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CRISTALLOTERAPIA

Docente: Federico Bassetti

LEZIONE 10: Altri usi dei cristalli

Programma completo del corso

Lezione 1: Era dell’Acquario: i cristalli, ricalibratori di frequenze


Lezione 2: Medicina e Vibrazione
Lezione 3: Energia, Coscienza, Memoria
Lezione 4: Uso dei cristalli nella storia
Lezione 5: Campo aurico e Trasmissione cristallina
Lezione 6: Le porte energetiche
Lezione 7: Cristalli e Porte energetiche (1° parte)
Lezione 8: Cristalli e Porte energetiche (2° parte)
Lezione 9: Terapia con l’energia dei cristalli (nozioni teoriche)
Lezione 10: Altri usi dei cristalli

Questo corso è riconosciuto come credito didattico


nella formazione specialistica in Salute naturale di
OPERA, Accademia Italiana di Formazione
Olistica
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Corsi OnLine LEZIONE 10 Docente: Federico Bassetti

Altri usi dei cristalli


La vita sul pianeta Terra deve molto ai cristalli, sebbene l’opinione comune creda che
siano degli insignificanti gingilli ornamentali, circondati da un alone di credenze e
superstizioni, nate e cresciute grazie al commercio e alla moda “new-age”.
Ognuno di noi è libero di valorizzare le molteplici opportunità che madre natura mette a
disposizione, o scegliere di disconoscere il suo potere terapeutico e affidarsi a palliativi
chimici.
L’Era dell’Acquario è un tempo cosmico in cui siamo chiamati a discernere e a seguire sia
il nostro libero arbitrio, che la libertà di scegliere il nostro cammino ma le distrazioni del
mondo e i suoi numerosi specchietti per le allodole sono spesso convincenti, tanto da
lasciarci facilmente suggestionare dai loro luccichii.
Il cuore, più che in ogni altro tempo, è il nostro radar e lo strumento che, riconoscendo le
vibrazioni, comprende il giusto e il non adatto al nostro scopo e alla nostra scelta.
Occorre quindi affidarsi al suo battito.
Il regno minerale, sebbene molti pensino inerme e senza vita, è bensì alla base della
sopravvivenza degli altri due, il vegetale e l’animale, quindi ,oltre a sostenerli, ne influenza
la vita e le scelte.
Tutti i giorni ci imbattiamo nei cristalli sia che viviamo nelle metropoli , sia che siamo in un
aereo, anche se potrebbe sembrare un’assurdità o una frase detta per pubblicizzarli.
Sia i corpi solidi che i liquidi sono costituiti da elementi minerali, così come anche il nostro;
inoltre, in un’era telematica come quella in cui viviamo, ogni strumento tecnologico è
costituito e funziona mediante i cristalli.
Gli orologi al quarzo non sono stati chiamati così per puro caso, ma perché il quarzo ialino
è il loro principio operativo, senza il quale non sarebbe possibile definire il tempo.
I cristalli, in particolare i quarzi, sono tutti temporizzabili e, soprattutto, programmabili per
natura. Questa loro attitudine è sfruttata positivamente dall’uomo di tutte le civiltà
planetarie, dalle più recenti alle antiche, fino a tempi in cui la coscienza di Atlantide si
espandeva attorno al globo terrestre.
Eppure niente è stato perduto, sebbene, in apparenza, qualcuno possa credere l’esatto
opposto; ciò che serve a migliorare la vita dell’uomo riesce a tramandarsi in gran segreto,

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anche a costo di camuffarsi sotto false vesti o, addirittura far passare per pazzi chi lo
divulga alla luce del sole.
I cristalli , oggi come allora, sono fantastici catalizzatori di luce e dispensatori di
conoscenze impiegati durante le meditazioni, sia singole che di gruppo, come aiuto per
fronteggiare le vicissitudini della vita o per scoprire con più libertà sé stessi.

- CRISTALLI E MEDITAZIONE

Le possibilità inerenti all’uso dei cristalli nella pratica meditativa sono molteplici e ognuno,
affidandosi al proprio intuito e libero sentire, può sbizzarrirsi inventandone nuove per ogni
occorrenza.
Vivendo a stretto contatto con il mondo minerale, ossia avvalendosi costantemente della
sua energia come mezzo di trasformazione e conoscenza del proprio cammino, succede
di acquisire la sua natura, perché già esistente nella nostra coscienza, quindi sarà più
semplice capire i cristalli e comunicare con loro, tanto che riceveremo le istruzioni precise
riguardo alla meditazione da compiere.
Si può meditare anche solo scegliendo un cristallo: lo si tiene poi tra le mani
connettendosi alla sua essenza, per porgergli domande o aspettare che giungano
informazioni spontanee.

