Sei sulla pagina 1di 9

2/2009

Periodico della SIGEA


Società Italiana di Geologia Ambientale
ISSN 1591-5352
Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1 - DCB Roma

Atti del Convegno


Geositi
il patrimonio geologico
tra conservazione e fruizione
Il patrimonio geologico
in Puglia: dall’indifferenza
alla valorizzazione.
Iniziativa legislativa
della Regione Puglia
ANTONIO FIORE VINCENZO IURILLI
PIETRO BLU GIANDONATO GIUSEPPE MASTRONUZZI
ORONZO SIMONE LUISA SABATO
DONATO SOLLITTO
SALVATORE VALLETTA GRUPPO LAVORO GEOSITI SIGEA PUGLIA

GRUPPO LAVORO GEOSITI SIGEA PUGLIA DIPARTIMENTO DI GEOLOGIA


E GEOFISICA, UNIVERSITÀ DI BARI
puglia@sigeaweb.it
g.mastrozz@geo.uniba.it
l.sabato@geo.uniba.it

1. PREMESSA azioni atte a favorire e rendere possibili la Un altro caso-limite è rappresentato dal

L
a recente approvazione da parte fruizione e la valorizzazione. Basti citare il sito di Punta delle Pietre Nere, che è stato
della Giunta Regionale della Puglia caso dei cosiddetti “puli” (esempio di geo- quasi del tutto smantellato per far posto ad
di un disegno di legge sulla “Tute- siti di interesse nazionale) o della cava dei opere antropiche di basso valore sociale
la e valorizzazione del patrimonio dinosauri nei pressi di Altamura (esempio di ed economico, ma di alto impatto paesag-
geologico e speleologico”, già licenziata fa- geosito di interesse internazionale), o anco- gistico.
vorevolmente dalla Commissione consiliare ra delle “gravine” e delle “lame”, che rap- La possibilità di operare in presenza di
competente, crea i presupposti per un’orga- presentano una importante fetta del patrimo- una legge sulla tutela e valorizzazione del
nica individuazione, catalogazione, tutela e nio geologico regionale ma che purtroppo patrimonio geologico, che si spera ormai di
valorizzazione del patrimonio geologico in versano in un tale stato di abbandono che prossima attuazione, dovrebbe scongiurare
una regione come la Puglia che grazie an- rasenta in alcuni casi il degrado. il ripetersi di situazioni simili.
che alla sua variabilità geologica e geomor-
fologica, oltre ad offrire una serie di spunti
per approfondimenti scientifici, culturali e
didattici, rappresenta un’area di indubbia
attrazione turistica.
Infatti, la conoscenza del patrimonio ge-
ologico di una zona, in particolare dei beni
geologici di grande pregio in termini di uni-
cità, bellezza e rappresentatività scientifica,
costituisce uno strumento di fondamentale
importanza per la salvaguardia del bene, per
l’impulso alla ricerca scientifica e alle attività
di educazione ambientale, per le scelte di
pianificazione territoriale, ma anche per la
promozione turistica. Il patrimonio geologi-
co-geomorfologico riveste inoltre particolare
rilevanza all’interno dei parchi e delle riserve
naturali, laddove gli aspetti fisici del territorio,
unitamente ad emergenze di tipo botanico,
faunistico, storico-archeologico, costituisco-
no un grande elemento di pregio, meritevole
di essere tutelato, valorizzato e studiato.
Troppo spesso in Puglia all’individuazio-
ne del bene geologico segue l’assenza di Fig. 1 - Carta geologica schematica della regione Puglia. (da Pieri et al., 1997, mod.)

24 • Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009


2. LE REGIONI GEOLOGICHE si appenninica. Si tratta di un’area che migra arenacee (di prevalente natura carbonatica
DELLA PUGLIA verso l’Avampese e che riceve sedimenti di – Formazione della Daunia o Flysch di Fae-
L’area corrispondente alla regione Puglia natura terrigena dall’area di catena durante to) sia unità argillitiche, localmente bentoni-
ricade nella parte settentrionale (Placca Apu- tutto il Plio-Pleistocene (Casnedi, 1988; Cia- tiche, estremamente scompaginate (Argille
la o Adria) della Placca africana (D’Argenio, ranfi et al., 1979). Tale bacino viene colmato varicolori – Flysch Rosso), queste ultime
1974). La Placca Apula, a partire dal Paleo- da una successione di depositi che supera responsabili della diffusa presenza di frane
zoico (circa 260 milioni di anni fa), ed in parti- i 2.000 m; in particolare, la successione è e/o movimenti gravitativi superficiali che ca-
colare dall’apertura dell’oceano della Neoteti- caratterizzata nella parte depocentrale da ratterizzano la regione dauna.
de, ha assistito ad una serie di fasi tettoniche depositi fini torbiditici, nella parte occiden- È facilmente comprensibile come l’evo-
di notevole importanza ma che la hanno coin- tale da depositi costieri conglomeratico- luzione geologica appena descritta, legata
volta marginalmente fino all’Oligocene, cioé arenacei, e nella parte orientale da depositi alla sovrapposizione ed interferenza di pro-
fino al momento in cui la porzione della placca costieri carbonatici (Valduga, 1973; Ciaranfi cessi tettonici, sedimentari ed erosivi, abbia
in cui è compresa la gran parte del territo- et al., 1979; Pieri et al., 1996; Tropeano & determinato la configurazione attuale dell’in-
rio pugliese ha svolto il ruolo di avampaese Sabato, 2000). A partire da circa 1 milione tero territorio pugliese, giustificandone la
stabile nell’ambito della collisione fra la zolla di anni fa, in Italia meridionale (nelle regioni sua grande variabilità, dovuta alla presenza
africana e quella europea, fenomeno che ha pugliese e lucana) si verifica un drastico mu- di differenti tipi litologici coinvolti in una lun-
dato origine alla formazione delle catene ap- tamento geodinamico per cui l’intero siste- ga e differenziata storia evolutiva che hanno
penninica e dinarica (Ricchetti et al., 1988). ma catena-avanfossa-avampaese si solleva portato allo sviluppo di forme ed ambienti
Sulla base di quanto accennato la regione (Doglioni et al., 1994) e la Fossa bradanica geografico-fisici molto differenti.
pugliese può essere suddivisa in tre grandi si colma (Pieri et al., 1996); il riempimento Di seguito vengono brevemente delineati
elementi geologici: Avampaese apulo (all’in- del bacino determina un conseguente ritiro i caratteri distintivi del Gargano e delle Murge
terno del quale si distinguono il promontorio del mare che procede dalle aree più interne, perchè vi si rinvengono alcuni siti geologici
del Gargano, l’altopiano delle Murge e le Ser- ed attualmente più sollevate (area di Banzi e che la nostra Associazione ha cercato di por-
re Salentine), Fossa bradanica (differenziata Genzano, in Basilicata) fino all’attuale area tare all’attenzione della comunità regionale
in Tavoliere delle Puglie e Fossa Premurgia- del Tavoliere (costa del Fortore e del Gol- quali esempi di notevole importanza nazio-
na) e catena sudappenninica (cui appartiene fo di Manfredonia) e a quella metapontina nale o internazionale ma che purtroppo ver-
l’Appennino Dauno) (Fig. 1). (costa del Golfo di Taranto) che risultano al sano attualmente in stato di abbandono e/o
L’Avampaese apulo si è individuato nel momento le zone di più recente emersione di progressivo ed irreversibile degrado. Di tali
Neogene durante l’orogenesi appenninico- (Mastronuzzi & Sansò, 2002a; Tropeano et siti vengono fornite dettagliate informazioni
dinarica, ed è rappresentato da un’ampia al., 2002; Cilumbriello et al., 2008), e dove nel capitolo successivo. È ovvio che anche le
area ricadente per buona parte nella regione si rinvengono i cosiddetti “depositi marini altre unità geologico-morfologiche della Pu-
pugliese, formata da rocce calcaree meso- terrazzati” del Pleistocene medio e superio- glia (Serre Salentine, Tavoliere delle Puglie,
zoiche spesse alcuni chilometri. Tali rocce re che definiscono il classico paesaggio a Fossa premurgiana e Appennino Dauno) so-
si sono originate dalla cementazione di fan- gradinata sostanzialmente caratterizzante no sedi di emergenze geologiche l.s. che me-
ghi sedimentatisi in ambiente di piattaforma l’intera fascia costiera pugliese (p.es. Vez- ritano altrettanta attenzione; l’Associazione è
carbonatica (Piattaforma Apula, D’Argenio, zani, 1967; Brückner, 1980a; 1980b; 1982; comunque già impegnata nell’individuazione
1974; Ricchetti, 1975; Ciaranfi et al., 1988). Belluomini et al., 2002; Mastronuzzi & San- e nell’analisi dei geositi presenti in tali aree.
Alla fine del Cretaceo la Piattaforma Apula sò, 2003; Ferranti et al., 2006; Zander et al., Il Gargano rappresenta l’alto strutturale
emerge, e subisce una serie di fenomeni 2006, e bibliografia inclusa). più sollevato dell’intero Avampaese Apulo,
distensivi che determinano la formazione di Come detto, la Fossa bradanica durante raggiungendo quote di circa 1.000 metri; il
un’ampia antiforme con asse diretto ONO- la sua evoluzione è migrata verso est in con- Gargano è a sua volta interessato da una
ESE (Ricchetti et al., 1988). Tale antiforme seguenza dei movimenti tettonici che hanno serie di faglie che, oltre ad aver prodotto una
risulta a sua volta interessata da una serie caratterizzato le ultime fasi di costituzione serie di ripiani posti a quote differenti, e col-
di faglie a diversa orientazione (Pieri, 1980), dell’Appennino meridionale. L’Appennino legati da marcate scarpate (fino a circa 200
che determinano lo sviluppo dei principali meridionale è costituito da unità strutturali metri di dislivello), rendono tale promontorio
elementi geografici che caratterizzano la a loro volta rappresentate da rocce sia di un’area ad elevato rischio sismico (si veda
regione Puglia; questi elementi sono ricono- natura magmatica che sedimentaria, molto p.es. Tinti et al., 1995) e di tsunami (si veda
scibili come tre alti strutturali a differente ele- deformate e accostate una all’altra duran- p.es. Gianfreda et al., 2001). Essendo l’alto
vazione (il promontorio del Gargano che rag- te l’orogenesi (Selli, 1962; Ogniben, 1969; strutturale garganico a costituzione carbona-
giunge quote di circa 1.000 metri, l’altopiano Mostardini & Merlini, 1986; D’Argenio et al., tica, e fortemente tettonizzato, è caratteriz-
delle Murge che raggiunge circa i 700 metri, 1973; Patacca & Scandone, 2001). Un seg- zato sia in superficie che in profondità da una
e le Serre Salentine con elevazioni fino a 200 mento della parte più orientale dell’Appenni- serie di forme carsiche, dalle doline (p.es.
metri), ed alcune aree depresse interposte no meridionale ricade nel territorio pugliese, Baboçi et al., 1993; Caldara & Palmentola,
fra gli alti (Graben dell’Ofanto e Soglia Mes- ed è rappresentato dall’Appennino Dauno. Si 1993) (vedi paragrafo 3.2). alle grotte, spes-
sapica-depressione di Brindisi). I sistemi di tratta della porzione di una catena montuosa so sede di rinvenimenti preistorici (es. Grotta
faglia determinano anche, tramite degli am- caratterizzata da una serie di accavallamenti di Paglicci). Inoltre, nella zona settentriona-
pi sistemi a gradinata, la sommersione dello a vergenza adriatica, all’interno dei quali è le, il Gargano è caratterizzato dalla presen-
stesso avampaese sia verso l’Adriatico, ad possibile individuare una serie di unità tetto- za dei laghi costieri di Lesina e Varano, che
Est, che al di sotto dell’Appennino, ad Ovest. niche accavallatesi verso Est dall’Oligocene rappresentano uno dei rari esempi attuali
Quest’ultimo sistema a gradinata corrispon- al Pliocene (Ogniben, 1969; D’Argenio et al., in cui è possibile osservare l’evoluzione di
de al substrato della Fossa bradanica (sensu 1973; Mostardini & Merlini, 1986; Dazzaro et un sistema di laguna-barriera originatisi in
Migliorini, 1937; Ricchetti, 1980; Sella et al., al., 1988; Pescatore et al., 2000; Di Nocera seguito a fenomeni sedimentari, eustatici e
1988; Pieri et al., 1996), un’area depressa, et al., 2006, e bibliografia inclusa). L’Appen- tettonici (Mastronuzzi & Sansò, 2002b; Ric-
allungata in senso appenninico, e in conti- nino Dauno è caratterizzato esclusivamente ci Lucchi et al., 2006). A questa peculiarità
nua subsidenza, che si individua all’inizio del da unità strutturali costituite da rocce sedi- se ne sovrappone un’altra proprio a Marina
Pliocene, durante le ultime fasi dell’orogene- mentarie, nelle quali prevalgono sia unità di Lesina (a Punta delle Pietre Nere), dove

Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009 • 25


un affioramento di magmatiti basiche pale- valorizzazione culturale e/o turistica. A tale in maniera confusa (Nicosia et al., 1999a).
ogeniche associate a calcari e gessi di età proposito basti menzionare la scoperta av- Tra le piste individuate la più lunga è compo-
triassica (Bigazzi et al., 1996), rappresenta venuta dieci anni fa in una cava aperta nei sta da ben 176 impronte ed è stata attribuita
una rara testimonianza (unica nell’area) di calcari cretacei (nei pressi di Altamura) di nu- ad un piccolo adrosauro quadrupede (Dal
magmatismo intraplacca (Marinelli, 1975) merose orme di dinosauro sulla superficie Sasso, 2003). Alcune impronte sembrano
associato a probabile diapirismo. Si tratta di di uno strato messo in luce proprio grazie invece appartenere ad un anchilosauro di
un sito famoso in tutto il mondo per la sua all’approfondimento del piano di cava (vedi taglia media (Dal Sasso, op. cit.); quello de-
unicità, ma purtroppo in forte degrado (vedi paragrafo 3.1). gli anchilosauri è un taxon poco conosciuto
paragrafo 3.3). nel record icnologico. Inoltre Nicosia et al.
Le Murge costituiscono un altopiano 3. LE OCCASIONI PERSE (1999b), in base al riconoscimento di orme
anch’esso di composizione carbonatica, 3.1. La cava dei dinosauri lasciate da un adrosauro lungo circa cinque
allungato in direzione NO-SE; le Murge so- A partire dal 1999 in Puglia si sono veri- metri e pesante circa due tonnellate, hanno
no delimitate a NO e SE da alte scarpate ficati alcuni ritrovamenti di impronte di dino- istituito una nuova icnospecie: Apulosauri-
di faglia (Martinis, 1961; Pieri, 1980), men- sauro; quelli noti al mondo scientifico sono pus federicianus.
tre verso l’Adriatico sono caratterizzate da tre. Le impronte più antiche, attribuite a tero- Il ritrovamento di orme di dinosauro in
una struttura a gradinata formata da ripiani podi di taglia media, sono state rinvenute su Puglia (e nella regione periadriatica in gene-
e piccole scarpate di origine tettonica, che alcuni massi in calcare che costituivano par- rale) ha offerto interessanti spunti di ricerca.
determinano nel complesso la formazione di te di un piccolo molo a Mattinata (FG), pro- Infatti, si riteneva che durante il Cretaceo le
una struttura a “horst” e “graben” digradante babilmente cavati dalla Formazione di San Murge costituissero un insieme di bassifon-
verso Est (Iannone & Pieri, 1982; Tropeano Giovanni Rotondo di età supra-giurassica di e isolette dalla topografia piuttosto arti-
et al., 1997). Il ripiano più elevato (Murge (Conti et al., 2005). Le impronte rinvenute in colata, poco elevate al di sopra del livello
Alte) raggiunge circa 700 metri di quota, ed una cava a Borgo Celano, nei pressi di San del mare, separate dal continente africano
è ricco di forme carsiche, fra cui spiccano i Marco in Lamis (FG) sono datate invece al dalle profonde acque dell’oceano della Teti-
cosiddetti “puli”, nome locale attribuito alle Cretaceo inferiore (Hauteriviano superiore de (modello Bahamas). La lontananza dalla
doline, che possono raggiungere dimensioni - Barremiano), e sono state attribuite a te- terraferma avrebbe inibito gli scambi fauni-
notevoli fino a 600 metri di diametro ed a ropodi, ornitopodi e, dubitativamente, a sau- stici con il super continente di Gondwana. La
100 metri di profondità e di forme residuali ropodi (Gianolla et al., 2000). Il sito relativo presenza di dinosauri ha suggerito agli stu-
come l’alto che ospita il famoso Castel del alle impronte più recenti, ubicato nei pressi diosi che tale ricostruzione paleogeografica
Monte (Sansò & Triggiani, 2001) (vedi para- di Altamura, riguarda una successione del potrebbe non essere verosimile, in quanto
grafo 3.2). Altri elementi molto caratteristici Calcare di Altamura, datata al Santonia- un’associazione faunistica formata da ani-
dell’area murgiana sono le numerose inci- no (Nicosia et al., 1999a; 1990b; Iannone, mali di grossa taglia, siano essi erbivori o
sioni che prendono origine dal sollevamento 2003), e ricca di orme di ornitopodi. È da carnivori, ha bisogno di risorse abbondanti
tettonico subito dall’area nel Pleistocene, e menzionare che nella stessa unità all’inizio e stabili nel tempo (presenza di acqua dolce,
che sono note con i nomi di “lame” e “gravi- degli anni ’90 fu rinvenuto da parte di uno vegetazione, terra per il “pascolo” e per la
ne”. Tali incisioni sono attualmente attraver- degli scriventi uno scheletro di varanoide. caccia). Perciò è stato ipotizzato che tra il
sate da corsi d’acqua effimeri e possiedono, Per quanto riguarda il sito di Altamura, Giurassico ed il Cretaceo ci fosse una con-
a tratti versanti acclivi o subverticali; si ap- come spesso accade, il ritrovamento è av- nessione tra la cosiddetta Piattaforma Apu-
profondiscono in corrispondenza del ciglio venuto per caso, nel 1999, da parte di ricer- la con la terraferma. In particolare, Bosellini
delle principali scarpate, tanto che, nel caso catori dell’Università di Ancona che durante (2002) suggerisce che, tra il Giurassico su-
delle gravine del versante tarantino, pos- una ricognizione dell’area per scopi petroli- periore ed il Cretaceo, la regione pugliese
sono raggiungere anche profondità di circa feri, stavano compiendo dei voli a bordo di fosse parte di un lembo di terra circondato
100 metri, peculiarità che rende tali incisio- un elicottero. In particolare, tali impronte si dall’oceano della Tetide ad oriente, setten-
ni paragonabili a veri e propri canyon. Tali possono osservare nella cava dismessa De trione ed occidente, e collegato (almeno pe-
elementi, che caratterizzano con la propria Lucia, in località Pontrelli, lungo la ex S.S. riodicamente) al continente africano a sud
identità il paesaggio fisico, si distinguono 171 che collega Altamura a Santeramo in (modello Florida). Dal Sasso (2003), invece,
anche per i peculiari caratteri floro-faunistici Colle. Si tratta di un numero elevato di im- suggerisce che la regione adriatica (di cui
e storici (sviluppo di civiltà rupestri). La loro pronte, stimato di circa 30.000, distribuite le Murge ed il Gargano fanno parte) possa
origine è connessa all’incisione per sovraim- su una superficie di strato calcareo che si essere stato un intermittente ponte naturale
posizione da parte delle acque superficiali estende per circa 15.000 m²; una tale quan- che avrebbe favorito lo scambio faunistico
ma anche a fenomeni di sapping generati tità di impronte, concentrata in un unico affio- tra i due supercontinenti di Laurasia (a nord)
lungo le superfici di flusso nel sottosuolo ramento, fa della cava De Lucia uno dei siti e Gondwana (a sud).
(Mastronuzzi & Sansò, 1993; Mastronuzzi a dinosauri più importanti al mondo (Nicosia Attualmente il sito delle orme dei dino-
& Sansò, 2002c). et al., 1999a). sauri di Altamura gode del vincolo paleon-
Non va dimenticato inoltre, che entram- Gli studi effettuati in seguito al ritrova- tologico ai sensi del Decreto Legislativo n.
be le aree (Gargano e Murge) sono ricche mento descrivono la presenza di almeno cin- 490/99. Esso è parte di un’area più vasta
di cave, che pur rappresentando una ferita que tipi di orme di dinosauro (appartenenti (che comprende il sito ipogeo di Lamalunga
paesaggistica ed elementi di discontinuità sia a bipedi che quadrupedi). L’associazione in cui fu ritrovato il pleistocenico “Uomo di
dell’originale profilo topografico (oltre che faunistica sembra dominata da specie erbi- Altamura”), inserita nella tentative list (lista
molto spesso una deleteria “opportunità” di vore di taglia medio-piccola. Le impronte, di proposte) dei siti patrimonio dell’umanità
occultare materiale nocivo e/o pericoloso), larghe da pochi centimetri fino a circa 40 dell’Unesco. L’insieme costituito dalla cava
risultano un utile strumento per studiare le cm e affondate nell’originale fango carbo- De Lucia e dalla grotta di Lamalunga rispon-
successioni carbonatiche dell’avampaese, natico (l’attuale strato calcareo osservabile de a tre dei dieci requisiti necessari affinchè
normalmente non ben esposte e spesso sul piano di cava) per diversi centimetri, so- un’area possa essere considerata patrimo-
discontinue; le stesse, in alcuni casi, si pos- no spesso ben conservate, anche se la loro nio dell’umanità: “essere una testimonianza
sono rivelare fonte di scoperte di notevole densità è tale da rendere difficile la distinzio- unica o eccezionale di una civiltà”, “essere
importanza geologica ed in prospettiva di ne delle singole piste che si sovrappongono espressione di superlativi fenomeni natura-

