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Franco Gaeta

IL NAZIONALISMO
ITALIANO

Editori Laterza 1981


Finito di stampare
nell'aprile 1981

d'arti grafiche Gius. Laterza " Figli, Bari


nello stabilimento

CL 20-1861-6
Avvertenza

La prima edizione di libro usc Napoli nel 1965


questo a

incontr un benevolo favore sia il pubblico dei lettori


e presso
comuni, sia presso il pubblico costituito dagli amici contem-

poraneisti . Favore davvero non previsto, che giunto fino

alla benevola sollecitazione di una ristampa. Dopo qualche plessit,


per-
mi sono deciso ad accettare un cortese e concreto

invito laterziano: non tanto perch io creda che queste pagine


abbiano particolare rilievo nel italiano degli studi
panorama
di storia contemporanea, quanto perch il volume, gi da tempo
esaurito, continuava a raccogliere consenso e quindi pareva

conservare, a quindici anni di distanza, una qualche validit.


E invero, rimettendoci le mani dopo tanto tempo, mi sono

accorto che il quadro d'insieme del nazionalismo in esso


neato,
deli-

non ha subito sostanziali ritocchi dagli studi che sono

seguiti, e che a questo quadro molti si sono


esplicitamente
o implicitamente
riferiti.

Lo ristampo dunque, arricchendolo di un breve capitolo ',


di
qualche precisazione e qualche nota che di mi sono
e parse
necessarie, ed aggiornandolo l dove pi evidente era il bisogno
d'aggiornamento. Sono lontano dal pensare che le pagine che

seguono siano, come usa dire, esaustive: il loro andamento

saggistico non ne fa certo un bell'esempio di completezza; ma

(qui scatta la velleit da parte di un non addetto ai lavori)


restano
credo una specie di punto di partenza e quindi
un invito per
chi voglia esaurire l'argomento non
: spero
moltiplicandone il numero inutilmente e spropositatamente.

F. G.
Roma, dicembre 1980
IL NAZIONALISMO

ITALIANO
Capitolo primo

DALLA NAZIONALIT AL NAZIONALISMO

1 Premessa
.

Non si va molto lontano dal vero quando si afferma che il

retaggio pii diffuso e pi duraturo della grande rivoluzione

del 1789 fu quello dell'idea e


del sentimento politico di nalit.
nazio-

Libert, eguaglianza, fraternit ebbero certo una grande


storia; ma questi tre princpi agirono nell'Europa dell'800 e

del '900, insieme o separatamente, entro un quadro di menti


riferi-

nazionali. Gli stessi movimenti e


le stesse dottrine che
molto tempo contestarono i valori consegnati alla
per zione
conce-

nazionalitaria, da un certo momento in poi li accettarono

parzialmente e poi sono andati e vanno auspicando e disegnando


vie nazionali il superamento la trasformazione di quelle
per e

strutture che sono appunto state edificate nell'et in cui que


ovun-

si affermarono gli Stati nazionali. Mentre gli ideali di bert,


li-

eguaglianza e fraternit hanno potuto essere, in blocco

o singolarmente, contestati o respinti durante il secolo scorso,


la nazionalit la nazione hanno egualmente fornito
e supporto
sia alla causa e
alle forze del che alla alle
progresso causa e

forze della conservazione. Lo stesso internazionalismo operaio


non fu a ben vedere
la negazione della nazionalit, ma

il corrispettivo di una internazionale del capitale alla cui


,

pretesa compattezza era opportuno e necessario contrapporre


una pari unit dei lavoratori di tutto il mondo.
Sin dall'inizio i termini di nazione e di nazionalit non eb-
bero un'interpretazioneunivoca, e in questa ambiguitdi fondo
sostanzialmente rintracciabile la ragione fondamentale degli
esiti diversi che il principiodi nazionalit e l'idea di nazione
ebbero nell'Ottocento. Il nazionalismo fu uno di questi esiti:
non fu n esagerazionen un travisamento
una della naziona-
lit,
ma un suo sviluppoin un periodo nel quale i
particolare
dati reali dai qualiil principiodi nazionalit aveva tratto il suo
vigore erano mutati. Dati reali vuol dire strutture politiche,
rapporti di produzione,relazioni interstatuali: se vero che
una storia dell'idea di nazione non tanto la storia del sorgere
e dell'afiEermarsidello Stato
nazionale,ma piuttostola storia
del sorgere e dell'affermarsidel pensiero,del desiderio e della
volont che determinarono l'essere dello Stato nazionale, per
altrettanto vero che pensiero,desiderio e volont non nascono

nel vuoto. Concepimento e realizzazione dello Stato nazionale


nascono come critica di una realt data. Cos avviene nella
storia moderna
contemporanea
e dell'Europa:il 1789 una
data spartiacque.
Le nazioni antiche si erano formate, per cos
dire, inconsciamente; nella loro realt politicaesse erano un

le
risultato; nazioni che si unificarono nel XIX secolo giunsero
alla loro affermazionepolitica nel fervore di un grande dibat-
tito
di princpinel quale la nazione non si poneva pi come

risultato,
ma come presupposto. Come ha notato uno storico
le antiche nazioni
inglese, erano come il molieriano monsieur
Jourdan che parlavain prosa senza saperlo;ad un dato mo- mento,

il problema di definire esattamente quellaprosa di- venne


preminente perch tutti vollero parlarecome monsieur
Jourdan. Il fatto che esistessero realmente delle nazioni non
fu del tutto pacifico. L'americano Thomas Cooper, presidente
del Columbia College,era del parere che la nazione fosse
un'invenzione grammaticale fatta solo per evitare la peri- frasi,
una cosa inesistente che esiste solo nella testa degliuo-
mini

politici . Ma, senza arrivare a questi eccessi, nel 1940


Huxley e Haddon hanno espresso la garbataopinione che,
dopo tutto, una nazione nient'altro che una societ unita
da un comune errore quanto alle sue originie da una comune
avversione per i propri vicini \

In posizionidi questo tipo non assente una parte di ve-


rit;

ma il problema storico cos viene eluso, giacchnon si


tratta di definire cosa siano nazionalismo,
nazione, nazionalit,
e di scegliere
una definizione piuttosto che un'altra,ma di
mettere in chiaro la funzione queste idee e queste conce-
che zioni

hanno avuto nello svolgimento della storia durante il


secolo scorso e durante il nostro. Le invenzioni grammaticali

e gli errori comuni hannopurtroppo sempre contato: ha


un qualcheinteresse rendersi conto di come nascano le inven-
zioni
e di
producano glierrori. Da
come si questo punto di
vista, indispensabile
1. tener conto della doppia concezione della nazione e

della nazionalit che si deline tra la fine del 700 e primi 40


anni dell'800;
2. aver presente un'osservazione a suo tempo formulata da
Vossler, e cio che lo sviluppo dell'ideale nazionalitario e la
sua affermazione non ebbero effettilimitati alle rivoluzioni
esterne (spostamenti di confini,distruzione e creazione di

Stati),ma anche importanti effetti all'interno degli Stati e, in


ultima analisi, anche per quanto riguardala concezione stessa
dell'uomo nel mondo politico ed economico.
Subito dopo bene rendersi conto che il nazionalismo post-
Rivoluzione francese fu in buona parte diverso da quellopreesi- stente
e che la sua pievidente particolarit fu quelladi essere
un movimento creato da intellettuali, ma con prospettivedi
massa. Un'altra particolarit di notevole interesse fu che il
moderno nazionalismo,proprio per il suo carattere e per la sua
funzione di presupposto, dovette elaborare una metodologia
della nazione in modo da fornire una qualchebase ai costituendi
Stati nazionali. In questa opera di fondazione intellettuale delle
furono costruiti miti
nazioni, presuppostidegliStati nazionali,
fisici,
metafisici e culturali. nel complesso di questi miti che
dato ritrovare la base dell'evoluzione dell'idea nazionale in
nazionalismo. Le nuove nazionalit che vollero farsi Stato fu-
rono
in un certo senso obbligate
a coniare una metafisica della
nazione, non avendo appunto una storia nazionale,una storia
che le facesse essere nazioni; ma se, in un primo momento,
questa metafisica pot essere in qualchemisura temperata dagli
elementi volontaristici della Grande Rivoluzione, man mano

che l'affermazione del principiodi nazionalit ebbe successo, le


fondazioni metafisiche si imposero fino al punto di coinci-
dere con i miti luogo a quellache, nelle sue
fisicie di dar
estreme manifestazioni, potrebbe definirsi una metafisica della
fisica, cio alla concezione del razzismo biologico.
In presenza della realt costituita dai grandiStati tali
occiden-
nei qualila nazione e la
politica nazione culturale avevano

finito per coincidere al termine di un processo secolare,


i gruppi
che intendevano affermarsi come nazioni destinate a dar vita
a breve scadenza a nuovi Stati nazionali dovettero procurarsi
una che
legittimazione per forza doveva essere, in buona sura,
mi-
esterna (se non e dovet-
estranea)alla loro storia politica,tero
quindi ricorrere alla lingua^ alla stirpe,alla religione (a
seconda dei casi) e arrivare anche a scomodare Iddio e la sua

eterna e misteriosa provvidenza. chiaro che lingua,stirpe,


religione avevano ed hanno una loro storicit,ma, in quanto
presuppostidella nazione, esse finivano per perderlae porsi
come entit dotate di particolarissimecaratteristiche. Questo
processo di mitizzazione di elementi storici non avvenne, munque,
co-

con la medesima complesso,possiamo


intensit,
ma, nel
dire che esso fu nell'Europaorientale
particolarmente
incisivo
e centro-orientale. Nell'Europaoccidentale fu pii rilevante
un'altra linea di sviluppo,pii intimamente collegatacon le
idealit rivoluzionarie deU'89; ma, anche qui, metafisica e prov-
videnzialis
non furono afiEattoassenti.

2. Le originidell'idea di Nazione

Nazione aveva assunto rilievo


politicoed ideale come mine
ter-

che designavauna al vecchio Stato moniale


contrapposizione patri-
dei monarchi assoluti. A volte questo Stato si definiva
anche come nazione, ma si trattava di una nazione dei privile-
giati
e comunque degli ordini . Secondo un vecchio pio,
princi-
il popolo aveva i suoi naturali rappresentanti
nei signori:
le Adelsnationen trovavano in questo principiola loro legitti-
mit.
La concezione patrimonialedello Stato trovava il suo

sbocco naturale nella identificazionedello Stato col sovrano e

questa comportava tutta una concezione non solo dei rapporti


tra gliuomini all'interno dello Stato,ma anche delle relazioni
tra Stati. Se lo Stato si identificava antropomorficamente col
sovrano, le relazioni interstatuali erano relazioni tra prncipi,
le guerre erano guerre tra le alleanze
prncipi, si stipulavano
tra prncipi. Le conseguenze pratiche non erano irrilevanti:non
solo la politica estera si conduceva a colpi di combinazioni
matrimoniali,ma i conflitti armati avevano un ambito limi-
tato,
non coinvolgevanotutti i sudditi se non per le ripercus-
sioni
che avevano sulla loro vita le azioni degli eserciti fessional
pro-
guerreggianti. La stessa economia delle monarchie
assolute non mirava afiatto, con la scelta mercantilistica, a pro-
curare
il benessere dei sudditi, ma a rinvigorire la potenza dello
Stato, cio della corona. Naturalmente anche nel mondo del-
Vancien regime esistevano alcuni elementi che superavano il
dato statal-patrimoniale,
come, esempio, la coscienza pi
per
o meno marcata di unit linguistica o di unit di stirpe;ma
questi elementi erano sempre riferitiagliordini privilegiati e

comunque non assumevano rilevanza politica. Quando, per


esempio, Enrico IV affermava Io sono completamente d'ac-
cordo
che la linguaspagnolaappartieneaglispagnoli e che la
linguatedesca appartieneai tedeschi,ma tutte le regioninelle
qualisi parlafrancese devono essere mie , questo non ficava
signi-
affatto che francesi,spagnolie tedeschi fossero delle
nazioni in senso moderno, ma, pi semplicemente, che l'uso di
una data linguadoveva essere valutato come un marchio di
proprietdel monarca. Perlunghisecoli, la Francia fu non la
Francia di Giovanna d'Arco, ma la Francia dei re cristianissimi
consacrati a Saint Denis o a Reims, unti col crisma.
Cos la Germania quattro-cinquecentesca conobbe la risco-
perta
di Tacito e l'esaltazione delle prischevirt germaniche
impersonate da Arminio, ma tutto ci non concernette e non

coinvolse certo i contadini tedeschi: Lutero, infatti,


e tando
prospet-
la riforma e l'emendazione dello Stato, si rivolse agli
Armin del tempo,
suo alla nobilt cristiana di nazione sca,
tede-
e non prospettmai un'unit politica della Germania mata.
rifor-
Altrettanto vale per l'Italia, dove alla fine del '400 co-
minciarono

a brillare barlumi di una nazione culturale, che


tuttavia non ebbero alcuna conseguenza politica,nonostante il
successivo grande sforzo di razionalizzazione e unificazione lin-
guistic
compiuto da Bembo.
Tutti ormai sono d'accordo nell'individuare in Rousseau
il creatore del moderno di nazione. infatti Rous-
concetto seau
che ha distrutto il vecchio concetto di Stato patrimoniale,
che ha rifondato la sovranit, che ha attivizzato radicalmente
attaccando a fondo i modelli statuali contem-
il corpo civile, poranei

e ponendo il problema della convivenza politica in


termini completamente diversi da quellinei qualiesso era stato

posto risolto sia dalla dottrina giusnaturalistico-contrat


e

stica afiermatasi in Inghilterra, sia dalla concezione patrimo-


niale-assolutisticacontinentale. Il salto qualitativodi Rousseau
consistette nella negazionedel razionalismo dei suoi predeces-
sori;
in concreto, ci volle dire negazione dello Stato come
istituzione e macchina utilitariae come mezzo per garantire,
attraverso potere
un esercitatorazionalmente,la pace, l'ordine
e la propriet.
Tutto ci era terribilmente arido,ma aveva il
vantaggiodi porre
anche nello Stato cosiddetto assoluto

dei limiti,pi o meno chiaramente e ampliamentefissati, al


potere. Che la ragioneilluministicafosse astratta era pacifico,
che il diritto di fosse un'astrazione poteva essere
natura vero;
ma questistrumenti concettuali avevano il pregio di mantenere

una che
bipolarit salvaguardava una sfera di autonomia per
i singoli.Lo Stato-custode era uno Stato di privilegiati, ma

era appunto un custode,non risolveva e non annullava i sin-goli


nella realt proprio perch era una
sua macchina senza
anima. In Rousseau, in virt del patto o contratto sociale, la
acquist: ciascuno di noi mette in comune la sua persona
e tutto il suo potere sotto la direzione suprema della volont
generalee noi riceviamo in corpo ogni membro come parte
indivisibiledel tutto. Subito
al posto della persona privata
d'ognisingolocontraente, questo atto di associazione produce
un corpo morale e collettivocomposto di tanti membri, quanti
voti ha l'assemblea,il qualecorpo riceve da questo stesso atto

la sua unit,il suo io comune, la sua vita e la sua volont.


Questa persona pubblicache cos si forma per l'unione di tutti,
prendevaun tempo il nome di citt e ora prende il nome di
repubblicao corpo politico ed chiamato dai suoi membri
Stato quando passivo,sovrano quando attivo,potenza nel
rapporto con istitutisimili.Quanto agliassociati essi prendono
collettivamente il nome di popolo e in particolare si chiamano
cittadini in quanto della
partecipi sovrana autorit e sudditi
in quanto soggettialle leggidello Stato '. In questa pagina
Rousseau scrisse l'attodi nascita della nazione moderna, carat-
terizzata

da due elementi: la storicit e la forte carica di volon-

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tarismo che ne stavano alla base. Ci che poneva in essere il
corpo politico
era un atto di libera alienazione totale di scuno...
cia-
con tutti i suoi diritti a vantaggio di tutta la nit
comu-
"*
e la libert si configurava
come obbedienza alla legge
che ci si impone ^ Era poi importante il concetto che questo
atto di libera associazione non si esauriva all'origine,cio al
momento della fondazione per del corpo sociale,
contratto ma si
moltiplicava e continuava nelle successive manifestazioni della
volont generale. E importanza non minore aveva l'insistenza
con la quale Rousseau sottolineava la individualit dei popoli:
ogni popolo racchiude in s delle cause per cui deve ordi-
narsi
in una particolare maniera e per cui la sua legislazione
adatta solamente ad esso ^. In sostanza, era tutto il corpo
sociale che si costituiva in corpo politico
sovrano, dando luogo
a un'associazione la quale aveva la finalitdi difendere e teggere,
pro-
la forza comune,
con tutta la persona e i beni di ogni
associato e per via della quale ciascuno,nell'unirsi a tutti,non
obbediva pertanto che a se stesso e restava libero come prima.
Nazionalit e democraticit erano dunque saldati,
e, nello stesso

tempo, nazionalit e Stato nazionale erano un tutt'uno. La


nazione culturale non nulla se
significava non si trasformava
nella nazionalit questa sola aveva
politica; valore. Rousseau
non definiva la nazione, ma aveva un punto di riferimento
nell'esempio
ginevrino:egliera perfettamente consapevole della
problematicache nasceva nei grandi corpi sociali proprio per-
ch,
al di l del contratto la volont
originario, che aveva

costituito il corpo sociale doveva continuare a manifestarsi nella


vita concreta e storica del corpo stesso: non bastava cio che
il popolo avesse fissato una volta tanto la costituzione dello
Stato, ma occorreva che esso si radunasse in assemblee diche.
perio-
Queste assemblee non potevano essere formate da presenta
rap-
del popolo perch la sovranit, consistendo nella
volontgenerale,non pativa rappresentanza: non appena un

popolo elegge dei rappresentantiquesto popolo non pi


libero,anzi non esiste pi '. Tuttavia,nonostante la sua mirazione
am-

per i contadini svizzeri che regolavanogliaffari di


Stato all'ombra di una quercia,Rousseau sapeva benissimo che
i corpi sociali pi complessidelle piccole
citt esigevano altre
modalitdi governo e di legif
erazione,e risolveva il problema
precisandoche chi sedeva nelle assemblee non era rappreseti-
tante ma commesso altresesplicito
del popolo;ed nel vare
rile-
era

che solo il patto sociale esigeval'unanimit e che, al di


fuori di questo contratto primitivo,il voto della maggioranza
obbligavatutti glialtri.
Nel sistema del contratto sociale c'erano molti punti che
si prestavano ad un'interpretazione autoritaria,esistevano alcuni
concetti che potevano condurre persino ad un esito di tere
carat-

totalitario; ma
il significatostorico che ebbe il Con-
tratto
sociale fu quellodi legarenazione (popolo) e democrazia,

nazione e sovranit popolare. Almeno questa bisognacon-


venire

fu la recezione del pensierodi Rousseau


durante
gran parte dell'800 ed oltre: tanto vero che eglirest l'incubo
e il bersagliodi tutti i pensatorie di tutti i movimenti ritari.
auto-
C' per da osservare che Rousseau aveva davanti agli
occhi delle nazioni costituite: eglinon si poneva il problema
storico della nazione, per il semplicefatto che le nazioni sto-
riche

dell'Europaoccidentale eranola risultantedi un cesso


pro-
che aveva fatto sostanzialmente coincidere nazione cul-
turale
e nazione territoriale.
Storicamente la nascita di queste
nazioni era stata il frutto della
lunga opera delle forme statali
assolutisticheo la forza dirompente
aristocratico-parlamentari:
di Rousseau consistette nel negare la necessit di questa lenta
opera fecondatricedella storia e della tradizione. La concezione
della nazione come volont di essere nazione, della nazione
come corpo politico di cittadini,della nazione come lit
individua-
politicafu una grande rivoluzione culturale.
Neglistessi anni in cui Rousseau elabor queste idee (1762)
Herder pubblic(1771) il suo saggiosull'On'gzwe del linguag-
gio
ilfamoso Ancora una
e della storia per V educazione
filosofia
dell'umanit. In queste due opere vennero teorizzate una zione
conce-

del popolo come unit organicae una concezione del


linguaggiocome espressionedell'anima del popolo. Da un
punto di vista etico e politico, Herder respinsel'individua-
lismo
illuministico e la concezione dello Stato come zione
associa-
costituita per procurare degliindividui.
il bene (felicit)
I singoli vivevano in quanto partecipi della vita del popolo e
questo popolo-unit organicaviveva e si sviluppavasecondo
leggia lui proprie;ogni popolo aveva un suo compito nel
grandepiano della provvidenza che reggeva la storia e la pilo-
tava
verso la realizzazionedi una integrale Umanit che aveva

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una sua prima realizzazione nella civilt europea, la quale
scaturiva dalle scienze e dalle arti e si collocava
dall'operosit,
come modello da perfezionare. Ne usciva una filosofianatura-
listica,
secondo la qualela individualit dei popoliera fissata
una volta per sempre e si sviluppava con una leggecostante:
si trattava, se mai, di recuperare e restaurare questa individua-
lit;
ma poteva essere
essa non mutata, e, come non vano
muta-
l'individualite il compito dei popoli,altrettanto avve-niva

per gliindividui: Come l'aiuto e la sicurezza reciproca


sono lo scopo supremo di ogni societ umana, cos anche per
lo Stato non vi pu essere altro ordine migliore di quello rale,
natu-

cio che anche nello Stato ciascuno sia ci a cui la natura


lo ha destinato ad essere . A questo punto le cose vano
comincia-
a perch questo essere
complicarsi, e questo posto non
per Herder, con
coincidevano, gliordinamenti della tradizione,
sicch risultava chiaro,o, per essere
non piiprecisi, era lutamente
asso-

generico, l'appello alla ragionnaturale. L'importanza


di Herder per stava proprioqui: nel negare il valore della
tradizione statalevecchia di secoli, per richiamarsi alla funzione
dei popolie alla loro individualite nel separare Stato e Uma- nit,
anzi nel farne due entit molto diverse,che potevano
identificarsirispettivamente nell'esseree nel dover essere degli
uomini, nella costrizione e nella libert. Il meccanismo che
per Herder aveva messo in moto non era destinato a fermarsi
qui, perch l'idea di una missione dei popoliera foriera di
sviluppiassai ampi e l'idea del linguaggio come espressione
dell'anima del popolo era in grado di essere mutata in qual-
cosa
di molto diverso una volta che la individualitdei popoli
fosse stata fondata su basi materialistiche.
La possibile in Herder
implicita
degenerazione si ebbe nei
Discorsi tedesca di Fichte,un
alla nazione vero e proprio

per chiamare le cose col loro nome libello privo di fon-



damento
storico,di dignit scientificae coscientemente falsario,
nel quale ci che in Herder conservava un equivoco carattere
di naturalit spiritualizzata si trasform in un elemento asso-
lutamente

materiale. Se per Herder il linguaggio era sione


espres-
dell'anima del popolo,per Fichte l'anima pi pura del
popolo pi puro era espressa nella linguatedesca. Il puro
popolo tedesco,proprioper questa purezza, era il popolode-
stinato
a guidarel'umanit sostituendo la Francia che, nella

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sua pretesa egemonica,conculcava i dirittidelle nazioni e ces-sava

con ci di essere la forza traente verso l'umanit riore.


supe-
La Germania sarebbe stata guidatain questo suo pito
com-
da uno Stato che l'avrebbe energicamenteeducata alla
ragionee alla libert.

3. Missione ed economia

All'iniziodell'Ottocento esistevano dunque due concezioni


della nazione,entrambe potevano definirsisovversive e rivolu-
zionarie
rispettoall'ordinemorale e politicodoVancien regime,
ma ciascuna di esse era diversa
profondamentediversa dall'altra,
non solo per le sue basi,ma anche perch rappresentava una
diversa di sviluppoquando avesse
possibilit informato di s
le nazioni non piicostituende ma costituite.
Neglianni il Congressodi Vienna
tra e il 1870, l'ordine
europeo fissato nel 1815 venne sconvolto dalla vittoria del
principiodi nazionalit,
che si impose alquantolargamente
diventando la degliStati. Si dovette
base di legittimit
nuova

naturalmente cercare di chiarire in che cosa consistesse la


nazionalit, cio l'elemento o l'assieme deglielementi che da-
vano
vita ad una nazione. La rispostache si diede a questo
interrogativo fu generalmente basata sull'elemento linguistico:
alla linguacorrispondeva il popolo-nazione perchsi dava per
scontato che la linguafosse costruzione ed espressione del po-
polo,
ne individuasse la personalite, in sostanza, ne facesse
un individuo nella comunit che ormai si definiva, sintomati-
camente,
internazionale . La pividi ogni altro reale o
lingua,
immaginario elemento, era un dato caratterizzante di tutta
evidenza,di percezioneimmediata;ma esistevano, per cos dire,
grandilinguee linguedi minore prestigio,ed allora si proce-
dette
ad un complessolavoro di restauro e di recupero che fu
opera di filologi,
di linguisti,
di poetie
di narratori. Per tutta
la prima met dell'800 si pu dire che questa sia stata la base
principaledelle nazionalit e si pu anche dire che il principio
di nazionalit (in entrambe le accezioni che si sono indicate)
trovasse il suo complemento nell'aspirazione
ad una armonia
tra le nazioni,in nome dell'elevazionemateriale e morale degli
uomini. Le nazioni dovevano esistere nella loro libert e nella

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come intermedio tra l'individuo e l'umanit. Libert,naziona-
lit
e umanit erano un indissolubile trinomio che non pativa
fratture: come nella nazione non si annullava,ma si consa-
crava

la libert,
cos nell'umanit non si annullavano le nazioni.
Mazzini per, proprio per dare maggior vigore a questa sua
vasta concezione etica e politica, volle ancorarla a una specie
di filosofiadella storia: questa fu la parte pi discutibiledel
suo pensiero,anche se occorre precisareche certo non fu la
parte pi originale e pi significativa del suo insegnamento.
L'idea metafisico-religiosa delle missioni dei popoli, la con-
nessa

concezione della iniziativa e del suo passaggioda


mano francese a mano italiana,il conseguente mito della Terza
Roma erano, in sostanza, miti politici,
e bisognariconoscere
che, per un certo
tempo, ebbero efficaciapiuttostolimitata,
anche se espressiin una prosa fervida e in immagini liriche
di un certo rilievo.In tutta questa costruzione non vi era nulla
n di reale e probabile:
nemmeno l'unico pensierogrande
di
e veramente originale di Mazzini fu quellodi indicare ai popoli
europeila necessit di una loro iniziativa autonoma per l'acqui-
sizione
della libert e dell'indipendenza che superasse i termini
e i metodi della diplomazia e degliaccordi interstatuali.Come
noto, questo metodo
rivoluzionario non ebbe successo e la
carta politica d'Europa fu cambiata seguendo in gran parte
strade diverse: ma l'insegnamento mazziniano sulla nazione
ebbe il potere di mobilitare l'opinione pubblica,di inculcare
ideali di attivit e di sacrificio,
di diffondere l'idea che per
essere nazione non bastavano una lingua,
una tradizione,
un'area
geografica
comune, ma occorreva una volont comune, che non
era la rousseauiana convenzione iniziale n un portato della
natura, ma un'operosit continua e incessante per corrispondere
ai destini che Dio aveva assegnato ai popoli.
Nella prima met dell'BOO, in qualunqueforma si manife-
stasse,
il principiodi nazionalit era correlato, fosse pure in
guise fallaci, a un ideale complessivodi armonia umana. Al
fondo della concezione nazionalitaria c'era questa esigenza;
costituite le nazioni,qualealtro motivo di lotta avrebbe potuto
esserci tra loro,dal momento che ciascuna di esse avrebbe ope-rato
per adempiereal suo compito?
La base di questa illusione stava in un doppio ordine di
idee radicate. La prima
profondamente di queste idee era una

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diretta conseguenza del peso acquisito dai ceti borghesi porta-
tori
degli ideali nazionali: esisteva in Europa una coin ghese
bor-
costituita da alcuni dati fondamentali: rispettoper il
diritto di propriet,rappresentanza della nazione basata sul
possesso di questo requisito, fiducia nel sistema del libero
scambio che veniva considerato come il regime naturale del-
l'econo
Noi oggi sappiamo bene che la visione e l'ideologia
libero-scambistafurono un prodottobritannico, perfettamente
(o quasi) funzionale agli interessi e allo sviluppodella bor-
ghesia
inglese,ma questa non era la convinzione diffusa nel
primo Ottocento o, per meglio dire,nei primi decenni l'Ottoc
del-
quando i paesi europei non avevano ancora ziato
ini-
il loro processo di industrializzazionee non si ponevano
grossiproblemidi concorrenza. La marginalit nella qualelo
stesso umanitario Mazzini confinava Asia e Africa rispondeva
non tanto a uno spiritogrettamente europeocentrico
e imperialis
proto-
alla convinzione
quanto che il sistema di rap-
porti
economici vigentefosse opera della natura e della prov-
videnza
che in essa operava e si manifestava. La borghesia
europea, perci,poteva essere, in questo senso, nazionalitaria
e umanitariaal limite,
e, l'idealedi una federazione degliStati
uniti d'Europa,poteva anche esercitare un certo fascino nei
suoi confronti. Il commercio internazionale, secondo Cobden,
era una garanziadi pace: ma ci poteva essere vero soltanto
finch il reale protagonista di questo commercio fosse stato
uno solo,e unico ne fosse di direzione effettivo:
stato il centro
l'iniziativae l'intraprendenza individuale, la libera circolazione
delle merci e degliuomini erano l'obbiettivofondamentale della
fiducia in un progressivo espandersi della cooperazionetra gli
uomini una volta che si fossero soddisfatte le esigenzepoli-
tiche
dei gruppi nazionali. facile oggi rilevare che il sistema
libero-scambista non era affatto un sistema naturale , ma un

prodotto della supremazia economica britannica,che aveva

creato nel proprio interesse un mercato aperto: era molto


meno facilerendersene conto nel primo quarantenniodel XIX
secolo. In pii,era ben radicata la convinzione che le guerre e
i conflittifossero stati il prodotto dell'egoismo dei prncipi e

dei tiranni;non si pensava generalmente che anche


l'individualismo delle nazioni avrebbe potuto avere i mede-


simi
effetti.L'idea (o l'ideologia) di una borghesialaboriosa,

15
dedita alla produzionee al commercio, desiderosa di una pace
pronuba della degli
prosperit affari,
si andava progressivamente
affermando: e questa borghesia, bene o male, era, o imperso-
nava,
la nazione, perch la grande rivoluzione aveva avuto

appunto questo esito generale: di identificarecapacitpolitica


(cio attivit nazionale)e propriet.
Le cose cominciaronocambiare quando le nazioni occi-
a dentali
raggiunserola meta dello Stato nazionale e l'assetto
mitteleuropeo fabbricato nel 1815 fu definitivamente mutato,
e quando lo sviluppo delle nazioni-Stato, assieme ai grandi gressi
pro-
della tecnica,fece nascere quellache fu chiamata la Welt-
Se
politik. vero
che questa svolta pu datarsi simbolicamente
al 1870, per altrettanto vero che gi pi di un trentennio
prima essa era stata preconizzata e auspicata da un economista,
e precisamente da Federico List che aveva pubblicato nel 1841
Il sistema nazionale di economia politica. Questo libro,tra il
1843 e il 1891, fu tradotto in ungherese, in francese,in inglese,
in giapponese, in svedese e in russo, ed esercit un influsso non
trascurabile.La sua importanzafu quelladi porre il problema
dello sviluppo o, per essere piiprecisi, deglistadi di sviluppo;
problema che si impose alla considerazione di List in seguito
della realt economico-sociale degliStati Uniti
all'osservazione
che neglianni '20 dell'Ottocento si trovavano nella condizione
di paese emergente. Non interessa qui l'attivitdi List come

fautore dello Zollverein e dello sviluppodella rete ferroviaria


nella Confederazione germanica;piuttosto interessante vare
rile-
che egli,sul terreno economico, fin per assumere una

posizionenon molto
diversa da quelladi Mazzini sul terreno
etico-politico. La critica che List rivolgeva alla scuola , cio
alla dottrina cosmopolitica di Smith e di Say, era quelladi
aver considerato gliindividui e l'umanit, ignorandoil termine
medio che era la nazione. Per non essere fraintesi converr
subito dire che per List le nazioni erano una realt ben piii
corposa di quelladelineata dagliideologispecialisti addetti
specificamente ai lavori. La scuola , cio il sistema dell'eco-
nomia
classica, aveva come primo difetto quellodi un assurdo
cosmopolitismo che non accetta la natura della nazionalit e
in fondo non descriveva altro che l'industriaprivatacome si
svilupperebbe in regime di libero scambio con la societ, vale
a dire con tutta l'umanit, se non fosse divisa in diverse societ

16
nazionali. Fra l'individuo e l'umanit si collocava per la zione,
na-

con la sua linguae con la sua letteratura,


con un'origine
e una storia propria,
con particolariusi e costumi,leggi
i suoi ed
istituzioni,
con il diritto di esistenza, di indipendenza, di per-
fezioname
di continuit e con il suo particolareterritorio;
una associazione che, formatasi attraverso migliaiadi collega-
menti
intellettuali,economici e materiali, costitui[va] un'unit
esistente per se stessa, che nel suol'auto-
rit ambito ammett[eva]
della legge,ma che si contrappon[eva] come unit naturale
e libera ad altre simili societ e che quindi, nelle attuali condi-
zioni
mondiali,[poteva]conservare la propria indipendenza solo
confidando sulle proprie forze sulle propriecapacit.
e Cos
come l'individuo acquista
[va] cultura,forza produttiva, za
sicurez-
e prosperit graziesoprattutto alla nazione e nell'ambito di
questa, cos anche la civiltdel genere umano [era] raggiungi-
bile
solo con la civilizzazionee
progressiva lo sviluppodelle
singole
nazioni ^ List,in sostanza, scopriva,
per cos dire,la
dimensione economica della nazione e con ci poneva in ter-
mini

nuovi il problemadel rapporto tra le nazioni e l'umanit.


In lui non c'era niente dell'autarchismo autoritario dello Stato
commerciale chiuso di Fichte n del sistema mercantile...
esclusivamente politico e nazionalistico '; c'era invece la per-
cezione
di quel che avrebbe comportato la politica delle nazio-
nalit.
La svolta del 1870 non fu importantesoltanto per le
grandie giustamentememorabili polemichesull'idea e la con-
cezione

della nazione che furono provocate dall'esito della


guerra franco-prussiana,ma perchH compimento dell'unit
tedesca e il coronamento dell'unit italiana aprironoa tutti i
livelliun nuovo corso della storia europea. Ora, abbastanza
comune interpretare la storia d'Europae di riflesso del

mondo, a partire da questo momento, come la storia della lotta


contro la ragionee dello scatenamento prima lento,poi a

partire dall'ultimo decennio del secolo enormemente lerato,


acce-

d'un irrazionalismo che celebr i suoi saturnali alla


vigilia della prima guerra mondiale. Questa interpretazione
morale della crisi europea ha per presupposto un gamento
dispie-
della ragionenell'et precedente. In realt una stazione
impo-
di questo genere ha le sue radici in un atteggiamento
profondamente
conservatore e in uno scarso approfondimento
della realt delle strutture nazionali e internazionali della vita

17
europea. Non il caso di negare che dopo il 1870, e mente
special-
dopo il 1890, gli europei (e solo loro) abbiano
non

assunto abiti mentali e pratici che esasperarono il principio di


nazionalit; ma invece il caso di rendersi conto che il nazio-
nalitarismo si trov allora ad operare in un contesto mente
profonda-
mutato e che questo mutamento fu dovuto al fatto del-
l'emerg
economica delle nazioni continentali. Fu questo
processo economico-sociale a mettere in moto un processo ritual
spi-
e molto complessoche modific profondamente
politico
la concezione della nazione ed a generare ilfenomeno del nazio-
nalismo,
che, come si visto,non pu assolutamente essere
guardatosoltanto come una nuova concezione teorica e pratica
dei rapportiinternazionali, ma deve essere considerato come
un'organicavisione di tutta la vita politica.
Nel 1870 le aspirazioni delle nazioni a definirsi in Stati
nazionali si erano realizzate per l'Italiae per la Germania.
Con ci, naturalmente,il problemadelle nazionalit era tut-
t'altroche chiuso,ma bisognariconoscere che un avvenimento
del genere, che aveva in gran parte disfatto l'ordine di Vienna,
aveva un peso notevolissimo perchl'interessepreminente dei
due nuovi Stati nazionali era quellodi avere un periododi
respiro,il che voleva dire freno,almeno momen-
mettere un taneo,

al movimento il quale,ridimensionata
delle nazionalit,
la potenza francese che nel periodoprecedentegliaveva nito
for-
un supporto, dover agiresolamente con le pro-
si trov a prie
forze. Nell'Europacentro-occidentale, l'unit italiana e
tedesca pose il problema del che fare per gliStati nazio- nali
vecchi e nuovi, e, nel contesto di questo problema,nac- quero

nuovi orientamenti ed emersero elementi che, pur pre-


senti
nel periodoprecedente, assunsero ora un pieno rilievo.
La base concreta di questa problematica fu data da un fatto
che, in termini semplificati,
si pu enunciare in questitermini:
avendo ormai preso le nazioni in Stati
corpo nazionali,
quali
compiti si ponevano a questiStati? Come avrebbero assolto
gliStati nazionali questicompiti? Poich tutte le costruzioni
profetico-metafisiche erano assolutamente astratte, esse vano
pote-
servire come elementi mitici di mobilitazione, ma non

avevano in realt consistenza: la loro funzione di promozione


politica era servita certamente per la costruzione dell'unit
nazionale;risolto questo problema,esse furono impiegateper

18
aiutare la soluzione del problemache si presentava alle
nuovo

nazioni; che era precisamentequellodi potenziare gliStati


nazionali ai qualiesse avevano dato vita. Ora, era chiaro che
questo potenziamento significavasviluppoeconomico, raggiun-
gimento
di una sicurezza conseguimentodi una certa
militare,
autonomia e sufficienzaeconomica, dopo aver conseguitounit
e indipendenza Le
politica. nazioni si erano fatte Stati e gli
Stati avevano come
sempre il compito, o per meglio

dire la necessit intrinseca, di durare . Le borghesie che


avevano realizzato gliStati nazionali avevano dunque l'inte-
resse
a mantenere la guida di tali Stati e la direzione del pro-
cesso
del loro consolidamento. In questa loro azione esse ave-
vano

una comunebase di solidarietinternazionale in quanto


tutte indistintamente dovevano fronteggiare la nuova classe
proletaria, che nasceva dallo sviluppoindustriale, nel quale si
identificavail processo di consolidamento e di crescita, e che,
tuttavia,era esclusa dalla direzione dello Stato;ma nello stesso
tempo avevano, ciascuna per s, l'interesse ad avviare e a

concretare lo
svilupponel piibreve tempo possibile.
L'emergeredella problematicadello sviluppoebbe molte
conseguenze: qui baster ricordare le due che pi direttamente
hanno attinenza col problema nazionalit-nazionalismo . La
connessione tra potere politico e potere economico (sempre
nella
divenne palesee l'intervento del potere politico
esistita)
vita economica degliStati nazionali divenne pi accentuato.
Questa trasformazione della problematica della societ europea
comport, a livello reale e a livello ideologico,quellache si
pu definire una socializzazionedella nazione. Il problemaemi-
nentemen
politico del passaggiodelle nazioni a Stati nazio-
nali
cedette il posto al problemadi un confronto tra le nazioni
e di un confronto tra le classi all'internodi ogni nazione.
Furono la necessit e la logicadello sviluppoindustriale
che distrussero non solo le illusionidel libero-scambismo, ma
anche le idealitdi armonica convivenza tra le nazioni: prote-
zionismo
ed equilibrio di potenze mediante pi o meno gnosi
inge-
sistemi di alleanze furono i primi risultatidel nuovo
quadro che dava luogoa nuovi rapportitra le classie gliStati.
Terminate le grandilotte politiche, le nuove generazioni e

glistessi vecchi patriotie combattenti,si davano agliaffari;


e la concorrenza e la lotta dei mercati,dal canto loro,confe-

19
rivano suggerireil primato dell'energia,
a della forza,della
sui motivi etici e razionali *".Energia,forza,
capacitpratica
capacitpraticache non erano pi quelledei popolie degli
individuiuniti in un comune sentire e in una volont di nia,
armo-

ma l'energia,
erano la forza,la capacit degliStati e delle
classidi esistere, di resistere e di accrescere la propriapotenza
e di ampliare il proprio dominio. E, in verit, difficile sare
pen-
che cos potesse non accadere dal momento che glistessi
termini concreti nei qualiil processo di formazione dei nuovi
Stati nazionali si era attuato apparivano quale smentita ad
alcune alte e generose illusioni.Il popolo non aveva affatto
giocatoil ruolo di protagonista: certo non in Germania, molto
limitatamente in Italia; l dove esso aveva voluto assumere
un'iniziativa spontanea ed autonoma era stato battuto e schiac-
ciato:
non pareva davvero che Dio si fosse messo alla sua
testa dandoglila sua folgore. Le folgori tedesche erano state

folgoriprussiane, maneggiateda Bismarck e da Moltke; quelle


italiane erano state sapientementelimate da Cavour; l'appello
di Gambetta nella Francia invasa non aveva certo prodotto una

nuova Valmy. Dopo le rivoluzioni di intellettuali del 1848,


altri e ben diversi erano stati i protagonisti dell'ultimo turbi-
noso
lustro di storia europea ed altri ancora si apprestavano
ad essere quellidella storia successiva. I popolidiventavano
l'astratto davanti alla concretezza degliStati e delle classi;
classidominanti rese sempre piiforti dal successo conseguito
che sembrava legittimare la loro direzione. La nazione, da
volont di esistenza,si trasformava in volont di potenza;
tutto quanto sembrava opporsi a questa volont,o insidiarla
nella sua efficaciaideale e pratica, era destinato ad essere sificato
clas-
antinazionale .

Fu in questo quadro che il nazionalitarismosi trasform


in nazionalismo e il principio di nazionalit in aspirazione monica;
ege-
si ruppe il nesso
e originariotra nazione e democrazia.
La nazione,da unit spirituale,si incammin a trasformarsi in

unit organica,fondata sulla storia mitizzata,e finalizzataal


successo economico-politico
mediante il conseguimentodi una

forza adeguata.

20
con i letteratie iprofessori,con VUrsprache,il Volksgeist:
l'annessione dell'Alsazia non era stata giustificata
con mentazion
argo-
di questo tipo,ma richiamando il ruolo che essa
aveva svolto nella storia tedesca. Ma quando, dopo la politik,
Real-
venne all'ordinedel giorno la Weltpolitik,cio la pro-
spettiva
del plurimperialismo delle maggioripotenze, allora la
mitologiadella superiorit X'Uhrvolk si dispiegin tutta
la sua efficacia.
Si spesso insistito e si continua ad insistere sulla funzione
che il concetto di missione ebbe nella formazione e nello svi-
luppo
del nazionalismo europeo, ma pu darsi che esso abbia
avuto un'efficacia molto minore di quanto comunemente si
pensi.Non si vuol negare che questa efficaciasi sia verificata
in particolari
momenti e in particolari
ambienti,ma si deve
riconoscere che si tratt di un fenomeno il
piuttostolimitato,
qualenon va confuso con quelloche si pu chiamare il mito del
passato delle nazioni,che fu creato
remoto ed alimentato, in
gran parte, dalla cultura accademica,ma ebbe vasta risonanza
anche a livello popolare. Accanto a questo mito si deve porre
un pi elemento,che fu l'idea secondo la quale le
concreto

nazioni,in quanto individui collettivi,


avessero diritto ad otte-
nere
ricchezza e potenza in ragionedella propriacapacit, cio
della loro forza non solo presente, ma anche prevedibilmente
futura.
Ora bisognarendersi conto che non occorreva arrivare ai
nostri tempi per riscontrare la esistenza di una volont di du-
rare
e di ampliaredegliStati;classificareTheodor Roosevelt
e Barrs come nazionalistiin base alla sempliceconsiderazione
che, per entrambi,ogni problema andava esaminato e risolto
in funzione dell'interessenazionale ridicolo;
ma soprattutto
fuorviante. Se il nazionalismo dovesse ridursi alla dottrina e
alla praticadella potenza nazionalstatuale chiaro che esso
diventerebbe una categoria dello spirito;
per megliodire, prossima
un'ap-
La fu un'invenzione e una
Realpolitik
non tica
pra-
di Bismarck e di Cavour: che politica mai condussero
Napoleone III, Jules Ferry,Palmerston,Disraeli e Theodor
Roosevelt? dunque evidente che l'individuazione del nazio-
nalismo
condotta avendo riguardoanche (direi:
va soprattutto)
ad altrielementi. Finch lo Stato era stato concepitocome una

macchina senza anima, esso non aveva potuto esigere un'ade-

22
sione totale: in assenza di un'anima statale, le anime degli
uomini che facevano parte dello Stato,in fin dei conti,con-
servavano

una largaautonomia: la connessione e la successiva


identificazionedi Stato e nazione, da questo punto di vista,
ebbe la conseguenza di ampliare l'areadi potere e di intervento
dello Stato in misura notevolissima.
Proprio perch esisteva
una sovranit popolare,proprioperchla nazione stava ora a
base dello Stato e gliconferiva un'anima, c'era la possibilit
che questa anima dello Stato finisse per inglobare le anime
dei cittadini, specialmente dal momento in cui lo Stato fu
indotto ad assumersi una sempre pi premurosa cura dei corpi.
Se lo Stato non era pi una semplicemacchina amministrativa,
se la nazione era una personalit collettivae quindicapace di
volere,cio di esercitare il potere, se il potere della nazione
si realizzava come volont,la via al misticismo della nazione
era aperta.
Il pericolo che le nazioni imboccassero questa strada si pu
dire che fosse inversamente proporzionale air et degliStati-
nazione. I grandiStati nazionali di antica data erano meno

espostiad assolutizzarela nazione nel senso che si detto: la


tradizione, anzi le tradizioni nazionalstatualiagivano general-
mente
da freno,salvo circostanze particolari legatea qualche
speciale contingenzapolitica.
La realt delle nazioni europee era per, nonostante tutto,
prepotentemente calata in Stati nazionali che, come si detto,
avevano una direzione il popolo
borghese:paradossalmente,
politicamente
attivo non era affatto il popoloindistinto delle
nazionali. Le classiinferioriper ricchezza e per red-
mitologie dito
erano nello stesso fuori della nazione.
tempo nazione e

Erano nazione quando erano chiamate a contribuire alla vita


e alla grandezza dello Stato nazionale sulla base dell'imposi-
zione
fiscalee della prestazione d el servizio militare,non erano

nazione quando si trattava di determinare l'entite la buzione


distri-
dell'imposizione,la direzione generaledella politica
dello Stato,la formazione della rappresentanza nazionale. Esi-
steva,
obiettivamente, uno iato tra classe e nazione. Questa

spaccatura poteva essere saldata accettando una prospettiva


democratica: e prospettiva democratica significavaampliamento
della capacitpolitica di quelle che ormai si chiamavano le
masse coscienza della pro-
ed acquistavanoprogressivamente

23
pria forza man mano che le economie nazionali decollavano.
Il problema,per le classi dirigenti, era quellodi non perdere
il controllo dello Stato. Per questo, si poteva seguireuna pia
dop-
strada o, per essere piiesatti,formulare una doppia ipo-
tesi:
provvedere qualche
in modo al soddisfacimento delle genze
esi-
elementari delle classi inferiori, spegnendopi o meno
completamenteil fuoco che poteva spingerle alla contestazione
delle istituzioni, senza per altro cedere il potere politico; vero
ov-

negare le basi obiettive della dialetticadi classe e proporre


la nazione come sintesi di interessi che, contrastanti all'interno
dello Stato nazionale di classe,potevano comporsi in vista
della lotta tra le nazioni-individui.
Entrambe le ipotesiconducevano all'integrazionenazionale
delle masse: la prima non rifiutavalo scontro sociale,
ma deva
inten-
controllarne lo svolgimento nella prospettiva che il pro-
letariato
si facesse esso stesso borghesia; l a seconda intendeva
soffocare lo scontro sociale nell'ambito nazionale e trasferirlo
forzatamente nell'ambito internazionale mediante l'agitazion
del mito della nazione proletaria: in questitermini,lo Stato
nazionale poteva anche diventare nazional-popolare, ma la na-
zione,

comunque, diventava il solo valido criterio di giudizio


e il valore prioritario
che subordinava a s tutti glialtri.Le
attivit degliuomini perdevanoi loro valori specifici ed assu-
mevano

significatouno
in stretto riferimento all'utilit
prestata
alla nazione,cio su un piano di stretto esclusivismo. Che tutto
ci comportasse una nuova mitologia era scontato: questa mi-
tologia
doveva,naturalmente, essere tanto piienergicaquanto
pivinumerosi e pi stretti erano i legamiche collegavano gli
individui e i gruppi allo Stato nazionale. Il problema princi- pale
non era pi quello dell'unit della nazione, ma quello
dell'unit e della potenza delle nazioni che si confrontavano:
il problema della coesione della nazione per affrontare la lotta
tra le nazioni. Poich le nazioni erano individui,alla logicadei
loro rapportisi poteva dunque applicare mediante una stifican
mi-
analogia

quanto si andavapensandoin materia di


lotta per la vita,di selezione di sopravvivenzadei
naturale,
pi forti che acquisivanoenergiaproprio nella praticadella
lotta. Le nazioni-individui erano tanto pi forti,quanto pi
pure, quanto meno fossero state spiritualmente
contaminate
dalla volont e dalla volutt del benessere egoisticamente
indi-

24
quanto pi fossero
viduale, numerose e feconde,perchproprio
l'incremento demografico
stava a comprovare una tela.
non-corrut-
La diventava la suprema
guerra manifestazione dello spi-
rito
e della potenza della nazione;scuola di disciplina, di abne-
gazione,
di virilit;momento nel quale la nazione celebrava
la sua unit ideale, politica ed economica. L'immagine pialta
della nazione non era perciil parlamento, ma l'esercito, ch
per-
ilparlamento era , cio la divisione della nazione.
i partiti
La coesione nazionale finalizzataalla potenza e all'espan-
sione
implicava in primo luogo la soppressione della lotta di
classe. Il movimento operaio si andava, in verit,nazionaliz-
zando,
questo non
ma bastava;anzi,si pu dire che proprio
questo suo nazionalizzarsie riformistizzarsilo rendeva pii ricoloso
pe-
perchlo faceva pi attento ai problemidello Stato,
man mano che lo allontanava dalla tematica della rivoluzione-
miracolo. Il socialismo riformista diventava il nemico numero
uno; doppiamenteavversario di classe: per la sua natura pro-
letaria
e per il suo pacifismo;
per l'azione quotidiana e tenace

che obbiettivamente riduceva i marginidel profitto stico


capitali-
e per la
penetrazionesistematica a livellodei poteri
sua

locali; per la sua opposizionealle spese militari e per la sua


edonistica preoccupazione di elevare il livellodella condizione
operaia.La nazione diventava cos la nuova formula politica
del potere borghese. Diventava o lo era stata da sempre? La
rispostaa questa domanda molto complessae va articolata
con discrezione dei tempi e dei luoghi.
Qui non si pu far altro che suggerire qualcheelemento di
riflessioneper quanto riguardail nazionalismo italiano. un
dato di fatto che facendo astrazione dalla ingannevole

tema-
tica
dei precorrimenti e dei precursori il movimento nalista
nazio-

italiano nacque nei primi anni del '900, che si rafforz


a partiredal 1908, che contrariamente
alle previsionidi
Giolitti si gonfidopo la guerra di Libia,che esplosein

tutta la sua virulenza al momento del primo conflittomondiale.


Esso certamente agitdei miti e si approprideglieroi: furono
i miti di Roma imperiale e dell'espansione delle repubbliche
marinare,ma anche i miti moderni dell'energia e della vitalit,
dello Stato come potenza e moralit nella sua compattezza su

base autoritaria in cui tutto doveva risolversie trovare disci-

25
plinae direzione da parte delle classiche lo avevano edificato
e ne detenevano,tra mille insidie da eliminare, il governo.
Nel nazionalismo era certo
presente una nevrosi delle
parole, ma bisognacontrollare se essa fu della stessa natura
di quelladecadentistica, al di l di momentanee coincidenze
d'indole sostanzialmente biografica. Per il decadentismo,la
decadenza era un ideale, non uno stadio da superare; la societ
contemporanea era soprattutto antiestetica perchera essenzial-
mente
antindividualistica, ed era la controparte dell'individuo
eccezionale che, per affermarsi, doveva soggiogarla. Il naziona-
lismo
non rifiutava questa societ di massa; intendeva perpe-
tuare
in essa l'ordineborgheseprospettando una societ striale
indu-
senza la dialetticadelle classi.Il decadente,per reaUz-
zare il suo sogno poteva perfino
estetico, vagheggiare
se stesso

a capo deglioppressie, comunque, prospettare uno mento


sconvolgi-
dell'ordine esistente a cominciare dall'ordine della sin-
tassi.
Il nazionalista era ben fermo nella sua idea di restaura-
zione

borghesee di ripristino d'un ordine classico: se il


liberalismo era stato lo strumento con il quale la borghesia
aveva affermato il suo potere, esso diventava arma di suicidio
quando la borghesiastessa ne faceva la base del proprio pro-gramma
di governo. Scriveva Corradini nel 1904: se in luogo
dell'astratto, utopistico e nefasto concetto della libert se ne
volesse ora acquistaree mettere in praticauno realistico e
benefico,per restaurare tutto bisognerebbesentire il bisogno
di un rigidissimo regime di repressione e di soppressione .

Nel 1903 cominci a pubblicarsi Il Regno . Nella sentazion


pre-
Corradini guardpanoramicamentel'Italia: la gran
maggioranza del vero popolo si andava facendo ogni giorno
pi industre, questo popoloprolifico e paziente aveva gi get-
tato
le basi della prosperitsulle qualisarebbero stati edifi- cati
i monumenti della grandezza e il trionfo nazionale. Eppure

l'ora presente era un'ora di vilt, di una vilt caratterizzata


dall'ascesadell'ignobile socialismo, portatore (contro ogni ordine
di idee generose)dei piibassi istinti della cupidigia e della
distruzione: la mercede dei braccianti divent principioe
termine dell'umana societ , le furie del numero si erano tenate,
sca-

un pugno di omiciattoli stava ingannandole moltitudini,


instaurando la tirannide della strada contro gli ordinamenti

26
dalla milizia al tribunale ),
reggiaalla religione,
civili( dalla
provocando
uno spettacolo disgustoso
a tutte le partipolitiche,
in esse compreso il socialismo ignobile
non (cioil sindacalismo
rivoluzionario).
Ma uno altrettanto miserevole pre-
spettacolo sentava
la borghesiaitaliana che reggeva e governava: La
lotta di classe ha bisognodi avere le mani libere dentro e rom-
per

fuori quellegrandiarmonie etniche e storiche che si chia-


mano
nazioni? E la borghesia italianasi ostina ogni giorno di
pi per le dottrine della libert e dell'internazionalismo. Essa
diventata la sentina del socialismo sentimentale con il suo
rispettoper la vita caduca,con la smodata pietdell'umile e
del debole,con il dileggio dell'eroico.I nazionalistierano tro
con-

il socialismo riformista e contro l'ala democratica della


borghesia:contro Turati e contro Giolitti.Non era solo let-
teratur
baster ricordare le corrispondenze tra le immagini
1903: l'iniziodella ripresa
di Corradini e i fattirealidell'Italia
economica dopo Adua, il decollo industriale, glisciopericialmen
(spe-
contadini)esplosi dopo la svolta Zanardelli-Giolitti
l'azione per una legislazionesul lavoro,l'avanzata democratico-
operaianelle amministrazioni locali e nel parlamento. dini
Corra-
era un letterato,ma aveva anche la chiarezza mentale del
reazionario conseguente: qualcheanno dopo, accanto a lui c'era
gi un gruppo di uomini dalle idee non meno chiare,con in
pili una preparazionetecnica in vari campi tutt'altroche
spregevole.
Tutto ci Certamente
scoppi all'improvviso? alla svolta
politica fece
giolittiana riscontro una reazione di nuovo tipo
rispettoal radicalismo conservatore-riformistadi Sonnino; ma

bisogner
ricostruire seriamente nel la
dettaglio storia della
cultura delle istituzioni culturaliitalianetra il 1880 e il 1914
e

per avere una rispostaadeguata, vedere in concreto qualefu


il bagaglio culturale della classe dirigente, in gran parte costi-
tuita
di avvocati e di professori, che erano anche,per lo pi,
proprietari agricoli. Dico il bagaglio tecnico,in materia di
diritto costituzionale,
di diritto penale,di diritto amministra-
tivo,
di economia politica,di disciplinepi o meno giche
sociolo-
", Non si pu continuare a ricostruire il quadro della
cultura italiana post-unitariain termini soltanto di storia let-
teraria
e di storia della filosofia, anche se bisognaconve-

27
nire che un
simile quadro tutt'altro che privo di validit.

