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Il '900 è il secolo delle avanguardie.

Il termine avanguardia deriva dal

linguaggio militare e indica una pattuglia composta da soldati più arditi e

spericolati rispetto a quelli dell'esercito. In campo artistico e letterario il

concetto presuppone la coscienza della 'mercificazione' e

'museificazione' dell'arte, ovvero la consapevolezza che l'arte viene

venduta sul mercato come ogni altra merce ed è alla fine destinata al

museo che la neutralizza, a scopo puramente estetico. L'inizio degli anni

'20, dopo la guerra, segna il tramonto delle avanguardie e un ritorno

all'ordine politico, che nel 1925 si concretizza nella trasformazione del

regime in fascista. Ecco le principali avanguardie:

● Espressionismo

Il termine fu usato per la prima volta a Parigi da un gruppo di artisti

che si contrapponevano all'Impressionismo.

In poesia si opta per il verso libero, che rompe con la metrica

tradizionale.

● Futurismo

Il principale esponente è Filippo Tommaso Marinetti, autore del

Manifesto del Futurismo del 1909 su «Le Figaro». Tipico del

Futurismo è il culto della modernità, della velocità.

● Dadaismo

Venne fondato a Zurigo nel 1916 da Tristan Tzara. Rifiuta il culto

della modernità (tipico del Futurismo), il bello e la specificità

estetica dell'arte. Secondo gli artisti di questa corrente il dadaismo

non era arte ma anti-arte.


● Surrealismo

Manifesto del Surrealismo scritto da André Breton nel 1924. I temi:

visioni oniriche, recupero della prolifica immaginazione infantile, la

malattia mentale come rivelatrice di verità, l'abolizione della logica

in favore dell'automatismo (concetto d'ispirazione freudiana).

ROMANZO DEL NOVECENTO Il primo Novecento è caratterizzato

da una svolta letteraria. In Europa vengono abbandonati il romanzo

e la novella poiché legate ancora al gusto della tradizione

decadente e naturalista dell'800.

● Il frammentismo

In Italia, intanto, emergeva il frammentismo, praticato dagli scrittori

vociani. Si assiste a una rifondazione del romanzo: vengono

inseriti i monologhi interiori dei personaggi e strutture narrative più

aperte. Un esempio è La Coscienza di Zeno di Italo Svevo.

I principali artefici di questo rinnovamento sono Italo Svevo, Luigi

Pirandelo, Federigo Tozzi.

Per quanto riguarda l'ambito europeo ricordiamo i nomi di Robert

Musil (L'uomo senza qualità) e Marcel Proust (Alla ricerca del

tempo perduto).

● Il ritorno al romanzo tradizionale

L'inizio degli anni 20 coincide con il ritorno al romanzo tradizionale.

Giuseppe Antonio Borghese, ex vociano, si fa promotore del ritorno

ad una linea narrativa compatta (distrutta dai frammentisti) con un

recupero di moduli realistici tradizionali.


POESIA DEL NOVECENTO Il primo quarto di secolo è un periodo molto

fiorente dal punto di vista poetico. Il Simbolismo rimane la corrente

letteraria vigente in questo periodo, ma col passare del tempo si crea

una nuova concezione della poesia nata dalla crisi post

industrializzazione e dalla massificazione degli intellettuali. In Italia ciò

che incarna a pieno tale “modo d’essere” è dato dai crepuscolari.

● Crepuscolarismo

I crepuscolari sono caratterizzati dal rimpianto per i valori

tradizionali persi e da una perenne insoddisfazione che non si

sfoga in ribellione, ma nel rifugio di un luogo tranquillo.

Il poeta crepuscolare appare come afflitto, stanco, depresso,

avverte una sensazione di malessere.

Esponenti: Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Marino Moretti.

● Ermetismo

Si sviluppa a Firenze nella seconda metà degli anni ’30.

Si crea un vero e proprio stile lessicale con determinate

caratteristiche: uso dell'endecasillabo e di immagini astratte, uso

frequente dell’analogia e riduzione dei nessi grammaticali e

sintattici.

Esponenti: Campana, Onofri e soprattutto Ungaretti, Mario Luzi.

● La linea antinovecentista

Si intende una linea poetica ispirata all'impressionismo o al

realismo, e dunque anti simbolista e antiermetica.


