Sei sulla pagina 1di 9

LE DIVERSE FORME DI MERCATO

Lo studio delle forme di mercato indispensabile per comprendere i principi che regolano la
determinazione dei prezzi.
Infatti il comportamento delle imprese diverso a seconda del contesto in cui operano, ovvero a
seconda della forma di mercato.
Le principali forme di mercato sono: concorrenza perfetta o pura, il monopolio, la concorrenza
imperfetta e loligopolio.
CONCORRENZA PERFETTA
CARATTERISITICHE PRINCIPALI:

Polverizzazione del mercato: la presenza di un gran numero di imprese di piccole


dimensioni che producono un identico bene;
Unicit del prezzo: cio il prezzo uguale per tutte le imprese, nessun operatore in grado
di modificarlo, ed determinato dallequilibrio di mercato;
Anche gli acquirenti sono numerosi e piccoli, ed essendo tali non sono in grado di
influenzare i prezzi, perch essendo piccoli anche se aumentano moltissimo il consumo di
un dato bene, non fa aumentare la domanda globale e quindi il prezzo di quel prodotto;
Omogeneit della merce venduta da tutte le imprese. Se un imprenditore fosse in grado
di differenziare i propri prodotti (migliorando la qualit o la forma esteriore o
pubblicizzandoli in modo pi adeguato) potrebbe praticare prezzi maggiori senza correre il
rischio di perdere la propria clientela, ma in tal caso non si avrebbe una concorrenza
perfetta;
Le imprese concorrenti devono avere lo stesso andamento dei costi;
C trasparenza sul mercato, cio ogni operatore deve poter conoscere le condizioni di
mercato, cio come vanno le contrattazioni e come si formano i prezzi;
C libert dingresso nel mercato, cio non ci sono vincoli legislativi o economici;
Non devono esserci da parte degli acquirenti delle preferenze per un venditore
piuttosto che per un altro, per es. per la cortesia del negoziante, o perch fa credito, o per
la localizzazione dellimpresa ecc.
Dati questi presupposti (unicit del prezzo, omogeneit del prodotto, mancanza di limiti che
ostacolano laccesso al mercato ecc) la concorrenza perfetta disciplinata dalla legge di
indifferenza (o legge di Jevons), cio per il consumatore indifferente acquistare la merce da
questo o quel venditore e il prezzo uguale dappertutto, quindi prodotti omogenei hanno prezzi
omogenei.
Si tratta comunque di requisiti che per il loro rigore si verificano di rado nella realt, per cui la
concorrenza perfetta riscontrabile in pochi mercati, perch basta che non si verificano tali
circostanze o anche una sola di esse, per es. se limprenditore pu modificare entro certi limiti,
il prezzo di vendita, vuol dire che opera in un mercato di concorrenza imperfetta.

LEQUILIBRIO DELLIMPRESA NELLA LIBERA CONCORRENZA


Prima di esaminare lequilibrio, occorre precisare alcune nozioni preliminari:
Ricavo totale: la somma monetaria ottenibile moltiplicando il prezzo per le quantit
vendute;
Ricavo marginale: lincremento che il ricavo totale subisce quando si vende una unit
di prodotto in pi, nella libera concorrenza il ricavo marginale uguale al prezzo;
Profitto normale: la quota di profitto che gi incorporata nei costi, quindi la
remunerazione dellimprenditore;
Extraprofitto: la quota di profitto aggiuntivo, dato dalla differenza tra prezzo e costo
medio.
Equilibrio
si ricorda che: il P immodificabile, quindi deve essere rappresentato come una
funzione costante, nel grafico riprodotto come una retta parallela allasse delle
ascisse;
anche le curve dei Costi sono immodificabili, quindi lunica grandezza che pu
essere decisa dalloperatore la quantit prodotta,
quindi lequilibrio pu essere individuato nella quantit che rende massimo il
profitto globale, quindi limpresa estende la sua produzione fino al punto in cui il
CMA (costo marginale) uguale al prezzo di vendita.
La situazione dellimpresa concorrenziale, cio la sua attitudine a realizzare extraprofitti o profitti o produrre in perdita, dipende da svariati fattori, per es. il livello del
prezzo, lefficienza organizzativa, la capacit dellimprenditore. Possiamo quindi
distinguere nel comportamento delle imprese diversi casi:
1. limpresa ha convenienza ad entrare nel mercato quando il P superiore o
almeno uguale al CME (costo unitario medio);
2. decidere il volume ella produzione, fino al punto in cui il CMA (costo
marginale) uguale al prezzo di vendita (equilibrio dellimpresa);
3. quando il P= CME=CMA limpresa consegue profitti normali, ed una
situazione che si verifica per un lungo periodo, quindi equilibrio stabile. Tali
imprese prendono il nome di imprese marginali;
4. invece quando il CME inferiore al P, limpresa consegue extra-profitti, in tal
caso le imprese prendono il nome di imprese inframarginali quindi in una
situazione di equilibrio instabile, perch in presenza di extra-profitti nuove
imprese saranno spinte a entrare nel mercato, ci potr causare un aumento
dellofferta complessiva e quindi una contrazione del P, pertanto gli extra-profitti
si ridurranno fino ad eliminarsi e quindi lequilibrio ridiventa stabile:
5. infine, quando il P scende al di sotto dei CME vuol dire che tali imprese
producono in perdita e sono perci destinate a uscire dal mercato.
GRAFICO

