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Paolo Galassi matricola 0000228330 anno: III in corso

Tesina di Comunicazione giornalistica (10cfu)

1977-2007 : Bologna trentanni dopo Come i quotidiani hanno affrontato il trentennale del 77: la celebrazione del marzo bolognese nelle principali testate

Indice:
1977-2007: il marzo bolognese trentanni dopo Quotidiani bolognesi a confronto: Il Domani e Il Bologna Il quadro completo e attuale del Corriere della sera Memoria, confronto e dibattito culturale nella Bologna di oggi: le interviste de lUnit La Repubblica: a ciascuno il suo 1977 Bibliografia e webgrafia >> >> >> 11 13 15 pag. >> >> 4 6 9

Il settantasette? E chi se ne ricorda? Sarebbe praticamente impossibile spiegare a un ventenne d'oggi l'alchimia di un movimento di autonomi, femministe e indiani metropolitani capace di bollire in un unico pentolone, a fuoco vivissimo, marxismo e dadaismo, droga ed ecologia, radio libere e filosofie orientali, il tutto condito da un pizzico di autodistruzione e da una cucchiaiata di lotta armata, una spezia dal gusto forte, capace di cancellare tutti gli altri
Luca Villoresi, 10 febbraio 1997

"Il 77 lo vedo con tante immagini, con tante facce, con tante espressioni di giovani, ragazzi e ragazze, che non esistono pi. Io ho visto che le facce di quel periodo sono scomparse. Sono scomparse forse perch la faccia ognuno se la fa, con le domande che si pone, e quelle domande forse non esistono pi almeno formulate in quel modo. E non esistono pi le facce del 1977." "Nel caso del 1977 quelle facce sono comparse e scomparse tutte quante insieme".
Tano DAmico

1977-2007: il marzo bolognese trentanni dopo


Bologna. Sono passati esattamente trentanni da quello che fu il 1977. Non un semplice anno ma una vera e propria stagione, incredibilmente densa e intrisa di avvenimenti,di sfaccettature, di idee. Un orizzonte talmente vasto e lontano che uno studente, uno di adesso, fatica a immaginare. Uno di quei concetti quasi astratti, come dire il 68, che non smette di riscuotere curiosit e stimolare limmaginazione di chi non lo ha vissuto. Perch il fascino, nel bene e nel male, che un idea cos non riesce a smarrire. Euna foto surreale di un carro armato che si aggira per il centro, di una barricata in Piazza Verdi, un foro di proiettile in via Mascarella, uno studente di Medicina caduto come un martire. Uneco ruvida, abrasiva. E nebbia, per molti. E manifestazioni, scontri, spari, lacrimogeni, Radio Alice, Lavorare con lentezza, Andrea Pazienza. Movimento. Autonomia. E B.R. e p38. E tante e troppe cose che non permettono di avere un idea se non chiara, almeno parziale dellaria che si respirava tra via Zamboni e le due torri, passando per il dedalo di portici che ogni tanto riconosciamo in qualche film fino ad arrivare al Pratello. Bologna lo ha vissuto in prima linea, anzi in qualche modo Bologna il 77 come il 77 si rispecchia nelle contraddizioni, nei colori, negli accenti e nelle vite dei suoi studenti, da lungo, lungo tempo il secondo popolo della citt. Come ogni ricorrenza che si rispetti anche questa era assai attesa e i giornali, locali e nazionali, hanno celebrato quei giorni con testimonianze, racconti e ritratti di coloro che li hanno vissuti, in corteo, dietro una barricata, al microfono di una radio o in divisa. Durante il periodo di tirocinio effettuato presso lUfficio Stampa della Provincia di Bologna mi stato possibile, attingendo dai giornali che quotidianamente vengono letti e riposti in archivio, seguire levoluzione delle diverse testate in merito allargomento, esaminarne i percorsi, provare a leggerne tra le righe i messaggi e le direzioni tracciate, analizzare le diverse tipologie di approccio e di sviluppo del tema, tentare di sapere almeno qualcosa in pi su un periodo che il sottoscritto non conosce ma che immagina essere stato nella sua essenza fondamentale, caotico, genuino. Quello che non pu non emergere da una lettura dei quotidiani, dai resoconti dellepoca, dalle testimonianze e dai libri il fermento intellettuale, creativo, vergine, trasversale e, forse proprio per questo sovversivo, ingestibile e a maggior ragione incollocabile allinterno di una delimitata fazione politica, che scorreva rumoroso e non arginabile sotto i portici di Bulagna. Tanti i nomi che vi possiamo ritrovare, da Stefano Benni ad Andrea Pazienza, dal fotografo Tano DAmico a quel signore canuto che ancora oggi possibile notare mentre sfreccia in bicicletta lungo viale Indipendenza e rispondente al nome di Francesco Berardi, in arte Bifo. Laltro aspetto lamarezza dilagante, disincantata, rassegnata che si assapora in certe interviste. Lamarezza per un sogno finito male, per unideale ed unilluminazione persa, per unautodistruzione che si chiamata eroina 4

