Massimiliano Pau
Cenni sui
Controlli
Non Distruttivi
Dipartimento di Ingegneria Meccanica
Universit di Cagliari
Introduzione
I CONTROLLI NON DISTRUTTIVI
Il ruolo dei Controlli Non Distruttivi nellindustria
Cricche 1 e difetti possono influenzare in modo devastante le prestazioni di
componenti e strutture a tal punto che la loro individuazione parte essenziale
del controllo di qualit in tutti i campi dellingegneria. Linsieme delle tecniche
e delle procedure che hanno come fine la valutazione delle difettosit nei
materiali o nei manufatti genericamente classificato sotto il nome di Controlli
non Distruttivi o, nella letteratura anglosassone, Non-destructive Testing
(NDT) o Non-destructive Evaluation (NDE). Tuttavia le applicazioni NDT
spesso vanno molto oltre la semplice individuazione e localizzazione dei difetti,
poich esse riguardano tutti gli aspetti della caratterizzazione dei solidi, lo
studio della loro microstruttura e morfologia, lanalisi delle propriet fisico-
chimiche, i loro metodi di preparazione ecc.
Tra le tecniche NDT si comprendono usualmente i metodi radiografici, quelli
ultrasonici, lispezione con liquidi penetranti, il metodo delle particelle
magnetiche (magnetoscopia), la termografia, tecniche basate sullimpiego di
1
La cricca pu essere definita come una discontinuit originatasi per distacco inter o
transcristallino in un materiale metallico originariamente continuo e sano. un difetto che
viene indicato come bidimensionale poich solitamente si presenta pi o meno lungo e
profondo con andamento frastagliato mentre i suoi lembi sono piuttosto ravvicinati. Se le
cricche hanno dimensioni molto ridotte (inferiori ad 1 mm), vengono definite microcricche.
2
campi elettrici e magnetici e lispezione visiva. Nellindustria le tecniche NDT
possono essere applicate a materiali sia metallici che non metallici e ad oggetti
di differenti dimensioni sia statici sia in movimento, ma esiste un punto
comune a tutte, ossia la loro capacit di non influire in alcun modo sulle
caratteristiche fisico-meccaniche del componente testato; ci significa che, a
differenza di molti dei test usualmente impiegati per caratterizzare i materiali
(per es. le prove a trazione) che prevedono la parziale o totale distruzione del
provino, i controlli non distruttivi non alterano la funzionalit del pezzo, che
pu tranquillamente essere rimesso in esercizio (quando non sia possibile
testarlo in situ) subito dopo lesecuzione della prova.
Lazienda che si trova a dover pianificare una campagna di controlli sui propri
manufatti (o sui materiali provenienti dai fornitori) deve tenere presente che
spesso la soluzione ottimale in termini di completezza delle informazioni
provenienti dai test NDT frutto di soluzioni di compromesso che mettono in
gioco diversi aspetti quali costi, abilit delloperatore, sensibilit, sicurezza ecc.
Caratteristica rilevata Vantaggi Limiti Esempi di impiego
Metodo
Variazioni di impedenza Richiede l'uso di un mezzo
Pu penetrare elevati spessori,
acustica causate dalla accoppiatore, le superfici Cricche nelle saldature, verifica
Ultrasuoni presenza di cricche, interfacce,
eccellente per l'individuazione
devono essere non troppo dell'efficienza delle giunzioni
di cricche, autmoatizzabile
inclusioni ecc. rugose
Occorre adottare precauzioni
Versatile in quanto a materiali
Variazioni di densit originate severe per le radiazioni. Diefftosit interna in
e spessori testabili. La pellicola
Radiografia dalla presenza di vuoti,
fornisce una registrazione
Difficile individuare cricche semilavorati, difettosit nelle
inclusioni, o materiali differenti orientate perpendicolarmente saldature
permanente della prova
al fascio
Caratteristiche superficiali quali
graffi, cricche o variazioni Pu essere impiegato solo per Carta, legno e metalli solo per
Economico, pu essere
Ispezione visiva cromatiche. Corrosione,
automatizzato
difetti superficiali o su materiali finiture superficiali ed
deformazioni nei materiali trasparenti uniformit
plastici
Variaizoni nella conduttivit Impiego limitato ai materiali Tubi di scambiatori di calore
Correnti indotte elettrica causate da cricche, Costo moderato conduttori. Scarsa capacit di (assottigliamento delle pareti o
vuoti o inclusioni penetrazione cricche)
I difetti devono avere sbocco
Poco costoso, facile da
Aperture superficiali causate sulla superficie, non applicabile Pale di turbina (cricche e
Liquidi penetranti da cricche, porosit ecc.
applicare, portatile, sensibile a
su superfici porose o ad porosit)
piccoli difetti superficiali
elevata rugosit
Impiego limitato ai materiali
Variazioni nel campo
Costo medio-basso, sensibile ferromagnetici. Preparazione
magnetico causate da difetti Ruote ferroviarie (cricche),
Particelle magnetiche superficciali o sub-superficiali
a difetti superficiali e sub- della superficie laboriosa, pu
getti
superficiali richiedere post-
quali cricche, inclusioni, ecc.
smagnetizzazione
3
Di per s la sola esistenza di una notevole variet di metodi NDT suggerisce che
nessuna delle tecniche di per s completa, ma piuttosto esse costituiscono un
insieme nel quale ciascuna si dimostra pi adatta di altre in determinate
circostanze, oppure (come capita spesso) pi metodiche sono impiegate in
modo complementare per il controllo di uno stesso manufatto al fine di
garantire lindividuazione del maggior numero possibile di potenziali difetti.
4
Sebbene siano state proposte numerose classificazioni finalizzate alla
suddivisione delle tecniche in classi omogenee, il confine tra le prestazioni che
ciascuna metodica pu offrire si presenta alquanto sfumato. Tuttavia una
classificazione di larga massima pu essere fatta separando i controlli
volumetrici da quelli superficiali: nel primo caso (Raggi X, Ultrasuoni)
possibile investigare sullesistenza di difetti interni al componente, mentre nel
secondo (Magnetoscopia, Penetranti, Correnti Indotte, Ispezione Visiva) la
tecnica si limita a fornire informazioni su difettosit superficiali o sub-
superficiali. A volte, come accade per esempio nel caso del metodo ultrasonico,
Metodica
Ultrasuoni Raggi X Correnti Indotte Magnetoscopia Liquidi penetranti
Costo
Medio-alto Alto Medio-basso Medio Basso
strumentazione
Costo consumabili Molto basso Alto Basso Medio Medio
Tempo necessario
Immediato Medio Immediato Basso Basso
ad ottenere i risultati
Effetto della Non molto Non molto
Importante Importante Importante
geometria importante importante
Problemi di
Importante Importante Importante Importante Importante
accessibilit
Difetti rilevabili Interni Interni e superficiali Superficiali e sub Superficiali e sub Superficiali
Sensibilit Alta Media Alta Bassa Bassa
Automatizzabile SI Con difficolt SI Quasi nulla Quasi nulla
Dipendenza dal
Alta Media Alta Solo ferromagentici Bassa
materiale
Abilit dell'operatore Alta Alta Media Bassa Bassa
Portabilit Alta Bassa Medio-alta Medio-alta Alta
adottando opportuni accorgimenti possibile rilevare entrambi le classi di
difetti, ma in genere tale tecnica maggiormente utilizzata per il controllo
interno.
5
Altro fattore condizionante pu essere legato al tipo di materiale testato. Non
tutti i metodi si prestano ugualmente bene ad indagare sulla vasta gamma dei
materiali impiegati nei diversi settori dellingegneria meccanica, civile o
nucleare. Ad esempio, il metodo delle particelle magnetiche e quello delle
correnti indotte possono essere applicati rispettivamente solo a materiali
ferromagnetici o conduttivi, e questo esclude a priori tutte le classi del
materiali non metallici plastici o gommosi. Questo problema non si riscontra,
invece, se si impiegano gli ultrasuoni che, essendo onde elastiche, necessitano
solo di un mezzo (solido o liquido) nel quale propagarsi.
Le indicazioni fornite dai test NDT
Qualunque sia il metodo che viene selezionato per una indagine non distruttiva
e qualunque sia il componente/manufatto/semilavorato oggetto di test, ci che
ci si aspetta dal controllo laccertamento (o meno) delle cosiddette
indicazioni, ossia di informazioni che devono essere opportunamente
interpretate e valutate con il fine ultimo di formulare un giudizio di
accettazione o rifiuto del campione. Occorre sottolineare, comunque, che la
presenza di unindicazione non necessariamente indice dellesistenza di
difettosit.
In base alla normativa ASTM 2 la terminologia relativa alle indicazioni le
classifica come segue:
Falsa. unindicazione non originata dallinterazione della tecnica
impiegata con una discontinuit, ma piuttosto uninformazione
fuorviante causata da unerrata procedura o da una scorretta
elaborazione dei dati sperimentali. Viene anche definita indicazione
fantasma o spuria.
2
American Society for Testing and Materials
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Non-rilevante. unindicazione che non ha relazione con una
discontinuit che considerata difetto nella parte da testare; un difetto
con livello di tolleranza accettabile.
Rilevante. Unindicazione o un difetto che pu avere un qualche effetto
sulle prestazioni del componente.
Discontinuit. Uninterruzione (intenzionale o non-intenzionale) nella
configurazione del pezzo.
Difetto. Una o pi indicazioni che violano le specifiche sul componente
fissate a priori.
La procedura di controllo si concretizza, dunque, nelle seguenti tre fasi:
1. Indicazione
2. Valutazione
3. Interpretazione
Nella prima fase, lobiettivo quello di applicare la procedura in modo tale da
far emergere la presenza di indicazioni (che poi possono essere classificate come
visto in precedenza). Successivamente le indicazioni raccolte, che per il
momento vengono caratterizzate esclusivamente in base al numero alla
localizzazione e alla dimensione, devono essere valutate secondo opportuni
criteri legati in parte alla normativa (sia essa generica o specifica definita in sede
di capitolato dappalto) e in parte allesperienza maturata dalloperatore che
esegue il controllo. Sfortunatamente, non esistono delle regole certe e definite
per tutte le tipologie di discontinuit rilevate durante un controllo che ne
consentano una classificazione generica obiettiva, ragion per cui essenziale
introdurre nella procedura elementi di sensibilit personale che si rivelano poi
essenziali nellesito finale del controllo. 3
3
Non sono infrequenti casi di dissidi tra tecnici della parte committente e tecnici dellazienda appaltante
causate proprio da pareri discordanti nellattribuzione dei giudizi di idoneit su un manufatto a seguito di
procedure NDT
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Nella fase finale di valutazione, loperatore formula un giudizio complessivo
che definisce, sulla base delle informazioni raccolte nelle fasi precedenti, se il
componente idoneo allo svolgimento delle funzioni per le quali stato
progettato e realizzato.
Gli standard per lapplicazione dei controlli non distruttivi
Gli standard sono documenti contenenti essenzialmente specifiche tecniche o
altri criteri che fungono da regole, linee guida o definizioni di caratteristiche tali
da assicurare la corretta applicazione di una metodica NDT.
In genere questi elaborati tecnici sono redatti da organizzazioni di
standardizzazione a livello nazionale o internazionale (es. ISO, ASME, ASNT,
EN) e, pur non avendo validit di legge, vengono formalmente inserite nei
capitolati che regolano il rapporto tra cliente e committente.
Tipicamente, un insieme di standard relativi a particolari aspetti di una
metodica NDT vanno a confluire nella cosiddetta procedura, che rappresenta
lespressione operativa delle normative tecniche a livello aziendale. In
8
sostanza, la procedura stabilisce le apparecchiature, gli accessori, i materiali di
consumo, la tecnica esecutiva ed i criteri di accettabilit per lesecuzione di un
determinato controllo su una particolare categoria di manufatti.
Ad esempio, in una procedura per lesecuzione di controlli radiografici su
saldature in valvole FCC, stabilito che
il personale che eseguir i controlli radiografici deve essere certificato almeno al livello 1,
in accordo con la norma EN 473, mentre il giudizio di accettabilit deve essere emesso
da personale certificato almeno al livello 2. Il personale classificato al livello 3 pu essere
autorizzato a:
a) assumersi piena responsabilit di un laboratorio di prova o di un centro di esame
e del relativo personale
b) stabilire e convalidare istruzioni e procedure CND
c) interpretare norme, codici, specifiche e procedure
d) stabilire i particolari metodi di prova, le procedure e le istruzioni CND da
utilizzare
e) eseguire e sovrintendere a tutti gli incarichi propri di un livello 1 e 2.
Verranno impiegate classi di sistema pellicola conformi alla EN 584-1. Le classi minime
dei sistemi pellicola sono indicate nei prospetti II e III allegati a EN 444. I prospetti
riportano anche il tipo e gli spessori raccomandati degli schermi metallici.
Devono essere apposti simboli su ogni sezione delloggetto da radiografare. Le immagini
di questi simboli devono comparire nella radiografia, dove possibile nella zona di
interesse, e devono garantire lidentificazione univoca della sezione. EN 444 ( 5.3.
identificazione delle radiografie)
Come scegliere il CND giusto?
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La scelta corretta del tipo di controllo da impiegare scaturisce da unattenta
analisi della problematica nel suo insieme ed per questo che il processo
decisionale deve tenere conto di tutti i seguenti aspetti:
1. Programmazione
Il primo step consiste nel predisporre una appropriata check list che consenta
la raccolta e lelaborazione dei dati attinenti al componente; per questo occorre:
classificare il componente secondo il livello di criticit
conoscere il tipo di materiale, le condizioni di progetto e di
esercizio, le caratteristiche geometriche del componente
raccogliere e catalogare indicazioni fornite da precedenti
esperienze sullo stesso componente ed analoghi.
stabilire le cause e le modalit pi probabili di degrado
stabilire il tipo di CND pi adeguato per verificare i danni subiti
dal componente con riguardo allefficacia, ai tempi ed ai costi
definire i tempi necessari allesecuzione dei controlli in relazione
anche ad altri interventi di manutenzione (es. impossibilit di
eseguire radiografie in concomitanza di altri lavori nella stessa
zona)
2. Accessibilit
necessario che loperatore possa accedere a tutte le superfici affinch queste
possano essere esaminate con i CND e tuttavia laccessibilit ad una
apparecchiatura comporta dei costi che in molti casi potrebbero essere contenuti
se la progettazione tiene gi conto a monte della possibilit di [Link]
altro aspetto da considerare la necessit di controllare un componente che
opera in una zona di impianto dove possono essere presenti campi elettrici,
magnetici od ionizzanti che limitano lapplicabilit dei CND.
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3. Preparazione delle superfici desame
La preparazione delle superfici desame per alcuni CND indispensabile per la
loro buona riuscita. Infatti i componenti di impianto hanno, molto spesso,
condizioni superficiali esterne alquanto critiche dovute a fenomeni di
ossidazione. Poich la preparazione superficiale ha una incidenza sui costi dei
CND, necessario che venga opportunamente valutato il tipo di controllo da
applicare per poter ottimizzare e razionalizzare lintervento.
Ad esempio se consideriamo la preparazione superficiale di un giunto saldato
per un controllo ad ultrasuoni occorre valutare preventivamente quale tipo di
difetti si ricerca al fine di ottimizzare il tipo di preparazione (semplice
spazzolatura, una sabbiatura, una molatura superficiale ai lati della saldatura,
una molatura con rasatura completa del cordone di saldatura)
4. Conoscenza dei difetti tipici in esercizio
La conoscenza della tipologia caratteristica dei difetti nei componenti di
impianto, quali la loro origine, la loro collocazione, la loro probabilit di
individuarli in zone prestabilite e la loro evoluzione, sono elementi
indispensabili per una corretta metodologia di controllo. In assenza di queste
informazioni, si corre il rischio di applicare metodologie inadeguate o di dover
ricorrere ad una sovrabbondanza di controlli necessaria per considerare tutte le
ipotesi di difettosit. Ad esempio, se si ha a che fare con fenomeni di corrosione
uniforme, certamente controlli spessimetrici di tipo ultrasonico forniscono
informazioni su estensione ed ubicazione del fenomeno corrosivo-erosivo,
mentre le radiografie possono fornire un contributo per la verifica dello
spessore su una visione di insieme. Inutile dire che i controlli superficiali sono,
in questo frangente, inutili.
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5. Sensibilit dei controlli
Partendo dal presupposto che laffermazione componente privo di difetti
tecnicamente non ha senso, necessario sempre riferirsi alla normativa
applicabile che identifica laccettabilit o linacettabilit dei difetti riscontrati.
A tal proposito, la normativa o la specifica di controllo applicabile definisce,
oltre alla classe di accettabilit, anche la taratura della strumentazione che fa
parte integrante della sensibilit del controllo. Quindi, una volta definito il
difetto minimo accettabile diviene determinante il confronto con difetti
artificiali di forma e dimensioni standard praticati su blocchi di calibrazione.
Di notevole supporto, nella definizione della sensibilit dei CND per i diversi
manufatti, la normativa nazionale, europea ed internazionale in uso, la quale
suggerisce la corretta procedura desame. Dunque essenziale, a monte
dellesecuzione di un controllo non distruttivo, definire la normativa applicabile
secondo cui viene condotto il controllo o in mancanza di questa, la tipologia dei
difetti accettabili con cui confrontare le indicazioni riscontrate.
Talvolta si ricorre a blocchi campioni con difettosit artificiali fuori standard,
ottenute con particolari lavorazioni meccaniche, ma pi frequentemente per
elettroerosione, per poter creare condizioni di taratura pi vicine al caso reale.
6. Qualificazione del personale
Lesecuzione di un esame, sottintende la stesura di unadeguata procedura di
controllo in grado di garantire la corretta applicazione del metodo e, dato che
lefficacia dei CND basata principalmente sulla loro ripetibilit, fuor di ogni
dubbio che diventa necessario il rispetto, nella sua interezza, della specifica da
applicare. Quindi per poter raggiungere tale scopo risulta indispensabile che la
conduzione dei CND sia affidata a personale adeguatamente qualificato, di
provata capacit, seriet professionale e che abbia maturato una notevole
12
esperienza sul controllo di difettosit che vengono a crearsi nel componente in
esame.
7. Documentazione
Come accennato in precedenza, latto finale di un controllo rapprsnetato dalla
stesura di unapposita documentazione; infatti un esame anche ben condotto,
ma non sufficientemente ed appropriatamente documentato, perde gran parte
della sua validit, in quanto non pu essere confrontabile n con i controlli
precedenti n con quelli futuri.
A tal fine quindi necessario, disporre di una modulistica che risulti in grado di
poter descrivere le informazioni utili alla definizione del tipo di controllo con la
relativa classe di accettabilit e che possa contenere i dati necessari per la
ripetibilit del controllo. Di seguito sono riportati alcuni esempi di
certificazione redatti in conformit con le normative ASME.
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CONTROLLLI CON LIQUIDI PENETRANTI CE/LP Foglio
CERTIFICATO DI ESAME ..................................... Sheet ........of.........
PENETRANT TEST EXAMINATION REPORT Data (Date):
CLIENTE: factory
customer: ITEM
OGGETTO IN ESAME Item examinated
OGGETTO IN ESAME
item examined
PART. CONTR. EST. INT.
part examined external internal
PROCESSO DI PRODUZIONE MATERIALE
production processing material
STADIO DI LAVORAZIONE DISEGNO
working processing drawing
CONDIZIONI SUPERFICIALI CONTR. VISIVO TEMP. SUPERFICIALE C
surface condition Visual check OK NO surface temperature
PRODOTTI USATI - liquid penetrant grouping
sgrassante penetrante sviluppatore lampada di wood
degreasing penetrant developer wood light
Tipo colorato fluorescente polvere liquido
type colored fluorescent powder liquid
Marca CGM CGM CGM
trade mark
Sigla VELNET ROTVEL ROTRIVEL
initials
Caratterist. diluibile diluizione calibrazione
caracteristic that can be diluted dilution calibration
acqua - water solvente - solvent H2O solv.
PROCEDURA D'ESAME - test procedure
NORME DI RIFERIMENTO ASME Sez. V atr. 6 ACCETTABILITA': ASME Sez. VIII div. 1 app. 8
reference specification Proc. I8 (CQ) Rev. 0 acceptance standars
PREPULIZIA APPLICAZIONE PENETRANTE LAVAGGIO
precleaning penetrant application excess penetrant removal
MECCANICA IMMERSIONE TEMPO DI PENETRAZIONE
mechanics immersion penetration time CON ACQUA
CHIMICA PENNELLO with water
chemistry brush CON SOLVENTE
VAPORE SPRUZZATURA min without water
vapour spray
ESSICAZIONE APPLICAZIONE SVILUPPATORE ISPEZIONE PULIZIA FINALE
drying developer application inspection final cleaning
NATURALE TEMPO DI
natural IMMERSIONE SVILUPPO LUCE NATURALE SI NO
AD ARIA immersion dweil time natural light yes no
air SPRUZZO LUCE DI WOOD
A FORNO spray min wood light
oven
RISULTATO D'ESAME Third Party o Customer Remosa
test results : SATISFACTORY
NO RELEVANT INDICATION HAVE
BEEN FOUND.
MI8(CQ)-N1-R0
14
CONTROLLI MAGNETOSCOPICI CE/MT Foglio
CERTIFICATO D'ESAME ..................................... ..........di...........
magnetic particle test Data:
Date:
CLIENTE ITEM
customer
OGGETTO IN ESAME
item examined
PART. CONTR. EST. INT.
part examined external internal
PROCESSO DI PRODUZIONE MATERIALE
production processing material
STADIO DI LAVORAZIONE
working processing
CONDIZIONI SUPERFICIALI CONTR. VISIVO
surface condition Visual check OK NO
SCOPO DISEGNO
purpose drawing
NORME DI RIFERIMENTO ASME Sez.V art. 7 ACCETTABILITA' ASME Sez. VIII div. 1 app. 6
reference specification Proc. I10(CQ)R.0 acceptance standard
A GENERATORE RILEVATORE inspection medium
P
P e SECCO dry UMIDO wet FLUORESC fluoresc [Link] wood light
A q MARCA marca tr. mark marca trade mark marca tr. mark marca trade mark
R u trade mark
E i CGM
C p TIPO colore colore soluzione sospensione tipo:
C e type color color solution suspension type
H m grigio nero acqua lung. d'onda luce nera
I e MATRICOLA grey black water light wave lrnght
A n serial number bleu rosso olio nm
T t bleu red oil intensit
U DATA CALIBRAZIONE rosso contrasto concentrazione intensity
R calibration red contrast concentr.
A ............... % ........................ W/cm2
METODO DI MAGNETIZZAZIONE magnetizazion method
P PUNTALI CONDUTT. CENTR. GIOCO BOBINA
R CORRENTE CORRENTE CORRENTE MAGNETE CORRENTE
O t current current current magnet current
C e INTENSITA' A INTENSITA' A FLUSSO MAGNETICO AMPERE/ SPIRE
E s intensity intensity magnetic flux ampere/turns
D t DISTANZA PUNTALI DIAMETRO INTERNO DISTANZA POLARITA' DIAMETRO BOBINA
U prods. dist ................ mm internal diam. ..................... mm polar spacing ........................... mm coil diam ............................................ mm
R p CONTROLLO MAGNETIZ. METODO DI INDAGINE METODO SMAGNETIZZANTE MAGNETISMO RESIDUO
A r magnetisation checking Examination method demagnetisation method residual magnetism
o DIRETTO INDIRETTO
DI c direct indirect CONTINUO
e continuos
E d INDICATORE
S u field indicator
A r
BERTHOLD ASME RESIDUO
M e redidual
E
RISULTATO D'ESAME Third Party o Customer Remosa
Test results:
MI10(CQ)-N1-R0
15
16
Liquidi Penetranti
LIQUIDI PENETRANTI
Introduzione e breve storia del metodo
Lispezione mediante liquidi penetranti (LPI) un metodo semplice ed efficace
di indagine superficiale utile all individuazione di cricche, difetti e
discontinuit in genere, per mezzo dellesaltazione della loro visibilit
(altrimenti impossibile allocchio umano per limiti di carattere fisiologico) in
termini di espansione dimensionale e contrasto cromatico o fluorescenza.
La tecnica si basa sulla capacit di un liquido di essere assorbito da una
fessurazione presente sulla superficie del corpo a seguito di fenomeni di
capillarit; lo stesso liquido rimasto intrappolato nella discontinuit soggetto a
richiamo in superficie da parte di una seconda sostanza (detta rivelatore o
sviluppo) che ha la duplice funzione di fungere da sfondo per le indicazioni e
da sede di ulteriori interstizi nei quali il penetrante risale e si espande formando
lindicazione finale che identifica la presenza dellanomalia e ne esalta la
visibilit.
Sebbene lintroduzione industriale del metodo LPI sia relativamente recente
(anni 40), le origini storiche di questa tecnica possono essere fatte risalire
allantichit, considerato che si ha traccia delle osservazioni di fabbri che, in
epoca romana, descrivevano la risalita di liquidi da cricche presenti nei pezzi in
lavorazione.
Pi in generale, i metodi di indagine superficiale sembrano essere i primi ad
essere stati impiegati (in modo empirico e inconsapevole, se si vuole)
considerando che anche limpiego di pezzi di carbone strofinati sulle superfici
delle terrecotte consentivano la visualizzazione di cricche anche molto piccole a
seguito della penetrazione della polvere fine di carbonio sul difetto.
18
Ma il progenitore per antonomasia del metodo LPI certamente il sistema
cosiddetto oil and whiting (letteralmente olio e gesso in polvere) che, sul
finire del 19 secolo, registr una grande diffusione nel controllo di componenti
dellarmamento ferroviario (in particolare ruote). In queste prime grossolane
sperimentazioni, il liquido impiegato era essenzialmente una diluizione in
cherosene di oli pesanti, nei quali i pezzi venivano completamente immersi.
Dopo la rimozione del liquido in eccesso dalla superficie e lapplicazione di una
finissima polvere di gesso sospesa in alcool (il quale evaporando piuttosto
rapidamente lasciava un deposito sottile ed uniforme di gesso), i pezzi
venivano fatti vibrare con robusti colpi di martello in modo tale che il liquido
intrappolato nelle eventuali cricche risalisse in superficie espandendosi sul
gesso.
Tuttavia, dal punto di vista dellapplicabilit industriale, un impulso decisivo
allo sviluppo del metodo fu dato dalla Magnaflux ([Link]), societ
americana che negli anni 40 present il sistema di controllo LPI denominato
Zyglo basato sullimpiego di sostanze fluorescenti 1 che, combinate con
opportune sostanze penetranti ed analizzate con luce ultravioletta, fornivano
inequivocabili indicazioni visibili ad occhio nudo sulla presenza di cricche ed
altri difetti superficiali. Il rapido sviluppo di questo tipo di controllo non
distruttivo venne determinato, prevalentemente, dallutilizzo sempre pi
frequente delle leghe leggere, in particolar modo nel settore aeronautico.
Infatti, poich questo tipo di materiali non erano dotati di caratteristiche
ferromagnetiche apprezzabili, era di fondamentale importanza avere a
disposizione un valido controllo non distruttivo che fosse alternativo a quello
magnetoscopico, allepoca gi consolidato.
1
Una sostanza si definisce fluorescente se produce luce quando sottoposta ad energia radiante quale ad
esempio quella generata da raggi X o ultravioletti
19
Il metodo dei liquidi penetranti, ebbe cos un notevole successo grazie alla sua
capacit di evidenziare, in maniera rapida ed affidabile, discontinuit aperte in
superficie quali cricche, porosit, ripiegature, strappi, cricche da fatica e da
trattamento termico.
Ai giorni nostri questa tecnica, pur mantenendosi concettualmente inalterata
rispetto alle primitive applicazioni citate, si avvale di prodotti e tecnologie
molto sofisticate. Tuttavia occorre non dimenticare che essa si limita a fornire
informazioni su discontinuit che risultano aperte in superficie. In caso
contrario, infatti, il liquido non potrebbe penetrare nel materiale, rendendo
impossibile la rilevazione di qualsivoglia difetto.
Perch lispezione LPI migliora la rilevabilit dei difetti?
Rispetto alla semplice ispezione visiva, limpiego di liquidi penetranti rende pi
agevole (o addirittura possibile) la visualizzazione dei difetti da parte
delloperatore. Ci dovuto essenzialmente a due fattori:
1. il metodo LPI produce
unindicazione che, essendo di
dimensioni significativamente
maggiori di quelle del difetto,
molto pi visibile sulla superficie
(molte cricche sono cos piccole e
strette che praticamente
impossibile rilevarle ad occhio nudo). Infatti locchio umano
caratterizzato da una soglia di acuit visiva al di sotto della quale gli
oggetti non possono essere risolti (ossia due elementi distinti fisicamente
appaiono allocchio confusi in ununica macchia). Sebbene il valore di
tale soglia sia fisiologicamente variabile da persona a persona, in soggetti
20
aventi la massima capacit visiva (ossia un visus di 10/10) la minima
dimensione di difetto rilevabile di circa 7/100 di mm.
2. per il modo con il quale strutturato il controllo LPI lindicazione che si
ottiene possiede un elevato livello di contrasto rispetto alla superficie del
pezzo. Per esempio, nei controlli effettuati in luce ordinaria si impiega
una sostanza penetrante rosso brillante che emerge chiaramente sullo
sfondo della sostanza di sviluppo di colore bianco. Se invece si utilizza
un liquido penetrante fluorescente, questo formulato in modo che, una
volta irradiato con una luce ultravioletta, produca delle indicazioni
luminose aventi una lunghezza donda che viene percepita con
particolare facilit dallocchio umano in condizioni di buio.
Per comprendere meglio quanto appena esposto, opportuno analizzare in
maniera pi dettagliata, alcuni aspetti dellapparato visivo umano, perch su
di essi che si basa lefficacia del controllo con i liquidi penetranti.
Acuit visiva dellocchio umano
La struttura dellapparato visivo, descritta nelle figure seguenti, comprende la
presenza di un cristallino, che funge da lente, un robusto rivestimento esterno
detto sclera, una coroide (un tessuto ricco di pigmento nero) e una retina. La
cornea, in materiale trasparente,
ricopre la parte anteriore del globo
oculare e, posteriormente ad essa,
unestensione della coroide forma
liride. Liride, che ricca di
pigmenti ad azione schermante e di
fibre muscolari, regola la quantit di
21
luce che entra nellocchio. Lo spazio compreso tra la cornea e liride riempito
da un liquido trasparente detto umor acqueo. Dietro liride si trova il cristallino
e infine, lumor vitreo, una sostanza gelatinosa che riempie il globo oculare.
La luce penetra nellocchio attraverso la pupilla e attraversa il cristallino il
quale, variando la propria
curvatura, concentra i raggi
luminosi sulle cellule
fotorecettrici della retina.
