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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI LECCE

Dipartimento di Scienza dei Materiali Prof. Paolo Sans - dott. Gianluca Selleri Osservatorio di Chimica, Fisica e Geologia ambientali

CARATTERIZZAZIONE GEOMORFOLOGICA DEGLI INGHIOTTITOI CARSICI (VORE) DELLA PROVINCIA DI LECCE

MAGGIO 2004

INDICE 1 Premessa .pg. 3 2 Inquadramento geologico e geomorfologico del Salento leccese.....pg. 5 3 Il paesaggio carsico del Salento leccese..pg. 12 4 I reticoli endoreici del Salento leccese.pg. 16 5 Caratterizzazione delle forme carsiche denominate vore
5.1 Cosa una vora....pg. 23 5.2 Classificazione delle vore.pg. 24

6 Definizione delle principali problematiche ambientali connesse alla dinamica evolutiva degli inghiottitoi carsici.pg. 34 7 Conclusioni...pg. 52 8 Bibliografia...pg. 53

1 Premessa
Il Salento leccese un territorio carsico intensamente popolato e diffusamente interessato da insediamenti industriali, commerciali e da opere quali fognature, strade, cave, ecc., dove nel corso degli ultimi anni si sono verificati diversi problemi di carattere ambientale connessi allimpatto antropico sullambiente ed alla dinamica naturale dei processi geomorfologici in atto. Queste problematiche, comuni a molte aree carsiche intensamente popolate, rappresentano un ostacolo alla piena utilizzazione del territorio e localmente costituiscono un gravoso problema per la sicurezza umana e per le opere prodotte dalluomo. Le problematiche di dinamica ambientale pi pesanti che diversi Enti Pubblici (Regione, Provincia, Comuni, Consorzi di Bonifica) hanno dovuto affrontare in questi ultimi anni sono relative in particolare alla gestione della rete idrografica endoreica e degli inghiottitoi carsici (vore) utilizzati per lo smaltimento delle acque superficiali nel sottosuolo. In seguito a quest'ultima pratica, molto diffusa sul territorio ed utilizzata organicamente sin dalla met del 1800, si sono verificati in diverse localit fenomeni di subsidenza (Selleri et alii, 2002; Selleri et alii, 2003) ed estesi alluvionamenti; si sono accentuati, inoltre, i problemi di inquinamento delle falde superficiali e della falda profonda. Le profonde modificazioni apportate dalluomo alla rete idrografica ed agli inghiottitoi carsici, infatti, sebbene abbiano permesso di bonificare e di rendere coltivabili ampie aree della Provincia tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, di allontanare le acque di ruscellamento e le acque reflue dai centri urbani, ecc., hanno di fatto alterato gli equilibri che regolano lassetto idrico ed idrogeologico del territorio non essendo basate su validi presupposti di carattere geologico, idrogeologico e geomorfologico. I problemi connessi alla rottura di questi equilibri naturali si sono rivelati in tutta la loro complessit soprattutto negli ultimi decenni, a causa della crescente pressione antropica sul territorio. Per ovviare a questi problemi e mitigare il rischio connesso alla utilizzazione delle risorse naturali necessario prevedere idonee strategie di utilizzazione del territorio e quindi avviare studi di dettaglio finalizzati alla comprensione della dinamica evolutiva delle forme carsiche. Le moderne necessit di utilizzazione del territorio, la necessit di tutelare e valorizzare lambiente naturale impongono, infatti, che siano sviluppati degli interventi per superare queste carenze e che si giunga ad una utilizzazione sostenibile degli inghiottitoi carsici e della rete idrografica. Il presente studio ha avuto come obiettivo principale quello di approfondire proprio questi ultimi aspetti. La ricerca condotta, stata articolata in due fasi: rilevamento dei dati ed analisi ed interpretazione dei dati. 3

Il primo punto stato sviluppato per alcuni aspetti in sinergia con i rilevatori del gruppo speleologico Leccese Ndronico. Numerosi dati di carattere geologico, geomorfologico e speleologico sono stati raccolti in circa 150 ore di attivit condotta sul terreno ed attraverso la osservazione stereoscopica delle foto aeree. La analisi e la interpretazione di questi dati ha permesso di riconoscere, sulla base di caratteri morfodinamici, le principali tipologie di inghiottitoi carsici presenti nella Provincia di Lecce. La dinamica evolutiva di queste forme inoltre stata inquadrata in un ambito territoriale esteso; ci ha consentito di comprendere le complesse relazioni esistenti tra gli inghiottitoi carsici, la rete idrografica endoreica ed i sistemi carsici ipogei. Nella relazione inoltre sono state sintetizzate le principali conoscenze acquisite in questi anni dal gruppo di lavoro relative alla genesi ed evoluzione dellambiente carsico e della rete idrografica endoreica del Salento. I dati raccolti nel corso della ricerca sono stati integrati con tali conoscenze. stata condotta una ricerca bibliografica e storico-archivistica per ricostruire nel tempo le modalit di utilizzazione da parte delluomo della rete idrografica e degli inghiottitoi carsici; tale ricerca ha permesso anche di definire le principali problematiche di carattere ambientale connesse allimpatto antropico sullambiente carsico. Nel corso dello studio stato dato anche ampio risalto alla valutazione dei principali rischi connessi alla dinamica evolutiva naturale degli inghiottitoi carsici. Sono stati anche verificati e corretti ed integrati, dove necessario, i dati raccolti dai rilevatori del Gruppo Speleologico Leccese Ndronico relativi a numero 32 vore ricadenti nel territorio amministrativo di diversi comuni della provincia e sintetizzati in altrettante schede.

2 Inquadramento geologico e geomorfologico del Salento leccese


Lossatura della penisola salentina rappresentata da una successione carbonatica di piattaforma - margine di piattaforma di et giurassico-cretacea potente oltre 6000 metri (Ricchetti & Mongelli, 1981) che affiora pi estesamente nei settori centrale e settentrionale della Puglia. I termini di questa successione affioranti nel Salento sono riferibili al Cretaceo superiore e sono rappresentati da calcari micritici, dolomie e calcari subcristallini di ambiente tidale-intertidale di piattaforma interna. In seno a questa successione carbonatica esistono localmente sottili livelli di argille residuali e di brecce che marcano delle superfici di emersione ed erosione pi o meno estese. La successione calcareo dolomitica cretacea affiorante nel Salento per molti aspetti pu essere ricondotta al Calcare di Altamura del Turoniano superiore - Maastrichtiano (Ricchetti, 1972a; Luperto Sinni & Ricchetti, 1978 ; Ricchetti & Luperto Sinni, 1979; Ciaranfi et alii, 1992); secondo Reina & Luperto Sinni (1993a, 1993b) tuttavia la identificazione litostratigrafica del Calcare di Altamura con i calcari e dolomie che affiorano nel Salento rappresenta ancora un problema aperto. In eteropia con le facies di ambiente tidale-intertidale sono presenti dei calcari di margine e pendio di piattaforma del Maastrichtiano, noti in letteratura col nome di Calcari del Ciolo (Bosellini et alii, 1999). Questa unit costituita da calcari biostromali e biocostruiti a Rudiste ed Ammoniti passanti lateralmente a calcareniti e calciruditi bioclastiche e clinostratificate. Sulle unit mesozoiche poggiano discontinue coperture carbonatiche e carbonatico terrigene riferite a diversi cicli sedimentari di et compresa tra lEocene ed il Pleistocene superiore. I pi antichi fra questi cicli sedimentari hanno interessato esclusivamente il settore sud-orientale ed il settore nord-occidentale del Salento e si sono verificati tra lEocene ed il Miocene inferiore (Bosellini et alii, 1999; Bossio et alii, 2000). Tra il Burdigaliano inoltrato ed il Messiniano pre-evaporitico si realizza il pi importante ciclo sedimentario post-cretaceo. Nel Burdigaliano, infatti, il Salento subisce una sommersione quasi completa che si protrae fino al Messiniano pre-evaporitico. Secondo Bossio et alii (1987) nelle zone pi esterne del Salento la continuit del dominio marino si potrebbe essere interrotta nel Tortoniano. Durante il ciclo infra-miocenico si sedimentano la Pietra leccese (Burdigaliano inoltrato Messiniano inferiore) ed un complesso di piattaforma interna - margine - pendio di piattaforma riferibile al Messisniano pre-evaporitico (Calcareniti di Andrano e Formazione di Novaglie) (Bossio et alli, 1987; Bosellini et alii, 1999). La Pietra leccese costituita da calcareniti marnose organogene mal stratificate, a grana fine, porose, di colore giallo paglierino che nella parte alta si 5

arricchiscono in glauconite e assumono un colore prevalentemente verdognolo. L'ambiente di sedimentazione di piattaforma continentale, con profondit comprese tra la zona infralitorale e circalitorale. In letteratura (Bosellini et alii, 1999) il complesso di piattaforma interna - margine pendio di piattaforma stato suddiviso in due formazioni. Le facies di margine e di pendio sono indicate col nome di Formazione di Novaglie e sono rappresentate prevalentemente da calcari coralligeni massicci, biancastri, in eteropia con brecce e calciruditi ricche di resti di coralli e con calcareniti clinostratificate sottilmente laminate. Le facies di piattaforma interna sono indicate col nome di Formazione delle Calcareniti di Andrano. Questa formazione costituita nella parte bassa da calcari e calcari marnosi di colore variabile dal bianco all'avana, ricchi di macrofossili e nella parte alta da calcisiltiti con laminazione planare e calcari detritico organogeni compatti di colore grigio chiaro e biancastro. Il successivo ciclo sedimentario marino si realizza tra il Pliocene inferiore e linizio del Pliocene medio ed interessa solo il settore meridionale ed orientale del Salento. Si sedimentano brecce e conglomerati con elementi calcarei di dimensioni variabili immersi in una matrice calcarea sabbiosa o microconglomeratica, con rarissimi fossili (Pliocene inferiore). Sulle brecce e conglomerati calcarei poggiano marne e calcareniti marnose di colore bianco sporco ricoperte localmente da lenti di calcareniti glauconitiche verdognole. Queste unit sono riferibili allintervallo Pliocene inferiore Pliocene medio. Le brecce ed i conglomerati calcarei si sono sedimentate in un ambiente di mare poco profondo e su un substrato instabile; le marne e calcareniti soprastanti indicano invece un ambiente di sedimentazione pi profondo, di zona neritica esterna (Bossio et alii, 1987). Successivamente a questa fase di sedimentazione marina il Salento torma integralmente in condizioni subaeree; tuttavia gi nel Pliocene superiore si verifica una nuova sommersione che interessa prevalentemente larea del Capo di Leuca ed il settore orientale, grossomodo ad Est dellallineamento Maglie Lecce. Questo ciclo di sedimentazione marina termina nel Santerniano, ma molte aree dei settori sopra indicati si trovano al di sopra del livello del mare prima dellinizio del Quaternario (Bossio et alii, 1987). Durante questo intervallo si sedimenta una successione di calcareniti e calcisiltiti poco cementate di colore giallastro, di aspetto massivo o stratificate in banchi di potenza variabile. Nella parte bassa della successione sono presenti calcareniti glauconitiche di colore verdognolo e calcareniti marnose di colore grigiastro con abbondanti resti di molluschi, pesci, echinoidi e crostacei. Nella parte alta prevalgono i calcari detritico organogeni ben cementati. Questa successione si sedimentata in un ambiente di piattaforma continentale con profondit comprese entro i limiti della zona neritica.

