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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO

DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, STUDI


UMANISTICI E INTERNAZIONALI: STORIA, CULTURE, LINGUE,
LETTERATURE, ARTI, MEDIA

CORSO DI LAUREA:

INFORMAZIONE, MEDIA, PUBBLICIT (L-20)

NERD E GEEK: SUBCULTURE O STEREOTIPI


CULTURALI?

Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Tesi di laurea di:


ROBERTA BARTOLETTI PAOLO MUSANO

ANNO ACCADEMICO 2015 -2016


ai miei genitori e alla mia adolescenza nerd

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Indice

Introduzione 5
1. Subculture e stereotipi: tradizioni teoriche a confronto 7
1.1. Cultura e subculture: definizioni e tratti distintivi 7
1.2. Le tradizioni teoriche sulle subculture 8
1.3. Stereotipi e pregiudizi: teorie e differenze 20
2. Origine ed evoluzione del concetto di nerd 29
3. Nerd e geek: semantica e psicologia 34
3.1. Cos un nerd 34
3.2. La differenza tra nerd e geek 35
3.3. Psicologia e psicopatologia del nerd 38
4. Il nerd come subcultura e lo stereotipo nerd/geek 41
4.1. Il capitale subculturale e lhabitus del nerd 41
4.2. Lhyperwhiteness del nerd 44
4.3. La categorizzazione subculturale del nerd 46
4.4. Lo stereotipo nerd/geek e le strategie di reinterpretazione 49
Conclusioni 56
Bibliografia 62
Ringraziamenti 67

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Introduzione

Prima che arrivassero serie TV popolari come The Big Bang Theory e film
cult come La rivincita dei nerds, in Italia non era ancora chiaro cosa fosse
un nerd. Sapevamo cosera per un secchione. In ogni classe scolastica
ci sono almeno un ragazzo o una ragazza a cui interessa di pi studiare o
coltivare i loro bizzarri interessi, piuttosto che partecipare alle feste o fare
vita sociale. Spesso questi ragazzi sono presi in giro o sono vittime di
bullismo. Ma succede anche che qualcuno di loro, da adulto, diventi un
pezzo grosso o abbia successo in una materia tecnica. Il mio interesse per
questo lavoro nasce dalla volont e della curiosit di collocare, con laiuto
della sociologia della cultura, il concetto di nerd (e il suo omologo geek) in
un contesto preciso. Per questa operazione mi sono servito di alcuni
strumenti teorici della sociologia e mi sono documentato sulla letteratura
scientifica (prevalentemente in inglese) riguardante i nerd. La sfumatura che
mi sembrata pi originale da chiarire e sviluppare si trasformata nella
mia domanda di ricerca: nerd e geek possono essere definiti subculture
oppure devono essere considerati stereotipi culturali?
Il Capitolo 1 una panoramica delle tradizioni teoriche sulle subculture, dai
primi studi sui comportamenti devianti della Scuola di Chicago, ai Cultural
Studies britannici, al concetto di neotrib di Michel Maffesoli, che si
conclude con lanalisi delle somiglianze e delle differenze di altri due
costrutti fondamentali per la nostra trattazione: quelli di stereotipo e
pregiudizio.
Il Capitolo 2 un breve excursus storico che traccia le origini del nerd e
prova a spiegare come, nel corso del tempo, questo si ritagliato uno spazio
nellimmaginario e nella cultura contemporanei.

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Il Capitolo 3 focalizzato sulla semantica del nerd in rapporto dialettico con
quella del geek. Inoltre, seguendo il lavoro del giornalista americano
Benjamin Nugent e di Sherry Turkle, psicologa esperta in relazioni affettive
mediate dalla tecnologia, ho tratteggiato la psicologia del nerd, cos come la
sua psicopatologia, spesso riferita alla sindrome di Asperger.
Il Capitolo 4, nella prima parte, raccoglie gli elementi che insieme
potrebbero concorrere allidentificazione del nerd come subcultura:
dallesplicitazione del capitale subculturale e dellhabitus del nerd (sulla
scia di Bourdieu), al concetto di hyperwhiteness formulato dalla linguista
Mary Bucholtz e riferito a uno specifico stile comunicativo, alla
categorizzazione culturale del nerd costruita dal sociologo Enrico Gandolfi.
Nella seconda parte, infine, partendo dal concetto di stereotipo nerd/geek,
rintracciato dallo psicologo clinico americano David Anderegg, introduce le
strategie di reinterpretazione e ribaltamento dello stereotipo stesso,
teorizzate dal sociologo Enrico Gandolfi.
Nelle conclusioni spiego cosa mi ha portato a sposare la tesi di Gandolfi,
che ritiene che i nerd siano tanto una subcultura preziosa, da difendere, con
una sua valenza politica, quanto uno stereotipo negativo abbastanza diffuso,
che ha riflessi su tutta la societ, in particolare sugli adolescenti.

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1. Subculture e stereotipi: tradizioni teoriche a confronto

1.1. Cultura e subculture: definizioni e tratti distintivi

Prima di capire cosa sono le subculture e gli stereotipi e i relativi fattori


determinanti, dobbiamo partire dal concetto originario, comprensivo e
ambiguo di cultura. Nel corso della storia questa parola ha assunto
significati differenti e tavolta in contrasto tra loro. Il Devoto-Oli la definisce
in questo modo:

Cultura: 1. Quanto concorre alla formazione dellindividuo sul piano intellettuale e


morale e allacquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella societ; pi
com., il patrimonio delle cognizioni e delle esperienze acquisite tramite lo studio, ai fini di
una specifica preparazione in uno o pi campi del sapere. []
Il complesso delle esperienze spirituali e delle realizzazioni artistiche e scientifiche
maturate in un ambiente determinato.
2. In senso antropologico, il complesso delle manifestazioni della vita materiale,
sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un
processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali. []

Raymond Williams la considera una delle due o tre pi complicate


parole della lingua inglese (1968).
Per molto tempo gli studiosi si sono basati sulle definizioni di cultura intesa
come alto livello di qualit: il meglio di ci che stato pensato e scritto nel
mondo (Arnold 1946) e cultura come stile di vita nel suo
insieme (Williams 1968). Questo pu essere un buon punto di partenza.
Loredana Sciolla, in Sociologia dei processi culturali (2002), afferma
che la subcultura uno strumento concettuale che ha lo scopo di
rappresentare una differenziazione culturale della societ industriale
moderna.

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La studiosa individua tre tratti distintivi delle subculture:
1. Il prefisso sub, che indica come la cultura del gruppo sia subalterna,
subordinata e di nicchia rispetto alla cultura pi ampia. Si parla
di subordinazione perch gli individui sono definiti dagli altri e da
se stessi come devianti. Un esempio costituito dalle subculture
delinquenti.
2. Il concetto di subcultura basato su differenze di classe, etnia, o
semplicemente geografiche.
3. Un aspetto comune a tutte le sottoculture che vengono acquisite
solo per interazione con quanti gi condividono il modello
culturale.
Possiamo parlare di subcultura, quindi, quando ci troviamo di fronte a un
sistema di interazioni a livello microsociale che esprime specifici modelli
culturali (Sciolla 2002).

1.2. Le tradizioni teoriche sulle subculture

C una grande tradizione di studi legata allanalisi delle subculture.


Questa comincia con i sociologi della Scuola di Chicago.
Questa denominazione identifica i ricercatori che hanno lavorato nel
Dipartimento di Sociologia e Antropologia Culturale dellUniversit di
Chicago.
Questi sociologi hanno condotto le prime grandi ricerche sullecologia
urbana, che erano focalizzate sullanalisi della condizione umana e avevano
come temi letnicit, la giovent e la devianza.
Nello specifico, il comportamento deviante diventa loggetto principale

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di ricerca della Scuola di Chicago, con lobiettivo di trovare una soluzione
alla diffusa delinquenza giovanile e agli altri problemi sociali legati
allemarginazione sociale di larghe fasce della popolazione, soprattutto
immigrata.

La sociologia di Chicago diventata famosa per i suoi studi sulla


criminalit, la devianza e la delinquenza giovanile.
Nel 1927 Fredrick Thrasher pubblica un lavoro di analisi sulle gangs di
Chicago, unopera che diventa importante perch lascia in eredit alla
sociologia la tesi della disorganizzazione sociale.
Nella ricerca di Thrasher vengono individuati diversi strati urbani
concentrici nella citt di Chicago.
Prima di tutto, vi un centro urbano, The Loop, dove sono concentrate le
attivit commerciali e finanziarie.
Procedendo verso la periferia, troviamo i quartieri delle classi medie e,
pi distanti, quelli delle classi sociali agiate.
Tra il centro urbano e queste due zone, ce n unaltra che Thrasher
chiama interstiziale, dove abitano gli immigrati europei: proprio in questa
si concentra la delinquenza e in particolar modo le gangs.
La gang sarebbe una risposta alla disorganizzazione sociale.
Essa offre un sostituto a ci che la societ non riesce a dare e protegge
da comportamenti sgradevoli e repressivi. Colma una lacuna e offre una
scappatoia. (Thrasher 1963).

Tuttavia, fino a quel momento, fenomeni come i comportamenti devianti


erano ancora considerati episodi anti-sociali. Un passo pi in l verso una
comprensione profonda compiuto dallorientamento di studi chiamato

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Funzionalismo. Questo si basa sul modello organicista1 ma chiama strutture
gli organi, cio gli assetti stabili della societ, e funzioni i compiti e le
esigenze a cui questi assetti stabili fanno fronte.
Talcott Parsons, sociologo statunitense dellUniversit di Harvard, uno
dei principali esponenti del Funzionalismo che, con la sua guida, prende il
nome di Struttural-Funzionalismo perch si prefigge di individuare e
comprendere la struttura di fondo della societ, mettendo in luce le funzioni
delle singole parti. Questo vuol dire che anche i fenomeni devianti non
devono essere considerati separatamente, ma in relazione a tutte le altre
componenti della societ.

Albert Cohen, sociologo e criminologo statunitense, partendo


dallanalisi strutturale del Funzionalismo, individua nella mancanza
dellaccesso alle medesime risorse la maggiore pressione verso la devianza
di alcuni gruppi sociali.
Cohen, studiando la subcultura delinquente, osserva che questa si
caratterizza per essere gratuita, maligna e distruttiva (Cohen 1974).
gratuita perch le attivit criminali, come il furto, non hanno
motivazioni razionali: servono per guadagnare riconoscimento e allontanare
lo spettro dellisolamento sociale.
maligna perch gli scherzi e la goliardia per la banda sono fonte di
piacere e trasgressione. Lodio e lo scherno, comunque, hanno come
obiettivo principale le istituzioni e le persone perbene.
La subcultura descritta da Cohen, infine, distruttiva in quanto opera

1 In sintesi, il modello organicista dice: 1) la societ forma un organismo non dissimile nel
suo complesso da un qualunque organismo vivente; 2) la societ un complesso integrato
di parti; 3) gli organi sono divisibili in pi importanti e meno importanti; 4) la societ vive
e dura per effetto della solidariet delle parti che la compongono; 5) ogni mutamento che
interviene in un settore della societ si ripercuote su tutta la societ; 6) ogni formazione
sociale svolge una funzione.

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un capovolgimento delle norme sociali comunemente accettate.
Nel corso dei suoi studi, Cohen aggiorna il ritratto della subcultura
delinquente aggiungendo altri due attributi: la versatilit, la relativa non
specializzazione delle attivit criminali della banda che coprono unampia
gamma di reati, e ledonismo immediato, lincapacit di porsi obiettivi che
abbiano una lunga scadenza.

I Cultural Studies, che raggruppano sociologi britannici molto


influenzati dalla psicologia, dalla psicoanalisi e dal marxismo, nascono
dallesigenza di studiare i cambiamenti nella cultura del proletariato inglese
dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si concentrano in particolare sulle
dinamiche e le pratiche di elaborazione culturale della giovent della
working class.
Due opere fondamentali sono The young delinquent di Cyril Burt e Forty
Four Juvenile Thieves di John Bowlby.
Mentre Burt (1925) formula una teoria biologica della devianza, derivata
dal Darwinismo, Bowlby (1946) espone il principio di socializzazione
inadeguata come motivo di adesione ad una subcultura da parte dei
giovani. Questultimo, infatti, descrive la affectionless
personality (letteralmente: personalit da mancanza di affetto) nei
giovani che manifestano comportamenti devianti e che hanno sofferto per la
mancanza dellaffetto materno nei primi anni di vita.

