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PIETRO CARVENI

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I Monti Sartorius, sul medio E-mail: pietro_carveni@yahoo.it
SANTO BENFATTO
versante nord-orientale Geologo, libero professionista
E-mail: benfatto@geologi.it

dell’Etna: un geo-morfosito SEBASTIANO IMPOSA


Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche
e Ambientali, “Sezione di Scienze della Terra”,
importante per il patrimonio Università di Catania
E-mail: imposa@unict.it

geologico della Sicilia GIULIANA MELE


Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,
E-mail: giuliana.mele@ingv.it
MARIA SALLEO PUNTILLO
Naturalista
E-mail: maria.salleopuntillo@istruzione.it
GIOVANNI STURIALE
Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche
e Ambientali, “Sezione di Scienze della Terra”,
Università di Catania
E-mail: sturiale@unict.it

PREMESSA Carveni & Benfatto, 2004; Carveni et al., 2007 Le falde neogeniche dell’Orogene Appenni-
Monti Sartorius sono una serie di coni pi- a; 2007 b; 2009; 2010; 2011 b). nico-Maghrebide sovrascorrono sull’Avampa-

I roclastici ubicati sul medio versante nord-


orientale dell’Etna; essi si sono formati
nel 1865, e in seguito sono stati intitolati
allo studioso tedesco Wilhelm Sartorius, Frei-
mann von Waltershausen. L’eruzione fu segui-
LE DELLA ZONA ETNEA
ese Ibleo, zona considerata stabile e facente
INQUADRAMENTO GEOLOGICO-STRUTTURA- parte del margine della Placca Africana (Bu-
rollet et al., 1978); l’Avampaese Ibleo (Fig. 1:
Il bacino del Mediterraneo centrale, nel ai) è costituito da una potente successione pre-
quale rientra la Sicilia, è caratterizzato da valentemente carbonatica, di età compresa tra
ta e descritta da scienziati, da letterati e da differenti domini strutturali, geneticamente il Trias e il Pleistocene medio; alle rocce sedi-
giornalisti. Sulla base di una rilettura critica collegati alla collisione tra la Placca Africana mentarie si intercalano prodotti effusivi basici
della letteratura reperita, tramite l’analisi di e la Placca Europea, le quali si saldano dando cretacei, miocenici e plio-pleistocenici, la cui
aerofotografie e di dettagliati rilievi geologici luogo all’Orogene Appenninico-Maghrebide, risalita è stata favorita da intense fasi tetto-
e geomorfologici, è stata effettuata una rico- una catena corrugata che forma la Dorsale niche distensive (Cristofolini, 1966; Di Grande,
struzione delle fasi dell’eruzione, inquadrata Appenninica e, attraversando l’Arco Calabro, 1967; 1969; 1972; Carbone et al., 1987; Amore
nell’evoluzione del versante orientale dell’e- la Sicilia e lo Stretto di Sicilia, prosegue lungo et al., 1988; Carveni et al., 1991 a; 1991 b;
dificio vulcanico (Carveni et al., 1998; 2000; le coste nord-africane maghrebidi. 1993; Carveni & Sturiale, 1999).

Figura 1 – Schema strutturale della Sicilia: ai) Avampaese Ibleo; cam) Catena Appenninico-Maghrebide; ckc) Catena Kabilo-Calabride; cs) Catena Sicana; e) edificio vulcanico etneo;
AGC) Avanfossa Gela-Catania; SIM) Scarpata Ibleo-Maltese; SMF) Sistema di faglie Messina-Fiumefreddo (da Finetti et al., 1996)