Fig. 1 Carta geologica schematica del Salento (da Mastronuzzi & Sans, 1991): 1 Calcari mesozoici; 2 Unit paleogeniche; 3 Unit mioceniche; 4 Unit plioceniche; 5 Calcareniti di Gravina (Pleistocene inferiore); 6 Argille Subappennine (Pleistocene inferiore); 7 Depositi Marini Terrazzati (Pleistocene medio superiore).

La formazione nota in letteratura con il nome di Formazione di Uggiano la Chiesa (Bossio et Alii, 1987; Ciaranfi et Alii, 1992). Il successivo ciclo sedimentario si estende integralmente nella parte alta del Pleistocene inferiore Nel corso di questo ciclo si sedimenta una successione costituita da depositi carbonatici detriticoorganogeni pi o meno grossolani (biospariti, biomicriti, biolititi) di colore variabile dal giallastro al grigio mal stratificati, clinostratificati lungo i margini del bacino, in eteropia con argille marnoso-siltose e marne grigio-azzurrognole massicce (Bossio et Alii, 1987; Ciaranfi et Alii, 1992). L'ambiente di sedimentazione delle calcareniti di piana costiera con profondit 7

comprese tra quelle della zona litorale e infralitorale profonda; la parte alta delle calcareniti, caratterizzata da stratificazione incrociata, indica un ambiente di spiaggia emersa. Le marne si sono sedimentate su un fondale con batimetrie comprese tra il limite della zona neritica esterna ed il limite della zona neritica interna. Alla fine del Pleistocene inferiore si verifica una nuova generale e breve emersione testimoniata dalla presenza di sottili livelli di paleosuoli e di una superficie di erosione subaerea al contatto tra i sedimenti del Pleistocene inferiore e le sovrastanti unit del Pleistocene medio e superiore. (DAlessandro et alii, 1994). Successivamente a questa fase di continentalit, nel corso del Pleistocene medio e del Pleistocene superiore, si verificano diverse trasgressioni marine che interessano estesamente il settore mediano ed occidentale del Salento mentre i settori orientale e meridionale probabilmente rimangono emersi; le unit riferibili a questo intervallo di tempo sono indicate complessivamente col nome di Depositi Marini Terrazzati (Ciaranfi et alii, 1992). Il paesaggio fisico della Penisola salentina ha come elemento caratterizzante un complesso di superfici subpianeggianti, variamente estese, disposte a quote differenti e normalmente allungate in direzione NW-SE. Queste superfici sono raccordate da scarpate di faglia con orientazione generale N-S, NW-SE e NNW-SSE che mostrano localmente le tracce di una riattivazione recente, da antiche ripe di abrasione marina e, limitatamente ad alcuni settori, da scarpate di erosione selettiva. Nel complesso ne risulta un morfologia poco accidentata. I rilievi pi importanti sono rappresentati da modeste dorsali tabulari strette ed allungate, orientate in direzione NNW-SSE e NW-SE che prendono il nome di Serre; con poche eccezioni questi rilievi sono degli alti morfologicostrutturali che raggiungono la quota massima di circa 200 metri s.l.m. e sono modellati su calcari e dolomie del CretaceoPaleogene. Le Serre occidentali hanno in genere una maggiore evidenza morfologica rispetto a quelle orientali che sono meno estese ed elevate. Alcune dorsali hanno il profilo trasversale asimmetrico avendo un fianco poco inclinato che generalmente coincide con una superficie substrutturale ed un fianco pi acclive corrispondente ad una scarpata di faglia pi o meno degradata. Le superfici che delimitano superiormente le Serre sono superfici sub-strutturali o superfici di origine complessa dove localmente sono esposti lembi variamente estesi di un antico etchplain pre-miocenico (Sans, 1997) caratterizzati dalla presenza di piccoli rilievi cupoliformi ed ampie depressioni tipo dolina o uvala colmate da depositi residuali bauxitici. Lungo la fascia costiera adriatica a Nord di Otranto sono presenti altre importanti morfostrutture connesse probabilmente a tettonica recente (Selleri et alii, 2003). Si tratta di un sistema di depressioni a losanga allineate in direzione circa N-S e comprese tra Torre dellOrso e la 8

congiungente ideale Otranto Uggiano la Chiesa; le depressioni settentrionali del sistema ospitano o hanno ospitato dei bacini lacustri. La fascia costiera della penisola contrassegnata da una serie di ripiani disposti a gradinata corrispondenti a lembi variamente estesi di superfici modellate dal mare nel corso del Pleistocene medio e superiore per effetto combinato delle variazioni glacio-eustatiche del livello del mare e del generale sollevamento della regione. Delle superfici che potrebbero corrispondere a tratti di fondali marini pleistocenici o a superfici di abrasione marina pleistoceniche sono state riconosciute anche nei settori pi interni (Palmentola, 1987). Non semplice correlare i vari ripiani in uno schema regionale poich la tettonica ed i processi erosivi hanno smembrato e cancellato parzialmente le antiche superfici marine da cui questi derivano. I dati attualmente noti, tuttavia, hanno permesso ad alcuni autori di ipotizzare un inquadramento cronologico dei ripiani pi frequenti a scala regionale, per la presenza su di essi di depositi di et nota o per la loro continuit spaziale con altre superfici corrispondenti alla chiusura di cicli sedimentari conosciuti. Secondo Battista et alii (1985) la pi antica linea di costa presente nel Salento leccese posta tra 175 ed 80 metri di quota ed riferibile al Pleistocene inferiore; intorno a 55 metri di quota si pu osservare invece una superficie di abrasione modellata probabilmente durante il Pleistocene medio. Gli stessi autori, inoltre, attribuiscono ipoteticamente al Tirreniano una superficie posta a circa 25-30 metri s.l.m. ed alla prima parte del Tirreniano superiore una superficie poco pi bassa posta a 15 metri s.l.m.; alla parte alta del Tirreniano superiore andrebbe riferita la superficie a 3-4 metri s.l.m.. Secondo Palmentola (1987) la superficie di abrasione pi antica inclinata verso Nord e degrada dalla parte meridionale del Salento a quella settentrionale da circa 170-180 metri a circa 80 metri s.l.m.. La superficie successiva si sviluppa a circa 80 metri di quota ed stata anchessa suddivisa dalla tettonica in vari lembi dislocati a quote differenti (quelli settentrionali sono a quota leggermente inferiore rispetto a quelli meridionali). Frequentemente i lembi di questa superficie passano lateralmente a tratti della superficie di colmamento delle Sabbie a Brachiopodi (Depositi Marini Terrazzati) e quindi essa potrebbe essere riferita ad un postSiciliano. La terza superficie si trova a circa 50-60 metri di quota e si sviluppa lungo la costa da Torre Alto Lido fino circa allaltezza di Otranto; a settentrione di questa localit scompare, probabilmente, perch smantellata dallerosione. Questa superficie si formata successivamente a quella correlabile con le Sabbie a Brachiopodi e prima dei depositi a Strombi, potrebbe quindi essere riferita ad uno degli alti livelli del mare verificatisi circa 330 mila e 220 mila anni BP. La quarta 9

superficie borda tutto il perimetro costiero del Salento e si spinge nellentroterra dove, in diverse localit, raggiunge 25-30 metri di quota; essa correlabile con il primo deposito a Strombi e quindi pu essere datata a circa 125 mila anni BP (Palmentola, 1987). La successiva superficie sale fino a circa 15 metri di quota ed correlabile per alcuni tratti con una superficie di colmamento riferita ad un livello alto del mare datato a 100 mila anni da oggi. La superficie pi bassa frequente lungo il perimetro costiero ed posta a circa 3-6 metri sul livello del mare; potrebbe essere riferita ad un livello alto del mare datato a circa 85mila anni BP (Palmentola, 1987). Secondo Mastronuzzi et alii (1994) e Selleri et alii (2003) questultima superficie, limitatamente al tratto di costa a Nord di Otranto, invece, potrebbe essere anche riferita allOlocene. Di Stefano et alii (1992) attribuiscono un et di 80 mila 90 mila anni BP ad una superficie posta ad una quota compresa tra 2 e 8 metri, conservata allinterno di numerose cavit della fascia costiera tra Otranto e Castro, e fossilizzata da brecce ossifere contenenti una fauna ascrivibile alle fasi finali dellultimo interglaciale. Cassoli et alii (1978) si sono soffermati sulla evoluzione quaternaria della costa salentina, interessandosi in particolare alle conseguenze geologiche e morfologiche della glaciazione wurmiana; secondo questi autori la superficie che attualmente a circa 50 metri sotto il livello del mare si sarebbe trovata in quellintervallo di tempo in condizioni subaeree e sarebbe stata caratterizzata da un ambiente di tipo steppico, esteso dallentroterra fino agli stagni retrodunari ed ai cordoni dunari posti in prossimit dellantica linea di riva. Sulla scarpata che delimita internamente questa superficie si sarebbe deposta una potente falda detritica. Alla ricchezza di superfici non corrisponde abbondanza di depositi ad esse correlabili; infatti solo limitatamente alla zona di Gallipoli la presenza di fauna Senegalense a Strombi indicherebbe per la superficie tra circa 3 e 6 metri di quota unet tirreniana corrispondente allOIS 5a (Hearty & Dai Pra, 1992). Sul territorio salentino le forme fluviali non hanno raggiunto sviluppo notevole per la presenza di estesi affioramenti di rocce carbonatiche e per lassetto geomorfologico della regione; Palmentola (1987) ipotizza che le frequenti ingressioni marine verificatesi nel corso del Pleistocene possano avere inibito lo sviluppo del reticolo fluviale. Le incisioni, anche quelle pi sviluppate, sono in genere poco gerarchizzate e individuano a grande scala due distinti sistemi; uno a deflusso esoreico che caratterizza la fascia costiera ed uno a deflusso endoreico che caratterizza i settori interni della penisola.

