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Lingue d’Europa CAP1: LE COORDINATE STORICHE DEL PROCESSO DI

FORMAZIONE DEL QUADRO LINGUISTICO EUROPEO


1. Lo spazio euroasiatico e la definizione dei confini dell’Europa
• Dall’Atlantico agli Urali: L’Europa coincide con la parte più occidentale
dello spazio geografico dell’Eurasia: essa è quindi una semplice propaggine
dell’immenso continente euroasiatico e mentre i suoi confini sono ben definiti
nel versante settentrionale e meridionale, la definizione dei suoi margini
orientali rimane discussa. Si parla infatti di continuum territoriale eurasiatico. In
questo lavoro si considera Europa il territorio che si estende dall’atlantico agli
urali, ovvero un’area geografica certamente più ampia di quella piccola Europa
formata dai quindici paesi dell’Unione Europea.
• Due immagini dell’Europa: Nell’abituale dibattito culturale sull’Europa che
coinvolge molte discipline, come la storia, economia, linguistica e sociologia, si
confrontano due immagini, due proiezioni del concetto di Europa che sono più o
meno estese e seconda del grado di europeicità che si vuole attribuire all’ex
Unione Sovietica. Essa è composta da diversi insiemi euroasiatici da
considerarsi non completamente quali parti dell’Europa. Quanto piuttosto quali
interfacce tra due distinte realtà continentali: asia e Europa.
• La frattura antica tra Oriente e Occidente europei: Per Ferdinand
Braudel l’idea di Europa dovrebbe essere ancora più ristretta di quella esposta
poco sopra tra Urali e atlantico: le frontiere dell’ Europa andrebbero fatte
coincidere con quelle della diffusione del cristianesimo occidentale, alla luce
della scissione dell’Impero romano d’Oriente e Impero romano d’Occidente
(476), costituì il più profondo trauma mai verificatosi all’interno della
compagine romana, ossia da quello spazio geografico caratterizzato fino alle
soglie dell’alto medioevo da forti e sostanziali elementi comuni. La frattura tra
Occidente ed Oriente europeo ripercorre esattamente l’antica linea di
separazione tra mondo greco – bizantino e mondo latino romano e romano
germanico. Questa frattura si è perpetrata attraverso diatribe per tutto l’alto
medioevo, le quali si sono concluse con lo scisma del 1054. Questa scissione è
oggi marcata dalla esistenza di due forme di scrittura: da una parte l’ alfabeto
latino, e greco e cirillico dall’altra.
• La prima, la seconda e la terza Roma: La assunzione di una divisione tra
occidente ed Oriente europeo corrisponde ad una opposizione storica in uno
spazio ereditato dalla divisione dell0impero romano tra due insiemi politici e
poi religiosi: lo spazio imperiale occidentale contrapposto a quello orientale con
Mosca che rappresentava la III Roma, dopo Costantinopoli e Roma stessa.
L’impero romano d’Occidente lacerato dalle invasioni barbariche, rinacque
nell’alto medioevo intorno al Sacro romano impero germanico, poi nella
dialettica tra sistemi politici retti da grandi potenze rivali; spiritualmente,
l’impero romano d’occidente si ricostituì intorno al potere del papato romano
che tenne coesa tutta la compagine cristiana occidentale. Lo spazio europeo
orientale, dominato politicamente e religiosamente dal modello greco-
bizantino, fu per tutto l’alto medioevo più vivace e brillante di quello
Occidentale. Ma il modello greco bizantino, progressivamente minato in primo
luogo da forti tensioni politiche interne e poi attaccato dalle compagini turche e
dagli interessi mercantili orientali, entrò a partire dai secoli XII e XIII, in una
fase di declino che lo condusse nel 1453 alla capitolazione sotto la pressione
degli eserciti turco-ottomani di Maometto. La presa di Costantinopoli da parte
dei turchi coincide con l’avvio , nell’Europa occidentale, della formazione dei
futuri stati nazionali e del processo di diffusione delle grandi lingue nazionali.
• I parametri fondanti il quadro linguistico dell’Europa contemporanea:
L’analisi di una carta geolinguistica dell’Europa di oggi permette di rilevare tre
dati fondamentali: 1. La notevole frammentazione linguistica del continente: 60
lingue statuarie e altre numerose lingue non
statuarie il cui numero non è ben definito dato che ogni calcolo assume dei
parametri politico culturali. 2. La notevole omogeneità propria del quadro
europeo : nella maggior parte dei casi, infatti, le lingue
appartengono ad una unica famiglia linguistica: indoeuropeo e solo in misura
ridotta sono presenti nel nostro continente isole linguistiche non indoeuropee
(basco, le lingue uralicheungherese finnico, estone, lappone-lingua semitica-il
maltese, lingua altaica- il turco- e una lingua mongola –il calmucco-).
3. Prescindendo dalla espansione turca nell’Europa sud orientale del XIII-XV
secolo, il quadro linguistico europeo, nella distribuzione geografica dei singoli
gruppi linguistici, risultava ben definito già alla fine del I millennio d.C., cioè
quando si erano già concluse le ondate migratorie di genti germaniche, slave e
ungarico-altaiche. L’unico movimento migratorio significativo che si colloca
successivamente è quello
arabo al quale si deve il forte adstrato semitico caratterizzante l’arcipelago
maltese, la penisola iberica e la Sicilia. La penetrazione turca in Grecia e nella
penisola balcanica nei secoli XIII e XIV rappresenta l’ultima ondata di genti non
indoeuropee in Europa, anche se in Europa ora la situazione si sta modificando
per via di flussi migratori extra-europei.
2. il processo di indoeuropeizzazione dell’Europa • Metodi di indagine: Il
quadro linguistico dell’Europa coi come appare sostanzialmente formato alle
soglie del I millennio dell’era volgare: risultava caratterizzato da una massiccia
presenza di lingue appartenenti alla famiglia linguistica indoeuropea. Le
principali teorie che hanno cercato di definire sulla base di dati linguistici,
storici e archeologici, il processo di formazione del quadro linguistico
indoeuropeo d’Europa fanno riferimento a un dibattito scientifico che vanta
quasi 2 secoli di storia e che coincide con la evoluzione delle ricerche di
linguistica comprata indoeuropea (atto di nascita: pubblicazione nel 1816 del
saggio di Franz Bopp dedicato al confronto dei sistemi morfologici del sanscrito,
greco, latino, persiano e lingue germaniche) e di linguistica tipologica. I secoli
XIX e XX hanno conosciuto una straordinaria produzione con metodi sofisticati
e facendo ricorso a dati linguistici, filologici, archeologici, demologici e culturali,
studiosi di linguistica storica come Graziadio Isaia Ascoli e Giacomo Devoto
hanno cercato di fare luce sui rapporti intercorrenti tra i diversi gruppi
linguistici la famiglia delle lingue indoeuropee. Queste ricerche hanno avuto
come punto di riferimento nel progetto internazionale Eurotyp. Allo stato
attuale della ricerca si possono individuare tre principali teorie illustranti il
processo di formazione del quadro linguistico indoeuropeo:
• la teoria tradizionale: riprende il quadro della ricerca indoeuropeistica di
matrice storicolinguistica, sistematizzandolo. Colloca il primo processo di
indeuropeizzazione dell’area europea all’altezza del V-IV millennio a.C., quando
popolazioni formate da guerrieri pastori provenienti dalle steppe centro-
asiatiche e condividenti elementi linguistico-culturali comuni sarebbero migrate
dall’Asia centrale verso occidente e si sarebbero stanziate in Europa. La
versione più recente di tale teoria è rappresentata dalla cd “ipotesi di kurgan”
(kurgan= particolare tipo di tumulo funerario diffuso nelle stesse dell’Ucraina e
caratteristico della cultura di quei guerrieri pastori) elaborata dalla studiosa
lituana Marija Gimbutas e ripresa da altri studiosi della stessa zona. Questa
teoria sostiene che dall’area delle steppe ucraine genti proto-indoeuropee
avrebbero invaso nel III millennio a.C. i territori dell’Europa sud orientale e
mediante ondate di conquiste successive, il loro discendenti avrebbero
progressivamente conquistato buona parte dei territori europei, diffondendo
culture e parlate proto-indoeuropee. Il modello elaborato dalla Gimbutas
precede 3 fasi successive di diffusione della cultura dei kurgan: 1)4500-4000
a.C. espansioni di genti proto-indoeuropee dalle zone del Volga al Danubio e
all’area balcanica; 2) 3500-3000 a.C. movimento di genti proto-indoeuropee
che partendo dal Caucaso settentrionale e dall’Ucraina si sarebbero dirette
verso l’Europa nord occidentale e settentrionale e penisola italica. A questa
fase si ascrive la formazione dei gruppi linguistici del celtico, germanico, italico,
baltico e slavo; 3)≈3000 con la diffusione di nuovi flussi migratori vero Europa
centro-settentrionale e orientale e area scandinava. Secondo questa teoria
all’altezza del IV millennio a.C. erano già presenti gruppi proto- indoeuropei
costituenti i gruppi delle genti proto-italiche. Poi, tra il II e il I millennio si
sarebbe completata la formazione della maggior parte del quadro linguistico
indoeuropeo d’Europa.
• La teoria della “dispersione neolitica indeuropea”: indagini recenti
condotte nell’ambito del progetto Origin of Man, Language and Languages
promosso dalla European Science Foundation hanno messo in discussione
l’ipotesi dei kurgan perché recenti ricerche rendono difficile accettare che
durante tutta l’età del rame e del bronzo l’area europea sia stata invasa da
popoli centro-asiatici. La nuova teoria tende a mostrare la continuità degli
stanziamenti umani in Europa durante l’età del rame e del bronzo: le culture
dei kurgan non sarebbero altro che episodi intrusivi inseritisi in un contesto in
cui già erano stanziate genti proto-indeuropee. La teoria in questione venne
sviluppata da Graeme Barker e si basa sull’assunto che l’unico momento della
preistoria europea in cui si sia verificato un mutamento delle condizioni
preesistenti paragonabile a quello determinato dal processo di
indoeuropeizzazione è collocabile dolo all’altezza del VII millennio a.C., nel
momento in cui si diffusero le tecniche agricole in Europa. Dato che
l’agricoltura prese origine nel medio oriente e dato che la ricerca archeologica
ha mostrato migrazioni di popoli proto-indoeuropei verso l’Europa
meridionale, la presenza di popoli proto-indoeuropei coinciderebbe con quella
di quei gruppi di agricoltori. Tali gruppi diffusero cultura e parlate nell’Europa
centrale e meridionale. Contemporaneamente alla diffusione delle tecniche
agricole all’area del medio Oriente verso i Balcani, pare ipotizzabile una
precoce diffusione delle tecniche agricole nella regione delle steppe: tale
diffusione sarebbe all’origine delle correnti migratorie indeuropee che
raggiunsero l’area centroasiatica quella tra Medio Oriente e subcontinente
indiano. Da tali correnti migratorie si potrebbero individuare le popolazioni di
lingua tocaria e ancora più importanti, quelle parlanti lingue indoiraniche. In
sintesi, si può dire che secondo questa teoria non sarebbero stati guerrieri-
invasori centroasiatici che avrebbero conquistato l’Europa con la forza militare,
ma , piuttosto, gruppi di genti medio-orientali, detentrici delle tecniche
agricole; proprio in forza della loro superiorità culturale connessa con la
conoscenza di tali tecniche, si sarebbero imposte facilmente sul continente
europeo.
• La teoria della “continuità uralica”: è la teoria più recente. Venne
elaborata da linguisti di area ugro finnica e samoieda, si fonda sulla
convinzione che le genti uraliche e samoiede avrebbero occupato nel
paleolitico l’Europa medio orientale e si sarebbero quindi spostate durante il
mesolitico verso le loro attuali sedi storiche. Se è possibile supporre tali
stanziamenti di genti uraliche in Europa a partire dal paleolitico, ciò potrebbe
essere esteso agli stanziamenti di genti indoeuropee in Europa.
