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Mem. Descr. Carta Geol. d’It.

LXXXV (2008), pp. 149 - 212


figg. 85, tabb. 6

I sinkholes in Campania
The sinkholes in Campania region
DEL PRETE S. (*), GUARINO P. M. (**),
NISIO S. (**), SANTO A. (***)

1. - INTRODUZIONE

A differenza dei fenomeni di sprofondamento


associati alla presenza di cavità artificiali nel sot-
tosuolo, i sinkholes di origine naturale nella
Campania sono tanto numerosi quanto poco noti;
essi sono ampiamente diffusi nelle aree appen-
niniche interne e nelle aree di piana alluvionale
(fig. 1) ed in letteratura sono talora stati oggetto di
controverse interpretazioni riguardo la loro gene-
si (DEL PRETE et alii, 2004).
Molti sinkholes si aprono sui versanti dei rilievi
carbonatici in corrispondenza di importanti faglie
regionali ed in corrispondenza di risalite di gas
endogeni, in aree mineralizzate, dove si creano
situazioni di ipercarsismo.
È il caso degli sprofondamenti della Collina di
Montepugliano a Telese, dell’area delle sorgenti di
Triflisco presso Caserta, del sinkhole di Cancello,
Fig. 1 - Schema geologico semplificato dell’Appennino Meridionale (da
di quelli di Castellammare-Vico Equense e quelli BONARDI et alii, 1988 mod.) con l’ubicazione delle principali aree suscetti-
di Contursi nella alta valle del Sele. bili ai fenomeni di sprofondamento per piping in Campania: 1) terreni del
periodo post-orogenico (Quaternario): depositi delle piane costiere e delle
Altri fenomeni interessano le litologie carbo- conche intramontane; rocce vulcaniche s.l.; 2) terreni del periodo sin-oro-
natiche ma non hanno nessuna interazione con genico (Miocene p.p. - Pleistocene inf.): sedimenti terrigeni delle avanfos-
se Plio-quaternarie e mioceniche; 3) terreni del periodo pre-orogenico
sorgenti basali in quanto ubicati ad alta quota sui (Mesozoico-Terziario) derivati dalle piattaforme carbonatiche (a) e dai
versanti e dove, attualmente, non si hanno dati bacini (b); 4) aree interessate da sinkhole.
- Geological sketch map of southern Apennines (after BONARDI et alii, 1988 mod.)
sulla presenza di falde mineralizzate. È il caso del with location of piping sinkhole areas of Campania region: 1) post orogenic deposits
sinkhole di Valle di Maddaloni, di alcuni sinkholes (Quaternary): coastal plain and endoreic basins deposits; volcanic rocks s.l.; 2) sin oro-
genic deposits (Miocene p.p. – lower Pleistocene): plio-quaternary and miocenic flysch of
dei M.ti di Avella e Sarno presenti a Monteforte, fore arc basins; 3) pre orogenic deposits (Mesozoic-Tertiary) of carbonatic platform (a)
Casamarciano e Roccarainola, dei sinkholes di and of basins (b); 4) areas with sinkhole.

(*) Federazione Speleologica Campana.


(**) ISPRA - Dipartimento Difesa del Suolo - Servizio Geologico d’Italia - Servizio Geologia Applicata e Idrogeologia.
(***) Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed Ambientale (Sezione Geologia Applicata), Università di Napoli “Federico II”.
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Pertosa sugli Alburni. Queste fenomenologie di grande rischio per l’incolumità pubblica e privata.
sembrano ormai relitte e potrebbero avere età Le interpretazioni sulla loro genesi non sono
anche molto antiche (alcune centinaia di migliaia ancora del tutto chiare; alcuni sprofondamenti più
di anni) di fatto sono ancora ben conservate per- antichi, ad esempio quelli delle Fosse Falerne,
ché interessano rocce lapidee (calcari mesozoici). sono stati interpretati da alcuni Autori
Si tratterà di seguito di una terza tipologia di (SCHERILLO et alii, 1965, 1966, 1968; GASPARINI,
sinkholes e cioè di quelli che interessano aree pia- 1965, 1966) come manifestazioni vulcaniche di
neggianti e che in alcuni casi si aprono nelle zone tipo freatico “gassoso” (maar) post Ignimbrite
di raccordo con il fondovalle di massicci carbona- Campana e connesse alle ultime manifestazioni
tici già interessati da sprofondamenti più franca- vulcaniche del Roccamonfina. In altri casi, invece,
mente di origine carsica (Telese, Contursi, le fonti storiche tramandano informazioni certe
Solopaca). In molti altri casi invece essi si aprono in merito alla genesi di simili fenomeni, come nel
in aree alluvionali sub-pianeggianti, lontano dai caso dell’area telesina alle estreme propaggini sud
versanti calcarei e dove il substrato carsificabile è orientali dei Monti del Matese; mentre le manife-
ubicato anche ad oltre 100 m di profondità. stazioni recenti (come quelle di Telese nel 2002 e
Le aree interessate da questi fenomeni corri- di Forino nel 2005) stanno consentendo l’avvio di
spondono ad importanti depressioni tettoniche preziose indagini e ricerche per una miglior com-
per lo più colmate, nel corso del Quaternario, da prensione della loro formazione.
depositi ghiaioso-sabbioso-limosi alluvionali e da Di grande importanza si sta rivelando l’ap-
piroclastiti rimaneggiate e da caduta. In tutti i casi proccio multidisciplinare al problema, con parti-
le depressioni sono delimitate da importanti faglie colare riguardo alle informazioni che derivano
regionali probabilmente ancora attive, come testi- dallo studio stratigrafico ed idrogeologico.
moniato dall’elevato grado di sismicità delle aree. Nei paragrafi successivi verranno descritte
Le ricerche hanno permesso di riconoscere separatamente le aree con presenza di sinkholes,
per ogni settore la presenza di più fenomenolo- riportando per ognuna di esse un breve inquadra-
gie, ma non si esclude che molte altre si possano mento geologico e geomorfologico e l’assetto
essere formate precedentemente ed ormai risul- idrogeologico, soprattutto riguardo la falda pro-
tano obliterate dalla azione antropica. I sinkholes fonda. In alcuni casi saranno riportate anche alcu-
in aree alluvionali, infatti, molto spesso ricadono ne brevi sintesi di fonti storiche e ipotesi riguar-
in zone agricole e per tale motivo vengono ricol- danti la genesi. Infine, si descriveranno le caratte-
mati dall’uomo o rimodellati, anche se lenta- ristiche geomorfologiche e stratigrafiche dell’area
mente, dall’erosione. dei sinkholes e, nei limiti del possibile, si cercherà di
Le aree di piana alluvionale nelle quali sono inquadrare la loro genesi nel contesto geologico
state individuate e censite morfologie da sinkhole generale dell’area circostante.
sono quelle della media e alta valle del F. Volturno
e della zona pedemontana del Roccamonfina,
dove in alcuni casi si concentrano numerose feno- 2. – L’AREA TRA IL ROCCAMONFINA E LA
menologie e quelle alla base del M.te Massico. VALLE DEL VOLTURNO (CASERTA)
Altre fenomenologie sono state riscontrate nella
bassa valle del F. Calore beneventano nella zona 2.1. – ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE
pianeggiante che comprende i territori comunali
di Telese e Solopaca. Altri sono presenti nel baci- Il settore più settentrionale della Campania
no endoreico della piana di Forino in provincia di interessato da sinkholes in aree di piana alluvionale
Avellino e, più a sud, nella zona di Contursi in è compreso tra la media valle del Fiume Volturno,
provincia di Salerno. il versante orientale del Roccamonfina e quello
Tali fenomeni il più delle volte sembrano esse- meridionale del massiccio carbonatico del M.te
re molto recenti, di età storica, tant’è che per alcu- Massico. L’area, ricadente nella provincia di Caser-
ni di essi esistono fonti che li farebbero risalire ta, delimita il settore settentrionale della grande
all’epoca romana (come nel caso di alcune Fosse depressione tettonica della Piana Campana dove
Falerne). Spesso la loro genesi è associata ad importanti faglie regionali hanno disarticolato i
importanti eventi sismici, come è accaduto nell’a- rilievi mesozoici carbonatici ribassandoli a gradi-
rea telesina. nata verso il margine tirrenico e lungo le quali si è
Questi fenomeni, comunque, anche se molto di instaurato anche il vulcanismo del Roccamonfina.
rado, continuano a verificarsi tutt’oggi e a causa del Il vulcano è ubicato nel settore nord ovest della
notevole ampliamento delle aree urbanizzate, la loro regione al confine con il Lazio. La sua evoluzione
interazione con l’antropizzato rappresenta un fattore (GIORDANO 1993, 1998) è caratterizzata da un
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primo periodo di attività (630-400 ka), durante il Il massiccio è caratterizzato da un complesso


quale si assiste alla costruzione dell’edificio princi- basale impermeabile costituito da dolomie triassiche
pale, caratterizzato dalla deposizione di colate lavi- ampiamente affioranti lungo il fronte nord orientale
che tefritico-leucitiche associate a emissioni di pi- del massiccio, che passa a un compleso calcareo del
roclastiti per attività sub pliniane e fenomeni tipo Lias-Cretaceo molto permeabile per fratturazione e
lahar. In una seconda fase (350-150 ka), l’attività carsismo. Verso le propaggini sud occidentali, inve-
diventa prevalentemente esplosiva con messa in ce, affiora in trasgressione sui calcari un complesso
posto di colate piroclastiche cui segue un breve terrigeno miocenico (VALLARIO, 1966) impermeabi-
periodo di attività idromagmatica che si conclude le, che tampona l’acquifero anche su questo lato del
con la messa in posto di duomi lavici. La terza e versante (NICOTERA & CIVITA, 1969).
ultima fase di attività (150-53 ka) vede la messa in La struttura del M.te Massico è idrogeologica-
posto di depositi lavici e piroclastici da apparati mente isolata dagli altri acquiferi carbonatici limi-
eccentrici. trofi e da quello del Roccamonfina (NICOTERA &
Dal punto di vista geologico, l’area compresa CIVITA, 1969; CELICO, 1979).
tra il Roccamonfina e la valle del Volturno è quin- Lungo i suoi bordi, la struttura è tamponata in
di caratterizzata dall’affioramento di terreni ricon- profondità dal complesso arenaceo-marnoso-
ducibili molto schematicamente a dorsali carbo- argilloso miocenico al di sopra del quale, però, la
natiche costituite da calcari e dolomie di piatta- presenza di sedimenti sabbioso conglomeratici di
forma carbonatica e localmente da flysch mioce- natura vulcanica e alluvionale è sufficientemente
nici, dai depositi lavici e piroclastici del Rocca- ricettiva da non consentire alla falda di traboccare
monfina, dall’Ignimbrite Campana di origine fle- e alimentare importanti sorgenti basali.
grea, nonché da sedimenti alluvionali sabbioso- Nell’ambito dell’unità idrogeologica del
limosi della valle del Fiume Volturno. Roccamonfina è possibile distinguere una struttu-
Lungo il margine settentrionale della Piana ra acquifera intracalderica ed una extracalderica.
Campana, importanti faglie regionali seguono Nella conca calderica del vulcano è presente una
direttrici prevalentemente appenniniche ed anti- potente copertura di materiale piroclastico e depo-
appenniniche i cui incroci sono localizzati lungo siti lacustri scarsamente permeabili che tamponano
la valle del Fiume Volturno. In quest’area è pre- lateralmente due cupole laviche centrali e la cinta
sente uno dei lineamenti tettonici regionali più lavica della stessa caldera, dando origine a diverse
importanti dell’Appennino meridionale rappre- sorgenti la cui portata complessiva è di circa 80 l/s.
sentato dalla Linea Ortona-Roccamonfina (nota La struttura acquifera extracalderica è caratte-
in letteratura anche come Linea Pescara-Voltur- rizzata da una circolazione idrica di tipo radiale
no) che rappresenterebbe lo svincolo tra due archi (fig. 4) condizionata dalla sovrapposizione di cola-
della catena appenninica (PATACCA & SCANDONE, te laviche permeabili per fessurazione e di banchi
1989). piroclastici a permeabilità relativa più elevata. Le
acque di infiltrazione defluiscono in parte nella
2.2. – INQUADRAMENTO IDROGEOLOGICO parte scoriacea e alterata delle lave lungo linee di
flusso parallele all’asse delle colate stesse fino al
L’area di interesse è caratterizzata da uno sche- loro fronte, dove danno origine a numerose pic-
ma di circolazione idrica sotterranea alquanto cole sorgenti sospese. Il grosso delle acque di
complesso, per la presenza di diverse unità idro- infiltrazione, invece, riesce a essere veicolata in
geologiche a vario grado di permeabilità e con- profondità fino ad alimentare i complessi pirocla-
traddistinte da un articolato assetto geologico stico alluvionali della piana circostante.
strutturale (fig. 2). La falda del vulcano-strato, ad occidente e nel
Le principali unità idrogeologiche dell’area settore meridionale è tributaria del Fiume Gari-
sono quelle del M.te Massico, del M.te Maggiore, gliano (circa 20 milioni di m3/a) mentre le acque
del Roccamonfina e l’acquifero alluvionale della del versante orientale (24x106 m3/a) alimentano la
valle del Volturno, nonché la sub struttura del M.te falda del M.te Maggiore; infine, quelle della zona
Gallo e della dorsale di Ciorlano facenti parte settentrionale (10x106m3/a) alimentano il Fiume
della più ampia unità idrogeologica dei Monti del Peccia e la sua valle nonché la struttura carbonati-
Matese. ca di Rocca d’Evandro, stratigraficamente sottopo-
La struttura acquifera del M.te Massico è carat- sta ai depositi vulcanici. Ad occidente, i rapporti tra
terizzata da una monoclinale mediamente immer- la falda del Roccamonfina ed il M.te Pecoraro
gente verso SO delimitata, a nord ovest e sud est, (Unità del M.te Massico) sono pressoché nulli per
da due importanti faglie regionali, in parte sepol- l’affioramento a quota alta dei depositi torbiditici
te, orientate NE-SO. lungo i margini della struttura carbonatica. Ciò è
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Fig. 2 - Carta dell’unità idrogeologica del Roccamonfina (settore sud orientale) e della bassa valle del Volturno (da CELICO, 1983 modificata e ridisegnata).
Legenda: 1) sabbie; 2) depositi piroclastici limoso-sabbiosi; 3) depositi detritici; 4) travertini; 5) depositi piroclastici e lave del Roccamonfina; 6) argille, arena-
rie e marne; 7) calcari; 8) orlo di caldera; 9) sovrascorrimento; 10) faglia; 11) sinkhole; 12) isopiezometrica.
- Hydrogeological map of Roccamonfina volcano (south eastern sector) and lower Volturno plain (from CELICO, 1983 mod.). Legend: 1) sand; 2) sandy-silty pyroclastic deposits; 3)
slope detritus; 4) travertine; 5) Roccamonfina pyroclastic deposits and lavas; 6) miocenic flysch; 7) limestone; 8) caldera rim; 9) overthrust; 10) fault; 11) sinkhole in alluvial plain;
12) isopiezometric curves.

evidenziato anche dall’andamento delle isopiezo- distinguono due unità idrogeologiche principali
metriche (CELICO, 1983) dalle quali si evince che in isolate da direttrici tettoniche importanti che fun-
quest’area la falda tende a defluire verso la piana del gono da spartiacque tra le due unità (CELICO et alii,
Volturno ed il lago di Falciano del Massico dove il 1977; CELICO, 1979).
suo immissario, il Rio Fontanelle, raggiunge in La struttura principale dell’unità idrogeologica
magra 80 l/s (CAPELLI et alii, 1999). del M.te Maggiore è caratterizzata da un deflusso
Nell’unità idrogeologica del M.te Maggiore si verso sud, con i punti di recapito principali corri-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 153

spondenti alle sorgenti di Triflisco, Fontana Pila 1977) mentre in altri casi (vedi M.te Massico)
(portata media circa 3,8 mc/s, CELICO et alii, 1977) sono comunque dotati di una ricettività sufficiente
e alla più modesta sorgente di Acqua Riccia, ubi- ad impedire la tracimazione della falda in rete. La
cata in sinistra del Fiume Volturno. Queste acque presenza del vulcano Roccamonfina (fig. 2), poi,
sono caratterizzate da una marcata mineralizza- influenza la circolazione delle acque e la portata
zione legata probabilmente ad una mobilitazione delle sorgenti.
di acque di fondo in corrispondenza di un sifone
calcareo al di sotto di M.te Friento e M.te Maiulo. 2.3. – LE ACQUE SORGIVE
L’unità idrogeologica dei Monti Tifatini è
caratterizzata dalla presenza di direttrici tettoni- Numerose sono le sorgenti mineralizzate a
che che veicolano il deflusso sotterraneo in parte causa di venute endogene profonde in corrispon-
verso il Fiume Volturno e in parte verso le falde denza di aree vulcaniche o di importanti faglie
della Piana Campana. Il punto di recapito princi- regionali.
pale della falda in rete è rappresentato dalle sor- In molti casi la presenza di sorgenti mineraliz-
genti di S. Sofia (portata circa 0,9 m3/s, CELICO et zate, ricche soprattutto in CO2 ed H2S, facilita la
alii, 1977), costituite da un fronte acquifero lungo lenta dissoluzione di tutti i litotipi carbonatici (cal-
qualche centinaio di metri, con più polle sparse e cari, dolomie e travertini).
venute d’acqua diffuse nei terreni alluvionali. Alcune di queste sorgenti emergono lungo un
Le due sub strutture del M.te Gallo e della dor- tratto del Torrente Savone, tra Riardo e Teano, in
sale di Ciorlano, estreme propaggini occidentali un’area interessata da profonde discontinuità tet-
dell’unità idrogeologica del Matese, drenano toniche (D’ARGENIO & PESCATORE, 1963); qui il
rispettivamente la prima direttamente nel Fiume corso d’acqua corre a nord ovest dei rilievi carbo-
Volturno, lungo un ampio fronte acquifero, la natici giurassici e cretacici del M.te Maggiore che
seconda ha recapito nella sorgente S. Agata (por- risultano bordati da elementi tettonici ad orienta-
tata media 0,3 m3/s, CELICO, 1979). zione appenninica ed antiappenninica.
Infine, l’acquifero alluvionale della valle del Queste acque vengono captate anche attraver-
Volturno è costituito da una sequenza di depositi so pozzi che hanno incontrato, al di sotto dei pro-
detritico alluvionali di diverse centinaia di metri di dotti del Roccamonfina, a più di 100 m di pro-
spessore poggiante (laddove il substrato è stato fondità i carbonati appartenenti all’unità del M.te
raggiunto dai sondaggi) sul substrato carbonatico Maggiore (CORNIELLO, 1988).
o su quello arenaceo-marnoso-argilloso mio-plio- Più a sud, lungo il corso del fiume Volturno, ad
cenico. La presenza di depositi clastici, costituiti ovest della dorsale del M.te Maggiore, emergono
da detrito di falda e/o da conoide, è più comune le sorgenti Triflisco (T), Pila (P) e Riccia (R) an-
in corrispondenza dei bordi delle dorsali carbona- ch’esse con elevato tenore in CO2 (fig. 3).
tiche, mentre nei settori più distali prevalgono Anche in un tratto del fiume Garigliano, ad
alluvioni ghiaioso sabbiose ed elevati spessori di ovest del Roccamonfina, sul limite tra carbonati e
depositi piroclastico tufacei. depositi vulcanici emergono sorgenti minerali che
I massicci carbonatici (tra cui quello del Matese risalgono, attraverso una serie di faglie che borda-
e del M.te Maggiore, rispettivamente a nord e ad no i carbonati. In questa zona, inoltre, un pozzo
est dell’area in oggetto) rappresentano il principa- per captazione ha rinvenuto 40 m di lave al di sotto
le acquifero alimentante la piana alluvionale del delle quali sono stati riscontrati alcuni metri di ar-
Volturno. Essi sono costituiti da litotipi calcarei gille sabbiose ed infine il substrato carbonatico.
fratturati e carsificati il cui grado di permeabilità è L’acqua è di tipo bicarbonato-calcica, ipertermale
molto elevato. con elevati tenori in CO2 ed H2S (CORNIELLO,
Ad essi si contrappone la scarsissima permeabi- 1988).
lità dei terreni mio-pliocenici argilloso-marnoso- Nel comune di Pratella, a nord del lago di Vai-
arenacei appartenenti alle Unità Irpine e Sicilidi che rano, è ubicata la sorgente Lete (poco a nord del-
fungono, inoltre, da impermeabile di fondo degli l’area studiata); anche in questo caso si tratta di
acquiferi quaternari (CELICO et alii, 1980). acque bicarbonato-calciche ricche in CO2 inter-
I depositi quaternari (alluvionali e vulcanici) pretate come apporto endogeno lungo le linee tet-
sono, nel loro complesso, dei buoni acquiferi per toniche a SO del Matese.
porosità ed il loro grado di permeabilità è valuta- Altre sorgenti minerali si ritrovano poco a
to come intermedio rispetto a quello dei due com- nord di Mondragone (località “sorgente calda”
plessi idrogeologici suddetti; questi depositi, con- C); Le acque sono sulfuree, ricche in CO2 e con
tribuiscono in parte a tamponare la falda di rete temperature superiori a 50°C. I terreni in affiora-
presente nei terreni carbonatici (CELICO et alii, mento sono marnoso-arenacei e poggiano in tra-
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sgressione sui depositi carbonatici (VALLARIO,


1966). Dalla durezza dell’acqua (tab. 1) emerge
un’influenza dei carbonati mentre gli elevati teno-
ri in alcali e cloruri indica anche l’influenza di
rocce non carbonatiche (CORNIELLO, 1988). Le
temperature delle acque, il tenore in gas ed il
carattere inorganico della CO2 costituiscono cre-
denziali a favore di apporti endogeni risalenti
lungo sistemi di faglia, che verso SO e NE inter-
cettano il bedrock carbonatico (CORNIELLO, 1988).
Infine, nella zona delle Fosse Barbata e Ballerino
alcuni pozzi hanno captato acque ricche in CO2
ed H2S a diverse profondità sia nei calcari che nel
soprastante detrito a 62 m (pozzo irriguo n°30); a
74 m (pozzo n° 24) e a 32 m (pozzo n°21); da 40
a 60 m (pozzo n° 24).

2.4. - LE AREE INTERESSATE DAI FENOMENI DI


SINKHOLES

All’interno di questa vasta area nel settore set-


tentrionale della Campania, ubicata al confine con
Lazio e Molise, è possibile individuare le seguenti
sotto-aree, interessate e quindi suscettibili a feno-
Fig. 3 - Ubicazione dei pozzi e delle principali sorgenti dell’area del medio
Volturno e Roccamonfina. Legenda: 1) sorgenti; 2) sorgenti mineralizzate; meni di collasso nella coltre alluvionale:
3) pozzi; 4) rif. analisi chimico-fisiche; 5) lineamenti tettonici da bibliogra-
fia; 6) lineamenti tettonici da fotointerpretazione; LC lago di Corrée; LV – Alta valle del Volturno (Capriati al Volturno,
lago di Vairano; LF lago di Falciano. Mastrati).
- Boreholes and springs location of Roccamonfina and middle Volturno area. Legend:
1) springs; 2) mineralized springs; 3) wells; 4) chemical and physical analyses ref.; – Media valle del Volturno tra M.te Maggiore e i
5) tectonic outlines from bibliography; 6) tectonic outlines from aerophotography; LC M.ti del Matese (Prata, Pratella e Raviscanina).
Corrée Lake; LV Vairano Lake; LF Falciano Lake.
– Media valle del Volturno (Vairano).
– L’Agro Falerno.

