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Introduzione Musei Capitolini

I Musei Capitolini sono il principale museo di Roma, aperti al pubblico nel 1734. Ospitano opere d'arte romane, rinascimentali e barocche di grande valore come la statua equestre di Marco Aurelio e la Lupa capitolina. Le collezioni sono ospitate in vari palazzi affacciati sulla Piazza del Campidoglio, progettata da Michelangelo, tra cui il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo.
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Introduzione Musei Capitolini

I Musei Capitolini sono il principale museo di Roma, aperti al pubblico nel 1734. Ospitano opere d'arte romane, rinascimentali e barocche di grande valore come la statua equestre di Marco Aurelio e la Lupa capitolina. Le collezioni sono ospitate in vari palazzi affacciati sulla Piazza del Campidoglio, progettata da Michelangelo, tra cui il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo.
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Musei Capitolini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

I Musei Capitolini costituiscono la principale struttura museale


Musei Capitolini
civica comunale di Roma, parte del Sistema Musei di Roma
Capitale, con una superficie espositiva di 12.977 m².[2]

Aperti al pubblico nell'anno 1734, sotto papa Clemente XII, sono


considerati il primo museo al mondo, inteso come luogo dove l'arte
fosse fruibile da tutti e non solo dai proprietari.[3] Si parla di
"musei", al plurale, in quanto alla originaria raccolta di sculture
antiche fu aggiunta da papa Benedetto XIV, nel XVIII secolo, la
Pinacoteca, costituita da opere illustranti soggetti prevalentemente
romani.
Palazzo dei Conservatori (Piazza del
Campidoglio), entrata principale ai
Indice Musei Capitolini
Ubicazione
Storia
Stato Italia
Il Museo e le collezioni esposte
Località Roma
Palazzo dei Conservatori
Piano terra Indirizzo Piazza del Campidoglio,
Cortile 1
Scalone Coordinate 41°53′34.6″N
Piano nobile 12°28′57.54″E
I - Sala degli Orazi e Curiazi Caratteristiche
II - Sala dei Capitani
Tipo arte romana,
III - Sala di Annibale
rinascimentale, barocca
IV - Cappella
Istituzione 1471
V - Sala degli Arazzi
VI - Sala dei Trionfi Fondatori Papa Sisto IV
VII - Sala della Lupa Apertura 1734
VIII - Sala delle Oche Direttore Claudio Parisi Presicce
IX - Sala delle Aquile Visitatori 455 464 (2015)[1]
X-XI-XII - Sale Castellani
Sito web ([Link]
XIII e XIV - Sale dei fasti moderni
XV, XVI, XVII e XVIII - Sale degli Horti Lamiani
XIX e XX - Sale degli Horti Tauriani e Vettiani
XXI, XXII e XXIII - Sale degli Horti di Mecenate
XXIV - Galleria
XXV - Esedra di Marco Aurelio
XXVI - Area del Tempio di Giove Capitolino
Secondo piano
Pinacoteca capitolina
Opere principali
Palazzo Clementino-Caffarelli
Secondo piano
Terzo piano
Tabularium
Galleria lapidaria
Tabularium galleria
Palazzo Nuovo
Atrio
Cortile
Sala dei monumenti egizi
Stanzette terrene a destra
Scalone
Galleria d'immagini
Sala delle Colombe
Gabinetto di Venere
Sala degli Imperatori
Sala dei Filosofi
Salone
Sala del Fauno
Sala del Galata
Centrale Montemartini
Altre opere
Visitatori
Collegamenti
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Storia
La grande piazza del Campidoglio con a sinistra Palazzo dei Conservatori, a destra Palazzo Nuovo, al centro la statua
equestre di Marco Aurelio.

La sede storica dei Capitolini è costituita dal Palazzo dei Conservatori e dal Palazzo Nuovo, edifici che
affacciano sulla michelangiolesca Piazza del Campidoglio. La creazione del museo può essere fatta risalire al
1471, quando papa Sisto IV donò alla città una collezione di importanti bronzi provenienti dal Laterano (tra i
quali la Lupa capitolina), che fece collocare nel cortile del Palazzo dei Conservatori e sulla piazza del
Campidoglio: ciò lo rende il più antico museo pubblico al mondo.

La raccolta antiquaria si arricchì nel tempo con donazioni di vari papi (Paolo III, Pio V che voleva espellere dal
Vaticano le sculture pagane), e fu meglio allocata con la costruzione del Palazzo Nuovo nel 1654. Da allora il
museo si è accresciuto notevolmente, includendo non solo manufatti di età romana notevoli per quantità e qualità
(statue, iscrizioni, mosaici), ma anche pezzi di arte medioevale, rinascimentale e [Link] museo fu aperto a
visite pubbliche per volere di papa Clemente XII quasi un secolo più tardi, nel 1734. Il suo successore, Benedetto
XIV, inaugurò la Pinacoteca capitolina, acquisendo le collezioni private della famiglia Sacchetti e della famiglia
Pio.

Durante l'occupazione francese (1796-1815), diverse opere presero la via del Museé Napoleon a causa del
Trattato di Tolentino (1796). Tra di queste si ricordano Lo Spinario, la Venere Capitolina, il Bruto capitolino e il
Galata morente , che vennero restituite grazie al Congresso di Vienna e all'intervento di Antonio Canova,
delegato dal Santo Padre per i cosiddetti "ricuperi", che ponevano rimedio alle spoliazioni napoleoniche. Altre
opere invece, come ad esempio il Sarcofago delle Muse, anticamente presso i Musei Capitolini attraverso la
collezione Albani, rimasero al Louvre.[4]

Dagli scavi condotti dopo l'Unità d'Italia per i lavori di Roma capitale emersero grandi quantità di nuovi
materiali, che, raccolti nel Magazzino Archeologico Comunale, in seguito denominato Antiquarium, furono nel
tempo parzialmente esposti ai Capitolini.

Nel 1997 è stata aperta una sede distaccata nell'ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini nel quartiere
Ostiense, creando una soluzione originale di fusione tra archeologia industriale e classica. Nel 2005 fu inaugurata
la cosiddetta "esedra di Marco Aurelio". Oggi i Musei Capitolini fanno parte del Sistema dei Musei in comune.

Il Museo e le collezioni esposte


L'opera forse più famosa che vi è conservata è la statua equestre di Marco Aurelio; quella al centro della piazza è
una copia, mentre l'originale, dopo essere stato sottoposto a lavori di restauro, è ora collocato nella nuova aula
vetrata, l'Esedra di Marco Aurelio, nel Giardino Romano, dietro Palazzo dei Conservatori.
La visita nell'altro edificio dei musei, il Palazzo Nuovo, è compresa nello
stesso biglietto di entrata; vi si può accedere sempre dalla piazza o da
una galleria sotterranea scavata (Galleria di congiunzione) negli anni
trenta e attualmente allestita come Galleria Lapidaria (cioè preposta
all'esposizione delle epigrafi), che dà accesso anche al Tabularium e
unisce i due edifici. Qui si trova la pinacoteca dei musei nel cui catalogo
c'è il famoso dipinto del San Giovanni Battista, opera del Caravaggio. Sarcofago delle Muse, anticamente
presso i Musei Capitolini, sequestrati
Ma vi si trova anche il simbolo della città, il bronzo della Lupa da Napoleone e oggi al Musee du
capitolina, a lungo tempo ritenuta un'opera etrusca del V secolo a.C. e Louvre
solo recentemente ritenuta da alcuni restauratori come risalente al XII
secolo; con molta probabilità la statua originaria non comprendeva i
gemelli della leggenda Romolo e Remo, che sembra furono aggiunti nel
Rinascimento. La famosa colossale testa di Costantino I, visibile nel
cortile, risale invece al IV secolo. Un'altra scultura in bronzo è il Cavallo
dal vicolo delle Palme.

Capolavoro della scultura medievale è il Ritratto di Carlo I d'Angiò di


Arnolfo di Cambio (1277), il primo ritratto verosimile di un personaggio
vivente scolpito in Europa che ci sia pervenuto dall'epoca post-classica.

Qui vennero col tempo esposte altre e numerose collezioni storiche,


come la Protomoteca (collezione di busti ed erme di uomini illustri
trasferiti dal Pantheon al Campidoglio, per volontà di Pio VII nel 1820);
la collezione del cardinale Alessandro Albani; quella donata da Augusto
Castellani nella seconda metà dell'800, costituita da materiali ceramici
arcaici (dall'VIII al IV secolo a.C.), di area prevalentemente etrusca, ma
anche di produzione greca e italica.
Replica della statua equestre di
Marco Aurelio in Campidoglio, al
Palazzo dei Conservatori centro dei palazzi che ospitano i
Musei Capitolini
Il Palazzo dei Conservatori è situato in Piazza del Campidoglio a destra
del Palazzo Senatorio e di fronte al Palazzo Nuovo. Il
Palazzo dei Conservatori deve il suo nome al fatto di
essere stato la sede della magistratura elettiva cittadina, i
Conservatori appunto, che insieme al Senatore
amministrava la città eterna. Il Palazzo in questa posizione
fu fatto erigere da papa Niccolò V. Michelangelo
Buonarroti, a cui era stato commissionato il lavoro della
complessiva risistemazione della piazza, ne disegnò la
nuova facciata, che però non riuscì a vedere terminata
poiché morì durante i lavori (nel 1564).

Il suo progetto ridisegnava la facciata medievale del


palazzo, sostituendo il portico con due ordini: quello
corinzio formato da alte paraste poste su grandi piedistalli
Palazzo dei Conservatori, dove inizia la visita
a tutta altezza, e quello ionico che sorregge le volte del
guidata ai Musei Capitolini
portico. Tra questi ordini erano poste una serie di ampie
finestre, tutte delle stesse dimensioni. I lavori furono
continuati da Guido Guidetti e terminati nel 1568 da
Giacomo Della Porta che seguì quasi fedelmente i disegni michelangioleschi, derogandovi solo per costruire una
più ampia sala di rappresentanza al primo piano e, conseguentemente, anche una finestra più grande, rispetto a
tutte le altre presenti sulla facciata del palazzo. Si ebbero poi trasformazioni anche all'interno del palazzo, sia per
la costruzione di un ampio scalone monumentale, sia per la nuova ridistribuzione delle sale dell'"Appartamento
dei Conservatori", che portarono alla distruzione del ciclo di affreschi degli inizi del Cinquecento che decorava le
stanze che si affacciavano su Piazza del Campidoglio.