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L’Avampaese Ibleo confina a oriente con edifici vulcanici (Gemmellaro, 1858; Lyell, • nel Quarto Periodo (da 35.000 anni fa ad 3
la crosta oceanica del Bacino Ionico (Finetti, 1859), attivi in diversi periodi, e i cui prodotti oggi) si è sviluppato il Mongibello, un gran-
1982) tramite la Scarpata Ibleo-Maltese (Fig. poggiano su un basamento parzialmente al- de strato-vulcano; un’importante fase, ca-
1: SIM), la quale è l’espressione morfologica loctono, formato da rocce di età compresa tra ratterizzata da intense eruzioni pliniane e
di un sistema di faglie dirette a gradinata, il Cretaceo ed il Pleistocene (Romano et al., idromagmatiche, permette di riconoscere
il cui prolungamento verso settentrione in- 1979; Lentini, 1982). due distinti gruppi di apparati eruttivi,
terseca il fianco dell’edificio vulcanico etneo Sulla genesi del vulcano sono state avan- attribuiti rispettivamente al Mongibello
(Cristofolini et al., 1979). La Scarpata Ibleo- zate numerose ipotesi, tra le quali: Antico e al Mongibello Recente.
Maltese si è formata in un’unica fase torto- 1) il vulcano sorgerebbe all’intersezione di Carapezza (1962) ha cercato di determi-
niana, con piccole riattivazioni posteriori al importanti lineamenti strutturali: le faglie nare una relazione tra la tettonica regionale
Pliocene inferiore; in alcune zone vi sono con- che formano la Scarpata Ibleo-Maltese e le zone a minore resistenza dell’edificio vul-
nesse importanti attività vulcaniche (Casero (Fig. 1: SIM) e le faglie del Sistema Mes- canico, dalle quali hanno origine le eruzioni;
et al., 1984). Secondo Lanzafame & Bousquet sina-Fiumefreddo (Fig. 1: SMF) (Ogniben egli ha riconosciuto un rift che attraversa il
(1997) la Scarpata Ibleo-Maltese sarebbe un et al., 1975; McGuire et al., 1997); fianco orientale dell’Etna (Fig. 2: ST), e lungo
segmento di un importante sistema di faglie 2 la nascita dell’Etna sarebbe dovuta a il quale si concentrerebbe, a suo avviso, l’at-
con direzione compresa tra NNW-SSE e NW-SE fenomeni di tettonica estensionale che tività vulcanica recente.
che, attraversando la Sicilia nord-orientale e hanno provocato la formazione di un gra- Nel primo studio analitico sulle faglie del-
il Mar Tirreno meridionale, raggiunge le isole ben, ubicato nell’area dell’attuale Piana la zona etnea (Marchesini et al., 1964) sono
Vulcano, Lipari e Salina. di Catania (Di Geronimo et al., 1978); stati riconosciuti quattro trend di allineamen-
Le unità della Catena Kabilo-Calabride 3) l’edificio vulcanico si sarebbe formato in ti tettonici, con direzione N-S, ENE-WSW, NE-
(Fig. 1: ckc) sono costituite da falde di ba- seguito a processi di rifting tra il Blocco SW e NW-SE.
samento cristallino interessate da metamor- Maltese-Siciliano e il Bacino Ionico (Gillot Romano (1970) e Rittmann et al. (1973)
fismo ercinico; le falde presentano resti di et al., 1994; Continisio et al., 1997); confermano l’importanza dei trend N-S e ENE-
un’originaria copertura sedimentaria meso- 4) il vulcano sarebbe il risultato di una de- WSW.
cenozoica, e sono sovrascorse sulle unità formazione al footwall di una faglia nor- Kieffer (1975) riconosce un rift che at-
della Catena Appenninico-Maghrebide in male appartenente al sistema distensivo traversa la zona sommitale del vulcano da
concomitanza dell’apertura del Bacino Ba- siculo-calabro, con andamento WNW-ESE settentrione a meridione, e lungo il quale si
learico-Provenzale e la rotazione del Blocco (Monaco et al., 1997); concentrano le eruzioni recenti.
Sardo-Corso (De Jong et al., 1973). 5) la formazione dell’Etna sarebbe dovuta a Frazzetta & Romano (1978) identificano
La Catena Appenninico-Maghrebide (Fig. una risalita magmatica mantellica cau- due trend preferenziali di fratture eruttive
1: cam) è costituita da falde sud vergenti, il sata dalla presenza di un hot spot (Tanguy che alimentano le aree con alta probabilità
cui corrugamento ha interessato, deforman- et al., 1997); di nuove eruzioni: la principale è compresa tra
dole, le coperture sedimentarie della Tetide e 6) la nascita del vulcano sarebbe stata NE-SW e ENE-WSW, la seconda ha direzione
dei paleodomini minori ad essa associati, ori- provocata dal roll-back di una porzione NNW-SSE.
ginariamente posti tra il margine della Placca di litosfera subdotta al di sotto del Mar Sulla base delle ipotesi di Nakamura
Europea e il margine della Placca Africana Tirreno (Gvirtzman & Nur, 1999). (1977) e di Nakamura et al. (1977), Frazzetta
(Finetti et al., 1996). Dalle formazioni affioranti, risulta che le & Villari (1981) utilizzano gli allineamenti di
In questo quadro geodinamico compres- prime eruzioni nella zona etnea avvennero in fratture e/o di coni piroclastici per determina-
sivo, nel Pleistocene inferiore sono iniziate ambiente sottomarino e da apparati di tipo re i campi di stress dell’Etna; essi riconoscono
intense fasi tettoniche che hanno causato fissurale (Romano, 1982); in seguito, a cau- una zona E-W con trascorrenza sinistra e con
un’elevata distorsione lungo il margine set- sa di un sollevamento regionale, l’attività 1 ENE e 3 NNW.
tentrionale della Placca Africana, a causa vulcanica divenne subaerea ed a carattere Per Lo Giudice et al. (1982), invece, 1 ha
della differente velocità con cui avviene la centrale; si verificò anche un cambiamento orientazione NNE e 3 WNW; essi riconoscono
subduzione al di sotto della Catena Appen- del chimismo magmatico, da sub-alcalino a nell’area etnea e nelle zone circostanti varie
ninico-Maghrebide (Morelli, 1970), e ciò ha prodotti più o meno differenziati della Serie direttrici di faglie: le più importanti hanno
determinato uno stiramento crostale che ha Alcalino-Sodica (Romano, 1982). direzione N 60° E, N 30° E, N 15° W e N 60° W.
dato luogo a fratture con direzione NW-SE, NE- Gillot et al. (1994) hanno distinto quattro Kieffer (1983 a; 1983 b) definisce, in base
SW e E-W (Ghisetti & Vezzani, 1982); all’inter- periodi di attività dell’Etna, alternati a periodi alle numerose fratture che danno luogo alle
sezione di queste strutture si è formata una di quiescenza: eruzioni, un Rift di NE (Fig. 2: RNE), un rift
zona di debolezza attraverso la quale avviene • il Primo Periodo (da 520.000 ± 40.000 meridionale e una serie di assi NW-SE e NE-
una risalita di magmi sub-crustali (Frazzetta a 270.000 anni fa) fu caratterizzato da SW; le faglie delle due zone di rift e le faglie del
& Villari, 1981) che hanno dato luogo al com- emissioni di lave a composizione tholei- Sistema delle Timpe (Fig. 2: ST) farebbero par-
plesso edificio vulcanico etneo. itica attraverso apparati fissurali; te di una serie di faglie normali che interes-
• il Secondo Periodo (da 168.000 ± 8.000 sano la parte orientale dell’edificio vulcanico
L’EDIFICIO VULCANICO ETNEO a 100.000 anni fa) vide un radicale cam- e del relativo substrato; l’intrusione ripetuta
Il Monte Etna, con la sua altitudine di biamento del chimismo del magma, da di magma provocherebbe uno scivolamento
poco superiore ai 3.300 metri e col diame- sub-alcalino ad alcalino, e del tipo di gravitativo della parte orientale del vulcano.
tro massimo di 44 chilometri, è il maggiore attività, da eruzioni fissurali a eruzioni L’ipotesi di uno scivolamento gravitativo
vulcano attivo del continente europeo, nonché da condotti centrali, con la conseguente di una porzione dell’edificio etneo viene ripre-
la montagna più alta dell’Italia peninsulare e formazione di strato-vulcani; sa e sviluppata da Azzaro et al. (1989) e da
insulare. • durante il Terzo Periodo (tra 80.000 e Neri et al. (1991); questi ultimi distinguono
Esso è uno strato-vulcano complesso, 60.000 anni fa) si formò il Trifoglietto, un sul versante orientale dell’Etna un settore
risultante dalla sovrapposizione di diversi grande complesso vulcanico poligenico; settentrionale, caratterizzato da meccanismi

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4 di dislocazione distensiva con componenti
orizzontali sinistre, ed uno meridionale, di-
stensivo con componenti orizzontali destre;
queste condizioni di instabilità influenzereb-
bero le risalite magmatiche in questo settore
del vulcano, specialmente lungo il trend NNW-
SSE (Ferrucci et al., 1993).
Borgia et al. (1992), basandosi sui ri-
sultati delle analisi effettuate da Ferrari et
al. (1991) sui dicchi affioranti nella Valle del
Bove, teorizzano una spreading radiale del
substrato dell’Etna verso SE.
Secondo Lo Giudice & Rasà (1992) si trat-
ta invece di movimenti puramente gravitativi,
che provocano uno scivolamento verso SSE
del settore del versante orientale dell’Etna
delimitato a settentrione dalla Faglia della

Figura 2 – Schema tettonico del versante orientale etneo


(da Carveni et al., 2005 a, 2005 b). 1) Principali sistemi di
faglia: SGM) Sistema Giardini – Mascali: fcm) Faglia Capo
Schisò – Foce del Torrente Macchia; ff) Faglia di Fondachel-
lo; fg) Faglia di Giardini; fn) Faglia di Naxos. SMMAC) Siste-
ma Montagnola – Mascalucia – Aci Castello: fma) Faglia di
Mascalcia; ft) Faglia di Trecastagni. SRNP) Sistema Ripa
della Naca – Piedimonte: frn) Faglia della Ripa della Naca;
frp) Faglia della Ripa di Piscio. SAS) Sistema di Sant’Anto-
nio. ST) Sistema delle Timpe: fm) Faglia di Moscarello; fms)
Faglia Macchia – Stazzo; fsl) Faglia di San Leonardello. Altre
faglie importanti: fmg) Faglia Milo – Giarre; fmr) Faglia
Macchia – Riposto; fp) Faglia della Pernicana; fpvc) Faglia
Praiola – Villa Calanna. 2) Centri abitati: A) Acireale; AB)
Aci Bonaccorsi; AC) Aci Catena; AS) Aci Sant’Antonio; CMA)
Contrada Monti Arsi; FI) Fiumefreddo; FM) Fondo Macchia;
FO) Fondachello; G) Giardini; GI) Giarre; M) Mascalucia; MA)
Mascali; PE) Piedimonte Etneo; S) Stazzo; SA) Sant’Alfio; SG)
San Giovanni Montebello; T) Trecastagni; TA) Torre Archirafi.
3) Centri eruttivi: CC) Cratere Centrale; Cu) cono di cenere di
Contrada Cutula; RNE) Rift di NE. I triangoli indicano zone
in cui sono stati misurati sollevamenti e abbassamenti fino
a 15 mm/anno (da Gironi, 2003)

