Dario B.
Caruso
Il culo di noi Boomers
Dario B. Caruso
IL CULO DI NOI BOOMERS
Dario B. Caruso
Il culo di noi Boomers
A me
A tutti coloro che hanno vissuto
A tutti coloro che desiderano un mondo migliore
Dario B. Caruso
Il culo di noi Boomers
Nota dell’autore
Questo piccolo racconto è stato pubblicato in cinque puntate sul blog
“Il Flessibile” per [Link] ed è servito a me: non è
sempre così semplice tenere a mente, così ho preferito fissare le
immagini più significative attraverso le parole.
Memoria, memoria, memoria!
Vale sempre la regola che più raccontiamo più ricordiamo.
Nella speranza di essere migliori.
Dario B. Caruso
Il culo di noi Boomers
Introduzione
Riconoscere di aver avuto fortuna è un punto di arrivo.
Noi boomers abbiamo goduto del benessere di un periodo sereno
e della libertà concessaci dai nostri genitori.
Ma è anche un punto di partenza.
Dobbiamo impegnarci per non gettare al vento le nostre
esperienze e per affiancare le nuove generazioni invitandole alla
riscossa, alla rivoluzione gentile e consapevole, a vivere e a non
morire di inedia culturale.
Boomers di tutto il mondo! Uniamoci!
Dario B. Caruso
Il culo di noi Boomers
Mai come in questo scorcio di vita mi sono reso conto di
quanta fortuna abbiamo avuto noi boomers.
Intendiamoci, dei mali di oggi ne siamo corresponsabili;
penso però alle esperienze che abbiamo vissuto, irripetibili per
coloro che sono arrivati dopo.
Ve le racconto, a piccoli bocconi.
Le stelle dello sport
Negli anni Settanta eravamo bambini che giocavano a
calcio in cortile.
Appena il tempo lo consentiva (non c’era autunno o
inverno che tenessero) calzavamo rapidamente le scarpe da
ginnastica e via a dare calci alla palla.
Le partite potevano terminare per due ragioni: nella
migliore delle ipotesi quando la mamma di qualcuno chiamava
dal balcone per farci fare una scorpacciata di pane, burro e
marmellata; nella peggiore quando ci si sbucciava un ginocchio
e a quel punto si assisteva tutti alla medicazione con acqua
ossigenata e lacrime.
Perché lo sport è anche fatica. E dolore.
Ricordo il ribrezzo che provai quella volta in cui un
portiere subì un tiro talmente forte che gli piegò letteralmente la
prima falange del dito mignolo, era proprio a novanta gradi tra
lo stupore e la curiosità dei più.
Gli sportivi illustri erano d’esempio, erano campioni
nella propria disciplina ma anche semplici eroi del quotidiano.
Li vedevamo in qualche servizio al telegiornale o nelle
dirette delle gare ma perlopiù li leggevamo sui giornali.
Dario B. Caruso
Fissavamo i loro caratteri fisici nella nostra memoria
senza i filtri di interviste logorroiche e superflue, semplicemente
studiandone i lineamenti sulla carta.
Pietro Mennea aveva un volto che pareva uscito da un
quadro cubista eppure era bello; quando correva sulla pista
sembrava volare ed era l’emblema di un’Italia che pur piccola
sapeva costruire e farsi riconoscere quale unica.
Sara Simeoni ha rappresentato l’esempio di donna che
supera i propri limiti con la dedizione e il sacrificio senza tradire
l’essere donna.
Quando quel giorno con quelle gambe infinite ruppe la
barriera dei due metri, le nostre madri si innamorarono di lei.
Per noi aspiranti calciatori le figurine Panini erano la
bibbia.
Aprivamo le bustine che i genitori ci centellinavano nella
speranza di trovare l’immagine di Gigi Riva o Roberto
Bettega o magari di Dino Zoff.
Un momento epico fu il passaggio alla figurina adesiva,
era decisamente più pratica anche se ci aveva sottratto il rituale
della colla in barattolo, della paletta e delle mani impiastricciate.
Un altro momento che rappresentava un rito
irrinunciabile era la deposizione del 33 giri sul piatto
dell’impianto stereo, il gesto di un adolescente che rasentava la
sacralità perduta.
Il culo di noi Boomers
Le stelle della musica
Eravamo sacerdoti senza casula dediti all’ascolto di un
fedele al confessionale.
