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MANUALE DI DIRITTO AGRARIO




CAPITOLO I
LE RAGIONI DELLO STUDIO DEL DIRITTO AGRARIO

1. POSIZIONE DEL PROBLEMA DELLO STUDIO DEL DIRITTO AGRARIO
difficile riconoscere principi generali propri del diritto agrario. I suoi istituti risultano un mix tra
elementi pubblici ed elementi privati da analizzare in maniera unitaria.
Possiamo definire in diritto agrario attraverso 2 strade : la prima, considera diritto agrario l attivit che
si svolge nel fondo rustico, le modalit di circolazione della propriet o del suo godimento; la seconda
identifica il diritto agrario nellattivit economica in agricoltura.
Attualmente il diritto agrario fortemente comunitarizzato grazie alla forte presenza normativa dell
Unione Europea in materia di agricoltura.
Diciamo quindi che il diritto agrario un complesso di norme di diritto privato, di diritto pubblico, di
diritto nazionale e di diritto comunitario, aventi ad oggetto l agricoltura.


2. I DATI DIFFERENZIATI DELLA DISCIPLINA GIURIDICA DELL ATTIVITA'
ECONOMICA AGRICOLA RISPETTO A QUELLE DELLE ATTIVITA' ECONOMICHE
EXTRAGRICOLE : IL FISCO, LA PREVIDENZA, IL LAVORO, IL CREDITO
Analizziamo ora gli aspetti caratterizzanti ogni operatore economico e vediamo quali sono le differenze
rilevanti che distinguono l operatore agricolo dal suo omologo commerciale.

Analizziamo quattro caratteristiche molto importanti :

a) ASPETTO FISCALE : non vi differenza tra gli imprenditori agricoli-societ (sia di persone sia
di capitali) e le societ commerciali. La differenza ha il suo fondamento nel fatto che il reddito
agrario facilmente calcolabile dato che determinato mediante lapplicazione di tariffe
destimo (=determinazione del valore di beni immobili e della loro rendita) stabilite per ciascuna
qualit e classe di terreno e trova la sua originaria giustificazione nellopportunit che venga
preso in considerazione un reddito ipotetico e non il reddito effettivo al fine, da un lato, di
obbligare il titolare del godimento della terra a sfruttarla onde almeno raggiungerne il
conseguimento, dallaltro di riconoscere alloperatore economico agricolo un vantaggio
derivante dalla modestia degli estimi catastali vigenti, anche per compensarlo del fatto che, per
il sistema catastale di determinazione del reddito agrario, egli non pu tenere conto delle perdite
della gestione economica come, invece, pu fare loperatore commerciale. Un avvicinamento tra
i due istituti dovuto alla coltivazione industriale di vegetali disposta dalla legge, e riguardo
allimposta sul valore aggiunto (IVA), uguale per i due tipi di imprenditore, commerciale e
agricolo, cui sono soggette tutte le cessioni di beni (e di servizi) delle imprese.
b) POSIZIONE PREVIDENZIALE: inizialmente vi era una disciplina differente per i due tipi di
imprenditori. Inizialmente la tutela previdenziale riguardava solo il lavoro subordinato, con
riguardo al settore industriale e successivamente il settore agricolo. Oggi grazie allart.35 Cost.
limprenditore agricolo e imprenditore commerciale sono equiparati, la Costituzione infatti tutela
il lavoro in tutte le sue forme, per cui le due figure sono equiparate per ci che riguarda i criteri
relativi alla previdenza sociale che ha come fine la tutela del lavoratore (e dei familiari a suo
carico) dai rischi conseguenti alla menomazione o alla perdita della sua capacit lavorativa a
causa di eventi predeterminati (naturali o connessi al lavoro prestato).
c) LAVORO: vi diversit fra la tipologia del lavoro agricolo e quella del lavoro non agricolo per
ci che riguarda le mansioni, gli orari di lavoro, il riposo domenicale e settimanale. invece
medesimo il sistema delle assunzioni, dei licenziamenti, della disoccupazione e del trattamento
previdenziale;
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d) RICORSO AL CREDITO: va ricordato che un tempo il credito a favore degli agricoltori era
oggetto di una specifica legislazione risalente al 1927 che si caratterizzava per la specialit dei
soggetti erogatori, per la netta ripartizione delle operazioni di credito di miglioramento da quelle
di credito di esercizio, per la tipicit del contratto di credito agrario quale mutuo con vincolo di
scopo, per ladattamento di strumenti negoziali, quali la cambiale e il conto corrente, alle
particolarit socio-economiche degli operatori agricoli. Per il testo unico di leggi in materia
bancaria e creditizia il ricorso al credito il medesimo sia per gli agricoltori che per gli altri
imprenditori. Sono le banche libere o meno di accettare le richieste di mutuo. Del vecchio
ordinamento rimane il privilegio legale, cio quellistituto che ha rappresentato lo strumento di
protezione degli enti erogatori.


3. IL REGISTRO DELLE IMPRESE, I LIBRI CONTABILI, IL FALLIMENTO, L ESERCIZIO
COLLETTIVO DELL ATTIVITA'
Non vi differenza di disciplina tra i contratti dellimprenditore agricolo e quelli dellimprenditore
commerciale, tranne che per le norme che tutelano i terzi che stipulano un contratto con limprenditore
commerciale. Limprenditore commerciale infatti tenuto ad avere i libri contabili (art.2214 c.c.) ed
assoggettato al fallimento e altre procedure concorsuali (art.2221 c.c.), tutto questo a tutela dei terzi.
Lart. 320.5 c.c. prevede che lesercizio dellimpresa commerciale non pu essere continuato da un
minore senza l autorizzazione del Tribunale. Analoga norma manca invece per limpresa agricola.
Gli impiegati pubblici non possono svolgere attivit commerciale mentre non ad essi vietato lesercizio
dellattivit agricola.
Va precisato tuttavia che anche limprenditore agricolo tenuto a tenere la contabilit dei prodotti
soggetti ad IVA se vuole avere accesso ai finanziamenti comunitari.
Le imprese agricole, se vogliono godere delle agevolazioni fiscali, sono tenute a iscriversi presso il
registro delle imprese, ci anche se desiderano vendere i propri prodotti.
Liscrizione nel registro delle imprese inoltre contribuisce a creare un mercato trasparente, anche se
liscrizione non ha efficacia costitutiva : si imprenditori agricoli anche se non iscritti nel registro.


4. LA RESPONSABILITA' PER INQUINAMENTO E PER PRODOTTI DIFETTOSI
Prima vi era una disciplina differente per gli imprenditori agricoli e per quelli commerciali. Oggi non
pi cos.
Una differenza tra industria e agricoltura riguarda l inquinamento in quanto l agricoltore ha la necessit
di non inquinare il suolo in quanto ci andrebbe a svantaggio della sua produzione. Al contrario
dellimprenditore industriale, l agricoltore, pu per legge, riutilizzare i propri rifiuti (ad esempio pu
riutilizzare gli effluenti dei propri allevamenti e i residui di origine vegetale e/o animale come concime),
senza essere sottoposto alle regole riguardanti lo smaltimento dei rifiuti industriali e commerciali, ma
con lonere di fare una semplice comunicazione alle preposte autorit.
Per ci che riguarda la responsabilit per prodotti difettosi la disciplina la medesima sia per
limprenditore agricolo che per quello industriale, sono entrambi tenuti alla massima diligenza.


5. I FINANZIAMENTI, GLI AIUTI PUBBLICI ED IL MERCATO COMUNITARIO ED
INTERNAZIONALE
Lagricoltura un settore assistito. L art.44 Cost. sancisce l obbligo per il legislatore di assistere la
piccola e media propriet terriera, ossia l impresa agricola, attraverso delle sovvenzioni pubbliche.
Ovviamente sono state riconosciute delle sovvenzioni anche agli imprenditori commerciali.
Sono stati stanziati dei finanziamenti anche dalla Comunit Europea per gli imprenditori, sia agricoli che
commerciali, volti a proteggere le aziende sfavorite da condizioni strutturali o naturali.
Abbiamo anche sia degli aiuti comunitari che degli aiuti nazionali (aiuti di Stato) che sono in grado di
incidere sui prezzi.
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Tutte le imprese agricole ricevono dei sussidi, perch oltre a essere utili per le proprie produzioni, esse
preservano il territorio dal degrado offrendo cos un servizio allintera collettivit, parliamo a proposito
di multifunzionalit dellagricoltura.


6. LA CONCORRENZA CON GLI ALTRI AGRICOLTORI
I vari imprenditori si incontrano e si scontrano nel mercato, per questo la Comunit Europea e i singoli
ordinamenti nazionali hanno configurato un sistema di norme anticoncorrenziali che consentano a tutti
gli operatori commerciali di accedere e di confrontarsi nel mercato evitando comportamenti sleali.
La normativa comunitaria ai sensi dellart. 101 e 102 del TFUE mira a evitare accordi e intese che
eliminano e falsano la concorrenza (art.101) nonch lo sfruttamento abusivo delle posizioni dominanti
(art.102).
Queste disposizioni generali vanno adattate al settore specifico dellagricoltura con norme speciali e
specifiche.


7. PRIME CONCLUSIONI
Da ci che abbiamo detto possiamo ricavare tre conclusioni :

1) il diritto agrario disciplina non solo il fondo rustico o la titolarit degli animali, ma disciplina
lesercizio di tutte le attivit economiche che prendono il nome di agricoltura;

2) le norme che regolano l impresa agricola sono diverse da quelle che regolano l impresa
commerciale;

3) lo statuto giuridico dellimprenditore agricolo ricco di vantaggi e privilegi se raffrontato con
quello dell imprenditore commerciale.


8. LE RAGIONI DELLA DIFFERENZA DI DISCIPLINA
Gi nel diritto romano la disciplina relativa allimprenditore agricolo e quella relativa allimprenditore
commerciale erano differenti.
Le ragioni della differente disciplina risiedono nel fatto che prima di tutto la produzione agricola
diversa rispetto al commercio in senso lato, ossia unintermediazione tra lavoratori e consumatori,
mentre invece in agricoltura l agricoltore non compra ci che poi vender (come fa il commerciante, o
l industriale che acquista e trasforma per poi rivendere). Altra differenza di disciplina pu riguardare il
fatto che la realt economica agricola caratterizzata da fattori ingovernabili da parte dell uomo come
ad esempio i rischi ambientali o biologici, o la deperibilit dei prodotti, i rischi atmosferici, la lunghezza
dei cicli produttivi dell agricoltura a differenza dell accelerazione della produzione propria dell
impresa in grado di soddisfare a pieno la domanda. Lagricoltore deve sperare di produrre a sufficienza e
al tempo stesso deve sperare di non avere una superproduzione rispetto alla domanda.





CAPITOLO II
LE FONTI DEL DIRITTO AGRARIO

1. LAGRICOLTURA COME MATERIA DI COMPETENZA NORMATIVADELL UNIONE
EUROPEA E DELLE REGIONI
La competenza normativa della materia agricoltura, ai sensi dell art. 117 Cost., della Comunit
Europea e delle Regioni.
Da questa competenza SEMBRA invece essere escluso lo Stato.

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2. LA COMPETENZA COMUNITARIA
La Comunit Europea ha competenza esclusiva (assoluta) riguardo alla materia agricoltura e al
commercio dei prodotti agricoli. la Comunit a disciplinare questa materia, per cui le norme
comunitarie sono direttamente applicabili, costituiscono le fonti primarie e sono autorizzate a derogare la
legge nazionale.
La costituzione di un mercato unico dei prodotti agricoli, con la suddivisione dei costi fra gli stati
membri non poteva che essere gestito direttamente ed esclusivamente dalla Comunit Europea.
La comunit cerca di armonizzare con un diritto unico le diverse legislazioni degli stati membri
attraverso le direttive comunitarie.

3. LE COMPETENZE LEGISLATIVE DELLO STATO E DELLE REGIONI
L art.117 Cost. definisce le materie in cui competente lo Stato, quelle in cui competente la Regione e
quelle in cui Stato e regione hanno competenza concorrente. Le Regioni a statuto speciale hanno
competenza esclusiva con riguardo alla materia agricoltura, mentre si deduce che per ci che riguarda le
Regioni a statuto ordinario vi sia competenza concorrente tra stato e regione, in quanto la materia
agricoltura rientra in maniera trasversale nella tutela della salute, dell alimentazione, del governo del
territorio e della valorizzazione dei beni ambientali, tutte materie di competenza concorrente.
La Comunit Europea detta i principi fondamentali la cui attuazione ed esecuzione spetta alle Regioni.


4. LE LEGISLAZIONE AGRARIA DELLE REGIONI
Prima della riforma costituzionale del 2001 per agricoltura si intendeva la coltivazione del fondo
agricolo. In seguito alla riforma per agricoltura deve intendersi lattivit di cura dei vegetali e degli
animali, produttiva di ricchezza e diretta alla produzione di beni (alimentari) e di servizi, ad opera di
soggetti inseriti in un mercato regolato da norme anticoncorrenziali.
Alcuni tratti della materia sono di competenza esclusiva delle Regioni (ad es. impianti abusivi di
vigneti), altri sono di competenza esclusiva dello Stato (ad es. profilassi internazionale, ossia
prevenzioni delle malattie).
Vi sono poi tratti della materia in cui lo Stato ha potest legislativa esclusiva ai fini di un trattamento
unitario che va al di la dell ambito regionale.


5. LA RESPONSABILITA' INTERNAZIONALE DELLO STATO VERSO L UNIONE
EUROPEA ED IL RISPETTO DELLO STATO VERSO L AUTONOMIA LEGISLATIVA
DELLE REGIONI
Lo Stato deve garantire lattuazione della normativa europea. Le Regioni devono dare attuazione alle
direttive comunitarie e qualora queste non provvedano lo Stato a doversi attivare, altrimenti viene
ritenuto responsabile dell inattuazione da parte delle Regioni. In casi del genere lo Stato pu sostituirsi
alle Regioni in caso di mancato rispetto della normativa comunitaria (art.120 Cost.).
Per ci che riguarda la normativa europea va precisato che, i regolamenti sono immediatamente
obbligatori per tutti i cittadini comunitari, essi vanno applicati, non c bisogno di unattuazione
nazionale, attuazione invece necessaria per le direttive.


6. LA MATERIA AGRICOLTURA NELLA NORMATIVA DELLA COMUNITA'
Per la Comunit Europea il mercato comune comprende lagricoltura e il commercio dei prodotti
agricoli (prodotti del suolo, dell allevamento, della pesca,e i prodotti di prima trasformazione connessi a
tali prodotti primari).
L ordinamento comunitario si occupa dunque sia dei prodotti primari sia delle produzioni, prodotti
individuati nellallegato I del Trattato dellUE.
Per la Comunit Europea sono prodotti agricoli alcuni beni che per il diritto italiano sono invece prodotti
industriali, come ad es. laceto e lo zucchero.
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Agricoltura per la Comunit Europea il commercio dei beni elencati nellallegato I, ossia beni prodotti
allo stato naturale e beni che hanno subito una trasformazione.

7. IL POSSIBILE CONFLITTO TRA NORMA COMUNITARIA E NORMA INTERNA
Abbiamo pi fonti nel diritto agrario, vi sono fonti comunitarie e fonti di diritto interno. Questi due
sistemi di fonti sono autonomi, ma devono essere compatibili fra loro. Quando una norma interna
incompatibile con una norma comunitaria, la norma interna va disapplicata.
Unico limite allapplicazione delle norme comunitarie quello del rispetto dei principi fondamentali dl
nostro ordinamento e quindi della nostra Costituzione.


8. I PRINCIPI DEGLI art. 41 E 44 COST.
Il tema agricoltura si ricollega agli art. 41 e 44 Cost. che riguardano lo sfruttamento razionale del suolo e
la possibilit per il singolo di concorrere allorganizzazione economica del paese per produrre nuove
utilit.
Ai sensi dell art.41 Cost. l iniziativa economica privata libera, ma non pu svolgersi in contrasto con
l utilit sociale, per cui la legge determina programmi e controlli opportuni perch l iniziativa privata
sia indirizzata e coordinata ai fini sociali.
Ai sensi dell art.44 Cost. invece la legge impone dei limiti ed impone dei vincoli volti a conseguire il
razionale sfruttamento del suolo e a stabilire equi rapporti sociali.


9. LE MATERIE PROPRIETA' ED IMPRESA E LA RISERVA DI LEGGE, CON
RIFERIMENTO ALLA NORMATIVA COMUNITARIA
La Comunit Europea in tema di agricoltura si esprime tramite :
a) REGOLAMENTI che sono norme aventi efficacia immediata e diretta nei confronti di tutti i
cittadini dell U.E.;
b) DIRETTIVE che sono norme che obbligano gli stati membri ad armonizzare la propria
legislazione nazionale alle regole espresse dalla C.E..
Questi atti hanno valore di legge.


10. CENNI SUI PROVVEDIMENTI COMUNITARI E SUI LORO EFFETTTINEL DIRITTO
INTERNO
In caso di mancata attuazione o di mancato rispetto delle direttive o dei regolamenti comunitari, lo Stato
inadempiente e i suoi cittadini potrebbero essere destinatari di conseguenze dannose. Lo Stato
generalmente tenuto al risarcimento del danno. I cittadini possono farsi valere nei confronti dello Stato
che non abbia provveduto al rispetto delle direttive e dei regolamenti comunitari, chiedendo al proprio
giudice nazionale l applicazione della norma comunitaria e il risarcimento del danno.


11. LEGGI DI ORIENTAMENTO AGRICOLO E CODICE AGRICOLO E DI LEGGE DI
SEMPLIFICAZIONE DELLE NORMATIVE SULLATTIVITA AGRICOLA
In forza della legge delega 5 marzo 2001 n.57, il Governo (Ministro dell agricoltura on. Pecoraroo
Scanio) ha emanato tre decreti legislativi intitolati all'orientamento e modernizzazione dei settori della
pesca ed acquacoltura, forestale ed agricolo.
I tre decreti hanno riportato lattenzione sui problemi attuali dell agricoltura italiana, che necessita di
moderni strumenti normativi per porsi nel mercato europeo e mondiale in termini di efficienza e
competitivit.
Con l entrata in vigore del nuovo art.117 Cost. (con il quale la materia agricoltura viene a far parte dell
elenco silenzioso comprensivo di tutte le materie attribuite alla competenza residuale ed esclusiva
delle Regioni) allo Stato rimasto il compito di elaborare le linee direttrici di politica agricola.
Nel programma legislativo del nostro paese vi stato poi un altro impegno che si riferisce allagricoltura
: ossia la legge delega 7 marzo 2003 n.38, che riguarda la realizzazione di un codice agricolo mediante il
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riassetto delle disposizioni legislative vigenti riguardanti la pesca, l acquacoltura e le foreste, alla luce
del nuovo art.117 Cost..
Questo compito fu affidato dal Ministero delle politiche agricole e forestali allIstituto di Diritto Agrario
Internazionale e Comparato di Firenze (IDAIC).
Questo codice agricolo avrebbe avuto la forma e gli effetti di un testo legislativo, ma sostanzialmente
sarebbe stato un testo unico delle norme agricole nazionali.
Il codice stato elaborato da 70 collaboratori dell IDAIC, e si compone di 11 libri preceduti da un libro
di disposizioni generali, e seguiti da un libro di disposizioni finali e delle abrogazioni, per un totale
di 960 articoli.


12. IL DIRITTO AGRARIO COME UN DIRITTO DEI MERCATI
Alla luce di tutte queste informazioni possiamo definire il diritto agrario semplicemente come il diritto
che riguarda l agricoltura.
Possiamo dire che il diritto agrario il complesso di norme che disciplinano l attivit che in modo
imprenditoriale (dunque in vista del mercato), diretta alla creazione di beni che avendo nella natura il
loro supporto ed il loro radicamento, si presentano come manifestazione della vita animale e vegetale.
Il diritto agrario come diritto dellimpresa agricola nello spazio rurale dunque il nostro oggetto di
studio.







CAPITOLO III
L IMPRESA AGRICOLA

1. IL TITOLO II DEL LAVORO NELL IMPRESA DEL LIBRO V DEL C.C.
Cosa l impresa agricola ?
La formula composta da due termini, un nome, limpresa, ed un aggettivo, agricola, che dobbiamo
accertare il significato di entrambi.

Il Titolo II del Codice Civile sotto il titolo del lavoro nellimpresa, organizzato in tre distinti capi :

- dell impresa in generale (art.2082-2134)
- dell impresa agricola (art.2135-2187)
- delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione (art.2188-2221).

Ai sensi dell art.2082 c.c. imprenditore chi esercita professionalmente un attivit economica
organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
Gli art.2135 e 2195 c.c. invece elencano le attivit che rispettivamente danno corpo allimpresa agricola
e a quella commerciale, senza indicare come debbano essere esercitate queste specifiche attivit.
L art.2135 c.c. elenca quattro attivit :

1) coltivazione del fondo
2) silvicoltura (o selvicoltura)
3) allevamento degli animali
4) attivit connesse.

L articolo chiarisce in cosa consistano queste attivit ma non come queste debbano svolgersi.
L art.2195 c.c. ne elenca invece sei :

1) attivit industriale
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2) attivit del negoziante
3) attivit di trasporto
4) attivit bancaria
5) attivit assicurativa
6) attivit ausiliaria delle precedenti.
Larticolo non chiarisce ne in cosa consistano queste attivit ne come debbano svolgersi.

Si deve inoltre constatare che gli articoli seguenti allart.2135 c.c. che riguardano l impresa agricola in
generale sono ben pochi.
Questa scarsit di disposizioni fa pensare ad una artificiosa simmetria tra impresa agricola ed impresa
commerciale.

2. LA CATEGORIA UNITARIA DELL IMPRESA
Appoggiamo l opinione maggioritaria secondo cui impresa significa attivit.
Lo stesso art. 2082 c.c. definendo la figura dellimprenditore ci parla di attivit economica
professionalmente esercitata ed identifica quindi l impresa con tale attivit.
Possiamo a questo punto cogliere la differenza tra impresa ed azienda che il nostro legislatore sancisce
allart. 2555 c.c., definendo lazienda come il complesso dei beni organizzati dallimprenditore per
lesercizio dell impresa.

Analizzando l art. 2082 c.c. possiamo affermare che il soggetto imprenditore :

a) quando esercita un attivit economica organizzata;
b) quando la esercita professionalmente;
c) quando la esercita al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Dobbiamo innanzitutto analizzare il termine organizzazione. Solo le attivit produttive organizzate
sono imprenditoriali, e non importa che lorganizzazione abbia proporzioni rilevanti; organizzazione
del proprio lavoro tanto quella posta in essere da un ciabattino, tanto quella posta in essere da un broker.

Il secondo termine da analizzare professionalit. Per essere imprenditore non occorre n un titolo di
studio, ne liscrizione ad albi o a registri, anche se essi sono sempre pi richiesti per l esercizio dell
attivit imprenditoriale, o quantomeno per l attribuzione di finanziamenti pubblici, o per essere
ammessi a certe agevolazioni.
La professionalit attiene allattivit: l attivit svolta in modo professionale quando non occasionale,
ne saltuaria, ossia quando esercitata con continuit.

Il terzo termine da analizzare in realt una proposizione, ossia l espressione produzione o scambio
di beni o di servizi. Sia lo scambio che la produzione riguardano il mercato. Non vi attivit di impresa
che non si concluda con l immissione nel mercato dei beni o dei servizi prodotti. Non vi dunque
attivit imprenditoriale che non sbocchi in una serie indefinita di negozi giuridici con i consumatori ed
utenti per uno scopo di lucro e di profitto; per questo motivo non impresa l attivit, che pur
economica, sia un attivit di autoconsumo.

Dobbiamo ora fare unultima riflessione. Dobbiamo chiederci se lo scopo dellimpresa sia il lucro o
invece la produzione. Non vi dubbio che dallimmissione della produzione nel mercato ci si attende un
ricavo, ovverosia che sia realizzato un fine, almeno astrattamente, lucrativo onde evitare decozione( o
insolvenza) e fallimento.


3. IL DECRETO LEGISLATIVO DEL 18 MAGGIO 2001 N.228 E LE RAGIONI DELLA
NUOVA FORMULAZIONE DELL ART. 2135 C.C.
La dottrina prima si chiedeva se limpresa agricola fosse un impresa in senso tecnico; si chiedeva se
fosse agricola solo la coltivazione dei vegetali sul terreno e se fosse necessaria la cura dell intero ciclo
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biologico della pianta; aveva inoltre sollevato la questione dell equiparazione del termine bestiame a
quello di animali. Ma la dottrina discuteva soprattutto sulla natura e sui limiti delle attivit connesse
alle attivit agricole principali.
Si pu dire che si erano date a tutte queste domande delle risposte soddisfacenti, ma allora perch il
legislatore nel 2001 voluto intervenire con la riscrittura dell art. 2135 c.c.?
In effetti erano rimaste delle zone d ombra e delle divergenze ermeneutiche che in alcuni casi avevano
dato vita a liti e processi.
Occorreva quindi una sorta di interpretazione autentica che consentisse l eliminazione, o almeno la
riduzione del contenzioso agricolo per il futuro.
In virt della nuova formula dell art. 2135 c.c. si pu sperare in un minor carico di lavoro per i giudici e
in un interpretazione unitaria.


4. L IMPRESA AGRICOLA, COME DEFINITA DAL VECCHIO E DAL NUOVO ART. 2135
C.C., ERA ED E UN IMPRESA IN SENSO TECNICO
Si pu notare che la nuova formula dellimprenditore agricolo di cui allart. 2135 c.c. si ricollega alla
definizione dell art. 2082 c.c. che ci d atto di un soggetto che esercita professionalmente un attivit
economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
In altre parole l impresa agricola un impresa in senso tecnico e l imprenditore agricolo non , e non
lo mai stato, un semplice produttore.
La conferma che loperatore agricolo di cui ci parla l art. 2135 c.c. un imprenditore, ovvero un
soggetto che produce utilit per il mercato, ormai acquisita.


5. LA VENDITA DEI PRODOTTI AGRICOLI E LE CONTRATTAZIONI DELL
AGRICOLTORE NELLE BORSE MERCI
Analizziamo ora l art. 4 del D.Lgs. 228/2001. Tale articolo consente agli imprenditori agricoli, singoli
od associati, di vendere direttamente al dettaglio i propri prodotti su aree pubbliche o in locali aperti al
pubblico dopo averne dato comunicazione al sindaco, senza per questo cadere nella disciplina del
commercio, comunicazione tra l altro non necessaria qualora l agricoltore venda al dettaglio su
superfici allaperto nellambito della propria azienda o di altre aree private di cui abbia la disponibilit.
Non si tratta di vendita allingrosso ma di vendita al minuto, si tratta di portare il prodotto direttamente
al consumatore e gi una legge del 1959 consentiva al produttore agricolo di vendere i propri prodotti
senza licenza di commercio.
Anche il D.Lgs. 31 marzo 1998 n.114, riformando e liberalizzando la disciplina relativa al settore del
commercio, ne ha escluso l estensione ai produttori agricoli che vendono i propri prodotti, confermando
cos la separatezza dai commercianti.


6. LE ATTIVITA' AGRICOLE PRINCIPALI
Leggendo congiuntamente l art. 2082 e l art. 2135 del codice civile si rileva che imprenditore
agricolo colui che esercita professionalmente e mediante un organizzazione una delle seguenti attivit :
coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attivit connesse, al fine della produzione
per il mercato. Sono imprenditori agricoli tanto modesti operatori economici del settore primario, quanto
coloro che esercitano attivit agricola con imponenti complessi aziendali.


7. SEGUE : LA CURA DI ESSERI VEGETALI
La prima delle attivit agricole elencate la coltivazione del fondo.
Che cosa vuol dire fondo? Per coltivazione del fondo non si deve intendere la coltivazione del campo
ma la coltivazione delle piante. L agronomia, ovvero la scienza che studia il modo di conseguire dalla
terra, sfruttandone le risorse naturali, la maggiore quantit e la migliore qualit dei prodotti vegetali
necessari all esistenza degli uomini e degli animali allevati, non studia come viene coltivata la terra,
studia invece come si coltivano le piante.
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Il nuovo art. 2135 c.c. recita che per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di
animali si intendono la attivit dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase
necessaria del ciclo stesso di carattere vegetale o animale.
Coltivazione del fondo vuol dire dunque coltivazione delle piante, vuol dire cura e attenzione al ciclo
biologico dell essere vegetale, cura che pu riguardare l intero ciclo biologico o parte di esso.
Tra l altro la coltivazione dl fondo oltre che per la produzione di alimenti, pu essere utile per produrre
biogas ed energia elettrica.
La necessit, per aversi impresa agricola, della cura del ciclo biologico di esseri vegetali ha come
conseguenza il fatto che la semplice raccolta di frutti naturali, ancorch organizzata e destinata al
mercato, non costituisce attivit di impresa agricola e resta fuori dall art. 2135 c.c. insieme alla caccia,
alla raccolta dei funghi, tartufi, bacche, more, mirtilli e lamponi.
Costituisce attivit agricola come abbiamo gi detto anche una fase essenziale del ciclo biologico dell
essere animale e vegetale. Ad esempio lallevamento con mangimi sar attivit agricola se avr una
durata minima, cio se si svolger lungo un periodo di tempo adeguato per lo svolgimento del ciclo
biologico, sicch non sar agricoltore il mercante di bestiame che lo nutre in attesa di rivenderlo; invece
sar agricoltore colui che si specializzer nel produrre e vendere barbatelle e ne seguir la crescita.
Per fase necessaria del ciclo biologico vegetale ed animale va intesa quindi una tappa di apprezzabile
durata.


8. SEGUE : LA CURA DEL BOSCO E LA FILIERA BOSCO-LEGNA-AGROENERGIA
La seconda attivit agricola elencata la selvicoltura.
La parola significa coltivazione della selva. Parliamo quindi del bosco che non d solo legname ma
produce ambiente, garantendo la saldezza del suolo, la purezza dell aria, la conformazione dl
paesaggio.
Queste funzioni del bosco sono state riconosciute in realt a tutta l agricoltura in generale.
Va detto poi che il legno (ossia il frutto della selvicoltura), ha un lungo ciclo biologico, sicch esso si
ottiene dopo un periodo di tempo nel corso del quale il bosco soddisfa le altre sue funzioni.
L attivit di cura del bosco e le sue modalit sono prescritte dalle leggi forestali e costituiscono obblighi
per il titolare del godimento di esso.
I selvicoltori sono stati da sempre inseriti tra gli agricoltori essendo il legno un prodotto del fondo, e poi
tra gli imprenditori agricoli.
Con riguardo al bosco dobbiamo ricordare la legge Galasso che ha elevato a beni ambientali tutti i
territori coperti da foreste e boschi, aree in cui non possono compiersi opere che alterino in modo
permanente lo stato dei luoghi; il taglio colturale consentito nel rispetto delle prescrizioni delle leggi
forestali.
Attualmente la produzione eccedentaria di vegetali destinati all alimentazioni degli uomini e degli
animali, ha indotto la Comunit a sostenere la produzione delle c.d. biomasse, ovvero di organismi
vegetali destinati a produrre biogas ed elettricit.
Tra le biomasse sono specificatamente elencati la legna da ardere, i prodotti residui lignocellulosi puri e
le colture forestali a ci dedicate.
Alla luce di queste informazioni possiamo dire che colui che si dedica professionalmente alla produzione
di biomasse deve essere qualificato imprenditore agricolo in quanto produttore del fondo e/o del bosco.


