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a grande maggioranza della popolazione è di etnia romena.

Vi sono delle notevoli minoranze ungheresi (6,6% secondo il censimento del 2002)
e, in misura minore, rom (2,5%), ucraine (soprattutto nelle regioni settentrion
ali; 0,3% della popolazione totale del paese), tedesche (0,3%), turche e tatare
(in Dobrogea; 0,26%) o anche russe (0,2%) e serbe (0,11%). Le numerose minoranze
etniche, oltre una ventina, sono per legge rappresentate in Parlamento ciascuna
da un parlamentare.
La minoranza magiara è concentrata in due dei distretti centrali del Paese (Harghi
ta e Covasna, inoltre quasi il 50% nel Mures) e si esprime politicamente tramite
un partito. Una parte della minoranza ungherese appartiene all'etnia sicula, me
ntre nella Moldavia romena vi sono alcune decine di migliaia di ungheresi "arcai
ci" di etnia csango.
Fino agli anni sessanta era piuttosto rilevante anche una minoranza tedesca pres
ente soprattutto in Transilvania (Siebenburgen in tedesco, Erdely in ungherese,
"Ardeal" in romeno) e nelle regioni occidentali, ma per la maggior parte, date l
e condizioni politiche, economiche e sociali, è emigrata in Germania; oggi rappres
enta qualche punto percentuale soprattutto nel Banato e nel distretto di Satu Ma
re (estremo nord-ovest). I tedeschi della Transilvania, immigrati nel medioevo,[
3] vengono denominati "sassoni", mentre quelli del Banato, immigrati prevalentem
ente nel XVIII secolo, "svevi".[4]
Tra i gruppi etnici presenti vanno annoverati i rom, una piccola minoranza polac
ca (circa diecimila persone) che vivono nella provincia di Suceava e un'altra pi
ccola minoranza croata (anch'essa di circa diecimila persone) che vive intorno a
lla città di Carasova e nei pressi della frontiera con la Serbia nel Banato.
Altre minoranze, di modesta entità, sono quelle slovacche, ceche, ucraine, russe (
lipoveni), armene, greche e altre ancora.
Secondo stime attuali, in Romania vivono anche circa 20 mila italiani, quasi tut
ti arrivati negli ultimi vent'anni. Gli italiani si sono soprattutto accentrati
nel Banato (zona di Timisoara) e nella Transilvania, ma si trovano in quasi tutt
e le regioni della Romania, creando piccole o medie imprese e numerosi bar (stip
tease), pizzerie e ristoranti. Accanto agli italiani di recente immigrazione, vi
è anche la minoranza italiana storica (stimata tra le 9.000 persone) in particola
re membri dell'Associazione degli italiani in Romania RO.AS.IT., la più grande e i
mportante comunità italiana del Paese. Altri gruppi si trovano a Cluj, Oradea, Sat
u Mare, Suceava, Craiova, Hunedoara-Otelu Rosu, Galati, Iasi, Tulcea, Sântamaria-O
rlea, oltre che a Bucarest. L'attuale parlamentare della minoranza italiana è espr
esso dalla piu compatta e la piu unita comunità d'italiani trovandosi a Suceava ma
con la sede centrale a Bucarest (Associazione degli italiani in Romania RO.AS.I
T.)[5]
La presenza italiana in Romania risale alla fine dell Ottocento e al inizio del No
vecento, quando italiani provenienti da alcune regioni allora povere (in partico
lare, dal Veneto e dal Friuli), migravano infatti in Romania per lavorare nelle
miniere, sui cantieri delle ferrovie o nell edilizia. [6] Secondo ricerche storich
e, tra la fine dell 800 e la seconda guerra mondiale vi si trasferirono 130.000 it
aliani, per la maggior parte ritornati in patria dopo 1945 [7]l nome "Romania" d
eriva dall'aggettivo latino Romanus, romano.[1] Il nome "Romania" viene usato uf
ficialmente per denominare le terre dell'attuale stato di Romania solo dal XIX s
ecolo. Prima si parlava di Valacchia e Moldavia, per denominare i principati a p
opolazione romena. Mentre il nome Valacchi deriva dai termini "Vlah" utilizzati
dalle popolazioni germaniche e slave per denominare tutte le genti europee di l
ingua latina, i valacchi chiamavano se stessi "romani".[2] Il motivo per cui i
romeni si identificano attraverso la parola latina "romanus" (româna român/ e quindi
rumân) comincia ad essere menzionato a partire dal XVI secolo da alcuni autori, t
ra i quali alcuni umanisti italiani che ebbero modo di viaggiare in Transilvania
, Moldova e Valacchia. Il più antico documento scritto in lingua romena, è una lette
ra del 1521 (conosciuta sotto il nome di "La Lettera di Neacsu da Câmpulung - Scr
isoarea lui Neacsu din Câmpulung") nella quale veniva annunciato al rappresentante
locale di Brasov l'imminente attacco da parte dei Turchi. Lo stesso documento,
risulta il più antico attestante la denominazione di "Tara Româneasca-Nazione Romena
".
