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Emidio Spinelli
QUESTIONI SCETTICHE
Letture introduttive al pirronismo antico
Lithos
Impaginazione e copertina: Alessandro Amato
In copertina: Rembrandt, Un erudito net suo studio ( “Faust”), 1652 circa
© 2005 Lithos editrice snc
Via dei Ramni, 6 - 00185 Roma
tel./fax 064464838
ISBN 88-89604-07-7
Alla memoria di mio padre
IN D IC E
Premessa IX
Capitolo I: G li scetticismi antichi: uno schizzo introduttivo 1
Capitolo II: I dieci tropi scettici 27
Capitolo III: Induzione e definizione: contro la logica dogmatica 61
Capitolo IV: N on scire per causas. .. 82
Capitolo V: C omprensione filosopica e prassi comunicativa 114
Capitolo VI: “Fatti voi foste a viver come scettici... ” 131
Avvertenza 159
Nota bibliografica 161
Indice del luoghi citati 187
Indice del norm antichi 201
Indice del norm modemi 205
PREMESSA
Viene qui raccolta una serie di contributi precedentemente editi in ri-
viste o volumi miscellanei, non sempre e non tutti facilmente reperibili o
consultabili. La spinta fondamentale a rimettere insieme i saggi, qui ripre-
sentati - con titoli diversi si, m.a sostanzialmente riproposti nella loro ori-
ginaria [Link] e solo in pochissimi punti sottoposti a minime modifiche
di forma o arricchiti. da ulteriori rinvii. bibliografici —non e unicamente e
principalmente quella di renderli piu accessibili alia lettura di un pubbli-
copiu ampio, composto, auspicabilmente, non di. soli ‘specialisti’, ma an-
che di studenti e studiosi interessati alia filosofa antica. In realta la vera
motivazione che si lascia cogliere dietro questo progetto editoriale e in
sieme piu radicale e forse anche piu ambiziosa. I lavori che qui vengono
riproposti sono caratterizzati infatti da una forte unitd tematica, dettata
dal privilegio concesso, come oggetto di indagine, a Sesto Empirico, sicu-
ramente il piu famoso e forse anche il piu. illustre - perfino teoreticamen-
te —fra i rappresentanti a noi noti della tradizione antica del cosiddetto
neo-pirronismo. Anzi, a voler essere ancor piu. precisi, letti secondo que
st'ottica i vari lavori assemblati in questo volume possono essere forse
considerati come capitoli concatenati. di un disegno unitario e omogeneo.
Da questo punto di vista il saggio di apertura costituisce in qualche
modo la preliminare — o meglio ancora: storicamente necessaria - via
d ’accesso alle questioni di dettaglio affrontate negli altri contributi. Esso
e infatti caratterizzato da una sorta di panoramica delle due grandi cor-
renti scettiche del pensiero antico (quella accademica e quella pirronia-
na/neo-pirroniana) e da una sintetica ricostnizione tanto delle linee di
fondo che animano i loro differenti modi, di intendere la filosofia quanto
delle interpretazioni che questi ultimi hanno suscitato nella riflessione de-
gli interpret contemporanei.
Dopo aver garantito un simile quadro di insieme, il senso globale di
tutti gli altri capitoli di questa raccolta si sviluppa in modo chiaro e, spe-
ro, coerente. Di volta in volta, infatti, essi si concentrano su alcuni snodi
centrali del pensiero neo-pirroniano, assumendo come punto di riferimen-
to testuale - non unico, ma sicuramente privilegiato - quella che secondo
molti studiosi viene a ragione considerata Vopera piu. significative di Se
sto: i Lineamenti pirroniani.
Si tratta di un testo che, soprattutto nel primo dei suoi tre libri, pre-
senta un vero e proprio tentativo di auto-giustificazione filosoficamente
X Questioni scettiche. Letture introduttive ai pirronismo antica
fondata e teoricamente profonda dei punti-cardine della versions pirro-
niana dello scetticismo antico. In tal senso un ruolo di primo piano, qui
analizzato in dettaglio nel secondo capitolo, spetta senz’altro a ll’elabora-
zione della cosiddetta ‘tropologia scettica ’ e alia strategia filosofica rin-
venibile dietro la potente batteria di strumenti polemici costituita dai ' die-
ci modi della, sospensione del giudizio \ utilizzati in ambito scettico contro
la pretesa superbia intellettuale mostrata su piani e campi diversi dal pen
siero dogmatico appartenente a varie scuole e indirizzi•
Proprio nel suo sforzo continuo di demolizione di ale uni elementi ba-
silari delle jilosofie dogmatiche rivali, del resto, la tradizione neo-pirro-
niana e riuscita a ojfrire a ll’agenda filosofica una serie di critiche, che
hanno lasciato il segno non solo nella, riflessione antica, ma indubbia-
mente —ancora e sempre —anche in quella contemporanea. E quanto si. la-
scia cogliere con chiarezza dietro le pagine sestane dedicate ad esempio
all’esame di. nozioni logiche di primo piano, come quelle di induzione e
definizione o alVattacco radicale contro il concetto stesso di causa, senza
dubbio uno dei capisaldi di. una visions del pensiero filosofico riassumibi-
le nella fortunata formula dello scire per causas (oggetto di attenzione, ri-
spettivamente, nel terzo e nel quarto capitolo).
Una vulgata infondo abbastanza superficiale, ma troppo spesso passi-
vamente ripetuta, e accettata, infine, tende a presentare lo scetticismo an
tico - e forse ogni forma di scetticismo - unicamente nel suo aspetto di
pars destruens, sempre pronto a radere al suolo il fortino filosofico del
dogmatismo, ma strutturalmente incapace di avanzare una propria propo-
sta o addirittura condannato a una sorta di costitutiva e sterile inattivita,
assimilabile alia statica vita di una pianta . Contro questo luogo comune,
alimentato spesso da una piu o meno profonda ignoranza dei testi, so-
prattutto di quelli antichi, gli ultimi due capitoli di, questo volume [Link]
invece di mostrare, entrando ancora una volta nel cuore di alcuni passi si-
gnificativi dei Lineamenti pirroniani debitamente confrontati con altri luo-
ghi paralleli sestani. di contenuto analogo, come e quanto il neo-pirroni-
smo antico possa e debba. essere valutato nella suaforza di genuina filo-
sofia, in grado di svelare pienamente il lato costruttivo del suo progetto
teorico e pratico. Cost, il quinto capitolo insists soprattutto sulla possibi-
lita, e sui limiti di praticabilitd da, parte dello scettico di una vera ricerca
filosofica, senza trascurare le linee-guida di. una sua legittima, filosofia
del linguaggio’ volta a ll’esito pragmatico di un efficace scambio comuni-
cativo. Insistendo su questa linea interpretativa, infine, il sesto capitolo
rappresenta quasi il culmine ideale di tutta la trattazione precedents. Sul-
lo sfondo della critica dogmatica piu forte mossa contro la vivibilitd stes-
Emidio Spinelli XI
sa dell’opzione scettico-pirroniana, vengono infatti puntualmente ripro-
poste le contro-obiezioni avanzate da Sesto, che [Link] ad assicurare an
che alio scettico, anzi forse soprattutto se non unicamente a lui, una serie
di punti di riferimento in grado di garantirgli un sereno orientamento nel
mondo e insieme una giustificazione del suo agire quotidiano filosofica-
mente accettabile, benche priva di qualsiasi pretesa ontologicamente o
eticamente forte.
Leggendo in quest’online, quasi come in un crescendo, i saggi di que
sto volume e seguendo passo dopo passo le critiche, le argomentazioni, le
posizioni di Sesto e del movimento di pensiero che egli cost degnamente
rappresenta o ricapitola sard forse possibile avvicinarsi, al neo-pirronismo
antico come a una delle correnti filosofiche a mio avviso piu attraenti e
senza dubbio storicamente piu ricche di ‘p osterita teorica \
L ’auspicio di carattere generale e che tutto cid contribuisca a mante-
nere vivo in noi, nani di una contemporaneita. ti'oppo spesso dimentica del
passato, il valore e laforza del messaggio che costantemente ci proviene
dai giganti —piu o meno . ‘alti’ —della nostra tradizione.
Ferma restando la responsabilita totale e unica. di chi scrive per qualsiasi
errore o dimenticanza, nel chiudere questa breve premessa non posso non rin-
graziare tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la bonta. - alVepoca - di
leggere questi miei contributi. Senza. citarli qui tutti, mi limito a rinviare al-
le note specijiche dei singoli capitoli, in cui il loro positivo apporto viene
opportunamente ricordato. Alcuni di loro, perd, meritano una citazione
speciale, se non altro perche con loro il dialogo, il confronto, a volte anche
il costruttivo dissenso non e cessato mai e non sembra voler cessare,fortu-
natamente: a loro, dunque, aMauro Bonazzi, Riccardo Chiaradonna e An
na Maria loppolo va un grazie ancor piu convinto e sincero.
Per il prezioso aiuto nella redazione tipografica, nella correzione delle
bozze e nella composizione degli indici voglio infine ringraziare Caterina
Mulieri.
Roma, agosto 2005
Emidio Spinelli
C a p it o l o p r im o
GLI SCETTICISMI ANTICHI: UNO SCHIZZO INTRODUTTIVO
1. Cercare di scrivere una nota introduttiva m merito alio scetticismo an
tico una trentina di anni fa, agli inizi degli anni Settanta del secolo passato,
non avrebbe certo comportato problemi di spazio. Sul piano dei contenuti
ci si sarebbe potuti trincerare dietro un clima generate - vagamente e spes
so imprecisamente post-hegeliano - di svalutazione delle cosiddette filoso-
fie ellenistiche, scetticismo incluso1. Di conseguenza, diciamo pure !a ca-
duta’, a causa di una scarsita frutto di quel meccanismo di rimozione dei te-
mi non alia moda o pregiudizialmente ritenuti non interessanti che si rivela
quasi costante nella storia degli studi, anche l’analisi della letteratura se-
condaria suirargomento avrebbe richiesto uno sforzo non certo sovrumano.
Poche paginette, insomnia, sarebbero bastate, forse anzi avanzate2.
Purtroppo - o si dovrebbe piuttosto dire, con un certo compiacimento, per
fortuna - le cose non stanno piu cosi3. A partire proprio dalla data che sopra
ricordavo, infatti, si e assistito a un revival quantitativamente e soprattutto
qualitativamente rilevante degli studi dedicati alle filosofie ellenistiche in ge
nerate. oramai libere da ipoteche negative e assurte nuovamente a oggetto
d ’indagine di prim’ordine, soprattutto per gli stimoli intellettuali che esse of-
frono e per le sorprendenti affinita che mostrano rispetto a tematiche e me-
todologie care anche alia ricerca filosofica contemporanea4. In quest’atmo-
sfera di rinnovato vigore interpretativo fattenzione degli studiosi si e posa-
ta, in piu sensi e in moltephci direzioni, anche - e aggiungerei ovviamente,
visto Televato tasso di problematicita teoretica e storiografica, che le carat-
terizza - sulle questioni relative all’evoluzione e alio statuto concettuale
dello scetticismo antico. Cio e accaduto in modo cosi vasto e capillare, che
Totografare’ lo sforzo ermeneutico degli specialisti negli ultimi trenf anni
nello spazio breve di questo che vuole essere uno schizzo informativo di-
venta difficile, quasi impossibile se si vuole a ogni costo perseguire l ’idea-
le astratto di una esaustivita assoluta. Ecco perche ho deciso di percorrere
una strada diversa. Sacrificando forse qualcosa sull’altare della pretesa
completezza, optero per un lavoro di selezione - non arbitraria, spero - ca-
pace di mettere in luce innanzi tutto uno snodo storico e teorico di prima-
ria importanza, illustrato sempre e comunque attraverso il rinvio puntuale
sia ad altri temi di particolare rilievo si a naturalmente ai piu significativi
studi. che di volta in volta hanno rappresentato a mio avviso tappe impor
tant! nell’ambito del dibattito specialistico sullo scetticismo antico.
n Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
2. Come ha giustamente sottolineato David Sedley, il primo nodo da
sciogliere, soprattutto qualora si intenda davvero evitare qualsiasi frain-
tendimento o qualsiasi superficiale lettura e utilizzazione del patrimonio
scettico antico, e quello di una corretta delimitazione del campo di indagi-
ne. Occorre insomma prehminarmente chiedersi che cosa si possa e si deb-
ba intendere per scetticismo, in modo da determinare in modo coerente e
conseguente anche quando collocare la prima apparizione di questo atteg-
giamento filosofico5. Se a questa domanda rispondessimo assimilando !de-
bolm ente’ la scepsi alle molte, ma per nulla sistematiche, dichiarazioni ed
espressioni di dubbio o ignoranza formulate sia da poeti sia da filosofi agli
albori della tradizione culturale occidentale, dovremmo popolare la storia
dello scetticismo antico di pallide figure, magari attribuendo loro il titolo
onorifico di 'precursorf. Potremmo allora chiamare in causa - come pure
sembrano aver fatto alcune fonti antiche, colpite da isolati e pessimistici
pronunciamenti sulla debolezza delle nostre capacita gnoseologiche o sui
limiti invalicabili della nostra condizione mortale e per cio stesso ‘effime-
ra’ - i nomi illustri di Omero o dei Sette Sapienti; di Archiloco o di Euri-
pide; di Senofane, di Parmenide o di Zenone eleatico; di Eraclito o di Em-
pedocle; di Ippocrate o di Democrito, per chiudere naturalmente con So-
crate o con lo stesso Platone6. Accettare questo tipo di interpretazione, tut-
tavia, significherebbe dissolvere la specificita di quella corrente filosofica,
che probabilmente non raggiunse - meglio: non voile raggiungere - mai la
struttura consolidata di una scuola o hairesis, m a che rappresenta un mo-
vimento, una corrente di pensiero o agoge1, cui possono essere attribuite
almeno due note distintive di fondo:
a. la convinzione che il vero scettico persevera senza sosta nella ricer-
ca e insieme permane nelfaporia, un abito che arriva quasi a caratterizzarsi
come un vero e proprio fine o telos in senso forte;
b. la capacita di supportare questo atteggiamento di interminabile, in-
cessante apertura mentale mediante una sistematica raccolta o, se neces-
sario, una opportuna invenzione di argomenti volti a mostrare P impossi
bility e/o l’infondatezza di qualsiasi pretesa conoscitiva cristallizzata in
dogmi.
Se scegliamo questa seconda opzione ermeneutica, possiamo evitare
pericolosi regressi alPinfinito nella nostra caccia alle origini dello scettici-
smo antico e individuare anzi un ambito cronologico e concettuale ben
preciso, entro cui tale atteggiamento si impose e consolido: si tratta del di-
battito epistemologico ed etico innescato fra IV e III sec. a.C. dalle rifles-
sioni di Pirrone (360-270 a.C.) da una parte e di Arcesilao (315-240 a.C.)
dalPaltra8.
Emidio Spinelli 3
3. Il richiamo alia auctoritas non di uno, ma di ben due ‘padri fondato-
ri’ non e affatto frutto di tentennamenti attribuzionistici o di confusioni in
terpretative. Essa impone piuttosto, a qualsiasi ricostruzione che voglia dir-
si storicamente attenta e consapevole, la necessita di fare i conti con l’esi-
stenza di almeno due forme diverse di scetticismo, fra loro non coinciden-
ti, anzi spesso fra loro apertamente rivali e segnate entrambe da una storia,
da un’evoluzione interna non priva di scossoni, niente affatto lineare,
Fortunatamente si tratta di una questione di ‘tassonomia storiografica’
complessa, senza dubbio anche immediatamente spinosa sul piano teorico,
ma non arbitrariamente inventata dagli esegeti modemi o contemporanei9.
Le radici della consapevole separazione di due tipi di scetticismo, infatti,
sono gia antiche. Ne abbiamo testimonianza evidente e perspicua in un no-
to passo di Gellio (NA XI, 5, 6), che scrive:
Vetiis autem quaestio et a multis scriptoribus Graecis tractata, an quid et
quantum Pyrronios et Academicos philosophos intersit.
La prima domanda che questo brano suscita riguarda, credo, il valore
esatto, cronologicamente puntuale, da attribuire all’aggettivo vetus : quan
to e ‘vecchia' la questione relativa alia differenza fra accademici e pirro-
niani? Possiamo dire che sin dalla ‘data di nascita’ cui accennavamo in
precedenza, sin dal binomio Pirrone/Arcesilao, vi sia stata consapevolez-
za di questa differenza? Possiamo insomma sostenere che gia con queste
due figure archetipiche si ponga il problema della commensurabilita o in-
commensurabilita di due atteggiamenti scettici?
Per rispondere a tale quesito, occorre accennare, seppur in estrema sin-
tesi. alle posizioni dei due patres appena ricordati.4
4. Cominciamo da Pirrone, soprattutto perche la sua figura suscita una
domanda preliminare, che, benche possa suonare paradossale, condiziona
tutta l’analisi della successiva storia del versante pirroniano dello scettici
smo antico: fu Pirrone davvero pirroniano?10 Il dibattito in merito a questo
difficile quesito e stato lungo e storicamente fecondo11. Credo tuttavia che
le conclusioni di Fernanda Decleva Caizzi prima e - seppur con sfumature
diverse, in alcuni casi molto diverse - di Richard Bett poi consentano di da
re una risposta seccamente negativa12. La posizione di Pirrone, cosi come
sembra emergere da varie testimonianze antiche, non appare affatto inte~
ressata a perseguire senza sosta il vero, nella persuasione forte, pero, di non
poter dire nulla di definitivo sulla realta. A1 contrario, stando soprattutto al
resoconto di Aristocle, egli sembra pronundarsi in modo dogmatico sulla
4 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
natura delle cose, che vengono negativamente etichettate come “senza dif-
ferenze, senza stabilita, indiscriminate”13. Proprio la tesi di una radicale e
intrinseca indeterminatezza delle cose o pragmata , che condiziona la no
stra disposizione, lasciandoci “senza opinioni, senza inclinazioni, senza
scosse” e cui consegue “per prima cosa Pafasia, poi Pimperturbabilita55, in
duce a pensare a un Pirrone per nulla scettico, quanto piuttosto sostenitore
di una sorta di ‘metafisica negativa o indifferentista5, che sul piano episte-
mico non si appaga delT affermazione dubitativa (e gia socratica?), secon
do cui “noi non conosciamo nulla”, ma tende piuttosto a dichiarare senza
esitazione che “non c’e nulla da conoscere”14. Al di la di ogni dibattito, che
pure potrebbe essere alimentato da una lettura diversa delle testimonian-
ze15. credo che a conferma indiretta di questa interpretazione 4dogmatic a'
di Pirrone possa essere addotta la constatazione per cui, per lungo tempo e
comunque sicuramente fino al I sec. a.C., Petichetta dossografica di ‘pir
roniano5non sembra assumere alcuna valenza scettica16.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che molti degli episodi e alcune del
le opinioni o doxai, che costituiscono Possatura della vita laerziana dedi-
cata a Pirrone ci mostrano un Pirrone assolutamente privo di convinzioni
definite in campo etico, pronto anzi a negare forza e valore assoluti a con
cetti basilari come quelli di bene e male17. Almeno su questo piano, dun-
que, bisognerebbe riconoscergli legittimamente la ‘patente5 di scettico, al
punto da giustificare anche la ben nota accusa di inattivita o apraxia im-
plicitamente adombrata in alcuni comportamenti a lui attribuiti dalla tradi-
zione aneddotica18. A parte ogni contro-obiezione fattuale riscontrabile in
altri filoni dossograftci, non pregiudizialmente ostili alia figura e alPatti-
vita filosofica oggettivamente ‘strana’, non classificabile di Pirrone19, an
che in questo caso si puo addurre come testimonianza indiretta la sua col-
locazione, accanto ad altri autori poco noti e comunque diciamo cosi ‘ete-
rodossi5rispetto alle scuole di provenienza, nel novero dei ‘moralisti’20.
Alla nostra iniziale, solo apparentemente paradossale domanda sull’e-
ventuale pirronismo di Pirrone, allora, possiamo in definitiva rispondere
negativamente, citando a sostegno la conclusione di Jacques Brunscliwig:
“Pirrone non fu il primo pirroniano. Il primo pirroniano fu Timone, il piu
noto degli immediati discepoli di Pirrone”21.
5. Nonostante il quadro teorico di indeterminatezza metafisica della
realta sopra ricordato e nonostante le classificazioni storiografiche tenden-
zialmente dogmatiche riconducibili con certezza o con buona verosimi-
glianza a Pirrone invitino a escluderlo dalla famiglia scettica, non e man-
cato chi, gia fra gli autori antichi, ha cercato invece di accreditame Pap-
Emidio Spinelli 5
partenenza alia suddetta famiglia. trasformandolo addirittura nel punto di
riferimento piu netto o addirittura nella sorgente prima dell’atteggiamento
scettico di Arcesilao. Le due figure-archetipo da cui abbiamo preso le mos-
se verrebbero cosi non solo rese perfettamente commensurabili, ma addi
rittura si collocherebbero in un rapporto gerarchico di dipendenza, a tutto
vantaggio di presunte radici pirroniane della filosofia scettica tout court22.
Grazie a una riutilizzazione sottilmente ironica della nota immagine ome-
rica della Chimera, Arcesilao diventerebbe quindi una sorta di mostro: da-
vantl Platone, in mezzo Diodoro, ma dietro Pirrone. Senza poter entrare
qui in una disamina dettagliata. bisogna tuttavia dichiarare con forza che
di fronte a questa raffigurazione possiamo e dobbiamo nutrire ragionevoli
dubbi. Essa deriva infatti da fonti probabilmente ostili ad Arcesilao, ovve-
ro: a) Timone, interessato invece, per motivi che esamineremo meglio fra
poco, a sottolineare la totale assenza di originalita delPaccademico, la cui
filosofia verrebbe a ridursi a un poco coerente patchwork di posizioni fra
loro diverse e difficilmente conciliabili23; b) o ancora Aristone di Chio,
preoccupato di separarlo nettamente da quella (comune) tradizione socra-
tica che egli vorrebbe tutta e solo pro- e pre-stoica24; c) o infine autori piu
tardi - Numenio soprattutto, che raccoglie i versi di entrambi, ma anche
Sesto Empirico, come vedremo in dettaglio piu avanti, o ancora Agostino
- malevoli al punto da sfruttare P immagine polimorfa per accreditare la fa-
vola di un presunto esoterismo di Arcesilao25.
Se vogliamo impostare in modo corretto l ’indagine sulla natura e sulla
portata dello scetticismo accademico dobbiamo spostare la nostra atten-
zione su altre fonti, meno prevenute e capaci di farci cogliere in re le dif-
ferenze di impostazione, di background filosofico, perfino di sensibilita
teoretica fra Pirrone e Arcesilao. In questa direzione - soprattutto per re-
cuperare a pieno la dimensione del rapporto intercorso fra Arcesilao e gli
stimoli di pensiero a lui antecedent! o contemporanei, nonche per apprez-
zare i confini della sua originalita filosofica - di fondamentale importanza
si rivela di nuovo la testimonianza di Cicerone, che davvero ci mette sulla
strada giusta quando scrive (de or. Ill 17, 67):
Arcesilas primum, qui Polemonem audierat, ex variis Platonis libris sermoni-
busque Socraticis hoc maxime arripuit, nihil esse certif quod aut sensibus out ani-
mo percipi possit.
La direzione indicata dalle parole di Cicerone e inequivocabile: per ca-
pire Arcesilao e la sua filosofia occorre stabilire una continuity di metodo,
priva di qualsiasi frattura, in primo luogo con Socrate26 e naturalmente poi
6 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
con Platone, interpretato soprattutto alia luce di quella sorta di slogan che
e il ‘discutere nell'un senso e in quello contrario’ come vera essenza del fi-
losofare, che consente immediatamente di recuperare la forza e il caratte-
re aporetico dei cosiddetti dialoghi giovanili di Platone, come anche di al-
cuni suoi scritti piu tardi, primo fra tutti il Teeteto. Su questa medesima li-
nea va collocato anche lo sforzo piu generale messo in atto da Arcesilao
per individuare tracce di quel modo di intendere la filosofia - segnato dal
la vigorosa sottolineatura della debolezza gnoseologica dell’uomo (cfr. ad
es. Cic. Varro 44-45) - ancora piu indietro rispetto alia tradizione socrati-
co-platonica. Probabilmente con lui, quindi, nasce una lettura che potrem-
mo dire ‘inclusiva’ della storia della filosofia precedente, segnata da un ve
ro e proprio ‘appello ai presocratici’, inseriti in lunghe e variegate liste di
presunte genealogie delP atteggiamento scettico27.
Un esercizio filosofico quale quello appena descritto, che pure nasce
genuinamente dalla prospettiva del verum invenire velle (cfr. Cic. Luc.
76), non puo che finire con il proporre e rafforzare l ’esperienza della
ugual forza o isostheneia. delle tesi opposte su di un medesimo tema, ren-
dendo piu solido, quasi ‘abituale’ il ricorso alia tecnica dello in utramque
partem disserere, con l’inevitabile approdo a una sospensione generaliz-
zata del giudizio su tutto, al piu radicate peri panton epechein28. Essendo
questi i punti di riferimento positivi dell’atteggiamento filosofico di Arce
silao, bisogna giustamente abbandonare la lettura esclusivamente dialetti-
ca - ovvero anti-stoica - del suo pensiero (cosi come di quello di Camea-
de, come vedremo fra breve), che. sulla scia di una forse fin troppo fortu-
nata e (meccanicamente) ripetuta interpretazione avanzata da Pierre
Couissin, molti studiosi (soprattutto in ambito anglosassone) avevano ab-
bracciato sino a non molti anni fa, trasformandola in una sorta di rigida
‘ortodossia’29. E stato merito di Anna M aria Ioppolo30 aver guarito questo
settore di studio del pensiero antico da ogni cedimento alia ‘couissinite5,
mettendo in evidenza come alia base delle opzioni filosofiche di Arcesilao
- sicuramente anche anti-stoiche - vi siano tesi genuinamente socratiche
(soprattutto il rifiuto di concedere al saggio la possibility di opinare). Esse
appaiono legate anche a un retroterra accademico comune condiviso a
quanto pare con lo stesso Zenone stoico31, affidate per di piu a una di-
scussione serrata, che fa uso di una terminologia non originariamente ed
esclusivamente stoica, ma piu antica e ancora una volta aperta a un uso e
riuso comune alle due scuole accademica e stoica. Oltre a una serie di
espressioni tecniche di primo piano in ambito epistemologico e morale (si
pensi ad esempio a epecho-epechein, kathekon/ka torthoma32) , quest'ulti
ma osservazione viene fatta valere dalla Ioppolo in modo particolare per lo
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stesso criterio di azione proposto da Arcesilao, il “ragionevole” o eulogon.
Esso, frutto di una presa di posizione positiva e non mero artificio dialet-
tico, dovrebbe consentire anche alio scettico accademico di sfuggire al-
l ’accusa di apraxia , gia evocata a proposito di Pirrone, proponendo un mo-
dello di comportamento, che in modo naturale (physikos) indirizza verso il
bene come cio che e proprio o oikeion. passando unicamente per il legame
‘m eccanico’ della rappresentazione e del relativo impulso33 e offrendo del-
razione che ne scaturisce una giustificazione post factum.
6. La svolta scettica impressa alia storia delTAccademia da Arcesilao
non si esaurisce con lui. Dopo il suo scolarcato, sempre e comunque anche
in funzione anti-stoica, e Cameade (214-129 a.C.) la personality che mag-
giormente si impegna in una polemica non priva di affermazioni in propria,
persona, benche !parassitaria’ soprattutto rispetto alle conclusioni di Cri-
sippo34. Una scama, m a significativa notizia riportata da Diogene Laerzio
(IV 62) sembra confermare quest’ultimo punto senza ombra di dubbio:
Lesse con molta cura le opere degli stoici e, particolarmente, quelle di Crisip-
po, anzi contraddiceva con tanta equita alle loro tesi e conseguiva tanto successo,
che soleva dire: ‘Nulla io sarei se non fosse esistito Crisippo5.
Nonostante il carattere dialettico, ad hominem. delle sue conclusioni, e
possibile tuttavia intravedere in Cameade una sorta di attenuazione della
posizione radicale assunta da Arcesilao, soprattutto perche egli sembra
ammettere per il saggio 1’occasio n al cedimento all’assenso e alia formu-
lazione di opinioni, con un ridimensionamento della portata assoluta della
sospensione del giudizio35. Questo atteggiamento meno categorico sembra
dettato dalla volonta di evitare ogni paralisi dell’agire36, ancorato a un cri
terio, quello del pithanon, che pone in atto la necessita di tenere conto, nel
la nostra attivita gnoseologica, del fattore tempo e addirittura di una valu-
tazione graduate e progressiva dell’attendibilita delle nostre rappresenta-
zioni. Determinante diventa, in questo caso, interpretare correttamente il
senso e il valore teorico del pithanon. Se, attribuendo a esso un senso spe-
ciale e direi ‘tecnicizzato’, lo intendiamo e traduciamo come ‘persuasivo’,
‘capace di convincerci’, allora, come e stato affermato riassuntivamente, si
deve concedere che Cameade “sembra decisamente reticente nel tracciare
qualsiasi stabile connessione fra le caratteristiche di un’impressione che
rende qualcosa convincente e la reale verosimiglianza del suo essere ve
ro”37. Se invece, seguendo l ’uso comune nonche la strada gia tracciata da
Cicerone nella sua resa latina e senza naturalmente caricare di alcuna for-
8 Questioni scettiche. Letture [Link] al pirronismo antico
za veritativa il termine, consideriamo pithanon equivalente a ‘probabile’ o
‘verosimile’ e se per di piu diamo alia raccomandazione carneadea di “se-
guire” unicamente quelle rappresentazioni che siano “probabili. non di-
stratte e ben ponderate” anche un peso statisticamente forte, allora, contro
una certa vulgata particolarmente diffusa fra gli esegeti di area anglosas-
sone, possiamo concludere sostenendo che “Cameade era probabilista, an
che nel senso di probability statistica”38.
7. Comunque si voglia sciogliere questo difficile nodo interpretative!,
resta indubitabile che la posizione complessiva di Cameade, ovviamente
anche per il fatto di non essere stata mai messa per iscritto, si presta a es
sere letta in direzioni diverse. Di fatto questo e cio che accadde fra i suoi
immediati successori, che si divisero in due ‘parti ti’ ben distinti: l’nno, che
faceva capo a Clitomaco (187-110 a.C.)39, fautore di u n ’immagine di Car-
neade quale campione di uno scetticismo radicale, unicamente impegnato
in un agone dialettico con i rivali stoici; l’altro, legato alia figura di Me-
trodoro di Stratonicea (nato intomo al 160 a.C.), piu disposto a riconosce-
re un lato per cosi dire positivo della filosofia di Cameade e dunque a mi-
tigame le conclusioni scettiche40. Di particolare interesse e di difficilissi-
ma esegesi, nel contesto piu generate deirappropriazione dell’eredita teo-
rica carneadea, e la posizione di Filone di Larissa (154-83 a.C.), che, nel
bene e nel male, sembrerebbe rappresentare un vero punto di svolta all’in-
temo della storia deirA ccadem ia scettica41. Senza entrare nel merito del
le molte questioni che i testi con certezza riconducibili a Filone sicura-
mente sollevano. mi limito qui a riassumere alcuni aspetti salienti della piu
recente e completa monografia a lui dedicata da Charles Brittain42. Nel suo
tentativo di mettere ordine e di fornire un quadro di sviluppo coerente del-
l ’evoluzione teorica filoniana, Brittain individua tre fasi:
1. la prima di adesione senza riserve alia lettura clitomachea, radical-
mente scettica del pensiero di Cameade (cfr. Cic. Luc. 98-104);
2. la seconda di ripensamento e di progressive avvicinamento all’inter-
pretazione rivale di Metrodoro, pronta a rendere meno drastica l’opzione
scettica carneadea e a limitame di conseguenza la portata al solo ‘dogma’
della akatalepsia (cfr. Luc. 78 e 148), per lasciare quindi aperta la porta al
ia formulazione di opinioni;
3. infine una terza fase, caratterizzata dalla pubblicazione dei cosiddet-
ti Libri romani, che, restringendo more Socratico la querelle scettica solo
alia disamina di dottrine filosofiche in reciproco contrasto, rende la pre-
sunta incomprensibilita delle cose funzionale alia sola accettazione del cri-
terio stoico della rappresentazione comprensiva.
Emidio Spinelli 9
Questo ‘indebolimento’ avrebbe inoltre come conseguenza quella di la-
sciare spazio a forme di conoscenza considerate evidenti e sottratte al do-
minio tecnico delle dottrine filosofiche e di rivendicare per la storia del-
rA ccadem ia un’unita sottratta allarigida proposta di una totale akatalepsia.
8. Al di la della possibile determinazione della posizione filoniana, si
devono registrare alcuni fatti gravidi di conseguenze per i successivi svi-
luppi dello scetticismo, anzi meg Ho degli scetticismi antichi. A ll’altezza di
quella che Brittain indica come seconda fase della ‘cam era scettica’ di Fi
lone, si assiste a una doppia frattura. D a una parte Antioco di Ascalona (il
cm floruit va collocato intomo al 100 a.C.) rifiuta ogni compromissione di
quella che egli considera la genuina vena dell’Accademia con i germi ‘se-
diziosi’ dello scetticismo43. Lungi dalFessere accettabile o quanto meno
‘riform abile’, quest’ultimo va quindi combattuto e totalmente eliminato, in
quanto pemicioso nemico dell’unita dogmatica della scuola di Platone, te-
nuta in piedi senza soluzione di continuita piuttosto in ambito aristotelico
e stoico. E Antioco, insomma, ad assumersi il compito di ‘dogmatico Ca-
ronte’, perche, come testimonia Sesto Empirico (PH I 235), egli
traghetto la Stoa nelf Accadernia, tanto che sul suo conto si diceva che tratta-
va temi filosofici stoici all’interno dell’Accademia: dimostrava infatti che in Pla
tone vi sono i dogmi degli stoici.
D all’altra parte abbiamo invece la decisa presa di posizione di Enesi-
demo44. Lasciando da parte ogni giudizio definitivo sulla sua ‘affiliazione’
originaria di scuola45, egli sembra essere disgustato dallo spettacolo filo
sofico offerto ai suoi giomi da una Accademia che si dice scettica, ma la
cui prassi filosofica gli sembra piuttosto “una lotta di stoici contro stoici”
(cfr. Fozio., bibl. Cod. 212, 170al4-16), con una pericolosa apertura verso
la possibilita di un contatto con il reale gnoseologicamente positivo, ben-
che limitato al pithanon. Ne il presunto scetticismo radicale propugnato
dal partito clitomacheo ne quello mitigato di un Metrodoro o piu ancora il
presunto fallibilismo di un Filone possono insomma essere considerati ve-
ramente privi di elementi dogmatic! o alieni dal surrettizio cedimento ad
affermazioni positive sulla natura delle cose. Non e allora all’intemo del
la storia dell’Accademia che pud essere rinvenuto il lievito genuino del-
1’atteggiamento scettico. Occorre cere are altrove un ‘padre fondatore’, un
protos heuretes, in una tradizione davvero incontaminata da qualsiasi sco
ria dogmatica. Per questo anche Enesidemo, come gih Arcesilao, va a cac-
cia di un precursore, verosimilmente diverso e lontano dalla pletora di fi-
10 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
losofi chiamati in causa in ambito accademico, unico e ‘vergine’ dal pun
to di vista dello sfrattamento storiografico. Si volge allora alia figura di
Pirrone, significativamente assente dalle genealogie accademiche, che tut-
tavia interpreta in modo funzionale ai suoi interessi, eliminando ogni pos
sib le cenno o cedimento al dogma e trasformandolo in una sorta di idea-
le, di figura-limite. E probabile che in questa sua operazione di ‘recupero
archeologico5egli si sia servito, almeno in parte, di alcuni parametri inter-
pretativi gia messi in atto, rispetto a Pirrone, dal suo interessato ‘profeta5
Timone, pronto a celebrare nel maestro il grado massimo della sophia , in-
tesa forse, in funzione consapevolmente anti-socratica, nel senso di un’e-
sasperata negazione di qualsiasi accesso conoscitivamente fondato alia ve-
ra realta delle cose46.
9. Ci mancano purtroppo dati testuali certi e attendibili, per poter rico-
struire le vicende della tradizione pirroniana nel lasso di tempo che va dal
la morte di Timone (320-230 a.C. ca.) alia comparsa di Enesidemo. Ac-
canto al tentativo - operato si sulla base di una costruzione diadochistica
risalente gia a Ippoboto e Sozione, ma per la verita non troppo riuscito - di
salvaguardare un’ininterrotta continuita di tale movimento filosofico (cfr.
DL IX 115-116)47, abbiamo una presa di posizione opposta. Sappiamo in
fatti, ancora e sempre dallo stesso passo di Diogene Laerzio, che Menodo-
to - noto medico empirico, da collocare intomo alia meta del II sec. d.C. -
aveva consapevolmente spezzato ogni continuita della tradizione pirronia
na, dichiarando che Timone “non ebbe alcun successore, ma l’indirizzo
[agoge] si interruppe fino a quando Tolemeo di Cirene lo ristabili”48. L’in-
tento di questa presentazione, al di la di qualsiasi questione di attendibilita
storiografica, che non rappresenta certo la piincipale preoccupazione degli
‘storici della filosofia’ nel mondo antico, e chiaro. Il revival del pirronismo
e da attribuire all’ambiente della medicina empirica, all’intemo del quale
viene inserito, senza soluzione di continuita, lo stesso Enesidemo. Questo
legame esclusivo fra pirronismo e medicina empirica49, diventa in Meno-
doto aperto e violento rifiuto di qualsiasi precursore ufficiale del puro scet
ticismo - tranne Pirrone, quem laudat (minodotus), come si legge in Gale-
no50 - e costituisce probabilmente una consapevole riproposizione dell5at
teggiamento polemico diffuso in ogni verso dei Silli di Timone.
Al di la di qualsiasi valutazione positiva o negativa del tentativo di si-
stemazione storiografica proposto da Menodoto, quello che in ogni caso
appare evidente e la funzione di primo piano che va riconosciuta a Enesi
demo, nella direzione della costruzione di un paradigma di puro scettici
smo pirroniano. Se incrociamo questo dato con quello che abbiamo in pre-
Emidio Spinelli 11
cedenza detto a proposito della sua opzione filosofica anti-accademica,
possiamo legittimamente concludere che e proprio con lui che si pone per
la prima volta e in modo consapevolmente polemico la veins quaestio da
cui abbiamo preso le mosse, relativa alia differenza fra accademici e pir-
roniani e al loro diverso modo di essere e sentirsi scettici. Al riguardo il
giudizio, abbastanza duro e non certo ‘n eutro\ di Enesidemo ci e stato for-
tunatamente conservato da Fozio (cfr. bibl. Cod. 212. 169b36ss.): qui la
valutazione nettamente negativa del dogmatismo masclierato dei suoi riva-
li dell’Accademia non si limita certo a una dichiarazione di principio. Es-
sa viene a trasformarsi in un modo nuovo di intendere 1’atteggiamento
scettico e contemporaneamente di metterlo in pratica nella disputa filoso
fica. Fra i molti contributi original! die pure possono essere riconosciuti
alia polemica anti-dogmatica enesidemea51, mi limito qui a segnalare quel
lo che a mio avviso ha lasciato maggiormente il segno, anche nella suc-
cessiva Wirkungsgeschichte52. Mi riferisco a quella metodologia sistema-
tica di raccolta dei possibili logoi, fra loro opposti ma insieme isoi quanto
a credibilita, che sfocia nella mess a a punto non solo dei d ied tropi per la
sospensione del giudizio53, m a anche degli otto modi atti a smantellare
ogni pretesa esplicativa avanzata dagli ‘aitiologisti’54. Su tale strada - chia-
ramente tracciata, sul versante pirroniano dello scetticismo, da Enesidemo
- si pone dopo di lui, in modo ancor piu agguerrito e con una profondita
teoretica ancor piu feconda, Agrippa. Egli elabora infatti cinque tropi
(ddp/ionm-regresso-relativita-ipotesi-diallele)55, pensati per bloccare ogni
manovra dogmatica, condannata all’aporia e privata di vie d ’uscita filoso-
ficamente coerenti e giustificabili56.10
10. Arrivati a questo punto del secolare sviluppo e intreccio delle no-
stre due correnti scettiche - ovvero nel lasso di tempo compreso fra I e II
secolo d.C. siamo di nuovo costretti a fare i conti con testimonianze e
notizie, die non sono abbondanti ne sempre lineari e coerenti57.
10.1 Per restare sul versante pirroniano, ad esempio, nulla di assoluta-
mente definitivo possiamo dire in merito a figure come quelle di Mnasea
e Filomelo, citati in un passo di Numenio, perche impegnati, forse attra-
verso una personale reintepretazione delle posizioni di Timone, nel tenta
tivo di strappare addirittura Arcesilao dalla tradizione accademica per tra-
sformarlo in uno scettico ‘puro’, ovvero in un pirroniano pronto a negare
sussistenza non solo al vero e al falso, ma anche e soprattutto direi al pitha
non 58. Ne siamo piu fortunati nel caso di Teodosio, singolare personaggio,
forse medico empirico di tendenze scetticheggianti vissuto verosimilmen-
te prima di Sesto Empirico. Nei suoi Capitoli scettici egli arriva a negare
12 Questioni. scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
la possibility stessa che qualcuno possa dirsi pirroniano: vista 1:impossibi
lity di comprendere il ‘moto spirituale’ o kinema tes dianoias e quindi la
“disposizione” o diathesis di chicchessia, infatti, la denominazione !pirro
niano ’ puo essere accolta solo analogicamente, nella misura in cui si segua
il modo di vita del ‘modello-Pirrone’59. Non si puo escludere che questo
rigido caveat venga enunciato da Teodosio n e ir ambito di una querelle at-
tuale, che lo vede impegnato a combattere contro chi invece vedeva pro-
prio in Pirrone, verosimilmente sulla scia di Timone e di Enesidemo, la
massima auctoritas cui rifarsi per legittimare il proprio atteggiamento
scettico. Si potrebbe pens are, in questo caso, soprattutto a Menodoto, il
quale sembra muoversi esattamente in questa direzione, sullo sfondo del
la piu generale opzione storiografica gia ricordata in precedenza, che lo
porta a legare la rinascita e la continuazione della tradizione scettico-pir-
rorriana al suo innesto sul terreno fecondo della medicina empirica60.
10.2 Sul versante accademico-scettico possiamo invece appoggiarci in
particolare alle figure di Plutarco (46-120 d.C. ca.) e di Favorino (vissuto
fra I e II sec. d.C.)61. Anzi, a voler essere ancora piu precisi, per quanto ri-
guarda Plutarco abbiamo a disposizione in alcuni casi unicamente dei nu-
di titoli, che testimoniano tuttavia, senza ombra di dubbio, il suo interesse
per la questione relativa alia differenza delle due anime dello scetticismo
antico. Essa viene analizzata probabilmente con Pintento da una parte di
ribadire una lettura unitaria della storia dell’Accademia, dall’altra di acco-
gliere una forma non radicale di scetticismo, che si identifica con l’esi-
genza della massima cautela e con l’assenza di ogni precipitazione nella
formulazione di giudizi definitivi su alcuni aspetti della realta. Un simile
atteggiamento, sorretto anche da un antiempirismo preoccupato di non ri-
conoscere validita conoscitiva cogente alle sensazioni, consente inoltre di
integrare nel quadro unitario dell’evoluzione accademica anche figure ap-
parentemente ‘eterodosse’, soprattutto quella di Arcesilao, la cui fisiono-
mia filosofica viene significativamente illustrata, anche attraverso una po-
sitiva accettazione della dottrina della epoche, e ‘difesa’ in dettaglio, so
prattutto rispetto alPaccusa di apraxia, nelP Adversus Colotem62.
Piu rice a e meglio definibile pare invece la posizione assunta da Favo
rino, la cui presenza e forse da riconoscere gia dietro il testo di Gellio da
cui siamo partiti63. Stando soprattutto agli elementi che si lasciano coglie-
re nella testimonianza offerta, in modo non certo neutrale e benevolo, da
Galeno nel suo de optima doctrina, Favorino - in una serie di scritti che
vanno dal Plutarco, al Contro Epitteto, all’Alcibiade, ma anche in virtu di
un rinnovato, serio interesse per la tropologia pirroniana, soprattutto ene
sidemea attestata dai suoi Tropi pirroniani, in dieci libri - sembra accredi-
Emidio Spinelli 13
tarsi come esponente di primo piano di quegli accademici neoteroi, che so-
stengono con forza la tesi di una sostanziale affinita fra i due indirizzi scet
tici. Assumendo come solido punto di partenza quella che egli considera la
base comune dello scetticismo degli accademici ‘piu antichi' - individua-
ta sin da Arcesilao, ma poi anche in Cameade, nella capacita di argomen-
tare pro e contra, destinata a sfociare in un inevitable stallo di logoi op-
posti e dunque in una sospensione del giudizio intesa come impossibility
di definite alcunclie o aoristia64 - Favorino elabora, ancora e sempre in
funzione anti-stoic a65, una sua originale posizione. Egli fonde “ingegnosa-
mente il probabilismo di Cameade, il fallibilismo filoniano e l ’uso pirro
niano di un linguaggio non assertorio” e ritorna “a posizioni scettiche ri-
gorose, come quella di non ‘pronunciarsi in modo certo su nessuna co-
sa’”66. Si tratta di una scelta che si affida soprattutto a cautele e riserve lin-
guistiche (cfr. in tal senso un passo di Gellio: NA XI, 5, 8) non distant!, nel-
le intenzioni di Favorino, dall’analoga strategia messa in atto dai pirronia-
ni per ‘annunciare’ i loro pathe , senza cadere in alcuna forma forte, inten-
zionalmente ontologica di ‘filosofia del linguaggio’67.
10.3 Accanto alia posizione di Favorino, che appare come il promotore
di u n operazione ermeneutica consapevolmente volta a conciliare le due cor-
renti scettiche accademica e pirroniana, non bisogna tuttavia dimenticare
che - nel lasso di tempo di cui ci stiamo occupando (fra I e II sec. d.C.) - an
che sul versante della filosofia dogmatica piu di un pensatore (da Seneca a
Epitteto, da Galeno a Luciano) sembra aderire in modo esplicito - e spes
so malevolo - all’idea di una sostanziale indistinzione dei due indirizzi, ac-
comunati in un giudizio di radicale stroncatura quali nemici di ogni crite-
rio di verita e negatori della vivibilita stessa della vita quotidiana68.1
11. Contro entrambe le tendenze appena ricordate si muove il ‘quadro
storiografico’ costruito da Sesto Empirico, ultima voce a noi nota della tra
dizione pirroniana69. La sua risposta alia vetus quaestio e chiarissima. Es-
sa puo essere ricostruita non solo grazie ai numerosi punti dei suoi scritti
in cui egli attacca 1’atteggiamento di dogmatismo negativo o l ’errata me-
todologia di indagine dell’Accademia scettica70, m a anche e soprattutto in
virtu di una sezione compatta dell’ultima parte dei Ltneam,enti pirroniani,
che vale senz’altro la pena analizzare piu da vicino e con maggiore dovi-
zia di particolari, quasi a m o’ di conclusivo commentario alia secolare vi-
cenda che si e tentato di ricostruire nelle pagine precedenti.
Sesto, infatti, chiude il primo libro dei Lineamenti pirroniani, dedicato
all’esposizione del “discorso generale” intorno alia filosofia scettica, esa-
minando brevemente “la distinzione fra quest’ultima e le filosofie che le
14 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
vengono collocate accanto, per intendere piu chiaramente l ’indirizzo efet-
tico” (cfr. P H I 209). Suo punto di partenza appare il presupposto genera-
le di una ‘non-continuita’ filosofica del pirronismo, che lo porta a sottoli-
neare sempre e comunque 1’originalita assoluta della sua agoge11. Vale la
pena notare subito che l ’intento polemico, sotterraneo, ma costante, e pro-
babilmente rivolto - soprattutto, ma non solo - contro l ’opposto metodo
storiografico, che abbiamo visto esser proprio dell’Accademia scettica,
sin dal suo iniziatore Arcesilao preoccupata di mettere in rilievo piuttosto
una sostanziale omogeneita della tradizione scettica, le cui radici affon-
derebbero addirittura nella filosofia presocratica (cfr, supra , § 5). Nel cor-
so della trattazione, dopo aver sgombrato il campo, nell’ordine, da ogni
pericoloso avvicinamento della sua scepsi alle posizioni (dogmatiche) di
Eraclito (P H I 210-212), di Democrito (PH I 213-214), dei cirenaici (PH
I 215) e di Protagora (PH I 216-219), Sesto dedica la trattazione quanti-
tativamente piu ampia e qualitativamente piu impegnata proprio all’esa-
me della filosofia accademica (PH I 220-235). Il punto di partenza del-
fan alisi sestana e costituito dall’affermazione di alcuni anonimi pensato-
ri (tines), i quali “ritengono che la filosofia accademica sia identica alio
scetticismo”. E difficile dire con certezza chi siano questi anonimi pensa-
tori. Benche non si possa escludere che si tratti di filosofi, verosimilmen-
te accademici, cronologicamente lontani da Sesto, rimane storiografica-
mente attraente l’ipotesi formulata da Anna M aria Ioppolo, secondo cui
“tra i tines cui allude Sesto vi [sarebbero] anche Favorino e i suoi segua-
ci”72. Comunque sia di questa ipotesi, che renderebbe certamente ‘attua-
le’ il lavoro sestano di personale ricostruzione storiografica, fan alisi pro-
cede, almeno inizialmente, in modo cronologicamente ordinato. Essa par
te infatti dall’Accademia antica e mette subito a tema la figura di Platone
(PH 1 221 -225). Delle tre interpretazioni ricordate da Sesto (ovvero: 1. al
cuni ritengono che Platone sia dogmatico; 2. altri aporetico73; 3. altri an
cora in parte aporetico, in parte dogmatico; cfr. al riguardo anche DL III
51-52), la prima e la terza concedono sin dall’inizio cio che si vuole mo-
strare: Platone non puo essere annoverato fra gli scettici. Quanto alia se-
conda, che equivale a porsi la domanda “se egli sia assolutamente scetti
co”, lo stesso Sesto dichiara di averla affrontata piu estesamente in un al-
tro suo scritto per noi perduto, i Commentarii, a evidente dimostrazione
del fatto che essa rappresenta ai suoi occhi un problema filosoficamente
rilevante. Egli non vuole tuttavia passare completamente sotto silenzio la
questione e pertanto propone la sua soluzione. Essa mira a negare la pa-
tente di ‘scettico perfetto’ a Platone, richiamandosi a due auctoritates, ov
vero in accordo con M enodoto ed Enesidemo, i maggiori sostenitori di ta
Emidio Spinelli 15
le “posizione (filosofica)”74. Appoggiandosi all’auctoritas di Timone (frr.
59 e 60 Diels e Di Marco) e insistendo su di un profondo dissenso com-
portamentale e filosofico, Sesto dedica quindi una breve digressione a una
delle figure spesso chiamate in causa - soprattutto in ambito accademico
- fra i ‘precursor^ dello scetticismo: Senofane. If insieme delle conside-
razioni avanzate gli consente infine di ribadire che il carattere occasio-
nalmente aporetico di determinati passi non e garanzia sufficiente per an-
noverare Platone fra gli scettici - quelli veri, almeno. Egli ha infatti man-
cato 1’appuntamento con il vero “punto di partenza della costituzione
scettica”, ovvero “il contrapporre a ogni discorso un discorso uguale:
muovendo di qui. infatti, sembra che finiamo con il non abbracciare opi
nioni dogmatiche” (PH I 225).
Con un ‘salto’ che sorprende, Sesto, anziche occuparsi della fase im-
mediatamente successiva a Platone, quella dell’Accademia di mezzo ini-
ziata da Arcesilao, passa a esaminare la posizione di Cameade e Clitoma-
co (PH I 226-231). E difficile spiegare le ragioni di questa inversione cro-
nologica. Si potrebbe pensare a una sorta di ‘attrazione compositiva’: poi-
che il Platone aporetico attaccato nei paragrafi precedenti era probabil-
mente proprio quello descritto e !sponsorizzato’ dall’Accademia nuova,
quest’ultima viene a essere, quasi senza soluzione di continuita, il natura-
le e piu immediato bersaglio della critica sestana. Non si puo comunque
trascurare il fatto che agli occhi di Sesto - come vedremo subito - Arcesi
lao sembra meritare un posto a se rispetto al restante £coro’ degli accade
mici e che dunque l’inatteso scarto espositivo potrebbe service a fame me-
glio risaltare la parziale vicinanza al pirronismo75. Al di la di qualsiasi pe
culiarity compositiva, appare in ogni caso evidente, come confessa lo stes
so Sesto in PH 1 231, che vi sarebbe molto da dire sulla differenza che sus-
siste fra il vero scetticismo pirroniano e la presunta scepsi accademica di
matrice carneadea76. Visto il carattere necessariamente sintetico dei Linea-
menti, pero, Sesto si limita in questa sede a enunciare seccamente alcuni
elementi di divergenza. Egli da la precedenza a quelli piu sfumati. Trovia-
mo allora nell’ordme:
a) Tammissione iniziale di un apparente punto comune, costituito dal
la conclusione per cui “tutte le cose sono incomprensibili”, che tuttavia
verrebbe intesa, da Cameade e seguaci, come un’asserzione sulla vera na
tura delle cose e dunque come il caposaldo di un radicale dogmatismo ne-
gativo (cfr. gia PH I 1-3), dai pirroniani come il semplice annuncio di un
pathos soggettivo e temporaneo (cfr. anche PH I 200);
b) l’accusa per cui l’Accademia nuova, nella valutazione dei beni e dei
mali, attribuisce “una preferibilita oggettiva ad una cosa rispetto ad un’al-
16 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
tra”77, mentre i pirroniani accettano passivamente e non dogmaticamente
le norme di condotta dettate dalla vita comune (koinos bios), nessuna del
le quali essi ritengono piu probabile esser piu buona di un’altra (cfr. anche
PH 1 23-24. nonche infra, cap. VI);
c) laddove i pirroniani, fondandosi camaleonticamente sui discorsi for-
mulati dai dogmatici al riguardo, considerano le phantasiai come sostan-
zialmente equivalent! sul piano della credibility i membri dell’Accademia
nuova ritengono di poter fissare una sorta di gerarchia fra rappresentazio-
ni, che sale da quelle solo probabili, a quelle probabili e ben ponderate, per
finire con quelle probabili, ben ponderate e non soggette a distrazione78.
Sesto conclude quindi con la differenza piu netta o marcata e per indi
care il massimo punto di distanza rispetto all’Accademia nuova ricorre a
una sottile distinzione semantica fra due signiticati del verbo peithesthai.
Egli riserva al proprio indirizzo il senso debole di “lasciarsi guidare”, con
la stessa passivita che caratterizza la relazione pedagogica maestro-allie-
vo. A Carneade e CHtomaco, invece, attribuisce quello - chiaramente dog
matico - di “assemble \ con la stessa forte inclinazione e il medesimo per-
sonale coinvolgimento tipico del dissoluto di fronte a chi lo istiga a una vi
ta sregolata. L’assenza di ‘obiettivita storiografica’ in Sesto appare eviden-
te. Egh, infatti, non prende neppure per un attimo in considerazione la pos
sibility - del tutto evidente e probabilmente fondata, almeno a giudicare da
alcune testimonianze, risalenti soprattutto a Clitomaco - di una lettura in-
tegralmente dialettica delle presunte asserzioni epistemologiche di Car
neade. Nel complesso 1’insieme di questi temi non appare tuttavia discus-
so in profondita, non vengono cucite insieme notizie provenienti da fonti
diverse - come invece ad es. nel caso di Platone o Arcesilao - ne infine tra-
spare l ’esigenza di rispettare doveri di obiettivita e piena attendibilita sto
riografica79.
Il confronto con la tradizione scettico-accademica si fa piu serrato e fi-
losoficamente rilevante proprio nel momento in cui viene messa a tema la
figura di Arcesilao (PH I 232-234). I paragrafi dedicati all’iniziatore e
“capo” dell’Accademia di mezzo rappresentano un estratto dossografico
composite. Esso, basandosi su fonti diverse, seleziona il materiale relati-
vo ad Arcesilao disponendolo in una sorta di crescendo. Si parte cosi con
la delineazione degli elementi di massima vicinanza concettuale. Forse
anche riprendendo conclusioni di suoi predecessori (in particolare Mnasea
e Filomelo? cfr. al riguardo supra, § 10.1), Sesto dichiara infatti che, al pa
ri dei pirroniani, Arcesilao:
a) si astiene da qualsiasi asserzione sulla sussistenza o insussistenza
delle cose;
Emidio Spinelli 17
b) non da preferenza alcuna in base a credibility o mancanza di credi
bility, ma attua una radicale sospensione del giudizio, una epoche peri
panton',
c) infine, pone proprio tale epoche come fine o telos, senza tuttavia ag-
giungere che alia sospensione si accompagna il conseguimento delFim
perturbability80.
Segue quindi la registrazione delle differenze, prima meno marcate (si
pensi all’allusione a una tesi di Arcesilao, secondo cui le sospensioni par-
tic olari sarebbero da considerarsi beni e i particolari assensi mali)81 e poi
sempre piu radicali82. Non senza tradire un certo imbarazzo, infatti, Sesto
sembra preoccupato soprattutto di chiamare in causa la differente inten-
zionalita semantica che, rispetto a quelle pirroniane, anima le affermazio-
ni di Arcesilao. Queste ultime non rispondono a quei criteri meramente fe-
nomenici e a quel dire non dogmatico che caratterizza il vero scetticismo.
Esse sono pronunciate piuttosto tenendo Focchio alia costituzione ontolo-
gica del reale83. Data questa premessa, perfino la punta apparentemente
piu avanzata del presunto scetticismo di Arcesilao, la sua gia menzionata
teoria della sospensione, viene letta, senza restrizione o qualificazione al
cuna, come difesa di un bene assoluto, cui e da contrapporre, come male
altrettanto assoluto, la concessione delFassenso in ogni sua forma. L’ulte-
riore prova del fatto che Arcesilao sarebbe in realta “una sorta di dogmati
co di secondo grado”84 non solo viene presentata, come in precedenza, tra-
mite un’espressione ipotetica85, ma viene anche piu chiaramente posta sot-
to Fautorita di altri86, “Dicono” (phasin'), infatti, che Arcesilao e solo in
apparenza pirroniano, mentre la sua vera natura sarebbe quella di un dog
matico. Egli sfrutterebbe infatti le proprie doti aporetiche, che dovrebbero
rappresentare la ‘scorza’ pirroniana, solo al fine di saggiare meglio le qua
lity dei discepoli cui trasmettere i dogmi di Platone. A sostegno di questa
accusa di 'esoterism o’, Sesto cita il noto verso di Aristone di Chio (=SVF
I 344), che abbiamo avuto gia modo di esaminare (cfr. ancora supra, § 5)
e che ai suoi occhi “non allude ad un insegnamento esoterico di Arcesilao,
ma alle componenti eclettiche della sua dottrina”87, in quanto mira piutto
sto a rimarcare la non originalita del suo pensiero.
Saldato il conto anche con il presunto dogmatismo di Arcesilao e coe-
rentemente con la ripartizione proposta in P H I 220 Sesto chiude la tratta
zione della filosofia di ascendenza platonica con l’esame della quarta e del
la quinta Accademia, probabilmente citate solo per amore di completezza.
La sua testimonianza e infatti in entrambi i casi estremamente sintetica, al
punto da essere giudicata quasi oscura da alcuni interpreti88. La si potreb
be qualificare come semplicemente assertoria, ovvero priva di qualsiasi
18 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
sottile argomentazione a giustificazione della distanza dal pirronismo di
queste due fasi accademiche. Il loro carattere dogmatico, del resto, e per lui
assolutamente evidente (prodelon, come viene infatti precis ato in PH I
235) e questo gli consente di recidere in modo drastico ogni possibile le-
game con coloro che ai suoi occhi avevano solo usurpato il titolo di veri
scettici: i membri, in ogni tempo e luogo, della Platonica familia.
Al di la di qualsiasi valutazione positiva o negativa. e con questa tratta
zione di Sesto Empirico, stando almeno alle testimonianze a nostra dispo-
sizione, che vien detta 1’ultima parola sulla vetus quaestio della differenza
fra accademici e pirroniani. Dopo - a poco a poco, in virtu anche di una
progressiva occupazione dello spazio filosofico tardo-antico da parte di
correnti decisamente dogmatiche. soprattutto, ma non solo, cristiane - la
‘vena scettica’ sembra esaurirsi, cosi come sembra scomparire ogni inte
resse a tracciare sottili distinzioni concettuali e metodologiche fra i due in
dirizzi, al punto che essi finiscono con l ’essere anzi accomunati, in modo
spesso approssimativo, quali indegni usurpatori del titolo stesso di ‘filo-
sofo’ all’intemo dell5ultima e piu coriacea roccaforte del paganesimo: quel
neoplatonismo tardo, che tanta influenza avra sulla successiva storia della
filosofia occidentale89.
Emidio Spinelli 19
NOTE
1 La questione delTinflusso di Hegel sulla svalutazione delle filosofie ellenistiche e
complessa e non risolvibile secondo prese di posizione nette e forse pregiudiziali, tanto me-
no nel caso del ruolo da lui liconosciuto alio scetticismo antico. Su questo aspetto mi li-
mito ad alcuni essenziah rinvii: cfr. Verra 1981; Cambiano-Repici 1998; Isnardi Parente
1998; Vamier 1998; Ferrini 2002a; Biscuso 2005. Per un panorama piu ampio dell’impat-
to storiografico di epicureismo, stoicismo e scetticismo nella storia degli studi da Bayle a
Hegel cfr. soprattutto Bonacina 1996; nn cenno, infine, meiitano altri dne filoni interessanti
della ricezione scettica: a. quello relativo alia fignra di Nietzsche, per cui rinvio almeno a
Bett 2000a; b. quello sulla possibile attualita del pirronismo, originalmente liproposta (ad
esempio da Naess 1968; Cavell 1979; Fogelin 1994) o criticamente esaminata, nel con-
fronto soprattutto con pensatori contemporanei (come Odo Marquard, Hans Albert o Ri
chard Roity: cfr. Fliickiger 2003; o come alcuni esponenti di spicco della liflessione epi-
stemologica odiema: cfr. e.g. Lammenranta 2006).
2 Questa osservazione non deve tuttavia suonare come una svalutazione di pagine im-
poitanti, ormai divenute ‘classiche’, dedicate alio scetticismo antico prima di quella data.
Penso in particolare ai contributi di: Hirzel 1883; Natorp 1884; Bevan 1913; Brochard
19232; Credaro 1889-1893; Goedeckemeyer 1905; Mills Patrick 1929; Robin 1944; Dal
Pra 19752: von Fritz 1963; Stough 1969; Dumont 19852; Conche 1994.
3 Una tappa fondamentale, anzi una vera svolta in questo senso e rappresentata dalla
pubblicazione di Giannantoni 1981a (che contiene anche una prima bibliografia sistemati-
ca sullo scetticismo greco: cfr. Feiraiia-Santese 1981, proseguita poi da Misuri 1990). Do-
po questa sorta di ‘lavoro-spartiacque’, fra i molti contiibuti dedicati a una ricostruzione
generale dello scetticismo antico, meritano di essere licordati: Groarke 1990; Bachli 1990;
Ricken 1994; Cossutta 1994; soprattutto Hankinson 1995 e Chiesara 2003, mentre piu sbi-
lanciate in senso teoretico-epistemologico che storico paiono le pagine di Bailey 2002. In
teressanti indicazioni offrono anche alcuni capitoli alTintemo di piu ampie ‘storie della fi-
losofia’: cfr. soprattutto Gorier 1994: si vedano inoltre: Celluprica 1993; Hossenfelder
19952; Bmnschwig 1997a e 1997b; Frede 1999, nonche singoli contributi ospitati m volu-
mi miscellanei o Atti di convegni dedicati in senso lato alia ‘tradizione scettica’, come ad
es. Bumyeat 1983; Voelke 1990; Scepticism 1990; “Elenchos” 1992; Sihvola 2000. Per
un’accurata rassegna degli studi pubblicati negh ultimi died anni in particolare sulla tradi
zione piiToniana cfr. ora Wittwer 2005.
4 Fra gli studi di insieme, oltre al pionieristico Long 1974 e ai volnmi degli Atti dei va-
rii “Symposia Hellenistica” edih dal 1980 in poi, meritano al riguardo di essere licordati:
Flashar-Gigon 1986; la fondamentale raccolta di test! debitamente commentati in Long-
Sedley 1987; pin recentemente le seguenti monogralie: Sharpies 1996; Levy 1997; Magris
2001, nonche soprattutto la coiposa messa a punto a piu man! in Algra-Bames-Mansfeld-
Schofield 1999.
5 Cfr. Sedley 1983, sp. pp. 9-10, nonche pp. 20-23 in merito al vocabolo skeptikos, sul-
le cui prime occorrenze e sul cui significato in diverse fonti cfr. anche: Janacek 1979;
Striker 1980, sp. p. 54, n. 1; Decleva Caizzi 1992a, sp. pp. 296-306, con ulteriore biblio-
gralia. Non andrebbe mai dimenticata, inoltre, la differenza molto netta che sussiste fra lo
scetticismo antico e quello modemo, post-cartesiano, e contemporaneo: su questo aspetto
cfr. almeno Bumyeat 1997a e Bett 1988; importanti indicazioni si trovano anche in Hiley
20 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
1987 e Barnes 1990a, mentre una tendenza (non condivisibile) ad annullare tale differenza
si ritrova in Fine 2000a e 2003.
6 Cfr. il lungo elenco presente in Diogeue Laerzio (=d’ora iu poi DL) IX 71-73 (sulla te-
stimonianza diogeniana relativa alio scetticismo antico cfr. almeuo i lavori di Decleva Caiz-
zi 1992b e Barnes 1992) e ancora alcuni passi di Cicerone (ad es.: Vano 43-45; Luc. 13-15
e 72-76; sulla variegata testimonianza ciceroniana negli Academica utilissime indicazioni
offrono non solo le pagine di Levy 1992, ma anche i saggi raccolti in Inwood-Mansfeld
1997; meno condivisibile Thorsrud 2002 per i rapporti di Cicerone cou il suo retroteira scet-
tico-accademico) e Plutarco (soprattutto: adv. Col. 1121 f- 1122a; per un primo orientamen-
to sulla sua testimonianza cfr., oltre a De Lacy 1953, almeno: Opsomer 1998; Warren 2002a;
Bonazzi 2003a, sp. cap. VI, pp. 219-232; Donini 2002; Ioppolo 2004a e Feuari 2005), do
ve pullulano precnrsori dello scetticismo accademico. Sulla questione cfr. inofrre Brittain-
Palmer 2001; qualche utile spunto gia in Graeser 1978; Zeppi 1984; Calvo Martinez 1992.
Per nn confronto fra Fatteggiamento di Cicerone e quello di Sesto cfr. anche Spinelli 2006;
un discorso a se meriterebbe infine la figura di Senofane, su cui mi limito a rinviare alle ac
curate considerazioui di Lapini 2003, sp. pp. 39-72; cfr. anche Iofi 2003a.
7 Che la collocazione dossografica del pirronismo e la sua quafifica di hairesis o meno
rappresentassero ad esempio un problema gia agh occhi delle fonti antiche lo mostrano be
ne almeno due passi di Diogeue Laerzio (I 20) e di Sesto Empirico nei suoi Linearnenti. pir
roniani (=d’ora in poi PH\ I 16-17): sulla questione cfr. almeno Giannantoni 1981b, non
che ora Bonazzi 2003a, sp. cap. I, pp. 26-39 e Ioli 2003b.
8 Per i testi riconducibifi a questi due autori cfr. rispettivamente Decleva Caizzi 1981a
e Mette 1984, pp. 41-94.
9 Fra i cui contributi ricordo qui soprattutto: Graeser 1978; Striker 1981; [Link]-
zi 1986; Ioppolo 1994a; Striker 2001.
10 Per lispondere adeguatamente a tale quesito occorrerebbe accennare alia formazio-
ne filosofica di Pirrone, che - secondo uuo dei suoi piu reccnti interpret!: cfr. Brunschwig
1999, sp. p. 242 - dovrebbe chiamare in causa, al di la del problematico richiamo a Briso-
ne (su cui cfr. Berti 1981, nonche ora Bett 2000b, pp. 165-169), quanto meno: Democrito
e la prima tradizione democritea (in particolare Anassarco, con possibili legami cinici: cfr.
soprattutto Decleva Caizzi 1984 e ora, sulla sua scia, Chiesara 2003, sp. pp. 4-14; utill in
dicazioni anche in Belt 2000b, sp. pp. 152-165, nonche m Levy 2001, sp. pp. 300-304 e
Wanen 2002b; per l’influsso cinico si veda in particolare Brancacci 1981) e anche possi
bili influssi orientali (oltre ai classici contributi di Piantelli 1978 e Flintoff 1980, cfr. anche
Garfield 1990 e ora soprattutto Bett 2000b, sp. pp. 169-178). Recentemente aucora Bett
(ivi, sp. pp. 132-140) ha ipotizzato - senza tuttavia poter citare a sostegno fouti esplicita-
mente sbilanciate in tale direzione - che la posizione di Pirrone abbia un qualche legame,
forse addirittura una certa dipendenza dalla raffigurazione della realta sensibile fomita da
Platone in alcuni suoi dialoghi (soprattutto Repubblica e Teeteto).
11 Come e facile immaginare, esso ha dato luogo a letture diverse, spesso addirittura
contraddittorie del pensiero di Pirrone: per un primo orientamento cfr. Reale 1981; Gorier
1994, sp. pp. 736-740, nonche ora Brunschwig 1999, p. 241, n. 36.
12 Oltre a Decleva Caizzi 1981a (da integrare con: Decleva Caizzi 1981b e Decleva
Caizzi 1996a), cfr. Reale 1981; Loug-Sedley 1987, sp. vol. 1, pp. 16-18; Hankinsou 1995,
sp. pp. 59-64; Bett 2000b, sp. cap. I; Bailey 2002, sp. cap. 2.2. La sfumatura dogmatica del
pensiero di Pirrone sembra emergere anche da altre testimonianze, di carattere piu marca-
tamente etico: cfr., a puro titolo di esempio, un no to e discusso passo tratto dagli Indalmoi
di Timone (^Pyrrho T. 62 Decleva Caizzi). Su questa importante testimonianza toma ora,
Emidio Spinelli 21
giuugendo a conclusioni diverse e offrendo ulteriori indicazioni bibliografiche, Svavarsson
2002, il quale presenta anche una nuova, interessante, tendenzialmente ‘soggettivistica’ ri-
lettura globale della posizione di Pirrone in Svavarsson 2004.
13 Cfr. Aristocl. ap. Eus. praep, ev. XIV 18, 1-4 (=F. 4 Chiesara=Pyrrho T. 53 Decleva
Caizzi, da cni traggo la traduzione); sul passo cfr. ora Chiesara 2001, sp. pp. 20-21 e 86-
109, con discussione della bibliografia precedente.
