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LA FAVOLA DELLE API

Bernard Mandeville
Introduzione

1. Due concezioni della società

• Mandeville cercò sia nella professione medica sia nella sua riflessione di analizzare
gli errori che rendono la condotta umana incapace di raggiungere la felicità. In
campo medico egli si specializzò nello studio delle malattie "ipocondriache ed
isteriche", per le quali elencò delle case non solo fisiche, ma anche psicologiche e
sociali. Parallelamente egli indagò anche una certa "ipocondria politica, ovvero la
tendenza a lamentarsi continuamente dei propri governanti e delle proprie
condizioni sociali.
• Errore, confusione ed autoinganno sono elementi chiave per comprendere la
socetà.
• L'interesse di Mandeville si concentra sugli inganni di cui gli uomini sono vittima
riguardo alla compatibilità dei diversi finio che intendono raggiungere in società.
• La Favola delle Api può essere letta come una riflessione su due concezioni della
società civile e i loro rispettivi valori:
− da una parte l'immagine di una società piccola, frugale e pacifica, retta dalla
virtù e dallo spirito pubblico .
− Dall'altra una società vasta, popolosa, militarmente capace, priva della capacità
e del bisogno di generare la dedizione nei cittadini.
• Queste due concezioni restano esclusive per Mandeville. Lo scopo della riflessione
è quello di articolare la riflessione e il confronto tra di esse, favorendone la
comprensione e portando ad operare una scelta tra di esse.
• Questo confronto verrà articolandosi come un'analisi sulla relazione fra bene
privato e bene pubblico, che si ralizzerà nella formula Miana vizi privati, pubblici
benefici.
• Una società basata sulla virtù, seza scambi, commeci o moneta può essere
solamente una socetà piccola basata sulla collaborazione morale dei suoi membri.
Questa caratteristica è proprio peculiare delle piccole società, ed è anzi il modo
migliore in cui possono essere gestite.una formula riassuntiva per questo tipo di
società può essere virtù private, pubblici benefici. Il prezzo però per vivere in una
società simile è quello di essere in una condizione di "pigro ozio e stupida
innocenza".
• Il secondo tipo di società può essere grande, prospera, militarmente forte e
tecnologicamente avanzata. Essa si basa non sull'armonia e l'accordo morale, ma
sulla cooperazone interessata. Lo scambio che deriva da questa cooperazione è
proprio ciò che permette alla società di svilupparsi. La peculiarita della riflessione
miana sta nel fatto che in questo tipo di società non vi è identità ma piuttosto una
certa contrapposizione fra benessere del singolo e benessere della
collettività. Questa specifica contrapposizione non si traduce in un'antitesi (che
vanificherebbe il principio stesso dello scambio), tuttavia i due ambiti del pubblico e
del privato hanno regole molto diverse e quasi sistematicamente divergenti.
• Da qui una prima lettura dell'espressione vizi privati, pubblici benefici: una grande
società richiede per la sua prosperità comportamenti e motivazioni non benefici per
l'individuo o moralmente non approvabili. Lusso e commercio sono di per sé o
hanno aspetti che possono essere incompatibili con il benessere individuale, ma
sono di grande importanza per lo sviluppo socioeconomico di un grande paese.
• Quindi il benessere collettivo si crea sopratutto da una coincidenza indipendente
dovuta alla cooperazione dei singoli nel proprio interesse. Quindi non si rende
necessario il perseguimento di un particolare interesse o bene comune da parte dei
singoli individui. Certo, una certa forma di controllo (sopratutto sui bilanci) deve
poter essere messa in atto da un governo, ma principalmente il bene di una grande
società viene e deve venire raggiunto fortuitamente.
• Di base ci ttroviamo qui di fronte al seguente dilemma: se si seguono regole di
razionalità individuale otteniamo effetti perversi sul piano sociale, ma se seguiamo
una razionalità sociale ci troviamo di fronte ad un compito cognitivamente troppo
arduo. La cooperazione è qui un fatto naturale, non unascelta. Il pensiero di
Hobbes è qui molto lontano.
• In definitiva a partire da Mandeville si instaureerà nel dibattito politico/filosofico tutta
quella tradizione che vedrà al centro il grande interrogativo nato dall'impossibilità di
mantenere i benefici e le meccaniche di una grande società con i principi etici e
razionali di quella piccola, interogativo che porterà a chiederci quale rapporto fra
benefici individuali e virtù pubbliche debba essere prese di volta in volta in
considerazione e a quale tipo di società si debba scegliere di appartenere in
ciascuno di questi casi.

2. L'invenzione della morale e l'evoluzione della società civile

• La Favola delle Api costituisce non solo una riflessione sul giudizio intorno alle
civiltà moderne, ma anche un tentativo di delineare una teoria sui fondamenti della
società civile.
• In questa discussione possiamo identificare due punti fermi:
1) la società nasce dalla molteplicità dei desideri degli uomini e dall'opposizione
che incontrano nel soddisfarli.
2) Le qualità degli uomini che rendono possibile la società sono anche quelle che
la rendono necessaria.
• La teoria morale in Mandeville è una "teoria dell'impostura". La mor è un'invenzione
di politici avveduti i quali hanno volto le passioni naturali dell'uomo al loro interesse
per poter dominare una società ordinata. I legislatori hanno fatto credere agli uomini
che fosse prioritario vincere piuttosto che soddisfare gli appetiti e perciò hanno fatto
leva sul concetto di adulazione. Poichè adulare l'orgoglio significa fare leva sui
difetti si può vedere come si sia in presenza di un modello per il quale i vizi
individuali possono determinare i benefici pubblici.
• Il punto fondamentale di questa lettura risiede nel fatto che siano i vizi ciò che
effettivamente uniforma i giudizi morali degli individui.
• L'ambiente sociale è ciò che permette di trasformare le regole morali in ragioni per
agire (p. XVIII).
• Un secondo punto della teoria sulla virtù di Mandeville è il fatto che quest'ultima sia
intrinsecamente antirazionalistica. L'uomo è comandato da un insieme di passioni
alle quali la ragione stessa risulta inevitabilmente subordinata. Ne consegue che
siamo di fronte ad un tipo di società che si fonda sulle passioni individuali senza
neppure che gli individui stessi ne abbiano piena consapevolezza.
• La teoria matura di Mandeville abbandonerà questo approccio, principalmente per
alcune necessità metodologiche, nello specifico la necessità di conservare un
approccio empirico nello studio, limitando la formulazione di ipotesi ad un loro ruolo
prettamente funzionale, e la necessità di evitare ad ogni costo l'utilizzo di ipotesi
circolari (vale a dire di tentativi di spiegare la società ed i suoi aspetti mediante
l'utilizzo di categorie, concetti, paradigmi o modelli che presuppongono
l'apprendimento all'interno della società stessa).
• In questa nuova fase del pensiero di m orgoglio e vergogna restano concetti
centrali, ma stavolta sono legati ad una più profonda disposizione della natur
umana che può essere definita come preferenza di sé (self-liking1), che è
dipendente dal concetto che gli altri hanno di noi, e quindi è sempre calata in un
contesto sociale.
• La preferenza di sé conduce gli uomini a vivere in un contesto sociale, solo che
stavolta non vi è il volere di un politico dietro a questa condotta, ma quello biologico
della specie.
• M qui cerca di fornire una lettura naturalista dell'origine e dello sviluppo della
società, ascrivendo le sue regole non già ad un piano ordinato, ma bensì ad una
causalità evolutiva.
• ATTENZIONE! M non intende ritornare ad una teoria della socievolezza naturale.
Egli non ritiene che la societa sia un prodotto della necessità di interagire. Per lui
l'egoismo naturale non implica l'isolamento. La socievolezza viene appresa. Tutte le
espressioni della socievolezza (linguaggio, ragionamento, sviluppo, etica) sono
tutte espressioni conseguenti alla vita in società e ai bisogni che essa comporta.
• La natura ha quindi predisposto l'uomo al vivere in società. Ma tale predisposizione
presuppone una socievolezza, un commercio reciproco che possa attuare la
trasformazione in una vera società.
• La società, si può pertanto dire ha un suo carattere di autogenerazione e
correzione. Ciò che qui conta non è la genesi della società, ma il suo modificarsi
lungo un continuum.
• M svincola la concezione di società arcificiale dal modello contrattualistico, e
svincola l'individualismo dall'assunto che gli uomini si uniscano sulla base di piani o
calcoli razionali.
• Pratiche ed istituzioni per M sono un qualcosa che è venuto sviluppandosi nel corso
del tempo. Spesso si tende a vedere come frutto di intuizione e genio qualcosa che
è semplicemente venuto fuori nel corso di molto tempo. Un esempio di ciò possono
essere considerate le nuone maniere. Esse sono un modo di rendere inoffensive le
mnifestazioni della preferenza di sé e dell'orgoglio, certo, gli uomini possono
analizzare questi comportamenti e trovarne una ragione filosofica, ma tuttavia
questa non è una spiegazione priva di circolarità. L'unico modo di evitare questa
semplificazione p quello di pensare all'affermarsi delle buone maniere come di un
qualcosa di progressivo lungo il tempo.
Gli uomini apprendono le buone maniere per esperienza ed imitazione ignorandone
le cause interne e i benefici iniziali. Siamo in presenza di un adeguamento al vivere
in società che prescinde dalle motivazioni consapevoli. Anche l'autoinganno può far
parte di questo processo di adattamento.

