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Dal MMPI al MMPI-2 nella continuità e nella innovazione

Chapter · January 1998

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Saulo Sirigatti

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Sirigatti, S. (1998). Dal MMPI al MMPI-2 nella continuità e nella innovazione. In A. Granieri (Ed.). I test di personalità:
Quantità e qualità (pp. 69- 109). Torino: Utet Libreria.
View also the Second Edition:
Sirigatti, S., & Casale, S. (2010). Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory dall’esordio al MMPI-A e al MPI-2-RF.
In A. Granieri (Ed.), I test di personalità: Quantità e qualità (pp. 76-130). Torino: Utet Libreria.

SAULO SIRIGATTI
DAL MMPI AL MMPI-2 NELLA CONTINUITÀ E NELLA INNOVAZIONE

0. PREMESSA
Starke R. Hathaway, nella sua premessa al "An MMPI Handbook" (Dahlstrom, Welsh, &
Dahlstrom, 1960), ricorda quanto fu difficile, agli inizi degli anni '40, trovare un editore disposto
a pubblicare il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI): era per molti aspetti
un'opera innovativa sotto il profilo concettuale ed operativo. Gli autori, Hathaway e McKinley,
potevano valersi della classificazione psichiatrica proposta da Kraepelin, ma anche
dell'approccio proposto da Adolf Meyer, psichiatra alla Johns Hopkins University. Questi aveva
introdotto negli Stati Uniti la tassonomia Kraepeliniana, orientata a proporre quadri nosologici
assai specifici. Successivamente era divenuto sempre più insoddisfatto di questo approccio,
fino ad elaborare un concetto essenzialmente unitario della malattia mentale. Giunse a
proporre una visione olistica dell'organismo, ove le varie componenti psicobiologiche venivano
esaminate mediante l'uso di tecniche di indagine diverse, sotto il profilo ereditario, ambientale,
sociale, economico, senza trascurare aspetti del dinamismo psichico di diversi livelli di
consapevolezza.
Sul piano metodologico e operativo prevaleva il senso di delusione provocato dagli
scarsi risultati ottenuti con i questionari costruiti a tavolino, caratterizzati da una scelta
aprioristica di item, la cui validità era soltanto apparente. A tal proposito vengono menzionati i
questionari psicodiagnostici di Woodworth, di Bernreuter o di Thurstone (Cuadra & Reed,
1956). D'altro canto, maggiormente promettente sembrava l'approccio empirico adottato da
Binet, per la costruzione della sua scala, da Strong, per la costruzione dell'omonimo
questionario di interessi professionali. Secondo questo indirizzo, la scelta degli item, da
includere nel test, dipendeva dalla proprietà che questi avevano dimostrato nell'identificare
correttamente soggetti appartenenti a gruppi diversi.
Il gruppo di lavoro che si era costituito attorno al progetto di sviluppo del MMPI era ben
articolato e ricco di esperienze diverse (Dahlstrom & Dahlstrom, 1980). J. Charnley McKinley,
coerente anche nei fatti con il suo orientamento Meyeriano, aveva riunito psichiatri, neurologi,

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psicologi, assistenti sociali. Personalmente interessato alla neurochirurgia e alla
neurofisiologia, aveva trovato nell'ingegnere elettrotecnico Hathaway non soltanto un esperto
laboratorista, ma anche un esperto in psicofisiologia, in neuroanatomia e statistica
metodologica.
L'adesione al modello biopsicologico Meyeriano, il riferimento alla classificazione
Kraepeliniana, la convinzione della validità di un approccio empirico, la ricchezza di esperienze
e competenze dell'équipe, costituiscono gli ingredienti di un'avventura iniziata nella seconda
metà degli anni '30. Ventura che troverà un primo cenno di considerazione da parte della
University of Minnesota Press con la pubblicazione della prima versione del MMPI nel 1942.
Da allora, il MMPI nella sua prima e seconda versione per adulti, nonché nella recente
versione per adolescenti, ha costituito l'oggetto di molte migliaia di articoli scientifici e di decine
di monografie.
Ci si può dunque chiedere quale funzione possa svolgere un breve capitolo come quello
che seguirà, considerata l'assoluta impossibilità di fornirne un plausibile resoconto di una tale
mole di contributi sull'argomento. Ci si augura, comunque, che una presentazione del MMPI-2,
allo stesso tempo snella e attuale, possa rivelarsi utile sia a quanti si accostino per la prima
volta al questionario, sia a coloro che, già esperti, desiderino aggiornarsi sui recenti sviluppi
dello strumento, specialmente nelle sue versioni italiane.

1. STRUTTURA E ARTICOLAZIONE
1.1. Esordio e sviluppo
La difficoltà di disporre di persone effettivamente fornite della competenza necessaria
per svolgere in maniera valida colloqui o osservazioni del comportamento, come pure la
frequente necessità di giungere abbastanza rapidamente ad una prima diagnosi individuale,
costituiscono alcuni dei motivi che rendono opportuno l'impiego dei questionari di personalità.
Tali strumenti sono composti da un numero più o meno elevato di domande, formulate il più
chiaramente possibile, di cui il soggetto si vale per descrivere la propria personalità,
rispondendo di solito semplicemente "sì" o "no". I risultati così ottenuti sono facilmente
valutabili e non risultano influenzati dalla personalità dell'esaminatore.
Il "Personal Data Sheet", preparato durante la prima guerra mondiale da R.S.
Woodworth - considerato il prototipo di questi strumenti - era rivolto all'identificazione di quegli
uomini che, a causa di seri disturbi nevrotici, risultavano inadatti al servizio militare. Negli anni
successivi molti altri questionari sono stati costruiti ed un certo numero di questi è stato
adattato alla popolazione italiana. Particolarmente noto e ampiamente utilizzato è stato il

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"Minnesota Multiphasic Personality Inventory" (MMPI). Costruito per l'identificazione di
particolari disturbi mentali o comportamenti patologici, come l'ipocondria o la paranoia, è stato
estesamente impiegato nell'ambito della diagnosi psichiatrica, ma ha trovato anche una sua
utilizzazione nel lavoro clinico con la popolazione generale.
Nella sua versione originaria, tale questionario venne costruito da Hathaway e McKinley
agli inizi degli anni '40 per saggiare caratteristiche di personalità di interesse psicopatologico.
Gli oltre 500 item che lo componevano riguardavano atteggiamenti, emozioni, alterazioni
psicosomatiche, disturbi motori, sentimenti e comportamenti indicativi di problemi psichiatrici.
La versione del 1943 fu portata a 566 item a seguito della ripetizione di 16 item e della
inclusione di due nuove scale non cliniche: la 5 (femminilità-mascolinità) e la 0 (introversione
sociale). Si giunse, quindi, alla definizione di quattro scale di validità e dieci scale cliniche.
Queste ultime risentono, per terminologia e inquadramento nosografico, della impostazione
kraepeliniana assai diffusa all'epoca. La scelta degli item che compongono le scale avvenne in
base alle risposte fornite da specifici pazienti psichiatrici e soggetti normali: gli item che
ottennero risposte diverse da parte dei due gruppi, in misura statisticamente significativa,
vennero inclusi nella corrispondente specifica scala clinica. Si ottennero in tal maniera le scale
riportate nella Finestra 1.

FINESTRA 1
Scale Cliniche di Base

1. Hs – Ipocondria: gli item, a contenuto palese, riguardano un’ampia gamma di disturbi somatici, in
gran parte non riconducibili a sintomatologie specifiche, ma piuttosto a una preoccupazione generale
per il proprio corpo e la propria salute fisica.
Es.: “Ho il sonno agitato e disturbato” (Vero).
2. D – Depressione: è una misura di depressione sintomatica, i cui item sono in relazione a sensazioni
di estremo pessimismo, basso tono dell’umore, perdita di interesse per la vita, scoraggiamento, bassa
autostima.
Es.: “A volte mi sento proprio inutile” (Vero).
3. Hy – Isteria: misura del disturbo di conversione, i cui item descrivono un’ampia serie di sensazioni,
relative a disturbi somatici, negazione di problemi psicologici, mancanza di ansia sociale.
Es.: “Molto spesso mi sembra di avere un nodo alla gola” (Vero).
4. Pd – Deviazione Psicopatica: gli item descrivono un quadro psicopatologico caratterizzato da
mancanza di controllo emotivo, antisocialità e disinteresse per le regole, aggressività, incapacità di
stabilire rapporti interpersonali.
Es.: “Mai ho avuto guai con la legge” (Falso)
5. Mf – Mascolinità-Femminilità: non è considerata scala clinica in senso stretto; gli item riguardano
reazioni emotive, interessi, atteggiamenti che di solito differenziano uomini e donne. Entro certi limiti
concerne orientamenti omoerotici.
Es.: “Mi piacciono le poesie” (Vero).
6. Pa – Paranoia: gli item riguardano ipersensibilità nei rapporti interpersonali, sospettosità, idee di
riferimento o di persecuzione.
Es.: “Qualcuno ce l’ha con me” (Vero).

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7. Pt – Psicastenia: gli item fanno riferimento a ossessività-compulsività, fobie, comportamenti
caratterizzati da sentimenti di colpa e incapacità decisionale. Nel complesso, la scala concerne stati
d’ansia generalizzati, atteggiamento autocritico, autocontrollo.
Es.: “Quasi ogni giorno capita qualcosa che mi spaventa” (Vero).
8. Sc – Schizofrenia: concerne un’ampia gamma di convinzioni, idee, percezioni bizzarre e insolite; gli
item riguardano anche episodi di delirio e di allucinazione.
Es.: “Odo strane cose quando sono solo” (Vero).
9. Ma – Ipomania: concerne aspetti comportamentali e caratteristiche psicologiche connesse con
disturbi maniaco-depressivi; gli item fanno riferimento a ipereccitabilità emotiva, ambizione eccessiva,
fuga di idee, iperattività motoria.
Es.: “Mai ho fatto qualcosa di pericoloso per il gusto di farlo” (Falso).
0. Si – Introversione sociale: gli item riguardano timidezza, disagio sociale, scarsa socievolezza,
tendenza all’isolamento e all’introversione, sentimenti di inferiorità. Come la scala Mf, anche la Si
tecnicamente non è considerata scala clinica in senso stretto.
Es.: “Sono una persona molto socievole” (Falso).

Quando il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) venne pubblicato nel


1942, disponeva di tre indicatori di validità: il numero degli item a cui non era stata data
risposta (?), una misura della tendenza ad offrire di sé un'immagine socialmente accettabile (L)
e un indicatore della tendenza a rispondere in maniera molto deviante, rispetto alla norma, o
casualmente (F). Queste tre misure consentivano, e consentono ancora oggi, al clinico di
valutare l'attendibilità del questionario. Successivamente venne introdotta la scala K (o di
correzione), utile a stimare la tendenza nel testando a minimizzare o esagerare i propri
problemi o difficoltà (cfr. Finestra 2). Tale scala prende il nome "di correzione" in quanto
consente di aggiustare i valori - altrimenti distorti - di alcune scale cliniche (Hs, Pd, Pt, Sc, Ma).

FINESTRA 2
Scale di Validità originali

Meehl & Hathaway (1946) affermavano:


“..uno dei più importanti limiti dei questionari di personalità è rappresentato dalla loro suscettibilità
ad essere contraffatti in una direzione o nell’altra (..) è chiaro che è possibile influenzare i punteggi in
misura notevole se lo si desidera..”
Molti altri autori avevano affrontato in precedenza, e affronteranno successivamente, questo
problema: Allport, Benreuter, Guilford, Landis e Katz.
McKinley e Hathaway proposero le scale Ch e Cd per correggere le scale Hs e D dalla tendenza
ad aggravare la sintomatologia, mentre Meehl prospettò la scala N come scala di correzione generale.
Se per il MMPI sono state previste, fin dall’esordio, apposite scale per valutare
atteggiamenti e comportamenti distorsivi, solamente in tempi successivi è stato reso sistematico
l’impiego delle cosiddette scale di validità:
“Non so (?)”: punteggio grezzo che corrisponde al numero totale di item a cui il testando non ha
dato risposta. Fornisce indicazioni sulla disponibilità a collaborare, evidenziando atteggiamenti
difensivi, indecisione, basso tono dell’umore, mancanza di attenzione, scarsa capacità di lettura.
L – Menzogna: volta ad individuare una presentazione di se stessi come individui estremamente
virtuosi e onesti.

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Es.: “Non sempre dico la verità” (Falso).
F – Frequenza: diretta a rilevare risposte date poco frequentemente dalla popolazione generale;
indicatore della disponibilità a collaborare, di fornire utili e realistiche informazioni su di sé.
Include item presenti nella prima parte del test.
Es.: “Spesso la notte ho degli incubi” (Vero).
K – Correzione: costruita per rilevare tendenze alla negazione di problemi di adattamento e
manifestazioni psicopatologiche.
Es.: “Mi piace che la gente sappia come la penso ” (Falso).

Qualche attenzione è stata riservata in passato alla Positive Malingering Scale (Mp), tesa ad
individuare persone che tentano di presentare un’immagine di sé altamente positiva.