Nella retina esistono due tipi
di fotorecettori, che, per la loro
forma, sono denominati
bastoncelli e coni. I bastoncelli
hanno un picco di sensibilit per una lunghezza donda di 498 nm (luce blu-
verde) e vengono utilizzati per la visione in condizioni di luce molto fioca. Essi
forniscono una percezione grossolana dei movimenti attraverso la rilevazione
di cambiamenti di intensit luminosa lungo il campo visivo.
I coni invece sono sensibili alla luce intensa e ad essi si deve la nitida visione
diurna e la percezione dei colori; pigmenti presenti in diversi tipi di coni sono
sensibili, rispettivamente, al rosso, al verde e al blu. In particolare, vengono
detti coni di tipo L quelli dotati di pigmenti rossi; essi presentano un picco di
sensibilit per una lunghezza donda di 564 nm. I coni di tipo M, sono dotati di
pigmenti verdi ed hanno un picco di sensibilit in corrispondenza di una
lunghezza donda di 533 nm, mentre i coni di tipo S, possiedono dei pigmenti
blu e manifestano il loro picco di sensibilit per una lunghezza donda di 437
nm.
I coni si addensano spazialmente in una depressione conica situata quasi al
centro della retina e detta fovea, in corrispondenza della quale il tessuto
nervoso pi sottile. La concentrazione dei coni, che di circa 180.000 per
22
millimetro quadrato nella regione della fovea, diminuisce rapidamente quando
ci si pone al di fuori di essa fino a valori di circa 5000 per millimetro quadrato e
in corrispondenza del punto cieco, zona nella quale localizzato il nervo ottico,
non sono pi presenti fotorecettori.
Lacuit visiva, ovvero la capacit di distinguere due punti adiacenti nello
spazio, si deve soprattutto ai coni della fovea.
Per quanto riguarda laltro tipo di recettori (i bastoncelli) essi sono caratterizzati
dalla presenza, nelle loro membrane, di molecole di una sostanza sensibile alla
luce: la rodopsina. Lassorbimento della luce causa la scissione di tale molecola
e, come conseguenza, si ha una variazione della differenza di potenziale fra i
due lati della membrana. Questa variazione, segnala la presenza di luce ai
neuroni vicini, i quali inviano segnali a delle cellule nervose dotate di lunghi
assoni che confluiscono assieme a formare il nervo ottico. Attraverso il nervo
ottico, i segnali raggiungono il talamo e quindi i centri di elaborazione presenti
nel cervello.
Loftalmologia definisce acuit visiva normale la capacit di risolvere due oggetti
distinti separati da un angolo visivo di 1/60 di grado e tale limite di risoluzione
spaziale dipende dal fatto che la lente proietta ogni grado di una scena
attraverso 288 m della retina.
In tale regione spaziale sono presenti circa 120 coni, sensibili al colore. Dunque,
se si hanno pi di 120 linee bianche e nere alternate, disposte fianco a fianco in
un singolo grado dello spazio visivo, esse appariranno allocchio umano come
una macchia grigia.
Con una semplice analisi trigonometrica, possibile calcolare la risoluzione
dellocchio ad una specifica distanza dal cristallino.
Nel caso di un soggetto avente una normale acuit visiva, langolo di 1/60 di
grado. Bisecando langolo si ottengono due angoli pari a 1/120 di grado e, se si
considera il triangolo ABC, poich noto il valore di /2 e della distanza d, si
23
pu determinare il segmento x/2, ovvero la massima dimensione risolvibile, per
quel valore di d, mediante la relazione:
x
= d tg
2 2
Quando si osserva un oggetto al fine di localizzare la presenza di eventuali
difetti, la distanza d necessaria ad una analisi confortevole di circa trenta
centimetri. Inserendo tale valore nella formula precedente, si ottiene che la
normale risoluzione dellocchio umano di 0.076 millimetri. Pertanto, se in
questo range loggetto in esame fosse costituito di linee bianche e nere alternate,
la maggior parte delle persone non riuscirebbe a percepire altro che una
indistinta macchia grigia.
Sensibilit al contrasto dellocchio umano
Nellesecuzione di un controllo con liquidi penetranti la sensibilit dellocchio
al contrasto diventa di fondamentale importanza per distinguere
unindicazione di difettosit dallo sfondo costituito dalla superficie del pezzo.
In generale, per contrasto si intende la differenza tra il colore (o la tonalit)
delloggetto che si sta osservando (le indicazioni nel caso del controllo LPI) e il
colore (o la tonalit) dello sfondo. Riducendo la differenza nelle tonalit di
colore, si peggiora il contrasto e, conseguentemente, diminuisce la percettibilit
delloggetto osservato quindi, dal punto di vista fisico, la sensibilit al
24
contrasto, pu essere pensata come una misura di quanto unimmagine pu
essere sbiadita prima che diventi indistinguibile rispetto ad un campo
uniforme circostante.
E stato determinato sperimentalmente che la minima differenza che locchio
umano pu distinguere nella scala del grigio, circa il 2% della luminosit
totale; si altres osservato che la sensibilit al contrasto funzione del formato
e della frequenza spaziale delle caratteristiche dellimmagine.
Tuttavia, il legame con tali caratteristiche, non diretto, infatti, spesso oggetti
grandi non sono pi facilmente visibili di altri piccoli, a causa di un basso
livello del contrasto.
Per chiarire questi concetti, si faccia riferimento alla figura seguente nella quale
la luminosit dei pixel varia sinusoidalmente in direzione orizzontale mentre, la
frequenza spaziale, aumenta con legge esponenziale da sinistra verso destra.
Inoltre, il contrasto diminuisce con
legge logaritmica passando dal 100%
nella parte inferiore a circa lo 0,5%
nella parte superiore.
La luminosit delle linee chiare e
scure rimane costante lungo un dato
percorso orizzontale. Se la percezione
del contrasto dipendesse solo dalleffettivo contrasto dellimmagine, la
successione di barre chiare e scure alternate mostrerebbe la stessa altezza
dappertutto nellimmagine. In realt le barre appaiono pi alte nel centro
dellimmagine, a dimostrazione del fatto che anche la frequenza influenza la
sensibilit al contrasto.
Un fattore importante che
influenza la sensibilit al
25
contrasto legato alla risposta dell occhio umano medio ai vari tipi di luce, che
a sua volta dipende dal tipo di fotorecettore impegnato.
Nella figura, la curva a destra, mostra la risposta dellocchio nelle normali
condizioni di illuminazione ed detta risposta fotopica. In tali circostanze, sono
i coni a permettere la visione, in quanto i bastoncelli diventano soprasaturi e
non trasmettono alcun segnale. La soprasaturazione, dipende dal fatto che i
bastoncelli sono molto sensibili poich permettono la visione in condizioni di
luce fioca. La curva della risposta fotopica, presenta un picco in corrispondenza
di una luce avente lunghezza donda di 555 nm, il che significa, che in
condizioni di normale illuminazione, locchio pi sensibile ad un colore giallo-
verdastro. Viceversa, in condizioni di luce fioca, cio in condizioni di visione
crepuscolare o notturna, la risposta dellocchio cambia significativamente; a tale
tipo di visione, associata una curva di risposta detta scotopica, che nella figura
si trova a sinistra.
In tali condizioni, i bastoncelli sono attivi e locchio pi sensibile alla luce
anche se, tuttavia, a questo incremento di sensibilit verso la luce, si
accompagna una minore sensibilit alla gamma dei colori. I bastoncelli, infatti,
pur essendo particolarmente sensibili alla luce possiedono un solo tipo di
pigmento, e questo determina una ridotta percezione dei colori.
Per quanto concerne il controllo LPI, numerosi studi hanno messo in evidenza
come la risposta dellocchio ad unilluminazione tipica di una cabina di
controllo per liquidi penetranti presenti un picco in corrispondenza di una
lunghezza donda di 550 nm il che significa che, in queste condizioni, locchio
pi sensibile ad un colore verde-giallastro. Ci ha condizionato in modo
decisivo lo sviluppo di sostanze penetranti fluorescenti che, essendo in grado di
emettere luce circa a queste lunghezze donda fanno si che locchio che osserva
sia nelle condizioni di massima sensibilit e quindi aumentano (seppur in modo
indiretto) la probabilit di rilevare i difetti.
26
Schema della procedura di controllo con liquidi penetranti
In linea di principio la procedura di controllo con i liquidi penetranti
estremamente semplice e consta di 6 passi:
1. Pulizia e preparazione della superficie da ispezionare
2. Applicazione del liquido penetrante e attesa del tempo di penetrazione
3. Rimozione del penetrante in eccesso
4. Applicazione del rivelatore
5. Osservazione della superficie ed esame delle indicazioni
6. Pulizia per riportare la superficie alle condizioni iniziali
Tuttavia ciascuna fase presenta un certo grado di criticit e possono essere
presenti alcune opzioni che devono essere valutate attentamente in ragione del
livello di sensibilit atteso, del tipo di materiale testato, del costo della prova
etc. (vedi diagramma successivo)
27
Sostanze alcaline Vapore Sgrassaggio Solventi Agenti chimici
Pulizia meccanica Sverniciatura Ultrasuoni
1. Pulizia
Asciugare
Applicazione
2. Applicazione Penetrante Penetrante
Tempo di
Attesa
3. Rimozione Penetrante
in Eccesso Lavare con acqua
Asciugare Rivelatore
(acquoso)
4. Applicazione Rivelatore
Rivelatore Rivelatore Asciugare
(non acquoso) (secco)
5. Ispezione Ispezione
Risciacquo Lavaggio meccanico
6. Post-pulizia Asciugare
Sgrassatura Bagno
a vapore Solvente ad ultrasuoni
28
1. Preparazione della superficie
Uno dei passi pi critici nel processo di analisi coi liquidi penetranti, la
preparazione della superficie da [Link] gli elementi estranei al pezzo quali
vernici, sporcizia, residui di fusione, lacche, olii, placcature, grassi, ossidi, cere,
decalcomanie, ruggine, residui di eventuali precedenti controlli con liquidi
penetranti, ecc. devono essere accuratamente rimossi in modo che gli eventuali
difetti presenti abbiano sbocco sulla superficie. Infatti rivestimenti quali la
vernice, per esempio, essendo molto pi elastici del metallo non si fratturano
anche se appena sotto di essi vi un grosso difetto. Inoltre se le parti da
analizzare sono state lavorate di recente alle macchine utensili, possibile che
sulla superficie siano presenti dei ricalcamenti di metallo che ostruiscono lo
sbocco dei difetti alla superficie. In tal caso lo strato di metallo deve essere
rimosso prima del controllo. Invece altri agenti, come ad esempio i residui di
precedenti controlli con liquidi penetranti precedenti pur avendo un effetto
meno evidente, possono ugualmente pregiudicare lesame in maniera
determinante. Per questi motivi si rende fondamentale eseguire unaccurata
pulizia della superficie da esaminare. La pulizia pu essere effettuata con
metodi meccanici (ad es. spazzolatura, smerigliatura, sabbiatura ecc.) chimici
(solventi o prodotti analoghi) o, pi frequentemente, con una combinazione di
entrambi.
Tuttavia importante selezionare il metodo e le sostanze opportune affinch
esse non abbiano ad interferirei in alcun modo con lesito del test; ad esempio,
stato osservato che alcuni prodotti alcalini possono alterare i risultati se
contengono silicati in concentrazioni superiori allo 0,5%. In particolare, il
metasilicato di sodio, il silicato di sodio e i silicati in generale, possono aderire
alla superficie da esaminare formando un rivestimento che impedisce al liquido
penetrante di entrare nei difetti. Anche alcuni saponi domestici e detersivi
29
commerciali possono ostruire i difetti e/o ridurre la bagnabilit del metallo,
riducendo cos la sensibilit dellesame. Quando si devono analizzare materiali
teneri, occorre prestare attenzione anche ai lavaggi con acqua bollente perch
potrebbero dar luogo a deformazioni potenzialmente in grado di ostruire i
difetti.
Al termine della pulizia la superficie deve risultare asciutta e pulita, in modo
tale da fornire un substrato ottimale alla successiva fase di applicazione del
liquido.
2. Applicazione del liquido penetrante
Generalit
Le sostanze che vengono attualmente impiegate nelle ispezioni LPI sono
certamente molto pi sofisticate del kerosene e della polvere di gesso impiegate
nel secolo scorso per ispezionare i componenti ferroviari e grande cura si pone
nella realizzazione di formulazioni tali da conseguire il livello di sensibilit
desiderato dalloperatore.
Da un punto di vista assolutamente generale, tutte le sostanze penetranti
devono essere caratterizzate da alcuni requisiti base:
Devono essere facilmente spruzzabili sulla superficie per fornire una
copertura totale ed uniforme
Devono poter essere drenate dal difetto per azione capillare
Devono restare intrappolate allinterno del difetto ma nel contempo
essere facilmente rimovibili dal resto della superficie.
Devono restare fluide durante tutta la durata della prove per poter essere
richiamate alla superficie durante la fase di sviluppo
Devono essere altamente visibili (o fluorescenti) per poter produrre
indicazioni facilmente rilevabili
30
Non devono essere pericolose o nocive per loperatore che le maneggia
Non tutti i tipi di penetrante svolgono lo stesso tipo di azione (e non sono
nemmeno progettati per farlo) e, nel tempo, le aziende produttrici hanno
sviluppato una variet di prodotti che si indirizzano alle pi diverse
applicazioni industriali. Alcune di queste richiedono la rilevabilit di difetti il
pi piccoli possibile, mentre in altre la dimensione limite per laccettabilit del
difetto pu essere pi elevata e dunque la composizione del penetrante dovr
essere adeguata di conseguenza, considerato che se il penetrante
estremamente sensibile, la prova sar affetta dalla presenza di un
elevatissimo numero di indicazioni irrilevanti.
Le caratteristiche dei materiali penetranti sono definite e classificate in
numerose specifiche industriali e governative: attualmente negli USA la
specifica di riferimento la AMS 2 2644 tuttavia, storicamente, il primo
documento compiuto sulle sostanze LPI stato il Military Standard 25135.
Esistono anche normative pi settoriali (come ad esempio la norma ASTM 3
1417 o altre) ma queste spesso si rifanno in modo pi o meno esteso agli
standard precedentemente citati.
Scelta del tipo di penetrante
La scelta dei materiali da impiegare per lesecuzione di un controllo coi liquidi
penetranti pu avvenire solo dopo la valutazione di una serie di fattori che
riguardano la sensibilit richiesta, il tipo di materiale da testare, il numero dei
componenti da testare, lestensione della superficie da controllare e la
portabilit poich, come gi accennato, esiste una grande variet di penetranti e
sviluppatori ciascuno dei quali maggiormente indicato per specifiche
applicazioni.
2
Aerospace Material Specification
3
American Standard for Testing Materials
31
Usualmente le sostanze penetranti si classificano in due grandi categorie:
Tipo 1 Penetranti fluorescenti
Tipo 2 Penetranti visibili
Nei penetranti visibili, alla sostanza base viene aggiunta una certa quantit di
pigmento rosso in modo tale da garantire una colorazione sufficientemente
intensa anche quando la quantit di penetrante coinvolta nella formazione
dellindicazione ridotta ( questo il caso delle discontinuit strette e poco
profonde). Invece i penetranti fluorescenti contengono una o pi sostanze che si
illuminano quando sono sottoposte allazione della luce ultravioletta, fornendo
cos chiare e nitide indicazioni luminose su sfondo scuro quando i pigmenti
sono sottoposti allazione di una radiazione ultravioletta (lampada di Wood).
Dunque, quando il requisito pi importante del controllo la sensibilit, la
prima opzione da valutare se conviene usare un penetrante fluorescente
oppure uno visibile, tenendo in considerazione la possibilit di ottenere un
risultato estremamente rumoroso se la superficie porosa o molto rugosa.
In generale si pu affermare che per indicazioni scure di diametro superiore a
0,076 millimetri avere un contrasto pi o meno elevato , di fatto, ininfluente
ma se lindicazione caratterizzata da un diametro inferiore a tale valore essa
non rilevabile anche se si ha uno sfondo chiaro ed un altro contrasto, mentre
risulter apprezzabile se lindicazione chiara su sfondo scuro.
Appare dunque chiaro che un liquido penetrante fluorescente superiore ad
uno visibile quando si vogliono individuare difetti di dimensioni ridotte.
Viceversa, quando lesame volto allindividuazione di difetti relativamente
grandi e non necessaria unelevata sensibilit che darebbe luogo a numerose
indicazioni irrilevanti, oppure quando la rugosit della superficie da analizzare
elevata o i difetti sono situati in zone particolari quali i giunti saldati, i
penetranti visibili si dimostrano certamente pi indicati.
32
Peraltro questi ultimi non necessitano di un ambiente buio in cui effettuare
lanalisi delle indicazioni con luce ultravioletta e, pertanto, sono anche pi
semplici da utilizzare.
Unulteriore classificazione dei penetranti che si basa sulle loro caratteristiche di
sensibilit la loro abilit a mettere in evidenza discontinuit piccole e sottili,
che, in generale, possono porre dei problemi per quanto attiene il loro
rilevamento a causa della difficolt del liquido a penetrare e della modesta
quantit di sostanza che concorre a formare lindicazione. La capacit di
penetrazione, infatti, diminuisce quanto pi la composizione del penetrante si
allontana dalle condizioni naturali, rappresentate dalla base derivata dal
petrolio. A tale proposito importante osservare che laggiunta di eccipienti,
quali pigmenti ed agenti emulsificanti, rende il prodotto pi carico, e quindi
di pi difficoltosa introduzione in cricche sottili.
Per tale motivo, i penetranti fluorescenti sono solitamente caratterizzati da
prestazioni superiori a quelli colorati poich, per assicurare la visibilit, essi
richiedono una minore quantit di sostanza fluorescente rispetto a quella
colorata. In altre parole, il penetrante fluorescente meno carico di quello
colorato e dunque, possiede una mobilit superiore, che gli permette di inserirsi
pi facilmente di un penetrante colorato nelle fenditure sottili.
In sostanza, i penetranti rimovibili con solvente e quelli post-emulsificabili sono
avvantaggiati rispetto a quelli autolavanti. In assoluto, i penetranti migliori
sono quelli rimovibili con solvente, infatti i penetranti post-emulsificabili, non
contengono lemulsificante nella fase di penetrazione, mentre lo possiedono
nella fase di assorbimento che, per questo motivo, pu essere meno agevole.
I penetranti rimovibili con solvente, invece, mantengono le loro caratteristiche
invariate sia nella fase di penetrazione che in quella di assorbimento.
33
Riassumendo, la sensibilit nei confronti di discontinuit sottili e poco
profonde, cresce passando dai penetranti colorati a quelli fluorescenti e, in
ciascuna categoria, da quelli autolavanti a quelli rimovibili con solvente.
Per classificare i penetranti in base alla sensibilit, si fa spesso ricorso alla scala
sintetica messa a punto dalla US Air Force Materials Laboratory che definisce 5
livelli di sensibilit
Livello 1/2 Sensibilit ultra-bassa
Livello 1 Sensibilit bassa
Livello 2 Sensibilit media
Livello 3 Sensibilit alta
Livello 4 Sensibilit ultra-alta
La procedura impiegata per definire questa scala fa uso di provini in titanio ed
Inconel caratterizzati dalla presenza di cricche superficiali prodotte a seguito di
azioni di fatica a basso numero di cicli. La luminosit proveniente da ciascun
difetto individuato stata misurata sperimentalmente con un fotometro.
Procedura operativa per lapplicazione dei penetranti
Dal punto di vista operativo, lapplicazione del penetrante sulla superficie da
testare pu essere realizzata mediante spruzzatura, spennellatura o
immersione. La spruzzatura
mediante bombolette spray risulta
essere certamente il sistema pi
semplice e portabile e garantisce una
certa facilit di stoccaggio, tuttavia quando la geometria del pezzo
particolarmente complessa e si potrebbero avere delle difficolt a raggiungere
col getto alcune regioni di interesse, limmersione il solo sistema in grado di
assicurare la massima uniformit di applicazione. In generale, di per s il
metodo scelto non influenza la sensibilit del controllo tuttavia, risultati
34
lievemente migliori sono stati riscontrati nel caso di applicazioni tramite
spruzzatura elettrostatica. In ogni caso vitale che il penetrante costituisca uno
strato uniforme esteso a tutta la superficie da esaminare. Nel caso di zone di
ampiezza limitata (come ad es. saldature), larea ricoperta dal liquido deve
estendersi per circa 25 mm oltre il margine delle zone stesse.
3. Tempo di penetrazione
Una volta che la parte da esaminare stata ricoperta occorre attendere un certo
lasso di tempo, detto tempo di penetrazione, che necessario a consentire il
massimo assorbimento possibile per capillarit da parte del difetto.
Esistono, fondamentalmente, due modi di trattare il pezzo nella fase di
penetrazione: il primo, consiste nel mantenere il pezzo immerso nel penetrante
durante tale tempo mentre il secondo non prevede apporto di ulteriore
penetrante. Inizialmente, il primo metodo veniva considerato come pi
sensibile, anche se meno economico perch si doveva lavare via pi penetrante
in eccesso. Il ragionamento che portava a considerare tale metodo pi sensibile
era che il penetrante si mantenesse pi fluido e, quindi, pi mobile in quanto
non perdeva per evaporazione i componenti volatili e, a motivo di ci, ci fosse
una maggiore probabilit di riempimento dei difetti. Tuttavia successive
sperimentazioni hanno dimostrato il contrari infatti il penetrante a contatto con
latmosfera fa evaporare i componenti volatili, e di conseguenza aumenta la
concentrazione di pigmenti nei difetti che dunque sono potenzialmente pi
visibili. Il tempo di penetrazione, che solitamente suggerito dai produttori
oppure dalle norme adottate, funzione di parametri quali:
Tensione superficiale del liquido penetrante
Angolo di contatto del liquido penetrante
Viscosit del liquido penetrante
Pressione atmosferica allapertura del difetto
35
Pressione capillare
Pressione del gas bloccato nel difetto
Raggio del difetto o distanza fra le pareti del difetto
Densit del liquido penetrante
Propriet microstrutturali del liquido penetrante
Il tempo di penetrazione ideale pu essere stabilito anche tramite esperimenti
specifici per lapplicazione che si deve effettuare ma, in generale, sempre
compreso tra i 5 e i 60 minuti. Anche se di solito non dannoso prolungare il
tempo di penetrazione oltre quello raccomandato, con alcune sostanze esiste il
rischio che si verifichino principi di essiccamento che potrebbero rendere
difficoltosa la fuoriuscita del penetrante stesso nella fase di assorbimento da
parte del rivelatore.
Nella seguente tabella sono riportati, a titolo di esempio, i requisiti ed il tempo
di penetrazione di differenti penetranti, per provini in acciaio.
Tempo di penetrazione Tempo di penetrazione per
Norma di per penetrante penetrante post-
Tipo di pezzo Discontinuit
riferimento autolavante emulsificabile
(minuti) (minuti)
Getti Porosit 5-10 10
Estrusi/Forgiati
Ricalcamenti NR 4 10
Military-
Mancanza di
Technical- 30 20
Saldature fusione
Order-33B-1-
1 Porosit 30 20
Cricche 30 20
Tutti
Cricche da fatica NR 30
Getti Porosit 30
Estrusi/Forgiati Ricalcamenti 60
ASME-Boiler-
Mancanza di
and-Pressure- 60
Saldature fusione
Vessel-Code
Porosit 60
Tutti Cricche 30
Getti Porosit 5 5
Estrusi/Forgiati Ricalcamenti 10 10
ASTM-E- Mancanza di
5 5
1209/-E-1210 Saldature fusione
Porosit 5 5
Tutti Cricche 5 5
4
NR: Tempo non suggerito per tale metodo di esame
36
Al termine del tempo di penetrazione, si deve procedere alla rimozione di tutto
il penetrante che non sia quello intrappolato nelle discontinuit.
4. Rimozione del penetrante in eccesso
Questa loperazione pi delicata e
critica dellintero processo di
ispezione LPI, poich leccesso di
penetrante che presente sul
componente deve essere rimosso
totalmente ma allo stesso tempo
occorre prestare molta attenzione a non eliminare anche porzioni di liquido
intrappolate nei difetti.
Poich i liquidi penetranti sono prodotti a base di petrolio, essi non possono
essere asportati agendo direttamente con lacqua e dunque la loro rimozione
dalla superficie del pezzo richiede una delle seguenti condizioni:
limpiego di un solvente capace di sciogliere il penetrante
lemulsificazione del penetrante (tramite laggiunta di una sostanza
chiamata agente emulsificante che lo renda asportabile da un lavaggio
con acqua).
Quindi, la normativa classifica i penetranti (per quanto concerne il metodo di
rimozione) in:
Metodo A Lavabile con acqua
Metodo B Post emulsificabile, lipofilo
Metodo C Rimovibile con solvente
Metodo D Post emulsificabile, idrofilo
Se il liquido penetrante non incorpora lagente emulsificante, come detto, esso
non pu essere rimosso con lacqua e pertanto deve essere sciolto con un
solvente oppure mediante laggiunta di tale agente. Lapplicazione
37
dellemulsificante, pu essere compiuta dopo lapplicazione del penetrante
sulla superficie e prima dellapplicazione del rivelatore. Un penetrante che
necessita dellaggiunta, da parte delloperatore, dellemulsificante, detto post-
emulsificabile.
Nel caso in cui lagente emulsificante venga aggiunto al penetrante dal
fabbricante allatto della produzione, il penetrante si definisce autolavante
(metodo A).
In questo caso il penetrante (indicato anche come auto-emulsificante) pu
essere rimosso con della semplice acqua corrente. I penetranti appartenenti alla
categoria dei post-emulsificabili (metodi B e D) possono essere lipofili od
idrofili a seconda che la sostanza sia solubile nellolio o solubile nellacqua.
I prodotti post-emulsificabili lipofili (sia penetranti che emulsificanti), sono
costituiti da sostanze a base oleosa e vengono forniti pronti alluso, mentre
quelli idrofili, che utilizzano come emulsionante un detersivo solubile in acqua,
sono commercializzati sotto forma di concentrato da diluire in acqua prima
delluso.
Gli emulsionanti lipofili, sono stati introdotti verso la fine degli anni 50 ed
esplicano sul penetrante, sia unazione chimica che unazione meccanica; infatti,
dopo che lemulsificante ha ricoperto il penetrante, tramite lazione meccanica
di un getto dacqua possibile rimuovere il penetrante in eccesso perch
durante il tempo di emulsificazione lemulsionante diffonde nel penetrante
trasformandolo in un penetrante del tipo autolavante. Anche gli emulsionanti
idrofili, rimuovono il penetrante in eccesso con una duplice azione meccanica e
chimica, solo che lazione chimica differente, infatti, in tal caso non si hanno
fenomeni di diffusione.
38
Gli emulsionanti idrofili, di base, sono dei detersivi che contengono solventi e
agenti tensioattivi. Essi frammentano lo strato di penetrante in minuscole
goccioline e impediscono che queste si ricongiungano fra loro o si riattacchino
alla superficie. Successivamente, tali goccioline vengono rimosse dallazione di
un getto dacqua.
Gli emulsificanti idrofili, introdotti a met degli anni 70, si sono dimostrati
subito pi efficaci di quelli lipofili, tanto da renderli obsoleti; il loro principale
vantaggio una ridotta sensibilit alle variazioni del tempo di rimozione e
contatto.
Tuttavia, sempre importante controllare il tempo di emulsificazione, ovvero il
tempo per cui si lascia agire lemulsificante poich questo si dispone sul
penetrante e si muove verso la superficie del pezzo, andando ad emulsificare lo
strato di penetrante sottostante. Controllando il tempo di emulsificazione, si fa
in modo da emulsificare solo il penetrante che sta in superficie e non quello che
si trova nei difetti che, per questo motivo, non sar lavabile con lacqua e
rimarr nelle fessure in cui si era precedentemente disposto. Riassumendo,
tempi di emulsificazione troppo brevi non permettono la rimozione di una
adeguata quantit di penetrante in eccesso, mentre al contrario tempi troppo
lunghi possono portare allemulsificazione anche del penetrante contentuto nei
39
difetti ed al loro conseguente svuotamento. Quando si ritiene che il tempo
trascorso sia tale da aver garantito la corretta emulsificazione del penetrante
superficiale, la rimozione pu essere effettuata con un getto dacqua.
Difetto pieno Applicazione emulsificante
Penetrante in eccesso Emulsificante
Difetto
Diffusione dell emulsificante Rimozione penetrante in
Soluzione di penetrante eccesso
ed emulsificante Getto dacqua
Penetrante non Penetrante non
emulsificato emulsificato
Nel metodo D, invece, la rimozione richiede lutilizzo di un solvente. La fase di
rimozione del penetrante in eccesso piuttosto critica poich lavaggi incompleti
sono causa della formazione di indicazioni non rilevanti che si formano nelle
zone poco pulite. Da ci pu derivare la difficolt a percepire le indicazioni
provenienti da discontinuit molto piccole e, in generale, una ridotta efficacia
dellesame.
Propriet che influenzano lefficacia di un penetrante
Dopo aver analizzato e discusso le caratteristiche principali che rendono un
liquido penetrante efficace, importante esaminare da quali parametri esse
dipendono e tra queste citiamo:
La capillarit
La tensione superficiale e la capacit di bagnare la superficie
La densit
La viscosit
40
La soglia dimensionale di fluorescenza
La stabilit ultravioletta e termica
Lamovibilit
Capillarit, bagnabilit e tensione superficiale
Il principio fondamentale sul quale si basa il metodo LPI, la penetrazione di
una sostanza liquida, per azione capillare, allinterno dei difetti che sfociano in
superficie.
