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La concezione proletaria del mondo

(...)Gi Gramsci e Togliatti, che non si sono mai liberati della loro origine e formazione idealistica crociana, avevano accortamente e gradualmente svuotato dei suoi contenuti di classe e distorto il marxismo-leninismo, ma i loro successori Longo, Berlinguer e Natta - hanno completato tale opera cancellando nella mente del proletariato -- e non solo nello statuto del partito -- ogni traccia dell'ideologia e della teoria comunista. Fino al punto che il proletariato italiano di oggi, specialmente le nuove generazioni, non conosce quasi per niente la concezione del mondo che gli propria. E' quindi nostro compito rivoluzionario imprescindibile ostacolare il processo di deideologizzazione, decomunistizzazione e socialdemocratizzazione e armare le masse operaie, lavoratrici, contadine, giovanili e femminili con la concezione proletaria del mondo. Il presidente Mao ha indicato: ``Nell'epoca presente dello sviluppo della societ, la storia ha posto sulle spalle del proletariato e del suo partito la responsabilit della giusta conoscenza e della trasformazione del mondo''(1). Certamente noi non abbiamo la forza, la capacit, l'esperienza e le conoscenze del presidente Mao, e mentre lui un faro anche sul piano filosofico e teorico, noi siamo un semplice lucignolo, eppure abbiamo il dovere di fare quanto ci sar possibile affinch finalmente gli operai e le masse conoscano, si impadroniscano e usino la concezione proletaria del mondo per trasformare il mondo e se stessi.

Due concezioni del mondo si contendono l'egemonia delle masse


``Per quel che concerne la concezione del mondo- afferma Mao - nel mondo attuale ci sono fondamentalmente solo due `scuole', quella della borghesia e quella del proletariato. O si accetta la concezione proletaria del mondo o si accetta quella della borghesia. La concezione comunista del mondo la concezione del mondo del proletariato e non la concezione del mondo di altre classi(2). Si tratta di due concezioni del mondo antagonistiche e inconciliabili che riflettono sul piano del pensiero gli interessi contrastanti fra il proletariato e la borghesia. Esse si contendono palmo a palmo il terreno culturale, filosofico e ideologico, la concezione del mondo investe globalmente ogni singolo individuo nel modo di pensare, vivere, vedere le cose, operare. La posizione di classe, l'atteggiamento e i sentimenti politici e sociali, lo spirito, l'intelletto e il cuore dipendono tutti dalla concezione del mondo. Ogni individuo, classe o partito ha i suoi maestri, i suoi ideologi cui si riferisce e si ispira per difendere i propri interessi economici e sociali. Indipendentemente dal fatto che se ne abbia coscienza o no. Questa una verit riscontrabile continuamente nella pratica. Non a caso Mao rileva che ``nella societ divisa in classi, ogni individuo

vive come membro di una determinata classe e ogni pensiero, senza eccezioni, porta un'impronta di classe"(3). Chiunque pu rendersene conto riflettendo su se stesso, sui compagni, sulle persone che gli stanno accanto e analizzando e confrontando il pensiero e il modo di fare dei grandi capitalisti con quello del proletariato cosciente. Da quando si sono costituite le classi, verso la fine del comunismo primitivo e col sorgere della propriet privata, si sono formate due concezioni del mondo: quella degli sfruttati e degli oppressi e quella degli sfruttatori e oppressori. Tali concezioni del mondo a un certo punto, quando l'uomo stato capace di sintetizzare il suo pensiero e trasmetterlo in qualche forma, si sono concentrate rispettivamente nel materialismo e nell'idealismo, i quali si sono confrontati e scontrati per contendersi l'egemonia culturale e morale delle masse. Nel corso della storia, il materialismo ha avuto fondamentalmente un carattere progressivo, mentre l'idealismo, specie se sposato con la metafisica, tendeva a bloccare l'emancipazione ideologica, sociale e politica dei lavoratori. Mao sottolinea che ``Nella storia della conoscenza umana sono sempre esistite due concezioni delle leggi di sviluppo del mondo: una metafisica, l'altra dialettica; esse danno vita a due concezioni del mondo opposte fra loro. Lenin dice: `Le due concezioni fondamentali (o le due possibili? o le due osservate nella storia?) dello sviluppo (evoluzione) sono: lo sviluppo come diminuzione e aumento, come ripetizione, e lo sviluppo come unit degli opposti (sdoppiamento dell'uno in opposti che si escludono reciprocamente, e loro rapporto reciproco).' Lenin si riferisce qui appunto a queste due diverse concezioni del mondo''(4). Va tuttavia ricordato che la dialettica, cos come il materialismo, assume un carattere veramente scientifico con la elaborazione da parte di Marx ed Engels del materialismo dialettico e del materialismo storico, che vengono cos a costituire la concezione proletaria del mondo. La dialettica con Hegel e il materialismo con Feuerbach avevano gi ricevuto un grosso sviluppo sul piano della filosofia borghese, ma con Marx e con Engels che esse fanno un salto di qualit, ripuliti da ogni scoria e residuo idealistici diventano scientifici, un metodo per conoscere e trasformare la realt in senso socialista, una concezione proletaria del mondo. Il materialismo dialettico e storico non cade quindi dal cielo, non nato improvvisamente e da elucubrazioni astratte, ma il frutto dell'assimilazione e della rielaborazione da parte di Marx ed Engels di quanto era stato elaborato fino a quel momento in campo filosofico. La grande scoperta scientifica del materialismo dialettico e storico costituisce in un tempo lo sviluppo del pensiero filosofico progressista di tutti i tempi e la formulazione originale e inedita della filosofia proletaria, cio la concezione proletaria del mondo. Il materialismo dialettico e storico quindi il prodotto della lotta di classe, ed nato e si sviluppato nella lotta contro la concezione borghese del mondo, segnatamente contro il liberalismo e l'idealismo, per la distruzione del sistema ideologico borghese, nonch l'intero ordinamento capitalistico. Mao cos spiega l'apporto dei maestri suoi predecessori al materialismo dialettico e storico: ``Al tempo della societ feudale, non era possibile conoscere in antecedenza le leggi della societ capitalistica perch, non essendo ancora

apparso il capitalismo, mancava la pratica ad esso corrispondente. Il marxismo poteva essere soltanto un prodotto della societ capitalistica. Al tempo del capitalismo premonopolistico, Marx non poteva conoscere in antecedenza e in concreto certe leggi specifiche proprie dell'epoca dell'imperialismo, poich l'imperialismo, fase suprema del capitalismo, non era ancora apparso e mancava la pratica a esso corrispondente; soltanto Lenin e Stalin furono in grado di assumersi questo compito. Marx, Engels, Lenin e Stalin poterono formulare le loro teorie non solo per la loro genialit ma, soprattutto, perch parteciparono alla pratica della lotta di classe e della sperimentazione scientifica del loro tempo; se fosse mancata questa condizione, nessun genio avrebbe potuto riuscirvi''(5). La concezione proletaria del mondo si fonda dunque sul materialismo dialettico e storico. Ma quali sono i caratteri fondamentali di tale filosofia? Eccoli in estrema sintesi e in base a ci che ci preme mettere in risalto in questa occasione. Il materialismo dialettico ha scoperto -- e continua a scoprire -- le leggi che regolano e governano lo sviluppo del movimento, della natura, dei fenomeni, delle cose e dell'universo. Engels sostiene che ``la dialettica non niente altro che la scienza delle leggi generali del movimento e dello sviluppo della natura, della societ umana e del pensiero''(6). Il materialismo dialettico considera la realt, la natura, la materia, fonte di ogni conoscenza e produttrice dello spirito e del pensiero. Esso d una risposta scientifica basata sui fatti, sui fenomeni naturali, sulla realt obiettiva, sul passato della Terra e sulla creazione del mondo. Come rileva Lenin, il materialismo dialettico dimostra ``che la terra esisteva prima di qualsiasi altra forma sociale, prima del genere umano, prima della materia organica, che essa esistita per un tempo determinato, in uno spazio determinato rispetto agli altri pianeti''(7). Il materialismo dialettico esclude pertanto che al di fuori e al di sopra della natura, della materia e dell'universo ci sia una forza esterna, superiore e divina che abbia creato il mondo e l'essere umano. Il materialismo dialettico il contrario del dogmatismo, delle certezze assolute e perentorie, da accettare ``per fede''. il contrario anche della metafisica, cio delle affermazioni che non hanno un fondamento nella realt, non dimostrabili nella pratica attraverso l'esperienza dell'uomo. ``La metafisica, o evoluzionismo volgare, - afferma Mao - considera tutte le cose del mondo come isolate e statiche, le considera unilateralmente. Una tale concezione del mondo considera tutte le cose del mondo, le loro forme e categorie, come eternamente isolate le une dalle altre ed eternamente immutabili. Anche se riconosce le modificazioni, le considera soltanto come aumento o diminuzione quantitativa o come semplice spostamento. E le cause di questo aumento, diminuzione o spostamento non si trovano nelle cose stesse, ma fuori di esse, ossia nell'azione di forze esterne. I metafisici ritengono che le diverse cose del mondo e le loro propriet rimangono immutate dal momento in cui cominciano a esistere, e che le loro successive modificazioni siano soltanto aumenti o diminuzioni di quantit. Essi ritengono che una cosa possa soltanto riprodursi all'infinito, ma non

trasformarsi in un'altra cosa, in una cosa diversa. Secondo i metafisici, lo sfruttamento capitalistico, la concorrenza capitalistica, l'ideologia individualistica della societ capitalistica, ecc., tutto questo si trova anche nell'antica societ schiavistica, anzi persino nella societ primitiva, ed esister eternamente e immutabilmente. Essi spiegano le cause dello sviluppo della societ ricorrendo a condizioni a esse esterne: l'ambiente geografico, il clima, ecc.. Cercano in modo semplicistico di trovare le cause dello sviluppo fuori delle cose, negando la tesi della dialettica materialistica, secondo cui lo sviluppo determinato dalle contraddizioni interne, inerenti alle cose. Perci essi non sono in grado di spiegare n la molteplicit qualitativa delle cose n il fenomeno della trasformazione di una qualit in un'altra. In Europa questo modo di pensare trov nei secoli XVII e XVIII la sua espressione nel materialismo meccanicistico e, verso la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, nell'evoluzionismo volgare''(8). Vi un altro aspetto molto importante nel materialismo dialettico, si tratta di questo: negli oggetti e nei fenomeni della natura -- la quale in perpetuo stato di movimento, di cambiamento, di rinnovamento e di sviluppo -- vi sono delle contraddizioni interne attraverso le quali -- nella lotta tra gli opposti, tra il nuovo e il vecchio, tra ci che nasce e ci che muore, tra ci che si sviluppa e ci che deperisce -- avviene, per salti di qualit dopo un accumulo di cambiamenti quantitativi il processo di sviluppo della natura. Secondo il materialismo dialettico, la legge dell'unit degli opposti la legge fondamentale della natura, della societ e del pensiero umano. A tale proposito Mao esprime dei concetti molto chiari e convincenti. Eccoli: ``Secondo la dialettica materialistica, le modificazioni della natura sono dovute principalmente allo sviluppo delle sue contraddizioni interne. Le trasformazioni della societ sono dovute principalmente allo sviluppo delle contraddizioni esistenti all'interno di questa, cio delle contraddizioni tra le forze produttive e i rapporti di produzioni, delle contraddizioni tra le classi, delle contraddizioni tra il vecchio e il nuovo. lo sviluppo di queste contraddizioni che spinge la societ in avanti, che conduce alla sostituzione della vecchia societ con la nuova. Esclude la dialettica materialistica le cause esterne? No, non le esclude. Secondo la dialettica materialistica, le cause esterne sono la condizione delle trasformazioni e le cause interne ne sono la base; le cause esterne operano attraverso quelle interne. L'uovo, quando riceve un'adeguata quantit di calore, si trasforma in pulcino; ma il calore non pu trasformare in pulcino una pietra, perch la base diversa''(9). Come abbiamo visto rapidamente, il materialismo dialettico si basa e dipende dalla pratica e serve la pratica. Mao infatti afferma: ``Da dove provengono le idee giuste? Cadono dal cielo? No. Sono innate? No. Esse provengono dalla pratica sociale, e solo da questa. Provengono da tre tipi di pratica sociale: la lotta per la produzione, la lotta di classe e la sperimentazione scientifica''(10). Cosicch il materialismo dialettico pu essere sintetizzato con questa immagine: ``l'uomo che cammina sulle gambe'', mentre l'idealismo con l'immagine opposta: ``un uomo che cammina sulla testa''. Diciamo ora qualcosa sul materialismo storico. Il materialismo storico, avvalendosi

della dialettica, ha scoperto -- e continua a scoprire -- le leggi che regolano e governano lo sviluppo storico della societ umana. ``Il materialismo storico - spiega Stalin - estende i principi del materialismo dialettico allo studio della vita sociale, li applica ai fenomeni della vita sociale, allo studio della societ, allo studio della storia della societ''(11). Il materialismo storico quindi la concezione scientifica della storia, una concezione militante e non contemplativa il cui scopo fondamentale quello di cambiare il mondo. Infatti nelle ``Tesi su Feuerbach'' stese nella primavera del 1845, che costituiscono, come dice Engels, ``il germe geniale della nuova concezione del mondo'', Marx afferma: ``I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta per di mutarlo''. Cos possono essere riassunti gli elementi costitutivi del materialismo storico. Primo. Come afferma il ``Manifesto del Partito comunista'' di Marx ed Engels, un'opera fondamentale che esprime in maniera sistematica e integrale il materialismo storico e la concezione proletaria del mondo, ``la storia di ogni societ finora esistita storia di lotta di classe''. Engels preciser successivamente: ``ad eccezione della storia delle comunit primitive''(12). Ci costituisce un colpo definitivo all'idealismo storico che da millenni afferma che la storia dell'umanit non fatta dai popoli ma dagli imperatori, dai re, dai condottieri militari, dai governi e dai parlamentari, in genere dai capi, dagli eroi e dalle personalit; e che non la rivoluzione sociale all'origine del cambiamento della situazione ma i favori concessi dai suddetti personaggi. Quasi cento anni dopo, Mao riprender e rafforzer tale concetto storico di Marx ed Engels con questa stupenda ed efficace espressione: ``Il popolo, e solo il popolo, la forza motrice che crea la storia del mondo''(13). Secondo. La struttura economica la base di ogni societ sulla quale si edifica la sovrastruttura statale, cio l'ordinamento istituzionale, militare, giuridico e amministrativo, la cultura, la morale, le idee sociali, ecc. Questo significa che ogni tipo di societ, del passato e del presente ``si modella -- come dice Engels -- su ci che si produce, sul modo come si produce e sul modo come si scambia ci che si produce''(14). Questo significa che lo sviluppo della storia umana avviene, in ultima istanza, per i diversi mutamenti dei vari sistemi economici e dei vari modi di produzione e di scambio. Le diverse e successive economie finora conosciute delle comunit primitive, della societ schiavistica, della societ feudale, della societ capitalistica e della societ socialista rappresentano le varie tappe dello sviluppo della storia umana. I cambiamenti sociali e i rivolgimenti politici non vanno dunque ricercati, sempre a detta di Engels, ``nella filosofia, ma nell'economia dell'epoca che si considera''(15). Ma ci non vuol dire che l'economia sia l'unico fattore determinante dello sviluppo storico. Anche le diverse componenti della sovrastruttura, comprese le idee delle persone, esercitano la loro influenza nella storia. A riprova, basti pensare al ruolo che ha svolto la sovrastruttura nella rivoluzione e nella controrivoluzione in Russia e in Cina. Terzo. Come afferma Marx, ``non la coscienza degli uomini che determina il loro essere sociale, ma , al contrario, il loro essere sociale che determina la loro

coscienza''(16). Ci significa che viene prima l'essere e poi le idee, il pensiero e la coscienza, le quali sono tutte quante il riflesso nella mente degli esseri umani di ci che nella realt oggettiva. questa realt oggettiva, la vita materiale della societ, che forma in ultima analisi le idee, il pensiero e la coscienza degli individui e non viceversa. Pi in generale, le condizioni della vita materiale e non la sovrastruttura sono l'origine delle idee e delle teorie sociali, della vita spirituale della societ, delle concezioni politiche e delle istituzioni politiche. Cosicch a ogni differente periodo della storia dell'umanit, corrispondono determinate idee sociali, teorie, concezioni e istituzioni politiche della societ. Di conseguenza necessario basare la nostra azione politica non sui principi astratti ma sulle condizioni della vita materiale della societ, sulle esigenze reali e concrete dello sviluppo della vita materiale della societ. Inoltre perch vi sia uno sconvolgimento e un cambiamento radicale nella coscienza delle persone, occorre che cambino il sistema sociale, le condizioni materiali dell'essere. Quarto. L'origine dello sfruttamento capitalistico sta nel plusvalore, cio nell'``appropriazione di lavoro non pagato''(17). Questa geniale scoperta di Marx ha svelato il carattere pi nascosto del capitale, il meccanismo recondito della produzione capitalistica e della produzione del capitale. Con ci Marx ha tolto ai revisionisti e ai riformisti ogni argomentazione seria per fare accettare agli operai la collaborazione con i capitalisti. Quinto. Le forze produttive, a un certo punto del loro sviluppo, entrano inevitabilmente in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, e ci genera una serie di conflitti sociali che, prima o poi, sboccano nella rivoluzione sociale. ``I rapporti di produzione borghesi -- rivela Marx -- sono l'ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale''(18). Questo antagonismo pu essere risolto solo con la rivoluzione socialista. Solo cos sar soppresso lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, i lavoratori potranno godere interamente, in forma diretta e indiretta, i frutti della produzione sociale e sar possibile gettare le condizioni per l'abolizione delle classi e per l'emancipazione di tutta l'umanit. L'essenziale sul materialismo dialettico e storico stato detto. Una sola cosa va aggiunta: esso una concezione del mondo integrale e completa, refrattaria a ogni compromissione idealistica borghese e revisionista, purtuttavia estremamente aperta verso le nuove scoperte scientifiche. Il materialismo dialettico e storico non si cristallizzer mai in un dogma, perch un corpo filosofico vivo e in continuo sviluppo, profondamente connesso con la realt oggettiva. Il suo sviluppo cadenzato dallo sviluppo delle scienze naturali (fisica, matematica, chimica, meccanica, ecc.), delle scienze sociali (economia, statistica, ecc.) e dalla lotta di classe. Esso seguir sempre il corso della storia e dell'emancipazione dell'umanit. ``La storia dell'umanit - dice Mao - uno sviluppo costante dal regno della necessit al regno della libert. Questo processo senza fine. In una societ ove esistono le classi, la lotta di classe continuer all'infinito. In una societ senza classi, la lotta tra il nuovo e il vecchio e tra il giusto e l'errato non avr mai fine. Nel campo della lotta per la produzione e sperimentazione scientifica l'umanit progredisce incessantemente e la natura si sviluppa di continuo; esse non si fermano mai a un certo livello.

Perci l'uomo deve costantemente fare il bilancio delle sue esperienze e continuare a scoprire, inventare, creare e progredire. Tutte le idee che si basano sull'immobilismo, il pessimismo, l'inerzia e la presunzione sono erronee. Sono erronee perch non corrispondono alla realt storica dello sviluppo della societ umana da un milione d'anni a questa parte, n alla realt storica della natura per quello che di essa conosciamo fino ad ora (per esempio, la natura come appare dalla storia dei corpi celesti, della terra, della vita e delle altre scienze naturali)''(19). Da tutto ci si capisce perch il materialismo dialettico e storico rappresenti la bestia nera della borghesia e dei suoi lacch revisionisti e riformisti, i quali ovviamente non hanno alcun interesse che le masse acquistino una mentalit scientifica e rivoluzionaria e mettano in discussione il sistema capitalistico. Anche papa Wojtyla contrario ad esso. Nell'enciclica del maggio scorso dedicata allo ``Spirito santo'' infatti ha detto che ``La resistenza allo Spirito Santo... trova la sua massima espressione nel materialismo, sia nella sua forma teorica -- come sistema di pensiero -- sia nella sua forma pratica -- come metodo di lettura e di valutazione dei fatti -- e come programma, altres, di condotta corrispondente. Il sistema che ha dato il massimo sviluppo e ha portato alle estreme conseguenze operative questa forma di pensiero, di ideologia e di prassi, il materialismo dialettico e storico, riconosciuto tuttora come sostanza vitale del marxismo''. Precisato che il marxismo non ha nulla a che fare n col materialismo volgare n col materialismo liberale, riconosciamo che il papa dal suo punto di vista, data la classe dei capitalisti che difende, ha pi di una buona ragione per opporsi al materialismo dialettico e storico, ma non lo stesso interesse ci sembra dovrebbero averlo gli operai cattolici e, in genere, i cattolici progressisti e democratici. fuori discussione che a livello ideologico e filosofico non pu non esserci una ferma e intransigente lotta di principio, senza tuttavia demonizzare l'avversario, tra il materialismo dialettico e storico e l'idealismo, la metafisica e il dogmatismo della chiesa cattolica, come del resto con qualsiasi altra religione. Ma ci non dovrebbe portare ad alcuna separazione e divisione tra credenti e non credenti sul piano della ricerca della verit, della giustizia sociale e della lotta contro ogni forma di imperialismo e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Noi non vogliamo imporre ai credenti la concezione marxista del mondo, lo stesso dovrebbero fare loro nei confronti dei marxisti-leninisti e dei non credenti. Vorremmo invece insieme, non credenti e credenti, cambiare il mondo, almeno in quella parte economica, materiale, istituzionale e spirituale che pu essere di comune interesse e vantaggio. L'imperialismo americano, il socialimperialismo sovietico e il governo del neoduce Craxi potrebbero benissimo essere identificati come il comune ``demonio'' e su di esso, non credenti e credenti, potrebbero far fuoco per eliminarlo. Comunque sia noi ci atterremo al seguente insegnamento di Mao: ``Un gruppo di idealisti, ad esempio, pu approvare il regime politico ed economico socialista e non la concezione marxista del mondo. I patrioti dei gruppi religiosi fanno altrettanto. Noi siamo atei, essi credono in dio. Non possiamo costringerli ad accettare la concezione marxista del mondo''(20).