COME AVVIENE LA CONNESSIONE?

La connessione con i cristalli è un atto spontaneo e automatico per coloro che li amano;
talvolta senza sforzo, le informazioni e i sentimenti giungono anche solo guardandoli o al
contatto dell’aura con il loro campo energetico.
Questo contatto empatico, profondo e commovente si può tuttavia istaurarlo attraverso la
pratica, cercando un punto d’incontro affine alla propria percezione individuale.
Chi è predisposto al sentire fisico, capta i messaggi dei cristalli, per mezzo delle mani in
cui li depone (calore, freddo, pizzicore, ecc…); chi è chiaro udente, ossia ode una voce
interiore che gli parla, riceve le informazioni del cristallo attraverso l’udito “paranormale”,

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chi è sensibile vive l’incontro a livello emotivo e, infine, chi è chiaroveggente riesce a
spaziare nel cristallo e vedere il suo mondo interiore.
Chi non ha mai sperimentato la connessione con i cristalli può cominciare con un quarzo
ialino, immaginando o percependo un fascio di luce viola (simile al laser) svilupparsi dal
terzo occhio e uno rosa dal cuore, fino a raggiungere il corpo cristallino ed entrarvi.
Si crea, in questo modo, un intimo contatto energetico con la memoria e la vita del
cristallo, fino a fondersi con la sua pulsazione e partire in un viaggio sensoriale o visivo al
suo interno.
Per chi non è pratico di meditazione e trova difficoltà a visualizzare le due luci, può sempre
appoggiare il cristallo alla fronte e stare in ascolto; non bisogna forzare se non si avessero
risultati veloci e immediati, occorre praticare e, soprattutto, rimanere in ascolto e aperti al
ricevere.
La mente vuole vedere quello che pensa necessario, mentre il cuore mostra, al momento
giusto, la verità che serve per comprendersi.
La soluzione conveniente alla meditazione di gruppo è creare lo spazio sacro o altare,
attorno al quale i partecipanti si dispongono in cerchio e generano l’energia collettiva, pur
rimanendo centrati sulle rispettive intenzioni e ascolti personali.
Lo spazio sacro può essere utilizzato e programmato anche allo scopo di veicolare
l’energia dei cristalli che lo costituiscono verso obiettivi che si vogliono rendere concreti o
verso esseri viventi che si trovano, fisicamente, lontani (trattamento a distanza).

SPAZIO SACRO

L’altare è un luogo fisico in cui il sacro si condensa con maggior intensità e in cui si
compie un “sacrificio”, ossia un atto che sacralizza.
Questo catalizzatore energetico è da sempre utilizzato per celebrare eventi o radunare
gruppi di persone focalizzati su intenti comuni, allo scopo di renderli manifesti e sacri,
ossia intrisi di forza carismatica.
L’altare è, per definizione, un luogo elevato ( dal latino alere= nutrire, far crescere) rispetto
a ciò che lo circonda e rappresenta il centro del mondo in miniatura.

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Per costruire uno spazio sacro in casa o in occasione di meditazioni collettive, si può
utilizzare un tavolino, in preferenza circolare perché amplifica l’energia (il quadrato la
concentra) ma, se si predilige il contatto con la terra, si delimita un’area con le ematiti.
L’altare allestito con i cristalli ha molteplici scopi:

