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ORENTALISMO

- Introduzione
Cosa s’intende per orientalismo?
- Un modo di mettersi in relazione con l’Oriente basato sul posto speciale che questo occupa
nell’esperienza europea occidentale. L’Oriente è uno dei più ricorrenti e radicati simboli del diverso.
- Idee, culture e vicende storiche non possono venire ben comprese se non si tiene conto anche delle
forze storiche e configurazione di potere a cui sono sottese. Il rapporto tra Oriente e Occidente è una
questione di potere, dominio, e varie e complesse forme di egemonia.
- Tutto il sapere accademico sull’India e sull’Egitto è distorto e inquinato da gretti interessi politici.
- È il distribuirsi di una consapevolezza geopolitica entro un insieme di testi poetici, eruditi,
sociologici, economici, storiografici, filologici; l’elaborazione non solo di una fondamentale
distinzione geografica, ma anche di una serie di “interessi” che l’orientalismo da un lato crea,
dall’altro contribuisce a mantenere; l’intenzione di comprendere un mondo nuovo, diverso,
alternativo.
- Si è costituito in presenza di un confronto impari con varie forme di potere: potere politico,
rappresentato nella forma più puro da istituzioni coloniali e imperiali.
- Orientalismo e imperialismo sono strettamente collegate. Infatti si nota che quasi tutti gli scrittori del
secolo XIX erano straordinariamente consapevoli della realtà dell’imperialismo, avevano idee ben
precise sulle razze e sull’imperialismo e trasparivano facilmente (es: Mill diceva che le sue tesi non
potevano essere applicate all’India poiché gli indiani erano inferiori culturalmente e civilmente, se
non in termini di razza).
- È utile prestare attenzione a stile, figure retoriche, contesto, artifici narrativi, circostanze storiche e
sociali e non la correttezza della rappresentazione, in quanto, come Marx scrive, “non possono
rappresentare se stessi, devono essere rappresentati”

- Capitolo primo

Conoscere l’Oriente
Siamo nel 1910, quando Arthur James Balfour parla alla Camera dei Comuni sui “problemi che ci si trova a
fronteggiare in Egitto. Ne deriva che questi problemi sono rappresentati dal fatto che si metteva in
discussione la necessità dell’ “Inghilterra in Egitto” poiché la sua occupazione delle piramidi (ecc)
causavano un’onda irredentista che pian piano rendevano l’Inghilterra incapace di difendersi a livello
militare.
- Balfour, parlando del popolo orientale (indicava Asia o l’Est in senso sia geografico che morale e
culturale) non affermava in primo luogo la loro inferiorità economica e militare, auspicava bensì la
conoscenza dell’Egitto.
- Balfour si fonda su due nozioni molto importanti e correlate: conoscenza e potere. Crede infatti che
conoscere un paese, in questo caso l’Egitto, significa quindi abbracciarlo in tutta la sua essenza,
storia, conoscerne i punti deboli, conoscere ciò che sta al di fuori di sé. Possedere la conoscenza di
questo paese significa poi possedere il paese stesso, dominandolo e perciò negandogli l’autonomia.
Con questo non vuole negale l’inferiorità dell’Egitto nei confronti dell’Inghilterra, la da per scontato
e vuole soffermarsi sul tema più interessante del sapere e conoscere.
- Balfour crede infatti che i popoli orientali non siano capaci di autogovernarsi, come giustificazione
dell’occupazione inglese, che ne risulta necessaria e per il bene di tutta l’Europa oltre che per
l’Egitto stesso.
- Balfour non da parola ai popoli orientali, crede di sapere quello che pensano e che quindi siano
d’accordo con l’occupazione, e inoltre non vuole che vengano creati disordini. Vede l’occupazione
come la liberazione dell’Egitto dei problemi e del destino di distruzione che, secondo lui, lo
aspettava.
Per l’Egitto, l’Egitto stesso è ciò che l’Inghilterra governa quindi l’occupazione straniera
diventa “la vera base” della civiltà egiziana, dimostrando quindi bisogno di questa organizzazione. Se quindi
ci sono dei dubbi nel Parlamento, questo potrebbe andare ad intaccare l’armonia tra governanti e governati,
intaccando il sistema alle fondamenta.
- Balfour crede di sapere cosa gli egiziani pensano, solo per il fatto di conoscere la loro storia. E
immagina (abbastanza convinto di ciò) che se parlassero confermerebbero di essere una razza
subalterna.
L’Egitto rappresenta una giustificazione dell’imperialismo occidentale, un esempio manuale di arretratezza
orientale.
Tra il 1882 e 1907 ci fu una figura molto importante per la costruzione dell’egitto, egli è Lord Cromer
(Evelyn Boring), il che viene riconosciuto come colui che ha addirittura “creato” l’Egitto: le esportazioni
britanniche in Egitto eguagliavano quelle nel resto dell’Africa (benesseri materiali per la colonia; guadagni
maggiori per l’Inghilterra.
- La colonia egiziana era amministrata in base a concezioni generali espresse sia da Cromer sia da
Balfour, la cui concezione di fondo era chiara e precisa: ci sono gli orientali e gli occidentali (dove
gli “orientali” di Balfour sono le “razze sottomesse” di Cromer.
Secondo Cromer il metodo per governare sull’Egitto è quello di comprenderne i limiti e “sforzarsi di trovare,
venendo incontro alle aspirazioni della razza sottoposta, le basi di un legame più fruttuoso tra governanti e
governati. Per Cromer gli orientali non erano in grado di conoscere ciò che era bene per loro stessi.
Gli arabi e gli orientali sono dipinti come ingenui, spesso mentitori incalliti, pigri e diffidenti, Cromer
sostiene che gli orientali parlano e pensano in maniera opposta agli europei.
L’orientalismo molte volte è stato più un incentivo che una giustificazione al dominio coloniale, gli uomini
sono sempre stati affascinati dall’idea di dividere il mondo in regioni.

