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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI GENOVA

DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE


Corso di laurea triennale in Scienze internazionali e diplomatiche

Tesi in Relazioni Internazionali

GEOPOLITICA DELLE RISORSE


ENERGETICHE:

IL CASO DEGLI SHALE GAS


Stati Uniti ed Unione Europea a confronto

Relatore: Prof. Giampiero Cama _______________________________

Candidato: Antonio Fiamma _______________________________

ANNO ACCADEMICO 2012/2013


La disponibilit di energia non vuol dire solo la possibilit di prendere il latte
fresco dal frigo e scaldarlo sul fuoco: vuol dire la possibilit stessa di non dover
vivere vicino ad una stalla per mungere il latte ogni mattina o pi in generale il fatto
che io stia scrivendo queste righe anzich svolgere un lavoro manuale.

Matteo Verda - Una politica a tutto gas

I combustibili fossili, grazie all'elevata densit di potenza e al costo relativamente


contenuto garantiscono l'87% dei fabbisogni energetici mondiali.
In particolare, petrolio e metano corrispondono a due terzi della domanda globale.
Il predominio degli idrocarburi e la crescente fame d'energia in tutti gli scenari futuri,
preannunciano criticit e una progressiva tendenza all'accaparramento delle risorse.
La peggiore condizione sistemica per la concentrazione geologica di queste fonti:
Il petrolio altamente localizzato (46,4% si trova in Medioriente)
Il gas concentrato (43% in Medio Oriente e 17,6% in Russia)
Il carbone diffuso

Le riserve mediorientali si distribuiscono principalmente tra Arabia Saudita (15,9%)


Iran (9,4%) ; Iraq (9%). Il Paese con pi riserve per il Venezuela con il 17,8%.
Gli Usa (2,1%), la Cina (1%) e l'Unione Europea (0,4%) sono le aree industrializzate
del pianeta pi povere di risorse petrolifere convenzionali.
Il carbone diffuso ed l'idrocarburo convenzionale distribuito in forma pi equa.
Gli Stati Uniti sono il Paese con le pi grandi riserve provate (27,6%), seguiti dalla
Russia (18,2%), Cina (13,3%) ed Australia (8,9%)
L'Ue dispone del 6,5% delle riserve mondiali di cui il 4,7% concentrate in Germania.
Un limite alla sua crescita rappresentato dalle emissioni di gas serra. In particolare,
le emissioni di CO2 sono circa il doppio rispetto a quelle generate dalla combustione
del gas naturale. Inoltre produce polveri sottili direttamente dannose per l'uomo e
lanidride solforosa, responsabile delle piogge acide. Per curiosit ricordiamo che
nel '900 furono sviluppate tecniche di distillazione, ma tuttora un processo costoso.
Il gas non cos localizzato come il petrolio, ma neanche diffuso come il carbone.
Il 43% si concentra in Medio Oriente (18% Iran; 13,4% Qatar) e il 17,6% in Russia.
Il restante distribuito piuttosto equamente tra i vari continenti.
Gli Stati Uniti detengono il 4,3% del totale mondiale. L'Ue, come per carbone e
petrolio carente, possedendo riserve provate poco inferiori all' 1% mondiale.
Il mondo del gas attraversato da due rivoluzioni, entrambe con conseguenze
geopolitiche potenzialmente di vasta portata:
Da un lato quella del gas non convenzionale
Dallaltro quella del gas naturale liquefatto (GNL)
Data la lentezza nel dispiegarsi del processo produttivo e le incertezze di carattere
ambientale, le prospettive di medio periodo legate all'espansione dell''
unconventional revolution, si intrecciano con quelle della rivoluzione del GNL.

I Paesi maggiormente energivori sono:


Cina (2735,2 Mtep)
Stati Uniti (2208 Mtep)
Unione Europea (che in complesso consuma 1673,4 Mtep).

Con valori inferiori, ma degni di nota:


Russia (694,2 Mtep);
India (563,5)
Giappone (478,2).
La strategicit di petrolio e gas naturale si comprende meglio se alla concentrazione
delle riserve, si aggiunge per forza di cose, che anche i principali produttori operano
in Medio Oriente e Russia. Tali peculiarit sistemiche, rendono sempre pi necessario
per gli Stati che si affidano in maniera consistente alle forniture estere - USA o ancor
pi i Paesi dell'UE - analizzare il contesto attraverso gli occhi della geopolitica e
valutare in termini di sicurezza energetica gli aspetti legati all'approvvigionamento.
Il 70% dei traffici mondiali avviene all'interno di pipelines ovvero gasdotti.
Il restante 30% viene trasportato in forma liquida (GNL) su navi metaniere.
Se analizziamo i flussi commerciali, notiamo che il mercato del gas si compone di tre
mercati regionali : Nord-Americano;Eurasiatico (collegato al Nord Africa); Asiatico.
I gasdotti portano con s il problema di essere un'infrastruttura rigida, nonch dei
monopoli naturali, che condizionano l'ampiezza del mercato e la direzione dei flussi.
La rivoluzione del Gas Naturale Liquefatto, a lungo andare determiner la piena
globalizzazione del mercato del gas alla stregua di quello petrolifero e sgretoler le
attuali situazioni monopolistiche, livellando e abbattendo e i prezzi su scala mondiale.
L'UE il principale acquirente di gas, contribuendo al 50% degli import mondiali.
Di questa quota pari a 350 Gmc, il 25-30% (130 Gmc) proviene dalla Russia, che
commercia i del suo surplus con l'Europa e (56 Gmc) con i Paesi ex URSS.
I residui fabbisogni europei sono essenzialmente soddisfatti dal metano in arrivo dalla
Norvegia (106,6 Gmc), dai Paesi Bassi (54,5 Gmc) e dall'Algeria (32,8 Gmc).
Altro mercato importante 20% dei traffici mondiali - quello nordamericano
con scambi tra USA Canada e Messico che si aggirano sui 128 Gmc: principalmente
gli USA si riforniscono dal Canada (83,8 Gmc) a cui cedono a loro volta 27,5 Gmc.
Il pi grande esportatore via nave il Qatar, che commercia 1/3 del GNL nel
mondo (105,4 Gmc) servendo i mercati asiatici (66,5 Gmc) ed europei (31 Gmc).
Segue l'Australia, su cui si concentrano le aspettative nel futuro prossimo (28 Gmc),
la Malesia (31,8 Gmc) e l'Indonesia (25 Gmc).
Il pi grande importatore il Giappone 118 Gmc, 1/3 degli acquisti mondiali
che a seguito dell'incidente di Fukushima si rivolto verso la costruzione di terminali
di rigassificazione. Il principale mercato di GNL nel mondo ad oggi l'Asia Pacifico:
227,2 Gmc sul totale di 327,9 Gmc scambiati.
Il pi consolidato e liquido mercato spot in Europa nel Regno Unito che si mosso
prima e pi incisivamente nell'introdurre la competizione nei mercati dell'energia.
Ci sono poi altri sette centri di scambio: Zeebrugge (Belgio), TTF (Paesi Bassi), NCG
(Germania), Gaspool (Germania), PEG (Francia), PSV (Italia) e CEGH(Austria).
THE GOLDEN AGE OF GAS

Il gas naturale il solo idrocarburo la cui domanda aumenter: vi sono fattori di


mercato, lato offerta e domanda che preannunciano unet doro del gas.
Nella foresta energetica, il gas naturale destinato a diventare un combustibile
sempre pi cruciale nel mix energetico mondiale, per una serie di vantaggi
intrinsechi:

Desiderabilit ambientale: produce emissioni di gas serra relativamente basse


La combustione comporta emissioni di anidride carbonica pari a met del
carbone e un terzo in meno rispetto al petrolio.

Versatilit funzionale: pu essere impiegato per usi domestici, industriali,


generazione elettrica e mobilit

Flessibilit dutilizzo

Economicit: momentanea e che sembra destinata a protrarsi nel tempo

Buona resa energetica: A condizioni standard, un m di metano sviluppa oltre


8000 calorie, pari a quelle di 0,83kg di petrolio o a 1,2kg di carbone. Il suo uso
poi particolarmente ottimale nella generazione elettrica: le centrali a ciclo
combinato sono le pi efficienti, con una resa del 60%.