9. LA RACCOLTA DEI FRUTTI SPONTANEI DEL SOTTOBOSCO
E LA LORO NATURA GIURIDICA DI RES NULLIUS
Abbiamo detto che per poter parlare di coltivazione delle piante come attivit dell impresa agricola
occorre la cura del ciclo biologico, e ci distingue l agricoltura dell art. 2135 c.c. dalla semplice
raccolta dei c.d. frutti spontanei, che tra l altro possono anche corrispondere a quelli coltivati.
La raccolta di frutti spontanei destinata al mercato quando organizzata da un imprenditore agricolo sul
proprio terreno boscato, acquista il valore di attivit connessa e come tale soggiace alla disciplina dell
impresa agricola.
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Al contrario quando l organizzazione di tale attivit viene posta in essere nei boschi altrui, da chi non
imprenditore agricolo, il quale provvede ad immettere sul mercato i prodotti del sottobosco, si in
presenza di un impresa commerciale.
Sono definiti frutti spontanei tanto i vegetali cresciuti spontaneamente (funghi, tartufi), quanto i frutti
prodotti dalle piante spontanee (fragole, mirtilli, lamponi, bacche, more), e la loro raccolta non attivit
agricola perch manca la coltivazione.
La questione essenziale attiene la possibilit di definire i c.d. frutti spontanei come frutti in senso
giuridico ai sensi dell art. 820 c.c.
Per tale disposizione del codice sono frutti naturali quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi
concorra o no l opera dell uomo; per il successivo art. 821 c.c. tali frutti naturali appartengono al
proprietario della cosa che li produce, salvo che la loro propriet sia attribuita ad altri, che lacquistano
con la separazione. Sono dunque frutti in senso giuridico i beni derivati da una cosa madre, ma distinti
da questa, per ci nuovi rispetto ad essa, e capaci di essere oggetto autonomo di diritti al momento
della separazione.
Il proprietario della cosa madre diventa proprietario dei frutti; mentre il concessionario del diritto (reale
o personale) di godimento della cosa madre diventa, al momento della separazione, proprietario dei
frutti a titolo originario e non ha titolo derivativo, dato che prima della separazione non esistono beni
nuovi.
I c.d. frutti spontanei (funghi, tartufi, fragole, mirtilli, lamponi, bacche) non sono di propriet del
titolare di godimento (reale o personale) della terra in cui spontaneamente nascono; esse sono quindi res
nullius e da chiunque occupabili, salvo che la chiusura del fondo (art. 841 c.c.) ne impedisca di fatto
loccupabilit.
La legge-quadro 16 dicembre 1985 n.752 dichiara libera la raccolta dei tartufi nei boschi e nei terreni
non coltivati, mentre la legge-quadro 23 agosto 1993 n.352 consente alle Regioni di autorizzare coloro
che hanno diritto di uso del bosco di delimitare, con apposite tabelle, specifiche aree per affermarvi il
diritto di esclusiva raccolta dei funghi.
proprio la tabellazione concessa dalle Regioni a coloro che hanno il diritto di godimento del fondo ci
che conferma, che solo in tal caso i coltivatori di questo abbiano diritto, in via esclusiva, ai funghi e ai
tartufi delle loro terre.
Le dette leggi prevedono la confisca dei tartufi e dei funghi che vengano raccolti in violazione delle
disposizioni riguardo il loro peso e la loro misura, o sulle modalit di raccolta e di trasporto.
Qualora il titolare del diritto di godimento del bosco chiedesse ed ottenesse la tabellazione e la
conseguente riserva a s della raccolta dei funghi ivi esistenti, ma lo facesse solo ed esclusivamente per
impedire l accesso a terzi al suo terreno, si pu dire che la sua condotta costituisce un atto illecito (atti
di emulazione).


10. LA CURA DI ESSERI ANIMALI
La terza attivit agricola considerata lallevamento di animali.
Quando stato redatto il codice gli animali erano legati al fondo da un rapporto di necessit (lavoro) o
da un rapporto di complementariet (alimentazione e concimazione).
I primi commentatori dellart. 2135 c.c. enumeravano tra il bestiame solo i bovini, gli equini, i caprini
e gli ovini, mentre lallevamento degli altri animali, detti di bassa corte, non assurgeva di per se ad
attivit agricola principale ma era stimato come attivit connessa qualora essi fossero stati alimentati con
prodotti di risulta o di scarto dellattivit di coltivazione o con quanto naturalmente avessero potuto
trovare sul terreno.
Ma quando i buoi, i cavalli, i muli, le capre, sono stati sostituiti dai trattori, dai veicoli a motore, dai
concimi, si persa la distinzione tra allevamento degli animali grossi e allevamento di animali da bassa
corte, dato che entrambi non servivano pi al fondo e per entrambi gli alimenti potevano non provenire
dal fondo.
La rottura tra l allevamento e la coltivazione del fondo da un lato, e lo sviluppo delle moderne
pratiche di allevamento, hanno imposto una riflessione sul significato della parola bestiame adoperata
dall art. 2135 c.c., e ci si chiede se con essa si possa intendere il complesso delle bestie, ovvero
linsieme degli animali allevati per l agricoltura e l alimentazione delluomo che si distinguono in
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bestiame grosso (mucche, buoi, equini), minuto (capre, pecore) e da cortile (conigli, pollame e
tutti i volatili domestici).
Tra laltro l ordinamento giuridico italiano considera agricolo anche l allevamento di suini, conigli,
polli, rane, mitili, crostacei, ostriche, molluschi, api, bachi da seta e persino cani, per cui si giunti alla
conclusione che il termine bestiame della vecchia formula dell art. 2135 c.c. non pu essere inteso nel
senso attribuito dai primi commentatori.
Con il D.Lgs. 228/2001 che ha voluto riformulare l art. 2135 c.c. viene abbandonato il termine bestiame
e viene invece adottato il termine animali.
Una volta che l allevamento veniva scisso dalla coltivazione dl fondo e una volta che si era allargato
loggetto dell allevamento al di la dei bovini, degli equini, dei caprini ed ovini, si poneva la necessit di
individuare dei criteri che consentissero di circoscrivere l attivit di allevamento e di delimitare gli
animali-prodotti agricoli.
Riguardo il termine allevamento la dottrina riconduce la parola all etimologia intendendo con questo
termine il prendersi cura della crescita dell animale. In questo modo veniva esclusa, come attivit
necessaria, la riproduzione.
Allevamento dunque la cura del ciclo biologico dellanimale, quella che fa di un soggetto un
imprenditore agricolo. Lallevamento degli animali agricolo quando consiste nella cura e nello
sviluppo del ciclo biologico dell animale o di una fase di tale ciclo.
Ma per potersi parlare di allevamento dobbiamo intendere la cura di qualsivoglia animale?
La dottrina si divideva; una parte sosteneva che tutti gli animali possono rientrare nella categoria dei
prodotti agricoli, laltra parte sosteneva che l elenco degli animali che potevano essere allevati da un
imprenditore agricolo doveva essere circoscritto.
Il D.Lgs. 228/2001 stabilisce che sono agricole le attivit si dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo
biologico di carattere animale, ma che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco, o le acque
dolce, salmastre o marine. La formula dunque delimita l oggetto dell allevamento agricolo ai soli
animali che vengono allevati sul fondo. Vengono quindi esclusi gli animali carnivori come gatti, visoni,
cincill e volpi, nonch scimmie, coccodrilli e pitoni.
Diverso il caso dei cani, per cui tramite legge lallevatore di cani stato assimilato all agricoltore
quando possiede pi di cinque fattrici ed almeno trenta cuccioli l anno, ed ottenga da tale attivit un
reddito prevalente sui redditi a lui imputabili da altre attivit extragricole.
Sono poi da includere nelle attivit agricole la fauna selvatica allevata nelle aziende agro-turistiche-
venatorie, nonch l allevamento delle api.
Anche l acquacoltore (colui che alleva pesci, mitili, ostriche, molluschi e crostacei) di pieno diritto un
imprenditore agricolo.


11. LA CATTURA DEI PESCI
Parliamo ora di un attivit equiparata a quella agricola ossia l attivit di pesca.
La pesca e la caccia non sono mai state considerate dalla legislazione italiana come facenti parte
dellattivit agricola. Quando per il Trattato di Roma all art. 32 ha compreso tra i prodotti agricoli,
oltre a quelli del suolo e dellallevamento, anche quelli della pesca, il sistema giuridico italiano si
trovato dinnanzi a due normative differenti, una nazionale e una comunitaria.
Una tale situazione aveva creato del caos relativamente allapplicazione della normativa, per questo
motivo il Parlamento diede delega al Governo perch disciplinasse l attivit di pesca equiparandola all
attivit agricola, per evitare cos la duplice normativa esistente.
L art. 2 del D.Lgs. 18 maggio 2001 n. 226, tratta dell imprenditore ittico e lo equipara all imprenditore
agricolo; si tratta di un equiparazione ai fini della disciplina giuridica.
Il D.Lgs. 153/2004 invece disciplina l attivit diretta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in
mare disponendo che l attivit di pesca marittima deve ispirarsi al principio di sviluppo sostenibile e di
pesca responsabile che impone di coniugare le attivit economiche di settore con la tutela degli eco-
sistemi, ed impone l obbligo di registrazione per i pescatori marittimi e per le imprese di pesca, nonch
il controllo delle navi tramite licenza di pesca e la vigilanza sulla pesca.
Sono stati elaborati dei programmi nazionali della pesca e dellacquacoltura con l obiettivo di
perseguire la tutela della biodiversit e della durabilit delle risorse ittiche, nonch la promozione della
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cooperazione e dellassociazionismo tra pescatori e l istituzione del c.d. Tavolo azzurro e di uno
specifico Fondo di solidariet nazionale della pesca e dell acquacoltura.


12. LE ATTIVITA' CONNESSE ED IL CRITERIO DELLA PREVALENZA
Anche il nuovo art. 2135 c.c. elenca accanto alle tre attivit che abbiamo menzionato (coltivazione del
fondo, selvicoltura, allevamento degli animali) altre attivit denominate connesse, ci ci porta a
compiere una distinzione tra queste tre attivit considerate essenzialmente agricole, e tutte le altre ad
esse connesse considerate appunto attivit agricole per connessione , attivit che comunque sono
assoggettate alla stessa disciplina giuridica dell impresa agricola.
Tra le attivit connesse il legislatore comprende la produzione e la cessione di energia elettrica da fonti
rinnovabili agro-forestali, ovvero la trasformazione delle colture vegetali e forestali dedicate all
ottenimento delle biomasse da cui estrarre poi biogas, calore ed elettricit.
La connessione si instaura non quando le biomasse ottenute vengono utilizzate dalla stessa impresa, ma
quando si ha appunto una cessione, per cui le biomasse ottenute vengono immesse sul mercato, per cui l
attivit connessa un attivit di per se commerciale che per, per effetto della connessione sottoposta
alla disciplina dell agricoltura.
Queste attivit sono considerate dalla legge produttive di reddito agrario.
Ma che cosa significa connessione? Il dizionario Devoto-Oli ci dice che per connessione si intende
legame di relazione e interdipendenza, e che connesso significa strettamente congiunto o collegato
sul piano ideale; intimamente unito, interdipendente. Dunque la connessione implica un legame di
relazione e di interdipendenza e comunque uno stretto collegamento sia pure ideale.
Lo stretto collegamento non fra due attivit poste sullo stesso piano ma fra attivit che si distinguono
per essere una la principale e l altra la secondaria; ci avviene quando la secondaria funzionalmente
collegata alla principale, ad essa complementare e servente, non ha un proprio fine ma tende a
perseguire lo stesso fine perseguito dall imprenditore che svolge l attivit principale. In altre parole l
attivit connessa deve servire allo sviluppo dell attivit agricola principale integrandone il reddito.

Della connessione tratta il terzo comma dell art. 2135 c.c. ed impone all interprete di mettere in
evidenza i seguenti punti :

a) per connesse si intendono le attivit esercitate dal medesimo imprenditore dirette a determinati e
specificati fini;

b) queste attivit devono essere dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione,
commercializzazione e valorizzazione dei prodotti;

c) i prodotti manipolati, conservati, trasformati, commercializzati e valorizzati devono essere
ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall allevamento di animali;

d) connesse sono poi le attivit dirette alla fornitura di beni o di servizi mediante l utilizzazione
prevalente di attrezzature o di risorse dell azienda normalmente impiegate nell attivit agricola
esercitata e che tra tali attivit di fornitura sono comprese le attivit di valorizzazione dl territorio
e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalit come definiti dalla legge.

Va quindi precisato che queste attivit devono essere svolte dallo stesso soggetto che svolge l attivit
principale per essere considerate connesse giuridicamente (principio dell uni soggettivit).
Da dire poi ancora che oltre alle attivit espressamente indicate dal terzo comma dell art. 2135 c.c. si
reputano connesse, salva prova contraria (gravemente su chi intende contestare la connessione), le
attivit accessorie, collaterali, dipendenti, serventi delle attivit principali di coltivazione dl fondo,
della selvicoltura e dell allevamento di animali.
Oggi possiamo considerare connesse le offerte di insaccati, porchetta e polli cotti, quali beni ottenuti
dalla produzione di carni e della loro macellazione. Invece non pu essere considerato tale il gelato
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ottenuto dallo yogurt perch frutto di una successiva trasformazione dello yogurt, questo si prodotto
derivato dal latte e come tale prodotto agricolo.
Al termine trasformazione si ricollega poi quello successivo di valorizzazione del prodotto, ossia
lattivit con cui si provvede a dare al prodotto destinato al mercato, un valore in pi, ad esempio
laggiunta di vitamine o di specifiche sostanze nutritive nel corso delle operazioni di trasformazione del
prodotto di base.
La valorizzazione d al prodotto una presentazione migliore, un prezzo pi alto di vendita (si pensi al
lavaggio e al confezionamento della frutta con appositi bollini riportanti il marchio dell impresa).
Da tutto ci che abbiamo detto si evince che non vi nulla di nuovo rispetto a quello che la dottrina
aveva ricavato dalla formula dell originario art. 2135 c.c.; la novit data dal fatto che attualmente un
soggetto non perde la sua qualit di imprenditore agricolo quando manipola, conserva, trasforma,
commercializza e valorizza, assieme ai propri prodotti, prodotti altrui, che ha acquistato appunto, per
manipolarli, conservarli, trasformarli e valorizzarli per poi commercializzarli con i (prevalenti) propri, e
ci al fine di ottenere anche un mero aumento quantitativo della produzione e un pi efficiente
sfruttamento della struttura produttiva.
Successivi decreti legislativi annoverano tra le attivit agricole connesse anche quelle dirette alla
manipolazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, ancorch non svolte sul terreno,
di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dell allevamento di
animali.
Tra le attivit connesse peraltro, non sono elencate solo quelle che hanno per oggetto prodotti agricoli,
tanto allo stato naturale, quanto quelli trasformati, perch il nuovo art. 2135 c.c. elenca anche attivit
dirette alla fornitura di beni o servizi, le attivit di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale
e forestale e le attivit di ricezione ed ospitalit.
Da ricordare che limprenditore per essere considerato tale deve svolgere unattivit proiettata sul
mercato.


13. SEGUE : LE ATTIVITA' TURISTICHE
Come abbiamo appena detto l art. 2135 c.c. elenca tra le attivit connesse la fornitura di beni o
servizi.
Parliamo a proposito dellofferta di alimenti e di bevande ricavati da materie prime dell azienda
agricola e in particolare si pu parlare in merito dell attivit propria dell agriturismo.
Lattivit di ristorazione si compone del servizio della selezione, cottura e somministrazione degli
alimenti agli ospiti e non della sola vendita di prodotti agricoli.
Per attivit agrituristiche vanno intese le attivit di ricezione ed ospitalit, di somministrazione di pasti
e bevande e di svolgimento di attivit ricreative e culturali da svolgersi nell ambito dell azienda, altre
attivit ricreative, culturali, didattiche, escursionistiche, di pratica sportiva e ippoturismo ancorch
svolte all esterno dei beni fondiari nella disponibilit dell impresa ovvero fuori dai confini dell
azienda che molto spesso si rivela ristretta per pratiche come l escursionismo.
Sono le Regioni a disciplinare lattivit di servizio di alloggio e di prima colazione nella propria
abitazione (il c.d. bed and breakfast), anche da parte di soggetti diversi dagli imprenditori agricoli,
chiarendo che se il servizio viene reso da questi, rientra fra le attivit agrituristiche.
Per potersi parlare di attivit agrituristica sono necessari gli elementi delluni-soggettivit e delluni-
aziendalit (attraverso l utilizzo da parte degli imprenditori agricoli della propria azienda).
Il reddito proveniente dalle attivit agrituristiche considerato reddito agrario.
I locali utilizzati ad uso agrituristico sono assimilabili ad ogni effetto alle abitazioni rurali.
Gli alimenti e le bevande che i turisti consumano possono provenire da lavorazioni esterne anche a
carattere industriali, compiute da altri e fuori dall azienda (come previsto dall art. 2135 c.c. che
considera agricoli non solo i prodotti ottenuti dall imprenditore agricolo attraverso i suoi campi, ma
anche quelli dei campi altrui che siano stati acquistati, manipolati e trasformati da lui purch questi
prodotti non siano prevalenti).
Sono le Regioni a disciplinare l attivit dell agriturismo e a predisporre programmi di sviluppo rurale
miranti a sostenere il reddito degli imprenditori agricoli attraverso aiuti a colore che operano in zone
svantaggiate.
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Prima abbiamo parlato dellimprenditore ittico, e abbiamo detto che questo viene equiparato all
imprenditore agricolo, sia con riguardo all attivit di pesca e di raccolta di organismi acquatici, sia
riguardo alle attivit connesse (attivit di prima lavorazione dei prodotti del mare, loro conservazione,
trasformazione, distribuzione e commercializzazione).
Parliamo ora di altre due attivit connesse alla pesca, ossia del pesca-turismo e dell ittioturismo.
Per pesca-turismo si intende l andare in barca on i pescatori e mangiare il pesce appena pescato, mentre
con il termine ittioturismo si intende il passare le vacanze nelle case dei pescatori, partecipando alla loro
vita e al loro mondo socio-culturale.
Generalmente queste prestazioni non possono essere offerte da imprenditori individuali.
Queste attivit devono essere autorizzate dall autorit marittima, sono considerate attivit assimilate
alle attivit agrituristiche, e la loro disciplina la medesima delle attivit connesse alle attivit agricole.



14. SEGUE : LE ALTRE PRESTAZIONI DI SERVIZI
Sotto la vigenza del vecchio art.2135c.c. la dottrina aveva enucleato con la legge sull agriturismo, delle
ipotesi di servizi che l agricoltore pu prestare ad una massa indefinita di consumatori (ad esempio
offrire dietro pagamento le pratiche di semina e di raccolta, o mettere a disposizione il proprio autocarro
per il trasporto dei prodotti agricoli del proprio vicino).
Lart.2135 c.c. ci dice che sono connesse le attivit poste in essere dal medesimo imprenditore agricolo e
dirette alla fornitura di servizi mediante l utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell azienda
normalmente impiegate nell attivit agricola esercitata.
Per ci le attrezzature impiegate non solo devono essere prevalenti sul complesso di macchine e
attrezzi utilizzati nellattivit, ma soprattutto devono essere quelle che normalmente vengono impiegate
nell attivit agricola dall imprenditore.
Altre attivit connesse possono essere quelle ottenute dalla valorizzazione del territorio e del
patrimonio rurale e forestale. Rientrano fra queste le offerte di musei o di farm shops, quando siano
dirette ad illustrare ad esempio la storia degli attrezzi agricoli o delle varie forme di agricoltura.
Quando parliamo di valorizzazione del territorio bisogna comprendere che l agricoltura in genere e la
selvicoltura in particolare non producono solo beni materiali, ma producono anche beni e ambiente,
producono cio risorse naturali.
I benefici ambientali che provengono dallagricoltura dipendono ovviamente anche dalle modalit di
gestione dei fondi rustici, per questo motivo la Comunit Europea ha promosso una serie di misure
agro-ambientali volte appunto a regolare queste attivit.


15. LORGANIZZAZIONE COMUNE DEI MERCATI AGRICOLI : LA POLITICA
COMUNITARIA DEI PREZZI
Il prezzo dei prodotti agricoli (quantit di moneta data in cambio della merce), non determinato dalla
perfetta relazione dell offerta e della domanda.
Le imprese agricole non sono in grado di influire sui prezzi. Per questo motivo il Trattato di Roma si
occupa dell organizzazione comune del mercato dei prodotti agricoli e della disciplina sui prezzi.
Il prezzo indicativo quello che gli organi comunitari fissano annualmente quale prezzo dobiettivo del
mercato, tenendo presente la zona pi deficitaria della Comunit.
Sulla base di tale prezzo viene fissato il prezzo di entrata, ovverosia quel prezzo che garantisce la
protezione del mercato comune dai pi bassi prezzi del mercato mondiale, attraverso la determinazione
di dazi mobili o prelievi allimportazione che determinano l aumento del prezzo d ingresso del
prodotto extracomunitario nell area della Comunit.
Sulla base del prezzo indicativo poi viene fissato il prezzo di intervento, ovvero quel prezzo pagato dagli
organismi statali di intervento per i prodotti agricoli che gli agricoltori ad essi conferiscono quando il
prezzo di mercato scende al di sotto di quello d intervento.
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Al fine poi di indurre i produttori comunitari ad immettere sul mercato mondiale i proprio prodotti la
Comunit pu concedere restituzioni allesportazione calcolate sulla differenza fra i costi comunitari e i
minori prezzi mondiali.





CAPITOLO IV
GLI IMPRENDITORI AGRICOLI

1. PREMESSA
Bisogna precisare che ci sono dei provvedimenti comunitari relativi all organizzazione comune dei
mercati e al sostegno delle strutture agricole.
In questo capitolo parleremo dell imprenditore agricolo professionale, del coltivatore diretto, della
famiglia coltivatrice, di societ e di enti (pubblici e privati) quali agricoltori; parleremo poi della politica
comunitaria riguardo le strutture agricole.
Limprenditore pu essere sia una persona fisica che una persona giuridica, sia un individuo che una
collettivit, sia un soggetto privato che un ente pubblico, sia un modesto operatore economico che un
imponente organizzazione.
Saremo in presenza di un imprenditore agricolo quando detto soggetto esercita l attivit di coltivazione
del fondo o quella di selvicoltura o quella di allevamento di animali, con lo scopo di immettere la
produzione sul mercato.


2. L IMPRENDITORE AGRICOLO PROFESSIONALE
Abbandonato nel 1972, dalla comunit Europea il programma Agricoltura 80 di Sicco Mansholt, la
direttiva 72/159 del 17 aprile 1972 introdusse la figura dell imprenditore agricolo a titolo principale
(i.a.t.p.).
Questo soggetto, destinatario delle sovvenzioni comunitarie, si caratterizzava per il fatto che possedendo
una sufficiente capacit professionale (titolo di studio e/o esperienza di attivit agricola), elaborando un
piano di sviluppo ed impegnandosi a tenere la contabilit, esercitava l attivit agricola per almeno il
50% del suo tempo di lavoro realizzando da essa almeno il 50% del suo reddito.
Da subito la figura dell i.a.t.p. ha iniziato a subire degli aggiustamenti : prima si cambiato il parametro
dello sviluppo (richiedendosi un miglioramento non in senso quantitativo ma in senso qualitativo), poi
estendendo gli aiuti umanitari agli agricoltori part-time, ed infine considerando destinatari degli aiuti
comunitari gli imprenditori agricoli tout court.
In sostanza la figura dell i.a.t.p. sparita nel diritto comunitario.
Ci che il diritto comunitario richiede allagricoltore non pi una particolare quantit di lavoro o una
particolare quantit di reddito agricolo, ma una dedizione allazienda agricola tale da renderla capace
di produrre utili, nonostante i costi occorrenti per rispettare i requisiti minimi di ambiente, igiene e
benessere degli animali. Bisogna poi ricordare che gli imprenditori agricoli destinatari di sovvenzioni
comunitarie non sono solo persone fisiche, ma anche societ, sia di persone che di capitali. Dunque per il
diritto comunitario l efficienza misurata sulla capacit di stare sul mercato (la redditivit appunto).
LItalia ha elevato a 2/3 la misura minima tanto del lavoro da dedicare all agricoltura quanto del reddito
dall agricoltura ricavato (restringendo cos la platea dei destinatari degli aiuti comunitari).
Il legislatore italiano pretende quindi che l agricoltore per essere IAP dedichi alle attivit agricole
almeno il 50% del suo tempo di lavoro complessivo e ricavi da esse almeno il 50% del proprio reddito
globale di lavoro, oppure un lavoro e un reddito pari al 25% qualora operi in zone svantaggiate.






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3. IL PICCOLO IMPRENDITORE AGRICOLO : IL COLTIVATORE DIRETTO
La figura del coltivatore diretto tipica del diritto italiano e risale alla legge 15 luglio 1906 n.383 sull
agricoltura meridionale.
Il codice civile, dopo la definizione generale di imprenditore (art.2082), nel dettare quella di piccolo
imprenditore vi include i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che
esercitano un attivit professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti
della famiglia e ci al fine di escludere i piccoli operatori economici dalle complessit proprie dell
imprenditore tout court.
Quando stato redatto il codice civile, coltivatore diretto poteva essere tanto il proprietario del fondo,
quanto l affittuario di esso, e si caratterizzava per il modo personale con cui svolgeva l attivit, (l
imprenditore era il lavoratore, partecipava alla fatica dei suoi eventuali dipendenti, svolgeva quindi
mansioni esecutive non limitandosi alla sola attivit di direzione ed organizzazione).
Abbiamo detto di una divaricazione della figura del coltivatore diretto nei due sottotipi dell affittuario e
del proprietario.
Oggi sono coltivatori diretti tutti coloro che coltivano il fondo con il lavoro proprio e della propria
famiglia, sempre che tale forza lavorativa costituisca almeno 1/3 di quella occorrente per le normali
necessit di coltivazione dl fondo tenuto conto anche delle macchine e dell uguaglianza del lavoro
della donna rispetto a quello dell uomo.
Lappartenenza del piccolo imprenditore alla stessa categoria dei suoi dipendenti fa si che il suo lavoro
sia direttivo ed esecutivo insieme : direttivo perch cos deve essere e non pu non essere il lavoro dell
imprenditore, esecutivo perch solo cos il piccolo imprenditore si differenzia da colui che non
coltivatore diretto o commerciante ambulante o artigiano.
Inizialmente quando si parlava di coltivatore diretto si faceva riferimento al suo lavoro con le braccia,
poi stato preso in considerazione anche l uso delle macchine.
Ai fini delliscrizione presso l INPS coltivatore diretto chi si dedica con abitualit alla diretta e
manuale coltivazione del fondo o all allevamento e al governo del bestiame : sicch si pu dire che
sotto questo profilo si pu sostenere che esista ancora una differenza tra coltivatore diretto e IAP, perch
mentre il primo dovrebbe svolgere attivit manuale (oltre che di direzione dell impresa), l attivit
manuale non richiesta al secondo che pu limitarsi a svolgere la direzione dell impresa agricola.

4. L EQUIPARATO AL COLTIVATORE DIRETTO
Analizziamo ora la figura dellequiparato al coltivatore diretto.

Dellequiparato vi sono due sottofigure :

a) il laureato e il diplomato in materie agraristiche;
b) la cooperativa ed i gruppi di coltivatori diretti.

Lequiparazione fra queste figure e il coltivatore diretto altro non che l espressione del principio di
trasparenza.
Diversa per la figura dellequiparato quando si tratta di un infra-cinquantacinquenne laureato in
agraria o in veterinaria o di un diplomato di qualsiasi scuola di indirizzo agrario o forestale, perch
rispetto a questo soggetto, si pongono le questioni del significato del suo impegno ad esercitare in
proprio la coltivazione dei fondi per almeno nove anni e della quantit di tale suo impegno.
La formula per il quale l equiparato deve impegnarsi ad esercitare in proprio la coltivazione non pu
essere intesa come attivit manuale o esecutiva, perch altrimenti non si avrebbe equiparazione ma
assoluta identit con la figura del coltivatore diretto puro.
Il lavoro che il laureato o diplomato deve prestare nell azienda quel lavoro che il suo specifico titolo
di studio gli consente di apportare alla sua impresa : cio non l attivit direttiva ed organizzativa che
ogni imprenditore deve svolgere, ma il lavoro tecnico-professionale per il quale il corso di studi lo ha
abilitato.
Ad esempio il veterinario equiparato al coltivatore diretto svolger attivit di veterinario al posto o in
aggiunta di dipendenti veterinari.
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Per ci che riguarda invece la quantit dell impegno, come al coltivatore diretto richiesto almeno
1/3 del lavoro esecutivo occorrente per il fondo, allequiparato richiesto 1/3 del lavoro esecutivo
(manuale, tecnico e professionale) necessario per l esercizio dell impresa.


5. GLI EQUIPARATI ALL IMPRENDITORE AGRICOLO
Abbiamo gi detto che per estendere i vantaggi riservati agli imprenditori agricoli, il legislatore ne ha
dichiarato l equiparazione.
Si tratta degli imprenditori ittici, ovvero coloro che svolgono un attivit professionale ed organizzata,
volta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in ambienti marini, salmastri e dolci, mentre i veri
imprenditori agricoli sono coloro che allevano i pesci, che cio attraverso l attivit di acquacoltura ne
curano il ciclo biologico.
Si tratta ancora delle cooperative di imprenditori agricoli, considerate agricole quando utilizzano per la
coltivazione del fondo la selvicoltura e l allevamento di animali, prevalentemente prodotti dai soci.
E si tratta infine delle cooperative che forniscono servizi nel settore selvi-colturale, ivi comprese le
sistemazioni idraulico-forestali.
L art. 15 della legge 23 dicembre 2000 n.388, ha ampliato il novero dei servizi che i coltivatori diretti
possono svolgere nelle zone di montagna, qualificando agricoli pure i lavori di aratura, semina, potatura,
falciatura, mieti-trebbiatura, trattamenti antiparassitari, raccolta di prodotti agricoli e taglio del bosco,
purch di importo non superiore per ogni anno, a cinquanta milioni delle vecchie lire, ossia ! 25.822,84.
Per lassicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro sono qualificati agricoli tutti i lavori
inerenti alla coltivazione dei fondi, alla silvicoltura, all allevamento del bestiame ed attivit connesse.


6. GLI AGRICOLTORI GIOVANI
Il legislatore ha poi predisposto delle norme di aiuto e dei benefici a favore dei giovani agricoltori, cio
dei soggetti che avendo meno di quaranta anni ma competenza ed esperienza professionale, si dedicano
all agricoltura come titolari o contitolari di aziende agricole nelle zone montane e svantaggiate, o come
successori dei precedenti titolari che hanno aderito al regime di aiuti al prepensionamento.
Si vuole in questo modo favorire il primo insediamento dei giovani agricoltori, con una sostituzione
generazionale e un conseguente svecchiamento del settore, attraverso una serie di vantaggi fiscali e
finanziari e delle attribuzioni di priorit.
Sono state inoltre predisposte delle misure straordinarie per la promozione e lo sviluppo
dellimprenditoria giovanile nel Mezzogiorno.