3. la distribuzione di gruppi linguistici indeuropei in Europa Europa
indoeuropea vs Europa non indoeuropea: Se si eccettuano il basco, il
maltese, l’ungherese, il finnico, l’estone e il lappone, il turco di Turchia e il
calmucco, tutte le lingue d’Europa dipendono dall’ambito linguistico
indeuropeo.
I gruppi linguistici indeuropei e le lingue “isolate”:Lo spazio linguistico
indeuropeo viene normalmente suddiviso in 8 principali gruppi linguistici: 1.
Lingue anatoliche 2. Lingue tocarie 3. Lingue celtiche 4. Lingue italiche 5.
Lingue germaniche 6. Lingue baltiche 7. Lingue slave 8. Lingue indo-iraniche A
tali gruppi vanno aggiunte le lingue “isolate” (così dette perché a differenza
delle altre lingue indoeuropee, le loro lingue-madri non hanno generato altre
lingue se non quelle mansionate): il neogreco, l’albanese, l’armeno.
Rappresentano l’ultima fase di un processo evolutivo del greco della koiné
ellenistico-romana, nel caso del greco; del sistema balcanico dell’illirico nel
caso dell’albanese e dell’armeno classico nel caso dell’armeno.
I gruppi linguistici estinti 1. Lingue anatoliche Le lingue anatoliche erano
diffuse nell’attuale territorio della Turchia asiatica. La lingua più importante di
questo gruppo era l’ittito ed è attestata fino al XV secolo a.C.; altre lingue
minori furono il licio, lidio e luvio. Esse furono tutte sopraffatte dalla cultura e
lingua greca a partire dal V secolo a.C..
2. Lingue tocarie Le lingue tocarie erano proprie di una popolazione indeuropea
stanziati nei territori del Turkestan cinese. Ci sono giunte testimonianze di
documenti del VII secolo d.C., testi religiosi e di medicina tradotti in parte dal
sanscrito. Tramite le lingue tocarie sono entrati numerosi prestiti indoeuropei
nel cinese. Le lingue tocarie sono state sopraffatte dalle lingue turche e cinese.
I gruppi linguistici vitali 3.Lingue celtiche Le lingue celtiche, all’altezza del I
millennio a.C., erano parlate in un territori molto vasto: dalla penisola iberica
all’Anatolia centrale e dall’eu centrale fino all’ita centrale. All’interno
dell’ambiente linguistico celtico si riconoscono 2 ami principali: a) il
celtico continentale, (il gallico, celtiberico, il lepontico e il galatico) ,cosi detto
perché attestato nelle
lingue diffuse sul continente europeo e nelle propaggini occidentali di quello
asiatico tra VI-V sec. a.C. e i primi secoli d.C..
b) il celtico insulare cosi detto perché attestato nelle lingue e parlate diffuse
nelle isole britanniche (per es. irlandese, scozzese, mannese, gallese, cornico e
bretone). A questo ramo, però, appartiene anche il
Bretone (anche se è parlato sul continente) perché deriva da una forma di
celtico insulare del V-VII sec. d.C.. Queste lingue si distinguono a loro volta in
due gruppi:
-lingue di gruppo gaelico: irlandese, scozzese, mannese (estinto) -lingue di
gruppo britannico: gallese, bretone, cornico.
Dal punto di vista storico linguistico, la vicenda delle lingue celtiche in età
medievale e moderna può essere scandita in tre momenti essenziali: - una
prima fase caratterizzata dalla notevole fioritura intellettuale dell’ambiente
celtico insulare, annraccia il
periodo che va dall’anno mille al 1547(fine del regno di Enrico VIII, attuò i primi
movimenti repressivi nei confronti delle parlate celtiche a favore dell’inglese).
- Una seconda fase (1547-1707) segnata da una forte riduzione del numero dei
parlanti lingue celtiche e da un processo di involuzione di tali sistemi.
- Una terza fase (1707-…) con la progressiva ripresa di interesse nei confronti
delle lingue celtiche e parzialmente del loro uso.
Oggi delle 4 lingue celtiche che continuano ad essere parlate (irlandese,
gallese, bretone e scozzese) solo l’irlandese ha dignità di prima lingua
nazionale accanto l’inglese.
4. le lingue germaniche Si articolano in 3 principali sottogruppi: - Orientale
oggi è completamente estinto. Ne facevano parte il gotico (la più
antica- Wulfila IV sec.), il
vandalo e il burgundo. Queste ultime varietà sono giunte attraverso materiale
nomastico e toponomastico.
- Settentrionale (o nordico) è attestato dal II sec. d.C. in iscrizioni redatte in
alfabeto runico, comprende il danese (Danimarca, Groenlandia, USA), lo
svedese (Svezia, Finlandia e USA), il norvegese (Norvegia e USA) e il fringio
(isole Far Or, appartenenti alla Danimarca). Tali lingue costituiscono un
continuum linguistico tale da essere intercomprese dai parlanti delle diverse
varietà. A questo insieme aggiungiamo l’islandese al quale si deve del X sec.
una produzione letteraria di importante valore, è privo di variazioni dialettali ed
è ancora oggi parlato in Islanda.
- Occidentale ha per rappresentanti sono il lussemburghese,
il tedesco e l’inglese. Il tedesco si divide in: - alto tedesco, attestato dal VIII sec.
d.C. e distribuito nella parte meridionale del territorio tedescofono. Il tedesco
standard si basa sulla varietà alto-tedesca. A quest’area linguistica appartiene
lo yiddish; basso tedesco attestato dal IX sec. d.C. e comprendente i dialetti
settentrionali della Germania. Prossimi ai dialetti basso tedeschi sono
l’olandese e il fiammingo, costituendo un continuum linguistico ce va
dall’Olanda al Belgio. Una varietà di olandese portata dai coloni del VIII sec. in
Africa è l’Afrikaans. Altrettanto connesso al basso tedesco è il frisone.
L’antico inglese è attestato in iscrizioni runiche risalenti all’VIII-IX secolo e da
glosse in alfabeto latino, è stato progressivamente e durevolmente influenzato
dal danese e dall’antico francese. A partire dal XIV si è formata una varietà
incentrata sul dialetto londinese che si è imposta su tutta la penisola a
detrimento delle parlate celtiche. Le fortune politiche dell’inglese hanno atto sì
che si espandesse anche in America del Nord, Australia, Nuova Zelanda, India,
Sud Africa.
5.Le lingue italiche Si intende l’insieme delle lingue indeuropee nell’Italia
antica: latino, osco-umbro, venetico, il retico (arco alpino centro-orientale)
messapico (Puglia). Di queste lingue solo il latino ha dato origine ad altre lingue
(tutte le lingue romanze), mentre le lingue italiche minori furono sopraffatte
proprio dal latino. Il latino attestato a partire dal IV sec. a.C., si estese
soprattutto nei sec. III e II a.C., quando Roma esiste la propria influenza sul
Mediterraneo, Africa, coste microasiatiche e Gallia. Le istituzioni romane
favorirono il processo di diffusione del latino, lingua dell’amministrazione,
repubblicana ed imperiale, assunse p un ruolo essenziale a partire dal I sec.
d.C., nell’Occidente europeo, quale lingua di evangelizzazione. Fino al V sec.
d.C. (476) si era diffusa in Europa una situazione culturale essenzialmente
uniforme. Dalle fusione tra il latino e le lingue delle popolazioni entrate
nell’orbita romana si svilupparono le lingue romanze, distinguibili in quelle
statuarie (=riconosciute ufficialmente) e quelle non statuarie.
• Le lingue romanze statuarie: In ambito iberoromanzo: portoghese e gallego
attestai dal sec. XII. Costituivano una sorta di koiné letteraria; lo spagnolo,
attestato dal XIII sulla base della varietà di Castilla; il catalano, attestato dal X
sec.. lo spagnolo e il portoghese per via della loro potenza politica hanno
esteso la lingua nel centro-sud America. E il portoghese anche in Mozambico e
Angola. In ambito gallo romanzo il francese è l’unica lingua statuaria. Basato su
varietà Ile-de-France, attestato dal IX sec., si è affermato su altre varietà a
partire dal 1539 con l’ordinanza regia VillersCotterets (imponeva l’uso esclusivo
del francese negli atti amministrativi e giudiziali). Il francese è diffuso in Belgio,
svizzera e come ex lingua coloniale in Canada, Maghreb, Congo, Madagascar e
Polinesia.
In ambito italo romanzo ha un ruolo di assoluto rilievo l’italiano, attestato per la
prima volta nei cd Placiti capuani (960) dove è attestato italiano di varietà
campana. L’italiano, ossia varietà italoromanza di Firenze raggiunse grande
altezza già nei secoli XIII-XIV grazie a Dante, Petrarca e Boccaccio. Tuttavia fino
all’unificazione della penisola fu una lingua scritta da pochi e parlata da
pochissimi, la maggior parte della popolazione comunicava in altre varietà
dialettali e il processo di diffusione dell’italiano come lingua nazionale è un
fenomeno recentissimo, considerando che si sviluppò sostanzialmente dopo la
II GM. È diffuso in Svizzera, Città del Vaticano e San Marino (?!). Unica lingua
statuaria del balcano-romanzo è il romeno con attestazioni assai tarde (XVI
sec.)
• Le lingue non statuarie: Nella penisola iberica: asturiano e aragonese
Ambito gallo romanzo: occitano o provenzale, oggi parlato nel sud della Francia
da bilingui (francese- occitano) In ambito italo romanzo: còrso, sardo, friulano,
romancio (parlato in Svizzera, cantone dei Grigioni) e il ladino-dolmitico.
Posizione a parte occupa il giudeo-spagnolo: una varietà di spagnolo arcaico,
rinascimentale, parato dalle comunità ebraiche sefardite obbligate a lasciare la
spagna nel 1492 in conseguenza alle leggi antisemitiche varate da Isabel de
Castilla.
6. Lingue baltiche Sono il lituano ed il lettone. Dipendenti da un sistema
linguistico definito proto-baltico, condividente molti tratti comuni con il proto-
slavo, le lingue baltiche sono attestate in una fase relativamente recente, nel
XVI sec., in concomitanza con il dibattito religioso che vide contrapporsi i
sostenitori della riforma protestante a quelli della controriforma.
7. Lingue slave Oltre a un sistema linguistico unitario (proto-slavo), alla base di
tutte le tradizioni linguistiche slave troviamo l’anticobulgaro = lingua ideata da
Cirillo e Metodio nella seconda metà del IX sec.. per la evangelizzazione delle
genti slave. In un’ottica sostanzialmente geografica, vengono generalmente
divise in: slavo occidentale, orientale e meridionale. - Slavo occidentale:
polacco, ceco, slovacco. Le ultime due rappresentano delle varietà molto simili
ma
distinte: il ceco (diffuso in Boemia e Moravia) è documentato più anticamente
ed è una delle più antiche lingue slave letterarie, mentre lo slovacco fu
utilizzato come lingua letteraria solo dal XVIII sec..
- Slavo orientale: russo, bielorusso e ucraino àformano la slavia orientale, una
realtà assai coesa fino a tutto l XVIII sec.. il russo moderno si fa iniziare con
Pietro il Grande, lo zar che aprì la Russia all’influsso occidentale (XVIII sec..).
l’ucraino si definì nello stesso secolo come lingua letteraria autonoma. Il
bielorusso ha caratteristiche fonologiche slavo orientali, mentre nel lessico
sono assai marcate le influenze del polacco.