La netta separazione tra Est e Ovest è stato un processo durato secoli.


Secolo XVIII relazioni fra Est e Ovest influenzate dalla crescente, sistematica conoscenza dell’Oriente in
Europa a cui diedero impulso la politica coloniale, la curiosità per l’esotico e l’inconsueto, etnologia,
anatomia comparata, filologia, storiografia e tante opere per non dire la posizione di forza notevole.
In altre parole, l’Oriente purtroppo è stato percepito come “un partner debole a livello politico, culturale e
persino religioso”.
Questa percezione è espressa da Cromer e Balfour l’Orientale è irrazionale, decaduto, infantile, diverso
contrapposto all’europeo. Questa percezione è mitigata dalla precisazione che “l’orientale vive in un mondo
diverso da quello occidentale ma organizzato e con una sua interna coerenza”.
L’orientale è qualcuno da giudicare, da esaminare, è contenuto e rappresentato da un sistema di categorie
preesistenti. Da dove provengono?
Durante il secolo scorso e l’attuale, l’Oriente veniva visto come una patente inferiorità, lo si esaminava come
se fosse formato da istituti scolastici, tribunali, prigioni, manuali illustrati.
 L’orientalismo perciò si può definire un modo di conoscere l’Oriente che pone ogni cosa orientale
in un’aula di scolastica, in un tribunale, in una prigione, o in un manuale per analizzare, studiare,
giudicare, ordinare o governare l’Oriente.
 Il periodo di maggior espansione (pto vista istituzionale e conoscenza scientifica e artistica) =
periodo di massima espansione europea  tra 1815- 1914 quando i domini dell’Europa passarono da
35 a circa 85 per cento delle terre emerse. Tutti i continenti ospitavano colonie, il primato andava
all’Asia e all’Africa. I due più grandi imperi furono britannico e francese.

Fu nel Vicino Oriente che francesi e inglesi ebbero i contatti più difficile con l’Oriente perché, in questo
territorio abitato dagli arabi, era l’Islam che stabiliva le caratteristiche razziali e culturali. L’opzione che
ritennero migliore fu la condivisione: tra colonizzatori, arabi e islamici (le altre avrebbero portato guerra e
rinuncia totale).
Ma questa condivisione si spinse più in là del governo dei territori e dei profitti che ne derivavano, infatti
giunse fino al predominio intellettuale che Said chiama Orientalismo.
Orientalismo: una biblioteca, un archivio di informazioni gestito in comune, in modo unanime. Una
“famiglia di idee” che attribuivano agli orientali una mentalità, eredità storica, spiegavano i loro
comportamenti. Ma è anche una serie di limiti e di costrizioni di pensiero.
Ci furono alcuni cambiamenti:
- Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX si realizza un “rinascimento orientale” : a molti intellettuali,
politici e artisti pareva che fosse una nuova consapevolezza dell’Oriente, questa consapevolezza
dipendeva dalla scoperta e traduzione di testi orientali in lingue come sanscrito, zendo, arabo 
risultato dei nuovi, più stretti rapporti tra Est e Ovest. Questi nuovi rapporti tra Vicino Oriente ed
Europa hanno ragione nell’invasione napoleonica dell’Egitto nel 1798.  la spedizione in Egitto
è importante perché proprio l’Egitto fu visto come un laboratorio dove la conoscenza occidentale
dell’Oriente poteva prendere corpo e manifestarsi.
- Nei secoli XIX- XX il corpus di conoscenze occidentali sull’Oriente divenne più moderno (ipotesi
con parole moderne, idee sull’Orientalismo il più possibile in contatto con le realtà attuali. Es:
nozioni e tecniche discipline contemporanee come grammatica comparata).
- Durante il secolo XIX cresce di prestigio: Société Asiatique, Royal Asiatic Society, American
Oriental Society; aumentano i docenti di materie orientali e il sapere orientalista in Europa.
La terza forma in cui l’orientalismo esistette fu di carattere limitante: consisteva in una visione di natura
decisamente politica dove l’Europa era il “noi” e l’Oriente era il “voi” : dove i due mondi sono concepiti
come opposti. (dove la maggior libertà di movimento era ovviamente detenuta dall’Occidente, e per
coglierne i frutti dovette sottostare a limitazioni linguistiche e interpretative)

Cromer, di nuovo, in The Government of Subject Races affronta il problema di come possa l’Inghilterra
reggere un vasto impero in modo conforme ai principi fondamentali.
Rappresentante della Corona ha una conoscenza specialistica degli indigeni, sia una personalità
anglosassone. Può “affrontare temi di carattere locale in un modo che male interpreta o persino mette in
pericolo, gli interessi imperiali.
VS
Autorità centrale di Londra dall’altro lato,
- possibilità di correggere le situazioni pericolose,
- può garantire l’armonioso funzionamento di tutte le parti del meccanismo.
- Secondo Cromer, il centro del potere è a ovest, e da esso si protende verso est un poderoso
meccanismo, che sostiene l’autorità centrale e da essa dipende per la fine regolazione del proprio
funzionamento.
- Trasforma la materia prima orientale in qualcosa di utile per l’autorità centrale occidentale:
l’orientale diviene una razza sottoposta, un caso particolare di mentalità “orientale”
La conoscenza è posta prima sotto il controllo di un tecnico legato a prospettive locali, poi sotto quello di
un’autorità centrale interprete degli interessi generali.
Si tratta di conoscere gli uomini, dal punto di vista dell’arte di governarli.
Pope afferma che il più appropriato oggetto di studio è l’uomo stesso, l’uomo nella sua universalità. Cromer,
invece, è attento alle differenze anziché alle proprietà universali, e proprio su di esse intende basare una
azione di governo. Il mezzo per fare ciò è l’Orientalismo  autonomo, con ben precisi fini pratici, politici.
Espressione del vigore dell’Occidente e della debolezza dell’Oriente, nella visione dell’Occidente.
Queste categorie “occidentale “ e “orientale” sono nello stesso il punto di partenza e di arrivo, la
conseguenza è una polarizzazione dell’esperienza (ciò che è occidentale diventa ancora più occidentale e lo
stesso vale per tutto ciò che è orientale) reso più difficile l’incontro umano tra diverse culture, tradizioni,
sistemi sociali.