Alzavamo il braccino e appoggiavamo con perizia la
puntina sul vinile rotante, senza grattare, con un piccolo toc.
Dopo alcuni secondi di lieve fruscio, ecco la musica.
Le voci e gli strumenti dei nostri idoli accompagnavano
le ore di studio e i momenti di relax, diventavano colonna
sonora, ci davano forza e ci lasciavano ipotizzare un futuro
ancora più bello del presente.
Edoardo Bennato era un cantastorie, ruvido nel canto e
verace.
Nei suoi testi segnava una distinzione tra buoni e cattivi,
tra giusti e corrotti, tra deboli e forti, e ci diceva con forza da che
parte stare.
Ci diceva che studiare era fondamentale per capire
meglio ma non era sufficiente per essere migliori.
Lucio Dalla era un visionario, la sua estensione vocale
rasentava il miracolo.
Cantava l’amore in tutte le sue forme e interpretava i
nostri sogni.
Mi lasciavo intrigare dalle sue seconde voci, polifonie
nascoste alle orecchie dei più che alle mie risuonavano come una
quinta dimensione.
Un giorno un amico tornò dagli Stati Uniti con il primo
album dei Dire Straits, fu una scoperta.
E nello stesso anno, il magico 1978 (quello del mio
esame di terza media, della scelta liceale e del primo esame al
Dario B. Caruso
Conservatorio “Paganini” di Genova), fu partorito il primo LP
dei Police.
La musica ci gridava con forza che sul pianeta terra c’era
ancora vita.
E sul pianeta terra c’era vita soprattutto il sabato sera.
Eccome se c’era! In particolare quando la febbre del fine
settimana saliva fino a farci scatenare sulle piste delle
discoteche.
Il culo di noi Boomers
Le stelle della disco music
Il rito del sabato era rispettato da tutti; chi cercava di
sfuggirne era perché aveva per le mani – diciamo così – altri
argomenti.
La preparazione era lunga, l’abbigliamento e
l’acconciatura richiedevano energia, calma e sangue freddo (in
quel tempo i capelli c’erano ed erano foltissimi).
Del resto era sempre il 1978, l’anno imputato. Fu proprio
allora che John Travolta riportò in auge la Greasemania, l’uso di
quella brillantina che nella prima metà del secolo aveva
spopolato e che oggi tornava con prepotenza spesso sostituita
efficacemente dal gel per capelli.
Insomma, quando raggiungevamo la compagnia (erano
davvero gli anni delle grandi compagnie, come cantavano gli
883) dovevamo essere pronti per la serata.
La nostra colonna sonora oggi appare lontana nel tempo,
molto più lontana dei quarant’anni che ci separano dai miti al
suono dei quali ballavamo.
Un secolo fa, forse due, si ballava con Gloria Gaynor, i
Bee Gees, gli Imagination, Donna Summer, i Toto, Lionel
Richie, Barry White solo per citare alcune delle vette più elevate
di quel genere musicale.
Vivevamo con le ansie degli adolescenti e dei giovani di
allora ma avevamo una prospettiva chiara.
Gli ultimi anni al liceo, il dilemma tra l’università e il
lavoro, le vacanze estive, la moto o la macchina, la ricerca
dell’amore: di questo si parlava tra le note degli Earth Wind &
Fire e degli Chic, tra i ritmi dei Culture Club e dei Madness.
C’è una cosa che ricordo con particolare nostalgia.
Dario B. Caruso
Tornavo a casa all’una, alle due di notte, mi mettevo a
letto e mi addormentavo con le orecchie ancora attutite dai
volumi esagerati della serata, mi risvegliavo a mezzogiorno di
domenica con i profumi degli arrosti di mia nonna che dalla
cucina invadevano tutta la casa.
Ed era un risveglio che sapeva di buono.
C’era un momento al quale non avrei rinunciato per
niente al mondo.
Oggi fa sorridere o perlomeno risulta demodé ma era
tamarramente ambíto da tutti noi ragazzotti di allora.
Con agitazione travestita da calma operativa, mi
agghindavo per benino, raccoglievo portafoglio e chiavi,
baciavo mia mamma dicendole “Ci vediamo a cena”, lei si
raccomandava urlando “Vai piano!” ma io ero già uscito e
scendevo le scale.
Quel “Vai piano!” era debole ma ben chiaro.
Aprivo la serranda del garage e lei era lì, pronta per
accogliermi a portiere aperte: la mia mitica Fiat Panda 30
bianca.
