Sei sulla pagina 1di 10

Con il contributo del Segretariato Permanente della Convenzione delle Alpi In collaborazione con il Comune di Rover Veronese e il Comune

di Velo Veronese

Con il partenariato del Parco Naturale Regionale della Lessinia

Lessinia: i sentieri delle laste. Recupero del patrimonio culturale"


Il paesaggio dei Monti Lessini ha, come suo principale tratto caratteristico, lessenzialit. Ci significa che interamente espresso dalle cose che gli danno forma, che non c nulla di superfluo, di non funzionale al suo essere, al suo esprimersi. [E. Turri, in Larchitettura di pietra in Lessinia]

Prefazione Ventanni fa al termine della prima Conferenza delle Alpi tenutasi a Berchtesgaden dal 9 all'11 ottobre 1989, nata la Convenzione delle Alpi, il primo accordo vincolante di diritto internazionale per la protezione delle Alpi al quale hanno aderito otto paesi alpini: Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera pi la Comunit europea. Laccordo nato in funzione della necessit di tutelare lintero arco alpino poich le Alpi costituiscono un importantissimo ambiente naturale e antropico da proteggere e da conservare e dove, oltre alle altre specie animali e vegetali, vivono oggi circa quattordici milioni di persone. Lobiettivo prioritario da perseguire nei settori di interesse in cui opera la Convenzione in funzione dello sviluppo sostenibile dellarea geografica alpina. Nel 2006 stata approvata anche la Dichiarazione Popolazione e cultura il cui fine di concepire e di mettere a disposizione degli abitanti unampia e variegata offerta di attivit culturali e ricreative, pensando alle generazioni future. (http://www.alpconv.org/theconvention/index_it.htm) In occasione della ricorrenza della Convenzione delle Alpi, svoltasi a Torino il 7 novembre 2011, Legambiente Volontariato Verona con il progetto Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale stata insignita del secondo premio, alla sezione attuazione della Dichiarazione Popolazione e Cultura della Convenzione, relativo al concorso indetto dal Segretariato Permanente della Convenzione delle Alpi. Il progetto affronta il tema del recupero degli elementi territoriali che connotano e distinguono il paesaggio Lessinico. Le laste o lastre di confine sono dei cordoni di pietra, un tempo continui, che da circa cinquecento anni attraversano il paesaggio degli alti pascoli dellaltopiano, dividendo le cosiddette montagne e permettendo ai malgari di lasciare libere le mandrie sui prati, durante la stagione estiva. Le lastre e i muri a secco in passato delimitano in alcuni casi anche le vie di comunicazione principale. Oggi nel silenzio degli alti pascoli sembra che il tempo si sia fermato ma la sensazione svanisce quando lo sguardo si sofferma sulle lastre, ci si accorge che i bellissimi cordoni di pietra sono interrotti in molti punti. La causa di questo, oltre al passaggio del tempo, imputabile a diversi eventi come ad esempio lincuria, innescata dal fenomeno dilagante dellabbandono dei territori montani. I pochi allevatori rimasti in questi anni non sono stati certo favoriti dalla situazione e le politiche adottate, anzich incentivare e sostenere lo sviluppo delle piccole realt legate alle pratiche agricole e allalpeggio montano, hanno in qualche modo contribuito alla decadenza territoriale Larea della quale ci occuperemo quella dei Parpari, compresa nel territorio degli alti pascoli dellaltopiano Lessinico e precisamente la fascia che da Croce del Parparo arriva a Tese Nrderi. Il progetto coinvolge le Municipalit di Rover Veronese, di Velo Veronese, il Parco Naturale Regionale della Lessinia la popolazione ivi residente. Tra gli obiettivi prioritari da perseguire lattenzione stata posta sulla conservazione dellidentit dei luoghi, che qui carica di simboli, di toponimi, di architetture vernacolari, di storia e di aneddoti. Pertanto recuperare le lastre di pietra in Lessinia, i muri a secco significa fare un primo passo per ridare valore al territorio e alle attivit legate alla montagna, a sostegno della gente che in questo altopiano vive e lavora.