Kissinger enfatizza il bipolarismo tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Sostiene che gli USA abbiano
rapporti più difficili con il “terzo mondo” che con l’Occidente sviluppato. Mostra che ci sono due stili di
politica estera: lo stile profetico e lo stile politico; quando si trova di fronte alla realtà contemporanea fa
un’ulteriore distinzione tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati. Dice che come prova ne è il fatto che la
rivoluzione newtoniana non ha avuto luogo nel terzo mondo perché le culture sono fuggite al primo impatto
del pensiero newtoniano, conservando il punto di vista per cui la realtà è interna all’osservatore.
Numerose guerre e rivoluzioni hanno dimostrato che lo stile profetico è anch’esso in grado di conseguire i
suoi successi.
Sia gli orientalisti tradizionali, sia Kissinger, concepiscono la differenza tra culture in primo luogo come una
specie di linea del fronte lungo la quale esse si contrappongono, in secondo luogo come un’esortazione
all’Occidente affinchè controlli, contenga e governi l’Altro nel nome della sua superiorità in ogni campo,
primo fra tutti quello del sapere.
“American Journal of Phychiatry” di Kissinger del 1972 ospitò un articolo di Glidden intitolato “The Arab
World” dove il cui contenuto e titolo stesso indicano un atteggiamento tipicamente orientalista. Lo scopo
dell’articolo è quello di ricostruire “l’intima meccanica del comportamento degli arabi” che dal nostro punto
di vista è aberrante, ma per loro è normale. Dopo di ciò, delinea alcune caratteristiche del popolo arabo:
- Valorizzano il conformismo che vige una “scala di prestigio” basata sulla capacità di attrarre clienti e
seguaci
- Si trovano bene solo in situazioni conflittuali: nella società araba tribale la guerra è la condizione
normale dell’esistenza.
- Il prestigio personale si basa sulla capacità di dominare gli altri
- Vendicatività è una virtù
- Il sistema di valori arabo raccomanda la massima solidarietà all’interno del gruppo ma incoraggia
una competitività tra i membri del gruppo
- Nella società araba “conta solo il successo” “il fine giustifica i mezzi”
- Ansia che si esprime sotto forma di sfiducia e sospettosità
- Arte del sotterfugio sviluppata
 Esempio di sicurezza di sé orientalista: ogni elenco teorico di caratteristiche orientali ha applicazione
al comportamento degli orientali nel mondo reale.
Occidentali: razionali, democratici, logici, realistici, fiduciosi
Orientali: tutto il contrario.
Due tratti salienti dell’orientalismo sono una infinita capacità di autosuddivisione e anche le dimensioni
smisurate (l’orientalismo ha considerevoli ambizioni geografiche).
L’orientalismo si è evoluto come disciplina con un ampliamento progressivo delle prospettive:
- sino alla metà del secolo XVIII gli orientalisti furono studiosi della Bibbia, delle lingue semitiche,
esperti dell’islam i sinologi.
- L’Asia centromeridionale fu raggiunta dal settecento.
- Entro la metà dell’ottocento l’orientalismo era diventato uno scrigno ricolmo di ogni conoscenza.
Vi è un nuovo e trionfante eclettismo in quegli anni (fine 700-800):
- Schwab afferma che una vera epidemia di temi e interessi orientali si era diffusa tra i maggiori poeti,
saggisti e filosofi. La sua tesi era che “orientale” fosse sinonimo di entusiasmo dilettantistico o
professionale per ogni cosa asiatica, simbolo di tutto ciò che è esotico, misterioso, profondo,
originario.
L’orientalista del secolo XIX era uno studioso di stampo accademico oppure un dilettante di genio, o
entrambi.
- Jules Mohl scrive “Vingt-sept ans d’histoire des études orientales” ovvero una sorta di giornale di
bordo intorno ad ogni evento degno di nota verificatosi nell’orientalismo tra il 1840 e il 1867. Si
nota che l’ampiezza degli interessi degli orientalisti si mantiene tale infatti le ricerche orientaliste
coprono ogni campo, dalla traduzione e pubblicazione di testi orientali, alla numismatica, studi di
antropologia, sociologia, economia ecc.
In questo eclettismo c’erano dei limiti: gli orientalisti erano sempre e quasi esclusivamente attratti dal
periodo classico delle culture. E inoltre, l’Oriente era studiato attraverso un universo testuale: il suo impatto
era dovuto a libri e manoscritti e non a manufatti come sculture ecc.. (Rinascimento)
Molte volte, inoltre, se un dotto orientalista visitava la regione della quale era specialista, quasi era solamente
interessato a mettere alla prova le proprie “verità” e teorie, applicandole, senza grande successo, a tutto ciò
che incontrava, compresi gli indigeni perplessi e stUpidi.
Si può anche parlare di un genere letterario orientalista che comprende scrittori come Hugo, Goethe, Nerval,
Flaubert, Fitzgerald.
Il prestigioso esperto angloamericano H.A.R. Gibb si definiva orientalista invece che arabista, per quanto
classico nello stile, usò il termine di “area study” per mostrare che è una espressione geografica equivalente a
quella di orientalismo.
Relazione tra geografia e sapere.
La mente umana sembra tenacemente tendere alla “scienza del concreto”, Claude Lévi-Strauss sottolinea il
bisogno di ordine della mente umana, raggiungibile distinguendo tutto ciò di cui la mente sia consapevole,
prendendone nota e collocandolo in un ruolo definito e facile da trovare. Vi è sempre però, una componente
non piccola di arbitrarietà nella logica di queste classificazioni, con un peso non trascurabile, e una prova che
lo sostiene è data dalla moda: usi e costumi, come la storia stessa, sono fatti e disfatti dagli uomini e i loro
ruoli e significati acquistano validità solo a posteriori a seconda del posto che occupano entro strutture
tassonomiche complesse.
La pratica universale di designare nella nostra mente uno spazio familiare “nostro” in contrapposizione ad
uno spazio esterno “loro” è un modo di operare distinzioni geografiche che può essere del tutto arbitrario. 
evidenziano le DIFFERENZE.
I confini geografici seguono quelli sociali, etnici e culturali in modo prevedibile, un non straniero è basato su
un’idea assai vaga di ciò che si trova “all’esterno”.
Lo spazio acquisisce un senso emotivo, e persino razionale, tramite una sorta di processo poetico che
trasforma spazi vuoti e anonimi in qualcosa che ha senso per noi. Lo stesso vale per il tempo, è un processo
poetico a dar valore ai luoghi e al tempo.