Dopo la messa in discussione, alla fine degli anni Sessanta, del


presupposto psicoanalitico, la ricerca sociologica britannica si nutre di
nuova linfa grazie al Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS)
dellUniversit di Birmingham.

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nellambito di questo istituto che si fanno notare tre studiosi attivi nel
campo delle ricerche letterarie e storiche: Richard Hoggart, Raymond
Williams e E.P. Thompson.
Nel 1964 Hoggart diventa il primo direttore del CCCS nellambito
dellUniversit di Birmingham. Unaltra tappa importante per lo sviluppo
del centro il 1969, quando Stuart Hall diventa il nuovo direttore del
CCCS, incarico che manterr per una decina danni.
La novit del metodo e dellapproccio del CCCS data dallimportante
supporto teorico, che attinge anche allo strutturalismo, e dal campo di
indagine che, per la prima volta, accanto ai testi della cultura alta prende
in esame anche quelli della cultura bassa, fornendo piena legittimit a
forme darte come i fumetti, i b-movie e la musica pop.

Nel 1972 Phil Cohen, uno dei pi influenti studiosi britannici delle
subculture, pubblica Subcultural conflict and working class community, il
cui oggetto costituito dalla comunit operaia della East End londinese.
Nella ricerca si ipotizza che il progressivo scioglimento di questa comunit
determini la comparsa delle subculture giovanili.
La causa principale il piano di rinnovamento urbanistico che, per
aumentare il numero di alloggi, sacrifica gli spazi comuni, importanti per
linstaurarsi di relazioni di vicinato.
Le unit abitative, inoltre, sono molto pi piccole, impedendo la
coesistenza di famiglie allargate e determinando una rottura forzata con la
famiglia dorigine.
Le subculture emergerebbero come una risposta al dissolversi della
comunit e un tentativo di risolvere il conflitto generazionale (P. Cohen
1972).

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Secondo Phil Cohen, quindi, tutte le subculture:

1. radicalizzano il conflitto generazionale;


2. tendono a una crescente integrazione nella societ dei consumi;
3. sono il riflesso immediato dello sfaldarsi delle comunit.

Nel 1976 esce Resistance through rituals: youth subcultures in postwar


Britain, di Stuart Hall e Tony Jefferson, che raccoglie una serie importante
di ricerche condotte da studiosi del CCCS e aventi come oggetto le culture
giovanili emerse nella Gran Bretagna del dopoguerra (teddy boys, mods,
skinheads, hippies e bikers).
Nello specifico, le nuove fasce operaie inglesi vengono considerate
forme collettive e simboliche di resistenza rispetto alla subordinazione
materiale e sociale subita da questi giovani. Quindi le subculture diventano
uno strumento di opposizione, che permette agli operai di affrancarsi
simbolicamente dallegemonia della cultura dominante.
Nel saggio The Skinheads and the magical recovery of community, John
Clarke scrive:

attraverso i vestiti, le attivit, i passatempi e gli stili di vita, [i membri di una


sottocultura] possono proiettare una diversa risposta culturale o soluzione ai problemi
posti loro dalle condizioni ed esperienze materiali e sociali della loro classe (Clarke 1976,
p. 15) 2.

Gli autori sono in linea con la tesi sostenuta da P. Cohen in quanto


affermano che le subculture nascano dalla mancanza del senso di

2Cfr. Clarke, J. (1976), The Skinheads and the magical recovery of community in Hall, S.,
Jefferson, T. (Eds.) (1976), Resistance through Rituals: Youth subcultures in post-war
Britain, Hutchinson London.

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appartenenza ad una classe operaia sempre pi frammentata.
Tuttavia, mentre secondo P. Cohen lidentit subculturale dei vari gruppi
si esprime soprattutto attraverso la territorialit (i diversi gruppi occupano
diversi luoghi della citt), per Hall e Jefferson, invece, lelemento attorno al
quale prende forma lidentit subculturale lo stile, al quale viene attribuito
un preciso significato (Hall, Jefferson 1976).

Nellambito del CCCS, lautore che viene immediatamente associato


alla tematica subculturale senzaltro Dick Hebdige. Il suo lavoro
Subculture: the meaning of style, del 1979, diventato un classico per gli
studiosi che negli anni a venire si sono confrontati con lanalisi delle
subculture giovanili.
Il pensiero di Hebdige ha avuto molteplici influenze ma sostanzialmente
le sue teorizzazioni sono riconducibili al patrimonio dei Cultural Studies.
Lautore affronta lo studio della produzione di senso che, attraverso un
processo conflittuale, ha luogo al livello della forma materiale delle
subculture, ovvero del loro stile.
Ci che sembra accomunare tutte le subculture la centralit dedicata al
corpo. Questo perch, a fronte di una mancanza di mezzi, i teenager
dispongono del loro corpo ed attraverso di esso che applicano il potere,
non esercitabile altrove. (Hebdige 1979)
I giovani appartenenti alle subculture, nel corso della storia, hanno
sempre trasformato il proprio corpo in uno strumento di comunicazione.
La funzione comunicativa, ostentativa, svolta in primo luogo dagli
abiti e sostenuta poi dal trucco e gli altri accessori. per questo che le
subculture giovanili delle citt britanniche, negli anni Settanta, sono state
definite subculture spettacolari.

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Dick Hebdige sostiene che lo stile, attraverso la sovversione di oggetti
quotidiani (la loro trasformazione e disposizione creativa), permette agli
appartenenti ad una determinata subcultura di costituirsi come gruppo
separato e distinto dalla macrocultura cui appartengono.
Quando un gruppo propone una definizione alternativa della realt a cui
partecipa nasce il conflitto. Hebdige chiama stile la maniera in cui tale
conflitto si articola e attraverso cui le subculture forgiano significati propri.
La cultura dominante reagisce cercando di assimilare la subcultura al suo
interno. Questo processo di recupero pu avvalersi di due differenti
strategie:

1. La mercificazione. Consiste nellassimilare i segni sottoculturali che


compongono lo stile alternativo in prodotti industriali di massa (esempio: la
Barbie Punk).
2. Letichettamento. lapposizione di unetichetta ideologica, da parte
dei gruppi dominanti, ai membri delle sottoculture, considerati devianti.

Nel suo lavoro del 1979 Hebdige analizza quattro interpretazioni di stile:
comunicazione intenzionale, bricolage, omologia e pratica significante.

Vestirsi in un certo modo significa comunicare qualcosa piuttosto che


unaltra. Per Hebdige, per, la comunicazione intenzionale si attiva nel
momento in cui le scelte si fondano sulla volont di attrarre lattenzione.

Gli appartenenti ad una subcultura agirebbero come bricoleur che uti-


lizzano segni e oggetti della cultura di massa, reinterpretandoli e
modificandoli per creare un sotto-universo con un proprio linguaggio e un

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codice condiviso.

Hebdige osserva che la subcultura punk in grado di esprimere caos e


anarchia, ad ogni livello. Ci riesce con uno stile programmato e studiato in
ogni dettaglio. Questo aspetto paradossale pu essere compreso con il
concetto di omologia. Il primo a parlarne fu Paul Willis in Profane
Culture, nel 1978, per dimostrare come, contrariamente allidea popolare di
subcultura come forma disorganizzata e priva di regole, lassetto interno di
ogni specifica subcultura sia in realt caratterizzato da estremo ordine. Gli
elementi che compongono la subcultura sono integrati in un insieme
coerente che permette ai suoi membri di costruirsi una originale visione del
mondo (Willis 1978).

Per definire lo stile nellaccezione di pratica significante Hebdige


ricorre al concetto di polisemia, proposto dal gruppo della rivista Tel Quel e
da Julia Kristeva, che afferma che ogni testo rimanda potenzialmente a un
numero infinito di significati. (Kristeva 1979).
Secondo Hebdige lo stile subculturale si basa su di una pratica
significante che ha molto in comune con lestetica surrealista del collage.
Il concetto di pratica significante, che pu essere considerato come la
disposizione e lattraversamento di un sistema di segni (Kristeva 1979), ci
consente di guardare con un altro occhio il rapporto che si crea non solo tra
le subculture e la cultura egemone, ma anche tra i diversi stili subculturali,
ciascuno dei quali rappresenta una diversa pratica significante.

La ricerca di Hebdige ha mostrato come sulle superfici delle subculture -


negli stili composti dagli oggetti mondani che hanno un doppio significato -

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si possono trovare riflesse le tensioni tra gruppi dominanti e sottoposti.

Tra gli anni Ottanta e Novanta, emergono nuovi studi subculturali che si
distinguono per ladozione di approcci postmoderni, in particolare francesi,
rappresentati dai lavori di filosofi come Jean Baudrillard e Michel
Maffesoli, i quali guidano le ricerche empiriche verso nuove direzioni:

Questi studi post-sottoculturali hanno privilegiato la libert individuale rispetto alle


determinazioni della struttura sociale, ledonismo rispetto alla dimensione oppositiva
collettiva, la fluidit delle identit rispetto alla tenacia delle disuguaglianze sociali
(Magaudda 2009, p. 303).

Le ricerche di Sarah Thornton, una giovane studiosa canadese della


Strathclyde University di Glasgow, si allontanano dal paradigma del CCCS,
recuperando in parte leredit dei sociologi della scuola di Chicago.
Loggetto della ricerca di Sarah Thornton sono gli ideali, i
comportamenti e i vissuti interiori dei giovani adepti della dance music, la
cui vita sociale si svolge tra locali notturni e rave party.
La subcultura dance non per forza una forma di resistenza, tuttavia la
Thornton sottolinea come essere hip vuol dire avere conoscenze da adepti
minacciate dalla diffusione commerciale e dai mass media che ne alterano
lautenticit (Thornton 1998).
Le subculture giovanili, secondo la Thornton, nascono, si sviluppano e
diffondono attraverso tre differenti tipi di media:
i micro media locali, come i volantini o le locandine degli
organizzatori dei club o rave, con funzioni di richiamo e aggregative; i
media di nicchia, come la stampa musicale specializzata, che costruisce le
subculture mentre le documenta; e i media nazionali di massa, come i
grandi quotidiani o periodici, che sviluppano quei movimenti giovanili

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proprio mentre li deformano (Thornton 1998).
La Thornton fa riferimento esplicito alla critica sociale del gusto che
Pierre Bourdieu ha sviluppato nel proprio percorso scientifico, in particolare
ne La Distinzione (1979). Il sociologo francese uno dei pochi accademici
che hanno studiato sul campo i sistemi di distinzione culturale che
contrassegnano la riproduzione sociale.
La ricercatrice reinterpreta in maniera originale Bourdieu formulando il
concetto-chiave di capitale subculturale.
Per un verso, il capitale subculturale allontana da tutto quello che
ritenuto banale o trash; per un altro verso, diventa uno strumento per
legittimare un elevazione esistenziale:

A chi lo possiede, il capitale sottoculturale conferisce uno status nei confronti del
pubblico che conta. Esso mette in scena in molti modi la posizione del giovane, come
accade con il suo equivalente adulto (Thornton 1998, p. 22).

Sarah Thornton individua, inoltre, delle analogie tra il capitale


culturale e il capitale subculturale:

Proprio come i libri e i quadri esibiscono il capitale culturale nella casa dei genitori, il
capitale sottoculturale oggettivato nella forma dei tagli di capelli alla moda e nelle
collezioni ben assortite di dischi (piene di edizioni scelte e limitate di dischi 12 pollici con
etichetta bianca, e simili). Come il capitale impersonificato dalle buone maniere e dalla
conversazione civile, il capitale sottoculturale viene incorporato nella forma dellessere a
conoscenza, ricorrendo (senza strafare) allo slang in uso e adottando un look tipo nato
per mettere in scena lultimo stile dance (Thornton 1998, p. 23).

Anche il capitale subculturale, infine, sarebbe convertibile in capitale


economico, sebbene in misura inferiore al capitale culturale ufficiale:

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Lessere hip pu creare una variet di occupazione e fornire delle entrate. I dj, gli
organizzatori dei locali, gli stilisti, i giornalisti musicali e di costume e diversi professionisti
dellindustria discografica si guadagnano da vivere con il loro capitale sottoculturale
(Thornton 1998, p. 23).

