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SREN KIERKEGAARD (1813-1855)

1. Per quanto riguarda la vita e le opere, si veda il libro di testo alle pagine 279-280.
Ci limitiamo a sottolineare due punti importanti:
a. Nel suo Diario Kierkegaard parla di un grande terremoto che ad un certo punto ha
investito la sua vita cambiando il suo punto di vista sul mondo.
Non abbiamo riferimenti precisi circa la causa di questo fatto, ma solo cenni (una colpa
grava sulla famiglia di Kierkegaard).
Sulla vita del filosofo incombe una minaccia vaga e terribile; il filosofo afferma di avere
come una scheggia nelle carni.
b. Le principali opere di Kierkegaard sono:
1) Aut-Aut (1843)
2) Timore e tremore (1843)
3) Il concetto dellangoscia (1844)
4) La malattia mortale (1849)

2. INTRODUZIONE: ESISTENZA COME POSSIBILIT E FEDE


a. La categoria o cifra fondamentale dellesistenza la possibilit. Lessenza delluomo la
possibilit.
b. Kierkegaard per mette in luce il carattere negativo e paralizzante della possibilit (mentre
Kant, pur attribuendo alluomo determinati limiti, sottolineava il valore positivo delle
possibilit umane).

Luomo che ha di fronte a s il futuro deve fare i conti con la possibilit. Ogni possibilit
sempre possibilit-che-s e soprattutto possibilit-che-non: sul futuro grava costantemente
la minaccia del vuoto, del fallimento, della morte, dellignoto.
La vita quindi essenzialmente problematica e luomo rischia di rimanere paralizzato di
fronte ad alternative terribili.
c. Di fronte alla possibilit che caratterizza lesistenza, Kierkegaard afferma di trovarsi al
punto zero, nellindecisione permanente, in equilibrio tra due alternative opposte.
Kierkegaard non riesce a vivere con un compito preciso, non riesce ad attuare se stesso in
una possibilit unica e stabile.
Osservando la vita del filosofo notiamo che egli, coerentemente con questo discorso,
interrompe improvvisamente il suo fidanzamento con Regina Olsen e non intraprende la
carriera di pastore.
Kierkegaard afferma dunque di non poter scegliere e di voler restare un contemplativo.
d. Anche se Kierkegaard non vuole scegliere, afferma comunque che la vita apre alluomo tre
possibilit fondamentali o STADI DELLESISTENZA:
1) LO STADIO ESTETICO
2) LO STADIO ETICO
3) LO STADIO RELIGIOSO
e. Il tema della fede molto importante nella filosofia di Kierkegaard. Nella vita difficile
delluomo il Cristianesimo lunica ancora di salvezza per affrontare in modo valido anche
se non del tutto risolutivo la disperazione e langoscia.

3. LE CRITICHE A HEGEL
Sottolineiamo tre fondamentali critiche mosse da Kierkegaard alla filosofia hegeliana:
a. Lesistenza presenta alternative fondamentali che non possono essere conciliate allinterno
di un unico processo dialettico.
b. Kierkegaard pone al centro della filosofia il singolo individuo, lindividuo esistente come
tale. Il singolo superiore al genere e questo linsegnamento fondamentale del
Cristianesimo. Hegel, invece, poneva il genere al di sopra dellindividuo. Sulla sua tomba
Kierkegaard vorrebbe scrivere solo Quel singolo.
c. Kierkegaard critica il panteismo idealistico hegeliano che giunge ad identificare luomo con
lassoluto (Dio). Secondo Kierkegaard vi uninfinita differenza qualitativa tra luomo e
Dio, un abisso separa il finito dallinfinito.