L'elemento centrale della concezione proletaria del mondo che gli sfruttati e gli oppressi devono sviluppare fino in fondo la lotta di classe per liberarsi dal giogo della classe dominante sfruttatrice e oppressiva. Al contrario, l'elemento centrale della concezione borghese sostituito dal concetto secondo il quale tutte le classi devono convivere pacificamente nel regime capitalistico, apportando il proprio contributo allo sviluppo della societ borghese senza mettere in discussione la collocazione economica e sociale di ciascuna di esse. Tale concezione reazionaria si esprime, per esempio, attraverso il parlamentarismo, il patto sociale, la cogestione, l'autoregolamentazione degli scioperi, l'azionariato operaio. Ed anche mediante iniziative umanitarie e ``solidaristiche'' che vorrebbero essere universali, come quelle che avvengono nel campo della lotta alla fame che ha visto insieme Piccoli, il papa, Pannella, i revisionisti e i riformisti, oppure nel campo della lotta contro la povert che ha visto persino Reagan partecipare alla ``catena di mani'' che si snodata nella primavera scorsa in Usa dall'Atlantico al Pacifico. La borghesia non perde certo occasioni per tentare di ammortizzare e spengere la lotta di classe, le contraddizioni di classe e i conflitti di classe. E attualmente sta conducendo una grande campagna tesa a dimostrare che le classi non esistono pi, in particolare sarebbe scomparsa la classe operaia, e che nessuno pensa pi al socialismo. Si vuole insomma dare ad intendere che non vi sono pi i motivi delle divisioni di classe esistenti nel passato. Craxi si vanta di aver pressoch cancellato il conflitto sindacale. Andreotti si compiace di constatare che ``oggi quasi nessuno contesta pi i grandi indirizzi di politica estera, l'interclassismo, il solidarismo. Di lotta di classe non si sente quasi pi parlare e questo va ascritto alla grande concezione degasperiana''(21). De Mita addirittura afferma che ``le stesse distinzioni di destra e di sinistra, sono, per qualche verso, ormai categorie improprie... Il nuovo, che si creato, qualifica in concreto, in termini di progresso e di conservazione, gli atteggiamenti politici e le stesse forze politiche e non pi secondo gli schemi rigidi propri delle impostazioni di un tempo. Sicch certe antiche distinzioni dialettiche appaiono per cos dire stanche e rivolte indietro, cio capaci di spiegare il passato ma non di cogliere e giudicare l'avvenire''(22). I revisionisti italiani, sono talmente rincretiniti e imbolsiti dal parlamentarismo e dal riformismo e cos vogliosi di entrare nel governo borghese, che non hanno pi la forza di reagire a queste falsit e provocazioni. Natta anzi si associato al coro dei politicanti borghesi facendo attenzione a non fare una bench minima ``stecca''. Egli infatti ha detto che ``le profonde trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno cambiato anche la impostazione del `concetto stesso di lotta di classe'... un termine che usiamo sempre meno tutti''(23). Ed ancora: ``Ci sono dei comunisti ai quali la Borsa interessa. L'immagine di un PCI fatto solo di disperati, di proletari che hanno da perdere solo le loro catene, mi sembra francamente un po' passata''(24). Con ci evidente che dopo 65 anni di ininterrotte pressioni, i capitalisti sono riusciti a corrompere l'intero gruppo dirigente del PCI e a trasformarlo in un pericoloso strumento di propaganda della concezione borghese del mondo. Un motivo di pi per spingere gli operai coscienti e la giovent rivoluzionaria, alla cui testa amiamo pensare le ragazze, ad armarsi o riarmarsi della concezione proletaria del mondo per

recuperare il terreno perduto, ristabilire la verit rivoluzionaria, e annientare, nel corso di un'accanita lotta di classe anche sul piano filosofico, ideologico e teorico, la concezione borghese del mondo che attualmente costituisce uno dei fattori fondamentali che frenano lo sviluppo della lotta del proletariato verso il socialismo e l'emancipazione.

Il contributo di Mao alla concezione proletaria del mondo


Mao ha dato un contributo storico al processo di emancipazione ideologica del proletariato iniziato da Marx ed Engels e proseguito da Lenin e Stalin e alla lotta contro la concezione borghese del mondo sul piano filosofico, teorico e culturale. Egli stato il pi grande teorico proletario rivoluzionario dei nostri tempi. Grazie al suo apporto straordinario e incalcolabile la concezione proletaria del mondo divenuta pi chiara e pi facilmente accessibile alle masse, ha subto un grosso sviluppo sulla base delle nuove esperienze del proletariato internazionale e cinese, con particolare riferimento alla lotta contro il revisionismo moderno, e si arricchita di nuove cognizioni ed elementi che le consentiranno di affrontare con successo le grandi lotte di classe del duemila. I goffi tentativi della banda revisionista del neoimperatore Deng Xiaoping tesi a snaturare e manipolare il pensiero di Mao, anzich comprometterne la genuinit e i caratteri rivoluzionari di classe finiranno per far risaltare di pi tutto il suo splendore e la sua irresistibile forza e verit dialettiche e di classe. Il primo grande, evidente e innegabile merito di Mao a livello internazionale quello di aver rilanciato la concezione proletaria del mondo appannata e progressivamente stravolta e rinnegata da parte dei revisionisti moderni. Nessun sincero marxista-leninista potr scordare che nel '56 Mao ebbe il coraggio e la risolutezza storica e politica, pressoch da solo, di innalzare la grande bandiera rossa del marxismo-leninismo e con essa far da barriera all'incalzare del liquidazionismo e del capitolazionismo di Krusciov e delle cricche revisioniste dei vari paesi, compresa la Cina. Nessun movimento di liberazione nazionale potr mai dire di non aver fatto ricorso per un lungo periodo, finch la Cina era socialista e internazionalista, al pensiero di Mao per risolvere i problemi della propria lotta rivoluzionaria. Nessun ``sessantottino'', ex o no, potr mai smentire che le lotte studentesche del '68 in Italia e nel mondo furono segnate profondamente dal pensiero di Mao e dalla concezione proletaria del mondo. Allora, e finch era in vita Mao, una schiera sconfinata di giovani dei cinque continenti furono attratti per la prima volta nella loro vita dal comunismo e andavano orgogliosi di fregiarsi del nobile e ambito titolo di marxisti-leninisti. Tuttavia i meriti maggiori, pi duraturi, eterni, Mao li ha conquistati con la sua grande opera teorica che spazia in tutti i campi. In riferimento al nostro tema, possiamo dire che Mao ha ereditato, difeso e sviluppato la concezione proletaria del mondo per quanto riguarda la filosofia (in particolare la teoria della conoscenza, la dialettica e le contraddizioni nella natura e nella societ), l'ideologia, la cultura, la letteratura, l'arte, l'educazione, la morale, i costumi e le abitudini. Addentrandosi con ci in settori nuovi, esplorati per la prima volta dal marxismo-leninismo.

Spiegare in questa circostanza tutto quello che egli ha elaborato e scoperto impossibile. Possiamo solo elencare le sue opere filosofiche, di cui abbiamo gi avuto modo di apprezzare dei passaggi importanti, ed illustrare qualche altro punto della concezione di Mao del mondo. Le opere filosofiche di Mao rese pubbliche sono: Sulla pratica (luglio 1937), Sulla contraddizione (agosto 1937), Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo (27 febbraio 1957), Da dove provengono le idee giuste (maggio 1963). Le prime due opere sono state scritte nel periodo della prima guerra civile rivoluzionaria per combattere il dogmatismo e l'empirismo esistenti allora nel Partito comunista cinese. Le altre due sono state scritte nel periodo della costruzione del socialismo in Cina per combattere il revisionismo di destra che prendeva campo nel Partito sotto la spinta di Liu Shaoqi e Deng Xiaoping. Altri brani fondamentali riguardanti la concezione proletaria del mondo si trovano nelle seguenti opere: Sulla nuova democrazia (gennaio 1940), Riformiamo il nostro studio (maggio 1941), Discorsi alla Conferenza di Yan'an sulla letteratura e l'arte (maggio 1942), Discorso alla Conferenza nazionale di propaganda del Partito comunista cinese (12 marzo 1957). Importanti sono anche gli ``scritti pi letti'' durante la Grande rivoluzione culturale proletaria: In memoria di Norman Bethune (21 dicembre 1949), Al servizio del popolo (8 settembre 1944), Come Yu Kung rimosse le montagne (11 giugno 1945) nei quali viene tracciata l'immagine ideale del marxista-leninista e della persona nuova socialista. Nel complesso delle opere su menzionate si ritrovano in sintesi e in forma chiara tutte le grandi scoperte sul materialismo dialettico e storico di Marx, Engels, Lenin e Stalin, arricchite dagli apporti inediti di Mao. Per dare un saggio della potenza del pensiero di Mao circa la dialettica e le contraddizioni, citiamo un brano ripreso dall'opera ``Sulla contraddizione'': ``La legge della contraddizione inerente alle cose, cio la legge dell'unit degli opposti, la legge fondamentale della natura e della societ, e quindi anche del pensiero. Essa in opposizione con la concezione metafisica del mondo. La sua scoperta ha costituito una grande rivoluzione nella storia della coscienza umana. Secondo il materialismo dialettico, la contraddizione esiste in tutti i processi che si verificano nelle cose oggettive e nel pensiero soggettivo, essa penetra tutti i processi dal principio alla fine: in questo consiste il carattere universale e assoluto della contraddizione. Ogni contraddizione e ciascuno dei suoi aspetti hanno le loro proprie caratteristiche: in questo consiste il carattere particolare e relativo della contraddizione. Agli opposti inerente in determinate condizioni l'identit che rende possibile la loro coesistenza in una singola entit, e inoltre la loro trasformazione nei rispettivi opposti: anche in questo consiste il carattere particolare e relativo della contraddizione. Ma la lotta degli opposti ininterrotta; essa continua tanto durante la coesistenza degli opposti quanto durante la loro reciproca trasformazione, momento in cui questa lotta si manifesta con una evidenza particolare: in questo consiste ancora il carattere universale e assoluto della contraddizione. Quando studiamo il carattere particolare e relativo della contraddizione dobbiamo tener presente la differenza

fra la contraddizione principale e quelle secondarie, fra l'aspetto principale e quello secondario della contraddizione e la lotta degli opposti, dobbiamo tener presente le differenze fra le varie forme di lotta; altrimenti gli errori sono inevitabili''. Rispetto ai maestri del proletariato internazionale precedenti, Mao si trovato in una posizione nuova: portare la rivoluzione socialista nella sovrastruttura e nel profondo dell'essere umano. La Grande rivoluzione culturale proletaria, da egli ideata, promossa e diretta, stato lo strumento che gli doveva consentire di trasformare la sovrastruttura per renderla conforme alla base socialista e di rivoluzionarizzare la mente e la coscienza delle masse e delle nuove generazioni, e cos estirpare le radici dell'ideologia borghese e del revisionismo. ``La Grande rivoluzione culturale proletaria -- sottolinea Mao -- una grande rivoluzione che tocca l'uomo in quanto ha di pi profondo, e tende a risolvere il problema della sua concezione del mondo''(25).Si trattava evidentemente di un avvenimento senza precedenti nella storia, la cui validit rimane intatta e fonte di ispirazione e di insegnamenti per tutti coloro che lottano per il socialismo e per un mondo nuovo, nonostante che tale esperienza sia stata violentemente interrotta dalla restaurazione del capitalismo in Cina. Le teorizzazioni inedite di Mao sulle classi, le contraddizioni di classe e la lotta di classe nella societ socialista rimarranno comunque in eterno come il suo pi grande e prezioso contributo dato al materialismo dialettico e storico. La teoria dei due tipi di contraddizioni scoperte da Mao nella societ socialista -- le contraddizioni in seno al popolo, che vanno risolte con la dialettica, il ragionamento e la convinzione, e le contraddizioni antagonistiche tra il nemico e noi, che vanno risolte con la forza e la rivoluzione --, costituisce la stella polare di coloro che costruiscono la societ socialista. Ma anche di chi, come noi, si trova nella fase della lotta per il socialismo ed ha lo stesso problema, sia pure in forma diversa, della risoluzione dei due tipi di contraddizione. Infatti mentre dobbiamo convincere le masse di sinistra con la dialettica, le argomentazioni, i fatti, l'esempio e l'azione che la via del PCI non porta al socialismo, non bisogna deflettere dallo stare all'opposizione del sistema capitalistico per combatterlo e distruggerlo. Sulla base dell'esperienza storica, Mao sottolinea che ``Nella societ divisa in classi, le rivoluzioni e le guerre rivoluzionarie sono inevitabili, che senza di esse impossibile compiere un salto nello sviluppo della societ, impossibile rovesciare le classi dominanti reazionarie e permettere al popolo di prendere il potere. I comunisti devono denunciare la propaganda menzognera dei reazionari, i quali affermano per esempio che la rivoluzione sociale non necessaria, n realizzabile; i comunisti devono attenersi fermamente alla teoria marxista-leninista della rivoluzione sociale per aiutare il popolo a comprendere che la rivoluzione sociale non solo assolutamente necessaria ma anche pienamente possibile''(26). Per evitare l'odio, la ribellione delle masse e la rivoluzione, la borghesia e i suoi lacch inventano e ricorrono a molti trucchi filosofici e teorici. Alcuni di questi sono

la teoria della natura umana, dell'unit del genere umano e della difesa della specie, l'umanitarismo, lo Stato di tutto il popolo, la democrazia e la libert al di sopra delle classi, la fraternit, l'amore e l'altruismo universali. Con ci si tenta di sfumare e cancellare ogni differenza e contraddizione di classe, addolcire ideologicamente il proletariato e indurlo a trasferire ogni dissidio e dissenso nel quadro istituzionale e costituzionale. Mao invece si battuto affinch su ogni tema e questione risultassero chiari i termini della contraddizione e le differenti vedute del proletariato rispetto alla borghesia e la lotta di classe non conoscesse soste. In tal modo egli ha fatto una grande opera di pulizia e riordino ideologico secondo lo spirito dei delegati del Congresso di fondazione della Lega dei comunisti (giugno 1847), in pratica la prima organizzazione marxista internazionale, che adottarono la storica parola d'ordine ``Proletari di tutti i paesi, unitevi'', sopprimendo quella idealistica precedente che suonava cos: ``Che gli uomini siano fratelli''. Riguardo la natura umana, Mao ha detto: ``Esiste una natura umana? Certamente s, ma solamente una natura umana concreta e non una natura umana astratta. Nella societ divisa in classi esiste solo una natura umana con un carattere di classe, e non una natura umana al di sopra delle classi. Noi siamo per la natura umana del proletariato e delle grandi masse popolari, mentre i proprietari fondiari e la borghesia sono per la natura umana delle proprie classi; solo che non lo dicono e la presentano come l'unica natura umana. La natura umana esaltata da certi intellettuali piccolo-borghesi staccata anch'essa dalle masse popolari o ha addirittura, un carattere antipopolare. La natura umana di cui essi parlano, in fondo non che l'individualismo borghese, perci ai loro occhi la natura umana proletaria non ha nulla a che vedere con la natura umana''(27). Parole altrettanto chiare Mao l'ha pronunciate in riferimento all'amore. Per estensione, quanto egli dice in proposito vale per la democrazia, la libert, la morale, la cultura, la letteratura e l'arte poich tutte quante, viene dimostrato in altri passi, portano un'impronta di classe e servono il proletariato o la borghesia. ``Al mondo -- dice Mao -- non esiste amore senza cause, cos come non esiste odio senza cause. Quanto al cosiddetto `amore per l'umanit', da quando l'umanit divisa in classi non mai esistito un amore come questo, un amore che abbraccia tutto e tutti. Alle varie classi dominanti del passato piaceva predicare un tale amore, e molti saggi hanno fatto altrettato, ma nessuno l'ha messo realmente in pratica, perch nella societ divisa in classi questo amore impossibile. Un vero amore per l'umanit sar possibile soltanto quando le classi saranno state eliminate in tutto il mondo. Le classi hanno diviso la societ in gruppi antagonistici, e soltanto dopo l'eliminazione delle classi si avr l'amore universale, non ora. Noi non possiamo amare i nostri nemici, non possiamo amare i mali della societ, il nostro obiettivo distruggerli''(28). L'unit del genere umano, della specie, esiste dunque solo sulla carta, meglio nei sogni idealistici, nella realt, come chiunque pu constatare con mano, l'umanit profondamente spaccata e divisa. Bisogna allora partire da qui, da questa realt generata dalla divisione in classi della societ, se si vuole veramente raggiungere l'unit dell'umanit e la fraternit universale.

A tale unit un giorno, nei secoli e millenni a livello planetario, bisogner pure arrivarci e ci arriveremo, purch non si facciano dei voli utopistici, idealistici e antidialettici e si capisca che il primo passo che bisogna compiere per andare verso quella direzione di abbattere il capitalismo e poi costruire il socialismo. Noi marxisti-leninisti dobbiamo ringraziare profondamente Mao, non solo per il nutrimento e l'orientamento ideologici che egli continuamente ci fornisce tramite la sua opera teorica, ma anche per averci fatto scoprire la bellezza e l'importanza di essere compartecipi del grande processo di emancipazione del proletariato e dell'intera umanit.

Occorre trasformare la propria concezione del mondo


La trasformazione della propria concezione del mondo essenziale per dare un contributo all'emancipazione del proletariato, per fare avanzare la lotta di classe, per combattere la borghesia, per capire la realt, per affrontare correttamente e con successo tutte le prove della lotta di classe, per liberarsi da ogni influenza e condizionamento borghesi, revisionisti e riformisti, per amalgamarsi alla classe operaia e per dare un orientamento di classe alla propria vita personale, sociale e politica. Le scelte quotidiane e le pi minute, come quelle generali e le grandi opzioni derivano tutte quante dalla concezione del mondo che si possiede. Se domina in noi l'ideologia borghese, anche se apparteniamo alla classe operaia e al partito del proletariato, compiremo inevitabilmente delle scelte borghesi, se invece il nostro spirito e la nostra mente sono permeate dal materialismo dialettico e storico tutta la nostra vita privata e pubblica sar interamente rivoluzionaria. Essere proletari e marxisti-leninisti non significa avere automaticamente una concezione proletaria del mondo. Perch, nonostante l'origine di classe e la militanza politica rivoluzionaria, siamo pur sempre figli di questa societ capitalistica che fin dalla culla ci educa in maniera borghese. Non quindi facile acquisire una mentalit proletaria e rivoluzionaria completa e coerente in tutte le sue manifestazioni ideologiche e politiche, dal momento che l'ideologia delle classi sfruttatrici che si sono succedute nel nostro Paese basata sulla propriet privata dei mezzi di produzione millenaria ed radicata profondamente nella societ. innegabile che attualmente le idee dominanti sono le idee della classe borghese in quanto essa al potere e dispone di tutti i mezzi economici, istituzionali, culturali, educativi e dell'informazione per imporre alle masse la sua egemonia culturale e i suoi canoni di vita. Tanto pi che i partiti storici della classe operaia non hanno mai opposto una seria resistenza di classe al dilagare dell'influenza borghese nel proletariato, e oggi addirittura le tengono bordone persino nella satira, ne un esempio lo squallido ``Tango''. Questa la realt da cui dobbiamo partire per trasformare la nostra concezione del mondo. Comprendendo la seriet, l'importanza, la necessit e l'urgenza dell'impresa. Comprendendo che il cambiamento di mentalit e del modo di agire e di combattere pu avvenire solo con un atto cosciente e deliberato, dando una svolta alla propria vita, tracciando una netta linea di demarcazione tra s e la borghesia, prendendo la

lotta di classe come asse, imparando ad osservare, analizzare, trattare e valutare tutto dal punto di vista di classe e della lotta di classe; comprendendo insomma che necessario espellere dalla nostra mente ogni pur minima traccia della cultura borghese affinch essa sia vivificata dalla cultura proletaria. Ma questo non sar mai possibile se non si studia seriamente, sistematicamente e quotidianamente il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, secondo le proprie esigenze e necessit. Quanto pi ci sentiremo influenzati dalla borghesia, tanto pi dobbiamo studiare le opere dei grandi maestri del proletariato internazionale. Oggi, date le circostanze, questo studio assume un carattere prioritario rispetto a qualsiasi altro compito rivoluzionario. Specie gli operai coscienti e avanzati, coloro cui spetta il diritto e il dovere di dirigere anche sul piano culturale il partito del proletariato e le larghe masse popolari, dovrebbero con slancio accogliere questa esortazione di Mao: ``Dobbiamo scuoterci e studiare facendo duri sforzi. Prendete nota di queste tre parole: `fare', `duri', `sforzi'. Bisogna assolutamente scuoterci e fare duri sforzi. Adesso molti compagni non ne fanno e alcuni impiegano le energie che restano loro dopo il lavoro soprattutto per giocare a carte o a mahjong e per ballare: questa, secondo me, non una buona cosa. Le energie che restano dopo il lavoro dovrebbero essere impiegate soprattutto nello studio, facendo in modo che diventi un'abitudine. Che cosa studiare? Il marxismo e il leninismo, la tecnologia, le scienze naturali. Poi c' la letteratura, soprattutto le teorie artistico-letterarie: i quadri dirigenti devono intendersene un po'. C' il giornalismo, la pedagogia, discipline, anche queste, di cui bisogna intendersi un po'. Per farla breve, le discipline sono molte e bisogna almeno farsene un'idea in generale. Dobbiamo dirigere queste faccende, no!? Gente come noi in che cosa specialista? In politica. Come possono andare bene le cose se non capiamo niente di queste faccende e non ci mettiamo a dirigerle?''(29). Certo, lo studio al di fuori della lotta di classe, non avrebbe alcun senso, avrebbe solo un carattere di curiosit intellettuale. Noi per intendiamo lo studio come una necessit, uno strumento per trasformare il mondo e noi stessi. La trasformazione della concezione del mondo non avviene infatti a tavolino, nel chiuso di una stanza, ma nel corso della lotta di classe, nel corso del processo della conoscenza della realt. perch noi vogliamo trasformare il mondo che acquisiamo una cultura adeguata allo scopo. Noi vogliamo in un tempo trasformare il mondo e noi stessi, e l'unico modo per farlo porsi in prima fila nella lotta di classe, addossandosi con generosit rivoluzionaria tutti i compiti che il suo sviluppo richiede, oggi in primo luogo la costruzione e lo sviluppo nazionale del PMLI. Siamo consapevoli che il nostro mondo soggettivo pu trasformarsi solo mentre trasformiamo il mondo oggettivo. La rivoluzione si impara facendola. Il mondo lo si conosce trasformandolo. Perci buttiamo anche il nostro cuore nella lotta di classe, lavorando per la trasformazione della concezione del mondo a livello di massa, ispirati da questa verit enunciata da Marx ed Engels: ``Tanto per la produzione in massa di questa coscienza comunista quanto per il successo della cosa stessa necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che pu avvenire soltanto

in un movimento pratico, in una rivoluzione; che quindi la rivoluzione non necessaria soltanto perch la classe dominante non pu essere abbattuta in nessun'altra maniera, ma anche perch la classe che l'abbatte pu riuscire solo in una rivoluzione a levarsi di dosso tutto il vecchio sudiciume e a diventare capace di fondare su basi nuove la societ''(30). La parola d'ordine di Mao ``Servire il popolo'', ``completamente'' e ``interamente''(31), lo spirito che deve animare e mobilitare i marxisti-leninisti e tutti gli operai coscienti e i giovani rivoluzionari nel corso della lotta per la trasformazione del mondo. Servire il popolo significa distruggere in s, e aiutare i compagni di lotta a fare altrettanto, ogni concezione e pratica egoistiche tipiche delle classi sfruttatrici e dedicarsi interamente e completamente alla causa del Partito, del proletariato e del socialismo. Servire il popolo significa pensare in primo luogo agli interessi della classe operaia e delle masse lavoratrici, e condurre una lotta a coltello contro i nemici di classe e i loro lacch, senza farsi abbindolare dalle manovre corruttrici della borghesia. da borghesi pensare sempre a s, solo ai propri interessi personali, alla carriera, al guadagno, alla felicit e al godimento individuali, al potere personale, alla gloria, disprezzare il lavoro collettivo e il lavoro pratico e manuale, e non pensare se non raramente e sporadicamente e quando siamo sollecitati, agli altri fratelli di classe, agli interessi collettivi del proletariato, ai problemi del Partito e della rivoluzione. Lavorare per s o per la causa del proletariato riflettono due concezioni del mondo diametralmente opposte; il primo atteggiamento quello borghese, l'altro quello proletario. Infatti l'altruismo e la generosit rivoluzionari sono il contrassegno dei marxistileninisti, mentre l'individualismo e l'egoismo sono le caratteristiche dei borghesi e di tutti coloro che sono sotto l'influenza borghese. Attualmente attorno all'individualismo si trovano assieme e a braccetto tutti i politicanti borghesi delle varie correnti, solo che i revisionisti e i riformisti per mimetizzarsi un po' si nascondono dietro la foglia di fico costituita dalla parola d'ordine dell'``individualismo di sinistra'', coniata dalla socialdemocrazia tedesca, segnatamente da Glotz, e rilanciata in Italia da Occhetto. Evidentemente si tratta di una ridicola mascheratura, perch l'individualismo, comunque lo si rigiri, imbelletti e dipinga sempre l'espressione classica della borghesia e fa ai pugni col collettivismo marxista e del proletariato. Il terrorismo, l'avventurismo degli ``ultrasinistri'', il ribellismo individuale, anche se vissuti soggettivamente con generosit e abnegazione, sono anch'essi una forma di individualismo borghese, perch si sostituiscono alle masse e bruciano forze vive e attive mandandole allo sbaraglio e distogliendole dai reali compiti rivoluzionari del momento. L'emancipazione sociale non e non potr mai essere un progresso individuale ma dell'intero proletariato, se la classe si disgrega, se ciascuno pensa a s e solo ai propri problemi e non mette gli interessi della classe e della rivoluzione al di sopra dei propri interessi personali, l'emancipazione del proletariato non potr mai realizzarsi e i lavoratori rimarranno per sempre sotto il tallone della borghesia.

