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Gli ebrei nella diaspora /p 28

Di origine greca, il termine «diaspora», «dispersione», è entrato nell’uso nel secolo scorso a
definire la dispersione del popolo ebraico, in particolare quella avvenuta dopo la
distruzione a opera dei romani del regno di Giuda, nel 70 d.C. In ebraico a indicare la
diaspora si usa invece il termine galut, a forte connotazione negativa, che significa «esilio».
Gli ebrei si spargono nel Mediterraneo fin dal sec. 3°-2° a.C., non diversamente dai fenici e
dagli altri popoli del Mediterraneo. A Roma si ha notizia già nel sec. 2° a.C. di una comunità
stabile, che nella prima età imperiale era integrata e numerosa, di circa trentamila persone.
A questa diaspora volontaria si sovrappone la dispersione forzata, dopo le guerre giudaiche
del sec. 1° d.C. Ma sotto Caracalla, nel 212, gli ebrei diventano cittadini come gli altri popoli
dell’impero. Solo il cristianesimo vittorioso, codificando nel sec. 4° la loro inferiorità,
impone della diaspora la visione, tutta teologica, di un esilio punitivo.
Il primo millennio è un periodo denso di eventi per il mondo ebraico della diaspora, anche
se assai scarsamente documentato. Di certo sappiamo che gli ebrei continuano a vivere
sulle coste del Mediterraneo, in Spagna, in Provenza e in Italia meridionale, dove la Puglia e
la Sicilia erano fitte di comunità. La storiografia è unanime nel sottolineare la centralità
assunta, tra l’8° e il 9° sec., dalle comunità dell’Italia meridionale. È in Italia meridionale,
infatti, che passarono i primi contatti con la cultura talmudica babilonese, è qui che si
ebbero le prime esperienze compiute di vita culturale ebraica della diaspora (K.R. Stow, R.
Bonfil). Ed è anche nell’Italia meridionale che, secondo alcuni interpreti, si sarebbe
affermata nel sec. 9° la struttura comunitaria tipica della diaspora, non descritta in nessun
passo talmudico (Y. Baer, S.W. Baron, R. Bonfil).
Poco sappiamo della diffusione della presenza ebraica verso il centro e il settentrione
dell’Italia, avvenuta fra il 6° e il 12° sec., in località poste sulle grandi vie di comunicazione
fluviali e in quel che restava delle città romane, uno spostamento verso il Nord che porta
una parte degli ebrei italiani a trasferirsi nella zona renana intorno al 9°-10° sec., dando
vita, insieme agli ebrei provenienti dalla Francia, alle comunità ebraiche ashkenazite
(tedesche, da Ashkenazi, termine di origine biblica con cui veniva indicata in ebraico la
Germania).
Del mondo ebraico tedesco la storiografia si è molto occupata. Questo è infatti, dopo quello
dell’Italia meridionale, il secondo grande momento di fioritura della cultura ebraica della
diaspora. Possiamo ricordare il fiorire di una religiosità nuova, assai rigorista, quella degli
hasidei ashkenaziti, un altro tema su cui la storiografia si è molto soffermata (I. Marcus, K.R.
Stow), che determina nella Germania renana il nascere di importanti scuole talmudiche. Alla
fine dell’11° sec. questa civiltà entrò in crisi, in seguito alle persecuzioni scatenatesi nel
1096 con la prima crociata. Seguirono altre violenze di massa scatenate dal basso, che
culminarono nei massacri della peste nera del 1348, che misero fine per sempre alla
fiorente cultura rabbinica delle comunità renane.
Alla metà del Trecento gli ebrei erano stati già scacciati dalle due grandi monarchie
costituitesi in Europa, la Francia e l’Inghilterra: un processo su cui gli storici si sono molto
interrogati.
Da una parte, le monarchie nascenti sembrano non riuscire a conciliare la presenza di
minoranze nel loro seno con le ragioni della loro stessa legittimazione, e giungono quindi a
cacciare la minoranza ebraica (M. Kriegel); dall’altra, i percorsi dell’espulsione sono così
diversi da far mettere in dubbio l’esistenza di un unico modello di espulsione (R. Stacey).
Quel che è certo è che la Germania e l’Italia, Paesi a mancata costruzione monarchica
unitaria, non misero in opera processi generalizzati di espulsione.
L’ultima fra le grandi monarchie europee a realizzare l’omogeneità religiosa fu la Spagna, da
dove gli ebrei furono cacciati nel 1492, lo stesso anno della conquista del regno musulmano
di Granada. La storia degli ebrei spagnoli, i sefarditi (da Sefarad, termine di origine biblica
usato in ebraico a designare la Spagna), è quella che ha maggiormente sollecitato la
storiografia, intrecciandosi con il problema della specificità del percorso nazionale spagnolo
(A. Castro) e con la storia dell’Inquisizione spagnola e dei convertiti a forza, i marrani (Y.H.
Yerushalmi, Y. Kaplan).
Anche la storia del mondo ebraico italiano è una storia molto specifica, caratterizzata com’è
dalla presenza della Chiesa, oltre che dalla particolare condizione giuridica degli ebrei nei
territori italiani, a forte influenza del diritto romano: quella cioè di cittadini, sia pure di
seconda categoria. Specificità queste su cui la storiografia ha molto insistito, analizzando in
primo luogo l’esperienza delle decine di piccole comunità di prestatori, sorte a partire dalla
fine del Duecento in gran parte dell’Italia centrale e settentrionale (A. Toaff, R. Bonfil). Un
secondo momento cruciale della storia degli ebrei italiani nel periodo che precede il ghetto
è quello rinascimentale, in cui fu forte l’attenzione degli umanisti per lo studio dell’ebraico e
per gli studi cabalistici. Un altro tema di grande interesse storiografico, impostosi solo nella
seconda metà del Novecento, è quello dei rapporti tra Chiesa ed ebrei, in precedenza visto
soltanto nell’ottica degli studi sull’antisemitismo. L’immagine che ne è emersa è quella di
due mondi percorsi da una sorta di circolarità culturale e di reciproca suggestione, pur nella
codificata inferiorità dell’uno rispetto all’altro. In particolare, la storiografia ha sottolineato
l’importanza, nei rapporti tra i due mondi, della spinta crescente da parte della Chiesa alla
conversione (K.R. Stow). Un tema, questo delle conversioni, e in particolare di quelle
forzate, che è divenuto recentemente un vero e proprio campo di studi a sé, munito di una
sua specificità sia rispetto alla storia degli ebrei sia rispetto alla storia della Chiesa.
Nell’ambito della storia dei rapporti tra Chiesa ed ebrei, resta acquisita agli studi la svolta in
senso negativo del pontificato di papa Lambertini, alla metà del Settecento, che in
connessione con la minaccia della secolarizzazione ha determinato mutamenti sostanziali
nei rapporti tra i due mondi e ha aperto la strada all’antigiudaismo dell’Ottocento (M. Rosa,
M. Caffiero).
Un altro tema importante è quello dei conversos spagnoli e portoghesi, i marrani, e della
loro diaspora dalla Penisola Iberica. Una parte della storiografia sostiene il perdurante
attaccamento all’ebraismo di questi convertiti, mentre altri studiosi sostengono invece
l’ipotesi che la campagna repressiva contro i marrani sia stata montata dall’Inquisizione per
motivi politici ed economici e che i conversos intendessero nella maggioranza dei casi
restare cristiani. Molti i Paesi toccati dalla diaspora marrana: quelli privi di ebrei, come la
Francia e l’Inghilterra, dove si stabiliscono gruppi di conversos che gradualmente ritornano
all’ebraismo, e quelli dove i marrani sono chiamati dalle autorità, come Livorno. Di tutte,
quella di Amsterdam resta la comunità marrana più studiata dagli storici (Y. Kaplan) sia per
la sua importanza economica e politica sia per le sue complesse vicende intellettuali,
caratterizzate da figure «di confine» come Spinoza. Un altro nodo storiografico importante,
collegato con il tema del marranesimo e con quello del passaggio alla modernità, è quello
della vicenda messianica di Sabbatai Zevi, che nella classica interpretazione di Gershom
Scholem ha assunto il carattere di uno spartiacque tra la società tradizionale e l’inizio
dell’Età moderna. Attraverso la critica dell’ebraismo rabbinico e lo svuotamento
dell’osservanza, il movimento sabbatiano avrebbe espresso un rinnovamento che nasceva
dall’interno dell’ebraismo, a differenza del successivo movimento di trasformazione
provocato dall’illuminismo ebraico, la Haskalah, che sarebbe stata il risultato
esclusivamente di influenze esterne.
Il Settecento è il momento della crescita inarrestabile della presenza ebraica nell’Europa
dell’Est. La maggioranza degli ebrei d’Europa vivono in questo periodo all’Est, in Polonia e
in Russia, in un contesto assai meno urbanizzato di quello occidentale, e caratterizzato da
una forte separazione dal mondo esterno. Forte è l’attenzione che gli studiosi hanno
dedicato al movimento hassidico, che nasce in Galizia e in Polonia nel Settecento, con la crisi
delle comunità orientali, segnate a partire dal Settecento da crescenti divaricazioni sociali e
dalla decadenza delle strutture comunitarie (J. Katz). Il periodo dell’emancipazione, cioè del
raggiungimento della pienezza dei diritti e dell’inserimento degli ebrei nella società esterna,
è stato a lungo interpretato dalla storiografia in termini di conflitto tra identità e
assimilazione, una tesi sottoposta recentemente a una profonda revisione storiografica (F.
Malino, D. Sorkin, P. Birnbaum, I. Katznelson, T.M. Endelman). Nei loro studi sugli ebrei dei
vari Paesi d’Europa, gli storici fanno ora molta attenzione a distinguere e a precisare la
natura dei diversi processi e la differenza fra i percorsi di modernizzazione a O e a E, dove la
modernizzazione passa anche in assenza di emancipazione politica (J. Frankel, S.
Zipperstein).
In molta parte d’Europa, i decenni tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento
sono per gli ebrei un momento di grande felicità culturale, un momento molto analizzato
dalla storiografia che ha cercato di individuarne le origini ora nelle modalità del processo di
emancipazione e di integrazione, ora nelle tendenze culturali più interne al mondo ebraico
(D. Myers). Al centro dell’attenzione degli studiosi il «dialogo ebraico-tedesco», un
momento irripetibile destinato a essere distrutto dall’antisemitismo nazista in cui i
protagonisti della cultura tedesca e austriaca sono nella maggior parte ebrei. Molta parte
della storiografia ha parlato di un dialogo a senso unico (E. Traverso), anche se non sono
mancati gli storici che hanno sottolineato come il percorso culturale compiuto dal mondo
ebraico tedesco sia divenuto parte integrante dell’intera tradizione intellettuale europea (G.
Mosse, J. Ehrenfreund).
Sia pur con modalità diverse, questa grande apertura al nuovo toccò anche Paesi lontani da
ogni prospettiva di emancipazione, come la Russia zarista. La trasformazione del mondo
ebraico russo, iniziata a partire dal 1880, con i primi movimenti di ritorno a Sion e con
l’inizio dell’emigrazione di massa in America, è stata affrontata dalla storiografia da vari
punti di vista. In primo luogo, nell’ottica della nascita dell’ebraismo americano, cioè di una
diaspora assai diversa da quella europea (I. Howe, A. Hertzberg); e ancora, dal punto di
vista della forza politica e culturale del mondo ebraico russo, che esprime straordinarie
possibilità di rinnovamento ed espansione (J. Frankel), fino a fare del 20° sec. il secolo degli
ebrei russi (Y. Slezkine). Il sionismo è un altro tema forte della storiografia, in particolare a
partire dagli anni Ottanta del Novecento, quando l’emergere in Israele di una nuova
storiografia «revisionista» o «post-sionista» ha rinnovato le interpretazioni rispetto alla
storiografia precedente, che vedeva nella diaspora duemila anni privi di storia, che
sottolineava l’antisemitismo delle nazioni come esito necessario della situazione di
minoranza degli ebrei in seno alla società esterna e che da questa analisi derivava la
necessità della creazione di uno Stato nazionale ebraico.
Con la storiografia sulla Shoah ritorniamo alla storia di un momento cruciale dell’ebraismo
della diaspora: quello del suo annientamento, in alcuni luoghi quasi totale, a opera dei
nazisti. Gli studi sulla Shoah hanno cominciato a moltiplicarsi solo a partire degli anni
Settanta, quando attraverso percorsi per la maggior parte diversi da quelli storiografici –
giudiziari, testimoniali, memorialistici – si è costruita la sua memoria come quella di un
evento specifico, diverso dagli altri orrori della guerra, in qualche misura singolare e
«unico». Dal punto di vista interpretativo, il dibattito più importante sulla Shoah è stato
quello fra i cosiddetti storici «intenzionalisti» e quelli «funzionalisti». I primi ritenevano che
il progetto di sterminio degli ebrei fosse già presente nella mente di Hitler fin dal 1920, data
del programma del partito nazista; gli altri che esso fosse, al di là della stessa volontà di
Hitler, il risultato della guerra che estese il dominio tedesco su territori fittamente popolati
da ebrei. La storiografia più recente tende ad adottare un’interpretazione intermedia, che
sottolinea i nessi strettissimi tra le tappe della guerra d’aggressione scatenata da Hitler e la
sua soluzione del problema ebraico, ma attribuisce alFührer un ruolo cruciale nel processo
decisionale che sanzionò la soluzione finale (C.R. Browning). Contrariamente a quanto si
ritiene, il numero degli ebrei assassinati nellaShoah non rappresenta un elemento
significativo di dibattito, se non per la pseudostoria dei negazionisti. I dati più attendibili
danno un numero complessivo vicino ai sei milioni. Sul caso italiano, il dibattito
storiografico ha toccato soprattutto il tema del ruolo del fascismo e della successiva
Repubblica di Salò nella deportazione, e il tema degli aiuti da parte dei militari italiani e
della popolazione agli ebrei perseguitati. Complessivamente, circa 7500 ebrei vennero
deportati dall’Italia, 6257 il numero dei morti identificati, vicino alle 7000 in totale le
vittime ebree italiane. Solo il 6% dei deportati ebrei dall’Italia è sopravvissuto (L. Picciotto).
La più recente storiografia concorda nel sottolineare sia l’aiuto dato agli ebrei dall’esercito
italiano in Francia, in Grecia e in Dalmazia, sia poi il ruolo decisivo della polizia di Salò negli
arresti degli ebrei in Italia.
Ancora acceso è il dibattito sull’introduzione delle leggi razziste del 1938 in Italia: da una
parte quanti sottolineano il valore degli episodi di antisemitismo che precedono il 1937-38,
dall’altra quanti persistono a interpretare le leggi come imposte dalla Germania hitleriana a
un Mussolini riluttante e «filosemita». Ma l’immagine, che ha avuto ampio corso in Italia, di
un regime fascista che adotta le leggi antiebraiche su imposizione tedesca, e che per di più
le applica solo blandamente, non soltanto è contraddetta dalla documentazione, ma è ormai
decisamente respinta dalla maggior parte degli storici (M. Sarfatti).
Un altro tema su cui, nonostante una buona parte delle fonti sia stata pubblicata o resa
accessibile agli studiosi, gli storici continuano a presentare interpretazioni divergenti è
quello del ruolo della Chiesa, e in particolare di Pio XII, nella Shoah e del rapporto tra la
lunga tradizione antigiudaica della Chiesa e lo sterminio nazista del popolo ebraico (G.
Miccoli, A. Foa).
La seconda metà del sec. 20° è per la diaspora europea, schiacciata da quella americana e da
Israele, un periodo di crisi, in cui l’ebraismo sembra aver perduto, sia all’Ovest sia all’Est, lo
slancio vitale che lo contraddistingueva nella prima metà del secolo (B. Wasserstein). Anche
la storiografia si limita a ricostruire le vicende del dopoguerra, ad analizzare i percorsi
dell’antisemitismo, a riflettere sulle mutazioni demografiche delle diaspore europee. Solo i
numeri vengono portati a sostegno dell’ipotesi di una crisi vasta e profonda di prospettive: i
numeri dell’ebraismo europeo, ma anche quelli degli ebrei in Israele, destinati nello spazio
di una generazione a diventare minoritari rispetto ai palestinesi (S. Della Pergola).
VEDI ANCHE
Esilio babilonese
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Disambiguazione – Se stai cercando la cattività ebraica in Egitto (XVII-XIII secolo a.C.),
vedi cattività ebraica.
Esilio o cattività[1] babilonese è definita
la deportazione a Babilonia dei Giudei di Gerusalemme e del Regno di Giuda al tempo
di Nabucodonosor II. Dal punto di vista cronologico (la questione è comunque controversa)
può essere indicato un periodo di massima compreso tra il VII e il VI secolo a.C..

Indice

 1L'Esilio nella Bibbia


 2Cronologia
 3L'Esilio dei Giudei
o 3.1La deportazione a Babilonia
o 3.2Il ritorno
 4I due esili
 5Altri usi del termine
 6Note
 7Bibliografia
 8Voci correlate
 9Altri progetti

L'Esilio nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]


Sono direttamente collegati a questo avvenimento i seguenti libri biblici:

 Secondo Libro dei Re e Secondo Libro delle Cronache che terminano con l'esilio;
 Esdra e Neemia che iniziano dall'esilio e raccontano la ricostruzione a Gerusalemme;
 Libro di Geremia e Libro delle Lamentazioni che preannunciano la catastrofe imminente;
 Ezechiele che è un deportato a Babilonia;
 Libro di Aggeo e libro di Zaccaria raccontano il ritorno;
 molti Salmi ne fanno esplicito riferimento.
Ma l'importanza dell'Esilio nella Bibbia è molto più grande. Alcuni studiosi oggi pensano
che tutta la Bibbia sia stata messa per iscritto, o almeno ritoccata (per le sue parti più
antiche), al tempo dell'Esilio e in funzione sua (senza dubbio nei due secoli seguenti,
piuttosto che durante). L'Esilio sarebbe stato, così sembra, un grande trauma per gli esiliati,
che avrebbero dovuto reinterpretare la loro identità e la loro religione senza tempio, senza
re e senza terra.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]


Tabella cronologica basata su Rainer Albertz, Israele in esilio. Storia e letteratura nel VI
secolo a.C., p. xxi (EN) . Date alternative sono possibili.

Anno Evento

609 a.C. Morte di Giosia

609– Regno di Ioiakim (successore di Ioacaz, che sostituì Giosia ma regnò solo 3
598 a.C. mesi)

598/7 a.C. Regno di Ioiachin (regnò 3 mesi). Assedio di Gerusalemme (597 a.C.).
Prima deportazione, 16 marzo 597 a.C.

597 a.C. Sedecia fatto re di Giuda da Nabucodonosor II di Babilonia

594 a.C. Cospirazione anti-babilonese

588 a.C. Assedio di Gerusalemme (587 a.C.).


Seconda deportazione luglio/agosto 587 a.C.

