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Università degli Studi di Milano Bicocca

Corso di laurea in Scienze e Tecnologie Geologiche

Campagna Geologica

“Rilevamento ed interpretazione

delle unità geologiche affioranti

in Val Ventina (SO)”

Anno Accademico 2017 – 2018

Rampone Ruggero N°800685


1Rampone Ruggero - n 800685

INDICE

I – INTRODUZIONE pag. 2

II - INQUADRAMENTO GEOLOGICO pag. 3

III – LITOSTRATIGRAFIA pag. 7

1 - Complesso ultramafico pag. 7

3.1 - Peridotiti pag. 7

3.2 - Pirosseniti metamorfiche pag. 8

3.3 - Serpentiniti pag. 9

3.4 - Oficarbonati pag. 10

2 - Complesso di crosta profonda pag. 11

2.1 - Granuliti pag. 11

2.2 - Ortogneiss pag. 12

2.3 - Hornfels pag. 13

2.4 - Paragneiss pag. 14

2.5 - anfiboliti pag. 15

3 - Depositi del Quaternario pag. 17

3.1 - Deposito glaciale pag. 17

3.2 - Deposito gravitativo misto pag. 18

3.3 - Deposito fluviale pag. 18

3.4 - Rock Glacier pag. 18

IV - GEOLOGIA STRUTTURALE pag. 19

V – CONCLUSIONI pag. 22

IV – BIBLIOGRAFIA pag. 23
2Rampone Ruggero - n 800685

I) INTRODUZIONE

L’aera soggetta agli studi, effettuati dal 23 al 28 luglio 2018, è stata l’alta Val Malenco in provincia
di Sondrio (Fig.1). Tale valle è situata nella regione Lombardia della Repubblica Italiana. La Val
Malenco si estende nel complesso delle Alpi Retiche per circa venticinque kilometri con direzione
nord-ovest sud-est. Essa è attraversata dal torrente Mallero, un affluente dell’Adda che sgorga in
alta Val Malenco. All’imbocco di questa valle, nei pressi di Sondrio, passa la Linea Insubrica. La
Val Malenco è caratterizzata da fenomeni geologici di grandissimo interesse strutturale e
petrografico, che hanno portato alla formazione di una gran varietà di minerali all’incirca 300
specie. La Val Malenco inoltre è intensamente sfruttata dal punto di vista minerario grazie
all’abbondanza di minerali usati nell'industria (come il talco e l’amianto) e pietre ornamentali (
beole, pietra ollare e serpentino). Gli studi effettuati in zona Val Ventina hanno lo scopo di rilevare
e cartografare la transizione tra crosta profonda e mantello, osservando le strutture dei vari minerali
presenti nei vari litotipi.

Fig.1 - Inquadramento geografico dell'area di


studi al di sopra di Chiareggio, con
panoramica della Val Ventina.
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II) INQUADRAMENTO GEOLOGICO.

Le Alpi sono la catena montuosa più elevata d'Europa e sono il frutto di una storia geologica molto
complessa, cominciata circa 130 milioni di anni fa con l’inizio delle fasi di chiusura della Tetide,
con un picco ad iniziare da circa 50 milioni di anni fa e tuttora in atto.

Fig.2 - Carta geologica alpina dei complessi metamorfici, wikipedia.