4. GLI STADI DELLESISTENZA


a. Nellopera Aut-Aut (1843), raccolta di scritti pseudonimi tra i quali il Diario del seduttore,
Kierkegaard presenta innanzitutto le prime due alternative fondamentali dellesistenza: lo
stadio estetico e lo stadio etico, la vita estetica e la vita morale. Tra le due vite vi un salto,
un abisso.
Analizziamo questi due primi stadi:
1) STADIO ESTETICO
a) Lesteta vive poeticamente cercando di continuo ci che nuovo, interessante,
emozionante. Lesteta evita tutto ci che banale, meschino, ripetitivo e
monotono. Lesteta esiste in attimi fuggevolissimi e irripetibili.
b) Lemblema dello stadio estetico Giovanni, protagonista del Diario del seduttore e
leggendario cavaliere, libertino e seduttore spagnolo che ritroviamo nel Don
Giovanni di Mozart.
Giovanni non ama, si limita a sedurre e cerca sempre appagamenti e piaceri intensi
e particolari.
c) La vita estetica va incontro per ad esperienze negative:
I. NOIA
La vita dellesteta diventa ripetitiva e monotona
II. DISPERAZIONE
Lesteta sceglie di non scegliere: la sua vita non ha un centro, egli non ha
unidentit precisa. Lesteta avverte il vuoto della propria esistenza.
d) Lesteta, se vuole uscire dallo stadio estetico e passare, superando labisso, allo
stadio etico, deve abbracciare e quindi scegliere la disperazione. Giunger a
scegliere se stesso.
2) STADIO ETICO
a) La vita etica lesistenza dove lindividuo sceglie qualcosa: sceglie di avere
unidentit precisa, un ruolo e una funzione precisi da incarnare e seguire. La vita
etica caratterizzata dunque dalla scelta e dalla continuit (a differenza dello
stadio estetico).
b) Nella vita etica il singolo, lindividuo, entra a far parte di una categoria universale
che gli pone di fronte determinate regole da seguire. Il dovere e la fedelt sono
altre due caratteristiche fondamentali dello stadio etico.
Lemblema dello stadio etico , secondo Kierkegaard, il marito.
Il marito deve essere fedele alla moglie, deve educare e crescere i figli, deve
lavorare e trarre piacere dal lavoro che la sua vocazione.
c) Anche la vita etica per va incontro ad esperienze ed esiti negativi:
I. Lindividuo, in quanto singolo, fatica a riconoscersi come parte di una
categoria universale che lo obbliga a seguire determinati comportamenti.
II. Lindividuo nello stadio etico non si sente tranquillo e sente il bisogno di un
infinito e che trascende la sua esistenza finita. .
III. Lindividuo, come uomo, caratterizzato dallangoscia in relazione alla
possibilit che caratterizza lesistenza.
IV. Dopo aver scelto se stesso, lindividuo scopre di avere una storia: la propria
storia personale, la storia della propria famiglia, la storia delluomo in
generale. Lindividuo non pu rinunciare a nulla di questa storia, nemmeno
agli aspetti pi brutti, dolorosi e crudeli. Di fronte a questi aspetti lindividuo
si sente colpevole e responsabile e si pente.
Il pentimento il punto darrivo dello stadio etico: pentimento per le azioni
commesse, pentimento per le colpe ereditate.
La vita etica, una volta raggiunto il pentimento, si rivela insufficiente.

b. LO STADIO RELIGIOSO
La terza e ultima alternativa che lesistenza propone lo stadio religioso, presentato
nellopera Timore e tremore (1843).
Tra lo stadio etico e quello religioso esiste un abisso ancora pi profondo di quello che
esiste tra i primi due stadi.
1) Lemblema dello stadio religioso Abramo, figura biblica dellAntico testamento.
Abramo a 70 anni vive allinterno dello stadio etico: marito, padre di famiglia, grande
patriarca. Ha una serie precisa di doveri e leggi da rispettare. Fino a quando li
rispetter, potr rimanere dentro lo stadio etico.
Un giorno la voce di Dio gli ordina di uccidere il proprio figlio Isacco. Abramo quindi
chiamato ad infrangere la legge dello stadio etico.
2) Abramo, dopo lordine ricevuto di Dio, ha di fronte a s due possibili alternative:
a) Non ascoltare il comando divino e restare allinterno dello stadio etico che impone
di non uccidere il proprio figlio.
b) Seguire lordine ricevuto da Dio uscendo dallo stadio etico e passando, dopo aver
superato un abisso, nello stadio religioso. In questo caso Abramo romperebbe il
proprio rapporto con le norme morali e con le regole alla base dei rapporti tra gli
uomini.

Le alternative poste di fronte ad Abramo (seguire il comando divino o seguire la


legge morale) sono radicalmente opposte. Non c possibilit di conciliazione.
3) Abramo ascolta la voce di Dio e decide di uccidere Isacco, il proprio figlio. Abramo fa
questo seguendo la propria fede. E la fede che porta Abramo allinterno dello stadio
religioso superando un abisso.
4) Ma cosa la FEDE?
- La fede innanzitutto il dominio della solitudine: Abramo da solo quando deve
decidere.
- In secondo luogo la fede sottolinea il carattere rischioso della vita religiosa: come
pu Abramo essere certo di essere stato eletto da Dio? Come pu essere certo del
fatto che Dio ad avergli parlato e che egli non semplicemente pazzo? Egli deve
vivere da solo la propria esperienza e nessuno pu confermargli nulla o dargli
conforto. Abramo ha un solo segno a disposizione: la forza angosciosa con cui
queste domande si pongono nella sua mente (Sono o non sono leccezione
giustificata che pu infrangere le regole dello stadio etico?).