Figura 3 – Schema del teatro dell’eruzione etnea del 1865 (da Carveni & Benfatto, 2004): A) faglie. B) fratture eruttive. C) coni piroclastici: 1) Monte Corvo; 2) Monte Baracca; 3 e 4) I
Due Monti; 5) Monte Zappinazzo e Monti Conconi; 6) Monte Frumento delle Concazze; 7) edificio anonimo a SW di Monte Frumento delle Concazze; 8) Monti Sartorius; 9) bocche eruttive
del 1928. D) Orlo della Valle del Bove. E) Alti morfologici: 10) Monte Crìsimo; 11) Monte Ragamo; 12) Monte Chiovazzi. , , , e  colate emesse nel 1865

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Pernicana (Fig. 2: fp) e dal Rift di NE (Fig. 2: e quella del Mongibello Recente (Romano et faglie del Sistema delle Timpe (Fig. 2: ST), le 5
RNE), e a meridione dalle faglie di Mascalucia al., 1979). faglie più attive tra quelle che intersecano il
(Fig. 2: fma) e di Trecastagni (Fig. 2: ft). Allo stesso periodo risale l’attività di versante orientale dell’Etna (Carveni & Bella,
Monaco & Tortorici (1995) e Monaco et al. Monte Baracca (Fig. 3: 2); a questa eruzio- 1994).
(1995; 1997) riconoscono un Sistema Acirea- ne è attribuita una colata classificata come Il giorno seguente aumentò la frequenza e
le-Sant’Alfio (già noto in letteratura come Si- “difficilmente delimitabile a morfologia su- l’intensità delle scosse sismiche; la più forte,
stema delle Timpe), formato da faglie normali perficiale degradata” (Romano et al., 1979). avvenuta intorno alle 23, spinse gli abitanti
con direzione NNW-SSE e con componente tra- L’edificio più meridionale dei Due Monti delle già citate località ad uscire dalle loro
scorrente destra, e un Sistema di Piedimonte (Fig. 3: 3) copre parzialmente la colata di case, in preda al panico, (V grado della Scala
(faglie normali e fratture d’estensione NNE- Monte Baracca; all’attività eruttiva dei Due Mercalli); contemporaneamente cominciò ad
SSW); entrambi i sistemi sono associati ad Monti sono attribuite lave classificate come essere visibile, alla base di Monte Frumento
un’estensione WNW-ESE. “delimitabili a morfologia superficiale ben delle Concazze, il bagliore dovuto all’emissio-
In una serie di articoli viene analizzata la conservata” (Romano et al., 1979). ne di materiali incandescenti, fenomeno che
documentazione storica relativa ai terremoti Il gruppo di edifici di Monte Zappinazzo contribuì ad aumentare la preoccupazione
avvenuti sul basso versante orientale etneo e dei Monti Conconi (Fig. 3: 5), e le relative degli abitanti.
negli ultimi due secoli (malgrado la zona sia colate, sono classificati come “colate laviche Questa ultima scossa fu avvertita anche
stata intensamente abitata ancora prima e piroclastici recenti, prevalentemente non ad Acireale (Fig. 2: A), che dista 16 chilometri
dell’epoca classica, non si è trovata notizia di datate” (Romano et al., 1979). dall’ipotizzabile epicentro macrosismico, ma
terremoti anteriori al 1805), e le conseguen- Anche all’attività di Monte Frumento delle non fu avvertita a Giarre (Fig. 2: GI), che ne di-
ze dei movimenti tettonici sulla morfologia Concazze (Fig. 3: 6), i cui prodotti poggiano sta solo 6; dalla direzione di massima propa-
(Adorni & Carveni, 1993 a; 1993 b; Carveni & chiaramente su quelli degli edifici appena de- gazione delle onde sismiche si è ritenuto che
Bella, 1994; Bella et al., 1996; Carveni et al., scritti, sono attribuite “colate laviche e piro- questo sisma sia da attribuire al movimento
1996; Gresta et al., 1997; Carveni et al., 2005 clastici recenti, prevalentemente non datate” di una, o più di una, delle faglie del Siste-
a; 2005 b; 2007 a; 2011 a; 2012). (Romano et al., 1979). ma delle Timpe, anche se coperture laviche
L’eruzione dei Monti Sartorius ha avuto non consentono di seguirne l’andamento sul
IL TEATRO DELL’ERUZIONE inizio da una fenditura già esistente, ubicata terreno (Carveni & Benfatto, 2004). L’attività
L’eruzione dei Monti Sartorius è avvenuta sul versante orientale di Monte Frumento delle sismica continuò per alcune ore, con intensità
in un’area compresa tra importanti elementi Concazze. decrescente.
morfostrutturali (Fig. 3): la scarpata della Fa- Nel 1928 e nel 1971 si sono verificate altre Nel frattempo, al Cratere Centrale non si
glia della Pernicana a settentrione, il Rift di eruzioni che hanno coinvolto lo stesso settore manifestava alcun tipo di attività: ciò indica
NE a NW, l’orlo settentrionale della Valle del dell’edificio vulcanico, sempre con una pro- che la risalita magmatica avveniva diretta-
Bove a meridione e le scarpate delle faglie gressiva migrazione verso SE delle fratture mente attraverso un condotto eccentrico, o
della Ripa della Naca e della Ripa di Piscio eruttive (Fig. 3); nel 1979 si è avuta una nuo- che quello del Cratere Centrale era ostruito
a oriente. va emissione dalla frattura attiva nel 1928. fino ad una certa profondità.
Questo settore dell’edificio vulcanico L’eruzione del 1865, quindi, segna la Nella fase iniziale dell’eruzione si formaro-
presenta caratteri tettonici omogenei, rap- ripresa dell’attività vulcanica in un settore no tre fontane di lava lungo una frattura erutti-
presentati da stress di tipo transtensivo con dell’Etna già interessato da eruzioni laterali, va, tra quota 1800 e 1725 metri (Figg. 4 e 5: II;
componente orizzontale sinistra (Neri et al., con progressiva migrazione dell’asse erutti- Fig. 6); ne derivò una colata molto fluida, che
1991). vo verso SE, e geneticamente collegate sia a lungo il suo percorso investì numerosi alberi,
In precedenza l’area era stata interessata fratture eruttive con direzioni comprese tra carbonizzandone i tronchi fino a 2,6 metri di al-
da una serie di eruzioni laterali che evidenzia- NE-SW e ENE-WSW, sia a fratture con direzio- tezza (Silvestri, 1867); il fenomeno durò poche
no un progressivo spostamento verso SE del- ni comprese tra NNW-SSE e N-S (Carveni & ore, e, mentre il sistema di fratture progrediva
le fratture eruttive: infatti, dall’analisi della Benfatto, 2004); tutte queste direzioni sono verso oriente, le fontane di lava vennero so-
Carta Geologica del Monte Etna (Romano et state riconosciute come quelle con maggiore stituite da tre bocche esplosive; queste ultime
al., 1979), risulta che in epoca preistorica so- probabilità di riattivazione per questo settore rimasero attive per sette giorni, e i loro eiecta
no avvenute alcune eruzioni che, progressiva- del vulcano (Romano, 1970; Rittmann et al., si accumularono principalmente su tre spatter
mente, hanno formato gli edifici piroclastici di 1973; Frazzetta & Romano, 1978). cones già esistenti (Figg. 4 e 5: 1, 2 e 3; Fig. 6),
Monte Corvo (Fig. 3: 1), di Monte Baracca (Fig. distruggendo il rado bosco di pini che su di essi
3: 2), dei Due Monti (Fig. 3: 3 e 4), di Monte CRONACA DELL’ERUZIONE sorgeva, come si vede dalle fotografie di Bertier
Zappinazzo e dei Monti Conconi (Fig. 3: 5), di I primi sintomi di un’incipiente eruzione si che illustrano la relazione di Silvestri (1867).
Monte Frumento delle Concazze (Fig. 3: 6) e di manifestarono alle 14,30 di sabato 28 genna- Il 30 gennaio, mentre queste tre bocche
un edificio anonimo ubicato a SW di quest’ul- io 1865: gli abitanti di alcuni villaggi situati erano in piena attività stromboliana, a oriente
timo (Fig. 3: 7) (Carveni & Benfatto, 2004). sul versante orientale dell’Etna osservarono della base di Monte Frumento delle Concazze
Dall’orientamento delle basi ellittiche de- nuvole di fumo (in realtà ceneri espulse lungo si aprì una frattura lunga circa 400 metri con
gli edifici piroclastici e dalla forma dei loro la frattura che iniziava ad aprirsi, secondo direzione approssimativa N-S (Figg. 4 e 5: III),
orli craterici, si desume che tutti gli edifici Romano & Sturiale, 1982), sollevarsi dalle lungo la quale si attivarono otto fontane di
sono stati alimentati attraverso fratture con pendici di Monte Frumento delle Concazze; lava (Grassi, 1865), le cui piroclastiti hanno
direzioni comprese tra NE-SW e ENE-WSW durante la notte successiva numerose scosse formato altrettanti coni di scorie (Figg. 4 e 5:
(Carveni & Benfatto, 2004). sismiche e rombi sotterranei allarmarono gli 4 ÷ 11; Fig. 7), successivamente in gran parte
L’edificio piroclastico di Monte Corvo (Fig. abitanti di San Giovanni Montebello (Fig. 2: sepolti dagli edifici formatisi in seguito; que-
3: 1) poggia su lave emesse dai Centri Erut- SG), di Sant’Alfio (Fig. 2: SA) e della Contra- sta attività durò solo un giorno (Grassi, 1865).
tivi del Leone, e si è formato nel periodo di da Monti Arsi (Fig. 2: CMA), località ubicate Col procedere dell’eruzione le fratture
transizione tra l’attività del Mongibello Antico lungo il prolungamento settentrionale delle eruttive continuarono a propagarsi verso