3. Virtù e utilità.

Capire il paradosso-chiave del pensiero di M è qualcosa che può avvenire attraverso


l'elaborazione di una teoria etica. Questo è un compito tutt'altro che semplice poichè in M
sussistono e coesisto tre aspetti assai diversi tra di loro:
– una definizione rigorista della virtù
– una concezione convenzionalista dell'origine della morale
– una concezione utilitaristica della funzione della morale.

1 Che è differente dal self-love, vale a dire l'amor proprio, ma simile a quello di Rousseau.
La definizione rigorista di virtù presuppone che un'azione sia eseguita esclusivamente per
il bene altrui o per esercitare dominio sulle proprie passioni. L'ambizione razionale alla
bontà è il solo motivo dell'agire, e il giudizio morale sulle azioni deve sempre basarsi sulle
motivazioni e non sulle conseguenze.
Il merito morale implica rinuncia.
Il rigorismo rappresenta quindi sia una critica all'idea di una virtù naturale, ottenibile senza
sacrificio (Shaftesbury), sia di un certo scetticismo circa le virtù umane. Di questo
scetticismo si serve per distinguere tra autentiche virtù e virtù simulate, cioè create
dall'orgoglio e dalla paura della vergogna, le quali non hanno il bene altrui come fine.
Ma c'è altro oltre a questo scetticismo. Per m oltre al rigorismo (chequi sarebbe da
leggersi in chiave satirica), esiste una dimostrazione che rende impossibile la virtù stessa.
La morale infatti nasce da una modificazione naturale dell'orgoglio, che consente la
cooperazione sociale tra gli uomini. Pertanto un qualsiasi codice morale altro non è che
una convenzione che è appunto dettata dall'orgoglio e dal bisogno degli uomini di vivere
insieme. Vizio e virtù sono queindi costrutti convenzionali le quali di per sè riporterebbero
al rigorismo.
Ma se queste definizioni sembrano implicare il rigorismo quella della morale sembra
delibedratamente escluderlo. Infatti se è l'orgoglio ad essere alla base di qualsiasi
condotta umana è evidente che un'azione realmente virtuosa, in base alla stessa
definizione rigoristica, non sarà proprio possibile.
Il paradosso sta nel fatto che sono l'uomo e la sua natura a costruire la morale e quindi di
conseguenza i concetti di vizio e di virtù (rigoristici ai quali M si attiene scrupolosamente),
ma al tempo stesso la morale viene costituita.
In sostanza la morale come fatto sociale, determinata dall'orgoglio necessita per la sua
sussistenza che esistano dei principi rigoristici falsi, ma attraverso i quali gli uomini si
autoingannano per poter vivere insieme.
Vista dall'estarno la prospettiva mana ha un certo scetticismo, invisibile da chi è preso dal
rigorismo interno alla morale stessa. Questo scetticismo è tuttavia mitigato dall'aspetto
utilitaristico della morale stessa.
Una prospettiva diversa ce la da il rapporti tra agire morale e bene sociale. In una società
piccola, l'agire virtuoso non è più morale in senso stretto di quello di una grande società,
solo che porta al benessere sociale. In una grande società invece il benessere non
richiede affatto rinunce e d agire virtuoso, ma anzi, proprio il contrario (agire per il proprio
interesse).
In una grande società il bene pubblico che si può creare è indifferente riguardo
all'uinteresse dei singoli cittadini.
Per stabilire se un'azione sia benefica occorre guardare alle sue conseguenze, per
stabilire se sia morale alle sue motivazioni.
In questa distinzione fra criteri di valutazione morale e criteri di valutazione sociale risiede
il vero paradosso di m.
– In primis nessuna azione è vituosa solanto perchè promuove il ben epubblico.
– In secondo luogo le azioni che promuovono il bene di una società violano le regole
della morale.
Il bene della società si fonda sui vizi delle persone non solo perchè ogni azione umana sia
in effetti un vizio, ma anche che i motivi che portano gli uomini a regloare le proprie azioni
n effetti sono diversi da quelli che essi credono.
In una grande società la virtù non genera benessere sociale, questo non perchè ogni
azione sia un vizio, ma perchè le azioni che producono come effetto non voluto il
benessere contraddicono la virtù.
Nel dilemma di m convergono gli aspetti primari del suo pensiero: l'idea di una società
troppo complessa per essere affidata al solo controllo razionale, e che le pratiche
eistituzioni della società siano frutto di un'evoluzione piuttosto che di una pianificazione.
Non è facile sciogliere il dilemma morale di M. Le due concezioni storiche che più si sono
avvicinate a farlo sono state il contrattualismo, col suo rifiuto di una visione
consequenzialista delle situazioni sociali e il fondare la società sull'estensione di principi
individuali, e l'utilitarismo, che rifiuta i principi in vista della assimizzazione dell'utilità totale.
Entrambi questi principi concordano nel vedere la società come un prodotto della
razionalità degli individui.
Questi approcci non sciolgono il dilemma perchè comunque ncappano nel contrasto che
intercorre fra egoismo razionale e benevolenza razionale, contrasto che di fatto in M on si
da, poichè egli non muove proprio dall'idea di un agire razionale alla base della
cooperazione.

PREFAZIONE
(p. 6) la metafora delle strade
(p 7) M afferma che la felicità la si potrebbe godere maggiormente nelle società piccole e
virtuose.

INTRODUZIONE
L'uomo è composto da passioni le quali volta volta lo dominano. Scopo del poema è
mostrare che le passioni sono alla base delle grandi società prosperose.

