Sei sulla pagina 1di 18

See

discussions, stats, and author profiles for this publication at: https://www.researchgate.net/publication/253643948

La grande frana di Ancona del 1982

Conference Paper · January 1983

CITATIONS READS

0 176

1 author:

Mauro Coltorti
Università degli Studi di Siena
203 PUBLICATIONS 2,096 CITATIONS

SEE PROFILE

All content following this page was uploaded by Mauro Coltorti on 19 January 2017.

The user has requested enhancement of the downloaded file.


est ratto da :

· . At T: un xv CONVEGNO
NAZ10NALE DI GEOTECNICA
Spoleto, 4 - 6 Maggio 1983

.,

VOLUME III

ASSOC IAZIONE
GEOTECN ICA
ITALIANA

l
LA GRANDE FRANA DI ANCONA DEL 1982

U. CRESCENTI - G.F. CIANCETTI - T. NANNI - M. RAINONE - G.S. TAZIOLI - P. VIVALDA


Dipartimento di Scienze dei Materiali e della Terra - Università di Ancona

M. COLTORTI - F. DRAMIS - B. GENTILI - G. PAMBIANCHI


Istituto di Geologia - Università di Camerino

G. MELIDORO
Istituto di Geologia Applicata e Geotecnica - Facoltà di Ingegneria - Università di Bari

E. SEMENZA
Istituto di Geologia - Università di Ferrara

M. SORRISO-VALVO
IRPI - C.N .R. - Perugia

RIASSUNTO

La grande frana di Ancona che i l 13 Dicembre 1982 si è manifestata alle ore 22,45 circa sul versante settentrionale
del Montagno lo da quota attorno ai 170 m fino al mare, ha testimonianze stori che (BRACCI 1773, DE BOSIS 1859, SEGHE' 1920)
assai significa tive ai fini previsioneli .
Il versante in teressato dal grande movimento di massa , ha una estensione del l'ordine di 340 ettari; lungo la casta
si sviluppa per un tratto d i c irca 1700 m.
Dal punto di vista geologico siamo in presenza di una successione plio-pleistocenica caratterizzata da argille marn~
se grigi o-bluastre stratificate del Pliocene inferiore e medio, con inte r calazioni siltose e sabbiose, sopra cui giace,
in trasgressione, il Pleistocene (probabilmente medio) costitu ito da argille s iltos e e marnos e grigio-azzurre, strati fica
te, nella pa rte superiore con live lli arenacei e sabbiosi e lenti di panchina organogena. Vi si riconoscono le unità
A2- A3 ed Sa di COLALONGO et alii (1979) .
Tettonicamente gli intervalli stratigrafici citati hanno un andamento monocli nali CO, debolmente immergente verso sud
(a reggipoggio) , e sono ripetuti per faglia para llela alla costa, che corre poco a monte della strada Posatora-Grottine.
Affioramenti tipici di Ple is tocene si hanno presso la cima del Montagnolo (quota m 251); quelli pliocenici presso le cave
ubi cate lungo la c os ta.
Le unità plio- pleistoceniche sono sormontate quas i dappertu tto da coltri eluvio-colluviali limoso-argillose, talora
potent i alcune decine di metri, e si presentano in affioramento intensamente fessurate in corrispondenza dei livelli ar-
gilloso-marnos i, che sono in netta prevalenza sui livelli sabbiosi e arenacei.
Le i ndagini geomorfologi c he sono state condot te sia su foto ae r ee preceden t i (volo EIRA 1978 in scala 1:13 . 000 cir-
ca) e successive (volo ROSSI 1982 in scala 1:8.000 circa) a l movimen t o franoso del dicembre 1982, sia mediante rilevamen-
to di campagna del versante dissestato.
L'area mostra le carat teristi c he t i piche di un versante deformato da mov imenti gravitativi. Acc anto a numerosi mov i -
menti di massa superficiali , lega t i a scorri menti della coltre eluvio-colluviale plasticizzata dalle acque , e con distri-
buzione spazio-temporale occasionale ( t ra questi è da ricordare la ben nota frana Barducci) , esiste un meccanismo di fra-
na profondo che interessa il substrato plio- pleistocenico. L'ana lisi degli elementi morfologici ha evidenziato la presen-
za di scarpate, trincee e contropendenze di notevole estensione, articolate secondo tre Ordini principali, circa paralle-
li tra loro e alla costa, ed a quote diverse, tutte preesistenti all ' evento del 13 dicembre 1982. E' stato così possibile
osservare, a conferma dei dati storici, che il movimento franoso in esame è una riattivazione generalizzata di movimenti
mol to antichi, di cui si ha traccia , come si è detto , a partire dal 1773 ma certamente anche mol to a n teriori, di cui non
sono state reperite almeno per ora , testimonianze stor iche .
Le scarpate princ ipali , per l a loro estensione e regolarità, sono significative di uno scorrimento general e profon-
do . Le trincee sono elementi morfo logici che in letteratura vengono riferiti a deformazioni e rotture gravitative profon-
de (RADBRUCH-HALL et ali i 1976, MAHR 1977 , COPPOLA et alii 1978, SORRISO- VA LVa 1979, GUERRICCHIO e MELI DORO 1982) . Quelle
osservate nel corpo di frana in esame possono essere interpretate come dovute ad un movi me nto composito , di ti po roto tra_
slativo , oppure sempli ce , di tipo tras lativo (SKEMPTON e HUTCHINSON 1969, RIB e LIANG 1978 , VARNES 1978).
Il meccanismo di frana profondo però potrebbe anche essere del tipo rotazionale (rock slump di VARNES 1978, scivol a-
mento rotazionale di roccia di CARRARA et alii 1983). In questo caso i gradini antitetici rilevati sui bordi settentrio-
na li delle trincee sarebbero da i n t erpretarsi come effetto di un l ieve r ibal tamento (toppling di VARNES 1978).
Nel complesso quindi, si può ritenere che la frana di Ancona sia uno scorrimento profondo, con rotture multiple, la
cui parte centrale è in corrispondenza della collina del Montagnolo ; ai suoi lati orientale ed occidentale rispettivamen-
te , corrispondono una zona con singoli dissest i superficiali di limitata estensione ed una zona con dissesto generalizza-
to, quasi completamente ria ttivato dall'even to del 13 dicembre 1982. Quest'ultimo, i n sostanza, non ha modificato l'asse!
to geomorfologico e strutturale precedente, ma ne ha accen tuato i caratteri essenziali.

ASSOCIAZIONE GEOTECNICA ITALIAN A - XV CONVEGNO NAZIONALE DI GEOTECN ICA - SPOLETO 4-6 MAGG IO 1983
32

L'attivazione contemporanea di un grande numero di movimenti di massa superficiali sia pure con direzioni fortemente
divergenti da quella principale, e a conferma de l l'esistenza di un movimento piuttosto profondo, diretto verso il mare e
messo in evidenza dalla disposizione delle trincee principali.

1. INTRODUZIONE Con questa nota si espongono in via preliminare i d~


ti desun t i da indagini di superficie e da notizie stori-
Al l e ore 22.45 circa del 13 dicembre 1982, ad Anco-
che. Le interpretazioni proposte, compatibili, almeno per
na una vasta area compresa tra la collina del Montagnolo
ora, con tali studi, saranno verifica t e dalle successive
ed i l mare è stata interessata da un grande movimento
r i cerche geognostiche, geotecniche, topografiche e geofi-
franoso. Una decina di giorni prima, abbondantissime
siche, già peraltro avviate nel quadro dei finanziamenti
piogge si eréno abbattute nella zona. Alla fase acuta,
stanziati dal C.N.R. per lo studio della frana di Ancona.
che ha avuto la durata di qualche ora, ne è seguita una
di lenta deformazione.
Il corpo di frana lungo la costa ha una larghezza
di circa 1,7 Km ed ha una es tensione di circa 3.~0 etta- 2. NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE
ri: è molto probabile che a tale estensione si debba ag- Sui dissesti delle due importanti arterie viarie,
giungere una parte sommersa dal mare. Esso raggiunge una l'antica strada Flaminia e la ferrovia che collegano Anc2.
quota di 170 m e forma un pendio con una inclinazione m~ na con il nord, si è andata da tempo accumulando una not~
dia di lO gradi circa. voI e documentazione, di cui la più antica è rappresentat a
La gente del l uogo ha dato scarsa importanza ad al- dalla relazione di BRACCI del 1773, redatta per ordine
cuni fenomeni che oggi si possono ritenere i segni prem~
della "Congregazione del R. Governo". Egli riferisce che
nitori del . grande movimento di massa. Infatti, oltre al-
tutta la zona che va da Torrette fino alla "Osteria della
le diffuse forme derivanti da deformazioni e da rotture Palombella", presenta "slamature e corrosioni", che inte-
sul terreno (avval l amenti, ondulazioni, crepe, ecc.), ai
ressano anche tutta la collina sovrastante. L'Autore af-
dissesti di manufatti ed ai fenomeni franosi localizzati fronta anche i l problema della viabilità della strada Fl~
e saltuari nel tempo, esso è stato preceduto da fatti aE
minia, proponendo opere per la sistemazione idraulica di
parentemente strani, mB significativi, quali gli scri c- tutto il pendio, nonchè la difesa dall'erosione marina al
chiolii nelle abitazioni attribuiti ai radiatori dei ter piede.
mosifoni, il notevole aumento di permeabilità del terre-
Assai significativa è la nota di DE BOSIS (1859),
no riscontrato durante l'innaffiamento di aiuole circo- che descrive un evento franoso accaduto nel novembre del
stanti gli edifici, ecc. D'altra parte, tali fenomeni 1858 nell'area in esame, addiri t tura con una estensione
non potevano fare mol ta impressione a l la gente che si maggiore ( da Torrette fino ai "Lamaticc i" per 3 Km di
era assuefatta alla convivenza con processi franosi, ri-
fronte)(*). Interessanti sono le minuziose notizie di ca-
tenut i superficiali ed isolati, come l a "frana Barducci",
rattere storico, geologico, agrario riportate. Vi si ri-
famosa per la sua cronicità.
corda, tra l'altro, che " •.. nel 1349, secondo il Daglio-
ni, fu fondato da Liberio Bonarelli il castello con alcu-
ne torri detto le Torrette, i l quale è stato consunto dai
flutti. ed al presente più dentro terra .•• ". Ciò è una
conferma storica della rapida evoluzione geomorfologica
cui è sogget t a l'area. E quando tale evo l uzione si è mani
festata in forma accentua t a, vi sono state perizie, stu-
di, relazioni in cui si propone il risanamento globale
dell'area.
Al SEGRE' si .deve un serio ed approfondito studio
sulla "falda franosa del Montagnolo", pUbblicato in due
Note del 1919, assai attual e ed importante. Vi sono de-
scritti due fenomeni franosi distinti, la "frana superio-
ri del Montagnolo" e la "frana inferiore (Barducci)", per
i quali però viene ammessa una superficie profonda di
scorrimento unica e "comune con quella di antico smotta-
mento" (si riferisce probabilmente alla frana descritta
da DE BOSIS), "nel qual caso si determinerebbe il genera-
le franamento della f a lda co l linosa .•• a partire dall' al
. Fig; 1 - Ubic.azione deU 'area; ta costa del Montagnolo fino alla marina" .
Il collegamento superficiale tra le due frane avviene at-
L'eccezionale movimento di massa ha avuto effetti
catastrofici. Sono stati gravemente d i ssestati e resi
inagibili, numerosi fabbricati delle aree urbanizzate
del Fornetto, Posatora, Palombel l a e Borghetto, oltre a ( *) La zona non interessata dalla frana del 13 dicembre
case e ville sparse (circa 280 edifici privati per ol t re 1982 rispetto all'evento del 1858 e situata Bul bordo
850 abitazioni), due ospedali e gli edifici della Facol- orientale dell'area verso i "Lamatic.ci" J aembr>a aia stata
tà di Medicina dell'Università; interrotti la S.S. 16 pr>otetta dal r>iempimento a mare r>ealizzato nella zona di
(.l'antica strada Flaminia), la ferrovia e l'acquedotto. mat'e immediatamente antistante;
r

