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niti con il nome di Scaglia), che han- di pensiero fondamentalmente diverse. gini.

Questa diversa interpretazione de-


no ottime propriet per le analisi paleo- Da una parte Channell, Tarling, Van- rivava dall'incertezza riguardo all'in-
magnetiche. I primi dati paleomagnetici denBerg e Klootwijk osservarono che dipendenza geologica e dinamica della

La geodinamica del sistema ottenuti in Umbria e pubblicati negli an-


ni 1974 e 1975 influenzarono in modo
determinante i modelli sull'evoluzione
analoghe rotazioni post-cretaciche ve-
nivano riconosciute nel cratone africa-
no, e quindi dedussero che le rotazioni
regione italiana rispetto alle zolle mag-
giori limitrofe. Infatti non era possibile
stabilire in modo definitivo quanta par-

Tirreno-Appennino geodinamica della penisola italiana. In-


fatti gran parte dei paleomagnetisti che
avevano campionato la Scaglia cretacica
umbro-marchigiana si era resa conto che
antiorarie umbro-marchigiane e di al-
tre parti della penisola dimostravano
che l'Italia doveva considerarsi un pro-
montorio della zolla africana. Dall'altra
te delle rotazioni post-cretaciche osser-
vate in Italia fosse solo il riflesso delle
rotazioni africane o europee, che tra l'al-
tro risultano a tutt'oggi non completa-
le rocce calcaree avevano declinazioni Lowrie e Alvarez consideravano l'Italia mente definite. In ogni caso il concetto
L'evoluzione geologica del Mediterraneo centrale magnetiche, in origine allineate in sen-
so meridiano, orientate ovunque verso
come una microzolla che aveva subito
rotazioni antiorarie di 40-60 gradi indi-
della rotazione antioraria, generalizzata
nel tempo da 60 milioni di anni a oggi
e dell'area italiana inquadrata in una visione integrata nord-ovest. Ci significava che le unit
studiate avevano subito grandi rotazioni
pendentemente dalle due zolle maggio-
ri (Europa e Africa) poste ai suoi mar-
ed estesa indiscriminatamente all'inte-
ra penisola italiana, venne accettato da
dei processi geodinamici antiorarie (anche fino a 60 gradi) dopo il
Cretaceo, cio da 60 milioni di anni fa a
oggi. Tenuto conto che allora quasi tutti In questa carta rappresentata in continuit la forma dei fondali marini e delle
i paleomagnetisti consideravano la re- terre emerse nell'area del Mediterraneo centrale. Le aree geologicamente pi re-
di Renato Funiciello, Massimo Mattei, Fabio Speranza e Claudio Faccenna gione umbro-marchigiana autoctona, centi corrispondono alle depressioni del bacino ligure-provenzale e del Mare Tir-
cio solidale con la crosta profonda, i reno. Tali aree sono circondate da catene montuose recenti (come le Alpi) o ancora
dati osservati diedero luogo a due scuole in formazione come gli Appennini o le montagne dell'Atlante e della Sicilia.
lir 'evoluzione geodinamica del Me- differente: accanto alle catene montuo- come un mosaico di frammenti di lito-
. diterraneo centrale costituisce da se, naturale prodotto dei processi di col- sfera (la parte pi esterna e rigida della
1_J diversi decenni l'oggetto di un lisione, il Mediterraneo centrale ha visto Terra) i cui processi di rotazione e di
intenso dibattito scientifico. In questo la nascita e la progressiva evoluzione di traslazione erano la causa dell'apertura
piccolo settore della crosta terrestre il bacini marini di limitate dimensioni, ca- di nuovi bacini oceanici e del corruga-
generale processo di raccorciamento, ratterizzati, come il Tirreno, dalla for- mento delle catene montuose. La for-
provocato dalla collisione del continente mazione di nuova crosta, simile a quella mazione del bacino ligure-provenzale e
africano con quello europeo, stato as- delle grandi strutture oceaniche. del bacino tirrenico furono interpretate
sociato alla formazione di strutture geo- Nei primi anni settanta la struttu- come il risultato della progressiva rota-
logiche di natura ed evoluzione assai ra del Mediterraneo stata interpretata zione antioraria e traslazione di due mi-
crozolle indipendenti: il blocco sardo-
-corso e la penisola italiana. Questi mo-
PIANURA PADANA Faglie da estensione delli evolutivi trovarono il loro fonda-
Fronti di accavallamento mento teorico nei concetti generali del-
la tettonica a zolle, la cui possibilit di
- Faglie trascorrenti applicazione al Mediterraneo centrale P

P Avampaese apulo era confermata dalla presenza di alcuni


elementi classici, quali il piano di sub-
Avampaese europeo duzione sotto l'arco calabro e il vulca-
Crosta oceanica nismo calcoalcalino delle isole Eolie e
della Sardegna.
l
[1]ff
Unit vulcaniche
Su queste basi i pionieri del paleoma-
e magmatiche
gnetismo applicarono in Italia gli stessi
criteri utilizzati con successo sulle gran-
_ di zolle del pianeta. Cos oltre 20 anni
fa, quasi simultaneamente, gruppi di ri-
cercatori provenienti da istituti di ricer-
ca svizzeri (William Lowrie), inglesi
(James Channell e Don Tarling), olan-
y t
n,
n
desi (Jorge VandenBerg e Cris Kloot-
t wijk) e americani (Walter Alvarez) in-
trapresero un'intensa campagna di studi
nell'Appennino Essi campionarono si-
1 1F g"..-1 Vulcano stematicamente le successioni di strati
Vavilov Monte
P _ili
rs calcarei mesozoici (prevalentemente di
et cretacica, compresa tra 100 e 60 mi-
I o
..7" MARE TIRRE12 tr~.1, lioni di anni fa) della regione umbro-
-marchigiana (in gergo geologico defi-
ellaffia
\l" >1/4\)\
La catena appenninica costituisce l'os-
satura della penisola italiana e della Si-
cilia. L'origine del suo andamento ar-
cuato ha rappresentato per molti anni
o 100
(I) (1) 4 un motivo di discussione tra le diverse
chilometri
scuole di geologi e paleomagnetisti.