- Può essere usato per energizzare il luogo della casa in cui si riceve gente.
- Può essere un punto di ritrovo attorno al quale meditare.
- Può fungere da strumento radionico, ossia capace di dirigere un’intenzione
“energetica” a favore di una persona fisicamente distante dal luogo di emissione o,
a un oggetto o, a un evento che si vuole realizzare.
E’ necessario prima di realizzare l’altare, definire quale energia si vuole mettere in circolo
e, soprattutto, avere ben chiara l’intenzione cui far confluire la forza dei cristalli.
La chiarezza dell’intento è prerogativa di miglior riuscita e influenza la scelta dei cristalli da
inserire nello spazio sacro, che funge da strumento ricevente e radiante.
Indipendentemente dalla tipologia dei cristalli che si utilizzano e dall’uso, l’allestimento
dell’altare segue delle regole che si basano sui punti cardinali e i cinque elementi, inoltre,
è meglio collocarlo in un ambiente luminoso, pulito e riservato.
La grandezza del luogo che si riserva all’altare varia dalle possibilità individuali.
Se potessimo tutti possedere una casa ampia e spaziosa con molte camere, avremmo
l’imbarazzo della scelta ma, poiché gli spazi abitativi si riducono anche a piccoli
appartamenti, ciò non significa che non possiamo costruircene uno.
L’importante non è il luogo ma l’intenzione e la volontà con cui si compie l’atto che
sacralizza, perciò l’altare è attivo e realizzante anche se limitato a un angolo del comodino
e a un unico cristallo.
Dovremmo imparare a non fossilizzarci sugli schemi, sebbene all’inizio di un percorso
siano punti di riferimento, ma a focalizzarci sull’atto e l’intenzione, che si possono
compiere ovunque, senza nemmeno allestire uno spazio sacro.
L’intenzione deve essere inserita in un cristallo il quale, “programmandosi” come fosse un
computer, mobilita le proprie potenzialità a suo favore, inoltre, dovremmo cercare di
credere alle nostre potenzialità creatrici, affidandoci alla nostra forza senza usare nessuno
strumento intermediario.

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Noi possiamo realizzare le intenzioni e veicolare energia ovunque, con la forza del nostro
cuore concentrata nel punto in cui la mente è orientata.

L’altare è coperto con un tessuto bianco o chiaro perché attira la luce, la quale ne facilita
l’attivazione che sarà, in seguito, amplificata dalla forza e dalle caratteristiche dei cristalli
inseriti al suo interno.
L’altare non solo sacralizza, bensì è costruito per mezzo di un atto spirituale, esso stesso
fonte di grande contribuito energetico e carisma, che segue la logica con cui i pellerossa
Lakota realizzano la ruota medicina.
Gli indiani d’America considerano sacro tutto lo spazio e la ruota medicina è
un’espressione fisica di questa conoscenza, che serve a raccogliere le energie di tutti gli
esseri viventi dell’universo, cristalli compresi.
La ruota medicina è costruita disponendo dodici pietre in cerchio, come il quadrante
dell’orologio e le quattro più grandi, inserite in corrispondenza dei “quarti d’ora”,
rappresentano i quattro punti cardinali e i quattro elementi.
I pellerossa cominciano col disporre la prima pietra a Sud, il posto del bambino dove ha
inizio la vita; poi a Ovest, a Nord e infine a Est, che corrisponde alla porta
dell’Illuminazione attraverso la quale lo spirito si espanderà.
L’altare rappresenta il mondo in miniatura e per questa ragione è rappresentato dai cinque
elementi (aria, acqua, terra, fuoco, etere) e si costruisce con la stessa sequenza rituale
della ruota medicina.
Dopo aver collocato il tavolino nel luogo adatto e averlo ricoperto con un telo bianco,
s’individua il “nord” e si comincia a inserire gli elementi dalla posizione corrispondente al
“sud”:

- Sud: elemento ACQUA, purificazione femminile, colore rosso, forza vitale.


S’identifica con una brocca d’acqua che, energizzandosi, se bevuta, sarà benefica
anche all’organismo.
- Ovest: elemento TERRA, cura del corpo fisico, colore nero. Si rappresenta con fiori
o una ciotola piena di materiale terroso.

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- Nord: elemento ARIA, mente, spirito, channeling, colore bianco. S’identifica con un
quarzo ialino o un bastoncino d’incenso.
- Est: elemento FUOCO, energia, colore giallo. Si accende una candela.
- Centro: elemento etere, è il cuore e l’unione di tutti gli elementi, colore verde,
guarigione. Si collocano i cristalli maestri.