Piano terra

Superati gli spazi di servizio (biglietteria, guardaroba, libreria) si accede al cortile.

Cortile

Il Cortile del Palazzo dei Conservatori, ha sempre


rappresentato, fin dagli inizi, un punto di attrazione per la
conservazione della memoria dell'antico: le opere che
affluivano nel palazzo rappresentavano quella continuità
culturale ereditata dal mondo antico, quasi
rappresentassero un ponte nel collegamento virtuale con
un passato glorioso.

Sul lato destro si trovano i frammenti della statua colossale


di Costantino I (testa, mani, piedi, parte delle braccia),
rinvenute sotto papa Innocenzo VIII nel 1486. La statua
sorgeva nell'abside occidentale della basilica di Cortile dei Conservatori
Massenzio, dove ne sono stati trovati alcuni suoi resti; la
mancanza del corpo ha fatto supporre che fosse un
acrolito, costruito parte in marmo e parte in bronzo dorato su una struttura portante in legno e mattoni, per
un'altezza complessiva che doveva raggiungere i 12 metri. La sola testa misura 2,60 metri e il piede 2. La
datazione dell'opera oscilla tra il 313 (anno in cui la basilica venne dedicata a Costantino I) ed il 324 (quando nei
ritratti dell'imperatore romano comincia ad apparire il diadema).
Parti della statua Testa colossale di Braccio colossale. Mano gigante.
colossale di Costantino, nel
Costantino I. cortile.

Piede gigante.

Sul lato sinistro del cortile sono invece stati sistemati i rilievi raffiguranti le province provenienti dal tempio di
Adriano a Piazza Pietra. Alcuni di questi rilievi vennero trovati alla fine del XVI secolo, altri più tardi nel 1883.
L'antico tempio venne eretto in onore dell'imperatore Adriano, divinizzato dopo la sua morte. È probabile che il
cantiere dell'edificio fosse stato già avviato dallo stesso Adriano in memoria della moglie Vibia Sabina, morta e
divinizzata nel 136. La vera e propria costruzione si deve al suo successore, Antonino Pio, che lo portò a termine
intorno al 145.[5]
Rilievo di trofei di Rilievo di trofei di Rilievo di una Rilievo di una
armi (scudi, asce e armi (armature, provincia romana - provincia romana -
lance) - Roma, lance e bandiera) - Roma, Palazzo dei Roma, Palazzo dei
Palazzo dei Roma, Palazzo dei Conservatori Conservatori
Conservatori Conservatori

Rilievo di una Rilievo della Rilievo della


provincia romana - provincia romana provincia romana di
Roma, Palazzo dei d'Armenia - Napoli, Bitinia - Napoli,
Conservatori Museo archeologico Museo archeologico
nazionale di Napoli nazionale di Napoli

Sul fondo del cortile, sotto il portico costruito da Alessandro Specchi, sono conservate: due colossali statue di
Daci in marmo bigio morato (provenienti dal Foro di Traiano), acquistate da papa Clemente XI nel 1720 dalla
collezione Cesi e poste ai lati; al centro una statue della dea Roma seduta, sul modello delle statue greche di
Fidia, che apparteneva verosimilmente ad un arco del I secolo; vi sono infine altre due statue di Daci, sempre
provenienti dalla collezione Cesi, acquistate per i Musei Capitolini.
Statua di un dace in La dea Roma Statua di un dace in Statue di Daci (3).
marmo bigio nel seduta (epoca marmo bigio nel
cortile dei adrianea, da un cortile dei
Conservatori (1). originale greco del V Conservatori (2).
secolo a.C.; marmo,
altezza 3,10 metri).

Scalone

Dal cortile per salire al primo piano si accede ad uno scalone dove sono presenti alcuni rilievi, tre dei quali
facevano parte di un Arco trionfale dedicato a Marco Aurelio e giunsero in Campidoglio fin dal 1515. Essi
appartenevano ad una serie di dodici rilievi (otto dei quali furono reimpiegati sull'arco di Costantino e un ultimo,
scomparso, di cui resta un frammento, a Copenaghen). I rilievi, scolpiti in due riprese, nel 173 e nel 176 erano
stati attribuiti ad un arcus aureus o arcus Panis Aurei in Capitolio citato dalle fonti medioevali e che sorgeva sulle
pendici del Campidoglio, all'incrocio tra la via Lata e il clivus Argentarius, non lontano dalla chiesa dei Santi
Luca e Martina, dove i tre rilievi dei Musei Capitolini erano stati riutilizzati.[6] o forse nei pressi della colonna di
Marco Aurelio quale entrata monumentale al porticato circostante il monumento "colchide".[7]

Marco compie un Pannello che Marco Aurelio in


sacrificio prima della raffigura Marco Trionfo (Arco di
campagna militare Aurelio con due Marco Aurelio).
contro i barbari del barbari (Arco di
nord (Arco trionfale Marco Aurelio).
di Marco Aurelio).

Altri due invece appartenevano ad un arco trionfale detto "di Portogallo" (trasferiti in Campidoglio nel 1664,
dopo la distruzione dell'arco), riguardanti invece la figura dell'imperatore Publio Elio Traiano Adriano. Adriano
assiste nel primo pannello all'apoteosi della moglie Vibia Sabina, nel secondo è salutato dalla dea Roma e dal
Genio del Senato e del Popolo Romano. Un terzo pannello proviene invece da piazza Sciarra, riguardante
sempre l'imperatore Adriano, e venne acquistato nel 1573 dai Conservatori per completare il ciclo decorativo.
"Apoteosi di "Discorso di
Sabina", rilievo già Adriano", rilievo
sull'Arco di proveniente da
Portogallo. piazza Sciarra.

Vi sono poi due meravigliosi mosaici con tigre e vitello, quasi simmetrici tra loro (entrambi 1,24 m di altezza per
1,84 m di larghezza). Si tratterebbe di due pannelli in opus sectile, costruiti in marmi colorati (opere romane del
secondo quarto del IV secolo), provenienti dalla Basilica di Giunio Basso sull'Esquilino, il console romano del
317. Altri due pannelli più piccoli sono invece conservati presso il Museo nazionale romano di palazzo Massimo.

Mosaico di tigre che Mosaico di tigre che


assale un vitello. assale un vitello.

Piano nobile

Dallo scalone si accede, frontalmente, all'"Appartamento


dei Conservatori", composto da 9 sale. Questo
"Appartamento" era strettamente legato alla funzione che
svolgevano i Conservatori che, insieme al Priore dei Capo
Rioni, rappresentavano i tre Magistrati romani a partire
dal 1305.[8]

A partire però dalla fine del XV/inizi del XVI secolo, a


seguito della commissione del primo ciclo di affreschi
nelle sale di rappresentanza, oltre all'introduzione di
alcune importanti sculture in bronzo, si ebbe una vera e
propria rinascita artistica e decorativa del palazzo dei
Conservatori. I soggetti utilizzati in questa prima fase di Pianta del piano nobile del Palazzo dei Conservatori.
affreschi a noi pervenuti, si ispirarono alla storia di Roma
(Ab Urbe condita libri) di Tito Livio, più precisamente
alla nascita della città ed alle massime virtù di alcuni dei più rappresentativi personaggi della storia repubblicana.
Tra questi spiccano gli affreschi presenti nella "Sala di Annibale" e nella "Sala della Lupa".
In seguito, anche gli affreschi commissionati negli anni successivi, continuarono a seguire questo criterio
decorativo, nel quale i soggetti degli episodi narrati sull'antica storia di Roma, continuavano a costituire il perno
centrale dell'intera caratterizzazione artistica di questo "appartamento", seppure fossero stati eseguiti in contesti
culturali e storici completamente differenti.

I - Sala degli Orazi e Curiazi

Nella grande sala si riuniva, dopo la ristrutturazione


michelangiolesca, il Consiglio Pubblico. Anche oggi
viene utilizzata spesso per importanti cerimonie, come ad
esempio per la firma del trattato di Roma del 1957, che
istituì la Comunità economica europea.

Nel 1595 venne commissionato a Giuseppe Cesari, detto


Cavalier d'Arpino, una nuova serie di affreschi, in
sostituzione del precedente. Il Cesari realizzerà nell'intera
struttura dei Conservatori opera come: il Ritrovamento
della lupa (1595-1596), la Battaglia tra i Romani e i
Veienti (1597) e il Combattimento tra gli Orazi e i Curiazi
(1612-1613); tornerà per completare il ciclo nel 1636 per Sala degli "Orazi e Curiazi".
eseguire il Ratto delle Sabine, Numa Pompilio istituisce il
culto delle Vestali a Roma e la Fondazione di Roma.

Il grande affresco Il Ratto delle Sabine


del Combattimento di Giuseppe Cesari. Firma ufficiale del trattato di Roma del 1957, nella
tra gli Orazi e i "sala degli Orazi e Curiazi" del Palazzo dei
Curiazi di Giuseppe Conservatori.
Cesari.

Il Ritrovamento della Battaglia tra i


lupa di Giuseppe Romani e i Veienti.
Cesari (1595-1596).
Nella sala sono inoltre presenti una statua in marmo di Gian Lorenzo Bernini che raffigura Urbano VIII
Barberini (eseguita tra il 1635 ed il 1640) ed una in bronzo di Alessandro Algardi che raffigura Innocenzo X
Pamphili (eseguita tra il 1646 ed il 1650). La sala venne infine collegata da tre porte in legno di noce, tutte
intagliate con stemmi e formelle raffiguranti alcune scene tratte dalla storia di Roma.

Statua di papa Statua di papa


Urbano VIII. Innocenzo X.