I punteggi di scala vengono espressi in punti T, calcolati prendendo in considerazione la


media aritmetica e la deviazione standard rilevate nel campione di soggetti normali. Il
punteggio T di 50 corrisponde alla media aritmetica, mentre un T pari a 70 corrisponde alla
media aritmetica aumentata di due deviazioni standard. Nella sua prima versione era questo il
valore impiegato come soglia per ipotizzare la presenza di disturbi psicopatologici.
Nel tempo sono state sviluppate oltre 450 scale supplementari a cura di vari studiosi e
clinici. Alcune si indirizzano al rilevamento di specifici disturbi o stati di disagio, altre sono utili
per descrivere caratteristiche di personalità nella norma. Per il primo gruppo si possono
menzionare le scale Ansietà (A), Repressione (R), Alcolismo di MacAndrew (MAC),
Psiconeurosi (Pn). Del secondo gruppo possono essere ricordate le scale Dominanza (Do),
Responsabilità (Re), Originalità (Or), Status sociale (St).
A partire dai primi anni '80, apparve necessario procedere ad una revisione del MMPI,
in quanto alcuni item non rispecchiavano più le condizioni di vita, le modalità espressive, i
valori socio-culturali che avevano caratterizzato l'ambiente sociale entro cui il questionario era
stato originariamente sviluppato. Dopo un intenso lavoro, che ha portato a riformulare molti
item e ad introdurne altri, è stata presentata la nuova versione denominata MMPI-2 (Butcher,
Dahlstrom, Graham, Tellegen & Kaemmer, 1989), composta da 567 item. Tra l'altro, è stata
leggermente variata la composizione delle diverse scale e sono state previste ulteriori scale di
controllo (cfr. Finestra 3). Questo complessa elaborazione è stata condotta con il preciso
intento di mantenere una elevata corrispondenza tra le due versioni, in modo così da
assicurare la possibilità di valersi, anche per il MMPI-2, del grande numero di ricerche basate
sull’applicazione del MMPI (cfr. Finestra 4).

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FINESTRA 3
Nuove Scale di Validità

FB – Back F: corrisponde alla scala F e concerne risposte date alla seconda parte del test, ovvero agli
item successivi al 370°.

VRIN – Incoerenza nelle risposte: riflette la tendenza generale a rispondere in modo casuale, senza
considerare il contenuto dell’item.

TRIN – Incoerenza nelle risposte “Vero”: saggia la tendenza a rispondere in maniera incoerente agli
item che dovrebbero avere risposta coerente; tendenza a fornire un tipo di risposta (“Vero” o “Falso”)
in modo indiscriminato, senza prestare attenzione al contenuto dell’item. Il punteggio della scala TRIN
è accompagnato dalla lettera V (vero) o dalla lettera F (falso), che indica la direzione dell’incoerenza di
risposta.

FINESTRA 4
Scale di base del MMPI-2 e del MMPI

Nome Abbrevia- N° identifi- N° di item N° di item


zione cazione nel MMPI-2 nel MMPI

Scale di validità originali


“Non so” ?
Menzogna L 15 15
Frequenza F 60 64
Correzione K 30 30

Nuove scale di validità


Incoerenza nelle Risposte VRIN 98
Incoerenza nelle Risposte “Vero” TRIN 40
FB (Back F) FB 40

Scale cliniche
Ipocondria Hs 1 32 33
Depressione D 2 57 60
Isteria Hy 3 60 60
Deviazione Psicopatica Pd 4 50 50
Mascolinità-Femminilità Mf 5 56 60
Paranoia Pa 6 40 40
Psicastenia Pt 7 48 48
Schizofrenia Sc 8 78 78
Ipomania Ma 9 46 46
Introversione Sociale Si 0 69 70

Le modalità empiriche seguite per la costruzione delle varie scale cliniche hanno reso
queste multidimensionali: l’elevazione di una certa scala può spesso dipendere da una varietà
di ragioni. Ad esempio, un alto punteggio ottenuto alla scala 4 (Deviazione Psicopatica) può
essere legato prevalentemente a contrasti familiari, a problemi con l'autorità, a imperturbabilità

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sociale, ad alienazione sociale, ad auto-alienazione, oppure a una combinazione di tali
dimensioni. Harris e Lingoes - nei loro lavori del 1955 e del 1968 (Butcher & Williams, 1992) -
adottando una procedura essenzialmente intuitiva, per alcune scale cliniche costruirono delle
sottoscale di contenuto piuttosto omogeneo, utili sia a definire gli aspetti maggiormente
responsabili dell’elevazione di una specifica scala, sia a identificare particolari dimensioni di
disagio psicologico anche in scale che presentano elevazioni modeste (cfr. Finestra 5).

FINESTRA 5
Esempi di sottoscale di Harris e Lingoes

Gli item della scala 3 – Isteria sono stati raggruppati da Harris e Lingoes nelle 5 sottoscale
seguenti.
Hy1 – Negazione di Ansia Sociale: estroversione sociale, atteggiamenti positivi per situazioni di tipo
sociale, mancanza di timidezza.
Hy2 – Bisogno di Affetto: marcato bisogno di affetto e di attenzione, elevata sensibilità, fiducia negli
altri, evitamento del confronto sociale, negazione di atteggiamenti interpersonali negativi.
Hy3 – Stanchezza-Malessere: sensazioni di disagio somatico, salute fisica precaria, infelicità,
malinconia, stanchezza, debolezza, affaticamento, difficoltà di concentrazione, inappetenza,
disturbi del sonno.
Hy4 – Disagio Somatico: presenza di molteplici disturbi somatici, repressione o conversione
dell’affettività in situazioni conflittuali.
Hy5 – Inibizione dell'Aggressività: negazione di impulsi aggressivi e di ostilità, sensibilità
interpersonale, suscettibilità, negazione di irritabilità.

Per i contenuti della scala 6 – Paranoia Harris e Lingoes hanno identificato tre sottoscale, che
contribuiscono all’interpretazione delle elevazioni di punteggio.
Pa1 – Idee Persecutorie: percezione del mondo come minaccioso, sensazione di non essere compresi e
di subire ingiustizie, sospettosità, diffidenza, sfiducia negli altri, possibili deliri persecutori.
Pa2 – Suscettibilità: estrema sensibilità, permalosità, tensione emozionale, sentimenti di solitudine e di
non essere compresi dagli altri, ricerca del rischio e di eccitazione.
Pa3 – Ingenuità: ottimismo e fiducia eccessivi verso altri, vulnerabilità, negazione di impulsi ostili, alto
standard morale.

Anche il MMPI-2 dispone di numerose scale supplementari, costruite appositamente


(come le scale Ruolo Ammissione di Tossicodipendenza (AAS) o Tossicodipendenza
Potenziale (APS), delle quali verrà trattato più diffusamente in seguito) o rielaborate nell’ambito
del processo di ristandardizzazione (cfr. Finestra 6). Tali indicatori – talvolta anche denominati
scale addizionali o scale speciali – hanno un’applicazione più specifica e circoscritta delle scale
cliniche e possono essere usati per aumentare la capacità di misura del MMPI-2.

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FINESTRA 6
Esempi di Scale Supplementari

A (Ansietà). È una misura di distress, ansia, disagio e turbamento emozionale generalizzato. Punteggi
elevati caratterizzano persone inibite e ipercontrollate, incapaci di prendere decisioni, conformiste, a
disagio nelle situazioni sociali. Per contro, bassi punteggi tendono ad associarsi con assenza di disagio
e tensione emotiva, con atteggiamenti competitivi e disinibiti, incapacità di tollerare frustrazioni,
prevalenza dell’azione sulla riflessione.
Es (Forza dell’Io). È una scala mirata alla valutazione della capacità di trarre profitto da una
psicoterapia individuale o di gruppo; può essere considerata un buon indicatore generale di salute
psicologica e una misura di adattabilità, capacità di recupero, intraprendenza, efficienza. Punteggi
elevati si associano a spontaneità, buon contatto con la realtà, sentimenti di adeguatezza personale,
capacità di fronteggiare lo stress. D’altra parte, spesso si riscontrano alti punteggi in persone con
atteggiamento difensivo. Per contro, bassi punteggi sono indicatori di inibizione, difficoltà di
adattamento, disturbi fisici, incapacità di far fronte alle richieste dell’ambiente.
O-H (Ostilità ipercontrollata). È volta all’assessment della capacità di tollerare le frustrazioni senza
reagire. Persone con punteggi elevati tendono a rispondere adeguatamente, nella maggior parte dei casi,
alle provocazioni, ma possono manifestare risposte aggressive esagerate, pur in assenza di una esplicita
provocazione. Punteggi bassi possono indicare sia aggressività cronica, sia tendenziale adeguatezza
nell’espressione dell’aggressività.
MDS (Scala di Disagio Coniugale). È una misura di disagio o di contrasti delle relazioni di coppia, che
esamina la qualità della vita domestica, l'intimità, i rapporti sessuali e affettivi. Appare in grado di
identificare disadattamento coniugale, sia tra la popolazione normale che riferisce rapporti coniugali
difficili, sia tra persone che richiedono consulenza matrimoniale.

La nuova versione introduce nuove scale, denominate "di contenuto", di particolare


interesse per la psicologia clinica e la psicosomatica. Ad esempio, la TRT (Negative Treatment
Indicators) consente di identificare individui che possiedono atteggiamenti negativi verso varie
forme di interventi terapeutici, che non credono di essere capiti dagli altri e che risultano poco
disposti ad affrontare difficoltà e a modificare la propria vita. La TPA (Type A) può individuare
persone competitive, iperattive, facilmente irritabili e impazienti: quei soggetti, cioè, che
secondo varie ricerche, risultano a rischio di coronaropatie. La WRK (Work Interference) rileva
atteggiamenti e comportamenti che possono condurre a disadattamenti lavorativi: insicurezza,
difficoltà di concentrazione, ossessività, tensione, difficoltà nel prendere decisioni (cfr. Finestra
7). Per il calcolo di queste scale, come per le scale supplementari, è necessario compilare
interamente il questionario, in quanto quasi sempre parte degli item necessari si trova dopo i
primi 370 item del MMPI-2.
Un ulteriore approccio, tradizionalmente impiegato per l'analisi di contenuto degli item, è
dato dalla considerazione di quei singoli item, o costellazioni di essi, ritenuti indicativi di
specifici stati psicopatologici. È l'approccio volto a rilevare se in un protocollo si sia risposto ad
item, ritenuti critici" o "patognomonici", in modo tale da far ipotizzare condizioni psicopatologiche

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FINESTRA 7
Scale di Contenuto del MMPI-2

- ANX (Ansia): sintomi generali di ansia, che comprendono tensione, problemi somatici, disturbi del
sonno, preoccupazioni, scarsa concentrazione, difficoltà nel prendere decisioni. Le persone con alti
punteggi sembrano consapevoli del loro disagio e lo ammettono senza difficoltà.
- FRS (Paure): la persona manifesta molte paure specifiche, quali, ad esempio, sangue, sporcizia,
altezza, uscire di casa, danaro, animali come serpenti o topi, temporali e disastri naturali, il buio, lo
stare al chiuso.
- OBS (Ossessività): grande difficoltà nel prendere decisioni, tendenza a rimuginare sulle cose,
eccessiva preoccupazione, difficoltà ad accettare cambiamenti; possono essere presenti comportamenti
compulsivi, come contare o collezionare cose senza importanza.
- DEP (Depressione): sentimenti di malinconia, incertezza sul futuro, indifferenza per la propria vita.
Le persone con alto punteggio sono infelici, piangono facilmente, si sentono disperate e vuote; possono
riferire pensieri di suicidio, credere di avere commesso peccati imperdonabili, non considerano gli altri
come fonte di aiuto.
- HEA (Preoccupazioni per la salute): preoccupazione per la propria salute e presenza di molteplici
sintomi fisici, riguardanti apparati diversi, quali sintomi gastrointestinali, problemi di tipo neurologico,
problemi sensoriali, sintomi cardiovascolari, dolore, difficoltà respiratorie, ecc.
- BIZ (Ideazione Bizzarra): contenuti connessi a processi di pensiero di tipo psicotico; allucinazioni
uditive, visive o olfattive, presenza di pensieri strani e peculiari; è possibile che persone con alti
punteggi riferiscano ideazione paranoide (come la convinzione che si stia complottando contro di loro,
o che qualcuno stia tentando di avvelenarli).
- ANG (Rabbia): problemi connessi con il controllo della rabbia; irritabilità, insofferenza, impulsività,
desiderio di imprecare o di rompere oggetti. Le persone con alti punteggi possono perdere il controllo
di sé e riferiscono di aver aggredito fisicamente persone e cose.
- CYN (Cinismo): misura convinzioni ciniche e tendenza alla misantropia, sospetto che le azioni degli
altri nascondano scopi negativi, diffidenza verso gli altri; atteggiamenti negativi verso persone vicine,
come colleghi di lavoro, familiari e amici.
- ASP (Comportamenti antisociali): misura tendenze antisociali di personalità; atteggiamenti
misantropici, probabili problemi di comportamento durante gli anni di scuola, abitudini antisociali,
problemi con la legge; le persone con alti punteggi, anche se non hanno una condotta esplicitamente
trasgressiva, ritengono legittimi comportamenti ai margini della legalità.
- TPA (Tipo A): descrive persone ipermotivate, rapide nei movimenti, sono centrate sul lavoro,
impazienti, irritabili e infastidite. Non amano aspettare o essere interrotte, ritengono che non ci sia mai
abbastanza tempo per svolgere le attività, possono essere prepotenti nelle relazioni interpersonali.
- LSE (Bassa autostima): autopercezione negativa; bassa stima e sfiducia in sé, vasta gamma di
atteggiamenti negativi verso se stessi (poco attraenti, goffi e maldestri, inutili e di peso per gli altri,
ecc.).
- SOD (Disagio sociale): Le persone con alto punteggio preferiscono stare da sole, si sentono
inadeguate e imbarazzate quando sono tra la gente, si percepiscono timide e non amano le situazioni di
gruppo.
- FAM (Problemi familiari): presenza di seri contrasti nei rapporti familiari; la famiglia è descritta priva
di amore, litigiosa, spiacevole; sono possibili sentimenti di odio tra i membri della famiglia.
- WRK (Difficoltà sul lavoro): indicativa di comportamenti o atteggiamenti che possono contribuire a
prestazioni lavorative scadenti e a difficoltà nel perseguimento degli obiettivi; il quadro può essere
caratterizzato da scarsa fiducia in sé, difficoltà di concentrazione, ossessività, tensione, difficoltà nel
[continua]