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I reticoli esoreici sono brevi solchi ben incisi, percorsi da corsi dacqua a carattere stagionale o occasionale; alcuni sono gerarchizzati come ad esempio lIdro che termina nellinsenatura di Otranto o il Fosso dei Samari che sfocia poco a Sud di Gallipoli. Reticoli esoreici poco sviluppati e gerarchizzati sono presenti anche nel settore meridionale della penisola, nella zona di Gemini ed Ugento. Al di sotto della congiungente Badisco Ugento invece le incisioni sono normalmente singole aste ben incise, impostate lungo lineazioni tettoniche chiaramente individuabili attraverso la osservazione stereoscopica delle foto aeree; un esempio di una incisione con queste caratteristiche costituito dal Canale del Ciolo I reticoli endoreici sono solchi di lunghezza variabile, poco gerarchizzati, che terminano in corrispondenza di inghiottitoi carsici o nel perimetro di aree depresse dove affiorano rocce carsificabili. Le incisioni pi importanti sono il canale Asso, il canale Pezzate, il canale della Lacrima ed il Canale Lamia. Poich esiste uno stretto legame tra i reticoli endoreici e le vore del Salento verr dedicato un capitolo a parte alla descrizione di queste incisioni. Nellinsieme delle forme fluviali si possono ricordare anche alcune tracce di modeste incisioni presenti sulle superfici modellate sui litotipi mesozoici e cenozoici, interpretate come tratti di un vecchio reticolo oggi smembrato dalla tettonica e dalla erosione, evolutosi in un contesto morfoclimatico completamente differente dallattuale (Palmetola, 1987).

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3 Il paesaggio carsico del Salento leccese


Il paesaggio carsico del Salento leccese un paesaggio caratterizzato dalla presenza di complessi di forme non coevi, modellato nel corso di pi fasi morfogenetiche che hanno originato delle superfici aventi caratteri morfologici peculiari. Tra il Cretaceo e lAttuale, infatti, sono stati modellati differenti tipi di paesaggi carsici in quanto le modalit della carsogenesi sono state condizionate dal variare del clima e dellassetto strutturale della regione. Tra le forme carsiche pi significative si possono ricordare quelle di tipo tropicale modellate sui calcari cretacei (Cotecchia & DellAnna, 1959; Crescenti & Vighi, 1967, Sans, 1997), le grotte costiere che si aprono prevalentemente nei calcari cretacei e paleogenici (Centenaro et alii, 2003), le ventarole della Pietra Leccese, i campi di doline e gli imponenti fusi carsici delle calcareniti marnose del Pliocene medio e superiore, i campi di doline e i numerosi ed estesi sistemi carsici che si sviluppano in seno alle calcareniti del Pleistocene inferiore (Selleri et alii, 2002), le piccole forme di criptocarso presenti sulle calcareniti del Pliocene superiore e del Pleistocene inferiore nei settori mediano ed orientale del Salento (Marsico & Selleri, 2003; Marsico et alii, 2003). Queste forme e le altre che caratterizzano le superfici carsificate della penisola non sono sempre facilmente inquadrabili in uno schema cronologico; i dati raccolti in questi anni ed ancora in parte inediti tuttavia hanno permesso di riconoscere almeno quattro fasi morfogenetiche di tipo carsico succedutesi dalla fine del Cretaceo e responsabili del modellamento del paesaggio carsico (Selleri, 2003). Infatti, le forme di tipo tropicale, quelle presenti sulle unit mioceniche e fossilizzate dalle trasgressioni plioceniche, le forme modellate sulle Calcareniti di Gravina e fossilizzate dalle coperture marine del Pleistocene medio e le forme di criptocarso delle Calcareniti di Gravina e delle calcareniti del Pliocene superiore possono essere riferite a precise fasi morfogenetiche. La pi antica di queste fasi ha una et paleogenica ed ben nota in letteratura (Cotecchia & DellAnna, 1959; Crescenti & Vighi, 1967; Sans, 1997). La superficie carsificata modellata durante questa fase stata estesamente fossilizzata nellOligocene e Miocene (foto 1).

Foto 1 La superficie carsificata paleogenica fossilizzata dalle argille residuali bauxitiche e da calcareniti oligoceniche (Montevergine - trincea lungo la S.S. 16). 12

Lembi poco estesi di questa superficie sono esposti in corrispondenza delle superfici sommitali di alcune serre. Paesaggi carsici di et paleogenica sono noti in tutte le regioni perimediterranee (Italia, Francia, Corsica, Libano, Albania, ecc) (p.e. Bignot, 1965; Bardossy & Dercourt, 1990; DArgenio & Mindszenty, 1995). La fase morfogenetica responsabile del loro modellamento conseguente alla emersione delle potenti piattaforme carbonatiche di et triassica cretacea avvenuta tra la fine del Cretaceo ed il Paleocene a causa dei movimenti connessi alla orogenesi alpina. Queste regioni grossomodo tabulari e poco elevate sul livello del mare sono state estesamente interessate da una carsificazione di tipo tropicale che potenzialmente pu essersi sviluppata per buona parte del Terziario e che stata interrotta localmente dalle estese trasgressioni oligo-mioceniche connesse probabilmente allinsieme di eventi indotti dalle prime fasi di formazione del Mediterraneo. Gli aspetti comuni a questi paesaggi carsici possono essere riassunti nei seguenti punti: si tratta per lo pi di paesaggi di carso tabulare; la potenza delle rocce carsificate generalmente modesta, in genere non superiore a poche durante la fase morfogenetica responsabile del loro modellamento la dinamica del processo

centinaia di metri; carsico era regolata da una netta predominanza della dissoluzione sugli altri agenti morfogenetici. La seconda fase morfogenetica di tipo carsico che ha interessato la Penisola salentina si verificata nel Pliocene. Esistono tuttavia scarse evidenze morfologiche riferibili a questa fase morfogenetica. Tra le pi interessanti si possono ricordare alcune cavit (foto 2) della Pietra leccese riempite da brecce e conglomerati di probabile et pliocenica costituiti da frammenti di dimensioni variabili di calcareniti laminitiche, clasti di Pietra leccese, noduli fosfatici, clasti di calcari e calcareniti oligoceniche, bioclasti, immersi in una matrice calcarenitica poco cementata di colore giallognolo. Questa fase morfogenetica probabilmente ha modellato un paesaggio poco sviluppato che stato estesamente eroso o ricoperto nel corso dei successivi cicli sedimentari. La terza fase morfogenetica databile tra la fine del Pleistocene inferiore e la prima parte del Pleistocene medio. Questa fase morfogenetica si verificata in coincidenza di una fase tettonica caratterizzata da una distensione orientata NE-SW ed ha dato forma ad un paesaggio contrassegnato da una notevole frequenza e sviluppo delle forme carsiche epigee ed ipogee.

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Foto 2 Cavit modellata nella Pietra leccese colmata da brecce plioceniche in una cava dismessa tra Cursi e Melpignano. In seno al riempimento pliocenico si formata una cavit colmata parzialmente da depositi continentali probabilmente riferibili al Pleistocene superiore. Il modellamento di questo paesaggio probabilmente stato condizionato da un livello di base pi basso dellattuale. Questo paesaggio carsico stato estesamente fossilizzato durante il ciclo sedimentario dei Depositi Marini Terrazzati (foto 3) ed ha subito una parziale riesumazione probabilmente nel corso del Pleistocene superiore. Le forme pi espresse nel paesaggio carsico attuale sono riconducibili a questa fase morfogenetica.

Foto 3 Una dolina modellata sulle Calcareniti di Gravina (Pleistocene inferiore) fossilizzata da limi sabbiosi del Pleistocene medio pedogenizzati nella parte alta. La linea blu evidenzia il contatto tra le due unit.

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La pi recente fase morfogenetica nota databile alla fine del Pleistocene medio (Marsico & Selleri, 2003; Marsico et alii, 2003). Questa fase morfogenetica si verificata con modalit particolari ed ha dato forma ad un paesaggio diverso dal carso classico. Alla fine del Pleistocene medio, infatti, su estesi settori della Puglia meridionale, dove affiorano le rocce porose e poco tenaci del Pliocene superiore e del Pleistocene inferiore, si sono originate al di sotto di coperture colluviali permeabili e non carbonatiche delle superfici di criptosoluzione poco evolute caratterizzate dalla presenza quasi esclusiva di cavit a sviluppo verticale di forma subcilindrica denominate solution pipes (foto 4)

Foto 4 Solution pipe esposto lungo un fronte di cava in localit Masseria Lalla (Scorrano)

Lungo la fascia costiera adriatica queste superfici si sono impostate su terrazzi marini di abrasione di et quaternaria. Le superfici di criptosoluzione sono state estesamente scoperte dai processi erosivi lungo la fascia costiera adriatica mentre nei settori interni della penisola sono esposte solo lungo trincee stradali e fronti di cava (foto 5).

Foto 5 Superficie di cripto-soluzione modellata sulle Calcareniti di Gravina esposta lungo una trincea stradale nei pressi di Caprarica di Lecce; i sedimenti di copertura sono costituiti da sabbie quarzose di colore rosso mattone. La superficie caratterizzata da cavit subcilindriche verticali (solution pipes). 15

4 I reticoli endoreici del Salento leccese


Nel Salento sono presenti 8 aree endoreiche con verso di deflusso omogeneo (fig. 2), separate da linee spartiacque poco evidenti sul terreno o da aree, coincidenti normalmente con estesi affioramenti di rocce carbonatiche, dove non esiste un drenaggio superficiale organizzato. Nel perimetro delle 8 aree esistono diversi reticoli che per lo pi terminano in corrispondenza di inghiottitoi carsici. I singoli bacini idrografici si sviluppano prevalentemente sulle unit non carbonatiche e poco permeabili del Pleistocene medio superiore (Depositi Marini Terrazzati); il deflusso delle acque invece avviene normalmente verso settori dove affiorano rocce carsificabili o dove le coperture non carbonatiche si assottigliano. Area 1 La pi settentrionale tra le aree a deflusso endoreico del Salento (area 1) non ricade nel territorio amministrativo della Provincia di Lecce. A settentrione delimitata da una linea spartiacque di importanza regionale che passa poco a Nord del ciglio del Limitone dei Greci e divide questarea da un esteso settore della Piana tarantino brindisina a deflusso esoreico, attraversato da alcuni tra i pi importanti solchi erosivi del Salento (Canale Cillarese, Canale Reale, ecc.). A Sud larea 1 adiacente ad un settore dove non esiste un drenaggio superficiale organizzato. Nel perimetro dellarea 1 sono presenti 14 solchi fluviali non gerarchizzati e di sviluppo modesto, orientati grossomodo in direzione N-S o NW-SE, perpendicolarmente alla scarpata del Limitone dei Greci. I solchi fluviali si sviluppano quasi integralmente sulle rocce non carbonatiche del Pleistocene medio e superiore. Il deflusso avviene verso i quadranti meridionali; i solchi erosivi terminano nel perimetro di depressioni chiuse localizzate ai piedi del Limitone dei Greci dove sono presenti degli inghiottitoi carsici pi o meno visibili. Al piede della scarpata infatti affiorano le Calcareniti di Gravina o i calcari cretacei ricoperti discontinuamente da sedimenti pedogenizzati, poco permeabili, ascrivibili al complesso dei Depositi Marini Terrazzati. Area 2 Larea 2 delimitata dalle altre aree endoreiche contermini da linee spartiacque pi o meno evidenti; essa si estende quasi integralmente sui depositi non carbonatici del Pleistocene medio e superiore e ricade solo marginalmente nel territorio amministrativo della Provincia di Lecce In questarea il deflusso avviene verso i quadranti settentrionali, grossomodo verso il piede di una blanda e discontinua scarpata compresa tra San Donaci e Villa Baldassarri. Questa scarpata, orientata NO-SE, in continuit morfologica con la pi evidente scarpata detta Limitone dei Greci. In questarea sono presenti un reticolo principale ben gerarchizzato costituito dal Canale Lamia, dal Canale Iaia e dal Canale 14 Bocche, ed alcuni solchi fluviali pi o meno brevi e 16

rettilinei che terminano allinterno di inghiottitoi carsici poco prima della confluenza con il Canale 14 Bocche. Le incisioni solo localmente sono bordate da scarpate fluviali alte e ben evidenti.