- Slavo meridionale: sloveno, serbo, croato, bulgaro e macedone. Lo sloveno è
considerato una lingua di transizione tra slavia occidentale e meridionale ed è
l’unica lingua slava riconosciuta in Italia (Trieste e Gorizia). Il serbo e il croato
costituiscono un unico sistema che però è diviso per ragioni politiche. Tuttavia
si deve riconoscere che l’area corata è sempre stata attratta da influssi
occidentali, mentre quella serba da influssi orientali; come si nota anche
dall’uso di alfabeti diversi (serbo: cirillico, croato: latino). Il bulgaro e il
macedone rappresentano un continuum linguistico. Condividono un tratto
saliente sul piano morfologico, ossia la perdita del sistema flessivo nominale,
invece ben presente nel resto delle lingue slave, e presenza di articolo
posposto al sostantivo/aggettivo.
8.Lingue indo-iraniche Si articolano in tre principali sottogruppi: 1.
Lingue dell’India centro-settentrionale, discesi dal sanscrito (tra cui l’hindi
e l’urdu), ovvero la lingua indeuropea di più antica attestazione e ancora oggi
in uso come lingua sacra presso le caste brahamiche in India. 2.
Lingue iraniche: le più importanti sono il persiano(parlato in Iran, Afghanistan
e Pakistan), il pashto, curdo e tagico. 3. Lingue nuristane diffuse nella zona del
Pakistan occidentale Le uniche lingue indo iraniche che si parlano in Europa
sono le varietà utilizzate dalle comunità degli zingari, note come lingue romani.
Le lingue “isolate” • Il neogreco Il neogreco rappresenta l’esito ultimo della
evoluzione del greco della koiné ellenisticoromana. È il figlio unico della
tradizione linguistica indoeuropea più antica in Europa (le prime attestazioni di
un dialetto greco risalgono al 1500 a.C.)
• L’albanese L’albanese è attualmente parlato in Albania, Montenegro, Grecia,
Italia meridionale e siciliana e centri di emigrazione albanese in Europa, USA,
Canada e Australia. L’ambiente linguistico albanese è distinto in due varietà
dialettali: il tosco (Albania meridionale) e il ghergo (Albania settentrionale). A
quest’ultima varietà risale la prima significativa testimonianza scritta
dell’albanese (1555). Tuttavia la varietà standard si bassa sul tosco.
4. Il ruolo del greco e del latino nella modellizzazione culturale e linguistica
dell’Europa La storia linguistica dell’Europa medievale, moderna e
contemporanea è incomprensibile se non si tiene conto del ruolo delle due
grandi lingue classiche dell’antichità, il greco e il altino. Ad esse si deve la
diffusione in tutto il territorio europeo di una patrimonio linguistico, culturale e
fraseologico comune.
• L’equilibrio tra le due lingue in età imperiale romana In età imperiale
romana le due lingue raggiunsero un livello di sostanziale parità socio-
linguistica. Il processo di romanizzazione e latinizzazione delle popolazioni
sottoposte al dominio romano fu indiscutibilmente maggiore nell’Europa
occidentale e minore in quella orientale: chi abitava nei territori grecofoni
continuò a parlare la propria lingua, così come al di fuori dell’Europa, in Persia,
Siria, Egitto, le popolazioni locali resistettero alla penetrazione del latino.
Tuttavia non si trattò solo di una resistenza del greco di fronte al latino: i
romani consapevoli del valore e del prestigio della cultura greca, si sforzarono
di adeguarsi ed assumere il meglio della produzione culturale veicolata dalla
lingua greca (Grecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio).
Cosi già in età repubblicana (III-II sec. a.C.), la conoscenza del greco era
indispensabile bagaglio culturale di un romano. Alle soglie dell’età imperiale il
divario culturale tra le due lingue era attenuato. Infine all’altezza dell’età
imperiale greco e latino raggiunsero un livello di convergenza culturale e
linguistica: pur avendo strumenti linguistici differenti, esprimevano comuni
modelli basati sulla cultura greco-latina e sul messaggio cristiano. Esisteva una
koiné greco-latina in età imperiale.
• La rottura dell’equilibrio tra geco e latino in età alto-
medievale L’armonia tra queste due realtà si ruppe tra il VI e VII sec., quando
genti indeuropee (slavo meridionale) e non indeuropee (turco-tartari)
formarono una nuova unità linguistico-culturale. A questo proposito va
menzionato un fatto cruciale: la politica di Bisanzio nei confronti della
compagine slava. Nella seconda metà del IX secolo, l’imperatore bizantino
Michele VIII affidò a Cirillo e Metodio l’evangelizzazione del mondo slavo.
Questi, di lingua slavo-macedone ed esponenti della cultura greco-salva di
Tessalonica, non solo inventarono un alfabeto sul modello greco, ma crearono
anche una lingua che potesse valere quale forte elemento identitario per tutto
l’ambiente slavo: fondendosi sul dialetto slavo-macedone e sul greco- bizantino
ecclesiastico. In questo modo crearono lo slavo ecclesiastico, presto utilizzato
anche come lingua amministrativa e funzionò, per tutto l’ambiente slavo, quale
decisivo fattore di coesione identitaria.
• La formazione dei due poli in età alto-medievale: romano vs
bizantino Tra i secoli IX-X si sviluppò la bipolarizzazione all’interno del mondo
europeo, fino ad arrivare al rande scisma del 1054 che rappresentò la
separazione non solo della chiesa cattolica da quella ortodossa, ma anche due
modelli imperiali (romano-germanico e greco-bizantino) ad essi sottesi,
contribuirà poi ad allargare ulteriormente i solco tra le due Europe. In
conseguenza di ciò, dal X sec. l’Europa medievale ebbe tre grandi lingue
veicolari: il latino, il greco e il paleo-slavo.
Il ruolo del latino medievale e la sua eredità nella moderna Europa: a partire
dalla lacerazione del 1054 il ruolo del greco in Occidente andò
progressivamente diminuendo e nel VII secolo il greco in Occidente scomparve
come lingua liturgica e fu sostituito completamente dal latino che funziono
come lingua del rito sacro, lingua amministrativa e dell’insegnamento. Non va
trascurato che dal momento in cui entro in crisi il sistema imperiale romano
occidentale (V sec.) i gruppi sociali dell’Europa occidentale iniziarono a
produrre testimonianze scritte utilizzando i singoli volgari e la Chiesa romana
rappresentò per i popoli di tutta l’Europa occidentale un potente riferimento
istituzionale. Inoltre importante è la centralità data da Carlo Magno alla cultura
latina come elemento ideologico di unione e di costruzione di una struttura
politica europea. Tra i secoli XII e XIV l’Occidente medievale europeo giunse
all’apice del proprio dinamismo: fu il periodo delle prime grandi sedi
universitarie (Bologna, Oxford, Parigi, Salamanca..) e la lingua della vita
accademica era evidentemente il latino. Si sviluppò la scolastica medievale che
ebbe come obiettivo la razionalizzazione della fede, ma anche la fondazione dei
propri assunti teorico-speculativi entro una visione aristotelico- cristiana. Inoltre
non è da trascurare che un altro importante corpo intellettuale medievale,
quello dei giuristi, si formò sui principi del diritto romano e la lingua del diritto
era il latino. Tuttavia nell’Europa non romanza, il latino esprimeva una cultura
estranee e ciò ebbe due conseguenze: da un alto apparirono più precocemente
i testi in lingue volgari, dall’altro in quelle regioni i clerici praticavano un latino
generalmente più conservatore
rispetto a quello dei clerici delle aree romanze e per questo le produzioni del
mondo non romanzo vennero considerate modello linguistico dell’epoca. Tra la
rinascenza carolingia e l’età della riforma la situazione sociolinguistica del
latino medievale può essere riassunta alla luce di tre fattori:
1. la democratizzazione dell’insegnamento della lingua scritta a nuovi clerici e
moltiplicazione del numero dei letterati grazie alla creazione di scuole di
grammatica e di studia universitari;
2. laicizzazione progressiva della cultura e progressivo contrasto tra uso del
latino e uso dei volgari emergenti;
3. semi-artificializzazione del latino attraverso il sistema clericale. In pieno
Umanesimo e Rinascimento, il latino funzionava ancora da strumento
privilegiato per il dibattito scientifico internazionale. Ancora nei secoli XVIII e
XIX gran parte dell’attività didattica si svolgeva in latino e le tesi dottorali
venivano redatte e scritte in latino. Solo nel XX secolo si è visto il
ridimensionamento del peso del latino nella vita sociale e cultura dell’Europa
occidentale. Tuttavia ancora pochi decenni fa, a livello internazionale, si
pensava di poter riprendere il latino come mezzo di comunicazione anche
perché il latino durante tutto il medioevo e non solo ha contribuito alla
formazione e stabilizzazione di tutto il nostro vocabolario tecnico scientifico. Si
tratta di un patrimonio straordinariamente omogeneo, ricorrente non solo in
tutte le lingue neolatine, ma di fatti radicato in tutte le altre lingue europee.
Il ruolo del greco medievale e la sua eredità nella moderna Europa:
nell’ambiente slavo orientale e meridionale, il greco si è diffuso ed ha avuto un
ruolo analogo, ma non simile, a quello che ha ricoperto il latino nell’Europa
occidentale. Le due realtà si differenziano per diversi motivi > Dall’incontro tra
la cultura e la lingua greca e le culture e le lingue delle popolazioni entrate
nell’orbita bizantina non emersero situazioni paragonabili a quelle
dell’Occidente: il latino è riuscito ad imporsi anche a genti germaniche; mentre
il greco bizantino-medievale, pur avendo formato l’antico slavo ecclesiastico,
non è mai riuscito ad imporsi come lingua comune per esprimere i bisogni
comunicativi alti entro gli ambienti slavi orientale e meridionale. Il greco non
interagì mai di fatto con le lingue con cui entrò in contatto , così da far nascere
una pluralità di volgari neogreci. In ambito bizantino non si crearono le
condizioni che portarono in Occidente alla creazione di una rete di studia
distribuiti a livello internazionale ove fosse utilizzata, come lingua di cultura, il
greco bizantino. Tale condizione definibile come “aureo isolamento” del greco-
bizantino rispetto alle grandi dinamiche della storia, va di pari passo con la
chiusura degli ambienti culturali a ciò che risultasse in qualche modo lontano
da una visione aristocratica della cultura e della vita sociale. Fu dominante la
volontà di segnar e la differenza e la distanza tra i greci e gli altri e alla base di
tale atteggiamento si possono intravedere la forte ideologizzazione nei
confronti della lingua greca, intesa quasi come oggetto sacro, e il disprezzo per
il greco parlato. La lunga denominazione turco-ottomana dell’ambiente
grecofono e il conseguente isolamento della Grecia, acuirono il senso di
isolamento della tradizione linguistico-culturale greco-bizantina e ne
esasperarono la “eccentricità”- nel XIX secolo la Grecia sperimentò la
formazione di uno stato nazionale nel quale la lingua era imprescindibile
strumento identitario che, però, rappresentava un sistema artificiale
paragonabile al latino dei clerici.