14 Cfr. Decleva Caizzi 1986, p. 177.
15 In tal senso andrebbero ricordate soprattutto: a. l’interpretazione 'fenomenalistica’
del pensiero di Pirrone, gia avanzata da Zeller, anche in virtu di una proposta di correzio-
ne al sopracitato testo di Aristocle, e in tempi piu recenti, dopo l ’adesione di Stough 1969,
nuovamente difesa, ad es., da Stopper 1983; Brennan 1998 (cfr. ora anche Castagnoli 2002,
sp. pp. 443-448); b. quella ‘etico-pratica’, gia propria di Brochard 19232 e oggi sostenuta
soprattutto da Ausland 1989 e Brunschwig 1999 (sp.: //. Pyrrho); c. quella ‘pragmatica’,
che arriva ad awicinare Pirrone a James, difesa da Sakezles 1993.
16 In proposito cfr. soprattutto la testimonianza ciceroniana in de or. EH 17, 62 (=Pyrrho
T. 69 M Decleva Caizzi).
17 Cfr. paradigmaticamente DL IX 61 (=Pyrrho T. 1 A Decleva Caizzi).
1S Cfr. soprattutto gli aneddoti trasmessi in DL IX 62-64 (=TT. 6 e 10 Decleva Caizzi;
la fonte e qui Antigono di Caristo =F. 3 e 2A Dorandi). Quello dell’accusa di apraxia e del
le risposte elaborate da entrambi i versanti dello scetticismo antico e tema di grandissimo
interesse teorico, ancora oggi. Per un primo orientamento sul dibattito - oltre all’acuta ri-
costruzione di Striker 1980 e ai ‘classici’ contributi di M. Frede, M. Bumyeat, J. Barnes,
ora raccolti in Burnycat-Frede 1997 - rinvio ad alcuni receuti lavori, che offrono anche piu
o meno dettagliate analisi della bibliografia precedente: Annas 1998; Vogt 1998; Ioppolo
2000; Wlodarczyk 2000, sp. pp. 40-56; Fine 2000b; Bonazzi 2002; Ribeiro 2002; Laursen
2004; per nn’analisi piu approfondita delPiutera questione cfr. inoltre infra, cap. VI.
19 Dietro questo tentativo di difesa della figura di Pirrone dalla “cattiva stampa” che lo
circondava (Pespressione e in Rescher 1980, p. 214, n. 1), vi e sienramente Enesidemo,
esplicitamente citato ad es. in DL IX 62 (=T. 7 Decleva Caizzi). Piu in generale sulla ricca
aneddotica relativa a Pirrone cfr. ora Bett 2000b, sp. cap. 2.
20 Ancora una volta &Cicerone a fomirci in proposito nn quadro chiaro e apparente-
mente inequivocabile: cfr. soprattutto Cic. Luc. 130 (=T. 69 A Decleva Caizzi).
21 Brunschwig 1999, p. 247, che sffutta soprattutto le conclusioni gia raggiunte in
Bruuschwig 1994b.
22 La tesi di un Arcesilao ‘proto-piiromano’ sembra ora riproposta, seppur con la mas
sima cautela, da Schofield 1999, sp. pp. 324-325.
23 Cfr. frr. 31 e 32 Di Marco, nonche Decleva Caizzi 1986 e Di Marco 1989, sp. pp.
182-186.
24 Cfr. SVF I 343 e 344; sulla questione cfr. anche Ioppolo 1980, sp. pp. 26-29.
23 Cfr. rispettivamente per Numenio il fr. 25, 19-25 Des Places; per Sesto PH I 234,
nonche infra, § 11; per Agostino sp. contra Academicos III, XVII, 38 (sn cui interessanti
indicazioni offrono fra gh altri Ferretti 1990 e ora le utili osservazioni introduttive di Ca-
tapano 2005). Sulla probabile derivazione di tale infondata lettura da Antioco di Ascalona
cfr. almeno Levy 1978 e Glucker 1978, sp. pp. 296-306.
26 A livello paradigmatico si potrebbe ricordarc 1’affeimazione socratica riportata nel
la Apologia (38a). Sulla presenza e sulFutilizzazione di Socraie nella tradizione scettica cfr.
almeno Shields 1994; Ioppolo 1995; Glncker 1997; Opsomer 1998, sp. cap. 3; Warren
2002a; Cooper 2004, sp. cap. 4.
22 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
27 Ai nomi licordati in precedenza (cfr. supra, § 2 e n. 6), si aggiungano quelli di Anas-
sagora e Metrodoro di Chio. Un discorso a se meriterebbe l’eventuale ruolo di precursore at-
tribuibile a Protagora (accostato anche, fra 1’altro, a Pirrone: cfr. Pyrrho TT. 23-27 Decleva
Caizzi): in proposito mi limito a rinviare a Decleva Caizzi 1990; Rossetti 1990; utili spunti
anche in Harte-Lane 1999. Sull’uso di auctoritates del passato come segno di atteggiamen
to positivo e non meiamente dialettico cfr piu in generale Schofield 1999, p. 329, n. 16.
28 Cfr. anche DL IV 28, su cui cfr. tuttavia Long 1986, sp. pp. 444-445.
29 Le tesi di Couissin (cfr. Couissin 1929a e 1929b) sono ad esempio accolte, con sfu-
maturc diverse, da Bumyeat 1997b; Striker 1980 e 1981; Bumyeat 1997c; Schofield 1999.
30 Cfr. soprattutto Ioppolo 1986 (con le osservazioni di Annas 1988 e di Maconi 1988);
sulla sua scia si veda anche Hankinson 1995, sp. cap. V.
31 In tal senso decisivo sembra rinilusso di Polemone, nou a caso forse esplicitamente
ricordato nel brano ciceroniano menzionato in precedenza (de or III 17, 67). Sul probabi-
le mflusso di Platone, soprattutto attraversoil Teeteto, cfr. anche Ioppolo 1990; per ulteriori
indicazioni bibliografiche cfr. anche Gorier 1994, sp. pp. 821-824.
32 Sul probabile retroterra aristotelico di questi due ultimi vocaboli insiste giustamente
Alesse 2000, sp. p. 259.
33 Sull’inutilita dell’as sen so ai fini del compimento dell’azione insiste soprattutto un
passo di Plutarco (adv. Col. 1122a-d; cfr. anche, in Sesto, Adversus Mathematicos-MNW.
158), correttamente ricondotto ad Arcesilao dalla Ioppolo: cfr. Ioppolo 1986, sp. pp. 134-
146 e ora Ioppolo 2000, in cui vengono esaminate e discusse anche posizioni diverse al ri
guardo, come quelle di Levy 1992 e 1993a; Opsomer 1998; Schofield 1999. Sulla teoria
dell’azione in Arcesilao toma ora Trabattoni 2005, che insiste in particolare sul suo ‘debi-
to’ nei confronti della posizione di Platone.
34 Ancora una volta mi sembra utile rinviare all’equihbrata ricostiuzione d’insieme of-
ferta in Ioppolo 1986, sp. cap. VIII. Per la raccolta delle testimonianze cfr. Mette 1985,
pp. 53-141.
35 Cfr. ad es. Cic. Luc. 67; nella stessa direzione si veda anche la seconda delle posi
zioni scettiche ricordate in Luc. 32, da accostaie a un passo di Numenio (fr. 26, 105-111
Des Places).
36 Fra i possibili rinvh testuali mi sembra opportuno scgnalare almeno alcuni passi di
Cicerone (Luc. 1.04 c 31) e Sesto Empirico (M VII 166-175).
37 Long-Sedley 1987, vol. 1, p. 459; cfr. anche Bett 1989, nonche Glucker 1995.
38 Gorier 2000, pp. 76-77, che di scute anche altre interpretazioni; per un utile resume
in merito alle diverse letture del pithanon di Cameade cfr. anche Niiniluoto 2000, pp. 158-
164 e relative note,
39 Per le testimonianze che lo rignardano cfr. ancora Mette 1985, pp. 142-148.
40 Cfr. soprattutto Cic. Luc. 78; interessante appare anche la posizione espressa da Ca-
tulo in Cic. Luc. 148, su cui si e sviluppato di recente un dibattito fra Mansfeld 1997 e Levy
1999. Piu in generale sulle figure di alcuni accademici cosiddetti ‘minori’ (Lacide, Carma-
da e appunto Metrodoro) cfr. ora Levy 2005.
41 Per la raccolta delle testimonianze cfr. Mette 1986-1987, pp. 9-24, nonche ora Brit
tain 2001, pp. 345-370 (—Appendix: Testimonia on Philo)', una prima ricostruzione globale
del suo pensiero si puo trovare in Tarrant 1985.
42 Cfr. Brittain 2001; la sua ricostruzione non e tuttavia esente da critiche, soprattutto
per qnanto riguarda l ’esistenza e la consistenza di quella che egli, non senza forzature te
stuali e interpretative, individua come terza fase nello sviluppo del pensiero di Filone: al ri
guardo cfr. almeno le recension! critiche di Tarrant 2002 e Ioppolo 2003.
Emidio Spinelli. 23
43 Per questa immagine cfr. Cic. Luc. 13-14. Piu in generale sulla figura di Antioco, ol
tre alia raccolta delle testimonianze in Mette 1986-1987, pp. 25-63 e all’accurate lavoro di
Glucker 1978, mi limito a rinviare alTequilibrata trattazione di Barnes 1989; utili spunti di
riflessione anche in Gorier 1994, sp. pp. 938-980.
44 Non solo non esistono certezze sulla collocazione cronologica di Enesidemo (co
munque attivo nel 1 sec. a.C.), ma ancora manca, purtroppo, un’edizione delle testimo
nianze che lo riguardano: cfr. in proposito Decleva Caizzi 1990-1992.
45 Contro la tradizionale considerazione di Enesidemo come inizialmente membro del-
1’Accademia si e espressa Decleva Caizzi 1992c, le cui conclusioni sembrano ora rafforza-
te da Pohto 2002; a favore della [Link] cfr. invece Mansfeld 1995.
46 A Sesto Empirico dobbiamo la raffigurazione di Timone quale prophetes del verbo
pirroniano: cfr. M 1 53; sulla questione sempre utili si rivelano le conclusioni di Decleva
Caizzi 1986; cfr. anche Hankinson 1995, sp. pp. 69-73.
47 Si tratta di un passo importante e difficile da interpretare, su cni tuttavia non posso
qui soffermarmi; per un riassuntivo status quaestionis mi limito a rinviare ad Aronadio
1990, sp. pp. 222 e 229-233.
48 DL IX 115; cfr. anche Glucker 1978, sp. pp. 351-354 e Giaunantoni 1981b.
49 Molti sono i testi e i lavori monografici che si potrebbero e dovrebbero in proposito
chiamare in causa: per un primo orientamento tematico e bibliografico cfr. ora Chiesara
2003, sp. pp. 102-104.
50 Cfr. Gal. subf. emp. 84, 13; sulla ‘ferocia catena' di Menodoto cfr. gia Brochard
19232, p. 313; piu in generale sulla testimonianza di Galeno relativa alio scetticismo cfr.
almeno De Lacy 1991; cfr. anche Hankinson 1991, nonche alcune utili osservazioni di Bar
nes 1991.
51 Essi possono essere ricostruiti - non completamente, invero - leggendo il breve con
tribute di Perez 2000, in piu punti tuttavia lacunoso e non perspicuo; cfr. piuttosto Chiesa
ra 2003, sp. pp. 112-153, la quale sembra dal canto suo dilatare la presenza di Enesidemo
aH’intemo degli scritti di Sesto Empirico, esagerando la portata della dipendenza di questo
rispetto a quello e seguendo m questo caso, per sua esplicita dichiarazione, le conclusioni
di Polito 2004.
52 Si pensi in particolar modo ancora a Hegel, che attribuiva un peso fondamentale al
ia tropologia scettica non solo nel Rapporto dello scetticismo con la. filosofia e nelle Le-
zioni sulla storia della filosofia., ma anche in altri testi, ora analizzati da Biscuso 2005, sp.
cap. IV.
53 Essi erano forse originariamente solo nove? Cosi sembra attestare Aristocle, la cui
testimonianza e la cui attendibilita al riguardo viene ora nuovamente difesa da Chiesara
2002. Sulla tropologia scettica cfr. piu in generale Chatzilysandros 1970; Striker 1983; so
prattutto Annas-Bames 1985, nonche infra, cap. 11
54 Sulla polemica neo-pirxoniana contro il concetto di causa cfr. infra., cap. IV.
55 Essi, stando ancora a Sesto (PH 1 178-179), sembrano essere ulteriormente riducibi-
h a due soli tropi, che rappresenterebbero ‘T ultimo distillato del liquore scettico” (cosi
Hankinson 1995, p. 189).
56 Sulla struttura e sulle imphcazioni logico-filosofiche della ‘rete scettica’ costituita
dai tropi di Agrippa cfr. in particolare Bames 1990b; egli allarga f analisi anche ai due tro
pi ricordati nella nota precedente in Bames 1990c. Sul valore filosoficamente ancora at-
tuale del ‘diallele' cfr. infine Jacquette 1994.
57 Per ragioni di spazio non mi occupero qui di altre voci importanti, che pure si po
trebbero inserire in modo non marginale nel dibattito. Penso soprattutto all’Auouimo
24 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
commeutatore al Teeteto di Platone, la cui posizione solleva problem! di non poco conto
in merito sia all’esatta collocazione cronologica - che gli studiosi fanno oscillare fra I
sec. a.C. e II sec. d.C. - sia alia valutazione della fase scettica della storia dell5Accade
mia e alia differenza concettualc che essa sembra mostiare rispetto all5atteggiamento pir
roniano. Per nn primo orientamento al lignardo mi limito a rinviare al recente studio di
Bonazzi 2003b.
58 Cfr. il fr, 25, 67-71 Des Places di Numenio.
59 Cfr. DL IX 70 (=Pyrrho T. 41 Decleva Caizzi); si veda anche Bames 1992, sp. pp.
4284-4289, nonche, per uua diversa interpretazione della posizione di Teodosio, Ioppolo
2002, pp. 64-65.
60 Cfr. supra, § 9- Pin in generale sulla figura e sulle linee di fondo della posizione fi
losofica di Menodoto mi limito a rinviare alia pregevolissima ricostmzione di Frede 1990;
per un5interpretazione diversa del suo ‘empirismo medico’ e dei suoi rapporti con la tradi
zione scettico-piiToniana cfr. Perilh 2004.
61 Nel loro caso si pno cautamente supporre che avessero come punto di riferimento,
pur con sfumature e argomentazioni diverse, Filone di Larissa: cfr. in proposito soprattut
to Donini 1986, p. 224, n. 38. Per altri titoli e riferimenti relativi a tale dibattito rinvio a:
Dorrie-Baltes 1993, Bans rein 84.
62 Per questi aspetti della posizioue plntarchea rinvio alle opportune considerazioni di
Bonazzi 2004 e 2005; cfr. anche alcnne precisazioni offerte da Opsomer 2005.
63 Per la ricostmzione sommaria del pensiero di Favorino, oltre al contribute di Bari-
gazzi 1966, indispensabili si rivelano alcuni lavori di Anna Maria Ioppolo, le cui conclu
sioni ho cercato qui di riassumere: cfr. al riguardo soprattutto Ioppolo 2002, nonche Iop
polo 1993 e 1994a; qualche utile indicazioue anche in Holford-Strevens 1997 e ora iu
Opsomer 1998, sp. cap. 5; Bonazzi 2003a, sp. cap. IV, pp. 158-170.
64 L’uso di qnesto vocabolo sembra evocare chiaramente terminologia condivisa anche
dalla tradizione pirroniana: cfr. ad es. per Enesidemo la testimonianza di Fozio (bibl. Cod.
212, 170al2-13 e 22-24); ancora DL IX 106; infine, nel corpus sestano, P H I 198, nonche
PH I 28; M V m 298 e XI I 11.
65 Sn questo aspetto dello scontro che sembra coinvolgere quanto meno, nell’ordine,
Plutarco-Epitteto-Favorino-Galeno utili indicazioni offrono Opsomer 1998, sp. pp. 213-
240 e ora Ioppolo 2002, sp. pp. 56-59.
66 Cfr. ancora ivi, rispettivamente pp. 49 e 51, nonche Opsomer 1998, p. 61.
67 11 rinvio pin pertinente e paradigmatico al riguardo e la lunga sezione dei Lineamen-
ti pirroniani, che Sesto dedica all’analisi e alia spiegazione dettagliata delle phonai. scetti
che: cfr. PH I 187-209, nonche Spinelli 1991 e soprattutto infra, cap. V.
68 Attenzione particolare meriterebbero anche il piu volte citato Numenio (cfr, soprat
tutto i ffr. 24-28 Des Places), cosi come il relativamente ignoto Alessandro di Damasco (sul
cui ruolo cfr. Donini 1981).
69 Al di la della probabile professione medica, non si hanno notizie certe in merito al
ia sua provenienza e alia sua. esatta collocazione cronologica {floruit. 180-220 d.C.?): sul
la questione si veda almeno House 1980. Sulla trasmissione e snlla fortuna dei suoi scritti
cfr. ora Floridi 2002.
70 Per qncste dne accuse mi limito qui a ricordare, rispettivarueute, PH 1 1-4 da una par
te e PH II 84; III 1; M IX 1-4; M V 49 dall’altra, auche se i rinvii al riguardo potrebbero
moltiplicarsi.
71 Sn qnesto temaefr. anche Viano 1981, p. 567; per alcune interessanti osservazioni di
dettaglio sulla chinsa di PH I cfr., oltre a lanacek 1977, Fliickiger 1990, sp. pp. 102-113.
Emidio Spinelli 25
72 Ioppolo 1994a, p. 92; cfr. anche Holford-Stxevens 1997, pp. 216-217 e, sempre sul-
l ’idenfita dei tines, Cortassa 1990, p. 2713, n. 45.
73 Sul termine aporetikos cfr. Decleva Caizzi 1992a, sp. pp. 307-313, che discute e cri-
tica anche alcune couclusioni avanzate da Woodruff 1988.
74 Sui motivi paleografici, stilistici e concettuali che sottostanno alia mia proposta di
correzione - in PH I 222 - del tradito -\katapermedoton:\ in kathaper <hoi peri>
Men<o>doton mi limito a rinviare a Spinelli 2000a; per alcune considerazioni ulteriori sul
passo in questione cfr. anche Levy 2001, sp. pp. 309ss.; Brunschwig 2003; Ioli 2003b, sp.
pp. 416-417, n. 59; Bonazzi 2003c, sp. pp. 183-185; Dillon 2004 e soprattutto Dye 2004,
che contrasta inoltre la “tendenza aH’ipercritcismo” evidente iu Perilli 2004, sp. pp. 105ss.,
ribadita (seppure in modo piu sfumato) in Perilli 2005. Piu in generale sul tema Plato scep-
ticus esistono analisi di pregevole fattura, fra cui segnalo Annas 1994; Levy 1990 e 1993b;
Bonazzi 2003a, sp. pp. 148-158 e 2003c; Ioppolo 2004b.
75 Per una spiegazione diversa cfr. Ioppolo 1992, p. 173.
76 Essa riceve molto piu spazio nella sezione dossografica sul criterio nel primo lihro
del Contro i logici: cfr. in part. M VII 159-189, la cui prospettiva di analisi, e - almeno in
parte - le cui fonti paiono comunque diverse rispetto a PH I.
77 Ioppolo 1992, p. 175.
78 Essi sfmtterebbero in tal caso, dialetticamente, precedenti classiiicazioni, forse cri-
sippee secondo Levy 1997, p. 199; cfr. anche supra, § 6, nonche Allen 1994.
79 Cfr. anche supra, § 7 e per il duphee tipo di assenso soprattutto Frede 1987 b, non
che Bett 1990. Per la mancata obiettivita storiografica scstana in questi paragrafi cfr. infi
ne soprattutto Ioppolo 1992; si vedano anche Levy 1997, pp. 200-201 e Palmer 2000, sp.
p, 363.
80 Quest’ultima precisazione sembra inserita da Sesto come uua sorta di personate no-
ta a pie di pagina. Se da una parte essa conferma forse che la dottrina dell’epoche non ha
unicamente origine e carattere dialettici, dall’altra indubbiamente “assolutizza quello che
per Arcesilao e un momento obbligato del processo di ricerca, ma non e il fine” (Ioppolo
1986, p. 160). Ne si puo escludere che essa serva a lasciar trasparire la difference imposta-
zione dello scetticismo accademico rispetto a quello di matrice pirroniana, da intendere co
me “una ricetta di felicith, e uou una mera igiene dell’iutelligenza filosofica” (Brunschwig
1997b, p. 578; cfr. anche Long-Sedley 1987, vol. 1, p. 447).
81 Si noti tuttavia come tale affermazione avesse originariamente una funzioue esclusi
vamente dialettica, anti-stoica: cfr. percio Ioppolo 1986, p. 59.
82 Viene comunque omesso qualsiasi accenno alia sua dottrina dello eulogon, su cui cfr.
MVI1 158; cfr. anche Hankinson 1995, pp. 86-91.
83 Piu esattamente: hos pros ten physin, dove per physis Sesto intende “la vera essen-
za delle cose”, forse deliberatamente ignorando che anche Arcesilao aveva dato di questo
concetto un’interpretazione molto vicina alia a-doxastica hyphegesis physeos accolta da
Sesto in PH I 23-24: cfr. al riguardo la sopracitata testimonianza di Plutarco in adv. Col.
1122c~d.
84 Hankinson 1995, p. 85.
85 PH 1 234: “se poi si deve credere a cio che si dice sul suo conto...”. Essa e priva di
ogni traccia di credulita da parte di Sesto, il quale pare volersi limitare alia reglstrazione di
semplici ‘dicerie’: cfr. Ioppolo 1992, p. 182.
86 Segno indiretto di una presa di distanza? Sulla possibile identita medioplatonica di
questi “altri” cfr. Dome 1987, p. 430.
87 Ioppolo 1992, p. 184; cfr. anche Hankinson 1995, p. 75.
26 Questioni scettiche. Letture introduttive a.1pirronismo antico
88 Cfr. al riguardo gia Robiu 1944, p. 131.
89 Sulle relazioni fra scetticismo e neoplatouismo, oltre al contributo di Wallis 1987, ri-
mando ora alia trattazione, ricca anche di ulteriori rinvii bibliografici, di Bonazzi 2003a, sp.
cap. I, pp. 13-55.
Colgo 1’occasione per ringraziare Francesca Alesse, Mauro Bonazzi, Anna Maria Iop
polo e Alessandro Linguiti, che, dopo aver letto una prima versione di questo contributo,
mi hanno fomito utili indicazioni e suggerimenti.
C a p it o l o seco n d o
I DIECI TROPI SCETTICI
L Iniroduzione
Il primo impulso che si lascia cogliere dietro questo contributo e lega
to alia volonta di mettere in discussione una proposta interpretativa - a dir
poco ‘ardita’ o meglio. come vedremo, poco fondata, ma comunque sor-
prendentemente mai analizzata a fondo ne sottoposta a una sana fonna di
confutazione, neppure da parte dei piu acuti e noti studiosi dello scettici
smo antico - che mira a individuare una presunta pagina pirroniana all/in-
tem o della ricca storia relativa all’influsso e alia fortuna della dottrina ari-
stotelica delle categorie, di cui possono essere sicuramente individuate
tappe importanti non solo nell’ambito ‘canonico’ della tradizione peripa-
tetica antica e tardo-antica, ma anche in contesti filosoficamente piu ampi
e cronologicamente piu estesi1,
Se infatti accogliessimo l’ipotesi formulata da Pappenheim nel suo (or-
mai datato) commento ai paragrafi dedicati ai dieci tropi scettici nei Li-
neamenti pirroniani (=PH) di Sesto Empirico, dovremmo riconoscere che
furono proprio “le categorie aristoteliche quelle che la scepsi segui nella
formazione dei tropi non meramente soggettivi”. E questo non solo perche
“gia il numero complessivo dei tropi, dieci, rinvia alle categorie”, ma so
prattutto per il fatto che “la cosa stessa condusse la scepsi a utilizzare le
categorie o, forse piu esattamente, le categorie si fecero valere di per se
nelTosservazione delle opposizioni percettive. Soggetto e oggetto della
percezione, infatti, sono sostanze, (individuality) ousiai, e rappresentano
pertanto la prima e piu importante categoria”, che dunque si lascerebbe ri
conoscere all’opera dietro il primo tropo2. Una volta formulato questo as-
sunto, Pappenheim tenta di suffragare il suo tentativo di analisi, secondo
lui “non del tutto ingiustilicato”3, rintracciando una serie di affinita fra sin-
gole categorie e altri modi della sospensione del giudizio: cosi la “qua
lity ”/poion sarebbe il punto di riferimento del secondo, del terzo e del
quarto dei tropi neH’ordine sestano; e ancora il “relativo’Vprov ti dell’otta-
vo; il “dove”//7(7« del quinto; il “quando’Vpo/e del nono; la “quantita”/po-
son del settimo; e infine, con qualche arzigogolo interpretativo e con qual
che coraggioso salto, T “avere”/ec/?.em del sesto.
Oltre la constatazione immediata e difficilmente contestabile, per cui
molte di queste presunte ‘affinita’ sono per la verita piu enunciate che ef-
28 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
fettivamente dimostrate, l'ipotesi di Pappenheim sembra essere tutt’altro
che solida anche per motivi di mancata corrispondenza strutturale cate
gorie/tropi, che non appare completamente verificabile in nessuna delle
due direzioni. Da una parte, infatti, egli e costretto ad ammettere che non
tutte le categorie sono operand al fondo dei tropi scettici, visto che man-
ca un riscontro diretto quanto meno nel caso del ‘‘gm eextlkeisthai ,
d e ir “agire:5/poiem. e del “patire’7paschein4. Dali’altra il carattere del tut-
to peculiare del decimo tropo, che nulla ha a che fare con le percezioni
sensoriali e con le presunte opposizioni che le caratterizzano, gli impone
di riconosceme l ’estraneita rispetto a qualsiasi sovraordinato schema ca-
tegoriale. N6 si puo tacere un altro fatto, che mina decisamente la forza
del nesso categorie/tropi, ovvero che lo stesso Sesto non vi accenna mai,
in nessun punto e con nessun artificio neppure in diretto. Si tratta di un si-
lenzio - esplicito e insieme per cosi dire rumoroso - per nulla trascurabi-
le, di fronte al quale Pappenheim cerca di sfuggire, elevando contro lo
scetticismo sestano un’accusa spesso riproposta. Anche in questo caso
Sesto sarebbe vittima di una grave contraddizione, nel senso che egli fa-
rebbe senz*altro uso di concetti e termini (dogmatici, dovremmo aggiun-
gere) [Link] utili al suo scopo polemico, salvo poi dichiararh
inesistenti o comunque impossibili in altri punti e contesti della sua ope
ra. Forte di questo suo assunto e insistendo perfino su alcuni - ipotetici,
ma inesistenti - calchi verbali dai capitoli 2 e 4 delle Categorie, Pap
penheim rincara la dose: “della scepsi si potrebbe conclusivamente dire
che, sebbene essa non potesse e volesse costituire ‘una propria dottrina
delle categorie’5, ne avrebbe ciononostante rinvenuta una corrispondente
alia propria intenzione e V avrebbe parimenti posta alia sommita del pro
prio insegnamento”6.
Al di la degli elementi di dissenso e di esplicita critica che gia ho fat
to traspariie qua e la nelle precedent! considerazioni introduttive, si po
trebbe semplicemente e piu radicalmente ricordare, contro V interpreta
zione di Pappenheim, un altro fattore di insuperabile incom mensurabilita
fra le ragioni filosofiche forti che stanno dietro lo schema categoriale ari-
stotelico e il dichiarato disincanto ontologico che accompagna, per loro
stessa ammissione, tutte le espressioni utilizzate dai pirroniani nella lo
ro polem ica antidogma tic a. Insomma, se “presum ibilm ente si concorda
in genere sul fatto che la dottrina delle categorie di Aristotele comporta
l ’assunzione che c’b un qualche schema classificatorio tale per cui tutto
cid che e, tutte le entita, possono essere divise in un numero limitato di
classi ultime ”7, risulta davvero difficile, se non impossibile attribuire an
che ai tropi scettici la stessa funzione, chiaramente ancorata alia convin-
Emidio Spinelli 29
zione di poter sapere e dire esattamente come stanno le cose nella realta
che ci circonda.
L’insieme delle considerazioni sin qui svolte potrebbe tuttavia apparire
ancora troppo superficiale o comunque non del tutto sufficiente per demo-
lire l ’attendibilita dell’ipotesi di parallelismo strutturale categorie/tropi
avanzata da Pappenheim. Per raggiungere quest’ultimo obiettivo, dunque,
e forse opportuno percorrere un’altra strada, sicuramente piu efficace, an
che se oggettivamente piu lunga e forse pedante, per arrivare a mostrare
come vada correttamente intesa e storicamente contestualizzata la dottrina
scettica dei tropi riportata da Sesto Empirico. In questo caso forse piu che
in altri. infatti, occorre evitare la formulazione di giudizi estemporanei,
fondati unicamente su vaghe assonanze o superficial! rispondenze. Cosi,
solo affidandosi a un’analisi dettagliata delTmtera sezione dei Lineamenti
pirroniani che riguarda i dieci tropi, sara possibile far emergere sia la loro
genuina struttura, sia i reali debiti che Sesto e le sue fonti contraggono ri
spetto alia tradizione filosofica che li ha preceduti e rispetto alia quale es
si si sentono legittimati ad assumere un atteggiamento di parassitario e non
certo neutrale sfruttamento concettuale o terminologico. Nelle pagine che
seguono, dunque, cerchero di offrire un commento selettivo, ma insieme il
piu possibile puntuale, di PH I 31-163, nella convinzione di poter esibire
in tal modo, de facto e quasi ostensivamente, una chiara confutazione di
qualsiasi tentativo di ricondurre uno dei piu important! (e genuinamente
scettici) capitoli dello sforzo filosofico pirroniano sotto l’ombrello perico-
losamente dogmatico della tradizione peripatetica8.
2. Per una giustificazione iniziale della tropologia scettica
( PHI 31-35)
Dopo aver indicato nella pratica della sospensione del giudizio o epo
che la strada, sottratta tuttavia a qualsiasi rigida connesione del tipo cau-
sa-effetto, per giungere all’imperturbabilita o ataraxia (cfr. PH I 28-29),
Sesto ritiene opportuno soffermarsi a lungo sulle molteplici vie che con-
ducono a sospendere il giudizio. Ribadendo quanto gia accennato in PH I
8, egli pone quale radice generalissima dell’atteggiamento sospensivo
T antitesi riscontrabile fra le cose o pragmata - un termine volutamente ge-
nerico che serve ad abbracciare, spiega subito Sesto, apparenze fenomeni-
che e noumeniche, stati di cose o prodotti di pensiero. La forza di tali op-
posizioni viene sottolineata attraverso alcuni esempi divenuti canonici nel-
1’ambito della polemica scettica. Vengono cosi citati neU’ordine:
30 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
- quello della torre, tutto intemo alia ‘dissouauza’ o diaphonia fenome-
nica e poi ripetuto nel corso dell’illustrazione del quinto tropo (cfr.
P H I 118);
- quello costituito dallo scontro di tesi opposte sull’affermazione o ne-
gazione di un atteggiamento provvidente da parte della divinita, di
stampo puramente noumenico e ripreso all’imzio di PH III (cfr. sp. i
§§ 9-12), con una soluzione pirroniana tipicamente ‘conformistica’;
- infine quello che insiste sull’apparente incompatibility fra il dato fe-
nomenico del colore bianco della neve e il sillogismo anassagoreo che
costringe a pensarla come nera9.
Il senso del reciproco contrasto riscontrabile fra dati fenomenici e nou-
menici viene inoltre reso ancora piu radicale quando Sesto mette in guar-
dia da una precipitosa concessione dell’as senso perfino di fronte a un lo
gos - chiamiamolo: (a) - forte, vigoroso e apparentemente inconfutabile.
Anche in tal caso, infatti, nulla esclude che in un futuro piu o meno pros-
simo e comunque a noi ancora ignoto possa essere elaborato un argomen-
to opposto - diciamo: (b) - dotato di ugual forza persuasiva e dunque in
grado di bilanciare in tutto e per tutto (a). Con tipico intento polemico ad
hominem, Sesto aggiunge l’o w ia constatazione secondo cui cio accade si-
stematicamente nelTaltemarsi stesso delle varie scuole filosoficlie e delle
loro teorie, l’una dialetticamente capace di ‘superare’ l’altra10.
La delineazione di questo quadro generale delle antitesi che inducono
alia sospensione del giudizio serve da introduzione alia presentazione ana-
litica dei singoli modi o tropoi. Si tratta delle varie argomentazioni speci-
fiche e degli strumenti tecnici che la tradizione scettica cui Sesto attinge ha
elaborato nel corso della sua storia per raggiungere la epoche u . Nei para-
grafi successivi (36-163), essi verranno descritti senza nessuna presunzio-
ne di assolutezza dogmatica, m a solo in modo convenzionale, quasi arbi-
trario (thetikos) e auspicabilmente plausibile {kata to pithanon ), sia rispet
to al loro numero esatto, sia riguardo alia loro forza euristica o dynamis12.3
3. Mettendo ordine fra. i tropi (PH 1 36-39)
Le prime righe di PH I 36 offrono subito molteplici elementi alia ri-
flessione e all’indagine. Innanzi tutto. tramite alcune scelte linguistiche
Sesto sembra aw alorare l ’idea che l’insieme dei modi che egli sta per di-
scutere sia patrimonio comune o ‘convenzionale’ del suo indirizzo filoso
fico13 e che egli si limiti a recepirli quasi passivamente “dagli scettici piu
antichi”. Il carattere anonimo di tale indicazione pone il problema della pa-
Emidio Spinelli 31
temita dei tropi. La presenza del comparativo potrebbe forse essere inter-
pretata come un’allusione addirittura a Pirrone e Timone14. Credo tuttavia
che il confronto con un altro passo sestano e il succinto resoconto di Ari-
stocle costituiscano elementi sufficienti ad avvalorare la convinzione co-
munemente accolta di una patem ita enesidemea15, E ragionevole suppor-
re, in ogni caso, che Enesidemo non invento dal nulla i tropi, ma fu forse
il primo a raccogliere sistematicamente una mole notevole di materiale piu
antico, risalente addirittura a filosofi presocratici16. Il suo intento era di
classificare in maniera organica le opposizioni possibili fra il modo in cui
un oggetto appare (senza distinguere pregiudizialmente se alia percezione
sensibile o intellettuale) e cio che esso e in realta o secondo natura (pros
tenphysin ; physei). L'importanza di questo lavoro di ‘assemblaggio’ fu ta
le ai fini del raggiungimento della epoche che i tropi divennero quasi il ca-
vallo di battaglia della polemica scettica17. La loro diffusione e la centra-
lita che essi dovevano rivestire e del resto confermata da alcuni fatti. Essi
sopravvivono infatti in ben cinque versioni diverse.
1. La piu antica e quella di Filone di Alessandria (de ebr. 169ss.), m ol
to sintetica e caratterizzata da un marcato interesse teoretico, che spinge
Filone stesso a citare i tropi in un contesto e con intend molto diversi da
quelli propri della loro originaria formulazione18.
2. La seconda e frutto di un breve resume offerto da Aristocle nel cor
so della sua polemica antiscettica (ap . Eus. praep. ev. XIV 18, 11-12)19.
3. La terza e appunto quella sestana, che appare come la piu completa
e rice a20.
4. La quarta e conservata nel libro IX delle Vite dei filosofi di Diogene
Laerzio, anch’essa molto compressa e verosiinilmente proveniente da fon-
te diversa da quella cui attinge Sesto (DL IX 78ss.)21.
5. Uultim a, infine, e la tarda compilazione bizantina attribuita a Eren-
nio, di valore non eccelso e forse dipendente da Filone22.
A questi dati si aggiungono tracce dell’interesse nutrito nei confronti
della tropologia pirroniana anche da autori antichi vicini alio scetticismo o
al probabilismo accademico, come ad esempio Plutarco e Favorino23.
Non intendo qui riproporre un confronto preliminare e sistematico fra
questi vari resoconti, soprattutto fra i tre filosoficamente piu rilevanti (Fi
lone, Sesto, Diogene)24. La scelta piu produttiva sembra essere piuttosto
quella suggerita da Hankinson: concentrarsi sulla versione fomita da Se
sto, “integrata, dove filosoficamente rilevante, da Diogene e Filone”25.
Sesto fissa a dieci il numero dei tropi, che sembrano indurre alia epo
che16. Egli aggiunge che essi sono sinonimicamente denominati anche lo
goi., ovvero argomenti in senso piu ampio, o typoi, cioe schemi o figure ar-
32 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
gomentative27. Quasi a m o’ di introduzione e sommario, ne viene subito
fomito Felenco completo, di cui tuttavia, come gia si diceva, occorre far
uso thetikos (cfr. P H I 38). Sesto, unico fra le nostre fonti, propone quindi
due ulteriori tentativi di schematizzazione.
1. Il primo (PHI 38) raggruppa i modi a seconda che essi abbiano a che
fare solo con il soggetto giudicante (i primi quattro)28; solo con Foggetto
giudicato (il settimo e il decimo); o infine con entrambi (il quinto, il sesto,
l’ottavo e il nono).
2. Il secondo, dando per scontati sia l’elenco completo sia la sistema-
zione appena menzionata, propone una sorta di struttura piramidale29. Al
vertice troviamo, quale genere som m o. il tropo della relazione, cui sono
subordinati rispettivamente, quali sue specie, i tre raggruppamenti descrit-
ti in P H I 38 e quali sue infimae species i dieci modi nella loro totalita30.
Di questa classificazione puo essere offerto un comodo schema rias-
suntivo31:
relativita
dal soggetto giudicante dall’oggetto giudicato 1 da entrambi
1 2 3 4 7 10 5 6 8 9
E difficile dire a chi risalgano questi sforzi di sistemazione organica dei
tropi. L’origine enesidemea dell’elenco completo sembra fuori dubbio.
Evidenti appaiono anche, pero, alcune modifiche apportate da Sesto (o
dalla sua fonte), ad esempio riguardo:
- all’ordine di presentazione;
- alia probabile inserzione - quale ottavo tropo (cfr. P H I 135-140 e in
fra, 4.8) - del modo della relativita di Agrippa in luogo di quello origina-
riamente enesidemeo32.
Anche la prima suddivisione in tre grandi gruppi presente in PH I 38
potrebbe risalire a Enesidemo. Specificamente attribuibile a Sesto sembre-
rebbe invece la successiva schematizzazione gerarchica33. Egli pare so-
vrapporla a quelle precedenti, con l’intento di assegnare, verosimilmente
sulla scia di Agrippa, un ruolo privilegiato alia relativita34.
Emidio Spinelli 33
Al di la di schemi e partizioni. quello che davvero interessa e la forza
o capacita persuasiva dei tropi. Essa sembra scaturire da un meccanismo
oppositivo standard, che puo essere cosi rappresentato35:
1. un certo oggetto (x) appare dotato di una caratteristica (c) in una spe-
cifica situazione (j ), ovvero: x appare c in a1;
2. x appare c* in s *;
3. c e c* sono insieme logicamente incompatibili (sia nel senso di una
stringente contraddittorieta, sia in quello di una piu generica contrarieta)
ed equipollenti;
4. non abbiamo inoltre alcun mezzo per dare la preferenza a s rispetto
a (o viceversa);
5. dunque non potendo stabilire cosa x sia in s6 ci troviamo nella ne
cessity di sospendere il giudizio sulla sua vera natura36.
Occorre infine notare, a scanso di equivoche accuse di dogmatismo na-
scosto. che la rilevazione sistematica dell’opposizione fra (1) e (2) non ri-
sponde ad alcuna preconcetta teoria scettica. Come infatti ricordera Sesto
piu avanti (cfr. P H I 210), in polemica con la visione enesidemea del pir
ronismo come ‘scorciatoia’ verso 1‘eraclitismo, “rapparire di aspetti con-
trari rispetto alia medesima cosa non e un dogma degli scettici, ma un fat
to che colpisce non solo gli scettici, m a anche gli altri filosofi e tutti gli al
tri uomini”.4
4. La lista dei ‘modi’: coordinate storiche, struttura argomentativa,
obiettivi polernici
4.1 II primo tropo (PH 1 40-78)
E facendo leva sul fatto appena ricordato che si possono organizzare,
entro lo schema standard sopra ricordato, i contrasti specificamente ricon-
ducibili ai singoli tropi. Il primo di essi si fonda sul conflitto di “rappre-
sentazioni” (phantasiai) che si presenta di fronte al medesimo oggetto in
animali fra loro diversi. O meglio, come lascia intendere chiaramente la
ricca esemplificazione sestana, esso fa leva sulla differenza percettiva ri-
scontrabile fra Puomo da una parte e gli animali cosiddetti irrazionali dal-
l’altra. Ricorrendo a un tipo di argomentazione dalle radici antiche, quan
to meno eraclitee o protagoree, il cui influsso si e fatto sentire costante-
mente in ambito epistemologico fino ai nostri giomi, Sesto non pretende
certo di dire quali siano di volta in volta i contenuti delle rappresentazioni
dei singoli animali portati ad esempio37. Egli si limita piuttosto a inferire
34 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
la loro diversita rispetto a quelle umane38. Cio avviene a partire dalle in-
negabili differenze riscontrabili rispettivamente:
a. nelle modalita di riproduzione e generazione (PH 141 -43), con esem-
pi di matrice e provenienza dogmatica molto varia, ma spesso riconducibi-
li come fonte alia Historia animalium di Aristotele, forse utilizzata da Se
sto attraverso la mediazione di compilazioni scettiche a lui antecedent!;
b. nella costituzione fisica, soprattutto degli organi di senso (PH I 44-
49: vista; 50: tatto e udito; 51: olfatto; 52: gusto);
c. nelle cose oggetto di scelta, perche benefiche o piacevoli, o di rifiu-
to, perche fonte di dolore o dispiacere ( PHI 55-58); anche in questo caso
le opposizioni, massimamente evidenti, come si legge in PH I 55, vengo-
no costruite sfruttando materiale dogmatico piu antico e di differente va-
lore e peso39.
Quest’ultimo accorgimento va valutato piu da vicino, poiche svolge un
ruolo centrale per l’esatta comprensione della strategia polemica sestana.
Lungi dal costituire un limite intemo, la parassitaria utihzzazione di tesi
dogmatiche conferma una serie di caratteristiche di fondo del logos scettico:
1. esso e rigorosamente ad hominem',
2. in quanto tale non viene assunto come vero e logicamente necessi
t a t e per chi lo usa semplicemente quale arma dialettica;
3. infine esso puo variare a seconda deH’obiettivo polemico e assume-
re forza diversa a seconda della malattia dogmatica che si propone di cu
rare, come precisera Sesto nella clriusa dei Lineamenti40.
Appare dunque legittimo concludere che i seguaci del pirronismo “non
si interessano della validita delle loro argomentazioni m a della loro effica-
da. U n’argomentazione ‘bu o n a\ per i pirroniani, e un’argomentazione
che funziona - un’argomentazione che e efficace nel produrre la sospen
sione del giudizio”41.
Ribadita, in apertura di PH I 59, l’inevitabilita della epoche, Sesto ri-
corre ad alcuni dei modi di Agrippa per escludere ogni possibility di supe-
rare i sopracitati conflitti di rappresentazioni. Essendo infatti parte in cau
sa della diaphonia, non potremo certo preferire noi stessi e le nostre ca
ratteristiche percettive a quelle degli animali, pena un palese vizio di cir-
colarita. Del resto, anche volendo concedere la preferibilita del genere
umano, aggiunge Sesto, potremo farlo solo in due modi: o senza dimo-
strazione (ma allora - resta implicitamente inteso - non saremo degni di
fede) o con una dimostrazione. Anche questa seconda altemativa, pero, ri-
sulta impercorribile: infatti si mostrera che la dimostrazione non sussiste
affatto42. Anche se sussistesse, comunque, o sarebbe per noi non apparen-
te e dunque non degna di fede, o sarebbe una delle cose apparenti e dun-
Emidio Spinelli 35
que, in quanto anch’essa oggetto di indagine al pari di tntte le altre cose
apparent!, non potremmo servircene come criterio valido di discriminazio-
ne, pena di nuovo una viziosa circolarita43.
Dopo aver integrato e rafforzato la dynamis del primo tropo mediante
il ricorso alia tropologia piu recente di Agrippa, Sesto aggiunge un’ulte-
riore ‘coda’ polemica. In PH I 62-78, infatti, vengono messi a confronto
l ’uomo e quello fra i cosiddetti animali irrazionali che appare meno degno
di valore: il cane44. L’intento del passo e dichiaratamente e pesantemente
polemico, poiche mira a ridicolizzare un gruppo di dogmatici boriosi e su-
perbi. Essi, formulando ragionamenti pieni di sottigliezza, sostengono la
superiorita della nostra specie animale rispetto alle altre45.
Non e questa la sede per entrare nei dettagli della serrata argomenta
zione sestana ne per ripercorrere la lunga storia della fortuna filosofica del
le considerazioni pirroniane relative al ‘cane di Crisippo’46. Sara suffi-
ciente ricordare, per lo scopo che ci siamo prefissi, che nulla autorizza a
concedere la preferenza alle nostre rappresentazioni rispetto a quelle degli
altri animali: 1’unico elemento che ci resta e la registrazione di differenze
non dirimibili. Allora e a portata di mano la conclusione scettica, che da
questo momento in poi accompagnera come un disincantato refrain tutti i
tropi sestani: dovremo limitarci a dire come qualcosa ci appare, sospen-
dendo invece il giudizio sulla sua vera natura.
4.2 ll secondo ti'opo (PH I 79-90)
Per rendere ancora piu efficace il proprio attacco antidogmatico Sesto
accetta di ragionare per assurdo. Cosi, mettendo da parte i risnltati gia rag-
giunti grazie alle argomentazioni del primo tropo, egli imposta la tratta
zione del secondo concedendo - disserendi causa, e in via meramente ipo-
te tic a - la superiorita di discemimento epistemologico della specie umana.
La sua obiezione e chiaramente espressa sin dalle prime righe di PH I 78:
tale presunta superiorita si rivela insussistente, date le enormi differenze ri-
scontrabili sia fra un singolo individuo e V altro, sia fra i vari gruppi o po-
poli in cui si divide humanita. Ancora una volta Sesto attinge a piene ma-
ni alia ricca esemplrficazione rinvenibile nelle opere dei suoi aw ersari
dogmatici47. Senza abbandonare il terreno di una polemica ad hominem ,
inoltre, egli sfrutta ben note teorie di alcuni di loro, come ad esempio:
- quella che divide l ’uomo in anima e corpo, comune patrimonio dog
matico, nonostante la diaphonia subito riscontrabile al momento del-
rindividuazione della reciproca essenza di tali due element! (PH 1 79);
36 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
- quella della composizione umorale degli organisrai viventi, causa a
sua volta di rappresentazioni, cosi come di appetiti e rifiuti, recipro-
camente divergent! ( PHI 80-81);
- quella che vede riflesse nel corpo le qualita dell’anima (PH I 85), lar-
gamente radicata nel mondo antico in quello “sguardo fisiognoinico” ,
che “denuncia ambizioni da sapere antropologico totale”48.
I paragrafi dedicati al secondo tropo si popolano cosi di strani e bizzarri
casi. Essi stanno ad attestare tanto evidenti diversity corporee (PH I 80-
84), per forma o peculiare composizione individuale49, quanto notevoli
differenze ‘psicologiche’ o ‘intellettualr (kata ten dianoian), che sono re-
se manifeste dalTinnegabile e indisputabile oscillazione dei gusti indivi
dual!, piu volte cantata in ambito letterario (PH I 85-86)50. Di fronte alio
stesso oggetto, infatti, alcuni, mossi da determinate sensazioni e rappre
sentazioni, provano piacere, mentre altri, seguendo sensazioni e rappre
sentazioni diverse, sono vinti dal disgusto. Esiste un modo per dirimere
questo dissenso, giungendo a stabilire cosa per natura sia roggetto di par
tenza? Sesto e Tunico fra le nostre fonti a porsi il problema. Egli propone
una soluzione dilemmatica51:
a. o accordiamo fiducia indistintamente a tutti gli uomini e alle loro
conflittuali rappresentazioni;
b. o accordiamo fiducia solo ad alcuni di loro, con l’ulteriore opzione
fra il primato assegnato ad alcuni fra i cosiddetti saggi (b l) o alia maggio-
ranza (b2).
Di (a) Sesto si sbarazza facilmente (PHI 88). Tale soluzione, infatti, da
una parte costringerebbe alio sforzo impossibile di coprire 1’infinity delle
opinioni umane. D all’altra essa sarebbe condannata a concedere la con-
temporanea verita di proposizioni contraddittorie, il che e logicamente
inammissibile52.
La duplice altemativa adombrata in (b), invece, viene analizzata piu a
lungo53. Qualora si voglia accettare (bl), si cadra o sotto il tropo della
diaphonia, essendo indecidibile il contrasto, ad esempio, fra Platone ed
Epicuro (PH 188); oppure sotto quello del diallele, poiche chi e parte in
causa di una diaphonia non puo in alcun modo pretendere di esseme alio
stesso tempo V elemento risolutivo (PHI 90). Se invece si da credito a (b2),
si rischia di fare la figura degli sciocchi. Ammettiamo pure che nell’ambi
to delle nostre conoscenze si riuscisse a fissare cio che i piu gradiscono o
respingono. Resterebbe ciononostante sempre aperta la possibility che a
noi sfugga un qualche caso, statisticamente rilevante se non decisivo, di
popolazioni le cui rappresentazioni di cio che e piacevole o doloroso, ad
esempio di fronte al morso della tarantola, sono diametralmente opposte
Emidio Spinelli 37
rispetto a quelle a noi note (PH I 89). V argomentazione sestana puo forse
apparire ingenua e indurre al sorriso il lettore contemporaneo, cosi perva-
sivamente abituato a convivere con la decantata scientificita delle scienze
statistiche. Se perd applichiamo un banale principio di contestualizzazio-
ne storica, dobbiamo forse riconosceme la cautela e T opportunity. Non bi-
sogna infatti dimenticare che Sesto scriveva “millesettecento anni fa,
quando le nozioni di campionatura statistica e di probability non erano an
cora state elaborate. Inoltre, nella sua epoca il mondo conosciuto si am-
metteva fosse solo una piccola parte del mondo effettivo”54.
4.3 II terzo tropo (PH 1 91-99)
Con un andamento espositivo che restringe sempre piu 1’oggetto di in-
dagine, Sesto dichiara di voler concentrare T analisi dedicata al terzo tropo
su di un solo esponente della specie-uomo: il sophos o saggio, su cui han-
no costruito mitiche e fantastiche teorie i dogmatici55. In verita il seguito
della trattazione mette in campo opposizioni rilevabih non unicamente nel-
l’apparato percettivo del sophos, ma proprie di un qualunque individuo56.
Al di la di questa piccola incongruenza, l'obiettivo ultimo di Sesto ap
pare evidente. Come si legge in PH I 99, demolire l’attendibilita dei sensi
non e che il primo passo verso la distruzione di ogni ‘fede’ einpiristica.
Quest’ultima e infatti fondata proprio sulla continuita e perfetta compati
bility epistemologica fra sensi e intelletto, entrambi incapaci in realta di
cogliere la vera natura delle cose e continati dunque al mero piano delle
apparenze57.
Nonostante l ’esplicita volonta di limitare la batteria degli esempi, tutti
di provenienza dogmatica58, in ossequio al generale tono ‘ipotipotico’ dei
Lineamenti (PH 1 94), la via per raggiungere tale obiettivo pare scandita in
due tappe.
A. La prim a passa per l’illustrazione delle differenze reciprocamente
individuabili fra le varie sensazioni (PH I 92-93): vista/tatto, con l ’esem-
pio tratto dalla pittura, piu volte utilizzato e passibile di interpretazioni di
verse e contrastanti59; gusto/vista; olfatto/gusto; vista/totalita degli altri
sensi; vista-tatto/olfatto.
B. La seconda si concentra sulla ridda di sensazioni che di fatto si sca-
tena nel caso di un solo, assolutamente ‘quotidiano’ oggetto: la mela60. Tre
sono le ipotesi enunciate e discusse in proposito da Sesto:
B . 1 o la mela possiede una sola qualita, percepita diversamente a se
conda dei vari sensi (l’analogia chiamata a sostegno in PH I 95 e quella
38 Questioni. scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
delLunica acqua, che pure si differenzia nei van organi delle piante, o del-
ru n ic a aria, che pure da luogo alia molteplice varieta dei suoni negh stru-
menti musicali);
B.2 o essa ne ha piu di quelle che noi siamo in grado di percepire con
il nostro limitato apparato sen son ale (questa inferenza61 viene rafforzata in
PH 196 dalla considerazione della condizione di menomazione percettiva
che di fatto sperimenta sin dalla nascita il sordomuto);
B.3 oppure le qualita che essa rivela sono perfettamente commisurate
alle nostre potenzialita percettive.
Quest’ultima altemativa viene fatta scaturire da un'ideale ohiezione
dogmatica (cfr. PH I 98). Essa si basa sul postulate di una sorta di ‘armo-
nia prestabilita’ fra sensi e sensibili, imposta da un superiore principio or-
dinatore*. la natura. Sesto ne contesta tuttavia la legittimita euristica e per-
fino la sussistenza, vista l 5impossibility di dirimere - tanto a livello di sen
so comune quanto sul piano filosofico - la diaphonia sorta fra i dogmati
ci stessi in merito al concetto di natura o physis 62.
L’ugual forza persuasiva delle ipotesi appena ricordate avvolge nelTo-
scurita la presunta essenza della mela, cosi come di qualsiasi altro ogget
to della percezione sensibile. Essa serve quindi adeguatamente alio scopo
ultimo della tropologia scettica, inducendo necessariamente alia sospen
sione del giudizio.
4.411 quarto tropo (PH 1 100-117)
Dai sensi - come ammoniva il terzo tropo - si ricavano indirimibili
conflitti di apparenze. Nonostante questa perentoria conclusione, Sesto
decide di fermare ora la propria attenzione su ognuna delle sensazioni o
addirittura di generalizzare il proprio discorso al punto da lasciarle tutte
da parte. Per questo il quarto tropo insiste sulle opposizioni o discrepan-
ze, riscontrabili entro il medesimo senso, rispetto alle “circostanze” (pe-
ristaseis). Questo termine, alquanto generico, viene subito sinonimica-
mente rimpiazzato da Sesto con “disposizioni”63. Il vocabolo diathesis,
una sorta di terminus technicus della m edicina e della biologia sin dai
tempi di Erofilo64, indica lo state corporeo (ancor piu comprensivamente:
la disposizione psico-fisica) del soggetto giudicante. La ricca esemplifi-
cazione fom ita da Sesto richiama in proposito ben dieci diverse condi-
zioni65. Esse vengono presentate - tutte, tranne, come vedremo, u n ’unica,
strana eccezione - secondo schemi oppositivi, che sono nelLordine i se-
guenti.
Emidio Spinelli 39
1. Secondo natura/contro natura, PH 1 101-103 - Un caso specifico di
questa diathesis , che comunque non ne esaurisce le possibili manifesta-
zioni, come sembrerebbe invece far supporre l’esposizione di Filone e di
Diogene Laerzio, e l’opposizione sano/malato66. Si noti inoltre come Se
sto si dedichi, in PH I 102-103, a smantellare la tesi di alcuni (anonimi)
dogmatici, forse gli stessi cui si alludeva nell’ambito del secondo tropo,
convinti che lo stato innaturale, dovuto a una determinata commistione di
umori, sia causa del contrasto di apparenze rispetto agli oggetti estemi.
Contro di loro viene sollevata una duplice obiezione, che e stata cosi op-
portunamente riassunta: “il loro appello presuppone, arbitrariamente, che
solo condizioni innaturali o abnormi influiscano sulle apparenze di un os-
servatore; ed essi non sono in grado di fomire motivi per preferire un tipo
di natura rispetto a un altro”67. Va sottolineato, infine, come l’attacco se-
stano metta capo a una conclusione relativistica. Essa viene dialettica-
mente sfruttata non solo qui, m a anche successivamente in P H I 104, nel-
1’analisi dei contrasti percettivi legati all’opposizione sonno/veglia. Tale
utilizzazione non implica tuttavia automaticamente che Sesto accolga po-
sitivamente quella conclusione, ne che la confonda con la genuina posi
zione pirroniana68.
2. Sonno/veglia, PH I 104 - Sulle different! rappresentazioni derivanti
da tali due opposti stati avevano gia richiamato l ’attenzione altri autori, a
partire da Platone69, e altri ancora le avrebbero nuovamente sfruttate, an
che con sfumature ‘scetticheggianti’, nell'am bito della filosofia moderna
(basti pensare al ruolo che questo problema gioca alTinizio del ‘viaggio’
carte siano verso il dubbio iperbolico).
3. Vecchiaia/giovinezza, PH I 105-106.
4. In moto/in quiete, P H I 10770.
5. Odio/amore, PH I 108.
6. Indigenza/sazieta, PH I 109.
7. Ubriachezza/sobrieta, PH 1 109.
8. Predisposizioni, PH 1 110 - E questo l ’unico contesto in cui non vie
ne esibita in modo esplicito alcuna coppia di opposti. In ogni caso, si puo
supporre che un’opposizione di fondo esista, non sul piano della simulta
neity, quanto piuttosto fra la condizione di partenza (ad esempio la per-
manenza alTintemo delle terme per un certo lasso di tempo, con la con-
nessa sensazione di tepore) e quella successiva (nel caso in questione: l’u-
scire nelTatrio dei bagni, con la conseguente sensazione di freddo). Non si
puo negare, tuttavia, come Taccenno alle prodiatheseis risulti alquanto
problematico, al punto che si e pensato a una (maldestra) interpolazione,
forse operata direttamente da Sesto71.
40 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
9. Coraggio/paura, PH I 111 - Anche in questo caso si tratta di oppo-
ste condizioni e relative reazioni gia individuate da autori precedenti, an
che se utilizzate e risolte in modo del tutto diverso72.
10, Piacere/dolore, PH I 111.
Le discrepanze cosi lungamente elencate sono il frutto, ancora una vol
ta, di ampi ‘saccheggi’ da precedente materiale dogmatico. Sulla loro ori-
gine precisa il dibattito resta aperto. Alcuni hanno infatti supposto una de-
rivazione atomistico-democritea, altri protagorea, altri ancora direttamen-
te enesidemea73. Quello che rende peculiare la trattazione sestana, co
munque, non e solo la ricchezza degli esempi (non sovrapponibili sic et
simpliciter a quelli filoniani e laerziani), m a il fatto che egli si preoccupi
di argomentare a lungo e dettagliatamente contro la possibility di accor-
dare in modo definitivo la nostra preferenza a una delle rappresentazioni
legate alle conflittuali disposizioni sopra menzionate. Il suo attacco e in
tal senso duplice.
\ . P H 1 112-113: chi pretende di giudicare e decidere dell'anom alia si
trova o in una qualche disposizione o in nessuna. Quest’ultima altemativa
e palesemente assurda, poiche sempre e comunque siamo svegli o addor-
mentati, in moto o in quiete e cosi via. Secondo la prima ipotesi, del resto,
il presunto giudice non potra affatto essere imparziale, poiche egli, ‘con-
dizionato’ dalla propria disposizione, tendera a concedere la propria prefe
renza alle rappresentazioni che sono a quella conformi74
2. P H I 114-117 ([Link]. 1126 Htilser): questa seconda obiezione appa
re modellata sulla falsariga della tropologia di Agrippa75. Essa viene lar-
gamente utilizzata da Sesto - molto spesso in funzione anti-stoica - in tut
to PH.
Su di un piano piu generale, occorre rilevare che la catena dilemmatica
ricostruibile in base a tale obiezione, giustamente considerata “degna di
nota per la sua complessita, per la cura con cui Sesto la articola e per l’e-
levato livello di astrazione al quale essa procede”76, costituisce una delle
piu caratteristiche armi della polemica scettica. Essa lancia infatti una sfi-
da seria e profonda contro qualsiasi tentativo ‘fondazionistico’ dei dogma
tici77 e mira a promuovere un atteggiamento di estrema cautela epistemo-
logica, che sfoci 'naturalmonte’ nella sospensione del giudizio78. Specifi-
camente piegata alle esigenze del quarto tropo, poi, 1’argomentazione ser
ve a rimarcare 1’impossibility di ricorrere in modo euristicamente produt-
tivo alia dimostrazione e al criterio. Essi infatti, rimandando circolarmen-
te l ’una all’altro l ’onere della propria fondazione, non consentono di tro-
vare alcuna via d ’uscita definitiva di fronte all’opposta e ugual forza delle
rappresentazioni connesse alle varie disposizioni umane.
Emidio Spinelli 41
4.5 II quinto tropo (PH 1 118-123)
Dopo aver trattato del blocco omogeneo costituito dai primi quattro tro
pi, tutti relativi al soggetto giudicante, Sesto passa ora a esaminare il pri
mo dei modi che hanno a che fare con l’interazione fra soggetto giudican
te e oggetto giudicato. Una notazione di Filone (de ebr. 183) parrebbe sta-
bilire una continuita di polemica ad abundantiam rispetto al quarto tropo.
Anche ammesso che si possa dar preferenza a uno dei cinque sensi (po-
niamo: la vista), subentra la variability di condizione e la mutevolezza del-
T oggetto esterno a m iname l’attendibilita e a rendere cosi impossibile la
determinazione univoca e assoluta della pkysis di alcunche.
Il quinto tropo fonda la propria efficacia su tre diversi elementi79. Piu
esattamente si insiste sulla diversita:
- di condizioni, e correlate rappresentazioni, che si registrano a secon
da degli intervalli, ovvero della varieta in grandezza dello spazio in-
terposto fra osservatore e oggetto osservato (PH I 118)80;
- dei luoghi, ovvero del contesto o contomo spaziale in cui una cosa
viene a trovarsi (PH I 119);
- delle posizioni, ovvero delle differenti inclinazioni angolari (epikli-
sets) sotto cui qualcosa si presenta alia nostra vista (PH I 120).
Per rafforzare la necessita della sospensione del giudizio, derivante dal
fatto che ciascuno di noi non puo mai trovarsi fuori da un intervallo o da
un luogo o da una posizione e quindi e giocoforza parte integrante della
diaphonia che rispetto a quelli si genera, l ’esposizione sestana - come gia
osservato nel caso di precedenti tropi - fa tesoro di esempi tratti da testi
e argomentazioni di parte dogmatica. Non tutti i casi invocati a sostegno
sono ugualmente appropriati e convincenti81. Alcuni di essi, tuttavia, era-
no cavalli di battaglia della lotta contro le illusioni legate alia percezione
sensibile82. Significative da questo punto di vista sono le allusioni: al por
tico, forse con intento ironicamente anti-stoico; alia nave; al remo spez-
zato83; e soprattutto al caso, piu volte richiamato da Sesto, della torre e
delle differenti forme geometriche che essa mostra a seconda della vici-
nanza o lontananza del punto di osservazione (cfr. il caso gia vis to in PH
I 32 e inoltre A/VII 208 e 414). Il fatto che questo esempio venga lunga-
mente discus so da Lucrezio (IV 353-363) e che anche altro materiale del
quinto tropo sembra riconducibile a matrice epicurea ha fatto supporre,
legittimamente a mio avviso, che Sesto stia qui trasformando in armi del
la polemica scettica tesi che originariamente erano state proposte da Epi
cure e dai suoi seguaci. Essi le avevano utilizzate, come e noto, per di-
mostrare che non nelle sensazioni, di per se sempre vere, risiede l ’errore,
42 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
m a nel giudizio che noi affrettatamente aggiungiamo a quanto la perce-
zione sensibile ci offre84.
L a parte conclusiva della trattazione sestana (PH I 122-123) contiene
l ’unico tentativo giunto sino a noi - una sorta di argomento “metateoreti-
co”85 - di concludere in modo logicamente cogente (e chiaramente dipen-
dente dalla tropologia di Agrippa) aH’impossibilita di preferire qualcuna
delle rappresentazioni prodotte a seconda di luoghi, intervalli o posizioni
e reciprocamente in conflitto fra di loro. L’argomentazione di Sesto si pre-
sta in questo caso a una comoda schematizzazione:
senza dimostrazione con dimostrazione
falsa vera
REGRESS O
Il palese regresso all’infinito condanna alio scacco ogni richiamo alia
dimostrazione e raccomanda invece V epoche sulla vera natura dell’ogget
to osservato, del quale occorre limitarsi a registrare le apparenze nella lo
ro indirimibile diversita.
4.6 II sesto tropo (TH 1 124-128)
Il sesto tropo e ancora collocato all’intersezione fra soggetto giudican
te e oggetto giudicato. N ell’uno e nell’altro, infatti, sussistono mescolan-
ze, rispettivamente o interne (ovvero di membrane, liquid!, effluvi di va-
Emidio Spinelli 43
pore o generic amente di sostanze peculiari e relative ai vari organi di sen
so86) o esteme, dettate dalla differente composizione dell'aria o dell’acqua
(PH I 125). La presenza di tali mescolanze o epimigai impedisce una per-
cezione sensibile pura e assoluta degli oggetti estemi e costringe a limita-
re le proprie affermazioni al modo in cui ci appaiono le varie commistio-
ni. Questa conclusione scettica potrebbe essere superata solo se si desse un
qualche strumento affidabile tramite cui ‘filtrare’ le mescolanze e giunge-
re alia vera realta delle cose. Nonostante le pretese dogmatiche, pero, non
esiste alcun candidate, che possa efficacemente svolgere questo ruolo: non
i sensi (PH I 127, ove la polemica e verosimilmente antiepicurea) e nep-
pure l’intelletto (P H I 128)87. Quest’ultimo, infatti:
1. dipende totalmente dai sensi88;
2. indipendentemente dalla collocazione anatomica che si voglia dare
al cosiddetto egemonico89, viene a trovarsi in luoghi lisici caratterizzati
dalla mescolanza di umori diversi, che finis cono per condizioname il fun-
zionamento, se non addirittura per ottundeme del tutto le potenzialita90.
La conclusione del tropo, invitando a ll' epoche, nega come al solito che
si possa stabilire alcunche sulla physis degli oggetti estemi. Cio non im-
plica tuttavia che si debba rinunciare a dire come essi appaiono. natural-
men te non in se, ma a seconda delle mescolanze in cui vengono a trovarsi
implicati91.
4.7 II settimo tropo (PH 1 129-134)
E il primo dei tropi che insiste in modo specifico sulle condizioni del-
1'oggetto giudicato, piu esattamente sui tipi di composizione diversi che
entrano in gioco nella sua formazione. Esso non pretende tuttavia di avere
valenza universale, poiche “e gia abbastanza che il modo funzioni nel ca
so di alcune qualita - abbastanza che esso funzioni, per dire, rispetto a co-
lori e cose simili”92.
Le argomentazioni di Sesto trovano una sostanziale unita nel richiamo
alia quantita , che costituisce il minimo comun denominatore dei diversi
esempi addotti93.
Fra questi, alcuni derivano dalla tradizione medica antecedente Sesto94.
Il richiamo al campo della medicina, del resto, diviene esplicito in PH I
133. Qui l’espressione introduttiva (“in generale”, katholou) lascia inten-
dere che secondo Sesto il lavoro di attenta mistura dei composti proprio
della farmacologia costituisce una sorta di genere comune - o in ogni ca
so massimamente rappresentativo - di riferimento, rispetto al quale i casi
44 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
citati in PH I 129-132 altro non sono che casi specific!95. Si puo infine no-
tare come anche altri fra gli esempi menzionati da Sesto rivestano una va-
lenza medica. Essi insistono infatti sulla funzione terapeutica - o all’in-
verso apportarice di malattia - di alcune sostanze: in generale il cibo, piu
in dettaglio l ’elleboro e il vino96.
La registrazione dell’anomalia nelle rappresentazioni derivanti dai
composti presenti nell’elenco sestano, le cui propriety di base non pos-
sono essere definite in modo univoco e assoluto, mette capo a una con
clusione che va interpretata conformemente alle cautele linguistiche piu
volte evidenziate da Sesto. In PH I 132, infatti, leggiamo che siamo au~
torizzati a dire soltanto cosa sono argento, marmo, sabbia, ecc. in senso
relativo, m a non per natura (physei), poiche il settimo tropo getta nella
confusione qualsiasi asserzione sulla reale esistenza (hyparxis , PH I 134)
degli oggetti estem i97. Mi sembra chiaro che in una simile affermazione
il valore da attribuire al verbo essere non sia quello ontologico-esisten-
ziale, m a quello fenomenologico-ostensivo, su cui Sesto insistent - non a
caso, credo - subito dopo, in PH I 13598. Alla luce di tale possibile lettu
ra, dunque, mi pare difficile attribuire a questo tropo una funzione posi-
tivamente assertoria. Eventuali affermazioni dal colore a prim a vista
‘dogm atico’, infatti, vanno piuttosto interpretate dialetticamente, come
efficaci contro-tesi ad hominem , rispetto alle quali il coinvolgimento dei
neo-pirroniani resta n ullo".
4.8 L ’ottavo tropo (PH 1 135-140)
Come gia accennato in precedenza, questo tropo sembra assumere una
duplice funzione nel resoconto sestano: da una parte rientra nell’elenco
standard dei dieci modi, dall’altra viene chiamato a svolgere il m olo di
‘genere sommo’, cui tutti gli altri sarebbero riconducibili (cfr. supra, P H I
39, sp. sezione 3). Sesto e probabilmente l’autore di questa proposta di or-
dinamento, che per la verita non appare del tutto coerente e richiede qual
che ipotesi esplicativa. Si puo convenire' sul fatto che Sesto appare con-
vinto di una possibile struttura comune a tutti i tropi, esprimibile in termi
ni di relativita delle apparenze. Da questo punto di vista l ’ottavo tropo “of-
fre una descrizione generale della struttura di tutti i modi enesidemei"100.
Se questo e vero, allora ha una qualche legittimita la proposta di riformu-
lare la catena argomentativa dei dieci modi secondo il seguente schema101:
1. jc appare c relativamente a s;
2. jc appare c* relativamente a s*;
Emidio Spinelli 45
3. puo essere vero o (1) o (2), non entrambe;
4. non e possibile decidere a favore di (1) ne di (2);
5. dunque dobbiamo sospendere il giudizio sulla vera natura di x.
Al di la di queste notazioni, altri elementi nel testo paiono confermare
che nel caso dell’ottavo tropo ci troviamo di fronte a una rielaborazione e
personale inserzione sestana, che si muove ‘assemblando’ liberamente ele
menti consolidati della tradizione pirroniana102.
Vediamo in primo luogo le considerazioni di apertura di PH I 135103.
Nel tentativo di spiegare il vero senso da attribuire alia conclusione se
condo cui “tutte le cose sono relative” - nel duplice senso del rapporto con
il soggetto giudicante da una parte e con le cose giudicate dall’altra - Se
sto chiama in causa un principio generalissimo del pirronismo, quello gia
ricordato del valore fenomenologico del verbo essere/emai. Questo preli-
minare caveat consente sempre e comunque, di fronte a qualsiasi voce o
asserzione scettica, u n ’automatica interscambiabilita/traducibilita fra esse
re e sembrare, einai e dokein 104.