II - Sala dei Capitani

Affrescata dal pittore siciliano Tommaso Laureti tra il 1586 ed il 1594,


secondo uno stile riferibile a Giulio Romano, Michelangelo Buonarroti e
Raffaello. L'esaltazione delle virtù dell'antica Roma continuano anche nelle
rappresentazioni di questa sala, nella quale sono presenti i seguenti dipinti:
"Muzio Scevola e Porsenna" (che si ispira al Buonarroti), "Orazio Coclite sul
ponte Sublicio", "La giustizia di Bruto" (di evidente ispirazione alla pittura di
Raffaello) e "La vittoria del Lago Regillo". Questi quattro affreschi si ispirano
soprattutto allo storico romano Tito Livio ed alla sua Ab Urbe condita libri.

Questa sala era per dimensioni e ricchezza decorativa seconda solo alla
precedente, "Sala degli Orazi e Curiazi". Venne inoltre scelta per celebrare
oltre alle virtù degli antichi Romani, anche quelle di quegli uomini
contemporanei della fine del XVI secolo che si erano distinti per meriti e valori
nello Stato Pontificio. Vennero così poste sulle pareti delle lapidi in loro "Sala dei Capitani": in primo
piano la statua di Marcantonio
memoria, oltre ad una serie di grandi statue celebrative di condottieri,
Colonna, sullo sfondo il
riutilizzando antichi reperti in parte monchi (tra cui Alessandro Farnese,
dipinto di Tommaso Laureti
Marcantonio Colonna, vincitore di Lepanto nel 1571). Nel 1630 per celebrare
dal titolo "Muzio Scevola e
Carlo Barberini, fratello di papa Urbano VIII, venne riutilizzata il tronco Porsenna".
loricato di un'antica statua alla quale, lo scultore Alessandro Algardi realizzò
gambe, braccia, oltre allo scudo; Gian Lorenzo Bernini portò a termine la
statua realizzandone il busto. Vi sono poi altre due sculture ad opera di Ercole Ferrata, una dedicata a Tommaso
Rospigliosi, l'altra a Gianfrancesco Aldobrandini.
Tommaso Laureti e Tommaso Laureti e
la Battaglia del Lago La giustizia di Bruto.
Regillo; sotto sulla
sinistra la statua di
Gianfrancesco
Aldobrandini, sulla
destra quella di
Carlo Barberini.

III - Sala di Annibale

Unica sala ad aver conservato gli affreschi originari dei


primi decenni del XVI secolo (attorno al 1516). Recenti
studi hanno messo in discussione l'esecuzione
dell'affresco principale, che si riteneva appartenesse al
pittore Jacopo Ripanda. La serie di affreschi presenti nella
sala appartiene al ciclo delle guerre puniche. Sotto le
scene figura tutta una serie di busti dipinti di condottieri
militari romani. Gli episodi narrati sono: "Trionfo di Roma
sulla Sicilia", "Annibale in Italia", "Trattative di pace tra L'affresco che dà il nome alla "Sala di Annibale".
Lutazio Catulo e Amilcare" e la "Battaglia Navale", che
la tradizione attribuisce alla battaglia delle Isole Egadi del
241 a.C..

Battaglia navale,
attribuita a Jacopo
Ripanda (1516).

IV - Cappella
Dedicata alla Madonna e ai santi Pietro e Paolo patroni
della città, fu affrescata negli anni 1575-1578 dai pittori
Michele Alberti e Iacopo Rocchetti. In origine i
conservatori potevano assistere alle funzioni dalla
confinante "sala degli Orazi e Curiazi", attraverso una
grata. Tornati nella sala di Annibale, si può accedere alla
sala successiva "degli Arazzi". I recenti lavori di
ristrutturazione hanno visto la ricomposizione dell'altare
(smontato dopo il 1870), adornato di preziosi marmi
colorati che fu probabilmente realizzato sotto papa
Urbano VIII (1623-1644). È sormontato da un dipinto di
Marcello Venusti denominato Madonna con Bambino fra
i Santi Pietro e Paolo (1577-1578).
La cappella dell'"Appartamento dei Conservatori".
La sala è inoltre arricchita da alcune tele del pittore
Giovanni Francesco Romanelli, che trattano della vita dei
due santi e degli Evangelisti. Vi è pure l'affresco chiamato Madonna con bambino e angeli, attribuibile a Andrea
d'Assisi.

Consegna delle
chiavi a San Pietro,
di Michele Alberti
(soffitto della
cappella).

V - Sala degli Arazzi

Destinata nel 1770 ad accogliere il baldacchino papale. Gli arazzi furono


eseguiti dalla Fabbrica pontificia di San Michele a Ripa. I soggetti degli arazzi
furono eseguiti da Domenico Corvi e riproducevano opere conservate in
Campidoglio, come il Romolo e Remo di Pieter Paul Rubens, la scultura della
dea Roma (detta Roma Cesi, conservata nel Cortile del Palazzo dei
Conservatori), la Vestale Tuccia e il Camillo e il maestro di "Falerii".

La sala in precedenza (nel 1544) era stata dipinta con un affresco su Scipione
Africano, attribuito a Daniele da Volterra. Il soffitto venne realizzato a
cassettoni esagonali del XVIII secolo, con fondo azzurro, dove sono posti
intagli dorati, elmi, scudi ed armi varie.

Da qui, per continuare il percorso secondo l'ordine di numerazione delle sale,


si deve tornare nella sala dei Capitani, da cui si passa nella
Arazzo con la dea Roma.
La "Vestale Tuccia" Camillo e il maestro Romolo e Remo di La battaglia di
di Domenico Corvi. di "Falerii" di Pieter Paul Rubens Zama, dipinta nella
Domenico Corvi. da cui si ispirarono fascia alta, sotto il
per uno degli arazzi. soffitto (di Roviale
Spagnolo).

VI - Sala dei Trionfi

La prima delle sale che guardano verso la città è chiamata


"Sala dei Trionfi" poiché nel 1569 vennero commissionati
alcuni affreschi al suo interno, ai pittori Michele Alberti e
Iacopo Rocchetti (entrambi allievi di Daniele da Volterra).
Il fregio rappresenta il trionfo del console romano Lucio
Emilio Paolo su Perseo di Macedonia, avvenuto nel 167
a.C. secondo quanto ci ha tramandato lo storico Plutarco.
E sempre per questa sala sono stati realizzati altri dipinti La "Vittoria di Alessandro su Dario" di Pietro da
come: "La deposizione" di Paolo Piazza (del 1614), Cortona.
"Santa Francesca Romana" di Giovanni Francesco
Romanelli (del 1638), la "Vittoria di Alessandro su Dario"
di Pietro da Cortona.

Il soffitto ligneo si deve a Flaminio Boulanger,[9] che eseguì i lavori nel 1568.

Troviamo, infine, alcuni celebri bronzi di epoca romana: lo Spinario, il Camillus (donati da papa Sisto IV nel
1471), il cosiddetto ritratto di Lucio Giunio Bruto (donato dal cardinale Rodolfo Pio nel 1564), comunemente
detto Bruto capitolino, e uno splendido cratere bronzeo di Mitridate VI Eupatore.

Spinario. Il Camillus. Bruto capitolino. Cratere bronzeo di


Mitridate VI
Eupatore (120-63
a.C., da Anzio).
VII - Sala della Lupa

Questa sala, alle cui pareti sono affissi i Fasti consulares (dal 483 al 19 a.C.) e
quelli triumphales (dal 753 al 19 a.C.), trovati nel Foro romano nel XV secolo
(ed ornanti arco partico di Augusto del 19 a.C.), era anticamente una loggia
che si apriva verso la città, ornata con affreschi pittorici ormai quasi del tutto
andati perduti. Questi affreschi furono pressoché distrutti con l'inserimento
nelle pareti degli antichi Fasti e delle lapidi di due importanti condottieri del
tempo, Alessandro Farnese (1545-1592) e Marcantonio Colonna (1535-1584).
Si trattava di dipinti databili attorno agli anni 1508-1513 (attribuibili a Jacopo
Ripanda), i cui soggetti sembra che fossero il "trionfo di Lucio Emilio Paolo" e
una "Campagna contro i Tolistobogi".

Al centro della sala è esposta la cosiddetta "Lupa Capitolina" (donata da papa


Sisto IV), mentre nel 1865 venne eseguito l'attuale soffitto ligneo a cassettoni.
Sala della Lupa, con al centro
la Lupa capitolina.

La lupa capitolina Fasti capitolini. Fasti triumphales.


con i due gemelli,
Romolo e Remo.

Affresco di Jacopo Affresco di Jacopo


Ripanda: Ripanda: Trionfo di
Campagna contro i Lucio Emilio Paolo.
Tolostobogi.

VIII - Sala delle Oche

Ospita la testa di Medusa di Gian Lorenzo Bernini, che rappresenta Costanza Piccolomini Bonarelli, un
settecentesco ritratto di Michelangelo Buonarroti e tutta una serie di piccole opere in bronzo che erano state
acquistate da papa Benedetto XIII. Si ricorda anche un vaso bronzeo su cui è raffigurato il busto di Iside; il ricco
soffitto a cassettoni con vasi e scudi dorati; poco sotto un fregio, dove si inquadrano vari paesaggi. Al centro
della sala una mensa decorata con scene della vita di Achille.
Il gruppo di opere fu messo in relazione con il sacco di
Roma da parte dei Galli Senoni del 390 a.C., quando le
oche sacre del tempio capitolino di Giunone avvisarono
Marco Manlio, console del 392 a.C., del tentativo di
ingresso da parte dei Galli assedianti, facendo così fallire
il loro piano.

Il ricco soffitto della "Sala delle Oche".

Medusa del Bernini. Busto di


Michelangelo in
bronzo.

Oca in bronzo, Busto di Alcibiade.


opera romana
dell'età imperiale.

IX - Sala delle Aquile

Trattasi di un piccolo ambiente decorato con numerose vedute di Roma, come la piazza del Campidoglio (poco
dopo che era stata trasferita la statua equestre di Marco Aurelio), il Colosseo e altre ancora, oltre ad un ricco
soffitto ligneo, nel quale sono rappresentate scene dipinte e rosoni dorati. Vi è poi una piccola scultura della dea
Diana-Artemide Efesina.
Veduta del Clelia attraversa il Artemide di Efeso.
Colosseo (1544 Tevere a cavallo di
circa). Cristofano Gherardi.