Complementariet con le energie rinnovabili

Prospettive di sfruttamento in aree del pianeta tradizionalmente povere a


seguito dell'emergere del boom nella produzione unconventional
Il gas non convenzionale quello che causa esplosioni nelle miniere di carbone ed
origina fuochi naturali studiati da sempre nell'antichit. I primi ad essere estratti
furono i gas associati al carbone (il grisou), per aumentare la sicurezza delle miniere.
La distinzione tra gas convenzionale e non, di natura economica o geologica:
- le risorse non convenzionali, sono antieconomiche in condizioni normali
- nei giacimenti convenzionali, il gas pronto a fluire allesterno al momento della
perforazione (come laria in un palloncino che si sgonfia), viceversa, i giacimenti non
convenzionali necessitano tecniche estrattive che stimolino il flusso verso l'esterno.
Le riserve non convenzionali, si trovano generalmente in rocce porose e impermeabili
dove il gas o il petrolio disperso in quantit minori, ma in aree pi ampie - centinaia
se non migliaia di km - e a profondit maggiori. Fino a pochi anni fa', queste risorse
non potevano essere sfruttate su larga scala, per la mancanza di tecnologie adeguate o
gli alti costi di quelle esistenti, perci non erano annoverate tra le riserve provate.
Nei giacimenti non convenzionali, per prelevare gas o petrolio, occorre fratturare la
roccia per creare collegamenti fra le fessure (horizontal fracking) e poi iniettare acqua
ad altissima pressione mista a sabbia ed un 1% composti chimici (hydrofracking).
Il gas estratto, presenta le stesse caratteristiche qualitative del gas convenzionale.
Numerosi giacimenti e depositi sono stati associati al termine non convenzionale
Attualmente sono quattro le tipologie principali in esplorazione e produzione:
il gas intrappolato in scisti argillosi (shale gas) ;
i vapori di metano associati al carbone (CBM o coal bed methane) ;
il gas da formazioni sabbiose compatte o a bassa permeabilit (tight gas) ;
gli idrati di metano o clatrati (methane hydrates) noti ai pi come ghiaccio
che brucia - reticoli cristallini composti di metano ed acqua che ricoprono i
fondali oceanici, marini e i laghi profondi;
Altri gas non convenzionali si trovano in giacimenti carboniferi profondi oltre i
6000 metri, nel permafrost, nelle falde acquifere, nei rifiuti.

sulle prime tre tipologie non convenzionali che si sta concentrando la crescita,
pressoch esclusivamente negli USA, patria di questa rivoluzione tecnologica.
Fra questi, lo shale gas considerata la frazione di risorse a maggior potenziale.
Grazie al boom nell'upstream, scoppiato nel 2005, gli USA sono il Paese a crescita
pi rapida nell'estrazione e sfruttamento di gas e petrolio e le speranze che questo
fenomeno alimenta hanno riportato alla ribalta il mito dell'indipendenza energetica:
pi uno spaventapasseri politico, che un realizzabile obiettivo di politica estera.

Intanto, gli Stati Uniti sono riusciti a beneficiare di prezzi pi convenienti del gas,
pari a 1/5 di quelli del Giappone e poco meno della met dei prezzi europei.
Non solo in merito alla disponibilit di risorse ma anche riguardo ai prezzi, l'UE
soggetta ad una condizione sfavorevole: i contratti con la Russia sono di lungo
periodo (a 20-30 anni) con clausola take or pay ed indicizzati al prezzo del petrolio;
diversamente dai contratti spot (a pronti) via metaniera, che non includono i costi
di manutenzione e costruzione dei gasdotti - e i guadagni del monopolista.
Fino al 2025, l'Europa beneficer difficilmente del calo dei prezzi verificatosi negli
USA, accaparrandosi carichi di GNL, in quanto vincolata alle forniture di Gazprom.
Per ora gli USA stanno riconvertendo i rigassificatori in terminali per l'esportazione.
Gli Stati Uniti sono il Paese con le conoscenze geologiche pi approfondite.
Gi da met '800 erano coscienti della possibilit di estrarre gas non convenzionali.
I principali giacimenti statunitensi di gas da scisti sono Bakken, Barnett, Eagle Ford,
Haynesville e soprattutto Marcellus, con una superficie di 250000 km (l'Italia ha
un'estensione di 300000 km). Alcuni pozzi sono condivisi con Canada e Messico.
La produzione economica e su larga scala partita nel 2005, ma la crescita stata
vertiginosa. In rapporto al totale di gas prodotto, la quota del gas da scisti aumentata
dall1% del 2000 e 4% del 2005; al 24% (o 35% secondo alcune stime) del 2011,
anno in cui la produzione americana ha superato il massimo storico del 1973.
Nel 2007 l'EIA stimava che nel 2030 gli USA avrebbero importato circa il 20% del
fabbisogno nazionale di gas naturale. Oggi, tali prospettive appaiono ribaltate.

Dal prossimo decennio gli Usa potrebbero divenire esportatori netti di gas e nel 2030
superare, anche se per poco, Arabia Saudita e Russia nella leadership mondiale della
produzione petrolifera. Ci li condurrebbe ad essere autosufficienti dal punto di vista
energetico -ma non indipendenti- intorno al 2035. Certo che Washington, ha per
ora superato Mosca come pi grande produttore di gas al mondo, coprendo il
20% della produzione, a fronte del 18,5% russo.
Dall'esplosione nella produzione di metano trainata dall' unconventional, gli Stati
Uniti stanno godendo enormi benefici in termini economici (tanto da arrestare i
discorsi declinisti) e in termini di sicurezza energetica (riducendo le importazioni e
divenendo nel breve periodo esportatori di gas). I vantaggi sono riassumibili in:

1) Creazione di impiego: nel 2010, ha garantito pi di 1 milione di posti di

lavoro, con prospettive ad 1,5 milioni nel 2015. Inoltre, la geografia di queste
risorse, oltre ad interessare tradizionali aree petrolifere (Texas, Louisiana,
Mississipi), ha risvegliato regioni trascurate: Dakota del Nord, Montana,
Wyoming, Utah, New Mexico, West Virginia, Arkansas, Missouri, Oklahoma.