583 a.C. Gedaliah nominato dai babilonesi quale governatore della Provincia di Yehud,
assassinato.
Molti ebrei scappano in Egitto, probabile deportazione a Babilonia

562 a.C. Rilascio di Ioiachin dopo 37 anni di prigionia babilonese.[2] Rimane a Babilonia

538 a.C. I Persiani conquistano Babilonia (ottobre)

538 a.C. Il "Decreto di Ciro" permette agli ebrei di ritornare a Gerusalemme

520– Ritorno di molti ebrei a Yehud sotto Zorobabele e Giosuè il Sommo Sacerdote.
515 a.C. Fondazione del Secondo Tempio

L'Esilio dei Giudei[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo del Secondo Tempio, Storia degli
Ebrei, Storia di Israele e Zugot.

Secondo la versione tramandata dalla Bibbia, solo nella tribù di Giuda era sopravvissuto il
culto di YHWH, dopo la distruzione del Regno del Nord ad opera degliAssiri. (Ciò contrasta
con i dati storici e archeologici, che vedono la persistenza nell'ex Regno del Nord, divenuto
la Samaria, del culto di YHWH anche in epoca successiva, arrivando addirittura alla
costruzione d'un Tempio rivale sul Monte Garizim, che officiò sotto un sacerdozio
legittimamente aronnico fino alla sua distruzione da parte dei Giudei sotto
gli Asmonei (con Giovanni Ircano, nel 123 a.C.). Ma per i redattori biblici solo il culto
di Gerusalemme era legittimo, pertanto il culto samaritano non meritava d'essere preso in
considerazione).
Più di cent'anni dopo, è invece il Regno del Sud ad essere invaso, ma, nonostante ciò, è
questa frazione minoritaria della popolazione israelitica ad elaborare la versione della
religione ebraica che avrebbe dato vita al giudaismo, e quindi all'ebraismo così come lo
conosciamo oggi.
Nella Bibbia, la cui redazione definitiva è opera di questo gruppo religioso, questi fedeli
superstiti son chiamati Resto d'Israele.
È in questo periodo che iniziano ad assimilarsi le
parole ebrei e giudei, ebraismo e giudaismo, sebbene non propriamente simili.
La deportazione a Babilonia[modifica | modifica wikitesto]
La deportazione dell'élite dei Giudei è avvenuta in tre momenti (cfr. Geremia 52,28-30).
La prima si verificò al tempo di Ioiachin (597 a.C.) a seguito della sconfitta del Regno di
Giuda a causa dei Babilonesi; ilTempio di Gerusalemme fu parzialmente distrutto ed alcuni
cittadini, scelti tra i più importanti, furono esiliati.
Undici anni più tardi (587 a.C.), dopo una rivolta contro l'impero al tempo del regno
di Sedecia, la città di Gerusalemme fu completamente rasa al suolo e vi fu una nuova
deportazione. Termina così il Regno di Giuda.
Infine, cinque anni più tardi, sempre secondo Geremia, un terzo esilio completò i
precedenti. Va però tenuto presente che a Babilonia fu deportata l'élite religiosa, politica ed
economica, e non la popolazione rurale, che rimase, sia al Nord che al Sud. La Bibbia la
conosce col nome collettivo di "am ha'aretz" (variamente tradotto come "genti della terra",
"popoli del Paese", "genti del Paese"), ma testimonia che, fra i rimasti, un qualche tipo di
culto di YHWH, proseguì anche nel periodo di assenza dell'élite. Al punto che è la Bibbia a
testimoniare come le "genti del paese" proposero ai "ritornati" di riedificare il Tempio ed
officiare assieme, ricevendone in cambio uno sdegnoso e intransigente rifiuto.
Il ritorno[
Ciro il Grande permette il ritorno dei Giudei da Babilonia (miniatura di Jean Fouquet, 1470-
1475 circa)
Dopo la presa di Babilonia da parte dei Persiani, Ciro diede ai Giudei il permesso di
ritornare nel loro paese di origine (539 a.C.) e di ricostruirvi il Tempio di
Gerusalemme (515 a.C.); si dice che più di quarantamila approfittarono del permesso. Ma i
libri biblici testimoniano anche che molti restarono a Babilonia: essi costituiranno il primo
nucleo della Diaspora, ed erano amministrati come comunità religiosa dall'Esilarca.
I Persiani avevano una concezione politica differente rispetto a quella dei Babilonesi e
degli Assiri nell'amministrazione dei territori vinti: essi facevano governare la popolazione
locale da persone del luogo.
Tempo prima, anche le élite delle tribù del Regno di Israele (il nord del paese) erano state
deportate dagli Assiri e non avevano fatto più ritorno; quindi i sopravvissuti all'Esilio
babilonese erano, ai propri occhi, tutto quello che restava dei "figli di Israele".

I due esili[modifica | modifica wikitesto]


Il periodo dell'Esilio fu di importanza fondamentale per la religione ebraica e di
conseguenza per le religioni che ad essa si ispirano, come il cristianesimo e l'Islam. Privati
del culto del Tempio, ormai distrutto, i sacerdoti giudei e gli intellettuali deportati assieme
ad essi elaborarono una versione della loro religione (meno legata al rituale del culto e
maggiormente legata ai valori interiori e spirituali) molto innovativa, tale da permetterle di
sopravvivere alla catastrofe ed anzi da uscirne rafforzata. Al punto da riuscire ad imporsi
come "vera" interpretazione del culto di YHWH non solo agli "am ha'aretz" di Giuda, ma
addirittura ai fedeli di YHWH di Samaria, che arrivarono ad adottare come canonica la
redazione del Pentateuco elaborata durante e dopo l'Esilio (ovviamente sostituendo
sistematicamente la menzione del Monte del Tempio come unico luogo legittimo di culto
con quella del loro Monte Gherizim).
Nella versione tramandata dal testo biblico, che è opera di questo gruppo d'intellettuali (che
lo studioso Morton Smith ha battezzato efficacemente "partito di Yahweh-solo", per
sottolinearne l'intransigente monoteismo), le innovazioni da loro prodotte si configurano
come restaurazione dell'autentico culto tradizionale.
Il "partito di Yhwh-solo" si presenta in altre parole nel testo biblico non come il gruppo
innovatore e rivoluzionario che fu, bensì come il "resto", anzi, come l'"unico" resto che si era
"salvato" dalla catastrofe dell'Esilio, della religione pre-esilica. Per questo motivo la Bibbia,
soprattutto nei Libri di Esdra e di Neemia, presenta l'azione innovativa di questo partito
come un'azione di semplice restaurazione del passato.
Nella realtà storica e archeologica, invece, s'individua una serie di innovazioni
importantissime, che caratterizzarono da quel momento in poi il giudaismo:
 Il definitivo trionfo del monoteismo più intransigente e l'eliminazione definitiva di tutte
le altre divinità del pantheon cananeo. Se la religione pre-esilica era stata
fondamentalmente enoteista (riconosceva l'esistenza di altri dèi, ma riteneva lecito per
Israele esclusivamente il culto di YHWH) quella post-esilica è
intransigentemente monoteistica: YHWH è l'unica divinità esistente, è lui a muovere la
Storia, al punto che anche un sovrano persiano può essere emissario della sua volontà,
al punto da essere definito "Messia". [senza fonte]
 La concentrazione del culto nelle mani dei sacerdoti, con l'esclusione o la relegazione in
ruoli subordinati del rimanente personale di culto, come i leviti. Nei fatti la classe
sacerdotale dovette adattarsi a un compromesso, sancito da libri come il Levitico, che
elencano puntigliosamente ruoli e competenze che i leviti erano riusciti ad ottenere per
sé.
 L'esclusione del re - dapprima - dalla funzione sacerdotale, e poi la rinuncia pura e
semplice alla figura regale. Fra i ritornati dall'esilio era presente l'ultimo discendente
di Davide, Zorobabele, col ruolo di governatore, ma egli sparisce all'improvviso dalla
Bibbia in circostanze misteriose (qualche studioso ha perfino ipotizzato un "colpo di
Stato"), e dopo la sua sparizione nella Bibbia non si fa più menzione della Casa Reale con
ruoli di governo. Il modello del sacerdozio gerosolimitano diventa quello dei templi
conosciuti durante l'esilio, che amministravano con funzioni civili (e l'assenso del
sovrano, ovviamente) ampi territori, nel nome delle divinità (come Marduk) venerate.
 La definizione degli israeliti come popolo chiuso, a cui è fatto divieto mescolarsi con
chiunque non avesse una discendenza israelitica. Il principio si applicava certamente
agli "am ha'aretz", ma soprattutto agli esponenti di popolazioni non ebraiche deportate
in Israele e Giuda, che si erano mescolati con gli indigeni e si erano convertiti al culto di
YHWH. La Bibbia testimonia su questo punto un aspro scontro, che ci è documentato
nella presenza di libri, come il Libro di Ruth, che al contrario sostengono l'importanza
per il popolo ebraico di persone che vi appartennero per scelta e non per nascita, al
punto da fare di una di queste persone (Ruth la Moabita appunto) nonna del re-
eroe Davide, e quindi attraverso lui anche del futuro Messia.
 L'adozione dell'aramaico come lingua d'uso quotidiano e la riduzione dell'ebraico a
lingua letteraria.
 L'adozione di un nuovo calendario cultuale.
 La scomparsa della letteratura Profetica (secondo la tradizione l'ultimo profeta biblico
è Malachia, vissuto nel V secolo a.C.) e l'apparizione, al suo posto, dellaletteratura
Apocalittica.
Al di là delle diverse "letture" del fenomeno, resta il fatto che l'Esilio fu elemento fondante e
di massima importanza per la religione giudaica, al punto che gli storici parlano
concordemente di "epoca pre-esilica" e "post-esilica".

Bibliografia
 Giovanni Garbini, Il ritorno dall'esilio babilonese, Paideia, Brescia 2001, ISBN 978-88-
394-0614-9
 Morton Smith, Gli uomini del ritorno. Il Dio unico e la formazione dell'Antico Testamento ,
Essedue 1984.
Storia degli ebrei
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La storia del popolo ebraico risalirebbe, secondo la tradizione ebraica,


ai patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, che vissero a Canaan verso il XVIII secolo
a.C..Storicamente[non chiaro], gli ebrei discendono in gran parte dalle Tribù di Giuda e Simeone,
e parzialmente da altre tribù israelite, specialmente quelle di Beniamino eLevi, che insieme
avevano formato l'antico Regno d'Israele e, in seguito, il Regno di Giuda. La prima menzione
d'Israele come popolo è stata rinvenuta iscritta sullaStele di Merenptah, che risale agli anni
1213-1203 a.C.[1]

Indice

 1Fonti storiche
o 1.1Periodi della storia ebraica
 2Storia ebraica antica (ca. 1500 a.C. – 63 a.C.)
o 2.1Israeliti (al 586 a.C.)
 2.1.1Conquista della Palestina (XII-XI secolo)
 2.1.2Monarchia (1030-933)
 2.1.3Israele e Giuda
o 2.2Cattività babilonese (ca. 587 – 518 a.C.)
o 2.3Dominazione persiana (539-332 a.C.)
o 2.4Periodo postesilico (ca. 538 – 332 a.C.)
o 2.5Periodo ellenistico (ca. 332 – 110 a.C.)
 2.5.1Dominazione ellenistica: i Maccabei (332-134 a.C.)
o 2.6Regno Asmoneo (110 – 63 a.C.)
 3Dominazione/protettorato romano (63 a.C. – 324 d.C.)
o 3.1Diaspora
o 3.2Tardo periodo romano in Terra d'Israele
 4Medioevo
o 4.1Gli ebrei di Babilonia (219–1250)
o 4.2Periodo bizantino in Terra d'Israele (324–638)
o 4.3Periodo islamico in Terra d'Israele (638–1099)
o 4.4Età d'oro ebraica (711-1031)
o 4.5Crociate in Terra d'Israele (1099–1260)
o 4.6Periodo dei Mamelucchi in Terra d'Israele (1260–1517)
 4.6.1Spagna, Nordafrica e Medio Oriente
o 4.7Europa
 5Primo periodo moderno
o 5.1Ebreo cortigiano
o 5.2Iberia
o 5.3Ebreo portuale
o 5.4Impero ottomano
o 5.5Polonia-Lituania
o 5.6Illuminismo europeo e Haskalah (XVIII secolo)
o 5.7Ebraismo chassidico
 6Secolo XIX
 7Secolo XX
o 7.1Sionismo moderno
o 7.2L'Olocausto
o 7.3Fondazione dello Stato d'Israele
 8Secolo XXI
 9Note
 10Bibliografia
 11Voci correlate
 12Altri progetti
 13Collegamenti esterni

Fonti storiche
Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia della storia ebraica.

Dato l'incontro-scontro degli Ebrei con i grandi imperi dell'antichità


(Egizio, Assiro, Babilonese, Persiano, Macedone) è possibile rintracciare nelle loro fonti
storiche alcuni fugaci accenni a questo popolo. Per il periodo attorno all'inizio dell'era
cristiana, in concomitanza con l'incontro-scontro con l'Impero Romano, sono preziosissimi
gli scritti di Giuseppe Flavio.
In seguito la storia degli Ebrei si fonde con quella dell'occidente cristiano e con la sua
storiografia.
Periodi della storia ebraica
La storia degli ebrei e delll'ebraismo si può dividere in cinque periodi: (1) Antico Israele
prima del giudaismo, dagli inizi fino al 586 a.C.; (2) inizio del giudaismo nei secoli VI e V a.C.;
(3) la formazione dell'ebraismo rabbinico dopo la distruzione del Secondo Tempio nel 70
d.C.; (4) l'età dell'ebraismo rabbinico, dall'ascesa delcristianesimo al potere politico sotto
l'imperatore Costantino il Grande nel 312 d.C. alla fine dell'egemonia politica del
cristianesimo nel XVIII secolo; (5) l'età dell'ebraismo differenziato, dalla rivoluzione
francese e americana al presente.
Storia ebraica antica (ca. 1500 a.C. – 63 a.C.

Israeliti (al 586 a.C.)

Regni di Israele e Giuda nel 926 a.C.


La storia dei primi ebrei e dei loro vicini è soprattutto quella della Mezzaluna Fertile e della
costa orientale del Mediterraneo. Inizia tra quelle popolazioni che occupavano l'area
compresa tra i fiumi Nilo, Tigri e Eufrate. Circondata da antichi siti di cultura
in Egitto e Babilonia, dai deserti d'Arabia e dagli altopiani dell'Asia Minore, la terra
di Canaan (grosso modo corrispondente al moderno Israele, ai Territori palestinesi,
a Giordania e Libano) è stato un luogo di incontro traciviltà. La terra era attraversata da
antiche rotte commerciali e possedeva porti importanti sulGolfo di Aqaba e sulla costa
del Mar Mediterraneo, quest'ultima esponendola all'influenza di altre culture della
Mezzaluna Fertile.[2]
Secondo le sacre scritture ebraiche, che divennero la Bibbia ebraica, gli ebrei discendono
dall'antico popolo di Israele che si stabilì nel paese di Canaan tra la costa orientale del
Mediterraneo ed il Giordano. Antichi scritti ebraici descrivono i "Figli di Israele" come
discendenti di antenati comuni, tra cui Abramo, suo figlio Isacco e il figlio di
Isacco, Giacobbe. La letteratura religiosa suggerisce che i viaggi nomadi
degli ebrei s'incentrarono intorno ad Hebron nei primi secoli del secondo millennio a.C., che
sembrano portassero alla costituzione della grotta di Macpela come loro luogo di sepoltura
in tale località.[3]
I figli di Israele consistevano di dodici tribù, ognuna discendente da uno dei dodici figli di
Giacobbe: Ruben, il primogenito (il cui nome significa guarda: un figlio
(maschio)!); Simeone, secondogenito (il suo nome significa YHWH mi ha udito); Levi, terzo
figlio; Giuda, chiamato "giovane leone"; Dan figlio di un'ancella
di Rachele; Neftali; Gad; Aser (che significa così mi diranno
felice!); Issachar; Zabulon; Giuseppe (primo figlio di Rachele); Beniamino, secondo e ultimo
figlio di Rachele. A questa prima struttura tribale se ne succedettero
altre: Efraim e Manasse (tanto era numerosa questa tribù, che venne divisa in due).[3]
I testi religiosi raccontano la storia di Giacobbe e dei suoi dodici figli, che lasciarono Canaan
durante una grave carestia e si stabilirono a Goscen nel nord dell'Egitto. Mentre in Egitto, i
loro discendenti si dice furono resi schiavi dal governo egizio guidato dal Faraone, sebbene
non ci siano prove indipendenti di quanto sia avvenuto.[4] Dopo circa 400 anni di
schiavitù,YHWH, il Dio di Israele, mandò il profeta ebreo Mosè della tribù di Levi a liberare
gli Israeliti dalla cattività. Secondo la Bibbia, gli ebrei miracolosamente emigrarono
dall'Egitto (un evento conosciuto come Esodo), e tornarono alla loro patria ancestrale
di Canaan. Questo evento segna la formazione di Israele come nazione politica in Canaan,
nel 1400 a.C.[5][6]

"Israele è desolato, non ha più seme": particolare della Stele di Merneptah.