LE SCIENZE n. 343, marzo 1997 45


44 LE SCIENZE n. 343, marzo 1997
gran parte della comunit scientifica Il fronte del Gran Sasso, di cui
italiana e internazionale e considerato visibile l'imponente piega fronta-
50 MARE ADRIATICO come il motivo geodinamico responsa- le, rappresenta uno degli esempi
bile dell'apertura e dell'evoluzione del pi evidenti di tettonica compres-
chilometri Mar Tirreno. siva nell'Appennino centrale. La
La letteratura scientifica degli ultimi messa in posto di questa struttura
anni ha mostrato che i processi di stata accompagnata da impor-
o deformazione continentale non possono tanti rotazioni antiorarie. Rota-
essere assimilati a interazioni di bloc- zioni orarie sono invece state rico-
chi rigidi, ma che la deformazione al- nosciute nella regione sabina, nel-
l'interno dei continenti complessa e la Marsica e nella parte meridio-
distribuita in spazi molto estesi. Inoltre nale dell'arco umbro-marchigia-
i processi di raccorciamento e di cor- no. Il grafico qui sotto correla la
rugamento delle catene montuose sono declinazione magnetica misurata
nei vari siti e l'orientazione delle
corrispondenti strutture tettoni-
che. La retta di regressione dimo-
L'Appennino settentrionale e il margine stra come, nei primi stadi di evo-
tirrenico tosco-laziale sono due aree dai luzione, la catena appenninica si
caratteri geodinamici estremamente dif- sia sviluppata attraverso strutture
ferenti (in alto). Il margine tirrenico tettoniche ad andamento rettili-
caratterizzato da un elevato flusso di ca- neo, successivamente ruotate.
lore (linee rosse in milliwatt per metro 80 CORNO GRANDE
quadrato) collegato alla presenza di un
.2 60
corpo intrusivo che si estende lungo tut- SUCCESSIONE CARBONATICA
ta l'area della Toscana marittima. Que- 0 40 MESO-CENOZOICA
sta regione ha una sismicit debole e su-
perficiale, legata quasi esclusivamente
MARE TIRRENO
ad attivit vulcanica (croci, quadrati e
N
triangoli rappresentano terremoti con
cc -20
profondit ipocentrali fino a 5, 10 e 20
chilometri). La catena appenninica in- -40
Ck.,9
vece caratterizzata da un flusso di calo-
re basso e da una intensa attivit sismi- g _60
ca con profondit ipocentrali che rag-
11 12 13 giungono anche 80 chilometri (cerchi). -60 -40 -20 0 20 40 60
Nella carta geologica semplificata in DIREZIONI STRUTTURALI
basso sono riportate le principali unit
dell'Appennino centrosettentrionale. I
terreni della successione umbro-marchi- spesso accompagnati da imponenti pro- mento acquisite, fornendo un quadro settore adriatico secondo una geometria
giana e del bacino marsicano definisco- cessi di rotazione che interessano pic- del tutto originale della formazione e estremamente complessa. Tali unit de-
no due importanti strutture arcuate (ar- coli settori di crosta dal comportamento dell'evoluzione del sistema Appenni- rivano dalla deformazione di sequenze
co umbro-marchigiano e arco del Gran tra loro indipendente. Oltre a ci nuo- no-Mare Tirreno e consentendo la co- metamorfiche e sedimentarle origina-
Sasso). In verde scuro sono rappresen- vi dati geologici hanno messo in luce struzione di un modello evolutivo del- riamente appartenenti al bacino della
tate le successioni di piattaforma carbo- che gli eventi deformativi che hanno l'area centro-mediterranea basato su Tetide (l'antico oceano che separava il
natica; in verde chiaro le unit interne causato la formazione della catena ap- modelli analogici in scala. continente africano da quello europeo)
dell'Appennino; in rosso mattone le roc- penninica e l'apertura del Mare Tirreno e al margine continentale africano con
ce ignee affioranti nel margine tirrenico.
I dati paleomagnetici sono stati ottenuti
sono estremamente giovani e in gran
parte ancora attivi. Appare quindi evi-
I NUOVI DATI PALEOMAC;NETICI la sua prosecuzione nell'area adriatica.
La progressiva traslazione del sistema
nelle avanfosse mioceniche (in marrone) dente che l'interpretazione dei vecchi L'analisi paleomagnetica stata con- orogenetico stata costantemente ac-
e plioceniche (in giallo chiaro) della ca- dati paleomagnetici era inadeguata a dotta con le strumentazioni del Centre compagnata dalla nascita di strutture
tena appenninica (rappresentati dalle spiegare i processi geodinamici com- des Faibles Radioactivits di Gif-sur- tettoniche di natura estensionale che si
frecce in nero) e nei bacini estensionafi plessi che hanno agito nel Mediterra- Yvette, del Dipartimento di scienze sono sviluppate al retro dell'orogene.
(giallo scuro) del margine tirrenico to- neo centrale durante gli ultimi 25 mi- geologiche dell'Universit Roma Tre e I processi estensionali sono stati atti-
sco-laziale (rappresentati dalle frecce az- lioni di anni. dell'Istituto nazionale di geofisica, at- vi in Corsica a partire dall'Oligocene
zurre). Le frecce indicano la declinazio- Nel corso degli anni novanta gruppi traverso la raccolta e lo studio di pi di superiore (circa 25 milioni di anni fa) e
ne magnetica e definiscono la rotazione di ricercatori olandesi, francesi e italia- 1400 carote distribuite in circa 140 siti sono progressivamente migrati verso
subita dal campione di sedimento esa- ni hanno concentrato la loro attenzione di campionamento. est fino a raggiungere nel Quaternario
minato. La catena appenninica stata sullo studio di sequenze sedimentarie La parte centro-settentrionale della (meno di 2 milioni di anni fa) l'attuale
oggetto, a partire dal Miocene superiore recenti (pi giovani di 7 milioni di an- penisola italiana caratterizzata dalla crinale dell'Appennino, la cui forte at-
(circa sei milioni di anni fa), di intensi ni), affioranti nella penisola italiana e giustapposizione di diverse province tivit tettonica attuale testimoniata
fenomeni di raccorciamento crostale ac- in Sicilia, con lo scopo di definire i geodinamiche: il margine tirrenico, la dalla presenza di grandi terremoti. Il
compagnati da importanti rotazioni del- processi di rotazione che hanno ac- catena appenninica e l'area adriatica. procedere della tettonica estensionale
le strutture tettoniche. Allo stesso tempo compagnato la deformazione e la co- La catena appenninica costituisce ha, inoltre, causato il progressivo as-
le strutture estensionali che si sono for- struzione della catena appenninica e l'ossatura della penisola italiana (si ve- sottigliamento della crosta appenninica
mate sul margine tirrenico, al retro del- dell'arco calabro. I risultati ottenuti da l'illustrazione a pagina 44). E for- e la nascita del bacino tirrenico a parti-
la catena, si sono sviluppate in un regi- hanno modificato in maniera sostan- mata da una serie di unit struttura- re dal Miocene medio (tra 15 e 20 mi-
me irrotazionale. ziale le conoscenze fino a quel mo- li progressivamente accavallate verso il lioni di anni fa). Tale processo stato