X-XI-XII - Sale Castellani

In queste tre sale sono esposti oggetti provenienti dalle donazioni di Augusto Castellani degli anni 1867
("raccolta di vasi tirreni") e 1876 (vasta collezione di oggetti antichi). Qui giunti, per mantenere l'ordine
concettuale della visita è opportuno ritornare allo scalone d'ingresso. Augusto Castellani fu un orafo, collezionista
e mercante antiquario attivo a Roma, con una grande clientela internazionale. A differenza del fratello
Alessandro, l'obiettivo della sua attività fu principalmente - e rimase sempre - quello di incrementare la propria
collezione che, come egli stesso affermò, "deve restare a Roma". Al momento dell'Unità d'Italia, Augusto
partecipò attivamente all'instaurazione della nuova capitale, contribuendovi anche come membro fondatore della
Commissione archeologica comunale (che in quegli anni di febbre edilizia ebbe a disposizione una
impressionante quantità di nuovi reperti), e del Museo Artistico Industriale di Roma, fondato nel 1872 dai due
Castellani e dal principe Baldassarre Odelscalchi, sul modello degli analoghi di Parigi, Londra e Vienna[10]. In
questo contesto fu anche nominato, dal 1873, direttore onorario dei Musei Capitolini.

La collezione Castellani comprende 700 reperti circa, provenienti dall'Etruria, dal Latium vetus e dalla Magna
Grecia, in un arco cronologico che va dall'VIII al IV secolo a.C.. Il primo gruppo di reperti era costituito dai
ritrovamenti delle necropoli etrusche di Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci, oltre a siti laziali come quelli di
Palestrina, di alcuni centri della Sabina e dell'agro falisco (Civita Castellana), oltre ovviamente a Roma stessa. Il
fratello Alessandro cedette ad Augusto molti materiali provenienti dalle sue collezioni campane e dell'Italia
meridionale.

Le sale sono così organizzate: nella prima sono state ordinate le ceramiche, comprese quelle importate dalla
Grecia, nella seconda quelle prodotte localmente. I numerosi vasi attici trovati soprattutto nelle necropoli etrusche
permettono così agli archeologi di ricostruire della storia della produzione artistica, non solo dell'antica Grecia,
ma anche di tutte le altre civiltà presenti nel Mediterraneo dei secoli VIII-IV a.C.
Il cratere detto di Il cratere detto di Carro cerimoniale Vaso biconico della
Aristonotos Aristonotos con placche cosiddetta "Tomba
(Cerveteri), (Cerveteri), dove si bronzee con ciclo Castellani" di
acquistato nel 1869 vedono cinque troiano (IV sec. Palestrina (730-700
da Augusto guerrieri (da sinistra) a.C.). a.C. ca.).
Castellani. Sul lato in atto di assalirne
di sinistra si un sesto a terra
intravede il (destra).
combattimento
navale tra due
vascelli.

Vaso etrusco con Achille e Aiace Eros in volo che Donna con la
opliti. giocando a un gioco regge una lepre. domestica. Lekythos
da tavolo. Oinochoe Olpe a figure nere attico a fondo
a figure nere (530 (inizio del V secolo bianco.
a.C.). a.C.).

Dal pianerottolo si accede alle sale XIII e XIV.

XIII e XIV - Sale dei fasti moderni

Queste ([Link] sale, dove su tavole marmoree sono


incisi nei Fasti consulares capitolini i nomi dei magistrati civici (senatores) della città dal 1640 al 1870. A partire
dalla successiva sala XV cominciano le gallerie contenenti materiali provenienti dagli scavi di fine ottocento nei
vari Horti suburbani, che venivano edificati intensivamente in quel periodo per ospitare la popolazione della
nuova capitale (raddoppiata nei primi trent'anni dell'unità d'Italia), tra l'Esquilino, il Quirinale e il Viminale.
Testimone e attivo protagonista di questi scavi fu Rodolfo Lanciani, che ne diede ampia documentazione, anche
nella sua qualità di segretario della Commissione archeologica comunale[11].
Sarcofago con
coppia di defunti; il
fregio rappresenta la
caccia al cinghiale
di Calidone, vinto
dall'eroe Meleagro e
dall'eroina Atalanta.
Marmo proconneso,
arte romana.

XV, XVI, XVII e XVIII - Sale degli Horti Lamiani

Sono raccolti qui materiali provenienti da scavi nella zona dell'Esquilino, tra Piazza Vittorio e piazza Dante. Tra
questi, parte di uno splendido pavimento in alabastro e frammenti della decorazione architettonica in opus sectile
di un criptoportico, la Venere Esquilina e il famoso Ritratto di Commodo come Ercole.
Opus sectile da Capitello in opus Cosiddetta Venere Commodo
pavimento in una sectile rosso antico, Esquilina. rappresentato in
galleria degli horti dagli horti Lamiani. apoteosi come
Lamiani. Ercole, una delle
sculture più famose
dagli Horti Lamiani
(Musei Capitolini).

Torso di Tritone o Torso di un secondo Gruppo Torso di Bacco da


Centauro marino da Tritone o Centauro dell'Ephedrismòs da via Foscolo (Musei
via Foscolo marino da via piazza Dante (Musei Capitolini, Sala
(databile al 191- Foscolo (databile al Capitolini, Sala degli Orti Lamiani,
192). 191-192). degli Orti Lamiani, età Antonina).
IV secolo a.C.).
Diadoumeno (copia Statua di fauno con Statua di militare Statua femminile
romana da originale cesto d'uva (da horti romano (I sec a.C.-I con chitone (copia
di Policleto del 420 Lamiani). secolo d.C., da horti da modello del
a.C. ca.; da horti Lamiani). primo ellenismo, da
Lamiani. horti Lamiani).

Statua femminile Testa di Dioniso


con peplo (copia (opera eclettica da
romana ispirata a modelli ellenistici,
muse del primo da horti Lamiani).
ellenismo, da horti
Lamiani).

XIX e XX - Sale degli Horti Tauriani e Vettiani

Busto di Salonina Cratere con scene


Matidia (68-119). bacchiche, da horti
Vettiani.

XXI, XXII e XXIII - Sale degli Horti di Mecenate

Qui sono esposti fra l'altro il Marsia al supplizio e la cosiddetta testa di Amazzone, Rhyton di Pontios (fontana
neoattica dagli Horti Maecenatis.
Fontana neoattica Cariatide Eros o Thanatos
dagli Horti proveniente dagli (Hosti Maecenatis).
Maecenatis. Horti Maecenatis.

Galleria degli horti con al


centro un cratere con scene
bacchiche.

Ercole che combatte Mosaico che


(Hosti Maecenatis). rappresenta Oreste
e Ifigenia (II-III
secolo).

XXIV - Galleria

Qui sono esposti due grandi crateri ornamentali e i ritratti di Adriano, Vibia Sabina e Matidia provenienti dagli
Horti Tauriani.

XXV - Esedra di Marco Aurelio

Questa esedra è stata ricavata dall'architetto Carlo


Aymonino sull'area del Giardino romano, dove già
Virgilio Vespignani, nel 1876, aveva collocato un
padiglione dove venivano esposti i migliori reperti emersi
dagli scavi di quel periodo. I due principali pezzi oggi
esposti stabilmente nella grande esedra vetrata sono la
statua equestre di Marco Aurelio originale, messa al
coperto dopo il restauro, l'Ercole in bronzo dorato
proveniente dal Foro Boario, i frammenti della statua
colossale in bronzo di Costantino appartenenti alla
donazione iniziale di Sisto IV (insieme alle Lupa
capitolina). Nel dicembre del 2005 è stata infatti L'"esedra di Marco Aurelio", nuova ala del museo
inaugurata questa nuova ala che con un'aula vetrata inaugurata nel 2005
allarga lo spazio espositivo dei Musei. Il progetto prevede
anche la nuova sistemazione delle fondazioni del tempio
di Giove Capitolino (vedi sotto). L'apertura di questa nuova ala fa parte di un più vasto progetto ("Grande
Campidoglio") di risistemazione ed ampliamento dei musei, che ha visto l'allestimento della Galleria Lapidaria
(chiusa diversi anni prima per lavori di ristrutturazione), l'acquisizione di Palazzo Clementino, ora sede del
Medagliere Capitolino (collezione di numismatica), e la risistemazione del Palazzo Caffarelli. Nelle sale adiacenti
sono sistemate le vetrine della Collezione Castellani, donata al Comune di Roma da Augusto Castellani.

Statua equestre di Sullo sfondo la Parti in bronzo della Statua di Ercole in


Marco Aurelio statua di Ercole. statua colossale in bronzo dorato.
(dettaglio). bronzo di Costantino
I.

Leone che azzanna


un cavallo (età
ellenistica con
restauri di Ruggero
Bascapé del 1594).

XXVI - Area del Tempio di Giove Capitolino

Lo spazio espositivo alla fine del percorso presenta reperti provenienti dai templi arcaici di VI secolo a.C. scavati
a metà del XX secolo nell'area di Sant'Omobono, e un settore che illustra i risultati degli scavi più recenti
effettuati negli strati inferiori di quest'area del colle capitolino, che ne documentano l'occupazione a partire dal X
secolo a.C.
La nuova
sistemazione attorno
alle fondamenta del
Tempio di Giove.