Tuttavia l'archeologia rivela una storia diversa delle origini del popolo ebraico: non
necessariamente gli ebrei lasciarono ilLevante. L'evidenza archeologica delle origini in gran
parte indigene di Israele in Canaan, non in Egitto, è "schiacciante" e non lascia "spazio ad un
esodo dall'Egitto o ad un pellegrinaggio di 40 anni attraverso il deserto del Sinai", secondo
iminimalisti biblici.[7] Molti archeologi hanno abbandonato l'indagine archeologica di Mosè
e dell'Esodo, reputandola "una ricerca inutile".[7] Un secolo di ricerca da parte di archeologi
ed egittologi, non ha trovato nessuna prova che possa essere direttamente correlata alla
narrazione in Esodo di una schiavitù egiziana e rispettiva fuga (vedi Faraoni nella Bibbia),
con viaggi nel deserto, il che porta all'ipotesi che dall'Età del Ferro, Israele, con i
regni Giuda e di Israele, abbia le sue origini in Canaan, non in Egitto.[8][9]
La cultura dei primi insediamenti israeliti è cananea, i loro oggetti di culto sono quelli del
dio cananeo El, la ceramica rientra nella tradizione cananea locale e l'alfabeto usato è
protocananeo. Praticamente l'unico marcatore che distingue i villaggi "israeliti" dai siti
cananei è l'assenza di ossa di maiale, sebbene rimanga discusso se questo debba essere
preso per un marcatore etnico o dovuto ad altri fattori.[10]
Secondo la Bibbia, dopo la loro emancipazione dalla schiavitù egiziana, il popolo d'Israele
vagò e visse nel deserto del Sinaiper un arco di 40 anni prima di conquistare Canaan nel
1400 a.C., sotto il comando di Giosuè. Mentre viveva nel deserto, secondo gli scritti biblici, la
nazione di Israele ricevette i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai da YHWH e portati da
Mosè. Questo ha segnato un inizio dell'Ebraismo normativo e ha contribuito alla formazione
della prima religione abramitica.[3] Dopo esser entrati a Canaan, porzioni di terreno furono
assegnate a ciascuna delle dodici tribù di Israele. Per diverse centinaia di anni la Terra
d'Israele fu organizzata in una confederazione di dodici tribù, governate da una serie
di Giudici (in ebraico:‫?שופטים‬, Shôphaatîm o shoftim - il termine in ebraico significa anche
"governatori").[2]
Dopo di che, osserva la Bibbia, arrivò la monarchia israelita. Nel 1000 a.C., la monarchia
venne istituita con re Saul e continuò sotto re Davide e suo figlio, Salomone. Durante il
regno di Davide, la città già esistente di Gerusalemme divenne la capitale nazionale e
spirituale di Israele. Salomone costruì il Primo Tempio sul Monte Moriah di Gerusalemme.
Tuttavia le tribù si stavano spaccando politicamente: alla sua morte, una guerra civile
scoppiò tra le dieci tribù israelite del nord e le tribù di Giuda (quella di Simeone era stata
assorbita da Giuda) e Beniamino a sud. La nazione si divise in Regno di Israele (Samaria) a
nord e il Regno di Giuda a sud. Israele fu conquistato dal sovrano assiroTiglatpileser
III nell'VIII secolo a.C. Non vi è documentazione storica comunemente accettata sulla sorte
delle dieci tribù del nord, a volte indicate come le dieci tribù perdute di Israele, anche se le
speculazioni abbondano.[11]
Quanto segue viene esposto nei dettagli del filo cronologico biblico (e relative contestazioni
storiche, qq.vv.):[12]

Conquista della Palestina (XII-XI secolo)

Secondo il racconto del biblico Libro di Giosuè, alla morte di Mosè la guida del popolo
ebraico passò a Giosuè. Questi guidò gli Ebrei alla conquista militare delle piccole città-stato
della terra di Canaan passando da est, attraverso il fiume Giordano, in seguito al precedente
fallito tentativo di ingresso da sud.
Secondo il differente racconto del biblico Libro dei Giudici, dopo l'iniziale e non completa
campagna di Giosuè, gli Ebrei, organizzati autonomamente per gruppi sociali e territori
nelle dodici tribù, convissero in stato di continuo conflitto con la popolazione locale.
Saltuariamente alcune tribù si alleavano per far fronte comune ad alcuni nemici, soprattutto
re cananei locali, ma anche popoli limitrofi (Filistei, Madianiti), sotto la guida dei giudici,
una sorta di capi militari temporanei.[13]
La ricostruzione storica della conquista della Palestina è particolarmente problematica a
partire dallo stesso resoconto biblico. Secondo il Libro di Giosuè gli Ebrei agirono in
maniera concorde, con tutte le tribù a formare un vero e proprio esercito, e la conquista del
paese fu totale. Secondo invece il Libro dei Giudici la conquista fu lenta e frammentaria e si
sarebbe limitata alle zone scarsamente popolate, lasciando inizialmente intatte le città
cananee delle pianure, e avrebbe visto in azione singole (o gruppi di) tribù. Sono stati
proposti diversi scenari:[12][13]

 conquista militare unitaria, come descritto dal Libro di Giosuè (cfr. W.F. Albright). A
favore vi sono scavi archeologici che hanno mostrato la distruzione violenta di diversi
insediamenti cananei intorno al 1250-1200. D'altro canto queste distruzioni possono
essere dovute ad altri motivi (lotte cananee, incursioni egizie...), e soprattutto alcune
delle città che Giosuè avrebbe conquistato erano in quel periodo disabitate: Arado, Ai e
soprattutto Gerico, città con la quale si apre la campagna di Giosuè. Per questo l'ipotesi
non gode attualmente di largo consenso.
 infiltrazione graduale e pacifica almeno nella fase iniziale, come descritto dal Libro dei
Giudici (A. Alt; M. Noth). A favore vi sono scavi archeologici che documentano la nascita,
attorno al 1200, di almeno 250 nuove piccole comunità soprattutto nelle regioni
montuose, tra le quali probabilmente anche quelle degli Ebrei. La cultura di questi
insediamenti non si differenzia da quella cananea: se si tratta di insediamenti di Ebrei,
questi hanno assimilato la cultura cittadina locale.
 rivoluzione di classi sociali contadine (G.E. Mendenhall, N.K. Gottwald). In tal caso gli
Ebrei non sono un gruppo immigrato ma autoctono cananeo. L'ipotesi godette di
notevole diffusione negli anni sessanta e settanta, in concomitanza col prosperare
del comunismo.[13]
La seconda ipotesi è pertanto quella che attualmente gode di maggiore consenso,
suggerendo un insediamento inizialmente lento e pacifico poi anche conflittuale,
solitamente datato tra il 1200-1050 a.C.[12]

Monarchia (1030-933)

Il Regno di Davide attorno al 1000 a.C. L'area di effettivo dominio era limitata alla Palestina.
L'espressione biblica del dominio "dal torrente d'Egitto fino al fiume Eufrate" è
probabilmente iperbolica, includente stati vicini tributari ma autonomi
Secondo il Primo libro di Samuele, soprattutto per motivi di difesa dai nemici esterni, gli
Ebrei chiesero al profeta Samuele di nominare un re. La scelta, guidata da Dio, cadde
su Saul, che fu quindi il primo re degli Ebrei. La cronologia, la capitale, l'estensione del
dominio e la gestione interna del regno non sono chiari: probabilmente regnò attorno al
1030-1010 a.C. (l'indicazione di 2 anni del Testo Masoretico di 1Sam13,1 è inverosimile e
variamente corretta dalle varie traduzioni bibliche), probabilmente principalmente sulle
tribù del nord, e ancora probabilmente il suo regno non sancì la nascita di un vero e proprio
stato centralizzato burocratico e amministrativo ma fu limitato alla conduzione di
campagne militari di difesa.[12][13]
A Saul seguì Davide, "re di Giuda e re d'Israele", l'archetipo del re degli Ebrei, descritto
nel Primo e Secondo libro di Samuele. Nel suo regno, tradizionalmente datato attorno al
1010-970, Davide conquistò la città gebusea di Gerusalemmeche stabilì come capitale
essendo intermedia tra le tribù del nord e quelle del sud. Organizzò uno stato centralizzato
sul modello egizio con funzionari, esercito (prevalentemente mercenari), tasse. Combatté
vittoriosamente i popoli vicini (filistei,moabiti, ammoniti, edomiti, aramei di Damasco)
riducendoli in stati vassalli o tributari e creando un forte regno "dall'Eufrate fino all'Egitto",
approfittando della relativa debolezza di Egitto e Assiria per i quali rappresentò una sorta
di comodo stato cuscinetto.[12]

La stele di Tel-Dan, ritrovata nel1933 nel nord d'Israele, riporta un'iscrizione


in aramaico databile all'853 a.C. nella quale Cazael re di Damasco si vanta di aver ucciso un
re "della casa di Davide". Rappresenta la prima fonte storica extrabiblica relativa al re
Davide
Alla morte di Davide il regno passò a uno dei suoi figli, Salomone il cui lungo regno,
descritto nel Primo libro dei Re, è tradizionalmente datato tra il 970-933 (o 931).
Diversamente dal padre fu un re prevalentemente pacifico.[13] Costruì
il tempio aGerusalemme (probabilmente restaurando un tempio cananeo preesistente),
stabilì rapporti diplomatici e commerciali con i popoli confinanti creando anche un porto
sulMar Rosso, perfezionò il sistema statale centralizzato abbozzato da Davide, creò un
sistema di tassazione e di corvée che generarono malcontento, fortificò diverse città del
regno. Durante il suo regno si ribellarono e riottennero la piena
indipendenzaDamasco ed Edom. Cedette anche al re di Tiro parte della Galilea.[12]

Israele e Giuda

Regno di Israele (a nord) e Regno di Giuda (a sud) alla morte diSalomone (circa 933 a.C.).
Nel 933 (o 931 o 926), alla morte di Salomone, le tensioni sempre presenti tra le tribù del
nord e quelle del Sud (Simeone, la maggior parte di Beniamino e soprattuttoGiuda) si
acuirono per la pesantezza delle corvée, fino a giungere alla scissione del regno: le tribù del
nord non accettarono come re Roboamo (933-916), figlio di Salomone, e si impose il regno
di Geroboamo (933-911). A nord si costituì così ilRegno d'Israele, con capitale a Tirza,
mentre nel sud continuò a regnare da Gerusalemme la dinastia davidica sul Regno di Giuda.
La storia dei re del nord e del sud è descritta dal Primo e Secondo libro dei Re. I due regni
furono profondamente diversi. Il rapporto tra essi fu prevalentemente conflittuale, sebbene
questi conflitti siano stati poco più che scaramucce di frontiera.[12]
Regno d'Israele (933-722)
Il regno d'Israele, più vasto, ricco e popolato, era collocato sulle principali vie di
comunicazioni internazionali e dunque più aperto agli influssi culturali e religiosi stranieri.
Il primordiale culto monoteistico di YHWH si fuse già con Geroboamo con culti cananei. Dal
punto di vista politico fu caratterizzato da una forte instabilità: i 19 re finirono spesso
assassinati o deposti con colpi di stato militari. Numerosi furono gli scontri con gli Aramei. I
principali re furono:[13]

 Omri (885-874). Trasferì la capitale a Samaria, probabilmente fondata ex novo. Durante


il suo regno Moab riguadagnò l'indipendenza, come testimoniato anche dalla stele di
Mesha, ritrovata nel 1868 in Giordania e datata all'842-840.
 Acab (874-853). Guidò una coalizione antiassira di re palestinesi con rinforzi egizi dalla
quale ne uscì sconfitto a Qarqar. Da allora il regno divenne un vassallo tributario
dell'Assiria. Il fatto non è riportato dalla Bibbia ma testimoniato da una cronaca assira.
 Geroboamo II (783-743). Riportò il regno a un relativo benessere e riconquistò alcuni
territori in Transgiordania. Di esso testimonia un sigillo ritrovato a Meghiddo di
"Shema, funzionario di Geroboamo".
Nel 734 il re Pekach, alleato con Rezin re di Damasco, cercò di coinvolgere il regno di Giuda
in una coalizione antiassira, e al rifiuto organizzò una "spedizione punitiva" nota
come guerra siro-efraimita. Il re assiro Tiglat-Pileser III nel 733 attaccò il regno e ne annetté
una parte, insediando un certo Osea (732-722) e deportando parte della popolazione in
Assiria (2Re15,29;1Cr5,26). Quando Osea si ribellò agli assiri intervenne il re Salmanassar
V che nel 722 distrusse Samaria. Deportò gran parte della popolazione israelita in varie
zone del nord della Mesopotamia (2Re17,6), dove si fusero con le altre popolazioni
(vedi Dieci tribù perdute d'Israele), e deportò nella neoistituita provincia assira di Samaria
popolazioni di diverse origini (2Re17,24).
Nel regno del nord furono attivi diversi profeti: Elia (c.a 850); Eliseo (c.a
800); Amos e Osea (c.a 750).

Regno di Giuda (933-587)


Diversamente dal nord, la popolazione del piccolo Regno di Giuda è più omogenea e riunita
attorno a Gerusalemme e altempio, centro della fede in Yahweh. La posizione è decisamente
marginale e isolata. I re di Giuda furono tutti della dinastia di Davide. I principali re
furono:[13]

 Acaz (735-716?). Nel 734 rifiutò di partecipare alla coalizione anti-assira del re d'Israele
Pekach e del re di Damasco Rezin, subendo la guerra siro-efraimita. Chiese aiuto
a Tiglat-Pileser III facendo del regno un vassallo tributario degli assiri.2 Re 15:29
 Ezechia (716-687). Attuò una riforma religiosa eliminando i culti cananei, sconfisse
i Filistei. Nel 705 si ribellò all'Assiria alleandosi con l'Egitto. Nel corso di una campagna
nell'occidente, nel 701 il re assiro Sennacherib annesse parte della Giudea e
assediò Gerusalemme. L'assedio fu però interrotto: secondo 2Re19,35-36 si trattò di
una miracolosa liberazione da parte di Dio, ma probabilmente si trattò di un'epidemia di
peste, oppure motivi politici interni che richiedevano il ritorno del re nella capitale,
oppure un pesante tributo versato da Ezechia e taciuto nella Bibbia (il successivo
re Manasse risulta tributario dalle cronache assire). Comunque il regno del sud non subì
la conquista e la deportazione come avvenne per quello del nord.
 Manasse (687-642). Ristabilì il pluralismo religioso precedente a Ezechia e passò alla
storia come il re empio per eccellenza.
 Giosia (640-609). Crollata l'Assiria (Ninive fu conquistata dai Babilonesi nel 612)
divenne vassallo dell'Egitto. Nel 622 intraprese un'importante riforma religiosa in base
al ritrovamento nel tempio di un "libro della legge" (verosimilmente il Deuteronomio o
parte di esso, composto probabilmente da leviti provenienti dall'inviso nord e per
l'accettazione del quale fu inscenato il ritrovamento). Morì nel 609 in uno scontro
a Meghiddo col faraone Necao, dal quale sperava di riscattarsi con l'aiuto della nuova
potenza babilonese.[12]
In seguito alla battaglia di Karkemiš del 605 tra egiziani e babilonesi, vinta da questi, la
regione siro-palestinese cadde sotto il dominio babilonese. Nel 601 il re di
Giuda Ioiakim (609-598) si ribellò confidando nell'aiuto egiziano. Il re
babilonese Nabucodonosor mosse contro Giuda e conquistò Gerusalemme il 16 marzo 597.
Deportò il re Ioiachin (598-597) e parte della classe dirigente del regno e nominò
re Sedecia (597-587). Nonostante il parere contrario del profeta Geremia e diBaruc, che
consigliavano realisticamente la sottomissione a Babilonia, Sedecia si ribellò contro
Babilonia nel 589, e Nabucodonosor tornò in Giudea e conquistò Gerusalemme nel luglio-
agosto del 587. Il tempio fu distrutto e gran parte della classe dirigente e della popolazione
esiliata.[12]
Nel regno del sud furono attivi diversi profeti: Isaia (c.a 750-700); Michea (c.a
750); Naum (c.a 660); Sofonia (c.a 630); Geremia (c.a 626-587); Ezechiele (c.a 593-571).

Cattività babilonese (ca. 587 – 518 a.C.)

Dopo la rivolta contro il nuovo potere dominante e un conseguente assedio, il Regno di


Giuda fu conquistato dall'esercito babilonese nel 587 a.C. e il Primo Tempio distrutto. L'élite
del regno e molta della loro gente furono esiliati a Babilonia, dove la religione si sviluppò al
di fuori del tempio tradizionale.[14] Altri fuggirono in Egitto,[15] mentre gli strati più poveri
della popolazione rimasero in Giudea. Dopo la caduta di
Gerusalemme,Babilonia (Iraq moderno), divenne il centro dell'Ebraismo per più di mille
anni. Le prime comunità ebraiche in Babilonia iniziarono con l'esilio della Tribù di Giuda a
Babilonia conIoiachin nel 597 a.C. e dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel
586.[16] Molti altri ebrei emigrarono a Babilonia nel 135, dopo la rivolta di Bar Kokhba e nei
secoli successivi.[16] Babilonia, dove alcune delle più grandi e importanti città ebraiche
vennero stabilite, divenne il centro della vita ebraica fino a tutto il XIII secolo dell'era
volgare. Con il I secolo, Babilonia già ospitava una popolazione in rapida crescita, stimata a
1.000.000 di ebrei, che aumentò a circa 2 milioni[17] tra il 200 e il 500 d.C., sia per crescita
naturale che per l'immigrazione di più ebrei dallaTerra d'Israele, costituendo circa 1/6 della
popolazione ebraica mondiale a quell'epoca.[17] Fu lì che avrebbero scritto il Talmud
babilonese (Bavli) nelle lingue usate dagli ebrei di Babilonia - ebraico e aramaico. Gli ebrei
stabilirono accademia talmudiche a Babilonia, note anche come Accademie Geoniche, che
divennero centri di studio ebraico e di sviluppo della Legge ebraica in quell'area geografica
da circa il 500 d.C. al 1038 Le due accademie più famose furono quella di Pumbedita e
quella di Sura. Importanti yeshivah furono inoltre situate a Nehardea e Mahuza.[13]
Dopo alcune generazioni e con la conquista di Babilonia da parte dell'Impero Persiano,
alcuni aderenti guidati dai profeti Esdra e Neemia, tornarono in patria e alle pratiche
tradizionali. Altri ebrei non tornarono mai più e rimasero in esilio, sviluppandosi in modo
alquanto indipendente al di fuori della Terra d'Israele, soprattutto dopo le conquiste
musulmane del Vicino Oriente nel VII secolo d.C.[3]

Dominazione persiana (539-332 a.C.)

Il cilindro di Ciro, reperto interracotta inciso con scrittura cuneiforme in lingua accadica (VI
secolo a.C.). Ritrovato nel 1878 e conservato presso il British Museum, attesta tra l'altro il
permesso che il re persiano concesse alle popolazioni esiliate (tra le quali forse anche gli
Ebrei) di ritornare nelle loro sedi: "radunai le popolazioni e le ricondussi nei loro luoghi"
Nel 539 a.C. Ciro, re dei Persiani, conquistò Babilonia. Uno dei primi provvedimenti del re
(538) fu quello di permettere il ritorno in patria delle popolazioni forzatamente esiliate dai
Babilonesi, tra i quali anche i Giudei. Il Libro di Esdra riporta integralmente il testo di due
decreti regali rivolti agli Ebrei in aramaico (Esdra 1, 1-4;6, 1-12), lingua ufficiale
dell'impero, la cui storicità è verosimile. Anche il cilindro di Ciro conferma (indirettamente)
tale disposizione.[18]
Secondo Flavio Giuseppe, che scrive però secoli dopo, gran parte degli Ebrei preferì restare
a Babilonia. Il ritorno degli esiliati avvenne sotto la guida di Sesbassar, nome aramaico
di Zorobabele che in seguito il re Dario fece diventare governatore della Giudea, con al
fianco il sommo sacerdote Giosuè.[19][20]
Attorno al 520-515 fu terminata la ricostruzione del tempio di Gerusalemme. In questo
periodo furono attivi i profeti Aggeo,Gioele e Zaccaria che testimoniano la forte
speranza messianica di una restaurazione della monarchia nella figura di Zorobabele,
speranza poi non adempiuta. Il fallimento di questa profezia è all'origine del cosiddetto
movimento apocalittico, nel quale si collocano le redazioni delle diverse apocalissi, fino al II
secolo.[13][18]
Nel 445 arrivò a Gerusalemme Neemia, inviato da Artaserse I, che fece ricostruire le mura
della città e impedì i matrimoni misti con donne pagane. Cercò anche di incrementare la
popolazione della città. Nel 398 arrivò a Gerusalemme Esdra, sacerdote anch'egli inviato dal
re Artaserse II, che riaffrontò la questione dei matrimoni misti. Con un decreto del re
la Torah, la cui compilazione definitiva era probabilmente già stata terminata al tempo
di Neemia, divenne legge statale per gli Ebrei (Esdra 7, 12-16).[19]
Le uniche fonti storiche sul periodo della dominazione persiana in Giudea sono il Libro di
Esdra e quello di Neemia, che però forniscono solo le informazioni qui indicate, in un
intervallo cronologico limitato.[18][19]

Periodo postesilico (ca. 538 – 332 a.C.)


