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Futurismo

Il termine "futurismo" comparve per la prima volta in un articolo di Marinetti, "Fondazione


e manifesto del futurismo", che venne pubblicato sul "Figaro" di Parigi nel 1909. Il
futurismo fu un movimento [...] prettamente italiano, che si esaur nel volgere di un
decennio, dalla comparsa del manifesto di Marinetti fino al 1919 circa. Durante questo
periodo i membri del movimento pubblicarono vari proclami dai toni aggressivamente
ottimisti: vi si ostenta un entusiasmo fanatico per la velocit e il potere di dominio della
moderna ra scientifica, simboleggiata dall'automobile e dall'aeroplano, la glorificazione
del potere purificatore della guerra e si insiste sulla necessit di ripudiare il vecchio in
favore del nuovo. [...] Nelle parole di Marinetti: "Noi vogliamo distruggere i musei, le
biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e
contro ogni vilt opportunistica e utilitaria. (...) L'arte infatti non pu essere che violenza,
crudelt e ingiustizia". Un anno dopo, nel manifesto "La pittura futurista Manifesto
tecnico" firmato da cinque pittori futuristi (Boccioni, Carr, Russolo, Balla e Severini) si
legge: "Tutto in arte convenzione, e le verit di ieri sono oggi, per noi, pure menzogne.
Affermiamo ancora una volta che il ritratto, per essere un'opera d'arte, non pu, N deve,
assomigliare al suo modello, e che il pittore ha in s i paesaggi che vuol produrre". [...]
Gli interessi dei futuristi riguardarono tutte le arti, compresa naturalmente la musica. Il
compositore italiano che ader al movimento fu Balilla Pratella. Il "Manifesto dei musicisti
futuristi" apparve nel 1911. [...] Ma ci che qui pi ci preme il contributo dei futuristi alla
musica. Pratella sostenne idee come l'atonalit, l'impiego dei quarti di tono, le strutture
ritmiche irregolari e cos via. L'aspetto che contraddistingue i futuristi per la loro
preoccupazione per il rumore, per il concetto che nell'epoca moderna, caratterizzata da
una tecnologia progredita, il rumore un mezzo legittimo per esprimere il forma sonora le
idee che scaturiscono dalla realt contemporanea. Mentre Schoenberg parlava di
"emancipazione della dissonanza", i futuristi andarono oltre, dando voce all'emancipazione
del rumore. Luigi Russolo, pittore e membro di primo piano del futurismo nonch
impegnato in pari misura anche in campo musicale, riteneva che qualsiasi tipo di fonte
sonota fosse accettabile come materiale compositivo. In tal modo i futuristi
propagandarono e misero in pratica alcuni sviluppi della musica moderna che verranno
sfruttati solo vari decenni dopo nelle forme della musique concrte e, in ultima analisi, di
quella elettronica. Russolo, nel suo manifesto del 1913 "L'arte dei rumori", afferm: "Oggi
l'arte musicale, complicandosi sempre pi, ricerca gli amalgami di suoni pi dissonanti, pi
strani e pi aspri per l'orecchio. Ci avviciniamo cos sempre pi al 'suono-rumore'". Nello
stesso scritto forn l'elenco delle sei famiglie di rumori dell'orchestra futurista,
ripromettendosi di metterla in movimento quanto prima tramite apposite macchine. [
Intonarumori, vedi in Organici]

da Otto Kroli, La musica moderna (ed. it. a cura di Michele Porzio), Mondadori, Milano
1988 (ed. or. Introducing Modern Music, 1995), pp. 240-243.