26 • Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009


li”, “essere un eccezionale esempio della nazionale. Per esempio, il Pulo di Molfetta Dolina Pozzatina
storia del pianeta”. venne descritto nel 1899 in uno dei supple- La Dolina Pozzatina è la maggiore dolina
Nonostante le misure di tutela finora menti mensili della raccolta «Le Cento Città pugliese ed una delle più grandi d’Italia. Si
adottate, il sito però presenta gravi proble- d’Italia» pubblicati dal quotidiano «Il Seco- trova a circa 7 km da Sannicandro Gargani-
matiche relative alla conservazione. Sull’af- lo», a cavallo tra la fine dell’800 e i primi anni co (FG), lungo la strada che collega questa
fioramento è stata rilevata la presenza di del ‘900; altre grandi doline furono inserite cittadina a San Marco in Lamis. Il substrato è
un fitto reticolo di fratture che interrompono in itinerari proposti nella Guida d’Italia del costituito da calcari compatti, criptocristallini,
la continuità della superficie, favorendone Touring Club Italiano (Bertarelli, 1926). con intercalazioni di dolomie brune e calcari
il distacco di ampie porzioni (Fig. 2). Una Il primo autore che probabilmente intuì oolitici deposti tra il Giurassico superiore ed il
tale condizione rende la roccia vulnerabile la natura carsica dei puli fu l’Abate G. M. Cretaceo inferiore in ambiente di retroscoglie-
Giovene, vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX ra (Cremonini et al., 1971). La depressione si
secolo, il quale, secondo la ricostruzione apre a circa 450 m sul livello del mare, su una
storica di Manghisi (2002), ipotizzava il crol- superficie disseminata di doline minori e sol-
lo della volta di una vasta cavità sotterranea cata da un reticolo idrografico relitto le cui aste
come origine del Pulo di Molfetta. Da quel principali scorrono grossomodo parallele ver-
momento in poi la genesi delle grandi doline so i quadranti settentrionali. Le sue dimensioni
pugliesi è stata imputata, a seconda degli sono enormi (circa 600 m di diametro massi-
autori, al crollo della volta di grandi cavità mo, più di 1800 m di perimetro e oltre 100 m
sotterranee (Checchia Rispoli, 1916; Grassi di dislivello tra il suo fondo e la superficie del
et al., 1982), all’azione combinata di disso- pianoro carsico), e sui suoi fianchi si aprono
luzione e crolli (Bissanti, 1966; Colamonico, alcune grotte di modeste dimensioni. Il fondo,
1971), all’azione di processi carsici guidati piatto e ricco di colluvium, è adibito a colture
da ripetute oscillazioni del livello del mare cerealicole ed è accessibile percorrendo un
(Colamonico, 1971; Sauro, 1991; Castiglioni sentiero che si inerpica lungo i ripidi versan-
& Sauro, 2000; Palmentola, 2002). ti su cui cresce una rigogliosa vegetazione.
Tra le più grandi doline pugliesi cinque Questo scenario naturale di rara bellezza in-
sono quelle che spiccano per dimensioni e terrompe un tavolato dalle forme decisamen-
valenza scenica. Una (Dolina Pozzatina) è te meno pronunciate, costituendo dunque un
situata sul promontorio del Gargano, e non centro di attrazione del paesaggio.
viene indicata come “pulo” pur avendone i È anche degno di nota il fatto che, grazie
Fig. 2 - Serie di orme su uno strato calcareo nella cava
De Lucia; sono ben visibili le fratture che stanno dete- caratteri morfologici, mentre le altre quattro si ai caratteri topografici e alla folta vegetazio-
riorando il sito favorendo la disgregazione della super- trovano nell’area settentrionale delle Murge ne, vi trova rifugio una ricca ornitofauna.
ficie. La spaziatura fra le fratture è al massimo di poche (Pulo di Altamura, Pulicchio di Gravina, Gur- La dolina non presenta particolari pro-
decine di centimetri (Foto Archivio Centro Altamurano
Ricerche Speleologiche). go di Andria e Pulo di Molfetta). Purtroppo blemi di conservazione ed è inserita in nu-
queste grandi forme carsiche soffrono dell’in- merosi itinerari naturalistici attuati da asso-
alla degradazione da parte degli agenti at- differenza dei cittadini pugliesi e, talvolta, del- ciazioni che operano sul territorio del Parco
mosferici e di fatto costituisce un ostacolo le autorità locali, nonostante alcune si trovino Nazionale del Gargano e recentemente pro-
allo studio sia delle piste che delle singole in aree sottoposte a tutela (Parco Nazionale posti (p.es. Simone & Fiore, 2004).
impronte; infatti queste dovrebbero essere del Gargano e Parco Nazionale dell’Alta Mur-
consolidate prima di effettuare le operazioni gia). Infatti, non è raro scorgere, sul fondo e Pulo di Altamura
preliminari allo studio vero e proprio (Nico- sui fianchi delle depressioni, cumuli di rifiuti di Questa dolina è raggiungibile da Altamu-
sia et al., 1999a). Infine, dal punto di vista vario genere (rifiuti domestici, lastre di eternit ra percorrendo per circa 6 km la strada che
della fruizione, ben poco è cambiato dal e perfino carcasse di automobili). porta verso Quasano. Il Pulo ha un diametro
momento della scoperta; il sito versa in uno In questa nota si descrivono solo i due massimo di circa 550 m ed una profondità
stato di abbandono, le superfici ad impronte più grandi puli pugliesi: la Dolina Pozzatina di circa 90 m; è situato in una più ampia e
sono mascherate da un sottile strato di pie- e il Pulo di Altamura. blanda depressione endoreica estesa alcuni
trisco su cui comincia a crescere dell’erba,
le impronte non sono protette dagli agenti
atmosferici, l’accesso non è custodito ed è
facile entrare nella cava dai varchi nella rete
di recinzione.

3.2. I puli
Tra le peculiarità del brullo paesaggio
pugliese vi sono alcune doline che, oltre ad
essere poste al di fuori dei più tipici “campi
di doline”, spiccano per le loro grandi dimen-
sioni, costituendo delle spettacolari forme di
carsismo superficiale. Sono anche note con
il termine locale di “pulo” (Colamonico, 1916;
1919). Si tratta dunque di grandi doline che,
oltre alle dimensioni eccezionali, presentano
ripidi versanti modellati negli strati calcarei
e calcareo-dolomitici di età mesozoica. In
passato queste forme sono state citate, sia
pur saltuariamente, dalla stampa divulgativa Fig. 3 - Veduta aerea del Pulo di Altamura. Si noti la recente destinazione a seminativo delle aree circostanti.

Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009 • 27


chilometri quadrati (Fig. 3), adiacente allo sibile trasformazione agraria (da pascolo a m. Nella parte centrale esso è costituito da
spartiacque che divide i versanti adriatico e seminativo) consistente nello spietramento melagabbri alcalini, mentre le porzioni pe-
bradanico-ionico delle Murge. La forma circa meccanico del suolo originale, con deroc- riferiche si caratterizzano per la presenza
quadrangolare del contorno è determinata da ciamento, scarificatura e frangitura in campo di ultramafiti a grana grossa e porfiriti; nel
alcuni versanti rettilinei, a tratti sub-verticali. del substrato calcareo subaffiorante, nonché complesso dunque si tratta ancora di rocce a
In tutta l’area affiorano i calcari micritici dei manufatti in pietra (Giglio et al., 1996; composizione basica. Studi geochimici (Vol-
poveri in macrofossili della Formazione del Moretti et al., 2004; Canora et al., 2008). lmer, 1976; Hawkesworth & Vollmer, 1979)
Calcare di Altamura, localmente di età seno- Tali operazioni, rivelatesi di dubbia suggeriscono una origine per i due corpi
niana (Luperto Sinni, 1976). La dolina si apre opportunità agronomica, non solo hanno ignei da fusi subcrostali indipendenti, gene-
sull’asse di una dolce sinclinale, ed intercet- completamente cancellato gli elementi del rati attraverso diversi gradi di fusione par-
ta, interrompendone la continuità, un antico paesaggio, anche antropico, che facevano ziale del mantello, con una cristallizzazione
reticolo idrografico dalle forme poco incise. da corona al Pulo ma hanno determinato avvenuta ad una profondità di circa 5 km (De
Con forme ben più aspre, approfondendo- un aumento volumetrico del materiale fine Fino et al., 1982; 1983). Le determinazioni
si nelle scarpate a tratti in forra, due solchi (erroneamente ritenuto un suolo) che vie- geocronologiche condotte da Bigazzi et al.
erosivi convergono in essa da nord-est e da ne stagionalmente preso in carico dai corsi (1996) indicano una età di cristallizazione tra
nord-ovest, raccordandosi al fondo. d’acqua effimeri durante i più intensi eventi 58 e 62.2 Ma per entrambi i corpi magmatici,
Sono note e censite nove cavità carsiche meteorici e quindi, attraverso le lame, tra- mentre la risalita sarebbe riferibile a circa 5
a cui è possibile accedere attraverso i ver- sportato e deposto sotto forma di grandi Ma (Bigazzi et al., op. cit.).
santi della dolina. Queste costituiscono un volumi fangosi sia sul fondo della dolina La presenza di un’associazione di rocce
campionario di forme che vanno dal budello che negli inghiottitoi ancora attivi nell’area magmatiche e sedimentarie è stata imputata
interstratale di origine freatica (Grotta del Pu- circostante. da vari autori (Cotecchia & Canitano, 1954;
lo) ai pozzi verticali della Grave del Pulo, con Amendolagine et al., 1964; Martinis & Pie-
accesso nel fondo della lama di nord-est, che 3.3 Punta delle Pietre Nere ri, 1964) ad un meccanismo diapirico, che
raggiungono con alcuni salti una profondità In località Punta delle Pietre Nere (Gar- avrebbe determinato la risalita dei gessi,
di circa 50 metri. La varietà speleogenetica è gano, Puglia settentrionale), nei pressi di insieme a quella delle rocce ignee e carbo-
anche rappresentativa dei peculiari caratteri Lesina, affiora una associazione di rocce natiche per trascinamento. Secondo Bigaz-
evolutivi del carsismo murgiano (Grassi et calcaree nere (Calcari delle Pietre Nere di zi et al. (1996) invece, tale compresenza è
al., 1982), e si riflette nelle diverse possibilità, età Raibliano), evaporitiche (Gessi delle dovuta ad un meccanismo di “spremitura”
e difficoltà, di fruizione degli ambienti sotter- Pietre Nere di età Raibliano) e ignee di co- verso l’alto di rocce calcaree ed evaporitiche
ranei anche a scopo didattico-geologico o più lore scuro (Rocce Ignee delle Pietre Nere in seguito ad una fase tettonica verificatasi
strettamente speleologico. del Terziario superiore), descritta da Boni et nel Plio-Pleistocene e che avrebbe provo-
A ciò si aggiunga che due tra le cavità al. (1969). cato anche la risalita di rocce ignee pale-
minori di interstrato, disposte su più livelli Tali rocce affiorano allo sbocco di un ogeniche.
lungo la ripidissima parete settentrionale, canale artificiale (Canale Acquarotta) che Le evaporiti e i calcari triassici, e i corpi
contengono importanti testimonianze di una collega il Lago di Lesina con il mare. I ges- magmatici paleogenici sono ricoperti da de-
frequentazione umana protrattasi dal Paleo- si, di colore variabile dal bianco al nero, positi quaternari. In particolare si distingue
litico superiore fino all’età del ferro. sono irregolarmente stratificati e possiedo- la famosa scogliera a Cladocora caespitosa
Nel recente passato la grande dolina di no spessori di oltre 10 metri, mentre i cal- ritenuta di età tirreniana da Montcharmont
Altamura versava in grave stato di degra- cari, cui si intercalano marne bituminose, Zei (1954); secondo Mastronuzzi & Sansò
do a causa delle centinaia di pneumatici e si rinvengono lungo la riva sinistra, hanno (2002a) e Antonioli et al. (2009) si trattereb-
decine di carcasse di auto che giacevano giacitura subverticale e sono spessi alcuni be invece di una scogliera di età olocenica
sia sul fondo della depressione che lungo le metri. I calcari si presentano ricchi di lamel- la cui presenza è da mettere in relazione alla
sue pareti. Attualmente, dopo la rimozione libranchi e gasteropodi (Di Stefano, 1895) combinazione del diapirismo puntuale e al
dei rifiuti, avvenuta nel 2006, la dolina ha le cui specie, insieme al contenuto notevole sollevamento tettonico regionale.
riacquistato in parte il suo aspetto originale, di sostanza organica fanno supporre la pre- Per tutti i motivi sopra descritti, l’affio-
tanto che la parete nord del Pulo, data la senza di un ambiente marino poco profon- ramento di Punta delle Pietre Nere, è da
sua pronunciata acclività, viene utilizzata da do, soggetto periodicamente a condizioni di ritenersi peculiare da un punto di vista stra-
rocciatori come palestra all’aperto, mentre asfissia. A contatto con i calcari si osservano tigrafico, litologico e petrografico nel conte-
la campagna circostante, ricca di masserie rocce magmatiche scure, nell’ambito delle sto geologico che caratterizza l’Avampaese
con ampi recinti realizzati in pietra a secco quali vengono distinti due corpi principali. apulo e l’intera area adriatica, e può ritenersi
adibiti a ricovero delle greggi, e localmente Un primo corpo è situato ad Ovest del ca- un sito di valenza internazionale. Purtroppo
noti come “jazzi”, è oggetto di visite da parte nale di Acquarotta ed è costituito da un fi- negli anni ’90 tale affioramento è stato quasi
di gruppi escursionistici. lone strato di spessore pari a circa 10 m, totalmente distrutto a seguito della costru-
Una prerogativa del Pulo di Altamura è orientato NNE. Esso è composto da rocce zione di un porticciolo (Fig. 4), che ha fra l’al-
però ormai irrimediabilmente persa. Infatti ultra-basiche, la cui messa in posto avreb- tro completamente cancellato la presenza di
tutto il territorio circostante, fino a diver- be determinato secondo Amendolagine et un terzo corpo magmatico, lungo la sponda
si anni fa era caratterizzato da un aspro e al. (1964) un metamorfismo di contatto mol- destra del canale, inglobato nei gessi.
brullo peasaggio carsico dove dominava- to blando, confinato in pochi millimetri nei
no i campi carreggiati e la pseudosteppa; calcari supratriassici incassanti. Al contrario, 4. LE OPPORTUNITÀ DELLA
a questi si intercalavano fertili fondi vallivi De Fino et al. (1981) non riconoscono effetti LEGGE REGIONALE “TUTELA
coltivati, muretti e piccoli edifici in muratu- di termometamorfismo, bensì ritengono che E VALORIZZAZIONE DEL
ra a secco, mostrando un felice connubio il contatto tra i calcari e le rocce ignee sia PATRIMONIO GEOLOGICO E
di geodiversità e biodiversità combinati con di tipo tettonico. L’altro corpo affiora sul lato SPELEOLOGICO”
una millenaria presenza umana integrata orientale della foce, possiede un andamento Il disegno di legge “Tutela e valorizzazio-
con un ambiente tutt’altro che facile da vive- irregolare ed ha una maggiore estensione, ne del patrimonio geologico e speleologico”,
re. Questo ambiente ha subito una irrever- con uno spessore complessivo di circa 20 approvato favorevolmente dalla quinta Com-