Ere rabbiniche
1. Zugot
2. Tannaim
3. Amoraim
4. Savoraim
5. Gaonim
6. Rishonim
7. Acharonim

Dopo il ritorno a Gerusalemme, e con l'approvazione e finanziamento persiani, venne


completata la costruzione del Secondo Tempio nel 516 a.C. sotto la guida degli ultimi tre
profeti ebrei Aggeo, Zaccariae Malachia.[21]
L'egemonia nella parte orientale del mondo mediterraneo si stava a quell'epoca spostando
verso leciviltà classiche e lontano dagli egiziani, siriani e persiani. Alcuni cananei erano già
diventati fenici e colonizzavano diverse aree del Mediterraneo meridionale, sviluppandosi
fino a creare l'Impero Cartaginese. I greci nel frattempo stavano cominciando a espandersi
verso est.[21]
Dopo la morte dell'ultimo profeta ebreo e mentre ancora sotto il dominio persiano, la guida
del popolo ebraico passò nelle mani di cinque generazioni successive di Zugot ("coppie di")
leader. Fiorirono prima sotto i persiani(provincia di Yehud Medinata)[22] e poi sotto i greci:
come risultato si formarono i farisei e sadducei. Sotto i persiani poi sotto i greci, le monete
ebraiche furono coniate in Giudea come conio yehud (giudaico).[23]

Periodo ellenistico (ca. 332 – 110 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]


Nel 332 a.C., i Persiani furono sconfitti da Alessandro Magno di Macedonia. Dopo la sua
scomparsa e la conseguente divisione dell'impero di Alessandro tra i suoi generali, si formò
il Regno Seleucida.[24]
La cultura greca si diffuse verso l'est a causa delle conquiste alessandrine, ed il Levante non
fu immune da questa diffusione culturale. Durante questo periodo, le correnti dell'Ebraismo
furono influenzate dalla filosofia ellenistica sviluppatasi a partire dal III secolo a.C., in
particolare tra ladiaspora ebraica ad Alessandria, culminando con la compilazione
del Septuaginta. Un importante sostenitore della simbiosi tra teologia ebraica e il pensiero
ellenistico fu Filone.[25]
Dominazione ellenistica: i Maccabei (332-134 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Nel 332 a.C. Alessandro Magno, diretto verso l'Egitto, occupò la Palestina e con questo gli
Ebrei in Giudea vennero quindi a contatto con la cultura ellenistica. Come anche per gli altri
territori conquistati, Alessandro assicurò libertà di culto e riconobbe l'autorità del sommo
sacerdote. Secondo Flavio Giuseppe è in questo contesto che si creò lo scisma con i
samaritani, quando Alessandro concesse loro il permesso di costruire il tempio sul
monte Garizim.[20][26]
Alla morte di Alessandro nel 323, in accordo alle direttive della Spartizione di Babilonia, la
Giudea passò sotto il dominio dei re Tolomei d'Egitto, i quali proseguirono la politica di
tolleranza.
Nel 200 a.C. la Palestina fu conquistata da Antioco III, re seleucide di Siria, anche con l'aiuto
degli Ebrei. Il re per ringraziamento garantì notevoli privilegi fiscali. I rapporti tra Ebrei e re
ellenistici cominciarono a incrinarsi dal 187 quando Seleuco IV, in difficoltà finanziarie,
saccheggiò il tempio di Gerusalemme (2Mac3 riferisce però che il tentativo fu mandato a
vuoto da un intervento miracoloso di Dio).[26]
È però con il successore Antioco IV Epifane (175-164) che si arrivò all'aperta rottura. Nel
169 saccheggiò il tempio. Nel 167 ordinò la costruzione di un altare a Zeus nel tempio e
proibì la circoncisione e la celebrazione delle feste ebraiche, incluso il sabato, pena la morte.
In questa opera di ellenizzazione forzata trovò appoggio in un forte partito filoellenista che
comprendeva tra l'altro il sommo sacerdote.[27]
Questa persecuzione antigiudaica scatenò l'opposizione degli Ebrei tradizionalisti che si
definirono chassidim, i "pii". Da questi gruppi derivarono probabilmente i farisei. La rivolta
antiseleucide scoppiò a Modin, per opera di un sacerdote di nome Mattatia, un cui antenato
si chiamava Asmoneo. Suo figlio Giuda, soprannominato Maccabeo (martello), divenne capo
della resistenza e riuscì a conquistare Gerusalemme nel dicembre del 164. Il 18 dicembre di
quell'anno riconsacrò il tempio, evento ricordato nella festa ebraica
della Hanukkah (dedicazione). Antioco V (164-162), successore di Antioco IV, concesse un
editto di tolleranza.[26]
Il nuovo re Demetrio I (162-150) riprese la lotta uccidendo Giuda Maccabeo nel 161. A
questi successe suo fratello Gionata (161-143) che ottenne nel 152 dal pretendente al trono
seleucide Alessandro Balas l'autonomia per la Giudea e la carica di sommo sacerdote. In
reazione a quest'ultima nomina si costituì probabilmente il gruppo degli esseni attorno al
sommo sacerdote legittimo. Gionata fu ucciso a tradimento nel 143 e capo del movimento
divenne un terzo fratello,Simone (143-134), anch'egli sommo sacerdote e governatore.[26]
La guerra d'indipendenza dei fratelli maccabei è dettagliatamente raccontata
nel Primo e Secondo libro dei Maccabei. Accenni si trovano anche in Giuseppe Flavio e altri
storici romani.[20]
Regno Asmoneo (110 – 63 a.C.)
La rivolta dei Maccabei portò quindi alla formazione di un regno ebraico indipendente,
conosciuto come la Dinastia Asmonea, che durò fino al 63 a.C.[27]
Sebbene la Giudea raggiungesse l'indipendenza già nel 164 a.C. con la liberazione di
Gerusalemme da parte di Giuda Maccabeo, è solo con il regno di Giovanni Ircano I (134-
104), figlio di Simone Maccabeo, che ebbe inizio la vera e propria dinastia asmonea. Sotto il
regno di Ircano vennero conquistati e convertiti forzatamente gli Idumei e si consolidarono
i gruppi dei sadducei, farisei e forse ancheesseni. Nel 128 distrusse il tempio dei samaritani
sul monte Garizim. Successori:

 Aristobulo (104-103), figlio di Giovanni. Conquistò la Galilea.


 Alessandro Ianneo (103-76), fratello di Aristobulo. Scontratosi con i farisei, ne fece
crocifiggere qualche centinaio attorno a Gerusalemme.
 Salomè Alessandra (76-67), vedova di Alessandro.
Tale dinastia alla fine si disintegrò a causa della guerra civile tra i figli di Salomè
Alessandra, Giovanni Ircano II e Aristobulo II. Il popolo, che non voleva essere governato da
un re ma dal clero teocratico, fece appello in questo spirito alle autorità romane: seguì
quindi una campagna romana di conquista e annessione, guidata da Pompeo che occupò
Gerusalemme nel 63.[27]

Dominazione/protettorato romano (63 a.C. – 324 d.C.)


La Giudea, intesa come Regno di Giuda, era stato un regno ebraico indipendente sotto
gliAsmonei, ma fu conquistata dal generale romano Pompeo nel 63 a.C. e riorganizzato
come stato cliente (l'espansione romana stava allargandosi in altre zone geografiche e
sarebbe continuata per più di centocinquant'anni). Più tardi, Erode il Grande fu nominato
"Re dei Giudei", dalSenato Romano, soppiantando la dinastia degli Asmonei. Alcuni dei suoi
figli ricoprirono varie posizioni dopo di lui, e la discendenza venne conosciuta come
la Dinastia erodiana.
Riassumendo:[28]
Nel 63 a.C. Pompeo confermò Ircano II nel ruolo di sommo sacerdote e spedì Aristobulo a
Roma prigioniero. La Giudea divenne uno stato vassallo di Roma senza un re ufficiale,
guidata dal sommo sacerdote. Attorno al 50 a.C. l'idumeo Erode Antipatro (m. 43) ottenne la
carica di governatore della Giudea da Giulio Cesare.
Nel 40 Antigono, figlio di Aristobulo II, conquistò Gerusalemme con l'aiuto dei Parti e
diventò re e sommo sacerdote.
Nel 37 Erode, poi soprannominato "il Grande", figlio di Erode Antipatro, conquistò
Gerusalemme con l'aiuto di Roma e venne riconosciuto come re dei Giudei fino alla morte (4
a.C.). Per consolidare il potere fece uccidere buona parte del Sinedrio, il cognato Aristobulo,
la moglie Mariamne, la suocera Alessandra, i figli Alessandro, Aristobulo e Antipatro.
Attorno al 20/19 a.C. intraprese il restauro e l'ampliamento del tempio di Gerusalemme.
Fece costruire o ricostruire diverse città e fortezze:Samaria, Cesarea marittima,
l'Erodium, Macheronte, Masada, la Fortezza Antonia.[28]
Alla sua morte, secondo la sua volontà il regno fu diviso tra i suoi figli:

 Erode Archelao (4 a.C. - 6 d.C.) fu etnarca (titolo inferiore a quello di re)


di Giudea e Samaria. Nel 6 d.C. l'imperatore Augusto esiliò forzatamente Archealo
inGallia in seguito alle proteste di una delegazione di Ebrei giunti a Roma.
La Giudea divenne una provincia romana legata alla Siria con capitale a Cesarea
marittima.
 Erode Antipa (4 a.C. - 39 d.C.) fu tetrarca (titolo inferiore a re ed etnarca)
di Galilea e Perea (cioè la Transgiordania), regnando da Tiberiade.
 Erode Filippo (4 a.C. - 34 d.C.) fu tetrarca della parte nord-orientale del regno di Erode,
regnando da Cesarea di Filippo.
Alcune zone e città minori godettero di statuto autonomo e/o furono incorporate nella
provincia della Siria. Nonostante l'autonomia formale, tutte le entità politiche della
Palestina erano sottomesse a Roma.[28]
Durante il regno di Erode e dei suoi successori i Vangeli collocano la vita di Gesù (c.a 7/6
a.C. - 30 d.C.).[29]
Alla morte di Erode Filippo nel 34 l'imperatore Caligola nominò successore Erode Agrippa I.
Nel 39 riuscì a far esiliare Erode Antipa, ottenendo anche la Galilea e la Perea.
Nel 41 Claudio gli affidò anche il territorio della Giudea: tra il 41 e il 44, anno della sua
morte, regnò sull'intero territorio palestinese che fu del nonno Erode il Grande. Alla sua
morte la Giudea tornò a essere una provincia romana.

Guerre giudaiche

L'impero era spesso insensibile e brutale nel suo trattamento dei sudditi ebrei e gli ebrei
cominciarono a ribellarsi contro i governanti romani della Giudea, facendo scoppiare
numerose rivolte:[28]

 nel 6 d.C., quando fu istituita la provincia romana di Giudea, il governatore della


Siria Quirinio indisse dietro indicazione di Augusto un censimento per valutare il
patrimonio di Archelao (vedi Censimento di Quirinio). Questo scatenò la rivolta di Giuda
il Galileo, prontamente repressa.
 nel 66 scoppiò una nuova rivolta (Prima guerra giudaica), contrastata prima
da Vespasiano poi Tito, che portò alla conquista di Gerusalemme e alla distruzione e
saccheggio del tempio nel 70. Fu sedata definitivamente nel 74 con la presa di Masada. I
morti complessivi tra gli Ebrei furono circa 600.000, circa metà della popolazione
palestinese.
 tra il 115-117 insorsero diverse comunità ebraiche
della diaspora (soprattutto Cirene, Alessandria d'Egitto,Cipro con alcuni focolai
in Mesopotamia). È conosciuta come Seconda guerra giudaica.
 nel 132 insorsero nuovamente gli Ebrei in Giudea, guidati da Simone Bar
Kokheba ("figlio della stella") ]. La rivolta, nota come Terza guerra giudaica fu sedata nel
135. Secondo le fonti storiche i morti tra gli Ebrei furono circa 850.000, cifra
probabilmente esagerata. L'imperatore Adriano vietò l'ingresso a Gerusalemme ai
Giudei, "rifondando" la città col nome di Aelia Capitolina; agli ebrei fu permesso di
visitarla solo nel giorno di Tisha b'Av. Da allora gli Ebrei vissero principalmente
nella diaspora (=dispersione), fuori dalla Palestina.[28][29]

Diaspora
Al tempo di Augusto gli Ebrei nell'impero romano erano circa 4,5 milioni (circa il 7% della
popolazione), dei quali solo 1 milione in Palestina. Con la presa e distruzione di
Gerusalemme del 70 gli ebrei vissero dispersi nelle varie regioni prima nell'impero romano
poi nell'Europa.
La diaspora ebraica inizia con la conquista assira e continua su una scala molto più grande
con la conquista babilonese, in cui la Tribù di Giuda viene esiliata a Babilonia insieme al re
detronizzato di Giuda, Ioiachin, nel VI secolo a.C., portato in cattività nel 597. L'esilio
continua anche dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 586.[31] Molti più ebrei
emigrarono a Babilonia nel 135 d.C., dopo la rivolta di Bar Kokhba e nei secoli successivi.[16]
Molti degli ebrei giudei furono venduti in schiavitù, mentre altri divennero cittadini di altre
parti dell'Impero Romano. Il libro degli Atti degli Apostoli nel Nuovo Testamento, così come
alcuni testi paolini, fanno spesso riferimento alle grandi popolazioni
dell'ebraismo ellenizzato nelle città del mondo romano. Tali ebrei ellenizzati furono
coinvolti nella diaspora solo nel suo senso spirituale, assorbendone la sensazione di perdita
e di abbandono che è diventata una pietra miliare del credo ebraico, molto sostenuto da
persecuzioni in varie parti del mondo. La politica di promozione del proselitismo e
della conversione all'ebraismo, che diffuse la religione ebraica in tutta la civiltà ellenistica,
sembra placarsi con le guerre contro i romani.[16]
Di importanza fondamentale per la riconfigurazione della tradizione ebraica, dalla religione
basata sul Tempio alle tradizioni rabbiniche della diaspora, fu lo sviluppo delle
interpretazioni della Torah esposte nella Mishnah e Talmud .

Tardo periodo romano in Terra d'Israele[modifica | modifica wikitesto]


Nonostante il fallimento della rivolta di Bar Kokhba, un numero considerevole di ebrei
rimase in Terra d'Israele. Gli ebrei che permasero attraversarono numerose esperienze e
conflitti armati contro occupanti stranieri consecutivi. Alcuni dei più famosi e importanti
testi ebraici furono composti in città israeliane in questo periodo. Il completamento
della Mishnah, il sistema diniqqud (segni diacritici di vocalizzazione) e la compilazione
del Talmud di Gerusalemme (Yerushalmi) sono esempi.[18]
In quest'epoca furono attivi i dotti tannaim e amoraim, rabbini che organizzavano e
dibattevano la Legge orale ebraica. Le decisioni e interpretazioni dei tannaim sono
contenute nella Mishnah, Beraita, Tosefta e varie compilazioni midrashiche. LaMishnah fu
completata subito dopo il 200 d.C., probabilmente da Yehudah HaNasi . I commentari
degli amoraim sulla Mishnah furono compilati nell'ambito del Talmud gerosolimitano, che fu
terminato verso il 400, probabilmente a Tiberiade.[32]
Nel 351 d.C., la popolazione ebraica di Zippori, sotto il comando di Patricius, iniziò
una rivolta contro il governo di Costanzo Gallo, genero dell'imperatore Costanzo II. La
rivolta venne infine spenta dal generale di Gallo, Ursicino (nel 354 l'imperatore fece
comunque giustiziare Gallo, a causa del suo governo incapace e fallimentare).[18][32]
Secondo la tradizione ebraica, nel 359 il rabbino amora Hillel II creò il calendario
ebraico sulla base dell'anno lunare. Fino ad allora, l'intera comunità ebraica al di fuori
della terra d'Israele dipendeva dal calendario sancito dal Sinedrio; ciò era necessario per la
corretta osservanza dei giorni sacri ebraici. Tuttavia, gli osservanti erano in costante
pericolo a causa delle sanzioni contro gli ebrei che praticavano le liturgie festive, in
particolar modo i messaggeri che giravano per distanti città a comunicare le date liturgiche
del Sinedrio. Poiché le persecuzioni religiose continuavano, Hillel determinò di fornire un
calendario autorizzato per tutto il tempo futuro.[32][33]
Nel 363, poco prima di lanciare la sua campagna contro i Sasanidi, Flavio Claudio Giuliano,
ultimo imperatore romano pagano, permise agli ebrei di ritornare alla "santa Gerusalemme,
che avete per molti anni desiderato vedere ricostruita" e di ricostruire il Tempio. Ma la
campagna di Giuliano contro i Persiani fallì e fu ucciso in battaglia il 26 giugno 363. Il
tempio non fu ricostruito.[32][34]