Tab. 1 – Caratteristiche chimico fisiche delle principali sorgenti e dei laghi riportati in figura 3.
– Chemical and physical characteristics of main springs and lakes referred to figura 3.
Cond CO2 H2S Bicarb O2 Li Na K Mg Ca Sr F Cl Br SO4 NO3 NO2
ID Comune Nome pH eH μσ/cm T °C mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l

Vairano
LC Scalo 6,72 202 195 17 0 9,23 9,99 3,97 17,7 0 10,2 0,31 2,08 0 0,8/50

Vairano
LV 6,88 218 268 18 0 15,2 4,9 9,36 35,8 0 13,3 4,81 0,5 0 1,52/50
Scalo

LF Caserta 7,49 270 15,3 183 16,8 10,7 5,5 20,5 0 15,2 0,05 5,83 2,9

F Ferrarelle 6 1780 16 1800 1433 48 48 20 377 1 4 5

S Rocchetta Santagata 6,1 1450 15 1600 1140 49 35 20 280 1 5 7

A S. Anna 51 635 6,5

Ca Francolise Calena 21 600

M S. Michele 16 75

C Mondragone 51 320 70
I SINKHOLES IN CAMPANIA 155

2.5. – L’ALTA VALLE DEL FIUME VOLTURNO Il settore settentrionale, prossimo ad Isernia,
risulta caratterizzato dalla presenza di una suc-
2.5.1 – L’Area di Capriati a Volturno cessione fluviale e lacustre potente almeno 150 m,
nella quale vengono riconosciuti una unità princi-
Capriati al Volturno ricade nel settore mediano pale (in facies alluvionale, di conoide e lacustre) e
dell’alta valle del F. Volturno, articolata depressio- una unità di fondovalle. Il settore meridionale, o
ne di origine strutturale, impostata su un linea- di Venafro, risulta caratterizzato da una morfolo-
mento a carattere regionale (linea Ortona-Rocca- gia piatta, non reincisa dal Volturno, con un riem-
monfina Auctorum – LOCARDI, 1982) la cui indivi- pimento sedimentario di oltre 250 m di spessore.
duazione e il successivo ampliamento sono state Dal punto di vista cronologico, i numerosi
determinate dalle fasi tettoniche infrapleistoceni- orizzonti tufacei presenti nella parte intermedia
che e, successivamente, dalla traslazione e dalla della sequenza presente a sud, vengono attribuiti
rotazione in senso antiorario del blocco del all’attività del Roccamonfina (Pleistocene medio),
Matese (IORIO et alii, 1996; SPERANZA et alii, 1998) mentre un livello di limo grigiastro con lapilli
A partire dal Pleistocene medio, secondo nerastri presente nei primi metri a partire dal p.c.
BRANCACCIO et alii 1997, 2000, si sono individuati viene ascritto alla formazione del Ignimbrite
in questa area due settori che hanno seguito una Campana Auct.
differente evoluzione tettonica e sedimentaria, a Al piede del rilievo di M.te Gallo, a nord di Ca-
causa di movimenti differenziali che hanno deter- priati a Volturno e in prossimità del sinkhole dello
minato il sollevamento, e quindi la reincisione Sprofunno, sono presenti numerose sorgenti (fig. 4).
della porzione settentrionale, e la subsidenza della La principale è la sorgente Seggia d’Orlando,
parte meridionale. distante poche centinaia di metri dal sinkhole; essa
è posta a una quota di 184 m s.l.m. ed ha una por-
tata media pari a 128 l/s. Le sorgenti Acqua la
Pace e Campo la Fontana (non riportate in figura)
sgorgano poco più a nord, a una quota di 215 m
s.l.m., ed hanno una portata più ridotta (poche
decine di l/s); a sud dello Sprofunno, sono pre-
senti alcune sorgenti di portata ancora più ridotta.
Le suddette emergenze sorgentizie sono legate
al tamponamento operato dai depositi detritico-
alluvionali sulla falda di base accolta nel bacino
idrogeologico di M.te Gallo (CORNIELLO et alii,
1999). Le caratteristiche idrochimiche delle sor-
genti (tab. 2) risultano infatti in accordo con quel-
le tipiche di acquiferi carbonatici (TDS circa 200
mg/l, durezza < 20°F, prevalenza sugli altri degli
ioni bicarbonato e alcalino-terrosi).
Accanto a queste sorgenti a chimismo normale,
è presente, infine, una sorgente di acqua sulfurea
lungo l’alveo del F. Volturno, verosimilmente le-
Fig. 4 - Ubicazione delle sorgenti nell’area del sinkhole dello Sprofunno.
gata alla risalita di acque arricchite in CO2 e H2S
Legenda: 1) sorgente di acque mineralizzate; 2) sorgente Seggia d’Orlando; di origine profonda, lungo le fasce cataclasizzate
3) sorgenti minori; 4) lo Sprofunno. connesse alla presenza di faglie nel substrato car-
- Springs location in Sprofunno area. Legend: 1) mineralized springs; 2) Seggia
d’Orlando spring; 3) smaller springs; 4) lo Sprofunno sinkhole. bonatico profondo.

Tab. 2 – Caratteristiche chimico fisiche delle sorgenti Seggia d’Orlando e Campo la Fontana (da CORNIELLO et alii, 1999).
– Chemical and physical characteristics of Seggia d’Orlando and Campo la Fontana springs (from
CORNIELLO et alii, 1999).
TDS Cl HCO4
Toponimo pH T °C dH° F Na mg/l K mg/l Mg mg/l SO4 mg/l NO mg/l SiO2 mg/l
mg/l mg/l mg/l
Seggia d’Orlando 7,9 14,0 21 250 10,75 2,8 1,0 8,59 2,85 225,51 4,5 9,56

Campo la Fontana 7,4 – 18,2 220 28,33 2,0 1,09 21,32 3,88 138,19 10,0 10,26
156 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Lo Sprofunno 0.00 Fig. 6 - Colonna


stratigrafica del
Nel territorio del comune di Capriati al sondaggio 3 realiz-
Volturno è stato riconosciuto un sinkhole, denomi- a zato in prossimità
dello Sprofunno.
nato lo Sprofunno, attualmente ricolmato, la cui 5.90 Legenda: a) detrito
formazione viene collegata nella tradizione locale, b calcareo in matrice
argillosa; b) argilla
ad uno sprofondamento avvenuto il giorno della 9.00 marrone con rari
festa di S. Anna (26 luglio). clasti calcarei; c)
argilla marrone
Lo Sprofunno era una cavità di forma conica, a scuro, plastica; d)
ben visibile nelle foto aeree del 1956. Il diametro, breccia calcarea
15.00 cementata; e) cine-
desumibile dalla carta topografica IGM in scala d rite argillificata con
1:25.000 del 1960 era di circa 50 m; non si hanno 17.50 clasti e pomici.
- Stratigraphy of dril-
informazioni relative alla profondità. Le dimen- a ling n. 3 bored near
sioni alquanto ridotte dello sprofondamento e 22.00
Sprofunno.
Legend: a) clayey calca-
l’assenza di una raccolta d’acqua spiegano, almeno 23.00
e reous debris; b) brown
in parte, perché non si rinvengono rappresenta- clay with calcareous
zioni nella cartografia storica acquisita. c rare pebbles; c) dark
brown plastic clay; d)
Lo Sprofunno era ubicato immediatamente a 29.00 calcareous breccia e)
monte della SS 158, sul conoide alluvionale del T. 30.00
a clayed ash with
pumice
Cantagallo. L’area è caratterizzata dalla faglia bor-
diera della struttura carbonatica di M.te Gallo con
direzione NE-SO, il cui proseguimento si allinea
con la cavità e una linea ad essa perpendicolare
che interessa la stessa conoide.

Fig. 7 - Lo Sprofunno: sezione geologica. Legenda: 1) dolomie; 2) calcari; 3)


detrito di falda; 4) alluvioni; 5) sinkhole; 6) superficie piezometrica. Ubicazione
in figura 5.
- Sprofunno: geological cross section. Legend: 1) dolomite; 2) limestone; 3) slope debris
deposits; 4) alluvial deposits; 5) sinkhole; 6) water table. Location in figure 5.

Nell’area dello Sprofunno sono stati realizzati


dall’amministrazione comunale alcuni sondaggi
1 2 3 4 5 per l’edificazione di capannoni industriali (fig. 5).
I sondaggi attraversano una successione di conoi-
Fig. 5 - Ubicazione dello Sprofunno e dei sondaggi geognostici. Legenda: de data da alternanze di livelli ghiaiosi, argillosi e
1) sinkhole; 2) indagini relative al P.R.G.; 3) indagini relative al P.I.P.; 4) altre vulcanici. In figura 6 e 7 vengono riportati la
indagini.
- Sprofunno sinkhole and geological drillings location. Legend: 1) sinkhole; 2) colonna stratigrafica relativa al sondaggio più vici-
P.R.G. drilling; 3) P.I.P. drilling; 4) other drilling. no e una sezione geologica esplicativa.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 157

2.5.2 - L’ Area di Mastrati

L’area interessata dagli sprofondamenti (fig. 8)


corrisponde al settore di piana alluvionale del
Fiume Volturno compreso tra la confluenza del
Rio San Bartolomeo ed il Volturno, a nord, e l’a-
bitato di Mastrati, a sud. Essa è localizzata nella
zona di confine tra la piana di Venafro a quella di
Vairano ed è delimitata, sui due fianchi dalle dor-
sali carbonatiche di M.te Cappella (722 m s.l.m.),
ad est, e di M.te Alto (791 m s.l.m.), ad ovest.
Tra i versanti carbonatici e la piana alluvionale
si sviluppa una fascia di glacis costituita da deposi-
ti piroclastici rimaneggiati a granulometria limo-
sabbioso-ghiaiosa (BRANCACCIO et alii, 1997).
Dai dati di sondaggio risulta che la falda è sub
affiorante e che fino a circa 135 m di profondità
sono presenti depositi alluvionali costituiti da limi,
argille, sabbie e ghiaie in matrice sabbiosa.
Testimonianze locali riportano che, nel perio-
do antecedente al 1950, nella piana si sono verifi-
cati almeno 3 sprofondamenti con diametro di
circa 20 m, anche riportati nella cartografia in
scala 1:25.000 IGM del 1954 (tavoletta 161 III SE
Pratella), sebbene siano stati successivamente
ricolmati, pertanto, oggi non più visibili. Vengono
Fig. 8 - Stralcio geologico dell’area di Mastrati. Legenda: 1) alluvioni attua-
li del Fiume Volturno (Olocene); 2) alluvioni recenti del Fiume Volturno ricordati, inoltre, altri sinkholes risalenti a circa 30
(Olocene - Pleistocene sup.); 3) detrito di versante (Olocene – Pleistocene anni fa circa, generatisi più a sud nella piana del
sup.); 4) travertini (Pleistocene sup.); 5) ignimbrite Campana (Pleistocene
sup.); 6) depositi marnoso-arenacei-argillosi (Flysch miocenici); 7) calcari Volturno. La loro ubicazione, tuttavia, non è
mesozoico terziari; 8) faglie principali; 9) piping sinkhole; 10) sorgenti; accertata perchè gli sprofondamenti sono stati
11) sorgenti sulfuree.
- Geological map of Mastrati area. Legend: 1) present alluvial deposits of Volturno ricolmati dall’uomo per scopi agricoli.
River (Holocene); 2) recent alluvial deposits of Volturno River (upper Pleistocene- Tali fonti riferiscono che a seguito degli spro-
Holocene); 3) slope deposits (upper Pleistocene-Holocene); 4) travertine (upper
Pleistocene); 5) Campanian Ignimbrite (upper Pleistocene); 6) miocenic flysch; 7) fondamenti, per la presenza della falda sub affio-
Mesozoic limestones; 8) fault; 9) piping sinkhole; 10) spring; 11) sulphurous rante, si sono creati piccoli laghi, localmente
spring.
denominati “Tonzi” o “Occhi d’acqua”.

a b
Fig. 9 - Panoramica aerea del sinkhole del 10 febbraio 2004 nella piana del Volturno a NW dell’abitato di Mastrati (a) ripreso in (b) con maggior dettaglio.
- Ortophoto of 2004 February sinkhole in Volturno plain near Mastrati village (a). Detail in (b).
158 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 10 - Il sinkhole apertosi il 10 febbraio 2004 nei terreni alluvionali del Fiume Volturno in località Martina Rotonda nella piana a NO dell’abitato
di Mastrati (da DEL PRETE et alii, 2004).
- 2004 February 10 sinkhole in alluvial deposits of Volturno river located at Martina Rotonda plain, north western Mastrati village (from DEL PRETE et alii, 2004).

L’ultimo sinkhole si è verificato il 10 febbraio


2004 (DEL PRETE et alii, 2004); presentava un
diametro di circa 15 m per una profondità di
circa 6 m e sembra che nella stessa area un sin-
khole si fosse già aperto circa 30 anni fa (figg. 9,
10, 11). A seguito dell’improvviso collasso si è
avuto un violento “ribollire” dell’acqua (a detta
dei locali) cioè una sorta di tracimazione delle
acque della falda sub affiorante che ha portato in
superficie numerosi resti legnosi e frustoli vege-
tali presenti nei primi metri del riempimento flu-
vio-lacustre. Da alcuni sondaggi effettuati in
loco dopo lo sprofondamento sono state evi-
Fig. 11 - Il sinkhole di Mastrati nel luglio 2004.
- Mastrati sinkhole in 2004 July. denziate brusche variazioni laterali di granulo-
metria dei terreni (alternanze di limi sabbie e
ghiaie). Per quanto riguarda la genesi di questi
fenomeni, i dati di sottosuolo (fig. 12) al momen-
to fanno ipotizzare locali fenomeni di liquefazio-
ne in corrispondenza di livelli sabbioso-torbosi
dovuti, probabilmente, a variazioni di carico della
falda in pressione che ha raggiunto il piano cam-
pagna, conseguenti alle intense piogge dei mesi
precedenti (DEL PRETE et alii, 2004).

2.5.3. - Analisi e considerazioni

Relativamente all’alta valle del F. Volturno, ad


oggi risultano verificate poche segnalazioni.
Una riguarda il territorio di Capriati al
Volturno: si tratta di un fenomeno di sprofonda-
mento verificatosi presumibilmente in epoca stori-
Fig. 12 - Ricostruzione stratigrafica dell’area dello sprofondamento del ca, circa 200 anni fa (l’accostamento nella tradizio-
2004 nella piana di Mastrati (da DEL PRETE et alii, 2004). Legenda: 1) ter- ne popolare alla festività di S. Anna potrebbe esse-
reno vegetale di natura sabbioso limosa; 2) materiale collassato sul fondo
del sinkhole; 3) ghiaie alluvionali in matrice sabbiosa con locali intercala- re motivato dal verificarsi dello sprofondamento
zioni di lenti di sabbia (a); 4) limo argilloso palustre di colore grigiastro. per effetto del terremoto del 26 luglio 1805).
- Stratigraphy of 2004 sinkhole area in Mastrati plain (from DEL PRETE et alii,
2004). Legend: 1) sandy-lime soil; 2) sinkhole detritus; 3) sandy-gravel present La cavità, denominata “Lo Sprofunno”, ubica-
alluvial deposits; 4) palustrine deposits with peat level. ta nella parte inferiore di una conoide alluvionale,
I SINKHOLES IN CAMPANIA 159

ha coinvolto una successione di depositi preva-


lentemente detritici e subordinate intercalazioni di
livelli a granulometria fine, in un settore corri-
spondente alla fascia di intersezione di importan-
ti lineazioni tettoniche, che costituiscono via di
risalita preferenziale di acque mineralizzate pro-
fonde, che, in effetti, scaturiscono nelle vicinanze
della cavità, nell’alveo del Fiume Volturno.
Le altre segnalazioni ricadono nel territorio di
Mastrati e sono riferite a sprofondamenti avvenu-
ti a più riprese, alcuni antecedenti agli anni ’50,
fino ad un ultimo episodio verificatosi nel feb-
braio 2004. Tali sprofondamenti possono essere
messi in relazione a fenomeni di liquefazione di
livelli sabbioso-torbosi dovuti a improvvise varia-
zioni di carico della falda.
Nella maggior parte dei casi considerati, gli
interventi antropici hanno cancellato pressoché Fig. 13 - Panoramica del versante orientale di Colle le Tore, ubicato in destra
totalmente le evidenze di campagna di queste par- orografica del Fiume Lete tra i comuni di Prata Sannitica e Pratella. Le frec-
ticolari morfologie. ce indicano l’ubicazione di due sinkholes (da DEL PRETE et alii, 2004).
- General view of eastern slope of Colle Le Tore, in Lete river orographical right, bet-
ween Prata Sannitica and Pratella. Arrows show sinkholes ubication (from DEL
2.6. – LA MEDIA VALLE DEL FIUME VOLTURNO PRETE et alii, 2004).

2.6.1. – I sinkholes della valle del fiume Lete tra i comu-


ni di Pratella e Prata Sannita lare con diametro massimo ci circa 80 m e profon-
dità di circa 10 m. Analogamente, in sinistra del
In quest’area sono presenti numerosi sprofon- fiume Lete, sulla collina immediatamente ad est di
damenti (CORNIELLO et alii, 1999; DEL PRETE et Colle le Tore, sono presenti altri due sprofonda-
alii, 2004) riconducibili a collapse sinkhole in calcari menti in corrispondenza di un incrocio di faglie
e cover piping sinkhole (“Sparafunni” secondo la ter- orientate NNE-SSO e NO-SE. Tra questi, in par-
minologia locale) in depositi alluvionali limo sab- ticolare, il più spettacolare è quello denominato
biosi. “Fossa dei Palombi” che consiste in uno sprofon-
Il settore di interesse comprende il fondovalle damento cilindrico del diametro di circa 30 m e
del Fiume Lete tra gli abitati di Prata Sannita e profondo circa 35 m. Anche in questo caso i calca-
Pratella dove l’alveo risulta impostato lungo una ri affioranti lungo tutta la parete del sinkhole sono
linea tettonica a direzione NNE-SSO (fig. 13). In fortemente cataclastici. Fenomenologie più stretta-
quest’area, lungo un fronte di circa 1 km, ha reca- mente riconducibili a fenomeni di piping sono pre-
pito il gruppo sorgivo “Pratella-Prata Sannita- valentemente concentrate lungo l’alveo del fiume
Lete” caratterizzato da una serie di scaturigini Lete, ed interessano i depositi alluvionali limo-sab-
lungo il corso d’acqua (sorgenti Ielo, Pozzo, biosi. Di particolare interesse è il fenomeno defor-
Fontanone e Molinello), alcune delle quali mine- mativo in atto da alcuni anni caratterizzato da una
ralizzate, con portate complessive variabili da 20 a lenta subsidenza del suolo che sta coinvolgendo
450 l/s (CORNIELLO et alii, 1999). un’antica casa colonica nei pressi delle sorgenti dei
A ridosso dei versanti settentrionali di Colle Bagni Minerali (Pozzo e Molinello). La deforma-
Pizzuto, a monte del fronte sorgivo, associato a zione interessa un’area pianeggiante e per tale
lineamenti tettonici con orientazione E-O e NNE- motivo difficilmente può essere giustificata da un
SSO, si rilevano, a quote comprese tra 280 e 160 m movimento franoso, mentre è molto probabile che
s.l.m., numerose forme relitte da collapse sinkhole che essa sia legata all’azione operata nel substrato dalle
hanno interessato i calcari dolomitici profonda- acque minerali. Alcuni fenomeni da collasso (alme-
mente tettonizzati, alterati e carsificati. Essi presen- no 3) sono segnalati nei depositi alluvionali del fon-
tano forma sub circolare, con diametro di circa 100 dovalle del fiume Lete talora nelle immediate vici-
m e profondità di circa 40 m. Altre morfologie nanze di strutture antropiche.
riconducibili a collapse sinkhole in calcari (almeno 5) In particolare, uno sprofondamento avvenuto
sono localizzate più a nord lungo tutto il versante alcuni anni fa nei pressi dell’attuale stabilimento per
orientale di Colle le Tore (325 m s.l.m.) in destra del l’imbottigliamento dell’acqua è stato successiva-
fiume Lete. Essi presentano tutti forma sub-circo- mente riempito con terreno; ancora visibili sono,
160 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 14 - Sinkhole presente lungo il corso del Fiume Lete.


- Sinkhole near Lete River.

invece, altri due sprofondamenti che si sono verifi- montani e la Piana di Raviscanina e, quindi, l'al-
cati più a nord tra loc. Starze e Ponte Rio entrambi veo del F. Volturno, come evidenziato dagli
in destra del fiume Lete ed a pochi metri dal suo incrementi di portata osservati (820 l/s) lungo
alveo (fig. 14). Essi hanno forma conica con dia- l’alveo (CASALE et alii, 1996). Nel complesso, il
metro di circa 10 m e profondità di circa 5 m ed disegno piezometrico presenta direzione di flus-
hanno interessato i depositi alluvionali ghiaioso so della falda subortogonale ai rilievi, e profon-
sabbiosi del Lete. dità della falda dal piano campagna rapidamente
crescente verso la piana, fino a superare - 70 m
2.6.2. – L’area di Raviscanina di profondità in corrispondenza dei sinkholes di
località Le Starze.
L’abitato di Raviscanina si estende in sinistra In aggiunta, non essendo la falda di base tam-
orografica della Valle del medio Volturno, al piede ponata efficacemente dai depositi detritici pede-
del settore sud-occidentale della catena del montani, questi diventano, a loro volta, sede di un
Matese. corpo idrico che tende a digitarsi in più livelli, per
Il settore montano del territorio comunale è effetto delle locali variazioni granulometriche, più
dato dai rilievi di M.te Codarci (1138 m s.l.m.), M.te
Pizzone (992 m s.l.m.) e M.te Il Vecchio (1077 m
s.l.m.) costituiti da dolomie saccaroidi biancastre, in
strati e banchi, molto fratturate, di età triassica. SO NE
Tali rilievi presentano morfologia aspra e versanti
località S. M. Mariata M. Rottella
molto ripidi, dissecati da profonde incisioni.
La fascia di raccordo tra il settore montano e sinkhole
quello della piana del Volturno è costituita da una località la Starze
potente coltre di detrito di falda che poggia su un
substrato variamente dislocato da faglie orientate
prevalentemente secondo i sistemi NO-SE e NE-
0 100 m
SO, costituito dai calcari cretacei della successione
di piattaforma e, in parte, dai terreni arenaceo-mar-
nosi della trasgressione miocenica, quest’ultimi
affioranti in corrispondenza dell’abitato (fig. 15). 1 2 3 4 5 6
Gli elementi principali della circolazione idri-
ca sotterranea comprendono la presenza di una Fig. 15 - Sezione geologica del sinkhole di S. Maria Mariata (Raviscanina).
Legenda: 1) detrito di falda (Pleistocene sup.-Olocene); 2) arenarie e
cospicua circolazione basale nei rilievi carbona- siltiti (Miocene); 3) dolomie (Trias); 4) faglia; 5) piezometrica;
tici della dorsale M.te Acuto – M.te Coracchia 6) sondaggio.
- Geological cross section of S. Maria Mariata sinkhole (Raviscanina). Legend: 1)
che, con deflussi orientati verso Sud, alimenta, slope deposits (upper Pleistocene-Holocene); 2) sandstones (Miocene); 3) dolomite
tramite travasi idrici sotterranei, i conoidi pede- (Trias); 4) fault; 5) watertable; 6) borehole.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 161

o meno interconnessi. Infatti, numerose sono le


venute d’acqua che alimentano i piccoli corsi che
circondano l’abitato di Raviscanina.
Il travaso di acque sotterranee dall’acquifero
del Matese è inoltre confermato dalle caratteri-
stiche idrochimiche misurate nei pozzi presen-
ti nei dintorni dell’abitato di Raviscanina
(CORNIELLO & DE RISO, 1986; CORNIELLO et
alii, 1995). Dalle analisi svolte in questi ultimi
emerge che le acque sono bicarbonato-alcali-
no-terrose (CORNIELLO & DE RISO, 1986) e
presentano un profilo globale vicino a quello
delle acque presenti nei carbonati del Matese;
gli elementi alcalini in particolare sono da
ricondurre alle piroclastiti e ai livelli limo-argil- Fig. 16 -Panoramica aerea dei fenomeni di sprofondamento dell’area di Raviscanina.
losi presenti nei depositi detritico alluvionali. - Location of Raviscanina area sinkhole on ortophoto.

Fenomeni di Sprofondamento
Nel territorio del comune di Raviscanina 2.6.3. - L’area di Vairano
sono stati individuati 4 sinkholes (fig. 16). Tre di
essi ricadono in località Le Starze, ad una quota Ad est dell’edificio vulcanico del Roccamonfina,
compresa tra 210 e 220 m s.l.m., a circa 1 km a nella piana del medio corso del Fiume Volturno, tra
SO dell’abitato; il quarto è ubicato in prossimità i comuni di Vairano e di Caianello sono presenti
del paese, a una quota di 295 m s.l.m. Dei tre sin- due depressioni: il lago di Vairano e il lago delle
kholes presenti in località Le Starze il più occi- Corrèe (fig. 18).
dentale si estende lateralmente alla Strada Pezza Questi specchi d’acqua sono stati segnalati
dei Fichi, in prossimità dell’incrocio con la per la prima volta da GUSSONE & TENORE
Strada Fossetello e la Strada Vicinale Fossetello; (1835) e successivamente da SCACCHI (1885),
presenta morfologia irregolare, sub circolare, che le hanno interpretate come sprofondamen-
diametro medio di 65 m e profondità 10 m circa. ti. Successivamente altri Autori (SCHERILLO,
Il secondo, in posizione relativamente più cen- 1965, SCHERILLO et alii, 1965; 1966; 1968,
trale, presenta forma circolare, leggermente GASPARINI, 1965; 1966), in analogia alle suppo-
ellittica, con diametro massimo di circa 90 m, sizioni avanzate per le “Fosse Falerne”, hanno
pareti poco acclivi e profondità circa 12 m. reinterpretato queste forme come crateri vulca-
Il terzo dei sinkholes presenti in località Le nici “gassosi” da mettere in relazione alle fasi
Starze è quello più grande; presenta forma ellit- terminali del vulcanismo del Roccamonfina. A
tica, con asse maggiore di circa 170 m, orienta- conferma di questa ipotesi, gli Autori fanno
to secondo la direzione NNO-SSE e asse mino- rilevare l’allineamento delle Fosse Falerne e dei
re di circa 105 m, e profondità di circa 20 m.
Esso risulta facilmente raggiungibile da Strada
Vicinale Saude.
L’assetto stratigrafico dell’area è caratterizza-
to dalla presenza di una potente successione di
detrito di falda, costituito da clasti carbonatici di
diametro centimetrico, a spigoli vivi, in matrice
sabbiosa. Lo spessore attraversato in sondaggio
giunge a superare i 120 m (sondaggio 163501 in
figura 15 - località Case Pagane, ove peraltro
non è stato raggiunto il substrato).
Un quarto sinkhole è ubicato in prossimità
dell’abitato, ad una distanza di circa 100 m in
direzione ESE; presenta una morfologia circola-
re regolare, con diametro di 60 m e profondità
di 16 m. Questo sinkhole si è originato nei terre-
Fig. 17 - Il sinkhole formatosi nella formazione arenacea in prossimità
ni della formazione arenaceo-marnosa di età dell’abitato di Raviscanina.
miocenica, su cui sorge l’abitato (fig. 17). - Sinkhole in arenaceous deposits near Raviscanina village.
162 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

laghi di Corrèe e Vairano lungo la direttrice tetto-


nica regionale del M.te Massico, orientata NE-SO,
in corrispondenza della quale si sarebbero impo-
state le esplosioni esclusivamente gassose che
hanno portato alla loro formazione. Studi più
recenti, in accordo con le prime descrizioni del
XIX Secolo ne attribuiscono la genesi a fenome-
ni di sprofondamento connessi a collassi (sinkhole)
avvenuti in epoca successiva alla cessazione del-
l’attività vulcanica (NISIO, 2003; DEL PRETE et alii,
2004).

