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Storytelling musicale

Lo storytelling come contenitore di significato.


La vita è una storia, la nostra giornata è una narrazione. Arriviamo a casa la sera pensando di aver
combattuto la nostra battaglia quotidiana, sfidando i nostri draghi, superando ostacoli, spezzando
incantesimi. Incontriamo personaggi, viviamo situazioni e creiamo tattiche per superare problemi.
Tutti amiamo le storie, danno un senso alla nostra vita, formano quello che siamo, perché senza una
storia nostra giornata di oggi non è diversa da quella di ieri: sveglia, macchina, lavoro, pausa pranzo,
lavoro, casa, film e poi a letto. La vita si riempie di significato grazie alle storie ecco perché le
raccontiamo fin dagli albori, fin da prima della nascita della scrittura e fin da quando siamo
piccoli: ‘’Facciamo che io sono Batman e tu Jocker”.
Nascono così, quando cominciamo da molto piccoli ad imitare i gesti degli altri. Creano prospettiva,
dando un significato al tragico alla vita ed ecco perché raccontiamo storie di giorno e di notte, grazie
ai sogni.
Ma come mai lo facciamo?
Lo facciamo perché raccontare storie è il nostro modo di strutturare le informazioni che
riceviamo dall’esterno. Per creare contesto e rilevanza, per catturare l’attenzione altrui. Tentiamo di
imporre una struttura narrativa a tutto ciò che è caotico là fuori. La storia crea significato e questa
predisposizione è rafforzata con l’ascoltare e raccontare storie fin da piccoli. Quando raccontiamo una
storia viviamo nuovamente l’esperienza. Il nostro cervello abilità alcune aree proprie dell’esperienza
viva di quel momento. Quando ci viene raccontata è lo stesso. Le storie rimangono radicate nel
subconscio. Siamo veramente fatti di storie e il nostro cervello è fatto per cercare di attribuire
significati. Il principio per cui lo fa è stato confermato da diversi ambiti delle scienze cognitive. In
sostanza la nostra mente cerca di trovare coerenza tra gli input che riceve. È un meccanismo
necessario alla percezione stessa del mondo, per poterlo comprendere. Perché non raccontiamo storie
per scappare dalla realtà, ma per navigarla.
La natura narrativa della mente. Perceptual Framing.
Siamo portati a raccontare storie per la natura della nostra percezione. Cioè anche il fatto di vivere
attimi continui o la sensazione del sé e della propria vita, in realtà è una storia che ci raccontiamo. La
memoria autobiografica, il chi ci ricordiamo di essere. È una storia. Invece di avere una serie di dati
a casaccio della percezione, della comunicazione e dell’emozione di un dato momento, il cervello
le unisce per noi. Prende gli stimoli desincronizzati appartenenti ad una stessa fonte e li collega per
date coerenza. Si chiama Perceptual Framing.
Immedesimazione
Quando si ascolta o si legge una storia ci si immedesima, nel senso che studi mostrano attivazioni
corrispondenti tra azioni raccontate, vissute o ascoltate. Se leggo che il protagonista sta correndo ed
è agitato il mio cervello simula l’azione del correre e dell’essere agitati attivando quelle aree
cerebrali legate al movimento e alle emozioni. Questo significa che immedesimarsi nella storia dà
la possibilità al cervello di fare esperienza di tantissime situazioni ipotetiche e diventare quindi
più esperto nella navigazione della realtà, soprattutto a livello sociale. Pensate agli horror: il
cervello ti costringe ad emulare quello che succede al protagonista e così ci prendiamo un colpo e i
muscoli si contraggono, come se ci fosse veramente successo qualcosa, quando stai in verità
osservando uno schermo di luce piatto che mostra immagini in sequenza.
Fare musica con le storie: lo storytelling musicale