Medioevo
Gli ebrei di Babilonia (219–1250)
Dopo la caduta di Gerusalemme, Babilonia (Iraq moderno) divenne il fulcro dell'Ebraismo
per più di mille anni. Le prime comunità ebraiche babilonesi iniziarono con l'esilio
della Tribù di Giuda a Babilonia con Ioiachin nel 597 a.C., come anche dopo la distruzione
del Tempio di Gerusalemme nel 586.[16] Molti altri ebrei emigrarono a Babilonia nel 135 d.C.
dopo la rivolta di Bar Kokhba e nei secoli successivi.[16] Babilonia, dove alcuni delle più
grandi e più importanti città e le comunità ebraiche furono stabilite, divenne il centro della
vita ebraica fino a tutto il XIII secolo. Con il primo secolo, Babilonia già annoverava una
crescente popolazione stimata ad un milione di ebrei,[16] che aumentò a circa 2 milioni tra
gli anni 200 d.C. e500,[17] sia per crescita naturale che per immigrazione di più ebrei
dalla Terra d'Israele, costituendo circa 1/6 della popolazione ebraica mondiale in
quell'epoca.[17]Fu lì che si redassero il Talmud babilonese (Bavli) nelle lingue usate dagli
ebrei dell'antica Babilonia: ebraico e aramaico. Gli ebrei stabilirono accademie talmudiche a
Babilonia, note anche come il Accademia Geoniche (da "Geonim", che significa "splendore"
in ebraico biblico o "geni"), che divennero il centro dello studio ebraico e dello sviluppo
della Legge ebraica (Halakhah) in Babilonia da circa il 500 al 1038. Le due accademie più
famose furono quella di Pumbedita e quella di Sura. Importanti yeshivot furono inoltre
situate a Nehardea e Mahuza. Le accademie talmudiche (yeshiva) diventarono una parte
principale della cultura e dell'educazione ebraica, e gli ebrei continuarono a istituire
accademia yeshivah in Europa occidentale e orientale, Nordafrica e, nei secoli più tardi,
in America e in altri paesi del mondo dove gli ebrei vivevano nella diaspora. Lo studio
talmudico nelle yeshivah continua a tutt'oggi con la creazione di un gran numero di
accademie, la maggior parte dei quali situate negli Stati Uniti e Israele.[35]
Queste yeshivah talmudiche a Babilonia seguirono all'era degli Amoraim ("esegeti") - i saggi
del Talmud che erano attivi (sia in Terra d'Israele che in Babilonia) durante la fine dell'era
di chiusura della Mishnah e fino ai tempi del completamento delTalmud (220-500), e dopo
i Savoraim ("ragionatori") - i saggi dei Beth midrash (luoghi di studio della Torah) in
Babilonia dalla fine dell'era degli Amoraim (V secolo) e fino all'inizio dell'era dei Geonim. I
Geonim (in ebraico: ‫ )?גאונים‬furono i presidenti dei due grandi collegi rabbinici di Sura e
Pumbedita, guide spirituali accettate dalle comunità ebraiche di tutto il mondo nei primi
anni dell'era medievale, in contrasto con il Resh Galuta (esilarca), che esercitava l'autorità
laica/secolare sugli ebrei in terreislamiche. Secondo le tradizioni, i Resh Galuta erano
discendenti dei re di Giuda, che è il motivo per cui i re di Partia li trattavano con molto
onore.[36]
Per gli ebrei della tarda antichità e primo medioevo, le yeshivot di Babilonia servirono
spesso la stessa funzione dell'anticoSinedrio, cioè, come un consiglio di autorità religiose
ebraiche. Le accademie erano state fondate nella babilonia pre-islamica, sotto la
dinastia zoroastriano sasanide e si trovavano non lontano dalla capitale sasanide
di Ctesifonte, che a quel tempo era la più grande città del mondo. Dopo la conquista
della Persia nel VII secolo, le accademie successivamente operarono per 400 anni sotto
il califfato islamico. Il primo Gaon di Sura, secondo Sherira Gaon (906-1006), fu Mar bar Rab
Chanan, che assunse l'ufficio in 609. L'ultimo Gaon di Sura fu Samuel ben Hofni, che morì
nel 1034; l'ultimo Gaon di Pumbedita fu Hezekiah Gaon, torturato a morte nel 1040 – per
cui l'attività del Geonim copre un periodo di circa 450 anni.[36]
Una delle principali sedi dell'ebraismo babilonese fu Nehardea, che era allora una città
molto grande composta principalmente da ebrei.[16] Un'antica sinagoga, costruita, si
credeva, dal re Ioiachin, esisteva già a Nehardea. A Huzal, vicino Nehardea, c'era un'altra
sinagoga, non lontana da dove si potevano vedere le rovine dell'accademia di Esdra. Nel
periodo precedente ad Adriano, Rabbi Akiva, al suo arrivo a Nehardea in missione
dal Sinedrio, prese parte ad una discussione con uno studioso ivi residente su un punto di
normativa matrimoniale (Mishnah Yeb., fine). Allo stesso tempo, vi era a Nisibi
(Mesopotamia settentrionale), un collegio ebraico eccellente, a capo del quale si trovava
Judah ben Bathyra, e in cui molti studiosi della Giudea avevano trovato rifugio al tempo
delle persecuzioni. Ottenne una certa importanza temporanea anche una scuola a Nehar-
Peḳod, fondata dall'immigrato giudeo Hananiah, nipote di Joshua ben Hananiah – tale
scuola avrebbe potuto essere la causa di uno scisma tra gli ebrei di Babilonia e quelli di
Giudea-Israele, se le autorità della Giudea non avessero prontamente fermato le ambizioni
di Hananiah.[36]

Periodo bizantino in Terra d'Israele (324–638)


Periodo bizantino
in Israele

351–352
Rivolta ebraica contro Gallo,
Comunità e accademia ebraiche
allo sbando
358
Hillel II istituisce il Calendario ebraico
361–363
Tentativo di ricostruzione del tempio
sotto Giuliano
425
Muore Gamliel VI, ultimoPrincipe del
Sinedrio
429
Patriarcato ebraico abolito da
Teodosio II
438
Eudossia permette la preghiera ebraica
sul Monte del Tempio
450
Redazione del Talmud gerosolimitano
614–617
Ebrei ottengono l'autonomia aGerusalemme
sotto i Persiani
625
Fiorisce il poeta poeta liturgicoYannai[37]

Gli ebrei si diffusero anche per tutto l'Impero Romano, e ciò continuò in misura minore nel
periodo della dominazione bizantina nel Mediterraneo centro-orientale. Il cristianesimo
militante ed esclusivo, ed il cesaropapismo dell'Impero Bizantino non trattarono bene gli
ebrei, e la condizione e l'influenza della diaspora ebraica nell'impero diminuì
drasticamente.
Fu politica cristiana ufficiale, convertire gli ebrei al cristianesimo, e la leadership cristiana
utilizzò il potere ufficiale di Roma nei propri tentativi. Nel 351 gli ebrei si ribellarono contro
le pressioni aggiuntive del loro governatore, Costanzo Gallo. Gallo domò la rivolta e
distrusse le principali città della zona di Galilea, dove era iniziata la
rivolta. Zippori e Lidda (sede di due delle maggiori accademie legali) non si ripresero mai
più.[38]
In questo periodo, il Nasi di Tiberiade, Hillel II, creò un calendario ufficiale, che non aveva
bisogno di avvistamenti mensili della luna. I mesi erano fissati e il calendario non aveva
bisogno di ulteriore conferme dalle autorità di Giudea. All'incirca nello stesso tempo,
l'accademia ebraica di Tiberiade iniziò a raccogliere e combinare la Mishnah, le baraitot, le
spiegazioni e interpretazioni sviluppate da generazioni di studiosi dopo la morte diYehudah
HaNasi. Tale testo combinato fu poi organizzato secondo l'ordine della Mishnah: ogni
paragrafo della Mishnah era seguito da una raccolta di tutte le interpretazioni, storie e
risposte associate a detta Mishnah. Questo testo è chiamato il Talmud di Gerusalemme.[38]
Gli ebrei di Giudea ricevettero una breve tregua dalla persecuzione ufficiale, durante il
regno dell'imperatore Flavio Claudio Giuliano. La politica di Giuliano era di far ritornare il
regno all'ellenismo ed incoraggiò gli ebrei a ricostruire Gerusalemme. Poiché il regno di
Giuliano durò brevemente, negli anni 361-363, gli ebrei non poterono ricostruire
sufficientemente la città prima che il dominio romano cristiano venisse restaurato
nell'impero. A partire dal 398, con la consacrazione di Giovanni Crisostomo comepatriarca,
la retorica cristiana contro gli ebrei continuò ad aumentare: egli predicava sermoni con
titoli come Contro gli ebrei eSulle Statue, Omelia 17, in cui Giovanni predica contro "la
malattia ebraica".[39] Tale linguaggio pesante contribuì a creare un clima di sfiducia ed odio
dei cristiani contro i grandi insediamenti ebraici, come quelli
in Antiochia e Costantinopoli. [38]

Alla fine del IV secolo, l'imperatore Teodosio I emise una serie di decreti che istituivano
ufficialmente le persecuzioni contro gli ebrei. Agli ebrei non era permesso di possedere
schiavi, costruire nuove sinagoghe, ricoprire cariche pubbliche o difendere casi tra ebreo e
non-ebreo. I matrimoni misti furono dichiarati un reato capitale, come anche
laconversione di un cristiano all'ebraismo. Teodosio eliminò il Sinedrio e abolì la rispettiva
carica di Nasi (presidente). Sotto il imperatore Giustiniano I, le autorità ulteriormente
limitarono i diritti civili degli ebrei,[40] e misero a rischio i loro privilegi
religiosi.[41]L'imperatore interferì anche negli affari interni della sinagoga,[42] e vietò, per
esempio, l'uso della lingua ebraica nelle funzioni rituali. Coloro che disobbedivano a tali
restrizioni venivano minacciati di pene corporali, esilio, e perdita dei beni. Gli ebrei di
Borium, non lontano da Syrtis Major, che resistettero al generale bizantino Belisario nella
sua campagna contro i Vandali, furono obbligati a convertirsi al cristianesimo e la loro
sinagoga fu convertita in chiesa.[43]
Giustiniano e dei suoi successori avevano interessi al di fuori della provincia di Giudea, ed
aveva truppe insufficienti a far rispettare le succitate regole. Come risultato, il V secolo fu
un periodo in cui una serie di nuove sinagoghe vennero costruite, molte delle quali con
splendidi pavimenti a mosaico. Gli ebrei adottarono le ricche forme d'arte della cultura
bizantina. I mosaici ebraici del periodo ritraggono persone, animali, menorah, zodiaci e
personaggi biblici. Eccellenti esempi di questi pavimenti sinagogali sono stati trovati a Beit
Alpha (che include una scena di Abramo che sacrifica un montone al posto del figlio Isacco,
con uno zodiaco), Tiberiade, Beit Shean e Zippori.[44]
L'esistenza precaria degli ebrei sotto il dominio bizantino non durò a lungo, in gran parte
per l'esplosione della religione musulmana fuori della remota penisola araba(dove
risiedevano grandi popolazioni di ebrei). Il Califfato musulmano espulse
i bizantini dalla Terra Santa (o Levante, definito come
moderni Israele, Giordania,Libano e Siria) nel giro di pochi anni dalla loro vittoria
nella Battaglia dello Yarmuk nel 636. Numerosi ebrei fuggirono dai rimanenti territori
bizantini preferendo risiedere nel Califfato durante i secoli successivi.
La dimensione della comunità ebraica nell'impero bizantino non fu influenzata da tentativi
di alcuni imperatori (in particolare Giustiniano) di convertire forzatamente gli ebrei
dell'Anatolia al cristianesimo, in quanto questi tentativi incontrarono scarso
successo.[45] Tuttavia non si registrano a Bisanzio persecuzioni del genere endemico che
imperversava in quel periodo inEuropa occidentale (pogrom, roghi, espulsioni di massa,
ecc.)[44] Gran parte della popolazione ebrea di Costantinopolirimase in loco dopo la
conquista della città da parte di Maometto II.[44]
Nel corso dei secoli VII e XVIII, i Cazari, una tribù turca – che da circa tre secoli (ca. 650-
965) dominavano la vasta area che si estende dalle steppe Volga-Don alla Crimea orientale
e Caucaso settentrionale – sembrano essersi convertiti all'Ebraismo. La totalità di questa
conversione non è chiara. Esisteva in Crimea una popolazione ebraica fin dall'epoca
ellenistica e le conversioni potrebbero essere state rafforzate da immigrati ebrei che
entravano nella regione, emigrati dalle aree del dominio bizantino.[46]
Forse nel IV secolo, il Regno di Semien (in ebraico: ‫)?ממלכת סאמיאן‬, noto anche col
nome Regno di Beta Israel (in ebraico: ‫ )?ממלכת ביתא ישראל‬venne istituita come nazione
ebraica nell'area nordoccidentale della moderna Etiopia, in Abissinia, che durò fino al XVII
secolo al tempo dell'imperatore Susenyos I d'Etiopia.[47]

Periodo islamico in Terra d'Israele (638–1099)


Periodo islamicoin Israele

638Umar permette agli ebrei di tornare a Gerusalemme


691-705Islamizzazione del Monte del Tempio
720Ebrei esclusi permanentemente dal salire al Monte del Tempio
ca. 750Gaonato palestinese basato a Tiberiade
ca. 850Sede del Gaonato trasferito a Gerusalemme
875Caraiti risiedono a Gerusalemme
921Controversia sui calcoli dicalendariocalandarical di Rabbi Aaron ben Meïr
960Masoreta e sofer Aaron ben Asher muore a Tiberiade
1071Gaonato palestinese esiliato aTiro

Nel 638 l'Impero bizantino perse il controllo del Levante. L'arabo Califfato dei Rashidun,
presieduto da ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, conquistò Gerusalemme e le terre di Mesopotamia,
la Siria, la Palestina e l'Egitto. Sotto i vari regimi, gli ebrei subirono massacri e fuggirono dai
villaggi dell'entroterra verso la costa.[48] Furono successivamente indotti a tornare
nell'entroterra, dopo che le città costiere vennero distrutte. Dopo il cambio di potere e
dominio, gli ebrei controllavano ancora gran parte del commercio in Palestina. Secondo il
geografo arabo al-Muqaddasi, gli ebrei lavoravano come "saggiatori di monete, tintori,
conciatori e banchieri della comunità".[48] Durante il periodo fatimide, molti funzionari ebrei
servirono nel regime.[48] L'accademico e storico Moshe Gildocumenta che al tempo della
conquista araba nel VII secolo, la maggioranza della popolazione era ebrea.[49]
Durante questo tempo gli ebrei vissero in comunità fiorenti sparse per tutta la Babilonia.
Nel periodo gaonico (650-1250), le accademie yeshivah babilonesi furono i principali centri
di cultura ebraica, e i Gaonim (trad. "splendore" o "geni") a guida di queste scuole, furono
riconosciuti come le più alte autorità della Legge ebraica.[49]
Sebbene la vita ebraica migliorasse sotto il dominio islamico, un'utopia interreligiosa di
certo non esistette[50] e gli ebrei continuarono a subire discriminazioni. Durante il dominio
islamico, venne introdotto il Patto di Umar che proteggeva gli ebrei, ma metteva loro molte
restrizioni.[51] A partire dall'XI secolo ci sono stati casi di pogrom contro gli ebrei.[52] Esempi
di scoppi di fanatismo popolare antisemita od antiebraico, includono il Massacro di Granada
del 1066, la distruzione dell'intero quartiere ebraico nella
città andalusa di Granada.[53] In Nordafrica ci furono casi di violenza contro gli ebrei
del Medioevo,[54] e in altre terre arabe inclusi Egitto,[55] Siria,[56] e Yemen.[57] La popolazione
ebraica venne confinata in quartieri isolati, o mellah, in Marocco dalXV secolo. Nelle città,
la mellah era circondata da mura con una porta fortificata. In contrasto, le mellah rurali
erano villaggi separati abitati esclusivamente da ebrei.[58] Gli Almohadi, che avevano preso
il controllo di gran parte dell'Iberia islamica dal 1172, erano molto più fondamentalisti dei
tolleranti Almoravidi e trattavano duramente i dhimmi. Ebrei e cristiani furono espulsi
dalMarocco e dalla Spagna islamica.[59] Di fronte alla scelta tra morte o conversione, alcuni
ebrei, come la famiglia di Maimonide, fuggirono a sud e ad est verso le terre musulmane più
tolleranti, mentre altri andarono verso nord, per stabilirsi nei nuovi regni
cristiani.[60][61] Dopo le prime grandi ondate di conquista, l'atteggiamento
degli Almohadi divenne meno intransigente. Molte sinagoghe precedentemente distrutte,
chiuse o convertite in moschee vennero ricostruite o riaperte, molte famiglie convertite con
la forza all'islam vennero autorizzate a riconvertirsi al giudaismo, alcune anche dopo due o
tre generazioni[62].
Lo storico Mark R. Cohen scrive che conclusioni circa la vita ebraica sotto il dominio
islamico, può essere appurata solo attraverso un approccio comparativo. Agli ebrei sotto
dominio islamico fu inflitta meno violenza fisica rispetto a quella provata sotto il dominio
cristiano occidentale.[63] Cohen crede che una ragione di ciò sia stata che l'Islam, a
differenza del Cristianesimo, non necessitava di formarsi un'identità separata
dall'Ebraismo.[64] Afferma inoltre che gli ebrei erano una minaccia meno forte per i
musulmani che non per i cristiani, durante il Medioevo.[64] Casi isolati di persecuzione in
verità accaddero, ma questo non cambia il fatto che gli ebrei siano stati trattati in maniera
adeguata.[65] Cohen nota anche che molti hanno usato il mito degli ebrei maltrattati dai
dominimusulmani per supportare le proprie posizioni politiche in risposta alla
propaganda.[66]

Età d'oro ebraica (711-1031)


L'età d'oro della cultura ebraica in Spagna ha coinciso con il medioevo in Europa, per un
periodo di dominio musulmano in gran parte della penisola iberica. Durante quel tempo,
gli ebrei vennero generalmente accettati nella società e la vita religiosa, culturale ed
economica ebraica fiorirono.
Così sorse un periodo di tolleranza per gli ebrei della penisola iberica, il cui numero
aumentò notevolmente per l'immigrazione dall'Africa in seguito alla conquista musulmana.
Soprattutto dopo il 912, durante il regno di ʿAbd al-Raḥmān IIIe di suo figlio, al-Ḥakam II, gli
ebrei prosperarono, dedicandosi al servizio del Califfato di Cordoba, allo studio delle
scienze, al commercio ed all'industria, in particolare al mercato della seta e degli schiavi, in
tal modo promuovendo la prosperità del paese. L'espansione economica ebraica fu senza
pari. A Toledo, gli ebrei si dedicarono alla traduzione di testi arabi nellelingue romanze,
nonché alla traduzione di testi ebraici e greci in arabo. Gli ebrei contribuirono anche
alla botanica, geografia,medicina, matematica, poesia e filosofia.[67]
«Generalmente, al popolo ebraico fu permesso di praticare la propria religione e vivere
secondo le leggi e le scritture della propria comunità. Inoltre, le restrizioni a cui gli ebrei
furono soggetti, furono di carattere sociale e di fatto simboliche, piuttosto che concrete e
pratiche. Vale a dire, queste norme servirono a definire la relazione fra le due comunità e
non ad opprimere la popolazione ebraica.[68]»
Il medico di corte e visir di ʿAbd al-Raḥmān fu Hasdai ben Isaac ibn Shaprut, patrono di
Menahem ben Saruq, Dunash ben Labrat e di altri studiosi e poeti ebrei. Ilpensiero
ebraico durante questo periodo fiorì con personaggi famosi come Samuel Ha-Nagid, Moses
ibn Ezra, Solomon ibn Gabirol, Yehuda Ha-Levi e Mosè Maimonide.[67] Durante il governo
diʿAbd al-Raḥmān, lo studioso Moses ben Enoc fu nominato rabbino di Cordova e di
conseguenza al-Andalus divenne il centro di studio talmudico, e Cordova il luogo d'incontro
di dotti ebrei.[68] Ma, oltre agli studi, il contributo ebraico fu rilevante anche in
campo commerciale e finanziario, grazie all'attività dei Radaniti, molti dei quali agirono
proprio in al-Andalus.
L'età d'oro finì con l'invasione della Reconquista e quella degli Almohadi. La grande
presenza degli ebrei nell'Iberia continuò fino a che furono forzatamente espulsi in massa
con il Decreto di Alhambra della Spagna cristiana nel 1492 con un editto simile emesso
dal Portogallo cristiano nel 1496.[68]

Crociate in Terra d'Israele (1099–1260)


Nel 1099, gli ebrei aiutarono gli Arabi a difendere Gerusalemme contro il crociati. Quando la
città cadde, i crociati riunirono molti ebrei in una sinagoga ed appiccarono il fuoco.
Ad Haifa, gli ebrei quasi da soli difesero la città contro i crociati, resistendo per un mese
(giugno-luglio 1099).[48] In quel tempo esistevano comunità ebraiche sparse in tutto il
paese, tra cuiGerusalemme, Tiberiade, Ramla, Ashkelon, Cesarea e Gaza. Poiché agli ebrei
non era permesso di possedere terra durante il periodo crociato, lavoravano come
commercianti ed altri mestieri nelle città costiere durante i periodi di quiescenza. La
maggior parte erano artigiani: vetrai a Sidone, pellicciai e tintori a Gerusalemme.[48]
In questo periodo, i Masoreti di Tiberiade stabilirono l'ortografia della lingua ebraica,
o niqqud, un sistema di punteggiaturadiacritica vocalica usato nell'alfabeto ebraico.
Numerosi piyyutim e midrashim vennero redatti in Palestina in quest'epoca.[48]
Maimonide scrisse che nel 1165 ebbe a visitare Gerusalemme e si recò sul Monte del
Tempio, dove pregò nella "grande casa santa".[69] Il Rambam convenne una festa annuale
per sé ed i suoi figli, il 6 di Cheshvan, a commemorare il giorno in cui si era recato al Monte
del Tempio a pregare, e un'altra ricorrenza, il 9 di Cheshvan, a commemorare il giorno che
fu privilegiato di pregare nella Grotta dei Patriarchi a Hebron.[61]
Nel 1141 Yehuda Ha-Levi pubblicò un invito agli ebrei di emigrare nella terra di Israele e
fece il lungo viaggio egli stesso. Dopo un passaggio burrascoso da Cordova, arrivò
ad Alessandria d'Egitto dove venne accolto entusiasticamente da amici e ammiratori.
A Damietta venne calorosamente pregato dal suo amico Halfon ha-Levi di rimanere
in Egitto, dove sarebbe stato libero da oppressioni intolleranti. Ma Ha-Levi proseguì il suo
itinerario per via terra, incontrando gli ebrei di Tiro eDamasco. La leggenda ebraica
racconta che, giunto vicino a Gerusalemme, venne sopraffatto dall'emozione alla vista della
Città Santa e compose la sua più bellaelegia, la celebre "Sionidi" (Zion ha-lo Tish'ali). In
quell'istante, un Arabo arrivò al galoppo da una porta e lo travolse, uccidendolo
nell'incidente.[70].