I VANTAGGI DEL MERCATO DI LIBERA CONCORRENZA


Secondo la teoria economica tradizionale il regime di libera concorrenza realizza la migliore
situazione possibile per la collettivit, perch:
1. in tale regime il prezzo dei beni tende a uguagliare il costo di produzione dei beni stessi,
per es. se la produzione di patate fa realizzare profitti elevati, ci indurr altre imprese a
produrre tale bene, in tal modo si estender la coltivazione di patate, ma laumento
dellofferta di patate far diminuire il prezzo fino ad uguagliare il costo di produzione;
2. la concorrenza realizza la sovranit del consumatore: per le imprese del tutto
indifferente produrre un bene piuttosto che unaltro, quindi si adegueranno ai desideri dei
consumatori;
3. la concorrenza spinge le imprese a utilizzare i fattori produttivi in modo efficiente e ad
ottenere quindi il massimo volume possibile di produzione: per es. in una economia in cui
i beni dinvestimento sono scarsi e il lavoro abbondante, i prezzi dei beni dinvestimento
saranno alti, mentre saranno bassi i salari, pertanto le imprese saranno indotte ad adottare
tecniche di produzione che impieghino molto lavoro e poco capitale e viceversa.
Quindi il prezzo di ciascun fattore produttivo (determinato dallequilibrio tra la domanda e
lofferta di quel bene, ne riflette la scarsit, cio se il bene scarso, il suo prezzo sar alto, se
invece il bene abbondante, il suo prezzo sar basso.
I prezzi, quindi, svolgono unimportante funzione, perch assicurano luso efficiente cio
razionale delle risorse produttive, inducendo le imprese a usare con maggiore parsimonia le
risorse scarse e con minore parsimonia quelle abbondanti.
In questo modo si evita ogni spreco di risorse e si ottiene, il massimo volume possibile
di produzione.
Sulla base di tali considerazioni, molti economisti erano giunti alla conclusione che lo Stato
non doveva intervenire nella vita economica, dato che un regime di concorrenza pura
consente di per s di ottenere la massima produzione possibile.
Questo principio di non intervento dello Stato nella vita economica prende il nome di
liberismo economico o laissez faire.
Questo principio veniva temperato con lindicazione di alcuni tipi di interventi che lo Stato
doveva fare:
impedire la formazione di monopoli e ripristinare le condizioni di concorrenza pura;
ridurre le diseguaglianze nella distribuzione del reddito tra gli individui, tassando i
ricchi e sussidiando i poveri;
assicurare alcuni servizi primari, per es. la difesa nazionale, lamministrazione della
giustizia ecc.
LE CRITICHE MOSSE AL MODELLO CONCORRENZIALE
1. Le prime obiezioni alla validit dellanalisi tradizionale del modello concorrenziale
furono mosse dalleconomista inglese Marshall: egli osserv che nelle moderne realt
di mercato le curve dei costi delle imprese, nel lungo periodo, non presentano il tipico
andamento ad U. Ma che i CME decrescono progressivamente allaumentare della
quantit prodotta, e ci grazie alle Economie Interne (una maggiore organizzazione del
lavoro, limpiego di impianti sempre pi sofisticati) ed Esterne (es. una pi efficiente
distribuzione commerciale).
2. Fu leconomista italiano Piero Sraffa che negli anni 20 dimostr linesistenza della
libera concorrenza pura. Egli formul le seguenti considerazioni:
3