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Figura 4 e 5 – Schema morfologico della zona dei Monti Sartorius: le lettere dell’alfabeto latino indicano gli edifici piroclastici formatisi durante l’eruzione del 1865 (A ÷ E) e quelli
precedenti (S ÷ Z), le lettere dell’alfabeto greco le colate laviche, le cifre romane le fratture eruttive e le faglie descritte nel testo, le cifre arabe le bocche esplosive, cerchio pieno per
quelle certe, vuoto per quelle presunte (da Carveni & Benfatto, 2004)

oriente, provocando la progressiva migrazio-


ne dei punti di emissione delle colate e delle
bocche esplosive che man mano li rimpiaz-
zavano; si formarono così in progressione gli
edifici piroclastici A, B, C, D ed E (Figg. 4 e
5), le cui bocche furono quasi tutte attive
contemporaneamente tra il 4 e il 5 febbraio
1865.
Silvestri (1867) distinse sin dai primi
giorni di febbraio una Colata Principale (Fig.
3: ) e una Colata di Monte Crìsimo (Fig. 3: );
la prima raggiunse il punto più basso della
sua corsa (circa 800 metri di quota) il 9 feb-
braio; da questa data fino ai primi di marzo
si verificò un arretramento del fronte attivo e
ad un allargamento del settore mediano del
campo lavico; nel frattempo venne emessa la
Colata di Monte Ragamo (Fig. 3: ), la qua-
le si fermò il 12 febbraio; infine la Colata di
Monte Chiovazzi (Fig. 3: ) venne emessa da
tre fratture ubicate rispettivamente alla base
settentrionale del cono B, tra gli edifici D ed E,
alla base nord-orientale dell’edificio E; essa si
arrestò il 4 aprile. L’eruzione cessò del tutto il
28 giugno 1865.
Nella Tab. 1 è rappresentata la sequenza
temporale registrata alle bocche eruttive, co-
me si ricava dalle relazioni di Grassi (1865) e
di Silvestri (1867); le lacune temporali sono
Figura 6 – Gli spatter cones 1, 2 e 3, lungo il tratto II della frattura eruttiva, visti dall’orlo occidentale del cratere a2 dovute a lunghi periodi di brutto tempo che
impedirono i sopralluoghi (da Carveni & Ben-
fatto, 2004).

EVOLUZIONE MORFOLOGICA DELLA ZONA


Dalla rilettura critica delle relazioni dei
precedenti autori, e dalla distribuzione spazio-
temporale delle fratture, delle bocche eruttive
e degli accumuli piroclastici, si evince che
l’eruzione è stata alimentata attraverso due
distinte serie di fratture eruttive, il Sistema
Principale di Fratture Eruttive, con direzione
WSW-ENE, quindi con andamento radiale ri-
spetto al condotto eruttivo principale etneo,
e il Sistema Secondario di Fratture Eruttive,
con direzione compresa tra N-S e NNW-SSE,
corrispondente all’andamento del Sistema di
Faglie delle Timpe (Carveni et al., 1998; 2000;
Figura 7 – Il cono di scorie 10, parzialmente coperto dalle piroclastici emesse dalle bocche del cratere a3 Carveni & Benfatto, 2004).