33

traverso una zona c he, secondo SEGRE' , non è i n posto a minant i sulle sabbie. Gli strati sabbiosi diminuiscono
causa del l' antico movimen to ricordato e non è esente da r a pi damente procedendo ve rso l' a lto de lla successione.
movimenti " per qu an to questi si possa"no considera r e mol - Lo s pessor e degli strati varia da 20 a 40 cm per le ar-
t o superficiali, alme no per ora, perchè parecch ie sono g i lle che si presentano quasi sempre fes surate, e rag-
le case lesionate esistenti nel la zona medesima". giunge spessori massimi di 60 cm per g li strati sabbio-
Le note di DE BOSIS e SEGHE' sono anche riportate si . Tra gli interstrati argillosi sono sempre presenti
nel Manuale di Geologia Tecnica di CANAVARI (1928), per livelli millimetrici e lenticell e s abbioso-si ltos e gri-
descrivere esempi di feno men i franosi . gio-ocracee. Nella parte s uper ior e della s uccessione,
Più di r ecente , limitatamente alla frana Barducc i, le argille assumono una tonalità grigio- azzurra ed ocr~
sono da ri cordar e i lavori di MANFREDINI (1951), di CE- cea . Questo int ervallo corrisponde biostratigraficamen-
RETTI (1974), di ESU (1976), di COLOSHlO (1978) con cen- te alla ceno zona a GZoboT'otatia punct i cuZata ed a Globo-
ni anche sul versante di Pa l ombe lla, di FANGI (1980) che T'otatia gr. cT'asBafoT'miB (subzona a G. aemiliana).
riferi sce sui movi menti s uperficiali del periodo novem-
Pteiatocene. Nelle aree limi trofe , COLALONGO et atii
bre 1977 - marzo 1978.
(1979) hanno riconosciu to cinque cicli trasgressivo-re-
Acc anto ai lavori pubblicati fin qui ricordati, es i-
gressivi (AlSl- A2S2-A3S3-l..4S4-A5S5) , r a ppresentati da
stono numerose relazioni geo l ogi co- tecniche, in cui sono
dieci unità i nformal i peliti ~o- are n acee. Nella zona in
esaminate le condizioni di stabil ità ai f ini de lla edifi -
esame sono riconoscibili l e uni tà A2-A3 ed S3' L'unità
cabi li tà .
A2 è rappresen tata da argi lle si ltose e marnose grigio-
Sfavo r evoli ad interventi urbanis t ic i ne lla zon a di
plumbee si l tose, ben stratificatei negl i i nters trati s~
Posato r a ris ul tano l e rela z ion i d i M!ADESI, CE RETTI e
no sempre presenti l i ve ll i millimetr ic i s abbios i grigi
CIABATTI (1966) e di VALDI NUCCI (1970). Più possibi li sta
appare la r e l azi one di CE RETTI e DATTILO (1972). ed ocracei .
L' unità A3 è costituita da alte rnanz e di argille marno-
Anche SELLI ( 1960) si è occupato dell'area franosa
se grigio-azzurre ed ocr acee con livell i millimetrici
in relazione ad uno studio per il tracciato del secondo
e l enticel le di sabbia ocracea.
lotto dell'acquedotto di Ancona; l'A. cartografa come
La S3 è data da alternanz e di a rg ille marnose e silto-
" f r ana del Borghet to " l'intera pendice, che sub ito a val-
se , ocracee ed azzurrogno l e con livell i arenace i e sab-
le del f·l on tagnolo si es tende fino al mare, comprendendo-
bi osi ·. Nella parte terminale sono presenti l e nti di pa!).
vi anche la frana Barducci .
china e lenti e livelli lenticolar! di arenaria e sab-
Sono infine da ricordare le numerosissime rel azioni
bia fossilifera. Sono infine molto diffuai i depoaiti
riguardanti i ndagini geognostiche che non possono conte-
con ti nenta l i costituiti da alluvion i e col l uvioni.
nere , dato il lor o scopo e la l i mitatezza delle indagi -
ni, osservazioni sui feno meni d'i ns tabili t à globali de l La lacuna tra il Pliocene medio ed il Ple iatocene
versante. Sulla frana Barducci , infine , esistono molte è documentat a dall'assenza della cenozona a GtoboT'otatia
relaz ioni tecni ch e pres so gl i arch i vi del l 'ANAS e delle inftata ( Pliocene superi or e). Inoltre sono in parte asse!!
Ferrovi e d e llo Sta t o . ti l i velli riferibili al Pliocene medi o (parte superiore).
La relativa trasgressione qua t er nar ia è un elemen to ca r a~
teris tico del la geol ogia dell'ancone t ano (COLALONGO et
3. LINEAMENTI GEO LOGICI atii 1979 , NANNI 1980).

La geol ogi a del l 'Ancone tano è sta t a ogge tto di nume- Dal pun to di vista te tton ico, la zona in questione
rosi lavor i ad opera d i diversi Au tori. Si r icor dano so- si inquadra nello schema strutturale dell'anconetano t i P!
l amen te i lavori più recenti a cui si rimanda per una camen te appenninico, con piegh e orientate NO-SE e faglie
pi Ù dettagliata documentazione bibliografica (PIRINI e NO- SE e NE-SO ( fig. 3). Gli studi condotti in passato
RADRIZZANI 1963 , FANCELLI e RADRIZZANI 1964, CARLONI et (CRESCENTI et a~ii 1977, LECH I et alii 1978 , COLALONGO
atii 1956, CRESCE NTI et atii 1974, CE RETTI e COLALONGO et aHi 1978 e NANNI 1980) hanno permesso di definire le
1975, COLALONGO et atii 1975-19 79 , CRESCENTI ct atii c aratteristiche strutturali della zona , in cui si ricono-
1977, LECHI et atii 1978 e NANNI 1980). s cono le seguenti fasi tettoniche princ i pali , cosi schem~
Dopo l ' evento franoso del dicembre 1982 è stato ese- tizza te:
guito un de ttagl iato rilevamento geologico di superficie _ una fase di compressione di età medio-pliocenica, re-
ne ll' area de ll a frana e zone l im itrofe, schematicamente sponsabile delle strutture maggiori (antic linale del
sinteti zzato nel l a fig . 2 . C' è da dire che la scarsità M. Con ero , anticlinale fagliata di Varan o e di Falcona-
di affioramenti del s ubst ra to , la notevole copertura elu- ra, sinc1i nale di Taverne l le , ecc . );
vio-colluvia l e, l a presenza di numerosi corpi di frana _ una fase di diste nsione di età riferibilc al Pleistoce-
ed i mov iment i di terr a ope r ati dal l a intensa atti vità ne basale, che ha ripristina t o cond i zi on i di sedimenta-
antropi ca rendono molto d iffico ltosa , con i so li da ti di zione marina ne lla maggior par te dell ' a r ea ;
s upe r ficie, una prec i sa cartografaz ione dei l im i t i li to- _ da ul timo, la fase di sollevamento d i tu t ta l a zona che
logici e l ' ide n tificazione de l le stru t ture t et t oniche . ha por t ato all'attuale asset to morfostruttu r a l e .