Il Lago delle Corrèe


Situato al margine nord-orientale dell’area vul-
canica di Roccamonfina, tra i paesi di Marzano
Appio e Vairano Partenora, il Lago delle Corrèe
(o Correie) è ubicato nella piana alluvionale del
Fiume Volturno, a soli 100 m dalla SS n° 6, Via
Casilina (fig. 19).
Si tratta di una depressione sub cilindrica di
circa 40 m di profondità, sul cui fondo si trova un
piccolo lago di circa 150 m di diametro. Le pareti
dello sprofondamento sono subverticali, tendenti
a svasare debolmente verso il ciglio dove la
depressione aumenta il suo diametro a circa 200
m. Le pareti del lago (figg. 20, 23), per il partico-
Fig. 18 - Stralcio geologico dell’area dei sinkholes di Corrèe e Vairano. lare microclima, sono ricoperte da una ricca vege-
Legenda: 1) alluvioni attuali del Fiume Volturno (Olocene); 2) alluvioni tazione di alberi d’alto fusto e da un fitto sotto-
recenti del Fiume Volturno (Pleistocene sup. - Olocene); 3) depositi colluvio
eluviali (Pleistocene sup. - Olocene); 4) detrito di versante (Pleistocene sup. bosco che scompare sul ciglio dove predominano
- Olocene); 5) ignimbrite Campana (Pleistocene sup.); 6) depositi piroclasti- coltivazioni agrarie (BATTAGLINI et alii, 1968).
ci e tufacei del Roccamonfina (Pleistocene medio-sup.); 7) depositi marno-
so-arenacei-argillosi (flysch miocenici); 8) calcari mesozoico terziari; 9) faglie Il lago veniva descritto già da SCACCHI (1885)
principali; 10) piping sinkhole; 11) conoide. nelle sue note di campagna del 1838-1844, che scri-
- Geological map of Corree and Vairano sinkhole area. Legend: 1) present alluvial depo-
sits of Volturno River (Holocene); 2) recent alluvial deposits of Volturno River (upper veva: “il lago delle Correie è un profondo fosso circolare le
Pleistocene-Holocene); 3) colluvium and eluvium (upper Pleistocene-Holocene); 4) slope cui pareti scendono quasi a perpendicolo ed ha una certa
deposits (upper Pleistocene-Holocene); 5) Campanian Ignimbrite (upper Pleistocene); 6)
pyroclastic and tuff deposits of Roccamonfina volcanoes (middle-upper Pleistocene); somiglianza coi crateri vulcanici, ma, trovandosi in una pia-
7) miocenic flysch; 8) Mesozoic limestones; 9) fault; 10) piping sinkhole; 11) fan. nura senza che alcuna parte della sua circonferenza sia rile-
vata, è da credere siasi formata per uno sprofondamento. Nel
suo interno, fino a notevole profondità si scorgono strati oriz-
zontali di varia natura, ed uno di quelli che sono più in alto
contiene grossi pezzi rotondati di leucitofiro, di trachite
petroselciosa … come gli ordinari conglomerati di
Roccamonfina. A tutti sovrapposto è il tufo feldspatico”.
Lo studio delle fonti storiche e cartografiche fa
risalire la formazione del lago ad almeno quattro
secoli fa, essendo il lago riportato in una Carta
della Diocesi di Teano del 1635 (fig. 21).
Inoltre il lago viene riportato nelle rappresen-
tazioni cartografiche del 1850 nella Carta della
“Provincia di Terra di Lavoro” disegnata da
Marzolla in scala 1:250.000 circa.
In alcune mappe (MAGINI, 1631 scala
1:258.000, 1800 Carta della Società Geografica
d’Italia, scala 1:100.000) il lago non compare. In
particolare nella carta del 1800 è riportato il lago
Fig. 19 - Panoramica da ortofoto del Lago delle Corrèe. di Vairano (di limitata estensione), ma non quello
- Ortophoto view of Corrèe Lake. di Corrèe.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 163

Fig. 20 - Stralcio dalla tavoletta IGM 172 IV NE in scala 1:25.000 con l’ubicazione del Lago delle Corrèe e vista del lago.
- Clip of topographic map (tav. IGM 172 IV NE) at scale 1:25.000 with location of Corrèe lake and view of lake.

Fig. 21 - Stralcio dalla Descriptio Theanensis Dioecesis (1635), in cui sono riportati il Lago delle Corrèe e il Lago di Vairano.
- Clip of Descriptio Theanensis Dioecesis (1635), with location of Corrèe and Vairano Lake.
164 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

della leggenda di S. Anna (Santa protettrice dei


trebbiatori) secondo la quale sul luogo dell’attuale
lago si trovava un’antica villa con annessa aia e
stalle per animali. Poiché nel giorno ad Ella sacro,
il 26 luglio, “si trebbiava, in spregio del riposo festivo, tra
osceni canti e lazzi”, la Santa sdegnata fece sprofon-
dare l’aia e la villa circostante dando luogo al lago
delle Corrèe. La tradizione popolare racconta che,
ancora oggi, nella notte di Sant’Anna si odono
salire dal fondo del lago il rumore del trotto dei
buoi e dei cavalli spinti dalla frusta, ed i canti e
Fig. 22 - Dettaglio dell’area del Lago di Corrèe della Carta Topografica in
pianti dei trebbiatori (figg. 20, 23).
scala 1:50.000 redatta nel 1875 dall’Istituto Topografico Militare Italiano. Sulla scorta dei dati desunti dalle fonti storiche,
- Detail of Corrèe Lake area on Topographic Map at scale 1:50.000 edited in 1875 l’origine del lago, come descritto sopra, è ben più
from Italian Army Topographic Institute.
antica (precedente al 1635); è possibile, tuttavia
che la leggenda di Sant’Anna abbia un fondo di
Nella Carta Topografica dell’Istituto Topogra- verità, ed infatti è presumibile che un evento riat-
fico Militare del 1875 in scala 1:50.000 il lago non tivante potrebbe essere stato il sisma del 26 luglio
viene segnalato ma al suo posto è presente un pic- 1805 (“terremoto di S. Anna”) con epicentro nel
colo simbolo che indica una depressione morfolo- Matese che ha interessato estesamente la provin-
gica, e l’unico toponimo riconducibile al nome cia di Caserta e Benevento. Inoltre, proprio in
Corrèe è quello di una Taverna (fig. 22). connessione con questo sisma, analoghe fenome-
Tuttavia il lago viene descritto per la prima nologie sono segnalate anche nell’area telesina
volta nel 1834 da GUSSONE & TENORE (1835): (ROSSI, 1857).
“dopo una sosta alla Taverna omonima, al miglio 35 della Per quanto riguarda la genesi del lago, si esclu-
Consolare di Sangermano, si sono fermati ad osservare il de l’ipotesi di una depressione per degassazione
lago”. Essi descrivono lo specchio d’acqua come di vulcanica. In questo caso il lago dovrebbe essere
forma ellittica, come il bacino che lo circonda, connesso alla storia eruttiva del Roccamonfina,
con un diametro in estate di 400 piedi e con pro- ma la morfologia e i prodotti presenti lungo le
fondità modesta “vista l’emersione di zolle di erba”; la pareti non sono risultati compatibili con l’attività
presunta mancanza di vegetazione consente loro di un maar situato in posizione distale.
di osservare strati orizzontali “senza tracce di scon- La presenza dell’Ignimbrite Campana e delle
volgimento” (GUSSONE & TENORE, 1835). alluvioni sabbioso limose, di età olocenica, affio-
Gli abitanti del luogo fanno risalire l’origine ranti lungo le pareti dello sprofondamento consen-
del lago ad epoca recente, circa 150-200 anni fa, tono di affermare che la depressione è sicuramen-
collegandola ad un episodio catastrofico che narra te posteriore alla messa in posto dell’Ignimbrite

Fig. 23 - Panoramica del Lago delle Corrèe risalente al dicembre 1964 (da SCHERILLO et alii, 1966), a sinistra, ed al febbraio 2004, a destra.
-View of Corrèe Lake in 1964 December (after SCHERILLO et alii, 1966), at left, and in 2004 February, at right.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 165

Campana (39.000 anni fa), ma sia molto probabil-


mente di epoca storica e quindi non compatibile
con il vulcanismo del Roccamonfina le cui ultime
manifestazioni risalirebbero a 53.000 anni fa.
Per quanto riguarda l’assetto stratigrafico del-
l’area in cui si sviluppa il sinkhole, l’esame di alcu-
ni sondaggi effettuati nella zona (fig. 25) evidenzia
la presenza di una articolata successione di depo-
siti piroclastici e depositi alluvionali. Il pozzo più
vicino all’area di interesse attraversa una sequenza
di depositi piroclastici dello spessore di almeno 80
m. Lungo le pareti di circa 40 m di altezza è stato
possibile effettuare alcune ricostruzioni stratigra-
fiche che a partire dall’alto comprendono:
- pochi dm di suolo vegetale che passano in pro-
fondità a pochi metri di depositi alluvionali recenti
costituiti da limi, sabbie e piroclastiti rimaneggiate;
- cineriti grige fini stratoidi con gradazione
inversa, che presentano verso l’alto un livello a
consistenza tufacea fortemente pedogenizzato.
Nel tufo sono evidenti lapilli, pomici molto vesci-
colate, cristalli di mica scura, analcime, K-feldspa-
to e clinopirosseno; il deposito è probabilmente
riconducibile alle fasi finali dell’eruzione della
Ignimbrite Campana (39.000 anni dal presente;
DE VIVO et alii, 2001);
- deposito in giacitura primaria da pyroclastic
surge dello spessore complessivo di circa 12 m
Fig. 24 - Mappa con l’allineamento lungo la direttrice del Monte Massico di costituito da tufo a lapilli con matrice ricca in cri-
tutti i sinkholes dei siti indagati redatta da SCHERILLO et alii, 1965. Legenda: 1) stalli. Alla base è presente un livello ricco in fram-
Fossa Barbata e Fossa del Ballerino; 2) Lago di Carinola (o Lago di Falciano);
3) Fossa Annunziata; 4) Lago di Corrèe; 5) Lago di Vairano. menti litici disposti a struttura embriciata; verso
- Map with alignment of sinkholes along the regional lineation of Massico Mountain l’alto accenno di laminazione incrociata, sono pre-
edited by SCHERILLO et alii in 1965. Legend: 1) sinkhole of Fossa Barbata and
Fossa Ballerino; 2) sinkhole of Carinola Lake (or Falciano Lake); 3) sinkhole of senti rari blocchi lavici (lava a grossi cristalli di leu-
Fossa Annunziata; 4) sinkhole of Corrèe Lake; 5) sinkhole of Vairano Lake. cite) e pomici centimetriche;
- tufo cineritico a struttura massiva, di colore

Fig. 25 - Stratigrafia di sondaggi


eseguiti nella zona dei sinkholes di
Corrèe e Vairano. Legenda: 1)
depositi fluvio-lacustri; 2) sabbie;
3) argille e limi; 4) ghiaie; 5) cineri-
ti associate all’I.C.; 6) Ignimbrite
Campana (I.C.); 7) lapilli; 8) tufiti;
9) tufo; 10) profondità della falda
dal p.c.
- Stratigraphy of boreholes drilled in
Corrée and Vairano sinkholes areas.
Legend: 1) lacustrine and alluvial depo-
sits; 2) sands; 3) clays and muds; 4) gra-
vels;5) ashy I.C.; 6) Campanian
Ignimbrite (I.C.); 7) lapilli; 8) tufite;
9) tuff; 10) watertable depth.
166 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

ocraceo con grossi blocchi lavici in leucite. Lo mento M.te S. Nicola (562 m s.l.m.), M.te Caievola
spessore è di 15 m circa; (588 m s.l.m.), M.te S. Angelo (465 m s.l.m.).
- sottile livello (spessore circa 15 cm) di limi Il lago di Vairano si sviluppa in un’area alluvio-
biancastri attribuibili a livelli diatomitici lacustri o nale corrispondente ad un paleoalveo del Fiume
a una cinerite fine; Volturno prima che esso venisse deviato lungo l’at-
- deposito primario da pyroclastic flow dello tuale percorso dalla costruzione e dall’apporto dei
spessore di circa 5 m costituito da tufo cineri- prodotti vulcanici dell’apparato del Roccamonfina.
tico massivo ocraceo, fortemente pedogenizzato, Il lago è presente nella Carta della Diocesi di
con pomici centimetriche chiare molto alterate e Teano, del 1635, inoltre a differenza del lago delle
blocchi litici angolari sia sedimentari che lavici. Correé viene riportato nella carta della Società
Per quanto riguarda l’idrogeologia locale, la Geografica Italiana del 1800 in scala 1:100.000.
presenza di un lago perenne all’interno della Nella Carta Topografica del 1875 in scala
depressione è legata alla presenza sul versante 1:50.000, il lago ha una forma diversa rispetto a
interno settentrionale della cavità di una piccola quella attuale: è più stretto in direzione EO e più
sorgente (con portata di 0,1 l/sec). I dati di lette- sviluppato longitudinalmente (fig. 27, 28, 29).
ratura (CELICO, 1979; 1983) indicano che il lago si La genesi del lago di Vairano viene spesso
ubica in un settore in cui tendono a mescolarsi le messa in relazione a quella del lago delle Corrèe
acque sotterranee dell’unità idrogeologica del poiché sono molto vicini. Gli Autori propongono
Roccamonfina, provenienti da ovest, con quelle, due differenti origini: vulcanica come (SCHERILLO
proveniente da NE, del drenaggio preferenziale et alii, 1965; 1966, 1968), e da sprofondamento
probabilmente corrispondente ad un paleoalveo secondo GUSSONE & TENORE (1834), SCACCHI
del Fiume Volturno. Non si hanno dati sull’even- (1885), DEL PRETE et alii, (2004).
tuale oscillazione della falda, i segni della vegeta-
zione sui lati della depressione fanno apprezzare
una variazione del livello della falda di pochi metri
tra i periodi invernali e quelli estivi. È possibile
supporre tuttavia che al di sotto della superficie
lacustre siano presenti alcune falde sospese, e una
falda in pressione al livello del bedrock. Le analisi
dei parametri chimico fisici confermano che le
acque del lago sono relative ad una circolazione
superficiale. Indagini batimetriche hanno permes-
so di stabilire che il lago ha una profondità di 3
metri e presenta il fondo a forma concava (fig. 26).

Il lago di Vairano
Il lago di Vairano è ubicato nella piana alluvio-
Fig. 27 – Dettaglio dell’area del Lago di Vairano dalla Carta Topografica in
nale del Volturno a circa 3 km a sud est dall’abitato scala 1:50.000 redatta nel 1875 dall’Istituto Topografico Militare Italiano.
di Presenzano e a 3.5 km a nord ovest da Vairano – Detail of Vairano Lake area on Topographic Map at scale 1:50,000 edited in
1875 from Italian Army Topographic Institute.
Patenora. Esso ricade in un’area pianeggiante deli-
mitata a SO dalle estreme propaggini orientali del-
l’edificio vulcanico del Roccamonfina e, a NO e
SE, rispettivamente dai rilievi carbonatici delle dor-
sali di M.te S. Leonardo (894 m s.l.m.) e dall’allinea-

Fig. 26 - Profilo batimetrico del Lago delle Corrèe ricostruito mediante


ecoscandaglio. Fig. 28 - Panoramica da ortofoto del Lago di Vairano.
- Bathymetric section of Corrèe Lake. - Ortophoto view of Vairano Lake.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 167

I sostenitori dell’origine vulcanica proposero


una genesi collegata alle fasi finali del vulcanismo
del Roccamonfina ed al sistema di faglie regionali
presenti nel settore, attraverso le quali masse calde
sarebbero risalite riscaldando l’acqua della falda
freatica e provocandone l’esplosione; altri Autori
(in particolare DEL PRETE et alii, 2004) sulla scor-
ta delle evidenze stratigrafiche (non ultima l’in- Fig. 30 - Profilo batimetrico del Lago di Vairano ricostruito mediante
ecoscandaglio.
congruenza tra l’età degli ultimi prodotti dell’atti- - Bathymetric section of Vairano Lake.
vità del Roccamonfina e quella dei terreni più
recenti coinvolti nello sprofondamento) propen-
dono, invece, per una genesi da sprofondamento massima di 2,5 m (fig. 30). Le pareti sono vertica-
il cui meccanismo ancora non risulta completa- li, ed il profilo del fondo è tipicamente concavo.
mente chiaro ma probabilmente da imputare a Le sponde e il letto del lago risultano in parte
liquefazione dei livelli sabbioso-limosi nella coltre rimodellate da interventi antropici che lo hanno
più superficiale del riempimento alluvionale. parzialmente bonificato mediante rinterro e pian-
Il lago si presenta come una depressione di tumazione di pioppi. Il dislivello tra piana alluvio-
forma sub-rettangolare avente il diametro mag- nale circostante la depressione ed il livello del lago
giore di circa 200 m ed impostata nei depositi è di circa 5 m, la falda è affiorante e viene drena-
ghiaioso-sabbiosi della piana alluvionale. La mor- ta da un canale artificiale di bonifica.
fologia del fondo è stata indagata con l’ecoscan- La depressione è impostata su alluvioni, ghiaie
daglio, che ha permesso di stimare una profondità calcaree alternate a piroclastiti rimaneggiate pro-
venienti dalla zona circumvulcanica del Rocca-
monfina. I sondaggi presenti nell’area, spinti fino
ad una profondità massima di 40 m, hanno attra-
versato una articolata successione di depositi sab-
bioso-limosi e ghiaiosi di origine alluvionale,
depositi piroclastici sciolti e paleosuoli.
Dal punto di vista idrogeologico la presenza di
un lago perenne all’interno della depressione
testimonia dell’affioramento della falda che si
livella ad una quota assoluta di circa 129 m s.l.m.
Le caratteristiche chimico-fisiche delle acque
dei due laghi sono riportate in tabella 3. I valori
del pH sono risultati medi, mentre quelli della
conducibilità sono riferibili ad una circolazione
sotterranea poco profonda.
L’assetto idrogeologico del settore di piana in
cui ricade il lago è alquanto complesso per l’inter-
ferenza delle acque di deflusso sotterraneo dei
versanti orientali del vulcano del Roccamonfina e
Fig. 29 - Immagine storica del dicembre 1964 del Lago di Vairano
(da SCHERRILLO et alii, 1965). della struttura carbonatica del M.te Maggiore, con
- Vairano Lake in 1964 December (after SCHERRILLO et alii, 1965). l’acquifero della piana alluvionale (CELICO, 1983).
Più precisamente, questo settore di piana coincide

Tab. 3 – Caratteristiche chimico-fisiche delle acque dei laghi di Corrée e Vairano.


– Chemical and physical characteristics of Corrée and Vairano lakes.
Cond. Li Na K Mg F Br SO4 NO3 NO2
Toponimo pH cH μσ/cm T °C mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l

Lago di 6,72 202 195 17 9,21 9,99 1,0 17,7 10,2 0,31 2,08 0 0,8/50
Corrèe
Lago di 6,88 218 268 18 15,2 4,9 9,36 35,8 13,3 4,81 0,5 0 1,52/50
Vairano
168 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

con una zona di drenaggio sotterraneo preferen- presente; DE VIVO et alii, 2001) che si presenta,
ziale proveniente dal Fiume Volturno e che corri- generalmente, in una facies poco coerente (detta
sponde probabilmente ad un suo paleoalveo. Tra Cinerazzo; DI GIROLAMO, 1968). Localmente,
il lago di Vairano e di Corrèe questa zona di verso le pendici di M.te Massico ed in corri-
deflusso viene intercettata da ovest dalle acque del spondenza dello sbocco di alcuni impluvi, si rin-
settore orientale dell’unità idrogeologica del vengono sovrapposti al tufo lembi di ghiaie cal-
Roccamonfina e, piegando verso est, prosegue il caree di conoide.
suo deflusso preferenziale attraverso la struttura I sinkholes si allineano lungo una fascia che si
carbonatica del M.te Maggiore, a sud di Riardo, sviluppa per circa 6 km in direzione SO-NE (fig.
per poi confluire nell’alveo del Fiume Savone, 24) in corrispondenza dell’importante lineamento
verso SO, all’altezza di Francolise (CELICO, 1983). strutturale a carattere regionale, orientato N 40°,
che delimita il versante sud orientale di M.te
Aia Spaccata Massico ed il limite nord occidentale del graben
Nell’area della media valle del Volturno si della Piana Campana. Tutte le depressioni rilevate
segnala una paleoforma sub-circolare, individuata si impostano nei depositi dell’Ignimbrite Cam-
attraverso lo studio delle foto aeree, ben visibile pana, sempre ben affiorante lungo le pareti delle
sulla cartografia IGM del 1954. Questa depressio- depressioni. Il fondo attualmente è, in genere,
ne è localizzata 2 km a NO del lago delle Corrèe piatto e sede di attività agricole. Nei paragrafi se-
ed è caratterizzata da un diametro di circa 250 m guenti descriveremo le singole depressioni da nord
con un dislivello tra il piano campagna e il fondo verso sud.
di soli pochi metri ed è priva di laghetti o di altre
emergenze di acqua.
La morfologia appena accennata sembra essere
antica, molto rimodellata ed ormai in via di estinzione.
L’età ed il meccanismo genetico di questa depres-
sione non sono stati ancora accertati sebbene la mor-
fologia fosse già evidente nel 1875.
Per quanto riguarda i terreni coinvolti nell’area
dell’Aia Spaccata, affiorano depositi piroclastici
del Pleistocene superiore e sulla scorta dei dati
geognostici acquisiti, il substrato carbonatico si
ritrova sicuramente ad oltre 100 m di profondità.
Per quanto riguarda l’assetto idrogeologico locale,
non si hanno dati precisi sulla profondità della
falda, sebbene da dati di letteratura essa dovrebbe
essere presente pochi metri al di sotto del piano
campagna.

2.6.4. - L’Agro Falerno

L’Agro Falerno, noto sin dall’epoca romana


per i vigneti e la produzione del vino, coincide
con l’area di piana che si estende tra gli abitati di
Mondragone e Carinola alle pendici sud-orienta-
li del rilievo carbonatico del M.te Massico.
Lungo un settore esteso per 5 km e che delimita
la fascia pedemontana del massiccio, sono pre-
senti alcune depressioni sub-circolari oggi
asciutte e riconducibili a sinkhole, quali: le Fosse Fig. 31- Schema geologico dell’area delle Fosse Falerne alla base del Monte
Massico. Legenda: 1) alluvioni attuali del Fiume Volturno (Olocene); 2)
Barbata, del Ballerino, dell’Annunziata e della detrito di versante (Pleistocene sup.-Olocene); 3) ignimbrite Campana
Torre, e il piccolo lago di Falciano del Massico o (Pleistocene sup.); 4) ghiaie e conglomerati di conoidi antiche (Pleisto-
cene); 5) Flysch miocenici; 6) Calcari mesozoico terziari; 7) Faglia princi-
di Carinola. Altri sinkholes (almeno 2) interessano pale; 8) Sinkhole; 9) Sinkhole su versante carbonatico; 10) Traccia di
i calcari del M.te Massico. sezione; 11) conoide.
- Geological map of Fosse Falerne at the foot of Massico Mount. Legend: 1) alluvial
In quest’area (figg. 31, 32) pianeggiante affio- deposits of Volturno River (Holocene); 2) slope deposits (upper Pleistocene-Holocene);
ra estesamente la formazione piroclastica 3) Campanian Ignimbrite (upper Pleistocene); 4) gravel of ancient fan (Pleistocene); 5)
miocenic flysch; 6) Mesozoic limestones; 7) fault; 8) sinkhole; 9) sinkhole on
dell’Ignimbrite Campana (età: 39.000 anni dal carbonatic slope; 10) cross section; 11) fan.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 169

Fig. 32 - Stratigrafie dei pozzi nell’area dell’Agro Falerno. Legenda: 1) depositi fluvio-lacustri; 2) sabbie; 3) argille e limi; 4) ghiaie; 5) cineriti associate all’I.C.;
6) ignimbrite Campana (I.C.); 7) lapilli; 8) tufiti; 9) tufo; 10) calcari; 11) profondità della falda dal p.c.
- Stratigraphy of boreholes drilled Agro Falerno area. Legend:1) lacustrine and alluvial deposits; 2) sands; 3) clays and muds; 4) gravels; 5) ashy I.C.; 6) campanian
ignimbrite (I.C.); lapilli; 8) tufite; 9) tuff; 10) limestone; 11) watertable depth.