5. Le prime testimonianze dei gruppi linguistici romanzo, germanico e slavo in
età medievale • I primi nuclei degli ambienti medievali, romanzo
germanico e slavo I secoli che segnano la transizione tra alto e basso
medioevo rappresentano un momento cruciale nel processo di formazione
dell’attuale quadro linguistico europeo perché è in questo periodo che si
andarono formando i primi nuclei storicamente riconoscibili delle moderne
lingue romanze, germaniche e slave. Consistono essenzialmente in attestazioni
documentarie e solo secondariamente in testi di natura letteraria. Le invasioni
barbariche entro i confini del mondo romano e romeico tra i sec. IV e VII
disgregarono i legami di unità culturale che avevano mantenuto con le genti
diverse sotto l’egida romana. La necessità comunicative tra le popolazioni
romanizzate e i nuovi venuti imposero la diffusione di forme di latino
semplificato, caratterizzato da fenomeni di pidginizzazione a livello fonetico,
morfologico e sintattico. Nell’VIII sec. il progetto di Carlo Magno e della sua
corte (Alcuino, Paolo Diacono e altri) di ripristinare lo studio della grammatica e
dei grandi testi della letteratura latina, accelerò la rottura
dell’intercomprensibilità tra la lingua di Roma e le varietà romanze utilizzate
normalmente nella comunicazione orale. Questa rottura si nota evidentemente
nel celebre dispositivo del Concilio di Tours del 813 mirante a permettere la
predicazione nei singoli volgari- in rusticam romanam linguam aut thoitiscam-.
Inoltre pochi decenni dopo, si avrà una ulteriore testimonianza dell’attuale
stato avanzato della differenziazione tra latino e lingue volgari: all’ 842 risale la
testimonianza dei Giuramenti di Strasburgo, stipulati da Ludovico il Germanico
e Carlo il Calvo nel momento in cui di due sovrani rinnovarono il loro patto di
alleanza contro il fratello Lotario. Ludovico e i capi dell’esercito di Carlo
prestarono giuramento in un volgare ormai di tipo francese. Non è un caso che
le prime testimonianze si ebbero in ambiente germanico o in aree romanze: la
distanza tra il latino e i sistemi germanicie romanzi fortemente germanizzati
era tale da rendere necessaria tale operazione, altrove la distanza tra latino e
singoli volgari risultava meno mrcata e il fenomeno fu meno precoce.
Le prime attestazioni volgari: La prima testimonianza di un volgare italo-
romanzo risale al 960, attestata nei Placiti Capuani (“Sao ke kelle terre, per kelli
fini ke ki contene…”). Successivamente, ossia intorno all’XI secolo iniziano ad
apparire altri volgari all’interno di liste notarili e testi paraliturgici. Di questo
periodo è la Formula di confessione umbra, la quale rappresenta il primo testo
redatto intenzionalmente in un volgare italo-romanzo. Ma per quanto riguarda
le prime esperienze letterarie vere e proprie occorre attendere la corte di
Federico II di Svevia e i suoi poeti della scuola siciliana fiorita tra il 1230 e il
1250. Nello stesso XI secolo, però, appaiono le prime testimonianze del sardo e
del romancio, mentre solo nel XIII del friulano. In ambiente ibero-romanzo nel
IX secolo appaiono parole isolate in aragonese (Glosas Emilianenses, Glosas
Silenses) mentre nel XIII secolo appare una storiografia e un testo giuridico in
volgare aragonese. Al X sec. datano le prime testimonianze del catalano e tra i
secoli XI e XII appaiono i primi testi giuridici, nel XIII quelli cronachistici. Nel XII
sec. appare l’asturiano-leonese mentre il castigliano è attestato solo a partire
dal XIII sec.. Molto più tarde sono le prime attestazioni di varietà di sistemi
balcano romanzi: il dalmatico è attestato nel XV sec., mente il primo testo
romeno nel XVI.
La nascita delle lingue letterarie: Ciò detto, si può considerare che la la
formazione di varietà romanze letterarie si ebbe soltanto tra i secoli XII e XIV. Il
primo esempio di lingua letterari romanza si ebbe in ambito occitanico
all’altezza del XII secolo, con le Chansons de geste; mentre la langue d’oil, che
sarebbe stata la base del francese moderno, offre la sua prima testimonianza di
strumento letterario nel XIII secolo. Tra i secoli XIII e XIV si hanno le prime
attestazioni letterarie in gallego-portoghese, in castellano il Cantar de mio Cid
e la prima produzione della corte di Alfonso El savio (XIII sec.). quanto al
catalano, grazie all’opera di Ramon Lull (XIII-XIV sec.) tale lingua assunse
presto il rango di strumento per la produzione letteraria e scientifica, anche se
fino al XIV sec. nella produzione lirica catalana si utilizzerà l’occitano. Per ciò
che riguarda l’italiano il fiorire della lingua letteraria avviene per mezzo delle
Tre corone.
Ambiente germanico: I più antichi documenti germanici e le prime attestazioni
sono scritte in caratteri runici e sono distribuite in tre aree principali: area
scandinava, anglo-frisone e alemannica. La produzione runica è attestata in
Germania fino all’VIII sec., in Inghilterra fino al X e in Scandinavia fino al XIV e
ciò che risulta assolutamente più interessante è che l’abbandono di questi
caratteri avviene in concomitanza con il processo di cristianizzazione delle
genti germaniche e con la conseguente diffusione dell’alfabeto latino.
Nettamente influenzate dalla tradizione latina alt-medievale son le prime
testimonianze testuali composte in lingue germaniche. Si tratta per lo più di
glosse a testi ecclesiastici. Il primo documento redatto in tedesco risale al VII-
VIII sec. e nel IX appare la traduzione composta a Fulda. In ambiente
anglosassone, con Alfredo il Grande (IX-X sec.) si sviluppa una prosa volgare. Il
nederlandese è attestato grazie a una serie di glosse risalenti al IX sec., il
frisone nel XIII come anche il basso tedesco medio. In questo caso però si tratta
di usi assolutamente limitati perché nella Germania settentrionale e nei margini
delle regioni scandinave il latino fu utilizzato come strumento linguistico fino a
buona parte del XIV sec..
La nascita delle lingue letterarie germaniche: l’emergere delle lingue letterarie
germaniche si colloca essenzialmente in un periodo che va dalla metà del XII
sec. alla metà del XIII. In tale fase l’anglosassone subisce notevoli modificazioni
dovuto all’influsso del francese antico in seguito alla conquista di Guglielmo il
conquistatore (1066). La Germania l’alto tedesco medio assunse
progressivamente, tra i sec. XII e XIII, il ruolo di lingua letteraria grazie alla
fioritura della grande letteratura cortese ed epica tedesca. In particolare tra il
1150 e il 1270 appaiono tre importanti filoni letterari: il lirico (Misenang), epico-
eroico (Nibelungenlied) e un terzo segnato da forti influssi romanzi connessi
con i modelli dei cicli troiani e bretoni. Tra l’XI e il XIV sec. in tutta l’area
scandinava fu utilizzato l’antico nordico e il centro culturale più importante
dell’area fu l’Islanda. Le testimonianze antico-nordiche più significative
consistono in testi poetici (poesia eddica- mitologica- e scaldica-corti
principesche-), ama anche n componenti in prosa che non hanno equivalenti in
Europa: saghe di argomento cavalleresco legate a fatti e famiglie esemplari
della storia dell’Islanda.
Ambiente slavo: l’ambiente slavo appare caratterizzato da una situazione del
tutto particolare rispetto a quella propria degli ambienti romanzo e germanico:
mentre in quegli ambienti appaiono progressivamente documenti dei vari
sistemi linguistici, l’ambiente slavo risulta caratterizzato dalla presenza di
un’unica tradizione linguistica, ossia lo slavo ecclesiastico antico. Venne creato
nel IX sec. dai fratelli tessalonicesi Cirillo e Metodio, è la più antica lingua slava
di cui si hanno testimonianze scritte e tutti i testi redatti a partire dal IX secolo
appartengono alla letteratura paleoslava, indipendentemente da dove
venissero redatti. Lo slavo ecclesiastico svolse una funzione unificatrice
paragonabile in parte quella svolta da latino nell’ambiente cristiano
occidentale. Tuttavia, rispetto al latino lo slavo non travalicò mai le barriere
etniche, ma tenne insieme genti che appartenevano tute ad un medesimo
ceppo. Inoltre rispetto al latino (diverso dalle lingue nazionali), lo slavo
ecclesiastico era tendenzialmente prossimo a tutte le lingue nazionali slave.
Infine tutte le opere redatte in slavo ecclesiastico erano anonime perché
seguivano il forte principio della cristianità orientale, secondo il quale l’autore
di un testo doveva scrivere per testimoniare l’oggettività del vero e non per
esibire tratti della propria personalità.
6. la posizione dell’arabo, lingua di adstrato nell’Europa medievale •
L’espansione araba in Occidente Dal 634 prese avvio l’espansione
territoriale degli arabi della penisola arabica verso oriente ed occidente.
Assoggettarono il regno di Persia e poi si diressero vero occidente: 647-710 si
impossessarono della costa mediterranea dell’Africa, tra il 711-716 cadde in
mano araba la quasi totalità della penisola iberica (eccetto Galizia, Asturia e
Cantabria). Tra 827-878 conquistarono la Sicilia dove rimasero fino al 1099,
quando furono cacciati dai normanni. La reconquista iniziò nell’XI sec. e
terminò nel 1492. La popolazione araba che rimase fu costretta a convertirsi al
cattolicesimo (i neoconvertiti sono chiamati moriscos).
• La lingua araba e le altre lingue nel contatto interlinguistico Il dominio
arabo comportò nelle terre conquistate la diffusione della lingua dei
conquistatori, con conseguenze diverse a seconda delle aree: nell’Oriente
bizantino l’arabo fece retrocedere definitivamente il greco, nell’Occidente
latino-romanzo, l’arabo interagì con i sistemi romanzi in via di formazione e ne
segnò i destini in Spagna e Sicilia. Nel Maghreb e a Malta, invece, l’arabo fece
scomparire l’elemento latino- romanzo. SPAGNA: In Spagna, musulmani,
cristiani ed ebrei formarono una fervida comunità multiculturale e multilingue:
la lingua della religione e della amministrazione era l’arabo canonico, l’ebraico
era utilizzato dalla popolazione ebraica, la lingua per la mediazione culturale
presso la popolazione romanza era il latino che presso giunse in situazione
concorrenziale rispetto all’arabo classico. I mozàrabes furono generalmente
bilingui: la loro lingua, ossia il mozarabico, era appunto, una varietà mista
arabo-romanza utilizzata oltre che come lingua corrente anche come lingua
d’arte. Al mozarabico si deve la diffusione dei numerosissimi elementi arabi
presenti nelle lingue iberoromanze, passata anche in altre lingue europee
(alcachofa, azùcar, algodòn; nella toponomastica: Guadalquivir < wadi al-kabir
‘il fiume grande’).
• L’arabo in sicilia: L’arabo in Sicilia è un elemento fortemente presente nella
toponomastica (toponimi come Calatafimi, Caltanissetta, Calascibetta, Calatrasi
contengono l’elemento arabo qal’ a = castello) e in molte parole diffuse nei
dialetti siciliani (raisi = capo di una imbarcazione). Va ricordato che quanto i
normanni (1091) si sostituirono nell’isola agli arabi, rispettarono la cultura
araba profondamente radicata.
• Prestiti arabi in altre lingue europee: mentre nel mondo iberico l’influsso
arabo riguardò i livelli morfologici e sintattici, altrove si limitò al piano lessicale.
Mediati dalla tradizione medievale araba, soprattutto termini dell’astronomia
(al-manah > almanacco), matematica (al-gabr ‘riduzione’> algebra, sifr> cifra)
medicina e filosofia entrarono nelle lingue europee come prestiti di matrice
alta.
7. la posizione delle lingue uraliche in Europa • lo spazio geografico delle
lingue uraliche la distribuzione territoriale abbraccia una vastissima area che
va dalle regioni settentrionali della Norvegia alle rive del fiume Lajta. Parlanti
lingue uraliche sono presenti anche in Finlandia, Estonia e Culrandia, oltre che
in Russia. Si tratta di un territorio cosi vasto da impedire la presenza continua
di parlanti, la quale è presente solo in Ungheria, Finlandia e in alcuni territori
della Russia. Anticamente l’area di parlanti era diversa e sotto la spinta di dei
popoli invasori indeuropei e turchi, le popolazioni uraliche si diressero verso il
Nord, l’Occidente e verso i territori a est degli urali. Tali migrazioni continuarono
fino al XVIII sec..