La creazione dello spazio avviene secondo una logica destrorsa, ossia rotatoria in senso
orario e culmina al centro, per unificare la forza dei quattro elementi con la quinta essenza
dell’altare: il cuore.
Il centro è il luogo di questo spazio in cui si focalizza l’intenzione, perciò vi si metteranno i
cristalli adatti per il suo conseguimento e in sintonia con il sentire personale di chi
costruisce l’altare.
Il centro è il punto da cui le forze si espandono verso la circonferenza mentre quest’ultima
conduce all’interno la forza degli elementi, dell’ambiente circostante e, nel caso l’altare
serva alla meditazione, quella delle persone.
Lo spazio sacro è quindi uno strumento che raccoglie informazioni, le unifica, le trasforma
e, infine, rimette in circolo con una nuova frequenza e valenza energetica.
Il centro dell’altare è il punto chiave e vi trova posto l’elemento cristallino, rappresentato da
quei quarzi ialini che, per forma, dimensioni e ruoli sono chiamati “maestri” oppure da altri
cristalli scelti all’occorrenza.
I quarzi maestri, in particolare, emanano informazioni specifiche, agiscono sui diversi livelli
della coscienza e intermediano molteplici funzioni sia spirituali che pratiche.
La scelta del cristallo maestro è in rapporto allo scopo dell’altare, all’intenzione con cui è
“programmato” e ai cristalli secondari che lo circondano.
Se volessimo, per esempio, armonizzare l’ambiente circostante o effondere di energia
d’amore una situazione o chi è raccolto in meditazione, metteremmo al centro dell’altare
un quarzo rosa, meglio se di dimensioni sostenute (il centro è una sorta di faro),
circondandolo con cristalli in sintonia con il cuore.
Mentre i cristalli maestri sono i generatori di luce dello spazio sacro, i cristalli “secondari”
hanno invece una duplice funzione, sia trainante che inseminatrice.

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La loro congiunta informazione energetica è, infatti, l’elemento trasformante che si


propaga all’intenzione, all’ambiente o ai meditanti.
La diffusione verso l’esterno dell’energia creata nello spazio o viceversa, è facilitata
dall’utilizzo di quarzi laser posti sulla circonferenza e alternati agli elementi; inoltre,
circoscrivere i cristalli secondari con un cerchio di ematiti, ne aumenta l’ effetto, si
scherma l’altare e s’innalza il tono energetico.
Lo spazio sacro può essere anche temporizzato, ossia si programma la sua azione nel
tempo, fissando una scadenza, in questo modo l’effetto energetico che deriva dalla
sinergia cristallina opererà sull’intenzione per un arco tempo predeterminato, alla
scadenza del quale, è possibile riprogrammarlo.
Il periodo d’azione di un altare è relativo e sebbene si possa definirlo, tuttavia non si può
controllarlo perché gli eventi seguono una logica che, il più delle volte, non collima con
quella umana e con ciò che si vorrebbe.
Se l’esperienza che stiamo vivendo non funziona secondo le nostre aspettative, non
possiamo pretendere che i cristalli la cambino in sostanza, perché le prove della vita per
essere incisive e condurre a un cambiamento di visione, devono far leva sul lato scomodo.
L’altare, con i suoi cristalli, ha il compito di effondere energia armonica al nostro intento e,
di riflesso, a tutto ciò a esso correlato, compresa la nostra coscienza che, grazie a questo
chiaro aiuto, riconosce il messaggio della prova e si mobilita per risolverla o accettarla.
Pretendere che l’altare compi un “miracolo” o delegarlo alla risoluzione dei problemi, è
illogico e lontano dal concetto di auto-guarigione; vale pur sempre il detto “Aiutati che il
ciel ti aiuta”.
In sede meditativa di gruppo, le coincidenze sono foriere di numerosi spunti di riflessione,
danno un significato all’incontro e stimolo a continuare a esplorarsi.
Quando ci si ritrova attorno a uno spazio sacro, accade di sedersi istintivamente in una
posizione della sua circonferenza dove è collocato uno dei quattro elementi o un
determinato cristallo e, poiché il caso non esiste, analizzare anche questi piccoli segni è
sinonimo di approfondimenti.
Se, ad esempio, mi sedessi di fronte alla brocca con l’acqua, intuitivamente comprenderei
che, in quel momento della mia evoluzione personale, risuono con questo elemento,
quindi dovrei riappropriarmi della sua forza per risolvere i miei disagi attuali.

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Se poi in quella posizione dell’altare ci fosse anche una malachite, allora a ragion di
logica, intuirei che l’elemento “acqua” mi aiuterebbe a sciogliere le ferite emozionali o a
farle riemergere.