Il Lago di Carinola Borbonica. Per evitare il ristagno delle acque, in-


o Lago di Falciano del Massico fatti, furono realizzati un canale immissario,
Il lago di Falciano del Massico o di Carinola, è mediante la deviazione del Rio Fontanelle, ed uno
localizzato a poco più di 1,5 km a SE dell’abitato emissario (Rio Forma).
di Falciano ed a circa 2 km dalle pendici del rilie- ZANNINI (2001), con riferimento allo scrittore
vo carbonatico di M.te Massico. latino-cristiano Paolo Orosio che nel 417 d.C.
Lo specchio d’acqua (fig. 33) ha un’estensione riporta di un’eruzione avvenuta nel 276 a.C. nella
di circa 93.000 m2 e la sua originaria forma sub- zona di Cales (forse l’odierna Carinola), sostiene
circolare oggi risulta alterata a seguito delle opere che la traduzione fedele dal testo originale pone
di regimentazione idraulica, risalenti all’epoca dubbi sull’ubicazione esatta del luogo escludendo

Fig. 33 - Panoramica del


Lago di Carinola.
- View of Carinola Lake.
170 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

che si possa far riferimento ad esso per la genesi


del lago. ZANNINI (2001), inoltre, riferisce che da
ricerche nel Grande Archivio di Napoli ci sono sei
volumi dal titolo “Regii Neapolitani Archivi Monu-
menta” in cui si parla di un “lago di Sancte Christine”
nel territorio di Carinola presumibilmente risalen-
te al 1105.
L’assenza di informazioni sul lago negli scritti
di epoca romana ed in un area a loro particolar-
mente pregiata per la qualità dei vini prodotti, fa
ipotizzare una sua assenza in questo periodo.
L’analisi della cartografia storica mostra che su
Fig. 34 - Dettaglio dell’area del Lago di Carinola o di Falciano della Carta due carte della Provincia di Terra di Lavoro, risa-
Topografica in scala 1:50.000 redatta nel 1875 dall’Istituto Topografico lenti, la prima al 1613 ad opera del Cartaro e la
Militare Italiano.
- Detail of Carinola (or Falciano) Lake area on Topographic Map at scale 1:50,000 seconda al 1616 ad opera di Baratta e Fontana, il
edited in 1875 from Italian Army Topographic Institute. lago viene riportato solo nella seconda, nonostan-
te il dettaglio con cui è stata realizzata la prima
fosse maggiore.
La fonte storica più recente è la Carta topo-
grafica dell’Istituto Topografico Militare del 1875
che mostra il lago con una forma diversa e una
estensione maggiore, (figg. 34, 35, 36) il confron-
to della morfologia del lago con quello riportato
nelle cartografie più recenti, evidenzia chiaramen-
te il fenomeno di interramento provocato dal cari-
co solido del Rio Fontanelle suo immissario.
Si può affermare sicuramente, quindi, che il
lago si è formato prima del 1616, ma non si
hanno dati storici certi sulla sua età.
Per quanto riguarda l’assetto geologico (fig.
37), i dati di alcuni sondaggi ed alcuni affiora-
menti hanno permesso di accertare nella zona del
lago la presenza di depositi piroclastici sciolti e
rimaneggiati con spessore variabile da pochi metri
Fig. 35 - Dettaglio del fotogramma 2579 del volo Italia dell’IGM del 1954 a 10-20 m, costituiti da sabbie con scorie e pomi-
con il lago di Falciano come si presentava all’epoca.
- Detail of aerial photo n. 2579 edited in 1954 from Italian Army Geographic ci diffuse o in sottili livelli che, verso la base del
Institute with location of Falciano Lake. M.te Massico, si alternano a lenti di detrito calca-

a b
Fig. 36 - Stralcio topografico dalla cartografia in scala 1:25.000 con l’ubicazione del Lago di Falciano o di Carinola (a); vista del lago da ortofoto
a colori (b).
- Clip from topographic map at scale 1:25,000 with location of Falciano or Carinola Lake (a); view from ortophoto (b).
I SINKHOLES IN CAMPANIA 171

NW SE

100 m

50 Lago di Carinola T. Savone

0 s.l.m.

0 1 km

1 2 3 4 5 6 7 8 9

Fig. 3 - Sezione geologica dell’area del Lago di Carinola. Legenda: 1) piroclastiti sciolte talora rimaneggiate ed argillificate sovente associate, alla base dei rilie-
vi carbonatici, a lenti di detrito calcareo; 2) ignimbrite Campana costituita da cineriti grigio nerastre con pomici e scorie diffuse. Verso l’alto è più frequente la
facies incoerente (Cinerazzo); 3) depositi alluvionali e marini antichi con granulometria sabbioso limosa e argillosa (a) o prevalentemente sabbiosa (b); 4) brec-
ce antiche di versante; 5) travertino 6) depositi marnoso-arenaceo-argillosi (flysch miocenici); 7) calcari e calcari dolomitici di piattaforma mesozoici;
8) livello della falda riferita al periodo giugno luglio 2006; 9) sondaggio.
- Geological cross section of Carinola Lake area. Legend: 1) pyroclastic deposits locally clayeyed with lens of slope detritus at the foot of carbonatic massif; 2) Campanian Ignimbrite:
black and grey ash with pumice and scoriae. At the top is frequent the incoherent facies (Cinerazzo); 3) sandy clayey (a) or sandy (b) marine and alluvial Pleistocene deposits;
4) breccias; 5) travertine; 6) miocenic flysch; 7) mesozoic limestones; 8) watertable in 2006 June-July; 9) borehole.

reo di versante e/o a depositi di conoide. Segue la mentata dall’acquifero del Roccamonfina (CELICO,
formazione tufacea dell’Ignimbrite Campana, che 1983). La profondità massima è di 6,5 m, la mor-
si presenta sia nella facies incoerente che in quel- fologia della depressione, ricostruita con l’eco-
la litoide. Ad una profondità compresa tra 30 e 40 scandaglio, è sub-cilindrica con profondità alle
m, al tufo soggiacciono depositi alluvionali e sponde di 3,5 m. Nelle vicinanze delle sponde
marini a granulometria limo-argillosa o sabbiosa. sono segnalate due sorgenti oggi estinte. La pre-
Per quanto riguarda la genesi del lago, senza di una fitta vegetazione e l’apporto solido
SCHERILLO et alii, (1965, 1968) avanzano, seppur del suo immissario che ha creato un piccolo delta,
con riserva, l’ipotesi che si tratti di un maar, ovve- ha ridotto la sua superficie originaria.
ro, analogamente alle altre depressioni limitrofe, a In tabella 4 sono riportate le principali caratte-
un “cratere” di esplosione puramente gassosa in ristiche chimico-fisiche delle acque.
cui non si è avuta, o quasi, alcuna emissione di
prodotti, e per questo con morfologie prive di La Fossa Annunziata e la Valla
argini sopralevati. A nord est del Lago di Carinola ed a meno di
Anche ZANNINI (2001) propone per il lago di 1 km ad est dell’abitato di Falciano Sèlice, si indi-
Falciano una analoga origine; diversamente, lavo- viduano altre due depressioni sub circolari (figg.
ri recenti (DEL PRETE et alii, 2004) interpretano il 38, 39): la Fossa Annunziata, ubicata 1,8 km a
lago e le Fosse Falerne come fenomeni di spro- nord est del lago di Carinola e quella de “La Valla”
fondamento in materiali fini (piroclastiti ed allu- ubicata poco più a sud ovest. Sulla carta topogra-
vioni). fica al 100.000 il toponimo “Fossa Annunziata”
Dal punto di vista idrogeologico, il lago rap- non compare, mentre è presente il toponimo La
presenta l’affioramento della falda, che viene ali- Valla; è probabile che i due toponimi siano stati

Tab. 4 – Caratteristiche chimico fisiche delle acque del Lago di Falciano.


- Chemical and physical characteristics of Falciano lake.

Toponimo pH μCond Na K Mg Ca F Cl Br NO3 NO2


σ/cm T °C bicarb mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l mg/l

Lago di Corrèe 6,79 270 15,3 183 16,8 10,7 5,5 28,5 0 15,2 0,05 5,83 2,9
172 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 38 - Ubicazione delle Fosse Annunziata e La Valla in topografia e ortofoto. La più blanda depressione de La Valla non ha una morfologia evidente come
quella della Fossa Annunziata, rispetto alla quale è ubicata a sud ovest in corrispondenza della quota 37m.
- Location of Fossa Annunziata and La Valla sinkhole on topographic map and ortophoto. The bland morphology of La Valla sinkhole is not evident on topographic map.
It is located south west of Fossa Annunziata.

Fig. 39 - Panoramica della Fossa Annunziata.


- View of Fossa Annunziata sinkhole.

spesso confusi anche se costituiscono sicuramen- La presenza sull’orlo settentrionale della


te due distinte depressioni. depressione dei resti di un’antica villa romana e di
Quest ’ultima si presenta come una debole antiche sepolture portate alla luce durante alcuni
concavità della superficie topografica con un scavi, che hanno indotto a ritenere la fossa come
dislivello di soli pochi metri rispetto alla quota una possibile arena o anfiteatro a servizio della
media del piano campagna circostante. La sua villa, farebbero presupporre che la depressione
morfologia fa pensare ad forma ormai relitta nella risalirebbe almeno al periodo romano.
quale sono riconoscibili due piccole pareti al con- Per quanto riguarda i terreni coinvolti, entram-
torno, ed altre completamente spianate dall’attivi- bi i sinkholes interessano i depositi dell’Ignimbrite
tà antropica. La depressione è stata riconosciuta Campana; essi, inoltre, sono circondati da una
anche da SCHERILLO et alii (1965, 1968), i quali la fitta vegetazione, e la loro morfologia interna è
interpretano come per una morfologia derivata da stata in parte obliterata dalla intensa attività agri-
“uno spazio rimasto libero tra i lobi terminali di due colate cola (fig. 38).
piroclastiche contigue”. La Fossa Annunziata ha una profondità di
Secondo l’interpretazione data da SCHERILLO circa 8 m e forma sub-ellittica con asse maggiore
(1965) in uno scritto dello storico latino Paolo della lunghezza di 150 m, orientato NO-SE, ed
Orosio, la Fossa Annunziata sarebbe un cratere asse minore di 100 m di lunghezza. Nel suo set-
generato da un’eruzione “gassosa” avvenuta nel tore più settentrionale si rileva una netta scarpata
276 a.C. ed associata all’ultima manifestazione rettilinea con direzione N 40° che disloca il fondo
vulcanica del Roccamonfina. della depressione con un rigetto di circa 1 m. Non
I SINKHOLES IN CAMPANIA 173

è chiaro se si tratta di fagliazioni recenti o di un della galleria ferroviaria del Massico. Tutte queste
fenomeno gravitativo limitato solo al sinkhole. depressioni coinvolgono e si impostano nei depo-
Per quanto riguarda l’assetto idrogeologico siti dell’Ignimbrite Campana (fig. 40) ben affio-
locale le curve isopiezomentriche della figura 2 rante lungo le pareti delle Fosse soprattutto nella
evidenziano la presenza della falda a pochi metri sua facies poco coerente nota come Cinerazzo (DI
dal piano campagna e attualmente alcuni pozzi GIROLAMO, 1968). Il fondo è, in genere, colmato
presenti al bordo della depressione emungono o rimodellato per lasciar posto a coltivazioni irri-
acqua a circa 12 m di profondità. gue, mentre la morfologia a loro contorno evi-
denzia una debole pendenza centripeta presumi-
Fossa Barbata, Fossa del Ballerino e Fossa della Torre bilmente dovuta ad un effetto di richiamo degli
Lungo una ristretta fascia che si sviluppa ai sprofondamenti stessi.
piedi del versante del M.te Massico in direzione Esse sono riportate nella Cartografia dell’Isti-
NE-SO per una lunghezza di circa 6 km, sono tuto Topografico Militare del 1875 dove però,
chiaramente riconoscibili le depressioni della rispetto alla cartografia IGM del 1954, la Fossa
Fossa Barbata e del Ballerino, una morfologia del Ballerino viene indicata come Fossa Barbata,
relitta detta Fossa della Torre e quella, rimodellata mentre la Fossa Barbata viene indicata come
antropicamente, di Campoli posta allo sbocco Fossa del Parco (fig. 41).

Fig. 40 - Sezione geologica dell’area di Fossa Barbata, Lago di Carinola e Fossa Annunziata. Legenda: 1) piroclastiti sciolte talora rimaneggiate ed argillificate
sovente associate, alla base dei rilievi carbonatici, a lenti di detrito calcareo; 2) ignimbrite Campana costituita da cineriti grigio nerastre con pomici e scorie dif-
fuse. Verso l’alto è più frequente la facies incoerente (Cinerazzo); 3) depositi alluvionali e marini antichi con granulometria sabbioso limosa e argillosa; 4) depo-
siti piroclastici incoerenti antichi con granulometria siltoso-sabbiosa o sabbioso-ghiaiosa (a); tufi antichi (b); 5) depositi marnoso-arenaceo-argillosi
(flysch miocenici); 6) livello della falda riferita al periodo giugno luglio 2006; 7) sondaggio.
- Geological cross section of Barbata Sinkhole, Carinola Lake, Annunziata Sinkhole area. Legend: 1) pyroclastic deposits locally clayey with lens of slope detritus at the foot of car-
bonatic massif; 2) Campanian Ignimbrite: black and grey ash with pumice and scoriae. At the top is frequent the incoherent facies (Cinerazzo); 3) sandy clayey marine and alluvial
Pleistocene deposits; 4) silt-sandy or sandy-gravel incoherent pyroclastic deposits (a); tuff (b); 5) miocenic flysch; 6) watertable in 2006 June-July; 7) borehole.

Fig. 41 - Dettaglio della Carta Topografica dell’Istituto Topografico-Militare Italiano del 1875 in scala 1:50.000 e dettaglio del Fotogramma 2579 del volo aereo
Italia dell’IGM del 1954 in cui sono riportate le ubicazioni dei sinkholes di Fossa Barbata, del Ballerino e della Torre.
- Detail of Fossa Barbata, Fossa del Ballerino and Fossa della Torre sinkholes on Topographic Map at scale 1:50,000 edited in 1875 from Italian Army Topographic Institute and
on aerial photo n. 2579 edited in 1954 from Italian Army Geographic Institute with location of Falciano Lake.
174 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

La Fossa del Ballerino (figg. 41, 42) è una depres- facies poco coerente (Cinerazzo), e facilmente ero-
sione policiclica con una tipica forma “a otto” con dibile (fig. 43). Ad ulteriore conferma di un polici-
asse maggiore, orientato NE-SO, di 375 m e asse clicità del sinkhole, lungo le pareti si sono ben evi-
minore di 225 m. La sua morfologia può essere denti alcune superfici terrazzate ancora immergen-
interpretata come risultato della coalescenza di ti verso il centro della depressione con inclinazio-
due distinti sinkholes che si compenetrano parzial- ne dell’ordine dei 10-15°.
mente. Il fondo della Fossa è a 29 m s.l.m., sulla La Fossa Barbata (figg. 44, 45) è ubicata imme-
carta del 1875 è a 28 m per una profondità di circa diatamente a sud di quella del Ballerino e, dal con-
14 m rispetto al ciglio la cui area a contorno pre- fronto con la cartografia del 1875 prima citata
senta una lieve pendenza di richiamo per una (dove viene riportata col toponimo di Fossa del
fascia di almeno 100 m. Parco), la quota del fondo attuale (23 m s.l.m.)
Lungo i bordi della depressione sono ben affio- risulta di 4 m più bassa rispetto alla quota riporta-
ranti i depositi piroclastici della formazione ta sulla carta del 1875 (27 m s.l.m.).
dell’Ignimbrite Campana che si presentano in Ha una forma sub-circolare con un diametro

Fig. 42 - Ubicazione delle Fosse Barbata e del Ballerino da stralcio topografico e da ortofoto a colori; a destra è visibile una terza cavità quasi obliterata, la Fossa della Torre.
- Location of Fossa Barbata and Fossa del Ballerino sinkhole on topographic map and ortophoto; on right is partially visible a third sinkhole of Fossa della Torre.

Fig. 43 - Panoramica della Fossa del Ballerino.


- View of Fossa del Ballerino sinkhole.

Fig. 44 - Panoramica della


Fossa Barbata.
- View of Fossa Barbata
sinkhole.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 175

Fig. 45 - Panoramica
della Fossa Barbata
risalente al 1965 (da
SCHERILLO et alii, 1965).
- View of Fossa Barbata
sinkhole in 1965 (from
SCHERILLO et alii, 1965.

di circa 200 m ed un dislivello rispetto al piano di ghiaie calcaree ed, infine, depositi sabbiosi di
campagna circostante di 22 m. Anche in questo origine marina almeno fino ad 80 m dal piano
caso, lungo le sue scarpate interne sono ben visi- campagna. A monte delle Fosse, verso le pendici
bili in affioramento i depositi della formazione del Massico, il tufo tende ad assottigliarsi ed alla
dell’Ignimbrite Campana e lungo il suo bordo me- sua base i livelli ghiaiosi, derivati anche da appor-
ridionale sono ancora preservati, sebbene rimo- ti fluvio-torrentizi, diventano più potenti.
dellati dall’azione antropica, tre lembi di superfici Dal punto di vista idrogeologico locale, fonti
terrazzate da collasso delimitate da scarpate sub- del luogo riportano che oggi la falda è captata a
verticali di 4-5 m di altezza. circa 35 m di profondità cioè ad una quota di
Il fondo della Fossa del Ballerino è occupato pochi m s.l.m. Negli anni ’60 la documentazione
da depositi lacustri indicatori di un ristagno d’ac- fotografica esistente (SCHERILLO et alii, 1965) evi-
qua che nella limitrofa Fossa Barbata, invece, era denziava la presenza di un modesto specchio d’ac-
ancora presente (fig. 45) fino ad almeno il 1965. qua temporaneo sul fondo della Fossa Barbata
Ad est della Fossa Barbata è presente la Fossa legato alla falda sub affiorante (29 m s.l.m.) la
della Torre (fig. 46), subito a NE della Torre del quale ha subìto un progressivo abbassamento nel
Ballerino. La morfologia, ancora visibile da foto- tempo localizzandosi ad una quota variabile tra i
interpretazione, è stata quasi completamente obli- 15 e i 20 m s.l.m. (BUDETTA et alii, 1994b).
terata dall’attività antropica. Sul terreno sono rile- Più in generale, la circolazione idrica sotterra-
vabili solo alcune pareti relitte del suo bordo nea di questo settore della Piana del Volturno
orientale, mentre il suo lato occidentale, rimodel- avviene tipicamente per falde sovrapposte
lato artificialmente, si raccorda più dolcemente (CELICO, 1983). L’andamento delle curve isopie-
con la piana circostante. zometriche dell’area evidenzia che la falda viene
Un’altra depressione dubitativamente ricondu-
cibile allo stesso meccanismo genetico delle altre
fosse, è presente in località Campoli allo sbocco
della galleria ferroviaria del M.te Massico (fig. 47).
La sua forma risulta evidentemente rimodellata da
attività antropiche e presenta un asse maggiore di
circa 250 m allungato in direzione NO-SE. Il
bordo sud occidentale è delimitato da una scarpa-
ta nella facies incoerente dell’Ignimbrite Campana
di circa 10 m mentre sul bordo opposto essa si
raccorda più dolcemente con la piana circostante.
La stratigrafia dell’area desunta dalla consulta-
zione di alcuni sondaggi eseguiti nei dintorni delle
Fosse, vede la presenza di Ignimbrite Campana Fig. 46 - Panoramica della blanda depressione della Fossa della Torre. La mor-
fino ad una profondità di 60 m cui segue un livel- fologia attuale è stata quasi completamente obliterata dall’azione antropica.
- View of bland depression of Fossa della Torre sinkhole. The actual morphology
lo di travertino, non sempre presente, alcuni metri is modified from anthropic activities.
176 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 47 - Stralcio topografico con l’ubica-


zione della depressione di Campoli allo
sbocco della galleria ferroviaria di Monte
Massico.
- Clip of topographic map with location of
Campoli depression near the railway gallery of
Mount Massico.

drenata preferenzialmente dalla rete dei canali di damento, associati a contesti geologici differenti e
bonifica del Fiume Savone. Scarse sono le alimen- a differenti dinamiche genetico evolutive.
tazioni dal massiccio del M.te Massico che, tam- Gli sprofondamenti presenti nella valle del F.
ponato in profondità dai flysch sottostanti la Lete, tributario del F. Volturno, sono riconducibi-
copertura dei depositi quaternari, trova recapito li a collapse sinkhole in calcari e cover piping sinkhole in
preferenziale verso nord nella piana del Gariglia- depositi alluvionali limo sabbiosi. Questi ultimi, in
no. Da est, inoltre, la falda riceve alimentazione particolare, presentano dimensioni modeste, con
dal Roccamonfina e dal blocco carbonatico di diametro dell’ordine della decina di metri e pro-
Pignataro maggiore e di Francolise. fondità di pochi metri, e per tale motivo sono stati
A sud ovest di M.te Massico in località Incal- oggetto di interventi di riempimento e, quindi,
dana a Mondragone, sono presenti due sorgenti poco studiati.
sulfuree ricche in CO2 e con temperature >50 °C, Dei sinkholes individuati nel territorio di
il profilo chimico delle acque denota l’influenza del Raviscanina, tre si sono sviluppati lungo la fascia
substrato calcareo ma anche dei terreni marnoso pedemontana, che raccorda i rilievi del Matese alla
arenacei in trasgressione sul substrato carbonatico piana del F. Volturno.
(CORNIELLO, 1988). Oltre ad una possibile influen- Per questi fenomeni non risulta ancora possi-
za di acque marine, il livello termico delle acque ed bile stabilire una data di attivazione, sia pure
il carattere inorganico della CO2 disciolta costitui- approssimativa. Il sottosuolo dell’area è caratteriz-
scono prove a favore di apporti endogeni risalenti zato dalla presenza di spessori rilevanti (> 120 m)
lungo i sistemi di faglia bordieri del M.te Massico di detrito di falda, a tetto del substrato carbonati-
(CORNIELLO, 1988) in corrispondenza dei quali si co. Altri elementi emersi chiaramente sono l’alli-
allineano anche le Fosse Falerne. neamento degli sprofondamenti in corrisponden-
za di una faglia e l’assenza di circolazione idrica
2.6.5. - Analisi e considerazioni basale in pressione.
Il quarto sinkhole individuato presenta caratte-
La media e bassa valle del Fiume Volturno pre- ristiche peculiari, in quanto si è formato nella suc-
senta una elevata varietà di fenomeni di sprofon- cessione arenaceo-siltosa, e non sono emersi ele-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 177

menti sufficienti a formulare un modello genetico. te ecoscandaglio, mostra pareti verticali e forma
Relativamente agli sprofondamenti riconosciu- complessivamente cilindrica. Tale morfologia
ti e analizzati nel territorio di Vairano e dell’Agro risulta compatibile con fenomenologie di spro-
Falerno, l’analisi dei dati raccolti e delle indagini fondamento, tipo deep piping sinkhole.
svolte consente di avanzare alcune considerazioni Tuttavia le acque all’interno delle cavità che
sulla loro genesi. ospitano specchi d’acqua (Corrèe, Vairano,
La maggior parte delle depressioni taglia i Falciano del Massico) mostrano caratteri compa-
depositi dell’Ignimbrite Campana, risalente a tibili con acque superficiali o meteoriche. Tali
39.000 anni dal presente, e in molti casi depositi risultati sono in accordo con la presenza di immis-
fluvio-lacustri di probabile età olocenica; questo sari (lago di Falciano) e/o con la presenza di sor-
elemento e l’assenza di evidenze morfologiche e genti legate a falde superficiali.
di depositi vulcanici riferibili ad attività di centri
eruttivi, porta ad escludere una origine connessa
alla attività vulcanica del Roccamonfina, le cui
ultime manifestazioni risalgono a circa 53.000
anni dal presente.
La ricerca attraverso le fonti e la cartografia
storica documenta un origine recente, talvolta
risalente all’epoca romana o medioevale, e talvol-
ta secolare. Per alcuni di essi, evidenzia una evo-
luzione nel tempo delle forme che non può esse-
re quindi associata ad un evento esplosivo vulca-
nico, ma appare compatibile piuttosto con uno
sprofondamento, ad opera di un progressivo pro-
cesso erosivo o ad improvvisi fenomeni di lique-
fazione dei livelli limoso-sabbiosi saturi, probabil-
mente in concomitanza di terremoti. D’altra parte
le morfologie sono quelle tipiche degli sprofonda-
menti improvvisi, con pareti sub verticali e asso-
luta assenza di depositi lungo il bordo delle pare-
ti e con una generale concavità della superficie
topografica che in alcuni casi può intercettare
corsi d’acqua (lago di Falciano).
L’esame della cartografia unita alla fotointer-
pretazione ha evidenziato l’esistenza di altre
forme da sottoporre ad ulteriori indagini (Fossa
della Torre e Aia spaccata). In base agli studi ad
oggi effettuati, tali forme sembrano associabili a
quelle qui studiate in dettaglio anche per quel che
riguarda la genesi.
Le depressioni si trovano in aree di pianura cir-
condate da rilievi carbonatici ribassati tettonica-
mente e sono state colmate da potenti spessori di
depositi vulcanici e/o fluvio-lacustri a differente
granulometria nei quali prevalgono livelli sabbio-
so-limosi.
La ricostruzione geologica del substrato carbo-
natico, ottenuta attraverso le stratigrafie dei pozzi,
mostra che questo è molto disarticolato e rag-
giunge elevate profondità, sicuramente superiori
ai 100 m.
In genere il fondo dei sinkholes è ubicato a
pochi metri dalla falda che in molti casi è affiora-
ta durante lo sprofondamento.
La morfologia delle fosse e dei piccoli laghi,
indagata anche nella porzione subacquea median-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 177