Dal pun to d i vista strat i g r afico si riconosce, dal L' area anconetana è stata quind i so ttoposta ad una
basso verso l 'a l to, la seguent e successione: i n tensa attiv ità tettonica durante il Pl i o-Ple i s tocene
ch e ha portato i se di menti che chiudono la successione
- PLiocane ùlfar iorr1 e medio; Argille marnose grigio- quaternaria a quote fino a 350 m su l l'attua l e livello ma-
bl uastre ben stratifi cate , bioturba t e, con rare stru t - rino. I riget t i delle fagl ie che interessano la 5ucc ess i~
t ur e sedimentarle , alte rnate a sabbie compat te grige o ne pleistocenica sono difficili da valu tare a causa del-
grigio-ocr acee . Le argille marnose sono nettamente do- la scarsità di affioramenti e per l a difficoltà di carto-
34

TORR{TTE .....u ...


SCflEMA etOLOGICO

, .... ...,,,

... _ ... . .. . .. . ~ ", ...... . ... ... _ ~. . . . ' . .......... _ my"

lIllIl . , M'•• , ~, .... ~ ~, ... ...... , ..... ... ". ~ I__ ..... ~ . ' ~n

',-'- .... ... " , ....- '"


...
" ,.... " ...
- ~, ~ ,
..
D l' . .. . # •
~
• • ~ ._.

---,.... ..... "


I- ...•. • ." .",

"
Fig. 2 - Schema geo logico.

grafare i limiti tra le unità litostratigrafiche. na del 13/12/82 , sono segnalate anche do CERErTI e COLA-
In tutta l'area, un interesse particolare rivestono LONGO (1975).
le faglie ad andamento NE-SO, evidenti in prossimità del-
la costa, nel tratto tra Ancona e Numana , dove affiorano
sedimenti pre- pleistocenici. Le strutture NE-SO sono in- 4 . CARATTERI GEor~ORFOLOGICI
vece eviden tissime dall'analisi de lle immagini (fig. 4)
da satellite (LECHI et alii 1978). Queste fagl ie antiap- L'evoluzione geomorfol ogi c a della fascia costiera e ,
penniniche dislocano quello che probabilmente costituiva più i n particolare, del versante interess a t o dal grande
un unico elemento s trutturale (M. Canero-Varano-Falconara movimento f ranoso, ha avuto origine a partire da l sollev~
Marittima) in anti clinali isolate (NANNI 1980). Infine l e mento tettonico che, come si è detto, ha dislocato i dep~
faglie NE-SO si allineano con i fasci ipocentrali regi - siti mari ni plio-pleistocenici portandoli a o l tre 250 m
strati durante l'at t ività microsismica del 1973-76 (CRE- di quota , in corrispondenza degli affioramenti pleistoce-
SCENTI et aUi 1977). nici del Montagnolo.
Come si è de tto , l'individuBzione delle strutture Tale sollevamento, che si è verificato con diversa
fnell , area i nteressata dal fenomeno franoso e nella zona entità, è da considerarsi un fenomeno generalizzato in
li mitrofa ha presentato notevoli difficoltà a causa della Italia centrale, come in altre aree mediterranee (AMBRO-
estesa copertura eluvio-colluviale e dei numerosi corpi SETTI et atii 1982). Ad esso è corrisposto un rapido
di frana presenti. Tutto ~iò ha impedito di individuare approfondimento per erosione lineare dei sistemi idrogra-
con sufficiente prec isione le faglie e di stimarne il ri- fici, c he ha avuto come conseguenza la prOduzione di im-
getto. I dati raccolti confermano comunque la faglia cir- portanti squilibri sui versanti e l 'a ttivazione di movi -
ca E-O subito a monte della strada di Posatora (CERETTI menti di massa profondi, talora di enormi dimensioni; pr~
1974, fig. 5), che con un rigetto valutabile attorno ai babilmente un ruolo attivante è stato giocato anche da
150-200 metri ha dis l ocato i depositi plio-p1eistocenici. parte di manifestazioni sismiche come suggerito da GUER-
Le evidenze geol ogiche , geomo r fo l ogiche , i caratteri RI CCHIO e '·IELIDORO (1979a, 1979b), CHERUBINI et aUi
geologici dell'anconetano e le l i neazioni ottenute da im- (1981), "IELIDORO (1982), DRAmS et aU i (1982). D' altra
magi ni da satellite (LECHI et alii 1978), perme ttono di parte all'attiv ità te ttoni ca recente ed ai fenomeni fra-
individuare anche strutture NE-SO che interessano i fian - nosi è stata a t tri bu ita pure l'origine di fenomeni calan-
chi settentrionale e merid iona le del Montagnolo. La fa - chivi nelle argille grigio-azzurre plio-pleistocen iche
glia orientata NE-SO posta a SE del Montagnolo, si alli - i tali ane (GUERRICCHIO e ~IELIDORO 1979a , 1979b, 1982 , DRA-
nea con il fascio di ipocentri connesso con gli eventi MIS et atii 1982 ) .
sismici che interessarono l'Anconetano nel novembre 1973 Fenomeni franosi di grandi dimensioni sono d iffus i
(CRESCENTI et atii 1977). nel territorio marchigiano, soprattutto lungo le aste va~
Faglie NO- SE e NE-SO, interessanti l'area della fra- live principali, nei terreni terziari e quaternari (ad
35

CAR TA STRUTTUR ALE


faglie
'illI'ie non bln foe. li,u l. R
laglll probabili
I-- I---i aUI smcli n.1i
..... -+-----t assi anlidin oli
lOCAt IllAZIONI IPOCENTRALI DE I
MAGGIORI EV ENTI SISM ICI DEL
PFRIOOO GIUGNO 1913 SHHMBRE 1976
Ida Crescelli i. Nanni. Aampoldi .Stucchi 19711
Ev~nll della seqlltnn'
A O Novembre 1913
8 O · Mmo 1974
C o. ·Se1\embu 1914
D. _ {ì~nnalo -Febbr.ia 1975

/
, 'x
-',/ '\ /
/ -,

I
"/ '"l\ /
..', \
Montuicuro '\ \

,.

OSI~O C9

[ASfElFIDARD:~ ....

Fig . J - Schema atrouttul'aLe deU 'anconetano (da COLALONGO. NANNI e RICCI LUCCliI 1979. Lievemente modificato),

es . nel bacino del f. Esino a valle della Gola della Ros- fo nda le mar ino pe r una d is tanza talora notevole dal la l i -
sa) e nelle aree montane , dove interessano j vers anti ca! ne a di costa, anche fino ai 200 m. Tra i cas i ben descri!
carei e calcareo-marnos i mesozoico- paleogenic i (DRAlolIS gt ti e ben documentati si possono citare la frana di Vasto
aLii 1976 , COPPOLA et aLii 1978. CARRARO et atii 1979) . del 1816 (COLAPIETRO 1822), quella di Casalbordino del
renomeni a naloghi s i sono prodotti lungo j tratti di co- 1902 , di Fossacesia del 1915 e di Torino di Sangro del
sta alto dell'Adriatico central e, impostati con ogni pro- 1916 (SEGHE ' 1918) .
babil i tà lungo linee di dislocazione tettonica (CENTArolORE La frana d i Ancona può ri entrare tra i fenomeni sud-
et alii 1982). Poichè l'acme del sol levamento sembra es- detti. Essa ha mobil izzato un' area ad oves t del centro di
se rsi man ifesta to nel Pleistocene med io (AMBROSETTI et Ancona, este sa per circa 1700 m 'lungo la costa e per cir-
alii 1982) è probabile che la maggior parte di tali movi - ca 1300 m verso l'entroterra . L'aspetto generale della z~
menti gravi ta tivi sia da riferirsi a quell'epoca, anche na interessata mostra le caratteris tiche tipiche di un
se molti di essi sono stati riattivati pi ù volte in tempi versante deformato da movimenti gravitativi. Vi si risco~
s uccessivi . trano infatti, per tutta la sua estensione , grandi scarp~
C'è anche da ricordare che nelle successioni plio- te, ondulazione , gradini, contropendenze, depress ioni non
pleistoceniche dell 'avanfossa adriatica non mancano cas i drenate, la cui genesi non può essere interpretata se non
di mov imenti di ma ssa profondi, come ad es . lungo la fa - come effetto di movimenti di massa di enormi dimensioni,
sci a costiera abruzzese-molisana, tra cui alc uni con su- manlfesta tisi a più riprese in passato e che hanno avu to
perfici e di rottura che si sviluppano sotto il l iv el lo con ogn i probabil ità la loro prima attivazione in tempi
del mare e che hanno sollevato e fatto emergere tratti di remoti . Ul t imo t ra questi movimenti, prima del l'evento
36

pendenze che si allineano alla loro base a costituire


trincee allungate parallelamente alla direzione del ver-
sante. Queste trincee proseguono oltre le loro estremità
con linee di frattura che, a scala più generalizzata, fa~
no parte di si temi di lineazioni di dimensioni maggiori
N estese ben al di fuori dell'area della frana in esame.
Le grandi scarpate sono disposte circa parallelamen-