7. L IMPRESA FAMILIARE COLTIVATRICE
Abbiamo detto che il lavoro esecutivo pu essere svolto dall imprenditore e dai suoi familiari. Ora
appunto analizziamo la famiglia come comunit non di affetti ma di lavoro.
In agricoltura ricorrente la figura della famiglia contadina, che oggi si identifica con l art.230 bis c.c.
con il nome di impresa familiare.
Limpresa familiare non nasce da un contratto ma dal fatto di esercitare in comune un attivit
economica, si limita ai coniugi, ai parenti fino al terzo grado ed agli affini fino al secondo.
La gestione dellimpresa perfettamente democratica, tutti i familiari partecipano alle decisioni pi
importanti, e le decisioni vengono prese secondo il principio maggioritario.
Tutti i familiari, al di l di chi ha agito, sono responsabili per le obbligazioni assunte.
Ogni familiare partecipa alle decisioni di straordinaria amministrazione.
Ogni familiare gode di legittimazione processuale attiva e passiva.
Oltre allattivit di direzione, organizzazione e gestione i componenti dell impresa familiare devono
occuparsi anche del lavoro esecutivo.
Il gruppo viene considerato coltivatore diretto perch tutti i suoi componenti sono coltivatori diretti,
perci tutti i familiari nessuno escluso oltre che con-dirigere devono svolgere attivit esecutiva.



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8. LA SOCIETA'; IN PARTICOLARE LE COOPERATIVE DI LAVORO, DI CONSUMO E DI
SERVIZI
Imprenditori agricoli non sono solo soggetti individuali ma anche soggetti collettivi.
L impresa collettiva nasce non di fatto (come l impresa familiare), ma attraverso il contratto di societ.

Per l esercizio dell agricoltura di gruppo le forme societarie sono :

a) la societ semplice (art. 2251-2290 c.c.)

b) la societ di persone nelle sue due sottospecie di societ in nome collettivo (art. 2291-2312 c.c.) e di
societ in accomandita semplice (art. 2313-2324 c.c.)

c) la societ di capitali nella sua quadruplice articolazione di societ per azioni (art. 2325-2451 c.c.),
societ in accomandita per azioni (art. 2452-2461 c.c.), di societ a responsabilit limitata (art.
2462-2483 c.c.) e si societ uni personale a responsabilit limitata (art. 2475 c.c.)

d) e la societ cooperativa (art. 2511-2545 octiesdecies c.c.).

La societ semplice la forma giuridica dettata per l esercizio in comune delle attivit non commerciali
(art. 22492 c.c.), ed la forma tipica della societ cui possono ricorrere gli agricoltori.
La qualifica agricola consente alla societ di acquisire la qualifica di IAP o di coltivatore diretto e con
esse le agevolazioni finanziarie e creditizie spettanti alle persone fisiche in possesso della qualifica di
coltivatore diretto.
Una societ per essere considerata agricola se ha quale oggetto sociale l esercizio delle attivit che l
art. 2135 c.c. elenca.
Ci sono dei requisiti che la societ agricola deve possedere per ottenere la qualifica di IAP o di
coltivatore diretto : le societ agricole sono IAP se uno dei soci IAP, quelle di capitali se uno degli
amministratori IAP.
Per le societ cooperative (art. 2511 c.c.) invece i soci cooperatori ricavano vantaggi proporzionalmente
alla loro partecipazione allattivit sociale, e non proporzionalmente al capitale versato.
Ogni socio ha diritto al voto; la cooperativa si costituisce tra soggetti appartenenti alla stessa
professione o mestiere.


9. SOGGETTI COLLETTIVI, ENTI PRIVATI E PUBBLICI COME IMPRENDITORI
AGRICOLI
Le Associazioni e le Universit agrarie dell Italia centromeridionale, le Comunanze, le Partecipanze, le
Comunioni familiari montane, le Consorterie, e tutti gli altri enti titolari di pascoli, prati e campi arabili,
per il fatto di essere proprietari di fondi rustici, hanno l obbligo di sfruttarli (anche) nell interesse
generale, hanno quindi l obbligo di farsi imprenditori agricoli.
Tali enti godono dellesenzione dall imposta sul reddito delle societ (IRES) a causa del fatto che
svolgono nell esercizio della loro attivit economica produttiva di reddito, anche una funzione di tutela
ambientale.
Imprenditori agricoli possono essere anche gli enti pubblici.
Vi sono :
a) enti pubblici imprenditori commerciali, i c.d. enti pubblici economici che svolgono attivit
commerciale in via esclusiva o principale e come tali sono soggetti alla registrazione ma non al
fallimento;
b) enti pubblici che hanno (anche) delle imprese svolgendo attivit economica in via non esclusiva e
quindi secondaria, i quali non sono soggetti ne alla registrazione ne al fallimento.

poi possibile che lente pubblico che svolge un attivit economica in modo non principale, eserciti
un attivit imprenditoriale agricola, e quindi che sia anche un imprenditore agricolo.

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10. IL SISTEMA INFORMATIVO AGRICOLO NAZIONALE
E LA CARTA DELL AGRICOLTORE

Il legislatore ha predisposto un sistema informativo nazionale a cui ricorrere per conoscere i vari dati
attinenti alla struttura, superficie, colture delle aziende agricole italiane, nonch quelli relativi alle
sovvenzioni ed agli aiuti goduti dagli agricoltori.
Con la L.4 giugno 1984, n.194 stato istituito il Servizio informativo agricolo nazionale (SIAN), a cui
stata attribuita la funzione di semplificazione amministrativa dei rapporti tra P.A. e singoli imprenditori
agricoli, al fine di fornire agli utenti servizi efficaci e di assicurare l interscambio di dati rilevanti fra
operatori pubblici e privati del settore.
Laccesso al SIAN avviene attraverso la c.d. Carta dell agricoltore, ossia una carta d identit
elettronica in cui sono concentrate le informazioni minime idonee a garantire il riconoscimento del
titolare e il collegamento con il sistema SIAN.
Il titolare della Carta ha poi un fascicolo aziendale che riporta le informazioni anagrafiche dellimpresa
agricola.
Laccesso al SIAN non concesso al singolo agricoltore ma ai Centri autorizzati di assistenza agricola
(CAA).


11. LA POLITICA COMUNITARIA DELLE STRUTTURE SINGOLE
La locuzione struttura agricola preferita dal diritto comunitario rispetto a quella di impresa.
La parola struttura d lidea di un sistema, di un qualcosa di pi ristretto dell impresa.

Ci d limmagine :

a) di un insieme;
b) delle parti di tale insieme;
c) dei rapporti di queste parti fra loro.

Per il diritto comunitario dunque va preso in considerazione il complesso degli elementi economici e
giuridici in presenza dei quali, il soggetto che noi chiamiamo imprenditore, svolge la sua attivit.
La politica comunitaria in particolare si occupa dei fattori di produzione, ossia dei beni agricoli, dei
modi di circolazione di essi, del rapporto fra produzione e commercializzazione, e in fine del rapporto
fra produzione e organizzazione e attivit pubblica, che la tutela, la sorregge, la sovvenziona.
Molto importante in merito il Programma Agricoltura 80 di Sicco Mansholt del 1986, fondato sulla
conservazione delle imprese familiari contadine e diretto a migliorare e modernizzare le aziende
agricole, per renderle competitive sul mercato mondiale.

Per lo sviluppo del mercato comune era necessario sostenere il reddito degli agricoltori attraverso :

a) una politica di garanzia del prezzo;
b) una politica di orientamento dei sistemi produttivi.

Dopo questi primi intenti della Comunit negli anni 90 ne abbiamo degli altri innovativi volti ad
aumentare la competitivit dell agricoltura, garantire la sicurezza dei prodotti agricoli a tutela dei
consumatori, assicurare una stabilit dei redditi agricoli.
poi senzaltro da mettere in evidenza l aspetto della multifunzionalit dell agricoltura, infatti l
agricoltore coltivando la terra nel rispetto delle leggi della natura, conserva l ambiente, produce
ambiente.
La Comunit mira al rispetto e alla garanzia di questa multifunzionalit, per cui il mancato adempimento
di determinati obblighi ambientali porta alla riduzione o alla revoca dei sostegni finanziari europei.
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La Comunit ha poi istituito dei sistemi di audit aziendale (gli audit sono delle attivit atte a misurare
la conformit di determinati sistemi, processi, prodotti a determinate caratteristiche richieste e a
verificarne l'applicazione) volti alla gestione e al controllo delle aziende.





CAPITOLO V
LA TERRA, IL BOSCO ED IL BESTIAME: BENI CENTRIPETI
DELLORGANIZZAZIONE AZIENDALE AGRARIA

1. L ESERCIZIO DELL ATTIVITA' ECONOMICA A MEZZO DI UN COMPLESSO
ORGANIZZATO DI BENI : I BENI DELL AZIENDA AGRARIA
L imprenditore per esercitare l impresa, ha bisogno di un organizzazione : l organizzazione di beni di
cui si serve detta azienda (art. 2555 c.c.).
Lazienda il complesso dei beni organizzati dallimprenditore per l esercizio dell impresa tanto
commerciale che agricola.

Lo sviluppo rurale deve articolarsi lungo 4 assi :

1) il miglioramento della competitivit del settore agricolo e forestale;
2) il miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale;
3) il miglioramento della qualit della vita nelle zone rurali e della diversificazione dell economia
rurale;
4) il miglioramento dello sviluppo locale svolto dai gruppi di azione locale o GAL.

In generale si cerca di modernizzare le aziende agricole, valorizzare economicamente le foreste,
promuovere lo sviluppo di nuovi prodotti, nonch aumentare il valore aggiunto dei prodotti agricoli.

I beni che limprenditore organizza sono strutturalmente coordinati in funzione all esercizio dell
attivit; tali beni sono sia materiali (mobili e immobili), che immateriali; tra i beni possiamo
ricomprendere i contratti, i crediti e i debiti.
Sono beni dell azienda agraria la terra, il bosco, il bestiame, gli attrezzi, le macchine, i contratti
necessari all imprenditore nell organizzazione della sua attivit di coltivazione del fondo, di
silvicoltura e di allevamento.
Lutilizzazione di un bene all interno dell impresa gli attribuisce la qualit di bene economico.


2. IL FONDO RUSTICO
Il passaggio di un terreno da porzione di crosta terrestre a fondo rustico dipende dalla manifestazione di
volont con cui il titolare del diritto di propriet di quel terreno lo destina, attraverso un comportamento
concludente, allesercizio dell agricoltura.
Abbiamo gi detto che per il combinato disposto degli art. 41 e 44 Cost. l iniziativa economica che ha
per oggetto un fondo rustico doverosa.
Lordinamento stabilisce quindi vincoli e obblighi al proprietario terriero in vista del razionale
sfruttamento del suolo.
Quando attraverso strumenti urbanistici, vengono individuate le aree urbane e quelle agricole, la P.A.
svolge un ruolo fondamentale nella creazione dell impresa in agricoltura.
Quando la P.A. definisce la destinazione agricola della terra tuttavia non impone al suo proprietario la
coltivazione da impiantarvi, e non impedisce neppure al proprietario di utilizzare come agricolo, fino a
quando gli aggrader, un terreno destinato all edificazione.
Sul fondo rustico possono insistere case padronali, case coloniche ed edifici aziendali che costituiscono
miglioramenti del fondo rustico.
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3. IL SUOLO, I SUOI CONFINI E LA SUA ESTENSIONE
Elemento costitutivo del fondo rustico il suolo, ossia lo strato pi superficiale della crosta terrestre e
che rende possibili attraverso tutte le sue componenti organiche l esercizio dell agricoltura, per questo
motivo il suolo considerato una risorsa naturale rinnovabile da tutelare sia contro fatti naturali che
contro comportamenti umani.
Per ci che riguarda i confini del fondo rustico il proprietario pu esercitare il godimento nel sottosuolo
e nel soprasuolo entro i limiti previsti dalla legge evitando danni ai vicini.
I confini verticali si pongono laddove termina naturalmente la possibilit di godimento, mentre i confini
orizzontali sono segnati da fossi, siepi, alberi e strade, nonch da segni lapidei che il proprietario pu
chiedere che siano giudizialmente apposti.
Lindividuazione dei confini orizzontali consente al proprietario del terreno di chiuderlo vietando cos
laccesso anche ai cacciatori, ma soprattutto permette di determinare la superficie del fondo rustico,
creando cos latifondi e minifondi.
Con il termine latifondo si intende un terreno molto vasto, parzialmente incolto appartenente ad un unico
proprietario.
Con il termine minifondo si individuano una frammentazione del fondo rustico in tante porzioni distanti
appartenenti allo stesso titolare, oppure la polverizzazione del fondo ossia un fazzoletto di terra.
Entrambi i fenomeni sono manifestazione di diseconomie e distruzione di ricchezza sicch sollecitano
lintervento dell ordinamento.
L art. 44 Cost. segna la lotta al latifondo attraverso l esproprio dei terreni che hanno pi di una certa
estensione e previo pagamento di un indennit pari al valore del terreno.
Per la lotta al minifondo invece vietato il frazionamento dei fondi rustici al di sotto della superficie
necessaria e sufficiente per il lavoro di una famiglia agricola.
Vi sono svariate disposizioni che vietano i frazionamenti inter vivos e mortis causa, infatti molto spesso
la frammentazione e la polverizzazione dei fondi rustici dipendono dalle regole di uguaglianza tra eredi
e di divisione dei beni. In casi del genere vi sono delle operazioni di ricomposizione fondiaria finalizzate
al riassetto delle propriet frammentate attraverso l accorpamento delle particelle disperse appartenenti
allo stesso proprietario.


4. SEGUE : IL COMPENDIO UNICO
Come abbiamo detto il fondo rustico deve avere una determinata estensione economicamente
conveniente, deve costituire un unit produttiva sufficiente.
Il legislatore indica con lespressione compendio unico l estensione della superficie minima
indivisibile.
La costituzione del compendio unico implica la coltivazione del fondo per 10 anni, la sua indivisibilit
per 15 anni, imponendo quale sanzione della violazione di tale indivisibilit il pagamento di un imposta.
Successivamente con l art. 117 Cost. il legislatore ha rimesso la definizione del compendio unico alle
singole Regioni, anche se la sua disciplina spetta allo Stato.
Limpossibilit di frazionare il compendio unico nella successione ereditaria implica la violazione di
regole relative all uguaglianza tra coeredi, per questo motivo la legge prevede che in casi del genere gli
eredi esclusi hanno diritto ad un conguaglio.
Il compendio unico ha per oggetto i terreni rustici e non l azienda agricola.
Il compendio unico costituito con dichiarazione del proprietario dei terreni che per sua volont,
vengono a far parte del compendio, il quale unico e indivisibile per 10 anni.
A raggiungere detto livello minimo possono concorrere terreni gi di propriet di colui che vuole
costituire il compendio unico nel momento in cui acquista nuovi terreni agricoli.
Il compendio unico dei terreni montani indivisibile per 10 anni e sono nulli gli atti sia inter vivos che
mortis causa che ne dispongano il frazionamento, inoltre il suo costitutore obbligato a coltivarlo per
almeno 10 anni, sanzionando eventuali violazioni con la revoca dei vantaggi fiscali concessi al momento
della costituzione.
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Abbiamo gi detto che il compendio un istituto volto a conservare l integrit fondiaria e solo
mediatamente a tutelare l integrit dell azienda.

A quest ultimo fine concorrono invece altre due fattispecie :

a) la ricomposizione aziendale a mezzo del contratto di affitto ;
b) la ricomposizione aziendale attraverso la stipula di contratti di societ cooperativa tra
imprenditori agricoli che conferiscono in godimento della societ i rispettivi terreni.

Anche in queste ipotesi le imposte dovute sono ridotte di 2/3.


5. GLI ALTRI ELEMENTI DEL FONDO RUSTICO : LE ACQUE, LE ADDIZIONI, I
MIGLIORAMENTI, I IURA FUNDI
Tra gli elementi del fondo rustico erano annoverate le acque, sia superficiali che sotterranee, purch non
fossero utilizzate per usi di pubblico interesse generale ovverosia non fossero pubbliche.
In seguito la L.5 gennaio 1994 n.36 ha dichiarato pubbliche tutte le acque superficiali e sotterranee,
ancorch non estratte dal suolo.
Per questo motivo per apprendere lacqua dalle falde acquifere tramite pozzi era necessario denunciarne
l esistenza e la quantit dell acqua prelevata.
Inoltre va precisato che nella scala gerarchica della priorit dell uso dell acqua collocata dopo il
consumo umano.
Fanno poi parte del fondo rustico anche le addizioni e i miglioramenti.
Le addizioni sono opere che mantengono la loro individualit rispetto al terreno (ad es. una casa
colonica o un impianto di irrigazione), mentre i miglioramenti sono investimenti di capitale che
inscindibilmente si incorporano nel terreno (ad es. la bonificazione dei terreni paludosi).
Sia i miglioramenti che le addizioni possono essere apportati al fondo dal proprietario, dall enfiteuta e
dal possessore, mentre tale potere non riconosciuto all usufruttuario.
I miglioramenti non devono essere confusi con le spese di conservazione (ad es. riparazione del tetto
della casa colonica o degli edifici aziendali).
Tra gli elementi del fondo rustico abbiamo poi i c.d. iura fundi ovvero quei diritti che si collegano
strettamente alla natura rustica del terreno o alla sua posizione topografica rispetto ai fondi vicini (in
pratica sono delle servit ad es. di passaggio o di acquedotto).
Si qualificano quindi come utilit funzionali all aumento della produttivit del fondo agricolo.

6. IL BOSCO
Abbiamo gi parlato della selvicoltura. Ora parleremo del suo oggetto cio del bosco, bene fondamentale
dellazienda selvicola.
Per bosco o foresta si intende un associazione di alberi formatasi naturalmente o per opera dell uomo.
Giuridicamente molto rilevante la distinzione tra bosco ceduo e bosco d alto fusto.
Il bosco oltre ad altre funzioni ha anche la funzione di garantire l equilibrio ecologico e la saldezza del
suolo. Per questi motivi il bosco sottoposto al vincolo idrogeologico, vincolo che si traduce con l
obbligo di rispettare la destinazione d uso del terreno vincolato e quindi nei divieti di romperlo con
lavorazioni periodiche o di trasformarlo in diversa coltura o in altro uso, nonch l obbligo di utilizzarlo
secondo le prescrizioni di massima e di polizia forestale, e con il divieto di taglio a raso e della
conversione dei boschi ad alto fusto a boschi cedui.
Per questi motivi ogni intervento sulle aree boschive richiede l autorizzazione dell autorit forestale.
Il bosco un bene ambientale in se e per se, vi sono numerose norme che concedono aiuto
allimboschimento, mirano al miglioramento, alla trasformazione e alla commercializzazione dei
prodotti legnosi.
La L.31 gennaio 1994 n.97 favorisce la costituzione di consorzi forestali tra i diversi proprietari di
boschi.


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7. LE TERRE MONTANE E SVANTAGGIATE
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane volte a promuovere l attivit agricola
necessaria per il mantenimento di un livello minimo di popolazione o per la conservazione dell
ambiente naturale nelle zone svantaggiate, tra le quali rientrano le zone montane, evitando cos un
veloce degrado del territorio.
Sono diverse le disposizioni, sia nazionali che comunitarie, dettate a favore degli imprenditori agricoli
che operano in montagna o nelle zone svantaggiate.
Sono considerati montani i comuni situati per almeno l 80% della loro superficie al di sopra di 600
metri di altitudine sul livello del mare.
Sono definite zone di montagna quelle caratterizzate da una notevole limitazione delle possibilit di
utilizzazione delle terre e da un notevole aumento del costo del lavoro dovuti all altitudine o all
esistenza di forti pendii che rendono impossibile la meccanizzazione o richiedono l impiego di
materiale speciale assai oneroso.
Alle zone di montagna sono assimilate le zone svantaggiate, cio le aree caratterizzate da scarsa densit
demografica o tendenza alla regressione, da una popolazione dipendente in modo preponderante
dallattivit agricola, nonch dall esistenza di terre poco produttive con risultati inferiori alla media
europea.


8. LE TERRE D USO CIVICO E LE PROPRIETA' COLLETTIVE
Per la Legge Galasso sono poi beni ambientali anche le aree assegnate alle universit agrarie e le zone
gravate da usi civici.
Si tratta di diritti goduti in comune da una collettivit senza divisione per quote, ma occorre fare una
distinzione tra :

a) usi civici in senso stretto : ovvero il diritto di ritrarre alcuna utilit da una terra altrui : pascolo,
legna, funghi, caccia, pesca, acqua, sassi, semina;
b) terre civiche : ovvero terre dalle quali si ha il diritto di ritrarre tutte le utilit che esse possono
dare alla collettivit che costituita da tutti i cittadini della circoscrizione in cui essa risiede
(terre civiche aperte);
c) terre collettive : quando le terre civiche sono si della collettivit, ma di una collettivit costituita
da soli discendenti e vecchi originari (terre civiche chiuse).


9. IL MASO CHIUSO
Campo e bosco sono presenti nel maso chiuso, un unit fondiaria indivisibile propria dell Alto Adige,
caratterizzata da un fondo dotato di casa colonica e di annessi rustici, costituito da terreni coltivati, prati,
boschi e pascoli e capace di dare lavoro e mantenimento ad almeno quattro e a non pi di dodici persone.
Il maso chiuso l esempio paradigmatico di unit aziendale, la cui ottimale organizzazione di capitale e
di lavoro non deve subire attentati ne inter vivos ne mortis causa.


10. IL BESTIAME
Nell azienda agraria di allevamento il bene centrale dato dal bestiame. Mandrie, greggi, branchi
(costituenti universalit di beni mobili), rappresentano quel bene al quale gli altri beni aziendali si
rapportano e dal quale questi sono condizionati.









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CAPITOLO VI
I MODI DI APPRENSIONE DEI BENI FONDAMENTALI
DELL ORGANIZZAZIONE AZIENDALE AGRARIA


1. POSIZIONE DEL PROBLEMA
I modi generali per i quali un bene diviene pertinente ad un soggetto ed il diritto di godimento su di esso
entra a far parte del patrimonio di lui, sono quello dell acquisto a titolo originario, della successione
mortis causa e del contratto, quest ultimo scindendosi, in ordine agli effetti, in contratti ad effetti reali
ed in contratti ad effetti obbligatori.


2. L USUCAPIONE SPECIALE DEI FONDI RUSTICI
Disciplinata dagli art.1158-1167 c.c. l usucapione un modo di acquisto di diritti a titolo originario in
virt del possesso protratto per un certo tempo, il quale produce l acquisto della propriet o degli altri
diritti reali di godimento a seconda del differente animus del possessore.
Se un soggetto con l animus rem sibi habendi possiede per ventanni un bene immobile o un
universalit di beni mobili ne diviene il proprietario (art.1158 c.c.).
Ma qualora oltre il possesso vi sia anche a) buona fede, b) un titolo valido e idoneo a trasferire il diritto,
c) la trascrizione del titolo, l usucapione si consegue con la durata di dieci anni (art.1159 c.c.).
Qualora invece si tratti di fondi rustici con annessi fabbricati in comuni classificati montani, l
usucapione ordinaria e quella abbreviata si conseguono con la protrazione del possesso rispettivamente
per quindici e cinque anni (art.1159 bis c.c.).


3. IL CONTRATTO DI COMPRAVENDITA DELLA TERRA E DEL BOSCO E GLI
INCENTIVI PER LA FORMAZIONE DELLA PROPRIETA' CONTADINA
Il modo pi usuale di divenire proprietari di beni quello della loro compravendita. Ci vale anche con
riguardo al fondo rustico.
Non si rinvengono sostanziali diversit di trattamento dalla compravendita di fondo rustico rispetto allo
schema generale del contratto di cui all art.1470 c.c.
La natura del bene rileva invece sotto un profili fiscale : l imposta di registro dell atto di acquisto di
terreni agricoli che pari al 15%, scendeva all 8% se l acquirente era un imprenditore agricolo, mentre
dovuta in misura fissa se l acquirente coltivatore diretto e se il fondo acquistato idoneo alla
formazione o all arrotondamento della piccola propriet contadina.
Limprenditore agricolo professionale equiparato al coltivatore per le agevolazioni tributarie in materia
di imposizione indiretta. Tali agevolazioni si perdono se l acquirente rivende il fondo prima che siano
trascorsi cinque anni dall acquisto.
La L.26 maggio 1995 n.590, autorizza lo Stato, le province, i comuni, gli enti di colonizzazione, i
consorzi di bonifica, a vendere i fondi rustici facenti parte dei loro patrimoni o acquistati, lottizzati e
trasformati per tale scopo, a coltivatori diretti e a cooperative di coltivatori diretti con agevolazioni
fiscali, con concessione di mutui o di fideiussioni e con il concorso dello Stato nel pagamento degli
interessi.
Vi sono poi delle norme che assoggettano a vincolo di indivisibilit per 15 anni i fondi rustici acquistati
con le agevolazioni creditizie concesse dallo Stato per la formazione e lampliamento della propriet
coltivatrice, perci sono nulli i negozi compiuti in violazione di tale divieto.


4. L ASSEGNAZIONE DELLE TERRE NEI COMPRENSORI DI BONIFICA E NELLE ZONE
DI RIFORMA
La funzione specifica dell Opera nazionale combattenti era quella di destinare i terreni pervenuti nel suo
patrimonio, ma in generale quelli facenti parte di comprensori di bonifica, alla formazione della
propriet contadina attraverso contratti di compravendita.
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I fondi rustici cos acquistati sono sottoposti ad un vincolo di indivisibilit sia inter vivos che mortis
causa.
Il contratto di assegnazione era un contratto di compravendita con pagamento rateale del prezzo, ma
aveva una particolarit, perch era condizionato da un periodo triennale di prova il cui esito negativo
determinava la risoluzione del contratto.
La prova era da considerarsi negativa quando il soggetto dimostrava la sua incapacit nella gestione
dellimpresa.
Allassegnatario divenuto proprietario era vietato per un periodo di 30 anni alienare il fondo ad altri che
non fossero lo stesso Ente di riforma o coltivatori diretti e ci al prezzo ritenuto congruo dall Ispettorato
provinciale dell agricoltura, e gli era vietato frazionarlo per lo stesso periodo di tempo.
Alla luce di tutte queste informazioni possiamo quindi dire che i poteri dell acquirente sono ridotti da
divieti temporanei di alienabilit e di divisibilit.


5. LA PRELAZIONE AGRARIA
Si diviene proprietari di fondi rustici anche in virt del diritto di prelazione, cio del diritto di essere
preferito, a parit di condizioni, quando il proprietario del terreno decide di alienarlo e ha gi concluso
con un terzo un preliminare di vendita.
Deve trattarsi di un fondo rustico, quindi di un terreno destinato, dagli strumenti urbanistici,
allagricoltura, sicch sono estranei alla fattispecie i terreni che nei piani regolatori risultano essere
destinati ad un uso diverso da quello agricolo.

La prelazione riconosciuta solo al coltivatore diretto, pi precisamente :

a) a colui che da almeno due anni sia affittuario coltivatore diretto, mezzadro, colono,
compartecipante;
b) al proprietario vicino che da almeno due anni sia coltivatore diretto singolo o associato in
cooperativa;
c) alle societ di persone qualora almeno la met dei soci sia in possesso della qualifica di
coltivatore diretto.

Il diritto di prelazione non spetta a quel coltivatore diretto che nel biennio precedente abbia venduto
terreni agricoli per un imponibile fondiario superiore a ! 0,52, salvo il caso di cessione a scopo di
ricomposizione fondiaria, e si ritiene che non spetti a chi sia solo silvicoltore o solo allevatore.
Il legislatore in caso di pi proprietari confinanti, titolari del diritto di prelazione, stabilisce dei criteri
preferenziali, richiede prima di tutto che si tratti di coltivatori diretti.
Il diritto di prelazione diventa attuale con la formazione del contratto preliminare.


6. L ENFITEUSI, L USUFRUTTO, LE COLONIE MIGLIORATARIE
ED IL COMPASCOLO
Se la prelazione attribuisce al coltivatore un diritto di acquistare il fondo ma non ancora il diritto reale
su di esso, l enfiteusi (art. 957 c.c.) e l usufrutto (art. 958 c.c.), concedono al loro titolare un diritto
reale (pi o meno ampio) sul bene in propriet di altri.
quindi possibile costituire l azienda agricola anche acquisendo la terre in usufrutto od in enfiteusi,
senza quindi ricorrere al contratto di compravendita.
Obbligo fondamentale dell enfiteuta quello di migliorare il fondo (oltre che di pagare un canone).
Obblighi fondamentali dell usufruttuario sono quelli di rispettare la forma e la sostanza del bene,
ovverosia la sua destinazione economica.
Tanto l enfiteuta quanto l usufruttuario , trattandosi di fondo rustico, sono tenuti ad esercitare l attivit
agricola, in quanto solo la gestione produttiva del fondo agricolo d luogo alle utilit che spettano all
usufruttuario in quanto tale.
L enfiteusi pu essere perpetua o comunque superiore ai vent anni (art. 958 c.c.), mentre l usufrutto
non pu eccedere la vita dell usufruttuario (art. 979 c.c.).
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L enfiteuta ha il potere di acquistare la propriet del fondo mediante il pagamento di una somma di
denaro pari a quindici volte l ammontare del canone cui egli tenuto, ricorrendo al giudice onde
ottenere l ordinanza di affrancazione.

Le colonie miglioratarie o colonie ad meliorandum erano un tempo istituti consuetudinari del basso
Lazio. Si caratterizzavano per la lunga durata (perpetua o oltre un trentennio) e per la circostanza della
concessione in cambio di un modesto canone parziario, di un terreno nudo che a cura del colono doveva
essere sistemato con colture arboree od arbustive (ad es. noccioleti o vigneti).
Le leggi 25 febbraio 1963 n. 327 e 22 luglio 1966 n. 607 hanno secondo alcuni convertito le colonie
miglioratarie in enfiteusi.

Il compascolo un diritto reale regolato dalla consuetudine ed un istituto tipico di alcune regioni
alpine. Qui i proprietari di piccoli fondi hanno il diritto di far pascolare ciascuno i propri animali sul
terreno dei vicini.
Il compascolo o pascolo reciproco nasce dal tacito consenso dei proprietari dei fondi e cade sulla
seconda erba per l utile scambievole di tutti.


7. IL CONTRATTO DI COMPRVENDITA DEL BESTIAME
Colui che intende esercitare l impresa agricola di allevamento deve in primis acquistare il bestiame.
Degli animali, bene fondamentale dell azienda zootecnica, si diventa titolari innanzitutto attraverso il
contratto di compravendita che si articola sul modello civilistico dell art.1470 c.c.
Nell acquisto che ha per oggetto gli animali assume particolare rilievo la garanzia per i vizi e quindi la
mancanza di qualit del bestiame compravenduto, soprattutto con riguardo al breve termine di
decadenza (8 giorni) e a quello di prescrizione (un anno) fissati dall art.1495 c.c.
Le disposizioni in esame si applicano non tanto in caso di vizi quanto nell ipotesi di consegna di un
bene che per le sue qualit non idoneo all uso al quale destinato.