La capillarit pu essere immaginata come una sorta di forza aggiuntiva che
spinge il liquido attraverso le fessure strette, agevolandone la penetrazione
allinterno. Tale fenomeno pu essere facilmente messo in evidenza attraverso
lesperienza riportata in figura:
D1 D2 D3
Tre tubi, di diametro diverso, sono immersi in un recipiente contenente un
liquido: nel tubo di diametro maggiore il liquido si porta alla stessa altezza del
suo pelo libero nel recipiente; nel tubo di diametro medio sale un po oltre il
livello del pelo libero mentre, nel tubo di piccolo diametro, sale
apprezzabilmente oltre. Questo comportamento, che si manifesta solo nei tubi
di piccolo diametro ed in modo tanto pi evidente quanto pi piccolo il
diametro, ha origine dalla mutua interazione delle molecole del fluido tra loro e
41
con il recipiente nel quale vengono immesse. In particolare si definisce forza di
coesione la risultante delle forze di interazione molecolare su una molecola se
questa si sviluppa fra molecole identiche) o forza di adesione se si sviluppa fra
molecole diverse
forze di coesione tengono insieme le sostanze
forze di adesione fanno attrarre sostanze diverse (acqua su vetro
La condizione di equilibrio di un
fluido in presenza di pi sostanze
determinata dalla reciproca
intensit delle forze di adesione e
coesione. Si prenda in esame, ad
esempio, il caso di un fluido a
contatto con la parete solida del contenitore (acqua in un bicchiere a contatto
con laria). Le molecole di un liquido in vicinanza della parete sentono la forza
di coesione del fluido Fc diretta verso linterno del fluido, la forza di adesione
liquido-gas Fa,a , diretta verso linterno del gas, la forza d adesione liquido-
solido Fa,s , diretta verso l interno del solido. La Fa,a cos debole da poter essere
trascurata. Le restanti due forze, vista la loro direzione e verso, non possono
avere risultante nulla, quindi allequilibrio la superficie libera del fluido deve
essere ortogonale alla risultante delle forze [Link] definitiva si possono avere
due casi:
42
Fa > Fc Fa < Fc
in questo caso si ha innalzamento del in questo caso si ha allontanamento del
liquido lungo la parete e si dice che il liquido dalla parete e si dice che il liquido
liquido bagna la superficie non bagna la superficie
Nel primo caso langolo formato tra la tangente al menisco nel punto di
contatto e la direzione della parete minore di 90, mentre nel secondo caso
maggiore.
Alcuni esempi di angoli risultanti tra diversi accoppiamenti solido-liquido sono
riportati di seguito:
Acqua-vetro (A) = 0
Benzina-vetro = 26
Acqua-paraffina = 107
Acqua-teflon (B) = 127
Mercurio-acqua = 140
43
In sintesi, nel momento in cui il liquido penetrante viene depositato sulla
superficie da testare, se allinterfaccia solido-liquido la forza con cui le molecole
del liquido sono attratte da quelle della superficie solida (bagnatura),
superiore alla forza con cui le molecole si attraggono tra di loro (tensione
superficiale) cio le forze adesive sono pi forti di quelle coesive, il liquido
bagner la superficie. Al contrario, se la forza con cui le molecole si attraggono
tra di loro superiore alla forza con cui la superficie attrae le molecole, il
liquido rimarr sotto forma di gocce e non bagner la superficie stessa.
Pertanto, tensione superficiale e bagnatura agiscono in senso opposto, ma nei
liquidi penetranti necessario che prevalga la bagnatura. Affinch un liquido
penetrante sia efficace dovrebbe avere un angolo di contatto il pi piccolo
possibile. Infatti, nella realt, tale angolo, per la maggior parte dei penetranti,
molto vicino al valore di zero gradi. Appare intuitivo che un buon liquido
penetrante debba possedere ottime caratteristiche di bagnabilit, in modo tale
da ricoprire liberamente la superficie delloggetto in esame, e non presentarsi
sotto forma di goccioline.
Si ricorda, per completezza, che la tensione superficiale () definita come lenergia
richiesta per aumentare larea della superficie del liquido di una unit (si misura
pertanto in J/m2 oppure in N/m)
44
Il liquido penetrante, come gi accennato in precedenza, guidato allinterno
della fessura dallazione della forza capillare F; essa funzione della tensione
superficiale allinterfaccia liquido-gas, dellangolo di contatto e di parametri
geometrici relativi alla fessurazione. In particolare, per un difetto a geometria
cilindrica, si ha:
F = 2r LG cos
dove
r raggio dellapertura
LG tensione superficiale allinterfaccia liquido gas
angolo di contatto
possibile definire anche una pressione capillare (pc), ottenuta dal rapporto
tra la forza capillare e larea su cui essa agisce. Nel caso particolare di un tubo a
sezione circolare si ha:
2r LG cos 2 LG cos
pc = =
r 2 r
Sebbene le suddette equazioni, siano state espresse nel caso semplice di un
difetto a geometria cilindrica, bene sottolineare che le relazioni tra le variabili
permangono anche in casi pi generali. Tuttavia si deve tener presente che
lespressione della pressione capillare valida solo quando esiste un contatto
simultaneo del penetrante su tutta la lunghezza dellapertura, e la superficie del
liquido risulti essere equidistante dalla superficie del pezzo. Occorre, peraltro,
ricordare che talvolta, la superficie del liquido penetrante pu presentarsi
irregolare a causa della particolare conformazione delle pareti del difetto e, in
questo caso la pressione capillare espressa dalla seguente relazione
2( SG SL ) 2
pc = =
r r
45
nella quale
SG Tensione superficiale allinterfaccia solidogas
SL Tensione superficiale allinterfaccia solidoliquido
r Raggio dellapertura
(=SG -SL ) Tensione di adesione
Quindi in alcuni casi la tensione di adesione (ossia la forza che si manifesta
sulla linea di contatto liquido-solido in direzione del solido) ad essere la
principale responsabile del movimento del liquido penetrante nel difetto e non
la tensione superficiale allinterfaccia liquido-gas. importante sottolineare che
la bagnabilit del liquido penetrante, decade considerevolmente quando la
tensione di adesione la forza di azionamento primaria.
Osservando le equazioni, si pu anche notare come le caratteristiche di
bagnabilit del liquido penetrante, siano fondamentali per il riempimento del
difetto; infatti il liquido penetrante, continua a riempire il difetto finch non si
manifesta una forza che contrasta la forza capillare. Questa forza, solitamente,
data dalla pressione del gas che rimane intrappolato nel difetto a causa del fatto
che esso comunica con lesterno solo da una parte. Infatti, il gas che presente
in esso viene intrappolato dal penetrante, attraverso il quale non pu passare, e
compresso contro il lato chiuso del difetto.
Poich langolo di contatto dei liquidi penetranti molto prossimo allo zero,
sono stati formulati vari metodi per valutare le loro caratteristiche di
bagnabilit, il pi semplice dei quali consiste nel misurare laltezza che un
liquido raggiunge in un tubo capillare. Tuttavia, linterfaccia solida in tale
metodo , in genere, di vetro e pertanto, non riproduce adeguatamente la
superficie su cui il penetrante dovr agire nella pratica.
Un altro metodo consiste nel misurare, dopo un certo tempo, il raggio, il
diametro oppure la superficie, della macchia che si forma dopo aver versato
46
una goccia di liquido sulla superficie di prova. Utilizzando tali metodi,
influiscono sullesito della prova anche altri parametri, quali la densit, la
viscosit e la volatilit che non compaiono nelle equazioni di capillarit, ma
sono ugualmente importanti.
Densit
La densit (o peso specifico), rappresenta la massa per unit di volume di un
materiale e si misura in [Kgm-3].
stato osservato che la densit ha un effetto trascurabile sulle prestazioni dei
liquidi penetranti, tuttavia importante sottolineare che la forza gravitazionale,
pu agire a favore o contro la forza capillare secondo lorientamento che
possiede il difetto nella fase di penetrazione.
In entrambi i casi, il modulo della forza peso (Fp) del liquido penetrante, si
calcola con la seguente formula:
F p = r 2 hg
nella quale:
r raggio dellapertura
h altezza della colonna di liquido penetrante
densit del liquido penetrante
g accelerazione di gravit
La forza cos ottenuta deve essere sommata alla forza capillare, quando
concorde con essa, perch in tal caso favorisce la penetrazione del liquido,
mentre andr sottratto se discorde, perch, al contrario di prima, ostacola la
penetrazione.
Viscosit
La viscosit dinamica [Pas] rappresenta il coefficiente di proporzionalit tra
gli sforzi tangenziali esistenti in un fluido in moto e la variazione di velocit in
47
direzione normale a quella del moto. La relazione che descrive tale fenomeno
la legge di Newton espressa come segue:
v
=
y
Dove:
sforzo di taglio presente nel fluido
viscosit dinamica
v
variazione di velocit nella direzione y (normale a quella del moto)
y
Esiste anche un altro tipo di viscosit, detta cinematica e cos definita:
=
con:
viscosit dinamica
densit
La viscosit, ha un effetto trascurabile sulla capacit di un liquido penetrante di
insinuarsi nei difetti mentre, influisce sulla velocit di riempimento degli stessi.
A questo riguardo possibile osservare che il tempo di penetrazione T per un
vuoto cilindrico e per uno ellittico, pu essere ricavato utilizzando le seguenti
formule:
48
r l a l
b
Vuoto cilindrico:
2l 2
T=
r cos LG
Vuoto ellittico:
2l 2 a2 + b2
T =
LG cos (a + b ) ab
Dove:
l profondit del difetto
viscosit dinamica
r raggio della fessura
LG tensione superficiale allinterfaccia liquido-gas
angolo di contatto
a larghezza del difetto
b larghezza del difetto
Osservando tali equazioni, si pu osservare come il tempo di penetrazione sia
direttamente proporzionale alla viscosit ; inoltre in nessuna delle due
espressioni si tiene conto del gas intrappolato nei difetti chiusi ad una estremit.
49
Soglia dimensionale della fluorescenza
La soglia dimensionale della fluorescenza rappresenta lo spessore minimo che
lo strato di penetrante deve avere per formare unindicazione visibile.
Sebbene tale parametro non sia attualmente regolato in alcun modo dagli
standard tecnici, esso sembra essere molto importante nei confronti della
sensibilit di un liquido penetrante fluorescente, ed esiste un esperimento, che
permette di comprendere tale aspetto.
Due lastre piane di vetro, sulle quali in precedenza stata disposta una goccia
di penetrante fluorescente vengono premute fortemente una contro laltra. Il
liquido, in seguito alla pressione, si espande sulla superficie delle lastre ma, una
volta esposto alla luce nera, non manifesta alcuna fluorescenza. Tale fenomeno,
apparentemente paradossale, non stato compreso completamente fino al 1960,
quando venne introdotto il concetto della transizione delle pellicole sottili per la
risposta della fluorescenza.
Le tipiche dimensioni dei difetti, corrispondono alle soglie dimensionali della
risposta di fluorescenza, che sono caratteristiche di ciascun liquido penetrante.
Il grado della risposta di fluorescenza dipende dallassorbimento delle
radiazioni ultraviolette e questo, a sua volta, dipende dalla concentrazione dei
pigmenti fluorescenti e dallo spessore della pellicola di liquido. Di
conseguenza, la capacit di un liquido penetrante di visualizzare
unindicazione, dipende soprattutto dalla sua capacit di essere fluorescente
nelle condizioni di pellicola sottile.
Le prestazioni dei liquidi penetranti, possono essere previste facendo
riferimento alla seguente equazione che, tuttavia, non tiene conto del fatto che il
liquido opera nelle condizioni di pellicola sottile.
I = I 0 xe Ct
50
Dove:
I intensit della luce emessa
I0 intensit della luce incidente
coefficiente di assorbimento per unit di concentrazione
C concentrazione dei pigmenti fluorescenti
t spessore dello strato assorbente
Qundi lintensit dellenergia trasmessa risulta essere direttamente
proporzionale allintensit della luce incidente e variabile esponenzialmente
con lo spessore dello strato di penetrante e la concentrazione di pigmenti. Di
conseguenza, aumentando la concentrazione dei pigmenti, la luminosit di un
sottile strato di penetrante aumenta. Tuttavia, la concentrazione di pigmenti
non pu essere aumentata oltre una certa soglia, perch valori troppo elevati
potrebbero penalizzare la luminosit stessa.
Stabilit ultravioletta e termica delle indicazioni
Lesposizione a luce ultravioletta intensa ed a temperature elevate pu avere un
effetto negativo sulle indicazioni ottenute con liquidi penetranti fluorescenti,
infatti le sostanze fluorescenti possono perdere la loro luminosit dopo un
periodo di esposizione a luce ultravioletta ad alta intensit.
Ci pu essere dimostrato con un esperimento che consiste nel misurare
lintensit delle indicazioni fluorescenti di un campione che stato sottoposto a
cicli multipli di esposizione ai raggi ultravioletti. Ogni ciclo consiste in 15
minuti di esposizione ad una luce ultravioletta di 800 microwatt/cm2 e di 2,5
minuti ad una di 1500 microwatt/cm2. I risultati mostreranno che le indicazioni
esaminate sono sbiadite in seguito alleccessiva esposizione.
Anche la temperatura elevata pu avere degli effetti negativi sui liquidi
penetranti, infatti, il calore eccessivo pu:
51
far volatilizzare i componenti volatili, aumentare la viscosit ed avere
effetti negativi sul grado di penetrazione
alterare le caratteristiche dellemulsionante
far evaporare dei prodotti chimici che impediscono la separazione e la
gelificazione dei penetranti solubili in acqua
neutralizzare la fluorescenza dei pigmenti del penetrante
Questultimo meccanismo di degradazione, coinvolge direttamente le molecole
dei materiali penetranti. Ricordiamo che il fenomeno della fluorescenza
coinvolge gli elettroni delocalizzati in una molecola che non sono implicati in
un dato legame fra due atomi. Quando la molecola riceve una quantit di
energia sufficiente, questi elettroni passano ad un livello energetico pi elevato.
Pochi istanti dopo leccitazione, gli elettroni tornano al livello energetico di
partenza emettendo unenergia pi bassa di quella che avevano ricevuto. Tale
perdita di energia, pu riguardare sia un processo radioattivo come la
fluorescenza, sia un processo non-radioattivo. I processi non-radioattivi,
includono unattenuazione delle collisioni fra molecole, il rilassamento termico
e reazioni chimiche. Il calore, fa aumentare il numero degli scontri molecolari
con conseguente attenuazione dellentit degli stessi e, come risultato, si ha una
minore fluorescenza.
Tale spiegazione valida solo quando sia il componente in esame che il liquido
penetrante sono ad alta temperatura. Al ripristinarsi della temperatura entro
valori normali, la fluorescenza si ripresenta invariata.
In generale, i danni termici si manifestano quando i liquidi penetranti
fluorescenti sono riscaldati sopra 71 C. Se si ha un riscaldamento ma la
temperatura si mantiene sotto tale valore, la sensibilit del controllo pu invece
addirittura migliorare.
Alcuni liquidi penetranti attualmente in uso, sono formulati con componenti ad
elevato punto di ebollizione, cosicch presentano una migliore resistenza ai
52
danni dovuti al calore. Nonostante ci, ancora possibile rilevare una perdita di
luminosit se il liquido penetrante esposto alle alte temperature per un lungo
periodo.
Durante lesame di liquidi penetranti termoresistenti, si rilevata una riduzione
di luminosit del 20% dopo che il materiale rimasto per 273 ore ad una
temperatura di 163C. I liquidi penetranti fluorescenti comunemente utilizzati,
cominciano la decomposizione a 71C e in prossimit di 94C si ha
unattenuazione quasi totale della fluorescenza in seguito alla sublimazione dei
pigmenti fluorescenti.
Amovibilit
La rimozione del liquido penetrante in eccesso dalla superficie in esame (ma
non dai difetti) una delle fasi pi critiche del controllo coi liquidi penetranti.
Il liquido penetrante, infatti, deve essere rimosso completamente dalla
superficie del componente in esame poich potrebbe dar luogo a false
indicazioni o limitare la visibilit di eventuali piccoli difetti. Perch questo sia
possibile, le forze adesive (cio le forze che si instaurano tra superficie del pezzo
e il liquido) non devono essere cos forti da non permettere la rimozione coi
metodi comunemente utilizzati. Tuttavia, perch il liquido abbia una buona
bagnabilit, le forze adesive devono vincere le forze coesive (cio le forze
intermolecolari che tengono assieme il liquido), pertanto occorre una
formulazione adeguata che garantisca un giusto rapporto fra le due grandezze.
5. Applicazione del rivelatore (sviluppo)
Come accennato in precedenza, il ruolo del rivelatore (o sviluppo) quello di
attirare in superficie il penetrante rimasto intrappolato nelle cricche e di
espanderlo in modo tale da renderlo facilmente visibile alloperatore.
53
Nel caso dei penetranti fluorescenti, le particelle fini dello sviluppatore,
riflettono e rifrangono la luce ultravioletta usata per lispezione, permettendole
di interagire meglio coi pigmenti del penetrante cosicch si ha una fluorescenza
migliore. Lo sviluppatore permette, inoltre, che venga emessa pi luce
sfruttando lo stesso meccanismo. Questo spiega perch, quando vengono
esposte alla luce ultravioletta, le indicazioni sono pi luminose del solo
penetrante.
Nel caso invece dei penetranti colorati, lo sviluppatore deve costituire uno
sfondo di un colore che sia in contrasto con quello del penetrante, in modo che
le indicazioni siano facilmente visibili.
Gli sviluppatori, in genere, sono costituiti da talco, gesso o silice amorfa
finemente suddivisi, per cui si presentano sotto forma di una polvere molto
soffice. Il loro funzionamento si basa, ancora una volta, sulla capillarit, infatti
nello strato di sviluppatore si crea un numero molto elevato di sottilissimi
condotti che richiamano in superfici il penetrante intrappolato nei difetti
sottostanti.
Le norme AMS 2644 e MIL-I-25135 classificano i rivelatori in 6 categorie:
1. Polvere secca
2. Solubile in acqua
3. Sospensione acquosa
4. Nonacquoso Tipo 1 Fluorescente (base solvente)
5. Nonacquoso Tipo 2 Visibile (base solvente)
6. Applicazioni speciali
La classificazione basata sulla modalit con la quale il rivelatore applicato
(in polvere oppure disciolto o sospeso in un mezzo liquido). Naturalmente
54
ciascuna di queste possibilit presenta vantaggi ed inconvenienti che possono
essere riassunti come segue:
Polveri secche
Gli sviluppatori basati sullimpiego di polveri secche, sono certamente i meno
sensibili, ma anche i pi economici e semplici da usare. Si presentano come
delle polveri bianche e lanuginose che possono essere applicate ad una
superficie asciutta in vari modi. Lapplicazione, che deve essere fatta dopo
lasportazione del penetrante in
eccesso e lasciugatura della
superficie trattata, pu avvenire
immergendo il pezzo in esame in un
contenitore riempito con lo
sviluppatore, tramite dei soffiatori
che caricano elettrostaticamente le
polveri e le sparano sulla superficie
in esame oppure tramite dei contenitori (tipo borotalco). Eventuali eccessi di
polvere devono essere eliminati con un leggero soffio daria. Luso delle polveri
indicato per lesame di superfici molto ruvide e per difetti profondi da cui cio
fuoriesce molto liquido, questo perch il rilevatore assorbe di meno e da una
definizione migliore su tali difetti. Per contro meno adatto alla rilevazione di
difetti sottili, da cui fuoriesce poco liquido. Un difetto delle polveri secche che
spesso lo sfondo bianco non uniforme, e questo pu limitare fortemente la
visibilit dei difetti. Utilizzando tale tipo di sviluppatore, spesso le indicazioni
si presentano chiare e poco espanse. In ogni caso, questo tipo di sviluppatore,
viene usato in combinazione con penetranti fluorescenti.
Solubili in acqua
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Come suggerisce il nome, gli sviluppatori solubili in acqua, consistono in una
serie di sostanze chimiche disciolte in acqua che lasciano sulla superficie in
esame uno strato di sviluppatore una volta che lacqua evaporata. Si
applicano dopo la rimozione del penetrante e senza asciugare la superficie da
esaminare. Il modo migliore per applicare questo tipo di sviluppatori
spruzzarli direttamente sulla parte in esame che pu essere umida o asciutta.
Sono praticabili, ma meno indicati, anche altri metodi di applicazione, quali
spennellatura o immersione. La superficie bagnata va poi asciugata utilizzando
un getto di aria calda con temperatura compresa fra i 35 e 40 C. Lasciugatura
deve avvenire in modo uniforme su tutta la superficie in esame poich le parti
umide danno luogo a indicazioni sfuocate e indistinte. Quando lo sviluppatore
asciugato correttamente, la superficie presenta un rivestimento bianco
uniforme e pallido e le indicazioni si manifestano nitidamente.
Sospensioni in acqua
I rivelatori prodotti sotto forma di sospensione acquosa consistono in particelle
di una sostanza insolubile sospesa in acqua. Questa tipologia di rivelatore
richiede un continuo movimento di miscelazione in modo tale da evitare la
separazione tra le due fasi. Le modalit di applicazione sono le stesse dei
rivelatori solubili e i componenti trattati con questa forma di sviluppo
presentano una sorta di rivestimento di colore bianco traslucido.
Non acquosi
Gli sviluppatori non acquosi, siano essi del tipo visibile o del tipo fluorescente,
sono costituiti da un solvente volatile in
cui sono sospese le particelle di
rivelatore. Lapplicazione, che avviene
dopo la rimozione del penetrante e in
56
eccesso e lasciugatura della superficie, si effettua con una pistola a spruzzo
tuttavia, molto spesso questo tipo di sviluppatori sono distribuiti in bombolette
spray in modo da garantire una migliore trasportabilit. Poich il solvente
altamente volatile, non necessaria lasciugatura con aria calda come nel caso
precedente. La presenza del solvente, oltre a evitare lasciugatura, si rivela
benefica anche nei confronti del penetrante. Infatti, il solvente dello
sviluppatore esercita una leggera diluizione del penetrante presente nelle
discontinuit sottostanti rimovendo cos gli eventuali principi di essiccamento e
ripristinando le iniziali condizioni di mobilit. Per questo motivo, il loro uso
avviene solo in combinazione con penetranti rimovibili con solvente. Prima
dellapplicazione dello sviluppatore, il pezzo deve essere accuratamente
asciugato, cosicch al termine dellapplicazione esso presenter sulla sua
superficie un rivestimento bianco traslucido.
Applicazioni speciali
In casi particolari possibile utilizzare rivelatori sotto forma di plastica o lacche.
In tal modo lindicazione proveniente dalla prova conservata
permanentemente.
Gli sviluppatori non acquosi, sono universalmente riconosciuti come i pi
sensibili mentre vi meno accordo per quanto riguarda le prestazioni degli
sviluppatori in polvere secca e acquosi anche se questi ultimi, sono considerati
pi sensibili in quanto formano uno strato di particelle pi sottile che stabilisce
un contatto migliore con la superficie da testare.
Tuttavia, se lo spessore dello strato troppo elevato si corre il rischio che i
difetti vengano mascherati. Gli sviluppatori acquosi, inoltre, possono causare
57
loffuscamento delle indicazioni se usati in combinazione con penetranti
rimovibili con acqua.
Nelle tabelle seguenti sono riportati alcuni dati riassuntivi relativi alla
sensibilit degli sviluppatori (con relative tecniche di applicazione) e alcuni
vantaggi e svantaggi principali nellimpiego dei vari tipi di sviluppatore.
Categoria Forma dello sviluppatore Metodo di applicazione
1 Non acquoso (base solvente) Spruzzo
2 Film di materiale plastico Spruzzo
3 Solubile in acqua Spruzzo
4 Sospensione acquosa Spruzzo
5 Solubile in acqua Immersione
6 Sospensione acquosa Immersione
7 Polvere secca Spruzzatura elettrostatica
8 Polvere secca A letto fluidizzato
9 Polvere secca Spruzzo
10 Polvere secca Immersione
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Sviluppatore Vantaggi Svantaggi
Non crea un buon contrasto per
Le indicazioni tendono a rimanere
cui non pu essere usato con i
col tempo pi luminose e pi
sistemi visibili
Polvere secca distinte
Difficile assicurare una copertura
Applicazione semplice
omogenea dell'intera superficie
Facilit a ricoprire la superficie in Se il rivestimento traslucido
esame fornisce uno scarso contrasto
(non suggerito per i sistemi
Il rivestimento bianco che si visivi)
Solubile in acqua
produce, determina un buon
contrasto per cui utilizzabile sia Le indicazioni per i sistemi
con sistemi visibili che lavabili in acqua sono fioche e
fluorescenti vaghe
Facilit a ricoprire la superficie in
esame
Le indicazioni sono luminose e
marcate
Sospensione Le indicazioni si indeboliscono
acquosa dopo poco tempo e sono diffuse
Il rivestimento bianco che si
produce, determina un buon
contrasto per cui utilizzabile sia
con sistemi visibili che
fluorescenti
Molto portatile
Facile da applicare alle superfici
Il rivestimento bianco che si Difficile da applicare a tutte le
produce, determina un buon superfici
contrasto per cui utilizzabile sia
Non acquoso
con sistemi visibili che
fluorescenti Pi difficile pulire la superficie
testata dopo il controllo
Le indicazioni si manifestano
velocemente e bene sono definite
Fornisce la pi alta sensibilit
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6. Esame delle indicazioni
In questa fase viene condotta lispezione visiva vera e propria dei segnali
prodotti dal trattamento, impiegando un opportuno tipo di illuminazione.
importante sottolineare che lesame deve essere effettuato dopo che sia
trascorso un certo tempo (detto tempo di rilevamento) compreso tra 7 e 30
minuti dallapplicazione del rivelatore. Tempi lunghi, infatti, sono necessari per
richiamare in superficie il liquido contenuto nelle discontinuit sottili e
[Link] si esegua lesame con lampada ultravioletta (penetranti
fluorescenti) loperatore deve avere laccortezza di abituare la vista al buio per
almeno 5 minuti prima dellispezione. Lo sguardo delloperatore, inoltre, non
dovrebbe mai cadere direttamente sulla lampada per evitare principi di
abbagliamento indotti dalla presenza di sostanze fluorescenti allinterno dei
tessuti dellocchio umano.
Come gi esposto in precedenza scopo finale dellesame coi liquidi penetranti,
segnalare la presenza di discontinuit sfocianti sulla superficie del pezzo in
esame e permettere di valutare se il pezzo affidabile, ossia se pu essere
impiegato senza temere inconvenienti durante il suo uso. Tuttavia opportuno
sottolineare che non sempre ad un segnale corrisponde una effettiva anomalia.
Infatti, condizioni esecutive non corrette dellesame possono dar luogo alla
formazione di indicazioni senza che vi siano discontinuit oppure, alla
formazione di indicazioni che corrispondono a condizioni caratteristiche del
pezzo e non a reali anomalie.
Quindi, sulla base dei segnali disponibili, loperatore deve individuare
dapprima le indicazioni false e non rilevanti, successivamente interpretare le
indicazioni rilevanti e, infine, valutare le discontinuit. Le indicazioni false e
non rilevanti, naturalmente, non vengono prese in considerazione.
Linterpretazione delle indicazioni rilevanti consiste, invece, nellindividuare il
tipo di discontinuit cui essi si riferiscono. La presenza di una discontinuit,
60
tuttavia, non implica, automaticamente, linaffidabilit del pezzo. Alcune
discontinuit, infatti, pur rappresentando una effettiva anomalia del pezzo, se
contenute entro certi limiti, possono essere tollerate in quanto non danno luogo
ad inconvenienti.
Quando invece una discontinuit non pu essere tollerata, viene considerata
difetto. In tal caso si pu rimuovere la discontinuit oppure scartare il pezzo,
quindi in sostanza, valutare le discontinuit, significa stabilire se una
discontinuit pu essere tollerata oppure deve essere considerata difetto.
La fase di valutazione non pu essere affidata al solo giudizio delloperatore o
di un ispettore. Se cos fosse, si avrebbero certamente pareri discordi a seconda
delle opinioni e dellesperienza di chi esegue la valutazione.
Pertanto, chi esegue la valutazione, fa riferimento a dei documenti che per
ciascuna discontinuit indicano i limiti di tollerabilit a seconda dei vari casi
pratici.
Il grado di tolleranza di una discontinuit, viene stabilito da questi documenti
in base ai seguenti elementi:
Condizioni di funzionamento previste per il pezzo (entit e tipo di sollecitazione,
aggressivit dellambiente operativo, etc.)
Tipo di discontinuit (cricca, porosit, inclusione, etc.)
Forma, dimensioni ed orientamento della discontinuit
Materiale del pezzo
I documenti di riferimento cui si accennato prima, possono essere divisi in tre
categorie in base al tipo di costruzioni cui sono applicabili ed al fatto che il loro
impiego sia obbligatorio oppure facoltativo.
61
Norme o standards
Questi documenti vengono redatti da organizzazioni quali UNI, ASTM, etc.
Esse hanno carattere facoltativo e possono essere adottate come termine di
accordo tra il committente ed il costruttore. Generalmente si riferiscono a
categorie di costruzioni pi o meno estese.
Regolamenti o codici
Tali documenti, si riferiscono a specifici settori di costruzioni e vengono redatti
da enti cui spetta, per legge, lapprovazione di tali costruzioni. Limpiego di tali
documenti , pertanto, obbligatorio.
Specifiche
Questi documenti, generalmente, vengono elaborati dal committente che fissa i
limiti di accettabilit per le discontinuit e altri parametri in quel dato
componente.
Essi si riferiscono ad una ben precisa costruzione ed hanno carattere
obbligatorio solo per quella costruzione e per quel committente.
Sensibilit del controllo
Il concetto di sensibilit del controllo LPI fa riferimento alla capacit del metodo
di rilevare difetti pi piccoli possibile con un alto grado di affidabilit, e
dunque, la natura del difetto ha un notevole effetto sullefficacia della tecnica.
62
Tipicamente, per definire il formato del difetto si rapporta la sua lunghezza a
quella della superficie del pezzo in esame e, se si prende in esame la curva della
probabilit di rilevazione per un controllo coi liquidi penetranti, si pu
osservare come le dimensioni del difetto siano influenti sulla sensibilit.
Tuttavia, la lunghezza di un difetto, non determina a priori il suo grado di
visibilit, infatti, il suo volume deve essere tale da contenere una quantit di
penetrante sufficiente a produrre unindicazione chiaramente visibile.
La sperimentazione ha mostrato come alcune tipologie di difetti siano pi
facilmente individuabili di altre e in particolare:
I difetti piccoli e rotondi rispetto a quelli piccoli ma lineari.
Ci sono diverse ragioni che spiegano questo risultato: anzitutto i difetti rotondi
possono intrappolare una maggiore quantit di penetrante, inoltre essi si
riempiono pi velocemente. Analisi sperimentali hanno mostrato che un difetto
ellittico con un rapporto tra lunghezza e larghezza pari a 100, impiega, per
riempirsi, fino a 10 volte di pi di un difetto cilindrico dello stesso volume.
I difetti pi profondi rispetto a quelli poco profondi.
63
La causa di questo da attribuirsi al fatto che i difetti pi profondi intrappolano
una maggiore quantit di penetrante e sono meno soggetti fenomeni di
svuotamento durante la fase di lavaggio delleccesso di penetrante.
I difetti con unapertura stretta rispetto a quelli molto aperti.
Anche in questo caso i difetti con unapertura stretta sono meno soggetti a
svuotamenti durante la fase di lavaggio.
I difetti su superfici regolari rispetto a quelli su superfici rugose.
La rugosit della superficie in esame importante nei confronti della stabilit
del penetrante. Le superfici rugose, trattengono pi penetrante nelle loro
asperit superficiali e questo residuo, per esempio, pu dar luogo a
fluorescenza che ostacola losservazione in quanto riduce il contrasto.