Introduzione.
Il criterio scelto per l’elaborazione delle fiabe musicali è riconducibile a un’impostazione
metodologica attiva, nella quale la componente fondamentale risulta essere l’atteggiamento
partecipativo del bambino: si impiegano elementi che appartengono all’universo infantile, quali il
canto, i giochi ritmici di gruppo, l’uso di semplici strumenti musicali, lasciando spazio allo sviluppo di
situazioni esperienziali dirette.
Nella rappresentazione scenica, al canto, al movimento e all'azione strumentale si aggiungono l'azione
mimica espressiva suggerita dalla narrazione e la ricerca di azioni che possono caratterizzare meglio i
singoli personaggi. I bambini si divertono molto a imitare vari animali e personaggi fantastici o reali,
elaborando spontaneamente giochi di movimento e ampliando progressivamente l’orizzonte dei giochi
di ruolo e di immedesimazione. Nell'azione scenica i personaggi dialogano: verrà quindi curata anche
l'espressione vocale nei suoi vari aspetti, sostenuta e alternata, ove si ritenga opportuno, dal colore e
dalla varietà timbrica degli strumenti Orff. La scelta di includere strumenti musicali suonati dal vivo
rimane sempre preferibile rispetto all’uso delle registrazioni perché l’ascolto della musica dal vivo,
infatti, arricchisce l’interazione comunicativa e amplifica l’impatto emotivo.
Strumentario.
Tastiere, piccole percussioni, maracas, ovetti, bastoni della pioggia, tamburelli
Articolazione della lezione ed obiettivi.
Le lezioni, nell’arco di un’ora, si articolano in momenti di ascolto musicale, momenti di narrazione,
animazione e improvvisazione. Le diverse componenti vanno calibrate in modo tale da mantenere un
equilibrio, evitando possibili ostacoli alla scorrevolezza del discorso. Gli obiettivi principali dei
laboratori restano sempre la memorizzazione della storia con il suo insegnamento, l’ascolto musicale
ad essa correlato e la coordinazione del lavoro di gruppo.
Esplorazione.
Un primo passo per la costruzione di una storia sonora è senza dubbio l’esplorazione, la produzione e
la condivisione eventi sonori attraverso il primo approccio con gli strumenti e la conversazione.
All’interno dell’orchestra della classe è importante che si crei una relazione fondamentale tra il sé del
bambino ed il proprio suono, il riconoscimento dell’importanza del proprio suono e dell’espressione di
sé all’interno dell’orchestra ma anche l’ascolto e l’apprezzamento del suono degli altri e del loro
potere immaginifico (mi piace il suo suono perché mi fa venire in mente…).
Repertorio narrativo.
Fiabe, racconti, filastrocche, favole di esopo, tersi di narrativa.
Il processo di narrazione musicale.
Esempio
1) ”C’era una volta..” + azione musicale che crea l’ambiente sonoro della situazione iniziale fatto
da una semplice improvvisazione di alcuni bambini sugli strumenti scelti in modo da creare
l’ambiente sonoro adatto alla storia e sulle note scelte per creare le armonie adatte
2) “Poi successe che..” + azione sonora, gesto musicale o rumore atto a rompere il clima emotivo
della situazione iniziale. (Battiti di mani, scale su strumenti a tastiera, trilli o melodie studiate)
3) “Poi successe ancora che arrivarono a..” + ambiente sonoro (mare, montagna, città, bosco, etc)
4) “Poi incontrarono...” + dialogo con un nuovo personaggio identificato con uno strumento
musicale (animale, drago, strega, etc...)
5) “E alla fine…” +filastrocca o canzone conclusiva accompagnata dal pianoforte che chiude il
racconto.
Prodotto finale.
Rappresentazione teatrale della fiaba sonora e reazione di un piccolo videoclip in cui i ragazzi recitano
la storia studiata in classe con l’accompagnamento musicale fatto di gesti sonori o piccole melodie,
suoni, rumori, battiti di mani e canzoni.

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