Sei sulla pagina 1di 13

Il sostrato etrusco

GLI ETRUSCHI E LA LORO STORIA

Gli Etruschi (nella loro lingua Rasna o Rasenna; ma anche Tyrrenoi in greco e Tusci in latino)
sono un popolo dellItalia antica, affermatosi in un'area denominata Etruria, corrispondente, in
termini geografici attuali, alla Toscana, a una fascia occidentale dellUmbria, fino al fiume
Tevere, e al Lazio settentrionale, con propaggini che, nel periodo di massima espansione
territoriale, toccarono la Liguria, la zona padana dell'Emilia-Romagna e della Lombardia e larea
settentrionale della Campania (fino a Capua).
Lo Stato etrusco era costituito in origine da una lega di dodici citt (Caere/Cerveteri, Chiusi,
Tarquinia, Veio, Vulci, Vetulonia, Populonia, Volterra, Volsinii/Orvieto, Cortona, Perugia e
Arezzo), dallalleanza delle quali trasse origine la nazione etrusca (Confederazione etrusca), cui si
aggiunsero le citt conquistate dalle spedizioni militari a nord (Felsina, Mantua) e a sud (CapevaCapua).
Gi tra lVIII e il VI-V sec. a.C. i centri etruschi erano pervenuti a livelli di progresso politico,
economico e culturale tra i pi avanzati dellarea mediterranea. Ma la fiorente civilt etrusca,
bench forte delle proprie conquiste coloniali, non rimase a lungo incontrastata. A partire dal VI
sec. a.C. infatti, si trov di fronte allincombente espansione greca, che fronteggi alleandosi con
Cartagine.
Intanto, ai confini tra Etruria e Lazio era sorto un nuovo, consistente pericolo: la citt di Roma,
un tempo dominata e governata dalla dinastia etrusca dei Tarquini, si era resa indipendente,
passando all'offensiva.
Pian piano tutti i possedimenti territoriali dellImperium tuscum furono sottratti. Ad una ad una
le citt del Nord furono conquistate dai Celti (fra il V e il IV sec. a.C.), mentre le citt del Sud
furono espugnate in parte dai coloni della Magna Grecia ed in parte dagli Italici di lingua oscoumbra. Non diversamente le citt del centro, sottomesse dai Romani: tra queste Veio, soggiogata
nel 396 a.C.; nel 281 a.C. fu la volta di Tarquinia, centro pulsante della civilt etrusca. Cos,
sempre pi indebolite, le citt della Confederazione entrarono a far parte dello Stato di Roma,
attraverso alleanze (foedera) che, almeno allinizio, non comportarono gravi alterazioni o
squilibri nellorganizzazione sociale e culturale delle lucumonie etrusche.
Cos fino alla Guerra Sociale del 90 a.C.. Essa ebbe come conseguenza la promulgazione della
Lex Julia (89 a.C.), che garant la cittadinanza romana agli Etruschi assoggettati. Proprio con Lex
Iulia gli storici sanciscono ufficialmente la fine della storia dellEtruria o, per meglio dire,
linglobamento delletrusca gens nella compagine latina.
1