Ma vero
che bisogner poi anche spiegare
pur come sta
que-
cultura uscisse dall'accademia, scendesse dalle cattedre delle

universit, dalle dei dotti alle dei blicisti,


pub-
passasse penne penne
diventasse anch'essa cultura di cultura naria
reazio-
massa,

di fosse di mettere in moto la rivoluzione


contro-
massa, e capace

preventiva, agitando il mito della nazione. E la

risposta non potr essere trovata che sul terreno della storia

politica e
sociale dell'Italia post-unitaria, quasi certamente
nella

congiuntura della prima primavera calda del movimento


raio
ope-
'^
damente da dover lasciare scorgere i segni dell'immi-
tarate nente
esplosioned'un male di lunga incubazione.
Le obbiezioni che furono mosse alla interpretazioneche del
fascismo diede Croce restano in tutta la loro importanza;ma
la situazione politica e le necessit stesse della lotta politica
dopo il 1943 condussero ad una inversione di prospettiva che

non meno di quellaavanzata da Croce aveva il difetto


d'una estrema e schematizzazione.


semplicistica che il fa-
scismo Vero
non fu malattia improvvisamente manifestatasi in un
corpo sano, ma altrettanto vero che, come esistono organismi
strutturalmente tarati,cos esistono organismisolo predisposti
al contagio,i qualituttavia non si ammalano '. Il fascismo,se
non fu lo sbocco obbligato del sistema e del processo risorgi-
mentale,
realizzato in regime di monopoliopolitico-economico
dalla borghesia
ideologico italiana,
certo nelle strutture politico-
economico-culturali della societ italiana trov le condizioni
propizieper nascere; e indubbiamente ebbe il terreno rato
prepa-
e dissodato dal diffondersi dell'ideologia nazionalista.
Detto questo, per, occorre rendersi conto della natura mamente
estre-

composita del fascismo e non liquidarlo in blocco


con la sbrigativaformula della reazione borghesedi classe. Se
in effettitale fu il fascismo dopo il 1926, andrebbe irrimedia-
bilmente
perdutaogni possibilit di scriverne una storia obiet-
tiva
e concreta qualora, dall'esitocui esso pervenne, si proiet-
tasse
su tutto il suo sviluppoun giudizioche, trascurando
l'esame dei fatti e degliuomini, vedesse il fascismo solo come
indiscriminato blocco reazionario sin dalle origini,
al servizio
del grande capitale agrarioe industriale.Per quanto concerne
specificamente
il movimento nazionalista,
per tanti versi nesso
con-
al fascismo,occorre risolversiad elaborarne una storia
autonoma, la quale renda conto del suo processo di sviluppo
e, pur non perdendo di vista il fatto essenziale della fusione
organicanazionalfascistadel 1923, non per questo si concreti
in una ricerca delle coincidenze fascio-nazionalistiche, n si
riduca ad una delucidazione della funzione prefascista del
movimento. Per opposti m.otivi,la pubblicistica
e la grafia
storio-
democratica e la pubblicistica
e la storiografia
fascista
nazional-
hanno appunto operato in questa Il
prospettiva. blema
pro-
era, per la prima, quellodi porre a nudo le profonde
insufficienzee squilibricon i qualis'era attuato il processo

30
d'unificazionenazionale e che da tali insufficienze
di mostrare

e squilibriera stata generata dapprimal'usura, poi la deca-


denza
e infinela liquidazione degliistitutirappresentativi della
pseudodemocrazia borghese; per la seconda,quellodi presen-
tare
nazionalismo e fascismo (e pi il secondo che il primo,
in verit)come dopo
glieredi della tradizione risorgimentale,
e la prosaicit
il grigiore postunitariae specialmentegiolittiana
In tal modo, con segno dall'una parte e
di valore invertito,
dall'altrail nazionalismo presentato come
venne l'erede del
Risorgimento.Restarono accampate su diversa posizionela
liberalid'ognigradazione,
e la storiografia
pubblicistica per le
quali il nazionalismo era stato un'aperta rottura con tutta
la tradizionerisorgimentale,
anzi ne era stato la avventurosa

e irresponsabile
negazione.
Tesi, come si vede, che tutte prestano il fianco a qualche
rilievo;
e almeno
delle quali, le prime due rientrano in una

visione scopertamente polemica,


politico-ideologica mentre la
terza, dislocandosi sul piano pi propriamente morale, mostra
da un lato la propriainsufficienzae dall'altrola propriaderi-vazione
da un intento di apologia della classe dirigente post-
unitaria,che parzialmente

giustificatoha tuttavia il fetto
di-

d'una determinazione cronologica sospetta, qual quella


che sostanzialmente si arresta alle soglie del primo conflitto
mondiale.
Sul piano d'una ricostruzione critica del nazionalismo liano,
ita-
pertanto compiere due operazioni
occorre preliminari:
sganciarnela visione dal concetto di nazionalfascismo e nel

contempo approfondire sul nesso


l'indagine che indubbiamente
intercorre tra nazionalismo e atteggiamenti della
teorico-politici
destra nazional-liberale negliultimi decenni dell'800. In tal
modo, sar determinarne
possibile la variet non
e bile
trascura-

delle manifestazioni e le tappe di una evoluzione che, par-


tendo
da premesse estremamente generiche e da atteggiamenti
realmente letterari, condusse il nazionalismo ad elaborare
una dottrina dello Stato e una teorica politica che finirono per
essere la dottrina del fascismo, in funzione riempitiva di una
pressoch assoluta carenza ideologica di Mussolini e dei suoi
amici. In altre parole, non bisognaridurre il nazionalismo alla
pura dei gruppi capitalistic
rappresentanza politico-ideologica
pi retrivi o della piccola
borghesia
umanistica,ma tenendo

31
specialmente
conto di molte significative
presenze narne
determi-
la filiazione(non necessaria , se pur tuttavia reale)
da quell'ala della classe dirigente italianache non seppe e non
volle affrontare adeguatamente il problemanuovo che si poneva
nei primi anni del secolo alla societ italiana:il problemadella
democrazia,
Qual sino ad italiana
oggi il bilancio della storiografia
attorno al nazionalismo?
Una prima fase storiografica rappresentata dal periodo
che va sino al primo conflittomondiale.
Da parte nazionalista si tent allora di redigereun certo

bilancio,mentre la voce pi autorevole che tentasse di carat-


terizzare

criticamente il movimento fu quelladi Croce.


Gi nel 1907 Croce, scrivendo su Di un carattere della pi
recente letteratura italiana^parlava,
prima ancora che di fatti
di una
letterari, condizione di spirito
mutata. La vita spi-
ritual
italiana gliapparivaspartita in due periodi1865-1885
(o 1870-1890) e dal 1885-90 in poi; e del secondo periodo
denunciava il vento d'insincerit. A parte la precisapit- tura
del mondo letterario,interessa qui notare alcuni dei dizi
giu-
che
politici Croce espresse in questo saggio,perch essi
sarebbero rimasti ben saldi anche nella successiva opera sto-
riografica

di Croce, e avrebbero alimentato, pi o meno ramente,


chia-
parecchi criticidel nazionalismo,contribuendo, d'altra
parte, a vulgarnela interpretazione in chiave prevalentemente
estetico-letteraria.
il paganesimo eroico del Carducci,il
...

verismo, il positivismo,
l'eruditismo,
erano le forme principali
della vita italiana di quel tempo
spirituale [cio del periodo
1865-1890]: forme invecchiate,
ormai di cui non ritroviamo
ai nostri giornise non stanchi rappresentanti scriveva

Croce
Ora... appaiono nell'arte, neglistudi
nella filosofia,
storici tipipsicologici affatto diversi. Abbiamo non pi il pa-
triota,
il verista,il positivista, ma l'imperialista,il mistico,
l'esteta, o com'altro si chiamino... Tutti costoro sotto vari
nomi e maschere varie,lasciano tralucere una comune nomia,
fisio-
Sono tutti operaidella medesima industria: la grande
industria del vuoto... Che cosa vogliono?Chi lo sa?... L'impe-
rialista
vuol trarre l'Italiaa grandidestini; vuole schiacciare
la bestia democratica;vuole conquistare, guerreggiare, neggiare,
canno-

spargere fiumi di sangue: ma se glisi domanda con-

32
tro chi e perche qualifinivuol muovere
con qualimezzi e a

tanto fracasso,eccolo sulle furie,eccolo che rivolgecontro


l'importunodomandatore i suoi cannoni di parole;eglisente
che i suoi programmi di dominazione e devastazione perde-
rebbero
la loro grandiosit e presto si dissiperebbero, se si
volesse determinarli storicamente . L'insincerit radicale era
per Croce tutta nella
chiarezza interiore , cio nello
poca
stato psicologico in cui l'uomo non mente pi aglialtri, ch
per-
ha gi mentito a se stesso... pervenuto a una sorta colpevol
d'in-
e d'ingenuitche ha per fondamento una grande
colpae un grande artificio
. La colpa fondamentale di tutto

ci non era affatto da attribuirsi secondo Croce alla

grandefilosofiaidealistica, ma propriamenteai negatorie con- traffattori

del principio idealistico( Chi d diritto agliaffina-


tori della sensualit, agH esaltatoridella forza per la forza...
di reputarsi aristocraticie idealisti,e collocarsiaccanto a coloro

che per la concretezza hegeliana non dimenticano la rigidezza


kantiana,n per la dottrina di Kant quelladi Cristo? ), al
dilagare della cultura positivistica e al corrispettivo generarsi
del nuovo misticismo. Vana pretesa era quelladi distruggere
il movimento operaionato dal seno stesso della borghesia; ed
essa equivaleva alla negazionestessa della civilt: Negazione

impossibile; negazioneche la parolarifiutadi pronunciare, e

che perciha dato origineagH ineffabiliideali della forza per


la forza,dell'imperialismo, dell'aristocraticismo:tanto brutti
che ai loro medesimi assertori non regge l'animo di proporli
in tutta la loro rigidezza,e ora li temperano col mescolarvi
elementi eterogenei, ora li presentano con cert'aria di bizzarria
fantasticae di paradosso letterarioche dovrebbe servire a ren-
derli

accettabili.Ovvero ha fatto sorgere, per contraccolpo, gli


ideali,
peggioche brutti,melensi,della del quietismoe
pace,
della non resistenza al male. Dal doppio peccato, intellettuale
e morale,si quell'Io,quellaEgoarchia,
genera cit,
quell'Egocentri
quellaMegalomania,che tanta parte della vita contem-
poranea

Nella sua analisidel 1907 che sarebbe rimasta immutata


nelle sue linee fondamentali sino alle pagine della Storia d'Ita-
lia^
e fin nella Storia del Regno di Napoli^ Croce centrava

due punti fondamentali che devono essere tenuti ben fermi: il


fondamento irrazionalee la derivazione positivistica del naziona-

33
lismo all'iniziodel secolo. Non da trascurare quelloche aveva
l'ariadi essere un implicito suggerimentoa una direzione di
ricerca: l'accenno all'Egoarchia, come dire a Mario Morasso,
che, appunto nel 1898, aveva pubblicato a Torino Uomini e

idee del domani. L'Egoarchia e che nel 1903 aveva dato alle
stampe L'Imperialismoartistico: un libro che preziosoper
intendere la portata e la genesidi parecchie posizionied idee
dei nazionalisti,Corradini in testa ^
Ma quella di Croce restava pur nella sua acutezza,
un'analisi,
limitata al piano della cultura e della vita spirituale in genere;
anche se, a rileggerlaattentamente e ad integrarlaspecialmente
con le pagine della Storia d'Italia,si pu scorgerne l'aggancio
politico,appunto negliaccenni al socialismo, che fu il nemico
principale e perpetuo del nazionalismo. N vale,a questo pro-
posito,
obiettare che il socialismo difeso e positivamentevalu-
tato
da Croce fosse il socialismo revisionista e riformistizzato:
appunto questo socialismo costituiva il bersaglio
nazionalista;
mentre uomini di provenienzasindacalistae social-rivoluzionaria
erano destinatiad vele spiegate
entrare nelle filenazionaliste,
a

ad occuparvipostidi rilievo, le evoluzioni politiche


a dirigerne

ed ideologiche,a costituirne l'aspetto


piscopertamente sov-
versivo

e sovvertitore. Croce, d'altra parte,


che la avvertiva
distinzione tra i due periodidella vita spirituale dell'Italia
postunitaria da lui delineati,
non poteva indicare una posizione
contrap-
rigida, significare
una rottura precisa:appunto per
questo egliinvitava a indagare colpedelle generazioni
le che
ci hanno prossimamente preceduti e con ci stesso forniva

una suggestionepreziosaproprio per la distinzione ch'egli


poneva tra la retorica e l'enfasi patriottica,
politica, filosofica
sentimentale pre-1870 che sorgevano sopra un fondo reale
e quelledi fine '800 primi del '900 anche formalmente con-
-
trastanti

con le forme verbali della rettorica, p. es. quaran-


tottesca
.

Sul piano di un primo bilancio dello sviluppodel movi-


mento
nazionalista si pose, alla vigiliadella guerra mondiale,
Gualtiero Castellini.L'interesse del suo volumetto su Fasi e
dottrine del nazionalismo italiano era dato dal fatto che esso,
^

scritto dopo i primi tre congressinazionalisti (1910, 1912 e

1914), cercava di delineare la linea di evoluzione politicadel


movimento, senza perdersia indagarne le originiculturali e

34
ideologiche,
e consentiva di coglierel'incertezzaallora ancora
perdurantein alcuni degliuomini di punta del nazionalismo,
legati
i quali, sentimentalmente a una particolare visione (reto-
rica)
dell'esperienzapoliticarisorgimentale,
cercavano di porre
in rilievo una (presunta)filiazionenazionalista dall'irredenti-
smo.
Castelliniil nazionalismo italiano era nato
Per nel 1908
come reazione all'annessionedella Bosnia-Erzegovina all'Austria,
dopo che, nell'ultimo decennio dell'Ottocento, alcuni clamo-
rosi
episodi(scandali bancari,stati d'assedio, sconfitte africane,
regicidio) avevano denunciato le incrinature interne e le abdi-
cazioni
esterne d'una
politica di meschinit e di rinuncia. I
primi anni del secolo,speciedopo il 1904, erano stati anni su
cui dare un giudizio complessivamente favorevole e la reazione
nazionalistache si era concretata nel Regno era stata quasi

unicamente intellettuale, limitata all'ambito toscano. Per Ca-


stellini
l'azione del Regno era stata solo,o quasi solo,
teorica ed aveva avuto bisognodi incontrarsi con un fattore
che potesse trasformare la teoria in azione politica: cio con
l'irredentismo di Scipio Sighele.Una ricostruzione del genere si
spiegavaagevolmente non solo con la biografia di Castellini,
col suo esser nipote d'un garibaldino che aveva combattuto
per la libert polaccaed era morto nella guerra del 1866, ma

soprattutto col particolare momento in cui egliscriveva. Uscito


nel gennaio 1915, quando dalle inizialiposizioni filotriplicis
il nazionalismo italiano era passato a sostenere la guerra al-
l'Aust
il libretto risentiva chiaramente delle necessit poli-
tiche
del momento, anche se propriamentela propagandana- zionalista

per la guerra mai aveva avuto carattere irredentistico


sibbene dichiaratamente imperialista. Cos Castellininon esitava
a scrivere che al Congresso fiorentinodel 1910 la politica estera
nazionalista era risultatairredentista: ma la realt dei fattilo
obbligava ad ammettere che si era trattato di un irredentismo
a lunga scadenza piuttostoche di un irredentismo imme- diato
e a riconoscere che,nella visione generale dei problemi,
a Firenze era stata prospettata la possibilit di concedere al
triplicismo una tregua nell'opposizione nazionale finch la tre-
gua

avesse giovatoallasoluzione di problemimediterranei^.Egli,


con onesto equilibrio
contrastante con quanto solitamente
i pi esagitati
suoi andavano scrivendo e gridando
amici

riconosceva l'indipendenza in Libia dalla


dell'azione giolittiana

35
pressionenazionalista: i nazionalistiavevano compiuto la parazione
pre-
spirituale blica
pub-
e V informazione tecnica dell'opinione

; naturalmente sul secondo punto Castellininon era molto


precisoe i motivi del suo riserbo non erano certo misteriosi a

chi avesse avuto sia pur vagamente idea della


polemicadi vemini
Sal-
e degli unitari attorno libica.
all'impresa
La integrazione la guerra all'Austria
della patria con

e il richiamo alla splendida tradizione irredentista del na-


zionalismo

nonch ai nomi di Piero Foscari e di Domenico Oliva


si accompagnavano, naturalmente,in Castellini alla presa di
posizionecontro il socialismo pacifista,
malthusiano,distruttore
del capitale,egoista,utopistico ed economico,
sul piano politico
e all'esaltazionedella guerra come sacrificiomassimo e ratore
gene-
dell'avvenire: cio a tutto il bagagliocorradiniano. Il
tono generaledelle sue pagine era per,in sostanza, rivelatore
di una non completapresa di coscienza della evoluzione verifi-
catasi
nelle filenazionaliste tra il 1910 e il 1914: cio del si-
gnifica
della scissione dell'ala democratica di ScipioSi-
ghele,di Paolo Arcari,di Picardi ecc.; della massiccia campagna
antimassonica;del prevalere
ormai deciso dell'alacorradiniana;
della portata dell'influenza
di tutto un gruppo che,dal comune
maestro e patriarcaCorradini,andava a Luigi Federzoni,a
Maurizio Maraviglia,
a Francesco Coppola e
ad Alfredo Rocco,
che, entrato nella direzione dell'AssociazioneNazionalista nel
1914, dopo il Congressodi Milano, era stato da allora indub-
biamente
il cervello pi lucido e consequenziariodi tutto il
movimento. In complesso,Castellini apparivacome un datario
ritar-
cui la passioneirredentisticafiniva per fare da schermo
alla comprensione della effettivarealt e delle implicazioni
giche
lo-
del movimento di cui eglistesso faceva parte.
Del resto, questa incomprensionenei primi anni del secolo
pare elemento comune a una largaparte degliosservatori poli-
tici:
ma presente, a questo proposito,
occorre tener che molti
di essi scrissero prima del 1910-14 e che in queglianni le cose
in seno al nazionalismo italiano non erano punto chiare. Il
Muret, nel 1904 ^ poteva ancora pensare che col tempo molti
ardori si sarebbero smorzati e che gliuomini del Regno com-
prenant qu'on ne flotpareli celui qui entraine
remont pas un

aujourd'hui l'humanit vers la democratie, se borneront ...

seconder les effortsdes philosopheset des politiques qui cher-

36
ricordo di
fragoroso Roma imperiale, fracasso e rullio di frasi
vaghe di forza della stirpe", di stino
de-
" "
sull'Italia;
concezioni
", di
"
"
di "
barbari da respingere
latinit", di "
leggi
d i
di vita nazione "; imprecisione cognizioni s ui fini e sui frutti
della vita spiritualee materiale italiana;
estetismo di periodo
e di gesto e immaginazionefrondosa;era proprio,spontaneo,
naturale prodotto del gruppo che faceva capo ad Enrico Cor-
radini e ne aveva le abitudini e l'educazione tutta letteraria.
La Voce , nata dopo il distacco di Papini e Prezzolini dal
Regno , aveva costretto i nazionalistia definirsi,
a precisarsi

e a cercare dire sciocchezze: nonostante


di non il profondodis-
sidio
ormai apertosi, la Voce e il Regno , per Prezzolini,
restavano a rappresentare i due aspettidel nazionalismo, o,
com'egli si esprimeva, i due nazionalismi: un nazionalismo che
dava importanzaalle questioniesterne senza pensare al rinno-
vamento
altro nazionalismo ( se cos
interiore italiano e un

si vuol chiamare ) che chiedeva,prima di pensare all'esterno,


che l'Italiasi rinnovasse chiaramente all'interno.Una posizione,
questa di che pot conseguire
Prezzolini, una convergenza sotto

l'ampiocomune denominatore anche


antigiolittiano con gruppi
schiettamente democratici come facenti capo
quelli a Salvemini
pot a volte generare degliequivoci chiaritidel resto pron-
e tamente

come, per esempio, quello


che diede luogo,nel
1913, a una serie di precisazionisalveminiane,in amichevole
polemicacon Rodolfo Savelli, il quale,proponendo di definire
il gruppo deir Unit , aveva copiatola formula di nostro
nazionalismo . Salvemini,nonch differenziarsiradicalmente

come dai nazionalistiper cos dire ufficiali


era ovvio
,
non ammetteva neppure lontanamente di aver da
qualcosa tire
spar-
con i nazionalistidissidenti: la polemicasull'impresa libica
aveva chiarito molte cose e Salvemini dava del nazionalismo
un'analisi assai concreta: ne notava il carattere profondamente
antidemocratico, conservatore, antiproletario,e anche nei dis-
sidenti
vedeva una visione megalomane delle capacitat- tuali

dell'Italia,un eretismo sciovinista che li aveva spinti...


ad aderire senza controllo all'infatuazionetripolina *^,
e non

si perdevacerto in circonlocuzioni nel denunciare che


l'inganno
si annidava nella contrapposizione arbitrariadi interessi na-
zionali

e interessi di classe '^


Ma vai la pena di rilevare (tanto per spiegaresintomatica-

38
mente la brevit dell'idillio
La Voce Salvemini)che per
-

Prezzolini l'apporto positivoe sempre valido del gruppo leo-


nardiano al nazionalismo era stato il riconoscimento del valore
morale della guerra, l'eccitamento all'energia e alla difesa di
classe ^'^,
in ci,evidentemente, stava per Prezzolini il signifi-
cato
del nazionalismo e la sua originalit. In parte Prezzolini
aveva ragione;ma forse glisfuggiva la portata e l'efficaciatica
poli-
di quella retorica evocante fantasmi classici, latinit,barie
bar-
da arginaree finanche crociate contro la mezzaluna otto-
mana

in che s'era tentato di paludarela guerra libica, e sban-


dierante
il deteriore positivismo delle leggiche regolavano la
vita delle nazioni. Erano proprioquestiglielementi di mag- gior
penetrazione d el nazionalismo: quella che Salvemini logava,
cata-

giustamente,come incoltura,era in realt la cultura


della piccola e media borghesiaumanistica e non umanistica
italianae a ben

vedere non erano propriamenteritrovati
e invenzioni al tutto nuove, perchl'involontario progenitore
dell'oratoriaimmaginifica e alessandrina delle dannunziane zoni
Can-
della gesta d'oltremare poteva in fin dei conti rintracciarsi
nel pi popolare elmo di Scipio del qualel'Italiaera parsa
cingersila testa nel 1847.
Comedire,che col nazionalismo veniva impetuosamente a
gallae prendevainusitato vigoretutto un filone della cultura
nazionale dell'Ottocento,classicheggiantee accademica,per il
qualeil patriottismopi che un dato di fatto era una specia-
lit
oratoria... una qualifica
professionale,
per cos dire '^: ed
era propriamentequesta la caratteristica d'un Federzoni e in
largaparte (pi di quanto Gramsci non credesse)dello stesso
Corradini. Se il nazionalismo aveva celebrato il suo primo sa- turnale

al tempo dell'impresa libica, era stato in buona parte


proprioper questo, e la sua presa su pi o meno larghi strati
d'opinionenon poteva essere dissociata da questo elemento
retorico, che poi,nel ventennio fascista(ma i segnisi rilevano
anche prima),si sarebbe dilatato a dismisura penetrando neUa
scuola,nelle arti figurative, nello stesso gergo paramilitare.
Un legame dunque con una certa tradizione letteraria
sussisteva, e sussisteva altresquache collegamento con un lone
fi-
politico-culturale,
che possiamo sommariamente definire
della destra liberale, che s'era venuto precisandonell'ultimo
ventennio dell'Ottocentoe al qualeespressamente i nazionalisti

39
amavano richiamarsi quando mettevano avanti il nome di Gae-
tano
Mosca ^^
Di questa opinione non era De Ruggiero nel 1916: Il
"
nazionalismo
egliscriveva
ultimo venuto nella lizza dei
si
partiti, improvvisatouna tradizione che
non aveva, e che

sola poteva dare un alla sua


po' di prestigio azione,carpendo
qua e suo glielementi sparsidel suo
confratello d'oltralpe
l al
pensieropolitico.Al nazionalismo francese ha improntatoalcune
idee antidemocratiche e un po' di simpatieclericali;al nazio-
nalismo
tedesco,e di seconda mano, la tendenza lismo
all'imperia-
e al realismo che
politico ne costituisce il mezzo sario.
neces-

Ma, come aveva trapiantato nella vita storica italiana


questielementi discordanti tra loro senza alcun lavoro preli-
minare
d'adattamento,ne sono risultatideglistrani miscugli
e delle sovrapposizioni di idee e di atteggiamenti ancora pi
strane ; e finiva per affermare: Quello che il nazionalismo
non ha saputo n voluto fare sin dal principio, quando pure
gliera stato proposto, era di innestare la propriavita nel vec-
chio

tronco della destra italiana,il solo partitoche potesse van-


tare

una tradizione schiettamente nazionale,ringiovanendola


con una coscienza pi nuova e vivace e il dot-
correggendone trinaris
astratto con moderate esigenzerealistiche. Senon-
ch questo precisamentestava facendo e intendeva fare il na-
zionalismo

dal
che De Ruggierostesso
momento riassumeva i
grandiprincpi direttividella destra nel mantenimento geloso
delle prerogative dello Stato,in una sintesi della costituzione
e delle istituzioni,
della libert e dell'ordine,in una legislazione
ecclesiastica
molto rigida,
in una costante preoccupazioneper
una politicainterna energicaqualeconviene a uno Stato in via
di formazione in mezzo a pericolie a diiScolt
innumerevoli .
Di pi: De Ruggierostesso, quando passava ad indicare i limiti
e le insufficienzedella politicaeconomico-sociale del partito
liberale,
che,a suo dire,traeva appunto la sua forza dai prin-
cpi
della vecchia destra , caratterizzava tale
politica come

abbandonata,
con concessioni sempre tardive,alla pericolosa
iniziativa delle popolariche se ne sono fatte un mono-
masse polio

; e, quanto alla politica estera, non trovava di meglio


che classificarla debole e frammentaria come era fatale per
uno Stato senza frontiere e costretto in pi a dibattersi tra
difficoltinterne in un'epocain cui glialtriStati,che gi ave-

40
vano realizzato il loro equilibriointerno,iniziavano una rosa
vigo-
politicamondiale . Era pur vero che la libert e l'ordine
nei nazionalisti erano venuti progressivamente assumendo una

fisionomia diversa da quella che avevano avuta un quarto di


secolo prima, ma altrettanto vero
pareva che sempre per

seguirei pensieridi De Ruggiero il liberalismo non


avesse

piliormai alcuna efficaciaformativa,ricoprisse sia il sano che


il marcio, mentre (che doveva rinsaldare le fibre
la disciplina
rammollite da flaccidoliberalismo e democraticismo ) ^^ era
un

eminentemente selettiva.Dunque, l'idea di selezione che biso-


gnava
ad ogni costo riacquistare;e i nazionalistiquesto appunto,

a lor modo, stavano facendo: selezione nella nazione e selezione


tra le nazioni;i precedenti
non mancavano, e accanto a Mosca
e Pareto c'erano pure Rocco De' Zerbi e PasqualeTuriello,
e

poi le pi aggiornate leve dei Salandra, dei Sonnino, dei Pagano


e le pili giovanie spregiudicatamente rigoroseforze dei Rocco.
La nuova mentalit reazionaria aveva appunto come gava
spie-

sempre De Ruggiero

al massimo gradola virti l'inizia
del-
donde quel suo atteggiamentocombattivo e pro- vocatore,
che alla gente pigra sembrava eccessivo e alla gente
ingenua sembrava addirittura un capovolgimentodell'ordine
delle cose e che, assorbito in s il liberalismo, conosciutine
limiti e valori, lo dominava e lo giudicava. La posizionecritica
di De Ruggiero verso il nazionalismo, nel 1916, veniva dopo
un breve accostamento al gruppo deir Idea Nazionale e non
impedla successiva collaborazione a Politica : troncata ch'essa
an-

dopo breve volgerdi tempo, ma non giustificatada


possibilit dato il chiaro suono
d'illusioni, del manifesto pro-
grammatic
della rivista.In realt, la posizione di De Ruggiero
mostra, forse pi chiaramente di tante altre, cienza
la radicaleinsuffi-
di un'analisi puramente formale del nazionalismo e la
necessit di collegarlo strettamente agliinteressi praticie alla
tradizione ideologica della destra conservatrice liberale, guata
rinsan-
recentemente dall'apporto dei gruppi pi dinamici del-l'indus
lombardo-piemontese o ad esso variamente col-
legati.

Pi acutamente di De Ruggiero,Gentile,nel 1917-18, lizzava


ana-

nazionalista. Tutti i nazionalisti


l'ideologia egliscri-
veva

hanno della nazione quellaconcezione grettamente na-


turalistic

che al dire d'un arguto e fa del-


brillante scrittore,

41
l'uomo una bestia bizzarra legataa una catena, una speciedi
canis nationalis: il qualese significherebb
esistesse veramente,
(come stato ben detto)la fine d'ognicultura e d'ognivita del
pensiero:che non pu avere valore spirituale, se non univer-
sale.
Canis nationalis, asinus univer salisi . Gentile respingeva
la nazione
dei nazionalisti
un fatto naturale, antropolo-
gico

e etnografico , formazione storica,ma formazione gi


esistente in virt d'un processo che venga egualmentepresup- posto

e notava: Orbene una nazione determinata da certi
caratteri della struttura cranica,o dalla linguao dalla religione
o dalcomplessodella tradizione storica propriad'un popolo
qualchecosa... priva affatto d'ognivalore...la storia non si
presuppone; e non si pu presupporre, come qualcosadi bello
e fatto,quasipatrimonioereditato dai padrie da noi ricevuto
come sostanza della nostra nazione. La nazione non c',se non

in quanto si fa;ed quella che la facciamo noi col nostro serio


lavoro,coi nostri sforzi e non credendo mai che essa ci sia gi,
anzi pensandoche essa non c' mai, ed sempre da creare ^^.

Cos Ma sul piano pi propriamentepoli-


sul piano ideologico. tico?
La posizionedi Gentile era chiara: il nazionalismo poteva
essere n pi n meno che un moderno e ritonificatoliberali-
smo.
Recensendo^nel 1918 II regime della borghesia produt-
tiva
di Corradini, Gentile non vedeva perchmai l'autore do-
vesse
esser tanto avverso al liberalismo che,sebbene alle origini
fosse stato individualistico, tale non era rimasto con la rivolu-
zione
francese,
con la filosofiaclassicatedesca
post-kantiana e,
in Italiaparticolarmente,con lo Spaventa,con la politicadella
destra, con Cos'era mai la borghesia
Crispi. produttiva ? Era

forse la borghesiaindustriale? Si identificavacoi gruppi di pro-


duttori
pi cospicui?Corradini pareva non escludere da questo
concetto le classi lavoratrici;
allora questa era propriola con-
clusione

dei liberali:che borghesia


e proletariato
erano tutt'uno.
Ancora: Corradini assegnava il grado pi alto
all'intelligenza
della produzioneeconomica; dunque, regime dell'intelligen
pi che della borghesia
produttiva,
a meno di non comprendere
in questo concetto tutte le forze socialmente attive e produttive,
in quanto illuminate dalla coscienza della perenne e organica
collettivitche l'inteUigenza, lo spiritonazionale, r eale getto
sog-
dello Stato: anche in tal caso nessuna diversit sostanziale
dalla comune concezione liberale,
ma solo una critica contro

42
glierrori di uomini e di sistemi. Su questo collegamento con

la destra storica Gentile sarebbe ritornato anni dopo nel suo


Orginie dottrina del Fascismo, dove, segnalate le ascendenze
francesi del nazionalismo italiano, ne spiegavale caratteristiche
pilimarcatamente politiche che letterarie (rispetto a

quelle del maggior fratello) con la vicinanza a una corrente


che
politica in Italia aveva avuto una importanzagrandissima,
e la tradizionenon era spenta: al partitoappunto della vecchia
destra. Al quale.,, si ricollegava, accentuando bens l'idea di
Nazione edi Patria in forma... nuova e non in tutto accettabile
dal punto di vista di quelvecchio partito, ma per questa nuova
via tornante anch'esso al concetto che la Destra aveva tenuto

fermo: dello Stato presupposto del valore e del diritto dei


cittadini ^\ Gentile era stato l'inventore della linea Machia- velli-Vico-
e l'interprete machiavellico

di Cavour: ora eglipoteva anche parlare del fascismo come


deUa forma del liberalismo
pi perfetta e della democrazia,
in conformit alladottrina mazziniana e poteva anche istituire
la contrapposizione Mazzini-Giolitti.Il suo problemaera quello
di inventare per il fascismo un'originalit che lo col-
ideologica locasse
come anello terminale della catena ch'egli non senza

genialit aveva costruita: da qui il problemad'una differenzia-


zione
nei confronti del nazionalismo che,specie dopo la fusione
del 1923, sembrava aver assunto la funzione di supporto ideo-
logico
del fascismo. Il punto di contatto tra nazionalismo e fa-
scismo
scriveva Gentile,era il concetto di Stato nazionale ^;
questo elemento aveva resa possibile la fusione, ma le due con-
cezioni

della nazione ribadiva


erano diverse. Gentile
prestava generosamente al fascismo la sua idea di nazione: se
la sua concezione dello Stato fascista creazione tutta spiri-
tuale
finiva per concretarsi in c
quella he si potrebbechiamare
l'aristocrazia d'una sola persona, essa per quel che concerne

il nostro problema
aveva bisognodi individuare chiaramente
l'essenzadello Stato nazionalistaper batterla in breccia. Rocco ^
aveva gi teorizzato una propria versione del moderno stato
di massa, e Gentile percepivail limite di quellavisione e
cercava di superarla. Coglievacos esattamente la natura di
questa concezione: il nazionalismo, osservava, facendo coin-
cidere
lo Stato con la Nazione e di questa facendo un'entit
giesistente...aveva bisognodi una classe dirigente, a carattere

43
soprattutto intellettuale, la quale sentisse questa entit,che
doveva prima essere conosciuta,intesa,apprezzata, esaltata.Del
resto, l'autoritdello Stato non era un prodotto, ma un posto.
presup-
Non poteva dipendere dal popolo;anzi il popolodipen-
deva
dallo Stato... Lo Stato nazionalista era perciuno Stato
aristocratico che aveva bisognodi costituirsi nella forza confe-
ritagli
dalla sua per quindifarsivalere sulla massa.
origine, Lo
Stato fascistainvece Stato popolare; e in tal senso Stato de-
mocrati
per eccellenza...lo Stato esiste in quanto e per quanto
^*.Non
lo fa esistere il cittadino... interessa qui valutare la
dottrina gentiliana dello Stato; solo da notare che il rilievo
sulla qualit e glistrati di reclutamento della classe dirigente
nazionalista era rilievo esatto: negliscritti di alcuni naziona-
listi,
al 1943, esso sar ripresocome
posteriori elemento discri-
minante
verso le responsabilit della catastrofe italiana.

2. La polemicatra il 1918 e il 1925

Se fino al 1918, la quasi isolata eccezione del gruppo


con

salveminiano (specieper quel che concerne la polemicaanti-


protezion
e sugliarmamenti) ^, le prese di posizionenei
confronti del nazionalismo erano avvenute prevalentemente sul
piano ideologico, la lotta politicadel primo dopoguerrasolle-
cit
prese di posizioni piiconcrete. Tra il 1918 e il 1922
indubbio che il nazionalista fu il gruppo ideologicamente pii
compatto e pijcoerente: sul terreno politicoesso fu il solo
che perseguissecon rigida
consequenziariet un programma po-
litico
ben preciso, del qualeRocco aveva tracciato le linee fon-
damental
con il rigoredel suo temperamento di giurista, e

che eglistesso and precisando al di l della genericit e della

letteratura corradiniana, sviluppandocon sistematica insi- stenza


quellache si pu definire la coscienza della reazione di
classe.
Il sorgere del movimento fascista,la sua progressiva mazione
trasfor-
in forma di control ivoluzione preventivapongono ramente
chia-
il problema del rapporto nazionalismo-fascismo. Ma
da avvertire che non si tratt affatto di filiazionediretta e
che, analizzato in dettaglio, il nazionalismo postbellico appare

44
suoi scritti:Irrealt nazionalista^''.
Il pensieroconduttore degli
articoliraccoltiin questo volume era una visione del capitalismo
internazionale come forza di progresso e d'incremento civile;
questa visione era consentita a Salvatorelli dal suo guardare
verso le forze economiche sanamente internazionali ^^ che
erano, in quelledel capitalismo
pratica, anglo-americano.
dubbiam
In-
il confronto tra il nazionalismo internazionali-
stico
^
e le forze economiche sanamente internazionali non
consentiva di stabilireuno legame (causale)
stretto tra capita-
lismo
e nazionalismo,
ma il discorso diventava diverso quando
il confronto si istituiva nazionalismo e forze economiche
tra

non sanamente internazionali o per nulla affatto internazionali;


e le stesse forze dovevano esser
capitalistiche
sanamente date
guar-
con piliprecisadeterminatezza di
cogliendo questa sa- nit

le largheragionie motivazioni d'indole politica


e tattica.

Anche gliaccenni al furore nazionalista contro l'altabanca e


contro la finanza internazionale, che starebbero a provare il
carattere non meno anticapitalisticoche antisocialistico del
nazionalismo, dovevano esser valutati scartando ogni genericit
e ci si doveva chiedere se atteggiamenti di questo conio non
fossero propriamente manifestazioni della lotta internazionale
tra i vari capitalismi e della lotta all'internotra gruppi capita-
listici
nazionali . La polemicanazionalista contro la Banca
Commerciale non aveva invero molto di piccolo-borghese, ma

rappresentava la reazione del ritardatariocapitalismo


italiano ai
tentativi egemonicidella finanza anglo-tedesca.
In questo crediamo,valutare pi
quadro possibile, cretamente
con-

e la funzione della retorica


il significato nalista,
nazio-
la qualefu il corrispettivoe il sostitutivo del mito l'effic
del-
tecnica della Germania. Il capitalismo italiano non
era in grado,per ragioniobiettive, di avanzare altri miti, e
naturalmente si serviva di quelli pi facilmente accoglibili l'educa
dal-
classica della classe media che era la sua massa

di manovra. Retorica era anche quellafrancese della gran-


deur ; ma la grandeur, prima di essere un mito, era stata
pure un dato di fatto della nazione francese, della Francia mo-
derna:

l'imperoromano era soltanto un elemento letterario


della storia della nazione italiana, cos come il dominio del-
l'Adria
(pur con il suo
aggancioa precisiinteressi e a un
concreto problema strategico della
agitatonelle sfere dirigenti

46
Marina) fatto del passato estraneo
era un all'Italiamoderna,
all'Italiastessa. D'altra parte, la base della retorica imperiali-
stica
del nostro nazionalismo era estremamente labile perch
poggiava in realt su un gioco: quellodel nostro capitalismo
bambino che giocavaa fare il grande, ch'era poi la sostanza
dell'invenzionedella nazione proletaria . Probabilmente, que,
dun-
non si trattava di uno stadio ritardatario
ideologico

rispettoall'economia capitalistica,
ma d'un capi-
dell'ideologia talismo
neonato che doveva
battersi in condizioni di obiettiva
inferiorittecnica e politica e che, ovviamente, doveva ricor-
rere
ai mezzi pi rozzi per cercare di farsi largonel campo della
lotta internazionale. Nel quadro di questo capitalismo, e non

contro questo capitalismo, si situava il tentativo d'inserzione


della piccola borghesia nelle nuove giovanistrutture industriali;
tentativo che solo episodicamente assunse toni anticapitali
stici
(per esempio nei primi tempi del dopoguerra), ma che,
sostanzialmente, aveva in partenza il carattere di collusione .
La realt era che la retorica romanistica era l'arma del capita- lismo
italianoper aggregarsi la classe media: essa rivestiva d'un
formulario eroico le ambizioni dei gruppi industrialipiiintra- prendenti
e prospettava alla piccola borghesiala effettivapos- sibilit
di quell'inserimento, legataa un sempre maggiore e
sempre pi (disordinatamente) accelerato sviluppodei proftti
capitalistici a prezzo del contenimento delle forze sociali che
lo stesso capitalismo e il boom del principio
di secolo ave-
vano

create e messe in movimento. la nascita del


Non a caso

nazionalismo pu porsiproprionel 1907-1908, dopo la (essen- ziale)


incubazione del Regno : fu precisamentequesto il
momento in cui si registr una battuta di arresto dello sviluppo;
in cui, quindi, pi grave che prima apparve la pressionedel
grande movimento sindacale che aveva limitato l'entit dei
proftti industriali; in cui, infine, pot considerarsi liquidata
l'idea o il programma d'una monarchia socialista. Fu ap- punto
dal 1908 che il nazionalismo cominci, come s' detto,
a definirsiideologicamente: tra il 1908 e il 1914 molte cose
si chiarificarono nel gran calderone nazionalista e, alla vigilia
della guerra, il processo di decantazione e di chiarificazioneera
compiuto. Ora, il concetto di nazionalfascismo coniato da
Salvatorelli era un concetto che effettivamente si adattava al
complessoindistinto delle correnti nazionaliste.Se per ci si

47
alla considerazione
rivolge di quelloche fu il vero e proprio
nazionalismo, l'analisidi Salvatorelli non calza piiperfetta-
mente.
Si tratta insomma di porre una distinzione tra generiche
correnti di opinionee gruppi ideologicamente
e politicamente
omogenei; di uscire dall'impostazionedel vario nazionalismo
italiano (che fu la formula di Volpe) e di individuare preci-
samente
non gi le componenti d'una psicologia politica, ma

glielementi d'una dottrina e le linee dell'azione politica


che ne
scatur. Da questo punto di vista le cose risultano piichiare
e sul piano ideologico e sul piano politico. In breve: non sogna
bi-
dimenticare che, se nei primissimianni del secolo il na-
zionalismo

era uno stato d'animo , dal 1914 esso fu qualcosa


di pi. Ci non tuttavia,ignorarela realt di
significa, tutta

una serie di dello spirito


predisposizioni pubblico,di tutta una

serie di sentimenti di risentimenti,


e di aspirazioni e di fru-
strazio
che erano presentinella societ nazionale ad ogni li- vello
e costituirono il fertile terreno di coltura e di sviluppo
dell'ideologia e dell'azione politica nazionalista, che ad esse
diede voce, ma che anche diresse verso obbiettivi i qualinon
erano diretto portato di quel fermento e di quel
sempre un

Salvatorelli,
disagio. del resto, in alcune pagine di Irrealt na-
zionalista

diede del nazionalismo un'analisi meno conosciuta,


ma piliprecisa,nella qualeeglipose una distinzione tra nazio-
nalismo
e nazionalfascismo. A propositodi Croce,eglinot che
certe definizionie affermazioni filosofiche,
sue trasportate sul
terreno empirico,furono sfruttate dal nazionalismo, anzi dal
nazionalfascismo. Ma il vero filosofo di questo fu Gentile...
nell'anteguerra
ilnazionalismo pot dissimulare questo suo vero
carattere in quanto apparve come uno sforzo diretto a cambiare
la realt democratica e socialdemocratica , e perci come
un'aspirazioneideale;donde l'attrazioneche esercit sopra una
parte della gioventj,
e mantenne anche durante la guerra (e
nel primo dopoguerra, nel periodo bolscevico ") in quanto "

apparve l'animatore di resistenze,sacrifici


ed eroismi che invece
avevano in ben diverse e pijalte ragionile loro scaturigini ".

Un'ultima osservazione: i nazionalistifurono alquantoso- spettosi

verso il fascismo della prima ora, con i suoi programmi


da sinistra laburista; l'accostamento
anticapitalistici e
la cattura politico-ideologica
avvennero per graditra il 1919 e

il 1924; ancora nel 1922 c'era qualcheautorevole fascistache

48
vedeva la bestia nera in Corradini
auspicavauna lotta a fondo
e

contro i reazionari nazionalisti,


i quali
poi vennero formando
un sotto-partitosolidalee compatto, nel seno del fascismo ^,
decisi a spingereil fascismo sempre piia destra. Per conclu-
dere,
diremo che il meritatamente famoso
libro di Salvatorelli
stato probabilmentefrainteso; esso voleva essere diamo
cre-


quelloche appunto il suo titolo indicava: un'analisi
del nazionalfascismo,
ma, perlungo l'unico
essere rimasto a

tentativo monografico , e certo il pi brillante, su questo


argomento, serv a quanti si interessarono dopo il 1924 del
nazionalismo in una prospettiva non di ricerca specifica, ma di
ricerca pi ampia (e pi generica) volta a individuare e a chia-
rire
le origini
e l'avvento al potere del fascismo.

Negli stessi anni in cui Salvatorelliscrisse gliarticolidi


Nazionalfascismo, si segnalarono, tra quanti si occuparono del
nazionalismo,Sturzo e Gobetti.
Sturzo, diede del nazionalismo, un'analisi
nel complesso,
perspicuae precisa,che si incentr attorno al problemadei
rapportitra nazionalismo Chiesa cattolica,e tra
e nazionalismo
e cattoliche^^ Lasciando da parte questitemi
correnti politiche
centrali,
su cui Sturzo espresse di una
l'opinione fondamentale
inconciliabilittra nazionaHsmo e cattoHcesimo, va notato come

egliprecisda un punto di vista cattolicola radicale ralit immo-


del nazionalismo teorico (in quanto esso faceva la na- zione

primo-etico e ragione assoluta della societ umana e

conseguentemente affermava che la religione h a valore in

quanto concorre ai finidella nazione ), e come eglicolse con


luciditillegametra nazionalismo e gran capitale senza lasciarsi
ingannareda nessuna apparenza. La teoria fondamentale del
nazionalismo avvert
basato sulla ipervalutazione

della
nazione come una entit spirituale
superioreaglistessi uomini,
si ripercuotein pieno nella concezione che i nazionalistihanno
dello Stato. Questo per loro lo strumento della nazione nella
sua ragioneassoluta di dominio; lo Stato militarista, lo Stato
appoggiatoalle classi industrialie bancarie,lo Stato protezio-
nista,
lo Stato governato da un'oligarchia
o da una monarchia
assoluta o quasi;quindilo Stato anti-liberale,
anti-democratico.
Come le idee universaliste, internazionalistesono
pacifiste, traddette
con-

dalla concezione imperialista


ed egemonica;cos le
idee democratiche,
popolari,
e le loro del suffragio
esplicazioni

49
del parlamentarismo,
universale, della protezioneoperaia,del-
l'ascen
delle classipopolari alla vita sociale sono o ficate
morti-
o combattute o addiritturacontraddette e negate, secondo
l'ambiente e il clima storico in cui il nazionalismo si svolge,
dall'Inghilterraall'Italia
^.

Per Gobetti il discorso pi complesso. Il linguaggiogo-


bettiano nei confronti dei nazionalistifu di una estrema lenza
vio-
'^\Le deficienze e i limiti del movimento furono da lui
individuate prima di tutto in Morasso e in Sighele, poi in Cor-
radini e Rocco. Gentile e Varisco erano casi di accademia e di
retorica;Coppola,fenomeno d'importazione francese;Sillani,
documento di archeologia; Tamaro, caso di patologia irreden-
tista.
Nella polemicacontro
sua il processo risorgimentale liano,
ita-
Gobetti stabil un'analogia tra partitorepubblicanoe
nazionalismo che di quelloera ilfratellino: entrambi erano

capricci ed entrambi avevano


di studenti e di professori ciato
comin-
la poesia (Carducci-D'Annunzio)
con e continuato con

l'oratoria,
per finirenella filosofia.
Dopo vent'anni di dottrina
d'azione,
e quindici ilnazionalismo lasciava solo l'insegnamento
negativodella guerra libica: tutto il resto era stato solo pas-
satempo
pieno d'ignoranza e di contraddizioni. L'errore mentale
fonda-
di prospettiva storico-politica del nazionalismo consi-
steva,
per Gobetti,nell'accettazioneindiscriminata del processo
d'unificazione nazionale: i nazionalisti scriveva tarono
accet-

il Risorgimentocome un dato di fatto senza intendere


che si poteva essere davvero unitari solo facendo il processo
all'unit,solo spezzandoneil mito eroico per integrare le defi-
cienze
e riparoal fallimento . Ma non si erano
mettere forse
postii nazionalistiin una posizionedi radicale polemicapro-
prio
nei confronti dello Stato risorgimentale, coinvolto nel
generaleprocesso da loro intentato a tutta la civilt politica
moderna e in particolarmodo alla civilt politica
del libera-
lismo
ottocentesco? S; ma, per Gobetti, questa polemicae
questoprocesso erano stati una polemicae un processo sterili,
perch i nazionalisti non avevano saputo rifare il processo
organicoche determinava queste condizioni (parlamentarismo,
politica
estera fallimentare,
corruzione massonica ecc.) neces-
sariamente

, non avevano saputo volont di


esprimereuna
redenzione aderente a capacitstoriche reali. Il nazionalismo
era nient'altro che l'espressione
del malcontento piccolobor-

50
ghese che con la retorica della patriacercava di consolarsi
della sua incapacit economica . Prospettivanotoriamente e,
vorremmo dire,unicamente polemica, nella qualeGobetti sperava
esa-

baldanzosamente Ci sarebbe da
le tesi di Salvatorelli.
chiedersi se i nazionalisti soffrisserodavvero di un radicale
disturbo visivo per il quale,stante lo sviluppodell'economia
italianadel primo decennio del '900 (svoltosi con un ritmo
che aveva
frenetico) raddoppiato di dodici volte la produzione
e meccanica,di tredicivolte quella
metallurgica chimica e aveva
nel complessola manodopera impiegatanell'indu-
quintuplicato stria,
essi erano indotti a fosse ormai una
ritenere che il paese
grandepotenza e conseguentemente ne ponevano la candidatura
dei mercati. Ma di Gobetti restano
alla spartizione almeno par-
zialmente
validi alcuni giudizi, come, per esempio,quellosu
Corradini,che non capcome la politica
estera fosse pi impor-
tante
di
quellainterna in quanto era essa stessa politica interna

giacch solo con un proletariato


agguerrito e cosciente pos-
sibile
una seria politica espansionistica (ma un proletariato
agguerrito e cosciente avrebbe poi,nel primo decennio del
'900, proprioacconsentito a una politica che
An-
espansionistica?).
nella valutazione della politicaeconomica dei nazionalisti,
Gobetti pecc di moralismo e mostr di concedere un po'
troppo al mito liberal-radicale. Il protezionismo egli

scrisse la morale della mediocrit dell'industria;



stronca

la formazione di aristocrazie borghesiadeguando il merito


^^: che un giudizio
all'intrigo... sul qualesi pu, sino a un
certo punto, convenire;ma che era formulato in base ad una
visione astratta e prospetticamente
erronea perchsostanzial-
mente
la qualeassumeva
schematica, a modello un tipo di luppo
svi-
e concludeva ad diagnosi
una Come
di patologicit. vatorel
Sal-
Gobetti avevadinnanzi agliocchi lo sviluppocapi-
talisti
(e pi precisamenteinglese),
anglo-sassone ma non

teneva della diversit delle condizioni storiche generali


conto

e particolari nelle qualiaveva potuto aver luogo in Italia (e


non solo in Italia) la rivoluzione industriale.Egli non usciva
in questo dai limiti della polemica(e quando mai Gobetti

va pur detto uscito da questilimiti?),



ed entro questo
ambito naturalmente tutta la sua
aveva forza,ma non sar
propriamenteil caso di prenderei suoi giudizi per giudiziricamente
sto-

validi.Cos il giudiziosulla fusione nazionalfascista

51
fu giudiziobuttato giid'impetoe indubbiamente manchevole,
speciese confrontato con quellodi Salvatorelli, Il naziona-
lismo

scriveva Gobetti

ha perdutola sua seconda bat-

taglia
quando ha dovuto subire il giocodel fascismo e ridursi,
esso, il partitodella forza e dell'astuzia,al compito di elabo-
rare
una dottrina per i vincitori. Nell'adesione al fascismo si
vide chiaramente quanto vi fosse di piccolo borghesee di enfa-
tico
nella realpolitikdi Coppola e di Corradini . In realt,
come la fusione del 1923 costitu un
ben vide Salvatorelli,
assorbimento ideologicodel fascismo da parte nazionalista e
rappresentil sequestro definitivo del movimento e partito
fascista da parte delle forze capitalistiche
piiconservatrici.
All'indomani della marcia su Roma, il fenomeno di rapido
nazionalistanel
gonfiamento Sud d'Italiasi presentper lo piti
come il tentativo delle clienteletradizionalidi bloccare le leit
vel-
di rinnovamento, che pur si affacciavano attraverso menti
ele-
di punta come Padovani,Bifani e Lanzillo. Certo, nella
confusa situazione meridionale c'era da registrare
la confluenza
nelle organizzazioni nazionaliste di elementi di diversissima
provenienza,ma il fenomeno, nel suo complesso,era mente
chiara-
rivolto a sventare una paventata azione di rottura del
tessuto clientelisticodella vita politica meridionale. La liqui-
dazione
''^
di Padovani e il salvataggiodel nazionalista Greco,
pijche un la prima conclusione di quest'opera
episodio,
erano

di cattura ideologica e politica. Altrettanto vale per il settore


sindacale, nel quale Rocco sistem le cose nella pi perfetta
ortodossia nazionalista con tutto il consenso di Roberto Forges
Davanzati. A propositodi Rocco "^jGobetti scriveva paroledi
fuoco: Rocco vuole il sindacalismo senza lotta,come dire
Hegel dialettica,
senza il collettivismo marxista senza la ditta-
tura
del proletariato e il rovesciamento della praxis,il diritto
pubblicosenza la politica...,
vagheggia la riduzione dello spi-
rito
e degliindividui a una misura amministrativa... I sinda-
cati
di Rocco sono un'invenzione di carattereprofessionale
sono il semenzaio dei nuovi
Il clienti. sarebbe stato
giudizio
meno tagliente e pi concreto solo che Gobetti avesse voluto
considerare con pi calma la dottrina statuale di Rocco: ma,
in realt, al giovane torinese era preclusasostanzialmente la
possibilitd'un esame pi approfondito. Tutto il nazionalismo

52
3. Il vario nazionalismo di Volpe

Il primo serio tentativo d'una valutazione storiografica del


nazionalismo fu operato nel 1927 da Volpe ne L'Italia in cam-
mino.
Non qui il caso di ricordare la profondainfluenza eser-
citata
da Volpe sulla allora piigiovanegenerazionedeglisto- rici
italiani:influenza molteplice,larga, profonda,al di l della
sua tematica ideologica,
accettata o respintache fosse;solo
baster ricordare che alle ricerche di storia contemporanea
Volpe arrivava s dal settore medievistico,nel quale eglisi
era affermato maestrouna digenerazione(uno degli
tutta

ultimi,se l'ultimo,grande maestro


non del primo cinquan-
tennio
del secolo),
ma vi arrivava provvistod'una certa espe-
rienza
di politica
mihtante che egliaveva vissuta collaborando
all'Azione di Caroncini,un periodiconazionalista dissi-
dente

deglianni dieci.

Volpe aveva apertamente dichiarato la necessit di una


nuova storia risorgimentale
sin dal 1922, recensendo su
"^
La Critica il primo volume dell'operadi Italo Raulich.
C'era,in questa recensione,un passo che si attagliava mente
esatta-

a quelloche in seguitosarebbe stato il suo libro del


1927 la pijampia Italia Moderna
e uscita in tre volumi tra
il 1943 e il 1949. Notando come gliitalianiaspettassero sem-
pre

una storia del Risorgimento, Volpe rilevava come l'attesa


si fosse fatta pi viva negliultimi anni: Pii l'Italia diventava
una realt,un fascio di forze sociali abbastanza coerenti,un
organismo di vita internazionale abbastanza attivo ed espan- sivo,
e pi si faceva forte il desiderio di veder bene e capir
bene per qualivie e modi si era giuntia crear questa realt
sociale e internazionale, di ravvicinare il punto d'arrivo e il
punto di partenza ; la guerra aveva acuito questo desiderio
vuoi che Caporettoci [avesse] fatto sentire... il bisognodi
"
un nuovo e nazionale "... vuoi che Vit-
approfondito esame torio
Veneto... ci [avesse] risospinti alla considerazione ed
esaltazione piuttostodeglielementi dinamici,costruttivi, ger-
minalmente ricchi, che [...erano] garanziache l'Italiacammi-
ner
ancora... . Era qui il nocciolo d'una posizioneche si
sarebbe coerentemente conclusa in una radicale opposizione
alle vedute crociane. Chiaro come almeno fin dal 1922

Vittorio Veneto rappresentasse per Volpe la conclusione del

54
processo che
risorgimentale si configurava
come il processo di
formazione d'un organismo internazionalmente
ed attivo
espansivo, cio come il processo dell'avvento dell'Italiaal
rango di grande potenza ; e logicoquindiche nella rico- struzion
della storia dell'Italiaunita dovesse emergere in
primo piano l'elemento statuale, che pareva consentire appunto
di analizzare con maggior penetrazionela politica estera, cio
l'azione per cui un popolo si individua nei rapportitra le na- zioni.

Non sar inutile ricordare che la primaziadella politica


estera, la sua concezione come manifestazione prima e mas-
sima

della vita nazionale , come attivit specifica


per cui un

popolo si sente nazione , non veniva a Volpe da suggestioni


soltanto politiche
: parte le derivazioni dalla sto-
essa riografia
a

tedesca era un ulteriore sviluppodelle imposta-



zioni
generalidello stesso lavoro medievistico dello storico,e
non va eventualmente confusa,anche se finisce per assimilar-
visi,con le tesi del manifesto di Politica: insomma, la
deformazione del quadro storico cui Volpe giungeva noVItalia
in cammino, non era originatada una polemicacontingente,
politica
, ma da una che
precisaimpostazionemetodologica,
era dato culturale assai serio. Ponendo
un come esito ultimo
del processo risorgimentale la guerra vittoriosa. Volpe spiegava
tutto questo processo in funzione di questo momento, e si tro-
vava

dinnanzi a una classe politica la quale non sembrava


davvero aver avuto la coscienza precisadella necessit dell'af-
fermazione
internazionale del paese: donde lo spostarsidel- l'inter
dello storico sul popolo italiano (conformemente
a nella recensione a Raulich quando
un'esigenzagi avanzata
aveva indicato una delle manchevolezze di quellavoro: avere
limitato la indaginee ricostruzione della consueta troppo cir-
coscrit
serie di fattie di uomini:
cospirazioni e sette, azione

patriottica e reazione governativa. Il resto, vale a dire condi-


zioni
e circostanze e clima storico in mezzo a cui quei fatti
maturano e quegliuomini vivono, assumendo forme e gesti
progressivamente nulla ) del qualesi accreditava l'im-
diversi, magine
come quellad'una entit dotata di migliorcoscienza
politicae di pi strenue capacitche non fossero quelledella
In questo quadro,il nazionalismo finiva per
classe dirigente.
presentarsi
un l'elemento risolutivo della presunta
po' come

dell'Italia
crisi di coscienza politica postunitaria,come la fede

55
nella nazione,anzi la nazione che ha fede in se stessa"^.Volpe,
d'altra parte, non trascurava di notare il peso e l'importanza
dei problemidi politica interna;solo,contro la polemicaanti-
nazionali
della Voce , osservava che il torto della rivista
era stato quellodi credere che i problemivitalidi una nazione
si possano affrontare sempre
nell'ordine logico,astrattamente

gerarchico, in cui noi li vediamo...; credere che sia un nostro


arbitrio scegliereil momento opportuno per affrontarli, anzich
affrontarliquando la storia li impone, sotto pena di morte a

chi non ascolta '*^.


