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Il gruppo degli otto, Astrattoconcreto

1 6 Il gruppo degli otto, Astrattoconcreto gruppo il 8 degli astrattoconcreto
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gruppo

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astrattoconcreto

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Collana“QuadernidelMuseo”

M A C A Museo Arte Contemporanea Acri Cittàdi Acri
M
A
C
A
Museo Arte Contemporanea Acri
Cittàdi
Acri
M A C A Museo Arte Contemporanea Acri Cittàdi Acri Ministeroperi Benieleattività Culturali a
M A C A Museo Arte Contemporanea Acri Cittàdi Acri Ministeroperi Benieleattività Culturali a
M A C A Museo Arte Contemporanea Acri Cittàdi Acri Ministeroperi Benieleattività Culturali a
M A C A Museo Arte Contemporanea Acri Cittàdi Acri Ministeroperi Benieleattività Culturali a
M A C A Museo Arte Contemporanea Acri Cittàdi Acri Ministeroperi Benieleattività Culturali a

Ministeroperi

Benieleattività

Culturali

a

AIAP-AssociazioneInternazionaleArtiPlastiche

InternationalAssociationofArt-UNESCO

AssociationInternationaledesArtsPlastiques

ComitatoItaliano

Fo n d a z i o n e

Fo n d a z i o n e

P

a d u l a

A

c r i

R o ta r y In te r n a ti o n a l

R o ta r y In te r n a ti o n a l

d i s tr e tto 2 1 0 0 - C l u b d i Ac r i

e P a d u l a A c r i R o ta r y

MACAMuseoArteContemporaneaAcri

SilvioVigliaturo,direttoreartistico

BorisBrollo,curatoreesterno

Curatoredella mostra

MarisaVescovo

Organizzazione

DeArte,progettieserviziperl’arte

OesumLedIcima

Coordinamentogenerale

BarbaraGamba

Collaboratori

AntonellaAlgieri

ClaudioBottello

FrancoGaccione

MassimoGarofalo

AndreaRodi

ClaudioZucca

Allestimentomostra a cura diOesumLedIcima

GianfrancoDeLuca

MassimoGarofalo

GiuseppeTunnera

Rapporticongliorganidiinformazione

AndreaRodi,responsabileUfficioStampaMACA

FrancescoKostner,portavocedelRettoreUniversitàdellaCalabria

GraficArtFronzoli

Unringraziamentoatuttiicollezionisti,galleristieprestatoricheconlalorodisponibilitàhannoresopossibilela

realizzazionedellamostra.

UnringraziamentoparticolareaFrancescaMariaMoreni,figliadiMattiaMoreni,perlasuagenerosacollaborazione

Oesum led icima - edizione 2011 Astrattoconcreto

Oesum led icima - edizione 2011

Astrattoconcreto

ilgruppodegliotto

acuradiMarisaVescovo

MACA MuseoArteContemporaneaAcri PalazzoSanseverinoFalcone,Acri(CS) dal17dicembre2011al 26febbraio2012

MACA MuseoArteContemporaneaAcri PalazzoSanseverinoFalcone,Acri(CS) dal17dicembre2011al 26febbraio2012

Quando, nel febbraio del 2012, questa nuova mostra del MACA chiuderà i battenti, saranno passati esattamente sessant’anni dalla prima occasione che vedeva coinvolti i membri del Gruppo degli Otto – nientemeno che alla Biennale di Venezia del 1952, sotto l’egida del critico Lionello Venturi. Fu proprio quest’ultimo a scrivere il Manifesto del gruppo, individuando nella categoria di Astrattoconcreto – che oggi ritorna nel titolo della mostra – la sua cifra distintiva e sottolineando con insistenza la libertà espressiva che contraddistingueva ciascuno degli artisti che presero parte alla sua breve, ma intensa, avventura. Gli affascinanti e coinvolgenti dipinti che compongono questa mostra sono altrettanti sintomi contagiosi di quel- la stessa libertà espressiva, tipica di artisti che, come scrisse Venturi, nonostante la vocazione astrattista, «non hanno mai tagliato i ponti con la vita dei sensi e dei sentimenti», rivelando «quell'impegno morale, totale, disinteres- sato, che è necessario all'opera d'arte» e che fa si che questa si traduca in uno strumento di crescita personale per chi la fruisce. Ringraziamo, dunque, il MACA e De Arte progetti e servizi per l’arte per aver offerto alla città di Acri questa splen- dida occasione di crescita, oltre che di godimento estetico.