Sirigatti_MMPI-2 -9-
[segue Finestra 7]

prendere decisioni, come pure da mancanza di supporto familiare, dubbi nella scelta della carriera,
atteggiamenti negativi verso i colleghi.
- TRT (Indicatori di difficoltà di trattamento): connessa con atteggiamenti negativi verso il
cambiamento e l’accettazione di aiuto da parte degli altri; sfiducia nei medici e in trattamenti
riguardanti la salute mentale. Le persone con punteggio elevato credono che nessuno possa capirle o
aiutarle, è probabile che non vogliano cambiare niente nella loro vita, o che sentano impossibile tale
cambiamento, e preferiscono arrendersi piuttosto che affrontare crisi o difficoltà.

quali ansietà acuta, confusione mentale, oppure propositi suicidi. Vari autori (Grayson, 1951;
Caldwell, 1969; Koss, Butcher & Hoffman, 1976) hanno proposto liste di item critici di varia
lunghezza e concernenti aree psicopatologiche diverse. L'elenco di item critici Koss-Butcher è
stato aggiornato (Butcher & Williams, 1992) e, assieme a quello Lachar-Wrobel (Lachar &
Wrobel, 1979), risulta frequentemente impiegato (cfr. Finestra 8).

FINESTRA 8
Esempi di Item critici secondo Koss e Butcher

Koss e Butcher hanno identificato sei gruppi di item critici, di cui si riportano alcuni esempi.
Stato d’Ansia Acuta
- Mi sveglio fresco e riposato quasi tutte le mattine (F)
- Non credo di essere più nervoso degli altri (F)
- A volte mi sento come se stessi per andare in pezzi (V)
Ideazione Depressiva Suicidaria
- A volte mi sento proprio inutile (V)
- Generalmente sento che la vita merita di essere vissuta (F)
- Passo molto tempo a rimuginare sulle cose (V)
Minaccia di Aggressione
- A volte mi vien voglia di fracassare qualcosa (V)
- Mi arrabbio facilmente e poi mi passa presto (V)
- Mi viene spesso detto che sono una testa calda (V)
Stress Situazionale da Alcoolismo
- Ho fatto uso eccessivo di bevande alcooliche (V)
- Ho delle abitudini che sono veramente dannose (V)
- Ho fatto un sacco di grossi errori nella mia vita (V)
Confusione Mentale
- Ho avuto esperienze molto strane e insolite (V)
- C’è qualcosa che non va nella mia mente (V)
- Mi è impossibile mantenere l’attenzione su una data cosa (V)
Idee Persecutorie
- Qualcuno ce l’ha con me (V)
- È meglio non fidarsi di nessuno (V)
- Non ho nemici che vogliano veramente farmi del male (F)

La ristandardizzazione ha richiesto l'applicazione del questionario a un ampio numero di

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soggetti rappresentativi della popolazione generale statunitense, nonché il calcolo dei punti T
secondo una procedura che consentisse una distribuzione percentile uniforme. Queste
avvertenze hanno consentito di assumere un punto T pari a 65 – corrispondente alla media
aritmetica aumentata di 1.5 deviazioni standard – quale soglia per ipotizzare disturbi
psicopatologici.
Anche se il diffuso impiego del questionario nei diversi ambiti professionali depone per
una sua larga accettazione da parte degli specialisti, non mancano tuttavia critiche e riserve. In
particolare, si rileva che gli indicatori di attendibilità di alcune scale non risultano molto elevati;
che la validazione iniziale, anche se spesso integrata dalle ricerche successive, si basava su
un numero limitato di soggetti; che riesce piuttosto bene a distinguere i neurotici e gli psicotici
dai soggetti normali, ma fornisce quadri nosologici non particolarmente raffinati. Si può,
tuttavia, comprendere che la ricchezza di informazioni raccolte, in passato, con un MMPI e,
attualmente, con un MMPI-2, consenta dettagliate descrizioni della personalità e fondati
suggerimenti per un inquadramento psicopatologico. L'impiego degli ausili informatici agevola
l’elaborazione del questionario e in certi casi può fornire, oltre ad attendibili ipotesi
diagnostiche, anche indicazioni prognostiche e di trattamento.

1. 2. La versione italiana
1.2.1. Traduzione e standardizzazione
Similmente a quanto avvenuto in molti altri paesi (Butcher & Pancheri, 1976; Butcher,
1996), anche in Italia è stato provveduto all'adattamento del MMPI, prima, e del MMPI-2,
successivamente. La prima traduzione in italiano del MMPI fu completata nel 1948 da G.C.
Reda. Tale iniziale versione fu principalmente impiegata nell’ambito di un progetto di ricerca
concernente la valutazione psicodiagnostica di un gruppo pazienti psichiatrici.
Successivamente, Nencini e Banissoni (1957) completarono la traduzione ufficiale e
l’adattamento del MMPI, predisponendo la versione che è stata usata in tutta Italia fino a
qualche anno fa. L’adattamento curato da Nencini e Banissoni, distribuito dalle Organizzazioni
Speciali di Firenze, era l’unico disponibile e autorizzato dall’editore americano. Il MMPI è stato
ampiamente usato nei vari settori di applicazione della psicologia, divenendo anche nel nostro
paese uno dei più accreditati strumenti psicodiagnostici.
Varie procedure sono state suggerite per ottenere traduzioni adeguate e per la
valutazione della equivalenza tra le diverse versioni di uno stesso questionario: l'impiego di
gruppi indipendenti di psicologi bilingui, la retro-traduzione, verifiche empiriche di natura
diversa. La varietà delle procedure suggerite indica, d'altro canto, che non si dispone di singole

Sirigatti_MMPI-2 - 11 -
modalità del tutto soddisfacenti. Quindi, appare opportuno valersi di un approccio multiplo nel
produrre una traduzione adeguata e nel saggiarne l'equivalenza al questionario originale
(Sirigatti, 1990, 1991, 1993). A questi criteri si sono ispirati Pancheri e Sirigatti (1995) per
l'adattamento italiano del MMPI-2. Più specificamente sono state svolte le seguenti fasi:
traduzione del questionario originale da parte di due gruppi indipendenti di psicologi e
psichiatri che avevano un’approfondita conoscenza delle due lingue e delle due culture;
mantenimento senza alterazioni della traduzione degli item presenti sia nel MMPI sia nel
MMPI-2, per evitare di introdurre tra le due versioni italiane diversità maggiori di quelle
presenti tra le due edizioni americane, a garanzia della continuità tra il MMPI e il MMPI-2;
somministrazione della versione preliminare così ottenuta a vari gruppi di soggetti, con
successivi colloqui e discussione, allo scopo di individuare ed, eventualmente, modificare
item ambigui, poco comprensibili o scarsamente equivalenti;
somministrazione del questionario originale e della versione sperimentale a soggetti bilingui
(Sirigatti, Pancheri, Narbone & Biondi, 1994);
somministrazione della versione sperimentale a campioni della popolazione generale;
somministrazione della versione sperimentale a pazienti psichiatrici e a soggetti tratti dalla
popolazione generale per saggiare la sensibilità del MMPI-2 nell'identificare stati patologici
(Pancheri, Sirigatti & Biondi, 1996);
svolgimento della retro-traduzione a cura del Centro Linguistico della Minnesota University;
preparazione della versione definitiva a seguito delle indicazioni derivate anche dalla retro-
traduzione;
verifica della leggibilità della versione definitiva (Sirigatti & Stefanile, 1994);
elaborazione dei dati raccolti per definire le proprietà psicometriche della versione italiana
del MMPI-2, anche in rapporto ai valori della versione originale.
La taratura è stata ottenuta applicando il questionario a 403 soggetti maschili e a 972
soggetti femminili. I maschi presentavano le seguenti caratteristiche socio-demografiche: età
media di circa 27 anni (d.s. = 15.87), scolarità media pari a circa 12 anni (d.s. = 6.48),
residenza nelle varie aree geografiche con prevalenza dell'Italia centrale, nella maggioranza
celibi. D'altro canto, le femmine presentavano le seguenti caratteristiche socio-demografiche:
età media di circa 27 anni (d.s. = 16.32), scolarità media pari a circa 13 anni (d.s. = 6.32),
residenza nelle varie aree geografiche con prevalenza dell'Italia centrale, nella maggioranza
nubili. È stata riscontrata una elevata corrispondenza tra i valori normativi definiti per i campioni
della popolazione generale italiana e quelli riportati per la popolazione degli Stati Uniti.
Secondo le indicazioni del Comitato di Ristandardizzazione, per le otto scale cliniche

Sirigatti_MMPI-2 - 12 -
(eccettuate, quindi, le scale 5 e 0, tecnicamente non cliniche) e le scale di contenuto sono stati
calcolati i punti T uniformi corrispondenti ai diversi valori grezzi.

1.2.2. Validazione italiana di scale nuove e rinnovate


Come si è già notato, una iniziale verifica della versione sperimentale del questionario è
stata svolta allo scopo di saggiarne l'accuratezza nel distinguere soggetti della popolazione
generale da pazienti psichiatrici. Inoltre, alcune scale, che in occasione della
ristandardizzazione del MMIPI-2 erano state costruite ex-novo o rielaborate, sono state
sottoposte a un accertamento di validità.
In relazione alle ricerche sui profili dei tossicodipendenti, Anglin, Weismann e Fisher
(1989) nella loro rassegna ricordano tra i primi lavori quelli condotti, mediante colloqui
approfonditi, da Kolb nel 1925 e da Felix nel 1944. Indagini di questo tipo, tuttavia, risultavano
assai caratterizzate dagli orientamenti clinici del ricercatore. A tale soggettività di giudizio si
pensò di rimediare, fin dai primi anni ‘50, con l’impiego di strumenti oggettivi, quali appunto
questionari del tipo MMPI.
L’analisi delle possibili elevazioni di punteggi di scala, in grado di identificare soggetti
dipendenti sia da alcool sia da altre sostanze psicoattive, condusse a risultati che ancor oggi
mantengono una loro validità diagnostica. Nei profili di tali soggetti si riscontrano, in primo
luogo, valori assai alti in Pd e D, ma spesso anche nelle scale Ma e Pt (Anglin et al., 1989;
Graham, 1987).
Nel tentativo di distinguere più efficacemente i tossicodipendenti sia dalla popolazione
generale sia da quella psichiatrica, sono state impiegate procedure di analisi discriminante
multivariata (Butcher & Pancheri, 1976). D’altro canto, l’analisi dei cluster ha costituito un
approccio abbastanza promettente nella definizione della tipologia dei tossicodipendenti.
Tuttavia, pur non negando il contributo di tali indagini alla comprensione della struttura di
personalità di questi soggetti, Butcher (1991) rileva che l’analisi dei cluster non ha fornito
all’attività clinica un mezzo efficace, economico e pratico di classificazione dei profili.
I limiti riscontrati nei diversi approcci orientarono vari ricercatori alla costruzione di scale
appositamente dirette alla identificazione di varie forme di dipendenza da sostanze. Tra
queste, alcune – come la He, la Al e la Hampton – suscitarono un’attenzione di breve durata, a
causa delle loro carenze psicometriche. Un interesse persistente, sia pure non disgiunto da
critiche, ha invece prodotto la scala MAC, costruita da MacAndrew nel 1965 per la diagnosi
dell’alcoolismo (Allen, 1991; Burke, 1983; Butcher, 1991; Gottesman & Prescott, 1989). Tale
scala fu sviluppata sulla base delle risposte date ai vari item da due diversi gruppi di pazienti di