I difetti su pezzi scarichi o sottoposti a trazione rispetto ai difetti su pezzi
sottoposti a compressione.
Per valori elevati del carico di compressione, il difetto pu risultare addirittura
completamente chiuso, impedendo cos al penetrante il riempimento. Questo
problema non si presenta su pezzi scarichi dove il difetto non muta le proprie
condizioni, o nel caso in cui la sollecitazione sia di trazione (in questo caso al
pi, il difetto si apre ulteriormente)
Vantaggi e svantaggi
Come tutti i metodi appartenenti alla famiglia dei controlli non distruttivi,
anche lispezione LPI caratterizzata da vantaggi e svantaggi che sono
sintetizzati qui di seguito:
Vantaggi:
1. Il metodo altamente sensibile alla presenza di piccole discontinuit
superficiali
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2. Esistono poche limitazioni pratiche al suo impiego. Possono essere testati
materiali metallici e non metallici, magnetici e amagnetici, conduttivi e
non conduttivi
3. Possono essere ispezionate grandi aree e grandi volumi rapidamente e a
basso costo
4. Geometrie anche complesse sono testate comunemente
5. Le indicazioni relative ai difetti sono prodotte direttamente sulla
superficie e costituiscono una traccia visibile dellentit del difetto
6. La disponibilit dei liquidi penetranti in formato spray rende il metodo
facilmente portabile
7. I consumabili (penetranti e rivelatori) e tutto lequipaggiamento
associato hanno basso costo
Svantaggi:
1. Possono essere visualizzati solo difetti superficiali
2. Il metodo funziona solo su superfici di materiali relativamente non
porosi
3. La pulizia pre-trattamento essenziale (i contaminanti possono
nascondere la presenza di difetti)
4. Tutti i residui delle lavorazioni meccaniche devono essere rimossi prima
di iniziare lispezione
5. Loperatore deve avere accesso diretto alla superficie da testare
6. La finitura superficiale e la rugosit possono influenzare
significativamente la sensibilit del test
7. Devono essere eseguite e controllate numerose operazioni (in genere
almeno 5)
8. necessario ripulire la superficie al termine della prova
65
9. Il metodo richiede lo stoccaggio e il trattamento opportuno delle
sostanze chimiche impiegate
Sicurezza nellesecuzione del controllo coi liquidi penetranti
Quando la procedura di controllo coi liquidi penetranti viene eseguita
rispettando tutte le norme di sicurezza e salubrit, non vi sono pericoli per gli
operatori. A seconda del contesto in cui si opera si far riferimento a delle
norme specifiche, tuttavia possibile individuare dei caratteri di sicurezza,
comuni per tutti i tipi di test con liquidi penetranti, che sono la sicurezza
chimica e della luce ultravioletta.
Infatti, ogni volta che si utilizzano dei prodotti chimici necessario prendere
delle opportune precauzioni (specificate in apposite norme) per preservare la
sicurezza e la salute sia degli operatori sia di chi opera in prossimit di essi.
Molti materiali penetranti sono infiammabili e pertanto dovrebbero essere usati
e stoccati in piccole quantit. Si dovrebbe poi lavorare in ambienti ben arieggiati
ed evitare il contatto con scintille o altre possibili fonti dincendio.
Gli operatori dovrebbero, inoltre, portare sempre appositi occhiali protettivi
onde evitare il contatto dei prodotti in uso con gli occhi, e guanti, oltre ad
apposito vestiario che riduca al minimo le possibilit di contatto coi vari
prodotti. Un altro fattore da tenere sotto controllo la luce ultravioletta. Essa
caratterizzata da lunghezze donda comprese fra i 180 e i 400 nm, pertanto,
collocata nella parte invisibile dello spettro elettromagnetico, fra la luce visibile
ed i raggi X. Luomo subisce lirradiazione di raggi ultravioletti da parte del
sole, ma la quantit che viene assorbita molto piccola e, in tale misura, utile
per determinati processi chimici. Esposizioni eccessive presentano invece gravi
rischi tra cui il cancro alla pelle. Per gli occhi, invece, i danni vanno dalle
semplici infiammazioni alle cataratte fino a danni pi gravi a carico della retina.
66
Le lampade usate per losservazione, emettono con una intensit molto
superiore rispetto a quella delle radiazioni ultraviolette che ci giungono dal
sole, per cui eventuali danni si manifestano molto pi velocemente. Il problema
fondamentale che i raggi ultravioletti sono invisibili, quindi ci si accorge di
eventuali lesioni solo quando sono gi state provocate anche perch il dolore si
manifesta solo parecchie ore dopo lesposizione.
Le lesioni a carico della pelle e dellapparato visivo sono provocate da
lunghezze donda che vanno dai 320 nm in gi, cio ben al di sotto dei 365 nm
che sono necessari perch il penetrante manifesti la sua fluorescenza.
Per questo motivo, le lampade utilizzate nellesame dei liquidi penetranti, sono
schermate in modo da rimuovere le lunghezze donda nocive. A tale proposito,
importante controllare che il filtro sia sempre in buone condizioni e, in caso
contrario, sostituirlo.
67
Magnetoscopia
MAGNETOSCOPIA
Introduzione
Il controllo con Particelle Magnetiche (chiamato anche Magnetoscopia ed
indicato con lacronimo MPI o MT) una tecnica di indagine non distruttiva
molto semplice che sfrutta le propriet ferromagnetiche dei materiali per
produrre unindicazione visiva ben distinta laddove il componente testato
presenti una qualche discontinuit non soltanto strutturale ma anche di
carattere fisico-chimico.
Il principio del metodo estremamente semplice: se si prende in esame un
comune magnete, noto che su di esso possibile individuare due poli (Nord e
Sud) nei quali rispettivamente hanno origine e termine le linee di forza del
campo magnetico associato. Se il magnete viene diviso in due parti, le porzioni
cos originate sono a loro volta due nuovi magneti ciascuno dei quali possiede
una propria coppia di poli N e S. Tuttavia, se la continuit di una simile
struttura viene alterata anche solo parzialmente (per esempio a causa della
presenza di una cricca), il nuovo dipolo verr a formarsi solo in corrispondenza
della regione nella quale il materiale assente, mentre nella restante parte del
magnete le linee di forza conserveranno la loro precedente configurazione; ci
provoca, complessivamente, un significativo indebolimento del flusso
magnetico.
Se si provvede a cospargere di particelle di ferro (o altro materiale
ferromagnetico) la zona nella quale presente la discontinuit, esse tenderanno
ad agglomerarsi in corrispondenza dei sui bordi, producendo unindicazione
visibile (sotto opportune condizioni) ad occhio nudo. Cos come accade anche
nel caso dellispezione con liquidi penetranti, lindicazione ottenuta
nettamente superiore, in termini dimensionali, rispetto alla discontinuit alla
69
quale fa riferimento, e questo rende la procedura particolarmente indicata per
la localizzazione e caratterizzazione di difetti anche estremamente ridotti.
Lunico requisito essenziale per poter eseguire questo tipo di controllo che il
componente da testare sia composto da materiale ferromagnetico (sono tali ad
es. il ferro, il nichel, il cobalto e alcune delle loro leghe). Come si vedr meglio
successivamente, i materiali ferromagnetici possiedono la caratteristica di poter
essere magnetizzati (con lausilio di unopportuna strumentazione) fino ad un
livello tale da rendere la tecnica applicabile ed efficace. Il controllo MPI molto
diffuso nellindustria automobilistica, petrolchimica, aerospaziale e in generale
nei processi produttivi di componenti strutturali e la versatilit del metodo
tale che esso rappresenta una delle soluzioni privilegiate per il test di strutture
sottomarine (pipelines o strutture petrolifere off-shore) situazione nella quale
molte altre metodiche non possono essere applicate
Breve storia del metodo
Come accennato in precedenza, il metodo MPI si basa essenzialmente sul
magnetismo, ossia sulla propriet che possiede la materia (sotto alcune
condizioni particolari) di attrarre a s altra materia. La scoperta del magnetismo
attribuita agli antichi Greci, mentre in tempi successivi fisici come Bergmann,
Beqeuerel e Faraday accertarono che tutte le sostanze (incluse quelle liquide e
gassose) sono caratterizzate da un certo livello di magnetismo, ma solo alcune
esprimono questa propriet a livelli significativi.
Il primo uso documentato del magnetismo quale tecnica ispettiva NDT, risale
solo alla fine dell800, quando si ha notizia dellimpiego di sistemi
magnetoscopici per verificare la presenza di difetti nei cannoni (se ne
magnetizzava il fusto per poi movimentare su di esso un compasso magnetico
lungo alcune direzioni preferenziali). In realt questa stata la prima forma
70
conosciuta di controlli non distruttivi, anche se il termine non verr coniato
prima della fine della prima guerra mondiale.
Nei primi anni 20, William Hoke si rese conto che particelle magnetizzate
(trucioli metallici colorati) potevano essere validamente impiegati quale
indicatore della presenza di difetti se introdotti su un campo magnetico. Hoke
osserv che un difetto superficiale o subsuperficiale causava una perturbazione
del campo magnetico applicato al componente anche ben oltre la zona
interessata, e questo era particolarmente evidente qualora il corpo fosse
ricoperto di fine polvere magnetizzata. Negli anni 30 lispezione MPI venne
rapidamente rimpiazzata dallallora innovativo sistema dei liquidi penetranti
quale metodo delezione in ferrovia, ma nel corso del tempo ci si resi conto
della validit del metodo tanto che ancora oggi esso estensivamente impiegato
in particolar modo per lispezione di barre o altri prodotti semilavorati da
avviare alla lavorazione e quale metodo complementare da affiancare ad altre
tecniche NDT.
Principi del metodo
Propriet magnetiche dei materiali
Quando un materiale viene inserito allinterno di un campo magnetico, le forze
magnetiche a cui sono sottoposti gli elettroni degli atomi che lo compongono,
ne risultano alterate e questo effetto noto come legge di Farady dellinduzione
magnetica. Tuttavia, diversi materiali possono reagire in modo estremamente
differente luno dallaltro allinfluenza di un campo magnetico esterno, e tali
differenze dipendono da fattori quali la struttura atomica e molecolare, e il
campo magnetico esistente associato agli atomi (che a sua volta legato al moto
degli elettroni orbitali e al loro spin )
71
Nella maggior parte degli atomi, gli elettroni sono disposti a coppie e ciascuno
di essi ruota in direzione opposta rispetto allaltro, in modo tale che i rispettivi
campi magnetici si annullino a vicenda. Tuttavia esistono sostanze nelle quali
alcuni elettroni risultano spaiati e dunque suscettibili di reagire allazione di un
campo magnetico esterno. Da tali considerazioni discende la classificazione in
ferromagnetici, diamagnetici e paramagnetici.
Le sostanze ferromagnetiche, che possiedono alcuni elettroni spaiati tali da
conferire un certo momento magnetico ai loro atomi, mostrano una
significativa suscettibilit ai campi magnetici esterni; esse, infatti ne sono
fortemente attratte e sono in grado, inoltre, di mantenere le propriet
magnetiche anche dopo che il campo stato rimosso. Tra le sostanze
ferromagnetiche si ricordano il ferro, il nichel e il cobalto.
Tuttavia importante sottolineare che le propriet ferromagnetiche sussistono
anche grazie al fatto che il materiale composto da numerose piccole regioni
chiamate domini magnetici nei quali tutti i dipoli magnetici esistenti a livello
atomico sono accoppiati in una direzione preferenziale. Tale allineamento si
sviluppa di pari passo con la struttura cristallina del materiale durante il
passaggio di stato da liquido a solido.
A causa di questa peculiare struttura, i materiali ferromagnetici sono
caratterizzati dalla cosiddetta magnetizzazione spontanea, poich i singoli
domini sono orientati in una direzione preferenziale, ma nel complesso,
considerato che tutti i domini presentano allineamenti differenti, non si ha un
effetto di magnetismo macroscopico esteso allintero corpo.
La magnetizzazione avviene un campo magnetico esterno produce
lallineamento dei domini nella stessa direzione (quella del campo appunto);
maggior il numero di domini allineati, maggior leffetto di magnetizzazione
e quando tutti i domini sono allineati, si parla di saturazione magnetica;
72
questo significa che anche se lintensit del campo esterno viene ulteriormente
incrementata, lentit delleffetto di magnetizzazione non aumenta.
Materiale non magnetizzato Materiale magnetizzato
Le sostanze paramagnetiche invece (esempi sono il magnesio, il molibdeno e il
litio) possiedono una minore sensibilit ai campi esterni (da cui sono
debolmente attratte) e non conservano alcuna traccia di magnetismo residuo
dopo che il campo esterno stato rimosso.
Infine le sostanze diamagnetiche sono caratterizzate da una negativa suscettibilit
ai campi esterni, dai quali risultano debolmente respinti. Come facile intuire,
la maggior parte degli elementi conosciuti presenta questo comportamento, che
causato dalla totale assenza di elettroni spaiati.
La tecnica: concetti base
La magnetoscopia si serve essenzialmente di un campo magnetico e di
minuscole particelle di metallo magnetizzato (come ad esempio la limatura di
ferro) per individuare la presenza di difetti nei componenti testati. Il principio
di base relativamente semplice: noto che quando una barretta magnetica
viene spezzata lungo la linea mediana, si originano due nuovi magneti completi
aventi poli su ciascuna estremit. Se il magnete non venisse completamente
tagliato, ma solo interrotto parzialmente, due nuovi poli si creerebbero sui due
73
lati opposti della cricca (come nel caso di rottura completa). Se piccole particelle
metalliche vengono ora introdotte su al di sopra del sistema, le particelle
risulteranno essere attratte non solo dai
due estremi della barra originaria, ma
anche da quelli della cricca.
Il primo passo per eseguire unispezione
MPI quello di magnetizzare il
componente da testare. La presenza di difetti sulla superficie (o
immediatamente sotto), dar luogo ad una perdita di campo magnetico. Dopo
la fase di magnetizzazione, il pezzo viene
cosparso di finissime particelle magnetiche
(sia in forma secca o in sospensione liquida)
che vengono attratte e si raggruppano nella
zona delle perdite di campo, in modo tale da
formare unindicazione ben visibile della presenza di cricche od altre
imperfezioni.
Schema della procedura di controllo con il metodo MPI
A. Preparazione della superficie
In questa fase occorre verificare che la superficie del pezzo da testare sia
sufficientemente esente dalla presenza di grasso e polvere in modo tale da
permettere alle particelle magnetiche di muoversi liberamente e concentrarsi
nelle regioni nelle quali presente la perdita di flusso magnetico. Nei casi per i
quali richiesto il passaggio di corrente sul componente, inoltre necessario
che alcune porzioni della superficie si prestino in modo ottimale a fungere da
terminali elettrici.
74
B. Magnetizzazione della superficie
Per ispezionare in modo ottimale un componente al fine di identificare la
presenza di cricche o altri difetti, importante valutare lorientamento relativo
tra la direzione delle linee di forza del campo magnetico e quella dei possibili
difetti. In generale si possono impiegare due tipologie distinte di campi
magnetici:
campi magnetici longitudinali, aventi linee di forza che si sviluppano
parallelamente tra loro e hanno origine e termine nei poli del magnete (o
elettromagnete) impiegato per lispezione.
campi magnetici circolari, nei quali le linee di forza corrono in direzione
circonferenziale intorno al perimetro del componente testato. Un tale
campo magnetico pu essere generato, per esempio, facendo attraversare
da corrente il componente.
Linee di forza rettilinee Linee di forza circonferenziali
Il tipo di campo magnetico risultante determinato dal metodo impiegato per
lispezione: molto importante essere in grado di magnetizzare il pezzo su due
direzioni perch la miglior rilevabilit dei difetti si ottiene per angoli elevati
(90 coincide con la condizione ottimale) rispetto alla dimensione prevalente.
Tale orientamento crea, infatti, la maggior dispersione (rottura) delle linee di
forza del campo e inoltre, qualora il campo magnetico fosse parallelo alla
75
direzione del difetto, non si potrebbe avere una dispersione sufficiente a
produrre indicazioni distinguibili.
In sintesi, un angolo compreso tra 45 e 90 tra direzione delle linee del campo e
direzione del difetto essenziale affinch si formi unindicazione e, poich i
difetti possono presentarsi con orientazioni assolutamente casuali, ogni parte
di regola magnetizzata in due direzioni tra loro ortogonali.
Visibilit dei difetti nel caso di linee di forza rettilinee Visibilit dei difetti nel caso di linee di forza circonferenziali
La magnetizzazione del pezzo pu essere eseguita con sistemi elettrici (che
prevedono un passaggio diretto di corrente sul pezzo da testare) o magnetici
(che viceversa sfruttano lazione di un campo magnetico generato in un
secondo conduttore disposto nelle sue vicinanze). Nel secondo caso, molto
frequente nella pratica industriale, si impiegano solenoidi (o bobine) che
vengono movimentati sul pezzo da testare.
Lequipaggiamento standard pi
largamente impiegato fa uso di un
giogo che essenzialmente un
magnete permanente foggiato ad
U dotato di avvolgimento
elettrico con un grande numero di
spire disposte sullarea da trattare (vedi figura). Questo tipo di magnete genera
76
un campo magnetico molto intenso nella zona compresa tra i due puntali (a
volte cos forte che possibile sollevare pesi di oltre 20 Kg).
Occorre ricordare che la direzione di magnetizzazione deve essere maggiore di
45 rispetto alla direzione di ogni possibile difetto. Per ci che riguarda il tipo di
corrente applicata al pezzo, possibile impiegare sia corrente continua che
alternata, sebbene per la ricerca di difetti subsuperficiali quella continua sia pi
adatta. Anche il livello di
magnetizzazione deve essere scelto
accuratamente, infatti se esso
troppo basso alcuni difetti
potrebbero non essere individuati
mentre, viceversa, in caso di
magnetizzazione troppo elevata le linee di flusso di sfondo possono
mascherarne la presenza. Sfortunatamente non esistono regole quantitative a
tale riguardo, e dunque il livello ideale di magnetizzazione deve essere
determinato empiricamente caso per caso in funzione del tipo di applicazione e
della strumentazione scelta.
Per quanto riguarda la tipologia di corrente da impiegare per la generazione del
campo magnetico, importante sottolineare che essa pu influenzare le
prestazioni dellintero esame. In generale negli esami MPI si possono
impiegare tre tipologie di corrente:
Corrente continua (CC)
La CC, di solito generata da una batteria, fluisce con continuit in una certa
direzione con voltaggio costante: il suo impiego desiderabile quando si
vogliano localizzare con maggior precisione e dettaglio difetti subsuperficiali
perch il campo magnetico che essa genera penetra in profondit nel materiale.
77
Corrente alternata (CA)
Nella CA lampiezza del campo elettrico varia periodicamente (in genere con
frequenza compresa tra 50 e 60 Hz) e il suo impiego negli esami MPI legato al
fatto che essa pu essere facilmente prelevata dalla rete elettrica civile. Tuttavia,
quando la CA viene usata per produrre un campo magnetico in materiali
ferromagnetici, lestensione del campo risultante limitata a piccole regioni
superficiali del componente testato. Tale fenomeno, detto effetto pelle (skin
effect) rende conto, quindi, della tendenza di una corrente elettrica alternata a
distribuirsi dentro un conduttore in modo non uniforme: la sua densit
maggiore sulla superficie ed inferiore all'interno. Questo comporta un aumento
della resistenza elettrica del conduttore particolarmente alle alte frequenze. In
altre parole una parte del conduttore non viene utilizzata: come se non
esistesse. Peraltro la rapida inversione della polarit del campo non
consentirebbe ai domini magnetici di rimanere allineati nel tempo, dunque
limpiego della CA raccomandato quando i difetti che si vogliono localizzare
sono presumibilmente superficiali.
Nel grafico che segue sono riportate sinteticamente le prestazioni ottenibili in
esami MPI eseguiti con diversi tipi di corrente in funzione della profondit
massima di difetto rilevabile e dellintensit di corrente.
78
C. Applicazione della polvere magnetica
Come facile intuire, le polveri magnetiche da impiegare nelle ispezioni
magnetoscopiche costituiscono un ingrediente chiave per la buona riuscita
dellesame, poich sono esse a disporsi in modo tale da rendere visibile la
presenza della discontinuit alloperatore. Il materiale base per le polveri
solitamente limatura di ferro (od ossido di ferro) che pu essere alloccorrenza
variamente pigmentato per aumentare il contrasto su alcuni tipi di superficie.
Il metallo ottimale per realizzare polveri magnetiche possiede elevata
permeabilit magnetica (che d alle particelle la possibilit di essere attratte con
facilit dalle zone di rottura del campo) e bassi valori di ritenzione magnetica in
modo tale che al cessare dellazione del campo esterno esse non restino
agglomerate tra loro o attaccate troppo saldamente al componente testato. Le
propriet fondamentali che caratterizzano una polvere magnetica possono
essere riassunte sinteticamente come segue:
1. Comportamento magnetico
2. Geometria delle particelle (fattore che influenza la fluidit di movimento e
la possibilit di scorrimento sul pezzo)
3. Visibilit degli agglomerati formati in corrispondenza di un difetto
4. Granulometria ( necessario impiegare un mix di particelle di differenti
dimensioni per poter rilevare difetti grandi e piccoli)
Dal punto di vista operativo, solitamente si distinguono due grandi classi di
modalit di applicazione delle polveri: asciutte e umide.
Le polveri magnetiche asciutte si trovano in commercio con colorazione rossa,
blu, grigia e gialla, in modo tale che sia garantito il massimo livello di contrasto
tra la polvere stessa e lo sfondo. La dimensione dei granuli rappresenta un
fattore estremamente critico per la scelta della polvere ottimale: se vero che
polveri sottili (dellordine dei 50 m) garantiscono unelevata sensibilit anche
79
nei confronti di limitate rotture del campo magnetico (corrispondenti a difetti
estremamente piccoli), altrettanto vero che esse possono influenzare
negativamente lesame in particolare nei casi di avverse condizioni
atmosferiche (es. vento) o qualora la superficie sia significativamente rugosa o
contaminata (in questo caso si possono ottenere numerose false indicazioni).
Occorre sottolineare che la presenza di granulometrie superiori (anche fino a
150 m) assicura una buona visibilit dei difetti grossolani e garantisce una
sorta di azione legante anche nei confronti delle particelle pi fini. Le polveri
secche soffrono anche di problemi di riciclo perch tipicamente si riesce a
recuperare, dopo unispezione, solo la parte pi grossolana del mix, incorrendo
inevitabilmente in perdite di sensibilit per le successive ispezioni.
Anche la forma delle particelle riveste una notevole importanza: esse possono
presentarsi sferiche, allungate (aghi) o a bastoncelli. Polveri con grani lunghi e
snelli tendono a comportarsi come piccoli magneti N-S formando in tal modo
chiare e distinte indicazioni anche in presenza di campi magnetici deboli, ma la
sperimentazione ha mostrato che se le polveri fossero esclusivamente composte
in questo modo, la loro applicazione (che tipicamente avviene per mezzo di
dispenser) risulterebbe problematica per i notevoli fenomeni di agglutinamento
che impedirebbero lottimale distribuzione sul componente da testare. Le
particelle di forma sferica si comportano meglio nei confronti del movimento e
della fluidit di disposizione sulla superficie (peraltro quando si ha a che fare
con sospensioni acquose le considerazioni di carattere geometrico passano in
secondo piano). Per tali ragioni si preferisce sempre unire una certa percentuale
di particelle globulari che garantiscono al mix buone caratteristiche di
sensibilit e facilit di applicazione. In generale la maggior parte delle polveri
secche possiede particelle con rapporti L/D compresi tra uno e due.
80
Le polveri magnetiche umide, invece, sono sospese in un veicolo liquido a base
acquosa o oleosa (tipicamente un idrocarburo); le sospensioni acquose
producono rapide indicazioni, sono pi economiche, non comportano rischi di
incendi e sono facili da rimuovere una volta eseguito lesame. In genere si
introduce nella sospensione anche un agente anticorrosione, anche se le
sospensioni in kerosene sono certamente superiori nellevitare i rischi derivanti
da corrosione o da infragilimento superficiale.
Le polveri umide offrono un migliore grado di sensibilit complessiva poich il
veicolo liquido consente una maggiore scorrevolezza e, inoltre, possibile
impiegare granulometrie anche molto sottili poich non si corre il rischio di
disperdere la frazione pi sottile a causa dellazione dellaria e anche i fenomeni
di adesione indesiderata sono praticamente inesistenti. Il metodo umido
consente anche facilit di applicazione su aree relativamente estese e inoltre
esiste la possibilit di rivestire i granuli di pigmenti fluorescenti
Esistono, poi, altri tipi di agenti magnetici meno frequentemente impiegati tra i
quali si possono citare i rivestimenti applicati con tecniche speciali (vernici
magnetiche, plastica magnetica, gomma magnetica).
La magnetizzazione deve essere prolungata durante tutto il tempo di
applicazione della polvere finch il pezzo non raggiunge un alto livello di
ritenzione magnetica
D. Illuminazione della superficie
Per analizzare il risultato della prova MPI necessario disporre di un buon
livello di illuminazione (almeno 1000 lux) che pu essere raggiunto impiegando
lampade fluorescenti (80W) o incandescenti (150W) ad una distanza di 1 metro.
Per le prove eseguite con polveri fluorescenti si rende indispensabile luso di
una lampada cosiddetta a luce nera ossia un dispositivo che emette luce
81
ultravioletta mediante una lampada ad arco a vapori di mercurio nella banda di
lunghezza donda 320-400 nm. Quando si utilizza questo tipo di sorgente
luminosa occorre tenere presente che
Larco affetto dalla presenza del campo magnetico (bisogna tenere
distante la lampada dallapparecchiatura magnetizzatrice)
Larco scoccato solo entro un ben determinato range di voltaggio
Devono essere evitate frequenti manovre di accensione/spegnimento
consecutivo, fatto che accorcia significativamente la vita della lampada.
E. Ispezione della superficie
Il risultato dellispezione dipende, inevitabilmente, dal visus delloperatore
dalla sua acutezza visiva e dallesperienza. Laddove lindicazione del difetto
abbia una forma non regolare, loperatore tenuto a ripetere il test in quella
zona per verificare la riproducibilit del segnale. Di seguito sono riportate
alcune considerazioni di carattere generale:
1. I difetti superficiali
tendono a fornire
indicazioni nitide, strette
e ben delimitate, con
particelle ben legate
assieme tra loro. ben
visibile una sorta di
accumulo di particelle che tanto pi grande quanto pi profondo il
difetto
2. I difetti subsuperficiali forniscono indicazioni pi larghe e sfocate con
particelle meno aderenti luna sullaltra.
82
Le false indicazioni eventualmente riscontrabili a seguito di una prova MPI
non sono causate da forze di tipo magnetico, infatti alcuni assembramenti di
particelle sono formati a seguito della presenza della rugosit superficiale
oppure originati da azioni di tipo meccanico. Nella maggior parte dei casi
questo tipo di segnale scompare se si ripete il trattamento. Alcuni indicatori
ingannevoli possono anche essere originati dalla presenza di residui di stoffa
(panni usati per la pulizia della superficie), capelli, impronte digitali ecc.
Le indicazioni non rilevanti sono la diretta conseguenze di distorsioni del
campo magnetico che non sono in alcun modo collegate con la presenza di
difetti e possono essere causate da diversi fattori:
Laccumulazione di particelle magnetiche pu verificarsi in
corrispondenza degli spigoli o nei punti di variazione delle sezioni del
pezzo.
Punti di unione di differenti materiali rappresentano una discontinuit
nel valore della permeabilit magnetica del materiale e dunque possono
fornire unindicazione non rilevante pi o meno netta.
Contorni dei cordoni di saldatura (Heat-Affected Zones, HAZ) possono
fornire indicazioni non rilevanti a causa della presenza di decarburazioni
o per lesistenza di stress residui non rilassati con opportuni trattamenti
termici.
Lavorazioni meccaniche possono anchesse essere causa di variazioni
nella permeabilit magnetica e forniscono indicazioni sfocate
Negli accoppiamenti forzati possono essere presenti finissimi gap daria
che originano indicazioni piuttosto nette. Al crescere della pressione di
contatto lindicazione tende a rimpicciolirsi. Nel caso di accoppiamenti
tra differenti materiali lindicazione pu comunque restare presente
anche se il serraggio molto forte.
83
F. Demagnetizzazione del pezzo
Molto spesso necessario procedere alla smagnetizzazione del pezzo una volta
eseguito il test MPI. Ci pu essere fatto applicando un campo magnetico di
polarit opposta rispetto al precedente e di intensit gradualmente decrescente
Materiali testabili e limiti del metodo
Come accennato in precedenza, il metodo MPI pu essere applicato per testare
alcuni (anche se non tutti) materiali ferromagnetici. Un test semplice per
stabilire lidoneit della tecnica a valutare un determinato materiale quello di
verificare quanto un magnete permanente attratto dalla sua superficie. Per gli
acciai possibile generalizzare questo concetto come segue:
In un acciaio ferritico, linduzione magnetica B deve essere superiore a
10.000 Gauss per un campo magnetico H di 2500 A/m, e dunque la
corrispondente permeabilit magnetica relativa vale 300.
Acciai inossidabili con contenuto di ferrite superiore al 70% sono di regola
adatti al test, mentre gli acciai austenitici con elevati contenuti di nichel e
cromo non sono testabili.
Le principali limitazioni del metodo sono relative al rapporto fra le dimensioni
dei difetti rilevabili, infatti una cricca o una generica discontinuit lineare, deve
avere lunghezza almeno tre volte maggiore della sua larghezza; inoltre il difetto
deve essere localizzato sulla superficie o poco sotto. A questo proposito, la
sensibilit del metodo pu consentire di localizzare cricche disposte:
A circa 6 mm dalla superficie se si utilizzano polveri secche
A circa 0.25 mm dalla superficie se si usano polveri in sospensione
acquosa e magnetizzazione in corrente alternata
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A circa 1.3 mm dalla superficie se si usano polveri in sospensione
acquosa e magnetizzazione in corrente continua
Indicatori standard di difetto
La valutazione della sensibilit e delle prestazioni dellequipaggiamento
impiegato per un test MPI (strumentazione elettrica + polveri) viene usualmente
realizzata impiegando i cosiddetti indicatori di campo, ossia strumenti che
misurano lintensit relativa dei campi magnetici dispersi e che fungono da
calibratori del sistema. Esistono diversi tipi di indicatori (Anello di Ketos,
Piastrine ottagonali, Indicatori artificiali di difettosit AFI, ecc.) dei quali
possibile trovare descrizioni dettagliate in letteratura o negli standards tecnici.