t te tra loro ed a quote differenti. Quella superiore cost~


tuisce il coronamento dell'antico fenomeno nella sua par-
te sommi tale dove segna una netta "faccetta triangolare";
sui lati essa diviene progressivamente meno evidente. Al-
la sua base compare un netto gradino di contropendenza
(località: Artida, q. 202 m).
Una seconda scarpata (SI, fig. 7), percorre il ver-
sante poco più in basso, accompagnata localmente da con-
tropendenze minori.
Alla base della scarpata SI corre una delle trincee
principali ( TI)' Ne lla sua parte med io-occidenta le, essa
mostra un andamento rettilineo, pressochè parallelo alla
direzione del versante, continuando ad ovest in una inci-
sione torrentizia anch'essa ad andamento rettilineo. Ver-
so est la trincea (da osservazioni su foto aeree) in pos~
zione arretrata sembra assumere una forma l ievemente ar-
cuata verso il mare e proseguire verso il quartiere nuovo
di Posatora, al di là del quale non è più riconoscibile.
Area interessata
dalla lrima del 13·12·82
La TI si estende per circa 1.000 m in lunghezza e circa
Distribuzione , lO km.
80 m al mass imo in larghezza. Una terza scarpata (52) è
ben evidente nella parte mediana del versante, a monte
attivl!a'
della strada Posatora-Grottine, Alla sua base si trova la
trincea (T2), la più importante per dimensioni (1.200 m
.F1:9. 4 - Cor1'eLazione achematica fra le pl'incipali l.inea- in lunghezza e 80 m in larghezza) lungo la quale sono st~
;doni mOl'foLogiche e stl'uttu.1'QLi e la d1:Stl'ibll- te fondate le strutture edilizie della Facoltà di Nedici-
eione degli ipocentri reLativi alZ 'attività mi- na, oltre ad un gran numero di edifici privati, All'alte~
ol'osiemica del 1973 (da LECHI, NANNI e RAMPOLDI za del cimitero di Grottine la trincea è interrotta bru-
1978. in pQ.1'te modificato); scamente da una scarpata secondaria con direzione N-NO e
5-5E, che taglia anche la scarpata 52' Al di là di questa
discontinuità essa sembra però proseguire lungo la valle-
cola rettilinea che conduce a Villa Zammit, ai margini
del dicembre 1982, è stato quello già ricordato che si è dell'abitato di Torrette. Verso est la trincea pare pros~
verificato nel 1858 (DE BOSIS 1859, SEGRE' 1920), coinvo~ guire entro la vallecolà che attraversa il quartiere Pos~
gendo una porzione di versante più vasta, estesa fino al- tora.
le pendioi di Forte Scrima, 500 m oltre il limite orienta Un'ulti ma scarpata (53) si allinea in modo disconti-
le del fenomeno attuale. nuo lungo il fr onte della zona in frana parallelamente a~
Le forme citate prima sono rappresentate sullo sche- la costa adriatica, dalla quale appare separata per mezzo
ma geomorfologico allegato (fig. 6). Tale documento deri- di una stretta fascia litoranea. Anche se i limiti del fe
va dal rilevamento su.l terreno eff'ettuato subito dopo nomeno recente sono compresi circa tra lo stabilimento
l'evento, sia dall'esame di fotogrammi aerei scattati in Fiat ad ovest e Palombella ad est, la scarpata prosegue
tempi ad esso precedenti (volo EIRA 1978 in scala da un lato, per breve tratto, entro l'abitato di Torrette
1 :13.000 circa) e immediatamente successivi (volo ROSSI e dall'altro verso la stazione ferroviaria di Ancona, fi-
1982 in scala 1:8.000 circa). no alle pendici di Forte 5crima. Su tale scarpata si not~
Come si è detto, già prima dell'evento di dicembre, no numerosi gradini, depressioni e trincee, con orienta-
il versante tra Ancona e Torrette presentava tipiche for- mento nell'insieme parallelo a lla direzione generale del
me prodotte da movimenti gravitativi. Tra (ueate partico- versante, ma talora con sensibili deviazioni locali,
larmente vistose, sono le grandi scarpate *) e le contro Particolarmente vistose sono infine le forme di fra-
na "minori" rispetto al fenomeno generale, ma di dimensi~
ni non trascurabili, del tipo "scorrimento-colata" (CARR~
HA et alii 1982) la cui attività si manifestava in modo
continuo già prima del dicembre 1982. Tra queste assume
spicco la frana Barducci, in corrispondenza della quale
il piede del versante è avanzato verso il mare rispetto
-( * Ne"" ' dagata abb 1..amo
) " t arrea 1..n ' 'd'1..cato con 1.."
1..n '1'
tel"m1-ne d'1- alle zone adiacenti.
8carrpate i tl"atti di vel"sante carratterizzati da acclività L'evento franoso del 13 dicembre 1982 ha rimobilizz~
maggiol"i, e disposti parrallelamente alla dil"ezione del to gran parte dell'area descritta e le relative forme
Vel"Bante stesso: (scarpate, trincee, contropendenze), tranne l'estremo mar
37

lIIIIIIIIIJ COL1RE IN FR"N"


A MQIHAGNOLO
PI PI.'Ue>c:eno
m~lIe> : o: Pio': 0:0 ' Pm Plie>c:one mlldlo
PI Ptle>c:ana inlo"e>"

..
"p~ ~~:--==-~~ ~""""~CC~'-
.
~ ~~~~~~~~=t~~~.'~'.~. ~.~;;:~:~.~.~~~~::::=;~~==~.:U~..~~..~~=:~::::=::===~~~~~--~,
_ _~_

_PI-
'mm

Fig. 5 - Sezione geologica

gine occidental e (abitato di To rrette), l a zona orientale anch ' essi obliqui (NNO- 55E) rispetto alla scarpata 52, si
compresa fra Palombella e Forte Scrima e la porzione più è prodotta i n località Grottine presso il cimitero. i n co~
elevata del Montagnolo fino alla contro pendenza sottosta~ rispondenza della g ià citata discontinuità che interrompe
te la località Artida. Il coronamento del feno meno attua- a ovest la trincea T2 (fig. lO). Anche lungo quest'ultima
le si trova a quo ta 150-170 m, lungo la 54 (fig . 8) . 5i trincea l'evento recente ha prodo tto fessure e gradini ad
tratta di una scarpata alta 5- 7 m, articola ta in numerosi essa paralleli tendenti a d allargare e ad approfondire l a
gradini minori attualmente in fase di degradazione ed depressione .
obliterazione ad opera di colate superficiali. Questa La fa scia subito a valle de lla scarpata S2 ha subito
scarpata, come le altre forme di riattivazione che verran disc rete rotazioni verso monte. come è testi moniato dal
no di seguito desc ritte, si è prodotta in tempi brevi basculamento degli edifici della facoltà di Medicina e di
dall' i niz io dell'evento. altre costruzioni. Tra queste. particolare interesse susc~
In corrispondenza della trincea TI. alla base della ta la rotazione di un'antica casa colonica (sec . XVI ?) .
scarpata SI , si sono prodotti fasci di fessure beanti e che risul tava già vistosamente ruotata a caus a di eventi
gradini paralleli alla stessa. Le superfiCi di taglio dei precedenti all'attuale (fig. Il). Tali motivi rotazionali
gradi ni mostrano pendenze conformi con i l pend i o del ver- sono limitati alla zona compresa tra la strada Fornetto-
sante nella parte verso il monte e antiteti c i nell a parte Posatora a est. locali tà Grottine a ovest, l a 52 a sud e
verso mare (questi ultimi con ribassamento compl essivo la T2 a nord. Lungo la depressione T2 si notano anche edi-
di oltre l m) , così da produrre un allargamento ed un fici ruo tanti verso mare o, specie lungo il margine ester-
approfondimento de lla depressione stessa (fig. 9). Locali no della t rincea, traslati senza alcuna apprezzabile devi~
e modeste rotazioni contromonte sono testimoniate dal ba- zione dalla verticale. A differenza di quanto accaduto per
sculamento di edifici e manufa tti . Tali deformazioni non la TI ' le prosecuzioni occidentali e orientali della T2
interessano comunque tutta la for ma , da l momento che in non sembrano interessate in modo sens ibil e dalla riattiva-
essa la maggio r parte degli edifici risultano trasl ati zione del fenomeno.
verso il mare senza rotazioni percettibili. La scarpa ta S3 (figg. 12-1 3) rappresenta la fascia
Una vistosa riattivazione con gradini c onformi e an- di massima deformazione conseguente l ' evento. Come si è
titet ici al pendio generale ha interessato anche la valle detto , essa è percorsa da numerose contropendenze e trin-
cola rettilinea. che rappresenta la prosecuzione occiden- cee che sono state tutte riattivate in modo vistoso con
tale della TI , e dalla quale è stata separata da una sca~ scarpate verso mare anche superiori ai 2-3 m in altezza
pata obliqua ( N0-5E), che si con tinua con 11 cor onamento e gradini contromon t e con altezze nell 'ordine dei decime-
principale. A questi fenomeni di riattivazione sembra co~ tri.
nesso l' importante movimento franoso messosi in movimento Numerosi movimenti di massa superficiali sono stati
sul versante nord-occidentale del Montagnolo, ad ovest di poi attivati o hanno subito un incremento della loro atti-
Artida , in concomita nza con l'evento del 13 dicembre. Per vità. Tra questi ultimi ricordiamo la fran a a est di Bor-
quanto riguarda l a prosecuzione orienta l e della t r incea , ghetto e la già più volte cita ta frana Barducci.
essa non è stata intensamente interessata da fenomeni di Al piede della scarpata 53 (fig . 14) si sono avu te
riattivazione. Il passaggio dalla zona attiva a quel la notevoli deformazion i de lla stretta fascia costi era con
non di sturbata tuttavia non è netto nè chiaro, come è di - traslazione verso il mare della rotab ile adriatica , della
mostrato dal le fratture che si sono pr odotte nel quartie- ferrovia e delle scogliere radenti , soprattutto all' estre-
re nuovo di Posa tora . mità occidentale dell ' area dissestata e con sollevamenti
Fenomeni di riattivazione hanno interessato anche la di alcuni metri . specie in corrispondenza della frana Bar-
scarpata 52. Non vi si riscontrano tuttavia, i n generale , ducc i.
rotture vistose ma solo gradini di piccol e dimensioni Dall'analisi delle dislocazi oni subite dagli edifici,
(alcuni deci metri). accompagnati da deformaz ioni loc ali s i r il eva che verso la base della scarpata questi sono st~
del pendiO e movimenti di massa superficiali generallizz~ ti ruotati contromonte, mentre ne lla parte più vicina al-
t i. Un' importante s c arpata (2 m max) , obliqua rispetto la riva non mancano effetti di tras lazion e.
alla 52 , con andame nto circa ENE-OSO si è prodotta nei I movimenti di massa superficiali divengono progress~
pressi dell' Ospeda le d i Posatorai una serie di gradin i , vamente meno importan t i ad es t di Palombella, all'esterno
38