Sirigatti_MMPI-2 - 13 -
sesso maschile: alcolisti e psichiatrici. Sebbene MacAndrew avesse identificato 51 item in
grado di discriminare questi due gruppi, nel setting clinico è stata più spesso usata una forma
di 49 item, nella quale erano stati eliminati due item con esplicito riferimento all’uso di alcool.
Quando venne affrontata la revisione del MMPI, la questione riguardante la dipendenza
da sostanze fu tenuta presente. Furono introdotti nuovi item, utili a valutare l’abuso di alcool e
di altre sostanze, in modo così da rendere possibile la revisione della MAC e la costruzione di
due scale specifiche. Nel manuale del MMPI-2 (Butcher, Dahlstrom, Graham, Tellegen &
Kaemmer, 1989) tali scale vengono descritte nei termini che seguono.
La MAC-R (Scala MacAndrew di Alcoolismo Rivista – MacAndrew Alcoholism Scale-
Revised) è composta di 49 affermazioni, ma 4 item della scala originale di contenuto religioso
sono stati sostituiti con altri, risultati associati all’abuso di alcool e di droghe. Le ricerche
condotte su questa scala hanno indicato che punteggi elevati possono essere associati a una
propensione generale alla tossicodipendenza, piuttosto che al solo alcoolismo. Punteggi grezzi
pari o superiori a 28 depongono per abuso di sostanze. Punteggi tra 24 e 27 suggeriscono un
tale comportamento, ma a questo livello si possono avere molti falsi positivi (cioè persone
identificate come tossicodipendenti in base al loro punteggio, ma che in realtà non lo sono).
Punteggi inferiori a 24 indicano l’assenza di problemi connessi con abuso di sostanze. Poiché
la ricerca non ha dimostrato l’utilità di questa misura con soggetti appartenenti a minoranze
etniche, il suo impiego con queste persone non è consigliabile. Oltre a suggerire la possibilità
di problemi di tossicodipendenza, punteggi elevati indicano persone estroverse, esibizioniste,
desiderose di correre rischi. Coloro che ottengono bassi punteggi tendono ad essere introversi,
timidi, con poca fiducia in se stessi.
L’APS (Scala di Tossicodipendenza Potenziale – Addiction Potential Scale) è composta
da 39 item che caratterizzano individui con potenzialità a sviluppare problemi legati a
dipendenza da sostanze. Nessun item contiene riferimenti espliciti all’abuso di alcool o di
droghe. Gli item riguardano dimensioni della personalità, o situazioni di vita associate con
abuso di sostanze. Al momento è preferibile interpretare la APS in termini probabilistici, nel
senso che punteggi elevati suggeriscono un’elevata probabilità di problemi importanti legati
all’abuso di sostanze. Alti punteggi in APS dovrebbero pure suggerire l’assenza di altri
significativi disturbi psicologici. Un individuo con difficoltà psicologiche marcate, in aggiunta a
problemi connessi all’abuso di sostanze, dovrebbe ottenere un punteggio più basso in APS di
un individuo i cui problemi sono centrati sull’abuso di sostanze. Gruppi di soggetti che non
fanno uso di sostanze, ma che hanno marcati problemi psicologici, dovrebbero risultare

Sirigatti_MMPI-2 - 14 -
indistinguibili alla luce della APS da gruppi che non usano sostanze e che non riferiscono
difficoltà psicologiche.
L’AAS (Scala di Ammissione di Tossicodipendenza – Addiction Admission Scale),
quale integrazione della APS, che volutamente non contiene item che facciano esplicito
riferimento all’abuso di sostanze, consiste interamente di item concernenti tale abuso. La
costruzione della AAS iniziò con una sistematica ricerca degli item del MMPI-2 con contenuto
riferibile a problemi di tossicodipendenza. Vennero identificati 14 item di questo tipo. Tre item,
che non contribuivano alla coerenza interna della scala, vennero scartati e furono rimpiazzati
da due item che miglioravano la coerenza interna e apparivano omogenei con il contenuto
degli item già identificati. Questi 13 item costituiscono la scala AAS.
Per la validazione italiana delle tre scale (Sirigatti & Stefanile, 1996) sono stati
confrontati i risultati ottenuti con soggetti riferibili alla popolazione generale e ospiti di una
comunità di recupero di tossicodipendenti (cfr. Finestra 9).

FINESTRA 9
Validazione delle scale MAC-R, APS, AAS

Il gruppo tratto dalla popolazione generale (PG) era composto da 406 soggetti maschili, di età
media di circa 27 anni (d.s. = 15.93), con scolarità media pari a circa 12 anni (d.s. = 6.48), residenti
nelle varie aree geografiche, con prevalenza nell’Italia centrale, in maggioranza celibi. A gran parte di
tale gruppo era stato applicato il MMPI-2 per sviluppare le norme italiane.
Il gruppo dei soggetti con esperienze di tossicodipendenza (T) era costituito da 117 persone di
sesso maschile, di età media di circa 28 anni (d.s. = 6.35), con scolarità media di circa 10 anni (d.s. =
3.04), residenti in Toscana, nella maggioranza celibi. Il MMPI-2 è stato applicato, su base volontaria,
presso le comunità che tali soggetti frequentavano. Era previsto che alle persone esaminate sarebbero
stati comunicati gli aspetti essenziali dei risultati alla prova.
Mediante una varietà di procedure statistiche, è stato verificato se, e in quale misura, le scale
considerate si dimostravano in grado di distinguere i soggetti, noti per aver avuto esperienze di abuso di
sostanze, da coloro che erano stati tratti dalla popolazione generale. Nella tabella che segue, per ogni
scala vengono presentate medie, deviazione standard e un indice di discriminazione – relativo ai due
campioni esaminati – espresso in unità di deviazione standard complessiva. Per ognuna delle tre scale
l’indice di efficacia della discriminazione risulta elevato e statisticamente significativo, raggiungendo il
suo massimo con AAS.

Confronto tra medie, deviazioni standard e discriminazione tra campioni di popolazione


generale e tossicodipendenti relativamente alle scale AAS, APS e MAC-R
Scala Media d.s. Discriminazione F [g.l. 1; 521] p
PG T PG T In unità DS
AAS 1.35 5.81 1.57 2.32 1.74 580.79 .0000
APS 20.94 25.62 3.54 3.51 1.16 159.70 .0000
MAC-R 20.37 27.19 3.62 4.12 1.45 302.16 .0000

Informazioni ulteriori sul potere discriminante delle tre scale sono state ricavate dal calcolo di
una serie di indici, quali la precisione complessiva, la specificità, il potere predittivo negativo e simili. Il
valore della soglia adottata per operare la classificazione corrisponde ad un punto T 65 delle norme
italiane per soggetti maschili.

Sirigatti_MMPI-2 - 15 -
Tutte e tre scale hanno dimostrato una diversa, ma elevata, efficacia discriminante. Con
soggetti collaboranti, la AAS – che fa esplicito riferimento all’uso di sostanze – si è rivelata la
più efficace. D’altro canto, sia la APS sia la MAC-R evitano i riferimenti specifici e tendono a
individuare la propensione all’uso di sostanze, o l’uso stesso, mediante correlati concernenti
aspetti di personalità, stili di vita, atteggiamenti. È quindi possibile rilevare tali propensioni e
comportamenti anche con soggetti scarsamente cooperanti, cogliendo, oltre a comportamenti
in atto, anche condizioni soggettive di rischio.
La costruzione della scala S (Superlative Self-Presentation) ha preso spunto
dall’osservazione che, in vari ambiti e occasioni, si può riscontrare l’intento del soggetto
esaminato sotto il profilo psicologico a minimizzare sintomi psicopatologici e a presentarsi sotto
una luce favorevole. Tale atteggiamento è riscontrabile, ad esempio, in contesti lavorativi, in
occasione di selezione professionale o di promozioni; in ambito penitenziario per ottenere
condizioni meno gravose oppure forme di libertà condizionata; in situazioni di ricovero clinico,
allo scopo di anticipare la dimissione.
Come è stato già menzionato, il MMPI aveva previsto, fin dal suo esordio, apposite
scale per valutare atteggiamenti distorsivi. A tal fine sono state predisposte la scala L – volta a
individuare una presentazione di se stessi come individui estremamente virtuosi e onesti – e la
K, per rilevare tendenze alla negazione di problemi di adattamento e manifestazioni
psicopatologiche.
La pubblicazione del MMPI-2 ha dato un nuovo impulso agli studi sul ruolo delle scale di
validità ai fini di un’adeguata interpretazione dei dati ricavati con l’applicazione di tale
strumento. Utile, a tal riguardo, la meta-analisi condotta da Baer, Wetter e Berry (1992), volta a
saggiare l’efficacia delle varie scale e tecniche predisposte per rilevare le tendenze a
minimizzare sintomi psicopatologici. I risultati apparvero modestamente promettenti, ma
emerse pure con forza la necessità di prevedere modalità alternative per individuare con
maggior sicurezza questi atteggiamenti e comportamenti distorsivi. Inoltre, l’impostazione delle
ricerche esaminate in questa occasione, appariva troppo artificiale per risultare
sufficientemente attendibile: spesso agli stessi soggetti era stato richiesto di compilare il
questionario simulando, di volta in volta, un atteggiamento distorsivo positivo o negativo.
A seguito di una selezione di piloti di aereo, Butcher (1994) prospettò l’integrazione
delle scale di validità del MMPI-2 con una nuova, espressamente diretta a misurare la
“presentazione di se stesso in maniera superlativa”: appunto la Superlative Scale (S).
Composta da 50 item, articolata in cinque sottoscale, sembra in grado di identificare tentativi di
trasmettere immagini altamente positive di sé (Butcher & Han, 1995; Baer, Wetter, Nichols &

Sirigatti_MMPI-2 - 16 -
Greene, 1995). Butcher e Lim (1996) hanno anche confermato che la scala S e le relative
sottoscale sono in grado di identificare profili distorti da atteggiamenti volti sia alla negazione
dei sintomi sia alla presentazione di sé in termini eccessivamente positivi.
Pertanto è sembrato utile e interessante avviare una ricerca per verificare se la versione
italiana del MMPI-2 potesse ottenere risultati simili (cfr. Finestra 10).
A tal fine il questionario è stato applicato a soggetti sottoposti a valutazione

FINESTRA 10
Validazione della Scala S

La ricerca si è proposta di verificare se la versione italiana del MMPI-2 (Pancheri e Sirigatti,


1995) possa ottenere con la popolazione italiana risultati simili e identificare le strategie di faking good.
Per conseguire gli scopi indicati, si è applicato il MMPI-2 a 468 soggetti di sesso maschile, di
età media 27 anni (d.s. 16.3), con circa 12 anni di frequenza scolastica, provenienti da varie parti
d’Italia con prevalenza delle zone centrali. Di questi: 198 soggetti erano sottoposti a valutazione
professionale (Gruppo 1), 150 soggetti erano tratti dalla popolazione generale (Gruppo 2), 120 soggetti
avevano esperienze di dipendenza da sostanze psicoattive ed erano ospiti di comunità (Gruppo 3).
I 50 item relativi alla scala S sono stati esaminati sotto il profilo della struttura fattoriale. Sono
state inoltre svolte analisi differenziali (bivariate e multivariate) al fine di stabilire il potere
discriminante manifestato per i tre gruppi dai singoli item, dalle sottoscale e dalla scala S nel suo
insieme. Infine, sono state esaminate le relazioni tra la scala S nel suo complesso e le altre, in modo da
ricavare elementi utili alla interpretazione del significato psicologico della scala stessa. Nelle tabelle
che seguono vengono riportati i dati relativi alle caratteristiche psicometriche e ad alcune analisi
differenziali compiute al fine di stabilire il potere discriminante manifestato dalla scala S nel suo
insieme.

Proprietà psicometriche della scala S


(gruppo 1)

N = 150 Ma = 25.5 min = 4.0 Max = 47.0


Md = 25.0 Quart.1 = 21.0 Quart.3 = 31.0 Skewness = .04
Alfa = .83 I.-I. Correl. = .09 Split-halph = .82 Kurtosi = .07

Medie della scala S in funzione dei gruppi

MG1 = 39.4 MG2 = 25.5 MG3 = 15.4

Analisi della varianza


Scala g. l. F p<
S 2; 625 465.5 .001

Nell'insieme, si può notare che la scala S si rivela in grado di discriminare in misura


significativa i tre gruppi considerati.

Sirigatti_MMPI-2 - 17 -
professionale, a individui tratti dalla popolazione generale e a persone che avevano avuto
esperienze di dipendenza da sostanze psicoattive ed erano ospiti di comunità. In ipotesi, il
secondo gruppo avrebbe costituito la base di riferimento; il gruppo degli ospiti di comunità, tesi
piuttosto a dimostrare la gravità dei loro sintomi per ricevere aiuto, avrebbe fornito i punteggi
più bassi; mentre i soggetti in situazione competitiva, con l’intento di fornire la migliore
immagine di sé, avrebbero conseguito i punteggi più alti. La scala S si è dimostrata in grado di
discriminare in misura significativa i tre gruppi considerati nella direzione ipotizzata (Sirigatti,
1997).