Secondo piano

Pinacoteca capitolina

La Pinacoteca capitolina, proveniente inizialmente dalla collezione della


famiglia dei marchesi Sacchetti e dei principi Pio di Savoia. fa parte del
complesso dei Musei Capitolini, ospitati sul Campidoglio nel Palazzo
dei Conservatori e nel Palazzo Nuovo. Le raccolte capitoline - le
collezioni pubbliche più antiche del mondo - hanno avuto origine nel
lontano 1471, con la donazione, da parte del pontefice Sisto IV della
Rovere, di alcuni bronzi antichi: nel gruppo era compresa la celebre
Lupa, all'epoca ancora senza i gemelli, aggiunti in seguito. Nel 1734
venne fondato il Museo Capitolino, sistemato nelle sale del Palazzo
Sala con la Sepoltura e gloria di
Nuovo. Il merito della creazione della Pinacoteca va diviso tra il
santa Petronilla del Guercino
pontefice Benedetto XIV ed il suo segretario di stato, il cardinale Silvio
Valenti Gonzaga, uno dei principali mecenati e collezionisti della Roma
settecentesca. Nel 1748 furono acquistati oltre 180 dipinti dalla famiglia
Sacchetti, proprietaria di una delle più importanti raccolte romane, la collezione Sacchetti, formata durante il
Seicento per opera di Marcello Sacchetti e di suo fratello, il cardinale Giulio. Nel corso del tempo il patrimonio
della Pinacoteca è notevolmente aumentato grazie all'arrivo di numerosi dipinti, giunti in Campidoglio per
acquisti, lasciti e donazioni. Con la donazione Cini del 1880 entrarono a far parte della raccolta numerosi oggetti
d'arte decorativa, fra i quali una notevole collezione di porcellane. Amministrata, nei primi cento anni di vita,
dalle strutture pontificie del Camerlengato e dei Sacri Palazzi Apostolici, la Pinacoteca Capitolina è posta sotto la
giurisdizione del Comune di Roma dal 1847. La collezione conserva dipinti di Caravaggio, Tiziano, Pieter Paul
Rubens, Annibale Carracci, Guido Reni, Guercino, Mattia Preti, Pietro da Cortona, Domenichino, Giovanni
Lanfranco, Dosso Dossi e Garofalo.

Opere principali

Guercino

Sepoltura e gloria di santa Petronilla, 1623

Michelangelo Merisi da Caravaggio

Buona ventura, 1593-1595


San Giovanni Battista, 1602

Pieter Paul Rubens

Romolo e Remo, 1615-1616

Tiziano

Battesimo di Cristo, 1512 circa

Diego Velázquez

Ritratto d'uomo, 1630

Palazzo Clementino-Caffarelli

Secondo piano
Medagliere Capitolino: la collezione di monete, medaglie e gioielli del Comune, costituita nel
1872 e aperta al pubblico nel 2003.

Il medagliere nasce in seguito a un lascito di Ludovico Stanzani del 1872, e fu costituito in seguito
all'interessamento di Augusto Castellani. Successivamente sono confluiti nella collezione un ampio gruppo di
aurei e solidi romani e bizantini, prevenienti dalla Giampietro collezione Campana e un di denarii repubblicani di
quella di Giulio Bignami. Nel 1942 entra a far parte del Medagliere il tesoro di via Alessandrina, ritrovato
durante le demolizioni per la realizzazione di via dell'Impero, l'attuale via del Fori Romani, nell'abitazione di un
antiquario che li aveva nascosti nella propria casa. Il tesoro era composto da 17 chili d'oro, tra monete e gioielli. Il
medagliere è stato aperto al pubblico nel 2003[12].

Terzo piano
Terrazza e bar

Tabularium
Secondo l'opinione comune, l'edificio sarebbe stato destinato a ospitare gli
archivi pubblici di Stato: gli atti pubblici più importanti dell'antica Roma, dai
decreti del Senato ai trattati di pace. Questi documenti erano incisi su tabulae
bronzee (da qui il nome di tabularium per un qualunque archivio del mondo
romano). Il nome dell'edificio capitolino, tuttavia, deriva da un'iscrizione,
conservata nell'edificio nel Rinascimento, menzionante un archivio: poteva
trattarsi di uno o più ambienti, non necessariamente di un presunto 'archivio di
stato' che occupava l'intero complesso. Tra l'altro gli archivi
dell'amministrazione statale erano sparsi in vari edifici della città.

Attualmente il Tabularium fa parte del complesso dei Musei capitolini e vi si


accede dalla Galleria Lapidaria che collega Palazzo Nuovo a Palazzo dei
Conservatori. Il basamento lungo m 73,60, con mura di blocchi di tufo
dell'Aniene e di peperino, sostiene l'odierno palazzo Senatorio, sede del Galleria interna del
Tabularium.
comune di Roma. In un primo tempo si poteva accedere al Tabularium dal Foro attraverso una scala di 67
gradini, ancora ottimamente conservata, ma al tempo di Domiziano con la costruzione del Tempio di Vespasiano
l'ingresso sul foro fu bloccato.

Galleria lapidaria

Tra le tante iscrizioni vi è quella dell'ex voto alla dea Caelestis per un viaggio felice (III secolo). Il testo
dedicatorio recita: "A Caelestis vittoriosa Iovinus sciolse il suo voto".

Galleria interna sotto Ara dedicata al dio Lastra di marmo con Iscrizione con
Palazzo Senatorio. Sole e agli dei di due coppie di piedi dedica
Palmira. e iscrizione dedicata all'imperatore
alla dea Caelestis. Adriano dai vari
vicomagistri.[13]

Inscrizione funeraria
romana.[14]

Tabularium galleria
Statua colossale di Trabeazione dal Bassorilievo Architrave in marmo
Veiove nella galleria Tempio di marmoreo rinvenuto del I secolo dal Foro
trasversale del Vespasiano. nel 1553 nei pressi romano, Tempio
Tabularium. della Colonna di della Concordia.
Foca,
rappresentante il
cavaliere Marco
Curzio mentre si
getta nella voragine.

Palazzo Nuovo
Il palazzo fu costruito solo nel XVII secolo,
probabilmente in due fasi, sotto la direzione di Girolamo
Rainaldi e poi del figlio Carlo Rainaldi che lo ultimò nel
1663. Tuttavia il progetto, quanto meno del corpo di
facciata, deve essere attribuito a Michelangelo
Buonarroti.[15] Fu costruito di fronte al Palazzo dei
Conservatori (chiudendo la vista della Basilica di Santa
Maria in Aracoeli dalla piazza) di cui riprende fedelmente
la facciata disegnata da Michelangelo con il portico al
piano terra e l'orientamento leggermente obliquo, rispetto
al Palazzo Senatorio, in modo da completare il disegno
simmetrico della piazza caratterizzato da una forma
trapezoidale. Fin dal XIX secolo fu utilizzato a scopo Palazzo Nuovo a Roma.
museale. Le decorazioni interne in legno ed in stucco
dorato sono ancora quelle originali.

Atrio

Lo spazio interno al pianterreno ospita un porticato con statue di grandi dimensioni (come quella di Minerva o di
Faustina maggiore-Cerere), un tempo appartenuti alla Collezione del Belvedere Vaticano ed in seguito donate
alla città di Roma.

Cortile

A metà dell'atrio si apre il cortile, dove è collocata la fontana sormontata dalla statua detta del Marforio, così
appellata a seguito del suo rinvenimento nel Cinquecento, nel Foro di Marte (Martis Forum, nome che gli antichi
attribuivano al Foro di Augusto). Il Marforio fu sistemato nel cortile con un contorno di statue antiche; due
nicchie rettangolari incorniciate in travertino accolsero, dopo vari rimaneggiamenti, le due statue di Satiri che
recano sulla testa un cesto di frutta. Sono due statue speculari raffiguranti il dio Pan, probabilmente utilizzate
come telamoni nella struttura architettonica del teatro di Pompeo, e conservate per un lungo periodo non lontane
dal luogo di ritrovamento, nel cortile del Palazzo della Valle (non a caso sono detti Satiri della Valle). Il
trattamento del marmo e la resa del modellato permettono di datarle alla tarda età ellenistica. Il trattamento del
marmo e la resa del modellato permettono di datarle alla tarda età ellenistica.

Sulla nuova fontana a sfondo del cortile, Clemente XII appose, nel 1734, una lapide commemorativa per
l'inaugurazione del Museo Capitolino, sormontandola con il proprio stemma.

E sempre nel cortile è attualmente esposta una statua colossale di Marte, rinvenuta nel XVI secolo presso il Foro
di Nerva. Identificata fino al Settecento con Pirro, re dell'Epiro, in seguito venne riconosciuta come il dio della
guerra in tenuta militare, sulla cui corazza sono scolpiti due grifi alati ed una medusa. Vi è poi un gruppo
caratterizzato da Polifemo, che trattiene un giovane prigioniero ai suoi piedi.

La statua del lapide Il dio greco della vita Statua colossale di


Marforio, nel cortile commemorativa per nei campi e della Marte, dio della
di Palazzo Nuovo. l'inaugurazione del natura, Pan. guerra.
Museo Capitolino
(1734).

Sala dei monumenti egizi

Durante il pontificato di Clemente XI vennero acquisite una serie di statue rinvenute nell'area della Villa Verospi
Vitelleschi (Horti Sallustiani) che decoravano il padiglione egizio fatto costruire dall'imperatore romano,
Adriano. Si trattava di quattro statue, che vennero collocate nel Palazzo Nuovo. In seguito però (dal 1838), quasi
tutte le sculture egizie vennero trasferite in Vaticano.

Alla Sala dei Monumenti egizi si accede oggi attraverso il cortile; dietro una grande parete a vetri si collocano le
grandi opere in granito. Tra le opere più rappresentative un grande cratere a campana proveniente dalla Villa
Adriana e una serie di animali simbolo delle più importanti divinità egizie: il coccodrillo, due cinocefali, uno
sparviero, una sfinge, uno scarabeo, ecc.
Un cinocefalo Sfinge del faraone Cratere a campana
proveniente dal Amasis della XXVI proveniente dalla
Campo Marzio. dinastia. Villa Adriana.

Stanzette terrene a destra

La denominazione di "stanzette terrene" individua i tre ambienti del piano terreno a destra dell'atrio che
accolgono monumenti epigrafici di notevole interesse; tra tutti è importante menzionare i frammenti di calendari
romani post-cesariani in cui risulta il nuovo anno, che Cesare definì di 365 giorni, oltre ad elenchi di magistrati
detti Fasti Minori, in relazione ai più celebri Fasti consulares, conservati nel Palazzo dei Conservatori.