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Tabella 1 – Sequenza temporale dell’attività delle bocche eruttive 7
Date delle osservazioni
28.1 29.1 30.1 31.1 3.2 4.2 5.2 6.2 20.2 26.2 5.3 19.3 25.3 15.4 28.4 6.5 15.5
1 fl e c i
2 fl e e e e
3 fl e e e e
4-11 fl
a1 e e i o
a2 e e e e e? c c e i o
a3 e e e e e? c c e i o
B e e e c e cv e e e e
C e e e c e o
D e e e c d d d o i
E e e e e va va e e v
s s
Legenda: c) emissione di ceneri; d) detonazioni; e) esplosioni con lancio di scorie e bombe; f l) fontane di lava; i) bocche inattive; o) condotto ostruito;
s) scosse sismiche; v) emissione tranquilla di vapore; v a) emissione di vapori ad alta pressione (da Carveni & Benfatto, 2004)

IL SISTEMA PRINCIPALE DI FRATTURE ERUTTIVE cuni elementi sono stati descritti da Grassi Monte Frumento delle Concazze, riattivatisi
Dai disegni di Silvestri (1867) il quale ha (1865) e da Silvestri (1867). nel corso dell’eruzione del 1865.
effettuato un’accurata descrizione dei luoghi Il primo segmento attribuibile a questo Presentano forma a scudo con perimetro
durante e dopo l’eruzione, e dalle fotografie di sistema (Fig. 4: V) ha dislocato lateralmente ellittico, con l’asse maggiore lungo la frattura
Paolo Berthier che ne illustrano la nota scienti- il tratto I del Sistema Principale di Fratture eruttiva.
fica, risulta che la zona compresa tra l’orlo della Eruttive. Lungo le pareti della frattura affiora la
Valle del Bove e Monte Frumento delle Concazze Il secondo corrisponde alla frattura erut- seguente successione:
era attraversata da una serie di fenditure con tiva III (Figg. 4 e 5) che ha alimentato le otto - un banco di scorie saldate, di colore rosso,
direzione E-W e andamento quasi rettilineo; fontane di lava descritte da Grassi (1865). con spessore massimo di tre metri, ubicato
oltrepassato l’orlo craterico di Monte Frumento Il terzo segmento ha alimentato le bocche alla base ispezionabile della frattura; dalla
delle Concazze (di cui bordavano la svasatura), dei crateri a1, a2 e a3 (Figg. 4 e 5: VI). giacitura si evince che le piroclastici pro-
le fratture scendevano lungo il versante orienta- Silvestri ha descritto due fessure rettili- venivano da diversi punti di emissione;
le del cono piroclastico (Fig. 4: I) e convergevano nee che emettevano unicamente vapori, tan- - su queste piroclastici poggia un basalto
intorno a quota 1800 metri, punto da cui ebbe genti all’orlo occidentale del cratere dell’e- a fessurazione colonnare, con spessore
inizio l’emissione di materiali incandescenti. La dificio B (Figg. 4 e 5: VII); in corrispondenza compreso tra uno e due metri; sulle pareti
corrispondenza delle fenditure con gli orli della della presunta ubicazione di tali fessure si trovano scorie saldate, presumibilmen-
svasatura del cratere fa supporre che si tratti affiorano rocce che hanno subito un proces- te risalenti all’eruzione del 1865;
di faglie preesistenti, riattivate in occasione so di alterazione causato dai gas emessi da - la superficie sommitale della colata è ri-
dell’episodio eruttivo in oggetto. fumarole. coperta da un banco di bombe vulcaniche
Mentre la parte più a monte di questo Tramite l’analisi di aerofotografie sono e scorie saldate, di colore grigio scuro, con
sistema di fratture non è facilmente indivi- state individuate alcune scarpate ad anda- spessore massimo di 4 metri;
duabile sul terreno, in quanto impostato su mento rettilineo, assimilabili a faglie, con - la serie stratigrafica si conclude con un
piroclastiti, il tratto compreso tra le quote direzione compatibile con il Sistema Secon- banco di scorie saldate e lapilli, con spes-
1800 e 1725 metri (Figg. 4 e 5: II) si presenta dario di Fratture Eruttive (Figg. 4 e 5: VIII, sore massimo di 3 metri, risalente all’e-
beante ed ispezionabile per una lunghezza di IX e X). ruzione in studio; essa è distinguibile da
duecento metri circa. quella sottostante grazie alla presenza di
Lungo questo tratto della frattura sorgono GLI EDIFICI PIROCLASTICI un livello discontinuo di ceneri alterate;
tre bassi edifici conici (Figg. 4 e 5: 1, 2 e 3; Fig. Le piroclastici emesse nel corso dell’eru- queste piroclastici raggiungono il massi-
6), con raggio massimo di 50 metri ed altezza zione formano una serie di coni di scorie a mo spessore in corrispondenza delle tre
di 5 metri, dai versanti debolmente inclinati, forma di scudo, di spatter cones e di edifici bocche eruttive.
formati da accumuli di bombe e scorie salda- troncoconici con crateri sommitali. Lo studio delle fotografie aeree eviden-
te, i quali preesistevano all’eruzione del 1865, zia che questi tre edifici sono ubicati in una
ed erano coperti da un rado bosco di pini, che I CONI A SCUDO 1, 2 E 3 depressione di forma trapezoidale delimitata
furono bruciati durante l’eruzione. Sono tre edifici coalescenti, ubicati sul da scarpate rettilinee, attribuibili a piani di
L’allineamento di alcune delle bocche basso versante nord-orientale di Monte Fru- faglie dirette (Figg. 4 e 5: XI, XII e XIII); il
eruttive dei crateri relativi agli edifici B, C e mento delle Concazze (Figg. 4 e 5: 1, 2 e 3; riscontro sul terreno è difficoltoso, a causa
D individua la frattura IV (Figg. 4 e 5). Fig. 6); in una delle fotografie che illustrano la delle coperture piroclastiche ed epiclastiche.
pubblicazione di Silvestri (1867) si vede che Secondo Silvestri (1867) questi apparati
IL SISTEMA SECONDARIO DI FRATTURE ERUTTIVE essi preesistevano all’eruzione, ed erano co- scagliarono bombe con diametro anche supe-
Il Sistema Secondario di Fratture Erut- perti da un rado bosco di pini; si tratta quindi riore ad un metro fino a 500 metri di distanza
tive è evidenziato dall’allineamento di altre di edifici poligenici, come dimostra anche la (Fig. 8), e il versante di Monte Frumento delle
bocche eruttive e depositi piroclastici, con sezione geologica esposta lungo la frattura Concazze fu coperto da uno strato di scorie e
direzione compresa tra N-S e NNW-SSE; al- eruttiva, collegati ad attività preistorica di lapilli fino a 15 centimetri di spessore.

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8

Figura 8 – Una delle bombe lanciate durante la prima fase


dell’eruzione

GLI SPATTER CONES 4 ÷ 11


Si tratta di otto collinette dalla cima ton-
deggiante (Fig. 5: 4 ÷ 11), dovute all’attività
delle otto fontane di lava descritte da Grassi
(1865), ubicate lungo una frattura eruttiva
con direzione N 20° W (Figg. 4 e 5: III); esse
sono parzialmente coperte dalle piroclastici Figura 9 – Livello cineritico, residuo dell’antica superficie originaria del cratere dell’edificio B
in seguito emesse dalle bocche dell’edificio
A (Figg. 7 e 10).