- CRISTALLI ED ELETTROSMOG

Il problema inquinamento è di estrema importanza, vista la sua influenza nociva sulla


salute dell’uomo, degli animali e dell’impatto sulla Natura.
Siamo abituati a vivere per comparazioni, associando “ciò che fa bene” e “ciò che fa male”
con un’immagine visiva. Quello che l’occhio non percepisce lo tralasciamo o addirittura
non ne consideriamo l’esistenza.
Allo stesso modo ci comportiamo con l’inquinamento; ad esempio vediamo il fumo nero
dello scarico di un’auto o di una fabbrica e l’affermazione istantanea che formuliamo nella
mente è: “Quel fumo va nei polmoni e ci ammaliamo”.
Le onde sonore non si vedono ma l’inquinamento acustico, come ben si sa, compromette
fortemente la nostra salute creando stress, frenesia, nervosismo.
Ci preoccupiamo di quello visibile mentre esistono numerose tipologie d’inquinamento
invisibile molto nocive per l’organismo.
Tra questi il più sottile, impercettibile ma potente, nato, cresciuto e in continua espansione
con il progresso tecnologico, è l’elettrosmog causato dalle onde elettromagnetiche
emesse dai dispositivi elettronici sia accesi che spenti ( computer, antifurti,
cellulari,tv,elettrodomestici, campi magnetici artificiali, ecc…).
Queste radiazioni all’apparenza innocue e insignificanti, sono bensì dannose perché
ostacolano il normale funzionamento delle cellule creando squilibri che degenerano col
tempo in malattie.
Grazie alla capacità schermante di certi cristalli, tra cui tormaline nere e verdi, ematiti e
ossidiane nere, si può armonizzare o schermare un ambiente inquinato da elettrosmog o,
in caso contrario, proteggere il nostro campo elettromagnetico, trasformando le vibrazioni
nocive, prima che penetrino nel corpo fisico.
La tecnologia deve essere d’aiuto all’uomo, tuttavia questi non deve lasciarsi sopraffare
dal suo potere e, tanto meno, dalla sua costituente disarmonica perciò, esistono diverse

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tecniche per intervenire, permettendo di convivere e lavorare in ambienti ad alto


inquinamento elettromagnetico, salvaguardando la salute.
La radiestesia ci insegna che il globo terracqueo è avvolto da una fitta rete energetica
creante nodi magnetici ( detti di Hartmann o di Curry), i quali interferiscono con il campo
aurico, destabilizzandolo, inoltre, anche il sottosuolo ne è ricco con l’aggravante che le
falde acquifere ne aumentano l’impatto nocivo.
Le soluzioni per arginare i danni o addirittura eliminare gli effetti collaterali sono numerose
e la radiestesia dà un valido e reale contributo sia sull’identificazione delle geopatie, che
sulla scelta degli escamotage da utilizzare.
Anche per i cristalli gli accorgimenti da attuare sono diversi, in special modo per i piccoli
ambienti e per la protezione personale, come ho esposto nella lezione precedente
riguardo alla cura dell’ambiente di lavoro.
Avvalendosi del contributo della radionica, è possibile schermare o modificare anche
l’energia di grandi ambienti, utilizzando i cristalli.
Per la radionica la malattia è la perdita di un’informazione nel campo aurico o una
distorsione di frequenza, perciò, trattando con una frequenza simile il corpo o il luogo
disarmonico ,ristabilisce il proprio equilibrio. Usando particolari strumenti radionici, si
riesce addirittura a intervenire su persone fisicamente distanti o su luoghi su cui sarebbe
impossibile agire.
L’agricoltura biologica, per esempio, incomincia a impiegare la radionica in sostituzione ai
fitofarmaci e per ridurre i costi.
Occorre avere una mappa del luogo che si vuole schermare o energizzare; per la legge
ermetica della corrispondenza ( ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso), una
riproduzione in miniatura riflette la propria immagine ingrandita, perciò agire sul piccolo
significa cambiare l’energia anche del grande.
La stessa logica vale anche per esseri umani, animali e vegetali nel caso in cui si voglia
aumentare la copertura energetica protettiva e terapeutica o perché, sia per dimensioni
(alberi e animali) che per lontananza, è impossibile trattarli in loco.
Una volta individuati sulla mappa (o sulla foto di persone, piante o animali) i punti
energetici disarmonici e studiati i possibili interventi risolutivi, si collocano i cristalli scelti

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per l’occorrenza i cui effetti agiranno, di riflesso, sulle corrispondenze fisiche (terreno,
casa, ecc…).
Un altro strumento efficace per schermarsi e, soprattutto, aumentare la vibrazione del
campo aurico è lo scudo di ematiti.