La funzione storica del nazionalismo era

cos individuata nella critica della vita italiana non riuscita


ancora far coincidere coscienza nazionale e coscienza dello
a

Stato ''^ Naturalmente non tutto era perfetto. In politica


estera, i nazionalisti non erano immuni da certa arretratezza.
Troppo rovesciavano il rapporto fino allora esistente tra poli- tica
politica
estera e interna. Spesso, italianamente, indulgevano
all'enfasie alla retorica . Ma, in complesso, si trattava d'una
reazione benefica alla taccagna saggezza e al realismo spicciolo

e alla micromania sistematica dei vociani fiorentini, d'una


salutare opera d'orientamento dei ceti medi, d'una positiva
affermazione del senso dello Stato forte,della nazione ben
consapevole,
coerente in se stessa, operosa nel mondo, noma
auto-

nella cultura ^.
L'evoluzione del nazionalismo verso una sempre pi chia-
ramente
definita fisionomia antidemocratica e antiliberale era
posta da Volpe nel dovuto rilievo^\ cos come era notato il
^^
filotriplicismo di molte correnti nazionaliste e, per converso,
l'importanza che avevano avuta per la diffusionedel nazionalismo
la politicadell'Austria verso glislavi balcanici,e l'azione contro

le ingerenzepolitiche e il controllo economico della finanza


tedesca tramite la Banca Commerciale ^^ Pii chiara risult la
posizionedi Volpe confronti del nazionalismo,
nei nel 1928,
quando egli, nella terza edizione de L'Italia in cammino, scrisse
la ben nota prefazione A propositodi una storia d'Italia,
ch'era la Storia d'Italiadal 1871 al 1915 di Croce.
Anche la Storia di Croce rispondeva aUe esigenzeavanzate
da Volpe nelle citate osservazioni a Raulich: ma, da diverse
premesse, ovviamente si giungeva a diverse conclusioni. Val-
gono
a questo propositole osservazioni assai fini di Chabod
dei
sull'importanza princpi da
politici cui ogni storico muove,

56
ne abbia eglio meno coscienza,e di cui risente di continuo
l'influssoal segno da plasmaresu di essi i suoi criteri d'inter-
pretazione
e di ricerca ^, e sui diversi esiti metodologici cui
sono pervenute in Europa le dottrine della ragion di Stato e
le dottrine liberali. La mentalit dello storico fermo sul prin-
cipio
della politica estera ha scritto Chabod
si fonda,in

ultima analisi, su tutto un modo di vedere politico ben diverso


da quelloche ispira lo storico preoccupato, invece,soprattutto
dei problemidella vita interna di uno Stato,dei rapportitra
gruppie classi, fra cittadinie governo, ecc. E cio dove la dot-
trina
della ragion di Stato,la quale... rimasta... dottrina di
governiassolutisticio dittatorialie di partiti nazionalistici,ha
determinato,almeno in parte, correnti storiografiche, fondate
sui rapportidi potenza, e spesso anche sul criterio di pura
forza materiale, le dottrine politiche, che, per contro, hanno
espresso, nel corso della storia europea, la necessit e le aspi-
razioni
e le volont deglialtrielementi della vita nazionale...
hanno invece suscitato correnti storiografiche,
fondate su cri-teri
molto diversi ^^ Croce e Volpe rappresentavano tesi
un'anti-
politica
e metodologica: sembr che essa dovesse concre-
tarsi

in tra la
un'opposizione ricerca del dramma storico nelle
menti e la ricerca dello stesso
nei cuori e dramma nelle cose.
Noi siamo d'avviso che la Storia d'Italiadi Croce sia in verit
molto pili concreta di quanto comunemente non si rilevi^.
E, del resto, ad una attenta lettura, dato osservare che, nelle
paginedella Storia d'Italiadal 1871 al 1915 che qui ci interes-
sano,
il sorgere del movimento nazionalista era colto nella sua
realt,oltrech spirituale, anche politico-economica. Croce ricol-
legava
quellanascita al crollo della antica fede religiosa,
al venir
meno della fede razionalisticae illuministicae alla lotta che si
era andata conducendo contro l'ultima e pi matura religione,
quellastorica e liberale: bismarkismo e industrialismo e le
relative ripercussionie antitesi interne avevano generato uno
stato d'animo torbido in cui cupidigia di godimento, spirito
di avventure e di conquiste,f renetica smania di potenza ave-
vano

trovato la loro strada e s'erano diffusie rafforzatianche


in Italia col crescere e fiorire, striale
anche qui, della civiltindu-
, e in un ambiente preparato dal D'Annunzio e dalla
invadente psicologia
plutocratica
. La reazione stica
antipositivi
s'era cos concretata nell'irrazionalismo , in uno scop-

57
incessante
piettio di idee nel quale solo lo storicismo cro-
ciano

si salvava. Irrazionalismo e temperie spirituale ropa


dell'Eu-
post-1870conducevano al nazionalismo e all'imperialism
del quale Croce indicava la paternitdannunziana: su questa
base i letteratiitalianidel nazio-
letteraria e dilettantesca, nalismo
infusero elementi intellettuali,tratti prima dal nazio-
nalismo
francese del Barrs... lussurioso e sadico e poi da quello
razionalisticodel Maurras e dell'Action frangaise, e poi ancora
" "
dal sindacalismo dalla teoria della
e violenza del Sorel .
Opposizionealla ideologia della Rivoluzione francese e tenta-
tivi

di collusione con la Chiesa romana in funzione conserva-


trice

completavanoil quadro; l'ultima pennellata al quale era


data dal restauro di Crispie dalla sua presentazione come cursore
pre-
e martire del nazionalismo e dell'imperialismo: proprio
di quel Crispi che era il meno
adatto a servir da simbolo a
questo fine,sia perchla sua politica estera fu sterilee quella
coloniale mise capo a un disastro nazionale, sia perchin tutto
il suo pensieroeglirimase sempre democratico,anticlericalee
massonico . Croce dava poi conto della composita variet di
tutto il movimento e degliequivociinizialiche del resto la
stessa ala corradiniana aveva procurato di chiarire: parecchia
gente candida aveva creduto che il nazionalismo fosse un
di patriottismo
semplicerisveglio contro le negazioniche del-l'amor
di patriaavevano fatte i socialisti e contro la politica
troppo cauta e prosaicadel governo; ma ecco che qualche
maggiorente nazionalista aveva messo a nudo la sostanza
della propriaanima contrapponendo patriottismo e nazionalismo

come altruismo ed egoismo, ed eticit e utilitarismo; e altri


avevano predicato una religione dello Stato o della razza di
reminiscenza e derivazione prussiano-pangermanistica. Volpe,
questa condanna in blocco,senza riserve ed attenuazioni,re-
spingeva

drasticamente. Si ingarbugliano fatti semplicissimi


scriveva nel 1928 qualepu essere... l'apparire
in Italia
di correnti di piicaldo e di piienergicopatriottismo, sintomo
di crescenza e di sensibilitai richiami dell'ora, in un paese
che aveva assai bisognodi rafforzareil senso dello Stato,doveva
difendersi dalla massoneria, dal francofilismo e dallo spirito
anarcoide dei partiti,voleva in qualchemodo curar le ferite
dell'emigrazione,
si sentiva circondato e premuto da nazioni e
Stati in pieno empito espansivo ^; e proseguiva
accen-

58
nando velatamente anche agliagganci crociani del nazio-
nalismo
(e del fascismo,vorremmo aggiungere

per ricor-
dare
una posizionepolemicadella cultura fascista nei con-
fronti

di Croce) : al nazionalismo

italiano non si fa grazia
di nulla: non di aver contribuito a screditare l'astratta giu-
stizia
"

e
"
fraternit"; non
"
di aver fatto penetrare nella poli-
tica
italiana nuove correnti di pensieroe d'azione, che sono
vanti riconosciuti da Croce al socialismo, ma solo al sociali-
smo
^. Come non riconoscere poi la funzione del naziona-
lismo
nel progressivo nazionalizzarsi del socialismo e nel
progressivo distaccarsidi questo dalla lotta di classe? L'ultimo
rilievo del Volpe non era propriamenteesatto: Croce aveva
chiarito con una analisi magistrale i termini del progressivo
avvicinamento socialistaallo Stato unitario,e la funzione che
Volpe attribuiva al nazionalismo a questo propositopoteva
caso solo al caso
mai applicarsi Mussolini.
Un panorama dettagliato del nazionalismo italiano Volpe
diede nel volume de L'Italia Moderna, e le sue pagine
terzo

restano, nonostante le riserve che pur vanno avanzate, quanto


di megliosia stato scritto in proposito. 'NoVltalia Moderna
de
generale
l'impostazione L'Italia in cammino restava ferma;
^^
solo
come ha notato Romeo veniva qui corretto
(noi
diremmo: parzialmente corretto) l'errore di prospettiva del
primo lavoro con la messa a fuoco dei problemiche furono

veramente dominanti per gliItaliani di allora . Non vano


manca-

le forzature (qui,per quel che ci interessa,noteremo il


giudizio sul valore dell'opera di Crispiche avrebbe intuito il
compito della politica italiana nell'et dell'imperialismo); ma
^
le pagine su Imperialismo, nazionalismo, patriottismo e
^'
su Il vario nazionalismo italiano risultavano davvero fon-
damental
per coglierne la genesie glisviluppi. Se Croce por-
geva
indispensabile aiuto a comprendere la storia della genesi
spirituale,filosofica del nazionalismo,Volpe ne tracciava

un quadro ricco di sfumature che rappresenta ormai la base


obbligatadi partenza per ogni tentativo d'una storia organica
di questo movimento (molto pi e molto megliodegliinteri
tre volumi d'andamento ditirambico che Paola
confusamente
Maria Arcari venne pubblicandotra il 1934 e il 1939)^^ e
aveva il pregiodi immergere concretamente il nazionalism_o nel
vivo tessuto della storia nazionale postunitaria. Le divergenze

59
verso l'analisie la ricostruzione di
Volpe possono concernere il
ch'egli
l'interpretazione
complessivo,
giudizio diede del naziona-
lismo,
ma analisie questa ricostruzione
si deve dire che questa
consentivano di veder finalmente su un piano di seriet storio-
grafica,
e non soltanto su quellodella retorica e della polemica,
il nazionalismo: non pi come una speciedi corpo estraneo, di
germe entratonell'anima liberale dell'Italiapostunitaria, ma

come un movimento ideale e politicoche nella storia di que-


sta
Italia aveva le sue radici. Insomma, Croce aveva fornito
soprattutto le indicazioni d'una patologia; Volpe cerc di dare
una eziologia e in gran parte vi riusc. Solo, la sua eziologia
era paradossalmente, vorremmo dire,l'eziologia d'una sanit.
Da qualcheanno scriveva Volpe,trattando dei primi anni

del '900 il mondo



era come si ingrandissee il suo orizzonte
si allargasse... Accanto alla lotta di classe,altre lotte: anzi,
quellaquasi si scoloriva al confronto. Si era combattuta nel- l'estre
Asia la guerra cino-giapponese... e subito dopo, ser-
rata

gara delle grandipotenze europee per accaparrarsi tori,


terri-
basi navali, porti,concessioni ferroviarie e minerarie,
mentre in Occidente correvano... discorsi e progettidi sparti-
zione
delle colonie portoghesid'Africa e dell'Imperootto- mano...

Si avvertiva... che certi miti della democrazia si face-


vano
sempre piiinoperosinel campo della politica nale,
internazio-
che i rapportifra i popolisi venivano mettendo sopra
una ben visibilebase di forza ^^;la parola imperialismo

aveva cominciato circolare anche tra noi in quelli


cos a che
[erano stati] glianni di Chamberlain e di Roosevelt . Ecco
cos emergere il primo nazionalismo italiano fatto di elementi
naturalisticidarwiniani... di estetismo e superomismo e culto
dell'eroico, di socialismo e sue preoccupazioni materiali e mar-
xistico

spiritodi lotta dal piano classista a quello


portato
nazionale...di irrazionalismo e richiamo alle forze elementari
e istintive che sospingonola vita dei popoli, di rievocazione
delle passate grandezze ^. Un complessodi idee e di sugge-
stioni,
di caratteristichediverse ( muove da motivi politici
interni,come quellofrancese. Ha motivi esterni come quello
tedesco o inglese, cio colonialistaed espansionista,
insomma
imperialista ^^)che davano un'immagine poliedrica:il primo

nazionalismo italiano non ignoravail popolo;cercava di acco-


starsi

ad esso e fondarsi su esso, cio su le forze pi vive della

60
gettivo vario . Di tutti questifermenti, pi o meno posti,
incom-
Volpe non coglieva la venatura essenziale che era quella
veramente distintiva:cio il progressivo loro decantarsi in una
dottrina statuale che,per passaggisuccessivi, finiva per rompere
non solo con la tradizione risorgimentale, ma altres con la
stessa prospettivadi un sempre pi ampio confluire dei ceti
non borghesinelle strutture politiche, sociali, spirituali della
nazione,che doveva pur essere la conclusione cui avrebbe do- vuto
pervenire,se altro come
non necessaria premessa, il pro-
cesso
risorgimentale dall'Italia divisa all'Italiagrande potenza.
In questo senso restava in buona parte valida la polemicagobet-
tiana,una volta che essa fosse stata sfrondata dalle improvvi-
sazioni
e dalla nobile acredine di cui si era nutrita. E si poneva,
diremmo di
imperiosamente,l'esigenza operare sul piano pro-
priamente
la distinzione tra il
storiografico vario nazionali-
smo
di Volpe e quelloche si potrebbechiamare il vero

nazionalismo di Corradini e di Rocco, indubbiamente


il piti
consequenziarioe il pi logico.Per quanto in effettiebbe di
(a suo modo ed entro
originale certi limiti)e di peculiare,il
nazionalismo si configur propriamentecome ideologia e come

direttiva politica
borghese, che non super affatto gliinteressi,
le idealitdi classe,
le aspirazioni, ma al contrario li rinvigor
e li esasper,pervenendoad una pi profondae radicale rot-tura

che non fosse quella


tra paese reale e paese legale.Il torto,
se cos lo si vuol chiamare, di Volpe rimase quellodi non aver

colto,nella sua analisiper molti rispetti cos ampia e cos sug-


gestiva,
l'importanza della radicale,
esasperata posizioneanti-
socialist
del nazionalismo e della logicasua conclusione.
Nella Storia del movimento fascista,apparsa nel 1939,
Volpe aveva rilevato l'estrazione piccoloe medio borghese
delle leve nazionaliste e aveva affrontato il problema del rap-
porto
nazionalismo-fascismo^^ Il problema era per lui pi
importante che per altri giacch, nella sua prospettivastorica,
il fascismo apparivacome il punto terminale del Risorgimento,
cio
come s' detto
del processo storico per cui l'Italia

diveniva grande potenza . Anche in queste pagine perma- neva


la visione d'un nazionalismo d'ampio respiroe di vena- ture

democratiche: esso rappresentava s la borghesiaprodut-


tiva
nella sua coscienza (e qualecoscienza osserveremo, se non

di
quella classe?)rinnovata^,ma ad esso non era estranea

62
l'ideadi creare la nazione
sindacatioperaie organizzare come

societ di
produttori,
a scopo d'ordine
di espansione,
e e si
configurava
come una serie di movimenti contrari al socia-
lismo
in quanto dottrina, ma non in quanto problemisociali
e del lavoro ^.Quasi nessuna riserva sul piano interno ;
solo nel settore della politica estera il nazionalismo glisem-
brava

troppo angusto ^\ Nel Congressofascistadel 1921 erano


venuti allaribalta i problemidel rapporto tra i due movimenti.
Volpe parlavadi screzi tra nazionalistie fascisti:i primi,
orgogliosicome precursorie uomini di pensiero ; i secondi,
insofferentidi questa speciedi minorit spirituale; ma vedeva
bene che il problemadei rapportifra fascismo e nazionalismo
era anche un problema interno del Fascismo, che aveva un'ala
pilinazionalista e filialmente legataal partitonazionalista,
un'ala piiifascista, cio piinuova, pi fattasida s e ambiziosa
di far da s, pi rivoluzionaria, anche pi tendenzialmente
repubblicana ^^.Naturalmente le cose non erano cos semplici,
ma in un testo quasi ufficiale di storia del fascismo forse nep- pure
a Volpe nonostante
la sua ben meritata autorit

era consentito soffermarsi sui termini reali del dissidio interno


del movimento fascistadopo le elezioni del 1921 (e su parec-
chi
altriparticolari giureremmo che Volpe scrivesse per accenni:
per es. quando rilevava l'originaria estrazione urbano-borghese
del fascismo, ma riconosceva che esso ebbe assicurata la vit-
toria
quando dalle citt trabocc sulle campagne e le conquist

e ne fu in certo senso conquistato e notava come nel 1921


in Mussolini si fosse risvegliato un amore profondoper l'agri-
coltura
) '^ Nazionalismo e fascismo, rilevava Volpe, erano,
a propositodei mesi subito dopo la marcia su Roma, come
aspirazioni fondamentali, cosa affine,ma erano, anche, due
comandi, due gerarchie, due abiti mentali. Tendenze al dogma-
tismo
da una parte, spregiudicatezza dall'altra;problemiessen-
zialmente

e, a volte, un po' astrattamente politici, da una parte,


problemipolitico-sociali dall'altra; ma il fascismo si era ve-nuto

man saturando di contenuto


mano e rivestito di forme

nazionalistiche, anche per l'azione di uomini venuti ad esso dal


nazionalismo, oltre che per uno spontaneo processo evolutivo,
compiutosi durante la lunga lotta contro socialismo e interna-
zionalismo
'^. Il carattere pi spregiudicato, meno tico
dogma-
del fascismo aveva consentito secondo Volpe

una

63
pi realisticavisione di politica estera: Difesa del buon di- ritto
dell'Italia, resistenza aglialleati, saldo piede sul Bren-
nero;
ma non piangerecoi nazionalistiper ogni scoglio perduto
nell'Adriatico; non rifuggireda accomodamenti e transazioni
per Fiume '^ insofferenza mussoliniana per la polemica
nazionalista italiana che si perdevaun po' tra gliisolotti e
scoglidella Dalmazia e additamento del piivasto Medi- terraneo,
ricco per noi di possibilit espansivee tramite neces-
sario

agliobbiettivi storici dell'Italia ^^ Ed era sempre solini


Mus-
che nel 1921 aveva mostrato di voler dare maggior
contenuto e afflatodemocratico allo stato dei nazionalisti,
quasi
divinit sospesa nei cielidell'assoluto ^. Ma, del resto, anche
apporti positivi del nazionalismo: come il rafforzamento
recato all'ala non-integralista del fascismo'^ e l'iniezione di
qualcosadella vecchia idea giobertiana, ed anche pregiober-
tiana,di un papato di vita nazionale,
espressione gloriae mezzo

di potenziamentodella nazione del mondo ^^.


Cosa dire,nel suo complesso,della visuale del Volpe? A
parte l'ampiadottrina,a parte il vigore stilisticodelle sue
pagine.Volpe gi nel 1927 mostrava di porsi in un punto
discutibile;
prospettico ma vorremmo dire chequellaprospet-
tiva
poteva essere allora oggetto di quando la
discussione,
lezione delle cose, che pur era gi chiara,
non era ancora pleta:
com-

essa per si chiariva


erronea nel 1939 e ancor piinel
secondo dopoguerra.Volpe, vero, nella prefazione zione
all'edi-
di Italia Moderna del 1943, che venne sequestrata dalle
autorit fasciste, aveva rivisto le sue posizioninei confronti
deir Italietta e aveva riconosciuto la positivit del lavoro
svolto dal '70 in poi^; ma quando nel 1945 guardavacon
umana commozione all'Italia fermata e ricacciata indietro,
costretta a ricominciare dai muri maestri e affermava stamen
giu-

affermava che La guerra, la rovinosa sconftta...


hanno trasfigurato ai nostri occhi l'Italiadi ieri ^\ eglinon
traeva da questiaffettiturbati, e dai problemiche la conclu-
sione
del secondo conflitto mondiale aveva posti,alimento a
rinnovare sostanzialmente il proprio giudizio: non si chiedeva
come quell'Italietta,
venuta su in una tortuosa linea di svi-
luppo,
senza consapevole volont di popolo o d'una minoranza
eletta,
cresciuta pressoch senza uomini di alto rilievo e di

inconfondibile fisionomia , senza pensieriche dominassero e

64
la
guidassero pubblica,
vita avesse potuto compiere nel 1915
il suo primo atto di grande potenza e come l'Italiadel ven-
tennio

1922-1943, guidata da un uomo quello


s di

alto rilievo e di inconfondibile fisionomia , e con grandi


pensieri dominanti la vita pubblica, avesse visto affossato sto
que-
suo ruolo.
L'esperienzadel secondo conflittomondiale non giovava a
Volpe per comprendereche proprioquelnazionalismo anche

il vario nazionalismo
aveva provocato una lacerazione
nel tessuto ancora non bene assestato della vita italiana.Era
difficileche Volpe potesse ideologicamente rinnovarsi ed accor-
gersi

che proprio il nazionalismo faceva riuscire Marx dalla


soffittain cui
a quanto si diceva
egliera stato relegato,
e risuscitava quel socialismo sulla cui morte gi s'era pronun-
ciato
l'elogio funebre che, come di prammatica, illustrava le
virtLi del defunto.

4. Le del nazionalismo dopo il 1945


interpretazioni

Accanto a Volpe, nel periodotra le due guerre mondiali,


si devono collocare altriautori: ma indubbiamente non si pu
qui esaminare la pletoradi pubblicisti, di storici improvvisati,
di retori,di diplomatiin nuove e incondite discipline,che
scrissero sul nazionalismo. Le loro variazioni sulla tematica
(pur diversa)di Gentile,di Rocco e di Volpe sono santi,
interes-
ma non spesso risibilisul piano storiografico
essenziali;
Qualcuno si segnalaper altrimotivi che non sono quelli d'una
problematica seria: da Cechini e D'Andrea, che si fecero bio-
grafi
di Corradini (D'Andrea inver il giudizio mussoliniano
^
su Corradini affermando che tutto il fascismo era gi in lui
e che l'Unit e la potenza delle nazioni era l'ultimo libro del
nazionalismo e primo del fascismo, che media due tempi e lega
due generazioni ), a Ercole^, a Ronzio^ che lavor sulla fu- sione
nazionalfascista,ma inceppatoprobabilmente dalla carat-
teristica

del suo saggio, nato come tesi di perfezionamento alla


Scuola di Scienze Del
Corporative. resto, non c'era da aspet-
tarsi
gran della cultura ufficialmente
che,specienel demi-monde
fascista, e bisogn attendere la caduta del regime e la fine
della guerra per leggere cose d'un certo rilievo storiografic

65
o di un certo nerbo fatta
polemico, eccezione per il volume,
a stimolante,
tratti di Perticone su Gruppi e partiti politici
nella vita pubblicaitaliana dalla proclamazione dell'Unit alla
guerra mondiale (1938) ^\ Se mai, in questa produzionesi
nota, a tratti, un fatto che soltanto in parte pu stupire:la
tendenza a considerare Corradini (assieme a Oriani e Sighele)
tra i solitariprecursori del nazionalismo. La definizione era
di Rocco (gennaio 1922), il quale poneva la data di nascita
del nazionalismo politico al 1912 e quella della sua individua-
zione
al 1914, quando appunto il nazionalismo aveva vato
tro-

se stesso le dottrine e da tutti


da tutte
distinguendosi
dominanti nella vita italiana ^. Rocco scriveva forse
i partiti
un po' troppo pr domo sua , ma forse non aveva poi tutti
i torti e ci pare che la sua posizionevada tenuta in seria siderazione.
con-

Degli scritti usciti nel secondo dopoguerrae neglianni a


noi pi vicini,mette conto di segnalare soltanto quelliche
hanno cercato di dire qualcosadi nuovo. Gi abbiamo segna-
lato
i termini entro i quali stata affrontata la valutazione
del nazionalismo e la fortuna che ha premiato l'acuta indagine
di Salvatorelli.
del 1948 il saggiodi Alatri su L'ideologia del naziona-
lismo
e l'esperienza fascista^^,che interessa per alcune intui-
zioni
felici,anche se non sempre coerenti con l'insieme dei
suoi rilievi.Alatri ha ben visto che il nazionalismo... aveva
s il suo esercito nella media e piccola borghesiapatriottarda;
ma i di quell'esercito
generali erano i striali
indu-
grandicapitalisti
^
ed agrari e ha mantenuto d'altra parte il giu-
dizio

ormai tradizionale sulla sua retorica e sulla sua vacuit.


C' ora da chiedersi se su queste basi sarebbe stato possibile
al nazionalismo svolgere quellafunzione che pur Alatri glirico-
nosce,
altro nei confronti del fascismo. Certo l'aspetto
se non

vacuo, parolaio, retorico,fatto di vuote generalizzazionidi


^
formule insulse e pericolose fu una realt,ma a ben guar-
dare
non fu la sostanza del nazionalismo;
e, del resto, retorica,
vacuit,generalizzazioni,
formule,non sono state appannaggio
esclusivamente nazionalista; hanno inciso profondamente, oltre
che sulla piccola e media borghesia, anche sul proletariato e

sul movimento socialistaitalianodel primo dopoguerra. Sarebbe


facilecontrapporre alla retorica di destra tutta una retorica di

66
sinistra,alla retorica nazionalistala retorica democratica e socia-
lista.
In verit,il nazionalismo, dietro quella retorica e quella

apparente vacuit,aveva una ideologia precisae un'impalcatura


alquantosalda che potranno
intellettuale essere respinte,
con-
futate,

condannate: ma vanno, prima di tutto, riconosciute e


studiate. E, sia detto senza infingimenti, va tenuto conto che
i nazionalistisi posero con una certa chiarezza il problemadella

democrazia ; naturalmente ne diedero una soluzione che noi


rifiutiamo, ma Rocco, per esempio, aveva idee molto chiare
sul moderno Stato di massa; molto piichiare degliintellet-
tuali
fascisti di sinistra . Tanto vero che Alatri stesso stato
portato ad affermare che L'ecletticitdel fascismo scompare,
ricomponendoil ventennio in unit, quando lo sviluppodel
fascismo al potere sia riportatoa questa pietradi paragone:
l'ideologia nazionalista *; ha potuto indicare le basi fonda-
mentali
di questa sulle qualifu
ideologia lo Stato tota-
eretto litario,
convenendo con Monti che il fascismo non fu e non
sarebbe stato mai nulla senza il nazionalismo^'; e ha infine
potuto spiegarel'illusionedella classe dirigente liberale sul
carattere transitorio del fascismo e l'incomprensione del suo
carattere totalitario, proprio col rilevare che liberali e demo-
cratici
non si resero sufficientemente conto che il fascismo
si identificavacol nazionalismo ^. Non ci possiamo dichiarare
completamented'accordo con e specialmente
tutti questigiudizi
con la visione d'un fascismo-monolite (come spiegaretanti
lunghiviaggi volta accettata
una questa visione? o si deve
negare la sincerit di questi itinerari?). N siamo completa-
mente
d'accordo con Alatri quando afferma la necessit
dell'identificazionedel fascismo col nazionalismo. Cosa vuol
dire,per esempio che Fu solo la maggiorevastit della base
ad imporgli [al fascismo] di assumere aspettisociali valoriz-
zando
l'elemento popolare", sfruttando certe tendenze collet-
"
tive,
soddisfacendo certe ambizioni, sviluppando certi miti ? '^
Come era venuta al fascismo questa vasta base che poi gli
impose di assumere sociali?
quegli aspetti Posto in sti
que-
termini,il problemarimane aperto. Dove invece ci pare
che Alatri abbia indicato un'utile direzione di ricerca l dove
egliha rilevato la funzione di trait-d'union fra il vecchio
mondo liberale e democratico in isfacelo e il nuovo mondo
nazionalfascista esercitata dai gruppi liberal-nazionali ^.

67
Forse questa solo piisuggestiva,
la direzione non ma

pi profondanella qualelavorare,proprioper uscire sia dallo


schematismo crociano della malattia morale che improvvisa-
mente
colpla societ italiana(e dalla conseguente terapiacon-
sistente

nel far percorrere al male interamente il suo ciclo), sia


da un altro schematismo che considera la malattia come tuzionale
costi-
ed ereditariae ne deduce la ovvia necessit dell'insor-
gere
delle sue manifestazioni violente. In verit,quel che an- cora

non stato fatto proprio la ricostruzione dettagliata


del processo d'infezione: una ricostruzione seria,che ponga
in luce proprio il progressivo inquinamento dei grandiideali
risorgimentali, il loro progressivomutarsi, l'evoluzione e il
del liberalismo da viva e intima fede a pura
restringersi
e semplice pratica. Un avvio in questa direzione rappre-
sentano
alcune pagine di De Rosa nel secondo volume del- l'opera
da lui dedicata alla storia politica dell'Azione Catto-
lica.
Lo Stato creato dalla destra ha scritto De Rosa

aveva rotto s lo schema feudale, ma era per sua natura pace


inca-
di liberare la proprietdai vincoli di classe che la rendono
semplicesupporto degliinteressi d'un determinato ceto ; da
qui ildilemma tra delle
degliaspettiesclusivistici
esasperazione
forme della politica
e statuale e allargamento della base dello
Stato che era l'unica via concreta per risolvere la crisi dello
Stato liberale anche perch... sul piano economico ceva]
[condu-
a un allargamento del mercato interno ^^ Questa posi-
zione
riformistica giolittianasi riduceva tuttavia a un aumento
dei consumi indiscriminati e arriv il punto
economicamente
in cui esso funzion non piiada stimolo,ma da remora alla
produzione. Sorsero allora le correnti del nazionalismo corra-
diniano dei produttori e le correnti patriottiche che spinsero
a spostare all'esterogliinteressi del paese per recuperare oltre
i confini i margininecessari a riqualificare la potenza di classe
della borghesia: I nazionalisti,dunque,vedevano nella demo-
crazia
il vero e unico ostacolo ad una riqualificazionedella
borghesia
come forza di classe, capace di il governo
riprendere
assoluto dello Stato ^. vero ha rilevato ancora
De
Rosa che i nazionalistisi presentarono come glieredi legit-
timi
della destra storica;ma essi della destra storica respinge-
vano
l'aperturaeuropea e il suo rifarsi nel quadro di una
generaleambientazione politicamoderata,ai valori delle grandi

68
dico (e del confratello Leonardo ) non va dimenticato che
la tematica corradiniana nacque in queglianni che furono di

piena espansioneeconomica, segno che l'antigiolittismo (cio


in pratica, l'antidemocraticismo ecc.) non
l'antiliberalismo, fu
congiunturale,
d'origine ma piinettamente politica.
L'incubazione della malattia durava da tempo. La ricostru-
zione
che Chabod ha dato dell'Italiapost- 1870 nella sua Storia
della politicaestera italiana dal 1870 al 1896^ ha documen-
tato
splendidamente
e in maniera inequivocail mutamento del
clima morale e politicoitaliano ed europeo nell'ultimo tennio
tren-

del secolo scorso, dimostrando fondato fosse il


quanto
rilievo ch'eglistesso mosse a Croce rilevando come nella Storia
d'Italia non fosse stata data adeguataimportanza a tutta una

serie di elementi che, anche prima del 1914, erano ben senti
pre-
nella societ italiana. dal lavoro di Chabod (e non solo
dalla sezione sull'ambiente morale come molte volte si detto,
ma anche da quellasu Le cose e gliuomini ) che si deve
partireper portare avanti la sua analisi sino alla conclusione
del primo dopoguerra. Compito certo arduo e che pu anche
scoraggiarechi pur si alimenti a tale lettura,per l'altissima
qualitdi queste pagine,ma che deve essere affrontato per
potere uscire dai limiti della polemicae arrivare a un serio
livello storiograficoanche nei riguardidel nazionalismo.
Alcune suggestioni stimolanti ha offerto la Storia d'Italia
di Denis Mack Smith . La Storia di Mack Smith abbraccia
il periodo 1861-1958 e quindi non pu (n il suo autore

avrebbe mai rinunciato a questo piacere) non affrontare il pro-


blema
d'una ricostruzione unitaria che spieghi
anche come mai
dall'Italialiberale si sia passatiall'Italiafascista per finire
all'Italiademo-cattolica. L'ombra che secondo Mack Smith ha
gravato su tutto il processo italiano stata
risorgimentale
quelladell'opportunismo presente nella praticapolitica di Ca-
vour,
razionalizzato nel trasformismo, sublimatosi nella polie-
dricit
mussoliniana, che,esasperando appunto la prassioppor-
tunistica
retaggiodella storia precedente d'Italia,ebbe ragione
d'un sistema svirilizzatoe bacato. In questo quadro,Mack
Smith ha affermato la continuit tra nazionalismo risorgimen-
tale
e nazionalismo del '900; una continuit,per intenderci,
di carattere sostanziale,
non generata da elementi lessicali(come
giustamenteha rilevato Saitta)ma da una precisaposizione

70
L'obiezione
interpretativa. che deve essere mossa a Mack Smith
che questa continuit solo presunta e illusoria.Non si tratta
di negare in blocco la tesi di Mack Smith per sequestrare Maz-
zini
in un facitorie difiusori
empireo di geniipatriiintoccabili,
diremo cos,sterilizzated'ognigerme di contagio;
di idealit,
si tratta semplicementedi non scambiare focolai zione
perd'infe-
che
quelli tali non sono. Valga un'osservazione di Cha-
bod che precisacome glieventi del 1870 rendevano solida-
mente
durature le crepe gi aperte dal '48 nel mondo ideale
di prima del '48; e ne usciva spezzato il trinomio nazione-
libert-Europa, la nuova trinit della storia tanto accesamente

profetizzata il
dal Mazzini; e anzitutto s'infrangevanesso tra

la nazione e l'Europae per primo il nazionalitarismo spezzava


il quadro armonico, dando l'avvio a una nuova et ^'";e,
ancora di Chabod (a chiarimento verso le tesi di Kohn e di
^^
Magagnato che hanno insistito sui nazionalisticidella
pericoli
mazziniana),il
predicazione rilievo che nell'esaltazione della
nazione del primato di Roma
e ... non c' alcun dubbio... che
il pilitardo nazionalismo potesse trovar queglispuntiche non

trovava diciamo in un Cattaneo,ma


certo, non nemmeno nei
moderati. Senonch,sarebbe ingiusto
ed errato giudicare troppo
Mazzini da quelche avvenne dimenticando che la
poi... nazione
in Mazzini sempre connessa indissolubilmente con l'umanit
(cio,per lui,l'Europa: per vago che sia il concetto e non

politicamenteconcretato)e con la libert che ne costituivano


a un tempo i due limiti.E di questilimiti
dell'infrangimento
Mazzini non responsabile'"^

Insomma, bisognarendersi conto di due cose: che l'evo-


luzione
dal nazionalitarismo al nazionalismo non fu feno-
meno
meramente italiano,
ma risposead un generale
processo
dello spirito europeo e della politica
dei governieuropei;che
il vero problema storiografico non solo quellodi spiegareil
presente, ma anche quellodi cogliere il passato nella sua indi-
vidualit
di comprendereil valore specifico d'ognianello della
catena degliavvenimenti; che, in definitiva,
il lavoro dello
storico lavoro individualizzantee non
un genericizzante. I
danni di quelloche De Caprariis ha indicato come lo spirito
di sistema , che il difetto fondamentale della storia di Mack
Smith,sono i danni che anche altre visioni della nostra storia
recano all'intelligenza
del passato, giacch,
se fosse legittimo

71
stabilire empiricamente nessi causalisticitra gli anelli della
catena della storia,la logicacondurrebbe alla postulazione, se

non all'individuazione,d'un immobile motore, di una causa

causante che ha in grembo a s tutte le cause e tutti glieffetti,


ad un naturalismo necessaristico che farebbe davvero da sup- porto
a una gran notte hegelianapopolata di vacche dello stesso

colore. Per quel che concerne il nostro specifico


problema,
occorre propriofare quel che ha fatto e che Mack Smith non

Chabod aveva cominciato a fare '^,cio ricostruire analitica-


mente
il processo che per ipotesi conduce dalla nazione

repubblicana e democratica di Mazzini alla nazione come entit


a s stante, superioreal popolo,prodottod'un processo che
viene naturalisticamente presupposto, e che in ultima analisi
(come denuncia la compiacenza di Corradini per le
singolare
immagini degliatti finisceper essere
generativi) un dato bio-
logico
.

Ricorderemo, solo accennandovi,le pagine del Salomone


sulle Controcorrenti nazionaliste nella sua Et giolittiana
'^
che non sono uscite da considerazioni generiche,
e quelleben
pilifini del Valeri ne La lotta politica
in Italia dall'Unit al
1925, che si sono rifatteall'impostazione
di Croce che d'altra
e

parte hanno precisatocome dal 1911 gli accenni antidemo-


cratici
antiliberalinon
e rappresentavano semplicementela
"
letteratura di qualchesolitarioscrittore,
"
ma erano l'anima
stessa del partitonazionalista, ormai nettamente orientato ad
un'esaltazione dello Stato-nazione (concepito alla maniera prus-
siana
"
come volont di potenza ") e ad una connessa nuova
"
morale dei
produttori (cio in concreto, ad una forma di "

politica in favore specialmente


protezionista, dell'industriape-
sante)
'^. Conviene invece segnalare con maggior attenzione
le pagine dedicate al nazionalismo da Carocci,in Giolitti e
l'et giolittiana,
che assieme a spuntifelici ci sembrano

contenere giudizisui qualila discussione resta del tutto aperta.


Per Caroccie giustamente le varie tendenze nazionali-
stiche

affermatesi speciea partiredal 1908 e 1910 furono


qualcosadi assai piiampio del vero e proprio movimento
nazionalista ^^ ma, di questo vero e propriomovimento
,
zionalista
na-
Carocci pensa che non fu che una parte, e non la
piliimportante,di quelletendenze . Le varie correnti nazio-
naliste,
secondo Carocci,affrontavano glistessi problemiche

12
si ponevaGiolitti,
ma tendevano a risolverliin maniera diversa
e opposta a quelladi Giolitti, contrapponendo all'empirismo
giolittiano
un programma che fosse ispiratoa una visione
organicae generale deglistessi problemi ^^. Quale fosse que-
sto
comuneprogramma delle tendenze nazionaliste Carocci non
ha specificato
in concreto (o lo presuppone genericamente
noto?). Di fatto,quando egli entrato in qualchedettaglio
non ha accennato di cui Pareto fu la
che air aggressivit,
coscienza coerente, con la quale la borghesiareag al males-
sere
economico successivi al 1907, e al sindacalismo
deglianni
e socialismo rivoluzionari ^^,alla mira d'inquadrare il sinda-
cato
nello Stato,all'identificazione del cittadino col produttore,
alla convergenza con le tendenze rivoluzionarie di ex socialisti
e sindacalisti, alla ostilitverso le alleanze clerico-moderate,
alla tendenza a scartare l'intervento dello Stato nelle contro-
versie

di lavoro ". Se non erriamo, gran parte di queste posi-


zioni
sono precisamentela caratteristica del vero e proprio
movimento nazionalista e sono peculiari di Corradini e di
Rocco. Vero che i nazionalistifurono fautori di alleanze cle-
rico-mo
ma occorre tener presente che ci fu un periodo
in cui anche l'ala corradiniana fu contraria a queste alleanze
che sembravano indebolire la coscienza e l'azione di classe bor-
ghese;
e che, se mai, questa avversione non generata da
era

motivi o ideali (i legamicon


ideologici la tradizione della destra
storica),
ma dal fatto che la politica clerico-moderata,
in un

certo periodo,finiva per organizzare i voti cattoliciin appog-


gio
alla maggioranza giolittiana. Perch dunque secondo

Carocci le varie tendenze nel loro complessosono



piim-
portant
del movimento nazionalista vero e proprio? Perch
esse furono un movimento di opinionedi massa, l'espressione
pi pugnace della opinione pubblica, "'. Or-
antigiolittiana bene,
Carocci registrapuntualmente la decantazione delle
in
posizioni seno alle tendenze nazionaliste "^ (1911-1914) e

nota: L'affermarsi del nazionalismo coincise con l'afiFermarsi


di grandiinteressi privatitendenzialmente monopolistici...
Il
nazionalismo mirava tendenzialmente diventare l'ideologia
a
del capitalemonopolistico
nazionale in urto col pi forte capi-
tale
estero e anche,subordinatamente, col capitale concorren-
ziale

interno. Il fascismo fu la stessa ideologia in una epoca


successiva,in cui il capitalemonopolistico n azionale... si era

73
pienamente affermato sul piano il naziona-
interno... Mentre
lismo
aveva una la forza del fascismo
base sociale ristretta,
consist nell'aver fornito una ampia base di massa, prevalen-
temente
al
piccoloborghese, grandecapitale ^^^.Una visione
nel complessoaccettabile, ma che mostra appunto come la fun-
zione
direttiva sia stata quelladel nazionalismo vero e prio
pro-

e
come l'apporto delle tendenze nazionaliste abbia rive- stito
carattere strumentale: quellodi massa di manovra e di
ideologia piccoloborghesedi rincalzo, con una certa impronta
trasformisticae moderata . Come abbiamo gi rilevato,
tener

presentiqueste tendenze indispensabile per comprenderenon


solo il successo del gruppo di uomini che si raccolsero attorno
a Corradini e ai suoi amici che diedero vita all'Associazione
Nazionalista Italiana.In una vasta area, caratterizzata dal pos-
sesso
di una cultura umanistica,che era stata, un tempo, ele-
mento
di qualificazione
e sociale e politica,
e veniva perdendo
questa funzione nel quadro dell'acceleratosviluppoindustriale
del primo Novecento, la proposta nazionalista pot far breccia
proprio in quanto
con una contraddizione per altro non

percepita
quellosviluppo(base,ovviamente, della
accettava

prospettata espansioneimperialistica), ma tendeva a bloccarne


le naturali conseguenze socialie politiche.
Il tentativo di difesa
e di restauro dell'egemonia borghesenon poteva perci che
risolversiin una prospettiva di Stato autoritario e razionaliz-
zatore sul piano politico e sul piano economico, cio in una
prospettiva di Stato al servizio dello sviluppoeconomico, ma,
al tempo stesso, al servizio della repressione sociale"'*.
Lacultura dei ceti medi italianiera una cultura essenzial-
mente
letterariae trovava la sua base essenzialmente nella let-
tura
dei periodicie dei quotidiani, secondo formule che si erano
affermate agliinizi del secolo;ma non per questo si pu dire
che i legamidi questa cultura di massa con la cultura di lite
fossero inesistenti. Come dovunque,del resto, periodici e quo-
tidiani
(specialmente nelle terze pagine) volgarizzavano borazio
ela-
culturali avvenute ad alti livelli,e molte di queste
elaborazioni andavano in una direzione di reazione contro
la realt dei nuovi equilibri socialiche andavano costituendosi,
di contestazione e di rifiutodi un presente nel qualela preva-lenza
del numero (cio la democrazia), l'ascesadelle ple-
bi
, il progressivotecnicizzarsi dell'esistenzaquotidiana poli-

74
tica sociale tendevano ad annullare V eroico , minacciavano,
e

nell'estendersi della realt operaiae piccolo borghese,la stessa


possibilit di emergenza individuale fondata sul possesso di
un'istruzione sempre meno esclusiva di fatto,
ma forse appunto

per questo mitizzata come dei ceti tra-


appannaggioesclusivo
dizionalmen

abilitatialla direzione del paese "^ Ci che non


sembrava pi possibile sul piano individuale, se non mediante
un gesto di ribellione, sembrava invece possibile sul piano col-
lettivo
della lotta tra i popolie nel confronto militare ed eco-nomico

tra le nazioni che esigevala compattezza delle singole


unit nazionali la direzione degliuomini colti e
sotto qui

stava la peculiarit del nazionalismo conseguente e non mente


mera-

sentimentale dei nuovi condottieri industriali.



Il
fatto era, per,che la stessa celeritdello sviluppoaveva sentito
con-

solo parzialmente la formazione di una cultura e di una


letteratura industriali:la volont di dominio e di grandezza
finiva per sostenersi quindicon un tessuto di referenze a un
passato remoto recepitoattraverso la tradizione retorico-let-
teraria.
Si trattava, dunque, di una serie di posizioni dittorie,
contrad-
anche se non per questo inefficaci.
A questo due
propositovien fatto di segnalare scritti di
nazionalistimolto vicini se non altro psicologicamente

alla mentalit di questigruppi:le memorie di Federzoni "^ e


di Paolucci ^". Si tratta di due esami di coscienza e di due par- ziali
confiteor d avanti aglisviluppi e all'esitodisastroso della
politica fascista, di tono diverso,ma svolgenti una medesima
tesi,che,detta con le parole di Federzoni, la seguente: In
concreto, il fascismo non attu,bens sciup,travis e infirm,
con una volgarizzazione superficiale di tono demagogico, un nismo
orga-
di idee in cui era un'essenza classicadi ordine,di giustizia
e di grandezza morale "*;ilfascismo fu,per certi rispetti, la
deformazione, se non la parodia,del nazionalismo corradiniano;
e in qualchemomento,
per certi altri, ne fu addirittura la ne-
gazione

. da s che il rappresentante delegatoin seno


Va al
regime di questo buono e classico e profondamente morale na-
zionalismo

sarebbe stato appunto Federzoni stesso. Cos, per


Paolucci onest'uomo

e grandechirurgo, ma negato in realt
alla politica il nazionalismo non

,
era in fondo che un libe-
ralismo
di destra,che voleva affermare i suoi ideali attraverso
le vie liberali,
ma riconosceva la necessit di un governo forte

75
e ributtava il mito della libert fine a se stessa "^ su questa
via Paolucci arriv alla riabilitazionedi Giolitti^^,alla demo-
lizione
dell'eroismo di Corridoni ^^\all'apologia dei normaliz-
zatori
nel periodoquartarellista '^, all'elogio della neutralit
su basi di utilitarismo mercantile ^^^ che buttavano a mare tutto

il bagaglio di solenni castronerie ^^\che erano state zione


inven-
nazionalista e che piaceveder smentite da un uomo cui
la massima decorazione al valore non aveva fatto perdere ilbuon
senso natio della provinciaabruzzese (ma che, tuttavia,non
seppe o non della camera
volle rinunciare alla vice presidenza
fascista).
Con Federzoni e Paolucci siamo usciti dall'ambito storio-
grafico:
in esso rientriamo per alcuni
segnalare altrilavori d'un
certo interesse.
Chi ha dedicato un'acuta analisi al nazionalfascismo, specie
nell'Italiadel Sud, stato Francesco Compagna '^,che mosso
dall'impostazione di Salvatorelliper un'indagineassai penetrante
dei concreti atteggiamenti meridionale. Me-
della classe politica ritano
attenzione,di Compagna, alcune precisazioni, che, a no-
stro

parere, vanno tenute presentiper cogliere


con precisione
la realt del nostro nazionalismo. da notare che Compagna
restato fermo al concetto di nazionalfascismo; e, da questo
punto di vista,egli ha avuto perfettamente ragionedi affermare
che Il nazionalismo... prima ancora di definirsi nel paese
come corrente dottrinaria e come parte politica,stabilla sua
in determinate forme ed espressioni,
influenza, su le colazion
arti-
tutte

della realt sociale e politica le


dell'Italiameridiona-
'^^ di sottolineare che nella diffusione del nazionalismo
pi come mentalit che come parte politica...
non eviden-
temente
l'esercitazionedottrinaria dei letteratifiorentinied il
loro sforzo di organizzarsi in associazione che ha giocatoilruolo
principale '^; di contestare e di correggere l'impostazione di
Gramsci sui rapportitra media e grande cultura nel Mezzo- giorno
'^;di rilevare,infine,il ruolo giocatonel nazionalismo
(e poi nel mussolinismo e nel fascismo)dagliintellettuah gia-
cobineggianti del Sud, come Forges,Maraviglia e Lanzillo. Ma,
a parte il consenso
che va tributato a Compagna per la sua de-lucidaz
dell'effettivafunzione della grandecultura nella
realt dell'Italiameridionale (e non meridionale)e per la sua
corretta valutazione degliatteggiamenti di Croce
ideali e pratici

76
lotta tra individui organicinon fu che il trasferimento, piuttosto
grossolano, al mondo della politica del concetto della selezione
naturale, che non si vorr certo sostenere di derivazione idea-
listica.

Ma, a parte queste considerazioni di fondo, va rilevato an-


che,

su piano di pispicciole
un osservazioni,che la retorica
nazionalista pu essere classificata
come idealisticasolo a patto
di rinunciare ad un uso scientificamente corretto del termine
idealismo , per nel
adoperarlo senso vuoto e generico,e in
certo senso commiseratorio,con cui esso impiegatonel lin-
guaggio
corrente. borghesianel mondo
Come esiste una media
della produzione,cos esiste una media borghesianel mondo
la quale media borghesiaculturale forma l'ossa-
della cultura, tura
organizzativa di questo mondo: e se allora si considerano
non solo i casi Scarfoglio,o Corradini,o Federzoni,ma, per
esempio, i casi Romagnoli,Bodrero, Pagano, Gian, Salandra
ecc., si pu scorgere come il tessuto connettivo della cultura
italianasia stato in realt soltanto spruzzato e punto imbevuto
dell'idealismo crociano,quando specialmente sul piano ac-
cademico

sia stato, per motivi di diversa natura,


non mente
netta-

rispettoa Croce. La diffusione di


all'opposizione Sorel,
la rivalutazione di Oriani, il richiamo alle teorie dello Stato
come forza,sono stati pur vero opera di Croce; ma

occorre pur sempre la sua funzione critica dall'im-


distinguere piego
dalla giustapposizione
e combinatoria di questie di altri
elementi da altri operata in funzione di politica
reazionaria,e

non dimenticare che,almeno in parte. Croce stesso indicava con-


temporaneame

una linea di condotta orientata in ben altra


direzione che quella reazionaria e sovvertitrice del nazionalismo,
aderendo alla politica giolittianache poco aveva a che fare con

sorelismo,
orianesimo e culto della forza.
Interessanti contributi di Paolo Un-
sono stati il volumetto
garisu Alfredo Rocco e l'ideologia del fascismo^^,il
giuridica
breve saggiodi Franco Rizzo Appunti per una storia del nazio-
nalismo
*^
e l'antologia di Leonardo, Hermes, Il Regno ^^', rata
cu-

da Delia Frigesssi per Einaudi a propositodella qualesar


suficiente rinviare alla recensione di SergioBertelliIncunaboli
del Nazionalismo ^^^ che ha rilevato l'importanza delle note
economiche del Regno e ne ha sottolineato gliaspettimeno
letterari e pii concreti (ma non comprendiamo, di

78
il
Bertelli, senso della notazione sulle originiprovinciali del
gruppo del Regno '^^ Se Corradini era nato a Samminiatello,
Borgese a Polizzi-Generosa e Campodonico a Macerata: Croce,
Salvemini,Sturzo,Gramsci erano per parte loro nati a Pescas-
a Molfetta,a Caltagirone
seroli, e ad Ales).Rizzo ha colto il
rapporto nazionalismo-fascismo come rapporto di identit ( il
fascismo...altro non fu se non la fase di pieno e concreto luppo
svi-
di un nazionalismo giuntoormai al pieno della sua vi- rulenza
^^
e del suo sviluppoideologico ) e ha notato ( stato
uno dei pochia farlo)che La recente storiografia ha molto
insistito sugliaspettiletterari del movimento nazionalista e
ne ha quasi trascurato i concreti aspettipolitici. Questo ha
causato involontarierrori: perch,fermandosi ognuno su certi
motivi... dellinguaggio l'inevitabilesorriso che ne
nazionalista,
deriva ha impeditodi andare al fondo delle cose... '^^ L'arti-
colo

di Rizzo del 1956 e quindinon si applica, per esempio,


alla seria analisidi Carocci, ma il suo rilievocalza perfettamente
agliarticoli di Gorresio sul Mondo ^^; d'altra parte, ci
sembra che anche Rizzo sia incorso in qualcheesagerazione
polemica(p. es. l'accenno alla incondizionata, continua,stuc-
chevole

ammirazione per i tedeschi, e per il loro spiritonizzativo


orga-
e nazionale ", che rester poi un dato permanente
"

dell'antitalianit della reazione italiana ^^,che l'attaccocon-


tro

un mulino a vento cui i vari Tamaro, Federzoni,Coppola,


Forges Davanzali,Paolucci avrebbero potuto opporre un giu-
stific
fin de non recevoir)o in qualcheimprecisione (p. es.
tra fa-
dei conflittiche talvolta si profilarono
l'interpretazione scisti
e nazionalisti,
in chiave di della
lotta...per la leadership
'^*
reazione ) che forse provienepropriodall'affrettatamente
e

meccanicamente affermata identit fascio-nazionalista.


Ungari ha dato le paginepi acute che sino ad oggi
su Rocco
sia stato dato di leggerein proposito, ed il suo lavoro stato
di notevole importanzaanche per l'inquadramento del pensiero
nazionalistanel campo del diritto,che pure di notevole rilievo
per comprenderecerte posizionipolitiche e viceversa. Mentre
avremmo riserve da avanzare sulla valutazione del nazionalismo,
per dir cos,pre-Rocco, che Ungari tende a spogliare d'ogni
elemento costruttivo , crediamo che gliaccenni air emer-
gere

nelle pagine dei giuristi di sparsielementi di pensiero


politico dopo
autoritario nel primo Novecento, e in particolare

79
la guerra libica, andrebbero,in una ricerca sul nazionalismo,
debitamente approfonditi.
Nella produzionestoriografica, a partiredalla met degli
anni Sessanta,il decantarsi della polemica antifascista ha
cominciato a consentire una valutazione del nazionalismo che
andasse al di l dell'invettivae dell'ironiae lo collocasse in una
prospettivadiversa da quella decadentistica e irrazionali-
stica
. Sintomi di un giudiziopi storicamente fondato di
quelloche era emerso ed emergeva
da ricostruzioni molto spesso
di stampo giornalistico
e indulgenti al colore si erano avuti gi
prima; ma immuni da ogni serio approfondimento apparivano
ancora, tuttavia,
nonostante alcuni spunti,pagine come quelle
dedicate dal Thayer nel suo ampio studio Italyand the Great
^^^
War. Politics and Culture. 1870-191^ al movimento nalista,
nazio-
dipintoancora come movimento di letterati, di irre-
quieti
intellettuali alla ricerca di una propriaidentit politica,
di sovversivi rimasti impaniatinella loro trappolaimperia- listica
.

5. Gli studi pi recenti

In si pu dire che le conclusioni che avevo


sintesi, spettate
pro-
nella prima edizione di questo libro hanno trovato,
generaleche su singoli
sia in linea dettagli,
un apprezzamento
e che generalmente
positivo, da esse hanno preso le mosse altri
studiosi per particolarie validi approfondimenti, come avve-
nuto

nella paginadi R. A. Webster, il qualeha intelligentemente


lumeggiatoalcuni aspettidella crisi intellettualee politica dei
medi ceti italianiconnettendola ai dati realidella situazione del
paese; ha definito il nazionalismo come un'ideologia tunamente
oppor-
a d
congeniale un periodo di crisi ; ed ha rilevato
l'assoluta mancanza di sensibilittanto dei giolittiani che dei
socialisti, due gruppi i quali erano cos preoccupati delle
possibilireazioni del proletariato organizzato che non ebbero
orecchie per le voci cariche di scontento e di minacce che si
levavano dalle classimedie della societ italiana (ilche offr
appunto spazioal nazionalismo) e il carattere di modernit del-
l'estre
destra durante l'et giolittiana, esagerandoforse,tut-
tavia,

nell'affermare che; I nazionalisti ed i gruppi alleati,

80
come quellodi Borelli,rappresentavano delle forze nuove.

Rappresentavanol'efficienza,
i mutamenti tecnologici, la parte-
cipazione
alle lotte contemporanee per il potere su un piede
di parit industriale . Confermando alcuni risultati espliciti
della mia indagine, Webster ha osservato che: A buon diritto,

il nazionalismo era un movimento a s stante e non andrebbe


ridotto a precursore del fascismo,di cui divenne peraltro una

componente essenziale durante la dittatura mussoliniana. N


andrebbe confuso con i modi e le idee di Gabriele
lo stile,
D'Annunzio... Il primo dato essenziale da sottolineare... che
i nazionalisti costituivano una l'establ
forza dissidente all'internodel-
liberaleitaliano.Il che li distingue dai sindaca-
listi,
dai futuristie dallo stesso Mussolini... In certo qualmodo
essi rappresentavano la frattura esistente all'internodella bor-
ghesia
liberale italiana...
Le vere origini del nazionalismo sono
da ricercarsi in quell'aladella borghesia liberale classica che " "

rifiutdi venire a patticon la democrazia del XX secolo...Il


nazionalismo non va quindiidentificatocon i movimenti listici,
popu-
agitatoridi piazza,o clericalicon i qualiha certo degli
avversari in comune ma non gi dei programmi o degli
140
ideali
Da parte sua, A. Asor Rosa in una ricostruzione acuta ed
^^^
ampia della cultura italiana ha definito il nazionalismo quale
ideologia di ricambio per la borghesia nazionale e ne ha
giustamentecollegato l'affermazione con quelliche egliha in-dividua
come gli innumerevoli motivi di debolezza che erano
alla base... dell'esperienza giolittiana e [del] suo sistema di
alleanze (soprattutto nel suo settore di sinistra), affermando
che la diversa ipotesidi sviluppo che [stava] sotto l'ideologia
nazionalistica non avrebbe fatto tanto cammino se non fosse
passata attraverso opposta , e mettendo in
la crisi dell'ipotesi
rilievo la peculiarit del concetto di produttore proprio
del nazionalismo,
dell'ideologia concetto che finisceper rare
supe-
l'idea del conflitto di classe, misurando l'adeguatezza di
tutti i ceti e i gruppi socialisulla base del loro rapporto con

la produzioneela ricchezza nazionale . Storico della lettera-


tura,
Asor Rosa ha anche adeguatamentevalutato la funzione
della letteratura nella fase d'origine del movimento nalista
nazio-
classificandolacome la consapevole decantazione della
*
deprecarlo
temporum
'

propriadel ceto intellettuale il quale

81
scopre che intorno del genere si pu, non
a un motivo tanto
sol-
scrivere poesiee romanzi o elevare lai al cielo, ma anche
costruire un movimento tendenzialmente politico . La lette-
ratura
nazionalista fu dunque si deve qui osservare
lo

strumento adatto per attuare a Uvello di una cultura media


la contestazione dello Stato liberal-democratico operandosul
piano dell'emozionalit e dei sentimenti;ma non per questo
essa fu mero vaniloquio: di
anzi fu esposizione una proposta
precisadi rifiuto della realt attuale in termini di cassazione
della mediazione politicatra Stato e forze sociali,di gica
taumatur-

sostituzione della nazione alle classie ai partiti


giocata
in nome gi di ideali
non estetizzanti,ma in nome di un
progetto di ricomposizione sociale finalizzatoall'espansione.
La
retorica del superuomo-individuo
era estranea a questo genere
di letteratura, nonostante ogni equivocodi coincidenze strumen-
tali;

cos come sostanzialmente le era estraneo il sovversivismo


estetico futurista, che liberava parolee sensazioni dalla sintassi

tradizionale, ma intendeva anche affrancare l'individuo dalla


sintassi della vita associata e ipotizzava un proletariato di
genii, alla tirannia democratica livellatrice,
sottratto ma anche
alla disciplina
della solidarietcollettiva.
Sul piano di una sempre piprecisaindividuazione del-
l'ideol
nazionalista si sono mossi alcuni lavori di Emilio
^^^
Gentile e di Francesco Perfetti. Il primo ha insistito parti-
colarmen
sulle differenze,colte spesso addirittura come sizioni,
oppo-
tra ideologia nazionalista e ideologia f ascista: ed ha
potuto farlo in quanto ha adottato il criterio metodologico,
suggerito da Renzo De Felice, di distinguere tra fascismo Sta-
to
, partito , e fascismo movimento . La negazionedelle
coincidenze tra le due ideologie gli stata cos possibile sulla
base di un confronto che del ha finito per pri-
movimento
vilegi

aspetti e gruppiparticolari, sullabase di una deliberata


non considerazione della realt dello Stato autoritario di massa
e di un interesse eccessivamente prevalente per gli intellet-
tuali
dissenzientisemi-dissenzienti del regime. Lo stesso
o

Gentile ha, per altro, dovuto riconoscere che fuori di dub-


bio
che neglianni Trenta il regime fascistasi mise sulla strada
tracciata tanti anni prima dal nazionalismo e che il fervore
culturale di molti intellettuali non trovava alcun riscontro
nei caratteri del regime fascista: ilche equivale alla riduzione

82
dell'ideologia
a vaniloquio
e ad esercitazione consentita per la
sua stessa innocuit nei confronti delle strutture dello Stato
edificato dalla positivacompetenza conservatrice di Alfredo
Rocco. Basterebbe, infatti,il solo rilievo dell'affossamentodel-
l'auton
del partitoe del trionfo dello Stato su di esso,
nonch il rinvio allamovenza inizialedella Dottrina del fascismo
a comprovare, ogni variazione dialetticadi intellettuali
contro

emarginati,la finale identificazione,


sul piano delle cose, di
fascismo e nazionalismo. Riconoscere l'importanza che ebbero
i nazionalistinel determinare la politicadel fascismo e nel con-
tribuire

in misura notevole alla fondazione del regime autori-


tario
di massa e sostenere nel contempo che all'influenza
politica non corrisposeun'egualeinfluenza sulla elaborazione
della ideologia fascista,che aveva orientamenti diversi, anche
se non sempre chiari, su temi comuni all'ideologia nazionalista

equivalea registrare l'inconsistenza storica dell'ideologia che


fu incapacedi farsi Stato,ovvero per esprimersi

piicorret-
tamente

il velleitarismo intellettualee l'irrealtpolitica di


gruppid'intellettuali che giocavanoad una progettualit, astratta
in quanto non agganciataad un'analisi delle forze socialireali
e della delle loro
possibilit funzioni. Il termine nazionalfa-
scismo non privo di senso storiografico,ma indica appunto
una precisarealt a livelloistituzionale:se esso non pu ser- vire

all'individuazionestorica del nazionalismo nella sua genesi


e nel suo sviluppo,serve tuttavia a designare una realt con-
cretamente

esistita a partireda un dato momento della storia


italiana.
Perfetti ha scritto una presentazionedi
breve, ma acuta

felice soprattutto nelle pagine in cui egliha


testi nazionalisti,
rivendicato il carattere
sostanzialmente autoctono del nazio-
nalismo
italiano, la sua derivazione dalla destra storica, porto
l'ap-
teorico nazionalista [che] ebbe a sostanziare la prassi
fascista ^^^.
Il problemadel rapporto fra nazionalismo e destra storica,
o, per megliodire tra ilnazionalismo e la destra nazional-liberale
stato anche oggetto dell'attenzione di Silvio Lanaro ^^, il
quale,reagendoall'impostazione storiografica che faceva del
nazionalismo (piiiprecisamentedel nazionalfascismo) un meno
feno-
di avventurismo piccoloborghese, ha sostenuto che il
nazionalismo ha invece rielaborato , in armonia con le ne-

83
cessila della moderna di
politica massa, le ideologie
niste
protezio-
e tradizionalistee socialconservatrici,
corporative, rialiste
impe-
e populiste,
con cui la destra liberale aveva avallato tra
il 1880 e il 1890 l'accumulazione primitiva di capitale,e dopo

il 1896 si era messa allatesta del bigspuri industrialeitaliano.