GLI EDIFICI A, B, C, D ED E
Sono edifici a tronco di cono irregolare con
crateri sommitali.
Esauritasi l’attività vulcanica, gli edifici
sono stati interessati da fenomeni erosivi
che hanno causato l’arretramento degli orli
dei crateri e l’accumulo di materiali detriti-
ci all’interno di questi, con la conseguente
trasformazione delle cavità da crateri a im-
buto con condotto aperto a cavità con forma
semisferica, a volte con fondo piatto. Tracce
della originaria superficie interna del cratere
dell’edificio B sono visibili lungo il margine
occidentale dell’orlo craterico (Fig. 9).
L’edificio A (Figg. 4 e 5; Fig. 10) è un edi-
ficio composito, costituito da due tronchi di
cono coalescenti, ognuno dei quali presenta
un cratere ellittico, con asse maggiore in di-
rezione NNW-SSE (Figg. 4 e 5: a2 e a3); sul Figura 10 – I crateri a2 e a3 visti da SW (Foto di Sandro Surrentino d’Afflitto)
versante NW del cono settentrionale si apre
un piccolo cratere (Fig. 5: a1; Fig. 11). Esso
entrando in attività ha smantellato un preesi-
stente edificio, di cui si conservano le tracce a
settentrione (Carveni & Benfatto, 2004).
All’interno delle tre cavità crateriche non
vi sono tracce delle bocche eruttive; esse,
secondo quanto scritto da Silvestri (1867)
erano una nel cratere a1, tre allineate in di-
rezione NNW-SSE nel cratere a2, evidenziando
la frattura VI, e tre ai vertici di un triangolo
equilatero nel cratere a3.
L’edificio B presenta ben esposti il versan-
te settentrionale, con 60 metri di dislivello tra
l’orlo craterico e la base dell’edificio, e quello
meridionale, con sviluppo di 55 metri; il ver-
sante occidentale è coalescente con l’edificio
A, e quello orientale con l’edificio C. L’orlo
craterico ha forma ellittica, con diametro
massimo di 120 metri in direzione N 60° E,
e un andamento altimetrico con un massimo Figura 11 – Il Cratere a1

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assoluto a occidente e un massimo relativo a 9
meridione; il punto più basso è a ENE.
Dove l’erosione ha messo in evidenza la
struttura interna dell’edificio affiorano bombe
e scorie saldate; sul fondo del cratere sono
visibili tre deboli depressioni circolari, proba-
bilmente corrispondenti alle bocche eruttive;
una quarta bocca, ubicata quasi al centro
della cavità craterica, dalla forma ellittica
con asse maggiore di 22 metri in direzione
N-S e asse minore di 20 metri, circondata da
un anello di scorie e bombe saldate dell’al-
tezza di poco inferiore al metro (Fig. 12), in
contrasto con tutte le altre bocche dei Monti
Sartorius, presenta un aspetto molto più “gio-
vane”, testimoniando, secondo noi, una breve
ripresa dell’attività eruttiva, sfuggita all’at-
tenzione per la brevità dell’evento e/o per il
momento in cui è avvenuta; la scarsa quan-
tità di materiale emesso può essere attribuita Figura 12 – La “Bocca Nuova” del cratere dell’edificio B
ad una singola emissione, verificatasi dopo
che la cavità craterica, a causa dell’erosione, lungo 400 metri, in direzione E-W; alla sommi- diano del campo lavico: si assiste quindi
aveva già raggiunto la forma semisferica a tà si riconoscono due archi, resti di originari all’allargamento e all’inspessimento di
fondo piatto (Carveni & Benfatto, 2004). orli craterici, del diametro di circa 100 metri, questa porzione del campo lavico (Fig.
Il fatto che una piccola eruzione etnea, e tre orli di minori dimensioni, allineati in di- 13, B), causato dall’affiancamento e
avvenuta tra il XIX e il XX secolo sia potuta rezione ENE-WSW. dalla sovrapposizione di diverse unità di
passare inosservata non è impossibile: la L’asimmetria è da attribuire in primo luo- flusso minori, generate da bocche effime-
lontananza dalle zone abitate e le condizioni go alla morfologia preesistente, e in secondo re, e sviluppo di strutture tipo pahoehoe.
atmosferiche possono aver impedito l’osser- luogo alla ricaduta balistica delle piroclastici. Il campo lavico assume quindi le carat-
vazione di un fenomeno di breve durata; si può teristiche di un campo di lava composito
portare ad esempio l’esplosione avvenuta al CARATTERISTICHE DEL CAMPO LAVICO (Walker, 1971);
Cratere di SE il 5 gennaio 1990, considerata la L’evoluzione spazio-temporale del campo • la terza fase è compresa tra i primi giorni
più forte esplosione etnea avvenuta nel corso lavico risulta chiaramente influenzata dal del mese di marzo e la prima decade del
degli ultimi due secoli: a causa delle condi- tasso di emissione dalle bocche effusive; si mese di aprile; durante questo periodo si
zioni atmosferiche essa non è stata vista da possono distinguere quattro fasi principali: assiste ad un incremento dell’attività alle
alcun testimone, e la ricostruzione dell’evento • la prima fase è compresa tra il 29 gen- bocche causata dalla risalita di una note-
è stata effettuata sulla base della distribu- naio e il 9 febbraio; in questo periodo la vole quantità di magma, e alla migrazione
zione delle piroclastiti (Carveni et al., 1994). Colata Principale, a causa dell’alto tasso del settore attivo della frattura eruttiva,
L’edificio C (Figg. 4 e 5) è il più piccolo, di emissione, si sviluppò rapidamente in che risulta essere ubicato nel tratto com-
con uno sviluppo di 25 metri sul versante set- lunghezza, raggiungendo la distanza di preso tra le basi degli edifici piroclastici D
tentrionale, mentre gli altri sono coalescenti 6 chilometri dal punto di emissione il 2 ed E (Figg. 4 e 5); il conseguente incremen-
con gli edifici limitrofi; esso presenta tracce di febbraio e la distanza di 6,5 chilometri il 9 to del tasso eruttivo porta alla formazione
tre piccole cavità, corrispondenti alle bocche febbraio, quando il fronte si fermò; il cam- di una nuova colata lavica (Colata di Monte
eruttive. po lavico risultante può essere definito Chiovazzi) che raggiunse il 4 di aprile la
Il cono D (Figg. 4 e 5) presenta un’altezza come un campo lavico semplice (Walker, sua massima lunghezza (Fig. 13, C);
massima di 40 metri, con cratere del diametro 1971), costituito da una singola colata, • la quarta fase vede il progressivo decre-
di 50 metri, al cui interno si trovavano quat- (Fig. 13, A), con fenomeni di sovrappo- mento del tasso di emissione che provoca
tro bocche eruttive, irregolarmente distribuite sizione e affiancamento esclusivamente l’allargamento e l’ispessimento del cam-
(Silvestri, 1867), ma di cui attualmente non nella zona del fronte, dove si registra un po lavico con una fenomenologia molto
si riconoscono tracce che ne permettano l’u- inspessimento dovuto al raffreddamento simile a quella riscontrata per la Colata
bicazione; l’orlo craterico presenta una forte della lava; il campo lavico si presenta Principale.
asimmetria, con un massimo assoluto a SSE quindi maggiormente sviluppato in sen- L’eruzione si protrasse senza altri signifi-
e un massimo relativo a settentrione; l’irre- so longitudinale rispetto alla dimensione cativi cambiamenti fino al 28 di giugno, data
golarità della distribuzione delle piroclastici è trasversale: tale caratteristica morfologi- in cui si registrò la fine dell’attività.
stata causata dai forti venti che soffiavano da ca è tipica dei campi lavici delle eruzioni Le caratteristiche morfologiche di detta-
settentrione nel primo periodo dell’eruzione, e laterali etnee a carattere parossistico; glio del campo lavico vengono qui di seguito
dal quadrante meridionale nella fase finale, • la seconda fase è compresa tra il 9 feb- collegate alla ripartizione dello stesso in zo-
condizionandone la traiettoria, la ricaduta e braio e i primi di marzo; durante tale lasso na prossimale, mediana e distale rispetto alle
l’accumulo. di tempo si verificò una netta diminuzione bocche di emissione (Fig. 14).
L’edificio E (Figg. 4 e 5) ha forma asimme- del tasso di emissione, con conseguente Nella zona prossimale (Fig. 14, P.Z.) le
trica, con il versante occidentale alto poco più minore alimentazione al fronte (che si fer- colate presentano deboli spessori e superfici
di 10 metri e quello orientale alto 80 metri; la mò), e l’arretramento del fronte attivo del- prevalentemente scoriacee: tale aspetto, più
base, ellittica, presenta il diametro massimo, la colata, il quale stazionò nel tratto me- che dalle caratteristiche del versante su cui