SCHEMA GEOMORFOLOGICO
TTIi D/ANCONA ..
......,... ~ ,.,',.

l [ C; [NDA

f.,,,,. """''''
d~" ' .''''o a., '1 -11-11

d." .'.n'.
f .. ,,"" . ", . . . .
ao'!l -Il - II

~- ....,.......... ..
.. ...•...
-

T,' T~

Fig. 6 - Schema geomorfologico

dell'area della grande frana, dove in concomitanza dell'~ che in alcuni punti superano la superncie del suo l o . Ne
vento si sono manifestate so prattutto piccole colate e sono una riprova anche i numerosi allagamenti di cantine
crolli nelle pareti di vecchie cave. denunciati nell'area a lcun i giorni prima della frana.
Verso Torrette il fenomeno franoso sembra invece ar- La coltre superfici a l e è composta in massima parte da
restarsi bruscamente e viene più o meno nettamente delim~ a rgi lle rilassate , cara t terizzate da a l ti tenori d'acqua
tato da fessure sul terreno . e contenenti mass i lapidei e detriti arenacei provenien ti
dagli afrioramenti quaternari.
Dal punto di vista idrogeologico si possono quindi e~
5 . CARATTE RI IDROGEOLOGIC I fettuare le seguenti considerazioni:
- l e argille pli oceniche hanno comportamen ti diversi a se-
Nell 'area interessata dal movimento franoso si ritr~ conda dello stato di imbibizione o di essiccamento in
vano condizioni sfavorevoli per quanto concerne la stabi - cui si trovano; la loro permeabilità verticale, attrave~
l ità dei versant i a c ausa della presenza di terreni coes~ so le fratture , particol armente elevata a l termi ne di un
vi str atificati e frattura ti , contenenti frequenti inter- periodo di siccità, diviene decrescen t e nel tempo sino a
calazioni sabbiose e/o limose di spessore generalmente valori praticamente nulli durante la stagione umi da . Le
contenuto (da qualche cen t imetro a qualche de cimetro l , intercalazioni sabbiose e limose rivestono anch'esse
che possono trasmettere i n prorondità , attraverso rrattu- un'enorme importanza per la capacità a trasmettere le
re vertica li, pressioni idrostatich e di entità anche con- pressioni i n terstiziali . La loro permeabilità è in gene-
siderevoli • re scarsa ;
La successione quaternaria di sabbia ed arenarie con - la s uccessione quaternaria ha coerricienti di permeabi l~
intercalazioni argillose , costituisce un acquirero di po- tà da scarsi (arenarie e sabbie) a praticamente nulli
tenzialità l imitata , tuttavia in grado di assicurare un (argille) ;
perenne apporto idrico al corpo i n rrana, s ia attr aver so - la col tre superri ciale è cara tterizzata da permeab ilità
un ruscel lamento super ficiale c he ipodermico ( fig . 15). irregolare; si hanno in genere alti coefficienti di per-
Tutto i l versante nord del Montagnolo sino al mare, si meabilità vert i cale dopo lunghi periodi di siccità e ba~
t r ova così pregno di acqua che ristagna in corrispondenza si valori di permeabilità, quando il terreno ha raggiun-
delle depressioni determinando ovunque carichi idraulici to la saturazione.
39

MONTAONOLO
m. 211
m.210 " " " " "

..
".
,
,,
FRANA · aARDUCCI

•t.--",.~.;--C,;;.".;--',~.ii.--'.'.;.'.--•••,". m.
10m.

SUP. TAGltO SUP. TAGLIO GRADINO ANTITETICO


,,
NON ATTIVA ATTIVA
/
, \.
"
Fig . 7 - Profilo dal Montagnolo al mare : vi si notano gli elementi morfologici tipic i de lla zona (scarpate , t r incee, gra-
dini antitetici . cont ropendenz eJ .

Un'idea de ll e elevate capacità di assorbimento delle tà e contenuto in argilla. si clas sificano come "argille
acque me t eorich e del versante nord del Montagnolo è offe~ normalmente attive" . Circa le carat teristiche di plastici-
ta anche da lla scarsa dens ità d i drenaggio che caratteri~ tà, in media le argille in esame hanno un limite di l iqui-
za l'area. dità del 50% ed un indice di plastici t à del 30% , per cui
Dal pun to di vista climatico, l'area anconetana è C! sono classificabili secondo l'abac o di plasticità come "a!:.
ratterizzata da cli ma umido maritti mo con pi ogge riparti- gille ad a l ta plasticità". Il contenuto naturale d'acqua
te su tu tto l ' arco dell' anno (fig . 16), con a l tezze medie per le argille intatte in medi a è pari a l 22%.
an nue di circa 830 mm. I mesi pi ù piovosi sono in genere Inoltre, detti terreni argillosi presentano un e leva-
ottobre, novembre e dicembre con BB, 86 e 93 mm d i piog- to grado d i s ovracnnsolidazione, che è dell'ord i ne d i alcu
gia, il mese più s ecco è luglio, con c i r ca 40 mm (l·lin. L! ne decine di Kg/cm~ (> 20 Kg/cm2 ) . Tali e levati valori del-
vori Pubbli c i). grado di sovraconso lidazione non sempre sono giustifi cabi-
Le alte zze di pioggia r elati ve al 1982 sono risulta- li con gli stati tensionel ! derivanti dal carico dei terr~
te pari a 970 mm, di cui il 48% è caduto durante i tre me ni sovrastanti oggi osservabili, per cui è necessario am-
s i di ottobre, novembre e dicembre (fig. 16). Le piogge mettere considerevoli altezze di terreno poi eroso oppure
cadu te durante il periodo che ha precedu to i l movimento so llecitazioni tettoni che o meglio l' es istenza di forti l~
fra noso sono c osì ripartite: 32 mm in settembre , 168 mm garni inte rparticellari d i natura diagenetica; questi ulti-
i n ot tobre, 118 mm in novembre e 88 mm nei prim i Il gi or_ mi sare bbero giustificati dalla notevol e percentuale di
ni di dicembre . Ol tre 160 mm di pioggia sono caduti dura~ carbonati presenti. Di conseguenza, t.ali argi lle marnose,
te un periodo di 6-7 giorni, circa una decina di giorni se intatte , presentano resistenza meccanica elevata, anche
2
prima dell' eve n to franoso. I l mes e di di cembre è risulta - Cino ad alcune decine di Kg/cm . alla comp ressione semplice ,
to il più piovoso de ll'anno , con ben 180 mm d i pioggia che aumen ta con il contenuto in carbonati.
(dati della Sezione Autonoma de l Genio Civi l e per il ser_ Come è noto però , lungo l e di verse famiglie di di sco~
viz io Idrografico di Bologna). tinui tà - alcune singene t iche ( superf ici di stratificaz io-
In fig. 17 sono riportat i i dati di pioggia relativi ne), altre accidentali (tettoniche , di decompressione dei
al periodo immediatamente prec ed ente il fenomeno franoso. versant i, di antichi movi menti franos i) - si ha notevole
decadimento della resistenza al taglio. In partic olare ,
lungo le s uperfici di rottura dei feno meni franosi ant ichi,
6 . COf.1PORTAMENTO GEOTECNI CO DEI TERRENI ARGIL LOSI dove s i sono veri ficati notevol i spos tamenti prima del mo-
vimento del d icembre 1982, si può con cer tezza ammettere
Le super fici di rottura della frana si sono prevale~ che i parametri di resi stenza al tagli o sono attualmen te
temente SViluppate nelle argill e marnos e grigio-azzurre ai loro valori residui. Trattandosi di argille sovraconso-
plioceniche e subordinatamente nei sovrastan t i sedimenti lidate, la caduta di resis tenza dal piCCO al residuo è di
sabbioso-argi llosi pleistoc en ici. notevole en tità. Come è noto, la res i s tenza residua ha ca-
Considerando i sedimenti pl iocenic i plù f ini della rattere friziona le e preSC inde dalla storia tensiona l e e
serie, i n base ai da t i repe ribili ln l etteratura (ESU e dall o stato fisico iniziale che caratterizza le e l evate r~
MARTINETTI 1965, CERETTI 1974, COLOSIMO 1978) ed in base sistenze al picco. Va comunque osserv ato che il valore del
ad altri inedit i (MELIDORO), si rileva che dal punto di l'angolo di attrito non è necessariamen te indipend ente da~
'lista granulometrico si possono classificare come limi a~ lo sforzo normale.
gil losi e talora argille limose , debolmente sabbiosi. Il Per mo l ti terreni argil losi, l'inviluppo di r o ttura
contenuto in argil la (d<2u ) è generalmente comp r eso tra al res i duo è curvo e l'angolo di attrito diminuisce a l cr~
20% e 40% è può talora raggiunge re anche il 60%. In base scere de ll o sforzo normale. Secondo alcuni Autori (SKEMP-
all'attività. intesa come rapporto t ra ind i ce di plastic! TON 1964, CHATTOPADHYAY 1972, TOWSEND e GILBERT 1974) ta le
40

Fig. 8 - Corona di frana lungo La scarpata SI e 1'e l,ativo Fig. 9 - Gradini antitetici lungo il tl'ench '1'1 cQl'attel'ù.-
b'ench Tl. zati da notevoLe estensione e da disposizione
"vical'i allte Il.