3. – LA PIANA DI SARNO (SA)

3.1. – INQUADRAMENTO GEOLOGICO - GEOMOR-


FOLOGICO - STRUTTURALE

La piana del F. Sarno si estende per oltre 150


km2 nel graben costiero della Piana Campana ed è
delimitata dalle dorsali carbonatiche dei Monti
Lattari a sud, dei Monti di Sarno a nord, dai monti
di Salerno ad est ed dall’edificio vulcanico del
Somma Vesuvio a ovest.
Il sottosuolo della piana è costituito da una
associazione eterogenea di sedimenti costituiti da
depositi di origine marina, cui si sovrappongono
depositi piroclastici sciolti e litoidi, depositi di
ambiente palustre, torbe e livelli di travertino.
Il settore di piana di interesse e quello prossi-
mo all’abitato di Sarno (fig. 48), ed è delimitato dai
rilievi del gruppo montuoso del Pizzo d’Alvano
costituiti, alla base, da calcari avana chiaro a
Requienidae, Ostreidae e resti di echinodermi,
ben stratificati, con intercalati calcari biomicritici
a Miliolidae (la giacitura è orientata prevalente-
mente verso i quadranti nord-occidentali, l’età è
Aptiano-Berrasiano). Verso l’alto, è presente un
livello di pochi metri di spessore di conglomerati
a clasti calcarei e matrice marnosa e marne verdi
ricche in orbitoline (Aptiano). A tetto di questo
livello si rinvengono alternanze di dolomie cristal-
line grigie, calcari micritici e biomicritici avana a
Radiolitidae, Requienidae e gasteropodi (Cenoma-
niano-Aptiano) e calcari e calcari dolomitici ricchi
di rudiste (Santoniano-Turoniano).
Al di sopra del substrato carbonatico, sono
presenti brecce di versante ben cementate, con
scarsa matrice di colore rosato e depositi di conoi-
de a clasti carbonatici fortemente eterometrici e
interposti livelli ricchi nella matrice piroclastica. Si
tratta di depositi clinostratificati, reincisi successi-
vamente ad opera dei torrenti alimentatori.
Al tetto dei depositi tardo-quaternari sono pre-
senti piroclastiti in giacitura prevalentemente pri-
maria di provenienza prevalentemente vesuviana
178 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

11 12 13 14 15 16 17 18 19 20

Fig. 48 - Schema geologico e geomorfologico dell’area di Sarno. Legenda: 1) depositi detritico-colluviali e di conoide (Olocene); 2) depositi alluvionali con inter-
calazioni di travertino e piroclastiti (Pleistocene sup. - Olocene); 3) piroclastiti da caduta (Pleistocene sup.); 4) depositi da flusso piroclastico (Pleistocene sup.);
5) depositi di conoide antica (Pleistocene sup.); 6) calcari (Mesozoico); 7) faglia; 8) linea di cresta; 9) versante di faglia; 10) faccetta triangolare; 11) alveo in appro-
fondimento; 12) conoide recente; 13) fascia di detrito; 14) sinkhole; 15) giacitura degli strati; 16) sondaggio; 17) area di cava; 18) sorgente; 19) sorgente mineraliz-
zata; 20) traccia di sezione. Toponimi: C - Castello; FC - lago del Falso Compare; M - Madonna del Carmine; SML - S.M. di Lavorate; SV - Fossa di San Vito.
- Geological and geomorphological sketch map of Sarno area. Legend: 1) colluvial and detritus deposits (Holocene); 2) alluvial deposits with travertine and pyroclastics interbedded
(upper Pleistocene – Holocene); 3) pyroclastic fall deposits (upper Pleistocene); 4) pyroclastic flow deposits (upper Pleistocene); 5) fan ancient deposits (upper Pleistocene); 6) limestones
(Mesozoic); 7) fault; 8) ridge; 9) fault slope; 10) triangular face; 11) deepening river; 12) recent fan; 13) detritus zone; 14) sinkhole; 15) strata dip; 16) borehole; 17) quarry);
18) spring; 19) mineralized spring. Place names: C - Castello; FC - Falso Compare lake; M - Madonna del Carmine; SML - S.M. di Lavorate; SV - Fossa di San Vito.

(fig. 49). Lo spessore dei depositi piroclastici risul-


ta estremamente variabile, compreso tra pochi
decimetri e diversi metri.
Al piede dei rilievi carbonatici si estende la fascia
di raccordo con la piana, costituita da falde detritico-
colluviali e da conoidi alluvionali di età olocenica.
All’interno dei depositi di conoide e di falda,
sono presenti, a più altezze, depositi piroclastici
rimaneggiati e rielaborati, più raramente in giaci-
tura primaria, relativi alla attività recente dei cen-
tri eruttivi vesuviano e flegrei.
L’assetto stratigrafico del settore pedemonta-
no e di piana è stato ricostruito attraverso l’anali-
si dei dati relativi a numerosi sondaggi e perfora-
zioni acquisiti, che evidenzia non poche differen- Fig. 49 - Prodotti dell’eruzione di Sarno (17 ky b.p.) in località Tre Valloni.
ze nei diversi settori. - Ouctrop of Sarno eruption products (17 ky b.p.) in Tre Valloni locality.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 179

Ad esempio, l’andamento del tetto del substrato 3.3. - I FENOMENI DI SPROFONDAMENTO


carbonatico appare estremamente articolato nel
settore di piana al piede dei rilievi del Castello e Il Lago del Falso Compare
della Madonna del Carmine, con profondità mai Fenomeni di sprofondamento nell’area di
superiori a 100 m dal l.m. In questo settore, al di Sarno non sono noti nella letteratura geologica, ad
sopra dei calcari si rinvengono depositi di alcune eccezioni di brevi cenni riportati in SCHACCHI,
decine di metri di spessore di sabbie da sciolte a 1885, SCHERILLO, 1966.
compatte, a grana da fina a grossolana, ricche in Dall’analisi storica effettuata è emerso che l’a-
clasti carbonatici e, verso l’alto, piroclastiti a grana rea di Sarno è stata interessata da un fenomeno
fine e livelli tufacei molto alterati e, successivamen- certo di sprofondamento, che ha dato origine ad
te, depositi piroclastici molto alterati, con livelli un lago anticamente ubicato in prossimità del
limo-argillosi sabbioso-limosi e strati di torba. centro urbano di Sarno: il Lago del Falso
Spostandosi a sud est, nel settore di piana Compare (figg. 48, 51).
prossimo alla sorgente di S. M.te di Lavorate, il La data di formazione del Lago non è nota: il
substrato si approfondisce notevolmente, fino a documento più antico che ne fa riferimento risale al
profondità > 250 m dal p.c. In questo settore,
sono stati attraversati in sondaggio spessori rile-
vanti di depositi marini, sormontati da depositi di
ambiente continentale con livelli di torbe, che pas-
sano, verso l’alto, a una potente serie tufacea che
raggiunge localmente spessori > 50 m. Al di sopra
dei tufi lapidei, sono presenti, infine, depositi
piroclastici incoerenti.

3.2. – INQUADRAMENTO IDROGEOLOGICO

I rilievi carbonatici a monte dell’abitato di


Sarno appartengono al gruppo montuoso del
Pizzo d’Alvano, sede di una ricca falda basale che
alimenta alcune importanti sorgenti (fig. 50).
Inoltre, è presente una circolazione idrica sotter-
ranea superficiale in quota a carattere stagionale,
dovuta alle acque d’infiltrazione efficace che dà
Fig. 50 - Schema Idrogeologico della Piana del Fiume Sarno (da CELICO et
origine localmente a falde sospese. La piana, a sua alii, 1990). Legenda: AP) complesso alluvionale-piroclastico; CD) Comples-
volta, è sede di un acquifero multistrato, alimenta- so calcareo, calcareo dolomitico e dolomitico; (A) (E) Ubicazione sorgenti.
- Hydrogeological map of F. Sarno Plain (from CELICO et alii, 1990). Legend: AP)
to oltre che dalle acque di infiltrazione diretta, alluvial-pyroclastic complex; CD) calcareous and calcareous dolomitic complex; (A)
anche dalla falda di base dei Monti di Sarno e (E) Spring ubication.
Lattari, dalla falda del Somma-Vesuvio e dal sub-
strato carbonatico profondo. In alcuni settori
prossimi al piede dei versanti le analisi eseguite su
campioni d’acqua prelevati dai pozzi evidenziano
valori di conducibilità elevati (1200 – 1600
μσ/cm); tale elemento, in accordo con la diffusa
presenza di depositi e incrostazioni e la topono-
mastica locale (vedi ad es. “località acqua rossa”),
evidenzia la presenza di fenomeni di mineralizza-
zione locale delle acque sotterranee, legati verosi-
milmente alla risalita di fluidi lungo faglie e frattu-
re. Tali fenomeni spiegano la presenza ravvicinata
di sorgenti con caratteristiche idrochimiche molto
diverse, come accade, ad esempio, in prossimità
dei giardini pubblici di Sarno, dove a distanza di
pochi metri sgorgano una sorgente con acque a Fig. 51 - Stralcio da “Un tratto dell’Agro Sarnese dalla Carta topografica
del tenimento di Nocera (1833)” in cui è riportato il Lago del Falso
profilo bicarbonato-calcico (sorgente Cerola), ed Compare (fonte: Archivio Storico Comune di Sarno).
una sorgente con acque fortemente mineralizzate - Clip of “Un tratto dell’Agro Sarnese dalla Carta topografica del tenimento di Nocera
(1833)” with Falso Compare lake rapresentation (from: Archivio Storico
(sorgente Cerola minerale). Comune di Sarno).
180 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

1816 (SIANI, 1816). Le dimensioni della cavità dove- no era presente vegetazione arbustiva.
vano essere all’incirca 20 m di diametro ed alcuni Per quanto riguarda l’origine della fossa,
metri di profondità; il lago è stato colmato nel 1898. SCHERILLO (1966) parla di una cavità naturale di
Sulla base dei dati stratigrafici acquisiti, la pro- probabile origine per sprofondamento. SCACCHI
fondità stimata del substrato calcareo in zona è (1885), invece, esclude una natura vulcanica e pro-
compresa tra 60 e 80 m dal p.c. A tetto del sub- pende per un’origine antropica; scrive:
strato è presente una successione di depositi allu- In questo tufo ora si trova ampia cavità quasi circolare col
vionali e vulcanici e, nella parte alta, un livello di fondo piano posto a coltura con una qualche somiglianza ai
travertino non uniformemente distribuito, con crateri vulcanici, e potrebbe far credere essere un caso
spessore dell’ordine di 8 m. eccezionale in cui le materie vulcaniche eruttate abbiano for-
L’acquifero è di tipo multistrato, alimentato dal mato nel depositarsi un incavo centrale, a differenza di ciò che
basso, con più falde in pressione. si osserva in tutti gli altri depositi vulcanici della campania che
Il substrato carbonatico si presenta molto car- hanno superficie spianata, come già si è fatto innanzi osservare.
sificato, con altezza delle cavità attraversate in
sondaggio > 2,5 m. Numerose cavità sono state
attraversate nei sondaggi, esse interessano tutte le
litologie (alluvioni fini, tufo).

La Fossa di S. Vito
Ad est dell’abitato di Sarno, in contrada S.
Vito, è presente una cavità di forma subcircolare
che taglia i depositi di conoide recente del Vallone
S. Marco e del Vallone S. Lucia (fig. 52). Essa pre-
senta un diametro di circa 200 m, ed è delimitata
da pareti subverticali aventi rigetto compreso tra
pochi metri e oltre 15 m. Lungo le pareti della
fossa è possibile osservare alternanze di cineriti Fig. 53 - Sezione geologica dell’area della Fossa S. Vito. L’ubicazione è
riportata in figura 48. Legenda: 1) ghiaie con ciottoli in matrice piroclasti-
fini rimaneggiate e livelli di ghiaie con ciottoli e ca (Olocene); 2) piroclastiti rimaneggiate, sabbie, limi e torbe (Pleistocene
blocchi. A letto delle alternanze sopra descritte, è sup - Olocene); 3) piroclastiti in giacitura primaria (Pleistocene sup. -
Olocene); 4) tufo (Pleistocene sup.); 5) argille, limi e sabbie di ambiente
presente un livello di cineriti cementate di colore marino o salmastro (Pleistocene sup.); 6) calcari (Mesozoico); 7) faglia;
grigio scuro riferibili alla formazione dell’Ignim- 8) sondaggio e relativa profondità
- Geological cross section of Fossa S. Vito area. Location in figura 48. Legend: 1) gra-
brite Campana (fig. 53). vels with pebbles in pyroclastic matrix (Holocene); 2) reworked pyroclastics, sands, muds
Il documento più antico che riporta la Fossa S. and peats (upper Pleistocene - Holocene); 3) pyroclastics (upper Pleistocene - Holocene);
4) tuff (upper Pleistocene); 5) marine or saltish clays, muds and sands
Vito risale al 1754, quando la fossa era occupata da (upper Pleistocene); 6) limestone (Mesozoic); 7) fault; 8) borehole and respective depth.
un lago, il Lago di S. Vito. Il prosciugamento del
lago è avvenuto alla fine del 1700; in una rappre-
sentazione cartografica del 1833 la Fossa di S. Vito
viene riportata come una cavità asciutta, al cui inter- Debbo intanto osservare che questa cavità, se non in tutto
almeno in parte è opera dell’industria umana, come lo mostra-
no le tracce nel tufo degli strumenti adoperati nel cavarlo; e
facilmente mi persuado trattarsi di una tufara abbandonata
per la cattiva qualità di tufo che se ne otteneva. Di più impor-
ta osservare che le materie in frammenti esplulse dai vulcani,
mentre lasciano una cavità centrale, s’innalzano sul livello del
suolo circostante formando una collina conica, e questa secon-
da condizione manca affatto nel tufo depositatosi presso la cap-
pella di S. Vito.
La popolazione locale non conserva memoria di
un fenomeno naturale vulcanico o di sprofonda-
mento, non vengono ricordate e riferite leggende;
alcuni abitanti ritengono la cavità di origine antro-
pica per escavazione di materiali da costruzione.
Al contrario, si ritiene che si tratti di una cavità
di sprofondamento poichè presenta una forma
Fig. 52 - Panoramica da ortofoto della Fossa S. Vito. circolare e pareti ripide subverticali; non si ritiene
- General view from ortophoto of Fossa S. Vito. plausibile l’ipotesi che la fossa costituisca una
I SINKHOLES IN CAMPANIA 181

antica cava, poiché sono assenti depositi di detri-


to di cava e interessa terreni eterogenei e dalle
proprietà scadenti (alternanze di ghiaie e piro-
clastiti rimaneggiate) ad eccezione di un modesto
livello di tufo presente a letto di quelli.
Diversamente, a meno di un km dalla fossa, erano
noti fin dall’antichità affioramenti di tufo di molte
decine di metri spessore, dove l’attività estrattiva
si è protratta per secoli (Fossa Lupara).
Si esclude una connessione con episodi di degas-
sazione vulcanica, poiché la cavità taglia i depositi di
conoide e non sono presenti depositi riconducibili a
questo tipo di eventi, in un’areale dove non sono
segnalati depositi o forme di origine vulcanica, se
non quelli di provenienza flegrea e vesuviana.
Appare inoltre rilevante, ai fini di una ipotesi
genetica che considera la presenza e il ruolo
svolto da una circolazione sotterranea in pres-
sione, l’esistenza di un lago sul fondo della cavità
fino alla bonifica effettuata nel 1799.

3.4. – ANALISI E CONSIDERAZIONI

Il Lago del Falso Compare costituisce un epi-


sodio di sprofondamento certo, avvenuto ante-
riormente al 1800 in data imprecisata. I dati a dis-
posizione consentono di formulare due ipotesi,
entrambe collegate alla risalita di acque minera-
lizzate e quindi fortemente aggressive, in pressio-
ne, provenienti dal substrato calcareo, e a proces-
si di erosione dal basso dei materiali di copertura,
classificabili come piping sinkhole. Secondo la
prima ipotesi i processi di erosione interessereb-
bero tutta la successione piroclastico-alluvionale
a tetto del substrato; secondo la seconda ipotesi
i processi di dissoluzione avrebbero interessato
principalmente un eventuale banco di travertino.
Relativamente alla fossa S. Vito, invece, manca la
testimonianza storica dello sprofondamento. Il
riferimento più antico, finora acquisito, è un Atto
del comune di Sarno, che cita l’esistenza della
fossa e di un lago al suo interno, appartenenti ai
beni del comune registrati al catasto del 1754.
Si ritiene che si tratti di una cavità di sprofon-
damento e che non si sia formata a seguito di un
episodio di degassazione vulcanica. Appare inol-
tre rilevante, ai fini di una ipotesi genetica che
considera la presenza e il ruolo svolto da una cir-
colazione sotterranea in pressione, l’esistenza di
un lago sul fondo della cavità fino alla bonifica
effettuata nel 1799.
Per contro, permangono, al momento attuale,
alcuni elementi importanti di incertezza, come la
profondità del substrato carbonatico, e la cono-
scienza dell’assetto stratigrafico, che non permet-
tono di definire un modello genetico di dettaglio.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 181

4. – LA PIANA DEL FIUME CALORE

4.1. – INQUADRAMENTO GEOLOGICO-GEOMORFO-


LOGICO-STRUTTURALE

La piana corrisponde ad una estesa depressio-


ne tettonica che si estende tra le estreme propag-
gini meridionali del massiccio del Matese, a nord,
e il rilievo del Camposauro, a sud.
Durante il Quaternario la valle è stata parzial-
mente colmata da un’alternanza di depositi conti-
nentali (MALATESTA, 1958; D’ARGENIO, 1967;
CIVITA et alii, 1970; 1971; MAGLIUOLO, 2005)
costituiti da sedimenti fluvio-lacustri, da depositi
di conoide alluvionale, da prodotti piroclastici,
collegabili ai distretti vulcanici di Roccamonfina,
dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio e, infine,
da depositi travertinosi, originati dalla precipita-
zione, in ambiente palustre e/o di cascata, dei car-
bonati disciolti nelle acque sgorganti dalle pendici
meridionali di Montepugliano.
Questi depositi nell’insieme raggiungono spes-
sori molto elevati, affiorando per alcune centinaia
di metri soprattutto in destra orografica del Fiume
Calore (depositi alluvionali antichi) e sono stati
carotati per spessori notevoli (oltre 150 m) al cen-
tro della piana e sul bordo settentrionale del M.te
Camposauro (depositi di conoide di Solopaca).
Dal punto di vista geomorfologico-strutturale,
la valle si imposta su una importante linea tettoni-
ca di carattere compressivo che vede l’accavalla-
mento dei calcari del M.te Camposauro sui depo-
siti terrigeni ed i calcari della zona di Telese
(BOSCAINO, 2000). Fasi tettoniche successive
hanno poi disarticolato le unità tettoniche attra-
verso diversi sistemi di faglia, sollevando in parte
anche gli stessi depositi quaternari. Il bordo meri-
dionale della valle è marcato, infatti, da un limite
molto netto, corrispondente al versante nord del
massiccio del Camposauro; il settore settentriona-
le si presenta molto più articolato. Questo, è
impostato su una faglia che borda il versante
meridionale del M.te Monaco di Gioia, e da una
serie di faglie trasversali su cui si impostano i rilie-
vi di M.te Acero e di Montepugliano.
Nell’ambito dell’Agro telesino (fig. 54), l’area di
interesse per la presenza di numerosi fenomeni da
sinkholes corrisponde alla zona di piana che si svi-
luppa ai piedi del rilievo calcareo di Montepugliano
(202 m s.l.m.), dove scaturiscono le sorgenti di
Grassano, delle Terme (sorgente Bouvette), di
Acqua del Cerro e di S. Stefano.
Il rilievo di Montepugliano è formato da calca-
ri e calcari dolomitici, di età Cretacica a cui si
intercalano, soprattutto verso l’alto, livelli centi-
metrici di marne verdastre.
182 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 54 - Schema geologico dell’area telesina. Legenda: 1) alluvioni attuali (Olocene); 2) detrito di versante e piroclastiti rimaneggiate (Olocene); 3) alluvioni
recenti (Pleistocene sup.-Olocene); 4) depositi di conoide (Pleistocene sup.-Olocene); 5) travertini (Pleistocene sup.); 6) ignimbrite Campana (Pleistocene sup.);
7) depositi calcareo-marnoso-arenacei (Flysch miocenici); 8) calcari mesozoici; 9) faglie principali; 10) sinkhole; 11) sorgenti e sorgenti sulfuree.
- Geological sketch map of Telese area. Legend: 1) present alluvial deposits (Holocene); 2) slope and pyroclastic deposits (Holocene); 3) recent alluvial deposits (upper Pleistocene-Holocene);
4) fan (upper Pleistocene-Holocene); 5) travertine (upper Pleistocene); 6) Campanian Ignimbrite (upper Pleistocene); 7) miocenic flysch; 8) Mesozoic limestones; 9) fault;
10) sinkhole; 11) spring and sulphurous spring.