Esistono una storia e una geografia obiettive, ma vi è anche qualcosa di più di quella che sembra una
conoscenza puramente obiettiva.
Sin dai tempi più remoti, in Europa, l’Oriente è stato qualcosa di più di ciò che di esso empiricamente si
conosceva. Alcune associazioni di idee con l’Est- mai del tutto errate e mai del tutto esatte- sembrano avere
costantemente influito sulla conoscenza dell’Oriente.
La linea di confine tra Oriente e Occidente appariva netta già all’epoca dell’Iliade, due delle qualità più
frequentemente attribuite all’Est si trovano nel Persiani di Eschilo e nelle Beccanti di Euripide.
1. Eschilo dipinge il senso di disfatta che si impadronisce dei persiani quando scoprono che la grande
armata è stata sconfitta dai greci. Nel coro si nota che l’Asia parla per bocca dell’immaginazione
europea, gli sono attribuiti sentimenti di desolazione, lutto e sconfitta, visti in seguito come
l’inevitabile conseguenza di ogni sfida lanciata all’Occidente. Le è attribuito il rimpianto di un
passato glorioso in cui aveva conosciuto sorte migliore ed era risultata vincitrice sulla stessa Europa.
2. Dioniso è esplicitamente legato all’Asia, o per le sue origini o per gli eccessi dei misteri orientali. La
tragedia termina nel generale riconoscimento della tremenda potenza del dio.
I due aspetti dell’Oriente rimarranno centrali nella geografia immaginaria creata in Europa.
- Europa: forte, ben strutturata
VS
Asia: lontana, sconfitta.
- Il tema dell’Oriente come pericolo e insidia. La razionalità è indebolita nelle sue fondamenta dalla
propensione orientale per l’eccesso, dalle alternative, oscuramente attraenti, che offre ai valori
considerati normali.
L’Oriente fu quindi suddiviso in regioni visitate, esplorate o conquistate da Erodoto e Alessandro e regioni
che né questi ultimi né i loro epigoni avevano visitato o descritto. Il cristianesimo: vi era un Oriente vicino e
un Oriente remoto, un Oriente familiare chiamato da Grousset “l’empire du Levant” e un Oriente favoloso.
L’Est quindi si trovo in bilico tra il rappresentare (nella geografia mentale europea) un Vecchio Mondo al
quale tornare come una specie di paradiso perduto, o al contrario, una terra affatto nuova da scoprire, un
Nuovo Mondo. Tutte parteciparono variamente dell’uno e dell’altro, acquistando una capacità di affascinare,
stimolare, e confondere la mentalità europea che merita di essere approfondita.
A Est erano la Bibbia e le origini del Cristianesimo, a est si recarono grandi viaggiatori  ciò che era
estraneo e lontano diventa poco a poco stranamente familiare; si tende a non giudicare più qualcosa
completamente estraneo o abituale ma si vedono le cose nuove, cose viste per la prima volta  era un modo
per tenere sotto controllo ciò che appare come una minaccia alla nostra consueta visione del mondo.
La reazione che si ha quando ci si trova di fronte a qualcosa di radicalmente sconosciuto è difensiva e
conservatrice. L’Islam ad esempio, è considerato come una versione modificata di qualcosa già esistente
(cristianesimo).  in seguito, la minaccia viene modificata e si impongono valori familiari al fine di
attenuare la discriminazione tra elementi “originali” e “ripetizioni” ; in questo modo anche l’islam fu
addomesticato.
L’Oriente interno oscilla tra il disprezzo dell’Occidente per ciò che è familiare e rassicurante e la sua
curiosità (piena di timore) per ciò che è nuovo.