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10 scorreva la lava, il quale non presenta forti della stessa nelle quattro fasi descritte in principali cicli, ognuno dei quali è composto
pendenze, dipende dall’alto tasso di emissione precedenza. Un ulteriore elemento è costi- da una prima fase di attività parossistica,
che ha caratterizzato le prime fasi dell’eruzio- tuito dalle caratteristiche del pendio su cui con un elevato tasso di emissione istan-
ne: esso, causando un veloce scorrimento della scorreva la colata, il quale determina la locale taneo, che porta la colata a raggiungere
lava, ha determinato un’elevata frammenta- presenza di particolari morfologie. la massima lunghezza e che comporta il
zione della superficie della stessa. Quindi, se La fenomenologia eruttiva dell’eruzione limitato sviluppo della dimensione trasver-
da un lato il ridotto spessore della colata in etnea del 1865 consiste globalmente in due sale e dello spessore; durante questa fase
questo settore dà luogo ad una macrostruttura
pahoehoe, dall’altro la superficie della colata
presenta una tipica morfologia scoriacea.
La zona mediana del campo lavico (Fig.
14, M.Z.) presenta un maggiore sviluppo di
morfologie pahoehoe data da lave a corde e
da gallerie di scorrimento lavico. Sono inoltre
presenti lave a blocchi ed è chiaramente visi-
bile la suddivisione in diverse unità di flusso
sovrapposte ed affiancate: tale caratteristica è
stata acquisita dal campo lavico nel secondo
e nel terzo periodo di attività, quando la lava,
scorrendo molto lentamente su un pendio con
scarsa acclività, ha assunto un aspetto superfi-
ciale non scoriaceo; il tratto mediano del campo
lavico presenta quindi un aspetto maturo, tipico
di molte eruzioni etnee a carattere tranquillo.
Nella zona distale del campo lavico (Fig.
14, D.Z.) è presente una tipica morfologia con
la superficie delle colate frammentata in bloc-
chi di dimensioni decimetriche; questa carat-
teristica dipende sia dal fatto che al fronte la
colata lavica arrivava quasi solidificata, sia
dal pendio su cui essa scorreva, che in tale
settore presenta un’elevata inclinazione.
Dalla comparazione dei dati fenomeno-
logici e dai dati morfologici relativi a tale
eruzione si evince che il principale elemento
di controllo circa le caratteristiche del campo
lavico è rappresentato dal tasso di emissio-
ne istantaneo, le cui oscillazioni causano la
ripartizione dello sviluppo spazio-temporale Figura 13 – Principali stadi di sviluppo del campo lavico (da Carveni et al., 2000)

Figura 14 – Caratterizzazione del campo lavico basata sulla natura dei prodotti vulcanici: 1) prodotti piroclastici; 2) aree con prevalente morfologia pahoehoe; 3) aree con prevalente
morflologia aa; P.Z.) zona prossimale; M.Z.) zona mediana; D.Z.) zona distale (da Carveni et al., 2000)

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11

Figura 15 – Resti di crateri precedenti all’eruzione del 1865 (Y) in parte sepolti dall’edificio E

si sviluppano prevalentemente colate con - le eruzioni parossistiche, in cui il rapporto bruciati durante l’eruzione; se ne ricava che i
superfici scoriacee, a causa dell’elevata ve- è minore dell’unità; risulta intuitivo che suddetti coni a scudo sono edifici poligenici,
locità della lava che produce una notevole queste eruzioni sono caratterizzate da come dimostrato anche dalla sezione strati-
frammentazione della superficie. Tale fase breve durata e da alti tassi di emissione; grafica, collegati a fasi di attività non datate
è seguita da un periodo di stanca dell’at- - le eruzioni intermedie, in cui il rapporto è di Monte Frumento delle Concazze.
tività, causato da un decremento del tasso prossimo all’unità; Il cratere a1 è delimitato a settentrione da
di emissione, con conseguente arretramento - le eruzioni tranquille, in cui il rapporto è un rilievo (Figg. 4 e 5: S) che lo sovrasta di
del fronte attivo della colata, che, stazionan- maggiore dell’unità. circa 6 metri e si sviluppa verso settentrione
do prevalentemente nel tratto mediano del Relativamente all’eruzione etnea del per più di 100 metri; si tratta dei resti di un
vecchio campo lavico, si sposta per brevi 1865, sulla base dei dati forniti da Romano precedente edificio, in parte smantellato dalle
tratti alternativamente verso valle e verso & Sturiale (1982), il rapporto R risulta essere esplosioni verificatesi quando è iniziata l’eru-
monte; tale fase è caratterizzata dallo svi- di 18,98; quindi questa eruzione è da inserire zione del cratere a1, in parte sepolto dalle pi-
luppo di strutture pahoehoe causate dalla nel campo delle eruzioni laterali etnee a ca- roclastiti emesse dalle bocche del cratere a2.
bassa velocità di scorrimento della lava. rattere “tranquillo”. A meridione degli edifici B, C e D affiorano
Il campo lavico generato dall’eruzione L’indice di esplosività E (rapporto tra il i resti discontinui di tre orli craterici (Figg.
del 1865 può in conclusione essere definito volume delle piroclastiti e la somma del vo- 4 e 5: T, U e W), relativi a un basso edificio
come campo lavico composito (sensu Walker, lume delle piroclastiti e il volume delle lave) preesistente all’eruzione; la colata lavica  è
1971). è 0,063 (Romano & Sturiale, 1982). fuoriuscita da una bocca ubicata alla base
Nella letteratura vulcanologica esistono del cratere U (Figg. 4 e 5).
svariati parametri adatti a operare il con- TENTATIVO DI RICOSTRUZIONE DELLA MOR- Alla base orientale dell’edificio E affiorano
fronto tra diverse eruzioni laterali etnee. Essi FOLOGIA PREESISTENTE ALL’ERUZIONE i resti di due crateri (Figg. 4 e 5: Y e Z; Fig. 15).
sono basati sull’analisi dei dati riguardanti In mancanza di documenti cartografici
il tasso di emissione medio e istantaneo, sul precedenti, la ricostruzione della morfologia CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI
calcolo dei volumi dei prodotti emessi, sulla preesistente all’eruzione è stata tentata sulla Le implicazioni di carattere strutturale
durata dell’evento, sulla lunghezza della co- base di aerofotografie e di documenti fotogra- riportate derivano dai rilievi effettuati diret-
lata lavica. fici prodotti da Silvestri (1867). tamente in campagna sulle fratture relative
Si ritiene di particolare efficacia l’appli- Il primo documento è la già citata fotogra- all’evento eruttivo. Le implicazioni di caratte-
cazione del rapporto R tra la durata dell’eru- fia di Bertier, pubblicata sull’articolo di Silve- re generale legate alla dinamica dell’edificio
zione, espressa in giorni, e il tasso di emissio- stri (1867); vi appaiono il basso versante me- vulcanico non sono state oggetto del presente
ne medio, calcolato in metri cubi al secondo, ridionale di Monte Frumento delle Concazze, studio; per tale argomento si rimanda agli au-
proposto da Frazzetta & Romano (1984); que- il tratto II del Sistema Principale di Fratture tori che se ne sono interessati recentemente.
sti autori, in base a tale rapporto, distinguono Eruttive e i coni a scudo 1, 2 e 3, ricoperti da L’eruzione etnea del 1865 si è verificata
tre diversi tipi di eruzione: un rado bosco di pini, molti dei quali vennero sul versante nord-orientale dell’edificio vul-