La polverizzazione dellofferta non fissa: dato che le imprese tendono ad


ingrandirsi, lofferta non sar pi polverizzata tra tanti piccoli operatori, ma
concentrata in grandi nuclei produttivi;
Il limite allespansione dellattivit produttiva non rappresentato dai costi, ma
dalla domanda di mercato;
Landamento dei costi non uguale per tutte le imprese, perch quelle
tecnologicamente pi avanzate potranno produrre con maggiore efficienza;
La merce non omogenea, perch ogni operatore pur di acquistare nuove quote di
mercato (pi acquirenti) cercher di diversificare i propri prodotti, con la pubblicit,
unetichetta particolare, un nuovo colore ecc.;
Quindi lunicit del prezzo non esiste, perch le imprese che realizzano maggiori
economie di scala, che possono, quindi, sostenere maggiori costi di pubblicit e
quindi riescono a differenziare i loro prodotti, possono praticare prezzi pi elevati;
Per altri economisti:
Non vero che la concorrenza realizza sempre la sovranit del consumatore,
tale sovranit illusoria, perch ci sono mille modi per invogliare il consumatore ad
acquistare un prodotto, es. moda, pubblicit ecc.;
La concorrenza provoca distorsioni e ingiustizie nella distribuzione del reddito
(perch il guadagno dipende dalla capacit negli affari), i consumatori, quindi,
consumano non in base ai bisogni ma in base a quanto possono spendere, cio in
base al reddito. Lo Stato allora deve intervenire per assicurare beni e servizi
essenziali;
Non vero che la libera concorrenza porta a produrre il massimo volume
possibile di beni e servizi. Keynes ha dimostrato che un sistema economico lasciato
libero di funzionare secondo il meccanismo di mercato, non tende necessariamente al
pieno impiego dei fattori produttivi, anzi si pu raggiungere un equilibrio, ma di
sottoccupazione.

Secondo i classici (Smith- Ricardo- Say) lequilibrio del sistema economico e del pieno impiego
dei fattori produttivi potevano essere raggiunti automaticamente, attraverso il libero gioco delle
forze di mercato (cio della D e dellO).
Lo Stato quindi non doveva intervenire nelleconomia attraverso interventi di politica economica,
perch avrebbero fuorviato il comportamento dei soggetti economici e allontanato il sistema dalla
sua posizione di equilibrio.
Quindi in sintesi, in un sistema concorrenziale attraverso il movimento dei prezzi le quantit
offerte dei beni tendono ad eguagliare le quantit domandate.
La grande crisi del 1929-32 segn il fallimento dellanalisi classica, perch ci si rese conto che il
pieno impiego dei fattori produttivi e la massimizzazione del reddito nazionale non erano obiettivi
raggiungibili automaticamente.
Una critica sistematica fu mossa da Keynes, il quale aveva rilevato che nei paesi industrializzati il
reddito nazionale effettivo era inferiore a quello che si sarebbe potuto ottenere con il pieno impiego
delle risorse disponibili (reddito potenziale) e questo perch una parte dei fattori produttivi
rimanevano inutilizzati (es. lavoratori disoccupati, capitali non investiti ecc.), quindi non poteva
parlarsi di equilibrio di piena occupazione ma semmai di equilibrio di sotto-occupazione.
Secondo Keynes lequilibrio di piena occupazione e la massimizzazione del reddito nazionale
potevano essere garantiti dagli interventi Statali di politica economica e cio per es. attraverso la
spesa pubblica, la quale determina, come abbiamo visto, un incremento della domanda globale che
a sua volta consente il pieno impiego dei fattori produttivi.
In definitiva la grande crisi conferm quanto fosse infondata la fiducia nella capacit
autoregolatrice del mercato.