Fig. 10 - cimitero di Gl'ottine: terminazione occidentate Fig. Il - Antica casa postaLe sul bOT'do interno del. tl'ench
del trench di PosatorQ (T2) contro il dosso su di Posatora (T2). Sono evidenti i restauri della
cui sorge il cimitero. Il trench riprende verso facciata conseguenti al bascuZamento verso monte
nord atte spalle deL dosso. A valle del cimite- (a sinistra della foto) deZl'abita2ione. eviden-
ro Bi può notare un gradùw di frana nel bordo ziato dall'immersione delle file di mattoni. Tu~
superiore delZa scarpata 83- ta ciò testimonia La storicità deZ fenomeno fra-
noso.
41

Pi g . 12 - Zona di P08atora presso L'aggLomerato deHa fa - . Fig. 1J - Passaggio dal trench T2 J con gradini antitetici .
cottà di fo./edic ina posta Lungo i"L trellch T2 .
J alta scarpata SJ delta frana Barducci .
SuHa scarpata a valte (S3) si 110ta una corona
di frana.

Fig . 14 - fascia costiera lungo l 'area franosa: te due fig. 15 - Emer genze concentrate di acqua provenienti dai
scogliere radenti risuttano ravvicinate a cau- depositi permeabi"Li quaternari del Montagnolo;
sa del movimento franoso , mentre ta nona argil - sono visibili il. trench T1 e l a scarpata SI'·
losa interposta appare sensibi lmente rigonfiata.
42

20 \992
E
É.
• ~
~
!
Co
a
o 150 -
i
o. - i.
'ii
'-- i h o n l G llonUG

~ 100 I
~ - ~_ I--

" -l
L __ ---b- -,
50 L_
'--

olI
OH
Lr-
G F M A M G l A S O N O Fig. 17 - Altezze giornal iere di pioggia ri levate nelle
stazioni di Torrette. Baraccala e Jesi del Ser-
Fig. 16 - Altezze medie di pioggia ri Levate nette stazio - vizio Idrografico di Bologna durante i mesi di
ni di Toppette e BapaccoZa del Sepvizio Idrogr~ ottobre , novembre e dicembre;
fico di Bologna, durante i periodi 1927-40 e
1951-70 (a tratteggio) ; In Linea continua. al -
tezze di pioggia relative al 1982 ..

angolo diminuisce sino ai va l ori d i 1, 5-2 Kg/c m2 , per poi la secolare frana BarduCCi, possono riattivars i tutti con-
mantenersi costante; secondo altri (COTECCHIA e FEDERICO temporaneamente in occasione dei movimenti profondi, come
1geO) questa dipendenza o descremento continUA si no a va- è avvenuto nel 1982 e probabilmente nel 1858 (DE BOS IS
lorl dello sforzo normale superiori a 5 Kg/cm 2 , 1859) e ne l 1919 (SEGRE' 1920) . Quest ' ulti mo Autore parla
In effetti, da alcune prove di taglio anular e (ring in e f fetti di due feno meni principal i , la frana sup eriore
shearl effettuate su campioni di argille plioceniche pre - del Montagno!o e quella inferiore Barducc i, riattivata
levati in località Barducc i e Montagnolo, si è riscontra- nel 1919, e probabilmente collegate ad "una superficie
to un decremento dell ' ango lo di attrito r esiduo a ll'aume~ profonda di scorrimento unica e comune con quella di anti -
tare dello sforzo norma l e efficace; più esattamente per co smottamento" (S i t ra tta quasi certamen te del l a g r ande
valori di cr' pari a 1- 2 , 5-5-10 Kg/cm 2 s i ottengono valo- frana desc r itta da DE BOSIS).
ri di 0'r rispe ttivamen te uguali a 11, 1-7, 8- 9- 7 gradi. Il meccani smo profondo, di attivazione ricorrente a
Tali decrementi potrebbero avere un notevo l e significato lunghi intervalli di tempo, trova conferma, come si è det-
nelle verifiche di stabilità dal momento che lungo le su- to, nella regolarità e notevole estensione degli elementi
perfici di rottura lo sforzo normale non è costante, ma è morfologici. Le grandi scarpate i ndi cano nel complesso s u-
variabile con lo spessore di terreno ad esse sovrastante . perfici mu l tiple e con diversa gerarchia dimensionale. Le
t rincee e le contropendenze di grandi dimensioni , 50no ri-
ferite in letteratura (RAOBRUCH- HALL at al.ii 1976 , "'AHR
7 . CONCLUSIONI: TENTATIVO DI INTERPRETAZIONE DEL MECCANI - 1977, SORRISO- VALVa 1979 ) a deformaz ioni gravitative pr o -
SMO DI FRANA fo nde. Quelle osserv ate nel l a zona in esame possono esse-
re interpreta t e come "graben" conseguenti a sprofondamen ti
I dati stori ci , geologici e geomorfologici sopra ri- di masse soggette a scorrimenti di tipo semplic e traslat i-
feriti permettono di affermare che il fenomeno franoso è vo o di tipo composi to , cioè con componenti sia rotaziona-
molto antico, profondo e complesso: l i che traslati ve (SKEMPTON e HUTCHINSON 1969, RIB e LIANG
molto antico, per le notizie storiche finora disponibi - 1976, VARNES 1978). Anche la presenza sia di basculamenti
li (BRACCI 1773 , DE BOSIS 1859, SEGRE' 1920), certamen- che di t raslazioni rilevati su l terreno e su alcuni manu-
te recenti rispetto a d eventi franosi di cui mancano fatti, sembr ano confermare l'ipotesi di un movimento pro-
testimonianze e per l e evidenze morfo l ogiche relitte; fondo con componen ti roto-tras lative delle masse disloca-
la frana di Ancona si proi etta nel passato geol ogico te . L'ipotesi, che si n teticamente può ri ferirsi ad un mec-
dell'area; can ismo di rotazione- traslazione-sprofondamento, sarebbe
- profondo , per la contemporaneità con cui una cosi vasta compatibile con una superficie di scorrimento in alcuni
area (circa 3 ,4 Km2) s i è mobilizzata, per l a estensio- casi dell'ordine del centinaio di metri di profondità, cor.
ne e regolarità degli e l ementi morfologici (scarpate , cui si collegherebbero i tre comp lessi morfologici pri nci-
trincee, contropendenze); pali (scarpata-trincea SITl, S2T2, S3) più sop r a descr itti
complesso (nel senso CARRARA et alii 1982), i n quanto (vedi fig. 18), interessando una porzione limitata della
accanto al fenomeno prOfondo , che ha interessato il su~ fascia costiera.
strato plio-pleistocenico , esistono frane super fici a li Accanto all'ipotesi descritta, può d'altro canto ava~
del t i po "scorrimento-co lata" collegate a lle col tri e l!:!. zarsi anche quella di movimento rotazionale profondo, che
via-colluviali , con distribuzione s pazio-temporale occ~ f a rebbe c l ass i ficare l a frana come scivolamento rotaziona-
sionale . l e di r occi a (CARRARA et alii 1983, ossia rock s l ump di
Questi fenomen i superficiali , di cui il più noto è VARNES 1978). La massa franosa sarebbe scivolata verso
43

MONTAGNOLO
m. :UI S, T, s,
m
" " T,

,,
'O. ,, ,, ,,
,
..
"
,
,.
" , ,,
,,
,,
FRANA BAROUCCI

• ". , .. m ••• liDO m


,
I.m

,,
, ,
SUP. TAGLIO
NON ATTWA
""- SUP TAGLIO
ATTIVA
11 111111 Frana delle collll GuperllClal.'

Fig. 18 - Ipotesi di movimento profondo roto-traslativo.

MONTAGNOLO
m . 2111
m 2liD

,.
".
". ,
FRANA BAROUCCI

,.
• '00 , .. ". ... liOOm.
I
I. 1ft •

SUPERFICIE 0 1 TAGLIO

,
NON ATTIVA
""- AtTIVA IIIIIII 1 Fr.n. delle co ll,I ,up.,lIela"

Fig. 19 - Ipotesi di movimento profondo rota~ionale.

no~d su d i una superficie curva profonda qualche centi- sione a valle e la instabilizzaz ione delle zone di scarpa-
naia di metri che, iniziando a monte con l a scarpata 51 ' ta (es. area della S2 a monte dell a Facoltà di Medicina,
si approfondir ebbe molto a l di sotto il livello del mare della 53 presso la frana Barducci, ecc.) .
per risalire tagliando il pendio ad una certa distanza Dal confronto dell'assetta geomorfologico precedente
dalla linea di cas ta ( fig . 19) . Con questa ipotesi, il l'evento e i fenomeni manifestatisi in occasione di quello
sol levamento della sede s tradale lunga la fascia costie- recente, risulta evidente c he il movimento del 13 dicembre
r a soprattu tto in corrispondenza della frana Barducc i, si 1983 non ha sostanzialmente modificato le caratteristiche
spiegherebbe come dovuto a fenomeni di compressione per tipo logic he del di ssesto. L'assetto geomorfologico genera-
risalita della superficie curva caratter izzata da forz e le della zona in frana non ha cioè subito modifiche sOB ta~
resistenti al movime nto generale della massa. I fenomeni ziali, ma una riattivazione dei suoi caratteri essenziali,
di limitato sprofondamen to, evidenziati dalle piccole ereditati dalla storia geol ogica e geomorfologica, sugge-
scarpate anti te t iche partico larmente eviden ti lunga i bar rendo le l inee della futura tendenza evolutiva dell'area.
di settentrionali delle trincee TI e T2, possono interpr! Infine, per quanto riguarda le cause del fenomeno in
tars i come "top pling" (VARNE5 1978) i la massa franosa si questione, esse sono certamente numerose e sono state in
sarebbe suddivjsa lungo tali bordi in "fette " più o meno prati ca già evidenzia te nei paragrafi s opra trattati. La
verticali, o prismi, che tendono a ribaltarsi lievemente grande fr ana di Ancona ha, come si è detto, i suoi f onda-
verso nord, determinando sul terreno piccoli rigetti anti menti nella storia geologica e geomorfologica del passato.
tet ici. . Il suo primo manifestarsi deve essere necessariamente col-
Alla tensione- s profondamento a monte si accompagna- legato a l sol levamento medio-pleistocenico dell'area, for-
no, come conseguenza del lieve ribaltamento, una compres - se anche attivo in tempi recenti. Il progreSSivo aumento
44