Islam dal 632, anno risalente alla morte di Maometto, la forza militare, culturale e religiosa del mondo
islamico cresce enormemente. L’esercito musulmano conquista prima la Persia, Siria, Egitto, Turchia, Africa
settentrionale; dal secolo VIII al IX la Spagna, Sicilia, parte della Francia; durante XIII e XIV arriva fino
all’India, Indonesia e Cina. Il terrore europeo era giustificato, gli islamici erano considerati come uno sciame
d’api, che non lasciavano niente di intatto.
L’Islam finì per diventare simbolo del terrore della devastazione, invasione e crudeltà, un trauma duraturo.
L’Islam nel tempo venne addomesticato, dove la rappresentazione europea di musulmani, ottomani e arabi fu
sempre anche un modo di controllo sull’Oriente in quanto Est ben conosciuto e perciò meno temibile.
Uno dei limiti dei pensatori cristiani era che partirono dall’assunto che Maometto fosse per l’Islam ciò che
Cristo era per il cristianesimo. Da qui il nome polemico “maomettani” e l’epiteto “impostore” attribuito a
Maometto.
L’islam diventò “un’immagine” ciò che esso aveva significato per il Medioevo cristiano.
“solo con estrema riluttanza si cominciò a credere che ciò che dicevano di pensare fosse ciò che
effettivamente pensavano.
Verso la metà del secolo XV l’islam era arrivato persino ad occupare una parte dell’Europa Orientale.
Southern dice che l’ignoranza occidentale sull’islam diventa più sviluppata e raffinata. Alla figura di
Maometto vennero attribuite la figura del “profeta del Libero Spirito” e autore di una falsa Rivelazione, visto
come quintessenza della lussuria, sodomia, mendacia e altre imposture dottrinali.
 L’Oriente e gli orientali, arabi, islamici, indiani o cinesi diventano pseudoincarnazioni
ripetitive di grandi prototipi che si supponeva avessero imitato.
- XII e XIII opinione che : Arabia come asilo per fuorilegge eretici; Maometto astuto apostata
- XX islam è una specie di arianesimo di seconda mano.

L’Oriente è un palcoscenico nel quale l’intero Est viene confinato.

Oriente area chiusa, palcoscenico annesso all’Europa. L’orientalista è lo specialista in un campo del quale
la vera responsabilità spetta all’Europa. L’Oriente è il palcoscenico, l’orientalista il drammaturgo e l’Europa
il pubblico. Dietro le quinte c’è un grande repertorio culturale da cui l’Europa ha tratto abbondantemente
nutrimento. Artisti come Shakespeare, Milton, Cervantes si ispirano all’Oriente nelle loro opere.

Bibliothèque Orientale – d’Herbelot


Pubblicata nel 1696, è una testimonianza importante della “nuova comprensione dell’islam”, fa lo sforzo di
farla giungere “a un pubblico non solo accademico”. Ci furono alcune critiche, ad esempio Galland ne
sottolinea l’ampiezza. D’Herbelot aveva un’ampissima cultura e scoprì tante cose che allora gli europei non
conoscevano. È un dizionario basato su un ordine alfabetico delle voci trattate.
Galland osserva anche che “orientale” era da intendersi in riferimento al Levante, benché il periodo preso in
considerazione risaliva fin dai tempi “più antichi” dei racconti mitici.
Comprende le conoscenze esistenti su temi come la Creazione, il Diluvio, ecc…
Ha diviso la storia in due categorie: sacra (ebrei, cristiani) e profana (musulmani) e in due periodi: prima
diluvio e dopo diluvio. Riuscì a toccare tutte le storie diverse in tutte le loro caratteristiche. Considera la
dottrina di Maometto come “La dottrina perversa”.
Era un libro capace di convincere il lettore europeo che lo studio dell’Oriente non era necessariamente arido
e di ben poca utilità pratica. L’Europa prese coscienza della capacità di abbracciare e orientalizzare l’intero
Oriente.
Diviene evidente la superiorità della prospettiva occidentale e la trionfante capacità tecnica tramite cui ci si
poteva impadronire dell’immensa fecondità del Levante e renderla sistematicamente e alfebaticamente
conoscibile da parte degli uomini di cultura occidentali.
 Conferma l’Oriente agli occhi del lettore, non scuote convinzioni già consolidate.
 Rappresenta l’Oriente in modo più chiaro e completo.
Maomettano  seguaci di Maometto
L’eresia da noi chiamata maomettiana  islam
Descrizione della vita di Maometto: la pericolosità del suo messaggio eretico è ridotta, sono trasformati in
note informative catalogate in ordine alfabetico, occupa tranquillo la sua posizione sul palcoscenico
orientalista. Gli viene attribuita genealogia e ragion d’essere.
Tutte queste sono immagini dell’Oriente, rendendo possibile vederlo e coglierlo nonostante sia un oggetto
inafferrabile.
Maometto è un’immagine perché il falso profeta è parte di un’ampia rappresentazione chiamata orientale.
- Ordine ben preciso
- Adattamenti alle esigenze della cristianità occidentale
- Giudizi e atteggiamenti che poggiano su fonti non dirette, ma da altri testi orientalisti
Orientalismo ha influenza su: Oriente, Orientalisti, consumatori occidentali dell’orientalismo.
- L’Oriente viene penalizzato perché si trova fuori dai confini della società europea, fuori dal
“nostro” mondo.  Oriente viene orientalizzato, una provincia sotto potestà orientalista.
La verità finisce col dipendere dal giudizio degli studiosi invece che dal materiale oggettivo stesso, che col
tempo sembra persino dovere la sua esistenza orientalista.
L’orientalista trasforma l’Oriente in qualcos’altro: un processo di trasformazione disciplinato, viene
insegnato, ha proprie associazioni, periodici, terminologia ecc.. con le prevalenti norme politiche e culturale
dell’Occidente.
L’orientalismo degli anni XIX e XX  ESTREMA SCHEMATIZZAZIONE DELL’INTERO ORIENTE.