Perci la classe dominante borghese propone alle ragazze e ai ragazzi di oggi i suoi modelli tipo Rambo, Rocky II e gli Yuppies, mercenari al servizio del vecchio mondo, mentre noi marxisti-leninisti proponiamo il modello del pioniere rivoluzionario al servizio del popolo per aprire in Italia la via del socialismo. Sappiamo di chiedere molto alle nuove generazioni, ma senza il loro protagonismo e il loro sacrificio sar impossibile che si dischiudano le porte del nuovo mondo. La nostra speranza e il nostro auspicio che gli intellettuali progressisti e democratici, il cui ruolo sul piano culturale, ideologico e filosofico insostituibile, capiscano la situazione e le proprie responsabilit, escano dal pantano revisionista e riformista in cui sono caduti, e ci diano man forte per far splendere in Italia in tutto il suo fulgore il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, per combattere e mandare in frantumi la cultura e l'ideologia borghesi e per far trionfare a livello di massa la concezione proletaria del mondo.

L'attualit della concezione proletaria del mondo


L'attuale situazione internazionale e nazionale ha forse scompaginato le idee che compongono la concezione proletaria del mondo? Non ci sembra proprio! Esiste ancora l'imperialismo con la sua insaziabile fame di terre, materie prime, mercati, zone di influenza, conquiste e guerre. Esiste ancora il capitalismo che si nutre dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e della miseria delle masse. Esistono ancora i popoli e le nazioni oppresse, in certe zone come il Sud-Africa esiste persino l'apartheid, e la classe operaia ovunque esclusa dall'esercizio del potere politico. Lo sviluppo delle contraddizioni, nella natura e nella societ, inarrestabile, mentre il plusvalore continua il furto del lavoro operaio. La rivoluzione tecnologica in atto nei paesi capitalistici non ha mutato nella sostanza i termini fondamentali delle questioni e delle contraddizioni. Anzi i problemi si sono decuplicati, in quanto il progresso tecnologico, gestito dalla borghesia, avanza a discapito della classe operaia e dei popoli, devastando, inquinando e avvelenando l'ambiente, seminando la via di morte come successo a Chernobyl e preparando le guerre stellari. La riduzione del peso numerico della classe operaia non ha cambiato affatto la contraddizione principale esistente nel capitalismo, cio la contraddizione tra il proletariato e la borghesia. Pur di fronte all'emergere dei tecnici e all'espansione del terziario, rimane intatto il ruolo storico della classe operaia il cui peso oggettivo aumentato, proprio in considerazione della nuova situazione economica, politica e sociale, poich essa l'unica classe che porta in grembo la via della salvezza, del progresso, della libert e dell'emancipazione sociale. Essa sola infatti possiede una concezione del mondo veramente rivoluzionaria, scientifica e antagonistica alla concezione borghese del mondo, nonch un progetto politico completo e sperimentato in pi paesi e la capacit di unire a s tutte le classi e i gruppi sociali anticapitalistici e di guidarli di tappa in tappa nella lotta per la trasformazione del mondo. Come possibile allora decretare l'invecchiamento, il superamento se non addirittura la morte del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, quando tuttora vivo il capitalismo di cui un prodotto, e l'umanit non ancora giunta al dominio totale

della natura? Evidentemente la concezione proletaria del mondo ha una longevit di gran lunga superiore al capitalismo, al di l dei flussi e riflussi della storia e delle sconfitte subite. Quasi in coincidenza con la riconquista della Cina socialista, il liberalismo -- la vecchia ideologia borghese -- sull'onda dell'avvento di Reagan e della Thatcher ha ripreso quota in tutto il mondo e in Italia ispirando l'opera nefasta dei governanti borghesi. Oggi vecchi e nuovi liberali, vecchi e nuovi riformisti si trovano sostanzialmente uniti nella difesa e nella pratica del liberalismo. Si arrivati persino a parlare di ``socialismo liberale''. Rivolgendosi al PCI, all'apertura del XVII Congresso, l'``Avanti!'', in un editoriale attribuito a Craxi, gli ha chiesto esplicitamente di accettare il valore ``ideale oltre che storico delle grandi rivoluzioni liberali e democratiche dell'Occidente'', nonch di ``identificarsi pienamente e senza riserve di alcun genere in quello sfondo di valori e di principi che esistevano anche prima della nascita del movimento operaio''(32). La risposta congressuale stata sostanzialmente favorevole. E Napolitano l'ha ricordato in un'intervista a ``Panorama'' del 5 maggio scorso dicendo che ``Gramsci stesso ci insegn a distinguere tra le condizioni e le prospettive del socialismo `in Occidente e in Oriente'. Ci siamo via via riappropriati di valori storici dell'Occidente, valori di libert e di democrazia, di tolleranza e di pluralismo, come qualcosa di nostro, di inseparabile dalla nostra visione di socialismo''. Certo, non si tratta di praticare un liberalismo sbracato e sfrenato ma il pi addolcito possibile, un ``liberalismo sociale''. Ed Natta a sottolinearlo con una stupefacente frase: ``Lo diceva gi John Stuart Mill (cio uno dei principali teorici del liberalismo, precisiamo noi): liberalismo, s, ma temperato da leggi sociali, per impedire che l'individualismo, diventi pernicioso. Questo un punto di contatto anche teorico fra noi e il pensiero liberaldemocratico''(33). Con il che ammesso a chiare lettere che il gruppo dirigente del PCI ha compiuto il ``salto della quaglia'' anche sul piano ideologico, congiungendosi con la socialdemocrazia e la borghesia. All'inizio della storia del PCI, i revisionisti hanno deformato la dottrina marxista, poi l'hanno messa in dubbio, quindi l'hanno attaccata ed ora la ripudiano apertamente, perch ormai hanno trovato la loro collocazione nel palazzo e aspettano solo di aver un qualsiasi posto nel governo centrale borghese. La natura e il carattere di classe del PCI sono quindi qualitativamente cambiati. Abbandonando la concezione proletaria del mondo, sposando il liberalismo e con la scelta congressuale di essere ``parte integrante della sinistra europea'', in altre parole della socialdemocrazia e della borghesia riformista, esso divenuto a tutti gli effetti un partito borghese, liberale, riformista e controrivoluzionario, che si oppone alla classe operaia e al socialismo. In questi ultimi trent'anni, a cominciare dall'VIII Congresso, dopo che nel '44-'45 col ``partito nuovo'' ne erano state gettate le fondamenta, si concluso l'ultimo tratto della parabola revisionista e riformista del PCI e del suo passaggio in campo borghese. Il XVII congresso dell'aprile scorso costituisce lo spartiacque tra il passato revisionista del PCI e il presente borghese, liberale e riformista. Il PCI formalmente sta ancora nel movimento operaio, per non per servirlo ma per

strumentalizzarlo e integrarlo nel sistema capitalistico. Il suo scopo quello di ``tenere buono'' quel ``terzo della societ'' -- gli esclusi dal benessere -- che tendenzialmente sfugge a ogni controllo istituzionale e della stessa socialdemocrazia. I nuovi borghesi riformisti assomigliano come due gocce d'acqua ai vecchi revisionisti, cos bene raffigurati da Lenin: ``Sul piano politico il revisionismo ha tentato di rivedere il fondamento reale del marxismo, la dottrina della lotta di classe; la libert politica, la democrazia, il suffragio universale, ci stato detto, distruggono le basi stesse della lotta di classe e confutano la vecchia tesi del Manifesto comunista secondo cui gli operai non hanno patria. In regime di democrazia, dove domina la `volont della maggioranza', non si pu pi considerare lo Stato come un organo di dominio di classe e non ci si pu pi sottrarre all'alleanza con la borghesia progressista, propugnatrice di riforme sociali, contro i reazionari. incontestabile che queste obiezioni dei revisionisti danno vita a un sistema abbastanza organico di idee, cio al sistema gi noto da un pezzo delle concezioni liberali borghesi. I liberali hanno sempre sostenuto che il parlamentarismo borghese distrugge le classi e la divisione in classi, perch tutti i cittadini senza distinzione hanno diritto al voto, hanno diritto di partecipare agli affari dello Stato. Ma tutta la storia dell'Europa nella seconda met del XIX secolo, tutta la storia della rivoluzione russa all'inizio del secolo XX dimostrano chiaramente quanto siano assurde queste concezioni. Con la libert del capitalismo `democratico' le differenze economiche non si attenuano, ma si accentuano e si inaspriscono. Il parlamentarismo non elimina ma mette a nudo l'essenza delle repubbliche borghesi pi democratiche come organi dell'oppressione di classe. Aiutando a illuminare e ad organizzare masse popolari infinitamente pi grandi di quelle che partecipavano prima attivamente alle vicende politiche, il parlamentarismo non contribuisce per questa via a eliminare le crisi e le rivoluzioni politiche, ma contribuisce a rendere pi acuta la guerra civile nel corso di queste rivoluzioni. Gli avvenimenti di Parigi nella primavera del 1871 e quelli di Russia nell'inverno del 1905 hanno dimostrato nel modo pi chiaro come si giunga inevitabilmente a questo inasprimento della guerra civile. La borghesia francese, per soffocare il movimento del proletariato, non ha esitato un istante ad accordarsi con il nemico di tutta la nazione, ad accordarsi con l'esercito straniero, che le aveva saccheggiato la patria. Chi non comprende l'inevitabile dialettica interna del parlamentarismo e della democrazia borghese, che porta a risolvere i conflitti ricorrendo a forme sempre pi aspre di violenza di massa, non sapr mai condurre nemmeno sul terreno del parlamentarismo un'agitazione e una propaganda di principio che preparino realmente le masse operaie a partecipare vittoriosamente a questi `conflitti'. L'esperienza delle alleanze, degli accordi e dei blocchi con il liberalismo socialriformistico in Occidente e con il riformismo liberale (cadetti) nella rivoluzione russa ha dimostrato persuasivamente che questi accordi possono solo annebbiare la coscienza delle masse, non accentuando ma attenuando il significato reale della loro lotta, legando i combattenti agli elementi pi inetti alla lotta, pi instabili e inclini al tradimento. Il millerandismo francese -- cio l'esperienza pi

significativa nell'applicazione della tattica politica revisionista su vasta scala, su una scala realmente nazionale -- ha dato del revisionismo un giudizio pratico che il proletariato del mondo intero non dimenticher mai''(34). In effetti l'involuzione ideologica dei revisionisti e il loro assillo di prendere comunque parte al governo borghese aprono facilmente le porte alla reazione. Come sta succedendo oggi ai nuovi liberali riformisti che non si accorgono, o fanno finta di non accorgersi, che il neoduce Craxi sta introducendo materialmente la seconda repubblica autoritaria e fascista, secondo il vecchio ``piano di rinascita democratica'' di Gelli e della P2. E anzich denunciare e combattere il ``golpe bianco'' implorano l'alleanza governativa col suo artefice maggiore finendo col coprire e favorire il suo disegno. Si chiede solo di entrare nel governo, pur anche con la DC e il partito liberale, come la panacea per risolvere i mali storici e attuali del Paese. Che inganno, che infamia, che opportunismo! Quale pericolo per l'avvenire della classe operaia e dei lavoratori! La degenerazione della democrazia borghese e la putrefazione del capitalismo sono giunti a un punto di non ritorno. Il Mezzogiorno va alla deriva, la disoccupazione distrugge moralmente se non fisicamente quasi 3 milioni di persone per lo pi donne e giovani, l'Italia si riarma nuclearmente e convenzionalmente per sostenere le rinate velleit egemoniche ed espansionistiche dell'imperialismo nostrano nel Mediterraneo, l'inquinamento ha reso il nostro bel Paese come una pattumiera, e i nuovi borghesi liberali riformisti continuano ancora ad illudere le masse che con l'elettoralismo, il parlamentarismo e l'alleanza con Craxi o con De Mita, nonch con Altissimo, Spadolini e Nicolazzi, sia possibile cambiare le cose. Mentre i fatti, duri a morire, di 40 anni di Repubblica borghese sono l a dimostrare che per via parlamentare, pacifica, legale e istituzionale, soffocando le contraddizioni e i conflitti di classe e andando incontro alle necessit economiche e politiche della borghesia, tutto resta come prima e peggio di prima, i rapporti di forza restano pressoch immutati, e anche se cambiano a favore del proletariato vengono gestiti lo stesso dalla borghesia. Si deve ormai storicamente registrare che per questa via, per una ragione o per un'altra, le porte del potere politico sono sbarrate alla classe operaia. Le contraddizioni tra proletariato e borghesia, tra progresso e reazione, tra capitalismo e socialismo, tra marxismo-leninismo-pensiero di Mao e liberalismo sono troppo importanti e decisive per lo sviluppo sociale da poter essere risolte con la collaborazione tra le classi e accettando le ``regole del gioco'' imposte dalla borghesia. Esse si risolvono solo con la lotta di classe, con la rivoluzione socialista, ponendo al centro di tale lotta la questione del potere politico da parte della classe operaia. Nell'immediato -- come ha indicato il comunicato del Comitato centrale del PMLI dell'11 agosto -- bisogna sbarrare la strada al neoduce Craxi sviluppando la lotta per la chiusura delle centrali nucleari, della base atomica di Comiso e delle basi Usa e Nato nel nostro territorio, l'uscita dell'Italia dalla Nato, la pace nel Mediterraneo e nel mondo. Ed ancora: per l'occupazione, il risanamento del Mezzogiorno, la casa, gli aumenti salariali e pensionistici; la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali, gli sgravi fiscali, la sanit pubblica e gratuita, per una scuola pubblica

intesa come servizio sociale goduto e controllato dal popolo, i servizi sociali, la salvaguardia dell'ambiente e la parit donna-uomo. Il nostro sguardo per deve rimanere sempre fisso sull'avvenire, che il socialismo. Il socialismo una tappa obbligata del cammino dell'umanit verso l'emancipazione e quindi un giorno la mta sar raggiunta. Non sappiamo quanto tempo ci impiegheremo, per possiamo dire fin d'ora che pi lunga e travagliata sar l'attesa, tanto pi radioso sar l'avvenire socialista.

La lotta per il socialismo in Italia la lotta per lo sviluppo nazionale del PMLI
La lotta per il socialismo in Italia strettamente legata allo sviluppo nazionale del PMLI. Tanto pi veloce sar tale sviluppo, tanto pi si avviciner l'ora della rivoluzione e dell'avvento del socialismo. ``Questa la peculiarit della rivoluzione socialista italiana'', ha rilevato il III Congresso nazionale del Partito sulla base dell'esperienza pratica. E come potrebbe essere diversamente dal momento che il PMLI l'unico partito del nostro Paese che ha al centro del programma la conquista del socialismo e si basa sul marxismo-leninismo-pensiero di Mao? La pratica dimostra che se non avanza il PMLI non avanza la lotta di classe perch nessuno ha interesse a farla uscire dallo stallo in cui si trova attualmente. La lotta di classe segna il passo non perch le masse non hanno voglia di lottare. Basti pensare ai grandi movimenti dei lavoratori contro il taglio della scala mobile e per il sindacato di classe, allo straordinario movimento dei ``ragazzi dell'85'', ai grandiosi movimenti popolari per la pace e contro il riarmo atomico, alle dure e prolungate lotte di massa degli ``abusivi per necessit'' della Sicilia e della Calabria. La forza e la volont di far mordere la polvere ai capitalisti ci sono, solo che l'attuale direzione delle masse non d a queste tutta la corda che vorrebbero e agisce in modo da ricondurre le lotte che costretta a subire, o che sfuggono temporaneamente al suo controllo, nell'ambito costituzionale e parlamentare. E questo vale non solo per il PCI ma anche per DP, il cui riformismo, parlamentarismo e pacifismo sono divenuti proverbiali. Da questa situazione perci non se ne esce se il PMLI non viene conosciuto e non si afferma come la nuova guida rivoluzionaria. Finch il PMLI non conquister la direzione delle masse, la lotta di classe rimarr sempre sul terreno borghese e non potr mai trasformarsi in lotta cosciente per il socialismo. Questo ci che dovrebbero comprendere gli operai di avanguardia e tutti coloro che lottano per il socialismo, e trarne le dovute conseguenze politiche e organizzative. Non si pu stare sull'albero a cantare e a fare i conti su quello che si perde e si guadagna sul piano personale, quando c' un urgente bisogno di cervelli e di braccia che si adoperino per dare una direzione rivoluzionaria alla classe operaia e alle masse. La questione dello sviluppo nazionale del PMLI quindi una questione che riguarda non solo i membri del Partito ma tutti coloro che hanno speso la vita, o vogliono spenderla, per l'emancipazione della classe operaia.

Noi marxisti-leninisti abbiamo in mano la met della chiave dello sviluppo del PMLI, l'altra met in mano ai rivoluzionari che si trovano dentro e fuori ai partiti della sinistra parlamentare o ai gruppi ultrasinistri. Quanto prima le due met della chiave saranno congiunte, tanto prima sar impressa una svolta alla lotta di classe. Lo sviluppo della lotta di classe e lo sviluppo del PMLI si condizionano e si influenzano reciprocamente. Non ci pu essere sviluppo dell'una senza lo sviluppo dell'altro, una questione dialettica. Ma in ultima analisi lo sviluppo del Partito che determina il corso, il carattere, i tempi e la finalit della lotta di classe. Da qui la necessit e l'urgenza che tutti i rivoluzionari si uniscano nel PMLI, rompano col revisionismo di destra e di ``sinistra'', e diano un grande impulso allo sviluppo nazionale del Partito. Diciannove anni fa abbiamo iniziato una lunga marcia organizzativa per costruire un grande, forte e combattivo Partito, capace di guidare la classe operaia e le larghe masse popolari verso il socialismo. Siamo all'inizio dell'opera, e il pi resta da fare, e lo faremo avvalendoci delle nuove e fresche energie che via via capiranno la nostra nobile causa e si uniranno a noi. Quando partimmo eravamo incoraggiati dalla forte presenza del presidente Mao, oggi che egli non c' pi e che una nera cappa scesa sulla Cina pi difficile proseguire il cammino. Eppure dobbiamo andare ugualmente avanti con lo stesso ardore e la stessa fiducia di quando compimmo i primi passi. Il proletariato ancora prigioniero delle catene del capitalismo ed ha bisogno del suo Partito che gliele spezzi. la storia, la classe operaia cosciente, la causa del socialismo che ci chiedono di andare avanti, di continuare e completare l'opera che da pionieri abbiamo iniziato guardando sempre fiduciosi verso l'avvenire. ``Noi comunisti - dice Mao - siamo famosi per non temere le difficolt. Sul piano tattico dobbiamo prendere in considerazione tutte le difficolt concrete e nei riguardi di ciascuna di esse dobbiamo adottare un atteggiamento serio, creare le condizioni necessarie, mettere l'accento sulle misure per affrontarle e superarle una per una, gruppo per gruppo. In base alla nostra esperienza di alcuni decenni abbiamo sempre trionfato su ogni difficolt che abbiamo incontrato. I comunisti hanno costretto alla ritirata ogni genere di difficolt in cui si sono imbattuti, vero che `Le alte montagne debbono abbassare la testa, i fiumi debbono cedere il passo'. Abbiamo acquisito l'esperienza che ci permette di poter disprezzare le difficolt. Quello che diciamo vale sul piano strategico e su quello generale. Malgrado che le difficolt siano enormi, con un'occhiata possiamo valutarne l'importanza. Esse provengono soltanto dai nostri nemici esistenti nella societ e dal mondo della natura. Noi sappiamo che l'imperialismo, gli elementi controrivoluzionari all'interno del paese e i loro agenti nei ranghi del nostro partito, ecc., non sono altro che forze moribonde, mentre noi rappresentiamo le forze nascenti, la verit sta dalla nostra parte. Di fronte a loro siamo sempre invincibili. Solo se riflettiamo un po' sulla nostra storia possiamo riuscire a comprendere ci. Quando nel 1921 fondammo il partito eravamo soltanto alcune decine di uomini, da un numero cos insignificante in seguito, ci siamo talmente sviluppati da rovesciare i potenti nemici all'interno del paese. C' anche modo di assoggettare quel nemico che la natura. Sia nella natura, sia nella societ, tutte

le forze nascenti -- parlando della loro essenza -- sono sempre invincibili, mentre tutte le vecchie forze, per quanto gigantesche, dal punto di vista numerico, vengono sempre annientate. Perci noi possiamo e anzi dobbiamo disprezzare le pi grosse difficolt che si incontrano nel mondo e considerarle un `problema insignificante'. Questo il nostro ottimismo. Ottimismo che basato sulla scienza. Se noi riusciamo a capire meglio il marxismo e il leninismo, se riusciamo a capire meglio le scienze naturali, in una parola, se riusciamo a conoscere meglio le leggi del mondo oggettivo e commetteremo meno errori di soggettivismo allora potremo raggiungere lo scopo del nostro lavoro rivoluzionario e in quello della edificazione''(35). Stai certo, compagno Mao, il tuo ottimismo rivoluzionario anche il nostro ottimismo. Ce la faremo. Compagne e compagni, impugnamo risolutamente, difendiamo e propagandiamo la concezione proletaria del mondo per trasformare il mondo e noi stessi! Gloria eterna al presidente Mao Zedong, grande maestro del proletariato internazionale, dei popoli e delle nazioni oppresse!