Nella fase di pre-orogenesi, le rocce che costruiranno il complesso Alpino occupavano diverse aree:
la prima litologia occupava un settore del margine meridionale della placca tettonica europea
mentre la seconda un settore del margine settentrionale della placca tettonica Africana, divise dal
braccio occidentale dell’Oceano Ligure-Piemontese. I movimenti di convergenza della placca
africana verso nord portarono alla progressiva chiusura del Tetide, fino alla collisione delle due
placche continentali. Questo portò a importanti fenomeni di raccorciamento e alla sovrapposizione
di imponenti masse rocciose, originariamente occupanti specifiche posizioni paleogeografiche,
traslate anche per diverse centinaia di km, a costituire imponenti “falde di ricoprimento” con una
generale vergenza verso nord. Al loro interno le diverse falde sono interessate da ulteriori fenomeni
di raccorciamento, ma mantengono una certa uniformità a scala regionale che permette di
suddividere le Alpi in vari “domini paleogeografico-strutturali”. Procedendo da nord verso sud
abbiamo: il Dominio Elvetico, sul quale si sovrappone il Dominio Pennidico, a sua volta sottostante
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al Dominio Austroalpino. I primi due, che costituiscono buona parte del settore Alpino centro-
occidentale, sono costituiti da rocce originariamente appartenenti alla placca Europea, mentre il
Dominio Austroalpino, che costituisce l’ossatura delle Alpi centro-orientali, è costituito interamente
da rocce “africane”. Un quarto dominio paleogeografico-strutturale è il “Dominio Sudalpino” (Alpi
Meridionali), formato anch’esso, come l’Austroalpino, da rocce derivanti dalla deformazione della
placca africana, ma caratterizzato da una generale vergenza verso sud (verso la Pianura Padana).
Proprio questa conformazione strutturale individua le Alpi come una catena a “doppia vergenza”.
Appartengono al Sudalpino le Dolomiti. Un’importante linea tettonica, nota come “Linea
Insubrica”, divide le Alpi, separando il Sudalpino al sud dal Pennidico e dall’Australpino a nord.
Caratterizzata da una storia geologica molto complessa e non ancora del tutto chiarita, la Linea
Insubrica inizia nel Canavese passando dalla val Chiusella(Fig.3) (dividendo a Traversella l'unità
tettonometamorfica Sesio-lanzo dall'unità Ivrea-Verbano), attraversa la Lombardia passando per la
Valtellina, prosegue attraversando il passo del Tonale fino ad arrivare in Val Pusteria, con un
decorso di circa 800 km. Le rocce che compongono le Alpi sono le più varie e con età anche molto
antiche (fino a 500 milioni di anni). Mentre l’ossatura dei domini a vergenza Europea (soprattutto il
Pennidico e l’Australpino) è data da rocce metamorfiche di vario grado (da migmatiti e gneiss a
micascisti e filladi), anche formate durante l’Orogenesi Ercinica e poi riprese eventualmente
dall’Orogenesi Alpina, le rocce del Sudalpino sono essenzialmente sedimentarie, con prevalenza di
rocce carbonatiche (calcari e dolomie). Rocce intrusive (graniti, grano dioriti, tonaliti) che
costituiscono il Massiccio dell’Adamello e la Val Masino-Bregaglia (nel versante settentrionale
della Valtellina), mentre rocce vulcaniche (rioliti, riodaciti) caratterizzano la zona compresa tra
Bolzano e Trento (“Complesso vulcanico atesino”) e, nel Veneto, i Colli Euganei (rioliti) e i rilievi
del Vicentino (basalti).

Fig.3 - Carta geologica Val Chiusella, archivio comunale di Traversella.


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L’area interessata dagli studi è situata all’interno dell’unità Malenco. Come precedentemente
affermato l’unità Malenco è composta da litologie ultramafiche, localmente serpentinizzate e
deformate durante l’orogenesi Alpina. Principalmente si osservano serpentiniti, peridotiti con canali
dunitici e anfiboliti con diverse associazioni mineralogiche. Queste strutture sono osservabili nei
pressi del lago Pirola, dove il contatto mantello e crosta profonda si è preservato. E’ possibile
inoltre osservare altre litologie nell’unità Malenco come oficarbonati, granuliti, hornfels, ortogneiss
e paragneiss. La presenza di oficarbonati e granuliti di origine pelitica è localizzata in piccole aree
in associazione con le rocce ultramafiche originando così una sezione più o meno conservata del
contatto mantello - crosta. Queste litologie sono rimaste unite fino all’inizio delle fasi tettoniche
alpine che ha dato inizio all’intrusione di porzioni di crosta profonda all’interno del mantello
superiore. Questo è deducibile dalla presenza massiva di serpentiniti all’interno del complesso,
originando persino una falda assestante chiamata falda Malenco. La transizione tra il mantello
superiore e la crosta continentale inferiore Adriatica è stata preservata da l’intrusione di gabbri di
età Permiana (Permiano Superiore - datazione effettuata da Hansmann et al. 1995) presenti anche
Fig.4 - Carta geologica Valmalenco, Treccani. all’interno dell’unità Margna.
Questa formazione, composta in
prevalenza da serpentiniti in rocce
continentali di media e bassa
profondità, si lega all’unità Malenco
; l’intera struttura viene infine
tagliata dal plutone intrusivo di
periodo Oligocenico della Val
Masino-Bregaglia. Il plutone di
Masino Bregaglia è un’intrusione
Oligocenica a carattere calc-alcalino
ed è composto principalmente da
tonalite foliata (Serizzo) al bordo
del corpo principale di granodiorite
porfirica (Ghiandone), datate 32 Ma
e 30 Ma rispettivamente (Von
Blanckenburg et al.1992). Questo plutone appartiene alla serie di intrusioni terziarie Periadriatiche,
come anche il plutone dell’Adamello, delle Vedrette di Ries e di Traversella, intruse in prossimità
della Linea Insubrica. La forma richiama quella di una falda (Wenk 1973). Infatti, il plutone occupa
a nord la stessa posizione strutturale delle falde Pennidiche di Tambo e Suretta (Rosemberg et al.
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1995) con uno sviluppo suborizzontale ad Ovest ed inclinato di circa 40° ad Est, dove scompare al
di sotto della falda di Margna, e presenta una variazione composizionale quasi concentrica. La
messa in posto del plutone avviene durante il retroscorrimento delle falde pennidiche. Questo
avviene non solo durante la fase magmatica ma anche dopo la completa cristallizzazione del
plutone. L’origine del magmatismo terziario proprio dei plutoni simili al Masino Bregaglia è
ricondotto al controflusso astenosferico in risposta al break-off dello slab in subduzione. L’apporto
di calore verso l’alto avrebbe permesso la fusione parziale del mantello litosferico producendo serie
calc-alcaline. Anche porzioni alla radice delle falde potrebbero avere subito fusione con la
conseguente produzione di magmi di diversa natura. (Reusser 1987 e Davidson et al. 1996).