8. LA SUCCESSIONE NELLA PROPRIETA' DEL FONDO RUSTICO
E LE REGOLE ANOMALE DI SUCCESSIONE
Altro modo di acquisire la terra la successione ereditaria.
Della disciplina generale occorre mettere in evidenza, per ci che riguarda la successione dei figli, le tre
regole fondamentali, ossia :

1) l uguaglianza delle quote (art.566 c.c.)
2) il diritto di chiedere in ogni momento la divisione (art.713 c.c.)
3) il diritto di pretendere la divisione in natura (art.718 c.c.).

In virt di queste regole, generalmente in occasione di ogni eredit la divisione del fondo si riduce fino
ad assumere la dimensione di un fazzoletto di terra (fenomeno della polverizzazione, riguardare i rimedi
contro la divisione).
Ad esempio nel nostro ordinamento stato introdotto l istituto del compendio unico, il quale non pu
essere frazionato per effetto di trasferimenti mortis causa essendo prevista la nullit delle disposizioni
testamentarie contrarie al divieto.
raro che gli eredi al momento della divisione si accordino circa il fatto che il fondo rustico faccia parte
tutto intero di una sola quota, dovendo cos colui a cui spetta l intero lotto pagare ai coeredi il
conguaglio (art.728 c.c.), ovverosia sborsare denaro per compensarli della quota-parte cui hanno diritto
in virt del principio di uguaglianza delle quote.
In caso di controversie fra eredi, essi potranno rivolgersi ad un arbitro, ed inoltre qualora nessuno dei
coeredi voglia addossarsi il debito del conguaglio e quindi non chieda l assegnazione del compendio
unico, vengono revocati gli aiuti comunitari e nazionali che erano stati attribuiti all imprenditore
defunto per i terreni oggetto della successione.
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Questa disposizione mira ovviamente ad indurre uno dei coeredi a continuare nell esercizio dell attivit
agricola.
Si pu quindi dire che in tutte le ipotesi in cui lunit aziendale si formata con l esborso di pubblico
denaro, l ordinamento si preoccupato di mantenere siffatta unit anche dopo la morte del titolare.
Secondo la legge 3 giugno 1940 n.1078 le unit poderali costituite nei comprensori di bonifica non
potevano essere frazionate ne inter vivos, ne mortis causa per un periodo di trentanni (questo non tanto
per tutelare la propriet quanto per tutelare la gestione produttiva).
In caso di attribuzione preferenziale i coeredi avevano diritto al conguaglio che veniva determinato
secondo il valore che il podere aveva sul mercato; il conguaglio poteva essere pagato in 10 anni.
Abbiamo poi il caso (territorialmente limitato all Alto Adige) del maso chiuso, che proprio per la
caratteristica di essere un azienda agraria familiare autosufficiente, pretende la conservazione della sua
unit e consistenza.
La regola dellindivisibilit implica l impossibilit di variarne la consistenza senza l autorizzazione
della Commissione locale per i masi chiusi e l attribuzione del maso ad un solo erede.
Costui, che viene detto assuntore, viene designato dal testatore o dagli eredi o in ultimo dal giudice che
lo sceglie tra i coeredi cresciuti nel maso e hanno partecipato abitualmente alla sua conduzione e
coltivazione.
Un tempo lassuntore veniva scelto fra i figli maschi, con precedenza del pi anziano. Oggi non vi pi
distinzione fra maschi e femmine.
Anche in questo caso lerede preferito deve pagare il conguaglio entro 5 anni.


9. IL CONTRATTO DI AFFITTO DI FONDO RUSTICO
La terra ed il bosco oltre che in propriet possono essere acquisiti in affitto. Parliamo ora questo istituto
analizzandone le caratteristiche principali.

Natura di diritto reale o personale dell affitto :
La posizione dellaffittuario opponibile ed efficace non nei confronti di tutti i terzi ma solo di chi sia il
locatore della cosa.
Il contratto di affitto di fondi rustici un contratto con effetti obbligatori e non reali.

L affitto come contratto intuitu personae?
Era insegnamento tradizionale che il contratto di affitto fosse un contratto intuitu personae, ovverosia
che la prestazione dovuta dal debitore (l affittuario) non consentisse la sostituzione ad opera di altri se
non con il consenso del creditore, l unico che potesse valutarne la legittimit e la convenienza.
Oggi la legge prevede il diritto dell erede dell affittuario di succedere nel contratto, nonch una serie di
ipotesi di cedibilit del contratto senza il consenso del locatore.

Le due tipologie dell affitto :
Esistono due tipi di affitto, quello a coltivatore diretto e quello a conduttore non-coltivatore diretto.
Le differenze a favore dell affittuario coltivatore diretto attengono soltanto al suo potere di compiere i
c.d. piccoli miglioramenti e alla forma libera del contratto, oltre che al suo diritto di prelazione.
I due tipi di affitto trovano la loro origine nel contratto, che deve essere sempre interpretato in buona
fede (art.1366 c.c.) circoscrivendo entro un area di prevedibilit i rischi ed i vantaggi che si intendono
assumere con l operazione economica concreta.

Libert contrattuale ?
Esigenze pratiche e motivazioni economiche e politiche hanno spinto il legislatore a :

a) prorogare i contratti agrari con i coltivatori diretti;
b) ridurre l enorme numero di tipi sociali di contratti esistenti nel mondo dell agricoltura italiano
limitandoli ai 4 tipi legali dell affitto, della colonia parziaria, dell enfiteusi e del lavoro
subordinato;
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c) disciplinare in maniera cogente il rapporto di colonia e delle residue mezzadrie e quello
dellaffitto;
d) vietare i contratti agrari associativi aventi ad oggetto la terra;
e) convertire in affitto le residue mezzadrie e colonie parziarie;
f) ricondurre all affitto tutti i nuovi contratti agrari aventi ad oggetto la concessione di fondi
rustici.

stata inoltre vietata la creazione di contratti agrari atipici, disponendo la nullit di tutti quei contratti
stipulati contra legem.
La compressione dellautonomia negoziale riguarda dunque solo il contenuto del rapporto, essendo
libero il proprietario del fondo rustico di decidere se ed a chi concedere in affitto la sua terra.

Quale la causa dell affitto?
La funzione dell affitto quella di attribuire al soggetto non-proprietario il potere di esercitare l attivit
agricola su un bene produttivo altrui.
Lintenzione di esercitare l attivit su di esso fa della concessione in godimento del fondo rustico un
affitto che si distingue dalla locazione.
Pu quindi dirsi che la causa dell affitto l esercizio dell impresa agricola .

L incidenza delle deroghe ex.art.45 legge 203/1982 sull interpretazione e sull integrazione del
contratto :
in base all articolo suddetto le parti hanno la possibilit di derogare alla disciplina legale dell affitto e
dunque possono rimettere la determinazione del contenuto contrattuale all autonomia negoziale, in
questo caso dunque riprende vigore l applicazione degli art.1362-1371 c.c. sull interpretazione del
contratto alla ricerca della comune intenzione delle parti.
Generalmente le parti per stipulare questi contratti chiedono l assistenza dei sindacati, ma qualora essi
non si rivolgessero alle organizzazione professionali, i contratti di affitto di fondo rustico stipulati in
deroga alle norme imperative , non sono nulli, sono nulle le sole clausole che siano in contrasto con i
precetti della legge.
In casi del generale richiesta la necessaria presenza di entrambe le contrapposte associazioni sindacali
al momento dell effettiva stipulazione.

La durata dell affitto e la stabilit dell affittuario :
Analizziamo ora l aspetto che riguarda la durata dell affitto.
La durata dell affitto tanto a coltivatore diretto che a conduttore di 15 anni, rinnovabili per un pari
periodo se non viene data disdetta un anno prima della scadenza del contratto da parte del locatore,
essendo comunque riconosciuto all affittuario il diritto di recesso in ogni momento con il preavviso di
un anno.
Se si tratta invece di terreni montani inidonei a costituire un unit produttiva la durata di sei anni.
La stabilit dell affittuario poi garantita da disposizioni come quella che attribuisce ad esso il diritto di
essere preferito al terzo qualora il proprietario intenda nuovamente affittare il fondo.
Salvo i casi dellurbanizzazione del fondo, della risoluzione per inadempimento e del recesso anticipato
da parte dell affittuario, il rapporto di affitto dura dunque 15 anni.

Il canone dell affitto :
Per ci che riguarda il canone d affitto c un problema : il problema di un canone che non comprima
in danno dell affittuario (specie se coltivatore diretto) la possibilit di ricavare dal fondo quella quantit
di frutti che gli consenta un esistenza libera e dignitosa (art.36 Cost.).
Il canone (che da pagarsi in denaro) era dato dal prodotto della moltiplicazione del reddito dominicale
del terreno fissato nel 1939 per una serie di coefficienti specificamente previsti dalla legge. La misura
del canone era riferita alla produttivit del fondo.
Successivamente la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il sistema di determinazione legale del
canone, che tornato cos ad essere libero fra le parti.

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I poteri dell affittuario, i miglioramenti ed il diritto di ritenzione :
Con riguardo a tali poteri essi si articolano in poteri di gestione dellimpresa e poteri di organizzazione
dell azienda.
Laffittuario ha il diritto di prendere tutte le iniziative di organizzazione e di gestione. Tutti i patti che
limitano tali poteri sono nulli.
Questi poteri dunque non possono essere compressi.
Per ci che riguarda invece i miglioramenti apportati dallaffittuario va detto che questi non possono
incidere sulla destinazione agricola del fondo. I miglioramenti inoltre possono essere ovviamente
apportati anche dal proprietario, il dominus, del fondo.
I c.d. piccoli miglioramenti (quelli che possono essere compiuti con il lavoro personale dell affittuario
coltivatore diretto) necessitano di un autorizzazione da parte del proprietario.
tuttavia necessario dare comunicazione al locatore onde permettergli, nello spazio di 20 giorni, di
decidere se assumere su di se l impegno dell esecuzione.
Se a migliorare il proprietario egli ha diritto di chiedere l aumento del canone, mentre se a migliorare
l affittuario egli ha diritto, al termine dell affitto, ad una indennit pari all aumento del valore del
fondo nonch a ritenerlo fino a che l indennit non gli venga pagata.

La forma del contratto di affitto :
Gli atti che da un punto di vista economico si appalesano i pi importanti richiedono, a pena di nullit, la
forma scritta, e talvolta una forma solenne.
La forma scritta serve a far conoscere il contratto ai terzi rendendolo ad essi cos opponibile (nesso tra
forma e pubblicit).
Tra l altro espressamente prevista, secondo la legge, la forma scritta per le locazioni ultra-novennali di
beni immobili e la pubblicit attraverso la trascrizione.
Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte soltanto l affitto a coltivatore diretto non richiede ne
forma scritta per essere valido fra le parti, ne trascrizione per essere opponibile ai terzi; mentre l affitto
a conduttore richiede si la scrittura, ma solo ad probationem, nonch la trascrizione per la sua
opponibilit .



10. LA CONCESSIONE DELLE TERRE INCOLTE
Un altro modo di acquisire la terra che d luogo ad un diritto personale e temporaneo di godimento
(modalit attualmente superata), la concessione delle terre incolte.
Trattasi di un atto della pubblica amministrazione, nella specie la Regione, che determina il sorgere di un
rapporto di diritto privato tra il concessionario e il proprietario del terreno, rapporto che integralmente
assoggettato alle norme che disciplinano laffitto dei fondi rustici ma che si risolve anche qualora
lassegnazione venga revocata per omessa utilizzazione della terra da parte dell assegnatario entro due
annate agrarie dalla concessione.
L incoltura o l insufficiente coltivazione del terreno da parte di chi ne lutilizzatore legittima quindi
qualsiasi interessato a chiedere l attribuzione del fondo.
Lindividuazione di questi fondi avviene soprattutto attraverso un censimento cui procedono le Regioni,
tuttavia non occorre che il terreno sia censito e classificato come incolto per poterne chiedere la
concessione.
Contro questa evenienza al proprietario data la possibilit di impegnarsi a coltivare direttamente le sue
terre.


11. I CONTRATTI DI SOCCIDA E DI AFFITTO DI BESTIAME
La soccida il contratto nel quale il soccidante ed il soccidario si associano per lallevamento e lo
sfruttamento del bestiame e per lesercizio delle attivit connesse, al fine di ripartire laccrescimento del
bestiame e gli altri utili che ne derivano.
Le parti del contratto sono
- il soccidante, che tenuto al conferimento del bestiame
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- il soccidario, che tenuto al conferimento della prestazione lavorativa, effettuata eventualmente
con la collaborazione dei familiari, con il consenso del soccidante.
La durata minima del contratto di tre anni vi anche una rinnovazione tacita in mancanza di disdetta di
una delle parti.
In sintesi il soccidante attribuisce al soccidario il potere e dovere di curare il bestiame, ma si riserva un
potere di direzione dellimpresa. Si possono distinguere tre tipi di soccida:

- Soccida semplice (art.2171 c.c.): nella quale il bestiame viene conferito interamente dal
soccidante che ne conserva la propriet, assumendosi il rischio di diminuzione del valore.
- Soccida parziaria (art.2182 c.c.): il bestiame viene conferito da entrambe le parti , con la
conseguenza che sia la titolarit, che i rischi spettano ad entrambi.
- Soccida con conferimento di pascolo: il soccidante tenuto conferire il fondo, mentre il
soccidario al conferimento del bestiame e della prestazione lavorativa.

I contratti di soccida sono dunque quei contratti che consentono di acquisire il bene fondamentale
dellazienda zootecnica, ossia il bestiame.
La soccida con conferimento di pascolo deve essere considerata come un contratto di scambio e non
come un contratto associativo.
Il proprietario del bestiame si associa con lallevatore al fine di dividere gli utili dell attivit comune di
allevamento (art.2170 c.c.).
Limpresa che nasce da questa combinazione di capitale e lavoro un impresa collettiva essendo
imprenditori agricoli sia il soccidante che il soccidario, ed un impresa la cui disciplina rimessa alla
libera regolamentazione delle parti.
Quindi sono solo due i veri contratti associativi di soccida, dato che il terzo cui fa riferimento il codice
civile all art.2186 (soccida con conferimento di pascolo) effettivamente un contratto di scambio,
spettando al soccidario la direzione dell impresa e limitandosi il soccidante a conferire il pascolo.
Possiamo quindi dire che la soccida un contratto per l impresa agraria di allevamento tipizzato da
obbligazioni inerenti al bestiame e dunque un contratto agrario (nello specifico vedi art. 2171, 2175,
2176, 2181, 2183, 2184 c.c.).
Anche il bestiame (gregge, mandria, branco) pu essere oggetto di affitto, dovendosi riconoscergli la
qualit di cosa produttiva.


12. I CONTRATTI PER COLTURE STAGIONALI OD INTERCALARI ED IL
PASCIPASCOLO
I contratti di integrazione agro-industriali sono contratti fra imprenditori appartenenti a settori economici
distinti : agricoltori da un lato ed industriali dall altro.
Ma in agricoltura sono possibili anche contratti fra imprenditori agricoli diversi, e tuttavia anche qui
rivolti ad integrare rispettivamente le rispettive imprese.
Ora parleremo di questo.
Lordinamento colturale classico quello che comprende in successione per un anno, il maggese (ossia
il terreno lavorato ma non seminato) e per due anni consecutivi il cereale, con una rotazione nei tre
campi in cui suddivisa l azienda.
Talvolta il maggese sostituito dalla c.d. coltura da rinnovo, ovverosia colture che rilasciano nel terreno
un residuo di effetti positivi (la c.d. caloria o forza vecchia) a vantaggio delle coltivazioni successive.
Gli intervalli di tempo rimasti liberi dalle colture principali possono poi essere utilizzati per colture di
pi breve durata, dette colture intercalari o stagionali o di secondo raccolto, cos dette perch
impegnano il terreno tra due colture principali, o a cavallo di due stagioni, o per il loro modesto reddito
economico trattandosi di colture di minore importanza agronomica.
Nella realt italiana possono ricorrere contratti con i quali un imprenditore agricolo concede ad un altro
imprenditore agricolo i propri terreni o parte del proprio fondo, per l impianto di colture intercalari o
stagionali o per l apprensione delle erbe a mezzo degli animali condotti sul posto (il c.d. pasci pascolo).
Le suddette concessioni non sono assoggettate alle norme inderogabili di affitto del fondo rustico. Si
tratta invece di sfruttamento delle altrui attivit di coltivazione o di allevamento da parte dell
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imprenditore agricolo concedente il terreno, perch le colture compiute hanno capacit di rinnovo e
lasciano caloria e forza al fondo e gli animali condotti a pascolo nel campo vi lasciano il loro sterco
quale ottimo concime naturale.
In altre parole il contratto per colture stagionali o intercalari e quello di pascipascolo creano un rapporto
tra due imprenditori agricoli : uno di essi attribuisce all altro lo sfruttamento di una parte del proprio
fondo che resta per un certo periodo privo della coltura principale, e ne attribuisce al secondo lo
sfruttamento non tanto al fine di riscuotere un canone, quanto allo scopo di riottenere al termine del ciclo
agrario del maggese o delle colture secondarie, il terreno in condizioni pi fertili di quanto non fosse al
momento della concessione e questo grazie all imprenditore che esercita una specifica e diversa attivit
agricola.
Vi quindi una reciproca integrazione delle economie delle rispettive imprese, sono quindi contratti
strumentali allworganizzazione aziendale.


13. IL CONTRATTO DI SOCIETA'
Lacquisizione della terra o del bestiame come fattore produttivo e quindi come bene fondamentale
dellazienda agraria, pu aversi anche qualora si costituisca una societ, quando cio terra e bestiame
sono oggetto del conferimento del socio o dei soci.
Lesercizio in comune di un attivit economica possibile se l organizzazione di persone e di beni,
preordinata e coordinata a quello scopo, nasce da un contratto (il contratto di societ appunto, art.2247
c.c.), nel quale sono fissati i contributi che i soci dovranno dare alla societ per costituirne il capitale.
Oggetto dei conferimenti dei soci possono essere beni o servizi. Quando si tratta di beni essi possono
essere conferiti sia in propriet che in godimento.
Vi sono numerose societ dette di fatto perch in poche parole sono nate dall accordo dei soci ma non
hanno i requisiti per essere iscritte nel registro delle imprese.
La legge n.662 del 1995 ha introdotto la possibilit di regolarizzare con modica spesa le societ di fatto
esistenti in Italia e ha previsto una spesa ancora pi contenuta per la regolarizzazione delle societ di
fatto operanti in agricoltura e la loro assunzione nella categoria delle societ semplici.
A tal fine dobbiamo ricordare che la qualifica di societ agricola e di imprenditore agricolo sono
indispensabili per poter beneficiare delle agevolazioni creditizie e fiscali che l ordinamento riconosce
agli imprenditori individuali coltivatori diretti.


14. GLI ORMAI SUPERATI CONTRATTI AGRARI ASSOCIATIVI DI COLTIVAZIONE
La legge n.756 del 1964 aveva vietato per il futuro i contratti di mezzadria, ritenendo che questi non
fossero pi adatti alle esigenze di un moderno ordinamento dell agricoltura.
La legge n.203 del 1982 ha inoltre disposto la conversione in affitto dei contratti associativi in corso in
cui vi fosse concessione di fondo rustico, e dunque ha convertito in affitto le mezzadrie, le colonie
parziarie e le soccide con conferimento di pascolo ancora esistenti, attribuendo al concessionario il
diritto potestativo di chiederne la conversione entro il 6 maggio 1986.
Per effetto della conversione si sarebbe avuta non la stipulazione di un nuovo contratto, ma solo la mera
modifica del rapporto in corso.
Contestate di illegittimit le norme sulla conversione hanno superato il controllo della Corte
Costituzionale.
I contratti agrari non convertibili o non convertiti avevano prefissato la scadenza massima al 10
novembre 1993, sicch contratti di mezzadria o di colonia non dovrebbero pi esserci, salvo qualche
accordo in deroga volto a prolungare la vita di qualche vecchio rapporto mezzadrile.


15. I CONTRATTI DI ANTICRESI E DI COMODATO
La terra pu essere acquisita anche con un contratto di comodato e pu venire nella disponibilit di un
soggetto con un contratto di anticresi. In queste due situazioni (art. 1362 c.c.) la comune intenzione, non
data dallo scambio del godimento temporaneo di un fondo contro un canone in denaro o in natura.
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Nel contratto di comodato infatti il proprietario della terra la consegna ad altri perch se ne servano
gratuitamente per un certo tempo e la restituiscano al termine del rapporto (art. 1803 c.c.).
Mentre nel contratto di anticresi un debitore consegna il fondo rustico, di cui proprietario, al
creditore, affinch questi ne percepisca i frutti.
Una volta acquisita la terra (gratuitamente nel comodato e con l imputazione dei frutti nell anticresi), il
comodatario e il creditore anticretico si trovano in quella situazione in relazione alla quale l art.44 Cost.
impone di esercitare l impresa agricola.


16. IL DIRITTO DI OPZIONE COATTIVA
La famiglia coltivatrice proprietaria di un fondo rustico, pu, per legge acquistare coattivamente, ossia
riscattare la quota del familiare che abbia lasciato l azienda da oltre cinque anni.
Il prezzo dacquisto viene stabilito dall Ispettorato provinciale dell agricoltura, ma la sua
determinazione sindacabile in sede contenziosa.
In questo caso limprenditore agricolo, da comproprietario, diviene proprietario solitario o proprietario
del fondo che gi nel suo godimento.
Questa fattispecie non deve essere assimilata al diritto di prelazione bens al diritto di opzione (art.1331
c.c.).





CAPITOLO VII
GLI ALTRI BENI DELL AZIENDA AGRARIA:
ATTREZZI, BENI IMMATERIALI, DIRITTI, CONTRATTI

1. GLI ATTREZZI ED I BENI OCCORRENTI PER L ESERCIZIO DELL ATTIVITA' :
DA PERTINENZE A BENI AZIENDALI
Loperatore economico che intende svolgere un attivit agricola deve possedere una serie di macchine e
di attrezzi che gli consentano di ricavare dalla terra i prodotti, di conservarli, e quindi di trasformarli ed
alienarli.
Se prima tra le cose venivano compresi anche gli animali posti al servizio del fondo, perch strumenti
di lavoro, oggi il loro posto viene preso dai trattori e dagli automezzi.
Con il termine attrezzi indichiamo tutti quei beni mobili inanimati, destinati in modo durevole
allesercizio dell attivit agricola.
Va detto che quando gli attrezzi e le macchine utilizzate dallimprenditore agricolo che non
proprietario del bene principale, i detti attrezzi e macchine si qualificano soltanto come beni aziendali,
mentre se l imprenditore anche proprietario della terra essi si qualificano anche come pertinenze, oltre
che come elementi dell azienda.
Va precisato che mentre i beni dellazienda sono tra loto collegati da un rapporto di complementariet
che esclude la rilevanza di un bene principale, le cose del complesso pertinenziale sono invece disposte
secondo un rapporto di accessorio a principale.
Finalit degli attrezzi sono, la produzione nel caso dell azienda, e il servizio o l ornamento nel caso del
complesso pertinenziale.
Possiamo giungere alla conclusione che l azienda agricola non coincide con il fondo attrezzato; colui
che organizza i beni dell azienda e li destina e li coordina all esercizio dell attivit economica pu
anche non essere proprietario del fondo. E questa la prima motivazione.
Vi poi una seconda motivazione e cio che il complesso pertinenziale costituito solo da cose, ovvero
da entit corporali, mentre l azienda costituita da beni.




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2. I BENI COMUNEMENTE DENOMINATI IMMATERIALI : LA DITTA E L INSEGNA
Parliamo ora di due elementi che seppure privi del tratto della corporalit, costituiscono nuove forme di
ricchezza. Parliamo a proposito di beni immateriali, dotati di valore patrimoniale e non connotati da
materialit o fisicit.
Nello specifico parliamo dei due segni distintivi della ditta e dell insegna, a cui l ordinamento
ricollega una tutela funzionale alla loro protezione.
Analizziamole nello specifico.
La ditta (art.2563-2566 c.c.), il contrassegno dellimpresa; il nome sotto il quale l imprenditore
esercita la sua attivit, e che per il principio della verit deve contenere il cognome o la sigla di costui, e
che non pu essere trasferito senza l azienda.
La ditta consente al pubblico di ricondurre una certa attivit di impresa ad un soggetto .
Linsegna (art.2568 c.c.), il segno distintivo della sede in cui si esercita l attivit imprenditoriale.
Contraddistingue quindi il luogo in cui il complesso di beni aziendali organizzato.


3. SEGUE : IL MARCHIO INDIVIDUALE
Il marchio il segno distintivo del prodotto. interesse dell imprenditore marchiare i propri prodotti
per distinguerli da prodotti uguali di altri imprenditori presenti sul mercato.
Ma anche interesse del consumatore, che soddisfatto da un determinato prodotto, pu facilmente
rintracciarlo grazie al marchio.
Il marchio determina nell animo del consumatore l idea di un prodotto che gli garantisce la presenza di
qualit che ha riscontrato precedentemente.
sinonimo di non confondibilit e facilita dunque il consumatore nella sua libert di scelta.
Oggi per il marchio non ha pi queste sole funzioni; oggi il marchio un valore a se, esso stesso un
prodotto appetibile per il consumatore. La possibilit di brevettare un marchio stata concessa a
chiunque e quindi anche a colui che non produce alcun prodotto.
La pubblicit uno strumento utilizzato per la valorizzazione del marchio, che ha finito con lassumere
rilievo di capitale pubblicitario.
Il marchio di cui stiamo parlando il marchio individuale.
Il marchio individuale pu essere registrato come abbiamo gi detto anche da chi non imprenditore. In
altre parole colui che sta procedendo all organizzazione di una nuova azienda agraria ha facolt di
registrare il marchio con il quale intender poi contrassegnare i prodotti ottenuti.
Il marchio individuale distingue i prodotti di un solo imprenditore, che ne titolare e che ne ha il diritto
esclusivo di utilizzazione (una sorta di monopolio legale).
Gli agricoltori, singoli o associati, si servono sempre pi di marchi per conquistare il mercato : pensiamo
ai bollini sulle banane o sulle mele, le veline che avvolgono le arance e le etichette sulle bottiglie di vino
e di olio.
Ai sensi dell art.2573 c.c., oggi consentito il trasferimento del marchio anche senza l azienda o un
ramo di essa, purch per ci avvenga per la totalit o per una parte dei prodotti o servizi per i quali
stato registrato ed in ogni caso purch dal trasferimento non derivi inganno in quei caratteri dei
prodotti o dei servizi che sono essenziali nell apprezzamento del pubblico. In altre parole vietato il
peggioramento qualitativo dei beni contraddistinti dallo stesso marchio in assenza di adeguata
informazione (il codice industriale infatti prevede anche la decadenza del marchio qualora esso sia
divenuto idoneo ad ingannare il pubblico, in particolare circa la natura, la qualit o la provenienza dei
prodotti o servizi).
I prodotti industriali sono di regola qualificati da un know how (identifica le conoscenze e le abilit
operative necessarie per svolgere una determinata attivit lavorativa) facilmente separabile dal luogo
originario di produzione; quelli agricoli invece sono qualificati invece soprattutto dalla localizzazione
geografica che potrebbe essere essenziale per la realizzazione di quel determinato prodotto.
Il richiamo della terra, del suolo, del sottosuolo, del clima, del profumo e del gusto dei prodotti agricoli,
propongono il rilievo del marchio come segno idoneo a trasmettere un messaggio. Il messaggio che i
produttori lanciano ai consumatori.
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Pu per crearsi un problema con la comunicazione simbolica, derivante dall utilizzo di un toponimo,
ossia il nome di un entit geografica (nazione, regione, provincia, citt, monte, lago, fiume) per
distinguere un prodotto.
Infatti in casi del genere il nome di una zona, indicando la provenienza da un certo territorio, costituisce
una sorta di patrimonio comune di tutti i produttori di quel determinato luogo, i quali hanno tutti il diritto
di utilizzarlo.
Si comprende benissimo allora perch non possono costituire oggetto di registrazione come
marchio(individuale) di impresa i segni privi di carattere distintivo, in particolare quelli che in
commercio possono servire a designare la specie, la qualit, la quantit, la destinazione, il valore, la
provenienza geografica. Salva lipotesi di utilizzare un nome geografico adoperato in chiave fantastica
ovvero collegato ad un luogo che nulla ha a che fare con il prodotto (ad es. frigoriferi Polo Nord o carte
da gioco Las Vegas), in casi del genere il collegamento prodotto-zona geografica serve esclusivamente
ad evocare un immagine suggestiva del prodotto.
Al marchio in se il produttore non affida un messaggio pubblicitario, quanto tutta una serie di
informazioni che il produttore indirizza ai consumatori.
Con il passare del tempo il marchio ha poi finito per assorbire i messaggi e le promesse pubblicitarie alle
quali il consumatore tender costantemente ad associarlo.
Dobbiamo sempre ricordare che il marchio non pu essere utilizzato in modo od in un contesto tale che
possa dar luogo ad ingannevolezza; perci se le comunicazioni che si accompagnano al marchio sono
ingannevoli queste si riverberano su di esso e ne provocano la decadenza.


4. LE PRIVATIVE PER LE NOVITA' VEGETALI ED I BREVETTI PER LE INVENZIONI
BIOTECNOLOGICHE
Anche le invenzioni danno luogo a beni immateriali.
La fattispecie dellinvenzione si completa giuridicamente con la brevettazione, che attribuisce all
inventore il diritto esclusivo di utilizzare economicamente il trovato e che gli riconosce la paternit dell
invenzione.
Il nostro ordinamento stimola lattivit inventiva, in quanto essa determina nuove ricchezze nell
interesse di tutti, con il premio allinventore, del diritto di sfruttare in maniera esclusiva l invenzione,
nonch il fatto che il brevetto costituisce il capitale tecnologico dell azienda.
Il brevetto pu essere ceduto o concesso in godimento (volontariamente e coattivamente) a chi in cambio
di un prezzo o di un canone (royalty), provveder alla riproduzione del frutto dellidea inventiva,
facendo sue le utilit economiche che derivano da siffatta attivit di riproduzione (art.2589 e 2591 c.c.).
Il brevetto dunque pu essere considerato il capitale tecnologico dellazienda, destinato insieme alla
terra, al lavoro e agli altri beni, allo svolgimento di una determinata attivit di coltivazione.
Sono ammesse dalla legge solo le invenzioni relative ai vegetali, le c.d. novit vegetali, per effetto di
ibridazione, incroci e selezione, mentre non sono riconosciute e tutelate le invenzioni di nuove razze
animali.
Oggi sono esclusi dalla brevettabilit europea sia le variet vegetali che le razze animali, ad eccezione
dei procedimenti microbiologici e dei prodotti con esso ottenuti. Dunque non possibile richiedere il
brevetto europeo neanche per le variet vegetali.
Originariamente in Italia era possibile ottenere il brevetto anche quando si trattava di variet vegetali atte
ad avere un applicazione agricola o industriale, attraverso il medesimo sistema adoperato per le
invenzioni industriali.