• i due principali sottogruppi uralici lingue ugrofinniche: ungherese, finnico,
estone e lappone lingue samoiede: ricordiamo lo yurak,il samoiedo dello
Iennisei, lo tavgui….
L’ungherese (parlato in Ungheria e da minoranze in Austria, Slovacchia,,
Slovenia, Serbia, Romania, Ucraina) è la lingua ugro-finnica parlata dal maggior
numero di locutori e di più antica attestazione (alcune parole risalgono all’anno
Mille). Il finnico (parlato in Finlandia e da minoranze in Russia, Svezia e
Norvegia) possiede una tradizione scritta relativamente recente (XVI sec.) e
nella sua forma standard mescola elementi occidentali e
orientali. L’estone (parlato solo in Estonia) ha attestazioni tarde (XVI sec.). Il
lappone si distingue in due varietà: occidentale (diffuso in Norvegia, Svezia) e
orientale( diffuso in alcune regioni della Finlandia e della Russia). Il lappone ha
conosciuto numerose forme di fissazione scritta, la più antica è del XVIII sec..
Nel territorio russo sono attestate lingue uraliche minori, la più importante è
il mordvino, poi seguono per importanza, il ceremisso, il votiaco e il sirieno, il
votriaco e il vogulo. Varietà linguistiche finniche minori sono il livo, il voto, il
careliano, l’ingrico, il vepso e il lüdo.
Dal punto di vista delle complessive dinamiche linguistiche europee va rilevato
che un ruolo significativo è stato svolto unicamente dall’ungherese perché lo
stanziamento delle tribù magiare (X sec.) nei territori mediani del corso del
Danubio contribuì a spezzare l’unità linguistica slava, fino a quel momento
relativamente ben coesa.
8.La posizione delle lingue turche in Europa La famiglia delle lingue turche
comprende circa una trentina di sistemi linguistici distribuiti in un continuum,
territoriale che va dall’Europa orientale e balcanica all’Asia centrale. La
distribuzione così vasta si spiega con il nomadismo delle antiche popolazioni
turche che si stanziarono definitivamente tra Asia ed Europa solo nel XIII sec..
• Il ramo occidentale delle lingue turche ( Ciuvasco, tataro, baschiro e
varietà inferiori quali il karaita, il kipciàk e il kumuk.) Il ciuvasco parlato nella
repubblica di Ciuvascia è attestato dalla metà del XVIII sec. e la sua fissazione
scritta, in alfabeto cirillico, è dovuta al processo di cristianizzazione della
Chiesa ortodossa. Il tartaro si distingue in due varietà principali: quello parlato
in Kazan e quello della Crimea, entrambi con caratteri cirillici. Il baschiro è
strutturalmente molto vicino al tartaro ed è la lingua ufficiale nella repubblica
di Baschiria. Prezioso monumento linguistico del kipciàk è il Codex Cumanicus
(XIV sec.) redatto probabilmente da frati missionari italiani e tedeschi operanti
nelle regioni del basso volga e appartenuto forse a Petrarca, oggi è conservato
nella Biblioteca marciana di Venezia. Contiene paradigmi, liste di parole e testi
in prosa con traduzione in latino, italiano, tedesco e persiano.
• Il ramo meridionale delle lingue turche Appartengono a questo ramo: il
turco di Turchia, l’azeri, il gaguso e il trukhmen. Il turco di Turchia è lingua
ufficiale in Turchia e nell’isola di Cipro, anche se consistenti minoranze turche si
trovano in Germani dove è la II lingua dopo il tedesco per numero di locutori.
Dal punto di vista storico è stato strumento di comunicazione del grande
impero ottomano e per tale motivo si è diffuso in tutte le regioni conquistate, in
particolare nella zona balcanica durante il medioevo e l’era moderna. L’azeri è
la lingua ufficiale nella repubblica dell’Azerbaigian. Il gaugaso parlato in
Moldavia, è una varietà dialettale del turco ottomano (o osmanli) utilizzata da
comunità turcofone ormai profondamente slavizzate e di religione ortodossa.
Oggi usa caratteri latini.
• Le lingue turche della CSI Nella pare Europea della CSI sono presenti altre
lingue turche parlate da comunità meno consistenti. Ricordiamo la varietà
karaciai-balkar e la comuità dei parlanti nogai.
• Il ruolo del turco nel Sud-Est europeo La presenza del turco nel Sud-Est
europeo ha rappresentato un fattore essenziale nelle vicende storiche e
linguistiche dell’Europa medievale e moderna. Il dominio turco nell’area
balcanica significò oltre che un processo di parziale turchizzazione ed
islamizzazione, anche una profonda omologazione culturale delle genti
balcaniche secondo i modelli di vita irradiati dal mondo ottomano. Inoltre la
presenza turca contribuì ad acutizzare il già sensibile isolamento dell’Oriente
europeo rispetto all’Occidente. Infatti davanti alla conquista turca di luoghi
strategici dell’Europa, l’Occidente europeo, forte delle proprie tradizioni
cristiane, si impegnò in un progetto di rinnovamento, mentre l’Oriente
accentuò i suoi caratteri di isolamento. Per quanto riguarda l’influsso delle
lingue turche sulle lingue d’Europa, si limita a influssi di carattere lessicale,
mediando molti termini di tradizione arabo-persiana come caffè e divano.
Evidentemente il turco ottomano è sviluppato una influenza particolarmente
significativa nelle zone assoggettate all’impero: albanese, neogreco, rumeno e
ungherese.
CAP2: I GRANDI MOTORI NEI PROCESSI DI FORMAZIONE DELLE
MODERNE LINGUE EUROPEE Eventi essenziali di natura extralinguistica che
hanno segnato il farsi delle lingue europee.
1. Dinamiche nello spazio europeo tra Medioevo e Rinascimento • Latino
medievale, greco-bizantino medievale e antico slavo ecclesiastico Nel
X sec. in Europa erano utilizzate, in modo diverso in 2 sub-aree, 2 grandi lingue
veicolari: il latinomedievale e il greco-bizantino medievale di comune matrice
romano-romeica. Ognuna delle due lingue ebbe un ruolo chiave nella storia
linguistica del continente. In quello stesso periodo, in ambiente slavo, si andò
sviluppando lo slavo ecclesiastico antico, fortemente influenzato dal greco
bizantino. In occidente la formazione delle lingue volgari (romanze, germaniche
e slavo-occidentali) furono in buona misura debitrici del lessico e della sintassi
latina, ma comunque
presentava una differenziazione diatopica del tutto significativa. In ambiente
greco-bizantino medievale, invece, si trovava una diffusione omogenea del
medesimo sistema linguistico.
• L’Europa romano-germanica e l’Europa bizantino-slava L’Europa
linguistica medievale era governata da due grandi forze interpretabili come
veri e propri motori del divenire di sistemi linguistici, motori che funzionavano a
ritmi diversi per via delle diverse aree culturali in cui agivano. Nel basso
medioevo (XI-XIII sec.) l’Europa occidentale fu uno straordinario laboratorio in
cui si formarono le linee di processo identitario che sta alla base del moderno
quadro linguistico europeo e che fu sensibilmente segnato da alcuni fattori: Si
sviluppò un notevole processo di avanzamento socio- economico. La sensibile
crescita del tasso demografico unitamente al miglioramento delle tecniche
lavorative e delle condizioni di vita materiale favorì lo sviluppo dei centri urbani
e la colonizzazione di nuove aree. Il fenomeno “città” si sviluppò in modo
straordinario insieme ad altre strutture della vita sociale (i comuni), economica
(le corporazioni). Furono potenziate le strutture scolastiche superiori (gli
studia). L’assunzione da parte del papato, in forte contrasto con l’autorità
imperiale, di un ruolo guida per l’intera cristianità. All’interno della chiesa si
organizzarono ordini mendicanti (domenicani e francescani). In oriente, invece
tra l’XI e XIV sec., ebbe luogo una profonda crisi delle strutture imperiali
bizantine. Essa produsse l’isolamento dell’Oriente bizantino-slavo rispetto ai
grandi processi evolutivi occidentali, isolamento acuito dalla scissione del 1054
e facilitò la conquista turco-ottomana.
• L’emancipazione dei volgari rispetto al latino Sul piano tra basso
medioevo ed età rinascimentale va segnalato il fatto che nell’Occidente
europeo ( in Francia, Spagna, Italia Germania e Inghilterra) si ebbe un
progressivo processo di affrancamento dei singoli volgari rispetto al latino. In
conseguenza all’ascensa dei volgari il quadro linguistico dell’Europa
occidentale sui un processo di profonda laicizzazione. Tale fenomeno può
essere inteso come promosso dall’azione di una serie di principali fattori: - Stati
nazionali: tra i secoli XV e XVI, i fulcri della vita sociale furono rappresentati
dalla formazione delle monarchie assolute in Francia con Luigi XI, in Inghilterra
con Enrico VII, in Spagna con Ferdinando il Cattolico, in Russia con Ivan III. Tali
strutture, alla fine del XV sec., entrarono in conflitto tra loro e ne conseguì la
pace di Cateau-Cambresis (1559) che mise fine a una serie di conflitti
intraeuropei e segnò la formazione degli Stati nazionali. Nel corso di tale
processo le lingue quali il francese, spagnolo, italiano, portoghese, tedesco e
inglese raggiunsero forma pressoché definitiva e si imposero quali lingue di
cultura nel resto dell’Europa e nel mondo. - Gli studia: praticamente ovunque in
Europa dalla fine del XIII e soprattutto nei sec. XIV-XV-XVI, si moltiplicarono le
sedi universitarie come a Lisbona, Pisa Vienna, Lovanio etc. L’estendersi della
rete degli studia creò un nuovo pubblico di letterati e un potenziale pubblico di
lettori di testi redatti in lingue vernacolari. - La stampa: l’invenzione della
stampa a caratteri mobili (1450) accelerò la formazione di norme linguistiche
facilitanti i primi processi di normazione e di futura standardizzazione dei
sistemi linguistici europei. - La riforma protestante costituì un fattore essenziale
poiché in area ceca, in Inghilterra, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, l’adozione
del luteranesimo o di altri culti riformati favorì lo stabilizzarsi delle strutture
statali. La traduzione della bibbia in varietà linguistiche locali, più o meno
letterarie, esercitò un ruolo fondamentale nel processo di stabilizzazione delle
relative lingue: tra di esse, quelle che mancavano di un corpus letterario
prestigioso vennero di fatto per la prima volta legittimate grazie alla traduzione
dei testi sacri. Inoltre, la tradizione protestante, dell’obbligo per i fedeli di
leggere direttamente i testi sacri accelerò nell’Europa riformata la diffusione
dell’alfabetizzazione di massa. Questo non avvenne nell’Europa meridionale,
ove le grandi monarchie cattoliche erano riuscite a limitare l’influsso della
Riforma e la presenza di una gerarchia ecclesiastica, che mediava rigidamente
il contenuto dei testi sacri alle grandi masse, ritardò il progredire
dell’alfabetizzazione.
• Stati e lingue in età rinascimentale Nei secoli XV-XVI esistevano alcune
strutture statali già saldamente stabilizzate in Portogallo, Spagna, Inghilterra,
Francia, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi e ai quali corrispondono altrettanti
sistemi linguistici. Nel Sud-Est europeo e in particolare in area balcanica, il
turco divenne a partire dal XV sec., la lingua ufficiale e amministrativa.