LE SCIENZE n. 343, marzo 1997 47
46 LE SCIENZE n. 343, marzo 1997
Messiniano ( 6,5-5,5 milioni di anni fa) Pliocene inferiore ( 5,5-4,5 milioni di anni fa) Pliocene inferiore-presente (4,5-0 milioni di anni fa)
un'et che permettesse la correlazione
diretta tra le eventuali rotazioni misurate
MARE e i processi di apertura del Mare Tirre- A
ADRIATICO ESTENSIONE LOCALIZZATA ESTENSIONE DELOCALIZZATA
no. Si proceduto quindi al campiona-
mento delle unit argillose di et com-
presa tra 6 e 2 milioni di anni, largamen-
te affioranti sul margine tirrenico tosco-
laziale. Tali unit, appartenenti al cosid-
detto ciclo neoautoctono toscano, so- A
no deposte all'interno dei bacini esten-
sionali formatisi lungo tutto il margine
MARE
tosco-laziale in seguito ai processi di
TIRRENO
collasso e di assottigliamento crostale
che hanno causato la formazione del ba-
Depositi post-orogeni del margine tirrenico I risultati ottenuti in questa regione Bacino tirrenico-meridionale
Le illustrazioni rappresentano sche- cino tirrenico. I risultati ottenuti sono
Falda del Cervarola e falda toscana maticamente l'evoluzione dell'Appen- hanno mostrato l'esistenza di importan- stati assolutamente sorprendenti: le unit
MIGRAZIONE NON MIGRAZIONE
Dominio umbro-marchigiano interno nino centro-settentrionale e del mar- ti rotazioni il cui verso e la cui entit del margine tirrenico, contrariamente a DEL MARGINE DEL MARGINE
Dominio umbro-marchigiano esterno gine tirrenico tosco-laziale. La mes- sono direttamente dipendenti dall'o-
la Piattaforma laziale-abruzzese sa in posto delle strutture compressi- rientazione della struttura esaminata. In
ve accompagnata da considerevoli particolare, rotazioni orarie sono sta- Bacino ligure-provenzale
Depositi di avanfossa
rotazioni, alle quali si deve il carat- te riconosciute nell'area sabina, in Mar- L'evoluzione dei bacini estensionali pre-
Fronte esterno della catena appenninica
teristico aspetto arcuato della cate- sica e nel tratto meridionale delle strut- senti nel Mediterraneo centrale forte-
Futuro fronte della catena na. Contemporaneamente il margi- ture umbro-marchigiane, dove gli as- mente condizionata dai caratteri reolo-
ne tirrenico, sottoposto a tettonica e- si delle strutture tettoniche assumono gici della litosfera e dal differente tasso
Accavallamenti Trascorrenti Normali, stensionale, non soggetto ad alcuna un'orientazione pressoch meridiana. di estensione. Nel bacino ligure-proven-
Faglie rotazione. Rotazioni antiorarie sono state misurate zale (A) i processi di estensione hanno C
nella piattaforma laziale-abruzzese, e agito su un'area di avampaese caratte- Bacino tirrenico-settentrionale
nella parte centro-settentrionale dell'ar- rizzata da una crosta di spessore nor- GEOTERMA INIZIALE
accompagnato dallo sviluppo di bacini magnetici provenienti da queste aree. co umbro-marchigiano, dove le struttu- male con bassi valori della geoterma ini-
sedimentari affioranti nella Toscana e Osservando la forma dei fronti ap- re hanno una orientazione prevalente ziale. La geometria del bacino sim-
nel Lazio e da una intensa attivit mag- penninici evidente come il loro anda- nordovest-sudest. metrica e l'estensione localizzata. In ESTENSIONE
matica rappresentata dai numerosi cor- mento sia complesso, con direzioni che Questa stretta correlazione tra l'o- blu scuro rappresentata la crosta o-
pi granitoidi affioranti nell'Arcipelago sono talvolta molto diverse da quella rientazione dell'asse della struttura e la ceanica pi vecchia e in blu chiaro quel-
toscano e nell'entroterra. media regionale e definiscono soven- declinazione magnetica misurata stata la pi recente. Lo stile dell'estensione,
te forme arcuate (si veda l'illustrazione analizzata statisticamente. L'esistenza dato il basso valore della geoterma ini- ROTAZIONE DEL BLOCCO
La diversa evoluzione tettonica subi-
ta dall'Appennino e dal margine tirreni- a pagina 46 in basso). In particolare di una correlazione significativa indi- ziale, indipendente dalla velocit di
co trova una sua evidenza nei differenti nell'Italia centro-settentrionale si nota- cherebbe, infatti, che l'attuale orienta- deformazione. Nel caso dell'arco cala-
caratteri geofisici. Nell'illustrazione a no due archi principali: il primo arco, a zione differente delle strutture dovuta bro (B) e del Tirreno settentrionale (C), -
pagina 46 in alto riportata la distribu- scala pi grande, occupa gran parte del- a rotazioni, cio che le forme arcuate l'estensione ha agito su una crosta pre-
zione della sismicit e del flusso di ca- l'Appennino centro-settentrionale: ini- non sono originarie. La mancanza di cedentemente ispessita, quindi con ele-
CROSTA OCEANICA
lore nella parte settentrionale della pe- zia in Sabina, pochi chilometri a nord- una correlazione, al contrario, testimo- vati valori della geoterma iniziale, e si SUBDUZIONE
nisola. La distribuzione degli epicentri est di Roma, prosegue lungo il settore nierebbe che non esiste alcuna relazio- propaga in una vasta area (estensione A DI LITOSFERA OCEANICA