La conquista romana infatti non alter, se non in maniera marginale, la fisionomia culturale
delle citt etrusche. Gli Etruschi mantennero a lungo le loro prerogative etnico-antropologiche,
pur senza rinunciare alla graduale integrazione nel complesso socio-culturale romano. Per
questultimo fenomeno parliamo di romanizazzazione dellEtruria. Quanto alla lingua,
letrusco continu ad essere parlato anche dopo la conquista romana: per tutto il I sec. a.C.
abbiamo testimonianza di un diffuso bilinguismo etrusco-latino.
Proprio grazie a questo graduale processo di integrazione, il mondo romano risult
notevolmente influenzato dalla civilt etrusca, sul piano culturale, religioso e artistico, almeno
fino allepoca imperiale. La grande Roma conquistatrice fu, in realt, conquistata: linfluenza
etrusca si fece sentire nelle istituzioni, nei modi di vita, nella lingua. Qualche esempio concreto:
con lesibizione di ludiones ex Etruria nel 364 a.C. si fa cominciare il teatro latino; lurbanistica
romana, con il caratteristico incrocio delle vie principali, cardo e decumanus, deriva da una
concezione religiosa etrusca, per cui le citt devono essere specchio del cosmo; larco a tutto
sesto, sconosciuto ai Greci, era usato nel Mediterraneo solo dagli Etruschi e da loro lo mutuarono
i Romani; alcuni indumenti tipicamente romani come la toga praetexta, i calcei senatorii, i calcei
repandi sono in realt etruschi; la corona dalloro, lo scettro, la sella curilis, i fasci littori, le arti
divinatorie giunsero a Roma dallEtruria; infine, i numerali latini come V, L, C trovano
spiegazione solo tramite letrusco.
La questione delle origini- Gli Etruschi sono stati certamente uno dei popoli pi misteriosi
della storia. Il mistero pi grande riguarda le loro origini; questo problema porta con s- come
vedremo- anche la questione della lingua.
Generalizzando, abbiamo due teorie circa lorigine del popolo etrusco:
1)la prima considera gli Etruschi autoctoni (come anticamente riteneva Dionigi di Alicarnasso);
2)la seconda, detta migrazionista, li considera eteroctoni, cio venuti da fuori, probabilmente
dallOriente (Lidia). Questa tesi fu sostenuta nellantichit da Erodoto.
Fra queste due teorie la pi nota e comunemente accettata lipotesi migrazionista da
Oriente. Essa particolarmente cara agli archeologi e ai linguisti, che hanno riscontrato curiose
somiglianze fra manifestazioni artistiche, religiose e linguistiche in Etruria ed in Asia minore.
Tuttavia, M. Pallottino, il pi grande studioso di Etruscologia, ha ritenuto poco convincente
lipotesi migrazionista, attribuendo la presenza di analogie fra Etruria ed Asia Minore agli scambi
commerciali nel Mediterraneo (gli Etruschi, del resto, erano un popolo di abili navigatori e
commercianti).
2

La questione non sembra avere risoluzione. Oggi si ritiene che il problema dellorigine degli
Etruschi sia stato metodologicamente male impostato. Gli Etruschi sono stati, con eccesso
dingenuit, considerati come una realt unitaria e pertanto, per spiegarne gli sviluppi, si
ricorsi ad un superficiale concetto di provenienza, laddove invece sarebbe stato pi adeguato
parlare di formazione etnica. Lethnos etrusco non nato certamente dal nulla; n tantomeno
razionalmente plausibile che si sia registrato un flusso migratorio cos ingente da far nascere dal
nulla una civilt tanto progredita. E invece molto pi ragionevole ritenere che alla costituzione
della nazione etrusca abbiano concorso molteplici elementi di carattere etnico, culturale, politico e
linguistico: il processo formativo dellethnos, avviatosi a partire dal IX sec. a.C. con lautoctona
civilt villanoviana, proseguito poi con la graduale aggiunta di tratti culturali orientali (lidii o
anatolici) e greci, incrociatisi con il villanoviano grazie ai continui contatti di scambio
commerciale, intrattenuti dagli antenati degli Etruschi con gli altri popoli del Mediterraneo. Alla
base della caleidoscopica realt etrusca vi dunque la mescidanza di molteplici elementi, culturali
e linguistici, sia autoctoni che venuti da fuori; il concetto di provenienza semplicisticamente
inteso risulta essere quanto mai semplicistico e, pertanto, qui come in altri casi di formazioni
etniche, inappropriato.
LA LINGUA ETRUSCA
Connessa alla questione dellorigine degli Etruschi la questione della lingua da essi parlata:
letrusco, le cui attestazioni pi antiche a noi note risalgono al VII secolo a.C..
un luogo comune ritenere che della lingua etrusca non si conosca nulla. Chiaramente ci non
corrisponde alla realt. Anzitutto, va sottolineato che un grossolano errore parlare di
decifrazione: infatti lEtrusco non ha alcun bisogno di essere decifrato, dal momento che esso
non graficamente reso attraverso geroglifici o altri pittogrammi, bens in un ben comprensibile
alfabeto dorigine greca, affine a quello latino e comprendente 23 segni grafici.
Siamo oggi in grado di capire il senso della stragrande maggioranza delle iscrizioni etrusche,
con particolare riguardo ai testi pi brevi; quanto invece ai testi pi lunghi afferrabile almeno il
contenuto generale.
Certo, non poche restano le perplessit. Ci dovuto principalmente allassenza di un modello,
di un qualsiasi altro sistema linguistico noto che ci aiuti, tramite comparazione, a comprendere
letrusco in ogni sua parte. In secondo luogo, assistiamo ad una carenza qualitativa dei documenti
etruschi pervenutici, generalmente molto brevi e ripetitivi, costituiti spesso da pochi vocaboli o da
semplici formule composte da antroponimi e appellativi.