Drasticamente contrario ad ogni suggestionemoralistica (che
ha fatto scrivere a Gobetti,a propositodei nazionalisti, alcune
delle sue pagine pi futilie gratuite ), Lanaro, ha concluso
esser stato il nazionalismo la proiezioneideale e politica del
blocco corporativo-protezionista costituitosi in funzione dell'in-
dustrializ
: sicch altri rappresent l'ele-
esso e nonmento
di continuit ideologica del capitalismo italiano, e ha
osservato che chi scrive ha messo s a fuoco il problema del
nesso tra ilnazionalismo e gliatteggiamenti della
teorico-politici
destra nazional-liberalenegliultimi decenni dell'Ottocento, ma

per il limite etico-politico della [sua] interpretazione , ha


istituito parentelepuramente libresche sfuggito
essendogli
il valore della discriminante protezionistica, fondamentale in
un contesto socio-economico ritardatariocome quelloitaliano.
In verit, nelle mie pagine mi pare questa considerazione

non era del tutto assente, ma ritengoche voler fare della di-
scrimi
l'elemento principale
protezionistica (se non sivo)
esclu-
del blocco di potere conservatore sia un cattivo servizio
reso all'intendimentodella storia italiana tra Ottocento e No- vecento;
vuoi perch il protezionismofu una scelta non testata
con-

dalle forze progressive operantiin questo contesto,


vuoi perch
propriocome Lanaro stesso pare ammettere

il mito mercantile agitatoin funzione antiprotezionistica


tra
il 1893 e il 1897 (e, aggiungo,i furori liberisticisuccessivi)
obbiettivamente non rappresentavano affatto una di
ideologia
progresso. la
Privilegiare discriminante protezionisticapu,

inoltre,condurre a una visone, se non libresca,non meno

astratta ed esile di quellaetico-politica, perch rischia


di non dare il dovuto rilievo alla concreta via di aggregazione
e di affermazione a livello di massa dell'ideologia listica,
naziona-
che in
un l'Italia
paese fece breccia proprio
come

per glielementi politici


che offriva. Radicalmente antiso-
cialista,
non era propriosulla base protezionistica che il nazio-
nalismo
poteva trovare la sua forza di penetrazione, bens nella
critica al blocco e al sistema liberal-democratico giolittiano di

84
civile italiano,
qualequellodi invertire o frenare la naturale
tendenza del processo di industrializzazionee modernizzazione
del paese a glioneri maggiorisulle regionipi arre-
scaricarne trate,

cio sul Mezzogiorno.


Dal volume di A. J. De Grand The Italian Nationalist As-
sociation and the Rise of Fascism in Italynon si traggono par-
ticolari
suggerimentin sul piano interpretativo n sul piano
dell'informazione che gi non fossero presentinella letteratura
precedente, ma da rilevare la utile funzione di presentazione
sintetica che questo lavoro pu presentare per il pubblicodi
linguainglese.
Un cenno, infine va
fatto alla recente silloge di scritticor-
radiniani curata da L. Strappini ^''',la quale,nell'introduzione
ha insistito soprattutto nel sottolineare il carattere militante
della cultura di Corradini e sulla forte accentuazione volon-
taristica
e attivisticain termini (finoai
pragmatici risvoltior-
ganizzativ

della prospettiva lanciata dalia prima aggregazione


nazionalista. La conversione corradiniana dalla letteratura
alla politica,che Corradini stesso dat da Adua, ha indotto la
Strappini a rifiutarequello che viene comunemente considerato
il momento letterario e di incubazione ideologica del
nazionalismo, in quanto attribuiretale carattere di incubazione
ideologicaalla prima fase del nazionalismo significherebbe ler
vo-

operare una divisione tra formazione dell'ideologia e pratica

che
politica non solo non dai
giustificata fatti...
ma, pi in
significherebbe
generale, sottoporre i fenomeni attivi nella storia
a un'arbitraria classificazionefondata
determinati esponenti
su

(economici,culturali,ideologici, che risulta inadeguata


politici),
a cogliereil fatto nel suo insieme e anche nelle sue distinte
componenti . Un simile procedimentointerpretativo
quanto
meno singolare,dal momento che pu, tutt'alpi,indicare
esso

la velleit politica
di una letteratura,ma lascia sospeso e in-
compres
il processo
tutto di affinamento di un pensieroe la
stessa trasformazione deglistrumenti retorico letterari, la -

scelta operata nel loro ambito, il passaggiodal teatro, dal ro-


manzo,

all'articolopolitico,alla prospettazione
di programmi
precisi che vanno puntualmentecollegati con glisviluppi della
lotta politica,
con le aggregazioni di gruppi,con la maturazione
di situazioni politico-sociali,
con la chiarificazioneprogressiva
degliobbiettivi che da generici diventano sempre megliodeter-

86
minati, con
la decantazione degli stati d'animo in direzione di

programmi d'azione esattamente precisati: in una parola, viene

(o impossibile) proprio la comprensione della zione


forma-
resa vana

dell'ideologia che alla pratica politica, la


conseguente

quale in funzione delle situazioni concrete e


dei problemi che

La incubazione ideologica il
esse presentano. appunto cesso
pro-

di formazione di ideologia proprio di pari


una e va passo

le scelte di strumenti espressivi i quali hanno denze


inci-
con ognuno

diverse livelli diversi in ambiti e


contesti diversi.
a e

Insomma, di dover ribadire che la consapevolezza e


denza
l'inci-
pare

politica di Corradini, autore, esempio, de La patria


per

lontana, sono
ben diverse da quelle del Corradini teorizzatore

della nazione proletaria della marcia dei produttori; e


che la
e

letteratura
militante
dei romanzi corradiniani qualcosa di

differente qualitativamente dalle costruzioni sociologico-politico-


giuridiche di Rocco degli stessi ai siderurgici composti
e peana

dal medesimo Corradini sul finire della prima mondiale.


guerra

Come del resto riconosceva lo stesso patriarca del nazionalismo

quando dichiarava, in apertura


della prefazione alla raccolta dei

suoi Discorsi politici, di averli raccolti tutti,


anche quelli del

primo tempo nei quali la '


letteratura '

ancora
[abbondava] ed

[era] scarso
il pensiero politico, incerto, di intelligenza,
poca

immaturissimo perch il libro conservasse


il suo carattere

autobiografico; fosse l'intera e ingenua storia d'una vita in cui

a poco a poco
si [sviluppava] e
si [chiariva] un pensiero tico
poli-
nazionale
*^.
Capitoloterzo

DALLA LETTERATURA

ALL'ASSALTO ALLO STATO LIBERALE

1 .
L'incubazione

All'inizio del 1904 Vilfredo Pareto sulla Gazette de Lau-


sanne
schizzava un rapidoritratto del gruppo di intellettuali
fiorentini che davano vita al Regno . On n'ecoute que
ceux qui crient;on ne suit que ceux qui savent tenir haut et
"
ferme leur drapeau...Les redacteurs du "Regno ne sont pas
grandsadmirateurs de la paix par le droit... Je les
'

supgonne
'

mme d'tre passablementbelliqueux. Au point de vue social,


on saurait dire que leur amour
ne pour les faibles soit exces-
sif...Ils ne croient pas que la bourgeoisiea t cre et mise
au monde exclusivement pour recevoir des coups et dire:
merci!... je crois mme qu'ils
ne se bornent pas rendre les
coups leurs adversaires, ils savent
mais, qu' l'occasion, aussi
prendre l'offensive ^
La caratterizzazione del gruppo, di Losanna
che il sociologo
offriva ai suoi lettori con eleganzaamabilmente
precisa,resta
sostanzialmente valida ed si pu definire
aderente a quellache
come la fase mitologicadel nazionalismo italiano ^; o per meglio
dire la sua fase di incubazione ideologica,
con le ovvie sioni
connes-

ad almeno dei gruppi e delle riviste fiorentine del-


due l'inizio
del secolo,cio il Marzocco e il Leonardo .
La ha infatti per lo pi insistito sugliaspetti
storiografia
teorici del nazionalismo,seguendo la fondamentale indicazione
di Salvatorelli secondo cui la fusione nazionalfascista del 1923
rappresent un assorbimento del fascismo nel nazionalismo ^,

89
nonostante le formali contrarie apparenze. E invero non si pu
negare l'indagine che
su questo tema non abbia avuto un ampio
svolgimento nel primo venticinquennio del secolo e non abbia
avuto come s' detto

una notevole ripresadopo il 1945,

allorch riemerse con urgenza l problemapolitico e fico


storiogra-
di chiarire le originedel fascismo, coinvolgendo spesso

sommariamente (sullascorta del famoso giudizio



di Fortu-
nato)
nella valutazione dell'atteggiamento della nostra classe
dirigente di fronte alla pseudo-rivoluzione italiana d'ottobre,
lo stesso di formazione dello Stato unitario e risa-
processo lendo
sempre
sulle orme di Fortunato,ovvero di Gobetti

a volte sino ai fondamentali motivi conduttori delle idealit


risorgimentali. da tener presente lo strano destino di almeno
un settore di questa produzione,
e precisamentedi quelloche
istituisce Risorgimento e fascismo,sia questo
un nesso tra

nesso considerato positivamenteo negativamente.Con segno


opposto, Gobetti e Fortunato si ritrovano in compagnia di Cor-
radini e di Volpe.La qualcosa dovrebbe per lo meno far riflet-
tere
prima di scartare sbrigativamente
e con osservazioni e bat-
tute
da superatori
altre impostazioni.
Comunque, ci pare che debba
fermo un punto: e rimaner
cio che non possibile tenere un discorso genericosul nazio-
nalismo
italiano,neppure sul piano ideologico, e che vadano
per lo meno controllate nel dettaglio alcune particolarit, come,
per esempio, le ascendenze francesi,asserite dai criticie respinte

dagliinteressati per quellepii paesane di Mosca e Pareto;


ovvero la componente nietzschiana, la quale se mai va

per lo meno valutata nella sua effettivaincidenza.


Tutto ci per dire come, per parlarecon precisionedel
nazionalismo,bisognaprendere posizionenei confronti della
sua storia interna e giungerea una definizione precisadel mo-vimento,

che elimini preventivamentealmeno i pi grossiincon-


venienti
ed equivociche si verificano ogni qual volta con sta
que-
parolasi designiin realt un intricato complessodi posi-
zioni
chiarire il nucleo di idee e di uomini
senza che ne rap-
presentan
la sostanza politico-ideologica.
In sostanza, occorre
far saltare dall'interno quellavisione che il Volpe sintomatica-
mente
indic nel titolo d'uno dei capitoli della sua Italia Mo-
derna
nel quale si parladel
'*, vario nazionalismo italiano
e se ne d un panorama mosso, ricco di
articolato, annotazioni

90
e di sapientisfumature,ma per ci stesso un po' equivoco;
ed occorre sceverare appunto in questo vario nazionalismo
ben pi d'una opposizionetra il filone corradiniano e i restanti
rivoli liberal-nazionalie nazionaldemocratici, che nel naziona-
lismo
possono esser fatti rientrare solo in virt dell'accetta-
zione
dell'etichettach'essi si dettero,astenendosi dal controllo
della merce ch'essa ricopre.Lo stesso gruppo pi omogeneo

di nazionalisti, che fu quelloche si raccolse a partire dal 1911


attorno all'Idea Nazionale e che indubbiamente fu il pi
organicoe politicamente andrebbe
incisivo, del resto rato
conside-
senza lasciarsitroppo attrarre dalla comune collaborazione
a quel giornale;
e in questo senso non si potr far a meno di
distinguere per esempio
tra il duttile nazionalismo reto-
rico-profess

di Federzoni e quellointransigentemente
sequenziario
con-

di Forges e di Rocco.
Sta di fatto che deve esser sempre sottolineata la distin-
zione
dello
sviluppodel nazionalismo almeno in tre fasi: la
prima,che va sino al Congressofiorentino del 1910; la seconda,
che comprende glianni tra il 1910 e il 1914; e l'ultima che

dal Congressodi Milano arriva alla fusione organicacol


fascismo nel febbraio 1923. Resta poi da considerare quel che


avvenne dopo la fusione,il contributo che il gruppo naziona-
lista
diede alla formazione dell'ideologia
e delle strutture dello
Stato fascista;
ma anche qui bisogner star attenti a certe troppo
meccaniche costruzioni qualila mai interrotta continuit tra
nazionalismo e fascismo e a certe asserverazioni che non paiono
confermate dai fatti: un esempio delle qualipu essere quella
del conflittoepisodico tra nazionalismo e fascismo come lotta
per la conquistadella leadershipdella reazione ^
In questa storia del nazionalismo,il 1914 segn
data una

fondamentale: propriamentequelladell'assunzione precisadella


fisionomia e del concreto programma con i qualiil naziona-
lismo
la sua
cominci vera e nella
propriaazione politica vita
pubblicaitaliana.
a questo punto, ilrichiamo al cammino
Necessario, percorso
dagliinizi del secolo al convegno di Firenze del 1910 e da
questo al congresso di Milano di quattro anni pi tardi.
A questo propositoandrebbe controllata attentamente terpreta
l'in-
irrazionalisticadel nazionalismo e forse si do-
vrebbe
concludere che la sua parentelacon i movimenti del

91
Marzocco e del Leonardo
fu soltanto un rapporto che

pu essere istituito solo parzialmente tra alcuni aspettidel


nazionalismo letterario-vitalistico del primo periodoe l'irrazio-
nalismo
dell'incipienteNovecento. Probabilmente si finirebbe
per concludere che sul piano politico il processo di decanta-
zione
ideologica del nazionalismo,culminato nel 1914, fu,
almeno in gran parte, un processo che condusse progressiva-
mente
all'abbandono d'una linea incerta e tortuosa proprio
perchviziata da alcune contraddizioni insanabili d'un irra-
zionalism

, che del resto gi Papini e Prezzolini avevano


abbandonato al momento dell'uscitadella Voce , la quale
ebbe appunto la funzione nei confronti del movimento
zionalista
na-

d'un invito incessante alla concretezza



e alla pre-
cisione.
Lo rievocava Prezzolini nel 1914 nella prefazione a

Vecchio e nuovo nazionalismo dopo aver ricordato che le tesi ,

nazionaliste erano state sostenute dal Leonardo , quando


Giulio de Frenzi lustrava le scarpe all'immortalit di Dome- nico
Oliva,quando Roberto Forges Davanzati era antipatriotta,
quando Gualtiero Castellinifaceva i suoi compiti d'italianoal
Liceo .

La Voce continuava Prezzolini


aveva costretto i
nazionalisti a definirsi, a precisarsi, a star attenti ai dati di
fatto e a non dire sciocchezze. Il dissidio tra la Voce e
" "

il nazionalismo ripetapprofondendolo, quellodel Regno ". "

Certo i nazionalistidell' Idea Nazionale o


"
della Grande " "

Italia non "


si fermavano al regno di carta, alle frasi nietz-
scheane
e dannunziane: pensavano a un'Italia economica, usci-
vano
dai confini della Patria, mostravano insomma di aver
imparato la lezione praticadel gruppo positivodel Regno ". "

Ma il dissidio risorse in termini pi vasti: fra interno ed ester-


no;
fra realt e velleit, fra effettualited immaginazione *.
Certo il nazionalismo non approfitt adeguatamentedella le- zione
della Voce ; per sintomatico che i nazionalististessi
indicarono a pi riprese come data inizialedel loro movimento
proprioquel 1908 che,se sul piano della storia politica
l'anno
dell'annessione all'Austria della Bosnia-Erzegovina,sul piano
culturale quellodell'uscitadel nuovo periodicofiorentino.
Dunque, si suol dire,una prima fase letteraria, mito-
logica
, tutta venata di incertezze concettualie di velleitpre-
potenti
e discordi.

92
contestarequestistrumenti singolarmente e nel loro complesso.
Su questa strada,non era stato nello stesso
difficile, tempo in
cui si procedevaall'assaltodel socialismo,muovere all'assalto
di quellaborghesiache al socialismo pareva non opporre la
necessaria resistenza e sembrava condividerne, sulla base di una
comune professione di cultura positivistica,
alcune impostazioni
e finalit.Soprattuttoa livello medio, questa borghesiauma- nitaria

ed evoluzionista apparivaculturalmente disarmata, vinta


con-

com'era che le leggi del progresso andavano in


direzione di una socializzazione sempre pi ampia dell'eco-
nomia,
della politicae della cultura. Ad al socialismo
essa e

occorreva contrapporre una nuova borghesiacaratterizzata dal


possesso dell'intelligenza , del senso e del sentimento l'indiv
del-
e della bellezza .
Non era che, proprio contestualmente alla
stato per caso

crisi di fine secolo,fosse uscito,nel 1898, Uomini e idee del

domani. L'egoarchia di Mario Morasso, una raccolta di scritti


apparsil'anno precedente nei qualil'autore faceva sfoggiodi
tutta una serie di spunti libertari e anarchicheggianti e strava
mo-

la tendenza a trasferirlidal piano individuale al piano


collettivo.Morasso aveva dichiarato che a proclamare la sovra-
potenza dell'individuo egliera indotto da una minacciosa
invasione di bruti che riassume tutto l'odio,tutta la bassezza,
tutta la servilit, l'invidia,la trivialitadunate nell'anima
umana da secoli di servaggio,di cupidigia,di lavoro e di mise-
ria,
e che incapacedi ogni volont e responsabilit individuali
presenta la comoda
sempre corazza della collettivit[e che]
oggi incombe terribilmente liberatrice e devastatrice su ogni
energialibera e superiorecome l'implacabilefiume di fango
che interra e seppellisce la risonante e lucente citt ^. Una
scelta decisiva stava per imporsi a breve scadenza: O con

il socialismo,con la massa, con la plebe,con chi sta in basso,


o noi, con la superiorit,
con la dominazione,l'individualit...
Bisogna decidersi e sopra tutto abbandonare le posizioniinter-
medie,
o con noi o contro di noi ^ Non mette conto di rife-
rire
qui tutte le variazioni psicologiche,
sessuologiche,
pologiche
antro-
ed
etnologichecui Morasso si era dedicato sulla
scorta di Spencer,di Novicow, di Gumplowicz, di Tarde, di
Peladan, di Sergie di Hamon; importa invece riferirequal-
cuna
delle sue conclusioni di piimmediata risonanza. La sua

94
rivolta la societ contemporanea
contro non era stata una volta
ri-
contro l'ordine costituito in quanto tale,ma una rivolta
che doveva avere a protagonisti soltanto gliuomini colti, cio
i letterati, cio gli intelligenti , i qualinon dovevano pi
accontentarsi di una supremazia spirituale, ma candidarsi al
dominio della societ politica: ogni volta aveva scritto

che io biasimo l'ordine costituito di reprimeree punire ecces-


sivamente

per riguardo alle intelligenze superiori...riguardo


alla foUa,alla massa animalesca e degradata dal lavoro,io non
sento commiserazione alcuna e non mi curo: e il governo non

ha di fronte ad che la forza,poichla massa


essa altra arma

la nemica
tanto, quando si ribella, dell'ordine imperante,
quanto di qualsiasi che sopra di essa eccella '. La
superiorit
scienza aveva elaborato il concetto
da poco di uomo tivo
collet-
ed aveva scoperto che una delle collettivitpi impor-
tanti
era la collettivitmilitare,neUa quale la quota sacrifi-
cata
dall'individuo a detrimento della sua individualit [era]
la pi ingente. Nella collettivitmilitare,
gliindividui che
vi appartenevano per professioneerano progressivamente
con-
dotti

a una anestesia morale che si complica


[va] sovente con

una fisica,
analgesia lequali,combinandosi con di
lo spirito
corpo col potere,
e una duplice
producevanonegliuomini
serie di morbosit criminogeneo criminaloidi o degenerative ,
che si estrinsecava nel senso del possesso verso i subordinati
e nel senso, in questi,dell'obbedienza passiva;ma, poichla
massima socialitera costituita dal maggior sacrificiodi forze
individuali che il singolocompiva a favore dell'entecomune,
il militarismo era una delle forme in cui si esplicava tale pi
ingentesacrificio,
che serviva ad accumulare energieper l'espan-
sione.
La scienza anche scoperto un'altra cosa:
aveva che, cio,
nella coscienza individuale e collettiva si formavano nuclei di
idee che avevano la forza d'influireattivamente sulla condotta
dei singoli e delle masse; una serie di nuclei psichici, di
sintesi intellettuali
capaci di determinare le azioni. Uno di
questi nuclei era Roma , la quale esercitava un influsso
^
dinamogeno attraverso i due concetti di universalit e di
immortalit. Il carattere psicologico della potenza romana

aveva notato questo punto Morasso


a anche nell'oggi

il senso del passato... Essa iltabernacolo dove stanno incisi


i ricordi dell'umanit presente, il santuario della memoria

95
dei popoli,
il centro di tutta la eredit fisicae mo-
nostra rale

. Questa eredit aveva appesantitotutta la piirecente


storia perchera
italiana, venuta a impedire quellache avrebbe
potuto la funzione di un popologiovane.Proprio negli
essere

anni in cui si era compiuta l'unit nazionale, Agliideali e ai


fanatismi patriottici e religiosi,
si era venuto sostituendo il
noi popolo nuovo
grandeideale sociale; e giovane potevamo
essere, in alla vecchia Europa, i banditori oppure
mezzo gli
avversari del domani. Ebbene no! Travolti nell'utopia di Roma,
vibrante nell'anima dei padri, proseguimmo la meta politica ";

da questa scelta era scaturito l'astrattismo politico, il divorzio


tra la triste realt del paese e la retorica parlamentare che
aveva esaltato un patriottismo il quale era per la collettivit
quelloche per l'uomo era l'alcool, era l'alcoolizzazionecol-
lettiva
uno stato cio di vita di artificiale
fittizia, eccitamento
e di dimenticanza '^.L'Italia contemporanea non aveva radici
storiche: tutta la tradizione, il passato si riassumono in
Roma, ma quellonon ilpassato dell'Italia, ma del mondo ".
Il futuro non era nelle mani della vecchia classe politica, ma

in quelledei giovani intelligenti, colti e laboriosi, di una


nuova borghesia, minoritaria nel paese, ma dotata,secondo
Morasso, di una potente forza d'urto: La parte giovanedella
nazione, la parte intelligente,laboriosa, colta decisamente
avversa questa romorosit bugiarda...
a tutta lo spiritodella
della
nazione,quelloche tiene alto il vessillodella intelligenza,
morale e dell'arteemana
da noi giovani, da una piccola schiera
di eletti; e questa per l'influenzadeterminante nella bilancia
dell'avvenire '''.Questa gioventaveva torto ad appartarsi
dalla lotta politica, disgustatadalla volgarit che la marchiava,
e paralizzatadalla convinzione che la tradizione fosse di una
saldezza a tutta prova: immancabile che al primo assalto
dato con oculatezza e vigore,il sistema,che si impernia sui
pelibianchi e sull'impotenza, si sfasci lasciando a noi libero
il cammino del futuro dominio ; e la debolezza del sistema
era denunciata dalla inadeguatezza, anzi dall'irrealt,dei par-
titi:
I partiti di tutti i paesid'Europa,ma
politici pi spe-
cialmente
d'Italia,
rispecchiano divisioni e idee non pi esi-
stenti
nell'ambiente...
Essi si fossilizzanoin quelloschema
di
e di divisioni che il prodotto
princpi della Rivoluzione fran-

96
cese e oggi quindiuno
riproducono stato di cose che non piii,
sono oggetto ora infranto ^^ Lo spostamento
l'ombra di un

della lotta elettoraledal piano politico


progressivo a quello
tendeva
sociale, a liquidare politici
i partiti e per intanto stava

provocandouna di forze la quale aveva


polarizzazione per
estremi i conservatori clericalie i socialisti che gi avevano
ottenuto significativeaffermazioni nelle elezioni del 1895 e del
1897. Dove avrebbero dovuto militare i giovani dell'intelli-
ghenzia?
Morasso concepivala militanza politica della nuova
lite come articolatain due tempi: Qualunque sia il partito
che
politico ci chiamer,a noi A noi basta l'es-
importa...
non sere
portaticontro il socialismo al quartiergenerale mensa
dell'im-
che daranno le forze esistenti alle nuove,
battaglia lute
vo-

monopohzzaredai socialisti.Dopo questa battagUanoi


alzeremo,a nostravolta,la nostra insegnaraggiantee ci slan-
ceremo
aUa conquistadella felicitcontro il trionfatore ^^.
dunque, doveva com-
La giovane aristocrazia d'intellettuali, piere

una scelta provvisoria di schieramento: una scelta poli-


tica
e culturale ad tempo,
un che si configurava
come una scelta
di reazione sovversiva: era una prospettivaantidemocratica,
che non intendeva essere per meramente conservatrice degli
equilibri
in atto: ci che in essa veniva rifiutatonon era tanto
sol-
il socialismo,ma anche il riformismo borgheseche para-
lizzava
le energiesociali.L'operazioneautoritaria che Morasso
auspicavaera soltanto una premessa: ad essa avrebbe dovuto
tener e il nucleo di que-
dietro un ricambio di classe dirigente sta
classe si individuava,
ma non si esauriva,nei letterati:essi
avrebbero dovuto essere all'avanguardia di una nuova sia
borghe-
combattiva e gagliarda, provvistadi una lucidit politica
e culturaleche la vecchia non aveva mai posseduta. Dopo il
1897-98, Morasso le conclusioni della crisi di fine secolo
trasse

e mise la sordina ai suoi furori libertari e anarchicheggiant


e proclam che era il dispotismodi classe e di Stato che
[bisognava] ristorare contro la lotta di classe e l'anarchia:
qualcheanno dopo
ma, con questo, si era gi al 1905

constatando che, se il secolo XIX era stato il secolo dell'utopia


democratico-umanitaria, il secolo XX sarebbe stato il secolo
della forza e della conquistae (non scoprendoneanche questa
volta nulla di nuovo), esort ad un imperialismo che
bellicoso,

97
evidentemente presupponeva un dello Stato te-
rinvigorimento nuto

quellaborghesiache si
da voleva abbattere,
ma che dava
segnipositividi risveglio.
La filosofiae la presa politica di Morasso conducevano
dunque in nome del'Egoarchia a una esaltazione della forza
nella qualei fattoriindividualisticifinivano per sublimarsi nel-
l'imper
concepitocome individualismo degliindividui
cio dei popoli.Con
collettivi, ci venivano a decantarsi gli
aspettiestetico-letterari
che avevano la funzione di contestare

il livellamento comportato dallo sviluppo sia pure, al mo-


mento,

solo incipiente della societ industriale,



ma non in
nome di un recupero di un'individualit legata al passato geor-
gico ed espressione di una bens in nome
societ agricola, della
conquista e dell'affermazione di una potenza modernamente
fondata sulle macchine.
Ne L'imperialismoartistico (1903) Morasso prese atto dei
movimenti in quellache eglidefiniva la civilt
corso contro

di transizione,
mercantile,
marinara,borghese, intermedia tra

una civilt barbara,servile, inferiore e una civiltdomi-


nante,
militare, superiore. In presenza dell'annichilimento dei
voleri singoli nella volont media,i privilegiati si erano mente
final-
accorti che la condiscendenza [avrebbe facilitato] la
spoliazione e che solo la ricostituzione dell'anticoincontrastato

dominio [avrebbe potuto] ristabilirela sicurezza del benessere


e dell'ordine superiore , sicch era nata la tendenza a rico-
stituire
una grandiosae magnificaforma di civilt apogeicae
dominante sullo stile delle immense civilt classiche,in con-
trasto

alla sterileed egualitaria depressionedemocratica : cio


una civiltorganizzata da una florida,
rigida, potente aristo-
crazia
vittoriosa che [potesse]esplicare integralmente il pro-
prio
programma e la propriadominazione per se stessa e sopra
tutta la massa sottoposta ". L'imperialismoimprontava ormai
di s le manifestazioni collettive dei popoli;la fase storica
delle nazionalit era dunque oltrepassatae ogni gruppo etnico
tendeva ad espandersi
e ad imporsi suglialtrie, all'internodi
ogni Stato, ogni individuo,ogni classe,
ogni gruppo [mirava]
con un assolutismo nuovo a soverchiare tutti glialtri; era
ormai finitaanche la fase delle reciproche libert,
delle neu-
tralit,
delle tolleranze , e si era inaugurataquella della
espansionesenza restrizioni e sopra le concorrenze ". Se la

98
democrazia aveva avuto la conseguenza di esaltare a una
condizione di coscienza collettivae individuale e a una bilit
possi-
di intervento attivo lo strato umano inferiore,che questa
coscienza aveva oscura e confusa e che non era in grado di
sentire mai se stesso e di farsi collettivamente o individual-
mente
*^,davanti all'incalzaredelle forze popolari
sentire si
l'isolamento e s'imponeva una
rivelava impossibile speciedi
legadifensiva contro nuove delle classi popolari
spoliazioni ;
donde il riapparire
delle tentenze [delle] pre-
oligarchiche, minenze
militari,e [dei] sistemi inneggiantiad aristocrazie
forti e direttive,
a un governo assoluto ed energico ^. Pro-
prio
quando l'espansione della democrazia meno lo lasciava
prevedere,era riapparso l'ideale politicodelle grandicivilt

dominanti l'impero

e avviata a questo fine la nazione
[tendeva] le sue energieal massimo sforzo,al pi grave sacri-
fcio,
[rinverdiva]i suoi ideali piistimolanti, [rievocava e
vantava] la gloriosa tradizione [celebrava] il suo genio e i
l'ambita preminenza e l'aviditd'im-
suoi eroi,per giustificare perio
. quadro di riferimenti di Morasso era un quadro
Il
mondiale,ma egliera attento anche alle situazioni italiana e
francese in particolare,
e notava che la reazione alla democrazia
si esprimeva in questipaesicon una nota di eccessivit: rea-
zionarismo

ad oltranza, misticismo, nazionalismo magnifca-


tore di primato e rinnovatore di esigenzedi parte e di razza:
fenomeni e moti di cui la Francia in balia e che noi in ritardo
nel bene come nel male non sentiamo ancora, sebbene la neces-
sit

di essi si approssimi,

2. Corradini e Il Regno

Se VEgoarchia
morassiana datata con precisionead un
era

momento in cui lo spettro del socialismo poteva ancora essere

combattuto con il ricorso alla repressione militare, altrettanto


si pu dire della nascita del Regno , che fu contemporanea
all'aperturadel nuovo corso giolittiano.Le trasformazioni del
quadro politico
italiano tra il 1898 il 1903 erano state e
sibili
sen-

e la novit maggiore era stata non solo la scelta operata


da Giolitti,ma l'accentuazione riformistica del socialismo e il
grande sviluppo assunto da questa nuova area politica; l'urto

99
frontale tra lo liberal-democratico e il movimento
stato raio
ope-
era stato evitato e la borghesia italiana si era divisa: una

parte di essa aveva tradito le sue ragioni di classe e queste


ragioniavevano bisogno di difensori che le ricostituissero su

una base di intransigenzaassoluta. La letteratura diventava


una nuova arma politicail cui compito si individuava non pi
nella finalitdi sostenere le ragionidell'individuo contro la
massa, ma le ragionicomplessive delle forze il cui sviluppo
pareva essere ostacolato,ad ogni livello, dall'avanzata del movi-
mento
operaioe contadino. Se lo Stato veniva meno alla sua
funzione di braccio armato della classe dominante, per aprirsi
alle esigenzedei ceti operaie contadini egemonizzati dai socia-
listi,
occorreva recuperare l'egemonianello Stato,ricondurlo
a il compito che
svolgere esso aveva abbandonato;la protesta
contro il presente doveva le motivazioni indivi-
abbandonare dualistich
per proporre una prospettiva di massa da opporre
a quellasocialista:la lite dei letteratidoveva appunto creare
una di quelle sintesi intellettuali di cui aveva parlato Mo-
rasso, che fosse in grado di aggregare e di mobilitare un senso
con-

antisocialistain direzione di una ricomposizione organica


della societ italiana ormai entrata nella sua fase industriale.
Questa sintesi intellettuale (che poi altri avrebbe definita
come mito ) venne individuata nella che era
nazione ,
concetto e che si prestava con
termine piena funzionalit ai
fini dell'operazione che si voleva condurre proprioperchespri-
meva
l'esigenzadi riscatto non pijsolo di singoli individui,
ma di una classe intera che intendeva riacquisireun'egemonia
che le stava sfuggendodi mano. Entro questa classe e per que-
sta
classe bisognavacondurre la battaglia ricostituendo
politica,
in primo luogo la della sua identit in opposizione
coscienza
alla classe di governo vilmente succube della barbarie socia-
lista,
e ponendosiin posizionedi radicale contestazione nei
confronti del sistema di valori che aveva consentito la vilt
dell'ora presente . Nel primo numero del Regno , Corra-
dini espresse con estrema lucidit il senso e la direzione di
questa rivolta che dalla sfera intellettualeintendeva trapassare
alla sfera politicaproprionel momento in cui si acceleravano
i ritmi del decollo industriale e nuovi gruppi imprenditoriali
pretendevanoun peso adeguatoalla loro
politico funzione eco-
nomica.
^^
Da circa un decennio eglinotava

per le citt

100
mistico del socialismo al servizio per il soddisfacimento del-
e l'ambiz
di un ceto la concezione della neces-
di politicanti, sit

di restaurare i valori dell'uomo e della nazione,la denuncia


del divorzio tra la borghesiadi governo e il vero popolo
italiano che si andava scuotendo dal torpore; borghesiadi
governo e dirigenzasocialistaerano egualmentecolpitecome
elementi di degenerazione della vita politica italiana.
Di numero in numero, le idee degliuomini del Regno
si andarono per, sia tumultuosamente,precisando.
pur Venne
dapprima una presa di posizionenei confronti delle riserve
avanzate, a nome dei giovani monarchici , da Aldemiro
Campodonico, preoccupato dalle tinte militaristiche ecces-
sive
^
ostentate dalla nuova rivista^. Corradini
molto fu
chiaro nel distinguere la sua concezione nazionale e la sua
linea politica da quelleliberai-nazionalie conservatrici di vec- chio

stampo: Noi non avremmo sentito affatto il bisognodi


fondare una nuova rivista, se altro non ci fossimo propostise
non di essere una delle tante variazioni del liberalismo italiano.
Bisogna una buona volta...sostenere che si pu fare una tica
poli-
nazionale anche senza tirare in ballo la parolalibert e
liberale.In questo io mi piijvicino ai
sento per mio conto

socialisti,
i quali,s,pivideglialtrigridanolibert libert,
ma

per farne lor pr e organizzaresotto l'usbergo delle libert


borghesila loro futura tirannide.Vi nella coscienza socia- lista
un concetto della disciplina di partitoassolutamente in
disaccordo con la libertche esso va sempre piiesigendodalla
borghesia, per fare i fatti suoi. E se quello che oggi un par- tito
potesse domani diventare il potere nazionale, n oi mo
godrem-
di una libert qualepu esserci in una caserma... Ci non
ostante, dinanzi all'avversariola borghesia, per disfare i fatti
suoi, continua a porre come fondamento d'ognisua politica
il vecchio dogma della libert... tempo di cambiar di rotta
e di vocabolario. Ma ci non sta gi accadendo? In verit due
nuove parolecontendono ora il primato di diffusione a quelle
di libert e liberale:riformismo e riformista. E tutto il mondo
ora riformista, dai socialistiai giovanimonar-
com' liberale, chici

. le cose con
Messe il liberalismo conservatore,
a posto
Corradini spieganche molto chiaramente che senso e che por-
tata
avesse nazionalista.
l'espansionismo Bisogna [che] la vita
nazionale scrisse si orienti molto di pi verso
la poli-

102
tica estera. Noi siamo soprattutto espansionisti...la borghesia
non ha avuto mai il buon senso di riconoscere che forse la sua
salute,per le sempliciragionidegliantagonismi,poteva esser
ripostain ci che dal nemico suo era tanto odiato... E non
siamo di quei giudiziosi,prudentissimi nire
dell'avve-
espansionisti
che ripetono: Prima bisognache l'Italiaaggiustile

sue faccenduole in casa che il miglior



; no, noi riteniamo
mezzo per aggiustare anche le faccenduole ed anche le grandi
faccende in casa, sia quellodi uscir fuori alla prima occasione...
Potrebbe darsi che noi ci decidessimo per una politica sione,
d'espan-
quando nessuna espansione fosse piipossibile. que-
Per sto
noi siamo
espansionistiper il presente. E per parte mia
non rifuggoafiatto neppure da un espansionismomilitare .
Finch non si fosse attuata un'impresa coloniale, i socialisti
avrebbero avuto buon gioco nel ripetereil ritornello delle
spese mihtari improduttive
e volte rafforzare la tirannide di
a

classe: Si sempre a questo punto: o trovare un diversivo


o restare impopolariper quanta politica popolaresi faccia,
democratica,liberale riformista, giovanile o senile che sia...
e il diversivo era l'espansionismo, il qualeconsentiva di dare
battaglia agliavversari su un terreno che non fosse il loro.
A chi,come Alessandro Chiappelli ^, gliobbiettava che l'espan-
sione
commerciale non aveva bisogno del militarismo (come
stava a comprovare l'esempio dell'Inghilterra),che il socialismo
non era affatto antiespansionista (come dimostravano Schippel,
Bernstein e Hyndman), e che la conquistaper via di espan- sione
commerciale e coloniale (cio per via pacifica) avrebbe
potuto sanare in gran parte le miserie delle classiinferiori
della societ civile,
Corradini spiegavache queste erano idee
da filosofo e che il filosofo rappresentava l'apicedel cerebra-
Hsmo astratto. Impostareil problema dell'espansione nei ter-
mini
in cui l'impostava
Chiappelli
implicavauna concezione
del mondo e della vita
considerati non piicome
volont e
forza,ma come piet,sulla qual concezione pontano d'ogni
parte gli apoftegmidella civilt filosofico-borghese , e com-
portava

il ridurre anche quelledue attivit in supremo grado


egoisticherapaci
e del commercio e della colonizzazione ad un

esercizio umanitario . I socialisti


italiani avevano ragione a
non essere perchavevano
espansionisti capitoche in Italia,
per necessit di cose, qualunque espansionismopiegherebbe

103
facilmente al militare ; e la borghesia colta e di governo mo-
strava

di non avere nessun senso della realt: Si parlacon-


tinuamente

di espansionismoindustriale e commerciale come


del solo possibile, e questo precisamenteil meno possibile
allo stato delle cose in Italia.L'Italia non ancora davvero
elevata tanto in industrie e da potere avere
in commerci un

programma di espansionismoesterno... In Italia siamo a stoque-


punto, che i cittadini sono ogni giorno di pili operosi,ma

non ancora abbastanza neppure per l'espansionismo interno;


tanto meno quindiper l'espansionismo esterno mondiale . AUa
debolezza produttivo
dell'apparato e alla forzata inadeguatezza
doveva supplire
degliimprenditori lo Stato: non ancora

dimostrato che accanto alla attivit dei cittadini non vi possa


e non vi debba essere un'attivit di nazione... chiamarsi nazione
e mostrarsi inabili e timidi di condurre una vita nazionale tra
glialtripopoli,di avere un programma, una politica nazionali
tra i tanti programmi e politiche stranieri... una condizione
morale e praticaperniciosissima...possedere un esercito e una
armata, e che poi tutti...siano concordi nel sottinteso e nel
malinteso che proibitodi servirsene... vale quanto possedere
organi e proibirsene le funzioni . Dal momento che l'espan-
sione
attraverso la penetrazione commerciale e industrialeera
per l'Italiaattualmente impossibile, bisognavaricorrere alla
espansionedi tipo coloniale;
E qui scriveva Corradini

incomincia a sentirsi il di
bisogno... un po' di militarismo .

Tutte le forme di espansionismoerano da promuovere, da


quelladella cultura e della lingua, a quellaindustriale e com-
merciale,

da questa alla colonizzazione libera, da questa alla


colonizzazione di conquista per un paese come l'Italia,debole
ancora economicamente di altri e costretta
a paragone a strare
regi-
un forte tasso di emigrazionedovuta non soltanto alla
scarsit dell'offertadi lavoro ma anche all'eccessodi natalit,
con la incombente minaccia di una insufficienzadeglisbocchi
tradizionali: date le condizioni dell'industriae del commer-
cio

in Italia, pure omettendo l'emigrazione strabocchevole...la


forma pi naturale di espansione per ora quellaterritoriale
per conquista.Cio, l'espansione territorialedovrebbe prece-
dere
quellaindustriale e commerciale,e non questa quella.
L' atto nazionale , dunque, aveva una funzione surrogatoria
rispettoallo svilupporitardato e insufficiente.

104
Ma che cosa era mai questa nazione il cui protagonismo

veniva esaltato contro la classe e la lotta di classe? Corradini


ne parla lungo:un'analisi di tutti i suoi testi per non po- trebbe
se non mostrare la sua immobile coerenza e la sua titiva
ripe-
esposizione di pochied essenziali concetti senza cative
signifi-
varianti. Una nazione
scrisse,per esempio, nel
^
1905
soprattutto un consentimento di che
generazioni
seguono a generazioni,
per da compiere attraverso
una missione
i secoli...la virt nazionale lo sforzo di volont di cui
capace un popolo a crear la sua storia...Le nazioni sono forze
maggiori,sono gliorganimaggioridel mondo... La nazione
una moltitudine che ha per s la forza di moltitudini di gene-
razioni..
la leggedella continuit della vita diventata fatto
in tutta la sua estensione... Tanto che per ben raffigurarci sta
que-
continuit della vita nazionale, bisogna pensare a un ...

meraviglioso
organismovivo e di
ingrandito et in et e tenuto

sempre in azione... Ma perchla nazione sia cos,e cos agisca,


bisognaimmaginare un vigordi vita che tutta l'attraversidalle
originial termine... E questa la virt nazionale che nei
capi la volont di guidareil popoload affermare il proprio
io nella storia del mondo, e nel popolo la fedelt e l'obbe-
dienza...
dovere da compiere,come
a un a un destino oscuro .

La virt nazionale si configurava dunque essenzialmente come


solidariet, e la maggiore forma di solidariet era indivi-
duata
nella guerra. L'oscurit e la genericit di un tentativo
di definizione della nazione che si possono riscontrare in que-
sto
testo non erano a ben
vedere esclusive di Corradini, ma

comuni ad ogni tentativo del genere. In Corradini erano denti


evi-
venature mistiche e perfino metafisiche; ma quel che
importa sottolineare che esse conducevano non solo all'ap-
prodo
ad una solidarietgenerica, bens all'esaltazionedi una
solidariet che doveva essere fondamento di un'attivit vigo-
rosa
e di una produzione ordinata e massimizzata. lismo
L'individua-
di cui Corradini si faceva banditore era un lismo
individua-
strumentale: la vita di natura sua collettiva veva
scri-

nel 1908^ Gli antisocialisti


.
in genere sono ritenuti
individualisti,
ma bisognachiarire in che senso un nazionalista,
o la sua naturai conseguenza l'imperialista,
un individualista
e in che senso precisamente l'opposto.
Un nazionalista indi-
vidualis
per ragionidi momentanea polemicacontro un mo-

105
mentaneo socialismo. Si individualistinelle quistioni miche;
econo-

ma appena se ne esce e ci si rappresenta dentro di noi


la nostra dottrina,allora subito ci accorgiamo che questa
certamente la pi grande incarnazione dell'antindividualismo
che sia possibile nella praticarealt , Il nazionalismo era la
dottrina di coloro i qualiconsiderano la nazione come la mag-
giore
unit di vita collettiva, come un vero e proprioindividuo

maggiore. Oltre la nazione,verso l' umanit , non si poteva


andare,perch un corpo organato, in s compiuto, vivo e
attivo come l'individuo,la famiglia,
la nazione, che [avesse]
un nome suo proprio,una missione propriae un consentimento
per la sua missione,e si [chiamasse] umanit non esisteva
nel presente, e che fosse possibile nel futuro potevano crederlo
soltanto coloro che non pensavano che il mondo fosse tutto
fra la solidariet e l'antagonismo : Il conflitto deglianta-
gonismi
^

pensava Corradini tutta quanta la sua storia.


Ora le nazioni sono, gliorganimaggioridi
appunto, tale flitto.
con-

Soppresse,si nel
l'antagonista
sopprimerebbe dramma
mondiale, cio lo dramma... la diversit delle nazioni
stesso

e il loro conflitto sono necessit del dramma della storia,della


vita mondiale . Le nazioni erano fatti geografici climatici,
etnici, fattidi lingua,
storici; di cultura, di politica;e le cause

che avevano sviluppato dalla citt la nazione vietavano di cre-


dere

nell'unione di tutte le nazioni,che erano sorte per una

forza di sviluppodall'interno all'esterno, di sempre maggiore


associazione e coesione,ed anche per una forza di lotta contro
l'esterno . La conclusione eminentemente politica del discorso
teorico corradiniano che la nazione era la imperfetta
era rea-
lizzazione

di questa leggeche natura pone: una pace interna


per una guerra esterna ^, e che l'imperialismo si presentava
come naturale conseguenza del nazionalismo. L'imperialismo,
tuttavia,non si poteva forzare per teoria ; esso era uno

stato di fatto della nazione, uno stato di esuberanza di lit,


vita-
di forza,di lavoro e di produzione, d'industrie,di com-
merci,

di danaro ^. Dalla mistica del consentimento di


generazioni
si arrivava dunque ad una visione ben concreta

della realt e ad una precisaproposta politica: diffcile...


rendere imperialista all'esternouna nazione, quando questa sia
travagliatada un imperialismo interno di classe; e sol quando
quest'ultimo sia vittorioso e colmo di energie,soltanto allora

106
incomincia per necessit il vero
l'altro, e proprioimperialismo
esterno. l'uno son
Per necessarie le guerre come per l'altrole
rivoluzioni.E in Italia oggi c' chi pensa che sarebbe piiutile
una rivoluzione la quale spazzasse via queste classi dirigenti,
queste clienteleavide e inette che abbiamo sul collo .
Il nazionalismo italiano proprio per queste caratteristiche
di volontarismo, di vitalismo attivistico,di riferimento a dei
dati reali economico-sociali,di consapevolezza critica della con-
dizione

della borghesiae del proletariatonazionali, per la chia-


rezza
con la qualediagnosticava il dilemma e a un tempo la
complementarit
tra rivoluzione ed espansioneimperialistica
acquisivauna fisionomia sua propria e rimarcava le proprie
ascendenze nazionali,
cio la sua derivazione moschiano-pare-
tiana in versione conservatrice ^, con
precisazione che per
una

sconvolgevala seriet scientificadi quelleimpostazioni.A


Pareto,che ribadiva le sue previsioni sul declino della borghesia
e su l'avvento di una nuova lite popolareoperaia,Prezzolini
replicava^'
con spavaldasincerit: ...Ella vede nella teoria
delle aristocrazie una teoria scientifica;io ci vedo invece una
giustificazionescientifica d'una mia presente necessit politica ;
e, lasciando da parte le ragioni teoriche, c alava nella realt
italianaper cogliere i sintomi del risorgimento borghese: la ...

formazione delle leghedei proprietari contro l'insolenza socia-


lista
e l'indifferenza governativa; l'introduzione del lock-out
in Italia,
dopo l'uso talora giustamenteferoce che ne han fatto
i proprietari inglesi e americani;e vari esempi poi di resistenza

ferma e decisa contro gliscioperi, qualinon si sarebbero nep-


pure
immaginati pochi anni or sono. Non la potenza che
manca alla borghesia; essa avrebbe per s e la tradizione,e lo

Stato,e la Chiesa; essa comprende le ricchezze intellettualie


quelleeconomiche del paese. La vita stessa del socialismo
una forza borgheseperch non risiede gi nelle masse nizzate...
orga-
che
quanto negliorganizzatori sono dei borghesi[da
Turati a Ferri]. La vittoria del socialismo non sarebbe che
una vittoria di una minoranza borghese.
Su questa base di
inconsistente polemicadottrinale e di dozzinale polemicapoli-
tica
Prezzolini era anche capace di fare la sua grandescoperta:
La lotta di classe un trovato, o diciamo meglio,e dicia-
molo
senza intenzioni maligne, un'invenzione dei socialisti
:

la borghesiadoveva accettare la sfida e combattere la sua

107
guerradifensiva,
essa che non eccitatrice,
ma eccitata,
non

provocatrice,
ma provocata . Quale allora la tattica? gna
Biso-
che essa [borghesia]faccia diventare realt quellache
finora stata solo odiosa predicazione,cio la lotta di classe,
ma con di farla cessare
l'intento appunto ^^ Reazione dunque
la lotta di classe;
di classe per liquidare da parte
acquisizione
della borghesiad'una coscienza di classe per bloccare l'avan-
zata
e chiariva implicitamente
l'impetodella classe operaia:si
la funzione della nazione corradiniana nella qualedovevano
e la funzione del mito
risolversile classie la lotta tra le classi,
nazionalista del trasferimento della lotta di classe sul piano
della lotta tra le nazioni. Ma l'urto frontale col socialismo, con

l'aristocraziadei briganti, era difficile:esso sembrava svolgere


un'operazioneper linee interne destinata pareva a pro-
vocare

il cedimento dello Stato borghese organizzazione della


nazione ^\ Nel 1904 partivacos il gridod'allarme dopo il
congresso socialistadi Bologna: Il socialismo...finisce, ma

sorgono due nuovi pericoli: la democrazia riformista, che entra


insidiosamente nel governo per indebolirlo e per renderlo sem-
pre

pi strumento di un'altra classe e la demagogiaautoritaria


che tenta spavaldamente di atterrare il governo collo scandalo
e con la piazza...I socialistiscompaiono per dare il posto a dei
pacifici traditori e a degliambiziosi dittatori. La borghesia
non ha di che rallegrarsi: il pericolo divenuto dupliceed
essa dovr raddoppiare le sue energie,se vorr difendersi con
fortuna dai lenti veleni della democrazia costituzionale e dalle
violenze della nuova tirannia ^. Nuovo e pi vigoroso ri-
chiamo
dopo lo scioperogeneraledel novembre: invece di
resistere alle violenze, i borghesisi erano sfogatiinvocando
il principio di libert che era stato il loro malo consigliere,
da quando avevano concesso il voto alle bestie appena nizzate
uma-

con la scienza dell'alfabetoe dell'abaco fino a quando


avevano permesso e favorito la propagandaper la lotta contro
la borghesia ; occorreva invece ricorrere alla serrata e alla
organizzazionedi classe parallelaa quelladel proletariato, con

fondi per la resistenza collettiva, di sinda-


all'organizzazione cati
del crumiraggio:
gialli, La nostra borghesia non ancora
stata cos toccata dal movimento
nel vivo politico socialista
da comprendereil bisognod'una difesa, anche, se occorra, con
le armi ^^ E Corradini gi da questo momento chiariva bene

108
quanto in lui non era pura letteratura,
era in sostanza vismo
positi-
di importazionee darwinismo politico.
In tale promiscuitideologica, rotti i ponti con le due
figure
pi avanzate culturalmente
e piiintelligentemente aperte
ai fermenti culturalidel primo decennio del secolo,il naziona-
lismo
italiano arriv alle sue prime assise fiorentine del 1910;
auspicesempre Corradini, che ebbe l'idea d'un convegno nalista
nazio-
all'iniziodi quell'anno.
A dare un'idea dell'incertezza, della variet,della confu-
sione
nella quale si incontravano uomini di formazione e di
propositidiversissimi, baster ricordare le posizioni sostenute
da alcuni fogli dell'epoca, nati dopo la fine del Regno e
dopo la crisi bosniaca del 1908, e che andavano dal patriot-tismo
irredentisticode La Grande Italia di Ambrogio Co-
dara e Gino Bonfiglioli all'antidemocraticismo imperialistico del
Tricolore di Mario Viana e Riego Girola,indubbiamente
i pilivicini alle idee corradiniane. Se Corradini era il grande
astro del nazionalismo attorno a cui ruotavano i minori liti
satel-
lungo orbite pi olontane da questo fuoco princi-
meno pale,
ma tutti attratti dalla forza di gravitdelle sue elemen-
tari
enunciazioni ripetute in un ritmo martellante e quasi osses-
sivo,

gliapportipi numerosi venivano a questa specie di


sistema solare dalle filairredentiste e in un certo senso aveva

ragione Castellini a scrivere nel 1915 che l'elemento sore


propul-
per il sorgere del nazionalismo fu l'incontro dell'azione
teorica del Regno con un fattore che fosse capace di tra-
sformarla
in azione politica, vale a dire con l'irredentismo di
Sighele.

3. // Congresso di Firenze del 1910

In verit,gliscrittori del Regno erano stati alieni dal-


l'assumere irredentistiche.Per loro,tuttavia,l'irre-
posizioni dentismo
poteva essere uno deglielementi della politica socialist
anti-
per i riflessidi carattere interno che esso comportava.
Tutta la politica socialista aveva spiegato

un editoriale
della rivista nel giugno 1904^ impiantatasopra il con-
cetto

di una nuova divisione del mondo, non pi per nazioni


ma per classi.Bisogna che la politica borgheseresti ferma al

110
suo concetto delle nazionalit e agiscain conseguenza. Lungi
da noi l'idea di servirci dell'irredentismo come di un'arma di
classe soltanto. Ma accade per l'irredentismo come per l'espan-
sionismo,
per tutta una
come politica
estera attivamente nazio-
nale
in genere. Possono essere anche un'arma di classe...La
borghesia la nazione,l'organizzazione borghese l'organizza
zione
della nazione,la politicaborghese di diritto la politica
della nazione. I socialistiparlinodi usurpatori, di stranieri
di monarchia e di mili-
interni,di affarie di affaristiloschi, tarismo.
Ma la borghesiacol suo militarismo,con la sua mo-
narchia,

con le sue istituzioni ha il dirittodi considerare


tutte

non come un affare losco...sibbene come un affare legittimo


e onesto il suo possesso del potere nazionale . E Papini,di- scetta
su O la classe o la nazione aveva mostrato portuni
l'op-
pi che mai politica d'un rafforzamento dell'esercito:
la borghesia italiana
aveva scritto^^

non sente quello
che l'esercitosignifica, il senso profondamentenazionale, orga-
nico,
dell'esercitoe percilo tiene in sospetto, lo paga a malin- cuore,
lo liscia qualchevolta ma non l'adoperamai o quasi
mai... Buona parte di essa attirata dallo sport
irredentista,
fa le dimostrazioni, fa i discorsi terribili,
gliordini del giorno
minacciosi, ma non
...
ha il coraggiodi dire francamente al
paese che l'esercito l'organo pi importanteche noi posse-
diamo,
e che bisogna armarlo e rafforzarlo,
non ha il coraggio
di spenderedi pi per quest'esercito e soprattutto non ha il
coraggiodi farlo agirequando l'occasione si presenta favore-
vole
. L'irredentismo, in sostanza, avrebbe potuto allargare
l'area di coloro che volevano che l'Italiasi espandesse per
esaltarsie per arricchirsi e auspicavanoquindiuna politica
militare pi dinamica e impegnata,sapendo che l'esercitoera
l'espressione eterna di un popolo giunto a nazione . La
posizionedi periodici come che inizi le
Il Carroccio '"',

pubblicazioni nel marzo 1909 ed ebbe a promotori e collabo-


ratori
uomini di diversa provenienzapolitica e ideologica, che
andavano da Federzoni a Marchetti, da Rivalta a Caroncini, da
Bellonci a Picardi, non era una posizionenazionalista in senso
stretto; era anzi una posizioneaperta alla comprensione per le
esigenzedeglislavi con i qualiipotizzavauna collaborazione
antiasburgica e antipangermanista da attuarsi con un mento
collega-
alla politica franco-inglese. Il giornale La Grande I ta-
lli
Ha ,anch'esso nella primavera del 1909 e aperto alla
nato

collaborazione anche di uomini di parte democratica,si muo- veva

lungo una linea che poteva considerarsi il prolungamento


della politica risorgimentale delle nazionalit e si concretava
in un antitriplicismo ben chiaro (in funzione non solo di con-
testazione

antiaustriaca, ma anche antigermanica) e in una spettiva


pro-
di alleanza slavo-latina, anzi anglo-slavo-latina, con

finalitdi sfaldamento dell'impero austro-ungarico. Sta di fatto,


per, che, poco dopo l'iniziodella pubblicazione dei due gior-
nali,
da
proprio parte degli elementi nazionalistiche vi boravano,
colla-
democratici,antitriplicisti
questi spiriti e filoslavi
vennero soverchiatida atteggiamenti apertamente aggressivinei
qualinon si saprebbedire se la rozzezza soverchiasse
politica
la mistificazioneo la mistificazionesoverchiasse l'incoscienza.
se

Per Federzoni,glislavi della penisola balcanica erano un polo


po-
la cui ideale soppressionedalla carta geografica del
mondo non avrebbe mutato di una linea la storia della civil-
t
*\ Era cio divenuto abbastanza chiaro che il discorso irre-
dentista
non poteva essere sostanzialmente disgiuntoda un
discorso sulle nazionalit (cio da discorso che doveva im-
un postars
su una premessa democratica la cui accettazione
non compensava le implicazionimilitaristichee di pitiattiva
politica
degliarmamenti) e finiva per negare
se mente
coerente-
condotto la tematica espansionistica
che interessava
specialmente il settore adriatico.Sotto al discorso dell'irreden-
tismo
nazionalista si scoprivanocos elementi che privilegia-
vano
non tanto le nazionalit o le nazioni,quanto lo Stato
perchapprodavano(ed era ovvio) a posizioninettamente periali
im-
''^
dichiarava Corradini nel marzo

come 1910

le qualiimplicavano una concezione dinamica della Triplice:


una concezione contraddittoria, che aveva, tra l'altro,
il difetto
di essere inaccettabileper i due partner dell'Italianell'alleanza;
soprattutto per l'Austria, che dell'Italiaera il principalelocutore
inter-
in materia. I furori antiaustriaci e le esplosioniirre-
dentiste venivano cos praticamentevanificatidalla considera-
zione
dei vantaggiche la Triplice poteva ancora offrirecome
elemento di garanziaper continuare una preparazionemilitare
ed economica al riparoda brutte sorprese: una preparazione
che guardavaalle possibilit d'espansione non solo in zona
adriatica,che per il momento era la pi interessante per alcuni

112
gruppi finanziari e imprenditoriali,
ma anche nel pi vasto
nazionalista era, a ben ve-
spaziomediterraneo. Il triplicismo dere,

una politica perchintendeva chiedere un


contraddittoria,
deglialleatinel
disarmo politico-economico settore balcanico
in attesa che l'Italiafosse pronta a recuperare la libert d'ini-
ziativa
e a fare da sola una politicaimperialista a largo raggio.
Sulla via di questo imperialismo, che, come s' detto,im-
plicava
una rottura con la tradizione risorgimentale, Corradini
riteneva possibile un incontro fruttuoso con i gruppi sindaca-
listi.
Nel 1909, primo in Italia, si costitu a Torino un gruppo
nazionalista attorno a Mario Viana e a Riego Girola,che gesti-
vano
''^
Il Tricolore . Corradini,nel marzo scriveva a Viana
pregandolodi tener molto d'occhio i sindacalisti perch,
diceva, Il loro punto di partenza sotto un certo aspetto il
nostro. la prima dottrina...di forza sorta dal nemico , e si
raccomandava di far parte nella formazione del gruppo agli
operai che sono degnidiessere catechizzatie legati con noi ;
e consigliava: Non insisterei nel forcaiolismo per non ventare
spa-
i borghesi . Qualche giorno pi tardi ^, era ancora
pi esplicito:Considerare,
primo,la nazione come organismo
operatore-produttore secondo (per le classicolte),
di ricchezza;
come operatore di civilt.Come vede, si pu essere listi
naziona-
soltanto in un modo: imperiaUsticamente.Ma ora ritengo
sia necessario larvare quest'imperialismo. In questo momento
c' in Italiauna speciedi imperialismo sentimentale: l'irreden-
tismo.
Forse bene che ilnazionalismo faccia suo pr, come
ne

mezzo di propaganda. Ma come e in che senso erano liabili


conci-
nazionalismo e sindacalismo? Secondo Corradini la con- ciliazione

poteva avvenire appunto su una base espansionistica.