La piastrina ottagonale (che rappresenta sostanzialmente un indicatore della
direzione del campo magnetico) costituita da un disco di materiale
ferromagnetico ad alta permeabilit che separato in sei o otto triangoli e i cui
vertici sono uniti da piccoli gap contenenti materiale non ferromagnetico. I
triangoli sono brasati insieme in modo da formare un esagono, e ricoperti su un
lato maggiore da una lamina di rame di 0.25 mm di spessore. La sonda viene
appoggiata sul pezzo, si procede alla magnetizzazione e si cosparge al sonda
con le particelle magnetiche; la comparsa pi o meno nitida dei giunti brasati
indica in quali direzioni il campo pu riscontrare efficacemente la presenza di
difetti.
85
Le piastrine ottagonali sono facili da usare e possono essere riutilizzate
indefinitamente senza alcun tipo di deterioramento, tuttavia nel tempo esse
possono conservare un certo magnetismo residuo. Il loro uso consigliato su
superfici relativamente piatte.
Gli indicatori quantitativi di qualit (QQI, o AFI, indicatori artificiali di
difetto) rappresentano il metodo preferenziale per valutare
contemporaneamente la direzione e lintensit del campo magnetico qualora si
utilizzi il metodo umido. Dal punto di vista costruttivo, si presentano sotto
forma di piastrine nelle quali fotoinciso uno specifico pattern (circoli
concentrici, un segno + ecc.). Il QQI deve essere posto in contatto intimo
(impiegando colla o nastro) con la parte da testare e successivamente si
procede alla magnetizzazione con relativa applicazione delle polveri
magnetiche. La visibilit di uno o pi segni della piastrina fornisce informazioni
sia sulla direzione del campo e sia sulla sua intensit.
Prima della magnetizzazione Dopo la magnetizzazione
I vantaggi dellimpiego dei QQI comprendono la possibilit di ottenere
informazioni quantitative, il loro virtuale adattamento a qualunque tipo di
configurazione di campo e il loro reimpiego. Per contro essi sono piuttosto
86
delicati, possono essere soggetti a fenomeni di corrosione e il loro utilizzo
prevede una procedura piuttosto lunga.
Lanello di Ketos si impiega per verificare lefficacia dei campi magnetici
generati da un conduttore disposto in configurazione centrale rispetto ad un
componente cilindrico forato. Esso
consiste in un anello contenente una
serie di fori di diametro 1.75 mm
eseguiti a differente profondit
come mostrato in figura. La corrente
magnetizzante passa attraverso il
centro dellanello per mezzo di un conduttore e le particelle magnetiche sono
sparse sulla superficie superiore. Il numero di fori che risulta visibile indice
della sensibilit e risoluzione del sistema. Nella tabella seguente sono riportati
alcuni dati relativi al valore della corrente di magnetizzazione necessaria per
visualizzare il numero minimo di fori indicato.
87
Ultrasuoni
IL METODO ULTRASONICO
Introduzione
noto che il suono si propaga nei corpi mediante la vibrazione elastica degli
atomi e delle molecole che lo compongono, ad una velocit legata
essenzialmente alle caratteristiche fisico-meccaniche del materiale attraversato.
Tuttavia, la presenza di imperfezioni o disomogeneit che si possono presentare
lungo il percorso delle onde sonore, causa dellinsorgere di fenomeni
dispersivi (scattering) che si manifestano con la presenza di eco spurie, riverberi
e, in generale, attenuazione energetica. Dunque, la comparsa di tali fenomeni,
qualora essi non siano in qualche modo riconducibili a caratteristiche
intrinseche del materiale, indizio della presenza di discontinuit che possono
poi rivelarsi veri e propri difetti in gradi di compromettere la funzionalit del
componente. su questi principi che si basano i controlli non distruttivi con il
metodo ultrasonico (UT).
Come anche la terminologia lascia intuire, nel metodo ultrasonico in linea di
principio dovrebbero essere impiegate onde di frequenza superiore ai 20 KHz
(limite convenzionalmente fissato per definire il campo delludibile); tuttavia
usualmente i CND ultrasonici nel campo dellingegneria industriale fanno uso
Applicazioni Appicazioni Microscopia di onde di frequenza
alta potenza convenzionali Ultrasonica
variabile tra 1 e 20 MHz,
Range
subsonico
Range
udibile
Range ultrasonico
mentre nel campo
dellingegneria civile o nel
settore del restauro
0 10 100 1K 10K 100K 1M 10M 100M 1G monumentale si utilizzano
onde a pi bassa frequenza
(nellordine delle centinaia di KHz) che si dimostrano pi adatte alla
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penetrazione in materiali incoerenti (quali ad es. il calcestruzzo) o lapidei La
velocit di propagazione delle onde ultrasoniche dipende, come accennato in
precedenza, dal tipo di mezzo testato e varia, per i materiali di interesse
ingegneristico, dai 300 m/s (aria) ai 6000 m/s (acciaio).
Principi fisici
Quando un corpo viene perturbato mediante una vibrazione elastica, la
perturbazione si propaga in esso in un certo tempo (finito) sotto forma di onda
Lunghezza donda sonora originata dalla
vibrazione delle molecole e
c = velocit (m/s)
degli atomi che
Ampiezza
compongono il materiale.
Tempo o distanza Come per tutti i fenomeni
ondulatori, possibile
Periodo
definire, anche per le onde
sonore, una lunghezza donda , un periodo T e una frequenza f, grandezze che
sono legate fra loro dalle relazioni qui riportate, nelle quali c rappresenta la
velocit del suono nel mezzo considerato.
1 c
f = = = cT Tuttavia, a differenza della luce, le onde
T f
acustiche necessitano per la loro
propagazione, di un mezzo elastico nel quale viaggiare. Ci spiega perch nel
vuoto non si propaga alcun suono.
La lunghezza donda della vibrazione sonora pu variare da parecchie migliaia
di metri (come ad esempio quella legata al suono emesso da una nave che si
muova nel mare) a valori fino a 10-5 m come nel caso di alcune applicazioni
mediche o industriali. Come gi accennato, quando la frequenza compresa nel
90
range 20-20000 Hz si parla di suoni udibili, mentre laddove il valore di 20 KHz
sia oltrepassato si parla di ultrasuoni.
La propagazione delle onde acustiche (siano esse udibili o ultrasoniche) pu
avvenire nei materiali secondo differenti modalit: in particolare si parla di
onde longitudinali quando loscillazione delle particelle elementari di cui si
compone il materiale avviene parallelamente alla direzione di propagazione
dellonda stessa, mentre si definiscono onde trasversali quelle per le quali il
fronte donda si muove ortogonalmente rispetto alla direzione del movimento
delle particelle eccitate. Un altro tipo di propagazione avviene per mezzo delle
cosiddette onde di superficie (o di Rayleigh) nelle quali le particelle hanno un
moto ellittico e si spostano sulla superficie del materiale penetrando al suo
interno per una distanza non superiore ad una lunghezza donda
Direzione di propagazione delle onde
Direzione
del moto delle ONDE LONGITUDINALI
particelle
Direzione di propagazione delle onde
ONDE di TAGLIO
Direzione
del moto delle
particelle
Approfondimenti teorici
Le onde sonore (indipendentemente dalla loro frequenza) si propagano nei
materiali sotto linfluenza di una pressione locale P definita pressione sonora
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che rappresenta, in sostanza, la sovrapressione a cui sono sottoposti gli atomi e
molecole rispetto alla pressione standard atmosferica. Poich questi sono legati
tra loro in modo elastico, tale sovrapressione si propaga lungo tutto il corpo e,
se si indica con Q la velocit di spostamento delle particelle, si pu definire
unimportante grandezza caratteristica del materiale, detta Impedenza Acustica
del mezzo (Z) mediante la seguente relazione:
P Pressione acustica
Z= =
Q Velocit di spostamento
Si pu dimostrare che quando la propagazione avviene senza sfasamento tra
pressione e velocit di oscillazione, limpedenza acustica pu essere espressa in
funzione delle propriet fisiche del materiale mediante lespressione
Z = c
nella quale rappresenta la densit del materiale e c la velocit di propagazione
del suono. A titolo di esempio nella seguente tabella sono riportati alcuni valori
tipici di impedenza acustica per alcuni materiali di interesse ingegneristico;
dallanalisi dei dati si rileva la differenza esistente tra i valori di impedenza dei
mezzi aeriformi rispetto a quella, notevolmente pi elevata, dei mezzi solidi.
IMPEDENZA
VELOCITA ACUSTICA SPECIFICA
MASSA VOLUMICA
MEZZO DI PROPAGAZIONE DELLE ONDE
(Kg/m3)
(m/s) LONGITUDINALI
(MRayls)
Acciaio dolce 5960 7850 46.7
Acciaio inox 5740 7800 44.8
Acqua 1480 1000 1.5
Allumina 10750 3800 40.8
Alluminio 6400 2700 17.3
Araldite 2060 1200 2.5
Aria 332 1.205 0.0004
Carbone 3100 1613 5
Mercurio 1451 13550 19.6
Olio 1440 900 1.3
Oro 3240 19300 63
Ottone 70/30 4372 8450 37
Plexiglas 2670 1180 3.1
Rame 4759 8930 42.5
Resine epossidiche 2600 1211 3.48
Silice 5969 2203 13.1
92
Titanio 5990 4500 27
Tungsteno 5174 19300 100
Vetro 5260 3600 18.9
Tipologia di onde ultrasoniche (modi)
stato gi accennato in precedenza che le onde ultrasoniche possono
propagarsi a seguito di oscillazioni delle particelle perpendicolari alla direzione
di movimento del fronte donda (onde trasversali) o parallele ad esso (onde
longitudinali). Tuttavia, quando un fascio ultrasonico incide su una superficie o
su una disomogeneit, possono verificarsi complessi cambiamenti che
modificano il moto delle particelle. In base ad alcune caratteristiche quali
appunto tipo di vibrazione delle particelle, mezzo di propagazione ecc, le onde
ultrasoniche possono essere classificate come riportato nella seguente tabella. In
genere, nei controlli non distruttivi vengono impiegate onde longitudinali o
trasversali, mentre pi limitato limpiego di onde di Rayleigh, di Lamb ecc.
93
Riflessione e trasmissione delle onde ultrasoniche
stato gi accennato come il controllo non distruttivo mediante ultrasuoni si
basi essenzialmente sullanalisi delle variazioni delle caratteristiche delle onde
riflesse e trasmesse (in particolar modo per ci che concerne limpedenza
acustica) allorch il fascio incontra una discontinuit lungo il suo percorso. A tal
fine giova introdurre la relazione fondamentale che governa la riflessione di
unonda ultrasonica incidente sulla superficie di separazione tra due mezzi di
impedenza acustica Z1 e Z2 che stata formulata nel 19 secolo da Poisson e
matematicamente si esprime nella forma:
Z Z1
R = 2
Z 2 + Z1
analoga relazione pu essere scritta per ci che riguarda il coefficiente di
trasmissione T
4Z 2
T=
(Z 2 + Z 1 )2
interessante osservare che limpedenza acustica molto bassa nei gas (circa
quattro ordini di grandezza minore rispetto a quella dei solidi) e ci comporta
valori del coefficiente di riflessione molto elevati alla superficie di separazione
solido-gas (per esempio acciaio-aria,
caso frequente nella pratica). In sintesi
ci si traduce nellimpossibilit di far
propagare le onde ultrasoniche nellaria
dopo che queste hanno attraversato un
materiale solido e questo spiega anche
la necessit di interporre un opportuno
strato di una sostanza solida, liquida o viscosa tra la sorgente di ultrasuoni ed il
pezzo da testare per poter eseguire il controllo in modo efficace.
94
In figura illustrata, in modo semplificato, la riflessione di unonda ultrasonica
incidente sulla superficie di separazione tra due mezzi aventi differente
impedenza acustica: londa incidente e quella riflessa sono inclinate dello stesso
angolo 1, che in generale diverso dallangolo 2 secondo il quale si propaga
londa trasmessa. Gli angoli 1 e 2 sono espressi dalla legge di Snell mediante la
relazione:
sen 1 c 1
=
sen 2 c 2
nella quale c1 e c2 sono le velocit di propagazione del suono nei mezzi a
contatto. Ci sotto lipotesi che la lunghezza donda della radiazione sonora
sia molto pi piccola della dimensione della lunghezza del contorno che separa
le due superfici.
Cambiamento del modo donda alla superficie di separazione tra due mezzi.
Quando unonda ultrasonica
longitudinale incide sulla superficie di
separazione tra due mezzi a differente
impedenza acustica, essa parzialmente
riflessa e parzialmente trasmessa
secondo le modalit accennate in
precedenza. Tuttavia, questo non
lunico fenomeno che si verifica, infatti una componente dellonda longitudinale
convertita in unonda trasversale riflessa nella regione del mezzo 1 ed in
unonda trasversale trasmessa nel mezzo 2. Gli angoli 1 e 2 secondo i quali tali
componenti si propagano sono ancora una volta governati dalla legge di Snell a
patto che le velocit presenti nella relazione siano non pi quelle relative alle
onde longitudinali ma quelle proprie delle onde trasversali. Poich le onde
longitudinali viaggiano pi velocemente delle trasversali (il rapporto circa
95
2:1), gli angoli di riflessione e trasmissione sono in generale minori di quelli ,
come mostrato in figura.
Esiste poi, come per la luce, un angolo di
incidenza cosiddetto critico per il quale
londa longitudinale incidente oggetto
di riflessione totale, e dunque in questo
caso non si ha alcun passaggio di energia
ultrasonica al mezzo 2. Questo fenomeno
frequentemente sfruttato nel campo del
controllo non distruttivo con ultrasuoni per fare in modo che il componente sia
ispezionato con onde pure di taglio. In particolare, ad esempio, quando si
desidera testare un pezzo con sole onde trasversali, si dispone davanti al
trasduttore un prisma di perspex, materiale per il quale laccoppiamento con
lacciaio da luogo ad un angolo critico di 27.5.
Attenuazione delle onde ultrasoniche
La propagazione degli ultrasuoni in un corpo, al di l delle turbative create da
eventuali discontinuit, risente dellinterazione tra le onde elastiche e le
particelle della materia che agiscono nella direzione di ridurre
progressivamente il contenuto energetico del fascio.
Una prima causa di tale perdita energetica intrinseca alla maniera in cui le
onde sono generate dal trasduttore, infatti, come sar meglio descritto in
seguito, il fascio ultrasonico generato da una sonda, come si vedr meglio in
seguito, divergente e ci comporta una progressiva riduzione della pressione
acustica allaumentare della distanza dalla sorgente, (che si accompagna ad un
contemporaneo aumento delle dimensioni della zona illuminata).
96
Inoltre, durante lattraversamento del materiale, le onde ultrasoniche sono
soggette a fenomeni di attenuazione provocati essenzialmente da assorbimento
e scattering che agiscono in maniera dissipativa. Lo scattering, che si verifica
ogniqualvolta il fascio si trova ad impattare con particelle di dimensione
comparabile con la sua lunghezza donda, ha come risultato complessivo la
deviazione di parte delle onde incidenti dal percorso originario.
In generale, la riduzione di intensit energetica per un percorso x in un dato
materiale pu essere espressa mediante la relazione:
I x = I 0 e x
nella quale Ix rappresenta lintensit finale (<I0) dopo lattraversamento dello
spessore x di materiale, I0 lintensit iniziale e il coefficiente di assorbimento.
A sua volta, il coefficiente di assorbimento pu essere idealmente scomposto
nella somma di due contributi:
= + s
dove rappresenta lassorbimento reale, legato alla frequenza dellonda
incidente e frutto dalla dissipazione energetica che si genera in forza dellattrito
molecolare, mentre s deriva dallo scattering, ed funzione essenzialmente
della dimensione delle particelle di cui si compone il mezzo attraversato.
Poich il calcolo dellattenuazione non immediato, essendo necessario
conoscere la frequenza dellonda incidente e il tipo di materiale testato, a titolo
di esempio bene ricordare che materiali come gli acciai lavorati, le leghe di
alluminio, magnesio, titanio e nickel presentano valori di attenuazione molto
bassi e dunque gli spessori massimi testabili nella pratica sono nellordine di
1000-10000 mm, mentre la gran parte dei materiali non metallici (materiali
compositi, gomme, plastiche, resine in genere) e leghe quali ottone, bronzo e le
leghe di zinco e piombo presentano valori di attenuazione nettamente pi
97
elevati e quindi gli spessori massimi che possibile ispezionare si riducono
usualmente a meno di 10 mm.
I trasduttori ultrasonici
Generalit
Fino ad ora la propagazione delle onde ultrasoniche stata trattata trascurando
volutamente le modalit con le quali esse vengono prodotte, ma abbastanza
intuitivo che deve esistere un qualche dispositivo deputato a questo compito.
Assolvono tale funzione i trasduttori ultrasonici (comunemente indicati anche
con il termine sonde) che, fondamentalmente, altro non fanno che convertire
lenergia ottenuta dallapplicazione di una differenza di potenziale in unonda
ultrasonica (che , come detto, essenzialmente una vibrazione meccanica). Nella
maggior parte dei casi ci avviene grazie alleffetto piezoelettrico (scoperto nel
1880 dai fratelli Curie) che , come noto, la propriet che possiedono alcuni
materiali, come il quarzo ad esempio, di produrre cariche elettriche sulla loro
superficie quando sono soggetti a deformazioni meccaniche. Il fenomeno
inverso secondo il quale un materiale piezoelettrico posizionato tra due
elettrodi cambia forma quando viene sottoposto ad una differenza di
potenziale, fu accertato nel 1881 e prende il nome di effetto piezoelettrico inverso.
Nel settore dei controlli non distruttivi con ultrasuoni, il primo fenomeno viene
sfruttato per la misurazione vera e propria, mentre il secondo impiegato per la
produzione di vibrazioni meccaniche, deformazioni e oscillazioni mediante
applicazione di singoli impulsi elettrici di breve durata (con transitorio di
ascesa < 10 ns).
98
Dal punto di vista costruttivo, lelemento attivo piezoelettrico incorporato
nella struttura del trasduttore secondo differenti tipologie costruttive: tra le
sonde pi comunemente utilizzate possono essere citate le cosiddette sonde
verticali le quali producono onde ultrasoniche longitudinali che si propagano
in direzione ortogonale rispetto a quella della superficie di ingresso del fascio
(angolo di incidenza del fascio 0). La struttura generale di un trasduttore di
questo tipo (schematizzata nella figura seguente) consta di un disco oscillatore
(lelemento sensibile) di uno strato protettivo e di un blocco di smorzamento,
oltre che di un involucro rigido metallico e di tutte le connessioni elettriche
necessarie per il collegamento della sonda con i sistemi di acquisizione e
controllo.
Connettore
Connettore Come accennato, il cuore del
Collegamenti trasduttore rappresentato
Elettrici
dallelemento radiante, che si
Blocco
Smorzatore presenta in forma di piastra
Contenitore
sottile di spessore
determinato dalla frequenza
Elemento attivo
Strato Protettivo
delle onde che si desidera
Elettrodi
generare. I materiali con il
quale si realizzano attualmente i trasduttori ultrasonici sono, in generale
appartenenti alla famiglia dei piezo-ceramici polarizzati e la scelta di una
sostanza piuttosto che di unaltra viene fatta in base a considerazioni che
coinvolgono lanalisi di parametri quali densit, velocit del suono, impedenza
acustica, costante di deformazione piezo-elettrica, qualit meccanica, costante
dielettrica ecc. In generale i materiali pi impiegati sono il Titanato-Zirconato di
Piombo, il Titanato di Bario, il Metaniobato di Piombo e il Solfato di Litio. I
cristalli di quarzo (primo elemento sul quale stata accertata lesistenza
99
delleffetto piezoelettrico) sono attualmente in disuso poich le ceramiche citate
presentano caratteristiche di gran lunga migliori dal punto di vista delle
prestazioni fornite ai fini ultrasonori.
Un fattore estremamente importante ai fini della scelta del trasduttore
rappresentato dallo smorzamento delloscillatore una volta che limpulso di
onde meccaniche stato prodotto. Nel quarzo, ad esempio, lo smorzamento
intrinseco scarso, e ci da luogo ad impulsi abbastanza lunghi che impiegano
molto tempo ad estinguersi. Questo fatto rappresenta un serio limite alle
prestazioni del sistema, poich il cristallo non pu ricevere onde di ritorno
finch limpulso emesso non si annullato. Per contro materiali pi moderni
come il PZT5 (Soluzione solida di Titanato e Zirconato di Piombo) possiedono
ottime caratteristiche di smorzamento. Tuttavia occorre sottolineare che un
grosso contributo alle caratteristiche di smorzamento dellintera sonda fornito
dal blocco che viene posizionato immediatamente a contatto dellelemento
attivo (backing) e del quale si tratter pi in dettaglio in seguito.
Le superfici delloscillatore sono ricoperte con un sottile strato metallico in
modo tale che sia garantito il comportamento da elettrodo; occorre, tuttavia,
prestare particolare attenzione alla realizzazione di tale copertura in modo tale
da evitare che sia troppo spessa e che, dunque, possa alterare in qualche misura
le oscillazioni.
Il blocco smorzatore, che assorbe gran parte dellenergia emessa dalla piastra
oscillante, costituito da materiale ad alta densit e ad impedenza acustica
molto simile (se non identica) a quella dellelemento attivo per evitare
indesiderate riflessioni alla superficie di separazione. I migliori risultati si
ottengono con misture di resine e materiali metallici polverizzati, come ad
esempio il tungsteno, in varie proporzioni; spesso la composizione di tale
componente tenuta segreta dalle ditte costruttrici, poich in molti casi sono
100
proprio le caratteristiche di smorzamento a fare la differenza tra un buon
trasduttore ed uno scadente.
Lelemento radiante protetto dal mondo esterno mediante rivestimento con
uno strato cosiddetto di usura (a volte indicato con il nome di zeppa o
scarpa) che provvede ad evitare il danneggiamento accidentale, o causato
dalluso, nonch la contaminazione con agenti solidi o liquidi che potrebbero
alterare le propriet del cristallo. Nelle sonde non soggette ad impieghi
particolarmente gravosi, uno strato di ossido di allumino o titanio pu fornire
una protezione sufficiente allo scopo, mentre se si ha a che fare con ambienti
particolarmente aggressivi, si pu provvedere alla sovrapposizione di una
piastrina di materiale plastico (perspex o lucite) che pu essere facilmente
sostituita quando eccessivamente deteriorata. Nelle sonde ad immersione (che
non vengono poste a diretto contatto col pezzo da testare) lelemento attivo
semplicemente rivestito da uno strato di resina epossidica.
Campo acustico di una sonda ultrasonica: trasduttori piani (flat) e focalizzati
Lintensit delle onde ultrasoniche allinterno del fascio generato dal
trasduttore non costante, ma varia a causa delle dimensioni finite della
sorgente che danno luogo a fenomeni di diffrazione. Sebbene la
rappresentazione del fascio ultrasonico emesso sia complessa e non facilmente
rappresentabile, la schematizzazione pi comunemente accettata quella
riportata nella figura sotto ripotata.
Se si ipotizza che il trasduttore sia cilindrico con diametro , il fascio
ultrasonico appare caratterizzato da una prima zona (detta campo prossimo) nella
quale lintensit fluttuante tra un valore minimo ed uno massimo. Allinterno
del campo prossimo, la distanza corrispondente al tempo di durata
dellimpulso si definisce zona morta poich, come accennato in precedenza,
101
in questo spazio non possibile ottenere alcuna informazione a causa della
sovrapposizione tra impulso emesso e riflesso.
La lunghezza del campo prossimo N funzione, oltre che del diametro del
trasduttore, della lunghezza donda secondo la relazione:
2
N=
4
quindi essa inversamente proporzionale alla lunghezza donda. Ci significa
che, a parit di materiale testato, sonde ad alta frequenza possiedono una
lunghezza di campo prossimo pi grande.
Il fascio ultrasonico, superata la zona del campo prossimo tende a presentare
caratteristiche di maggiore stabilit e, dal punto di vista geometrico, si fa
evidente la tendenza a divergere secondo un angolo definito dallequazione:
1.22
sen =
Questa regione definita campo lontano e in essa lenergia ultrasonica decresce
gradualmente fino ad annullarsi
Tuttavia esiste una particolare classe di trasduttori, detti focalizzati nei quali le
onde ultrasoniche vengono direzionate impiegando opportuni sistemi di lenti
acustiche oppure (come capita pi di frequente) modellando opportunamente
la superficie dellelemento radiante in modo tale che lemissione sia concentrata
virtualmente su una linea (focalizzazione cilindrica) o su un punto
102
(focalizzazione sferica). I trasduttori focalizzati vengono impiegati
essenzialmente nelle ispezioni in
immersione e consentono di ottenere
elevati livelli di risoluzione che sono
richiesti in modo particolare quando si
eseguono scansioni automatizzate di
provini anche a geometria complessa.
Focalizzazione cilindrica Focalizzazione sferica
Dal punto di vista delle propriet del
campo acustico, i trasduttori focalizzati sono caratterizzati dai seguenti
parametri:
Il diametro focale BD a -6dB (riduzione dellampiezza del segnale del
50%) che espresso dalla relazione
1.02F c
BD ( 6dB ) =
f
Dove F indica la lunghezza focale del trasduttore, c la velocit del suono nel
mezzo, f la frequenza dellonda e il diametro del trasduttore.
La lunghezza della zona focale FZ, che esprime in sostanza la
dimensione della regione spaziale nella quale il fascio si mantiene a
sezione costante e pari al diametro BD
FZ = N S F 2
2
(1 + 0.5S F )
espressione nella quale N la
lunghezza del campo prossimo e SF la
cosiddetta lunghezza focale
normalizzata che si ottiene dal
rapporto tra lunghezza focale e lunghezza del campo prossimo.
103
I mezzi accoppiatori
Per garantire una efficace trasmissione delle onde ultrasoniche dallelemento
radiante al componente da testare, necessario interporre tra questo e la
superficie del pezzo, uno strato costituito da una sostanza (liquida o gelatinosa)
che viene detta mezzo accoppiatore (in inglese couplant). Il mezzo
accoppiatore provvede a fornire un opportuno passaggio per londa ultrasonica
dalla superficie radiante del trasduttore fino al materiale ed evita che londa
ultrasonica possa essere completamente riflessa a causa della presenza di aria
che possa trovarsi immediatamente a contatto con il trasduttore. Questo poich
il basso valore di impedenza acustica dellaria fa si che uninterfaccia solido-aria
si trasformi in un perfetto specchio riflettente per le onde sonore impedendone,
di fatto, la penetrazione nel materiale.
Le qualit che dovrebbe possedere un buon mezzo accoppiatore sono:
inumidire opportunamente le superfici del trasduttore e del pezzo da
testare
escludere qualunque bolla daria dal percorso del raggio sonoro
riempire tutte le irregolarit presenti nella superficie del pezzo per creare
una regione di ingresso regolare
consentire il libero movimento della sonda
essere facile da applicare e da rimuovere e non essere tossico
Il mezzo accoppiatore per eccellenza lacqua, in quanto questa sostanza
riassume in s tutte le caratteristiche sopra descritte ed in pi ha costo quasi
nullo. In molte situazioni, tuttavia, lacqua pu non essere la soluzione ottimale
di accoppiamento sia per la sua scarsa viscosit (che ne impedisce, per esempio,
limpiego su superfici verticali) e sia per la possibilit che insorgano fenomeni
di corrosione o danneggiamento del componente testato. In tali situazioni, si
104
preferisce utilizzare sostanze pi viscose come ad esempio la glicerina o (sia in
forma pura e sia in forma di gel misti con acqua) oppure il silicone, lolio, grassi
di varia natura o la colla per carta da parati.
Occorre tenere presente che lo strato di accoppiatore tende ad attenuare (in
diversa misura in funzione della sostanza impiegata) lenergia dellonda
incidente e quindi il suo spessore non dovrebbe essere mai troppo elevato.
Considerazioni sulla scelta del trasduttore
La selezione del trasduttore ottimale per un certo tipo di controllo, dipende in
larga misura dalle caratteristiche del materiale da testare e, in particolare, dalle
sue capacit di attenuazione dellenergia ultrasonica. In generale le onde
Basse frequenze Alte frequenze ultrasoniche ad alta frequenza
presentano migliori
caratteristiche per ci che
riguarda la risoluzione, ossia la
capacit di fornire indicazioni
Elevato livello di penetrazione Basso livello di penetrazione
Scarsa risoluzione spaziale Elevata risoluzione spaziale
distinte per riflettori localizzati
spazialmente ad una certa
distanza luno dallaltro, mentre
le onde di bassa frequenza sono
maggiormente in grado di penetrare elevati spessori di materiale o (ci che lo
stesso) di consentire lesecuzione di indagini su materiali fortemente assorbenti
come gomme, plastiche ecc. Nella figura rappresentato il segnale ultrasonico
cos come monitorato dalloscilloscopio nei due casi limite citati. Quando si
impiegano frequenze basse, il segnale ricco di picchi corrispondenti alle
riflessioni multiple del fascio ultrasonico sulle pareti del provino, mentre nel
caso di frequenze elevate il passaggio continuo allinterno del materiale
105
impoverisce rapidamente londa del suo contenuto energetico. Per contro, la
presenza di pi difetti (tre nel caso in esame) viene percepita sotto forma di una
unica e indistinta eco nel caso delle frequenza basse, mentre lelevata
risoluzione spaziale che caratterizza le onde ad altra frequenza consente di
localizzare in modo inequivocabile tutti i difetti presenti nel pezzo.
Le tecniche pulse-echo e through-transmission
Le onde ultrasoniche possono propagarsi attraverso spessori di materiale anche
di alcuni metri (come ad. es. accade per lacciaio a grana fine) o molto limitati
(materiali molto assorbenti quali gomme, plastica ecc.) dunque importante
scegliere la giusta tecnica di controllo in funzione della tipologia del
componente, del materiale di cui composto, della sua geometria e
dellaccessibilit delle sue estremit. In generale, i CND eseguiti con il metodo
ultrasonico si suddividono in due grandi famiglie:
1. Tecniche pulse-echo (o eco-impulso)
2. Tecniche through-transmission ( in trasmissione)
La differenza sostanziale tra questi due metodi risiede nel fatto che nel primo
caso le onde ultrasoniche investono il pezzo da testate, penetrano in esso e
vengono riflesse e rifratte dalle superfici che delimitano il componente stesso.
Sono proprio le riflessioni interne (eco) che vengono esaminate e forniscono
informazioni sulla presenza di eventuali difetti nel pezzo. Nelle tecniche in
trasmissione, invece, si esamina esclusivamente londa che ha attraversato il
corpo senza tenere in considerazione le eco riflesse.