SCUDO DI EMATITI

L’ematite, in merito alla sua componente ferrosa, contribuisce all’emopoiesi (produzione


del sangue) perciò, innalzando il tono energetico, aumenta sia le difese immunitarie che
energetiche. Svolge quindi un’azione altamente schermante.
Usufruire al meglio di queste sua peculiarità, creando una sorta di scudo capace,
contemporaneamente, sia di schermare che tonificare, senza impedire tuttavia gli scambi
con l’esterno e elargire forza all’organismo per molto tempo, è possibile grazie a
ventiquattro cristalli di ematite: è una pirite cubica.
Questo trattamento si esegue quando una persona è molto scarica, debilitata, scoraggiata
o trova difficoltà a rimanere con i piedi ben saldi per terra, soprattutto, in concomitanza di
prove impegnative (lavoro, scuola, malattia, amore, ecc…) e non riesce a rimettersi in
carreggiata con le proprie forze o reagire. Ottimo anche per le persone che lavorano
costantemente in ambiente a forte impatto elettromagnetico (uffici, fabbriche, magazzini).
Lo scudo di ematiti trasmette in poco tempo (dodici minuti) una sferzata di energia
potente, equilibrata, rigeneratrice e stabilizzatrice a ogni singola cellula, amplificandosi poi
a tutti i corpi (fisico, mentale, spirituale, emozionale, ecc…), continuando a vibrare nel
tempo, fino ad ancorarsi nell’anima e alla memoria.
In virtù della sua efficacia e del perdurare del suo effetto, si consiglia di eseguire questo
trattamento una volta al mese o, in casi di evidente debilitazione, ogni due settimane fino
alla totale ripresa.

Come si esegue:

Questo trattamento va eseguito a terra, perché richiede uno spazio superiore alle
dimensioni del lettino e per favorire un ancoraggio maggiore dell’energia.

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La persona è prona su un futon a occhi chiusi, con i palmi delle mani rivolti in alto.
L’approccio iniziale, anche per lo scudo di ematiti, segue la logica di un qualsiasi
trattamento perciò, nonostante sia molto breve, non deve essere sottovalutato, ma
richiede le dovute attenzioni, impegno e concentrazione.
S’incomincia, trovando il contatto empatico con il paziente e regolando il suo respiro su
una modulazione di tranquillità.
La respirazione, anche in questo caso, funge da mantice: inspirando s’introduce la
pulsazione delle ematiti e, espirando, si espelle l’energia stagnante per lasciarle il posto.
Il paziente dovrà impegnarsi a rimanere vigile pur rilassandosi e concentrarsi sulla
respirazione con maggior consapevolezza.
Quando percepiamo il contatto e avvertiamo che il paziente ha coordinato l’attenzione con
i movimenti del diaframma, procediamo alla sistemazione dei cristalli.
Prima di tutto si colloca il cubo di pirite per terra in corrispondenza dell’apice del cranio,
per apportare, sempre per mezzo della respirazione, luce potente e immediata nel corpo,
attraverso il canale mediano.
Si procede collocando le ventiquattro ematiti con delicatezza, come segue:

- Si parte mettendo la prima ematite subito sotto la fronte (terzo occhio)


- La seconda sulla gola (porta blu)
- La terza al centro del petto (porta del cuore)
- La quarta sul plesso solare (porta verde)
- La quinta sull’ombelico (porta gialla)
- La sesta tra ombelico e pube (porta arancione)
- La settima sul pube (porta rossa)

In pratica, le prime sette ematiti sono poste in corrispondenza delle sette porte
energetiche.

- L’ottava e la nona si collocano a terra di fronte ai piedi e la decima sull’asse


mediano del corpo a formare un triangolo con la punta rivolta all’esterno.

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- L’undicesima e la dodicesima nei palmi delle mani.

A questo punto si costruisce il vero e proprio scudo esterno al corpo, che avvolge la
persona dai piedi sino alla testa, seguendo l’andamento della linea aurica, collocando le
ematiti, una opposta all’altra come segue:

- La tredicesima e la quattordicesima sulla linea delle caviglie.


