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IMMANUEL KANT – (Konigsberg, 1724 - 1804)

INTRODUZIONE

1. IL CRITICISMO

Il momento cruciale nello sviluppo del pensiero kantiano è dato dalla impostazione del problema della
conoscenza secondo l'ottica del "criticismo". Massimo rappresentante dell’illuminismo tedesco, egli operò
una rivoluzione in filosofia distruggendo le pretese della metafisica dogmatica attraverso una analisi critica
delle possibilità conoscitive della ragione.
L’attività di Kant può essere divisa in tre periodi:
a) periodo scientifico: fino al 1760, in cui Kant studia a fondo la scienza newtoniana; b) periodo filosofico:
fino al 1781, dominato da interessi filosofici, Kant approfondisce la sua conoscenza della tradizione
metafisica attraverso lo studio delle filosofie di Leibniz e Wolff, viene a contatto con l'empirismo inglese
(Locke, Hume) e la sua critica alla metafisica; c) periodo critico: definito dallo stesso Kant come un
risveglio dal sonno dogmatico della metafisica grazie all'influenza di Hume, in cui Kant avendo elaborato il
metodo del criticismo la applica allo studio del mondo umano. Pertanto il criticismo costituisce il momento di
maggiore originalità e significatività nel pensiero kantiano.
Tale nuova prospettiva filosofica costituisce infatti la premessa delle principali opere di Kant: "Critica della
ragion pura" (1781), "critica della ragion pratica" (1787), "critica del giudizio" (1790). Esse costituiscono
l’applicazione della prospettiva “critica” ai vari ambiti di attività dell’esperienza umana.

1.1. DEFINIZIONE DI CRITICISMO

Per comprendere il criticismo è necessario partire dalla tradizionale distinzione tra i due principali aspetti di
cui si compone l’atto conoscitivo:
a) oggetto del conoscere: costituito dalla realtà che il soggetto indaga al fine di pervenire ad una sua
conoscenza;
b) strumento o metodo del conoscere: è dato dal modo in cui il soggetto giunge alla conoscenza della realtà
che indaga.

atto conoscitivo = SOGGETTO ------------------> REALTA'


strumento o oggetto
metodo

Secondo la dottrina della verità come corrispondenza, di origine aristotelica, la conoscenza risulta vera
quando i concetti dell’intelletto corrispondono alla realtà oggettiva esterna. La conoscenza è quindi vera
quando è possibile ricostruire un’immagine speculare della realtà che ne costituisca il fedele rispecchiamento.
La mossa decisiva di Kant consiste nel considerare necessaria, prima della conoscenza di qualsiasi realtà, la
conoscenza degli strumenti attraverso cui l'uomo indaga la realtà. Infatti prima di porre come fine dell'uomo il
conseguimento di una conoscenza vera della realtà, sarà necessario accertarsi preventivamente se le facoltà
conoscitive proprie dell'uomo sono adeguate e sufficienti al raggiungimento di un tale fine.
L’introduzione dell’approccio tipico del criticismo in filosofia è dovuta a Locke. Questi, nell’opera “Saggio
sull’intelletto umano” del 1690, ritiene necessaria una indagine preventiva tesa ad individuare i limiti delle
capacità cognitive dell’uomo prima di procedere ad ogni ricerca conoscitiva.
Si Può a questo punto dare una definizione del criticismo: disciplina propedeutica (costituisce infatti una
indagine preliminare) che esamina le modalità di conoscenza a priori relative alle tre facoltà conoscitive
umane (sensibilità, intelletto, ragione) al fine di determinare: le condizioni di possibilità, la validità e i limiti
della conoscenza.

1.2. CRITICISMO E RAGIONE

Denominando la sua filosofia "criticismo", Kant ha voluto esplicitamente contrapporla al "dogmatismo"


proprio della tradizione metafisica. Con l’espressione dogmatismo si intende la fiducia, tipica della
metafisica tedesca di Leibniz e Wolff del seicento e settecento, nel potere della ragione di intuire
direttamente la struttura oggettiva della realtà indipendentemente dall’esperienza, fiducia che Kant ritiene
priva di qualsiasi giustificazione razionale e, pertanto, dogmatica. Kant, con il suo criticismo, vuole che
l’accettazione di qualsiasi dottrina derivante dalle facoltà conoscitive umane, sia subordinata al preventivo
esame critico della validità di tali facoltà.
Nel caso in esame è quindi in questione la determinazione della validità non di una qualche dottrina
metafisica, ma della stessa capacita conoscitiva della ragione, pertanto il problema affrontato da Kant Può