dell'energia del rilievo loca le, connesso con le caratte- Aspetti neotettonici e geomorfologici del Foglio 13J-
ristiche litologiche e i fenomeni di scalzamento alla ba- 134. Ascoli Piceno-Giulianova : C.N .R . - P.F. Geodina-
se operato dal mare, ha determinato ad un certo momento, mico, Contributi conc lusivi per la realizzazione del-
la rottura di equilibrio del versante. E' probabile che la Carta Neo tettonica d'Italia (in stampa).
l'innesco del fenomeno sia stato anche favorito da attivi
CERETTI E. (1974). La. frana IIBaJ"ducci" (Ancona) . Giorn. di
tà sismiche. verosimilmente interessanti l' area, nel pas-
sato come ne l presente. Geolog ia , S. 2, V. 39 (2) , Bologna.
Successivamente la manifestazione franosa si è più CERETTI E. e COLALONGO M. L. (1975). Osservazioni sul pas -
volte riattivata , per il persistere dei suddetti fattori oaggio Pliocene- QuaternaJ"io nei dintorni di Ancona.
di instabilità e per il decadimento ~rogressivo delle ca- Atti Soc . Ital. Se. Nat. Milano, v . 116 (3-4), Mila-
ratteristiche mecc anicne dei materiali argillosi in corri no.
spondenza de lle zone di discontinuità (fratture , faglie
e soprattutto supe rfici di scorrimen to) , che costituisco- CERETT! E. e DATTILO F. ( 1972). Indagine geologica: zona
no delle vie preferenziali al l a penetrazione delle acque. di Posatora. Borghetto. Rupi del Passetto , RUpi del
L'aumento delle pressioni interstiziali, s.pecie in occa- Guaoco. Comune di Ancona .
sione di eventi meteorici dilParti colare entità , favorita
anche dalla presenza dei livelli sabbiosi intercalati al- CHATTOPAOHYAY P.K. (1972) . Residual atrenght of 80me pure
le argille plioceniche, ha giocato un ruo l o assai impor- clay minerala. Ph. D. Thesis, Univo of Alberta, Edmon
tante nell'innesco del fenomeno franoso. ton, Canada .
Un certo contributo alla instabilità generale dell ' ! CHERUBINI C., GUERRICCHIO A. e "IELIDORO F. (1981). Un fene..
rea può infine essere attribuito al l e attività antropi - meno di scivolamento profondo delle aJ"gille grigio-a~
che , come la seco lare attività di cava al piede del ver- zUPre pUo-calabriane neUa vaLLe del T. SaUI'O (Luca -
sante e l'urbanizzazione del l 'area, quest'ultima signifi- nia ) prodotto dal terremoto del 23 novembre 1980.
cativa soprattutto in merito alla realizzazione delle in- Rend. Soc. Geol. It., V. 4, Roma.
frastrutture con relative presumibili perdite de lle r e ti
idriche e fognar ie . COLALONGO M.L., CREf>!ONINI G., FABBRI P. e RICCI LUCCHI F.
(1975). Studio aedimentologico- biostratigrafico di alcune
sedani pleistoceniche nei dintorni di Offagna (Anco-
BIBLIOGRAFIA na). Geologica Rom., v. 14, Roma.
COLALONGO M.L., NANNI T. e RICCI LUCCHI F. ( 1979). Sedime~
AMADESI E. o CERETTI E. e CIABATTI M. ( 1966). Risultati
tazione ciclica nel Pleistocene anconetano. Geol.
geomorfologici di un sopralluogo nell'area proposta
Rom., v. 18 , Roma.
per la costruzione del nuovo compl esso ospedaliero
di Ancona; Relazione Comune di Ancona. COLAPIETRO E. ( 1822). Su le rovin e della città di Vasto in
AMBROSETTI P ., CARRARO F . • DEIANA G. e DRMUS F . (1982).
Abruzzo Citeriore avvenute nel mese di aprile dello
Sollevamento fine-caLabl'iano in Italia Centrale; scorso 1816; Atti del Regio Istituto d'Incor., Napoli .
C. N. R. - P. F. Geodinamica, Contributi conclusivi per COLOSHIO P. ( 1978). Comportamento di argille ptio-pleisto-
la realizzazione della Carta Neotettonica d'Italia ceniche in alcuni versanti inatabili deU 'anconetano.
(in stampa). Mem. Soc. Geol. It ., v. 19, Roma.
BRACCI v. (1773). Relazione alla visita fatta per ordine COLOSIMO P., MORI CONI G., PALMONARI C., SANDROLINI F. e
delta Con(f1'egazione del S; Governo nei mesi di apri- ZAPPIA G. (1976) . Correlazione tra comportamento geotecni-
le e maggio 177J a un tratto di strada Flaminia. Ar- ca " caratteristiclu] mineralogit!he di llI'gi1.le pUo-
chivio di Stato, Sez. IV, Ancona . pleistoceniche della regione marc}ligiana; At~i del 2"
Congress.o Nazionale sulle Argille. Geologia Applicata
CANAVARI M. (1928) . Manua le di Geologia Tecnica: Ed. Arti
e Idrogeologia, Bar!.
Grafiche Nistri, Pisa.
COPPOLA L., DRAMIS F., GENTILI B. e PIERUCCINI U.(1979).
CARLONI G. C., CERETTI E., CREMONINI G., D'ONOFRIO S., MO-
Paleofrane nelle formazioni mesozoiche deLL'Appennino
NESI A. e SELLI R. (1966) . Foglio 117 - Jeoi - Note illu-
umbro-marchigiano. Mem. Soc. Geol. It., v. 19, Roma .
strative della CllI'ta Geologica d'Italia: Servo Geo!.
d'Itali a , Roma . COTECCHIA V. e FEDERICO A. (1980). La dipendenza della re-
aistenza al taglio residua drenata ai terreni coesivi
CARRARA A., DIELIA B. e SEMENZA E. (1983). Classificazio-
dal livello di sforzo normale efficace; Atti del XIV
ne e nomenclatura dei fenomeni franoai.- Geologia
Convegno Nazionale di Geotecnica, Firenze.
Appl. e Idrogeol., Bari (in stampa).
CRESCENTI U., COPPOLA L. e TOMASSONI D. (1974). Sul Mio-
CARRARO F., DRAMIS F. e PIERUCCINI U. (1979). Lurge scale
Pliocene di Ancona: note di strati(f1'afia; Boll. Serv .
Zandslides connected with neotectonic activity in
Geol. d'It., v . 95, Roma .
the Alpine ond Apennine l'angeB ; Proceed. 15th Meet-
ing I.G. U. Commission " Geomorphol ogical Survey & Mae. CRESCENTI U. , NANNI R., RAMPOLDI R. e STUCCHI M. (1977).
ping", Modena. Ancona: considerazioni sismo- tettonich{i! . ·Boll. Geo1 .
Teor . Appi., n . 73-74, Udi ne.
CENTAMORE E. , COLTORTI M., DRAMIS F., CANTALAMESSA G.,
D'ANGELO S., DI LORITO L., SACCHI L. e SPOSATO A. (1982). DE BOSIS F'. (1859). Il Montagnolo: atudi ed osservazioni :
45

Enciclopedia Contemp ., disp . 7 , s . 2 , G. A. Gabrielli fllINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI . Servizio Idrografico , Sezio
Ed., Fano . ne Autonoma del Genio Civile di Bologna: Annali Idro-
logici , Par te II. 1st . Poligrafico dello Stato , Roma.
DRAMIS F. , GENTILI B. , COLTORTI M. e CHERUBINI C. (1982).
Oaael'vazioni geomol'foLogiche sui calanchi marchig1:a- NANNI T. (1980). Note illustrative nulla geologia deLL'An-
ni. Geografia Fisica e Dinami ca Quaternaria, v. 5 , conetano. Ed. a cura della Regione Marche, Provo Anca
Torino. na e Comune di Ancona .

DRMlIS F., GENTILI 8. e PIERUCCINI U. (1976). La degrada- PIRINI C. e RADRIZZANI S . ( 1963). Stratigrafia deL fogLio
zione dei versanti neL bacino del SentùlO (Appenni - 118 "Ancona", B"lL Serv o Geo!. d ' It., V . 83, Roma.
no wnbro-marcìJigiano). Studi Geo1. Camerti, v . 2,
Camerino. RADBRUCH-HALL D.H •• VARNES D. J. e SAVAGE W. Z. (1976) . Gra-
vitational npreading of ateep- sides ridges ("Saekung")
DRAMIS F., MAIFREDI P. e SORRISO-VALVO M. (1982). Defor- in Western United Staten . I.A . E.G . , Bull. 14 .
mazioni gl'avitative profonde di versante. Aspetti
RIB H.T. e LIANG T. (1978). Reeognition and identification,
geomol'foLogici e Loro diffusione in Italia : Geologia
Appl . e Idrogeol . , Bari (in stampa). i n R. L. Schuster & Kr iezek eds: Landslides - Analysis
and contro L: Transp . Research Board Nat i onal Acad .
I

ESU F . e rllARTINETTI S. (1965) . Considerazioni nulle carat of Sci . , Washington, D. C.