Dal punto di vista pratico, limpiego di un metodo piuttosto che di un altro
dipende dalle considerazioni generali di cui si accennato in precedenza. Per
esempio, chiaro che laddove sia accessibile una sola superficie del pezzo,
risulter impossibile eseguire unanalisi in trasmissione, mentre il controllo di
106
un pezzo altamente assorbente
potr essere realizzato pi
vantaggiosamente con una
tecnica in trasmissione poich
luso di quella a riflessione
comporterebbe un maggior
percorso dellonda ultrasonica
allinterno del materiale con
conseguente insorgere di
importanti fenomeni di
attenuazione che possono
ridurre sensibilmente il rapporto segnale/rumore.
Nella figura sono proposti alcuni schemi di controllo con le due tecniche. Con T
indicato il trasduttore che funge da trasmettitore (emissione) mentre con R si
indica il trasduttore che ha il compito di raccogliere le onde che hanno
attraversato il pezzo. Nello schema a) proposto un controllo in riflessione che
impiega un solo trasduttore (che incorpora in s le funzioni T ed R). Londa
ultrasonica viene emessa dal trasduttore, attraversa il materiale e viene riflessa
sia dalla superficie opposta del pezzo (Echo Rear Wall) che dal difetto. Il
segnale ultrasonico, che monitorabile su un comune oscilloscopio, mostra
dunque tre tracce distinte e facilmente identificabili. La
c TOF
posizione del difetto pu essere determinata semplicemente S=
a partire dalla conoscenza della velocit del suono nel 2
mezzo c (che nota se si conosce il tipo di materiale testato) e dal tempo
impiegato allonda per essere riflessa dalla discontinuit (che rilevabile sul
display delloscilloscopio). Questultima grandezza spesso definita tempo di
volo (Time of Flight TOF). La relazione qui a lato esprime la distanza del
107
difetto dalla superficie di ingresso del pezzo in funzione delle grandezze
sopracitate. Il termine rende conto del fatto che londa percorre la stessa
distanza due volte (in andata e ritorno).
Lo schema di controllo b) rappresenta la classica situazione di impiego della
tecnica in trasmissione, che prevede limpiego di due trasduttori uno dei quali
emette il fascio di onde ultrasoniche (T) mentre laltro, posto sulla superficie
opposta a quella di ingresso delle onde, raccoglie le onde stesse dopo che esse
hanno attraversato il pezzo e sono state riflesse dalle eventuali discontinuit
incontrate lungo il percorso. In questo caso, il segnale trasmesso presenta
unampiezza il cui valore diminuito (rispetto a quello di ingresso) di una
quantit che proporzionale alla geometria del difetto presente. In questo caso
assolutamente indispensabile avere accesso ad entrambi i lati del componente.
Lo schema c) rappresenta, invece, un controllo in riflessione che fa uso di due
trasduttori (tecnica cosiddetta del pitch-catch) nel quale le due sonde sono
poste sullo stesso lato del pezzo ma agiscono una da trasmettitore ed una da
ricevitore. Questa disposizione consente di eseguire controlli con sonde a fascio
angolato e si dimostra particolarmente vantaggiosa nel caso di difetti orientati
verticalmente, che risultano difficilmente rilevabili da un fascio ultrasonico
orientato nella stessa direzione della discontinuit.
Il metodo pulse-echo probabilmente quello pi largamente impiegato sia nel
settore industriale sia nelle applicazioni di laboratorio. Un setup tipico per
controlli di questo tipo rappresentato nella figura a lato. Un trasduttore viene
posto a contatto con la superficie del pezzo da testare per il tramite di uno
strato di mezzo accoppiatore. Come illustrato in precedenza, questo non altro
che una sostanza liquida o gelatinosa (acqua, gel ecografici a base di glicerina,
olio, etc.) che ha la funzione di realizzare assoluta continuit tra il trasduttore e
il pezzo (condizione necessaria affinch il segnale ultrasonico in ingresso sia
108
quello ottimale). In alternativa il
Ampiezza
Oscilloscopio
componente pu essere
Amplificatore
completamente immerso in un
Tempo
liquido (acqua ad esempio) e in
Generatore Trigger Passo tal caso il trasduttore (che sar
di Impulsi temporale
immerso anchesso) non deve
essere posto a contatto della
Mezzo
accoppiatore
Sonda T/R superficie del corpo. Il
trasduttore genera le onde
Oggetto ultrasoniche sotto forma di
da esaminare
impulsi che vengono riflessi
dalla superficie opposta del
pezzo o da eventuali discontinuit presenti al suo interno e raccolti dallo stesso
trasduttore (che dunque in questo caso agisce da ricevitore). Il tempo necessario
allimpulso per percorrere la distanza tra le due superfici opposte delloggetto
mostrato sul display delloscilloscopio e, per garantire una pi facile leggibilit
del segnale, gli impulsi sono inviati ad intervalli di tempo regolari.
La presenza di un difetto da origine ad un segnale che si colloca
temporalmente in anticipo rispetto alla eco legata alla riflessione del fascio
ultrasonico sulla superficie del pezzo opposta a quella di ingresso
Interpretazione del segnale
La comparsa di una eco inattesa sul display delloscilloscopio non di per s
informazione sufficiente per attestare che il pezzo caratterizzato da difettosit.
Occorre, piuttosto, procedere ad una fase di interpretazione da parte del tecnico
che esegue il controllo, che tenga conto delle caratteristiche intrinseche del
campione esaminato e delle condizioni sotto le quali il test si svolge.
109
Prima di affrontare lanalisi di alcuni casi semplici di difettosit che si
presentano comunemente nella pratica, occorre tenere presente alcune regole
generali elencate di seguito:
Loscilloscopio fornisce una rappresentazione grafica del segnale
ultrasonico nella quale in ordinate riportata lampiezza del segnale e in
ascisse il tempo.
I trasduttori sono indicati con le lettere T (trasmettitore) ed R (ricevitore).
Le sonde che incorporano le due funzioni in un unico trasduttore sono
indicate con T/R
I fasci ultrasonici ad incidenza normale (0) sono composti da onde
longitudinali (di compressione)
I fasci ultrasonici angolati sono generalmente composti da onde
trasversali (shear waves) mediante un fascio longitudinale rifratto.
Limpulso ultrasonico iniziale (emissione) registrato sulloscilloscopio
al tempo t=0
Il fascio ultrasonico si propaga con un angolo di divergenza noto
Nelle figure che seguono sono mostrate alcune indicazioni ottenute per
differenti tipi di discontinuit: nel caso di difetti isolati singoli occorre osservare
che solo le discontinuit che sono orientate perpendicolarmente al fascio
producono una eco chiaramente visibile sulloscilloscopio, mentre quelle
disposte secondo la direzione di propagazione risultano essere praticamente
invisibili al controllo. Inoltre, lampiezza della eco generata dalla riflessione sul
difetto risulter di ampiezza pi o meno elevata in funzione del fatto che le
superfici che lo delimitano siano rugose o lisce. I difetti disposti secondo
orientazioni casuali nei confronti della superficie di ingresso possono essere
individuati impiegando trasduttori angolati che generano fasci ultrasonici
inclinati secondo angoli variabili a piacere.
110
Difetti isolati
Nel caso in cui nel pezzo siano presenti pi discontinuit, loscilloscopio mostra
tracce distinte delle due eco riflesse solo nel caso in cui la posizione dei difetti
sia tale che uno non oscuri laltro (come visibile nel riquadro destro della
figura). Anche in questo caso, lampiezza del segnale legata alle caratteristiche
geometriche del difetto nonch alla sua tipologia.
Difetti multipli
Il controllo ultrasonico in immersione
La tecnica ultrasonica di controllo in immersione consiste, come la terminologia
stessa suggerisce, nellimmergere completamente il pezzo da testare in acqua (o
111
altro idoneo mezzo accoppiatore) prima dellesecuzione dellanalisi. Tale
procedura consente di ottenere alcuni indubbi vantaggi che possono essere
sintetizzati come segue:
Laccoppiamento tra sonda e pezzo assolutamente costante e uniforme
(e ci garantisce una altrettanto uniforme sensibilit e stabilit del
segnale)
Possono essere testati pezzi aventi anche geometria complessa
Possono essere impiegati sistemi di ispezione automatizzati
La possibilit di impiegare sonde focalizzate aumenta la risoluzione e la
sensibilit del sistema
Una variante del metodo, che pu essere facilmente realizzata anche senza
dover immergere completamente il pezzo in acqua, consiste nellimpiegare
particolari sistemi (detti squirter o bubbler) che sostanzialmente non sono altro
che dei piccoli tubi che vengono collegati solidalmente alla sonda e ad una linea
di alimentazione idrica, e provvedono a fornire un getto continuo e costante di
acqua che va a bagnare solo la regione ispezionata in quel dato momento dalla
sonda.
Aria Quando si eseguono
Acqua controlli in immersione
Trasduttore con sonde focalizzate,
occorre tenere presente
che il fascio ultrasonico si
propaga in due mezzi a
diversa impedenza
Punto focale Punto focale acustica (lacqua e il
in acqua nel provino
materiale di cui e
112
composto il pezzo) e ci modifica sensibilmente la lunghezza focale.
Nella figura illustrato il comportamento sopra accennato: il trasduttore ha una
lunghezza focale f (in acqua, dato fornito dal costruttore); che ,quando il fascio
incide sul materiale da testare, (di impedenza acustica Z2) si riduce di una
quantit che pu essere ricavato note le velocit di propagazione nellacqua e
nel materiale VA e VM . In particolare vera luguaglianza
Wp+(VM/VA)Md=f
Da questa relazione possibile ricavare la posizione del punto focale nel
materiale o, eventualmente, stabilire quale percorso devono realizzare le onde
ultrasoniche in acqua al fine di focalizzare il fascio su un particolare punto del
provino. A titolo di esempio giova ricordare che per un provino in acciaio
immerso in acqua, il termine (VM/VA) vale circa 4.
Interpretazione del segnale oscilloscopico nelle prove in immersione
Nella figura seguente rappresentata schematicamente lesecuzione di una
prova ultrasonora in immersione. Il provino, nel quale presente un difetto,
viene immerso in un contenitore pieno di acqua e sottoposto a scansione con
una sonda longitudinale ad incidenza normale. Loscilloscopio mostra un primo
picco che legato allimpulso di emissione del trasduttore (tratteggiato in
figura) e un picco di ampiezza minore che rappresenta la prima riflessione sulla
superficie di ingresso del fascio; la diminuzione di ampiezza che si registra
dovuta allassorbimento da parte dellacqua. Il fascio, che stato parzialmente
riflesso dalla superficie di ingresso e ha prodotto la traccia di ritorno
visualizzata nel primo picco, in parte trasmesso allinterno del componente e
prosegue la sua corsa fino ad incontrare la discontinuit che, in quanto
elemento a diversa impedenza acustica, genera anchesso una parziale
riflessione e trasmissione. La riflessione evidenzia un secondo picco
113
(tratteggiato) che, come si pu intuire, compare solo nel momento in cui almeno
una porzione del fascio ultrasonico va ad incidere sul difetto, mentre nelle
restanti regioni del pezzo si evidenzia una terza eco causata dalla riflessione del
fascio sulla superficie inferiore del materiale. Poich la successione delle
riflessioni caratterizzata quantitativamente dal tempo al quale esse si
presentano (facilmente deducibile dalla scala delle ascisse delloscilloscopio) e
sono note le velocit di propagazione del suono nellacqua e nel materiale,
immediato risalire alla localizzazione spaziale del difetto.
Ampiezza
Tempo
Sonda
Aria longitudinale
Acqua
Difetto
Impulso Riflessione Superficie
Difetto
Iniziale Acqua-materiale Inferiore
114
Radiografia
IL METODO RADIOGRAFICO
Introduzione
La radiografia la tecnica che consente di ottenere informazioni sul contenuto
di un solido mediante impressione di un elemento sensibile (tipicamente una
pellicola) da parte di radiazioni ionizzanti quali raggi X o raggi . Limmagine
ottenuta una proiezione bidimensionale del volume e dunque, come tale, non
offre alcuna informazione sulla posizione (in termini di profondit) delle
discontinuit incontrate dal fascio incidente durante il suo percorso. Il
meccanismo di formazione dellimmagine legato al differente assorbimento
delle radiazioni nel pezzo in funzione della variazione di spessore, dei diversi
costituenti chimici, di disuniformit nella densit, della presenza di difetti o di
eventuali fenomeni di scattering.
La radiografia rappresenta uno dei pi importanti e versatili metodi di
controllo non distruttivo attualmente adottati nellindustria; impiegando
radiazioni che non alterano la struttura chimico-fisica del pezzo o le sue
propriet meccaniche, fornisce una registrazione permanente dellesame che
contiene informazioni essenziali per la valutazione dellintegrit strutturale.
Milioni di radiografie, nel corso delle ultime decadi, hanno consentito alle
industrie di assicurare laffidabilit dei loro prodotti e, in applicazioni
particolarmente critiche, di salvare o proteggere vite umane.
Tuttavia, poich sono anche ragioni di tipo economico che giustificano
limpiego di un metodo NDT piuttosto che di un altro, il valore aggiunto della
radiografia risiede, in qualche modo, nelle sue capacit di incrementare il livello
di profitto dellazienda che utilizza questa tecnica. Da questo punto di vista, la
possibilit di impiegare i raggi X in qualunque fase del processo produttivo, si
riflette, in termini di benefici economici, sullintero ciclo produttivo, dalla
116
progettazione, alle lavorazioni, assicurando un costante ed elevato livello
qualitativo dei prodotti e, in definitiva, la massima soddisfazione per i
committenti.
La radiografia industriale tremendamente versatile: gli oggetti radiografabili
possono essere di dimensioni ridottissime (come componenti elettronici
miniaturizzati) o elevatissime (missili, parti di aeromobili ed altri componenti
dellindustria aerospaziale, petrolchimica o nucleare) ed essere costituiti di
qualunque tipo di materiale (solido, liquido, organico o inorganico). Per venire
incontro alle crescenti esigenze dellindustria, inoltre, la ricerca nel settore della
tecnologia applicata al metodo RT in continua evoluzione: sorgenti sempre
pi potenti e leggere si affacciano sul mercato, e i processi di trattamento degli
esiti delle indagini RT diventano sempre pi raffinati, rapidi e meno costosi.
Negli ultimi anni, con lavvento dellera digitale, anche la radiografia ha visto
mutare significativamente le sue caratteristiche e, al giorno doggi, non
infrequente constatare che molte industrie hanno abbandonato il tradizionale
film ed il laboratorio chimico per passare a schermi sensibili capaci di trasferire
in tempo reale le immagini su PC per archiviarle permanentemente in formato
digitale.
Natura dei raggi X
I raggi X sono una forma di radiazione elettromagnetica cos come lo la luce,
ma da essa si differenziano per la loro ridottissima lunghezza donda, che
allincirca 10000 volte inferiore rispetto alla luce visibile. Proprio questa
caratteristica responsabile della loro capacit di penetrare sostanze che
usualmente riflettono o assorbono la luce. I raggi (che vengono anchessi
impiegati per il controllo non distruttivo industriale) presentano caratteristiche
molto simili ai raggi X, ma sono estremamente diversi per il modo in cui
117
vengono generati. Infatti essi sono il prodotto della disintegrazione dei nuclei
di isotopi radioattivi e la loro qualit (in termini di lunghezza donda e potere
penetrante) e intensit non possono essere controllate dalloperatore.
Raggi X e i raggi godono delle seguenti propriet:
possono penetrare nella materia;
sono assorbiti in maniera differenziale;
si propagano in linea retta;
producono degli effetti fotochimici sulle emulsioni fotografiche;
ionizzano il gas attraversato;
non sono deviati da campi elettrici e magnetici;
la loro velocit di propagazione uguale a quella della luce;
possono liberare elettroni per effetto fotoelettrico;
provocano la fluorescenza di alcune sostanze
Dal punto di vista operativo, sia che si impieghi una radiazione X o una
questa, dopo essere stata generata da una sorgente, deve investire loggetto e la
lastra (che posta dietro il pezzo) e dunque assolutamente necessario avere
libero accesso ad entrambi i lati; ci, a volte, pu rappresentare una seria
118
limitazione allapplicazione della tecnica. Altra differenza che la distribuzione
spettrale (contenuto energetico delle diverse frequenze monocromatiche che
compongono la radiazione) molto diverso nei due casi e ci porta ad alcune
differenze in particolare per ci che concerne le prestazioni ottenibili dai due
tipi di esame, come meglio verr illustrato in seguito. Prima di introdurre alcuni
brevi cenni storici sul metodo radiografico e le procedure di indagine, giova
richiamare alcune terminologie standard definite nelle norme ASTM. In
particolare si definisce:
Radiologia, la scienza e lapplicazione di raggi X, raggi o altre radiazioni
penetranti
Ispezione radiografica o Esame Radiologico, luso di raggi X o al fine di
determinare la presenza di discontinuit in un materiale
Nella pratica si definisce come ispezione radiografica anche la procedura di
registrazione dellimmagine generata dal passaggio di radiazioni penetranti su lastra
sensibile.
Breve storia della radiografia industriale
Prima di analizzare in dettaglio la struttura degli apparecchi radiografici,
possiamo riferirci al seguente esempio di natura sperimentale per meglio
chiarire la genesi e la natura dei raggi X. Supponiamo di avere un filo di
materiale conduttore e di renderlo incandescente (per effetto Joule) mediante il
passaggio di una opportuna corrente. Gli elettroni eccitati dall apporto di
energia riescono a staccarsi dallatomo e a fuoriuscire dal conduttore. Se
poniamo ad una certa distanza dal filo una piastrina di metallo caricata
positivamente gli elettroni fuoriusciti dal conduttore verranno attratti e
cadranno sulla piastrina con una velocit, e quindi con un energia, direttamente
proporzionale alla differenza di potenziale esistente tra conduttore e piastrina.
119
In altre parole maggiore la differenza di potenziale pi alta lenergia degli
elettroni. Quando un elettrone arriva sulla piastrina pu urtare contro un
elettrone di un atomo del materiale oppure non urta altri elettroni, ma viene
deviato passando nelle vicinanze di un atomo. In entrambi i casi, la maggior
parte dellenergia liberata viene emessa sotto forma di radiazione nellintervallo
dellinfrarosso come calore, mentre una piccola parte sotto forma di onde
elettromagnetiche a lunghezza donda ridotta e frequenza elevata chiamate
appunto raggi X. La prova dellesistenza dei raggi X si deve a W.C. Roentgen
che nel 1895, a seguito dellosservazione di fenomeni di la fluorescenza in
alcuni cristalli disposti in prossimit di un tubo catodico, riusc a caratterizzare
sistematicamente la tipologia e le propriet delle radiazioni penetranti. Agli
inizi del 900 comparvero i primi apparecchi (tubi) in grado di generare raggi X,
che tuttavia erano molto inaffidabili, difficili da controllare e producevano
radiazioni di intensit molto bassa. Il primo vero salto tecnologico nella storia
della radiografia si consegu con linvenzione dei tubi sottovuoto (Coolidge,
1913) che consentivano di raggiungere energie dellordine dei 100 kV. LASME
nel 1931 accett il metodo radiografico quale strumento di controllo delle
radiografie nei recipienti in pressione. Nel 1931 la General Electric produsse il
primo apparecchio ad alto voltaggio (1000 kV), mentre il salto verso il milione
di Volt si ebbe negli anni 40. Attualmente esistono apparecchi da 6 MV e oltre
che possono essere impiegati per usi industriali (per esempio per lanalisi di
getti o forgiati di dimensioni ragguardevoli)
I principi fisici
Raggi X
Come accennato in precedenza, un modo semplice e molto diffuso di produrre
raggi X consiste nel far collidere un fascio di elettroni su un bersaglio solido;
120
questo il principio del tubo di Coolidge (il primo sistema di produzione di
raggi X) il cui schema riportato sinteticamente in figura.
Il tubo altro non che unampolla di vetro nella quale praticato il vuoto spinto
(la pressione interna dellordine dei 10-2 MPa) contenente due elettrodi: il
catodo, o elettrodo negativo, che costituisce la sorgente di elettroni, costituito
da un filamento di tungsteno avvolto a spirale e da una cupola di
concentrazione (schermo focalizzante). Allestremit opposta si trova una
placchetta di tungsteno che costituisce lanodo o elettrodo positivo. Il filamento
Anodo di Tungsteno Fascio di elettroni
Catodo
Braccio anodico Braccio catodico
Raggi X
di tungsteno, riscaldato fino allincandescenza da una corrente di debole
intensit alimentata da un piccolo trasformatore, emette un fascio di elettroni
che si dirige verso lanodo (caricato positivamente). Questo tipo di emissione di
elettroni, che avviene a partire da un filamento riscaldato, chiamata effetto
termoionico; lesperienza e la teoria mostrano che lemissione termoionica
funzione della temperatura del filamento. Gli elettroni liberati dal filamento
sono successivamente attratti verso il bersaglio con velocit dipendente dalla
differenza di potenziale fornita ai due capi del sistema. Lemissione dei raggi X
dovuta allinterazione tra gli elettroni (che prendono anche il nome di raggi
catodici) con gli atomi del bersaglio anodico e il passaggio di essi verso
lesterno del tubo assicurato da finestre metalliche realizzate con sottili fogli
di berillio od alluminio (metalli che possiedono un basso coefficiente di
assorbimento verso i raggi X). Presso il bersaglio deve essere anche disposto un
121
efficiente circuito di raffreddamento poich il 99% dellenergia convertita in
calore.
I vantaggi chiave del sistema di Coolidge, rispetto ai primi e rudimentali
metodi di generazione dei raggi X, consistono nella sua stabilit e nel fatto che
lintensit e lenergia dei raggi X possono essere controllati in modo
indipendente. Infatti un aumento dellintensit di corrente che attraversa il
filamento si riflette in un aumento di temperatura e in un corrispondente
aumento del numero di elettroni prodotti (fatto che aumenta lintensit dei
raggi non alterandone la distribuzione spettrale). In modo analogo, laumento
della differenza di potenziale tra anodo e catodo incrementa la velocit degli
elettroni che colpiscono lanodo e ci provoca un incremento dellenergia dei
raggi X emessi.
Lenergia della radiazione prodotta espressa in elettronvolt (eV). Un
elettronvolt lenergia cinetica acquistata da un elettrone quando accelerato
da un campo elettrico prodotto da una differenza di potenziale di un volt:
19
. 1eV =1,60210 J
Come accennato, la velocit con la quale gli elettroni colpiscono lanodo
funzione dalla tensione di alimentazione del tubo, e a sua volta lenergia dei
raggi X prodotti direttamente proporzionale al quadrato della velocit degli
elettroni stessi; inoltre pi piccola la lunghezza donda della radiazione
prodotta, pi elevata la sua energia e maggiore la capacit della radiazione
stessa di penetrare la materia.
Caratteristiche dei raggi X
In generale, con il termine generico di radiazione si intende linsieme delle
particelle subatomiche e delle onde che si propaga dalla sorgente sotto forma di
122
fascio. Considerando che lintensit della radiazione la quantit di energia
ceduta nellunit di tempo ad una superficie unitaria disposta
perpendicolarmente alla direzione del fascio, possibile costruire un
diagramma riportante in ascisse la lunghezza donda e in ordinata lintensit di
una radiazione elettromagnetica, ottenendo in tal modo il cosiddetto spettro di
emissione della radiazione.
I raggi X presentano uno spettro misto costituito da due parti:
a) uno spettro continuo, determinato dalla variazione continua di energia,
dovuta alla diminuzione di velocit che gli elettroni subiscono
nellattraversare il bersaglio metallico;
b) uno spettro a bande (discontinuo), o spettro caratteristico, determinato
dal rilascio di energia da parte degli elettroni urtati del bersaglio che
ritornano sullorbita originaria. Ad ogni riga corrisponde un preciso
livello di energia associato al salto dell orbita.
E stato dimostrato che lintensit dello spettro continuo aumenta con il
quadrato della tensione secondo la relazione:
I = K V 2
nella quale K una costante che, a parit daltri fattori, dipende dal materiale da
cui costituito lanticatodo.
123
Lo spettro caratteristico dipende dal materiale del bersaglio ed importante
sottolineare che la sua energia piccola se confrontata con quella dello spettro
continuo. In figura riportato lo spettro nel caso di anticatodo in tungsteno.
Come accennato in precedenza, lo spettro continuo dei raggi X pu essere
modificato attraverso due parametri fondamentali:
1) la corrente con la quale viene prodotto il fascio elettronico per effetto
termoionico
2) la tensione di alimentazione imposta tra catodo e anodo che determina
laccelerazione degli elettroni.
Aumentare la corrente del filamento provoca un aumento della emissione di
elettroni dal filamento stesso e quindi un aumento di intensit della radiazione
prodotta che non ha influenza sullenergia della stessa.
Aumentare la tensione del tubo significa aumentare la differenza di potenziale
esistente tra catodo e anodo, e quindi agire sul campo elettrico che spinge gli
elettroni sullanodo. Ci si traduce in un aumento dellenergia della radiazione
X prodotta. La figura seguente mostra la curva di intensit per quanto riguarda
lo spettro continuo dei raggi X. La curva (a) stata ottenuta con bassa corrente
mentre la (b) ottenuta con una corrente
pi elevata mantenendo costante la tensione
di alimentazione. Il punto di intersezione di
ciascuna curva con lasse delle lunghezze
donda chiamato limite inferiore di
lunghezza donda (min), questo valore
completamente determinato dalla tensione
di alimentazione del tubo. Come si pu
124
notare aumentando la corrente del tubo radiogeno si ha leffetto di aumentare
lintensit massima dei raggi X ma non la loro energia, la quale inversamente
proporzionale alla lunghezza donda.
Lintensit massima si ha infatti per lo stesso valore della lunghezza donda
max, e il limite inferiore di lunghezza donda rimasto invariato.
Quindi, per aumentare lenergia dei raggi X, e quindi la loro capacit di
penetrare la materia, necessario aumentare la tensione di alimentazione tra
catodo e anodo, cio la tensione del tubo. In
figura mostrato come varia lemissione in
funzione della tensione di alimentazione.
Allaumentare della tensione di
alimentazione da 50 a 200 kV si riduce il
limite inferiore di lunghezza donda ed anche
il valore di per cui si ha la massima
intensit di radiazioni.
I raggi X di lunghezza donda minima sono
prodotti dagli elettroni aventi velocit
massima o massima energia. Il limite
inferiore di lunghezza donda pu essere
calcolato con laiuto della seguente relazione:
12,336
=
V
dove:
la lunghezza donda espressa in Angstrom,
V la tensione di alimentazione del tubo radiogeno espressa in Volt.
Quando la tensione di alimentazione aumenta, come si osserva dalla relazione,
la lunghezza donda minima diminuisce e, inoltre, lintensit massima della
125
radiazione elettromagnetica aumenta allaumentare della tensione di
alimentazione.
Raggi
I raggi sono radiazioni elettromagnetiche emesse dalla disintegrazione di un
isotopo radioattivo, caratterizzate da un contenuto energetico variabile da 100
keV a 1 MeV, con lunghezze donda corrispondenti di 0.01 e 0.001 Angstrom.
Dal punto di vista dellimpiego radiologico industriale, le sorgenti pi
impiegate sono il Cobalto (Co-60), lIridio (Ir-192), il Cesio (Cs-173), litterbio , il
tulio e il tantalio. A seconda della sostanza impiegata, si possono testare
spessori di materiale estremamente variabili; per esempio le radiazioni
originate dal cobalto possono penetrare una lastra di acciaio di spessore oltre
200 mm. Per contro, occorre tenere presente che isotopi altamente radioattivi
richiedono ladozione di complesse procedure di sicurezza onde evitare
contaminazione e lesioni del personale addetto al controllo e alla popolazione
circostante.
Tutte le sorgenti radioattive impiegate nella -grafia sono caratterizzate dal
cosiddetto tempo di dimezzamento (o semivita), che rappresenta il tempo che
impiega una certa quantit di un elemento radioattivo a diminuire della met la
sua massa. Tale parametro di particolare importanza per la definizione del
rischio di contaminazione ambientale, poich elementi ad elevata semivita
possono permanere attivi e pericolosi nellambiente per molte migliaia di anni.
A titolo di esempio, il Co-60 ha una semivita di 5,3 anni, mentre il Ce-137 arriva
a 30 anni.
Lunit di misura dellattivit dellisotopo radioattivo nel Sistema
Internazionale (SI) il Becquerel (Bq) che corrisponde ad una disintegrazione al
secondo. Sono in uso anche altre unit di misura quali il Curie (Ci) che pari a
126
3,7 1010 disintegrazioni al secondo, ed il Rutherford (rd) che uguale a 106
disintegrazioni al secondo.
Da quanto detto risulta:
1 Ci=3,7 1010 Bq
1 Rd=106 Bq.
I principali vantaggi dellimpiego di sorgenti a raggi sono:
ridotte dimensioni della sorgente, che compatta e facile da trasportare
elevata penetrazione delle radiazioni se comparata con le sorgenti a raggi
X di uso industriale,
prezzo relativamente basso rispetto ad alcune apparecchiature a raggi X,
non necessaria alcuna sorgente di elettricit,
monocromatica
il contrasto abbastanza tenue dellimmagine permette ad un grande
dominio di spessori di materiale di essere radiografati in una sola
esposizione e sulla stessa pellicola.
Occorre rilevare, tuttavia, che questultima caratteristica non risulta vantaggiosa
quando si testano pezzi con spessore relativamente costante; il basso contrasto,
infatti, non offre le condizioni ottimali per rilevare i difetti in pezzi con queste
caratteristiche.
Le sorgenti di raggi gamma hanno il principale inconveniente di essere di bassa
intensit: questo costringe ad impiegare tempi di esposizione pi lunghi, inoltre
alcuni elementi radioattivi hanno un tempo di dimezzamento relativamente
breve, e ci pu comportare la loro frequente sostituzione.
In sintesi, per la scelta degli isotopi devono essere considerati tre fattori
principali:
1. il periodo di radioattivit,
2. lenergia dei raggi gamma,
127
3. il materiale da radiografare.
La procedura di controllo mediante radiografia
Come accennato, una radiografia essenzialmente una registrazione fotografica
prodotta dal passaggio di raggi X o gamma attraverso un oggetto su una
pellicola.
I raggi X si propagano secondo linee rette e, in condizioni normali, non possono
essere focalizzati. Ci caratterizza uno dei punti essenziali della procedura
radiografica, ossia limpiego di sorgenti puntiformi o prossime ad essere tali,
poich la definizione
dellimmagine radiografica
strettamente legata alla
dimensione della sorgente.
Valori di 1.5-5 mm sono comuni
nei tubi a raggi X di medie
caratteristiche, mentre
possibile scendere fino a
dimensioni di 5-50 m per
particolari tipologie di sorgenti
cosiddette microfocalizzate.