In secondo luogo, altre tracce di una non perfetta amalgama di que
sti paragrafi rispetto alia restante tropologia emergono in PH I 136. Qui
Sesto sembra rinviare alia proposta di schem atizzazione avanzata in se-
de di presentazione generale dei tropi. In realta, pero, la sua descrizio-
ne presuppone una tassonom ia diversa da quella ricavabile da P H I 38-
39 e offre piuttosto elementi di analogia con il m odo della relativita di
A grippa105.
In terzo luogo, nel momento in cui Sesto decide di fomire ragioni piu
specifiche (cfr. Jo idiai iniziale in PH I 137) a sostegno della onnicom-
prensiva relativita delle cose, egli non ricorre alia consueta batteria di
esempi e casi singolari in contrasto, che invece fanno bella mostra di se in
tutti gli altri modi. La sua esposizione si dilunga invece per due paragrafi
(137-139) in sei distinte argomentazioni astratte, i cui punti di partenza
sono sempre rappresentati da categorie concettuali proprie delle scuole
dogmatiche combattute da Sesto. Comunque si voglia ordinare 1’insieme
degli oggetti esistenti, accordando la preferenza a questa o quella dottrina
filosofica, tom a a imporsi sempre e comunque la relativita, meglio l ’ap-
parenza di relativita, di tutte le cose. Gli snodi dell’argomentazione sesta
na sono i seguenti.
1. Partendo dalla bipartizione che distingue le cose in assolute (meglio
dotate di una differenza propria, individuante) e relative106, Sesto pone il
seguente dilemma:
(a) o le cose assolute non sono diverse da quelle relative, m a allora so
no identiche a esse, percio relative anch’esse;
46 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
(b) o esse sono diverse, ma allora per dirle tali le si deve porre in rela-
zione alle altre cose rispetto a cui si dicono diverse, percio esse an-
che sono relative.
2. Al secondo argomento e sottesa una classilicazione (forse di stampo
peripatetic o), che ordina tutte le cose secondo una scala gerarchica di ge-
neri e specie, che tuttavia possono essere intesi solo se posti in reciproca
relazione.
3. Sorte non migliore tocca alia distinzione che pone ogni cosa come o
evidente o non-evidente e che viene equiparata senza scarti a quella signi-
ficante/significato, ovvero a nozioni impensabili per se, m a che si impli-
cano reciprocamente107.
4. e 5. Pensare di dividere le cose in simili/dissimili o ugualifdisuguali
apre la strada alle medesime aporie, in quanto tutti questi concetti rientra-
no nella sfera dei relativi.
6. Lo schema argomentativo dell’ultimo ‘attacco’ di Sesto e diverso e
sembra far leva su di un caso particolare di autoconfutazione o peritropeim.
Due sono le tesi in conflitto:
(A) quella scettica, secondo cui “tutte le cose sono [=appaiono] relative”;
(B) all'opposto quella dogmatica, per cui “non tutte le cose sono rela
tive”, e dovremmo sottintendere: “anzi, alcune sono assolute, e fra
queste c ’e anche la vostra tesi (A)”.
La contro-obiezione dogmatica verrebbe tuttavia ad autocontraddirsi,
in quanto restringendo la stessa affermazione (A) ai soli scettici, finireb-
be per ammettere che essa e relativa solo a chi la pronuncia. Si noti tutta
via che il ragionamento sestano non appare del tutto lineare e logicamen-
te cogente109.
Infine, a definitiva conferma della peculiarity della versione sestana
dell’ottavo tropo, basta il confronto con le altre fonti. Senza ripercorrere in
dettaglio le caratteristiche dei resoconti offerti da un Filone o da un Dio
gene Laerzio110, e sufficiente sottolineare come entrambi parlino di un al
tro modo, che si incentra non sulla nozione di relativita, quanto sul con
fronto o giustapposizione fra le cose (contrarie). L’ipotesi piu vero simile
per render conto di questa discrepanza e stata formulata da Jonathan Bar
nes: “dobbiamo supporre, piuttosto, che il modo della Relativita che com
pare in Diogene e Filone sia il modo enesidemeo; e che Sesto o la sua fon
te rimpiazzo questo originario modo con il modo di Agrippa”111. Si ag-
giunga che forse Sesto riassume anche, in PH I 137-139, le specifiche ar-
gomentazioni addotte da Agrippa a sostegno del tropo della relativita, al
quale Sesto aveva gia assegnato una funzione egemonica nell’ideale albe-
ro delle relazioni reciproche fra i tropi112.
Emidio Spinelli 47
4.9 II nono fropo (PH 1 141-144)
Questo tropo, omesso da Filone e sulla cui esatta collocazione numeri-
ca all’intemo della lista dei modi sussistevano comunque contrast!113, e co-
struito a par tire dalle opposte rappresentazioni prodotte a seconda della
quantita di occorrenze di un determinato evento nel corso cumulativo del
la nostra esperienza. L’attacco sestano, sostanziandosi per lo piu di teorie
prese in prestito dai dogmatici, mostra il consueto carattere dialettico e
conclude infine efficacemente alia sospensione del giudizio114. Lo schema
da esso presupposto si puo facilmente ricavare da P H I 144:
raram ente-------► impressionanti/dotate di valore
cose incontrate
abitualmente — ►non impressionanti/prive di valore115.
Gli esempi addotti da Sesto sembrano abbracciare ambiti fra loro di
versi116.
. 1. Da una parte abbiamo infatti i casi di contrasto fra cio che appare ra-
ramente e cio che tutti i giomi e sotto i nostri occhi (rispettivamente: co-
meta e sole, in P H I 141117; oro e acqua, in PH I 143).
2. D all’altra troviamo quelli legati a eventi, in cui ci imbattiamo per la
prima volta o che all’opposto sono per noi del tutto familiari (il terremoto,
il primo ‘contatto’ con la distesa del mare o la bellezza di un corpo uma-
no: P H I 142).
Pur di raggiungere il proprio obiettivo polemico, infine, Sesto ricorre a
due ‘esperimenfi mentali’. Da una parte egli finge l’ipotesi di un sole che
diventa fonte di immediata e sicura sotpresa qualora compia le proprie fun
zioni con la medesima rarita dell’apparizione di una cometa. D all’altra pro
pone di invertire idealmente il valore attribuibile ad acqua e oro, pensando
a un mondo in cui essi siano, contro ogni consuetudine attuale, rispettiva
mente rarissima e diffusissimo. Una tale strategia si inserisce coerentemen-
te nel piano polemico di Sesto, al punto da essere apertamente sffuttata an-
cbe in altre occasioni (cfr. gia P H I 34 e inoltre III 233-234). Essa riesce ai
suoi occhi a indurre alia epoche, perche crea un’efficace situazione di equi-
pollenza, di ugual forza delle tesi in lizza, indipendentemente dal fatto che
l’una si riferisca a un fatto reale, l’altra solo a una condizione ipotetica118.
48 Questioni. scettiche. Letture introduttive al pinonismo antico
4.10 II decimo tropo (PH I 145-163)
Quasi a voler indicare programmaticamente il campo di riferimento di
questo tropo, Sesto dichiara subito che esso focalizza la propria attenzio-
ne “soprattutto” (mailsto) - una precisazione che potremmo completare
aggiungendo “rispetto a tutti gli altri modi” - su questioni di etica. Per eti-
ca bisogna qui intendere, in senso ampio, “lo studio del valore in generale
e non esclusivamente del valore morale'119, che costituira oggetto di piu
approfondita disamina sia in PH III 168ss. sia nel Contro gli etici (M XI).
Al di la di qualsiasi considerazione di carattere generale su tali important!
sezioni del corpus sestano120, credo convenga concentrare qui V attenzione
sulla struttura e sul significato del decimo modo all’interno della tropolo
gia sestana.
Prima di analizzare in dettaglio singoli punti, vale forse la pena ricor-
dare che, come e piu che negli altri modi, i molti esempi utilizzati da Se
sto si rifanno a precedente materiale dogmatico121. Come si conviene a una
trattazione sintetica quale quella offerta nei Lineamenti - si legge espres-
samente in PH 1 163 - gli esempi addotti non esauriscono di certo il cam
po di tutti i possibili casi di conflitto. E cio pare confermato dal fatto che
in altri punti della sua opera, Sesto richiama casi diversi, talora coinciden-
ti con quelli assemblati da Diogene Laerzio a sostegno della sua versione
del decimo tropo (che viene indieato come quinto in DL IX 83). Nono
stante tale esplicito carattere selettivo, il raggio d ’azione dei !prestiti’ se-
stani appare particolarmente ampio. Esso spazia infatti dalle occasional!
citazioni letterarie122 alle disposizioni di legge.
La selva di esempi messa in campo da Sesto presenta una fisionomia
molto ordinata. Essa puo essere infatti ricondotta a cinque fattori, gene
rator! di conflitti di rappresentazioni, accuratamente ricostruiti in tutti i
loro possibili incroci (ben quindici!), e dunque capaci di indurre alia epo
che sulla reale natura degli oggetti o comportamenti presi in considera
zione. Cosi conclude Sesto (PH I 163), dando tacitamente per scontata,
come di consueto, rim possibilita di decidere a favore di uno dei punti di
vista in lizza. Mi pare questa la spiegazione piu plausibile del carattere ef-
fettivamente ‘com presso’ della conclusione del decimo tropo. Annas e
Barnes, tuttavia, non la ritengono soddisfacente e sottopongono pertanto
a dura critica il resoconto sestano. Esso sarebbe privo, a loro avviso, di
quelle convincenti ragioni a sostegno di una conclusione scettica presen-
ti invece negli argomenti addotti da Filone. Questi ultimi, infatti, “mo-
strano che su qualsiasi questione di un determinato tipo (una questione in
cui le apparenze dipendono dal retroterra culturale o una questione in cui
Emidio Spinelli 49
gli esperti sono stati a lungo in disaccordo) lo scetticismo e la risposta
della persona ragionevole”123.
Vediamo allora di analizzare in dettaglio questi cinque fattori, su cui si
basa l’esposizione di Sesto124.
1. In primo luogo vengono ricordati gli indirizzi, ovvero le scelte di vi
ta compiute da singoli personaggi. Sesto menziona qui filosofi dell’indiriz-
zo cinico, come ad es. Diogene, citato tre volte (in PH I 145; 150, qui con-
trapposto ad Aristippo cirenaico; e 153, ove compare anche un cenno a Cra-
tete; a un paradigma proprio deirim m aginario cinico allude evidentemente
anche il rifermento al tipo ‘faticoso’ di vita scelto da Eracle); o piu seinpli-
cemente gruppi umani, definiti per collocazione geografica, ad esempio i
Lacedemoni (citati due volte, in PH I 145 e 150, qui in opposizione agli Ita-
hci) o in base alia loro occupazione (cfr. il rinvio al tipo di azioni persegui-
te da lottatori, gladiatori, PH 1 156, e in generale atleti, PH 1 158),
2. Troviamo quindi i costumi, assimilabili in toto alia sfera della con-
suetudine o synetheia (cfr. PH I 146), che si fondano su comuni regole di
comportamento, la cui trasgressione non implica tuttavia necessariamente
una punizione o sanzione giuridica. I casi elencati nel corso delhesposi-
zione sestana hanno a che fare con peculiari abitudini sessuali (accoppia-
menti in pubblico, relazioni omosessuali o incestuose, pratica dell’adulte-
rio), ‘estetiche’ (uso di tatuaggi o vesti di una determinata foggia) o di de-
vozione familiare o ‘teologica’.
3. Terze nell’ordine abbiamo le leggi, definite come quei patti comuni
fra cittadini a pieno diritto, la cui trasgressione determina necessariamen
te una punizione - una sanzione da codice, potremmo dire. Come gia si ac-
cennava, Sesto mostra di essere a conoscenza di norme giuridiche specifi-
che in vigore non solo presso vari popoh di stiipe greca (gli abitanti di Ro-
di, PH I 149) e non (una tribu della Scizia, PH I 149), ma anche (e forse
soprattutto) presso i Romani. Questa notazione invita a spingersi oltre sul
piano delle supposizioni125. Qualora infatti si conceda che la ricorrente
espressione para hemin possa essere interpretata nel senso di “presso di
noi (scil. Romani)”, ci troveremmo di fronte a un elemento importante a
sostegno:
a. dell’ipotesi di un ‘soggiom o’ a Roma di Sesto;
b. di un probabile terminus post quern per la cronologia sestana.
Piu volte {PH I 146, 152, 159) viene infatti ricordata la proibizione le
gale deiradulterio, entrata ufficialmente in vigore nell’ordinamento roma-
no con la lex Iulia (I sec. a.C.). Vengono inoltre menzionate altre leggi ro-
mane sulla rinuncia al patrimonio paterno, PH 1 149, sui rapporti omoses
suali, PH I 152, 159, e sessuali con la propria madre, PH I 152, 159, sul
50 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
matrimonio con sorelle, P H I 152. 159. sul divieto di battere un uomo li-
bero e di buona famiglia, PH I 156, e di commettere omicidio, PH 1 156.
4. Come quarto settore di possibib contrasti di rappresentazioni Sesto
analizza quello delle credenze mitiche, frutto di una radicata accettazione
di favole e invenzioni soprattutto sulle genealogie degli dei (PH I 150) e
sui loro comportamenti, spesso ‘immorali’ (tipica in tal senso la menzione
dei casi di Crono, ricordato in P H I 147 e 154, e di Eracle, P H I 157; o an
cora l ’accenno alle caratteristiche antropomorfiche, spesso e volentieri ne
gative, attribute alia divinita dai poeti: cfr. PH I 154, 159 e 161, con due
cenni alle !um ane’ debolezze di Zeus).
5. L’ultimo fattore preso in considerazione e quello legato alle presup-
posizioni dogmatiche (dogmatikai hypolepseis). Si tratta delle teorie filo-
sofiche in senso stretto, piu o meno sorrette dal ricorso a giustificazioni di
tipo logico, come l’mferenza per analogia o la dimostrazione. Di fronte a
Sesto si apre in questo caso I’ampia distesa delle opinioni dogmatiche sul
la natura e il numero dei costituenti ultimi del reale (PH I 147 e 151), sul-
l’essenza e il destino dell’anima (PH I 151), sull’esistenza e sulla funzio
ne dellaprovvidenza o pronoia (P H I 151, 155)126, sulla determinazione di
alcuni valori o disvalori127, sulla corretta rappresentazione degli dei (dei
quali alcuni dogmatici sottolineano in particolare la moralita e l ’impassibi-
lita: P H I 162) o di determinate creature fantastiche (P H I 162: l’ippocen-
tauro, di cui alcuni - forse gia Aristotele? - negano tout court l’esistenza).5
5. A m o ' di conclusione. ..
La disamina attenta del contenuto e delle strategic argomentative all’o-
pera dietro ciascuno dei dieci tropi - di lontana origine enesidemea, ma di
piu vicina, forte o addirittura originale ascendenza agrippana e forse se
stana - sarebbe forse di per se sufficiente a sgombrare il campo, senza ul
teriori mediazioni o conclusivi giudizi, da qualsiasi forzato accostamento
di queste privilegiate armi scettiche alle distinzioni categoriali aristoteli-
che. Dietro queste ultime, infatti, opera una dogmatica e incrollabile fede
in una forma di compiuto ‘correspondentismo ontologico’, sorretto dalla
convinzione di poter conoscere e di conseguenza ordinare oggetti e stati di
cose della realta estema grazie alio strumento ‘logico’ costituito da ‘classi
ultime’ sottratte a ogni incertezza o aporia. Questa fede non puo in alcun
modo essere esportata e imposta alia riflessione neo-pirroniana, anche se
perfino lo sforzo zetetico degli scettici sembra condividere quanto meno il
generale presupposto di un diffuso realismo filosofico. Mi sembra dunque
Emidio Spinelli 51
opportuno proporre a m o’ di conclusione le parole di Mario Dal Pra, che,
richiamandosi a consideraziom gia svolte da Charlotte Stough e cercando
di dare un senso generale alia ricostruzione dei dieci tropi (a suo avviso so-
stanzialmente enesidemei), cosi opportunamente scriveva:
Evidentemente e presente, in tutte le argomentazioni di Enesidemo, la convin-
zione che la conoscenza risulti impossibile, se essa deve consistere nella rispon-
denza delle nostre rappresentazioni ad una realta che fa da archetipo e che si ri-
tiene estema ed indipendente dalle rappresentazioni. Il fatto che tale conclusione
venga fedelmente ripetuta al termine di ognuna delle dieci argomentazioni dimo-
stra che lo scetticismo si oppone alia pretesa di raggiungere una verita che, o a ri
guardo della varieta delle percezioni o della diversita e del contrasto delle valuta-
zioni e delle credenze, si ponga come loro definitivo superamento mediante il con-
seguimento di un archetipo estemo. Anche per Enesidemo, dunque, il realismo co
me affermazione di una realta estema ed indipendente dalle rappresentazioni e la
ragione prima e fondamentale dello scetticismo128.
52 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
NOTE
1 Cfr. Brochard 19232, p. 259, n. 1. Se anche si prescmde dalla dottrina aristotelica delle ca
tegorie nel suo insieme e si circoscrive Tindagine al solo opuscolo attribuito ad Aristotele e in-
titolato Categorie, non si puo non sottolineare la vastita e la ramificazione della sua influenza
sul pensiero antico e nou. Un sintetico panorama della tradizione e dell’interpretazione antica
delle Categorie si puo ricavare da Bodetis 2001, pp. XI-XL1 e passim. La letteratura sui com
ment! antichi delle Categorie e copiosa e in costante espansione (una bibliografia aggiomata
al 1990 si trovain Sorabji 1990, pp. 485-524): si vedano, trai titoli piu recenti, Luna 2001; Bar
nes 2003 e Thiel 2004. L’influsso delle Categorie aristoteliche sul pensiero antico si estende
d’altronde ben oltre il campo delTesegesi filosofica in senso stretto e include discipline molto
diverse tra loro, come la retorica o la teologia. Quanto alia tradizione successiva, non esiste una
storia conrplessiva della dottrina delle categorie dah’antichita al pensiero contemporaneo. Per
un primo orientamento cfr. il coutiibuto (ormai datato) di Trendelenburg 1846.
2 Per le citazioni cfr. Pappenheim 1881, p- 35.
3 Cfr. ancora ivi, p. 36.
4 Cfr. al riguardo ivi, pp. 39-40.
3 Per quest’affermazione Pappenheim rinvia a Trendelenburg 1846, p. 232.
6 Cosi Pappenheim 1881, p. 40.
7 Cosi efficacemente si esprime Frede 1987c, p. 29 (corsivo mio).
8 Prima di affrontare nel dettaglio il commento di questi paragrafi vorrei confessare un
‘debito ermeneutico’, che credo condivida qualsiasi interprete della tropologia scettica (cfr.
di recente anche Mates 1996, pp. 233-234). Nonostante il ricorso ad articoli e contributi di
altri autori, infatti, apparira evidente che sia l ’impostazione generale sia molte delle nota-
zioni specifiche presenti nelle pagine seguenti si appoggiano sulla piu completa, organica
e stimolante monografia sui modi pirroniani finora pubblicata: Anuas-Bames 1985. Ag-
giungo anzi che per alcune questioni, la cui trattazione rischierebbe di essere una mera ri-
petizione passiva e dunque di appesantire la struttura del contributo, mi limitero a riuviare
alle loro analisi e conclusioni, concentrando invece Tattenzione su quei punti che a mio av-
viso meritano ulteriore indagine e approfondimento.
9 Cfr. anche Brennan 2000, pp. 75-76, in merito a problemi testuali relativi a quest’ul-
timo esempio, per cui si veda anche Cic. Luc. 72 e 100.
10 Sul piano delle occorrenze terminologiche va segnalata la preseuza del’espressione
“da te” (hypo sou, PH 1 34), che ponebbe far pensare a un contesto apertamente dialogico.
Credo si debba inoltre concordare sul fatto che questo ipotetico ricorso a dissensi futuri e
non ancora sperimentati e si frutto della piu genuina cautela scettica (come sottolinea
Hankinson 1995, p. 30, respingendo l ’accusa che si tratti piuttosto di un “disperato espe-
dieute”), ma sembra alio stesso tempo presuppone una radicata fiducia induttivistica (cfr.
al riguardo Fluckiger 1990, p. 50).
11 Sulla funzione tecnicamente logica e probabilmente anti-stoica dei Uopi richiamano
Tattenzione Annas-Bames 1985, p. 21; sul mito filosofico da essi generato cfr. inoltre
Gaukroger 1995. Un capitolo particolarmente rilevante di tale !mito’ e probabilmente co-
stituito dall’interesse di Hegel, che attribuiva un peso fondamentale alia tropologia scetti
ca: al rignardo cfr. ora Biscuso 2005, sp. cap. IV.
12 Cfr. iu proposito quanto Sesto scrive rispettivamente in PH 1 38 e 39: b una dichia-
razione di intend che, come spero di mostrare nel prosieguo della trattazione, non e affat-
Emidio Spinelli 53
to insincera. Si noti infine, sin d’ora come la sezione dedicata alia tropologia scettica sia
quella quantitativamente piu rilevante all’interno di PH I e come essa sia stata verosimil-
mente costruita - lo si vedra di volta in volta piu precisamente - sulla base di materiale an
tico e unitario: su quest’ultimo punto cfr. in prima istanza Decleva Caizzi 1992a, p. 301.
13 Cfr. rispettivamente in P H I 36 l ’occorrenza deH’avverhio “abitualmente” (synethos)
e la voce verb ale paradidontai, che sottolinea appunto il carattere di trasmissione tradizio-
nale di tale patrimonio.
14 Cfr. al riguardo Hankiuson 1995, p. 121.
15 Cfr. soprattutto M V II 345, nonche Frede 1999, sp. p. 281; forti dubbi, soprattutto a
causa del silenzio mauteuuto da Fozio al riguardo, solleva tuttavia Hankinson 1995, pp.
120- 121.
16 Ricchi rinvii al riguardo in Chatzilysandros 1970.
17 “Pilastri della scepsi”, come li chiama Pappenheim 1881, p. 24; cfr. anche Striker
1983 e Roman Alcala 1996, sp. pp. 389-402. Essi non restarono tuttavia Funico strumento
critico, come mostra l ’esistenza di altri ‘modi’: i cinque e i due, con funzione ricapitolati-
va, degli scettici piu receuti (Agrippa) e ancora gli otto di Enesidemo, rivolti contro gli ‘ai-
tiologisti’ (cfr. PH I 164ss., nonche infra, n. 83).
18 Sulla peculiarita del resoconto filoniano cfr. soprattutto Janacek 1981.
19 Va ricordato che il numero dei tropi e ridotto a nove da Aristocle: Fattendibilita del
la sua testimonianza viene difesa ora da Chiesara 2002.
20 Diverso al riguardo il giudizio di Chiesara 2003, sp. p. 116. Non va comunque esclu-
sa la possibility di un resoconto ancor piu dettagliato, forse presente nel Torso, ovvero ne
gli iniziali libri ora perduti dell’opera piu inatura di Sesto, M VII-XI: per questa ipotesi cfr.
almeno Janacek 1963.
21 Al riguardo cfr, soprattutto Barnes 1992.
22 E questa la conclusione di Annas-Bames 1985, p. 27; cfr. anche Schrenk 1989.
23 Cfr. rispettivamente il titolo plutarcheo n° 158 nel catalogo di Lampria e Gell. NA
XI, 5, 4-5.
24 E un compito gia assolto a fondo, del resto, da Annas-Bames 1985, sp. pp. 28-30.
25 Cosi Hankinson 1995, p. 155; anche per Mates 1996, p. 233 il resoconto di Sesto
“e il piu lucido e completo”. Diversa la ricostruzione di Chiesara 2003, sp. pp. 116ss., che,
come gia si acceunava (cfr. supra, u. 19), privilegia la testimoniauza di Aristocle.
26 Significativa e la presenza di “sembra” (dokei, PH I 36), che priva di qualsiasi forza
veritativa perfino l’enunciazione e l’uso delle pih acute armi della polemica pirroniana.
27 La versio latina, T, ha infatti figuras\ non credo tuttavia occorra correggere il tradito
typous in topous, come volevano i primi editori sestani e con loro Bury, forse influenzati
dal sopracitato titolo plutarcheo e dall’uso corrente del termine in senso e ambito peripate-
tico.
28 Essi costituisconoun insieme coerente, un “tutto logico” secondo Pappenheim 1881,
p. 30; di uua loro struttura “a tiroirs” parla anche Brunschwig 1997b, p. 576.
29 Non a caso, forse, esso e introdotto all’inizio di PH I 39 da una formula (palin de),
tipica nella prosa sestana per indicare un’aggiunta proveniente da fonte o contesto diverso
da quello precedentemente menzionato: per l’esatto valore di questo artificio stilistico se
stano cfr. Spinelli 2003.
30 Probabilmente l ’espressione “tropo della relativita” (ton pros ti tropon) “ha un rife-
rimento ambiguo: e un nome che vale sia per uno dei dieci modi sia anche per il modo piu
generale”, come suggerisce Bames 1994, p. 63.
31 Lo traggo da Annas-Bames 1985, p. 25.
54 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
32 Quest’ultimo e invece conservato da Filone (de ehr. 186-188) e soprattutto da Dio
gene Laerzio (IX 87-88), che lo indica come quello fondato sul confronto con altre cose.
SulFintera questione seguo le conclusioni di Bames 1994, sp. pp. 60ss.
33 Cfr. PH I 39; contra cfr. tuttavia Bames 1994, p. 64. Un tentativo analogo di ordi-
namento fu compiuto da Windelband nel suo Lehrbuch der Gechichte der Philosophic, co
me ricorda Dal Pra 19752, pp, 363-364.
34 Occorre in ogni caso riconoscere che nel far cih Sesto non mostra un’eccessiva cura
e coerenza, al puuto da produrre un risultato “artificial e e sconcertante” (Annas-Bames
1985, p. 25; cfr. anche Pappenheim 1881, pp. 44-45).
35 Per una diversa schematizzazione, che tiene conto del molo privilegiato assegnato da
Sesto al concetto di relativita cfr. Hankinson 1995, p. 156. Segnendo il suggerimento di
Striker 1983, la Chiesara ritiene possibile individuare “nei tropi due strategic argumentati
ve: una, piu recente, fondata suiTindecidibilita; Faltra, piu antica, sulla relativita delle sen
sazioni, nel senso che nessuna di esse e vera. Woodmff [1998 {sic!, ma: 1988}] e Bett
[2000b] attribniscono la prima a Sesto, e la seconda a Enesidemo, ipotizzando per que
st’ultimo un’influenza platomca e attribuendogli un certo dogmatismo negativo” (Chiesara
2003, p. 123, n. 62).
36 Quest’ultima e la conclusione genuinamente pirroniana registrata sia da Sesto, sia da
Diogene Laerzio. Filone, invece, forse per imprecisione o adattando all’esposizione del Uo-
po una terminologia piu vicina al dogmatismo negativo di stampo scettico-accademico, in
dica come risultato Vincomprensibilita o akatalepsia delle cose (in generale su questo
aspetto della testimonianza filoniana cfr. Annas-Bames 1985, pp. 46ss.).
37 Limiti e pregi di questa scelta espositiva vengono discussi da Annas-Bames 1985,
pp. 40-41. Quanto ai possibili rinvii alle argomentazioni di Eraclito cfr. rispettivamente
DK 22 B 9, 37 e 61; per unaprobabile eco protagorea cfr. inoltre un passo in Plat. Theaet.
154a; per i riflessi nel dibattito modemo e contemporaneo cfr. infine Bumyeat 1990, pp.
14-15.
38 II verbo usato, epiJogizomai, che potremmo tradurre ‘debolmente’ con “traire un’in-
ferenza”, meriterebbe un supplemento di indagine, se non altro per negare che si tratti di
una “dimostrazione piu sicura” , come vorrebbe Chatzily sandros 1970, pp. 59ss.: cfv. per-
cio Fluckiger 1990, p. 53.
39 Per opportuni rinvii cfr. Annas-Bames 1985, pp. 43-44.
40 Cfr. PH in 280-281; su questo atteggiamento terapeutico sestano cfr. almeno Voelke
1993, nonche Bailey 2002, pp. 137-142.
41 Annas-Bames 1985, p. 50.
42 Qui Sesto allude verosimilmente alle critiche specifiche che saranno dettagliatamen-
te sollevate in sede logica: cfr. PH 11 134-192.
43 Su alcune possibili contro-obieziom dogmatiche, cost come sui presnnti limiti inter-
ni alia struttura argomentativa del primo Uopo - conclusione relativist!ca piu che sospensi-
va; probabile esistenza, almeno in alcuni casi, di attendibili criteri di preferibilita fra le di
verse rappresentazioni - cfr. Annas-Bames 1985, pp. 52-53.
44 Questo excursus sestano viene defmito “curioso” da Annas-Bames 1985, p. 47. Si
tratta in ogni caso di nn unicum, come fa notare la Decleva Caizzi, la quale insiste anche
sulla funzione paradossalmente ‘retorica’ del confronto istituito da Sesto: cfr. rispettiva
mente Decleva Caizzi 1993, pp. 303 e 314.
45 Sul piano terminologico cfr. la presenza dei verbi “prendere in giro” e “prendersi gio-
co” (katapaizein, hapax in PH 1 62, e paizein, PH 1 63, che ricompare in PH It 211). Qnan-
to al valore delle espressioni nsate da Sesto contro i dogmatici “boriosi e pieni di se”
Emidio Spinelli 55
(tetyphomenon kai periautologounton, P H I 62) cfr. ancora Decleva Caizzi 1993, p. 306,
nn. 6 e 7. Si noti infine in PH 1 63 heuresilogo un te s: la voce verbale, che rimanda al vizio
dogmatico di “formulare ragionamenti capziosi”, ricorre solo in un’altra occasione, M X I
7, mentre il sostantivo derivato, heuresilogia, compare in PH El 9 e 84. L’anaHsi dei conte-
sti di occorrenza consente di considerare tali etichette come termini tecnici utilizzati dagli
scettici per raffigurare la capziosita logico-argomentativa degli stoici (nella fattispecie di
esponenti recenti della scuola stoica, forse addirirttura contemporanei di Sesto): cfr. al ri
guardo soprattutto Decleva Caizzi 1993, p. 328.
46 Oltre al lavoro piu volte citato della Decleva Caizzi 1993, mi limito a rinviare a:
Neuhausen 1975; Dierauer 1977; Sorabji 1993; per la fortuna successiva si vedano almeno
Floridi 1997 e Ferrini 2002b.
47 Cfr. al riguardo l’espressione “essi dicono” in PH 1 80 e l ’esplicita dichiarazione di
PH I 85; per 1’unicita o peculiarity di alcune delle versioni attestate da Sesto rispetto ad al
tre fonti cfr. le osservazioni di Annas-Bames 1985, p. 61. La testimonianza sestana appare
in ogni caso piu ricca di materiale rispetto a quella di Filone (un solo esempio in de ebr.
177) o Diogene Laerzio (IX 80-81), il cui numero di esempi e tuttavia difficilmente deter-
minabile, visto che il testo e probabilmente corrotto in piu di un punto.
48 Sassi 1988, p. 47.
49 II vocabolo utilizzato sottolinea il carattere ‘idiosincratico’ della composizione umo-
rale di ciascun individuo (idiosynkrasia, PH 1 79 e PH 1 81 e 89: si tratta di un terminus te-
chnicus medico); cfr. anche Caujolle-Zaslawsky 1990, sp. pp. 140-143.
50 Le citazioni sestane si appoggiano in questo caso a brani tratti da Pindaro (fr. 221
Maehler), Omero (Od. XIV 228, un verso che toma in M XI 44: per l’ipotesi che esso fa-
cesse parte di una batteria di estratti poetici sffuttata in primo luogo da Enesidemo e da lui
trasmessa a Sesto cfr. Decleva Caizzi 1996b), Euripide {Phoen. 499-500) e da un anonimo
poeta tragico (fr. 462 Kannicht-Snell).
51 Forse sulla scia degli “scettici piu recenti”? Per una possibile dipendenza da Enesi
demo cfr. supra, n. 50; alia eventuality che Sesto abbia omesso una ‘terza via’ accennano
infine Annas-Bames 1985, p. 62.
52 Stando ai principi degli stessi dogmatici, aggiungerei: per il non coinvolgimento de
gli scettici in un simile sistema logico-argomentativo cfr. soprattutto Aubenque 1985; per
un’interpretazione diversa cfr. tuttavia Rossitto 1981.
53 11 testo purtroppo non pare qui del tutto in ordine (cfr. ancora Annas-Bames 1985, p.
63), ma forse PH I 88-90 presenta materiale originale sestano: cfr. gia Dal Pra 19752, p.
357, n. 20.
54 Annas-Bames 1985, p. 65, i quali citano in appoggio anche un passo del de signis di
Filodemo.
55 Soprattutto all’interno della tradizione cinico-stoica: cfr. in proposito Vegetti 1989,
sp. cap. VHL
56 L’esposizione sestana appare ancora una volta ben piu ricca e variegata di quella di
Diogene Laerzio (EX 81), il quale conserva tuttavia terminologia tecnica non solo nel tes-
suto argomentativo (cfr. il cenno ai “canali percettivi”), ma anche nella conclusione, pirro-
nianamente basata sul ricorso alia vox tecnica “non piu” (ou mallon). Si noti invece che Fi
lone omette del tutto il terzo tropo, a parte un breve cenno in de ebr. 178: cfr. al riguardo
Mansfeld 1988.
57 Per rim m agine dei sensi quali “guide” (hodegai) della dianoia cfr. anche PH I 128,
nonche infra, n. 88 e alcune osservazioni in Fine 2003, sp. pp. 360-362; e ancora PHIL 63.
58 E in buona parte poco convincenti, secondo Annas-Bames 1985, p. 69.
56 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
-‘)9 Cfr. ad es. PH 1 120 e PH II 70; per aleuni cenni sul dibattito sorto in eta antica e
modema in merito alia questione cfr, Annas-Bames 1985, pp. 69-71.
60 Cfr. anche M VII 103; la testimonianza di Macrobio (sat. VII 14, 20-23) fa supporre
che esso fosse topico gia in ambito scettico-accademico.
61 Toma il verbo epilogizomai, gia utilizzato in PH 1 40 e 87, su cui cfr. supra, n. 38.
62 Non e escluso che Sesto - con una presa di posizione originate (cfr. in proposito Dal
Pra 19752, p. 358, n. 22) - abbia qui di mira l’insanabile opposizione fra spiegazioni te-
leologiche e non-teleologiche, come suggeriscono Annas-Bames 1985, p. 75. In ogni caso
l’argomento di Sesto non mette in discussione l ’esistenza di un mondo estemo, pace Ma
tes 1996, p. 238: cfr. anche infra, n. 128, nonche supra, cap. 1, n. 5.
63 Diatheseis, cui DL IX 82 affianca piu in generale le “variazioni” o paraUagai, mcn-
tre Filone (de ebr. } 78) preferisce pailare di “mutazioni e cambiamenti” (metabolai kai tro-
pai). Dietro l ’uso sestano e forse da intravedere una punta di originalita, come lascerebbe
supporre la precisazione “dicendo/indicando n o i...” (legonton hemon).
64 Cfr. e.g. von Staden 1989, p. 114.
65 Filone ne ricorda invece solo sette, Diogene Laerzio nove; tuttavia, come e stato op-
portunamente rilevato da Annas-Bames 1985, p. 84, Tullimo degli esempi laerziani non ap
pare molto coerente rispetto al resto della trattazione, forse a causa di nn guasto testuale, e
inoltre anche i casi di Teone e dello schiavo di Pericle da lui addotti costituiscono un uni-
cum nella trasmissione del quaito tropo.
66 Si tratta di un vero e proprio topos, siu dal Teeteto platonico (cfr. 158d).
67 Annas-Bames 1985, p. 96, i quali richiamano anche analoghe, radicali critiche mos-
se da Dummett contro tale “cruda ipersemplificazione”.
68 Malgrado alcune malevole accuse gia reperibili in determinati testi anrichi: cfr. ad es.
Gell. NA XI, 5, 7-8 e soprattutto An. Comm. Theaet., col. LX1II, 1-40. Su tale questione cfr.
Annas-Bames 1985, pp. 96-98 e, per una disamina molto piu critica, Bames 1994.
69 Cfr. ad esempio Theaet. I58b-c, il cui intento e ovviamente ben diverso dalle con
clusioni scettiche di Sesto; per ulteriori rinvii cfr. Mates 1996, p. 240.
70 Sulla funzione ‘euristica’ della relativita del moto cfr. le osservazioni di Russo 1996,
p. 107, n. 110.
71 Cfr. Annas-Bames 1985, p. 84; per la vicinanza degli esempi addotti a materiale di
probabile origine medico-metodica cfr. e.g. PH 1 238.
72 Cfr. ad es. le riflessioni platoniche sul coraggio contenute nel Protagora e nel Lachete.
73 Per queste tre ipotesi cfr. rispettivamente nell’ordine: von Fritz 1963, sp. col. 103;
Annas-Bames 1985, p. 85, i quali rinviaho a P H I 218-219 e M V Il 61-64; Sedley 1992, p.
26, n. 9.
74 L argomentazione, anche se bisognosa di qualche delucidazione agginntiva, tiene;
piuttosto critici sulla sua cogenza sembrano invece Annas-Bames 1985, pp. 87-88.
75 Cfr. PH 1 117, con l ’esplicito rinvio al diallele; Annas-Bames 1985, p. 89 riterreb-
bero piu appropriate un richiamo al regresso alPinfinito. Snl carattere post-enesidemo di
questa sezione cfr, anche Dal Pra 19752, p. 359, n. 23.
76 Annas-Bames 1985, p. 89.
77 Sulle cui contro-argomentazioni, storicamente ‘distese’ dalPapproccio teoretico di
Aristotele in an. post. 1, 3 a quello pratico-comportamentale di Wittgenstein in Della cer-
tezza, cfr. Annas-Barnes 1985, pp. 90-92.
78 Cfr. anche PH 1 26ss. e piu in generale infra, cap. VI.
79 Essi non sono per la verita troppo coerentemente amalgamati fra loro, in nessuna del
le nostre fonti: cfr. in proposito Annas-Bames 1985, p. 102.
Emidio Spinelli. 51
80 DL IX 85, che appare in generale meno prcciso, oltre a indicare questo tropo come
settimo anziche quinto, parla non di “intervalli” (diastemata), ma di “distanze” {apostaseis,
variatio di apostemata che si legge anche in Aristocle).
81 Critiche fondate riguardo agli esempi delle uova, del corallo, del hncurio sollcvano
Annas-Bames 1985, p. 103.
82 Cio valeva gia in campo letterario: cfr. ad es, Euiip. lone, 585-586. Tale sembra del
resto essere restata la loro forza nel corso della successiva evoluzione del pensiero, dal Car-
tesio delle Med.ita2.i0ni fino alia filosofia contemporanea (efr, il rinvio a Austin in Annas-
Bames 1985, p. 104). Non si deve tuttavia credere che una simile battagha anti-sensistica
venisse e venga sempre e necessariamente piegata a esiti scetticcheggianti: a puro titolo di
esempio cfr. al riguardo Plat. resp. 602c-d e Phil. 38c-e; o Plot. enn. 11 8; ulteriori rinvii in
Mates 1996, p. 242.
83 Va tuttavia segnalato che tale aporia aveva trovato felice soluzione nell’ambito della
scienza ottica antica, tramite il ricorso alle leggi della rifrazione: cfr. Annas-Bames 1985,
p. 107 e piu in generale Russo 1996, pp. 79-86. Esse sembrano ignorate dalla polemica
neo-pirroniana, forse disposta ad attaccare —soprattutto nella sua versione enesidemea -
non tanto le singole teorie scientifiche specialistiche, qnanto piuttosto, in generale, i fon-
damenti stessi di qualsiasi tentativo di spiegazione causale: cfr. al riguardo PH 1 180-186 e
piu in generale infra, cap. IV.
84 Cfr. al riguardo Annas-Bames 1985, pp. 104-106.
85 Cosi Mates 1996, p. 241; cfr. anche Bailey 2002, pp. 132-133.
86 In PH 1 126 Sesto tratta di vista e udito (omesso, a ragione secondo Annas-Bames
1985, p. 114, da Filone nella sua trattazione in de ebr. 190); in PH 1 127 di gusto e olfatto,
lasciando da parte il solo tatto.
87 Per alcune possibili contro-argomentazioni dogmatiche cfr. Annas-Bames 1985, p. 117.
88 Toma qui T immagine delle “guide” e quindi l’allusione a una sorta di ‘empirismo
della mente’ largamente condiviso a partire da Democrito - cfr. ad es. DK 68 B 125 - fino
alle scuole ellenistiche sistematicamente attaecateda Sesto, con Tunica probabile eccezio-
ne delle correnti platoniche: cfr. in proposito PH 1 99, con le utili notazioni in Annas-Bar-
nes 1985, pp. 116-117.
89 Nel cuore 0 nel cervello, tesi entrambe sostenute da un materialismo di fondo e co
munque condannate a una diaphonia altrove ricordata e discussa da Sesto: cfr. M VII 349,
nonche 313.
90 E quanto potevano ad esempio pensare filosofi di ascendenza platonica e forse an
che pitagorica (cfr. al rignardo Filolao, DK 44 B 14?), pronti per questo a celebrare la mor-
te, sulla scorta ad esempio del Fedone e del Gorgia, come momento positive di vera libe-
razionc delle genuine forze intellettive delTuomo dalla prigionia delTelemento corporeo.
91 Annas-Bames 1985, pp, 114-115 paiono molto critici nei confronti di questo risulta
to, che a loro avviso aprirebbe la strada “verso uno scetticismo piu profondo di qualsiasi
altro finora raggiunto”, difficilmente armonizzabile, sul piano della struttura argomentati-
va, con gli altri tropi. Per una valutazione piu positiva, che rinvia anche alle posizioni
espresse da Ryle 1949, cfr. Mates 1996, pp. 243-244.
92 Annas-Bames 1985, p. 126.
93 Strana e difficilmente spiegabile, dunque, appare la nuda menzione, priva di ulterio
ri indicazioni, della qualita nelle versioni di Filone (de ebr. 185) e Diogene Laerzio (IX 86:
il tropo e qui indie ato come ottavo anziche settimo). Per Tipotesi che essa fosse parte inte-
grante delToriginaria formulazione enesidemea del tropo cfr. Annas-Bames 1985, p. 123 e
ora soprattutto Chiesara 2003, p. 12L
58 Questioni. scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
94 Si veda in PH I 129. con ripresa in PH 1 132, la citazione della raspatura di como
caprino e della limatura d’argento, entrambi ntilizzati da Asclepiade di Bitinia, e il riferi-
mento all’argento, sfruttato ancora prima dal ‘presocratico’ Trasialce: cfr. rispettivamente
la testimonianza conservata nel tvattato Sulle malattie acute di Celio Auiehano: 1 106, p. 66
Drabkin (=p. 82 Bendz); e POxy. 3659, 4-8. Piu in generale, sulla dipendenza della tropo
logia enesidemea da materiale e argomenti in uso negli ambienti medici (in particolare ales-
sandrini), cfr. Mills Patrick 1929, sp. pp. 226-227.
93 Si tratta di un ulteriore elemento a favore dell'unita e della coerenza della trattazio-
ne sestana, messa invece in discussione da Annas-Bames 1985, pp. 121-122.
96 Anche 1’analisi delle opposte proprieta del vino trova dei riscontri nella tradizione fi
losofica precedente: Annas-Bames 1985, pp. 120-121 rinvlano in proposito al Simposio di
Epicuro (per cui cfr. Pint. adv. Col. 1109f-l 110a), le cui conclusioni suonano tuttavia pie-
namente relativistiche, piuttosto cbe scettiche; sempte nella direzione del relativismo si
muovera molto pin tardi anche Locke, il cni esempio si sofferma pero sulle mandorle e non
sul vino: cfr. Saggio sull’intelletto umano, II, VII, 20, citato e discusso ancora in Annas-
Bames 1985, pp. 126-127.
97 Snl probabile parallelismo fra questa conclusione sestana e 1’ottavo tropo nell’elen-
co di Aristocle insiste Chiesara 2003, p. 121.
98 Cfr. anche Mates 1996, pp. 244-245. Per una diversa spiegazione optano Annas-Bar-
nes 1985, p. 124, che vedono nel settimo tropo nn attacco “non su questioni ordinarie ma
su cio che dovremmo descrivere come affermazioni scientifiche riguardo alia natura delle
cose” .
99 Cfr. sn questa linea Mates 1996, 244-245; per una spiegazione diversa cfr. ancora
Annas-Bames 1985, p. 127.
100 Annas-Bames 1985, p. 144.
101 Cfr. in tal senso Hankinson 1995, p. 156.
102 A nna completa derivazione delkottavo tropo di Sesto da Agrippa pensa invece Bar
nes 1994.
103 Cfr. anche PH I 198; 200 e M X I 18-19; si veda inoltre Brennan 2000, pp. 77ss. Piu
in generale sulle phonal e sulla ‘filosofia del linguaggio’ scettiche cfr. infra, cap. V.
104 Cfr. in proposito Spinelli 1995, sp. pp. 164-166; di diverso avviso Bett 1997, pp. 58-
59.
105 Per cui cfr. PH I 167, in cui compare infatti un corretto rinvio intemo: “come abbia
mo gia detto”, scil. proprio in P H I 135-136; sulla questione cfr. Annas-Bames 1985, p. 142.
106 Tale bipartizione e accolta a quanto pare - forse dtsserendi causal - anche dagli
scettici: cfr. M VIII 161-163; cfr. anche M X 263. Sull’ambiguita dell’espressione che rin-
via alle cose relative (tapros ti), a partire gia da Aristotele, insiste Mates 1996, pp. 245-248.
107 Si noti in quest’ambito il richiamo esplicito, ma anonimo a un noto ‘adagio’ anas-
sagoreo (DK 59 B 21a): “le cose manifeste sono uno sguardo gettato verso le cose non-evi-
denti” (opsis ton adelon fa phainomena, su cui cfr. anche MV1I 140); si tratta in ogni ca
so di una distinzione che era particolarmente sfruttata tanto in ambito medico-razionalisti-
co quanto dagli stoici.
108 p er una prima analisi della presenza di tale argomento per contraddizione nella
storia del pensiero antico cfr. Bumyeat 1976a e 1976b; utili osservazioni anche in Harte-
Lane 1999; su Sesto in particolare cfr. invece Janacek 1972, pp. 123-129 e soprattutto Ca-
stagnoli 2000.
109 Annas-Bames 1985, p. 141 lo considerano anzi apertamente fallace, in quanto (B)
non e tale da implicare (A), I’nnica relazione logica che renderebbe valida la peritrope.
Emidio Spinelli 59
110 Cfr. al riguardo Annas-Bames 1985, sp. pp. 131-138 e per un utile resume dei di
versi tipi di relativita individuati da questi studiosi (epistemologica in Filone; ontologica in
Diogene Laerzio; semantica in Sesto) cfr. ora Chiesara 2003, p. 122, n. 59.
111 Bames 1994, p. 62.
112 Appare comunque innegabile che il risnltato di questo complesso lavoro di cucitu-
ra e scar to finisca con il produrre “una costruzione disordinata e sciatta interferendo con gli
original! dieci modi enesidemei” (Bames 1994, p. 67).
113 Cfr. DL IX 87, con la fine analisi di Mansfeld 1987.
114 Cfr. Mates 1996, pp. 249-250; contra Annas-Bames 1985, pp. 148-149.
115 Si tratta di caratteristiche che pin di ogni altra suscitano discordia di rappresenta
zioni, come si puo ricavare anche da testi di retorica: cfr. e.g. ad Her. m , XXII, 36, cui op-
portnnamente rinviano Annas-Bames 1985, p. 148, i quali individuano anche altre pro-
piieta, chiamate in causa ades. da Democrito in DK 68 B 231 e 241.
116 Fino al punto di confonderh, secondo Annas-Bames 1985, p. 147, che per questo ac-
cordano 1a loro preferenza alTesposizione piu breve, ma piu accurata di Diogene Laerzio.
117 Si noti tuttavia, in merito alfosservazione sestana relariva al sole e alia maggiore
sorpresa che esso sarebbe in grado di generate, che in P H I 141 l’espressione “di certo” (de-
pou) sembra tradire una qualche forma di certezza epistemica e dunqne avere una carica
dogmatica non ortodossamente pirroniana; nulla esclude, comunque, che tale affermazione
altro non sia che l’ennesimo prestito dogmatico cui Sesto ricoire solo disserendi causa.
118 Secondo Annas-Bames 1985, pp. 149-150, invece, proprio questa diversita degh sta-
ti di riferimento delle opinioni in contrasto, una delle quali si fonda sulla mera possibility,
renderebbe debole, forse addirittura infondato il ricorso sestano agli ‘esperimenti men tali’.
119 Annas-Bames 1985, p. 157.
120 per patteggiamento di Sesto nei confronti del problema dell’agire, soprattutto cosi
come emerge da M X I, rinvio alle considerazioni di piu ampio respiro svolte iu Spinelli
1995, nonche infra, cap. VI, con ulteriore bibliografia; cfr. anche Bett 1997.
121 Confesso tuttavia di non trovare ragioni a sostegno della radicale asserzione di An
nas-Bames 1985, p. 158, secondo cui “e difficile evitare il sospetto che egli trovi gusto uel
carattere oltraggioso di alcune delle nozioni che riporta”; per raggiungere Vepoche e infat
ti sufficiente un conflitto fra rappresentaziorri, di qualsivogha tipo esse siano, e dunque non
necessariamente oltraggiose o fonte di ‘shock’.
122 Cfr. ad es. da Omero: II. XXH 201, P H I 150; Od. X X II423, PH I 157; II. X V I459,
P H I 162.
123 Annas-Bames 1985, p. 163; cfr. anche ivi, p. 160.
124 Cosi come quella di Diogene Laerzio; diverso lo schema adottato da Filone, che
omette le credenze mitiche - per una plausibile spiegazione di tale silenzio cfr. Annas-Bar-
nes 1985, 156 - e sembra quasi dividere in due la propria trattazione, occupandosi prima
sommariamente di indirizzi, costumi e leggi (de ebr. 193-197) e dedicando quindi molta
piu attenzione all’analisi dei discordanti dogmi proposti “da coloro che sono chiamati filo-
soii” (ivi, 198-202).
125 Piu in generale cfr. al riguardo House 1980.
126 Qui viene esplicitamente ricordato Fatteggiamento sostanzialmente anti-provvi-
denziahstico della teologia di Epicuro; si noti inoltre che il cenno alia pronoia e furrico
esempio per cui la trattazione di Sesto coincide con quella sia di DL IX 84, sia di Filone,
de ebr. 199.
127 In PH I 155 il turpe, con citazione dell’indifterenza erica aneddoticamente ricono-
sciuta ad Aristippo: cfr. SSR IV A 32; in PH 1 158 la fama, da alcuni filosofi - verosimil-
60 Questioni scettiche. Letture introduttive at. pirronismo antico
mente cinici —esclusa dal novero dei beni; in PH I 160 l’incesto, esplicitamente approva-
to da Crisippo, sulle cui non certo convenzionali tesi in materia di relazioni sessuali Sesto
insiste in piu occasioni: cfr. ad es. PH HI 243ss.; M X l I89ss.
& B'
128 Dal Pra 19752, p. 365. Sulla quest!one relativa alia conispondenza fra il modo
cui le cose ci appaiono e la loro genuina costituzione ontologica cfr. almeno le notazioni
Fliickiger 1990, p. 14; piu in generale, in merito al problema del pieno realismo presuppo-
sto anche dalla posizione scettica, oltre alTanalisi della Stough ricordata nel testo (cfr.
Stough 1969); rinvio anche a: Preti 1974; Dal Pra 1975^, sp. pp. 535ss.; Dal Pra 1981;
Burnyeat 1982a; Everson 1991; Hankinson 1995, sp. pp. 301-303. Per un approccio diver-
so —direi quasi opposto, ma non accettabile —cfr. ora Vogt 1998, sp. cap. 2 e soprattutto
Fine 2003; cfr inline le notazioni di Chiesara 2003, sp. p. 124.
Ringrazio Riccardo Chiaradonna e Anna Maria Ioppolo, che, dopo aver letto nna pri-
ma versione di questo contributo, mi hanno fornito utili indicazioni e suggerimenti.
C apito lo terzo
INDUZIONE E DEFINIZIONE: CONTRO LA LOGICA DOGMATICA
1. Per affrontare in raodo adeguato il tema di questo capitolo il testo as-
solutamente privilegiato e ancora una volta tratto dai Lineamenti Pirro-
niani di Sesto Empirico. Si tratta per l ’esattezza di alcuni paragrafi del se~
condo libro, che presenta, anche a uno sguardo superficiale, una struttura
estremamente coerente. Dopo alcuni paragrafi iniziali volti a giustificare
in generale la possibility stessa della ricerca da parte degli scettici1, in que
sto libro Sesto attacca nelPordine le nozioni dogmatiche (soprattutto - ma
non solamente - stoiche) di criterio, di vero e verita, di segno, di dimo-
strazione, di sillogismo. E a questo punto, in PH II 204, che viene inseri-
ta una menzione, polemica ma purtroppo assolutamente fuggevole, del
procedimento induttivo, mentre i successivi §§ 205-212 vengono dedicati
alia trattazione, in alcuni punti quasi ironicamente mordace, dello stru-
mento logico della definizione. Queste sezioni dei Lineamenti pirroniani,
per la verita poco studiate dalla critica sestana, credo meritino invece di es-
sere indagate a fondo e commentate in modo analitico. alio scopo di cer-
care risposte convincenti almeno a due dei problemi interpretativi che es
se sollevano.
A. Il primo spinge innanzi tutto a ricostruire la struttura e rattendibilita
delle obiezioni sestane (anche in rapporto alia funzione filosofica che gli
autori da lui presi di mira riconoscono alle categorie logiche in questione),
B. Il secondo, che e anche il piu ovvio per chiunque decida di investi-
re tempo e dottrina sugli scritti di Sesto, ha sapore ‘dossografico’ e impo-
ne quanto meno il tentativo di individuare le fonti del resoconto sestano,
se e fin dove possibile attraverso un confronto critic o con altri testimoni,
coevi e non, anch’essi impegnati a trasmettere e sistemare cognizioni lo
giche di provenienza piu antica2.
2. Cominciamo dunque, dal sintetico, m a densissimo passo conservato
in PH II 204 e ricostruiamone brevemente i contenuti. La sua struttura ar-
gomentativa e semplice e lineare, Senza citare i suoi avversaii (celati die-
tro un anonimo “vogliono ’’Iboulontai), Sesto inizia con l’attribuire loro la
seguente definizione: l'induzione e quel procedimento in virtu del quale si
vuole dare fiducia e plausibilita3 aH’universale prendendo le mosse dai
particolari. Su questa base di partenza si innesta l’obiezione di Sesto, che
rispetta una consolidata struttura dilemmatica, cui egli ricorre costante-
62 Questioni scettiche. Letture introduttive alpirronismo antico
mente in funzione antidogmatica. Chi accetta quella definizione, infatti,
dovra concedere di esser giunto a stabilire 1’universale:
(a) o dopo aver percorso tutti i particolari;
(b) o dopo aveme esaminati solo alcuni.
Se vale (b), tuttavia, l’induzione non potra vantare alcuna solida base,
sara nel linguaggio di Sesto “priva di saldezza” (abebaios), dal momento
che fra i casi non presi in considerazione potrebbe pur sempre nasconder-
si un possibile contro-esempio, capace di vanificare la pretesa forza onni-
comprensiva dell’universale4.
Accogliere (a), del resto; equivale a condannarsi a una sorta di ‘fatica
di Sisifo’5, poiche risulta impossibile abbracciare assolutamente tutti i ca
si particolari, visto il loro carattere numericamente infinito6. D all’imper-
corribilita di entrambe le alternative sembra conseguire in modo quasi au-
tom atico e neutro, come attesta anche Fuso dell’im personate
“capita’Isymbainei, la mancata saldezza dell’induzione, il suo vacillare7.
Fin qui il tessuto dell’argomentazione di Sesto, che conviene subito va-
lutare sia nella sua portata storica, cercando di individuare il reale bersa-
glio della sua polemica, sia nel suo piu ampio significato teorico.
Da quest'ultimo punto di vista, al di la delle consonanze - in verita dif-
ficilmente attribuibih a un influsso diretto - che alcuni critici hanno volu-
to individuare con filosofi moderni8, il confronto piu produttivo appare
senz’altro quello con la critica al metodo induttivo sviluppata da Hume. Si
tratta di un accostamento gia proposto ed esaminato a fondo da Eike von
Savigny, attraverso un confronto critico fra testi sestani e passi humeani,
che non e qui il caso di riproporre in dettagho. Mi limitero dunque a cita-
re il suo giudizio conclusivo, che suona a tutto vantaggio del filosofo pir-
roniano e delle sue obiezioni, di cui von Savigny sottolinea opportuna-
mente il carattere radicale e privo di compromessi: “V argomentazione
complessiva di Hume contro la possibility di raggiungere una conoscenza
sicura su stati di cose non sperimentati gia si trova anticipata in Sesto mil-
le e cinquecento anni prim a”9. A l di la di possibili influssi diretti della cri
tica sestana sulle argomentazioni di Hume10, quello che preme rilevare e
nell’ordine:
a. non tanto un presunto ‘primato cronologico’ da attribuire a Sesto11,
quanto piuttosto il fatto che, stando alle nostre testimonianze, egli sia l’u-
nico autore che ci ha trasmesso un’argomentazione anti-induttiva formal-
mente strutturata, benche estremamente compressa;
b. la legittimita teorica di tale attacco pirroniano contro un metodo di
conoscenza dell’universale, che pretende di coglierlo attraverso la colle-
zione sistematica dei singoli casi. L’obiezione di Sesto, infatti, conserva il
Emidio SpinelU 63
suo peso nei confronti di qualsiasi forma di induzione che non possa dirsi
perfetta12, ovvero contro ogni procedimento di implicazione induttiva che
non sappia tenere sotto rigoroso controllo tutti i dati sussunti sotto 1’uni
versale, senza alcuna possibile eccezione13.
Se decidiamo a questo punto di spostare l’indagine sul piano storico e
cerchiamo di stabilire con chi Sesto stia polemizzando in PH II 204, il no
stro compito appare piu arduo.
Guardando alia struttura complessiva di queste sezioni del secondo li-
bro dei Lineamenti pirroniani, potremmo essere indotti a formulare una
prima ipotesi. In PH II 213, infatti, appoggiandosi sull’autorita di “alcuni
fra i dogmatici”, che avevano considerato la dialettica “scienza sillogisti-
ca, induttiva, definitoria, divisoria”, Sesto sembra voler ricondurre anche
la propria trattazione sotto il medesimo schema. Egli ammette infatti di
aver gia trattato di sillogismi (cfr. PHIL 193-203), di induzione (PH I I 204,
appunto) e di defmizioni (PH II 205-212, come vedremo subito) e di ac-
cingersi ora a esaminare brevemente anche l’ultima sezione della dialetti
ca: quella sulla divisione (PH II 213-228). Questa sorta di ‘indice temati-
co’ corrisponde - a parte l’ordine inverso: divisione, definizione, induzio
ne, sillogismo ~ alia partizione della dialettica offerta nel Didaskalikos di
Alcinoo14. Si potrebbe dunque supporre che oltre alia forma estema della
divisione Sesto possa aver fatto tesoro anche di alcuni element! contenuti-
stici del manuale di Alcinoo. A1 di la dell’o w ia constatazione secondo cui
una simile supposizione andrebbe di volta in volta verificata rispetto agli
argomenti presenti nei singoli ‘capitoli’ sestani, mi sembra verosimile
escludere tale dipendenza almeno nel caso della induzione o epagoge. Se
infatti mettiamo a confronto PHIL 204 e il passo del Didaskalikos (v. 157,
44-158, 4 H .-p. 10 Whittaker) in cui Isinduzione viene identificata con
“qualsiasi procedimento che, per mezzo di ragionamenti, va o dal simile al
simile o dai particolari alTuniversale; e Isinduzione si rivela utilissima per
mettere in moto le nozioni natural!”, tale coufronto induce a una certa cau-
tela, anzi forse a un ragionevole sospetto. Solo una delle due accezioni del
metodo induttivo, per l ’esattezza quella che implica “un avanzamento nel
pensiero”15, in una direzione che va dal particolare all’universale, infatti, e
oggetto di attenzione da parte di Sesto. L’altra, quella che presuppone
“raddurre casi particolari”16, sempre con lo sguardo rivolto a cio che e
universale, sembra essere invece ignorata17. La polemica sestana passa
inoltre del tutto sotto silenzio la spiegazione offerta da Alcinoo a giustifi-
cazione dell’utilita del procedimento induttivo, quel caratteristico pout-
pourri - figlio di un consapevole ‘sincretismo mediopiatonico' - che me-
scola un concetto aristotelico (epagoge, appunto) a un verbo di chiara
64 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
ascendenza platonica (“metter in moto”, anakinein: cfr. Men. 85b). il cui
oggetto, le “nozioni naturali” o physikai ennoiai, viene espresso mediante
uno dei piu noti termini tecnici del pensiero stoico18.
Considerazioni analoghe possono essere fatte valere anche nel caso di
un altro testo legato con ogni verosimiglianza a classificazioni originatesi
in ambito medioplatonico e volte a riconoscere a Platone “un uso metodi-
co intensivo dell ’epagoge”19. Mi riferisco a un passo della Vita di Platone
di Diogene Laerzio (III 53): la fonte laerziana20 nega anch’essa esplicita-
mente che 1’induzione abbia un solo senso e gliene attribuisce - come A l
cinoo - due. Subito dopo, pero, in modo per la verita alquanto ingarbu-
gliato e problematico, le due accezioni sembrano confluire in una defini-
zione unica, che dovrebbe abbracciarle entrambe: “1’induzione e infatti un
ragionamento che per mezzo di alcune cose vere conclude in modo appro
priate al vero che e simile a esse”21. Ne la veste terminologica, ne gli ele-
menti concettuali di spicco di questa definizione (l’accenno alia verita dei
punti di partenza e di quello di arrivo dell’induzione, cost come quello al
“simile”) sembrano aver nulla a che fare con il resoconto di Sesto. Egli, del
resto, non accenna neppure ad altre possibili e sottili suddivisioni, lunga-
mente discus se invece nel testo laerziano, che parla di due usi del logos in
duttivo, rispettivamente per la confutazione e per la dimostrazione, e poi
suddivide quest’ultimo in un’applicazione retorica e in una dialettica. L’u-
nico, labile e per nulla cogente elemento di affinita compare proprio apro-
posito delT accezione dialettica della epagoge, definita in Diogene Laerzio
(III 55) come lo stabilimento dell’universale per mezzo dei particolari:
“Laltro (processo) e proprio della dialettica e per mezzo di esso si dimo-
stra l ’universale con i particolari” ; e ancora, poco piu avanti: “e la stessa
proposizione universale e stabilita da alcune proposizioni particolari”; ve-
ramente poco, per arrivare a postulare una fonte comune e una trattazione
parallela Sesto/Diogene.
Scartata questa prim a ipotesi di una provenienza medioplatonica della
tesi sulla epagoge attaccata da Sesto, se ne potrebbe avanzare una secon-
da, fondata sulla sensazione - tutta da verificare, pero - che la formula-
zione sestana di PH II 204 sia insieme generica e unica nella sua artico-
lazione concettuale. Pur senza concedere una dipendenza diretta dalla
trattazione di Alcinoo, si potrebbe allora ipotizzare che essa servisse a co-
prire entrambi i sensi di epagoge esplicitamente citati nel Didaskalikos.
Se questo fosse vero e se potesse essere effettivamente attrihuita a Sesto
una piu o meno consapevole fusione fra metodo di somiglianza e - per
dirla con Ross - ‘metodo di avanzamento5, si aprirebbe la strada a una se-
conda ipotesi, il cui unico punto di appoggio, pero, sarebbe legato alia na-
Emidio SpineLLi 65
tura delle critiche sestane. Su questo piano, un confronto con alcuni pas-
si del De signis di Filodemo22 potrebbe autorizzare a credere che coloro
che vogliono “render credibile” Funiversale facendo leva sui particolari,
ow ero attraverso un’inferenza induttiva a base empirica, siano filosofi
epicurei. Contro di loro Sesto riassumerebbe - e sintetizzerebbe a modo
suo - obiezioni di derivazione stoica, che miravano a difendere un con
cetto di implicazione logicamente necessaria e dunque assolutainente co-
gente. Nel resoconto filodemeo tali critiche suonavano cost: “quando noi
procediamo per somiglianza, percio, il processo si rivelera senz’altro in-
finito, dal momento che non ci e chiaro se una cosa e tale in quanto (qua)
tale, con il risultato che l ’inferenza e incompleta” (de signis , VI, 36-VII,
3); e ancora: “ed egli [scil. Dionisio di Cirene] dice che l ’aggiunta e vuo-
ta, che qualora nulla sia in conflitto, allora dovremmo far uso del metodo
per somiglianza. Come sara possibile, infatti, stabilire che nulla e in con
flitto, ne fra le cose che appaiono ne fra le cose precedentemente dimo-
strate?” (de signis, VII, 38-VIII, 7)23. Benche una delle piu proficue chia-
vi di lettura delle argomentazioni sestane sia quella che contempla la pos
sibility di interpretarle come una consapevole e camaleontica utilizzazio-
ne delle tesi di una scuola dogmatica contro quelle di u n ’altra, non credo
che le obiezioni contenute in PH II 204 alludano ad alcuna positiva dife-
sa di metodologie logiche necessarie. Ne tanto meno credo che la defini-
zione del procedimento induttivo possa nascondere un'allusione alia tesi
epicurea secondo cui “la somiglianza fra due soggetti e cost forte che di-
venta ‘inconcepibile’ che un predicato essenziale dell'uno non debba ap-
partenere a ir altro”24.
Ricapitolando, mi sembra legittimo affermare che nessuna delle due
ipotesi appena discusse, nonostante alcuni (deboli) element] di verosimi-
glianza, colga in pieno i punti di riferimento storici e teorici del richiamo
sestano alia epagoge e il senso esatto delle critiche che egli avanza. Ecco
perche ritengo necessario esplorare una terza possibility, che poi si rivela
la piu semplice, la piu immediata e quella che piu armonicamente si inse-
risce nel tessuto complessivo del paragrafi che stiamo esaminando.
Cominciamo dalla definizione attaccata da Sesto. E ragionevole pensa-
re che essa non faccia altro che echeggiare - mediatamente, come vedre-
mo subito - la nota tesi aristotelica espressa nei Topici (I, 12, 105al3-14):
“induzione d ’altra parte e la via che dagli oggetti singoli porta all’univer-
sale”. Cio che consente di parlare legittimainente di eco mediata, piu che
di lettura diretta e fedele riproduzione del dettato aristotelico, e il con
fronto con un pas so del Commento ai Topici di Alessandro di Afrodisia
(CAGII, 2, 85-87), che presenta piu di una corrispondenza con PHTl 204.
66 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antic.o
Alessandro, infatti, subito dopo aver parafrasato la sopracitata formula
di Aristotele f'cfr. 86, 9-10), inserisce una breve, m a significativa notazione
polemica. Egli ritiene (ivi, 10-13) che non parlino correttamente coloro che
assimilano la epagoge a “un discorso che va dal simile al simile". L’indu-
zione in senso proprio, infatti, ha come funzione quella di mostrare 1’uni
versale, che non puo essere equiparato a cio a partire da cui esso viene col-
to25. La transizione dal simile al simile, invece, lungi dal rappresentare
un’altra accezione del metodo induttivo, potrebbe essere piuttosto intesa
come equivalente all’esempio (to paradeigma )26. Questa breve precisazio-
ne critica, molto verosimilmente diretta contro troppo ‘eclettiche5 dottrine
medioplatoniche quali quelle precedentemente menzionate di Alcinoo e
della fonte di Diogene Laerzio (III 53ss.), consente ad Alessandro di Afro-
disia di restringere il senso di epagoge mediante la seguente defmizione:
“il discorso che mostra e rende credibile runiversale per mezzo dei parti-
colari, questo, infatti, e induzione” (86, 13-15). Al di la della notazione che
Alessandro e l ’unico, fra le fond in lingua greca a nostra disposizione, a ri-
correre al verbo pistousthai11, significativo mi pare il fatto che sia la restri-
zione di ambito del metodo induttivo, sia il ricorso alia voce verbale pi-
stousthai si ritrovino in PHIL 204. Esso sembra anzi presentare un ulterio-
re elemento di ‘vicinanza’ rispetto al Commento, le cui argomentazioni
vanno dunque analizzate ancora piu attentamente. Dopo aver accennato al-
le figure che nei Topici venivano addotte quali esempi di eccellenti cono-
scitori delLuniversale via induzione28, Alessandro nel suo Commento ri-
corda (86, 19-24) la differenza - gia chiaramente enunciata nel testo ari-
stotelico29 e che egli interpreta “sul piano deirutile” - fra sillogismo (do-
tato di necessita, cogenza e maggiore efficacia contro gli amanti del con-
traddire: cfr. 87, Is.) e induzione, dotata invece di maggior forza persuasi-
va e chiarezza, in virtu del suo fondarsi sulle particolari cose sensibih, co-
muni e note a tutti. Cio gli permette di ribadire (cfr. ivi, 24ss.) che la epa
goge, avendo a che fare con cio che e probabile (to pithanon ) e non certo
con cio che e necessario (to anagkaion), si rivelapiu debole del sillogismo,
non essendo in grado di percorrere tutti i casi particolari a causa del loro
numero infinito, del loro essere adiexiteta (ivi, 27-28). Al di la delle suc
cessive osservazioni critiche di Alessandro sui limiti della epagoge, che si
muovono su di un terreno diverso30, va notato che il richiamo alLimpossi-
bilita di esaminare per via induttiva tutti gli infiniti casi particolari costi-
tuisce il punto di forza anche del primo como dell’attacco dilemmatico lau
d a to da Sesto. Certo, una tale consonanza non puo oscurare la profonda
differenza dei contesti in cui la critica compare, ne la diversa funzione che
essa viene chiamata a svolgere. Mentre Alessandro di Affodisia si propone
Emidio Spinelli 67
unicamente di restringere 1’ambito di validita della epagoge alia sfera del
la persuasivita (del tutto accettabile nella sua prospettiva filosofica, anche
se priva della forza necessitante propria della dimostrazione sillogistica),
Sesto mira dal canto suo a negarle qualsiasi valenza o funzione positiva.
Se teniamo presente un simile intento, inoltre, possiamo forse dare al
nostro passo una piu armonica collocazione all’intemo del piano compo-
sitivo generate del secondo libro dei Lineamenti pirroniani. Bisogna infat
ti ricordare che fin da PH II 195-197 “Sesto [...] volge la sua attenzione
alia logica peripatetica”31 e, prendendo in esame i presunti sillogismi ana-
podittici aristotelici, li accusa di cadere in una petitio principii o - piu tec-
nicamente - sotto gli inevitabili colpi del tropo del diallele, poiche in essi
si pretende di dedurre sillogisticamente conclusioni particolari a partire da
una premessa universale che, in realta, a sua volta si basa sulla collezione
di casi particolari via inductionis32. Mostrata cosi l’infondatezza degli ana-
podittici di provenienza peripatetica (e a seguire, per scrupolo di comple-
tezza, anche di queili stoici: cfr. PH 11 198-203), e verosimile supporxe che
Sesto senta la necessita di completare il proprio attacco anti-peripatetico.