- La quindicesima e la sedicesima sulla linea delle ginocchia.
- La diciassettesima e la diciottesima sulla linea delle mani e del bacino.
- La diciannovesima e la ventesima sulla linea dei gomiti.
- La ventunesima e la ventiduesima sulla linea delle spalle.
- La ventitreesima e la ventiquattresima chiudono lo scudo all’altezza della fronte.

Ora occorre sistemare lo scudo, ossia allargarlo o restringerlo (ovviamente muovendo solo
le ematiti fuori dal corpo) in base alla percezione della persona; deve sentirselo come un
vestito su misura, in cui è a proprio agio.
Terminata la calibratura dello scudo, si cronometrano dodici minuti, periodo in cui il
paziente, continuando a concentrarsi sul respiro, alimenterà il proprio campo aurico con la
forza delle ventiquattro ematiti e della pirite, liberandolo dalle stasi energetiche.
Conclusa l’ultima fase del trattamento, si tolgono le ematiti, una alla volta, partendo dalla
ventiquattresima fino al cubo di pirite.
Il paziente si rianima rispettando i propri tempi di reazione e riprende contatto con la realtà
fisica, continuando ad assaporare la forza dello scudo, che rimarrà in lui per i giorni a
venire.

- ELISIR

L’elisir, preparazione farmaceutica ottenuta dalla miscelazione di sciroppi con alcolati, si


tramanda dal tempo della tradizione alchemica ed è sinonimo di rimedio per ogni male,
comunemente associato all’eterna giovinezza.

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Gli alchimisti lo consideravano la pietra filosofale , ossia la materia che serviva alla
trasmutazione dei metalli e la sua origine etimologica, rinvenibile nella lingua degli arabi,
popolo da cui nacque la madre della chimica moderna, risale alla parola “eliksir”, che vale
appunto: parte essenziale della materia.
L’elisir è un liquore contenente le più pure e attive parti estratte da diversi corpi miscelati,
lasciate macerare o poste in infusione.
La sua assunzione favoriva un incorporamento più profondo e incisivo della forza insita
nella pianta, il cui potenziale curativo si manifestava alla massima potenza.
Sostituendo la pianta con un cristallo, il concetto non cambia quindi, grazie all’elisir,
riusciamo a trasferire l’informazione della pietra nella parte fisica (corpo cellulare) e, di
riflesso, alla costituente energetica.
L’opera dell’elisir è un valido contributo da integrare al trattamento, infatti, la vibrazione dei
cristalli usati, assunta in forma liquida anche nei giorni successivi, svolge un’azione ancora
più mirata, sottile e con un effetto prolungato.
Per questa ragione si produce l’elisir; si può utilizzare una miscela di cristalli o solamente
la forza della pietra di cui abbiamo maggior necessità.
L’elisir può essere assunto anche separatamente al trattamento, nei momenti, ad
esempio, in cui l’organismo richiede un aiuto immediato, per risollevarsi da stanchezza
eccessiva, stress o in preparazione di un periodo impegnativo.
Per preparare un elisir cristallino non occorrono, come nella tradizione alchemica, sciroppi
e alcolati, bensì acqua, preferibilmente pura o purificata.
L’acqua, come ben si sa, è l’elemento alla base della vita, possiede innumerevoli funzioni
e proprietà fra le quali, non ultima, di essere un veicolo attraverso il quale l’energia
trasmette informazioni, inoltre, è stata scientificamente dimostrata la tesi riguardo al suo
possedere una memoria.
Un uomo di scienza giapponese, Masaru Emoto, è divenuto popolare in tutto il mondo per
i suoi esperimenti nell’ambito della capacità dell’acqua d’informatizzarsi e, soprattutto,
custodire i messaggi ricevuti, trasformando di conseguenza, la propria struttura
molecolare.