Il sindacalismo, scriveva sul Tricolore nel maggio 1909 ''^
divide nettamente: da una parte glioperai produttori, da
un'altra il capitalismo
con tutte le sue clientele...
Per il mento,
mo-

non combatte
in quanto il
capitalismo, ma in quanto
rompe ogni solidariet fra le classi, il sindacalismo nega la
nazione e la patria. E siccome il sindacalismo una dottrina
importante(e sotto tanti aspetti consanguineaalla nostra),ecco
perchil primo nostro compito deve essere di mettere pi
possibile in evidenza...che esiste fra le due classi in lotta un

interesse comune che il presupposto medesimo della lotta di


classe.Il sindacalismo consiste nel fare la lotta di classe, non

113
ostante questo presupposto: il nazionalismo deve consistere nel
muovere da questo presupposto per incominciare le sue costru-
zioni...

Nei paesi moderni glioperai insieme con i capitalisti


sono impegnati nell'imperialismoindustriale della nazione a
cui appartengono... Bisogna non perderedi vista che la lotta
di classe contemporanea figliadell'imperialismoindustriale
moderno; e quindigli sottoposta . Occorreva dunque per-
suadere
glioperai,diventati coscienti della loro forza per rito
me-

del socialismo,che il maggiore interesse di tutti era la


solidariet nazionale;che la lotta di classe non poteva non
avere un limite nella solidarietnazionale: soltanto,
affermava
Corradini, giungerea ci bisognache siano liberatidalla
per
politica
e Bisogna che le lotte economiche re-
dai politicanti. stino

lotte economiche... Il nazionalismo deve riconoscere la


somma utilitdelle organizzazioni operaieper se stesse, atte
a trattare senza intermediano i loro interessi '^.Il superamento
della lotta di classe pareva dunque possibile
attraverso nazione
l'elimi-
dell'intermediario, cio del socialismo o, per meglio
dire,del partitosocialista.Viana '*^,
per parte sua, riprendendo
una tematica che era stata di Papini e Prezzolini, proclamava
che il della collaborazione di classe non
concetto era affatto
nuovo, ma era nuova la esclusione del politicantenelle que-
stioni
fra
quotidiane capitale e lavoro . Quel che dunque era
'^
necessario nella visione di Corradini era liberare il mondo
operaio dalla tirannide demagogica,democratica (anzi oclocra- tica)
e socialista, averlo alleato nella grande
per poi,liberatolo,
impresa della nazione imperialista... avversare le forze operaie
non si pu. Possono esserci antipatiche sotto l'ombra della tiran-
nide
socialista;ma una volta liberate,
esse sono per noi ci che
la il combattente... Oggi la borghesia
spadaper non ha forza
per imporre il suo regime. La salute forse,dico forse,
...nella...
alleanza fra industriali e operai... L'aforisma nazio-
nalista
: scopo supremo della nazione la preparazione della
guerra vittoriosa . Nazionalismo e sindacalismo erano dunque,
per il momento, due movimenti antagonisti,
ma avevano in
comune
e questo quelloche contava
era lo stesso todo
me-

di lotta politica
e glistessi avversari: la borghesialibe-
rale
di governo il socialismo riformista. Nazionalismo e sin-
e dacalism
''^
spiegavaViana

sono due programmi sociali

con finalitschiettamente antagonistiche, ma che hanno grandi

114
ed essenzialianalogie di riavvicinamento... E tanto pi vi
analogiafra di loro in quanto si osservi che procedono e si
sviluppanosotto di
l'impulso un mito... il sindacalismo rivo-
luzionari
ha il mito dello scioperogenerale; il nazionalismo
ha il mito della guerra vittoriosa...Il sindacalismo
imperialista
rivoluzionariomira... debellare la democrazia e la borghesia
a

fiacca e corrotta, per la instaurazione di una nuova lite sorta


dalle classi operaie.L'imperialismo concepisceinvece il domi-
nio
e la supremaziadi una razza nella estensione maggiormente
possibile nel mondo, con il comando affidatoal potere oligar-
chico
di una borghesia di lavoro d el
consapevole suo passato
eroico demolitore del regime feudale . L'aspetto positivodel
movimento sindacalistastava
nel fatto che esso offrivala possi-
bilit
di un'energica e definitivasconfittadella democrazia: esso

nasceva appunto dalla crisi del socialismo che aveva adottato


una prassidemocratica ed era degenerato nel riformismo,e la
prospettiva di un comune, anche se parziale, cammino di nazio-
nalismo
e sindacalismo diventava attuale per il fatto che en- trambi

erano movimenti antidemocratici ed antiparlamentari


Patriottismo,
irredentismo, sindacalismo
imperialismo, ve-

navano profondamente nel 1910 il vario nazionalismo ita-


liano
alla vigilia
del raduno di Firenze: la fisionomia del movi-
mento

per esplicita
ammissione deglistessi nazionalisti

era ancora cos incerta che il congresso fiorentino era facilmente


prevedibile
come un'assemblea non solo disorganica, ma rittura
addi-
confusa. La
polemicatra G. A. Borgese e Federzoni,
e tra Ojettie ForgesDavanzati,prima e dopo il congresso, fu
una polemicachiarificatrice.
Nel giugno 1910 Borgese,su La Stampa^, recensendo
La patrialontana di Corradini,dichiar di non capireesatta-
mente
n cosa fosse n cosa volesse il nazionalismo;se era
amor di patria, non poteva essere privilegioo programma di
uno speciale partitoe se poi il nazionalismo voleva contrap-
porsi
al socialismo propugnandogliinteressi di tutto il paese
al di sopra di quelli delle classi, il socialismo antipatriottico

(dato che ce ne fosse ancora qualcheresiduo) avrebbe troppo


buon giuoco rispondendo che poichsostiene i dirittidel pro-
letariat
contro la borghesia,vuol dire che a parer suo quello
vai meglio di questa e che la nazione dominata dai proletari
sar pi libera, pi grande, pi feliceche non sia mentr' domi-

115
nata dai borghesi . Quel che infastidiva Borgese era la gene-
ricit
alla cui insegnasi raccoglievanole varie forze e correnti
d'intonazione nazionalista e la presunzionedottrinaria che al- cune
di esse amavano sfoggiare: Vi sono alcune anime inge-
nue
abbastanza com' Maurice Barrs
tra i francesi ed rico
En-
Corradini tra noi per credere che un
sentimento,sia
pure il pi istintivo e profondoqual'l'amor di patria, non

abbia diritto di manifestarsi se non accompagnato da una


scorta di filosofemi zoppicanti . Insomma pareva che la piatta-
forma
comune delle correnti nazionaliste consistesse in tre

punti dei quali il primo eccellente: forte preparazione


militare e navale;ma il secondo
gi discutibile: lode delle

cose nostre a detrimento di quellestraniere;e il terzo pes-
simo
addirittura: avversione contro la Triplicee rinfocola-
mento di rancori bellicosi contro l'Austria . La rispostadi
Federzoni De Frenzi sul Giornale d'Italia ^' era destinata
-

a rimanere celebre per la definizione in essa contenuta del na-


zionalismo

ma fu anche importanteperchanticip un certo


in
senso i risultatidel convegno fiorentino. Si pu stabilire,
come il Borgese vorrebbe,un'identit fra nazionalismo e pa- triotti
si chiedeva De Frenzi; e rispondevacon arcana

souplesse: Evidentemente no. Il nazionalismo il patriot-


tismo
pi qualche altra cosa , un sentimento dinamico invece
che statico e passivo;volont di suscitare una coscienza na-
zionale

collettiva, non una riserva di forze per le occasioni


straordinarie,
temute piuttostoche desiderate . L'esempio era
la Germania post-I870, nella quale Ogni cittadino dell'Im-
pero...
fu lieto di abolire,
nella coscienza di appartenere a un
grandeorganismo collettivo, la sua individualit,anzi ebbe no-
zione

di essere e godettedi essere qualchecosa in quanto sapeva


di appartenere a quell'organismo collettivo; ma dalla co-
scienza

nazionale collettiva non dovevano discendere, per De


Frenzi,n sciovinismo n ambiziosi sogni irredentistici.
E l'au-
tore
dell'inchiestasul Garda poteva scrivere dopo aver di-
chiara

che i nazionalistinon si sognavano neppure di lasciare


la Triplice che la pericolante
italianitdelle terre irredente
era una questioneinterna dell'Austria-Ungheria, nella quale
noi non abbiamo, politicamente parlando,il diritto di ficcare
ilnaso . Cos non la pensavano per gliscrittoridella Grande
Italia, n Alberto Caroncini in un articolo su La Voce

116
pubblicistaerano uscite le affermazioni piisingolari: Prima
della battaglia ogni soldato un individuo e pensa ai casi suoi.
Un attimo,e centomila individui sono soppressi, in uno
gettati
stato Ci che proprio di un esercito sul campo
collettivo...
di battaglia, proprioanche della nazione,quando agiscecome
nazione ed in stato di nazione sicch la guerra il pii
grande atto istintivo della nazione ^^ l'atto di maggiore so-
lidariet

di cui gliuomini siano stati capacisin qui ^. Allora


Corradini aveva esaltato la lotta del Giappone come l'ultimo
episodio di un gigantesco poema della coscienza, della sapienza,
^
della volont,della paziendad'una nazione e aveva rato
ammi-
il popoloinglese operare in mezzo alla comune ipocrisia
con tutta la sincerit del suo fiero diritto e dettare, in mezzo
allo schiamazzo del mondo, la leggedi vita e di morte del
proprioorgoglio ^;
imperiale di inneggiare
n aveva mancato

liricamente ai nuovi strumenti di guerra precorrendoil mani-


festo
dei futuristi^^ Ojettiaveva buon gioco a smentire Forges
sulla presunta originedel nazionalimo come reazione all'inter-
nazionalismo
richiamandosi all'esaltazionegiapponesedi Cor-
e, radini,
ricordava che la monarchia del Sol Levante era una

nazione da secoli mentre l'Italiaera unita da solo


quarant'anni;
a Forges,che aveva del Piemonte, poteva
proposto l'esempio
agevolmenteopporre: perchi nazionalistinon misurano
ma

quel che il Piemonte poteva perdereo poteva guadagnarein


una guerra per costituire un'Italia,
con quel che potrebbeoggi
in una guerra perdereo guadagnarel'Italiacostituita in unit
e in libert ^; come si poteva immaginare che nel 1881 rebbe
sa-

stata utile una guerra al momento cese


fran-
dell'occupazione
della Tunisia,e che nel 1908 sarebbe stato sufficiente, in
occasione dell'annessione della Bosnia-Erzegovina da parte del-
l'Austr
far vedere che ci si voleva servire dell'esercitoe della
flotta? In verit, a dire guerra come si suona una tromba,
tanto per svegliarei dormienti, non si faceva che della musica .
Ancora pi istruttiva della lettura di queste polemicheera
per la lettura dei processiverbali delle sedute a Palazzo Vec-
chio
e una scorsa ai nomi degliintervenuti. Su quasi nessuna
delle questionidiscusse vi fu una reale concordanza di fondo:
ci che impressionava,tuttavia, non era tanto questo elemento,
che sarebbe potuto apparire in fin dei conti naturale, quanto
la constatazione obbligatoria che ci si trovava
ancora

sul

118
piano d'uno stato d'animo,d'un imprecisodesiderio di rinno-
vamento,
senza che vi fosse una precisa,comune se pur

generica direzione politica:



con la sola riconoscibile ecce-
zione

di Corradini,
Corradini era rimasto, in sostanza, quellodel Marzocco

e del Regno , l'uomo educatosi su Maeterlinck e Nietzsche,


poi imbattutosi in Mommsen; se Bevione era stato in Argentina
e De Frenzi sul Gardasee, Corradini dal suo bravo viaggio
^^
sud-americano aveva riportatouna conferma della sua visione
della storia come lotta d'imperi:forse era l'uomo al quale
l'allargamento
del cerchio giovatodi meno.
d'osservazione aveva

Ma
come rilevava Ojetti restava il pi logicodi tutti

i nazionalistiperch[era] il pi temerario , il solo che, par-


lando
e sbagliando senza paura, avesse dato e desse al lismo
naziona-
un contenuto originaleche consisteva in una speciedi
pregiudiziale
antipacifista
; il solo,insomma, contro cui si
potesse combattere
rischiare di vedersi alla fine svanire
senza

davanti l'avversario, senza rischiare di vedere la discussione


finirein un italianissimoabbraccio generale . La sua relazione
del 1910 su Classi proletarie: socialismo, nazioni proletarie:
^^
nazionalismo fu la prima carta ideologico-politica del nazio-
nalismo
italiano.Corradini esord compiendoun rapidoesame
della nostra emigrazioneed arriv ad una prima conclusione:
Vi uno sfruttamento di classe, semplice:quellodel prole-
tariato
il
(dice socialismo) per mano della borghesia;
e vi
uno sfruttamento di classe composto ', o meglio complicato
'

di rapportiinternazionali, di emigrazionenostra, di conquiste


e di colonie altrui.
Pass poi ad illustrareun'altra condizione della nazione
italiana: cio l'irredentismo;
ma qui fu rapidoe piuttosto
generico,perchi lavori congressuali prevedevanoun'apposita
relazione di Sighele,
e affront quindile cosiddette quistioni
interne . Fu semplicee chiaro: ... se io volessi parlareun
linguaggio
esagerato, direi che per un vero nazionalista,per
un uomo, cio,dotato d'una vera coscienza nazionale, quistioni
interne della nazione non esistono. Ma siccome voglioparlare
un linguaggio temperato, dir soltanto che la massima parte
delle cosiddette quistioni interne sono false interne e possono
sempre convertirsi in quistioni esterne. Per esempio, noi ab-biamo
la quistione Almeno
interna del Mezzogiorno... per met

119
la quistionedel Mezzogiorno quistioned'emigrazione, cio,
esterna. E infatti...
mentre i ben pensanti, nostri maestri... con-
tinuavano

a ripetere: Mettiamo

mano a risolverela quistione

interna del Mezzogiorno, non facciamo nulla se prima non


...

abbiamo risolto la quistioneinterna del Mezzogiorno! che

cosa accadeva? Accadeva che l'abitantedel Mezzogiorno,il Ca-


labro

e il basilico [sic!] facevano per conto loro quistione


esterna di
quellache per l'intera nazione, per l'alta politica
militante, pubblica
per l'opinione e i suoi cento giornali,
restava

quistioneinterna... Prendevano i loro dieci secoli di miseria e


la loro pazienzae attraversavano l'oceano avendo essi soli il
coraggiodi fare per loro proprioconto quellapolitica ture
d'avven-
che era rinnegata dalla viltnazionale. Gli emigranti...sono

i precursori degliimperialisti .

Le questioniinterne sarebbero state gi risolte, dunque, se


fossero state poste come questioniesterne e a Corradini non
passava per la mente di chiedersi se il paese, anzi la nazione ,
avesse mai avuto o avesse la forza di porre tali questioninei
termini in cui eglile che tuttavia non
poneva. Ci era stato

possibile nel passato poteva diventare possibile in un prossimo


avvenire,solo che si fosse capitala lezione del socialismo e la
si fosse trasferitadal piano della classe al piano della nazione:
Dobbiamo partiredal riconoscimento di questo principio:ci
sono nazioni proletarie
come ci sono classi proletarie;
nazioni,
cio,le cui condizioni di vita sono con svantaggiosottoposte
a quelle di altre nazioni,tali qualile classi.Ci premesso, il
nazionalismo deve anzitutto batter sodo su questa verit: l'Ita- lia
una nazione materiamente e moralmente proletaria.Ed
proletaria nel periodoavanti la riscossa, cio nel periodopre-
organico,
di cecit e di debilit vitale. Sottopostaalle altre
nazioni debile,non di forze popolari, ma di forze nazionali.
Precisamente come il proletariato prima che il socialismo gli
si accostasse... E il socialismo., trasse con s [il proletariato]
lo spinsea lottare, form nella lotta la sua unione, la sua co-
scenza, la sua forza,le sue stesse armi, il suo nuovo diritto,
la sua volont di vincere,il suo orgogliodi stravincere, l'af-
franc
lo port a dettar la sua leggedi classe alle altre classi,
e

alla nazione, alle nazioni. Ebbene... il nazionalismo deve fare


qualcosadi simile per la nazione italiana.Deve essere, a male
agguagliare, il nostro socialismo nazionale. Cio, come il so-

120
cialismo insegn al proletariato il valore della lotta di classe,
cos noi dobbiamo insegnareall'Italiailvalore della lotta inter-
nazionale.
Ma la lotta internazionale la guerra? Ebbene, sia
la guerra!E il nazionalismo susciti in Italia la volont della
guerra vittoriosa . Contro chi si dovesse fare questa guerra
Corradini non specificava: ed aveva diritto a non farlo,dal
momento che per lui la guerra era un metodo di redenzione
nazionale , anzi Un metodo di disciplina nazionale.Un me-
todo

per creare la ragioneformidabile e ineluttabiledella ne-


cessit

della disciplina nazionale . La guerra era dunque un


ordine morale e Corradini proponeva in sostanza una todologia
me-

della guerra, nella qualele varie borghesie nazionali,


dopo aver soppressa la lotta di classe all'interno, affrontavano
la lotta internazionale.
rinvigorite
Non erano idee nuove.
tutte Molte di esse erano entrate

in ristretta circolazione nel periododel Regno ; ma qui


l'insistenzadi Corradini sulle finalitespansionistichenon solo
ribadiva il dissidio
gi consumato con Papini e Prezzo-
lini,mamostrava, dietro la genericit della proposta politica,
retorico e irrazionale ai problemireali,
l'approccio l'irrealtdi
una visione nella qualela concretezza dei problemidella parazione
pre-
secondaria rispetto
era alla volont di un nismo
espansio-
indiscriminato. Per Papini e Prezzolini la forza della
nazione stava nella forza e nell'efficienzadella borghesia,nella
coraggiosarisoluzione di alcuni problemicentrali della vita
nazionale, e la Voce era il portato non solo di una crisi,
ma anche di un costume mentale,che
pi robusto in Prez-
zolini
conduceva,nell'ambito di una

visione di classe,
a una

demitizzazione cui molto aveva giovatola lezione crociana; per


Corradini non esisteva una di problemi,
gerarchia non aveva

alcuna seria portata neppure l'osservazione dei successi del-


l'amata-odiata Germania, non aveva senso neppure la lezione
dell'operosit
tedesca;non il capo che i vinci-
glipassava toriper
di Sedan che occupavano i territori al di sotto dei Tropici
erano alimentati da altro cibo spirituale che quellodel patri-
monio
di Greci e Romani e del Rinascimento. Anche quando
eglidibatteva problemiconcreti,restava l'inguaribile letterato
convertito a met.
A Corradini seguMaurizio Maraviglia, con una relazione
su Il movimento nazionalista e i partiti
politici ^^ Ricolle-

121
gandosialla situazione italiana dopo Adua e dopo la liquida-
zione
di
politica Crispi, egli boll la di
politica pavidoracco-
glimento

ch'era seguitaalla sconfitta africana, vera e propria


depressione d'energia e di sentimento collettivo , crazione
consa-

di fronte a tutte le nazioni della nostra onta della e

nostra impotenzaassimilazione rapida e


e da
tranquilla
parte di tutto il popolo italiano d'una grande vilt, la quale
doveva immancabilmente portare nella nostra vita pubblicaal
trionfo di sistemi e di metodi perfettamente antinazionali
conferendo l'iniziativapolitica
all'estrema socialista.La classe
dirigente
era stata assolutamente impari al suo compito: ogni
problema era stato di giustizia
posto sociale e non
in termini
di utilitnazionale; dall'estrema destra all'estrema sinistra non
esisteva in realt che un unico partito, cio il partitoriformista
che guardavaallo Stato all'organo della filantropia
come versale
uni-
. A tutto ci il nazionalismo intendeva reagire, non

gi come stato d'animo , ma come precisadottrina che si


contrapponeva alla classe,al sindacato, alla regione,allo spi-
rito
di campanile. Il punto di partenza era il principionazio-
nale,
la forma cio pi concreta di solidariet umana che
esiste . Contrappostaalla nazione disse Maraviglia la
solidariet di classe altro non che una astrazione,la quale
concretamente si risolve nella solidarietdel sindacato o meglio
di sindacati antagonistici,e questinella aggregazione meccanica
d'interessiindividuali che mai si fondono per dar luogo a un
interesse Occorreva dunque restaurare...
comune. l'imperio
pieno e incontrastato dell'idealitnazionale . Il nazionalismo
non poteva perciessere solo una scuola,ma doveva diventare
un partitoanche se, per ora, non si poteva concordare un pre- ciso
programma ^. Da tutto un di
complesso divagazioni riche,
gene-
nella relazione Maraviglia risultavanochiari alcuni punti.
In primo luogo il nazionalismo si distingueva
daglialtripartiti
e movimenti politici perch questifacevano coincidere l'inte-
resse
nazionale con la somma degliinteressi particolari,
pendo
conce-

la nazione come un aggregato inorganicodi uomini,


una semplicesomma di egoismiindividuali , mentre esso deva
ve-

nella nazione un'entit sociale organica,con vita ed


interessi propri e pensava quindiche il benessere
il po-
tere e

di una classe o meglio della maggior parte degli individui


che compongono una classefosse transeunte e chi invece la po-

122
tenza la prosperit
e d'una nazione erano la formazione sociale
che resisteva o che pi resisteva al logoriodei secoli e alle
vicende dei rivolgimenti sociali. Da ci i nazionalisti rica-
vavano
quellache doveva essere la caratteristica del loro pro-
gramma:
la tutela e l'incremento degliinteressi nazionali
puri. L'azione dello Stato,che era l'organo al qualeera affi-
data
principalmente la cura degliinteressi nazionali,
veniva
quindiconcepita come un'attivit di diritto e di forza del-
l'intera
corporazionenazionale . Distruggerein noi cluse
con-

Maraviglia ogni possibilit


di ribellione,sia pure sol-
tanto
intenzionale,all'imperio dello Stato e tenere mente
costante-

pronte le armi per poter quand'occorra imporre la vo- lont

di questi agliestranei, pertanto la condizione prima


ed unica per restituire alla nostra vita nazionale la forza neces-
saria

per perfezionarsi ed ampliarsi. Noi quindidobbiamo siderare


con-

e ridurre tutti i problemi della vita italiana,qualiche


siano i loro scopiimmediati ed apparenti ed i loro riflessitec-
nici

e sociali,
a due fra
grandiproblemi loro intimamente con- nessi

ed interdipendenti: un problemadi ordine e di disciplina


interna ed un problema di guerra... Noivogliamo che l'idea
della guerra entri nell'animo del A questo fine noi
popolo...
dobbiamo tendere mediante un sistema di mezzi intesi a rav-
vivare

e rafforzare nel paese la coscienza civica e la coscienza


bellica,che sono le due manifestazioni pi concrete della
coscienza nazionale .
Sighele
parlsu Irredentismo e nazionalismo ^ e distinse

subito tra un irredentismo semplicistico e impulsivoche signi-


ficava
guerra all'Austriaper Trento e Trieste,e un irredentismo
pi positivo, consistente nella difesa della nazionalit italiana
nelle province irredente. Per far questo, occorreva in primo
luogo rendere pi profondala conoscenza di queste province
per ovviare alla vergognosa ignoranza dello spirito
pubblico
italiano;poi, occorreva della
persuadersi necessit di scuole
italianenel Trentino e nella Venezia Giulia,dell'urgenza d'op-
porsi all'invadenza delle societ pangermanistee panslaviste e
di lottare con esse a colpidi denaro, di potenziareistituzioni
com.e la Dante Alighieri e la Trento e Trieste , che ave-
vano
bilanci irrisoriin confronto di istituzioni tedesche dai com-
piti

pi limitati: noi dobbiamo considerare le provinceirredente


come una proprietnostra in usufrutto altrui: e guardare che

123
non ce la sciupinoe non la snaturino. Questa per ora

la guerra che noi vogliamo... . Sighelerichiam la necessit


di essere prontiper il giorno in cui presto o tardi, ma mancabi
im-

il principiodi nazionalit avrebbe vinto in


Austria il principiodi autorit,ma pronunci sui pro-


non si blemi
della politicaestera e delle alleanze.Fu, questo, compito
di Federzoni ^, che non pose alcun problema di sostanza e

afferm che non si trattava di porre in discussione i concetti


direttividella politica estera italiana,bens di mutarne i modi.
L'Italia, sino al 1896, aveva avuto una sua politica estera: si
poteva anche discutere, osteggiare questa politica, ma una tica
poli-
esisteva e la genesi storica della Triplice non poteva
esser revocata in dubbio. Dopo Adua, per,era venuto ilbiso-
gno
di raccoglimento e il desiderio di quiete,e l'Italianon
aveva fatto che ondeggiare fra la timida propensioneverso
le cos dette nazioni liberalie l'asservimento ai due imperi
e, cadendo nelle reti della diplomazia inglese ^',non aveva svolto
altra azione se non quelladi fronda antitriplicista senza n
il coraggion la possibilitdi togliersi dalla Triplice
. liazione
L'umi-
del 1908 era stata il frutto di questa povert d'inizia-
tiva,
e da allora ci si
finalmente accorti che l'Adriatico non
era

apparteneva piin militarmente n economicamente all'Italia.


Nello scacchiere dei Balcani afferm Federzoni
noi

abbiamo avuto ancora e sempre scaccomatto dall'Austria; per


altro,se questa... volesse turbare il gi instabile equilibrio
l'Italianon
dell'Adriatico, potrebbenon cercare la propriasal-
vezza
nelle armi... gliinteressi politicidell'Austria e dell'Italia
nell'Adriatico non solo si contrastano, ma necessariamente si
escludono. A chi per suggerivadi uscire dalla Triplice, e di
avvicinarsi Federzoni
all'Intesa, opponeva che tale passaggio
provocherebbela grandeconflagrazione da quarant'annitemu-
ta

: rimanere dunque nella Triplice si doveva, ma in parit

di condizioni e di reciprocotrattamento , non di dipendenza


di clienti verso padroni. Il carattere difensivo dell'alleanza
concluse
non costituisce per s nessun
impedimento
all'ipotetica risoluzione per le armi di un conflittofra Austria
e Italia e il problema si riduceva tutto a essere
forti, cos

da potere scegliere, quanche [fosse] fra l'alleanza e l'inimi-


cizia,
fra la pace e la guerra .

La relazione su La politica
economica della grandeItalia

124
inazione del personale di piazzarei prodottiindu-
incaricato striali
sui mercati esteri e premessero per lo sviluppodi una
adeguataflottamercantile e per l'adozione di tariffedi trasporto
semplici
e pratiche sul tipodelle Schnitt-frachtzatze. La dire-
zione
dell'espansioneeconomica italiana doveva essere il Le-
vante,
dove bisognavapenetrare anche attraverso una adeguata
bancaria. La potenzialit
organizzazione non mancava: quel che
mancava era la spinta,la conoscenza delle opportunit, la
visione integrale dei nostri interessi , un metodo e un gramma
pro-
^.
Gli interventi nella discussione di queste relazioni, e di
quellidi L. Villari ( Il nazionalismo e l'emigrazione ) e di
M. P. Negrotto ( La preparazionemilitare ), furono rivela- tori
di profondicontrasti. A parte la questione, in fin dei conti
marginale, della pregiudiziale monarchica,combattuta dal pur
monarchico Giovanni Borelli, da Valli e da Rivalta, e fatta
valere non solo nella circolare di convocazione,ma anche du-
rante
il convegno specialmente da Carlo Sardi e da Vittorio
Vettori,la stessa del nazionalismo risultava non
concezione
univoca. Corradini aveva s, nella sua relazione,accennato
all'imperialismo,ma nel dibattito furono avanzate forti riserve,
tanto che l'ordine del giorno Corradini-Maraviglia non ne fece
parolae alcuni imperialisti
, come Dal Lago, di Treviso e

Riego Girola protestarono e dichiararono di votare in favore,


ma con l'intendimento di dare all'ordinedel giorno un carat-
tere

nazionalista imperialista ^\ e riserve simili avanzarono


anche Goffredo Gobbi e Alfredo Pompili e Mario Viana e
suoi amici; Agostino Savelli ed Eugenio Coselschi votarono
contro per motivi esattamente opposti.Insomma, l'ordine del
giorno pi importantedel fu il frutto d'un grosso
convegno
compromesso nel qualeMaraviglia e Corradini dovettero cedere

nei confronti deglielementi piimoderati: non solo in esso non


ma, in virtid'una
v'era traccia d'imperialismo, precisarichiesta
di Arcari,Valli e Castellini, alla riprovazione della politica
di raccoglimentoe di riformismo sociale fu sostituita una
presa di posizionecontro la politica di pavido raccoglimento
ed intesa alla soddisfazione di interessi particolari
^, che era

formula estremamente genericae sulla quale tutti potevano


essere d'accordo. Sul problema della politica
estera e delle
alleanze,
Federzoni aveva posto il problemadel mutamento di

126
tono, ma aveva aperto qualchespiraglio
anche sulla eventua-
lit
di non rinnovare la Triplice: Naldi, nella discussione, si
spinse fino a dire: noi abbiamo il germanesimo che pi ci
minaccia e ci stringe. Lo slavismo pu aiutarci ^^ e present
un emendamento al relativo ordine del giorno compilato da
Arcari e Federzoni,nel quale si dichiarava che una rinnova-
2one dell'alleanzacon l'Austria-Ungheria
non corrisponde
n
ai sentimenti n agliinteressi reali d'Italia; e Federzoni do-
vette
intervenire a spiegareche tutto ci poteva esprimere
un' ulteriore
aspirazione e che era bene ci fosse anche una
minoranza. Gli interventi in materia di politicaeconomica rono
fu-
ancora piidiscordi e Bellonci parlcon notevole violenza
contro la politicaprotezionistica e contro quellariformistica,
e denunci la collusione tra il protezionismodella borghesia
industriale e il cooperativismo proletario; Caroncini disse,con
non minore energia, che il sistema protezionista era il maggior
impedimentoallo sviluppoindustriale italiano, e il suo discorso
fu ripetutamente interrotto da Vettori;Borelli spezz anche lui
una lancia in favore del liberismo e Naselli constat: Evi- dentemen
il Congressonon preparato [a discutere di poli-
tica
economica] come non preparata nemmeno l'Italia. Ri-
sultato
un ordine del giorno Palazzoli De Frenzi mise la -

sospensivasulla scelta tra protezionismoe liberismo e rimand


tutta questa materia all'esame e alle decisioni del prossimo
congresso. N a pi preciseposizioni port la discussione della
relazione Sighele. Rivalta e Federzoni, con accenti diversi,marono
richia-
al dovere di non compromettersicon iniziative avven-
tate;

ma il primo invit a non discutere neppure di Trento


e Trieste ( Non discutete su questo argomento; ci che qui
potrebbeessere retorica,di l profondo dolore ), mentre
il secondo distinse, quanto al problemadelle terre irredente,
tra posizionedel governo e posizionedell'opinione pubblica:
e anche in questo caso, l'ordine del giorno votato fu estrema-
mente

generico'^*.
Insomma, si verificuna sfasaturatra gliordini del giorno
votati e le relazioni: solo cos pot essere fondata l'Associa-
zione
Nazionalista Italiana, la qualenacque sotto il segno d'un
equivoco compromesso, del resto denunciarono qualche
come

tempo dopo anche alcuni nazionalisti e soprattutto Viana, il


quale scrisse che quel che era il nazionalismo nessuno l'aveva

127
capitobene, tanto meno i dabbenuomini convenuti a Firenze '^
I risultatidel convegno fiorentino furono dunque quanto
mai vaghi: il movimento nazionalista non ne usc con una

fisionomia definita.Accolta la pregiudiziale monarchica;il pro-


blema
della guerra restava indefinito tra la concezione nazio-
nale-irrede
di Sighelee quellaimperialista di Corradini;
in politicaeconomica restavano impregiudicate le impostazioni
liberista e protezionista; all'irredentismo di Sigheleveniva
messa la sordina. Nella stessa casa continuarono a vivere sino
al 1912 Arcari e Coppola,Rivalta e Federzoni,Sighelee Cor- radini.

4. L'occasione libica

due anni che passarono tra il I e il II congresso nazio-


Nei nalista
avvenne il fatto capitale della guerra libica: il primo
conflittoche l'Italiaaffrontasse da sola dal momento della sua
costituzione unitaria. Esso fu la grandee davvero non sprecata
occasione dei nazionalisti, il fatto che determin il loro serio
inserimento nel tessuto della vita politica italiana.Si sa come
andarono le aUe pacate decisioni giolittiane
cose: si sovrappo-
sero
il rumore delle Canzoni dannunziane e il fragore naziona-
lista
e futurista;la voce dimessa di Pascoli ebbe un'impennata
concorrenziale (e decisiva per destini poetici)
i suoi verso il
suo, per allora,minore fratello,e la pacificaItalia giolittiana
scese in campo stranamente accompagnata dai fantasmi dei
legionari romani di Scipionee da quellidi Erodoto e Plinio
che furono suscitati a consacrare con la loro autorit (oppor-
tunamente
la
manipolata) feracitdella quarta sponda.Si veri-
fic
una sorta di appropriazione indebita della guerra e l'ine-
briamento
tocc punte estreme non solo di retorica. Il solito
Corradini,inarrestabile,
minacci un'azione estremamente

anche contro
rivoluzionaria, cose e persone che ora non si
nominano , vale a dire contro la monarchia ed il re '^.A que-
sta
"
campagna per l'impresa libica aveva partecipato in prima
linea un settimanale uscito da poco, V Idea Nazionale , ch'era
destinato a divenire il fogliopiirappresentativo e pi impor-
tante
del movimento nazionalista. Il gruppo di redattori era
costituito da Corradini,Maraviglia, Federzoni,Coppola,For-

128
ges Davanzati: un'equipeche,nonostantela diversa provenienza
ideologica e politica,
nonostante la differente preparazione turale
cul-
dei suoi componenti, si ritrovava cementata da alcune
fondamentali esigenzee soprattutto dalla volont di dare al
nazionalismo un programma politicopreciso,tale che trasfor-
masse
il movimento in un'elite capace di agirenon solo in fun-
zione
d'una genericaripresanazionale, ma in una ben indivi-
duata
direzione lungo la quale forse si sarebbero persimolti
amici, ma i seguacisarebberopi forti e piisicuri. Di
stati

questo gruppo, Corradini restava l'oracolo: ma accanto a lui,


apparivanoin posizionedi rilievo il duttile Federzoni,un tec-
nico

delle questioniinternazionaliqualeCoppola,un transfuga


del sindacalismo come Forges dotato d'un consequenziario trinaris
dot-
girondino''^
e un di penna
pubblicista facile e bril-
lante
come Maraviglia.
Fu appunto attornoall'Idea Nazionale che conversero
tra il 1911 e il 1912gliuomini destinati a dar vita al vero e
proprionazionalismo politico italiano;e fu propriosulle impo-
stazioni
politiche e dottrinarie di questo gruppo che avvenne

la prima chiarificazionein seno al movimento.


La posizionedeU' Idea Nazionale fu sino all'inverno 1914
una posizionepiuttostoequivoca dal punto di vista delle sue
relazionicon l'Associazione Nazionalista Italia.Il giornale non

fu mai organo ufficialedell'associazione, ma era indubbiamente


l'organoche polarizzava attorno a s il maggiore interesse dei

nazionalisti e dei loro avversari,specialmente tenendo conto


che i suoi redattori facevano tutti parte del Comitato centrale
eletto a Firenze '^ e che tre di essi (Corradini, Federzoni e Ma-raviglia
erano poi stati nominati membri della Giunta esecu- tiva

di cinque persone ^, della qualeGiunta dunque costitui- vano


la maggioranza.Qualche tentativo per dare al giornale
una veste di ufficialit
si ebbe nel marzo 1911, ma fu respinto
anche per l'intervento deglistessi redattori, i qualievidente-
mente
intendevano mantenere la pi completalibertdi mano-
vra.

Assumere V Idea Nazionale ad organo dell'Ani signi-


ficava
dover farle seguirel'indirizzopolitico fissatodai delibe-
rati
congressuali e alla cui realizzazione avrebbe dovuto prov-vedere
il Comitato centrale; ci implicava anche la possibilit
d'un controllo sulla linea politica del giornale e, per quanto
il gruppo deir Idea Nazionale potesse contare in seno al

129
Comitato centrale pieno di
sull'appoggio uomini come Alberto
Musatti, Livio Marchetti,P, L, Cechini, era pur vero che
diversamente orientata era una cospicua parte del massimo
organo della Associazione Nazionalista (Arcari,Campodonico,
Limo, Picardi,Rivalta,Sighele, Valli).In una delle prime
riunioni del Comitato centrale, Federzoni,Corradini e Mara-
viglia
votarono perci contro l'inopportuna e importuna pro-
posta
di Musatti di dare carattere ufficialeall'Idea ^* e alla
fine del marzo 1911 si poteva leggereun chiaro avviso sul
carattere di organo del tutto di gruppo che il giornale deva
inten-
mantenere ^^ In sostanza si potrebbedire che la vita in-terna
dell'Associazione Nazionalista Italiana,tra la sua fonda-
zione
e lo scoppiodella prima guerra mondiale,sia stata zialmente
sostan-

caratterizzata da una discussione politico-ideolog


guidatae imposta dal gruppo deir Idea Nazionale e da una
serie di iniziative promosse da questicinque uomini che gi
alla fine del 1912 erano riusciti ad elaborare una piattaforma
politica a bbastanza chiara compiendo una drastica operazione
di chiarificazioneteorica e pratica.
Il compromesso realizzato a Firenze aveva consentito s la
fondazione dell' Ani, ma aveva nello stesso tempo posto l'esi-
genza
di un chiarimento di fondo circa i rapportidel nuovo
movimento conpartititradizionali.Esclusa preliminarmente
i
la possibilit
d'un qualsiasidialogo con il socialismo,
restavano
da definire nazionalista nei confronti dei
l'atteggiamento vari
gruppi liberali,radicali,
cattolici,democratici e le concrete
prese di posizione riguardoai problemidi politicaestera. Lo
sviluppodell'Associazione sembrava promettente e una rapida
scorsa alle notizie fornite dall'Idea Nazionale mostra come

nel gennaio 1911 gi fossero organizzati i gruppi di Milano,


Genova, Firenze e Venezia; nel febbraio sorgevano gruppi a
Rieti,Roma, Intra,Pisa,Arezzo, e a marzo gi costituiti
erano

o in via di costituzione i gruppi anziani o giovanilidi Tivoli,


Napoli,Empoli,Bari, Antrodoco, Torino, Lucca, Perugia,Ma- cerata,
Parma, Sulmona e Aquila;tra l'aprile e il maggio era
la volta di Palermo, Ancona, Cortona, Macerata, Savona, Co- senza,
Perugia,Gonzaga,Verona, Velletri, Ferrara,La Spezia,
Padova, Bologna,Bergamo, Sarzana,Siena,Udine, Pesaro, Pon-
tremoli,mentre tra il giugno e il dicembre si organizzavano
i gruppi di Catania,Siracusa, Girgenti, Reggio Emilia,Trapani,

130
Genzano, Forl,Viterbo, Pistoia,Livorno, Sora, Faenza. N
mancavano le iniziative di fondazione di gruppi all'estero,
che
ne sorgevano a Valparaiso, a Buenos Ayres,a Tunisi,a Ben-
gasi,a Tripoli,a Malta. Alla fine dell'anno,l'Associazione
Nazionalista Italiana poteva considerarsi abbastanza diffusa in
un ambito prevalentemente centro-settentrionale, ma con punte
anche nel Sud. Le forze dei gruppi non sono determinabili,
ma in taluni casi si ha notizia di iscrizioni d'una certa entit,
come nel caso del gruppo giovanile romano che nel novembre
veniva fatto ascendere a un complessodi 450 iscritti; per la
costituzione di un gruppo, secondo disposizioni emanate dal
Comitato centrale nel marzo 1911, si richiedeva l'adesione di
almeno 15 persone e il criterio di reclutamento era estrema-
mente

ampio, giacch, a parte le garanzie di specchiata lit


mora-

, potevano iscriversi all'Associazione Nazionalista tutti


coloro che qualunqueprincipio politico o religioso professino,
ponganogliinteressi della Nazione al di sopra di ogni interesse
particolare,
corporativistico, confessionale, di religione o di
classe . Con un presupposto cos elastico, era chiaro che si
intendeva mietere iscrizioni nel vasto campo che andava dalla
destra liberale ai radicalie ai democratici; sembravano doversi
escludere socialistie cattolici.In tal modo, nella prima fase
di vita dell'Associazione Nazionalista, fu possibile ogni pi
strana convivenza. A Milano,
esempio, erano
per iscrittiDino
Giulio Bergmann, Tommaso
Alfieri, Borelli,Luigi Siciliani,
Marco Praga, Paolo Arcari,Luigi Valli,Gualtiero Castellini,
Gian Pietro Turati; a Roma erano nazionalistiAlberto Caron-
cini e Livio Marchetti,a Venezia risulta tra gli iscritti un
avvocato israelitadi larghepropensioniradicali come Raffaello
Levi: un panorama di uomini e di tendenze estremamente vario
che poteva spiegarsi soltanto con l'estrema genericit postazione
dell'im-
pohticadella prima Associazione Nazionalista Ita- liana
^. La responsabilit
e il merito della decantazione po-
litica
e ideologica
spett al gruppo dell'Idea Nazionale ,
che sin dai primi numeri enunci i motivi fondamentali della
propagandanazionalista.Non erano idee nuove: Corradini le
aveva gi svolte ampiamente in tutta una serie di articolie di
discorsi;ma a Firenze aveva dovuto mettere la sordina a certi
temi particolarmente scabrosi.Proprio nel numero inaugurale,
la presa di posizioneantidemocratica era ben chiara in un

131
articolo dedicato ai progettidi riforma elettorale: Riforma
significaormai dedizione. Dedizione progressiva e pusillanime
dello Stato alle progressiveed incalzanti pretese popolaresche:
dedizione dei poteridello Stato ai partiti popolari, dedizione
dei danari dello Stato alle classi popolari organizzate. Significa
deviazione dello Stato dalle sue naturali funzioni di soldato,
di gendarme,di diplomatico, di giudice,per farsi via via, ogni
giorno pLiesclusivamente, interpretee ministro della sacra e

sovrana volont popolare,,Significa progressivarinuncia da


.

parte dello Stato alla continuit ed alla virilitdella sua azione


internazionale,.,in omaggio alla vittoriosa retorica umanitaria
e democratica. Significaprogressivoabbassamento per opera
nazionali sino alla torbida ed
dello Stato dei valori gerarchici
imbecille anarchia del comizio e della piazza ^^ Non meno

esplicito era l'indirizzoassegnato alla politica


estera: La Tri-
politania il fulcro della politica
estera italiana proclamava

il titolo d'un lungo articolo dell'8 marzo nel corso del quale
si voleva mostrare come almeno dal 1882 tutta la politica
estera italianafosse stata dalle preoccupazioni
dominata medi-
terranee
conformemente ai suggerimenti bismarckiani del 1866,
e si giungeva alla conclusione che per la Tripolitania l'Italia
aveva dato un'impronta pacifica alla Triplice, la aveva anzi
svalutata ed aveva creato tutta una situazione internazionale
che racchiude [va] un gran pericolo di guerra con l'Austria ,
l'aspetto
Ma indubbiamente pi interessante restava quello
della discussione sulla politica
interna,nel qualesettore si po-
neva
il problema,ormai da pi particonsiderato, del rinvigo-
rimento
del partitoliberale.Tutte le forze politiche italiane
scriveva Maraviglia, semplificandoallabrava la realt del paese,
gravitanoattorno al partito
clericalee al partitosocialista,
entrambe
ora, queste forze sono per definizione incapaciad
intendere e a realizzareuna politica veramente nazionale...La
loro attivit non al servizio della loro patria,
ma di un'altra
mta che si proiettasulla loro coscienza dal remoto passato
o dal remoto avvenire , Il rimedio a questa avanzata nerazio
dege-
era duplice:in primo luogo, la ricostituzione di
una forza e di un partitolealmente conservatore, cio di un
partitoche difenda senza ripostemire reazionarie, ma senza

debolezze ed esitazioni, lo status quo da ogni conato di inno-


vazione
, poi l'emancipazione delle forze liberali e demo-

132
elementi talida destare a destra un allarme assai vivo. Proprio
nei giornipiilaboriosidella crisi ministeriale veniva reso noto

lo statuto dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana e i naziona-


listi
non indugiavanoa porsi il problema del significato che
avrebbe avuto una massiccia azione elettorale delle forze cat-
toliche

operantisecondo le direttive vaticane. La vilt degli


elementi liberaliaveva fatto s che la causa del partitocatto-
lico

sembrava coincidere con la causa della libert: catto-


lici

e nazionalistipotevano s concordare contro la sopraffa-


zione
bloccarda , ma andava ben precisato che lo Stato libe-
rale
e laico era la forma politica per eccellenza ossia la forma
politica che megliodi ogni altra [poteva] garantireal nostro
paese un destino degno delle intriseche virt della sua te
gen-
^; e non mancavano neppure allarmi il
contro carattere
antinazionaledell'Azione Cattolica in pericolo Italia^\ Col
d'una conquistaclericaledello Stato,era dunque proprio l'ini-
ziativa
di Gallengal'occasione d'inserirsiattivamente nel gioco
politico
per mettere in crisi la largamaggioranza giolittiana:
sintomaticamente,si salutava soddisfazione il discorso monopolio
con anti-
di Salandra ^^ Pii chiare cominciavano ad essere le
cose allorch si cercava di collegarsi
alla tradizione della Destra
storica attraverso un'analisi della politica cavouriana. Con
Cavour si leggevanel numero del 17
agosto dell' Idea
"

Nazionale "
il partitoliberale nazionale,

anzi nazionali-
sta...
. Cavour aveva compreso che, per la guerra all'Austria
e per l'unificazionenazionale, occorreva rafforzare e perfezio-
nare
le istituzioni liberaliche erano le sole a poter riscuotere
un consenso generale; ma la libert politica ed economica non

erano fine a se stesse, sicch Cavour poteva dirsi non nalista


nazio-
perchliberale; ma liberale perchnazionalista. Com- piuta
questa dei mezzi dai fini,si poteva giungere
resezione
alla seguente conclusione: Quanto alle tradizioni dell'antico
partitoliberale cavourriano, bisogna distinguere la sostanza
nazionale, che, meno la breve parentesicrispina, non fu con-
tinuata

da alcun altro gruppo o frazione liberaleed ereditata


oggi intatta da noi nazionalisti, dalla parte contingentepura-
mente
liberale e liberista,che... and a poco a poco sperden-
dosi...
sopravvivere
per solo in forma puramente ideologicanei
libri deglieconomisti puri e nelle agitazioni di qualcheraro
cenacoletto '^.

134
Non neppure il caso di soffermarsi
discutere questa a

peregrina interpretazione dell'opera politicadi Cavour, che si


voluta qui citare per render conto del modo in cui il nazio-
nalismo
operava il congiungimentocon la tradizione risorgi-
mentale;
ma di sottolineare come
varr la pena l'operazione,
per cos dire, di recupero cavouriano fosse analogaa quelladi
pi vecchia data del recupero e del restauro Crispino**.
L'impresadi Libia parve da un lato svuotare d'ognieffi-
cacia
il movimento nazionalista,dall'altro segnarne il primo
trionfo. In verit,Giolitti si era posto il problema libico con
molta concretezza sin dal momento della costituzione del suo
nuovo problemasi intrecciavano pressioni
ministero. Su questo
e realt eterogenee: fattori militari e diplomatici,qualil'occu-
pazione
francese del Marocco e il contrasto franco-germanico
ricatti di enti finanziari minaccianti tutela di sollecitareuna
sensazione del-
ai propri interessi africani;
austro-germanica l'orien
che cominciava a prender corpo nell'opinione
pubblicain senso favorevole alla soluzione del problema della
Tripolitania: Giolitti come sempre

aveva cercato di fare

interpret le varie tendenze e vide giustopoichl'impresa libica


riscosse l'adesione di gran parte del paese e isol l'opposizione
socialista.
Gli effettidella campagna libica'^ nei confronti del nazio-
nalismo
furono molteplici. Fu detto che con la conquistadella
Libia Giolitti aveva tolto il pane di bocca ai nazionalisti, e in

verit ci fu anche qualchenazionalista militante che condivise


questa opinione;ma la cosa era vera soltanto se si guardava
al nazionalismo generico, allanebulosa e vaga aspirazione a fare

qualcosain campo internazionale, alla vogliadi canalizzare


l'emigrazione non piiverso terre straniere. Diverse erano le
cose per se si aveva l'occhio alle gi accennate impostazioni
nazionaliste di politica interna. Su questo piano i nazionalisti
coerenti non furono affatto svuotati dall'impresa libica;
anzi da essa trassero motivo per un'ulterioreprecisazione
della
propria ideologia e per inserirsi con una certa autorit nella
concreta competizionepolitica. L'unit precariache era stata

messa in piedia Firenze fu sacrificata, ma l'AssociazioneNa-


zionalis
per ci stesso acquistin compattezza e in mordente.
Gi nell'ottobre1911, Castellini scriveva che il dibattito
in corso sui rapporticon glialtri partiti
non doveva restare

135
puramente teorico,ma che, al prossimo congresso nazionalista,
una forte maggioranza avrebbe dovuto sanzionare l'atteggia-
mento
di un'ala attorno alla quale si sarebbe realizzato il
concentramento di tutti i piidecisi : il nazionalismo come
semplicestato d'animo di reazione eccitatrice,come perpetuo
solleticod'incitamento [era] finito ed [aveva] lasciato posto
a un nazionalismo politico con un programma ben definito
nel qualeavrebbe dovuto prevalere l'elemento conservatore...
sull'elemento democratico ^. Era, questa, l'avvisaglia della
polemicache avrebbe condotto alla scissione dei nazionalisti
democraticidurante il congresso
del 1912; ma a parte
questo problema d'indole generale, un altro se ne afiacciava
con urgenza pi immediata. La leale adesione dei cattolici
alla guerra libica^ aveva fatto saltare una parte dello sto-
rico

steccato e, una volta rivelatosi possibilel'accordo tra


sentimento nazionale e cattolicesimo,si poneva in concreto la
d'una utilizzazionedelle forze cattoliche nella lotta
possibilit
contro i blocchi,in funzione antisocialista, antigiolittianae

antidemocratica.
La chiarificazionesull'essenza antidemocratica del naziona-
lismo
si imperni attorno a un volume che Sighelefece uscire
in imminenza del congresso previstoin
primo tempo per
un

il dicembre 1911 e poi rinviato dal momento che i piicospicui


rappresentanti del nazionalismo erano impegnati Tripolitania.
in
'*
In II nazionalismo e i partiti politici Sighelerifaceva la
storia del nazionalismo italiano e cercava di compendiarela
propriadottrina politica. Il principio scientifico cui si ap-
poggia
il nazionalismo dichiarava
il determinismo:

In tanto si pu essere nazionalistiin quanto si crede a certe


leggiereditarie che segnano per l'eternit ci che saremo e

dovremo essere e
chiedeva soccorso a Barrs per procla-
mare
che il nazionalismo non che l'accettazioned'un deter-
minismo
, concludere,nella parte pi propriamentepoli-
per tica
del volume, con l'affermare l'identitdei fini del naziona-
lismo
e della democrazia col porre sotto
e accusa l'indirizzo
conservatore e antigiolittiano che progressivamente zione
l'Associa-
Nazionalista Italiana aveva assunto specialmentea tire
par-
dal giornoin cui De Frenzi era andato a portare l'adesione
al gruppo dei giovaniparlamentari clericaloididi destra :
Attorno al nazionalismo si formato senza dubbio un nucleo

136
di spiriti indipendenti terminava Sighele

ma si for-
mato
anche, e soprattutto, un nucleo conservatore tare
parlamen-
. In verit era piuttostofacile smontare le sue tazioni,
argomen-
specialmente perch esse concludevano con
non rezza
chia-
e continuavano a ribadire l'autonomia del nazionalismo
dai partiti politici,anzi la sua superiorit rispettoai par-
titi,
a negare ogni equazione tra nazionalismo e partitolibe- rale,
a lasciare in sospeso ogni concreta definizione d'azione
politica.
Aveva buon gioco,per esempio,Maraviglia a notare subito
l'equivoco che si annidava nell'uso del termine democrazia ,
giacch esso poteva indicare un complessodi idee,di princpi,
di istituti giuridico-politici che ormai erano stati definitiva-
mente
assorbiti dall'organismo sociale, ma poteva anche indi-
care
determinate concezioni politico-giuridiche
cui si [attri-
buiva]
un valore assoluto e un'importanzadecisiva non tanto
sol-
nell'ordine politico,ma nello stesso ordine morale .
Chiaro che,nel primo caso, nessuno avrebbe potuto modificare
le istituzioni democratiche;ma tali istituzioni venivano nite
defi-
cos pi per storiche
alle loro origini
riguardo che alla
loro ed alla loro funzione attuale : la moderna scienza
natura

per esempio,nei riguardi


giuridica, dell'istitutoelettorale e di
quelloparlamentare, aveva sostituito alla figuradel cittadino
elettore-sovrano esercitante un suo diritto soggettivo, la figura
del cittadino esercitante una funzione pubblica. In sostanza, ai
tre postulati fondamentali della dottrina democratica vale

a dire: esistenza di dirittipubblici individuali, natura tuale


contrat-
della societ e dello Stato,sovranit popolare ildiritto

pubblico moderno portava una critica che si poteva cos riassu-


mere:
Il concetto dei dirittipubblici individuali puramente
arbitrario; la stessa esistenza dell'individuo isolato una pura
finzione...; i dirittiche spettano agli individui non possono
pertanto essere che dirittipositiviche lo Stato conferisceloro
limitando se stesso... La sovranit non spetta agliindividui,
ai quali,sia isolatamente sia universalmente, pu esserne ferito
con-

l'eserciziocome funzione pubblica,


una ma allo Stato
concepitocome persona distintadai suoi membri e qualetutore
non solo di interessi generalidei suoi membri attuali e futuri,
ma di suoi propriparticolari interessi ^. Maraviglia
non meva
espri-
certo idee peregrine,ma le conseguenze praticheche si

137
potevano da queste posizioni
trarre della moderna scienza giu-
ridica
^^
erano chiaramente delineate da Coppola in uno scritto
di notevole violenza polemicacontro quanticredevano di po-ter
decorare di nazionalismo illoro empiricosentimento patriot-
tico
o il loro vigileopportunismo politico , e dai qualiera
necessario nettamente Sigheleerrava
separarsi, radicalmente
nello stabilireuna relazione tra determinismo e nazionalismo,
tra la concezione positivisticae quellanazionalista, e con lui
sbagliavano anche i nazionalisti francesi che andavano a cer-
care

nel positivismogli elementi per la propria critica alla


democrazia. Coppola riconosceva la esattezza nel campo delle
pure di questicollegamenti,
derivazioni intellettuali, ma negava
che in campo praticoessi potessero essere utili; tuttavia, dopo
aver rimproveratoai francesi il loro errore, fondava tutta la
sua argomentazioneantidemocratica su motivi del pi puro
stile maurrassiano,per concludere, dopo aver differenziato la
democrazia del mondo antico '^ da quelladel mondo poraneo
contem-

sulla base degliantiteticiconcetti di libert e di glianza:


egua-
Il socialismo...non come pare a molti una cosa

diversa dalla democrazia. la democrazia stessa nel suo fatale


divenire: la concezione socialistadella societ umana altro non
che la democrazia assoluta ; cio,nel mondo contemporaneo,
la democrazia era una forma mentale individualista, egualitaria,
antimilitaristae anticlericale,
antiliberale, internazionalista,
ligiosa,
irre-
umanitaria e pacifista,e soprattutto disorganizzante
e per conseguenza antinazionale , e nella praticasignificav
i blocchi ^l
Altri come

il professor Setti concludevano con demica
acca-

banalit: evidente che se il nazionalismo vuole


...

la supremaziadella poHticaestera, che opera di fine diplo- mazia


e di alta cultura, non pu volere un governo di popolo,
cio di folla incolta e impulsiva ^^;
ovvero come Alberto

Musatti
con un'improvvisaimpennata classicista: Siamo
democratici? S, ma Pericle... ^^.
come

Sighelerisposeai suoi interlocutori con un articolo e con


una lettera diretta a Olindo Malagodi apparsisu La Tri- buna
del 7 e del 13 aprile 1912: non bastava continuare a
gridare Viva Tripoli! Viva l'esercito, tutti, certo, volevano
la grandezzadella nazione e in tal caso il nazionalismo non

era che il partitodella confusione e del pleonasmo;quelloche

138
importava era il metodo, e sul piano del metodo occorreva
separarsinettamente dal nazionalismo francese,del quale gli
scrittori deir Idea Nazionale volevano fare la brutta copia
italiana: non era apparsa proprio su questo giornaleuna tera
let-
di
Coppola al caro Maurras per instaurare anche in Ita-
lia
quel nazionalismo xenofobo eche una delle
antisemita
piaghedella nostra sorella latina ^"^PAvviato su questa via,
il nazionalismo aveva visto scemare i consensi ^^ ed allora si
era tentato di far macchina indietro temperandonegliultimi
mesi gliatteggiamenticonservatori-reazionari e proclamando,
sia pure a denti stretti,
che il nazionalismo intendeva valersi
delle vive correnti popolari per realizzare il suo ideale '^:
Sigheleprendevaatto di questo inizio di resipiscenza e tava
consta-
che esso sembrava dargli ragioneper aver scritto che il
nazionalismo morr se non sapr interessare il proletariato .