MONOPOLIO
Vi una situazione di mercato in cui vi un solo venditore, quindi vi solo unimpresa che detiene
lintera offerta di una data merce. Pu essere:
Monopolio naturale: quando una sola impresa possiede una sorgente di acqua minerale con
particolari propriet terapeutiche;
Monopolio di fatto: quando unimpresa introduce una innovazione o invenzione che di fatto
solo lei detiene, tale tipo di monopolio temporaneo, perch col tempo altre imprese
possono imitarla;
Monopoli di Stato:
- Monopoli sociali: quando lente pubblico gestisce in esclusiva dei servizi di
pubblica utilit allo scopo di renderli accessibili a tutta la collettivit: Si tratta di
monopoli piuttosto insoliti, poich la loro finalit non il conseguimento di
unentrata, ma di impedire che il servizio possa essere prodotto dai privati, perch
avrebbe un prezzo troppo alto (es. la scuola pubblica);
- Monopoli fiscali: quando lo Stato si riserva la produzione e la vendita di una merce
per far pagare unimposta compresa nel prezzo.
LEQUILIBRIO NEL REGIME DI MONOPOLIO
Anche in regime di monopolio, limpresa tende a organizzare la produzione in modo da rendere
massimo il profitto netto. Per realizzare ci il monopolista pu fissare indifferentemente:
- Il P di vendita della merce, in tal caso la quantit domandata della merce
risulter determinata dai gusti e dal reddito dei consumatori;
- La quantit di merce: in tal caso, per, dovr accettare di fissare il P in base alla
capacit dacquisto dei consumatori.
Ma quale P o Q deve stabilire per realizzare il massimo ricavo?
Se fissa il prezzo troppo alto, diminuisce la domanda e questo fa s che il monopolista non
ottiene il massimo guadagno. Se invece aumenta la quantit prodotta, ci pu determinare una
diminuzione del prezzo, con la conseguenza che neppure vendendo una maggiore quantit di
merce il monopolista ottiene il massimo guadagno.
La regola che al monopolista conviene seguire per stabilire il P di vendita di confrontare il
Ricavo Marginale con il Costo Marginale in modo che siano uguali (punto di equilibrio o di
Cournot) che procura al monopolista il massimo profitto.
Quindi deve cercare di raggiungere il punto di equilibrio, che procura al monopolista il
massimo guadagno, e ci dato quando il Ricavo Marginale = Costo Marginale, quindi
raggiunge il cosiddetto punto di COURNOT.
GRAFICO: occorre aggiungere rispetto al grafico della concorrenza perfetta:
1. La retta dei prezzi, che a differenza di quella del regime di concorrenza ha un andamento
decrescente con laumentare della quantit venduta, perch limpresa pu vendere di pi
solo se riduce il prezzo, e quindi il ricavo marginale;
2. La retta dei ricavi marginali, che si ottiene sottraendo ai P i CMA (costi marginali).

TEORIA DEI PREZZI MULTIPLI


Limpresa monopolistica, nel fissare il prezzo del prodotto, pu avere anche un comportamento
diverso da quello esaminato.
Pu infatti realizzare una politica di discriminazione dei prezzi, cio fissa dei prezzi multipli,
consistente nel vendere lo stesso bene a prezzi diversi, a seconda dellacquirente.
La pratica dei prezzi multipli pu consistere in:
1. Il monopolista pu presentare la merce a scaglioni e con prezzi via via decrescenti,
es. libri di 1 edizione o di lusso con copertina e carta pregiata, libri di edizione
economica a prezzi decisamente pi bassi;
2. Oppure il monopolista pu presentare la merce o il servizio in forme diverse, es.
tariffe ferroviarie di 1 classe a prezzi pi alti e tariffe di 2 classe a prezzi pi bassi.
Oppure unimpresa che produce dolciumi, vende contemporaneamente gli stessi
cioccolatini in confezioni diverse, cio in una scatola modesta a un prezzo basso, e in
una scatola da regalo, elegante, a un prezzo pi alto.
Limpresa monopolistica, adottando un sistema di prezzi multipli, consegue profitti pi elevati di
quelli che otterrebbe se fissasse un unico prezzo di vendita.
DIFFERENZE TRA
EQUILIBRIO DI CONCORRENZA E EQUILIBRIO DI
MONOPOLIO
1. In regime di concorrenza, lequilibrio si raggiunge quando il P=CMA, si praticano quindi,
prezzi pi bassi;
2. In regime di monopolio, per avere un dato P, le Q vengono mantenute inferiori a quanto
dovrebbero essere se si fosse in concorrenza, dunque si produce di meno, quindi c pi
disoccupazione;
3. Il monopolista consegue sempre un profitto, che lo reinveste nella sua impresa, quindi si
effettuano pi investimenti in alcuni settori piuttosto che in altri, quindi si creano squilibri
nei vari settori economici;
4. La ricchezza, quindi si concentra nelle mani dei monopolisti;
5. In tal modo cresce il loro potere e quindi anche la loro influenza politica.
MONOPSONIO: una situazione di mercato in cui non lofferta, ma la domanda ad
essere rappresentata da un solo soggetto. Quindi quando una merce prodotta da molte
imprese, ma vi un solo acquirente della merce stessa, il quale (lacquirente unico) sar in
grado di imporre alle imprese produttrici il prezzo a cui esse dovranno vendergli la merce.
Per es. una grande impresa automobilistica si fornisce presso le piccole e medie imprese
(cosiddetto indotto) degli accessori degli autoveicoli, oppure un paese industrializzato che
unico acquirente dei prodotti di un paese sottosviluppato es. gli USA unico acquirente del cacao
del Senegal ecc.
MONOPOLIO BILATERALE
E una situazione di mercato nella quale vi sono condizioni di monopolio sia dal lato
dellofferta, sia dal lato della domanda, esempio tipico il mercato del lavoro: dove la
domanda di lavoro concentrata nelle organizzazioni dei datori di lavoro (Confindustria,
Confcommercio, Confagricoltura e Confartigianato), e lofferta rappresentata dai sindacati dei
lavoratori dei rispettivi settori.
Lequilibrio di tale mercato, cio la determinazione del salario dipende ovviamente da un
compromesso tra le parti, sul quale influiscono:
La forza contrattuale
Lintermediazione del potere politico
6

