Introduzione Musei Capitolini
Introduzione Musei Capitolini
Storia
La grande piazza del Campidoglio con a sinistra Palazzo dei Conservatori, a destra Palazzo Nuovo, al centro la statua
equestre di Marco Aurelio.
La sede storica dei Capitolini è costituita dal Palazzo dei Conservatori e dal Palazzo Nuovo, edifici che
affacciano sulla michelangiolesca Piazza del Campidoglio. La creazione del museo può essere fatta risalire al
1471, quando papa Sisto IV donò alla città una collezione di importanti bronzi provenienti dal Laterano (tra i
quali la Lupa capitolina), che fece collocare nel cortile del Palazzo dei Conservatori e sulla piazza del
Campidoglio: ciò lo rende il più antico museo pubblico al mondo.
La raccolta antiquaria si arricchì nel tempo con donazioni di vari papi (Paolo III, Pio V che voleva espellere dal
Vaticano le sculture pagane), e fu meglio allocata con la costruzione del Palazzo Nuovo nel 1654. Da allora il
museo si è accresciuto notevolmente, includendo non solo manufatti di età romana notevoli per quantità e qualità
(statue, iscrizioni, mosaici), ma anche pezzi di arte medioevale, rinascimentale e [Link] museo fu aperto a
visite pubbliche per volere di papa Clemente XII quasi un secolo più tardi, nel 1734. Il suo successore, Benedetto
XIV, inaugurò la Pinacoteca capitolina, acquisendo le collezioni private della famiglia Sacchetti e della famiglia
Pio.
Durante l'occupazione francese (1796-1815), diverse opere presero la via del Museé Napoleon a causa del
Trattato di Tolentino (1796). Tra di queste si ricordano Lo Spinario, la Venere Capitolina, il Bruto capitolino e il
Galata morente , che vennero restituite grazie al Congresso di Vienna e all'intervento di Antonio Canova,
delegato dal Santo Padre per i cosiddetti "ricuperi", che ponevano rimedio alle spoliazioni napoleoniche. Altre
opere invece, come ad esempio il Sarcofago delle Muse, anticamente presso i Musei Capitolini attraverso la
collezione Albani, rimasero al Louvre.[4]
Dagli scavi condotti dopo l'Unità d'Italia per i lavori di Roma capitale emersero grandi quantità di nuovi
materiali, che, raccolti nel Magazzino Archeologico Comunale, in seguito denominato Antiquarium, furono nel
tempo parzialmente esposti ai Capitolini.
Nel 1997 è stata aperta una sede distaccata nell'ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini nel quartiere
Ostiense, creando una soluzione originale di fusione tra archeologia industriale e classica. Nel 2005 fu inaugurata
la cosiddetta "esedra di Marco Aurelio". Oggi i Musei Capitolini fanno parte del Sistema dei Musei in comune.
Piano terra
Cortile
Piede gigante.
Sul lato sinistro del cortile sono invece stati sistemati i rilievi raffiguranti le province provenienti dal tempio di
Adriano a Piazza Pietra. Alcuni di questi rilievi vennero trovati alla fine del XVI secolo, altri più tardi nel 1883.
L'antico tempio venne eretto in onore dell'imperatore Adriano, divinizzato dopo la sua morte. È probabile che il
cantiere dell'edificio fosse stato già avviato dallo stesso Adriano in memoria della moglie Vibia Sabina, morta e
divinizzata nel 136. La vera e propria costruzione si deve al suo successore, Antonino Pio, che lo portò a termine
intorno al 145.[5]
Rilievo di trofei di Rilievo di trofei di Rilievo di una Rilievo di una
armi (scudi, asce e armi (armature, provincia romana - provincia romana -
lance) - Roma, lance e bandiera) - Roma, Palazzo dei Roma, Palazzo dei
Palazzo dei Roma, Palazzo dei Conservatori Conservatori
Conservatori Conservatori
Sul fondo del cortile, sotto il portico costruito da Alessandro Specchi, sono conservate: due colossali statue di
Daci in marmo bigio morato (provenienti dal Foro di Traiano), acquistate da papa Clemente XI nel 1720 dalla
collezione Cesi e poste ai lati; al centro una statue della dea Roma seduta, sul modello delle statue greche di
Fidia, che apparteneva verosimilmente ad un arco del I secolo; vi sono infine altre due statue di Daci, sempre
provenienti dalla collezione Cesi, acquistate per i Musei Capitolini.
Statua di un dace in La dea Roma Statua di un dace in Statue di Daci (3).
marmo bigio nel seduta (epoca marmo bigio nel
cortile dei adrianea, da un cortile dei
Conservatori (1). originale greco del V Conservatori (2).
secolo a.C.; marmo,
altezza 3,10 metri).
Scalone
Dal cortile per salire al primo piano si accede ad uno scalone dove sono presenti alcuni rilievi, tre dei quali
facevano parte di un Arco trionfale dedicato a Marco Aurelio e giunsero in Campidoglio fin dal 1515. Essi
appartenevano ad una serie di dodici rilievi (otto dei quali furono reimpiegati sull'arco di Costantino e un ultimo,
scomparso, di cui resta un frammento, a Copenaghen). I rilievi, scolpiti in due riprese, nel 173 e nel 176 erano
stati attribuiti ad un arcus aureus o arcus Panis Aurei in Capitolio citato dalle fonti medioevali e che sorgeva sulle
pendici del Campidoglio, all'incrocio tra la via Lata e il clivus Argentarius, non lontano dalla chiesa dei Santi
Luca e Martina, dove i tre rilievi dei Musei Capitolini erano stati riutilizzati.[6] o forse nei pressi della colonna di
Marco Aurelio quale entrata monumentale al porticato circostante il monumento "colchide".[7]
Altri due invece appartenevano ad un arco trionfale detto "di Portogallo" (trasferiti in Campidoglio nel 1664,
dopo la distruzione dell'arco), riguardanti invece la figura dell'imperatore Publio Elio Traiano Adriano. Adriano
assiste nel primo pannello all'apoteosi della moglie Vibia Sabina, nel secondo è salutato dalla dea Roma e dal
Genio del Senato e del Popolo Romano. Un terzo pannello proviene invece da piazza Sciarra, riguardante
sempre l'imperatore Adriano, e venne acquistato nel 1573 dai Conservatori per completare il ciclo decorativo.