1.2.3. Dal MMPI-2 al MMPI-A


Gli elementi che complessivamente sono emersi dallo svolgimento delle varie fasi di
ricerca, dirette all'adattamento e alla validazione del MMPI-2, depongono per un'accettabile
equivalenza della versione italiana del questionario con la sua forma originale. Ciò vale sotto il
profilo linguistico, come risulta dalla retro-traduzione, ma soprattutto sotto quello psicologico, in
quanto la verifica, condotta con i soggetti bilingui, indica che le due forme impiegate misurano
sostanzialmente gli stessi aspetti psicologici. È da tenere, inoltre, presente che alla versione
definitiva, nonché a certi aspetti della sua validazione, hanno contribuito applicazioni condotte
con campioni tratti dalla popolazione generale e dall'ambiente clinico.
Questioni concernenti la validità esterna del MMPI-2 sono state affrontate non soltanto
con le ricerche svolte su alcune scale nuove o rinnovate, ma anche con l'esame delle relazioni
che legano le varie scale con i dati rilevati mediante il questionario Recent Life Changes, teso a
identificare situazioni potenzialmente stressanti verificatesi negli ultimi sei mesi (Pancheri,
Sirigatti & Biondi, 1996). Questa finalità viene, inoltre, particolarmente perseguita in ambito
clinico – anche in collegamento con le verifiche sull'argomento svolte in campo internazionale
– applicando il questionario a pazienti italiani, classificati secondo tassonomie psicopatologiche
recenti, quali quelle prospettate dal DSM-IV (American Psychiatric Association, 1994) e dal
ICD-10 (World Health Organization, 1992).
Recentemente è stata completata una versione per adolescenti, che potrà rivelarsi
particolarmente utile in un settore alquanto sguarnito di strumenti psicodiagnostici attendibili
(Butcher, Williams, Graham, Archer, Tellegen, Ben-Porath & Kaemmer, 1992). Si tratta del
MMPI per adolescenti, MMPI-A appunto, versione costruita per soggetti dai 14 ai 18 anni.
Tale questionario costituisce la prima revisione del MMPI originale, rivolta alla
valutazione psicologica degli adolescenti. Mantiene una continuità con lo strumento originario,

Sirigatti_MMPI-2 - 18 -
rappresentata dalle scale cliniche di base, ma presenta anche uno stretto collegamento con il
MMPI-2, per quanto attiene, particolarmente, alle scale di controllo e di contenuto. Le
caratteristiche di personalità dell’adolescente, come pure i problemi comportamentali o i
sintomi psicologici, possono essere efficacemente studiati nei più diversi ambiti clinici,
scolastici e rieducativi.
Il MMPI-A attualmente è in fase di traduzione e di adattamento anche in Italia, con
prevedibile pubblicazione, almeno in versione preliminare, nel primo semestre del 1999. Tale
operazione comporterà, anche in questo caso, la formulazione in lingua italiana degli item
originali, in modo che mantengano il loro significato iniziale, pur adeguandosi ai codici linguistici
e culturali del nostro Paese. L'applicazione del questionario ad un campione significativo della
popolazione generale italiana consentirà di calcolare le medie aritmetiche e le deviazioni
standard, necessarie per definire le soglie di normalità per le varie scale. Infine, l'impiego del
questionario con gruppi di pazienti, i disturbi dei quali siano già stati indipendentemente
diagnosticati, permetterà la validazione delle scale cliniche.

2. SOMMINISTRAZIONE E STRATEGIE INTERPRETATIVE


Nel manuale di applicazione del MMPI-2, curato dal Comitato di ristandardizzazione
(Butcher, Dahlstrom, Graham, Tellegen & Kaemmer, 1989) compaiono alcune
raccomandazioni iniziali. Ogni tecnica psicologica, costruita per valutare diverse
caratteristiche di personalità e aspetti psicopatologici, richiede una notevole competenza
professionale da parte di chi intenda utilizzarla per l’esame di clienti o di pazienti. La
somministrazione e la correzione del MMPI-2 sono relativamente facili e semplici, tuttavia
la sua interpretazione richiede un alto livello di competenza psicometrica, clinica e
personologica, nonché un grande rispetto dei principi della deontologia professionale.
Appare indispensabile una specifica formazione universitaria in teorie e tecniche dei
test, in psicopatologia, in teorie della personalità, così da padroneggiare gli aspetti
psicometrici del testing, come pure conoscere gli aspetti strutturali, dinamici e disadattivi
della personalità. Sebbene le ipotesi interpretative siano ricavabili da testi sul MMPI-2, o
da rapporti ottenuti mediante computer, il clinico deve essere capace di integrare tali
ipotesi e suggerimenti con una specifica conoscenza dell’anamnesi e delle caratteristiche
del testando. La formulazione di plausibili ipotesi diagnostiche e di fondate indicazioni di
trattamento richiede, necessariamente, sia una dettagliata conoscenza del questionario, sia
un’ampia comprensione della complessità della personalità umana.

Sirigatti_MMPI-2 - 19 -
Il MMPI-2 è spesso usato per rispondere a quesiti posti da professionisti operanti in
altri ambiti. In tal caso è importante comunicare le informazioni e le conclusioni ottenute in
termini comprensibili. La semplice indicazione dei punteggi o dei tipi di codice non è
sufficiente né appropriata quando il destinatario non possieda le competenze di base
prima specificate. In ogni caso è essenziale garantire la riservatezza dei risultati del test e
della relazione finale, tenendo presente che i punteggi del test non devono essere resi noti
a chi non sia in grado di utilizzarli in maniera professionale. Infine, occorrono cautela e
sensibilità nel fornire interpretazioni e indicazioni al cliente o al paziente esaminato.
2.1. Somministrazione del MMPI-2
Il MMPI-2 non presenta particolari difficoltà per quanto attiene alla sua applicazione
e alla sua interpretazione. Ciò può indurre alcuni operatori a usare questo strumento in
modo da compromettere i criteri professionali ed etici previsti per tutti gli strumenti di
valutazione psicologica. In ogni caso, occorre assicurare riservatezza durante lo
svolgimento dell'esame, evitare ingerenze da parte di terzi, tutelare i risultati ottenuti,
usare le indicazioni ricavate a beneficio della persona valutata.
La persona responsabile della somministrazione del test deve essere attentamente
preparata sui passi necessari per ottenere un protocollo valido e attendibile. A tal
proposito, è utile arricchire le istruzioni standard con spiegazioni circa i motivi che hanno
indotto all'uso del questionario, nonché sull'utilizzazione dei risultati. In certe occasioni può
rivelarsi conveniente far presente che il questionario è stato costruito in modo da
identificare tentativi di contraffazione. La indicazione che gli item rispecchiano una varietà
di problemi e di stili di vita non necessariamente corrispondenti a quelli del testando può
attenuare possibili stati d'ansia e rendere le risposte più accurate.
L’utilità delle informazioni ottenute attraverso il MMPI-2 dipende molto dall'abilità del
soggetto testato di capire le istruzioni, svolgere il compito richiesto, comprendere e
interpretare il contenuto degli item, registrare correttamente le proprie risposte. Alcune
condizioni fisiche (limitata acuità visiva, dislessia, intossicazione o crisi di astinenza da
sostanze psicoattive, reazioni di tipo tossico ad agenti infettivi o simili), livello di istruzione,
diversità culturale o certi stati emozionali, possono compromettere queste abilità.
Anche se nel MMPI-2 sono presenti controlli di validità, che possono aiutare a
decidere sull'accettabilità di un protocollo, è preferibile cercare di valutare questi problemi
prima dell'inizio del test ed, eventualmente, impiegare altro strumento psicodiagnostico, o
interrompere la seduta. Nelle somministrazioni di gruppo può risultare impossibile
identificare difficoltà di questo tipo; in tal caso è necessario affidarsi ai controlli di validità,

Sirigatti_MMPI-2 - 20 -
al momento dello scoring, per identificare protocolli dubbi.
Contrariamente alla prassi adottata da qualche clinico, Butcher e Pope (1989)
raccomandano che il questionario sia riempito sotto supervisione. I motivi che sconsigliano
soluzioni diverse sono vari: manca la sicurezza che il questionario sia compilato dal
testando in maniera completa e autonoma; le condizioni di esame possono essere
sensibilmente differenti da quelle che hanno caratterizzato la standardizzazione del MMPI-
2 o comunque tali da inficiare l'attendibilità e la validità della prova. Infine, occorre tenere
presente che soltanto la totale compilazione del questionario consente l’elaborazione di
tutte le scale (cliniche, di validità, supplementari, di contenuto) e dei vari indicatori.
Tuttavia, può essere utile ricordare che il completamento dei primi 370 item permette il
calcolo delle scale standard di validità e cliniche di base.
Esiste la possibilità di applicare il questionario mediante un computer. I più giovani,
lavorano volentieri al computer e si sentono a loro agio con questa versione; d'altra parte,
coloro che non hanno mai usato tale apparecchio possono essere istruiti rapidamente ed
apprezzare di avere l'opportunità di fare simile esperienza. La somministrazione del MMPI-
2 richiede meno tempo con il computer che con i fascicoli a stampa. Un intero MMPI-2 può
essere completato in 60-75 minuti. Poiché le scale possono essere lette, elaborate ed
interpretate immediatamente dopo il completamento del test, è possibile avere, quasi in
tempo reale, il resoconto completo della personalità. Questo tipo di somministrazione
rende possibile il cosiddetto computerized adaptive testing, vale a dire la presentazione
degli item nel numero e nell'ordine determinati in base delle risposte già date, con
comprensibile risparmio del tempo necessario per lo svolgimento dell'esame e ottenendo
risultanti non sostanzialmente dissimili da quelli ricavati con le procedure tradizionali
(Roper, Ben-Porath & Butcher, 1995).

2.2. Strategie interpretative


Sulle procedure da seguire, sulle scale da calcolare, sugli indicatori da prendere in
considerazione è stata sviluppata una letteratura molto ampia e diversificata. È possibile
rendersi conto della ricchezza dei contributi sull'argomento anche riferendosi solamente ai
manuali che continuamente sono proposti al clinico e allo studioso. Nel prospettare le
ipotesi interpretative a uno specifico caso, è necessario tenere conto di una vasta gamma
di fattori personali e socio-ambientali: età, cultura d'appartenenza, istruzione, classe
sociale, condizione professionale. In termini generali, è possibile, tuttavia, suggerire una
sequenza di operazioni da compiere per giungere a fondate congetture diagnostiche (cfr.

Sirigatti_MMPI-2 - 21 -
Finestra 11).

FINESTRA 11
Procedura di interpretazione

L’interpretazione passo dopo passo del profilo di base e delle informazioni aggiuntive, che si
possono ricavare da un protocollo MMPI-2, prevede le seguenti fasi.
1. Valutazione dell'accettabilità del protocollo ai fini della sua interpretazione, anche in base alla
considerazione dell’atteggiamento verso il test e in rapporto alle altre informazioni relative al
soggetto.
2. Esame dei punteggi alle scale cliniche nel profilo di base, per prospettare possibili linee
interpretative sulla personalità e sull'attuale stato emozionale del testando.
3. Consultazione di diverse guide all’interpretazione del MMPI, per cogliere i correlati comuni
dei tipi di codice presenti nel profilo clinico e le possibili alternative psicodiagnostiche.
4. Definizione, per le scale che hanno anche una modesta elevazione di punteggio, le sottoscale
che contribuiscono in maniera determinante a queste elevazioni, annotando i problemi che
potrebbero avere maggiore rilevanza per il soggetto.
5. Annotazione di ogni item critico significativo, che può costituire un segnale di problemi
particolari, o di sintomi e difficoltà non riscontrati in precedenza.
6. Esame dei punteggi alle scale di contenuto sia per sviluppare le ipotesi interpretative già
delineate, sia per formulare un coerente quadro delle dinamiche di personalità e della
condizioni psicopatologiche del soggetto, tenendo ben presenti i limiti di attendibilità
suggeriti dai vari indicatori.

2.2.1. Accettabilità del protocollo


In primo luogo, il tempo impiegato per completare il questionario può fornire utili
dati. Se il MMPI-2 è stato completato in meno di un'ora, è lecito supporre che il testando
abbia svolto il proprio compito frettolosamente, con scarso impegno, in maniera impulsiva.
D'altro canto, qualora due ore o più siano state necessarie, si può supporre deficit
intellettivo, limitate abilità di lettura, lesioni cerebrali, gravi disturbi psicologici. La presenza,
nel foglio delle risposte, di correzioni in numero limitato può essere indizio di impegno e
serietà, se invece il numero è eccessivo è plausibile pensare a un soggetto meticoloso,
forse con tendenze ossessivo-compulsive.
Per il calcolo dei punteggi grezzi - concernenti, quanto meno, le scale di validità,
cliniche e di contenuto - è possibile valersi delle apposite griglie o di programmi di
elaborazione automatica specificamente allestiti. Mediante tabelle di conversione o di
stampati predisposti per il tracciamento del profilo, i punteggi grezzi (eventualmente
corretti con i valori di K) sono trasformati in punti T e rappresentati graficamente.
Particolarmente qualora sia usato un programma di correzione automatica, le scale già
ricordate saranno integrate da alcune supplementari (ad esempio: MAC-R, APS, AAS, O-

Sirigatti_MMPI-2 - 22 -
H, Es, Do), dalle subscale di Harris-Lingoes, dai cluster di item critici secondo Koss-
Butcher e di Lachar-Wrobel.
Prima di ogni ulteriore considerazione è indispensabile verificare la validità del
protocollo. Allo scopo serve esaminare il numero degli item omessi e le cosiddette scale di
validità: L, F, K, Fb, VRIN e TRIN. Un numero di risposte omesse superiore a 10, come
pure punti T superiori a 65 per le scale menzionate, suggeriscono dubbi circa la validità
del profilo. Particolari relazioni e configurazioni di questi indicatori prospettano una
tipologia di invalidità abbastanza articolata. Ad esempio, l'indice di dissimulazione (indice
F-K) sviluppato da Gough (1947; 1950) per il MMPI è usato come misura di faking good o
di esagerazione dei sintomi nel MMPI-2. Calcolato con i punteggi grezzi, se superiore a 15
suggerisce il tentativo di accentuare sintomi e problemi psicologici.
Si può riscontrare che i punteggi, riportati nelle scale L, F, K, si dispongano
secondo una specifica configurazione che mostra lo sforzo, in sostanza ingenuo, di
presentarsi eccessivamente ben adattato e in termini troppo favorevoli. In certi casi
emerge un atteggiamento difensivo che porta a sottacere sintomi psicopatologici e
problemi di adattamento, in altri si tende a offrire un quadro esagerato di sintomi estremi e
non collegati tra loro (cfr. Finestra 12). Occorre, tuttavia, notare che quando questi intenti

FINESTRA 12
Configurazione delle scale di validità

La configurazione delle scale di validità risulta importante per valutare l’atteggiamento


del testando nei confronti del MMPI-2. In base al tipo di risposte fornito, i punteggi alle scale L,
F e K variano anche considerevolmente.