dei terremoti mostra una concentrazio- appenninico umbro-marchigiano e ter- ne tra rotazioni misurate e asse del- delocalizzata). Il verde scuro rappresen-
ne degli eventi sismici nell'area del cri- mina in Romagna. Nella parte meri- le strutture e che la forma arcuata non ta la crosta continentale assottigliata dai
nale appenninico e nel settore adriati- dionale dell'arco, a direttrice prevalen- dovuta a rotazioni differenziali. Nel processi estensionali, che diventano pi ESTENSIONE
co della catena. Tali eventi sono legati temente meridiana, le strutture sabine grafico a pagina 47 viene mostrato il ri- giovani verso est (in verde chiaro). In ROTAZIONE DEL BLOCCO
principalmente all'attivit di faglie e- si accavallano sulle successioni car- sultato di tale correlazione, che mostra questo caso un elemento di notevole im-
stensionali, e in misura minore ai pro- bonatiche appartenenti alla piattafor- come l'orientazione attuale delle strut- portanza dato dalla maggiore velocit
cessi di sottoscorrimento della litosfera ma carbonatica laziale-abruzzese. Que- ture dipenda esclusivamente dall'entit di estensione nel Tirreno meridionale,
adriatica al di sotto della catena. Questa sto complesso sistema di accavallamen- e dal verso delle rotazioni che esse han- dove si ha formazione di crosta oceanica
mei
intensa attivit sismica non prosegue ti, noto in letteratura come linea Ole- no subito. e si assiste al progressivo allontanamen-
nella regione tirrenica, la quale con- vano-Antrodoco, rappresenta un impor- Il riconoscimento di rotazioni diffe- to del margine calabro. Nelle sezioni CROSTA OCEANICA
traddistinta dalla presenza di un elevato tante limite strutturale. A ovest di tale renti nelle diverse strutture dell'Appen- schematiche in basso, si noti che nel ba- SUBDUZIONE
flusso di calore, con valori che raggiun- linea le strutture tettoniche hanno un nino poneva in maniera chiara la neces- cino ligure-provenzale (A) e nel Tirreno DI LITOSFERA OCEANICA
gono i 200 milliwatt per metro quadrato andamento meridiano, mentre a est esse sit di riconsiderare le vecchie interpre- meridionale (B) l'elevata velocit di e-
(il flusso di calore medio sulla superfi- assumono un andamento nordovest- tazioni della rotazione antioraria com- stensione causa l'allontanamento, la ro-
cie all'incirca di 60 milliwatt per me- -sudest, tipicamente appenninico. Un plessiva della penisola e della conse- tazione e la separazione di due blocchi
tro quadrato). analogo progressivo cambiamento de- guente apertura del Mare Tirreno. Per continentali precedentemente attigui (in
Gli studi paleomagnetici condotti dal gli assi strutturali avviene nella regione cercare di affrontare direttamente questo marrone scuro). Nel caso del Tirreno ESTENSIONE
ROTAZIONE CONFINATA
nostro gruppo di ricerca nella penisola marsicana, nel bordo orientale della problema si messa in atto una nuova settentrionale (C) l'estensione procede Al FRONTI DI ACCAVALLAMENTO
italiana sono stati progettati tenendo piattaforma carbonatica, dove le strut- campagna di campionamento paleoma- invece senza deriva del margine e i feno-
conto dell'estrema complessit struttu- ture tettoniche assumono nuovamente gnetico. I siti campionati dovevano cor- meni di rotazione sono confinati ai fron-
rale dell'area e dei differenti caratteri un andamento meridiano. Il bordo set- rispondere a due criteri fondamentali: ti di accavallamento che definiscono il %
geologici e geofisici sopra descritti. La tentrionale della piattaforma laziale- non dovevano essere stati coinvolti nel- margine in compressione della catena.
natura variegata dei processi tettonici -abruzzese costituito dal fronte arcua- l'attivit tettonica compressiva, che ave- Le frecce verdi indicano la persistenza CROSTA CONTINENTALE SUBDUZIONE
agenti nell'Appennino e nel margine to del Gran Sasso, a convessit nord- va sicuramente dato luogo a rotazioni dei processi estensionali in un'area ri- ASSOTTIGLIATA DI LITOSFERA TRANSIZIONALE
C Alefr O CONTINENTALE
tirrenico conferisce infatti un significa- orientale (si veda l'illustrazione a pagi- importanti ma di estensione locale; do- stretta (A) oppure la loro migrazione
to geodinamico diverso ai dati paleo- na 47 a destra). vevano avere una posizione strutturale e nel tempo (B, C).