La prima auto non si scorda mai, è come il primo bacio,
il primo esame, il primo tamponamento. Era un’auto (chi l’ha
conosciuta sa di cosa parlo) di una semplicità commovente.
Se non avessi saputo che l’origine della parola spartano
risaliva all’antica Grecia, avrei potuto credere che fosse nata nel
1980 con la produzione di quella macchina.
Aveva tutto l’essenziale.
Aveva sedili morbidi e spaziosi e un cruscotto semplice
e lineare; aveva un vano portaoggetti anteriore nel quale ci stava
ogni cosa e io ci mettevo ogni cosa: libri, penne, portachiavi,
cartacce di caramelle, involucri di merendine, accendini, lo
Il culo di noi Boomers
zaino della palestra, solo per citare alcune cose; ma soprattutto
aveva un pianale posteriore che invitava ad osare.
E io osai.
Feci installare un’autoradio cromata Roadstar e le due
casse più giganti che il pianale potesse contenere.
Oltretutto la Panda 30, essendo particolarmente vuota,
risuonava come un pianoforte in abete rosso della Val di
Fiemme.
Dario B. Caruso
SV254659
La prima targa non si scorda mai.
Salivo sul mio bolide, mettevo in moto, accendevo
l’impianto hi-fi, inserivo la musicassetta e sfrecciavo, osservante
del traffico ma ignaro del mondo circostante. Ero immerso, con
la mia musica a palla, in un mondo che non esiste più.
Macché cuffiette o auricolari!
Macché files MP3!
Quella era musica!
Con il rischio che il nastro si incagliasse nelle testine del
mangianastri e talvolta anche in maniera irreparabile.
Quella era vita!
Con la prospettiva che esisteva un futuro da costruire e
che quel futuro era nelle tue mani.
Il culo di noi Boomers
L’educazione sessuale
L’educazione sessuale non veniva trattata a scuola,
figurarsi.
Praticavamo ginnastica separatamente, maschi e
femmine: lo spogliatoio comune sarebbe stato compromettente
per noi e per loro.
Perfino le Applicazioni Tecniche (l’attuale Tecnologia)
ci vedevano divisi, noi a costruire piccoli impianti elettrici e loro
ad imparare lavoretti di ricamo, maglia e cucito.
Le prime curiosità ci venivano sollevate dai
fumetti Lanciostory, dalle riviste Novella 2000 della nonna e da
un tipo anziano (credo avesse una quarantina d’anni) che
frequentava il bar sotto casa ed entrando pronunciava sempre
una frase criptica secondo la quale donna nuda mai non suda.
Poi un giorno mio padre, approfittando del fatto che
eravamo soli, mi disse con un velato imbarazzo: “Guarda che al
liceo con le ragazze sarà diverso: stai attento, mi raccomando…”
Pronunciò questa frase senza particolare enfasi ma capii
che si trattava di un avvertimento concordato con mia madre.
Presi atto di ciò e mi recai al liceo.
Il cinema fu l’elemento indispensabile a completare le
nostre curiosità da boomers sull’altro sesso.
Compiuti i quattordici anni, con la compagnia andammo
a vedere il primo film vietato.
Ricordo il titolo: L’allenatrice sexy completato dal
sottotitolo esplicito Se la fa con tutta la squadra e vince il
campionato.
Donne e sport, quale miglior connubio?
Dario B. Caruso
Oggi questa pellicola con buona probabilità sarebbe
trasmessa su Rai Yoyo al mattino intorno alle sette e trenta ma
in quel tempo…
Il culo di noi Boomers
I divi del cinema
Per il resto il cinema ci faceva viaggiare verso mondi
lontani e terre sconosciute, ci faceva immedesimare in eroi
ineguagliabili e ineguagliati.
Così abbiamo imparato il senso di giustizia attraverso i
film western con Gary Cooper, John Wayne e Robert Mitchum.
Abbiamo sognato avventure emozionanti prima
con Sean Connery e poi con Roger Moore nei panni dell’agente
segreto 007.
Abbiamo conosciuto i futuri viaggi spaziali con il primo
episodio di Star Wars.
Abbiamo scoperto il valore della paura con Dario
Argento e la preziosità dell’amicizia e dell’ironia con le pellicole
di Bud Spencer e Terence Hill.
Che gran culo abbiamo avuto, noi boomers!
Dario B. Caruso
Pubblicato dall’autore nel giugno 2025
[Link]