90 100
85 95
80 90
75 85
PUNTI T

PUNTI T

80
70 75
65 70
60 65
55 60
50 55
45 50
45
40 40
35 35
30 30

L F K L F K
SCALE SCALE

Il primo profilo è caratteristico di un atteggiamento di tipo difensivo. Si osserva

Sirigatti_MMPI-2 - 23 -
un’elevazione nella scala K, che si accompagna a un L modale (il soggetto non ha risposto

agli item piuttosto ovvi della scala) e un basso punteggio F (può tentare di nascondere
sintomi di tipo psicologico). Questa configurazione non invalida il protocollo, ma non
consente un chiaro quadro dei problemi del cliente; è probabile che le scale cliniche di base e
quelle di contenuto segnalino limitati problemi psicologici. Si può ipotizzare che i punteggi al
test sottostimino le difficoltà del cliente.
Il secondo profilo è al limite della validità e richiede cautela nell’interpretazione. La
configurazione mette in evidenza un quadro esagerato dei sintomi.
Quando la scala F ottiene un punteggio superiore a 80 T, il testando ha segnalato un numero
eccessivo di problemi psicologici: o non comprende le istruzioni al test, è confuso, o cerca di
esagerare i suoi sintomi. Il profilo è comunque valido e interpretabile, e l’interpretazione verrà
sviluppata sul presupposto che il cliente tenta di mostrarsi più psicologicamente disturbato di
quanto realmente sia.

distorsivi non raggiungono valori molto elevati, il protocollo può ancora essere interpretato
mediante l'impiego della correzione K e l'attenta considerazione delle finalità che si tenta
perseguire con la contraffazione.

2.2.2. Interpretazione per punte delle scale cliniche


Superata in modo soddisfacente la verifica di validità del protocollo, è spesso utile
ordinare le scale cliniche in base ai rispettivi punti T. A tal proposito, la procedura di
Welsh, modificata da Butcher e Williams (1992) è frequentemente seguita, in quanto
consente di ottenere una rappresentazione sintetica ed efficace dei risultati (cfr. Finestra
13). Inoltre, una rapida ispezione del codice di Welsh consente di identificare la scala o le
scale che eventualmente emergono nel profilo e con quale distacco dalle rimanenti.

FINESTRA 13
Il sistema di codifica di Welsh

Attraverso un particolare sistema di codifica è possibile ridurre l’elevato numero dei


profili, ottenibili con il MMPI-2, ad una semplice espressione numerica. Il codice sintetizza i
punteggi T ottenuti nelle scale di validità e cliniche di base.
Nella codifica di un protocollo le scale cliniche vengono identificate attraverso il loro
numero, mentre quelle di validità attraverso le loro abbreviazioni. Le scale vengono ordinate in
modo decrescente, utilizzando dei particolari simboli per indicare il grado di elevazione del
punteggio. I simboli del sistema di codifica di Welsh, che si riferiscono ad un intervallo di 10
punti T, sono stati integrati in base al suggerimento di Butcher e Williams (1992), che hanno
proposto di includere il simbolo “+” per indicare l’elevazione compresa tra 65 e 69 punti T. In
questo modo si possono rilevare rapidamente tutte le scale che superano il cut-off del MMPI-2,
che, come si ricorderà, è di 65 T. I simboli per la codifica sono, quindi, i seguenti:

Sirigatti_MMPI-2 - 24 -
Gamma di punteggio T Simbolo
100+ **
90-99 *
80-89 "
70-79 '
65-69 +
60-64 -
50-59 /
40-49 :
30-39 #
Inferiore a 29 Nessun simbolo

In pratica, facendo riferimento ai simboli sopra riportati, le scale con punteggi T superiori
a 100 sono seguite da due asterischi (**), quelle con punteggi T compresi tra 90 e 99 sono seguite
da un asterisco (*), e così via. Nella scrittura del codice, inoltre, le scale che hanno lo stesso
punteggio, o che si differenziano di un solo punto, vengono sottolineate. Infine, le scale di
validità vengono indicate, secondo lo stesso sistema, alla destra del codice delle scale cliniche.

Esempio di codifica
Per esemplificare la procedura si possono considerare i punteggi ottenuti al MMPI-2 da
P.G.:

Scala: L F K Hs D Hy Pd Mf Pa Pt Sc Ma Si
Numero: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 0
Punti T: 56 63 46 75 60 66 65 43 83 85 92 83 50

I passi da seguire sono i seguenti:


1. scrivere in ordine decrescente di punteggi T i numeri delle scale cliniche; le scale che hanno lo
stesso valore (in questo esempio: Pa e Ma), sono indicate in ordine di numero. A destra,
separatamente, si scrivono – sempre in ordine decrescente – le abbreviazioni delle scale di
validità;
2. si sottolineano le scale che hanno lo stesso punteggio T, o che si differenziano di un solo punto;
3. si inseriscono i simboli che indicano le elevazioni del punteggio, includendo il simbolo anche
per gli intervalli mancanti (in questo esempio: 30-39 T).
Il codice è, quindi:
8*769”1’34+2-0/5:# F-L/K:

In questo caso è facilmente osservabile che la scala più alta del profilo è la Sc, alla quale
P.G. ha ottenuto un punteggio T compreso tra 90 e 99, mentre la scala più bassa è la Mf, con un
punteggio contenuto tra 40 e 49. Inoltre, sette scale cliniche hanno elevazioni superiori a 65 T. Il
codice (a due punte) di P.G. è di tipo 8-7.

Questa operazione costituisce un importante passo per successiva interpretazione per


punte o per codice-tipo, in quanto, oltre a definire sui correlati di quali scale dovrà basarsi
la psicodiagnosi, indica la fiducia che ad essa potrà essere accordata. A tal proposito, vari
Sirigatti_MMPI-2 - 25 -
autori - da Butcher e Williams (1992) a Tellegen e Ben-Porath (1993) - raccomandano di
fondare le interpretazioni su codici-tipo ben definiti, vale a dire caratterizzati da scale i cui
punti T superano 65 e sono, inoltre, maggiori di almeno 5 punti T della scala
immediatamente inferiore.
Una prima indicazione complessiva della gravità dei problemi presentati da un
paziente, è fornita dal grado di elevazione della scala F, sempre che non si tratti di un
questionario compilato con l'intento di simulare uno stato psicopatologico. Notizie più
specifiche si ricavano, tuttavia, con la considerazione delle elevazioni che le varie scale
possono esibire.
Valori dei punti T, compresi tra 60 e 65, costituiscono tendenze di personalità,
mentre solamente elevazioni che superano 65 possono divenire indicativi di uno stato
patologico. Nell'interpretazione di questi elementi occorre tenere conto anche delle varie
caratteristiche individuali e socio-culturali dell'esaminando. È stato riscontrato, ad
esempio, che persone di modesto livello di istruzione tendono ad ottenere punteggi più
bassi, rispetto alla popolazione generale, nelle scale K e Mf. Inoltre, punteggi simili
possono assumere un significato diverso in rapporto alla storia clinica del testando, alle
istruzioni ricevute, all'atteggiamento assunto di fronte alla prova, all'ambiente ove il MMP-2
è stato compilato.
Il profilo può, in certi casi, presentare una sola scala con punti T superiori a 65 e,
pertanto, l'interpretazione sarà basata sui correlati – comportamentali, clinici e prognostici
– che si associano a tale elevazione. Si consideri, a titolo di illustrazione, un soggetto che
abbia completato in modo valido il questionario e conseguito, solo con la scala D, un
punteggio nettamente superiore a quello delle altre scale e maggiore di punti T 65. Per
tale testando risulta, perciò, opportuna una interpretazione basata sui correlati psicologici
e clinici della scala in questione (cfr. Finestra 14). Queste linee

FINESTRA 14
Esempio di interpretazione per punta: il caso della scala D

Gli item della scala D non si riferiscono solo a sensazioni caratteristiche del quadro
clinico della depressione – scoraggiamento, pessimismo, disperazione – ma pure ad aspetti della
personalità di base, che attengono a esagerato senso del dovere, intrapunitività, standard
comportamentali elevati. Harris e Lingoes hanno identificato cinque aree di contenuto per la scala
D: depressione soggettiva, rallentamento psicomotorio, disfunzioni fisiche, inefficienza mentale,
rimuginazione. È stata, inoltre, proposta da Wiener e Harmon un suddivisione degli item in
sottoscale in base al loro significato psicopatologico latente e manifesto.

Punteggi elevati
Elevazioni moderate suggeriscono la possibilità di depressione reattiva, soprattutto se la

Sirigatti_MMPI-2 - 26 -
scala 2 è la sola con alto punteggio. Sono presenti sensazioni di pessimismo, infelicità,
disperazione; la persona può provare senso di inadeguatezza, morale basso, difficoltà di
concentrazione, che possono essere abbastanza forti da creare difficoltà di funzionamento;
descrive se stessa come un individuo timido, solitario, appartato, inibito, ma anche irritabile e
impaziente. La marcata sensibilità alle critiche può condurre a evitare il confronto con gli altri.
Viene considerato convenzionale, cauto, passivo, remissivo. Se i punteggi nella scala 2 sono più
elevati, tali caratteristiche sono più accentuate. Si hanno preoccupazioni eccessive anche per
problemi di poco conto e la capacità di affrontare efficacemente i rapporti interpersonali risulta
compromessa. Il senso di scoraggiamento si manifesta con ritardo psicomotorio, ritiro in sé,
letargia; possono essere presenti numerosi disturbi somatici, pensieri di suicidio.

Indicazioni per il trattamento


Il trattamento dovrebbe essere pianificato tenendo presenti alcune importanti
considerazioni. È, innanzitutto, opportuno valutare se la depressione sia determinata da fattori
esterni (depressione reattiva) o interni (depressione endogena); inoltre, si dovrebbe approfondire
l’assessment per determinare il contributo di aspetti cognitivi, supporto sociale disponibile,
prevalenza di sintomi neurovegetativi. Un’elevazione della scala 2 è associata alla possibilità di
tentativi di suicidio; il rischio è maggiore se i punteggi sono alti o molto alti e se,
contemporaneamente, si osservano alti punteggi nelle scale 4, 7, 8 e (o) 9. Sebbene tali elevazioni
possano aumentare la possibilità di suicidio, non è stato identificato un “profilo suicidario” che si
dimostri predittore accurato. È quindi opportuna una valutazione approfondita per mettere in luce
ulteriori aspetti di rilievo (caratteristiche demografiche, presenza, accuratezza, letalità del piano,
ecc.). Specifiche informazioni possono essere anche tratte esaminando gli item critici.
La presenza di un moderato livello di depressione può costituire un segnale positivo per
la psicoterapia, in quanto è probabile un’alta motivazione al trattamento (occorre tuttavia
verificare che non siano presenti indicatori di segno opposto, come punteggi elevati in TRT, L, K
e Hy). Per contro, punteggi estremamente alti prospettano un grado così elevato di depressione
per avere una sufficiente motivazione al cambiamento.

diagnostiche derivano da specifiche ricerche (Nelson & Cicchetti, 1991; Ben-Porath,


Butcher & Graham, 1991) che mostrano come la scala D sia correlata alla presenza di
disturbi dell'umore che si esprimono con depressione, mancanza di interessi, sentimenti di
inferiorità, di colpa; in certi casi non mancavano episodi allucinatori.

2.2.3. Interpretazione per codici-tipo


Spesso accade però, che le punte siano più di una e che quindi sia preferibile una
valutazione che tenga conto della configurazione del profilo, ricorrendo a codici-tipo basati
su due e, talvolta, su tre elevazioni. Ad esempio, un paziente, che si caratterizzi con un
profilo con due elevazioni ben definite nelle scale Pd e Ma, può essere descritto secondo
quanto previsto dal codice-tipo 4-9 (cfr. Finestra 15).