Periodo dei Mamelucchi in Terra d'Israele (1260–1517)

Secoli XII-XIV

1191
Ebrei di Ashkelon arrivano
aGerusalemme
1198
Ebrei del Maghreb arrivano
aGerusalemme
1204
Maimonide sepolto
a Tiberiade
1209-1211
Immigrazione di
300 rabbini
francesi e inglesi
1217
Yehuda Alharizi lamenta lo
stato del
Monte del Tempio
1260
Yechiel di Parigi fonda una
accademia talmudica ad Acri
1266
Agli ebrei è vietato entrare
nella
Grotta dei
Patriarchi a Hebron
1267
Nahmanide arriva
aGerusalemme:
istituita
la sinagoga del Ramban
1286
Meir
di Rothenburg incarcerato
dopo un tentativo di
emigrare
in Palestina
1355
Il medico e geografo
Ishtori Haparchi muore
a Beit She'an

XV secolo

1428
Ebrei tentano di comprare
la Tomba di Davide:
il Papaproibisce alle navi
di trasportare ebrei
in Palestina
1434
Elia di Ferrara si stabilisce
aGerusalemme
1441
La carestia costringe gli
ebrei di Gerusalemme ad
inviare un
emissario in Europa
1455
Fallisce il tentativo di
immigrazione su larga scala
dalla Sicilia
1474
La Grande Sinagoga di
Gerusalemme demolita dal
popolo arabo
1488
Obadiah di Bertinoro inizia
il
revival di Gerusalemme
1507
Joseph Saragossi muore
a Safed

Negli anni 1260-1516, la terra di Israele formava parte dell'Impero dei Mamelucchi, che
governarono inizialmente dalla Turchia, quindi dall'Egitto. Guerra, rivolte, spargimenti di
sangue e distruzione perseguirono la famiglia e discendenti di Maimonide. Gli ebrei
soffrirono persecuzioni e umiliazioni, ma i documenti superstiti confermano almeno 30
comunità urbane e rurali ebraiche agli inizi del XVI secolo.
Si registra che Nahmanide si stabilì nella Città Vecchia di Gerusalemme verso il 1267. Si
trasferì poi ad Acri, dove fu attivo nel diffondere la cultura ebraica, a quel tempo trascurata
in Terra Santa. Raccolse un circolo di allievi intorno a sé, e la gente venne a frotte, anche dal
distretto dell'Eufrate, per sentirlo. Si narra che anche i Caraiti frequentassero le sue lezioni,
tra i quali Aaron ben Joseph il Vecchio che in seguito divenne uno delle più importanti
autorità caraite. Poco dopo il suo arrivo a Gerusalemme, Nahmanide indirizzò una lettera a
suo figlio Nahman, in cui descriveva la desolazione della Città Santa. A quel tempo, aveva
solo due abitanti ebrei - due fratelli, tintori di mestiere. In una lettera successiva da Acri,
Nahmanide consiglia al figlio di coltivare l'umiltà, che ritiene essere la prima delle virtù. In
un'altra, indirizzata al suo secondo figlio, che occupava una posizione ufficiale presso
la Corte di Castiglia, Nahmanide raccomanda la recita delle preghiere quotidiane e mette in
guardia soprattutto contro l'immoralità. Nahmanides morì dopo aver raggiunto i settantasei
anni e le sue spoglie furono sepolte a Haifa, vicino alla tomba di Yechiel di Parigi.[71]
Yechiel stesso – autorevole rabbino talmudista – era emigrato ad Acri nel 1260, insieme a
suo figlio e ad un numeroso gruppo di seguaci.[72][73] Lì fondò l'accademia
talmudica Midrash haGadol d'Paris.[74] Si pensa sia morto ad Acri tra il 1265 e il 1268.
Nel1488 Obadiah ben Abraham di Bertinoro, commentatore della Mishnah, arrivò a
Gerusalemme; ciò segnò un nuovo periodo di ritorno della comunità ebraica nella Città
Santa.
Spagna, Nordafrica e Medio Oriente[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Ebraismo e Islam e Mizrahi.
Durante il Medioevo, gli ebrei furono generalmente trattati meglio dai governanti islamici
che da quelli cristiani. Nonostante la loro cittadinanza di seconda classe, gli ebrei
svolgevano ruoli di primo piano nelle corti musulmane e stavano attraversando un'"Età
d'oro" nella Spagna musulmana negli anni 900-1100, sebbene la situazione peggiorasse
dopo tale termine. Tuttavia, sommossecausarono la morte di ebrei in Nordafrica nel corso
dei secoli; e specialmente nel Marocco, Libia e Algeria, dove alla fine gli ebrei furono
costretti a vivere nei ghetti.[75]
Durante l'XI secolo, ci fu un pogrom contro gli ebrei di Granada nel 1066.[76] Nel Medioevo, i
governi di Egitto, Siria, Iraq e Yemenattuarono decreti che ordinavano la distruzione delle
sinagoghe. In certi periodi, gli ebrei furono forzati a convertirsi all'Islam o venire giustiziati,
in alcune parti di Yemen, Marocco e Baghdad.[77] Gli Almohadi, che avevano preso il
controllo di gran parte dell'Iberia islamica entro il 1172, sorpassarono gli Almoravidi nella
loro fede fondamentalista, trattando i dhimmi duramente. Cacciarono sia ebrei che cristiani
dal Marocco e dalla Spagna islamica. Di fronte alla scelta tra morte e conversione, molti
ebrei emigrarono.[78] Alcuni, come la famiglia di Maimonide, scappò verso sud ed est, verso
le terre musulmane più tolleranti, mentre altri si diressero verso il nord per stabilirsi nei
nuovi regni cristiani.[79][80] Dopo le prime grandi ondate di conquista, l'atteggiamento
degli Almohadi divenne meno intransigente. Molte sinagoghe precedentemente distrutte,
chiuse o convertite in moschee vennero ricostruite o riaperte, molte famiglie convertite con
la forza all'islam vennero autorizzate a riconvertirsi al giudaismo, alcune anche dopo due o
tre generazioni.[62]
Europa
Secondo lo scrittore statunitense James Carroll, gli "ebrei rappresentavano il 10% della
popolazione totale dell'Impero Romano. Con questo rapporto, se altri fattori non fossero
intervenuti, ci sarebbero 200 milioni di ebrei nel mondo d'oggi, invece dei correnti 13
milioni."[81]
Popolazioni ebraiche erano esistite in Europa, specialmente nell'area del passato Impero
Romano, già da tempi molto antichi. Quando i maschi ebrei emigravano, alcuni a volte
prendevano mogli dalle popolazioni locali, come dimostrato dai più vari MtDNA, a
confronto con il Y-DNA delle popolazioni ebraiche.[82] Tali gruppi si unirono a commercianti
e poi a membri della diaspora. I registri delle comunità ebraiche
in Francia e Germania risalgono al IV secolo, e notevoli comunità ebraiche sono state
annotate in Spagna ancor prima.[82]
Lo storico medievista Norman Cantor e altri studiosi del XX secolo contestano la tradizione
che il Medioevo sia stato un momento uniformemente difficile per gli ebrei. Prima che
la Chiesa divenisse pienamente organizzata come istituzione, con una serie crescente di
regole, la prima società medievale era tollerante. Tra gli anni 800 e 1100, circa 1,5 milioni di
ebrei vivevano nell'Europa cristiana. Poiché non erano cristiani, non venivano inclusi come
una divisione nella ripartizione del sistema feudale diclero, cavalieri (nobili) e servi. Ciò
significa che non dovevano soddisfare le richieste oppressive di lavoro e la coscrizione
militare che i popolani cristiani dovevano sopportare. Nei rapporti con la società cristiana,
gli ebrei erano protetti da re, principi e vescovi, grazie ai servizi cruciali che fornivano in tre
aree: finanziaria, amministrativa e come medici.[83]
Studiosi cristiani interessati alla Bibbia consultavano i rabbini del Talmud. Man mano che
la Chiesa cattolica si rafforzava come istituzione, fondò nuovi ordini religiosi di
predicazione, come i francescani ed i domenicani, e ci fu un aumento di cristiani della classe
media cittadina. Nel 1300, frati e preti locali misero in scena i drammi
della Passione durante la Settimana Santa, che descriveva gli ebrei (in abiti contemporanei)
mentre uccidevano Cristo secondo i racconti evangelici. Da questo periodo, la persecuzione
degli ebrei e le loro deportazioni diventarono endemiche. Intorno al 1500, gli ebrei
trovarono una relativa sicurezza e un rinnovamento di prosperità nell'odierna Polonia.[83]
Dopo il 1300, gli ebrei soffrirono ulteriori discriminazioni e persecuzioni nell'Europa
cristiana. Poiché ai cattolici era proibito dalla chiesa di prestare denaro a interesse, alcuni
ebrei divennero usurai e banchieri importanti. I governanti cristiani a poco a poco videro il
vantaggio di avere una tale classe di finanziatori, che potevano fornire capitali a loro uso
senza essere passibile di scomunica. Come risultato, il commercio pecuniario dell'Europa
occidentale divenne una specialità degli ebrei. Ma in quasi tutti i casi in cui gli ebrei
acquisivano grandi quantità di denaro mediante operazioni bancarie, durante la loro vita o
al momento della loro morte il re ne prendeva il controllo. Gli ebrei divennero "servi
camerae" imperiali, proprietà del re, che potevano presentarli (insieme alle loro proprietà)
a principi o città.[83]
Gli ebrei vennero frequentemente massacrati ed esiliati da varie nazioni europee. La
persecuzione arrivò al suo primo culmine durante le Crociate. Nella Prima Crociata (1096),
le fiorenti comunità su Reno e Danubio furono totalmente distrutte. Nel Seconda
Crociata (1147) gli ebrei in Francia furono oggetto di massacri frequenti. Gli ebrei furono
inoltre colpiti dagli attacchi delle Crociata dei pastori del 1251 e 1320. Le Crociate furono
seguite da espulsioni, tra cui quella del 1290 che vide la cacciata di tutti gli ebrei inglesi;
nel 1396, 100.000 ebrei furono espulsi dalla Francia e, nel 1421, migliaia furono espulsi
dall'Austria. Durante questo periodo molti ebrei d'Europa, in fuga o espulsi, migrarono
verso la Polonia, dove prosperarono in un'altra Età d'oro.[84]

Primo periodo moderno


Gli storici che studiano l'ebraismo moderno hanno individuato quattro diversi percorsi
attraverso cui gli ebrei europei furono "modernizzati" e quindi integrati nella corrente
principale della società europea. Un approccio comune è stato quello di visualizzare il
processo nella prospettiva dell'Illuminismo europeo, poiché gli ebrei si trovavano di fronte
alla promessa e alle sfide poste dall'emancipazione politica. Gli storici che utilizzano questo
approccio si sono concentrati su due tipologie sociali come paradigmi del declino della
tradizione ebraica e come agenti dei profondi cambiamenti nella cultura ebraica che
portarono al crollo del ghetto. Il primo di questi due tipi sociali è l'"Ebreo cortigiano", che
viene ritratto come un precursore dell'ebreo moderno, dopo aver raggiunto e partecipato
all'economia proto-capitalista e alla società di corte degli Stati dell'Europa centrale, come
l'Impero asburgico. In contrasto all'ebreo cortigiano cosmopolita, il secondo tipo sociale
presentato dagli storici dell'ebraismo moderno è il maskil, un sostenitore
della Haskalah (Illuminismo ebraico). Questa prospettiva vede il maskil perseguire studi
secolari e una critica razionalista della tradizione rabbinica, per gettare le basi intellettuali
durevoli della secolarizzazione della società e della cultura ebraiche. Il paradigma stabilito è
stato quello in cui gli ebrei aschenaziti entrano nella modernità attraverso un processo di
occidentalizzazione auto-consapevole guidata da "intellettuali ebrei germanizzati, molto
atipici". La Haskalah diede origine alla Riforma e ai movimenti conservatori, piantando i
semi del sionismo, mentre allo stesso tempo favorì l'assimilazione culturale nei paesi in cui
gli ebrei risiedevano.[85] Verso lo stesso periodo in cui si stava sviluppando la Haskalah,
l'ebraismo chassidico stava diffondendo un movimento che predicava una visione del
mondo quasi opposta a quella della Haskalah.
Negli anni 1990, il concetto di "Ebreo portuale" è stato offerto come un "percorso
alternativo verso la modernità", distinto dalla Haskalah europea. In contrasto con
l'attenzione data agli aschenaziti germanizzati, il concetto dell'ebreo portuale si concentra
sui conversos sefarditi che fuggivano dall'Inquisizione e si reinsediavano nelle città portuali
europee, sulla costa del Mediterraneo, dell'Atlantico e sulla costa orientale degli Stati
Uniti.[86]
Ebreo cortigiano
Gli ebrei cortigiani erano banchieri ebrei o uomini d'affari che prestavano denaro e
gestivano le finanze di alcune case nobiliari cristiane in Europa. Un termine storico
corrispondente può essere Balivo ebraico (anche shtadlan ebr. ‫שטדלן‬, intercessore).[87]
Esempi di quelli che sarebbero poi stati chiamati ebrei cortigiani emersero quando i
governanti locali utilizzarono i servizi di banchieri ebrei per prestiti a breve termine. Fecero
prestiti di denaro ai nobili e così si guadagnarono anche un'influenza sociale. Patroni nobili
degli ebrei cortigiani li impiegarono come finanzieri, fornitori, diplomatici e delegati
commerciali. Gli ebrei cortigiani potevano usare i loro legami familiari e le connessioni
reciproche, mettendole a disposizione dei loro sponsor per fornire, tra le altre cose, cibo,
armi, munizioni e metalli preziosi. In cambio dei loro servizi, gli ebrei cortigiani
guadagnavano privilegi sociali, tra cui perfino la condizione nobiliare per se stessi, e
potevano vivere al di fuori dei ghetti. Alcuni nobili vollero mantenere i loro banchieri
nell'ambito delle proprie corti e, poiché erano sotto la protezione dei primi, erano esentati
dalla giurisdizione rabbinica.[87]
Dal Medioevo in poi, gli ebrei cortigiani potevano accumulare fortune personali e
guadagnarsi influenza politica e sociale. A volte erano anche persone di spicco nella
comunità ebraica locale e potevano usare la loro influenza per proteggere e controllare i
propri confratelli. Spesso erano gli unici ebrei che potevano interagire con l'alta società
locale e presentare le petizioni degli ebrei al sovrano/governante. Tuttavia, l'ebreo
cortigiano aveva connessioni sociali e influenza nel mondo cristiano soprattutto attraverso i
suoi patroni cristiani. A causa della precaria situazione degli ebrei, alcuni nobili potevano
ignorare completamente i propri debiti e non ripagarli. Se il nobile protettore moriva, il suo
finanziere ebreo poteva rischiare l'esilio o l'esecuzione.[87]

Iberia
Durante il Rinascimento europeo, la peggiore delle espulsioni si verificò in seguito
alla Reconquista di al-Andalus, come era conosciuto il governo moresco o arabo islamico di
Spagna. Con la cacciata degli ultimi governanti musulmani da Granada nel1492, arrivò
l'Inquisizione spagnola e l'intera popolazione di circa 200.000 ebrei sefarditi fu espulsa. Ciò
fu seguito da espulsioni nel 1493 dalla Sicilia (37.000 ebrei) e dal Portogallo nel 1496. Gli
ebrei spagnoli espulsi fuggirono principalmente verso l'Impero Ottomano, i Paesi Bassi e
il Nordafrica; altri emigrarono verso l'Europa meridionale e il Medio Oriente.[88]
Ebreo portuale
Il concetto dell'ebreo portuale rappresenta un tipo sociale che descrive quegli ebrei che
furono coinvolti nella navigazione ed economia marittima dell'Europa, in particolare nei
secoli XVII e XVIII. Lo storico Helen Fry suggerisce che potrebbero essere considerati "i
primi ebrei moderni". Secondo Fry, gli ebrei portuali arrivarono come "profughi
dell'Inquisizione" e dell'espulsione dall'Iberia. Avevano il permesso di stabilirsi nelle città
portuali come mercanti con autorizzazione al commercio nei porti
di Amsterdam, Londra, Trieste e Amburgo. Fry rileva che le loro connessioni con la diaspora
ebraica e la loro esperienza nel commercio marittimo li rese di particolare interesse ai
governi mercantilisti europei.[86] Lois C. Dubin[89] descrive gli ebrei portuali come mercanti
ebrei che erano "valutati per il loro impegno nel commercio marittimo internazionale su cui
tali città prosperavano".[90] David Sorkin e altri hanno caratterizzato il profilo socio-
culturale di questi uomini come improntato ad una flessibilità nei confronti della religione e
un cosmopolitismo riluttante che era estraneo sia alla tradizione sia alle identità ebraiche
'illuminate'".[91]
Impero ottomano