RICERCA SULL'ORIGINE DELLA VIRTU MORALE


Tutti gli animali sono dominati dall'istinto, quelli che hanno meno impulsi istintuali sono
quelle maggiormente adatte alla vita di branco. L'uomo non può essere reso docile con la
forza.
I legislatori e i saggisi sono dedicati ad istruire la società, e ad indicargli i vantaggi che
sarebbero derivati dal dominare le proprie passioni piuttosto che dal soggiacervi, e dal
curare l'interesse pubblico sopra il proprio. Poichè nessuno peteva essere convinto di
questa scelta senza una ricompensa adeguata che compensasse alla violenza esercitata
su di sè, e non potendo essere possibile assegnare ricompense per tutti, si è pensato di
ricorrere ad un'altra immaginaria. L'argomento che scelsero fu l'adulazione, in quanto
nessuno amava sottrarsi al piacere delle lodi. Innanzitutto fu usata l'adulazione per
esaltarne la superiorità rispetto agli animali, e subito dopo per insegnare agli uomini i
concetti di onore e di vergogna, come ciò che era da preferire ed evitare maggiormente in
assoluto.
Inoltre i legislatori divisero gli uomini in due classi, una composta da coloro i quali erano
incapaci di resistere alle proprie pulsioni, simili in tutto e per tutto alle bestie, l'altra da
coloro i quali potevano a pieno titolo essere definiti rappresentanti dell'umanità, poichè
erano riusciti attraverso la rinuncia ad elevarsi dalle bestie.
Essendo l'orgoglio talmente diffuso tra gli uomini non fu difficile diffondere questi precetti.
Coloro i quali avevano compiuto il maggior numero di rinunce sarebbero stati, con il
sostegno del governo, ben lieti di ribadire la loro ferma posizione e il loro distacco rispetto
ai rappresentanti della "prima classe". D'altro canto però proprio gli appartenenti a questa
prima categoria, riconoscendo la propria difficoltà ad abbandonare gli impulsi più naturali,
avrebbero provato la vergogna e pertanto si sarebbero uniti al coro di coloro che
predicavano la superiorità delle virtù contro la bassezza degli istinti; essi, ammirati
dall'esempio dato da parte dei più nobili non avrebbero osato opporsi al governo e al
credo che si era diffuso. Fu in questo modo il selvaggio venne domato.
Proprio i membri di questa classe infatti, notando che con questa divisione per loro era più
facile raccogliere i benefici per i propri istinti, date le rinunce degli altri, e trovando meno
ostacoli da gli altri come loro, si adoperarono per sostenerla e per approvare l'introduzione
dei termini virtù e vizio.
Si potrebbe obiettare che sia stata la religione ad insegnare agli uomini a temere il vizio e
desiderare la virtù, ma in verità ciò che è stato appena detto si riferisce agli uomini in un
loro presunto stato di natura antecedente alla formazione delle religioni. La religione in sè
poi, potrebbe aver instaurato il timore del vizio, ma non l'amore per la virtù. Se prendiamo i
grandi imperi del passato <segue elenco relativo ad egizi, greci e romani> possiamo
certamente notare come i loro credi religiosi non fossero esattamente esemplari nello
scoraggiare il vizio, eppure la grandiosità delle loro opere politiche ci porta a ricondurre
allo stato l'origne della loro grandiosità.
Tanto più una lode è generale, tanto meno risulta sospetta agli appartenenti alle categorie
a cui è diretta.
<segue esempio della riverenza pag 31>
Le lodi spingono l'uomo ad essere virtuoso. Per questo molti grandi personaggi sono
dipinti come eroici. Non vi è maggior soddisfazione della gloria di qualcuno consapevole di
aver compiuto un'azione nobile, che si attenda delle lodi.
Si potrebbe obiettare che esistono uomini desiderosi di fere del bene senza secondi fini,
ma ad essi si potrebbe rispondere che è impossibile conoscere le vere motivazioni
diell'agire di qualcuno, e che la pietà, per quanto in effetti assomigli ad una virtù è in realtà
una debolezza, e può fare male come che bene. Fare del bene spesso è un modo per
preservarci dal dispiacere che deriverebbe dal non farlo.
Anche in coloro i quali rinunciano alle passioni per il puro amore della bontà (e sono rari)
non possiamo non notare i segni di un certo orgoglio per la loro condotta.
Se qualcuno osservasse che queste teorie violano una morale cristiana, si pensi a quanto
il fatto che dalle nostre bassezze si possa essere arrivati ad estrepolare un agire virtuosa
nasconda in realtà una prova dell'ingegnosità dell'agire divino.

NOTE AL TESTO

(A) normalmente ci si aspetta che i figli vengano avviati a qualche attività e in essa
addestrati per sostituire i vecchi. Ma per varie cause (indisponibilità economica dei
genitori, morte prematura di quesi ultimi, o per colpa diretta dei figli stessi) questi giovani
non sono in grado di completare l'apprendistato o di avviare l'attività. Che fare allora di
costoro? Esercito e marina possono prenderne una parte, alcuni possono divenire garzoni,
altri maestri, altri possono trovare ripiego nell'arte o nel parassitismo, ma per molti la sola
strada resta quella dell'illegalità. Ma è da sciocchi prendersela con le leggi per l'esistenza
di questi individui. La cosa principale è cercare di proteggersi al meglio da essi.

(B) Anche se dare del furfante ad un onesto commerciante non è la cosa più bella del
mondo, se per furfante intendiamo chiunque ricorra a un comportamento che non
vorrebbe mai fosse fatto a lui, è facile notare come tutti i commercianti bene o malle
ricorrano a simili strategie, partendo da chi esalta solo i pregi e non i difetti della sua
merce, fino a chi organizza complesse strategie per cercare di volgere una trattativa a
proprio favore <qua si inserisce la storia di Decio e Alcandro, 38>

(C) Il desiderio degli uoini di essere lodati è tanto forte che perfino chi è costretto ad
andare in guerra contro la propria volontà spesso non desidera altro che essere
apprezzato per le azioni svolte in quel periodo.
L'onore altro non è che la buona opinione che hanno di noi gli altri considerata reale in
base al rumore che viene fatto per dimostrarla. Si dice che il sovrano genera l'onore
poichè egli è in grado di apporre un segno su qualcuno per indicarlo degno
dell'apprezzamento delgli altri.
All'onore corrisponde il disonore, o ignominia, che è altrettanto pubblico ed è indesiderato.
Ad esso si associa la vergogna, che è l'effetto provocato e percepito dall'onore.
Il bene ed il male associati ad onore e disonore sono immaginari, ma l avergogna, in
quanto passione è reale.
Una definizione di vergogna può essere: una riflessione dolorosa sulla nostra mancanza di
valore e sul fatto che gli altri ci disprezzeranno se ne vengono a conoscenza.
Certo anche le vergini incolpevoli arrossiscono, ma lo fanno per paura che si possa
pensare che esse hanno capito il senso di qualche frase oscena. E se talvolta arrossiamo
per qualcun altro questo accade perchè facciamo troppo nostro il caso altrui. L'opposto
della vergogna è l'orgoglio e nessuno può dire di aver conosciuto la prima senza il
secondo, poichè la vergogna è conseguenza della stima di sè.
Che orgoglio e vergogna siano passioni REALI è dimostrato dal fatto che ad esse sono
associate precise reazioni fisiche.
È incredibile quanto la vergogna sia una compnonente naturale del nostro vivere sociale. A
condizioni normali probabilmente l'uomo crescendo arriverebbe a domarla, ma noi lo
educhiamo affinchè a conservi e anzi la accresca, con il risultato che alla fine essa può
essere contenuta solamente attraverso degli insiemi di regole. Ecco perchè il politico tiene
tanto alla vergogna e piuttosto ucciderebbe un uomo anzichè crederlo curato da essa.
Le regole sono quelle che ci impongono di nascondere i nostri istinti e frenare le nostre
passioni. La parola modestia può avere tre diverse accezioni a seconda che nasconda:
– lussuria
– orgoglio
– egoismo
nel primo caso si può parlare di pudore e di educazione sopratutto rispetto alle donne (e
sempre relativamente ai dettami di una certa cultura). Per gli uomini questa cosa vale un
po' meno poichè in effetti in loro le pulsioni sono decisamente più forti, e perchè qualcuno
deve pur fare il primo passo sennò non si tromba mai. Però l'uomo impara a tenere a freno
la propria passione perchè se cosi non facesse in lei si attiverebbe il pudore e lui sarebbe
trattato da bruto, con sua grande vergogna. Invece comportandosi con garbo (e chiedendo
il permesso al padre) può fare il maialino.
Il gentiluomo che si comporta secondo educazione non effettua più rinunce di un
selvaggio, il quale si adopera a comportarsi secondo natura.
Se l'impudenza è un vizio tuttavia la modestia non è una virtù. Essa è edificata sulla
vergogna e può essere buona o cattiva secondo i casi. Le passioni possono per caso fare
il bene, ma non vi è merito se non nel vincerle.
Il secondo tipo di modestia è quella che ci viene data dalle buone maniere, consentendoci
di fare complimenti e dare l'idea di stimare gli altri molti di più d quanto non facciamo con
noi stessi.
Il terzo tipo di modestia ci porta ad assicurarci di non essere presenti quando riceviamo le
lodi, per non suscitare l'invidia e l'odio degli altri.
Essere altruisti è un modo per imporre agli altri di ammirarci e, anche se non ne ricaviamo
nessun beneficio, sicuramente godiamo interiormente dell'ammirazione che sappiamo di
ricevere dagli altri.

(D)La grande stima che abbiamo di noi stessi ed il basso valore che diamo agli altri
difficilmente ci lasciano pernsare che guadagnamo troppo per il lavoro che facciamo, e del
resto difficilmente concediamo agli altri un profitto volentieri.