Ecco dunque spiegata la presenza e il significato di PH II 204, che pub es
sere considerato come una coda o ripresa di tale ‘attenzione polemica’33,
volta in questa occasione a demolire quel procedimento induttivo che Ari-
stotele stesso aveva presentato come condizione necessaria per conoscere
i primi principi (ta prota)34.
Che nel redigere questa ‘coda polemica’ Sesto possa essersi servito di
materiale risalente al Commento ai Topici di Alessandro di Afrodisia po
trebbe essere, alia luce delle considerazioni fin qui svolte, quanto meno pro-
babile (un’ipotesi che, se accettata, risulterebbe gravida di conseguenze per
la fissazione della cronologia sestana)35. Naturalmente, resta sempre aperta
un’altra strada. Nulla esclude, infatti, che i due testi siano indipendenti e che
nell’elaborare la sua critica Sesto abbia costruito uno schema argomentati-
vo del tutto personale. Cio potrebbe essere confermato non solo dalla non
perfetta sovrapponibilita della sua trattazione rispetto a quella di Alessandro
(o anche a quella di altre presunte ‘fonti’ citate in precedenza), ma anche da
alcuni indizi lessicali. come la presenza di verbi allaprim a persona singola-
re (cfr. all’inizio “ritengo”/ nomizo e in chiusura di paragrafo il parentetico
“penso ’’Joimai). E questo dovrebbe spingere a poire nella giusta luce le cri
tiche di Sesto: analogamente-a quanto accade in altre sezioni dei suoi scrit-
ti, infatti, esse si rivelerebbero frutto di un’originate presa di posizione nei
confronti del metodo induttivo, di cui egli - forse un po’ sbrigativamente,
come mostra l’uso dell’espressione “facile da ngtlXmC31euparaiteton, un al
tro hapax - pretende sia possibile liberarsi con estrema facilita.
68 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
3. Passiamo ora alia sezione dedicata alle definizioni (PH II 205-212=
fr. 623 Hiilser). Sesto dichiara di voler dire solo poche cose su questo ar-
gomento e appare chiaro fin dalle prime righe di PH II 205 che il suo sara
un attacco generalizzato rivolto in linea di principio contro tutti i filosofi
non pirroniani che si sono occupati di definizioni o horoi, accomunati sot
to l’etichetta di dogmatici (hoi dogmatikoi)36. La loro presuntuosa attivita
teoretica viene indicata tram ite l ’espressione verbale “farsi gran
vanto”/meg£Z p krone in, attestata solo nei Lineamenti pirroniani e forse pre-
sa in prestito dal lessico polemico enesidemeo37; ancor piu esattamente, il
loro “trattamento logico” delle definizioni38 viene bollato mediante un vo-
cabolo, “presentazione tecnica” o piu precisamente technologia, che, in-
sieme al verbo correlato technologeo, Sesto usa sempre per stigmatizzare
1’attitudine dogmatica a creare argomentazioni sottili, astratte o addirittu-
ra capziose, non solo in campo grammaticale, retorico e geometrico39 ma
anche e soprattutto logico40. La precisazione aggiunta da Sesto, secondo
cui e proprio "nella parte logica della cosiddetta filo Sofia” che i dogmati
ci fanno rientrare a pieno titolo la disamina delle definizioni, benche pos
sa a prima vista apparire superflua e direi quasi scontata in riferimento al
ia tradizione scolastica platonica - meglio medioplatonica - e peripatetica,
si rivela determinante ai fini dell’esatta identificazione del bersaglio stoi-
co che egli ha di mira in questi paragrafi. Di quali stoici si tratta?
Una prima risposta puo essere azzardata grazie al confronto con una te-
stimonianza parallela di Diogene Laerzio, che, proprio per il fatto di esse
re probabilmente costruita sulla mescolanza di tradizioni diverse, si rivela
del massimo aiuto41. In DL VII 41 (=fr. 33 Hiilser), infatti, leggiamo che
sulla legittimit£ o meno di dedicare un capitolo a se stante anche alia de-
finizione in senso specifico, alio horikon eidos, si era sviluppato un dibat-
tito fra gli stoici. Alcuni avevano respinto questa possibilita e avevano
semplicemente aggiunto una sezione sulle definizioni a m o’ di appendice
della parte dedicata alia fonetica42; altri invece 1’avevano accolta a pieno
titolo, aggiungendola, accanto a quella che si occupa di canoni e criteri,
alle sezioni dedicate alia retorica e alia dialettica, e sostenendo che essa
serve “per la conoscenza della verita: attraverso i concetti, infatti, si affer-
rano le cose”43. A quale di queste due ‘fazioni’ stoiche44 Sesto sta rispon-
dendo in questi paragrafi? Quale delle due posizioni stoiche diventa og-
getto dei suoi attacchi? Poiche si tratta di un problema dossografico di un
certo rilievo, anche per individuate meglio punti di riferimento e fonti del
la trattazione sestaua, preferirei affrontarlo subito, anche se questo impo-
ne di lasciare per un attimo da parte i singoli punti dell’articolata critica
sestana (conservati in PH II 207-212 - non monoliticamente antistoici,
Emidio Spine Hi. 69
pace Prantl - e su cui tomerd in ogni caso nella parte finale di questo con
tribute), per concentrarsi invece su PH II 212.
Qui compaiono due ‘definizioni di defmizione’ che stanno li a ricapi-
tolare - credo - alcuni (noti e diffusi) bersagli della polemica sestana. Sul
la seconda (“un discorso che mostra l ’essenza”) credo sussistano pochi
dubbi attribuzionistici45: essa appare infatti come la registrazione della
ben nota posizione aristotelica paradigmaticamente espressa, ad esempio,
nei Topici46.
Quauto alia prim a (“un discorso che ci induce, per mezzo di un rapi-
do ricordo, al concetto delle cose che sottostanno alle espressioni”), cre
do sia invece necessario un supplemento di indagine. In primo luogo oc-
corre notare come essa ricompaia - benche purtroppo sempre anonima-
mente - nello pseudo-Galeno: esattamente identica nelle Definizioni me-
diche47 e quasi identica nel capitolo 11 della Historia philosopha, in cui la
formula di cui ci stiamo occupando sembra esplicitamente presentata co
me esempio di “defmizione concettuale” o ennoematikos horns, ben di-
stinta da un altro tipo di defmizione, indieata come essenziale (ousiodes)4*.
Quest’ultima testimonianza sembrerebbe confermare che la formula con-
servata da Sesto allude a una concezione dello hows inteso come “artico-
lazione linguistica di una generica ‘concezione’ {ennoiaf49. Quanto alia
sua origine, si puo congetturare che essa sia stata coniata da pensatori
stoici in polem ica con la dottrina epicurea50. Gli epicurei, infatti, consi-
deravano le prenozioni o prolepseis , equiparate non a caso a “cio che sta
sotto le parole” (ta hypotetagmena tois phthoggois )51. come verita auto-
evidenti e afferrabili immediatamente, all’atto stesso dell’enunciazione
del nome comune che le indica52, senza alcun ricorso a ulteriori specifi-
cazioni via hows.
Se tentiamo di ricapitolare gli elementi fondamentali che caratterizzano
la prima ‘definizione di defmizione’ presente in PH II 212, la cui patemita
stoica pare fortemente probabile, scopriamo che essi sono i seguenti:
1. la forza sinte tic amen te rammemorativa dello how s ;
e conseguentemente
2. la sua capacita di renderci noto il concetto che sta dietro la denomi-
nazione delle cose.
Quello che colpisce, in ogni caso, e che la formulazione riportata da Se
sto appare lontana tanto dall’asciutta tesi di Crisippo, secondo cui lo hows
sarebbe “riproduzione di cio che e proprio”, quanto dalla piu articolata
presentazione di Antipatro, che lo qualifica come “un discorso fondato su
un’analisi puntuale” (cfr. DL VII 60=fr. 621 Hiilser)53. Insomma, piu che
mettere a tema la ricerca di quella caratteristica assolutamente peculiare o
70 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
essenziale in cui anclie per gli stoici - o almeno per alcuni di loro in mo-
do preminente - pare consistere la funzione ‘ontologica’ dell’attivita defi-
nitoria, essa sembra insistere sul ruolo ‘epistemologico’ dello horos54. Am-
messo che sia cosi. si potrebbe avanzare Fulteriore ipotesi secondo cui la
‘defmizione della definizione’ conservata da Sesto (e dallo pseudo-Galeno
nei passi sopracitati) risalga direttamente agh anonimi pensatori stoici
menzionati da Diogene Laerzio in VII 41-42. Come abbiamo gia avuto
modo di ricordare, infatti, erano proprio questi ultimi ad attribuire alia de
finizione il potere di farci afferrare le cose per mezzo dei concetti e dun-
que di promuovere la conoscenza della verita55. A sostegno di tale ipotesi
possono inoltre essere fatte valere alcune notazioni terminologiche relati
ve a PH II 206-207. la cui importanza potra essere apprezzata a pieno,
pero, solo tomando a esaminare la struttura argomentativa globale delle
obiezioni sestane.
Riprendiamo dunque il filo della nostra analisi dalle linee conclusive di
PH II 205. Dovendo scegliere il tipo di attacco da portare ahe definizioni
tanto osannate dai dogmatici, Sesto non sembra interessato a discutere del
la loro validita formale. come conferma il fatto che egli restringe imme-
diatamente il raggio d'azione della propria critica alia questione ‘pragma-
tica’ della loro utilita. Anzi, con un ulteriore scarto, che forse rivela Fori-
ginalita della sua impostazione, egli invita il proprio lettore56 a considera-
re tutte le possibili sfumature messe in evidenza dai suoi aw ersari unica-
mente sotto due ‘capitoli’. La necessita attribuita dai dogmatici alle defi
nizioni sembra infatti scaturire dal fatto che in qualsiasi campo si ricorre a
esse per due motivi: o per la conoscenza o per Finsegnamento. Una volta
segnati in questo modo i confini dell’oggetto di indagine, Sesto enuncia il
proprio piano di attacco: bastera mostrare che le definizioni non servono a
nessuno dei due scopi appena menzionati, per far cadere in contraddizio-
ne la fatica dogmatica, gia di per se vana57,
A questo scopo a partire da PH II 207 vengono accumulati uno dietro
Faltro - per la verita senza una conseguenziahta perfettamente coerente -
argomenti specifici e relativi esempi, senza che Sesto si preoccupi di rive-
lare esplicitamente Fidentita dei suoi aw ersari. Vediamo dunque innanzi
tutto di esporre gli argomenti, cercando contemporaneamente di capire an
che contro chi essi potrebbero essere diretti.
Il primo degh ambiti in cui le definizioni sarebbero necessariamente
utili e quello della comprensione (pros katalepsin). La contro-argomenta-
zione di Sesto si articola in due punti, che egh pretende siano correlati l’u-
no ah ’altro (cfr. il kai gar a meta di PH II 207), ma che in realta sembra
no costituire hnee di attacco diverse e strutturalmente distinte.
Emidio Spinelli 71
1. Il primo sembra assumere l’aspetto di un argomento eristico (eri-
stikos logos): chi non conosce l’oggetto di indagine non potra definirlo,
mentre chi lo conosce si limita a riformulare cio che gli e gia noto per m ez
zo di una definizione, che dunque non ha alcuna funzione rivelatrice di
nuova conoscenza.
2. II secondo pone i dogmatici di fronte a una secca altemativa58:
a. o essi pretendono di definire tutte le cose e in realta finiscono per non
definirne nessuna, poiche non riescono a percorrerle davvero tutte nella lo
ro infinita numerica (la loro condanna sarebbe in tal caso quella di un re-
gresso all’infinito);
b. oppure essi ammettono che esistono cose la cui comprensione non ci
e data tramite definizione e allora nulla esclude che, analogamente, anche
tutte le altre realta, senza distinzione alcuna, possano essere conosciute
senza l ’ausilio della definizione.
Questa prima batteria di critiche, che non sembra brillare per origina-
lita, m a solleva questioni epistemologiche ancora vive alTepoca di Sesto59,
merita attenzione soprattutto per alcune peculiarita linguistiche. Innanzi
tutto, appare vero simile supporre che l’uso di “comprensione” (katalepsis)
alluda a polemica anti-stoica60. Se teniamo presente, inoltre, la completa
inter sc ambiabilita fra “comprQndo”/katalambano e “conosco ”/gignosko
che emerge da PH II 207, potremmo essere spinti a mettere in relazione il
nostro passo proprio con la tesi, piu volte ricordata, di quegli stoici m en
zionati da Diogene Laerzio, secondo i quali l’attivita definitoria rappresen-
ta un contribute “per la conoscenza della verita” (pros epignosin tes
aletheias).
Anche contro la presunta necessita delle definizioni a fini didattici
(pros didaskalian)61 Sesto solleva in PH II 208 un’obiezione molto rapida,
che fa leva su di un' argomentazione speculare rispetto a quella gia incon-
trata in PH II 207 e analoga a quella cui egli ricorre quando demolisce la
tesi delforigine convenzionale del linguaggio. L’attenzione viene richia-
mata sul momenta iniziale, rispettivamente dell’attivita di imposizione dei
nomi e dell'elaborazione delle definizioni. Nel caso dei nomi, infatti, si de-
ve ammettere che il primo e imprescindibile passo e quello di conoscere le
cose cui si applicano le espressioni linguistiche, che dunque sono inutili
per coloro che, pur desiderando apprendere quelle stesse cose, ancora non
ne hanno conoscenza62. Alio stesso modo, per quanto riguarda le defini
zioni si deve riconoscere che se e vero che chi per primo ha conosciuto una
cosa lo ha fatto senza ricorrere alia definizione, di essa puo tranquilla-
mente fare a meno anche chi, venuto per la prima volta a contatto con quel
la stessa cosa, intende appreuderla.
72 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
Con PH II 209 inizia una sene di critiche filosoficamente piu consi
stent^ il cui legame con quelle appena esaminate, pero, non appare com-
pletamente giustificato, ne viene in qualche modo esplicitato da Sesto, che
si limita a introdurle con un “ancora ”/eti, probabile indizio di una compo-
sizione fatta per aggiunte successive, non del tutto amalgamate fra loro. La
prospettiva da cui si muovono queste nuove obiezioni e invece molto chia-
ra. Sesto sembra in primo luogo accogliere in tutto e per tutto (riportando-
la fedelmente, come mostra il ricorso a verbi alia terza persona plurale:
“giudic&no”/epikrinousi e due volte “dicono "iphasi) la convinzione dog-
matica secondo cui la validita di una definizione va giudicata a partire dal
le cose che sotto di essa ricadono. Posta questa premessa, si dovra conclu-
dere che e viziosa qualsiasi definizione che ricomprenda qualcosa di estra-
neo a tutti o anche solo ad alcuni dei definienda63.
A sostegno della conclusione appena menzionata Sesto aggiunge, nel
la seconda parte di PH I I 209, esempi concreti di definizioni invalide. Non
si puo infatti definire l ’uomo “animale razionale immortale”, perche nes-
suno dei singoli appartenenti al genere umano e dotato di immortalita; ne
“animale razionale mortale grammatico”, perche alcuni uomini non hanno
- ne coltivano, potremmo aggiungere - il dono della grammatica64
A queste considerazioni ed esemplificazioni Sesto sovrappone in PH II
210ss. una serie di obiezioni, che sembrano scaturire direttamente dalla
sua penna piuttosto che riprodurre passivamente tesi altrui.
La prima e piu radicale - anche se introdotta con la consueta cautela scet-
tica, contrassegnata dall’uso dell’espressione tecnica “fors e”/tacha - era sta-
ta gia sfruttata in precedenza contro il procedimento induttivo: se e vero che
la definizione si giudica dai casi particolari che essa copre, allora risultera
impossibile decidere della sua validita a causa deirinfinita di questi ultimi.
La seconda sembra quasi una variazione sul tema del momento inizia-
le delfapprendimento, che abbiamo gia incontrato e che qui viene ripro-
posta a partire dai casi particolari (ta kata meros): infatti, se il criterio di
giudizio e costituito dai casi particolari e se questi ultimi vengono cono-
sciuti prima e indipendentemente rispetto alle definizioni, allora esse non
servono affatto alia conoscenza ne airinsegnamento.
La terza, inline, sembra allargare l ’orizzonte della critica. Essa nega in
fatti alle definizioni non solo qualsiasi utifita a scopo conoscitivo o didat-
tico, m a anche qualsiasi efficacia sul piano della chiarezza comunicativa
(,sapheneia): esse avvolgono gli oggetti da definire nell’oscurita piuttosto
che far luce su di essi, al punto da risultare addirittura ridicole.
In PH I I 211 troviamo una mordace esemplificazione di questo ruolo ne-
gativo delle definizioni, su cui Sesto dichiara di voler impiantare una sorta
Emidio Spinelli 73
di divertissement filosofico, quasi a stemperare la gravitas della sua anali-
si65. Facendo leva su una delle funzioni tradizionalinente riconosciute alia
definizione, quella di fomire un discorso in luogo di un nome (cfr. e.g. Ari-
st., top., I, 5, 102al-2), Sesto si diverte a immaginare una sorta di dialogo
surreale fra due interlocutori, in cui uno dei due, invece di servirsi sempli-
cemente di nomi d ’uso e senso comune, pretendesse di sostituirli con defi-
nizioni tecnicamente perfette, ma gravide di conseguenze ridicole. In que-
sto ipotetico incontro, il nostro curioso interlocutore non porrebbe dornan-
de del tipo: “o uomo, hai per caso incontrato un uomo a cavallo che trasci-
na un cane?”, ma ricorrerebbe a perifrasi del tipo: “o animale razionale mor-
tale, c apace di ricevere intelletto e scienza, ti si e fatto incontro un animale
in grado di ridere, a unghia larga, capace di ricevere scienza politica, acco-
modato con le sue parti sferifonni su di un animale mortale in grado di ni-
trire e che trascina un animale quadrupede in grado di abbaiare?”. L’effetto
di schemo che suscita un simile stravolgimento della consuetudine o sy-
netheia linguistica e del carattere assolutamente piano di alcuni suoi termi
ni e sotto gli occhi di tutti66. Quel che e piu grave, conclude Sesto, e che chi
si dedicasse incautamente a una simile attivita rischierebbe non solo di ca-
dere nel ridicolo, m a addirittura di perdere la capacita stessa di esprimersi
su oggetti a tutti noti, come appunto l’uorno; egli si condannerebbe insom
nia, nel linguaggio sestano, a un incondizionato silenzio, a una radicale
aphasia, estremo risultato negativo dell’inutilita della prassi defmitoria67.
A1 di la del piacere che puo suscitare nel lettore questa forse inconsa-
pevole, m a senz’altro efficace applicazione sestana del motto epicureo se-
condo cui “bisogna ridere e insieme filosofare” (cfr. GV 41), credo che gli
esempi riportati in PH II 211 meritino di essere piu accuratamente valuta-
ti sul piano della loro probabile filiazione storico-filosofica. Da questo
punto di vista - e concentrando l’attenzione sulla formula definitoria di
uomo ianthropos68 - una serie di conclusion! possono essere avanzate con
ragionevole certezza.
1. In primo luogo sembra legittimo riconoscere dietro l ’impianto gene-
rale della critica sestana l ’influsso di Epicuro, il quale, come apprendiamo
da un pas so del Comm en to anonimo al Teeteto di Platone (col. XXII, 39-
47), riteneva che “i nomi sono piu chiari delle definizioni, e che sarebbe
davvero ridicolo se, invece di dire ‘Salve, Socrate’, uno dicesse ‘Salve ani
male razionale m ortale’”69.
2. Tale analogia di fondo non impedisce di pens are che Sesto abbia rie-
laborato in modo personale la critica epicurea, facendo ricorso anche ad al-
tre fonti. Un primo indizio in tal senso potrebbe essere costituito dal fatto
che egli non si limita alia formula definitoria breve di uomo come “ani-
74 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirrouisrno antico
male razionale mortale”, ma aggiunge l’espressione “capace di ricevere m-
telletto e scienza”. E im possible in questa sede ripercorrere in tutta la sua
estensione la lunga storia dell’etichetta “animale razionale mortale” e del
la sua appendice70. Bastera dire che le sue radici vanno probabilmente in
dividuate in un lavoro di sintesi di tesi appartenenti alia tradizione plato-
nica e stoica, piu che peripatetic a71, svoltosi forse fra II e HI secolo d.C. in
ambiente medio- o neoplatonico72.
3. A cio va aggiunto che la cosiddetta ‘definizione lunga’ e presente in
altri due punti del corpus sestano, coerentemente ricordata, in entrambi i
casi, in un contesto di critica contro il criterio “dal quale”, da indentifica-
re appunto con l ’uomo. Al di la della differenza di struttura delle obiezio-
ni nelle due opere sestane, occorre purtroppo registrare che sia in P H l l 26,
sia in M V II 269 Sesto non rivela l ’identita dei suoi avversari. Nel secon-
do passo, pero, egli offre indicazioni un po’ piu generose dello scamo “al
tri” {allot) che si legge nel primo. Anafizziamo allora piu da vicino il testo
di M V II 269, in cui i sostenitori della ‘definizione lunga’ di uomo vengo-
no presentati come una sorta di sottogruppo di un insieme piu vasto. Se
sto, infatti, presenta dapprima la tesi di alcuni filosofi (tines ton philo-
sophon), i quali hanno fomito, per mezzo di un discorso, insegnamenti sul-
l’uomo considerato dal punto di vista del genere, convinti di poter cosi far
emergere il concetto degli uomini particolari. Solo a questo punto egli ag
giunge: “fra costoro, poi, alcuni definirono in questo modo. .P/touton de
hoi men houtos apedosan...
Chi sono costoro? E difficile dare una risposta soddisfacente al riguar-
do. Azzardo comunque un’ipotesi, ben consapevole della sua fragilita. Nel
brano del Commento anonimo al Teeteto di Platone, subito dopo la critica
di Epicuro precedentemente ricordata, leggiamo la replica dell’autore me-
dioplatonico, il quale sottolinea che le definizioni non servono per saluta-
re, ne per la loro maggiore concisione rispetto ai nomi, ma “per dispiega-
re le concezioni comuni. Cio non avviene se non si coglie ciascun genere
e le differenze”73.
Questa attivita di chiarimento e spiegazione delle nozioni comuni o koi-
nai ennoiaf 4, potrebbe essere adombrata, in M VII 269, anche dietro il
compito affidato da “alcuni filosofi” al logos che definisce “l’uomo gene-
rico” (ton genikon anthropoid), visto che e proprio da un simile sforzo che
essi ritengono potra emergere (ancora un verbo che si caratterizza per la
presenza della preposizione ana-: anakypto) la corretta concezione dei par
ticolari. Il bersaglio di Sesto sarebbero quindi filosofi medioplatonici, al
cui intemo dovrebbero essere collocati anche gli autori della definizione
lunga di anthropos, minuziosamente criticata in M V II 270ss.
Ernidio Spine Ui 75
4. A l di la di questa proposta attribuzionistica, il cui carattere forte-
mente ipotetico e sotto gli occhi di tutti, Tunica conclusione certa riguar-
do all’identita dei pensatori che difendono la ‘definizione lunga’ e di ca
rattere negativo75: non e infatti possibile identificarli in alcun modo con
Platone, cui Sesto attribuisce (sia in M V II 281, sia nel corrispondente pas-
so di PH II 28) una definizione di uomo diversa: “animale privo di all, bi-
pede, a unghia larga, capace di ricevere scienza politica”, che si fonda ve-
rosimilmente su di una rielaborazione di materiale risalente alle pseudo-
platoniche Definizioni?6 e che puo essere utilmente confrontata con la se-
conda delle formule utilizzate in PH II 211 per rimpiazzare il nome co-
mune uomo. Quest’ultima infatti, confermando in primo luogo la ricchez-
za dossografica del resoconto di Sesto, appare costruita sulla base di un’i-
ronica mescolanza di vari caratteri distintivi dell’uomo: due di essi, “a un
ghia larga” e “capace di ricevere scienza politica”, sono direttamente attri-
buibili a Platone77; il terzo, invece, “in grado di ridere”, appartiene a una
tradizione scolastica abbastanza diffusa78, forse anch’essa originatasi in
ambito medio- o neoplatonico79 e qui fedelmente registrata da Sesto80.
L’insieme delle critiche che abbiamo appena ripercorso permette a Se
sto di trarre in PH II 212 la conclusione che si era riproposto di raggiun-
gere: sono completamente inutili tutte le definizioni dogmatiche, qui para-
digmaticamente riassunte nelle due formulazioni che abbiamo visto risali-
re rispettivamente la prima a determinati pensatori stoici, la seconda alia
tradizione peripatetica. Che questi due esempi non esauriscano il campo di
indagine, pero, sembra confermato dalla clausola aggiuntiva “sia cio che
si voglia” ieite ho bouletai tis). Essa lascia aperta la possibility che Sesto
fosse almeno parzialmente a conoscenza delTintenso lavorio classificato-
rio delle definizioni svolto dalle piu importanti scuole filosofiche dell’e-
poca81. Egh si sente dunque legittimato a scagliare contro i loro svariati e
spesso conflittuali tentativi un’ulteriore critica: quella di ricadere sotto il
tropo della dissonanza o diaphonia, su cui Sesto dice si di non voler insi-
stere, per ragioni interne al carattere ‘ipotipotico’ del suo scritto, ma che
chiaramente rappresenta la forma piu radicale e il punto piu alto dell’ar-
mamentario antidogmatico messo in campo dai neo-pirroniani.
76 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
NOTE
1 Cfr. al riguardo infra, cap. V.
2 Accenno solamente, inline, al fatto che i temi affrontati in qnesti paragrafi non com-
paiono nella trattazione parallcla dei libri [Link] i. logici (M VII-VIII; cfr. in ogni caso M
IX 92s., su cui mi limito per ora a rinviare a Caujolle-Zaslawsky 1994, pp. 234s.). Cio in-
viterebbe a tomare ad analizzare la spinosa questione della probabile cronologia rclativa
degli scritti sestani, un tema che esula tuttavia dallo scopo del presente contributo.
3 Questa e la doppia sfumatura probabilmente rinvenibile dietro la voce verbale pi-
stousthai.
4 O come Sesto aveva gia ricordato poco prima m PH 11195, “qualora anche appaia, fra
i particolari, un solo caso contrario agli altri, la proposizione universale non risulfa sana”.
5 Per attaccare il vuoto affaticarsi dei dogmatici Sesto ricorre al verbo mochtheo, che
nei suoi scritti indica sempre la vanita di uno sforzo o di una fatica senza speranza di ri-
sultati: cfr. anche M X I 172.
6 Si noti come quest’ultima caratteristica, su cui si tomera a insistere anche successi-
vamente in PH 11 210, veuga qui linguisticamente ribadita attraverso una doppia espres-
sione: “essendo i particolari infiniti e illimitati” {apeiron onton... kai aperioriston, que-
st’ultimo di nuovo un hapax).
7 11 verbo saleuo indica sempre, in Sesto, una radicale messa in discussione, una for
ma di attacco che va alle fondamenta dell’oggetto in questione: per i passi cfr. Janacek
2000, s.v.
8 Cfr. e.g. Pappenheim 1881, p. 141, il quale pensa ad esempio a Schopenhauer (Mon-
do, 11,9) o Trendelenburg (Elementa logices Aristotelae, Berlin 18747, § 34, p. 112): ne Tu-
no ne Paltro menzionano il precedente sestano.
9 von Savigny 1975, p. 280.
10 Per la verita poco probabili e da ascrivere piuttosto alia mediazione di Bayle: cfr. an-
cora ivi, p. 270, n. 2; Armas 2000.
11 Cfr. al riguardo infra, pp. 64-65, per Vaccenno alle critiche stoiche.
12 Cfr. Hallie-Etheridge 1985, pp. 105-106, n. 4;Hankinson 1995, p. 211.
13 Secondo alcuni interpreti a questo tipo di accusa sembra sfuggire una delle piu note
pagine aristoteliche sulla epagoge (an. pr., II, 23), dal momento che “possiamo interpreta-
re ‘tutti i casi’ in due modi; o come un esame di ogni caso individuate che ricade sotto un
certo predicate o come un esame di ogni specie separata che ricade sotto di esso. Aristote-
le non ci dice esplicitamente che cosa ha in mente, ma il suo esempio biologico si adatta
meglio alia seconda interpretazione (di conseguenza, sarebbe ogni specie priva di bile, non
ogni animale individuate privo di bile, che dovremmo includere nella nostra rassegna, e
questa non e una richiesta irragionevole” (Smith 1989, p. 221). Sulla questione elf. anche
Caujolle-Zaslawsky 1994, pp. 230-231.
14 Cfr. 153, 30-32 H.=p. 3 Whittaker; sui problcmi testuali e sull’ aggiunta analytikon
di Prantl, accolta da Dillon 1993, cfr. il giudizio piu cauto di Whittaker 1990, com m , ad.
loc. Cfr. anche Giusta 1986, pp. 177-178, sp. n. 60 e soprattutto Mansfeld 1992, pp. 125-
131; avendo infme come oggetto primario di indagine il De divisione di Boezio (cfr. sp. 18,
4ss.), Magee 1998 offre una discussione accurata di altre fonti che riportano [Link] ana-
loghe, prima e dopo Portirio: cfr. ivi, sp. pp. XLIVss.
15 Ross 1949, p. 483; per opportuni rinvh testuali cfr. Bayer 1997, p. 121 e n. 28.
Emidio Spinelli 77
16 Ross 1949, p. 483; altririnvii testuali ancora in Bayer 1997, p. 121, n. 27. Dillon 1993,
p. 77 pensa che tale accezione possa derivare da un’interpretazione di Plat, polit. 278a-b; es-
sa potrebbe forse essere accostata anche al cosiddetto <<similarity-method>> (cfr. Long-Sedley
1987, v. 1, sp. p. 96: una soita di naturale ^cstm sione, del primo tipo di induzione).
17 Sulle molte ‘facce’ che la epagoge sembra assumere gia in Aristotele, oltre alle ri-
flessioni di Ross 1949, pp. 483-485, cfr. Bourgey 1955, pp. 58$s.; Brunschwig 1967, p.
x x x n , n. 2; Hintikka 1980, il qnale pare mirare a riconciliarlc tutte e a mostrame la reci-
proca compatibihta. Per il dibattito sulla possibility di individuate un significato di riferi-
rnento basilare dell’induzione aristotelica cfr. ora Bayer 1997, pp. 121-123.
18 Si noti che physikai ennoiai e il termine preferito da Alcinoo “per le forme cost come
peicepite dalPintelletto incarnate nella materia”: Dillon 1993, p. 77; sulTuso e il valore di
qnest’espressione cfr. anche Schrenk 1993, sp. p. 346, n. 13, nonche pp. 356-359 e ora Boys-
Stones 2005, sp. pp. 216ss. Sul complesso tentativo operato da Alcinoo di assimilazione o
integrazione di elementi di epistemologia non solo e nou tanto stoica, quanto soprattutto ari
stotelica, sullo sfondo di una convinta ‘ortodossia’ platonica, utili indicazioni offre ancora
una volta Schrenk 1993; piu in generale cfr. anche Donini 1988 e il gia citato Boys-Stones
2005; per un ampliamento della prospettiva verso Plotino cfr. inline Chiaradonna 2006.
19 Caujolle-Zaslawsky 1991, p. 518.
20 Non tanto in polemica con il Peripato (come vorrebbe Brissou 1992, p. 3705, n. 39S),
quanto piuttosto, forse, riprcndendone e adattandone alcune tesi (cfr. Caujolle-Zaslawsky
1991, p. 520).
21 Forse va corretto al plurale il tradito heautoi l Scguo in tal senso un suggerimcnto di
Brisson 1992, p. 3705, n. 397.
22 Per la cui interpretazione sono debitore, oltre che delle notazioni offerte dai De Lacy
nella loro edizione (1978), soprattutto della fine analisi proposta da Sedley 1982. Per il di
battito che essa ha suscitato cfr. almeno Barnes 1988a e Long 1988.
23 Per la risposta epicurea a tab contro-csempi, che prcfigura un confronto di piu arn-
pio respiro fra empirismo e razionalismo, cfr. ancora Sedley 1982, pp. 256ss.
24 Ivi, p. 257.
25 Esso, rnsomma - potremrno glossare a nostra volta - non e sullo stesso piano (per
valore ontologico? per statute logico? per entrambe le ragioni?) rispetto ai paiticolari. Su
questa importantc differenza e sul ruolo che essa gioca nella dottrina di Alessandro cfr.
Tweedale 1984.
2611 cui carattere parziale, limitato e la cui differenza dalla epagoge erano stati gia con
chiarezza sottolineafi dallo stesso Aristotele (an. post,, II, 24, 69al3-L9: il brano solleva al
cuni problemi esegetici, sui quali mi limito arinviare a Smith 1989, sp. pp. 222-223).
27 L’in ten to di Alessandro c forse quello di rendere immediatamente evidente il risul-
tato raggiungibile tramite induzione, quella pistis, che in piu punti del corpus aristotelico
viene fatta scaturire ek tes epagoges: per i passi cfr Y Index del Bonitz, s. v. pistis; si veda
anche l’occorrenza di piston in de caelo, 1, 7, 276a 14.
28 86, 15-19: il nocchiero e Pauriga, cui vengono qui aggiunti lo stratega, il medico, il
geometra, il musico, Parchitetto.
29 Cfr. e.g. an. post., ft, 7, 92a34-b3? Su questa differenza insiste anche la testimonianza
di Clemente Alessandrino (strom. VIII, 6, 90, 24-28), che, ponendo come punto di paitenza
della epagoge la sensazione o aisthesis e come sno punto d'approdo P universale, owero to
katholou, le attribuisce la capacita di mostrare non to ti esti, ma solo hoti estin e ouk. estin.
30 Cfr. ivi, 28ss. Piu in generale su quelle che potremrno chiamare “le limitazioni dcl-
l’induzione” nello stesso Aristotele cfr. ora Bayer 1997, pp. 130ss.
78 Questioni scettiche. Letture introduttive alpirronismo antico
31 Mates 1996, p. 284.
32 Cfr. epagogikos, sicuramente attestato in PH I I 195 e 197 e forse da inserire in lacu
na in P H I I 196, dove troviamo anche l ’espressione “per via induttiva” (kata ton epagogikon
tropori).
33 Cfr. anche Caujolle-Zaslawsky 1994, pp. 233-234. Molto critica nei confronti del-
l’atteggiamento di Sesto rispetto alia logica peripatetica in generale, forse a lui nota solo
per via manualistica, e Julia Annas, la cui conclusione sottolinea che egli “rivela solo una
conoscenza superficiale e cerca senza successo di far entrare raateriale aristotelico in un’ar-
gomentazione scettica progettata per materiale stoic o’’ (Annas 1992, p. 225). Cfr. anche
Repici Cambiano 1981, p. 693.
34 Cfr. e.g. an. post., II, 19, 100b2-5; I, 18, 8la38-b9; cfr. anche, alia luce della funzio-
ne dialettica dell’induzione, top., 1, 2, 101a36-b4. Utili osservazioni in Weil 1975, pp. 95-
96 e su n, 19, oltre ai comm, ad loc. di Ross 1949 e di Barnes 19942, la decisa, ‘originate’
messa a punto complessiva di Bayer 1997. L’esempio della battaglia e dell’esercito in fu-
ga, metafora del processo induttivo in lOOalOss., potrebbe far pensare a una genesi del ter
ming da ambito militare e tattico, dove esso era molto diffuso? Cfr. in tal senso Caujolle-
Zaslawsky 1991, pp. 511-513.
35 Si dovrebbe allora spostame il floruit ancora piu avanti rispetto alia cronologia tra-
dizionale, che, come conclude Dal Pia (19752, p. 463), pone “il periodo centrale della vita
di Sesto fra il 180 ed il 220 d.C.” ?
36 Per confronto con la notizia che leggiamo in DL VIII 48=fr. 622 Hulser - la cui fou-
te esplicita e Favorino -potrem m o suppoire che con tale etichetta anche Sesto intendesse
alludere quanto meno a Pitagora (o forse meglio ad alcuni pitagorici, sulle cui tesi siamo
fuggevolmente informati da un passo dei Placita pseudo-plutarchei: cfr. Dox. gr. 282, 18-
28), poi soprattutto a Socrate e al suo circolo - dunque alia tradizione del platonismo - , in-
fine ad Aristotele e agli stoici.
37 Cfr. soprattutto P H I 180; II 194 e Decleva Caizzi 1992a, p. 290, n. 23.
38 Cos! Mates 1996, p. 161.
39 Cfr. M I 43, 97, 99, 123, 141 (bis), 170-171, 270; II 18, 52, 55; III 105.
40 Oltre a PH II 205, cfr. P H I I 247, 249, 255, contro i dialettici, su cui cfr. Ebert 1991,
pp. 194-206; MVIEt 87, 257, 406, 428, 435, 442, contro gli stoici (dubbi su tale differen-
ziazione dialettiei/stoici si possono tuttavia leggere in Atherton 1993, pp. 424ss.); per
un’occorrenza ‘erica’ cfr. M XI 40.
41 Cfr. Mansfeld 1986, pp. 365 e 371.
42 Cfr. DL VII 44, 60-62 e le conclusion! di Mansfeld 1986, p. 367.
43 DL VII 42 (= fr. 33 Hulser); su tale espressione cfr. anche Cic. Tusc. V, 72 (=fr. 78
Hulser) e Goldschmidt, 19854, p, 165.
44 La prima cristallizzatasi in manuali di logica ispirati forse ad Anfipatro e Archede-
mo, impegnati a rielaborare, e se necessario ‘cotreggere’, dottrine di Crisippo; la seconda
invece piu antica, perche piu vicina - e fedele - agli insegnamenti di quest’ultimo; ripro-
pongo qui alcune delle conclusion! tratte da Mansfeld 1986, pp. 351-373 riguardo alia se-
zione kata meros del resoconto laerziano; cfr. anche Atherton 1993, p. 63.
45 Concorde al riguardo il giudizio dei commentatori sestani: cfr. Pappenheim 1881, p.
143 e Annas-Bames 2000, p. 125, n. 311. Contra si vedano tuttavia le argomentazioni di
Rieth 1933, pp. 38-39.
46 Cfr. top. I, 5, 101 b38; si noti tuttavia come in Sesto roriginaria voce verbale da se-
maino venga sostituita dall’esplicarivo delon, che trova-corrispondenza nella parte perifra-
stica del Commento di Alessandro di Afrodisia ai Topici (cfr. e.g. CAG H, 42, 22-27) e che
Emidio Spinelli 79
serabra essere invece accolto come genuinameute aristotelico in Schol. Dionys. Thr. p. 107,
l-2=fr. 627 Hulser.
47 de/. med. XIX, 348, 17ss. K. (def. l-6=fr. 624 Hulser): qui essa e significativamente
accostata a una formulazione sicuramente stoica, anzi piu esattamente di Autipatro: cfr. an
che subito infra.
48 Acceuno solo a un altro passo, che meriterebbe ben piu ampia trattazione. Un’oppo-
sizione fra definizioue essenziale/definizione concettuale analoga, ma non perfettamente
identica a quella attestata in PH I I 212 compare iu un passo di Porfirio couservato da Sim-
plicio (in. cat., 213, 10~28=fr. 70 Smith). Benche il coutesto in cui tale opposizione vieue
menzionata sia assolutamente peculiare (risposta porfiriana alle aporie orali di Plotino), an
che qui vengono disdnti da una parte le definizioni essenziali (onsiodeis horoi), che sono
in grado di inseguare l’essenza delle cose oggetto di defmizione e su cui massimo e il di-
saccordo fra divers! pensatori qualificad come hoi heterodoxoi, e dall’altra le definizioni
coucettuab (ennoematikoi horoi), che riguardano la qualita (peri tes poioietos), si basano
su cio che e a tutti noto (preuozioni/prolepseis o nozioni comuniJkoinai ennoiai, appunto)
e su cui vige dunque accordo completo. Nonostante l’aggiunta di esempi riferibili anche a
dottrine stoiche, mi pare che Porfirio vogfia alludere in generale a tutti i possibili tipi di de
finizioni essenziali e concettuali e nou esclusivamente a tesi stoiche: sulla questione cfr. an
che Mansfeld 1992, p. 79, n. 5.
49 Cosi Long-Sedley 1987, v. 1, p. 194, con ulteriori linvii testuali.
50 A un’origine direttamente epicurea pensa invece Besnier 1994.
51 Cfr. Epicuro, Ep. Hdt. 37; si veda anche l’espressione to protos hypotetagmenon in
D L X 33.
52 Cfr. ancora ivi e la testimouianza di Diogeniano, ap. Eus., praep. ev. IV 3, 6; si ve
da piu in generale l’analisi puntuale di Sniker 1996, pp. 37-42.
53 Per altre testimonianze su queste due formule cfr. rispettivamente fr. 627 e forse, no
nostante rimprecisione, fr. 625; nonche i frr. 621, 624, 626 Hulser. Cfr. iuoltre la testimo-
rvianza di Alessandro di Afrodisia, il quale da una parte tende a sovrapporle, dall’altra sem-
bra fraintendere la carica di ‘essenzialita’ attribuita dagli stoici a cio che e peculiare o pro-
prio (idion): si veda al riguardo il fr. 628 Hulser e infra, n. 64.
54 Cfr. ancora Long-Sedley 1987, v. 1, p. 194.
55 Un discorso a se meriterebbe il problema dalla viciuanza concettuale riscoutrabile
fra lo hows com’e inteso da questi pensatori (“un discorso ehe ci induce, per mezzo di un
rapido ricordo, al concetto delle cose che sottostanno alle espressioni”) e la nozione, sem
pre stoica, di hypographe (cfr. e.g. DL VII 60=fr. 621 Hulser). Utili osservazioni in propo-
sito si possono intanto leggere in Besnier 1994, pp. 124ss.
56 La presenza della seconda persona (“troverai’’Jheureseis) da im tono di vivace imme-
diatezza aH’argomentazione sestana, ma non so se consenta anche di foimulare ipotesi cogenti
sulla sua provenienza. In altri termini, Sesto potrebbe in questo caso riproduire fedelmente
concreti scambi dialetiici o addirittura il vivo di una ‘lezione’ che lo aveva visto impeguato in
prima persona. A meno che non si voglia sottoscrivere il ritratto che molti ne danno di copi-
sta (ebete?), che ripete passivamente e meccanicamente le parole present! nella sua fonte.
57 L’uso delV hapax mataioponia. (che potremrno rendere con “vano sforzo”, PH H 206)
fa il paio con l’espressione verbale da mochtheo usata in P H U 204 (su cui cfr. supra, n. 5) e
forse serve a far comprendere sin daH’inizio la sostauziale analogia fra una delle critiche
avanzate contro l’induzione e una delle obiezioni rivolte alia presunta forza delle definizioni.
58 Esso sembra iuoltre presentare un’analogia di struttura con alcune critiche di parte epi
curea conservate uel fr. 258 Us.; cfr, in proposito le osservazioni di Besnier 1994, pp. 126-127.
80 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirroniswo antico
59 Cfr, e.g. Plut., fr. 215f Sandbaeh, m eui vengono eonfutate le dortriue delTmtnizio-
ne potenziale, delle concezioni natural! o delle prenozioni, storicamente avanzate nell’ or-
dine da peripatetici, stoici ed epicurei per controbattere il noto paradosso del Menone (80d-
e); sulla questione cfr. anche Long-Sedley 1987, v. 1, p. 89.
60 Cfr. Atherton 1993, pp. 62-63; si potrebbe pensare, in altemativa, che si tratti della
ritraduzione in termini stoici di questioni sollevate in generale eontro la forza degli horoi.
61 Si noti come anche in questo easo possano esser ehiamati in causa passi paralleli di
dottrina stoica: cfr. ad es. Agost. de civ. Dei, VTII, 7=fr. 347 Hulser.
62 Cfr. PH III 268; M X I242 e 138; per un primo eommcnto cfr. Spinelli 1995, pp. 393-
394; Bett 1997, sp. pp. 243-248 (eon un tentativo di parallelo rispetto al sopracitato para
dosso del Menone)-, Glidden 1994; infme Atherton 1993, p. 43G e n.
63 Si potrebbe pensare che si tratti di tesi stoiehe per confronto eon M X I 8-13 (=fr. 629
Hulser): qui, infatti, sullo sfondo di un’equivalenza non linguistico-sintattica, ma di strut-
tura logica fra definizione, universale (su cui efr. anche Cie. Luc. 21) e divisione perfetta,
viene esplicitamente attribuita a Crisippo la convinzione secondo cui “non solo 1’universa
le fe comprensivo di tutte le cose particolari, ma anehe la definizione si estende a tutte le
specie dell’oggetto dato, come ad es. quella dell'uomo a tutti gli uomini seeondo la specie,
quella del cavallo a tutti i cavalli. Se poi viene introdotto anche un solo caso falso, l’uno e
l ’altra, sia 1’universale sia la definizione, divengono falsi”. Snlla questione mi limito a rin-
viare a Spinelli 1995, pp. 151ss. e Bett 1997, pp. 53-56.
64 Quest’ultimo contro-esempio, in partieolare, sembra avere un ‘colore’ peripatetico,
poiche individua la non vafidita della definizione nel fatto che essa si limita a enunciare un
‘proprio5 (cfr. e.g. Arist., top. 1, 5, 102al8-21), non l ’essenza individuale oggettiva o per-
fezione di uomo. Una critica analoga viene avanzata da Alessandro di Afrodisia nel suo
Commento ai Topici (43, 2-8) contro una definizione (“uomo=animale che ride”), che ai
suoi occhi esemplifica la tesi stoica dello horns come restituzione del proprio o idiou apo-
dosis; sul probabile fraintendimeuto che opera dietro tale obiezione di Alessandro cfr. in
ogni caso Long-Sedley 1987, v. 1, p* 194: idion pare infatti indieare per lui non l’essenza
stoica, ma il proprio aristotelico (cfr. e.g. il quarto dei significati di idion individnato da
Porfirio nella sua Isagoge: C A G IV, 1, 12, 17-20).
65 E una strategia cui egli aveva fatto ricorso gia nel primo libro dei Lineamenti pirro-
niani (PH 1 62-78), nel lungo excursus antistoico dedicate alfironica esaltazione delle qua
lita del cane: cfr. al riguardo supra, cap. II, sp. p. 35.
66 Per un altro gustoso caso di ridicolizzazione del tecnieismo definitorio cfr. anche
Cic., div. II, 64, 133 e per alcuni rmvii testuali e bibliografici Pease 1963, pp. 561-562 e
Schaublin 1991, p. 390.
67 E per questa ragione che credo non vi sia alcun bisogno di correggere il tradito apha-
sian in asapheian, come proponeva dubitativamente in apparato Mutschmann, seguito ora
da Annas-Bames 2000, p. 125, n. av e da PeUegrin 1997, p. 323, n. 1.
Si noli tuttavia fin d’ora che le speeie chiamate in causa nella satirica seenetta eo-
struita da Sesto in PH II 211 - uomo, cavallo, cane - sembrano costituire esempi standar-
dizzati nella trattazione medioplatonica della scala ends: efr. e.g. Sen. ep. 58, 9 e soprat
tutto Mansfeld 1992, pp. 85ss.
69 Qui e in seguito le traduzioni delPAnonimo sono tratte da Bastianini-Sedley 1995. Cfr,
inoltre Annas-Bames 2000, p. 125, n. 308; sulla presenza del nome proprio ‘Socrate’, rite-
nuta fuorviante da Sedley (Bastianini-Sedley 1995, p. 512), cfr. infine Besnier 1994, p. 122.
70 Un lavoro gih minuziosamente compiuto, del resto, da DeDurand m un importante
articolo del 1973.
Emidio Spinelli. 81
71 Sottolinea inveee con forza la centralita della eomponente peripatetica Pappenheim
1881, p. 143, alle cui conclusion! possono essere accostate quelle della Repici Cambiano
1981, pp. 693-694, n. 12; cfr, anche Aunas-Bames 2000, p. 74, n. 39.
72 Cfr. in tale direzione l’ipotesi di Telfer, che pensa ad Ammonio, cit. in DeDurand
1973, p. 333 e soprattutto la presenza della definizione lunga nella Isagoge di Porfirio
(CAGIV 1, 15, 5-6) e nel suo Commento alle Categorie (ivi, 60, 1,21). Si noti comunque
che DeDurand, seguendo le conclusion! di Hirzel e Witt, sembra propendere piuttosto per
la paternity di Antioco, ehe avrebbe eosi realizzato una consapevole operazione di ecletti-
smo filosofico: cfr. DeDurand 1973, sp. pp. 341-344.
73 Col. XXm, 5-12: il fatto che Sesto taccia di questa rephca lascia supporre o che egli
nou ritenga riievante menzionare la posizione medioplatonica difesa dalP Anonimo commen-
tatorc in questo specifico punto della sua trattazione, ma accenni poi a essa altrove, ad esem
pio, come vedremo subito, in M V R 269; oppure che egli semplieemente la ignori del tutto.
74 Qui indieata da [Link], altrove da verbi dal significato equivalente come anaptys-
so e diarthroo: cfr. col. XLVII, 42-45. Si noti eomunque che tale interpretazione del pro-
cedimento definitorio viene attribuita anehe a pensatori stoici, daCrisippo (efr, DL VH 199:
qualche dubbio al riguardo si legge in Long-Sedley 1987, v. 2, p. 196) a Epitteto: per ulte
rior! riferimenti testuali cfr. Bastianini-Sedley 1995, p. 535. Sul meccanismo di esplicazio-
ne, sistematizzazione e adattamento ai easi particolari delle prenozioni o nozioni comum
utili osservazioni offie Goldsehmidt 19854, pp. 161-165.
75 Cfr. DeDurand 1973, p. 336, n. 44.
76 Cfr. 415a; si veda anche DL V I40. Si potrebbe pensare anche a spunti present! in al-
enni dialoghi tardi di Platone: efr. al riguardo Mansfeld 1992, p. 81.
77 Stando almeno alia sopracitata definizione di uomo accettata come genuinamente
platonica da Sesto (o forse dalla fonte che a lui ,1’ha trasmessa in modo distorto? Cfr. per
questa ipotesi DeDnrand 1973, p. 338).
78 Per i rinvii testuali a passi tratti da Quintiliano, Porfirio, Clemente Alessandrino,
Giovanni Damasceno, Marziano Capella cfr. Mansfeld 1992, p. 82, n. 13, il quale suppone
anehe ehe “la fonte ultima sia a quanto pare Arist. de part. an. T 10. 673a8”.
19 O piuttosto stoico (?), se prestiamo fede al passo del Commento ai Topici di Ales
sandro di Afrodisia citato supra, n. 64, ehe andrebbe aggiunto ai rinvii di Mansfeld.
80 Come sembra confermare il fatto ehe gelastikon e un hapax nella sua prosa.
81 E di cui resta traeeia nel de definitionibus di Mario Vittorino, piccolo trattato che ar-
riva a contare ben quindici tipi diversi di definizione, probabilmentc sulla scorta di una pre-
cedente analisi, altrettanto capillare, di Porfirio, come ha ipotizzato Hadot 1971, p. 177.
Ringrazio Julia Annas, Richard Bett, Bruno Centrone, Riccardo Chiaradonua, Tiziano
Dorandi, Gabriele Giannantoni (ehe qui ricordo con commozione), David Sedley, che han-
no avuto la pazienza di leggere una prima versione di questo eontributo, offrendo utili
eommenti, Un grazie sincero va anehe a Bernard Besnier e Carlos Levy, che mi hanno for-
nito utili indicazioni e suggerimenti nel corso della discussione seguita alia presentazione
orale di questo lavoro, avvennta il 3 maggio 1997 a Parigi nelPambito del «Seminario di
filosofia ellenistica e romana», organizzato dallo stesso Levy; e a Walter Cavini, con il
quale ho avuto modo di discutere una successiva versione in occasione di un Seminario te-
nutosi il 25 marzo 1998 presso la eattedra di Storia della Filosofia Antica - Dipartimento
di Filosofia, Universita degli Studi di Bologna.
C a p it o l o q u a rto
NON SCIRE PER CAUSAS...
1. In modo forse inizialmente inconsapevole e poi via via, a partire da
Platone e Aristotele, con una coscienza sempre piu chiara del problema,
si puo dire che i filosofi antichi non abbiano mai cessato di cercare una
spiegazione o un insieme di spiegazioni, in grado di rendere conto della
struttura della realta attraverso Pindividuazione di quelle cause profonde,
che sole renderebbero conto della regolarita di processi finalmente sotto-
posti a controllo e addirittura inseribili in una catena coerente di predi-
zioni proiettate verso il futuro. Scire per causas: questo potrebbe essere
lo slogan riassuntivo di un simile sforzo interpretative, indirizzato a spie-
gare come stanno e come funzionano le cose nel mondo. Si tratta di uno
sforzo che pone al centra delfattenzione quel concetto di causa, che an
cora oggi continua a costituire un punto di riferimento ineliminabile dei
dibattiti epistemologici e che mette immediatamente in gioco una serie di
altre nozioni, proprie di ambiti disciplinari fra loro diversi, talora anche
conflittuali.
Per render conto della complessita concettuale di tale questione, pos-
siamo ad esempio aprire la pagina introduttiva di un utilissimo volume
della serie degli ‘Oxford Readings in Philosophy’; qui i curatori (Ernest
Sosa e M ichael Tooley), nel presentare una ricca antologia di articoli di
autori di primo piano, fra cui Mackie, Davidson, Anscombe, von Wright,
Salmon, David Lewis, scrivono testualmente:
causazione, condizionali, spiegazione, conferma, disposizioni e leggi for-
mano un intreccio di argomenti strettamente correlati nell’ambito della metafi-
sica, della filosofia del linguaggio e della filosofia della scienza. In aggiunta, la
causazione gioca un ruolo importante in connessione con molti problemi in al
tre aree filosofiche, soprattutto quelle della filosofia della mente e dell’episte-
mologia1.
Analizzare in dettaglio un simile intreccio - magari anche solo all’in-
tem o del mondo antico, rispetto al quale sarebbero in ogni caso necessarie
connessioni ancora piu ampie, con concetti quali quelli di azione, respon-
Emidio Spinelli 83
sabilita, scopo, senso, tipici delle conseguenze etiche della dottrina delle
cause - esula dallo scopo di questo contribute2. Anziche inseguire mete
cosi ampie e articolate, ho preferito piuttosto perseguire un obiettivo piu
limitato. Ecco perche mi concentrero unicamente su alcuni momenti della
lunga battaglia condotta dal neo-pirronismo antico contro la pretesa dog-
matica di fomire spiegazioni causali soddisfacenti e rigorose, nella spe-
ranza, pero, di poter quanto meno sfiorare alcuni temi importanti di teoria
della conoscenza, anche nei punti di contatto che essi possono vantare ri
spetto alia riflessione epistemologica contemporanea.
2 .1 testi a nostra disposizione impongono la prima, inevitabile strozza-
tura a qualsiasi indagine sull’attacco scettico alio scire per causas. Non ab
biamo infatti frammenti o testimonialize relativi al movimento filosofico
scettico, che riferiscano di un interesse per un simile attacco prima del I
sec. a.C.: non nei presunti ‘precursori’ deH’attitudine scettica, come ad
esempio Senofane; ne nell'altrettanto presunto fondatore dell’indirizzo pir-
roniano, ovvero Pirrone, o nel suo entusiasta ‘araldo’ Timone; ne, infine,
nella tendenza scettica inaugurata alFintemo delFAccademia da Arcesilao.
Certo, un discorso a se meriterebbero le obiezioni di Cameade, conservate
nel de fato di Cicerone, contro la complessa dottrina delle cause elaborata
da Crisippo. Benche esse introducano a questioni filosoficamente rilevanti
- anche per le implicazioni che hanno, contro ogni pretesa deterministica,
sul piano dell’esatta individuazione dello spazio riconoscibile alia liberta
dell'agente in campo morale - non posso e non voglio occuparmene in
questa sede3, visto che V obiettivo dichiarato e quello di esaminare i con
tend della battaglia anti-causale esclusivamente in ambito pirroniano, anzi
meglio neo-pirroniano.
Fortunatamente questo obiettivo si rivela del tutto praticabile. Non
mancano infatti testimonianze sulle critiche contro l ’uso di spiegazioni
causali relative proprio al ‘rifondatore’ del pirronismo antico: Enesidemo.
Il testimone privilegiato, in questo caso, e per noi Sesto Empirico, che ri-
porta - con evidente intento dpotipotico’, a m o’ di schizzo, m a anche con
una certa ricchezza di particolari - i modi o ‘tropi", se si preferisce i tipi di
argomentazione, per l ’esattezza otto, elaborati da Enesidemo ‘contro gli
aitiologisti’. Analizziamo allora in dettaglio questa testimonianza (PH I
180-186), cercando di far emergere contemporaneamente sia il nucleo es-
senziale della posizione enesidemea sia la particolare attitudine di Sesto
nei confronti del suo predecessore.
84 Questions scettiche. Letture introduttive al pirronisrno antico
Da quest’ultimo punto di vista possiaino dire subito che il modo in cui
Sesto introduce gli otto tropi sembra confermare la relazione dialettica di
‘contiguita e distanza’ che egli intrattiene rispetto a Enesidemo. Da una
parte, infatti, nei paragrafi che precedono quelli che stiamo esaminando,
vengono presentati, a lungo e con dovizia di particolari, i dieci tropi della
sospensione del giudizio (in P H I 36-163: cfr. al riguardo supra, cap. II), i
cinque (di Agrippa, aggiungiamo) in PH I 164-177, i due ‘riassuntivi’ in
PH I 178-179 (da “noi” trasmessi, sottolinea Sesto). A questi, d ’altra par
te, “alcuni”4 - scil. Enesidemo, come veniamo a scoprire immediatamen-
te - hanno aggiunto/affiancato altri modi di portata piu ristretta. Anche
questi ultimi, comunque. sono (da “noi”. ribadisce Sesto) ugualmente uti-
lizzabili. Essi agiscono contro la superbia dogmatica, soprattutto nel cam
po ben defmito delle presunte spiegazioni scientifiche particolari, proprie
della loro physiologia.5
Mostrare 1’infondatezza (l’aggettivo usato da Sesto e infatti mochte -
ros), la non giustificabilita delle singole aitiologiai, piuttosto che la loro
falsita: e questo Tintento circoscritto perseguito da Enesidemo con i suoi
otto tropi. Esso non va confuso con, o semplicemente sovrapposto a, un al-
tro tipo di attacco, molto piu radicale, che la tradizione pirroniana aveva
sollevato contro il concetto di causa, contro la possibility stessa di consi-
derare qualcosa causa di qualcos’altro: e quello di cui ci occuperemo fra
poco, analizzando in particolare il passo conservato in PH JR 13-29 (e al-
tre testimonianze a esso collegate o collegabili). Una cosa possiamo co
munque dirla sin d ’ora. L'analisi comparata delle due trattazioni anticau-
sali appena menzionate mostra un Sesto molto piu interessato alia demoli-
zione radicale che alle specifiche argomentazioni enesidemee, le quali
paiono menzionate soprattutto per una sorta di scrupolo di ‘completezza
bibliografica’. Ciononostante il resoconto sestano risulta apprezzabile sul
piano storiografico, se non altro perche, seppure in parafrasi, conserva ter-
minologia tecnica di Enesidemo6.
Il valore subordinato o meramente collaterale riconosciuto da Sesto
agli otto tropi, non armonicamente ‘cuciti’ rispetto alia trattazione prece-
dente, si manifesta anche nel tentativo che egli compie in PH 1 185-186 di
mostrare come al raggiungimento del medesimo scopo potrebbero “forse”
bastare i cinque tropi di Agrippa7. Ammesso infatti che i dogmatici avan-
zino una determinata spiegazione causale (C), essi verranno a trovarsi co
munque intrappolati nella rete di Agrippa, per ragioni che possono per co-
modita essere ricapitolate nel seguente schema:
Emidio Spinelli 85
solo per ambito A per ipotesi
RELATIVITA IPOTESI
La confutazione enesidemea delle aittologiai dogmatiche, forse parte
integrante di un piu ampio attacco contro i dogmata che i filosofi ‘positi
ve avevano elaborato per spiegare cio che e non-evidente, era probabil-
86 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
mente contenuta nel quinto bhro dei suoi Discorsipirronianfi. La parafra-
si che ne offre Sesto, non accennando in alcun punto alia eventuality di di-
versi o piu numerosi elenchi, rispetta probabilmente sia il numero, sia l ’or~
dine originari, registrando perfino faccenno a un possibile uso polemico
‘misto’ degli otto tropi (cfr. PH I 185).
Di questi ultixni e opportuno offrire ora un resoconto, il piu possibile li-
neare e ordinato.
1. Il primo tropo combatte la convinzione dogmatica secondo cui una
determinata causa non manifesta (C) sarebbe confermata da osservazioni
relative a cio che appare (A). Il disaccordo che regna fra i dogmatici sma-
schera l’infondatezza di tale pretesa. Non esiste infatti alcuna A che possa
essere considerata quale concorde conferma di C.
Due diverse notazioni possono essere aggiunte a commento di questo
tropo. La prima e di carattere terminologico: il vocabolo greco che corri-
sponde a “conferma”, epimartyresis, e sicuramente tratto dal lessico tecni-
co della scuola epicurea, alia cui prosa e al cui annamentario concettuale
Enesidemo piu volte ricorre - ow iam ente piegandoli ai propri intent! po-
lemici, come vedremo anche oltre - nell’elaborazione degli otto tropi9.
La seconda osservazione. di piu am piaportata storico-filosofica, si fon-
da suiraccostam ento, proposto da alcuni interpret^ fra l ’obiezione enesi-
demea e la tesi di Quine (e Duhem), che sottolinea il carattere sottodi-
mensionato delle teorie rispetto ai dati da spiegare. Anche Enesidemo, in
fatti, pare convinto che “qualsiasi insieme di dati possa essere organizzato
e spiegato da almeno due (e di fatto da infinitamente molte) teorie diverse
e incompatibili” 10.
2. La convinzione appena enunciata costituisce la migliore introduzio-
ne alia comprensione dell’esatto ambito di riferimento del secondo tropo
anticausale. Di fronte a un determinato oggetto x (aggiungerei: non-evi-
dente), passibile di una molteplicita indefinita di spiegazioni tutte ugual-
mente persuasive e valide, i dogmatici insistono spesso nel richiamarsi a
un’unica causa11.
Ancora una volta occorre rilevare come il ricorso alle spiegazioni m ul
tiple fosse parte integrante della filosofia di Epicuro. Egli lo sfruttava so
prattutto per evitare ogni caduta nel mitologismo eziologico, limitandone
f applicazione al campo di ta meteora12. Diverso appare invece il caratte
re specifico delfobiezione di Enesidemo. Egli sembra infatti presupporre
la possibility che le spiegazioni multiple valgano indistintamente per qual
siasi oggetto e dunque suggerire la necessity di non preferime alcuna, non
potendo noi stabilire quale di esse sia vera13. L’attacco di Enesidemo sem-
Emidio Spinelli 87
bra in ogni caso colpire indifferentemente sia quei dogmatici che di fatto
optano per una soluzione unica, compiendo cosi una scelta arbitraria, assi-
milabile all’assunzione ingiustificata di urn ipotesi contro cui far valere il
quarto tropo di Agrippa; sia quelli che stabiliscono solo in linea di princi
ple la preferibilita di una causa rispetto alle altre.
3. Il terzo tropo e probabilmente rivolto in modo specifico contro le
dottrine atomistiche, che infatti offrono spiegazioni di singoli fatti o even-
ti del tutto ordinati ricorrendo a cause ultime prive di ordine14. La polemi-
ca ha forse radici piu antiche e mira a ribadire che spiegare fatti fra loro
distinti non implica automaticamente dar conto della loro connessione in
un tutto ordinato15.
4. Il quarto tropo sembra essere “niente di piu che un caso speciale del
secondo tropo”16. Se infatti il problema di partenza e quello di offrire una
soluzione per comprendere il mondo delle cose non manifeste e le sue ca-
ratteristiche, resta sempre aperta la possibility di ricorrere quanto meno a
due spiegazioni alternative:
a. potremrno infatti ipotizzare, per estensione analogica, che in esso tut
to accada o si formi alio stesso modo “in cui accadono le cose che ap-
paiono” ;
b .forse potremrno tuttavia anche supporre che in esso tutto accada o si
formi non alio stesso modo “in cui accadono le cose che appaiono”, ma di-
versamente17.
I dogmatici optano precipitosamente per (a). Anche in questa occasio-
ne l ’allusione potrebbe essere ad alcune tesi atomistiche, che attribuisco-
no ai componenti ultimi del reale propriety - ad es. resistenza, peso, soli-
dita - registrabili solo a proposito delle cose manifeste. Enesidemo, inve
ce, si limita a proporre l’equipollenza delle due possibili soluzioni (a) e
(b). Egli sembra quasi voler mettere in guardia contro qualsiasi ingiustifi-
cato oltrepassamento deH’orizzonte della nostra esperienza; o, con termi-
nologia piu tecnica, negare qualsiasi indebito passaggio inferenziale dal
mondo fenomenico a quello delle cose non evident!. Il bersaglio pare dun
que essere un’attitudine epistemologica tipica non solo della dottrina ato-
mistica, ma anche dello stoicismo, nonche della medicina razionalistica18.
Gli ultimi quattro tropi sembrano implicarsi a vicenda. Il tipo di obie-
zioni che essi - insieme al terzo tropo - sollevano sembra essere inoltre piu
moderato, soprattutto in confronto con i tropi 1, 2 e 4, al punto che li si pud
etichettare come scettici “solo nel piu povero dei sensi”19.
5. Il quinto tropo sembra par tire dalla concessione secondo cui si pos-
sono individuare metodi comuni per i procedimenti scientifici20. Nono-
stante questo possibile punto d ’accordo, che dovrebbe essere garanzia di
88 Questioni scettiche. Letture infroduttive al pirronismo antico
reciproco e affidabile controllo, ogni scuola dogmatica resta acriticamen-
te fedele alle proprie ipotesi e di conseguenza preferisce servirsi di cause
esplicative unicamente in accordo con esse.
6. Il sesto tropo insiste su un ‘vizio’ tipico21 di molte teorie scientifiche.
Esse, pur di non mettere in discussione i propri fondamenti euristici, con-
tinuano ad accogliere solo quei fatti che parlano a favore delle proprie ipo
tesi di partenza, ignorandone altri, pur se dotati di pari plausibilita (o
pithanotes),
7. Il settimo modo estende il raggio d ’azione del sesto, evidenziando un
errore spesso (ma dunque, implicitamente, non sempre) commesso dai
dogmatici. Essi ricorrono a cause la cui inaffidabilita e legata al contrasto
o incompatibilita che esse rivelano non solo rispetto alle cose manifeste,
ma anche alle stesse ipotesi di partenza che dovrebbero far loro da fonda-
mento ultimo.
8. La debolezza individuata dall’ottavo e ultimo tropo risiede neEa pre
tesa dogmatica di offrire per fatti o eventi che sono oggetto di dubbio o che
ancora sottostanno alEindagine spiegazioni altrettanto incerte o ancora da
indagare22. Insomma, l’attacco enesidemeo si chiude con un netto rifiuto
di qualsiasi tentativo di chiarire obscurum per obscurius.
3. Se passiamo a esaminare le linee di fondo delEattacco clie Sesto
muove al concetto di causa in generale, possiamo dire subito che esso non
appare relegato in una sorta di appendice, come accadeva a quanto pare nel
caso degli otto tropi enesidemei, aggiunti quasi solo per amore di comple-
tezza, Al contrario, le obiezioni anticausali si insertscono in un piano com-
positivo coerente, di cui vale la pena forse individuare i tratti essenziali.
Tali obiezioni, infatti, si trovano nei paragrafi iniziali della prima parte del
terzo libro dei Lineamenti pirroniani, dedicata all'esam e critico delle dot-
trine fisiche avanzate dai dogmatici. La trattazione risponde anche in que
sto caso sin dall’inizio alle esigenze di brevita richiamate gia nei paragra
fi iniziali dello scritto (cfr. PH I 4). Sesto aggiunge tuttavia una precisa-
zione importante: verranno attaccate le tesi di fondo che sorreggono la fi-
sica dogmatica, non le dottrine specifiche che la caratterizzano, secondo
un metodo che era stato gia introdotto in precedenza23.
Coerentemente con questa impostazione del problema viene scelto co
me primo tem a quello legato alia determinazione dei principi (archai) del
la realta, che la dossografia antic a tendeva a presentare come oggetto spe-
cifico delle indagini fisiologiche fin dalla cosiddetta Scuola di M ileto24.
Per semplificare ulteriormente l ’argomento da trattare, Sesto accoglie
quindi una secca bipartizione dei principi stessi in materiali/attivi, che vie-
Ernidio Spinelli 89
ne ricondotta all’accordo di un’anonima maggioranza di pensatori (PH HI
2: para tois pleistois). Dal confronto con il passo parallelo del Contro i fi-
sici veniamo a sapere qualcosa in piu, ovvero che essa era stata proposta
da coloro che piu accuratamente si erano occupati di fisica, anzi ancora piu
esattamente dai migliori fra di loro (cfr. rispettivamente M IX 4 e 12). Ben-
chd la bipartizione in se sia una sorta di luogo comune, largamente diffu-
so e di cui possiamo ricostruire la presenza gia in Platone e Aristotele25, e
innegabile che essa fu particolarmente sfruttata in ambito stoico26.
Dovendo iniziare la sua confutazione Sesto sceglie di occuparsi dei
principi attivi (drastikai)21, il cui peso specifico, in fisica. e maggiore e che
dunque rispondono meglio alia sua esigenza di demolire le fondamenta di
tale disciplina.
N ell’impostare V esame polemico della questione Sesto si lascia guida-
re dalla opinio communis e ferma la propria indagine su quanto di piu at-
tivo o produttivo si possa immaginare: la divinita28. La batteria incrociata
delle sue obiezioni porta a concludere che l’esistenza del supremo princi-
pio causale, oltre a non poter essere colta in modo evidente e fenomenica-
mente diretto, non puo essere dimostrata neppure indirettamente, ovvero a
partire da cio che essa dovrebbe operate o portare a compimento29.
3.1 E a questo punto (PH III 13), che Sesto, dopo aver ironicamente
sottolineato come 1’incapacity dogmatica a produrre contro-argomentazio-
ni davvero efficaci rispetto alle obiezioni scettiche rischi di trasformarsi
solo in sterile invettiva30, offre un’ulteriore restrizione di campo per la sua
polemica. La trattazione sara infatti circoscritta - in modo piu generale
(koinoteron) - all’accezione di “causa attiva”31. La promessa di affrontare
la questione seguendo uno schema consolidato, che prevede prima 1’esa
me del concetto (epinoia o ennoia ) dell’oggetto di indagine, seguendo le
affermazioni degli stessi dogmatici e poi quello della sua essenza o sussi-
stenza (ousia/hypostasis), non pare tuttavia mantenuta. Sesto, infatti arti-
cola il suo attacco in modo alquanto confuso: prima chiama in causa la
diaphonia dogmatica in merito alia determinazione sia del concetto32 sia
dell’esistenza reale di una causa; poi cita, quasi di sfuggita e senza ulte-
riori specificazioni, le opposte tesi sull’essenza, corporea o incorporea,
dello aition ;33 infine fomisce la definizione concettuale generale da cui
propriamente sarebbe dovuto partire.
Stando all’espressione che la introduce (koinoteron kafautous), tale defi
nizione viene presentata come una sorta di ricapitolazione generale valida
per tutti i dogmatici34: causa e “cio a causa del cui agire si genera l ’effetto”35.