"Apoteosi di "Discorso di
Sabina", rilievo già Adriano", rilievo
sull'Arco di proveniente da
Portogallo. piazza Sciarra.
Vi sono poi due meravigliosi mosaici con tigre e vitello, quasi simmetrici tra loro (entrambi 1,24 m di altezza per
1,84 m di larghezza). Si tratterebbe di due pannelli in opus sectile, costruiti in marmi colorati (opere romane del
secondo quarto del IV secolo), provenienti dalla Basilica di Giunio Basso sull'Esquilino, il console romano del
317. Altri due pannelli più piccoli sono invece conservati presso il Museo nazionale romano di palazzo Massimo.
Piano nobile
Questa sala era per dimensioni e ricchezza decorativa seconda solo alla
precedente, "Sala degli Orazi e Curiazi". Venne inoltre scelta per celebrare
oltre alle virtù degli antichi Romani, anche quelle di quegli uomini
contemporanei della fine del XVI secolo che si erano distinti per meriti e valori
nello Stato Pontificio. Vennero così poste sulle pareti delle lapidi in loro "Sala dei Capitani": in primo
piano la statua di Marcantonio
memoria, oltre ad una serie di grandi statue celebrative di condottieri,
Colonna, sullo sfondo il
riutilizzando antichi reperti in parte monchi (tra cui Alessandro Farnese,
dipinto di Tommaso Laureti
Marcantonio Colonna, vincitore di Lepanto nel 1571). Nel 1630 per celebrare
dal titolo "Muzio Scevola e
Carlo Barberini, fratello di papa Urbano VIII, venne riutilizzata il tronco Porsenna".
loricato di un'antica statua alla quale, lo scultore Alessandro Algardi realizzò
gambe, braccia, oltre allo scudo; Gian Lorenzo Bernini portò a termine la
statua realizzandone il busto. Vi sono poi altre due sculture ad opera di Ercole Ferrata, una dedicata a Tommaso
Rospigliosi, l'altra a Gianfrancesco Aldobrandini.
Tommaso Laureti e Tommaso Laureti e
la Battaglia del Lago La giustizia di Bruto.
Regillo; sotto sulla
sinistra la statua di
Gianfrancesco
Aldobrandini, sulla
destra quella di
Carlo Barberini.
Battaglia navale,
attribuita a Jacopo
Ripanda (1516).
IV - Cappella
Dedicata alla Madonna e ai santi Pietro e Paolo patroni
della città, fu affrescata negli anni 1575-1578 dai pittori
Michele Alberti e Iacopo Rocchetti. In origine i
conservatori potevano assistere alle funzioni dalla
confinante "sala degli Orazi e Curiazi", attraverso una
grata. Tornati nella sala di Annibale, si può accedere alla
sala successiva "degli Arazzi". I recenti lavori di
ristrutturazione hanno visto la ricomposizione dell'altare
(smontato dopo il 1870), adornato di preziosi marmi
colorati che fu probabilmente realizzato sotto papa
Urbano VIII (1623-1644). È sormontato da un dipinto di
Marcello Venusti denominato Madonna con Bambino fra
i Santi Pietro e Paolo (1577-1578).
La cappella dell'"Appartamento dei Conservatori".
La sala è inoltre arricchita da alcune tele del pittore
Giovanni Francesco Romanelli, che trattano della vita dei
due santi e degli Evangelisti. Vi è pure l'affresco chiamato Madonna con bambino e angeli, attribuibile a Andrea
d'Assisi.
Consegna delle
chiavi a San Pietro,
di Michele Alberti
(soffitto della
cappella).
La sala in precedenza (nel 1544) era stata dipinta con un affresco su Scipione
Africano, attribuito a Daniele da Volterra. Il soffitto venne realizzato a
cassettoni esagonali del XVIII secolo, con fondo azzurro, dove sono posti
intagli dorati, elmi, scudi ed armi varie.
Il soffitto ligneo si deve a Flaminio Boulanger,[9] che eseguì i lavori nel 1568.
Troviamo, infine, alcuni celebri bronzi di epoca romana: lo Spinario, il Camillus (donati da papa Sisto IV nel
1471), il cosiddetto ritratto di Lucio Giunio Bruto (donato dal cardinale Rodolfo Pio nel 1564), comunemente
detto Bruto capitolino, e uno splendido cratere bronzeo di Mitridate VI Eupatore.
Questa sala, alle cui pareti sono affissi i Fasti consulares (dal 483 al 19 a.C.) e
quelli triumphales (dal 753 al 19 a.C.), trovati nel Foro romano nel XV secolo
(ed ornanti arco partico di Augusto del 19 a.C.), era anticamente una loggia
che si apriva verso la città, ornata con affreschi pittorici ormai quasi del tutto
andati perduti. Questi affreschi furono pressoché distrutti con l'inserimento
nelle pareti degli antichi Fasti e delle lapidi di due importanti condottieri del
tempo, Alessandro Farnese (1545-1592) e Marcantonio Colonna (1535-1584).
Si trattava di dipinti databili attorno agli anni 1508-1513 (attribuibili a Jacopo
Ripanda), i cui soggetti sembra che fossero il "trionfo di Lucio Emilio Paolo" e
una "Campagna contro i Tolistobogi".