PROGRAMMA DEL PMLI I


Il programma fondamentale del Partito marxista-leninista italiano di guidare il proletariato alla conquista del potere politico, abbattere la dittatura borghese, instaurare la dittatura del proletariato ed assicurare il completo trionfo del socialismo sul capitalismo. Perseguendo tenacemente questi obiettivi, il Partito lega dialetticamente il particolare al generale, aggiorna la tattica secondo gli sviluppi della situazione nazionale e internazionale, lotta risolutamente per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse lavoratrici, popolari e giovanili, combatte la fascistizzazione, l'economia di guerra e il revisionismo moderno, e prepara la classe operaia e i suoi alleati a prevenire o a stroncare con l'insurrezione armata per il socialismo il golpe fascista, difende l'indipendenza e la sovranit nazionali contro la presenza militare, finanziaria ed economica e l'ingerenza politica degli Usa e della Nato, contro la partecipazione dell'Italia alle alleanze della Cee e del Mec, contro la presenza nel Mediterraneo delle flotte delle due superpotenze e opera attivamente perch il popolo sia pronto a scatenare la guerra civile rivoluzionaria in caso di partecipazione dell'Italia alla guerra imperialista per una nuova spartizione del mondo. Lo scopo finale del Partito la realizzazione del comunismo, la societ pi completa, progredita, giusta ed avanzata di tutta la storia dell'umanit, la societ in cui non ci saranno pi le classi e la lotta di classe, anche se perdureranno le contraddizioni fra la sovrastruttura e la base economica e quella tra i rapporti di produzione e le forze produttive e come riflesso di questo esister ancora la lotta fra le due linee, cio la lotta tra ci che avanzato e ci che arretrato, tra ci che nuovo e ci che

vecchio; la societ in cui ciascuno dar secondo le proprie possibilit e ricever secondo i propri bisogni e ognuno potr realizzare se stesso in tutta la sua pienezza.

II
La guida teorica che consente al Partito di realizzare il suo programma il marxismoleninismo-pensiero di Mao Zedong, la potente bussola che ha guidato e guida alla vittoria milioni e milioni di persone nei cinque continenti. Il proletariato internazionale ha ricevuto da Marx ed Engels i primi fondamentali strumenti scientifici sul piano filosofico, ideologico, economico, politico e organizzativo che lo hanno messo in grado di conoscere e combattere con successo il capitalismo; da Lenin e Stalin la teoria, la tattica, la strategia e l'esperienza concreta concernenti la rivoluzione proletaria nell'epoca dell'imperialismo; da Mao la teoria e la linea politica e pratica della continuazione della rivoluzione nelle condizioni della dittatura del proletariato. Il pensiero di questi grandi maestri rivoluzionari del proletariato, ciascuno dei quali riflette l'esperienza accumulata dal proletariato internazionale in un determinato periodo storico, forma un corpo unico di teoria, strategia e tattica rivoluzionarie che di capitale importanza conoscere e applicare nella pratica concreta della rivoluzione socialista italiana; soprattutto importante conoscere e attenersi agli insegnamenti del presidente Mao Zedong, il pi grande marxistaleninista dei nostri tempi, poich il suo pensiero, che costituisce lo sviluppo del marxismo-leninismo in ogni campo, da quello teorico, ideologico e filosofico a quello politico, diplomatico e militare, a quello culturale, scientifico e morale, a quello economico e sociale, fornisce al Partito le armi necessarie per individuare, smascherare e sbaragliare il revisionismo moderno e affrontare con successo i nuovi problemi e le nuove lotte dell'epoca contemporanea.

III
Il socialismo la prossima mta che deve raggiungere il proletariato italiano, non esiste una tappa intermedia a questa mta; quella escogitata dai revisionisti attraverso la strategia del ``compromesso storico'' - che lo sbocco logico delle teorizzazioni controrivoluzionarie di Gramsci e Togliatti - con la DC, il principale partito del grande capitale, degli Usa, del Vaticano, ha lo scopo di impedire ai lavoratori la conquista di questa storica mta e di tenerli per sempre schiavi sotto il capitalismo. Con la conclusione vittoriosa della guerra di Liberazione nazionale, con l'abbattimento del fascismo e della monarchia, con la sostanziale eliminazione dei residui feudali nell'economia e nello Stato, con l'avvento della Repubblica e la proclamazione della relativa Costituzione, con il pieno sviluppo del capitalismo monopolistico di Stato e la maturazione di tutte le condizioni oggettive economiche e sociali, l'Italia entrata in pieno nella fase della lotta per il socialismo che divenuta pi attuale che mai dal momento che la classe dominante borghese sviluppa al massimo la fascistizzazione dello Stato. Cosicch dal momento che il proletariato schiacciato, sfruttato, oppresso e impoverito dalla classe dominante borghese - che costituisce il suo nemico principale

e diretto antagonista -, non pu che sollevarsi contro questa classe e rovesciarla poich solo cos potr soddisfare le proprie esigenze materiali e spirituali e costruire una nuova societ secondo la propria concezione della vita e del mondo. Come dimostra la pratica, nonostante le ciance dei revisionisti, il capitalismo non si pu adattare in alcun modo al socialismo, non si pu introdurre in esso degli ``elementi di socialismo'', non si pu creare dal suo interno i presupposti economici, politici e sociali della societ socialista e soprattutto non si pu sperare che regali il potere alla classe operaia. Solo nel socialismo la classe operaia avr in mano tutto il potere politico e con esso i mezzi di produzione e di scambio, le fabbriche, le macchine, le miniere, le banche, la terra e tutte le risorse del Paese e con ci assicurare che quanto viene prodotto e i progressi della scienza e della tecnologia vadano a vantaggio di tutti i lavoratori e le masse popolari.

IV
Il sistema capitalistico italiano, che costituisce l'anello pi debole della catena dell'imperialismo europeo, per una serie di fattori interni e internazionali, ha perduto la stabilit politica ed economica e n un ``aiuto'' estero, n una politica di ``austerit'' e di sacrifici e n una formula governativa, nemmeno il ``compromesso storico'' o il ``governo delle sinistre'', potranno ristabilire i vecchi equilibri. La classe dominante borghese vedendosi persa e mancandole altre risorse sul piano parlamentare, riformista e pacifista potrebbe in qualsiasi momento tentare di risollevare le sue sorti tramite un colpo di Stato fascista con l'aiuto degli Usa per prevenire la rivoluzione e soffocare nel sangue ogni ribellione al suo sistema. Il golpe, poich verrebbe a cadere nella fase della lotta per il socialismo e si scontrerebbe con il proletariato, non dilaziona nel tempo l'obiettivo storico della classe operaia, la resa dei conti finali con la borghesia e la conquista del socialismo, ma anzi pone in maniera pressante e irrimandabile la questione della presa del potere politico. Il golpe un'occasione non ricercata dal proletariato, ma che gli offre la borghesia per passare al contrattacco, per realizzare l'abbattimento del capitalismo e instaurare la dittatura del proletariato; l'insurrezione perci si deve trasformare nel corso stesso del suo sviluppo da risposta di difesa al golpe in rivoluzione socialista per la presa del potere da parte del proletariato. Di fronte all'insurrezione di massa contro il colpo di Stato non si pone altra alternativa che o il trionfo della rivoluzione e la realizzazione del socialismo, o il trionfo della reazione e l'instaurazione del fascismo aperto. Altra via non esiste, non possibile che si affermi tra la fase della vittoria dell'insurrezione e quella dell'instaurazione del socialismo una societ intermedia di transizione, che veda una distribuzione del potere fra forze borghesi e proletarie, poich tale potere non avrebbe nessuna base economica a sostenerlo e ripristinerebbe il vecchio ordine dello sfruttamento.

V
La violenza rivoluzionaria inevitabile per prevenire o stroncare il golpe fascista, comunque indispensabile per la presa del potere politico da parte della classe

operaia. Il grande passaggio storico dal capitalismo al socialismo pu avvenire solo attraverso la rivoluzione violenta; solo con la forza del fucile la classe operaia e le masse lavoratrici possono sconfiggere l'esercito armato della borghesia, trasformare la vecchia societ, abolire la propriet privata capitalistica, distruggere lo Stato borghese e imporre il proprio potere. Nella sua lotta per la conquista del potere politico, il proletariato italiano non pu non seguire, nei principi e nei suoi tratti fondamentali e tattici, che la via universale della Rivoluzione d'Ottobre. Le caratteristiche economiche, statali, storiche e geografiche dell'Italia - cio l'esistenza di grandi centri industriali dov' concentrata e vive la maggioranza del proletariato, il dominio del capitale monopolistico esteso in tutto il Paese, la presenza e il controllo diretto dello Stato in tutto il territorio nazionale fino alle pi lontane e interne contrade attraverso l'esercito, la polizia, i carabinieri e la burocrazia, la lunga influenza storica della democrazia borghese, la grande tradizione di lotta proletaria, antifascista e popolare, l'esistenza di un tessuto sociale ben definito, in cui le classi e i vari strati delle classi hanno un posto e un rapporto ben determinati, un territorio relativamente esteso, coperto da una fitta rete di comunicazioni - impongono che la lotta armata abbia la forma di insurrezione, di guerra civile che partendo dalle citt si estenda nelle campagne. Queste caratteristiche peculiari del nostro Paese fanno s che la nostra rivoluzione non sia una guerra di movimento in cui le forze armate rivoluzionarie possono manovrare liberamente su un largo territorio, attaccando e ritirandosi secondo le necessit strategiche e tattiche, e conquistare e mantenere a lungo delle zone di potere proletario, ma una guerra civile di breve durata che, minuziosamente preparata sul piano politico, strategico, tattico e militare dal Partito, inizier nel momento in cui le contraddizioni e i conflitti di classe avranno raggiunto il massimo dell'acutezza e della violenza, il proletariato sar disposto a battersi fino all'ultimo, i suoi alleati saranno pronti ad appoggiarlo e la borghesia, in piena disgregazione, sar incapace di continuare a governare e di tenere in pugno la situazione. La preparazione insurrezionale, che si articola in due piani distinti, quantunque abbiano in comune la stessa linea di fondo, a seconda se deve prevenire o stroncare il golpe fascista e la guerra imperialista, costituisce l'attivit principale del Partito e ad essa devono essere finalizzate tutte le altre attivit di ordine politico, sindacale, culturale e sociale. Prima dell'insurrezione il Partito deve saggiare la forza, la preparazione, la compattezza, la disciplina, il coraggio e la determinazione delle masse rivoluzionarie mediante manifestazioni e scioperi politici e il largo uso dei vari metodi di lotta fra cui la lotta di strada, i blocchi stradali, delle ferrovie, dei porti e degli aeroporti, l'occupazione di edifici pubblici e l'erezione di barricate. Una volta che il Partito avr lanciato la parola d'ordine dell'insurrezione non si possono avere esitazioni ed incertezze, ma bisogna passare decisamente all'attacco, annientare le forze nemiche e distruggere radicalmente la macchina statale borghese. L'offensiva strategica significa mantenere sempre alto il morale e lo spirito combattivo delle masse, avanzare ondata dopo ondata, non dare tregua al nemico, non

permettergli di riorganizzarsi, di superare le difficolt e di riprendere il predominio, anche solo parzialmente. Ma se le condizioni e i rapporti di forza cambiano e diventano sfavorevoli necessario ritirarsi rapidamente per non subire perdite irreparabili e per riorganizzarsi e rilanciare l'offensiva al momento pi opportuno e propizio. La rivoluzione socialista opera delle masse. Finch le forze rivoluzionarie sono deboli, finch non hanno stabilito uno stretto legame con le masse non possono e non devono andare allo sbaraglio, bruciando i tempi e facendo fallire l'insurrezione. Il Partito non pu affrontare il nemico da solo; quando scatena l'insurrezione deve avere conquistato la maggioranza del proletariato. L'insurrezione promossa dal Partito non un atto improvviso e uno scoppio spontaneo, non l'azione di una pattuglia di ardimentosi, ma lo sbocco di un lungo processo minuziosamente preparato e diretto dal Partito, un'azione cosciente e responsabile che presuppone l'esistenza del Fronte unito rivoluzionario e dell'Esercito rosso, l'esistenza di una massa di milioni e milioni di persone disposti a battersi con le armi in pugno sotto la direzione della classe operaia e del suo Partito.

VI
La costruzione del Fronte unito rivoluzionario un importante compito strategico del Partito poich il proletariato da solo non pu abbattere il capitalismo ed ha quindi bisogno di unire intorno a s tutte le forze che possono essere unite, di neutralizzare le forze che possono essere neutralizzate ed isolare ed annientare il nemico principale, la borghesia monopolistica e la media borghesia. Gli alleati del proletariato sono i contadini, il semiproletariato, lo strato inferiore della piccola borghesia e larghi strati delle masse giovanili e del sottoproletariato, che devono tutti quanti trovare posto ed espressione nel Fronte unito rivoluzionario il cui asse fondamentale costituito dalla stretta alleanza tra il proletariato e i contadini. La regola d'oro del Partito per la costruzione del Fronte unito rivoluzionario questa: nel Fronte unito non contano le distinzioni religiose, filosofiche e ideologiche, ma solo quelle politiche, perci chiunque sia disposto ad impugnare il fucile contro la borghesia pu trovare posto al suo interno. Un posto di rilievo deve essere dato ai giovani e alle donne che hanno sempre dato prove storiche immortali di eroismo e di dedizione alla causa del proletariato. Inevitabilmente nel corso della lotta di classe e anche dell'insurrezione si verificheranno delle contraddizioni nel Fronte unito che dovranno tuttavia essere risolte finch possibile come contraddizioni in seno al popolo ed nella giusta soluzione di tali contraddizioni che il proletariato manifester la forza della sua egemonia. Il problema centrale del Partito in riferimento alle alleanze del proletariato e alla costruzione del Fronte unito rivoluzionario costituito dalla conquista delle larghe masse operaie, contadine, giovanili e popolari che sono ancora oggi influenzate e dirette dai revisionisti e dai socialdemocratici. Per risolvere questo problema da parte del Partito non c' che un modo, quello di lavorare in maniera organizzata mediante le Correnti negli organismi di massa, soprattutto nel sindacato, dove si trovano queste masse e di difendere strenuamente i loro interessi parziali e immediati legandoli per

sempre agli interessi generali e a lungo termine, in modo che ogni lotta delle masse diventi parte integrante della lotta per la conquista del potere politico. Il Partito deve coordinare e unificare tutte le lotte del proletariato e dei suoi alleati che, quantunque scaturiscano da varie situazioni e dalle molteplici esigenze dei gruppi sociali anticapitalistici e si muovano su piani diversi e su obiettivi particolari, necessario siano convogliate nel torrente travolgente della rivoluzione socialista. Il Partito facendo propri gli interessi e le esigenze di tutte le classi amiche del proletariato che costituiscono il popolo rivoluzionario, e non solo del proletariato, stabilisce un legame stretto, inscindibile e vitale con le masse popolari che lo riconoscono nella pratica come il loro strenuo, leale e conseguente difensore e condottiero. Il Partito per raggiungere questo scopo lancia specifiche rivendicazioni immediate che corrispondono ad effettive, reali ed urgenti necessit delle masse senza preoccuparsi di sapere se sono o meno realizzabili nell'ambito del capitalismo; questo sistema di rivendicazioni concrete si rivolge specificatamente alle singole componenti del Fronte unito rivoluzionario e tende, oltre che a soddisfare i loro interessi immediati, ad acutizzare le contraddizioni di classe, a non dar tregua alla borghesia, ad organizzare il proletariato e i suoi alleati, accumulare le forze rivoluzionarie e far avanzare passo dopo passo la lotta per il socialismo. Il Partito, mentre guida la lotta delle masse per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro, deve far loro comprendere che non si pu strappare niente di fondamentale al capitalismo e al suo governo, se non con la forza, con la violenza e con l'azione rivoluzionarie contando sulle proprie forze e sul proprio ardimento, e che oggi partecipare alle istituzioni rappresentative borghesi significa frenare la loro totale disgregazione e soffocare lo slancio rivoluzionario del movimento operaio, contadino, popolare e giovanile. Il Partito considera decisiva la lotta contro le illusioni elettorali, parlamentari, costituzionali, riformiste e pacifiste agli effetti dello sviluppo della lotta rivoluzionaria di classe, della decomposizione e liquidazione dello Stato borghese, della completa separazione delle masse da questo Stato e della costruzione del Fronte unito rivoluzionario; pertanto il Partito conduce un'opera instancabile e puntuale di denuncia e di smascheramento delle istituzioni rappresentative borghesi e delle loro azioni in modo da mostrarne la vera natura e funzione, metterle alla berlina e discreditarle totalmente agli occhi del popolo.

VII
Il proletariato da solo non pu vincere la rivoluzione socialista, ma non ci riuscirebbe nemmeno col solo Fronte unito rivoluzionario, gli occorre anche un potente Esercito rosso che sia capace di tenere testa e travolgere le forze armate borghesi. E' compito del Partito costituire, educare politicamente, addestrare militarmente, mobilitare e dirigere l'Esercito rosso. Questo esercito rivoluzionario, che sar composto essenzialmente da operai, braccianti e contadini poveri e da elementi del popolo rivoluzionario, si former gradualmente secondo i tempi e un piano stabiliti dal Partito integrando anche le milizie operaie e contadine, le formazioni militari popolari e i gruppi di autodifesa che saranno nati spontaneamente sotto la spinta degli avvenimenti. Solo disponendo di un forte Esercito rosso, saldamente diretto dal

Partito, che faccia affidamento pi che sulle armi sul coraggio, l'audacia, l'eroismo e la creativit dei suoi soldati e delle masse che con essi si battono nelle piazze o che collaborano nelle retrovie, il proletariato e i suoi alleati possono affrontare qualsiasi battaglia, per quanto difficile e complessa essa sia, sicuri della vittoria finale.

VIII
Il Fronte unito rivoluzionario e l'Esercito rosso sono due strumenti assolutamente essenziali per radunare attorno alla bandiera del proletariato e della rivoluzione tutte le forze disposte a battersi contro il capitalismo, ma il fattore determinante per il successo della rivoluzione socialista il Partito poich solo il Partito assicura l'egemonia del proletariato nel Fronte e nell'Esercito rosso e la sua direzione unica in tutto il movimento rivoluzionario in ogni momento del suo sviluppo e della sua azione, salvaguardandolo dalle deviazioni di destra e di ``sinistra'' che lo condurrebbero al di fuori dell'obiettivo del socialismo. Il quartier generale politico, strategico, tattico e militare della rivoluzione socialista italiana il Partito e in esso necessario che si raccolgano tutti i combattenti d'avanguardia, tutti i nemici giurati del capitalismo e del revisionismo, tutti i capi naturali delle masse, affinch ogni organismo di massa, ogni fronte di lotta abbia una guida proletaria rivoluzionaria, un giusto orientamento politico e militare e tutte le attivit e le azioni del popolo rivoluzionario siano coordinate e dirette verso l'obiettivo dell'abbattimento del capitalismo e dell'instaurazione della dittatura del proletariato. E' di estremo interesse per il proletariato costruire un Partito fondato sulla roccia del marxismo-leninismo- pensiero di Mao Zedong che abbia alla sua testa una provata e salda direzione marxista-leninista capace di mantenerlo fedele alla causa del presidente Mao e della rivoluzione socialista e di salvaguardarlo, attraverso l'educazione dei suoi militanti con la teoria della lotta fra le due linee, dagli attacchi che la borghesia e il revisionismo scateneranno al suo interno nel tentativo di corromperlo e di fargli cambiare colore, che sia attrezzato e organizzato in modo da essere in grado di operare in qualsiasi situazione, nella legalit come nell'illegalit, che sia presente e attivo in tutto il territorio nazionale e soprattutto nei centri politici ed economici nevralgici del Paese dove avverranno le battaglie rivoluzionarie decisive e che sia capace di organizzare, educare, mobilitare e condurre alla vittoria il proletariato e le larghe masse popolari.

IX
Lo scoppio della guerra mondiale imperialista, specialmente se vedr impegnata nel conflitto anche l'Italia, funger da detonatore della guerra civile e sar utilizzato dal Partito per lanciare la parola d'ordine dell'insurrezione che tirer fuori il Paese dalla guerra, porr fine al sistema di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e porter al potere la classe operaia. La politica estera del Partito ha il suo cardine nella lotta contro l'imperialismo e nella difesa intransigente dell'indipendenza, della sovranit e dell'integrit territoriale

dell'Italia, che consiste nell'uscire da tutte le alleanze militari, politiche ed economiche, in primo luogo dalla Nato, dalla Cee e dal Mec, che svendono gli interessi nazionali agli Usa e agli imperialismi europei pi forti. Il Partito appoggia la lotta dei paesi non-allineati e del Terzo mondo. Il Partito mira a fare dell'Italia un Paese socialista libero, indipendente, sovrano, pacifico, che svolga un ruolo attivo nell'ambito del fronte unito antimperialista mondiale.

X
Le contraddizioni fra marxisti-leninisti e revisionisti sono antagonistiche e inconciliabili; non si tratta solo di divergenze tattiche e particolari ma di contraddizioni fondamentali e strategiche fra chi vuole abbattere il capitalismo e chi vuole perpetuarlo, fra chi vuole il socialismo e chi vi si oppone. Non c' nulla che possa unire i marxisti-leninisti ai revisionisti moderni, ma tutto li divide e con essi non ci pu essere unit nello stesso partito. Il Partito e il proletariato devono tracciare una netta linea di demarcazione fra s e i revisionisti che vanno smascherati, isolati e sbaragliati senza piet, senza compromessi, cedimenti e indecisioni fino al loro totale annientamento teorico, politico ed organizzativo al fine di accumulare le forze rivoluzionarie necessarie per abbattere il capitalismo e realizzare il socialismo.