(E) Il fatto di nascondere a chi perde 'ammontare di una vincita (?) deriva da un mix di
gratitudine, di pietà per loro e di autoconservazione, infatti se consideriamo come l'amore
verso noi stessi ci porti ad esserer gentili verso chiunque faccia noi del bene è facile intuire
perchè in questo caso la riconoscenza derivi dalla gratitudine. La pietà deriva dal fatto che
conosciamo molto bene ciò che si prova quando si perde e dal fatto che temiamo di
perdere la stima dei perdenti. Infine l'autoconservazione ci porta a temere l'invidia dei
perdenti, e pertanto cerchiamo di ridurre ciò per cui dovremmo sentire pietà, in modo da
proteggerci. Noi riconosciamo bene i tratti intensi delle passioni, ma non altrettanto bene
quelli più sottili. Se osserviamo un vincitore ed un perdente subito dopo la loro partita
notiamo che il primo ha modi eleganti e misurati, mentre il secondo ha reazioni molto più
impulsive, che tuttavia sono estremamente ben tollerate dal primo, il quale sa bene cosa si
prova in quei casi e desidera (per autoconservazione) proteggersi dal secondo. Passato
questo momento, quando sia nel vincitore che nel perdente saranno svanite tutte le
passioni il primo non si farà assolutamente scrupolo di vantarsi dell'ammontare della sua
vincita. Tutto questo a condizioni normali, se due persone scommettono solo per
provocarsi è possibile che tutto ciò non avvenga affatto. È difficile infatti cogliere le
passioni quando sono mischiate e sfumate tra di loro.

(F) ha senso parlare si amicizia fra virtù e vizio quando qualcuno che si procura da vivere
onestamente si lega indirettamente, attraverso il commercio, con qualcuno che invece
sopravvive grazie al vizio. <seguono alcuni esempi specifici: commercianti di liquori,
fabbricanti di carte e dadi ecc, 55>

(G) sembra strano pensare che sopravvive esclusivamente ai danni di altri, come ad
esempio i ladri, possa essere di qualche aiuto per la società, ma (nonostante essi
rimangano pericolosi e da condannare) in effetti c'è molto lavoro per costruire ciò che essi
distruggono (come le serrature) o anche solo per proteggersi da queste persone. Più in
generale non ci sarebbe la stessa prolificazione senza le persone che si adoperano per
distruggere parte dei beni degli altri.
Un ladro o un borseggiatore certo sono persone che provocano danni al prossimo, tuttavia
i loro soldi possono contribuire al benessere di qualcun altro <un oste che non sia
connivente con loro o una "sgualdrinella" verso la quale il ladro voglia ottenere delle
cortesie>, così come la loro cattura può comportare dei premi per coloro che cooperino,
migliorandone la qualità di vita.
La diffusione del gin2 è sicuramente causa di malattie, morti e abbrutimenti fra le
popolazioni, nonchè del fiorire di un commercio generalmente avviato proprio da gli stessi
consumatori, ma d'altra parte la produzione del gin permette di sostentare molte persone,
così come le accise sul suo commercio. Inoltre, se il suo abuso è sicuramnte sempre
deleterio, l'assunzione di modiche quantità è un tonico a buon mercato per le asprezze
della vita dei meno abbienti.
Infine si può pensare che chi si arricchisce a danno degli abietti possa intraprendere
un'attività come quella di giudice di pace, voltra proprio a perseguire la degradazione dei
costumi con la quale si è arricchito.

(H) I riformisti (ugonotti, luterani, protestanti) hanno contribuito a creare un Clero più
sveglio, attento e meno dissoluto rispetto a quei paesi (come l'italia) nei quali la loro
presenza è stata imprcettibile.
Le donne virtuose incoraggiano involontariamente le prostitute perchè gli uomini, eccitati
dalla vista di tali bellezze, si sfogano su chi si concede loro senza problemi. Del resto
l'esistenza delle prostitue salvaguarda le donne più virtuose, poichè senza di esse ci
sarebbe un numero ben maggiore di abusi e violenze.
Le case chiuse in effetti sono un meccanismo efficace di controllo degli istinti: esse si
trovano nella parte più bassa della città, sono gestite con spese minime, in esse lavorano
donne che difficilmente attirerebbero le attenzioni di uomini di rango elevato, sono
sottoposte (in molti paesi a regolari tassazioni) e sono perseguite solo apparentemente
dalla polizia in quanto in questo modo la legge può trarre parte di un profitto da questa
attività e contemporaneamente mantenere un atteggiamento di apparente difesa della virtù
ed essere quindi rispettata, mentre in reatà non ha nessuna intenzione di chiudere questo

2 Preso ad esempio in quanto liquore economico


tipo di attività.

(I) All'avarizia spesso sono associate le espressioni di disprezzo più dure perchè in effetti
laddove c'è un avaro c'è anche accumulo di denaro, e dove c'è accumulo didenaro c'è
meno denaro per gli altri. Quindi il grande disprezzo verso l'avarizia è spsesso dettato
dall'interesse personale.
Noi stimiamo il nostro lavoro quanto noi stessi e pensimo che ci sia dovuto avere di che
sostentarci, perchè la natura ad averci fatti in questo modo, perciò riteniamo chre
l'atteggiamento dell'avaro ci costringa a durare maggiormente fatica par procurarci ciò che
dovrebbe costituire la nostra sussistenza. Ma se non fosse per l'avarizia la prodalità
stessa resterebbe senza risorse, basti pensare a quanti avari accumulano un capitale solo
per dei figli che lo sperperano. <l'esempio di pag 66 ci da un'idea chiara dell'interazione
avarizia prodigalità>. Inoltre in molte persone vi è un'avarizia che consiste nell'acumulare
avidamente il denaro solo per poterlo spendere e che pertanto si accompagna in maniera
perfetta alla prodigalità.

(K) In questo caso per prodigalità si intende il dilapidare ipropri (o di un congiunto) beni.
Questo è un vizio che , all'esatto contrario dell'avarizia, deve essere tenuto in gran
considerazone poichè nuoce solo al diretto interessato. Esso onsente di recuperare
attraverso il figlio i capitali accumulati illegalmente da qualcuno, ed è proprio per questo
che il primo deve essere trattato con riguardo <ironia?>
per molti sarebbe meglio che la frugalità prendesse il posto di questi vizi, ma la frugalità
non è utile per una grande società, ma solo per ina piccola.

(L) se definiamo strettamente il lusso come tutto ciò che non è strettamente necessario
alla sopravvivenza dell'uomo allora a rigor di logica anche la vita stessa di un selvaggio è
piena di lussi. Chi infatti non va migliorando la propria eseistenza con nuove scoperte.
Ovviamente questa è una definizione molto restrittiva di lusso.
Secondo molti il lusso è dannoso per le politiche commerciali essi dimostrano che se sei
dimezzasse la richiesta di importazioni di beni come la seta dall'estero andremmo a
guadagnare, perchè le nazioni pagherebbero per avere ciò che noi scabiamo con loro in
contanti. Questo in realtà non avviene perchè sono sempre necessari dei beni per poter
commerciare. Lo stesso se si cercasse di dare via una parte eccedente di beni di lusso
importati, poichè non riusciremmo a rivenderla al prezzo di importazione <72>.
si attribuisce al lusso di incoraggiare avarizia e rapine, di rendere corrtti gli ufficiali pubblici
e di indebolire il popolo contro gli invasori. Tutte queste colpe però sono da ascrivere in
realtà ad una cattiva ammionistrazione politica. I buoni politici eseguono una tassazione
attenta e fanno si che il valore delle impoirtazioni non superi quello delle esportazioni.
Anchè giustizia, rispetto della proprietà privata, politica estera, controllo delle masse e
rispetto degli individui rendono una nazione prosperosa, e non possono esssere
veramente scosse dal vizio.
Certi vizi sono legati alla natura umana e pertanto persisteranno per sempre, e ciascuno
cercherà di soddisfarli ricorrendo ai mezzi più adeguati per la sua condizione.
I lussi peggiori sono quelli legati alle elaborazioni per soddisfarfe i vizi, puiuttosto che ai
vizzi stessi <76>.
in guerra non c'è molto da temere dal lusso poichè i soldati sono presi fra i lavoratori più
adatti e vigorosi, e una buona disciplima permetterà loro di restare attivi. Un discorso a
parte lo meritano gli ufficiali, i quali hanno da apportare ben altre qualità rispetto alla forza
fisica, e del resto hanno delle spese necessarie alla loro figura che ben poco può
avanzare loro per gozzovigliare. Inoltre amore e onore ingentiliscono l'animo, csicchè
difficilmente gli ufficiali saranno persone inclini alle rozzezze.infine l'onore stesso è un
qualcosa di talmente forte da rendere anche i più dissoluti coraggiosi in guerra. Ne soo un
esempio le guerre in francia o nelle fiandre <79>.
Riassumendo: ogni cosa può da un certo punto di vista essere considerata un lusso, e al
tempo stesso, da un altro lato quasi nulla può esserlo considerato. Inoltre con una cura
attenta delle importazioni in una nazione può esserci tanto lusso senza che si impoverisca
ed infine con una cura del corpo militare una nazione può vivere in ogni agio immaginabile
e al contempo avere tutta la raffinatezza possibile e restare temibile con i vicini,
esattamente come la azione descritta nella favola.