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Gino Trematerra Sindaco della città di Acri

Anna Vigliaturo Assessore alla cultura della città di Acri

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E dal fango nascono i fior…

Avemmo una prima occasione di parlare del Gruppo degli Otto attraverso la mostra Lo Spazialismo e l’apporto veneziano, tenutasi al MACA nel 2007. All’interno del catalogo, nella documentazione suggerita al lettore per un eventuale approfondimento, si riportava un brano sul Fronte Nuovo delle Arti ricavato dalla rivista Arte, della casa editrice milanese Garzanti, in cui si diceva che la composizione di opposti orientamenti artistici in nome di comu- ni convinzioni politiche all’interno del Fronte Nuovo delle Arti, dove l’orientamento dei più era comunista, «fu messa in crisi dalle posizioni assunte dal Partito Comunista Italiano (PCI) del 1948, ostile a sperimentazioni forma- liste e astrattiste in favore di un allineamento degli artisti che aderivano al PCI e a un Realismo di chiara leggibilità, didascalico e narrativo» (Arte, Garzanti). Un po’ come avveniva nell’Unione Sovietica, dove era stato avviato il Realismo Socialista. Questo richiamo veniva direttamente da Togliatti, il quale, nel Gennaio del 1946, aveva scrit- to un articolo su Rinascita, rivista comunista, contro Elio Vittorini, direttore della rivista culturale Il Politecnico, che si rifiutava di mettere al servizio del Partito la sua attività intellettuale, in quanto, per lui, la cultura era «ricerca della verità, non predicazione della verità». Togliatti aveva dalla sua l’unificazione dell’Italia, i patti lateranensi, la pacifi- cazione nazionale con il precedente fascismo e quindi ragionava su una necessità di fiancheggiamento dell’intel- lettuale a quella che era la lotta di classe e sulla centralità della Classe Operaia come elemento ineludibile e impre- scindibile. Ma all’attacco di Togliatti, il Vittorini, pur iscritto al PCI, rispose che l’intellettuale non deve ridursi «a suonare il piffero per la rivoluzione». Dopo un paio d’anni, nel 1948, Vittorini si dimise dal PCI. Il mondo intellet- tuale e artistico di allora ne fu profondamente scosso. Non si dimentichi che si era appena usciti dalla Guerra Mondiale e che l’Italia si stava ricostruendo sia a livello statale che politico. È del 1946 il referendum per la scel- ta tra Repubblica o Monarchia.

E «si giunse così alla rottura fra astrattisti e neorealisti e allo scioglimento del Fronte Nuovo delle Arti (1950). In polemica con la frangia realista vicina a Guttuso si svilupparono espressioni artistiche autonome che condussero, nel 1952, alla formazione del Gruppo degli Otto sotto l’egida del critico Lionello Venturi» (ibidem). Così, Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova si trovarono uniti contro il resto del Fronte Nuovo.

Il Gruppo si disgregò nel volgere di un paio d’anni in seguito all’emergere, nei vari esponenti, del gusto per ricer-

che autonome, per lo più di matrice informale, delle quali si sono potuti vedere degli esempi nella seconda mostra organizzata al MACA e titolata Materia e gesto, tormento ed estasi (2008), in cui si ebbe modo di indaga- re non solo la differenza fra astrattismo e figurativismo, ma anche l’uso interno alla pratica artistica nel suo farsi materia e gestualità estrinseca. Corpora e Turcato erano fra gli artisti esposti, ma accanto avevano Bendini, Scialoia, Scordia, Scanavino e Perilli. Tutti autori, questi ultimi, degni del grande movimento informale italiano che stava muovendo i suoi primi passi in Italia proprio grazie al Gruppo degli Otto. Il che dimostra come un gruppo artisti- co organizzato, non solo si trasformi da elemento di quantità in elemento di qualità, ma apra pure la strada al con- fronto nazionale e internazionale sull’Arte Astratta. Possiamo quindi dire che l’attuale mostra dedicata al Gruppo degli Otto chiude un ciclo di analisi formale ed estetica su un periodo ventennale (1940/1960) che raccoglie le migliori esperienze dell’arte italiana del Novecento. Inoltre, dimostra come da una polemica politica che getta

fango sulla figura dell’intellettuale, scrittore o artista che sia, si possano far nascere dei fiori che riscattano il luogo

e la storia del luogo stesso dove sono nati: l’Italia.