28 • Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009


missione consiliare della Regione Puglia il 5 geodiversità regionale e del patrimonio geo- Nella stessa legge, al fine di assicurare
febbraio 2009, intende valorizzare la storia logico e speleologico ad essa collegato, con la conoscenza e la conservazione del pa-
geologica e geomorfologica della Puglia e particolare attenzione al fenomeno carsico, trimonio geologico, per la prima volta viene
tutelare i numerosi beni geologici oltre a pro- in quanto custodi di valori scientifici, ambien- istituito a livello regionale il “Catasto regio-
muovere, visto il notevole patrimonio spe- tali, culturali e turistico-ricreativi, anche alla nale dei geositi” definendone i contenuti, le
leologico presente in Puglia, l’interesse per luce di provvedimenti normativi adottati dalla modalità di realizzazione, aggiornamento
la speleologia. Si è riconosciuto in questo Comunità Europea sulla conservazione del e approvazione, allo scopo di classificare
modo la straordinaria diversificazione geo- patrimonio geologico e delle popolazioni dei scientificamente le emergenze geologiche,
logica che caratterizza il territorio pugliese, pipistrelli europei. geomorfologiche, paleontologiche e idroge-
definibile attraverso il concetto di “geodi- Altro punto di forza del d.d.l. è l’esplici- ologiche e individuarne le forme di tutela.
versità”, sulla quale si basa la ricchezza di tazione di alcuni termini tecnici e scientifici, Le attività di costruzione di detto Catasto
ambienti naturali e habitat e la conseguente senza i quali le azioni di definizione e tutela potranno essere realizzate anche mediante
identificazione dei siti che compongono la del patrimonio geologico rimarrebbero ge- convenzioni con le università, enti di ricer-
Rete Natura 2000 della Regione Puglia (di- neriche e poco efficaci. Tra le definizioni è ca e associazioni attive nella promozione
rettiva Habitat 92/43/CEE). bene ricordarne alcune quali: e valorizzazione del patrimonio geologico
Con questa proposta vengono ricono- • “geodiversità”: la varietà o la diversità ambientale riconosciute a livello regionale e
sciuti e tutelati in un solo testo normativo del substrato roccioso, delle forme e dei nazionale. Viene anche istituito, sotto nuova
tutti gli aspetti della geodiversità regionale: processi in ambito geologico, geomorfo- veste rispetto alla legge del 1986, il “Catasto
patrimonio geologico, patrimonio speleolo- logico e pedologico; delle grotte e delle cavità artificiali”, al fine di
gico e fauna ipogea. • “patrimonio geologico”: l’insieme dei luo- assicurare la conoscenza e la conservazio-
Il d.d.l. viene pensato per ammodernare ghi e delle singolarità ove sono conser- ne di questo particolare settore del “patrimo-
la legge regionale n. 32 del 3 ottobre 1986 vate importanti testimonianze della storia nio speleologico” l.s.
(che sarà abrogata con la pubblicazione del- e dell’evoluzione geologica, geomorfolo- Fine principale dei catasti è quello di
la legge di cui stiamo trattando), che istituì gica, idrogeologica e pedologica del ter- individuare i beni e le aree di rispetto cui
il Catasto regionale delle grotte e delle aree ritorio regionale; si applica la tutela della legge. Il catasto è
carsiche, ma alla quale non ha fatto seguito • “patrimonio speleologico”: l’insieme costituito dagli elenchi che saranno appro-
l’emanazione di norme attuative. degli ambienti sotterranei, originati da vati, su conforme proposta dell’assessorato
A distanza di un ventennio, dopo che processi carsici in ambiente terrestre e regionale all’Ecologia, con delibera della
l’impegno appassionato dei membri della marino o creati da attività antropiche in giunta regionale da notificarsi ai proprietari
Federazione Speleologica Pugliese ha do- contesti naturali o urbani; dei fondi su cui insistono i beni. La mede-
tato la nostra regione di un catasto informa- • “geosito”: qualsiasi località, area o territo- sima delibera sarà pubblicata sul Bollettino
tizzato e liberamente consultabile che conta rio in cui possa essere definibile un inte- Ufficiale della Regione Puglia e notificata ai
Comuni interessati, che provvederanno a
darne pubblicità. In tal modo viene costruito
un sistema il più possibile rispettoso delle
esigenze di garanzia, di trasparenza e di
partecipazione del privato sul cui fondo in-
sistono i beni tutelati.
Vengono inoltre create le sezioni specia-
li dei due catasti, nelle quali sono iscritte le
cavità artificiali ed i geositi che posseggono
specificità per la rilevanza e la rarità del valore
espresso, dalle quali possono poi essere isti-
tuiti i Monumenti naturali, a norma dell’art. 2
comma 1 lett. d) della l.r. 19/1997. Ai predetti
siti sono riconosciuti i regimi giuridici di mag-
gior tutela ed uno specifico procedimento per
la loro istituzione, che ricalca quello previsto
dalla citata legge regionale 19/97 per le aree
protette. Per assicurare una specifica tutela e
valorizzazione, nonché una utilizzazione non
pregiudizievole all’interesse protetto le cavi-
tà naturali e artificiali ed i geositi iscritti nelle
Fig. 4 - Foce del Canale Acquarotta presso Lesina Marina (FG). Sullo sfondo, a destra, sono evidenziati gli affioramenti
residui delle rocce della Punta delle Pietre Nere (Foto anni ’90). sezioni speciali del catasto sono soggette ad
apposite norme di tutela e uso che costitui-
654 cavità ipogee su 2.168, è dunque possi- resse geologico, geomorfologico, idroge- ranno, ove occorra, variante allo strumento
bile regolamentare la materia del patrimonio ologico, paleontologico e pedologico per urbanistico, nel rispetto delle procedure e
geologico con criteri più organici e scientifi- la conservazione; modalità previste dalle disposizioni legisla-
camente aggiornati, integrando i beni ipogei • “area carsica”: zona formata da rocce tive vigenti in materia.
con quelli epigei. carsificabili, solubili, dove l’idrografia di Vengono anche definite le modalità di
Entrando nel testo del d.d.l., di seguito superficie è limitata mentre il sottosuolo gestione, tutela e monitoraggio dei siti iscritti
si cercherà di sintetizzarne gli aspetti prin- è caratterizzato dallo sviluppo di grotte e nei due catasti, definendo in modo specifi-
cipali, riportando in alcuni casi parti integrali cavità. Le aree carsiche sono altresì ca- co i divieti ai quali sottoporli. Questi ultimi
di tale testo. ratterizzate in superficie da depressioni si estendono ad eventuali aree di rispetto
La Regione riconosce il pubblico interes- chiuse, doline, valli cieche, inghiottitoi e contermini ai geositi, individuate ai fini della
se alla tutela, gestione e valorizzazione della risorgenti. tutela degli stessi e riportate nelle schede di

Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009 • 29


P., TUCCIMEI P. & VESICA P.L. (2002). THE AGE OF LA-
censimento, e ad eventuali aree di rispetto, ambientale, culturale e turistica quale è il TE PLEISTOCENE SHORELINES AND TECTONIC ACTIVITY OF
indicate sulla scheda delle cavità iscritte al patrimonio geologico. TARANTO AREA, SOUTHERN ITALY. QUATERNARY SCIENCE
REVIEWS, 21, 525-547.
catasto regionale del patrimonio speleologi- Si può finalmente affermare come in Pu-
co. Si dà la possibilità ai sindaci di interdire glia, con il disegno di legge sul patrimonio BERTARELLI L.V. (1926) - GUIDA D’ITALIA DEL TOURING
CLUB ITALIANO. N. 13, ITALIA MERIDIONALE, PRIMO VO-
l’accesso ai siti, qualora vi siano pericolo per geologico in via di approvazione definitiva, si LUME, ABRUZZO, MOLISE E PUGLIA. ED. TOURING CLUB
la pubblica incolumità e/o situazioni di par- siano ormai create le condizioni necessarie ITALIANO, MILANO.
ticolare interesse e fragilità dal punto di vi- affinché lo sforzo di tutti gli addetti ai lavori, BIGAZZI G., LAURENZI M.A., PRINCIPE C. & BROCCHINI D.
(1996). NEW GEOCHRONOLOGICAL DATA ON IGNEUS ROCK
sta naturalistico, mentre la giunta regionale, dai ricercatori alle associazioni agli enti lo- AND EVAPORITES OF THE PIETRE NERE POINT GARGANO
fatto salvo quanto disposto dalla normativa cali, possa essere rivolto a creare attorno a PENINSULA, SOUTHERN ITALY. BOLL. SOC. GEOL. IT., 115,
439-448.
vigente, può autorizzare interventi in deroga ogni singolo bene geologico un circuito vir-
ai divieti per documentati e imperativi motivi BISSANTI A. (1966). LA DOLINA POZZATINA NEL GARGANO.
tuoso tra ricerca-didattica-turismo-ricerca. RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA, 73, 312-321.
di interesse pubblico di sicurezza e per fini Uno degli obiettivi possibili diventa quello di BONI A., CASNEDI R., CENTAMORE E., COLANTONI P.,
scientifici, di ricerca ed esplorativi. costruire un vero e proprio itinerario che si CREMONINI G., ELMI C., MONETO A., SELLI R. & VAL-
La Regione, tramite l’assessorato snoda in tutta la regione, e dove i siti e le LETTA M. (1969). NOTE ILLUSTRATIVE ALLA CARTA GEO-
LOGICA D’ITALIA ALLA SCALA 1:100.000, FOGLIO 155 “SAN
all’Ecologia, provvede al monitoraggio dello località con la più evidente vocazione turi- SEVERO”. SERV. GEOL. D’IT., 46PP.
stato di conservazione del patrimonio geo- stica facciano da traino per la tutela di quei BOSELLINI A. (2002). DINOSAURS ‘‘RE-WRITE’’ THE GE-
logico e del patrimonio speleologico, anche beni geologici meno scenici ma di grande ODYNAMICS OF THE EASTERN MEDITERRANEAN AND THE
PALEOGEOGRAPHY OF THE APULIA PLATFORM. EARTH-
attraverso la stipula di apposite convenzio- valenza scientifica e culturale. SCIENCE REVIEWS, 59, 211– 234
ni, nel primo caso con università, istituti di L’approccio al “percorso geologico”, già BRÜCKNER H. (1980A). MARINE TERRASSEN IN SÜDITA-
ricerca e associazioni attive nella promozio- consolidato in altre realtà, consente infatti LIEN. EINE QUARTÄRMORPHOLOGISCHE STUDIE ÜBER DAS
ne e valorizzazione del patrimonio geologico di creare una offerta turistica alternativa e KÜSTENTIEFLAND VON METAPONT. DÜSSERDOLFER GEO-
GRAPHISCHE SCHRIFTEN 14, 225 PP.
ambientale riconosciute a livello regionale e complementare, convergendo in “nodi di
BRÜCKNER H. (1980B). FLUSSTERRASSEN UND FLUSSTÄ-
nazionale e nel secondo caso con la Federa- scambio” con altri percorsi di tipo tradiziona- LER IM KÜSTENTIEFLAND VON METAPONT (SÜDITALIEN)
zione Speleologica Pugliese o con associa- le (religioso, storico-artistico, enogastrono- UND IHRE BEZIEHUNG ZU MEERESTERRASSEN. DÜSSER-
DOLFER GEOGRAPHISCHE SCHRIFTEN 15, 5-32.
zioni speleologiche riconosciute nell’ambito mico, balneare). In tal modo l’offerta di una
speleologico nazionale (Società Speleologi- regione ricca di risorse ambientali-storiche- BRÜCKNER H. (1982). AUSMASS VON EROSION UND AK-
KUMULATION IM VERLAUF DES QUARTÄRS IN DER BASILI-
ca Italiana e Club Alpino Italiano). sociali non potrà che aumentare. Gli stessi CATA (SÜDITALIEN). ZEITSCHRIFT GEOMORPHOLOGIE N. F.
La Regione promuoverà specifici pro- percorsi potrebbero creare sinergie con pa- 43, 121-137.
getti a cura dei comuni singoli e associati, esaggi e geositi delle regioni limitrofe, e così CALDARA M. & PALMENTOLA G. (1993). LINEAMENTI GE-
OMORFOLOGICI DEL GARGANO CON PARTICOLARE RIFERI-
provincie, comunità montane, di enti parco partendo dal Gargano, attraverso la piana MENTO AL CARSISMO. ITINERARI SPELEOLOGICI, 5, 53-66.
nei quali ricadono i siti compresi nei catasti, del Tavoliere, si raggiungerebbe l’Appennino CANORA F., FIDELIBUS M.D., SCIORTINO A. & SPILOTRO
di università, enti di ricerca, Corpo Nazio- Dauno, proseguendo in Campania; o anco- G. (2008). VARIATION OF INFILTRATION RATE THROUGH
nale Soccorso Alpino e Speleologico, Fe- KARSTIC SURFACES DUE TO LAND USE CHANGES: A CASE
ra partendo dalla costa barese, attraverso STUDY IN MURGIA (SE-ITALY). ENGINEERING GEOLOGY,
derazione Speleologica Pugliese o gruppi la valle del fiume Ofanto, si potrebbe rag- 99, 210-227
speleologici afferenti alla stessa o ricono- giungere il massiccio del monte Vulture in CASNEDI, R. (1988). LA FOSSA BRADANICA: ORIGINE,
sciuti nell’ambito speleologico nazionale Basilicata; così come dalla Murgia barese SEDIMENTAZIONE E MIGRAZIONE. MEM. SOC. GEOL. IT.,
41, 439-448.
e di associazioni attive nella promozione si arriverebbe alla Murgia materana; o dai i
e valorizzazione del patrimonio geologico CASTIGLIONI B. & SAURO U. (2000). LARGE COLLAPSE
terrazzi del golfo di Taranto si potrebbe per- DOLINES IN PUGLIA (SOUTHERN ITALY): THE CASES OF “DO-
ambientale riconosciute a livello regionale correre tutta la costa Jonica fino a giungere LINA POZZATINA” IN THE GARGANO AND OF “PULI” IN THE
e nazionale. Tali progetti devono tendere a in Calabria. MURGE. ACTA CARSOLOGICA, 29/2 83-93.
sostenere iniziative di carattere scientifico, È il momento dunque che i geositi di im- CHECCHIA-RISPOLI (1916). PER LA CONOSCENZA DEL
FENOMENO CARSICO NEL GARGANO. BOLL. SOC. GEOL.
divulgativo ed educativo, studi e pubblica- portanza nazionale e internazionale come IT., 35, 24-30.
zioni, organizzazione di corsi di formazione la cava dei dinosauri di Altamura, la Dolina CIARANFI N., MAGGIORE, M., PIERI, P., RAPISARDI, L.
relativamente alle attività speleologiche, la Pozzatina e il Pulo di Altamura, ma anche re- RICCHETTI, G. & WALSH, N. (1979). CONSIDERAZIONI
SULLA NEOTETTONICA DELLA FOSSA BRADANICA. PROGET-
sistemazione e il recupero dei siti degradati, gionale come le forme tettoniche dell’Appen- TO FINALIZZATO GEODINAMICA DEL CNR, 251, 73-95.
l’individuazione di itinerari turistici allo sco- nino Dauno ed altri numerosi siti di interesse CIARANFI N., PIERI P.& RICCHETTI G. (1988). NOTE IL-
po di mettere a circuito le grotte e i geositi geologico, trovino finalmente una reale va- LUSTRATIVE ALLA CARTA GEOLOGICA DELLE MURGE E DEL
pugliesi. lorizzazione e un ampio rilancio culturale e SALENTO (PUGLIA CENTROMERIDIONALE). MEM. SOC. GE-
OL. IT., 41, 449-460.
Infine per quanto riguarda le sanzioni turistico che li affranchi dal contesto scienti-
CILUMBRIELLO A., SABATO L. & TROPEANO M. (2008).
amministrative previste queste, stabilite fico, peraltro imprescindibile, nel quale sono PROBLEMI DI CARTOGRAFIA GEOLOGICA RELATIVA AI DE-
caso per caso, si aggiungeranno a quelle da sempre conosciuti. POSITI QUATERNARI DI CHIUSURA DEL CICLO DELLA FOSSA
BRADANICA: L’AREA CHIAVE DI BANZI E GENZANO DI LU-
delle specifiche norme penali e all’applica- CANIA (BASILICATA). MEMORIE DESCRITTIVE DELLA CARTA
zione delle disposizioni previste dalla legi- BIBLIOGRAFIA GEOLOGICA D’ITALIA LXXVII, 119-142.
slazione statale per il risarcimento del danno AMENDOLAGINE M., DELL’ANNA L. & VENTRIGLIA U. COLAMONICO C. (1916). IL PULO DI ALTAMURA. MONDO
(1964). LE ROCCE IGNEE ALLA PUNTA DELLE PIETRE NE- SOTTERRANEO, 13 (4-6), 65-76.
ambientale. RE PRESSO LESINA (PROVINCIA DI FOGGIA). PERIODICO
MINERALOGIA, 33, 337-395. COLAMONICO C. (1919). IL PULICCHIO DI TORITTO E LA
GENESI DEI PULI NEL BARESE, ROMA.
5. CONSIDERAZIONI FINALI ANTONIOLI F., FERRANTI L., FONTANA A., AMOROSI A.,
BONDESAN A., BRAITENBERG C., DUTTON A., FONTOLAN COLAMONICO C. (1971). ASPETTI GEOGRAFICI SULLA PU-
La sezione pugliese della SIGEA, in oc- G., FURLANI S., LAMBECK K., MASTRONUZZI G., MONACO GLIA. EDITO DA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI BARI.
casione della Fiera dei Comuni del 1999 e C., SPADA G. & STOCCHI P. (2009). HOLOCENE RELATIVE BARI, 466 PP.
del convegno svoltosi a San Marco in Lamis SEA-LEVEL CHANGES AND TECTONIC MOVEMENTS ALONG
CONTI M. A., MORSILLI M., NICOSIA U., SACCHI E., SA-
THE ITALIAN COASTLINE. QUATERNARY INTERNATIONAL,
organizzato con l’Ente Parco Nazionale del VINO V., WAGENSOMMER A., DI MAGGIO L. & GIANOL-
DOI: 10.1016/J.QUAINT.2008.11.008.
LA P. (2005). JURASSIC DINOSAUR FOOTPRINTS FROM
Gargano nel 2001 riguardante la conoscen- BABOÇI K., MASTRONUZZI G. & SANSÒ P. (1993). LA SOUTHERN ITALY: FOOTPRINTS AS INDICATORS OF CON-
za, la valorizzazione e la gestione dei siti GRANDE SUPERFICIE SOMMITALE DEL GARGANO. PRIME STRAINTS IN PALEOGEOGRAPHIC INTERPRETATION. PALA-
CONSIDERAZIONI SULLA GENESI E L’EVOLUZIONE. BONIFI- IOS, 20, 534–550.
di interesse geologico, ha avviato da anni CA, 8(3), 53-56.
COTECCHIA V. & CANITANO A. (1954). SULL’AFFIORAMEN-
il processo di sensibilizzazione delle isti- BELLUOMINI G., CALDARA M., CASINI C., CERASOLI M., TO DELLE “PIETRE NERE” AL LAGO DI LESINA. BOLL. SOC.
tuzioni e della popolazione su una risorsa MANFRA L., MASTRONUZZI G., PALMENTOLA G., SANSO’ GEOL. IT., 73, 1-19.