Evidentemente faceva piuttosto


a Sighele velo l'adesione popo-
lare
alla guerra libica;
o, per dir meglio, facevano difetto una

impalcaturaideologica e una direttiva d'azione precise, specie


in politica il
interna; suo nazionalismo non era altro che tismo
patriot-
potenziatomediante l'apporto delle classipopolari, senza

neanche quel qualcosa di pi che era


stata la peregrina
scoperta di Federzoni: non si poteva dar torto ai suoi sari
avver-

delle sue
quando essi glirimproveravanola genericit zioni.
posi-
Dove andava a finire tutta la teorica corradiniana, tutta
la polemicadal tempo del Regno in poi? Erano le basi
stesse dell'ideologia nazionalista che venivano negate perpe-
tuandosi
l'equivoco di Firenze, cio il compromesso che era
servito a raggruppare le forze piiinquietedella borghesia
attorno a una linea politica di energianazionale che Giolitti
sembrava aver messo in praticanell'autunno 1911. Se il nazio-
nalismo
si riduceva questo, evidentemente
a la politica del
quarto ministero giolittiano l'aveva sepolto. Si trattava per
di ben altro,e Sigheleera ancora nello stato preadamitico
da giudicare come reazionario ogni onesto e chiaro tentativo
di battere in breccia la stolida e opaca tirannide bloccarda...
sola rappresentante dei partiti democratici operantioggi in Ita- lia
. E proprioin funzione d'una politica antibloccarda l'Asso-
ciazione
Nazionalista Italiana aveva preso posizionesu un blema
pro-
di politica interna come quello del monopolio statale
delle assicurazioni: per il significato che esso assumeva, cio

139
per aver esso l'inizioconsapevole,
rappresentato volontario

di quellapolitica di socialismo di Stato,voluta dai socialisti,


accettata dai blocchi e... confessata apertamente politica di un
governo che riteneva con essa aprireuna nuova era tica
democra-
in Italia ^^. A Sighele non rest quindialtro da fare che
esprimerela propria amarezza: Io ho sperato e tentato di
condurre il nazionalismo per vie democratiche scrisse a
^^
Malagodi
: mi sono accorto che lo si vuole condurre per
altre vie: non mi resta che andarmene. Ma me ne vado anche
e soprattutto perchqueste altre vie non sono chiare ed aper-
te
; e confess di essersi in fin dei conti sentito sempre un

po' lontano dai nazionalisti^'".L' Idea Nazionale comment:


i tipicome Sighele lasciandoci ci fortificano.Noi abbiamo
bisogno di persone che pensano, non di pubblici schiamaz-
zatori
'".
Quali dovessero le prospettive
essere dell'azione
in concreto

politica pur tra notevoli incer-


nazionalista era dato di cogliere, tezze
^'^nell'autunno-inverno 1912 in imminenza del secondo
Congresso.Oltre all'allargamento del suffragio, il nuovo mento
ele-
che, in parte, per i nazionalisti,
mutava i termini della
situazione politica,
era dei cat-
rappresentato dall'atteggiamento tolici

nei confronti dell'impresa libica.


Il suffragiouniversale secondo Zanetti avrebbe con-
dotto

alla costituzione di due blocchi uno di sinistra, con

predominiodei socialistie mezzi di propagandamassonici;uno


di destra,probabilmente orientato intorno a un nucleo catto-
lico;

salva la formazione rivoluzionaria e


di due ali estreme,
clericale. Si poteva evitare questa polarizzazione di forze? S,
ma non attraverso una concentrazione liberale, dal momento
che il liberalismo era un ideale non pi sentito ed aveva rito
esau-

la sua funzione. Zanetti proponeva un'altra prospettiva:


Dare alla massa oggi amorfa e timida dei partitidi destra
una voce moderna e in un certo senso futurista;arruolare la
parte piiintelligentedella giovent e del popolo italiano...;
spostare verso di noi il centro, ideale e materiale, della massa
che gravitaoggi intorno al nucleo dei cattolicie che domani
cadrebbe irrimediabilmente nella loro orbita... Non domani,
ma oggi,nella incerta fisionomia delle forze conservatrici ita-
liane,
noi con un programma ben netto e un'azione vigorosa
abbiamo tutte le di divenire il nucleo
probabilit attivo e di

140
dai conservatori in quanto e perch,pavididi sognate cata- strofi,

o scendono a patteggiamenti senza dignit


o si chiudono
nella gretta ed egoistica difesa di interessi padronali
o ristretti.

Un terzo o.d.g.venne presentato dal gruppo dei redattori


dell'Idea Nazionale cui si aggiunseroCastellini,
Bellone!,
Zanetti,Minunni, LuigiVillari e altri.Esso individuava il com-
pito

specifico del nazionalismo italiano nell'opposizione alle

prevalenti forze disgregatrici rappresentate dai partitidemo-


cratici
e sociali e di qualunque altro partitoin cui quellesi
manifestino , e ribadiva i princpi di rigidatutela della

sovranit dello Stato che furono propugnatida tutti i grandi


politici da Camillo Cavour a Francesco Crispi. Ottenuta la
maggioranza da quest'ultimo o.d.g.,la scissione fu inevitabile.
Essa avvenne proprioalla prima occasione d'una concreta nizione
defi-
del
politica nazionalista e gliamici di Valli
movimento
e di Arcari non le ragionidel
furono reticenti nell'illustrare
loro abbandono. L'o.d.g. Forges-Corradini essi dichiara-
rono


non tanto per le sue espressioni
quanto per lo spi-
rito
sistematicamente antidemocratico
che gli dettero i suoi
sostenitori e per le direttive non meno antidemocratiche del
"
giornale L'Idea Nazionale che lo prepar e lo ispir
"

conduce il nazionalismo a divenire una tendenza conserva-


trice,

riportandoloe travolgendolo nella lotta di classe e fa- cendo


opera di disgregazione anzich di unificazione dello spi-rito
nazionale . Si chiariva l'equivoco fondamentale; il nazio-
nalismo
sino ad ora era stato piiche altro uno stato d'animo,
l'espressione d'una multiforme insoddisfazione di vecchia data
che stava giungendoalla propriamaturazione; ora il rinnova-
mento
si chiariva possibile in due direzioni: una cratica,
antidemo-
sostanzialmente sovversiva,che vedeva nel socialismo
e nella democrazia elementi di disgregazione; l'altrache faceva
ancor credito alla democrazia politica,anzi ne riconosceva l'in-
dispensa
funzione per la stessa difesa degliinteressi nazio-
nali,
e vedeva nelle organizzazioni
operaieun mezzo di forma-
zione
di coscienza politica.
Ma anche nei problemidi dettaglio emergevano tive
significa-
differenze.Per esempio,sul problema della scuola,mentre
l'Arcari parlavageneralmentedi educazione del sentimento
nazionale , Marchetti, Varisco e Romeo Gallengaaccennavano
alla educazione civilee militare della gioventi e ai rapporti

142
tra scuola ed esercito; il problemamilitare era per De Prosperi
e Federzoni da impostarein funzione degli obiettividi espan-
sione
e di dominio e in rapporto alla potenzialitdemografica
del paese. La novit maggiore fu tuttavia l'o.d.g. antimassonico
di Saporito e Bellonci il qualeera abbastanza chiaro soprattutto
attraverso una successiva chiosa Federzoni-Corradini. L'oppo- sizione
alla massoneria era proclamata in virt della sua opera
per natura essenzialmente internazionalista e per il fatto
che essa, nella praticapolitica italiana, si esplicava costante-
mente

nel promuovere e cementare i blocchi radico-socialist


la cui azione si dimostrata essenzialmente disgregatrice nella
vita nazionale ; il nazionalismo era irriducibilmente opposi-
tore
della degenerazione bloccarda e massonica della demo- crazia
. Lecollateralidichiarazioni di non volere avversare,
ma promuovere il progresso materiale e morale non potevano
ingannare nessuno e tanto meno i dissidenti.
Arcari,rispondendo all'invitoa ritirare le proprie dimis-
sioni,
chiariva: come nazionalista vivente in Italianel secolo
XX, io mi debbo domandare con chi questo bene totale della
nazione si debba promuovere, se col concorso del popolo o
senza di lui. Si pu pensare che il popolosia sempre un mino- renne
e che il paese in cui esso e la sua prosperit sono presi
com-

non possa essere guidatoche da una minoranza educata


per nascita e per censo al concetto ed alla responsabilit del
dominio. Costruzione sociale intimamente seria ed altamente
rispettabile.Ma avrebbe dovuto la maggioranzadel Congresso
dimostrarmi che essa superioread ogni altra, che essa sem-
pre

necessaria, dimostrarmi soprattutto come la si possa oggi


Se
ripetere. questa visione e questo propositomancano, non

resta che la democrazia,che il bene della nazione ottenuto col


concorso e col consenso del popolo.E, restando solo la demo-crazia,
non resta che di propugnarne la distinzione e di assu-
merne

la difesa contro quelliche tentano il monopolio,che di


svolgernecompiutamente l'organismo, che di assisterla con
amore nella disciplina, nel possesso, nell'attuazionedi se stessa,
che di essere democratici, insomma. Non resta che di com-
prendere

nella politica della democrazia sociale che il libe-



ralismo
economico al potere ha tentato di vezzeggiareo ha
voluto misconoscere
quellaorganizzazione di classe che un
indirizzo di governo ristretto alla sola difesa della libert del

143
lavoro, stato impotente a distruggere ed insipiente
a nare,
domi-
che si ha da rendere invece sempre pi complessae per-
fetta,
perchuna solida-
disciplina,
perchda disciplina
nasce riet
ne insegnaaltre pi vaste, perchil vincolo di classe o
prepara a sentire quellonazionale. Coll'irresolu-
di professione
tezza praticanell'avversarela democrazia,colla timida
teorica e

nel subirla,
rassegnazione che furono la caratteristica del Con-
gresso,
ilnazionalismo si asservito a quelvago astioso e scon-
troso

malcontento per l'avanzarsi delle classiinferioriche ser-


peggia

oggi nella borghesiadisorientata e che ha la sua con-


danna

in questo: di non essere fattivo,di non condurre a


niente,di non promettere niente .

Non aspettare il dopoguerraper trovare


occorrer la defi-
nizione
del nazionalismo come ideologiapiccoloborghese.
L'Arcari,del resto, per parte sua, troncava una relazione che
la stessa sua provenienza ideologicarendeva impossibile: egli
aveva fatto parte, assieme a Filippo Meda, del gruppo milanese
gravitanteattorno a don Alber tarlo,che si era battuto per lo
sganciamentodei cattolicidai liberalidi destra;e del resto,
nel 1911, aveva scritto un significativosaggio su La patria
"^
nelle dottrine e nella coscienza italiana contemporanea che
poneva in chiaro l'essenza e i limiti del suo nazionalismo ,
ma era ricco di acute osservazioni di intonazione schiettamente
liberale e di aperture ideologiche di un certo ampio respiro.
E con lui un altro i l
dimissionario, Sighele, uno
in scritto del
1909 "', ristampatoin volume poco prima del Congressodi
Firenze, discorrendo di nazionalismo italiano e nazionalismo
francese aveva firmato la sua visione non molto precisa, ma

generosamente ingenua. In Francia


aveva scritto
per
allo
ragionipeculiari stato attuale della
politico la
repubblica,
parolanazionalismo sinonimo di partitoretrogrado, clericale,
antisemita,legittimista
; Barrs restava un maestro come sofo
filo-
artista,ma
e diventava un avversario,un nemico
quando si erigevaa paladino di certe cause che noi arrossi-
remmo
a difendere . In Italia, per lui,il nazionalismo non era

e non poteva non essere per fatalitstorica e per ragionidi


ambiente,che un partitoliberale, sinceramente e audacemente
liberale, che [voleva] risvegliare le addormentate energienazio-
nali,
e indirizzarle tutte nei commerci, nelle industrie, nelle arti,
nella scienza,nella politica, al fine unico della grandezzadella

144
, dichiarazione,
patria questa, un po'equivoca,
ma, per la buona
fede che la sorreggeva, certo ben lontana dalle posizionidel-
l' Idea Nazionale .
Il Congressodi Roma "* consum dunque, sulle
di orme

Corradini,sempre grande nume, la separazionedel nazionali-


smo
dalla democrazia: restava tuttavia ancora un'aliquota di
liberalismo, data l'equivocit delle tendenze che si assumevano
sotto questa denominazione.
Gli ordini del giorno approvatifacevano saltare l'equidi-
stanza
tra socialisti
e clericalied offrivano a questiultimi l'offa
della pregiudiziale antimassonica "'. Le discussioni che segui-
rono
in seno ai gruppi non furono meno vivaci di quelleche
^^
avevano preparato il Congresso e la conseguenza immediata
fu l'apertura del dialogocon in previsionedi una
i cattolici,
alleanza sul piano elettorale^^\
Ai primi di gennaio Coppola ribad la vecchia idea del
carattere storico ideologico
e non dell'anticlericalismo
zionalista
na-

e gett primo ponte per una possibile


il intesa tica.
poli-
In Italia non esisteva alcun serio clericale,
pericolo ma,
al contrario,proprioun pericolo costituito dall'anticlericalismo
che ipnotizzava all'internola nazione distogliendola dai grandi
e vitali problemi; ancor piigrave era il fatto che l'anticleri-
calismo
attuale era soprattutto anticattolicismo, e fare dell'anti-

cattolicismo in Italiaera un'aberrazione.


semplicemente Di pi:
Coppola,dopo aver del cesimo
scritto che intendeva
parlare cattoli-
in quanto religione che ha in Italia un valore assolu-
tamente
analogoa quellodel Buddhismo al Giappone o del- l'Islam
nell'ImperoOttomano , sentiva il bisogno di
impostarela discussione su un piano pivigenerale; sapeva bene
che i princpi per i cattolicirivestivano sempre un'importanza
notevole e tornava quindia motivare, con l'ormai scontata

argomentazione,le ragionidella nuova incipienteoperazione


*^.
politica
Gi nell'agosto 1912 i clerico-moderati, per la penna di
Meda, avevano preso posizione nei confronti del nazionalismo
nel senso di una netta chiusura ideologica per la impostazione
materialistica, per l'apologia della violenza e dell'imperialism
ch'erano alla base della concezione nazionalista;
ma, se sul
piano ideale Meda giungeva a conclusioni particolarmente
gravi'^^egliammetteva tuttavia che anche sul piano dei prin-

145
dpi potevano verificarsitalune coincidenze, per esempio, sulle
questioni riflettentila superiorit dell'interessenazionale sul-
l'inter
di classe,
e la preminenza per uno Stato, dei pro-
blemi
esterni su quelli interni . A met gennaio 1913, nella
sede del Circolo universitario cattolico di Roma, Francesco
Aquilantitenne una conferenza sul tema Il Congressonazio- nalista
e i cattolici. Individuata l'origine del nazionalismo
nella reazione al diritto individuale affermato dalla rivolu-
zione
francese atomisticamente , l'oratore cattoliconotava che
il bisognodi ordine,di vera di disciplina,
socialit, di autorit
rispettoall'affermarsidel demone utilitaristico,
aveva seco
l'intrin-
difetto della mancata elaborazione religiosa di un con-
tenuto

metafisico , la qualeprovocava l' impotenza a concre-


tarsi

in una grande corrente popolare , sicch il nazionalismo


finiva per muoversi nel desiderio vano di un punto di equi-
librio
tra l'idealismo quasicristiano
due estremi contraddittorii,
di Oriani e il realismo quasi sindacalisticodi Corradini . Al
congresso di Roma proseguivaAquilanti si era verificata

la separazione del vero nazionalismo da quellospuriodi Rivalta


e di VaUi il cui pseudo-integralismo concideva... con la ripro-
duzione
stereotipata del mito patriottico,applicato alla demo-
crazia
. I cattolicierano
d'accordo con Corradini nel ritenere
che il pensieronazionalista rappresentava un progresso rispetto
al pensierodemocratico e convenivano ancora con Corradini
quando egliriconosceva nella democrazia un coefficientedi
disgregamento
sociale, ma non potevano inchinarsi all'asso-
lutismo

e tirannico della societ civile incarnata


dispotico nella
nazione . lo Stato etico dei nazionalisti,
Certo era superiore
allo Stato laico dei democratici ma quando lo Stato etico
atteggiandosia Stato laico,proclamala propriasovranit suUa
Chiesa concludeva Aquilanti alloraci difendiamo da esso,

perchquantunque idealistico, sempre incompetentea legife-


rare
relativamente agliordinamenti ecclesiastici...; anzi riscon-
triamo
in esso un maggiore pericolo di invadenza,come quello
che accetta un credo piiraffinato del laicismo e quindipi
atto a contenderci il terreno . Su questa esposizionetutta
teorica di Aquilanti si apr il 16 gennaio un dibattito che fu
proseguitoe concluso il 25. A parte la schermaglia ideologica
cui presero parte Meda, Coppola ed Egilberto Martire, le di-
chiara
pi interessanti furono quelledi Federzoni,secondo

146
cui il nazionalismo doveva ritenersi una vera e pura zione
conce-

che
politica astraedirettamente da ogni sistema filoso-
fico
e i cattolicidovevano entrare nella viva politica della
nazione,e quelledi Aquilanti che rilev come il dissidio dav-
vero
insanabile fosse quellotra cattolicie democratici, mentre

sussistevano punti di possibile incontro praticocoi nazionalisti


soprattutto tra nazionalismo e cattolicismo in senso storico-
conservatore (tipoDe Maistre) anzich con la democrazia-cri-
stiana,
la quale...ha preso in prestito dalla democrazia sociale
alcuni criteri legislativi ^^. In conclusione, al dissidio ideale
non si accompagnava di necessit un radicale dissidio pratico,
giacchla crescente forza elettorale cattolica era stata sin dal
1904 impiegatalungo la direttricedella difesa dell'ordine in
funzione di argineantisocialista, e Aquilantie Meda (una volta
messe da parte le opposte valutazioni sull'impronta idealistica
o materialisticadel nazionalismo)concordavano sulla possibi-
lit
d'una sia pur limitata azione comune. Finch la difesa del-
l'ordin
ela funzione antisocialista
si concretavano in un porto
ap-
giolittiana chiaro
per la formazione della maggioranza era

che per i nazionalistii clericalirappresentavano un elemento


riformistica;
antinazionale che sorreggeva la politica ma le cose
erano cambiate allorch dal suffragio limitato si era passatial
universale
suflEragio contemporaneamente
e Giolitti aveva presso
im-
alla sua azione di governo un'accentuazione piidemo-
cratica.
Alla riforma elettoraleche estendeva il diritto di voto
anche aglianalfabeti, Giolitti attribuiva una funzione equili-
bratrice
edi mantenimento del suo sistema; essa avrebbe con-
vogliato

verso i liberalil'elettoratocontadino per il tramite


dei cattolicinell'Italia e direttamente verso
centro-settentrionale
i candidati ministerialinell'Italiameridionale. Perci la forza
contrattuale dei cattoliciveniva ad essere accresciuta e veniva
parimentia prospettarsi
concretamente la della
possibilit mazione
for-
d'un nucleo dirigente,
se non proprio di un partito,
confessionale,attorno al qualepoteva organizzarsi l'opposizione
di destra. I nazionalisti,come s' visto, erano tutt'altroche
favorevoli a questa eventualit e non solo per ragioniche di-
scende
direttamente dalla loro concezione della nazione
e dello Stato, ma altres per motivi altrettanto concreti che
concernevano le ragionidi fondo della politica economica da
loro propugnata; n va dimenticato che la natura sostanzial-

147
mente trasformisticadel clerico-moderatismo costituiva il punto
di minor resistenza per aprirela via alla costituzione della
nuova destra nazionale,al di fuori,anzi in opposizione,al
sistema giolittiano. L'iniziativa nazionalistadurante la campagna
elettoraledel 1913 consistette nella promozione di unioni che
potremmo chiamare di controblocco, cio di alleanze tra tutte
le forze che avessero interesse a opporsiai blocchi demo-radico-
socialisti;
ovunque i nazionalisticercarono di essere glielementi
di
propulsori alleanze che tentarono
queste di sfruttare l'ap-
porto
elettoraleclerico-moderato. Il caso giustamentepiii noto

perch pi pi clamoroso fu quellodella lotta


sintomatico e

elettorale nella capitale, dove l'elezione di Luigi Medici del


Vascello e di Federzoni fu ottenuta proprio con l'appoggio
determinante dell'alto, medio e basso elettorato cattolico; a

Perugia riusc eletto Romeo Gallenga,mentre Camillo Ruspoli


fu mandato parlamentodal collegio
in di Sant'Angelodei Lom-
bardi;
a Milano fu eletto Pietro Foscari. La prima pattuglia
nazionalista entr cos in parlamentoed ebbe in Federzoni e
Foscari i suoi uomini di punta ^^,
La posizionedei nazionalistinei confronti del patto Genti-
Ioni fu una posizionedi critica.Quel che del patto non piaceva
era la sua mera strumentalit elettorale che conduceva alla
formazione d'una autonoma frazione clericale.Non bastava gio-
varsi
del voto fermare l'azione e l'avanzata so-
cattolico per cialista

e bloccarla, ma occorreva eliminare quanto pi...pos-


sibile
il contrasto tra i propositi e l'azione dei buoni cittadini
cattoliciche voglionocombattere per la causa dell'ordine in-
terno
e della grandezza nazionale all'estero, e il superstitemale
for-
atteggiamentoantinazionale del papato , per acquistar
forza controle sopravvenienti e sempre pi audaci schiere della
socialdemocrazia '^^.Insomma, la mira era quella di un accordo
permanente tra forze liberalie cattoliciin funzione conserva-
trice;

per poterlo realizzareera ovviamente necessaria la trasfor-


mazione
del partitoliberale in partitonazional-liberale'^. SuUa
necessit d'un accordo stabile e d'una azione comune erano

d'accordo anche clerico-moderati come Aquilanti, che criticava


eglipure l'origine del movimento di riscossa politica cattolica
il qualeera partito piuttostoda urgentibisogni, ma non di
meno talida togliere alla nuova ascensione delle masse credenti
il calore apocalittico della spontaneit evangelica . Aquilanti

148
le dia significato
interpreti, antitesi alla concezione
in perfetta
economica pura o liberistaassoluta del tipo Pantaleoni. Cos
il protezionismoriceveva il battesimo,anzi la cresima; e, per
quanto riguardava la degenerazione della religione a strumento

ed la
politico elettorale, responsabilit era riversata sulla bor-
ghesia
laica risorgimentale che aveva lasciato in eredit ai cat-
tolici

una materia
bruta da educare... soprattutto nei grandi
centri . Perci i cattolicierano dovuti scendere sul terreno
della pratica democratica ; ma, raggiuntoattraverso questa
praticaun certo benessere immediato,era ora di inaugurare
quellapitivasta democrazia nazionale, di produzione e non solo
di distribuzione di cui aveva gi parlatoCorradini ^^\ Si pre-
cisavano
d'altra parte le idee su alcuni punti di notevole im-
portanz
"^
qualila funzione nazionale dei sindacati e taluni
aspettidella politica sociale'^^
Le dimissioni di Giolittinel l'avvento di Sa-
marzo 1914 e

landra,aprivanointanto nuove prospettive di azione. Salandra


veniva giudicato il migliorefra gliuomini su cui il partito
liberale conservatore possa oggi contare e l'unico capace di
neutralizzare le tendenze settariamente anticlericalidi taluni
suoi colleghi^^; manelle intenzioni di Giolitti,
la soluzione
Salandra era una soluzione dilatoria e i nazionalistiindividua-
vano
il problema nell'impedireo ritardare, almeno, quanto
pi...possibile l'avvento di quel tale ministero Giolitti-Alessio-
Bissolati... messianicamente... promesso ai sogni e agliappetiti
della nostra ansiosa democrazia . Nel marzo 1914 diventava
presidente del Consiglio un puro conservatore e un uomo che,
pur parlandoe scrivendo contro il sovversivismo cattolico,

e sostenendo una rigidadistinzione politica tra cattolicie libe-rali,


aveva avuto parte notevole nell'opposizione alla legisla-
zione
sul divorzio e al monopolio delle assicurazioni e s'era
dichiarato favorevole all'introduzione dell'insegnamento della
religione nella scuola pubblica come mezzo per mantenere i ceti
popolariossequienti allo Stato,n aveva mancato di assumere
atteggiamenti possibilisti
circa l'appoggio elettoralecattolico ai
'^^
liberali; egligi nel gennaio 1912 parlavadi marasma nile
se-

nel qualeera caduto il partito


liberale, della sua funzione
nazionale e di classe,
non e ancor da prima "^ aveva avuto

accenni allusionialle mortifere paludidel par-


antigiolittiani, lamentari
e aveva auspicatoun ordinamento di Stato che

150
comprimesse i germi dell'individualismoe dell'anarchia i

germi mortiferi che avvelenarono per secolila vita della nazione


e che cinquant'anni non potevano sterminare "^. Se Salandra
parlavadi grandepartitoliberale, questa espressione aveva

sulle sue labbra un molto


significato meno generico del sueto;
con-

diventato del Consiglio


presidente su designazione
di
Giolitti,
egliera in realt al di fuori del sistema giolittiano
e

a lui certo non poteva applicarsila requisitoria


che Federzoni
e Maraviglia
scrivevano in imminenza del terzo Congressodel-
I'Ani,nel maggio 1914 '^^
Come s' detto,questo Congresso che si tenne dal 16

al 18 maggio a Milano consum la separazione


dei nazio-
nalisti
dai liberalied ebbe a suo protagonistaAlfredo Rocco "^

6. Rocco: Stato autoritario,


corporativismo,
protezionismo

nella prima giovinezza.


Socialisteggiante Rocco era poi pas-
sato
verso il 1907 al radicalismo dopo aver iniziato una lante
bril-
che l'aveva portato nel 1899
carriera accademica sulla
cattedra di diritto commerciale ad Urbino e, dopo vari menti
sposta-
negli atenei di Macerata, di Parma e di Palermo, alla
cattedra di diritto commerciale nell'universitdi Padova. So-
spesa
l'attivitpoliticaper qualcheanno dopo il 1907, Rocco
era rientrato in scena nel 1913 collaborando a La Tribuna ;
alla fine dello stesso anno era ormai su posizioninazionaliste
assai consonanti con quelledel gruppo dell'Idea Nazionale
e nel marzo dello fondava,nel Veneto, la prima
stesso anno

federazione regionale nazionalista comprendentei gruppi di


Venezia, Padova, Vicenza,Brescia,Verona, Mantova e Ferrara.
Nel giugno del 1914 dava vita a Padova a Il Dovere Nazio-
nale
: Coppola e Corradini erano tra i collaboratori.
La
preparazionestorico-giuridica di Rocco e la sua acuta

intelligenzaerano destinate, in un movimento di ristretta lite


qualesi presentava allora il nazionalismo, a darglirapidamente
un posto di primo piano. Al Congresso Milano del 1914,
di
Rocco era presentatore assieme a FilippoCarli della relazione
su I princpifondamentali del nazionalismo economico e

presentava singolarmente le relazioni sul problemadoganalee


sulla politica
e l'azione sociale.Fu appunto su queste tre rela-

151
zioni,tutte l'improntadi Rocco, che avvenne
recanti la firma e

la seconda scissione nazionalista,


non solo sul problema della
politicaeconomica, ma anche sul problemadi fondo dell'impo-
stazione
dei rapportifra Stato e individuo. Gi dal 1913 l'of- fensiva
dottrinaria nazionalista contro il liberalismo si era an-
data

sviluppandolargamente. P er segnalarne l e manifestazioni


pi perspicue,baster ricordare il discorso pronunciato da
Rocco a Roma, l'antivigiliadi Natale,sulle cause della crisi
dei partiti italiani.Partendo dall'analisidi due secoli
politici
di pensieropoliticoeuropeo, Rocco finiva per porre sotto cusa
ac-

tutto il processo
risorgimentale
come portatore deir in-
dividua
disgregatore: Presso di noi il movimento
vidualis
indi-
penetrquando non era venuta l'affermazione nazio-
nale.
L'individualismo trov dunque un ostacolo formidabile
nelle dominazioni straniere;e per abbattere questo ostacolo,
dovette mirare all'indipendenza. Nella concezione degliuomini
a cui fu dovuto il nostro Risorgimento,il fine fu l'idea indivi-
dualista,
in tutte le sue politica
l'indipendenza
gradazioni; non

fu che mezzo per attuare il liberalismo o la democrazia. Il na-


zionalismo

degliuomini del nostro Risorgimentonon fu che


mezzo per attuare il liberalismo
la democrazia . o

Esauriti dunque,con ilcompimento del moto risorgimentale


i compitidel liberalismo e della democrazia,dal momento che
la libert e il governo di popolo(tramite il suffragio universale)
erano stati raggiunti,
restavano soltanto il programma esterno

della democrazia , cio l'internazionalismo, e l'individualismo


economico, cio il socialismo. Il liberalismo non aveva pi al-
cuna
funzione da svolgere,
tanto vero che una frazione del
partitoliberale era divenuta partitodi classe,cio partitocon-
servatore

borghese^''.
La relazione milanese sui princpidel nazionalismo econo-
mico

fu opera di Rocco per la parte teorica e di Carli per


l'esemplificazione
e per le conclusioni programmatichedi det-
taglio.
Una buona parte di questa relazione Rocco aveva cipata
anti-
in un ampio saggiosu Economia liberale,
economia cialista
so-

ed economia nazionale,apparso nell'aprile 1914 sulla


Rivista delle societ commerciali ''*\ nel quale aveva colarmen
parti-
insistito in una critica serrata di carattere tuale,
concet-

fondata soprattutto sulla assimilazione di liberalismo e


socialismo sotto il comune denominatore di concezioni utilita-

152
in quanto entrambe
ristichee individualistiche, miravano al
soddisfacimento dei bisognieconomici, materiali,degliindi-
vidui.
Non qui ilcaso di esaminare e neppure di esporre tutto

'"^
il ragionamentodi Rocco pervaso da una certa sofisticaargo-
mentazione
ma indispensabile notare come per tutta la parte
construens del suo discorso egliin fin dei conti nonostante

il dispiegamento di citazioni che aveva offertonella critica anti-


liberale
e antisocialista
dipendessestrettamente da Corra-
dini. Il presupposto dal qualeeglipartivaera che
sociologico
la classe fosse una collettivitformale e non organicae
che collettivitorganichefossero la specie, la famiglia

e la nazione : le unit, le collettivit organiche erano

quelleche avevano una vita propria, la qualeoltrepassa la


vita degliindividui che in ciascun momento le compongono
e si prolunganei secoli, creando [loro] finalit particolari
interessi distintie qualchevolta contrappostia quelli degliin-
dividui
che in un dato momento ne fanno parte . Queste col-
lettivi
organiche
avevano fini immanenti e pertanto
dei

in esse l'individuo serviva agliscopidella collettivit. Contro


le concezioni inorganiche proseguivaRocco

il nazio-
nalismo

svolgeva una critica radicale proclamando la completa


falsit dell'individualismo economico: Il primo e fondamen-
tale
atteggiamentodell'economia nazionale deve essere quello
di violenta, assoluta, i rreconciliabileopposizione all'economia
individualistica,liberale e socialista.L'economia individualista
si asside su tutti i princpi antagonistici del movimento nalista:
nazio-
l'individualismo, il materialismo, l'internazionalismo...
falso il principio che l'individuo sia il fine ultimo di tutta
l'attivitsociale,che la societ e lo Stato siano fattiper l'indi-
viduo...
Gli individui viventi non compendianoin s la societ,
come credono erroneamente tutte le dottrine individualistiche
ma ne sono semplicemente gliorgani,sono, cio,glistrumenti
delle sue finalit... Ecco perchtutte le dottrine, come quelle
dell'economia liberale e socialista, che fanno della societ lo
strumento del benessere degliindividui, sono eminentemente
antisociali, e quando penetrano profondamentenella coscienza
popolare, fanno opera rovinosa e disgregatrice... Non meno falso
l'altroprincipio della economia individualistica, che le societ,
in cui ogni individuo vive, la societ di tutti gliuomini,
V umanit... Ma la societ,
in cui l'uomo vive,non l'umanit.

153
L'umanit anzi non neppure una societ...la societ di tutti
gliuomini non finalitproprie...
pu avere Se poi si considera
che il fine specifico per cui le societ si formano e vivono nei
secoli la lotta armata contro le altre societ,ci persuaderemo
ancor meglio che la umanit non una societ,mentre non

sapremmo contro qualiavversari (almeno fino a tanto che non

ci saremo messi in comunicazione con gliabitanti del pianeta


Marte!) il genere dovrebbe
combattere .
umano

Da questipostulati partival'analisipi propriamentetec-


nica,

che era tutta centrata su una serrata confutazione della


liberoscambista,
politica con una esplicita
polemicacontro naudi
Ei-
Salvemini e un vero
e e proprioinno allacartellizzazione
dell'industriae alle tariffeprotezionistiche,
che erano due fe-
nomeni
strettamente congiunti:una concezione nettamente lontaristic
vo-

che modello
lo sviluppotedesco. Rocco e
aveva a

Carli coglievano due elementi reali quando indicavano l'origine


inglese della teoria dei costi comparati,nata in un momento
in cui raggiuntoun grado di progresso
l'Inghilterra
aveva

industriale tale da farle concepireil disegnodi diventare e di


rimanere l'officinadell'Europa
, e quando notavano che la
storia economica delle nazioni moderne dimostrava che nessuna
di esse si era specializzata nelle produzioni naturali , e che
tutte avevano cercato di creare artificialmentetutte le indu-
strie
ad elevati salari, indipendentemente dal possedere in paese
le condizioni della naturalit dell'industria e ciola materia
prima . La protezioneaveva determinato lo sviluppoindu-
striale
tedesco,ed era alla protezione che si doveva in gran
parte anche il progresso industriale italiano.La concentrazione
industrialeera un elemento di progresso rispetto al regime della
libera concorrenza, che era essenzialmente regime di crisi ,
La forma di concentrazione industriale da adottare era la car-tellizzazion

La disciplinadelle concorrenze conduce ad una


produzionemeno agitata, meno costosa, pi tecnicamente fetta
per-
perch conduce alla grande industria che ha a sua disposi-
zione
i mezzi di ricerca pi perfezionati, che pu diminuire le
spese generali, che pu valersidelle capacit tecniche ed ammini-
strative
pi provette. In sostanza il sindacato industriale un

organismo economico di carattere pi elevato,che porta seco


tutti i benefici della concentrazione industriale e commerciale...
I trust s americani pi che assicurazioni sono fusioni,
in cui i

154
singoli
componenti vengono sommersi e in seguito
spariscono,
ad una lotta a morte, e quindi sono la risultante finale del
principio
stesso della concorrenza portato all'esasperazione, sono

ultima dell'individualismo democratico e dell'affa-


l'espressione rismo
monopolizzatore. Invece i Kartel tedeschi sono ciazione
un'asso-
di produttori, ciascuno dei qualiconserva la propria
allo scopo di disciplinare
individualit, la concorrenza che essi
si fanno reciprocamente, sono un temperamento pi o meno
accentuato alla lotta economica; la prima la soluzione data
dall'imperialismo individualisticoamericano a un problemache
si poneva anche in Germania, la qualeinvece glid una zione
solu-
ispirataa superioriconcetti di coesione,di disciplina
e

di solidarietnazionale: la prima soluzione individualistica, la


seconda nazionalistica.
Il protezionismo e la concentrazione carteUisticaerano venienti
con-

solo per i capitalisti


non produttori,ma anche per i
consumatori (che potevano ottenere prodotti di tipicostanti
e a prezziuniformi) e per glioperaii qualisolo da industrie
capacidi avere larghi marginidi profitto avrebbero potuto per-
cepire
elevati salari,dal momento che il salario non era una

variabile indipendente. I fini dunque che il nazionalismo eco-


nomico

si doveva proporre erano tre: L'aumento della ric-


chezza
nazionale mediante l'aumento della produzioneinterna...
L'aumento della ricchezza nazionale mediante la espansioneal- l'este
Una buona distribuzione della aumentata ricchezza
che valgaad ottenere l'elevamento delle classilavoratrici. A
sua volta,l'aumento della produzioneinterna doveva essere
fondamentali: coor-
conseguitotenendo presentialcuni princpi dinare

disuguaglianze,
le dal momento che la disuguaglianza era

leggedi natura ; attuare un equilibrio fra le varie forze pro-


duttive
( Un eccesso d'industrialismo sarebbe dannoso perch
glioperai addetti alle industrie tendono verso l'urbanesimo e,
raccoltiin citt,rappresentano presto un elemento invecchiato
dell'organismo sociale,che ha tutti i vizi deglielementi vecchi:
molto egoismo individualistico; natalit bassa; alcoolismo;
scarsa capacitdi risparmio.Al contrario,le classi rurali rap- presentan
le cellule germinali della societ,le pi vivamente
riproduttive e le pi fisicamente e moralmente sane, attaccate
alla terra e risparmiatrici); attuare un equilibrio anche neUa
distribuzione territorialedelle industrie. Gli organiper la rea-

155
lizzazione di queste finalitdovevano essere lo Stato e l'indi-
viduo.
E, a stabilirei compiti che spettavano a questiorgani,
Rocco e Carli concludevano: ...lo svolgimentodei fenomeni
economici pu, di regola,essere lasciato all'azioneprivataindi-
viduale.
Nessun organo che agiscasolo nel-
della collettivit, l'inter
della collettivit, pu spiegareopera cos efficace,
come colui che faccia l'interessedella collettivitattraverso il
proprio interesse... il nazionalismo vuole la proprietprivata
del capitalenon per l'interessedei proprietari,ma perchsolo
la proprietprivatapermette la formazione e l'accumulo del
Noi consideriamo gliintraprendi
capitale. tori e i capitalisti
come

organidell'interessenazionale; e le loro funzioni come funzioni


sociali...
Crediamo... che l'iniziativa privatadebba essere tata
limi-
ed anche eliminata tutte le volte che essa non serve o serve

imperfettamenteall'interesse nazionale...In sostanza nel campo


della produzione lo Stato di regolanon deve intervenire... lo
Stato,organizzazionepolitica della nazione,non deve farsi stru-
mento

di interessi individuaH... non possono, di regola, appro-


varsi
le statizzazioni e municipalizzazioni non dettate da uno

scopo fiscale o politico. E tanto pi da condannarsi il sistema


che, sotto l'influssodelle tendenze socialiste, va sempre pi
allargandosi, in quanto la molteplicit delle funzioni economiche
devolute allo Stato lo distrae dai suoi compiti naturali, che
rispondonoessenzialmente ai fini perpetuidella nazione, come
l'organizzazionemilitare,la preparazionediplomatica, rende
pletorical'amministrazione e crea la piaga del funzionarismo,
forti del loro numero,
per cui gliimpiegati, finiscono per soffo-
care
lo Stato; infine, in regime democratico, favorisce lo sfrut-
tamento
dello Stato da parte degliindividui .
A conclusioni similiarrivava anche l'altrarelazione di Rocco
sulla politica doganale''*^ tutta svolta sul motivo della conte-
stazione
delle proposte liberisteche ormai stavano contagiando
anche i socialisti.Nelle condizioni reali dell'Italia, la scelta
protezionista
era una necessit: La protezione data a molte
che in
industrie, Italia si trovano in condizioni di naturale in-
feriori
uno sforzoreso necessario dalla maggiore povert
del nostro territorio,
e senza il qualenoi dovremmo rassegnarci
a una diminuzione di produzionee di benessere...L'Italia un
paese uscito,or sono pochi decenni,da di prostra-
uno stato
zione
durata secoli...
Poco questa condizione di cose
per volta,

156
della distribuzione che quellodella pro-
era subordinato
duzione, s a

ma non perciera inesistente. Ci che egliproponeva


era qualcosadi vecchio: cooperazione, partecipazioneagliutili,
sindacalismo: ... nello stesso
noi sindacalismo una
troviamo
forma economica che, avulsa dal tronco spogliadel
socialista,
carattere rivoluzionarioed antistataledi cui si finora rivestita,
pu utilmente adoperarsi a vantaggiodella nazione. Noi affer-
miamo
che si pu creare un sindacalismo nazionale, come vi
un sindacalismo antinazionale.La forma con cui potrebbe essere

attuato il sindacalismo nazionale potrebbeessere... una cosa

vecchia italiana,
e perch esso non altro che l'antico
tutta

corporativismonostro... Le corporazioni che furono travolte


dall'individualismodella filosofiagiusnaturalistica
e litarismo
dall'egua-
della rivoluzione francese,
possono ben rivivere nella
concezione sociale del nazionalismo italiano...Occorre che il
nazionalismo si ponga risolutamente su questa via e crei il mo-
vimento

corporativista
come la forma pi pura e pi perfetta
del sindacalismo nazionale .
''^^
Nei o.d.g. presentati
tre al congresso di Milano da Rocco
ed approvatidalla maggioranzavennero dunque sancite le pro-
spettive
economico-sociale del movimento
della politica nalista:
nazio-


incompatibilit
con l'individualismo economico
tanto

della economia quanto dell'economia socialistache si


liberale,
[basavano] entrambi su una concezione atomistica cosmopolita
e materialisticadella societ e dello Stato ;

rifiutodel libero scambio come generale
principio e seguente
con-

perseguimentod'una politica protezionistica per sop-


perire
alla inferioritdelle...condizioni naturali, per suscitare
energieproduttive, per provvedere ad industrie nazionali con

la preparazione militare , per rafforzarel'economia di altisalari


e per limitare l'emigrazione;
contenere o

costituzione di sindacati industrialicome


il mezzo pi
efficaceper cui dal regime della libera concorrenza si passa a
quellodella solidarietnazionale dei produttori e quindi il nesso
per cui la concorrenza si sposta dall'individuo alla nazione manendo
ri-
cos tra le nazioni ;

disciplina
e riconoscimento delle organizzazioni
giuridico
padronalie operaieperch non esorbitino dal campo deUe
economiche
competizioni e non dannegginola nazione .

158
Attorno al 1914 non era per soltanto Rocco a impostare
decisamente la battaglia che del resto
antiliberale, ormai da
qualcheanno, sotto il premere delle organizzazioni operaie,la
ed economica veniva muovendo. Assieme a Rocco
destra politica
agivano in tal senso cospicuirappresentanti dell'altacultura
italianacome, per esempio un Mario Pagano e un Silvio Perozzi
o il ben pi noto Antonio Salandra;n restavano immuni da
impostazionie apologieautoritarie insignistudiosi che magari
poi avrebbero camminato per ben diversi sentieri. In questa
atmosfera, Rocco riusciva a dare al movimento nazionalista una
precisionepolitico-ideologica che Corradini e glialtri non gli
avevano ancora offerta.Nel gennaio 1922 sull'Idea nale
Nazio-
Rocco, perci,avrebbe potuto catalogare Corradini, as-
sieme

a Oriani e Sighele, tra i solitariprecursori , e porre


la data di nascita del nazionalismo politico al 1912 e quella
della sua individuazione al 1914, quando ilnazionalismo aveva
trovato se stesso, distinguendosi da tutte le dottrine e da tutti
i partiti dominanti nella vita italiana, anzi, contrapponendosi
a tutti come la sola dottrina veramente sociale e il solo movi-
mento
veramentenazionale '''^.
dovuto alla penna dello stesso Rocco l'opuscolo Che cosa
il nazionalismo e che cosa edito a Pa-
voglionoi nazionalisti, dova
nel 1914 "^,nel qualeil giovane movimento politico deva
ve-

fissatedefinitivamente le proprielinee ideologico-politic


dopo una esecuzione sommaria di tutte leideologietiche,
democra-
liberali,pacifiste. Due erano le premesse generali: la
povert e la ristrettezza del suolo della
italiano e la prolificit
razza. Lo sforzo per conseguirepi civilicondizioni di vita
era stato meraviglioso,
certo ancora molto rimaneva da fare
specienel Mezzogiorno, ma non era moltissimo;per quanto
si lavorasse,si sarebbe al massimo potuto raggiungereuna chezza
ric-
pari alla met di quelladella Francia. la condanna
concludeva Rocco alla miseria,o, almeno, alla medio-
crit
. E proseguiva: Noi cresciamo di 400.000 all'anno...
Ora, il numero la vera forza delle razze. Le razze numerose

e feconde sono ardite ed espansive:esse avanzano e stano.


conqui-
Anche la razza italiana si espande,rompe i freni,che
la leganoal territorio della patria, ed avanza. Questa espansione
si chiama oggi emigrazione ; ma si trattava di espansionein- control
disorganica,
non protetta. Il problema italiano era

159
un problemadi giustizia:
occorreva spazioper l'Italia: Ora,
reclamiamo anche noi il nostro posto al sole. Lo reclamiamo
perch giustoche anche a dato,dopo tante
noi sia sofferenze
e tante miserie. Lo reclamiamo,perch,finalmente,abbiamo
la forza per reclamarlo . Occorreva dunque intensificarecon
un ulteriore sforzo la produzioneinterna per prepararsialla
fase d'espansione all'estero e apparecchiaregli strumenti
per realizzareappunto questa fase di espansionee di conquista.
A chi gli obbiettasse che ormai non rimaneva piinulla da
conquistare, Rocco replicava che Le nazioni forti e progres-
sive
non conquistano territori liberi,
ma territori occupatidalle
nazioni in decadenza . Il porre come primo e preminentepro-blema,
il problemadell'avvenire della nazione era la caratte- ristica

distintivadel nazionalismo. Ripetendol'analisidella crisi


del liberalismo italiano gi avanzata nel 1913, Rocco giungeva
alla prima delle prospettive politicheconcrete: vorranno gli
attuali liberalimoderati dare un contenuto essenzialmente na- zionale

al loro programma? Speriamolo, anzi aiutiamoli a ten- dere

verso questa meta. Ma quando ci sar avvenuto, i liberali


moderati,saranno nazionali liberali,
ossia,in altre parole,na-
zionalisti

Si trattava, come
. si comprende facilmente, di un
ponte lanciato verso la destra liberale salandrina: prima e ne-cessaria

operazioneper un'operadi direzione politica e di azione

parlamentare: in essa i nazionalistisi ponevano come direttori


di coscienza della classe dirigente moderata per determinare la
totale evoluzione in
consapevole senso autoritario dell'attuale
cio borghesenel
tendenza conservatrice-liberale:conservatrice,
campo sociale;ancora liberalenel campo politico .

Netta invece l'opposizione


verso la democrazia. Quantunque
Rocco scrivesse che il nazionalismo non voleva distruggere
le conquistegiottenute dalla democrazia , eglinon per questo
poteva essere tacciato di mendacio. Tutto stava ad intendersi
su qualifossero queste conquiste; ed esse, per lui e per i
nazionalisti, si riducevano al suffragio universale. Certo, si trat-
tava

di un fatto compiuto, pacificamente compiuto, sul quale


il nazionalismo non intendeva discutere, ma esso intendeva
altresoperare contro le ulteriori esagerazionilismo,
dell'individua-
che sono conseguenze naturali del principiodemocra-
tico
. Come dire che si rendeva necessario un congelamento
del suffragiouniversale al suo aspetto puramente tecnico-eletto-

160
bloccandone
ralistico, le possibili
conseguenze politiche.
Pii
la presa
esplicita di posizionenei confronti dei clericali ,
ossia dei cattoliciin senso politico. Stabilito mente
inequivocabil-
che i nazionalisticonsideravano gliinteressi della na- zione

come preminentied assoluti e gliinteressi religiosi come

accessori e subordinati e constatato l'abbandono delle zioni


posi-
temporalistiche, era rivendicato il rispetto della libert di
coscienza dei cattolici le persecuzioni
contro antireligiose dei
democratici anticlericali
e si prospettava per l'avvenire con

la Chiesa cattolicauna, sia pur tacita, intesa,per cui la orga-


nizzazion
cattolica [potesse]servire alla nazione italiana per
la sua espansionenel mondo . Ovvia rimaneva poi la presa
di posizionecontro il socialismo antinazionale,
antipatriottico
pacifista, maltusiano,preparante inevitabilmente la miseria
e il ritorno del Medioevo . La critica antisocialistascendeva
un po' al dettagliosecondo un procedimento destinato ad ampia
fortuna nella pubblicistica conservatrice dei decenni successivi
fino al secondo dopoguerrae ai giorninostri,secondo il mo- dulo

della socializzazionedella miseria . I calcoli erano sto


pre-
fatti,con questo risultato: un operaioil qualeha oggi un
reddito di tre lire al giorno,con l'attuazione del socialismo,
avrebbe reddito di lire tre e quarantaduecentesimi . Non
un

sussisteva dunque alcun problemadi distribuzione, bens di pro-


duzione
della ricchezza. Veniva poi la rispostaa una serie di
critiche che al nazionalismo erano state avanzate da un lustro
a questa parte. Il bellicismo nazionalista non era una pazzia,
era previdenzae preparazionea rendere vittoriose le imman- cabili

guerre future,per il buon esito delle quali


spiegava
Rocco
non era necessario soltanto intensificarela prepara-
zione
militare,ma bisognava realizzare la consolidazione ciale
so-

interna mediante la creazione di una coscienza nazionale


e di una forte disciplina nazionale , bisognavaaumentare la
ricchezza intensificando la produzione, elevare economicamente
e moralmente le classi lavoratrici.Nulla di genericonel pro- gramma
nazionalista: ilnazionalismo era essenzialmente diverso
dal patriottismo e non era un indistinto preoccuparsi del benes-
sere
della nazione: Il patriottismo la salsa che si trova in
tutte le vivande, il nazionalismo , esso stesso, una buona
sostanziosa vivanda ; esso era attaccamento alla nazione, alla
razza... affermazione della propriarazza. Il nazionalismo,spe-
li
eie in [era] quindiessenzialmente progressivo
Italia, ed espan-
sivo,
ed [era],soprattutto, un sentimento esclusivo ed sivista
esclu-
. E quanto alle ascendenze francesi del nazionalismo
italiano esse venivano negate: In Francia,paese ricco e in
decadenza politica, spopolamento,
per l'impressionante il nazio-
nalismo
il rimpiantodi un passato, che ormai non torner,
in cui la nazione era povera di beni economici, ma ricca di
uomini, e perci era energica.E
espansiva,progressiva, come
sic-
in quel tempo la Francia la monarchia asso-
governava luta

alleatadella Chiesa,il nazionalismo francese assolutista,


clericalee antisemita. Invece in Italia,paese povero e fecondo,
il nazionalismo non rimpianto del passato, fede nire.
nell'avve-
E poichl'Italiasotto la monarchia alleata con
assoluta,
la Chiesa,fu oppressa miserabile, ilnazionalismo italianonon
e

assolutista,
n clericale,
n antisemita. Inoltre,poichil prin-
cipale
problemafrancese il problemadel rinvigorimento della
razza,il nazionalismo francese ha un carattere interno,mentre,
il
poich nostro principale problema il problema della ric-
chezza
e della espansionedella razza, il nostro nazionalismo
ha un carattere esterno, piuttostoimperialismo . Quale do-
vesse
essere poi la sostanza del
politica movimento era ficato
speci-
nell'ultima parte dello scritto nella quale la freddezza
espositiva cedeva il passo ad un ritmo tra l'orianesco e il corra-
diniano in una breve e concitata mozione degliaffetti: Il
nazionalismo protesta, rivolta, anatema contro tutta una

secolare incrostazione di idee che ha deformato,contorto ma


l'ani-
italiana.Il nazionalismo si rivolge contro tutti gliidoli del
foro e della piazza,contro tutte le idee correnti e dominanti
nei cervelli volgari: attacca la democrazia,demolisce l'anticle-
ricalismo,
combatte il socialismo, mina il pacifismo, rismo,
l'umanita-
l'internazionalismo; colpisce la massoneria; dichiara esau-
rito,

perchgi attuato, il programma del liberalismo. Il nalismo


nazio-
rivoluzionario, e non pu convenire agliscettici e ai
timidi...Il nazionalismo si rivolge invece ai giovani,che hanno
sentimento ed hanno fede e si affacciano ora alla vita,la mente

scevra da preconcetti politici;


si rivolge
ai naufraghi del disa-
stro
ideale di tutti i partiti,
che hanno visto con dolore tutti
i partitiitalianidimenticare l'ideale nazionale e sottoporlo a

tutte le altre idee,a tutti glialtri interessi, a tutte le altre


ambizioni .

162
Nel loro complesso, le relazioni di Rocco al congresso zionalista
na-

del 1914, i rapportiche si andavano stringendo


come si vedr tra lo stato
maggiore nazionalista e gli
ambienti industrialipitidinamici non erano campati nel vuoto.

Essi si inquadravanoin un contesto molto preciso,che era


quellodella crisi strutturale che si era aperta nell'economia
italiana.A partire dal 1912, l'intensitdello scontro sociale
era notevolmente aumentata in presenza di una serie di blemi
pro-
che si presentavano con un carattere che non si poteva
considerare soltanto congiunturale: le rivendicazioni operaie
debordavano ormai ampiamente dall'ambito salariale per pro- porre
una problematica del
che investiva l'organizzazionelavoro,
la produttivit, la gestione aziendale, la contrattazione. Il mondo
industriale era attestato su posizionidi resistenza attiva e i
nazionalistiesprimevanoun'ipotesi abbastanza organicache non
aveva pi quasinulla di
letterario, ma presentava una
piuta
com-

filosofia autoritaria delle relazioni politiche, sociali e


industriali.

7. Il nazionalismo e l'intervento

Tale era dunque il nazionalismo italiano, nella definitiva


edizione 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale. La sua
influenza sull'opinione pubblicasi era andata capillarizzand
attraverso tutta una serie di foglilocali di intonazione varia-
mente
modulata,ma sempre registrata sul tono fondamentale
della critica alla,reale o pretesa che fosse,inefficienzanazio-
nale
della classe politica
d'ispirazione In un
giolittiana. paese
di grandee soprattutto non profondae diffusa cultura
non

politica
qual'era la polemicaantisocialista
l'Italia, e antigiolit
tiana era un affare assai serio e lo era soprattutto per la con-
tradditoriet

delle sue voci. Quando aveva scritto On n'ecoute


que ceux qui crient , detto una
Pareto grossa verit;
aveva

si trattava di vedere chi avrebbe gridato di pm, o pi precisa-


mente
chi avrebbe gridato meglio. Anche per i nazionalisti,
come per Salvemini, Giolitti poteva esser definito un ministro
della mala vita: si trattava di vedere se ad affossare questa
speciedi vergogna nazionale sarebbe stata pi efficacela cri- tica
salveminiana tutta cose e dati di fatto,o l'assaltonazio-

163
nalista che,mentendo disinvoltamente ed agitando miti di gran-
dezza
e di potenza con l'irresponsabilit
propriadi chi faceva
prevalenteoggetto della propria meditazione soltanto i pro-
blemi
di un espansionismotaumaturgico, colpivaGiolitti e il
suo sistema il suo stileproprioper quellaponderatezza
e e per
quel realismo che avrebbero potuto, se mai, essere per Salve-
mini
e per gli unitari un titolo di merito, se non ci fosse
stata in loro l'idea fssa della degenerazione burocratico-rifor-
mista del socialismo. L'area di diffusione della stampa naziona-
lista
era nel 1914 un'area prettamente centro-settentrionale
solo Napoli e Taranto, nel Sud, avevano d'intona-
zione
periodici
nazionalisti
periodici
nazionalista^'^.Nell'Italia centrale,
uscivano a Firenze e a Roma; al Nord, si avevano foglinazio-
nalisti
a Milano, a Padova, a Venezia,a Ferrara,a
Torino, a

Rovigo, a Udine, ad Alessandria, a Bologna''*'.Il portavoce pi


autorevole della politica nazionalista restava per V Idea na- zionale

, che proprio in connessione col Congressomilanese


ricevette cospicuiaiuti dagliambienti industriali che rappre-
sentavano
l'area di pi seria opposizionealla politica generale
di Giolitti.Ancora nel giugno 1912 questo giornale si trovava
in una situazione finanziaria non molto lieta ed era alla
ricerca di finanziatorifissi;
ma alla fine del 1914 esso tava
presen-
una situazione ben diversa e disponevadi una redazione
numerosa e brillante'^. Proprioil giorno precedente
all'aper-
tura
del
Congressodi Milano, si costitu a Roma la societ
anonima L'Italiana
per la pubblicazione
di un quotidiano.
Il capitalesociale ammontava a 700.000 in 140 azioni da
lire,
5000 lire cadauna,completamentesottoscritte, ed avrebbe po-
tuto
essere fino alla cifradi due milioni. Il consiglio
aumentato

di amministrazione risultava composto da Dante Ferraris (che


rappresentava un gruppo di azionisti per una quota di 135.000
lire), da Alberto Maria Bombrini, da Giacomo Rattazzi,da
Enrico Corradini, da Pier Ludovico Cechini. La redazione poli-
tica
del giornale sarebbe stata costituita da Coppola,Corradini,
Forges Davanzati, Federzoni e Maraviglia,
e sarebbe rimasta
in carica per tutta la durata della societ,previstafino al di-
cembre
1929. Indiscrezioni di stampa attribuivano al canapi-
ficio
Ceresa una sottoscrizione di 37 azioni per un ammontare
di 185.000 lire e r Idea Nazionale forn nel numero del
23 maggio 1914 chiarimenti relativial proprio finanziamento,

164
nariamente le elezionidi Roma, noi ci proponiamo
avanzato con

entro questo mese di formare la societ. Perci prego tanto


lei quanto il comm. Bocca [= Ferdinando Bocca, industriale
conciario] di radunare gliamici di cost e di deciderlinel senso
che lei mi disse l'ultima volta che fui a Torino . L'azione di
Ferraris fu determinante. Nel dicembre.Felice Guidetti Serra,
direttore delle Officine Meccaniche di Savigliano glicomu-
nicava

che il Consiglio di amministrazione della societ aveva


deliberato di prendereparte al progetto di fondazione di un
giornale interessi industrialied agricoli
a difesa degli d'Italia;
anche le Officine Metallurgiche di Brescia,le Officine
meccaniche italiane di Reggio Emilia,le acciaierie di Terni,
le Concerie Italiane Riunite , la Fiat e la Fiat San Giorgio,
la Fabbrica Molle di Torino, le Ferriere Piemontesi , il
gruppo Odero-Orlando,il Consorzio Fabbriche Automobili
di Torino,le Industrie Metallurgiche di Torino, la Societ
per la fabbricazione dei proiettili
aderirono all'iniziativa.Al
momento del Congressodi Milano,Dante Ferraris poteva espri-
mere
la sua soddisfazione per il fatto che esso aveva dato al
nazionalismo l'atteggiamento di partitofra i partiti che ave-
vano

un programma di politica positivae ne [aveva] procla-


mata
l'autonomia ; e, per quanto riguardaval' Idea nale
Nazio-
, esprimevail suo
dissenso da chi sosteneva che le aveva
nuociuto il fatto che al suo rafforzamento avessero preso parte
parecchi industrialifra i quali [erano]
vi i principali veditori
prov-
dei materiali per gli armamenti militari: Questa
insinuazione maligna scriveva dovuta a qualchearrab-

biato
liberistaed a qualcheantinazionale, non riesce a ferire
n i nazionalistin gliindustrialiche hanno preso parte alla
costituzione del nuovo giornale nazionalista, com_e non riu-
scito
a ferire il sottoscritto lo sproloquio velenoso e ridicolo
di un giornale sovversivo... I nazionalistinon possono aderire
al movimento antiprotezionista fino a che le nostre industrie
siano non solo in gradodi sostenere la concorrenza straniera,
ma in grado anche di la loro concorrenza
portare fuori del
nostro paese . Gli attacchi all'Idea Nazionale erano venuti
'^
soprattutto da Edoardo Giretti,che sull'Unit aveva servato
os-

che i nazionalisti erano i servitori degliinteressi pi


internazionali che esistessero, cio degliinteressi dei fabbri-
canti
di materiali militari,ed aveva evidenziato i collegamenti

166
Societ Bresciana-Loewe-Deutsche Wafen und
Metallurgica Mu-
nitions Fabrik,Terni-Krupp,Terni-Orlando e Odero-trust te- desco

Terni-Orlando e Oder- Wichers


dell'acciaio, Brothers,
Ansaldo-Armstrong, Ansaldo-Schneider, Societ Italiana Ferra-
menta
De Luca-Wihiteaud (= Silurificiodi Napoli,con cointe-
ressenza
Armstrong e Wichers),Ferraris suggerivaai redattori
dell'Idea Nazionale : Al signorGiretti,se credono, pos-sono
dire senza tema di smentitache il gruppo italiano per il
materiale Deport da me rappresentato non ha avuto altrirap-
porti
colle Acciaierie di Carillon e di Commentry all'infuori
di quellidell'acquisto a tutto loro rischio e pericolo dei bre-
vetti
Deport, e che ci ha fatto per liberare il paese dal mono-
polio

estero per i materiali d'artiglieria...