Dalla sorgente, di qualunque tipo essa sia, ha origine un fascio di radiazione
divergente che attraversa il provino, ne viene differentemente assorbito (in
funzione delle sue caratteristiche fisico-chimiche) e finisce per impressionare
una pellicola sensibile, uno schermo fluorescente, un convertitore fotonico
(scintillatore). Limmagine che si ottiene (in scala di grigi) deve essere
successivamente interpretata per valutare la presenza di discontinuit che,
128
come visibile nella figura seguente producono livelli diversi di densit
dellimmagine in funzione delle loro caratteristiche.
Proprio la relazione esistente tra la direzione
del fascio incidente e le caratteristiche
geometriche delle discontinuit
rappresentano un fattore estremamente
critico ai fini della caratterizzazione
radiografica di un componente
Per esempio, si osserva in figura come
difettosit apparentemente simili nella
tipologia (cricche di uguale dimensione ma
orientate perpendicolarmente tra loro) sono
rappresentate da immagini estremamente diverse tra loro; infatti la
discontinuit orientate parallelamente alla direzione di propagazione del fascio
appaiono nettamente pi distinguibili rispetto a quelle orientate
perpendicolarmente. Di tali fattori occorre tenere conto quando si progetta un
controllo radiografico.
Il fenomeno grazie al quale i raggi X producono unimmagine variamente
contrastata quello dellattenuazione, che avviene a seguito di fenomeni di
scattering e di assorbimento originati dallinterazione delle radiazioni con gli
atomi della materia attraversata. Appare dunque evidente che deve essere
posta grande cura nella selezione dellenergia dei raggi X in modo tale che essa
sia quella ottimale in
funzione del livello di
contrasto che si intende
ottenere nellimmagine. Un
esempio di quanto sia
129
delicato questo aspetto riportato in figura. La radiografia riporta lesame di
una lastra dacciaio nella quale presente una cricca: mentre limmagine di
sinistra stata impressionata utilizzando una sorgente X da 150 kV, quella di
destra stata realizzata impiegando una sorgente di Ir-192. Appare evidente
come in questultimo caso, il contrasto ottenuto sulla lastra sia insufficiente a
visualizzare correttamente il difetto.
Pi in generale, per ottenere una radiografia di buona qualit occorre valutare
alcuni importanti aspetti sintetizzabili come segue:
1. Esame visivo preliminare delloggetto. importante analizzare ad occhio
nudo loggetto da testare per decidere lorientamento della direzione di
indagine sia sulla base della possibile collocazione dei difetti allinterno
del componente, e sia in relazione agli spessori che devono essere
attraversati dal fascio.
2. Energia dei raggi X. Lenergia (lunghezza donda) dei raggi X deve essere
selezionata considerando la composizione delloggetto, la lunghezza del
percorso che il fascio deve attraversare e le eventuali problematiche
legate alla dispersione dei raggi.
3. Registrazione dellimmagine. Limmagine pu essere osservata su uno
schermo controllato in remoto o su pellicola in unione con opportuni
schermi luminosi. Griglie o schermi devono essere usati laddove
necessario per ridurre effetti indesiderati di scattering che possono
peggiorare la qualit finale dellimmagine. Per ci che riguarda il tempo
di esposizione necessario a garantire un livello di contrasto ottimale,
questo deve essere determinato sulla base di test di calibrazione che sono
eseguiti radiografando provini particolari. Inoltre, la distanza tra la
sorgente, loggetto ed il piano pellicola deve essere tale da assicurare un
sufficiente rapporto di ingrandimento, buona nitidezza ed alto contrasto,
130
con tempi di esposizione che devono essere ridotti al minimo possibile. Il
miglioramento della definizione dellimmagine pu anche essere
ottenuto impiegando film a grana fine, ma in generale questo tipo di
pellicole richiede un tempo di esposizione pi lungo rispetto a quelle
standard.
4. Interpretazione delle radiografie. Il risultato finale di una radiografia una
proiezione che non offre alcuna informazione relativamente alla
profondit dei difetti nel pezzo. Al fine di agevolare il lavoro del tecnico
che deve formulare il giudizio di accettabilit sul pezzo, occorre
considerare i seguenti fattori:
La scelta preliminare dellenergia dei raggi X e degli altri fattori che
possono influenzare la nitidezza ed il contrasto dellimmagine
Limpiego di radiazioni aventi la massima differenza possibile per ci
che concerne lassorbimento in funzione delle differenti composizioni del
pezzo
Lorientazione delloggetto, che deve essere tale da permettere che le
discontinuit presenti nellimmagine finale siano ben contrastate rispetto
al fondo
La radiografia deve essere esaminata con uno schermo ad alta
luminosit, in condizioni ambientali ottimali (buio)
Occorre conoscere in anticipo la possibile casistica dei
difetti/discontinuit eventualmente presenti nel pezzo. Radiografie di
riferimento con difettosit note possono essere di grande aiuto nei casi
dubbi.
Consapevolezza della possibilit che nellimmagine possano essere
presenti informazioni non rilevanti dovute, ad esempio, a fenomeni di
scattering
131
La generazione dei raggi X
Sono passati molti anni dallinvenzione di Coolidge, e il processo di
generazione dei raggi X per impiego industriale, pu attualmente fare
affidamento su dispositivi
tecnologicamente avanzati e ad alte
prestazioni. In figura seguente proposta
una rappresentazione schematica di come
appare oggi un moderno generatore di
raggi X. In esso si distinguono,
comunque, le parti essenziali (anodo,
catodo, finestre di uscita dei raggi X) gi
presenti anche nei primi tubi radiogeni.
Tuttavia, pur con tutti i progressi e i
miglioramenti tecnologici conseguiti
nellultimo secolo, i sistemi che provvedono alla generazione dei raggi X
rimangono estremamente inefficienti dal punto di vista energetico, se si pensa
che solo una percentuale variabile tra l1% (basse energie) e il 25% (alte energie)
dellenergia iniziale convertita in radiazione utile. La parte restante si
trasforma in calore che deve essere smaltito mediante un opportuno sistema di
raffreddamento disposto nella zona del bersaglio.
I valori tipici del potenziale di eccitazione del tubo sono compresi nel range 20
kV-25 MV (anche se in campo industriale raramente si ha necessit di salire
oltre i 500 kV); i maggiori valori di energia sono richiesti, come facile intuire,
per penetrare grandi spessori di materiale, mentre basse energie assicurano
ottimi livelli di contrasto. I bersagli dei tubi a raggi X commerciali sono quasi
sempre di tungsteno, poich questo elemento possiede elevato punto di fusione
(caratteristica importante considerato lenorme calore sviluppato), buona
conduttivit termica (necessaria per assicurare un rapido smaltimento del
132
calore), ed elevato numero atomico. A questo proposito occorre sottolineare
come il numero atomico Z0 sia un parametro rilevante per lintero sistema
perch compare sia nellespressione dellintensit di energia che possibile
ottenere con un tubo di determinate caratteristiche di corrente i e voltaggio V
I = Ki Z0 V2
e sia in quella dellefficienza della produzione di raggi X (rapporto tra energia
dei raggi X prodotta e energia impiegata per la produzione ed accelerazione
degli elettroni)
= 1.4 10-9 Z0 V
Assorbimento e Scattering dei Raggi X nella materia
La conoscenza delle caratteristiche di assorbimento dei raggi X nei materiali di
fondamentale importanza al fine di ottenere radiografie ben contrastate, poich
proprio in forza dellassorbimento differenziale che si generano le immagini
radiografiche. Nei solidi lattenuazione causata da diversi meccanismi che
agiscono indipendentemente tra loro, alcuni causati dallassorbimento ed alcuni
da fenomeni di scattering.
I fenomeni di cessione di parte dellenergia posseduta dalla radiazione agli
atomi della materia vengono usualmente classificati in letteratura come segue:
effetto Fotoelettrico (assorbimento)
effetto Compton (scattering incoerente)
produzione di doppietti
Effetto fotoelettrico
Lassorbimento fotoelettrico avviene quando un fotone dei raggi X di bassa
energia ( 0,5 MeV) collidendo con un atomo trasferisce tutta la sua energia ad
un elettrone e, se tale energia raggiunge un certo livello di soglia, lelettrone
133
espulso e liberato dalla forza di
attrazione del nucleo. Questo
fenomeno avviene per basse energie
del fotone (il quale viene
completamente assorbito) e per elevati
livelli di numero atomico dellatomo.
Effetto Compton
Leffetto Compton, noto anche come scattering incoerente, avviene quando
un fotone con energia superiore alla soglia necessaria alla liberazione di un
elettrone, collide con un atomo; della
sua energia, parte viene usata per
espellere un elettrone dellorbitale pi
esterno, e parte prosegue sotto forma di
fotone avente per energia inferiore e
direzione di propagazione diversa
rispetto al fotone incidente.
Produzione di coppie
La produzione di coppie si verifica
quando un fotone ad elevata energia
(superiore a 1,2 MeV) collidendo con un
atomo viene completamente assorbito e
al suo posto si formano un elettrone ed
un positrone. Il positrone ha una vita
134
brevissima; esso svanisce con la formazione di due fotoni aventi energia pari a
0,5 MeV ciascuno.
Una volta spiegati i meccanismi di assorbimento e scattering, appare opportuno
definire delle grandezze parametriche che definiscano le caratteristiche del
materiale nei confronti della radiazione X. A tale proposito si definiscono i
coefficienti Half Value Layer (HVL) e Tenth Value Layer (TVL) come gli spessori
che rispettivamente dimezzano e decimano lintensit della radiazione
incidente. Ci per un dato materiale e per una certa intensit delle radiazioni
Per uno stesso materiale i valori di HVL e TVL decrescono allaumentare
dellintensit dellenergia raggiante, e quindi per radiazioni pi penetranti.
Supponendo di costruire il setup sperimentale rappresentato in figura per il
quale
I0 lintensit della radiazione incidente,
I lintensit della radiazione trasmessa (che giunge al rivelatore)
dx lo spessore del pezzo attraversato.
si pu dimostrare che un fascio omogeneo di raggi X di intensit I0,
nellattraversare un spessore di materiale x, subisce unattenuazione di
intensit I, che proporzionale allintensit del fascio incidente e allo spessore
del materiale; il fenomeno pu essere descritto dalla seguente espressione
matematica:
I = I x
135
dove una costante di proporzionalit di segno negativo per indicare la
diminuzione di intensit.
Supponendo di avere a che fare con quantit infinitesime, si pu scrivere
dI = I dx
e, integrando si ottiene infine:
I = I 0 e ( x)
Questa relazione esprime la legge fondamentale sullassorbimento di un fascio
omogeneo di raggi X o raggi gamma. La costante di proporzionalit definita
coefficiente di assorbimento lineare e si esprime in cm-1. Questo parametro esprime,
in sostanza, la frazione di energia assorbita per cm di materiale attraversato, ed
il suo valore numerico dipende dalla lunghezza donda della radiazione
incidente e dal tipo di materiale attraversato.
Nella pratica, per, pu risultare pi conveniente riferire il coefficiente di
assorbimento alle caratteristiche di densit del materiale come segue:
m =
Il coefficiente di assorbimento per unit di massa dipende, infatti, sia dal
materiale sia dal suo stato fisico e questo spiega perch, ad esempio, lintensit
dei raggi X non diminuisce allo stesso modo quando questi attraversano uno
spessore unitario di vapore acqueo o di acqua allo stato liquido.
Tuttavia, quando si prende in considerazione la densit dei due materiali allora
lassorbimento per unit di massa risulta essere lo stesso e dunque la frazione di
raggi X assorbita per una data quantit dacqua la stessa, sia che essa si trovi
sotto forma di acqua, di ghiaccio o di vapore.
136
Il coefficiente di assorbimento massico di un composto chimico o di una miscela
dato dalla media dei coefficienti dei singoli componenti proporzionalmente
alla percentuale in peso di ciascuno di essi.
Lo scattering
Lo scattering (dispersione) il fenomeno in seguito al quale una parte raggi
emergenti dal corpo assorbente (dopo averlo attraversato) seguono delle
direzioni diverse rispetto al fascio incidente. Questa radiazione definita anche
radiazione diffusa.
Poich il rivelatore (sia esso un film od un convertitore fotonico) riceve
contemporaneamente sia la radiazione diffusa sia la radiazione del fascio
principale e non in grado di discriminare tra le due, il coefficiente di
assorbimento che misurato dal rivelatore risulta essere composto da due parti:
un termine legato allassorbimento vero e proprio e un termine causato dalla
dispersione.
Lassorbimento vero e proprio caratterizzato dalla scomparsa di un quanto di
energia e dal trasferimento di essa agli elettroni del materiale attraversato
(questo il caso descritto come effetto fotoelettrico, ma in parte ci accade anche
nelleffetto Compton e nella produzione di doppietti). La radiazione dispersa ,
invece, caratterizzata da una variazione di direzione rispetto al fascio incidente,
e da unenergia minore; ( questo il caso delleffetto Compton e della
produzione di doppietti).
Effetti dellassorbimento e della dispersione
Durante lesposizione ai raggi X o , la pellicola radiografica colpita dalla
frazione di radiazioni che hanno attraversato il pezzo in esame (che non sono
state assorbite) e dalla radiazione di scattering. A seconda dello spessore del
materiale, dei difetti presenti o della presenza di eventuali inclusioni di
materiale a diverso coefficiente di assorbimento, le radiazioni subiscono un
137
differente livello di attenuazione e, quando infine vanno ad incidere sulla
pellicola, la impressionano in maniera differenziata con diverse densit di
annerimento. Losservazione visiva della pellicola sviluppata e un accurato
esame delle regioni di essa che presentano zone a differente densit e contrasto,
consente di localizzare e caratterizzare eventuali difetti presenti nel pezzo in
esame.
Registrazione delle immagini con i Raggi X
Come accennato in precedenza, i raggi X e quelli possono essere rilevati
impiegando una variet di mezzi quali pellicola fotografica, camere a
ionizzazione, scintillatori, contatori geiger, etc. In realt, nella pratica
industriale, la pellicola radiografica di gran lunga il sistema pi impiegato.
In generale, una comune pellicola radiografica composta da sette strati:
due strati esterni di gelatina indurita per proteggere lemulsione;
due strati di emulsione sensibile (cristalli di bromuro di argento);
due strati sottilissimi per assicurare laderenza dellemulsione al supporto
trasparente;
uno strato di supporto trasparente (in acetato di cellulosa o poliestere).
La formazione dellimmagine legata al modo in cui la radiazione X modifica le
caratteristiche dellemulsione fotografica analogamente a quanto accade con la
luce nelle lunghezze donda del visibile (rendendo in tal modo possibile la
realizzazione di fotografie)
La base di materiale trasparente (acetato di cellulosa) uniformemente rivestita
sui due lati con unemulsione gelatinosa di bromuro dargento. Il bromuro
dargento si trova sotto forma di piccoli cristalli ed disposto uniformemente
allinterno della gelatina. Lo spessore di ciascuno strato circa 0,025 mm.
Quando i raggi X o incidono sullemulsione, ha luogo una reazione chimica
nei cristalli del bromuro dargento con una energia che proporzionale
138
allintensit della radiazione incidente e al tempo di esposizione. Il risultato di
tali modificazioni chimiche latente sulla pellicola e, affinch possa essere
osservato, necessario trattare la stessa con una soluzione chimica chiamata
rivelatore.
Il rivelatore ha unazione riduttrice nei confronti del bromuro dargento, che
consiste nel prelevare il bromuro dai cristalli esposti del bromuro dargento, e
depositare atomi di argento nero sulla gelatina. La concentrazione dellargento
metallico nero, per unit di superficie dellemulsione, dipende dal tempo di
esposizione e dunque, in definitiva, il fattore che determina la densit della
pellicola.
Una caratteristica importante che deve possedere il rivelatore la sua capacit
di non intaccare i cristalli che non sono stati esposti. In realt nessun prodotto
chimico attualmente conosciuto lascia una regione inesposta totalmente
inalterata nel tempo e ci provoca uno sviluppo parziale che prende il nome di
nebbia chimica o velatura.
Dal punto di vista costitutivo, i rivelatori contengono generalmente del metolo
e dellidrochinone, sostanze capaci di riprodurre tutti i toni del grigio e il nero;
, inoltre, necessario che la soluzione sia alcalina per rendere opaca la pellicola..
Del solfito di sodio e del bromuro di potassio aggiunti alla soluzione, agiscono
da agenti di conservazione e riducono la nebbia chimica.
Per fermare lo sviluppo, la pellicola viene immersa in un bagno di arresto
rapido, ovvero risciacquata in acqua.
Il bagno di arresto consiste in una soluzione leggera di acido acetico che
neutralizza gli alcali del rivelatore. Se non viene usato il bagno darresto le
pellicole devono essere immerse in acqua corrente pulita da uno a due minuti,
se le si agita sono sufficienti 20 secondi. Dopo lo sviluppo la pellicola contiene
ancora il bromuro dargento che non stato esposto e rivelato e questo deve
139
essere rimosso dallemulsione se si vuole che limmagine resti
permanentemente fissata. A tal fine si impiega un fissatore costituito da
iposolfito di sodio o di ammoniaca. Acido acetico o solforico (in bassa
concentrazione) sono aggiunti al fissatore per neutralizzare il rivelatore alcalino
aderente alla pellicola. Quando la pellicola viene estratta dal rivelatore, le
superfici non rivelate appaiono gonfie e ingiallite. Dopo limmersione nel
fissatore, trascorso un certo tempo, il giallo diventa trasparente. Il tempo
necessario a che avvenga questo cambiamento detto tempo di schiarimento. Per
fissare correttamente una pellicola, essa deve essere lasciata nel fissatore per un
tempo doppio del tempo di schiarimento.
Una volta tolte dal fissatore, le pellicole devono essere lavate per almeno 30
minuti per eliminare le eventuali tracce di prodotti chimici ancora presenti
nellemulsione. Sebbene loperazione di lavaggio non sia sufficiente ad
eliminare completamente le ultime tracce di fissatore, questo deve essere ridotto
a quantit tali da permettere la conservazione della radiografia integra per un
periodo di tempo prefissato.
Lo stadio finale del trattamento della pellicola lessiccatura. Questa
operazione viene fatta appendendo le radiografie ad un supporto e generando
un moto convettivo naturale o forzato dellaria ambientale. Possono anche
essere utilizzati essiccatori ad aria calda che consentono una notevole
velocizzazione del processo, anche se occorre prestare particolare attenzione a
non produrre un riscaldamento eccessivo che pu rendere fragili le pellicole.
Tipi di pellicole
Le pellicole, che sono classificate da appositi organismi internazionali in base al
loro comportamento, si differenziano tra loro per la velocit (rapidit di
esposizione), il contrasto e la dimensione dei grani. Questi aspetti sono in parte
140
correlati, infatti le pellicole aventi grani di grandi dimensioni hanno velocit pi
elevata rispetto a quelle aventi i grani relativamente pi piccoli. Per contro, le
pellicole ad elevato contrasto hanno i grani generalmente pi piccoli e sono
meno rapide di quelle a minor contrasto. Una pellicola a grana fine in grado di
restituire unimmagine contenente un maggior numero di dettagli rispetto ad
una pellicola a grana grossa.
Nonostante la differenza di qualit tra le radiazioni delle sorgenti a raggi X e le
sorgenti a raggi gamma, per entrambi i casi si impiegano gli stessi tipi di
pellicole.
Curva densitometrica
La radiografia sviluppata consiste in una superficie sulla quale sono state
deposte diverse quantit di argento metallico ed quindi composta da zone di
maggior o minor annerimento. Definita la trasmittanza T come:
It
T=
I0
dove
I0 lintensit della luce incidente sulla pellicola.
It lintensit luminosa emergente dalla pellicola,
La densit della pellicola definita come il logaritmo decimale dellinverso
della trasmittanza:
1 I
D = log = log o
T It
La densit della pellicola dipende sia dallintensit della radiazione sia dal
tempo di esposizione. Il prodotto di questi due fattori detto esposizione:
141
E = k I t
dove
k un fattore di proporzionalit,
I lintensit della radiazione,
t il tempo di esposizione.
Ciascun tipo di pellicola caratterizzato da una curva densitometrica (o
sensitometrica) che rappresenta graficamente il grado di annerimento ottenibile
al variare dellesposizione cui la pellicola soggetta. La figura riporta una tipica
curva densitometrica.
Il parametro a rappresenta la sensibilit della pellicola (la cosiddetta velocit
o rapidit); una pellicola tanto pi sensibile quanto minore il valore di
a, cio la pellicola inizia ad
annerirsi dopo una breve
esposizione.
La pendenza della curva
caratteristica b rappresenta
il contrasto o gradiente della
pellicola: maggiore la
pendenza della curva caratteristica maggiore il contrasto. Il dominio di
utilizzo della pellicola il tratto a pendenza costante indicato come latitudine di
esposizione e e si trova nellintervallo di densit tra 1,7 e 2 per condizioni
normali di osservazione.
Il parametro c, detto velatura, si concretizza in una leggera opacit presente
anche in zone non esposte. Questo fenomeno causato in parte da una non
perfetta trasparenza del supporto e in parte dalle operazioni di sviluppo. In
142
ogni caso la velatura non deve superare il valore di 0,2-0,3 di densit, a cui
corrisponde una quasi totale trasparenza.
Il parametro d rappresenta la massima densit accettabile quando la pellicola
viene esposta e sviluppata ed chiamato densit limite. Il valore della densit
limite generalmente fissato pari a 4, mentre un valore superiore (a cui
corrisponde un annerimento intenso) non pu essere accettato.
I densitometri
Il densitometro lo strumento atto alla misura della densit della pellicola che
aiuta il tecnico a stabilire se i limiti di densit sono rispettati. Sebbene in
commercio siano disponibili densitometri
elettronici molto pratici ed affidabili, sono ancora
largamente impiegati anche quelli a comparazione
ottica.
I densitometri ottici prendono anche il nome di
strisce densitometriche e si compongono di varie
bande di grigio corrispondenti densit note: la
densit incognita della pellicola viene determinata
per confronto visivo diretto con le varie bande. Questo metodo consente stime
di densit sufficientemente precise anche se, ovviamente, occorre tenere
presente i limiti dellapparato visivo umano.
La formazione dellimmagine radiografica
Lintensit dei raggi X decresce con il quadrato della distanza come accade, del
resto, per tutti gli altri tipi di onde elettromagnetiche; dunque se analizziamo il
comportamento di una sorgente puntiforme (come schematizzato in figura) si
pu osservare che il fascio emesso, divergente, investe i differenti piani che lo
intersecano perpendicolarmente secondo aree di dimensione progressivamente
143
crescente nelle quali lintensit rilevata in un singolo punto diminuisce. Ad
esempio se si suppone che sul piano C1, posto ad una distanza X dalla sorgente,
la radiazione copra 4 regioni quadrate con intensit 1, spostandosi sul piano C2,
situato a distanza doppia dal precedente, lo stesso fascio
investe copre 16 regioni quadrate pi piccole ed in esse
lintensit si ridotta ad 1/4. Da ci si deduce che
raddoppiando la distanza lintensit della radiazione
sullunit di superficie si riduce ad 1/4, triplicandola si
riduce ad 1/9 e cos via. Tuttavia occorre osservare che
questa legge valida solo se la dimensione della sorgente
piccola confrontata con la distanza sorgente-oggetto (nella
maggior parte delle applicazioni pratiche > 50 mm)
La Penombra Geometrica
Uno dei parametri che contribuisce pesantemente ad influenzare la qualit
dellimmagine radiografica la cosiddetta penombra (unsharpness), che si
definisce come lincapacit di riprodurre fedelmente i bordi di un dato oggetto.
Lo stesso termine viene anche usato per indicare la
distanza minima che pu essere risolta da un dato
sistema radiografico. La penombra dipende
essenzialmente dalle dimensioni della macchia
focale, ossia della proiezione delle dimensioni
effettive del fascio di elettroni provenienti
dallanticatodo sul piano perpendicolare alla
direzione di propagazione.
Con riferimento alla figura, se si considera una sorgente di dimensioni finite, la
penombra espressa dal segmento AA (o BB); occorre tuttavia tenere
144
presente che la mancanza di simmetria della posizione delloggetto rispetto al
fascio pu provocare differenze nella lunghezza dei due tratti.
possibile determinare analiticamente il valore della penombra geometrica Ug
mediante la relazione:
d
Ug = F
D
nella quale:
F la dimensione effettiva della sorgente,
d la distanza oggetto-pellicola,
D la distanza sorgente-oggetto.
Nel caso in cui la pellicola sia posta a contatto con
loggetto da radiografare e loggetto possieda uno
spessore relativamente piccolo la penombra
geometrica trascurabile (come mostrato in figura) e
si pu esprimere mediante la relazione:
F
Ug = ( 0 + F )
D
dove F lo spessore della pellicola e 0 lo spessore
delloggetto da radiografare.
Quando d diventa grande si osserva il fenomeno
dellingrandimento radiografico; oltre allindubbio
vantaggio di una migliore osservazione del pezzo
radiografato, lingrandimento porta con se anche un
notevole aumento della penombra geometrica e
dunque la risoluzione dellimmagine finale aumenta
145
solo se si usa una sorgente di radiazioni davvero molto piccola. In questo caso
possibile definire un fattore di ingrandimento Mg espresso da:
D+d
Mg =
D
Contrasto e Definizione
Il contrasto pu essere definito come la differenza di densit che si registra nella
pellicola, in seguito allesistenza di una variazione di spessore o di densit del
pezzo radiografato. Questo parametro risulta essere particolarmente critico ai
fini della bont del controllo radiografico, infatti un difetto pu essere
individuato nellimmagine radiografica proprio a causa del contrasto tra la
densit della sua immagine e la densit del materiale circostante. Pi questa
differenza rilevante pi facile diventa rintracciare il difetto allinterno del
pezzo.
Mentre per contrasto si intende la differenza di densit tra due zone contigue
della radiografia, con il termine definizione radiografica si esprime la rapidit
con la quale avviene tale passaggio. Ottenere unelevata definizione vuol dire,
in sostanza, poter distinguere in modo nitido i bordi del pezzo o i contorni di
eventuali discontinuit mentre, quando la definizione scarsa, limmagine
appare velata e poco leggibile.
La Sensibilit Radiografica
La sensibilit radiografica esprime convenzionalmente la minima differenza di
spessore del materiale in esame che possibile rilevare sullimmagine finale,
valutata nella direzione del fascio primario. In sostanza, questo parametro ha
un diretto riscontro nella nitidezza con la quale la radiografia capace di
evidenziare le discontinuit nel pezzo radiografato.
146
La valutazione pratica della sensibilit radiografica viene
effettuata mediante limpiego dei cosiddetti
penetrametri o Indicatori della Qualit
dellImmagine (IQI), che commercialmente sono
realizzati secondo tipologie differenti con materiali che
possono essere omogenei rispetto al pezzo da testare o
radiologicamente simili.
La tipologia pi diffusa quella degli IQI a fili, che sono costituiti da una serie
di sette fili (Fe-Al-Cu-Ti etc.) di diametro diverso, in funzione delle
caratteristiche del test da eseguire, pressati su un supporto di plastica (vedi
figura, diametri da 0.25 a 0.81 mm)
La sensibilit radiografica (percentuale) calcolata
come rapporto tra il diametro del filo pi sottile
visibile sulla radiografia e lo spessore del pezzo
radiografato. Questo tipo di penetrametro viene
posto generalmente a cavallo della zona di
interesse che deve essere radiografata. Un altro tipo di
penetrametro molto utilizzato quello a fori che
sostanzialmente realizzato da una piastrina di spessore
T (che rappresenta una certa percentuale dello
spessore del pezzo da radiografare) sulla quale si
eseguono tre fori di diametro T, 2T, 4T. In questo caso
la sensibilit si valuta sulla base del diametro del foro
che risulta pi visibile sullimmagine radiografica.
Quando viene fatta una radiografia i penetrametri a
piastra forata sono generalmente posti sulla superficie
rivolta alla sorgente di radiazioni in prossimit della
147
regione che deve essere radiografata. Se ci dovesse risultare difficoltoso (o
addirittura impossibile) i penetrametri possono essere posti sulla pellicola.
Se il profilo del penetrametro visibile sulla radiografia e lo spessore del
penetrametro , per esempio, il 2% dello spessore del provino, la sensibilit
radiografica almeno del 2%. Limmagine dei fori o dei fili fornisce
unindicazione sulla chiarezza con la quale un difetto sar visibile sulla
radiografia e, in sostanza, il penetrametro pu essere pensato come un difetto
artificiale di cui siano note a priori tutte le caratteristiche quantitative e
qualitative. La differenza nella densit della pellicola sviluppata data da un
piccolo cambiamento dello spessore in un provino omogeneo dato da:
D = 0.434 b T
Dove
D = variazione di densit,
b = gradiente della pellicola alla densit D,
= coefficiente di assorbimento lineare della radiazione
T = variazione di spessore
Mentre la sensibilit radiografica data dalla relazione:
T 2.3 D
=
T b T
Se D considerato come la pi piccola variazione percettibile di densit (i
valori dati per D si trovano per lintervallo compreso tra 0.005 e 0.02) e si
assume il valore medio di 0.01, allora la sensibilit radiografica espressa dalla
relazione
T 0.023
=
T b T
148
che , per, valida solo per una radiazione monocromatica.
Filtri e Schermi
Talvolta, tra la sorgente di radiazioni e loggetto da radiografare interposto un
foglio metallico chiamato filtro, che assorbe la radiazione di lunghezza donda
maggiore principalmente responsabile della dispersione. Con questo
accorgimento il contrasto migliora e ci permette di radiografare sulla stessa
pellicola forti variazioni di spessore. Per questo motivo quando devono essere
radiografati oggetti con forti variazioni di spessore raccomandato lutilizzo di
un filtro per ridurre la dispersione e la sovraesposizione. La presenza del filtro
fa aumentare il tempo di esposizione per compensare lo spessore del materiale
aggiunto che deve essere attraversato dai raggi X.
Il 99% dei raggi X che colpisce la pellicola fotografica non produce leffetto
fotochimico nellemulsione, ma lattraversa inalterato. Per diminuire il tempo di
esposizione e migliorare la qualit della radiografia, si utilizzano degli schermi
intensificanti, anche detti schermi di rinforzo. Esistono diversi tipi di schermi:
1. schermi di piombo,
2. schermi di ossido di piombo,
3. schermi di rame,
4. schermi doro,
5. schermi di tantalio,
6. schermi fluorescenti.
Lazione intensificante degli schermi di piombo dovuto in primo luogo
allemissione di elettroni a partire dalla superficie di piombo quando essa
colpita dai raggi X, ed in secondo luogo allazione dei raggi X secondari
prodotti allinterno del piombo. Gli elettroni, a loro volta, provocano una
reazione fotochimica sulla pellicola, reazione di maggiore intensit rispetto a
149
quella prodotta dalla radiazione primaria. Gli schermi devono essere posti a
contatto diretto con la pellicola; in caso contrario gli elettroni emessi dallo
schermo generano sulla pellicola unimmagine sfocata. Inoltre gli schermi al
piombo assorbono la radiazione dispersa a bassa energia proveniente
dalloggetto radiografato: si ottiene quindi nel complesso unimmagine pi
nitida.