L’insistenza sul d i’ho ha fatto pensare a una sorta di calco della nozio-
ne stoica di causa36, propria gia di Zenone e di Crisippo secondo quanto
90 Question,}, scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
testimonia un passo di Stobeo (S V F I 89 e II 33 6=Long-Sedley 55 A). Mi
sembra tuttavia opportuno aggiungere, con Barnes, che siamo qui di fron-
te a una sorta di ‘santificazione’ stoica di un luogo comune37. Quello che
comunque appare innegabile e che e stato ragionevolmente sottolineato,
con dovizia di confront! testuali, e “che la nozione di causa all’epoca di
Sesto era cambiata in modo tale da essere ristretta a realta che possono fa
re una qualche cosa o un’altra e cosi esser causa di qualcosa” . Si tratta -
in questo caso si - di un cambiamento avvenuto soprattutto sotto l ’influs-
so degli stoici: per loro, infatti, “una causa e un corpo che fa una qualche
cosa o un’altra e nel far questo determina che un altro corpo sia affetto in
modo tale che qualcosa divenga vero di esso”38. Proprio il carattere triadi-
co di un simile modo di intendere la causalita, del resto, sembra emergere
dal passo successivo dell’esposizione di Sesto. Egli, infatti, forte di una de-
finizione di partenza comune - o meglio: ormai comunemente condivisa39
- ha buon gioco nel mostrare come subito si riproponga la diaphonia in
campo dogmatico in merito sia airindividuazione esatta della causa, che
oscilla a quanto pare fra un oggetto (il sole) e una sua proprieta (il suo ca-
lore), sia in merito agli effetti che dalla causa derivano. Alcuni infatti ri-
tengono che essa sia causa degli appellativi (sole —*> ‘scioglimento’ della
cera), altri dei predicati (sole ‘sciogliersf della cera). Il confronto con
altre fonti consente di attribuire la prima posizione a pensatori legati ad
Aristotele, la seconda a filosofi stoici (in particolare Cleante e Archede-
mo)40. Benche si tratti di una disputa ricca di implicazioni importanti sul
piano linguistico e ontologico, essa merita solo una fuggevole menzione e
sembra dunque rappresentare agli occhi di Sesto - che negli esempi ad-
dotti in PH sembra privilegiare la considerazione delfeffetto quale “ap-
pellativo” - qualcosa di “decisamente triviale”, probabilmente “non cen-
trale per il suo scopo polemico”41.
Seguendo di nuovo uno scrupolo di completezza tassonomica, piu che
un reale e profondo interesse filosofico, Sesto registra in PH III 15 la se-
guente partizione del concetto generale di causa42, intesa come efficiente
d i’ho e nel suo rapporto di simultaneity con feffetto;
a. alcune cause sono costitutive (synektika); b. altre cooperanti (synai-
tia)\ c. altre infine ausiliarie (synerga)43.
La suddivisione viene posta sotto l’autorita anonima di hoi pleious. Di
chi si tratta?
Volendo seguire con fedelta assoluta le indicazioni che ci da Seneca do-
vremmo escludere immediatamente proprio gli stoici, i quali, a differenza
di Platone e di Aristotele, evitano qualsiasi proliferazione di cause, qual
siasi turba causarum, limitandosi a porre la capacita di causazione tutta e
Ernidio Spinelli 91
unicamente nel principio attivo (id quod facit), nella ratio scilicet faciens,
id est dens; ista enim quaecumque rettulistis non sunt multae et singulae
causae, sed ex una pendent, ex ea quae facit 44
Stando a quanto ci dicono altre fonti, pero, i prirni responsabili della
moltiplicazione delle cause - della produzione di uno smenos aition, come
dice Alessandro di Afrodisia (cfr. S V F I I 945) - sembrano essere per l ’ap-
punto gli stoici. Ad alcuni di loro (ovvero, quanto meno, a Posidonio) so
no state ricondotte non solo una piu generale propensione (di colore peri-
pateticheggiante) alio aitiologein4-5, ma anche bipartizioni, tripartizioni e
quadripartizioni nella discussione dei differenti tipi di cause. In particola-
re e Plutarco (SVF II 997) a informarci di una distinzione posta da Crisip-
po fra due tipi di cause: quella perfetta (o autoteles) e quella semplice-
mente iniziale/antecedente (o prokatarktike). Nel senso della medesima bi-
partizione sembrano pronunciarsi sia la testimonianza di Gellio, priva tut
tavia di qualsiasi sottile differenziazione terminologica rispetto al funzio-
namento del meccanismo causale (cfr. SVF II 1000), sia quella, la piu an-
tica al riguardo e quella quantitativamente piu estesa, del de fato di Cice
rone (cfr. SVF H 974)46.
Se prescindiamo dai testi appena ricordati, nessun’altra fonte attribui-
sce esplicitamente agli stoici la patem ita di ulteriori, piu complesse distin-
zioni fra vari tipi di cause47. Abbiamo tuttavia una testimonianza di Gale-
no, n eir operetta de causis contentiuis, che riconosce agli stoici il primato
di ‘inventori’ del termine di causa contentiua o coniuncta (ovvero, nella
retro-traduzione greca, di aition synektikon). Essa va intesa come la ten-
sione o forza fisica esercitata dal pneuma per tenere insieme o mantenere
nel loro stato tutti gli elementi del reale48. Si tratta dunque di una causa -
identica aWunico pneuma , che tutto permea di se. Per influsso stoico, co
me ci informa ancora Galeno, essa entra a far parte di una piu ampia e
complessa classificazione proposta dal ‘promotore’ della scuola medica
pneumatica, Ateneo di Attalia. A lui - del quale ci vien detto significativa-
mente: conversatus enim fu it cum Posidonio - va ricondotta la tripartizio-
ne delle cause, formulata per esigenze diagnostiche e terapeutiche, in:
c on i unc ta e=synektikalantecedentes=p to eg ourne n d pro catarc tic ae=proka tarktika^K
E questo terreno di incontro fra riflessioni filosofiche e considerazioni
mediche, che costituisce il punto di avvio di classificazioni fra loro diverse,
spesso anzi concorrenti dei fattori causali e che conduce anche alia modifi-
ca del senso origmario di alcuni termini. E il caso ad es. dello aition syn
ektikon, inteso innanzi tutto in senso plurale dalla prassi medica - dal so-
92 Questioni scettiche. Letture introduttive at pirronismo antico
pracitato Ateneo, ma anche da Galeno - in modo quindi molto piu lasco o
meglio improprio (katachrestikos), al punto da arrivare a indicare cause non
solo dell’essere e del permanere delle cose50, ma anche del loro generarsi,
del loro divenire e del prodursi di eventi o sequenze di eventi51.
Mi sembra insomma di poter dire che e proprio l’interesse eziologico
della medicina antica per un'analisi attenta alle differenti cause in gioco
nei processi patologici di nascita, crescita e decorso di quelle particolaris-
sime forme di alterazione che sono le malattie, che determina nell’ordine:
1. la produzione di una turba cansarum;
2. lo slittamento semantico di termini originariamente coniati in ambi-
to filosofico, forse per esigenze di pura spiegazione teorica o ancor piu li-
mitatamente per risolvere problemi di carattere etico, verso significati
maggiormente rispondenti alia concreta prassi quotidiana della medicina.
L’insieme del lavorio classificatorio messo in moto da questa utilizza-
zione medica di categorie filosofiche e le probabili reazioni o i verosimili
aggiustamenti di matrice filosofica finirono con il dar vita a un materiale
molto eterogeneo, tipico di quello che e stato definito una sorta di Schul-
betrieb (o ‘attivita routinaria di scuola’) e particolarmente caro ai resoconti
- soprattutto dossografici - cosi diffusi a partire dall’eta imperiale52.
Alla luce di queste considerazioni, vanno lette testimonianze finora a
mio aw iso ‘iper-valutate’ nella ricostruzione di una presunta classificazio-
ne plurima delle cause di matrice stoica53. Penso non solo alia lista offerta
da Alessandro di Afrodisia, nel passo gia ricordato relativo alio “sciame di
cause” (cfr. ancora SVF II 945), in cui non c’e tuttavia nessuna esplicita
menzione degli stoici e la cui incompletezza sembra ammessa dallo stesso
autore, che infatti, non volendo tirar per le lunghe il discorso, attribuisce ai
suoi anonimi aw ersari la seguente distinzione di aitia: ta men prokatar-
ktika, ta de synaitia, ta de hektika, ta de synektika, ta de alio ti54. Penso in
realta soprattutto alia lunga testimonianza, assolutamente composita e non
omogenea, di Clemente Alessandrino (cfr. strom. VIH, 9), che invece von
Amim riteneva in piu punti fedele registrazione di diverse opinioni stoiche
e che egli inseriva, con selezione e tagli discutibili, nel capitolo del secon
do libro degli Stoicorum Veterum Fragmenta intitolato de causis55.
Per correttezza e continuity ermeneutica, comunque, lo stesso ragio-
namento e lo stesso atteggiamento interpretativo va applicato alle Defini-
zioni mediche (nonche alia Introductio e alia historia philosopha ) pseu-
do-galeniche e naturalmente al nostro passo dei Lineamenti pirroniani. Se
proviamo allora a mettere in parallelo le notizie ricavabili da questi tre au-
tori (Clemente Alessandrino56/ps.-Galeno57/Sesto), possiamo forse co-
gliere meglio non solo il terreno comune cui essi verosimilmente si rifan-
Emidio Spinelli 93
no - e che sembra giustificare l ’uso da parte di Sesto di un’etichetta ano-
nim a e riepilogativa come “i piu” - m a anche alcune peculiarity della sua
testimonianza.
Evidenti analogie balzano agli occhi anche a uno sguardo superficiale.
Ad esempio mi sembra opportuno sottolineare che in tutti e tre gli autori
“la caratterizzazione d elV aition synektikon in base al fatto che quando es-
so e presente. l’effetto e presente, quando scompare anche l’effetto scom-
pare e quando si intensifica anche l ’effetto si intensifica interessava so
prattutto i medici”58, preoccupati di fomire una definizione funzionale di
cause sufficienti alia determinazione dell’effetto patologico, nonche si-
multanee o co-temporali e insieme co-varianti nell’intensita rispetto al-
l’effetto stesso. La partizione sestana sembra dal canto suo insistere, forse
piu delle altre, sulla presenza e sulla diversa distribuzione di una determi-
nata forza fisica nell’effetto59. E cio vale non solo come abbiamo visto nel
caso della causa ‘costitutiva', ma anche di quella cooperante - i due buoi
impegnati a tirare l ’aratro, ‘concause’, direi, il cui agire combinato puo es
sere identificato come aition synektikon - e ausiliaria - la terza persona
che aggiunge solo un piccolo sostegno alio sforzo di due uomini impegnati
a trasportare un peso. Anche questa insistenza potrebbe rispondere alia ne
cessity tipicamente medica di descrivere la malattia e le sue cause in ter
mini pragmaticamente fisiologici60.
La differenza piu m arcata rispetto al resoconto di Clemente Alessan-
drino e all’elenco molteplice, quasi disordinato dello pseudo-Galeno, en-
tram bi pronti a inserire nella lista anche le cause cosiddette prokatar-
ktika61, consiste comunque nel fatto che Sesto dedica a queste ultime una
trattazione a se, estem a alio schema plurimo delle cause caratterizzate
dalla simultaneity temporale rispetto aU’effetto62. Egli riferisce al riguar
do la posizione di anonimi enioi, che per l ’appunto non si limitano ad
analizzare cause ed effetti nella loro relazione di co-temporalita, ma par-
lano di cause presenti di eventi futuri. Non credo si tratti di pensatori legati
alia tradizione pirroniana, visto che sistematicamente Sesto ricorre al pro-
nome enioi per indicare filosofi o gruppi, che nulla hanno a che fare con lo
scetticism o63. Ne ritengo si possa pensare a una qualche allusione alia
dottrina stoica della connessione fatale delle cause e al ruolo ‘procatarcti-
c o ’ attribuito alia heimarmene\ si deve quindi pun tare lo sguardo altrove.
L’esempio addotto (attuale, forte esposizione al sole —» febbre futura), in
fatti, riporta ancora una volta all’ambito m edico64, al cui intem o si puo
supporre fossero soprattutto esponenti della tendenza razionalistica a ri-
conoscere peso, valore e funzione delle ‘cause procatarctiche’, da indivi-
duare nella loro relazione con la physis dello stato patologico, in modo da
94 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
indirizzare verso la corretta scelta terapeutica65. Pud essere utile ricorda-
re, in proposito, che Galeno - m osso forse da una “preoccupazione clini-
cd" - dedica un intero trattato (il de causis procatarcticis) alio sforzo di
“validare la nozione per cui i fattori antecedent^ estem i operand sul cor
po di un paziente sono causalmente rilevanti per la successiva condizione
di quel paziente’’66. Il suo bersaglio dichiarato e ripetuto e in questo caso
costituito da Erasistrato e dagli erasistratei, ai quali egli attribuisce, forse
con un eccesso non disinteressato di semplificazione polemica, una nega-
zione, un rifiuto totale di qualsiasi ruolo esplicativo per le presunte ‘cau
se procatarctiche’, ovvero per fattori - da Galeno ritenuti invece patoge-
ni - come ad es. il caldo e il freddo. Questi ultim i - secondo l’Erasistrato
del de causis procatarcticis ~ non possono essere considerati responsabi-
li della m alattia, in quanto essa non con segue necessariam ente alia loro
comparsa e soprattutto in quanto non sono, per usare una term inologia gia
impiegata in precedenza, co-tem porali e co-varianti rispetto a essa: in
quanto, insomma, non sono cause synektika61.
Alla luce di questo dibattito o scontro teorico, si potrebbe essere tenta-
ti di ricondurre al medesimo ambito anche la posizione di quei tines, men-
zionati subito dopo da Sesto, i quali respingono tout court le cause ante
cedent, identificandoli appunto con Erasistrato e/o con i suoi seguaci.
L’opposizione degli anonimi tines sestani, pero, sembra sorretta da argo-
mentazioni diverse rispetto a quelle attestate da Galeno e che abbiamo ap-
pena ricordato68. Essi, infatti, assumendo una posizione piu radicale, ne-
gano che una causa preceda nel tempo cio che essa produce, poiche attri-
buiscono alio aition una relativita e contemporaneity cronologiche assolu-
te rispetto al proprio effetto69. Si tratta di un’obiezione ripresa nella parte
piu propriamente destruens dell’attacco sestano, sia successivamente in
PH III 25, sia, con ulteriori sviluppi, in PH III 26-27 (cfr. anche DL IX
98). Prima di esaminare in dettaglio i singoli punti di tale attacco, pero,
conviene forse fomire il quadro complessivo in cui esso si inserisce, che
costituisce uno dei mold, chiari esempi di quella dynamis antithetike ri-
vendicata da Sesto come cifra distintiva della propria agoge, come genui-
na risposta alia domanda ti esti skepsis (cfr. P H I 8-10).
3.2 Causalita: pro e confra (PH III 17-29)
L’insieme di questi paragrafi mira a costruire una tipica equipollenza di
ragioni a favore e contro l ’esistenza della causa, dotate agli occhi di Sesto
di ugual tasso di plausibilita (cfr. le molte occorrenze del vocabolario del
la pithanotes : ad es. PH III 17, 19-20, 29),
In apertura vengono riassunte alcune argomentazioni, la cui paternita
non viene qui specificata, ma che chiaramente risalgono al ‘partito’ dei dog-
Emidio Spinelli 95
matici, come infatti viene precisato nel passo parallelo di M IX 206. Esse
difendono l’esistenza della causa, fondandosi nelfordine:
a. sulfevidenza di alcuni processi naturali (aumento, diminuzione, ge-
nerazione, corruzione, moto nella sua accezione piii generale e ordinata
struttura delTuniverso)70, la cui stessa negazione di apparenza richiede-
rebbe comunque una spiegazione causale (PH 111 17)71;
b. sul principio in base al quale e impensabile una relazione causale
indiscriminata fra le cose, o, meglio ancora, sulla convinzione che “se cio
che porta a conseguenze impossibili e, anch’esso, impossibile, e se la
non-esistenza di una causa porta a molte conseguenze impossibili, si de-
ve affermare che anche la non-esistenza di una causa fa parte delle cose
im possibili,,; la citazione e tratta da M IX 203 (tr. Russo), un passo che,
oltre ad appoggiarsi su esempi leggermente diversi, rende esplicito quan
to e a mio avviso tacitamente presupposto in PH III 18, circoscritto alia
presentazione di conseguenze impossibili sul piano zoologico o meteo-
rologico72;
c. sulla nota strategia della peritrope o autocontraddittorieta imputabi-
le a chi voglia negare l’esistenza della causa, poiche tale negazione non
puo essere proposta senza addurre una causa, pena la sua infondatezza, ne
ricorrendo a una causa, pena la palese ammissione della necessity di una
causa, comunque (PH III 19): un’obiezione simile nella struttura argo-
mentativa e sempre di matrice dogmatica era gia stata registrata da Sesto a
difesa della forza dimostrativa del segno (cfr. PH II 131)73 e della neces
sita della stessa apodeixis (cfr. PH II 188-192).
Quanto alia non esistenza della causa, invece, sembra si potesse sce-
gliere fra una quantita notevole di obiezioni, come infatti dichiara di voler
fare Sesto in PH III 2074. Quelle che egli decide di registrare qui, fatta sal-
va la loro distanza dagli attacchi modemi (humeani specialmente) e al di la
delle possibili fallacie e debolezze, che pure alcuni interpret! hanno voluto
intravedere in esse75, sembrano avere alcune ben definite caratteristiche.
1. Esse - tranne forse che in un caso, come vedremo - non sono so-
vrapponibili alle argomentazioni, esposte lungamente, m a anche in modo
un po ’ meccanico nel passo parallelo di M IX 210ss.76
2. Alcune di loro si fondano con ogni verosimiglianza sulla tropologia
di Agrippa, in quanto utilizzano polemicamente:
a. il diallele (PH HI 20-22), poiche la causa si concepisce come tale so
lo in relazione all’effetto e viceversa, cosi che entrambi hanno bisogno di
un rinvio reciproco per giustificarsi; un argomento analogo, con una mag-
giore insistenza suH’elemento temporale della relazione causa/effetto, vie
ne riproposto anche suecessivamente in PH III 28; quanto vi si legge puo
96 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
essere forse accostato alle analoghe critiche mosse riguardo al segno in PH
II 1I9-I2077;
b. la diaphonia {PH III 23). poiche sussiste uno scontro, capace di mi-
nare perfino la concepibilita del concetto di aition 78, fra chi ha affermato
esser qualcosa causa di qualcos’altro, chi lo ha negato e chi invece ha adot-
tato la sospensione scettica del giudizio al riguardo79; tale diaphonia vie
ne esplicitamente ribadita, quale frutto di un accettabile epilogizesthai,
nella conclusione di PH i n 29 e li rafforzata non solo grazie al ricorso al
ia tipica phone pirroniana “non piu” (“qualcosa e causa non piu di quanto
non lo sia”), ma anche mediante il rinvio intemo alle precedenti aporie sol-
levate in merito al segno, al criterio, alia dimostrazione80;
c. il modo ipotetico (PHIU 23), visto che e illegittimo, o almeno tanto
legittimo quanto la proposizione opposta, assumere semplicemente e sen-
za causa che una causa esista; tale argomentazione viene subito integrata
- con abile ritorsione della mossa dogmatica gia vista in PH 111 19 - dal-
l ’accusa di cadere in una forma viziosa di circolarita81, nel caso in cui si
voglia invece dare una causa dell’essere qualcosa causa;
d. il regresso alFinfinito (PHIU 24: impossibile risalire all’infinito nel
la serie di cio che e causa della causa della causa...).
3. Oltre alle critiche di colore agrippano, viene registrata {PH E l 25 e
26 in.) un’obiezione, che riposa in generale “su due fondamentali e indi-
scutibili tesi relative alle cause efficienti: in primo luogo, le cause efficienti
producono i loro effetti; in secondo luogo, le cause efficienti sono corre
lative rispetto ai loro effetti”82. Le due tesi, pero, si elidono a vicenda: la
prima, infatti, induce a porre la causa come cronologicamente anteriore ri
spetto al suo effetto, laddove la seconda impone di pensare alia loro asso-
luta contemporaneity (cfr. anche PH IE 16).
4. L ultim o attacco {PHU1 26 ex .-27), di cui abbiamo a quanto sembra
u n esposizione parallela in M IX 232-23683, viene posto sotto V autorita di
anonimi tines. Per confronto con un passo di Galeno {CP XVI 199-201),
che conserva un’argomentazione analoga, Hankinson pensa si tratti di Ero-
filo, le cui obiezioni sembrerebbero essere all’opera anche in altre sezioni
‘anti-aitiologiche’ del corpus sestano84. Non sono pero mancati interpret^
che hanno considerato l’intera sezione di M IX 210ss. come direttamente
dipendente da Enesidemo, esplicitamente citato, del resto, in M IX 21885.
Se questa ipotesi e attendibile, potremrno ritenerlo fonte ispiratrice anche
delle obiezioni contenute in PH E l 25-27. Dietro l’etichetta tines*6 ci sa-
rebbero allora i suoi attacchi contro le cause in generale, contenuti forse o
nel secondo libro o nella prima parte del quinto libro dei suoi Discorsi pir-
roniani*1.
Emidio Spinelli 97
Al di la di qualsiasi problema attribuzionistico, comunque, va notato
come la critica di Sesto si muova ancora sul piano delle determinazioni
temporali, che entrano in gioco nella relazione causa/effetto88. Appare
dunque legittimo leggerlo alia luce delle considerazioni svolte a proposito
di PH III 25-26 in. (cfr. subito supra, punto 3). U argomentazione ha una
struttura trilemmatica ed e cosi schematizzabile:
la causa rispetto all’effetto
a. coesiste b. preesiste c. esiste dopo di esso
(contemporaneita) (anteriorita) (posteriorita).
Delle tre ipotesi, (c) puo essere immediatamente scartata, in quanto
semplicemente ridicola89; (b) non regge, se si accetta l ’inserzione della
causa nel novero dei relativi, con il corollario della necessaria contempo
raneita cronologica di questi ultimi; (a), infine, va a urtare contro il carat
tere efficiente attribuito alia causa, che sembra impom e l’esistenza prima
che Veffetto venga da essa prodotto.
4. Come gia si accennava, PH III 29 offfe una conclusione, che potrein-
mo definire ortodossamente pirroniana. L’isostheneia degli opposti logoi
avanzati dai dogmatici e anche - forse disserendi causa - da esponenti del
la tradizione neo-pirroniana o piu in generale medica induce infatti ad adot-
tare una sana epoche in merito alia reale sussistenza o hypostasis della cau
sa. Possiamo pero pensare che questa sia rultim a parola di Sesto? Siamo le-
gittimati a concludere che questa sospensione del giudizio generalizzata si-
gnifichi anche il rifiuto di qualsiasi altro possibile meccanismo esplicativo
di cio che accade nella realta? Senza moltiplicare inutilmente i rinvii, sara
sufficiente opporre un contro-esempio forte a qualsiasi negativa conclusio
ne. Un esame attento dei paragrafi finali di un breve trattato della polemica
anti-enciclopedica sestana, il Contro gli astrologi, ci consentira infatti di ri-
spondere negativamente a quelle domande e soprattutto di rintracciare un
modello di spiegazione in piu punti e sotto piu aspetti vicino a soluzioni ac-
colte con favore da alcune tendenze deirepistemologia contemporanea.
Senza entrare nei dettagli delle obiezioni presenti nel Contro gli astro
logi, appare necessario individuare con esattezza il bersagho polemico di
98 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
Sesto. Egli circoscrive il suo attacco alia genethlialogia o “dottrina delle na-
tivita” (cfr. M V 1-2), una presunta techne che si regge su di una premessa
teorica di fondo chiara e chiaramente enunciata: il dogma della ‘simpatia'
universale, connesso alia convinzione che gli influssi astrali modilichino gli
eventi terrestri. Su questo sfondo teorico vengono subito ribaditi i due pun-
ti di riferimento basilari degli oroscopi caldaici: la funzione di cause effi
cienti riconosciuta ai sette pianeti rispetto alle vicende della vita umana e la
funzione co-operante svolta al riguardo dalle differenti parti dello zodiaco
(cfr. M V 4-5). Sembra dunque chiaro il bersaglio dell’attacco sestano: si
tratta di quella che Anthony Long ha definito “hard astrology”, legata alia
tesi fortissima secondo cui “i corpi celesti sono sia segni sia cause delle vi
cende umane”, esplicitamente distinta da una astrologia “soft”, che si limi-
ta invece a considerarli solo segni e non anche cause90.
E su questo terreno che si muovono i rilievi avanzati da Sesto negli ul
timi paragrafi dello scritto. Qui, infatti, egli sembra concedere la funzione
semantica degli astri: essi sono segni, m a che tipo di segni? Stando alia
presentazione che gli stessi fautori della dottrina delle nativita fomiscono
del loro metodo; o meglio: stando alia ‘traduzione’ delle loro tesi che Se
sto propone, seguendo le proprie classificazioni di carattere semiologico,
la relazione che lega le configurazioni astrali da una parte e i diversi even
ti della vita umana dall’altra dovrebbe essere assimilata a quella che sus-
siste fra i segni rammemorativi e cio che essi significano, ovvero nel no
stro caso le vicende che toccheranno in sorte all’uomo, equiparate cosi a
realta solo temporaneamente non evident! (cfr. M V 103)91.
Secondo Sesto, pero, questo atteggiamento denota una profonda ‘mala-
fede epistemologica’. Molto piu coerentemente, infatti, gli astrologi da lui
combattuti dovrebbero considerare gli astri stricto sensu come segni indi-
cativi di qualcosa - gli eventi futuri delle singole esistenze - che risulta per
noi per natura non evidente (cfr. ibid.)92. Ha quindi ragione Jonathan Bar
nes, quando conclude che le tesi degli astrologi risultano false perche “la
natura che essi pretendono di osservare non e aperta all’indagine umana”93.
Per poter apprezzare fino in fondo la specific a angolatura della critica
di Sesto credo sia indispensabile una piccola digressione, per mettere a te-
ma piu in generale la dottrina del segno neirantichita classica e il tipo di
razionalita inferenziale che essa propone e utilizza, stando almeno alia ri-
costruzione sestana94.
Sesto presenta in PH II 97-103 (=fr. 1026 Hulser) un piccolo sunto di
semiotica dogmatica95. La fonte che sfrutta e forse stoica, ma egli la piega
in ogni caso a un intento chiaramente antistoico96. La sua analisi prelimi-
nare puo essere utilmente schematizzata in questo modo97:
Emidio Spinelli 99
assolutamente momentaneamente per natura
del tutto indeterminabili a causa di circostanze sottratte alia evidenza
ostacolanti
(v. Chiesa 1990, p. 154)
(es.: numero stelle: v. P H (es.: ora, per Sesto —cfr. (es.: sudore/pori intellegi-
II 90 o granelli di sabbia emoi, P H II 98 la citta bili, che tom a in P H II
della Licia: v. M V H I147) di Atene: cfr. House 1980) 140, 142; M V m 306; M
VIII 146 aggiunge anche
moto/vuoto; mod corpo/a-
nima; cfr. anche M VIII
155, nonche DL IX 89)
segni rammemorativi
contemporaneity fumo -» fuoco segni indicativi
anteriorita: cicatrice —» ferita
posteriority ferita al cuore -» morte
Queste distinzioni preliminari servono a determinare, sempre sulla scia
di tesi dogmatiche, l’esatto campo di applicazione dei segni (cfr. anche M
VIII 148-155). Essi infatti risultano inutili sia nel caso delle cose evidenti,
la cui conoscibilita non ha bisogno di mediazione alcuna, sia in quello del
le cose assolutamente non evidenti, di cui non vi e comprensione alcuna.
Due diversi tipi di segno, invece, sembrano individuabili riguardo alle co
100 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
se momentaneamente non evidenti e a quelle per natura non evidenti, a ul-
teriore conferma “che agli occhi di Sesto l’elemento cruciale consiste nel
la natura dei significatr’98. Si tratta rispettivamente del segno rammemo-
rativo e di quello indicativo. Il primo e fondato sulTassociazione mnemo-
nica di due pathe connessi in modo evidente e costante nell’esperienza, se
condo rapporti di contemporaneity, anteriority o posteriority cronologica,
come ad es.: fumo -» fuoco; cicatrice -» ferita; ferita/colpo al cuore -»
morte, utilizzato appunto anche nel nostro passo in M V 103". Il secondo
e invece ritenuto dai dogmatici100 in grado di condurre “per natura" da cio
che e evidente a cio che non lo e. ad es.: movimenti del corpo -* anima; o
sudore —» pori ‘intellegibili’ della pelle101. Quasi a voler immediatamente
indicare al proprio lettore il bersaglio per eccellenza della polemica che
sara sviluppata successivamente a partire da PH Jl 104, Sesto aggiunge in
PH II 101 la definizione che gli stoici davano del segno indicativo102.
Esclusivamente contro quest’ultimo, in quanto m era invenzione e finzione
dei dogmatici, si rivolgono gli attacchi dei pirroniani103. Essi, senza cade-
re in alcuna forma di dogmatismo negativo, si limitano - in tutta since
rity104 - a esporre l’ugual forza dei logoi a favore e contro l ’esistenza di ta
li segni e si lasciano invece guidare, anche in questo caso evitando accu-
ratamente qualsiasi forma di adesione dogmatica, dai soli segni ramme-
morativi. la cui forza euristica, benche limitata al piano fenomenico, risul-
ta continuamente confermata dalla vita quotidian a105.
Credo che la critica sestaua conservata nel § 103 del Contro gli astro
logi diventi piu chiara alia luce dello schema appena discusso. La nostra
vita futura, infatti, rientra sicuramente fra le cose non-evidenti, se anche
non assolutamente, quauto meno per natura; ma allora la si potrebbe co-
noscere solo per mezzo di segni indicativi, sulla cui sussistenza ed effica-
cia tuttavia indirimibile e la diaphonia, non certo per via di segni ramme-
morativi, un ruolo che in nessun modo possiamo riconoscere agli astri e al
ia loro disposizione.
Sesto uon sembra accontentarsi di questa prima batteria di obiezioni e
per questo ricorre alia piu volte sperimentata tecnica della dimostrazione
per assurdo. Ammettiamo pure che si possa concedere quanto pretendono
i Caldei. Per poter giungere a formulare una previsione daw ero salda, che
consenta di conoscere la relazione di causalita fra una determinata confi-
gurazione delle stelle e un detemiinato effetto sulla terra, dovremmo esse
re in grado di co-osservare questi due aspetti insieme e ripetutamente; do
vremmo verificare in modo non occasionale che quanto risulta dal nesso
astrale rimane costante in tutti, i possibili casi esaminati (epi pantori). Se
gli astrologi vogliono dare un fondamento accettabile alle loro previsioni,
Ernidio Spinelli 101
bisogna che la configurazione delle stelle sia oggetto di osservazione em-
pirica non una sola volta, m a pollakis epi pollon, affinche possa daw ero
funzionare da indizio o segno rivelatore di un certo modo di vita. Il para-
digma di riferimento positivo diventa qui quello della medicina empirica,
i cui principi Sesto mostra di accettare. Essa, infatti, verifica e accerta il
nesso costante e letale esistente fra una ferita inferta al cuore e la compar-
sa della morte in una molteplicita di casi (Dione, Teone, Socrate “e mold
altri”: cfr. M V 104). al punto da arrivare a considerare la prima come ai
tion della seconda106.
La portata epistemologica di questa conclusione sestana puo essere for
se adeguatamente apprezzata - pur conservando la massima cautela e sen
za voler utilizzare ne la categoria del ‘precorrimento’ ne una sorta di retro-
proiezione storico-filosofica - qualora si istituisca un parallelo non solo e
non tanto con la critica di Hume al concetto di causa107, quanto piuttosto
con alcune prese di posizione teoriche di Carl G. Hempel, piu esattamen-
te del ‘primo Hempel’108. Anche per questo autore, “a buon diritto consi
derate uno dei padri dell’epistemologia contemporanea”109, “ogni spiega
zione scientifica comporta, esplicitamente o per implicazione, una sussun-
zione dei suoi oggetti sotto regolarita generali che fomiscono una com-
prensione sistematica dei fenomeni empirici mostrando che essi rientrano
in una connessione nomica”110. Si tratta di un “prindpio” o “cardine” del
la teoria di Hempel, almeno nella sua formulazione iniziale. Esso, come
spiega opportunamente M aria Carla Galavotti, “afferma che qualsiasi spie
gazione adeguata deve trasmettere un'informazione tale da mostrare che
l’evento che si vuole spiegare era da attendersi se non con certezza -
com ’e il caso della spiegazione determ inistica- almeno con un considere-
vole grado di probabilita”111.
Se ritormamo per un attimo al tipo di spiegazione legittima accolta da
Sesto nel caso dell’eventuale relazione di causalita fra segni celesti e svi-
luppo futuro della vita umana, il parallelo si fa ancor piu interessante. Pro
prio alia luce del prindpio che abbiamo appena ricordato, infatti, Hempel
si ritiene autorizzato a stabilire un’identita di struttura fra ‘spiegazione’ e
‘previsione’, fra le quali corre una differenza meramente pragmatica, poi
che “ogni spiegazioue rappresenta una potenziale previsione” 112. Alla luce
di leggi o comunque di regolarita statistiche fondate e di determinate con-
dizioni iniziali, appare insomnia possibile sia spiegare, in un momento cro-
nologico successivo, un fatto gia avvenuto, sia prevedere un evento futuro.
Tomando al passo conclusivo del Contro gli astrologi, Sesto fa notare
come sia proprio l’esigenza di individuare un nesso costante, una regola
rita generale, addirittura forse una “connessione nomica” fra explanans ed
102 Question! scettiche. Letture introduttive al pirronisrno antico
explanandum a non poter essere soddisfatta nella prassl astrologica, e que
sto per due motivi. In primo luogo perche - per ammissione dei suoi stes-
si cultori, molto probabilmente debitori in tal caso di speculazioni cosmo-
logiche di provenienza stoica - quel segno del cielo cosi importante ai ti
nt della relazione di conseguenzialita appena ricordata si offre alio sguar
do solo ogni 9977 anni. In secondo luogo perche nulla esclude che l ’accu-
mulo e la trasmissione delle conoscenze - la historike par ado sis, di cui
probabilmente si facevano gran vanto gli astrologi113 - vengano improvvi-
samente interrotti da eventi o di peso universale (ad es., secondo alcuni,
una distruzione cosmica) o di portata piu ristretta (cfr. M V 105).
Il campo di riferimento delle critiche sestane appena esaminate sembra
dunque essere. con terminologia cara ai nostri attuali dibattiti filosofici,
quello della determinazione esatta delle procedure corrette che presiedono
al funzionamento delle nostre conoscenze. La posta in gioco appare eleva-
ta e va al di la di una polemica circoscritta al “naufragio epistemologico”
delVastrologia: Tintento che silasciacogliere dietro Tattacco sestano sem
bra infatti metter capo all’enunciazione di una sorta di modello di spiega
zione altemativo (per l ’esattezza quello medico, nella sua versione empi-
rica). Gli astri cosi come gli altri fenomeni celesti o terrestri potrebbero es
sere indagati in modo legittimo, se non si cedesse alia tentazione dogma
tica di stabilire nessi inferenziali cogenti e necessari, m a ci si accontentas-
se piuttosto di esplorare ed esibire soltanto quelle connessioni garantite da
un’osservazione empirica ripetuta e costante, molto verosimilmente sor-
retta, sul versante teorico di fondo, da un’implicita fiducia nella regolarita
del corso della natura114. In un contesto di questo tipo l’insistenza sul ruo-
lo della teresis e della memoria pare difficilmente interpretabile come un
mero diversivo dialettico; essa va piuttosto intesa come “una spiegazione
non-teoretica del modo in cui giungiamo ad avere conoscenza specialisti-
ca”, senza dover ricorrere ad alcun tipo di inferenza razionale stricto sen-
su115. Una simile conclusione non vale tuttavia in senso assoluto ne deve
farci dimenticare che perfino lo scettico - vicino alle posizioni della me
dicina empirica - puo accogliere una forma di generalizzazione empirica
solo a patto di circoscriverla entro limiti di validita ben precisi, quelli gia
ricordati a proposito dei segni rammemorativi ed enunciati nel modo piu
perspicuo in un passo del Contro i logici, che e opportuno riportare qui per
esteso (M VUI 288)116:
e anche se noi ammettiamo che l’uomo differisce dagli altri animali in base sia
a lagione sia a rappresentazione transitiva sia a nozione di conseguenzialita, tut
tavia non concederemo certo che egli sia tale anche rispetto alle cose non eviden-
Ernidio Spinelli 103
ti e soggette a indirimibile discordanza, ma che rispetto alle cose che appaiono
egli possiede una certa conseguenzialita empirico-osservativa (teretiken tina ...
akolouthian ), in virtu della quale, ricordando cosa ha osservato insieme a cosa e
cosa prima di cosa e cosa dopo cosa, dalFincidenza di cio che precede fa riemer
gere la memoria delle restanti cose.
Benche queste considerazioni sestane lascino trasparire lo scenario di
uno scetticismo per nulla “rozzo” , bensi indirizzato verso una positiva,
perfino raffinata accettazione di “un’altemativa empiristica alle costruzio-
ni razionalistiche”117, valida a proposito di ogni specialistica techne e pro-
babilmente accostabile all’elaborata forma di “memorismo” autorevol-
mente attribuita di xecente a M enodoto118, occorre tuttavia rimanere cauti.
Solo cosi sara possibile evitare qualsiasi schiacciamento prospettico, met-
tendo in risalto piuttosto la peculiarity della soluzione proposta da Sesto,
che in qualsiasi po'lemica anti-dogmatica non poggia su alcuna tesi forte,
relativa alia struttura o essenza della realta. Dietro il suo atteggianaento
continua insomnia ad agire quella sorta di pregiudiziale “convinzione” pir-
roniana, secondo cui ogni tentativo di afferrare la verita, di stabilire “come
stanno veramente le cose” appare destinato a un inevitable scacco euristi-
co, che si trasforma tuttavia a sua volta nella garanzia di una sana, libera-
toria atarassia, genuina forma di felicita aperta agli uom ini119.
104 Questioni scetfiche. Letture introduttive al pirronismo antico
NOTE
1 Sosa-Tooley 1993, p. I.
2 Per un primo orientamento, ricco di rinvii testuali, cfr. almeno il lavoro di Hankinson
1998a; piu specificamente sulla filosofia ellenistica cfr. anche Hankinson 1999.
3 Mi limito a rinviare in proposito alia trattazione di Ioppolo 1994b, sp. pp. 4523ss.
4 Occorre ricordare in proposito che l ’etichetta tines sembra utilizzata quasi sistemati-
camente nel corpus sestano per indicare esponenti della tradizione neo-pirroniana: cfr. al
riguaido Dumont 1966, p. 228.
5 Contro il tipico e deleterio “gran vautarsi” (mega phronein, PH 1 180) dogmatico Se
sto si scaglia anche in altri punti dei suoi scritti: cfr PH II 194, 205 (si veda anche supra.,
cap. Ill, sp. p. 68) e M V II 27; si tratta, del resto, di un tema gia caro alia polemica timo-
niana: cfr Decleva Caizzi 1992a, p. 290, n. 23. Va iuoltre ricordato che la centrahta del ruo-
lo delle spiegazioni causali o aitiologiai viene ad es. menzionata in modo topico, dalle fon-
ti antiche, a proposito di un Democrito (cfr. soprattutto DK 68 B 118) o di un Posidonio
(cfr. e.g. Strab. II 3, 8=T. 85 E.-K.; altri rinvii in Barnes 1990d, p. 2651, n. 160). Qnest’ul-
timo potrebbe essere stato il bersaglio privilegiato di Enesidemo, come sembra accadere
anche in altre occasioni e su altri term: cfr. ad es., in merito alia querelle inteipretativa su
Eraclito, PH 1 210-212; per ulterior! rinvii cfr. anche Spinelli 1997a e 2002, dove si trova-
no anche alcune ipotesi interpretative sulla difficile questione del cosiddetto eraclitismo di
Enesidemo, tema molto difficile e su cni torna ora per esteso - ma con conclusion! non
sempre condivisibili - Polito 2004. Per il ruolo riconoscinto alio aitiologein da Epicnro cfr
infine almeno Ep. Hdt. 78 e 80 e per ulteriori rinvii Barnes 1990d, p. 2651, n. 162.
6 E quanto lascerebbe supporre la densa presenza di hapax nella prosa sestana di PH I
181-183 (come ad esempio: euepiphoria, polytropos, § 181; epiphaino, epiteloumai, idia-
zontos, § 182; phoratos, § 183; epimiktos, § 185). C fr in oltre il phesi di P H I 181 (sul cui
esatto valore cfr. Barnes 1990d, p. 2657, n. 179) e 185. Degna di nota, infine, e Pespres-
sione kath’ous oietai. ... (PH 1 180), che compare idenfica nel resoconto di Fozio (bibl.
Cod. 212, 170b21-22): cff. al riguardo Decleva Caizzi 1992a, p. 290, n. 24.
7 Cfr. in tal senso lo isos di P H I 185, cui va verosimilmente attribuito valore tecnico:
cfr anche Mates 1996, p. 255.
8 Di questo avviso gia Pappenheim 1881, p. 68, che rinvia percio a Phot. bibl. Cod. 212,
170bl7-22; cfr. anche, sulla stessa Iinea, Hankinson 1995, p. 121. Sul piano terminologico
va rilevata iu P H I 181 Poccorrenza di ta aphane, vocabolo forse originariamente preferi-
to da Enesidemo rispetto a ta adela.
9 Per un’accurata testimonianza sestana sulla dottrina epicurea della epimartyresis si
veda almeno M V II 210-216; cfr. anche Barnes 1990d, pp. 2662-2664 e Hankinson 1995,
p. 345, n. 1.
10 Barnes 1990d, p. 2668; cfr. anche Hankinson 1998a, p. 213.
11 Si noti che pollakis in P H I 181 variferito alia voce verbale da aitiologeo, non a oa
ses: cosi anche Barnes 1990d, p. 2665, n. 206, il quale opportunamente rinvia, a ulteriore
chiarimento del senso da attribuire al secondo tropo, a M VIII 219-220, un passo di proba-
bile origine enesidemea. Interessanre e anche il confronto con MVIH 201-202, dove com
pare un tipo di obiezione analoga, rivolta tuttavia contro il segno indicativo.
12 C fr al riguardo le molte indicazioni presenti nella Epistola a Pitocle\ per l’estensio-
ne di tale atteggiamento metodologico anche ad altri ambiti cfr almeno Lucr. VI 703-711.
[Link] Spinelli 105
13 Cfr. Barnes 1990d, pp. 2666-2667, il quale rinvia giustamente a M IX 29.
14 II rinvio piu immediato, che tuttavia andrebbe analizzato piu da vicino per Ie sue
implicazioni dossograliche, potrebbe essere a M I X 111-113, ove troviamo obiezioni
(stoiche) contro la teoria democritea del vortice: cfr. in proposito Spinelli 1997b, pp. 166-
167. Non mancano tuttavia rinvii legittimi ad analoghe tesi epicuree: cfr. Lucr. V 416-508;
772-924.
15 Hankinson 1995, p. 215 rinvia ad alcuni pass! di Aristotele: metaph. V, 3 e 30; VI, 2-
3; phys. II, 4-6 e alia trattazione di Sorabji 1980, cap. I.
16 Barnes 1990d, p. 2667.
17 Cfr. in P H I 182 l ’uso tecnico di tacha, tipicaphone neo-pirroniana, sn cui si veda
PH I 194-195, non che infra, cap. V, sp. p. 123.
18 Essa viene combattuta piu volte in sede logica da Sesto, ma e messa in discussione
anche da parte epicurea (cfr. ad es. Philod. de sign. X, 1-XI, 8); lo analogismos della me
dicina razionalistica viene invece attaccato dalla setta empirica (cfr. Gal. de seeds I 78
K.=24 Deichgraber, la cui eco ricompare anche nella trattazione enesidemea secondo Bar
nes 1990d, pp. 2667-2668; cfr. anche Brunschwig 1997b, p. 576). Sulla posizione eneside
mea cfr. anche Andriopoulos 1989, sp. p. 11.
19 Cfr. Barnes 1990d, sp. pp. 2656-2661 (la citazione e a p . 2661). Suirefficacia pole-
mica dei primi tropi insiste Hankinson 1995, pp. 213-214, il quale esplora anche le relati
ve, possibili contro-obiezionr dogmatiche.
20 Su ephodos, PH I 183, e le molte sfumature di significato che esso assume in Sesto
cfr. Ebert 1991, p. 256 e n. 22.
21 Ma forse non per questo endemico o assolntamentc incurabile, come fa notare
Hankinson 1995, p. 216.
22Aporos va allora inteso come sinonimo di zetoumenos, secondo qnanto propone Bar
nes 1990d, p. 2660. Hankinson 1995, p. 217 interpreta il tropo alia luce della relazione che
si stabilisce nel caso dell’inferenza dogmatica dell’esistenza dei pori sulla pelle a partire
dal fenomeno del sudore, suscettibile gia di per se di spiegazioni diverse e controverse.
23 Cfr. anche PHT184; l’efficaciadi tale metodo, contro l’opposto modo di procedere del-
rAccademia scettica, viene illustrata e difesa in dettaglio nel passo parallelo di M IX 1-4.
24 E forse ancora prima, con una retrodatazione a Omero di cui resta traccia anche in
Sesto: cfr. M IX 4.
25 La lista sestana in M IX 4-11 va da Omero agli stoici; cfr. al riguardo Hankinson
1995, p. 237.
26 Cfr. DL VII 134 e Sen. ep. 65, 2 (=Long-Sedley 55 E), oltre a M IX 11 (=SVF H 301).
27 In M IX 4 abbiamo drasterioi o ancora, in M IX 12, l ’eqnivalentepoietikai; per al
tre denominazioni sinonimiche delle cause o principi efficienti cfr, Barnes 1990d, pp. 2652-
2653, n. 164, nonche Mansfeld 2001b, sp. pp. 38-40.
28 Cfr. anche la testimonianza riportata nel cap, 16 della pseudo-galenica Historia phi-
losopha (=Dox. gr. 608, 15-16). N ell’impostazione appena descritta, inoltre, Sesto si mo-
stra forse relativamente indipendente rispetto alia tradizione del suo indirizzo di pensiero:
cfr. al riguardo Baines I990d, p. 2654, n. 172.
29 Per questo tipo di critica, che attacca la comprensibilita di un’attivita, scienza o arie
che sia (nel nostro caso quella del ‘govemo del mondo’), mostrando la non sussistenza dei
suoi presunti effetti, cfr. anche M X I 188, 197ss. e PH HI 243.
30 Per il valore e la funzione delTavverbio pragmatikos cfr. M I 7; V 106; VI 38 e 68,
con le osservazioni di Spinelli 1995, pp. 380-381 e Blank 1998, p. 84; si noti inoltre che
blaspheme in e hapax in Sesto.
106 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
31 Qui energetikos e di nuovo hapax nel corpus sestano. Si noti inoltre sin d’ora quan
to segue: 1) aition e aitia - che erano stati a quanto pare distind da Crisippo (come attesta
Stobeo in SVF I I 336=Long-S edley 55 A, su cui utili indicazioni si leggono in Frede 1987d,
p. 129; per una interpretazione diversa cfr. Bobzien 1999, pp. 199-202, criticata tuttavia da
Mansfeld 2001a, sp. pp. 106-109), senza che tale distinzione si imponesse in modo cogen-
te all’interno della scuola stoica (cfr. al riguardo SVF II 356 e soprattutto loppolo 1994b,
pp. 4497-4498) - fmiscono con l’essere usati in modo interscambiabile da Sesto (cfr. Bar-
ues I990d, p. 2650, n. 158; loppolo 1994b, p. 4497, nn, 6 e 12; Mates 1996, p. 291); 2)
ruauca in PH un attacco specificamente rivolto contro la nozione di agente/paziente, tema
lungamente trattato, invece, in M IX 237-251, su cui cfr. almeno Hankinson 1998a, pp.
283-285.
321 dogmatici formulano ennoiai di causa che sono “dissonanti” e “strani” o allokotoi,
altro hapax in Sesto.
33 Per un’opposizione analoga formulata nell’ambito della medicina dogmatica, per l ’e-
sattezza da Erofilo, cfr. Gal. CP X V I200, nonchb infra, n. 84. In M I X 364 quali sosteni-
tori dell’incorporeita della causa vengono menzionati Platone e i pitagorici; ntile potrebbe
essere al riguardo il confronto cou passi platonici (ad es.: Phaed. 97a-99d) o con un brano
degli Elementi di Teologia di Proclo (75-80), su cui utili indicazioni ofifre Dodds 19632, pp.
240-244.
34 Cfr. al riguardo Barnes 1990d, p. 2668, che opportunamente rinvia a PH II 118; si
vedano inoltre Rieth 1933, p. 138 e loppolo 1994b, p. 4493, n. 2.
35 Sul valore di energoun cfr. Barnes 1990d, p. 2675; il termine utilizzato per indicare
l’effetto, apotelesma, sembrerebbe estraneo al lessico tecnico dei primi stoici, i quali prc-
ferivano forse parlare di symhehekos (cfr. ad es. SVF 1 89 =Long-Sedley 55 A, da cfr. con
SVF II 509=Long-SedIey 51 B), come sottolinea a piu riprese Duhot 1989, e.g. pp. 214 e
218-220; cfr. anche Bobzien 1999, p. 198, nonche Mansfeld 2001b, sp. pp. 27-28.
36 Cfr. paradigmaticamente Hankinson 1998b, p. 21.
37 Barnes 1990d, p. 2669 e n. 219 per l ’indicazione di altri passi pertinenti, fra cni me
rit a di essere ricordata la ‘definizione’ del Cratilo platonico (413a): d i’ho gar ginetai,
tout'esti to aition: sulle cause in Platone cfr. almeno i testi raccolti in Dorrie-Baltes 1996,
sp. pp. 118-201 (comm.: pp. 387-538), nonche Sedley 1998 e Casertano 2002.
38 Entrambe le citazioni sono tratte da Frede 1987d, risp. pp. 127 e 138; per ulteriori,
utili rinvii testuali cfr. ancora ivi, sp. pp. 126-127 e Barnes 1990d, p. 2671, n. 223; su tale
“cambiamento di prospettiva” e sulle sfumature interpretative che esso comporta cfr. inol
tre loppolo 1994b.
39 Anche se poi nei fatti aperta sempre e di nuovo al disaccordo, visto che ad es. per gli
stoici il d i’ho si riferisce unicamente all’agente inteso come causa efficiente, mentre per un
peripatetico esso abbraccia senz’altro anche la causa finale.
40 Cfr. ad es. Clem. Al. strom. VUI, 9, 26, 4 (e Long-Sedley 1987, vol. 2, p. 333) e 30,
2; M IX 211 (=SVF II 341=Long-Sedley 55 B) e per altri rinvii Barnes 1990d, p. 2671,.n.
230. Su tale differenza dottrinale interessante mi sembra la couclnsione di Dnhot 1989, p.
217: “la vera opposizione risiede nel fatto che Aristotele, daun punto di vista intuitivo, con-
cepisce l’effetto come una cosa e gli stoici come l’apparizione di qualche cosa. (...) Del re-
sto, se si guarda alia questione con una certa obiettivita, si constata che i dossografi aveva-
no ben visto, su questo punto, 1’opposizione fra una filosofia del nome e una filosofia del
verbo”. Utili considerazioni al riguardo si leggono anche in Rieth 1933, p. 140.
41 Cfr. Barnes 1990d, p. 2672, il quale analizza in dettaglio la questione, anche con
l ’ausilio di formalizzazioni esplicative: cfr. ivi, pp. 2672-2676.
Emidio Spinelli 107
42 Hankinson 1998b, p. 27 fa notare come tale tripartizione sia as sente dagli scritti au-
tentici di Galeno; diverso il discorso per quelli spurii: cfr. al riguardo infra, pp. 92-94,
43 Nel caso (a) la mia traduzione e debitrice di un suggerimento di Enrico Berti, che qui
ringrazio. U n’altra resa possibile e quella di “immediate” : essa, oltre a sottolineare il si-
gnificato di un tipo di causa, che non ha bisogno di mediazione per compiere il suo effet-
to, riprende quella di Tescari (che oscilla fra “immediate” e il calco “sinettiche”) e di Bury
(“immediate”), mentre Hossenfelder, Gallego Cao/Munoz Diego e Pellegrin preferiscono
rispettivamente “fur sich zureichend”, “suficientes” e “parfaites”; Annas/Bames optano per
“comprehensive”, Mates per “conclusive”. Per qnanto riguarda (b), la mia resa coincide
con quella di Pellegrin (“cooperantes”) e si avvicina a quella di Annas/Bames (“co-opera
tive”), laddove Tescari, Hossenfelder e Gallego Cao/Munoz Diego si allineano nel tradur-
re rispettivamente “concausali”, “Mitursachen”, “concausas”; Mates e Bury infine si deci-
dono entrambi per “associate” . Rispetto al terzo gruppo (c), lam ia traduzione si mnove nel
la stessa direzione di quelle di Hossenfelder (“Hilfsursachen”), Annas/Bames (“auxiliary”)
e Pellegrin (“auxiliares”), mentre Tescari e Bnry preferiscono “cooperanti’7”cooperant”;
Gallego Cao/Munoz Diego “coadyvantes” e Mates lo strano calco “synergistic”.
44 Cfr. rispettivamente Sen. ep. 65, 4 e 12=SVF II 346a.
45 Posidonio, pero, rappresenta forse in tal senso un unicum: cfr. al riguardo il passo gia
citato di Strabone (=T. 85 E.-K.), nonche supra, n. 5.
46 Non e questa la sede per occuparsi in dettaglio di nna questione teorieamente cosi
complessa, ma mi sembra opportuno offrire almeno nna piccola digressione sui motivi
che spingono Crisippo a proporre la bipartizione di cui ci stiamo occupando. In proposi
to, dobbiamo essere molto canti e, nonostante Tinflusso che essa ha esercitato, ridimen-
sionare forse l’attendibilita proprio della presentazione ciceroniana. Con discutibile coe-
renza teorica, infatti, essa attribuisce si a Crisippo una distinzione delle canse in dne cop-
pic opposte (cause perfectae e tp rin c ip a ls vs. adiuuantes et proximae), ma pretende poi
di accreditarla come soluzione positiva di alcune difficolta legate alia coesistenza del fa-
to e della libera volonta del soggetto umano. Crisippo, stando a Cicerone, risolverebbe ta
li difficolta facendo del primo, attiaverso lo stimolo fomito daila rappresentazione (o
phantasia), una cansa estema e cronologicamente anteriore, che si limita a dare, l’aw io
alTazione, ma non la necessita e attribuendo solo alia seconda Tefficacia decisiva di cau
sa interna e simultanea, legata all’esercizio di un assenso (o sygkatathesis), incondizio-
nato, sottratto alia sempiterna catena causale del fato e percio libero. Fatta salva la ge-
nuina patemita crisippea della bipartizione che stiamo esaminando, mi sembra di poter
dire che essa va inserita in un “quadro teorico” diverso da quello ciceroniano, come e sta-
to opportunamente sottolineato da Pier Luigi Donini, Tenendo conto non solo delle testi-
monianze gia menzionate, ma anche di altri passi decisivi, ad es. di Diogeniano e soprat
tutto di Alessandro di Afrodisia, Donini ha infatti sostenuto che “a questo punto si puo
capire a che cosa doveva servire, per Crisippo, la distinzione delle cause. Essa serviva ef-
fettivamente a stabilire che cosa sia in potere dell’uoino, ma non gia per contrapporlo (co
me assurdamente vorrebbe far intendere Cicerone) a qnel che dipende dal fato, bensi per
distinguerlo da quel che non e in nostro potere, restando inteso che sia quel che e in po
tere deH’uomo, sia qnel che non lo e, dipende comunque e ugualmente dal fato ed e sot-
toposto alia necessity” (Donini 1975, p. 222). Non doveva essere diverso, forse, 1’obietti
vo perseguito da Posidonio, uella forte limitazione da lui imposta al presunto potere cau
sale della ricchezza, fattore unicamente antecedente ed esteriore, cui puo forse cedere l ’a-
nima dei “molti” o polloi, ma non quella perfetta del saggio: cfr. Sen. ep, 87, 31-34 (=F.
170 E.-K.), con il relativo commento in Edelstein-Kidd 1988, pp. 628ss. Tornando infine
108 Question! scettiche. Letture introduttive a! pirronismo antico
sul significato e sulla relazione reciproca dei dne tipi di cansa ricordati da Cicerone, su
cui sono stati versati fiumi di inchiostro, mi limito sol tanto a dire che, nonostante le sot-
tili ed erudite argomentazioiri di Gorier 1987, mi sembra che l ’espressione del defaio pi e-
senti una coppia di eudiadi e testimoni dello sforzo ciceroniano, non sempre preciso e at-
tendibile, di rendere in latino una terminologia greca di partenza gih di per se flnida e non
tassativamente codificata: cfr. al riguardo anche Duhot 1989, p. 170 e soprattutto la fine
analisi di Schroder 1989 e 1990; utili indicazioni anche in loppolo 1994b, pp. 4505ss. e
Forschner 19952. pp. 96-97; cfr. inline Bobzien 1999, sp. pp. 204-218 e pin in generale
Bobzien 1998.
47 Si potrebbe obiettare citando come esempio la partizione delle cause conservata in
Cic. top. 58-61. Non posso qui dedicare spazio a una disamina attenta e completa del pas
so, rispetto al quale condivido tuttavia il fondato giudizio di Anna Maria loppolo 1994b, p.
4532: “e chiaro quindi che Cicerone ntilizza nei Topica’ una classifrcazione di cause che
e dovuta alTinfluenza di piu scnole filosoliche e che con ogni probability risente anche de-
gli sviluppi che il concetto di cansa aveva avuto nelle scuole mediche” ; cfr. anche Bobzien
1999, p. 234, n. 85. Si puo infine suppoixe che Crisippo utilizzasse per la causa antecedente
il termine proegoumenos: cfr. ad es. la testimonianza"del de fato pseudo-plutarcheo (574e),
con ulteriori rinvii in Valglglio 1993, p. 181, n. 265.
48 Oltre a SVF I I 407, per la testimonianza di Galeno cfr. Long-Sedley 55 F, nonche 55
H (=SVF 11 356) per il primato dell’invenzione stoica; per ulteriori testi pertinenti cfr.
Hankinson 1987a, p. 81, n. 5; si veda anche Mansfeld 2001b, sp. pp. 49-50.
49 Cfr. anche ps-Gal. deftned. XIX 392 K. (def. 155).
50 E questa caratterizzazione che spinge Frede 1987d, p. 145 a porre lo aition syne
ktikon stoico come analogo alia cansa formale di Aristotele; sulla stessa linea anche For-
schuer 19952, p. 92; cfr. tnttavia anche Hankinson 1987a, p. 83, n. 12, nonche le equilibra
te osservazioni di loppolo 1994b, p. 4503.
51 Cfr. al riguardo almeno i passi di Galeno conservati in SVF II 355 e 356 (-Long-
Sedley 55 H).
52 Per 1’accenno alio Schulbetrieb cfr. in part. Pohlenz 1940, pp. 111-112 e Schroder
1990, sp. p. 8; cfr. inoltre Hankinson 1987a, p. 84, n. 18; Duhot 1989, pp. 228 e 232-233;
Sharpies 1991, p. 199; loppolo 1994b, sp. pp. 4538 e 4545. Appare in ogni caso difficile
reudere coerente tale coacervo tassonomico, riconducendolo ad es. a due schemi triadici
altemativi, come vorrebbe Frede 1987d, pp. 138ss. Per l ’ipotesi che un contributo attivo e
importante alia classifrcazione delle cause sia stato apportato da seguaci di Erofilo e di
Erasistrato cfr. Kollesch 1973, sp. p. 124; per la trasformazione della nozione di aition syn
ektikon (“containiug-sustaining canse”) nel neoplatonismo e soprattutto in Proclo cfr. an
che Steel 2002.
33 Ancora piu radicale in proposito il gindizio conclusivo di Duhot 1989, p. 240, il qua
le uega carattere “realmente stoico” a tutte le liste di canse, da ricondurre pinttosto a “co-
loro che avevano bisogno di distinguere parecchi livelli di causality, ovvero i medici”; con
tra cfr. gia Rieth 1933, pp. 138-139.
34 Su questo passo cfr, in particolare Sharpies 1983, pp. 153-154, il quale difende an
che la lezione hektika in luogo di aktika.
35 Cfr, SVF fr 347-351, nonche SVF I, p. XLVI.
56 Cfr, e.g. la sua testimonianza in SVF II 351 (=Long-Sedley 55 E); cfr. anche SVF
II 346, un passo in cui Clemente Alessandrino, oltre a riproporre la sinonimicita di syn
ektikon e autoteles (su cui appare tnttavia lecito nutrire qnalche dubbio: cfr. in proposito
Schroder 1990, p. 237 e loppolo 1994b, sp. pp, 4540-4542; contra cfr. invece Bobzien
Emidio Spinelli 109
1999, sp. pp. 239-240), fomisce di nuovo un elenco di cause (prokatarktika-synektika-syn-
erga-ta de hon ouk aneu, riproposto con il solo scambio fra synektika e synaitia in Basil.
Spir. Sanct. PG 32, Sab) non sovrapponibile a dottrina stoica e corredato da un esempio,
quello deirapprendimento, anch’esso difficilmente riconducibile a matrice stoica.
57 Cfr. e.g. def med. XIX 393 K. (def. 157, 159-160): tutto ci6 sembra valere, almeno
in parte, anche per i metodici: cfr. ps-Diosc. de iis..., P r o o e m II 51, 15-52, 6, cit. in Kol-
lesch 1973, p. 120 e gia in Pohleuz 1940, p. 108, con ulteriori imvii a testi di Cello Aure-
liano e Sorano.
58 loppolo 1994b, p. 4542; cfr. anche ivi, p. 4540; per le occorrenze airintem o della
setta metodica cfr. la n. precedente.
59 Per questa ipotesi interpretativa cfr. Frede 1987d, pp. 143ss.
60 Letti da questo punto di vista gh esempi sestani risultano perfettamente comprensi-
bili nd possono essere negativamente giudicati, alia stregua di battute di cattivo gusto o di
chiarimenti ingannevoli, come vorrebbe Rieth 1933, pp. 141, n. 2 e 149.
61 La medesima quadripartizione si ritrova anche in ps.-Gal. hist. phil. 19 (Dox. gr. 611,
8-15), dove inoltre le definizioni delle cause synektika-synaiti a-synerga sono praticamente
identiche a quelle sestane, mentre manca ogni tipo di esempio. Quanto alia traduzioue del
termine greco prokatarktika, ho preferito renderlo con “antecedent!”, come gia Tescari e
Bury (“antecedenti”/ “antecedeut”), Pellegrin (“antecedentes”) e direi anche Hossenfelder
(“vorangehenden”), mentre Annas/Bames preferiscono “preparatory”, Mates “proximate”
e Gallego Cao/Munoz Diego la strana espressione “fundamentos previos”. Piu in generale,
per un primo orientamento sul dibattito teorico fra le scuole mediche in merito alle spiega
zioni causali cfr. Hankinson 1998a, cap. IX.
62 Credo si possa dunque condividere la conclusione di Duhot J 989, p. 234: “cio con
ferma che queste cause sono utilizzate da molte scuole, generalmente mediche, che, intor-
no a una base comune, ne danno interpretazioni differenti a seconda dei loro bisogni con-
cettuali”.
63 Cfr. al riguardo Decleva Caizzi 1992a, p. 308.
64 L’esempio toma nello pseudo-Galeno: def. med. XIX 392 K. (def, 155).
65 Non mancano tuttavia passi, sempre in Galeno e in particolare uel de seeds, in cui,
nelTambito della determinazione della syndrome dei fattori rilevanti in uno specifico caso
clinico (ad es.: morso di un cane impazzito —> insorgere della rabbia), l ’accettazione delle
cause antecedent! viene attribuita anche ai medici einpirici. Bisogna tuttavia evitare conclu
sion! affrettate e indebite accuse di dogmatismo mascherato. Come suggerisce giustamente
Hankinson 1998a, p. 321, infatti, “cio che i razionahsti tratteranno come genuina causa (che
come tale richiede che sia vera una qualche spiegazione della sua operatic ith), gh empirici
lo considerano piuttosto come un mero seguo, un evento opportunamente concatenato con
qualche risultato futuro. Chiamatele cause se volete (gli empirici, come i pirroniani, non fan-
no quesfioni di terminologia), nella misura in cui il termine non venga iuteso per connotare
una qualche conlidenza nell’esistenza di una verita causale arcana rispetto alia questione in
esame” ; cfr. inoltre Perilli 2004, sp. pp. 137-140. Su questo aspetto e sulla possibility che
anche i pirroniani parlino ‘non teoreticamente’ di cause cfr. infine infra, n. 106.
66 Hankinson 1998b, p. 45.
67 Cfr. almeno Gal. CP II 9-10; VII 46; soprattutto VIII 96-114; nella stessa direzione,
di conseguenza., potrebbe essere letto anche CP XIH 162, qualora si accetti 1’ipotesi inter-
pretativa avanzata da Hankinson 1998b, sp. pp. 253-254, che individua nello ip se... dux ci
tato nel testo proprio Erasistrato; incline ad attribuire direttamente a Erofilo il rigetto delle
cause antecedent! in quest’ultimo passo di Galeno e, sia nella traduzioue sia nel coinmen-
110 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronisrno antico
to, von Staden 1989: cfr. ivi, Herophil. T 58 e ancora pp. 130 e 136; sulla questione cfr. an
che ora Perilli 2004, sp. pp. 186-188.
68 Ne si puo sottovalutare il valore che sembra avere costantemente in Sesto l ’etichet-
ta tines: cfr. supra, n. 4.
69 Non mi sembra accettabile l ’interpretazione di Barnes 1990d, p. 2670, n. 225, se
condo cui Sesto probabilmente aggiunge hyparchon in PH HI 16, '‘per mostrare che (nel
gergo corrente) la causazione non e una relazione intensionale”; cfr. anche ivi, p. 2683, n.
267. Tale interpretazione riposa infatti su di una errata traduzione, poiche hyparchon e on
sono due participi riferiti entrarnbi a aition (“la causa, sussistendo come relativa ed essen-
do relativa aireffetto”) secondo un uso stilistico attestato anche iu altri pass! del corpus se-
stano: cfr. ad es. PHIL 120; M V 1II454 e XI 38. In una direzione analoga, del resto, va an
che la traduzione che lo stesso Barnes, insieme a Julia Annas, propone per il nostro passo
in Annas-Bames 2000, p. 147.
70 Su di un piano insieme fisico e teologico, che potrebbe far pensare a dottrina ad es.
platonica (cfr. Plat. Tim. 28a5-6) e/o stoica (cfr. sul concetto di dioikeisthai i rinvii offerti
da Valgiglio 1993, pp. 181-182).
71 Per una possibile replica attribuita a hoi aporetikoi cfr. M IX 209; su tale etichetta
cfr. almeno Decleva Caizzi 1992a, pp. 307ss.
72 Alcuni esempi sono gia sfruttati in Lucr. I 159-173; erano forse diventati di casa an
che nella tropologia scettica?
73 II rinvio e reso del resto esplicito nel passo parallelo di M IX 205-206.
74 Per questo ricorrente accorgimento polemico cfr. almeno P H I 58, 85; 11 130; e an-
cora PH III 20, 245, 273.
75 Cfr. Baines 1990d, pp. 2676ss.; si vedano anche Mates 1996, p. 292; Hankinson
1998a, pp. 279-280.
76 Cfr. al riguardo ancora Bames 1990d, p. 2653, n. 167, il quale esprime una valuta-
zione analogamente negativa, al punto di trovare “piu interessante” la trattazione di PH: cfr.
ancora ivi, p. 2677.
77 Cfr. anche Hankinson 1998a, pp. 278-279, nonche, per Peco di una formula crisip-
pea in PH 111 21-22, Mansfeld 2001a, sp. p. 109.
78 Pur concessa da Sesto: per questa sua strategia cfr. i riuvii in Bames 1990d, p. 2676,
n. 247.
79 Per una descrizione piu ampia di tale scontro cfr. M IX 195.
80 Cfr. rispettivamente P H II 104-133, 18-79 e 144-192.
81 Non del tutto identica, pero, al diallele: cfr. al riguardo PH 161 e le osservazioni di
Bames 1990d, p. 2680, n. 260.
82 Cfr. Bames 1990d, pp. 2682-2683, il quale si mostra estrcmamente critico nei con-
fronti della correttezza e validita di tali obiezioni; sulla questione cfr. anche Hankinson
1998a, pp. 280-283.
83 Cfr. tuttavia ancora Bames 1990d, p. 2682, n. 265.
84 Cfr. ad es. M IX 210-217, sp. 212-214; sulla questione cfr. Hankinson 1998a, pp.
300-302; ulteriori rinvii anche in von Staden 1989, p. 137.
85 Per un primo orientamento in proposito rinvio a Dal Pra 19752, pp. 376ss; per la pa-
temith enesidemea dell5inter a sezione di PH 111 17-29 sembra pronunciarsi Andriopoulos
1989, sp. pp. 12ss., senza tuttavia addurre ragioni cogenti.
86 Anonima, ma forse allusivamente neo-pirroniana: cfr. al riguardo ancora supra, n. 4.
87 Cfr. in proposito il resoconto di Fozio, rispettivamente in bibl. Cod. 212, 170b5 e
18-19; sulla questione cfr. anche Decleva Caizzi 1992a, p. 291, nn. 27 e 28.
Ernidio Spinelli 111
88 Sull’attendibilita di questo approccio rispetto al carattere processuale delle relazioni
causali cfr. le osservazioni di Hankinson 1998a, p. 282, nonche quelle di Andriopoulos
1989, sp. pp. 14-16.
89 Cfr. tuttavia 1’ipotesi ardita, ma ben argomentata di una possibile ‘backward causa
tion’ in Dummett 1954, ricordata anche da Hankinson 1998a, p. 281.
90 Cfr. Long 1982, p. 170, n. 19 e pp. 185-187; piu in generale cfr anche Spinelli
2000b, passim.
91 11 verbo utilizzato, symparatero, ricorre sempre e solo per descrivere il meccanismo
inferenziale debole all’opera nel caso dei segni rammemorativi: cfr. PH 11 100-101 e i pas
si paralleli in M V III 152 e 154; e ancora M V III143. Utili osservazioni e ulteriori rinvii al
riguardo si possono leggere in Desbordes 1990, p. 178. Per la possibility che anche agli oc-
chi degli stoici “il tipo di segno cui i segni divinatori maggiormente somigliano sia il ‘se
gno rammemorativo’” cfr. Long-Sedley 1987, vol. 1, P- 265.
92 Non a caso Sesto ricorre qui al verbo endeiknymai, utilizzato nello stesso senso an
ehe in altri passi: cfr. ad es. M V IH 195; 208; 263 (bis); 264; 274 (bis). La considerazione
degli astri eome “segni condizionali” (Bobzieu 1998, p. 176, n. 75) inviati direttamente da-
gli dei c sicuramente stoiea, molto probabilmente gia crisippea: cfr. almeno M IX 132; Cic.
fat. 14-15 e soprattutto Cie. div. 13, 63, 130 (=SVF II 1189).