o lotta armata che travolse chi non seppe accettare lavvilente corso degli eventi, per gli anni di piombo che seguirono, con i quali troppo spesso e a torto questa primavera viene fatta coincidere.

Quotidiani bolognesi a confronto: Il Domani e Il Bologna Partendo dai due quotidiani bolognesi principali, Il Domani e Il Bologna interessante notare le differenze di approccio e sviluppo del tema settantasettino. Il primo infatti opera una sorta di non celebrazione di quellanno cos legato a Bologna, o meglio, ne mette in scena una ricostruzione per niente colorata e volta a sottolinearne le innumerevoli sfaccettature, preferendo piuttosto un ritratto talvolta drammatico, e in effetti per certi versi lo fu davvero, talvolta pesante, come se si trattasse di una memoria e di uneredit scomoda, non voluta ne da Bologna n dai bolognesi. Movimento diventa spesso sinonimo di violenza e di lotta armata, il termine autonomia accostato non di rado ad un ampio quanto indefinito terrorismo. Le cause sono spesso ricondotte, tramite testimonianze o interviste alle negligenze dellallora PCI che sembra aver tramandato le sue contraddizioni e miopie alla sinistra attuale. Lo speciale de Il Domani comincia mercoled 7 marzo con unintervista a Renato Zangheri, all epoca sindaco di Bologna, che ci tiene a ricordare le intenzioni non repressive che mossero le azioni del Comune, e afferma che quella del 77 stata una stagione confusa culminata nel rapimento e nella morte di Aldo Moro. () negli anni successivi la violenza continuata, ma in calando, anche se vi sono stati omicidi vili e orribili come quello del professor Biagi. Era una strana pretesa che fossero le armi a decidere le modalit e le regole del gioco, sancendo di fatto il riconoscimento dellinizio degli anni di piombo e delle tragedie che ne seguirono con il marzo bolognese, per ribadire poi che se la tendenza a dare valore ed estensione allattacco armato era lasse portante principale di una strategia rivoluzionaria, quella strategia fallita". Lo speciale prosegue con lintervista dell8 marzo a Claudio Piersanti, ora scrittore e sceneggiatore, militante nei giorni del 77, dei quali parla con amarezza, ricordando soprattutto limpotenza e la rassegnazione che seguirono, sottolineando il disaccordo profondo con alcune scelte della sinistra ufficiale di allora, e non potendo fare a meno di ricordare la creativit, la particolarit e la sorprendente saggezza che il movimento dimostr in quegli anni, e il fatto che il terrorismo rappresentava un fenomeno ad esso estraneo. La ricerca della docente di Sociologia della facolt di Scienze di comunicazione Pina Lalli riguardo i consigli comunali che seguirono luccisione di Francesco Lorusso, a cui si rif un articolo del 9 marzo, mette in evidenza la pacatezza dei toni della sinistra e latteggiamento cauto e quasi timido delle 6