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 2

LA LESSINIA
Il nome Lessinia presumibilmente una modernizzazione di Lessino e si pensa che derivi da unespressione locale che individuava come terreni lessinvi, ovvero pascolivi, le zone pi elevate, ossia quelle povere di bosco dove si effettuava lallevamento di bestiame nel periodo stagionale estivo. Oggi questo confine si allargato e il territorio Lessinico corrisponde ad unarea con una forma simile a quella di un grande trapezio che dalla Valle dellAdige, posta a ovest, arriva fino alla Valle dellAlpone allestremo est, con inclinazione degli strati in direzione sud, sud-est. Geologia Dal punto di vista geologico larea Lessinica stata modellata da fratture, faglie, sprofondamenti e da deformazioni plastiche pi o meno minute, responsabili del sistema di valli e dei conseguenti lineamenti orografici. Le vallate principali sono tre: la Valpolicella, la Valpantena e la Val dIllasi, che si inoltrano nellaltopiano. Tra di esse si aprono valli minori e vaj. I vaj sono orientati in prevalenza verso sud e posti a distanza pressoch regolare con incisioni di versanti a V molto chiusi con gradi di inclinazione che variano secondo il tipo di roccia. Tra i vaj si elevano le dorsali, ampie e con pendenze generalmente lievi. Questultime sono incise da conche e vallecole dal fondo piatto, questultimo gradualmente diventa pi profondo solo dove queste si immettono nei vaj principali. Le dorsali nella parte superiore sono costituite in prevalenza da formazioni marmose a scaglie appartenenti al cretaceo inferiore. La morfologia territoriale lessinica legata allattivit carsica che, per effetto dellassorbimento idrico verticale, ha sviluppato il suo reticolo dacqua in profondit, pertanto difficile trovare delle sorgenti superficiali. Questultime sono infatti collocate pi che altro dove si ha la presenza di rocce basaltiche impermeabili. In superficie il carsismo visibile nelle doline, che sono allineate principalmente sulle linee di frattura, manifestandosi attraverso voragini e piccole polje, ossia doline di crollo formatesi per effetto di erosione e corrosione. In sintesi larea dei Lessini ha una morfologia piuttosto stabile, con fenomeni erosivi limitati e di poca potenza. Lerosione attiva si trova solo sugli alti versanti dei vaj e sugli orli che delimitano laltopiano. La presenza umana Dal punto di vista relazionale la Lessinia sempre stata geograficamente aperta ai rapporti con la pianura veneta e, attraverso la Valle dellAdige, anche con le regioni alpine pi interne. Larea occidentale stata la prima zona ad essere abitata dalluomo, di conseguenza anche la pi popolata. Le prime tracce della presenza umana in questarea geografica risalgono alla Preistoria, precisamente al Paleolitico Medio e Superiore. A quel tempo sulle colline veronesi, al di sotto dei 900 metri, si rifugiavano le popolazioni che si allontanavano dalla pianura a causa del rischio di esondazione dei fiumi. Durante let del ferro sono state costruite le prime capanne in muratura di lastame locale, gettando le basi per larchitettura lessinica che si svilupper nei secoli successivi. Nel 969 per concessione imperiale, sotto Ottone I, venne accordato ad alcuni abitanti della Valpantena il permesso di tagliare legna e aprire radure nella zona orientale meglio identificata come Frizzolana o Silva Hermannorum, il nome stesso lascia intuire come lattivit del boscaiolo fosse adatta a popolazioni di provenienza germanica.