I ricercatori contemporanei, alla luce degli sviluppi delle tecnologie


digitali e dei social network, si interrogano sulla validit dei paradigmi
teorici relativi alle subculture.
Uno di questi Michel Maffesoli, un sociologo francese con una
formazione filosofica. Lo studioso va oltre la nozione di subculture e conia
il termine di neotrib (o trib postmoderne) per parlare di persone
diverse ma unite da una passione comune, che guida azioni collettive
intense, sebbene di durata effimera. La neotrib un aggregato non stabile
che somiglia pi a un ambiente e uno stato mentale piuttosto che a
unorganizzazione di tipo classico. La sua espressione lo stile di vita, che
catalizza meccanismi di coesione ed appartenenza (Maffesoli 2004).
Queste identificazioni sono effimere perch le nuove trib non hanno
un fine da raggiungere n si riconoscono in un progetto da realizzare.
Le neotrib non sono legate a unideologia, come poteva succedere con la
controcultura degli anni 70, ma sono qualcosa di fluido e poco strutturato,
perch la norma passare da un gruppo allaltro senza problemi (Maffesoli
2004).
Il soggetto postmoderno, secondo Maffesoli, non lindividuo
dallidentit stabile, ma la persona che capace di una pluralit di ruoli e
che quindi partecipa a una molteplicit di trib.

Adesso necessario fare una panoramica delle teorie psicologiche e


sociologiche sugli stereotipi (e i pregiudizi), poich lobiettivo di questo

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lavoro capire se loggetto di ricerca (i nerd) si configura come una
subcultura o, invece, deve essere considerato uno stereotipo culturale.

1.3. Stereotipi e pregiudizi: teorie e differenze

La teorizzazione relativa al concetto di stereotipo si intreccia a quella sul


pregiudizio e, come vedremo, ha determinanti sia culturali che cognitive.
Walter Lippmann, un giornalista americano, nel suo saggio del 1922
Lopinione pubblica, uno dei primi a tentare di definire il concetto di
stereotipo.
A proposito della percezione degli stereotipi, afferma:

Nella maggior parte dei casi noi definiamo non dopo, ma prima di aver visto. Nella
grande, fiorente e ronzante confusione del mondo esterno trascegliamo quello che la nostra
cultura ha gi definito per noi, e tendiamo a percepire quello che abbiamo trascelto nella
forma che la nostra cultura ha stereotipato per noi (Lippmann 1995, p. 63).

Lo psicologo sociale Bruno Mazzara in Stereotipi e pregiudizi (1997)


osserva che il nostro modo di intendere la realt pi vincolato e
condizionato di quanto ci piacerebbe che fosse.
Letimologia della parola pregiudizio fa riferimento a un giudizio che
precede lesperienza, cio un giudizio che viene formulato quando vengono
a mancare dati sufficienti. Questa mancanza di dimostrazione empirica fa in
modo che il pre-giudizio, comunemente, sia considerato un giudizio
errato.
Il filosofo Bacone, agli inizi del Seicento, formula una sofisticata teoria
dove descrive gli errori dello spirito (gli idola mentis) che distraggono dalla
conoscenza autentica del mondo e che devono essere essere estirpati per
arrivare alla verit. Molte delle sue intuizioni hanno anticipato quelli che poi

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verranno classificati come errori cognitivi (Mazzara 1997).
Gli studi sociali, nel corso del tempo, hanno aggiunto altre sfumature al
significato originario di pregiudizio:

la prima riguarda il fatto che il pregiudizio si riferisca non tanto a fatti ed eventi,
quanto piuttosto a specifici gruppi sociali; la seconda che tale pregiudizio sia di solito
sfavorevole, nel senso che lerrore di valutazione tenderebbe pi a penalizzare che non a
favorire loggetto del giudizio stesso (Mazzara 1997, p.12).

A proposito di questultimo aspetto, Mazzara chiarisce come il


pregiudizio negativo sia spesso complementare a un pregiudizio
positivo, vale a dire che

la considerazione negativa dei gruppi diversi dal proprio si basa su una considerazione
esageratamente positiva di quello al quale si appartiene (ibidem, p. 14).

possibile formulare diverse definizioni di pregiudizio, a seconda del


livello di scala che decidiamo di prendere in considerazione. Mazzara ne
elenca due:

1) giudizio precedente allesperienza o in assenza di dati empirici;


2) la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole le persone che
appartengono ad un determinato gruppo sociale (ibidem, p. 14).

Lo studioso aggiunge, poi, che bisogna tenere conto che il pregiudizio


non influenza esclusivamente le valutazioni, ma ha la capacit di orientare
concretamente allazione (ibidem, pp. 14-15).

Letimologia di stereotipo si collega a unorigine tipografica. Alla fine


del Settecento indica la riproduzione di immagini a stampa per mezzo di

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forme fisse (dal greco steres = rigido e tpos = impronta).
Poi viene introdotto in psichiatria, riferendosi a patologie caratterizzate
da ossessiva ripetitivit di gesti ed espressioni.
Lippmann, con il suo saggio del 1922, introduce il concetto di
stereotipo nelle scienze sociali. Mazzara riconosce al giornalista
americano laver anticipato temi importanti che verranno approfonditi nella
ricerca successiva:

Innanzitutto il fatto che questo processo di semplificazione della realt non avviene in
modo accidentale n per unarbitraria scelta individuale, bens secondo modalit che sono
stabilite culturalmente: gli stereotipi fanno parte della cultura del gruppo e come tali
vengono acquisiti dai singoli e utilizzati per una efficace comprensione della realt
(Mazzara 1997, p. 16).

Inoltre gli stereotipi si configurano come un meccanismo di difesa:

contribuendo al mantenimento di una cultura e di determinate forme di organizzazione


sociale essi garantiscono allindividuo la salvaguardia delle posizioni da lui acquisite
(ibidem, p. 16).

Lippmann ha intuito anche alcune modalit di funzionamento degli


stereotipi:

il loro effetto pi importante sta nellorientare la ricerca e la valutazione dei dati di


esperienza, i quali vengono di fatto alterati, a partire dal momento stesso della loro
percezione da parte degli organi di senso, in funzione degli stereotipi correnti (ibidem, pp.
16-17).

Si pu comprendere, allora, come i concetti di stereotipo e


pregiudizio siano fortemente collegati.
Lo stereotipo pu essere considerato il nucleo cognitivo del
pregiudizio, in altre parole

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linsieme degli elementi di informazione e delle credenze circa una certa categoria di
oggetti, rielaborati in unimmagine coerente e tendenzialmente stabile, in grado di sostenere
e riprodurre il pregiudizio nei loro confronti (Mazzara 1997, p. 17).

Mazzara individua tre caratteristiche (o variabili) degli stereotipi:

a) La condivisione sociale, cio la misura in cui unimmagine


(negativa) viene condivisa;
b) la generalizzazione, cio la credenza che le caratteristiche (negative)
di un gruppo siano distribuite in tutti i componenti del gruppo stesso;
c) la rigidit, che porta a pensare che gli stereotipi non si possano
cambiare, perch radicati nella cultura e nella personalit (ibidem,
pp. 18-19).

Tenendo conto di queste variabili e del livello di generalit, possiamo


dare le seguenti definizioni di stereotipo:

1) linsieme delle caratteristiche che si associano a una certa categoria di oggetti;


2) linsieme coerente e abbastanza rigido di credenze negative che un certo gruppo
condivide rispetto a un altro gruppo o categoria sociale (ibidem, p. 20).

Mazzara, dopo aver definito e descritto a livello funzionale i due


meccanismi, prova a fare una carrellata delle possibili cause che
spiegherebbero la loro formazione.
Questi potrebbero avere un fondamento biologico, risultato della
selezione naturale darwiniana, ed essere

espressione di una generica ostilit nei confronti di ci che non si conosce e di chi
diverso da noi, la quale risulterebbe essere un tratto tipico non solo della specie umana, ma

23
di tutti gli animali (Mazzara 1997, p. 68).

Bisogna sottolineare, per, che altri studi forniscono spiegazioni


alternative (o complementari) che danno maggior peso, anche evolutivo, alla
cooperazione piuttosto che alla competizione (ibidem, pp. 70-71).

Allo psicologo americano Gordon Allport, che nel 1954 pubblica La


natura del pregiudizio, si deve quella che viene chiamata spiegazione
cognitiva del pregiudizio.
La nostra mente, per semplificare il mondo e gestire lincredibile
abbondanza di dati disponibili, opererebbe una categorizzazione:

il raggruppamento delle informazioni elementari in insiemi omogenei, definibili come


categorie, che possano essere trattati come un tutto unico (ibidem, pp. 72-73).

La categorizzazione collegata al processo di astrazione,


indispensabile alla nostra mente per comprendere e comunicare i concetti
(Allport 1973).
Questo processo, quindi, uno strumento che comunemente usiamo per
classificare il mondo. Tuttavia, nel caso di pregiudizi e stereotipi, pu essere
usato in maniera distorta:

Possiamo dire che un determinato tratto diventa tanto pi un elemento di stereotipo


indebito quanto pi si discosta dalla ragione originale che ha indotto il raggruppamento in
categoria di quegli individui (Mazzara 1997, p. 75).

Un altro processo mentale ordinario costituito dallinferenza

che ci porta a prevedere la corrispondenza fra certi tratti immediatamente rilevabili e


certe pi nascoste caratteristiche soggettive e disposizioni comportamentali (ibidem, p. 76).

24
Ma, come nel caso della categorizzazione, se ne pu fare un uso distorto:

nel caso di stereotipi e pregiudizi si tende a collegare in maniera arbitraria


caratteristiche oggettive e di appartenenza sociale con caratteristiche personali (ibidem, p.
77).

C anche un terzo processo che viene usato indebitamente nel caso di


stereotipi e pregiudizi. Si tratta dellaccentuazione percettiva:

la tendenza a percepire gli oggetti che sono inclusi in una stessa categoria come pi
simili tra loro di quanto siano in realt, e a percepire invece come pi diversi di quanto
realmente sono gli oggetti che sono inclusi in categorie diverse (ibidem, p. 78).

Un altro modo per spiegare le cose prendere in considerazione leffetto


dellappartenenza sociale nella formazione dellidentit dellindividuo.
Spesso, per preservare lautostima, applichiamo la strategia del
favoritismo di gruppo (o favoritismo per lin-group):

considerare sistematicamente in modo pi positivo tutto ci che riguarda il proprio


gruppo e in modo pi sfavorevole ci che riguarda gli altri gruppi (Mazzara 1997, p. 81).

La tendenza al pregiudizio pu essere spiegata anche da concezioni di


tipo psicoanalitico che la vedono come un mezzo attraverso il quale
lindividuo risolve in qualche modo i propri conflitti interni (ibidem, p.
96). Sintetizzando, quando lindividuo si trova in una condizione di
frustrazione, accumula tensione che deve scaricare in qualche modo. Se la
causa della frustrazione non chiara o irraggiungibile, si verifica una
dislocazione dellaggressivit: questultima colpisce un bersaglio pi
accessibile e debole, un capro espiatorio (ibidem, p. 97).
C, poi, la spiegazione che fa riferimento a un meccanismo di difesa

25
psicologico chiamato proiezione:

Con questo termine si designa in ambito psicoanalitico uno dei modi pi comuni con
cui lindividuo risolve i propri conflitti interni, che consiste nellattribuire ad altri
(proiettandole su essi) pulsioni e caratteristiche che non possono accettare come parte
della propria personalit (ibidem, p. 99).

facile immaginare allora come alcuni tratti negativi si possano riferire


alle minoranze e gli stereotipi possano diventare un campionario
inconscio di questi tratti.
La teoria del conflitto reale, infine, mette in correlazione diretta la
tendenza al pregiudizio con la competizione per risorse limitate e con il
conflitto degli scopi perseguiti (ibidem, p. 103).

Le strategie dintervento per cercare di ridurre i pregiudizi e gli


stereotipi dipendono dai modelli di riferimento teorici che si sceglie di
adottare.
Nella nostra panoramica abbiamo visto come la rigidit sia una
caratteristica che permette agli stereotipi di autoriprodursi. Gli interventi
programmati dovrebbero intervenire proprio su questultimo meccanismo,
cercando di ostacolarlo. Uno dei modi migliori per farlo

quello di fornire in anticipo uno schema di interpretazione alternativo allo stereotipo


stesso, che consenta in primo luogo di notare e valorizzare informazioni che altrimenti
sarebbero sfuggite e in seguito di ricordarle con maggiore prontezza, fornendo cos una
diversa e altrettanto efficace possibilit di spiegare/prevedere i comportamenti degli altri
(Mazzara 1997, pp. 112-113).