48 LE SCIENZE n. 343, marzo 1997 LE SCIENZE n. 343, marzo 1997 49


La modellazione analogica dei processi t9P,Co> t o
tettonici dell'area mediterranea si ri-
velata un potente mezzo di indagine. La
figura si riferisce a un modello della du-
rata di 24 ore che mostra la progressiva
deformazione della litosfera per la con-
temporanea attivit dei meccanismi di
collisione, collasso gravitazionale e sub-
duzione. A sinistra si vede uno schema
tettonico semplificato della penisola ita-
liana. Nei riquadri 1, 2,3 sono mostrati
i tre stadi evolutivi dell'esperimento (O, o-,
Il e 23 h). La zolla azzurra, pi densa,
o
simula il comportamento della litosfera o
oceanica, mentre la zolla grigia simula r O/
quello di una litosfera continentale.
Tirreno
visibile il progressivo arretramento del
limite tra le due zolle, con la scomparsa
della zolla pi densa. Le aree in arancio-
ne rappresentano settori dove i processi
estensionali hanno portato in superficie
ahssale -r
le parti profonde della crosta continen-
tale. Si noti come, analogamente a ci
che avviene nel Mediterraneo centrale, i
bacini estensionali si orientano paralle-
lamente al movimento di convergenza
dell'Africa, qui indicato dal pistone. Nel
complesso la geometria ottenuta nel mo-
dello confrontabile con quella reale.

quanto era stato fino ad allora postulato ciamento la progressiva attivazione dei zia da quelli del bacino ligure-proven- restare localizzato al centro del ba- blocco calabro-peloritano, lasciando al- tirrenico settentrionale. Il bacino tirre-
nella letteratura geologica, non avevano fronti compressivi veniva accompagnata zale e del Tirreno meridionale (si veda cino: in quest'area, infatti, i bacini le proprie spalle lo spazio necessa- nico meridionale ha invece uno stile
subito alcuna importante rotazione a da importanti rotazioni di segno ed en- l'illustrazione a pagina 49). L'apertu- estensionali pi antichi, di et compre- rio alla progressiva apertura dei bacini ibrido, in quanto la deformazione de-
partire dal Messiniano (circa 6 milioni tit differenti nei diversi settori della ca- ra del bacino ligure-provenzale, a dif- sa tra 35 e 20 milioni di anni, sono po- oceanici del Vavilov (circa 4-2,5 milio- localizzata, ma la sua formazione av-
di anni fa). tena. Nello stesso tempo il fronte pi ferenza di quanto avvenuto nel Tirreno sizionati lungo gli stretti bordi del ba- ni di anni fa) e del Marsili (circa 2-0,2 venuta mediante la migrazione e l'ar-
Questi risultati modificano conside- esterno della catena migrava e deforma- settentrionale, stata infatti accompa- cino, mentre i processi di estensione milioni di anni fa). La migrazione del- cuatura del proprio margine rappresen-
revolmente il quadro evolutivo propo- va nuovi settori della crosta adriatica, gnata da imponenti fenomeni di trasla- pi giovani sono ubicati al centro del l'arco stata accompagnata da rotazio- tato dal blocco calabro.
sto per i processi di apertura del Ma- sempre secondo una orientazione rispet- zione e di rotazione del suo margine bacino, dove, durante il Miocene infe- ni cospicue, avvenute durante il moto Simulazioni sperimentali e numeri-
re Tirreno, suggerendo un modello del to al nord di circa 320 gradi. Le diffe- orientale, costituito dal blocco sardo- riore (cio circa 20-16 milioni di anni di deriva, che interessano l'intero setto- che, basate principalmente su studi del
tutto originale per l'evoluzione del si- renti rotazioni hanno definito le attuali -corso. Allo stesso modo la progressi- fa), si formata nuova crosta oceani- re calabro. Dal punto di vista dei pro- comportamento dei materiali a diverse
stema Tirreno-Appennino centro-setten- geometrie arcuate della catena e sono va apertura del bacino tirrenico meri- ca. Nel Tirreno settentrionale, al con- cessi rotazionali, quindi, il bacino tirre- pressioni e temperature, hanno recente-
trionale. Nell'illustrazione a pagina 48 state accompagnate e incrementate dal- dionale stata accompagnata dalla trario, l'attivit tettonica estensionale nico meridionale mostra caratteristiche mente messo in luce che lo sviluppo di
vengono rappresentati i diversi momen- l'attivazione di importanti faglie trascor- contemporanea migrazione dell'arco estremamente delocalizzata, ovve- simili a quanto descritto per il bacino questi due differenti stili estensionali
ti evolutivi che hanno dato luogo alla renti riconosciute sia nell'area sabina calabro-peloritano. Recenti ricerche ro si manifestata mediante strutture localizzato ligure-provenzale. Tutta- (localizzazione con migrazione e rota-
progressiva arcuatura della catena e al sia nella piattaforma laziale-abruzzese. paleomagnetiche hanno dimostrato che tettoniche e bacini sedimentari che so- via il processo di migrazione e allonta- zione dei margini e delocalizzazione