30 • Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009


CREMONINI E., ELMI C. & SELLI R. (1971). SAN MARCO DELLE MURGE. GEOLOGIA APPLICATA E IDROGEOLOGIA, PUBLISHER, GREAT BRITAIN, 401-440.
IN LAMIS. NOTE ILLUSTRATIVE DELLA CARTA GEOLOGICA XVIII (II), 147-159.
D’ITALIA ALLA SCALA 1/100.000, SERV. GEOL. D’IT., RO-
PESCATORE T., DI NOCERA S., MATANO F. & PINTO F.
MA. 66 PP.
LUPERTO SINNI E. (1976). MICROFOSSILI SENONIANI DEL- (2000). L’UNITÀ DEL FORTORE NEL QUADRO DELLA GE-
LE MURGE. RIVISTA ITALIANA DI PALEONTOLOGIA E STRA- OLOGIA DEL SETTORE ORIENTALE DEI MONTI DEL SANNIO
DAL SASSO C. (2003). DINOSAURS OF ITALY. COMPTES TIGRAFIA, 82, PP. 293-416. (APPENNINO MERIDIONALE). BOLL. SOC. GEOL. IT., 119,
RENDUS PALEVOL, 2, 45–66. 587-601.
MANGHISI V. (2002). L’ABATE MOLFETTESE GIUSEPPE
D’ARGENIO B. (1974). LE PIATTAFORME CARBONATICHE MARIA GIOVENE: UN PRECURSORE DELLA SPELEOLOGIA IN PIERI, P. (1980). PRINCIPALI CARATTERI GEOLOGICI E MOR-
PERIADRIATICHE. UNA RASSEGNA DI PROBLEMI NEL QUA- PUGLIA. ATTI DEL III CONVEGNO SPELEOLOGICO PUGLIESE FOLOGICI DELLE MURGE. MURGIA SOTTERRANEA, BOLL.
DRO GEODINAMICO MESOZOICO DELL’AREA MEDITERRANEA. - GROTTE E DINTORNI, ANNO 2 N. 4, PP. 323-328. GRUPPO SPELEO MARTINENSE, 2, 13-19.
MEM. SOC. GEOL. IT., 13 (2), 137-159.
MARINELLI G. (1975). MAGMA EVOLUTION IN ITALY. IN: PIERI P., FESTA V., MORETTI M. & TROPEANO M. (1997).
D’ARGENIO, PESCATORE, T. & SCANDONE, P. (1973). C.H. SQUYRES. THE EARTH SCIENCE SOCIETY OF THE QUATERNARY TECTONIC ACTIVITY OF THE MURGE AREA
SCHEMA GEOLOGICO DELL’APPENNINO MERIDIONALE LIBIAN ARAB REPUBLIC, TRIPOLI. (APULIAN FORELAND – SOUTHERN ITALY). ANNALI DI GEO-
(CAMPANIA E LUCANIA). ACCADEMIA NAZIONALE DEI LIN- FISICA, XL, 5, 1395-1404.
CEI, 182, 49-72.
MARTINIS B. (1961). SULLA TETTONICA DELLE MURGE
NORD- OCCIDENTALI. REND. ACC. NAZ. LINCEI, S.8, 31 PIERI P., SABATO L. & TROPEANO M. (1996). SIGNIFICATO
DAZZARO L., DI NOCERA S., PESCATORE T., RAPISARDI PP. GEODINAMICO DEI CARATTERI DEPOSIZIONALI E STRUTTURA-
L., ROMEO M., RUSSO B., SENATORE M.R. & TORRE M. LI DELLA FOSSA BRADANICA NEL PLEISTOCENE. MEM. SOC.
(1988). GEOLOGIA DEL MARGINE DELLA CATENA APPENNI- MARTINIS B. & PIERI M. (1964). ALCUNE NOTIZIE SUL-
LA FORMAZIONE EVAPORITICA DEL TRIASSICO SUPERIORE
GEOL. IT., 51, 501-515.
NICA TRA IL F. FORTORE ED IL T. CALAGGIO (MONTI DELLA
NELL’ITALIA CENTRALE E MERIDIONALE. MEM. SOC. GEOL. RICCHETTI G. (1975). NUOVI DATI STRATIGRAFICI SUL
DAUNIA - APPENNINO MERIDIONALE). MEM. SOC. GEOL.
IT., 41, 411-422. IT., 4, 649-678. CRETACEO DELLE MURGE EMERSI DA INDAGINI DEL SOTTO-
SUOLO. BOLL. SOC. GEOL. IT. 94, 1083-1108. ROMA.
DE FINO M., LA VOLPE L. & PICCARRETA G. (1981). MASTRONUZZI G. & SANSO’ P. (1993). INQUADRAMENTO
GEOLOGICO E MORFOLOGICO DELLA GRAVINA DI RIGGIO RICCHETTI G. (1980). CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA
GEOCHEMISTRY AND PETROGENESIS OF PALEOCENE PLA-
TFORM MAGMATISM AT PUNTA DELLE PIETRE NERE (SOU-
(GROTTAGLIE,TARANTO). ITINERARI SPELEOLOGICI, II, 7, STRUTTURALE DELLA FOSSA BRADANICA E DELLE MURGE.
THEASTERN ITALY). N. JB. MINER. ABH., 142, 161-177. 23-36. BOLL. SOC., GEOL. IT., 49, 421-430.
DE FINO M., LA VOLPE L. & PICCARRETA G. (1982). MASTRONUZZI G. & SANSÒ P. (2002A). HOLOCENE UPLIFT RICCHETTI G., CIARANFI, N., LUPERTO SINNI, E., MON-
CRYSTALLIZATION TRENDS OF PYROXENES FROM ALCALINE RATES AND HISTORICAL RAPID SEA-LEVEL CHANGES AT THE GELLI, F. & PIERI, P. (1988). GEODINAMICA ED EVOLUZIO-
SUBVOLCANITES OF PUNTA DELLE PIETRE NERE (GARGA- GARGANO PROMONTORY, ITALY. JOURNAL OF QUATERNA- NE SEDIMENTARIA E TETTONICA DELL’AVAMPAESE APULO.
NO, SOUTHERN ITALY). TMPM TSCHERMAKS MIN. PETR. RY SCIENCE, 17 (5-6), 593-606. MEM. SOC. GEOL. IT., 41, 57-82.
MITT., 29, 177-192. MASTRONUZZI G. & SANSÒ P. (2002B). HOLOCENE COA- RICCI LUCCHI M., FIORINI F., COLALONGO M.L. & CURZI
DE FINO M., LA VOLPE L. & PICCARRETA G. (1983). STAL DUNE DEVELOPMENT AND ENVIRONMENTAL CHANGES P.V. (2006). LATE-QUATERNARY PALEOENVIRONMENTAL
MAFIC MINERALS FROM PUNTA DELLE PIETRE NERE IN APULIA (SOUTHERN ITALY). SEDIMENTARY GEOLOGY, EVOLUTION OF LESINA LAGOON (SOUTHERN ITALY) FROM
SUBVOLCANITES (GARGANO, SOUTHERN ITALY): THEIR 150, 139-152. SUBSURFACE DATA. SEDIMENTARY GEOLOGY, 183, 1-13.
PETROLOGICAL SIGNIFICANCE. TMPM TSCHERMAKS MIN. MASTRONUZZI G. & SANSÒ P. (2002C). PLEISTOCENE SANSÒ P. & TRIGGIANI S. (2001). GENESI ED EVOLUZIONE
PETR. MITT., 32, 69-78. SEA LEVEL CHANGES, SAPPING PROCESSES AND DEVELOP- DI SUPERFICI DI ETÀ TERZIARIA NELL’ITALIA MERIDIONALE.
DI NOCERA S., MATANO F., PESCATORE T. S., PINTO F., MENT OF VALLEYS NETWORK IN APULIA REGION (SOUTHERN IN: MACCHIA F. (ED.) TERRITORIO E SOCIETÀ NELLE AREE
QUARANTIELLO R., SENATORE M.R. & TORRE M. (2006). ITALY). GEOMORPHOLOGY, 46, 19-34. MERIDIONALI. MARIO ADDA ED., BARI, 441-450.
SCHEMA GEOLOGICO DEL TRANSETTO MONTI PICENTI- MASTRONUZZI G. & SANSÒ P. (EDS) (2003). QUATER- SAURO U. (1991). A POLYGONAL KARST IN THE ALTE MUR-
NI ORIENTALI-MONTI DELLA DAUNIA MERIDIONALI: UNITÀ NARY COASTAL MORPHOLOGY AND SEA LEVEL CHANGES. GE (PUGLIA, SOUTHERN ITALY). Z. GEOMORPH. N. F. 35,
STRATIGRAFICHE ED EVOLUZIONE TETTONICA DEL SETTORE PUGLIA 2003, FINAL CONFERENCE – PROJECT IGCP 437 2, 207-223.
ESTERNO DELL’APPENNINO MERIDIONALE. BOLL. SOC. GE- UNESCO - IUGS, OTRANTO / TARANTO - PUGLIA (ITALY)
OL. IT., 125, 39-58. SELLA, M., TURCI, C. & RIVA, A. (1988). SINTESI GEO-
22-28 SEPTEMBER 2003, GI2S COAST COAST – GRUPPO
PETROLIFERA DELLA FOSSA BRADANICA (AVANFOSSA DELLA
DI STEFANO G. (1895). LO SCISTO MARNOSO CON „MYO- INFORMALE DI STUDI COSTIERI, RESEARCH PUBLICATION,
CATENA APPENNINICA MERIDIONALE). MEM. SOC. GEOL.
PHORIA VESTITA“ DELLA PUNTA DELLE PIETRE NERE IN 5, 184 PP, BRIZIO SRL - TARANTO.
IT., 41, 87-107.