Nella prima stanza sono raccolti numerosi ritratti di privati romani, tra i quali si segnala quello forse di Germanico
Giulio Cesare, figlio di Druso maggiore, o dello stesso Druso; il cinerario di T. Statilio Apro e Orcivia Anthis; il
Sarcofago con rilievi raffiguranti un episodio della vita di Achille.

Busto di un giovane Busto di un giovane


Tiberio (r. 14-37), Druso maggiore (38-
figliastro e 9 a.C.), figliastro di
successore di Ottaviano Augusto,
Ottaviano Augusto. o forse anche del
figlio Germanico
Giulio Cesare.

Scalone
Frammento di Sarcofago della Sacerdotessa, da Statua femminile.
sarcofago con leone caccia al leone originale del II
e antilope (III secolo) (scalone). secolo a.C., da Villa
nello scalone. Adriana.

Galleria d'immagini

Procedendo dal piano terreno si arriva davanti ad una doppia rampa di scale al
termine della quale ha inizio la Galleria. La lunga Galleria, che percorre
longitudinalmente il primo piano del Museo Capitolino, collega le diverse sale
espositive e si offre al visitatore come una numerosa e variata raccolta di statue,
ritratti, rilievi ed epigrafi disposti dai Conservatori settecenteschi in maniera
casuale, con un occhio rivolto più alla simmetria architettonica e all'effetto
La Galleria ai cui lati si
ornamentale complessivo che a quello storico-artistico e archeologico. allineano sculture di vario tipo,
da busti a statue a sarcofagi.
Sulle pareti, entro riquadri, si trovano inserite epigrafi di ridotte dimensioni, tra
le quali un consistente gruppo proveniente dal colombarium dei liberti e delle
liberte di Livia.

Nella Galleria sono conservate numerose statue come quella di Ercole restaurato come Ercole che uccide l'Idra
(marmo, copia romana di un originale greco del IV secolo a.C., restaurato nel 1635; Provenienza: ubicazione
della chiesa di Santa Agnese in Roma); il frammento di gamba di Ercole in lotta con l'Idra (fortemente rielaborato
nel restauro seicentesco); la statua di un guerriero ferito detta anche discobolo capitolino (di cui il solo torso è
antico, mentre il resto è opera del restauro eseguito tra il 1658 e il 1733 da Pierre-Étienne Monnot; potrebbe
essere una copia del discobolo di Mirone; potrebbe essere stato restaurato sul modello delle statue di Pergamo
conosciute come i "piccoli barbari"); la Statua di Leda con il cigno (rappresentazione della divinità Zeus), il cui
tema è erotico (la statua potrebbe essere una copia romana del gruppo attribuito a Timoteo del IV secolo a.C.);
statua di un Eracle fanciullo che strozza il serpente (150-200 ca., collezione del cardinale Alessandro Albani) che
recentemente si è voluto riconoscere in un giovane Caracalla o anche nel figlio di Marco Aurelio, Marco Annio
Vero Cesare; Eros con l'arco (copia romana da Lisippo, proveniente da Tivoli); Statua di vecchia ubriaca,
scultura in marmo databile al 300-280 a.C. circa e conosciuta da copie romane, tra cui le migliori sono alla
Gliptoteca di Monaco (h 92 cm) e ai Musei Capitolini di Roma.
Statua di Ercole Frammento della La Statua di Leda Un piccolo Ercole
restaurato come gamba di Ercole con il cigno. che strozza un
Ercole che uccide (forse restauro serpente.
l'Idra. scartato nel XVII
secolo).

Statua di guerriero Eros con l'arco Statua di vecchia


ferito o discobolo (copia romana da ubriaca.
capitolino. Lisippo).

Sala delle Colombe

La sala prende il nome dal celebre mosaico pavimentale: il mosaico delle colombe, rinvenuto a Tivoli presso la
Villa di Adriano e che viene attribuito ad un mosaicista greco di nome Soso. Le opere qui contenute
appartenevano per lo più alla collezione del cardinale Alessandro Albani, la cui acquisizione è all'origine del
Museo Capitolino. La disposizione dei ritratti maschili e femminili (tra cui un ritratto dell'imperatore romano,
Traiano; un ritratto maschile di epoca repubblicana), lungo mensole che percorrono l'intero perimetro del muro
della sala, risale ad un progetto di allestimento settecentesco ed è tuttora visibile, seppur con qualche
impercettibile cambiamento. Una disposizione mai alterata è quella delle iscrizioni sepolcrali romane affisse, a
metà del Settecento, nella parte alta delle pareti. All'interno della sala ricordiamo:

La tabula bronzea (III secolo) con cui il Collegio dei Fabri di Sentinum (Sassoferrato, Marche)
assegnava a Coretius Fuscus il titolo onorifico di patrono;
La tabula iliaca (I secolo);
Un'iscrizione bronzea dall'Aventino contenente una dedica a Settimio Severo e alla famiglia
imperiale, posta nel 203 dai vigiles della IV coorte di quella regio;
Il decreto di Gneo Pompeo Strabone (il cosiddetto bronzo di Ascoli), con cui si concessero
particolari privilegi ad alcuni cavalieri spagnoli militanti a favore dei romani nella battaglia di
Ascoli (90-89 a.C.);
Il più antico resto di decreto in bronzo del senato conservato quasi per intero: il Senatoconsulto
riguardante Asclepiade di Clazomene e gli alleati (78 a.C.), dove veniva attribuito il titolo di amici
Populi Romani a tre navarchi greci che avevano combattuto al fianco dei Romani nella guerra
sociale, o forse in quella sillana (83-82 a.C.). Il testo è redatto in latino con una traduzione greca,
rimasta nella parte inferiore della tavola, che ha permesso
l'integrazione dello scritto mutilo.
Oltre al "mosaico delle colombe", nella sala si ammira il
"mosaico delle maschere sceniche".
Collocata nel centro, la statua di bambina con colomba
(marmo, copia romana da un originale ellenistico del II
secolo a.C.), motivo figurativo che trova un possibile
antecedente nei rilievi delle stele funerarie greche del V e IV
secolo a.C..

Il celebre "mosaico delle maschere


sceniche" insieme a numerose
iscrizioni poste sulle pareti, sono
Il celebre "mosaico La Tabula iliaca dei
accompagnate da numerosi busti
delle colombe" che Musei Capitolini. maschili e femminili.
dà il nome alla sala.

Il bronzo di Ascoli. Il "mosaico delle Bambina con Busto di Traiano


maschere colomba. (collezione Albani).
sceniche".

Ritratto maschile Erma di Platone.


tardo repubblicano
(collezione Albani).

Gabinetto di Venere
Questa piccola sala poligonale, simile ad un ninfeo, fa da cornice alla statua detta Venere Capitolina, trovata
durante il pontificato di Clemente X (1670-1676) presso la basilica di San Vitale; secondo Pietro Santi Bartoli la
statua si trovava all'interno di alcuni ambienti antichi insieme ad altre sculture. Papa Benedetto XIV comprò la
statua alla famiglia Stazi nel 1752 e la donò al Museo Capitolino. Dopo varie vicissitudini al termine del trattato
di Tolentino ritornò definitivamente al Museo nel 1816. La Venere possiede delle dimensioni leggermente
maggiori del vero (h. 193 cm) ed è realizzata in un marmo pregiato (probabilmente marmo pario); la fanciulla è
rappresentata uscente dal bagno, mentre in atteggiamento pudico copre il pube e il seno; copia romana da
Prassitele. La scultura, che è ad oggi una delle più note del museo, appare in tutta la sua bellezza all'interno di
questa saletta del XIX sec. che si apre sulla galleria, in un'ambientazione suggestiva ed eterea.

Venere capitolina Venere capitolina Venere capitolina Venere capitolina


(fronte). (lato destro). (lato sinistro). (da dietro).

Sala degli Imperatori

La sala degli imperatori costituisce una delle sale più


antiche del Museo Capitolino. Sin dall'apertura al
pubblico delle aree espositive, nel 1734, i curatori vollero
disporre raccolti in un unico ambiente, i ritratti degli
imperatori romani e dei personaggi della loro cerchia.
L'allestimento attuale è frutto di diverse rielaborazioni
attuate nel corso dell'ultimo secolo. Si tratta di 67 busti-
ritratti, una statua femminile seduta (al centro), 8 rilievi e
un'epigrafe onoraria moderna. I ritratti sono disposti su
due livelli di mensole marmoree, il visitatore può in tal
modo seguire cronologicamente l'evolversi della
ritrattistica romana dall'età repubblicana al Tardo antico.
La statua di Flavia Giulia Elena.
Al centro della sala la statua di Flavia Giulia Elena,
augusta dell'Impero romano, concubina (o forse moglie)
dell'imperatore Costanzo Cloro, oltre che madre dell'imperatore Costantino I. I cattolici la venerano come
sant'Elena imperatrice.

Tra i ritratti più rimarchevoli, quelli di Augusto giovane con corona di foglie di alloro e Augusto adulto del "tipo
Azio", di Nerone, degli imperatori della dinastia dei Flavi (Vespasiano, Tito e Domiziano) o degli imperatori del
II secolo (Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio giovane e adulto, Lucio Vero, Commodo giovinetto e
adulto).

Ben rappresentata anche la dinastia severiana con i ritratti di Settimio Severo, Geta, Caracalla e inoltre quelli di
Elagabalo, Massimino il Trace, Traiano Decio, Marco Aurelio Probo e Diocleziano. La serie si conclude con
Onorio, figlio di Teodosio. Qui di seguito una galleria di ritratti degli imperatori romani per data di regno:
Ritratto di Ottaviano. Busto di Augusto (r. Busto di Nerone (r. Busto di Vespasiano
27 a.C. - 14 d.C.) 54-68). (r. 69-79).
giovane con corona
di foglie di alloro (31
a.C.-14 d.C.).

Busto di Tito (r. 79- Ritratto di Busto di Nerva (r. Ritratto di Traiano (r.
81), dalla collezione Domiziano (r. 81- 96-98). 98-117), collezione
Albani. 96). Albani.