Ospita la testa di Medusa di Gian Lorenzo Bernini, che rappresenta Costanza Piccolomini Bonarelli, un
settecentesco ritratto di Michelangelo Buonarroti e tutta una serie di piccole opere in bronzo che erano state
acquistate da papa Benedetto XIII. Si ricorda anche un vaso bronzeo su cui è raffigurato il busto di Iside; il ricco
soffitto a cassettoni con vasi e scudi dorati; poco sotto un fregio, dove si inquadrano vari paesaggi. Al centro
della sala una mensa decorata con scene della vita di Achille.
Il gruppo di opere fu messo in relazione con il sacco di
Roma da parte dei Galli Senoni del 390 a.C., quando le
oche sacre del tempio capitolino di Giunone avvisarono
Marco Manlio, console del 392 a.C., del tentativo di
ingresso da parte dei Galli assedianti, facendo così fallire
il loro piano.
Trattasi di un piccolo ambiente decorato con numerose vedute di Roma, come la piazza del Campidoglio (poco
dopo che era stata trasferita la statua equestre di Marco Aurelio), il Colosseo e altre ancora, oltre ad un ricco
soffitto ligneo, nel quale sono rappresentate scene dipinte e rosoni dorati. Vi è poi una piccola scultura della dea
Diana-Artemide Efesina.
Veduta del Clelia attraversa il Artemide di Efeso.
Colosseo (1544 Tevere a cavallo di
circa). Cristofano Gherardi.
In queste tre sale sono esposti oggetti provenienti dalle donazioni di Augusto Castellani degli anni 1867
("raccolta di vasi tirreni") e 1876 (vasta collezione di oggetti antichi). Qui giunti, per mantenere l'ordine
concettuale della visita è opportuno ritornare allo scalone d'ingresso. Augusto Castellani fu un orafo, collezionista
e mercante antiquario attivo a Roma, con una grande clientela internazionale. A differenza del fratello
Alessandro, l'obiettivo della sua attività fu principalmente - e rimase sempre - quello di incrementare la propria
collezione che, come egli stesso affermò, "deve restare a Roma". Al momento dell'Unità d'Italia, Augusto
partecipò attivamente all'instaurazione della nuova capitale, contribuendovi anche come membro fondatore della
Commissione archeologica comunale (che in quegli anni di febbre edilizia ebbe a disposizione una
impressionante quantità di nuovi reperti), e del Museo Artistico Industriale di Roma, fondato nel 1872 dai due
Castellani e dal principe Baldassarre Odelscalchi, sul modello degli analoghi di Parigi, Londra e Vienna[10]. In
questo contesto fu anche nominato, dal 1873, direttore onorario dei Musei Capitolini.
La collezione Castellani comprende 700 reperti circa, provenienti dall'Etruria, dal Latium vetus e dalla Magna
Grecia, in un arco cronologico che va dall'VIII al IV secolo a.C.. Il primo gruppo di reperti era costituito dai
ritrovamenti delle necropoli etrusche di Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci, oltre a siti laziali come quelli di
Palestrina, di alcuni centri della Sabina e dell'agro falisco (Civita Castellana), oltre ovviamente a Roma stessa. Il
fratello Alessandro cedette ad Augusto molti materiali provenienti dalle sue collezioni campane e dell'Italia
meridionale.
Le sale sono così organizzate: nella prima sono state ordinate le ceramiche, comprese quelle importate dalla
Grecia, nella seconda quelle prodotte localmente. I numerosi vasi attici trovati soprattutto nelle necropoli etrusche
permettono così agli archeologi di ricostruire della storia della produzione artistica, non solo dell'antica Grecia,
ma anche di tutte le altre civiltà presenti nel Mediterraneo dei secoli VIII-IV a.C.
Il cratere detto di Il cratere detto di Carro cerimoniale Vaso biconico della
Aristonotos Aristonotos con placche cosiddetta "Tomba
(Cerveteri), (Cerveteri), dove si bronzee con ciclo Castellani" di
acquistato nel 1869 vedono cinque troiano (IV sec. Palestrina (730-700
da Augusto guerrieri (da sinistra) a.C.). a.C. ca.).
Castellani. Sul lato in atto di assalirne
di sinistra si un sesto a terra
intravede il (destra).
combattimento
navale tra due
vascelli.
Vaso etrusco con Achille e Aiace Eros in volo che Donna con la
opliti. giocando a un gioco regge una lepre. domestica. Lekythos
da tavolo. Oinochoe Olpe a figure nere attico a fondo
a figure nere (530 (inizio del V secolo bianco.
a.C.). a.C.).
Sono raccolti qui materiali provenienti da scavi nella zona dell'Esquilino, tra Piazza Vittorio e piazza Dante. Tra
questi, parte di uno splendido pavimento in alabastro e frammenti della decorazione architettonica in opus sectile
di un criptoportico, la Venere Esquilina e il famoso Ritratto di Commodo come Ercole.
Opus sectile da Capitello in opus Cosiddetta Venere Commodo
pavimento in una sectile rosso antico, Esquilina. rappresentato in
galleria degli horti dagli horti Lamiani. apoteosi come
Lamiani. Ercole, una delle
sculture più famose
dagli Horti Lamiani
(Musei Capitolini).
Qui sono esposti fra l'altro il Marsia al supplizio e la cosiddetta testa di Amazzone, Rhyton di Pontios (fontana
neoattica dagli Horti Maecenatis.
Fontana neoattica Cariatide Eros o Thanatos
dagli Horti proveniente dagli (Hosti Maecenatis).
Maecenatis. Horti Maecenatis.
XXIV - Galleria
Qui sono esposti due grandi crateri ornamentali e i ritratti di Adriano, Vibia Sabina e Matidia provenienti dagli
Horti Tauriani.
Lo spazio espositivo alla fine del percorso presenta reperti provenienti dai templi arcaici di VI secolo a.C. scavati
a metà del XX secolo nell'area di Sant'Omobono, e un settore che illustra i risultati degli scavi più recenti
effettuati negli strati inferiori di quest'area del colle capitolino, che ne documentano l'occupazione a partire dal X
secolo a.C.