Fig.5 - Carta geologica delle unità Bergaglia e Malenco da Rosemberg


1994.
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III) LITOSTRATIGRAFIA

1)Complesso Ultramafico

1.1)Peridotiti

Le peridotiti sono rocce ultramafiche composte principalmente da


minerali mafici come pirosseno, anfibolo e olivina. Questa litologia
è la costituente principale del mantello superficiale. Dalla fusione e
risalta delle peridotiti si originano i magmi basaltici. Questo
avviene in genere a causa di spostamenti tettonici che porta il
mantello alla fusione parziale che generalmente varia dall’1% al
20% e le condizioni di P, T influiscono in maniera significativa
Fig.6 Stereo plot Foliazione Peridotiti sulla composizione dei fusi generati.
La fusione parziale delle peridotiti, oltre a generare i fusi basaltici, genera residui refrattari e meno
fertili come harzburgiti e duniti che in affioramento si presentano come corpi filoniani scuri
incassati nelle peridotiti. Tale litologia si ritrova nei pressi del Lago Pirola (Fig.7) (25) nel versante
sud. Le peridotiti in affioramento si presentano come rocce con poca foliazione quindi aventi una
tessitura massiva(Fig.6). All’interno possiamo osservare, in frattura fresca,diversi minerali con
diversa colorazione; quelli
bianchi sono stati identificati
come diopside, prodotto dalla
retrocessione degli ortopirosseni
del protolite, mentre quelli neri
sono stati catalogati come
spinello, un minerale ad abito
anedrale che rappresenta la
vecchia tessitura originaria e da
clinopirosseno ricco in cloro che lo Fig.7- Affioramento di peridotiti zona Lago Pirola

rende di un colore verde smerarlo.


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1.2) Pirosseniti metamorfiche

Nei pressi del lago Pirola affiorano 2 tipologie differenti di pirossentiti metamorfiche incassate nelle
peridotiti. Il primo litotipo sono le duniti (28), rocce ignee ultrabasiche originate
dall’impoverimento delle
fasi fertili delle peridotiti
dovute al passaggio di
fluidi magmatici. Essi di
presantano in filoni di
dimensioni variabili, da
decimetriche a metriche,
intruse all’interno delle
peridotiti. Si presentano
in affioramento (Fig.8) Fig.8 - Filoni Dunitici in Peridotiti

come dei filoni melanocriti ben definiti,e risultano essere costituite essenzialmente da Olivina con
fasi accessorie come clinopirosseni, anfiboli, spinelli e ossidi. Il secondo litotipo osservato, sempre
nei pressi del lago Pirola, sono le websteriti. Le, pirosseniti costituite essenzialmente da pirosseno e
olivina. Presentando quantità circa uguali di clinopirosseno e ortopirosseno vengono dette
websteriti. Al contrario delle duniti le websteriti sono originarie non dal passaggio di fluidi
magmatici ma bensì dal deposito di tali fluidi, ricche in fasi fertili, all’interno dell’incassante.

Fig.9- Affioramento di peridotiti ricche in ossidi zona lago Pirola


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1.3) Serpentiniti

Le serpentiniti sono rocce metamorfiche costituite


prevalentemente da minerali del gruppo del serpentino quali
antigorite, lizardite e crisotilo. Questo tipo di litologia si
origina da processi d’idratazione di rocce mafiche e
ultramafiche come le peridotiti.
La serpentinizzazione è un processo metamorfico di bassa
temperatura che tende a trasformare gli originari minerali
anidri come pirosseno e olivina, in minerali idrati. A