FINESTRA 15

Sirigatti_MMPI-2 - 27 -
Esempio di interpretazione del MMPI-2 mediante la configurazione del profilo:
il codice 4-9/9-4

Sintomi e comportamenti
Le persone con questo codice presentano una accentuata tendenza a comportamenti
antisociali, ne hanno avuto esperienza, sono pronti a metterli in atto. Possono essere descritte
come indulgenti verso se stessi, egoisti, ipersensibili, impulsivi, irritabili, con intensi sentimenti
di rabbia e ostilità, che si esprimono anche con comportamenti violenti. Hanno sviluppato scarsa
coscienza, con disinteresse per valori e regole sociali, hanno moralità incerta, non considerano le
conseguenze delle proprie azioni. Nelle relazioni con gli altri, possono dare una iniziale buona
impressione, perché loquaci, disinibiti, dotati di un certo fascino sociale; tuttavia, sono incapaci
di rapporti interpersonali duraturi e stabiliscono solo contatti brevi e superficiali.
Nella loro storia di vita si riscontrano, solitamente, esperienze ripetute di problemi con la
legge, difficoltà familiari e lavorative. Negli adolescenti di sesso maschile il codice 4-9/9-4
risulta associato a comportamenti delinquenziali; se tale configurazione di profilo è osservata in
persone di oltre 30 anni, si può prevedere un’alta resistenza al cambiamento.
Se il punteggio della scala Si è basso, questo codice probabilmente riflette un individuo
che ha organizzato modalità di rapporto interpersonale manipolative degli altri, che coinvolge in
esperienze antisociali. Nel caso si osservi un punteggio elevato nella scala Hy, diminuiscono le
probabilità di acting-out; il questo caso, l’espressione dell’ostilità tende ad essere indiretta e
spesso di tipo passivo-aggressivo. Punteggi elevati anche nella scala Pa suggeriscono di prestare
grande attenzione, in quanto tendono a riscontrasi in persone che possono dimostrarsi pericolose;
le loro reazioni, spesso violente e inconsuete, sono determinate da forte risentimento verso gli
altri.

Caratteristiche di personalità
Dietro un’immagine sociale di sicurezza e fiducia in sé, queste persone risultano
immature, dipendenti, insicure; tendono a essere individui narcisisti e non sono in grado di
stabilire legami emotivi profondi. Hanno difficoltà a differire nel tempo la gratificazione dei loro
impulsi e ricercano stimoli ed eccitazione emozionali. Si tratta, tipicamente, di disturbo di
personalità antisociale.

Indicazioni per il trattamento


Il trattamento di persone con codice 4-9/9-4 presenta numerose difficoltà. Non accettano
di rimandare la soddisfazione delle loro esigenze, rifiutano la responsabilità dei propri
comportamenti e, di solito, non apprendono dall’esperienza, concentrandosi sulla gratificazione
immediata, anche a spese degli altri. Sono irritabili, manipolativi, incapaci di costruttivi rapporti
sociali e quando si confrontano con il clinico tendono a esprimere rabbia e ostilità. Poiché il
livello dell’ansia è piuttosto basso, non sono motivati al cambiamento È piuttosto raro che
ricerchino spontaneamente un trattamento terapeutico, se non costretti dalla pressione di
qualcuno.

È stato osservato che le ipotesi diagnostiche derivate da codici-tipo sono spesso


più accurate e clinicamente rilevanti di quelle tratte da scale singole. In ambedue i casi,
tuttavia, si possono ricavare utili informazioni concernenti la sintomatologia, le
manifestazioni comportamentali, le caratteristiche di personalità e le indicazioni
terapeutiche. Inoltre si nota la tendenza a sostituire la tassonomia nosologica di origine
Kraepeliniana, impiegata per la impostazione del MMPI, con una terminologia derivata dai
più aggiornati DSM.

Sirigatti_MMPI-2 - 28 -
Un contributo all’interpretazione può essere offerto dalle varie scale supplementari
che, nel tempo, hanno ampliato lo spettro diagnostico del MMPI, facilitando
l'interpretazione di quelle di base e aumentando la varietà dei problemi clinici e dei
disordini esaminati. Per un protocollo che presenti una elevazione in corrispondenza di Pd,
D e Pt, può risultare utile approfondire l'indagine nella direzione di un possibile abuso di
sostanze psicoattive, mediante la considerazione delle scale MAC-R, APS e AAS. D'altra
parte, al fine di valutare, oltre che le controindicazioni, le potenzialità di un individuo a
svolgere funzioni lavorative di particolare impegno, può essere opportuno valersi anche
della scala Re (Responsabilità Sociale).

2.2.4. Contributo delle scale unidimensionali


Non sempre il profilo in esame presenta una configurazione ove una o più punte
emergono nettamente. In tali casi non è praticabile l'interpretazione per punte o per codici-
tipo, ma occorre adottare una procedura diversa. Una prima avvertenza consiste
nell'evitare il ricorso a descrizioni psicopatologiche accentuate e, in ogni modo, far
riferimento a quelle caratteristiche che sono comuni alle scale maggiormente elevate. In
secondo luogo, può rivelarsi utile considerare quali aspetti, in una scala mediamente
elevata, risultino preminenti. Si ricorderà sia che le scale cliniche del MMPI-2 sono
tendenzialmente multidimensionali, sia che le sottoscale Harris-Lingoes consentono di
individuare quali costellazioni di risposte abbiano maggiormente contribuito al punteggio
complessivo.
Ad esempio, una modesta elevazione della scala 9 (Ipomania) potrebbe passare
inosservata, se ci si limitasse a considerare il punteggio complessivo. Per continuare
l'esempio, si può supporre che un esame più attento potrebbe, tuttavia, rivelare che delle
quattro sottoscale, secondo cui può essere articolata la scala, la Ma4 (Ipertrofia dell'io)
presenta un punteggio particolarmente elevato. In tal caso, apparirebbe plausibile adottare
descrittori del tipo: "Facilmente irritabile riguardo alle richieste avanzate da altri", "Valuta in
modo irrealistico le proprie abilità e importanza".
L'uso delle scale di contenuto può affiancare la funzione svolta dalle sottoscale
Harris-Lingoes, ma anche concorrere ad arricchire di ulteriori elementi il quadro clinico.
Un'elevazione della scala 4 (Deviazione Psicopatica) può essere meglio definita con
l'esame di quelle di contenuto FAM (Problemi Familiari) e ASP (Comportamenti
Antisociali). Se quest'ultima risultasse maggiormente elevata, sarebbe opportuno
orientarsi verso una descrizione concernente forme di comportamento antisociale,

Sirigatti_MMPI-2 - 29 -
piuttosto che pensare a conflitti e incomprensioni familiari. Alcune scale di contenuto –
come la TPA (Tipo A), WRK (Difficoltà sul lavoro) – possono, inoltre, portare l'indagine del
MMPI-2 verso aree trascurate da quelle cliniche di base.

2.2.5. Contributo degli item critici


In passato era spesso raccomandato di esaminare le risposte date ad alcuni di
questi specifici item, insieme ai dati ricavati con colloqui o altre procedure. L'aumentato
interesse per gli interventi di crisi, le emergenze psichiatriche e la necessità di farvi fronte
richiedono, di frequente, un approccio diagnostico rapido e di valutazione psicologica
immediata. Questi motivi – assieme all'utilità che le risposte, a certe domande del
questionario, presentano per avviare un colloquio o per focalizzare un'area di disagio –
hanno prodotto un rinnovato interesse per il contenuto di particolari item, specialmente se
organizzati secondo le costellazioni Koss-Butcher, Lachar-Wrobel o Ben-Porath e
Sherwood.

2.2.6. Accessibilità alla psicoterapia


Un problema, la cui soluzione richiede una complessa interazione tra i vari indicatori
che il MMPI-2 può offrire, è costituito dalla formulazione in un'ipotesi attendibile circa la
trattabilità di un paziente. Ognuna delle scale di validità può fornire utili informazioni: ad
esempio, un punteggio superiore a 70 punti T della K prospetta un individuo sulla
difensiva, poco portato a esprimere i propri sentimenti e problemi, incline a negare le
proprie difficoltà. Anche le varie scale cliniche possono concorrere a tratteggiare la
disponibilità alla terapia. A scopo esplicativo si può notare che soggetti con punteggi
elevati nella scala 6 (Paranoia) difficilmente termineranno una psicoterapia, in quanto sono
suscettibili, portati alla polemica, difensivi, sostanzialmente diffidenti anche nei confronti
del terapeuta. Pure dai codici-tipo è possibile trarre elementi per ulteriori ipotesi: di fronte a
una configurazione 2-3/3-2 (elevazioni in corrispondenza delle scale D e Hy) si può
prevedere che un trattamento di sostegno psicologico sarà vantaggioso qualora associato
a terapia farmacologica antidepressiva.
Tra le scale supplementari un importante, anche se controverso, ruolo, è svolto
dalla Es (Forza dell’io). Sviluppata come indicatore di trattabilità del paziente, per taluni
indica la disponibilità al cambiamento, per altri misura il livello di adattamento e la capacità
di affrontare con successo eventi stressanti (Butcher, 1990) Con interesse sono
considerate alcune scale di contenuto, sviluppate con l'intento di saggiare l'accessibilità

Sirigatti_MMPI-2 - 30 -
alla psicoterapia. Una posizione di rilievo spetta alla scala TRT (Indicatori di Difficoltà di
Trattamento). Questa scala tende a valutare sia la resistenza che il paziente manifesta a
collaborare alla terapia, sia la presenza di atteggiamenti o tratti di personalità che
riflettono, riguardo al cambiamento, avversione o impossibilità. Prognosi poco favorevoli
per il successo del trattamento si ricavano per soggetti con punteggi elevati nella scala
WRK (Difficoltà sul Lavoro). Di solito, le pressioni dell'ambiente, non soltanto lavorativo,
sono così opprimenti da lasciare a tali soggetti ben poche energie da destinare al
trattamento.

2.2.7. Redazione del rapporto


In termini generali si può asserire che le sottoscale Harris-Lingoes, le scale di
contenuto e supplementari, come pure gli item critici possono contribuire sostanzialmente
a integrare, ampliare, confermare e precisare le ipotesi diagnostiche prospettate con
l'interpretazione delle scale di validità e cliniche. Tuttavia, le diagnosi, così come le
previsioni, che il clinico può formulare sulla base di questi vari indicatori, possono spesso
rivelarsi ricche e articolate, ma spesso pure contraddittorie. Un’adeguata interpretazione
del MMPI-2 costituisce un importante contributo per la formulazione di una solida ipotesi
diagnostica che però dovrà, in ogni caso, valersi di ogni altra possibile informazione
disponibile per dirimere eventuali incoerenze e precisare il quadro d'insieme. Per
organizzare e accordare le informazioni raccolte con l'applicazione del questionario, in
vista della stesura di una relazione esauriente e sistematica, alcune tracce predisposte da
Butcher e Williams (1992) possono rivelarsi utili. Nella prima (cfr. Finestra 16) vengono
presentati, sotto forma di promemoria, molti degli aspetti generali che riguardano una
particolareggiata interpretazione del MMPI-2.

FINESTRA 16
Aspetti da trattare nella redazione della relazione

Eventuali fattori personali o ambientali che possono avere influito sui risultati del MMPI-2.
L'atteggiamento assunto riguardo alla prova.
Sintomi e comportamenti riferiti dalla persona; eventuali stati di acuto disagio psichico.
Problemi di autocontrollo; possibili manifestazioni.
Ipotesi plausibili sulle caratteristiche di personalità del testando.
Possibile rischio riguardo a problemi con sostanze psicoattive; ammissione di abusi di droga
o di alcool.

Tipo di relazioni interpersonali; capacità di mettersi in relazione in maniera efficace con gli
altri.

Sirigatti_MMPI-2 - 31 -
Stabilità del profilo nel tempo.
Entità del disturbo in confronto agli altri.
Considerazioni diagnostiche.

Se tra gli obiettivi degli accertamenti psicologici rientra pure la valutazione


dell'accessibilità a un trattamento psicoterapeutico, gli spunti offerti dal MMPI-2 possono
essere organizzati secondo la traccia che segue (cfr. Finestra 17), suggerita da Butcher e
Wiliams (1992).

FINESTRA 17
Aspetti da considerare per la valutazione della trattabilità

Bisogno di un trattamento psicologico in questo momento.


Consapevolezza dei propri problemi.
Attendibilità nella descrizione di sé.
Disponibilità a comunicare al terapeuta informazioni personali.
Motivazione al trattamento.
Capacità di insight per i propri problemi.
Disponibilità al trattamento e al cambiamento del proprio comportamento.
Specifici bisogni di trattamento suggeriti dal MMPI-2.
Presenza di qualità o punti di forza su cui si può contare per il trattamento.
Presenza di tratti di personalità che potrebbero favorire la relazione terapeutica.