Il rilievo è interessato da evidenti sistemi fes- te dove la roccia si presenta bianchissima, molto
surativi prevalentemente orientati NO-SE, NE- porosa, a volte pulverulenta. Simili fenomeni di
SO ed E-O. A ridosso delle discontinuità tettoni- alterazione sono stati riconosciuti anche da
che, e soprattutto al loro incrocio, la roccia si pre- ZALAFFI (1969) nell’area di Pratella, a sud ovest
senta intensamente fratturata (CORNIELLO & DE del Matese, che ascrive queste alterazioni a feno-
RISO, 1986). meni di dissoluzione carsica e di metasomatosi
Nell’ambito della successione carbonatica, dovute alle locali manifestazioni mineralizzate
inoltre, sono ben visibili, soprattutto lungo i fron- (acque sulfureo-bicarbonato-calciche).
ti di cava, aree circoscritte profondamente altera- CORNIELLO & DE RISO (1986) spiegano la diversa
I SINKHOLES IN CAMPANIA 183

altezza cui si trovano le aureole di alterazione con e alluvioni). Qui l’acquifero, nel suo generale
la deposizione della coltre di Tufo dell’Ignimbrite deflusso verso SE, subisce una digitazione che
Campana, che lungo il versante meridionale di porta ad individuare un circuito idrico più rapido
Montepugliano avrebbe rialzato la quota di sfioro e superficiale che alimenta le sorgenti del Rio
delle acque minerali. Grassano (portata media 5 m3/s e temperature
medie di 12 °C) ed un circuito relativamente più
4.2. - INQUADRAMENTO IDROGEOLOGICO profondo che alimenta le emergenze mineraliz-
zate verso SE.
L’unità idrogeologica della bassa valle del A valle delle sorgenti e sotto l’abitato di Telese,
Calore è costituita da depositi alluvionali e piro- l’articolata stratigrafia della piana (alternanze di
clastici ghiaioso sabbioso-limosi ad elevata per- livelli di travertino, fluvio-palustri e piroclastici)
meabilità e produttività, poggianti su sedimenti favorisce l’instaurarsi di una circolazione idrica
miocenici di natura argisilloso marnoso arenacea sotterranea per falde sovrapposte e localmente in
in facies di flysch che, nel settore nord orientale, pressione alimentata per travaso dai calcari ret-
cingono con continuità, in affioramento, i rilievi rostanti. Locali variazioni del gradiente, in parti-
carbonatici di questo settore del Matese. colare a sud del torrente Seneta, sono ricon-
L’acquifero alluvionale è caratterizzato da una ele- ducibili all’alimentazione della falda da apporti in
vata trasmissività tanto da drenare completamente subalveo del torrente e del Fiume Calore.
la falda di base del Camposauro, a sud, e non con- Questo complesso assetto idrogeologico e
sentire l’affioramento di importanti sorgenti lungo stratigrafico può favorire, localmente, la misce-
questo fronte. La falda di base del Camposauro, lazione di acque con caratteristiche chimico-
quindi, viene drenata prima attraverso la spessa fisiche diverse che per effetto “Böegli”, possono
coltre detritica pedemontana e poi dalle alluvioni indurre processi di corrosione accelerata nei livel-
del Calore (fig. 55; ESPOSITO et alii, 2003). li di travertino con conseguente formazione di
Lungo il bordo settentrionale della valle, inve- vuoti sotterranei in falda o innescare processi di
ce, le ricerche idrogeologiche (CELICO, 1983; erosione sotterranea lungo vie di deflusso pre-
CORNIELLO & DE RISO, 1986) hanno permesso di ferenziale della falda, con fenomeni di piping.
ricostruire l’articolato sistema di circolazione idri- Tra le peculiarità idrogeologiche di questo set-
ca sotterranea dell’agro Telesino, riconoscendo nel tore, inoltre, bisogna anche ricordare che l’emer-
settore del Matese sud-orientale l’area di alimen- genza delle acque sulfuree è da collegare alla
tazione delle copiose sorgenti alla base di Monte- risalita di fluidi profondi lungo faglie profonde,
pugliano e dell’acquifero alluvionale del Calore. e ad importanti eventi sismici (ROSSI, 1857;
Lungo tale fronte, da ovest verso est ed in IANNACCHINO, 1900; RICCARDI, 1927).
poco più di un chilometro, si passa da sorgenti Infatti, sono numerose le fonti storiche che
fredde bicarbonato-calciche (sorgenti Grassano) a riferiscono il modo in cui le acque minerali sono
sorgenti ipotermali sulfureo-bicarbonato-calciche venute a giorno in seguito a forti terremoti, come
(sorgenti delle Terme di Telese). nel caso dei terremoti del 848 d.C. e del 9 settem-
L’ipotesi che il fronte acquifero alle falde del bre 1349, accompagnati da fenomeni di impaluda-
Montepugliano rappresenti lo sfioro della falda mento e da sprofondamenti che alterarono il terri-
basale del Matese sud orientale deriva non solo torio della piana telesina e del colle di Montepu-
dalle risultanze dei bilanci idrogeologici, ma anche gliano, onde “… sorse un fiume d’acque tetre e fosche,
da dati geognostici e geochimici. Queste indagini cinquanta passi di quà di un laghetto di acque minerali, e
hanno permesso, tra l’altro, di escludere ogni un quarto di miglio lungi da mofete, che spirano aliti sì fieri
legame tra queste sorgenti e il massiccio del ... che ogno animale che vi dimori per un mezzo quarto d’ora
Camposauro. Viceversa, hanno confermato che la infallibilmente vi muore ...”, come si legge nella disser-
falda basale del Matese, circolando con carattere tazione sulle mofete di Leonardo Da Capua,
di falda libera, viene a giorno dopo aver attraver- medico e cattedratico napoletano del XVI secolo.
sato i calcari sepolti sotto la potente coltre di Anche in una Relazione del 1400 inviata alla S.
depositi detritico alluvionali della valle del Titerno Sede dal Vescovo di Telese, questi motivava la sua
(CORNIELLO & DE RISO, 1986). decisione di risiedere a Cerreto Sannita essendo
Il fronte sorgentizio emerge lungo il piede “insalubre e micidiale l’aere che…erasi renduto assai
meridionale del Montepugliano e si sviluppa guasto e corrotto per le esalazioni delle mofete e delle acque
lungo il contatto tettonico tra calcari di piattafor- stagnanti”. Ma è la cronaca di S. Antonino riportata
ma intensamente fratturati e carsificati e i deposi- dallo IANNACCHINO (1900) a confermare senza
ti della piana costituiti dal complesso marnoso- alcun dubbio la ricomparsa delle sorgenti sulfuree
arenaceo-argilloso e depositi quaternari (travertini a seguito dell’evento sismico “Anno Domini 1349 …
184 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 185

Legenda

Fig. 55 - Schema idrogeologico dell’area telesina (da ESPOSITO et alii, 2003).


- Hydrogeological map of Telese area (from ESPOSITO et alii, 2003).
186 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Die vero 9 mensis Septembris anni praedicti sequenti post circa 5 m3/s ed alcune sorgenti ipotermali e sulfuree
festum gloriosae Nativitatis Mariae in hora media tertiae utilizzate a scopi terapeutici, aventi portata di alcune
fuit terraemotus tam magnus e tam ingentissimae potentiae, decine di l/s.
quod nemo recordatur similem terraemotum a tempore Ricerche a carattere idrogeologico (CORNIELLO
Creationis. … Et quod majoris admirationis est, omnes & DE RISO, 1986) hanno permesso di ricostruire
acquae totius patriae, quae tunc clarissimae scaturiebant, l’articolato sistema di circolazione idrica sotterra-
statim post terraemotum factae fuerunt turbidae sicut lutum nea del comprensorio portando ad identificare nel
ad colorem sanguinem”. Matese sud-orientale la sua area di alimentazione.
Le notizie storiche sull’Agro Telesino eviden- In particolare, essi evidenziano che l’emergenza
ziano, quindi, fenomeni di intermittenza idroter- delle acque sulfuree sia da connettere a faglie pro-
male con il mutare delle condizioni geologiche. In fonde e ad importanti eventi sismici. A tal proposi-
particolare, le scaturigini mineralizzate non erano to sono numerose le fonti storiche locali che riferi-
sicuramente presenti in epoca romana, non scono di catastrofiche alterazioni ambientali e mor-
essendo menzionate negli scritti di Tito Livio e fologiche prodotte dal terremoto del 9 settembre
Strabone sull’antica ed importante colonia di 1349 in occasione del quale si ebbe la fuoriuscita
Telesia risalente almeno al 214 a.C., né negli delle acque minerali con conseguenti fenomeni di
Statuti Telesini, redatti intorno al 1100-1200, che impaludamento, esalazioni gassose e numerosi
fissano rigide e dettagliate norme in materia sprofondamenti (nel gergo dell’epoca denominati
giuridica, civile e commerciale e parlano delle “puri” o “putei”) sia sul colle di Montepugliano e
acque del Rio Grassano ma non delle sorgenti sul- di M.te Acero che nell’area di piana (ROSSI, 1857;
furee che affiorarono nel 1349. GAUTHIER, 1910; RICCARDI, 1927).
4.3. – I FENOMENI DI SPROFONDAMENTO NELL’A- 4.3.1. – I collapse sinkhole del colle di Montepugliano
REA DI TELESE
Il rilievo di Montepugliano costituisce l’estre-
Il territorio dell’Agro telesino è ubicato in mo settore meridionale del massiccio del Matese.
un’area pianeggiante delimitata verso nord dai Esso è costituito da una successione di calcari e
rilievi calcarei di Montepugliano (190 m s.l.m.), La calcari dolomitici cretacici che si presentano
Rocca (259 m s.l.m.) e M.te Acero (736 m s.l.m.) sovente interessati da un alto grado di fratturazio-
e verso sud dal corso del Fiume Calore affluente, ne per effetto dell’incrocio di diversi sistemi di
presso Amorosi, del Fiume Volturno. discontinuità tettoniche orientate E-O, NNE-SSO,
Al piede del versante meridionale di Monte- e NO-SE. Strettamente correlato a questi elemen-
pugliano si sviluppa un fronte sorgivo di circa 1 km ti tettonici, nonché all’assetto idrogeologico loca-
lungo cui scaturiscono le sorgenti di Grassano che le, è la distribuzione di almeno 15 collapse sinkhole
alimentano il torrente omonimo; sono costituite da sul rilievo di Montepugliano i quali raggiungono
5 punti d’acqua aventi una portata complessiva di diametri fino a 250 m per 100 m di profondità
(fig. 56).
Secondo le fonti storiche locali, alcuni di loro
ebbero origine in seguito alla crisi sismica del
1349 culminata nel catastrofico terremoto del 9
settembre; successivamente anche in occasione
del terremoto del 26 luglio 1805 le fonti riportano
di ulteriori sprofondamenti (ROSSI, 1857). In base
ad evidenze di carattere morfologico ed idrogeo-
logico la loro genesi è da imputare soprattutto alla
presenza di un reticolo carsico sotterraneo molto
sviluppato, strettamente connesso ad oscillazioni
del livello di base della falda e a fenomeni speleo-
genetici ipercarsici per miscelazione di acque ric-
che di CO2 e H2S (CORNIELLO & DE RISO, 1986).
La conseguente formazione di ortovacui isolati o
coalescenti in corrispondenza delle principali
linee tettoniche, ove la roccia più facilmente si
prestava all’azione ipercarsica, ha portato alla for-
Fig. 56 - Panoramica da foto aerea dei sinkholes presenti sul rilievo di Montepugliano.
mazione di ipogei che, ampliandosi anche per
- The sinkholes of Montepugliano from aerial photo view. fenomeni di crollo, sono collassati, in parte, in oc-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 187

casione dell’evento sismico del 1349. 4.3.2. – I sinkholes della piana di Telese
GAUTHIER (1910) scrive “… Questa regione non
fu sede di conflagrazioni vulcaniche e malamente furono Nell’area di piana che si sviluppa alle falde sud-
ritenuti per crateri le cavità imbutiformi che si veggono alla occidentali di Montepugliano, si sono verificati
sommità del Montepugliano, giacchè non sono altro che sicuramente i più importanti sconvolgimenti ambi-
sprofondamenti di caverne nel calcare dolomitico di cui si entali e morfologici associati al terremoto del 1349
compone detto monte…”. che hanno avuto per lungo tempo una profonda
In ROSSI (1857), si legge inoltre che durante il influenza sugli insediamenti antropici del territorio.
terremoto del 1349: Dal punto di vista geologico i terreni affioranti
in detta epoca siasi manifestato un vulcano, e precisa- sono principalmente rappresentati dalla coltre
mente nel vicino M.te detto Montacelo (M.te Acero, nda), tufacea dell’Ignimbrite Campana (39.000 ybp) su
e che per poco tempo durassero le sue eruzioni. Infatti la cui poggiano i depositi alluvionali del torrente
vetta di quel monte vedesi troncata con uno straripamento Portella, del Rio Grassano e del Vallone Truono e,
verso occidente, ed ivi osservansi gli orli dell’antico cratere verso est, i depositi travertinosi associati alle emer-
nel cui fondo si scorgono ancora le vestigia della voragine. genze minerali delle sorgenti presenti lungo le
…Dalla parte orientale del detto M.te si dilunga una cate- falde sud-orientali del Montepugliano. Depositi
na di colline. Tra queste la più grande e quella detta travertinosi (in facies litoide e cavernosa o in facies
Pugliano che conta molti sprofondamenti, la maggior parte sabbiosa) con associati terreni limo palustri, sono
inaccessibili, della cui formazione non si ha memoria, e si presenti tra i 12 ed i 30 m di profondità (fig. 57).
suppone avvenuti come gli altri che ebbero luogo nello stesso In questo contesto di piana alluvionale si sono
territorio alla ripetuta epoca del 1349. Nel tremuoto ulti- sviluppati, recentemente, alcuni piping sinkhole, ge-
mo del 26 luglio 1805 i cennati sprofondamenti si dilata- neralmente di limitate dimensioni, ma che hanno
rono anche di più come dai contemporanei viene assicurato. già arrecato alcuni danni al centro abitato come la
Come si può notare in figura 56 i collapse sin- voragine che si è aperta il 7 febbraio 2002 che per
khole della collina di Montepugliano si allineano fortuna non ha causato vittime.
prevalentemente in direzione NO-SE come la
faglia perimetrale del rilievo. È molto probabile Il Lago di Telese
che i sinkholes più ampi (diametro di oltre 250 m) Il fenomeno più significativo dell’agro telesino
siano quelli più antichi e che abbiano raggiunto è sicuramente quello del lago di Telese formatosi,
queste dimensioni anche a seguito di fenomeni di secondo le fonti storiche, in occasione dell’evento
dissoluzione di lunga durata (solution sinkhole). sismico del settembre 1349 (ROSSI, 1857;
Gli sprofondamenti più recenti hanno dimen- RICCARDI, 1927).
sioni più ridotte come quelli che hanno interessa- Fin da gennaio del 1349 spessi tremuoti scossero il molo
to anche la coltre alluvionale del piccolo bacino di tutta l’Italia, ma nella notte del 9 settembre dello stesso
localizzato a nord del rilievo di Montepugliano. anno, avvenne una scossa così tremenda, che atterrò molte

Fig. 57 - Sezione geologica della piana di Telese (BN). Legenda: 1) depositi sabbioso ghiaiosi delle alluvioni attuali (Olocene); 2) travertino sabbioso con livel-
li torbosi (Pleistocene sup.-Olocene); 3) ignimbrite Campana (Pleistocene sup.); 4) depositi alluvionali ghiaiosi poligenici con matrice sabbioso-argillosa di
colore giallastra (Pleistocene sup.).
- Geological cross section of Telese plain. Legend: 1) sandy-gravel present alluvial deposits (Holocene); 2) sandy travertine with peat level (upper Pleistocene–Holocene);
3) Campanian Ignimbrite (upper Pleistocene); 4) gravel alluvial deposits with sandy- clayey matrix (upper Pleistocene).
188 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

città e villaggi, e fra le altre la disgraziata Telese. Fu allo-


ra che nella campagna di detta città verso il lato orientale
sgorgarono copiose sorgenti di acque acidole epatizzate, e si
manifestarono delle mofete, che diunite alle acque stagnanti,
ne resero l’atmosfera micidiale. Il territorio circostante ne
rimase non poco alterato, e dietro molti sprofondamenti di
terra, comparvero vari piccoli stagni, tra i quali uno di circa
un miglio di circonferenza di non piccola profondità, che
esiste tuttora (l’attuale lago di Telese).
Con particolare riferimento al lago, RICCARDI
(1927) riporta: “Nella piana di S. Aniello, poco lungi
dal fiume Calore, un vasto appezzamento di terreno spro-
fondò di colpo, abbassandosi di circa 30 metri, e nel suo
vuoto a forma di paiuolo avente un circuito di 900 metri, Fig. 59 - Panoramica da foto aerea del Lago di Telese.
apparve il lago che tuttora si vede benissimo dalla ferrovia - Aerial view of Telese lake.
Napoli-Foggia, la quale rasenta ad un chilometro a monte
dello scalo di Telese”.
In proposito, anche GAUTHIER (1910) riporta ad alto fusto presenti lungo le sponde, sia da dis-
quanto segue “…. Rimasero così allo scoperto delle ca- sesti diffusi di manufatti e altre strutture a con-
vità circolari più o meno grandi, veri imbuti, le cui pareti torno (avvallamenti della strada circumlacuale,
son fatte da calcare dolomitico, riempite d’acqua, dando disarticolazione delle gabbionate a protezione
luogo a stagni e laghetti, dei quali ancora oggi se ne riscon- delle sponde, etc.).
tra uno accosto alla strada ferrata, chiamato lago di Telese. L’assetto stratigrafico dell’area lacuale (fig. 60),
Gli altri più piccoli come gli stagni sono stati prosciugati è caratterizzato, dall’alto verso il basso, da 1 m di
per ragione di bonifica, ed oggi ancora si veggono alcune suolo vegetale poggiante su un’alternanza di
cavità circolari all’asciutto, massime lungo il viale che dallo depositi travertinosi a granulometria sabbiosa, li-
stabilimento mena alla stazione ferroviaria…”. velli piroclastici rimaneggiati con elementi di
Il lago di Telese (figg. 58, 59) oggi presenta un Ignimbrite Campana e strati di limo argilloso sab-
diametro di circa 300 m, una profondità di circa
10 m ed è bordato da una ripida scarpata di alcu-
ni metri di altezza. Lo sprofondamento è eviden-
ziato da ripide scarpate intagliate nel travertino e
nei limi sabbiosi che presentano uno spessore di
circa 6 m. Fenomeni di subsidenza, che si pos-
sono ricondurre a normali processi morfoevolu-
tivi dello sprofondamento, interessano tutto il
perimetro dello specchio lacustre. Tali fenomeni
sono evidenziati sia dall’inclinazione degli alberi

Fig. 60 - Ricostruzione stratigrafica del sottosuolo del Lago di Telese.


Legenda: 1) sabbia; 2) travertino, con intercalazioni di livelli piroclastici e
limo-argillosi; 3) limo argilloso; 4) ghiaia in matrice sabbiosa.
- Stratigraphy of Telese lake area. Legend: 1) sand; 2) travertine, with pyroclastic
and clay levels; 3) clayey mud; 4) gravel with sandy matrix.

bioso per uno spessore variabile di 10-12 m; in


profondità seguono poi alcuni metri di sedimenti
limo-argillosi di origine fluvio-palustre con
incrostazioni di travertino ed almeno 30 m di
Fig. 58 - Panoramica del Lago di Telese.
depositi alluvionali antichi costituiti da ghiaie poli-
- View of Telese lake. geniche in matrice sabbioso limosa.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 189

I sinkholes recenti nel centro abitato metro di circa 25 m per una profondità di circa 6
Recentemente, altri fenomeni da sprofonda- m; dopo lo sprofondamento si è subito riempito
mento si sono verificati nel centro abitato, due dei d’acqua che ha raggiunto praticamente il piano
quali nei pressi dell’ospedale e della caserma dei campagna a testimonianza della presenza di una
pompieri; le voragini sono state ricolmate artifi- falda in pressione.
cialmente. Nel sinkhole è stato eseguito un sondaggio geo-
Con riferimento all’ultimo sinkhole apertosi in gnostico, dopo aver riempito e compattato i detriti
via Udine il 7 febbraio 2002 alle ore 19.30 (figg. e gli inerti per garantire il consolidamento della
61, 62), è stato possibile consultare le indagini fascia spondale dell’area collassata e consentire l’ac-
commissionate dal comune dopo l’evento che, tra cesso alla sonda; la perforazione ha evidenziato la
l’altro, hanno visto sia l’esecuzione di un sondag- presenza di una falda in pressione artesiana (collo-
gio geognostico all’interno del sinkhole, dopo che cata tra i 25 ed i 32 m dal p.c. e risalente a circa +
questo era stato preventivamente riempito, sia 1 m dal p.c. attuale e ad oltre +2 m da quello natu-
indagini di tipo sismico (ORTOLANI et alii, 2002). rale sottostante al terreno di riporto.
Il sinkhole, al momento della sua formazione, I sondaggi circostanti l’area collassata, nei
presentava una forma sub circolare con un dia- pressi della Sorgente Occola, hanno evidenziato
una stratificazione con andamento sub-orizzon-
tale che dall’alto verso il basso (fig. 63) vede la
presenza di materiale piroclastico incoerente a
granulometria sabbioso-limosa che ingloba ele-
menti litici di natura calcarea di piccole dimen-
sioni, per uno spessore di circa 4 m. Questi terreni
poggiano su un’alternanza di travertini sabbiosi e
sabbie limose travertinose, contenenti frustoli
vegetali e piroclastiti rimaneggiate per uno spes-
sore complessivo di 20-30 m.
Le prove geotecniche di laboratorio eseguite su
campioni indisturbati, hanno mostrato litotipi sat-

Fig. 61 - Panoramica da foto aerea del sinkhole di via Udine del


7 febbraio 2002.
- View from aerial photo of via Udine sinkhole (2002, February 7).

Fig. 63 - Stratigrafia dell’area del sinkhole di via Udine a Telese. Legenda: 1)


suolo; 2) limo con lenti di travertino; 3) torba; 4) travertino; 5) limo argillo-
so; 6) sabbie; 7) piroclastiti con lenti di sabbia; 8) sabbia travertinosa.
- Stratigraphy of via Udine sinkhole area at Telese. Legend: 1) soil; 2) mud with tra-
vertine levels; 3) peat; 4) travertine; 5) clayey mud; 6) sands; 7) pyroclastics
with sand levels; 8) travertinous sand.

uri, con caratteristiche fisico-meccaniche molto


scadenti per i primi 6-8 metri (limi argillosi-tor-
bosi prevalenti rispetto ai limi sabbiosi-traverti-
nosi) e tra mediocri e scadenti oltre tali profondità
Fig. 62 - Immagine del sinkhole di via Udine del 7 febbraio 2002 (fonte: e fino a 19-20 metri dal p.c. (frazione sabbiosa
www.vivitelese.it).
- View of 2002 February 7 sinkhole in via Udine (from:www.vivitelese.it). travertinosa prevalente su quella limoso-torbosa).
190 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Ancora più in profondità, fino a 32-34 metri dal DEL PRETE et alii, 2004) che si aprono lungo la
p.c., i parametri sono discreti, trattandosi di un fascia pedemontana del versante settentrionale del
deposito di piroclastiti rimaneggiate, da sciolte a M.te Camposauro ed il fondovalle del F. Calore.
bene addensate. Oltre i 34 metri dal p.c. i litotipi I sinkholes sono chiaramente allineati in direzione
presentano buone ed ottime proprietà fisico-mec- NE-SO lungo una fascia di circa 3 km, seguendo la
caniche, trattandosi di sedimenti più francamente faglia bordiera che delimita il versante nord del
fluvio-lacustri. M.te Camposauro (figg. 64, 65); essi si aprono a
Le indagini sismiche del tipo Cross-Hole e quote comprese tra i 100 ed i 300 m s.l.m.; nel
Down-Hole, hanno permesso di accertare la pre- gergo locale sono denominati “Laghi”, sebbene a
senza di una “cavità” piena di acqua a circa 26 m memoria d’uomo non vi sia mai stata presenza di
dal p.c., profondità alla quale le Vp (velocità delle ristagno di acqua sul fondo. Presentano dimensioni
onde di compressione) mostrano i valori minori non molto diverse tra loro con diametri di circa 50-
(300 m/sec) e le Vs (velocità delle onde di taglio) 70 m e profondità di 20-30 m.
non si propagano. Alcune depressioni si presentano ancora allo
stato “naturale”, mentre molte altre risultano
4.4. – I FENOMENI DI SPROFONDAMENTO DI alterate da attività antropiche. La maggior parte di
SOLOPACA queste ultime, infatti, è stata riutilizzata a scopi
agricoli (fig. 66) e purtroppo in alcuni casi sono
Nei pressi di Solopaca (fig. 64), in sinistra oro- state utilizzate anche come luogo di discarica.
grafica del Fiume Calore, sono presenti almeno Lo sprofondamento più giovane, Fondo di
11 depressioni subcircolari (D’ARGENIO, 1967; Vitale, nei pressi di Casino Perlinceri, potrebbe

Fig. 64 - Schema geologico dell’area di Solopaca. Legenda: 1) alluvioni attuali (Olocene); 2) alluvioni recenti (Pleistocene sup.- Olocene); 3) depositi di conoi-
de (Pleistocene sup. - Olocene); 4) detrito di versante e piroclastiti rimaneggiate (Pleistocene sup.- Olocene); 5) ignimbrite Campana (Pleistocene sup.); 6) tra-
vertini (Pleistocene sup.); 7) depositi calcareo-marnoso-arenacei (Miocene); 8) calcari (Mesozoico); 9) faglie principali; 10) sinkhole;
11) sorgenti e sorgenti sulfuree; 12) sondaggio; 13) traccia di sezione.
- Geological map of Solopaca area. Legend: 1) present alluvial deposits (Holocene); 2) recent alluvial deposits (upper Pleistocene-Holocene); 3) fan (upper Pleistocene-Holocene); 4) slope
and pyroclastic deposits (upper Pleistocene-Holocene); 5) Campanian Ignimbrite (upper Pleistocene); 6) travertine (upper Pleistocene); 7) Miocenic flysch; 8) Mesozoic limestones,
9) fault; 10) sinkhole; 11) spring; 12) borehole; 13) geological cross section.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 191

risalire al 1840; tutti gli altri dovrebbero essere


molto più antichi.
Dal punto di vista morfologico, generalmente
presentano una morfologia circolare o ellittica,
con pareti raramente verticali. Più frequentemente,
infatti, presentano forma troncoconica con pareti
talora rimodellate da piccoli fenomeni franosi sui
cigli. Il fondo è generalmente piatto. In alcuni casi,
inoltre, non mancano evidenze di una riattivazione
del singolo fenomeno per la presenza di più ordi-
ni di scarpate all’interno del sinkhole.
Dal punto di vista litostratigrafico, quasi tutti
gli sprofondamenti si sviluppano nei depositi
clastici di conoide alluvionale quaternari che rico-
prono, con spessori di alcune decine di metri, il
Fig. 65 - Panoramica da foto aerea dei sinkholes presenti presso l’abitato di
Solopaca (BN) lungo le falde settentrionali del massiccio del Camposauro. substrato calcareo; solo in alcuni dei sinkholes più
- View from aerial photo of sinkholes near Solopaca village at the foot of Camposauro alti in quota affiora il susbstrato calcareo frattura-
Mountain.
to e carsificato.
La consultazione di alcuni sondaggi forniti
dall’Ente Alto Calore e realizzati in zone limitrofe
agli sprofondamenti, evidenzia la presenza di po-
tenti spessori di conglomerati di conoide o brecce
carbonatiche (oltre 200 m di spessore) con sottili
intercalazioni piroclastiche, al di sotto di una esigua
copertura di materiali piroclastici incoerenti e suolo.
La falda basale risulta localizzata a circa 50 m
s.l.m. (ESPOSITO et alii, 2003), e pertanto dista a po-
chi metri dal piano campagna, nel caso dei sinkholes
più orientali; più bassa di circa 70-80 m per quelle
più occidentali e più alte in quota (fig. 67).
L’assetto stratigrafico ed idrogeologico dei
sinkholes di Solopaca (presenza di potenti succes-
sioni di conoide alluvionale di natura calcarea a
tetto del calcare carsisificato) lascia ipotizzare
fenomeni di intensa dissoluzione e formazione di
Fig. 66 - Sinkhole coltivato a vigneto in località Petraia, nei pressi di Solopaca. sprofondamenti o nel substrato o nelle ghiaie di
- Vineyard cultivated sinkhole near Solopaca.
conoide ed induce ad ipotizzare un meccanismo
genetico di tipo cover collapse sinkhole.