Fig.10- Stereo plot foliazione Serpentiniti seconda del tipo di roccia madre si può avere la formazione
di particolari minerali: da protoliti ricchi in magnesio si origina prevalentemente la brucite mentre
nelle rocce estremamente ricche in ferro si origina la magnetite. In affioramento si presenta di
colore verde bimineralica, foliata, a grana fine con presenza di due minerali ben visibili: il primo è
il serpentino, un ossido di magnesio idrato con una bassa presenza di ferro ed è caratterizzato dalla
presenza di tre polimorfi: lizardite, crisotilo e antigorite minerale verde costituente delle rocce
affioranti osservate.. L’altro minerale presente in abbondanza maggiore è lo spinello di solo ferro
catalogato come magnetite, minerale nero, foliata(fig.10), a grana fine avente abito cristallino
ottaedrico. All’interno della roccia è presente anche un minerale bianco alterato che è stato
riconosciuto come ortopirosseno. Essendo una roccia di mantello, la sua tessitura originaria viene
mantenuta. Le serpentitini sono state rilevate principalmente in due aree, la prima a sud del lago
Pirola (Fig.11)
(27), mentre la
seconda nei
pressi
dell’alpe
Zocca (45)
fino alle
morene del
ghiacciaio.

Fig.11- Affioramento di Serpentiniti (lato destro) zona Lago Pirola


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1.4) Oficarbonati

Gli oficarbonati sono una sotto catalogazione delle serpentiniti.


Se le rocce serpentinitiche hanno un elevato contenuto di carbonati vengono definite oficarbonati.
Questa particolare litologia si forma tipicamente da serpentiniti prive di carbonati, che
successivamente vengono arricchite di tale componente per le progressive reazioni di
decarbonatazione di rocce carbonatiche crostali. Essendo i minerali costituenti del serpentino molto
sensibili alla carbonatazione, anche una piccola quantità di CO2 disciolta in acqua porta la
formazione di carbonati all’interno della litologia.
Gli oficarbonati vengono divisi in due famiglie distinti:

Oficarbonati: Rocce costituite da serpentino e carbonati nelle quali il serpentino è


generalmente frammentato o brecciato mentre i carbonati (calcite, dolomite, magnesite) si
rinvengono in fratture o masse. Il protolite in genere è ultramafico;

Oficalcite: Rocce oficarbonatiche in cui il carbonato predominante è costituito da calcite.


Nonostante ciò il termine è, ed è spesso stato usato, per indicare le rocce oficarbonatiche in
generale.

Questa litologia affiora nei pressi della morena del ghiacciaio (fig.12). In affioramento di
presentano come rocce bicolori(52), verde e panna dove i carbonati sono brecciati all’interno del
serpentino. Con la prova dell’acido si suppone che il componente carbonatico principale sia calcite.

Fig.12- Affioramento Oficarbonati zona morena


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2) Complesso di crosta profonda:

2.1)Granuliti

Le granuliti sono rocce metamorfiche di alto grado in cui i silicati di Fe-Mg sono generalmente
anidri. Presentano tessitura prevalentemente granoblastica con struttura da gneissitica a massiva.
Possono essere presenti diversi minerali accessori quali titatine , anatase e rutilo. Sono caratterizzate
da silicati di Fe-Mg anidri, feldspati e spesso cordierite. In base alla mineralogia si possono
distinguere due famiglie principali di granuliti: granuliti mafiche e la facies metamorfica
granulitica. La Facies granulitica, come affermato in precedenza, è una facies metamorfica di alto
grado associata a un metamorfismo orogenico regionale. Le associazioni mineralogiche stabili
dipendono prevalentemente dal protolite originario. E’ possibile osservare questa litologia ad est
del lago Pirola (Fig.13). Gli affioramenti sono numerosi ma circondati da un conoide gravitativo di
origine mista. Dai
campioni osservati
abbiamo osservato
diversi minerali come:
plagioclasio, pirosseno,
granato e quarzo
talvolta rutilato. La
litologia affiora tra le
anfiboliti e le peridotiti
ad est del lago Pirola.
Fig.13 - Zona EST Lago Pirola
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2.2) Ortogneiss

Fig.14 - Stereo plot foliazione ortogneiss


In petrografia, si definisce ortogneiss quella famiglia di
gneiss che derivano per metamorfismo di grado medio-
alto, da rocce vulcaniche quali graniti e rioliti.
Generalmente sono composti da diversi minerali come il
quarzo, albite e la famiglia delle miche (biotite clorite e
muscovite).
In affioramento si osserva subito la presenza di mica:
muscovite e clorite, in unione con quarzo, plagioclasio e
k-feldspato, che si presenta con una colorazione grigio
biancastra con un’ottima sfaldatura. La roccia viene
denominata ortogneiss perché la presenza di mica è inferiore al 50% ed il prefisso orto determina un
alto grado di metamorfismo, grazie al quale si forma il feldspato potassico. Il protolite magmatico
presenta una percentuale di quarzo maggiore del 20% ed era, probabilmente, di composizione acida
simil. La roccia presenta una foliazione piegata dovuta all’orogenesi alpina. Abbiamo osservato in
oltre un solo affioramento di dimensioni contenute un Ortogneiss che a differenza dell’unità
precedente questa è priva di clorite ed è caratterizzata da biotite. Questa litologia è stata rilevata in
una sola area , lungo il sentiero che conduce al lago Pirola dal rifugio Gerli -Porro.