Fig. 2 I reticoli endoreici del Salento possono essere raggruppati in 8 aree con verso di deflusso omogeneo (nella figura sono riportati anche i principali inghiottitoi).

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Il corso dacqua principale termina nel perimetro della Palude Balsamo, unarea depressa dove si aprono alcuni inghiottitoi pi o meno visibili; sul fondo di questa depressione affiorano depositi del Pleistocene medio e superiore poco potenti, sul bordo nord-orientale invece affiorano le calcareniti del Pleistocene inferiore. Gli inghiottitoi carsici presenti in questo settore sono complessivamente allineati lungo una stessa direttrice orientata NW-SE in coincidenza della quale si sviluppa anche il Canale 14 Bocche. Questa direttrice probabilmente corrisponde ad una lineazione tettonica. Area 3 Larea 3 delimitata dalle altre aree endoreiche contermini da linee spartiacque pi o meno evidenti; in questarea il deflusso avviene verso i quadranti orientali, grossomodo verso il piede di una lunga ed evidente scarpata arcuata di probabile origine tettonica, allungata tra Cellino San Marco e San Cesario di Lecce. La scarpata modellata nel tratto settentrionale in depositi sabbiosi ascrivibili al complesso dei Depositi Marini Terrazzati e nel tratto meridionale sulle unit cretacee, oligoceniche, mioceniche e del Pleistocene inferiore. NellArea 3 sono presenti 4 lunghi reticoli poco gerarchizzati e poco incisi ed alcuni brevi solchi il cui andamento stato probabilmente condizionato dallintervento antropico. Lincisione pi importante il Canale della Lacrima. I solchi fluviali si sviluppano quasi integralmente sulle rocce non carbonatiche del Pleistocene medio e superiore; quelli meridionali sono orientati circa E-W o SW-NE, quelli pi settentrionali, tra cui anche il Canale della Lacrima, sono orientati NW-SE. I solchi pi brevi terminano direttamente allinterno di inghiottitoi carsici; quelli pi lunghi invece terminano nel perimetro di conche poco estese dove normalmente sono presenti diversi punti assorbenti pi o meno visibili. I punti assorbenti si trovano lungo il limite stratigrafico tra le unit del Pleistocene medio e superiore e le unit calcaree del Cretaceo e del Pleistocene inferiore. Area 4 Larea 4 si estende tra Salice Salentino e San Pancrazio, delimitata dalle altre aree endoreiche contermini da linee spartiacque pi o meno evidenti. In questarea la idrografia superficiale poco organizzata, esistono, infatti, pochi solchi fluviali, brevi e poco gerarchizzati. Gli inghiottitoi carsici si aprono per lo pi in aree con drenaggio superficiale poco o per nulla organizzato. Il bacino idrografico pi esteso quello che afferisce alla Vora Madre. Area 5 Larea 5 delimitata dalle altre aree endoreiche contermini poste a SE da linee spartiacque pi o meno evidenti; a NE, a SW ed a Ovest invece questa zona circoscritta da alcuni rilievi bordati

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da scarpate di faglia o da antiche ripe di abrasione marina. Verso Nord, tra Nard e Copertino, delimitata da unarea a deflusso non organizzato. Nellarea 5 il deflusso avviene verso NE. In questo settore esiste un importante reticolo gerarchizzato rappresentato dal Canale Asso e dalle incisioni che vi confluiscono ed alcuni solchi erosivi che terminano allinterno di inghiottitoi carsici poco prima della confluenza con il Canale Asso (per esempio il Canale Sirgole che termina nellinghiottitoio denominato Vora Marsellona). Sono presenti anche modesti solchi erosivi del tutto indipendenti dal Canale Asso ma con verso di deflusso analogo, come ad esempio quello che termina nellinghiottitoio denominato Vora di Secl. I solchi fluviali si sviluppano quasi integralmente sulle rocce non carbonatiche del Pleistocene medio e superiore. Il Canale Asso termina poco a Nord di Nard allinterno di una vasta area depressa dal contorno poco evidente, dove affiorano le unit calcaree del Cretaceo, del Miocene e del Pleistocene inferiore; nel perimetro di questa depressione si aprono diversi inghiottitoi fra cui il pi importante quello denominato Vora Colucce. Lungo il tratto terminale della incisione, nei pressi di Nard, si aprono altri inghiottitoi pi o meno visibili. Diversi punti assorbenti poco attivi o inattivi si trovano anche al di fuori dellarea depressa, in settori adiacenti posti immediatamente a Nord ed a Est. Molti di questi inghiottitoi sono segnalati da De Giorgi (1922). Il reticolo idrografico del Canale Asso si pu suddividere da monte verso valle in tre tratti separati dalla congiungente i centri abitati di Aradeo e Sogliano Cavour e dalla Strada Statale n.101. Il tratto pi alto composto di numerosi solchi erosivi ben incisi e delimitati da scarpate fluviali alte fino a 10 metri; questi solchi inizialmente hanno tutti direzione N-S o NNW-SSE e si sviluppano sui sedimenti sabbioso limosi del Pleistocene medio, poco permeabili. Grossomodo poco pi a Nord della congiungente Aradeo - Sogliano Cavour queste incisioni confluiscono in due ampi solchi, orientati circa NW-SE. La incisone settentrionale si sviluppa per lunghi tratti lungo il contatto tra i calcari cretacei e le calcareniti del Pleistocene inferiore; il canale meridionale si sviluppa in prossimit o lungo il limite tra i sedimenti del Pleistocene medio e le calcareniti del Pleistocene inferiore. Allaltezza della strada che unisce Galatone e Galatina i due solchi confluiscono. La incisione ampia e delimitata da scarpate ben evidenti modellate prevalentemente nelle calcareniti del Pleistocene inferiore, alte fino a 6 7 metri e poco inclinate. Sono presenti diversi ampi meandri abbandonati o tagliati. Il talweg inciso nelle alluvioni sabbioso limose di colore rossastro che riempiono parzialmente lincisione. Allaltezza della S.S. 101 lincisione afferisce ad una paleofalesia relitta sulla quale terminano altri brevi solchi erosivi e una antica diramazione dello stesso Asso che si innesta sullalveo 19

attuale allaltezza di Masseria Doganieri. Questo vecchio corso attualmente inattivo e si trova ad una quota di poco superiore rispetto allalveo attuale. A valle di questa scarpata la incisione perde completamente la sua evidenza morfologica e si sviluppa con tratti grossomodo rettilinei su una superficie piatta; lalveo antropico ed in esso confluiscono numerose scoline e canali di drenaggio. Lungo il Canale Paduli che rappresenta lultimo tratto del Canale Asso, presente un bacino di espansione di circa 750 ettari che durante il periodo invernale permane per lungo tempo allagato. Area 6 Nellarea 6 il deflusso delle acque superficiali avviene verso NE nella parte meridionale e verso NW in quella settentrionale. Questarea si estende approssimativamente tra Galatina e Montesano Salentino; delimitata verso oriente dalla scarpata di faglia di altezza variabile che borda la dorsale Maglie - Castiglione dOtranto, ad occidente invece suddivisa dalla zona 5 e dalla zona 7 da linee spartiacque pi o meno evidenti. Nel perimetro dellarea 6 esistono 6 reticoli gerarchizzati ed alcuni solchi rettilinei. Le incisioni principali terminano nel perimetro di aree depresse poco estese dove sono presenti diversi punti di assorbimento pi o meno visibili. Piccoli inghiottitoi possono essere presenti anche lungo lalveo di alcune incisioni. I tratti pi alti di questi solchi sono incisi sui depositi poco permeabili e non carbonatici del Pleistocene medio, hanno andamento rettilineo o ondulato ed in alcuni casi sono presenti dei veri e propri meandri. Lalveo delimitato da basse scarpate alte pochi metri. Sono presenti anche delle valli ampie, con scarpate poco inclinate; in questo caso lalveo di magra inciso nelle alluvioni. I segmenti terminali dei reticolo sono modellati sulle calcareniti del Pleistocene inferiore ed hanno andamento angolare o rettilineo, spesso condizionato dallintervento antropico; gli alvei sono stati regolarizzati e sono privi di alluvioni. A valle degli inghiottitoi cui afferiscono queste incisioni si sviluppa un sistema di solchi di erosione fluviale inattivi o parzialmente attivi (valli morte), con andamento meandreggiante. Questo sistema di valli morte composto da diversi tratti incisi sulle calcareniti del Pleistocene inferiore o sulle calcareniti mioceniche, delimitati da basse scarpate verticali e parzialmente colmati da alluvioni sabbioso limose; questi segmenti sono separati da ampi avvallamenti allungati concordemente alla direzione di deflusso, dove affiorano limi sabbiosi quarzosi di colore rossastro e non esiste un alveo ben definito. I tratti di valli morte pi lunghi e continui si trovano tra Botrugno, Corigliano dOtranto e Cutrofiano, allaltezza di Sogliano Cavour e nei pressi di Galatina. Questo ultimo segmento il 20