Da questo punto di vista la fede CERTEZZA ANGOSCIOSA: Abramo sceglie di


seguire lordine di Dio ma non lo fa a cuor leggero, lo fa ponendosi domande e in
modo incerto, quindi provando angoscia (sentimento legato alla possibilit che
vede protagonista luomo quando si rapporta con il mondo).
- La fede in terzo luogo lambito del paradosso e dello scandalo:
Luomo sembra libero di credere (avere fede) o meno in Dio. In realt Dio
stesso a renderlo capace di credere oppure no. Vi nella fede una
contraddizione inesplicabile: luomo deve scegliere se credere o non
credere, ma in un ultima analisi Dio a renderlo capace di credere dandogli
la fede.
Cristo paradosso scandalo: come pu morire e soffrire come un uomo e
agire e parlare come Dio?

5. LANGOSCIA
a. Langoscia trattata da Kierkegaard soprattutto nella sua opera Il concetto dellangoscia
(1844).
b. Definizione di angoscia: langoscia il sentimento del possibile che luomo prova quando si
rapporta con il mondo.
Luomo angosciato avverte la vertigine della libert e sente le infinite possibilit negative
che incombono sulla sua vita. Langoscia diversa dalla paura poich la paura si prova al
cospetto di una situazione determinata. Langoscia caratterizza lo stadio etico e quello
religioso (la fede certezza angosciosa).
c. Langoscia, secondo Kierkegaard, strettamente legata al peccato, anzi si pone come causa
del peccato stesso.
Kierkegaard da questo punto di vista ci parla di Adamo. Adamo allinizio ignorante, non
conosce nulla. Ma questa sua conoscenza lo porter alla caduta. Adamo sa che non dovr
mangiare dallalbero proibito ma sa anche di poterlo fare. Adamo caratterizzato dalla
angosciante possibilit di potere. Questo sentimento della possibilit (angoscia) porter
Adamo a peccare.
d. Langoscia un sentimento che riguarda il possibile rispetto alla dimensione futura. Il
passato non genera angoscia: una colpa passata genera pentimento, non angoscia. Il
passato si lega allangoscia solo quando c il rischio che lazione passata torni a verificarsi
nel presente.
e. Langoscia un sentimento tipico delluomo.
Le bestie e gli angeli non provano angoscia: le bestie sono prive di spirito e non avvertono il
poter essere (la possibilit), gli angeli viceversa sono troppo felici e compiuti.
f. Cristo rivela la sua natura umana, oltre che divina, proprio in quanto prova anchegli
langoscia. Kierkegaard si riferisce al testo del Vangelo di Giovanni (13,27): Ges sta per
essere tradito e dice a Giuda Ci che tu fai affrettalo. Il riferimento alle azioni possibili
che Giuda avrebbe potuto fare contro Ges.
g. Langoscia infine connessa al principio dellinfinit o onnipotenza del possibile: nel
possibile tutto possibile. Ogni possibilit favorevole annientata, dice Kierkegaard, dalle
infinite possibilit sfavorevoli.

6. LA DISPERAZIONE
a. Kierkegaard parla della disperazione nellopera La malattia mortale (1849).
b. Definizione di disperazione: la disperazione il sentimento del possibile che luomo prova
in relazione al rapporto con se stesso.
c. Lessenza delluomo, come abbiamo pi volte detto, la possibilit.
Quando luomo si rapporta con se stesso scopre di avere due alternative: pu decidere di
essere se stesso e pu decidere di non essere se stesso.
La disperazione caratterizza luomo in entrambi i casi. Se luomo sceglie di essere stesso, si
scopre insufficiente a se stesso, scopre di non bastare a se stesso. Se invece luomo sceglie
di non essere se stesso, fallisce perch non pu rompere il rapporto che ha con s.

La disperazione caratterizza quindi luomo quando egli cerca di far venire meno la
possibilit che lo fonda scegliendo unalternativa (essere se stesso, oppure no).
La disperazione definita da Kierkegaard malattia mortale, non perch conduce alla morte
ma perch consiste nel vivere la morte della possibilit che caratterizza lio (se scegliamo di
essere noi stessi oppure no, facciamo venire meno la possibilit che ci costituisce e
proviamo disperazione).
La disperazione caratterizza luomo nello stadio estetico (luomo sceglie di non essere se
stesso) e nello stadio etico (luomo sceglie di essere se stesso).
d. Cosa pu fare luomo allora per superare la disperazione?
Luomo deve scegliere di essere se stesso e, senza illudersi di poter essere per questo
autosufficiente, deve riconoscersi dipendente da Dio che pu ogni cosa. La disperazione
legata allaver scelto noi stessi conduce dunque alla salvezza ottenuta attraverso Dio.
La fede sostituisce alla disperazione la fiducia e la speranza in Dio.
Non dimentichiamo per, come gi abbiamo detto, che la fede lambito del paradosso e
dello scandalo. E paradossale per esempio che Dio, che trascendente e lontano, possa
essere anche intimamente accanto alluomo. E paradossale lidea di un Dio che si fa carne
e che muore per noi.