Fig.14 - Zona Rifugio Gerli-Porro


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2.3) Hornfels

Fig.15 - Stereo Plot Hornfels


Gli hornfels (Fig.16) sono rocce metamorfiche di contatto a
grana variabile (da fine a grossolana), costituita da silicati e
ossidi in proporzioni variabili, con frattura concoide o
subconcoide. In affioramento il fels si presenta come una
roccia omogenea caratterizzata dalla presenza di epidoto o
titanite, granato (in particolare Grossularia in quanto è il
termine maggiormente ricco in Ca e reagisce al contatto con
l’acido cloridrico) e calcite tipica di aree di metamorfismo
di contatto a facies granulitica.
Il protolito è di origine meta-carbonatico, il quale ad alte temperature tende a perdere CO2 ed il Ca
rilasciato viene usato per formare i silicati che a loro volta costituiscono l’Hornfels. Gli Hornfels si
sono trovati a diretto contatto con i paragneiss (Fig.15) ed insieme hanno subito: orogenesi Varisica,
l’intrusione dei gabbri, che ha sigillato il contatto, e l’orogenesi Alpina ed i primi, quindi, si
trovavano già in condizione di crosta profonda prima dell’inizio del rifting. Essi sono stati osservati
in una sola area a nord del lago Pirola.

Fig.16 - Campione di Hornfels


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2.4) Paragneiss

Fig.17 - Stereo plot foliazione Paragneiss


In petrografia, i paragneiss sono una dei tre gruppi in cui,
secondo l’origine, si dividono gli gneiss. Questa litologia
deriva per metamorfismo da rocce sedimentarie, che
presentano una distinta cristallinità e una tessitura
marcatamente scistosa; sono rocce molto diffuse,
essenzialmente costituite da quarzo, feldspati e miche con
uno o più minerali accessorî che, se abbondanti, determinano
il tipo o la varietà.
In affioramento (Fig.17) si possono osservare diversi
minerali a grana grossolana: quarzo, plagioclasio, biotite, abbondanza di muscovite e qualche
cristallo di anfibolo. Attraverso la composizione mineralogica possiamo affermare che, il protolite
in origine fosse ricco in Ca e quindi viene definito come una meta pelite. Il paragneiss è il
corrispettivo metamorfico delle peridotiti di mantello in cui si è intruso il gabbro. Questa litologia è
affiorante prevalentemente a nord del lago pirola (Fig.18), insieme a serpentiniti e anfiboliti.

Fig.18 - Affioramento a Nord del lago Pirola


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2.5)Anfiboliti

Le anfiboliti (Fig.19) sono rocce metamorfiche gneissiche o granofelsiche composte


prevalentemente da minerali femici come l’anfibolo verde o bruno e da feldspati come il
plagioclasio. Si possono trovare però altri minerali, i più comuni sono clinopirosseno, quarzo,
granato, epidoto, biotite e titanite. Le anfiboliti osservate sono rocce mafiche di origine metamorfica
con protolita un gabbro. La scelta del protolite è dovuta alla grana della roccia: avendo
un’alternanza di livelli a grande dimensione significa che la roccia di partenza era caratterizzata da
una grana grossolana come quella tipica del gabbro. All’interno della roccia, in alcuni dei suoi
affioramenti, è ancora
identificabile il layer
originario che ci
permette di
differenziare questa
anfibolite da quella più
scura. Il gabbro in
questione viene
denominato di
Montebreccia ed è una
Fig.19 -Anfiboliti affioranti nei pressi del fiume Mallero
roccia intrusiva che, in
età permiana (Permiano Superiore - datazione effettuata da Hansmann et al. 1995) , si è intrusa nel
paragneiss all’interno dell’area del contatto crosta-mantello: i rapporti primari tra le unità non
vengono mantenuti ma sono stati trasposti dalle deformazioni successive che li hanno orientati
parallelamente alla foliazione attuale. Il gabbro intruso si mette in posto a livello della crosta
profonda provocando, nell’incassante, deformazioni metamorfiche.
Sono stati osservati quattro tipologie di anfiboliti nell’area rilevata:
Fig.20 -Anfiboliti affioranti nella parte sinistra del lago Pirola