istituzioni in quel periodo, mentre a pi pagina viene riportato il discorso tenuto da Zangheri il 13 marzo 1977, il quale chiama la citt ad una mobilitazione democratica. Lintervista raccolta tra le mura della fabbrica Sasib, si conclude con lamaro monito di Franco Guernelli, operaio, che guardandosi attorno afferma che hanno vinto loro se guardo a questa societ, alla rabbia dei tifosi, al folclore del parlamento allantipolitica pare che a vincere siano quelli che vogliono mandare tutto allaria, quelli che urlano e fanno propaganda. Il 10 marzo la volta di una curiosa critica ai testi pubblicati di recente sul 77 che secondo la giornalista Serena Bersani, pretendono di raccontare una pagina drammatica della storia italiana forti di pagine e pagine di bibliografia e di affermazioni categoriche in manchette. Anche dove appare difficile sminuire alcune realt simbolo di questo periodo ci pensano i titoli a gettare unombra su alcuni articoli, come accade con lintervista a Gianni Celati, dalle cui lezioni-laboratorio sul personaggio di Lewis Carroll tenute al Dams nacque il libro Alice disambientata, fresco di ristampa: Alice era un modo di essere sbandati un esempio di come un titolo possa non rispecchiare affatto il contenuto di un articolo. Il filone di Radio Alice continua con un pezzo sulla storia dellemittente, che non evita di nascondere al suo interno alcune affermazioni che vanno confermare le osservazioni fatte in principio sul trattamento a tratti superficiale e di tanto in tanto strumentale dei fatti del 77: una libert di linguaggio che diede vita ad una creativit collettiva contagiosa.()Una vitalit sociale che in citt and in crescendo fino alluccisione di Francesco Lorusso, quando quell energia di migliaia di voci si trasform bruscamente in grido di rabbia contro la repressione militare del movimento e si ridusse al silenzio sotto la cappa mortale dellavventura brigatista.

Il Bologna attraverso le storie e i racconti dei personaggi di quel confuso teatro che fu il 77, esegue un lavoro in qualche modo toccante e pi sentito rispetto al Domani, forse grazie anche al fatto che buona parte dei pezzi stata scritta dallo stesso giornalista, Diego Costa, che scopriamo fin dallinizio aver vissuto quelle giornate e conservarne quindi un ricordo vivo ed emozionato. Il Bologna produce uno speciale sul 77 bolognese negli stessi giorni del Domani, in prossimit dellanniversario della morte di Lorusso, l11 marzo, ma lo fa da un punto di vista quasi sentimentale, con una spiccata tensione emotiva verso la citt, verso i fatti drammatici che ha vissuto e il periodo di colore e creativit che lha attraversata, senza andare a cercare particolari polemiche o responsabilit in campo politico, che necessiterebbero di ben pi larghe trattazioni per non risultare futili e strumentali, e non cercando per forza di allacciarvi gli anni di piombo e la lotta armata. Il primo articolo in merito esce marted 6 marzo col titolo Quel marzo di 30 anni fa la citt perse la verginit. Le interviste coinvolgono coloro che appartenevano al movimento fino ad arrivare a chi stava letteralmente dallaltra parte della barricata, come il poliziotto Giuseppe, che racconta il suo 11 marzo nellarticolo Storie di ragazzi contro: <<quei giorni,la mia piaga>>. Le testimonianze proseguono con il fratello di Lorusso e il suo perdono nei confronti del carabiniere di leva che spar, Massimo Tramontani. E il preambolo della commemorazione vera e propria, che inizia con la cronaca degli eventi dell11 marzo sotto alla quale compare, inusuale per la parte da cui proviene, un parere contrario a questa celebrazione, quello di Maurice Bignami, ex membro di Prima Linea e ora al servizio della Caritas di Roma: Questa celebrazione una follia. Significativa lintervista a Tano DAmico, sessantatreenne fotoreporter romano, occhio di Lotta Continua e del Manifesto, autore della maggior parte degli scatti che compaiono su questa tesina e sui quotidiani in generale - la cui esposizione militante e documentaria inaugurata per loccasione a Bologna volta a superare liconografia tutta sangue e dolore di quegli anni- che afferma come quel movimento fosse anche gioia e passione: Metteva in piazza le sue feste, metteva in piazza dei momenti altissimi di civilt e si mostrava capace di vivere per conto suo, di sperimentare dei modelli nuovi di vita.() Ha ancora senso ricordare quel movimento come punto di partenza per altre lotte.