La situazione generale del paese

OLIGOPOLIO
Il termine deriva dal greco oligoi=pochi, quindi una forma di mercato caratterizzata dalla
concentrazione della produzione di una merce nelle mani di pochi produttori, mentre i
consumatori sono molto numerosi.
E un regime di mercato piuttosto diffuso nella moderna realt economica, e si pone in una
posizione intermedia tra concorrenza perfetta e monopolio: si differenzia dalla concorrenza
perfetta dove le piccole imprese non possono influire sul prezzo, si differenzia dal monopolio
dove il controllo dellofferta di un dato bene totale.
CARATTERISTICA PRINCIPALE
Lofferta del bene concentrata in pochi grandi produttori
Ogni produttore esercita una influenza sui prezzi
Tale influenza per condizionata dalle reazioni (reali o potenziali) delle altre
imprese: per es. se unimpresa aumenta il prezzo e le altre non la seguono, rischia di
perdere la propria quota di mercato, se diminuisce il prezzo e le altre imprese non la
seguono, si vanifica il tentativo di conquistare nuove quote di mercato.
CARATTERISTICHE SECONDARIE
Coloro che richiedono il bene sono molteplici
Difficolt di accesso al mercato da parte di nuove imprese, sia per ragioni tecniche,
limpossibilit di disporre di impianti tecnologicamente avanzati che comportano
limpiego di ingenti capitali, che per problemi inerenti alla diversificazione dei prodotti,
che devono battere quelli gi noti e pi pubblicizzati delle imprese che si sono gi
consolidate nel mercato
Loligopolio pu essere:
- Concentrato/omogeneo: quando le imprese producono lo stesso prodotto o
prodotti con caratteristiche molto simili es. lacciaio, la benzina ecc.
- Differenziato: quando le imprese producono prodotti simili, ma diversi per
alcune caratteristiche secondarie, es. autoveicoli, elettrodomestici ecc.
COMPORTAMENTO DELLE IMPRESE
La strategia delloligopolista si basa su un attento studio del comportamento dellavversario, che
pu essere paragonato allatteggiamento di un giocatore di scacchi, cio fanno delle mosse
prevedendo la risposta delle altre imprese, con lintento di superare in qualche modo i propri
avversari.
Nel 1944 il matematico Von Neumann e leconomista Morgenstern formularono la cosiddetta
teoria dei giochi, che suggeriscono alloligopolista le tecniche attuabili per battere lavversario.
Osservando il comportamento reale, si rileva che:
1. Le imprese si fanno concorrenza (guerra), ribassando i prezzi con campagne pubblicitarie
intense, migliorando la qualit del prodotto. Il fine di estromettere dal mercato le imprese
pi deboli.
2. Le imprese stabiliscono accordi impliciti o espliciti, con lintento di:
- Mantenere il proprio mercato (clientela)
- Impedire lingresso nel mercato ad altre imprese.
Lobiettivo di lungo periodo delloligopolista la massimizzazione delle vendite e dei profitti.
Esso pu essere raggiunto con la differenziazione del prodotto e tramite una politica di prezzi
competitivi. Il regime di bassi prezzi scoraggia lentrata di nuove imprese (prezzi di esclusione) nel
mercato ed eliminer quelle gi esistenti (prezzi di eliminazione).