Ma lo scoglio pi grande rappresentato dallimpossibilit di inserire letrusco in uno stemma


linguarum, dire cio se letrusco sia affine ad una famiglia linguistica piuttosto che unaltra;
addirittura non sappiamo se esso sia indoeuropeo o anario.
Questa stata la preoccupazione principale dei sostenitori del cosiddetto metodo etimologico,
che hanno comparato letrusco alle lingue pi disparate, indoeuropee (greco, latino, osco-umbro,
ittita, pi recentemente albanese) e non (ebraico, basco, caucasico, ugro-finnico, ungherese,
azteco!), senza raggiungere per grossi risultati. Lunica comparazione ben riuscita quella con il
lemnio, dialetto dellisola greca di Lemno, non appartenente al ceppo indeuropeo, parlato prima
della colonizzazione ateniese dellisola nel V secolo a.C., del quale possediamo una iscrizione
molto importante: quella incisa sulla famosa Stele di Lemno. Ad una attenta collazione, lemnio
ed etrusco presentano importanti elementi lessicali e morfo-sintattici in comune.
Diversamente, i sostenitori del metodo combinatorio o ermeneutico hanno come obiettivo
precipuo quello di tradurre letrusco concentrandosi esclusivamente sullo studio delle relazioni
interne ai testi pervenutici.
Entrambi questi metodi per non si sono dimostrati sufficienti: occorreva ancora giustificare la
presenza di somiglianze e discordanze tra letrusco e le lingue del ceppo indoeuropeo. E
stato per merito del glottologo G. I. Ascoli che si sono prospettati nuovi indirizzi dindagine:
questi infatti, con lintroduzione della fondamentale teoria dei sostrati, ha aperto alla
considerazione degli studiosi il problema delle lingue parlate nel Mediterraneo prima della
diffusione delle lingue indoeuropee. Si ottenuta la formulazione di nuove ipotesi riguardo alla
derivazione delletrusco: nella fattispecie, quella dellappartenenza delletrusco ad un sostrato
mediterraneo pre-indoeuropeo, non lontano dallindoeuropeo e definito tirrenico, e quella
della derivazione delletrusco da un ceppo proto-indoeuropeo, cio un indoeuropeo primitivo
non ancora contrassegnato in tutti i suoi elementi, definito reto-tirrenico.
A queste ipotesi vanno affiancate quella di G. Devoto, secondo cui letrusco apparterrebbe ad
un filone peri-indoeuropeo, inteso come progressiva alterazione dei sostrati preindoeuropei
sotto lazione del diffondersi delle lingue indoeuropee; e quella di V. Pisani, che ha definito
letrusco frutto di una convergenza di elementi mediterranei (pre-indoeuropei) e anatolici
(indoeuropei) con elementi proto-indoeuropei indigeni dellItalia: si spiegherebbero cos sia la
presenza in etrusco di lemmi di origine indoeuropea (come nefs, nipote, cfr. lat. nepos;
sacsacni, cfr. latino sanctus e lumbro saatha) che la presenza di termini anari affini al lemnio,
per esempio.
Sulla base di quanto detto, dobbiamo concludere che letrusco non imparentabile ad singola
famiglia linguistica (almeno quelle note), ma probabilmente il risultato- cos come il popolo che
4

lo parl- di un lungo e complesso processo costitutivo linguistico, nel quale entrarono in gioco sia
elementi propri delle lingue indoeuropee, o solo alcune di queste, sia elementi non-indoeuropei.
Resta comunque innegabile che, eccettuate le labili analogie lessicali fra etrusco e lingue
indoeuropee, le somiglianze pi strette si colgono con il lemnio, che lingua indoeuropea non era.
FONTI PER LA CONOSCENZA DELLETRUSCO