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essere rappresentato come il conflitto tra due diverse concezioni della conoscenza razionale:
a) tesi razionalismo dogmatico: la ragione è onnisciente ed onnipotente, essa è in grado di pervenire ad una
conoscenza vera, universale e necessaria della realtà in se. Questa tesi si basa su una concezione assoluta
della ragione per cui i poteri di questa non hanno limite alcuno. Attraverso l’intuizione intellettuale la ragione
riesce a cogliere, senza alcuna mediazione da parte dell’esperienza, l’essenza della realtà esterna. Quindi,
attraverso una analisi logica costituita da un calcolo deduttivo, riesce a derivare dalle essenze intuite la
totalità delle conoscenze intorno alla realtà.
b) tesi razionalismo critico: Il potere conoscitivo della ragione umana è limitato e finito, è necessario quindi,
prima di intraprendere con la ragione una qualsiasi indagine, accertarsi dei limiti entro i quali essa Può essere
adoperata con successo. Viceversa si corre il rischio di costruire conoscenze illusorie, qualora si pretenda di
conoscere con la ragione territori che trascendono i limiti del suo potere conoscitivo.
Il razionalismo critico di Kant si contrappone esplicitamente alla cieca fiducia che nella ragione ripongono i
metafisici ed assume nei confronti di una concezione assoluta della ragione un atteggiamento scettico che gli
deriva dall'empirismo di Hume.
L'impostazione critica di Kant costituisce il compimento dell'opera intrapresa dall'illuminismo che aveva
portato dinanzi al tribunale della ragione usi, costumi e conoscenze del passato per sottoporle ad una critica
razionale, Kant ora conduce dinanzi al tribunale della ragione, la ragione stessa per verificarne le possibilità
conoscitive. In questo senso la filosofia critica di Kant costituisce il momento culminante dell’illuminismo.
Si Può rappresentare il criticismo secondo lo schema dell'atto conoscitivo fornito precedentemente nel modo
seguente:

razionalismo critico = SOGGETTO ----------------> OGGETTO


ragione ragione

Il passaggio operato da Kant dall'idea di una ragione assoluta, all'idea di una ragione limitata, conduce
inevitabilmente alla esigenza di verificare i limiti della ragione e tale operazione viene condotta dalla ragione
medesima. Questa impostazione conduce quindi ad una sorta di autocoscienza della ragione, la ragione pensa
se stessa.

1.2. OGGETTO CRITICA

Si vengono cosi a delineare i due principali problemi, tra loro connessi, in cui si articola il criticismo: a) quali
sono le caratteristiche dell'atto conoscitivo umano in quanto risultato della attività a priori della ragione? b)
Quali sono i limiti entro i quali la conoscenza razionale risulta valida?
La soluzione a questi problemi Può essere fornita, secondo Kant, attraverso l'esame delle condizioni di
possibilità, della validità e dei limiti della conoscenza:
a) condizioni di possibilità: occorre rispondere alla seguente domanda: quali sono le condizioni alle
quali è possibile una conoscenza universale e necessaria e a priori rispetto all’esperienza? Si tratta di
definire quali siano gli elementi che costituiscono la conoscenza razionale, specificando quindi le
condizioni di esistenza di ogni conoscenza pura o a priori. Kant individuerà gli elementi che
compongono la conoscenza: a) nella esperienza, che risulta dalla intuizione sensibile; b) nell'intelletto,
dotato di una struttura categoriale.
b) validità: una volta accertata la possibilità di una conoscenza a priori, è necessario giustificarne la
validità. Kant soddisferà tale punto attraverso l'esame delle forme a priori (spazio e tempo) e dei
concetti dell'intelletto (categorie).
c) limiti: l'ultimo problema è dato dalla individuazione dei limiti entro i quali è valida, cioè universale,
necessaria e oggettiva, la conoscenza a priori. Kant riconoscerà tali limiti nell'esperienza.