Unaltra modalit di riproduzione degli stereotipi data dal fenomeno


dell autoadempimento della profezia. dimostrato che il nostro sistema

26
di valori e le nostre convinzioni possono condizionare il giudizio nei
confronti di qualcuno, indipendentemente dalle sue caratteristiche oggettive.
La soluzione sta in una maggiore consapevolezza di s e dei propri
meccanismi mentali, sia di chi veicolo dello stereotipo, sia di chi ne
vittima (ibidem, p. 118).

utile pensare anche a delle strategie di intervento che attenuino i


pregiudizi e gli stereotipi in maniera indiretta, con nuove forme di
convivenza. Mazzara individua tre forme di rapporto con il diverso:

1) Lassimilazione, rappresentata dalla tendenza del gruppo maggioritario a inglobare


quello minoritario, facendo in modo che esso rinunci alla sua differenza e accetti in
pieno, riconoscendoli come superiori, i modi di vita e la cultura della maggioranza;
2) la fusione, con le diversit mescolate in un ipotetico crogiuolo (melting pot) dal
quale ci si aspetta che fuoriesca una sintesi superiore, migliore dei singoli
componenti di partenza;
3) il pluralismo culturale, che ha lo scopo di mantenere le differenze, valorizzando
ciascuna di esse in quanto possibile arricchimento del patrimonio culturale
complessivo, il quale trae la sua forza non dalla fusione indistinta, bens dal
confronto e dalla pacifica coesistenza di culture diverse (ibidem, pp. 121-123).

A un livello pi concreto, Mazzara indica come strategia di intervento


pi promettente quella di favorire il contatto fra i diversi.

La fiducia nellefficacia di questa strategia si basa sulla convinzione che stereotipi e


pregiudizi derivino da uninsufficiente conoscenza della realt dellaltro, il quale viene
percepito erroneamente come troppo diverso da s e come nemico per principio, sicch si
ritiene che una migliore conoscenza reciproca sia sufficiente a rimuovere gli errori di
valutazione e di aspettativa e a creare un rapporto di amicizia e di solidariet (Mazzara
1997. p. 127).

Tuttavia, come nota anche Allport, perch sia efficace veramente, questo

27
contatto deve avvenire a particolari condizioni.
Linterazione dovrebbe essere sufficientemente lunga e approfondita,
soddisfacente, cooperativa (con un impegno comune verso uno scopo
comune), caratterizzata da uno status simile e sostenuta a livello
istituzionale e culturale (ibidem pp. 128-129).
In generale, bisognerebbe tendere a una complessiva disponibilit alla
tolleranza, cio verso

la convinzione che sia non solo possibile ma anche giusto e produttivo per tutti che
esistano differenti modi di essere e di vedere il mondo (ibidem, p. 133).

28
2. Origine ed evoluzione del concetto di nerd

I giornalisti e documentaristi Tomaso Walliser e Cecilia Botta, nel saggio


Bit Pop Revolution. Gli hippie che inventarono il futuro (2014),
ricostruiscono lorigine della parola nerd. Questa viene di solito usata per
identificare una categoria di persone che amano la tecnologia e non sono
molto a loro agio con la vita emotiva, preferendo forme di comunicazione
logiche e razionali (proprio come il signor Spock, il personaggio vulcaniano
della serie televisiva Star Trek). Il linguaggio, quindi, viene usato in maniera
fredda e scientifica, con poca empatia. Uno degli effetti collaterali di questo
stile comunicativo lemarginazione sociale che, spesso, si configura come
auto-emarginazione.
Analizzando la storia della letteratura e della fiction, gli autori
individuano in Victor Frankenstein, il personaggio del romanzo pubblicato
da Mary Shelley nel 1818, il primo nerd in ordine di comparsa, per via della
sua esplicita predilezione della dimensione accademica rispetto a quella
marcatamente familiare.
Quando alla fine dellOttocento leducazione fisica viene introdotta nelle
scuole, lo studente modello, soprattutto nellimmaginario americano,
diventa il giovane prestante e robusto, che poi sar rappresentato
diffusamente da surfisti e cowboy. In questo periodo, quelli che rifiutano di
partecipare alle attivit di gruppo, soprattutto sportive, in America vengono
chiamati greaser. Questo gruppo pu essere considerato unanticipazione
dei nerd.
Nel 1936, allinterno di un fumetto, appare per la prima volta un
personaggio con tutte le caratteristiche che si fisseranno nellimmaginario
del nerd: ha degli occhiali molto vistosi, i denti sporgenti ed oggetto di

29
bullismo da parte di un ragazzo sportivo molto attraente e popolare.
Solo durante la Seconda Guerra Mondiale limmagine del nerd si smorza
e vive una rivalutazione: pur continuando a non sentirsi a proprio agio nelle
occasioni sociali, gli viene riconosciuta una mente strategica in grado di
cavarsela bene nel problem solving.
Secondo il giornalista Benjamin Nugent c un parallelo tra i nerd e la
cultura ebraica. Lideale maschile rabbinico era rappresentato da un uomo in
grado di leggere e capire il Talmud e che allo stesso tempo rifuggiva
lesercizio delle professioni non intellettuali e tutte quelle situazioni dove
era richiesto il lavoro manuale e luso della forza fisica.
Questo ritratto perfettamente allineato alla rappresentazione tipica del
nerd: evita lo scontro fisico e si dedica a campi astratti come la finanza e le
Sacre Scritture.
Nugent ritiene che questo basti ad affermare che nellimmaginario
popolare gli ebrei hanno avuto il ruolo che oggi hanno i nerd:

Questa tipologia di ebreo, per il suo status allinterno del college e per la combinazione
di potere intellettuale e impotenza sociale, un antesignano del nerd. (Nugent 2011, pp.
81-83)

Enrico Gandolfi, in Generazione Nerd (2014), scrive che la genesi dello


stereotipo del nerd collegata alla realt scolastica americana dellinizio
degli anni 50. In quegli anni i nerd erano gli emarginati, i ragazzi meno
popolari di una classe. Questo non era dovuto alla loro appartenza a una
classe sociale meno abbiente, ma era la conseguenza della predisposizione
allo sforzo intellettivo che li tagliava fuori dalle pratiche pi apprezzate e
popolari, come le competizioni sportive dei college.

30
Nel secondo dopoguerra appare in diversi programmi radiofonici e
televisivi un nerd pi caratterizzato nel comportamento. Nel 1952 lattore
Lewis Skolnick, nel film Our Miss Brooks, lo rappresenta in maniera goffa,
incapace di comunicare ed esprimersi spontaneamente.
Tra le tante ipotesi sulle origini del termine, ce n una che afferma che
la parola nerd non sia altro che una deformazione di Mortimer Snerd, che
era il nome che lattore Edgar Bergen dava a un personaggio ventriloquo.
Ma perch la parola entri nel linguaggio comune, deve apparire prima in
un racconto per bambini, If I ran the Zoo (dove nerd era un animale della
favola), poi in due riviste universitarie tecniche, Voo Doo e Bachelor, che
cominciano a ironizzare sul loro lettore tipo: occhialoni, magrissimo, capelli
a spazzola e un regolo calcolatore agganciato alla cintura.
Alla fine degli anni 60, quando esce il racconto The man of the n.e.r.d., la
parola nerd ormai sdoganata e appare regolarmente nelle sezioni
umoristiche di molte riviste. (Walliser, Botta 2014, pp. 41-42)

Dal punto di vista mediatico, i nerd cominciano ad avere una maggiore


evidenza a partire dagli anni 70. Nel 1984 esce il film di culto La rivincita
dei nerds che consolida lo stereotipo del nerd nellimmaginario collettivo,
ma allo stesso tempo inizia leggermente a modificarne la rappresentazione. I
protagonisti del film, di norma intelligenti, di razza caucasica e poco portati
per le attivit fisiche, si connotano di unaura da perdenti vincitori: si tratta
di esclusi sociali che, coltivando cervello e interiorit, sono dotati di una
sensibilit superiore e non comune rispetto ai coetanei.

Benjam Nugent ritiene che lestetica e limmaginario dei nerd, a partire


dagli anni Ottanta, si siano nutriti e abbiano attinto parecchio dallambito

31
Giapponese.

Negli anni ottanta, gli opinionisti dei giornali paventavano limminente conquista del
mondo da parte dei giapponesi, forti della loro passione per la tecnologia e di una mentalit
aziendale tecnologizzata. (Nugent 2011, p. 10)

Un grande catalizzatore di questo fenomeno, probabilmente, stato lo


scrittore di fantascienza William Gibson. Nel 1984 pubblica il romanzo
Neuromante, ambientato in un futuro che sia cupo che seducente. Il libro
diventa il manifesto del movimento cyberpunk e allo stesso tempo viene
preso a modello dai nerd. Questi ultimi vi vedono un riflesso della loro
identit, ma anche un fantasia rappresentata da un mondo dove gli hacker 3
sono le persone pi pericolose e potenti, dove non comandano i governi ma
aziende molto avanzate tecnologicamente. Non un caso che tra queste le
aziende pi potenti siano quelle giapponesi. Il romanzo di Gibson, quindi,
anche una rappresentazione della paura, tipica degli anni 80, dellascesa
economica del Giappone dovuta soprattutto al suo grande progresso
tecnologico. Tuttavia questa inquietudine per i nerd aveva qualcosa di
romantico e affascinante.
Gi il Giappone del dopoguerra aveva una serie di caratteristiche
assimilabili a quelle del nerd:

lenfasi culturale sullordine, lindustriosit unita a una scarsa attitudine militare, i


cartoni animati di fantascienza pieni di dettagli vividi che mettevano in scena fantasie di
egemonia militare e spettacolari vendette. (Nugent 2011, p. 74)

Negli anni 80 i nerd cominciano a fagocitare e ad assimilare la cultura

3 Si tratta di persone molto esperte in un particolare ambito o settore, che viene coltivato
anche come passione, al di l delle pratiche e degli obblighi lavorativi. I pi famosi sono gli
hacker informatici, spesso abili programmatori, che non vanno confusi con i cracker, i
quali usano le loro competenze per commettere crimini informatici.

32
pop giapponese. Secondo Nugent in questo momento che nasce

il mito del Giappone in quanto nazione nerd, che sorge dalle macerie di Fat Man e
Little Boy per dominare il mondo intero grazie ai suoi piani tecnologici. (Nugent 2011, p.
75)

Enrico Gandolfi ritiene che oggi siamo di fronte a una specie di effetto
tokenism (Hodkinson 2011) declinato in chiave culturale: viene impiegata,
cio, una pratica che ha lo scopo di creare integrazione nei piccoli gruppi,
attraverso luso di un oggetto, il token, anche simbolico, per reagire alla
discriminazione sociale.
Il nerd come un genio stravagante appare, quindi, come se volesse
compensare una mancanza, in qualsiasi tipo di format e incarnazione, dal
talento goffo e imbranato della classe scolastica allo scenziato bizzarro e
appariscente di una squadra investigativa. (Gandolfi 2014, pp. 77-78)
Nella societ contemporanea quello che Gandolfi chiama il tag nerd

divenuto leggero e ambivalente, portatore di uno statuto ineffabile eppure tangibile,


comune. (Gandolfi 2014, p. 78)

Grazie agli imprenditori tecnologici e ai grandi pionieri della Silicon Valley


americana come Bill Gates, Steve Jobs e Mark Zuckerberg, il nerd non pi
connotato solamente come essere dispregiativo, ma designa anche
unattitudine al lavoro e alla vita molto consona alla complessit del mondo
attuale. Nel frattempo il nerd

continua a evocare un moto di timore reverenziale e curiosit misterica, legandosi alla


tecnologia ma andando a presiedere lintero immaginario popolare. (Gandolfi 2014, p. 78)

33
3. Nerd e geek: semantica e psicologia

3.1. Cos un nerd

Dopo aver gettato uno sguardo ai principali orientamenti teorici relativi


alle subculture e agli stereotipi culturali, definiamo i significati e i sistemi di
valori dei nostri oggetti di ricerca: nerd e geek.
Il giornalista americano Benjamin Nugent in Storia naturale del nerd
(2011) scrive che esistono principalmente due macrocategorie di nerd.
La prima, che comprende quasi tutti maschi, costituita da soggetti che
manifestano il loro intellettualismo in maniera meccanica e che sono inetti
socialmente come potrebbe esserlo un goffo robot che sbatte contro gli
oggetti. Nugent ne traccia lidentikit in questo modo:

1) Nutrono una passione per attivit tecnicamente sofisticate che escludono il


coinvolgimento emotivo o fisico, il sesso, il cibo, la bellezza (la maggior parte
delle attivit che appassionano i non-nerd - la pallacanestro, il violino, il sesso,
il surf, la recitazione, il lavoro a maglia, la decorazione dinterni, la
degustazione di vini, ecc. - si basa invece su uno di questi presupposti).
2) Parlano un inglese standard privo di connotazioni gergali.
3) Tendono a evitare lo scontro e il coinvolgimento sul piano fisico ed emotivo.
4) Preferiscono un tipo di comunicazione logica e razionale a forme di
comunicazione o di pensiero non verbali e non razionali.
5) Usano la tecnologia per lavoro o per divertimento e la amano molto pi di quanto
la ami la media delle persone.