93 Bames 1988b, p. 73.
94 Non sempre perspicua si rivela in proposito la recente, lunga disamina di Allen 2001,
sp. pp. 87ss.
95 Per una diversa aeeezione del concetto di segno m ambito stoico cfr. le testimonian-
ze di Filodemo e Dionisio di Cirene raccolte sotto i frr. 1032-1035 Hulser.
96 Si tratterebbe di Cleante secondo Ebert 1991, sp. pp. 78, 290-291 e 298. Al di la di
qualsiasi questione di patemita, si pub concordare sul fatto che il resoconto di PH appare
qualitativamente ‘superiore’ rispetto a quello di M V II! 141-155 e 244-256. Cfr. ancora
Ebert 1991, pp. 38ss.,49ss. e 74, ehe pensa a Zenone come possibile fonte di M; cfr. anche
Frede 1987d, p. 188. Sulla ‘patemita’ della classificazione discussa da Sesto sono state for
mulate ipotesi differenti: stoici-dialettici secondo Ebert; l’empirismo medico per Sedley,
Kudlieu, Hulser e soprattutto ora, sulla scia di alcune osservazioni gia avanzate da Philip-
pson, Allen 2001, le cui tesi sono tuttavia in piu punti discutibili. Piu in generale sulla ‘se-
miotica’ o ‘semiologia’, scettica e non, cfr. almeno Sedley 1982; Bumyeat 1982b; Glidden
1983; Ebert 1987; Manetti 1987, sp. pp. 135-160; Chiesa 1990.
97 Riprendo qui un suggerimento di Manetti 1987, p. 150; per una classificazione leg-
gcrmente diversa cfr. M V III 317-319 e le osservazioni di Hankinson 1995, p. 344, n. 6.
98 Chiesa 1990, p. 156. Cfr. anche la testimonianza dello ps.-Galeno in histphil. 9, Dox.
gr. 605, 10-18=fr. 1027 Hulser; un resoconto leggermente diverso si legge invece in D LIX
96-97, mentre M V III 143 tuenzioua una partizione dei segni considerati koinoslidios, che
secondo aleuni inteipreti non sarebbe perfettamente sovrapponibile a quella discussa nei
Lineamenti: cfr. ad es. Manetti 1987, sp. pp. 147-148 e 150.
99 Cfr. anehe ps.-Gal. def. med. XIX 396 K. (def. 176) e opt. sect. 1 149 K. e per altri
rinvii testuali Bumyeat 1982b, p. 234, n. 95.
100 Da tutti, filosofi e rnedici: cfr. M V III 156 e 285.
101 Cfr. anche M V III 155; in base a M V III 173 dovremmo aggiungere anche: ros-
sore —> vergogna. Per un’interpretazione radicalinente diversa e non dogmatica del con-
eetto di deixis cfr. quanto Sesto riferisce a proposito della medicina metodica: PH 1240.
Piu in generale aneora sul concetto di endeixis e sul suo valore euristico cfr. Kudlien
1991.
112 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
102 Al di 1&dei problem! testnali legati a questo passo, per le “conseguenze devastanti”
della polemlca sestana cfr. Hankinson 1995, p. 202; Chiesa 1990, p. 151.
103 Cfr. foccorenza di verbi come platto, [Link], quest’ultimo forse g ii di casa nel
lessico enesidemeo: cfr. Phot. bibl. Cod. 212, 170b28. Sesto attacca probabilmente la ver
sione filosofica della distinzione segni rammemorativi/segni indicative cfr. Bumyeat
1982b, p. 212, n. 48.
104 Pace Glidden 1983, sp. pp. 241-243.
105 Ancora piu chiaro risulta Patteggiamento metodologico sestano in M V III 159-160.
Per le radici di questa posizione cfr. PH 1 23-24, su cui si veda infra, cap. VI, sp. pp. 146-
147; cfr. anche MVHI 156-158; e inoltre Baines 1992, pp. 4251-4252; Chiesa 1990, p. 153;
Hankinson 1995, p. 203.
106 Per l’esatta costituzione del testo in M V 104 rinvio alle considerazioni avanzate in
Spinelli 2000b, sp. p. 97, n. 35. L’esempio del ferimento mortale al cuore - per cui si veda
anche MVHI 254-255 - rientra esplicitamente nella casistica dei segni rammemorativi: cfr.
M V III 153 e 157. Esso viene inoltre classificato fra quei nessi fattuali di cui abbiamo co-
stantemente esperienza in Gal. subf emp. 58, 18-20. Per il ruolo che esso svolge fra i ‘prin-
cipi’ dell’arte medica empirica, cfr. anche piu in generale ivi, 44, 4-51, 9 (sp. 44, 15 ss.),
mentre per una lettura che ne sottolinea il carattere necessario e non reciprocabile cfr.
Quint. V 9, 5 e 7. Per la possibility che anche i medici empirici accettino “di parlare (non-
teoreticamente) di cause” cfr. anche Hankinson 1995, p. 349, n. 15.
107 Su tale qnestione mi limito a rinviare alia trattazione generale di von Savigny 1975.
108 Per un primo orientamento sul covering law model proposto da Hempel, sulle criti
che da esso suscitate e sui successivi aggiustamenti o ripensamenti avanzati ancora da
Hempel non posso che rinviare alle utilissime osservazioni di Wolters 2000; cfr. anche i
saggi raccolti in Zorzato 1992, nonche Kistler 2002, sp. pp. 638-645.
109 Cosi si esprime Maria Carla Galavotti nell’Introduzione alia tradnzione italiana di
Hempel 1986, p. 9.
110 lvi, p. 228.
111 Ivi, p. 12.
112 Cost Wolters 2000, p. 218.
113 E quanto possiamo ricavare anche dalla testimonianza di Cicerone (in positivo: div.
1, 1,2; 19, 36-37; in negativo: II, 46, 97) e di Favorino (ap. Gell. NA XIV, 1, 2 e 17). Una
menzione a se merita infine un passo di Tolemeo (tetr. I 2, 10ss.), che pare in piii pnnti - a
cominciare dalla valutazione positiva della syneches historia degli astrologi - quasi una ri-
sposta puntuale alle critiche qui registrate da Sesto.
114 Cfr. al riguardo Hankinson 1987b, pp. 346-347.
115 Cfr. Frede 1990, p. 249; per la possibility - all’intemo di una techne specialistica
che abbia a che fare con ta phainomena. - di fondare su osservazioni empiriche e resocon-
ti ripetuti addirittura nn sistema di theoremata. cfr. soprattutto M V III 291. Vale la pena di
ricordare, in ogni caso, che la teresis uon e “un’ipotesi esplicativa o un’inferenza - essa e
semplicemente un accumulo di osservazioni congiunte, e empeiria. Ne la teresis e una con-
gettura causale”: cosi Bames 1988b, p. 72; cfr. anche Blank 1998, pp. 212-213 e piu in ge
nerale, snl concetto sestano di esperienzaIteresis, Spinelli 2004.
116 Piu in generale sulla questione cfr. alcuni passi di Galeno (sp. subf. emp. 58, 15ss.
e [Link]. med. X 126 K.), nonche le utilissime osservazioni di Frede 1990, p. 243; inte-
ressanti considerazioni si leggono anche in Chisholm 1941 (il quale iuoltre, accostando-
la ‘entusiasticamente’ all’empirismo scientifico contemporaneo, definisce riassuntiva-
mente la teoria filosofica di Sesto come “una chiara affermazione dei principi essenziali
Emidio Spinelli. 113
di positivismo, pragmatismo e beliaviorismo”: ivi, 372); Porro 1987, sp. pp. 256-259 e
Chiesa 1997, pp. 31-49.
117 Bames 1988b, p. 70.
118 Cfr. Frede 1990, pp. 248-249.
119 Per questo atteggiamento di fondo della scelta filosofica pirroniana cfr. almeno PH
I 12 e 26-29, nonche infra, cap, VI.
Una prima, ridotta versione di questo contribute e state presentata in occasione del ‘Se-
minario annuale di filosofia antica’, organizzato presso VUniversita degli Studi di Pavia nei
giomi 4-6 aprile 2002; colgo Voccasione per ringraziare tutti coloro che sono intervenuti
durante la discussione e che mi hanno fomito utili spnnti di riflessione.
C a p it o l o q u in t o
COMPRENSIONE FILOSOFICA E PRASSI COMUNICATIVA
1, A mo ’ di prernessa
Nelle scuole, nelle universita o anche nei liberi dibattiti, ovunque nel-
l'agone del pensiero: sembra proprio difficile negare che, in ogni tempo e
luogo, la “filosofia” scettica - le virgolette sono d ’obbligo - abbia goduto,
tranne qualche piu o meno fortunata eccezione, di quella che potremrno
chiamare una ‘cattiva stampa’l. Si tratta di un fatto, chiaramente attestato
sin dall’antichita: i cosiddetti filosofi dogmatici, infatti, hanno sfruttato
qualsiasi occasione non solo per cercare di rintuzzare gli attacchi - spesso
di una radicalita sorprendente e ancor oggi stimolante - portati alle loro
dottrine dalle due grandi famiglie dello scetticismo antico2, ma anche per
rivolgere contro i loro infaticabili avversari accuse, che ai loro occhi do-
vevano suonare definitive, una sorta di requiem filosofico contra scepticos.
Un simile atteggiamento trova senza dubbio il suo terreno piu fertile in
campo morale, dove i dogmatici possono credere di aver stretto in un an-
golo gli scettici, condannandoli alia piu completa inattivita e dunque assi-
milandoli alia vuota, impalpabile esistenza di muti vegetali3. Anche all’in-
temo di altri ambiti particolari, che noi oggi chiameremmo rispettivamen
te epistemologia e filosofia del linguaggio, la critica dogmatica ritiene tut
tavia di saper offrire argomenti, che dovrebbero costringere gli scettici ad
abdicare, ad abbandonare il campo, da una parte gettando la spugna di
fronte alia possibility stessa di capire V oggetto di una qualsivoglia discus
sione filosofica e dalFaltra rinunciando a ogni pretesa di parlare sensata-
mente, di formulare espressioni linguistiche coerenti rispetto alle proprie
decantate rinunce gnoseologiche.
Prendendo spunto da tali forti obiezioni di fondo, in questo capitolo
tentero brevemente di riproporre un quadro complessivo delle puntuali
contro-argomentazioni anti-dogmatiche rinvenibili al riguardo in alcuni
passi degli scritti di Sesto Empirico, il piu fecondo e ricco autore scettico-
pirroniano a noi noto. L’obiettivo ultimo sara quello di mostrare come non
sia affatto indispensabile il possesso di un set rigido e apparentemente in-
distruttibile di dottrine dogmatiche per poter garantire a ciascuno sia la
piena comprensibilita degli argomenti altrui sia la capacita di comunicare
a tutti 1’uni verso ricco e variegato delle proprie sensazioni e affezioni.
Emidio Spinelli 115
2. La legittimazione della ricerca scettica
C 5e almeno un luogo nel corpus degli scritti di Sesto Empirico, che giu-
stifica in maniera coerente la capacita scettica di esercitare la propria ana-
lisi rispetto a qualsiasi oggetto d 5indagine proposto e proponibile. Esami-
niamo allora in dettaglio questo luogo sestano, contestualizzandolo e indi-
viduandone le linee argomentative essenziali.
Conformemente al piano compositivo illustrato nei paragrafi di apertu-
ra dei suoi Lineamenti, pirroniani (cfr. PH I 5-6), all’inizio del secondo li
bro di quest5opera programmatica, “un manuale e quasi un breviario dello
scetticismo”4, Sesto si dedica alia trattazione dello eidikos logos, ovvero
del ragionamento specificamente rivolto alia demolizione delle opinioni
dogmatiche relative alle tre canoniche parti della “cosiddetta” filosofia: lo
gica, fisica, etica,
L’intero libro secondo dei Lineamenti e quindi dedicato all’esposizio-
ne critica di concetti che, con terminologia modema, potremrno dire oscil-
lano fra Lepistemologia e la logica stricto sensu (nell5ordine: criterio, ve-
ro, verita, segno, dimostrazione, sillogismo, induzione, definizione, divi-
sione, sofisma). Prima di addentrarsi nell’analisi tecnica di tali nozioni
dogmatiche, pero, Sesto sente l’esigenza di avanzare una precisazione in-
troduttiva, abbastanza forte e chiara da poter accompagnare implicitamen-
te I'intera trattazione antidogmatica5.
La presa di posizione sestana nasce dall’esigenza di difendersi da at-
tacchi anti-scettici costantemente ‘inventati5 dai filosofi rivali6, L’accusa
che questi pensatori dogmatici muovono mira a chiudere assolutamente al
io scettico ogni spazio di indagine e ha una struttura dilemmatica7:
a. o lo scettico comprende a pieno le tesi dogmatiche che indaga;
b. o egli non le comprende.
Se vale (a), allora non si capisce perche egli dovrebbe sollevare aporie;
se invece vale (b) allora egli si autocondanna al silenzio, non potendo cer-
to esprimere alcunche di sensato su cio che per definizione gli risulta in-
comprensibile.
Questo tipo di obiezione ha probabilmente una lunga storia alle spalle
e affonda le radici in argomentazioni sofistiche contro la possibility stessa
del ricercare8. La difesa scettica - forse spia di un dibattito ancora attuale
all’epoca di Sesto, come lascerebbe supporre l ’indicazione temporale
“ora ”/nyn di PH II 4 - richiama gli avversari dogmatici alia necessita di
non giocare in modo equivoco sul verbo "comprendere” (,katalambano). A
esso va infatti riconosciuto un duplice significato:
116 Questioni scettiche. Letture [Link] al pirronismo antico
1. uno ‘debole’, ovvero quello di “intendere semplicemente” (noein ha-
plos), senza compiere il passo ulteriore di inferire dal mero concetto di
qualcosa la sua effettiva sussistenza9;
2. l’altro forte, pronto ad asserire l ’esistenza reale di cio che e oggetto
del noein e subito identificato con la comprensione o katalepsis stoica, ov
vero con il procedimento tecnico di concessione dell’as senso alia rappre-
sentazione comprensiva10.
Sesto mostra cosa accade nella prassi argomentativa di tutti i dogmati
ci, qualora essi si avvalgano del secondo dei significati appena ricordati11.
Per raggiungere in modo piu efficace il proprio obiettivo egli mette ipote-
ticamente di fronte a un rigoroso filosofo stoico alcuni dogmi fondamen-
tali deU’epicureismo (PH II 5), ovvero nell’ordine: divisibilita della so-
stanza o ousia materiale (in atomi e vuoto, si deve integrare); negazione
della provvidenza o pronoia', equazione bene/piacere12. Con abile ritorsio-
ne polemica, la contro-obiezione sestana assume anch’essa struttura di-
lemmatica:
- o lo stoico dice di comprendere in senso forte, ma allora deve conce-
dere effettiva sussistenza alle tesi epicuree (e ai loro referenti extra-
linguistici), abbattendo cosi gli stessi principi basilari del proprio in-
dirizzo di pensiero;
- oppure non comprende affatto, restando con cio tagliato fuori da ogni
possibile indagine, dalla praticabilita stessa del ricercare o zetein, pro-
positivo o polemico che sia.
L’impasse appena presentata, sowertendo dalle fondamenta qualsiasi fi
losofia dogmatica, viene inoltre assunta da Sesto come ‘solida’ prova e con-
trariis della bonta e legittimita del proprio indirizzo]3. La vana sottigliezza
dei dogmatici, del resto, viene smascherata anche attraverso una complessa
argomentazione, il cui esito indiretto e ancora una volta il rafforzamento del
la filosofia efettica.
Se infatti un qualsiasi dogmatico formula asserzioni forti e assolute su
un determinato oggetto x all’intemo delle cose oscure (ta adela), si danno
due alternative:
A. egli lo fa senza aver compreso jc e in tal caso non merita fiducia al
cuna (e apistos, dice Sesto in PH II 7);
B . egli lo fa avendo compreso x, e qui di nuovo secondo due modalita
opposte14, ovvero
B .l. in virtu di una comprensione fondata sull’evidenza immediata15; in
tal caso, pero - e qui sorge la contraddizione - da un lato jc non dovrebbe
esser piu considerato de iure un addon , mentre de facto su di esso conti-
nua a sussistere l ’indirimibile discordanza che aw olge le cose oscure16;
Emidio Spinelli 117
B.2. in base a un'indagine, ma allora si va a cadere nel tropo del dial
lele17, in quanto per indagare x bisogna prima averlo compreso, mentre per
comprenderlo occorre averlo prima sottoposto a indagine.
Le obiezioni e le difficolta fatte valere contro il senso forte di “com-
prensione”/“comprendere” svaniscono qualora questi termini vengano in-
tesi e applicati non tecnicamente, ma nel loro uso piano e debole di “sem-
plice nozione”, accessibile anche alio scettico in relazione a cio che gli si
impone necessariamente dall’estemo con evidenza sensibile o intelligibi-
le18. Concepire qualcosa, infatti, non implica automaticamente che quel
qualcosa esista19. Tenendo fede al proprio ‘abito’ (una traduzione gia in-
terpretante del sostantivo diathesis) e cedendo passivamente alia forza del
le rappresentazioni legate all’apparenza fenomenica20, lo scettico puo dun
que, senza cadere in contraddizione, formarsi la nozione di un oggetto jc e
continuare legittimamente a indagarlo, un' attivita invece del tutto preclu-
sa a chi, come il dogmatico, pretende di aver raggiunto una volta per tutte
la piena conoscenza di jc stesso21.
3. Per una comunicazione efficace
Ammettiamo pure che questa serrata argomentazione, fondata su di un
sottile e dialettico gioco di ritorsione polemica, possa essere risultata con-
vincente: lo scettico non e condannato a restare ebete di fronte alle tesi al-
trui, m a al contrario ha tutte le carte in regola per capirle e per afferrame
anche le sfumature piu recondite. Il suo non e tuttavia un distaccato e di-
sinteressato atto di teoretica contemplazione delle dottrine altrui. Al con
trario, egli deve essere in grado non solo di comprendere, ma anche e so
prattutto di sviluppare fmo in fondo la forza o dynamis propria del suo
abito filosofico, ovvero quell’abilita che “consiste nel contrapporre in
qualsivoglia modo le cose che appaiono e quelle che vengono pensate; da
essa, a causa dell’ugual forza presente nei fatti e discorsi contrapposti,
giungiamo dapprima alia sospensione del giudizio, subito dopo all’imper-
turbabilita” (PH 1 8). Per raggiungere questo obiettivo, che, lasciando bru-
ciare le tesi altrui o anche proprie nel fuoco di una dissonanza o diapho
nia che non conosce limiti o confini, rappresenta la condicio sine qua non
di una ricerca che si proclama infinita e pero (o percio?) capace di garan-
tire a chi la pratica una forma controllata e coerente di eudaimonia, oc
corre tuttavia servirsi di uno strumento pericoloso e insieme potente: il
linguaggio22. Ecco perche in piu punti dei suoi scritti, ma ancora una vol
ta soprattutto nel primo libro dei Lineamenti pirroniani, Sesto ritiene di
118 Question!, scettiche. Letture [Link] al pirronismo antico
dover giustificare senso e ambito di valore del parlare pirroniano, rispon-
dendo in modo accurato e quasi pedante alia domanda che, nelFillustrare
sin dalFinizio di quello scritto i punti fondamentali del logos generale re-
lativo alia propria “filosofia”, aveva prograrrnnaticamente posto a se stes
so: “in qual senso accettiamo le affermazioni scettiche” (PH I 5).
Alla delineazione di questa risposta viene dunque dedicata un’intera se-
zione dei Lineamenti, per l ’esattezza PH I 187-209. In questi paragrafi
l’intento di Sesto e quello di fornire un’auto-analisi del campo d’azione le-
gittimo riconoscibile alle formule linguistiche pirroniane, gia piu volte uti-
lizzate ad esempio nel corso dell:esame della tropologia23. Egli si sforza
pertanto di chiarire quali siano le cautele da adottare per costxuire un cam
po di strumenti capaci di esprimere in modo appropriate le nostre affezio-
ni, i nostri pathe2A. Nel far questo da una parte egli cerca di non cadere nel
la superba precipitazione o propeteia dei dogmatici e dall’altra di non as-
sumere alcuna posizione di a-dialogico silenzio25. Cio sarebbe del resto in
aperto contrasto con l’atteggiamento di ‘filantropica terapia’, di ‘profilas-
si teorica’ richiamato nella chiusa dei Lineamenti pirroniani ed esplicita
mente fondato sulla formulazione di argomenti o logoi accuratamente ca-
librati a seconda del tasso di ‘intossicazione dogmatica’ da combattere26.
Il passo fmplica un uso pragmaticamente ‘curativo’ del linguaggio e meri-
ta dunque di essere letto per esteso (PH i n 280-281):
(280) Lo scettico, essendo filantropo, intende curare con il ragionamento, nei
limiti del possibile, la vanita e la precipitazione dei dogmatici. Come dunque i me-
dici delle affezioni corporee possiedono rimedi diversi per potenza e fra questi
somministrano quelli forti a quelli che fortemente patiscono, quelli legged a co-
loro che (patiscono) in modo leggero, anche lo scettico presenta in tal modo ar
gomenti diversi per forza, (281) e rispetto a coloro che sono malati di precipita
zione grave usa quelli solidi e in grado di eliminare vigorosamente la malattia
dogmatica della vanita, quelli piu leggeri, invece, rispetto a coloro che hanno la
malattia della vanita alio stadio superficiale e facile a guarirsi e in grado di esse
re eliminata da argomentazioni persuasive di minor peso. Percio colui che prende
le mosse dalla scepsi non esita, a bella posta, a proporre argomenti talora vigoro-
si quanto a persuasivita, talora addirittura apparentemente alquanto fiacchi, poi
che spesso sufficient!, per lui, a raggiungere quanto si propone.
Piu in generale, del resto, anche a uno sguardo superficiale appare evi
dente che le continue precisazioni riscontrabili nei Lineamenti (come an
che in piu punti degli scritti Adversus Mathematicos) circa la valenza e il
raggio d ’azione degli usi terminologico-linguistici degli scettici sono frut-
Emidio Spinelli 119
to di un interesse serio e filosoficamente motivato da parte di Sesto. Ecco
perche sono convinto che le sue pratiche argomentative e confutatorie non
possono essere ‘bollate’ come meramente ironiche, ne come insincere o
come assolutamente incoerenti, ne condannate a restare !!vani tentativi”27.
Vediamo allora di ripercorrere nelle sue linee teoriche generali lo sfor
zo sestano di autogiustificazione linguistica28. Cio che si puo escludere
immediatamente e qualsiasi possibile identificazione delle apophaseis o
phonai scettiche con quel logos apophantikos di cui parla Aristotele (cfr.
soprattutto il cap. 4 del De interpretations). Quest’ultimo e infatti u n ’e-
nunciazione dotata e dotabile di un valore di verita o falsita (cfr. ad es. de
int. 5, l7a2-3). Le ‘voci’ sestane, invece, sembrano semmai essere piu vi-
cine a quei discorsi che lo stesso Aristotele definisce semplicemente ‘se-
m antici’, capaci si di significare, m a ne veri ne falsi: ad es. la preghiera, la
domanda, l’esortazione e altri ‘atti linguistici’. Nonostante questo statuto
non veritativo, e forse possibile individuare un oggetto extra-linguistico
quale loro ‘referente’. Non si tratta della physis delle cose, luogo di imba-
razzo o aporia sul piano conoscitivo, quanto piuttosto cio che a noi appa
re o e per noi evidente/manifesto29. E forse utile tentare di riassumere in
uno schema le relazioni reciprocamente ammissibili fra phonai, apparen-
ze e realta (i punti interrogativi indicano che le connessioni fra due ele-
menti sono soggette a indagine e dunque ‘incerte’)30:
cronista” scettico (cfr. P H I 4)
to phainor
esperienza frasi ( ‘pubbliche’)
to enarges
realta
Dietro questo schema pare muoversi la consapevolezza della differenza
esistente fra un uso del linguaggio assolutamente semplice o comune (ha-
plos/koinos), che non carica mai i termini di valenze particolari, e uno inve-
120 Questioni scettiche. Letture introduttive alpirronisrno antico
ce ‘tecnico’, frutto della sottigliezza o periergia dogmatica e vincolato a una
ben precisa presa di posizione teoretica. Volendo essere ancora piu chiari,
potremrno cosi descrivere tale differenza. Da una parte abbiamo il dogma-
tico, convinto che il linguaggio sia lo strumento grazie al quale enunciare
come stanno in realta le cose (meglio: le cose oscure, ta adela), quale e la
loro essenza al di la del modo in cui esse appaiono a noi. D alfaltra c’e lo
scettico, per il quale appare problematica la conoscibilita stessa delle cose
oscure, sia diretta sia indiretta, ovvero tramite lo ‘svelamento’ che dovreb-
be esser consentito dai 'segni indicativi’31. Per questo egli non si pronuncia
sulla loro reale natura e perfino quando si serve di determinate ‘voci’ (indi-
spensabili ad esempio, come viene ricordato in PH I 187, per dare vigore
polemico ai tropi) non le carica di alcuna intenzionalita semantic amen te on-
tologica. La funzione di tali phonai viene dunque ad essere rigorosamente
circoscritta: esse si limitano a indicare una disposizione e un’affezione in
terne32. Si rivelano insomma semplicemente ostensive di un fatto della no
stra esperienza interna, della condizione per cui noi, nel momento in cui le
proferiamo verbalmente, mostriamo di essere affetti in quella certa maniera
e in quel preciso istante o nyn rispetto agli oggetti della nostra ricerca33.
E chiaro, dunque, che il linguaggio viene a perdere tutta la sua carica
ontologizzante. Non essendo piu incentrato su giudizi di realta, su asseve-
razioni dogmatiche circa l’essere o il non-essere delle cose, si sottrae al ri-
gido ‘govemo’ dei principi logici di identita e non-contraddiztone. Esso si
trasforma dunque in un semplice “annuncio (apaggelia) di un’affezione
umana, ovvero di cio che appare a chi la prova” (PHI 203), di un’impres-
sione sensibile o intellettiva, registrata, in tutta la sua forza persuasiva, me-
diante l ’apparato espressivo di una “voce” o phone34. Nel caso dello scet
tico, insomma, come e stato scritto giustamente, “il suo discorso (parola o
pensiero discorsivo) non gli appartiene piu: egli non dice niente su qua-
lunque cosa ci sia, egli lascia che le cose si dicano attraverso di lui, egli
presta la sua voce ai fenomeni ‘senza riflessione ne deliberazione’”35.
L’insieme delle considerazioni fin qui avanzate offre le coordinate piu
adeguate per comprendere ratteggiam ento di testimone, quasi di “croni-
sta”, che Sesto rivendica come caratteristico del pirroniano e che viene
esplicitamente enunciato sin dal § 4 del primo libro dei Lineamenti-.
A ragione, dunque, le fondamentali filosofie sembrano essere tre: dogmatica
accademica scettica. Mentre converra ad altri parlare di quelle (due), delfindiriz-
zo scettico daremo noi al momento presente una delineazione sommaria, dopo
aver fatto questa premessa: riguardo a nessuna delle cose che saranno dette stabi-
liremo in modo dogmatico che essa sta esattamente cosi come ne parliamo, ma ri-
Emidio Spinelli 121
guardo a ciascuna fomiremo un resoconto, secondo quanto ora ci appare, in virtu
di un’esperienza personale.
La ricetta linguistica ed espressiva proposta da Sesto sembra descrive-
re una situazione di passivita nei confront! delle apparenze, legata in mo
do inscindibile alle condizioni soggettive in cui si verifica e senza la pre
tesa di porsi su di un piano di validita assoluta. Tale ‘situazione psicolo-
gica’ di partenza condiziona anche il momento della ostensione linguisti
ca delle affezioni umane. Sesto, infatti, riconosce senza difficolta la man-
canza di rigore e proprieta assoluti delle phonai scettiche. Esse si trovano
a essere valide solo relativamente al particolare modo in cui viene usato il
linguaggio alTintemo dello scetticismo stesso (al riguardo cfr. soprattutto
PH I 207). Di conseguenza, avendo privato le proprie voces di ogni refe-
renzialita ontologica, lo scettico si conserva immune da ogni vano dispu-
tare intorno alle parole, da ogni deleterio phonomachein (come ribadito in
P H I 195 e 207). Tutte le espressioni verbali sono infatti per lui sullo stes
so piano. Non c’e alcun termine o discorso che possa dirsi piu vero di un
altro, secondo una perfetta applicazione della prima phone analizzata da
Sesto: ou mallon, da intendere, al pari di ogni altra, “indifferentemente”
(adiaphoros) e “impropriamente” (katachrestikos)36. Il pirroniano rinun-
cia insomma alia possibility di giudicare della corrispondenza linguag-
gio/realta, mentre accetta “il semplice dire qualcosa” (to haplos legein ti),
il non-filosofico (forse meglio: pre-filosofico37) e non dogmatico uso de
gli strumenti comunicativi, equivalente al comune annunciare/riferire/rac-
contare lo status delle proprie affezioni.
Riprendendo alcuni spunti chiaramente evidenziati da Sesto gia in PH
113ss., potremrno allora ribadire che le phonai scettiche non hanno alcun
valore di verita, ne vengono pronunciate “come effettivamente sussistenti
in senso assoluto”. Tutta la loro forza consiste nella fuuzione di dare una
veste linguistica a un meccanismo passivo di ricezione/impressione/tra-
smissione del fenomeno o meglio della sua phantasia 38. Se e cost, pero,
sembra cadere anche l’accusa di auto-contraddittorieta spesso elevata con
tro i pirroniani. Non rientrando infatti le loro phonai nell’ambito di una
‘semantica ontologica’, essi si sentono coerentemente legittimati a gettar-
le fra “le rovine di un incendio al quale lo scetticismo non puo nd vuole
sfuggire”39. La metafora dei purganti cui ricorre Sesto in PH I 206 e, co
me spesso accade, ancora piu efficace40:
Riguardo a tutte le espressioni scettiche, infatti, occorre presupporre questo,
che non formuliamo asserzioni dogmatiche sul fatto che siano assolutamente vere,
122 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
poiche invero sosteniamo che possono distruggersi addirittura da se, eliminando se
stesse insieme a quelle cose di cui si dicono, come i purganti, fra i farmaci, non so
lo espellono dal corpo gli umori, ma eliminano anche se stessi insieme agli umori.
Sesto si compiace non solo di riproporla, m a anche di arricchiila ulte-
riormente nel paragrafo conclusivo del secondo libro del Contro i logici,
grazie airim m agine del fuoco che consuma se stesso e soprattutto alia for-
tunata metafora della sc ala41. Essa rnostra, non dimostra , la prassi argo-
mentativa e linguistica degli scettici meglio di qualsiasi articolata parafra-
si e dunque merita di essere citata per esteso (M V III 481):
e di nuovo, come non e impossibile che chi e salito verso un luogo elevato per
mezzo di una scala rovesci con il piede la scala dopo Fascesa, cosi non e invero-
simile che lo scettico, arrivato a stabilire il proprio argomeuto per mezzo di una
scaletta, ovvero di un discorso che mostra che non esiste dimostrazione, proprio
allora distmgga anche questo stesso discorso.
4. Le voci scettiche
Dopo aver esposto le linee generali delFunica forma ammissibile di ‘fi
losofia del linguaggio’ scettico. credo sia opportuno fomire alcune preci-
sazioni su singoli elementi di dettaglio, che emergono a proposito delle va-
rie phonai prese in considerazione da Sesto e che rendono conclusivamen-
te ancor piu chiaro, nella prassi dell’uso linguistico quotidiano da lui ac-
colto, l ’obiettivo di fondo perseguito nella difesa di un ‘parlar chiaro’ ge-
nuinamente pirroniano. Tentero di restare in questo caso il piu aderente e
fedele possibile al testo della gia citata, ricca sezione dei Lineamenti dedi-
cata alle voces scettiche (PH 1 187-209), propo'nendo un elenco articolato
di queste ultime, di volta in volta arricchito da una sorta di necessaria-
mente sintetico, ma essenziale running commentary.
4.1 “non piu” (PH I 188-191)42 - Innanzi tutto viene ribadita l’unicita
d ’uso delle espressioni “non piu” e “nulla di piu”. I pirroniani le impiega-
no indifferentemente e non, come vorrebbero alcuni, selettivamente a se-
conda che abbiano a che fare con indagini specifiche o generiche. Sesto
avanza quindi alcune osservazioni sia sulla forma che sul contenuto o m e
glio referente di tale “voce”43.
Sul piano della forma ou [Link] ha evidente valore ellittico, poiche sta
per “non piu (questo che quello e viceversa)”. Essa e stata inoltre espressa
in modo diverso e interscambiabile: o come m era asserzione o quale vera
Emidio Spinelli 123
e propria domanda44. Quest’ultima pare in ogni caso la scelta prevalente
nell’uso linguistico comune, filtrato attraverso testimonianze letterarie45.
Sul piano del contenuto, questa phone si limita a formulare tramite se
gni linguistici il pathos generato dalla ugual forza o isostheneia di logoi o
pragmata contrapposti46. Essa ha solo la veste esteriore di un’asserzione o
di una negazione, ma in realta viene utilizzata dai pirroniani “impropria-
mente” (katachrestikos). Non va infatti dimenticato che “il linguaggio sem-
plicemente non ha alcuna forma di espressione che indichi la mera espe
rienza di un pathos , senza formulare un’asserzione riguardo a esso, quanto
meno non a un livello piu complesso dell5interiezione”47.
4.2 II ‘non dire’ o aphasia (PH 1 192-193) - Coerentemente con le scel-
te di fondo del proprio 'semplice dire5Sesto intende phasis non nel suo si-
gnificato tecnico (idios) di proposizione unicamente affermativa, quanto
piuttosto n e ir accezione comune (koinos) di vox neutra, capace tanto di af-
fermare quanto di negare (secondo una prassi gia attestata in Aristotele). Il
rifiuto della phasis passa linguisticamente attraverso un propheresthai ben
piu debole del tecnico legeinA%. Ne vale nel caso delle affezioni necessarie,
rispetto alle quali e inevitable assentire e dunque pronunciare un si o un
no. Esso diviene dunque un efficace strumento per render manifesto il
pathos soggettivo e momentaneo dello scettico49, ma resta circoscritto al
campo delle cose oscure su cui invece pretendono di affermare e negare in
modo risoluto e assoluto i dogmatici. Sesto aggiunge infine che non e la
natura delle cose a determinare Yaphasia. E probabile che questa precisa-
zione abbia la funzione di differenziare la prassi neo-pirroniana dall’origi-
naria posizione di ‘indifferentismo ontologico5 e di conseguente, estrema
coerenza linguistica e morale di Pirrone50.
4 3 “forse55 (PH 1 194-195) - Alle ‘voci’ esplicitamente citate in questi
paragrafi e verosimile aggiungere anche l’aw erbio isos, che svolge la me-
desima funzione: quella di svuotare il hnguaggio scettico di qualsiasi co-
loritura dogmatica, soprattutto nel senso di una recisa negazione51. Sesto
ribadisce in primo luogo il carattere ellittico delle espressioni in esame,
impiegate per amor di brevita, indifferentemente (adiaphoros) e senza sol-
levare questioni in merito alia loro presunta corrispondenza con la natura
degli stati di fatto enunciati52. Egli le collega direttamente alVaphasia, re
sa manifesta (toma il verbo deloo ) dal fatto che esse lasciano costante-
mente impregiudicata l ’opzione definitiva (esemplificata da un verbo tutto
dogmatico: diabebaiousthai) per il si o per il no.
4.4 “Sospendo il giudizio ”!epecho (PH 1 196) - La spiegazione propo-
sta richiama, e pub essere utilmente integrata con, le precisazioni sul ti esti
dello scetticismo contenute in PH I 8-10. Al di la di qualsiasi ulteriore os-
124 Questioni scettiche, Letture introduttive al pirronismo antico
servazione teorica o storica, im possible in questa sede, su questa, che e
quasi la bandiera e comunque una delle parole d ’ordine degli scetticismi
antichi. accademico come anche pirroniano, mi limito a sottolineare lo
sforzo sestano di sottrarre anche l’aggettivo isos al diabebaiousthai dog-
matico, per legarlo invece all’apparenza fenomenica determinata dagli ine-
vitabili impulsi sensibili, poiche “se poi sono uguali [soil.: le cose ovvero
ta pragmata\, non lo asseriamo in modo dogmatico: riguardo a esse, in
fatti, diciamo cio che ci appare nel momento in cui ci colpiscono”.
4.5 “nulla definisco” (PHI 197)53 - Anche questa phone svela (cfr. nuo-
vamente l’occorrenza di delotike) semplicemente un pathos. Lungi dalF es
sere una spia di ‘disonesta5 o ‘codardia’ intellettuale, essa si lirnita a dare
veste linguistica alia condizione di stallo conoscitivo iu cui si trova lo scet
tico di fronte a cio che ricade nelFambito di ta adela54. Egli agisce ben di-
versamente dai dogmatici. Questi ultimi, infatti, post! nella medesima si-
tuazione, si lasciano precipitosamente audare air assenso e costruiscono ri-
gide presupposizioni teoretiche, fino a cristallizzarle in un corpo di defini
zioni55. Il pirroniano invece - pur con le consuete riserve, testimoniate in
questo caso dalToccorrenza del tecnico tacha ~ e addirittura pronto a ren-
dere auto-referenziale la stessa espressione “nulla definisco”56.
4.6 “tutte le cose sono indeterminate” (PH I 198-199); “tutte le cose so
no incomprensibili (PH I 200); “non comprendo”, “non intendo” (PH I
201) - Anche qui valgono alcune precisazioni e norme d ’uso piu volte ri-
cordate. Prima di tutto viene fomita una sorta di avvertenza preliminare, di
caveat onnipresente, che dovrebbe accompagnare il lettore delle pagine
scettiche sempre e comunque, evitandogli ogni possibile fraintendimento.
Mi riferisco alia cautela linguistica, iu virtu della quale viene stabilita Fim-
mediata traducibilita/interscambiabilita di esti con phainetai51, piu volte
reiterata nel corpus sestano58. Sesto aggiunge quindi Fulteriore precis a-
zione, per cui affermazioni come quelle esaminate in questi paragrafi, lun
gi dalFassumere valore categorico e universale, non si estendono indistin-
tamente a tutte le cose, ma solo a quelle non evidenti indagate dai dogma
tici59. Sono queste ultime, infatti, che si sottraggono a qualsiasi possibile
determinazione epistemologica60 o comprensione, in quanto rispetto a es
se sussistono opinioni, posizioni, fors5anche apparenze di ugual forza per-
suasiva e in conflitto indirimibile. Il risultato di questa purificazione onto
logica del linguaggio e brevemente richiamato in PH I 201 e piu analiti-
camente presentato in PH I 200, che forse conviene leggere per esteso:
In questo modo ci comportiamo anche quando diciamo 'tutte le cose sono in
comprensibili5; e infatti intendiamo ‘tutte’ alia stessa maniera e inseriamo a com-
Emidio Spinelli. 125
pletamento ‘a m e’, cosicche questo e cio che vien detto: ‘tutte le cose, quante al
meno ne analizzai tra quelle non evidenti indagate dogmaticamente, mi appaio-
no incomprensibili’. Questo modo di parlare, pero, e proprio non di colui che si
dichiara convinto del fatto che le cose indagate dai dogmatici sono di natura tale
da essere incomprensibili, ma di chi annuncia la propria, personale affezione, ‘in
base alia quale - sostiene - penso di non aver compreso, io - fino a questo mo
mento nessuna di quelle cose, a causa dell’ugual forza di cio che a loro si op-
pone’61. Percio anche tutte le obiezioni avanzate per farci cadere in contraddizio-
ne mi sembra che stonino di fronte alle cose da noi presentate a m o’ di annuncio.
La chiusa del paragrafo rispedisce dunque al mittente le accuse di au-
tocontraddittorieta mosse da piu parti contro il gia ricordato atteggiamen-
to da ‘cronista’ dello scettico62. In aperta e consapevole polemica con qual
siasi forma di dogmatismo negativo, Sesto ribadisce che il ‘dire’ pirronia
no si svolge in uno spazio di tempo definito e limitato63 e si trasforma in
un ‘trasparente’ annuncio di affezioni soggettivamente sperimentate.
4.7 “a ogni discorso,.;5 (PH I 202-205) - Il logos di cui qui si tratta e
rappresentato da qualsivoglia asserzione dogmatica sulla natura delle cose
oscure. Come e stato opportunamente osservato, “questa sezione mostra
che gli ‘argomenti’ che Sesto ha in mente non sono solo argomenti dedut-
tivi, con premesse e una conclusione che logicamente segue dalle premes-
se, ma qualsivoglia tipo di considerazloni che vengono addotte a supporto
di un’affermazione circa il mondo estem o”64.
L’esposizione di una tale antilogia discorsiva, assimilata anch’essa a
una forma di annuncio della propria affezione interna, e fatta in modo tal-
mente ‘im proprio5o katachrestikos da poter assumere diversa veste gram-
maticale. “Alcuni” , infatti (difficile dire una parola definitiva sulla loro
possibile identita), preferiscono ricorrere alio iussivo “e da contrappor-
si ”lantikeisthai, da equiparare al congiuntivo esortativo “contrapponia-
mo ”lantithomen, volendo con cio quasi dare valore prescrittivo alia for
m ula65. Il loro obiettivo ultimo pare quello di rafforzare la genuina ‘effica-
cia antitetica’ o dynamis antithetike dello scettico, di rinsaldam e 1’abito di
contro alia precipitazione dogmatica, affinche egli sappia mantenersi saldo
nella prassi sospensiva e conquistare cosi la conseguente imperturbability
o ataraxia.
Comunque sia delle opzioni grammatical! attraverso cui e possibile
enunciare tale “slogan55, pare possibile trarre dal suo uso una conclusione
di carattere generale66. L’attivita antilogica dello scettico trova la propria
ragion d’essere nell’opposizione di logoi o opinioni dogmatiche su cio che
e oscuro, che uon sono ai suoi occhi, per usare terminologia aristotelica,
126 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
ne contraddittorie ne contrarie. Non sono contraddittorie, perche cio lo co-
stringerebbe a dichiarame una necessariamente vera e Faltra necessaria-
mente falsa. Ne sono tuttavia contrarie (tali insomma da non poter essere
entrambe vere, ma entrambe false si), poiche l’impossibilita piu volte ri-
badita di cogliere la vera natura di ta aclela impedisce anche di dichiarar-
ne la contemporanea falsita. L’unica via che resta aperta alio scettico ap
pare dunque quella di non suppore nulla di vero ne di falso “nelle cose opi-
nabili”67. Si tratterebbe in tal senso di un’applicazione ‘debole’ della dia-
lettica in senso aristotelico, la quale aveva la sua funzione forse decisiva o
‘forte’ nell’essere “utile in rapporto alle scienze filosofiche, perche, se sa-
remo capaci di sviluppare le aporie in entrambe le direzioni, scorgeremo
piu facilmente in ciascuna il vero ed il falso”68. Lo scettico sembra accet-
tare questa prescrizione aristotelica solo in parte, ovvero solo fino al gio-
co sottile di sollevare o scoprire aporie, senza tuttavia compiere il passo ul-
teriore dell’attribuzione di verita a una delle opinioni opposte. Pur non es-
sendo una pianta o uuo stupido vegetale, dunque, egli riesce probabilmen
te a sfuggire alia confutazione del cap. 4 del quarto libro della Meta fisica.
Qualsiasi espressione linguistica usi, infatti, egli non intende “significare
qualcosa di qualcos’altro”, ne teorizzare una semantica ontologica, perche
si accontenta di sperimentare l’ugual forza o isostheneia dei logoi con-
trapposti, cosi “uguali” nella loro credibilita da generare equilibrio (arre-
psia : cfr. P H I 190).
In conclusione, quindi, credo che anche quest’ultima considerazione
- come e forse piu delle altre avanzate in precedenza - consenta di con-
venire con Montaigne (Saggi II, 12), il quale notava giustamente come gli
scettici “avrebbe[ro] bisogno di un linguaggio nuovo”, di un’altra forma
del dire, soprattutto perche essa deve rispondere a un’altra logica, a quel
la che paradossalmente e forse quasi provocatoriamente si potrebbe chia-
m are una “logica a-logica”69.
Emidio Spinelli 127
NOTE
1 E una notazione che vale gia e soprattutto per Pirrone: cfr. al riguardo anche infra,
cap. VI, n. 13. Fra le eccezioni di filosofi, pur dogmatici, che tuttavia hanno assegnato un
ruolo non unicamente negativo alia sfida scettica credo non si possa tacere la figura di He
gel: per un primo orientamento bibliografico al riguardo si veda supra, cap. 1, n. 1.
2 Per un primo confronto, tematico e bibliografico, su queste due forme antiche di scet
ticismo cfr. ancora supra, cap. I.
3 Snll’accusa dogmatica di apraxia/anenerge sia e sulla coerente risposta scettica cfr.
infra, cap. VI.
4 Dal Pra 19752, p. 467.
- Brunschwig 1994c, p. 227 parla di “vitale questione preliminare”. Va notato in ogni
caso che si tratta di un caveat richiamato una tantum e non di una affermazione tanto per-
sistente, ma infondata, di cui incoerentemente non vi sarebbe poi traccia in altri punti del-
Fopera (come sembrano invece sostenere Annas-Bames 2000, p. 67, n. 2).
6 In questo caso essi sono verosimilmente da identificare con filosofi stoici. E quanto
lascia supporre sia la significativa occoirenza del verbo thrylo (per il cui valore tecnico cfr.
soprattutto M XI 109, con relativo commento e ulteriori rinvii in Spinelli 1995, p. 286), sia
la presenza in PH II 3 di due esempi di dottrine logiche quasi certamente elaborate in aru-
bito stoico: l ’argomento per sottrazione e il teorema a due premesse complesse. Sulla pro-
babile struttura del primo cfr. almeno Bury 1933, p. 150, n. c; Annas-Bames 2000, p. 67,
n. 4; Mates 1996, p. 265; su quella del secondo gettano utilmente luce non solo il rinvio ad
altri passi (sestani e non: PH II 202; M V III 440-442; Gal. inst. log. VII 1; Orig. contra
Celsum VII 15), ma soprattutto le osservazioni di Mates 1953, p. 136; Frede 1974, p. 182;
Mignucci 1993, pp. 230ss. e Bobzien 1996, p. 169.
7 Cfr. rispettivamente: oudamos nella chiusa di PH II 3 e per la struttura del logos se
stano Pappenheim 1881, p. 97; Mates 1996, pp. 24-25.
8 Al riguardo cfr. gia le testimonianze di Platone {Men. 80d-e) e di Aristotele {an. post,
I, I, 71a29). Per la permanente attualita della questione in eth ellenistica e post-ellenistica
cfr. paradigmaticamente il fr. 215f Sandbach di Plutarco. Va inoltre ricordato che Sesto di
scute un’obiezione analoga - affiancandole una seconda soluzione, diversa e forse incom-
patibile secondo Brunschwig (1994c, sp. p. 227) - anche in un altro passo, ovvero M VHI
337ss., su cui per un primo orientamento rinvio a Spinelli 2000a, pp. 49-50; cfr. infine an
che m i n 268; frr. 1182s. Hulser e Decleva Caizzi 1992a, pp. 281ss.
9 Sul rifiuto di tale ‘"implicazione ontologica’” cfr. soprattutto Brunschwig 1994c, p. 228.
30 La sua definizione nella seconda parte di PH II 4 puo essere utilmente accostata e
confrontata con altri passi, sestani (ad es. M V II 248=fr. 333 Hulser; 402, 426; XI I83=fr.
336 Hulser) e non (DL VII 46 e Cic. Luc, 77-78). Per un primo esame della sua funzione
nelTambito della dottrina stoica della conoscenza cfr. Annas 1990 e loppolo 1990.
11 Per il valore da attribuire all’espressione en toi logoi, PHIL 4, cfr. Pappenheim 1881,
p. 98. Si noti inoltre la presenza delta vox tecnica tacha, che testimonia del consueto abito
derivante dalla cautela lingnistica piironiana.
12 Cfr. rispettivamente: PH i n 2 (per il valore da attribuire a ousia: contra si veda tut
tavia Pappenheim 1881, p. 99); P H I 151, nonche P H III 219; 181, oltre a M X I 73; 77.
13 In P H II 6, oltre al verbo sygcheo, che ricorre costantemente nel corpus sestano per
indicare uno sconvolgimento radicale (per i passi si veda Janacek 2000, s.v.), si noti anche
128 Questioni scettiche. Letture introduttive ai pirronismo antico
l’occorrenza del verbo lerein, sempre impiegato in Sesto, al pari dei snoi cognati, per bol-
lare il vano chiacchiericcio dei dogmatici: cfr. anche PH II 25] e III 122.
14 Cfr. al riguardo lo schema dei due tropi: PH I 178-179, su cui si veda anche Bames
1990c.
15 Su questa particolare modahta di conoscenza o noesis, qui linguisticamente segnala-
ta tramite l ’avverbio periptotikos {PH II 8; uei passi citati successivamente occorrono in
vece l’aggettivo corrispondente o il sostantivo periptosis), cfr. almeno M V III 56ss.; IX
393ss.; XI 250ss.; M l 25; m 40ss., nonche Pappenheim 1881, p. 100; per alcune conside-
razioni di carattere piu generale cfr. anche Spinelli 2004.
16 Cfr. in proposito anche PH II 182, uonche III 256 e 266.
17 Su cui cfr. PH I 164ss. (in part.: 169), nonche le utili osservazioni di Bames 1990b,
sp. cap. 3; Jacquette 1994.
18 Per un primo esame della coppia di termini noetonlaistheton rinvio a Celluprica
1981.
19 La conclusione di Sesto sembra interpretabile come una sorta di attacco ante title-
ram contro i’inferenza necessaria sottesa a ogni variety di ‘argomento ontologico’. Cfr. an
che M V m 381, 453; IX 49.
20 Cfr. gia PH 113, su cni si veda infra, cap. VI, sp. pp. 137-138, con ulteriori rinvia bi-
bliografici.
21 Cfr. soprattutto Pappenheim 1881, p. 101, noncbe alcuni utili osservazioni in Hankin
son 1995, sp. pp. 280-281; per la contrapposizione scettico/dogmatico cfr. gia PH I 2-3.
22 Utili spunti di rifles si one sulla ‘filosofia del linguaggio’ scettica - in parte ripresi o
discussi anche in questo contributo - si possono leggere in: Stougb 1984; Anbenque 1985;
McPberran 1987; Fliickiger 1990; Glidden 1994; Cardullo 1994; Bruuschwig 1997c; Vogt
1998, sp. cap. 2; Sluiter 2000; Castagnoli 2000; Magrin 2003.
23 Per alcune osservazioni di dettaglio sulla tropologia scettica cfr. supra, cap. II.
24 Per la ‘metafora strumentale’ cfr. anche DL IX 77.
25 Per il corretto valore da attribuire al teimine aphasia cfr. PH II 192-193 e relative
commento infra, ma soprattutto Brunschwig 1997c.
26 Cfr. al riguardo le osservazioui di Bames 1990d, pp. 2691-2692, nonche soprattutto
quelle di Cohen 1984 e Voelke 1993.
27 Pace rispettivamente: Glidden 1983; Stough 1984, sp. pp. 161-163, per nriaccusa di
parziale incoerenza (cfr. tuttavia contra alcune considerazioni di Cavini 1981, pp. 544-
545); infine Caujolle-Zaslawsky 1986, pp. 317-318. Sulla questione cfr. in ogni casoleuti-
ii osservazioni di McPherran 1987, sp. p. 310 e n. 39 e piu in generale di Castagnoli 2000.
28 Le osservazioni che seguono riprendono e in parte integrano quanto scritto in Spi
nelli 1991.
29 Sulla probabile sinonimicita fra to phainomenon e to enarges cfr. Frede 1973, sp. pp.
809 e Bames 1990d, p. 2621, n. 46; si veda inoltre Brunschwig 1997c, sp. pp. 311-312.
30 Prendo spunto da alcune indicazioni fomite da Hacking 1975, p. 181.
31 Sulla cui struttura e sul cui valore cfr. almeno PH II 101-133, nonche M V III 159-
299; cfr. anche supra, cap. IV, sp. pp. 98-100.
32 Esse sono insomma indicative o menytikai, dice Sesto sempre in PH 1 187; sulla fun
zione dei verbi menyo/deloo e cognati cfr. Spinelli 1995, p, 169.
33 In PH I 191, ad esempio, Sesto e molto chiaro al riguardo: “da parte nostra, <infat-
ti>, si intende evidenziare cio che ci appare; quanto invece all’espressione per mezzo del
la quale lo evidenziamo, restiamo iudifferenti”; cfr. inoltre PH 1 193, 200-201. Si veda an
che Bames 1990d, pp. 2624-2626; per le impheazioni ‘pratiche’, legate alle necessita co-
Emidio Spinelli 129
municative umane, derivanti dal carattere non-assertorio delle phonai scettiche cfr. Stough
1984, pp. 145-147 e Caujolle-Zaslawsky 1986, pp, 321 ss.
34 In DL IX 104 si parla, forse ancor piu efficacemente, di exomologeseis, “confessio-
ni” o “ammissioni” . Cfr. anche Bames 1990d, p. 2625 e relative note, il quale evoca peifi-
no un parallelo con le Ricerche di Wittgenstein (1, § 244); per una posizione leggermente
diversa cfr. invece Brunschwig 1997c, sp. pp. 318-319.
35 Desbordes 1982, p. 61, la quale rinvia anche all'analogo giudizio di Naess 1968, pp.
44-45.
36 Cfr. al riguardo anche PH I 191 ■
37 Krentz 1962, p. 156; cfr. anche Cauchy 1986, p. 336.
38 Cfr. anche M VIII 368 e Naess 1968, p. 10.
39 Traggo quest’espressione da Russo 1975, p. X,
40 Si tratta di un’immagine nata dall’esperienza quotidiana della prassi medico-faima-
ceutica e attestata sia in altri luoghi dei Lineamenti (cfr. ad es. PH I 14-15; PH II 187-188)
sia presso fonti diverse (per un primo elenco di altri passi signifcativi cfr. McPherran 1987,
p. 291, n. 5). Sui passi sestani appena menzionati e su quello citato subito dopo nel testo,
molto importanti ai fini di individuate ambito e valore delle strategic pirroniane legate alia
peritrope o al perigraphein/symperigraphein, un sicuro punto di riferimento b il ricco con
tribute di Castagnoli 2000.
41 Su quest’ultima, oltre al lavoro di Castagnoli ricordato nella n. precedente, si veda-
no almeno: Chisholm 1941, pp. 383-384; Hallie-Etheridge 1985, pp. 39-40; soprattutto
Cohen 1984, pp. 417-421; McPherran 1987 e, per alcune riserve sull’apparato metaforico
sestano, Glidden 1983, pp. 242-244. Per la fortuna deU’inimagine della scala cfr. ad es. la
riproposizione che ne da Wittgenstein nel suo Tractatus log ico -p hi los op hi cns, 6.54, con ul
teriori rinvii bibliografici in Black 1967, p. 363.
42 Per i cambiamenti di significato e funzione subiti dalla formula ou rnallon - an-
ch’essa da considerare come “un modo di parlare non assertorio” secondo McPherran
1987, p. 297 - a partire da Democrito cfr. almeno De Lacy 1958; Graeser 1970; Burkert
1997; piu in particolare sulla posizione di Pirrone cfr. Decleva Caizzi 1981a, fr. 55 e rela-
tivo commento, pp. 234-236.
43 E una strategia che sembra sfruttare polemicamente disdnzioni gia in uso presso gli
stoici e gli esperti di grammatical cfr. percio Sluiter 2000, p. 116, u. 21, con ulteriori rinvii
testuali.
44 Cfr. McPherran 1987, p. 296, n. 18 e ancheM I 315.
45 Le citazioni riportate da Sesto in PH 1 189 provengono rispettivamente da Eurip.
Here. 1 e Menandro, fr. 675 Kassel-Austin; suIToccorreuza del nome proprio “Dione” cfr.
Pappenheim 1881, p. 71.
46 Utili parallel! al riguardo si possono leggere in PH I 4, 15, 193, 197, 200, 201.
47 Cost giustamente osserva la Sluiter 2000, p. 96, la quale sottolinea anche ulteriori
element! di vicinanza tra phonai e interiezioni. Si pensi ad es. all’uso, in questi paragraii,
di verbi quali epiphtheggomai. o ancorapropheresthai piuttosto che lego, o ancora alia scel-
ta stessa del vocabolo phone, che nelle teorie linguistiche antiche "indiea un suono artico-
lato senza fomire informazioni snl contenuto semantico” (cfr. ancora ivi, p. 97; si veda an
che Mates 1996, p. 255).
48 Cfr. al riguardo le osservazioni della Sluiter richiamate uella n. precedente.
49 Cfr. il ricorso al verbo deloo in PH 1 193, nonche PH I 14, 15.
50 Cfr. il binomio aphasia!ataraxia presentato quale risultato ultimo del corretto atteg-
giamento di fronte alle cose nella parte conclusiva della testimonianza di Aristocle, ap. Bus.
130 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
praep. ev. XTV 18, 4=F. 4 Chiesara=Pyrrho T. 53 Decleva Caizzi, con relativo commento
in Decleva Caizzi 1981a, pp. 221 e 230ss.; cfr. anche, per spiegazioni leggermente diverse,
soprattutto l’organica trattazione di Brunschwig 1997 c.
51 Cfr. anche Mates 1996, p. 256.
52 Sulla coppia “e possibile/non e possibile” Pappenheim 1881, p. 72 rinvia anche alle
precisazioni offerte da Aristotele nel cap. 12 del De interpretations.
53 Sul valore di korizo cfr. anche Mates 1996, p. 257.
54 La presenza di apaggeltikos e diegoumenos allude piii tecnicamente alia sfera se-
mantica del semplice ‘nairareTannunciare’.
55 Contro le “presupposizioni dogmatiche” o dogmatikai hypolepseis filosofi che e non
Sesto si era gia espresso nel corso del decimo tropo: cir. P H I 145-163, con le osservazio
ni avanzate supra, cap. II, sp. pp. 48-50. Quanto agli horoi essi vengono attaccati in detta-
glio in PH II 205-212, su cui cfr. supra, cap. Ill, sp. pp. 68-75.
56 In proposito cfr. anche DL IX 104 e Pappenheim 1881, p. 72.
57 Si noti che aoristia in PH I 198 e hapax in Sesto. Ne si dimentichi che le espressio
ni in esame, “tutte le cose sono mdetermina te’7“tu tte le cose sono incomprensibili” risul-
tano ellittiche, dovendosi sempre sottintendere rnoi, o, come si legge in PH I 199: kath’he-
mas o hos pros eme o hos emoi.
58 Cfr. ad es. P H I 135 e M X I 18-19, nonche supra, cap. II, sp. p. 45; si veda inoltre
Brennan 2000, pp. 77ss.; per una spiegazione diversa cfr. tuttavia Bett 1997, pp. 58-59.
59 Cir. anche P H I 2 e 208. Sullo speciale ‘langnage-game’ che tale atteggiamento pre-
suppone cir. Cohen 1984, pp. 413-414; utili indicazioni anche in Brennan 2000, pp. 79ss.
60 E non ontologica com’era invece nel caso di Pirrone, dalla cui ‘metaiisica’ Sesto in-
tende forse differenziarsi: cfr. al riguardo Brennan 2000, p. 91, n. 21.
61 Mi pare opportuno aggiungere qui un punto fermo; cfr. anche Bury 1933, p. 119.
Inoltre, sulToccorrenza di ego cfr. Mates 1996, p. 257; il bersaglio polemico costituito dal
la dottrina dell’assoluta incomprensibihta o akatalepsia delle cose appare chiaro agli occhi
di Sesto: si tratta dell’Accademia scettica di Cameade e Clitomaco, per cui cfr. soprattutto
P H I 1-4 e 226-231.
62 Siguificativo e il fatto che esse suonino “stonate”, come ben sottoliena il verbo usa-
to (apado), hapax in Sesto; cfr. anche la posizione enesidemea attestata in Phot. bibl. Cod.
212, 170a22,
63 Cfr. achri nyn, P H I 200; hos pros to pa w n , PH I 201.
64 Cosi Mates 1996, p. 258; cfr. anche Pappenheim 1881, p. 74.
65 Cfr. in tal senso anche Vhapax paraggelmatikos: su di esso e sul possibile autece-
dente timoniano richiama Pattenzione Decleva Caizzi 1992a, p. 306.
66 Su una hnea diversa si muove Stough 1984, p. 138, n. 2.
67 Ovvero en tois doxastois: tale opzione sembra radicalizzare un’intuizione gia pre
sente nel Peri antikeimenon di Aristotele: cir. fr. 625 Gigon.
68Arist. top. I, 2, 10Ia34-36 (tr. di Berti 1989, p. 34).
69 Sulla questione cfr. soprattutto Aubenque 1985, pp. 105-107 e McPherran 1987, p.
318, n. 55.
Ringrazio sinceramente Riccardo Chiaradonna, che ha avuto la pazienza di leggere e
discutere con me alcuni punti e idee di fondo di questo contribute.
C a p it o l o sesto
“FATTI VOI FOSTE A VIVER COME SCETTICI..
0. a) “Di conseguenza, quanti dicono che non si puo comprendere nul
la tolgono di mezzo questi stessi strumenti od omamenti della vita, o piut
tosto buttano giu dal fondo la vita intera, e privano dell’anima la stessa
creatura animata, cosicche e difficile parlare della loro temerarieta come il
caso richiederebbe”1
b) “Uomo, che cosa fai? Ti smentisci da te stesso quotidianamente, e
non vuoi abbandonare queste insulse argomentazioni? Quando mangi, do
ve porti la mano? Alla bocca o airocchio? Quando fai il bagno. dove en-
tri? Quando mai chiami la pentola piatto, o mestolo lo spiedo?”2
c) “Inoltre i dogmatici rimproverano agli scettici di eliminate la vita
stessa, in quanto essi rigettano tutto cio di cui consiste la vita. [... ] Contro
questo criterio dei fenomeni, i dogmatici obbiettano: se dai medesimi og-
getti ci colpiscono rappresentazioni diverse, - per esempio, da una torre
che appare tonda, ma puo essere anche quadrata, - lo scettico non scegliera
Tuna o l’altra delle due, sara costretto a rinunziare alia sua attivita, ma se
- dicono loro - seguira una delle due rappresentazioni, non ammettera piu
che 1 fenomeni siano equipollenti”3
d) “Bisogna anche considerare queste cose: un uomo siffatto [scil.: un
pirroniano] come potrebbe diventare cittadino, giudice, consigliere, amico
o, insomma, essere un uomo? Quali malvagita non oserebbe compiere co-
lui che pensa che in verita non si dia nulla di bello o brutto, giusto o in-
giusto? E non mi si replichi che questi tali temono leggi e punizioni; come
sarebbe possibile, da parte di persone impassibili ed imperturbate, come
essi affermano di essere?”4
e) “Infatti qui sta l’obiezione principale e piii valida contro lo scettici
smo eccessivo, che da esso non puo risultare alcun beneficio durevole, fin-
che esso mantiene in pieno la sua forza ed il suo vigore. Basta che chie-
diamo ad uno scettico del genere: qua! e la sua intenzione? E che cosa si
propone con tutte queste curiose ricerche? Si trova subito imbarazzato e
non sa cosa rispondere. Un copemicano o un seguace di Tolemeo, che so-
stengono ognuno il loro differente sistema astronomico, possono sperare
132 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
di produrre una convinzione costante e durevole nel loro uditorio. Uno
stoico od un epicureo sviluppano dei principi clie possono non esser dure-
voli m a che haimo un influsso sulla condotta e sul comportamento. M a un
pirroniano non puo aspettarsi che questa filosofia abbia un influsso co
stante sulla mente, o che, qualora lo avesse, questo influsso sia benefico al
ia societa. Al contrario, deve riconoscere, se vuol riconoscere qualche co
sa, che l ’intera vita umana dovrebbe andare in rovina se i suoi principi
avessero modo di affermarsi in maniera stabile e generale. Cesserebbero
immediatamente tutti i discorsi e tutte le azioni e gh uomini resterebbero
in un letargo totale fino a che le necessity della natura, insoddisfatte, por-
rebbero fine alia loro miserabile esistenza”5
f) “Qualunque sia il risultato dei suoi moti o il contenuto delle affer-
mazioni che produce, egli [scil.: lo scettico] in un senso importante non e
in loro, non e coinvolto in loro. Lo scetticismo morale nella sua versione
antica, quindi, non e una blanda dottrina che puo essere sostenuta isolan-
dola dalla vita quotidiana; esso rappresenta una profonda sovversione del
la vita quotidiana. [...] Di cio lo scetticismo morale ci offre semplicemen-
te un caso speciale; l’agente aimota le sue intuizioni morali. la loro forza
e il loro esito alio stesso modo in cui registra la sua fame o i suoi dolori;
sono tutte cose che semplicemente accadono a lui e in lui. Cio che egli fa
puo sembrare daU’estemo simile a quanto fanito le persone normali; m a al-
l’intemo e completamente differente"6
g) “Una volta detto questo, pero, vediamo come sia profondamente
egoistico, addirittura sohpsistico il programma scettico, inteso come pro-
gramma di filosofia in un mondo bisognoso e turbato, che contiene pro-
blemi umani urgenti, alia cui soluzione una filosofia nello spirito di Rawls
puo eventualmente apportare un contributo maggiore. Se la filosofia e ca
pace unicamente di far si che chi la pratica individualmente si senta calmo,
allora avrebbero ragione i nemici di Socrate: la filosofia e una pericolosa
forma di auto-indulgenza, sovversiva della democrazia e i suoi maestri so
no corruttori della gioventu. Fortunatamente, la filosofia e capace di mol
to di piu che non questo”71
1. Questa piccola, selettiva antologia di / accuse contro la ‘vivibilita’ e
la ‘regolarita m orale’ deho scetticismo antico - d ’ogni forma e latitudine,
da quello accademico a quello pirroniano - puo forse servire come ade-
guata introduzione, in negativo, al compito che mi sono prefisso. Lunga,
ancora piu lunga potrebbe essere la lista delle voci polemiche, di forte e ra-
Emidio Spinelli 133
dicale critica, che si sono levate, in tempi passati ma anche di recente, con
tro il deserto di valori, verso cui costringerebbe ad approdare una consa-
pevole e completa adesione alia pratica dell'aporia8.
A voler essere piu precisi, contro il modo di vita scettico sono state sol-
levate obiezioni, che possono essere raggruppate sotto due categorie fon-
damentali: da una parte l’accusa cosiddetta di apraxia o anenergesia (co
me vedremo subito infra, nelle sezioni 7-11), dall’altra quella che e stata
indicata con l’etichetta efficace di (mancata) orthopraxia9.
A voler essere ancora piu efficaci e con la speranza di mettere cosi sul
tavolo i punti decisivi da discutere. si potrebbe quasi descrivere la secola-
re battaglia anti-scettica adottando e riadattando il nucleo narrativo di una
notissima favola di Fedro10. Alio stesso ruscello, quello della vita pratica,
erano venuti ad abbeverarsi (“piu in alto”: sic\) il lupo (dogmatico) e
(“moltopiu in basso”: sicl, di nuovo) 1’agnello (scettico). Desideroso di fa
re un solo boccone della sua agognata preda (“'pasto eccellente”), il lupo
(“quello scannatore vorace”) accuso V agnello di intorbidare l’acqua pura
della retta prassi. Lo accuso insomma di paralizzare - quasi novello emu-
lo della mitica Gorgone11 - ogni tipo di azione, di rendere impossibile
qualsiasi scelta o rifmto, di propugnare quasi, attraverso l’uso sistematico
della epoche, una sorta di pericoloso, contagioso ‘oblomovismo’, che, tra-
sformandoci in immobili piante12, finirebbe con il legittimare chi della no
stra vita vorrebbe fare un capitolo di un manuale di botanica piuttosto che
di un sano breviario di etica. Di fronte alle proteste dell5agnello - pronto
a mostrare senza esitazioni il suo coinvolgimento nella vita pratica, in tut
te le sue sfumature - la voce del lupo si alzo ancora piu forte e prepotente:
“anche volendo ammettere che voi agnelli non rendiate torbida l ’acqua, ov
vero che possiate compiere quotidianamente scelte e rifiuti, non potete tut
tavia offrire alcuna giustificazione razionale dei vostri comportamenti; in
fondo siete costretti a seguire casualmente circostanze ed eventi, con il ri~
schio di non poter discriminare fra comode strade e rovinosi precipizi13, fra
bocca e occhio nell’atto di mangiare, fra utensili diversi nell’atto di cuci-
nare, fra vasca e altri luoghi nell’atto di lavarvi14; e ancora con la prospet-
tiva di restare incerti rispetto all’esser ora giomo o notte o, molto peggio,
di marcire a bordo di una nave, incapaci di ammettere che quella che e di
fronte a voi sia proprio l ’agognata terra, meta del vostro viaggio15”. Colpi-
to da queste violente accuse l ’agnello decise, pur mantenendosi “tutto ti-
moroso”, di giocare la carta dell’evidenza: “ma come, non vedi che addi-
rittura vengo chiamato dai miei concittadini all’ufficio importantissimo di
sommo sacerdote e in mio onore ogni filosofo viene alleggerito del bal-
zello delle tasse? o ancora che svolgo una nobile arte, utile fra tutte, come
134 Questioni scettiche. Letture infroduttive al pirronismo antico
la medicina? Non sono forse questi segni sufficient! che vivo una vita nor-
male, direi quasi irreprensibile?”16 Irritato dalla pervicacia della sua pre-
da, il lupo formulo - perfettamente in linea con i suoi schemi mentali e ar-
gomentativi - il dilemma conclusivo: “ma allora sei in trappola! Infatti l’u-
nico modo per agire cosi come tu dici di fare e quello di emettere a ogni
istante giudizi, di optare in base a criteri, di non esser piu, insomma, ‘pri-
vo di rifiuto e di scelta’17; e allora smettila una buona volta di cantare le
lodi della tua epoche e ammetti invece la tua totale incongruenza, ricono-
sci l’inconsistenza che sussiste fra quanto predichi e il modo in cui poi raz-
zoli”. Come spesso gh accade. accecato dalla presunta cogenza della sua
arma migliore - la logica - il lupo si slancia a questo punto sull’agnello,
"lo afferra e lo sbrana”, senza dargli neppure il tempo e l ’opportunita di
una replica ulteriore. Del resto, si sa e cosi recita la morale della favola,
“chi e piu forte vuole aver tutto, anche ragione
2. Di fronte a quella che sembra essere una forma di prevaricazione
dogmatica o quanto meno di fronte a simili, pregiudiziali condanne del
povero agnello scettico c’e stato chi, come John Christian Laursen, ha par-
lato della necessita di ‘una chiamata ahe armi’, di una reazione contro gh
anti-scettici18. Senza moltiplicare le metafore militari e scegliendo piutto
sto un registro ‘evangelico’, credo si possa percorrere anche un’altra stra-
da. Fermo restando che ci sono tutte le ragioni - storiche e teoriche - per
dare al dio dogmatico quanto merita il suo forte e divino dogmatismo, mi
pare giusto, anzi storiograficamente e concettualmente opportuno restitui-
re anche al Cesare scettico quel che e suo. E tempo, insomma, di ridare vo
ce al nostro agnello, di riesaminare con cura e senza pregiudizi i punti .di
riferimento etici e le naturali sfumature affettive, che egli, nonostante tut
to e ben al di la di ogni sterile negazione assoluta, accoglie e trasforma in
prassi quotidiana. E ora, direi infine, di lasciare spazio e legittimita a una
seria indagine storica, che miri prima di ogni cosa a determinate con esat-
tezza e correttezza il genuino nucleo delle argomentazioni scettiche, sen
za cadere nella “avventatezza” - Sesto direbbe: propeteia - di una parte al
meno deha storiografia contemporanea sullo scetticismo antico, spesso se-
gnata da quella che ancora Laursen ha bollato come “ignoranza del fatto
che esso (scil.: lo scetticismo) ha una storia”19.