2. Dinamiche linguistiche nello spazio europeo in età moderna • Occidente vs
Oriente All’avvio dell’età moderna, all’Europa degli Stati nazionali si
contrapponeva l’Europa degli imperi orientali, turco-ottomano, russo e in parte
asburgico. Le compagini degli imperi orientali, caratterizzate da una forte
connotazione sovranazionale, impedirono a lungo entro i loro confini la
formazione di Stati nazionali e l’emancipazione delle lingue proprie di quelle
aree. Per tale ragione si può individuare una linea ideale che
collega San Pietroburgo a Trieste caratterizzata da una situazione di forte
ritardo nei processi di emancipazione delle lingue nazionali dove dominava una
sovrapposizione tra potere temporale e potere spirituale a livello linguistico:
slavo e ecclesiastico e latino nell’Impero Asburgico, slavo ecclesiastico, greco-
bizantino e arabo nell’Impero turco-ottomano. Le lingue liturgiche (latino, greco
e slavo ecclesiastico) ritardarono l’emergere delle lingue diffuse nelle aree
dominate dal cristianesimo sia romano che costantinopolitano (Italia, Ungheria
e Polonia). Nei paesi di religione ortodossa la lingua della chiesa era l’antico
slavo ecclesiastico, mentre la lingua della cultura erano il tedesco e il francese.
Gli orientamenti laicizzanti in maniera linguistica funzionarono in buona parte
dell’Occidente, ma in Oriente il processo fu più lento.
• I grandi fatti del secolo XVI In ambiente gallo-romanzi, nel 1539 venne
emanato l’editto di Villers-Cotterets, attraverso il quale si rese il francese la
lingua amministrativa del regno. In ambiente ibero-romanzo il castellano visse
la sua massima stagione letteraria e in Portogallo venne fissata la norma
linguistica insieme alla compilazione dei primi dizionari. In ambiente balcano-
romanzo si ebbe la prima fissazione scritta del romeno, favorita dalla diffusione
del protestantesimo in Transilvania. In ambiente germanico la Riforma
protestante produsse le prime traduzioni della Bibbia in svedese e in danese
strumenti fondamentali per la fissazione delle relative lingue. In Inghilterra si
andò definendo il ruolo del dialetto marciano parlato a Londra come base per
l’inglese moderno. In ambiente baltico, vennero stampati i primi dizionari in
prussiano, lituano e lettone. In ambiente celtico le lingue vennero sopraffatte
progressivamente dalla pressione dell’inglese e del francese. In ambiente ugro-
finnico apparve il primo catechismo in estone e fu pubblicato il primo libro in
finnico. Fu stampata la prima Bibbia protestante tradotta in ungherese. Infine in
ambiente basco apparve la prima traduzione del Nuovo Testamento calvinista.
• I grandi fatti dei secoli XVII e XVIII In questi scoli con il consolidarsi del
ruolo degli stati nazionali, si accelerò il processo di normazione di lingue quali
l’inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco; tanto che nacquero le
accademie quali centri di controllo linguistico. In alcuni casi come quello
dell’inglese e dello spagnolo, il potere politico dello stato portò alla
esportazione della lingua in altri continenti. In ambiente germanico si stabilizzò
la norma del tedesco moderno. Apparve la prima grammatica in romeno e in
maltese. L’italiano del modello toscano divenne prestigiosa lingua di cultura a
livello internazionale.
• I grandi fatti del secolo XIX Nel XIX secolo le politiche linguistiche di
pressoché tutta Europa furono generalmente caratterizzate dal diffondersi degli
ideali romantici ed il binomio lingua-nazione favorì la valorizzazione delle lingue
delle singole compagini nazionali e l’avviamento dei primi grandi progetti di
descrizione linguistica secondo criteri scientifici Il romeno subì un processo di
radicale occidentalizzazione con l’immissione di numerosi elementi francesi; il
romancio fu dichiarato lingua nazionale accanto all’italiano, al francese e al
tedesco. In ambiente ibero-romanzo riprese spazio il gallego. In ambiente
germanico vennero codificate a tavolino due lingue: il nyorsk e il feringio. In
ambiente slavo nel movimento panslavista si definirono le moderne lingue
slave. In area balcanica il decadimento dell’impero ottomano portò
all’emergere di lingue nazionali fino a quel tempo coartate.
• I grandi fatti del secolo XX All’alba del XX sec. pressoché tutte le attuali
lingue d’Europa (no albanese e macedone standardizzato nel ‘44) avevano
raggiunto un alto livello di normazione. Dato comune di tutti i gruppi linguistici
è il fiorire di descrizioni grammaticali. Il gallego ed il catalano vengono
riconosciuti come lingue co-ufficiali in Galizia e in Cataluña, nelle Baleari e
nell’area valenciana. In ambiente baltico, a partire dalla raggiunta
indipendenza di Lituania e Lettonia (’90), si è avviato un processo di forte
derussificazione. In Grecia dopo un decennio di incertezze sulla definizione
della norma linguistica, oscillante tra modelli popolari e modelli colti, a partire
dal ’76 si è imposta come lingua ufficiale il primo tipo. Per quanto riguarda le
lingue non indoeuropee di Europa, il basco è riconosciuto come lingua
coufficiale come anche il maltese.
• Lo scenario futuro: il secolo XXI L’Europa del XXI secolo sarà
caratterizzata da sempre maggiori aree ove domineranno forme di pluri e
multilinguismo, di diversa natura. L’inglese ha acquistato molte funzioni che
ebbe il latino in età medievale. Però, se il latino era dominato da una élite
d’intellettuali, oggi l’inglese è conosciuto superficialmente da una grande
quantità di persone appartenenti soprattutto ad ambienti professionali di tipo
tecnico e commerciale. Inoltre la legittimazione del latino in età medievale si
fondava sul valore di lingua mediana e capitale cultuale comune, religioso e
laico, ereditato dal passato; era uno strumento sovranazionale. Oggi l’inglese,
proprio in quanto lingua nazionale di un certo numero di stati è piuttosto una
lingua ausiliaria internazionale (no sovranazionale) anche perché priva della
“neutralità” posseduta dal latino. In seno
all’ONU le lingue ufficiali sono l’inglese, il francese, lo spagnolo, il russo, l’arabo
e il cinese. Il tedesco è la lingua maggiormente parlata all’interno dell’Unione
Europea, la seguono il francese e l’inglese, poi l’italiano, lo spagnolo,
l’olandese, il greco e il portoghese, lo svedese e il danese. Per l’Europa di oggi
che dovrà sempre più fare fronte a scambi tra europei provenienti da aree
linguistiche diverse e nuovi immigrati cruciali saranno i progetti educativi nel
campo delle politiche linguistiche. La speranza è che tali progetti siano in grado
di coniugare le esigenze poste dai nuovi bisogni di comunicazione
internazionale (si pone il bisogno di individuare una o delle lingue di lavoro) con
il rispetto per le identità delle singole comunità linguistiche. L’avvenire
linguistico dell’Europa dipenderà in larga misura dall’esito dei progetti educativi
e in particolare dalla forza di quei progetti che generalizzeranno
nell’insegnamento secondario, l’insegnamento di almeno due lingue straniere.
Si possono immaginare tre probabili scenari (i primi due poco probabili): - il
migliore prevedrebbe la realizzazione di una Europa di cittadini plurilingui; - il
peggiore, vedrebbe l’emergere di una Europa monolingue con l’inglese
detentore di un ruolo predominante e, dove le lingue nazionali perderebbero il
loro ruolo tradizionale; - presenza dell’inglese come lingua internazionale,
accanto alla quale potrebbero avere spazio altre lingue
ausiliarie per gli scambi.
CAP3: PROFILO COMPARATO DELLE MODERNE LINGUE D’EUROPA
1. Problemi storico-linguistici: I cambiamenti di una lingua prima di emergere,
possono covare per decenni. Gli effetti del mutamento linguistico possono
affermarsi nella norma rapidamente e in modo indolore o, piu spesso, dopo
aver strenuamente conquistato sul campo il diritto all’esistenza.
• Gli alfabeti: La caratteristica iu evidente delle lingue parlate oggi in Eu è che
esse si scrivono in modo diverso: adottano alfabeti differenti. Oggi abbiamo
solo 3 sistemi distinti: alfabeto latino, cirillico e greco. Questa
omogeneizzazione è l’effetto di un processo storico di convergenza su due
modelli di riferimento: latino e cirillico. A. La diffusione del primo è stata
sostenuta innanzitutto dall’espansione politica e militare di Roma e dalla
Chiesa di Roma. B. L’alfabeto cirillico deve buona parte del proprio successo
alle politiche linguistiche attuate nell’ambito
dell’ex unione sovietica, dove la necessità di usare un sistema di scrittura
largamente condiviso rappresentava un presupposto imprescindibile per il
conseguimento di una coesione interna.
C. Alfabeto greco, ristretto nel corso dei secoli la propria area di diffusione e
oggi si mantiene in uso solo nel neo greco.
L’affermarsi della fonografia, nel I millennio a.C., costituisce una svolta epocale
nella storia della scrittura, in quanto presuppone un radicale cambiamento di
prospettiva nel trattamento del segno linguistico. Nei sistemi diffusi in
precedenza, definiti logografici, prevaleva l’intenzione di raffigurare
simbolicamente il significato del segno; nei sistemi fonografici si impone la
tendenza a riprodurre il significante, cioè la sostanza fonica del segno stesso.
Un sistema fonografico è più dispendioso di uno logografico > quest’ultimo
infatti è più iconico e immediato; il primo è quasi totalmente arbitrario. Perché
la storia ha portato al declino della logografia, sancendo invece il successo
della fonografia? La spiegazione di questo sta nella progressiva espansione
degli ambiti d’uso della scrittura. Inizialmente, la scrittura veniva impiegata in
ambito religioso o per raggiungere inventari. I concetti da esprimere erano
pochi e dunque pareva vantaggioso riprodurli direttamente. Quando
l’amministrazione degli apparati statali si fece più complessa, la scrittura trovo
nuovi ambiti di utilizzo e l’espressione di nuovi concetti. La logografia cominciò
a mostrare almeno due limiti che la rendevano inadeguata: 1. I significati sono
potenzialmente infiniti e il mantenimento del principio “un significato > un
simbolo” alla
lunga avrebbe condotto a un repertorio infinito di grafemi 2. L’interpretazione
dei simboli presupponeva un retroterra culturale specifico e unitario, che,
tuttavia, non
poteva essere patrimonio di tutti i membri di comunità sempre più numerose e
internamente strutturate. Non è detto che ogni sistema logo grafico sia
destinato al declino e che la fono grafia debba trionfare ovunque. Il cinese che
serve tuttora di un sistema logo grafico.
Fra i tre alfabeti tuttora in uso sul suolo europeo, il sistema di più antica
attestazione è quello greco, pare siano stati i Fenici che utilizzavano una lingua
semitica, a introdurre in Grecia. I greci a portarono alcuni significativi
cambiamenti al sistema ereditato dai Fenici. In particolare la sequenza di
simboli originariamente non prevedeva vocali.
L’alfabeto cirillico è una derivazione dell-alfabeto glagolitico. E quello latino
rivela inequivocabilmente tratti comuni con quello greco.
• L’emergere dell’articolo definito: La nascita drll’articolo introduce nelle
principali tradizioni linguistiche europee, un’innovazione epocale. = La nascita
di una nuova categoria linguistica. Si tratta di un evento che segna
profondamente la storia delle lingue coinvolte. L’affermazione dell’articolo è la
scintilla che innesca una serie di reazioni a catena che mutano profondamente
e talvolta sconvolgono l’assetto di un sistema linguistico. Scansione areale
nella distribuzione dell’art definito e indefinito: - le lingue che li adottano
entrambi occupano i settori settentrionale, centrale e occidentale dell’Ue - Le
lingue totalmente prive di articolo si concentrano sul versante nord-orientale Le
lingue che constano di entrambi gli articoli sono una netta minoranza. Nel
mondo antico l’art costituiva una strataegia piuttosto insolita; nell’età moderna
la sua affermazione appariva ancora poco uniforme e comunque non tale da far
prevedere la sua successiva fortuna.