1.3 CRITICISMO COME FILOSOFIA DEL LIMITE

L'abbandono di una immagine forte della ragione (razionalismo assoluto o dogmatico) ed il passaggio ad una
immagine più debole di essa (razionalismo critico), non conduce Kant a negare, come faceva lo scetticismo,
la possibilità e validità della conoscenza razionale. Infatti l'esito cui conduce il criticismo è duplice:
a) negativo: in quanto il criticismo nasce dal riconoscimento che la conoscenza ha dei limiti, non potendo
travalicare l’esperienza sensibile;
b) positivo: tuttavia se è vero che al di la di tali limiti ogni forma di conoscenza razionale (a priori) è
impossibile, non si cade in una forma di scetticismo assoluto. Infatti entro i limiti stabiliti dall'indagine critica,
la conoscenza razionale e quindi la conoscenza umana avranno un valore assoluto. Paradossalmente, secondo
Kant, è proprio dall'accettazione di un limite della conoscenza a priori che dipende la sua validità,
universalità e necessita. Solo tenendo presenti entrambi questi aspetti è possibile valutare adeguatamente il

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criticismo kantiano, che non deve essere interpretato come una forma di "scetticismo". Infatti secondo Kant,
l'unico modo possibile per evitare la tesi scettica, che sosteneva l’impossibilita di fondare attraverso la ragio-
ne un sapere universale e necessario, era appunto quello di riconoscere il carattere imperfetto, e quindi
limitato della ragione. Pertanto Kant concorda con la tesi scettica qualora la ragione pretenda di fuoriuscire
dai suoi limiti, ma nella misura in cui essa si mantiene entro i limiti delle sue possibilità conoscitive, Kant
sostiene che sia possibile fondare un sapere universale e necessario.
L'esito ultimo del criticismo non è pertanto il riconoscimento della impossibilita della conoscenza, ma la
giustificazione della possibilità di una conoscenza universale e necessaria entro i limiti che il criticismo stesso
riconoscerà essere propri della attività razionale, limiti che saranno individuati da Kant nella esperienza
fenomenica.

1.4 LINEE DI SVILUPPO DEL CRITICISMO

Si Può a questo punto tentare di tracciare un quadro generale della strategia kantiana partendo dalla premessa
che: l'intero sviluppo della filosofia kantiana dal 1781 in poi non è che la realizzazione concreta del progetto
critico della conoscenza.
Kant applicherà alle diverse sfere attività umana (teoretica - pratica - estetica) il principio del criticismo
in base al quale: occorre definire in ogni ambito attività umana i limiti della ragione, per poter poi fondare sul
riconoscimento di tali limiti la validità della ragione come guida dell'agire umano in ciascuno degli ambiti
considerati.

SCHEMA STRATEGIA CRITICISMO KANTIANO

CRITICISMO

DEFINIZIONE LIMITI RAGIONE

FILOSOFIA TEORETICA FILOSOFIA PRATICA FILOSOFIA ESTETICA


| | |
INTELLETTO RAGIONE GIUDIZIO
| | |
VERO BENE BELLO
| | |
NECESSITA' LIBERTA' SENTIMENTO
| | |
Critica della ra- Critica della ra- Critica del giu-
gion pura (1781) gion pratica (1787) dizio (1790)

Descrizione schema: la ragione definisce i suoi limiti relativamente ai tre principali campi dell'attivitá
umana: teoretico - pratico - estetico. Per poter far questo deve esaminare le condizioni di validitá dell'agire
in questi campi studiando le facoltá umane da cui esso dipende: intelletto - ragione - giudizio. In questo
modo la ragione è in grado di determinare in che cosa consista l'agire valido relativamente a ciascuno dei
campi di attivitá esaminati, è cioè capace di definire in che cosa consistano: il vero, il bene, il bello. Essa
identificherá la natura del vero nella necessitá, del bene nella libertá, del bello nel sentimento. Questo
triplice esame sará svolto nelle tre principali opere di Kant: La critica della ragion pura, La critica della
ragion pratica, La critica del giudizio.
Protagonista di questo processo è la ragione stessa, a conferma che Kant rimane un razionalista in quanto i
limiti della ragione non sono fissati da una forza estranea alla ragione cui essa deve inchinarsi. Kant rifiutó
sempre qualsiasi atteggiamento di tipo mistico o irrazionale che riconoscesse nella fede, o in qualche altro
principio non razionale, una forma di conoscenza superiore a quella della ragione. E' quindi la ragione che
autonomamente stabilisce i suoi propri limiti ed in questa capacitá di autocritica sta la sua superioritá.