Rif. Inferno – Dante Alighieri


Dante nel suo viaggio vede la molteplice manifestazione di un unico principio: il giudizio divino. Maometto
compare nel canto XXVIII nell’ottavo dei nove cerchi maledetti, circonda la sede stessa di Satana. È
collocato nella categoria “seminator di scandalo e scisma”. I visceri di Maometto e i suoi escrementi sono
descritti con vivida precisione. Non solo, in precedenza, un piccolo gruppo di musulmani aveva fatto
capolino all’Infero. Avicenna, Averroé e Saladino sono tra i pagani che con Ettore, Enea, Abramo, Socrate,
Platone e Aristotele sono esclusi dalla salvezza. Dante ammira le loro virtù ma in quanto non erano cristiani
deve condannarli all’inferno. A Dante non sembra strano mettere sullo stesso piano “pagani” precristiani e
musulmani vissuti dopo la rivelazione. Si comporta come se filosofi e sovrani islamici fossero stati
all’oscuro del messaggio cristiano.
 L’Islam e i suoi rappresentanti più significativi vengono trasformati in creazioni delle forze storiche
e culturali, delle preoccupazioni dominanti in Occidente.
 “visione orientalista” visione di tutti gli occidentali che hanno riflettuto sull’Oriente.
Maometto, Saladino, Averroé, Avicenna sono imprigionati in una immutabilità, privati di ogni intrinseco
valore, nella loro rappresentazione.

L’atteggiamento orientalista: sistema chiuso, gli oggetti sono ciò che sono ora e per sempre, non possono
essere alterati o revocati da nessun dato empirico.
 Questo è rafforzato dall’incontro europeo con l’Oriente e con l’islam in particolare.
L’Europa è chiusa in se stessa, l’Oriente si trova al di fuori sia culturalmente, intellettualmente e
spiritualmente. Infatti, negli scritti contro l’islam di polemisti cristiani l’Oriente viene descritto come forze
esterne, estranee eppure con un ruolo speciale nelle vicende interne all’Europa.

La geografia immaginaria legittima una terminologia, un universo discorsivo e rappresentativo. Alle


diverse parti elementari del discorso orientalista è sottesa una serie di figure rappresentative (sono come i
costumi indossati dai personaggi in una commedia). Questo linguaggio è poco verosimile e non si propone di
esserlo. Si propone, invece, di caratterizzare l’Oriente come estraneo, in una rappresentazione scenica per
l’Europa soltanto.  vi è una oscillazione perenne tra il familiare e l’estraneo (Maometto è l’impostore-
familiare perché pretende di essere come Gesù, conosciuto.- ma è pur sempre orientale quindi estraneo).
Alcuni elementi:
- Enunciati assertivi e autoevidenti
- I verbi sono al presente “è”
- Ripetizioni che danno senso di forza, indiscutibilità
- A ciascuna caratteristica dell’Oriente corrispondono caratteristiche europee analoghe ma “superiori”
L’Orientalismo costituisce una forma di realismo radicale,una prospettiva che caratterizzerà ciò di cui si
parla, la influenzerà con parole e frasi considerate realistiche, anche troppo.
Dal punto di vista retorico esso è: anatomico ed enumerativo: utilizzare la sua terminologia significa
frammentare e classificare l’Oriente in parti più maneggevoli.
Dal punto di vista psicologico: una forma di conoscenza paranoica, profondamente diversa.

Nella storia, non vi è dubbio che sia stato l’Ovest a muoversi più o meno minacciosamente verso Est.
L’Orientalismo è la disciplina teorica con cui l’Occidente si è avvicinato e si avvicina all’Est in modo
sistematico, attraverso lo studio, l’esplorazione geografica e lo sfruttamento economico. Serve anche per
indicare l’insieme di sogni, immagini e risorse lessicali messi a disposizione di chiunque desiderasse parlare
di cià che si trova al di là della linea di confine tra Est e Ovest.
Ad eccezione dell’lslam, fino al secolo XIX l’Oriente è stato lo scenario ininterrotto di indiscusso
predominio (britannici in India, portoghesi in India Orientale, Cina,Giappone) anche se ci furono diversi
episodi di intolleranza da parte degli indigeni nel 1638-39 un gruppo di giapponesi convertiti al cristianesimo
cacciarono i portoghesi dalla regione.
Solo l’Oriente arabo-islamico lanciò all’Europa una sfida importante a livello politico e intellettuale ed
economico.
L’Islam costituì anche una provocazione:
- Scomoda prossimità con il mondo cristiano
- Si avvalse di aspetti importanti della tradizione giudaico- ellenica
- Ha attinto con creatività a quella cristiana
- Conseguito successi politici e militari
- I territori islamici circondano e spesso comprendono le regioni bibliche
Con il termine “Oriente” , oltre che a riferirsi all’Est asiatico nel suo insieme, si riferisce anche all’Oriente
islamico.
Le notizie riferiteci da Herbelot su argomenti indiano-persiani provengono tutte da fonti islamiche. Il
Rinascimento orientale di cui parla Quinet serve ad ampliare i limiti angusti in cui l’Oriente era rinchiuso. Si
partiva dall’islam per lo studio: la lingua sanscrita, la religione e storia indiana non furono oggetto di
indagine di Sir Wiliam Jones prima dei suoi studi, e anche il suo interesse per l’India venne solamente come
conseguenza delle sue conoscenze e della sua curiosità a proposito dell’islam.
Importante fu Ockley: che ebbe “dolorosamente colpito” i suoi lettori europei affermando che proprio ai
musulmani l’Europa cristiana doveva i suoi primi contatti con la filosofia  mise in risalto i successi
conseguiti dall’islam in campo filosofico e offri all’Europa un assaggio genuino e sostanzioso del punto di
vista arabo a proposito delle guerre contro Bisanzio e contro la Persia.  ebbe anche cura di dissociarsi dalla
pericolosa influenza dell’Islam.
Per accedere alle ricchezze indiane bisognava passare attraverso territori islamici. L’Impero ottomano era da
lungo tempo scivolato in una comoda senescenza, nel secolo XIX si potè ridurlo al rango di “questione
orientale”.
Francia e Inghilterra India, 1744-48 e nel 1756-63 fino a quando nel 1769 Inghilterra emerse come vero
arbitrio politico ed economico.
 Progetto napoleonico di mirare a un paese dell’interposta area islamica, Egitto.
L’invasione Napoleonica dell’Egitto nel 1798 e l’incursione della Siria furono molto importanti nella storia
del moderno orientalismo. Prima di Napoleone furono stati fatti 2 tentativi:
1. Abraham-Hyacinthe Anquetil-Duperron, un teorico dell’egualitarismo viaggiò verso l’Asia per
provare l’esistenza effettiva di certi Eletti e delle genealogie bibliche.
Schwab dice che “per avere informazioni sul remoto passato del nostro pianeta si guardava ad autori
latini, greci, ebrei e arabi. La Bibbia era una roccia solitaria. Un universo di scritti era raggiungibile
ma quasi nessuno sospettava l’estensione di quelle regioni sconosciute. La consapevolezze ebbe
inizio con la traduzione dell’Avesta e grande all’esplorazione in Asia.
 egli introdusse la visione di innumerevoli civiltà del passato, infinità di letterature e i pochi paesi
europei non furono più i soli ad avere impresso il loro marchio nella storia.