La nuova
sistemazione attorno
alle fondamenta del
Tempio di Giove.
Secondo piano
Pinacoteca capitolina
Opere principali
Guercino
Tiziano
Diego Velázquez
Palazzo Clementino-Caffarelli
Secondo piano
Medagliere Capitolino: la collezione di monete, medaglie e gioielli del Comune, costituita nel
1872 e aperta al pubblico nel 2003.
Il medagliere nasce in seguito a un lascito di Ludovico Stanzani del 1872, e fu costituito in seguito
all'interessamento di Augusto Castellani. Successivamente sono confluiti nella collezione un ampio gruppo di
aurei e solidi romani e bizantini, prevenienti dalla Giampietro collezione Campana e un di denarii repubblicani di
quella di Giulio Bignami. Nel 1942 entra a far parte del Medagliere il tesoro di via Alessandrina, ritrovato
durante le demolizioni per la realizzazione di via dell'Impero, l'attuale via del Fori Romani, nell'abitazione di un
antiquario che li aveva nascosti nella propria casa. Il tesoro era composto da 17 chili d'oro, tra monete e gioielli. Il
medagliere è stato aperto al pubblico nel 2003[12].
Terzo piano
Terrazza e bar
Tabularium
Secondo l'opinione comune, l'edificio sarebbe stato destinato a ospitare gli
archivi pubblici di Stato: gli atti pubblici più importanti dell'antica Roma, dai
decreti del Senato ai trattati di pace. Questi documenti erano incisi su tabulae
bronzee (da qui il nome di tabularium per un qualunque archivio del mondo
romano). Il nome dell'edificio capitolino, tuttavia, deriva da un'iscrizione,
conservata nell'edificio nel Rinascimento, menzionante un archivio: poteva
trattarsi di uno o più ambienti, non necessariamente di un presunto 'archivio di
stato' che occupava l'intero complesso. Tra l'altro gli archivi
dell'amministrazione statale erano sparsi in vari edifici della città.
Galleria lapidaria
Tra le tante iscrizioni vi è quella dell'ex voto alla dea Caelestis per un viaggio felice (III secolo). Il testo
dedicatorio recita: "A Caelestis vittoriosa Iovinus sciolse il suo voto".
Galleria interna sotto Ara dedicata al dio Lastra di marmo con Iscrizione con
Palazzo Senatorio. Sole e agli dei di due coppie di piedi dedica
Palmira. e iscrizione dedicata all'imperatore
alla dea Caelestis. Adriano dai vari
vicomagistri.[13]
Inscrizione funeraria
romana.[14]
Tabularium galleria
Statua colossale di Trabeazione dal Bassorilievo Architrave in marmo
Veiove nella galleria Tempio di marmoreo rinvenuto del I secolo dal Foro
trasversale del Vespasiano. nel 1553 nei pressi romano, Tempio
Tabularium. della Colonna di della Concordia.
Foca,
rappresentante il
cavaliere Marco
Curzio mentre si
getta nella voragine.
Palazzo Nuovo
Il palazzo fu costruito solo nel XVII secolo,
probabilmente in due fasi, sotto la direzione di Girolamo
Rainaldi e poi del figlio Carlo Rainaldi che lo ultimò nel
1663. Tuttavia il progetto, quanto meno del corpo di
facciata, deve essere attribuito a Michelangelo
Buonarroti.[15] Fu costruito di fronte al Palazzo dei
Conservatori (chiudendo la vista della Basilica di Santa
Maria in Aracoeli dalla piazza) di cui riprende fedelmente
la facciata disegnata da Michelangelo con il portico al
piano terra e l'orientamento leggermente obliquo, rispetto
al Palazzo Senatorio, in modo da completare il disegno
simmetrico della piazza caratterizzato da una forma
trapezoidale. Fin dal XIX secolo fu utilizzato a scopo Palazzo Nuovo a Roma.
museale. Le decorazioni interne in legno ed in stucco
dorato sono ancora quelle originali.
Atrio
Lo spazio interno al pianterreno ospita un porticato con statue di grandi dimensioni (come quella di Minerva o di
Faustina maggiore-Cerere), un tempo appartenuti alla Collezione del Belvedere Vaticano ed in seguito donate
alla città di Roma.
Cortile
A metà dell'atrio si apre il cortile, dove è collocata la fontana sormontata dalla statua detta del Marforio, così
appellata a seguito del suo rinvenimento nel Cinquecento, nel Foro di Marte (Martis Forum, nome che gli antichi
attribuivano al Foro di Augusto). Il Marforio fu sistemato nel cortile con un contorno di statue antiche; due
nicchie rettangolari incorniciate in travertino accolsero, dopo vari rimaneggiamenti, le due statue di Satiri che
recano sulla testa un cesto di frutta. Sono due statue speculari raffiguranti il dio Pan, probabilmente utilizzate
come telamoni nella struttura architettonica del teatro di Pompeo, e conservate per un lungo periodo non lontane
dal luogo di ritrovamento, nel cortile del Palazzo della Valle (non a caso sono detti Satiri della Valle). Il
trattamento del marmo e la resa del modellato permettono di datarle alla tarda età ellenistica. Il trattamento del
marmo e la resa del modellato permettono di datarle alla tarda età ellenistica.
Sulla nuova fontana a sfondo del cortile, Clemente XII appose, nel 1734, una lapide commemorativa per
l'inaugurazione del Museo Capitolino, sormontandola con il proprio stemma.
E sempre nel cortile è attualmente esposta una statua colossale di Marte, rinvenuta nel XVI secolo presso il Foro
di Nerva. Identificata fino al Settecento con Pirro, re dell'Epiro, in seguito venne riconosciuta come il dio della
guerra in tenuta militare, sulla cui corazza sono scolpiti due grifi alati ed una medusa. Vi è poi un gruppo
caratterizzato da Polifemo, che trattiene un giovane prigioniero ai suoi piedi.