La seconda categoria, invece, distribuita equamente tra maschi e


femmine ed composta da individui che vengono chiamati nerd perch
sono emarginati sociali. (Nugent 2011, pp. 6-7)

Lo psicologo clinico americano David Anderegg, in Nerds: How Dorks,

34
Dweebs, Techies, and Trekkies Can Save America and Why They Might
Be Our Last Hope (2011), elenca quelli che considera i Cinque
Fondamenti della Nerditudine:

I nerd sono, per definizione: (a) non sexy, (b) interessati alla tecnologia, (c) non
interessati al loro aspetto personale, (d) entusiasti di cose che annoiano chiunque altro,
e infine (e) perseguitati da non-nerd talvolta identificati con il termine jock. (Anderegg
2011, p. 34)

3.2. La differenza tra nerd e geek

Le parole nerd e geek spesso sono usate in maniera intercambiabile


per riferirsi agli stessi soggetti. Tuttavia interessante sottolineare che,
soprattutto nei paesi anglosassoni, ci sono differenti sfumature di significato
che potrebbero rivelarsi significative per la nostra indagine.
Il sociologo Enrico Gandolfi, in Generazione Nerd: Gioco, tecnologia e
immaginario di una subcultura mainstream, intervista molti giovani che in
modi diversi si identificano con quello che lui chiama il tag nerd. Dai
questionari emerge che in Italia la parola nerd si usa in maniera molto
disinvolta, mentre in Inghilterra si molto pi attenti alle sfumature. Per gli
inglesi il nerd rappresenta lo sfigato, lasociale, laspetto peggiore dello
stereotipo. Mentre il geek lesperto, spesso fissato su qualcosa di specifico
come il gaming, ma che tuttavia autocosciente e ha la capacit di
divertirsi, conservando unaura intellettuale e popolare. (Gandolfi 2014, p.
135)
Il geek, quindi, ha sempre una connotazione positiva nellimmaginario
comune perch rappresenta il massimo esperto di un settore. Il nerd ha
caratteristiche simili, con la differenza che, rispetto al geek, non riesce a
dare la giusta collocazione alle sue passioni: il pi delle volte queste

35
diventano ossessioni che cannibalizzano gli altri aspetti della vita. (Ivi, p.
137)

Gli psicologi clinici americani Howard Adelman e Linda Taylor, in


About Nerds and Geeks as an Identified Subculture, riportano un
interessante diagramma di Venn che rappresenta visivamente differenze e
intersezioni tra i due gruppi con tre caratteristiche principali: intelligenza,
ossessione e inettitudine sociale. I geek presenterebbero solo due di questi
tratti: intelligenza e ossessione, mentre nei nerd si riscontrerebbero tutti e
tre. (Adelman, Taylor 2016)

I nerd sono definiti dai due autori come persone (a) intelligenti, (b)
molto concentrate su una ricerca non-sociale (spesso di natura scientifica o
tecnica) e (c) inetti socialmente. Il primo esempio classico il nerd dei
computer. Secondo lindagine di Adelman e Taylor, i nerd, fisicamente,
tendono a essere obesi oppure molto magri e fuori forma. Poich ci tengono

36
al loro individualismo, non vestono in un modo particolare e non adottano
alcuna moda. Se portano gli occhiali, spesso indossano vistose montature di
plastica.
In contrasto alle definizioni negative, i nerd sono stati descritti come
individui intelligenti e laboriosi che capiscono a fondo le cose nelle quali
sono impegnati. Gli studenti etichettati come nerd si distinguono perch
sono visti come insolitamente appassionati di qualcosa ritenuto cool, cio
interessante e alla moda (ad esempio, intellettuale ed esoterico). Tuttavia,
questi stessi interessi sono spesso giudicati da altri inadeguati alla loro et
(cio sono visti o troppo avanzati o immaturi).
A scuola i nerd sono considerati bravi in tutto, tranne nelle materie di
educazione fisica. Conoscono sempre la risposta. Viste le loro capacit,
possono essere di grande aiuto sia agli insegnanti che agli altri studenti. In
generale, per, sono spesso soli, soprattutto se in classe sono gli unici nerd.
La loro inettitudine sociale, probabilmente, deriva dal fatto che i nerd
non seguono le gerarchie, non sanno in che modo farlo e talvolta non le
percepiscono. I loro tratti caratteriali possono essere assimilati a sintomi
ossessivi-compulsivi e della sindrome di Asperger. (Adelman, Taylor 2016)

Dalla ricerca di Adelman e Taylor emerge che i geek, invece, non danno
mai spettacolo di se stessi e vengono considerati calmi, amichevoli e
rispettosi. I geek raramente ingaggiano delle sfide con gli insegnanti o gli
altri studenti, al contrario il pi delle volte si comportano correttamente. Ci
tengono a sottolineare che sebbene appaiano passivi a scuola non
necessariamente sono ottusi al di fuori della scuola. Anzi, al di fuori della
scuola che realmente si vive. Infatti i geek hanno molti interessi extra-
scolastici, ai quali spesso si dedicano allinsaputa degli insegnanti. Questi

37
interessi sono considerati strani dagli altri studenti e comprendono il
modellismo o tipi di musica, film e letteratura di cui nessun altro ha ancora
sentito parlare. Lo stile e la moda sono poco considerati. I maschi di questo
sottogruppo vengono descritti con (a) grandi occhiali con montatura di
plastica o metallica, (b) camicie bianche o di flanella abbottonate fino al
collo oppure t-shirt che raffigurano o rappresentano un interesse particolare,
(c) pantaloni marroni aderenti che mostrano le caviglie e vestiti di velluto
neri o grigi, (d) mocassini o scarpe nere a punta oppure scarpe da ginnastica
Converse. (Adelman, Taylor 2016)

3.3. Psicologia e psicopatologia del nerd

Per cercare di capire la psicologia del nerd, Nugent cita il saggio The
Second Self della psicologa Sherry Turkle che permette una visione
illuminante della condizione del nerd. Lautrice riesce in questo intento
intervistando programmatori informatici e fanatici dei giochi di ruolo e non
usando mai la parola nerd. Nel capitolo dedicato alla cultura hacker, la
Turkle sottolinea che molti tra gli studenti del MIT di Boston hanno uno
scarso amore per se stessi: questo sentimento rappresenta il sintomo di una
moderna malattia sociale. (Nugent 2001, pp. 44-45)

La nostra societ accetta lesistenza di una cesura tra scienza e sensualit. Per
estensione, accetta una divisione tra individui che sono a loro agio con le cose e individui
che sono a loro agio con le persone. (Turkle 2005) 4

Secondo la Turkle questa separazione nella nostra cultura ha un costo


sociale enorme: la sofferenza di molti adolescenti dotati.

4Cfr. Nugent, B. (2011), Storia naturale del nerd. I ragazzi con gli occhiali che hanno
cambiato il mondo, ISBN Milano.

38
Una parte del disagio dei nerd, quindi, pu essere compreso pensando a
un cambiamento culturale, tra lepoca elisabettiana e il XIX secolo, che ha
separato pensare e sentire (la Turkle attinge questa teoria dal saggio I poeti
metafisici del poeta T. S. Eliot).
Nugent, infatti, scrive che questa ribellione contro il fattore raziocinante
ha catalizzato la formazione del concetto di nerd. Con lavvento delle
macchine, fin dallepoca romantica, la tecnologia ha cominciato a
conquistare spazi una volta prerogativa della razionalit. Questultima
sempre meno una qualit tipicamente umana, rispetto alla spontaneit.
Questo vuol dire che coloro che sono pi a loro agio con il pensiero logico e
meno con lespressione spontanea vengono privati di parte della loro
umanit, sono alienati poich vicini alla tecnologia e incapaci di gestire la
loro sfera emotiva. (Nugent 2011, p. 48)

La sofferenza del nerd consiste nel sentire che, essendo a proprio agio con il pensiero
razionale, escluso dallesperienza della spontaneit, delle relazioni sentimentali, dei
legami non razionali con le altre persone. Tra i nerd il disprezzo per se stessi un fenomeno
tanto comune perch gli stessi nerd accettano questa separazione tra pensiero e sentimento,
se ne rendono conto e stanno male perch si tratta di unidea comunemente accettata.
Essere un nerd spesso significa dover convivere con la tormentosa sensazione di essere
persone prive di cuore. (Nugent 2011, p. 48-49)

Nugent aggiunge, poi, che la fantasia riveste un ruolo importante nella


concezione del mondo e della vita del nerd. Forse proprio a causa della
sofferenza di cui abbiamo parlato che i nerd spesso si aggrappano a una
visione fantastica della loro vita anche quando questa non ha alcun
fondamento. (Ivi, p. 161)

Unesistenza di evasione, una vita alternativa che va a scontrarsi con altre persone nel
mondo reale e mi spinge a cercare la compagnia soltanto di coloro che mi permettono di
continuare a sostenere la finzione. In breve, una forma di dipendenza dalla fantasia. Questa

39
una caratteristica specifica di un certo tipo di nerd. (Ivi, p. 189)

Spesso il comportamento bizzarro dei nerd, soprattutto nellimmaginario


filmico, viene associato alla sindrome di Asperger. A questo proposito
Nugent dice che non affatto semplice riconoscere e descrivere questo
disturbo. Chi ne affetto somiglia a un autistico, escludendo per il basso
quoziente intellettivo e i problemi di apprendimento. (Nugent 2011, p.
125-126)

Questi individui spesso adottano senza volerlo comportamenti percepiti dagli altri
come irritanti. Capita spesso che invadano lo spazio personale altrui, che parlino a lungo di
argomenti astrusi, che interrompano le conversazioni, che alzino la voce o che la abbassino
senza motivo, o che mettano lenfasi sbagliata su parole e sillabe. Queste persone a volte
cambiano improvvisamente argomento, tengono lo sguardo fisso verso una direzione che
non la stessa della persona con cui stanno guardando, fanno fatica a guardare
linterlocutore negli occhi. Sono bambini con pochissimi, a volte zero amici; sono quegli
adulti che consideriamo noiosissimi se ci capita di conoscerli a un ricevimento. (Abele,
Grenier 2005 in Nugent 2011, p. 126)

La sindrome di Asperger costituisce un problema neurologico che si


manifesta con sintomi esteriori. Nelle sue forme pi lievi comprende
comportamenti che sono associati a quellincapacit sociale che spesso
leghiamo, senza evidenze scientifiche, ai nerd. (Ibidem)

40
4. Il nerd come subcultura e lo stereotipo nerd/geek

4.1. Il capitale subculturale e lhabitus del nerd

Secondo il sociologo francese Pierre Bourdieu un campo definito dalla


distribuzione di alcuni tratti, abilit e risorse che collettivamente possiamo
chiamare capitale (Bourdieu 2001). Dei tre tipi di capitale definiti dallo
studioso (economico, sociale e culturale), il capitale culturale che merita
particolare attenzione in questo caso, perch assume forme specifiche e pu
essere utilizzato, facendo tesoro della teorizzazione di Sarah Thornton
(1998), per lanalisi delle caratteristiche della cultura nerd.
Possiamo identificare due forme principali di capitale subculturale nella
cultura nerd: il sapere (knowledge) e il collezionismo (Woo 2012, pp.
99-100).
Le interazioni con gli altri nerd forniscono delle occasioni di acquisire
sapere e inoltre permettono di ottenere un riconoscimento reciproco del
proprio livello di sapere. Questa una forma incarnata di capitale
subculturale che pu essere visualizzata in diversi modi che comprendono
aneddoti da appassionati (trivia), senso estetico (good taste) e vari tipi di
riferimenti intertestuali.
Le forme pi ovvie di sapere significativo sono fatti e aneddoti relativi
agli interessi tipici dei nerd. Infatti gli stereotipi dei nerd spesso ruotano
attorno al fatto che qualcuno conosce gli aneddoti pi inutili su un dato
argomento. Ad esempio, dove un semplice appassionato di serie TV si
fermerebbe alla conoscenza degli attori e agli snodi della trama, un nerd va
pi in profondit, conosce anche gli autori, gli sceneggiatori e tutti aspetti
che danno continuit alla serie TV, vale a dire film per il grande schermo,
fumetti e spin-off di qualsiasi genere.