contemporaneo processo di estensione Questo complicato andamento delle ro- la progressiva arcuatura dell'arco cala- no distribuiti in una vasta area. L'atti- namento del margine avvenuto, ana- senza rotazione n migrazioni dei mar-
e di assottigliamento crostale del mar- tazioni non in alcun modo direttamen- bro legata a importanti rotazioni ora- vit estensionale migrata, a partire logamente a quanto osservato nel Tirre- gini) da mettere in relazione con il
gine tirrenico. te legato ai processi di estensione e as- rie e antiorarie fino, a 25 gradi di am- dall'Oligocene (circa 25 milioni di an- no settentrionale, attraverso una delo- comportamento reologico della lito-
I dati ottenuti in Italia centro-setten- sottigliamento crostale che hanno dato piezza, avvenute successivamente al ni fa), dalla Corsica, attraverso la To- calizzazione delle strutture tettoniche, sfera, ovvero funzione della sua ri-
trionale mettono in luce che, almeno da luogo allo sviluppo del bacino tirrenico. Pleistocene inferiore (meno di un mi- scana marittima, sino in Umbria, dove accompagnata dalla migrazione spazio- sposta nei confronti del campo di pres-
circa 6 milioni di anni fa, il fronte ester- Infatti mentre il fronte della catena si ac- lione di anni fa). Tali rotazioni, a diffe- sono ubicate le strutture tettoniche at- -temporale dell'attivit vulcanica dal sioni agenti. noto che la resistenza
no della catena si deformava lungo un cavallava e progressivamente ruotava fi- renza di quanto visto in Appennino tive ai nostri giorni. margine sardo all'arco delle Isole Eo- della litosfera diretta funzione della
azimut di 320 gradi, direzione secondo no a portarsi nella configurazione attua- settentrionale, non sono di esclusiva L'evoluzione del Tirreno meridiona- lie. In questo processo si assiste alla sua storia geologica. Infatti una litosfe-
la quale si allunga la penisola italiana. le, i bacini sedimentari posti sul margine pertinenza delle strutture compressive le mostra un carattere ibrido rispetto a completa rottura della crosta continen- ra con una crosta (la sua parte pi su-
L'avanzamento della catena appenninica tirrenico non erano soggetti ad alcuna della parte ionica dell'arco, ma sono questi due stili estensionali. In quest'a- tale e alla formazione di nuova cro- perficiale) ispessita per una orogenesi
verso l'Adriatico avveniva, in una prima rotazione pur in presenza di una intensa state misurate anche sul bordo tirreni- rea i bacini sedimentari posti subito a sta oceanica solamente in aree ristrette recente, sar pi debole di una litosfera
fase, tramite la formazione di strutture tettonica estensionale. co, interessato esclusivamente da pro- ovest dell'arco calabro (bacino di Gioia (bacini del Vavilov e del Marsili). Sulla con crosta normale, tipica delle aree
rettilinee. Di fronte all'unit pi avanza- cessi estensionali. e bacino di Paola) hanno un'et simi- base di queste considerazioni possibi- che sono stabili da centinaia di milio-
ta (e pi recente) del sistema, una fossa, L'EVOLUZIONE Queste differenze nei processi di ro- le (circa 8 milioni di anni) ai bacini che le definire due stili estensionali diffe- ni di anni (cratoni) come, per esempio,
allungata anch'essa secondo un azimut DEI BACINI ESTENSIONALI tazione trovano riscontro nei caratte- si trovano subito a est del massiccio renti: il primo, caratterizzato da un pro- quella africana. Infatti, durante i pro-
di 320 gradi, accoglieva i sedimenti de- NEL MEDITERRANEO CENTRALE ri geologici e nell'evoluzione tettonica sardo, definendo quindi una simmetria cesso tettonico localizzato, con rotazio- cessi di collisione il materiale crostale
tritici che erano prodotti dallo smantella- dei diversi bacini estensionali del Me- nella geometria del bacino tirrenico ni del bordo del bacino, osservabile freddo viene portato in profondit; do-
mento e dal rapido accumulo sottomari- Dal punto di vista geodinamico que- diterraneo centrale, rappresentati sche- meridionale. La loro attuale posizione nel bacino ligure-provenzale, mentre il po qualche milione di anni i processi
no di rocce della catena alpina, gi allo- sto andamento dei processi rotaziona- maticamente nell'illustrazione a pagi- legata al fatto che, successivamente alla secondo stile caratterizzato da un pro- di riequilibrio termico ne provocano
ra completamente emersa. li caratterizza i meccanismi di apertura na 49. Nel bacino ligure-provenzale loro formazione, essi sono stati traspor- cesso delocalizzato, senza rotazione del il riscaldamento causandone l'indeboli-
Con l'avanzare dei processi di raccor- del Tirreno settentrionale e li differen- l'asse dell'attivit estensionale tende a tati verso sud-est insieme con l'intero margine, ed osservabile nel bacino mento. In queste condizioni la crosta

