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SPENCER E DARWIN: COSA LEGA LA MUSICA ALLE NOSTRE EMOZIONI

La musica viene spesso definita come la lingua della passione . Ognuno di noi fa quotidianamente
esperienza del misterioso parallelismo che sembra sussistere tra suono musicale ed emozione, tra onde
generate dalla vibrazione di un corpo e stati psico-fisici complessi come la melanconia, lallegria,
lesaltazione o la commozione. Ma come pu istituirsi un nesso causale tra realt cos eterogenee? Come
pu la musica, senza passare per la significazione di concetti, oggetti o eventi, esprimere e comunicare stati
emozionali con la facilit e limmediatezza che le sono proprie? In effetti noi, contrariamente a quanto
avviene con le lingue, non impariamo i significati delle note o delle melodie in cui vengono composte;
esse semplicemente ci parlano. Che sorta di lingua allora questa lingua della passione? necessario
ammettere che determinati suoni posseggano un intrinseco potere evocativo, arrendendosi di fronte alla
loro misteriosa rivelazione? Per cercare una risposta pu essere utile indagare prima un altro problema;
quello circa le origini stesse della musica . Herbert Spencer affronta la questione in un saggio del 1858
intitolato The Origin and Function of music. Il suo punto di partenza la constatazione del fatto che ogni
tipo di emozione eccita in modo irriflesso tanto la mente quanto il sistema motorio-muscolare che la
esprime esternamente, rendendola pubblica. Anche la voce, prodotta da uno specifico apparato corporeo,
un mezzo di espressione emotiva e, come tale, viene alterata in vari modi a seconda dei diversi sentimenti
ed in modo proporzionale alla loro intensit. Spencer mostra come un parlato emotivamente caldo risulti
stravolto nelle sue caratteristiche sonore rispetto ad un parlato freddo ordinario, sia per quanto riguarda
lintensit sia il timbro, gli intervalli di emissione, il tono e la sua velocit di variazione.
Queste peculiarit vocali che indicano un sentire eccitato sono quelle che distinguono il canto dal parlato
ordinario. Tutte le alterazioni della voce che abbiamo mostrato essere il risultato fisiologico di dolore o
piacere, sono portate ai loro massimi estremi nella musica vocale.
Se lorigine della musica nel canto vocale, allora questa stessa sorge da una sistematica combinazione ed
estremizzazione delle modificazioni sonore imposte alla voce dallemozione. Luomo nel canto compie
unoperazione culturale che forza il linguaggio naturale delle espressioni emotive creando un nuovo
linguaggio ideale delle emozioni, che pur ponendosi in continuit con esso lo potenzia. La musica diventa
cos una pratica che insieme conserva, tramanda e rielabora lintero patrimonio emotivo della specie nella
sua componente legata al suono, ottenendo il potere di suscitare nellascoltatore emozioni nuove,
complesse e mai vissute n immaginate prima, svegliandovi sentimenti dormienti dei quali egli non ha mia
concepito la possibilit e dei quali non conosce il significato.
Tornando al problema iniziale, perch la musica in grado di suscitare emozioni? La risposta di Spencer
chiara: essa viene codificata culturalmente sulla base di un parlare alterato emotivamente che nel corso
della storia umana viene gradualmente sistematizzato ed accentuato facendosi dapprima recitazione, poi
poesia epica, lirica ed infine canto vero e proprio. Proprio questo andare dal parlato emozionato al canto
garantisce e spiega il percorso inverso, dal canto allemozione, in quanto:
Lespressione di queste varie modificazioni vocali innata. [] Noi abbiamo acquisito una stabile
associazione di idee tra tali suoni e i sentimenti che li causano. Quando lo stesso suono emesso da
qualcuno [] noi non solo gli attribuiamo il sentimento corrispondente, ma in un certo grado questo sorge
in noi []. Dunque le varie modificazioni di voce [] sono lo strumento tramite cui eccitiamo la nostra
simpatia.
La musica si basa sullespressione delle emozioni, queste costituiscono la base dellempatia sociale, la
musica dunque in grado di far provare agli altri i sentimenti che esprime. Essa tuttavia non si limita a fare
ci, ma, secondo Spencer, retroagisce sulle modalit di interazione sociale e sul linguaggio stesso,
potenziando notevolmente le capacit umane di condividere intersoggettivamente i propri stati mentali per
mezzo della voce. Ci avverrebbe tramite un arricchimento delle componenti prosodiche-intonazionali che,
nellambito delluso pragmatico del linguaggio, hanno unenorme rilevanza sia nel determinare il significato
del proferimento, sia nell influenzare il destinatario del discorso.