pi settentrionale ed afferisce ad una scarpata degradata corrispondente probabilmente con una paleofalesia i cui tratti si possono osservare tra Galatina e San Pietro in Lama. Il tratto di valle morta di Galatina si trova ad una quota topografica non concordante con quella dei tratti pi meridionali, essendo leggermente sollevato rispetto agli altri. Le valli morte tagliano doline e depressioni chiuse. Un caso chiaro di sovraimposizione rilevabile nei pressi di Masseria Schiatta tra Maglie e Cutrofiano. Area 7 Larea 7 si estende grossomodo tra Collepasso e Ruffano. delimitata dalle altre aree endoreiche contermini da linee spartiacque pi o meno evidenti; a Ovest invece confina con unarea a deflusso non organizzato, coincidente con gli estesi affioramenti di calcari cretacei della Serra di Supersano Ruffano. Sono presenti 3 reticoli idrografici principali ed alcuni solchi meno sviluppati. Queste incisioni sono orientate prevalentemente da NE verso SW e da Nord a Sud. Solo il solco fluviale che termina nellinghiottitoio denominato Vora Fau si sviluppa da SE a NW parallelamente alla scarpata di faglia della Serra di Supersano - Ruffano. Il deflusso centripeto rispetto alla estesa depressione tettonica di Supersano e Ruffano. Questa depressione delimitata ad Ovest dalla scarpata di faglia della Serra di Supersano Ruffano, dove affiorano i calcari cretacei e le Calcareniti di Gravina, ad Est da una scarpata circa rettilinea modellata sulle sabbie limose del Pleistocene medio, a Nord da una scarpata poco evidente con andamento ondulato, modellata sulle sabbie limose del Pleistocene medio. A Sud la depressione perde gradualmente la sua evidenza morfologica. Nel perimetro della depressione affiorano sedimenti di probabile origine colluviale poco permeabili; una fitta rete di canali di bonifica e scoline convoglia le acque confluite in questarea verso gli inghiottitoi carsici che si aprono al piede della scarpata di faglia della serra. Nel settore settentrionale di questarea endoreica, in localit Sombrino, stato effettuato nella seconda met del 1800 uno dei primi interventi di bonifica idraulica realizzati in Provincia di Lecce (De Giorgi, 1882). Area 8 Larea 8 rappresenta un esteso settore del Salento occidentale compreso grossomodo tra la Serra di SantEleuterio a Est e la Serra di Castelforte a Ovest. Questa zona delimitata verso mare da linee spartiacque pi meno evidenti che la separano da settori costieri a deflusso esoreico e verso linterno bordata da aree con una idrografia superficiale disorganizzata. Nellarea 8 il verso di deflusso non omogeneo (nel settore meridionale per esempio ben evidente unarea a deflusso centripeto) ed i reticoli idrografici sono poco organizzati; i solchi

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erosivi terminano in corrispondenza di inghiottitoi carsici o si perdono nel perimetro di aree depresse. Lincisione pi sviluppata ha un andamento grossomodo E-O; il tratto iniziale di questo solco modellato sulle calcareniti del Pleistocene inferiore mentre il tratto terminale inciso sulle sabbie del Pleistocene medio. Il solco termina nel perimetro di unarea depressa a Est del centro abitato di Melissano. Le singole incisioni che compongono la rete idrografica endoreica del Salento non sono coeve e mostrano di avere avuto una evoluzione contraddistinta da fasi e caratteri morfodinamici differenti. La emersione disomogenea che il Salento ha subito durante il ciclo sedimentario dei Depositi Marini Terrazzati e la estesa presenza sulle superfici emerse di depositi terrazzati non carbonatici e poco permeabili rappresentano i principali fattori che hanno condizionato la genesi e levoluzione della rete idrografica. La dinamica attuale di questi corsi dacqua controllata dalla estesa scopertura erosiva della superficie carsificata fossilizzata durante il ciclo sedimentario dei Depositi Marini Terrazzati e dallasseto geomorfologico ed idrogeologico che i settori a deflusso endoreico hanno assunto nel corso del Pleistocene superiore. Questo assetto contraddistinto dalla presenza del limite geoidrologico che separa le aree di affioramento delle rocce non carsificabili e scarsamente permeabili del Pleistocene medio-superiore (Depositi Marini Terrazzati) dalle aree dove le rocce calcaree pi antiche affiorano o sono discontinuamente ricoperte da questi sedimenti e favorisce lafflusso in questi settori di cospicui volumi di acque allogeniche (Selleri et alii, 2002) e la riattivazione del paleocarso.

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5 Caratterizzazione delle forme carsiche denominate vore


5.1 Cosa una vora Il termine dialettale vora, sinonimo di aviso, ausu, ora, oria, etc., viene generalmente utilizzato per indicare una depressione carsica o una cavit carsica a sviluppo prevalentemente verticale nella quale possono confluire le acque superficiali. Secondo questa accezione il termine dialettale vora un sinonimo del termine inghiottitoio carsico che nel linguaggio scientifico si pu tradurre con i vocaboli inglesi sink, sinkhole. Un inghiottitoio carsico essenzialmente un varco che si sviluppa allinterfaccia atmosfera litosfera, attraverso cui le acque superficiali penetrano in profondit e vanno ad alimentare le falde idriche profonde (fig. 3).

Fig. 3 E schematizzato il funzionamento di un inghiottitoio carsico. Si pu osservare un corso dacqua endoreico che attraverso un inghiottitoio carsico (vora nel dialetto salentino) penetra in modo concentrato nel sottosuolo e va ad alimentare una falda freatica. Le acque superficiali possono affluire allinghiottitoio attraverso un reticolo idrografico organizzato oppure in maniera disorganizzata. Le principali vore del Salento sono tutte connesse 23

a reticoli endoreici pi o meno sviluppati i cui bacini idrografici si estendono su aree estese decine di chilometri quadrati. Tuttavia, nel settore nord-occidentale della provincia, nel settore orientale della provincia e nellarea di Taviano, Racale, Melissano, esistono anche diverse vore alle quali le acque affluiscono in maniera disorganizzata. Questi inghiottitoi sono generalmente il recapito di bacini endoreici poco estesi, coincidenti con modeste conche di cui la vora rappresenta il punto pi depresso (foto 6).

Foto 6 La vora di Masseria Palombaro (Salice Salentino). Allinghiottitoio afferiscono in maniera disorganizzata le acque di pioggia ricadenti in una modesta depressione estesa pochi ettari di cui la vora rappresenta il punto pi depresso.

5.2 Classificazione delle vore Ai fini della pianificazione territoriale che si intende sviluppare utile procedere alla classificazione delle forme carsiche denominate vore, cio individuare, sulla base di determinati caratteri, delle tipologie. Classificare queste forme carsiche, tuttavia, non una operazione di sintesi semplice da effettuare. Molte di queste forme, infatti, sono parte integrante di sistemi carsici policiclici di cui non facile comprendere i meccanismi genetici n conoscere in dettaglio le condizioni che ne hanno controllato la genesi Questi sistemi carsici si sarebbero originati durante la principale fase morfogenetica che ha modellato il paesaggio carsico del Salento, verificatasi durante un breve periodo di continentalit 24

che ha interessato la penisola presumibilmente tra la fine del Pleistocene inferiore e linizio del Pleistocene medio (fig. 4).

Fig. 4 Durante lintervallo fine del Pleistocene inferiore - inizio del Pleistocene medio il Salento stato interessato da una morfogenesi carsica che ha dato forma ad un paesaggio contrassegnato da una notevole frequenza e sviluppo delle forme carsiche epigee ed ipogee. Questa fase morfogenetica si sarebbe conclusa quando, nel corso del Pleistocene medio, il mare reinvase quasi completamente il Salento (fig. 5) depositando sulle superfici carsificate sedimenti sabbiosi, limosi o argillosi (ciclo sedimentario dei Depositi Marini Terrazzati).

Fig. 5 Nel corso del Pleistocene medio il paesaggio carsico stato fossilizzato al di sotto di sedimenti marini non carbonatici. In tempi pi recenti, presumibilmente durante il Pleistocene superiore e lOlocene, si verificata, per erosione dei sedimenti marini che la ricoprivano, la riesposizione della superficie carsificata fossilizzata e la riattivazione parziale delle forme carsiche. In particolare, molti sistemi carsici

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ipogei, svuotati dai sedimenti che li avevano riempiti, si sono riattivati e si evolvono attualmente secondo i meccanismi che regolano la dinamica degli inghiottitoi carsici (fig. 6).

Fig. 6 Nel corso del Pleistocene superiore e dellOlocene il paesaggio carsico modellato durante lintervallo fine del Pleistocene inferiore - inizio del Pleistocene medio viene estesamente riesumato. Pertanto i meccanismi recenti che regolano la dinamica delle forme carsiche che chiamiamo vore possono essere ben diversi da quelli che hanno controllato la genesi dei sistemi carsici di cui queste forme fanno parte. Un tentativo di classificazione sintetica ed organica di queste forme quindi pu essere fatto esclusivamente riferendosi alla loro dinamica evolutiva attuale. Daltronde la comprensione e la tipizzazione di questi meccanismi evolutivi ha una fondamentale importanza anche per la definizione delle strategie corrette di utilizzazione e gestione degli inghiottitoi. Le vore del Salento leccese con riferimento esclusivo alla dinamica evolutiva attuale sono: - doline di ricarica puntuale - doline alluvionali (cover sinkholes) - doline da crollo (cave-collapse sinkholes) - doline di soluzione normale. Doline di ricarica puntuale Sono doline in cui confluisce un corso dacqua superficiale, sia pure effimero, che viene assorbito da un inghiottitoio; la presenza di sedimenti poco permeabili e non carsificabili al tetto delle rocce carsificabili pu facilitare lafflusso delle acque superficiali alla dolina e condizionarne la evoluzione (fig. 6). La corrosione connessa allafflusso di acque superficiali 26

provoca lapprofondimento della depressione che talora pu presentare caratteri di transizione ad una valle cieca.

Fig. 6 Dolina di ricarica puntuale. La linea celeste tratteggiata definisce il limite inferiore dellepicarso, cio della parte pi superficiale ed alterata di un massiccio carbonatico, caratterizzata da una permeabilit elevata. Le frecce indicano il movimento dellacqua nellepicarso; la cavit carsica pu avere un effetto drenante anche su queste acque. Doline alluvionali (Cover sinkholes) Alcune vore del Salento leccese sono dei cover sinkholes (fig. 7), cio delle depressioni in sedimenti non carsificabili che ricoprono un substrato carbonatico. Queste depressioni si originano per il richiamo verso il basso dei sedimenti di copertura (per esempio per trascinamento dei sedimenti di copertura da parte delle acque di percolazione in una preesistente cavit carsica, per processi di criptosoluzione, ecc). La evoluzione dei cover sinkholes, che in sintesi si concretizza nellapprofondimento della depressione, pu essere rapida o lenta. La presenza della depressione condiziona il deflusso delle acque superficiali che possono confluirvi.

Fig. 7 Cover sinkholes

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Doline da crollo (cave-collapse sinkholes) Numerose vore del Salento leccese sono doline da crollo, cio depressioni che si originano per il crollo della volta di preesistenti cavit carsiche. Nella figura 8 riprodotta una cavit parzialmente colmata di sedimenti (depositi di grotta). Il tetto delle rocce carsificabili ricoperto da sedimenti poco permeabili e non carsificabili. Questo contesto potrebbe permettere lesistenza di un corso dacqua superficiale. Il crollo della volta della cavit (in grigio indicato il corpo di frana appoggiato sui sedimenti che gi riempivano parzialmente la cavit) determina la formazione di una dolina da crollo e la cattura del corso dacqua superficiale. Il crollo della volta della cavit potrebbe essere innescato da processi non direttamente connessi al carsismo.