2) Re-industrializzazione: non solo nel settore energetico, con un aumento delle

imprese produttrici e un estesa catena d'approvvigionamento. Il (temporaneo)


calo dei prezzi di gas ed elettricit sta risollevando l'intera economia.
La riduzione della bolletta energetica abbatte i costi produttivi delle imprese,
garantendo un vantaggio competitivo e ridinamizzazione delle esportazioni.
I maggiori benefici saranno goduti dai settori energivori, in particolare il
manifatturiero, ma non in misura minore l'industria chimica, petrolchimica e la
siderurgia, attualmente in declino.

3) Crescita del PIL: potenzialmente pari a 120 miliardi di $ nel 2015

4) Maggiori introiti governativi provenienti da tasse e royalties

5) Effetti positivi sul saldo della bilancia commerciale

Nonostante l'entusiasmo, il potenziale e devastante impatto ambientale ha ingenerato


preoccupazioni e opposizioni da parte delle popolazioni locali e delle autorit
pubbliche, tanto che alcune municipalit organizzano consultazioni pubbliche per
interdire lo sfruttamento del loro sottosuolo.
I rischi ambientali su cui si dibatte sono svariati e con diverso grado di pericolosit:

E' il fracking che suscita pi ansiet, in quanto sembra provocare terremoti,


anche se di lieve entit, in zone non sismiche. Alcune municipalit organizzano
consultazioni pubbliche per interdire lo sfruttamento del sottosuolo. Il timore
maggiore per che i numerosi pozzi rilascino sostanze chimiche nelle falde
acquifere, anche se i giacimenti di norma si trovano a profondit maggiori
degli acquiferi, separati da strati di centinaia di metri di rocce permeabili.

Un altro grande problema quello legato all'utilizzo di enormi quantit di


acqua, fino a 1000 volte i volumi necessari per unit di energia prodotta da
giacimenti convenzionali. Inoltre, l'acqua carica di additivi, che risale insieme
al gas va raccolta e smaltita.1 Lacqua usata rimane nel sottosuolo per circa
l80%, mentre il resto, una volta bonificata, viene nuovamente iniettata nel
sottosuolo oppure rilasciata nei fiumi, con potenziale contaminazione, anche di
scorie radioattive.

Un altro problema riguarda luso dei terreni. Pur sfruttando l' horizontal
drilling , lestensione delle aree da perforare talmente grande da necessitare
diversi spostamenti dei pozzi, su piazzole grandi s il doppio dei pozzi
tradizionali, ma con tassi di produttivit fino a 50 volte inferiori.

Il trasporto di attrezzature ed acqua comporta un fitto traffico di veicoli pesanti.


Lo sviluppo di un'industria di grandi proporzioni e il conseguente conclamarsi di
un'et d'oro del gas, dipenderanno in ogni caso dall'elaborazione di un solido
quadro di regole d'oro in materia ambientale, ben elencate dall' International
Energy Agency nel rapporto di novembre 2012 (Golden rules for golden age) e
necessarie a garantire alle aziende una licenza sociale ad operare.

1. Gli additivi chimici variano da normali disinfettanti, per impedire la formazione di batteri o acido solfidrico, a
diluenti,, per trasportare meglio gli idrocarburi. Si pu stimare che del totale volume di fluidi iniettati, un 90% sia
costituito da acqua, un 9% da sabbie o polvere di ceramiche e l1% da additivi.
GOLDEN RULES FOR A GOLDEN AGE