Nel periodo tardo-antico, l'Impero romano spesso era identificato, in lingua lat
ina, dalla parola "Romània". La denominazione "Romània" è inoltre oggi utilizzata per
designare il territorio di diffusione delle lingue romanze.l nome "Romania" deri
va dall'aggettivo latino Romanus, romano.[1] Il nome "Romania" viene usato uffic
ialmente per denominare le terre dell'attuale stato di Romania solo dal XIX seco
lo. Prima si parlava di Valacchia e Moldavia, per denominare i principati a popo
lazione romena. Mentre il nome Valacchi deriva dai termini "Vlah" utilizzati da
lle popolazioni germaniche e slave per denominare tutte le genti europee di ling
ua latina, i valacchi chiamavano se stessi "romani".[2] Il motivo per cui i rom
eni si identificano attraverso la parola latina "romanus" (româna român/ e quindi ru
mân) comincia ad essere menzionato a partire dal XVI secolo da alcuni autori, tra
i quali alcuni umanisti italiani che ebbero modo di viaggiare in Transilvania, M
oldova e Valacchia. Il più antico documento scritto in lingua romena, è una lettera
del 1521 (conosciuta sotto il nome di "La Lettera di Neacsu da Câmpulung - Scriso
area lui Neacsu din Câmpulung") nella quale veniva annunciato al rappresentante lo
cale di Brasov l'imminente attacco da parte dei Turchi. Lo stesso documento, ris
ulta il più antico attestante la denominazione di "Tara Româneasca-Nazione Romena".
Nel periodo tardo-antico, l'Impero romano spesso era identificato, in lingua lat
ina, dalla parola "Romània". La denominazione "Romània" è inoltre oggi utilizzata per
designare il territorio di diffusione delle lingue romanze.Per la maggior parte
i romeni appartengono alla Chiesa ortodossa romena. Il Cattolicesimo di rito lat
ino è praticato soprattutto dagli ungheresi e dai csango, che in gran parte vivono
in Transilvania e nella Moldavia romena, mentre il Cattolicesimo di rito bizant
ino è praticato dai romeni di Transilvania, fedeli della Chiesa greco-cattolica ro
mena. Tutti i battezzati cattolici in Romania rappresentano il 8,64% della popol
azione, secondo statistiche cattoliche.[12] Il protestantesimo (in particolare i
l Calvinismo, il Luteranesimo, l'Avventismo e l'Unitarianismo), è principalmente p
raticato da popolazioni di origine tedesca e ungherese della Transilvania.
In Dobrugia, la regione che si trova sulla costa del Mar Nero, vi è una piccola mi
noranza islamica, resto della colonizzazione ottomana.
La comunità ebraica, che fu una delle più consistenti d'Europa (756.930 appartenenti
nel 1930), subì le persecuzioni della seconda guerra mondiale per mano dei nazist
i, e poi a causa della politica di Ion Antonescu (il numero degli ebrei romeni u
ccisi oscilla tra le 270.000 e le 380.000 unità)[13]. Dei sopravvissuti, la stragr
ande maggioranza è emigrata in Israele, in parte già durante la guerra, dove gli ebr
ei di origine romena costituiscono ora una delle presenze più importanti.I confini
della Romania di oggi includono la maggior parte dell'antico territorio della D
acia.
L'Attuale territorio della Romania era già abitato nel II millennio a.C. da alcune
tribù indo-europee conosciute sotto il nome di Traci. A partire dal VI secolo a.C
., nella regione del Danubio sono segnalati i Geti mentre i Daci erano attestati
in Transilvania. Probabilmente Geti e Daci erano lo stesso popolo, appartenete
alla famiglia dei Traci. Durante l'epoca del primo re geto-dacico Burebista (82-
44 a.C.), la primitiva estensione dello stato era la seguente: a nord i Carpazi
boschivi, a sud i monti Hameus (Balcani), a ovest la confluenza del fiume Morava
con il medio Danubio, ed infine ad est con il fiume Bug meridionale.
Dopo la morte di Burebista, lo stato geto-dacico si disintegrò in quattro e, succe
ssivamente, in cinque formazioni politiche. Il nucleo principale si manteneva ne
lla zona dei monti Sureanu, dove successivamente domineranno i re Cosmicus e Cor
yllus. L'unità dello stato divenne possibile all'epoca del re Decebalo (87-106 d.c
.). Il nuovo regno aveva la sua capitale in Sarmizegetusa.Il regno di Decebalo a
veva dimensioni minori rispetto a quello di Burebista, ma per contro era molto m
eglio organizzato a livello statale. Il regno di Decebalo rappresenta il periodo
di apogeo della civilizzazione geto-dacica, situato nel secondo periodo dell'età
del ferro. A causa dell'aggravarsi della minaccia romana (le legioni di Roma si
erano spinte sino alla pianura pannonica da un lato e al basso Danubio) dall'alt
ro, Decebalo intraprende due campagne militari contro i Romani condotti dall'imp
eratore Traiano negli anni: 101-102 e nel 105-106 d.C. Come effetto di queste gu
erre, la Dacia viene conquistata e trasformata in provincia romana. Comincia così
ufficialmente il processo di romanizzazione degli autoctoni geto-daci caratteriz
zato anche dall'immigrazione di coloni romani