La nostra conoscenza delletrusco dipende principalmente da due tipologie di testimonianze:


abbiamo fonti dirette, ovvero documenti archeologici testuali, prevalentemente di carattere
epigrafico; e fonti indirette, ovvero glosse (cio spiegazioni) e altre informazioni tramandateci
dagli scrittori classici e postclassici; prestiti linguistici etruschi accolti in latino; toponimi e
antroponimi etruschi, sopravvissuti fino ad oggi attraverso la mediazione del latino.
Fonti dirette
Lunico testo etrusco che non presenta carattere epigrafico quello leggibile sulle bende della
Mummia di Zagabria. Si tratta di una mummia- ritrovata in Egitto e portata in Europa nel XIX
sec. da un collezionista privato- le cui bende presentano un testo etrusco di argomento religioso,
precisamente un rituale a forma di calendario contenete preghiere: probabilmente, trasportate in
Egitto da un etrusco l trasferitosi, esse furono riutilizzate per la mummificazione del cadavere di
una donna.
Le altre fonti dirette hanno tutte carattere epigrafico. Ricordiamo, fra le pi importanti:
la Tabula Capuana, una lastra di terracotta a forma di tegola, proveniente da Capua e risalente al
V o al IV sec. a.C., contenente un calendario di festivit etrusche;
la Tavola di Cortona (o Tabula Cortonensis), una lamina in bronzo spezzata in otto parti (di cui ce
ne sono pervenute sette), contenente un atto di vendita del III-II sec. a.C.;
Un cippo di pietra, probabilmente confinario, proveniente da Perugia;
Liscrizione funeraria del sarcofago di Laris Pulenas, comparabile con gli elogia funebri degli
Scipioni, rinvenuti a Roma;
Le Lamine di Pyrgi, uniscrizione bilingue etrusco-fenicia, che testimonia la consacrazione ex

voto di un luogo di culto alla dea fenicia Astarte o Itar, identificata con letrusca Uni;
Il fegato di Piacenza, un modello di fegato in bronzo, in cui figurano circa una cinquantina di
iscrizioni relative ai nomi delle divinit del Pantheon etrusco.

Fonti indirette

Fonti indirette per la conoscenza dellEtrusco sono le glosse, cio spiegazioni di autori latini e
post-latini di lemmi etruschi o altre informazioni. Per fare un esempio, la parola etrusca hister
glossata da Livio (Ab Urbe condita VII 2,6): hister Tusco uerbo ludio uocabatur.
SOPRAVVIVENZE ETRUSCHE NEL LATINO E NEL ROMANZO

Altre fonti indirette sono i termini etruschi sopravvissuti nel latino e, di qui, nelle lingue
romanze.
I frequenti contatti fra Etruschi e Romani hanno fatto s che il latino
assimilasse un certo numero di parole etrusche, entrate come prestiti
linguistici in diversi periodi storici, ma pi esattamente dal periodo che va
dalla monarchia dei Tarquini su Roma (V sec. a.C.) fino al I sec. a.C. e poco
oltre.
E doveroso fare una precisazione: dire che lEtrusco si comport
unicamente come lingua di sostrato non corretto. Infatti esso rappresent
dapprima una lingua di adstrato, in quanto influenz la lingua latina in
unepoca in cui era ancora considerato lingua di cultura (alla stregua del
greco), dunque superiore o comunque posto sullo stesso piano rispetto
allidioma di Roma (mi riferisco per esempio allepoca dei Tarquini); letrusco
divenne una lingua di sostrato soltanto quanto, declassato allo status di
parlata provinciale in seguito alla diffusione del latino, influenz occultamente
e dallinterno il latino parlato. Nulla di nuovo: del resto, qualsiasi lingua di
sostrato , prima di divenire tale, necessariamente una lingua di adstrato.
Ad oggi risulta che i vocaboli etruschi latinizzati siano numerosi; fra questi, alcuni termini
sopravvivono tuttora, essendo passati dal latino al Romanzo nellottica del continuum latino
volgare lingue neolatine (atrium, mundus, persona, populus, satelles e altri); altre sono invece
scomparse nell'uso parlato e rientrate in italiano semmai come latinismi o cultismi (spurius,
histrio, mantisa, balteus).
Di regola, sono prestiti etruschi tutti i termini con suffissi na, -ena, -ina, -enna, -inna, -enas,
-erna, -arna, -issa. Vediamo i principali:
Persona il termine faceva parte del lessico scenico etrusco e indicava in origine una maschera
teatrale, il ersu. Dal nome del personaggio, attraverso una fase non attestata *ersuna , si
ottenuto il lat. persona, che stato ben presto inteso come essere personale, caratteristico di
ogni singolo individuo, senza distinzione di sesso, et, condizione sociale.
Trasenna dapprima rete per uccelli, poi rete separatoria. Si tratta di un prestito tecnico.