50 LE SCIENZE n. 343, marzo 1997 LE SCIENZE n. 343, marzo 1997 51


la costruzione di modelli analogici, ef- collasso gravitazionale di una crosta
terrestre, se sottoposta a un campo di queste aree di notevole interesse in- profondi, originari del mantello e caratte-
fettuati nei laboratori dell'Universit gravitativamente instabile, sia, infine,
forze tensionali, reagisce assottiglian-
dosi lungo una vasta area (estensione
dustriale sono presenti manifestazioni
geotermiche attive e fossili (acque ter-
rizzati da bassi contenuti in 0-18 e Si02,
e magmi da crosta continentale con alti
de Rennes I e dell'Universit di Roma
Tre. I modelli sperimentali vengono co-
la spinta dell'Africa verso nord attra-
verso l'uso di un pistone.
LE SCI SCIE
delocalizzata). Al contrario una regione mali e depositi di minerali), elevata contenuti in 0-18. Si tratterebbe quindi AMERICAN
struiti in laboratorio a gravit naturale I risultati di questi esperimenti hanno
caratterizzata da una crosta normale, se anomalia di flusso di calore (con valori di due aree vulcaniche distinte, legate a
mediante l'utilizzo di materiali, provati mostrato come la complessa situazio-
sottoposta a un processo estensionale, positivi oscillanti tra 200 e 100 mil- processi di subduzione differenziati sia
fisicamente e in grado di soddisfare le ne tettonica del Mediterraneo centrale
tender a concentrare la deformazio-
ne in un'area ristretta (estensione loca-
liwatt per metro quadrato) e un diffuso
plutonismo originato dalla rifusione
per le diverse caratteristiche della zolla
subdotta sia per la diversa dinamica della
rigorose leggi di scala, che riproducono possa essere riprodotta in scala soltan- d Hotel di Roma
il comportamento della litosfera alle di- to applicando contemporaneamente tut- O aprile
lizzata). Nel mondo esempi classici di (anatessi) di porzioni di crosta. Tali ca- crosta superficiale.
verse profondit. te queste diverse forze. La mancanza
questi due stili di estensione sono rap- ratteri sono assolutamente propri del- La distinzione delle due aree mag-
Per la ricostruzione dell'evoluzione o l'errata quantificazione di uno dei
presentati dalla Basin and Range Pro- l'area tosco-laziale e non si estendono matiche, settentrionale e meridionale, L'Uomo Digitale'
tettonica dell'area del Mediterraneo tre processi porta, infatti, a geometrie
vince (Stati Uniti) o dall'area del Mar nell'area a sud di Roma. ben evidente anche sulla base del-
centrale abbiamo preso in considerazio- deformative distanti dal modello reale. L'evoluzione cultkralt,
Egeo (delocalizzate), e dalla Rift Val- Le manifestazioni vulcaniche della l'arricchimento dei magmi in elementi
ne i diversi modelli proposti in lettera- Nel complesso il modello riproduce
ley africana o dalla fossa tettonica del regione toscana sono caratterizzate dal- litofili di grande dimensione ionica
tura. Il modello pi diffuso quello che l'insieme delle strutture tettoniche del sociale ed econorhica
Reno (localizzate). la produzione di magmi potassici gene- (LILE) e del depauperamento in ele- di fronte
Questa differenza nel profilo reologi- rati in gran prevalenza nella parte su- menti minori quali l'europio e il bario,
descrive il Tirreno come un bacino di Mediterraneo centrale, e in particolare _ all'innovazione._-
retroarco, la cui apertura, cio, la la coesistenza di strutture compressive, tcnologic-a
co iniziale della litosfera pu essere in- perficiale della crosta (5-13 chilome- caratteristici solamente del settore
conseguenza della subduzione passiva estensionali e trascorrenti nello stesso
vocata come la causa dei diversi stili tri); tali magmi sono caratterizzati dai nordoccidentale della provincia vulca-
della litosfera ionica al di sotto della ambito geodinamico. Allo stesso modo
deformativi del bacino tirrenico e del valori pi elevati del mondo dell'isoto- nica tosco-laziale. Tale composizione
bacino ligure-provenzale. I processi di po stabile dell'ossigeno (0-18) e da chimica costituisce una ulteriore testi-
Calabria, la cui prova pi evidente le differenti geometrie e il minore tasso prima videoconferenza
data dalla sismicit profonda dell'ar- di deformazione del Tirreno settentrio-
estensione avvenuti nell'area tirrenica anomali arricchimenti in stronzio radio- monianza indiretta della presenza este-
co calabro, in modo del tutto simile a nale rispetto a quello meridionale sem-
promossa da
hanno infatti interessato una crosta gi genico, che testimoniano un'interazio- sa di un corpo cristallizzato di tipo Le Scienze,,..
quanto osservato nei bacini del Pacifico brano trovare una giustificazione nella
ispessita durante il Cretaceo-Paleogene, ne continua e prolungata tra i magmi granitico al di sotto delle coltri appen-
quando in quest'area si ergeva, con de- subcrostali, ricchi di potassio, e la cro- niniche. La transizione tra queste due
occidentale. Il secondo modello consi- differente velocit di subduzione nei e dedicata
dera l'apertura del bacino tirrenico co- diversi settori della catena (minore nel-
corso circa meridiano, una catena mon- sta continentale, ricca di componenti province sembra essere graduale poi-
me il risultato del collasso estensionale l'area settentrionale rispetto a quella
all4approfond i mento
tuosa simile a quella alpina, i cui lembi sedimentarie calcaree o argillose, in ch alcuni dei magmi dei vulcani tra i dei contenuti
della precedente catena montuosa alpi- meridionale). In natura questo processo
residui affiorano tutt'oggi nell'area ca- grado di modificare la composizione Colli Albani e Roccamonfina hanno
labra, nell'estremit settentrionale della elementare e isotopica dei magmi. Tale un carattere alcalino-potassico simile.
na, sotto l'azione della forza di gravit. sembra riconducibile alla differente na- del Quaderno di aprile,
Il terzo modello prevede l'espulsione tura della litosfera adriatica, di tipo
Corsica e nell'area toscana. Al contra- arricchimento pu prodursi solamente In sintesi, si pu avanzare l'ipotesi che
laterale di materiale crostale verso est, continentale o transizionale, che me-
rio, il processo estensionale che ha por- in regime stazionario di flusso termico i magmi tosco-laziali possano essere .@ti inforztatiche
connessa con la spinta e l'indentazione no densa di quella ionica (di tipo ocea-
tato all'apertura del bacino ligure-pro- elevato e si genera in tempi geologici influenzati dalla presenza di un regime
del blocco rigido africano verso nord. Il nico) e di conseguenza ha meno facili-
venzale iniziato nell'Oligocene (circa precedenti alla messa in posto dei corpi non rotazionale con un elevato flusso
modello analogico proposto, illustrato t a immergersi passivamente nell'aste-