. I rapportitra raris
Fer-
e nazionalistasi guastarono nell'estatedel 1915,
il giornale
quando sulle colonne del quotidiano apparvero i feroci attacchi
di Maffeo Pantaleoni contro la Banca Commerciale,con la quale
gliambienti industriali piemontesiavevano legamidi vecchia
data. Il 12 luglio1915, Ferraris scriveva a Occhini,ammini-
stratore
delegatodell'Italiana : ... se avessimo potuto contrar
in-
a Roma avrei voluto intrattenerla un po' sopra certi
articoli pubblicati
ultimamente sull' Idea ", articoli che se-
"
condo

me, nella presente situazione,avrebbero dovuto essere


alquantoattenuati. vero che tali articolieran firmati e che
la responsabilit del giornale fuori discussione, ma tuale
nell'at-
momento mi pare che si debba fra tutti evitare di solle-
vare
grosse questioniche possono creare gravi scissioni nel
paese, tanto pivise non si hanno nelle mani le prove di quanto
si afferma. Ella avr gi compreso che io voglioalludere agli
ultimi articolidel prof.Pantaleoni contro la Banca ciale
Commer-
e contro il trust giornalistico.
Il primo se fosse
pii stato

moderato, avrebbe avuto pi effetto.L'accenno alla questione


della meningite cerebro spinalee dei confetti avvelenati, ha
tolto tutta l'efficacia
dell'articoloed ha provocato pi ilarit
che sdegno.Il secondo se fosse stato diretto soltanto contro
alcuni giornali dei qualiconosciamo piia fondo le direttive
e gli intendimenti, non ci sarebbero state tutte quellesmentite
che hanno diminuito molto l'importanza dell'affermazione .
Corradini dava una rispostaall'iniziodi settembre: Deb-
bo...
con tuttala franchezza,che mi pare necessaria e onesta chiara
di-
che io sono stato il primo a deplorare glieccessi nella

167
trattazione del ben argomento; ma
noto circa la sostanza bra
sem-

a me e a tutti gliamici miei di indiscutibileinteresse liano


ita-
mantenerci nello stesso indirizzo.E piivado avanti e pii
vengo a di ci che accadeva avanti la guerra e accade
conoscenza

ora, e piimi persuadoche l'atteggiamento da noi assunto verso

quel tale Istituto era e resta nazionalmente (a parte, ripeto,


glieccessi,le avventatezze e magari le falsitsempre condan-
nabili)
doveroso ,

Ferraris non poteva, naturalmente,essere soddisfatto da una


simile argomentazionee, per di pi, il 9 ottobre ricevette da
F. Reyna, direttore generaledell'Associazione fra le Societ
Italiane per Azioni,la segnalazionedi un articolo comparso su

L'Italie dello stesso giorno,nel quale gli si chiedeva di


prendereuna posizionechiara. Ferraris il 12 ottobre glirispose:
"
sull' Idea Nazionale
Gli articoli pubblicati sono
"
ispirati
da certi signorimiei colleghinell'industria[Pio e Mario Ter-
rone
] i qualihanno un profondo astio,per ragioniche pure
conosco, colla Banca Idea Nazionale
Commerciale. L'
retta " "

da un comitato politico indipendente dal Consiglio di strazione,


ammini-
e percinel giornale si possono sostenere teorie ed
idee contrarie a quelledei membri del Consiglio di amministra-
zione
che questi abbiano altro mezzo
senza per reagireche
quello di dimettersi e di andarsene. Per ragioni che le spiegher
a voce, non ho ancora creduto bene di dimettermi e non so

neppure se lo far o meno. Ci le spiegala ragionedegliarti-


coli
de L'Italie", articoliche, ben inteso,sono
"
ispiratidalle
stesse le qualidesidererebbero o che io me
persone, ne andassi
dall' Idea Nazionale
" "
per lasciarloro le mani completamente
libere, oppure che mi schierassi dalla loro parte. Fra le due
vie che essi mi offrono pu darsi che io ne preferisca una terza

che forse non torner di loro gradimento . Quale fosse questa


terza via di Ferraris
si sa; ma non il 20 ottobre eglisidimise
dal Consiglio
di amministrazione dell'Italiana dichiarando
ad Cechini: La linea di condotta seguitada qualchetempo
questa parte dall' Idea Nazionale
" "
a nelle questioniecono-
miche

ed industrialiche riguardano il nostro paese, mi costringe


a rassegnare definitivamente le mie dimissioni da presidente del
Consigliodi amministrazione della Societ editrice liana
L'Ita- "

". Come ella ben ricorder,


io avevo richiamato l'atten-
zione
sua e del comune amico Corradini su alcuni articolipub-

168
blicati contro dei nostri maggiori istituti bancari,che a
uno

mio giudizio non rispondevano alla verit dei fatti e che pare-
vano
ispiratipi da competizionipersonali che da veri e reali
interessi del paese. Mi si era allora promesso che prima di
pubblicarecerti articoli si sarebbero appurate bene le cose,
ma a quanto pare questo non perchl'inconveniente
si fatto,
che io avevo lamentato si nuovamente verificato a breve
distanza e con maggiore gravit. Stando cos le cose... .
Come si vedr,r Idea Nazionale era destinata a entrare
nel giocodei Perrone e della Banca Italiana di Sconto: i legami
con i gruppi pi avventurosi dell'industria italiana rimasero
ben saldi,anzi divennero pi solidi.

il
Nell'estate 1914, allo scoppio del conflitto austro-serbo,
nazionalismo italiano,
come detto,aveva
s' ormai assunto una

antidemocratico,
fisionomia ben definita: antiliberale, lista,
antisocia-
antimassonico e protezionistain politicainterna; impe-
rialista
e rivoluzionario in politica
estera, ma con largavena-
tura

dall'ammirazione per l'ordine,


determinata
triplicista la
germanica,cui d'altra parte faceva riscon-
l'efficienza
disciplina, tro
la consapevolezza dell'opposizioned'interessi con la poli-
tica
balcanica dell'Austria. Se le simpatieideologiche vano
preme-
in direzione della Germania, nazione anch'essa taria
prole-
secondo il noto schema corradiniano e paese dove non

allignava la tabe parlamentaristica, era pur vero che l'altro


alleato ormai da tempo aveva posto in crisi tutto il sistema
della Triplice ed era altrettanto vero che ormai da dodici anni
l'alleanzacon gliimpericentraliaveva nella valutazione
assunto
tacitamente accolta del resto daglialtricontraenti,
italiana, una

particolare
interpretazioneche tutelava la Francia da un attacco
Del resto l'atteggiamento
alla sua frontiera alpina. italianonella
conferenza di Algesiras, gliaccordi su questionicoloniali con
l'Inghilterra e la Francia,le visite in Italia dei capi di Stato
delle potenze dell'Intesa, il permanente stato di frizione dei
rapportiitalo-austriaci
nel settore adriatico erano tutti elementi
che provvedevanoda tempo a un continuo logoriodei rapporti
stretti in un'alleanza che sussisteva ormai per forza d'inerzia,
una volta venute meno le ragionifondamentali della sua pulazio
sti-

In campo nazionalista le crisi balcaniche del 1912 e 1913

169
avevano ricevuto contrastanti valutazioni. A Bologna,nel vembre
no-

1912, mentre Giacomo


dichiarava che non
Venezian
era molto opportuno insistere nell'esprimere la insoddisfazione
per la pace di Ouchy a propositodella quale si erano poste
in rilievole responsabilitdell'italo-tedescaBanca Commerciale,
altridichiarava che la politica estera italiana era in contrasto
aperto con le direttive nazionaliste, dominata com'era dalla
volont di adempiereil compito affidatoall'Italia dal concerto
delle potenze. Non era ben chiaro di qualeconcerto e di quale

compito si trattasse, ma si era pur sempre prima del gresso


Con-
di Roma chi cos
parlava concludeva che si doves-
sero
appoggiarele aspirazioni dei popolibalcanici,attenendosi
alle gloriose
tradizioni italiane ed ergendosia tutori del
della nazionalit'^^Nello
principio tempo, a Roma, Mar-
stesso chetti
poneva il problemase, stabilitain termini netti la que-
stione
albanese , non convenisse tollerare l'accrescimento
dell'Austria sulla linea del sangiaccato di Novi Bazar e di Salo-
nicco
, anzich vedere il pangermanesimo rivolgere le sue
brame espansivead occidente,una volta che avesse trovato

sbarrata la via dell'Egeo; ma Maraviglia valutava positivamente


le vittorie dei balcanici, non certo in omaggio al principio di
nazionalit,
ma perchla formazione di una grande Serbia che
giungesseall'Adriaticoavrebbe tagliatoall'Austriala via delle
sue ambizioni territorialie avrebbe definitivamente chiusa ai
suoi danni la questioned'Oriente '^; e Federzoni negava stenza
l'esi-
d'un pericolo russo nello scacchiere mediterraneo: non
conveniva insomma, per conservare buoni rapporticon stria,
l'Au-
mettersi contro la Triplice Intesa che avrebbe potuto
invece servirci nella difesa dei nostri interessi ^^\ Anche l'anti-
cipato
rinnovo della Triplice,nel dicembre,sollevava critiche:
esso era la conclusione della cieca politica della
triplicistica
Consulta che non sapeva, o meglio,non intendeva,approfit-
tare
delle necessit austriache per risolvere il problema delle
terre irredente e manteneva lo stesso spiritodel 1882, quello
cio di adesione al blocco austro-tedesco , in una assoluta
mancanza di iniziativa^^. Cos, le dichiarazionidi San Giuliano
sul ruolo di grande potenza spettante all'Italia, nel febbraio
1913, a parte le
implicazioni che se ne traevano a proposito
della politicadegliarmamenti, facevano sorgere il dubbio che
il ministro degliEsteri trovasse tanta energiain Mediterraneo

170
per mascherarne la mancanza in Adriatico '^.
Forges,durante
la seconda guerra balcanica, prospettava come piiconveniente
per l'Italiala formazione di un forte organismo serbo a sud
dell'Austriaper bloccarne l'inorientamento '^,ma Fani ripro-
poneva
il problema dello slavismo di fronte al quale il peri-
colo
austriaco glisembrava annullarsi, e individuava i difetti
delle tesi di Forges: 1. preminenza del problema adriatico
sulla questionemediterranea;2, esagerazione del pericolo au-
striaco;

3, svalutazione,in conseguenza, eccessiva della Triplice


Alleanza , compendiando cos quelloche glipareva dovesse
essere un organicoprogramma di politicaestera: 1. subordi-
nazione
della questioneadriatica alla politica mediterranea del-
l'Itali
2. politicanettamente antirussa nei Balcani ^^^;3. affer-
mazione
del valore della Triplice... quale condizione assoluta
per lo sviluppo della potenza italiana '^.

Il problemadi una scelta tra politica mediterranea e poli-


tica
adriatica era un problemacomplesso,soprattutto tenendo
conto di quellache veniva indicata come la progressiva slaviz-
zazione
dell'Austria e del correlativo comportamento delle au-
torit

austriache specialmente a Trieste. La politicabalcanica


di Giolitti poteva essere definita come una di conte-
politica nimento:

mentre collaborava con l'Austria per impedirel'ac-


cesso
della Serbia all'Adriaticoe per la creazione di un'Albania
indipendente, la diplomaziaitaliana bloccava le iniziative au-
striache

antiserbe;ma nel luglio1914 l'Austria con la sua

azione unilaterale scavalcava ogni remora italiana e compro-


metteva
irrimediabilmente il precarioequilibrio balcanico nel-
l'ambit
del qualeera possibile agire:era chiaro che la posta
in gioco era rappresentata dal dominio austriaco dell'Adriatico
o dalla formazione di una grande Serbia cui non si sarebbe
potuto precludere l'arrivo al mare. Era logicoquindi che il
problema adriatico acquistassenetta precedenzasul pi ampio
problema mediterraneo ed era parimentilogicoche a questo
spostamento di prospettiva corrispondesseun mutamento degli
orientamenti dei vari gruppi politici.Ora, assieme ad altre
correnti d'opinione,anche i nazionalisti,
o per megliodire una
parte dei nazionalisti,si erano posti gi nell'estate 1913 la
questione dell'assetto adriatico e, del resto, una svolta dal
triplicismoall'antitriplicismo aveva compiuto anche il Cor-
riere
di Albertini dopo la seconda crisi balcanica. La Serbia

171
sull'Adriatico
nel 1913 era per un'altra cosa dalla Serbia sul-
l'Adria
che sarebbe uscita dal nuovo conflitto.
I nazionalistidunque si trovarono nella difficile
posizione
di chi,orientato ideologicamente contro la democrazia franco-
inglese,
alieno da aspirazioni fautore d'un espan-
irredentistiche, sionismo
coloniale e mediterraneo che non poteva concretarsi
se non a danno
dei maggiori detentori di possedi-
principale menti
africani,era ad un tempo colpito dalle conseguenze d'un
possibile ulteriore ingrandimento austriaco nei Balcani e dalle
prospettived'una eventuale realizzazione delle aspirazioni del
movimento nazionale jugoslavo; per di pii, le simpatietripli-
ciste urtavano contro una largaparte dell'opinione
pubblica
del paese, sensibile pi che altro a veder compiuto il Risorgi-
mento
nazionale con la liberazione delle terre italiane an-
cora

soggette alla monarchia asburgica. Tre giornidopo l'ulti-


matum
due giorniprima dell'iniziodelle
austriaco alla Serbia e
^"
ostilitla Giunta nazionale dell'ANi in un suo o.d.g. si rese

interpretedello stato di perplessit nazionalista;ma ad illu-


strare
gliorientamenti prevalenti dei nazionalistifurono suffi-
cienti
Forges e da Pantaleoni all'assem-
i discorsipronunciati
da blea
del gruppo romano. Contro ogni forma di sentimentalismo,
ch' il vero pericolo sostenne Forges,
non si poteva pre-
determina

una precisa linea di condotta: il sentimentalismo


austrofobo era il pi grave ostacolo alla diffusione nel paese
di una chiara ed esatta degliinteressi italiani; e Pan-
nozione taleoni
ringraziato
con commosse parole da Luigi Feder-

zoni fu ancora pi esplicito e piuttostoimpaziente: Ci

stato consigliato di attendere, di aspettare che glialtri si fos-


sero
bastonati a vicenda per intervenire poi e prenderequel
che sar possibile. Questa la posizionedell'avvoltoio e della
iena... noi abbiamo degliimpegni con altri paesie questide-vono
essere mantenuti a qualunquecosto... Alla pace possiamo
solo contribuire schierandoci con coloro ai qualici legal'onore
e l'interesse '". Quali fossero gliinteressi italianisecondo i

nazionalistilo spiegaronodue articolidi Ruggero Fauro e di


Alfredo Rocco apparsisul Dovere Nazionale del 1 agosto
e concludenti entrambi per una pronta mobilitazione dell'eser-
cito.
Sia Fauro che Rocco avevano dinnanzi agliocchi il pro-
blema
dell'espansione italiana nel Mediterraneo e non vano
pensa-
affattoalle conseguenze estremamente pi complesseche

172
Francia, ma il contrasto con l'Austria era assai minore che
quellocon la Francia: Noi non abbiamo alcun interesse alla
esistenza di una potenza francese. Esteticamente,se, per ipo- tesi,
la Francia sparisse dalla carta di Europa, noi non remmo
prove-
dispiacere. Nazionalmente,non solo non ce ne remmo,
dor-
ma avremmo ragionedi esserne ben lieti.Invece noi
abbiamo un grande interesse alla esistenza dell' Austria,. otte-
nuto,

il dominio dell'Adriatico, eliminata la preponderanza


austriaca nei Balcani,noi potremmo essere i amici,gli
migliori
alleatipi fedeli di un'Austria-Ungheria, che fosse la sentinella
avanzata della civiltoccidentale contro lo slavismo . A parte
le coincidenze d'interesse assolutamente assorbenti , che
l'Italiaaveva con la Germania, le cui aspirazioni adriatiche e
mediterranee non erano se non una favola della stampa fran-
cese,
un intervento al fianco degliimperi centrali ci avrebbe
offerto finalmente la di aggiustare
possibilit i nostri conti
con l'avversario di occidente ; a questo punto nasceva per
l'obbiezione della maggiore urgenza dell'antagonismo con stria.
l'Au-
Rocco si rendeva ben conto che una guerra vittoriosa
della Triplicesignificherebbe il rafforzamento dell'Austria,
quindiun ritardo della nostra sistemazione adriatica, un vicino
orientale divenuto pi potente e pi insolente, la preponde-
ranza
balcanica dell'Austria, assicurata a nostro danno . Solu-
zione:
mobilitare l'esercitoper affrontare tutte le soluzioni
con serenit e con utilit ^^.Nella posizione di Rocco di fronte
al problema della guerra c'era in verit molto di pi di quello
che potesse parere a prima vista;c'erano soprattutto le ragioni
che avrebbero condotto nel breve volgeredi giorniall'afferma-
zione
della necessit della guerra all'Austria.I nazionalisti si
trovavano in un'impassedalla qualedovevano uscire e la loro
richiesta di mobilitazione era l'interpretazione anticipata della
neutralit come premessa per il rovesciamento delle alleanze.
Non erano soltanto ragionipsicologiche derivanti dalla presa
di coscienza dell'orientamento di una largaparte dell'opinione
pubblicae dell'impopolarit d'una guerra condotta contro tutta

la tradizione nazionale a far mutare d'opinionei nazionalisti,


ma era delle cose
la stessa logica ad imporsicon evidenza,una
volta scartata l'ipotesineutralista.
Del resto, l'incertezzanazionalista non fu di lunga durata:
gi il 6 agosto un articolo di Forges denunciava la fine della

174
Triplice
e la necessit della guerra all'Austria. La dichiara-
zione
della neutralit scriveva

Forges

...
significa
per
noi la fine della Triplice
Alleanza...La neutralit italiana...
non

pu intendersi se non come una necessaria attesa per prendere


con risolutezza postoun di combattimento...
dobbiamo Noi
guardareal Mediterraneo e all'Adriatico e, se glieventi pos-
sono
assicurare che in Mediterraneo nulla pu ora mutarsi e
i pericoli
sono in Adriatico,ebbene si guardiall'Adriaticoe si
prendarisolutamente il posto che ci spetta ^*^ E Corradini,
senza rinnegareil precedentetriplicismo nazionalista e valu-
tando
la Triplice
come una posizionestorica ormai consu-
mata,

dichiarava, 13
il dello stesso mese: Il da farsi uno.
L'Austria ci obbliga.I problemi italianisono... a Oriente e
altrove,
sono a Oriente,a Occidente,a Mezzogiornoe sin qui

potevamo ritenere opportuno di risolvere prima questo e poi


quello. Ma ora l'Austria ci obbligaa dare la precedenza al blema
pro-
orientale, ripresenta
ci per oggi la necessit storica che
poteva essere per domani '^. Certo
alla eliminazione d'una
posizionedi neutralit cospiravatutta l'ideologia nazionalistica
e la visione della bellezza morale della guerra nunzio
D'An-

nel maggio 1915 non avrebbe detto in una cena di


compagni che questa guerra, che sembra opera di distru- zione
e di abominazione la pi feconda creatrice di bellezza
e di virt apparsa in terra ? ^^^ ; ma pur vero

che la logica
della politica nazionalista spingeva in ultima analisi all'inter-
vento
antiaustriaco. Senza rinnegarenella sostanza la zione
conce-

della nazione proletaria


, di sistemare le si trattava

questionipi urgentiche insorgevanoimperiosamentenel set- tore

adriatico,
per poi ricostituire e la cosa non era neppur

allora n astratta n cervellotica un'amicizia italo-tedesca


contro Francia e Inghilterra. Nell'articolo di Rocco, l'indica-


zione
in questo senso era scritta a tutte lettere;
cos come
erano scritte chiaramente le rivendicazioni mediterranee nei
confronti della Francia che sarebbero state poi ereditate e svi-
luppate
dalla politica estera fascista: Corsica,Tunisia, Africa
settentrionale. La differenza tra Fauro e Pantaleoni da una
parte e Rocco e Forges dall'altraera quellache passava tra
l'astrattezzae la capacit d'una diagnosi politicaconcreta. turalmen
Na-
la constatazione dei prevalenti e immediati inte-
ressi
della
dell'Italia, fine e del fallimento della Triplice,
non

175
che
significava i nazionalistiavessero la capacitdi un appro-
fondimento
serio di tutta la complessasituazione che si veniva
determinando in Europa.
Lanetta e immediata presa di posizionenei confronti di
tutti i gruppi dell'interventismo democratico e in particolare
di Bissolati, sembrava improntata al culto di un esasperato
realismo,ad una visione pi concreta delle cose e delle forze
in lotta;ma proprioqui si rivelavano il limite e l'aspetto
tivo
nega-
del realismo nazionalista.Precisamente nella mancanza

di una valutazione realistica delle forze spirituali che il


conflitto andava scatenando;nel valutare le forze soltanto
in termini di cannoni e di corpid'armata, nell'accettareildibat-
tito
e l'urto in termini esclusivamente di potenza militare, nel
gliideali dell'interventismo democratico
dileggiare senza sarne
pe-
la portata praticaneppure sul mero piano del contributo
che essi potevano recare alla soluzione del conflitto.Il dopo-
guerra
avrebbe confermato l'irrealtd'una politica imperialista
e avrebbe posto le basi e i prodromi del secondo macello diale,
mon-

e certo retrospettivamente pu parer facile una zione


demoli-
critica delle impostazioninazionaliste. Ma pi impor-
tante
scorgere le contradditoriet fondamentali
del naziona-
lismo
che erano evidenti anche prima del 1918, anche prima
del non prevedutocrollo della duplicemonarchia.
Le aspirazioni al dominio Mediterraneo, ridotte alle pi
modeste di
proporzioni dominio adriatico,
un erano avanzate

in base a una concezione precisa della vita internazionale. Noi


conosciamo scriveva Coppola nel novembre

1914 ^^* i

limiti attuah della nostra possibileconquistaperchconosciamo


i limiti attuali della nostra potenza. Ma unicamente per que-
sto.
I limiti sono nella potenza attuale e non gi nel diritto.
Il diritto alla conquista in ciascuna nazione illimitatoe coin- cide
esattamente con la sua potenza, e non limitato che dalla
potenza altrui.Noi sappiamo benissimo che tra la potenza e
quinditra l'espansione concorrente delle varie nazioni esistono
dei punti di equilibrio; ma vogliamoche questipunti di equi-librio
e di limitazione vengano fissatidal libero giuoco delle
forze nostre ed altrui e non prestabiliti
gi ideologicamente ai
nostri danni . Ora, questa concezione conclusa e ristretta nel-
l'ambit
di meri rapportidi potenza aveva lungamenterappre-
sentato
la base d'ognirichiesta di armamenti e di spese mili-

176
tari,la premessa d'ognicritica alla vilt politica dell'Italiapost-
risorgimentale, d'ognipolemicacontro l'impreparazione militare
del paese; improvvisamentel'Italiadiveniva una grande po-tenza
e tale da ambire non solo al dominio dell'Adriatico, ma

da concretare aspirazioni imperialistiche nel Levante e l'Orien


nel-
mediterraneo. L'equivocopolitico intrinseco alla posi-
zione
nazionalista era tutto qui: nel reclamare territori euro-pei,

colonie,mercati,materie prime come necessari all'Italia e

nel ritenere contemporaneamente l'Italiauna grandepotenza;


una grandepotenza si badi che minacciava di essere

soffocatanell'Adriatico e nel Mediterraneo,di essere asservita


dal capitale straniero,di veder bloccato il proprio progresso
dalla povertdel suolo e del sottosuolo.
Nei dall'agosto
mesi 1914 al maggio 1915, V Idea Na-
zionale
impost la tematica generaledella condotta della
guerra, sul piano diplomatico e sul piano ideale. Coppola,con

due articolidell'ottobre e del novembre 1914, precistutta


la distanza tra l'interventismo nazionalista e l'interventismo di
tutti glialtri gruppi democratici, bissolatiani,radicali,zionari.
rivolu-
Respinta l'ideologia intesista e democratica, Coppola
denunci il carattere imperialistico della guerra, illustrle vere
ragioniche muovevano le potenze in lotta e si chiese se l'Italia
dovesse scendere in campo solo per compiere l'opera del Risor-
gimento.
S, anche per questo, ma anche peraltri motivi. In
primo luogoper avere la suprema consacrazione della guerra,
essa cui nella sua recente vita di nazione [era] mancata sin
qui una grandeguerra, una vera guerra che la facesse veramente
sacra nel dei suoi figli
cuore e veramente augusta nella coscienza
deglistranieri . In secondo luogo per la sua grandezzapoli- tica.
E qui spuntavano fuori quelli che i nazionalisti avevano
sempre dichiarato fantasmi made in France: le aspirazioni sche
tede-
a Trieste, ? imperialismo germanico che ci sbarra il cam-mino

del nostro necessario avvenire , la divergenza d'interessi


con la Germania; nello sfondo,l'imperialismo slavo,contro il
qualedoveva realizzarsi,dopo la guerra, l'alleanzaitalo-tedesca,
arginealla marea premente verso l'Europa^^^.In questo qua-
dro,
intendersi anche sul sacro
occorreva egoismo salan-
drino,che non poteva limitarsiall'integrazione dell'unit nazio-
nale,
ma doveva significare
l'imperialismo italiano che al di l
dei territori irredenti doveva guardareall'Adriatico, al Medi-

177
terraneo, all'Asia Minore, al mondo, alla immensa eredit di
dominio e di influenza che avrebbe aperta la guerra .
La
propagandanazionalista ripetil gioco stile 1911. Al- lora
si era trattato di appropriarsidella guerra libica,
ora l'opera-
2one consistette nell'imprimereall'interventoun significato perialis
im-
ma mentre nell'oradi Tripoli pur col-
i nazionalisti, laboran
a l'esaltazioneche innalz il paese inopi-
provocare natament
alla poesia della gesta d'oltremare , si scontra-
rono

contro il muro ben costrutto della prosa di Giovanni


Giolitti, questa volta ebbero pi facile gioco,perch nendo
ve-

anche di rincalzo, e tosto fattosi protagonista,Gabriele


D'Annunzio si imbatterono
nei due liberalnazionaliAnto-
nio
Salandra e SidneySonnino che mettevano assieme il capi-
tale
d'un temperamento guizotianoe d'una freddezza ch'era
tutta una notarile di fantasia. Mentre
mancanza r Idea Na-
zionale
provvedevaalla diffusionedel seme imperialista prattutto
so-

in seno alla classe politicache amava farsi passare


per competente dirigenti
e i nazionalisti ispiravanoormai
indirettamente la politica
sonniniana,entr rumorosamente in
scena D'Annunzio, trasformatosi questa volta in un Corradini
ellenistico.
Nel maggio 1915 il vero portavoce di D'Annunzio fu
r Idea Nazionale , la qualefu particolarmente ammirata del
D'Annunzio nell'edizioneromana delle radiose giornate.A parte
l'ovvio consenso all'Orazioneper la sagra dei Mille *^',che fa-
ceva
balenare sulla patria
giorno di porpora e, nelle
un

nuove beatitudini,
prometteva saziet ai giovani affamati e
, r Idea Nazionale fu la pi fedele por-
assetati di gloria tatrice
del verbo dannunziano
nuovo di violenza civile. Lo
stile deglieditorialiebbe una impennata,trov nuovi numeri
anche nel ragionaresuUa proceduraper la dichiarazione di
guerra, tradusse in prosa meno immaginifica, ma forse pi effi-
cace
l'eccitamento alla violenza, contrappose il popolo al par-
lamento
e, superandod'un balzo lo stesso eccitatissimo poeta,
lanci la parolad'ordine destinata a trovare in seguitoampia
fortuna: L'urto mortale: o il parlamentoabbatter la Na- zione...
o la Nazione rovescer il parlamento... se il parlamento
italiano putrido, l'Italianuova lo spazzerdal suo no
cammi-
'^\ Mentre D'Annunzio lanciava le famose invettive con- tro

il mestatore di Dronero e stabiliva la nuova maniera

178
di lotta ( col
politica bastone e ceffone,
col con la pedatae
col pugno si misurano i manutengolie i mezzani... formatevi
in formatevi
drappelli, pattuglie
in civiche...Non una folla
"^
urlante,ma siate una milizia vigilante
) e incitava zate
Spaz-
dunque, spazzate tutte le lordure,ricacciate nella cloaca
tutte le putredini ''",sul giornalenazionalista si potevano
piiprecisee meditate considerazioni. Giolitti vorrebbe
leggere
impedirel'eserciziodella prerogativasovrana della rappresen-
tanza
dello Stato nei rapportiinternazionali, vorrebbe aprire
una il re deve riconfermare la fiducia al mi-
crisi istituzionale; nistero
Salandra-Sonnino pena il macchiarsi di tradimento (ri-
catto
gi avanzato come della guerra libica);
s' visto al tempo
l'assaltoa Montecitorio segna l'avvento della nuova Italia
che spezzercol ferro e col fuoco le alcove dei ruffiani per-
ch
non vi sono forme definitivenella vita dei popolie Le
forme e la
gliistituti politici quel tratto
accompagnano per
in cui possono servirla. N mancavano i pratici consigliper
eliminare i malfattori della banda giolittiana
e del partitolista
socia-
ufficiale.
D'Annunzio aveva spintoalla violenza personale
verso GioHtti contro il qualela lapidazione
subito
e l'arsione,

deliberate e sarebbero assai lieve castigo


attuate, ^^^;Maffeo
Pantaleoni spiritopi realisticocome
conveniva a un tedratico
cat-

d'economia che ben sapeva come


,
ormai le pietre
e i roghifossero poco funzionali, si incaricava di consigliare
metodi piiefficienti: Analoga alla nostra era, allo scoppiare
della guerra, in Francia,la situazione. Ma, una fortunatadisgra-
zia
liber il paese dal Jaurs ^''^.E quanto all'invito a diven-
tare
una milizia vigilante, Pantaleoni stesso spiegavaper bene
cosa volesse dire il poeta: Innanzi tutto non sia pi lecito
ai traditori della patriamostrarsi per istrada e di recarsi a
Montecitorio o a Palazzo Madama... I cittadini assumano il
servizio di questa nettezza li incontrino,
pubblica.
Ovunque
a suon di schiaffili rimandino a casa. Il giornoventi di maggio
in cui la Camera dovr riunirsi, un servizio di sicurezza pub-
blica
venga organizzatodai cittadini, al domicilio dei malfat-
tori,
dinanzi ai loro dinanzi agliaccessi alla Camera
alberghi,
e al Senato, e trattamento adeguatoalla loro indegnit sia loro
Questa la funzione del pubbHco; n ometteva
inflitto... pure
nep-
di mettere sullabuona strada il re, al quale,se non poteva
permettersi di impartiredirettamente la lezione,poteva almeno

179
l'invito a riceverla dalla regina Margherita: Sire,
rivolgere
prendaconsiglioda sua madre; faccia il suo dovere... .
Quando il parlamentosi riapril 20 maggio, l' Idea Na-
zionale
fu pronta a indicarne la nuova
funzione non pi di
maggioranzae di minoranza, ma di unanimit per la guerra e
per la vittoria e, a pace fatta, per la sana vita nazionale
e per la sua vigorosaazione nel mondo, per la Patria e per
il Re '''.
Nella !'Idea Nazionale
polemicaper l'intervento, aveva

avuto
come s' visto costante cura di differenziarele
posizionie le finalitnazionaliste da quelledell'interventismo
democratico. Impostare la guerra italiana in termini di guerra
imperialista e non di guerra democratica significava non solo
prenderpartitosui problemiinternazionali, ma precisare anche
una determinata visione della politicainterna. Allorch Bisso-
lati parlavadi guerra democratica,non intendeva infatti sol-
tanto
parlared'una guerra condotta a fianco dell'Intesa contro
la roccaforte della conservazione europea, rappresentata dalla
Germania e dalla monarchia austro-ungarica, ma intendeva
altresparlare d'una impostazionedella guerra che contenesse

se non propriamenteeliminasse le aspirazioni listiche


imperia-

che pur erano ben presentie vive nella coalizione con-


tro

gliaustro-tedeschi. Lungi dall'essere un sognatore, Bisso-


lati era un uomo politico che vedeva chiaro e lontano,e non
sulla base del fallimento della
vale farne la critica retrospettiva
pace o impiegandoschemi ideologici che alla prova dei fatti
proprio in occasione del conflittomondiale si rivelarono pres-
soch
inconsistenti. Del resto, lo svolgersi
stesso degliavveni-
menti
durante la guerra e nel dopoguerraconferm come

gi notava Salvemini nel 1925 la giustezzadella visione


dell'interventismo democratico.
In primo luogo,l'interventismo democratico intendeva che
la condotta politica della guerra e della pace non fosse incon-
trollatame
lasciata aglistati maggiori,alle diplomaziedi
gabinetto, ai bigmen dell'industriapesante; e intendeva soprat-
tutto
che l'interventoitalianofosse un fattore di rafforzamento
per le correnti democratiche dei paesi dell'Intesa, in partico-
lare
dell'Inghilterrae della Francia. Per il solo fatto che la
di Bissolati non
politica trov attuazione,non si pu sempli-
cisticame
concludere ch'essa fosse viziata d'astrattismo e

180
a fase della
quest'ultima guerra, ribadendo
allorch, i fini im-
periali
dell'intervento,
esso cre le basi del mito della vit-
toria
mutilata e mantenne isolata l'Italianon soltanto militar-
mente
sul fronte di guerra, ma anche sul terreno politico
e

diplomatico.
La concezione d'una guerra essenzialmente
italiana pro-
mossa

dai nazionalisti,aveva rapidamenteguadagnato lo stato


maggiore e il comando supremo: il rifiutoprima e le resistenze
poi a trasformare il fronte italiano in fronte interalleatocosti-
tuivano
la premessa ad una non-collaborazione politico-diplo
matica;
la pervicaceinsistenza con la quale i nazionalisti si
appellarono sempre alla politica
dell'integrale del patto
rispetto
di Londra e la gelosainterpretazione delle prospettive ch'essi
ne dettero anche sul terreno militare,rappresentarono uno degli
ostacoli maggiori che si presentarono alla delegazione italiana
nelle discussioni sul di pace. trattato
Gi nell'estate1918, davanti ai ripetutisintomi del dissidio
Orlando-Sonnino,V Idea Nazionale mostrava l'impaccio e le

contraddizioni della posizionenazionalista, che pretendeva di


mantenere in piedidue politiche contraddittorie qualierano,
nel fondo, quelladel patto di Londra dell'aprile 1915 e quella
del patto di Roma fra le nazionalit oppresse di tre anni dopo,
patto che aveva avuto la pubblicaapprovazionedel nuovo sidente
pre-
del Queste due politiche,
Consiglio, secondo l'organo
nazionalista,
erano fra di loro pienamente compatibili
; il
patto di Londra esso riconosceva
nei riguardi nostri

fa stato... soltanto contro l'Austria e non potr quindi... tuire


costi-
un ostacolo insormontabile... alla conciliazione dei nostri
interessi con gliinteressi dei nuovi Stati che potranno even-
tualmente

dalla dissoluzione dell'impero


sorgere austro-unga-
rico
, ma finch durava la guerra le pattuizioni del 1915
rappresentavano la carta antiaustriaca per eccellenza comune
a popoli che avessero
tutti i rivendicazioni da avanzare
contro

gliAsburgo;ed aggiungevache quelladel patto di Londra era


la politica
della totale distruzione dell'Austria
, e politica
in armonia coi princpiche l'Intesa aveva fatti suoi. Le cose

non stavano affatto cos, perch,caso della


mai, la politica
delenda Austria proprioquelladell'interventismo de-
era stata mocrati
l'equivoco pi grave era per quellodi voler ridurre
la divergenzatra le due prospettivepolitiche ad una mera

182
divergenza di metodo e di temperamento tra il presidentedel
Consiglio e il suo ministro degli Esteri. Il foglio nazionalista,
di fronte alle perplessit alleate in merito alla condotta del-
l'Itali
chiamava in causa Sonnino invitandolo
chiarire le sue a

vere intenzioni;ma, una volta asserita artificiosamente la con-


cordanza

delle due politiche, era chiaro che tutto il discorso


sulla funzione storica dell'Italia,naturale protettrice delle pic-
cole
nazionalit soggette , non era altro che una sticamente
opportuni-
edulcorata riproposizione dei temi del dominio adria-
tico
come premessa, non gi d'una protezione, ma d'un impe-
rialismo
nei Balcani.
Fu questo un momento decisivo nel qualesi posero, per
precisaresponsabilit nazionalista,le premesse di quellache
sarebbe stata la gigantescacontraffazione del risultato della
guerra. L' Idea Nazionale non si peritava, questa volta,di
mettere le rivendicazioni imperialistichesotto l'egida della giu-
stizia
internazionale : solo,la giustizia internazionale era, per
il quotidiano nazionalista, nuli'altro che un criterio equitativo
di spartizione del bottino della guerra; una speciedi solida-
riet
equitativa nella rapina. L'editorialedel 13 ottobre 1918 ^^^
era una strizzata d'occhio a Wilson dire che ci si poteva
per
intendere,a patto di interpretare
alla maniera nazionalista i
quattordici punti.
Gi dunque prima della fine della guerra guerreggiata la
posizionedella stampa nazionalista era assai chiara: l'imperia-
lismo
del patto di Londra, ormai destinato a uno scacco del
quale ( importante)s'erano gi avvertiti i primi sintomi,di- ventav
una questionedi giustizia; d'una giustizia sia pure
intesa in modo particolare,
ma sempre di giustizia
. La pa-
rola
aveva un fascino antico e lo conservava e lo avrebbe servato
con-

nel cuore degliuomini che


avevano sopportato gli
stenti e i disagi della guerra. Davanti ai nuovi problemiche
si ponevano nell'autunno del 1918, occorreva coraggioe ini- ziativa:
Sonnino e i nazionalistidifettavano d'entrambe le qua- lit
e restavano a sventolare come una bandiera quel patto che
per loro stessa ammissione faceva stato solo contro l'Austria,
senza preoccuparsi di avere e d'illustrareuna politica almeno
di ricambio. Non la ebbero,questa politica, e non la prospet-
tarono
neppure dopo la cessazione delle ostilit, nemmeno alla
conferenza della pace.

183
Quando rileggonole recriminazioni nazionaliste contro
si
la politica meschina e provinciale dell'Italiapostunitaria, viene
proprio da rifletterea quanto sia stata provinciale la politica
di Sonnino e deir Idea Nazionale in particolare, incapacedi

saldare in un contesto europeo gli interessi nazionali, come

aveva saputo fare la classe dirigente che aveva stipulato la


Triplice senza rinunziare a un giuoco articolato il qualeaveva
garantito la sicurezza del paese e gliaveva fornito ad un tempo
proprio glistrumenti e le premesse per uscire dall'isolamento
cui era minacciato in caso di crollo dell'accordo triplicista.
In alla conferenza della pace il dissidio Orlando-Son-
seno

nino riflettevail dissenso in cui si dibatteva il paese; dissidio

esasperato dalla frenetica propaganda della stampa nazionalista.


Orlando lo rilev nel marzo 1919, un mese prima del famoso
appellodi Wilson al popolo italiano.Il segno piviclamoroso
del dissidio furono le dimissioni di Bissolati dal ministero,la
sua intervista con il Morning Post , il suo discorso alla
Scala: i nazionalisti,
che si erano illusisulla possibilitdi un
appoggioamericano la paventata egemonia franco-inglese
contro

minacciosa per noi e sgradita alla repubblicanord-americana


e tale da creare una tra l'Italiae gli
coincidenza d'interessi...
Stati Uniti d'America ^^, mostravano di essere totalmente
negatialla comprensionedei fattorimorali,che pur sono ed

erano
un elemento della
realt . Le ragionidi quest'inca-
pacit
si scorgono chiare quando si leggail manifesto di Po-
litica
, col quale la rivista inizi le sue pubblicazioninel di-
cembre
che pu considerarsi la magna
1918, e charta teorica
della politicaestera nazionalista e ad un tempo la sistemazione
teorica definitiva del movimento.
Assunta come causa determinante della conflagrazione diale
mon-

la lotta tra germanesimo e slavismo e come ragionifon-


damental
del conflittola
dell'allargamento rivalit tra rialismo
l'impe-
germanico( massiccio,pesante, teorico,privodi senso
storico e politico,insoddisfatto e perciaggressivo ) e l'impe-
rialismo
inglese( agile, pieno di esperienza
e di senno pratico,
saturo, e perciconservatore e ) nonch la secolare
pacifico
lotta tra francesi e germanici,anche le ragionidell'intervento
italiano erano individuate nel secolare conflitto tra italianite
germanesimo e italianite slavismo,
tra e nella necessit del-
l'espans
mondiale dell'Italia. Lotta di popoliper l'esi-

184
stenza il dominio, la guerra era divenuta per una
e guerra
condotta
ideologica contro gli Imperi centrali sotto l'insegna
dell'antimperialismo:
un assurdo confronto d'idealit combat-
tuto
da imperialismi opposti,che poneva in essere uno penso
scom-

fra realt della guerra e ideologiadella guerra, dovuto


alla lungacorruzione ideologica che rodeva la mentalit dei
popolipi grandi;all'istintivoimperialismo americano, che
naturalmente imporre l'unica ideologia
tendeva a da lui posse-
duta,
cio l'ideologiademocratica;all'opportunit politica; alle
sconfttedell'Intesa dalle qualiera sorto l'ap-
persistenti pello
a qualchealtro elementoall'infuoridella forza
che

potesse dar la vittoria , Cos'era dunque l'ideologia tica?


democra-
Era per definizione, della sconfitta; ed era
l'ideologia
anche l'arma con la qualei vinti avrebbero tentato di sottrarsi
alle conseguenze della disfatta: un pericoloche sovrastava prattutto
so-

l'Italia,la quale dalla furbizia dei suoi secolari


nemici,che si chiamavano fino a ieri austriaci ed oggi jugo-slavi
e tirolesi vedeva messi in discussione i frutti dei suoi sforzi,
precisamentein nome dell'ideologiaantimperialista ed eguali-
taria,
la quale,sul piano interno,producevapoi un effettodebi-litante
contagiobolscevico : non per nulla Ke-
di fronte al

renski aveva precedutoLenin. L'ideologia democratica era da


collegarsi al moto della Riforma, frutto del millenario indi-
vidualis
delle genti germaniche che aveva messo capo
alle nuove formule dell'ideologialiberale ed era all'origine
della decadenza delle societ e delle razze, della volontaria
diminuzione delle nascite,dell'umanitarismo e dell'universa-
lismo
in cui si dissolve l'istintodi conservazione e di espan-
sione
dei popoli. salvato
La con
guerra l'animare
aveva

la resistenza contro le degenerazioni individualistiche le

nazioni occidentali dall'imminente decadenza. Trasformare il


sentimento oscuro ed istintivo in dottrina e volont consape-
vole
continuavano Rocco e Coppola il compito della
nostra Rivista... rivolto assai pi a creare nel pubblicouno
stato di coscienza
di cultura antitetico a
e quellodiffuso dal-
l'ideol
liberale-democratica, che non a propugnare menti
muta-

di istituzioni e di regimi politici . Prima restaurazione


da compiereera quelladel rapporto tra Stato e individuo. Poi- ch
la leggebiologica e morale della vita sociale era la lotta
per mezzo della qualegliorganismisocialimigliori si aflEerma-

185
vano pi deboli,i nazionalisti,
sopra i alla formula dell'ideo-
logia
democratica,intendevano opporre la loro: disciplina
delle disuguaglianze
e quindigerarchia ed organizzazioneterno;
all'in-
libera popoliall'esterno...
concorrenza e lotta fra i
In
tal modo, tutte le forme quelleincruente della
di lotta: da
concorrenza economica e politica,
a quelleviolente della lotta
armata... sono portate all'interno invece
all'esterno; con la
l'ordine
disciplina, e la gerarchia,
viene assicurata la pace .

Si trattava, come si vede, della pi coerente applicazione


dell'ideacorradiniana dello spostamento della lotta tra le classi
alla lotta tra le nazioni,dello spostamento al piano interna-
zionale
della lotta di classe trasformata per in lotta tra nazioni
plutocratiche e nazioni proletarie.Se mai fu chiaro che il na-zionalismo

era sinonimo di guerra, in queste pagine di Poli-


tica
, redatte con sorprendentefreddezza all'indomani della
fine del che aveva
massacro insanguinatoper quattro anni
l'Europa,l'ideologia
della guerra assumeva un'implacabilee

mostruosit.
consequenziaria
di minore chiarezza era la proclamazione
N dei princpi
direttividella concezione statuale. Lo Stato altro non era che
la societ appunto in quanto si organizzasotto un potere
supremo... quindila forma necessaria e storica della vita sociale,
forma di indefinita durata di fronte al transeunte valore del-
l'indiv
l'individuo...appare nella sua funzione di stru-
mento

ed organo dei finidello Stato... Sicch anche, ad esem-


pio,

l'idea della libert concepitadalla teoria liberale come un

dirittonaturale ed illimitatodell'individuo di fronte allo Stato,


non trova, invece,il suo fondamento che nella volont e nella
concessione dello Stato medesimo... . Donde, in opposizione
al principio della sovranit popolare, il concetto del governo
dei pi capaci,ossia di coloro che per tradizione, per cultura,
per posizione sociale,
sono in gradodi elevarsi al di sopra degli
della generazionea cui appartengono,
interessi contingenti e di
discernere di realizzarei grandiinteressi storici dello Stato .
e

La leggedella lotta tra i popoliescludeva ogni possibilit


d'organizzazione
internazionale o superstatuale;la gara impe-
riale
diveniva leggeferrea che a nessuna
nazione dato rin-
negare
senza soccombere : Questa verit centrale la mi-
sura
di tutti i valori politici.
unica Per essa la politica estera
la politica
per eccellenza.La politicainterna... la politica mi-

186
la
litare... politica economica... la politicasociale...la politica
la politica
culturale... religiosache... deve ricostituire l'unit
spiritualedella nazione per tramutarla in forza di coesione
interna di e espansione...;
esterna tutte queste insieme devono
servire alla per eccellenza,
politica che la politica estera .

La nazionalista era una


concezione politica concezione di
lite (si badi al concetto del governo ): rimaneva il pro-
blema,
se mai, della massa di manovra di cui servirsi per porla
gliuomini, in gradoper cultura,
in essere; tradizione, posizione
di curare
sociale, e realizzare gliinteressi storici
dello Stato ,
erano pronti edprecisamentecoloro che, criticando o
erano
vacil-
lanti,
negandoi miti della democrazia e della lotta di classe,
se non ormai apostati consapevoli
della fede liberale, pi
o meno chiaramente della crisi in cui si dibattevano come classe
dirigente, si apprestavano a recidere il legame,mai stato nico,
orga-
tra il popoloe la classe politica. I nazionalistili vano
aspetta-
al varco da tempo. A questi,stavano per aggiungersi
coloro che erano stati contrari alla guerra, consci della sua por-
tata
comunque rivoluzionaria, e non volevano prendere coscienza
del fatto ormai irreparabilmente accaduto.
Politica estera e metodo della politica estera, politica interna
e metodo della politica interna erano un tutto inscindibile.Il
concetto del governo dei piticapaci, cos come era gurato
confi-
nel manifesto di Politica , trovava il suo esatto corri-
spondente
in un bilancio della conferenza della pace che V Idea
Nazionale tracciava nel giugno 1919 e nel quale l'affronto
supremo subito dall'Italiaera individuato nel fatto di aver
dovuto sacrificarele sue aspirazioni nazionali ed imperiali mente
egual-
legittime non alle confessate cupidigie delle grandipo-
tenze
imperiali, ma al rachitico imperialismo di grecie jugo-
slavi
, di popoliche o non son nati ancora alla storia d'Eu-
ropa,
o son nati e cresciuti speculando sulla storia d'Europa '*^
della stampa nazionalistanella propaganda
L'irresponsabilit
forsennata durante le trattative di pace documentata tivamenteriassun-
da un articolo di Coppola^^. Proprio mentre il pro-
blema
era rappresentato dalle contestazioni mosse al patto di
Londra, Coppola non aveva ritegnoa mettere sotto accusa la
politica italianadella guerra e dell'immediato dopoguerra. Quali
erano le colpedei responsabili della nostra politica estera? In
primo luogoquelladi non aver negoziatola neutralit, quindi

187
la deficienza e del
l'angustia di Londra che troppo
trattato

poco ci aveva assegnato sia in Adriatico che in Asia minore


che in Africa;poi, il non aver condotto una politica dei fatti
compiuti,l'aver invece adottato la politica delle nazionalit e
aver tolleratoe incoraggiato l'idiotae funesto patto di Roma .

Coppola superava monsieur Chauvin: male aveva fatto l'Italia


a fermarsi dopo Veneto; avrebbe dovuto giungere a
Vittorio
Zagabria,a Lubiana, a Vienna, a Budapest,a Spalato,a Cat- tato,
a Scutari: arbitra assoluta cos dell'imperoaustro-ungarico,
avrebbe automaticamente risolto i suoi problemipiiurgenti.
Non meno pesantila responsabilit della delegazioneitaliana
a Versailles,dove s'era condotta una politica grettamente
locale,piccola, miserabile,ascetica,balcanica,quasi che in
qualcheporto ed in qualcheisola adriatica si esaurissero il
nostro diritto ed il nostro destino , disinteressandosi dei pi
grossiproblemie dei pi vasti orizzonti, sperandodi catti- varsi
una benevolenza impossibile e d'ottenere l'elemosina
d'una locale giustizia adriatica. Era l'ultimo errore della
vecchia Italiaparlamentare e serva... che ha sempre tutto rato
igno-
del mondo e di se stessa .

La critica era calzante;


ma per Coppola non si trattava gi
di prendereatto d'una situazione e di regolarsi
in conseguenza
conducendo un'opera di trattative,
guadagnandoappoggi,tes-
sendo

intese: si trattava di pretendere


tutto quanto era scritto
nel patto di Londra e per sovrappiFiume e qualcos'altro, e

di giungere,se mai, a fatti compiuti,che ognuno vede quanto


fossero opportuni.Orlando era il granderesponsabile; proprio
Orlando, che, in realt,
era ben pi intelligente e abile di Son-
nino, ottusamente fermo
al maggio 1915 e incrollabilenel bat-
tersi
sull'unica posizioneche non aveva possibilitdi successo,
vale a dire il mantenimento e l'applicazionedel patto di Londra,
del quale i nazionalisti invocavano l'integrazione.
Se dalla valutazione della conferenza della pace e dell'opera
della nostra rappresentanza si passa a considerare l'atteggia-
mento
dei nazionalisti di fronte agliavvenimenti dell'aprile
1919 '^^si ha tutta la misura del parossismoincontrollato che
li invase in quel delicatissimo momento, e, conseguentemente,
della pesantissimae prevalente responsabilitch'essi ebbero
nel turbamento e nella sostanziale mistificazione dell'opinione
pubblica. Si intenda che non qui il caso di dare un'assolu-

188
italiana in funzione antinglese che avrebbe comportato mano
libera alla Francia sul problematedesco;apertialla revisione
dei trattati e fautori,nel 1923, d'una politica franco-italiana
sul problema delle riparazioni(un atteggiamento che, partendo
dalla decantata concezione del do ut des, del niente per
niente fin per non i nazionalisti
dare un bel nulla all'Italia),
vagheggiarononel 1922 seguentiun accordo
e anni con la
destra francese di Poincar,propriomentre avvertivano i coli
peri-
antitedesca
d'un'intransigenza ad oltranza. E queste pro-
spettive
che allora
cervellotiche, avanzavano Coppolae Canta-
lupo,avrebbe ripreselo stesso Coppola nel 1927, senza mai

porsiil problema che proprioa lui avrebbe dovuto imporsi


con maggior urgenza che ad altri se una Francia nazionalista


sarebbe stata nei confronti dell'Italia,


pi arrendevole, d'una
Francia democratica.
La situazione tedesca attrasse l'attenzione della
spesso
stampa nazionalista. Neanche da dire il giubiloper la liqui-
dazione
degli spartachisti , ma da rilevare la connessione
e il parallelismo immediatamente istituiti con la situazione
interna italiana non appena si profil la crisi della socialde-
mocrazia
^^
germanica .
Vm cauti i commenti degli scrittori
nazionalisti al tentativo hitleriano dell'inverno 1923 '^ e alla
elezione di Hindenburg nell'aprile 1925 '*^ Gi in queglianni
abbastanza chiaramente
si profilava qualepotesse essere il senso
d'un sovvertimento antidemocratico nella Germania: esso non

avrebbe potuto avere che un significato revanchista, una zione


dire-
di politica estera che avrebbe significato la messa in di-
scussi
dell'equilibrio europeo uscito dai trattati di pace.
Non questionedel senno del poi: glistessi nazionalistie lo
stesso Mussolini se ne resero conto; ma la logica tica
antidemocra-
conduceva inevitabilmente a rallegrarsi del successo delle
correnti di destra estrema, e ad invocare un'ennesima volta la
formidabile disciplina interna , qualeunico rimedio ai peri-
coli
d'ordine internazionale presentati dall'evoluzione della situa-
zione
tedesca. Gi si profilava il minaccioso affacciarsidella
Germania al confine austriaco,il suo guardare al Brennero
e anche oltre Brennero ; ma Forges condannava ancora una

volta le ideologieinternazionalistiche e, nell'ambiguo gioco


delle grandidemocrazie europee, la sua, non era, questa volta,
una voce completamentestonata. Le delle demo-
responsabilit

190
crazie in questianni fin troppo note, ma
sono ormai non meno

gravisono quelle del nazionalismo italiano ormai unificatosicol


fascismo,con la sua perenne polemicacontro le ideologie de-
mocrati
Le infatuazioni pangermanistiche che V Idea
^*
Nazionale denunciava nel maggio 1925 e il tipicoerrore

germanico contro il qualeessa polemizzava neglistessi gior-


ni
*^\ ricordando che l'Italianon era piiquella che soffr
soggezioni nella Triplice, non erano in realt materia da sbri-
gare
con le amenit che Il pano-
Coppola scriveva nel 1931.
rama
che si prospettava davanti alla eventualit deWAnschluss
era impressionante: la ripresadel Drang nach Osten e della
egemonia tedesca sull'Europa l'inizioaperto,
centro-orientale...
clamoroso e irresistibile della deprecatissimarevisione "
della "

pace... Per la Polonia e per gliStati della Piccola Intesa... un


formidabile cuneo profondamentoconfitto nel fianco...la clien-
tela
germanicaineluttabile... Per l'Italia, ...una grandepotenza
militare ricostituita al confine,ben piiformidabile... dell'im-
pero
austro-ungarico...; una grandepotenza germanicacon ap- passiona
nostalgia spiante dal Brennero sulla alta valle l'Adige
del-
fatalmente gravitante su Trieste e sull'Adriatico... mi-
naccia
di fronte,diretta, della nostra sicurezza, minaccia alle
spalle,paralizzante, a ogni nostra espansioneoltremare... ^^.
Quali i rimedi? All'indomani del primo conflitto mondiale,la
Francia prospettato la formazione d'una Confederazione
aveva

Danubiana: i nazionalisti vi si erano opposti violentemente


perch,a priori, ne vedevano una nemica asservita alla politica
d'egemoniafrancese,dal momento che allora si trattava di
affermare il dominio italiano sull'Adriatico, di impedirequal-siasi
solidariet tra i nuovi Stati emersi dalla tragedia della
guerra. Sforza,con una di civetteria,
punta ha ricordato i suc-cessi

della politica balcanica dell'Italiadurante l'ultimo mini-stero


Giolitti e i sospettifrancesi contro la Piccola Intesa
machine italienne '^^; forse nelle sue pagine c' della vanit,
ma resta pur vero che una politicalungimirante avrebbe posto
tra il 1919 e il 1925 le basi di un blocco al revanchismo tede- sco
nella mittel-Europa. I nazionalistierano i meno adatti non
solo a praticare, sibbene ad intendere una tale politica, e cos

Coppola nel 1931 non sapeva che consigliare la resurrezione


d'un fantasma: la restaurazione della Monarchia degli go
Asbur-
nella piccola Austria e nella piccola Ungheria attuali, nuo-

191
vamente in essa federate . Tutta la grandepolitica lista,
naziona-
alla prova dei fatti, qualeera in realt della
il profilarsi
nuova vasta crisi dell'assettoeuropeo, non sapeva ricorrere che
al misero espedientedi un Otto d'Asburgo e d'un risorto
aquilotto
bicipite.