XI
Il capitalismo nella pratica si dimostrato incapace di risolvere le contraddizioni storiche fra Nord e Sud, fra industria e agricoltura, fra citt e campagna, fra lavoro intellettuale e lavoro manuale e in nessun momento della sua esistenza ha mai dato a tutto il popolo lavoro, benessere, sicurezza sociale, democrazia, libert e pace: nel '15 ha gettato l'Italia nella prima guerra imperialista mondiale soggiogandola all'imperialismo francese e inglese; nel '22 l'ha sottomessa a Mussolini e nel '40 l'ha di nuovo gettata nella guerra imperialista asservendola questa volta all'imperialismo tedesco; nel '47 ne ha affidato il governo alle guardie bianche democristiane e l'ha svenduta all'imperialismo americano, ed pronto a ricorrere ancora una volta alla guerra imperialista pur di continuare ad esercitare il suo sanguinoso potere. Solo il socialismo pu salvare l'Italia dallo sfacelo, dalla miseria, dal fascismo e dalla guerra. Solo il socialismo pu fare dell'Italia un paese prospero, avanzato, libero, indipendente e pacifico. Il socialismo la svolta pi radicale che abbia mai conosciuto la storia del nostro Paese, il passaggio violento del potere dalla minoranza degli sfruttatori alla maggioranza degli sfruttati, il passaggio dalla barbarie alla civilt, dalla vecchia societ basata sulla propriet privata e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo ad una societ basata sulla propriet collettiva dei mezzi di produzione e senza pi sfruttamento. Il socialismo il proletariato organizzato in classe dominante; il regno della democrazia, della libert e del benessere per i lavoratori, la preparazione materiale e politica al comunismo. Il socialismo, sovvertendo tutti i vecchi valori e le

vecchie concezioni del mondo, facendo tabula rasa delle vecchie istituzioni, dei partiti borghesi, revisionisti e pseudo-operai, e instaurando una nuova organizzazione economica, sociale e politica, rappresenta la societ pi progredita, pi giusta e pi umana che la storia abbia mai conosciuto. Nel socialismo non ci pu essere nessun tipo di ``pluralismo'', n sul piano filosofico, ideologico, culturale e morale, n sul piano politico, economico e partitico; nel socialismo non pu essere concessa alcuna libert alla borghesia e al revisionismo, tutto lo spazio, tutto il potere deve essere utilizzato ed esercitato solo dalla classe operaia e dai suoi alleati attraverso la dittatura del proletariato, sotto la direzione del Partito, che l'unica forza dirigente dello Stato e della societ socialista. Il socialismo non lo Stato di tutto il popolo, ma la dittatura del proletariato, della classe direttamente interessata alla soppressione di ogni forma di propriet privata, conseguentemente rivoluzionaria, che ha la coscienza dei propri compiti e la capacit di attuarli, che esprime gli interessi effettivi dei lavoratori. La dittatura del proletariato il potere assoluto della classe operaia, non vincolato e limitato da alcuna legge e che poggia sulla violenza con la quale gli ex sfruttati reprimono, schiacciano e annientano ogni resistenza degli sfruttatori abbattuti e trasformano la societ secondo la propria concezione del mondo. La dittatura del proletariato la pi alta forma di democrazia e si contrappone nel carattere e nella sostanza alla democrazia borghese, che costituisce la forma mascherata della dittatura del capitale. Mentre la democrazia borghese, che si presenta con la maschera dell'eguaglianza formale, fondata sull'ineguaglianza economica e sociale e rappresenta il dominio di una minoranza di sfruttatori sulla maggioranza degli sfruttati, la democrazia proletaria effettiva poich basata sulla libert dallo sfruttamento materiale e rappresenta il dominio della maggioranza di lavoratori sulla minoranza di sfruttatori. La dittatura del proletariato ha di fronte a s cinque compiti da assolvere. Il primo compito consiste nel rovesciare completamente gli sfruttatori borghesi, nel distruggere di sana pianta la loro macchina statale, nello strappare dalle loro mani gli strumenti del potere economico, politico e culturale, nello schiacciare la loro resistenza e ogni loro tentativo di restaurare il capitalismo, e nell'instaurare uno Stato e un'economia socialisti. Il secondo compito consiste nel conquistare interamente e stabilmente al socialismo tutte le masse lavoratrici non proletarie e renderle parte attiva dell'edificazione della nuova societ attraverso l'educazione, l'organizzazione, la liberarazione dal loro stato di bisogno, di schiavit, di miseria e di ignoranza e la loro esperienza pratica. Il terzo compito consiste nel neutralizzare e nel rendere inoffensivi i piccoli imprenditori, i commercianti, i piccoli proprietari rurali, gli strati superiori degli intellettuali e degli impiegati, ecc., che inevitabilmente oscillano tra il proletariato e la borghesia, tra la democrazia borghese e la dittatura del proletariato, e che potranno essere conquistati al socialismo solo dopo un lungo, abile e duttile lavoro politico. Il quarto compito consiste nell'eliminare completamente tutti i residui del capitalismo e consolidare e sviluppare a livelli sempre pi alti e completi le forme economiche e politiche socialiste, portando la rivoluzione fino in fondo su tutti i

campi della struttura e della sovrastruttura attraverso la rivoluzione culturale proletaria. Il quinto compito consiste nel difendere e salvaguardare i successi e la continuit del socialismo dai pericoli di una restaurazione del capitalismo e dalla minaccia di sovversione e di aggressione dell'imperialismo, poich durante il lungo periodo storico del socialismo esistono ancora le classi, le contraddizioni di classe e la lotta di classe, e la lotta tra la via socialista e la via capitalista. Questo compito pu essere assolto dal Partito solo facendo assegnamento sulla teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e sulla pratica guidata da questa teoria. La dittatura del proletariato l'unico mezzo per poter passare dal capitalismo al comunismo.

XII
Il Partito marxista-leninista italiano un reparto del fronte cui appartengono i Partiti e le Organizzazioni autenticamente marxisti-leninisti dei vari Paesi e la rivoluzione socialista italiana non una cosa a s e separata dalle altre rivoluzioni socialiste gi avvenute, ma parte della rivoluzione mondiale. La rivoluzione socialista italiana avr un ruolo molto importante nella storia poich sar la prima che scoppier nell'Occidente capitalistico, causando un terremoto rivoluzionario in tutta quest'area geografica. Essa si avvale dell'esperienza della Rivoluzione d'Ottobre, della Rivoluzione cinese, albanese e degli altri paesi socialisti, e gode dell'appoggio di tutti i popoli amanti della libert, del progresso e della pace, ai quali fornisce a sua volta un grosso aiuto dal momento che li libera dall'oppressione dell'imperialismo italiano. Il Partito, mentre si unisce a tutti i Partiti e Organizzazioni autenticamente marxistileninisti della Terra, mentre appoggia risolutamente la lotta rivoluzionaria di tutti i popoli del mondo contro l'imperialismo, il colonialismo, il razzismo e tutta la reazione, nello spirito del comunismo e dell'internazionalismo proletario considera l'abbattimento dell'imperialismo italiano come un preciso dovere del proletariato, come il contributo pi alto che esso pu dare allo sviluppo della rivoluzione mondiale. La vittoria della rivoluzione socialista italiana sar una vittoria non solo del proletariato italiano ma anche di tutti i popoli del mondo, cos come le loro vittorie sono anche le nostre vittorie. Il Partito nato per dare la libert al nostro popolo, ma esso mai la potr avere in forma definitiva e consolidata se l'intera umanit non sar emancipata dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Militanti e simpatizzanti del PMLI

Articolo pubblicato su "Il Bolscevico" n. 19 del 20 maggio 1993 Il PMLI non un partito d'opinione, dove basta avere la tessera in tasca per professarsi marxista-leninista. Il PMLI non nemmeno un "partito di massa" dove basta riconoscersi nel socialismo e nel Partito che in Italia lo rappresenta per autodefinirsi un militante marxista-leninista. Il PMLI, come scritto a chiare lettere nel suo Statuto, all'articolo 1 " l'avanguardia cosciente e organizzata del proletariato italiano, il Partito politico della classe operaia, che dirige le lotte immediate e parziali e quelle generali e a lungo termine dell'intera classe e delle larghe masse popolari italiane e guida la rivoluzione socialista". Nelle sue file dunque non vi posto per semplici soci o iscritti, ma vi prendono posto solo i combattenti d'avanguardia impegnati ogni giorno, ogni momento della loro vita, senza badare a sacrifici personali, per il successo della causa rivoluzionaria. Dei pionieri coscienti di aprire una via mai esplorata in Italia. Il militante marxistaleninista insomma colui che si muove come un sol uomo col Partito, ne condivide la linea politica, ideologica e organizzativa, lavora attivamente in una delle sue istanze, ne accetta e ne rispetta integralmente lo Statuto, che costituisce la legge suprema del Partito e lo sostiene economicamente con il versamento regolare delle quote. Se si vuole essere membri del PMLI, se si vuole essere dei marxisti-leninisti conseguenti non basta fare il tifo dall'esterno, sostenerlo e appoggiarlo a livello platonico e ideale, ma occorre fare la scelta organizzativa, cio entrare nei suoi ranghi presentando una domanda di ammissione come prevede lo Statuto e militare disciplinatamente nelle sue istanze a partire dalle cellule di fabbrica, di scuola, di quartiere, ecc. Senza questa scelta si dei sostenitori esterni del Partito, dei simpatizzanti, pi o meno vicini, pi o meno attivi, degli amici o degli alleati del Partito, a seconda del livello di coscienza e della adesione soggettiva alla linea politica, rivendicativa e strategica del Partito. La differenza tra militante e simpatizzante non una distinzione capziosa, burocratica o formale, ma una questione sostanziale. Esiste una netta linea di demarcazione tra la giusta concezione leninista del Partito come "reparto di avanguardia cosciente e organizzato della classe operaia" e la concezione opportunista anarcoide e trotzkista del partito che vorrebbe invece il partito come entit amorfa, disorganizzata e che finisce per cancellare ogni frontiera tra partito e classe e venire meno al compito del partito di elevare le masse intermedie e pi arretrate al livello di quelle avanzate e pi coscienti. Proprio su questo punto Lenin ingaggi una feroce polemica con Martov e i menscevichi che volevano che nello Statuto del Partito venisse cancellata ogni differenza tra coloro che aderivano e coloro che entravano nel Partito, tra gli elementi coscienti e attivi e coloro che davano un aiuto. "Secondo Martov - scrive Lenin nel 1904 in "Un passo avanti e due indietro" - le frontiere del partito restano assolutamente indeterminate, poich 'ogni scioperante' pu 'dichiararsi membro del Partito'. Quale utilit presenta questo amorfismo? La larga diffusione di un 'appellativo'. Il danno che essa reca di dar corso all'idea disorganizzatrice della

confusione della classe col partito". Noi vogliamo che "all'appellativo" corrisponda una sostanza. E per questo necessario che i soggetti politici del militante e del simpatizzante rimangano ben divisi e non confusi. Non fare ci significherebbe mettere a repentaglio la struttura bolscevica del Partito e farlo venire meno ai grandissimi compiti che gli sono propri. Ecco perch la militanza marxista-leninista cosa ben diversa e distante anni luce dalla militanza cos come viene concepita negli altri partiti come il PDS e il PRC, e prima ancora il PCI e DP. In questi partiti la concezione leninista del partito sempre stata negata o rinnegata. Anche il PRC che oggi si professa "comunista" nello stesso momento in cui nato ha ripudiato l'idea "totalizzante della militanza" per sposare una concezione del partito socialdemocratica e borghese, che pone al centro non la classe operaia ma "l'uomo, in quanto cittadino del mondo, ed il suo destino" (dalle tesi congressuali del PRC), e che affonda le sue radici nel movimentismo, lo spontaneismo il trasversalismo, l'opportunismo e il trotzkismo. La militanza marxista-leninista non un semplice riempitivo della nostra vita, un'attivit che si fa nel tempo libero e sempre che non entri in contrasto con la tranquillit familiare e personale. una scelta di vita, una scelta che impegna l'individuo totalmente nello spirito, nella coscienza e nella pratica, lo vincola a precisi doveri che sono fissati dall'articolo 13 dello Statuto. Tra questi c' quello di studiare e praticare il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, diffonderlo tra il proletariato e le larghe masse popolari, difendere la linea politica e la struttura organizzativa del Partito, attenersi al centralismo democratico e osservare una ferma disciplina proletaria, pensare, agire e vivere da rivoluzionario, trasformare la propria concezione del mondo, elevare la propria coscienza politica, essere risoluto e coraggioso nella lotta di classe, non temere alcun sacrificio, anteporre gli interessi della rivoluzione a quelli personali, non esitare a dare anche la vita per la causa del proletariato. Il simpatizzante invece, anche il pi stretto, non vincolato a questi doveri, n tantomeno alla disciplina del Partito e non pu partecipare all'attivit interna del Partito, cio a dire militare in una sua istanza e partecipare alla vita interna di Partito. Questo non significa negare il grande contributo che possono dare i simpatizzanti. Anzi vitale che attorno e sotto le bandiere del Partito vi si riunisca un numero sempre pi grande e attivo di simpatizzanti, che si divideranno a seconda del livello di coscienza e del grado di attivazione in simpatizzanti stretti e attivi, meno stretti e poco attivi e poco stretti e passivi. Infatti i simpatizzanti, purch lo vogliano e con le eccezioni sopra dette, possono fare la stessa attivit del militante. Nessuno vieta ai simpatizzanti di pensare, muoversi e agire politicamente come fossero dei membri del partito: il che significa seguire le indicazioni politiche, sindacali, femminili, studentesche, elettorali e rivendicative del Partito, entrare nelle organizzazioni di massa e nelle correnti promosse dal Partito, essere corrispondenti del Bolscevico, partecipare alle iniziative pubbliche del Partito, sostenere le campagne elettorali e le battaglie politiche del Partito, diffondere la stampa e sostenere il Partito economicamente, ricercare nuovi proseliti, alleati e amici del Partito. Il Partito ha tutto l'interesse che i simpatizzanti siano degli interlocutori politici attivi, che non svolgano semplicemente un ruolo di "portatori d'acqua", ma abbiano ruoli di

responsabilit in attivit di fronte unito e di massa, che si esprimano costantemente, in apposite e periodiche riunioni dei simpatizzanti, come gi avviene su iniziativa di alcune cellule, sulla linea politica del Partito, sulle scelte, sulle parole d'ordine, e col Partito discutano e chiariscano le contraddizioni, i dubbi di ordine ideologico, filosofico e strategico che ancora non gli consentano la scelta di militarvi. Anche se, sia ben chiaro non detto che tutti, pur condividendo gli ideali del socialismo e del Partito potranno compiere completamente questo cammino fino alla militanza. Ad esempio, chi professa una religione, in base allo Statuto, non potr essere un militante, ma niente gli impedir di collaborare col PMLI. Il quale ben felice di avere al suo fianco dei credenti simpatizzanti che intendono battersi in prima fila per i comuni ideali socialisti e per questo sono considerati dei compagni. Una volta per che tutte le divergenze sono state chiarite un dovere del simpatizzante, dell'operaio avanzato, dei giovani e delle donne rivoluzionarie, del combattente per il socialismo, se davvero vuole mettere al servizio la sua vita alla causa del proletariato, quello di crescere politicamente. Al simpatizzante si impone quel salto di coscienza, di maturare la questione della necessit della militanza. Egli deve capire l'importanza di fare parte a tutti gli effetti della squadra, di assumere un ruolo da protagonista, di divenire un pioniere della rivoluzione. Anche se per ipotesi un simpatizzante svolgesse la stessa mole di lavoro di un militante, la qualit dell'impegno dell'uno e dell'altro ad essere diversa. La lotta di classe oggi come ieri e ancor pi di ieri esige un partito fatto di rivoluzionari coerenti e inflessibili anzitutto con se stessi, che vivano per la rivoluzione, non dei parolai o degli scansafatiche, che non si scoraggiano di fronte alle prime difficolt, ai primi sacrifici e agli insuccessi, e non di elementi che si muovono solo quando c' il vento in poppa. I militanti del PMLI devono essere di tipo particolare, i figli migliori e pi generosi della classe operaia e del popolo italiano. innegabile che diventare un marxista-leninista una scelta coraggiosa e irta di difficolt e sacrifici, ma occorre capire che se si vuole essere davvero comunista oggi non c' altra strada che divenire marxista-leninista ed entrare nel PMLI, occorre capire che marxisti-leninisti non si nasce, ma si diventa mettendosi alla scuola del Partito. Essere un marxista-leninista l'onore pi grande che possa ricevere un sincero rivoluzionario. Vivere e lottare da marxista-leninista il contributo pi grande che un essere umano possa dare all'emancipazione del proletariato e dell'intera umanit.

I CARATTERISTICHE, FUNZIONI E SCOPI DEL NUOVO PROGRAMMA D'AZIONE DEL PMLI


L'importante e impegnativo obiettivo politico di redigere, a distanza di 22 anni dal primo testo, una nuova edizione del Programma d'azione del Partito marxistaleninista italiano stato posto con forza e chiarezza dal Segretario generale del Partito, compagno Giovanni Scuderi, nel suo Rapporto (nel capitolo dedicato a "La costruzione del PMLI") tenuto al 4 Congresso nazionale il 26 dicembre '98. A questo proposito ha detto: "Il Programma d'azione non risponde pi alla nuova situazione ed gi stato superato, in gran parte, dalla successiva elaborazione rivendicativa, politica, sindacale e sociale del Partito... Il nostro Programma d'azione - che per sua

stessa natura e funzione ha un carattere politico, tattico, rivendicativo immediato e rispondente alla situazione politica, sociale e sindacale di un determinato momento ha bisogno di essere rifatto giacch la situazione di oggi non pi quella della sua prima stesura. Occorre quindi farne una nuova edizione appena possibile". Dopo un lungo e meticoloso lavoro di studio, ricerca ed elaborazione, cui hanno partecipato tutte le istanze del Partito, i simpatizzanti del Partito e i lettori de "Il Bolscevico" e finanche le masse che sono state coinvolte attraverso un'inchiesta, siamo finalmente in grado di presentare la nuova edizione del Programma d'azione del PMLI, che espone in maniera organica la piattaforma rivendicativa del PMLI nel campo politico, economico, sociale e sindacale a favore delle masse operaie, lavoratrici, dei pensionati, popolari e giovanili di ambo i sessi. La piattaforma rivendicativa supera, aggiorna e sviluppa quella del precedente Programma d'azione e sistematizza le conoscenze e le esperienze accumulate dal Partito fino ad oggi. La sua sperimentazione, le maggiori conoscenze ed esperienze del Partito, il contributo diretto delle masse che via via si legheranno al Partito, potranno rendere necessaria nel futuro un'ulteriore edizione del Programma d'azione pi completa ed esauriente rispetto a quella attuale, specialmente in quei campi in cui l'elaborazione del Partito ancora indietro o manca del tutto. Il Programma d'azione ha una natura e una funzione specifici ma non va visto a s stante, essendo parte integrante della linea e della strategia generali del PMLI. Esso si ispira direttamente al Programma generale del Partito e si lega strettamente alla linea politica e ai compiti stabiliti dal 4 Congresso nazionale per costruire un grande, forte e radicato Partito marxista-leninista per combattere la seconda repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista e realizzare l'Italia unita, rossa e socialista. Ha il compito di applicare e trasformare le direttive teoriche, politiche e programmatiche in indicazioni di lotta, di sostanziare e dare le gambe alla linea politica del Congresso con rivendicazioni immediate e di breve-medio periodo, di legare il particolare al generale della lotta di classe e coniugare gli interessi particolari e immediati della classe operaia e delle masse con quelli generali e a lungo termine. Il Programma d'azione del PMLI si propone anzitutto lo scopo di soddisfare le esigenze immediate di carattere politico, economico, sociale e sindacale delle masse e al contempo acuire le contraddizioni tra le masse e le istituzioni borghesi e i partiti parlamentari, elevare la coscienza politica delle masse e il loro grado di combattivit, attirare delle simpatie e dei nuovi militanti verso il nostro Partito; finalit che rientrano nei quattro obiettivi strategici del lavoro di massa del Partito. Il Programma d'azione del PMLI poggia su una solida base anticapitalista, antimperialista, antifascista, antisecessionista, antifederalista, antiliberista, antirazzista e antixenofoba. La piattaforma rivendicativa che propone ha caratteri di classe. Respinge la conciliazione tra classe operaia e borghesia, rifiuta il "patto sociale" tra sfruttati e sfruttatori e la subordinazione degli interessi dei lavoratori a quelli dei padroni, si oppone al collaborazionismo e all'interclassismo, rigetta le compatibilit economiche capitalistiche dell'Italia imperialista e dell'Unione europea imperialista. Non pone certo in primo piano le leggi del "mercato" e del profitto capitalistici, le esigenze di competizione economica del capitalismo italiano in Europa e nel mondo, le mire di conquista dei monopoli e delle multinazionali ma i

sacrosanti diritti delle masse al lavoro, alla difesa e alla crescita del potere d'acquisto dei salari, alla casa, allo studio, alla formazione e alla cultura, all'assistenza sanitaria, sociale e previdenziale, allo sviluppo del Mezzogiorno, al trasporto pubblico, all'aborto, alla fecondazione assistita, allo sciopero e a ogni altro bisogno popolare e progressista. Pertanto il Programma d'azione del PMLI contrasta le controriforme varate in questi anni in campo istituzionale ed elettorale, sulla forma di Stato e di governo nazionale, regionale, provinciale e comunale; in campo militare, amministrativo, economico, fiscale e sociale. Contrasta la politica estera del governo di stampo imperialista e interventista. Si contrappone al neoliberismo e alla politica familista imperanti, sostenuti in buona sostanza da tutti i partiti parlamentari. Rivendica non meno ma pi intervento dello Stato negli affari economici e sociali del Paese, non meno ma pi regole, rigidit e controllo sociale sul "mercato del lavoro" e sulle modalit di assunzione, non meno ma pi diritti sindacali e contrattuali per i lavoratori, non meno ma pi finanziamenti pubblici a fini sociali, pi protezione previdenziale e sanitaria, pi "Stato sociale" per assicurare i vecchi bisogni delle masse rimasti insoluti e per affrontare quelli nuovi emersi dai cambiamenti avvenuti nell'organizzazione del lavoro, con la crescente presenza dell'immigrazione, nelle relazioni familiari e di coppia, per contenere e ridurre le accresciute diseguaglianze sociali, emarginazione e povert. Lo Stato, e non la famiglia, i privati, il "non profit" e il volontariato, deve occuparsi del soddisfacimento dei bisogni economici, sociali, sanitari e assistenziali delle masse attraverso servizi sociali pubblici, adeguati, accessibili a tutti ed estesi in ogni regione, in modo da creare le condizioni affinch le donne e gli uomini possano avere uguale diritto al lavoro stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato, e liberarsi dalla schiavit domestica e familiare.

II IL SINDACATO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI


Per dare le gambe alla piattaforma rivendicativa del Programma d'azione occorre un grande sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori poich tale piattaforma si pone agli antipodi della linea politica e contrattuale delle Confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil le quali hanno partecipato al cambio di regime, da quello democratico borghese a quello neofascista, e all'instaurazione della seconda repubblica, soprattutto per la parte economica e sociale. Con gli accordi del luglio '92, del luglio '93 e del dicembre '98 sottoscritti col governo e le associazioni padronali, le tre Confederazioni sono divenute totalmente dei sindacati liberali, governativi e filopadronali e hanno concorso attivamente a cambiare le "relazioni sindacali" e il sistema contrattuale in senso cogestionario e neocorporativo di stampo mussoliniano. Esse hanno sposato interamente la "nuova cultura aziendale" e conformemente a essa si muovono, agiscono, si organizzano e contrattano nel rigoroso rispetto della "competitivit" economica e commerciale internazionale del capitalismo italiano. Come dimostra l'accettazione della concertazione, della flessibilit, della mobilit, del merito, delle differenze salariali tra il Nord e il Sud, del "salario d'ingresso", dei

differenti rapporti di lavoro (a tempo indeterminato, a termine, stagionale, part-time, apprendistato, con contratto di formazione lavoro, interinale, lsu, telelavoro, gli stage) dei "contratti d'area", dei "patti territoriali", della cancellazione del posto fisso. Come dimostra la loro convinta partecipazione alle controriforme sanitaria, previdenziale, scolastica e universitaria, alla limitazione legislativa del diritto di sciopero, per non parlare della democrazia sindacale e del diritto dei lavoratori di contare e di decidere sulle questioni sindacali e contrattuali che li riguardano calpestate sistematicamente. Stante questa situazione, la nostra proposta sindacale, lanciata dall'Ufficio politico del PMLI il 6 febbraio 1993, quella di costruire dal basso un grande sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori (SLL) fondato sulla democrazia diretta e sul potere sindacale e contrattuale delle Assemblee generali dei lavoratori. Questa proposta si resa necessaria dal momento che non pi possibile battersi nella Cgil per conquistarne la direzione e cambiarne la linea politica e sindacale in quanto essa divenuta un sindacato del regime neofascista, completamente integrato nel capitalismo e subalterno al governo e al padronato. una proposta sindacale di carattere strategico che potr realizzarsi solo se la maggioranza degli operai e dei lavoratori la faranno propria. Non baster quindi una minoranza perch l'SLL richiede l'adesione e la partecipazione in massa dei lavoratori di ogni azienda. Occorreranno tempi lunghi affinch maturino le condizioni oggettive e soggettive per la realizzazione di questo nostro grande obiettivo strategico. Anche perch si sono moltiplicate le organizzazioni sindacali a "sinistra" della Cgil, che anzich tendere a riunire sindacalmente i lavoratori li stanno dividendo formando dei sindacati anarcoidi legati a frazioni operaiste, neorevisioniste e trotzkiste. Pertanto finch non nascer l'SLL e sar possibile e utile continueremo a privilegiare il lavoro sindacale all'interno della Cgil rispetto ai sindacati che si collocano alla sua "sinistra". Ci tuttavia non esclude che si possa valutare, situazione per situazione, in quale sindacato pi opportuno e proficuo operare in base ai nostri obiettivi sindacali immediati e strategici. Bisogna comunque stare attenti a non infognarsi in piccoli sindacati di partito settari e velleitari che ci tagliano fuori dal rapporto con le masse lavoratrici. Che si lavori dentro la Cgil o in altri sindacati alla sua "sinistra" rimane comunque valida e operante l'indicazione di promuovere la Corrente sindacale di classe (CSC), composta dai lavoratori marxisti-leninisti e da quelli simpatizzanti del PMLI dovunque organizzati sindacalmente, che ha lo scopo di far conoscere alle masse lavoratrici la nostra proposta sindacale dell'SLL e di realizzarla nelle aziende e nelle fabbriche dove esistono le condizioni e di battersi per le rivendicazioni del Programma d'azione del PMLI.