Boris Brollo Curatore esterno del MACA

AfroBasaldellaRenatoBirolli AntonioCorporaMattiaMoreni EnnioMorlotti GiuseppeSa ntomasoGiulioTurcatoEmilioVedovaAfroBasaldellaRenatoBirolli AntonioCorporaMa ttiaMoreni EnnioMorlotti GiuseppeSantomasoGiulioTurcatoEmilioVedovaAfroBasald ellaRenatoBirolli AntonioCorporaMattiaMoreni EnnioMorlotti GiuseppeSantomasoGi ulioTurcatoEmilioVedovaAfroBasaldellaRenatoBirolli AntonioCorporaMattiaMoreni EnnioMorlotti GiuseppeSantomasoGiulioTurcatoEmilioVedovaAfroBasaldellaRenato Birolli AntonioCorporaMattiaMoreni EnnioMorlotti GiuseppeSantomasoGiulioTurcato EmilioVedovaAfroBasaldellaRenatoBirolli AntonioCorporaMattiaMoreni EnnioMorlo tti GiuseppeSantomasoGiulioTurcatoEmilioVedovaAfroBasaldellaRenatoBirolli Anton ioCorporaMattiaMoreni EnnioMorlotti GiuseppeSantomasoGiulioTurcatoEmilioVedo

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IL GRUPPO DEGLI OTTO:

rivelazioni di rabbia, solitudine, nel primo dopoguerra.

Molto vivace si presentava la situazione italiana all’inizio degli anni Cinquanta. Il 1948 era stato per il nostro paese

un anno cruciale, con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana e le elezioni che avevano dato inizio alla

politica del centrismo, e al definitivo arroccamento dei partiti di sinistra. Ne era seguita una radicalizzazione della lotta politica, la quale, riflettendo i motivi di scontro – che a livello internazionale contrapponevano i due bloc- chi mondiali – incideva molto sul piano ideologico, esistenziale, e non di meno artistico.

tica, una contrapposizione-fusione di astrazione e figurazione. Turcato e Vedova cercarono per un po’ di tempo

di conciliare la loro tendenza naturale verso l’astrazione e il credo ideologico, alla fine prevarrà l’astrazione, e si

getterà un ponte fra post-cubisti, e una ricerca che porterà con sé non pochi assunti futuristi. Comunque per gli Otto la prima iniziativa in comune si è tenuta alla Biennale di Venezia del 1952, e poi una collettiva itinerante, organizzata da Willy Grohman, li ha proposti anche in Francia, dove trovarono anche piena adesione del critico

La

frattura tra aree settentrionali, industrializzate e dinamiche, nelle quali l’esperienza della Resistenza aveva lascia-

Christian Zervos, mentre nella primavera di quello stesso anno Venturi santificò il sodalizio con la monografia Otto

affermazioni internazionali, in Europa con Biennali di Venezia, e Documenta a Kassel, nel 1955, (con l’esclusio-

to

una diversa consapevolezza sociale, e aree meridionali, ancorate all’agricoltura e a durature, radicate tradizio-

pittori italiani, titolo da cui il gruppo trasse la denominazione. Alla varietà delle immagini pittoriche degli Otto,

ni,

unite a un certo conservatorismo della classe dirigente, ha assunto toni esasperati, a cui il governo non ha sapu-

che andavano dalle “architetture formali” di Afro, al naturalismo post-cubista di Birolli, alla dimensione organica

to

rispondere.

della natura di Morlotti e Corpora, alle “diverse” e imprevedibili “gestualità” di Moreni, Turcato e Vedova, fino allo

Questi elementi hanno avuto certamente non poca importanza negli sviluppi, in Italia, della cultura in generale e

 

“stilismo” di Santomaso, faceva da collante la presenza di autentici fini comuni, intorno ai quali il gruppo troverà

di

quella artistica in particolare. Una visione del mondo legata alla filosofia marxiana, collegata da un lato alle più

anche l’adesione degli scultori Leoncillo e Alberto Viani.