Busto di Antonino Busto di un giovane Busto di Lucio Vero Un giovane Marco


Pio da Lanuvio (r. Lucio Vero (r. 161- (r. 161-169). Aurelio (r. 161-180).
138-161). 169).
Busto di Marco Un giovane Busto di Commodo Ritratto di Settimio
Aurelio in uniforme Commodo (r. 180- (r. 180-192). Severo (r. 193-211).
militare (r. 161-180). 192).

Ritratto di Settimio Busto di un giovane Busto di Caracalla Busto di Macrino


Severo (r. 193-211). Caracalla (r. 211- (r. 211-217). della collezione
217). Albani (r. 217-218)

Busto di Elagabalo Busto di Alessandro Ritratto di Busto di Gordiano I


(r. 218-222). Severo (r. 222-235). Massimino Trace (r. (r. 238).
235-238).
Busto di Marco Ritratto di un Busto di Decio Busto di Ostiliano (r.
Clodio Pupieno giovane Gordiano III Traiano (r. 249-251). 251).
Massimo (r. 238). (r. 238-244).

Busto di Gallieno (r. Busto di Marco Busto di Onorio (r.


253-268). Aurelio Probo (r. 393-423).
276-282). Marmo,
cm 46 (Collezione
Albani), inv.
MC0493.

Non mancano i ritratti femminili, con le loro complesse acconciature, le loro parrucche e i loro riccioli elaborati;
fra i soggetti vi sono la consorte di Augusto Livia Drusilla, quella di Germanico, Agrippina Maggiore, Plotina,
Faustina maggiore e Giulia Domna. Qui di seguito una galleria di alcuni di questi ritratti in ordine cronologico:
Busto di età traianea Plotina (65/70-121), Busto di Faustina Busto di Faustina
e adrianea. moglie di Traiano. maggiore (105-140). minore (125/130-
175).

Busto giovanile di
Annia Aurelia
Galeria Lucilla (150-
182).

Attraverso la serie di ritratti il percorso di visita si snoda in maniera elicoidale in senso orario, partendo dalla
mensola superiore entrando a sinistra, per finire all'estremità della mensola inferiore a destra. Il visitatore
apprezzerà l'evoluzione del gusto artistico nella rappresentazione dei ritratti romani e della moda (acconciature,
barba, etc.).

Sala dei Filosofi

Come nel caso della "Sala degli Imperatori", anche la sala


dei filosofi nacque, al momento della fondazione del
Museo Capitolino, dal desiderio di raccogliere i ritratti, i
busti e le erme, di poeti, filosofi e retori dell'antichità.
Nella sala ne sono raccolti ben 79. Il percorso inizia con il
più celebre poeta dell'antichità, Omero, rappresentato
come un vecchio, con la barba, la chioma fluente e lo
sguardo spento, indice di cecità. Segue Pindaro, altro noto
poeta greco, Pitagora, con il suo turbante in testa, e
Socrate dal naso carnoso simile a quello di un Sileno.
Sono anche presenti i grandi tragediografi ateniesi:
Eschilo, Sofocle e Euripide. La "sala dei filosofi".

Tra i tanti personaggi del mondo greco, sono esposti


anche alcuni ritratti d'epoca romana, tra questi Marco Tullio Cicerone, celebre statista e letterato, rappresentato
poco più che cinquantenne nel pieno delle sue facoltà intellettuali e politiche.
Erma di Omero. Omero da originale Altro busto di Omero Pitagora (570-495
ellenistico del II da originale a.C.).
secolo a.C. ellenistico del II
(collezione Albani). secolo a.C.
(collezione Albani).

Pindaro (518-438 Sofocle (496-406 Socrate (470/469- Demostene (384-


a.C.). a.C.). 399 a.C.), da 322 a.C.).
originale ellenistico
del 350-300 a.C.
(collezione Albani).

Ritratto di Marco Pseudo-Seneca da


Tullio Cicerone originale ellenistico
(106-43 a.C.). del II secolo a.C.
(collezione Albani).

Salone

Il salone di Palazzo Nuovo costituisce sicuramente l'ambiente più monumentale dell'intero complesso museale
capitolino. Merita di essere citato il grande portale che si apre nella parete lunga di comunicazione con la
Galleria, progettato da Filippo Barigioni nella prima metà del Settecento, ad arco, con due Vittorie alate di
pregevole fattura.
Ai lati e al centro della sala, su alti e antichi
basamenti, sono poste alcune delle più belle
sculture della collezione capitolina. Al
centro della sala sono disposte le grandi
statue in bronzo tra cui spiccano le sculture
in marmo bigio morato del Centauro
vecchio e del Centauro giovane (rinvenute
a Villa Adriana e acquistate da papa
Clemente XIII per la collezione Capitolina
nel 1765). Tutt'intorno su un secondo
livello, delle mensole con una serie di busti
(come uno di Traiano, copia del XVI La galleria di Palazzo Nuovo
secolo). Vi sono poi alcune di statue di
imperatori romani come il Marco Aurelio in
abiti militari (databile al 161-180, proveniente dalla collezione Albani), l'Augusto che tiene in mano il mondo
(con corpo copiato dal Diadumeno di Policleto) e l'Adriano-Marte (della collezione Albani).

Nella Galleria sono conservate altre e numerose statue, come: Asclepio (in marmo bigio morato, II secolo da
originale del primo ellenismo; provenienza: collezione Albani); un Apollo dell'Omphalos (da una versione greca
del 470-460 a.C. dello scultore Calamide) della collezione Albani; un Ermes (copia romana in marmo da
Lisippo; provenienza Villa Adriana da Tivoli); una statua di Pothos restaurato come Apollo Citaredo
(Kitharoidos, copia romana da un originale greco di Skopas); Marco Aurelio e Faustina minore (i genitori
dell'imperatore Commodo, rivisitati come Marte e Venere e databili al 187-189 circa); un giovane satiro (II secolo
da originale del tardo ellenismo; collezione Albani); un "cacciatore con lepre" (databile al III secolo, epoca di
Gallieno), rinvenuta nei pressi di Porta Latina (nel 1747); Arpocrate, figlio di Iside e Osiride, rinvenuto nel pecile
di Villa Adriana e donata alla collezione capitolina da papa Benedetto XIV nel 1744; Atena promachos (copia da
prototipo del V secolo a.C. attribuita a Plicleto, collezione Albani); e tante altre ancora.
Copia romana del II Un giovane Ercole. Amazzone Apollo
secolo di Asclepio. capitolina. dell'Omphalos.

Ermes. Pothos-Apollo con Statua loricata di Marco Aurelio e


la cetra. Marco Aurelio. Faustina minore,
genitori
dell'imperatore
Commodo.

Augusto che regge il Adriano-Marte. Giovane satiro. Atena (collezione


mondo. Albani).
Altre statue presenti Altre statue presenti Centauro vecchio. Centauro giovane.
nel Salone, tra nel Salone, tra
queste un queste Augusto che
"cacciatore con regge il mondo
lepre" (al centro) e (sulla sinistra).
Arpocrate (a destra).

Traiano, copia del


XVI secolo.

Sala del Fauno

La sala prende questo nome dalla celebre scultura presente al centro


dell'ambiente dal 1817, il "Fauno Rosso" ritrovato a Tivoli nella villa di
Adriano. La statua del Fauno fu rinvenuta nel 1736 e restaurata da
Clemente Bianchi e Bartolomeo Cavaceppi. Fu acquistata dal museo nel
1746 e divenne molto presto una delle opere più apprezzate dai visitatori
di quel secolo.

Le pareti sono coperte di iscrizioni inserite nel Settecento, divise per


gruppi a seconda del contenuto e con una sezione creata per i bolli di
mattone. Tra i testi epigrafici è importante la Lex de imperio Vespasiani
del I secolo (decreto con il quale si conferisce particolare potere
all'imperatore Vespasiano), sulla parete di destra. Questo prezioso
documento, testimoniato dal Trecento in Campidoglio, è in bronzo e ha
una particolarità tecnica: il testo non è inciso, ma è redatto in fusione. Vi
sono anche busti e statue.

La sala del Fauno rosso.


Lex de imperio Fanciullo con Fanciullo che
Vespasiani. maschera silenica, strozza l'oca (opera
da prototipo del II romana, da originale
secolo a.C. di Boethos di
(collezione Albani). Calcedone del II
secolo a.C.).

Sala del Galata

Questa Sala prende il nome dalla scultura centrale, il Galata Capitolino (opera romana del III secolo copia
dell'originale greco in bronzo del III secolo a.C.), erroneamente ritenuto un gladiatore in atto di cadere sul proprio
scudo, acquistata nel 1734 dal cardinale Ludovico Ludovisi da parte di Alessandro Capponi, presidente del
Museo Capitolino, divenendo forse l'opera più nota delle raccolte, più volte replicata su incisioni e disegni.

Il Galata è circondato da altre copie di notevole qualità: l'Amazzone ferita, la statua di Ermes-Antinoo (acquistata
dal cardinal Albani da papa Clemente XII attorno al 1734; proviene da Villa Adriana), e il Satiro a riposo (da
originale di Prassitele del IV secolo a.C., donata da papa Benedetto XIV ai Musei Capitolini nel 1753), mentre
contro la finestra, il delizioso gruppo rococò di Amore e Psiche simboleggia la tenera unione dell'anima umana
con l'amore divino, secondo un tema risalente alla filosofia platonica che riscosse grande successo nella
produzione artistica fin dal primo ellenismo. Vi sono poi i busti del cesaricida, Marco Giunio Bruto, e del
condottiero macedone Alessandro Magno (marmo, copia romana da un originale ellenistico del III-II sec. a.C.).