Fig. 67 - Sezione geologica dell’area a SE dell’abitato di Solopaca. Legenda: 1) alluvioni attuali (Olocene); 2) depositi di conoide (Pleistocene sup.-Olocene);
3) detrito di versante e piroclastiti rimaneggiate (Pleistocene sup. - Olocene); 4) falda; 5) sondaggio.
- Geological cross section of south eastern area of Solopaca village. Legend: 1) present alluvial deposits (Holocene); 2) fan deposits (upper Pleistocene-Holocene); 3) slope and pyro-
clastic deposits (upper Pleistocene-Holocene); 4) watertable; 5) borehole.
192 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

La carsificazione potrebbe essere facilitata fondo, in assenza di travertino, legato all’aggres-


dalla risalita di fluidi mineralizzati ed aggressivi sività delle acque nei confronti dei terreni incas-
lungo la faglia bordiera del M.te Camposauro santi, dalle caratteristiche geotecniche piuttosto
(vedi presenza di alcune sorgenti minerali); non modeste. Tale fenomeno può essere classificato
sono ancora chiari invece, il ruolo svolto dalla come piping sinkhole.
falda basale, che sembra essere più profonda La cavità riportata nella carta topografica del
rispetto al fondo delle depressioni e il rapporto 1880 in località Pezza del Lago, e quelle attivatesi
tra sviluppo dei sinkholes e terremoti. Di fatto, per nella stessa area nel 2000, possono essere ricondotte
gli sprofondamenti di Solopaca non si hanno dati allo stesso meccanismo genetico di piping sinkhole.
certi sulla loro età e probabilmente, in alcuni casi, Per quanto riguarda invece i fenomeni di Monte-
potrebbero essere anche antichi e slegati dall’at- pugliano, essi possono essere classificati come feno-
tuale assetto geomorfologico ed idrogeologico. meni carsici di superficie (collapse sinkhole). Infine,
gli episodi di Solopaca, localizzati su coperture
4.5 – ANALISI E CONSIDERAZIONI detritiche e collegati anch’essi ad episodi di carsis-
mo, vanno classificati come cover sinkhole.
Relativamente alla piana del Fiume Calore,
sono noti numerosi fenomeni di sprofondamen-
to che si sono manifestati nel corso dei secoli,
come in occasione dell’evento sismico del 1349,
quando si ebbe la formazione di diverse aperture
subcircolari, fra cui il Lago di Telese.
Dal 1349 ad oggi si sono verificati molti altri
sprofondamenti (ad esempio, nel 2000 nei pres-
si della caserma dei pompieri), l’ultimo nel 7
febbraio 2002. L’attività microsismica del perio-
do 1-15 febbraio 2002, lungo la linea Fortore-
Vulture, potrebbe aver contribuito alla attiva-
zione di tali fenomeni.
I dati geologici raccolti possono essere così
sintetizzati:
- presenza di travertini in alcuni settori della
piana (con spessore variabile tra 7 e 14 metri);
- diffusi fenomeni carsici sui versanti che cir-
condano l’area (in particolare sul rilievo di
Montepugliano);
- profondità del substrato carbonatico nella
piana maggiore di 55 metri;
- presenza di depositi alluvionali, costituiti in
prevalenza da alternanze limoso-sabbiose;
- esistenza di un acquifero confinato in pressione
che può operare un’escavazione nei depositi, sia per-
ché questi ultimi sono facilmente erodibili, sia per le
caratteristiche chimico-fisiche delle acque stesse;
- presenza di acque termali sulfuree di risalita
profonda, la cui mineralizzazione ha origine dai
depositi evaporitici presenti nel bedrock triassico.
Alla luce degli studi realizzati, la formazione
degli sprofondamenti appare riconducibile a mec-
canismi genetici diversi.
Nel caso del Lago di Telese, certamente rile-
vante appare la presenza di travertino in affiora-
mento, anche se un ruolo determinante è svolto
dalla circolazione sotterranea e quindi i meccan-
ismi genetici responsabili potrebbero essere
diversi (collapse sinkhole o piping sinkhole).
Il sinkhole del 2002 è un fenomeno più pro-
192 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

5. – LA PIANA DI FORINO

5.1. – INQUADRAMENTO GEOLOGICO-GEOMORFO-


LOGICO E IDROGEOLOGICO

La piana di Forino è interessata periodica-


mente da improvvisi sprofondamenti che coin-
volgono alcune migliaia di m3 di terreni con vo-
ragini dell’ordine di 10-20 m di larghezza e 10-20
m di profondità.
La conca di Forino costituisce un bacino
endoreico bordato da rilievi calcarei di età cretaci-
ca e da successioni terrigene mioceniche (fig. 68).
I flysch sono presenti anche in profondità nella
piana e ricoperti da uno spesso strato di depositi
alluvionali e piroclastici (fig. 69). Le acque di ru-
scellamento superficiale creano frequentemente
fenomeni di alluvionamento in quanto vengono
smaltite in profondità solo attraverso l’inghiotti-
toio di Celzi (fig. 68).
Per quanto riguarda l’assetto idrogeologico,
SANTO et alii, (1998), attraverso il censimento dei
pozzi presenti nella piana, hanno rilevato la pre-
senza di una falda contenuta nei depositi allu-
vionali sabbioso-limosi avente drenaggio prefe-
renziale rivolto da ONO verso ENE (fig. 70).

5.2. - I SINKHOLES DELLA PIANA

Nell’area sono stati censiti 8 fenomeni di spro-


fondamento, due dei quali si sono verificati recen-
temente (marzo 2005 e giugno 2005).
Le fenomenologie riportate con il codice
For003, For004 e For005 di figura 71 sono anco-
ra ben visibili in campagna ma risultano in gran
parte interrate. Le attuali profondità sono dell’or-
dine di 3-4 m, mentre il diametro è compreso tra
20 e 30 m. In particolare, nel sinkhole For005 (fig.
72) è stata osservata una recente riattivazione evi-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 193

Fig. 68 - Schema geologico della piana di Forino. Legenda: 1) depositi piroclastici rimaneggiati e depositi alluvionali (Pleistocene sup.-Olocene); 2) depositi
detritico-piroclastici (Pleistocene sup.-Olocene); 3) depositi in facies di flysch; 4) calcari mesozoici; 5) faglia; 6) sorgente; 7) conoide alluvionale; 8) inghiotti-
toio; 9) sinkholes.
- Geological map of Forino plain. Legend: 1) pyroclastic and alluvial deposits (upper Pleistocene-Holocene); 2) slope deposits (upper Pleistocene-Holocene); 3) miocenic flysch;
4) Mesozoic limestones; 5) fault; 6) spring; 7) fan; 8) ponors; 9) sinkholes.

denziata chiaramente dalla presenza di radici tran- Il sinkhole del 12 giugno 2005
ciate dalla ripresa dei movimenti di subsidenza Lo sprofondamento più recente si è verificato
(fig. 73). alle ore 18.30 circa del 12 giugno, quando im-
Il sinkhole For003, risalente a oltre 50 anni fa, è provvisamente si è aperta una voragine in contra-
particolarmente significativo per le testimonianze da Petrosa (località Celzi) a pochi metri da una
storiche riprese dai locali che affermano di ricor- strada comunale e da alcune abitazioni.
dare la presenza di un piccolo lago dove si reca- Lo sprofondamento presentava un diametro
vano a fare il bagno. iniziale di circa 12 m e profondità di circa 25 m;
Lo sprofondamento indicato con il codice il fondo non era visibile per la presenza di alcuni
For006, invece, risale al marzo 2005, si presenta alberi di nocciolo caduti nella voragine. Esso ha
come una forma “abortita” avente un diametro di interessato terreni di natura prevalentemente li-
circa 15 m ed una profondità di circa 3 m (figg. moso-sabbiosa. Il volume della voragine è stato
74, 75). stimato approssimativamente in 2500-3000 m3.
194 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 69 - Sezioni geologiche del bacino di Forino. 1) depositi piroclastici rimaneggiati e depositi alluvionali (Pleistocene sup.-Olocene); 2) depositi detritico-
piroclastici (Pleistocene sup.-Olocene); 3) depositi in facies di flysch; 4) calcari mesozoici; 5) faglia; 6) sondaggi (da SANTO et alii, 1998, mod.).
- Cross section of Forino plain. Legend: 1) pyroclastic and alluvial deposits (upper Pleistocene-Holocene); 2) slope deposits (upper Pleistocene-Holocene); 3) miocenic flysch; 4) Mesozoic
limestones; 5) fault; 6) borehole (from SANTO et alii, 1998, mod.).

Fig. 70 - Isopiezometriche della falda della piana di Forino (da SANTO et alii, 1998, mod.). Legenda: 1) curva isopiezometrica e relativa quota s.l.m.; 2) sinkhole;
3) inghiottitoio; 4) sorgente; 5) linea di deflusso sotterraneo.
- Isopiezometric curve of Forino plain (from SANTO et alii, 1998, mod.). Legend: 1) isopiezometric curve and altitude above sea-level; 2) sinkhole; 3)ponors; 4) spring;
5) underground flow direction.

La zona è stata tempestivamente recintata, ma Difesa Suolo della Regione Campania è stato esegui-
nei mesi successivi la voragine si è ampliata a causa to un primo sondaggio a carotaggio continuo nei
di franamenti periodici lungo il suo bordo che pressi del sinkhole per cercare di caratterizzare la
hanno coinvolto anche altri alberi circostanti; il stratigrafia del sito (SANTO & DEL PRETE, 2007).
diametro ha raggiunto i 25 m nel marzo del 2007. Le prime analisi sono state mirate alla com-
A seguito di alcuni sopralluoghi e di riunioni prensione del modello stratigrafico del sottosuolo
tenutesi presso il Comune di Forino e presso l’Ufficio ed alla caratterizzazione geotecnica dei vari oriz-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 195

Fig. 71 - Ubicazione dei sinkholes (1) censiti nel settore meridionale della piana di Forino e del sondaggio geognostico (2) effettuato. Il sinkhole riportato con il
codice For007 corrisponde a quello generatosi il 12 giugno 2005, mentre quello con il codice For006 al sinkhole del marzo 2005.
- Location of southern Forino plain sinkholes (1) and borehole (2). the sinkhole For007 was occurred 2005 June 12; while the sinkhole For006 was occurred in 2005 March.

Fig. 72 - Il sinkhole For005 (foto in alto) ubicato sullo stralcio di figura 70 e risalente a circa 80 anni fa. Sono ben evidenti più ordini di superfici di collasso.
- View of sinkhole For005 (cfr. fig. 70) that probably occurred 80 years ago. It is evident the presence of more order of collapse surface.
196 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

zonti clastici e piroclastici.


Il confronto tra le figure 76 e 77, relative al perio-
do giugno 2005 e marzo 2007, mostrano chiara-
mente come la naturale evoluzione morfologica del
sinkhole sta portando a un graduale colmamento della
voragine che nel tempo può giungere ad una quasi
completa obliterazione della morfologia iniziale.
È da segnalare che, per il caso specifico, al
momento dello sprofondamento non si sono mani-
festate risalite di acqua, e quindi la falda doveva
essere più profonda. Tuttavia, alcuni testimoni
locali, hanno dichiarato di aver sentito passaggio di
Fig. 75 - Panoramica del sinkhole del marzo 2005 come si presentava
acqua in profondità. a marzo 2007.
- View of 2005 March sinkhole two years later.
Assetto stratigrafico di dettaglio
Per poter comprendere l’assetto geologico strati-
grafico di dettaglio dei terreni nel quale si è genera-
to lo sprofondamento, sono state eseguite alcune
perforazioni a carotaggio continuo i cui risultati
sono tuttora in fase di elaborazione; la prima, per
motivi di sicurezza, è stata effettuata circa 22 m a
NE dal sinkhole e comunque lungo l’allineamento
tra i sinkholes For001 e 004 di figura 71.

Fig. 76 - Il sinkhole di Contrada Petrosa pochi giorni dopo la sua formazio-


ne (25 giugno 2005; diametro circa 12 m e profondità di circa 25 m).
- The Contrada Petrosa sinkhole few day later its formation (2005, June 25; diame-
ter 12 m about and deeping 25 m about).

Nel corso della prima perforazione che ha rag-


giunto i 38 m di profondità (figura 78 cui si riman-
Fig. 73 - Evidenze di riattivazione sul fondo del sinkhole For005. da per il dettaglio stratigrafico) è stato attraversato,
- Reactivation evidence of For005 sinkhole phenomena. a partire dal piano campagna, uno spessore di circa
10 m di depositi piroclastici da caduta ascrivibili ad
eruzioni del Somma Vesuvio e flegree (eruzioni di
Mercato risalente a 8.000 anni fa, e di prob.
Agnano risalente a 10.550 anni fa). Seguono circa
12 m di alternanze di piroclastiti rimaneggiate in
ambiente alluvionale e di fall pomiceo-cineritici
ascrivibili, probabilmente, alle eruzioni di Sarno
(17.000 anni fa) e di Codola (25.000 anni fa). Nella
parte bassa di questo intervallo è presente un inter-
vallo (tra i 19 e 22 m) di sabbie fini molto erodibili.
Un paleosuolo divide nettamente i depositi
alluvionali dal Tufo Grigio Campano che ha uno
spessore di circa 10 m e si presenta in facies lapi-
dea giallastra. Il tufo, infine, poggia su arenarie
Fig. 74 - Il sinkhole del marzo 2005 fotografato nel novembre 2006.
del substrato miocenico in facies di flysch.
- View of 2005 March sinkhole in 2006 November. In tutto il sondaggio non è stata rilevata la pre-
I SINKHOLES IN CAMPANIA 197

Fig. 77 - Panoramica della stratigrafia visibile lungo le pareti del sinkhole di Contrada Petrosa (marzo 2007). Legenda: A) suoli recenti con due livelli di eruzio-
ni vulcaniche storiche (472 d.C. e 1631); B) pomici dell’eruzione vulcanica di Mercato/Ottaviano, 8000 anni fa; C) cineriti rimaneggiate (limi sabbiosi) con
pomici e locali livelli di sabbie e paleosuoli; D) pomici grigie e scorie dell’eruzione di Sarno rimaneggiate in ambiente alluvionale; E) cineriti (limi sabbiosi)
pedogenizzate con locali livelli di sabbie fini.
- View of stratigraphy along the wall of Contrada Petrosa sinkhole (2007 March). Legend: A) present soils with two level of recent tephra (472 d.C. and 1631 eruption); B) tephra
of Mercato/Ottaviano eruption (8000 ybp); ash and pumice interbedded from sandy and paleosoil level; D) grey pumice and scoriae of Sarno eruption reorganized in alluvial
environ’-ment; E) soil ash with thin sandy level.

senza di acqua. La falda è risultata assente, anche se coincide all’incirca con quella del tetto del tufo ed è
bisogna ricordare che la perforazione è stata ese- probabile che si possa essere creata una attiva circo-
guita in periodo di magra (12/11/2006). Per tale lazione idrica immediatamente a tetto del tufo come
motivo, al fine di poter controllare le oscillazioni sembrerebbe confermato da un primo censimento
della falda il sondaggio è stato condizionato con un di pozzi della piana in cui il tetto della falda si
piezometro a tubo aperto. posiziona a circa 390 m s.l.m. (SANTO et alii, 1998).
Il programma delle indagini prevede ulteriori
sondaggi, tra cui uno anche all’interno del sinkhole
preventivamente riempito, al fine di ricostruire l’as-
setto geologico stratigrafico tridimensionale del
sito, il monitoraggio della falda e la caratteriz-
zazione geotecnica dei terreni.

5.3. – ANALISI E CONSIDERAZIONI

I primi dati stratigrafici hanno evidenziato la


presenza di un substrato non carsificabile dall’an-
damento articolato e caratterizzato da paleomor-
fologie sepolte sotto una spessa coltre di depositi
piroclastico alluvionali.
La presenza tra i 25 ed i 30 m di profondità di
rocce lapidee in posto (tufo e poi substrato
miocenico) rende difficile ipotizzare la for-
mazione in quei terreni di una cavità naturale.
Sulla base di tali dati si ipotizza la formazione
di un vuoto nelle sabbie poste immediatamente a
tetto dell’Ignimbrite Campana, generato da un
fenomeno di suffosione profonda (CASTIGLIONI,
1986). A questa altezza stratigrafica esistono, infat-
ti, alcuni metri di sabbie molto fini ed erodibili.
La profondità originaria del sinkhole (circa 25 m)
198 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.
I SINKHOLES IN CAMPANIA
199
Fig. 78 - Stratigrafia ricostruita dalla perforazione a carotaggio continuo effettuata il 10-11 novembre 2006 in prossimità del sinkhole di Contrada Petrosaubicato in figura 71.
- Stratigraphy of borehole near the Contrada Petrosa sinkhole; for its location cfr. figure 71.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 197

6. – L’ALTA VALLE DEL FIUME SELE


6.1. – INQUADRAMENTO GEOLOGICO-GEOMORFO-
LOGICO-STRUTTURALE

L’area termale di Contursi è ubicata lungo il


margine sud orientale dell’alta valle del Fiume
Sele, alle falde del massiccio carbonatico del M.te
Marzano. L’assetto tettonico dell’area è caratteriz-
zato dall’intersezione di importanti faglie regio-
nali, che hanno creato la depressione strutturale
sub-triangolare della valle del Sele già individu-
atasi a partire dal Miocene superiore e ancora atti-
va nel Plio-Quaternario (AMATO et alii, 1992).
Tra il Pleistocene inferiore ed il Pleistocene
medio, il margine tirrenico della catena appen-
ninica viene dissecato da un sistema di faglie
normali ad andamento appenninico ed antiap-
penninico, che hanno prodotto dislocazioni ver-
ticali dei settori interni della catena (CINQUE et
alii, 1993) con formazione di ampie aree di
piana, profonde alcune migliaia di metri (Piana
Campana e Piana del Sele), di bacini di esten-
200 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

sione minore quali il Vallo di Diano, la valle del transizione e marini plio-quaternari dislocati
Tanagro e di piccole pianure alluvionali nel dalla tettonica e poggianti su sedimenti terrigeni
Cilento (BRANCACCIO et alii, 1987; CINQUE et alii, in facies di flysch miocenici. Questi ultimi sono
1993). Processi di block faulting sarebbero, inoltre, largamente affioranti lungo la parte alta della
responsabili della formazione di piccoli bacini valle e sono rappresentati da alternanze irrego-
intramontani, paralleli alle strutture compressive lari di argille e marne, calcareniti e calcilutiti ed
del Pleistocene inferiore (polje di Volturara e arenarie micacee ascrivibili alle Unità Sicilidi
Laceno nei M.ti Picentini, depressioni di Buc- Auct. Nella parte bassa della valle emergono,
cino e San Gregorio Magno nel M.te Marzano; isolati, i due alti morfologici costituiti da calcari
CINQUE et alii, 1993). cretacici e giurassici di Oliveto Citra e Bagni di
La depressione strutturale dell’alta valle del Contursi (fig. 79).
Sele è delimitata a nord-ovest dal blocco del M.te Secondo alcuni Autori (CAIAZZO et alii, 1992),
Polveracchio-M.te Cervialto (Monti Picentini) e a i blocchi di Oliveto Citra e Bagni di Contursi rap-
sud est dal gruppo M.te Marzano-M.te Ogna. Il presenterebbero dei cunei di espulsione (push-up)
bordo occidentale è marcato dal lineamento lungo le master faults trascorrenti appenniniche che
Materdomini-Puglietta (ORTOLANI, 1978), orien- bordano il massiccio del Marzano-Ogna.
tato NNE-SSO, mentre quello orientale è segnato Per quanto riguarda l’assetto morfologico i
da una serie di lineamenti diversamente orientati massicci carbonatici sono caratterizzati da rilievi
(Taverna del Bosco-Valva, con orientazione N-S; montuosi e collinari ad elevata energia e con alti-
Valva- Colliano, con orientazione NO-SE; tudini che culminano con il M.te Cervialto (1809
Colliano-Palomonte, con orientazione NNE- m) e M.te Marzano (1530 m).
SSO; ORTOLANI, 1978). All’asprezza della morfologia dei rilievi fanno
I terreni affioranti sono costituiti, nel settore contrasto le morfologie più dolci della depres-
pianeggiante e più meridionale, da una potente sione della Valle, nella quale trae origine il F. Sele:
successione di depositi clastici conglomeratici il secondo sistema fluviale più importante della
argilloso sabbiosi di origine continentale, di regione Campania con i suoi 65 km di lunghezza.

Fig. 79 - Schema geologico dell’area di Contursi. Legenda: 1) alluvioni attuali (Olocene); 2) depositi di conoide (Pleistocene sup.-Olocene); 3) detrito di ver-
sante (Pleistocene sup. - Olocene); 4) travertini (Pleistocene sup.- Olocene); 5) limi lacustri (Pleistocene sup. - Olocene); 6) depositi calcareo-marnoso-arenacei
(Flysch miocenici); 7) calcari mesozoici; 8) faglie principali; 9) sorgenti minerali e termominerali sulfuree; 10) sinkholes in depositi di conoide; 11) sinkhole in calcari.
- Geological map of Contursi area: Legend: 1) present alluvial deposits (Holocene); 2) fan (upper Pleistocene-Holocene); 3) slope deposits (upper Pleistocene-Holocene); 4) travertine (upper
Pleistocene-Holocene); 5) lacustrine silts (upper Pleistocene-Holocene); 6) miocenic flysch; 7) Mesozoic limestones; 8) fault; 9) mineral and thermomineral sulphurous spring;
10) sinkholes on fan deposits; 11) sinkholes on limestones.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 201

6.2. – INQUADRAMENTO IDROGEOLOGICO nord e ad est dai terreni impermeabili delle Unità
Irpine e delle Argille Varicolori, ad ovest dalla faglia
Le dorsali carbonatiche che bordano la valle della valle del Calore, che la separa dal Terminio-
del Sele costituiscono alcuni degli acquiferi carsici Tuoro, ed a sud dalla faglia Acerno-Calabritto, con
più produttivi dell’Appennino meridionale. chiari caratteri di compressione. A parte alcune
Si tratta di massicci carsici caratterizzati da una modeste sorgenti di alta quota, come la Tronola
circolazione idrica sotterranea in rete in cui ven- che alimenta il Lago Laceno, la falda di base del-
gono distinti tre idrostrutture. l’intera idrostruttura drena dai quadranti occiden-
Nel complesso le tre idrosrutture dei Monti tali verso quelli orientali trovando unico recapito
Picentini, del M.te Marzano-M.te Ogna e dei presso l’importante sorgente Sanità di Caposele, ad
Monti Alburni sono lateralmente tamponate da una quota di 420 m s.l.m. (CELICO, 1983; AQUINO
successioni terrigene arenaceo-marnoso-argillose et alii, 2006). Si tratta di una delle principali sorgen-
afferenti alle unità Sicilidi e alle Unità Irpine. ti italiane, la cui portata oscilla tra un minimo di
Nell’Unità idrogeologica dei Monti Picentini, e 2800 l/sec ad un massimo di 6700 l/sec.
con particolare riferimento al settore che affaccia La sub unità del M.te Polveracchio-M.te
verso l’alta valle del Sele, si possono distinguere Raione è caratterizzata da uno schema di circo-
due sub unità: il M.te Cervialto e il M.te lazione idrica sotterranea molto più complesso
Polveracchio-M.te Raione. La prima è delimitata a (fig. 80).