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 3

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 4

Durante il Medioevo inizia la prima importante stratificazione delle componenti umane del paesaggio, legata inizialmente alla pastorizia e in seguito alle attivit portate avanti dalla popolazione cimbra, che ha colonizzato parte del territorio montano veronese. Nel corso dellalto Medioevo il controllo della Lessinia di competenza dei monasteri veronesi. A partire dal XII sec. il Comune di Verona, in conflitto con i monaci, detta nuove regole che determinano la suddivisione della Lessinia centrale in tre zone, la Frizzolana, corrispondente alla fascia boscosa inferiore e compresa tra i 900 e i 1200 metri (dove inizia la prima penetrazione umana), la Silva Communis Veronae corrispondente alla parte superiore coperta dalle foreste di faggi e conifere e il Lessino, che corrisponde agli alti pascoli dove la vegetazione povera e adatta solamente alla pastorizia. Nel 1287 il vescovo Bartolomeo della Scala emette un editto che consente ai coloni tedeschi di origine bavarese di occupare e di insediarsi in una zona disabitata della Lessinia Orientale, che corrisponde allattuale area del territorio di Rover Veronese. Nel tempo, con il progressivo allargamento della famiglia patriarcale fondatrice, vengono occupate nuove porzioni di territorio che portano alla formazione dei primi nuclei contradali. Successivamente i coloni sfruttano le zone al di l del Vajo di Squaranto che erano ancora disabitate, continuando ad espandersi e a fondare nuovi insediamenti, senza per superare mai il Vajo dellAnguilla, al di l del quale si trovavano le propriet monasteriali. Tali aspetti si possono riscontrare nelle testimonianze toponomastiche di luoghi e contrade che ancor oggi conservano i nomi di antica origine, anche se in molti casi sono stati italianizzati. Le prime abitazioni molto probabilmente dovevano essere di legno con tetti in scandole e questo spiegherebbe lassenza di case antecedenti il XIV e XV sec., quando le popolazioni germaniche cominciarono ad assimilare le tecniche costruttive in muratura, gi diffuse presso le popolazioni autoctone che usavano il lastame e i blocchi calcarei della zona. Il carattere distintivo delle case germaniche era sicuramente il tetto a ripidi spioventi per facilitare lo scivolamento della neve, chiamato impropriamente a tesa gotica. Con lutilizzo della pietra il manto di copertura ebbe unevoluzione diventando a due spioventi semplici. Il tetto in canl, canna di palude proveniente dalla pianura, era molto usato sullaltopiano ed era tipico per le stalle, i fienili e in pi di qualche caso anche per le abitazioni (oggi sostituito da lamiere ondulate). Verso la fine del XV secolo i cimbri allargarono i loro rapporti con le popolazioni italiane costituendo il Vicariatus Monteanorum Teuthonicorum. Inizialmente i comuni erano dodici, poi passarono a tredici, ovvero i XIII Comuni Storici della Lessinia che comprendevano la regione montana orientale e centrale, escludendo la montagna con gli alti pascoli che appartenevano al dominio religioso e signorile. Al Cinquecento e Seicento risale la costruzione di alcune delle pi vecchie dimore esistenti in Lessinia individuabili in una sorta di palazzi, devidente ispirazione urbana e costituiti da un ampio pianterreno utilizzato sia da stalla che da abitazione e un ingresso segnato da due archi appaiati. La conquista della montagna sotto il profilo agricolo e del pascolo nel Cinquecento vede nascere capanne, fienili e nuove costruzioni. Avviene cos il superamento della primitiva fascia degli insediamenti stabili posta entro i 1200 metri. La fine del XVI sec. e linizio del XVII sec. rappresentano un momento molto propizio anche per la crescita demografica compromessa successivamente dallepidemia di peste del 1648. Durante il Settecento leconomia era fiorente e le malghe o montagne si moltiplicarono, rette dai casari e dai fattori che sorvegliavano i pascoli e pretendevano i tributi. In questo periodo aumenta il numero dei bovini e diminuisce quello degli ovini, con un buon incremento di quello dei suini.