(M) l'orgoglio è quella facoltà naturale in base alla quale chiunque sopravvaluta le proprie
facoltà e immagina per sè cose migliori di quelle che gli concederebbe un giudice
imparziale. Questa qualità è al contempo la più detestata ma anche la più utile alla
società.
A differenza degli altri vizi l'or è tanto più detestato quanto più uno lo possiede.
Tutti possediamo lorgoglio, e in molti ammettono che esso sia un gran beneficio per una
nazione, ma quasi nessuno vuol riconoscere che una nazione più virtuosa non potrebbe
essere altrettanto potente. In molti credono che si possa essere virtuosi consumando le
stesse cose che consumiamo adesso, senza rinunciare in qualche modo ai lussi e
continuando quindi a far girare l'economia. In particolar modo, riguardo ai vestiti si crede
che l'orgoglio non abbia nulla a che vedere con essi, poichè esiste l'orgoglioso che veste
di stracci e il principe che invece porta richhi vestiti con grazia.
Ma in realtà è nella natura stessa del vestito che si cela l'orgoglio, in quanto essi non sono
per noi semplici ripari, ma anche ornamenti, e proprio per questo oggetti di or. Si pensi a
quanto spesso che le persone appartenenti alle classi più umili desiderano vestirsi con
abiti che li facciano apparire più elevati, poichè in mancanza di informazioni su di noi
veniamo giudicati dalla nostra apparenza, o all'esistenza stessa delle mode, continui
tentativi di raffinare il gusto. Inoltre se certe persone non sembrano mostrare orgoglio nel
modo di vestire, possno comunque mostrarlo in altre espressioni di loro stessi, come il
portamento. La gentilezza stessa può essere un modo semplice per mascherare il proprio
orgoglio. In certi casi (come ad esempio in quello di un parroco) siamo noi stessi a voler
leggere nelle manifestazioni di orgoglio un esempio di devozione o decenza.
Infine, se anche esistessero uomini capaci di vivere senza emulazione e coraggio questi
non potrebbero mai diventare la norma, senza far soffrire o addirottura collassare il
commercio. Pensare che si possa essere virtuosi consumando le medesime quantità di
beni dell'orgoglioso è solamente un sofisma.

(N) L'invidia è quel tratto che ci porta a soffrire per qualcosa che è oggetto di felicità negli
altri. Essa è presente in ciascuno di noi in quanto connessa al sovrastimaci per orgoglio, e
al sottostimare il prossimo. Per alleviare il dolore che proviamo nel vedere qualcuno in
possesso di un oggetto che per noi è fonte di felicità e del quale siamo privi la nostra
natura ci fa coltivare l'ira. L'indivia quindi è un composto fra dolore ed ira. L'invidia ha varie
forme: viene dissimulata nelle fanciulle, espressa apertamengte nelle persone più semplici
e rozze, trasformata in una minuziosa ricerca del difetto dagli uomini di lettere. Essa è
naturalmente presente nei fanciulli e nei ragazzi, e può, a seconda della loro indole,
spingerli a competere e a migliorarsi per superare gli altri.
Va dettoche l'invidia aumenta tanto più ci si sente vicini alla persona a cui tocca la fortuna.
Se con i nostri sforzi riusciamo a superare questa persona ecco che possiamo cessare di
essere invivdiosi e iniziamo ad essergli amici. La malizia è pure l'ironia sono connesse
al'invidia, mentre la compassione fa da contraltare. Non esiste nessun uomo incapace di
provare almento un minimo di compassione, come non ne esistono in grado di non
provare invidia. Se qualcuno ha più di noi lo invidiamo, se però riusciamo ad uguagliarlo ci
apriamo e possiamo pure diventare suoi amici, se lo superiamo infine siamo presi da
compassione. Le persone di buon senso sono meno invidiose perchè sono meno insicure
circa l'ammirarsi. L'ostracismo è una massima espressione politica dell'invidia di un
popolo.
La gelosia è una passione composita fatta da speranza, amore ed invidia.
La speranzaè il desiderio che qualcosa si realizzi. Essa è strettamente collegata alla
nostra sicurezza. Una speranza certa è un animale inesistente.
L'amore è in primo luogo l'affetto per i cari, che ci porta a giudicarli con molta bontà, e a
condividere con loro le passioni e pure i dolori (si perchè proviamo gioia nel sentirci
sofferenti insieme a qualcuno), in secondo luogo è l'effetto tanto ripudiato e tenuto
nascosto dell'attrazzione fra persone di sesso diverso e del desiderio di procreare.
L'amore platonico è solo una forma elaborata di inganno.
Siamo stati ingannati da chi ci comanda a mettere le nostre passioni una contro l'altra, ed
è per questo che l'amore, e di conseguenza la gelosia, risulta così complesso. Non può
darsi gelosia senza amore.

(O) Non è qui il caso di dilungarsi sulle definizioni storiche di piacere. Ciò di cui gli uomini
si dilettano è il loro piacere, ovvero ogni cosa che gli piace.
Le persone raffinate staranno attente ad avere per sè i più raffinati piaceri, eppure essi
non desidereranno che mostrarsi indifferenti a quelle passioni e onorare i piaceri reali,
quali la felicità condivisa ed il benessere pubblico.
Gli stoici, e con loro buona parte dei saggi hanno ritenuto che il ero bene non potesse
derivale da nulla che ci potesse essere portato via, e che poche cose erao capaci di
renderci felici come la serenità dell'animo, e la nostra vittoria sulle passioni. Se queste
cose non sono chiamate piaceri reali è perchè in effetti non i piaceri sono le cose che
piacciono, non quelle che fanno più bene nè tantomeno quelle che andiamo a dire in gire
che rappresentano i piaceri supremi. Sarebbe facile procramare una virtuosa ed assoluta
astinenza, ma la pratica sembra smentire tutto ciò.
Anche nei membri del clero c'è una notevole ipocrisia, quando affermano di poter
rinunciare ad ogni possibile passione, in quanto essi spesso godono di molti altri piacerei
comuni. Si può obiettare che lo facciano perchè, rinunciandovi, mancherebbero di rispetto
e di mandare un segnale forte a coloro che seguono, ma questa giustificazione sembra
essere più una scusa, perchè difficilmente crediamo a persone se i fatti non corroborano il
loro modo di pensare. Inoltre un pastore che si riducesse ad una vita umile per devolvere i
suoi averi e aiutare i membri del suo gregge sarebbe quasi sicuramente amato da questi.
Non si può neanche pensare che debbano essere gli sfarzi a segnalare la superiorità di
chi governa, o a incutere soggezione o rispetto. Questo è il compito delle leggi e di chi le
amministra. Se poi fosse pure vesta questa ipotesi, perchè i governanti o i membri del
clero dovrebbero essere sfarzosi anche nel loro privato più intimo, lontani dagli sguardi di
tutti?
Tutti i piaceri reali degli uomini in natura 3 uindi non possono che essere terreni e sensuali.
In definitiva che posizione dobbiame assumere rispetto a questa dicotomia? Dobbiamo
pensare che chi stima i beni superiori mente? Darli ragione contro ogni evidenza dei nostri
stessi sensi? O pensare che si ingannano? La risposta sta nel fatto che la natura umana è
complessa e poco decifrabile, e spesso contraddittoria e in questa contraddizione sta la
differenza fra teoria e pratica della virtù.