La soluzione di Spencer sembrerebbe funzionare, ma quanto il canto e la musica sono esclusivamente
portati storico-culturali umani culminanti nelle emozionalit creative di Mozart, Beethoven e Chopin?
Possiamo infatti osservare come la capacit musicale sia distribuita nel mondo animale e come essa sia il
pi delle volte legata funzionalmente alla sessualit e alle passioni limitrofe, ovvero a comportamenti ed
esigenze che gi si presentavano in natura molto prima della comparsa di homo sapiens: le rane e i rospi
posseggono organi vocali continuamente usati durante la stagione dellamore; alcuni ragni maschi
producono una stessa nota ripetuta ritmicamente; ci sono gibboni in grado di salire e scendere per un
ottava tramite intervalli di mezzi toni, per non parlare di topi, cani e uccelli canori.
Darwin riporta questi esempi nel suo capolavoro del 1871, Lorigine delluomo e la selezione sessuale. Egli
legge e cita il saggio di Spencer nel paragrafo in cui affronta il tema della musica, condividendone
limpostazione pur rovesciandone la tesi. Vedendo la musicalit come qualcosa di strettamente legato alla
competizione-selezione sessuale, ovvero alla possibilit dellindividuo di essere scelto/accedere al partner,
egli ne ipotizza la presenza gi nei nostri progenitori scimmieschi e dunque nelle forme pi remote di
umanit, come se, a causa di fattori filogenetici, non potesse esserci uomo senza un qualche senso della
musicalit. Le emozioni che la musica risveglia in noi sarebbero dunque, secondo un principio di
associazione ereditaria tra toni-ritmo-emozioni, un vago ed indistinto riflesso delle emozioni che agitavano i
corteggiamenti dei nostri antichi progenitori. La musica, infatti:
Risveglia i pi gentili sentimenti della tenerezza e dellamore, che possono passare poi prontamente alla
devozione. [] Inoltre essa suscita in noi il piacere del trionfo e il glorioso ardore del guerriero. probabile
che queste stesse emozioni siano avvertite anche dagli uccelli quando il maschio innalza il suo canto a pieno
volume rivaleggiando per la femmina.
Il rapporto tra musica e linguaggio viene dunque invertito: essa non , come per Spencer, unelaborazione
culturale tarda che mescola linguaggio ed espressione emotiva, ma una pratica molto pi remota, radicata
e distribuita nel mondo vivente. Se il gibbone e lallodola cantano senza possedere il linguaggio, allora
plausibile pensare che anche i progenitori delluomo, sia maschio che femmina, prima di acquisire il potere
di esprimersi amore reciproco in linguaggio articolato, tentavano di affascinarsi col ritmo e con note
musicali. Il dialogo fra questi due autori spiega dunque il problema dal quale eravamo partiti:
quellelaborazione culturale umana che la musica, in realt, nelle sue radici profonde, molto meno
astratta e molto meno specie-specifica di quello che si sarebbe disposti comunemente a pensare. Essa
motivata emozionalmente; parla al nostro animo in quanto sorge dal collegamento tra la componente
mentale delle nostre emozioni e la loro espressione fisica. Soltanto in virt di tale legame essa pu tornare
a suscitare quelle violente passioni che, durante la lotta ancestrale per laccesso alla riproduzione, hanno
dato il la al primo canto della storia.
Il cammino che da questo primo canto la musica ha svolto allinterno della societ umana sicuramente
enorme. La sua importanza, i ruoli diversi e complessi che vi ha svolto sono forse da ricercarsi proprio in
questa sua natura anfibia, posta tra natura e cultura, nonch nei legami che intrattiene con altri
fenomeni che condividono la sua stessa ambiguit, come lespressione delle emozioni, la socialit ed il
linguaggio. La valorizzazione della musica rintracciabile infatti in diverse culture che, fin dai tempi pi
remoti, le hanno riservato un ruolo di primo piano nelle pratiche sociali e nel cuore della propria sapienza,
ovvero nei racconti relativi alla generazione del kosmos. Negli antichi miti mediterranei, africani, australiani
e amerindi nei quali gli dei creano cantando e non parlando, possiamo infatti vedere emergere le prime
intuizioni ed elaborazioni simboliche circa quel legame potente ed intrinseco tra musicalit ed origine,
musicalit e generazione, musicalit e passione che Spencer ed in particolar modo Darwin hanno tentato di
chiarire esplicitamente nelle rispettive opere.