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12 canico, in un settore in cui esistono strutture ai sistemi di alimentazione, e testimoniano CARBONE M.S., GRASSO M. & LENTINI F. (1987), Line-
distensive con orientazione prevalente NE-SW un indice di esplosività E = 0,063 (Romano amenti geologici del Plateau Ibleo (Sicilia SE).
e ENE-WSW, con componenti di movimento & Sturiale, 1982). Presentazione delle carte geologiche della Sici-
lia sud-orientale. Mem. Soc. Geol. It., 38, 127-
orizzontali sinistre (Neri et al., 1991), e che I prodotti effusivi relativi all’eruzione
135.
è caratterizzato da movimenti gravitazionali costituiscono un campo lavico composito CARVENI P. & BELLA D. (1994), Aspetti geomorfologici
verso il bacino ionico, attribuibili in parte al- (sensu Walker, 1971); tramite l’indagine di legati ad attività sismica su vulcani attivi: il
la presenza di argille pleistoceniche esistenti campagna ed in base ai dati bibliografici, è basso versante orientale dell’Etna come mo-
nel basamento etneo (Borgia et al., 1992; Lo stato possibile ricostruire che l’intero campo dello di studio. Boll. Acc. Gioenia Sc. Nat., 27
Giudice & Rasà, 1992; Carveni & Bella, 1994). lavico è composto da quattro distinti flussi (346), 253-285.
In questa zona del vulcano sono presenti lavici che si susseguono nel tempo, sovrap- CARVENI P., BELLA D., BENFATTO S., MANISCALCO R., SALLEO
alcuni edifici piroclastici allineati in direzioni ponendosi parzialmente. PUNTILLO M., & STURIALE G. (2005 b), Sollevamenti
a grande scala e conseguenti fenomeni gravi-
comprese tra NE-SW e ENE-WSW, o con an- Si può quindi concludere che l’area in cui tativi: l’esempio del versante orientale dell’Etna
damento ad arco aperto verso SSE, che sono è avvenuta l’eruzione in studio rappresenta (Sicilia). Il Quaternario, 18 (2), 157-171.
stati attivi in tempi preistorici, con uno spo- una zona di debolezza strutturale nell’ambito CARVENI P., BELLA D., FILETTI G., LEONARDI M.C., MUSUME-
stamento progressivo da settentrione verso dell’edificio vulcanico etneo, legata a movi- CI C. & STURIALE G. (1996), Zonazione sismica del
meridione delle relative fratture eruttive. menti gravitativi profondi che interessano il territorio di Giarre (Catania) mediante l’analisi
Il sistema di alimentazione dell’eruzione settore orientale etneo, di cui uno degli svin- di sismi locali avvenuti nel periodo 1855-1989.
studiata è formato da due distinte serie di coli è rappresentato dalla Faglia della Perni- Att. Conv. Lincei, “La stabilità del suolo in Italia:
fratture eruttive, entrambe appartenenti a zonazione sismica – frane”, 134, 389-393.
cana, come già affermato da diversi autori (Lo
CARVENI P. & BENFATTO S. (2004) - L’eruzione etnea del
trend strutturali di carattere regionale (Lo Giudice & Rasà, 1992; Gresta et al., 1997). 1865 (Monti Sartorius): aspetti geomorfologici
Giudice et al., 1882), che, insieme ad un ter- L’eruzione dei Monti Sartorius ha segna- e inquadramento nell’evoluzione del vulcano. Il
zo trend con direzione WNW-ESE, rivestono un to quindi una ripresa dell’attività vulcanica Quaternario, 17 (1), 41-54.
ruolo importantissimo nel condizionare l’atti- in un’area in cui esistevano edifici vulcanici CARVENI P., BENFATTO S. & IMPOSA S. (2009) – Monti
vità sismica e vulcanica dell’Etna (Romano, preistorici; dopo di essa si sono verificate nel- Sartorius, a geomorphosite on the North-Eastern
1970; Rittmann et al., 1973). la stessa zona, con progressivo spostamento rim of the Mt Etna volcano. Monti Sartorius, un
Il Sistema Principale di Fratture Eruttive verso meridione delle fratture eruttive, le eru- géomorphosite sur le flanc Nord-Est de l’Etna.
dell’eruzione ha andamento ad arco aperto Colloq. Intern. Géomorph. «  Géomorphosites
zioni del 1928 e del 1971; nel 1979 si è veri- 2009: Imagerie, inventaire, mise en valeur et
verso SSE, con orientazione ENE-WSW nel ficata un’emissione di lava lungo la frattura vulgarisation du patrimoine géomorphologi-
tratto più occidentale, e E-W in quella più attiva nel 1928. que ». Université Paris-Sorbonne, 44-45.
orientale, concordante con quella delle strut- CARVENI P., BENFATTO S., IMPOSA S. & MELE G. (2010),
ture distensive riconosciute da Neri et al. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Evolution and morphologic aspects of the 1865
(1991) nel settore d’interesse. L’andamento ADORNI G. & CARVENI P. (1993 a), Geomorphology and Monti Sartorius eruption (Etna volcano, Eastern
ad arco con la concavità a SSE fa supporre seismotectonic elements in the Giarre area, Si- Sicily). Cities and Volcanoes 6 Conference, Puer-
che esso corrisponda ad una zona di debolez- cily. Earth surf. proc. and landforms, 18, 275- to de la Cruz, Tenerife, Canary Islands, Spain,
za, legata alla dinamica generale di questo 283. May 31-June 4, 2010, 29.
ADORNI G. & CARVENI P. (1993 b), Anomalie del retico- CARVENI P., BENFATTO S., IMPOSA., MANISCALCO R., SAL-
settore dell’edificio vulcanico etneo, che vede LEO PUNTILLO M. & STURIALE G. (2011 a), Review
lo idrografico causate da eventi sismotettonici
lo scivolamento dello stesso verso il bacino sul basso versante orientale dell’Etna. Bolletti- of historical earthquakes and survey of active
ionico, come già riconosciuto da diversi au- no dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali, faults in the San Leonardello Graben area, Mt.
tori; è probabile che lungo tale zona di de- 26 (342), 197-206. Etna (Sicily). Contributions to Geophysics and
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Geologia dell’Ambiente • n. 3/2013


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Geologia dell’Ambiente • n. 3/2013