar luogo ad ingannevolezza.

Anche l’INVENZIONE da luogo a beni immateriali, l'invenzione si completa giuridicamente con la


brevettazione che attribuisce all'inventore il diritto esclusivo di utilizzare economicamente ciò che
ha creato. Il brevetto può essere ceduto o concesso in godimento in cambio di un prezzo o di un
canone e viene considerato come il capitale tecnologico dell'azienda. Sono ammesse solo le
invenzioni relative ai vegetali, le cosiddette novità vegetali, per effetto di ibridazione, incrocio e
selezione mentre non sono riconosciute e tutelate le invenzioni di nuove razze animali. Essendo
interesse generale che l'invenzione delle nuove varietà generali sia sfruttata, in alcuni casi,
possono esserci licenze obbligatorie in forza delle quali il titolare dell'invenzione è tenuto a
mettere a disposizione il trovato. Per ciò che riguarda invece gli OGM attualmente essi sono
oggetto di una direttiva del Parlamento europeo che le ritiene legittime, attraverso la quale si da
l'obbligo agli Stati membri di proteggere le invenzioni biotecnologiche tramite il diritto nazionale
dei brevetti che le rende appunto brevettabili poiché caratterizzate da un'innovatività tecnica.

Ci sono dei diritti che l'agricoltore può acquisire solo quando ha iniziato a svolgere la sua attività di
impresa, questi sono il diritto di utilizzare i segni di indicazioni geografiche, i marchi collettivi e le
attestazioni comunitarie. Il marchio collettivo individua i prodotti di più imprenditori che fanno
capo ad un ente o fanno parte di un consorzio, e che sono titolari del bene immateriale o lo hanno
brevettato. A differenza del marchio individuale quello collettivo non è in grado di identificare il
prodotto come realizzato da un'impresa invece di un'altra ma attua una funzione di garanzia di
qualità del prodotto; infatti, l'ente insieme al consorzio organizza i controlli di qualità. Il marchio
collettivo mette in evidenza il luogo di produzione, la qualità del suolo e del sottosuolo, la qualità
del clima. Il marchio geografico individuale è vietato mentre è ammesso quello collettivo diretto a
individuare i prodotti di una serie plurima di produttori di una determinata località. I titolari di
marchi geografici collettivi non possono vietare i produttori della zona di servirsi del toponimo
come indicazione di origine o di provenienza. Con il regolamento comunitario n. 2081 del 1992 si è
previsto che l'origine di un prodotto agricolo può essere segnalato solo a marchio DOP e IGP. Ci
sono poi anche marchi collettivi regionali comunemente chiamati marchi di qualità, le regioni
hanno il compito di effettuare controlli circa la qualità dei prodotti agricoli e forestali e quindi il
marchio di qualità costituisce una garanzia del consumatore. La comunità europea emana delle
direttive e stabilisce i requisiti essenziali che i prodotti devono avere per circolare nel mercato
unico per armonizzare le varie legislazioni.

Per evitare false suggestioni e frode l'ordinamento ha introdotto la figura dell'indicazione


geografica protetta IGP e la denominazione d'origine protetta DOP. Con la prima si indica il nome
di una regione o di un luogo determinato diretto a indicare un prodotto agricolo originario di tali
aree, con la seconda viene indicato il nome di una regione o di un luogo determinato diretto ad
indicare un prodotto le cui qualità derivano da suddetto ambiente. Oggi la differenza sostanziale
tra le due consiste nel fatto che il DOP indica un prodotto agricolo il cui intero ciclo produttivo è
localizzato in una determinata area geografica mentre con l’IGP viene indicato un prodotto il cui
processo non è necessario che si svolga tutto all'interno di una determinata area. Sono poi
previste delle strutture di controllo di questi due istituti, in Italia inizialmente erano i Consorzi che
però finivano per essere controllore e controllato per questo se ne occupa il MiPAAF.

L’AZIENDA AGRICOLA

La tesi sostenuta per un cinquantennio da Giuseppe Valeri secondo il quale esercitare il diritto di
proprietà sul fondo attrezzato equivale ad esercitare l'impresa agricola, non può essere accettata.
Le imprese agricole sono un complesso organizzato di beni in cui rientrano cose corporali, beni
materiali, i servizi che circolano e si scambiano sul mercato, i contratti in quanto legati all'esercizio
di un'attività, i diritti di credito come oggetto di un godimento indiretto e i privilegi, i contingenti, le
concessioni e le autorizzazioni poiché funzionalmente coordinate all'esercizio di un'attività
imprenditoriale.

Oggi è sostenuta la tesi dell'azienda come UNIVERSITAS secondo la quale l'azienda è affine
all'universalità di cose poiché, come si evince dal codice, il legislatore si riferisce all'azienda come
un quid unitario e non come la somma di singoli elementi. Infatti, se i singoli beni circolano senza
vincolo di forma nell'azienda richiedono la prova scritta, se circolano senza bisogno di pubblicità
con l'azienda la richiedono, la gestione dei rapporti di lavoro si verifica in automatico con il
trasferimento dell'azienda. In sostanza è irrilevante l'appartenenza dei beni all'imprenditore
poiché la forza unificatrice della loro destinazione supera il requisito della loro appartenenza.

L'aspettativa di lucri futuri viene denominata AVVIAMENTO e il suo coefficiente è la CLIENTELA.


Giurisprudenza e dottrina affermano che l'avviamento è una qualità dell'azienda e non uno dei
suoi beni. Il caso di riferimento è quello in cui un mercante cede tutta la sua scorta di merci ad un
prezzo superiore obbligandosi a non fare concorrenza all'acquirente. Il sovrapprezzo che viene
pagato coincide con l'avviamento. Esso definito come qualità dell'azienda dipende dall'ubicazione,
dall'organizzazione oggettivamente intesa, dalla capacità e dal prestigio dell'imprenditore.
Parlando dell'avviamento in agricoltura esso veniva ricollegato alla qualità della terra, tuttavia,
però il successo dell'agricoltore non dipende soltanto dal suolo ma anche dai prodotti, dal fatto
che essi siano adatti e soprattutto dalla clientela. Alla luce di ciò in agricoltura si può parlare di
avviamento come qualità dell'azienda se però vi è un'ipotesi in cui è previsto il diritto
dell'agricoltura ad essere indennizzato dalla perdita della sua organizzazione.
Riguardo l'ipotesi della CESSIONE dell'azienda l'articolo di riferimento è il 2557 del codice civile.
Esso nella sua prima formula impone il divieto di concorrenza un carico dell'imprenditore che
cedeva la sua azienda e ciò era considerato effetto naturale del negozio, questo perché tra i
possibili concorrenti del cessionario il cedente era quello più pericoloso. La particolarità
dell'articolo 2557 è che esso prevede una specifica disciplina per la cessione dell'azienda agricola.
Infatti il comma 5 stabilisce che il divieto di concorrenza è posto al cedente solo nell'ipotesi in cui
siano svolte attività connesse, cioè il divieto di concorrenza non vale nella cessione dell'azienda
agricola ma vale per l'esercizio dell'attività connesse. Un'altra regola contenuta da suddetto
articolo prevede che qualora il cedente volesse continuare a fare l'agricoltura non può costituire
una nuova azienda ma può soltanto basarsi su una già presente.

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