Misurare, divulgare e impegnarsi


Rinsaldare gli impegni con le comunit locali e gli altri stakeholders in ogni fase
dello sviluppo.
Stabilire indicatori ambientali e monitorare di continuo le operazioni.
Misurare e divulgare i dati aziendali sull'uso dell'acqua, sui volumi e la qualit
dell'acqua sprecata, sulle emissioni di metano e altre sostanze nocive nell'aria, e su
volumi e composizione dei fludi additivi per la fratturazione.
Ridurre il ricorso alla fratturazione durante le operazioni e accertarsi che i benefici
economici siano anche goduti dalle comunit locali.
Guarda dove trivelli
Scegliere i siti dei pozzi in modo da minimizzare gli impatti sulle comunit locali
Studiare la geologia dell'area per prendere decisioni intelligenti su dove trivellare e
soprattutto dove utilizzare la fratturazione idraulica: accertarsi sui rischi che profonde
faglie o altre specificit geologiche possano provocare terremoti o permettere ai fluidi
di passare tra gli strati geologici.
Isolare i pozzi e prevenire fughe
Le formazioni gassose devono essere completamente isolate dagli altri strati in
particolare dalle falde acquifere d'acqua dolce.
Utilizza l'acqua responsabilmente
Ridurre l'uso di acqua dolce, riutilizzandola o riciclandola.
Minimizzare l'uso degli additivi chimici.
Eliminare il venting, minimizzare il flaring e altre emissioni
Ricercare le opportunit per realizzare le economie di scala
Tenere in conto gli effetti della trivellazione multipla sull'ambiente, in particolare
riguardo utilizzo e vendita d'acqua, uso del suolo, qualit dell'aria, traffico e rumore.
Garantire un livello consistentemente alto di rendimento ambientale
Assicurare un robusto regime regolatorio costituito da standard appropriati
Si stima che le riserve di gas non convenzionali abbiano raddoppiato le riserve
mondiali recuperabili. La certezza indiscutibile che queste tipologie di gas sono
meno concentrate del gas naturale e pi diffuse sul pianeta come il carbone.
In questa variabile geologica consiste essenzialmente l' unconventional revolution:
un annunciato sconvolgimento negli equilibri planetari a beneficio di alcuni Paesi
industrializzati con implicazioni geopolitiche significative.
Lo shale gas stravolge la realt che abbiamo vissuto per decenni, sarebbe a dire la
proporzione 80:10, ovvero che l'80% di tutti i combustibili fossili si trovano nei Paesi
OPEC e in Russia e solo il 10% nei Paesi appartenenti all'OCSE e in Cina.
La distribuzione di shale gas, ridisegna dunque la mappa geopolitica dellenergia.
A favore come gi detto del Nord America che ne possiedono 109 Tmc su 457
Tmc mondiali, di cui 16-28 recuperabili economicamente - ma in prospettiva anche
delle regioni dell'Asia Pacifico, che secondo altri studi condotti dall' IEA, sembrano
detenere riserve tecnicamente recuperabili addirittura superiori a quelle statunitensi.
Pechino uno degli attori internazionali pi interessati a importare le tecnologie
sviluppate negli USA per lo sfruttamento di bacini shale.
In questottica vanno lette le dichiarazioni rilasciate da Barack Obama ed Hu Jintao
dopo il vertice bilaterale che ha avuto luogo nel novembre 2009 a Washington.
I due presidenti hanno sostenuto di voler lanciare una cooperazione sino-americana in
materia destrazione di gas non convenzionale, che apporter benefici ad entrambe le
parti: know-how statunitense in cambio della possibilit di effettuare sostanziosi
investimenti in Cina. Le prime prospezioni congiunte sono state avviate in Sichuan.
Pechino si posta l'obiettivo di estrarre la met dei suoi fabbisogni entro il 2020.

L'UE da parte sua, possiederebbe riserve pari a 34 Tmc di cui 5-20 Tmc recuperabili.
Oltre ad essere quote inferiori, vi sono difficolt ulteriori rispetto agli Stati Uniti:
Leggi di protezione ambientale pi rigide e sindrome NIMBY pi diffusa
La produzione pi costosa delle importazioni,per inesperienza dell'industria
europea, oltre che mancanza di incentivi fiscali e di una regolamentazione
I diritti di propriet prevedono che il sottosuolo sia di propriet statale
La densit di popolazione nettamente pi elevata
I giacimenti europei sono tettonicamente pi complessi
Secondo un altro studio del 2012 condotto dal JRC, le stime ottimistiche, probabili e
pessimistiche di shale gas tecnicamente recuperabile oscillano fra 17.6, 15.9 o 2.3
trilioni di metri cubi, contro i 47, 20 o 13 tmc. negli Stati Uniti.
In accordo con il principio di sussidiariet, la Commissione Europea resta neutrale
in merito alle decisioni degli Stati Membri attinenti al loro energy mix. Pertanto
ogni Stato avr diritto di decidere se sfruttare o meno petrolio e gas da scisti:

A un estremo, la Polonia, che spinge affinch l'UE adotti una legislazione


che ne supporti l'estrazione. L'entusiasmo era alimentato dalle stime EIA nel
2011, secondo cui le riserve ammonterebbero a 5,3 tmc. Nel 2012 tuttavia,
l'Istituto Geologico Polacco ha tagliato la stima del 90% a solo 346-768 bmc.