Il quadro completo e attuale del Corriere della sera Il Corriere della sera, quotidiano nazionale con sezione di cronaca dedicata a Bologna, opera unaccurata e interessante celebrazione del trentennale del 77, stabilendo tramite interviste e opinioni un confronto con la situazione attuale del capoluogo emiliano, animata dalle occupazioni abusive di spazi inutilizzati, (come quella dellex cinema Embassy ad opera del collettivo Metrolab, n.d.a.), causa di accese discussioni e contestazioni allinterno della sinistra stessa. I primi giorni di febbraio esce nella pagina di cultura, unacuta intervista a Gianni Celati, Alice nel 77, dove in occasione della ristampa di Alice disambientata, vengono esposti interessanti spunti di riflessione e di lettura degli eventi di quel periodo: ..Il disambientamento di Alice era lessere estranea a qualsiasi slogan politico da assemblea, al clich leninista da occupazione del palazzo dInverno nel 1917. A parte le finzioni di seriet rivoluzionaria, ci che dava senso ai tumulti studenteschi era la pura voglia di sfogarsi, aprendo la gabbia delladdomesticamento sociale. Le risposte di Celati vanno a colpire nel segno: ..I carri armati..queste non erano operazioni di ordine pubblico, erano atti di sobillazione per ottenere scontri pi accesi e poter far passare qualche assembramento studentesco per una situazione di emergenza. Lintervista, significativa in quanto la prima pagina del Corriere riguardo la ricorrenza del 77 e d quindi unimpronta di quella che sar comprensibilmente la linea della testata in merito, si chiude con una tagliente considerazione riguardo la sinistra ufficiale di allora e quella attuale: Gran parte della sinistra italiana ha portato per anni la maschera della seriet rivoluzionaria, ed era una finzione fosca, che serviva per andare a donne ed essere presi sul serio dai borghesi e dai miliardari di Milano.() Ora suppongo che piombati nel calderone dei pasticci italiani se la cavino come tutti gli altri, cio a forza di affarismo, avidit di carriera e ossequio ai padroni.

La corrente di pensiero se non scomoda, almeno in controtendenza, viene confermata dalla piacevole intervista a Bifo, il quale alla domanda Furono anni violenti? risponde perentorio Tornerei a spaccare vetrine. Berardi ci tiene precisare che non parteciper a quelle commemorazioni delle quali il Corriere riporta lo svolgimento, corredandole con le interviste, al rettore dellUniversit Calzolari e allex sindaco Zangheri. Acuta anche la testimonianza del politologo Gianfranco Pasquin, del 10 marzo, secondo cui il 77 pi che favorire il passaggio di molti autonomi alle B.R. fece crescere lacqua in cui il pesce galleggiava, cio il fiancheggiamento, lappoggio logistico e finanziario.() Il problema fu lintelligence forse deviata: gli apparati non potevano non sapere che a Padova si sparava e anche a Bologna questa possibilit era nota. Ma cera chi pensava lasciamoli crescere perch imbarazzano soprattutto il Pci. E infatti il Pci pass dal 34,3% del 76 al 30% del 79. Da notare infine lo spazio dedicato dal Corriere alle donne del movimento, allala femminile e femminista, con gli articoli: La femminista, La dura, la bella: dalle barricate alla famiglia allargata e La femminista dura con la villa sui colli dedicato alla figura di Daniela Facchinato, bolognese, fotografa del 68 come del 77, figura analoga a quella di Tano dAmico ma tralasciata dagli altri giornali se non in qualche trafiletto. E interessante come nel dedicare attenzione al panorama femminile dellepoca il Corriere ne approfitti per presentare sia una figura parallela a quella di DAmico, sia una realt di radio libera alternativa a quella di Radio Alice, nella quale la Facchinato operava, e considerata allepoca pi seria perch provvista di palinsesto, Radio Citt.