La protezione delle variet vegetali oggi sottoposta a dei limiti che consistono :

a) nell obbligo dell inventore di sfruttare l invenzione nel territorio della Comunit;
b) nell adattamento della disciplina dell invenzione industriale alla peculiarit del nuovo bene
vegetale inventato.

Non sono mai tutelabili le invenzioni di procedimento per lottenimento dei vegetali (perch un
procedimento naturale) ma solo le invenzioni di un prodotto nuovo e capace di conservare nelle nuove
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riproduzioni i suoi caratteri morfologici e fisiologici fondamentali che devono avere la capacit di essere
descritti e riconosciuti.
Alla nuova variet occorre poi dare un nome (la c.d. denominazione varietale) che identifica il prodotto e
va tenuta distinta dall eventuale marchio.
Un tempo il brevetto per le variet vegetali durava 15 anni, ora invece il marchio brevettato tutelato
per 20 anni rinnovabili.
interesse generale che linvenzione delle nuove variet generali sia sfruttata : sicch quando motivi di
interesse pubblico sollecitano l utilizzazione di variet vegetali utili all alimentazione umana o al
bestiame, ad usi terapeutici o alla fabbricazione di medicinali, sono possibili licenze obbligatorie in forza
delle quali il titolare della privativa tenuto a mettere e disposizione del licenziatario, dietro il compenso
fissato dalla P.A., il materiale di propagazione necessario.
Per ci che riguarda invece la brevettabilit dei prodotti in cui sono presenti organismi geneticamente
modificati (OGM), e quindi delle piante transgeniche , attualmente esse sono oggetto di una direttiva del
Parlamento Europeo che le ritiene legittime.
Con tale direttiva si d obbligo agli stati membri di proteggere le invenzioni biotecnologiche tramite il
diritto nazionale dei brevetti, stabilendo che sono brevettabili le invenzioni caratterizzate da innovativit
tecnica e applicazione industriale, che hanno per oggetto prodotti contenenti materiale biologico (ovvero
materia contenente informazioni genetiche, auto-riproducibile o capace di riprodursi in un sistema
biologico) o procedimenti che implichino la trasformazione di materiale biologico, ed escludendo dalla
brevettabilit i procedimenti di clonazione umana.
Questa direttiva europea consente dunque la brevettabilit della clonazione animale e delle piante
transgeniche nei singoli stati membri.


5. LE QUOTE DI PRODUZIONE E I DIRITTI DI REIMPIANTO
Il progresso tecnologico ha determinato l aumento della produttivit della terra e del lavoro umano, e la
politica comunitaria dei prezzi ha portato ad una sovrapproduzione dei prodotti agricoli il cui ritiro
assicurato dal prezzo di intervento.
Il problema delle eccedenze agricole divenuto per la Comunit Europea uno dei problemi pi difficili
da gestire, sia per laggravio del bilancio comunitario, sia per i contrasti con gli altri imprenditori
mondiali.
Cos prima la Comunit dopo aver incentivato il volontario abbandono delle produzioni eccedentarie, ha
introdotto limiti alla produzione ricorrendo al c.d. sistema delle quote.
Con il termine quote di produzione ci si riferisce a quel tipico intervento comunitario di
contingentamento delle produzioni agricole, con lo scopo di mantenere la produzione di determinati
prodotti entro una quantit predefinita.
Alcune volte questo sistema opera attraverso il ridimensionamento delle agevolazioni e dei premi
assicurati sino a quel momento ai produttori (utilizzato ad esempio per il riso, il tabacco, il grano duro, i
semi oleosi), altre volte invece agisce direttamente sulla produzione, disincentivandola attraverso
costosi prelievi parafiscali che gravano sul singolo agricoltore, qualora superi appunto la sua quota.
Il sistema delle quote particolarmente importante per ci che riguarda la produzione del latte.
Nel settore lattiero-caseario stato infatti stabilito che la sovrapproduzione comporta il pagamento di
una misura fiscale a carico di quel produttore di latte che abbia commercializzato un quantitativo di latte
superiore alla quota che gli stata riconosciuta. In altre parole i produttori di latte non sono obbligati a
non produrre, ma sono tenuti a pagare, per ogni litro di latte commercializzato in pi della rispettiva
quota di produzione, una somma talmente alta (per 100 kg di latte 28,54 !) da scoraggiarne la
produzione.
Con un regolamento europeo fu fissato per lintera Comunit un anno di riferimento onde calcolare la
produzione globale di latte che ogni Stato membro aveva avuto in quel periodo (per l Italia l anno di
riferimento era il 1983).
Sulla base di tale quantitativo di riferimento stato assegnato ad ogni Stato un quantitativo globale
garantito (QGG).
Ogni Stato ha poi provveduto a ripartire tale quantitativo tra i vari produttori di latte, tenendo conto della
quantit da essi prodotta nell anno di riferimento (QRI).
36
A questo punto i produttori che commercializzano pi latte rispetto a quello previsto dalla propria quota
devono pagare il prelievo supplementare, prelievo supplementare che sar raccolto dall impresa di
trattamento e commercializzazione del latte (la c.d. latteria). Lo Stato provvede poi a versare alla
Comunit il prelievo raccolto dalle latterie.
Era possibile concedere un quantitativo maggiorato ai giovani agricoltori, agli imprenditori a titolo
principale e a coloro che si erano impegnati a realizzare un piano di sviluppo della produzione lattiera.
Ovviamente il prelievo supplementare serve a scoraggiare la produzione eccessiva mantenendola dunque
al di sotto della quota.
Va per precisato che l allevatore fin dall entrata in vigore del sistema delle quote pu rinunciare al suo
quantitativo ottenendo dalla Comunit un indennizzo.
La quota diviene in questo modo un bene immateriale avendo un valore patrimoniale di scambio, e
diviene cos meritevole di tutela giuridica.
La quota pu cos essere oggetto di pignoramento, di costituzione in pegno, come qualsiasi altro bene.

In Italia il regime delle quote latte cos organizzato :

a) gli adempimenti comunitari relativi al prelievo supplementare, sono di competenza delle
Regioni;
b) la determinazione delle quote individuali che doveva essere fatta grazie all anno di riferimento,
in realt stata fatta non in base al numero di vacche possedute e dalla media di produzione di
ogni vacca, ma sull esibizione delle fatture di vendita del latte;
c) la mancata utilizzazione del 70% del proprio QRI per 12 mesi causa di decadenza della
titolarit della quota, salvo casi particolari di forza maggiore;
d) il prelievo dovuto dall Italia all Unione Europea versato dalle latterie;
e) l individuazione dei singoli produttori tenuti al pagamento effettuata dall AGEA a livello
nazionale;
f) ai produttori soci attribuito il diritto di prelazione delle quote poste in vendita da altri soci della
stessa cooperativa o della stessa organizzazione di produttori;
g) l attivazione di un programma di abbandono totale della produzione lattiera, con confluenza
delle quote dismesse, prevede la loro assegnazione ai produttori, esclusi quelli che hanno ceduto
a titolo oneroso in tutto o in parte la propria quota.

Abbiamo detto prima che la quota latte pu essere considerata un bene aziendale. Tale pu essere
considerato anche il c.d. diritto di reimpianto di vitigni.
In base ad un regolamento europeo infatti il diritto di reimpianto pu essere esercitato su una superficie
(equivalente a quella in cui aveva avuto luogo l estirpazione) dello stesso fondo appartenente ad altri
purch destinato alla produzione di vini di qualit prodotti in regioni determinate.
La quota ed il diritto di reimpianto come beni aziendali mai potrebbero costituire la cose che per l
art.817 c.c. sono poste al servizio della cosa principale, cio nel caso di specie della terra.
Dunque possiamo ribadire che il fondo attrezzato non sinonimo di azienda.




6. LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE CONSEGUITE DA SPECIFICHE
MODALITA' DI ORGANIZZAZIONE DELL AZIENDA AGRARIA : IL RISPETTO DI
NORME E DI DISCIPLINARI DI PRODUZIONE DA PARTE DI AGRICOLTORI
AFFILIATI AD ENTI O A CONSORZI
Fino ad ora abbiamo parlato di beni immateriali e di beni corporali che colui che intende svolgere
attivit di coltivazione, silvicoltura e allevamento deve organizzare e coordinare al fine del tipo di
impresa agricola che intende realizzare, ed abbiamo detto che questi sono beni perch possono formare
oggetto di diritti con un loro mercato.
Ora parliamo invece dell esistenza di altri diritti che possono essere acquisiti dall agricoltore solo una
volta che egli abbia gi iniziato a svolgere la sua attivit di impresa.
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Ci riferiamo :

a) al diritto di utilizzare i segni di indicazioni geografiche protette o denominazioni di origine
protetta;
b) al diritto di servirsi di marchi collettivi;
c) al diritto di utilizzare attestazioni comunitarie e regionali di biologicit nella
commercializzazione dei prodotti.

Pi in particolare si tratta del diritto di utilizzare certi nomi geografici o di fregiare il proprio prodotto
con attestazioni di qualit, diritto che l imprenditore ottiene a particolari condizioni, ossia:

a) qualora rispetti un certo disciplinare;
b) qualora ottenga l affiliazione dell organismo che concede l uso del nome o l attestazione di
qualit.

I diritti di utilizzazione di questi segni, sono rilevanti per i consumatori, e rappresentano un valore
economico di non poco conto per l impresa. Infatti pi che ricollegarsi alla figura dell imprenditore si
ricollegano e fanno parte dell azienda stessa.
Questi diritti sono generalmente ricollegati al fatto che limprenditore che ne fa utilizzo partecipi a
determinati consorzi ed organismi, o alla sua iscrizione in certi albi.
Si pu quindi dire che contratto di consorzio o iscrizione allalbo danno all azienda il suo maggior
valore, dando alle aziende in questione il privilegio di utilizzare questi segni, a differenza invece di
quelle che ne sono prive.


7. I MARCHI COLLETTIVI; IN ISPECIE IL MARCHIO GEOGRAFICO ED I MARCHI
REGIONALI DI ORIGINE; I C.D. MARCHI DI QUALITA'
Il marchio collettivo individua i prodotti di pi imprenditori che fanno capo ad un ente o fanno parte di
un consorzio, ente o consorzio che sono titolari del bene immateriale marchio collettivo, lo hanno
brevettato e ne concedono l uso agli imprenditori collegati od associati, previo l accertamento del
rispetto di determinate regole che ne garantiscono la produzione secondo certe modalit.
A differenza del marchio individuale, il marchio collettivo non in grado di identificare il prodotto
come realizzato da un impresa anzich da un altra. Esso assolve una funzione di garanzia di qualit del
prodotto assicurato dal controllo da parte dell ente o del consorzio.
lente o il consorzio infatti che organizza i controlli di qualit.
Il marchio collettivo garantisce al consumatore l origine, la natura, e il rispetto di tutti gli standard di
qualit dei prodotti marcati.
In agricoltura ricorrente l uso di marchi collettivi.
L utilizzo di questo marchio molto interessante in quanto questo mette in evidenza il luogo di
produzione, la qualit del suolo e del sottosuolo, la qualit del clima, tutti fattori molto importanti capaci
di imprimere al prodotto sapore e profumi particolari.
L uso del marchio geografico individuale vietato al fine di impedire all imprenditore che ha per
primo l accortezza, di riferire al suo prodotto la rinomanza dell area geografica in cui lo produce. In
casi del genere non si ha un diritto di esclusiva.
Ma vietato il marchio geografico individuale, lordinamento ammette il marchio geografico collettivo,
diretto a contrassegnare i prodotti di una serie plurima di produttori di una determinata localit, anche al
fine di identificarli e distinguerli dai prodotti identici di aree geografiche diverse.
I titolari di marchi geografici collettivi non possono vietare ai produttori della zona di servirsi del
toponimo (per la definizione vai a p.33 del riassunto) come indicazione di origine o di provenienza, e
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devono prevedere nel regolamento dell uso del marchio collettivo geografico, la possibilit dei
produttori della zona di diventare membri dell associazione titolare del marchio.
Il soggetto titolare del marchio tenuto a garantire l origine, la natura o la qualit dei prodotti.
Prima dell emanazione del regolamento comunitario n.2081 del 1992 il marchio collettivo geografico
poteva nel settore agricolo individuare anche tutto il paese Italia. In seguito all emanazione di questo
regolamento invece l origine di un prodotto agricolo pu essere segnalato solo a marchio DOP e IGP.
La nostra legislazione prevede anche che il Ministero delle politiche agricole, alimentari o forestali
(MiPAAF), con il Ministero dello sviluppo economico, possa istituire d intesa con la Conferenza Stato-
Regioni, il marchio identificativo della produzione agroalimentare nazionale di cui potranno fregiarsi i
prodotti (industriali) ottenuti con solo materie prime (agricole) italiane o i prodotti direttamente
realizzati da impresa agricole italiane.
Il marchio geografico dunque circoscrive limitate aree, collegando la qualit del prodotto ad un origine
geografica.
Abbiamo poi anche i marchi collettivi regionali, chiamati comunemente marchi di qualit, e anche
questi ricollegano la qualit del prodotto all origine territoriale.
Altro marchio di qualit quello concesso dal soggetto titolare a tutti quegli imprenditori rispettosi di un
disciplinare; il soggetto titolare pu essere sia un ente pubblico che un ente privato.
Si tratta di marchi di garanzia o di certificazione, e sono accessibili a tutti quegli imprenditori che
rispettino le procedure del disciplinare.
Le Regioni nell ambito delle proprie funzioni amministrative, hanno il compito di effettuare dei
controlli circa la qualit dei prodotti agricoli e forestali.
Il marchio di qualit costituisce dunque una garanzia per il consumatore.
Al fine di armonizzare le varie legislazioni in merito al marchio, la Comunit Europea emana delle
direttive in cui stabilisce i requisiti essenziali che i prodotti devono avere per circolare liberamente nel
mercato unico.
Il ricorso alla prassi della certificazione volontario, ma essa incentivata da motivazioni economiche,
commerciali e dalle pretese dei consumatori.
Lente certificatore quindi garantisce che i prodotti certificati sono stati ottenuti nel completo rispetto
delle norme di riferimento, ad esempio dei requisiti igienico-sanitari. In tal modo la certificazione di
qualit mette il consumatore in grado di conoscere la qualit del prodotto non dopo l acquisto, ma in
anticipo, proprio in virt e sulla base dell attestazione rilasciata dall organo certificatore.


8. LE INDICAZIONI GEOGRAFICHE PROTETTE E LE DENOMINAZIONI GEOGRAFICHE
PROTETTE
L indicazione geografica come abbiamo detto prima, collega al prodotto la bellezza e la rinomanza che
un particolare luogo suggerisce al consumatore.
quindi molto importante il messaggio che il toponimo esercita sul pubblico, ed per questo che
lordinamento interviene per evitare false suggestioni e frodi.
In questo quadro assumono particolare importanza, lindicazione geografica protetta (IGP) e la
denominazione di origine protetta (DOP).
La designazione geografica tutelata dal diritto comunitario con il termine di indicazione geografica
protetta o IGP, indica il nome di una regione o di un luogo determinato, diretto ad indicare un prodotto
agricolo originario di tali aree, e di cui le qualit possono essere attribuite all origine geografica, e la cui
produzione, elaborazione, trasformazione, avvengono nell area determinata.
Con il termine denominazione di origine protetta o DOP invece, viene indicato il nome di una regione
o di un luogo determinato diretto ad indicare un prodotto agricolo originario di tali aree, la cui qualit od
i cui caratteri sono dovuti essenzialmente od esclusivamente all ambiente geografico comprendente
fattori naturali e fattori umani, e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono nell area
determinata.
Prima, per la dottrina italiana le differenze esistenti tra la mera indicazione di provenienza (ad es. vino
toscano, arance siciliane) e la denominazione di origine controllata o DOC, erano date dal fatto che
alla prima era attribuito il ruolo di segnalare semplicemente il luogo di produzione del prodotto, mentre
con la seconda si dava conto non solo dei fattori geografici ma anche dei fattori umani, nel senso che la
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qualit del prodotto era attribuibile, oltre che al clima, al suolo e al sottosuolo di quel territorio, anche
agli usi sperimentati e costanti di produzione e di elaborazione, includendo cos nella denominazione
anche la tecnica di produzione di quell area.
La conseguenza era che nellipotesi di indicazione di provenienza era necessario solo che fosse garantita
la veridicit del messaggio; nell ipotesi di denominazione di origine controllata invece, occorreva che il
produttore di quell area geografica fosse rispettoso del disciplinare che regolava la concessione dell
uso della doc.
Oggi la registrazione a livello comunitario dei nome dell IGP e della DOP compiuta sempre sulla base
di un disciplinare cui i produttori devono adeguarsi per poter fregiare i propri prodotti con il segno
corrispondente alla IGP o alla DOP e il fattore umano rileva in qualche modo anche nella IGP.
Ne deriva che la differenza fra IGP e DOP sta nel fatto che con la seconda viene indicato un prodotto
agricolo il cui intero ciclo produttivo, dalla produzione della materia prima fino all ottenimento del
prodotto finito, localizzato in una determinata area geografica (comprensiva di fattori naturali e di
fattori umani) alla quale sono attribuibili le qualit del prodotto, mentre con la prima viene designato un
prodotto agricolo il cui processo produttivo non necessario che si svolga tutto all interno di una
determinata area geografica alla quale tuttavia possa farsi risalire la reputazione o delle qualit o delle
caratteristiche del prodotto stesso.
Ogni Stato membro deve poi creare delle strutture di controllo, pubbliche o private o miste, che
controllino che i prodotti con IGP o DOP rispondano ai requisiti dei disciplinari, e devono garantire che
il produttore che rispetta il disciplinare abbia diritto di accesso al sistema di controllo.
In Italia il MiPAAF ad occuparsi di questi controlli. Prima si occupavano di questi controlli gli stessi
Consorzi, ma il consorzio finiva con lessere allo stesso tempo controllore e controllato, e si creandosi in
questo modo una sovrapposizione.
Attualmente i Consorzi hanno in merito funzioni propositive e consultive, di definizione di programmi e
di adozione di delibere che, se approvati dal MiPAAF, valgono per tutti i consorziati.
I costi dell attivit dei Consorzi di tutela sono sostenuti da tutti gli utilizzatori della denominazione
anche se non aderenti alla struttura consortile.
Il diritto di accesso al sistema di controllo di cui abbiamo parlato prima, consiste nel diritto
dellimprenditore di richiedere all organismo di controllo la certificazione che egli rispetta il
disciplinare, e dunque che legittimato a servirsi delle IGP o delle DOP. Ne consegue che il rispetto del
disciplinare implica, il diritto di servirsi del nome geografico, contro chi di tali segni non pu avvalersi,
e quindi indirettamente ha funzione concorrenziale.
La tutela delle denominazioni geografiche non rimessa solo alle azioni civilistiche contro la
concorrenza sleale, ma anche ad eventuali sanzioni penali e sanzioni amministrative, per il loro uso
indebito.
Con queste sanzioni si intende combattere l utilizzazione indebita di un nome geografico notoriamente
indicativo di prodotti tipici e di qualit, non solo per evitare che imprenditori senza scrupoli approfittino
della fama e della reputazione di un certo prodotto per smerciare i propri prodotti, simili ma mancanti di
quelle qualit organolettiche che soltanto il terreno ed il clima di una determinata area geografica sono
capaci di attribuire, ma anche di impedire che il nome si volgarizzi e perda di istintivit.


9. LE DENOMINAZIONI MERCEOLOGICHE LEGALI, IL PRINCIPIO COMUNITARIO
DEL MUTUO RICONOSCIMENTO E LE ATTESTAZIONI DI SPECIFICITA'. I PRODOTTI
ALIMENTARI TIPICI
Parliamo ora delle denominazioni merceologiche, che possono essere denominazioni merceologiche
comuni ossia dei nomi che identificano le cose nell ambito delle relazioni sociali, oppure
denominazioni merceologiche legali, nomi a cui viene ricollegata una specifica disciplina legislativa.
Ad esempio il nome vino riservato al prodotto della fermentazione alcolica del mosto di uva fresca o
leggermente appassita; il nome cioccolato riservato al prodotto ottenuto da granella di cacao, cacao
in pasta, cacao in polvere la stessa cosa va detta per i nomi latte, formaggio, pasta, birra, caff, ecc.
tutti specificati nel loro significato dalla legge.
Si tratta di regola di prodotti agricoli trasformati, le cui caratteristiche sono descritte dalla legge onde il
prodotto possa essere designato con quello specifico nome.
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Poich il nome legale appunto il nome che la legge riconosce ad un prodotto composto e caratterizzato
in un certo specifico modo, la legislazione di uno Stato pu designare con un dato nome (pasta) un
prodotto le cui caratteristiche (semola di grano duro) sono pi o meno fortemente diverse da quelle
(semola di grano tenero) proprie di un prodotto designato con quello stesso nome (anche qui pasta)
dalla legislazione di un altro Stato.
In casi del genere nella Comunit Europea si creano dei problemi relativamente alla libera circolazione
dei beni, bene in questo caso che ha il medesimo nome (in entrambi gli Stati), ma ha qualit diverse.
Per risolvere questo problema la Corte di giustizia ha elaborato il principio del mutuo riconoscimento,
per il quale il prodotto agricolo pu circolare nellintero territorio della Comunit con il nome
legalmente assegnatogli dallo Stato in cui prodotto, anche se a quel nome, nello Stato importatore
corrisponda un prodotto di qualit e di composizione diverse.
In altre parole ogni Stato membro riconosce le denominazioni merceologiche legali degli altri Stati
membri.
La Corte di giustizia ha adottato questo principio in quanto era molto difficile armonizzare le diverse
legislazioni degli Stati membri in materia, questo sistema ha per provocato una volgarizzazione dei
nomi legali, divenuti cos in qualche modo generici.
Per ovviare a questo problema i prodotti agricoli devono essere sempre accompagnati da un etichetta che
svolge un ruolo informativo, consentendo ai consumatori di scegliere il prodotto che stanno cercando e
non uno simile (pensiamo all olio, pu trattarsi di olio di oliva, olio vergine di oliva, olio extra-vergine
di oliva, olio di semi, olio di sansa, tutte informazioni conoscibili attraverso l etichetta).
Al di la del principio di mutuo riconoscimento, l importatore pu scegliere :

a) di mantenere la denominazione merceologica con cui il prodotto legalmente commercializzato
nello Stato di produzione;
b) di adottare la denominazione merceologica con la quale i prodotti analoghi sono
commercializzati nello Stato importatore;
c) usare entrambe.

Tuttavia riconosciuto allo Stato importatore il potere di imporre che il prodotto importato abbia una
denominazione merceologica diversa da quella con cui esso legittimamente commercializzato nel
paese produttore allorquando la sua composizione si allontani talmente da quella delle merci
generalmente conosciute nella Comunit con tale denominazione, da non poter essere considerato
appartenente alla stessa categoria.
Cos ad esempio non pu essere utilizzato il nome aceto (prodotto ottenuto dalla fermentazione acetica
del vino quanto del sidro di mela), per quei prodotti ottenuti mediante diluizione in acqua di acido
acetico di sintesi; non pu essere utilizzato il nome caviale per uova di pesci diversi dallo storione, ne
pu essere usato il nome yogurt per prodotti i cui fermenti lattici non sono vivi.
Inoltre la denominazione di vendita dello Stato membro di produzione non pu essere usata, quando il
prodotto che essa designa, dal punto di vista della composizione o della fabbricazione, si discosta in
maniera sostanziale dal prodotto conosciuto sul mercato nazionale con tale denominazione.
Tra l altro esiste un regolamento comunitario che introduce un sistema per il quale determinati prodotti
agricoli ed alimentari possono fregiarsi di un attestazione di specificit, ovverosia un nome legale di
tipo comunitario.
Con tale segno si vogliono valorizzare quei prodotti e quegli alimenti che per le materie prime
tradizionali impiegate, per il metodo tradizionale di produzione e di trasformazione impiegato, per il
nome tradizionale consacrato dall uso, meritano di essere distinti da altri prodotti o alimenti analoghi
appartenenti alla stessa categoria, senza che venga ricollegato alla denominazione di specificit il luogo
di produzione.
In sostanza lattestazione di specificit riguarda prodotti che non derivano da una specifica area di
produzione, ma quelli le cui caratteristiche distintive sono dovute ad una consolidata tradizione (si tratta
di prodotti come cappelletti, ravioli, orecchiette, bab).
Nome specifico, attestato comunitario e simbolo, fanno dunque sapere ai consumatori che il prodotto
attestato e che ha un nome specifico realizzato in modo tradizionale e con composti tradizionali secondo
la tecnica inventata e messa a punto da un determinato popolo in una determinata regione.
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L attestazione di specificit di cui puoi godere il produttore non pu riguardare prodotti agricoli di base:
l attestato spetta ai prodotti ottenuti con composizione o con produzione fatte secondo la tradizione.
In ambito comunitario esiste ovviamente un sistema di tutela delle specialit tradizionali garantite
(STG), e anche la nostra normativa sui prodotti tradizionali o prodotti tipici italiani diretta a
promuovere e diffondere le produzioni agroalimentari tipiche e di qualit italiane e di accrescere le
capacit concorrenziali del sistema agroalimentare nazionale.
Dobbiamo fare tre considerazioni.
La prima riguarda la distinzione tra prodotti contrassegnati dall attestazione di specificit e prodotti
tipici che sono caratterizzati dall irripetibilit della loro produzione al di fuori dei luoghi tradizionali di
origine favorendo cos il progresso economico della zona rurale interessata.
La seconda che siffatti prodotti tradizionali sono di regola prodotti di nicchia, che tuttavia grazie al
ricorso ad internet e alla globalizzazione si potrebbero trasferire anche sul mercato mondiale.
La terza che tali prodotti tipici potrebbero dar luogo ad un mercato non soggetto alla legge di Engel,
ossia la regola che vuole che la spesa destinata all alimentazione non sia elastica all aumento del
reddito dato che il consumatore, man mano che il suo reddito aumenta, reclama prodotti di qualit
ovviamente pi cari.
I prodotti tipici italiani rispetto ai prodotti contrassegnabili dal logo comunitario SGT, si caratterizzano
per una specifica deroga alle norme comunitarie di igiene dei locali e dei materiali di contatto, deroga
che finisce con l indicare non solo gli ingredienti e le tecniche di produzione dei prodotti tipici ovvero
un know how esportabile ovunque ma anche la cultura locale : quindi il carattere quasi artigianale della
produzione di tali prodotti rende difficile che la tecnica di tale produzione sia esportata in luoghi
geograficamente diversi per cultura e per tradizioni, come invece deve essere possibile per l attestazione
di specificit.


10. L ATTESTAZIONE DI PRODOTTO BIOLOGICO
Tra le altre attestazioni abbiamo anche l attestazione di biologicit dei prodotti agricoli.
Si gi accennato ai problemi che derivano dall impiego massiccio di concimi chimici, diserbanti e
fitofarmaci, problemi legati sia al degrado dell ambiente con eventuali danni alla salute ed alla qualit
della vita.
Nel quadro di una politica diretta a garantire i consumatori dai residui che fertilizzanti e antiparassitari
lasciano nei prodotti agricoli e nello stesso tempo a favorire un sistema di produzione quantitativa, la
Comunit ha emanato il regolamento n. 91 del 1991, relativo al metodo biologico di produzione ed
allindicazione di tale metodo sui prodotti agricoli cos ottenuti, senza per garantire la sanit dei
prodotti realizzati con tale metodo biologico.
Detta normativa si applica ai prodotti vegetali e animali non trasformati ed ai prodotti alimentari di
origine vegetale e/o animale.
Essa attribuisce il diritto di usare nell etichetta, nella pubblicit e nei documenti commerciali, il termine
biologico , con riferimento al prodotto o ai suoi ingredienti. Tale diritto attribuito a chi rispetta
determinati metodi di produzione vegetale o zootecnica, ovverosia non usa prodotti chimici di sintesi, ne
mangimi o medicinali veterinari diversi da quelli indicati nel regolamento e non impiega organismi
geneticamente modificati.
Lindicazione di biologicit serve solo a perimetrare un nuovo mercato, quello biologico, e non ha
differenziare i prodotti biologici dello stesso genere ma di produttori diversi (qui potrebbe utilizzarsi un
marchio individuale).
Questo marchio consente di separare quindi i prodotti ottenuti biologicamente da quelli che non sono
stati cos ottenuti.
Occorre mettere in evidenza che l attestazione di biologicit non garantisce che il prodotto agricolo sia
pi sano e senza veleni, in quanto al di la del metodo di produzione, potrebbero esserci state delle
contaminazioni ambientali (piogge acide o vapori di piombo proveniente da autostrade confinanti);
questa certificazione dunque non garanzia di qualit organolettica, nutritiva o sanitaria superiore.
Il diritto di usare il nome biologico spetta solo a quegli agricoltori che organizzata la loro azienda
secondo il metodo biologico di produzione, hanno ottenuto liscrizione nell elenco tenuto dall
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organismo di controllo che ne certifica il comportamento rispettoso degli obblighi indicati dal
regolamento.


11. I CONTRATTI DELL ORGANIZZAZIONE
Sul commentare l art.2555 c.c. gli Autori sono quasi tutti d accordo nel considerare le cose corporali
(mobili ed immobili) ed i beni immateriali come elementi del complesso organizzato dell imprenditore
per l esercizio della sua impresa.
I problemi sorgono con riferimento ai servizi, ai contratti, ai crediti ed ai debiti relativi. Le soluzioni
prospettate sono le pi varie, ora limitando i beni dell azienda alle sole cose materiali, ora
comprendendovi i beni materiali, ora includendovi i servizi od opere ed ora estendendoli fino alle
relazioni economiche o rapporti giuridici talvolta con limitazione ai crediti e talaltra con inclusione dei
debiti.
Non si pu non concludere dicendo che tutto ci che viene destinato all esercizio dell impresa ed
acquistato in prospettiva del suo esercizio fa parte sicuramente del patrimonio aziendale.
Dunque rientrano in questa definizione tutte le risorse corporali e incorporali che daranno luogo a beni e
a servizi finali cui rivolta l attivit imprenditoriale.
Dunque pi corretta la tesi che considera tra i beni dell art.2555 c.c. anche quelle utilit che rendono
l organizzazione aziendale maggiormente capace di raggiungere il risultato perseguito.

Ora parleremo dei contratti dell impresa o di impresa, altrimenti detti contratti dell organizzazione per
differenziarli dai contratti costitutivi dell impresa o contratti di organizzazione (l affitto o la soccida ad
esempio).
Non vi dubbio sul collegamento economico che sussiste tra i vari atti che l imprenditore compie nell
esercizio della sua impresa, dobbiamo invece chiederci se ricorrono conseguenze giuridiche
relativamente alla partecipazione di un imprenditore (anche agricolo) alla stipulazione dei contratti.

Il codice civile in merito detta :

a) norme specifiche se parte del contratto un imprenditore agricolo;
b) norme generali quando parte del contratto un piccolo imprenditore;
c) norme generali quando parte del contratto un imprenditore.