Scaena (S(a)cena) si trattava in origine di un termine rituale (in etr. la radice sac- indicava
unazione sacra), ben presto caduto in disuso e quindi riutilizzato per indicare quello che noi oggi
intendiamo, un contesto teatrale, un palcoscenico. Secondo altri studiosi, sacena (scaena)
deriverebbe invece dal greco skn (=luogo coperto sul quale recitavano gli attori): di qui,
presumibilmente attraverso la mediazione delletrusco, il termine passato nel latino.
Catna il termine, privo di etimologia certa, comunemente ritenuto etrusco per via della
terminazione in -na. Secondo altri deriva invece dal greco.
Galna sopravvissuto come latinismo tecnico di ambito scientifico. Si tratta di un minerale.
I termini latini laniena, (=macelleria), lanius (=macellaio), lanista (=maestro gladiatore) sono
certamente etruschi, ma non proseguono nel Romanzo.
Molte probabilit di essere etrusco ha anche il termine sagina (=cibo per lingrasso di animali),
sopravvissuto come cultismo e spesso utilizzato in poesia.
Cisterna era un utensile dellartigianato etrusco. molto probabile che i Latini lo abbiano
conosciuto proprio dagli Etruschi, dai quali derivarono anche il nome per designare questo
particolare recipiente a forma di cesta, la cisterna appunto. Si tratta di un prestito linguistico di
necessit, entrato in latino insieme alloggetto che designava, prima sconosciuto.

Taberna cio un luogo di ristoro per i viandanti. Quasi certamente la parola fu importata a
Roma dai viaggiatori etruschi.

Caverna Potrebbe trattarsi di un derivato da cauus, probabilmente *cau-ero-na, ma la


probabilit che si tratti di un prestito etrusco a causa della sua suffissazione non esclusa.
Sono probabilmente di origine etrusca le parole latine: aerumna (= sofferenza); columna (=
colonna; termine tecnico dellarchitettura); lam(m)ina, lamna (=lamina; termine tecnico dellarte
del metallo).
Pi certo e piuttosto rilevante per il seguito romanzo il termine antemna (= antenna, pennone)
Il termine indicava in origine il palo trasverso rispetto all'albero maestro che nelle antiche
imbarcazioni sosteneva in alto la vela. Oggi lo utilizziamo nellaccezione moderna di dispositivo
per la ricezione o trasmissione di un segnale elettromagnetico. Fu Guglielmo Marconi ad
utilizzare per primo questa parola col significato attuale, mutuandolo dal gergo marinaresco. Oggi
il termine antenna stato preso a prestito da molte lingue, non solo neolatine.

Mantisa il termine, con ogni probabilit etrusco, significava originariamente giunta che si
regala sul peso: da qui il significato, soprattutto popolare, di supplemento; quindi, la voce fu
mutuata dalla terminologia matematica moderna, indicando la parte decimale di un numero reale
positivo. Mantissa un altro termine variamente traslitterato in numerosissime lingue, non solo
romanze.
7

Etruschi sono anche gli antichi nomi dei cavalieri romani: Flexuntes e Trossuli Si tratta di
prestiti dovuti all adstrato etrusco, entrati in latino con ogni probabilit allepoca dei Tarquini.

Notissimo il termine Mundus Presumibilmente il termine fu utilizzato per indicare in origine


uno spazio infero (da cfr. con letr. mun, mun, tomba, luogo infernale) e solo in seguito inteso
nellaccezione attuale di insieme di corpi celesti, cielo, universo. Oltretutto, la religione etrusca
venerava una divinit ctonia chiamata Munu, (Mun, Munu). La connessione con letrusco
sembra dunque piuttosto verosimile, sebbene non manchi chi propone unorigine greca.
Histri (=istrione, attore) derivato dalletr. ister, sopravvive oggi come latinismo/cultismo: cfr. it.
istrione.