Durante il pontificato di Clemente XI vennero acquisite una serie di statue rinvenute nell'area della Villa Verospi
Vitelleschi (Horti Sallustiani) che decoravano il padiglione egizio fatto costruire dall'imperatore romano,
Adriano. Si trattava di quattro statue, che vennero collocate nel Palazzo Nuovo. In seguito però (dal 1838), quasi
tutte le sculture egizie vennero trasferite in Vaticano.
Alla Sala dei Monumenti egizi si accede oggi attraverso il cortile; dietro una grande parete a vetri si collocano le
grandi opere in granito. Tra le opere più rappresentative un grande cratere a campana proveniente dalla Villa
Adriana e una serie di animali simbolo delle più importanti divinità egizie: il coccodrillo, due cinocefali, uno
sparviero, una sfinge, uno scarabeo, ecc.
Un cinocefalo Sfinge del faraone Cratere a campana
proveniente dal Amasis della XXVI proveniente dalla
Campo Marzio. dinastia. Villa Adriana.
La denominazione di "stanzette terrene" individua i tre ambienti del piano terreno a destra dell'atrio che
accolgono monumenti epigrafici di notevole interesse; tra tutti è importante menzionare i frammenti di calendari
romani post-cesariani in cui risulta il nuovo anno, che Cesare definì di 365 giorni, oltre ad elenchi di magistrati
detti Fasti Minori, in relazione ai più celebri Fasti consulares, conservati nel Palazzo dei Conservatori.
Nella prima stanza sono raccolti numerosi ritratti di privati romani, tra i quali si segnala quello forse di Germanico
Giulio Cesare, figlio di Druso maggiore, o dello stesso Druso; il cinerario di T. Statilio Apro e Orcivia Anthis; il
Sarcofago con rilievi raffiguranti un episodio della vita di Achille.
Scalone
Frammento di Sarcofago della Sacerdotessa, da Statua femminile.
sarcofago con leone caccia al leone originale del II
e antilope (III secolo) (scalone). secolo a.C., da Villa
nello scalone. Adriana.
Galleria d'immagini
Procedendo dal piano terreno si arriva davanti ad una doppia rampa di scale al
termine della quale ha inizio la Galleria. La lunga Galleria, che percorre
longitudinalmente il primo piano del Museo Capitolino, collega le diverse sale
espositive e si offre al visitatore come una numerosa e variata raccolta di statue,
ritratti, rilievi ed epigrafi disposti dai Conservatori settecenteschi in maniera
casuale, con un occhio rivolto più alla simmetria architettonica e all'effetto
La Galleria ai cui lati si
ornamentale complessivo che a quello storico-artistico e archeologico. allineano sculture di vario tipo,
da busti a statue a sarcofagi.
Sulle pareti, entro riquadri, si trovano inserite epigrafi di ridotte dimensioni, tra
le quali un consistente gruppo proveniente dal colombarium dei liberti e delle
liberte di Livia.
Nella Galleria sono conservate numerose statue come quella di Ercole restaurato come Ercole che uccide l'Idra
(marmo, copia romana di un originale greco del IV secolo a.C., restaurato nel 1635; Provenienza: ubicazione
della chiesa di Santa Agnese in Roma); il frammento di gamba di Ercole in lotta con l'Idra (fortemente rielaborato
nel restauro seicentesco); la statua di un guerriero ferito detta anche discobolo capitolino (di cui il solo torso è
antico, mentre il resto è opera del restauro eseguito tra il 1658 e il 1733 da Pierre-Étienne Monnot; potrebbe
essere una copia del discobolo di Mirone; potrebbe essere stato restaurato sul modello delle statue di Pergamo
conosciute come i "piccoli barbari"); la Statua di Leda con il cigno (rappresentazione della divinità Zeus), il cui
tema è erotico (la statua potrebbe essere una copia romana del gruppo attribuito a Timoteo del IV secolo a.C.);
statua di un Eracle fanciullo che strozza il serpente (150-200 ca., collezione del cardinale Alessandro Albani) che
recentemente si è voluto riconoscere in un giovane Caracalla o anche nel figlio di Marco Aurelio, Marco Annio
Vero Cesare; Eros con l'arco (copia romana da Lisippo, proveniente da Tivoli); Statua di vecchia ubriaca,
scultura in marmo databile al 300-280 a.C. circa e conosciuta da copie romane, tra cui le migliori sono alla
Gliptoteca di Monaco (h 92 cm) e ai Musei Capitolini di Roma.
Statua di Ercole Frammento della La Statua di Leda Un piccolo Ercole
restaurato come gamba di Ercole con il cigno. che strozza un
Ercole che uccide (forse restauro serpente.
l'Idra. scartato nel XVII
secolo).
La sala prende il nome dal celebre mosaico pavimentale: il mosaico delle colombe, rinvenuto a Tivoli presso la
Villa di Adriano e che viene attribuito ad un mosaicista greco di nome Soso. Le opere qui contenute
appartenevano per lo più alla collezione del cardinale Alessandro Albani, la cui acquisizione è all'origine del
Museo Capitolino. La disposizione dei ritratti maschili e femminili (tra cui un ritratto dell'imperatore romano,
Traiano; un ritratto maschile di epoca repubblicana), lungo mensole che percorrono l'intero perimetro del muro
della sala, risale ad un progetto di allestimento settecentesco ed è tuttora visibile, seppur con qualche
impercettibile cambiamento. Una disposizione mai alterata è quella delle iscrizioni sepolcrali romane affisse, a
metà del Settecento, nella parte alta delle pareti. All'interno della sala ricordiamo:
La tabula bronzea (III secolo) con cui il Collegio dei Fabri di Sentinum (Sassoferrato, Marche)
assegnava a Coretius Fuscus il titolo onorifico di patrono;
La tabula iliaca (I secolo);
Un'iscrizione bronzea dall'Aventino contenente una dedica a Settimio Severo e alla famiglia
imperiale, posta nel 203 dai vigiles della IV coorte di quella regio;
Il decreto di Gneo Pompeo Strabone (il cosiddetto bronzo di Ascoli), con cui si concessero
particolari privilegi ad alcuni cavalieri spagnoli militanti a favore dei romani nella battaglia di
Ascoli (90-89 a.C.);
Il più antico resto di decreto in bronzo del senato conservato quasi per intero: il Senatoconsulto
riguardante Asclepiade di Clazomene e gli alleati (78 a.C.), dove veniva attribuito il titolo di amici
Populi Romani a tre navarchi greci che avevano combattuto al fianco dei Romani nella guerra
sociale, o forse in quella sillana (83-82 a.C.). Il testo è redatto in latino con una traduzione greca,
rimasta nella parte inferiore della tavola, che ha permesso
l'integrazione dello scritto mutilo.