Durante il periodo ottomano classico (1300-1600), gli ebrei, insieme alla maggior parte
delle altre comunità dell'impero, godettero di un certo livello di prosperità. Rispetto ad altri
soggetti ottomani, erano la potenza dominante nel commercio e nella diplomazia e altre alte
cariche. Nel XVI secolo in particolare, gli ebrei ebbero un peso preponderante anche nel
ramo politico, con l'apogeo di influenza ebraica rappresentato dalla nomina di Giuseppe
Nasi (in portoghese: João Miquez)[92] aSanjak-bey (governatore, un rango di solito concesso
solo ai musulmani)[93] del Ducato di Nasso e delle Sette Isole.[94]
Al tempo della Battaglia dello Yarmuk quando il Levante passò sotto il dominio musulmano,
esistevano trenta comunità ebraiche a Haifa, Sh'chem, Hebron, Ramleh, Gaza, Gerusalemme
e molte altre al nord. Safed divenne il centro spirituale dell'Ebraismo e vi venne compilato
il Shulchan Aruch, come anche molti testi cabalistici. La prima tipografia ebraica e la prima
stampa dell'Asia occidentale iniziarono nel 1577.
Gli ebrei erano vissuti nell'area geografica dell'Asia Minore (attuale Turchia, ma più
geograficamente Anatolia o Asia Minore) per più di 2400 anni. L'iniziale prosperità in epoca
ellenistica era svanita sotto il dominio bizantino cristiano, ma aveva discretamente
recuperato sotto il dominio dei vari governi musulmani che avevano sostituito il dominio
di Costantinopoli. Per gran parte del periodo ottomano, la Turchia fu un rifugio sicuro per
gli ebrei in fuga dalle persecuzioni, e continua ad avere una piccola popolazione ebraica a
tutt'oggi. La situazione in cui gli ebrei avevano a volte goduto di prosperità culturale ed
economica, ma erano stati ampiamente perseguitati in altri momenti, è stata riassunta
da Gustav E. von Grunebaum:
«Non sarebbe difficile mettere insieme i nomi di un numero molto considerevole di soggetti
ebrei o cittadini dell'area islamica che hanno raggiunto il più alto rango di potere, di grande
influenza finanziaria, ed un significativa e riconosciuta realizzazione intellettuale, e lo
stesso si potrebbe dire dei cristiani. Ma non sarebbe neanche difficile compilare un lungo
elenco di persecuzioni, confische arbitrarie, tentativi di conversioni forzate, o pogrom.[95]»
Polonia-Lituania[modifica | modifica wikitesto]
Nel XVII secolo, esistevano in Europa occidentale molte popolazioni ebraiche importanti.
La Polonia era relativamente tollerante ed aveva la più grande popolazione ebraica
d'Europa, risalente al XIII secolo, che godeva di relativa prosperità e di libertà da quasi 400
anni; tuttavia la situazione di calma finì quando ebrei polacchi e lituani furono massacrati a
centinaia di migliaia dai cosacchi durante la rivolta di Khmelnytsky (1648) e le guerre
svedesi (1655). Spinti da queste e altre persecuzioni, gli ebrei si trasferirono di nuovo in
Europa occidentale nel XVII secolo. L'ultimo divieto agli ebrei (in Inghilterra) fu revocato
nel 1654, ma le espulsioni periodiche da singole città continuarono ad avvenire e agli ebrei
fu spesso limitata la proprietà terriera, o furono costretti a vivere in ghetti.
Con la Spartizione della Polonia nel tardo XVIII secolo, la popolazione ebraica si spaccò tra
l'Impero russo, quello austro-ungarico e la Prussia, che si divisero la Polonia tra di loro.[96]
Illuminismo europeo e Haskalah (XVIII secolo)[modifica | modifica wikitesto]
Moses Mendelssohn(1729–1786) ispirò la Haskalah dellaGermania del XVIII secolo
Durante il periodo del Rinascimento europeo e dell'Illuminismo si verificarono
cambiamenti significativi all'interno della comunità ebraica. Il movimento
della Haskalah parallela il più ampio Illuminismo, quando gli ebrei cominciarono nel XVIII
secolo la campagna per l'emancipazione dalle leggi restrittive e l'integrazione nella società
europea in generale. L'istruzione laica e scientifica fu aggiunta alla tradizionale istruzione
religiosa ricevuta dagli studenti, e cominciò ad aumentare l'interesse in un'identità ebraica
nazionale, tra cui una rinascita nello studio della storia ebraica e dell'ebraico. La Haskalah
diede alla luce la Riforma ed i movimenti conservatori, piantando i semi di sionismo mentre
allo stesso tempo favoriva l'assimilazione culturale nei paesi in cui gli ebrei risiedevano.
Circa allo stesso tempo, nacque un altro movimento, che predicava quasi l'opposto della
Haskalah, l'Ebraismo Chassidico. Il Chassidismo iniziò nel XVIII secolo, iniziato da Rabbi
Israel Baal Shem Tov, e rapidamente guadagnò un seguito con il suo approccio
di misticismo esuberante alla religione. Questi due movimenti, e la forma tradizionale
dell'Ebraismo ortodosso da cui scaturiscono, costituito la base delle divisioni moderne
all'interno dell'osservanza ebraica.[97]
Allo stesso tempo, il mondo esterno stava cambiando e dibattiti iniziavano sulla
potenziale emancipazione degli ebrei (garantendo loro pari diritti). Il primo paese a farlo fu
la Francia, durante la Rivoluzione francese del 1789. Anche così, ci si aspettava che gli ebrei
si integrassero, senza quindi continuare le loro tradizioni. Questa ambivalenza è dimostrata
dal famoso discorso di Clermont-Tonnerre davanti all'Assemblea Nazionale nel 1789:
«Dobbiamo rifiutare tutto agli ebrei come nazione e concedere tutto agli ebrei come
individui. Dobbiamo revocare il riconoscimento dei loro giudici; devono avere solo i nostri
giudici. Dobbiamo rifiutare la protezione giuridica al mantenimento delle cosiddette leggi
della loro organizzazione ebraica; non dovrebbe essere consentito loro di formare nello
stato un organo politico o un ordine [separati]. Devono essere cittadini individualmente.
Ma, qualcuno mi dirà, non vogliono essere cittadini. Bene, allora! Se non vogliono essere
cittadini, devono dirlo, dopodiché dovremmo bandirli. È ripugnante avere nello stato
un'associazione di non-cittadini, e una nazione all'interno della nazione...[98]»
Ebraismo chassidico[modifica | modifica wikitesto]
L'Ebraismo chassidico è una branca dell'Ebraismo ortodosso che promuove spiritualità e
gioia mediante la diffusione e l'internalizzazione del misticismo ebraico quale aspetto
fondamentale della fede ebraica. Il Chassidismo comprende parte dell'ebraismo
ultraortodosso contemporaneo, insieme alla precedente tradizione talmudica
della yeshivah Lituania e a quellasefardita.[99]
Fu fondata nel XVIII secolo nell'Europa orientale da Rabbi Israel Baal Shem Tov (detto
il Besht) come una reazione all'eccessivo ebraismo talmudico legalistico. In contrasto a
questo, gli insegnamenti chassidici apprezzavano la sincerità e la santità nascosta della
gente comune illetterata, ponendola sullo stesso piano dell'élite accademica. L'enfasi sulla
presenza divina immanente in tutto, dava un nuovo valore alla preghiera e agli atti di bontà,
accanto alla supremazia rabbinica distudio, sostituendo la severità e
l'ascetismo cabalistico e mussar storico con l'ottimismo, incoraggiamento e fervore
(deveikut)quotidiano. Questa rinascita emotiva populista accompagnava l'ideale elitista di
nullificazione ad un paradossalepanenteismo divino, attraverso l'articolazione intellettuale
di dimensioni interiori del pensiero mistico. L'adeguamento dei valori ebraici cercava di
incrementare gli standard richiesti dall'osservanza rituale, mentre ne rilassava altri dove
predominava l'ispirazione. I suoi incontri comunali celebravano inni spirituali (nigunim)
quali forme di devozione contemplativa.[100]
In seguito alla fondazione del Movimento Lubavitch[101] da parte dei diretti successori primi
del Besht figura l'Alter RebbeShneur Zalman di Liadi che riuscì a ricreare armonia tra le
parti fondando ciò sull'amore e la pietà fraterna, che permise il confronto e l'instaurazione
di una vera e propria unione religiosa tra gli ebrei che vollero dialogare o aderire al nuovo
movimento Lubavitch, anche definito Chabad: questo nome deriva dalle tre parole
ebraiche Chokhmah, Binah e Daat, distintamente tradotte con i significati di sapienza,
intelligenza e conoscenza; queste, anche note come le tre Sefirot superiori immediatamente
successive a Keter, furono l'espressione della nuova ma originaria forma religiosa fondante
e di dialogo che caratterizzò parte della natura spirituale e mistica del Baal Shem Tov,
nonché di mediazione con la cultura intellettuale e religiosa prevalente soprattutto
nei Maestri lituani dell'epoca.[102]

Secolo XIX[modifica | modifica wikitesto]


Sebbene le persecuzioni esistessero ancora, l'emancipazione si diffuse in tutta l'Europa
del XIX secolo. Napoleone invitò gli ebrei a lasciare i ghetti ebraici europei e cercare rifugio
nei regimi politici tolleranti di nuova costituzione, che offrivano la parità ai sensi della legge
napoleonica.[103] Nel 1871, con l'emancipazione degli ebrei da parte della Germania, tutti i
paesi europei tranne la Russia avevano emancipato i propri ebrei.[103][104]
In alcuni paesi, l'emancipazione avvenne con un unico atto. In altri, vennero concessi
inizialmente dei diritti limitati, nella speranza che gli ebrei "cambiassero per il meglio".[105]

Stampa francese del 1806 che illustra "Napoleone e l'emancipazione degli ebrei"

Anni in cui parità giuridica fu garantita agli ebrei

Anno Nazione

1264 Polonia[106]
1789 Stati Uniti (Governo Federale)

1791 Francia[103]

1796 Repubblica Batava

1808 Granducato d'Assia

1808 Vestfalia[107]

1811 Granducato di Francoforte[108]

1812 Meclemburgo-Schwerin[109]

1812 Prussia[110]

1828 Württemberg

1830 Belgio[111]

1830 Grecia

1832 Canada

1833 Elettorato d'Assia

1834 Regno Unito dei Paesi Bassi

1835 Svezia-Norvegia

1839 Impero Ottomano[112]

1842 Regno di Hannover

1848 Nassau[113]

1849 Amburgo[114]
1849 Danimarca[115]

1856 Svizzera

1858 Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda

1861 Italia

1862 Baden

1863 Holstein[116]

1864 Città libera di Francoforte

1867 Impero austro-ungarico

1869 Confederazione Tedesca del Nord

1871 Germania[117]

1877 New Hampshire (ultimo stato USA ad emanare la piena emancipazione)

1878 Bulgaria

1878 Serbia

1890 Brasile[118]

1910 Spagna

1911 Portogallo

1917 Russia

1923 Romania

Nonostante la crescente integrazione degli ebrei con la società laica, una nuova forma
di antisemitismo emerse, sulla base delle idee di razza e nazione, piuttosto che odio
religioso del tipo medievale. Questa forma di antisemitismo sosteneva che gli ebrei fossero
una razza distinta e inferiore a quella ariana dell'Europa occidentale, e portò alla nascita di
partiti politici in Francia, Germania e Austria-Ungheria, che fecero una campagna di revoca
dell'emancipazione. Questa forma di antisemitismo apparve frequentemente nella cultura
europea: il caso più famoso fu l'Affare Dreyfus in Francia.[119] Tali persecuzioni, insieme
ai pogrom sponsorizzati dallo stato in Russia nel tardo XIX secolo, portarono un certo
numero di ebrei a credere che sarebbero stati al sicuro solo in una propria nazione.[120]
Durante questo periodo, la migrazione ebraica verso gli Stati Uniti creò una nuova grande
comunità per lo più liberata delle restrizioni europee. Oltre 2 milioni di ebrei arrivarono
negli Stati Uniti tra il 1890 e il 1924, la maggior parte dalla Russia e dall'Europa orientale.
Un fenomeno simile si verificò nella punta meridionale delcontinente, in particolare nei
paesi di Argentina e Uruguay.[121]

Secolo XX[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Conflitto israelo-
palestinese, Israele, Olocausto, Sionismo e Storia di Israele.
Sionismo moderno[modifica | modifica wikitesto]

Theodor Herzl (1860-1904), fondatore del movimento sionista


Durante il 1870 e il 1880 la popolazione ebraica d'Europa cominciò più attivamente a
considerare l'immigrazione in Israele e il ristabilimento della nazione ebraica nella sua
presupposta terra d'origine nazionale, compiendo così le profezie bibliche relative
allo Shivat Tzion (in ebraico: ‫? ִׁשיבָ ת ִׁצּיֹון‬, "Ritorno a Sion", o ‫ציון שבי‬, Shavei Tzion, lett.
"Rimpatriati di Sion"). Nel 1882nacque il primo insediamento sionista — Rishon LeZion —
fondato da immigrati che appartenevano al movimento "Hovevei Zion" (in ebraico: ‫חובבי‬
‫)?ציון‬, o anche Hibbat Zion (in ebraico: ‫?חיבת ציון‬, lett. Amanti di Sion). In seguito, il
movimento "Bilu"[122] fondò molti altri insediamenti in terra di Israele.[123][124]
Il movimento sionista venne fondato ufficialmente dopo la "Convenzione di Kattowitz"
(1884) ed il "Congresso Sionista Mondiale (World Zionist Congress, 1897), e fu Theodor
Herzl che iniziò la lotta per stabilire uno stato degli ebrei.[125]
Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava che le condizioni per stabilire tale stato fossero
maturate: il Regno Unitoconquistò la Palestina dall'Impero Ottomano e gli ebrei ricevettero
la promessa di una "Patria nazionale" dai britannici nella forma della Dichiarazione Balfour
(1917), data a Chaim Weizmann.[125]
Nel 1920 iniziò il Mandato britannico della Palestina e il Visconte Herbert Samuel fu
nominato Alto Commissario della Palestina, l'Università Ebraica di Gerusalemme fu
costituita e si verificarono diverse grandi ondate di immigrazione ebraica verso la Palestina.
Tuttavia gli abitanti arabi della Palestina non amavano la crescente immigrazione ebraica e
cominciarono ad opporsi con mezzi violenti al loro insediamento e alla politica filo-ebraica
del governo britannico.[126][127]
Bande di arabi iniziarono a compiere atti di violenza e omicidi contro i convogli e la
popolazione ebraica. Dopo i tumulti arabi del 1920 e quelli di Jaffa del 1921, la leadership
ebraica in Palestina credettero che gli inglesi non avessero alcun desiderio di confrontarsi
con le bande arabe locali per i loro attacchi contro gli ebrei palestinesi. Credendo di non
poter contare sull'amministrazione britannica per la protezione contro tali bande, la
leadership ebraica creò l'organizzazione Haganah (ebraico: "La Difesa", ‫ )ההגנה‬per
proteggere le proprie aziende agricole e i kibbutz.[128][129]
mostra
V·D·M
Conflitti arabo-israeliani

Altri disordini si verificarono nel 1929 e negli anni 1936-1939 avvenne la "grande rivolta
araba di Palestina". A causa della crescente violenza il Regno Unito iniziò gradualmente a
fare marcia indietro dall'idea originaria di uno Stato ebraico e di speculare su una soluzione
binazionale o di uno Stato arabo con una minoranza ebraica.[130]
Nel frattempo, gli ebrei d'Europa e degli Stati Uniti avevano successo nei campi della
scienza, della cultura e dell'economia. Tra quelli generalmente considerati i più famosi, si
annoveravano lo scienziato Albert Einstein e il filosofo Ludwig Wittgenstein. Un alto
numero di Premi Nobel in questo periodo furono ebrei, fatto che accade
tuttora.[131] In Unione Sovietica, molti ebrei furono coinvolti nella Rivoluzione d'ottobre e
appartenevano al partito comunista.[132]
L'Olocausto[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Olocausto.

Bambino ebreo alza le mani in uscita dal ghetto di Varsavia, dopo la rivolta

L'Olocausto che avvenne durante laSeconda Guerra Mondiale provocò lo sterminio


sistematico (genocidio) di circa sei milioni di ebrei europei da parte della Germania
nazista[133]
Nel 1933, con l'ascesa al potere di Adolf Hitler e del partito nazista in Germania, la
situazione ebraica divenne più severa. Le crisi economiche, le leggi razziali antisemite, e la
paura di una guerra imminente portò molti ebrei a fuggire dall'Europa verso la Palestina, gli
Stati Uniti e l'Unione Sovietica.[134]
Nel 1939 iniziò la Seconda Guerra Mondiale e fino al 1941 Hitler occupò gran parte
dell'Europa, inclusa la Polonia — dove milioni di ebrei vivevano a quell'epoca — e la
Francia. Nel 1941, a seguito dell'invasione dell'Unione Sovietica, cominciò la "Soluzione
finale della questione ebraica" (in lingua tedesca Endlösung der Judenfrage), una vasta
operazione organizzata su una scala senza precedenti, finalizzata alla distruzione del
popolo ebraico mediante la conseguente persecuzione e sterminio degli ebrei nell'Europa
politica, che includeva il Nordafrica europeo (il Nordafrica pro-nazista di Vichy e laLibia
italiana). Questo genocidio, in cui circa sei milioni di ebrei furono uccisi con metodo e
crudeltà, è noto come "Olocausto" o Shoah (in lingua ebraica: ‫השואה‬, HaShoah, "catastrofe,
distruzione"). In Polonia più di un milione di ebrei vennero trucidati in camere a gas nel
solo campo di concentramento di Auschwitz.[134]
L'enorme scala della Shoah e gli orrori che accaddero in quel periodo, influenzarono
pesantemente il popolo ebraico e l'opinione pubblica mondiale, che capirono le dimensioni
dell'Olocausto solo dopo la guerra. Nel dopoguerra gli sforzi quindi aumentarono per
stabilire uno stato ebraico in Palestina.[135]
Fondazione dello Stato d'Israele[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Dichiarazione d'indipendenza
israeliana, Israele e Storia di Israele.