Fig. 8 Dolina da crollo

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Doline di soluzione normale Alcune vore sono delle doline di soluzione normale (fig. 9), cio delle doline che si originano in corrispondenza di volumi di roccia caratterizzati da una permeabilit particolarmente elevata che inducono dei flussi idrici focalizzati in seno allepicarso e quindi sono interessati da una corrosione accelerata. In corrispondenza di questi volumi di roccia si individua in superficie unarea depressa la cui presenza condiziona il deflusso delle acque superficiali che possono confluirvi.

Fig. 9 Dolina di soluzione normale. La linea azzurra tratteggiata schematizza la base dellepicarso, le frecce celesti i flussi idrici. I sedimenti di copertura sono generalmente rappresentati da terre rosse o da depositi colluviali derivanti dal rimaneggiamento di terre rosse. Ai fini di una corretta pianificazione territoriale anche interessante ed utile, oltre che caratterizzare le vore da un punto di vista tipologico, individuare e delimitare in dettaglio le unit geomorfologiche di cui queste forme fanno parte. Solo attraverso una analisi di questo tipo, infatti, possibile cogliere le complesse relazioni esistenti tra le vore, la rete idrografica e le manifestazioni carsiche profonde e quindi inquadrare coerentemente in un ambito territoriale esteso la dinamica evolutiva di queste forme. Le unit geomorfologiche pi estese ed importanti corrispondono alle 8 aree endoreiche a verso di deflusso omogeneo gi descritte. Per ciascuna di queste unit possibile riconoscere sottounit coincidenti con i singoli bacini idrografici endoreici o con insiemi di incisioni fluviali che 29

costituiscono reticoli attualmente smembrati e suddivisi ma di cui ancora possibile riconoscere la originaria unitariet. Nel perimetro di queste aree i processi di dinamica ambientale in atto sono controllati dal particolare assetto geomorfologico ed idrogeologico (fig. 10 e 11) proprio di questi settori, contraddistinto dal limite geo-idrologico tra le rocce non carsificabili e poco permeabili del Pleistocene medio superiore (Depositi marini terrazzati) e le rocce carsificabili pi antiche (Selleri et alii, 2002). Questo assetto geomorfologico, permettendo lafflusso di ingenti volumi di acque allogeniche nei settori di affioramento delle rocce carsificabili ha favorito in queste aree la morfogenesi carsica e la riattivazione del paleocarso databile alla fine del Pleistocene inferiore inizio del Pleistocene medio. Questo particolare assetto geomorfologico ed idrogeologico definito carsismo di contatto o di bordo (border karst) ed stato assunto da ampi settori del Salento presumibilmente nel corso del Pleistocene superiore.

Fig. 10 - La figura riproduce un esempio di carsismo di contatto; la presenza di sedimenti poco permeabili, non carbonatici, ospitanti una falda superficiale favorisce lafflusso di acque allogeniche nel settore di affioramento delle rocce carsificabili dove presente un inghiottitoio carsico. In un contesto geomorfologico di questo tipo i processi di carsificazione sono pi marcati ed intensi. Localmente possono verificarsi anche dei travasi sotterranei dalla falda superficiale alla falda profonda. 30

Fig. 11 Larea a verso di deflusso omogeneo 6 (compresa tra Galatina e Montesano) rappresenta uno dei pi chiari esempi di carsismo di contatto del Salento leccese; i numerosi solchi erosivi presenti in questarea infatti confluiscono dal settore dove affiorano i limi e le sabbie non carbonatici del Pleistocene medio ai settori dove affiorano le calcareniti del Pleistocene inferiore. Questi solchi erosivi afferiscono ad inghiottitoi (vore) allineati lungo lineazioni tettoniche. 1 Calcari cretacei; 2 calcari e calcareniti paleogeniche; 3 calcari e calcareniti mioceniche; 4 calcareniti plioceniche; 5 calcareniti del Pleistocene inferiore; 6 limi e sabbie non carbonatici del Pleistocene medio. 31

In diverse aree luomo ha modificato, intenzionalmente o inconsapevolmente, gli equilibri che regolano questi sistemi, operando dei condizionamenti alla rete idrografica o agli stessi inghiottitoi. Questi condizionamenti localmente hanno prodotto una modificazione o una accelerazione della dinamica dei processi naturali in atto, con effetti a volte disastrosi per lambiente e per le opere prodotte dalluomo. Uno dei modelli evolutivi naturali pi frequenti per questi sistemi rappresentato dal fenomeno dello spostamento verso monte dei punti assorbenti (arretramento degli inghiottitoi). Infatti, lungo il tratto del corso dacqua allogenico che si sviluppa nel settore di affioramento delle rocce carsificabili possibile che a monte dellinghiottitoio che rappresenta il recapito finale del corso dacqua si originino altri punti assorbenti nei quali lo stesso corso dacqua si perde prima di giungere al suo originale recapito finale. Il tratto della incisione fluviale a valle del nuovo inghiottitoio attivo (valle morta) diviene inattivo o parzialmente attivo (fig. 12).

Fig. 12 Rappresentazione schematica della evoluzione di un corso dacqua allogenico a deflusso endoreico per larretramento del punto assorbente

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Durante le piene eccezionali del corso dacqua, conseguenti ad eventi meteorici particolarmente intensi, pu accadere che la valle morta e linghiottitoio inattivo si riattivino. Gli effetti connessi alla dinamica evolutiva di questi sistemi di forme rappresentano un serio ostacolo alla utilizzazione delle aree ricadenti nel perimetro delle valli morte; queste aree infatti possono essere percorse occasionalmente da flussi idrici di portata considerevole. Ai fini di una corretta pianificazione territoriale necessario riconoscere sistemi di questo tipo e delimitare le aree poste a valle degli inghiottitoi attivi che rappresentano zone di impluvio attive occasionalmente (valli morte) dove alta la pericolosit geomorfologica. Il complesso di valli morte pi importante del Salento leccese compreso integralmente nellarea endoreica a verso di deflusso omogeneo 6 e si sviluppa grossomodo tra i centri urbani di Scorrano, Cutrofiano, Galatina e Maglie. In questo settore, labusivismo edilizio nelle campagne, la urbanizzazione disordinata nelle periferie dei centri urbani, gli errori di gestione del territorio commessi in questi anni hanno accresciuto il rischio geomorfologico connesso alla dinamica evolutiva naturale di questi apparati idrografici, tipici delle aree carsiche.

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6 Definizione delle principali problematiche ambientali connesse alla dinamica evolutiva degli inghiottitoi carsici
I caratteri peculiari di un territorio carsico ed i fenomeni legati alla dinamica dei processi carsici possono rappresentare un gravoso problema per la sicurezza degli insediamenti umani e delle opere prodotte dalluomo oltre che un limite alla piena utilizzazione del territorio. Infatti, in molte regioni carsiche intensamente popolate e quindi estesamente interessate da insediamenti urbani, industriali, commerciali, ecc. per ovviare a questi problemi sono state previste delle limitazioni allo sfruttamento del territorio e per alcuni tipi di attivit umane come ad esempio lattivit estrattiva, lagricoltura, la costruzione di opere di ingegneria. In particolare, proprio la realizzazione e la gestione di tali opere pu richiede un notevole impegno progettuale e la realizzazione di studi di dettaglio mirati alla individuazione delle eventuali forme carsiche presenti, alla definizione della loro tipologia e geometria, alla determinazione della loro evoluzione nel tempo. In Provincia di Lecce i problemi legati alla dinamica ambientale e connessi allambiente carsico sono molteplici e complessi. Le problematiche pi gravose sono connesse principalmente alla immissione di solidi e di acque superficiali di varia provenienza nel sottosuolo attraverso gli inghiottitoi carsici (vore) ed agli allagamenti (foto 7) che interessano periodicamente le aree endoreiche della Provincia anche a causa dei condizionamenti che luomo ha apportato nel corso del 1800 e del 1900 alla rete idrografica ed agli stessi inghiottitoi.

Foto 7 Lesteso allagamento che ha interessato il centro urbano di Supersano (Salento centromeridionale) nel novembre del 1993 (foto F. Forte). Gli eventi alluvionali sono pi frequenti nei settori nord-occidentale, occidentale e meridionale delle aree a deflusso endoreico del Provincia di Lecce, dove affiorano i sedimenti poco permeabili del Pleistocene medio e superiore e nellintorno degli inghiottitoi carsici. 34

Nei decenni passati gli allagamenti erano particolarmente prolungati ed estesi ed interessavano direttamente le aree urbanizzate; Pareto (1864) scrive che le aree interne del Salento occupate dalle acque stagnanti avevano una estensione di circa 15 mila ettari. De Giorgi (1884) scrive che tra Cutrofiano e Supersano, fra Campi Salentina, Novoli e Veglie e lungo la costa dellAdriatico si raccoglievano dinverno le acque di vastissimi bacini idrografici e vi duravano in certi anni fino al mese di maggio, sottraendo una grande e fertilissima zona allagricoltura. Localmente si potevano formare veri e propri laghi temporanei; il pi noto tra questi la palude o stagno di Sombrino bonificato nel 1858. Questarea paludosa era situata a Nord di Supersano e nellestate esalava dei miasmi deleterii, che spandevano la loro influenza pestifera fino a Supersano, a Scorrano, a Maglie, a Cutrofiano ed a Sogliano-Cavour. E, soffiando i venti australi, quel fomita di malaria estendeva la sua azione su quasi tutta la zona mediana della provincia di Lecce (De Giorgi, 1882). Per risolvere il problema degli allagamenti sono state realizzate delle opere per favorire o permettere il deflusso delle acque superficiali negli inghiottitoi carsici o per aumentare le capacit drenanti di questi ultimi e localmente sono stati realizzati anche dei pozzi assorbenti per lo scarico diretto nel sottosuolo (De Giorgi, 1882, Panareo, 1948, Pacella, 1972). Interventi di questo tipo che hanno prodotto un notevole impatto sullambiente carsico sono stati effettuati fin dallantichit. Cosimo de Giorgi (1907), infatti, descrive una canalizzazione risalente probabilmente al periodo preromano intercettata durante i lavori di scavo eseguiti intorno al 1900 per la costruzione del palazzo della Banca dItalia a Lecce. La condotta era scavata nel substrato roccioso posto alla profondit di 1,5 metri dal piano stradale ed era coperta da grosse intavolature lapidee, misurava 95 centimetri di larghezza e 30 centimetri di altezza, aveva una leggera pendenza verso SE e si diramava in 4 canali terminanti in corrispondenza di altrettanti piccoli inghiottitoi carsici. I primi interventi sistematici tuttavia furono realizzati solo a partire dalla seconda met del 1800 sia da parte di privati (De Giorgi, 1882) che delle Autorit locali e centrale. Il numero degli interventi aument verso la fine del secolo; infatti, nel 1882 fu emanata la prima legge del Regno dItalia relativa alle opere di bonifica (Legge 869/1882) a cui seguirono in un breve lasso di tempo i decreti reali del 2 luglio 1885, 11 ottobre 1885, 11 gennaio 1887 nei quali venivano elencate le opere di bonifica classificate in prima categoria, il Regio Decreto n. 195/1900 che approva il testo unico della legge sulle bonifiche delle paludi e dei terreni paludosi ed il Regio Decreto n. 409/1900 che approva il regolamento per la esecuzione del testo unico approvato con Regio Decreto n. 195/1900. Gli interventi di bonifica realizzati tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 furono quindi compiuti in base alle prescrizioni imposte da queste leggi. 35