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Congelando l’acqua e analizzando al microscopio la sua molecola, si può notare la sua


conformazione tetraedrica originale e inconfondibile, unica fra miliardi di altre simili.
Lo scienziato ha dimostrato che l’acqua cambia la propria struttura in base all’elemento
con cui entra in contatto, virtù già conosciuta grazie all’omeopatia, e che trasmette in
seguito, a un nuovo organismo o al luogo con cui interagisce, modificandone la salute in
positivo o in negativo.
Emoto, dove aver refrigerato diversi campioni di acqua provenienti dagli acquedotti di
diverse città del mondo e da sorgenti, laghi e paludi, esaminò le loro fotografie e constatò
che i cristalli d’acqua avevano strutture diverse.
Gli venne l’idea di informatizzare l’acqua con la vibrazione della musica e, addirittura, con
quella delle parole e dei pensieri (pronunciate o anche soltanto scritte sulle bottiglie dei
campioni). I risultati degli esperimenti mostrarono che i cristalli dell’acqua cambiavano
struttura in base ai messaggi che avevano ricevuto.
L’acqua informatizzata con messaggi positivi, creava cristalli con strutture armoniche,
perfette e figure meravigliose, mentre quelli che avevano ricevuto pensieri “ non-positivi”,
davano origine a figure amorfe, caotiche simili a un tumore.
In virtù di queste scoperte, possiamo comprendere quanto sia importante l’intenzione e,
sostituendo le parole e i pensieri con l’energia dei cristalli, il risultato non cambia poiché
anch’essi hanno la capacità di immettere informazioni nel campo energetico con cui
entrano in contatto.
In conformità a queste rivelazioni, valorizziamo sia la potenza dell’elisir cristallino sia la
veridicità del suo, se vogliamo talvolta incredibile, effetto.

Come si prepara

Non occorre essere alchimisti e nemmeno improvvisarsi apprendisti stregoni per preparare
un elisir, è necessario sentire nel cuore il desiderio e la giusta attrazione.

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L’approccio con i cristalli è assolutamente personale, c’è chi preferisce riceverne un


trattamento, chi si sente a proprio agio portandoli appesi al collo, chi ama assumere la loro
energia in forma liquida e chi, infine, usa congiuntamente tutte le loro possibilità.
Se la parola “elisir” ci risuona dentro, significa che è lo strumento giusto da utilizzare e, di
conseguenza, prepararcelo non sarà per niente complicato.
S’incomincia, innanzitutto, con il focalizzarsi sull’intenzione e, in seguito, si sceglie il
cristallo adatto al suo conseguimento.
Si possono impiegare tanti piccoli cristalli di uno stesso tipo o anche misti, sia grezzi che
burattati, oppure optare per un unico cristallo di medie dimensioni.
La grandezza, come ho spesso fatto notare, non è sinonimo di miglior risultato, è
solamente una preferenza individuale in virtù anche del feeling con certi cristalli rispetto ad
altri; non dobbiamo dimenticare mai che l’istintività e il sentire sono parametri fondamentali
per riuscire negli intenti.
Avvenuta la scelta, si depositano i cristalli sul fondo di una brocca piena d’acqua che verrà
posta all’aria aperta per un ciclo lunare.
Si può cominciare da un qualsiasi quarto di luna o nella fase sia piena che vuota,
l’importante è mantenere l’acqua e il cristallo a contatto con l’energia del cielo e della
natura circostante, per un ciclo esatto.
L’acqua, in questo modo, riceverà l’informazione non solo della pietra ma si miscelerà
anche con la forza del sole, della luna, delle coincidenze sia astrologiche che naturali in
atto durante il periodo d’attivazione.
Possiamo coprire la brocca con un tessuto poroso per isolare l’acqua da possibili
contaminazioni esterne, oppure filtrarla alla fine dell’opera; in ogni caso il risultato non
cambia.
Al termine del ciclo lunare si estrae il cristallo dalla brocca e l’acqua, ora arricchitasi delle
sue proprietà, potenziate dalla forza degli elementi e della natura è pronta per essere
bevuta o assunta in gocce sotto la lingua, come fosse un rimedio floreale o omeopatico.
La posologia varia per ogni individuo; nel caso si voglia berla, si consiglia un bicchiere a
digiuno la mattina appena svegli, altrimenti, per le gocce, si può scegliere la dose standard
(3x3 volte al giorno prima dei pasti) o affidarsi a un esame chinesiologico per individuare
quella personalizzata.

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Il trattamento con l’elisir può interrompersi a svuotamento della brocca oppure procedere
oltre, previa preparazione di altra acqua tramite la miscelazione con tre gocce di quella
informatizzata dal cristallo.
L’elisir non ha effetti collaterali e produce sicuramente una trasformazione profonda, che
parte dalle cellule e si estende al corpo, alla mente e, di conseguenza, al modo di vivere o
alla risoluzione di disagi emotivi, nella stessa maniera con cui i cristalli interagiscono con
l’organismo.

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