41
La categoria di sapere abbraccia anche uno dei principali usi di capitale
culturale descritto da Bourdieu: la modalit che consente di correggere un
giudizio estetico. Anche se il gusto spesso considerato unidiosincrasia che
non ha una spiegazione razionale, i gusti non sono equamente distribuiti
nello spazio sociale. Questa, dopo tutto, la lezione de La distinzione
(Bourdieu 2001).
Un ragionamento del genere non implica che i nerd siano drogati
culturali, ma piuttosto che la piena partecipazione a una pratica presuppone
linteriorizzazione di orientamenti condivisi o framework che vincolano
motivi estetici a modalit particolari.
Dimostrare la padronanza dei testi canonici di una subcultura un altro
modo in cui si pu mettere in evidenza il capitale sottoculturale del sapere.
Mark Allen Peterson (2005) sostiene che lintertestualit non una
propriet dei testi, ma una performance del loro pubblico:

Le persone non sono mai solo il pubblico che costruisce le letture dei testi, ma sono
anche coloro che raccolgono, ricordano, replicano e trasformano gli elementi che fanno
parte dei media che consumano. Citano il dialoghi, emulano stili e fischiettano melodie
imparati da televisione, radio o cinema. Alcuni di questi prestiti intertestuali possono essere
casuali, idiosincratici e personali, ma la maggior parte di questo gioco intertestuale
socialmente modellato. La conoscenza di particolari tipi di testi mediali e la capacit di
riconoscere questa conoscenza competenza di una forma di capitale culturale valutata
enormemente in molti campi sociali. (Person 2005, p. 103) 5

La creazione e il riconoscimento di citazioni mediali una funzione


ubiqua dellinterazione sociale allinterno delle culture nerd. Questo
riconoscimento delinea i confini tra in-group e out-group, vale a dire che la
capacit di partecipare alla performance dellintertestualit traccia una

5Cfr. Woo, B. (2012), Nerds!: Cultural Practices and Community-Making in a Subcultural


Scene, Simon Fraser University Burnaby British Columbia Canada.

42
distinzione tra chi possiede questo capitale subculturale e chi ne privo.
Il collezionismo una componente significativa di molte pratiche nerd e
per questo motivo le collezioni rappresentano la concretizzazione del
capitale culturale. Tra gli appassionati di fumetti uneconomia culturale
basata sullabilit di acquisire testi canonici e determinarne la rilevanza in
base allintreccio o allautore. Possedendo questi fumetti un lettore si
legittima allinterno della comunit dei fan. (Brown 1997) 6.
Woo distingue tre tipi principali di collezionisti, sulla base della loro
disposizione nei confronti dellatto di collezionare stesso: i completisti
(completists), gli hobbysti (hobbysts) e gli speculatori (speculators).
Ai completisti interessa acquisire set da collezione completi di tutti i
pezzi, serie integrali: questa la loro priorit. Gli hobbysti interpretano il
loro collezionismo come lebbrezza della caccia ad oggetti elusivi,
difficilmente trovabili. Mentre gli speculatori sono interessati
principalmente al ritorno dellinvestimento, cio collezionano oggetti con il
proposito di guadagnarci il pi possibile rivendendoli. Sebbene anche i
completisti e gli hobbysti siano interessati al valore economico delle loro
collezioni, questo si riflette nella pratica dellapprezzamento estetico,
mentre gli speculatori operano al di fuori delle pratiche interne del gusto,
trattando gli oggetti da collezione esclusivamente come merci. (Woo 2012,
pp. 109-110).

Per approfondire lambito della cultura nerd vale la pena considerare la


questione del corrispondente habitus dei nerd. Il concetto di habitus stato
elaborato da Pierre Bourdieu ed particolarmente utile per comprendere le
scelte di consumo plasmate da fattori sociali. Lhabitus un prodotto della

6 Cfr. Ibidem.

43
socializzazione. un set di abitudini mentali e fisiche generate dalle
necessit pratiche delle condizioni di esistenza di ognuno, in particolare
quelle relative allinfanzia. Queste disposizioni regolano le nostre percezioni
delle situazioni che affrontiamo come le risposte che utilizziamo per
affrontarle. (Bourdieu 2001)
Identificare uno specifico habitus subculturale un obiettivo ambiguo.
La partecipazione a qualsiasi scena subculturale o a set di pratiche culturali
solo forzatamente paragonabile ai deteminanti strutturali che Bourdieu
suggerisce formino lhabitus. Ci si potrebbe chiedere: cosa sono lo stile o la
musica, rispetto alla strada tracciata dalla classe sociale e dalle condizioni
materiali dellinfanzia? Le disposizioni e le attitudini dei nerd potrebbero
non costituire un habitus per s, ma rappresentare artefatti di abitudini e
competenze che sono coltivati nellambito delle pratiche della cultura nerd.
(Woo 2012, pp. 152-155)

4.2. Lhyperwhiteness del nerd

Mary Bucholtz, una linguista dellUniversit della California, per


dodicanni ha cercato di capire, attraverso i suoi studi, se c un linguaggio
o uno stile comunicativo proprio della cultura nerd. Per fare questo ha
sottoposto tantissimi questionari a studenti delle scuole superiori e
delluniversit (principalmente in California) per farsi raccontare la loro
idea di nerd e quali tra i loro coetanei dovrebbero essere considerati nerd.
Lessere nerd (nerdiness), secondo le sue conclusioni, per lo pi una
questione di comportamento razziale velata. Le persone etichettate come
nerd tendono ad agire in modi che la Bucholtz chiama da iper-bianchi
(hyperwhite).
Questi comportamenti si rifletterebbero in un uso particolare del

44
linguaggio. Nella ricerca del 2001 The Whiteness of Nerds: Superstandard
English and Racial Markedness Mary Bucholtz osserva che i ragazzini
bianchi pi privilegiati e cool (quelli considerati pi popolari e degni di
ammirazione) usano una quantit limitata di espressioni vernacolari inglesi
di origine afro-americana: possono dire sangue (blood) al posto di
amico (friend) o elidere la consonante finale in espressioni come
playing (giocare, che diventa playin).
Tuttavia i nerd intervistati dalla Bucholtz, soprattutto ragazzi bianchi,
aderiscono in maniera scrupolosa allInglese Standard. Spesso preferiscono
parole di origine greco-latina rispetto a quelle di origine tedesca (dicono:
la mia osservazione, invece di Io penso). Questa preferenza conferisce
unaria di distacco scientifico. Sono consapevoli di parlare con precisione e
usano il linguaggio come un segno di appartenenza alle loro cricche. I nerd
non sono semplicemente vittime dei codici sociali dominanti su ci che
appropriato e su ci che cool; modellano attivamente la propria identit e
mettono quei codici in discussione. Anche se la Bucholtz utilizza il termine
iper-bianco (hyperwhite) per descrivere il linguaggio nerd, questo
concetto si riferisce a risorse simboliche che possono essere utilizzate anche
in altri ambiti, come quello dellabbigliamento.
Ad esempio, mentre lo stereotipo del giovane di colore indossa abiti
sgargianti, scelti per il loro valore estetico, un nerd pensa soprattutto
allaspetto pratico, scegliendo abiti comodi, con tasche protette in grado di
ospitare gadget e pantaloncini, quando fa troppo caldo.
Il concetto di iper-bianco, quindi, funziona come una descrizione per
tutto quello che intuitivamente associamo ai nerd: questo il motivo per cui
Hollywood da tempo specula sulle battute che cercano di capitalizzare la
dissonanza emotiva che si viene a creare quando un nerd si comporta come

45
un nero e un ragazzo di colore si comporta come un nerd (come Carlton nel
Principe di Bel-Air con Will Smith).
Coltivando unidentit percepita come bianca fino alleccesso, i nerd
arrivano fino a negare quellaura di normalit che spesso costituisce uno dei
vantaggi dellessere bianco. Secondo la Bucholtz questo qualcosa di
ammirevole, perch i nerd rifiutano di esercitare il privilegio razziale su cui
si fondano le culture giovanili bianche. (Bucholtz 2001)

4.3. La categorizzazione subculturale del nerd

Enrico Gandolfi classifica tre soggetti subculturali che si riferiscono al


tag nerd: il nerd creatore, il nerd gatekeeper e il nerd praticante.
Il nerd creatore pu essere considerato un macro-contenitore dove si
inseriscono i creatori di cultura nerd, gli autori delle fanzine e i bricoleur
che offrono in maniera costante contesti di esperienza a terzi in ambienti
pubblici e privati e naturalmente producono in maniera concreta oggetti
culturali. Possono mostrare segni egemonici generici oppure sottoculturali
(ci che appare naturalmente nerd). Ricapitolando, i nerd creatori
comprendono: artisti, creativi, autori, operatori di settore, editori e cos via.
Il nerd gatekeeper articola le pratiche sociali tipicamente nerd e ha una
funzione di filtro rispetto allesperienza e al consumo dei relativi oggetti
culturali. Si possono suddividere in due categorie. La prima rappresentata
dai custodi, guardiani del mondo sociale che hanno un potere pratico di
regolazione e cadenza: sono i gestori dei negozi indipendenti o i
responsabili di fondazioni e associazioni delluniverso nerd. La seconda
comprende i nerd filtro: sono gatekeeper comunicativi di riferimento e
opinion leader che influenzano specifiche comunit interpretative.

46
Infine c il nerd praticante, rappresentato da colui che abita e fa
esperienza dei classici mercati culturali del nerd. il protagonista di azioni
etichettanti, ma consapevoli, che possono riflettere sia un consumo intimo e
individuale che un consumo attivo e sociale. In questo caso, ci sono molti
gruppi sfaccettati che rappresentano un reticolo di affiliazioni mediate da
pratiche di immaginario, vale a dire comunit interpretative localizzate ma
con la capacit di collegarsi allargando il discorso. Queste pratiche possono
essere sia significanti che saldanti:

nelle prime prevale un bisogno identitario individuale, nelle seconde si crea affiliazione
concreta perch de facto condivise e alimentate socialmente. (Gandolfi 2014, pp. 91-92)

Alla classificazione del nerd tratteggiata da Gandolfi, tuttavia, Benjamin


Nugent aggiunge un altro elemento: nel suo racconto a tratti autobiografico,
ad un certo punto descrive una tipologia alquanto particolare che chiama il
falso nerd. Ne ricostruisce lorigine citando un saggio del 1957 di Norman
Mailer intitolato Il bianco negro: riflessioni superficiali sugli hipster nel
quale lo scrittore americano prova a raccontare come alcuni bianchi ribelli si
siano appropriati della mentalit dei neri per reagire al conformismo e alla
paura della bomba atomica. (Nugent 2011)
Nugent convinto che adesso stia succedendo negli USA qualcosa di
simile, anche se precisa che scorretto paragonare i nerd ai neri. I nerd
tipicamente sono quel gruppo di persone che non in grado di calvacare le
tendenze, unabilit fondamentale nelle professioni creative. Quindi i nerd
diventano gli outsider nei quali gli hipster vedono una consapevolezza e la
volont di non accetterare quelle forze che vorrebbero plasmare la loro vita.
Scegliere di diventare un falso nerd, come un bianco negro, sarebbe un
modo per convivere con una minaccia costante e allo stesso tempo prendere

47
le distanze dalloggetto della propria imitazione. Nellimmaginario del falso
nerd, il nerd attraente perch spontaneamente fuori moda, non artefatto,
in misura cos elevata da rasentare il primitivismo. Quindi essere un falso
nerd un modo per essere meno nerd, una strategia che non permette di
rinnegare il proprio passato (alcuni falsi nerd in passato sono stati veri
nerd), rendendo possibile allo stesso tempo una rassicurante presa di
distanza.
Questa stessa strategia permette al falso nerd di ostentare il suo capitale
culturale.