Non e questa la sede, tuttavia, per dar conto, in modo esaustivo, di tutte
le possibih rephche elaborate in tutte le correnti storicamente determinate
dello scetticismo antico. Molteplici ragioni - e anche, lo confesso, ragioni
di autobiografica, idiosincratica preferenza - inducono a restringere l’og-
getto di indagine20. Di conseguenza, scopo del mio contribute sarix quello
Emidio Spinelli. 135
di richiamare nuovamente l’attenzione su quella che a mio avviso e la pre-
sentazione piu coerente e teoricamente ‘agguerrita’ del fine ultimo - o me
glio del doppio fine , iusieme speculativo e pratico - elaborato dallo scetti
cismo antico di matrice pirroniana. L’obiettivo piu ampio sara quello di mo
strare come, nonostante il ricorso diffuso all’uso di una razionalita critica
che non si ferma di fronte a nulla, il raggiungimento del telos o surnmum
bonum si situi per il pirroniano sul terreno dell’accettazione di passioni ele-
mentari e vitali cui nessuna forza razionale puo opporsi.
Il luogo privilegiato dell’analisi che segue - pensata come una sorta di
commento puntuale, benche in alcuni punti e sotto certi aspetti necessa-
riamente sintetico, quasi direi allusivo - e quello costituito dai primi tren-
ta paragrafi del libro primo dei Lineamenti. pirroniani di Sesto Empirico,
un’opera che sembra essere una sorta di manuale introduttivo alio scettici
smo genuino21. Al suo intemo proprio i paragrafi che indicavo, nella loro
interezza, rappresentano forse la parte filosoficamente piu importante del
lo scritto. Li, infatti, Sesto si impegna non solo a difendere l’indirizzo pir
roniano da accuse e fraintendimenti, piu o meno malevoli, ma nel far que
sto si sforza anche di definire “il programma dello scettico”22. Ne - come
accennavo - egli si tira mdietro di fronte alia delineazione del fine, anzi del
doppio fine del suo ‘movimento’, della sua agoge. Prendero quindi come
oggetto precipuo, ma non esclusivo del mio esame proprio la sezione de-
dicata a questo delicato tema, racchiusa in PH I 25-30, senza tuttavia tra-
scurare le nozioni fondamentali presenti nei paragrafi precedenti, che pre-
parano e rendono legittime le opzioni pratiche difese da Sesto. Sono infat
ti convinto che per cogliere adeguatamente il quadro d ’insieme delle scel-
te etiche neo-pirroniane occorra - con pazienza, quasi con pignoleria -
collocare sotto la giusta luce tutte le singole tessere, che quel quadro in
sieme compongono e sorreggono.
3. La posizione sestana sembra innanzi tutto caratterizzata da un dupli-
ce intento:
1. chiarire i punti di riferimento teorici e pratici che guidano la rifles-
sione e l’azione dello scettico;
2. delineame il ruolo unico e inimitabile sullo sfondo del grande, con-
flittuale quadro delle scuole filosofiche precedenti e contemporanee.
N ell’assolvere il primo compito, Sesto Empirico si preoccupa subito di
chiarire le differenze esistenti fra i vari indirizzi filosofici passati e presen
ti rispetto alia ricerca della verita, con una acuta - ma insieme funzionale
e non certo disinteressata23 - divisione del campo filosofico nelle categorie
di dogmatismo positivo o tout court; dogmatismo negativo - posizione che
136 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
egli attribuisce agli esponenti della cosiddetta Accademia scettica, in parti-
colare Carneade e Clitomaco - e scetticismo vero o, se si preferisce, ge-
nuino pirronismo24. Quindi fornisce una sorta di ‘indice’ o piano globale
dell’opera, distinta in una trattazione di carattere generale e in una di natu
ra specific a25. Mostra poi, con fare quasi aristotelico, come Tindirizzo scet
tico pollachos legetai: esso e stato infatti indieato, nel corso della sua sto-
ria, con denominazioni diverse, a seconda dell’angolo prospettico da cui e
possibile analizzame lo ‘specifico’ punto di vista filosofico26. Prosegue in-
dicando per cosi dire il ti esti - quasi la definizione essenziale - dello scet
ticismo, mediante la descrizione di una ‘abilita’27, il cui esercizio dovreb-
be sfociare dapprima nella sospensione del giudizio o epoche, che equiva-
le a una sorta di ‘stagnazione intellettiva’, di blocco della capacita discri-
minante o di scelta28, e poi garantire rim perturbabilita o ataraxia, metafo-
ricamente introdotta in termini di “assenza di affanno” (aochlesia) e “quie-
te di bonaccia” (galenotes), forse sulla base di materiale proveniente dalla
piu antica tradizione pirroniana e con probabili intend polemici29.
4. Dopo queste precisazioni introduttive, Sesto si sofferma in PH 1 12 su
quella che potremrno chiamare la precisa scansione cronologica della gene-
si delfattitudine scettica, dei momenti iniziali del suo processo di forma-
zione, sviluppo e consolidamento. Vale la pena leggere il passo per intero:
La speranza di conquistare rimperturbabilita diciamo che e il punto di parten
za determinante l’(indirizzo) scettico. Tra gli uomini, infatti, quelli di nobile in-
gegno, turbati a causa deiranomalia riscontrabile nelle cose ed essendo incerti a
quali di esse bisognasse piuttosto concedere fa s senso, presero a indagare cosa vi
fosse di vero e di falso nelle cose, in modo tale da raggiungere rimperturbabilita
grazie alia decisione su tali questioni. Punto di partenza della ‘costituzione’ (Vy-
stasis ) scettica, tuttavia, e soprattutto il contrapporre a ogni discorso un discorso
uguale: muovendo di qui, infatti, sembra che finiamo con il non abbracciare opi
nion! dogmatiche.
Le tappe individuate da Sesto sono due.
A. La prima tappa - o causa scatenante, qualora si voglia mantenere la
sfumatura di significato adombrata in aitiodes - fu la speranza di conqui
stare rim perturbabilita, a fronte di una condizlone conoscitiva sentita co
me problematica e dallim entare’ dai piu acuti e dotati fra gli uomini, ov
vero, sembrerebbe legittimo dedurre, soprattutto dai futuri scettici, quasi
elite ristretta e privilegiata in possesso di una ‘sensibilita filosofica’ che
non e comune ai piii30. Costoro, infatti, pur disposti a intraprendere il dif
Emidio Spinelli 137
ficile cammino della ricerca per superare il disorientamento suscitato dal-
T anomalia regnante in ambito conoscitivo (cfr. PH 1 29) e pur convinti che
la serenita intellettuale puo essere raggiunta solo una volta formulati indu-
bitabili giudizi di verita o falsita sulle cose31, si trovarono nelEimpossibi-
lita di individuare strumenti incontrovertibili per assentire all’uno o alVal-
tro dei conflittuali aspetti del reale.
B. Uonnipervasivo mantenersi e protrarsi di tale scacco conoscitivo e
alia base della seconda tappa, che Sesto considera probabilmente ancor piu
caratterizzante della prim a32. Si tratta di quella che altrove egli chiama “di-
sposizione” {diathesis) scettica e che qui invece piii radicalmente defini-
sce, con termine forse preso a prestito dal lessico tecnico della medicina,
“costituzione” {systasis). Essa si risolve nella capacita di individuare o, se
e il caso. di produrre discorsi in reciproco confhtto. Non e tuttavia neces-
sario che questi ultimi veugano sentiti e presentati come ‘contraddittori’ in
senso forte, ma seinplicemente come isoi, ovvero dotati di ugual forza per-
suasiva33. Questo abito filosofico, assorbito al punto da diventare una sor
ta di seconda natura, sembra infine rappresentare l ’antidoto sempre a por-
tata di mano contro ogni forma di dogmatismo34.
5. Dopo aver analizzato il punto di partenza della vera scepsi, Sesto si
dedica a lungo alia descrizione delle formule argomentative del suo indi-
rizzo (PH I 13-20) e al chiarimento dell’ambito e della portata dell’ade-
sione pirroniana al fenomeno (PH I 21-24).
PH I 13 e in quest5ottica di gran lunga il passo piu importante e sicura
mente il piu discusso anche alTinterno della storiografia contemporanea
sullo scetticismo antico35. Qui Sesto si impegna in primo luogo in una se
rie di sottLli distinzioni d ’usi linguistici, alio scopo di far risaltare la pecu
liarity dello scetticismo, con l’impiego ‘mimetico5 di alcune caratterizza-
zioni apparentemente comuni anche alle correnti dogmatiche. Il passo prin
c ip a l di quest5operazione (difensiva?) di ‘anatomia semantica’ consiste
appunto nell’accogliere la radicale opposizione, proposta da “alcuni” (for
se esponenti del pirronismo), fra due significati del termine dogma,
A. In base al primo, quello correntemente in uso nel linguaggio comu
ne (di qui il ricorso a koinoteron), esso indica il semplice approvare qual
cosa, che, come chiariscel5esempio addotto (sentir caldo o freddo), rien-
tra nella sfera delle affezioni necessarie conformi alle nostre rappresenta
zioni36. Di fronte a esse anche il logos scettico non puo far altro che as
sentire, senza spazio alcuno per contrasti di opinione, reali o inventati37.
B. Ben diverso e il caso della seconda accezione di dogma. Essa infat
ti ha circolazione ‘parrocchiale5, riferendosi principalmente al campo del-
138 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
le conclusioni/teorie scientifiche38, e si risolve nella precipitosa operazio-
ne di concedere l’assenso a qualcosa di non evidente39. Ora, un tipo di ac-
cusa frequentemente elevata contro gli scettici era proprio quella di dog
matismo40. Essa sembra tuttavia ignorare, forse in modo consapevolmente
malevolo e per mero amor di polemica, la distinzione appena richiamata,
finendo cosi per attribuire erroneamente ai sostenitori dello scetticismo
‘dogm i\ nel sopracitato senso (B) del termine, laddove essi si limitano ad
accogliere opinioni unicamente nel senso (A).
Dopo aver fatto chiarezza sul problema, connesso al presunto dogmati
smo scettico, della corretta modalita d ’uso del !vocabolario neo-pirronia-
no’41, Sesto cerca di rispondere a un’altra accusa: quella che dipingeva la
scepsi come una vera e propria ‘scuola’ filosofica. Stimolato da tali criti
che, egli ricorre anche in questo frangente a una preliminare distinzione
semantica. Hairesis si pub infatti intendere in due sensi (oltre all’accezio-
ne per cui anche in Sesto, in opposizione a phyge, essa vale ‘scelta’ - atto
di scelta, meglio - in ambito etico):
A. come inclinazione a seguire un sistema di dogmi, fortemente strut-
turato al suo intemo nonche nella relazione estem a tanto con i fenomeni
quanto con le ‘cose oscure’;
B. quasi come sinonimo di agoge, in senso debole, ovvero di un atteg-
giamento che confida semplicemente nel discorso a-filosofico o pre-filo-
sofico, quello che, rispondendo alle indicazioni provenienti dal mondo fe-
nomenico e risolvendosi nell’abilita a raggiungere la sospensione del giu-
dizio, si lim ita a ‘indicare la strada’ per sembrare di vivere rettamente42.
Una scuola intesa nel senso (A) non solo non rispecchia l’attitudine ‘ze-
tetica’ della scepsi, ma costituisce anzi il piu tipico bersaglio della polemica
sestana, costantemente impegnata a demolire ogni sistema dogmatico, tra-
mite la messa in luce di contraddizioni insanabili fra le sue parti o articola-
zioni interne. Se invece si accoglie il significato (B), il cui ambito di riferi-
mento appare circoscritto alia sfera dell’agire, allora anche lo scettico am-
mette di avere un indirizzo. Anch’egli, insomma, e in grado di compiere, se
condo I’origin aria etimologia del vocabolo hairesis, una ‘scelta’, che, senza
pretendere di imporsi al corso delle cose, si appaga nel seguire i costumi pa-
tri, le leggi, i modi di vita e le inevitabili affezioni che ci caratterizzano co
me esseri senzienti. Questo elenco, che chiude P H I 17, viene ulteriormente
discus so e ampliato - come vedremo piu avanti - in PH I 23-24 e costitui
sce il terreno privilegiato per giustificare la prassi quotidiana del pirronismo.
6. Dopo aver fissato i limiti semantici di un’accettabile physiologia
( PHI 18) e prima di affrontare la questione del fine dell’azione, Sesto ri-
Emidio Spinelli 139
tiene indispensabile fornire delucidazioni sull’atteggiamento scettico di
fronte a to phainomenon. Cosi in PH 1 19-20 egli registra uno spaccato di
querelle filosofica molto vivace e forse molto antico43. Alcuni (dogmatici)
sono soliti accusare gli scettici di privare di valore, addirittura di negare i
fenomeni. Le loro critiche, pero, sono frutto di palese sordita filosofica, un
tipo di replica caro a Sesto e non certo nuovo nella storia del pensiero an
tico44. Questo tipo di obiezioni malevole puo essere combattuto solo spe-
cificando e chiarendo meglio i punti di riferimento della posizione neo-pir-
roniana. Il ragionamento di Sesto - una forma di critica al realismo filoso-
fico che mostra tuttavia di condivideme i presupposti teorici (cfr. supra , n.
3 1) - sembra concedere che gli elementi dialetticamente correlati in qual
siasi attivita conoscitiva siano due: 1’oggetto in se da una parte (indicato
con un termine che non mette in discussione minimamente l’esistenza di
una realta estema: to hypokeimenon, cio che sottosta al mondo delle appa-
renze) e cio che di esso appare a noi dall’altra (to phainomenon , insom
ma). Come viene ribadito in P H I 19 cio che va sottoposto a indagine - se
si vuole: cio che fa difficolta alio scettico - non e il fatto che qualcosa ap-
paia. m a la pretesa dogmatica di stabilire che cosa sia nella sua vera natu
ra l ’oggetto che sta dietro quella apparenza fenomenica. In senso stretto,
dunque, obiezioni, critiche, attacchi non vengono mossi al fenomeno, vi
sto che per fenomeno si deve intendere quella rappresentazione che passi-
vamente riceviamo e che, in modo indipendente dalla nostra volonta
(abouletos), ci spinge ad assentire - si potrebbe aggiungere: meccanica-
mente, quasi istintivamente - all’affezione che proviamo. Il vero bersaglio
di Sesto sono le teorie che i dogmatici costruiscono a partire dai fenome
ni per definire 1’essenza delle cose, cio che essi dicono sul fenomeno45.
L’esempio che egli adduce e al riguardo topico (cfr. PH I 101 e II 72). Al
gusto il miele appare dolce e lo scettico concede senz’altro di subire un’af
fezione dolce a livello di sensazione46. Oltre, pero, egli non va, rifiutando
l’ulteriore teoria dogmatica, secondo cui “il miele e dolce”, un’asserzione
che salta indebitamente dal piano fenomenico a quello delle cose oscure.
Esistono tuttavia casi in cui perfino lo scettico, mostrando cosi ancor di
piu il suo lato ‘urbano’, si trova nella necessity dialettica di controbattere la
propeteia dogmatica e dunque di costruire argomentazioni contro i feno
meni. Senza fornire ulteriori indicazioni al riguardo e utilizzando una ter-
minologia che potrebbe far pensare a influssi enesidemei47, Sesto si limita,
nella seconda parte di PH I 20, a mettere in guardia contro la forza ingan-
natrice della speculazione, in quanto capace di produrre teorie senz’altro ar-
dite, m a infondate su ta adela e tale da mettere in discussione addirittura
cio che appare massimamente evidente. E difficile dire a quali logoi egli
140 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
stia alludendo. Credo tuttavia che un convincente esempio della possibile,
occasionale strategia antifenomenica scettica possa essere rinvenuto laddo-
ve Sesto sviluppa specifici logoi per mettere in dubbio (cfr. M V H I 197-
199) o negare tout court (cfr. M IX 242-243) che dal fuoco o dalla neve sca-
turiscano rispettivamente le affezioni sensibili del caldo o del freddo, rea-
zioni considerate altrove come la “comune” (ancora: meccanica, involonta-
ria?) riisposta' di qualsiasi individuo in condizioni normali48.
Resta il fatto che V obiettivo ultimo di questa strategia, come di qual
siasi altra diaphonia rinvenibile fra l ’evidenza sensibile e le costruzioni
teoriche (dogmatiche e non), e quello di mostrare, sempre e comunque,
l’ugual forza delle ragioni in campo e, aprendo cosi la strada alia epoche,
di raggiungere rim perturbabilita49.
7. E a questo punto (PH I 21-24), che, alia luce delle molte precisazio-
ni precedenti, risulta finalmente possibile chiarire T ambito e la portata del-
l’adesione pirroniana al fenomeno inteso come criterio. Vengono differen-
ziate fin dall’inizio due accezioni possibili del termine kriterion50.
1. In base alia prima criterio e cio in virtu del quale si pretende di sta-
bilire 1’effettiva sussistenza o insussistenza di qualcosa (e per confronto
con M V II 29 dovremmo aggiungere anche il suo esser vera o falsa).
2. In base alia seconda accezione, invece, si parla di criterio in senso
eminentemente pratico, ovvero come del punto di riferimento in virtu del
quale compiamo una determinata azione e non ne compiamo un’altra; co
me canone, insomma, di ogni nostra scelta o rifiuto (cfr. ancora M V II 29).
Ribadendo quanto gia accennato in precedenza e riproponendo verosimil-
mente la posizione gia difesa da Enesidemo51, Sesto dichiara che tale cri
terio e per lo scettico il fenomeno, precisando subito, pero, che esso e da
intendersi come phantasia. Tale “rappresentazione” o “apparenza” non va
ristretta al mero ambito percettivo dei sensi, ma abbraccia tutto cio che si
mostra in modo indiscutibile e ovvio tanto sul piano sensibile che intellet-
tivo. Essa si sottrae alio stesso perenne indagare scettico (pronto a mette
re in questione unicamente - come viene di nuovo evidenziato nella chiu-
sa di PH I 22 - la presunta raggiungibilita conoscitiva dell’essenza di un
oggetto, non certo il suo mero apparire in questo o quel modo) e si risolve
in un’affezione involontaria e del tutto passiva.
8. AU’inizio di PH 1 23 viene spiegato perche anche lo scettico sente la
necessita di fissare un criterio. Ancora una volta si tratta di un’esigenza
dialettica, nata per combattere l’accusa da cui hanno preso le mosse le ri-
flessioni avanzate in questo contributor quella di anenergesia52.
Emidio Spinelli 141
Prima di analizzare il tipo di risposta fomito nei Lineamenti pirroniani
e con l’intento di fame risaltare meglio la coerenza e insieme l ’originalita,
conviene forse spostare un attimo l ’attenzione verso un altro passo del cor
pus sestano53. Si tratta di una breve, ma densissima sezione del Contro gli
etici (M X I 162-167), in cui obiezioni dogmatiche piu antiche, di probabi-
le o meglio quasi sicura provenienza stoica54, vengono appunto riassunte e
combattute sotto la duplice parola d’ordine della “inattivita” (anenergesia)
e della “incongruenza” (apemphasis).
Cominciamo dalla prima accusa. Agli occhi del dogmatismo (stoico) la
posizione dello scettico e condannata all’inattivita completa ed e anzi as-
similabile alia vita di una pianta (cfr. supra, n. 12). Egli e infatti, per dirla
con le parole di Timone - gia ricordate e citate in M XI 164 - “privo di ri-
fiuto e di scelta”55, nel senso che mette in discussione I’esistenza stessa di
quei valori e criteri di giudizio assoluti, che invece, guidando scelte e ri-
fiuti, rappresentano i costituenti essenziali del “vano chiacchierare” dog-
matico (=stoico) in campo morale (cfr. al riguardo M X I 133).
Per quanto concerne la seconda accusa, essa mira a colpire la coerenza
delle affermazioni scettiche. Chi voglia a tutti i costi e senza concessione
alcuna restare “privo di rifiuto e di scelta” non puo non mostrarsi incoe-
rente nelle sue azioni. Per far emergere piu chiaramente tale “incongmen
za”, i dogmatici si rifanno a una situazione-limite56. Sotto la costrizione di
un tiranno, infatti, che voglia imporgli di compiere azioni turpi e indicibi-
li (come ad esempio uccidere il proprio padre), lo scettico si trovera di
fronte alia seguente altemativa:
a) non obbedire al tiranno e darsi volontariamente la morte;
b) obbedirgli e quindi compiere il parricidio (o qualche altro crimine,
horribile auditu et dictu).
In entrambi i casi, comunque, il suo comportamento sara dettato da
una scelta (e da un corrispondente rifiuto) e si atterra, si potrebbe sottin-
tendere in senso dogmatico, a un superiore criterio, capace di discernere
cio che e veramente bene o male. Lo scettico, quindi, nonostante ripudi
in linea di principio qualsiasi etica normativa, agira di fatto come il dog
matico, che e il solo, in realta, ad aver compreso - nel senso forte e tec
nico di katalambano51 - “con convinzione esserci qualcosa da fuggire e
da scegliere” .
In M X I 165-167 troviamo la risposta a queste accuse. In primo luogo
Sesto, riconoscendo - come gli accade costantemente - Vimpossibility di
una totale anenergesia58, precisa che il pirroniano e si inattivo, ma solo se
si accetta una fondamentale premess a dogmatica, su cui e forse opportuno
soffermarsi per far meglio risaltare le peculiarity della soluzione scettica59.
142 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
Il ragionamento dogmatico, almeno cosi come lo presenta Sesto, stabi-
lisce in linea generale che, tra i molti comportamenti a disposizione, l’a-
gente sceglie sempre e comunque in virtu di una teoria filosofica (kata ton
philosophon logon). Sarebbe proprio questo logos ad avere la capacita di
esercitare la ricerca fino al punto di scoprire, in modo certo e senza piu al
cun dubbio residuale, il vero e il falso, il giusto e Tingiusto, il decente e
findecente in campo etico60. La realizzazione piena della nostra esistenza
sarebbe quindi impensabile, improponibile senza Tintervento della razio-
nalita, che, secondo quanto continuano a ribadire in funzione anti-scettica
anche filosofi contemporanei come Nicholas Rescher, «offre la migliore
prom essaper realizzare i nostri scopi»61. Questa conquista conoscitiva, che
avrebbe immediata ricaduta nella prassi, metterebbe il dogmatico nella
condizione di poter sempre e comtmque decidere quale comportamento
adottare, grazie alia determinazione di una serie di credenze che fondano
non solo T ambito delle nostre positive decisioni, ma rendono anche legit-
timo ogni nostro atto di rifiuto. Insomma, tale mediazione “filosofica”
sembrerebbe costituire Tunica garanzia non solo per accettare una deter-
minata situazione e i valori che ne guidano il funzionamento, ma anche per
mutarla, attraverso l ’introduzione di modelli altemativi di comportamento.
Accettare una simile posizione, significa anche ammettere che Tagire
di chi nega ogni credenza e rifiuta la funzione-guida della ragione non so
lo non ha nulla di tranquillizzante o di desiderabile, ma risulta anzi - per
ritomare alle obiezioni con cui si e aperto questo contributo - come mini-
mo soggetto a paralisi, condannato al quietismo intellettuale e alia stagna-
zione emotiva, se non addirittura noioso, peggio ancora ignobile o perfino
sovversivo, pericolosamente declinante verso forme forti di autoritari-
smo62 o di prona accettazione delle norme di condotta vigenti, persino di
quelle indicibili all’opera “in una societa interamente ingiusta, razzista e
crudele”63, in una societa, per tomare insomma al nostro esempio estremo,
retta da un tiranno.
Questo sciame sostanzioso e violento di accuse - antiche o modeme
che siano - sembra suonare come una sorta di requiem per il povero scet
tico e per la presunta vivibilita della sua esistenza64, travolta tutta insieme
dal peso di insopportabili mancanze (ovviamente razionali) e di contrad
dittorie doti (naturalmente irrazionali). Come uscire da questa impassel
Sesto assume una posizione apparentemente conciliante, ma in realta fer-
mamente decisa a rivendicare un spazio proprio, autonomo e legittimo al-
Tazione morale scettica.
Innanzi tutto sono proprio le linee di condotta presupposte dai dogma
tici, che Sesto ripudia e di cui intende mettere in luce Tintrinseca contrad-
Emidio Spinelli 143
dittorieta. Se agire significa rispettare le regole fissate una volta per tutte
dal dogmatismo etico, qualsiasi esse siano e da qualsiasi “scuola” siano
propugnate, allora lo scettico sara senz’altro “inattivo”. Esiste tuttavia
un’altemativa, che consente non di “vegetare”, ma di vivere nel senso piu
completo del termine e di operare ugualmente scelte e rifiuti: kata ten
aphilosophon teresin. Riprendendo come esempio la situazione-limite rap-
presentata dalle coercizioni di un tiranno, Sesto precisa meglio cosa si deb-
ba intendere con “a-filosofica osservanza”65. Posto di fronte airaltem ativa
di obbedire o meno e quindi di “fare qualcosa di indicibile”, infatti, lo scet
tico non resta paralizzato come il noto asino di Buridano. Al contrario, egli
decide di volta in volta66 cosa scegliere e cosa rifiutare sulla base di una
pre-concezione radicata in lui, logicamente e cronologicamente anteriore
a ogni azione morale. Sesto la chiama a ragione prolepsis, tenendola tut
tavia ben distinta dalle prenozioni dogmatiche, perche prodotta non dalla
riflessione teorica, ma dalla consuetudine delle norme tradizionali e delle
leggi patrie67. Queste, integrandosi con altri fattori, costituiscono un siste
m a complesso di valori dati68, che precede e condiziona tutto il comporta
mento dello scettico. Egli, pur non possedendo superiori criteri di verita o
credenze morali di validita assoluta, eleva a canone una sorta di “disposi-
zione etico-empirica”, rappresentata qui dalle regole di condotta assorbite
tramite l ’educazione oppure dominanti all’intemo della societa in cui vive
oppure ancora da qualche altro «set di priorita o di principi», che sembra
no rivelarsi ai suoi occhi maggiormente funzionali al raggiungimento con-
temporaneo della propria imperturbability intellettuale e del moderate con-
trollo delle proprie, inevitabili “passioni”69. Nel fare questo puo atteggiar-
si a eroe di fronte al tiranno o sentirsi spinto alia codardia, fino al punto di
eliminare il proprio padre: la sua reazione dipende da che uomo e, o me
glio da che tipo di uomo si e fatto a contatto con la variegata e complessa
esperienza del ‘mondo della vita’.
Molti si sentirono e si sentiranno forse offesi dalla passivita (e forse an
che dal “conformismo”?) di un simile atteggiamento, che tuttavia garantisce
alio scettico un cammino tranquillo, in accordo con il “corso del mondo”,
liberandolo inoltre dalla pretesa dogmatica di conferire valore o disvalore
assoluti a norme di comportamento, che semplicemente costituiscono parte
integrante della nostra vita quotidiana. Per tomare alia nostra situazione-li
mite, nulla impedisce che il nostro agnello scettico viva almeno un giomo
da leone, avendo assorbito sin dalla culla, insieme al latte matemo, una for
te, radicata tendenza anti-tirannica; o, al contrario, che famiglia e successi
ve ffequentazioni (magari chissa, volendo attualizzare, televisive?) lo ab-
biano forgiato al culto assoluto della personality. In entrambi i casi, comun-
144 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
que, e forse legittimo ipotizzare che il suo sara un comportamento sottratto
quanto meno al fanatismo, alfintolleranza, all’eccessivo ardore di quei dog
matici pervicaci, che nel corso dei secoli - in nome del bene, anzi del Bene
- si saranno anche immolati sull’altare della gloria, ma che - sempre e an
cora in nome del bene, anzi del Bene - sono stati capaci, pace il nostro buon
Aristocle (cfr. supra, O.b), di compiere atrocita che nessun passivo e distac
cato pirroniano avrebbe mai neppure potuto immaginare70.
Altri ‘contro-esempi fattuali’ o altri articolati ‘esperimenti mentali’ po-
trebbero essere messi in campo. Potremrno ad esempio chiederci che tipo
di figlio sarebbe davvero desiderabile per un padre di fronte alia strettoia ti-
rannica: uno scettico o un dogmatico. entrambi di tempra eroica, pronti al
sacrificio e dunque anche pronti a trasformare la vita del genitore in un lut-
to senza fine? Oppure uno scettico o un dogmatico, entrambi leggerm en-
te' proni al cedimento, vih forse, ma vivi, di quella vita che proprio il geni
tore ha loro donato gratis, con biologico disinteresse e che dunque rappre-
senta un valore sommo, da garantire a ogni costo? E ancora: un figlio scet
tico, formato alia resistenza anti-tirannica, o uno dogmatico, attaccato ad
esempio a una sana teodicea, che lo spinge (passivamente?) a vedere nel-
l’uccisione del proprio padre solo una tappa nella realizzazione del grande,
imperscrutabile disegno di una provvidenza comunque buona? E di piu: un
figlio scettico, allevato cosi tanto nell’adorazione della gerarchia politica da
far fuori senza rimorsi il proprio padre, o uno dogmatico, fedele adepto del
verbo epicureo e dunque totalmente distaccato, perche abituato a pensare
che nulla e la morte, per se e per chiunque altro? E un gioco di interrogati-
vi, che potrebbe moltiplicarsi a dismisura. Vorrei tuttavia interromperlo a
questo punto, limitandomi a riproporre una delle prospettive, da cui recen-
temente si e cercato di riflettere sul caso-tiranno: quella dello ‘Spettatore
Imparziale’. Scrive al riguardo ancora Laursen: “cosa fara un osservatore di
fronte all’ordine del tiranno e all’azione del figlio? Naturalmente tutto di-
pendera dal coinvolgimento dello spettatore nella morale dogmatica. Da un
lato, una posizione tradizionale sarebbe quella di lodare il figlio che muore
per il padre come un eroe e di condannare quello che non lo fa come un co-
dardo. In questo caso, gh eroi dogmatico e scettico potrebbero essere trat-
tati alio stesso modo, e ugualmente i codardi dogmatico e scettico. In che
modo lo spettatore verra a conoscenza dei pensieri del figlio? Se ne preoc-
cupera? Di nuovo possiamo avere un problema relativo alia ‘cosa giusta per
ragioni sbagliate’. Naturalmente tutto dipendera da quale importanza 1’os
servatore attribuira alle giuste ragioni. Per generalizzare, le modeme ideo
logic ‘totalitarie’ si preoccupano di cio che uno pensa quando fa qualcosa,
mentre le modeme ideologic ‘liberate spesso ritengono che la sola cosa che
Emidio Spinelli 145
conta sia il comportamento e non cio che si pensava quando si faceva qual
cosa. Notiamo che entrambe queste ideologic attraverserebbero tarsversal-
mente i dibattiti antichi, perche sia i dogmatici antichi sia gli scettici anti
chi si preoccupavano di cio che si pensava’'71.
Se cosi importante e la struttura di pensiero o, piu esattamente, l ’edifi-
cio coerente delle nostre reazioni mentali, si impone forse una considera-
zione ulteriore, tutta interna al ‘sistema scettico’. Le norme di comporta
mento trasformate in prassi dal pirroniano, infatti, sembrano quasi essere
Yanalogon delle affezioni naturali elementari72. Sul piano biologico non e
possibile mettere in discussione le sensazioni (spiacevoli) di fame, sete,
ffeddo e cosi via. Poiche accadono indipendentemente dalla nostra volonta
e non rientrano in alcuno schema teorico precostituito, esse rappresentano
un dato non modificabile, neppure dal logos scettico. Analogamente sul
terreno etico: la stessa datita di fame e freddo sembra infatti attribuita alle
leggi e alle norme tradizionali, che costituiscono i fondamenti della nostra
formazione morale. L’analogia e del resto ancora piu estesa. Delle affe
zioni naturali, infatti, non e possibile dire che siano vere/false o meglio
buone/cattive, cosicche il non assegnare a esse alcuna carica negativa o po-
sitiva (il me prosdoxazein, insomma) diventa la ricetta pirroniana per eli-
minare le sofferenze fittizie generate dalle opinioni dogmatiche73. Alio
stesso modo leggi e costumi non possono essere definiti veri o falsi, buo-
ni o cattivi in senso assoluto, sia a causa della loro relativita, legata a tem
pi e circostanze specifiche e ampiamente sffuttata nelle opposizioni incro-
ciate del decimo tropo74, sia per l’assenza, piu volte ribadita da Sesto, di
un criterio di giudizio indiscusso. Alle regole tradizionali di comporta
mento, dunque, non puo essere attribuito quel plus-valore, positivo o ne-
gativo, che pretenderebbero di applicare i dogmatici e che crea inutili sof
ferenze. Accettandole come pre-condizioni indiscutibili di ogni azione, in
vece, il pirroniano puo vivere facilmente75, sopportandone - ‘moderata-
m ente’, si potrebbe dire - anche le eventuali conseguenze spiacevoli76.
9. Sono queste le linee argomentative, che si lasciano mdividuare dietro
la sintetica giustificazione delfattivita morale dello scettico esposta in que
sti paragrafi del Contro gli etici. In M X I 167, pero, lo stesso Sesto rinvia a
una trattazione piu accurata del medesimo argomento, realizzata “nelle le-
zioni intomo al fine scettico”. 11 rimando intemo e sicuramente - o quanto
meno anche - a quei paragrafi dei Lineamenti pirroniani da cui ha preso le
mosse la nostra breve digressione: per l’esattezza PH I 21-3077.
Compare gia qui, infatti, una netta svolta in direzione della piena accet-
tazione degli elementi ‘passionali’ del nostro vivere quotidiano, ovvero di
146 Questioni. scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
quei pathe o feelings , che “possono far sorgere scelte e rifiuti e di conse-
guenza possono formare gli antecedenti causali delle azioni, senza costitui-
re motivi razionali per quelle scelte, rifiuti e azioni”78. Per non restare inat-
tivo lo scettico sembra scegliere come guida solo quei fenomeni che si rm-
pongono per il loro carattere di necessita o meglio di indipendenza dalla no
stra volonta, sottratti alia possibilita stessa della ricerca e delTaporia (cfr. PH
I 13, 19, 22). E uniformandosi a tali fenomeni che egli vive. La sua esisten
za e apparentemente identica, all’estemo, rispetto a quella di tutti gli altri uo
mini. In realta, pero, ogni sua azione e compiuta adoxastos, senza abbrac-
ciare alcuna opinione che aspiri a essere assoluta, e altrettanto adoxastos
‘narrata’ sul piano linguistico (come viene specificato alia fine di P H I 24)79.
Nonostante questo palese rifiuto di qualsiasi teoria delTagire, sia essa
frutto delle speculazioni dei filosofi o delle altrettanto dogmatiche convin-
zioni del senso comune, resta aperta alio scettico la possibilita di regolare
il proprio comportamento in base alle norme di condotta della vita quoti
diana: kata ten biotiken teresin. Stando a PH I 23-2480, esse sembrano81
poter essere ricondotte a quattro ‘categoric’ fondamentali:
1. la guida della natura, specifico destino cui debbono sottostare gli es-
seri umani in quanto dotati di sensibilita e intelletto;
2. la necessita insita nelle affezioni elementari o bisogni primari, come
fame e sete, e nelle reazioni meccaniche che esse generano;
3. la tradizione legata a leggi e costumi vigenti; essa si impone sotto
forma di accettazione delle norme di condotta della propria comunita, al
punto da far si, ad es., che anche lo scettico consideri la pieta in campo re-
ligioso un bene, l’empieta un male82;
4. rinsegnam ento delle arti, inteso come passivo apprendimento del
know-how promosso da talune technai, la cui utilita consente di affrontare
e risolvere le esigenze della vita quotidiana.
Molto potrebbe essere detto sulla plausibilita e sulla praticabilita di ta
le articolato criterio. Credo tuttavia sia sufficiente, in questa sede, spende-
re qualche parola in merito al significato complessivo di questa opzione
etica neo-pirroniana. Occorre innanzi tutto ribadire come il punto di rife-
rimento della condotta umana non sia piu agli occhi del neo-pirronismo di-
feso da Sesto una determinata teoria filosofica, ma la “vita comune” (koi-
nos bios) o, che e lo stesso, la “comune osservanza” (biotike teresis), che
si specifica nelle quattro categorie appena menzionate.
Stabilite queste premesse e volendo racchiudere lo scetticismo morale
di Sesto in uno slogan, si potrebbe affermare che esso costituisce una sor
ta di “ritomo alio stato di natura”, collocabile in modo originale nel solco
delle filosofie ellenistiche. Una precisazione si impone tuttavia immedia-
Etnidio Spinelli 147
tamente, per evitare ogni fraintendimento circa il concetto di “stato di na
tura” e per non ridurre la proposta neo-pirroniana a una forma di irrazio-
nalistico primitivismo, pronto a celebrare una presunta, irraggiungibile
“innocenza originaria”83. La physis cui spesso si richiama Sesto va intesa
in senso poliedrico, come realta a piu facce84, caratterizzata contempora-
neamente, come abbiamo visto, dal riconoscimento della inevitability del
le esigenze fisiologiche, dall’accettazione delle convenzioni e delle regole
etico-giuridiche della societa in cui si vive e infine dalla messa in pratica
di un patrimonio culturale acquisito, fatto sia di norme pedagogiche inte-
riorizzate, sia del know-how di talune arti (come ad esempio: grammatica
elementare, un determinato tipo di astronomia, agricoltura, navigazione,
naturalmente medicina), la cui utilita consente di affrontare e risolvere le
necessita quotidiane85.
Nei Lineamenti pirroniani come anche nel Contro gli etici, dunque, ci
troviamo di fronte a un consapevole “ritomo alio stato di natura”. In esso
si risolvono la vita e la condotta morale dello scettico, le quali vengono di
conseguenza presentate, anche in polemica risposta alle accuse dogmati
che di “inattivita” e di “incongruenza”, come il frutto di una costante inte-
razione con il mondo. Sul piano teorico quest’ultima si realizza attraverso
lo sforzo intellettuale della “messa tra parentesi” dell’assolutismo gnoseo-
logico e assiologico; su quello pratico mediante un sereno, non eccessivo,
mite86, secondo alcuni dovremmo forse dire tranquillamente conformisti-
co adattamento al mondo e alia vita ordinaria. In ogni caso, F approdo fi
nale delle scelte etiche dello scettico non e un deserto di valori, ma l’indi-
cazione di un'etica possibile, aperta, sempre relativa alle situazioni e cir-
costanze storicamente e culturalmente determinate. Questo fare i conti con
i condizionamenti storico-culturali induce Sesto a presentare un paradig-
m a comportamentale forse “di basso profilo”, ma che offre il vantaggio in-
negabile di essere sempre disponibile e attuabile da chiunque, qui e ora al
ia portata di tutti. Nessuno insomma puo vantare prerogative, comporta-
menti e slanci diversi da quelli di ogni altro uomo, ne puo sentirsi deposi
ta ry di alcuna superiore “arte della vita”. Tutti noi, infatti, regoliamo la
nostra condotta sulla base non di inesistenti valori obiettivi, ma su cio che
di volta in volta ci appare bene o male, a seconda dell’ambiente culturale,
in cui ci troviamo a vivere. Dietro questa conclusione opera probabilmen
te la convinzione di Sesto, secondo cui il comportamento dell’uomo e si
una forma di consenso e di accettazione del corso del mondo, privata, pero,
dell’angoscia derivante dalla presunzione di conoscere il vero disegno ra
zionale che govema la realta, dal momento che gli scettici, mai appagati,
la verita, ogni forma di verita, continuano a cercarla.
148 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
10. Pur rispettando i confrni di legittimita del criterio scettico e pur te-
nendo sempre presente sia l’impostazione ‘fenomenistica’ rivendicata nei
paragrafi precedenti sia l ’atteggiamento di ‘zetetica’ apertura appena ri-
cordato, Sesto sembra accettare implicitamente la tendenza eudaimonisti-
ca propria delle filosofie (soprattutto ellenistiche) che egli combatte. Per
questo egli ritiene coerente definire anche il telos della propria agoge, che
coincide con quel summum bonurn posto quale punto piu alto delle scelte
etiche sin da Aristotele87. L’effettiva descrizione di questo telos da una par
te risponde alia cautela e alle restrizioni temporali imposte fin dall’inizio
a qualsiasi eventuale affermazione pirroniana88 e daH’altra attesta chiara
mente - come confermano le linee finali di PH I 30 - l ’esistenza di punti
di vista differenti su tale argomeuto alTintemo dello stesso scetticismo.
Sesto. infatti, presenta quella che, fino a questo preciso momento , e la bi
partizione accolta nel suo indirizzo, in virtu della quale il fine da perse-
guire appare duplice:
- la mancanza di turbamento o ataraxia nelT ambito delle questioni og
getto di opinione;
- una forma di moderato patire (metriopathiea ) di fronte ad affezioni
necessarie e sottratte al nostro controllo razionale89.
Egli ricorda in primo luogo - in PH I 26, come gia aveva fatto in PH I
12 - il meccanismo che va dalla molla iniziale del filosofare (individuare
- ma si noti l’uso di verbi tecnici stoici, quali epikrino e katalambano -
quali rappresentazioni siano vere, quali false) al suo obiettivo finale (il rag-
giungimento dell’imperturbabilita), passando per lo scacco di un’indirimi-
bile discordanza (diaphonia) e per il rifugio nella epoche, cui “casual-
mente” (tychikos) dovrebbe conseguire Vataraxia. Quindi istituisce un ra-
pido confronto fra l ’atteggiamento dogmatico e quello scettico ‘in materia
di opinioni’ (ovvero en tois doxastois). Concentrando la propria attenzio-
ne sui presunti beni e mali per natura, Sesto descrive le conseguenze, in-
desiderabili perche cariche di turbamenti, derivanti dal loro eventuale pos-
sesso o privazione90. Quando infatti il dogmatico ancora non ha a disposi-
zione quelli che egli reputa beni assoluti, non solo li persegue, ma aggiun-
ge l ’opinione di essere preda di mali assoluti. Qualora li abbia ottenuti, del
resto, la situazione anziche migliorare, peggiora. I suoi turbamenti, infatti,
aumentano, sia per un eccesso di orgoglio, sia perche, preso dal timore di
perderli, e disposto a far di tutto pur di tenerseli stretti. Quest’analisi psi-
cologica della complessa, e dolorosa, interazione dialettica che si trova a
subire il dogmatico fra conoscenza-desiderio-possesso/privazione di valo-
ri/disvalori ritenuti oggettivi serve a Sesto per individuare quella che a suo
aw iso e la veraradice di ogni infelicita: l’intenso, direi quasi ostinato per-
Emidio Spinelli. 149
seguire/fuggire cio che si crede di conoscere esser bene o male per natu
ra91. Solo lo scettico si sottrae a questo rischio, poiche lascia del tutto in-
determinata92 la questione den’effettiva esistenza e conoscibilita di valo-
ri/disvalori in se e dunque evita ogni scelta o rifiuto fondati su presunte
teorie etiche assolute.
Nonostante il parere contrario di alcuni interpreti93, non credo che le af-
fermazioni contenute in PH I 27-28 siano auto-contraddittorie rispetto al
ia sterilita teorica esplicitamente e in piu occasioni rivendicata da Sesto. E
vero infatti che egli difende un fine di fronte e contro altre proposte etiche
dogmatiche. La sua propensione per rim perturbabilita, pero - limitata al
campo delle cose opinabili, precisazione che non andrebbe mai dimenti-
cata lungi dall’avere pretese di assolutezza, e relativa al momento, alia
condizione o disposizione di chi la sperimenta e dunque rappresenta la me-
ra registrazione di un pathos soggettivo dello scettico94. Che sia impossi-
bile agli occhi di Sesto fornire argomentazioni razionali o addirittura di-
mostrazioni logicamente cogenti di tale :atteggiamento emotivo' appare
evidente dal fatto che egli si limita a illustrame il meccanismo di produ-
zione ricorrendo all’aneddoto del pittore Apelle (PH I 28-29)95:
(28) [...] Alio scettico capito dunque la stessa cosa che si naira a proposito del
pittore Apelle. Dicono infatti che egli, avendo dipinto un cavallo e desiderando
raffigurare nel quadro la schiuma della bocca del cavallo, ebbe cosi poco succes-
so, che rinuncio e getto contro rimmagine la spugna in cui detergeva i colon del
pennello: (e dicono ancora che) questa, una volta venuta a contatto con il cavallo,
produsse una rappresentazione della schiuma. (29) Anche gli scettici, dunque,
speravano di impadronirsi dell’imperturbabilita dirimendo Fanomalia degli even
ti sia fenomenici che mentali, ma, non essendo in grado di riuscirvi, sospesero il
giudizio; e a questa loro sospensione segui casualmente rimperturbabilita, come
ombra a corpo.
Si tratta senz’altro di una storia esemplare, m a altrettanto puntuale, le-
gata a un singolo istante temporale, non ripetibile o riproducibile all’infi-
nito e volontariamente. Se la ‘storiella’ di Apelle e analogic amen te appli
c a b le anche alio sforzo scettico di conseguire Vataraxia, lo e appunto per
tlue aspetti:
1. per il suo carattere di eccezionalita o puntualita temporale (forse ri-
badito dall’uso dell’aoristo hyperxe in PH I 28?);
2. per l ’assenza di ogni sforzo consapevole nel raggiungimento del fi
ne, che segue l’azione senza alcun automatismo causale96, come l ’ombra
segue il corpo97.
150 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
Se la speranza di ragginngere Vataraxia risulta casualmente soddisfat-
ta nel caso delle questioni ‘doxastiche’, altrettanto non si puo dire qualora
si abbia a che fare con affezioni involontarie e necessarie, con ineludibili
‘sofferenze’ (il verbo usato e ancora paschein ), quali ad es. il sentir freddo
o l ’aver sete. In questo caso nessuno puo dirsi privo di affanni, neppure lo
scettico. Egli tuttavia, a differenza di ogni altro uomo, soprattutto del co-
siddetto “uomo della strada”98, riesce quanto meno a limitare e render piu
mite il proprio patire, evitando di aggrapparsi alia convinzione secondo cui
la sofferenza che gh tocca sia un male in se99.
11. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, si potrebbe concludere con una
riflessione, utile a sottolineare la continuity direi anzi la coerenza del di
scorso morale scettico. La chiara distinzione di ambiti (en tois kata
doxan/en tois katenagkasmenois, che fa il paio con 1’opposizione ta kata
doxanfta kafanagken di M XI 141ss.) e 1’altrettanto precisa indicazione
di/dei due obiettivi morali disponibili (ataraxia/me triopatheia) sono il
prodotto piu maturo della riflessione etica neo-pirroniana e forse possono
davvero risollevare le sorti del nostro povero ‘agnello scettico’.
Nella delineazione accurata di tali distinzioni, infatti, sembra quasi che
Sesto Empirico voglia proporci un movimento altemo di ‘sistole emotiva’
e ‘diastole razionale’. Cosi, da una parte, per garantire la piena impertur-
babilita a colui che adotta la scelta di vita ‘zetetica’, quella della ricerca
senza fine. Sesto indica la strada del cedimento alia passione - o se si vuo-
le deirim p ro w isa comparsa di uno stato di quiete, frutto perb della ca-
sualita, metaforicamente legata a una dirompente rabbia100 - e non della
ferrea programmazione razionale. D all’altra, invece, per mitigare le soffe-
renze inevitabilmente connesse alia condizione del soggetto agente, Sesto
tom a a far valere la forza del ragionamento, la capacita razionale di sgom-
brare il campo delle necessarie passioni umane da qualsiasi ‘sovrastruttu-
ra teorica’, che rischia unicamente di raddoppiare le nostre pene (cfr. an
che M X I 158-160).
Siamo comunque lontani da ogni proclama dogmatico; assente e la for
za e 1’urlo delle scelte decise del lupo. Si naviga piuttosto a vista, tenendo
sempre l’occhio rivolto alia costa, anzi alle coste, fra loro cos) diverse e
mutevoli in ogni luogo o tempo. La nostra crociera puo apparire allora po
co eccitante, m a sembra guadagnare in sicurezza e tranquillity forse - ta-
cha, come aggiungerebbe Sesto - non sappiamo sempre e comunque do
ve andare, m a sentiamo, scopriamo che la rotta seguita ci ripaga della quo
tidiana fatica del nostro vivere.
Ernidio Spinelli 151
NOTE
1 Cic. Luc. 31 (tr. R. Del Re).
2 Epict. diss. II 20, 28 (tr. C. Cassanmagnago).
3 DL IX 104 e 107 (tr. M. Gigante).
4 Sono parole di Aristocle (=F. 4 Chiesara), ap. Eus. praep. ev. XIV 18, 18 (tr. F. De
cleva Caizzi).
5 D. Hume, Ricerca sull’intelletto umano, sez. XH, parte II (tr. M. Dal Pra); per un ag-
guerrito tentativo di ripropoire e rafforzare le argomentazioni anti-pirroniane di Hnme cir.
inoltre soprattutto Bumyeat 1997b.
6 Annas 1998, pp. 211-212.
7 Nussbaum 2000, p. 194.
8 Per un primo, Utile orientamento e per ulteriori rinvii bibliografici in proposito cfr. ri-
spettivamente Striker 1980; loppolo 2000; Laursen 2004.
9 Cfr. al riguardo Engstler 1995, pp. 204-205.
to Fra virgolette e in corsivo ripropongo alcuni passi della favola, servendomi della fa-
scinosa traduzione di Marchesi 19762, p. 61.
11 E questa Fimmagine (gia stoica?) utilizzata contro gli effetti deleteri dello scettici
smo di Arcesilao in Plut. adv. Col. 1122 a-b.
12 Questo accenno alia condizione vegetale di chi sospende il giudizio allude a un lonta-
no germe di critica antiscettica presente gia in Aristotele (metaph. IV, 4, 1006al4-15; cfr. pu
re 1008M0-19 e Striker 1980, p. 63, n. 25), se non addirittura nel Teeteto platonico (171d):
cfr. Decleva Caizzi 1981a, p. 266, con ulteriore bibliografia, Cfr. infine infra, pp. 140-143.
13 E una delle accuse antiche, frutto di “cattiva stamp a” (cosi Rescher 1980, p. 214, n.
1), rivolta giit contro Pirrone, secondo quanto attesta Diogene Laerzio (IX 62=Pyrrho T. 6
Decleva Caizzi) via Antigono di Caristo (F. 3 Dorandi). Sul variegato insieme di ‘coloriti
aneddotf relativi alia biografia timoniana cfr. anche Bett 2000b, sp. cap. 2.
14 Cir. le parole d’accusa di Epitteto riportate supra, O.b e n. 2; sempre di Epitteto cfr.
inoltre diss. 15, 1-10.
15 Queste mordaci critiche si leggono in nn passo di Galeno: cfr. de dignosc. puls. VIH
781, 16-783, 5 K.
16 Nel primo caso si pensi alia notizia riportata a pioposito di Pirrone in DL IX 64 (-T.
11 Decleva Caizzi; cir. anche T. 12 Decleva Caizzi, con relativo commento in Decleva
Caizzi 1981a, pp. 161-163); nel secondo basti ricordare Fimpegno nella professione medi
ca di piu di un neo-pirroniano, su tutti, a quanto pare, lo stesso Sesto Empirico.
17 L’espressione e di Timone e viene utilizzata da Sesto Empirico: cfr. M X I 164, su cni
si veda infra, p. 141.
18 Cir. Laursen 2004, passim- e per un eleuco di studiosi che gia hanno positivamente
risposto a tale ‘chiamata alle armi’ ivi, pp. 230-231, n. 11. Degno di attenzione e anche
quanto Laursen aggiunge subito dopo sul modo in cui raggiungere e sviluppare un dialogo
con gli anti-scettici. Il problema, naturalmente, e legato alia necessita di una lettura davve-
ro reciproca dei varii contributi pro e contra scepticos, cosi da garantire una reale com
prensione delle questioni storiche e teoriche che essi sollevano.
19 Laursen 2004, p. 202. La direzione in cni egli si muove per colmare tale ignoranza
e quella di ricostruire la tradizione storiografica che va da Montaigne a Priestley, passando
per Stanley, Brucker, Staiidlin e naturalmente Hume e Kant. Ancora pin radicale, a mio av-
152 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
viso, d il lavoro da compiere: si tratta di comprendere le radici stesse di quella tradizione
storiograiica, cercando di non sovrappore a essa i nostri pregiudizi interpretativi.
20 Non mi occupero quindi del tema delY apraxia e delle relative repliche nell’ambito
dello scetticismo di marca accademica (fra cui degna di nota e anche quella di Favoriuo: cfr.
il fr. 27 Barigazzi): rinvio in proposito agli articoli gia ricordati supra, n. 8, nonche alia sin-
tetica, ma utile trattazione di Hankiuson 1995, sp. capp. V e VI; cfv, anche Bonazzi 2002.
21 Cfr. Dal Pra 19752, p. 467.
22 Cfr. Cortassa 1990.
23 Cfr. al riguardo almeno i dubbi avanzati da loppolo 1992, sp. pp. 172-174; alcune
utili osservazioni si leggono anche in Palmer 2000, sp. pp. 361-364.
24 Lungo e complesso e il discorso relativo alia differenza fra accademici scettici e pir
roniani, cosi come quello sul rapporto - non sempre lineare ne pregiudizialmente polemi-
co - con la figura di Arcesilao: sulla questione cfr. supra, cap. 1 (e ivi, sp. n. 9 per ulterio-
ri rinvii bibliografici).
25 Per Tipotesi che Sesto possa in tal caso richiamarsi a Menodoto cfr. Frede 1990, pp.
249-250.
26 Cfr. anche DL IX 69-70, su cui si veda in part. Bames 1992 e soprattutto Decleva
Caizzi 1992a.
27 PH I 8: “L’abilita scettica consiste nel conttapporre in qualsivoglia modo le cose che
appaiono e quelle che vengono pensate; da essa, a causa dell’ugnal forza presente nei fatti
e discorsi conttapposti, giungiamo dapprima alia sospensione del giudizio, subito dopo al-
I’imperturbabihta”. Si tratterebbe di un efficace know-how. cfr. in proposito Hankinson
1995, p. 27; molto critica invece Nussbaum 1994, sp. pp. 285ss., la quale accusa la posi
zione sestana di ambiguita e addirittura di dogmatismo.
28 Cfr. anche PH 1 196; a una probabile, lontana origine medica sia del concetto di ‘so-
spensione’, sia deH’immagine a esso connessa della stasis accenna Pappenheim 1881, p. 6.
Sulla necessita di intendere Yepoche non come ‘atto volontaiio’, ma come Erlebnis insiste
in particolare Engstler 1995, passim.
29 Cfr. PH I 10 e soprattutto Decleva Caizzi 1992a, p. 300. Si noti inoltre che aochle-
sia. e hapax in Sesto e che essa appare raggiungibile solo sul piano dei conflitti ‘doxastici’,
non su quello delle affezioni necessarie e ineliminabili: cfr. P H I 29 e infra, pp, 149-150.
Per la significativa metafora della galenotes, di origine timoniana, si veda M X I 141, su cui
cfr. Spinelli 1995, pp. 139 e 319 e Bett 1997, p. 162.
30 Significativo e l ’uso dell’aoristo, che qualifica questa prima arche come ‘fatto stori-
co' o se si vuole come puntuale momento della biografia intellettuale dello scettico; cfr. an
che PH I 26 e M I 6.
31 Forse si dovrebbe dire piu esattamente: sulla corrispoudenza fra il modo in cui le co
se ci appaiono e la loro genuina costituzione ontologica. Cfr. al rignardo le notazioni di
Fliickiger 1990, p. 14, il quale accenna anche al problema del pieno realismo presupposto
da tale posizione scettica. Cfr. in pioposito anche Preti 1974; Dal Pra 19752, pp. 535ss. e
1981; Everson 1991; per un approccio diverso (per alcuni aspetti direi quasi opposto) cfr.
gia Groarke 1990, nonchd ora Vogt 1998, sp. cap. 2 e Fine 2003.
32 E quanto sembra indicare la presenza di malista; si noti anche il valore del verbo, qui
al presente, che probabilmente allude alia continuity e ‘affenabilita’ di un comportamento
ormai consolidatosi e divenuto prassi.
33 Per l ’esatto modo di intendere tale ‘formula’ scettica, il valore insieme descrittivo e
prescrittivo che pub assumere - cfr. Fliickiger 1990, p. 14 - e i singoh termini in essa pre-
senti cfr. PH I 10, 18ss. e soprattutto 202-205.
Emidio Spinelli 153
34 Significativa appare la cautela introdotta dal ricorso al verbo dokehr, cfr. anche DL
IX 74. Per il valore terapeutico e ‘filantropico’ che scaturisce da tale atteggiamento cfr. PH
III 280-281, con le osservazioni di Voelke 1993, nonche di Hadot 1995, pp. 222-226.
35 In generale, e forse opportuno fornire almeno, a m o1di utile riepilogo bibliogra
fico, un elenco di lavori per un primo orientamento sul dibattito relativo alia ‘vivibilita’
e alia ‘rettezza morale’ dello scetticismo antico. In tal senso, oltre alle sintetiche osser-
vazioni in Hallie-Etheridge 1985 (sp. pp. 3-28); Hankinson 1995 o Chiesara 2003 e ai
‘classic!’ contributi di Frede 1997 e 1987b, Bumyeat 1997a e 1997b, Bames 1997 o an
cora di Striker 1980, cfr. altri recenti lavori, che offrono anche piu o meno dettagliate
analisi della bibliografia precedente: Hiley 1987; McPheixan 1989 e 1990; Michelsen
1990; Morrison 1990; Laursen 1992; Sitter-Liver 1994; Hankinson 1994; Nussbaum
1994 (sp. cap. 8); Engstler 1995; Tsouna-McKirahan 1996; Annas 1998; Vogt 1998;
Brennan 2000; Nussbaum 2000; loppolo 2000; Wlodarczyk 2000; Fine 2000b; Striker
2001; Bonazzi 2002; Ribeiro 2002; Thorsrud 2003; Laursen 2004 e 2006; Moller 2004.
Benche poco attenta alia dimensione storica e molto piu preoccupata di collocare o re-
interpretare lo scetticismo pirroniano all’interno di linee di pensiero proprie del dibatti
to filosofico contemporaneo, cfr. infine la trattazioue di Bailey 2002 (sul nostro tema:
sp. capp. 7, 8 e 11).
36 Sull’esatto valore che assume in questo contesto il verbo non tecnicamente filosofi
co eudokein cfr. Frede 1997, pp. 17ss.; sul valore da attribuire a phantasia cfr. invece P H 1
19 e 22, nonche infra, p. 139-140.
37 Cfr. PH I 29, 193, 229-230; Il 10 e, per le conseguenze etiche di tale inevitabile con-
dizione, M XI 148-149.
38 Sul significato e sul 1colore’ semantico del termine dogma rinvio senz’altro alle con
clusion! di Bames 1997.
39 Cfr. ad es. P H I 16, 193 e 197; per un attacco analogo sferrato da Menodoto (m que
sto caso contro la ‘falsita’ di tutti i dogmata di Asclepiade di Bitiuia) cfr. Gal. subf. emp.
84, 21-22.
40 Non solo da alcuni, molti per la verita, mterpreti moderni e contemporanei (cfr. su
pra, n. 18), ma gia di casa nel mondo antico: cfr. ad es. Aristocl. ap. Euseb. praep. ev. XIV
18, 9-12 (=F. 4 Chiesara); DL IS 68 e 102-104.
41 Cfr. PH I 14-15, da accostare soprattutto alia distesa trattazione delle phonai. scetti
che in P H I 187-209. Su tale complessa questione cfr. supra, cap. V, sp. pp. 117-126..
42 Cfr. in generale loti 2003b. Sesto precisa inoltre che orthos non va caricato di alcu
na sfumatura propria delTetica dogmatica ne' quindi collegato in alcun modo all’esercizio
di una presunta virtu (pace Thorsrud 2003). Questo non significa che l’espressione debba
assumere un valore piu ampio di quello esclusivamente etico, pace Pappenheim 1881, pp.
10-11; cfr. anche M V 2, con il commento in Spinelli 2000b, sp. pp. 21-22 e 104-105.
43 Si e pensato al riguardo a una probabile derivazione timomana: cfr. Decleva Caizzi
1992a, pp. 315s.
44 Cfr. PH 1 200 e 208; cfr. anche M X I 202; piu in generale si pensi all’atmosfera po
lemica di un passo parmenideo: cfr. DK 28 B 6 (sp. v. 7).
45 Legein e termini conelati equivalgono in questo passo a ‘asserire dogmaticamente’:
cfr. Fliickiger 1990, p. 32 e Sluiter 2000, sp. p. 97 e nn. 24-25,
46 E una posizione (forse di lontana origine timomana? Cfr. al riguardo Bett 2000b, sp.
pp. 86-88), che sembra mostrare qualehe affinita con tesi cirenaiche, come suggerisce ad
esempio Hossenfelder 1968, p. 64, n. 124; cfr. tuttavia le giuste cautele fatte valere da
Tsouna-McKirahan 1998, sp. pp. 60-61.
1.54 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
47 Cfr. i verbi hypharpazjo e hyphorao, hapax in Sesto, ma present! nel resoconto dei
Discorui di Enesidemo conservato da Fozio: eft. ad es. bibl. Cod. 212, 170bl4.
48 Sulla questione cfr. anche Hankinson 1994, pp. 63ss.; Engstler 1995, p. 206, nonche,
piii in generale, le pertinenti osservazioni di Decleva Caizzi 1996b.
49 Cfr., a puvo titolo di es., l ’aporia sul colore della neve ricordata in PH I 33 o ancora
la trattazione del moto in PH HI 65ss. e M X 65ss. o del numero in PH III 151.
50 Ma in realta se ne potrebbero indicare altre: cfr. almeno Annas 1990, p. 189, n. 18 e
soprattutto Brennan 2000.
51 Cfr. DL IX 106, ove vengono menzionati anche altri pirroniani; Zeussi, Antioco di
Laodicea, Apella; ne si dimentichi che in M V II 30 tale opzione viene posta sotto Vaucto-
ritas di Timone; piu in generale su PI? I 21-24 eft. anche Barney 1992.
52 Oltre al gia citato M VII 30, cfr. PH I 226; cfr. anche DL IX 108 e uaturalmente M
XI 162-167, che esamineremo subito.
53 Ripropongo qui, mtegrandolo ulteriormeute, il nucleo essenziale delle considerazio-
ni gia svolte in Spinelli 1995, pp. 325-337.
54 Esse fanno parte di una piu ampia batteria di “difese contro gli scettici”, messe in
campo dagli stoici su piani differenti e oppoitunamente raccolte da Hulser sotto umunica
rubrica: cfr. fir. 351-362 Hulser (M X I 162-165 costituisce in particolare il fr. 360). Auche
gli epicure!, comunque, si associano all’accusa di apraxia: si pens! in particolare alia pole
mica di Colote, conservata u el!Adversus Colotem plutarcheo e gia ricordata in preceden-
za (cfr. supra., n. 11), contro lo scetticismo accademico di Arcesilao, che, al pari delle altre
dottrine filosofi che, renderebbe impossibile la vita stessa. Su questo passo si veda anche,
piii in generale, La Sala 1996: egli - criticando le posizioni di Bumyeat e di Bames, sulla
scia di alcuni spunti offerti da Frede - insiste oppoitunamente in conclusione sulla separa-
zione sestana fra bios e filosofia.
55 Per la differente percezione e utilizzazioue di questi due aggettivi, rispettivamente a
proposito di Pirrone e nel quadro offerto da Sesto, cfr. Decleva Caizzi 1981a, p. 266 e Bett
1997, pp. 179-180.
56 Fra i molti rinvii possibili, cfr. ancora le utili osservazioni di Bett 1997, pp. 175-176
e soprattutto l’intera, consistent^ analisi di Laursen 2004, il quale fomisce decisive rispo-
ste alle critiche e alia piu generale insoddisfazione per la soluzione pirroniana, paradigma-
ticamente espresse, ad esempio, da Annas 1998, sp. pp. 209-213 e Nussbaum 1994, sp. pp.
313-315.
57 In tal senso cfr. anche Bett 1997, p. 176.
58 Una simile ammissione e qui implicita, mentre - come abbiamo visto - e esplicita in
PH I 23 e in M Vll 30. Per la preferenza accordata da Sesto al termine anenergesia rispet
to ad apraxia, utile puo essere il confronto - come ricorda, sulla scia di Brad Inwood, Vogt
1998, p. 131 (la quale parla tuttavia di “anergasia”-. sic\) - con una precisazione che si leg-
ge nel de fato di Alessandro di Afrodisia (=SVF II 1002).
59 Oltre a ricordaxe come V analisi che segue debba molto alle penetrant! considerazio-
ni di Hossenfelder 1968, sp. pp. 66ss., cfr. auche Striker 1980, sp. pp. 67-68 e Engstler
1995, pp. 207-211. E forse utile sottolineare, in aggiuuta, che le accuse dogmatiche si muo-
vono non ponendosi affatto sul terreno dello scettico, quanto piuttosto semplicemente riba-
dendo i punti fermi teoretici della prassi morale dogmatica e automaticamente estendendo-
li - o, se si vuole, imponendofi - al comportamento che dovrebbe conseguentemente assu
mere l’avversario (cfr. in tale senso anche Vogt 1998, sp. pp. 129-130; di “malinteso” parla
anche La Sala 1996, p. 46). Non e’e insomma nessuno sforzo per capire o meglio ancora
condividere, seppur dialetticameute, la diversa logica che guida l’azione del pirroniano.
Emidio Spinelli 155
60 Secondo la recente interpretazione di Harald Thorsrud l’archedpo indiscusso di que-
sta fiducia in una vita dedita alia ricerca e capace di giuugere alia conoscenza di cio che e
bene o male va individuato in Socrate, che sarebbe dunque una sorta di costante modello
antiretico rispetto alia “psicoterapia filosofica” proposta invece da Sesto. Credo tuttavia che
tale posizione dipenda da una lettura, che non tiene conto della dimensione socradca di co-
stante apertura del dialegesthai e di sempre parziale raggiungimento di una fragile homo-
logic, quale sembra emergere quanto rneno dalla lettura dei cosiddetti dialoghi giovanili di
Platone. Non mancano comunque voci che difendono la conclusione opposta, fino a rite-
nere che per lo scettico ‘zetetico’ “Socrate servi anche come modello comportamentale per
accettare il proprio destino politico con tanta ataraxia quanta poteva sperame qualsiasi
scettico” (cost Laursen 2006, p. 5). Molto piu complessa e in ogni caso la questione del
ruolo di Socrate alTinterno della tradizione scettica (accademica e pirroniana): in proposi
to mi limito a rinviare agli studi segnalad supra, cap. I, u. 26.
61 Reseller 1980, p. 223.
62 Questa e una delle negative implicazioni politiche dello scetticismo evidenziate an
cora da Rescher 1980, p. 56, secondo il quale sarebbe invece la razioualita a eliminare “le
tendenze che trovano espressioue nel fascismo, nelTauarchismo e nel comnnismo” (ivi, p.
199); cfr. anche Nussbaum 2000, sp. p. 192, che sembra trasformare gli scettici antichi in
‘trauquilli’ pro-hitleriani,
63 Quest’ultimo tipo di accusa e ‘mventata’, disserendi causa, da Thorsrud 2003, p.
248, il quale tenta anche dl fornire almeno due posslbili repllche, piu o meno genumamente
scettiche.
64 Per una rapida analisi di tre esempi di coerenza esistenziale scettica (in eta model-
na, pero: per l ’esattezza Montaigne, Hume, Kant) cfr. ora Laursen 2006, sp. pp. 12ss.
65 Ritengo che questa resa sottolinei meglio il carattere di passivita, implicito nell’uso
del vocabolo teresis; diversamente La Sala 1996, p. 36, n. 4, che preferisce tradurre con
“osservazione” : cfr, percio Spinelli 2004 e, per Tambito medico, Hankinson 2004.
66 O meglio ancora “per avventura”, direi quasi “come capita” (tychonf. su quest’espres-
sione cfr. McPherran 1989, p. 162; altre letture offrono ad esempio Mates 1996, p. 71 e Vogt
1998, p. 156. La presenza di tychon, inoltre, serve a ribadire che “lo scettico compira qual
siasi cosa risulti dalle varie forze psicologiche in lui e che non e’e modo alcuno per predire
quale sara tale risultato”, come sottolinea giustamente Bett 1997, p. 179, il quale tuttavia in-
siste forse tioppo sul carattere esclusivamente relativistico della risposta comportamentale
pirroniana. Sulla questione cfr. anche Laursen 2006, p. 21, n. 27, uonehe la conclusioue di
Thorsrud 2003, p. 249: “la trauquillita dello scettico cosi come la sua abilita nel vivere cor-
rettamente (cioe virtuosamente) e il fmtto del suo esame ma non e mai raggiunta o stabilita
una volta per tutte”. Per esigenza di completezza va anche ricordata, sul piano testuale, la pro
posta di coirezione di tychon in stoichon avanzata da Blomqvist 1968, pp. 99-100.
67 Cfr. anche PH II 246, nonche DL IX 108; si veda inoltre M V III 368.
68 Cfr. Hossenfelder 1968, p. 72, nonche Bett 1997, pp. 178-179.
® Su questa linea cfr. ora Thorsrud 2003, pp. 246-247.
70 Cfr. al riguardo Michelsen 1990, p. 96. Sulla passivita e sul distacco, cosi come sul
la mitezza (cfr. anche infra, u. 86), sul ri spetto e sull’assenza di ansieta dello scettico anti
co illuminanti sono le considerazioni di Morrison 1990, sp. pp. 213ss. Non e mancato chi
- con intento retorico, piu che cou cogeuza logica, come ricorda Laurseu 2006, n. 27 - ha
voluto vedere nell’atteggiamento di mancato coinvolgimento conoscitivo (ma non emoti-
vo) dello scettico una sorta di garanzia per un comportamento ugualitario e aperto alia piu
ampia partecipazione e condivisione sociale: cfr. ad esempio Botwinlck 1991, sp. p. 60.
156 Questioni scettiche. Lettuce introduttive al pirronismo antico
11 Laursen 2004, pp. 224-225.
72 Cfr. anche La Sala 1996, p. 66, nonche, con forte accento critico, Annas 1998, pp.
210- 211.
73 Anche in questo caso non si puo negare una certa affinita con la posizione di Arce-
silao, benche egli ricoira a terminologia differente: cfr. Plut. adv. Col. 1122b.