Forse deriva dalletrusco anche caupo (=oste), che si conserva come voce mutuata dal latino nel
germanico, ove per ha subito un cambiamento semantico: da nomen agentis *kaupo (cfr. anche
ant. alto ted. koufo, commerciante) divenuto verbo (got. kaupon; in tedesco moderno kaufen,
comprare).
Certamente etrusco balteum (= cintura militare tipica dei soldati romani) Il termine
sopravvissuto come cultismo nellarea romanza, ma persiste anche in inglese: belt (= cintura).
Interessante il caso della parola latina satelles (= guardia del corpo, accompagnatore), quasi
certamente di origine etrusca, entrata in latino come termine di adstrato allepoca di Tarquinio il
Superbo, il primo re di Roma cui la leggenda attribuisce dei satellites. Nel Seicento Keplero
riplasm il termine utilizzandolo per indicare i piccoli pianeti orbitanti intorno al pianeta Giove,
probabilmente memore di unantica espressione letteraria satelles Iovis (laccompagnatrice di
Giove, cio laquila). Si pass dunque da satellite nellaccezione originaria di
accompagnatore", a "corpo celeste che ruota intorno a un pianeta"; da questo significato si poi
passati a quello (siamo intorno al 1950) di satellite artificiale, ovvero "congegno creato
dall'uomo e lanciato nello spazio in modo che descriva un'orbita intorno alla Terra o ad un altro
corpo celeste".
Etrusco sarebbe anche il latino fenestra (=porticina, finestra), forse derivante dalletr. fanu (=
nicchia o edicola sacra, larario). Infatti la variante abbreviata del vocabolo latino, festra,
significava per lappunto finestrella di sacrario. Tanto pi che nelle mura di Roma si apriva
una porta, detta Fenestella, la quale era chiamata cos per una piccola edicola sacra di cui era
fornita.
Sopravvive nel romanzo laggettivo spurio > lat. spurius > etr. spur (= citt). Nellaccezione
comune indica un figlio non legittimo, non riconosciuto dai genitori (quindi della citt), ma
usato anche come tecnicismo in filologia (nel senso di non autentico); nellalgebra, nellanatomia,
nella statistica.
8

Ha largo seguito nel Romanzo anche populus, che deriverebbe dalletr. phoplu; da intendersi anche
come forma data dal raddoppiamento della radice di par (anchesso etrusco), indicante i pari,
cio i cittadini con gli stessi diritti e doveri.
Ci sono poi alcuni vocaboli latini di origine greca, ma mediati dalletrusco, come si evince dal
loro aspetto fonologico e grafico. Forse sacena (scaena), histrio, persona. Sicuramente il lat.
poculum, dall etr.. qutum, qutun, a sua volta dal gr. .
Numerosissimi gli antroponimi, cio i nomi di persona, che dalletrusco
sono passati al Latino. Intanto va detto che etrusco il sistema nominale latino (i tria
nomina del cives: praenomen, nomen gentile, cognomen, del tipo Caius Julius Caesar). Etruschi
sono i nomina gentilia: Caesar (cfr. gentilizio etrusco Ceisinie), Tarquinius (< etr. Tarun),
Antonius (<etr. Antar/Anar=aquila), Maecenas, Petronius (< lat.-etr. Petro= montone) Flavus
ecc.;

calco traduzione delletrusco zihuhe (=scripsit) il personale Scribonius; etruschi infine sono

i prenomi Gaius (<etr. Cae,Cai, Kae), Gneus (<etr. Cneve), Quintus (<etr. Cuinte), Marcus
(<etr. Marce), Spurius (<etr. Spurie) ecc.
Anche alcuni teonimi (nomi di divinit) etruschi passano nel latino: Minerva (< etr.
M(e)nerva); Silvanus (<etr. Selvan); Alcmena (<etr. Al(u)mena), etr. Apulu > lat. Apollo ecc..
Letrusco sopravvive, oltre che in questo nutrito gruppo di termini, anche nella odierna
toponomastica italiana. Tra i nomi di citt dorigine etrusca abbiamo:
Toponimo attuale <

Latino <

Etrusco

Roma
Arezzo
Bologna
Bolsena
Capua
Cerveteri
Cesena
Chiusi
Cortona
Ischia
Mantova
Modena
Nocera
Nola
Perugia
Populonia

Roma
Aretium
Felsina, Bononia
Volsinii
Capua
Caere Vetus
Caesena
Clusium,
Cortona
Pithecusa
Mantua
Mutina
Nuceria
Nola
Perusia
Populonia