articolate riflessioni di Gramsci, e dall’altro collegata ai modelli provenienti dall’URSS, avvicinate a concezioni cul- turali di matrice vagamente liberali (che aveva nel crocianesimo un riferimento preciso), ha finito col creare molti equivoci e ha tenuto ai margini i dibattiti e le correnti di pensiero più attuali. I “tetri anni Cinquanta”, com’ è stato definito quel periodo, da intellettuali della nuova generazione, rimasero invischiati in una polemica ideologica tra chi predicava un “nuovo realismo” e chi voleva il cambiamento, creando un’accesa conflittualità. Una certa impor- tanza ha avuto il movimento dell’arte Concreta, o MAC, che voleva ricollegarsi al filone storico dell’astrattismo. Le manifestazioni organizzate all’estero, e in Italia, dal MAC, attirarono sul gruppo milanese l’attenzione e avvicinaro- no altri gruppi già costituiti, come Forma, e quello degli astrattisti fiorentini, e stimolarono analoghe esperienze a Torino e a Napoli. Il Gruppo “Origine”, costituitosi a Roma nel 1949, anticipò da noi le problematiche dell’Informale. Ne sono stati promotori lo scultore Ettore Colla, Alberto Burri e Mario Ballocco , che fondò la rivi- sta “AZ”, la quale pubblicò il manifesto della nuova corrente, che si rifaceva, come “Origine”, alle esigenze non figurative dell’espressione. Nel nostro paese, l’ala astratta del Fronte Nuovo delle Arti, composta da Afro (Basaldella), Renato Birolli, Antonio

se

Ha scritto di loro Lionello Venturi «…essi non sono e non vogliono essere degli astrattisti; essi non sono e non vogliono essere dei realisti: si propongono di uscire da questa antinomia che da un lato minaccia di trasformare l’astrazione in un rinnovato manierismo, e dall’altra obbedisce ad ordini politici che disintegrano la libertà e la spontaneità creativa…gli otto pittori adoperano quel linguaggio pittorico che dipende dalla tradizione iniziatasi intorno al 1910 e comprende l’esperienza dei cubisti, degli espressionisti, e degli astrattisti». Ma la vita di questi artisti quasi tutti legati al partito Comunista non è stata comunque facile in quella sede, infat- ti come scrive Birolli a Afro, nel 1954, i confronti interni erano durissimi si parteggiava apertamente per il “neo-rea- lismo “, e veniva a malapena accettata per il loro lavoro la dizione di “deformazione”, un’affermazione che ha fatto infuriare Birolli, che pertanto ha chiesto di essere tolto dalla Commissione Culturale del partito e le dimissione dei critici d’arte che ne facevano parte. La defezione di Morlotti dal gruppo, forse influenzata dai longhiani, che non amavano Venturi, o l’adesione all’ “Ultimo naturalismo” di Francesco Arcangeli (a cui aveva aderito anche Moreni), ha cominciato a mettere in subbuglio questa pattuglia di pittori, comunque lanciati sulla strada di gros-

Corpora, Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova, ha dato vita, tra il

ne

di Turcato da un lato e Fontana dall’altro).

1952 e il 1954, a un gruppo coordinato da Lionello Venturi. Da tempo questi artisti, con Ghighine, Dova, Cassinari, Cagli , Leoncillo, Fazzini, Franchina e Pizzinato, discutevano con foga dell’importanza per i giovani pittori del- l’esperienza picassiana. Per loro Guernica e il post-cubismo rappresentavano l’estrema avanguardia etica ed este-

Invero in quegli anni si era profilata in Europa una nuova stagione artistica che è stata quella dell’Informale, il quale è stato un indirizzo di ricerca, in molti casi gestuale, segnica, o materica, e invero il gesto, il segno, la materia sono stati gli elementi che, variamente elaborati o indagati, hanno permesso di fissare sulla tela i termini di un rappor-