Oltre al "mosaico delle colombe", nella sala si ammira il
"mosaico delle maschere sceniche".
Collocata nel centro, la statua di bambina con colomba
(marmo, copia romana da un originale ellenistico del II
secolo a.C.), motivo figurativo che trova un possibile
antecedente nei rilievi delle stele funerarie greche del V e IV
secolo a.C..
Gabinetto di Venere
Questa piccola sala poligonale, simile ad un ninfeo, fa da cornice alla statua detta Venere Capitolina, trovata
durante il pontificato di Clemente X (1670-1676) presso la basilica di San Vitale; secondo Pietro Santi Bartoli la
statua si trovava all'interno di alcuni ambienti antichi insieme ad altre sculture. Papa Benedetto XIV comprò la
statua alla famiglia Stazi nel 1752 e la donò al Museo Capitolino. Dopo varie vicissitudini al termine del trattato
di Tolentino ritornò definitivamente al Museo nel 1816. La Venere possiede delle dimensioni leggermente
maggiori del vero (h. 193 cm) ed è realizzata in un marmo pregiato (probabilmente marmo pario); la fanciulla è
rappresentata uscente dal bagno, mentre in atteggiamento pudico copre il pube e il seno; copia romana da
Prassitele. La scultura, che è ad oggi una delle più note del museo, appare in tutta la sua bellezza all'interno di
questa saletta del XIX sec. che si apre sulla galleria, in un'ambientazione suggestiva ed eterea.
Tra i ritratti più rimarchevoli, quelli di Augusto giovane con corona di foglie di alloro e Augusto adulto del "tipo
Azio", di Nerone, degli imperatori della dinastia dei Flavi (Vespasiano, Tito e Domiziano) o degli imperatori del
II secolo (Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio giovane e adulto, Lucio Vero, Commodo giovinetto e
adulto).
Ben rappresentata anche la dinastia severiana con i ritratti di Settimio Severo, Geta, Caracalla e inoltre quelli di
Elagabalo, Massimino il Trace, Traiano Decio, Marco Aurelio Probo e Diocleziano. La serie si conclude con
Onorio, figlio di Teodosio. Qui di seguito una galleria di ritratti degli imperatori romani per data di regno:
Ritratto di Ottaviano. Busto di Augusto (r. Busto di Nerone (r. Busto di Vespasiano
27 a.C. - 14 d.C.) 54-68). (r. 69-79).
giovane con corona
di foglie di alloro (31
a.C.-14 d.C.).
Busto di Tito (r. 79- Ritratto di Busto di Nerva (r. Ritratto di Traiano (r.
81), dalla collezione Domiziano (r. 81- 96-98). 98-117), collezione
Albani. 96). Albani.
Non mancano i ritratti femminili, con le loro complesse acconciature, le loro parrucche e i loro riccioli elaborati;
fra i soggetti vi sono la consorte di Augusto Livia Drusilla, quella di Germanico, Agrippina Maggiore, Plotina,
Faustina maggiore e Giulia Domna. Qui di seguito una galleria di alcuni di questi ritratti in ordine cronologico:
Busto di età traianea Plotina (65/70-121), Busto di Faustina Busto di Faustina
e adrianea. moglie di Traiano. maggiore (105-140). minore (125/130-
175).
Busto giovanile di
Annia Aurelia
Galeria Lucilla (150-
182).
Attraverso la serie di ritratti il percorso di visita si snoda in maniera elicoidale in senso orario, partendo dalla
mensola superiore entrando a sinistra, per finire all'estremità della mensola inferiore a destra. Il visitatore
apprezzerà l'evoluzione del gusto artistico nella rappresentazione dei ritratti romani e della moda (acconciature,
barba, etc.).
Salone
Il salone di Palazzo Nuovo costituisce sicuramente l'ambiente più monumentale dell'intero complesso museale
capitolino. Merita di essere citato il grande portale che si apre nella parete lunga di comunicazione con la
Galleria, progettato da Filippo Barigioni nella prima metà del Settecento, ad arco, con due Vittorie alate di
pregevole fattura.
Ai lati e al centro della sala, su alti e antichi
basamenti, sono poste alcune delle più belle
sculture della collezione capitolina. Al
centro della sala sono disposte le grandi
statue in bronzo tra cui spiccano le sculture
in marmo bigio morato del Centauro
vecchio e del Centauro giovane (rinvenute
a Villa Adriana e acquistate da papa
Clemente XIII per la collezione Capitolina
nel 1765). Tutt'intorno su un secondo
livello, delle mensole con una serie di busti
(come uno di Traiano, copia del XVI La galleria di Palazzo Nuovo
secolo). Vi sono poi alcune di statue di
imperatori romani come il Marco Aurelio in
abiti militari (databile al 161-180, proveniente dalla collezione Albani), l'Augusto che tiene in mano il mondo
(con corpo copiato dal Diadumeno di Policleto) e l'Adriano-Marte (della collezione Albani).