(P) Seguendo la storia delle nazioni non dovrebbe sorprenderci come il naturale corso del
progresso ci abbia portati a vedere oggi come estremamente semplici e rozze cose che al
tempo della loro invenzione erano giudicate capolavori di ingegno e beni di lusso (come ad
esempio una "semplice" camicia di lino o del sapone. Allo stesso certe usanze mutano con
il cambiare del tempo e talvolta finiamo per sorprenderci di qualcosa che un tempo era
normale (l'inumazione/cremazione) o non prestare caso a differenze un tempo enormi. Un

3 Eccetto quindi i cristiani devoti (110).


altro lusso è il consumo di carne. Non siamo nati con la naturale propensione ad uccidere
e solamente chi non è presente al momento dell'uccisione degli animali può asserire che
l'uomo è indifferente verso di essie della fatica che costa doverli abbattere. Alle crudeltà ci
si abitua, non ci si nasce avvezzi. <viene qui citata la favola del leone di Esopo>

(Q) La frugalità, naturalmente intesa è la capacità di acontentarsi delle cose più semplici e
godere di esse senza nessun'altra aspirazione. In generale però per frugalità si intende un
semplice misto di avarizia e prodigalità. Per molti è possibile rendere frugale con metodo
una nazione, ma in verità la frugalità dipende sopratutta a) dalle inclinazioni naturali degli
individui, b) dalle condizioni economiche del paese, vale a dire dalla disponibilità o meno
di beni di lusso e dal prezzo di questi ultimi.
Se si vuole creare una società occorre che vi sia un terreno fertile, un clima mite, terra in
sovrabbondanza e un governo pure mite. Se questa società vuole essere volta alla
frugalità queste cose sono sufficienti ed essi devono restare in questo stato, ma se si
desidera invece creare una società potente occorre dividere il terreno, creare arti e
mestieri, educarli alla paura e alla guerra ed insegnare loro il commercio. Tutto questo
servirà a risvegliare in loro le passioni come orgoglio, invidia, possesso, avidità, e la
nazione non potrà che fiorire sotto di essi. Il denaro non verrà fra gli uomini senza avarizia
e lusso, il commercio senza la frode.l'Olanda sembra essere un paese che vive in base
alla frugalità, ma in verità questa non è affatto una virtù, ma bensì una scelta politica. Basti
pensare a come i marinai della compagnia delle indie sono incoraggiati a sputtanars tutto il
denaro in sei settimani per essere di nuovo costretti a partire. Se in inghilterra si riuscisse
a vivere con 4/5 di quello che consumiamo ora, accantoneremo molti soldi e ben presto
questa ricchezza spingerebbe i lavoratori giornalieri al riposo, bloccando la produzione
manufatturiera. La quantità di mpneta che circola in un paese dev'essere sempre
proporzionale al numero di mani impiegate e i salari al prezzo dei viveri.
Gli uomini (Temple) sono inclini all'ozio se non spinti dall'orgoglio o dall'avarizia, tuttavia
quelli che si procurano da vivere col lavoro sentono l'influenza di questi bisogni, per cui
solo una modesta quantità di denaro conviene al lavoratore.
Il troppo oro invece è stato la rovina della Spagna.
Il modo per rendere felice e fiorente una nazione è quello di creare opportunità di lavoro.

(R) l'onore in senso figurato è una chimera e indica un principio di virtù sconnesso dalla
religione che spinge gli uomini ad onorare gli impegni presi. Esso si trova solo nelle
persone educate e raffinate e non nel volgo, e, anche se può essere appreso attraverso la
lettura di libri, il mezzo principale per acquisirlo è l'uso delle armi. Chi è ritenuto uomo
d'onore è, in un certo senso, al di sopra delle leggi e può vendicarsi da sè (duelli). Non c'è
onore senza il coraggio. Per spiegare il coraggio occorre precisare che in tutti gli animali
esiste un naturael istinto a conservarsi. La paura è la sensazione che proviamo quando
siamo di fronte a qualcosa che minaccia la nostra sopravvivenza, ed è violenta in
proporzione al pericolo che viviamo. La paura non può essere vinta dalla ragione, in
quanto essa uò soltanto accrescerla o diminuirla. Per arginarla occore un sentimento ad
essa contrario, che è l'ira. L'ira in natura è sempre determinata da pulsioni quali la fame o
la concupiscenza.
L'uomo nel suo stat selvaggio, non essendo destinato alla predazione è certamente un
animale timoroso. Tuttavia egli nella società è preda di moltissimi desideri e di passioni e
pertanto la sua ira aumenta. L'unico modo per tenerlo a freno da parte dello stato è
mitigarlo con la paura delle punizioni, in un processo inverso a quello naturale.
Tranne che nei casi sopra citati qualsiasi espressione del coraggio è solo un surrogato. In
guerra ad esempio non sarebbe possibile combattere secondo strategia facendo
solamente leva sul coraggio naturale, ed è per questo che sono stati introdotti l'ogroglio
(valore) e la paura della vergogna per motivare gli uomini all'azione. La forza con cui si
manifesta il coraggio è data dalla costituzione individuale 4. Il coraggio si sviluppa con la
pratica, che sembra renderci indifferenti rispetto alle paure e alle minacce. La vanità di noi
stessi e il desiderio di essere lofati può arrivare perfino a farci desiderare di trovare la
morte in battaglia, o desiderare di essere ucccisi per le proprie idee. Inutile invocare la
fede divina in supporto di queste persone, la stessa caparbietà la ritroviamo in alcuni
pensatori eretici (Bruno, Vanini). Il coraggio senza altre qualità sarebbe molto pericoloso
nella ocietà, ma la vecchia morale cavalleresca ha fatto in modo che i valori si
trasformassero per altri fini (cavalieri erranti). I duelli non sono una distorsione dell'onore,
ma sono una sua emanazione e costituiscono n modo di arginare le passioni.
Se si pensa che l'onore sia nato da un raggiro dei potenti, ci si deve ricordare che essi in
primis sono le vittime più illustri vittime dell'inganno perpretato dall'oroglio.
La sola cosa che sembra andare control'onore moderno è la religione, con i suoi precetti di
pazienza e tolleranza.
Se ci si sorprende del fatto che esistno più uomini di onore che di virtù questo è dato dal
fatto che la sola tricompensa per un'azione virtuosa è il piacere stesso che si prova nel
farla, mentre la rinuncia di un uomo d'onore trova il suo sfogo in altri appetiti. Inoltre l'onore
lascia molte più concessioni della virtù.

(S) Se imperversassero frugalità ed onestà non verrebbero costruite nuove case fintanto
che ci fosse uso anche per le vecchie, conseguenemente muratori, carpentieri ecc,
resterebbero senza lavoro, e di conseguenza pure pittori e scultori soffrirebbero la
medesima sorte. Anche i tessitori sarebbero incorsi nel medesimo destino e per
similitudine anche i filatori, gli orafi, i fonditori, i raffinatori, li scalzaminestre, i paraffinanti, i
battiloro, i cantatavoli ecc

(T) Anche se in una società frugale si pensasse a mettere al bando le prostitute, il


commercio risentirebbe del fatto che tutte le donne avrebbero adottato uno stile più
morigerato. A prescindere dal fatto che siano amate dai mariti o seplicemente tenute come
oggetti sanno sempre come riuscire a procurarsi ogni sorta di oggetti o vestiti, quelle
cagne!

(V) Poichè è stato osservato che potrebbe essere la pigrizia e non l'appagamento la causa
del crollo delle industrie, verranno analizzate queste due disposizioni. La pigrizia è il
desiderio di rinviare ed evitare qualsiasi lavoro, che porta di fatto a mettere in pratica
questo atteggiamento, salvo costrizioni. Noi spesso accusiamo gli altri di pigrizia soltanto
perchè vogliamo riflettere su di loro la nostra.
Bisogna stare attenti a non confondere la pigrizia con il rifiuto di svolgere un lavoro che
non sia adeguatamente retribuito <il racconto del fattorino>.
L'appagamento è uno stato di rilassatezza incui ci si viene a trovare quando non abbiamo
necessità di adoperarci per la nostra sopravvivenza o il miglioramento della nostra
condiione. I giudizi intorno a questa disposizione sono vari in base al contesto, questo
anche perchè consideriamo gli effetti dello stile di vita di un appagato e non le cause.
Diligenza ed industria sono due parole simili solo in apparenza. La diligenza fa sì che si
sia laboriosi, attenti al risparmio e accorti a gestire le proprie risorse, ma senza alcun
desiderio di migliorare la nostra posizione, l'industria presuppone le misme qualidad della
diligenza, maha in più il desiderio di migliorarsi e di guadagnare di più.
Una volta fatto questo chiarimento appare evidente come sia 'appagamento, più che la
pigrizia ad essere contrario all'industria.

(X) Si può rendere onesto un alveare laddove la gente conduce una vita onesta e dura,
ma non certo se una nazionè è opulente e guerriera. Gli spartani praticavano una forte

4 Cioè proprio un difetto nella costituzione dei fluidi del corpo.


frugalità, ed erano ambiziosi e forti in guerra, ma oltre la soddisfazione militare a loro non
apparteneva quasi nessun altro piacere.