74 Cfr. P H I 145-163; sulla questione cfr. anche supra, cap. H, sp. pp. 49-50.
75 Emerge chiaramente il concetto della facilita del vivere: cfr. M X I 1 e 111.
76 Secondo alcnni interpreti il tipo pirroniano di azione descritto da Sesto in risposta
alle accuse dogmatiche e realizzato secondo leggi o costumi dati nell’esperienza, senza
chiamare in causa alcuna credenza fondata sull’uso prescrittivo della ragione, si lascia for
se avvicinare, sul piano teorico e storico, alia celebrazione aristotelica delle virtu etiche, al
punto da giustificare l ’affermazione per cui “lo scetticismo di Sesto b quanto meuo consi-
stente rispetto, se non riconducibile, alia dottrina aristotelica deirabitudine morale” : cosi,
compiendo ripetutamente azioni giuste e coraggiose si divenia giusti e coraggiosi come
compieudo ripetutamente gli stessi gesti tecnici nella lavorazione del legno o sulla tastiera
di un pianoforte si diventa lispettivamente esperti faleguami o pianisti (cfr. Thorsrud 2003,
pp. 243-244: da quest’ultima pagina b tratta la citazione). Si noti tuttavia come un simile
parallelismo generi dubbi profondi e soprattutto sollevi immediatamente molti problemi
teorici. Essi possono essere sommariamente riassunti nell’impossibility di pensare il per-
corso etico aristotehco in modo dimidiato, ovvero senza tenere in considerazione entram
bi gli aspetti della virth, quello etico si, ma soprattutto quello dianoetico, sicuramente im-
proponibile nell’orizzonte epistemologico e comportamentale pirroniano. Piu produttivo -
ma qui purtroppo non percorribile adeguatamente e distesamente - potrebbe forse essere il
parallelismo con alcune delle lapidarie osservazioni contenute in Wittgenstein 1978, non
che con alcune considerazioni svolte in proposito da Cavell 1979 e Fogelin 1994.
77 Dello stesso avviso Annas 1998, p. 209; nelTedizione teubneriana, invece, Mutsch-
mann, rinvia solo a P H I 25-30. Resta sempre valida, pero, Tipotesi cbe Sesto allnda anche
ai libri perduti di M: sulla questione cfr. Spinelli 1995, pp. 320-321 e Bett 1997, p. 180.
78 Cosi ivi, p. 173.
79 Sul termine adoxastos in generale cfr. Bames 1997, pp. .78-79, n. 77.
80 Si tratta di un passo che dipeuderebbe piu o meno direttamente da Enesidemo se
condo Levy 1997, p, 219; cfr, anche Chiesara 2001, sp. pp, 129 e 131. Cfr. infine P H I 237.
81 La presenza di eoike in P H 1 23 risponde probabilmente alia cautela linguistica di
Sesto e conferma la sua volonta di parlare adoxastos; cfr. anche Hossenfelder 1968, p. 82.
82 Cfr. rispettivamente P H 1 231 e 237, nonche P H E l 2 e M IX 49.
83 In tal senso cfr. anche Thorsmd 2003, p. 234.
84 Utili osservazioni al riguardo si leggono in Engstler 1995, pp. 2 Mss. L aphysis sesta
na rappresenta comunqne qualcosa di diverso e di piu ampio rispetto alia natura, che anche
Arcesilao chiama in causa per rendere conto del comportamento dello scettico e che costi-
tuisce senz’altro il precedente piu autorevole della soluzione pirroniana: cfr. percib Striker
1980, p. 65, n. 29; soprattutto loppolo 1.986, sp. pp. 134-156 e loppolo 2000. Sul ruolo pa-
radigmatico della physis in Sesto cfr. anche Vogt 1998, pp. 157-165. Proprio questo richia-
mo alia forza della physis, infine, sembrerebbe costituire un elemento di affinita fra il pirro
nismo antico e Hume: cfr. tuttavia le giuste riserve avanzate al riguardo da Annas 2000.
85 Non posso soffermarmi qui su questo interessantissimo aspetto della posizione pir
roniana; oltre ad alcune osservazioni avanzate, con specifico riguardo alia “astronomia”, in
Spinelli 2000b, sp. pp. 19-20 e 101-102, rinvio alle trattazioni generali di Fortuna 1986;
Bames 1988b; Desbordes 1990,
Emidio Spinelli 157
86 Cfr. al proposito la celebrazione dellapraotes scettica in M I 6 e DL IX 108.
87 Ovvero: d o in vista del quale tutto si compie o cio che rappresenta il termine ultimo
della sfera del desiderabile; cfr. e.g. Arist. eth. nic. I 5; per altre paradigmatiche definizio
ni cfr. anche Cic. defin. 1 12, 42 e Vairo 19; in ambito stoico SVF III 2 e 3.
88 Cfr. lo achri nyn di PH I 25, per cui cfr. soprattutto P H I 4; cfr. anche Decleva Caiz
zi 1992a, p. 298, n. 46; Nussbaum 1994, p. 287, n. 6 e ora Mollcr 2004, sp. p. 437.
89 Cfr. anche PH i n 235-236, unico luogo sestano in cui atarachos viene rimpiazzato
da apathes, carattcrizzazione del fine che invece sarebbe stata proposta da alcuni scettici
secondo DL IX 108.
90 p er una trattazione parallela di questo tema, che tuttavia presenta anche significativi
elementi di differenza, cfr. M X I 116-117 e 144ss.
91 La parola-chiave al riguardo compare in PH I 28: si tratta dell’avverbio syntomos,
per cui cfr. anche M XI 112.
92 Ancora in PH I 28 il verbo aoristeo, come del resto in M X I 111, e sinonimo di epe-
cho.
93 Cfr. paradigmaticamente Annas 1998, pp. 207-208.
94 Cfr. Hossenfelder 1968, p. 83, nonche Fluckiger 1990, p. 35.
95 Forse gia sfruttato da Timone: cfr. Decleva Caizzi 1992a, pp. 299-300; a una proba-
bile origine enesidemea sembra invece pensare Levy 1997, pp. 219-220. Per alcune inte-
ressanti osservazioni su questo ‘appello’ pirroniano - di cui non si danno prove, ma che
sempficemente si vive, in virtu del tipo di uomo che si e - cfr. Engstler 1995, pp. 200-201,
nonche ora Moller 2004, pp. 437ss.
96 Tychikos, dice Sesto in PH I 26 e 29. In quest’ultimo passo il senso delFavverbio e
comunque “circoscritto” da hoion, secondo quanto fa notare Fliickiger 1990, p. 38. E stato
inoltre sostenuto, forse con un parallelo ardito, che rispetto alia stessa epoche “al pari del
la grazia, la cosa migliore che possiamo fare e porci nella condizione di riceverla” (cosi
Thorsrud 2003, p. 238, u. 13). Cfr. anche, infine, DL IX 107.
97 Cfr. ancora PH 1 29. Anche se l ’immagine scelta da Sesto al riguardo sembrerebbe
autorizzare una lettura necessitante del rapporto epoche!ataraxia, credo si possa convenire
con Hossenfelder 1968, p. 59, il quale opportunamente ritiene che questo paragone con
l’ombra “non implica alcuna connessione cansale nccessaria, ma solo un collegamento che
si presenta costantemente nell’esperienza”.
98 Non a caso compare in P H I 30 il termine idiotai, che Sesto —pace Coitassa 1990,
p. 2712 —usa per indicare I’uomo comune e che egli contrappone costantemente al ‘filo-
sofo’ o comunque a chi possiede conoscenze tecniche specifiche e codificate: cfr. anche Ie
osservazioni di Bett 1997, p. 175.
99 Su questo atteggiamento scettico del me prosdoxazein cfr. anche PH III 236; M XI
112-113; 128-130; 158-160; sulla pretesa non universalizzante del ritratto sestano cfr. inol
tre Moller 2004, sp. pp. 431-432.
100 Cfr. al riguardo le pertinenti osservazioni di Hossenfelder 1968, p. 33.
AVVERTENZA
Vengono qui di seguito indicati titoli e luoghi originari di pubblicazione dei
contributi raccolti in questo volume:
C apitolo primo
- Scetticism i antichi a confronto, “Paradigmi”, 62 (2003), pp. 313-341
Capitolo secondo
- D ie d m odi p e r ... Fra tropologia scettica e categoric aristoteliche, in E. Ca-
NONE (a cura di), M etafisica, logica, filosofia. della natura. I term ini delle catego-
rie aristoteliche dal m ondo antico alV eta [Link], Seminari di terminologia fi
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(Roma, gennaio-maggio 2003), La Spezia 2004, pp. 97-136
C apitolo terzo
- Induzione e definizione in Sesto E m pirico (H., il, 204-212), in F. D astur-C.
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C apitolo quarto
- Istanze anti-m etafisiche nel pirronism o antico. E nesidem o, Sesto E m pirico e
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[Link]» di A ristotele, Milano 2003, pp. 277-305
C apitolo quinto
- Capire e p a rlo r chiaro. R icerca filo so fic a e prag m a tica della com unicazione
n el pirronism o antico, in I. K ajon -N. S iciliani de C umis (a cura di), L a filo so fia
nella scuola e nelV universita, Roma 2005, 18-39
Capitolo sesto
- Il problem a delVagire nel pirronism o antico, “jipopLr|p,aTa”, 2 (2002), pp.
29-59
Ringrazio infine le varie case editrici interessate, nonche i colleghi Franco
Bianco (“Paradigmi”), Eugenio Canone, Carlos Levy, Giancarlo Movia, Irene
Kajon, Nicola Siciliani de Cumis, Renato Pettoello (“upopAripaTa”) per avermi
concesso i diritti di stampa.
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INDICE DEI LUOGHICITATI
A lcinous A ristippus
Didaskalikos Socratis et Socraticorum Reliquiae
153,30-32: 76, n. 14 (ed. G. Giannantoni)
157,44-158,4: 63 IV A 32: 59, n. 127
A lexander A phrodisiensis - (ed. I. A ristocles (ed. M.L. Chiesara)
Bruns) F. 4: 21, n. 13; 130, n. 50; 151, n. 4;
In Topica 153, n. 40
42,22-27: 78, n. 46
43,2-8; 80, n, 64 A [Link]
85-87: 65 Analytica Posteriora
8 6 , 9-10: 6 6 1 1,71a29: 127, n. 8
86,10-13:66 I, 3: 56, n. 77
8 6 , 13-15: 6 6 I, 18, 81a38-b9: 78, n. 34
8 6 , 15-19: 77, n. 28 H,7, 92a34-b3: 77, n. 29
8 6 , 19-24: 6 6 H, 19, lOOalOss.: 78, n. 34
87, Is.: 6 6 II, 19, 100b2-5: 78, n. 34
87, 24ss.: 6 6 n, 24,69al3-19: 77, n. 26
87,27-28: 6 6 Analytica priora
87, 28ss.:77,n. 30 H, 23: 76, n. 13
Categoriae
A naxagoras capp. 2 e 4: 28
DK 59 B 21a: 58, n. 107 De caelo
I, 7, 276al4: 77, n. 27
A nonymus De interpretations
Commentariurn inPlatonis Theaetetum cap. 4: 119
(ed. G. Bastianini-D.N. Sedley) cap. 12: 130, n. 52
XXn, 39-47: 73 5, 17a2-3: 119
XXIII, 5-12: 81, n. 73 De partibus animalium.
XLVII, 42-45: 81,n.74 m iO , 673a8: 81, n. 78
LXin, 1-40: 56, n. 6 8 Ethica [Link]
15: 157, n. 87
A nonymus T ragicus Metaphysica
Fr. 462 Kannicht-Snell: 55, n. 50 IV, 4: 126
IV, 4 , 1006al4-15: 151, n. 12
A ntigonus C aryshus (ed. T. Dorandi) IV, 4 ,1008bl0-19: 151, n. 12
F. 2A: 21, n. 18 V, 3: 105, n. 15
F. 3: 21, n. 18; 151, n. 13 V, 30: 105, n. 15
188 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
VI, 2-3: 105, n. 15 HI 17, 67: 5; 22, n.31
Physica De divinatione
II, 4-6: 105, n. 15 I, 1,2: 112, n. 113
Topica. I, 19,36-37: 112, n. 113
I, 2, 101a36-b4: 78, n. 34 H, 46,97: 112, n. 113
I, 2, 101 a34-36: 130, n. 6 8 II, 63, 130: 111, n. 92
I, 5, 101b38: 78, n. 46 II, 64,133: 80, n. 6 6
I, 5, 102al-2: 73 Lucullus
1,5, 102al8-21: 80, n. 64 13-14: 23, n. 43
I, 12, 105al3-14: 65 13-15: 20, n. 6
Fragmenta 21: 80, n. 63
Fr. 625 Gigon: 130, n. 67 31:22, n. 36; 151, n. 1
32: 22, n. 35
Augustinus 67:22, n. 35
Contra Academicos 72: 52, n. 9
III, XVII, 38: 21, n. 25 72-76: 20, n. 6
De civitate Dei 76: 6
VIII, 7: 80, n. 61 77-78: 127, n. 10
78: 8 ; 22, n. 40
A ulus G ellius 98-104: 8
XI, 5,4-5: 53, n. 23 100: 52, n. 9
XI, 5, 6 : 3 104: 22, n. 36
XI, 5,7-8:56, n. 6 8 130: 21, n. 20
XI, 5, 8 : 13 148: 8 ; 2 2 , n. 40
XIV, 1,2: 112, n. 113 Topica
XIV, 1, 17: 112, n. 113 58-61: 108, n. 47
Tusculanae Disputationes
B asilius (=Patrologia Graeca '32) V, 72: 78, n. 43
De Spiritu Sancto 5ab: 109, n. 56 Varro
19: 157, n. 87
B oethius (ed. J. Magee) 43- 45: 20, n. 6
De divisione, 18, 4ss.:76, n. 14 44- 45: 6
C aelius A urelianus C lemens A lexandrinus
De morbis acutis Stromata (ed. O. Stahlin)
1 106, p. 6 6 (=p. 82 Bendz): 58, n. 94 VIH, 6 , 90, 24-28: 77, n. 29
Vin, 9: 92
C icero VHI, 9, 26, 4: 106, n. 40
De finibus bonorum et malorum VIH, 9, 30, 2: 106, n. 40
112, 42: 157, n. 87
De oratore D emocritus
HI 17, 62: 21, n. 16 DK68 B 118: 104, n. 5
Enridio Spinelli 189
DK 6 8 B 125: 57, n. 8 8 87-88: 54, n. 32
DK68 B 231: 59, n. 115 89:99
DK68 B 241: 59, n. 115 96-97: 111, n. 98
98: 94
D iogenes L aertius 102-104: 153, n. 40
I 20: 20, n. 7 104: 129, n. 34; 130, n. 56;
m 51-52: 14 151, n. 3
53: 64 106: 24, n. 64; 154, n. 51
53ss.: 6 6 107: 151, n. 3; 157, n. 96
55: 64 108: 154, n. 52; 155, n. 67;
IV 62:7 157, n. 8 6 e 89
28: 2 2 , n. 28 115:23, n. 48
VI 40: 81, n. 76 115-116: 10
VII 41:68 X 33: 79, n. 51
41-42: 70
42: 78, n. 43 [Dioscorides] (ed. C. Sprengel)
44: 78, n. 42 De iis quae virus eiaculantur ardmali-
46: 127, n. 10 bus, Prooemium, I I 51, 15-52, 6 (= fr.
60: 69; 79, n. 55 273 Tecuman): 109, n. 57
60-62: 78, n. 42
134: 105, n. 26 D oxographi G raeci (ed. H. Diels)
199: 81, n. 74 282, 18-28: 78, n. 36
VIII 48: 78, n. 36 605, 10-18: 111, n. 98
IX 61: 21, n. 17 608, 15-16: 105, n. 28
62: 21, n. 19; 151, n. 13 611,8-15: 109, n. 61
62-64: 21, n. 18
64: 151, n. 16 E pictetus
6 8 : 153, n. 40 Dissertationes
69-70: 152, n. 26 15, 1-10: 151,n. 14
70: 24, n. 59 I I 20, 28: 151, n. 2
71-73: 20, n. 6
74: 153, n. 34 E picurus
77: 128, n. 24 Epistula ad Herodotum
78ss.: 31 37:79, n. 51
80-81:55, n. 47 78: 104, n. 5
81: 55, n. 56 80: 104, n. 5
82: 56, n. 63 Gnomologium Vaticanum
83: 48 41:73
84: 59, n. 126 fr. 258 Usener: 79, n. 58
85: 57, n. 80
8 6 : 57, n. 93 E uripides
87: 59, n. 113 Hercules
190 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
1: 129, n. 45 84, 13: 23, n. 50
Ion 84,21-22: 153, n. 39
585-586: 57, n. 82
Phoenissae [G alenus] (ed. C.G. Kuhn)
499-500: 55, n. 50 Definidones medicae
XIX 348, 17ss.: 79, n. 47
E usebius C aesariensis XIX 392: 108, n. 49; 109, n. 64
Praeparatio evangelica. XIX 393: 109, n. 57
IV, 3, 6 : 79, n. 52 XIX 396: 111, n. 99
XIV 18,1-4: 21, n. 13 De optima secta
XIV 18,4: 130, n. 50 1149: 1 1 1 , n. 99
XIV, 18,9-12: 153, n. 40 Historia philosopha (ed. H. Diels)
XIV, 18,11-12: 31 9: 111, n. 98
XIV, 18,18: 151, n. 4 11: 69
16: 105, n. 28
Favorinus (ed. A. Barigazzi) 19: 109, n. 61
Fr. 27: 152, n. 20
H eraclitus
G alenus (ed. C.G. Kuhn) DK 22 B 9: 54, n. 37
De causis procatarcticis (ed. R.J. B 37: 54, n. 37
Hankinson) B 61: 54, n. 37
19-10: 109, n. 67
V I46: 109, n. 67
V III96-114: 109, n. 67 H erophilUS (ed. H. von Staden)
Xm 162: 109, n. 67 T. 58: 110, n. 67
X V I199-201: 96
XVI200: 106, n. 33 H omerus
De dignoscendispulsibus Idas
VIH 781,16-783,5: 151, n. 15 XVI459: 59, n. 1 2 2
Institutio logica (ed. K. Kalbfleisch) XXII 201:59, n. 122
V III: 127, n. 6 Odyssea
Methodus medendi XIV 228: 55, n. 50
X 126: 112, n. 116 XXH 423: 59, n. 122
De seeds ad eos qui introducuntur
178: 105, n. 18 L ucrettus
Subfiguratio emperica. (ed. K. Deich- De rerum nadira.
graber) I 159-173: 110, n. 72
44,4-51,9: 112, n. 106 IV 353-363:41
44, 15ss.: 112, n. 106 V 416-508: 105, n. 14
58, 15ss.: 112, n. 116 772-924: 105, n. 14
58,18-20: 1 1 2 , n. 106 VI 703-711: 104, n. 12
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M acrobius PfflLOLAUS
Saturnalia DK 44 B 14: 57, n. 90
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P hotius
M enander Bibliotheca
Fr. 675 Kassel-Anstin: 129, n. 45 Cod. 212
169b36ss.: 11
N umenius (ed. E. Des Places) 170al2-13: 24, n. 64
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Fr. 25, 19-25: 21, n. 25 170a22: 130, n. 62
Fr. 25, 67-71:24, n. 58 170a22-24: 24, n. 64
Fr. 26, 105-111: 22, n. 35 170b5: 110, n. 87
170bl4: 154, n. 47
O rigenes 170bl7-22: 104, n. 8
Contra Celsum 170M8-19: 110, n. 87
V II15: 127, n. 6 170b21-22: 104, n. 6
170b28: 112, n. 103
Papyri
POxy. 3659,4-8: 58, n. 94 P indarus
Fr. 221 Maehler: 55, n. 50
Parmenides
D K 28B 6: 153, n. 44 P lato
Apologia
P hilo A lexandrinus 38a: 21, n. 26
De ebrietate Cratylus
169ss.: 31 413a: 106, n. 37
177: 55, n. 47 Meno
178: 55, n. 56; 56, n. 63 85b:64
183:41 80d-e: 80, n. 59; 127, n. 8
185: 57, n. 93 Phaedo
186-188: 54, n. 32 97a-99d: 106, n. 33
190: 57, n. 8 6 Philebus
193-197: 59, n. 124 38c-e: 57, n. 82
198-202: 59, n. 124 Politicus
199: 59, n. 126 278a-b: 77, n. 16
Respublica
P hilodemus 602c-d: 57, n. 82
De signis (ed. E. A. e Ph.H. De Lacy) Theaetetus
VI, 36-Vn, 3: 65 154a: 54, n. 37
VH, 38-Vin,7:65 158b-c: 56, n. 69
X, 1-XI, 8: 105, n. 18 158d: 56, n. 6 6
192 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
171d: 151, n. 12 Ptolemaeus C laudius
Timaeus Tetrabiblos
28a5-6:110, n. 70 1 2 ,10ss.: 112, n. 113
[Plato] P yrrho (ed. F. Decleva Caizzi)
Definitiones T. 1 A: 21, n. 17
415a: 81, n. 76 T. 6 : 21, n. 18; 151, n. 13
T. 7: 21, n. 19
P lotinus T. 10: 21, n. 18
Enneades T. 11: 151, n. 16
II 8 : 57, n. 82 T. 12: 151, n. 16
TT. 23-27: 22, n. 27
P lutarchus T. 41: 24, n. 59
Adversus Colotem T. 53:21, n. 13; 130, n. 50
1109f-1110a: 58, n. 96 T. 62: 20, n. 12
1 1 2 1 f- 1 1 2 2 a: 2 0 , n. 6 T. 69: 21, n. 16
1122a-b: 151,n. 11 T. 69 A: 21, n. 20
1122a-d: 22, n. 33
1122b: 156, n. 73 Q uintilianus
1122c-d: 25, n. 83 Institutio oratoria
fr. 215f: 80, n. 59; 127, n. 8 V 9,5: 112, n. 106
V 9, 7: 112, n. 106
[Plutarchus]
Defato 574e: 108, n. 47 R hetorica ad H erennium
HI, XXII, 36: 59, n. 115
PORPHYRIUS
In Categories S cholia in D ionysium T hracem
60, 1,21: 81, n. 72 p. 107, 1-2: 79, n. 46
Isagoge
12,17-20: 80, n. 64 S eneca
15,5-6: 81, n. 72 Eputuloe ad Lucilium
58, 9: 80, n. 6 8
P osidonius (ed. L. Edelstein-I.G. 65,2: 105, n. 26
Kidd) 65,4:107, tv. 44
F. 170: 107, n. 46 65, 12: 107, n. 44
T. 85: 104, n. 5; 107, n. 45 87,31-34: 107, n. 46
P roclus S extus E mpiricus
Elementatio Theologica Pyrrhoniae hypotyposes
75-80: 106, n. 33 11-3: 15
Emidio Spinelli 193
11- 4: 24, n. 70; 130, n. 61 130: 148; 157, n. 98
12: 130, n. 59 1 31-35: 29
12- 3: 128, n. 21 131-163:29
14: 8 8 ; 119; 129, n. 46; 157, n. 8 8 I 32: 41
15: 118 133: 154, n. 49
15-6:115 1 34: 47; 52, n. 10
18:29; 117; 152, n. 27 136: 30; 53, nn. 13e26
18-10: 94; 123 136-39:30
110: 152, nn. 29 e 33 136-163:30; 84
112: 113, n. 119; 136; 148 138: 32; 52, n. 12
113: 128, n. 20; 137; 146 I 38-39: 45
1 13- 20: 137 139: 44; 52, n. 12; 53, n. 29; 54, n. 33
113ss.: 121 140: 56, n. 61
1 14: 129, n. 49 140- 78: 33
114- 15: 129, n; 40; 153, n. 41 141- 43:34
1 15:129, n. 46e49 144-49; 34
1 16-17: 20, n. 7; 153, n. 39 150: 34
1 17: 138 151: 34
118: 138 1 52: 34
118ss.: 152, n. 33 155: 34
119: 139; 146; 153, n. 36 155-58:34
1 19-20: 139 158: 110, n. 74
120: 139 159: 34
121-24: 137; 140; 154, n.51 161:110, n, 81
121-30: 145 162: 54-55, n. 45
122: 140; 146; 153, n. 36 I 62-78: 35; 80, n. 65
123: 140; 154, n. 58; 156, n.81 163:54-55, n.45
I 23-24: 16; 25, n. 83; 112, n. 105; I 78:35
138;146 179: 35; 55, n. 49
124: 146 179- 90: 35
125: 157, n. 8 8 180: 55, n. 47
125- 30: 135; 156, n. 77 180- 81:36
126: 148; 152, n. 30; 157, n. 96 1 80-84: 36
126- 29: 113, n. 119 1 81: 55, n. 49
126ss.: 56, n. 78 I 85: 36; 55, n. 47; 110, n. 74
127- 28: 149 1 85-86: 36
128: 24, n. 64; 149; 157, n. 91-92 I 87: 56, n. 61
128- 29:29; 149 188: 36
129: 137; 152, n. 29; 153, n. 37; 157, 1 88-90: 55, n. 53
n. 96-97 189:37; 55, n. 49
194 Question.!, scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
190: 36 1135-140: 32; 44
191- 99: 37 1 136: 45
192- 93: 37 1 137: 45
194: 37 1 137-139: 45-46
195:37 1 141:47; 59, n. 117
1 96: 38 H41-144: 4 7
198:38 1 142: 47
199:37; 57, n. 8 8 1 143: 47
1100- 117: 38 1 144: 47
1 101: 139 1 145: 49
1101- 103:39 1 145-163: 48; 130, n. 55; 156, n. 74
1102- 103:39 1 146: 49
1 104:39 1 147: 50
1 105-106: 39 1 149: 49
1 107: 39 1 150: 49-50; 59, n. 122
1 108:39 1 151:50; 127, n. 12
1 109: 39 1 152: 49-50
1 110: 39 1153:49
1111:40 1 154:50
1112-113:40 1 155: 50; 59, n. 127
1114-117: 40 1 156: 49-50
1117: 56, n. 75 1157: 50; 59, n. 122
1 118: 30; 41 1 158: 49; 59, n. 127
1118-123:41 1 159: 49-50
1 119:41 1160: 60, n. 127
1 120: 41; 56, n. 59 1161:50
1 122-123: 42 1 162: 50; 59, n. 122
1124-128:42 1 163:48
1 125:43 1 164-177: 84
1126: 57, n. 8 6 1164ss.: 53, n. 17; 128, n. 17
1 127: 43; 57, n. 8 6 1 167: 58, n. 105
1 128: 43; 55, n. 57 1 169: 128, n. 17
1 129: 58, n. 94 1 178-179: 23, n. 55; 84; 128, n. 14
1 129-132: 44 1180: 78, n. 37; 104,n.5e6
1129-134: 43 1 180-186: 57, n. 83; 83
1 132: 44; 58, n. 94 1181:104, n. 6 , 8 e 11
1133.43 1181-183:104, n. 6
1 134:44 1 182: 104, n. 6 ; 105, n. 17
1 135: 44-45; 130, n. 58 1 183: 104, n. 6 ; 105, n. 20
1 135-136: 58, n. 105 1 185: 8 6 ; 104,n. 6 e 7
Emidio Spinelli 195
1 185-186: 84 1226-231: 15; 130, n. 61
1 187: 120; 128, n. 32 1229-230: 153, n. 37
1 187- 209: 24, n. 67; 118; 122; 153, 1231: 15; 156, n. 82
n. 41 1232-234: 16
1188- 191:122 1234:21,n.25;25,n. 85
1 189: 129, n. 45 1235: 9,18
1 190: 126 1237: 156, n. 80e82
1191: 128, n. 33; 129, n. 36 1238: 56, n. 71
1 192-193: 123 1240: lll,:n . 101
1 193: 128, n. 33; 129, n. 46 e 49; 153, 113: 127,n. 6 e7
n. 37; 153, n. 39 II 4:115; 127, n. 10-11
1 194-195: 105, n. 17; 123 I I 5: 116
1195: 121 I I 6 : 127, n. 13
1196: 123; 152, n. 28 I I 7. 116
1197: 124; 129, n. 46; 153, n. 39 I I 8 : 128, n. 15
1 198: 24, n. 64; 58, n. 103; 130, n. 57 E 9: 55, n. 45
1 198-199: 124 I I 10: 153, n. 37
1 199: 130, n. 57 1118-79:110, n. 80
1200: 15; 58, n. 103; 124; 129, n. 46; H 26: 74
130, n. 63; 153, n. 44 I I 28: 75
1200-201: 128, n. 33 I I 63: 55, n. 57
1201: 124; 129, n. 46; 130, n. 63 H 70: 56, n. 59
1202-205: 125; 152, n. 33 II 72: 139
1203: 120 I I 84: 24, n. 70; 55, n. 45; 105, n. 23
I 206:121 I I 90: 99
1207: 121 H 97-103:98
1 208: 130, n. 59; 153, n. 44 . 1198:99
1209: 14 n 100-101: 1 1 1 , n. 91
1210: 33 n 101: 100
1210-212: 14; 104, n. 5 II 101-133: 128, n. 31
1213-214: 14 II 104: 100
1215: 14 II 104-133: 110, n. 80
1216-219: 14 I I 118: 106, n. 34
1218-219:56, n. 73 I I 119-120: 96
I 220:17 I I 120: 110, n. 69
1220- 235: 14 I I 130: 110, n. 74
1221- 225: 14 I I 131: 95
I 222: 25, n. 74 II 134-192: 54, n. 42
1225: 15 I I 140: 99
1226: 154, n. 52 I I 142: 99
196 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
n 144-192: 110, n. 80 m 17: 94-95
I I 182: 128, n. 16 m 17-29: 94; 110, n. 85
11187- 188: 129. n. 40 m 18: 95
11188- 192: 95 m 19: 95-96
I I 192-193: 128,11.25 El 19-20: 94
II 193-203: 63 m 20: 95; 110, n. 74
11194: 78, n. 37; 104, n. 5 m 20-22: 95
I I 195: 76, n. 4; 78, n. 32 m 21-22: 110, n. 77
11 195-197:67 III 23: 96
I I 196: 78, n. 32 m 24: 96
I I 197: 78, n. 32 m 25: 94; 96
I I 198-203: 67 111 25-26: 97
I I 202: 127, n. 6 m 25-27: 96
11204: 61; 63-67; 79, n. 57 ID 26:96
II 205: 6 8 ; 70; 78, n. 40; 104, n. 5 IE 26-27: 94; 96
n 205-212: 61; 63; 6 8 ; 130, n. 55 in 28:95
I I 206: 79, n. 57 III 29: 94; 96-97
II 206-207:70 m 65ss.: 154, n. 49
n 207: 70-71 m 122: 128, n. 13
H 207-212: 6 8 III 151: 154, n. 49
n 208: 71 in I 6 8 ss.: 48
n 209:72 m 181: 127, n. 12
II 210: 76, n. 6 ID 219: 127, n. 12
II 210ss.: 72 III 233-234: 47
I I 211: 54, n. 45; 72-73; 75; 80, n. 6 8 m 235-236: 157, n. 89
I I 212: 69; 75;79,n. 48 in 236: 157, n. 99
n 213: 63 ID 243: 105, n. 29
H 213-228: 63 ID 243ss.: 60, n. 127
I I 246: 155, n. 67 III 245: 110, n. 74
I I 247: 78, n. 40 ID 256: 128, n. 16
II 249: 78, n. 40 ID 266: 128, n. 16
I I 251: 128, n. 13 in 268: 80, n. 62; 127, n. 8
H 255: 78, n. 40 in 273: 110, n. 74
III 1: 24, n. 70 m 280-281: 54, n. 40; 118; 153, n. 34
HI 2: 89; 127, n. 12; 156, n. 82 Adversus mathematicos
m 9-12: 30 16: 152, n. 30; 157, n. 8 6
m 13:89 17: 105, n. 30
m 13-29: 84 125: 128, n. 15
III 15: 90 138:80, n. 62
m 16:96; 110, n. 69 143: 78, n. 39
Emidio Spinelli 197
153: 23, n. 46 VU 349: 57, n. 89
197: 78, n. 39 Vn 402: 127, n. 10
199: 78, n. 39 Vn 414: 41
1 123: 78, n. 39 V II426: 127, n. 10
1 141: 78, n. 39 VIII 56ss.: 128, n. 15
I 170-171: 78, n. 39 V m 87: 78, n. 40
1270: 78, n. 39 V m 141-155: 111, n. 96
1315: 129, n. 44 V III143: 111, n. 91 e 98
1118:78, n. 39 V m 148-155: 99
II 52: 78, n. 39 Vm 146: 99
I I 55: 78, n. 39 Vm 147: 99
HI 40 ss.: 128, n. 15 Vm 152: 111, n. 91
III 105:78, n. 39 Vm 153: 112, n. 106
V 1-2: 98 V m 154: 111, n. 91
V 2: 153, n. 42 Vm 155: 99; 111, n. 101
V 4-5: 98 Vm 156: 111,n. 100
V 49: 24, n. 70 V in 156-158:112, n. 105
V 103: 98; 100 Vin 157: 112, n. 106
V 104: 101; 112, n. 106 V in 159-160: 1 1 2 , n. 105
V 105: 102 Vm 159-299: 128, n. 31
V 106: 105, n. 30 Vni 161-163: 58, n. 106
V I38: 105, n. 30 V III173: 111,n. 101
V I 6 8 : 105, n. 30 Vin 195: 111, n. 92
V II27: 104, n. 5 V in 197-199: 140
Vn 29: 140 Vm 201-202: 104, n. 11
VII 30: 154, n. 51-52 e 58 V III208: 111, n. 92
V II61-64: 56, n.73 V in 219-220: 104, n. 11
V II103: 56, n. 60 V in 244-256: l l l .n . 96
Vn 140: 58, n. 107 Vm 254-255: 112, n. 106
V II158: 22, n. 33;25,n. 82 VIII257: 78, n. 40
V II159-189:25, n. 76 V in 263: 111, n. 92
Vn 166-175: 22, n. 36 V in 264: 111, n. 92
Vn 208:41 V m 274: 111, n. 92
V II210-216: 104, n. 9 VIII285: 111, n. 100
V II248: 127, n. 10 V III288: 102
V n 269: 74; 81, n. 73 V in 291: 112, n. 115
V n 270ss.:74 Vin 298:24, n. 64
VII 281:75 VIII 306: 99
Vn 313: 57, n. 89 Vm 317-319: l l l ,n . 97
Vn 345: 53, n. 15 Vm 337ss.: 127, n. 8
198 Question} scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
V m 368: 129, n. 38; 155, n. 67 X I 18-19: 58, n. 103; 130, n. 58
VIII381: 128, n. 19 XI38: 110, n. 69
Vm 406: 78, n. 40 X I40: 78, n. 40
Vm 428:78, n. 40 X I44: 55, n. 50
VIE 435:78, n. 40 X I73: 127, n. 12
V in 440-442: 127, n. 6 X I77: 127, n. 12
Vm 442: 78, n. 40 X I 109: 127, n. 6
Vm 453: 128, n. 19 XI 111: 24, n. 64; 156, n. 75; 157, n. 92
Vm 454: 110, n. 69 X I 112: 157, n. 91
VIE 481: 122 X I 112-113: 157, n. 99
IX l-4:24,n. 70; 105, n. 23 X I 116-117: 157, n. 90
1X4: 89; 105, nn. 24e27 X I 128-130: 157, n. 99
1X4-11: 105,n. 25 X I 133: 141
IX 11: 105, n. 26 X I 141: 152, n. 29
1X12: 89; 105, n. 27 XI 141ss.: 150
1X29: 105, n. 13 XI 144ss.: 157, n. 90
1X49: 128, n. 19; 156, n. 82 X I 148-149: 153, n. 37
IX 92s.: 76, n.2 XI 158-160:150; 157, n. 99
IX 111-113: 105,n. 14 X I 162-165: 154, n. 54
IX 132: 111, n. 92 X I 162-167: 141; 154, n. 52
IX 195: 110, n. 79 X I 164: 141; 151, n. 17
1X203: 95 XI 165-167: 141
1X205-206: 110, n.73 X I 167: 145
IX 206:95 X I 172:76, n. 5
1X209: 110, n. 71 XI 183: 127, n. 10
IX210ss.: 95-96 XI 188: 105, n. 29
1X210-217: 110,n. 84 XI 189ss.: 60, n. 127
1X211: 106, n. 40 XI 197ss.: 105, n. 29
1X212-214: 110, n. 84 X I202: 153, n. 44
1X218: 96 X I242: 80, n. 62
1X232-236: 96 Xl250ss.: 128, n. 15
1X237-251: 106, n.31
1X242-243: 140
S implicius
1X364: 106, n. 33
In Categorias
IX393ss.: 128, n. 15
213, 10-28: 79, n. 48
X 65ss.: 154, n. 49
X 263: 58, n. 106
X I 1: 156, n. 75 S toici
X I7: 55,n. 45 Stoicorurn Veterum Fragmenta (ed. H.
XI 8-13:80, n. 63 von Amim)
Emidio Spinelli 199
189:90; 106, n. 35 Fr. 333: 127, n. 10
I 343: 21, n. 24 Fr. 336: 127, n. 10
1344: 17; 21, n. 24 Fr. 347: 80, n. 61
11301:105,11.26 Frr. 351-362: 154, n. 54
I I 336: 90; 106, n. 31 Fr. 360: 154, n. 54
I I 341: 106, n. 40 Fr. 621:69; 79, n. 53e55
I I 346: 108, n. 56 Fr. 622: 78, n. 36
11346a: 107, n. 44 Fr. 623: 6 8
n 347-351: 108, n. 55 Fr. 624: 79, n. 47 e 53
I I 351: 108, n. 56 Fr. 625: 79, n. 53
I I 355: 108, n.51 Fr. 626: 79, n. 53
I I 356: 106, n.31; 108, n. 48e51 Fr. 627: 79, n. 53
I I 407: 108, n. 48 Fr. 628: 79, n. 53
I I 509: 106, n. 35 Fr. 629: 80, n. 63
II 945:91-92 Fr. 1026: 98
D 974: 91 Fr. 1027: l l l ,n . 98
11997:91 Frr. 1032-1035: 111, n. 95
H 1000: 91 Fr. 1126: 40
Frr. 1182s.: 127, n. 8
n 1002: 154, n. 58
S trabo
I I 1189: 111, n. 92
113, 8 : 104, n. 5
m 2 : 157, n. 87
m 3 : 157, n. 87 T imon F liasius (ed. M. Di Marco)
Stoicorum Dialecticae Fragmenta Fr. 31: 21, n. 23
(ed. K.-H. m iser) Fr. 32: 21, n. 23
Fr. 33: 6 8 ; 78, n. 43 Fr. 59: 15
Fr. 78: 78, n. 43 Fr. 60: 15
I
"i
}■
IN D IC E D E I N O M I A N T IC H I
A gostino , 5; 21 n. 25 nn. 17, 26 e 30; 78 n. 36; 82; 89-90;
A grippa, 11; 23 n. 56; 32; 34-35; 40; 105 n. 15; 106 n. 40; 108 n. 50; 119;
42; 45-46; 53 n. 17; 58 n. 102; 84; 123; 127 n. 8; 130 nn. 52 e 67; 148;
87; 95 151 n. 12
A lcinoo , 63-64; 66; 77 n. 18 A sclepiade di B itinia , 58 n. 94; 153
A lessandro di A frodisia, 65-67; 77 n. 39
nn. 25 e 27; 78 n. 46; 79 n. 53; 80 n. Ateneo di Attalia, 91-92
64; 81 n. 79; 91-92; 107 n. 46; 154
n. 58 B oezio, 76 n. 14
A lessandro di D amasco , 24 n. 68 B risone, 20 n. 10
A mmonio , 81 n. 72 B uridano, 143
A nassagora , 22 n. 27
A nassarco , 20 n. 10 C armada, 22 n. 40
A nonimo (C om m entatore a l Teeteto), C arneade, 6-8; 13; 15-16; 22 n. 38;
23 n. 57; 80 n. 6 9 ;8 1 n . 73 83; 130 n. 61; 136
A ntigono di C aristo , 21 n. 18; 151 C aronte, 9
n. 13 C atulo, 22 n. 40
A ntcocodiA scalona, 9; 21 n. 25; 23 C elio A ureliano , 58 n. 94; 109 n. 57
n. 43; 81 n. 72 C himera , 5
A ntioco di L aodicea, 154 n. 51 C icerone , 5; 7; 20 n. 6; 21 n. 20; 22
A ntipatro di T arso , 69; 78 n. 44; 79 n. 36; 83; 91; 108 nn. 4 6 e 4 7 ; 112
n. 47 n. 113
A pella , 154 n. 51 C leante, 90; 111 n. 96
A pelle , 149 C lemente A lessandrino , 77 n. 29;
A rcesilao, 2-3; 5-7; 9; 11-17; 21 n. 81 n. 78; 92-93; 108 n .5 6
22; 22 n. 33; 25 nn. 80 e 83; 83; 151 C litomaco, 8; 15-16; 130 n. 61; 136
n. 11; 152 n. 24; 154 n. 54; 156 nn. C olote, 154 n. 54
73 e 84 C ratete, 49
A rchedemo , 78 n. 44; 90 C risippo , 7; 35; 60 n. 127; 69; 78 n.
A rchiloco , 2 44; 80 n. 63; 81 n. 74; 83; 89-91;
A ristippo , 49; 59 n. 127 106 n. 31; 107 n. 46; 108 n. 47
A ristocle, 3; 21 n. 15; 23 n. 53; 31; Crono , 50
53 nn. 19 e 25; 57 n. 80; 58 n. 97;
129 n. 50; 144; 151 n. 4 D emocrito , 2; 14; 20 n. 10; 57 n. 88;
A ristone di C hio , 5; 17 59 n. 115; 104 n. 5; 129 n. 42
A ristotele, 28; 34; 50; 52 n. 1; 56 n. D iodoro C rono , 5
77; 58 n. 106; 66-67; 76 n. 13; 77 D iogene di S inope , 49
202 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
D iogene L aerzio, 7; 10; 20 nn. 6 e 7; G aleno, 10; 12-13; 23 n. 50; 24 n. 65;
31; 39; 46; 48; 54 nn. 32 e 36; 55 nn. 91-92; 94; 96; 107 n. 42; 108 nn. 48
47 e 56; 56 n. 65; 57 n. 93; 59 nn. e 51; 109 nn. 65 e 67; 112 n. 116;
HO, 116 e 123; 64; 66; 68; 70-71; 151 n. 15
151 n. 13 G ellio , 3; 12-13; 91
D iogeniano , 79 n. 52; 107 n. 46 G iovanni D amasceno , 81 n. 78
D ionisio di C irene , 65; 111 n. 95 G orgone, 133
E mpedocle , 2 IPPOBOTO, 10
Enesidemo , 9-12; 14; 21 n. 19; 23 nn. I ppocrate, 2
44-45 e 51; 24 n. 64; 31-32; 51; 53
n. 17; 54 n. 35; 55 nn. 50 e 51; 83- L acide , 22 n. 40
84; 86-87; 96; 104 nn. 5 e 8; 140; L uciano , 13
154 n. 47; 156 n. 80 L ucrezio , 41
E picuro, 36; 41; 58 n. 96; 59 n. 126;
M acrobio, 56 n. 60
73-74; 79 n. 51; 86; 104 n. 5
M ario V ittorino , 81 n. 81
E pitteto, 13; 24 n. 65; 81 n. 74; 151
M arziano C apella , 81 n. 78
n. 14
M enandro, 129 n. 45
Eracle, 49-50
M enodoto di N icomedia , 10; 12; 14;
E raclito, 2; 14; 54 n. 37; 104 n. 5
23 n. 50; 24 n. 60; 103; 152 n. 25;
E rasistrato, 94; 108 n. 52; 109 n. 67
153 n. 39
Erennio , 31
M etrodoro di CHio, 22 n. 27
E rofilo , 38; 96; 106 n. 33; 108 n. 52;
M etrodoro di S tratonicea, 8-9; 22
109 n. 67
n. 40
E uripide, 2; 55 n. 50
M nasea , 11; 16
Favorino, 12-14; 24 nn. 63 e 65; 31; N umenio , 5; 11; 21 n. 25; 2 2 n. 35; 24
78 n. 36; 112 n. 113; 152 n. 20 nn. 58 e 68
F edro, 133
F ilodemo , 55 n. 54; 65; 111 n. 95 O mero , 2; 55 n. 50; 59 n. 122; 105
F ilolao, 57 n. 90 nn. 24-25
F ilomelo , 11; 16
F ilone di A lessandria , 31; 39; 41; Parmenide, 2
46-48; 54 nn. 32 e 36; 55 nn. 47 e P ericle , 56 n. 65
56; 56 nn. 63 e 65; 57 nn. 86 e 93; P indaro, 55 n. 50
59 nn. 110, 123 e 126 P irrone, 2-5; 7; 10; 12; 20 nn. 10-12;
F ilone di Larissa , 8-9; 22 n. 42; 24 21 nn. 12, 15 e 19; 22 n. 27; 31; 83;
n. 61 123; 127 n. 1; 129 n. 42; 130 n. 60;
Fozio, 11; 24 n. 64; 53 n. 15; 104 n. 6; 151 nn. 13 e 16; 154 n. 55
110 n. 87; 154 n. 47 P itagora, 78 n. 36
Emidio Spinelli 203
P latone, 2; 5-6; 9; 14-17; 20 n. 10; Simp UCIO, 79 n. 48
22 nn. 31 e 33; 24 n. 57; 36; 39; 64; S isifo , 62
73-75: 81 n. 76; 82; 89-90; 106 nn. S ocrate, 2; 5; 21 n. 26; 73; 78 n. 36;
33 e 37; 127 n. 8; 155 n. 60 132; 155 n. 60
P lotino, 77 n. 1 8 ;7 9 n . 48 S orano , 109 n. 57
P lutarco, 12; 20 n. 6; 22 n. 33; 24 n. Sozione, 10
65; 25 n. 83; 31; 91; 127 n. 8 Stobeo , 90; 106 n. 31
P olemone, 22 n. 31 Strabone , 107 n. 45
P orfirio, 76 n. 14; 79 n. 48; 80 n. 64;
81 nn. 72, 78 e 81 T eodosio , 11-12; 24 n. 59
P o s i d o n i o , 91; 104 n. 5; 107 nn. 45-46 T eone, 56 n. 65
P roclo , 106 n. 33; 108 n. 52 T imone, 4-5; 10-12; 15; 20 n. 12; 23
P rotagora, 14; 22 n. 27 n. 46; 31; 83; 141; 151 n. 17; 154
P s .-G aleno , 69-70; 92-93; 109 n. 64; n. 51; 157 n. 95
111 n. 98 T olemeo C laudio. H 2 n . 113; 131
T olemeo di C irene, 10
Q uintiliano , 81 n. 78 Trasialce , 58 n. 94
Seneca , 13; 90 Z e n o n e d i C izio , 6; 89; 111 n. 96
S enofane, 2; 15; 20 n. 6; 83 Z enone di E lea , 2
Sesto E mpirico , p a ssim Z eus , 50
Sette S apienti, 2 Z eussi, 154 n. 51
Is
I
IN D IC E D E I N O M I M O D E R N I
A lbert H., 19 n. 1 46; 48; 52 nn. 1 , 8 e 11; 53 nn. 21-
A lesse F., 22 n. 32; 26 n. 89 22,24 e 30-31; 54 nn. 32-34,36-37,
A l g r a K., 19 n. 4 39,41 e 43-44; 55 nn. 47,51,53-54
A llen 1 , 25 n. 78; 111 nn. 94 e 96 e 58; 56 nn. 59, 62, 65, 67-68, 71,
A ndriopoulos B.Z., 105 n. 18; 110 73-77 e 79; 57 nn. 81-84, 8 6 - 8 8 e
n. 85; 111 n. 8 8 91-93; 58 nn. 95-96, 98-100, 102,
A nnas J., 21 n. 18; 22 n. 30; 23 n. 53; 105 e 109; 59 nn. 110-112, 114-
25 n. 74; 48; 52 nn. 8 e 11; 53 nn. 116,118-119, 121 e 123-124; 77 n.
22, 24 e 31; 54 nn. 34, 36-37, 39, 22; 78 nn. 34 e 45; 80 nn. 67 e 69;
41, 43-44; 55 nn. 47, 51, 53-54 e 81 n. 71; 90; 98; 104 nn. 5, 6 ,9-11;
58; 56 nn. 59,62,65,67-68,71,73- 105 nn. 13, 16, 18-19, 22 e 27-28;
77 e 79; 57 nn. 81-84, 8 6 - 8 8 e 91- 106 nn. 31, 34-35, 37-38 e 40-41;
93; 58 nn. 95-96, 98-100, 105 e 107 n.43; 109 n. 61; llOnn. 69,75-
109; 59 nn. 110,114-116,118-119, 76, 78 e 81-83; 111 n. 93; 112 nn.
121 e 123-124; 76 n. 10; 78 nn. 33 e 105 e 115; 113 n. 117; 127nn. 5 e 6 ; .
45; 80 nn. 67 e 69; 81 nn. 71 e 81; 128 nn. 14, 17, 26, 29 e 33; 129 n.
107 n. 43; 109 n. 61; 110 n. 69; 127 34; 152 n. 26; 153 nn, 35 e 38; 154
nn. 5-6 e 10; 151 n. 6 ; 153 n. 35; n. 54; 156 nn. 79 e 85
154 nn. 50 e 56; 156 nn. 72 e 77; B arNey R., 154 n. 51
156 n. 84; 157 n. 93 B astianini G., 80 n. 69; 81 n. 74
A nscombe G.E.M., 82 B ayer G., 76 n. 15; 77 nn. 16-17 e 30;
A ronadio E , 23 n. 47 78 n. 34
Atherton C., 78 nn. 40 e 44; 80 nn. B ayle R, 19 n. 1; 76 n. 10
60 e 62 B erti E., 20 n. 10; 107 n. 43
Aubenque P., 55 n. 52; 128 n. 22; 130 B esnier B., 79 nn. 50, 55 e 58; 80 n.
n. 69 69; 81 n. 81
Ausland H.W., 21 n. 15 B ett R., 3; 19 nn. 1 e 5; 20 nn. 10 e
A ustin J.L., 57 n. 82 12; 21 n. 19; 22 n. 37; 25 n, 79; 54 n.
35; 58 n. 104: 59 n. 120; 80 nn. 62-
BAchli A., 19 n. 3 63; 81 n. 81; 130 n. 58; 151 n. 13;
B ailey A., 19 n. 3; 20 n. 12; 54 n. 40; 152 n. 29; 153 n. 46; 154 nn. 55-57;
57 n. 85; 153 n. 35 155 nn. 6 6 e 6 8 ; 156 n. 77; 157 n. 98
B altes M., 24 n. 61; 106 n. 37 B evan E., 19 n. 2
B arigazzi A., 24 n. 63 Biscuso M., 19n. 1; 23 n.52; 52 n. 11
B arnes J., 19 n. 4; 20 nn. 5 e 6 ; 21 n. B lack M., 129 n. 41
18; 23 nn. 43, 50, 53 e 56; 24 n. 59; B lank D.L., 105 n. 30; 112n. 115
206 Questioni scettiche. Letture inrrodiittive al pirronismo antico
Blomqvist J„ 155 n. 6 6 C assanmagnago C., 151 n. 2
B obzien S., 106 nn. 31 e 35; 108 nn. C astagnoli L., 21 n. 15; 58 n. 108;
46-47 e 56; 111 n. 92; 127 n. 6 128 nn. 22 e 27; 129 nn. 40-41
B odeus R., 52 n. 1 C atapano G., 21 n. 25
B onacina G., 19 n. 1 C auchy V., 129 n. 37
B onazzi M., XI; 20 nn. 6 e 7; 21 n. C aujolle-Z aslawsky F., 55 n. 49;
18; 24 nn. 57 e 62-63; 25 n. 74; 26 76 nn. 2 e 13; 77 nn. 19-20; 78 nn.
n. 89; 152 n. 20; 153 n. 35 33-34; 128 n. 27; 129 nn. 33 e 42
B onitz H m77 n. 27 C avell S,, 19 n. 1; 156 n. 76
B otwinick A., 155 n. 70 C avini W., 81 n. 81; 128 n. 27
B ourgey L., 77 n. 17 Celluprica V., 19 n. 3; 128 n. 18
B oys-S tones G., 77 n. 18 C entronb B., 81 n. 81
B rancacci A., 20 n. 10 C hatzilysandros E., 23 n. 53; 53 n.
B rennan T., 21 n. 15; 52 n. 9; 58 n. 16; 54 n. 38
103; 130 nn. 58-60; 153 n. 35; 154 Chiaradonna R., XI; 60 n. 128; 77 n.
n. 50 18; 81 n. 81; 130 n. 69
B risson L., 77 nn. 20-21 C hiesa C., 99; 111 nn. 96 e 98; 112
Brittain C., 8-9; 20 n. 6; 22 nn. 41-42 nn. 102 e 105; 113 n. 116
Brochard V„ 19 n. 2; 21 n. 15; 23 n. C hiesara M.L., 19 n. 3; 20 n. 10; 21 n.
50; 52 n. 1 13; 23 nn. 49,51 e 53; 53 nn. 19-20 e
B rucker J.J., 151 n. 19 25; 54 n. 35; 57 n. 93; 58 n. 97; 59 n.
B runschwig J., 4; 19 n. 3; 20 nn. 10- 110; 60 n. 128; 153 n. 35; 156 n. 80
11; 21 nn. 15 e 21; 25 nn. 74 e 80; C hisholm R.M., 112n. 116; 129 n. 41
53 n. 28; 77 n. 17; 105 n. 18; 127 C ohen A., 128 n. 26; 129 n. 41; 130
nn. 5 e 8-9; 128 nn. 22,25 e 29; 129 n. 59
n. 34; 130n..50 C onche M., 19 n. 2
B urkert W., 129 n. 42 C ooper J.M., 21 n. 26
B urnyeat M.F., 19 nn. 3e5;21n. 18; C ortassa G., 25 n. 72; 152 n. 22; 157
22 n. 29; 54 n. 37; 58 n. 108; 60 n. n. 98
128; 111 nn. 96 e 99; 112 n. 103; C ossutta F., 19 n, 3
151 n. 5; 153 n. 35; 154 n. 54 C ouissin R, 6; 22 n. 29
B ury R.G., 53 n. 27; 107 n. 43; 109 C redaro L., 19 n. 2
n. 61; 127 n. 6 ; 130 n. 61
D al Pra M., 19 n. 2; 51; 54 n. 33; 55
Calvo M artinez T., 20 n. 6 n. 53; 56 nn. 62 e 75; 60 n. 128; 78
C ambiano G., 19 n. 1 n. 35; l l O n . 85; 127 n. 4; 151 n. 5;
C aedullo R.L., 128 n. 22 152 nn. 21 e 31
C artesio R., 57 n. 82 D avidson D., 82
C asertano G., 106 n. 37 D e L acy E.A., 77 n. 22
Emidio Spinelli 207
D e L acy Ph .H., 20 n. 6 ; 23 n. 50; 77 F errari F, 20 n. 6
n. 22; 129 n. 42 F erraria L., 19 n. 3
D ecleva C alzzi F., 3; 19 n. 5; 20 nn. F erretti S., 21 n. 25
6 , 8-10 e 12; 21 nn. 14 e 23; 22 n. F errini C., 19 n. 1; 55 n. 46
27; 23 nn. 44-46; 25 n. 73; 53 n. 12; F ine G., 20 n. 5; 21 n. 18; 55 n. 57; 60
54 n. 44; 55 nn. 45-46 e 50; 78 n. n. 128; 152 n. 31; 153 n. 35
37; 104 nn. 5 e 6 ; 109 n. 63; 110 nn. F lashar H., 19 n. 4
71 e 87; 127 n. 8 ; 129 n. 42; 130 nn. E lintoef E., 20 n. 10
50 e 65; 151 nn. 4,12 e 16; 152 nn. F lqridi L.,, 24 n. 69; 55 n. 46
26 e 29; 153 n. 43; 154 nn. 48 e 55; Fl Ockiger H., 19 n. 1; 24 n. 71; 52 n.
157 nn. 8 8 e 95 10; 54 n. 38; 60 n. 128; 128 n. 22;
D eD urand G.M., 80 n. 70; 81 nn. 72, 152 nn. 31 e 33; 153 n. 45; 157 nn.
15 e l l 94 e 96
D esbordes F., I l l n. 91; 129 n. 35; Fogelln R., 19 n. 1; 156 n. 76
156 n. 85 F orschneR M., 108 nn. 46 e 50
Di M arco M., 21 n. 23 F ortuna S., 156 n. 85
D ierauer U., 55 n. 46 F rede M., 19 n. 3; 21 n. 18; 24 n. 60;
D illon J., 25 n. 74; 76 n. 14; 77 nn. 25 n. 79; 52 n. 7; 53 n. 15; 106 nn.
16 e 18 31 e 38; 108 nn. 5 0 e 5 2 ; 109 n. 59;
D orrie H., 24 n. 61; 25 n. 86:106 n. 37 111 n. 96; 112nn. 115-116; 113 n.
D odds E.R., 106 n. 33 118; 127 n. 6; 128 n. 29; 152 n. 25;
D oniniP.L., 20 n. 6;24nn. 61 e 6 8 ; 77 153 nn. 35-36; 154 n. 54
n. 18; 107 n. 46
D orandiT., 81 n. 81 G alavotti M.C., 101; 112 n. 109
D uhem P.M.M., 8 6 G aelego Cao A., 107 n. 43; 109 n. 61
D uhot J.J., 106 nn. 35 e 40; 108 nn. G arfield J.L., 20 n. 10
46 e 52-53; 109 n. 62 G aukroger S ., 52 n. 11
D ummett M.A.E., 56 n. 67; 111 n. 89 G iannantoni G., 19 n. 3; 20 n. 7; 23 ■
D umont J.-P., 19 n. 2; 104 n. 4 n. 48; 81 n. 81
D ye G., 25 n. 74 G igante M., 151 n. 3
G igon O., 19 n. 4
E bert T„ 78 n. 40; 105 n. 20; 111 n. 96 G iusta M„ 76 n. 14
Edelstein L., 107 n. 46 G udden D.K., 80 n. 62; 111 n. 96; 112
Engstler A,, 151 n. 9; 152 n. 28; 153 n. 104; 128 nn. 22 e 27; 129 n. 41
n. 35; 154 nn. 48 e 59; 156 n. 84; G lucker J., 21 nn. 25-26; 22 n. 37;
157 n. 95 23 nn. 43 e 48
Etheridge S.G., 76 n. 12; 129 n. 41; G oedeckemeyer A., 19 n. 2
153 n, 35 G orler W., 19 n. 3; 20 n. 11; 22 nn.
E verson S., 60 n. 128; 152 n. 31 31 e 38; 23 n. 43; 108 n. 46
208 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
G oldschmidt V., 78 n. 43; 81 n. 74 I oppolo A.M., XI; 6 ; 14; 20 nn. 6 e 9;
G raeser A., 20 nn. 6 e 9; 129 n. 42 21 nn. 18,24e26; 22nn. 30-31, 33-
G roarke L., 19 n. 3; 152 n. 31 34 e 42; 24 nn. 59, 63 e 65; 25 nn.
72, 74-75, 77, 79-81, 85 e 87; 26 n.
H acking I., 128 n. 30 89; 60 n. 128; 104 n. 3; 106 nn. 31,
H a d c t P., 81 n. 81; 153 n. 34 34 e 38; 108 nn. 46-47,50, 52 e 56;
H a l l e P.P., 76 n. 12; 129 n. 41; 153 109 n. 58; 127 n. 10; 151 n. 8 ; 152
n. 35 n. 23; 153 n. 35; 156 n. 84
H ankinson R.J., 19 n. 3; 20 n. 12; 22 I snardi Parente M., 19 n. 1
n. 30; 23 nn. 46, 50 e 55; 25 nn. 82,
84 e 87; 31; 52 n. 10; 53 nn. 14-15 e Jacquette D., 23 n. 56; 128 n. 17
25; 54 n. 35; 58 n. 101; 60 n. 128; James W., 21 n. 15
76 n. 12; 96; 104 nn. 2 e 8-10; 105 JanaCek K., 19 n. 5; 24 n. 71; 53 nn.
nn. 15,19, 21-22 e 25; 106 mi. 31 e 18 e 20; 58 n. 108; 76 n. 7; 127 n. 13
36; 107 n. 42; 108 nn. 48, 50 e 52;
109 nn. 61 e 65-67; 110 nn. 75,77, K ant I., 151 n. 19; 155 n. 64
82 e 84; 111 nn. 88-89 e 97; 112 nn. K idd I.G., 107 n. 46
102,105-106 e 114; 128 n. 21; 152 K istler M,, 112n. 108
nn. 20 e 27; 153 n. 35; 154 n. 48; K ollesch J., 108 n. 52; 109 n. 57
155 n. 65 K ren tz E.M., 129 n. 37
H arte V., 2 2 n. 27; 58 n. 108 K udlien F., 1 1 1 nn. 96 e 101
H egel G.W.F., 19 n. 1 ; 23 n. 52; 52
n. 11; 127 n. 1 L a S ala R., 154 nn. 54 e 59; 155 n.
H empel C.G., 101; 112 nn. 108 e 109 65; 156 n. 72
H iley D.R., 19 n. 5; 153 n. 35 L ammenranta M., 19 n. 1
H intikka J., 77 n. 17 L ane M., 22 n. 27; 58 n. 108
H irzel R., 19 n. 2; 81 n. 72 Lapini W., 20 n. 6
H olford -S trevens L., 24 n. 63; 25 L aursen J.C., 21 n. 18; 134; 144;
n. 72 151 nn. 8 e 18-19; 153 n. 35; 154
H ossenfelder M., 19 n. 3; 107 n. 43; n. 56; 155 nn. 60, 64, 6 6 e 70; 156
109 n. 61; 153 n. 46; 154 n. 59; 155 n. 71
n. 6 8 ; 156 n. 81; 157 nn. 94,97 e 100 L evy C., 19 n. 4; 20 nn. 6 e 10; 21 n.
H ouse D.K., 24 n. 69; 59 n. 125; 99 25; 22 nn. 33 e 40; 25 nn. 74 e 78-
H u lser K.-H., I l l n. 96; 154 n. 54 79; 81. n. 81; 156 n. 80; 157 n.95
H u m e D., 62; 101; 151 n. 5; 151 n. 19; Lewis D., 82
155 n. 64; 156 n. 84 LinguitiA., 26 n. 89
L ocke J., 58 n. 96
Inwood B„ 20 n. 6; 154 n. 58 L ong A.A., 19 n. 4; 20 n. 12; 22 nn.
I o l i R .,20 nn. 6-7; 25 n. 74; 153 n. 42 28 e 37; 25 n. 80; 77 nn. 16 e 22; 79
Emidio Spinelli 209
nn. 49 e 54; 80 nn. 59 e 64; 81 n. M ulieri C., XI
74; 98; 106 n. 40; 1 lin n . 90-91 M unoz D iego T., 107 n. 43; 109 n. 61
L una C., 52 n. 1 M utschmann H., 80 n. 67; 156 n. 77
M ackie J.L., 82 N aess A., 19 n. 1; 129 nn. 35 e 38
M aconiH., 22 n. 30 N atorp R, 19 n. 2
M agee J., 76 n. 14 N euhausen K., 55 n. 46
M agrin S., 128 n. 22 N ietzsche F.W., 19 n. 1
M agris A., 19 n. 4 N iiniluoto I., 22 n. 3 8
M anetti G., I l l nn. 96-98 N ussbaum M., 151 n. 7; 152 n. 27;
M ansfeld J., 19 n. 4; 20 n. 6 ; 22 n. 153 n. 35; 154 n. 56; 155 n. 62; 157
40; 23 n. 45; 55 n. 56; 59 n. 113; 76 n. 88
n. 14; 78 nn. 41-42 e 44; 79 n. 48;
80 n. 6 8 ; 81 nn. 76 e 78-79; 105 n. O psomer J., 20 n. 6 ; 21 n. 26; 22 n. 33;
27; 106 nn. 31 e35; 108 n. 48; 110 24 nn. 62-63 e 65-66
n. 77
M archesi C., 151 n. 10 Palmer J.A., 20 n. 6 ; 25 n.79; 152 n. 23
M arquard O., 19 n. 1 Papfenheim E., 27-29; 52 nn. 2 e 5-6;
M ates B., 52 n. 8 ; 53 n. 25; 56 nn. 62 53 nn. 17 e 28; 54 n. 34; 76 n. 8 ; 78
e 69; 57 nn. 82, 85 e 91; 58 nn. 98- n. 45; 81 n. 71; 104 n. 8 ; 127 nn. 7 e
99 e 106; 59 n. 114; 78 nn.31 e38; 11-12; 128 nn. 15 e 21; 129 n. 45;
104 n. 7; 106 n. 31; 107 n. 43; 109 130 nn, 52, 56 e 64; 152 n. 28; 153
n. 61; 110 n. 75; 127 nn. 6 e 7 ; 129 n. 42
n. 47; 130 nn. 51, 53, 61 e 64; 155 P ease A.S., 80 n. 6 6
n. 6 6 P ellegrin P, 80 n. 67; 107 n. 43; 109
M cP herran M.L., 128 nn. 22 e 27; n. 61
129 nn. 40-41,42 e 44; 130 n. 69; Pe r e z B., 23 n. 51
153 n. 35; 155 n. 6 6 P erilli L., 24 n. 60; 25 n. 74; 109 n.
M ette H.J., 20 n. 8 ; 22 nn. 34, 39 e 65; 110 n. 67
41; 23 n. 43 P hilippson R., I l l n. 96
M ichelsen J.M., 153 n. 35; 155 n. 70 P iantelli M., 20 n. 10
M ignucci M., 127 n. 6 P ohlenz M., 108 n. 52; 109 n. 57
M ills Patrick M., 19 n. 2; 58 n. 94 P olito R., 23 nn. 45 e 51; 104 n. 5
M isu ri P., 19 n. 3 P orro P., 113 n. 116
M oller D., 153 n. 35; 157 nn. 88, P rantl C., 69; 76 n. 14
95 e99 P r e t i G., 60n. 128; 152n. 31
M ontaigne M. de , 126; 151 n. 19; P riestley 1 , 151 n. 19
155 n. 64
M orrison D., 153 n. 35; 155 n. 70 Q uine W.V., 86
210 Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico
R awls J., 132 S luiter 1., 128 n. 22; 129 nn. 43 e
Reale G., 20 nn. 11-12 47-48; 153 n. 45
Repici L., 19 n. 1; 78 n. 33; 81 n. 71 Smith R., 76 n. 13; 77 n. 26
R escher N., 21 n. 19; 142; 151 n. 13; S orabji R., 52 n. 1; 55 n. 46; 105 n. 15
155 nn. 61-62 S osa E., 82; 104 n. 1
R ibeiro B., 21 n. 18; 153 n. 35 S pinelli E., 20 n. 6; 24 n. 67; 25 n.
R ic k en F., 19 n. 3 74; 53 n. 29; 58 n. 104; 59 n. 120;
R ieth O., 78 n. 45; 106 nn. 34 e 40; 80 nn. 62-63; 104 n. 5; 105 nn. 14 e
108 n. 53; 109 n. 60 30; 111 n. 90; 112 nn. 106 e 115;
R obin L., 19 n. 2; 26 n. 88 127 nn. 6 e 8; 128 nn. 15, 28 e 32;
R omAn A lcala R., 53, n. 17 152 n. 29; 153 n. 42; 154 n. 53; 155
R orty R., 19 n. 1 n. 65; 156 n. 77; 156 n. 85
Ross W.D.R., 64; 76 n. 15; 77 nn. S tanley T., 151 n. 19
16-17; 78 n. 34 S taudlin C.F., 151 n. 19
R ossetti L., 22 n. 27 Steel C., 108 n. 52
Rossnro C., 55 n. 52 S topper M.R., 21 n. 15
Russo A., 95, 129 n. 39 S tough C., 19 n. 2; 21 n. 15; 51; 60 n.
Russo L„ 56 n. 70; 57 n. 83 128; 128 nn. 22 e27; 129 n. 33; 130
Ryle G., 57 n. 91 n. 66
Striker G., 19 n. 5; 20 n. 9; 21 n. 18;
S akezles P.,21 n. 15 22 n. 29; 23 n. 53; 53 n. 17; 54 n.
Salmon W.C., 82 35; 79 n. 52; 151 nn. 8 e 12; 153 n.
S antese G., 19 n. 3 35; 154 n. 59; 156 n. 84
S a ssi M.M., 55 n. 48 S vavarssonS .H .,21 n. 12
Sch Aublin C., 80 n. 66
S chofield M., 19 n. 4; 21 n. 22; 22 Tarrant H., 22 nn. 41-42
nn. 27,29 e 33 T eller W., 81 n. 72
S chopenhauer A., 76 n. 8 T escari O., 107 n. 43; 109 n. 61
S chrenk L.P., 53 n. 22; 77 n. 18 T hiel R., 52 n. 1
S chroder S., 108 nn. 46, 52 e 56 T horsrud H., 20 n. 6 ; 153 nn. 35 e
Sedley D.N., 2,19 nn. 4 e 5; 20 n. 12; 42; 155 nn. 60, 63, 66 e 69; 156
22 n. 37; 25 n. 80; 56 n. 73; 77 nn. nn. 76 e 83; 157 n. 96
16 e 22-23; 79 nn. 49 e 54; 80 nn. T ooley M., 82; 104 n. 1
59, 64 e 69; 81 nn. 74 e 81; 106 nn. T rabattoni F., 22 n. 33
37 e 40; 111 nn. 91 e 96 T rendelenburg F.A., 52 nn. Ie 5 ;7 6
Sharples R.W., 19 n. 4; 108 nn. 52 e 54 n. 8
S hields C.J., 21 n. 26 T souna -M c K irahan V., 153 n. 35;
S ihvola J., 19 n. 3 153 n. 46
S itter-L iver B., 153 n. 35 T weedale M.M., 77 n. 25
Emidio Spinelli 211
Valgiglio E., 108 n. 47; 110 n. 70 Wallis R., 26 n. 89
Varnier G., 19 n. 1 Warren J., 20 nn. 6 e 10; 21 n. 26
V egetti M., 55 n. 55 W eil E., 78 n. 34
V erra V., 19 n. 1 W hittaker J., 76 n. 14
V iano C.A., 24 n. 71 W indelband W., 54 n. 33
V oelke A.-J., 19 n. 3; 54 n. 40; 128 W it t R.E., 81 n. 72
n. 26; 153 n. 34 W ittgenstein L., 56 n. 77; 129 nn.
V ogt K .M ., 21 n. 18; 60 n. 128; 128 34 e 41; 156 n. 76
n. 22; 152 n. 31; 153 n. 35; 154 nn. W ittw er R., 19 n. 3
58-59; 155 n. 66; 156 n. 84 W lodarczykM A ., 21 n. 18; 153 n. 35
von A rnim H., 92 W oeiers G., 112 nn. 108 e 112
von F ritz K., 19 n. 2; 56 n. 73 W oodruff R, 25 n. 73; 54 n. 35
V0NSAViGNYE.,62;76n. 9; 112n. 107
von S taden H., 56 n. 64; 110 nn. 67 Z eller E., 21 n. 15
e 84 Z e p p i S., 20 n. 6
von W right G.H., 82 Z orzato L.P., 112 n. 108
Fimto di stampare nel mese di dicembre 2005
dalla Gaphein Servizi S.r.l.
via della Magliana, 1102 - Roma