Io amo le cose che amo perch sono guidato da una voce dentro di me che mi spinge
ad andare in fissa per le cose pi disparate. Ho intenzione di assecondare queste fissazioni,
e non ci che di tendenza, non voglio nasconderle, anche se questo significa amare cose
generalmente considerate brutte e di scarso valore. il capitale culturale del vezzo.
(Nugent 2011, pp. 120-124)

Nugent, poi, commentando film cult come La Rivincita dei Nerds e


Napoleon Dynamite, dice che ci sono momenti in cui il nerd potrebbe
suscitare persino ammirazione:

Il discorso che quando il nerd talmente nerd da superare se stesso suscita in chi lo
guarda il desiderio di essere una persona pi autentica e meno portata a giudicare gli altri.
(Ivi, p. 124)

Infine, si chiede se luniforme del falso nerd abbia sostituito quella


dellhippy, se lidentit del falso nerd non possa rappresentare una forma di
controcultura: la risposta, tutto sommato, pu essere positiva. (Ivi, p. 126)

48
4.4. Lo stereotipo nerd/geek e le strategie di reinterpretazione

Lo psicologo clinico americano David Anderegg ha teorizzato quello che


ha chiamato stereotipo nerd/geek. Nellintroduzione al suo saggio Nerds:
How Dorks, Dweebs, Techies, and Trekkies Can Save America and Why
They Might Be Our Last Hope (2011) scrive:

Conosciamo tutti il fatto centrale dello stereotipo nerd/geek: le persone intelligenti


non possono essere anche sexy, e le persone sexy non possono essere anche intelligenti.
(Anderegg 2011, p. 12)

Enrico Gandolfi approfondisce la narrazione del s praticata dal nerd e


prende atto della diffusione dello stereotipo negativo. Questultimo
piuttosto comune, sia percepito come esterno (senza averne incontrato i
tratti scomodi), sia sperimentato attraverso il proprio vissuto.
Lo stereotipo del nerd, quindi, si configura come unombra della
personalit (in senso junghiano) 7 che sempre oggetto di patteggiamento.
Uno dei fattori pi ricorrenti nella caratterizzazione mediatica del nerd,
quello dellasocialit, il primo cardine della rappresentazione diffusa a
cadere. Per smontare lalone solitario del nerd sufficiente la presenza del
gioco condiviso (cosa diversa rispetto al videogioco, talvolta osteggiato)
come pratica abituale socializzante. Le nuove tecnologie e internet, per un
nerd, sono grandi strumenti per il loro potenziale informativo, ma possono
essere anche criticati per la mancanza del fattore umano. (Gandolfi 2014, p.
229)
Gandolfi descrive anche le strategie messe in atto per reagire a questo

7 Lo psicoanalista Carl Gustav Jung descrive lOmbra come linsieme delle funzioni e degli
atteggiamenti non sviluppati della personalit umana. In essa confluiscono i contenuti
rimossi e inaccettabili dalla coscienza, i quali sono strettamente legati ai valori e
alleducazione dellindividuo.

49
stereotipo negativo.
In primo luogo, ci sono soggetti che approfondiscono il pi possibile lo
stereotipo e, dopo aver individuato gli elementi pi negativi, li ribaltano,
trasformandoli in punti di forza. In questo modo lasocialit diventa un atto
di resistenza, una prova rituale che conferisce forza e autoconsapevolezza a
quelli che sono in grado di resistere allomologazione dilagante. Il consumo
culturale alternativo e bizzarro viene visto come unistanza di libert e
autonomia che si contrappone allinerzia dellanimale da branco, vittima
dellagenda della maggioranza. Quindi si configura una vera e propria
strategia di ribaltamento, che attua un sovvertimento dei segni, pi o meno
esplicito.
In secondo luogo, ci sono persone che accettano parte dello stereotipo
(come la sociopatia, il rifugiarsi nelle proprie passioni), ma non lo
affrontano direttamente, lo relegano in una parte marginale dellinsieme
identitario, una specie di appendice del proprio s. Questa pu essere
chiamata strategia di relativizzazione: il tag nerd definito un lato della
mia personalit o un tratto del mio carattere e gli vengono affiancati altri
elementi che lo stemperano e, appunto, relativizzano nel disegno identitario
dinsieme.
Terzo, il tag nerd viene smorzato e riformulato in un contesto diverso da
q u e l l o d i o r i g i n e . Vi e n e a t t u a t a , q u i n d i , u n a s t r a t e g i a d i
ricontestualizzazione che crea per lindividuo una tabula rasa parziale dove
si innesta una riprogrammazione di alcune articolazioni del tag. In questo
modo si possono conservare le connessioni culturali, senza subire le
conseguenze di una rappresentazione negativa.
Quarto, possono entrare in gioco anche i cosiddetti tag ancillari, molto
utili per incastri o narrazioni individuali alternative. Ad esempio, il concetto

50
di geek ha questa valenza per il nerd: funge da vettore verso unaccettazione
sociale di una tradizione quasi impossibile da redimere. Questa la
strategia di rinominazione, dove si filtrano alcuni snodi a favore di altri in
vista del consenso sociale.
Quinto, lautoironia viene utilizzata come tattica per dissimulare
eventuali problematicit nellesperienza del tag nerd e, in una certa misura,
per anestetizzarlo e raffinarlo. strategia di vaccino: ci si attribuisce parte
dello stigma per cercare di evitarlo del tutto. Ad esempio, dicendo ero un
nerd brufoloso quando si parla di una passione, si capovolge il pregiudizio,
allineandosi apparentemente allaccusatore potenziale e si neutralizza ogni
possibile attacco od osservazione. (Gandolfi 2014)

Enrico Gandolfi non nasconde le difficolt e le resistenze che ha dovuto


affrontare nella sua ricerca. La maggior parte dei soggetti intervistati ha
manifestato ostilit e diffidenza nei confronti delletichetta nerd intesa come
modo di fissare e restituire il fenomeno specifico della cultura nerd. Le
prime reazioni al concetto sono state sulla difensiva, ma questo
perfettamente comprensibile tenendo conto dello stereotipo negativo ancora
diffuso in relazione alla cultura nerd in ambito italiano. (Gandolfi 2014, p.
99)
Molto pi spesso nel nostro Paese, quindi, nerd significa sfigato, vale
a dire che la parola assorbe il significato peggiore dello stereotipo. (Ivi, p.
135)
Ma vero anche che il nerd contiene unistanza genuina, diventata
popolare, perch in questo momento storico

le persone di maggiore successo oggi sono nerd, gente che non ha rinnegato le sue
origini. (Gandolfi 2014, p. 135)

51
Gandolfi sottolinea che, rispetto agli Stati Uniti, i nerd in Italia sono
considerati emarginati, personaggi scomodi e bizzarri che si dedicano
consapevolmente ad attivit inutili e sebbene siano emblemi di una
subcultura, questa talmente di nicchia che si ritiene non meriti di essere
difesa. Il sociologo, tuttavia, non daccordo con questa concezione e vede
nella subcultura dei nerd un importante valore politico:

i nerd incarnano e assumono su di s il desiderio di scoperta, di trasformazione, di


benessere, di evasione, ma attraverso lesplorazione e lattraversamento di attivit che non
nascondono un potente lato dombra. (Gandolfi 2014, p. 12)

per questo motivo che i nerd, secondo Gandolfi, possono essere


considerati contro-eroi che trasformano in valori vessilli difficili e fastidiosi.
(Ibidem)

Enrico Gandolfi, in Generazione Nerd, conclude che unimpresa molto


difficile individuare i portatori puri della cultura nerd: c chi ne adotta le
pratiche occasionalmente, seguendo un trend passaggero, chi si proclama
nerd per una rivincita dellintelletto o snobismo intellettuale e chi risponde
allo stereotipo di asociale chiuso in camera e immerso nel suo universo
astruso.

Il nerd affascina e disturba, un accostamento rinvenibile in ogni subcultura degna di


essere definita tale; il nerd viziato se non alimentato da una produzione culturale a lui
indirizzata (o grazie a lui filtrata per raggiungere pubblici pi vasti), superando la
significanza di Hebdige; il nerd cool, perso nelle proprie farneticazioni, romantico ed
eroe (gli hacker ne sono un emblema ricorrente nellinformazione generalista); il nerd
personaggio, stereotipo e archetipo: nella sua goffa asocialit riporta il sociale in piena luce.
(Gandolfi 2014, pp. 78-79)

52
Quindi, secondo Gandolfi, il nerd ancora uno stereotipo, nonostante
serie TV molto popolari come Big Bang Theory e imprenditori di successo
della Silicon Valley come Bill Gates e Steve Jobs. Allo stesso tempo il nerd
anche una subcultura che, come illustrato prima, merita di essere difesa.

A proposito del primo aspetto, vale a dire la connotazione come


stereotipo, lo psicologo clinico David Anderegg ritiene che i termini nerd
e geek dovrebbero essere messi subito al bando a causa dei loro effetti
negativi sui ragazzi. Infatti alimentano i pregiudizi. vero anche, tuttavia,
che gli adulti hanno non poche responsabilit nella propagazione di questi
stereotipi. (Ivi, pp. 12, 14)
Tuttavia lo psicologo americano non si limita a constatare lesistenza del
fenomeno, ma dedica la parte pi importante del suo libro8 a riflettere sulle
strategie possibili di intervento, sia in ambito educativo che strettamente
familiare.
Questi sono i consigli pratici che lo studioso d ai genitori dei ragazzini
che prendono in giro i nerd:
-Siate specifici. Ai ragazzini che usano i termini nerd e geek in senso
peggiorativo, andrebbe spiegato bene il significato di queste parole. Questo
perch i ragazzini spesso non intendono le stesse cose degli adulti quando
usano gli stereotipi, quindi vale la pena approfondire le loro abitudini
linguistiche. Bisognerebbe far capire che usare gli stereotipi stupido.
Naturalmente i genitori responsabili dovrebbero eliminare dal loro
vocabolario i termini che alimentano lo stereotipo.
-Smettetela di usare la nerditudine come una scusa. Ci sono genitori che
etichettano altri ragazzini come nerd o geek per compensare i fallimenti

8Cfr. Anderegg, D. (2011), Nerds: How Dorks, Dweebs, Techies, and Trekkies Can Save
America and Why They Might Be Our Last Hope, Penguin New York.