Anche la popolazione riprende ad aumentare e lintensificarsi dei rapporti con la citt influenza lo stile architettonico della contrada che riflette elementi tipici dello stile collinare, come ad esempio i portali archivoltati con chiave di volta decorata. Il lavoro della pietra nel Settecento molto sviluppato e nasce il mestiere dello scalpellino. In seguito alle riforme napoleoniche ottocentesche vengono aboliti i vecchi privilegi comunali, religiosi e ridotti quelli signorili. Le famiglie pi prospere delle contrade ne ebbero vantaggio a scapito di quelle pi deboli e povere, alcuni nuclei familiari conservarono le loro propriet fino ai giorni nostri, mentre altre se ne dovettero andare. Successivamente in Lessinia furono aperte nuove vie di comunicazione completate solo con la Grande Guerra. Il pi alto picco di popolazione si registr nel 1921, lemigrazione pi clamorosa si ebbe negli anni 1959 1962, periodo che si contraddistingue per aver segnato in maniera pesante e definitiva linizio dello spopolamento. Nel tempo la popolazione residente rimasta ha continuato a fondare leconomia sullallevamento e sullo sfruttamento dei suoli. Purtroppo negli anni sopravvenuto un decadimento che ha determinato una nuova emigrazione.
Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 5

AREA PROGETTO La Lessinia degli alti pascoli compresa nella fascia tra i 1200 e i 1800 metri s.l.m. e si sviluppa su una superficie complessiva di circa 80 km2.. Sopra la fascia degli insediamenti stabili, oltre la linea dei 1400 metri s.l.m., il paesaggio seppur antropizzato , unitamente agli elementi che lo caratterizzano, in equilibrio e sintonia con lambiente. Lo spazio territoriale suddiviso dalla montagna che corrisponde ad unarea prevalentemente dedita al pascolo dalle dimensioni di alcune decine di ettari, delimita a sua volta da confini naturali o artificiali identificabili nelle laste o lastre, dai muri a secco, da marogne, da steli votive, da pozze dabbeveraggio, da ricoveri, da riserve, da giassare o ghiacciaie, da casare, da baiti e dal bestiame (paghe) Gli edifici oltre a riparare animali e uomini sono stati utilizzati fin dallorigine per la lavorazione del latte e la stagionatura dei prodotti caseari. Larea progetto ubicata in localit Parpari ed individuata nella porzione compresa tra Croce del Parparo e Tese Nrderi, tra le Montagne Parparo di sotto, Belloca, Monticello di Velo, Tese o Tede Nrderi e Buse di sopra. La parola Prparo nella letteratura storica esistente non ha ancora un significato certo, di fatto, tra i pi accreditati, si ipotizza che il termine potrebbe avere origini longobarde, poich i nomi dei proprietari pi antichi di queste terre erano per lappunto longobardi. Ma sapendo che la zona era stata colonizzazione in epoche ben precedenti, il toponimo potrebbe derivare anche dal latino pr e parparis che significa uguale, cio prato con superficie agguagliata priva di declivi e di affioramenti rocciosi. [Marcato, 1991].