La prima tipologia presenta prevalenza di


anfibolo verde, plagioclasio e titanite,
minerale con un buon piano di sfaldatura; è un
minerale accessorio tipico di rocce mafiche
che sono povere di potassio. Questa roccia è
caratterizzata da pieghe aperte che,
modificando la foliazione precedente,
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risultano essere successive alla foliazione plicativa; quest’affermazione viene supportata anche
dall’estensione stessa delle pieghe che, essendo più giovani, sono maggiormente pervasive
all’interno dell’unità e non presentano foliazione. Le pieghe più vecchie della foliazione hanno un
piano assiale sub orizzontale mentre quelle più giovani sub verticale.
La seconda tipologia, definita come Gneiss Anfibolici affiora a nord del del Lago Pirola.Qui è
possibile individuare una litologia meno piegata che presentano “noduli” stirati di ortopirosseno: la
tessitura da cui sono caratterizzati prende il nome di Flasher. Tale struttura è data dalla presenza di
questi noduli di pirosseno che vengono mantenuti dal protolito della roccia e vengono anfibolizzati
e stirati ad alte temperature durante la fase di stensione permiana(Permiano Superiore - datazione
effettuata da Hansmann et al. 1995) . Questa particolare struttura è visibile solo in alcune aree
ristrette all’interno
dell’affioramento in quanto, in
un corpo di grandi estensioni, la
deformazione non risulta
omogenea. In rari casi è possibile
individuare anche l’abito
originario del pirosseno.
La terza tipologia
presenta,rispetto alla prima
anfibolite, una colorazione più scura dovuta al maggior apporto nella roccia di anfibolo verde
rispetto al plagioclasio. Inoltre la foliazione è molto più continua e presenta pieghe secondo piani
assiali paralleli alla foliazione principale esterna. La roccia è caratterizzata da due fasi deformative
distinte in cui la foliazione piegata, con pieghe isoclinali (fianchi paralleli) è antecedente a quella
esterna plicativa. Anche per quanto riguarda quest’anfibolite il protolito rimane un gabbro
nonostante la grana risulti essere leggermente più fine.
Infine la quarta tipologia, affiorante in un unico nell’area cartografata, è stata classificata come
anfibolite a granato. Viene catalogata come roccia mafica che presenta una folizaione continua.
Inoltre presenta un’elevata quantità di minerali accessori in particolare è ricca in granati.
Fig.22 -Anfiboliti affioranti nei pressi del fiume Mallero
Tali affioramenti di anfiboliti di possono
ritrovare pressoché ovunque nella vale, in
particolare a nord del lago Pirola in
associazione con serpentiniti e Hornfels e
all’alpe Zocca in associazione con
serpentiniti e paragneiss.
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3) Depositi del quaternario

3.1) Deposito glaciale


Il deposito glaciale (Fig.24), essendo molto
giovane, è perfettamente conservato.
Presenta l’apparato morenico laterale non
ancora vegetato in cui si estende il la
maggior parte del deposito. Si presenta
come un deposito disomogeneo in cui sono
presenti sia grandi quantità di matrice che
clasti di grandi dimensioni.
Fig.24 -Deposito Glaciale

3.2) Deposito Gravitativo a grandi blocchi

È un deposito caotico (Fig.25) formato in


modo gravitativo per accumulo
progressivo di un detrito spigoloso, etero
metrico, non classato, senza tessitura, in
cui non è presente la matrice fine. Sul
sentiero che dal rifugio punta verso il

Fig.25- Deposito Gravitativo ghiacciaio i clasti sembrano più


arrotondati, probabilmente a causa del precedente passaggio del ghiacciaio.

3.3) Deposito Fluviale

Il deposito presenta grandi quantità di ghiaie e sabbie a tessitura visibile che tende a seguire le
isoipse. La differenza tra un deposito di Fig.26- Deposito Fluvio-glaciale

tipo glaciale ed uno fluviale sta nella


presenza della matrice: il primo presenta
una buona percentuale di matrice che, in
un deposito fluviale, verrebbe
mobilizzata dal movimento dell’acqua
stessa e quindi non sarebbe visibile.
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Inoltre il passaggio del fiume porta ad un’embriciatura dei minerali del deposito, un maggiore
arrotondamento e ad una più alta selezione dei clasti.

3.4) Rock Glacier

Il rock Glacier è una forma glaciale dal fronte ripido che, come tutte le altre tipologie di detrito,
non sarebbe stabile lungo il versante ma ,
in questo caso, al di sotto dei clasti c’è il
ghiacciaio: alla base della struttura si può
osservare una forma lobata in cui si
accumulano i blocchi di maggiore
dimensione caduti gravitativamente.
L’intera forma è quindi considerata ancora
attiva.
Fig.27 -Deposito glaciale con rock Glacier