Tutto questo nel lungo periodo, consentir alloligopolista di consolidare la propria posizione a
danno degli avversari, e i margini di profitto potranno essere adeguatamente aumentati, una volta
eliminata la concorrenza pi agguerrita.
Il prezzo in regime di oligopolio stabilito con la tecnica del MARK-UP (sistema del costo
diretto pi margine). Il prezzo per ogni prodotto, composto da:
1. Costo diretto (del lavoro dei materiali, dellenergia ecc)
2. + una quota che deve coprire lincidenza dei costi fissi
3. + un margine di profitto, che stabilito dallimpresa in relazione allelasticit della domanda
del bene e in rapporto al potere di mercato dellimpresa.
DUOPOLIO: solo due imprese controllano lofferta di un dato bene.
Nessuna delle due imprese pu ignorare le reazioni dellaltra, quindi i cambiamenti nei P o nelle Q
di una impresa, determinano necessariamente cambiamenti nei P o nelle Q dellaltra impresa.
Quindi il comportamento delle imprese pu essere:
1. O unimpresa cerca di estromettere laltra, diventando monopolistica
2. Oppure raggiungono una tacita intesa per spartirsi il mercato.
LE COALIZIONI INDUSTRIALI
Quando alcune grandi imprese si mettono daccordo per svolgere una politica di mercato comune, si
ha il regime di coalizione.
Le coalizioni industriali possono essere orizzontali e verticali:
- Orizzontali: accordi tra imprese dello stesso ramo produttivo
- Verticali: accordi tra imprese che producono beni appartenenti a differenti fasi
dello stesso ciclo produttivo, es. accordi tra imprese che producono automobili e
imprese che producono motori, impianti elettrici, pneumatici ecc.
Tali accordi possono prendere la forma dei cartelli oppure dei trust.
1. Cartelli: sono accordi che prevedono per le imprese aderenti:
- Di mantenere autonomia amministrativa e tecnica
- Di coordinare le loro politiche commerciali, cio stabilire prezzo di vendita,
quantit prodotte e quote di mercato.
Quando il cartello prevede anche la creazione di un ufficio centrale che controlli e
coordini lattivit delle imprese aderenti, si ha il pool.
I cartelli per legge hanno durata temporanea a differenza dei trust.
2. Trust: una forma di concentrazione industriale, dove pi imprese o unit operative si
coalizzano sotto la direzione di un unico organismo che agisce in nome di tutto il gruppo,
perch ha poteri deliberativi. Tale organismo si chiama Consiglio dei trustees, i quali sono
gli amministratori fiduciari e detengono il pacchetto azionario di maggioranza, quindi le
strategie aziendali vengono adottate da loro, perch le imprese che ne fanno parte non hanno
autonomia economica.
Le coalizioni possono dare origine a situazioni monopolistiche, con tutti gli svantaggi economici e
sociali gi esaminati.
Quindi per uniformare la nostra legislazione ai principi comunitari, stata emanata la L. n 287 del
1990 (L. anti-trust) che vieta intese tra imprese che hanno lobiettivo di impedire, restringere e
falsare il gioco della concorrenza
CONCORRENZA IMPERFETTA O MONOPOLISTICA
E un regime di mercato molto diffuso nella realt, in numerosi settori produttivi: es. industria dei
mobili, settore tessile e dellabbigliamento, artigianato ecc.
Sono presenti gli stessi caratteri della concorrenza perfetta (trasparenza, libert di entrata nel
mercato ecc) tranne lomogeneit del prodotto e la possibilit di influenzare il prezzo.
CARATTERISTICHE
8

Esistenza di numerose piccole/medie imprese


Ogni impresa influenza il P di vendita su una certa fascia di mercato
Perch:
riesce a differenziare il prodotto: che simile ma non identico agli altri, quindi
riesce a distinguerlo con la marca (es. lewis), la pubblicit, la confezione, la qualit,
ecc. Quanto maggiore la differenza qualitativa di un bene rispetto agli altri della
stessa categoria, tanto maggiore sar il potere monopolistico di quella impresa.
Il mercato frammentato: nel senso che oltre al P, lacquirente tiene conto della
vicinanza del venditore dalla casa del compratore, dallaspetto esteriore del negozio,
delle garanzie di qualit ecc.
Quindi come in regime di monopolio, ogni impresa pu influenzare i P, ma entro
certi limiti, perch altrimenti il consumatore dirige la sua domanda altrove (cio
compra un altro prodotto simile, anche se non di marca).