Larea progetto inizia con la Crse del Prparo (Croce del Parparo), una bella stele alta circa due metri e spessa pi di una decina di centimetri, tutta in pietra rosa levigata. Nella parte sommitale c unedicola vuota, utilizzata forse per le rogazioni. La croce a sua volta oltre a testimoniare la fede popolare segna anche larrivo dalla pianura veronese della storica Via Vacra. Il toponimo Via Vacra per non lunico con il quale sidentifica questo tracciato; infatti nei documenti storici riportata anche con il nome di Via Cara, di Via Vaccara, di Via Vachara, di Via Vacaria e di Via Cavalara. Storicamente la Via Vcara era molto trafficata dalle mandrie di bestiame (prima da quelle di pecore e dopo il Cinquecento anche da bovini) che la percorrevano per raggiungere i pascoli estivi e, una volta terminata la stagione, la ripercorrevano sulla via del ritorno per tornarsene a valle. Per molti secoli, come cita P.Piazzola, con ogni probabilit fu la strada pi trafficata della Lessinia tra la valle di Mezzane e la val Squaranto, soprattutto perch collegava in modo diretto la pianura alla montagna e i cimbri forse la utilizzavano anche per il trasporto di carbone vegetale, che producevano bruciando la legna dei boschi e che poi andavano a vendere in citt. Infatti lo stesso P.Piazzola, in base ai documenti trovati, la ricorda anche come Via Carbonara. Lantica via di transumanza in alcuni documenti del 1591 citata anche con il nome di Via Cara : Considerato il percorso della strada, pare ragionevole dedurre che la denominazione originaria fosse Via Vacra, proprio perch le mandrie ne seguivano il cammino nei loro spostamenti.

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 6

Infatti luomo prima dellanno 1000 su questi terreni portava a pascolare il bestiame, cos come testimoniato in un documento dell829 d.C. scritto dal diacono veronese Gisuepo che lascia in eredit sorte de monte luxino ubi muncupatur (chiamato) parparo precisando anche una cum pasculo capilo seo aquario ovvero un pascolo con diritto duso e una riserva dacqua naturale, per un valore di sessanta denari. Una somma non indifferente per quei tempi che a suo modo indica quanto fossero preziosi e ricercati i pascoli allepoca. [A. Benetti; L.Rigolini, Dai Parpari agli Spiazzoi sulle tracce di Bertoldo in Lesinia Ieri oggi domani n. 27. La Grafica, Vago di Lavagno (VR) 2004, pag. 149158] Di fatto i pascoli naturali in origine erano limitati alle dorsali pi alte e sotto cresceva il bosco. Ai Parpari cera ed rimasto anche uno dei beni pi preziosi: lacqua. Al centro della conca, posta in destra orografica rispetto allarea progetto, si trova una depressione che anticamente alimentava un torrentello, il quale, a sua volta, terminava in un inghiottitoio carsico posto al margine meridionale della stessa dolina, proprio dove oggi si nota la bella pozza per labbeveraggio del bestiame. I Prpari dalla conformazione morfologica ondulata e continua attualmente corrispondono a unarea prativa, con edifici di malga e qualche tda isolata e si estendono su alcuni dossi e valli, con margini di bosco intorno ai 1400 m.. E altres probabile che il paesaggio odierno sia frutto di un precedente disboscamento di faggi ad opera del popolo cimbro per ricavarne carbone, non a caso la Lessinia veniva chiamata anche la montagna del carbon.