All'altro estremo, Francia, Bulgaria e Repubblica Ceca, che hanno bandito


il fracking e pertanto l'estrazione. La posizione francese significativa, in
quanto l' IEA stima che possieda il maggiore potenziale di gas in UE (5,2tmc).
Nello spettro delle politiche adottate, gli altri Stati si collocano tra Francia e
Polonia. Gran parte sembra adottare un approccio wait and see, in
particolare i Paesi con discrete risorse, che stanno strettamente monitorando la
situazione in Polonia:

La Germania divisa, ma alcune perforazioni di prova sono state effettuate


nella Germania settentrionale. Le modeste risorse stimate non avranno per un
impatto significativo sulla forte dipendenza da Russia e Norvegia;

L'approccio britannico, potrebbe essere definito affrettarsi lentamente


verso lo sfruttamento. Per via degli impegni assunti in campo ambientale, la
diffusa sindrome NIMBY e la necessit di fare stime pi approfondite;

In Spagna, un'amministrazione regionale ha creato una joint venture con due


compagnie statunitensi, per esplorare i giacimenti nei Paesi Baschi;

La Romania si liberata dell'opposizione a concedere alla Chevron dei test


esplorativi vicino al Mar Nero,ma il governo non ha approvato l'esplorazione

In Svezia vi sono progetti minori della Gripen Gas AB, partiti nel 2010;

Per quanto riguarda lItalia invece, vi sono dubbi in pi, a cominciare proprio
dalla disponibilit, per ora limitata ad alcuni siti in Toscana e nelle isole.

Si ipotizza che uno dei pi grandi giacimenti eurasiatici di shale gas e


coalbead methane si trovi in Ucraina: il Dneleper-Donets Basin, un'area
rocciosa di 22500 km nella regione di Donbass, che abbraccia l'intero confine
con la Russia. Con capacit ipotetica di 1,5 Tmc, se a breve dovesse avviarsi
verso una produzione su larga scala, dal 2025 concorrerebbe con il gas russo,
anno in cui sarebbero scaduti i contratti take or pay di lunga durata con l'UE.
Nel 2012, il consumo di gas naturale nell'UE era pari a 399,5 Mtoe (443,9 mld. m)
e ricopriva una quota del 23,9% dei fabbisogni energetici.
L'Unione Europea dipendente per 355,6 mld. m di forniture (pari a 286,3 mld m di
forniture via pipelines e 69,3 mld. m via GNL) cio una media dell'80,1%.
Possiamo affermare che tra le aree industrializzate la pi sensibile al mondo.
Possiamo distinguere quattro principali direttrici di origine del gas per l'Europa:
Nord: con infrastrutture molto sviluppate e flussi da Norvegia e Olanda;
Nord-est: anch'essa molto sviluppata e accoglie i flussi dalla Russia;
Sud: da cui giunge il gas algerino ma anche da Libia, Nigeria ed Egitto;
Sud-est: si discute da almeno vent'anni su come aprire questa porta ;
Un'altra direttrice, destinata ad espandersi in futuro e indebolire la dipendenza
dai flussi via pipelines appena elencati, rappresentata dalle forniture di GNL.

Sottolineiamo la dottrina energetica della Russia, che mira da un lato a controllare