Quello che dobbiamo mettere in evidenza la circostanza che vero che tutti i contratti che vengono
conclusi per l esplicazione dell attivit imprenditoriale meritano di essere considerati e studiati
insieme, perch dal fatto che di essi sia parte un imprenditore derivano specifiche conseguenze
giuridiche.





CAPITOLO VIII
L AZIENDA AGRICOLA E LA SUA CIRCOLAZIONE

1. L AZIENDA AGRICOLA COME COMPLESSO ORGANIZZATO DI BENI
Parliamo ora delle differenze tra fondo attrezzato ed azienda.
L azienda non pu confondersi interamente con il fondo rustico.
Non pu accettarsi la tesi che vi sia in agricoltura una perfetta assimilazione tra fondo rustico ed azienda,
tesi sostenuta da Giuseppe Valeri che all entrata in vigore del codice del 1942 affermava che esercitare
il diritto di propriet sul fondo attrezzato equivaleva ad esercitare l impresa agricola.
Laffermazione di Valeri stata per un cinquantennio ripetuta nei nostri manuali.

Lazienda agricola un complesso organizzato di beni, beni in cui rientrano :
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a) cose corporali, di per se idonee allo scambio e alla capacit di essere oggetto del diritto di
propriet;
b) beni immateriali, come le invenzioni, le opere dell ingegno e i segni distintivi dell azienda e dei
prodotti;
c) i servizi che circolano e si scambiano sul mercato in forza di un contratto di lavoro o di opera o
che consente al lavoratore di cedere le proprie energie, le proprie capacit, il proprio potere
creativo, senza alienare se stesso come uomo;
d) i contratti in quanto elementi concretamente legati all esercizio di un attivit rivolta a realizzare
un ulteriore fine economico protetto mediante il diritto sull azienda;
e) i diritti di credito come oggetto di un godimento indiretto e mediato attraverso l organizzazione
costituita per lo svolgimento di un attivit economica e dunque come beni che divengono tali in
quanto e soltanto perch inseriti in una determinata organizzazione funzionale;
f) i privilegi, i contingentamenti, le concessioni, le autorizzazioni, le largess, biens patrimoniaux o
new properties, anche essi rilevanti in modo oggettivo perch funzionalmente coordinati all
esercizio di un attivit imprenditoriale e goduti in modo mediato attraverso la costituita
organizzazione aziendale.


2. LE PROBABILI RAGIONI DELLA SCORRETTA OMOLOGAZIONE
FONDO ATTREZZATO-AZIENDA AGRICOLA
Abbiamo detto che l azienda l organizzazione di vari strumenti per la produzione di utili; nellazienda
commerciale nessuno di questi strumenti in grado naturalisticamente di produrre beni; i beni (prodotti)
si ottengono solo svolgendo l attivit economica; l utile dato dal ricavo dei beni prodotti dedotte tutte
le spese, le spese occorrenti per l acquisto delle materie prime, per i contratti di utenza, per le
assicurazioni, per i trasporti, il salario spettante agli operai e lo stipendio spettante agi impiegati.
Nellesercizio dell attivit agricola invece vi un elemento dell organizzazione, la terra, capace per sua
natura di produrre frutti, cio beni che possono essere facilmente scambiati per gli utili.
evidente che i frutti naturali della terra non possono essere considerati utili o redditi, dato che anche
essi rappresentano nel conto economico solo le entrate che occorrer depurare da tutte le spese al fine di
avere l utile.
Il fondo rustico uno dei tanti beni strumentali che l agricoltore organizza per ottenere utili.
Dobbiamo vedere se c qualche specifico referente normativo capace di segnare in modo
inequivocabile, la differenza ontologica tra fondo attrezzato ad azienda agricola, nonch quando sia
possibile avvertire il momento del passaggio dal fondo attrezzato all azienda agricola.
Sono gli stessi articoli 817 e 2555 c.c. che danno conto della differenza, e non solo per la diversit delle
entit che ricorrono nel complesso pertinenziale (cose intese secondo la loro corporalit), rispetto alle
entit che fanno parte dell azienda (beni intesi non solo come beni corporali, ma anche come entit
incorporali come servizi, contratti, crediti, privilegi), ma anche e soprattutto perch il complesso
pertinenziale creatura del proprietario del fondo rustico, mentre l azienda agricola creatura dell
imprenditore agricolo che potrebbe non essere proprietario del terreno.
Il problema dell individuazione del cuore dell azienda non un problema da poco.
L azienda il complesso di beni organizzato per l esercizio dell impresa (art.2555 c.c.), questo un
complesso dinamico, mentre la destinazione di una cosa al servizio o all ornamento di un altra (art.817
c.c.) un qualcosa di statico.
La Suprema Corte ritiene che si abbia trasferimento dazienda quando ferma restando l organizzazione
del complesso dei beni destinati all esercizio dell impresa, si abbia la sostituzione della persona del
titolare.


3. L AZIENDA COME UNIVERSITAS
La tesi dell azienda come un unico bene immateriale, rappresentato dall idea organizzativa, diversa dai
singoli beni ma nucleo centrale e di attrazione di tutti gli elementi organizzati, non trova oggi pi
consenso nella dottrina italiana.
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La disputa attuale tra i sostenitori della c.d. teoria atomista, per la quale l azienda non sarebbe un
unico oggetto unitario, ma solo una pluralit di beni giuridicamente disarticolati, ed i sostenitori della
universitas i quali rilevano che le formule degli art.2556, 2561 e 2562 c.c., e quella dell art.670 n.1
c.p.c. (sequestro dell azienda e delle altre universalit di beni) risultano ispirate da esigenze unitarie
dal complesso, sicch sostengono che al genere logico dell universalit di beni corrispondano nel
concreto la specie delle universalit di cose mobili (art.816) e dell azienda (art.2555), con la
conseguente affinit tra l azienda e l universalit di cose.
Se vero che nell universalit di mobili (art.816) vi un aggregazione di cose (si parla di universitas
rerum e universitas facti), mentre l azienda caratterizzata da una profonda eterogeneit dei suoi
elementi (beni mobili ed immobili e diritti, ossia univeritas iurium o universitas iuris), la problematica
dell azienda non pu che essere risolta sulla base delle sue specifiche disposizioni normative, che
appaiono secondo la dottrina e la giurisprudenza determinare un unificazione del complesso aziendale
secondo la formula dell universalit di beni.
Per il giurista romano Pomponio, le res si distinguevano in corpora unita (cose semplici), in corpora ex
contingentibus (cose composte), ed in corpora ex distantibus (cose complesse).
Nella cosa complessa da una pluralit ontologica di cose si passa ad un unitaria considerazione logica,
per cui secondo il diritto le varie cose sono considerate una cosa ed un nuovo oggetto e come tale sono
regolate.
Sul piano economico l azienda non una semplice addizione degli elementi che la compongono, ma
un complesso ed una sintesi di beni organizzati : sicch la destinazione funzionale dei vari beni ci che
li unifica sul piano dell economia.
Per il diritto l azienda intesa come un unico nuovo oggetto sotto la specie delle universalit, e questo
pu evincersi anche da come il legislatore attraverso vari articoli del codice civile (art.2556, 2661,
2562), si riferisce all azienda come un quid unitario e non come una somma di singoli elementi.

L esserci dell azienda modifica le regole che concernono i singoli beni che la compongono :

a) se i singoli beni circolano senza vincoli di forma, quando sono organizzati in azienda richiedono
la prova scritta (art.25561.1 c.c.);
b) se i singoli beni circolano senza bisogno di pubblicit, quando sono organizzati in azienda la
richiedono (art.2556.2 c.c.);
c) gli atti di disposizione dei beni organizzati in azienda sono arricchiti dagli effetti del diritto di
concorrenza (art.2557 c.c.);
d) la cessione dei crediti dell azienda si svolge secondo un paradigma diverso da quello ex art.1264
c.c. (art.2559 c.c.);
e) la cessione dei rapporti di lavoro si verifica in modo automatico in caso di trasferimento dell
azienda (art.2112 c.c.);
f) la cessione dei contratti dell azienda pretende requisiti diversi da quelli richiesti dall art.1406
c.c. (art.2558 c.c.).

Possiamo quindi accettare la tesi che riconosce nell azienda una universitas.
irrilevante l appartenenza dei beni facenti parte del complesso aziendale all imprenditore, la forza
unificatrice della loro destinazione all esercizio dell impresa tale da travalicare il requisito della loro
appartenenza in propriet alla stessa persona.
Ci che ci preme pi di tutto, al di l delle varie discussioni in dottrina, che sicuro che la titolarit
dell azienda riconosciuta all imprenditore.


4. L AVVIAMENTO
L elemento coagulante dei beni che costituiscono l azienda dato dall organizzazione, ossia dal modo
con cui i beni stessi vengono coordinati ed utilizzati per l esercizio di attivit economica in forma
imprenditoriale.
L organizzazione dunque un modo di essere di beni aziendali, che si traduce in una maggiore o
minore efficienza del complesso, e quindi in maggiori o minori guadagni.
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L aspettativa di lucri futuri viene detta avviamento e il suo coefficiente la clientela, ossia l insieme
di persone che tendenzialmente in modo permanente, domandano i prodotti ed i servizi di quell
imprenditore.
La tesi dominante in dottrina e in giurisprudenza quella che considera l avviamento una qualit dell
azienda e non uno dei suoi beni.
Il primo caso giudiziario in cui si parl di avviamento risale al 1620, quando davanti ad una corte
inglese, si discuteva della legittimit dell impegno di un mercante che nel cedere tutta la sua scorta di
merci ad un prezzo superiore a quello di inventario, si era obbligato a non fare concorrenza all
acquirente (in sostanza si discuteva del fatto che l acquirente avesse acquistato il diritto di controllare
lofferta di certi beni ad opera della sua controparte, e dunque del diritto di pretendere che lordinamento
vietasse al venditore dell azienda di smerciare ulteriormente quei particolari prodotti, in poche parole il
cedente si astiene dallo svolgere in futuro la stessa attivit gi esercitata, ceduta con l azienda).
Nella pratica degli affari viene riconosciuto al complesso organizzato un valore economico pi alto della
somma dei valori dei singoli beni, questo sovrapprezzo imputato all avviamento, che l art.2426.1,
n.6, c.c., permette di iscriverlo nell attivo di bilancio qualora sia stato acquistato a titolo oneroso, e ci
obbligherebbe a considerarlo necessariamente come un bene aziendale, conclusione questa che non trova
molti consensi in dottrina.

Definito come qualit dell azienda, l avviamento dipende :

a) dall ubicazione o avviamento di posizione;
b) dall organizzazione oggettivamente intesa (ad es. qualit degli impianti, competenza dei
dipendenti);
c) dalla capacit e dal prestigio dell imprenditore, o avviamento soggettivo.

Ma poich tutto dipende dallimprenditore (anche la scelta del luogo dove impiantare l azienda e la
scelta dei dipendenti), l avviamento esprime la capacit del soggetto di avere successo negli affari : il
sovrapprezzo dell avviamento altro non che la saggezza dell imprenditore nello scegliere e nel
coordinare i vari elementi che occorrono per vincere la gara per l acquisizione del mercato.
Parlando di avviamento in agricoltura, esso veniva ricollegato alla qualit della terra, cui si faceva
discendere la capacit di profitto dell agricoltore.
Il successo dell agricoltore si faceva dipendere in maniera esclusiva da fattori intimamente connessi al
suolo, e quindi dalla posizione geografica, dal clima, dall altitudine e dalla natura geologica del terreno
che incidono sulla fertilit.
Ma dobbiamo precisare che, se l avviamento altro non che la capacit di profitto dell azienda, va
detto che la probabilit di guadagno dell agricoltore non dipende solo dal fatto che ha impiantato
lazienda su un terreno fertile , ma anche dal fatto che egli ha introdotto coltivazioni adatte, eseguito
specifici miglioramenti, adottato rotazioni convenienti, scelto dipendenti capaci ed efficienti, procurato
ai propri prodotti rilevanti sbocchi sul mercato, attratto la clientela con marchi individuali e marchi
collettivi di prestigio, nonch con attestati di biologicit o di qualit. Negare tutto questo sarebbe negare
la realt.

Una monetizzazione della perdita della propria organizzazione aziendale viene riconosciuta all
agricoltore in due determinate situazioni :

a) in caso di esproprio del fondo, l agricoltore agricolo (tanto se proprietario, quanto se affittuario),
ha diritto ad un indennit aggiuntiva pari a quella del valore agricolo del terreno;
b) in caso di risoluzione incolpevole del contratto, l affittuario tanto se coltivatore diretto, quanto
se conduttore capitalista, ha diritto ad un equo indennizzo.

Possiamo serenamente affermare che l indennit aggiuntiva e l equo indennizzo altro non sono che il
corrispettivo per la disintegrazione dell azienda agricola, ossia per la perdita di quel particolare modo
con cui l agricoltore aveva organizzato, su quel terreno, la sua attivit imprenditoriale.
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Alla luce di tutte queste informazioni possiamo dire che anche in agricoltura si pu parlare di
avviamento come qualit dell azienda, se vero che vi sono ipotesi in cui previsto il diritto dell
agricoltore ad essere indennizzato dalla perdita della sua organizzazione.


5. LA CESSIONE DELL AZIENDA E L ART.2557 C.C.
Parliamo ora della cessione dell azienda.
Due sono le considerazioni preliminari da farsi: innanzitutto nell ipotesi di trasferimento dell azienda
(per compravendita, per usufrutto, per affitto), il cessionario aspira all intero potenziale economico
espresso dall organizzazione aziendale, e dunque anche alla clientela; in secondo luogo, tra i possibili
concorrenti del cessionario il cedente quello che riveste la posizione pi temibile e pericolosa, non solo
perch egli conosce i punti deboli dell azienda ceduta, ma anche perch per lui facile recuperare la
vecchia clientela.
Ne consegue che se alla cessione dellazienda non fosse imposto al cedente un divieto di concorrenza, si
vanificherebbero le aspettative dell acquirente.
Ecco perch nella prima formula dell art.2557 c.c., il divieto di concorrenza a carico dell imprenditore
che cedeva la sua azienda, era considerato quale effetto naturale del negozio traslativo in attuazione del
principio di esecuzione del contratto secondo buona fede.
La particolarit dell art.2557 c.c. che a noi interessa non data tanto dal fatto che l alienante deve
astenersi per cinque anni dall iniziare una nuova impresa, che per oggetto, ubicazione o altre
circostanze, sia idonea a sviare la clientela dell azienda ceduta, quanto invece dal fatto che il legislatore
parla esplicitamente di azienda agricola e che detta una specifica disciplina per la sua cessione.
Pi precisamente il 5 comma dell art.2557 c.c. stabilisce che il divieto di concorrenza imposto al
cedente solo nell ipotesi in cui siano svolte attivit connesse e quando rispetto ad esse sia possibile lo
sviamento della clientela
In altre parole, il principio temporaneo di concorrenza in caso di cessione dell azienda (regola) non vale
nell ipotesi di cessione dell azienda agricola (eccezione), ma torna a valere quando si tratti di cessione
di azienda agricola organizzata anche per l esercizio di attivit connesse.
Come sappiamo l attivit dell imprenditore agricolo si conclude con la vendita dei prodotti : sicch l
art.2557.5 c.c. ha per riferimento la cessione dell azienda agricola a cui l imprenditore ha impresso
lesercizio delle attivit di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione dei prodotti, nonch la fornitura dei servizi, l esercizio di attivit di valorizzazione del
territorio e del patrimonio rurale e forestale, e l esercizio di ricezione ed ospitalit di tipo turistico.
necessario tener presente anche laltra regola contenuta nell art.2557 c.c., ossia la disposizione che
consente alle parti di negoziare un patto di astensione della concorrenza ma che ne sancisce la validit
solo nei limiti di durata di cinque anni e purch non impedisca ogni attivit professionale dell
alienante.
Possiamo poi aggiungere un ulteriore considerazione per spiegare la ratio dell art.2557.5 c.c. ossia la
constatazione che qualora il cedente volesse continuare a fare l agricoltore, non ha la possibilit di
costituire ex novo un azienda, potendo solo insediarsi su un altra azienda agricola gi esistente,
migliorandone, se ne capace, l organizzazione.
Quindi qualora voglia, o non sappia fare altro, lagricoltore cedente, pu impiantare un azienda su un
altro fondo rustico, purch essa sia limitata ad attivit essenzialmente agricole come la coltivazione, la
silvicoltura e l allevamento, senza estendersi per cinque anni alle attivit connesse in precedenza
esercitate nellazienda ceduta.


6. LA CESSIONE DELL AZIENDA ED IL SUBENTRO DEL CESSIONARIO NEI
CONTRATTI DELL IMPRESA
Laspetto caratteristico dell azienda (come complesso di beni organizzati), impone che non si possa
parlare di cessione dell azienda se non trapassino nel cessionario tutti i valori economici che la fanno
pi o meno grande.
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La cessione dell azienda implica dunque la cessione dei beni essenziali che se nel settore industriale
possono essere rappresentati dal semplice know-how o da una ricetta segreta, nel settore agricolo non
possono che essere la terra, il bosco o il bestiame.
Come abbiamo gi detto per, l azienda composta da una pluralit di beni che possono appartenere
all imprenditore anche a titolo diverso dalla propriet. Anzi si precisato che i beni aziendali non sono
solo cose corporali, ma anche beni immateriali, servizi, diritti di credito, contratti, concessioni ed
autorizzazioni amministrative : sicch il titolare dell azione gode dei beni che la compongono in forza
di distinti diritti di godimento reale e personale in virt di contratti stipulati con terzi o di privilegi
concessegli dalla pubblica amministrazione.
Orbene, se lacquirente dell azienda deve acquisire l intero potenziale economico di questa, occorre
che con l unico negozio di trasferimento dell azienda (art.2556 c.c.) avvenga la circolazione dei diritti
sui beni corporali ed immateriali e delle posizioni giuridiche attive e passive correlate ai contratti ed alle
autorizzazioni o concessioni amministrative che la compongono.
per questo che il codice disciplina in caso di cessione dell azienda, la circolazione dei contratti
(art.2558 c.c.), dei crediti (art.2559 c.c.) e dei debiti aziendali (art.2560 c.c.), nonch dei contratti di
consorzio (art.2610 c.c.) e di quelli di lavoro (art.2112 c.c.), di mezzadria e di colonia parziaria (art.2160
c.c.), derogando alle norme ordinarie di circolazione dei contratti, dei crediti e dei debiti.
Per ci che riguarda la disciplina della circolazione dei contratti conclusi dallimprenditore alienante,
essa sostanzialmente identica in tutte le ipotesi : l acquirente subentra nel contratto, salvo la possibilit
del contraente ceduto di recedere dallo stesso, entro uno (art.2610 e 2160 c.c.) o tre mesi (art.2558 c.c.)
dalla notizia del trasferimento, qualora sussista una giusta casa nei casi disciplinati dagli art.2558 e
2610, o per mera sua volont contraria nel caso di contratto di lavoro o di contratto agrario associativo
(art.2160 c.c.). Peraltro al di l degli specifici casi di circolazione dei contratti di consorzio, di lavoro e
di associazione agraria, nonch dei contratti di coltivazione, allevamento e fornitura, il legislatore detta
nell art.2558 c.c., la disciplina generale del subentro da parte dell acquirente dell azienda, nei contratti
stipulati dall imprenditore alienante, stabilendo che se non pattuito diversamente, l acquirente dell
azienda subentra nei contratti stipulati per l esercizio dell azienda stessa che non abbiano carattere
personale.

Vanno fatte allora tre considerazioni :

a) il subentro nella posizione attiva e passiva di contraente avviene ex lege quale effetto automatico
del contratto di trasferimento dell azienda;
b) la possibilit di escludere volontariamente e pattiziamente dal trasferimento dell azienda, alcuni
contratti necessariamente limitata ai c.d. contratti dell impresa, ovverosia quei contratti che l
imprenditore stipula per l esercizio della sua attivit, dovendosi nettamente distinguere i
contratti con i quali sono stati acquisiti i beni essenziali per la stessa esistenza dell azienda;
c) necessario che i contratti non abbiano carattere personale, ovverosia che non siano
caratterizzati dall intuitus personae, cio dalla natura soggettivamente infungibile della
prestazione che per sua natura o per disciplina legale non ne trasmissibile mortis causa, ne
cedibile inter vivos.

Quindi se la cessione dell azienda implica necessariamente il trasferimento dei beni essenziali (mentre
potrebbero non essere trasferiti quelli non essenziali, come ad esempio la ditta ed il marchio
individuale), la cessione dell azienda agricola importa che il cessionario acquisti sulla terra e sul bosco
lo stesso diritto che il cedente su tali beni essenziali aveva.
Nessun problema sorge quando limprenditore agricolo proprietario della terra o del bosco. Il problema
invece si pone se limprenditore agricolo titolare del diritto di godimento della terra in forza di un
contratto di affitto. Posto che la terra bene fondamentale dallazienda agricola, se il titolare
dellazienda non fosse in grado di far subentrare l acquirente nel contratto di affitto del fondo rustico e
dunque si limitasse a trasferirgli solo gli altri beni (ad es. trattori, macchine, tini) non si avrebbe
cessione di azienda perch l acquirente non potrebbero esercitare la stessa attivit del cedente.


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7. SEGUE : LE CESSIONE DELL AZIENDA COSTITUITA SU TERRENO ALTRUI; IL
PROBLEMA DELLA CESSIONE DELL AFFITTO
Ora parleremo della cessione del contratto di affitto di fondo rustico.
Nel 1942 il legislatore aveva attribuito allaffitto le caratteristiche di contratto intuitu personae,
dipendendo la sostituzione di altri allaffittuario sempre dal consenso del locatore.
Punto di partenza di questa disciplina lart.21 della legge 3 maggio 1982 n.203, il quale vieta i
contratti di subaffitto, di sublocazione e comunque di sub concessione dei fondi rustici, tralasciando di
inserire nel divieto la cessione dell affitto.
Lomissione della fattispecie cessione dell affitto nella formula dell art.21, l.203/1982, stata
volutamente disposta dal legislatore.
In altre parole oggi e in via generale, la cessione del contratto di affitto di fondi rustici non vietata e la
sua disciplina rimessa alle regole ordinarie del codice, ovverosia gli art.1406 e 1594 c.c. che
richiedono il consenso del ceduto.
L art.48, ultimo comma della l.203/1982 prevede la possibilit per l affittuario, in assenza di famiglia
coltivatrice, di cedere, senza il consenso del locatore, il proprio contratto ai familiari che lo coadiuvano e
che esercitano attivit agricola a titolo principale.
Inoltre l affittuario che abbia effettuato miglioramenti, ha la potest di cedere, senza necessariamente il
consenso del locatore, il contratto ai familiari ancorch non coadiuvanti ne agricoltori a titolo principale.
Possiamo dire quindi che oggi venuta meno la natura personale della prestazione, la cui
fungibilit/infungibilit non dipende dalla volont del locatore, ma (ovviamente in determinate situazioni
come quelle descritte sopra) dalla volont dell affittuario, senza che nelle suddette ipotesi il locatore
possa nemmeno esprimere una volont di recesso.

Pu dirsi quindi che il contratto di affitto di fondo rustico :

a) non un contratto di cui si possa convenire la non-cessione;
b) non legalmente disciplinato in modo che ne sia vietata la cessione;
c) non caratterizzato dall intuitu personae che ne impedisce la cessione.

Pu concludersi che quando l affittuario di fondo rustico ad organizzare , sul terreno altrui, la sua
azienda, egli la pu cedere, appunto perch nel contratto di affitto della terra subentra automaticamente,
ex art.2558 c.c., l acquirente, con la sola possibilit per il locatore del fondo, contraente ceduto, di
recedere, entro tre mesi, dal contratto di affitto qualora per sussista una giusta causa.
inoltre ammissibile trarre unulteriore conclusione : il nostro ordinamento rende possibile la
circolazione di tutte le aziende agricole e non solo di quelle gestite da imprenditori che siano anche
proprietari del fondo rustico su cui esse sono esercitate.
Cos la dottrina riconosce che anche l affittuario di fondi rustici, cui consentito cedere la sua azienda,
possa capitalizzare il frutto del suo lavoro e della sua capacit professionale, trasformando in valore di
scambio il proprio successo negli affari.


8. LA SUCESSIONE NEL COMPENDIO UNICO E NELL AZIENDA FAMILIARE
COLTIVATRICE
L azienda come complesso di beni organizzati per l esercizio dell impresa pretende di essere
conservata, passando indenne attraverso le vicissitudini che riguardano la persona dell imprenditore.
Ora parleremo del fenomeno successorio per ci che riguarda l azienda agricola e non solo la propriet
del fondo rustico.
Nello specifico parliamo degli istituti del compendio unico e della successione anomala.
Iniziamo dal compendio unico. Questo istituto diretto a tutelare lintegrit fondiaria dei terreni
costituiti in compendio unico, perch ne stabilit la decennale indivisibilit per atti inter vivos e mortis
causa.
La suddetta indivisibilit reagisce anche con riguardo allintegrit aziendale nel caso di successione,
perch impone che il compendio che necessariamente stato organizzato in azienda agricola, passi tutto
intero all erede che ne chiede l attribuzione preferenziale.
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Se nessuno degli eredi chiede l attribuzione preferenziale, disposta la revoca degli aiuti comunitari e
nazionali e delle quote di produzione che erano stati assegnati all imprenditore defunto per i terreni
oggetto della successione. In questo modo gli eredi vengono sollecitati a continuare nell esercizio dell
azienda del de cuius.
Quanto alla successione anomala, da collegarsi al disposto dell art.230 bis c.c. sull ereditariet dell
impresa familiare, con lo scopo di evitare lo smembramento dei fattori produttivi allorch il titolare o
uno dei suoi titolari muoia, occorre fare due premesse.
Prima premessa: in caso di morte, i diritti che il defunto vantava sull azienda e sui singoli beni aziendali
trapassano ai suoi eredi, i quali possono gi essere membri dell impresa familiare o possono esserle
estranei.
Qualora tali eredi non intendano continuare l attivit economica intrapresa o non possano assumerla, e
dunque non vogliano divenire membri partecipi dell impresa familiare, e si proceda alla divisione
ereditaria, alla quale concorrono tutti od alcuni dei partecipanti originari dell impresa familiare, ecco
che la legge preferisce costoro nell assegnazione dell azienda, essi hanno diritto di prelazione sull
azienda.
Seconda premessa: laffitto forzoso delle quote dei coeredi del quale titolare ex lege l erede preferito,
possibile in quanto quest ultimo coltivava o conduceva il fondo assieme al defunto proprietario dello
stesso. In altre parole, per il fatto della coltivazione o della conduzione in comune, tra il de cuius ed il
familiare (che poi sar preferito dal legislatore) si era instaurata un impresa familiare, e dunque si era
formata un azienda.
Per ci al momento della morte dell originario proprietario del fondo rustico, cadono in successione
tanto la terra quanto la quota parte dei beni aziendali che a lui personalmente appartenevano. Ne deriva
che il prezzo del conguaglio non sar rapportato al valore di tutta l azienda, ma solo a quello dei beni
che erano del de cuius.
In questi casi ai familiari gi collaboratori del defunto, riconosciuto il diritto di continuare l attivit
agricola, servendosi dell azienda familiare, questo in via transitoria.
Quando poi i coeredi chiedano la divisione l art.230 bis c.c. assicura la conservazione dell unit
aziendale riconoscendo il diritto di prelazione agli eredi partecipi, i quali per sono tenuti al pagamento
dell eventuale conguaglio a favore dei coeredi non preferiti.


9. LA SUCCESSIONE NELL AZIENDA COSTITUITA SU TERRENO ALTRUI : LA
SUCCESSIONE NEL CONTRATTO D AFFITTO
Ogni volta che un imprenditore organizza un complesso di beni per l esercizio di un attivit economica
si ha un azienda.
Pertanto un azienda agricola quella che l affittuario di un fondo rustico organizza attorno al terreno
preso in affitto.
Il fondo rustico nella composizione dell azienda agricola, l elemento fondamentale e caratterizzante,
sicch senza di esso, non possibile pensare all esercizio imprenditoriale della coltivazione del campo o
della selva.
Orbene la vicenda circolatoria mortis causa del contratto di affitto cos disciplinata : in caso di morte
dell affittuario il contratto non si scioglie ma continua, qualora tra gli eredi vi sia persona che abbia
esercitato e continui ad esercitare attivit agricola in qualit di coltivatore diretto o di imprenditore a
titolo principale o meglio di imprenditore agricolo professionale.
Dobbiamo ora analizzare nello specifico quando l erede un coltivatore diretto.
In tal caso sorge un problema, per il quale in presenza di impresa familiare coltivatrice, il rapporto di
affitto continua in caso di morte o di dimissioni di familiari, purch il familiare rimasto sia capace di
soddisfare un terzo delle esigenze lavorative del fondo affittato.
Vi un conflitto tra la regola che riguarda il subentro dell erede nel contratto d affitto, e quella che
disciplina la continuazione del rapporto di affitto in caso di morte di coloro che fanno parte della
famiglia coltivatrice.



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La necessit di escludere la concorrenza fra queste due regole impone di ritenere :

a) che quando l erede coltivatore diretto faceva gi parte della famiglia coltivatrice, non si ha
successione nel contratto d affitto ma continuazione del rapporto agrario;
b) che quando non esisteva impresa familiare coltivatrice e tranne nell ipotesi in cui il familiare
fosse vincolato da un contratto di lavoro con l affittuario, l erede successore nel contratto
daffitto debba svolgere la sua attivit agricola, come coltivatore diretto o imprenditore agricolo
professionale, su un fondo diverso da quello oggetto del contratto caduto in successione;
c) che il fatto che il successore sia individuato come erede qualifichi il subentro nel contratto
daffitto giuridicamente s come successione a causa di morte, ma come ipotesi di successione a
titolo particolare peraltro anomala, dato che il subentro si verifica in capo al successore idoneo,
senza necessit di una sua accettazione, salva naturalmente la facolt di rinuncia.

Il fatto che esistano della regole che attribuiscono il diritto di succedere in via preferenziale fa si che non
operi pi il principio di eguaglianza fra gli eredi, e che non abbia spazio di operativit il principio
dellintuitu personae che un tempo caratterizzava il contratto d affitto.
In virt dell art.1627 c.c. in caso di morte dell affittuario tutti gli eredi succedono nel contratto con
possibilit del locatore di recedere entro tre mesi dalla morte della controparte mediante disdetta da
comunicarsi con un preavviso di sei mesi.