Nella Galleria sono conservate altre e numerose statue, come: Asclepio (in marmo bigio morato, II secolo da
originale del primo ellenismo; provenienza: collezione Albani); un Apollo dell'Omphalos (da una versione greca
del 470-460 a.C. dello scultore Calamide) della collezione Albani; un Ermes (copia romana in marmo da
Lisippo; provenienza Villa Adriana da Tivoli); una statua di Pothos restaurato come Apollo Citaredo
(Kitharoidos, copia romana da un originale greco di Skopas); Marco Aurelio e Faustina minore (i genitori
dell'imperatore Commodo, rivisitati come Marte e Venere e databili al 187-189 circa); un giovane satiro (II secolo
da originale del tardo ellenismo; collezione Albani); un "cacciatore con lepre" (databile al III secolo, epoca di
Gallieno), rinvenuta nei pressi di Porta Latina (nel 1747); Arpocrate, figlio di Iside e Osiride, rinvenuto nel pecile
di Villa Adriana e donata alla collezione capitolina da papa Benedetto XIV nel 1744; Atena promachos (copia da
prototipo del V secolo a.C. attribuita a Plicleto, collezione Albani); e tante altre ancora.
Copia romana del II Un giovane Ercole. Amazzone Apollo
secolo di Asclepio. capitolina. dell'Omphalos.
Questa Sala prende il nome dalla scultura centrale, il Galata Capitolino (opera romana del III secolo copia
dell'originale greco in bronzo del III secolo a.C.), erroneamente ritenuto un gladiatore in atto di cadere sul proprio
scudo, acquistata nel 1734 dal cardinale Ludovico Ludovisi da parte di Alessandro Capponi, presidente del
Museo Capitolino, divenendo forse l'opera più nota delle raccolte, più volte replicata su incisioni e disegni.
Il Galata è circondato da altre copie di notevole qualità: l'Amazzone ferita, la statua di Ermes-Antinoo (acquistata
dal cardinal Albani da papa Clemente XII attorno al 1734; proviene da Villa Adriana), e il Satiro a riposo (da
originale di Prassitele del IV secolo a.C., donata da papa Benedetto XIV ai Musei Capitolini nel 1753), mentre
contro la finestra, il delizioso gruppo rococò di Amore e Psiche simboleggia la tenera unione dell'anima umana
con l'amore divino, secondo un tema risalente alla filosofia platonica che riscosse grande successo nella
produzione artistica fin dal primo ellenismo. Vi sono poi i busti del cesaricida, Marco Giunio Bruto, e del
condottiero macedone Alessandro Magno (marmo, copia romana da un originale ellenistico del III-II sec. a.C.).
L'Amazzone ferita (da originale del V secolo a.C.; provenienza Villa d'Este a Tivoli, all'interno del perimetro di
Villa Adriana), è anche denominata anche "tipo Sosikles", dalla firma apposta su questa replica. Generalmente
attribuita a Policleto (o a Fidia), essa possiede delle dimensioni leggermente maggiori del vero. Il braccio
sollevato è frutto di un restauro, forse in origine brandiva una lancia sulla quale la figura era in appoggio. Il capo
è rivolto a destra, il braccio sinistro invece solleva il panneggio mostrando la ferita. Fu donata da Benedetto XIV
ai Musei Capitolini nel 1753.
Galata morente Amore e Psiche Un Satiro in riposo Amazzone ferita
Centrale Montemartini
Nel 1997, a causa di gravi problemi di infiltrazioni d'acqua e di umidità, la Galleria Lapidaria e diversi settori del
Palazzo dei Conservatori dovettero essere chiusi al pubblico; per permettere i lavori di ristrutturazione centinaia
di sculture furono trasferite in alcuni ambienti dell'ex centrale elettrica Montemartini (situata lungo la Via
Ostiense), in cui fu allestita una mostra. La collezione include 400 statue romane, insieme a epigrafi e mosaici. La
maggior parte dei reperti costituiscono i pezzi di più recente acquisizione, provenendo dagli scavi portati avanti
dopo l'unità d'Italia, in particolare negli antichi horti romani.
Statua di Dioniso, Ricostruzione del
Centrale perirrhanteion.
Montemartini.
Altre opere
Fuori dall'abituale percorso di visita, si trova la statua loricata di Giulio Cesare, posta nella sala
consiliare del Palazzo Senatorio, detta per questo motivo "Aula Giulio Cesare"
Sarcofago Amendola
Pannelli in opus sectile dalla basilica di Giunio Basso
Tiziano, Battesimo di Cristo
Visitatori
Segue la tabella dei visitatori dei Musei Capitolini negli ultimi anni, secondo quanto riportato nei Dossier Musei
del Touring Club Italiano[2][16] e dalle altre fonti citate in tabella:
Collegamenti
È raggiungibile dalla stazione Colosseo.
Note
1. fonte Federculture, 12º Rapporto Annuale Federculture 2016 - Focus Roma e Lazio. V (PDF), su
[Link], p. 3 e relativa Tabella. URL consultato l'11 dicembre 2016.
2. Touring Club Italiano - Dossier Musei 2009 ([Link]
Archiviato ([Link]
[Link]) il 22 settembre 2012 in WebCite.
3. ^ AA. VV. Roma e dintorni, edito dal T.C.I. nel 1977, pag. 83. ISBN 88-365-0016-1. Sandra Pinto,
in Roma, edito dal gruppo editoriale L'Espresso su licenza del T.C.I. nel 2004, pag. 443. ISBN 88-
365-0016-1. AA. VV. La nuova enciclopedia dell'arte Garzanti, Garzanti editore, 2000, ISBN 88-
11-50439-2, alla voce "museo".
4. ^ Sarcophage des Muses Première moitié du IIe siècle après J.-C., su [Link].
5. ^ Coarelli 2012, p. 385.