l'intera catena del valore del metano; dall'altro, ad accerchiare il mercato europeo
stringendo accordi collusivi con gli altri esportatori, in particolare con l'Algeria,
insieme a cui garantisce il 70% delle importazioni ed il 50% dei consumi europei.
La met del gas che l'UE consuma, venduto sulla base di contratti a lungo termine
di tipo take-or-pay, indicizzati dagli anni '60 al prezzo del petrolio, che rester alto.
La forte crescita della produzione di shale gas negli Stati Uniti ha determinato una
riduzione della domanda interna di importazioni di GNL, provocando una deviazione
dei carichi verso l'Europa con l'effetto di accrescere l' oversupply e deprimere i
prezzi spot in quell'area. Il differenziale fra prezzo spot e prezzo dei contratti a lungo
termine oil-linked ha a sua volta spinto i Paesi vincolati da contratti take-or-pay a
prelevare solo la quota minima prevista, acquistando il resto sui mercati spot.
Questa congiuntura, combinata al calo della domanda europea dovuto alla crisi
economica, ha messo in discussione la sostenibilit dei tradizionali contratti ToP.
Il c.d. disaccoppiamento tra il prezzo del petrolio e il prezzo del gas naturale,
raffigurato nel grafico, indica chiaramente che il mercato spot alimentato dai prezzi
del gas non convenzionale, sta prevalendo sul mercato a lungo termine alimentato dai
contratti ToP, i quali a loro volta subiscono linfluenza delle quotazioni spot.
Secondo alcuni analisti ed alcune imprese questa situazione tender a persistere per
alcuni anni, dopodich si vedr se avranno pi forza i produttori di gas o il mercato.
L'impatto dello shale gas sui mercati energetici varier ampiamente da un Paese
all'altro, in base alla strategia energetica, la dipendenza dall'import, progettata crescita
nella domanda di gas, costi ed approvazione sociale di fonti alternative e competitive.
Bench non si parler di autosufficienza dei Paesi europei, nel caso in cui i
giacimenti di shale gas e altre formazioni non convenzionali si rivelassero produttive,
l'attuale dipendenza del vecchio continente da fornitori extraeuropei potrebbe almeno
ridimensionarsi: secondo le previsioni dell' IEA contenute nel World Energy Outlook
2012, in caso di Regole d'oro la crescita nell'offerta non convenzionale in Unione
Europea, raggiunger circa 80 Gmc nel 2035, appena sufficienti dopo il 2020 a
controbilanciare il declino nell' output convenzionale.
Come confermato nel rapporto Can shale gas transform Europe energy landscape?
lo shale gas non sar un game changer come negli USA: i nuovi giacimenti, al pi
potranno compensare il progressivo esaurimento di quelli convenzionali.
Data l'estrema vulnerabilit delle economie europee, la soluzione ottimale a
minimizzare i rischi della sicurezza degli approvvigionamenti, consisterebbe nel
proseguire su binari paralleli l'elaborazione di una strategia energetica comune
e la creazione di un mercato unico.
CONCLUSIONI
Al momento lo shale gas sar un game changer soltanto negli USA, mentre
altrove lo sfruttamento di questa risorsa, seguir un path pi evoluzionistico che
rivoluzionario. Possiamo concludere analizzando i principali riflessi internazionali.

Quale sar l'impatto di questa potenziale autosufficienza energetica?

1) Il boom energetico che per Citigroup vale 2-3 punti di PIL annui -
appare in grado di frenare se non invertire il c.d. declino americano, il
trend che nellultimo decennio ha visto gli Stati Uniti perdere notevolmente
terreno nella competizione globale con la Cina, a partire proprio dall'economia.
Citigroup ritiene che la shale revolution valga da 2 a 3 punti di Pil annui.
Il rapporto di previsioni Global Trends 2030 del National Intelligence
Council afferma invece che se gli USA dovessero essere la seconda economia
mondiale nel 2030, alle spalle della Cina, l'indipendenza energetica guadagnata
con le loro risorse, dovrebbe permetterli di conservare la leadership mondiale.
Secondo gli economisti di Natixis: grazie all' unconventional e alla
diminuzione del debito del settore privato, gli Stati Uniti ritroveranno una
leadership in primo luogo economica, poi globale

2) L' indipendenza energetica americana spesso assimilata all'idea che si


troveranno liberati dal Medio Oriente e autosufficienti. Falso.
La shale revolution non sar la manna in grado di svincolare l'America dai
mercati esteri e sopratutto dal Medio Oriente: intanto perch in un mondo
globale e interdipendente sarebbe impensabile il ritorno a un'era isolazionista;
poi perch uno spontaneo e duraturo roll back dal Golfo si ritorcerebbe
contro gli stessi Stati Uniti. Gli USA sono tenuti a mantenere la massima
influenza possibile su scala globale - in particolare sulle principali aree
produttive di energia (e materie prime): il rischio di favorire la crescita del
principale rivale geo-strategico. N Washington (n l'Occidente in generale)
possono permettersi di cedere le altre enormi risorse di queste regioni - solo
lAfrica detiene dal 20 al 70% delle riserve accertate dei principali minerali,
oltre a gran parte delle terre coltivabili ancora disponibili - in mani
potenzialmente ostili o qualsivoglia in grado di esercitare condizionamenti.
Tale luogo comune riposa sul preconcetto che il petrolio la preoccupazione
centrale. In realt l'impegno nel Golfo mosso da altri grandi imperativi
geostrategici: sicurezza e sostegno ad Israele, nuclearizzazione dellIran,
appoggio ai processi di democratizzazione, lotta al terrorismo internazionale.
Inoltre, sulla questione petrolifera, gli americani hanno scelto di ricorrere ai
mercati globali, che per continueranno a fare i prezzi. Il loro obiettivo resta
allargare e stabilire il terreno di gioco delle compagnie petrolifere, agendo da
gendarme del mercato petrolifero, che desiderano aperto e competitivo.
Finch infatti i mercati resteranno aperti, gli Stati Uniti hanno interesse a
sottosfruttare le proprie riserve, per conservare un vantaggio comparato in
caso di carenza mondiale - e quindi a rifuggire da un'indipendenza energetica
totale. Infine utile ricordare che gli USA dovranno continuare ad importare
massicce quantit di petrolio, in quanto le raffinerie stabiliscono contratti a
lungo termine, sono equipaggiate per un certo tipo di petrolio e sono costrette
ad importare idrocarburi di natura differente da quelli autoctoni.
Quindi il tema della sicurezza regionale resta imprescindibile per mantenere gli
equilibri globali. Risulter forse attenuato l'intervento nei conflitti regionali a
bassa intensit e solo la minaccia dell'Iran di chiudere gli Stretti di Hormuz o il
collasso della monarchia saudita, costituiranno un'emergenza assoluta.