Gli autori che rientrano in questa tendenza poetica sono Sandro

Penna, Attilio Bertolucci, Eugenio Montale.

● Neorealismo

Si raccontano vicende quotidiane, denuncia sociale e politica.

Il romanzo deve avere protagonisti popolari e sempre positivi.

Recupera alcuni fattori tradizionali come la trama, l'oggettività dei

personaggi e l'autorità del narratore.

Il principale esponente è Vasco Pratolini con il suo romanzo

emblematico 'Metello' (1955).

IL FUTURISMO

All’interno della civiltà decadente si sviluppa in Italia il futurismo,

manifestazione palese della crisi tra l’800 e il ‘900. Esso riconsidera il

ruolo della poesia e la figura dell’intellettuale e del poeta nella società. Il

futurismo vede nella poesia lo strumento per esaltare con ottimismo

l’era industriale, la bellezza della tecnica e della tecnologia, del

movimento, della macchina e della corsa. Esso si organizza intorno a

vari manifesti teorici che ne definiscono le caratteristiche in ogni campo.

Propone non solo innovazioni nell’ambito letterario o figurativo ma anche

un nuovo stile di vita sotto l’influenza delle riviste fiorentine del periodo.
Il futurismo è il rifiuto del presente e della società borghese, si esalta la

macchina, la tecnica, la grande industria, la velocità e l’aggressività. I

futuristi vogliono abolire la poesia nostalgica, il sentimento romantico e

l’ossessione per il passato; inneggiano alle innovazioni, sono prepotenti,

dinamici, chiassosi, esaltano il caos e le grandi città, sono sempre

protesi verso un domani esaltante. I futuristi vogliono distruggere musei,

biblioteche, accademie. Essi non risolvono il rapporto dell’artista con il

mondo attraverso la fuga dal reale ma incentrandola sull’aggressività e

sull’industrializzazione. Il manifesto principale che pose le basi per lo

sviluppo del futurismo fu quello pubblicato su “Le Figaro” nel 1909 da

Filippo Tommaso Marinetti (Manifesto del Futurismo), in cui si celebra il

movimento, l’azione, il gusto violento, la guerra e la virilità, disprezzando

la donna e il femminismo.

Il futurismo di sviluppa dal 1900 al 1945 e si può dividere in tre periodi:

1. 1909-1912: futurismo in fase di sviluppo dove si sente una certa


influenza del decadentismo simbolista. Questo nuovo movimento
di espande tramite la pittura, la scultura, la musica, il teatro,
l’architettura, le riviste, i manifesti. Il suo criterio principale è
l’interasticità.
2. 1912-1915: i futuristi devono schierarsi politicamente, ci sono due
fratture: gli interventisti, la maggioranza, guidati da Marinetti; e gli
interventisti moderati, che non appoggiano la modernità futurista
di Marinetti. Sono guidati da Papini e Palazzeschi, si distaccano
dai milanesi.
3. Il futurismo entra in politica, aderisce in maggioranza al fascismo
fondando associazioni come “Roma futurista”. I futuristi vedevano
il fascismo come un modo per realizzare le loro idee violente.

TEMATICHE DEL FUTURISMO

● Lotta contro ogni forma di passatismo, visto come un nemico di

tutte le novità e che deve essere eliminato: si deve guardare solo

verso il futuro e verso nuove invenzioni.

● Ammirazione per la velocità e per la dinamicità, che devono essere

percepite da ogni uomo come un nuovo stile di vita che sempre più

moderno, gli permette di comunicare e costruire con mezzi sempre

più semplici e rapidi grazie alle nuove invenzioni tecnologiche.

● Ammirazione per la continuità perché il futurismo non deve mai

fermarsi, ma deve avanzare all’infinito.

● Esaltazione della guerra, vista come un modo positivo di scatenare

le energie primordiali, di promuovere le nuove macchine per un

futuro nuovo.

● Raggiungimento di un’arte totale dove tutti in temi futuristi

aderiscono ad ogni aspetto della vita umana, FORME DEL

FUTURISMO I temi del futurismo richiedono forme nuove.


Marinetti propone una nuova forma pubblicando il “Manifesto

Tecnico della Letteratura Futurista”:

● “Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso,

come nascono”.

● “Si deve usare il verbo all’infinito che può dare il senso della

continuità della vita”.