Schema Idrogeologico del Monte Polveracchio

Fig. 80 - Schema della circolazione idrica sotterranea dell’Unità Idrogeologica Polveracchio-Raione (da CELICO et alii, 1979, mod.): Legenda: 1) complesso dolo-
mitico a permeabilità media; 2) complesso calcareo-dolomitico a permeabilità elevata; 3) complesso calcarea a permeabilità elevata; 4) complesso argilloso-mar-
noso-arenaceo a permeabilità bassa; 5) complesso detritico alluvionale a permeabilità alevata; 6) complesso fluvio-lacustre-piroclastico a permeabilità medio-
bassa; 7) sorgente; 8) limite di Unità idrogeologica; 9) deflusso idrico sotterraneo; 10) faglia bordiera dell’idrostruttura del Polveracchio; 11) spartiac-
que sotterraneo tamponante; 12) spartiacque sotterraneo parzialmente tamponante.
- Hydrogeological map of Polveracchio-Raione Unit (from CELICO et alii, 1979, mod..) Legend: 1) dolomitic complex (medium permeability); 2) calcareous dolomitic complex (high per-
meability); 3) calcareous complex (high permeability); 4) clayey-marly-sandy complex (low permeability); 5) alluvial complex (high permeability); 6) alluvial-lacustrine-pyroclastic complex
(medium low permeability); 7) spring; 8) hydrogeological Unit limit; 9) underground flow direction; 10) border fault of Polveracchio Hydrogeological Unit;
11) waterproof groundwater divides; 12) leaky groundwater divide.
202 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Essa è delimitata, ad est e lungo parte del bordo Indagini geognostiche, geochimiche ed iso-
meridionale e occidentale, dai terreni impermeabili topiche (CELICO, 1983; CELICO et alii, 1979),
delle Unità Sicilidi, a sud da depositi alluvionali qua- hanno verificato che l’idrostruttura del Polverac-
ternari, a nord dalla già menzionata faglia Acerno- chio alimenta sia le sorgenti di Contursi Terme
Calabritto, a nord ovest dalle dolomie dell’Acellica e che di Bagni di Contursi attraverso un sifone car-
dai depositi fluvio lacustri del bacino di Acerno. bonatico che conferisce alle acque un elevato
La sub struttura del Polveracchio–Raione è a grado di mineralizzazione (fig. 81).
sua volta suddivisa in due strutture idrogeologiche I gruppi sorgivi di Contursi Bagni e Contursi
indipendenti separate fra loro dall’innalzamento Terme, infatti, vengono a giorno in corrisponden-
del substrato impermeabile affiorante nella fine- za della struttura carbonatica di M.te Pruno. Tali
stra tettonica di Campagna. In questo modo la acque, originariamente tamponate dalla copertura
struttura del M.te Raione, tamponata ad ovest dai flyschioide, avevano altri punti di recapito, certa-
depositi bacinali dell’Unità lagonegrese e dalle mente posti a quote più elevate e lungo i bordi
dolomie triassiche, drena verso est alimentando delle strutture calcaree ai margini occidentali della
una serie di scaturigini lungo il Fiume Tenza e Tu- valle del Sele come sembrerebbero attestare le
sciano e le alluvioni terrazzate dei Conglomerati ampie placche di travertini fossili affioranti a
di Eboli (CELICO, 1983; BUDETTA et alii, 1994a); Palomonte e a Piano Puglietta (CELICO, 1983).
viceversa la struttura del Polveracchio per il suo L’assetto idrostrutturale del massiccio di M.te
complesso assetto litologico strutturale presenta Marzano-M.te Ogna, ubicato in sinistra idrografi-
una circolazione idrica molto frazionata e carat- ca del Fiume Sele, è molto più semplice in quanto
terizzata da numerosi punti di recapito. la sua falda trova recapito preferenziale nelle sor-
L’assetto geologico strutturale è caratterizzato genti di Quaglietta (circa 3000 l/s alla quota di
da una struttura a scaglie in accavallamento tet- 185 m s.l.m.) e nei depositi alluvionali del basso
tonico sui flysch miocenici della valle del Sele. Tali Tanagro (CELICO, 1983). Il punto idrogeologica-
scaglie ben evidenti lungo l’allineamento del mente più depresso dell’intera struttura ricade in
Vallone Trientale, sono ribassate nell’area di corrispondenza del Fiume Bianco, tra le stazioni
Senerchia e tornano in affioramento verso oriente ferroviarie di Romagnano e S. Gregorio Magno,
in corrispondenza di M.te Pruno presso Bagni di dove affiorano ampie placche di travertino e le
Contursi, dove si ubicano le omonime sorgenti alluvioni sono tanto ricettive da consentire una
termominerali (CELICO et alii 1979). progressiva diminuzione della portata in alveo,

Fig. 81 - Sezione idrogeologica schematica che illustra i rapporti tra l’idrostruttura del Polveracchio e le sorgenti di Contursi (da CELICO, 1983 rid.). Legenda:
1) complesso argilloso-marnoso-arenaceo riferibile alle Unità Sicilidi (permeabilità bassa); 2) serie calcareo-silico-marnosa riferibile alle Unità lagonegresi (per-
meabilità bassa); 3) calcari, calcari dolomitici e dolomie di piattaforma (permeabilità alta); 4) sovrascorrimento; 5) faglia normale; 6) faglia inversa;
7) direzione di deflusso acque sotterranee; 8) direzione di deflusso acque sotterranee salienti; 9) sorgente.
- Hydrogeological cross section with the scheme of underground water circulation between Polveracchio structure and the Contursi springs (from CELICO, 1983, mod). Legend: 1) cla-
yey-marly-sandy complex of Sicilide Unit (low permeability); 2) calcareous-siliceous-marly complex of Lagonegro Unit (low permeability); 3) Mesozoic limestone and dolomitic
limestone (high permeability); 4) thrust; 5) normal fault; 6) reverse fault; 7) underground flow direction, 8) deep fluid rising; 9) spring.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 203

spesso fino al completo annullamento della stes- Le acque di Contursi Terme sono caratterizzate
sa. Qui la falda di M.te Ogna, non essendo ben da un chimismo di tipo bicarbonato-calcico, hanno
tamponata, viene drenata attraverso le coperture temperatura compresa tra i 13,5° C ed i 18,5° C,
detritiche quaternarie, per poi riaffiorare nel salinità variabile tra 600 e 1300 ppm e contenuti di
Fiume Tanagro dove, tra le stazioni ferroviarie di CO2 tra 118 e 1190 ppm (CELICO et alii, 1980).
Sicignano degli Alburni e Contursi Terme, è stato Le acque di Contursi Bagni (CELICO et alii,
riscontrato, in magra, un incremento di portata 1980; tab. 5), invece, sono prossime ad un chimi-
pari a circa 8 m3/s comprensivi dell’apporto dei smo solfato-calcico, hanno temperature più ele-
Monti Alburni (CELICO, 1983) e delle infiltrazioni vate (fino a 43° C), sono più mineralizzate (fino a
di acque superficiali. 3800 ppm) ed il contenuto di CO2 è mediamente
Nell’alveo del basso Tanagro trova recapito più alto (379-1150 ppm).
preferenziale attraverso una serie di emergenze Dati isotopici ed idrochimici hanno permesso
diffuse nelle coltri detritiche quaternarie anche la di ipotizzare (CELICO et alii, 1980) l’esistenza sia di
falda del settore nord orientale dell’unità idrogeo- circuiti profondi che superficiali nonché mescola-
logica dei Monti Alburni. I recapiti preferenziali menti tra acque a percorso più breve e meno mi-
di questa Unità, tuttavia, sono da ascrivere neralizzate con acque che hanno avuto percorsi
(BELLUCCI et alii, 1991; SANTO 1993; CELICO et alii, più lunghi nell’acquifero e che sono più mineraliz-
1992) alle più basse sorgenti di Castelcivita (circa zate. In particolare, circuiti più profondi caratteriz-
1,8 m3/s) e recapiti più alti delle sorgenti Fasanella zano le acque che emergono a Contursi Bagni, come
(circa 1 m3/s) e Pertosa (circa 1,1 m3/s). Lungo il sembra indicare il più elevato contenuto gassoso.
margine orientale della struttura, la falda non dà La maggiore termalità riscontrata in corrispon-
origine a sorgenti perché la piezometrica si man- denza di alcune trivellazioni è da mettere in
tiene più in basso del Vallo di Diano. relazione all’assenza di mescolamenti con acque
fredde, oltre che al rapido superamento dello stra-
L’area termale di Contursi to superficiale (circa 12 m dal p.c.), costituito da
Nell’area termale di Contursi sono presenti due incrostazioni carbonatiche.
gruppi sorgivi aventi una portata complessiva di La presenza di importanti sistemi di faglie e la
circa 0,5 m3/s (tab. 5), ubicati ai piedi dei piccoli natura inorganica della CO2, dedotta dai dati iso-
rilievi carbonatici presenti nel fondovalle. topici del C13, relativi ai travertini depositati da

Tab. 5 – Caratteristiche fisiche delle sorgenti dell’area di Contursi (da CELICO et alii, 1980).
– Parameter of Contursi springs (from CELICO et alii, 1980).
204 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

queste acque (PANICHI & TONGIORGI, 1975), 6.3. – CENNI SUL CARSISMO DELL’AREA
fanno propendere per un’origine profonda dei
gas presenti nelle acque (idrolisi di carbonati o I fenomeni carsici presenti sui rilievi che bor-
risalita di gas endogeni). dano la piana del Sele sono rappresentati per lo
Il Gruppo Contursi Terme (circa 600 l/s in più da forme epigee da dissoluzione e da doline
magra) è caratterizzato da acque a più bassa ter- da crollo e subordinatamente da cavità ipogee in
malità, provenienti in prevalenza dal M.te genere di limitato sviluppo (RUSSO et alii, 2005).
Polveracchio e che non subiscono mescolamenti L’ultimo fenomeno di crollo si è manifestato sul
con acque più superficiali. versante di Pianelle nel maggio 1981 (fig. 82). La
Le acque minerali di Contursi hanno una cavità ha coinvolto uno spessore modesto di co-
tradizione secolare: GARELLI (1864) ne distingue- pertura detritica ed i sottostanti calcari (BUDETTA
va tre calde (Oliveto, Tufara e S. Antonio) e tre et alii, 1996). Presenta una forma ellittica con
fredde (Petrone, Molino e Acetosella). Nel 1923 l’asse maggiore pari a circa 150 m ed una profon-
VINAJ & PINALI scrivono che delle ultime tre sor- dità di 35 m. Le osservazioni effettuate immedi-
genti resta solo quella denominata Molino “…che atamente dopo il crollo hanno evidenziato che gli
chiamasi ora sorgente Cantani, essendo le altre due scom- strati più profondi della copertura detritica del
parse; ma ad esse se ne sostituirono altre due – la sorg. versante, apparivano piegati con andamento sin-
Radium e un’altra simile alla Cantani…Delle sorgenti forme, mentre quelli più superficiali, depostisi
termali – a cui può aggiungersi quella di Rosapepe nella primitiva concavità del pendio, risultavano
esistente da un trentennio – la Tufara è molto instabile; le pressoché orizzontali (fig. 83). Tali osservazioni
altre due (Oliveto e S. Antonio) sono propriamente quelle possono risultare importanti in quanto la presen-
che hanno dato e danno fama al luogo…”. za sul versante di anomali “insaccamenti” o
Le acque delle sorgenti Oliveto (dette Bagno depressioni potrebbe essere interpretata, in prima
dolce) e S. Antonio (dette Acqua forte) cor- approssimazione, come indizio di possibili, inci-
rispondono alle attuali Terme Capasso. pienti sprofondamenti.
Data la loro composizione chimica, tali acque Se ne deduce quindi che il substrato carbonati-
nel 1923 erano già state definite come “sulfuree car- co deve aver subito precedenti fasi di collasso in
boniche alcaline litiache boriche”. parte abortiti.
Nel 1907 PIUTTI & COMANDUCCI scrivono che, In generale nell’area sono presenti diversi collapse
a circa tre chilometri da Contursi, andando verso sinkholes lungo il versante meridionale di M.te Ogna
Oliveto:… “si incontra un avvallamento, circondato da a ridosso del piccolo rilievo calcareo di M.te Pruno.
alti monti, dove scorre un ruscello detto del Vallone. Lungo Nell’insieme si allineano secondo una direzione
questo ruscello, a cinquanta metri dal fiume Sele…, si est-ovest seguendo la direzione dei versanti di
trovano diverse polle, riunite in un piccolo spazio, da cui faglia di M.te Pruno e del piccolo rilievo calcareo
sgorga un’acqua piuttosto albula, avente odore di idrogeno su cui sorge l’abitato di Oliveto Citra. In alcuni
solforato, ricca di alghe e che scorre fra concrezioni calcari, casi l’esplorazione speleologica ha messo in evi-
che essa stessa ha deposto…” . Tale sorgente si ori- denza la presenza di grosse camere ipogee isolate
ginò nel 1867 e nel 1881 diminuì la sua portata (es. Grotta di Zio Velone, Cp1206; RUSSO et alii,
fino a diventare un “filo insignificante”. Dopo due 2005).
anni si riattivò nuovamente per altri sei anni e in La loro genesi è fortemente condizionata, da
seguito a vari periodi di intermittenza è diventata un lato, dall’elevato grado di fratturazione della
a deflusso costante. roccia e dall’altro, dall’ipercarsismo connesso alla
A detta degli stessi Autori, “l’acqua sgorga da polle risalita di fluidi profondi della falda termomin-
con piccoli getti alti da 10 a 20 cm. dovuti principalmente erale di Contursi (CELICO et alii, 1980).
alla pressione dell’abbondante sviluppo di gas solfidrico e
carbonico. Nei dintorni della sorgente… vi è sorto uno sta- 6.4. – I FENOMENI DI SPROFONDAMENTO
bilimento balneare per cura del proprietario Giuseppe
Greco di Oliveto-Citra, da cui l’acqua prende il nome”. I sinkholes dell’area di Contursi
Quest’acqua ha una temperatura di 34 °C e Nei dintorni di Contursi sono presenti
tutte le analisi effettuate nel 1907 hanno permes- numerosi fenomeni di sprofondamento che han-
so di classificarla come “Acqua Termo minerale, car- no dato origine a cavità subcircolari, alcune oggi
bonica, sulfurea, alcalina, calcareo, magnesiaca” conte- asciutte, altre allagate, distribuiti nell’area di piana
nente anche piccole quantità di iodio, litio e boro. che si sviluppa ai piedi del M.te Ogna (1361 m
Nella tabella 5 sono riportate le principali s.l.m.) e del M.te Castello (1302 m s.l.m.).
caratteristiche dei principali punti d’acqua presen- Alcuni sinkholes si aprono nei calcari sul rilievo
ti nell’area studiata. di M.te Pruno, altri nei depositi di conoide o nelle
I SINKHOLES IN CAMPANIA 205

a b

Fig. 82 – Sinkhole di Pianelle. a) panoramica del versante; b) Ortofoto dello sprofondamento di Pianelle; c) panoramica ravvicinata.
– Pianelle sinkhole. a) view of slope; b) aerial view of Pianelle sinkhole; c) detail of sinkhole.

brecce di versante che ricoprono i calcari. Circa 2,5 km a SE della stazione di Contursi
In corrispondenza dell’apice della conoide del Terme, particolarmente interessante è la depres-
Vallone di Raio è ben evidente il sinkhole del sione di Fossa dei Bagni, in località Piano Grasso
Fossato di Raio (fig. 84), mentre sempre a ridosso (fig. 85). Si tratta di una depressione sub circolare
del corpo di conoide ma in posizione relativa- di 100 m di diametro e circa 2 di profondità. La
mente più distale sono presenti i due sinkholes di depressione si imposta in depositi sabbioso ciot-
Filette di Palo (fig. 84 b). tolosi plio-pleistocenici e in parte sui depositi allu-
Sul bordo sud orientale dello stesso conoide, vionali costituiti in prevalenza da sedimenti
infine, si trova la depressione sub circolare del limoso-argillosi. Su di una sponda è presente una
Lago di Palo che oggi si presenta come una morfo- sorgente di portata modesta nei pressi di un affio-
logia relitta asciutta e spianata dagli agenti esogeni. ramento di travertino. L’epoca dello sprofonda-
206 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 83 - Ciglio orientale della dolina di Pianelle (maggio 1981; da BUDETTA et alii, 1996). Legenda:1) detrito di crollo; 2) suolo (Olocene); 3) livello piroclasti-
co presumibilmente riferibile all’eruzione di Avellino (3.000 anni fa); 4) detrito di versante a giacitura sub orizzontale (Pleistocene sup.-Olocene); 5) brecce gra-
viclastiche cementate e clinostratificate (Pleistocene sup.); 6) paleosuolo intercalato nelle brecce (Pleistocene sup.); 7) brecce graviclastiche deformate
(Pleistocene sup.); 8) calcari mesozoici intensamente fratturati; 9) principali fratture.
- Eastern edge of Pianelle sinkhole (1981, May; from BUDETTA et alii, 1996). Legend: 1) sinkhole detritus (1981); 2) pedologic soil; 3) pyroclastic layer of Avellino eruption (3.000
ybp); 4) graviclastic subhorizontal detritus (upper Pleistocene-Holocene); 5) cemented and clinostratified breccias (upper Pleistocene); 6) interbedded paleosoil (upper Pleistocene); 7) graviclastic
folded breccias (upper Pleistocene); 8) Mesozoic limestones; 9) main joints.

mento non è nota, sebbene una leggenda popo- Tab. 6 – Caratteristiche chimico fisiche del Lago di
lare riporti la presenza di una chiesa sulle sponde Fossa dei Bagni.
del lago che vi sarebbe sprofondata all’interno. – Chemical and physical characteristics of Fossa
Sembra, inoltre, che i terreni all’interno siano stati dei Bagni lake.
coltivati fino ad una decina di anni fa, quando la
sorgente vicina avrebbe allagato e sommerso tali
coltivazioni. C.E. (a 25 °C) 1050 μσ/cm
I parametri chimico-fisici relativi all’acqua
dello specchio lacustre sono riportati in tabella 6.
Temperatura 17.7 °C
6.5. – ANALISI E CONSIDERAZIONI

L’area termale di Contursi è ubicata in un con- pH 6,91


testo strutturale complesso, ad elevata sismicità,
all’incrocio della linea Trinitapoli-Paestum, ad
andamento NE-SO, con la faglia del Fiume Sele di eH + 105 eV
orientazione circa N-S.
Il contesto geologico dell’area risulta così
caratterizzato: T.D.S. 350 mg/l
- presenza di depositi di travertino di spessore
I SINKHOLES IN CAMPANIA 207

superiore ai 60 metri, localizzati in particolar altre doline apertesi nelle vicinanze e poi total-
modo nella zona a Sud di Contursi Terme; mente ricolmate.
- esistenza di fenomeni carsici sui versanti che Le cavità di Filette di Palo sono presumibil-
circondano l’area (in particolare su quelli dei mente cover collapse sinkhole legate ad un substrato
rilievi di Monte Pruno, Monte Castello, Monte non molto profondo, con copertura detritica di
Ogna); conoide, così come le cavità di Pianelle, La Fossa
- profondità del substrato carbonatico nella e Fossato di Raio.
piana maggiore di 1000 m (pozzo Contursi 1); La depressione del Lago di Palo è oggi una forma
- presenza di depositi alluvionali; in estinzione il cui nome indica la presenza di acqua
- presenza di un articolato schema di circo- al suo interno in passato. Non essendoci travertino
lazione sotterranea, in cui il mescolamento più o in affioramento e considerando il cospi-cuo spes-
meno marcato di acque appartenenti a circuiti di sore dei terreni di copertura alluvionale si può ipo-
circolazione profonda e superficiale dà origine a tizzare un meccanismo genetico anche più profon-
emergenze sorgentizie con caratteristiche chimi- do (del tipo piping sinkhole) in cui, grande importanza
co-fisiche molto diverse tra loro. hanno assunto le acque in pressione dal basso.
Tra i fenomeni di presunto sprofondamento
individuati nelle aree di pianura, la Fossa dei Bagni
lascia molti dubbi circa la genesi: si tratta di una
situazione di sprofondamento asciutto avvenuta
certamente dopo il 1871, in seguito ad un evento
catastrofico.
La fossa non ha avuto una colmatazione natu-
rale per interrimento, come è invece avvenuto per

Fig. 84 - Ortofoto e stralcio topografico del sinkhole di Fossato di Raio (a) e di Filette di Palo (b).
- Aerial view and topographic map of Fossato di Raio (a) and Filette di Palo (b) sinkhole.
208 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 85 - Panoramica, ortofoto e stralcio topografico del sinkhole Lago di Fossa dei Bagni.
- View, aerial photo and topographic map of Fossa dei Bagni sinkhole.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 207

7. – CONCLUSIONI

Alla luce dei casi esposti, si può ritenere la


Campania una delle regioni italiane con maggiore
concentrazione di sinkholes. Le fenomenologie
finora note e studiate si concentrano principal-

Fig. 84 - Ortofoto e stralcio topografico del sinkhole di Fossato di Raio (a) e di Filette di Palo (b).
- Aerial view and topographic map of Fossato di Raio (a) and Filette di Palo (b) sinkhole.
208 DEL PRETE S. - GUARINO P.M. - NISIO S. - SANTO A.

Fig. 85 - Panoramica, ortofoto e stralcio topografico del sinkhole Lago di Fossa dei Bagni.
- View, aerial photo and topographic map of Fossa dei Bagni sinkhole.

mente in alcuni settori quali: la valle del Volturno, deve esistere una stretta relazione tra assetto idro-
la valle del Calore tra Telese e Solopaca, la conca geologico locale, tettonica e sismicità e sviluppo
intramontana di Forino, l’area di Contursi. dei sinkholes. Purtroppo, al momento, i dati
Queste aree hanno sicuramente delle caratte- disponibili a tale riguardo sono ancora scarsi e
ristiche geologiche s.l. comuni, ma possono pre- solo in alcuni casi (Telese) è stato accertata una
sentare notevoli differenze riguardo l’assetto stretta correlazione tra sismicità storica e sviluppo
stratigrafico strutturale e geomorfologico. di sinkhole. Questo ultimo argomento necessita di
La caratteristica che accomuna le aree suscet- maggiori approfondimenti.
tibili ai sinkholes è la localizzazione lungo le fasce Molti Autori danno grande risalto al ruolo
pedemontane dei massicci carbonatici a ridosso di svolto dalla circolazione idrica nel substrato car-
faglie di importanza regionale, con riattivazione bonatico, in connessione col la tettonica.
recente, e dove si concentrano epicentri di terre- In tal senso, NISIO (2003), NISIO et alii (2004)
moti ad elevata magnitudo. Molte di queste faglie ritengono possibile la risalita lungo linee tet-
hanno direzione appenninica ed antiappenninica e toniche di fluidi in pressione dall’acquifero car-
talora hanno caratteri di trascorrenza. bonatico profondo, che innescando fenomeni di
I massicci carbonatici costituiscono importan- piping o suffosione profonda, possono originare
ti idrostrutture che alimentano grandi gruppi sor- fenomeni dei sinkholes in depositi alluvionali di
givi e/o falde che possono avere travasi sotter- superficie.
ranei nelle aree alluvionali. In alcuni casi, circo- Questa ipotesi è proponibile solo per alcuni
lazioni profonde attraverso sifoni carbonatici pos- casi della Campania; secondo alcuni Autori in altri
sono dare origine anche a sorgenti mineralizzate casi è difficile poter pensare all’azione di canali
come a Contursi e a Telese. carsici profondi per la notevole profondità dei
È chiaro quindi, come già proposto da diversi calcari (oltre 150 m). È difficile pensare anche ad
autori (NISIO, 2003; DEL PRETE et alii, 2004), che una carsificazione nei terreni detritico-alluvionali
I SINKHOLES IN CAMPANIA 209

di copertura per la loro intrinseca natura silicatica.


Tuttavia laddove sono presenti livelli di travertino
o corpi di ghiaie calcaree, non sono da escludere
locali fenomeni di dissoluzione.
Nella piana del Volturno, dove si sono generati
molti sinkholes quali lago di Corrée, le fosse
dell’Agro Falerno presso Mondragone, e nella
valle del Calore tra Telese e Solopaca, sono pre-
senti potenti successioni piroclastiche ed alluvion-
ali dello spessore maggiore di 100 m. Nella Piana
di Forino (AV), il bedrock calcareo si attesta a pro-
fondità maggiori di 60 m.
In tutti i casi osservati è sempre stata evidenzi-
ata la presenza di una falda profonda, alimentata
dai massicci carbonatici, ma contenuta nei deposi-
ti alluvionali generalmente aventi granulometria
sabbioso-limosa.
In alcuni casi grazie all’esecuzione di indagini, è
stata ipotizzata la presenza di circolazioni pro-
fonde nella falda multistrato, che localmente pas-
sano da flussi laminari a turbolenti tali da innescare
fenomeni di erosione sotterranea e di piping.
In altri casi l’improvvisa formazione dei
sinkholes potrebbe essere associata ad effetti di
liquefazione improvvisa indotta da shock sismici,
come per Telese, o da repentini carichi idraulici
indotti da circolazioni sub-superficiali in pres-
sione, come probabilmente è avvenuto a Mastrati.
In sintesi, dai dati finora raccolti in Campania
sembra emergere che le genesi dei sinkholes pos-
sono essere anche diverse nei differenti contesti,
ma in ogni caso strettamente legate alla granu-
lometria dei sedimenti (generalmente fini) e alla
presenza di forti carichi idraulici.
Nei casi analizzati ed investigati con indagini
mirate, sembra esistere una stretta relazione tra
fattori predisponenti quali: assetto idrogeologico
locale (modalità di flusso, tipologia di acquifero,
grado di mineralizzazione, etc.), caratteristiche
granulometriche dei terreni e fattori innescanti
quali azioni sismiche o carichi idraulici.
Solo lo studio di dettaglio del modello strati-
grafico e geotecnico ed il monitoraggio della falda
di ogni singolo sito potrà fornire, a nostro avviso,
i necessari contributi per la comprensione di
questi complessi fenomeni.
I SINKHOLES IN CAMPANIA 209

Tanagro (Campania): una depressione strutturale ad evoluzione


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