30 milioni di anni fa) su di una crosta intrusivi, da stock magmatici dell'ordi- termico, in cui il processo estensionale
alle pagine 50-51, stato costruito con- nosfera. Questo fattore potrebbe avere
L'iniziativa oltre a-
stabile, non interessata cio da processi ne delle decine di migliaia di chilometri si esplichi senza migrazione e allonta-
siderando il contributo di queste diver- condizionato in maniera determinante i , gli interventi di esperti ed
orogenici alpini. cubi. Recentemente lo studio delle mi- namento del margine. Questo mecca-
se forze. Si sono infatti riprodotti sia i processi di rotazione, lo stile estensio- esponenti del mondo acca-
Il Tirreno settentrionale e meridiona- neralizzazioni, delle inclusioni fluide e nismo infatti il solo che permette la
meccanismi di subduzione di litosfe- nale e le geometrie deformative di su-
le sono invece caratterizzati da un pro- dei fluidi idrotermali in superficie e nel continua alimentazione termica, ne-
ra oceanica, pi densa al di sotto della perficie e, infine, le diverse tipologie demico e del giornalismo,
filo reologico iniziale del tutto com- sottosuolo dei famosi campi geotermici cessaria per lo sviluppo di processi
parabile e quindi il loro diverso stile toscani ha dimostrato come, nell'area magmatici come quelli descritti per
litosfera continentale, sia i processi di magmatiche dell'area. Wun'intervista a Nicholas Ne-
estensionale deve essere legato a qual- di Larderello, il plutone granitico to- l'area tosco-laziale. Al contrario, dal- Fgroponte, collegato in vi-
che altro fattore geodinamico. In questo scano sia in piena attivit da pi di l'area romana verso la Campania i deoconferenza dal MIT. t,
caso, infatti, il ruolo determinante nel- quattro milioni di anni. L'et del corpo processi di estensione provocano lace-
RENATO FUNICIELLO professore ordinario di geologia strutturale presso il
la definizione dello stile estensiona- intrusivo richiede una continua e pro- razioni profonde e i magmi tipici del
Dipartimento di scienze geologiche dell'Universit degli Studi Roma Tre. Fa par- ?Gli spunti pi significativi e-
le pu essere svolto dal diverso tasso lungata sorgente di alimentazione ter- settore risalgono pi velocemente dal
te di numerosi consigli scientifici di istituti di ricerca italiani e stranieri.
di deformazione. L'evoluzione tettoni- mica al di sotto del corpo intrusivo, e mantello, seguiti da prodotti pi conta-
MASSIMO MATTEI ricercatore presso il Dipartimento di scienze geologiche kmersi du<cete l'intervista l sa-
ca del Tirreno meridionale sembra in- ha nello stesso tempo dimostrato come minati dalla crosta superficiale.
fatti caratterizzata da una elevata ve- l'anomalia termica attuale sia rimasta
dell'Universit degli Studi Roma Tre e svolge la sua attivit nel campo della geo- raniegalOcessivamente og-
locit di estensione che, durante il Neo- molto elevata, se non costante, almeno IL MODELLO GEODINAMICO
logia strutturale e del paleomagnetismo.
getto al. rftlessione e dibatti-
FABIO SPERANZA attualmente collabora con l'Istituto nazionale di geofisica e
gene superiore (a partire cio da circa 7 dal Pliocene inferiore a oggi. to tra i relatori e il pubblico
si occupa di paleomagnetismo ed evoluzione geodinamica dell'area centro-mediter-
milioni di anni fa), stata mediamente Questa particolare situazione non L'insieme dei dati relativi alla rico-
ranea. Nel 1995 ha conseguito il dottorato in scienze della Terra presso l'Universit presente in sala.
dell'ordine di diversi centimetri all'an- presente nell'area a sud di Roma, carat- struzione della meccanica del processo
de Paris 6, discutendo i risultati di studi paleomagnetici svolti nell'area adriatica.
no, notevolmente pi elevata che nel terizzata da uno stile estensionale diffe- estensionale e ai caratteri paleomagne-
CLAUDIO FACCENNA, ricercatore presso il Dipartimento di scienze geologi-
Tirreno settentrionale. rente. Lungo il bordo meridionale della tici, paleogeografici e strutturali ha per-
che dell'Universit degli Studi Roma Tre, svolge la sua attivit nel campo della La partecipazione gratug19
penisola, infatti, le condizioni di flusso messo di descrivere con buona ap-
geologia strutturale anche mediante l'utilizzo di modelli analogici in scala. ma strettamente s
L' EVOLUZION E MAGMATICA termico diminuiscono bruscamente (tra prossimazione l'evoluzione geologi-
Gli autori ringraziano Leonardo Sagnotti per il suo contributo alla realizzazione di
DELL'AREA TIRRENICA 50 e 40 milliwatt per metro quadrato) e ca del Mediterraneo centrale durante
questo articolo. ta, per n3itivi rgan
le anomalie geotermiche sono ristret- il Neogene. Questo stadio rappresenta
te ai vulcani attivi del Golfo di Napoli per solo una visione parziale dei com-
vi, alla p
La differenza nei caratteri geofisici e
BUCK R. W., Modes of Continental Lithosphere Extension in Journal of Geophy- parteci
nella meccanica dei processi che hanno e alle aree abissali centro-tirreniche. La plessi processi che hanno agito nel-
sical Research, n. 96, pp. 20161-20178, 1991.
portato all'apertura del bacino tirrenico composizione dei magmi (valori meno l'area, non affrontando in alcun modo
MATTE! M., KISSEL C. e FUNICIELLO R., No Tectonic Rotation of the Tuscan
settentrionale rispetto a quello meridio- elevati dei rapporti isotopici dello stron- il problema della dinamica, ovvero
nale sembra riflettersi in modo evidente zio e dell'ossigeno) testimonia un'origi- della descrizione e quantificazione del-
Tyrrhenian Margin (Italy) since Late Messinian in Journal of Geophysical Re- Per info
search, n. 101, pp. 2835-2845, 1996. gi con
anche nell'evoluzione termica e mag- ne pi profonda e meno contaminata, la- le forze che hanno generato il comples-
FACCENNA C., DAVY P., BRUN J.P., FUNICIELLO R., GIARDINI D., MATTE M. e NALPAS
matologica dell'area. sciando ipotizzare la presenza di corpi so quadro geologico che caratterizza il
T., The Dynamics of Back-Arc Extensions: An Experimen tal Approach lo the Ope-
Lungo il bordo del Tirreno setten- magmatici superficiali di dimensioni pi Mediterraneo centrale.
trionale sono ben conosciute numero- ridotte. In particolare, molti autori sono Il nostro gruppo di ricerca ha cercato
ning of the Tyrrhenian Sea in Geophysical Journal International, n. 126, pp. 781- fax 02/
-795, Blackwell, Oxford (data?).
se aree geotermiche (Larderello, Trava- in accordo nel riconoscere in quest'area di affrontare questo problema da un
le, Monte Amiata, Latera, Cesano). In una miscelazione inusuale tra magmi pi punto di vista sperimentale, attraverso

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