(Y) Decenza e comodità sono parole ambigue, in quanto per poterne parlare con
coglizione di causa.
Contro coloro che affermano con certezza che sia il lusso a rovinare le nazioni ecco alcuni
parametri:
– i poveri devono lavorare, bisogna alleviare i loro bisogni senza eliminarli.
– Si devono favorire agricoltura e pesca.
– L'ignoranza deve essere presente in minima parte.
– La giustizia dev'lessere amministrata imparzialmente.
– La proprietà garantita.
– La bilancia commerciale dev'essere in equilibrio.
Prodigalità ed avarizia devono essere compresenti nella società, alcuni di essi avranno
fortuna, altri falliranno indipendentemente dal loro atteggiabarba. Questo altalenarsi è
simile al movimento del pistone (polmone) che fa muovere la società.
Le leggi suntuarie possono essere utili in un paese impoverito, ma inutili in uno opulento.

SAGGIO SULLA CARITÀ E SULLE SCUOLE DI CARITÀ E SUL BURRO DI KARITÈ

La carità è una virtù per la quale trasferiamo una parte di amore per noi stessi su altre
persone verso le quali non proviamo alcun legame. Non può essere carità l'occuparsi dei
parenti, anche se di grado lontano, poichè lo facciamo per riconoscimento. L'esercizio
della car implica un'opinione o un'azione. Per essere caritatevolo dobbiamo innanzitutto
interpretare in maniera favorevole le azioni degli altri.
La car è una virtù ma spesso viene scambiata con altre passioni quali pietà o
compassione, che sono la partecipazione dolorosa (e appassionata) alle disgrazie altrui.
La pietà entra in noi attraverso i nostri occhi ed orecchie, e siamo mossi a pietà tanto più
vicini siamo all'oggetto di essa. Il dispiacere per ciò che accade alle persone a noi care è
detto rincrescimento o dispiacere. La pietà non è, malgrado ogni nostro tentativo di
dissimulazione, qualcosa di legato alla nostra scelta razionale.
Spesso appunto carità e pietà sono confuse: un mendicante ci chiede la carità, ma è sulla
nostra pietà in realtà che fa leva, oltretutto ricorrendo a lusinghe di ogni tipo, e poichè la
pietà funziona in modo simile alla paura, vale a dire diminuisce con la familiarità, choi è
abituato a certi spettacoli e ben poco smosso da essi, sicchè al povero mendicante non
resta che assillare la preda fino a che questa compri la propria quiete.
Il contrario della pietà è la malizia.
Ci sono alcune occasioni in cui la pietà dovrebbe essere un attimino tenuta a freno: il
chirurgo, il giudice ma sopratutto i genitori con i figli.
Orgoglio e vanità spesso hanno buon gioco a sostituirsi alla carità, nel loro nome infatti
sono stati edificati molti ospedali. Siao così consapevoli dell'attaccamento al nostro
orgoglio che ogni minimo distacco da esso ci sembra motivo di lode. <segue la critica sul
dott. Radcliffe> Coloro i quali lasiano i soldi non ai parenti ma a qualche universtià
agiscono per guadagnarsi l'immortalità, con un misto di intelligenza ed orgoglio.
La carità, se è troppo praticata provoca indolenza e pigrizia e serve poco allo stato. Non
c'è nulla di sbagliato nell'avere un certo numero diistituti, specie per accogliere i più deboli,
ma non bisogna indulgere ed alimentare la pigrizia fra i poveri. Tutti gli abili al lavoro
devono infatti lavorare, e si potrebbe cercare di far lavorare anche gli infermi meno gravi,
compatibilmente con la loro condizione.
Questo ci porta a parlare delle scuole di carità.
Sappiamo che tutti abbiamo un'altissima opinione di queste scuole, e ci sembra un mostro
chi esprime un parere contrario ad esse.
In verità anche se fosse poi così utile insegnare le aniere a tutti i bambini, è lecito dubitare,
data la qualità degli insegnanti (i loro stipendi) che tale educazione possa nache
lontanamente eqiparare quella che può essere fornita dai genitori.
Parliamo ora dei misfatti delle scuole.
In una città è facile trovare ragazzi allenati a borseggiare. È possibille che essi, crescendo
divengano scassinatori e ladri provetti. Le città danno rifugio a moltissimi criminali i quali
sono tutt'altro che stupidi, e sanno molto bene come appellarsi ai cavilli legali per evitare la
forca. Inoltre la gente spesso è più attenta alla propria serenità interiore che non a fare
giustizia e perciò le esecuzioni sono assai rare. La massima secondo cui è meglio lasciare
impuniti 500 colpevoli piuttosto che condannare un solo innocente è valida in cielo, ma
non nella pratica reale. Un'altra causa per il proliferare di crimini è dato dalla scarsità di
precauzioni, sopratutto per quanto riguarda le difese delle abitazioni.
Anche la naturale indolenza dei giovani che non vengano abituati al lavoro costituisce un
motivo di incitamento alla criminalità.
Questi sono i motivi dietro al proliferare della criminalità, e non certo l'analfabetismo, ma
piuttosto proprio un'eccessiva astuzia e scaltrezza. In un certo senso virtù e onore sono
ben rappresentati nei ladri e nelle loro astuzie.
Com'è allora che in tanti sono così entusiasti di questa educazione generalizzata del
regno? Non certo per una vocazione al bene, e non completamente per moda: per capisrlo
occorre esaminare cosa accade in una parrocchia che non ha ancora una scuola di carità.
– inizialmente l'idea verrebbe a qualche bottegaio il quale, disponendo di molto tempo
libero per la natura stessa dei suoi affari, diffonderebbe le sue perplessità sulla
mancanza di una scuola nella sua parrocchia.
– I vari parrocchiani imbastiscono storie di carità, per il gusto di chiacchierare
dell'argomento, e il primo che ha avuto l'idea gode della risonanza di quest'ultima.
– Poichè non sussistono i fondi i parrocchiani si rivolgono ad un facoltoso
lusingandolo con promesse di risonanza.
– Il facoltoso difonde la voce nelle famiglie più abbienti e cominciano ad avere luogo
degli incontri, in cui si parla di miseria e di argomenti religiosi, e ai quali prendono
parte molte persone, ma ai qualcuna realmente virtuosa. Chi vi partecipa o è un
seuace della chiesa, o è un peccatore che sper di trovare sollievo in questa opera.
– Alla fine tuti si adeguano in favore della proposta, anche data l'esiguità della spesa
pro capite.
– I maestri, provenienti dal ceto medio, accettano l'incarico per amore del comando e
del ruolo che viene loro offerto (e per interesse).
– All'apertura della scuola i parrocchiani sono pervasi da grande gioia, per il piacere
che si prova nel vedere molte persone curate e vestite uniformemente. C'è anche
un'illusione di proprietà.
– Le sdc quindi nascono dalle passioni umane, non certo dalle virtù più illuminate:
aore per la chiaccher, compiacimento, senso di star seguendo i precetti religiosi
ecc...
per il sostentamento di una società è necessario che certe persone si dedichino
esclusivamente al duro lavoro.abbondanza e prezzo delle derrate dipendono infatti da
questo duro lavoro, che dev'essere compiuto da quei componenti non abituati all'ozio.
Per garantire la prosperità di una nazione è necessario che un gran numero di persone sia
ignorante e povero. Chi va a scuola incorre in un'occuoazione gradevole che li rende
inadatti alla fatica.
Dato tuttavia che non si impara a leggere senza un certo sforzo, chi si piva dell'ozio per
anni nel cercare di apprendere la lettura e la scrittura tende a soravvalutarsi, e si aspetta
di trovare un lavoro di utilità sociale.
Nessuno è più sollecito ad ubbidire di uno inferiore (culturalmente) al suo padrone.
In difesa dell'accusa di voler sminuire la cultura si deve dire che sarebbe utile che ci fosse
il triplo di insegnanti qualificati, poi dovrebbero essere pagati anche dagli studenti (fatta
eccezione per chi insegna teologia), senza nessuna discriminazione tra di loro.
Tutti i saperi dovrebbero essere insegnati, in primis la lingua inglese (senza
necessariamente passare dal latino). Lo studio di lettura e scrittura dovrebbe non essere
nè impedito nè imposto alla società.
Un'educazione scolastica è qualcosa di inadatto ai figli dei più poveri, e l'intromissione
degli istituti spesso tiene lontani questi ragazzi dal lavoro, con grave danno per
l'economia.
Il principale problema sta nel fatto che la manodopera dovrebbe essere ben distribuita, in
modo da evitare di saturare certi settori. Purtroppo da un lato i genitori vorrebbero
mandare i figli a fare i mestieri più remunerativi, e dall'altro gli educatori degli idc che
pensano a dare i loro ragazzi evitando seccature: ecco quindi che sono assegnati spesso
solo a padroni rozzi o trascurati.
Il denaro non ha un valore intrinseco, ma dipende dal lavoro dei poveri.
Oggi c'è sovrabbondanza di coloro i quali desiderano svolgere lavori meglio pagati e meno
fticosi, e un buon esempio è dato dal numero di servitori e lacchè dei signori, che spesso
pretendono di essere pagati e di ricevere mance, hanno ogni sorta di vizio e sono pratici di
disonestà e lasciano il padrone alla minima occasione di maggior guadagno.
Si potrebbe obiettare che sia il lusso, e non una follia (diseducazione) ad essere causa di
questo comportamento, ma in effetti non è la quantità di servi il problema, ma il mantenerli
con quantità eccessive di denaro.
Non si può concedere come attenuante il fatto che nelle sdc i bamini vengano educati alle
virtù cristiane, infatti se prendiamo gli intellettuali e li confrontiamo con i più brillanti uomini
di fede troviamo sicuramente nei secondi molta più invidia, più conf+litti che non nei primi,
pertanto è lecito presupporre che essi incoraggino l'educazione negli idc perchè in questo
modo contribuiscono a diffondere la venerazione verso il clero stesso. Talvolta anche i
sostenitori dela libertà di pensiero si muovono in difesa delle sdc perchè secondo loro più
si educano le persone maggiormente si crea spazio per il libero pensiero, ma in generale
tra le due categorie è più facile che abbiano ragione gli uomini di chiesa. Può sembrare
crudele impedire a chi è povero di studiare, ma non più crudele del fatto che essi siano
nati senza i dovuti mezzi.
Non sono dunque ingegno, genio e docilità a mancarci, ma diligenza, applicazione ed
assiduità.
Le verità qui promosse sono generalmente poco condivise perchè noi abbiamo un
generale senso di riverenza verso i poveri che ci deriva da un miscuglio di pietà, follia e
superstizione.
Le cause sul perchè l'esportazione di lana dall'inghilterra sono csì basse sono nel poco
lavoro e nel costo di questo <219-220>, nella felicità che le persone più umili possono
trovare nel lavoro e nell'accontentarsi della loro condizione. Infatti se scambiassimo un
povero con un re, entrambi avrebbero da ammirare dalla condizione dell'altro, ed entrambi
troverebbero comunque degli aspetti intollerabili. Ciò che in generale ci rende preferibile la
condizione del re è è da ricercarsi nell'orgoglio e nell'ambizione che ogni uomo ha, e nel
fatto he gli oggetti esterni stimolano le nostre passioni ben più delle riflessioni. Sembra più
plausibile riuscire ad aumentare le nostre esportazioni con questi sistemi piuttosto che
inveendo contro gli altri paesi.
È possibile incoraggiare i poveri al lavoro senza ricorrere alla forza, semplicemente non
affannandoci a spingerli oltre l'ignoranza. Se riusciamo in questo modo a diminuire il costo
del lavoro di certo potremo superare gli stati concorrenti. La politica è uno strumento
efficacissimo per spingere i poveri a dedicarsi al lavoro. <pagg 223-224 elenco delle opere
necessarie in Gran Bretagna> . Se si è critici verso questo pensiero è perchè si perde,
anche con l'educazione l'amore per la nazione e l'amore di sè muta il sapere in astuzia
cosicche ciascuno pensa ai propri interessi piuttosto che a qualsiasi progetto a lungo
termine, che gli risulta intollerabile. La diffidena verso ciò che non vediamo direttamente è
considerata una virtù. È compito del potere pubblico ovviare a questa situazione, avviando
imprese per il bene pubblico il cui compimento potrà essere solo fra molti anni. Questo
dovrebbe poter servire ad ispirare l'amore per la propria patria.
In conclusione occorre dire che in molti lodano lo Zar di Russia per l'opra di istruzione che
sta facendo, ma dobbiamo considerare che egli si trova di fronte al problema opposto a
quello dell'inghilterra: ha troppe poche persone educate, e gli mancano mercanti e
artigiani, che invece sono in eccedenza in Inghilterra.