9. Lo Stato corporativo

Tra il 1919il 1925 ilnazionalismo ebbe un ruolo di note-


e vole

importanzanella crisi dello Stato liberale,non solo sul pia-


no
ideologico, ma anche sul piano propriamente la sua
politico:
azione si sviluppattraverso una costante opera di critica che
riusc a spostare, o, per megliodire,contribu a spostare r an- tisovversiv

posizioni
reazionarie. Tra le forze politiche
su

emerse nel dopoguerra,


il movimento nel 1919 e nel
fascista,
1920, di per s forzatamente un movimento
non era rio;
reaziona-
ancora nel 1921 tutte le possibilit di un suo recupero
legalitarionon potevano considerarsi totalmente esaurite,
piuttostofacile spiegarein termini psicologici i vari atteggia-
menti
mussoliniani come una serie continuata di machiavelliche
manovre per che fosse,alla conquistadel po-
giungere,come tere:
Mussolini era soggetto e, al tempo stesso, oggetto di un
complessogioco di forze politiche che eglimanovr e dalle
qualifu manovrato, trovandosi alla fine volontario prigioniero
di quella parte della classe politicache gi nel 1914-15 aveva

intravisto e in parte teorizzato una sovversione dello Stato


mediante la quale assicurarsi ancora per lungo tempo la frui-
zione
del potere. A questa operazionepresiedeva una logica
interna che i nazionalisti esasperarono conducendo abilmente
un'azione rivolta a determinare una frattura insanabile nel
paese, che rompesse irrimediabilmente qualsiasi possibilit di
collaborazione e ponendo l'esigenza imperiosa di restaurare
l'autorit e l'efficienzadello Stato in termini d'eliminazione
d'una delle due partiin contrasto precisamentedi quella

parte che sembrava pi direttamente minacciare il potere di


classe dell'altaborghesia industriale e dei ceti agrari.
In tutto sarebbe estremamente
questo processo stico
semplici-
vedere un piano metodicamente preordinato e svolgentesi
con una sistematicit che travolgevasuccessivamente tutte le

192
resistenze e le remore. Tra il 1919 e il 1925 non ci fu soltanto
l'attacco concentrico allo Stato liberale,ma ci fu altres una
lotta continua per uno spostamento delle forze d'attacco in
una dislocazione che fu poi quella dell'autunno 1922.
Quale fu ilruolo del nazionalismo nella crisidel dopoguerra
e in questa lotta per l'acquisto, o pel recupero, a posizioni
conservatrici o reazionarie di quanto piilarghi settori dell'opi-
nione
pubblicafosse possibile?
Volendo condensare in una formula questa funzione si
potrebbedire che il nazionalismo fu la coscienza critica della
controrivoluzionepreventivaborghesee rappresent la consa-
pevolezza

che a stroncare la minaccia democratica ed raia


ope-
occorresse non solo battere sul terreno della violenza le
socialiste,
organizzazioni ma creare sul terreno politico
sociale,
e parlamentare
un blocco conservatore organizzato,
e care
modifi-
quindile istituzioni e le strutture dello Stato per rare
instau-
la controrivoluzione permanente.
Un tentativo di definizione di questo genere ce ne diamo
ren-

ben conto naturalmente passibile



di obbiezioni
come ogni tentativo di definizione schematica;pare tuttavia
abbastanza comprensivoper indicare la funzione politico-ideo
logica
del nazionalismo tra il 1919 e il 1925 e il prolungarsi
della sua influenza anche nella storia interna del fascismo,
che ricca di chiaroscuri, di posizioni differenziatee tutt 'altro
che monolitica. Come esiste una dialettica interna del movi-
mento
proletario,
cos esiste una dialetticainterna del fascismo
(nellesue varie della quale il filone naziona-
concretizzazioni) lista
uno ^^.
deglielementi pi cospicui
Gi nel Regno erano state espresse le necessit d'una
riscossa e d'una organizzazione della borghesia: il tema si im-
pose
con rinnovata attualit nell'ultima fase del conflitto e
soprattutto nel primo dopoguerra. Quale sarebbe stato il natu-
rale

atteggiamentonazionalista davanti ai problemidella poli- tica


economica l'Idea Nazio-
spiegavachiaramente
italiana, nale
nel luglio1918 '^^ con un articolo di Corradini che,
prendendospunto dalla relazione del consiglio d'amministra-
zione
dell'Ansaldo in vista d'un cospicuoaumento di capitale,
non si lasciava scappare l'occasione di colpire en passant le
varie di Stato per lo studio del dopoguerra,
commissioni e

di sottolineare le benemerenze patriottiche del grandecom-

193
plessodel qualeponeva in rilievo la volont di potenza per

l'opera che si intrec-


da compiere dopo la guerra e le origini ciavano
a quelledel nostro Risorgimento, come quelledelle due
dinastie industriali:i Bombrini e i Perrone. Corradini era
ammirato della prosa della relazione che aveva il carattere
e il ritmo di questianni forzati agliestremi limiti dell'attivit
e della produzione . Lucidit di visione pari alla volont di
potenza dell'Ansaldo e da esso
c'era nel documento si rica-
vava
ancora una volta la necessit che gliindustrialiacquistas-
sero
una coscienza di classeper integrare lo Stato e per dar-
gli
un contenuto nuovo, illoro di realt economica .
contenuto
Se prima della guerra tra gliindustrialie lo Stato c'era stata
separazionedi pensieri e di opere era dipesos dallo Stato
che li ignorava,ma anche da loro,perch si facevano igno- rare,
semplicementeperch fra loro si ignoravano,erano cio
separatie divisi. I pescicanisparivano;non erano che una
leggendaria storpiatura inventata dal socialismo, dall'invidia
e daglialtri bassi istinti del pauperismo rinascenti dai fondi
atavici dalla stoltezza dei loro fomentatori : come
e avevano

risolto i problemidella guerra, gliindustrialiavrebbero risolto


quellidella pace, e le relazioni come quelladell'Ansaldo dove-
vano
esser messe a stampa, mandate in trincea ad assicurare
ai combattenti: quando tornerete, avrete bisognodi trovare
il vostro lavoro pronto
pijlavoro di prima. Eccolo! .
e tanto

Corradini,
come tutti i letteratiche s'occupino d'economia,era
improvvidoe ottimista, ma, a parte la sua conclusione, faceva
suonare una che sapeva bene avrebbe avuto
campana successo.

Altrettanto chiara era la presa di posizionedell'Idea Na- zionale


'^,alla fine dello stesso mese nei confronti d'un pro-
gramma
finanziario che AgostinoLanzillo aveva illustratosul
Popolo d'Italia e nel quale si accennava, tra l'altro, a un

aumento della pressionefiscale nei confronti dei beneficiari


della particolare situazione economica determinata dal conflitto,
e alla necessit d'incamerare i sovraprofitti
di guerra. Non meno
significative erano poi le posizioniche V Idea Nazionale
assumeva tra il febbraio e l'aprile
1919 a propositodei con-
vegni

industriali di Bergamo di Milano e di Genova ^^,nei


quali attaccando la politica
economica del governo i pro-
duttori

reclamavano il sbito smantellamento della bardatura


bellica specialmente nei settori delle materie prime, dei tra-

194
sportie delle esportazioni,
e il pronto pagamento dei debiti
governativiammontanti a tre miliardi.
Il convegno nazionalista di Roma nel marzo 1919, si apr
con una relazione di Corradini su La economico-sociale
politica
del nazionalismo .
Il nazionalismo egliesord

ha rimesso in luce la
natura che la nazione anzitutto ha di societ economica. Fine
di questa societ la produzione , e la produzione il ren-
dimento

o del patrimonioavito che si chia-


dell'azienda sociale, ma
nazione o patria. Essa , per necessit,agonisticaed impe-
rialisti
poichha bisognodi materie prime e di mercati per
esistere trasformarsi in ricchezza e, una
e per volta trasforma-
tasi
in ricchezza, torna ad essere agonisticae imperialistica
entro i confini nazionali: di qui il moto continuo delle nazioni
e delle classi,il quale ultimo deve essere contenuto e drato
inqua-
in un regime costituito con la formazione di organismi
che abbiano la sensibilitmassima dei loro interessi partico-
lari,
vale a dire con la formazione dei sindacati che superano
tutti i vecchi partiti politici.Alla lotta dei partiti subentrer
la lotta tra i sindacati, i quali, sotto l'agitazione dei loro inte-
ressi
particolari,
arriveranno a ritrovare il terreno fermo,

di produzionealle quali
l'unit delle leggi n capitale n lavoro

possono sottrarsi,
se non a patto di distruggersi l'un l'altro,
a ritrovare cio quell'unit degliinteressi particolari
che co-
munemente

si chiama interessequi il collabora-


zionismo
generale
. Da
che, dinamico in una prima fase,perverrin seguito
a una stabilizzazionedi partiequilibrantesi
con paritdi forze
merc una organizzazione...dei rappresentanti diretti dei sin-
dacati
tutti,industrialie operai. Corradini non diceva,deli-
beratame
che cosa sarebbe avvenuto del vecchio parlamento
in presenza di questo nuovo
degliuomini politici dei
parlamento
produttori economici,ma qualcosasi poteva capirequando egli
passava a pronunziarela condanna del libera-
ormai lismo
scontata

in termini nuovi: sul liberalismo diceva prende

il sopravvento una democrazia della nazione nuova, una crazia,


demo-
cio,in senso opposto a quello corrente, che tiene,cio,
struttura, ordine e dominio per gerarchie espresse dal suo
seno ; e riproponeval'antitesial socialismo non in quanto
antiborghese
e anticapitalista,quinditrasformatore della so-
ciet
e

nazionale,
ma soltanto in quanto negatore e dissolutore

195
di questa societ. La parte immediatamente concreta del pro-
gramma
nazionalista infine era cos delineata: Il smo
nazionali-
il rafforzamento e l'organizzazione
propugna della bor-
ghesia
e altrimenti questa parte che
delle classi industriali,
vien meno alla lotta collaborazionistica...;
propugna la grande
produzione...; e propugna in proporzionedella grande produ-
zione
glialti salari ^'^^.
Alla sensibilitdi Corradini non sfuggivanoi problemi che
il dopoguerraavrebbe propostie la pressione che sarebbe stata
esercitata, con maggior veemenza che non prima dai ceti ope-
rai
cui la Rivoluzione russa offriva un incentivo rivoluzionario
di grande portata; ma, parte la situazione concreta, erano
a

la stessa impostazionedata al problema dell'intervento e della


guerra e la stessa coerente prosecuzionedella polemicae del-l'azion
antidemocratica e antiliberalescaturite dai precedenti
congressidel 1912 e 1914 a sollecitarel'elaborazione organica
di una pars construens dopo aver perfezionato la pars destruens
nazionalista.
dell'ideologia
Pi che Corradini,
che aveva gi anticipatamente espresso
le proprieopinionine La marcia dei produttori'^,fu ancora

una volta Rocco a segnare le linee maestre. Quanto s'era deli-


neato
come tendenza nel 1914 diventava ora argomento
pura
d'azione politicae Rocco dalle generaliimpostazioni di Corra-
dini
deduceva una serie di corollari.Dalla concezione della
nazione organismo
come argoment Rocco

discende che

questo organismo funziona per mezzo di organii quali,in una


societ a base industriale,
sono le collettivit
organizzate,
ste
que-
collettivittrovano nel campo della produzionela loro
espressione nel sindacato . Questa l'eradei sindacati.L'in- dividuo
isolato, le masse amorfe ed inorganiche di individui,
che pure dominano tuttora la nostra vita politica, sono nulla...
Il principiocomune che regolanecessariamente e deve rego-
lare
la vita della Nazione il principio corporativo il quale,
nel campo della produzione, si estrinseca appunto nel sinda-
cato
che oggi ancora una organizzazione di classe in mano
di demagoghiprofessionali ed oggetto di speculazione politica.
Accanto ai sindacati operaicominciano per a sorgere organizza- zioni
di industrialiche creeranno la d'un dialogoe
possibilit
di un avvicinamento: Oggi siamo dunque ad una tappa del-
l'evolu
fatale,
che noi crediamo necessaria,
verso la for-

196
denza tra l'irrobustimento
l'espansione
e della compagine indu-
striale
per effetto della produzionebellica e il risvegliodella
coscienza politica segnali pericoli
delle classi industriali, che
erano insiti nell'azione dei sindacati industriali: se l'Associa-
zione
fra le Societ per Azioni avesse cominciato a difendere
interessi di singoli come gi davano a sospettare alcuni giamenti
atteg-
prevalsi nei convegni di Bergamo, di Genova e di
Milano, allora l'entratadegliindustrialinell'agone politico rebbe
sa-

risultatapidannosa che utile alla nazione. D'altra parte,


occorreva che le classilavoratricinon pretendessero che i salari
operai si cristallizzasserointorno alle retribuzioni di guerra,
quando non si poneva un problemadi costi di che
produzione,
invece si sarebbe imposto ora, di pace, in connessione
in tempo
con l'aumento di offerta di manodopera conseguente alla smo-
bilitazione

e con della giornatalavorativa di otto


l'applicazione
ore. Mario Lombardi comp un attacco a fondo contro la ridu-
zione
della giornatalavorativa e contro l'egoismodella classe
operaiache s'era imbevuta di ideologie politiche d'oltralpe

e aveva abbandonato le sane tradizioni nostre , che erano


quellecorporative. Gino Rotini,un giovanedi Torino, afferm
che combattere la mentalit democratica era contraddittorio
all'atteggiamento
di seduzione e di predicazione verso la bor-
ghesia,
produttriceed alimentatrice di questa mentalit . Oli-
viero
spezz una lancia a favore dell'azionariatooperaio
Pini
e della partecipazione dei lavoratori agliutili dell'impresa e

rilev l'arretratezzadella vigentelegislazione sul lavoro. Molto


piicritico dei precedenti fu l'intervento di Cechini. L'esposi-
zione
di Rocco
glisembrava peccare di ottimismo perch,tutta
proiettataverso il futuro,poco si era occupata della congiun-
tura
nella
politico-economica quale si trovava il paese; l'Italia
era sull'orlod'una grossa crisi industriale ed agricola, con un

patrimoniozootecnico paurosamente deficiente, con una ria


irriso-
marina mercantile. Come reagivanole varie classi a questa
situazione? Da una parte passava un vento di folliagodereccia,
dall'altrasi cercavadi lavorare sempre di meno e di guada-
gnare
sempre di pii,
e la corsa sfrenata all'aumento delle mer-
cedi

era la causa prima dell'aumento dei prezzi:era ora che


lo Stato intervenisse e capisseche l'ora in cui gliscioperi,
le questionidi salari e di giornatedi lavoro potevano consi-
derarsi
come affari privatitra intraprenditorie operai [era]

198
ormai trascorsa perContrario ad affidare
sempre . a breve

scadenza funzioni politiche


ai sindacati si dichiar Cesare
Tumedei; e Federzoni non si nascose i pericoliche involgeva
la polarizzazione della vita economica verso la forma sinda-
cale
, mostrandosi specialmente preoccupato del dogma ba-lordo
dell'agnosticismodello Stato di fronte ai valori morali
e spirituali;
Ernesto Parodi dimostr di non
Giacomo aver

inteso affatto quanto avevano detto i relatorie, dopo aver clamato


pro-
solennemente che il sindacalismo anche disgrega-
zione
, dichiar il suo dissenso nei confronti del progetto di
riforma del Senato e protestper la definizione corradiniana
della nazione come societ economica ^".
Corradini e Rocco risposeroa questiinterventi. Il primo
fu come al solito molto esplicito
e questa volta brevissimo;
a chi gliaveva rimproveratodi aver dimenticato il naziona-
lismo
per il sindacalismo,
oppose: In quella relazione il na-
zionalismo

esiste non perchnoi propugniamo i sindacati,


ma

per ilfine per cui li propugniamo,vale a dire noi propugniamo


i sindacati per rompere il dominio del socialismo sopra gli
operai ^. Era chiaro quel che significavasulle labbra di Cor-
radini
la resezione del legame e del rapporto tra Partito socia-
lista
e sindacali.
organizzazioni
Rocco cerc di spiegaremeglio la sua impostazione.La
guerra
egliesord
nella sua replica ha condotto a una

notevole concentrazione industriale e a un rinvigorimentodelle


organizzazioni operaiedi fronte alle qualisorgono le associa-
zioni
dei produttori che si riuniscono per produrre sempre
meglioe pi buon mercato.
a Oggi come oggi,i sindacati sono
centrali bolsceviche, ma noi intendiamo invece che il sinda-
cato
possa costituire la base di una organizzazione anche poli-
tica
il giorno in cui... abbia perso il suo carattere antistatale
e rivoluzionario.Si detto che ci non accadr,ma ci accadr
fatalmenteperchaffidare ai sindacati delle funzioni politiche
significa
riconoscerligiuridicamente e ci vuol dire subordinare
i sindacati allo Stato...Il principio deve inten-
corporativodersi
non

in senso ristretto come sinonimo di sindacalismo operaio.


L'organizzazione sindacale, nel nostro concetto... deve compren-
dere
anche gliimprenditori, anche i capi,i tecnici dell'indu-
stria
. Il sindacalismo continu Rocco

non si applica

solo al settore dell'industria, ma anche all'agricoltura e alle

199
libere professioni,
e i difettilamentati e i pericolitemuti sono
imputabilinon gi al movimento sindacale in s e per s, ma
allo squilibrio di forze oggi esistente tra sindacati operaie sin-
dacati
industriali: gliindustriali bisognache siano pi co- scienti

dei loro doveri,ma anche dei loro dirittie facciano in-tendere


all'opinione pubblica che le ragionidella loro prospe-
rit
si identificano con gliinteressi della nazione , Lo Stato
non dovr affattodisinteressarsidelle funzioni economiche,ma
lo Stato liberale incompetentead occuparsene, finch non
saranno creati gliorganiche possano effettivamente intervenire
in modo competente. Quando avremo creati i grandisindacati
di produzioneche saranno anche organidegliinteressi statali,
potremo pretendere che lo Stato si ingerisca con mezzi ed organi
adatti nella vita economica della nazione, ma oggi dobbiamo
impedireche aumenti l'ingerenza soffocante dello Stato liberale
disorganizzato e incompetente, e volere che esso si tenga nei
limiti in cui stato organizzato e per cui competente ^.

Il Programma Nazionalista approvato nell'aprile, ceva


riprodu-
sostanzialmente tutte le impostazioni sostenute da Rocco ^.

10. L'assalto allo Stato liberale

Con queste pu ben comprenderecome


premesse, si i na-
zionalisti

fossero immediatamente contrari al primo ministero


Nitti formatosi nel giugno 1919 e come contro quest'uomo
aprisseroimmediatamente una violentissima campagna. Assieme
a Giolitti,e forse piiancora che Giolitti, Nitti fu la bestia
nera della stampa nazionalista.La politica estera rinunciata-
ria
fu il paravento dietro al qualei nazionalistisi ripararono
per un'azione continua e indefessa di attacco alle possibili
zioni
solu-
democratiche che Nitti e Giolitti tentarono di offrire
alla crisi italiana.Sui rapportitra Giolitti e i nazionalistinon
occorre spenderetroppe parole.Le giornatedel maggio 1915
erano state ilculmine di un dissidioantico d'un decennio almeno,
interrotto solo (e neppure del tutto)dalla breve parentesi della
guerra libica.Nelle radiose giornateGiolitti era diventato, per
i nazionalisti, il simbolo della vilt,della pochezza, della indi-
cibile
vergogna nazionale: speciedi castigodi Dio man-
una dato

all'Italia
per qualcheorribile colpa.Gli epiteti
deir Idea

200
Nazionale non avevano genialit la ziana:
dannun-
dell'ingiuria
avuto

immondo criminale, diffamatore,


vigliacco, fedifragocida,
omi-
lurido trafficatore
della libert d'Italia,
sciagurato tore,
malfat-
venditore dell'Italiaall'Austria.Il cam-
schifoso rettile, pionario

potrebbecontinuare. Dopo il discorso di Drener, la


dose rincar: massimo e pessimo disertore della guerra, vinto
con-

di fellonia contro la patriain guerra, parecchista ,


laida vecchiezza che, livida di schiuma, tenta risollevarsi e

colpirea vendetta ; col trattato di Rapallo, c hiusa la breve


parentesidi quello che potrebbe definirsiil breve armistizio
tra Giolitti e i nazionalistinei primi mesi dell'ultimo suo nistero,
mi-
la conclusione d'un ventennale scontro sarebbe stata
sancita con l'ostracismo pi stretto e meno retorico pronun-
ciato
contro di lui.Contro Giolittila stampa nazionaHsta aveva
a sua disposizione
tutta una serie di motivi che
polemici, anda-
vano
dal neutralismo del 1915 al rinunciatarismo di Ra-
pallo,
dall'apertura giolittiana
verso il Partito socialistaai temi
principalidella sua politicaeconomico-finanziaria; ma ci fu
almeno un momento sul qualetorneremo

piiavanti in

cuiqualcheconsonanza con Giolitti fu


possibile, magari su

problemimarginali. Con Nitti (neldopoguerra)


ci non avvenne

mai ^. E la ragioneappare
evidente sol che si ripensia che
cosa Nitti rappresentava, cio il serio tentativo d'una collabo-
razione
democratica contro l'unico serio incipiente pericolo che
veniva dalla destra sovversiva e dall'incomposto agitarsi di fa-
scisti
e dannunziani. L'apertura radicale di Nitti rappresent
per un biennio l'incubo della destra italiana; lo stesso giamento
atteg-
di Nitti nella questionedi Fiume, sommato alle riper-
cussioni
della sua decisione di non far nulla della progettata
spedizione
antisovietica in Georgia,che glivalse
la acrimoniosa
opposizionedi ambienti economici e militari, furono i segni
pilipalesidella sua decisa volont di porre fine all'offensiva
apertamente conservatrice iniziata dai liberal-nazionalidi Salan-
dra e Sonnino.
L' Idea Nazionale gi nel giugno 1919 denunciava, per

le sostanzialiragionidell'opposizione
chi sapesse leggere, nalista
nazio-
al primo gabinetto Nitti,quando segnalava,del nuovo
presidente del Consiglio(che succedeva ad Orlando ed aveva

a ministro degliEsteri quellostesso Tittoni gi testa di turco


del nazionalismo al tempo della crisi per l'annessione della

201
la disposizione
Bosnia-Erzegovina), di spirito sul
a transigere

programma nazionale per


conseguireal pi presto la pace al-
l'este
^
e all'interno
la pacificazione e precisavache la desi-
gnazione
di Nitti rappresentava il tentativo di sopprimere
l'Italiadei combattenti , che il pericolo
era in ci che i socia-
listi
chiedevano a Nitti,nella ripresaintensificatadella politica
collaborazionista giolittiana d'anteguerra. Nemmeno quindici
giornidopo la costituzione del ministero,il foglionazionalista
si metteva in giorneaper uno di quegliattacchi nei qualii suoi
redattori potevano sfoggiare una prosa che aveva la concita-
zione
del trivio: Una schiuma fetida ribolle attorno a Nitti...

Il giolittismo vendicato, ma anche travolto da questo fetido


schiumare di nauseanti rifiutipolitici e morali che si chiama
ilgionitttsmo ^. La marcia su Fiume consentiva, qualchemese
dopo, una di
piiaperta prospettiva sovversione. Se nel mag-
gio
1915 l'attacco al parlamentoera stato esplicito,
tanto da
poterloconsiderare come un incunabolo del mussoliniano scorso
di-
del bivacco gliatteggiamenti
, antiparlamentarierano

stati anche in seguitotutt'altroche infrequenti


e nel congresso

nazionalista del marzo 1919 Corradini e Rocco


come s'
visto
avevano critiche pesantiallo stesso
avanzato sistema
di formazione e di reclutamento della rappresentanza nazionale.
Tali critiche erano, del resto, un po' nell'atmosfera generale
del dopoguerra,specieper quanto concerneva il Senato; ma
Rocco le aveva innestate su una precisavisione dello Stato
avvenire.
Gli atteggiamenti antiparlamentari dei nazionalisti si colo-
ravano
cos d'un significato particolare,come quelliche non
erano dettati solo da una polemicacontro l'attualeclasse diri-gente,
contro quellaCamera, ma contro l'istitutostesso parla-
mentare
accusato di tutte le bassezze e di tutte le storture.
Con l'avventura fiumana si attuava la possibilit di colle-
gare
in un organicoglisparsielementi del sovversivismo
tutto

di destra e del genericomalcontento per il tradimento degli


alleati,l'espansionismo il mito della vittoria muti-
nazionalista, lata,
il mito della giovinezza, l'antisocialismo,l'antiparlamen-
tarismo. In questo senso. Fiume rappresentdavvero l'episodio
boulangista del dopoguerraitaliano,piviche un caso e un pro-
blema
di politicainternazionale,e in questo senso la pas-

202
sione della citt adriatica si pu dire abbia aperto quellapi
vasta e pi lunga passionedel paese durata un venticinquen-
nio.
Se D'Annunzio fu
ebbe a dire Sforza

come tore
l'inven-

del fascismo ^, non lo fu soltanto sul piano della reto-


rica:

a Fiume nacque il fascismo perch Fiume fu il luogoe


il momento di convergenza di tutti i fattori che minavano lo
Stato liberale. D'Annunzio fu, forse,l'apprendista stregone:
quella che egliavrebbe definita dopo il delitto Matteotti una
fetida ruina era stata tenuta a battesimo da lui;il celebrante

della cerimonia fu il nazionalismo e il certificatovenne stilato


dalla stampa nazionalista.
La relativa arrendevolezza di Nitti l'uomo che, come

disse Sforza ^',


non sapeva comandare fu subito chiara

ai nazionalisti.
Fin dal 21 settembre 1919 l' Idea Nazionale
dichiarava che Nitti non poteva risolverela questionedi Fiume
n in bene n in male e ne segnalava il ridicolo dell'impo-
tenza
ponendone in rilievo i perniciosi
effettiall'internodel
paese. La conclusione era una sola: Nitti doveva andarsene
poich eglirappresentava l'unico ostacolo alla pacificazion
nazionale.
Dunque i interna: primo, il
problemidella politica blema
pro-
deir assorbimento dei socialisti, cio dell'inserimento
nello Stato dei ceti operai,che si era posto all'inizio del secolo.
^"
La diagnosi che il quotidiano nazionalista ne faceva investiva
in pieno non solo gliaspettideterminati e particolari di questa
operazionepolitica, ma gliaspettidi fondo, con un'argomenta-
zione
destinata a larga(e perdurante) fortuna. I tentativi di
Giolitti nel primo decennio del '900 erano stati predestinati
al fallimento per la sempliceragioneche il socialismo italiano
non era erede del vecchio sovversivismo mazziniano e patriot-
tico
bens delle correnti antinazionali e anazionali, du-
che rante
tutto il Risorgimento, erano rimaste indifferentied ostili
al moto per l'indipendenza
e l'unit d'Italia avvenuto tra

l'indifferenza
delle masse operaiee contadine. In altre parole,
la trovata nazionalistaconsisteva nel negare senz'altrol'evidenza
dei fattidopo averli constatati: le masse operaiee contadine
erano rimaste estranee al processo di formazione dello Stato?
bene, non gi di eliminare questo inconveniente
si trattava
inserendo queste forze nello Stato,ma di relegarle
in una per-

203
petua quarantena, determinata dal ristabilimento della gerar-
chia
dei valori sociali, pena il crollo dello Stato,la disgre-
gazione
della vita sociale, e la rovina della stessa civilt.
Nitti,come propugnatore della politicadi assorbimento ,
pLiconseguente dello stesso suo inventore Giolitti, era colui
che preparava la rovina del paese; doveva andarsene e far luogo
a un gabinetto di coalizione costituzionale imperniatosu un
uomo nuovo... sul qualenon gravasse ilpassivodi faziosicontra-
sti
Chi fosse questo uomo
. nuovo non era possibile
capire,dal
momento che glistessi nazionalistidichiaravano di non volere
far nomi, e probabilmente la cosa rimarr un mistero,a meno
di non interpretare Vuomo nuovo come una genericaesigenza
e non come concreta allusione a uno o pi personaggirealmente
esistenti.Chi poteva nel giugno 1920 l'uomo in possesso
essere

di quei requisiti? Probabilmente non c'era: tanto vero che


invece d'un uomo sul qualepotessero convergere le simpatie
e la fiducia delle varie partidella Camera per l'urgente azione
di governo che si doveva svolgere, si trov un programma
che soddisfece in un primo momento un po' tutti,e nacque
l'ultimo ministero Giolitti.
della definitivacaduta di Nitti,nel giugno
L'interpretazione
1920, fu delle tante mistificazionidella stampa nazionalista,
una

che attribula caduta del terzo ministero nittiano alla sua poli-
tica
antinazionale ; ma, se si legge attentamente r Idea
Nazionale di quei giorni, dato cogliere piichiaramente di
quanto non si pensi la posizionedei nazionaHsti. Vero che
l'editorialedel 10 giugno dell'organo nazionalista^^^ si diffon-
deva
soprattutto sulla politica estera del governo dimissionario,
e sosteneva la tesi del machiavelUsmo di Nitti,che a bella posta
avrebbe preferito cadere su una questionemarginale, quale il
decreto sull'abolizionedel prezzo politico del pane, per non
essere sconfitto su una grande questionenazionale ; ma
altrettanto vero che la formula della sentenza di condanna
nazionalista affermava che L'on. Nitti era gi condannato e

si sapeva gi condannato, per la sua politica interna ed estera


contraria alla causa nazionale , che egliera caduto per le
sue concrete di politica
responsabilit interna ed estera . E
qualifossero in politica
le responsabilit interna ormai ben
chiaro da quanto si detto pi sopra. Potrebbe
sembrare in
un certo senso strana l'inizialefiducia accordata a Giolitti al

204
guerra, classifichinol'ultimo ministero Giolitti come tore
conserva-

pu fornire almeno in parte la spiegazione dell'improvvisa


simpatianazionalista.
Dopo l'esperimento Nitti,i nazionalisti e glialtri gruppi
di destra credettero che in una politica di apertura verso i socia-
listi
non si potesse andare piiioltre;che Nitti avesse sentato
rappre-
il massimo delle concessioni alla classe operaia,sul
piano interno e quindiin politica estera. Il Giolitti del 1920
non era per pi quellodel 1914 e del decennio precedente:
il discorso di Dronero stava l a provarloe il programma di
che un'applicazione dei concetti espressi all'in-
domani
governo non era

della guerra: ma l'idea che i nazionalisti e glialtri


gruppi di destra avevano di Giolitti era inadeguataalla sua
personalit.L' Idea Nazionale ^",nel commentare il discorso
col quale il nuovo presidentedel Consiglioaveva presentato
il suo ministero,avanzava s ampie, seppur generiche,
riserve,
ma mostrava di intendere che Giolitti per la questioneadria-
tica
non poteva essere rinunciatario n pi n quanto Nitti,
e che nella politica interna sarebbe stato il reagente ad una
minaccia di sfacelo . Certo i provvedimenti pi urgentipro-
posti
da Giolitti erano motivo di turbamento,ma si trattava
pi che altro di un'offa gittatadal Governo alla demago-
gia
^'^ Tirando un primo bilancio dopo quarantasei giornidi
vita del nuovo il foglio
governo, nazionalista spiegavala tattica
da usare, scrivendo che i provvedimenti finanziariattendevano
di essere temperatie corretti in praticada una saggiaopera
d'interpretazione. Insomma, Giolitti non avrebbe perseguito
fino in fondo la politicaenunciata;avrebbe incantato i socialisti,
avrebbe condotto una pi energicapolitica estera.

Ora, in sostanza, si pu dire che Giolitti, con tutti i suoi


limiti (che non erano poi troppo angusti)e con tutte le sue
incomprensioni e impuntature, aveva precisamente fatto senza

gridarlo
ai quattro venti
proprioci che i nazionalistiesclu-
devano
e negavano che potesse fare. Giolitti si era presentato
alla Camera senza compiere tentativi verbali...per ricongiun-
gersi
ad una fase storica,quelladella grande guerra, che resta
un fatto nazionale, dal qualel'on.leGiolitti si sequestr
, scri-
veva
r Idea Nazionale ; e continuava: Siamo per dispo-
sti...
a riconoscere come una elementare onest il proposito...

206
di fondarsi sulle costatazioni della realt presente... senza tare
ten-
di ricongiungersi o anche di inquadrarsi nel grande fatto
della nostra storia nazionale, europea e mondiale ^^^.I nazio-
nalisti
si ingannavano,perchGiolitti, silenziosamente,
stava

appunto facendo proprioquesto; soltanto egli


si inquadrava

nel grande fatto della guerra non estrinsecamente e mente


retorica-
come loro,ma dalla guerra la lezione con-
accogliendo creta,

superandole stesse posizioni


dell'et giolittiana, com-
prendendo

che ormai non si poteva governare non solo contro,


ma nemmeno senza le classilavoratrici.
La rottura definitiva tra Giolitti e i nazionalisti avvenne
al momento dell'occupazionedelle fabbriche. Nella prima met
d'agosto1920 V Idea Nazionale tracciava l'elogio di Gio-
litti:
egliaveva dato al paese la sensazione che la paventata
crisi di regime era superata; facendo lavorare il parlamento,
l'aveva fatto rientrare nel regime, aveva mostrato come una

Camera con 156 deputatisocialistipoteva ancora funzionare


restando nello spirito nazionale e costituzionale: Ora che
l'ordine regna in alto concludeva abbiamo ragione di

sperare che il paese possa riprendere tranquillamente rotto


l'inter-
cammino verso le propriefortune ^.
I fatti del settembre l'idillio.
1920 Il governo
spezzarono
si mostrava inferiore perfino alla resipiscenzadi Treves, Buozzi
e Turati;il suo agnosticismo era cecit politicae torbida in-
sensibi
nazionale ^\ la sua inazione costituiva un delitto.
I nazionalisti attaccavano il governo e gliindu-
consigliavano striali
senza usare mezzi termini: essi erano stati finora troppo
in
passivi, sostanza, avevano mostrato di non interessarsi diret-
tamente
ed energicamenteai problemidi fondo della vita na- zionale,

avevano consentito che i denunciatori delle mostruo-


sit

rinunciatarie e sovversive venissero isolatipoliticamente e

moralmente. Occorreva dunque una nuova politica,


un'azione
che bloccasse preventivamenteogni tentativo di rivoluzione o
di rivolta che fosse;occorreva fermarsi ad un punto chiaro
di resistenza : diversamente dovremmo aspettare la restau-
razione

della nazione da forze oscure e non ancora ordinate ^.


Si poneva cos in tutta la sua urgenza il dilemma nel quale
era invischiato il regime liberale, il dilemma dell'alternativatra
giolittismo e salandrismo. La scelta nazionalista era compiuta

207
gi da tempo, ma le sue possibilit di realizzazione erano ora

complicate e ritardate dalla presenza di due fattori rappresen-


tati
dal movimento fascista e dal Partito popolare.
Entrambi questidue movimenti nella prima met del 1920
avevano aspetti democratici . Su posizionidiverse,rappre- sentavano
pur essi
uno pi, l'altro meno confusamente

l'esigenza di una diretta e nuova partecipazione di larghecate-


gorie

di cittadini alla vita politica; la loro esistenza non era

un fenomeno messo in piedida circostanze occasionali o da


opportunismo di capi politici. Questo chiaro per il Ppi; ma
altrettanto vero per il movimento fascista:da punti di vista
diversi, popolarismoe fascismo rispondevanoalla volont di
lacerare il tessuto della politica giolittiana di contenimento alla
quale era sembrato adeguarsi prima della guerra il socialismo.
Giolitti, allorch inaugurla politica double-face della lotta ai
socialistiper mezzo dell'appoggio al fascismo e della lotta alla
estrema destra per mezzo dei socialisti, si rendeva conto di
questa realt.La qualerealt era ben piicomplessa, invero,di
quanto la postuma polemicapolitica ha tratteggiato, ed aveva
in s aperte alcune possibilit di riuscita che spesso sono state

trascurate nell'analisiche s' fatta dell'ultimo Giolitti.


L'importanzadell'azionenazionalista, a partiredalla seconda
met del 1920, fu notevole. Fu in questo periodoche la fun- zione
del nazionalismo come coscienza della restaurazione anti-
democrati
si sviluppin tutta la sua forza sul terreno tico
poli-
e parlamentare. Le ragioniche facevano dei nazionalisti
gliavversari ormai irriducibilidi Giolitti sono state elencate
da Rocco ricordando suir Idea Nazionale ^^ il primo annuale
della marcia su Roma: abbandono di Valona e delle rivendica-
zioni
in Asia Minore, trattative per un accordo diretto con gli
jugoslavi problemi
sui adriatici (Rapallo),atteggiamento del
governo durante l'occupazione delle fabbriche,presentazione
del progetto di controllo operaiosulle industrie, inchiesta sulla
guerra. Giolitti aveva completamentedeluso,non aveva sto
oppo-
alcima resistenza al male . Rinacqueroallora progetti gi
accarezzati in imminenza delle elezioni del 1919, allorch, l'ottob
nel-
Coppola e Rocco si erano recati da D'Annunzio a

Fiume merc la complicesolidarietdi autorit militari.Allora


il progetto era stato quellod'una sortita dei legionari dalla
citt e dell'occupazione di Trieste;i nazionalisti erano sicuri

208
che all'annunzio dell'occupazione di Trieste,a Roma tutto

sarebbe crollato. D'Annunzio parve consenziente, ma fincol


non muoversi. Nell'ottobre 1920 un piano di azione fu minu-
tamente
discusso...nel seno del comitato centrale dell'Associa-
zione
Nazionalista,riunito d'urgenza. L' Idea Nazionale tensifi
in- " "

la sua campagna per la dittatura.Roberto Forges Da-


vanzati... si rec pi volte a Fiume... , anche Rocco vi and
tra la fine d'ottobre e i primi di novembre. Si indugi;sinch
il trattato di Rapallocre l'irreparabile e il natale di sangue

liquidl'avventura dannunziana. Giolitti era riuscito a staccare


Mussolini da D'Annunzio e questo fatto dovette aumentare le
sue speranze nella possibilit di giocarela carta fascista per
battere i socialisti recalcitranti.Ma occorre rilevare che, anche
dopo il dicembre 1920 e dopo la partenza di D'Annunzio da
Fiume, i nazionalisti continuarono a curare propositidi versione
sov-

del gennaio 1921 una


armata. lettera^* di Dome-
nico
Bagnasco,segretario del gruppo nazionalista di Torino, al
suo giovane compagno di fede politica Ciro De Martino di
Caserta: noi nazionalistidobbiamo prepararcia combattere
pi aspre lotte per vendicare l'oppressione contro Fiume, e per
spazzare l'Italiadal giolittismo che la inquina.La nostra azione
politica ha ormai assunto un vero carattere rivoluzionario: poi-
ch
due sono ad abbattere la potente casta
i casi: o riusciamo
politica giolittiana,
o bisognamutare il regime che tale casta
sorregge. chiaro? Io per ora non so nulla di preciso;ma
bisognaprepararsia tutto. Al momento opportuno Gabriele
D'Annunzio e il nostro comitato centrale daranno le istruzioni
di ci che si dovr fare. Per ora prepariamociin silenzio, ma

con fermezza di propositi e spirito di sacrificio


. L'idea d'una
marcia su Roma, forse non nacque a Fiume, ma tra le mura
della sede di vicolo Sciarra. Comunque, sparato che fu il
colpo di cannone che indusse a miti, mitissimi consigli il Co-
mandante
e che fu il canto del cigno di Giolitti ^, si pu
dire si aprisseuna nuova partita:una partitatra Giolitti e i
nazionalistiper la conservazione o il recupero del fascismo.
La posizionedei nazionalistinel 1920 non consentiva voci
equi-
e l'operasovversiva da essi spiegatain seno alla classe
dirigente settori d'opinione
e a larghi pubblica non era affatto
misteriosa: Tamaro s'incaricava d'impartire
una ennesima zione
le-
^^
di realismo dalle pagine di Politica con una spre-

209
destinata
giudicatezza far scuola. Prendendo spunto dalla po-
a sizione
dei massimalisti, che invocavano la dittatura del tariato,
prole-
Tamaro bollava la mollezza e l'ipocrisia delle parti
antisocialisteche sentono la necessit della dittatura, ma non

osano apertamente l'avvento e invocava un senatus


invocarne
consultum ultimum che ovviasse a quellache Gioberti aveva
definita !' anarchia regia ormai in atto in Italia, poichla

Monarchia si [lasciava] travolgere senza reagire,


senza affermare
un'idea di sovranit degna del suo passato e conforme alla sua
missione . La colpa era tutta nell'impotenza intrinseca del
liberalismo democratico e nell'insufficienzadelle istituzioni,
specificamente dell'istituzioneparlamentare, questa creazione
d'origini germaniche[che] male si adatta al temperamento
nostro . In polemicacon i bolscevichi,
e in discorde coinci-
denza
con Giolitti^, Tamaro proseguiva:Lenin e i bolsce-
vichi
russi affermano che l'istituzioneparlamentare lo stru-
mento

della dittatura borghese': ben lontano dall'avere tale


'

funzione,il Parlamento da noi l'ostacolo massimo ad ogni


forma di governo autoritario . Un governo del
dittatoriale,
resto, era compatibile con la monarchia. Tanto perchnon ci
fossero degliequivoci, l'autore si preoccupava, infine, di addi-
tare
degliesempi: di fronte all'estrema crisi del parlamenta-
rismo
e all'incapacitdella democrazia,scriveva, la dittatura
russa, come forma di governo, pu e deve suggerire delle idee
pratiche e precise. Non aveva forse il governo proletariolito
abo-
il suffragiouniversale, negato il diritto di maggioranza,
affermato che la libert era un'invenzione della borghesia?
L'orizzonte,in Italia, non era ancora ben nitido: con quali
forze,con qualimezzi avrebbe potuto attuarsi il mutamento
dello Stato? Tamaro non ci vedeva chiaro del tutto, ma cludeva
con-

egregiamente: Si pu rilevare soltanto che,per eflFet-


tuare l'instaurazioned'un regime autoritario, necessario che,
anche attraverso le grandicorporazionieconomiche, le parti
antisocialisteacquistinoconsapevolezza delle loro forze e ab-
biano
uomini teoricamente e praticamentepreparatial loro
compito .
Lo della Camera
scioglimento le elezioni del 1921 furono
e

si afferma di solito l'errore di Giolitti: Giolitti,che

come scrisse Sforza


^

aveva sempre giudicato con occhio
infallibilegliuomini che vivevano intorno a lui...non giudic

210
con altrettantachiarezza uomini ed eventi operantifuori della
sua cerchia . una mezza verit. Giolitti,
per liquidare
la que-
stione
di Fiume,fiutato di Mussolini la natura
aveva e la pro-
pensione
opportunistica, e il successo della sua operazione
dovette fargli credere che, manovrando Mussolini,si potesse
manovrare senz'altro il movimento fascista.Il fronte borghese
che Giolitti aveva ricostituito nei blocchi demo-liberal-fascist
per battere socialistie popolari, doveva giovarsi come si

giov
del fascismo come punta di rottura: una volta entrati
alla Camera, dopo aver contribuito a spezzare le forze socia- liste
e popolari, i fascistisi sarebbero parlamentarizzati.
Orbene, il carico che si fece a Giolitti fu quellodi aver
aperto ai fascistile porte del parlamento, mentre si riconosce
che per il resto eglifaceva il propriomestiere. Che Giolitti si
proponesse di battere popolari e socialisti non provoca nessuna

meraviglia; quel che sorprendei critici pi benevoli V inge- nuit


di Giolitti nei confronti del fascismo (benintesoquando
non si venga addirittura affermando che giolittismo e fascismo

erano creature della stessa matrice )^^ Ma lecito, abban-


donando
la polemicasulle responsabilit , porsiper lo meno
un interrogativo e chiedersi sino a che punto arrivasse quella
ingenuit. Cos, bisognaandar cauti prima di ripetere, a con-
forto

di certe tesi, l'aspro giudizio di Sturzo secondo cui sotto


Giolitti il fascismo fu armato ed organizzato militarmente, fu
portato sulla ribalta parlamentare, e da demagogico, socialisteg
giante,republicaneggiante, anticlericaleche era, pass al ruolo
di sostegno dei liberaliconservatori e dei nazionalisti ^. Che
i fasci presero fiato e sviluppodurante il periododell'ultimo
gabinetto Giolitti un dato di fatto,
come pure vero che ci
avvenne la benevola complicit
con delle forze dello Stato; ma
non rispondealla realt che la sterzata a destra del fascismo
sia avvenuta in seguitoalla politica giolittianadei blocchi. L'in-
contro
tra fascistie nazionalistirientra sino ad un certo punto
nella logica dei blocchi giolittiani,e la illusione di Giolitti
non fu del tutto priva n d'una logican d'un incipiente

seppur subito troncato successo.



Salvatorellisi chiesto
se davvero la condanna dei blocchi giolittiani
non abbia il senno
del poi ed ha scritto: In fin dei conti,all'indomani di quelle
elezioni ci fu il patto di che sarebbe
pacificazione, errore dicare
giu-
una semplicecommedia. Si ebbe allora in seno al fasci-

211
smo una lotta di tendenze,Grandi contro Mussolini, Questi
era un demagogo e un arrivista;
ma non era sempre e sariamente
neces-

le soluzioni estreme:
per e nell'estate1921 pro-
babile
che pensasse sul serio a una "
normalizzazione del fasci-
smo "

^'. C' di pili:davanti al risultatodelle elezioni che ave-


vano

seppellitoil piano giolittianod'una dura lezione a socia-


listi
e popolari,Mussolini tent un brusco distacco dalle destre
e oper un tentativo in direzione di socialistie popolari.
Fu precisamentein questo momento che si giuocaronole
sorti del movimento fascista e fu precisamentein questo mo- mento

che la stampa nazionalista condusse la decisiva azione


di cattura, intervenendo con l'autoritche tacitamente le deri-
vava
dalle forze ch'erano dietro di lei e delle qualiessa sapeva
di potersifare ascoltato portavoce.
Cos fu nel caso della dichiarazione di Mussolini sulla ten-
denzialit repubblicana del fascismo,del tentativo di accosta-
mento

a socialistie popolarie, infine,


in occasione del patto
di pacificazione.
L'azione nazionalista dopo le dimissioni del ministero Gio-
littie fino al culmine della crisi dello Stato liberale fu preva-
lentemente
rivolta a sventare qualunquetentativo collaborazio-
nista,
cio che
operazionepolitica
qualsiasi portasse alla forma-
zione
d'un governo che vedesse uniti socialisti e popolari o che,

comunque, contemplasse il passaggiosocialistaal campo nativo.


gover-
Era stato, questo, l'incubo della destra nel periododi
Nitti;tornava ad esserlo con maggior forza ora, dopo il tenta-
tivo

mussoliniano seguitoalle elezioni del 1921 e soprattutto


dopo che il gabinetto Bonomi cadde per la congiuntaopposi-
zione
dei socialisti
dei fascisti, e della destra,
ognuno dei quali
aveva grossimotivi per far cadere un governo che aiutava
l'opera squadristico,
dell'illegalismo ma, d'altra parte, non disfacev
sod-
gliambienti economici e finanziaririfiutando il salva-
taggio
della Banca Italiana di Sconto ^^
Bonomi non cadde nel dicembre 1921, per l'astensione
dei nazionalisti, dei fascistie degliagrari:essi non avevano

alcuna prospettivadi poter manovrare la crisi e speravano


ancora che il governo operasse il salvataggio totale della
Banca di Sconto. Allorch fu chiaro che la Banca era condan-
nata,
Bonomi cadde nel febbraio 1922. Le prospettive di solu-
zione
della crisi in funzione della formazione di un governo

212
il parlamento! , e Mussolini, di rincalzo, aveva anche ammo-
nito

che quelgridosarebbe potuto divenire il coro bile


formida-
e irresistibiledell'interanazione ^. Sempre il 18 luglio,
in imminenza del voto sulla fiducia al governo, l' Idea Nazio-
nale
^^
che l'esclusione della destra dal governo
ammoniva
e il suo passaggioall'opposizione avrebbe voluto dire la guerra
civile: un ministero contro la destra sarebbe necessariamente
un ministero di violenza , un governo modello 1898 : un
1898 rovesciato. soluzione non
La poteva essere che in un
governo di collaborazione nazionale: il solo in gradodi restau-
rare

l'imperio della legge,anche nei confronti del fascismo le


cui violenze erano dovute all'assenzae alla paralisi
dello Stato.
Il voto favorevole del gruppo nazionalista a Facta nella
votazione del 19 luglioera l'espressione delle preoccupazioni
degliottimati della destra nazionale che intendevano spingere
ad una reazione di Stato: da un urto frontale sulla piazzasareb-
bero
potute uscire compromesse definitivamente le istanze rigi-
dament
le
conservatrici; squadre fasciste erano valutate come

l'esercitodi ventura che teneva e conquistavaposizionida


doversi poi occupare dai regolari ^. L'abile scarto mentare
parla-
di Mussolini, che, votando la sfiducia a Facta assieme
a socialistie popolari, otteneva d'intorbidare la visuale per la
soluzione della crisi e di differenziarsidai nazionalisti e dagli
altrigruppi di destra,confermava i timori,che giungevano al
culmine nel momento in cui parve profilarsi
una riedizione
Bonomi l'investituradi Turati. Un ministero Bonomi
con
un ministero di procura turatiana scriveva Forges in un lentissi
vio-
articolo del 26 luglio ^^, nel quale traspariva chia-
ramente,
nel complessointreccio politico ed ideologicodell'ex-
la preoccupazione
sindacalista, piigrande:quelladi un accordo
di governo reso possibile dalla dichiarata e mantenuta bilit
disponi-
di largaparte del gruppo parlamentare s ocialistae l'appog
dal-
della Confederazione del Lavoro. La scoperta azione
di Turati per un ministero Bonomi veniva definita di una
infantilitda vecchio ruffiano e la decisione in senso borazioni
colla-
un abbandono non di verginit...
ma di viziosa
sterilitpolitica
propriadi un esperto di malthusianesimo
parlamentare e ostentata
esibizione meretricia . Era
in una

dunque venuta l'ora storica in cui Turati avrebbe salito i gra-


dini
del Quirinalee avrebbe fatto lui in realt il ministero?

214
Sarebbe stata allora la logicaconclusione di tutto il socialismo
da
turatiano bottega,n rivoluzionario n laburista,piccolo
di un
borghese, internazionalismo microcefalo...; nutrito di re-
litti

democratici; appiattito in un positivismoridicolo che to-


glieva

ogni intelligenza allo stesso tentativo di interpretazione


materialistica della storia riducendolo a una speciedi conto
della serva; ingrassato nel pattume parlamentare; amman-
tato ...

di orpello letterario. La violenza del linguaggio tradiva


il timore, come del resto mostrava anche il pronto intervento
^^^
dell'Idea Nazionale alle prime vaghe voci d'approcci tra

Nitti,Mussolini e D'Annunzio. Occorreva, insomma, ai nazio- nalisti


bloccare qualsiasi soluzione, piano che ponesse,
qualsiasi
sia pur
vagamente, in discussione la monarchia e l'ipoteca della
destra sull'unicaseria forza disponibilerappresentata dai fascisti.
Dunque, vasti timori. La destra nazionale era in movimento

per parare che la potesse scavalcare. La soluzione


un'azione
da opporre a un sovvertimento violento era quelladi un go-
verno
di concentrazione nazionale imperniatosu Salandra. La
candidatura dell'uomo del maggio 1915 era significativa,
cialment
spe-
se si teneva presente che,autoavanzata ai primi d'ot-
tobre,
essa al monito rivolto ai fascistidi non
si accompagnava
spingersi e all'ideadell'inutilit
all'estremo, dell'apertura d'una
crisiparlamentaredi incerte conseguenze. La Camera , se

mai, si leggevasu
1' "
Idea Nazionale "
del 18 ottobre

in una sua ricognizione


strettamente parlamentare,
mento
l'impedi-
ad una soluzione di governo... Si di sapere
tratta se si
vuole e si pu costituire un governo che faccia a meno delle
combinazioni di gruppi,con tanto di portafogli
tafogli
sottopor- e di
per ciascuno. Se questo si vuole e si pu, non occorre

convocare la Camera. Anzi occorre il contrario ^'*^


Ancora il 27 ottobre,!' Idea Nazionale si esprimeva
a favore della soluzione pacifica
, vale a dire a favore della
crisi extra-parlamentare e della costituzione d'un governo cisamen
de-
nazionale , secondo i dettami della prassicostitu-
zionale,
e invitava gliuomini di governo (cio tutti i parla-
mentari
a cui potrebbefar capo la soluzione di una crisi steriale
mini-
) a non ad un mutamento
opporre resistenzacale
radi-

e ad un rinnovamento totale delle direttive di governo .


Ma detto questo (aggiungeva) noi dobbiamo altresavvertire
ad ammonimento dei partitinazionali che si mostrano pi

215
impazienti
che dal pericolo
bisognaassolutamente guardarsi
di un'azione intempestivae superflua...
violenta, Un moto lento,
vio-
nelle attuali condizioni della vita economica del nostro
paese, avrebbe delle ripercussioni formidabili e nefaste;ad esso
terrebbe immancabilmente dietro un ulteriore crollo dei cambi
con conseguente largasvalutazione della nostra moneta gi cos
fortemente svalutata ^''^Contemporaneamente, gli esponenti
nazionalisti prendevanole loro misure: contatti di Federzoni
e Gelasio Caetani con la direzione della Banca Commerciale
per un eventuale finanziamento ai nazionalistiin caso di neces-
sit

d'opporsi ^'*^;
ai fascisti mobilitazione dei Sempre Pronti
agliordini di Paolucci ^'^.L' Idea Nazionale usciva il 27 con
un titolo a dodici colonne nelle pagine interne: Nuove salde
energie accrescono ogni giorno l'azzurra milizia nazionalista,
mentre Federzoni e Forges si adoperavano, l'indomani,per la
soluzione Salandra-Mussolini; e il primo, davanti alle reiterate

negativedel capo fascista a venire a Roma, proponeva rittura


addi-
l'arrestodel quadrumviratoinsurrezionale a Perugia.
nota ormai abbastanza chiaramente la parte dei capi poli-
tici
nazionalistinelle giornated'ottobre: le pressioni esercitate
sul sovrano da essi e dai capi militari (come Thaon di Revel
e Diaz, notoriamente legatiagliambienti nazionalisti) perch
non si desse luogo alla proclamazione dello stato d'assedio. Il
29 ottobre il foglionazionalista continuava a prospettare la
soluzione Salandra-Mussolini: Quella soluzione nazionale, che
non si potuta raggiungere nelle trattative dirette degliuomini
politici delle varie parti,abbiamo fiducia che possa ottenersi
nelle nuove trattative che avranno luogo oggi sotto l'egida del
Sovrano ^*^ Come nel maggio 1915, si confidava nel sovrano:
Chi oser oggi consigliare al re una decisione contraria al
sentimento nazionale? : la salvezza ancora una volta era attesa
dal Quirinale. Il senso e l'intensitdelle speranze nazionaliste,
frustrate di Mussolini,era
dall'intransigenza compendiatoin
una scena in di Giuseppe Vicentini: Federzoni,davanti al
casa

tramonto ingloriosodella prospettivaSalandra,piangendo,di-


chiara
che s'andava verso l'ignoto.Mussolini e i dirigenti
della Confederazione dell'Industria da lui rassicurati, avevano

scavalcato d'un balzo la destra nazionale e ancora una volta


l'ormai Duce sembrava volersi sottrarre alla tutela politica dei
padrinobili.Occorreva correre ai riparie ricuperare il terreno

216
che s'era inopinatamente perduto, organizzarsi su pi vasta

scala impedire uno


sbocco imprevedibile, come bile
imprevedi-
per

era stata la durezza di Mussolini nei giorni decisivi. N

bastava la nel dei nazionalisti (in testa


presenza nuovo governo

Federzoni, quasi notaio della Corona nella compagine tiva),


governa-

di Thaon di Revel e
di Diaz a
rassicurare.

Da qui la necessit di controllo pii che


un sempre stretto,

concretato in rafforzamento zione


dell'organizza-
poteva essere o un

nazionalista, cos da porsi come


seconda alternativa zionale
na-


in caso
d'un eventuale fallimento dell'esperimento
Mussolini, o
in una
fusione organica col Partito fascista, in

modo di garantire, dal vertice, il lealismo monarchico rizzo


l'indi-
e

conservatore. Tale fu, nei mesi che seguirono alla marcia

su Roma, il dilemma davanti al quale si trovarono i listi.


naziona-

Essi lo risolsero optando la fusione organica, la


per con

quale, da mentori della controrivoluzione preventiva, divennero

i veri liquidatori dell'eredit risorgimentale gli architetti dello


e

Stato autoritario.
Capitoloquarto

LA FUSIONE NAZIONALFASCISTA

1 ,
Collaborazione negativa

La fusione dell'Associazione Nazionalista Italiana col Par-


tito
Nazionale Fascista segn
come s' detto
la cattura

ideologicadel fascismo da parte del nazionalismo V Si tratt


d'un fatto politicodi notevole importanza,perch l'ingresso
dei principaliesponenti nazionalisti negliorgani direttivi del
Partito fascista non rappresentsoltanto un apporto di compe-
tenze
tecniche e politiche
d'un certo valore,ma sione
altresl'immis-
di elementi dotati di un propriorigoreideologico e in
possesso d'una precisadottrina dello Stato e delle sue funzioni,
i parte determinante nella trasformazione che il
qualiebbero
fascismo comp nella vita nazionale.
Il nazionalismo italiano, tra il 1912 e il 1919 aveva borato
ela-
una sua dottrina e una conseguente linea che
politica,
esso perseguinflessibilmente.Non esagerato dire che questa
dottrina e questa linea politica
avessero costituito tra il 1919
e il 1925 lo stimolo
ideologico e pratico col qualele pi decise
forze della destra economica e politica incalzarono implacabil-
mente
il movimento fascista senza concedergli scampo, quando,
addirittura, non glisuggerirono i modelli per l'azione.
La pubblicistica e la storiografia democratiche hanno avuto
abbastanza chiaramente la sensazione dell'importanza di questo
complesso ma, in sostanza, lineare
fenomeno di relazioni

e di influenze,
anche se talora si sono mostrate attente piiche
altro agliaspettiideologici
e psicologicied hanno lasciato

219
un po' in ombra
l'aspettopi propriamentepolitico. Tra i
fascisti,si prefer non parlaretroppo di questo argomento.
Un'indagineseria e spassionataavrebbe mostrato che quasi
tutta la concezione dello Stato (e la correlativa ideologiagiu-
ridica
non titoligenuinidi originalit;
poteva vantare e, d'al-
tra
parte, una siffattaindagine avrebbe condotto a rilevarecome
molte iniziative pratichedel fascismo fossero state e fossero di
pretta marca di pretta ispirazione
e nazionalista, come i rap-