III I COMITATI POPOLARI


I principi della democrazia diretta, dell'autogestione e dell'autogoverno ispirano e caratterizzano la linea di massa, la concezione delle organizzazioni di massa e il Programma d'azione del PMLI, non solo in campo economico e sindacale ma anche nei campi sociale e politico, e vanno applicati nei luoghi di lavoro e di studio e nell'attivit di massa sul territorio. Anche se questi principi si possono realizzare

compiutamente e in modo stabile solo nel socialismo, noi marxisti-leninisti li propagandiamo, li rivendichiamo e cerchiamo di attuarli sin da ora per organizzare, educare e mobilitare le masse fuori e contro le istituzioni rappresentative borghesi. D'importanza capitale, in questo contesto, la realizzazione delle istituzioni rappresentative delle masse anticapitaliste e astensioniste; ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari. Queste istituzioni sono anche degli utili strumenti per la realizzazione del nostro Programma d'azione. Noi vorremmo che tutti gli anticapitalisti e gli astensionisti dello stesso quartiere di ogni citt o frazione, indipendentemente dai partiti di appartenenza, si riunissero periodicamente in Assemblea popolare per stabilire la propria piattaforma politica e rivendicativa e per programmare le proprie lotte, attivit e iniziative sociali aperte a tutte le masse del proprio territorio. Noi vorremmo che le Assemblee popolari fossero costituite in ogni quartiere cittadino e zona rurale da tutti gli abitanti ivi residenti - compresi le ragazze e i ragazzi di 14 anni - che si astengono alle elezioni, che dichiarano di essere anticapitalisti, antifascisti e fautori del socialismo e siano disposti a combattere politicamente ed elettoralmente le istituzioni, il potere centrale, regionale e locale e il sistema capitalistico. Noi vorremmo che le Assemblee popolari eleggessero, con voto palese e con mandato revocabile in qualsiasi momento, il proprio governo, denominato Comitato popolare, e si dotassero di un regolamento interno in grado di assicurare la propria vita democratica e la propria operativit. Noi vorremmo che i Comitati popolari fossero costituiti dagli elementi pi combattivi, coraggiosi e preparati delle masse anticapitaliste, antifasciste e astensioniste, e che le donne e gli uomini - eleggibili fin dall'et di 16 anni indipendentemente dalla razza, dalla confessione religiosa o dal loro ateismo e dall'orientamento sessuale - fossero rappresentati in essi in maniera paritaria. Noi vorremmo che l'Assemblea dei Comitati popolari di quartiere eleggesse, sempre attraverso la democrazia diretta, il Comitato popolare cittadino. E con la stessa procedura si arrivasse all'elezione dei Comitati popolari provinciali, regionali e del Comitato popolare nazionale. Noi vorremmo che i Comitati popolari di quartiere, cittadino, provinciale, regionale e il Comitato popolare nazionale rappresentassero il contraltare, la centrale alternativa e antagonista rispettivamente dei governi di quartiere, comunale, provinciale, regionale e nazionale, nonch il circuito politico democratico di massa alternativo allo Stato e alle istituzioni rappresentative borghesi. Noi vorremmo che lo scopo fondamentale dei Comitati popolari fosse quello di guidare le masse, anche se non fanno parte delle Assemblee popolari, nella lotta politica per strappare al potere centrale e locale opere, misure e provvedimenti che migliorino le condizioni di vita e che diano alle masse l'autogestione dei servizi sanitari e sociali e dei centri sociali, ricreativi e sportivi a carattere pubblico. Naturalmente queste istituzioni rappresentative delle masse anticapitaliste e astensioniste non possono nascere a freddo, con atti burocratici, volontaristici e senza che esse abbiano un'effettiva base di massa. Occorre un lungo lavoro propagandistico e uno stadio pi avanzato della coscienza politica delle masse per far maturare le

condizioni politiche e organizzative per crearle. Tuttavia, man mano che matureranno queste condizioni, in qualsiasi parte d'Italia, regione, provincia, comune o quartiere, occorre costituire immediatamente dei Comitati promotori delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari cercando di creare delle esperienze pilota e da qui partire per dare le ali alla nostra strategia politica, elettorale e istituzionale alternativa a quella della classe dominante borghese in camicia nera e dei partiti che le reggono il sacco.

IV I METODI DI LOTTA
Le rivendicazioni del Programma d'azione del PMLI sono in netto contrasto con i programmi governativi, con gli interessi del grande capitale, con le mire dell'imperialismo italiano, sono antitetiche al metodo della concertazione neocorporativa e del "patto sociale" con la classe dominante borghese. Per essere realizzate, per ci che possibile nel capitalismo, c' bisogno dell'utilizzo da parte del proletariato e delle masse di tutti i metodi di lotta conosciuti quali lo sciopero, il picchettaggio, il boicottaggio della produzione, la manifestazione di piazza, l'occupazione delle fabbriche, delle scuole, delle universit, degli edifici pubblici, delle case, il blocco stradale e ferroviario, le barricate, l'autoriduzione delle tariffe e di altri metodi di lotta che le masse possono inventare, senza tenere conto dei limiti posti dalla legalit borghese e della legislazione sempre pi fascista contro lo sciopero e i metodi di lotta delle masse. Lo sciopero politico o economico - generale e nazionale, regionale, provinciale, cittadino, di zona, aziendale, di categoria - rappresenta uno dei pi potenti ed efficaci metodi di lotta della classe operaia e delle masse popolari. attraverso il ricorso allo sciopero che il proletariato e le masse acquistano coraggio e coscienza della loro potenza, rinforzano l'unit e la solidariet di classe; attraverso il ricorso intelligente ora allo sciopero politico, ora allo sciopero economico che le masse possono combattere efficacemente la politica e i singoli atti del governo, del padronato e delle istituzioni, contrastare quella legge liberticida, o quella controriforma sociale, impedire quei licenziamenti o quella ristrutturazione aziendale, possono lottare contro l'intensificazione dello sfruttamento e per pi alti salari e migliori condizioni di vita e di lavoro. Lo sciopero, in ultima analisi, il motore dello sviluppo della lotta di classe, - come insegna Lenin - una "scuola di guerra" contro il capitale, un potente sostegno alla rivoluzione socialista, come dimostra la storia, allorch questa matura ed esplode. Per tutte queste ragioni non accettabile ed da respingere risolutamente ogni limitazione del diritto di sciopero nella forma sia dell'autoregolamentazione sindacale, sia della regolamentazione per legge.

V IL FRONTE UNITO
Il carattere rivendicativo del Programma d'azione e il suo scopo primario di soddisfare le esigenze immediate delle masse richiede l'uso della politica di fronte unito. Anche se bisogna distinguere tra i vari tipi di fronte unito, tra quello di tipo strategico, legato alla lotta per la conquista del potere politico da parte del proletariato e del socialismo e quello di tipo tattico, parziale e temporaneo, legato a singole battaglie politiche e sindacali, alla realizzazione di obiettivi immediati. Fatta

salva la discriminante antifascista, dobbiamo unire e unirci a tutti coloro con i quali abbiamo in comune la piattaforma rivendicativa e gli obiettivi da essa indicati. Che si debba intervenire in un'assemblea sindacale, studentesca, femminile, territoriale, che si debba partecipare a un congresso sindacale, a uno sciopero, a una manifestazione di piazza, che si debba promuovere un movimento o un comitato di lotta o aderirvi, occorre ricercare l'alleanza con coloro che si collocano a sinistra per battere le posizioni arretrate e di destra, seguendo il principio "unit-lotta-unit" nell'ambito della normale battaglia che apertamente o meno si svolge dentro ogni movimento e organismo di massa per l'egemonia ideologica, politica ed organizzativa. Ogni situazione presenta caratteristiche e opportunit diverse che dobbiamo essere in grado di cogliere. Talvolta si tratta di esercitare una politica di fronte unito direttamente come Partito in battaglie a cui aderiscono anche partiti e organizzazioni politiche. In altre occasioni il fronte unito va realizzato a titolo individuale, quando non sono ufficialmente coinvolti i partiti, nel caso di comitati di lotta che abbiamo promosso o contribuito a costituire o a cui abbiamo aderito in un secondo tempo. A livello sindacale, nel sindacato e nel luogo di lavoro, il fronte unito si pu realizzare a titolo individuale o come Corrente sindacale di classe con i lavoratori, i delegati dei lavoratori, le correnti e i raggruppamenti sindacali che hanno le posizioni sindacali uguali, simili o vicine alle nostre. Si tratta di volta in volta e caso per caso di stabilire qual la migliore e pi favorevole scelta tattica. Sempre per dobbiamo mantenere la nostra indipendenza e autonomia e mai assumere un atteggiamento di copertura a sinistra di chicchessia. Questi criteri di fronte unito valgono anche nel lavoro studentesco e femminile e in qualsiasi altro campo.

VI IL LAVORO DI MASSA
Il Programma d'azione rappresenta un potente strumento di lotta del Partito per perseguire con successo gli obiettivi posti dal 4 Congresso in generale e in particolare per quanto riguarda il lavoro di massa e di radicamento. Studiare, concentrarsi sulle priorit, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorit, studiare. questa la parola d'ordine che dobbiamo tenere a mente nel nostro lavoro politico quotidiano. Tutto il Partito, dal Comitato centrale all'Ufficio politico, dai Comitati provinciali alle Cellule, deve impugnare saldamente il Programma d'azione e farlo vivere in ogni azione politica, sindacale, giovanile, femminile, giornalistica, propagandistica, agitatoria. I militanti e i simpatizzanti del Partito che operano negli organismi di massa sindacali, giovanili, studenteschi, delle donne, degli anziani, dei disabili, culturali e sportivi - devono propagandare il Programma d'azione e applicarlo con dialettica e intelligenza tattica secondo le esigenze e il livello di coscienza delle masse cui si riferiscono e in base agli organismi di massa di cui fanno parte. Nei luoghi di lavoro, di studio e di vita dove siamo presenti, dobbiamo tenere in pugno l'iniziativa politica. Sempre, ogni giorno e con continuit, non in maniera

saltuaria e frammentaria. Per le questioni ordinarie e per le questioni straordinarie. Non solo sul piano della propaganda (diffusioni e affissioni, ecc.) ma anche sul piano dell'agitazione e delle denunce politiche e sindacali. Non solo nelle grandi occasioni e durante le mobilitazioni delle masse su base locale, provinciale, regionale e nazionale. Solo un lavoro costante e quotidiano pu dare i suoi frutti. Un lavoro legato alla realt e alla problematica sociale in cui viviamo e operiamo. In ogni luogo di lavoro, di studio e di vita ci sono dei problemi, delle rivendicazioni e delle contraddizioni ai quali va data la nostra risposta. In questi luoghi dobbiamo essere degli agitatori, dei combattenti di prima linea, degli organizzatori delle masse e delle lotte. Mai dobbiamo starcene con le mani in mano e vivere al rimorchio degli avvenimenti. un errore fare sia meno sia pi delle nostre possibilit. Bisogna comunque andare sempre avanti, anche se con passi piccoli o piccolissimi. Costi quel che costi e qualunque siano le circostanze e le avversit. Il nostro lavoro politico non deve essere un fuoco di paglia, ma un continuo accendere scintille per dar fuoco a tutta la prateria. I marxisti-leninisti hanno sempre contrastato e smascherato il riformismo di tipo borghese e socialdemocratico sostenuto dai rinnegati, dagli opportunisti di ogni genere e dai falsi comunisti come Bertinotti e Cossutta e tendente a impedire al proletariato la sua coscienza di essere una classe per s, a depotenziare la sua carica rivoluzionaria, integrarlo e mantenerlo schiavo nel capitalismo. Battersi per nella lotta quotidiana per ottenere miglioramenti immediati e concreti economici e sociali nelle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e delle masse non riformismo. Purch questa lotta non sia fine a se stessa ma parte integrante della strategia rivoluzionaria per la conquista del potere politico da parte del proletariato che la madre di tutte le questioni. Infatti senza il potere politico il proletariato non ha niente, col potere politico ha tutto.

VII PIATTAFORMA RIVENDICATIVA A POLITICA ESTERA


1) Sciogliere l'Onu, l'attuale Organizzazione delle nazioni unite, e istituire una nuova Organizzazione mondiale, senza membri permanenti e privilegiati, senza diritti di veto, con uguali diritti e doveri, fondata sui principi del rispetto reciproco, della sovranit nazionale e dell'integrit territoriale e statale, di non aggressione, di non ingerenza nei rispettivi affari interni dei vari paesi, di eguaglianza e di reciproco vantaggio per tutti i suoi membri. 2) Sciogliere il Fondo monetario internazionale (Fmi), la Banca mondiale (Bm), la Banca centrale europea (Bce), la Banca europea di investimento (Bei), la Banca europea per la ricostruzione dei paesi dell'Est (Bers) e l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). 3) Contrastare l'interventismo mascherato da "ingerenza umanitaria" utilizzato dall'imperialismo in flagrante violazione del diritto internazionale e del principio della inviolabilit della sovranit territoriale degli Stati. 4) Cancellare interamente il debito contratto dai paesi poveri nei confronti dei paesi

ricchi e del Fmi, della Bm e della Bce. 5) Rispettare l'impegno dei paesi ricchi di destinare lo 0,7% del loro prodotto interno lordo, con tendenza a elevare questa percentuale, per aiutare lo sviluppo economico, tecnologico, sociale, sanitario, culturale dei paesi poveri. 6) Abrogare le alleanze dell'Italia con la Nato, l'Ocse, la Ue, l'Ueo e l'Osce e uscire da tutti gli organismi da essi dipendenti. 7) Smantellare le basi Usa e Nato esistenti in Italia. 8) Abolire la "Forza di reazione rapida" europea e opporsi alla creazione dell'esercito europeo. 9) Appoggiare la lotta dei popoli per la libert e l'indipendenza nazionale, a cominciare da quella per la libert della Palestina, e tutte le lotte contro l'imperialismo, ogni forma di colonialismo e neocolonialismo, il razzismo. 10) Mettere fine all'embargo economico decretato dalle potenze imperialiste contro Cuba e l'Irak. 11) Ritirare tutti i militari italiani inviati all'estero con il pretesto delle "missioni umanitarie", a partire dal Kosovo, dalla Bosnia, dall'Albania, da Timor est, dall'Eritrea e dalla Somalia. 12) Vietare l'impiego di militari italiani in conflitti fuori dai confini nazionali nel rigoroso rispetto dell'art.11 della Costituzione. 13) Abrogare le norme poliziesche antimmigrati contenute nell'accordo di Shenghen tra i paesi della Ue. 14) Stroncare l'infame traffico di vite umane dai Balcani e da altri paesi mediterranei verso l'Italia, gestito dalla criminalit organizzata.

B POLITICA INTERNA Le discriminanti antifascista e antimonarchica


15) Difendere le "Disposizioni transitorie e finali" n.XII e n.XIII della Costituzione relative alle discriminanti antifascista e antimonarchica che vietano la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, di partiti apertamente fascisti e ai membri e ai discendenti di Casa Savoia di essere elettori, di ricoprire uffici pubblici e cariche elettive, nonch, ai discendenti maschi dei Savoia, l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. 16) Vietare la concessione di aule scolastiche e universitarie, sale pubbliche e piazze per iniziative di apologia del nazismo, del fascismo, del razzismo e dell'antisemitismo.
Politica istituzionale

17) Abrogare il Concordato tra Stato italiano e Vaticano. 18) Abrogare tutte le leggi che hanno trasformato il sistema elettorale italiano da proporzionale a maggioritario uninominale sia per le consultazioni politiche nazionali sia per quelle regionali, provinciali e comunali. 19) Abrogare le leggi che permettono l'elezione diretta dei presidenti delle giunte regionali, di quelle provinciali e dei sindaci.

20) Abrogare tutte le leggi sul federalismo (a partire dalla Bassanini) che conferiscono alle regioni l'autonomia statutaria e ampi poteri legislativi, fiscali, finanziari, amministrativi e gestionali. 21) Abrogare tutte le norme sul finanziamento pubblico dei partiti, e in particolare la legge 157 del 3 giugno 1999 sui rimborsi per le spese elettorali. 22) Obbligo per lo Stato, le regioni, le province e gli enti locali di fornire servizi e strumenti gratuiti ai partiti, anche se non presentano liste alle elezioni politiche, regionali, provinciali e comunali, per svolgere la loro attivit politica. 23) Gli stipendi del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio, dei ministri, dei parlamentari, dei presidenti, dei sindaci e degli assessori regionali, provinciali e comunali, cos come quelli degli alti funzionari dello Stato, non devono superare il triplo del salario medio operaio dell'industria.

Politica militare
24) Abrogare la legge 331 del 14 novembre 2000 che elimina la leva militare obbligatoria e istituisce l'esercito volontario professionale e interventista. 25) Abrogare la legge delega 380 del 20 ottobre 1999 che istituisce l'arruolamento femminile nelle Forze armate. 26) Migliorare le condizioni di vita dei militari di leva attraverso l'espletamento del servizio entro i confini della regione di residenza, la riduzione della ferma a 6 mesi, vettovagliamento, vestiario e servizi adeguati e sufficienti; godimento di tutti i diritti politici e civili, diritto di partecipare alla vita associativa e a regolari permessi nel fine settimana, lotta intransigente a tutte le forme di "nonnismo". 27) Diritto dei soldati a disobbedire agli ordini e a disertare in caso di partecipazione dell'Italia a una guerra di aggressione imperialista contro altri paesi sovrani. 28) Diritto all'obiezione di coscienza e sostituzione del servizio militare, con attivit civili e sociali di pubblica utilit per un periodo pari a quello previsto dalla ferma obbligatoria. 29) Abrogare la legge delega 78 del 31 marzo 2000 sul riordino delle forze di polizia che assegna all'arma dei carabinieri una collocazione autonoma come quarta forza armata e pericolosi poteri di pubblica sicurezza e di polizia militare. 30) Divieto di aumentare la spesa militare. 31) Distruggere, vietare e mettere al bando tutte le armi nucleari, batteriologiche, chimiche e a uranio impoverito. 32) Divieto di militarizzare le citt, con il pretesto della lotta alla mafia, alla 'ndrangheta, alla camorra e alla criminalit diffusa, attraverso l'uso dell'esercito, l'istituzione del sindaco-sceriffo, del poliziotto di quartiere e delle ronde di vigilantes pubblici e privati. 33) Sciogliere i servizi segreti, strumenti della reazione, dei fascisti, del terrorismo di Stato e dei golpisti. 34) Contrastare l'approvazione della controriforma dei servizi segreti, di stampo neofascista, alle dirette dipendenze del capo del governo e con licenza di violazione delle leggi.

Politica giudiziaria
35) Patrocinio gratuito in tutti i tipi di cause per coloro che hanno un reddito individuale non superiore ai 30 milioni di lire annui netti indicizzati. 36) Obbligo per la magistratura di svolgere e concludere i processi sulle controversie di lavoro entro un massimo di 12 mesi. 37) Difendere l'indipendenza e l'autonomia della magistratura nei confronti del governo. 38) Opporsi alla divisione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) in due sezioni distinte (giudici e pubblici ministeri) e alla separazione delle carriere e delle funzioni tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti. 39) Contrastare l'aumento dei membri "laici" all'interno del Csm tendente ad aumentare il controllo dell'organo di autogoverno dei giudici da parte dei partiti parlamentari. 40) Abolire tutte quelle norme del codice penale che limitano e, di fatto, negano le libert di pensiero, di parola, di stampa, di propaganda, di associazione, di manifestazione e di movimento delle masse. 41) Contrastare il varo di leggi liberticide in materia di "sicurezza" dette "anticrimine" tendenti a restringere le regole che dettano le scarcerazioni, i benefici di legge quali la sospensione condizionale della pena, a incrementare le possibilit del processo per direttissima, a limitare il ricorso in Cassazione dopo i primi due giudizi e ad aumentare enormemente i poteri di polizia. Vietare il braccialetto elettronico per i detenuti agli arresti domiciliari. 42) Combattere la mafia, la 'ndrangheta, la camorra, la "sacra corona unita" e i loro padrini e complici politici e istituzionali. 43) Contrastare la corruzione politica, amministrativa e le tangentopoli, e mantenere il reato di abuso di ufficio. 44) Abrogare gli artt. 68, 90 e 96 della Costituzione, poich i parlamentari, i ministri, il capo dello Stato e del governo devono essere giudicati dalla magistratura ordinaria senza alcuna autorizzazione del parlamento. 45) Destituire da tutti gli incarichi gli amministratori e funzionari pubblici condannati per corruzione, concussione, interesse privato, tangenti, ricettazione, oppure che abbiano avuto rapporti di appartenenza e/o di collusione con le organizzazioni mafiose, con la massoneria e il terrorismo. 46) Obbligo per gli amministratori e i politici corrotti di restituire tutto il denaro sottratto alle casse pubbliche per destinarlo a uso sociale. 47) Obbligare il governo centrale e le istituzioni a dire tutta la verit sui mandanti e gli esecutori delle stragi di Stato che, a partire da quella del '69 a Milano, hanno insanguinato l'Italia. Tutta la verit sulla loggia P2 di Gelli e sui tentativi di colpi di Stato che si sono susseguiti dal 1964 (golpe De Lorenzo) in poi. Abolire il segreto di Stato. 48) Abolizione dell'ergastolo. 49) Effettiva depenalizzazione dei reati minori da scontare con pene alternative. 50) Scarcerare i tossicodipendenti e i detenuti per reati minori con pene fino a 4 anni,

attraverso un provvedimento di amnistia e/o di indulto. 51) Applicazione reale dei benefici previsti dalle leggi Gozzini, Simeone, Saraceni. 52) Provvedimenti urgenti e adeguati per migliorare l'agibilit degli immobili e delle strutture carcerarie, le condizioni di vita, di alloggio, di vitto e di salute delle detenute e dei detenuti e favorire tutte quelle attivit volte al loro recupero sociale. 53) Agevolazioni contributive e sgravi fiscali per aziende pubbliche e private disponibili a organizzare attivit produttive e di servizi all'interno delle carceri impiegando persone detenute, svolgendo un'opera di formazione professionale, specie per i pi giovani, garantendo retribuzioni a termine di legge. 54) Aumentare l'organico di "educatori", psicologi e magistrati di sorveglianza negli istituti di pena. 55) Controllo politico e sociale sulla gestione delle carceri affinch siano evitati e puniti severamente pestaggi, sevizie e altri comportamenti persecutori delle guardie carcerarie e dei loro superiori ai danni dei detenuti. 56) Abrogare la legislazione penale per i malati di mente e chiusura dei manicomi giudiziari realizzando, all'interno delle carceri, strutture sanitarie idonee alla cura dei disturbi psichici dei detenuti con il concorso e la collaborazione dei servizi psichiatrici territoriali e le terapie riabilitative medico-psichiatriche. 57) Vietare l'introduzione della pena di morte e abrogazione della pena di morte in caso di guerra.