3) Il trasferimento del principale centro dinteressi -commerciali, energetici -


in Asia Pacifico, garantir un punto di forza agli Stati Uniti, intenzionati a
mantenere, come massima priorit strategica, una forza navale predominante
su scala planetaria. Tuttavia rischia di lasciare sguarniti non soltanto il Medio
Oriente e lAfrica, ma anche il cortile di casa, sempre pi insidiato da
aziende cinesi del settore energetico e non.
4) Gli Stati Uniti si interrogano sull'opportunit di esportare GNL.
Sono state presentate 30 domande per l'export verso Paesi privi di un accordo
di libero commercio con gli Usa, per 364 miliardi di m/anno, ma ad oggi il
Doe ne ha autorizzate solo sei: entro il 2019, sar di 87 miliardi di m/anno la
capacit massima di liquefazione. Il dibattito si incentra sul prezzo: gli
oppositori temono una crescita eccessiva dei prezzi interni;i fiancheggiatori,
produttori di gas e industriali, sottolineano che l'offerta troppo abbondante e
la situazione attuale, con un prezzo appena superiore al costo insostenibile.
Esperti stimano che Obama dovrebbe optare per esportare a breve termine
inducendo un modesto rialzo rispetto all'aumento spontaneo all'orizzonte del
2035, ma potrebbe avere un impatto positivo per l'economia. Nel medio
periodo, il GNL statunitense potrebbe avverarsi competitivo nel mercato
asiatico in pieno boom, a causa degli attuali prezzi elevati (16-17$/MBTU).
In Europa il gas americano non arriver nei prossimi anni e quello che
consumeremo giunger sempre dai tradizionali fornitori, in primis dalla Russia.

5) In materia di regolazione internazionale sui cambiamenti climatici, gli


Stati Uniti dovrebbero restare su posizioni difensive. L'America si sente in
posizione di forza grazie a una riduzione delle loro emissioni di CO2,
diminuite di 507 milioni (- 8,4%) tra il 2007 e il 2011.

6) Come gi affermato, lo shale gas stravolge la realt che abbiamo vissuto per
decenni, sarebbe a dire la proporzione 80:10, ovvero che l'80% di tutti i
combustibili fossili si trovano nei Paesi OPEC e in Russia e solo il 10% nei
Paesi appartenenti all'OCSE e in Cina.

La rivoluzione dello scisto non sar una rivoluzione della politica estera
americana ma una rivoluzione degli spiriti. Gli USA alla ricerca del loro vantaggio
competitivo rispetto alla Cina, vogliono credere e far credere che nello scisto che lo
troveranno. Con lattenzione concentrata sugli shale gas, passa poi quasi inosservato
il fatto che tutta lindustria della produzione di gas e petrolio sta compiendo
innovazioni di portata storica: la perforazione oltre i 3000 metri di profondit marina,
lesplorazione nel mar Artico, lo sviluppo del petrolio non convenzionale negli USA,
derivazione questa degli sviluppi del gas, lo sfruttamento dei giacimenti pesanti di
petrolio e una maggiore produttivit dei pozzi nei giacimenti convenzionali.
Il mondo in cui viviamo un mondo di trade off. Perci i decisori politici, che
cercano di ottenere benefici in termini di sicurezza energetica e di conseguire
obiettivi economici ed ambientali, devono dover affrontare scelte complesse e, in
alcuni casi, contraddittorie.
Nonostante i limiti e le criticit, la rivoluzione dello scisto resta uno degli
stravolgimenti pi importanti in ambito energetico negli ultimi decenni,
probabilmente il principale dopo il passaggio dal carbone al petrolio nel settore
trasporti, avvenuto negli anni '20.
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