1^ volta che l’Oriente si mostra all’Europa per la concretezza dei suoi testi, linguaggi, civiltà.
L’Asia acquistò una precisa fisionomia, intellettuale e storica.
2. Wiliam Jones rese difficile l’utilizzazione, codificando, classificando, comparando. Era un’autorità
del campo dell’arabo, ebraico e persiano. Era anche poeta,classicista.
Gli fu conferita la carica nelle India dove ebbe tempo sufficiente per compiere ricerche autonome e
personali, tramite cui ricostruire, incasellare, addomesticare l’Oriente, trasformandolo in una
provincia dell’impero culturale europeo.
“The Objects of Enquiry during my Residence in Asia” elenca molti temi approfonditi come le
leggi indù e maomettiane, miglior modo di governare il bengala ecc…
La sua professione ufficiale era di diritto ma già da tempo, gli indiani erano governati in base alle
loro leggi e del codice legislativo sanscrito esisteva allora soltanto una traduzione persiana e nessun
inglese conosceva il sanscrito. Cosi, Charles Wilkins iniziò la traduzione al Codice di Manu.
Nel gennaio 1784 venne inaugurata Asiatic Society of Bengal, Jones acquistò quell’incisiva
conoscenza dell’Oriente e dei suoi abitanti e avrebbe poi valso il titolo di “indiscusso fondatore”
dell’orientalismo.
Gli obiettivi di Jones erano:
- Governare e apprendere
- Porre a confronto Oriente e Occidente
 Impulso a chiudere l’infinta varietà dell’Oriente in un “esauriente compendio” delle sue leggi,
usanze, figure e opere.
Ciò che spingeva la maggior parte di studiosi britannici era migliorare colà e progressi del sapere della
madrepatria.