Diritti politici
58) Eliminare radicalmente ogni discriminazione giuridica, culturale e di fatto, basata sulla razza, la religione, il sesso, l'et, il territorio. 59) No alle impronte digitali sulle carte d'identit e all'uso di altri dati biometrici come l'identificazione attraverso l'iride dell'occhio. 60) Abrogare le leggi 146/90 e 83/2000 che limitano il diritto di sciopero nei cosiddetti "servizi pubblici essenziali" e cancellare i codici di autoregolamentazione dello sciopero di natura contrattuale. 61) Diritto pieno e senza limitazioni per tutti i lavoratori di svolgere scioperi, picchettaggi, cortei, manifestazioni di piazza, blocchi stradali e ferroviari. 62) Diritto di poter svolgere manifestazioni di protesta nei centri cittadini senza alcuna limitazione. 63) Divieto di presenza e di intervento dell'esercito e delle "forze dell'ordine" nei conflitti di lavoro, nei picchetti e nelle manifestazioni dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati, degli studenti e delle masse in genere. 64) Diritto per le masse popolari e per le loro organizzazioni di poter utilizzare gratuitamente gli edifici pubblici per manifestazioni, conferenze e dibattiti di ordine politico, sindacale, sociale e culturale. 65) Diritto per le masse popolari di assistere e manifestare il proprio pensiero con cartelli e striscioni alle sedute del parlamento e dei consigli regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. 66) Spazi pubblici, in numero sufficiente, per l'affissione libera e gratuita, senza censure amministrative se non verso l'apologia di fascismo, di manifesti da parte di

associazioni politiche, sindacali, sociali, culturali, di comitati di base senza fini di lucro. 67) Eliminare la tassa comunale per l'occupazione di suolo pubblico (Tosap) per lo svolgimento di iniziative di carattere politico, culturale, sociale, ricreativo e sportivo senza fini di lucro. 68) Istituire referendum propositivi e abrogativi a livello regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e il referendum propositivo a livello nazionale, da affiancare a quello abrogativo gi esistente, secondo le norme e le modalit vigenti. 69) Diritto per i lavoratori e le masse popolari di controllare, tramite i propri organismi, tutte le attivit dell'amministrazione pubblica e di eleggere i funzionari pubblici.

Diritti sociali
70) Abrogare tutte le disposizioni di legge che in materia di sanit, previdenza, assistenza, diritto allo studio e alla casa sono finalizzate a privatizzare i servizi, la scuola e l'universit, a ridisegnare uno "Stato sociale" minimo solo per i poveri, fondato sulla sussidiariet e sul familismo per scaricare il disimpegno dello Stato dal sociale sulle donne. 71) Lo Stato deve garantire con regole universalistiche, attraverso la fiscalit generale e le strutture pubbliche, il soddisfacimento dei diritti essenziali delle masse popolari e dei lavoratori immigrati quali il lavoro, la casa, l'istruzione e la cultura, l'assistenza sanitaria e previdenziale, la pensione, il riposo, la tutela della maternit, dei minori, dei portatori di handicap e degli invalidi. 72) Abrogare le leggi che hanno istituito sussidi quali il reddito minimo di inserimento, il minimo vitale, ecc. 73) Potenziare gli istituti per il sostegno al reddito quali l'indennit di disoccupazione e di inoccupazione, anche per le casalinghe senza alcun reddito e che non trovano lavoro, pensioni sociali, integrazione alla pensione minima, gratuit e tariffe agevolate per i servizi sociali e pubblici, l'abitazione e altro per chi percepisce un reddito basso.

Immigrati e nomadi
74) Abrogare la legge 40 del 19 febbraio 1998 e il decreto legislativo TurcoNapolitano 286 del 25 luglio 1998, che limita l'afflusso degli immigrati e ne favorisce l'espulsione. 75) Stroncare il criminale traffico di immigrati dai Balcani e da altri paesi mediterranei verso l'Italia. 76) Sanatoria generalizzata per tutti gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno. 77) Perseguire con sanzioni economiche o con la reclusione chi sfrutta al nero gli immigrati. 78) Chiusura dei "Centri di permanenza temporanea" degli immigrati, veri e propri lager per gli immigrati in attesa di espulsione. 79) Libero accesso su tutto il territorio nazionale agli immigrati, senza le limitazioni

previste nelle "quote". 80) Diritto di asilo ai perseguitati politici e ai rifugiati senza limitazioni e parificando la normativa legislativa alla migliore condizione. 81) Riconoscimento di pari diritti sociali, civili e politici per tutti gli immigrati. 82) Diritto alla cittadinanza italiana per i figli nati e che nasceranno nel nostro Paese da coppie di immigrati. 83) Diritto al lavoro, alla casa, all'assistenza sanitaria e sociale, all'istruzione per i bambini e i ragazzi in et scolare, per tutti gli immigrati extracomunitari. 84) Rispettare e favorire l'esercizio delle tradizioni culturali, religiose, alimentari e comportamentali degli immigrati nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nella societ (escluse alcune pratiche tribali come l'infibulazione che invece vanno combattute). 85) Prevedere presso le scuole pubbliche, in orari extra scolastici ed extra lavorativi, corsi di lingua italiana gratuiti per immigrati adulti. 86) Obbligo da parte delle regioni, delle province e dei comuni di costruire per i nomadi in sosta temporanea, strutture di soggiorno in muratura attrezzate di servizi (luce, acqua, gas, gabinetti, docce), e per l'assistenza sanitaria, per la raccolta di rifiuti, e collegate con i mezzi di trasporto pubblici. Per gli stanziali obbligo da parte degli enti locali di fare piani di inserimento nella vita sociale, lavorativa e scolastica nel territorio di competenza. 87) Le regioni, le province e i comuni devono riservare dei posti nei mercati per permettere ai Rom di vendere i loro prodotti artigianali e svolgere i loro mestieri ambulanti.

C POLITICA ECONOMICA, FINANZIARIA E SOCIALE Rivendicazioni generali


88) Una politica finanziaria, economica e sociale svincolata dai parametri economici dettati dalla Ue, con al centro il soddisfacimento dei bisogni economici, sociali, previdenziali, assistenziali e formativi della classe operaia e delle masse popolari, in particolare quelle del Mezzogiorno. 89) Piani straordinari di sviluppo e per l'occupazione, fondati sulla modernizzazione infrastrutturale e industriale del Sud e il rilancio, su tutto il territorio nazionale, di un moderno e tecnologicamente avanzato sistema pubblico scolastico, sanitario, previdenziale, nel campo dei servizi, della tutela ambientale e della protezione civile, della formazione professionale e dell'inserimento al lavoro. 90) Piani di sviluppo e di ammodernamento delle reti ferroviarie, nazionali, interregionali e regionali con un'attenzione particolare verso le regioni meridionali e le Isole e per il servizio di trasporto dei pendolari e delle merci. 91) Piani di sviluppo e di ammodernamento del trasporto pubblico urbano ed extraurbano nelle citt che privilegino l'abbattimento dell'inquinamento e dell'impatto ambientale. 92) Aumentare la spesa sociale con l'obiettivo di raggiungere e superare i livelli medi europei. 93) Assoluto divieto di stornare fondi dello Stato destinati a spese sociali per

finanziare imprese militari, come avvenuto nelle guerre del Golfo Persico, Somalia, Bosnia, Serbia e Kosovo. 94) Nelle citt dare la priorit, destinandovi finanziamenti sufficienti, al risanamento delle periferie urbane e dei quartieri popolari. 95) Prezzi calmierati per i generi alimentari di prima necessit. 96) Prezzi popolari, gratuiti per gli indigenti, per luce, gas, acqua, trasporti e smaltimento dei rifiuti. Le aziende dei settori relativi non devono avere scopo di lucro. 97) Nazionalizzare gli enti e le grandi aziende di interesse generale operanti in settori strategici dell'industria e dei servizi: elettricit, energia, erogazione dell'acqua, del gas metano, trasporti, telecomunicazioni, istituti finanziari, bancari e assicurativi, e conseguente cancellazione delle privatizzazioni avvenute in questi settori. 98) Cancellare gli ingenti finanziamenti pubblici regalati ogni anno alle imprese sotto forma di incentivi, sostegno all'innovazione, "rottamazioni", ecc.

Mezzogiorno
99) Creare in tutto il Mezzogiorno una struttura economica simile a quella che possiede il Centro-Nord attraverso piani straordinari e la destinazione di ingenti finanziamenti pubblici e l'utilizzazione delle aziende pubbliche per lo sviluppo industriale, tecnologico e infrastrutturale, per il rilancio dell'agricoltura e il turismo, per il risanamento del degrado ambientale, rurale e urbano. 100) Piani straordinari per risolvere il problema dell'approvvigionamento e distribuzione dell'acqua potabile (specie in Sicilia, Calabria e Campania), completare la metanizzazione delle citt, potenziare la rete ferroviaria e i trasporti pubblici urbani. 101) Nazionalizzare le grandi aziende, a cominciare dalla Fiat, e le banche private e rinazionalizzare ci che era gi dello Stato e che stato in questi anni privatizzato. 102) Cancellazione del megaprogetto speculativo per la costruzione del Ponte di Messina e destinazione degli investimenti previsti (8 mila miliardi) per potenziare e modernizzare i trasporti ferroviari e marittimi della Sicilia e della Calabria. 103) Pieno utilizzo, nei tempi stabiliti, dei 100-120 mila miliardi stanziati (tra fondi Ue e fondi nazionali) per lo sviluppo, l'ammodernamento e l'occupazione nelle regioni meridionali. 104) Diritto per le masse meridionali a controllare e a dire l'ultima parola sui finanziamenti pubblici destinati allo sviluppo e all'occupazione nel Mezzogiorno, affinch non siano rapinati dalla mafia, dalla 'ndrangheta, dalla camorra, dalla "sacra corona unita" e dai ladroni di Stato. 105) Creare nuovi posti di lavoro stabili, a salario intero e a tempo pieno, secondo le condizioni sancite nel Ccnl, senza deroghe sui metodi di assunzione, l'orario di lavoro, le normative, i trattamenti salariali. 106) Impedire la reintroduzione, sotto qualsiasi forma, delle "gabbie salariali". 107) Sciogliere la fallimentare "Agenzia per il Sud" creata per distribuire incentivi e agevolazioni fiscali ai capitalisti italiani ed esteri e per imporre al Mezzogiorno condizioni di supersfruttamento.

108) Concedere agevolazioni fiscali per investimenti produttivi vincolati alla creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato e a salario intero.

Agricoltura
109) Favorire lo sviluppo, la modernizzazione e la specializzazione, soprattutto nel Sud e nelle Isole, dell'agricoltura e del settore agro-alimentare, con l'obiettivo almeno di coprire il fabbisogno alimentare nazionale, valorizzando qualit e tipicit delle produzioni in rapporto al territorio, salvaguardando l'ambiente, la biodiversit e la sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti. 110) Incoraggiare il carattere multifunzionale del sistema agricolo, legandolo alla produzione e alla trasformazione dei prodotti agro-alimentari e zootecnici, al recupero e al rilancio del territorio e delle zone rurali, all'attivit turistica (attraverso le strutture di agriturismo), all'educazione ecologica e agricola per gli studenti, all'attivit faunistica. 111) Aumentare i finanziamenti e le agevolazioni fiscali dello Stato ai vari settori dell'agricoltura, privilegiando le piccole aziende contadine e le piccole cooperative. 112) Prevedere investimenti legati alla conservazione del paesaggio tradizionale, al trasferimento di aziende nell'interesse della collettivit, al miglioramento dell'ambiente e al benessere degli animali; aiuti per compensare le zone svantaggiate, per sostenere l'avvio di attivit dei giovani agricoltori; aiuti per incoraggiare la produzione di prodotti di qualit e promuovere l'assistenza tecnica ai produttori e il miglioramento della qualit genetica del bestiame; aiuti per compensare i danni alla produzione e ai mezzi di produzione agricoli causati da catastrofi naturali, cattive condizioni climatiche o epidemie a piante e animali. 113) Rivendicare una politica che assicuri un sostegno economico all'agricoltura italiana non inferiore a quello garantito ad altri paesi della comunit, il superamento delle quote di produzione imposte da Bruxelles, la parit di trattamento tra produzioni continentali e produzioni mediterranee. 114) Sostenere lo sviluppo delle zone rurali e montane con interventi volti a migliorare in generale le condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni residenti; ridurre l'"effetto periferia" delle suddette zone (con diffusione di sistemi informatici, di telecomunicazione e telematici); favorire le attivit rurali e produttive presenti sul territorio con sovvenzioni, defiscalizzazioni, semplificazioni amministrative; facilitare l'accesso ai servizi sanitari, assistenziali, scolastici e culturali; promuovere gli insediamenti delle popolazioni mediante un'adeguata politica della casa, dei trasporti e dei servizi; valorizzare le tradizioni progressiste locali e le produzioni tipiche. 115) Ridurre progressivamente, fino a eliminare gli allevamenti intensivi "senza terra" e favorire, col sostegno dello Stato, i piccoli allevatori a spostare le loro aziende dove ci sono terre incolte, e incentivarli ad una produzione rispettosa dell'ambiente, della salute dei consumatori e degli stessi animali. 116) Mettere al bando, negli allevamenti di bovini, suini, animali da cortile e nella piscicoltura, l'uso delle farine di origine animale e degli estrogeni e l'uso indiscriminato di antibiotici e rivendicare un controllo capillare e costante delle

autorit veterinarie pubbliche sulle industrie che producono mangimi e sulle aziende zootecniche per garantire la sicurezza alimentare e la difesa della salute dei consumatori. 117) Opporsi alle normative Ue che permettono l'alterazione dei prodotti alimentari consentendo l'introduzione di ingredienti estranei e surrogati scadenti, come avvenuto per la pasta, la cioccolata e il pane, in difesa della loro genuinit e qualit. 118) Favorire la ricerca e la sperimentazione scientifica nel campo della biotecnologia e degli organismi geneticamente modificati (Ogm) per la produzione di cibi "transgenici" finalizzate a migliorare l'ecosistema naturale e agricolo, a salvaguardare la variabilit genetica e la biodiversit, ad aiutare lo sviluppo tecnico, agricolo ed economico dei paesi in via di sviluppo. 119) Vincolare, per legge e con sanzioni severe, ogni prospettiva di sfruttamento economico degli Ogm alla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi, alla salvaguardia della salute umana e al pieno rispetto del diritto all'informazione dei consumatori, alla difesa della biodiversit e delle produzioni tipiche e locali, alla garanzia che la diffusione delle biotecnologie non penalizzi le possibilit di sviluppo dei paesi del Terzo mondo. 120) Vietare la brevettabilit delle scoperte genetiche, di qualsiasi tipo, e il loro uso a scopo di lucro. Esse devono essere considerate patrimonio comune, pubblicate in modo dettagliato nelle riviste scientifiche e messe a disposizione di tutti. 121) Abrogare le normative vigenti in materia (le direttive Cee 90/220 e 98/440) e rivendicare una legislazione che recepisca i suddetti principi. 122) Moratoria delle coltivazioni, dell'esportazione, dell'importazione e della commercializzazione dei prodotti geneticamente modificati, finch non sar definito un nuovo quadro legislativo e chiariti i rischi per la salute e l'ambiente nel medio e lungo periodo. 123) Garantire agli agricoltori l'informazione esatta sulla provenienza dei semi e dei mangimi, con certificato che specifichi il loro trattamento; i prodotti importati dagli Usa e dal Canada, specie mais e soia, vengano distinti tra quelli Ogm e quelli naturali; prevedere sanzioni per chi esporta prodotti "transgenici" segretamente e illegalmente; rendere obbligatoria l'etichettatura dei prodotti geneticamente modificati che segnali tutta la quantit di Ogm immessa, anche infinitesimale, sotto l'1%.

Occupazione e lavoro
124) Lavoro stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato per tutti i disoccupati e lavoratori. 125) Piani straordinari urgenti, anche con appositi programmi di formazione professionale, per dare lavoro ai "soggetti pi deboli" sul "mercato del lavoro", e cio a giovani, donne, disoccupati di lunga durata, immigrati, disabili. 126) Assunzione di nuovo personale a tempo indeterminato nel pubblico impiego e nella pubblica amministrazione per reintegrare il turn-over e adeguare gli organici alle necessit di servizio. 127) Assunzione stabile e a salario intero di tutti i lavoratori socialmente utili (Lsu) e

i lavoratori di pubblica utilit (Lpu) nella pubblica amministrazione dove sono in servizio. 128) Trasformazione dei contratti di formazione-lavoro in assunzioni a tempo indeterminato dei contrattisti nelle aziende in cui sono impiegati. 129) Blocco delle privatizzazioni nei servizi portuali e a bordo delle navi di linea e piano di assunzioni per chi cerca lavoro nel settore marittimo, senza discriminazioni verso i lavoratori immigrati. 130) Riduzione dell'orario a 35 ore settimanali (7x5) a parit di salario per legge, fin da subito in tutte le aziende, comprese quelle con meno di 15 dipendenti. 131) Divieto di organizzare turni di lavoro oltre le 20 ore per le lavorazioni che non pretendono il ciclo continuo. 132) Per determinate lavorazioni disagiate e organizzate per turni, prevedere la settimana lavorativa di 32 ore e mezza (6,5x5) o di 32 (8x4) a parit di salario. 133) Abrogare tutti i provvedimenti di legge, ivi compreso il pacchetto Treu, che hanno liberalizzato il "mercato del lavoro" e moltiplicato le forme di lavoro precario nel privato e anche nel pubblico impiego: part-time, contratti a termine, contratto formazione-lavoro, lavoro interinale, lavoro "atipico" parasubordinato, Lsu; e che hanno inserito trattamenti economici e normativi differenti, in deroga ai contratti nazionali, quali i "patti territoriali" e i "contratti d'area". 134) Abrogare il decreto legislativo 61/2000 che introduce il part-time flessibile, giornaliero, settimanale e stagionale. 135) Provvedimenti legislativi e di adeguamento delle forze ispettive per scovare (utilizzando anche i dati incrociati di Iva, Inps, Enel), e punire, anche con la carcerazione e la confisca dei beni per i casi pi gravi, le aziende che ricorrono al lavoro nero e minorile. 136) Controlli rigorosi da parte di governo, regioni, province e enti locali sulle societ e le aziende alle quali vengono assegnati gli appalti pubblici per impedire l'utilizzo di lavoro nero. 137) Divieto di introdurre norme di legge, o anche contrattuali, come l'"arbitrato di equit", che in qualche maniera cancellino le tutele previste nel "licenziamento per giusta causa". 138) Estendere ai lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti le norme di tutela dello Statuto dei lavoratori. 139) Abrogare le norme di legge finalizzate a privatizzare il collocamento, iniziando con lo smantellamento delle agenzie interinali. 140) Perseguire con sanzioni economiche e il carcere il "caporalato" nell'ingaggio di mano d'opera sottopagata e a nero, specie in agricoltura e in edilizia. 141) Superamento definitivo del vecchio collocamento con un sistema pubblico di avviamento al lavoro, presente in tutto il territorio nazionale, attrezzato con moderne tecnologie per recepire in tempo reale la domanda di mano d'opera, che promuova anche assieme agli enti locali corsi di formazione e di riqualificazione professionale, gestito con la partecipazione diretta dei giovani alla ricerca della prima occupazione, dei disoccupati e delle organizzazioni che li rappresentano. 142) Rapporto di collaborazione e di scambio delle informazioni tra i centri di avviamento al lavoro e il sistema scolastico per favorire l'occupazione degli studenti

una volta terminati gli studi. 143) Indennit di disoccupazione pari al salario medio degli operai dell'industria per un periodo non inferiore a tre anni. Tale indennit deve essere estesa anche ai giovani in cerca di prima occupazione ed elargita in accordo con i centri di avviamento al lavoro. In caso di rifiuto di una adeguata offerta di lavoro la suddetta indennit decade. 144) Diritto di ricevere un reddito da parte dello Stato pari alla pensione sociale per gli indigenti privi di risorse proprie che, pur essendo in et lavorativa, sono fuori dal "mercato del lavoro". 145) Mantenimento ed estensione nei settori che ne sono privi dei cosiddetti "ammortizzatori sociali" (cassa integrazione ordinaria e straordinaria, liste di mobilit e prepensionamenti) per difendere i posti di lavoro e contenere i licenziamenti in casi di crisi aziendali.

Pensioni
146) Abrogare le controriforme pensionistiche Amato, Dini e Prodi. 147) Rilanciare un sistema pensionistico pubblico, universale, unificato, a ripartizione, fondato sulla contribuzione obbligatoria e con una tassa sui profitti dei capitalisti. 148) Diritto alla pensione minima dopo 5 anni di contribuzione. 149) Ripristinare l'et pensionabile a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne. 150) Ripristinare la pensione di anzianit con 35 anni di lavoro. 151) Rivalutare l'aliquota di rendimento pensionistico del 2,5% per ogni anno lavorato per tutte le categorie. 152) Istituire una norma legislativa pensionistica specifica che favorisca gli "atipici", i lavoratori parasubordinati riguardo l'aliquota contributiva e il rendimento dei versamenti pensionistici. 153) Rivalutare automaticamente le pensioni in base all'aumento del costo della vita e alla media della dinamica salariale nel lavoro dipendente. 154) Elevare le pensioni minime da lavoro, che comunque non siano inferiori a un milione di lire netto mensile indicizzato. 155) Aumentare la pensione sociale (assegno sociale) fino alla met del salario mensile medio degli operai dell'industria, con rivalutazione annuale sui dati Istat. In ogni caso la pi bassa pensione non deve essere al di sotto del milione di lire netto mensile indicizzato. 156) L'ottenimento della integrazione della pensione al minimo non deve essere subordinato al cumulo dei redditi dei coniugi. 157) Difendere il diritto alla reversibilit delle pensioni per vedove e orfani. 158) Separare effettivamente e in tempi certi i conti e i fondi della previdenza, di competenza dell'Inps e degli altri istituti pensionistici, da quelli per l'assistenza e per il sostegno all'occupazione che sono di competenza dello Stato (ministeri del Tesoro, del Lavoro, ecc.). 159) Provvedimenti legislativi, organizzativi e investigativi efficaci per scovare e punire la grande evasione contributiva.