Lintervento organico pi completo e meglio documentato effettuato in Provincia il piano di sistemazioni idraulica del tessuto urbano di Maglie (Pacella, 1972). Il centro urbano di questa citt si estende nel perimetro di una ampia area depressa posta al piede della dorsale Maglie Castiglione dOtranto; allinterno e nellimmediato intorno dellarea urbanizzata si aprono 4 inghiottitoi carsici: la Vora Macello, linghiottitoio Li Pigni, linghiottitoio Varre, linghiottitoio del giardino Capece (fig. 13). Questarea era stagionalmente interessata da estesi ristagni dacqua che si formavano anche nella zona urbanizzata e permanevano per lungo tempo; di questi fenomeni esiste una ampia documentazione storica riportata in Pacella (1972) (Onciario di Maglie del 1752; discorso del sindaco Raffaele De Marco, 1882; Panareo, 1948; ecc.) Per sanare parzialmente questa situazione lAmministrazione Comunale nel 1882 aveva finanziato un progetto di smaltimento delle acque superficiali, stagionalmente ristagnanti in un piccolo settore del centro urbano, nellinghiottitoio Li Pigni, situato nel perimetro dellarea urbanizzata; fu realizzata una canalizzazione scoperta per il convogliamento delle acque nellinghiottitoio e venne formata una squadra di cottimisti per la pulizia della canalizzazione.

Fig. 13 Gli inghiottitoi carsici pi importanti presenti nel perimetro e nei dintorni del centro urbano di Maglie (Tavoletta 214 II NO Maglie): 1 Vora Macello; 2 inghiottitoio Li Pigni; 3 inghiottitoio Varre; 4 inghiottitoio del giardino Capece.

Pochi anni dopo, nel 1892, fu approvato un progetto per la sistemazione idraulica dellintero tessuto urbano; lintervento consisteva nella realizzazione, per tutta larea urbana, di una rete di condotte per fare confluire le acque di precipitazione nella vora Li Pigni e la realizzazione di un pozzo assorbente profondo 35 metri e largo 2 metri allinterno della stessa vora per aumentarne le capacit assorbenti. I lavori cominciarono nel 1903 e furono portati a compimento in breve tempo. Nel 1905, tuttavia, si verific il franamento di una parte del rivestimento in muratura del 36

pozzo assorbente; furono ipotizzati quindi diversi interventi sullinghiottitoio Li Pigni mai realizzati. Nello stesso periodo invece si progett e si realizz lincanalamento delle acque superficiali che interessavano un piccolo settore del centro urbano nellinghiottitoio Capece, ubicato nellarea urbanizzata, che venne allargato fino alla profondit di 27 metri. Intorno al 1930, inoltre, fu sistemata la bocca dellinghiottitoio Varre, ubicato nellarea urbanizzata, con la realizzazione di un sifone protetto esternamente da una griglia. Tuttavia, la considerevole crescita del centro urbano rese necessari nuovi interventi. Infatti tra il 1932 e il 1933 fu realizzata la prima parte della rete di condotte sotterranee che convogliano le acque di pioggia nel principale inghiottitoio dellarea endoreica, la Vora Macello. Questa cavit situata poco fuori del centro abitato ed al suo interno venivano gi smaltite le acque reflue e gli scarti del macello comunale. In questa data furono anche eseguiti i primi interventi di sistemazione idraulica dellarea in cui si apre linghiottitoio (foto 8).

Foto 8 I lavori di sistemazione eseguiti nel biennio 1932 33 allimbocco della Vora Macello (da Pacella, 1972).

La rete di condotte fu completata nel 1945 e nel 1959 con la costruzione del canale di Ponente lungo 870 metri e del canale sussidiario di Ponente. Nel 1959 fu effettuato lallargamento della

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vora Macello da parte dellEnte Autonomo Acquedotto Pugliese (foto 9); a partire da quegli anni nella vora furono smaltiti anche i reflui civili. Prima dellintervento la vora Macello era un ampio pozzo a campana nel quale confluiva una galleria orientata NW-SE mai esplorata. Durante i lavori di sistemazione le pareti della cavit furono rese verticali, furono asportati i sedimenti interni, la parte superiore del pozzo fu rivestita in muratura per evitare franamenti ed infine per facilitare laccesso sul fondo venne costruita una scala (Pacella, 1972).

Foto 9 La Vora Macello nei primi anni 70 del secolo scorso. Negli ultimi decenni la rete di condotte che drenano le acque di pioggia nella Vora Macello stata adeguata pi volte e nella stessa vora sono stati effettuati occasionalmente dei lavori di manutenzione ordinaria consistenti in lavori di pulizia dei cunicoli e delle caditoie e pulizia dei sedimenti della idrovora (relazione del capo-reparto dott. Fiori dellE.A.A.P. in merito alla alluvione del 1964). Negli anni 80 del secolo scorso per il considerevole sviluppo urbanistico sono stati realizzati dei pozzi assorbenti per lo scarico diretto delle acque al di sotto dellinterfaccia acqua dolce acqua salata e recentemente stato progettato un intervento per lo smaltimento delle acque meteoriche attraverso una vasca drenante. Un altro intervento di bonifica idraulica ben documentato quello che ha interessato le paludi a Ovest del centro urbano di Copertino denominate Vora Grande e Vora Piccola. Queste aree 38

depresse, estese circa 22 ettari, furono bonificate completamente solo dopo il 1926 grazie agli interventi del Consorzio di Bonifica Arneo; tuttavia da una lettera inviata nel 1887 al Prefetto di Lecce da un nutrito gruppo di petenti intenzionati a costituirsi in consorzio secondo le disposizioni della Legge sui lavori pubblici del 20 marzo 1865 e della Legge sulle bonifiche del 25 giugno 1882, si evince che diversi tentativi per la bonifica di questo sito furono tentati gi alla fine del 1800. Tra il 1900 ed il 1905 anche lAmministrazione Comunale si interess alla bonifica idraulica di questarea. Lindagine storico-archivistica condotta ha messo in evidenza che tra i primi anni del 1900 e gli anni 70 del secolo scorso in tutti gli inghiottitoi carsici pi importanti della Provincia di Lecce diversi Enti (Consorzi di Bonifica, Genio Civile, Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, Amministrazioni Comunali) hanno realizzato interventi analoghi a quelli eseguiti a Maglie o a Copertino. Ovunque si cercato di aumentare le capacit di assorbimento degli inghiottitoi ampliando e regolarizzando gli ambienti pi superficiali (foto 10, foto 11, foto 12), svuotandoli parzialmente dei sedimenti o attraverso lutilizzo degli esplosivi; tuttavia i risultati ipotizzati sono stati conseguiti raramente e le modificazioni apportate allambiente naturale hanno di fatto alterato la dinamica evolutiva di queste forme.

Foto 10 Linghiottitoio di Masseria Grande a Sud di Collepasso dopo lintervento di sistemazione idraulica realizzato dal Consorzio di Bonifica Ugento Li Foggi.

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Foto 11 Linghiottitoio condizionato della Vora Marsellona.

Foto 12 - La Vora di Scorrano (o del Genio Civile) dopo gli interventi effettuati dal Genio Civile negli anni 50 del secolo scorso. Alcuni interventi di bonifica idraulica hanno interessano non solo gli inghiottitoi ma anche parti pi o meno estese dei bacini idrografici endoreici che vi afferiscono.

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I principali interventi di bonifica sono gi riportati nella Carta dItalia del 1948. Un esempio particolarmente significativo di un sistema marcatamente modificato dall'uomo rappresentato dal Torrente Asso e dagli inghiottitoi cui esso afferisce. LAsso lelemento idraulico di smaltimento delle acque meteoriche pi importante del Salento leccese, costituendo lasta terminale di una fitta rete di incisioni. Questo reticolo stato oggetto di numerosi interventi di bonifica idraulica e negli anni aumentato considerevolmente il volume delle acqua convogliate al recapito terminale del corso dacqua, rappresentato principalmente dalla Vora Colucce (foto 13). Infatti lalveo del Canale Asso stato parzialmente cementificato e vi sono stati fatti confluire il collettore di scarico dei reflui depurati dellimpianto di trattamento consortile di Maglie, i reflui depurati dellimpianto di depurazione S.I. S. R.I. di Nard, il collettore di scarico dei reflui di Galatone e le acque bianche di numerosi centri abitati dellarea; inoltre stato realizzato uno scolmatore a mare per le acque di troppo pieno ed un bacino di espansione esteso 750 ettari ubicato lungo il canale, al margine del tessuto urbano di Nard, nel quale, per intervalli di tempo pi o meno prolungati, si verifica periodicamente il ristagno delle acque (fonte Consorzio di Bonifica Arneo).