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Memoria,confronto e dibattito culturale nella Bologna di oggi: le interviste dellUnit Rispetto agli altri quotidiani, sulle pagine de lUnit dedicate al 77 bolognese sono state privilegiate le interviste, i pareri, divergenti e non, riguardo questa complessa stagione e soprattutto il dibattito che ne scaturito in ambito culturale: rappresentanti delle istituzioni, assessori ed intellettuali guardano alle azioni intraprese allepoca, agli errori commessi, rintracciando in quel fatidico anno un vero e proprio spartiacque oltre il quale la citt e il microcosmo che vi prosperava non furono pi gli stessi. Sotto questaspetto lUnit sembra andare per certi versi pi a fondo del Corriere della sera, sebbene le pagine impiegate siano decisamente di meno: se da un lato sono infatti pochi i momenti cos detti celebrativi, raffiguranti gli ormai noti panorami di manifestazioni, scontri con la polizia, racconti personali e i ritratti tipici del folklore settantasettino bolognese, in compenso emergono interessanti divergenze riguardo lattesa ricorrenza e le possibili strumentalizzazioni politiche a cui rischia di essere soggetta. Gian Mario Anselmi, ordinario di Letteratura Italiana e fondatore dellIstituto Gramsci, in un intervista del 25 febbraio ammonisce: Per capire il 77 non bisogna usarlo. Serve unoperazione culturale che parta da una documentazione ampia, in grado di rendere tutta la complessit del fenomeno. Diffido di chi sembra voler usare un anniversario per polemizzare con questa giunta, non pi tempo di polemiche ma di studio . Leurodeputato Ds Mauro Zani in un articolo del 10 marzo afferma che nel 77 Il Pci non cap una svolta epocale, mentre lassessore provinciale Guglielmi cita il poeta bolognese Roberto Roversi ritraendo la citt come un pugile allangolo dopo i fatti del 77. Idea confermata anche dal direttore della Cineteca Gianluca Farinelli, che individua in quella stagione una frattura mai sanata, la cui ricucitura spetta all Universit. Il percorso che porta dal movimento del 77 alla lotta armata e al terrorismo fornisce poi lo spunto per unanalisi e una discussione sul fronteggiarsi dellattuale giunta e i centri sociali, in un paio di interviste imprudentemente definiti 11

da Cofferati possibile terreno di reclutamento di organizzazioni terroristiche. La sequenza di articoli termina con la polemica sullinvito del centro sociale Crash al fondatore delle Brigate Rosse Curcio, previsto per il 1 marzo. Ecco quindi come legare passato e presente, le radici di una certa sottocultura che si riscoprono e ripercuotono trentanni dopo. LUnit non guarda solo a cosa stato e cosa fu, o meglio si volta indietro ma da un punto ben preciso collocato nel presente, in mezzo alle divisioni e le polemiche di oggi. Forse anche in nome dellorientamento politico che storicamente la contraddistingue, volge linteresse, e anche qualche preoccupazione, a una sinistra che oggi sembra immobile, impotente e contraddittoria, in particolar modo a Bologna, ma che come allora -sebbene sia chiaro che i due periodi non sono neanche lontanamente paragonabili- sembra peccare nel non ascoltare e nel non capire le voci circostanti, riconducibili al popolo studentesco ma anche a coloro che in un modo o nellaltro si fanno portavoci di un qualche antagonismo.

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La Repubblica: a ciascuno il suo 1977


Ampio. Capillare. Piacevole. Frequente. Il trattamento riservato da Repubblica al 77, italiano e bolognese, il pi completo comparso tra i quotidiani. Ci che lo contraddistingue il fatto che se ne possa trovare unampia trattazione anche sul web, al sito www.repubblica.it: cliccando su il tuo 1977 possibile scorrere le foto di Tano Damico e tante altre selezionate tra quelle inviate dai lettori, leggere gli articoli di Luca Villoresi, Carlo Casalegno, Giorgio Bocca, Michele Serra e Adriano Sofri tratti dalla sezione Diario di Repubblica, inviare le proprie foto del 77 ed accedere al blog di Ernesto Assante dedicato a questa incredibile stagione. Tantissimi i commenti, di chi cera e chi no, chi guardava da fuori, chi concorda e chi dissente. La novit proprio questa e Repubblica la sfrutta in maniera magistrale: il 77 stato fatto da una moltitudine di persone, perch non farlo raccontare a loro, dove possibile? Tanti commenti sono pi esplicativi e chiarificatori di mille articoli e interviste. Il 77 memoria collettiva ed giusto allora ricostruirlo e raccontarlo tramite i pezzi e le immagini che ciascuno possiede. Chiunque pu prendere parte a questa sorta di forum on-line e dire la sua senza dover per forza seguire lo scorrere degli articoli su copia cartacea. Repubblica introduce il 77 allinizio di gennaio con uno speciale composto da articoli di Sofri, Bocca e Serra, questultimo autore di Dentro il precipizio di Bologna la grassa, e chiudendo il capitolo a fine marzo con I nostri anni di piombo quasi a voler rispettare quel percorso graduale e drammatico che port alla lotta armata e al terrorismo, sottolineandone la non coincidenza con quella fatale primavera... La Repubblica sembra prendersi a cuore questo periodo come se rappresentasse una tappa fondamentale della sua storia di giornale, un elemento indissolubile della memoria sua e di un paese intero. Nulla viene tralasciato, e landare a cercare un articolo sul 77, nella cronaca bolognese come in quella nazionale diventa unattesa e un piacere per il lettore, che pu immergersi nella realt e 13