● “Si deve abolire l’aggettivo, perché il sostantivo conservi il suo

colore essenziale”.

● “Si deve abolire l’avverbio che conserva alla frase una fastidiosa

unità di tono”.

● “Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè deve essere

seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per

analogia. Bisogna fondere l’oggetto con l’immagine che esso

evoca”.

● “Abolire la punteggiatura. Per accentuare certi movimenti e

indicare le loro direzioni si useranno segni della matematica e

segni musicali”.

● “Analogie sempre più vaste. Le immagini non sono fiori da

scegliere e da cogliere con parsimonia, come diceva Voltaire. Esse

costituiscono il sangue stesso della poesia. La poesia deve essere

un seguito ininterrotto di immagini nuove senza di che non è altro

che anemia”.

● “Non ci sono categorie d’immagini. Per dare i movimenti

successivi d'un oggetto bisogna dare la catena delle analogie che


esso evoca, ognuna condensata, raccolta in una parola

essenziale”.

● “Bisogna disporre le immagini secondo un maximum di disordine”.

● “Distruggere nella letteratura tutto l’io, cioè tutta la psicologia.

Sostituire la psicologia dell'uomo, ormai esaurita, con l'ossessione

lirica della materia”.

● “Bisogna introdurre nella letteratura il rumore, il peso e l’odore”.

Primo Novecento: la poesia crepuscolare


È il 1910 quando il critico Giuseppe Antonio Borgese chiama crepuscolare quella
tendenza poetica che si fa simbolo del lento decadimento della grande poesia
italiana ottocentesca. I poeti crepuscolari non si riuniscono mai in una scuola
e non danno mai vita a un vero e proprio movimento. Allo stesso tempo raggiungono
risultati originali sia sul piano della forma che del contenuto, risultati che si
traducono nell’adozione di un linguaggio semplice e dimesso e
nell’attenzione nei confronti delle piccole cose del quotidiano, di luoghi
tristi e desolati e di personaggi dimessi, poco interessanti. Questo universo
minimo è dominato dal tema della malattia, che si fa espressione di un senso di
tristezza e inadeguatezza spirituale. L’esponente più importante della poesia
crepuscolare è Guido Gozzano (1883-1916) che introduce nei suoi
componimenti i temi tipici del genere, sposandoli a uno spiccato elemento di
ironia e autoironia e a uno stile che, pur mostrandosi semplice e molto diretto,
si rivela il risultato di uno studio sofisticato e dell’uso consapevole di
tutti gli strumenti della tradizione. L’opera dell’autore resta affidata a I
colloqui (1911), una raccolta di ventiquattro testi in metri diversi, legati dallo stesso
tema e da un ritmo narrativo colloquiale, dove emerge una predilezione per tutto ciò
che si perde, una predilezione per delle donne che non sono mai e poi mai fatali.
Futurismo

Il primo Novecento viene segnato in tutta Europa dalla nascita delle

avanguardie: dei movimenti culturali volti alla ricerca di forme espressive

che, dandosi l’obiettivo della sperimentazione, rompono con la tradizione

del passato e con la società borghese. In Italia, ad avere particolare

fortuna, è il Futurismo, teorizzato, con il Manifesto del futurismo, da

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944). Il documento rivendica una

nuova arte, che ha il compito di esaltare l’era industriale, la vita moderna,

le macchine, la guerra, il dinamismo e la velocità, per proiettare l’uomo

verso un futuro finalmente senza accademie e musei. Nella letteratura e

nella poesia la visione di Marinetti comporta la distruzione della sintassi

a favore delle parole in libertà. Insieme alla sintassi, pertanto, diventa

fondamentale il rifiuto della punteggiatura, delle preposizioni, degli

avverbi, delle congiunzioni e della metrica tradizionale, perché possa

realizzarsi la libertà assoluta di associare immagini di creare analogie

slegate da qualsiasi filo conduttore. Il poeta più celebre del movimento

è Aldo Palazzeschi (1885-1974) con L’incendiario (1913), una raccolta di

poesie in cui esplode tutto il desiderio di trasformare la parola in puro

divertimento e di risolvere la poesia nell’inesattezza, nella cantilena e

nella filastrocca, grazie alla successione libera delle parole, dei suoni,

delle onomatopee.

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