PROVINCIA DI FOGGIA. BOLL. REGIO COM. GEOL. D’IT., MIGLIORINI, C. (1937). CENNO SULLO STUDIO E SULLA
XXV, 4-51. SELLI R. (1962). IL PALEOGENE NEL QUADRO DELLA GE-
PROSPEZIONE PETROLIFERA DI UNA ZONA DELL’ITALIA ME-
OLOGIA DELL’ITALIA MERIDIONALE. MEM. SOC. GEOL. IT.,
DOGLIONI C., MONGELLI F. & PIERI, P. (1994). THE PU- RIDIONALE. 2ND PETROLEUM WORLD CONGRESS, PARIS,
3, 737-789.
GLIA UPLIFT (SE-ITALY): AN ANOMALY IN THE FORELAND 1-11.
OF THE APENNINIC SUBDUCTION DUE TO BUCKLING OF A SIMONE O. & FIORE A. (2004). ATTRAVERSO IL GARGANO:
MONTCHARMONT ZEI M. (1954). I FORAMINIFERI DELLA
THICK CONTINENTAL LITOSPHERE. TECTONICS, 13 (5), DAL PIZZOMUNNO ALLA DOLINA POZZATINA. IN: BRANCUCCI
SCOGLIERA A CLADOCORA CAESPITOSA DELLA PUNTA DEL-
1309-1321. G. (ED.) GEOSITI E DINTORNI, 139-143.
LE PIETRE NERE PRESSO IL LAGO DI LESINA, IN PROVINCIA
FERRANTI L., ANTONIOLI F., MAUZ B., AMOROSI A., DAI DI FOGGIA. REND. ACC. SC. FIS. MAT., 4, 21, 83-106. TINTI S., MARAMAI A. & FAVALI P. (1995). THE GARGANO
PRÀ G., MASTRONUZZI G., MONACO C., ORRÙ P., PAPPA- PROMONTORY: AN IMPORTANT SEISMOGENIC-TSUNAMIGE-
MORETTI M., FIORE A., PIERI P., TROPEANO M. & VAL-
LARDO M., RADTKE U., RENDA P., ROMANO P., SANSÒ P. NIC AREA. MARINE GEOLOGY, 122, 2, 227-241
LETTA S. (2004). EFFETTI DEI “MIGLIORAMENTI FONDIA-
& VERRUBBI V. (2006). MARKERS OF THE LAST INTERGLA- RI” NELLE MURGE ALTE (PUGLIA): L’IMPATTO ANTROPICO TROPEANO M., PIERI P., MORETTI M., FESTA V., CALCA-
CIAL SEA LEVEL HIGH STAND ALONG THE COAST OF ITALY: SUL PAESAGGIO CARSICO E COSTIERO. “IL QUATERNARIO” GNILE G., DEL GAUDIO V. & PIERRI P. (1997). TETTONICA
TECTONIC IMPLICATIONS. QUATERNARY INTERNATIONAL, ITALIAN JOURNAL OF QUATERNARY SCIENCE, 17(2/1), QUATERNARIA ED ELEMENTI DI SISMOTETTONICA NELL’AREA
145-146, 30-54. 323-330 DELLE MURGE (AVAMPAESE APULO). “IL QUATERNARIO”
GIANFREDA F., MASTRONUZZI G. & SANSÒ P. (2001). ITALIAN JOURNAL OF QUATERNARY SCIENCE, 10(2), 543-
MOSTARDINI F. & MERLINI S. (1986). L’APPENNINO
IMPACT OF HISTORICAL TSUNAMIS ON A SANDY COASTAL 548.
CENTRO-MERIDIONALE. SEZIONI GEOLOGICHE E PROPOSTA
BARRIER: AN EXAMPLE FROM THE NORTHERN GARGANO DI MODELLO STRUTTURALE. MEM. SOC. GEOL. IT., 35, TROPEANO M. & SABATO, L. (2000). RESPONSE OF PLIO-
COAST, SOUTHERN ITALY. NATURAL HAZARD AND EARTH 177-202. PLEISTOCENE MIXED BIOCLASTIC-LITHOCLASTIC TEMPERA-
SYSTEM SCIENCES, 1, 213-219. TE-WATER CARBONATE SYSTEM TO FORCED REGRESSION:
OGNIBEN L. (1969). SCHEMA INTRODUTTIVO ALLA GEO-
GIANOLLA P., MORSILLI M. & BOSELLINI A. (2000). DI- THE CALCARENITE DI GRAVINA FORMATION, PUGLIA, SE
LOGIA DEL CONFINE CALABRO-LUCANO. MEM. SOC. GEOL.
NOSAUR FOOTPRINTS. IN: BOSELLINI, A., MORSILLI, M. & ITALY. IN: HUNT, D. & GAWTHORPE, R.L. (EDS) SEDIMEN-
IT., 8, 453-763.
NERI, C. (EDS.) THE EASTERN MARGIN OF THE APULIA TARY RESPONSES TO FORCED REGRESSION. GEOLOGICAL
PLATFORM. GUIDE BOOK, WG4 MEETING, VIESTE, GAR- NICOSIA U., MARINO M., MARIOTTI N., MURARO C., SOCIETY SPECIAL PUBLICATIONS, 172, 217-243
GANO, 34-36. PANIGUTTI S., PETTI F.M. & SACCHI E. (1999A). THE
LATE CRETACEOUS DINOSAUR TRACKSITE NEAR ALTAMURA TROPEANO M., SABATO L. & PIERI P. (2002). FILLING AND
GIGLIO G., MORETTI M &, TROPEANO M. (1996). RAP- CANNIBALIZATION OF A FOREDEEP: THE BRADANIC TROUGH
(BARI, SOUTHERN ITALY) - I GEOLOGICAL FRAMEWORK.
PORTO FRA USO DEL SUOLO ED EROSIONE NELLE MURGE
GEOLOGICA ROMANA, 35, 231–236. (SOUTHERN ITALY). IN: JONES S.J. AND FROSTICK L.E.
ALTE: EFFETTI DEL MIGLIORAMENTO FONDIARIO MEDIANTE (EDS) SEDIMENT FLUX TO BASINS: CAUSES, CONTROLS
PRATICHE DI SPIETRAMENTO. GEOLOGIA APPLICATA E IDRO- NICOSIA U., MARINO M., MARIOTTI N., MURARO C., PA- AND CONSEQUENCES. GEOLOGICAL SOCIETY OF LONDON
GEOLOGIA, XXXI, 179-185. NIGUTTI S., PETTI F.M. & SACCHI E. (1999B). THE LATE SPECIAL PUBLICATION 191, 55-79.
CRETACEOUS DINOSAUR TRACKSITE NEAR ALTAMURA (BA-
GRASSI D., ROMANAZZI L., SALVEMINI A. & SPILOTRO G. RI, SOUTHERN ITALY) - II APULOSAURIPUS FEDERICIANUS
VALDUGA, A. (1973). FOSSA BRADANICA. IN: DESIO, A.
(1982). GRADO DI EVOLUZIONE E CICLICITÀ DEL FENO- N. ICHNOGEN. AND N. ICHNOSP. GEOLOGICA ROMANA, 35,
(ED.) GEOLOGIA DELL’ITALIA. UTET, 692-695.
MENO CARSICO IN PUGLIA IN RAPPORTO ALL’EVOLUZIONE
237–247. VEZZANI, L. (1967). IDEPOSITI PLIO-PLEISTOCENICI DEL
TETTONICA. GEOLOGIA APPLICATA E IDROGEOLOGIA, XVII
LITORALE IONICO DELLA LUCANIA. ATTI ACCADEMIA GIOE-
(2), 55-73. PALMENTOLA G. (2002). IL PAESAGGIO CARSICO DELLA
NIA SCIENZE NATURALI, 18, 159-180.
PUGLIA, ASPETTI PRINCIPALI E PROSPETTIVE DI RICERCA.
HAWKESWORTH C.J. & VOLLMER R. (1979). CRU- ATTI DEL III CONVEGNO DI SPELEOLOGIA PUGLIESE, CA- VOLLMER R. (1976). RB- SR AND U-TH-PB SYSTEMA-
STAL CONTAMINATION VERSUS ENRICHED MANTLE: 143
STELLANA GROTTE, DICEMBRE 2002. GROTTE E DINTORNI, TICS OF ALKALINE ROCKS OF ITALY. GEOCHIM. ACTA, 40,
ND/144ND AND 87 SR/86SR EVIDENCE FROM THE ITALIAN 4, 203 - 220. 283-295.
VOLCANICS. CONTRIB. MINERAL. PETROL., 69, 151-165.
PATACCA E. & SCANDONE P. (2001). LATE THRUST PRO- ZANDER A., FÜLLING A., BRÜCKNER H. & MASTRONUZZI
IANNONE A. (2003). FACIES ANALYSIS OF UPPER CRE- PAGATION AND SEDIMENTARY RESPONSE IN THE THRUST- G. (2006). OSL DATING OF UPPER PLEISTOCENE LITTO-
TACEOUS PERITIDAL LIMESTONES CHARACTERIZED BY THE
BELT-FOREDEEP SYSTEM OF THE SOUTHERN APENNINES RAL SEDIMENTS: A CONTRIBUTION TO THE CHRONOSTRA-
PRESENCE OF DINOSAUR TRACKS (ALTAMURA, SOUTHERN
(PLIOCENE-PLEISTOCENE). IN: VAI, G.B. & MARTINI, I.P. TIGRAPHY OF RAISED MARINE TERRACES BORDERING THE
ITALY). MEM. SCI. GEOL. PADOVA, 55, 1-12. (EDS.): “ANATOMY OF AN OROGEN: THE APENNINES AND GULF OF TARANTO, SOUTHERN ITALY. GEOGRAFIA FISICA
IANNONE A. & PIERI P. (1982). CARATTERI NEOTETTONICI ADJACENT MEDITERRANEAN BASINS”. KLUWER ACADEMIC E DINAMICA QUATERNARIA, 29 (2) 33-50.

Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009 • 31