Secondo Greenberg il processo di nascita dell'articolo definito avviene in lingue
anche molto distanti, ma secondo tre stati comuni susseguenti
• Primo stadio: comparsa dell’articolo definito Nelle lingue non vi erano
caratteri che ne dimostrassero la determinatezza. Una delle tecniche per
ottenerla era combinare tratti grammaticali tra loro. Il turco oggi ha solo
l'indefinito e per raggiungere il definito aggiunge dei tratti. - Trasformazione
dimostrativo > articolo definito Il dimostrativo perde la sua funzione deittica e
sviluppa prima una funzione anaforica e diventa poi obbligatorio per esprimere
la determinatezza.
• Secondo stadio: articolo non generico Dopo il processo di formazione,
l'articolo é un costituente già ben formato e c'è alternanza tra definito e
indefinito in modo specifico. La valenza anaforica in alcuni contesti si
indebolisce.
• Terzo stadio: marche nominali L'articolo ha raggiunto la massima espansione
e ormai accompagna tutti i nomi per questo non esprime più determinatezza.
Es. "The work" vs "to work" in cui "the" viene usato per distinguere il nome dal
verbo.
Osserviamo ora l'articolo in Africa e Medio Oriente. Prime tracce (prima di
greco)dell'articolo definito si hanno nell'Antico Egitto introno al 7 secolo ac
(demotico e copto) É un tratto distintivo tra le lingue semitiche del II e III
millennio ac che hanno/non-hanno e quelle del I millennio ac che lo
hanno(aramaico, ebraico, arabo dal 5 sec ac) Deduciamo che l'articolo ha
origine nel bacino antico del Mediterraneo e si é poi spostata verso occidente.
(Vedi prima che diceva da oriente a occidente) L'articolo nasce in Egitto nel I
millennio poi si diffonde in Europa dove ha la prima attestazione nel greco.
• La riduzione/perdita della declinazione nominale: Un fenomeno che
emerge nell’evoluzione storica delle principali lingue indoeuropee è la
progressiva e talvolta drastica semplificazione della declinazione nominale. Il
nome indoeuropeo era flesso per numero e casi. Numero erano tre: singolare,
plurale e duale. Il singolare distingueva i casi: nominativo, accusativo, vocativo,
direttivo, genitivo, strumentale, dativo, locativo e ablativo. Vittime della
semplificazione della morfologia nominale sono strumentale e locativo che
rimangono solo nello slavo. In altri ambienti confluiscono altri casi. È cosi che
avviene la semplificazione, perché i casi spariscono. In greco si hanno 4 casuali
oggi, perché sono caduti dativo genitivo e il duale. Per l'irlandese moderno non
ci sono sostanziali cambiamenti rispetto a quello antico. Nelle lingue
germaniche certe lingue li hanno persi e altre no. L'impatto maggiore si vede in
area romanza dove la declinazione nominale latina si azzera. Nelle zone ibero e
italo romanze del sistema delle declinazioni si conserva oggi solo il singolare e
il plurale. Lingue iberiche hanno la -s come plurale invece le lingue gallo
romanze come il francese tengono la -s ma foneticamente non è percepita (la
mere - les meres). Il romeno mantiene una distinzione tra nominativo-
accusativo e genitivo-dativo solo in caso di articolo post posto che conferma il
sincretismo di dativo e genitivo tipico dell'area balcanica.
Fattori della caduta dei nominali in area romanza: 1) già in età classica la
quarta e la quinta declinazione sono poco usate per questo la quinta é
inglobata nella prima e la quarta nella seconda. 2) il neutro era il più visibile in
un sistema bipartitico animato (masc fem) vs inanimato (neutro). Già nel tardo
latino c'è un trasferimento dei nomi neutri al maschile. 3) caduta delle
consonanti ad esempio la m cade e quindi perde senso la distinzione nella
prima declinazione tra nominativo e accusativo. 4) in latino la quantità era un
fattore pertinente a livello fonologico per questo esistevano coppie minime
come (mela e male) malum<>malum . Nelle lingue romanze questa distinzione
venne trasformata in una distinzione di timbro[ pesca<>p3sca]. La perdita di
quantità portò alla caduta della distinzione tra nominativo e ablativo nella
prima declinazione. Perse le desinenze dei casi era necessaria una strategia
linguistica che ne ereditasse la funzione: ordine delle parole. In latino con il
passare del tempo l'ordine si stabilizza e diventa fisso: S+V+O. L'ordine dei
costituenti però non poteva coprire l'ampia gamma semantica delle
declinazioni, per questo vengono riadattati altri costituenti come le
preposizioni.
• L’emergere delle forme perifrasiche nella coniugazione verbale: Nel
corso dei secoli si è verificata una piu o meno drastica ristrutturazione del
sistema delle coniugazioni verbali che ha portato tanto alla scomparsa di alcuni
modi o tempi e all’emergere di modi o tempi del tutto nuovi. = emergere delle
forme perifrastiche Forma perifrastica: molte costruzioni linguistiche non
sempre omogenee funzionalmente e con processi storici differenti. Due
fenomeni 1)futuro; 2) passato Ramat elabora un quadro generale dei processi
evolutivi: - FUTURO Il futuro in latino era debole a causa della non presenza di
forme definite per questo vengono elaborate forme alternative come la
composizione infinito+habere. - CONDIZIONALE Il condizionale è effetto
collaterale del successo dei futuri perifrastici infatti inizialmente era
considerato come futuro anteriore attraverso la composizione di
infinito+imprefetto di habere. - PERFETTO Prima esprimeva locuzioni sia natura
temporale che aspettuale, con lo sviluppo delle forme perifrastiche si limita al
temporale
Concentriamoci ora su futuro e perfetto, forme che in seguito percorrono
sviluppi assolutamente divergenti. Il perfetto inizialmente si colloca in un
habere che indica possesso, e participio passato che indica la definizione del
complemento oggetto. In seguito il participio si stacca dall'oggetto e diventa
ausiliare del verbo. Il futuro ha origine da infinto+habeo. Perché? Prima di tutto
nel latino c'era ordine OV quindi il verbo stava sempre dopo l'oggetto e
l'ausiliare dopo il verbo. Passato: participio+habeo; futuro: infinto+habeo. Nelle
lingue romanze l'ordine é invertito, VO, e anche l'ausiliare va davanti a V, ma
mentre per il passato che si inverte per il futuro rimane uguale. Comrie nel
1876 osserva che i verbi con espressione temporale tendono ad avere
costruzioni sintetiche e quelle aspettuali hanno costruzioni perifrastiche
Date queste coordinate esponiamo una cronologia: Fase 1: dopo il collasso del
futuro latino c'è il passaggio da uso modale (ho intenzione di cantare) a
temporale (canterò) che porta a una sempre più forte coesione tra costituenti
che man mano diventeranno le desinenze del futuro semplice. Fase 2:
costituzione di un passato perifrastico che si affianca al perfetto latino
togliendo il velo di ambiguità di quest'ultimo. Il passato prende valore
aspettuale e il perfetto mantiene valore temporale. Fase 3: passaggio
dall'ordine OV a VO Fase 4: il passato perifrastico abbandona l'aspetto
aspettuale per quello temporale, ma mantiene il verbo habere come ausiliare,
che non si trasforma in semplice prefisso.
• Problemi di tipologia linguistica Analisi sincronica I gruppi di lingue in
quest'ottica vengono definiti "tipi linguistici". Essi sono un insieme di
caratteristiche e strategie comuni tra lingue che servono a risolvere i problemi
imposti dalle necessità di comunicazione. Esiste una sorte di gerarchia tra
queste caratteristiche, quindi per un lingua individuiamo una caratteristica che
sta in cima alla gerarchia per cui dovremmo facilmente riconoscere gli altri suoi
elementi secondo schema.
• Fenomeni comuni: 1) tipologia ordine costituenti in frase dichiarativa
assertiva Studi di Greenberg sull'ordine dei tre costituenti > SVO, VSO, VOS,
OVS, SOV, OSV. 2) tipologia ordine costituenti in sintagmi adposizionale e
nominale Greenberg in un altro studio individua due universali: - universale 3:
Le lingue VSO sono sempre preposizionali - universale 4:Le lingue SOV sono
postposizionali In pratica conoscendo la posizione dei tre costituenti possiamo
prevedere se ci saranno preposizionali o postposizionali.
Altri universali - universale 2: Nelle lingue con preposizioni il genitivo segue il
nome reggente, nelle lingue postposizionali invece lo precede. - universale 5:
Se una lingua é SOV, e il genitivo segue il nome allora anche l'aggettivo
seguirà il nome.
Oltre quindi a considerare ordine di 1) soggetto-oggetto; 2) oggetto-verbo;
consideriamo anche 3) nome- aggettivo; 4) nome-genitivo. Considerandoli
Greenberg da come risultante Il fatto che siano genealogicamente lontane ci fa
dedurre che elementi di analisi di questo tipo siano da escludere. a. VO, PR,
NG, NA (ebraico, aramaico, arabo..) b. OV, PO, GN, AN(/NA) (hindi, bengalese..)
- Nel tipo A la testa è seguita dal complemento = abbiamo sempre ordine testa
comlemento; - Nel tipo B le testa segue il complemento = ordine complemento
testa. Questo però non vale per tutti i tipi, quindi non possiamo fare delle certe
generalizzazioni. Da queste considerazioni possiamo dedurre che i tipi sono
artifici teorici, strumenti di analisi e non realtà linguistiche. È perciò del tutto
naturale attendersi che non esistano tipi puri tra le lingue storico naturali. •
Individuazione di due sub-aree 1) AREA BALCANICA (sud est europeo) è
l’area dove si concentra il maggior numero di lingue appartenenti a gruppi
linguistici diversi: - Lingue isolate: neo-greco, albanese - Lingue slave: serbo-
croato, sloveno, bulgaro, macedone - Lingue romanze: romeno - Lingue
altaiche: turco - Lingue uraliche: ungherese - Minoranze: tedesco (gruppo
germanico), italiano ( gruppo italico), armeno (isolato), giudeo spagnolo
(gruppo italico) Nonostante questa varietà il territorio può essere diviso in due
sub-aree: - di influenza greco-bizantina (Grecia, Albania meridionale, Serbia
Bulgaria..) - Di influenza romano-germanica (Croazia, Slovenia e costa
dalmatica) A questa divisione bisogna anche considerare il periodo di
dominazione ottomana. L'isolamento, determinato dalla
dominazione,dall'Occidente portò a condizioni di vita comuni e alla formazione
di tratti linguistici comuni, in particolare per quanti riguarda neo-greco, bulgaro,
macedone, serbo, albanese e romeno.
Fonologia: Grecia, Serbia e Croazia hanno un sistema vocalico neo-greco
ugual articolato da 5 vocali; Albania, Macedonia, Bulgaria hanno 6 vocali;
Romeno ne ha nove. = È tipico di queste lingue avere un sistema
vocalico pentavocalico
Morfologia: coincidenza tra dativo e genitivo [in certe lingue c'è neutralismo a
favore del genitivo e in altre c'è opposizione normale ], distinzione (parziale)
del vocativo rispetto al nominativo, futuro perifrastico [volere+infinito],
comparativo e superlativo analitico, numerazione particolare per decimali
Sintassi: perdita dell'infinito e articolo post-posto[albanese, bulgaro,
macedone, romeno]
Lessico: derivanti da tradizione greca, turca ci sono tratti primari e tratti
secondari: Queste comunanze sono state oggetto di molte teorie, molti studiosi
pensano che dipendano dalle lingue di sostrato, altri che dipendano
principalmente dal greco e in secondo luogo dalle altre. Altra ipotesi è
l'esistenza di una grammatica astratta comune.