Foto 13 - Il tratto terminale del Canale Asso e linghiottitoio condizionato della Vora Colucce. La cavit carsica a cui il reticolo afferisce attualmente del tutto inadeguata a smaltire la massa dacqua che vi confluisce anche a causa del vistoso colmamento che ha subito in questi decenni. Nel complesso, i condizionamenti pianificati o occasionali apportati in diverse localit alla rete idrografica ed agli inghiottitoi durante gli ultimi 150 anni hanno profondamente alterato gli 41

equilibri che regolano lassetto idrico ed idrogeologico del territorio provinciale non essendo basati su validi presupposti di carattere geologico, idrogeologico e geomorfologico ed hanno avuto un notevole impatto sullambiente naturale, accelerando la dinamica naturale dei processi in atto o innescando nuovi processi morfogenetici. Una delle principali problematiche connessa anche ai condizionamenti sopra descritti rappresentato dal fenomeno dellinterramento degli inghiottitoi e della riduzione delle loro capacit assorbenti. Questo fenomeno naturale, infatti, ha subito una accelerazione a causa dellaumento dei volumi di acque confluenti verso gli inghiottitoi, dellaumento del carico solido di queste acque conseguente al disboscamento ed alle arature profonde, dell'afflusso di acque reflue negli inghiottitoi. Un esempio emblematico di questa realt rappresentato dalla Vora Colucce; durante lintervento di disostruzione della vora eseguito nellanno 2000 per conto del Consorzio di Bonifica Arneo, nei sedimenti che occludono il fondo della cavit sono stati rinvenuti per uno spessore considerevole materiali non biodegradabili di vario tipo (materiali ferrosi, teli in plastica, detrito di varia natura, ecc.) trascinati dalle acque che confluiscono nellinghiottitoio. In base alla tipologia di questi si pu ipotizzare che linterramento della cavit abbia avuto una importante accelerazione dagli anni 60 del secolo (fonte Consorzio di Bonifica Arneo). Molti inghiottitoi e doline hanno subito un cospicuo colmamento anche a causa dello smaltimento diretto al loro interno di rifiuti solidi provenienti da varie attivit (carcasse dauto, RSU, scarti di macellazione, ecc.) (foto 14 , foto 15). Ad esempio sul fondo di Vora La Paccia, un piccolo inghiottitoio che si trova al margine del tessuto urbano di Noha, esiste un materasso di RSU potente almeno 2 metri. Per alcune vore possibile effettuare una stima dellinterramento subito attraverso i rilievi topografici realizzati negli anni 70 ed 80 del secolo scorso. Ad esempio, linghiottitoio di Casale Mellone che si apre nellalveo del Canale Pezzate poco a valle dellinghiottitoio principale in cui termina questo fosso, stato completamente colmato negli ultimi 30 anni (Fig 14 e foto 16); la Vora di Torre Mozza, un ampio pozzo profondo poco meno di 30 metri nel quale confluisce il Canale Lame, ha una profondit inferiore di 3 4 rispetto a quella rilevata circa 30 anni fa.

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Foto 14. Le carcasse dauto che occludono parzialmente uno degli inghiottitoi del complesso Vore Spedicaturo recapito finale del Canale Fontanelle.

Foto 15 Rifiuti solidi urbani sul fondo dellAviso Peschiulli.

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Fig 14 Linghiottitoio di Casale Mellone si apre nellalveo del Canale Pezzate poco a Sud dellinghiottitoio principale di questo reticolo (Voragine di Scorrano o del genio Civile); il profilo topografico riportato relativo alla geometria dellinghiottitoio nei primi anni 70 del secolo scorso : 1 calcareniti del Pleistocene inferiore; 2 alluvioni del Canale Pezzate (modificato dal rilievo topografico di N. Pacella).

Foto 16 Linghiottitoio di Casale Mellone colmato quasi completamente da detrito e rifiuti (marzo 2004).

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I condizionamenti sopra descritti in diversi settori hanno innescato fenomeni di subsidenza rapida connessi direttamente alla immissione di acque nei sistemi carsici. I fenomeni di subsidenza verificatisi pi recentemente e studiati pi in dettaglio sono quelli che interessano il sistema carsico Vore Spedicaturo, recapito terminale del reticolo denominato Canale Fontanelle (Miggiano, 1996; Carrozzo et alii, 1997; Selleri et alii, 2003a; Selleri et alii, 2003b) In questa localit il 13 marzo 1996 si verificato un fenomeno di subsidenza rapida con la conseguente formazione di una dolina da crollo profonda 19 metri e larga 20 metri ( foto 17, fig. 15) seguito nell'inverno 2002-2003 da dissesti superficiali meno estesi. Nellarea erano gi presenti 2 ampie doline da crollo da cui si accede ad uno dei pi noti sistemi carsici del Salento leccese (De Giorgi, 1896; De Giorgi, 1922; Stasi, 1940; Moscardino, 1957; Anelli, 1964; Giangreco & Pacella, 1977; Beccarisi et Alii, 1999).

Foto 17 La dolina da crollo formatasi il 13 marzo 1996 in localit Spedicaturo (Nociglia) denominata Vora Nuova (foto R. Puce).

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Fig 15 Pianta e sezione topografica della dolina da crollo formatasi il 13 marzo 1996 denominata Vora Nuova (modificata da Beccarisi et alii, 2000) Secondo Selleri et alii (2003) le cause che hanno indotto i fenomeni di subsidenza rapida in questa localit sono connesse agli eventi di piena cui stagionalmente il sistema carsico Vore Spedicaturo soggetto; la subsidenza del 13 marzo 1996 seguita infatti ad un evento meteorico eccezionale verificatosi l11 ed il 12 marzo. La sinkhole activity tuttavia favorita probabilmente dalle modificazioni apportate dalluomo alla rete idrografica ed alle parti pi superficiali delle cavit. Infatti, il reticolo endoreico che afferisce al sistema carsico e gli inghiottitoi sono stati marcatamente condizionati nei decenni passati. I primi interventi sono stati probabilmente effettuati tra la fine del 1800 ed i primi anni del 1900. Lattuale conformazione invece stata realizzata intorno al 1970; in quegli anni infatti le sponde dei canali sono state cementificate (foto 18) e nella parte terminale del reticolo stata realizzata una vasca in calcestruzzo con base di 20 X 10 metri e profondit di 4 metri (foto 19) con lo scopo di ridurre la velocit delle acque ed abbatterne il carico solido. Linghiottitoio principale della cavit stato regolarizzato e chiuso con una griglia (foto 20). In seguito ai condizionamenti descritti sono aumentati i volumi di acqua recapitati allinghiottitoio, i tempi di corrivazione si sono ridotti drasticamente e sono aumentate le portate di massima piena; di conseguenza gli effetti erosivi connessi ai flussi idrici turbolenti che, durante gli eventi meteorici intensi, percorrono le parti pi superficiali del sistema carsico sono stati amplificati.

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Foto 18 Lalveo cementificato del canale Fontanelle poco a Sud del principale inghiottitoio carsico del sistema Vore Spedicaturo (foto R. Puce).

Foto 19 La vasca di decantazione realizzata a margine del principale inghiottitoio carsico del sistema Vore Spedicaturo. 47

Foto 20 Il principale inghiottitoio del sistema Vore Spedicaturo. Un altro fenomeno ben conosciuto di sinkhole activity condizionato dallattivit umana quello che si verificato intorno al 1990 nel perimetro di unarea ubicata alla periferia del centro abitato di Bagnolo del Salento (foto 21) in cui vengono smaltite le acque in eccesso emunte per scopi potabili dal campo pozzi dellAcquedotto Pugliese di Bagnolo del Salento (Selleri et alii, 2002).

Foto 21 Lo specchio dacqua ospitato nel sinkhole di Bagnolo del Salento fino allestate del 2002 (foto R. Puce). 48

Questarea era interessata soprattutto negli anni immediatamente precedenti la subsidenza da frequenti e prolungati allagamenti. In conseguenza di questi allagamenti si innescato un fenomeno di sinkhole activity per il trascinamento verso il basso dei depositi colluviali che colmavano una piccola dolina la cui presenza non era rilevabile in superficie (Selleri et alii, 2003) (fig. 16 e fig. 17). Lo studio condotto in questa localit ha messo in evidenza i rischi connessi allo smaltimento incontrollato delle acque su superfici carsificate e l'importanza dell'individuazione e caratterizzazione morfologica delle forme carsiche sepolte per la previsione e mitigazione degli eventuali fattori di rischio connessi a questa pratica. La definizione dei caratteri geologici, strutturali, morfologici ed idrologici delle aree che verranno interessate da smaltimento consente di individuare e definire gli effetti negativi che possono essere connessi alla immissione di acqua nel sottosuolo e di delimitare le aree dove alta la pericolosit per fenomeni di subsidenza.

Fig. 16 Modello digitale del terreno della depressione interessata dalla sinkhole activity. Il retinato indica il perimetro della dolina alluvionale (da Selleri et alii, 2003).

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Fig. 17 Modello digitale della superficie del bedrock. E' ben evidente la depressione imbutiforme sepolta; il retinato indica il perimetro della dolina alluvionale (da Selleri et alii, 2003). Un altro serio problema di carattere ambientale, peraltro non ancora quantificato, rappresentato dai fenomeni di inquinamento della falda profonda connessi allafflusso negli inghiottitoi carsici di acque inquinate. Le acque di ruscellamento superficiale che sono convogliate all'interno degli inghiottitoi carsici dilavano ampie superfici coltivate, in particolar modo uliveti e vigneti. Le attuali pratiche agricolturali prevedono l'ampio uso di concimi inorganici e di prodotti fitosanitari, anche particolarmente tossici. Prodotti fitosanitari per classe di tossicit Provincia di Lecce anno 1999 (Dati Istat)
Ripartizione concimi in quintali per tipologia Provincia di Lecce dati ISTAT - anno 2000
586480 concimi minerali concimi organici concimi organo minerali

16500 87087

50

3000
tonnellate/anno

2500 2000 1500 1000 500 0


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Questi prodotti potrebbero essere potenzialmente dilavati dalle superfici aeree delle piante e dai primi livelli di suolo e recapitati in maniera concentrata in corrispondenza degli inghiottitoi carsici.

L'elevata permeabilit per fratturazione e carsismo dei corpi geologici in corrispondenza di questi punti singolari permette il rapido trasferimento di eventuali inquinanti dalla superficie topografica nella zona freatica senza apprezzabili effetti di autodepurazione. Gli inghiottitoi carsici rappresentano cos potenzialmente dei punti di elevata vulnerabilit dell'acquifero carsico profondo.

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7 Conclusioni
Dal quadro complessivo sin qui descritto emerge che in Provincia di Lecce le problematiche connesse allimpatto antropico sullambiente carsico ed alla dinamica ambientale in atto sono importanti, molteplici e complesse. In particolare alcuni tra i principali problemi di carattere ambientale che interessano questo territorio sono collegati direttamente alla dinamica evolutiva delle vore ed alla utilizzazione da parte delluomo di queste forme carsiche e dei reticoli endoreici. Infatti, i condizionamenti apportati agli inghiottitoi carsici ed alla rete idrografica nellarco di 150 anni hanno alterato lassetto idrico ed idrogeologico del territorio ed hanno accelerato in diverse localit la dinamica dei processi in atto o hanno innescato nuovi processi geomorfologici. Grazie alla ricerca condotta inoltre sono state acquisite nuove conoscenze sulla dinamica evolutiva degli inghiottitoi carsici presenti sul territorio provinciale ed stata acquisita una prima base conoscitiva delle complesse relazioni esistenti con la rete idrografica superficiale e con levoluzione delle forme carsiche ipogee. Queste prime informazioni potranno essere utilizzate per la definizione delle idee guida sulla base delle quali programmare le strategie corrette di utilizzazione e gestione del territorio e per orientare e programmare le future ricerche. Lecce, 31 marzo 2004

Prof. Paolo Sans

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