10. L AFFITTO DI AZIENDA AGRICOLA
Ma se l azienda agricola ontologicamente diversa dal fondo attrezzato, possibile pensare ad un
affitto di azienda agricola (art.2562 c.c.) e come tale ad un contratto che sfugga alla legislazione speciale
che ha per oggetto l affitto di fondi rustici?
La dottrina divisa.
Occorre ricordare che tutta levoluzione normativa nel senso della riduzione dei contratti agrari nell
unico tipo legale dell affitto.
Partendo da questo dato storicamente certo, passiamo alla lettura combinata degli art. 58, 45 e 27 della
l.203/1982.
Si rileva che l art.58 afferma il principio di inderogabilit della legislazione speciale : sicch in caso di
clausole pattizie difformi da quanto disposto dalla legge, ci sar la loro sostituzione di diritto con le
clausole fissate dalla legge, e ci in virt delle regole degli art.1339, 1418.1, 1419 c.c.
Tale principio pu essere eluso qualora le parti contraenti vengano assistite dalle associazioni sindacali
ai sensi dell art.45 (autonomia negoziale assistita) in quanto il contratto che possono stipulare non pu
che essere diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela (art.1322.2 c.c.).
L autore del libro d accordo con quella dottrina seconda la quale la libert negoziale, anche quella
di poter modificare la clausole legali dell unico contratto agrario (avente ad oggetto la concessione di
fondi rustici) oggi ammesso dall ordinamento, quello di affitto appunto.
Analizziamo l ultimo articolo citato prima, l art.27, secondo cui il contratto di affitto di fondo rustico
il contratto agrario che ha per oggetto la concessione di un fondo rustico, o tra le cui prestazioni vi sia il
conferimento di un fondo.
Nellaffitto dazienda per, il bene oggetto del contratto, non il fondo rustico, ma un complesso
organizzato di beni costituenti per il diritto una universitas : sicch quando si discute di contratti agrari
aventi ad oggetto la concessione del fondo si parla di altra cosa, di un qualcosa di estremamente diverso
dal contratto il cui oggetto la concessione di un azienda.


11. L ESPROPRIO DEL FONDO RUSTICO E L INDENNIZZO DELLA PERDITA DELL
AZIENDA
Il rilievo dellazienda agricola come diversa dal fondo rustico evidente quando si esamina la disciplina
dell espropriazione per pubblica utilit.
Lindennit spetta a coloro che hanno la propriet dei terreni soggetti ad espropriazione perch al loro
valore essa commisurata.
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Quando limmobile locato od affittato, il terzo non ha azione diretta nei confronti dell espropriante,
ma esclusivamente nei riguardi dell espropriato al quale attribuito il ristoro delle utilit derivanti dalla
cosa e perci anche di quelle che, per diritto personale, sono invece di spettanza di terzi : e si parla di
indennit unica.
Lunicit dellindennizzo stata spezzata in una parte risarcitoria del valore del terreno ed in altra
parte risanatoria dell attivit di coltivazione, che a seguito dell esproprio, viene dismessa : al
proprietario coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale spetta infatti un indennit
aggiuntiva di ammontare pari allindennit di esproprio, indennit che uguale al valore agricolo
corrispondente al tipo di coltura effettivamente praticato.
Altro aspetto rilevante dato dal fatto che ove esista contratto agrario, le indennit vengono percepite
separatamente dal proprietario del terreno e dallaffittuario che coltivi il fondo da almeno un anno.
Inoltre, in caso di cessione volontaria del terreno, prevista a favore del proprietario del fondo rustico,
un ulteriore indennit aggiuntiva che porta a triplicare l indennit-base in caso di terreno effettivamente
coltivato, mentre pari al 50% dell indennit-base per le aree non edificabili.
Messo in evidenza che l indennit aggiuntiva dovuta al coltivatore (proprietario od affittuario che sia),
la ratio della normativa va individuata nellesigenza di assicurare un equo ristoro del lavoro dell
agricoltore esercitante la sua attivit sul terreno espropriato, ovverosia della sua perduta organizzazione
aziendale.
Alla medesima conclusione si perviene anche qualora lablazione ( processo di rimozione) derivi dalla
costruzione di un opera pubblica che abbia prodotto l irreversibile trasformazione del fondo e renda
quindi definitivamente impossibile il godimento in forma agricola del terreno.


12. L ESECUZIONE DELLA SENTENZA NON DEFINITIVA DI SFRATTO DAL FONDO
RUSTICO E LA TUTELA DELL INTEGRITA' DELL AZIENDA AGRICOLA
Nel nostro sistema c un altra specifica disposizione diretta ad evitare che, in pendenza di riesame
giurisdizionale della controversia, si proceda alla disintegrazione dell azienda dell affittuario tanto se
questi agricoltore diretto, quanto se conduttore.
Ai sensi dell art.373 c.p.c. costituisce grave ed irreparabile danno l esecuzione della sentenza che
privi il concessionario di un fondo rustico del principale mezzo di sostentamento suo o della sua
famiglia, o possa risultare fonte di serio pericolo per l integrit economica dellazienda o per l
allevamento di animali.
Il legislatore ha individuato due distinte ipotesi di grave ed irreparabile danno, in presenza delle quali
pu essere concessa la sospensione dell esecuzione della sentenza non definitiva di sfratto.
La prima di queste ipotesi prende in considerazione lidoneit del fondo rustico a soddisfare i bisogni
alimentari dell affittuario, e quindi eleva la terra a mezzo di sostentamento e solo perch tale, considera
irreparabile e grave la perdita del fondo rustico da parte di colui che da esso trae di vivere.
La seconda (che quella che vogliamo mettere in evidenza), si preoccupa dellazienda agricola in
relazione al suo essere ed alla sua integrit, che verrebbe meno con la sottrazione del fondo rustico , cio
di uno dei suoi elementi, senza possibilit alcuna di ricostituzione (ed ecco l irreparabilit del danno)
qualora un successivo giudice riformasse la sentenza di escomio.
Con riguardo a questa seconda ipotesi possiamo dire che il legislatore ha espresso un giudizio di
irreversibilit del danno patrimoniale dell esecutando, nel senso che la perdita del fondo capace di
mettere in serio pericolo l integrit economica del complesso aziendale da lui organizzato.
Una simile evenienza di regola si verifica ogni volta che si tratti di un impresa di coltivazione del
campo o della selva, dato che in tale caso la sottrazione del fondo dal complesso dei fattori produttivi
organizzati dall agricoltore si traduce necessariamente nella disintegrazione dell azienda agricola per l
avvenuta perdita del suo bene fondamentale ed essenziale.






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CAPITOLO IX
AMBIENTE, TERRITORIO, MERCATO

1. PREMESSA
In questo capitolo parleremo di come si raccorda l agricoltura con l ambiente, di come si pone l
impresa agricola nel territorio rurale e di come si proietta l impresa agricola nel mercato.


2. LA NOZIONE DI AMBIENTE
Diamo ora una definizione del termine ambiente. Nellaccezione comune di ambiente rientrano entit
come l aria, l acqua, la flora, la fauna, il suolo, le bellezze naturali, oggetto di diverse tutele giuridiche.
Lambiente soddisfa un interesse ulteriore, ossia la qualit della vita, garantendo appunto, dignit e
benessere quali diritti fondamentali dell uomo.
La dottrina si divide tra coloro che ritengono che l espressione ambiente sia soltanto un medium
linguistico attraverso il quale si opera il rinvio ai singoli beni che godono di specifiche tutele contro i
fatti di inquinamento, chi invece intende l ambiente come un valore-obiettivo dell azione dei pubblici
poteri, e chi lo intende come una nuova res capace di essere oggetto di autonomo di diritti, ovvero esso
stesso come bene giuridico.
Certamente come bene giuridico lo hanno inteso la Corte di Cassazione e la Corte dei Conti ricorrendo
agli art.9 e 32 Cost. che tutelano il paesaggio e la salute.
Secondo la Corte Costituzionale l ambiente un bene immateriale unitario sebbene formato da vari
componenti, ciascuno dei quali pu costituire isolatamente e separatamente, oggetto di cura e di tutela,
ma tutti nellinsieme riconducibili ad un unit.
L ambiente appartiene alla categoria dei c.d. beni liberi e come tale fruibile dalla collettivit e dai
singoli.
La maggioranza della dottrina italiana ritiene che l ambiente rappresenti un valore, sia come obbiettivo
dell azione delle pubbliche autorit, sia come dovere di solidariet per tutti gli appartenenti
allordinamento.
Il nuovo art.117.2 Cost. ha indicato la tutela dell ambiente e la tutela dell ecosistema tra le materie
di competenza esclusiva dello Stato.


3. LA NORMATIVA COMUNITARIA SULLA TUTELA DELL AMBIENTE TRA STATO E
REGIONI
Il diritto comunitario non si preoccupa di identificare l ambiente in un bene giuridico nuovo, quello che
sicuramente ha fatto stato inserire la salvaguardia dell ambiente ed il riconoscimento dell
inscindibilit del rapporto ambiente-agricoltura tra le fonti primarie della Comunit, e dunque tra le
finalit della politica agricola comune.
Punto di riferimento stato lAtto Unico Europeo del 1987, cui hanno fatto seguito il Trattato di
Maastricht del 1992 ed il Trattato di Amsterdam del 1999.
Dalle disposizioni base dellUnione e della Comunit europea si ricavano due principi, tra loro
fortemente complementari: il primo che nellattuazione delle politiche comunitarie occorre perseguire
lobiettivo di uno sviluppo armonioso, equilibrato sostenibile delle attivit economiche, il secondo
che occorre puntare ad un elevato livello di protezione dell ambiente ed il miglioramento delle sue
qualit.
Va inoltre evidenziato che la tutela dell ambiente non rientra tra le materie di competenza esclusiva
della Comunit, anzi per il principio della sussidiariet, la Comunit interviene solo quando gli obiettivi
da perseguire non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri, o possono essere
meglio realizzati a livello comunitario.

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Inoltre dobbiamo dire che la disciplina comunitaria in materia ambientale ruota intorno a tre principi :

a) quello di precauzione, e quindi dell azione preventiva;
b) quello della correzione dei danni, intervenendo prioritariamente sulla fonte di essi;
c) quello della responsabilit del risarcimento che grava su chi ha inquinato.

Nella relazione del 24 gennaio 2001 della Commissione dal titolo Ambiente 2010 : il nostro futuro, la
nostra scelta, si riconosce che un ambiente sano essenziale per la prosperit e per la qualit della vita;
che occorre riuscire a sganciare limpatto ed il degrado ambientale dalla crescita economica e che
necessario che le attivit economiche (tra cui l agricoltura), operino in modo ecologicamente efficiente,
ovvero producendo la stessa o una maggiore quantit di prodotti ma con un minor consumo di risorse ed
una minore produzione di rifiuti.
LAtto Unico Europeo, ha attribuito alla Comunit il potere di intervenire in materia ambientale, e la
politica ambientale cos diventata una delle politiche della Comunit.
Importante in merito il regolamento 1094/88 che pone tra i suoi obiettivi, quello di ridurre
drasticamente le superfici coltivate per ottenere il calo delle produzioni, e quello di migliorare l
ambiente grazie sia al ritorno della flora spontanea nei campi messi a riposo, sia al minor uso di tecniche
e di sussidi chimici dannosi.
Il regolamento 2087/92 invece ha concesso degli aiuti agli agricoltori che hanno escluso dalla loro
attivit di coltivazione l uso di prodotti chimici di sintesi e che hanno promosso l agricoltura biologica,
volta a offrire prodotti pi naturali e tendenzialmente pi sani.
Con il nuovo art.117 Cost. sono sorti dei problemi, soprattutto se si considera che ancora la Corte
Costituzionale sostiene che spetta allo Stato garantire il sistema ecologico nel suo complesso ed imporre
una tutela uniforme dellambiente e dell ecosistema che deve essere rispettata nell intero territorio
nazionale, ivi compreso quello delle Regioni a statuto speciale.
Probabilmente la via d uscita sar la partecipazione delle Regioni, nelle materie di loro competenza, alla
fase ascendente della formulazione delle norme comunitarie, ma certo che occorrer una leale
collaborazione tra lo Stato e le Regioni che sono competenti in vie esclusiva sulla materia agricoltura
(art.117.4 Cost.), in via concorrente sulle materie di governo del territorio, della valorizzazione dei beni
ambientali e della tutela della salute (art.117.3 Cost.) e che non hanno competenza alcuna nella materia
statale della tutela dell ambiente (art.117.2 Cost.).
Le Regioni dunque possono adottare nell ambito delle proprie competenze, una disciplina
maggiormente rigorosa rispetto ai limiti fissati dal legislatore statale, quando essa diretta ad assicurare
un pi elevato livello di garanzie per le popolazioni ed i territori interessati.
Non si pu fare a meno di ricordare che nel diritto comunitario possibile rintracciare disposizioni
normative che attribuiscono agli Stati membri la facolt di derogare alle disposizioni comunitarie di
armonizzazione e se il caso, di aggravare i limiti imposti per la tutela della salubrit dell aria o della
purezza delle acque.
Vi sono poi diversi accordi come il Trattato di Marrakech o la Carta di Barcellona in cui troviamo
diverse regole e principi circa la tutela dell ambiente e della salute.


4. L AMBIENTE E L AGRICOLTURA. LA TUTELA DEL SUOLO DALL INQUINAMENTO
DI FONTE AGRICOLA
Come altre attivit produttive, anche l agricoltura produce esternalit negative. In altre parole
lesercizio di attivit industriali ed agricole pu produrre inquinamento.
Anche in agricoltura si produce inquinamento : innanzitutto in danno del fondo rustico, e poi in danno
delle acque, e ci per l uso intensivo di concimi chimici, fitofarmaci e fanghi di depurazione; per la
deiezione degli animali allevati a causa della percolazione dei liquami o della pratica della
fertirrigazione; per lo smaltimento dei rifiuti della attivit di trasformazione dei prodotti agricoli.
Tuttavia esistono delle notevoli differenze fra industria ed agricoltura : infatti l agricoltore,
diversamente dall industriale, deve fare i conti con l abuso di fertilizzanti e fitofarmaci che producono
la deumidificazione del suolo e la desertificazione, annullando cos qualsiasi vantaggio di produzione e
creando dei danni all azienda stessa.
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Il fondo rustico, destinato a produrre ricchezza nellinteresse (anche) della collettivit, deve essere
coltivato (art.41 e 44 Cost.); ovvero non pu esserci un terreno, definito dal piano pubblico di assetto
territoriale come verde agricolo, che rimanga incolto.
Il grado di intensit della coltivazione passa dalla coltura estensiva alla coltura intensiva, dipendendo
dalla quantit minore o maggiore dei mezzi di produzione (capitali e lavoro) impiegati sull unit di terra
nuda.
Il sistema comunitario dei prezzi d intervento, che garantisce agli agricoltori la riscossione di un prezzo
per tutta la produzione ritirata dagli organismi a ci preposti, ha spinto per lungo tempo gli agricoltori a
coltivare intensamente i propri fondi al fine di produrre quei prodotti agricoli assistiti dall intervento.
Ne conseguito un forte utilizzo di concimi chimici ed un conseguente abbandono della concimazione
naturale, un forte utilizzo di insetticidi, erbicidi e fitofarmaci, volti a garantire le produzioni dalle
malattie.
Il problema dell aumento della produzione dunque combinato con quello dell inquinamento delle
falde acquifere , che si sono caricate di sostanze velenose come pesticidi e fertilizzanti; con la
deumidificazione e conseguente desertificazione del terreno.
La superproduzione agricola crea dunque danni al paesaggio agrario, alla biodiversit ed alla salute
umana.
La Comunit, con la sua politica agricola comune (PAC), ha favorito attraverso sostegni finanziari, il
congelamento delle terre, ed ha effettuato interventi ecologicamente importanti, volti a far si che a titolo
di compenso, gli agricoltori utilizzassero buone pratiche agricole e sistemi di produzione agricola
sostenibili, volti a tutelare l ambiente, il paesaggio, le risorse naturali, il suolo, la diversit genetica,
ovvero a promuovere le c.d. misure agro-ambientali.
La PAC dunque mira ad una riduzione della produzione e ad un decremento dell uso di pesticidi e
fertilizzanti, a vantaggio non solo delle finanze dalla Comunit, ma anche e soprattutto dell ambiente.
Cos la PAC si pone in sintonia con la Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 riguardante l ambiente
e lo sviluppo, per la quale occorre perseguire uno sviluppo sostenibile, cio attraverso tecniche
agricole compatibili con il razionale uso della terra, in modo da assicurarne la capacit di produzione
anche alle generazioni future.
In questo quadro di interventi volti a controllare l uso di fertilizzanti e fitofarmaci, e ad incentivare
forme pi naturali di coltivazione della terra, si inserisce la normativa italiana attraverso il c.d. quaderno
di campagna, i manuali di corretta prassi igienica ed il codice di buona pratica agricola sulla protezione
della acque dai nitrati.
Dobbiamo analizzare altri due aspetti importanti :1) quello delle opere di organizzazione dell azienda
agraria, che possono avere un impatto ambientale, e 2) quello dell eliminazione dei rifiuti agricoli.
Iniziamo dal primo: alcune opere incidenti sulla consistenza dell azienda agricola potrebbero
rappresentare modifiche territoriali e/o colturali di tale ampiezza da dar luogo ad effetti gravemente
perturbatori dell equilibrio dell ambiente. Per questo motivo, svariate direttive comunitarie prevedono,
al fine di garantire un elevato livello di protezione dell ambiente , non solo che sia elaborato un
procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) dall impatto sull ambiente dei piani o dei
programmi concernenti i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti,
della gestione dei rifiuti e delle acque, turistico, della destinazione dei suoli, ma anche che le opere di
rilevante entit siano sottoposte ad un apposita procedura di valutazione d impatto ambientale (VIA).
Il secondo aspetto di cui dobbiamo parlare come abbiamo gi detto quello della gestione dei rifiuti.
Ovviamente con l aumento della produzione, vi stato un conseguente aumento della produzione di
rifiuti, rifiuti che molto spesso oltre che essere inquinanti sono addirittura tossici.
Per rifiuto si intende qualsiasi sostanza di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l obbligo di
disfarsi, e dunque tutto ci che, derivante da attivit umane o da cicli naturali, venga abbandonato o sia
destinato allabbandono.
Vi sono delle sostanze che il Codice ambientale esclude dalla categoria rifiuti , come i materiali litoidi
o vegetali riutilizzati nelle pratiche agricole o di conduzione dei fondi rustici, il siero di latte (se
destinato come materia prima per la produzione di mangimi, mentre rientra nella categoria rifiuti dell
industria lattiero-casearia quando prima di essere utilizzato deve essere trattato), le carogne animali, le
materie fecali e le altre sostanze naturali derivanti dallattivit agricola, nonch gli scarichi idrici, esclusi
i rifiuti liquidi costituiti da acque reflue.
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Per ci che riguarda le carogne, esse vanno eliminate mediante incenerimento o sotterramento, mentre i
materiali litoidi, quelli vegetali e quelli fecali, possono essere riutilizzati come concime naturale.
In merito va detto che le imprese agricole, al contrario di quelle industriali, possono riutilizzare i propri
rifiuti, generalmente come fertilizzanti e concimi; la stessa normativa comunitaria spinge gli agricoltori
al riciclo o allauto smaltimento dei rifiuti.
La Comunit Europea inoltre prevede che i singoli Stati membri possano prendere provvedimenti per
una protezione ambientale ancora maggiore, e per questo motivo la Corte di Giustizia ha ritenuto
legittima la normativa tedesca che prevede disposizioni pi rigorose in materia di discariche.
Tra l altro la Comunit prevede un trattamento privilegiato a favore degli imprenditori agricoli che
tengano i registri di carico e scarico dei rifiuti speciali pericolosi.
Nel Codice ambientale troviamo in allegato lelenco dei rifiuti, in cui quelli contrassegnati da un
asterisco sono quelli pericolosi, e sono : i rifiuti agro-chimici contenenti sostanze pericolose, i rifiuti dei
prodotti fitosanitari, le perdite di olio.
Inoltre la Comunit promuove le pratiche e gli accordi tra produttori ortofrutticoli al fine di gestire i
rifiuti in modo tale che sia rispettato l ambiente, mentre non sono previsti accordi analoghi tra i
produttori industriali.
Diamo in ultimo una definizione di biomassa : ossia prodotti legnosi, quali i residui delle potature, le
paglie, gli stocchi di mais, il materiale derivante dalla pulizia dei boschi, ed i liquami ed i reflui
zootecnici e acquicoli.


5. SEGUE : LA TUTELA DELLE ACQUE DALL INQUINAMENTO DI FONTE AGRICOLA
Il legislatore italiano ha operato una distinzione tra imprese agricole e imprese commerciali.
Ha distinto inoltre tra acque reflue scaricate da edifici in qui si svolgono attivit commerciali o
industriali, ed acque reflue scaricate da insediamenti residenziali e derivanti dal metabolismo umano e
da attivit domestiche.
Se la legge Merli denominava le prime come provenienti da insediamenti produttivi e le seconde come
provenienti da insediamenti civili, oggi il Codice ambientale distingue tra acque reflue industriali e
acque reflue domestiche, ed equipara le seconde alle acque reflue provenienti :

a) dalla coltivazione del terreno e dalla silvicoltura;
b) dallallevamento di bestiame (ossia tutti gli animali allevati per uso o profitto);
c) da impianti di acquacoltura o piscicoltura;
d) da imprese di coltivazione, silvicoltura ed allevamento trasformatrici dei prodotti primi.

In altre parole le acque provenienti da tutte le attivit agricole (art.2135 c.c.) sono parificate alle acque
reflue domestiche, purch l attivit si svolga sul fondo o con i prodotti prevalenti del fondo.
Se vero che tutti gli scarichi (ossia qualsiasi immissione diretta sul suolo, nel sottosuolo, o in rete
fognaria), sono soggetti ad autorizzazione, per gli scarichi di acque reflue domestiche (e dunque anche di
acque reflue agricole) il regime autorizzatorio definito dalle Regioni, con condizioni attenuate rispetto
a quelle occorrenti per le autorizzazioni degli scarichi di acque reflue industriali.
Inoltre mentre la condotta contra legem degli imprenditori industriali di regola sanzionata penalmente,
quella degli imprenditori agricoli punita con sanzioni amministrative.
Abbiamo gi detto che le imprese agricole a differenza di quelle industriali possono riutilizzare i propri
rifiuti. Invero concessa agli allevatori la facolt di riutilizzare gli effluenti dei propri allevamenti, come
concime, attraverso l antica pratica della fertirrigazione
La pratica delle fertirrigazione tuttavia presenta un problema : lutilizzo agronomico dei reflui zootecnici
potrebbe dar luogo all inquinamento delle acque di falda ed alleutrofizzazione (condizione di
ricchezza) dei bacini lacustri e del mare, per questo motivo la Comunit ne ha disciplinato l utilizzo.
Dunque i reflui di origine animale , hanno, entro certi limiti di dosaggio, effetti fertilizzanti; ecco perch
lo spandimento dei liquami considerato come utilizzazione di risorse della stessa azienda piuttosto che
come smaltimento dei rifiuti.
Cercando di semplificare al massimo, questa tecnica consiste nell abbandono di questi liquami sul
terreno coltivato, nei tempi e nei modi che la tutela dell igiene e della sicurezza alimentare impone.
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Il problema ambientale provocato dagli allevamenti zootecnici stato affrontato dalla Comunit.
Ci sono diversi regolamenti comunitari che programmano la riduzione del carico di bestiame per ettaro
di superficie foraggiera.

Altra attivit che contribuisce all accrescimento delle acque reflue la trasformazione delle olive in
olio.
I frantoi (processi di estrazione dellolio) per essere considerati tra gli insediamenti che danno luogo ad
acque reflue domestiche e non industriali, non devono utilizzare sistemi tecnologici di tipo industriale.
Il Codice ambientale prevede che anche le acque di vegetazione e le sanse (le materie solide che restano
dopo le procedure di spremitura e/o frantumazione di olive, uva, o altra frutta) umide provenienti da
frantoi possono essere utilizzate da un punto di vista agronomico.


6. LE ESTERNALITA' POSITIVE DELL ESERCIZIO RAZIONALE DELL AGRICOLTURA:
LA MULTIFUNZIONALITA'
Abbiamo gi detto che il bosco non ha solo fini produttivistici, anzi un altro suo fine molto importante
quello della conservazione del territorio.
Anzi oggi quest ultimo fine sembra essere il principale, da quando la c.d. legge Galasso ha elevato il
bosco a bene ambientale assoggettando boschi e foreste a vincolo paesaggistico, il quale garantisce la
conservazione del bene da qualsiasi vulnus che ne attenti la forma e la consistenza.
Ora parleremo di come la non utilizzazione del bene-terra provochi degrado ambientale.
Luso attivo della terra imposto dalla stessa Costituzione (art.41 e 44 Cost.) e si manifesta come un uso
produttivo e non come un uso conservativo.
Lespressione razionale sfruttamento del suolo dell art.44 Cost. volta ad assicurare all uomo gli
alimenti essenziali alla sua vita esigendo per una sorta di autoconservazione.
In sostanza lordinamento riconosce alla terra funzioni che obbligano il titolare del diritto di
utilizzazione di essa. Lo obbligano a produrre e al tempo stesso a conservare.
La razionale coltura della terra e del bosco quindi volta alla salvaguardia dell ecosistema, ed
indispensabile alla tutela della salute e della vita.
Oggi sullonda del diritto comunitario si riconosce e si finanzia la c.d. multifunzionalit dell agricoltura.
Con lespressione multifunzionalit si preso atto che un agricoltura razionale, il cui esercizio
consente non solo la produzione di alimenti, ma anche il mantenimento o la non compromissione degli
elementi che caratterizzano gli equilibri ambientali con i quali essa interagisce, si tratta di un agricoltura
ecocompatibile.


7. I C.D. CONTRATTI AGRO-AMBIENTALI
In materia ambientale possono instaurarsi dei contratti fra ente pubblico erogatore e agricoltore
beneficiario.
Il regolamento 1698/99 ci parla dellesistenza di due diverse categorie : la prima consiste in premi a
favore degli agricoltori delle zone svantaggiate e di quelle soggette a vincoli ambientali che si
impegnano per almeno 5 anni ad utilizzare buone pratiche agricole compatibili con la necessit di
salvaguardare l ambiente e lo spazio naturale; la seconda invece riguarda le c.d. misure agro-
ambientali che consistono in forme di conduzione dei terreni agricoli che oltrepassano l utilizzazione
delle buone pratiche agricole, e il cui contenuto e compenso pattuito con la P.A.
In poche parole queste misure garantiscono in maniera sostenibile i valori di protezione ed ecologici
delle foreste, e sono stabilite in un contratto nel quale precisata la dotazione finanziaria.
In Italia parliamo di contrattazione in agricoltura con riguardo alla c.d. programmazione negoziata, per
cui determinati interventi vengono concordati fra soggetti pubblici e parti private attraverso dei patti
territoriali e poi attraverso contratti di programma e contratti darea.
I contratti possono dunque essere stipulati fra P.A. ed agricoltori al fine di realizzare obiettivi di sviluppo
rurale, come :

a) misure di estensivizzazione della produzione;
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b) buone pratiche agricole;
c) misure agro-ambientali.

Questi contratti tendono a rafforzare il territorio come sistema economico-sociale e ad esaltare il
contributo dato dall agricoltura al territorio, mostrando certamente il fil rouge che corre tra l uno e l
altra.
Nei contratti di programma riguardanti misure agro-ambientali e silvo-ambientali, le parti private
stipulano liberamente con la P.A. interventi da esse determinati per la realizzazione di specifici fini
(sviluppo rurale, tutela dell ambiente), fissando il quantum dovuto dalla P.A. per la realizzazione
dell impegno assunto dall agricoltore.
Inoltre la P.A. pu stipulare con gli agricoltori, contratti di collaborazione, convenzioni e contratti d
appalto.
In realt non si parla pi di contratti ma di impegni, che vengono assunti volontariamente dagli
agricoltori.
L impegno pu durare da 5 a 7 anni, e non vi un corrispettivo fisso prestabilito.
La controprestazione a carico della P.A. dunque non prestabilito in modo certo, ma dipende da una
serie di variabili (durata, mancato guadagno, costi dell operazione, superficie del terreno), che non
possono essere negoziate.


8. IL TERRITORIO COME SPAZIO RURALE
Nel 1988 la Commissione Europea nella Comunicazione il futuro del mondo rurale, precisava che lo
spazio rurale va oltre la delimitazione geografica, estendendosi a tutto il tessuto economico e sociale
dellarea, comprendendo cos le varie attivit, dall agricoltura all artigianato, alle piccole e medie
imprese industriale, al commercio, ai servizi.
Lo spazio rurale il territorio costituito dalla spazio agricolo, destinato alla coltivazione e all
allevamento, e dallo spazio fondiario non agricolo destinato ad usi diversi dall agricoltura, in particolare
l insediamento o le attivit degli abitanti nell ambiente rurale.
Le varie attivit, non solo economiche, ma anche sociali e culturali, interagiscono fra loro in modo
sinergico.
L agricoltura costituisce cos la spina dorsale dello spazio rurale.


9. I DISTRETTI RURALI
Abbiamo detto che lo spazio rurale caratterizzato da diverse attivit interconnesse fra loro.
Nasce cos ad opera degli economisti e dei giuristi, l idea dei distretti ossia l insieme di imprese e di
istituzioni geograficamente prossime ed economicamente interconnesse.

I distretti ruotano devono avere 5 caratteristiche :

a) devono essere sistemi produttivi locali;
b) devono presentare un identit storica e territoriale omogenea;
c) deve esserci integrazione fra attivit agricole e altre attivit locali;
d) i beni o servizi prodotti devono essere di particolare specificit;
e) i prodotti o servizi devono essere coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali.

Nei distretti agroalimentari, lintegrazione tra imprese agricole ed imprese agroalimentari, e la
specificit delle produzioni certificata (DOP, DOC, IGP).
L elemento fondante dell esperienza distrettuale senzaltro un iniziativa spontanea ed autogovernata.
Un esempio di distretto agroalimentare potrebbe essere quello per la produzione della nutella, dove
collaborano e interagiscono fra loro, gli agricoltori produttori di nocciole, i raccoglitori, gli artigiani e gli
industriali che producono gli strumenti utili per la raccolta, i commercianti che poi venderanno il
prodotto finito, i finanziatori, i disegnatori e coloro che stampano le etichette.

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10. I CONTRATTI AGRO-INDUSTRIALI
Le associazioni di produttori agricoli possono stipulare con le contrapposte organizzazioni professionali
degli industriali e dei commercianti alimentari, accordi economici.
Si tratta di contratti normativi, che rientrano nella categoria dei contratti collettivi, che per intercorrono
non fra sindacati dei datori di lavoro e sindacati dei lavoratori, ma vengono stipulati fra organizzazioni
professionali contrapposte e sono volti a disciplinare i rapporti economici fra le imprese.
La legge in questa materia ha lobiettivo di tutelare la categoria contrattualmente pi debole, quella degli
agricoltori, che si confrontano nel mercato con industriali e commercianti per trasformare e distribuire i
propri prodotti.

Sono un esempio di questi contratti le c.d. intese di filiera. Con esse agricoltori, industriali e distributori
di alimenti, provvedono a definire le azioni :

a) per migliorare la conoscenza e la trasparenza della produzione e del mercato;
b) per migliorare l immissione dei prodotti nel mercato;
c) per valorizzare i marchi di qualit;
d) per valorizzare il legame tra produzioni e territorio di provenienza;
e) per raggiungere un equilibrio e una stabilit sul mercato;
f) per suggerire metodi di produzione rispettosi dell ambiente;
g) per stilare schemi contrattuali compatibili con le norme europee.