INDAGINE SULLA NATURA DELLA SOCIETà

Nonostante sia opinione diffusissima fra i filosofi che non possa esserci virtù senza
rinuncia recentemente Shaftesbury ha teoirizzato che gli uomini sono naturalmente
virtuosi, così come sono nati per la società, e che un'azione virtuosa sia un'azione
conseguita per il bene comune e vizio un'azione contraria. Vizi e virtù sono permanenti
nella natura umana, e ogni uomo con il pieno possesso della facoltà dells ragione sia in
grado di individuare il buono e di farsi guidare da essa.
Per dimostrare o confutare questa teoria è necessario trovare delle qualità universalmente
le più buone e belle, compito nonprivo di difficoltà. Ci sono molte cose delle quali non
possiamo dare un'idea certa di quale possa essere il bene assoluto: opere d'arte, costumi
sociali ed estetici, chiese vs. Moschee, usanze di sepoltura, e lo stesso vale per la morale,
almeno relativamente alle varie culture e religioni.
La cosa peggiore in Shaft è il fatto che si possa essere virtuosi senza nessuna rinuncia.
<i codardi pagg 235-236>. La paura della morte è più forte quando siamo al culminedella
vita, che cosa allora la domina? Senza dubbio l'orgoglio, e quando questo è assente
vedrempo l'uomo coraggioso scuotersi per una febbre.
Molti persnaggi storici rappresentano una prova contro Sha: Alessandro il grande,
Cicerone, che deve la sua raffinata eloquenza alla sua vanità autocelebativa, Catone, che
scelse il suicidio alla clemenza.
Un'altro argomento utilizzato per per provare il naturale amore per la nostra specie
sarebbe l'amore per la nostra specie. Certo esistono compagnie molto piacevoli, e in molti
avrebbero piacere a rivolgersi ad esse, ma solo fintanto che non suvbentri loro ualche
affare che li impegni veramente. Daltro canto gli uomini quasi sicuramente preferirebbero
la solitudine ad una compagnia sgradevole. Inoltre se davvero la compagnia fosse
congeniale alla nostra natura allora come è preferita maggiormente dagli uomini di basso
rango piuttosto che dagli intellettuali? E se poi l'uomo ama così tanto la compagnia, non
può farlo per amore di sè stesso? Per essere prima o poi al centro dell'attenzione?
Fin qui abbiamo dimostrato come non si possano dare virtù fisse ed inalterate nella natura
dell'uomo. Adesso è opportuno indagare sulle origini della società, la quale deriva
sostanzialmente da due aspetti: i nostri vizi, cioè proprio quelle pulsioni che originano le
nostre qualità peggiori e gli ostacoli che la natura stessa ci oppone. Infatti l'uomo nel suo
stato di natura originario non aveva sicuramente nessun bisogno di riunirsi in società. Ma
gli elementi ci sono costantemente avversi, e così pure gli animali, ed inoltre l'uomo deve
aver avuto una serie di capricci per i quali desiderare di cambiare la propria condizione.
Attenzione però che per società intendo un gruppo di uomini riuniti sotto una guida politica,
siano essi stati persuasi a lasciare la loro condizione, o costretti con la forza, e obbligati a
lavorare coordinati per uno scopo comune, poichè gli uomini sono per natura
completamente inadatti a vivere in unsemplice branco. Probabilmente in natura il genitore
aveva una qualche autorità sul figlio, ma in seguito fu la natuarle avversione alla lotta
dettata dalla natura timorosa dell'uomo a creare i governi, nell'ordine: monarchia,
aristocrazia e democrazia, la cui unione ha segnato un reale progresso nel governare. Ma,
sia l'uomo un selvaggio o un politico è impossibile che l'uomo agisca con altro
intendimento che il perseguire il proprio interesse.
<256 ecc L'importanza per le stoffe> <258 i vizi degli aduti: fumare, bere caffè ecc> <258
benefici e svantaggi del commercio via mare> <262 i carichi persi in mare sono
comunque un bene per i poveri che vi hanno lavorato>, <265 se una virtù è veramente tale
lavora per sè stessa, e nessuna arte le ha mai reso gratitudine>
<290 ogni bisogno è un male>
<293 un uomo può scrivere dei veleni ed essere un ottimo medico>