Lalterazione Via Cara sembra successiva, nata forse dal desiderio di nobilitare un nome ritenuto alquanto volgare (cara sarebbe in connessione con il passaggio delle processioni religiose). Lalterazione Via Cara deve essere insorta successivamente perch certi tratti della via erano percorsi dalle processioni religiose; il volgare Via Vacra fu quindi nobilitato in ViaCara. [P.Piazzola, La Via Vacra da Contrada Contrasti alla Crose dei Prpari in Cimbri Tzimbar n.30. La Grafica, Vago di Lavagno (VR), 2003, pag. 71-96]. Sta di fatto che le vecchie carte militari segnalano il tracciato della Via arrivare fino alla Croce dei Prpari anche se probabile che la stessa proseguisse oltre ma, a testimonianza di ci, non vi sono dati certi. I Parpari sono una zona deputata al pascolo estivo e pertanto ancor oggi troviamo disseminati sul territorio, singolarmente o accorpati, i baiti e le casare utilizzati dai malgari rispettivamente per la lavorazione del latte e per la stagionatura del formaggio. I primi edifici ad essere costruiti furono le casare in pietra del XVI sec.. La pi antica la casara Porcarina, la data 1553 incisa su uno stipite di un portale. A differenza di oggi gli uomini delle malghe in origine dormivano nel batel, un capanno in legno di piccole dimensioni, mentre gli animali erano lasciati allaperto. I baiti invece erano molto diversi da come siamo abituati a vederli oggi. Anticamente avevano le pareti in assi o tronchi di legno (metodo definito del blockbau) con il tetto molto pendente, coperto da canna di palude o paglia. A sua volta lintera struttura poggiava su un basamento in pietra. Nel 1800 avviene la trasformazione del baito, con limpiego della pietra in sostituzione del legno. Gli edifici vengono ampliati, le vecchie casare vengono trasformate in stalle e tra il luogo del latte e quello del fuoco si introduce landito, il vano dentrata che funge anche da spazio di distribuzione tra i due spazi. Sopra la casara si estende un soppalco in legno dove trovano posto i giacigli riservati al personale delle malghe. Nel 1953 lultimo baito in legno e paglia viene distrutto dal fuoco; si trovava al Parparo di sopra ed stato documentato fotograficamente da Bruno Schweizer (studioso delle popolazioni cimbre). Il baito sorgeva su un basamento di pietra alto circa un metro e mezzo verso valle, mentre verso monte si elevava di pochi centimetri. Su questo si ergeva la costruzione in lunghe assi di abete poste orizzontalmente e incastrate agli angoli, su cui poggiava un tetto in canel molto spiovente. Le assi della casara, il logo del late, avevano delle lunghe fessure che servivano per aerare i locale, mentre nel logo del fogo, deputato alla preparazione del formaggio e derivati il fumo usciva probabilmente dagli spazi tra il tetto e le pareti. Le pareti erano puntellate da otto lunghe laste di pietra che fungevano da barbacani, conferendo maggiore robustezza alledificio.

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 7

IL PROGETTO Lidea di progetto proposta vuole essere un contributo a non perdere lo spirito dei luoghi di questa montagna ed proprio per il rispetto del territorio e della sua storia che si intende sensibilizzare le Pubbliche Amministrazioni, l'Ente Parco e la popolazione perch si impegnino al recupero, alla conservazione e al mantenimento del patrimonio esistente. Lintervento un primo passo affinch altri "sentieri delle laste" dei Monti Lessini siano salvati dalla depauperazione in atto. Le laste non sono semplicemente pietre messe sul terreno, ma sono elementi lapidei che hanno marcato il territorio e le antiche vie di comunicazione utilizzate anche per la transumanza del bestiame. Ne consegue l'importantissimo valore per la costruzione del paesaggio rurale montano e per questo meritevoli di conservazione. L'intervento si pone nel rispetto e nella conoscenza del territorio di montagna, della popolazione e delle attivit che l sono svolte, caldeggiando fortemente un contributo per lo sviluppo socioeconomico dell'altopiano. Inoltre l'adeguata segnalazione del sito, posta lungo i sentieri, potr favorire e sviluppare un turismo di tipo culturale, non solo locale e nazionale ma anche transfrontaliero, se si considera che la Lessinia attraversata dal sentiero europeo E5 (Costanza-Venezia che sfiora l'area di progetto proposta). In un secondo tempo le ricadute positive del progetto potrebbero interessare la sistemazione di alcuni edifici di malga. Il passo successivo potrebbe essere l'impiego delle fonti energetiche alternative per dotare gli edifici dei servizi minimi necessari e disincentivare il pendolarismo stagionale (abitazione-malga- abitazione). Gli allevatori ritornerebbero a vivere in malga durante la stagione estiva, con l'opportunit di trasformare i prodotti di derivazione del latte anche in loco.