6. ^ Samuel Ball Platner (completato e rivisto da Thomas Ashby), A Topographical Dictionary of
Ancient Rome, Ed. Oxford University Press, London 1929, pp. 33-47 ([Link]
u/Thayer/E/Gazetteer/Places/Europe/Italy/Lazio/Roma/Rome/_Texts/PLATOP*/[Link]).
7. ^ [Link], La colonna di Marco Aurelio, Roma, 2008, p.42-44.
8. ^ In verità si ha notizia dell'esistenza di questi Magistrati, pur non conoscendone i nomi, già dal
1223. Cfr. Claudio De Dominicis, Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d'oro delle
famiglie dirigenti (secc. X-XIX) Membri del Senato della Roma pontificia, Roma 2009, p. 15.
9. ^ Flaminio Boulanger fu un ebanista francese molto attivo a Roma nella seconda metà del
Cinquecento. Autore di "studioli" e soffitti, tra cui quello (andato perduto) dell'Oratorio del
Crocifisso, quello di san Silvestro al Quirinale, e quello di San Giovanni in Laterano (con
decorazioni pittoriche di Daniele da Volterra, 1564-66), aveva bottega in via dell'Anima.
10. ^ Sul Museo Artistico Industriale (M.A.I.), dove si formò e lavorò anche Duilio Cambellotti, si veda
la bella scheda ([Link] patrocinata
dall'Assessorato alle politiche culturali.
11. ^ Sull'insediamento, i componenti e i fini della Commissione archeologica comunale si veda in
Domenico Palombi, Rodolfo Lanciani, l'archeologia a Roma tra Ottocento e Novecento, L'Erma di
Bretschneider 2006, p. 56:
"La Giunta Municipale di Roma, nel congresso del giorno 24 maggio 1872, secondo il voto già
espresso dal Consiglio nella seduta del 24 aprile, istituiva una commissione Archeologica, cui
fosse trasmesso l'esercizio dei diritti e dei doveri, che al Comune incombono verso i monumenti
della città e del suo territorio; vi chiamava all'onore di comporla i Sigg. cav. A. Castellani, ing. R.
Lanciani, comm. P. Rosa, comm. G.B. De Rossi, conte V. Vespignani, cav. C.L. Visconti, barone
P.E. Visconti, e marchese F. Nobili Vitelleschi. Il campo aperto all'attività della nuova
Commissione era altrettanto vasto, quanto importante: poiché il Comune, nelle convenzioni
stipulate con le varie società edificatrici de' nuovi quartieri, essendosi riservato ove l'assoluta, ove
la parziale proprietà degli antichi monumenti, ove la semplice sorveglianza delle scoperte,
conveniva provvedere urgentemente al disegno delle icnografie degli edifici; alla loro
conservazione, qualora ne fossero giudicati degni; al trasporto e al collocamento né palazzi
capitolini degli antichi oggetti estratti dalle escavazioni; all'ampliamento dei musei; alla
fondazione di nuove raccolte ceramiche e numismatiche; procurando sempre di conciliare gli
interessi della scienza con quelli della edilità. Fino dalle sue prime tornate la Commissione
determinò di dare alle stampe un Bullettino mensile, affine di render ragione del suo operato,
tanto alla magistratura comunale, che di sì nobile ufficio l'aveva investita, quanto ai concittadini,
ed ai cultori degli studi archeologici, che seguono con viva attenzione i risultati delle nuove
scoperte[...]".
12. ^ Il medagliere nel sito dei Musei ([Link]
iere_capitolino)
13. ^ CIL VI, 31218 ([Link]
sortierung=Belegstelle).
14. ^ AE 1990, 58 ([Link]
erung=Belegstelle).
15. ^ [Link], Il Palazzo Nuovo nella piazza del Campidoglio, 2001
16. Indagine annuale sull'affluenza dei visitatori nei musei italiani di maggior interesse turistico
Edizione aggiornata - Estate 2003 ([Link]
4132f0/1C0374F1800C7DC0C1256E630054F440/$file/visitatori_musei_TCI.pdf) Archiviato (http
s://[Link]/web/20140419015949/[Link]
6b04004132f0/1C0374F1800C7DC0C1256E630054F440/$file/visitatori_musei_TCI.pdf) il 19
aprile 2014 in Internet Archive.
17. ^ fonte ilVelino/AGV NEWS, Roma: crescono del 13% i visitatori dei musei civici capitolini, su Il
[Link]. URL consultato il 9 gennaio 2015..
18. ^ fonte Federculture, 11° RAPPORTO ANNUALE FEDERCULTURE 2015 (DOC), su
[Link]. URL consultato l'11 dicembre 2016..
19. ^ fonte Federculture, 10° RAPPORTO ANNUALE FEDERCULTURE 2014 (PDF), su
[Link]. URL consultato l'11 dicembre 2016..
Bibliografia
[Link]., Musei Capitolini - Guida, Comune di Roma - Zètema - Electa, 2006.
Voci correlate
Catalogo dei dipinti della Pinacoteca capitolina
Collezione Sacchetti
Campidoglio
Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Cordonata
Piazza del Campidoglio
Palazzo dei Conservatori
Palazzo Senatorio
Palazzo Nuovo
Vittoriano
Via del Corso
Piazza Venezia
Chilometro zero (geografia)
Altri progetti
Wikimedia Commons ([Link] contiene immagini o
altri file su Musei capitolini ([Link]
i?uselang=it)
Collegamenti esterni
Sito ufficiale, su [Link].
Sito ufficiale Centrale Montemartini, su [Link].
Sito ufficiale dei Musei in Comune, su [Link].
Visita virtuale dei Musei capitolini con Google cultural Institute, su [Link].
Repository per dati, schede, documenti di testo ed immagini dei Musei Capitolini e
dell'Antiquarium Comunale, su [Link].
VIAF (EN ) 171285001 ([Link] · ISNI (EN ) 0000 0001 2117 0496
([Link] · LCCN (EN ) n79126898 ([Link]
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Controllo di autorità
(FR ) cb121420049 ([Link] (data) ([Link]
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