3. NOTE CONCLUSIVE
Affinché l'impiego del MMPI-2 – quale tecnica di misura e di obiettivazione della
sofferenza e del disagio psicologici – manifesti la sua utilità, è importante valutare
oculatamente il contributo che può offrire in funzione dei problemi diagnostici da affrontare.
Inoltre, è indispensabile una applicazione scrupolosa del test secondo quanto indicato dai
manuali di utilizzazione, nel quadro di una stretta adesione ai principi deontologici che
guidano l'attività clinica. Anche con dati raccolti seguendo con cura questi criteri, sarà
possibile formulare mere ipotesi diagnostiche, le quali dovranno, in ogni caso, ricevere
conferma da altri accertamenti, secondo un approccio multidimensionale alla diagnosi.
Un tale atteggiamento di cautela sembra parimenti opportuno nei confronti di quegli
sviluppi della informatica, che hanno inciso profondamente anche sulle procedure di
valutazione in psicologica clinica. Al riguardo, occorre notare che la valutazione assistita
da computer può manifestare tutta la sua utilità, allorché si riesca a liberarsi delle false

Sirigatti_MMPI-2 - 32 -
sicurezze, che procedimenti basati su elaborazioni quantitative e automatizzate inducono.
Dai primi timidi tentativi volti al calcolo dei punteggi di un test, si è giunti a realizzazioni
ben più complesse che preludono, in un futuro non lontano, alla presentazione dei test in
linguaggio naturale, al monitoraggio di manifestazioni psicofisiologiche, all'analisi di
comportamenti verbali, allo svolgimento di interviste, alla classificazione nosologica.
Molte realizzazioni in questo campo sono già disponibili: somministrazione di prove
psicologiche di vario genere, loro correzione e valutazione, traduzione in forma narrativa
dei risultati. Un esempio di questa natura è presentato nella Finestra 18, a proposito di un

FINESTRA 18
Esempio di rapporto narrativo

Età: 41 anni Sesso: maschile Anni di studio: 19 Stato civile: celibe

Validità del profilo


Il cliente non ha risposto a 7 item; tali omissioni, tuttavia, non invalidano il profilo
clinico, anche se alcuni punteggi di scala possono risultare più bassi a causa di queste
omissioni. Può essere utile chiedere direttamente al cliente i motivi delle omissioni.
Alcuni clinici preferiscono ripetere la somministrazione degli item ai quali non è stato
risposto.

È opportuno valutare con attenzione il quadro delle risposte omesse; ha omesso


dal 10% al 25% degli item delle scale Sc3, BIZ2 e Ma1. L'omissione di item può condurre
a sottostimare i problemi misurati da tali scale.
Il cliente ha segnalato un numero molto elevato di sintomi. Sta forse
attraversando un periodo molto stressante e sente la necessità di parlarne.
Probabilmente sente di incontrare molte difficoltà a svolgere le routine giornaliere.
Probabilmente il profilo clinico del MMP-2 è valido, possono essere presenti, però,
alcune esagerazioni dovute al comportamento autocritico. Individui con questa
configurazione possono manifestare marcati problemi psicologici.

MMPI-2 Scale di Validità MMPI-2 Scale cliniche di base

120 120
110 110
100 100
90 90
PUNTI T

PUNTI T

80 80
70 70
60 60
50 50
40 40
30 30
WRIN TRIN L F K F(B) S Hs D Hy Pd Mf Pa Pt Sc Ma Si
SCALE SCALE

MMPI-2 Scale supplementari MMPI-2 Scale di contenuto

Sirigatti_MMPI-2 - 33 -
120 120
110 110
100 100
90

PUNTI T
90
PUNTI T

80 80
70 70
60 60
50 50
40 40
30 30
MAC-R APS AAS PK O-H 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15

SCALE SCALE

Quadro sintomatico
Il prototipo clinico usato per sviluppare questo referto include i correlati di Hs, Hy e Sc.
Poiché queste scale non sono ben definite nel profilo (le altre scale più elevate si avvicinano ai
valori delle tre considerate) la interpretazione del profilo clinico non potrà ignorare le scale
adiacenti. Individui con questo profilo clinico tendono a manifestare un disadattamento
psicologico cronico. Il cliente sta avendo probabilmente esperienza di un grave deterioramento di
personalità ed è probabile che i suoi problemi si esprimano con intensa ansietà, disturbi fisici,
agitazione e rabbia. Può incontrare anche molti problemi, causati dalla sua incapacità ad
affrontare la vita. Il suo adattamento premorboso era probabilmente inadeguato ed l'attuale stato
di agitazione è verosimilmente un aggravamento dei problemi precedenti.
Può richiedere molta attenzione per i suoi sintomi somatici, che possono apparire bizzarri
e assumere un sapore tendenzialmente delirante. Può apparire, talvolta, sospettoso e diffidente.
L'alto valore della scala Mf suggerisce qualche conflitto concernente la sua identità di
ruolo sessuale e può apparire passivo, effeminato, insicuro nel ruolo maschile e a disagio con le
donne. In generale, i suoi interessi sono più caratteristici per una donna che per un uomo. Tende
ad essere sottomesso nei rapporti interpersonali e manca di una decisa spinta eterosessuale.
Sulla base dei contenuti dei item si rileva che può sentirsi estraniato e alienato dagli altri;
è sospettoso e portato a ritenere gli altri responsabili dei suoi stati d'animo. Il cliente è convinto di
vivere una vita impossibile e che gli altri non lo capiscano e che tentino di fargli del male.

Stabilità del profilo


La relativa elevazione dei suoi punteggi di scala suggerisce che questo profilo non è ben
definito. Pertanto, si potrà verificare qualche modifica nel profilo, nel caso che il soggetto venga
nuovamente sottoposto al questionario.

Relazioni interpersonali
Le relazioni interpersonali sono probabilmente disturbate e il cliente tende a manipolare
gli altri attraverso i sintomi fisici. Problemi tipici di questo profilo riguardano i rapporti
eterosessuali e l’identificazione del ruolo sessuale. Inoltre, le persone con profilo simile hanno
spesso una storia di relazioni familiari e parentali disturbate, che possono essere state
caratterizzate da ambivalenza.
Il contenuto degli item suggerisce che il cliente percepisce la vita familiare caratterizzata
da incomprensione, mancanza di affetto e complessivamente spiacevole.

Considerazioni diagnostiche
Probabile diagnosi di disturbo schizofrenico o di grave disturbo da somatizzazione.

Sirigatti_MMPI-2 - 34 -
Indicazioni per il trattamento
Persone con tale profilo clinico al MMPI-2 tendono ad avere esperienza di sintomi fisici
bizzarri e inspiegabili. Tendono ad essere piuttosto eccentriche e ad avere pensieri insoliti
riguardo al proprio corpo. Ci sono notevoli probabilità che abbiano disordini del pensiero, che
ostacolano la comprensione dei propri problemi. Probabilmente non sono disponibili a un
trattamento psicologico basato insight, per cui potrebbero avere scarso successo psicoterapie di
tipo non direttivo o centrate insight. Il quadro sintomatico inconsueto potrebbe cambiare
impiegando procedure di modificazione del comportamento.
Il contenuto degli item scelti indica la presenza di atteggiamenti e sentimenti che
suggeriscono limitata capacità di cambiamento. La potenziale alta resistenza a modificarsi
dovrebbe essere discussa insieme al cliente, allo scopo di promuovere un atteggiamento più
favorevole al trattamento. Inoltre, considerati i problemi di relazione con la famiglia, appare
cruciale affrontare questa area di disagio

protocollo MMPI-2 raccolto in ambiente clinico. Elaborazioni simili sono fattibili anche per
questionari applicati con finalità diverse e in altri settori: ad esempio, un rapporto
particolare può essere sviluppato per le applicazioni dirette alla valutazione di potenzialità
professionali. Per questi casi è previsto un resoconto, per certi aspetti semplificato, ma
che pone in evidenza possibili problemi di inserimento lavorativo e, per occupazioni
rischiose (agenti di polizia, addetti impianti nucleari, conduttori di veicoli ad uso pubblico e
simili), specifiche indicazione sulla tolleranza dello stress, probabilità di abuso di sostanze
psicoattive.
L'impiego di procedure computerizzate presenta notevoli vantaggi. A tal riguardo
Butcher (1987) è convincente: obiettività interpretativa, elaborazioni rapide ed
economiche, attendibilità dei risultati. Ma anche gli svantaggi non sono trascurabili; tra
questi possono spiccare la genericità del referto, una ingenua e ingiustificata fiducia nella
informatica, le limitate verifiche circa l'equivalenza della versione carta-matita di un test
con la sua presentazione mediante un computer, la possibilità di una applicazione di prove
cliniche da parte di persone non qualificate professionalmente.
Un certo dibattito è ancora aperto sul ruolo che il clinico deve assegnare a questi
referti automatizzati nella formulazione della diagnosi. Garb (1992) riassume i termini della
questione, ricordando che gli stessi fornitori di questi programmi di valutazione avvertono
che un referto automatizzato non può mai costituire da solo la base per una decisione
diagnostica e terapeutica. D'altro canto, si osserva che di solito le interpretazioni, fornite
da centri di ricerca o da aziende di buona reputazione, sono basate su sistematiche ed
ampie documentazioni cliniche, mentre l'attendibilità e la validità del giudizio del singolo
clinico risultano, non raramente, discutibili. Con tutte le cautele del caso, questo Autore
suggerisce che il referto automatizzato può trovare un utile impiego in varie situazioni. Il
clinico è spesso portato a formulare ipotesi rapidamente e a raccogliere dati che le
Sirigatti_MMPI-2 - 35 -
possano confermare. I risultati di un test, obiettivamente elaborato e interpretato, possono
delineare ipotesi alternative, chiarire incongruenze e ambiguità derivanti da altri esami e
fonti di informazione. D'altro canto, se il colloquio, l'osservazione, i dati anamnestici
orientano concordemente e con forza verso un determinato quadro nosologico, referti
automatizzati contrastanti possono essere ritenuti irrilevanti. Questa ultima decisione può
apparire ancor più opportuna, quando sia noto che le elaborazioni automatiche sono
basate su una documentazione clinica limitata o scarsamente attinente alla casistica
esaminata. In ogni caso, quali possano essere le tecniche o le procedure impiegate, si può
notare che, sotto il profilo deontologico, il rapporto professionale deve essere, in ogni sua
fase, ispirato ad un profondo e convinto rispetto del paziente, nonché a una genuina
comprensione della individualità e dei diritti personali del malato. Una particolare
attenzione dovrà, inoltre, essere prestata alla comunicazione dei risultati degli
accertamenti al paziente ed, eventualmente, ai suoi familiari.
Questa operazione, talvolta indicata come "restituzione", implica un'attenta
valutazione della reattività emotiva, delle caratteristiche socio-culturali, del livello
d'istruzione della persona cui sono destinate le informazioni. Una comunicazione
esauriente, calibrata alle possibilità di ricezione di questa, oltre a rientrare tra gli obblighi
deontologici, può avere effetti terapeutici. Finn e Butcher (1991), riassumendo varie
osservazioni in materia, indicano che il paziente può ricavare dall’illustrazione e dalla
discussione dei risultati di accertamenti psicologici diversi vantaggi, quali un aumento di
fiducia nelle proprie possibilità, il superamento della sensazione di isolamento, una
maggiore speranza di guarigione, un'attenuazione della sintomatologia.
Finn (1996) ha elaborato – sulla base delle precedenti esperienze e indagini
(Butcher, 1990; Finn & Tonsager, 1992) – una procedura denominata "Valutazione
terapeutica". Tale tipo di restituzione è molto apprezzata sia dai pazienti ambulatoriali sia
da quelli ricoverati e sembra pure molto efficiente sotto il profilo psicoterapeutico. A tal
riguardo, è stato notato che una "Valutazione terapeutica" con il MMPI-2 – che richiede
circa 3 ore di contatto con il paziente – è più efficace di 6-8 ore di psicoterapia.
Infine, si può ricordare come Matarazzo (1992), in un tentativo di prevedere gli
sviluppi del testing e dell'assessment psicologici nel ventunesimo secolo, prospetti
significativi sviluppi della valutazione computerizzata, specialmente a seguito di ricerche
sistematiche di validazione delle procedure. Sotto questo profilo, potranno rivelarsi di un
certo interesse le prospettive del testing offerte dalla realtà virtuale che, mentre presenta
qualche esperienza di rilievo nell'ambito della psicoterapia e della formazione (cfr. Azar,

Sirigatti_MMPI-2 - 36 -
1996; Earnshaw, Gigante & Jones, 1993; Hormann, 1995; IMO, 1995; Potska, 1995; Riess
& Weghorst, 1995; Rothbaum et al, 1995) è ancora agli inizi nel settore della
psicodiagnosi.
Matarazzo (1992) ritiene, inoltre, probabile un progresso e un raffinamento delle
prove psicologiche che oggi si conoscono, ma anche e soprattutto la diffusione
dell'impiego di indicatori biologici delle funzioni cognitive, quali i potenziali cerebrali
evocati, il metabolismo del glucosio nell'encefalo, la velocità della conduzione nervosa.
L'ingresso di queste tecniche, come pure quello di procedure eidologiche sempre più
tecnologicamente avanzate, nel campo della valutazione in psicologia clinica - non
limitata, necessariamente, alle dimensioni cognitive - potrebbe costituire una sostanziale
innovazione nell'approccio psicodiagnostico inaugurato da Binet, circa un secolo fa.
Oppure, nonostante le innovazioni tecniche, mantiene la sua validità una riflessione di
Hathaway (1972). Gli atteggiamenti "K" - quelli che influenzano la menzogna e il gioco di
ruolo, in occasione della compilazione del questionario - sono un'area cruciale per
progresso nella misurazione obiettiva della personalità. Comprendere e controllare gli
atteggiamenti "K" è forse più importante che spendere energie nello sforzo, indesiderabile
e in realtà impossibile, di eliminare "K", quale variabile nella valutazione della personalità.

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