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to contraddittorio e problematico con una realtà in divenire, sino a superare definitivamente l’antitesi tra figura-

zione e non figurazione attraverso un ritorno alla originarietà dell’atto espressivo. «Informale – ha scritto Maurizio Calvesi – non è una derivazione o un sinonimo di informe, ma vuol dire, il che è diverso, “non formale”». Si trattava come da più parti si è precisato, di un rapporto con la realtà delle cose più

immediato, non filtrato da schemi figurativi, né da interpretazioni di ordine mentale, diretto a riscoprire la proces- sualità dell’esistere in tutta la sua magmatica matericità. Queste teorie non sono state accettate da tutto il “gruppo degli otto”, ma furono invece accettate da coloro che, dal fallimento di quella esperienza di lavoro, invece pen- sarono all’informale come alla legittima prosecuzione del lavoro iniziato nel 1952 e finito nel 1954. Fu quindi auto- matico che, subito, Vedova, Moreni, Morlotti, poi Birolli, Afro Turcato, diventassero protagonisti attivi, se pur da prospettive diversissime, di questo movimento che dilagò a macchia d’olio in tutto il mondo. Nelle loro opere ancor oggi, diversamente accentate di fantasia, si scorgono oggi con chiarezza termini estetici

di diversa ascendenza, dal Cubisno (Birolli, Afro) all’impressionismo (Corpora, Moreni), con incroci sensibilissimi

sulla luminosità simbolistica di Balla, sul dinamismo energico dei futuristi (Vedova, Santomaso), sul fuoco croma- tico dei Fauves (Turcato). E per la pronta reattività all’emozione, essi hanno partecipato in un certo modo del clima

dell’Espressionismo, anche se ripuliti di tutto quell’ingorgo di risentimenti, di gonfiore di indiscriminata violenza, che ha individuato l’Espressionismo tedesco, che in fondo piaceva tanto a Moreni. Ma più che postumi, o abi- tudini stilistiche, queste pitture sono ossature di una immagine scelta da ciascuno e liberamente immessa nel tes- suto della propria visione. E parte viva di essa appunto per quel tanto di timbro nuovo che ne hanno saputo rica- vare al di sopra di ogni riecheggiamento. Ciò che gli artisti cercano di preservare, o riscattare, è la sopravvivenza

di certi valori, e la loro continua trasformazione, e con essi, la giustificazione etica del loro agire.

Morlotti propone una pittura “lombarda” anche nei modi di un certo pittoricismo tardo ottocentesco, ma infon- dendo in essi un vigore di radice courbettiana, la materia non ha eco di vibrazioni, il suo disfacimento non allu- de a una dimensione panica, essa affonda in se stessa, è una matafora della terra nei suoi cicli di vita, ne ascolta i battiti più segreti. In Moreni la natura ha un impeto ciclonico, che coinvolge come un suo elemento l’uomo, con furiose impennate, sulla sconvolgente violenza del paesaggio. L’informale per Moreni è una sorta di apocalisse della pittura, un ritorno alla pittura , mentre la natura è scenario, testimone di una rabbiosa energia, inarcata come

la cresta di un’onda che stia per scagliarsi sulla terra. La “rabbia” di Moreni cerca le sue motivazioni in se stessa,

sembra condannata ad autodistruggersi, la sua pittura vive di questa sua precarietà.

Il segno di Vedova è traccia di una libertà senza limiti, che arriva a ricongiungersi al culmine della sua espansione con quello stesso caos cui reagisce per un’attrazione verso l’energia universale. Lo spazio di Vedova ha una vita- lità così articolata, mobile, scenica, che ne nasce una precipitazione drammatica, così acuta, per cui l’attesa del colpo di scena ha il fascino neo-barocco di un eventualità sempre imprevista.

La fantasia di Afro si spalanca su silenziose sospensioni, lunghi ed improvvisi vuoti: si muove sul limite rabbrivi-

dente dell’inconscio e si immerge nella sua massa fluida, come un sommozzatore che di colpo si trova davanti ad un mondo diverso e nuovo, muto e denso, ovattato e brulicante di forme. Bisogna immergersi senza precosti- tuite ribellioni nell’Eden di Afro per scoprire la sottile carica che contiene.

Corpora parte dalla tradizione Impressionista-Fauves, e sia le sue tematiche iniziali che più recenti (paesaggi mari-

ni, porti, barche) sono legate al recupero di antiche emozioni e sensazioni, che, dunque, valgono piuttosto come

sollecitazione o come sorgente di emozioni dirette. Quindi l’emozione non è più mera reazione al mondo ester- no, ma acquista ed afferma un carattere di effusa capacità di dileguarsi in lontani orizzonti.