teristiche delle argiLle plio- pleistoceniche della
SEGRE ' C. (1918) . Considerazioni geognontiche circa il com
fascia costiera adriatica fra Rimini e Vasto . Geotec
nica , v. 12 (4) , Roma. portamento deLla ferrovia nei tratti franosi del lito
rale adriatico , con speciale r iguardo alla fpana di
ESU F . (1976). FToblemi di stabiLità dei pendii in argil- Torino di Sangro : Rivista tecnica delle Fe rrovie Ita-
le sovra- consoLidate italiane: VII Ciclo di Conferen liane , V. 14 , Roma.
ze de l Politecnico di Torino .
SEGRE ' c. (1920) . ~' iteri geognostiei del consolidamento
FANCELLI R. e RADRIZZANI S. (1964). Foglio 118 Ancona. No della falda franona del MontagnoLo (litoraLe Ancona-
te ILLustrative della Carta geologica d 'Italia. Serv o PaLeonllI'a) : Boll. Soc. Geo1 . !t ., v . 38 (3), Roma .
Geol. d'It ., Roma .
SKEMPTON A. W. (1 964) . Long- term ntability of clay sLopes
FANGI G. (1980). Rilievi di precisione dei movimenti in (Pourth Rankine LectUr'e): Géotechnique , V. 14 (2).
terr eno franoso. Presenza tecnica , a. 8 (l) , Parma .
SKEMPTON A. W. e HUTCHINSON J . N. (1969). StabiLity of natu-
GUERRICCHIO A. e MELI DORO G. (1979a) . Contributo alle co- l'al slopes and embankment foundation: St ate of the
noscenze dell'origine dei calanchi neLle argilLe gri Art Repor t . 7th Int . Conf. on Sai! ~! ech . and Found .
gio-azzurre calabriane della Lucania: Annali della Engi n ., Mexico City .
Facoltà d'Ingegneria , n.s ., V. 4, Bari.
SELLI R. (1960). SuLle condizioni geoLogi che della 20na
GUERRICCHIO A. e r·!ELIDORO G. (1979b) . Fenomeni franosi e inter essata dal secondo lotto dell 'acq1ledotto di An-
neotettonici neLle argiLle grigio- azzurre caLabpia- cona: Relazione Comune di An cona.
ne di Pinticc1: (Lucania) . Geologia Appl . e Idro -
SORRISO- VALVO 101 . (1979) . , Trene'l featUr'es on steep- sided
geo!. , V. 14 (l) , Bari .
ridges of Asppomonte , CaLabria (Italy) : Proc. Polish-
GUERRICCHIO A. e MELIDORO G. (1981). Movimenti di manna Ita l ian Semi nar on lo1ass Movemen ts, Szymbark , 1979,
pseudotettmlic1: nell 'Appennino dell 'Italia Meridio - Warzawa .
nale . Geologia Appl. e Idrogeol . , v . 16 , Ba r i .
TOWSEND F.C . , GILBEHT P . A. (1974). Residual shear strenght
GUERRICCHIO A. e MELI DORO G. (1982). New views on the ori and cLassifi cation indexis of cLay nhales: U. S. Army
gin of badlands in the plio - pleistocenic claya of Engineers Waterways Experiment sta tion, Vicksburg,
ItaLy. Fourth lnt . Congr ess of the I.A . E. G., New Tech . Re p . , 5-71-6, Report 2, pp . 1- 71 .
Delhi , Dec.
VALDINUCCI A. (1970) . sui limiti da imporre allo sviluppo
LECHI G.rL , NANNI T. e RAMPOLDI f~ . (1978) . Tettonica cla~ edilinio 11el comprensorio den.ominato "Posatopa" ave
sica e da sateLlite a confronto: correlazione con da tempo è in atto un movimento franoso di considere-
gli eventi sismici . Boll. Geof. Teor. Applicata , voli dimensioni (Comune di Ancona): Re lazione Serv .
v. 75 , Ud ine . Geol. ~Hn. Ind . Comm. e Ar t ., Direz. Gener . Mi nie r e,
Roma .
MAHR T. (1977) . Deep- reaching gravitational deformations
of high mountain slopes . l . A. E. G. , Bull . n . 16. VARNES D. J . (1978) . Slope movement typea and processes, in
R.L . Schuster e R. J. Kr iezek eds: Landslidea - Analy-
HANFREDINI M. (1951) . Caune tettoniche di una frana di co sis and contralo' Transp . Research Board , Nationa1
lamento : Boll . Com . Geol ., v . 73 , Roma . Acad. of Sci. , Wash i ngton , D. C.
MELIDORO G. (1982) . Aspetti Geomorfologici e tettonici
dei moviment1: di massa : Atti del Convegno Finale de l
Progetto Finalizzato Conservazione del Suolo - Sott~
progetto " Fenome n i franosi" , Roma , giugno (in stam-
pa).
46

ABSTRACT
The }u.4ge ~al1dfJZide that took pZace ot! Decembel' 13 . 1982. at about 10."45 p."m: 011 the nOI·th-facing sLape of the Monta -
gno1.o . irwoZving the western outskil'ts of Ancona (ItaLy). deueloped [rom about 170 m a."s:L to tlle seG." The study area
haB been investigated by val'ious r eseaI'chers (BRACCI 1773. DE 80815 1859 J SEGRE I 1920 J whose aI'{llunents and observations
clearly depict its i nstabl.e charactel' since more than three centuries ago;
The slape pOl'tiOll affected by tlle masa movement reaches aboLlt 3.4 Km in area; alang the 8ho1'e. it ia about 1;700 m
wide: There aI'e evidences that the motJement interests a submel'ged area whose extention cannot be assessed at present:
AD regarda geoZogy. in the study area PLio- Pleistocene sedimentB c r op aut; Mi ddLe PLiacene ù] r eprese'lted by gr'ey-
bLue bedded marLs witlz Dandy and siLty intel'beddings ; These l'ocks are unconformabLy OVel'La1:d by gI'ey- bLuisch DUty and
sandy cLays which . ÙI theiT' upper part, contain LeveLs of sands and sandstones, and Lenses of coquinic panchina; t he age
of these sequenceB io pl'obabLy MiddLe PLeistocene . since A2- A3 and S3 Ur/its (COLAWNGO et aLii 1979) have been recognized.
Bedding attitude of t1lese rocks displayo a dip tOUJards Boutl, (up- sZope); The described sedimentary sequence, is dou -
bLed in outcropping by a E-w trending norma L fault which l'1mB cLoae upsZopewards of tl,e T'oad Posatora- Gr ottine . PZio- PLei.
otocene Units are intensiveLy jointed and eLuvia L- coUuvial deposita , a t places tens of meters th ick, nearLy e ve rywhel'e
overlie them. NotwitJUJ t anding this , tl,e Pleistocene sediments are weLl exposed near tlle top of the Montagnolo , alld tl,e
PZiocene anea crop aut near tlle shol'e, Or! the footoLope, where, becaHBe of higheT' slope oradient, erosion cl.eans of! coL -
luvium;
Geomol'phological investigation has be en carried out throllgh aeT'iaL p1wto- interpretaion (FLight EIRA ]978 1:13;000
acaLe for before- event conditions, afld Ftight ROSSI 1982 for after - event conditions) and fi el.d works;
The study area diapLays aLt the featUI' eo of a sLope site of maDO movement.- Besideo severa l sUI'ficiaL sl.ope l'uptltl'eo.
wlliell are due ta tlle coUapDe af the eLuvium 01' coUuvium cove r tw'e and exibit a random distributiml Ùl space and time
( the IIBardllcci li LandBLide ÙJ t he most important aud famous mIe among SUC11 sUI'ficiaL events) . a deep- reachùIg movement
exists that affects the pLio-pleistocenic bedPack t hl'aughout; Indeed, scarps. t r enches and caunter- sloping al'eao of great
sir.e~ aH G.1'ranged i n three main order's roughl.y paraLlel.e ta tlte c oant . were aLready pl'esent before the 1982 e vent.- Thus .
the Last movement appeG.1'B as a generaliz ed reactivation of an ol.d ~andsl.ide whose history dates back . ao said bef ore, to
1 '173 , but that cel"tainly ata:rted in pre-historicaZ ages;
The main nca:rps , dtle to tireir extent and regul.a:rity , can be r eferred ta a genel'alized deep sUde; Tl'e11cheB . i n much
the some way. due to their extent ion beyond the botmdaries or t lle prenent aliding mano, a1'e 1'eferable to deep - r eachillg
sl.ape deformation~ aD reported in many pl'eviolls study cases (RADBRUCli - !lAL& et aUi 1976, MA!lR 1977. SORRISO- l'ALl'O ]979 .
GUERRICCHIO e MELIDORO 1982 . a11d many otllers) .. In pa:rticuZar . tlle trenclles absel'ved in this study case m 'e of "graben"
type l and thus r eferabl.e to ratationaL-t r a1ls Lational (compound ) 01' t ranslationa l. sliding (SKEMPTON e HUTCl/INSON 1969, RIB
e LIANG 19 78 . VARNES 1978): ALternativel.y [furthe r investigation ",iLI. enl.ight this topic) . the deep movement could be rota
tior!al. onl.y (l'ack slump . cf; VARNES 19(8): In t his case tlle counter- sLaping scarps coul.d be the reSl/ lt of a slight topple
(e aJ'th topple, cf; VARNES 1978);
As a whole. tlle Ancona landslide BhoWD t ll e featUI'es of a deep- r e aching multipl e/compo und sLide . whooe main body is
in corl'espondence of t he Montagnolo; at its eant and west sides, an area with BUI'ficial. ma ss - movements of Limited extent,
and an area of generaLized colLapse to a gI'eat extent reacdvated, correGpond l'espectively:
The movement of 13 decembel' 1982 llaB Leaved Itnchanged (but only e nhanced) the geomorphologica~ cOlldition s of the d i
de area: This confirma that tllis zone has morpho1.ogicaUy evoLved tl/roltgll mass- moveme nt . ex e ntiaUy;
1'1le deep- aeated movement Ilas triggel'ed- off a nwnber of sl.l1"ficial movemento at once . which were moving even tOLJa1'ds
diffel'ent direction s with respect of themaillsUde . beinginfLuencedbymor phologicalelementsofLo...er order.

View publication stats