Rumon
Aret-(?)
Felsina
Velsna, Velzna
Capua, Capeva
Xaisre, Cisra
Ceisna
Clevsin,
Curt, Curtum
Inarime
Manva
Mutina, Mutna
NucrNula
Per(u)sna
Pupluna,
9

Ravenna
Rimini
Siena
Tarquinia
Tuscania
Veio
Vetulonia
Volterra

Rauenna
Ariminum
Saena
Tarquinii
Tuscana
Veii
Vetulonia
Volaterrae

ufluna
Rav(e)na
Arimna
Saena(?), Sena
Tar(u)na
Tusc(a)na
Vei, Veia
Vatluna, Vetlun
Velari

LA GORGIA TOSCANA
Quello che per interessa maggiormente la linguistica romanza la presenza di in una
particolare tendenza fonetica nel territorio originariamente occupato dagli Etruschi, lodierna
Toscana: la cosiddetta gorgia.
La denominazione del fenomeno antica e risale al 1717.
Tecnicamente si definisce gorgia toscana laspirazione (o spirantizzazione) delle occlusive
sorde latine (scempie) k-, - t-, - p- in posizione intervocalica o in fonosintassi, in conseguenza
della quale esse diventano rispettivamente - (o -h-), --, --.
Pi semplicemente, laspirazione toscana si ha:

fra vocali, allinterno di parola: per es., buco pronunciato [buho];

fra vocali, in un contesto fonosintattico (o sintagmatico): la casa pronunciata [lahasa]; ma


casa [kasa] (generalmente il fenomeno non attiene alle occlusive in formula iniziale);

fra vocale precedente e liquida o semivocale: atroce [aroe]; la chiesa [lahjeza];

solo raramente si ha il dileguo, cio la scomparsa dellelemento occlusivo (tipo: p per poco)
La gorgia toscana risulta solitamente (ma non sempre) bloccata dal raddoppiamento
fonosintattico (o geminazione sintagmatica): a casa sar pertanto pronunciato come [akkasa] e
non [*ahasa]. Tale assunto non rappresenta per la regola assoluta.
Il fenomeno non per nulla omogeneo, anzi presenta diverse oscillazioni diatopiche (cio
differenze geografico-territoriali).
Possiamo dire che larea che aspira il k (tipo: pho poco;) maggiore rispetto a quella
che aspira il t (tipo: ditho dito), mentre assai ridotta larea di aspirazione di p (tipo:
scopha scopa). In linea di massima, il fenomeno della gorgia particolarmente operativo, per
tutte e tre le occlusive latine, nella citt di Firenze e nella provincia di Siena. Nelle zone costiere
della Toscana influisce raramente su /p/ ed piuttosto debole su /t/. La spirantizzazione di /k/
rappresenta invece un continuum per tutta la valle dell'Arno, nelle citt di Prato, Pistoia, Lucca,
Pisa, Livorno e dintorni; tende invece a scemare nei dialetti toscani pi meridionali come
l'aretino, dove il fenomeno presente solo come realizzazione minoritaria.
10