L'Amazzone ferita (da originale del V secolo a.C.; provenienza Villa d'Este a Tivoli, all'interno del perimetro di
Villa Adriana), è anche denominata anche "tipo Sosikles", dalla firma apposta su questa replica. Generalmente
attribuita a Policleto (o a Fidia), essa possiede delle dimensioni leggermente maggiori del vero. Il braccio
sollevato è frutto di un restauro, forse in origine brandiva una lancia sulla quale la figura era in appoggio. Il capo
è rivolto a destra, il braccio sinistro invece solleva il panneggio mostrando la ferita. Fu donata da Benedetto XIV
ai Musei Capitolini nel 1753.
Galata morente Amore e Psiche Un Satiro in riposo Amazzone ferita

Flora di età Giunone (copia Iside di età adrianea Statua di un filosofo


imperiale romana da originale cinico
ellenistico;
collezione Albani)

Antinoo Capitolino o Apollo Citaredo Busto di Alessandro Busto di Marco


Antinoo-Ermes Magno Giunio Bruto, il
cesaricida

Centrale Montemartini
Nel 1997, a causa di gravi problemi di infiltrazioni d'acqua e di umidità, la Galleria Lapidaria e diversi settori del
Palazzo dei Conservatori dovettero essere chiusi al pubblico; per permettere i lavori di ristrutturazione centinaia
di sculture furono trasferite in alcuni ambienti dell'ex centrale elettrica Montemartini (situata lungo la Via
Ostiense), in cui fu allestita una mostra. La collezione include 400 statue romane, insieme a epigrafi e mosaici. La
maggior parte dei reperti costituiscono i pezzi di più recente acquisizione, provenendo dagli scavi portati avanti
dopo l'unità d'Italia, in particolare negli antichi horti romani.
Statua di Dioniso, Ricostruzione del
Centrale perirrhanteion.
Montemartini.

Facciata esterna della Centrale Montemartini

La sala macchine; Sala Caldaie; a


sul fondo il frontone terra, il mosaico di
del tempio di Apollo santa Bibiana.
Sosiano.

Statua di giovane Testa di giovane


con corta tunica (Efesto?) con tracce
trovata nel 1874 in di doratura, trovata
via Ariosto (Centrale nel 1879 presso via
Montemartini, copia Ariosto (Centrale
di originale Montemartini, Sala
ellenistico del IV Macchine).
secolo a.C.).

Altre opere
Fuori dall'abituale percorso di visita, si trova la statua loricata di Giulio Cesare, posta nella sala
consiliare del Palazzo Senatorio, detta per questo motivo "Aula Giulio Cesare"
Sarcofago Amendola
Pannelli in opus sectile dalla basilica di Giunio Basso
Tiziano, Battesimo di Cristo

Visitatori
Segue la tabella dei visitatori dei Musei Capitolini negli ultimi anni, secondo quanto riportato nei Dossier Musei
del Touring Club Italiano[2][16] e dalle altre fonti citate in tabella:

anno visitatori totali visitatori paganti % paganti vs totale

2015[1] 455.464 N.d. N.d.

2014[17] 470.823 N.d. N.d.

2013[18] 440.882 N.d. N.d.

2012[19] 483.743 N.d. N.d.

2008[2] 452.232 N.d. N.d.

2007[2] 516.420 N.d. N.d.

2002[16] 360.649 226.771 63%

2001[16] 389.822 248.054 64%

2000[16] 316.877 213.895 68%

1999[16] 76.806 44.529 58%

1998[16] 343.406 169.820 49%

1997[16] 380.122 181.481 48%

Collegamenti
È raggiungibile dalla stazione Colosseo.

Note
1. fonte Federculture, 12º Rapporto Annuale Federculture 2016 - Focus Roma e Lazio. V (PDF), su
[Link], p. 3 e relativa Tabella. URL consultato l'11 dicembre 2016.
2. Touring Club Italiano - Dossier Musei 2009 ([Link]
Archiviato ([Link]
[Link]) il 22 settembre 2012 in WebCite.
3. ^ AA. VV. Roma e dintorni, edito dal T.C.I. nel 1977, pag. 83. ISBN 88-365-0016-1. Sandra Pinto,
in Roma, edito dal gruppo editoriale L'Espresso su licenza del T.C.I. nel 2004, pag. 443. ISBN 88-
365-0016-1. AA. VV. La nuova enciclopedia dell'arte Garzanti, Garzanti editore, 2000, ISBN 88-
11-50439-2, alla voce "museo".
4. ^ Sarcophage des Muses Première moitié du IIe siècle après J.-C., su [Link].
5. ^ Coarelli 2012, p. 385.
6. ^ Samuel Ball Platner (completato e rivisto da Thomas Ashby), A Topographical Dictionary of
Ancient Rome, Ed. Oxford University Press, London 1929, pp. 33-47 ([Link]
u/Thayer/E/Gazetteer/Places/Europe/Italy/Lazio/Roma/Rome/_Texts/PLATOP*/[Link]).
7. ^ [Link], La colonna di Marco Aurelio, Roma, 2008, p.42-44.
8. ^ In verità si ha notizia dell'esistenza di questi Magistrati, pur non conoscendone i nomi, già dal
1223. Cfr. Claudio De Dominicis, Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d'oro delle
famiglie dirigenti (secc. X-XIX) Membri del Senato della Roma pontificia, Roma 2009, p. 15.
9. ^ Flaminio Boulanger fu un ebanista francese molto attivo a Roma nella seconda metà del
Cinquecento. Autore di "studioli" e soffitti, tra cui quello (andato perduto) dell'Oratorio del
Crocifisso, quello di san Silvestro al Quirinale, e quello di San Giovanni in Laterano (con
decorazioni pittoriche di Daniele da Volterra, 1564-66), aveva bottega in via dell'Anima.
10. ^ Sul Museo Artistico Industriale (M.A.I.), dove si formò e lavorò anche Duilio Cambellotti, si veda
la bella scheda ([Link] patrocinata
dall'Assessorato alle politiche culturali.
11. ^ Sull'insediamento, i componenti e i fini della Commissione archeologica comunale si veda in
Domenico Palombi, Rodolfo Lanciani, l'archeologia a Roma tra Ottocento e Novecento, L'Erma di
Bretschneider 2006, p. 56:
"La Giunta Municipale di Roma, nel congresso del giorno 24 maggio 1872, secondo il voto già
espresso dal Consiglio nella seduta del 24 aprile, istituiva una commissione Archeologica, cui
fosse trasmesso l'esercizio dei diritti e dei doveri, che al Comune incombono verso i monumenti
della città e del suo territorio; vi chiamava all'onore di comporla i Sigg. cav. A. Castellani, ing. R.
Lanciani, comm. P. Rosa, comm. G.B. De Rossi, conte V. Vespignani, cav. C.L. Visconti, barone
P.E. Visconti, e marchese F. Nobili Vitelleschi. Il campo aperto all'attività della nuova
Commissione era altrettanto vasto, quanto importante: poiché il Comune, nelle convenzioni
stipulate con le varie società edificatrici de' nuovi quartieri, essendosi riservato ove l'assoluta, ove
la parziale proprietà degli antichi monumenti, ove la semplice sorveglianza delle scoperte,
conveniva provvedere urgentemente al disegno delle icnografie degli edifici; alla loro
conservazione, qualora ne fossero giudicati degni; al trasporto e al collocamento né palazzi
capitolini degli antichi oggetti estratti dalle escavazioni; all'ampliamento dei musei; alla
fondazione di nuove raccolte ceramiche e numismatiche; procurando sempre di conciliare gli
interessi della scienza con quelli della edilità. Fino dalle sue prime tornate la Commissione
determinò di dare alle stampe un Bullettino mensile, affine di render ragione del suo operato,
tanto alla magistratura comunale, che di sì nobile ufficio l'aveva investita, quanto ai concittadini,
ed ai cultori degli studi archeologici, che seguono con viva attenzione i risultati delle nuove
scoperte[...]".
12. ^ Il medagliere nel sito dei Musei ([Link]
iere_capitolino)
13. ^ CIL VI, 31218 ([Link]
sortierung=Belegstelle).
14. ^ AE 1990, 58 ([Link]
erung=Belegstelle).
15. ^ [Link], Il Palazzo Nuovo nella piazza del Campidoglio, 2001
16. Indagine annuale sull'affluenza dei visitatori nei musei italiani di maggior interesse turistico
Edizione aggiornata - Estate 2003 ([Link]
4132f0/1C0374F1800C7DC0C1256E630054F440/$file/visitatori_musei_TCI.pdf) Archiviato (http
s://[Link]/web/20140419015949/[Link]
6b04004132f0/1C0374F1800C7DC0C1256E630054F440/$file/visitatori_musei_TCI.pdf) il 19
aprile 2014 in Internet Archive.
17. ^ fonte ilVelino/AGV NEWS, Roma: crescono del 13% i visitatori dei musei civici capitolini, su Il
[Link]. URL consultato il 9 gennaio 2015..
18. ^ fonte Federculture, 11° RAPPORTO ANNUALE FEDERCULTURE 2015 (DOC), su
[Link]. URL consultato l'11 dicembre 2016..
19. ^ fonte Federculture, 10° RAPPORTO ANNUALE FEDERCULTURE 2014 (PDF), su
[Link]. URL consultato l'11 dicembre 2016..

Bibliografia
[Link]., Musei Capitolini - Guida, Comune di Roma - Zètema - Electa, 2006.
Voci correlate
Catalogo dei dipinti della Pinacoteca capitolina
Collezione Sacchetti
Campidoglio
Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Cordonata
Piazza del Campidoglio
Palazzo dei Conservatori
Palazzo Senatorio
Palazzo Nuovo
Vittoriano
Via del Corso
Piazza Venezia
Chilometro zero (geografia)

Altri progetti
Wikimedia Commons ([Link] contiene immagini o
altri file su Musei capitolini ([Link]
i?uselang=it)

Collegamenti esterni
Sito ufficiale, su [Link].
Sito ufficiale Centrale Montemartini, su [Link].
Sito ufficiale dei Musei in Comune, su [Link].
Visita virtuale dei Musei capitolini con Google cultural Institute, su [Link].
Repository per dati, schede, documenti di testo ed immagini dei Musei Capitolini e
dell'Antiquarium Comunale, su [Link].
VIAF (EN ) 171285001 ([Link] · ISNI (EN ) 0000 0001 2117 0496
([Link] · LCCN (EN ) n79126898 ([Link]
ities/names/n79126898) · GND (DE) 1214261-X ([Link] · BNF
Controllo di autorità
(FR ) cb121420049 ([Link] (data) ([Link]
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