IV) GEOLOGIA STRUTTURALE

L'area interessata dagli studi geologici ha una storia geologica molto complessa, in questa sezione le
aree indagate verranno divise in due blocchi: la prima tratterà dell'area del lago Pirola, mentre la
seconda tratterà dell'area dell'alpe Zocca. L’area del lago Pirola è caratterizzata principalmente da
due facies dominanti, divise una faglia, non direttamente osservata ma supposta dalle evidenze, che
taglia il lago Pirola in direzione E – O. Sulla sponda a Sud della faglia vi sono affioramenti di
Serpentiniti in parte coperti da conoidi gravitativi eterogenei, mentre sulla sponda settentrionale
sinistra la facies più rappresentativa è costituita da Scisti anfibolitici appartenenti al nucleo
cristallino della falda Margna, del dominio Austro -alpino mentre a EST si presentano le Anfiboliti
chiare. Per la maggior parte si
tratta di Scisti anfibolico, con
tessitura da listata a lenticolare, nei
quali si contrappongono
nettamente le zone verde scuro
actinolitiche e quelle chiare
costituite in prevalenza da epidoto.
A questa facies sono spesso
associate zone massicce, che
rispecchiano ancora la tessitura Fig.28 -Carta geologica degli affioramenti, Herrman
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delle rocce originarie (rappresentate da rocce gabbriche). Essi presentano inoltre una tessitura
Flaser.
Di notevole rilevanza è anche la presenza di paragneiss, ovvero gneiss di origine sedimentaria,
formati dal metamorfismo degli scisti con disidratazione della muscovite e trasformazione della
stessa in feldspato e silicati di alluminio, e di granuliti, ovvero rocce metamorfiche composte da
quarzo e feldspato. In minor quantità è possibile trovare: Hornfels a silicati di calcio, anfiboliti, e
infine ridotte lenti di ortogneiss. La faglia che attraversa il lago Pirola divide il complesso
ultramafico di mantello superiore e il complesso di crosta profonda. Ad est del lago, lungo la faglia,
troviamo una litologia differente: le granuliti. Le granuliti sono ciò che rimane della Moho ormai
litificata e affiorante. A sud del lago come già affermato ritroviamo non solo le serpentiniti ma
anche le peridotiti, rocce protolite delle serpentiniti. Il contatto tra le due litologie è molto sfumato,
poiché la serpentinizzazione del protolite ha coperto le evidenze. All'interno delle peridotiti si sono
potute osservare diverse strutture tra cui una isorientazione di spinelli, canali dunitici, websteriti e
lenti serpentinizzate di diversa grandezza. (HERMANN,1997)I canali dunitici, in parte
anastomizzati, hanno in genere un'orientazione est-ovest e sono composti per il 90% da olivina.
Probabilmente erano i canali principali di percolazione del fuso basaltico che si è intruso nelle
peridotiti, la loro presenza indica che il mantello ha interagito direttamente con il fuso che, a sua
volta, ha dato origine al gabbro. A nord invece troviamo principalmente Anfiboliti chiare che
presentano tre diverse fasi plicative tra cui l'orogenesi alpina. Queste pieghe hanno incassato dalla
fase di rifting permiano dove la tetide alpina si è aperta i (rift abortito le cui tracce rimangono
evidenti grazie alla presenza di metamorfismo di alto grado termico), alla successiva fase di
oceanizzazione avvenuta nel Giurassico. L’estensione Giurassica ha portato il mantello sotto-
continentale in esumazione e la crosta continentale ad assottigliarsi durante la fase di
serpentinizzazione. Si suppone che i contatti tra le varie litologie siano di tipo intrusivo. Questo è
dovuto alla presenza di litologi come le granuliti e intrusioni di xenoliti peridotitici all'interno
dell'intrusione principale di gabbro. Questo indica che sia gabbro che la crosta inferiore fa parte
dell'unità di Malenco.L'intera area si osserva che le rocce, in speciale modo le peridotiti, mostrano
poca o nessuna deformazione alpina e hanno preservato la loro mineralogia pre-alpina su diversi
chilometri quadrati. Le deformazioni alpine in quest'area sono concentrate in zone ristrette che non
hanno causato la rotazione delle strutture principali prealpine, esse presentato una direzione
costante della foliazione e i contatto tra i vari tipi di roccia della transizione dalla crosta al
mantello[Hermann e Miintener, 1996].
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Fig.29 - Panoramica sul lago Pirola, a destra affiorano le serpentiniti mentre a sinistra affiorano anfiboliti
e gneiss anfibolitici