Lungo il sentiero che conduce da Croce del Parparo a Tese Nordere oggi vi un cordone discontinuo di pietre che divide ben cinque montagne. Le laste sono di un bel rosa, le dimensioni variano da un metro a quasi due in lunghezza, mentre in altezza raggiungono allincirca un metro e venti, con uno spessore tra gli otto e i dieci centimetri a volte meno. Le pietre sono infisse nel terreno alla profondit di quaranta - cinquanta centimetri. Il tratto interessato dalla riqualificazione lungo circa 800 metri con laste che si trovano prevalentemente in uno stato di conservazione materica abbastanza buono ma lequilibrio per molte precario. Sono inclinate a tal punto che alcune sono riverse a terra, mentre di altre non si trova traccia. Gli allevatori che utilizzano i pascoli durante lalpeggio estivo hanno ovviato al problema della perdita con lintroduzione di paletti in legno e filo reticolato. Cos facendo, gli animali sono protetti e non possono uscire dalle malghe, ma il sistema sta creando dei problemi anche agli appassionati camminatori che sovente sono costretti a scavalcare pi di una cortina. Altri malgari hanno invece introdotto i muri a secco in pietra, secondo la tipologia costruttiva della zona. Altri ancora hanno ingegnosamente apposto dei pali orizzontali ancorati alle laste.

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 8

Le foto che seguono sono esplicative della situazione attuale e dei sistemi di ripristino messi in atto lungo il percorso che coinvolge le cinque malghe.

MALGA Parparo di sotto Belloca Monticello di Velo Teda dei Nrderi Buse di sopra

Quota 1408 1396 1364 1325 1310

COMUNE Rover Veronese Velo Veronese Velo Veronese Velo Veronese Velo Veronese

P=PROPRIETARIO A=AFFITTUARIO P: Comune di Rover Veronese P: privata P: Comune di Velo Veronese P: privata utilizzata dallo stesso P: privata utilizzata dallo stesso

CARICO MEDIO 112 51 40 35 71

SUPERFICIE TOTALE 101 36 44 21 47

Il recupero delle laste, ancora alla fase di studio, in accordo con i proprietari e/o affittuari dei fondi agricoli coinvolti, con i sindaci dei Comuni di Rover Veronese e Velo Veronese e si prefigge di: 1. eliminare il filo spinato; 2. raddrizzare le laste in equlibrio precario; 3. ricollocare nel sedime originario quelle cadute se ancora presenti in loco; 4. ridare continuit al cordone utilizzando la soluzione pi adatta, condivisa con gli allevatori e gli Enti preposti; Dopo aver predisposto adeguata documentazione dal 09/08 al 18/08 e dal 20/08 al 29/08/2012 lAssociazione e i ragazzi del Volontariato Nazionale di Legambiente saranno impegnati a risistemare gli elementi lapidei.

Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 9

Bibliografia A. Benetti; L.Rigolini, Dai Parpari agli Spiazzoi sulle tracce di Bertoldo, in Lessinia Ieri oggi domani n. 27. La Grafica, Vago di Lavagno (VR) 2004 B. Giuliani M.C., Architettura rurale della tradizione in Lessinia. Appunti per il recupero, Litografia Effe e Erre, Trento 2003. P. Piazzola, La Via Vacra da Contrada Contrasti alla Crose dei Prpari in Cimbri Tzimbar n.30. La Grafica, Vago di Lavagno (VR) 2003. Righetti P., L'architettura popolare nell'area dei cimbri, Taucias Gareida, Giazza (VR) 1989.
Lessinia: i percorsi delle laste. Recupero del patrimonio culturale 10

Turri E., La Lessinia, Cierre Edizioni, Sommacampagna (VR) 2007. I ristampa. AA.VV., Cimbri Tzimbar. Architettura in Lessinia conoscenza e tutela di un patrimonio unico in Europa, La Grafica Editrice Vago di Lavagno (VR) 2002. Berni P., Sauro U., Varanini G.M., Gli alti pascoli dei Lessini Veronesi. La Grafica, Vago di Lavagno (VR) 1991.