Le intese di filiera vengono approvate con decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e
forestali.
Con i contratti di filiera lo Stato concede dei contributi finanziari alle imprese agricole, alle cooperative
agricole, ai produttori agricoli, alle societ agricole, che sviluppino la propria produzione in almeno tre
Regioni.
Le intese di filiera sono disciplinate da contratti quadro che disciplinano la quantit e la qualit della
produzione, ricercando un equilibrio fra domanda e offerta e stabilendo i prezzi.
Ogni inadempimento di grave importanza delle regole imposte da questi contratti quadro comporta un
risarcimento del danno.
Ai fini del nostro studio dobbiamo poi analizzare i contratti di coltivazione, allevamento e fornitura,
individualmente stipulati dall agricoltore con gli acquirenti dei suoi prodotti.
Con questi contratti l agricoltore si impegna a trasferire in cambio di un prezzo, la propria produzione o
i propri servizi.



11. LE REGOLE DEL TERRITORIO COME REGOLE DELL IMPRESA AGRICOLA
La trasmissione dellimmagine di una terra e della sua gente ha bisogno di un segno : questo segno
dato dal nome geografico che consente di far conoscere al pubblico che un certo prodotto proviene da
una determinata area. Ad esempio i modenesi sono da sempre conosciuti per uno specifico aceto, laceto
balsamico di Modena.
Esistono allora delle norme, sia nazionali che comunitarie, dirette a garantire che la fama di certe
produzioni di specifiche aree non sia usurpata da prodotti di altre zone : le DOP, le IGP e le DOC,
rispondono appunto a quest esigenza.
Va detto che alla gente di una certa terra, non si deve solo l accortezza di aver dato il nome geografico
dell area al prodotto tipico, ma si deve anche quella cultura, quelle tradizioni, quei costumi, che l
hanno resa e la rendono depositaria di tutte le risorse di quel luogo.
Il territorio viene regolato in ragione delle proprie attivit produttive rivolte al mercato, ad esempio
proibito l impianto di discariche nei territori con produzione agricola di particolare qualit e tipicit.
Come gi abbiamo detto nel caso dei prodotti tipici, il toponimo non solo un semplice segno
geografico, ma identifica una comunit di produttori locali e li valorizza.

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Ci sono una serie di norme comunitarie volte a preservare la tipicit di questi prodotti, vediamone
qualcuna :

a) obbligatorio imbottigliare il vino di qualit nelle regioni di produzione;
b) il prosciutto DOP non si affetta, ne il formaggio DOP non si grattugia fuori dalle zone della
rispettiva produzione, quando i disciplinari prevedono che siano gli stessi produttori a compiere
queste azioni.


12. IL MERCATO AGRICOLO TRA INTERESSI DEGLI IMPRENDITORI ED ESIGENZE
DEI CONSUMATORI
L impresa agricola (art.2135 c.c.) realizza, come abbiamo detto gi tante volte, prodotti da destinare al
mercato.
Il mercato di cui parleremo ora, non il luogo fisico dove vengono offerte e contrattate le merci, ma
il mercato in senso giuridico, cio un istituzione storico-sociale, caratterizzata da norme di diritto. Esso
lunit giuridica delle relazioni di scambio; il punto di incontro fra le norme che garantiscono ai
venditori e agli acquirenti l accesso al mercato, quelle che tutelano i loro diritti, e fissano il requisiti
del contratto di scambio, nonch delle norme che in generale regolano la domanda e l offerta.
Secondo Nicol Lipari il mercato la finale risultante delle forze espresse da una pluralit di atti
contrattuali, di scelte imprenditoriali, di relazioni giuridicamente rilevanti, in un sistema economico
voluto dalla classe politica prevalente in quel determinato periodo storico di un Paese.
Nello specifico il mercato agricolo un prodotto di prodotti alimentari, nel quale si incontrano e si
scontrano contrapposti interessi : quello dell imprenditore (diretto alla conquista di pi larghe porzioni
di mercato), e quello del consumatore (diretto a pretendere prodotti sicuri).
Questo comporta linstaurarsi di una gara fra gli imprenditori, per cui si avr una riduzione dei prezzi a
vantaggio del consumatore. Ma oltre a questo la scelta del consumatore condizionata da dati emotivi,
suggestivi e conoscitivi, dalle modalit di spiegazione dell origine, dai prodotti agricoli offerti.
di tutto questo che si avvale limprenditore per far si che il pubblico scelga il suo prodotto.
Il consumatore la persona fisica che consuma lalimento, che lo ingerisce. Linteresse del consumatore
che il prodotto sia sano.
Per conquistare il consumatore dunque occorrono messaggi pubblicitari. Un tempo la pubblicit veniva
fatta comparando due diversi prodotti della stessa categoria, spacciando il proprio per il migliore.
Allora, ma anche oggi, questo tipo di pubblicit vietata, perch pu dar luogo a considerazioni
tendenziose e discriminanti.
In Italia abbiamo delle norme relative alla pubblicit ingannevole e comparativa. La comparazione
possibile, ma deve riguardare prodotti o servizi che soddisfano gli stessi bisogni, o si pongono gli stessi
obiettivi, deve essere un confronto obiettivo, pertinente e verificabile, ivi compreso il prezzo.
La pubblicit deve essere sempre trasparente (sono vietati i messaggi subliminali), non deve essere
confusoria, in modo che il consumatore possa scegliere luno o l altro prodotto in base alla sue
esigenze.
La Corte di giustizia in merito, ha ritenuto illegittimo il confronto di prezzo fra prodotti di marca e
prodotti non di marca.


13. LA PARTECIPAZIONE ALLE ORGANIZZAZIONI DI PRODUTTORI ED ALLE
ORGANIZZAZIONI INTERPROFESSIONALI
La politica comunitaria fondata sul principio della libert di concorrenza, e quindi ha un atteggiamento
sfavorevole verso le intese fra gli imprenditori, e loro eventuali posizioni dominanti, come possibili fonti
distorsive della concorrenza.
Tuttavia ci sono delle eccezioni nei confronti degli agricoltori, ai quali concesso costituire delle
associazioni tra produttori agricoli (APA), o secondo la formula comunitaria, organizzazioni di
produttori.
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Le organizzazioni di produttori di ortofrutticoli valgono per tutto il territorio della Comunit, mentre le
associazioni dei produttori degli altri comparti agricoli, sono limitate a determinate aree geografiche
(Italia, Belgio, Spagna).
Tali associazioni di produttori gestiscono il flusso della produzione verso i canali distributivi, adattando
lofferta alle esigenze di mercato, non solo mediante la concentrazione della produzione, lo stoccaggio,
il condizionamento, la trasformazione e la vendita, ma anche con la promozione e il rispetto per l
ambiente, e soprattutto mediante decisioni che limitano reciprocamente la concorrenza.
Lattivit principale di un organizzazione di produttori riguarda la commercializzazione dei prodotti dei
suoi aderenti.
Possono far parte dellorganizzazioni anche non produttori, ad esempio soci capitalisti.
Tra laltro va detto che le organizzazioni, svolgono anche altre attivit, ovvero vendere prodotti facenti
parte della categoria, ma non prodotti da propri aderenti; possono prestare servizi extra-agricoli; possono
creare delle filiali.
Per essere riconosciute devono rivestire la forma di societ di capitali o della societ cooperativa o del
consorzio con attivit esterne, con lobbligo per i soci di dover vendere almeno il 75% dei propri
prodotti direttamente dall organizzazione e di mantenere il vincolo associativo per almeno 3 anni .
Ogni organizzazione deve rappresentare un numero minimo di produttori e un volume minimo di
produzione commerciabile; deve inoltre costituire un fondo patrimoniale alimentato dai soci e dai
finanziamenti pubblici.
Le organizzazioni inoltre hanno un ruolo attivo nella gestione delle crisi di mercato, infatti quando non
c domanda essi possono ritirare dal mercato determinati prodotti, indennizzando il produttore per il
ritiro; diciamo che in qualche modo cos si adeguano al mercato.

Accanto alle associazioni di produttori, abbiamo le organizzazioni interprofessionali, che raggruppano
produttori, trasformatori e commercianti di prodotti ortofrutticoli, creando delle collaborazioni tra i vari
settori economici della stessa filiera.
Generalmente le decisioni assunte sono di carattere anticoncorrenziale, volta a creare un agricoltura
europea competitiva sul mercato mondiale.


14. IL MERCATO ALIMENTARE : L ETICHETTA ED IL PROBLEMA DELL
INDIVIDUAZIONE DELL ORIGINE DEL PRODOTTO AGRICOLO. I PRINCIPI DEL
SISTEMA HACCP APPLICABILI ALLA PRODUZIONE PRIMARIA
La realt odierna conosce supermercati ed ipermercati dove masse anonime di consumatori, scelgono gli
acquisti fra i vari beni offerti.
Oggi nel mercato non si contratta pi in maniera verbale; di regola esso il luogo dove il venditore
mette in offerta i suoi prodotti gi confezionati e l acquirente si limita a preferire una merce invece di
un altra, si tratta cos di uno scambio molto anonimo.
Il dialogo fra produttori e consumatori si esprime attraverso la pubblicit, i marchi, i simboli, le etichette,
volte ad indirizzare il consumatore verso i propri propri prodotti.
Nelletichetta il produttore riporta le informazioni che ritiene opportune e quelle che la legge gli impone,
e da essa il consumatore attento ricava tutto ci che gli serve sapere, comprese pregi e manchevolezze
del prodotto.
obbligatorio usare nelletichetta, la lingua della regione in cui i prodotti vengono immessi nel mercato,
inoltre la sicurezza alimentare impone che nelletichetta siano esposte le informazioni sulla forma,
laspetto, il confezionamento, in modo tale che i consumatori non vengano tratti in inganno.
Letichetta consente la tracciabilit delle carni bovine e dei prodotti a base di carne e di pesce.
Si posto un problema per lorigine dei prodotti agricoli, chiedendosi se per origine vada inteso il luogo
di produzione del prodotto o quello di trasformazione. Secondo il diritto comunitario lorigine
corrisponde al luogo dove risiede l impresa di trasformazione del prodotto, e non al luogo di
coltivazione.
Tornando al discorso dell etichetta, va detto che ancora il consumatore non abituato a leggere tutte le
notizie in essa contenute.
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Come accennato prima letichetta consente poi la tracciabilit del prodotto. La tracciabilit o
rintracciabilit la possibilit di ricostruire e seguire il percorso di un alimento (o di un mangime)
attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione.
Questo meccanismo consente di individuare quali possano essere, o quando si sono potuti verificare,
eventuali danni, e quindi consente di individuare eventuali responsabilit e di evitare ulteriori
conseguenze dannose.
Ovviamente non possibile riportare sull etichetta tutta la storia di un prodotto, ma opportuno che i
produttori dispongano di tutti i documenti necessari al fine di poterli esibire, in caso di controlli, alle
pubbliche autorit.
Ogni imprenditore agro-alimentare deve documentare il proprio sistema di autocontrollo, tenendo dei
manuali aziendali che consentano di conoscere la tracciabilit dei loro prodotti.
Vi tra laltro una disposizione comunitaria che impone di marchiare i prodotti con la dicitura
irradiato o trattato con radiazioni ionizzanti qualora il prodotto sia stato sottoposto a questo tipo di
radiazioni al fine di prolungarne il tempo di conservazione.


15. ALIMENTI TRADIZIONALI E NOVEL FOODS: GLI ALIMENTI CON ORGANISMI
GENETICAMENTE MODIFICATI
Nel mercato attuale ci sono dei prodotti che vengono geneticamente manipolati dall uomo : sono i c.d.
novel foods e gli alimenti con OGM (organismo geneticamente modificato).
Luomo riuscito ad inserire nel corredo genetico di una pianta, un gene prelevato da un altro organismo
(pianta o animale), in modo da renderlo pi resistente agli attacchi di parassiti o insetti, alla siccit, al
caldo o al gelo.
In merito ci sono stati dei forti dubbi, anche di carattere etico, partendo dal presupposto che queste
manipolazioni con il tempo possano dare problemi a nostro carico (ad es. allergie), e ancora pi gravi a
carico delle generazioni future.
Possiamo ricordare ad esempio il tristemente famoso caso della mucca pazza.
La Comunit ha allora deciso di regolare queste produzioni, disciplinando questi esperimenti e la
commercializzazione dei prodotti cos ottenuti.
Si occupata dell etichetta di detti prodotti e della loro brevettabilit.

Ci che pi ci interessa dire che non possono essere introdotti sul mercato europeo prodotti contenenti
OGM :

a) se non previa una complessa procedura di autorizzazione della Commissione;
b) se privi di adeguata etichettatura.

stata rigettata lidea americana per la quale, prodotti ottenuti da incroci e selezioni naturali, potessero
essere equiparati a prodotti contenenti OGM
La Comunit ha invitato gli Stati membri a elaborare e attuare strategie nazionali dirette a individuare
metodi di gestione e volti a minimizzare leventuale rischio in caso di coesistenza di colture (tra cui
siano comprese colture di prodotti geneticamente modificati).


16. LA SICUREZZA ALIMENTARE
I produttori hanno lobbligo di commercializzare solo prodotti sicuri.
La Comunit ha istituito per garantire ci, l Autorit europea per la sicurezza alimentare.
In merito occorre ricordare questi punti :

a) per alimento deve intendersi qualsiasi sostanza che possa essere ingerita;
b) alimenti per gli uomini e mangimi per gli animali, vanno trattati allo stesso modo, posto che gli
animali finiscono per essere alimenti;
c) nel mercato europeo non sono ammessi alimenti che non siano sani e sicuri;qualunque soggetto
che ha a che fare anche con una sola fase di vita dei prodotti (produzione, trasformazione,
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distribuzione) soggetto a determinate regole ed in particolare alle regole sulla sicurezza
alimentare, che non devono essere violate, incorrendo altrimenti nell inadempimento;
d) il pericolo eventuale alla salute derivante da un prodotto deve essere immediatamente sottoposto
ad analisi;
e) l Autorit europea per la sicurezza alimentare deve costituire una rete di controlli volti a
garantire la sicurezza degli alimenti, e deve occuparsi della gestione dei rischi;
f) la gestione del rischio viene trattata attraverso il criterio-guida della precauzione.

Per ci che riguarda invece le responsabilit in questo campo, essa va basata sulla responsabilit civile
contrattuale ed extracontrattuale sulla base del dolo o della colpa.
Tutte le imprese che operano nel settore alimentare, hanno l obbligo di rispettare le varie regole
sulligiene, e hanno l obbligo di registrazione.
I consumatori hanno il diritto di consumare dei prodotti sani, privi di residui di fitofarmaci, diserbanti,
antiparassitari, concimi e prodotti chimici.
Gli Stati membri possono fissare norme ancora pi severe in merito, al fine di tutelare la salute umana.


17. LA RESPONSABILITA' DEL DANNO PER PRODOTTO AGRICOLO DIFETTOSO
Loperatore economico entra in contatto con i terzi che usano i suoi prodotti o i suoi servizi.
Parliamo ora delle responsabilit delloperatore economico nei confronti del consumatore.
Fino agli inizi del 900 il sistema giuridico della responsabilit si fondava sulla colpa: il costruttore di un
prodotto (artigiano o industriale), rispondeva dei danni provocati alla salute e alla vita degli utenti solo
se i difetti del suo prodotto fossero attribuibili a sua negligenza, imperizia, inosservanza di leggi e
regolamenti.
Con la sviluppo e lestensione del contesto economico, questa regola si dimostrava sempre pi
inadeguata.
Cos negli anni 60 alcuni giuristi statunitensi, elaborarono unanalisi economica del diritto,
introducendo la responsabilit oggettiva del produttore per danno da prodotti difettosi.
Inizialmente la disciplina tra industriali ed agricoltori era diversa, nel senso che i prodotti agricoli
godevano di una presunzione di non-difettosit , fondata sull idea che l agricoltore servendosi di
tecniche tradizionali avrebbe prodotto senz altro prodotti innocui.
Questo per non garantisce i prodotti agricoli, infatti se anche la loro produzione pu avvenire in
maniera naturale e sana, essi non sono immuni ad altri fattori come ad esempio le piogge acide o lo
smog.
Per questo motivo, oggi, la responsabilit del danno per prodotti difettosi degli industriali e degli
agricoltori, la medesima, ed imposto dunque a carico di entrambi lobbligo di tenere la massima
diligenza.
Il difetto del prodotto agricolo viene ricollegato ad una carenza derivante dallorganizzazione aziendale.
Tuttavia il produttore esente da responsabilit qualora dimostri che il difetto non esisteva al momento
della messa in circolazione del prodotto, e quindi non a lui imputabile.
Il risarcimento, tra l altro, non dovuto, quando il danneggiato era consapevole del difetto del prodotto
e vi si volontariamente esposto; la stessa etichetta fa in modo che il consumatore possa gestire un
rischio di questo tipo.

Altre due sono le regole che dobbiamo ricordare :

a) il fornitore che entro un termine ragionevole non comunichi al danneggiato l identit del
produttore, viene considerato ai fini della responsabilit, come produttore del prodotto difettoso;
b) spetta al commerciante dei prodotti che siano stati trasformati, dare al consumatore tutte le
informazioni prescritte ed opportune, compreso il nome del produttore o il luogo di produzione,
per assicurare a se stesso sgravi di responsabilit sussidiaria, per i prodotti non accompagnati da
etichetta ma venduti allo stato sfuso.


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CAPITOLO X
L ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA DELL AGRICOLTURA E IL
PROCESSO AGRARIO

1. L ORGANIZZAZIONE GIUDIZIRIA: GIUDICI ORDINARI E GIUDICI
AMMINISTRATIVI
In questo capitolo parleremo della risoluzione delle controversie che possono sorgere nel mondo dell
agricoltura e del fatto che esse sono attribuite a pi autorit giudiziarie.
Innanzitutto vi una fondamentale ripartizione della competenza fra giudici ordinari e giudici
amministrativi, con riguardo alla posizione giuridica tutelata, (diritto soggettivo e interesse legittimo), e
va detto che non sono poche le situazioni in cui ad un agricoltore venga riconosciuto un interesse
legittimo e non un diritto soggettivo.
Numerosi sono i momenti in cui l agricoltore entra in contatto con la P.A., per avere finanziamenti o per
chiedere autorizzazioni.

A titolo di esempio, questi sono alcuni casi in cui si ricorre ai tribunali amministrativi :

a) ricorso contro il rifiuto delle Regioni di riconoscere la qualit di imprenditore agricolo;
b) ricorso contro le autorizzazioni dell Ispettorato provinciale in tema di miglioramenti apportati al
fondo rustico dallaffittuario;
c) ricorso contro la revoca, da parte dellapposita Commissione, della qualifica di maso chiuso per
perdita della sua idoneit al mantenimento di almeno 5 persone;
d) ricorso contro il rigetto della richiesta di ammissione al programma di abbandono della
produzione latteria.

Nonostante il coinvolgimento di pubblici poteri stata riconosciuta invece la natura di diritto soggettivo,
e quindi la competenza dell autorit giudiziaria ordinaria, nei casi :

a) dell inclusione di un proprietario tra quelli obbligati al pagamento dei contributi a favore di un
Consorzio di bonifica;
b) dell attribuzione di quote latte;

Nello specifico dovremo analizzare le controversie di natura agricola spettanti alla competenza del
giudice ordinario. In particolare sono state riconosciute di competenza del giudice ordinario le
controversie in tema di prelazione e di retratto agrari.
Prima della riforma dellordinamento giudiziario che ha costituito il Tribunale giudice unico
sopprimendo l ufficio del Pretore, sulle controversie riguardanti i diritti soggettivi in agricoltura, il
pretore-giudice del lavoro si occupava delle controversie di lavoro agricolo, mentre il pretore si
occupava dei procedimenti volti ad accertare l avvenuta usucapione speciale agraria, l affrancazione
del fondo enfiteutico e le azioni possessorie, mentre il Tribunale aveva la competenza a pronunciarsi
circa l attribuzione del podere ad un unico erede.
Oggi con listituzione del Tribunale come giudice unico, questa ripartizione di competenze venuta
meno.


2. I COMMISSARI PER GLI USI CIVICI
Il commissario liquidatore degli usi civici, era colui che aveva il compito di liquidare queste
antichissime forme di propriet collettiva.
Esso ha funzioni amministrative e funzioni giurisdizionali, e aveva il compito di accertare, valutare e
liquidare i diritti di uso civico gravanti su terre di propriet privata, sciogliere la promiscuit fra comuni,
operare la rivendicazione, verificare e reintegrare i demani pubblici, sistemare le terre d uso civico
secondo un piano di utilizzazione e giudicare sulle controverse posizioni di diritto soggettivo, ponendosi
come giudice esclusivo del contenzioso demaniale civico.
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Dal 1972 le funzioni amministrative dei commissari sono state trasferite alle Regioni e la competenza di
tali organi si ristretta allattivit giurisdizionale.


3. IL GIUDICE UNICO NEI PROCEDIMENTI DI AFFRANCAZIONE DELLE
ENFITEUSI RUSTICHE E DI USUCAPIONE SPECIALE AGRARIA
Abbiamo gi parlato del diritto di affrancazione attribuito all enfiteuta ed al colono miglioratario. Si
tratta del diritto potestativo di acquistare, con una dichiarazione unilaterale di volont, la propriet del
fondo mediante il pagamento del c.d. capitale di affranco, pari a 15 volte l ammontare del canone
enfiteutico.
La legge 607/1966 ha previsto un provvedimento speciale che si snoda in due fasi, una sommaria
davanti al Pretora, ora al Tribunale in composizione monocratica, e la seconda, eventuale, davanti alla
Sezione specializzata agraria.
Lenfiteuta o il colono miglioratario possono ricorrere al giudice unico al fine di ottenere lordinanza di
affrancazione, dando prova dell esistenza sia del contratto che della prestazione e del suo importo,
nonch depositando il capitale di affranco.
Abbiamo gi parlato anche dell usucapione speciale agraria (art.1159 bis c.c.), in virt del quale il
possessore di un piccolo fondo rustico ne diventa proprietario a titolo originario, in virt di un possesso
di durata inferiore a quello richiesto ordinariamente per usucapire un bene immobile.
Detta usucapione esclude, in presenza vittoriosa di un terzo in una azione di rivendica, il venir meno
dell acquisto da parte di colui che ha acquistato (in buona fede) da chi ha ottenuto il decreto o la
sentenza di riconoscimento della propriet del fondo rustico.
Prima competente era il Pretore , oggi competente il giudice unico del Tribunale in composizione
monocratica, il cui giudizio si conclude con un decreto qualora non vi sia opposizione, ovvero con
sentenza (quindi nel corso di un vero processo di tipo contenzioso) in caso di opposizione da parte di
conto interessati.


4. LE SEZIONI SPECIALIZZATE AGRARIA
Giudice specializzato in materia agraria la Sezione specializzata agraria, istituita presso ogni tribunale
e corte d appello.
La sua natura specializzata deriva dal fatto che la Sezione composta oltre che dai giudici togati, anche
da due esperti nominati dal Consiglio superiore della magistratura tra coloro che, fra otto, sono stati
sorteggiati fra i dottori agronomi, periti agrari e geometri iscritti in appositi albi.
La competenza della Sezione specializzata innanzitutto quella di dirimere le controversie fra le parti
dei contratti agrari qualunque sia la loro tipologia.
Essa inoltre competente in materia di affrancazione del fondo enfiteutico, nonch in materia di
riscatto della quota spettante al componente la famiglia coltivatrice che abbia cessato di far parte della
conduzione in comune e si rifiuti, dopo 5 anni di inattivit, di trasferirla agli altri componenti per il
consolidamento dell impresa familiare coltivatrice.

Come abbiamo appena detto alla Sezione specializzata agraria spettano le liti aventi ad oggetto i
contratti agrari ovvero :

a) il contratto di affitto;
b) i residui contratti di mezzadria e di colonia;
c) i contratti di soccida;
d) i contratti societari;
e) i contratti di colture stagionali od intercalari e di pascipascolo.

Restano estranee le controversie del lavoro subordinato in agricoltura (di competenza del giudice del
lavoro) e le controversie in materia di prelazione e riscatto agrari.
Restano estranee anche le controversie in materia di affitto di azienda agraria, in quanto questo tipo di
affitto non rientra nella categoria dei contratti agrari.
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5. IL PROCESSO AGRARIO
Il rito del processo agrario lo stesso rito del lavoro, cos dispone la l.203/1982 : in tutte le controversie
agrarie si osservano le disposizioni dettate dal cap. I del titolo IV del libro II del codice di procedura
civile.
Dunque al processo agrario, si applicano, il sistema di introduzione della causa di costituzione ed
intervento (art. 414, 415, 417, 419), quello delle preclusioni di cui agli art.416, 418 e 420, nonch le
norme dirette a rendere possibile un rapporto pi immediato fra il giudice e le parti, ossia quelle che
impongono una trattazione concentrata e orale, la comparizione personale dei litiganti anche al fine di un
tentativo di conciliazione giudiziale, l assunzione delle prove in pochissime udienze (art.420), la lettura
del dispositivo della sentenza in udienza (art.429) ed il deposito della sentenza entro 15 giorni dalla
pronuncia (art.430).
Sono applicabili inoltre le norme che aumentano i poteri istruttori del giudice, il quale deve provvedere
ex officio all istruzione della causa ogni qualvolta il materiale offerto dalle parti lo consenta.
Si tratta delle disposizioni di cui agli art.420.1 e 2 comma (interrogatorio libero delle parti), 421 (poteri
istruttori del giudice e in particolare di assumere i testimoni), 422 (registrazioni su nastro), 424
(assistenza del consulente tecnico) e 425 ( richiesta di informazioni e osservazioni alle associazioni
sindacali).
Devono altres ritenersi applicabili al processo agrario gli art.429.3 (condanna al maggior danno per la
diminuzione del credito del lavoratore), 431.1. ( esecutivit della sentenza di primo grado che pronunci
condanna a favore del lavoratore per credito di lavoro) e 432 (valutazione equitativa delle somme dovute
al lavoratore).
Sono infine applicabili l art.434, per il quale le sentenze di primo grado vanno impugnate con ricorso
depositato nella cancelleria del giudice ad quem entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza, e l
art.437 sulla limitazione dello ius novo rum in appello.
La l.203/1982 inoltre impone che listruzione della causa agraria si svolga tutta davanti all intero
collegio, a pena di nullit assoluta : lunico modo del resto che permette di giovarsi degli esperti nel
rilevantissimo momento dell acquisizione delle prove.
Daltra parte la presenza degli esperti nella Sezione specializzata giustificata dalla possibilit per il
giudice agrario di decidere servendosi della competenza specifica e dell esperienza tecnica dei membri.
Tuttavia va precisato che la Sezione specializzata non pu essere adita se prima non si sia svolto un
tentativo di conciliazione davanti all Ispettorato provinciale dell agricoltura.
La legge ha introdotto questo tentativo proprio per cercare di ridurre il numero delle controversie
sottoposte all attenzione del giudice. una sorta di filtro di accesso alla giustizia, affidato
allIspettorato agrario provinciale, che svolge le sue funzioni conciliatrici con la collaborazione dei
rappresentanti delle associazioni professionali di categoria indicati dalle parti, la cui presenza
necessaria per la validit di eventuali transazioni.
Per ci che riguarda la procedura conciliativa essa comincia con l invio da parte di colui che intende
adire il giudice, di una lettera raccomandata con avviso di ricevimento, con la quale da comunicazione
della domanda che vuole proporre in giudizio.
Con tale raccomandata, la parte esplicita alla controparte e allIspettorato dell agricoltura, il contenuto
della domanda giudiziale che ha intenzione di proporre, e quindi il petitum e la causa petendi.
La comunicazione in sostanza un preavviso della domanda giudiziaria, gi chiara nei suoi presupposti
giuridici e nel provvedimento che si intende ottenere dal giudice.
Al termine del tentativo di conciliazione va redatto un verbale, sia che si raggiunga un accordo, sia se
invece questo accordo non venga raggiunto.
La successiva domanda giudiziaria (mancato il tentativo di conciliazione), deve essere formulata negli
stessi identici termini in cui stata trattata e comunicata alla controparte in via conciliativa.
Deve esserci dunque una perfetta corrispondenza fra loggetto della fase conciliativa e l oggetto del
giudizio, cosicch il giudice possa controllare se su quel determinato punto sottoposto al suo esame sia
stato esperito il tentativo di conciliazione o se esso sia una nuova domanda e come tale improponibile.
inoltre improponibile la domanda del convenuto qualora nel corso del tentativo di conciliazione, egli
non abbia espresso le sue contro pretese.
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LIspettorato provinciale dell agricoltura convoca entro 20 giorni dalla comunicazione, le parti ed i
rappresentanti delle associazioni professionali da esse indicati e tenta di conciliare la vertenza.
L Ispettorato consacra poi ci che viene concordato o precisato dalle parti; in caso di esito felice della
conciliazione viene redatto un processo verbale sottoscritto da tutti i presenti, dando cos certezza e
pubblica fede al compromesso o ai patti transattivi conclusi.
Qualora invece la conciliazione non riesca, anche per mancata comparizione delle parti, o il tentativo
non si definisca entro 60 giorni dalla comunicazione, le parti acquistano la libert di adire il giudice
agrario per la soluzione giudiziaria della vertenza.


6. L ARBITRATO IN AGRICOLTURA
Vi sono alcune controversie in agricoltura che possono essere risolte da arbitri.
L art.806 c.p.c. non esclude che le controversie agrarie possano essere devolute ad arbitri, stabilendo
che ci si verifica quando i contratti e gli accordi collettivi lo prevedono, sancendo tre ipotesi di nullit :

a) qualora venga vietato alle parti di rivolgersi all autorit giudiziaria;
b) qualora la clausola compromissoria autorizzi gli arbitri a pronunciarsi secondo equit;
c) qualora si stabilisca la non impugnabilit del lodo.

Si tratta di ipotesi in cui si ha praticamente una fuga dalla giustizia ordinaria.
Presso il MiPAAF (Ministero delle politiche agricole, alimentari o forestali) sono stati istituiti, la
Camera nazionale arbitrale e il Comitato di conciliazione davanti ai quali possono essere portate in via
arbitrale e conciliativa, le controversie sulla validit, interpretazione, esecuzione e risoluzione dei
rapporti relativi allagricola di competenza AGEA(Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), ossia le
vertenze e le controversie dove l AGEA l unica parte pubblica.
Il ricorso alla Camera arbitrale ha per oggetto controversie di valore non inferiore a 20.000 euro, mentre
il ricorso al Comitato di conciliazione obbligatorio per tutte le controversie di valore inferiore.
Questo apparato mira a realizzare una tempestiva e trasparente composizione delle controversie,
soprattutto per evitare i lunghi tempi della giustizia ordinaria.

Vediamo qualche caratteristica di questo sistema :

a) il collegio arbitrale costituito da tre membri, di cui due scelti rispettivamente dalle parti
(imprenditore ed AGEA) ed il terzo, in qualit di Presidente, scelto o dalle parti o dai due
arbitri, oppure viene scelto in alternativa, per sorteggio fra gli arbitri iscritti in un apposito albo;
b) le parti possono decidere anche di attribuire la decisione ad un unico arbitro;
c) il lodo arbitrale deve essere motivato, pronunciato secondo diritto (salva richiesta delle parti di
avere una decisione basata sull equit) ed in breve tempo ;
d) il lodo ha carattere vincolante.

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