160) Armonizzare le normative previdenziali riguardanti la contribuzione e i rendimenti pensionistici. 161) Parificare i versamenti contributivi del lavoro autonomo e del settore dell'agricoltura a quelli vigenti nel lavoro dipendente dell'industria. 162) Eliminare tutti i privilegi pensionistici a favore dei parlamentari, ministri, presidenti delle regioni e delle province, sindaci, assessori, alti burocrati dello Stato e della pubblica amministrazione, grandi manager delle aziende pubbliche e private. 163) Riordinare e riunificare i vari fondi di pensione di categoria e di settore privati e pubblici nell'Inps. 164) Divieto di utilizzare il Tfr (le liquidazioni) per finanziare i fondi di pensione integrativa. 165) Eliminare i fondi di pensione integrativa esistenti.

Casa
166) Diritto alla casa per tutti. 167) Sostanzioso aumento dei finanziamenti pubblici destinati dal governo alla politica abitativa, almeno ai livelli esistenti nei principali paesi europei e comunque adeguato a rilanciare l'edilizia popolare e sostenere i senza tetto e le famiglie pi bisognose. 168) Piani dei comuni mirati a soddisfare il fabbisogno abitativo attraverso il riuso e il risanamento di vecchi edifici, l'utilizzo delle case sfitte e la costruzione di nuove case popolari con fitti accessibili a tutti, immigrati e Rom compresi. 169) Smantellare i mostruosi casermoni nei quartieri-ghetto costruiti nelle periferie delle grandi metropoli (come a Napoli, Roma e altre citt) e ricostruzione di un ambiente abitativo vivibile, attrezzato di servizi e dotato di verde pubblico. 170) Costringere, ricorrendo anche alla leva fiscale e alla requisizione, le banche, le societ di assicurazioni e i grandi proprietari immobiliari ad affittare, come prima abitazione, le case di loro propriet a fitti popolari. 171) Contributi pubblici e agevolazioni fiscali per ristrutturare e ammodernare le vecchie abitazioni nei quartieri popolari per le famiglie a basso reddito e che possiedono una sola casa. 172) Finanziamenti pubblici e agevolazioni fiscali per dotare di garanzie antisismiche le vecchie case situate nelle zone soggette a terremoti. 173) Forti agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa per le famiglie con un reddito medio-basso, le giovani coppie e i singoli, senza discriminazioni verso gli immigrati, le famiglie di fatto e le convivenze etero e omosessuali. 174) Diritto, anche per le famiglie di fatto, comprese le coppie omosessuali, lesbiche, transessuali, di accedere ai bandi di concorso per l'assegnazione delle case popolari. 175) Abrogare la legge Zagatti 431 del 9 dicembre 1998 sulla liberalizzazione degli affitti. 176) Contributi economici da parte delle amministrazioni comunali per pagare l'affitto agli indigenti. 177) Divieto degli sfratti fino a che non sia offerta una adeguata abitazione alternativa, specie per le coppie di anziani soli e le famiglie a basso reddito.

178) I comuni devono requisire le case sfitte da oltre un anno, i locali pubblici dismessi o inutilizzati e i palazzi nelle medesime condizioni da destinare, dopo i necessari lavori, alle famiglie sfrattate e senza casa. 179) Abolire l'Ici sulla prima casa non di lusso. 180) Istituire un'anagrafe nazionale, con sede centrale a Roma, dove si possano iscrivere coloro che non hanno pi la residenza in alcun Comune; ogni comune ha l'obbligo di rilasciare loro il certificato di residenza.

Fisco
181) Sistema fiscale basato sulle imposte dirette che attui una vera ed effettiva progressivit nella tassazione dei redditi, attraverso una lotta rigorosa all'evasione, erosione ed elusione fiscale e l'unicit di imposta per tutte le fonti di reddito. 182) Abolizione graduale delle imposte indirette a cominciare dall'Iva sui beni e sui servizi di prima necessit. 183) Esenzione dall'Ire per i redditi sotto i 20 mila euro annui indicizzati. 184) Riformulare gli scaglioni di reddito, le aliquote fiscali e le detrazioni Ire (con rimborso di quelle non recuperate per incapienza) per alleggerire l'imposizione sul lavoro dipendente, sui pensionati, sui contadini poveri e piccoli artigiani e commercianti, in base anche ai familiari a carico, e per rafforzare la progressivit dell'imposta sui redditi che superano i 40 mila euro di reddito annui indicizzati. 185) Restituire, anche tramite compensazione, entro l'anno di presentazione della dichiarazione dei redditi le imposte lievitate a causa dell'inflazione e del conseguente drenaggio fiscale. Per i redditi da lavoro dipendente e da pensione provvedere in sede di conguaglio fiscale a fine anno. 186) Divieto di fiscalizzazione degli oneri sociali alle imprese; esenzione dai contributi sanitari per i lavoratori dipendenti. 187) Colpire la grande evasione, erosione ed elusione fiscale attraverso l'abolizione dei regimi fiscali sostitutivi che applicano le imposte proporzionali invece che progressive, la tassazione progressiva di tutti i redditi includendoli nella base imponibile Ire, l'abolizione del segreto bancario, efficaci ed efficienti sistemi di accertamento che impediscano la falsificazione dei fatturati, dei profitti, della dichiarazione dei redditi e facciano venire alla luce l'economia sommersa e il "lavoro nero". 188) Tassazione Ire di tutti i redditi da lavoro autonomo e d'impresa minore attraverso l'abolizione dei sistemi forfettari, l'esatta dichiarazione dei redditi e della base imponibile risultante dai costi e dai ricavi, la corretta imputazione delle spese deducibili, un sistema di contabilit semplificata per i piccoli lavoratori autonomi, artigiani, commercianti. 189) Tassazione progressiva Ire sulle rendite finanziarie, abolizione delle imposte sostitutive, prelievo alla fonte a titolo di acconto e conguaglio con la dichiarazione dei redditi. 190) Imposta patrimoniale progressiva su tutti i beni immobiliari e mobiliari (titoli azionari e simili, depositi bancari, ecc.), con l'esenzione della prima casa di abitazione e il piccolo risparmio entro il tetto dei 130 mila euro indicizzati.

191) Introdurre un'imposta per colpire le transazioni speculative sul mercato delle valute. 192) Abrogare i provvedimenti legislativi che hanno portato alla revisione delle aliquote fiscali, alla riduzione delle imposte sui profitti e dell'Irap a favore della grande impresa. 193) Abrogare le leggi in materia di federalismo fiscale a favore delle regioni, compresa l'Irap, e dei comuni. Allo Stato spetta il compito di redistribuire le risorse finanziarie derivanti dall'imposizione fiscale a regioni e enti locali. 194) Abolire tutte le addizionali Ire comunali, provinciali e regionali. 195) Abrogare l'8x1000 a favore della chiesa cattolica e di altre istituzioni religiose. 196) Realizzare forme permanenti di controllo sociale delle masse sul fisco e sulla macchina tributaria.

Servizi sanitari e socio-sanitari


197) Diritto alla salute gratuito e universale per tutti. 198) Abrogare la controriforma sanitaria Bindi, legge n. 229 del 19 giugno 1999. 199) Sanit pubblica, universale, gratuita, gestita con la partecipazione diretta dei lavoratori e delle masse popolari, che disponga di strutture capillari di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione su tutto il territorio nazionale e sia finanziata tramite la fiscalit generale. 200) I finanziamenti destinati alla sanit pubblica devono costituire una cospicua percentuale del Prodotto interno lordo (Pil) e confluire in un apposito fondo nazionale gestito dalle masse popolari attraverso gli strumenti della democrazia diretta. 201) Abolire il "sanitometro", tutti i ticket sanitari e i contributi di malattia che gravano sul lavoro dipendente. 202) Nuovi parametri di distribuzione dei finanziamenti sanitari che tengano presente dell'ammontare dei residenti, lo stato e la capillarit delle strutture pubbliche presenti nelle varie zone del Paese, le necessit di prevenzione e le condizioni ambientali, le esigenze socio-sanitarie degli anziani, degli immigrati, dei disabili, dei portatori di handicap, dei tossicodipendenti, dei "malati di mente", privilegiando in ogni caso le regioni pi povere e depresse e le periferie delle citt. 203) Trasformare tutte le strutture private, accreditate e non, comprese le farmacie, in strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale (Ssn). 204) Nazionalizzare le industrie farmaceutiche. 205) Trasformare i farmacisti in operatori della sanit pubblica. 206) Revisione del prontuario farmaceutico del Ssn per ab

Il Comitato centrale del PMLI


SE sei contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, la societ divisa in classi, le disuguaglianze territoriali e di sesso, la propriet privata, le ingiustizie sociali e vuoi il socialismo, VIENI CON NOI. SE sei contro l'imperialismo, la guerra imperialista - come stata l'aggressione alla

Repubblica federale jugoslava -, le alleanze imperialiste - come l'Unione europea e la Nato -, l'esercito professionale interventista, e per l'internazionalismo proletario, VIENI CON NOI. SE sei contro il governo di Gladio, della controriforma costituzionale del rinnegato, guerrafondaio e affamatore del popolo D'Alema, VIENI CON NOI. SE ritieni che la madre di tutte le questioni la conquista del potere politico da parte del proletariato, VIENI CON NOI. SE sei contro qualsiasi alleanza governativa nazionale, regionale e locale col "centro sinistra", il parlamentarismo e per l'astensionismo marxista-leninista, VIENI CON NOI. SE sei contro la mafia, la camorra, la 'ndrangheta e la "sacra corona unita", la miseria e il sottosviluppo del Mezzogiorno, VIENI CON NOI. SE sei contro la disoccupazione, il lavoro precario, il salario e le pensioni da fame, il taglio delle pensioni e il sistema contributivo, la finanziaria 2000, la controriforma dello "Stato sociale", la concertazione, la flessibilit, le privatizzazioni, VIENI CON NOI. SE sei per il lavoro stabile e a salario pieno per tutti i disoccupati, Lsu e Lpu, le 35 ore settimanali a parit di salario per legge, fin da subito in tutte le aziende, comprese quelle con meno di 15 dipendenti, per la sanit, la scuola e l'universit pubbliche e gratuite, VIENI CON NOI. SE hai gi preso coscienza che seguendo i rinnegati come D'Alema, Veltroni e Cofferati e i falsi comunisti, in realt trotzkisti, come Bertinotti e Cossutta, non possibile torcere nemmeno un capello al capitalismo e alla classe dominante borghese, VIENI CON NOI. SE sei animato dagli stessi sentimenti proletari rivoluzionari dei grandi maestri del proletariato internazionale - Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao - dei quali intendi applicare nella lotta di classe gli immortali e universali insegnamenti, VIENI CON NOI. SE vuoi partecipare all'epica impresa di costruire un grande, forte e radicato Partito marxista-leninista per combattere la seconda repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista e realizzare l'Italia unita, rossa e socialista,

VIENI CON NOI Per diventare leader studenteschi, le studentesse e gli studenti marxisti-leninisti devono studiare e applicare le sette indicazioni di Scuderi per il lavoro studentesco

di Federico Picerni* Le sette indicazioni per il lavoro studentesco, elaborate dal compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, nel febbraio del 1990, durante la rivolta della "Pantera" che infiamm le universit italiane contro la "riforma" Ruberti (che apriva le porte alla devastante "autonomia universitaria"), costituiscono una bussola fondamentale grazie alla quale possiamo muoverci nella giusta direzione e con gli opportuni metodi strategici e tattici nella nostra attivit fra gli studenti. Le studentesse e gli studenti marxisti-leninisti devono servirsi delle sette indicazioni nell'assolvimento del loro importante compito di diventare leader studenteschi. Quanto pi riusciranno a far proprie e applicare le indicazioni di Scuderi, tanto maggiore sar il successo del lavoro del Partito nel nevralgico fronte studentesco. Assumere una posizione d'avanguardia nel movimento studentesco La prima indicazione gi illustra il compito fondamentale degli studenti marxistileninisti: "Assumere nel movimento studentesco una posizione di punta, di avanguardia, facendo per ben attenzione a non sopravanzare di molto la coscienza media delle masse studentesche con cui operiamo". Conquistare questa posizione essenziale se vogliamo trasmettere la linea scolastica e universitaria del PMLI al movimento studentesco e portarlo cos gradualmente sui binari della lotta contro il capitalismo, per il socialismo. Solo venendo riconosciuti dalla base studentesca come elementi d'avanguardia, tanto negli aspetti teorici e politici quanto in quelli pratici e organizzativi, gli studenti marxisti-leninisti potranno strappare l'egemonia dalle mani del riformismo, dello spontaneismo e del movimentismo. Affinch ci possa avvenire, gli studenti marxisti-leninisti devono essere adeguatamente preparati sulla linea scolastica e universitaria del PMLI (sintetizzati nel Documento del CC "I giovani e il lavoro del PMLI sul fronte giovanile e studentesco" e negli articoli del Responsabile nazionale giovani e de Il Bolscevico), sulla situazione generale del movimento studentesco, sui provvedimenti governativi e sulle condizioni concrete della propria scuola o facolt, nonch fare uso degli opportuni metodi tattici e dialettici all'interno di una politica di fronte unito, in quanto solo se stiamo fra le masse studentesche, indipendentemente da chi le dirige al momento, possiamo avere un confronto serrato con loro e affermarci fra loro. In questo confronto dobbiamo confutare dialetticamente e con argomentazioni convincenti, che partano dall'esperienza e dalle condizioni materiali, le parole d'ordine e le posizioni che riteniamo sbagliate o fuorvianti per il movimento. Non dobbiamo per pretendere che le nostre parole d'ordine e piattaforme vengano accettate dal movimento nazionale e locale da un giorno all'altro. Ci dipende dalla meticolosit e dalla costanza del lavoro degli studenti marxisti-leninisti. Intanto, nell'ambito della politica di fronte unito, noi possiamo anche utilizzare parole d'ordine non nostre, magari elaborate dai collettivi, purch non siano contrarie alla nostra linea e servano al nostro scopo. Mai tralasciare lo studio della situazione e dei problemi attuali della propria scuola o facolt, perch senza conoscerli, senza sapere quali sono le questioni pi sentite dagli studenti con i quali si pi direttamente a contatto, e senza elaborare le giuste rivendicazioni per risolverle, impossibile farsi riconoscere come punti di

riferimento affidabili. Legare la strategia alla tattica adeguata Particolare attenzione va dedicata alla questione della tattica da impiegare, poich principalmente da essa che dipende il successo della nostra attivit di persuasione. Ecco come questa questione viene trattata dal compagno Scuderi nella seconda indicazione: "Avere chiara in mente la strategia e la linea universitaria del Partito e adottare le tattiche adeguate per farle comprendere e accettare dalle masse studentesche in lotta. La strategia e la linea costituiscono la mta, la tattica il percorso per raggiungerla. Se sbagliamo metodi, mezzi, proposte e linguaggio la mta non si raggiunger mai. In altri termini ci significa che occorre dipanare il nostro discorso gradualmente, per assaggi senza scoprire subito le carte, in modo da saggiare il terreno, valutare le reazioni delle masse e delle varie forze politiche e via via aggiustare il tiro, sulla base degli umori, della volont e delle esigenze delle masse, e al contempo delle sviluppo delle contraddizioni col nemico, in questo caso la controriforma Ruberti (oggi direbbe la politica di tagli, aziendalizzazione e privatizzazione di Monti e Profumo) e il governo, e all'interno del movimento studentesco. Noi siamo convinti che la linea politica del Partito quella vincente, ma non possiamo imporla alle masse, nostro compito agire con grande abilit tattica per farla accettare a loro". Agire con la giusta tattica significa modulare il nostro discorso in base alla situazione concreta nella quale ci troviamo ad operare, senza per rinunciare ad esprimere una posizione avanzata, in modo che gli studenti possano maturare la loro coscienza politica permettendoci di alzare via via il tiro. Significa saper spiegare e argomentare la nostra linea legandola ai problemi reali degli studenti con cui siamo a contatto. Un atteggiamento meccanico, che non tenesse conto della coscienza delle masse, ci renderebbe incomprensibili e finirebbe per isolarci. Allo stesso tempo non esprimere comunque una posizione d'avanguardia, sempre adattata al livello medio di coscienza del contesto in cui operiamo, ci metterebbe alla coda del movimento e non torcerebbe un capello all'egemonia riformista e spontaneista. Come continua Scuderi: "Cos come bisogna stare attenti a non cadere nel codismo e nell'opportunismo di destra, dobbiamo altrettanto vigilare a non cadere nell'"ultrasinistrismo', nelle fughe in avanti, non tenendo conto della realt che ci sta di fronte. Bisogna sempre stare attenti a non offrire il fianco alla destra revisionista e agli opportunisti di 'sinistra', ma agire per creare una situazione da attirare sulle posizioni marxiste-leniniste, convenientemente esposte, la sinistra della destra revisionista e la destra degli 'ultrasinistri', legando e rappresentando le masse studentesche in lotta sulle posizioni pi avanzate possibili. Bisogna praticare la massima attenzione alla tattica per evitare di bruciare le carte che abbiamo in mano e bruciarsi assieme ad esse. In sintesi, dobbiamo legare al particolare la nostra parola d'ordine" scuola e universit pubbliche, gratuite e governate dalle studentesse e dagli studenti. Non dobbiamo stancarci di propagandare e proporre questa parola d'ordine, che costituisce la sintesi pi efficace della nostra linea scolastica e universitaria, ma per farla capire, apprezzare e quindi passare necessario sforzarsi di argomentarla e

legarla ai fatti concreti. L'azione pratica Appurato che bisogna porsi all'avanguardia, conoscere bene la linea del Partito e la realt concreta e legare la strategia alla tattica, occorre concretizzare queste indicazioni, cio passare all'azione, alla pratica. Per poter essere mirata, non improvvisata, forte dell'esperienza maturata dall'intero Partito e conforme alle caratteristiche proprie del lavoro di massa, evitando di bruciare le tappe, l'azione deve conformarsi, come ricorda la terza indicazione, "ai 4 obiettivi strategici del lavoro di massa, ai 4 insegnamenti della lotta delle masse e alle 3 fasi che precedono l'azione". Vale la pena di rinfrescarci la memoria sulle tre fasi che precedono l'azione: 1a Fase: conoscenza della situazione, del rilievo dei dati e dell'individuazione della contraddizione principale. 2a Fase: elaborazione della linea, delle parole d'ordine, della tattica e delle rivendicazioni. 3a Fase: stesura dell'intervento (scritto, orale, giornalistico). Gli studenti marxisti-leninisti non devono perdere occasione per farsi gradualmente notare e apprezzare per la loro combattivit e le loro proposte. Solo cos possibile guadagnarsi una base di massa, essenziale se vogliamo conquistare e mantenere l'egemonia politica e organizzativa. Tuttavia non riusciremo a crearci una tale base se non faremo vivere la linea del Partito, calandola nella nostra realt concreta, con la giusta tattica e con proposte azzeccate rispondenti ai problemi reali degli studenti, in particolare quelli al momento pi sentiti. Ci vengono in aiuto la quarta indicazione: "Stare in prima linea nelle manifestazioni di piazza, nelle prime file delle assemblee generali e prendere la parola ogni volta che lo riteniamo necessario durante le assemblee e le commissioni di lavoro"; e la quinta indicazione: "Non staccarci mai dalle masse studentesche e operare intelligentemente per non farsi emarginare dai vari leader spontanei o dei raggruppamenti politici". I marxisti-leninisti non devono considerare la base di massa come un serbatoio dal quale attingere soltanto per le manifestazioni, n tanto meno un piedistallo grazie al quale mettersi in vista, ma come una forza cosciente da responsabilizzare e quindi coinvolgere anche nelle battaglie di linea, perch solo cos possiamo far trionfare le posizioni giuste e ottenere un rapporto di forze pi favorevole. Pi ampia la nostra base, pi possiamo ottenere nelle battaglie di linea, nei dibattiti, nelle trattative, nei compromessi con le altre forze studentesche riformiste e piccolo-borghesi. Da soli per possiamo fare ben poco. Ecco perch la sesta indicazione invita a: "Stringere i rapporti con le studentesse e gli studenti pi avanzati e combattivi e cercare di formare con essi l'avanguardia di sinistra che unisca e trascini tutto il resto delle masse studentesche in lotta". Questa unit va realizzata anche con chi non condivide del tutto la nostra piattaforma, l'importante riuscire a spostare il movimento studentesco su posizioni sempre pi di sinistra, avvicinandolo oggettivamente e soggettivamente a quelle del PMLI. Gli studenti pi avanzati e combattivi sono comunque quelli pi propensi a essere conquistati alle nostre posizioni, nei loro confronti occorre avere un occhio di riguardo in quanto potrebbero esserci potenziali nuovi militanti o simpatizzanti del PMLI.

Infine la settima indicazione si riferisce alla forma organizzativa che si diede il movimento della "Pantera": "Entrare in una commissione di lavoro. La pi utile e produttiva per noi al momento attuale sembra essere quella della stampa (o centro stampa che dir si voglia), alla quale devoluto il compito di fungere da portavoce delle assemblee generali. Se non fosse possibile, in alternativa, entrare in quella che elabora i documenti". Bench le condizioni siano cambiate, resta vivissimo lo spirito di questa indicazione, ossia bisogna attivarsi nelle assemblee pi o meno permanenti, nelle autogestioni e nelle occupazioni e, all'interno della loro organizzazione, individuare gli spazi pi utili per far passare le nostre posizioni ad un pubblico studentesco pi ampio possibile. In conclusione, gli elementi fondamentali del lavoro per diventare dei leader studenteschi sono: porsi su posizioni d'avanguardia; legare il particolare al generale, la tattica alla strategia; legarsi alle masse. Sicuramente le studentesse e gli studenti marxisti-leninisti, fermandosi a riflettere su queste indicazioni e assimilandole profondamente, riusciranno ad impostare correttamente il loro lavoro. Essi devono essere pienamente consapevoli del loro ruolo di protagonisti assoluti del lavoro studentesco e del radicamento nelle scuole e nelle universit. L'esperienza ci insegna che solo lavorando attivamente dentro al movimento studentesco possiamo trasmettere direttamente e vivacemente la nostra linea, se la sappiamo ben argomentare e legare ai problemi concreti; acuire le contraddizioni fra le masse da una parte e le istituzioni borghesi, il governo e il capitalismo dall'altra; rispondere ai problemi immediati e a medio termine degli studenti con piattaforme adeguate; e convincerli a battersi per la scuola e l'universit pubbliche, gratuite e governate dalle studentesse e dagli studenti. Non facciamoci sfuggire l'occasione d'oro che si aperta il 14 novembre e mettiamocela tutta. Insistiamo in particolare sulle questioni del governo delle scuole e delle universit e dell'organizzazione del movimento studentesco e impegniamoci affinch sviluppi il suo anticapitalismo in direzione della lotta antigovernativa e della lotta per il socialismo.