Per il fenomeno della gorgia molteplici sono state le indagini della linguistica moderna
finalizzate ad identificarne la genesi; esse si sono generalmente convogliate in due direzioni:
1. sostenitori dellipotesi sostratica, capeggiati da Cl. Merlo: la gorgia sarebbe un fenomeno
dovuto al sostrato etrusco;
2. sostenitori dellestraneit della gorgia dallantica tendenza etrusca allaspirazione, capeggiati da
G. Rohlfs.
Per i sostratisti la gorgia si sarebbe originata dallantica abitudine etrusca allaspirazione (il
sistema fonetico etrusco non possedeva le sorde c/t/p; possedeva invece le aspirate , , =
ch/th/ph), che avrebbe portato ad un adattamento della fonetica latina alla fonetica etrusca:
proprio dal latino volgare (= parlato) degli Etruschi, che pronunciarono le sorde latine nel modo
che era loro pi naturale- cio aspirando-, si sarebbe evoluto il Toscano con la sua peculiare
aspirazione. A sostegno di questa teoria accorrerebbe la constatazione che la diffusione
geografica delle aspirate toscane coincide esattamente con il territorio in cui erano stanziati gli
Etruschi.
Per contro, i sostenitori dellestraneit della gorgia dallaspirazione etrusca affermano che:
1) la gorgia copre in realt solo la met del territorio originariamente denominato Etruria; pertanto,
largomentazione geografica dei sostratisti sarebbe priva di fondamento;
2)La gorgia un fenomeno recente, poich attestato nei dialetti toscani solo dal XVI sec., dunque in
unepoca troppo tarda per presentare qualche relazione con le antiche aspirate etrusche.
3)Le condizioni in cui si realizza laspirazione toscana sono differenti da quelle etrusche. Infatti
nelletrusco laspirazione avveniva indipendentemente dalla posizione, tanto in inizio quanto in
fine di parola, tanto in posizione intervocalica quanto in posizione pre- e post-consonantica,
mentre la gorgia limitata alla sola posizione intervocalica, iniziale per fonosintassi o innanzi a
liquida e semivocale. Se di genesi etrusca si fosse trattato, la gorgia avrebbe invece colpito tutte le
occlusive sorde e avrebbe interessato, a rigor di logica, anche le velari latine dinanzi a vocali
palatali, del tipo pacem, nucem (la cui pronuncia latina era sicuramente [pakem] e [nukem]): ma
esse non sono state mai pronunciate come *pahe e *nuhe; anzi, oggi sono foneticamente articolate
dai toscani come [pae] e [noe], dunque con una fricativa prepalatale sorda in luogo dellattesa
aspirata.
4)Se di fenomeno antico del toscano (soprattutto della sua variante fiorentina) si fosse trattato, esso
avrebbe senzaltro influenzato litaliano (che dal fiorentino deriva), come in effetti accaduto per
lanafonesi e il dittongamento toscano, prove della fiorentinit della nostra lingua.
Pi recentemente, la gorgia toscana stata studiata dagli esperti attraverso i metodi dello
Strutturalismo. Fra questi G. Contini, che ha considerato la gorgia un fenomeno reattivo e non
11

ereditario, risultato da una terapia restauratrice", cio da una tendenza tipicamente toscana
finalizzata a restituire alle occlusive sorde intervocaliche la rilevanza fonematica che esse
correvano il rischio di perdere. Infatti, l'area in cui la gorgia si realizza si era venuta a trovare al
centro di una zona pi ampia di lenizione, cio indebolimento delle occlusive sorde di carattere
centro-meridionale (lenizione meridionale), con al centro Roma. Contini ha notato anche che
questa zona coincideva, in sostanza, anche con larea settentrionale di sonorizzazione totale delle
occlusive sorde intervocaliche (sonorizzazione settentrionale), estesasi a tratti anche nel
toscano. Questa particolare situazione fu sentita dal toscano come una minaccia di
neutralizzazione del proprio sistema fonologico; del resto, si correva il serio rischio di vedere
scomparire la contrapposizione tra le occlusive sorde e le corrispondenti sonore e di non
distinguere pi- a livello fonematico- un callo da un gallo. Per ristabilire unopposizione
fonematica tra le occlusive e ripristinare il valore della sorda, il toscano opt allora per la
spirantizzazione di k in . Lo stesso accadde per la dentale -t- e la e la labiale p-. Non si pu
escludere che la scelta della soluzione spirantizzante fosse in Toscana pi naturale che altrove per
ragioni di sostrato etrusco; ma pi ragionevole ritenere che si sia giunti allaspirazione toscana
per un fenomeno di assimilazione delle occlusive sorde alle vocali adiacenti per nulla dissimile
dalle limitrofe lenizione meridionale e sonorizzazione settentrionale. In tutti e tre i casi
infatti, le vocali, essendo caratterizzate- rispetto allocclusiva frapposta- da un'articolazione pi
aperta e da una fonazione sonora (o meglio, sonante), influenzano le occlusive sorde adiacenti,
che pertanto ne assimilano lapertura articolatoria (estensione di apertura). Ne consegue che,
assimilandone la sonorit vocalica, la consonante occlusiva intervocalica (iniziale in fonosintassi,
ma solo al centro-sud ed in Toscana) diviene sonora al nord Italia, semi-sonora al Sud e fricativa
oppure approssimante in Toscana e al centro.
La questione della genesi della gorgia ancora oggi assai dibattuta fra gli studiosi.
Probabilmente ogni teoria qui illustrata ha il suo grado di verit: anche per questa problematica
fonologica sarebbe pertanto auspicabile rivendicare il principio della convergenza di vari fattori.

12

13