Lazione intensificante aumenta allaumentare dellenergia della radiazione
primaria. Lo schermo anteriore riduce leffetto fotochimico della radiazione,
mentre i fotoelettroni prodotti dallo schermo aumentano tale effetto. Il fattore di
intensificazione definito come quel fattore di cui si riduce il tempo di
esposizione quando usato uno schermo. Nelle seguenti figure sono riportati
degli esempi: Generalmente gli schermi al piombo sono usati in coppia e la
pellicola posta tra i due schermi. Lo schermo posto pi vicino alla sorgente di
radiazioni abitualmente chiamato schermo anteriore, e laltro detto schermo
posteriore. Lo schermo anteriore ha unazione intensificante maggiore rispetto
allo schermo posteriore in quanto gli elettroni emessi dal piombo tendono ad
andare nella direzione della radiazione primaria. Daltra parte poich i raggi X
devono attraversare lo schermo anteriore prima di arrivare alla pellicola, questo
schermo agisce anche da filtro ed i raggi troppo tenui vengono assorbiti. Per
basse tensioni del tubo radiogeno (qualche kV) lazione filtrante dello schermo
anteriore fa aumentare il tempo di esposizione. Lo schermo posteriore tende a
150
ridurre leffetto della radiazione retrodiffusa, perch assorbe la radiazione
secondaria a bassa energia, questo generalmente pi spesso dello schermo
anteriore. Lo schermo anteriore tende invece a ridurre tutta la radiazione
dispersa proveniente dagli oggetti che la radiazione primaria attraversa prima
di giungere alla pellicola.
Il fattore di intensificazione rappresentato in funzione dello spessore dello schermo, per 25 mm di acciaio e 25 kV. (A) schermo
doppio, (B) schermo posteriore, (C) schermo anteriore.
Lo schermo posteriore contribuisce in gran parte alla formazione della densit
radiografica per spessori di piombo normalmente usati. Gli schermi al piombo
non sono particolarmente efficaci per tensioni del tubo radiogeno inferiori a 140
kV; tuttavia lo schermo posteriore contribuisce a formare una densit
apprezzabile sulla pellicola e deve essere comunque utilizzato anche con 80 kV.
Il fattore di intensificazione degli schermi al piombo influenzato dallo
spessore e dal tipo di materiale radiografato. Per spessori sottili di acciaio, per
esempio, il fattore di intensificazione dello schermo doppio migliore del
fattore di intensificazione di ciascuno schermo preso separatamente. Lazione
intensificante degli schermi al piombo ha il suo massimo per spessori di acciaio
che vanno dai 12 ai 18 mm e per tensioni del tubo radiogeno da 140 a 250 kV.
151
Gli altri schermi metallici hanno unazione intensificante simile a quella degli
schermi al piombo, cambiano solo gli spessori da utilizzare a seconda delle
esigenze.
Gli schermi fluorescenti sono generalmente in tungstato di calcio (CaWO4), ed
hanno un doppio vantaggio: riducono il tempo di esposizione e facilitano la
radiografia di spessori rilevanti con apparecchi a raggi X di media potenza.
Come nel caso degli schermi di piombo, la pellicola si trova spesso tra due
schermi, quello anteriore e quello posteriore. Quando il tungstato di calcio
attraversato dai raggi X produce leffetto fluorescenza, con una luce di colore
bianco bluastro. La luce emessa ha unintensit che dipende dallintensit della
radiazione incidente, ed una lunghezza donda cui lemulsione della pellicola
sensibile. Lo schermo realizzato mescolando una polvere fine di tungstato di
calcio con un opportuno legante e depositandone uno strato sottile su un
supporto di cartone. Il fattore di intensificazione ottenuto utilizzando il
tungstato di calcio varia tra 10 e 100. La figura mostra leffetto della tensione sul
fattore di intensificazione degli schermi fluorescenti.
Pi la grana della polvere utilizzata grossa, pi la fluorescenza intensa e pi
la pellicola veloce. I cristalli di tungstato di calcio pi grossi danno per alla
pellicola un aspetto granuloso. Il fattore di intensificazione degli schermi al
152
tungstato di calcio determinato dalla dimensione dei cristalli; pi i cristalli
sono grossi, pi la quantit di luce grande e lazione intensificante
importante. La dimensione dei cristalli influenza la nitidezza dellimmagine.
Una radiografia realizzata utilizzando uno schermo fluorescente ha una
nitidezza peggiore rispetto ad una radiografia realizzata con schermi di
piombo. Questa scarsa nitidezza dovuta alla dispersione della luce visibile
emessa dallo schermo. necessario che tra lo schermo e la pellicola ci sia intimo
contato per non permettere alla luce di disperdersi e di produrre unimmagine
confusa. Per questo motivo gli schermi al tungstato di calcio sono utilizzati
raramente, fata eccezione per quei casi in cui necessario ridurre notevolmente
il tempo di esposizione. questo il caso di spessori di acciaio superiori a 40
mm, con 200 kV, o 80 mm, con 400 kV.
Si possono ottenere dei vantaggi combinando luso dei due tipi di schermi, si
usa come schermo anteriore quello al piombo e come posteriore quello al
tungstato di calcio. Questa tecnica riduce il tempo di esposizione senza
influenzare eccessivamente la nitidezza dellimmagine.
153
Appendice: Difettologia delle Saldature
DIFETTOLOGIA DELLE SALDATURE
La saldatura
Per saldatura si intende linsieme dei processi attraverso i quali, sotto lazione
di una sorgente termica e con o senza apporto di materiale, possibile
effettuare lunione di pezzi metallici in modo da realizzare una struttura
continua.
Usualmente le saldature si dividono in due grandi classi:
1. saldature autogene, nelle quali il metallo base prende parte, fondendo,
alla formazione del giunto. In questo caso il metallo dapporto pu essere
presente o meno a seconda del procedimento utilizzato ed
metallurgicamente simile al metallo base.
2. saldature eterogenee, nelle quali il metallo base non prende parte alla
formazione del giunto, che viene invece costituito dal metallo dapporto,
sempre presente, diverso dal metallo base e con temperatura di fusione
minore.
I procedimenti di saldatura pi comuni sono quelli autogeni per fusione, e in
particolare i processi di saldatura ad arco. La saldatura ad arco un
procedimento che sfrutta il calore di un arco elettrico (scarica di elettricit,
luminosa e persistente) fatto scoccare tra un elettrodo (metallo dapporto) ed il
pezzo da saldare. L elevata temperatura dellarco provoca la fusione del
metallo base e del metallo d apporto realizzando la continuit dei due lembi.
La parte del metallo base costituente il pezzo da saldare che viene interessata
dalla fusione prende il nome di zona termicamente alterata o zona di
transizione.
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Difetti nelle saldature
Secondo UNI EN ISO 6520-1 si definisce imperfezione qualsiasi deviazione dalla
saldatura ideale e difetto unimperfezione non accettabile. In particolare la
norma citata classifica le imperfezioni in 6 gruppi:
1) cricche
2) cavit
3) inclusioni solide
4) mancanza di fusione e di penetrazione
5) difetti di forma e dimensionali
6) altre imperfezioni
Di seguito saranno illustrati sinteticamente i tipi di difetti pi comunemente
riscontrati nelle saldature e le cause che li originano.
Le cricche
Definizioni
La cricca pu essere definita come una discontinuit originatasi per distacco inter o
transcristallino in un materiale metallico originariamente continuo e sano. un difetto
che viene indicato come bidimensionale poich solitamente si presenta pi o
meno lungo e profondo con andamento frastagliato mentre i suoi lembi sono
piuttosto ravvicinati. Se le cricche hanno dimensioni molto ridotte (inferiori ad
1 mm), vengono definite microcricche.
Le cricche sono il difetto pi grave e temibile di un giunto saldato. Infatti una
cricca, anche se di piccole dimensioni, rappresenta il segnale di una rottura in
atto con alto fattore di concentrazione delle tensioni (effetto di intaglio) alle sue
estremit. Una cricca pu aumentare le sue dimensioni nel tempo a seconda
delle sollecitazioni di esercizio cui sottoposta e delle dimensioni iniziali,
portando (al limite) al cedimento del giunto. Unulteriore classificazione delle
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cricche pu essere fatta a seconda che il distacco avvenga lungo i bordi dei
grani (intergranulari) o attraverso i
grani stessi (transgranulari),
mentre, seconda della loro
posizione rispetto al giunto saldato,
si distinguono cricche in zona fusa
o cricche in zona termicamente
alterata.
Cricche in zona fusa: classificazione
Si trovano nella zona fusa del giunto e possono essere orientate
longitudinalmente, trasversalmente oppure essere interdentritiche (queste
ultime sono quelle che seguono landamento dei grani dendritici della zona
fusa).
A seconda della loro origine si distinguono in:
Cricche a caldo
Cricche a freddo o da idrogeno
Le cricche a caldo hanno generalmente orientamento longitudinale e si formano
durante il raffreddamento del bagno di fusione quando la temperatura poco al
di sotto della linea del solidus e, nel caso degli acciai, ancora al di sopra dei
900C a seguito della presenza, tra i grani gi solidificati, di fasi liquide che
solidificano per ultime. Negli acciai le cause principali sono: un elevato tenore
di impurezze (zolfo e fosforo) e/o di
carbonio contenute nel materiale base,
le tensioni di ritiro di saldatura e altre
cause occasionali come, per esempio,
la sporcizia presente sui lembi da
saldare. In altri metalli, per esempio
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nelle leghe di alluminio, causa delle cricche a caldo possono essere anche
elementi di lega (Cu, Zn, Mg) in determinate percentuali che allargano
lintervallo di solidificazione della lega.
In presenza di queste condizioni quindi evidente che, a parit di materiale
base, il pericolo che insorgano cricche a caldo direttamente proporzionale alla
quantit di esso portata a fusione. Sono pertanto da evitare quei procedimenti e
quei valori di parametri (per esempio unintensit troppo elevata di corrente,
una troppo bassa velocit di saldatura) che danno luogo ad un elevato apporto
termico e quelli che danno luogo a bagni di fusione troppo voluminosi.
Uno tra i pi frequenti casi di cricche a caldo rappresentato dalle cosiddette
cricche di cratere, che sono situate nel cratere terminale di una passata di
saldatura e sono dovute alla concentrazione progressiva delle impurezze nella
parte del bagno che solidifica per ultima e alle condizioni di autovincolo molto
severe. Nelle radiografie esse appaiono sotto forma di macchie scure con
annerimento variabile e dalla forma irregolare.
Le cricche a freddo si formano negli acciai durante il raffreddamento del
cordone quando la temperatura scende al di sotto di 100150C.
Le cause principali della loro
formazione sono: un alto tenore di
idrogeno in zona fusa, una durezza
relativamente elevata della zona fusa
stessa e la considerevole entit delle
tensioni di ritiro longitudinali che,
tra laltro, ne generano il caratteristico prevalentemente trasversale. Per limitare
(o eliminare) la loro comparsa utile limitare la quantit di idrogeno assorbita
dal bagno e applicare e mantenere un adeguato preriscaldo (che ha lo scopo di
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diminuire la durezza della zona fusa e di consentire la diffusione dellidrogeno
allinterno).
Poich, come accennato, le tensioni di ritiro longitudinali sono in genere le pi
elevate nella zona fusa, queste cricche sono pi frequentemente trasversali; solo
pi raramente si hanno in zona fusa cricche a freddo longitudinali.
Nella saldatura degli acciai dolci o ad alto limite elastico anche in assenza di
tempra, ma in presenza di idrogeno e azoto, tali cricche si presentano di
dimensioni molto piccole (talvolta vengono anche definite microcricche da
idrogeno) e spesso si raggruppano in un certo numero nella stessa sezione
(trasversale o longitudinale) del giunto.
Nella saldatura degli acciai con elevate caratteristiche meccaniche (come i
bonificati), per i quali si utilizzano materiali di apporto pi tempranti, le cricche
a freddo in zona fusa sono pi grandi e possono tagliare completamente il
cordone di saldatura in direzione trasversale ripetendosi quasi
sistematicamente a certe distanze, quando la lunghezza del cordone accumula
sufficiente energia di ritiro longitudinale. Nella saldatura a pi passate non
infrequente riscontrare la presenza di cricche a freddo nelle passate sottostanti,
anche se in realt, per, esse sono da riferirsi alle zona termicamente alterate
dalle passate successive.
Cricche in zona termicamente alterata: classificazione
Sono cricche che si trovano nella zona termicamente alterata di un giunto
saldato, che costituita dal materiale di base o, talvolta, dalle passate depositate
precedentemente, o che comunque si sono originate da essa.
Hanno generalmente direzione longitudinale e possono essere interne (cricche
sotto il cordone) o affioranti a lato del cordone. A seconda della loro origine
quelle pi comuni si possono classificare in:
Cricche a freddo;
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Strappi lamellari;
Cricche a caldo;
Cricche da trattamento termico.
Le cricche a freddo si formano negli acciai quando durante il raffreddamento di
un giunto saldato la temperatura scende al di sotto di circa 100150C. Il
fenomeno sopratutto legato alla presenza di idrogeno nel bagno (proveniente
dai materiali dapporto o dai lembi; per esempio umidit contenuta nel
rivestimento degli elettrodi o lembi
umidi, rugginosi e sporchi),
unitamente ad una concomitante
fragilit della zona termicamente
alterata (per la formazione di
strutture di tempra) e a tensioni
interne di autovincolo (sempre
esistenti). A seconda del tipo di materiale di apporto, se questo meno
temprante del materiale base le cricche si troveranno solo nella zona
termicamente alterata del materiale base; se, invece, il materiale base meno
temprante del materiale dapporto esse si formeranno nella zona fusa globale
del cordone, cio nella zona termicamente alterata costituita dalle passate
precedenti.
Le cricche a freddo possono avere sia dimensioni ridottissime sia molto
rilevanti, con lunghezze che possono arrivare a centinaia di millimetri;
landamento microscopico generalmente trasgranulare.
Per quanto riguarda lorigine e prevenzione valgono allincirca le stesse
considerazioni svolte a proposito delle cricche a freddo in zona fusa.
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Gli Strappi lamellari possono essere assimilati a cricche che si formano solo nella
zona termicamente alterata del materiale base e sono tipici dei giunti molto
vincolati (giunti a T) la cui forma
tale che la lamiera sollecitata a
trazione normalmente rispetto alla
sua superficie (cio nel senso dello
spessore della lamiera o traverso
corto).
Questi difetti sono dovuti al fatto
che i materiali laminati sollecitati in
questo modo possono presentare bassa resistenza e duttilit, motivo per cui
possono rompersi proprio sotto la zona termicamente alterata.
Il fenomeno degli strappi lamellari influenzato dalle seguenti condizioni:
Dimensioni del cordone (quanto pi grosso il cordone tanto pi forti sono
le tensioni di ritiro che agiscono nel senso dello spessore della lamiera).
Tipo di penetrazione (sono pi pericolosi da questo punto di vista i giunti a
piena penetrazione che quelli con cordone ad angolo perch nei primi le
tensioni di ritiro sono proprio perpendicolari alla lamiera)
Spessore e qualit del laminato Gli strappi sono dovuti a una debolezza
intrinseca del laminato causata soprattutto dalla presenza di
inclusioni, specialmente silicati e solfuri; in particolare queste ultime
essendo plastiche alla temperatura di laminazione a caldo vengono
allungate da questultima riducendo quindi la coesione in senso
trasversale allo spessore. Poich tale fenomeno tanto pi marcato
quanto maggiore lo spessore, il rimedio pi efficace una particolare
elaborazione dellacciaio (che riduca drasticamente il contenuto
inclusionale) e laggiunta eventuale di elementi, quali per esempio il
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calcio, oppure del cerio o altre terre rare, che legandosi allo zolfo
rendono le inclusioni di solfuri pi dure e non allungabili durante la
laminazione.
Tipo di procedimento e parametri di saldatura. Quando si teme che si
verifichino strappi lamellari, utile procedere a imburratura 1 preventiva
della superficie del pezzo da saldare sollecitato trasversalmente o almeno
usare, nella saldatura a passate multiple, una sequenza di passate
particolare atta a depositare uno strato di cordoni sullelemento
sollecitato trasversalmente. raccomandato inoltre, quando possibile,
luso di materiali dapporto a bassa resistenza e alta duttilit e di saldare
contemporaneamente dalle due parti del T per distribuire i ritiri.
Le cricche a caldo (o a liquazione) sono dovute al passaggio allo stato liquido di
composti a basso punto di fusione che si trovano al contorno del grano
cristallino nella zona termicamente alterata del giunto, immediatamente vicino
alla zona fusa, e allazione delle tensioni di ritiro trasversali, che tendono a
staccare i grani; esse hanno, pertanto, carattere intergranulare e sono
generalmente molto piccole.
Lunica procedura possibile per limitarne la comparsa quella di saldare con
basso apporto termico in modo da limitare lampiezza della zona termicamente
alterata e fare attraversare il campo di temperature critico assai rapidamente. Le
cricche a caldo sono abbastanza rare e tipiche di taluni materiali come i getti a
pi alto tenore di carbonio, certi acciai inossidabili stabilizzati e alcuni acciai
bonificati o al nichel.
Cricche da trattamento termico: sono cricche che si producono durante il
trattamento termico di rinvenimento-distensione di una costruzione saldata a
seguito delle tensioni termiche, dovute ai gradienti di temperatura che si
1
L'imburratura una forma particolare di riporto per saldatura con cui si deposita dapprima uno strato
cuscinetto avente caratteristiche chimico-fisiche intermedie tra quelle del materiale base e del deposito
finale.
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possono avere in fase di riscaldamento, e delle deformazioni plastiche di
distensione locale che avvengono in zone in cui la struttura metallurgica
ancora fragile e non rinvenuta.
Mentre generalmente gli acciai dolci, quelli al CrMn o quelli al Nb, soffrono
poco di tale inconveniente, certi acciai contenenti Cr e/o Mo e/o V ne sono
particolarmente suscettibili.
Le cricche da trattamento termico si formano pi facilmente in zone nelle quali
vi sono concentrazioni di tensioni come per esempio: in corrispondenza di
difetti di saldatura; in corrispondenza di incroci di cordoni; in corrispondenza
di discontinuit strutturali; in corrispondenza di disomogeneit metallurgiche (
per esempio zona termicamente alterata in acciai ferritici sotto a riporti di acciai
austenitici).
Le cricche da trattamento termico corrono generalmente lungo i bordi dei grani
dellaustenite originaria nella quale, in origine, si era avuta precipitazione di
carburi (Cr, Mo o V) e arricchimento di impurezze.
Quando si teme tale fenomeno, particolare cura va posta nella scelta dellacciaio
e nei requisiti di purezza dello stesso e particolari precauzioni vanno adottate
nelleffettuazione del trattamento termico.
Mancanza di penetrazione o di fusione
In questo caso si tratta di discontinuit esistenti tra i due lembi del cianfrino
(mancanza di penetrazione) o tra un lembo e la zona fusa (mancanza di fusione)
provocate dalla mancata fusione di entrambi o di uno solo dei lembi.
Nella radiografia questo difetto si presenta come una linea nera continua o
discontinua che si trova sul fondo e corre parallelamente alla saldatura.
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Questo tipo di difettosit (grave e quasi sempre incettabile) pu essere
riscontrato nella zona della prima passata, al vertice o al cuore della saldatura, a
seconda del tipo di preparazione: a V,
a X ecc. o in corrispondenza di
passate successive. La causa
principale della loro comparsa da
ricercarsi nella non corretta
preparazione dei lembi (angolo di
apertura del cianfrino troppo piccolo, spalla eccessiva, distanza tra i lembi
insufficiente, slivellamento), talvolta nella mancanza di opportuna puntatura o
di cavallotti distanziatori che evitino che i lembi si chiudano, a mano a mano
che la saldatura procede, per effetto del ritiro trasversale, o nella scarsa abilit
del saldatore.
Nel caso di giunti che possono essere ripresi dal lato opposto (come accade per
esempio nel caso delle lamiere) il difetto pu essere eliminato con unaccurata
solcatura al rovescio effettuata prima dellesecuzione della passata di ripresa.
da notare, peraltro, che se la presenza
di questo difetto si osserva al cuore
della saldatura, significa non solo che
la preparazione dei lembi non stata
corretta ma anche che la solcatura e la ripresa non sono state eseguite con
sufficiente cura.
Dal punto di vista della localizzazione, i fenomeni di ritiro trasversale, che
esercitano un azione compressiva, possono portare a stretto contatto i lembi non
fusi di una mancata penetrazione al cuore (specialmente se i lembi sono stati
preparati mediante lavorazione meccanica); tale contatto intimo pu creare
grosse difficolt qualora si intenda rivelare successivamente il difetto con
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tecniche NDT quali radiografia, magnetoscopia e ultrasuoni. Si tratta, pertanto,
di un difetto molto subdolo la cui comparsa deve essere evitata soprattutto con
controlli preventivi (in fase di preparazione) o durante lesecuzione della
solcatura.
Oltre alla mancata penetrazione si pu presentare il difetto di penetrazione
eccessiva; tale problema si manifesta nel controllo radiografico sotto forma di
una linea chiara, piuttosto spessa, che corre lungo la saldatura, spesso
accompagnata da eventuali macchie ancora pi chiare di forma arrotondata.
Le incollature si presentano di caratteristiche simili alle mancanze di fusione,
ma tra il lembo e la zona fusa si trova interposto uno strato di ossido, per cui in
quella zona la saldatura diventa una brasatura allossido del materiale che si
salda. Questo difetto tipico
dellacciaio, qualora si proceda a
saldatura ossiacetilenica (cio ad
apporto termico poco concentrato) e
MAG ad immersione (quindi con
basso apporto), ma si presenta anche
nei materiali facilmente ossidabili come, ad esempio, le leghe di alluminio. Un
giunto nel quale siano presenti incollature possiede caratteristiche meccaniche
scadenti. Anche questo difetto molto subdolo e, particolarmente negli acciai,
poco rilevabile ai controlli non distruttivi, per cui deve essere evitato
soprattutto con i controlli preventivi.
Le inclusioni (solide o gassose) sono difetti situati in zona fusa, dovuti alla
presenza di sostanze diverse dal metallo del cordone di saldatura, che rsultano
inglobate nel cordone stesso.
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Le inclusioni solide si classificano, a
seconda del materiale che le
costituisce, in inclusioni di scorie e
inclusioni di tungsteno.
Le prime sono cavit in zona fusa
contenenti solo scoria o scoria e gas.
Le inclusioni di scoria sono definite allungate quando la loro lunghezza pi di
tre volte la larghezza e in radiografia si presentano come macchie nere,
irregolari, di forme diverse. Si tratta di uno dei difetti pi comuni nei cordoni
realizzati con elettrodi rivestiti e ad arco sommerso, quando lesecuzione del
giunto sia stata effettuata con passate multiple ed causato principalmente
dallasportazione poco accurata di scorie ad alto punto di fusione di una
passata prima dellesecuzione della passata successiva; tuttavia le inclusioni
possono essere anche dovute ad un uso scorretto dellelettrodo rivestito, ad un
non preciso posizionamento della testa saldatrice oppure ad una non corretta
scelta dei parametri della preparazione (es. angolo di apertura del cianfrino
troppo stretto).
Le inclusioni di tungsteno, che appaiono, in radiografia come macchie bianche di
forma e dimensioni irregolari sono originate dalla presenza di minute schegge
di tungsteno sia isolate che raggruppate (spruzzi). un tipico difetto del
procedimento TIG imputabile alle seguenti cause:
maneggio scorretto della torcia
insufficiente protezione gassosa dellelettrodo
scarsa qualit dellelettrodo
intensit di corrente troppo elevata
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Gli spruzzi sono di forma generalmente molto irregolare e frastagliata e ai loro
vertici si possono piccole cricche, fatto che ne aumenta decisamente la
pericolosit in termini di possibili cedimenti della saldatura
Le inclusioni gassose sono cavit provocate da gas intrappolati nel bagno che si
solidificato troppo rapidamente; esse si presentano tipicamente di forma
tondeggiante e assumono la denominazione di pori o soffiature a seconda che la
loro dimensione sia inferiore o superiore ad 1 mm. In radiografia, questa
tipologia di difetti appare in veste di
macchie nere arrotondate localizzate
allinterno del cordone.
Le inclusioni gassose possono essere
provocate dalla presenza, sui lembi
da unire, di ruggine, vernice o
sporcizia in genere. Altre cause sono
un eccessivo tasso di umidit nel rivestimento degli elettrodi o nei flussi (arco
sommerso) oppure nei gas impiegati (saldatura ossiacetilenica e saldatura
elettrica sotto protezione di gas). Anche luso di procedimenti ad elevata
velocit di deposito o di saldatura (per esempio saldatura laser o a fascio
elettronico) e un non corretto maneggio della torcia o della pinza (protezione
gassosa difettosa o scarsa, nel caso dei procedimenti sotto gas sono causa di
inclusioni gassose.
Contrariamente a quanto ritenuto dalla maggior parte degli operatori di
saldatura, questi difetti non sono molto pericolosi per la resistenza del giunto;
in particolare una porosit diffusa nella saldatura MIG di leghe leggere
praticamente inevitabile e accettabile, mentre tali difetti diventano inaccettabili
solo quando sono di grandi dimensioni o numerosi (nidi di porosit o di
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soffiature) o quando, come nel caso della porosit diffusa, sono di entit tale da
mascherare leventuale presenza di altri difetti pi gravi.
Le inclusioni gassose di forma allungata (lunghezza superiore a pi di tre volte
il loro diametro) vengono dette tarli, e quelle con una coda particolarmente
lunga, che pu terminare con piccole cricche o incollature, sono da considerarsi
pi pericolose per la sicurezza del giunto. I tarli possono, inoltre, presentarsi
raggruppati (nidi di tarli) nelle zone in cui, per errore di maneggio, larco con
elettrodi basici o cellulosici, stato troppo allungato. Nella radiografia i tarli
appaiono come delle macchie pi scure allungate.
Un caso particolare quello delle inclusioni allungate dette bastoni da golf nei
procedimenti ad elettroscoria o elettrogas dovute a presenza di sfogliature
affioranti o meno nei lembi da saldare.
Difetti esterni o di profilo
Eccesso di sovrametallo
un difetto che si riscontra nei giunti di testa dovuto, in genere, a scorretta
procedura da parte delloperatore che non ha saputo distribuire
opportunamente il numero delle passate (caso della saldatura manuale) oppure
qualora non si siano seguite
scrupolosamente le specifiche di
saldatura. Talvolta questo difetto
pu essere dovuto a non corretta scelta della preparazione del giunto, in
particolare nella saldatura ad arco sommerso: ad esempio, nella saldatura a
lembi retti su un certo spessore, se per ottenere una sufficiente penetrazione si
innalza la corrente, cresce parallelamente il consumo del filo e ci origina una
maggiore quantit di metallo dapporto con conseguente sovrametallo. In tali
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casi occorre cambiare la preparazione del giunto affinch questo sia adatto a
poter accogliere il maggiore apporto.
luogo comune ritenere, erroneamente, che leccesso di sovrametallo non sia
un difetto ma che, anzi, a causa del maggiore spessore della saldatura il giunto
offra una resistenza pi elevata. Ci assolutamente falso: infatti ai margini del
sovrametallo si crea sempre, per effetto della forma, una concentrazione di
tensioni (effetto di intaglio) che sotto certe condizioni di servizio come fatica,
urti o bassa temperatura, pu ridurre la capacit di resistenza dal giunto.
Cordone dangolo troppo convesso
Questo difetto caratteristico dei
giunti dangolo ed dovuto ad un
uso improprio dellelettrodo da parte
del saldatore o a parametri non
corretti (per esempio tensione
insufficiente) nella saldatura automatica.
Incisioni marginali
Le incisioni marginali sono, sostanzialmente, una sorta di solcatura a margine
del cordone che si presenta,
nellimmagine radiografica, sotto
forma di piccole linee nere, talvolta
sui due lati, continue o a tratti.
Questo tipo di difetto si presenta spesso nei cordoni eseguiti manualmente sia
in giunti di testa sia in cordoni dangolo, pi frequentemente in posizione
diversa da quella piana.
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Le incisioni marginali sono essenzialmente causate dallimpiego di corrente
eccessiva, associata ad un impiego non corretto della torcia.
Irregolarit superficiale
un difetto che conferisce un cattivo aspetto estetico al cordone le cui maglie,
anzich essere disposte parallelamente una di seguito allaltra, seguono un
andamento irregolare, con variazione di profilo del cordone, avvallamenti
denuncianti i punti di ripresa ecc. La causa di tale difetto da imputarsi ad una
scarsa abilit da parte del saldatore.
Nella saldatura automatica si pu
riscontrare uno scadente aspetto
superficiale a seguito delladozione
di parametri di saldatura non
appropriati quali, ad esempio, velocit eccessiva (maglia a spina di pesce
troppo accentuata) o velocit troppo bassa (eccesso di sovrametallo accoppiato
a traboccamenti laterali che costituiscono incollature tra sovrametallo e metallo
base.
Slivellamento dei lembi
un difetto dovuto ad un imperfetto
assemblaggio del giunto che ostacola
la possibilit di eseguire una
saldatura regolare. Nel migliore dei
casi si riscontra una brusca variazione del profilo, ma in certe situazioni lo
slivellamento tale da provocare una mancanza di fusione del lembo
sottoposto.
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Spruzzi
Sono depositi pi o meno grandi e dispersi, frequentemente incollati sulla
superficie del metallo base vicino al cordone, tipici della saldatura manuale a
elettrodi rivestiti (basico e cellulosico) e del procedimento MAG (CO2). Gli
spruzzi di saldatura appaiono nellimmagine radiografica sotto forma di piccole
macchie bianche sia sul cordone di saldatura sia nel materiale base.
Questo tipo di difetto pericoloso, soprattutto per i giunti che operano in
ambienti chimicamente aggressivi, poich rappresentano un facile innesco per
lattacco corrosivo. Inoltre, su acciai ad elevata resistenza, in corrispondenza
degli spruzzi possono avere luogo pericolosi fenomeni di tempra localizzati,
eventualmente accompagnati dalla formazione di piccole cricche.
Colpi darco
Consistono in una fusione localizzata del materiale base che avvenuta senza
deposito di materiale dapporto. Si tratta di difetti tipici dei procedimenti
manuali ad arco e sono provocati dalla scarsa cura del saldatore che innesca
larco sul materiale base e non, come regola, su un lembo del cianfrino.
Tali fusioni localizzate possono essere particolarmente pericolose su materiali
base temprati, specialmente se sono accompagnate dalla presenza di piccole
cricche.
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