nellatmosfera dellepoca assaporando le foto che corredano ogni servizio. I ricordi di Gianni Celati, i servizi su Radio Alice e lintervista alle ragazze che ora abitano in quellappartamento, il fratello di Lorusso, lautonomo diventato frate, il poliziotto Ciro Lomastro, tra quelli che sgomberarono Alice, i suoi racconti e il confronto tenuto in una scuola con lallora militante Valerio Monteventi ora consigliere comunale, il brigatista, il fotografo Enrico Scuro: tanti ritratti di storie ed esistenze diverse di gente come noi, questo che inscena Repubblica con grande abilit, preoccupandosi di tanto in tanto, come gi il Corriere e lUnit, di spostare lo sguardo alla Bologna di oggi e agli intellettuali che vi hanno gravitato o che ancora le gravitano intorno, raccogliendo pareri e polemiche: dal fumettista Filippo Scozzari, al regista Guido Chiesa, artefice di Lavorare con lentezza, da Tatti Sanguinetti, impegnato nella rassegna cinematografica route77 a Stefano Benni, che annuncia il suo divorzio culturale dalla citt felsinea.

Concludendo, stato possibile analizzare i diversi sistemi di approccio e sviluppo del tema utilizzati dai principali quotidiani, e riflettere su come determinate scelte e impostazioni possano indirizzare il lettore verso differenti tipi di lettura dei fatti accaduti, talvolta cercando di veicolare svariati messaggi e concezioni, sociali e politiche. Anche se non un caso che le tracce pi convincenti del periodo qui trattato, le pi visibili, le pi tipiche e anche le pi apprezzabili siano impresse non nella memoria politica ma in quella culturale ed artistica. Peccato che non tutti da quelle parti, e in quellanno, fossero artisti.

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Bibliografia
Papuzzi, A. (2003). Professione giornalista.Tecniche e regole di un mestiere. Donzelli Sarti, M. (2007). Il giornalismo sociale. Carocci Veneziani, M (2006). Controinformazione. Castelvecchi

Webgrafia
www.arte2000.net www.bologna.ildomani.it www.cineporto.com www.corriere.it www.ilbologna.com www.ilmanifesto.it www.provincia.bologna.it www.repubblica.it www.unita.it

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Poltrona dopo poltrona, fila dietro fila il 14 ottobre i bolscevichi, uomini dacciaio e di ferro entrarono nel palazzo a cinque piani del comune di Bologna sedettero scambiandosi un sorriso. L decidevano senza indugi sui problemi del giorno. Ecco ora di incominciare ma perch si ritarda? Perch il servizio dordine si diradato come una difesa dove stato espulso lo stopper? Perch gli occhi sono pi rossi del prosciutto gambuccio? Perch Imbenic si mostra malsicuro? Qualcosa accaduto ah, no! Come possibile questo? Il soffitto sabbass su di noi come un corvo si chinarono le teste, si chinarono tremando divennero buie le luci dei lampadari, sincant il trentatr giri di Sarti Poi Imbenic si alz si riprese, ma non riusc a inghiottire le lacrime che solcavano le sue guance e le lacrime lo tradirono brillandogli nei baffi si confondono i pensieri e il sangue batte alle tempie: ieri, alle sei e cinquanta minuti hanno arrostito il compagno autobus la notizia colp Zangheri allo stadio come una fucilata, e i consiglieri che cento volte Tesini avevano fissato negli occhi si vergognavano del pianto davanti alle donne Il giorno entrer nella dolente memoria dei secoli. Lo sgomento strapp un gemito al ferro: tra i bolscevichi pass il singhiozzo della cupa oppressione. Salz un grido abbiamo perduto lautobus della rivoluzione

Stefano Benni, Autobus!, 1977 (una poesia inedita di Vladimir Majakovskij)*

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*La poesia ricorda un episodio tragicomico della Bologna dopo il marzo 77: nel corso degli incidenti un autobus and
a fuoco e il sindacato tranvieri ne port la carcassa in piazza raccogliendo firme contro la violenza. Nessuna firma era stata raccolta, mesi prima per Francesco Lorusso, ucciso dai carabinieri. Imbenic in realt Renzo Imbeni, segretario dellallora PCI.

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