Dichiarazione d'indipendenza israeliana


Come già descritto (sopra), dalla fine dell'800 nacque e si diffuse in particolare tra gli Ebrei
europei il Sionismo, cioè il movimento di pensiero che mirava a ricostituire uno stato
ebraico in Palestina.
Nel 1945 le organizzazioni di resistenza ebraica in Palestina si unirono e formarono il
Movimento di Resistenza Ebraica (in ebraico: ‫?תנועת המרי העברי‬, Tnu'at HaMeri HaIvri,
lett. Movimento Ebraico di Ribellione) chiamato anche United Resistance Movement (URM),
che iniziò ad attaccare le autorità britanniche.[136] A seguito dell'attentato dinamitardo
al King David Hotel, Chaim Weizmann, presidente del World Zionist Organization ammonì il
movimento di cessare tutte le attività militari fintantoché una decisione non venisse presa
dall'Agenzia Ebraica. Questa sostenne la raccomandazione di Weizmann di cessare ulteriori
attività belliche, decisione accettata con riluttanza dalla Haganah, ma non dall'Irgun e
dall'Lehi. Il Movimento di Resistenza Ebraica venne smobilitato e ciascuno dei gruppi
fondatori continuarono ad operare per conto proprio, secondo la propria politica.[137]
La leadership ebraica decise di concentrare la lotta a sostegno dell'immigrazione
clandestina in Palestina e cominciò ad organizzare massicce quantità di profughi di guerra
ebrei provenienti dall'Europa, senza l'approvazione delle autorità britanniche. Tale
immigrazione contribuì moltissimo agli insediamenti ebraici in Israele, sostenuti
dall'opinione pubblica mondiale, e le autorità britanniche decisero di lasciare alleNazioni
Unite la decisione sul destino della Palestina.[138] Il 29 novembre 1947, l'Assemblea
generale delle Nazioni Unite adottò la Risoluzione 181(II: "Piano di partizione della
Palestina") che raccomandava la partizione della Palestina in uno Stato arabo, uno Stato
ebraico e la Città di Gerusalemme. I leader ebraici accettarono la decisione ma la Lega
Araba ed i capi arabi palestinesi si opposero. Iniziarono quindi i conflitti israelo-palestinesi,
con un periodo di guerra civile ed il conflitto del 1948.[138]
Nel corso della guerra, dopo che le ultime truppe britanniche ebbero lasciato il suolo
palestinese, David Ben-Gurion proclamò nel giorno 14 maggio 1948 (5 Iyar, 5708) la
fondazione dello stato ebraico a Eretz Israel da conoscersi ufficialmente come "Stato di
Israele", emettendo laDichiarazione d'indipendenza israeliana (in ebraico: ‫הכרזת‬
‫העצמאות‬, Hakhrazat HaAtzma'ut o ‫העצמאות מגילת‬, Megilat HaAtzma'ut).[139] La guerra
terminò nel 1949 e lo stato di Israele iniziò ad assorbire grandi quantità di ebrei da tutto il
mondo, nell'ordine di centinaia di migliaia di immigranti.[138]
Dal 1948 Israele è stato coinvolto in una serie di conflitti militari, tra cui la Crisi di
Suez (1956), la Guerra dei Sei Giorni (1967), la Guerra del Kippur (1973), la Guerra del
Libano (1982), la Guerra del Libano (2006), come anche una serie quasi costante di conflitti
minori.[138]
Dal 1977, una continua serie di iniziative diplomatiche e incontri al vertice, in gran parte
senza successo, sono stati avviati da Israele, dalle organizzazioni palestinesi, dai loro vicini
e altri soggetti, tra cui gli Stati Uniti e l'Unione europea, per giungere ad un processo di
pace che possa risolvere i conflitti tra Israele ed i suoi vicini, e soprattutto la sorte
del popolo palestinese.[140]

Secolo XXI[modifica | modifica wikitesto]


Correntemente (2014), Israele è una democrazia parlamentare con una popolazione di oltre
8 milioni di abitanti,[141] di cui circa 6 milioni sono ebrei. Le maggiori comunità ebraiche
sono in Israele e negli Stati Uniti, con grandi comunità anche in Francia, Argentina, Russia,
Inghilterra e Canada.[142]
L'Oblast' autonoma ebraica, creata durante l'era sovietica, continua ad essere un'Oblast'
autonoma dello Stato Russo.[143] Il rabbino capo di Birobidžan, Mordechai
Scheiner, [144] afferma che ci sono 4 000 ebrei nella capitale. [145] Il Governatore Nikolaj
Michajlovič Volkov ha dichiarato che intende "sostenere tutte le iniziative meritevoli
proposte dalle organizzazioni ebraiche locali".[146] La Sinagoga di Birobidzhan è stata
inaugurata nel 2004, nel 70º anniversario della fondazione della regione nel 1934.[147]

Note[modifica | modifica wikitesto]

1. ^ Jacob Neusner, ss.vv., in A Short History of Judaism, Fortress Press, 1992.


2. ^ Salta a:a b Paul Johnson, A History of the Jews, HarperCollins, 1988, Parte I.
3. ^ Salta a:a b c d John Bright, A History of Israel, SCM Press, 1960-66, Prologo (pp. 17-38)
e Parte I (pp. 39-48).
4. ^ Were Jews ever really slaves in Egypt, or is Passover a myth?, Haaretz Daily
Newspaper.
5. ^ Israel and Judah, Bible History Online. URL consultato il 23 febbraio 2014.
6. ^ Secondo la tradizione biblica, Mosè, intermediario con Dio, fornì il popolo ebraico
di norme religiose, sociali e giuridiche. Sono ricordate numerose tappe del viaggio
ma la memoria toponomastica di queste si è persa, per cui è impossibile una
ricostruzione geografica del viaggio. Le uniche tappe note con certezza sono l'inizio
(Pitom e Ramses) e la fine (Kades-Barnea). Numeri 14,39-45 riferisce di un tentativo
da parte di Mosè di lasciare il Sinai e penetrare nella terra di Canaan da sud,
attraverso la via più breve, che vide però la sconfitta degli Ebrei da parte
degli Amaleciti a Corma. Anche in questo caso la pressoché unica fonte relativa a
questo periodo sono i racconti dei libri biblici. Preziosa è la testimonianza della Stele
di Merenptah (o Stele d'Israele) nella quale si legge tra l'elenco dei nemici sconfitti
dal faraone anche il nome ysrỉr, unito al suffisso indicante un popolo nomade: se
l'identificazione tradizionalmente proposta dagli studiosi ysrỉr - Israele è corretta, si
tratta della più antica testimonianza extrabiblica relativa a eventi biblici. In questo
periodo di soggiorno nel Sinai si colloca la cosiddetta "ipotesi kenita" (cfr. Hugo
Gressmann, Mose und seine Zeit, Vandenhoeck & Ruprecht, 1913): il gruppo di
fuoriusciti ebrei dall'Egitto si unì a popolazioni madianite (o kenite) formando un
popolo unico, seppure con identità diverse, e assumendo da questi il culto a YHWH.
7. ^ Salta a:a b Dever, William G., What Did the Biblical Writers Know and When Did They
Know It?, Wm. B. Eerdmans Publishing Company, 2002, ISBN 978-0-8028-2126-3. p.
99
8. ^ Israel and Nadav Naaman, eds. Finkelstein, From Nomadism to Monarchy:
Archaeological and Historical Aspects of Early Israel, Israel Exploration Society,
1994, ISBN 978-1-880317-20-4.
9. ^ Ian Shaw, Robert Jameson, A dictionary of archaeology, a cura di Ian Shaw, New
edition (17/02/2002), Wiley Blackwell, p. 313, ISBN 978-0-631-23583-5.
10. ^ Ann E. Killebrew, Biblical Peoples and Ethnicity: An Archeological Study of
Egyptians, Canaanites, Philistines, and Early Israel, 1300–1100 B.C.E., Atlanta, Society
of Biblical Literature, 2005, p. 176, ISBN 978-1-58983-097-4. URL consultato il 23
febbraio 2014.
11. ^ Brief History of Israel and the Jewish People, Israel Science and Technology
Directory. URL consultato il 23 febbraio 2014. Brief History of Israel and the Jewish
People
12. ^ Salta a:a b c d e f g h i Le sottosezioni riportano un contesto cronologico estratto
dallaBibbia ebraica, con relativa critica storiografica dalle fonti secondarie (ivi
citate,qq.vv.) di William Albright, The Archaeology of Palestine: From the Stone Age to
Christianity (1940[15]/rev.1960) e Views of the Biblical World, International
Publishing Company, 1959; Albrecht Alt, Der Gott der Väter: Ein Beitrag zur
Vorgeschichte der israelitischen Religion (Kohlhammer, 1929), trad. (EN) The God of
the fathers. A contribution to the prehistory of Israelite religion; Martin Noth, A
History of Pentateuchal Traditions (Pearson Education, 1972) e History of Israel:
Biblical History (Harpercollins, 1960); G.E. Mendenhall, The Tenth Generation: The
Origins of the Biblical Tradition, Johns Hopkins, 1973; N.K. Gottwald, Tribes of
Yahweh: A Sociology of the Religion of Liberated Israel, 1250-1050 BCE, Bloomsbury
Academic, 1999.
13. ^ Salta a:a b c d e f g h i Le sezioni relative all';archeologia biblica assira, babilonese e
persiana fanno anche riferimento a Ephraim Stern, Archaelogy of the Land of the
Bible, Vol. II, "The Assyrian, Babylonian, and Persian Periods (732-332 BCE)", Yale
University Press (Doubleday), 2001, in particolare pp. 14-52, 130-211, 236-258
e passim.
14. ^ I giudei deportati in più fasi tra il 597 e il 582 a.C., probabilmente in totale circa
diecimila, furono insediati dai babilonesi a Tel-Aviv, presso il fiume Chebar, non
distante da Babilonia. Il profeta Ezechiele, anch'egli deportato, secondo quanto
testimoniato dall'omonimo libro biblico deve aver tenuto desta la speranza di un
ritorno in Giudea. La situazione dei deportati comunque fu caratterizzata da una
relativa libertà e tranquillità, al punto che al momento del successivo rimpatrio
diversi decisero di restare a Babilonia. Nella città mesopotamica di Nippur sono stati
ritrovati gli archivi di una sorta di banca risalenti al 450-400 a.C., e i nomi di alcuni
possidenti locali erano ebrei.
15. ^ Nel V secolo sono testimoniati in questo paese alcuni insediamenti ebraici. Non è
chiaro se queste comunità fossero state fondate dai profughi o se questi si
aggiunsero a nuclei preesistenti. Seguendo il testo biblico, comunque, i profughi con
il profeta Geremia si stanziarono a Tahpanes, Dafne in greco (Ger 43,7), mentre sono
citate comunità ebraiche anche a Migdol e Menfi (Ger 44,1). Particolarmente
significativo era l'insediamento di Elefantina, nell'alto Egitto, non testimoniato dalla
Bibbia ma da fonti egizie, nel quale era presente un tempio nel quale si adorava oltre
a YHWH altre due divinità. L'ultimo testo relativo a questa comunità isolata risale al
399 e non si sa come finisce.
16. ^ Salta a:a b c d e f g h ‫ ישראל עם" רותת ס ובצלאל וורמברנד מרדכי‬- ‫ תולדות‬4000 ‫ שנה‬- ‫ועד האבות מימי‬
‫"השלום חוזה‬, ‫ מ"ע‬95. (Traduzione: Mordechai Vermebrand & Betzalel S. Ruth - The
People of Israel - the history of 4000 years - from the days of the Forefathers to the
Peace Treaty, 1981, pg. 95)
17. ^ Salta a:a b c d Solomon Gryazel, History of the Jews - From the destruction of Judah in
586 BC to the present Arab Israeli conflict, p. 137, New American Library, 1984.
18. ^ Salta a:a b c d e Chaim Potok, Wanderings, Fawcett Books, 1982, Libro I.
19. ^ Salta a:a b c John Bright, A History of Israel, cit., Parte V, pp. 356-375.
20. ^ Salta a:a b c Flavio Giuseppe, [Guerra giudaica (Flavio Giuseppe)|La guerra
giudaica(Ἱστορία Ἰουδαϊκοῦ πολέμου πρὸς Ῥωμαίους)], a cura di Giovanni Vitucci,
Mondadori, Milano 1974.
21. ^ Salta a:a b Lester L. Grabbe, A History of the Jews and Judaism in the Second Temple
Period - Vol 1: A History of the Persian Province of Judah, 2004, p. 28 e segg.ISBN 0-
567-08998-3
22. ^ Rainer Albertz, Israel in Exile: The History and Literature of the Sixth Century BCE,
2003, p. XXI. ISBN 1-58983-055-5
23. ^ Deborah W. Rooke, Zadok's heirs: the role and development of the High Priesthood
in ancient Israel, Oxford, 2000, p. 225.
24. ^ Kenneth Raymond Jones, Provincial reactions to Roman imperialism: the aftermath
of the Jewish revolt, A.D. 66-70, University of California, 2006, p. 174.ISBN 978-0-
542-82473-9
25. ^ Peder Borgen, Philo of Alexandria: An Exegete for His Time, Leiden, Brill,
1997, ISBN 978-90-04-10388-7.
26. ^ Salta a:a b c d John Bright, A History of Israel, cit., Parte VI, pp. 389-412.
27. ^ Salta a:a b c Sull'argomento si vedano in particolare:
 William David Davies, The Hellenistic Age, Volume 2 della Cambridge History of
Judaism, Cambridge University Press, 1989, pp. 292–312. ISBN 978-0-521-
21929-7
 Jeff S. Anderson, The Internal Diversification of Second Temple Judaism: An
Introduction to the Second Temple Period, University Press of America, 2002, pp.
37–38. ISBN 978-0-7618-2327-8
 Howard N. Lupovitch, Jews and Judaism in World History, Taylor & Francis, 2009,
pp. 26–30. ISBN 978-0-415-46205-1
28. ^ Salta a:a b c d e (EN) {{{titolo}}}, in Jewish Encyclopedia, New York, Funk & Wagnalls,

1901-1906. - s.v. "Herodians".


29. ^ Salta a:a b Aryeh Kasher, Jews and Hellenistic cities in Eretz-Israel: relations of the Jews
in Eretz-Israel with the Hellenistic cities during the Second Temple period (332 BCE-
70CE), Mohr Siebeck, 1990, ISBN 978-3-16-145241-3
30. ^ Immagine ingrandibile fino a 2000px.
31. ^ [‫ ישראל עם" רותת ס ובצלאל וורמברנד מרדכי‬- ‫ תולדות‬4000 ‫ שנה‬- ‫"השלום חוזה ועד האבות מימי‬, ‫מ"ע‬
95. (Trad. Mordechai Vermebrand and Betzalel S. Ruth - The People of Israel - the
history of 4000 years, cit., 1981, pp. 95 e segg.)
32. ^ Salta a:a b c d Simon Schama, The Story of the Jews: Finding the Words (1000 BCE -
1492), Bodley Head, 2013, ss.vv.
33. ^ Calendario ebraico perpetuo con riferimento alle feste ed alle ricorrenze.
34. ^ Simon Sebag Montefiore, Jerusalem: The Biography Archiviato il 29 dicembre 2014
in Internet Archive., Phoenix, 2012, pp. 149-163.
35. ^ Web Yeshiva
36. ^ Salta a:a b c ‫ס ובצלאל וורמברנד כי‬. ‫ ישראל עם" רותת‬- ‫ תולדות‬4000 ‫ שנה‬- ‫חוזה ועד האבות מימי‬
‫"השלום‬, ‫ מ"ע‬97. (Trad. Mordechai Vermebrand & Betzalel S. Ruth - The People of Israel
- the history of 4000 years - from the days of the Forefathers to the Peace Treaty, cit.,
1981, p. 97 e segg.).
37. ^ Articolo su "Yannai" di Gotthard Deutsch & H. Brody, Jewish Encyclopedia.
38. ^ Salta a:a b c "Christian Expansion & the End of the Talmudic Era", su Jewish
History.URL consultato 25/02/2014
39. ^ Wendy Mayer and Pauline Allen, John Chrysostom: The Early Church
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40. ^ Cod., I., v. 12
41. ^ Procopio, Historia Arcana, 28.
42. ^ Nov., CXLVI, 8 febbraio 553.
43. ^ Procopio, De Aedificiis, VI. 2.
44. ^ Salta a:a b c Cyril Mango (curatore), The Oxford History of Byzantium, OUP, 2002.
45. ^ Georg Aleksandrovič Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, Blackwell, Oxford,
1956 (EN) . Gli storici continuano a ricercare la condizione degli ebrei inAsia
Minore durante il dominio bizantino, si vedano per es. leopere di J. Starr The Jews in
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«Gli Ebrei portuali rappresentavano un tipo sociale: erano usualmente coloro che
venivano coinvolti con la navigazione ed il commercio marittimo, che (come gli
ebrei cortigiani) potevano essere considerati i primi ebrei moderni. Arrivando
spesso come profughi dall'Inquisizione, avevano il permesso di stabilirsi da
mercanti e commerciare liberamente in località
come Amsterdam, Londra, Triestee Amburgo. 'Le loro connessioni con la diaspora e
le competenze accumulate erano esattamente in quelle aree di espansione estera
allora di forte interesse per i governi mercantilisti.'».
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p. 77, ISBN 978-0-313-33733-8.. Il titolo è assimilabile a un Wali, o di agire in veste
di governatore di una provincia ottomana. Nel caso di Giuseppe Nasi, il Sanjak-Bey
era egli stesso un governatore che rispondeva direttamente del suo operato
alla Sublime Porta di Istanbul.
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106. ^ "In Poland, a Jewish Revival Thrives—Minus Jews", articolo su The New
York Times, 12/07/2007: "Probabilmente circa il 70 percento degli ebrei europei nel
mondo, gli aschenaziti, possono rintracciare la loro discendenza in Polonia — grazie
al re del XIV secolo, Casimiro III il Grande, che attrasse i coloni ebrei di tutta Europa
con la sua promessa di proteggerli come 'il popolo del re'"
107. ^ Revocato tuttavia dal successore vestfalico nel 1815. Cfr. introduzione
e s.v."revoca", Heinrich Graetz, Geschichte der Juden von den ältesten Zeiten bis auf
die Gegenwart: 11 vols., Leipzig: Leiner, 1900, vol. 11: 'Geschichte der Juden vom
Beginn der Mendelssohnschen Zeit (1750) bis in die neueste Zeit (1848)', p. 287.
Ristampa, Berlino: Arani, 1998, ISBN 3-7605-8673-2.
108. ^ Revocato alla dissoluzione del Granducato nel 1815.
109. ^ Il 22 febbraio - cfr. Heinrich Graetz, Geschichte der Juden von den ältesten
Zeiten bis auf die Gegenwart: 11 voll., Leipzig: Leiner, 1900, vol. 11: 'Geschichte der
Juden vom Beginn der Mendelssohnschen Zeit (1750) bis in die neueste Zeit (1848)',
p. 297.
110. ^ L'11 marzo - cfr. Heinrich Graetz, Geschichte der Juden von den ältesten
Zeiten bis auf die Gegenwart: 11 vols., Leipzig: Leiner, 1900, vol. 11: 'Geschichte der
Juden vom Beginn der Mendelssohnschen Zeit (1750) bis in die neueste Zeit (1848)',
pp. 297 e segg.
111. ^ Il Belgio divenne una giurisdizione separata sotto Re Guglielmo I
d'Orange nel1830, acquisendo l'indipendenza nel 1831, riconosciuta dal sovrano
nel 1839.
112. ^ Per ordine del Sultano, pari diritti furono concessi ai non musulmani,
inclusi gli ebrei, nel 1839 come parte delle riforme Tanzimat.
113. ^ Introdotto il 12 dicembre 1848.
114. ^ Con l'introduzione di libertà basilari, come deciso dalla Assemblea
Nazionale, adottata come legge d'Amburgo il 21 febbraio 1849.
115. ^ Con la Costituzione di Danimarca del 5 giugno 1849.
116. ^ Per legge sugli Affari degli Ebrei nel Ducato di Holstein il 14 luglio 1863.
117. ^ Sulla condizione degli ebrei negli stati che si unirono nel 1871 per costituire
laGermania, vedi i rispettivi regolamenti dei principati e degli stati che precedettero
l'unificazione della Germania nel 1871.
118. ^ Dal 1810 gli ebrei già godevano di libertà parziale di religione, che fu
concessa in maniera completa nel 1890, dopo la proclamazione della Repubblica.
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122. ^ I Bilu (in ebraico: ‫?ביל"ו‬, acronimo derivato da un versetto della Bibbia e
precisamente dal Libro di Isaia (2:5) "‫" "ונלכה לכו יעקב בית‬Beit Ya'akov Lekhu Ve-
nelkha" ("Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo" [nella luce del Signore]) erano un
gruppo di idealisti ebrei che aspiravano a creare degli insediamenti in Terra
d'Israele, con lo scopo politico di liberare Eretz Yisrael e ristabilirvi lo stato
diIsraele. Si veda "Una storia di Israele: i Bilu".
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calendario ebraico la data della dichiarazione è il 5 Iyar 5708.
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Voci correlate