Nella seconda area rilevata presso l'Alpe Zocca si possono osservare diverse litologie,
principalmente serpentiniti, ortogneiss anfiboliti scure e in una piccola area anche gli oficarbonati.
Dall'osservazione di queste litologie, grazie anche a studi precedenti (Borsien, 1995) si suppone che
sia avvenuta una transizione oceano-continente in a piccola area che ha permesso l'esumazione del
mantello superiore e la formazione di oficarbonati all'interno delle serpentiniti. Al contrario del lago
Pirola qui le evidenze sono state cancellate dal metamorfismo alpino ma alcune litologie presentano
ancora dei relitti di metamorfismo di alta facies pre-alpina. L' ortogneiss che affiorano all'alpe
Zocca sono in diretto contatto con le rocce ultramafiche. Dal punto di vista stratigrafico stanno
sopra le rocce ultramafiche e hanno assunto una forma sinforme dovuta all'ultimo evento di
backfolding. La presenza di ortogneiss a diversi i livelli tettonici all'Alpe Zocca suggeriscono che la
formazione degli gneiss siano stati interrotti durante la fase di rifting. Inoltre di notevole importanza
sono le oficalciti affioranti nei pressi della morena destra della val Vantina.
Le serpentiniti originate da peridotiti di origine mantellica hanno subìto trasformazioni
metamorfiche durante il lentissimo processo di risalita e un successivo metamorfismo oceanico
quando si sono trovate ormai prossime alla superficie. Una generale conseguenza di questi processi
di trasformazione è stata
la destabilizzazione
dell’olivina e la
formazione di minerali
del gruppo del serpentino
(Cortesogno e Gaggero,
1994). Questi ultimi si
distribuiscono in modo
diffuso nella roccia
peridotitica, sviluppano
fenomeni di Fig.30 -Affioramenti morena val Ventina
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pseudomorfosi, con il serpentino che va a rimpiazzare i pirosseni assumendone l’abito (bastite) e si


concentrano in vene. L’esposizione del mantello sul fondale oceanico giurassico è avvenuta per
denudamento tettonico, con scorrimenti che hanno intensamente fratturato la roccia. Molte fratture,
per circolazione di fluidi idrotermali, sono state ricementate da calcite cristallina e da minerali del
gruppo del serpentino. Le peridotiti che durante i processi di oceanizzazione vengono interessate da
intensa fratturazione, con formazione di vene di serpentino e calcite, prendono il nome di
“oficalciti”. Queste particolari rocce indicano che è avvenuta l’esposizione del mantello sul fondale
oceanico in espansione.

Durante gli studi compiuti abbiamo potuto dedurre l’’evoluzione geodimanica dell’area grazie sia
allo studio di quattro deformazioni incassate degli affioranti sia dalle assiociazioni litostratigrafiche
osservate. La prima deformazione registrata definita com Sn sono state misurate sulla tessitura a
Flaser delle litologia definita come Gneiss Anfibolici affioranti a nord del del Lago Pirola. Sempre
nella stessa area abbiamo potuto misurare la foliazione principale definita come Sn+1. . Infine
abbiamo osservato due eventi deformativi che hanno portato al ripiegamento della foliazione prima
secondo pieghe isoclinali seguita da una ripiegatura a pieghe blande.

Dai dati raccolti possiamo affermare che le Peridotiti affioranti facevano parte del mantello
superiore dove hanno subito un layering che ha portato alla formazione delle Websteriti e Duniti,
osservabili nei pressi del lago Pirola. Durante l’esumazione del mantello si ha avuto un’idratazione
dovuta a fluidi oceanici in subduzione che hanno portato alla formazione delle serpentiniti. Inoltre
dalla idratazione del mantello possiamo osservare dei livelli anfibolitici generati dall’idratazione
delle pirosseniti. Si ha inoltre una fratturazione delle serpentiniti durante la deposizione con
formazione di oficalciti nelle brecciature. Infine abbiamo osservato gli hornfels e le granuliti che
sono state sottoposte ad un alto grado di metamorfismo.
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V) CONCLUSIONI

L'area soggetta agli studi effettuati, presenta una storia e una condizione geologica quasi unica nel
suo genere. Nell'area del lago Pirola grazie ad attenti studi ed esami presenta una finestra toccabile
delle condizioni e edelle interazioni tra crosta profonda e mantello. Si deduce ce il limite non è del
tutto netto ma vi sono delle intrusioni e continui scambi di materiale fuso. La composizione delle
rocce in affioramento è molto vario, nelle peridotiti ad esempio si osservano numerose associazioni
mineralogiche come magnetiti, duniti, spinelli e websteriti. Dal punto di vista del quaternario invece
si possono osservare intere strutture perfettamente conservate e molto giovani come le morene
laterali al ghiacciaio non ancora vegetate. I numerosi conoidi gravitativi in alcune aree limitano gli
affioramenti, come nel caso del paragneiss a biotite osservato solamente in un piccolo affioramento
circondato da detriti. Infine l'area dell'Alpe Zocca permette di osservare il diretto contatto tra crosta
oceanica e continentale con esumazione di una parte del mantello.

Fig.31 -Limite tra le serpentiniti a sinistra e le anfiboliti


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