L’orientalista europeo ritiene di dover recuperare porzioni della perduta grandezza dell’Oriente classico,
onde “facilitare miglioramenti” dell’Oriente moderno. Traeva dall’Oriente classico una visione che solo lui
sapeva utilizzare nel modo migliore.
Napoleone tiene presenti 3 cose:
- I successi bellici suggellati dal Trattato di Campoformio non gli consentivano di guardare altrove al
di fuori dell’Oriente.
- Sin dall’adolescenza Napoleone era attratto dall’Oriente.
- Considerò la conquista dell’Egitto come un progetto realizzabile perché lo conosceva dal punto di
vista tattico, strategico, storico e testuale.
Il progetto di conquista dell’Egitto si formava di una parte precedente fondata sulla conoscenza e sullo
studio/programmazione, e una seconda fase più pratica. Divenne il primo di una lunga serie di incontri con
l’Oriente ai quali gli orientalisti partecipano come equipaggio. Gli orientalisti decisero di essere fedeli
all’Occidente nel raccontare l’Oriente.
Napoleone attinge da Volney, viaggiatore francese molto obiettivo e ostile nei confronti della religione
dell’Islam, fece riferimento all’opera in cui quest’ultimo elenca 3 ostacoli che la forza francese avrebbe
dovuto combattere, di conseguenza 3 guerre:
1. Contro l’Inghilterra
2. Contro la Sublime Porta
3. Contro i musulmani, la più difficile
Quando arrivarono all’orizzonte africano, l’Arméè d’Egypte disse di essere i veri musulmani e si servì
dell’inamicizia egiziana nei confronti dei mamelucchi e dell’appello all’ideale rivoluzionario di dare a tutti
eguali opportunità di muovere una guerra particolare mite e selettiva contro l’islam. Si servì di moltissimi
dotti per stabilire contatti con la popolazione locale e continuò a ribadire di combattere per l’islam. Capì che
il suo corpo di spedizione era troppo esiguo per imporsi agli egiziani con la forza allora indusse le
popolazioni locali a interpretare il Corano in modo favorevole alla Grande Arméè.  importanza dei
rapporti positivi istaurati per un futuro governo in Egitto. (specialmente grazie all’aiuto degli orientalisti e
delle autorità religiose locali).
Un altro elemento che dimostra l’atteggiamento “testuale” nei confronti dell’Oriente, è il fatto di portarsi
appresso un’intera accademia.
L’obiettivo principale di Napoleone era quello di aprire il paese, renderlo pienamente accessibile all’esame
europeo. Detto in altre parole, l’Egitto andava trasformato in un settore della cultura francese.
L’Egitto era un punto nodale dei rapporti tra Africa e Asia, Europa e Levante, saturo di arti, scienze, dunque
un degno palcoscenico per progetti e azioni d’importanza storica universale. Il destino era già segnato:
divenire annesso e preferibilmente all’Europa, conquistare l’Egitto significava divenire identificato con un
insieme di valori legati ad una serie di relazioni avute con un lontano passato europeo (storia fatta da nomi
celebri come quelli di Omero, Alessandro, Cesare, Pitagora…), in altre parole: bisognava giustificare
l’impresa napoleonica.
Napoleone voleva offrire all’Oriente un esempio europeo che risultasse utile, civilizzare la popolazione.
PROIEZIONE ORIENTALISTA: tramutare la realtà viva in materia libresca. Description d’Egipte: opera
resa possibile dall’idea napoleonica di assimilazione dell’Egitto per mezzo delle risorse materiali e
intellettuali dell’Occidente. Essa non riconosce una storia egiziana, dove essa è identificata senza mediazione
con la storia del mondo. Salvare un evento dall’oblio significa per gli orientalisti trasformare l’Oriente in un
teatro dove rappresentare il “proprio” Oriente.
Messi a confronto, quello che emerge dalla differenza tra Oriente e Occidente è la bizzarria del primo e la
sobrietà dei secondi. L’idea era quella che, una volta riportato alla luce, l’Egitto avrebbe distribuito i suoi
raggi civilizzatori tra tutti i suoi vicini.
Dopo Napoleone, il linguaggio stesso degli orientalisti mutò radicalmente e divenne un vero e proprio
strumento creativo.
L’opera Description divenne il modello di tutti i successivi sforzi di avvicinare l’Oriente all’Europa, di
inglobarlo, di cancellare o ridurre la sua stranezza e nel caso dell’islam anche la temibilità.
Abbiamo quindi sia un progetto scientifico, che uno geografico. La differenza tra i due progetti sta
nell’ordine di grandezza ma anche nell’intensità della dedizione orientalista.
Canale di Suez: guardando oltre al progetto pratico del canale artificiale, vediamo come protagonista di
questa impresa Lesseps, diplomatico e imprenditore francese, abile a collocare i potenziali sostenitori sul
palcoscenico della storia, abile anche a giustificare l’enorme dispendio di denaro ed energia. Pronto a
ribattere e rispondere audacemente alle obiezioni dei meno convinti. Teso al successo, al raggiungimento
della meta finale. Al momento dell’inaugurazione passò il messaggio che l’Occidente era venuto in Oriente e
vi sarebbe rimasto (fino a che non venne ripreso in proprietà da Lesseps).
 L’Oriente andava conosciuto, invaso, dominato, ricostruito da studiosi, soldati e magistrati che
dissotterravano linguaggi dimenticati, eventi, razze e culture per poi considerarli l’autentico Oriente
classico strumento utilizzabile per valutare e dominare l’Oriente concreto, contemporaneo.
L’oscurità fu sostituita da entità più familiari, rassicuranti.
Applicare alla lettera ciò che si è appreso dai libri alla vita reale è follia. Vi sono due situazioni che
favoriscono l’atteggiamento di tipo testuale, pensa Said, la prima è quando si deve affrontare qualcosa di
relativamente nuovo e minaccioso, la seconda è l’apparenza del successo.
Un libro costruisce ciò di cui parla: se un libro tratta i comportamenti da mettere in atto di fronte ad un leone
feroce, un leone sarà riconosciuto tale solo come feroce.
Conoscenza e realtà producono tradizione, un “discorso” il quale è la fonte dei testi che da essa traggono
spunto.
Said descrive il rapporto tra lo scrivere occidentale e il silenzio orientale come risultato di una grande forza
della cultura occidentale e una volontà occidentale di predominio. Un altro aspetto di quella forza dipende
dalla pressione della tradizione orientalista e dal suo atteggiamento testuale verso l’Oriente.
Nei secoli XIX e XX l’orientalismo si è ridotto grazie alle distanze geografiche ridotte  l’orientalismo è
diventato un’istituzione imperiale.
 Vi è stata quindi un passaggio da un’appropriazione teorica, testuale, a un’appropriazione effettiva
dove l’orientalismo ha avuto un ruolo dominante. L’orientalismo ha prevaricato l’Oriente.
Ciò è stato reso possibile anche dal fatto che molte nozioni orientaliste potevano essere utilizzate per scopi
politici.
 Antropocentrismo in alleanza con l’eurocentrismo.
Due tratti dell’orientalismo: 1. Rinnovata autoconsapevolezza scientifica fondata sull’importanza
dell’Oriente per l’Europa 2. Propensione nel suddividere e dividere di nuovo il proprio oggetto di
conoscenza, senza dubitare che l’Oriente fosse sempre lo stesso.
 L’Oriente “buono” era ormai un’epoca classica di un’India passata, quello “cattivo” si attardava
nell’Asia del presente, nel Nord Africa, ovunque vi fosse l’Islam.
 Il mito ariano ha dominato l’antropologia storica e culturale a spese delle genti “minori”