53
dei propri figli, ad esempio nelle gare di matematica o nelle competizioni
scientifiche. Probabilmente, dice Anderegg, svilire gli altri che eccellono
non una buona idea, perch i ragazzini potrebbero far propria lidea che
leccellenza nelle scienze, in matematica o a scuola sia ripugnante.
-Trovate modelli appropriati. Se i ragazzi hanno la convinzione che
leccellenza nelle scienze o in matematica equivalga alla morte sociale, con
un approccio gentile dobbiamo disabituarli a questo. Poich non affatto
semplice e un insegnante in pensione potrebbe non funzionare, il consiglio
di Anderegg scegliere come tutor uno studente universitario giovane e
affascinante che faccia capire, con il suo esempio, che la matematica e le
scienze non appassionano solo i perdenti.
-Filtrate i cattivi esempi, soprattutto in TV. La questione dei modelli
appropriati riguarda anche i contenuti fruiti passivamente. Per questo
motivo, non ci sono ragioni per permettere ai ragazzini, a partire dalle
elementari, di guardare in televisione programmi o film che denigrano
esplicitamente lintelligenza. (Anderegg 2011, pp. 271-273)
David Anderegg dispensa consigli anche ai genitori dei ragazzini
etichettati come nerd:
-Guardate al futuro. Molti ragazzini etichettati come nerd se la
caveranno bene: dovranno solo aspettare le scuole superiori. dimostrato
che i ragazzi pi crescono e pi diventano tolleranti nei confronti degli
eccentrici a scuola. I ragazzini etichettati come nerd hanno bisogno di
sentirlo pi di una volta.
-Trovate una subcultura. Molti genitori di ragazzini nerd gi lo fanno. Se
nella scuola dei vostri figli ci sono pochi ragazzini come lui o lei, bisogna
trovare unattivit che includa ragazzini di altre scuole. Gruppi scout, club
scacchistici, e soprattutto lezioni di musica e di orchestra sono veri e propri

54
paradisi per i nerd che permettono loro di passare del tempo con ragazzini
con la stessa mentalit e gli stessi interessi in unatmosfera amichevole fino
a quando non si rendono conto che valgono quanto i loro coetanei pi
popolari.
-Scendete a compromessi con il nemico. importante per i genitori dei
nerd aiutare i loro ragazzi a essere pi popolari. Questo comporta unattenta
analisi di standard e valori. Possono essere sufficienti semplici compromessi
come delle lenti a contatto, un piccolo miglioramento delle abilit atletiche e
un lieve ritocco al guardaroba per ottenere risultati sorprendenti. (Anderegg
2011, pp. 273-275)

55
Conclusioni

La domanda di ricerca che ha mosso la mia curiosit e il mio lavoro


stata: nerd e geek devono essere considerati subculture o stereotipi
culturali? La bibliografia raccolta non esaurisce di certo la complessit e le
sfumature del fenomeno, per ritengo di aver raccolto elementi sufficienti
per formulare una risposta.
Partendo dalle tradizioni teoriche sulle subculture, per Loredana Sciolla
(2002) queste hanno tre tratti distintivi:
1) la cultura del gruppo subordinata e di nicchia rispetto alla cultura
pi grande che lo include;
2) le subculture sono basate sulle differenze di classe, etnia o
geografiche;
3) vengono acquisite per interazione con quanti condividono lo stesso
modello culturale.
Quali di questi tre tratti possiamo trovare nei nerd?
Per quanto riguarda il primo punto, nel saggio di Tomaso Walliser e
Cecilia Botta (2014) si dice che dalla fine dellOttocento lo studente
modello, soprattutto nellimmaginario americano, diventa il giovane
prestante, che ama le attivit di gruppo e ottiene buoni risultati nello sport.
Quelli che rifiutano di partecipare alle attivit condivise, soprattutto
sportive, vengono chiamati greaser e sono unanticipazione dei nerd. Quindi
cominciano a costituire una cultura di nicchia.
Enrico Gandolfi (2014) scrive che dagli anni 50, nella realt scolastica
americana, i nerd rappresentano gli emarginati, i ragazzi meno popolari di
una classe. Tuttavia aggiunge che questa situazione non dovuta a una
classe sociale meno abbiente, ma deriva dalla predisposizione allo sforzo

56
intellettivo che li esclude dalle pratiche pi apprezzate e popolari, che sono
prevalentemente competizioni di tipo fisico. Quindi, in questo senso, viene a
cadere il secondo tratto distintivo delle subculture individuato dalla Sciolla,
che mette in evidenza le differenze di classe.
Un riscontro del terzo e ultimo tratto distintivo delle subculture (secondo
la Sciolla), che sottolinea che queste vengono acquisite per interazione tra
coloro che condividono lo stesso modello culturale, lo si pu trovare nel
concetto di capitale subculturale, elaborato da Sarah Thornton (1998) sulla
scia degli studi di Pierre Bourdieu (1979) e ripreso in tempi recenti da
Benjamin Woo (2012). Il capitale subculturale lo strumento di
legittimazione di una subcultura che conferisce uno status a coloro che lo
detengono. Secondo Woo, nella cultura nerd il capitale subculturale si
esprime in due forme principali: il sapere e il collezionismo.
I nerd, quando interagiscono, hanno la possibilit di acquisire sapere e di
ottenere un riconoscimento reciproco del proprio livello di conoscenza. Il
sapere, naturalmente, riguarda gli interessi tipici dei nerd e pu
comprendere: aneddoti da appassionati (esempio: come a J. J. Abrams e
Damon Lindelof venuta lidea che ha dato vita alla serie TV Lost), senso
estetico (esempio: la capacit di apprezzare un fumetto rispetto a un altro) e
riferimenti intertestuali (esempio: conoscere i libri, i fumetti e i film
collegati a un personaggio delluniverso Marvel).
Ma il capitale subculturale di un nerd si manifesta anche attraverso il
collezionismo. Secondo Woo, questo pu essere esercitato da tre soggetti: i
completisti (ai quali interessa acquisire serie e collezioni complete), gli
hobbysti (che cercano pezzi rari, difficilmente reperibili) e gli speculatori
(per i quali le pratiche interne del gusto sono funzionali alla speculazione,
cio vogliono guadagnare il pi possibile rivendendo i pezzi che hanno

57
acquisito).

Facendo un passo avanti, linterrogazione del mio oggetto di ricerca non


pu prescindere dallimportante raccolta di studi sulle subculture curata nel
1976 da Stuart Hall e Tony Jefferson. Secondo questi autori lelemento
fondamentale dellidentit subculturale lo stile. Anche Dick Hebdige
(1979) qualche anno pi tardi afferma che la produzione di senso delle
subculture si esercita proprio con lo stile che lesito materiale di un
processo conflittuale con la cultura dominante. Le scelte stilistiche, spesso
ostentate, permettono a una subcultura di costituirsi come gruppo separato,
in opposizione alla macrocultura di appartenenza.
possibile isolare uno stile ben preciso allinterno della cultura nerd?
Secondo la linguista Mary Bucholtz la risposta affermativa. La studiosa
americana individua uno stile comunicativo tipico dei nerd che chiama
hyperwhiteness: questo si riflette soprattutto nelluso molto formale ed
esageratamente scientifico dellInglese Standard. Anche se la Bucholtz
utilizza il termine iper-bianco (hyperwhite) per riferirsi al linguaggio
nerd, questo concetto si adatta a risorse simboliche che possono essere
utilizzate anche in altri ambiti, come quello dellabbigliamento. Ad esempio,
mentre lo stereotipo del giovane di colore indossa abiti sgargianti, scelti per
il loro valore estetico, un nerd pensa soprattutto allaspetto pratico,
scegliendo abiti comodi e con molte tasche.

Il sociologo Enrico Gandolfi (2014) portando avanti una ricerca condotta


su soggetti italiani, convinto che i nerd costituiscano una subcultura, tant
che identifica tre soggetti subculturali nerd: il nerd creatore, il nerd
gatekeeper e il nerd praticante. I primi producono contenuti e comprendono:

58
creativi, autori ed editori. I secondi hanno una funzione di filtro e spesso
sono opinion leader nelle rispettive comunit. I terzi sono consumatori
culturali che agiscono in maniera singola o collettivamente.

Finora, quindi, sembra ci siano elementi sufficienti per affermare che i


nerd sono una subcultura. Soltanto il secondo dei tratti distintivi individuati
da Loredana Sciolla (2002) non viene soddisfatto: non sono riuscito a
trovare evidenze che la subcultura nerd sia contraddistinta da una differenza
di classe, etnia o geografica ben identificabile. Spero che in futuro vengano
condotti studi pi approfonditi in grado di chiarire eventuali difformit.

La risposta alla domanda di ricerca, per, ancora parziale. necessario


verificare anche se i nerd possono essere considerati uno stereotipo culturale
e, in seguito, escludere o includere questaltra ipotesi. Lo psicologo sociale
Bruno Mazzara sintetizza in questo modo le tre caratteristiche che
distinguono uno stereotipo:
a) La condivisione sociale, cio il grado di accettazione di
unimmagine negativa;
b) la generalizzazione, vale a dire la credenza che le caratteristiche
negative di un gruppo siano distribuite in maniera uniforme nel
gruppo stesso;
c) la rigidit, il risultato della convinzione che gli stereotipi non siano
suscettibili di cambiamento, perch cristallizzati nella cultura e nella
personalit.
A proposito del primo requisito, la condivisione sociale, il sociologo
Enrico Gandolfi, dopo aver condotto una ricerca su soggetti italiani, prende
atto della diffusione dello stereotipo negativo legato ai nerd. Questultimo

59
sarebbe piuttosto comune, sia percepito come esterno (senza averne
incontrato i tratti stigmatizzati), sia sperimentato in prima persona. Anche lo
psicologo clinico David Anderegg afferma che nelle realt scolastiche
americane quello che chiama stereotipo nerd/geek spesso presente e causa
di molta sofferenza per gli adolescenti che ne sono vittime.
Per quanto riguarda la generalizzazione, in Italia, secondo Gandolfi,
nerd significa quasi sempre sfigato, cio la parola corrisponde al
significato peggiore dello stereotipo. Per Anderegg lo stereotipo nerd/geek
pu essere riassunto nel luogo comune: le persone intelligenti non possono
essere anche sexy, e le persone sexy non possono essere anche intelligenti.
Lultimo requisito dello stereotipo, la rigidit, il pi ambiguo da
verificare. Enrico Gandolfi dice che lo stereotipo del nerd pu essere
considerato unombra della personalit (come la intendeva lo psicoanalista
Carl Gustav Jung) che sempre oggetto di patteggiamento. Il sociologo
ammette che non di rado, spontaneamente, vengono messe in atto strategie
di reinterpretazione e di ribaltamento che annullano o attenuano gli effetti
dello stereotipo negativo del nerd. David Anderegg, per, non dello stesso
avviso. Lo stereotipo nerd/geek, secondo lui, ha effetti molto negativi sui
ragazzi che ne sono vittima, che spesso diventano oggetti di bullismo. Per
questo arriva a dire che le parole nerd e geek dovrebbero essere messe
subito al bando e i genitori di nerd e bulli dovrebbero essere educati, perch
hanno non poche responsabilit e alimentano, a volte senza consapevolezza,
i pregiudizi sui nerd.
Quindi sembra che i nerd soddisfino anche i requisiti che, secondo
Bruno Mazzara, ne fanno uno stereotipo. Questo vuol dire che i nerd sono
sia subculture che stereotipi culturali. In risposta alla mia domanda di
ricerca, mi sento di sposare la tesi di Enrico Gandolfi: i nerd sono una

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subcultura preziosa, che merita di essere difesa, anche per la sua valenza
politica. Nella complessa societ contemporanea, spesso incarnano il
desiderio di scoperta e di trasformazione. Tuttavia, allo stesso tempo, i nerd
rappresentano ancora uno stereotipo negativo che, secondo lo psicologo
clinico David Anderegg, pericoloso per tutta la societ, ma soprattutto per
gli adolescenti che a causa di esso diventano vittime di bullismo.
Per questi motivi, ulteriori studi sui nerd sono necessari, in diversi
contesti sociali, geografici e culturali, per capire quali sono le strategie
migliori per estirpare dallo societ lo stereotipo e preservare i valori e le
pratiche della loro subcultura. Nel frattempo bisogna fare tesoro dei consigli
pratici che Anderegg dispensa ai genitori dei bulli che prendono in giro i
nerd e dei ragazzini etichettati come nerd (cfr. Capitolo 4).
Secondo Bruno Mazzara gli stereotipi si possono risolvere o attenuare
incoraggiando il pluralismo culturale e favorendo il contatto fra i diversi.
La ragione che stereotipi e pregiudizi derivino da uninsufficiente
conoscenza della realt dellaltro. una lezione che merita di essere
imparata una volta per tutte, oggi pi che mai.

61
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Ringraziamenti

Sono riconoscente a tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura della
tesi con suggerimenti, critiche ed osservazioni: a loro va la mia gratitudine,
anche se a me spetta la responsabilit per ogni errore contenuto in questa
tesi.
Ringrazio anzitutto la mia relatrice, la prof.ssa Roberta Bartoletti, e il
dottor Lorenzo Giannini: il loro supporto e la loro guida, uniti a una grande
disponibilit e gentilezza, sono stati preziosissimi e indispensabili per questa
tesi.
Un grazie speciale ad Alessandra, una cara amica arrivata insieme a me
alla fine del suo iter accademico: con lei ho condiviso e superato piccole e
grandi difficolt, sempre con grande empatia e con il sorriso sulle labbra.
Ringrazio infine i miei genitori, a cui questo lavoro dedicato, che mi
hanno sempre sostenuto e incoraggiato nella mia lunga carriera accademica
e tutti gli amici e conoscenti che hanno reso la mia vita universitaria
urbinate cos speciale e unica.

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