2) AREA DI CARLO MAGNO Formato da : - Lingue germaniche (tedesco, inglese,
nederlandese), - lingue romanze (francese e italia settentrionale), - lingue
celtiche, - lingue baltiche. Presenza di un comune lessico colto di matrice
greca/latina: maggiore contributo dato dalla diffusione del cristianesimo, e
influenza delle scienze e arti Presenza di comuni strategie nella formazione
delle parole complesse che contribuiscono anche alla formazione di neologismi
Somiglianze lessicali 1. Ordine dei costituenti in frase dichiarativa assertiva:
SVO, tranne gallese che è VSO e turco che è SOV. Presenza di preposizionali e
di genitivi post-nominali: tendenza ad ordine testa-complemento. Il turco in
relazione a sopra fa l'incontrario
2. Uso di avere ed essere come ausiliari: l'uso ausiliare per la formazione di
forme più complesse è tipico europeo, le lingue non indoeuropee, tranne il
basco, non hanno il verbo avere
3.Presenza simultanea di articoli definiti e indefiniti: non tute le lingue hanno
articoli definiti, ad esempio finnico(gruppo ugro-finnico) e turco(famiglia
altaico) non lo hanno. Anche cinese (famiglia sinotibetana)
4. Carattere non pro-drop: ossia presenza non obbligata del pronome personale
come in italiano. Mentre in italiano possiamo evitarlo perché la radice è seguita
da una desinenza particolare per cui possiamo identificare un pronome singolo
con essa. In francese nonostante ci siano differenti desinenze bisogna contare
che la -s è muta a livello fonetico per questo è necessario il pronome. In inglese
è obbligatorio. Es vero mangiare.
5.Agente e soggetto possono divergere: l'agente è colui che esercita controllo
sull'azione e di solito converge con il soggetto della frase. In molte lingue però
non è una prerogativa. Differenza: John opened the door with the key vs the
key opened the door.
6. Forma passiva consente l'espressione dell'agente: nella frase passiva il
soggetto non ha mai espressione di agente
Somiglianze di sintassi Accordo delle forme finite del verbo con il soggetto: in
maggioranza il verbo, nella sua forma finita, concorda con il soggetto, è il caso
dell'italiano. In inglese abbiamo la distinzione-s di terza persona, ugro- finnico il
verbo in sé ha relazioni con soggetto e oggetto.
Paradigmi semplificati e di tipo nominativo-accusativo: tutte le lingue dell'area
hanno conosciuto una riduzione dei casi. Si distingue il basco che ha
l'arbitrarietà tra ergativo-assolutivo.
Somiglianze di morfologia SAE> insieme dei tratti linguistici coinvolti nel
processo di divergenza tra le varie lingue europee. L'analisi dei tratti comuni
permette di comprendere come si è concretizzato lo scambio inter-linguistico:
Ci sono lingue europee che si riconoscono in tutti questi tratti, alcune in
posizione mediana e alte solo in pochi. La zona focale si concentra nella zona
renana per questo viene definita la area di Carlo Magno.
CAP4: CARATTERI ESSENZIALI GRUPPI LINGUISTICI INDEUROPEI
DELL’EU CONTEMPORANEA
• Lingue slave: Il gruppo slavo viene suddiviso in 3 sottogruppi : - slavo
occidentale: si distinguono per l’esito [ ∫ ] dell’antico *x in luogo di [s] - slavo
orientale: caratt peculiare è inserzione di un elemento vocalico all’interno di
particolari sequenze consonantiche. - slavo meridionale Le somiglianze tra le
lingue slave sono numerose, sopratttto ai livelli fonetico-fonologico e
morfologico. Maggiori, invece, sono le differenze sul piano lessicale. Emerge
cosi la mancanza di un elemento di coesione.
Fonetica e fonologia: In termini gen le lingue slave si caratterizzano per un
repertorio vocalico piuttosto scarno e per un inventario consonantico molto
ricco. - in polacco merita tensione la resenza delle vocali nasali < > ed < >. La
loro distribuzione è limitata:
possono occorrere solo in opposizone finale di parola o prima di consonanti
fricative. - Il sistema vocalico del serbo-croato prevede una serie di sottili
distinzioni di base di tre parametri:
posizione accento, tono e lunghezza. In sostanza, in una sillaba con vocale
tonica, quest’ultima puo essere lunga con tono ascendente // lunga con tono
discendente // beve con tono ascendete // breve con tono discendente.
Morfologia: Rispetto alla categoria del nome, l’appartato morfologico dello
slavo comune è ricco e articolato. Nella morfologia verbale, invece, solo un
numero esiguo di categorie puo essere espresso flessivamente. In termini
generali, la perdita di salienza da parte della categoria del tempo è
compensata dal rinnovato vigore esibito dalla categoria dell’aspetto. ** aspetto
sottolinea la struttura interna, sempre in chiave temporale. La distinzione
cruciale nelle lingue slave è quella tra aspetto perfettivo e imperfettivo: -
perfettivo: indica azione che vene considerata come un fatto compiuto -
Imperfettivo: designa azioni che si svolgono in modo continuativo In generale
possiamo paragonare questi due aspetti al nostro passato prossimo e
imperfetto.
Sintassi: VEDI CAP3 - russo: si afferma che il russo risponde i costituenti della
frase dichiarativa assertiva senza obbedire ad alcun vincolo formale, ma
rispondendo a condizioni di natura prgamatica = ogni combinazione produce
una sequenza grammaticale e le differenze tra le stringhe possibili risiedono
essenzialmente nelle sfumature pragmatiche associate alla loro
interpretazione. Il principio che sovraintende alla costruzione delle frasi
prevede che il tema venga collocato iu prima posizione, seguito dal rema che
coincide con info nuova.
- Serbo - croato: la posizione dei pronomi clitici è stata analizzata nella
letteratura, in quanto essa pare contraddire un assunto cruciale degli studi
linguistici, quello secondo cui ogni processo sintattico dipende dalla struttura
gerarchica della frase, non dalla semplice successionelineare degli elementi. La
disposizione dei clitici in serbo-cr sembra invece obbedire a un principio che
non tiene conto in alcun modo delle relazioni interne alla frase: occupano
sempre la seconda posizione nella frase.
• Lingue baltiche: Le lingue baltiche attualmente parlate sul suolo europeo sono
due, il lettonee il lituano.
Fonologia e fonetica: Sistema vocalico, la lunghezza mantiene un carattere
distintivo a livello fonologico. Le sequenze vocale + consonante nasale
avevano dato origine a un micro sistema di vocali nasali che tuttavia con il
trascorrere dei secoli ha a sua volta subito un processo di denasalizzazione. Per
quanto riguarda l’inventario consonantico delle lingue baltiche, va rimarcato
come solo il lituano conservi le fricative palato alveolari, che il lettone fa invece
confluire nelle fricative alveolari. In lituano, il sistema consonantico prevede
un’opposizione fonematica tra segmenti palatali e non prima di vocali
posteriori.
Per quanto riguarda i fenomeni di natura sopra segmentale, va rimarcato che la
posizione dell’accento è libera il lituano, mentre è fissa sul segmento iniziale
della parola in lettone.
Morfologia: Rispetto alla declinazione nominale, il lituana ha mantenuto il
sistema che si suppone fosse in uso già nella fase proto baltica e ciò mostra
una configurazione piuttosto conservativa. La declinazione consta di sei
terminazioni del caso, sia nel singolare che nel plurale: nominativo, genitivo,
dativo, accusativo, Strumentale e locativo. Il letto non è, invece, a leggermente
ridotto l’inventario delle desinenze casuali e distingue oggi cinque casi:
nominativo, genitivo, dativo, accusativo e locativo. Tanto in lituano quanto in
lettere il sistema del genere è imperniato sulla distinzione fra femminile e
maschile, nel quale sono confluiti anche gli antichi nomi neutri. Per quanto
attiene al verbo, il lituano dispone di marche specifiche per il presente, il futuro
e il passato.
Sintassi: Le relazioni sintattiche vengono codificate mediante le terminazioni
casuali. Si può asserire che la sintassi baltica dei casi è assai conservativa, dato
che conserva più arcaismi di ogni altra lingua indoeuropea contemporanea. In
conseguenza dell’uso di un sistema di casi, l’ordine dei costituenti non ha la
funzione primaria di indicare le relazioni sintattiche. Per quanto concerne il
lessico, e facilmente prevedibile l’ampia presenza di elementi di provenienza
slava.
CAP5: I CARATTERI ESSENZIALI DRI GRUPPI LINGUISTICI NON
INDEUROPEI DELL’EUROPA CONTEMPORANEI
• Lingue turche: Distinzione tra: - turkish (lingua turca) lingua parlata in Turchia
- Turkic (lingue turche) lingue appartenenti alla famiglia linguistica
Morfologia e sintassi: Sul piano morfologico le somiglianze sono notevoli. A
livello generale le lingue turche sono tutte di tipo agglutinante. Anzi nella
letteratura scientifica il turco è la lingua più utilizzata per esemplificare il
funzionamento dei sistemi agglutinanti. La maggior parte delle lingue in
questione utilizza spesso il medesimo materiale linguistico nel processo di
formazione di parola. Nella struttura interna delle parole complesse turche,
notiamo che nelle sequenze di morfemi derivazionali o flessivi che seguono una
base nominale non compare alcuna marca di genere. > il turco non dispone di
mezzi morfologici per esprimere il genere nominale e pronominale. Una
anomalia dei sistemi di accordo in turco sta nel fatto che la testa nominale non
proietta sui propri modificatori (esempio gli aggettivi) né le informazioni legate
al numero, né quelle legate al caso. In altre parole se un nome è preceduto da
un numerali, non assume la forma plurale. Per quanto riguarda la morfologia
verbale, ci si imbatte in un sistema articolato e di estrema complessità. Il turco
ha la capacità di esprimere morfologicamente una gamma considerevole di
sfumature semantiche. Es. la coniugazione di un verbo turco può prevedere
fino a 60 possibili voci diverse per ciascuna delle forme indicate. Quanto
attiene alla sintassi, il turco è una lingua in cui l’elemento reggente si colloca
sempre a destra rispetto all’elemento retto. •Lingue mongole: il calmucco Il
gruppo linguistico mongolo, considerato parte della famiglia altaica, è
rappresentato sul suolo europeo dal calmucco, parlato nella repubblica di
Calamucchia (Russia). Esso conta oggi circa 140.000 parlanti, che a seguito di
successive ondate migratorie, hanno raggiunto la loro attuale collocazione
partendo dall’Asia centrale attorno al XVII sec. • Dal punto di vista linguistico il
Calmucco si conforma alle tendenze prevalenti tra le lingue non indoeuropee
da Europa. • Per quanto concerne il livello fonetico - fonologico va posta in
evidenza l’armonia vocalica.
• Sul piano morfologico il calmucco, lingua agglutinante, dispone di una
declinazione del tipo nominativo accusativo con nove terminazioni di casa. Per
quanto attiene al verbo, dispone di un sistema in cui vengono marcati da
desinenza specifiche l’aspetto, la voce, il modo e il numero. • Per quanto
riguarda la sintassi, è una lingua SOV tipologicamente piuttosto coerente:
dispone infatti di posposizioni e nel sintagma nominale privilegia nettamente le
Sequenze a N e GN. Dal 1940, una versione leggermente modificata
dell’alfabeto cirillico ha sostituito il tradizionale sistema di scrittura
verticale oirat, di derivazione mongola.