Santomaso, dopo un avvio figurativo, la sua solare e mediterranea pittura si è mossa nel filone della figurazione post-cubista, immettendo su un impianto compositivo di derivazione braquiana un luminoso caldo cromatismo

di chiara e radicata tradizione veneta, per giungere ad effetti sonori prossimi al tachismo, il tutto mosso da un’ario-

sità e da un’architettura leggera di clima lagunare.

Il veronese Birolli parte dall’avanguardia milanese degli anni Trenta, e dopo aver partecipato alla Resistenza, è arri- vato a praticare una pittura neo-cubista, risentendo delle suggestioni di Picasso. Ma dopo l’avvicinamento fonda- mentale agli Otto, la sua pittura dai toni solari era tesa sempre più ad una trascrizione intensamente emotiva e tendenzialmente astratta di dati sensoriali, talora affascinati dai continui cambiamenti della natura. Il mantovano Turcato, temperamento anarchico e imprevedibile, ha cercato, all’inizio, di conciliare l’astrazione con una immediata leggibilità dell’opera. Ma dopo gli anni ‘50 ha cercato soprattutto una pittura materica e di segno, sperimentando tecniche e materiali diversi, dal collage alla pittura in gommapiuma, legandoli a una pas- sione per il colore che cercava di reinventare sulla base di suggestioni culturali.

In tutto questo c’è di più di un capovolgimento di valori, c’è l’angoscia della facilità estrema, dell’ovvietà del

bello, l’Informale non è stato un programma di azione, ma la constatazione di uno stato di fatto, l’evidenza della desolata solitudine dell’individuo nella società.

Marisa Vescovo Curatore della mostra

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«… Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova, appartengono alla generazione che giun- ge ora alla maturità; sono tutti tra i 30 e i 45 anni. Il loro modo di dipingere è attuale e le loro opere possono esse- re considerate tra le più rappresentative del gusto italiano odierno in pittura. Esse mi piacciono molto, ma non sono affatto una mia scoperta perché oltre che a me piacciono a numerosi amatori in Italia e fuori. Ne scrivo per- ché accetto il mio compito di critico, di cercare adesioni al mio giudizio, sempre più vaste e fondate. …»

«… Tutto ciò che in arte è autentico, spontaneo, vissuto, è riconosciuto con difficoltà e lentamente. E poiché que- sti otto pittori non ripetono né ciò che la natura offre perché sia copiato, né ciò che le tradizioni secolari hanno preparato per la comprensione universale, anche essi soffrono d’incomprensioni e d’ingiuste avversioni. Vorrei che prima di giudicarli ciascuno cominciasse a togliersi il cappello davanti alla loro serietà morale e ai loro sacri- fici. Non sono essi i “chierici” che tradiscono. E soltanto quando il pubblico avrà una migliore educazione mora- le, anche prima che artistica, l’arte di questi giovani ardimentosi, coerenti, laboriosi e tenaci, sarà compresa e apprezzata al suo giusto valore. …»

Lionello Venturi

OTTO PITTORI ITALIANI Collana di monografie ARTISTI D’OGGI Roma, De Luca Editore, 2 maggio 1952.

Libio Basaldella Afro

Libio Basaldella Afro Nasce a Udine nel 1912. Nel 1930, grazie a una borsa di studio,

Nasce a Udine nel 1912. Nel 1930, grazie a una borsa di studio, ha l’opportunità

di recarsi a Roma e di entrare in contatto con l’ambiente artistico della capitale.

Dal ’31 inizia a partecipare alle diverse mostre sindacali e nel ’33 espone alla Galleria il Milione di Milano. Successivamente, Afro si trasferisce a Roma. Nel ’35 partecipa alla Quadriennale, e nel ’36 alla Biennale di Venezia, dove esporrà anche nel ’40 e nel ’42. Dopo l’esperienza della Scuola Romana, la realizzazione di diverse opere di pittura murale e il temporaneo avvicinamento

al Neocubismo, nel 1950, Afro si reca negli Stati Uniti e inizia la ventennale

collaborazione con la Catherine Viviano Gallery. Il differente clima culturale e i molteplici movimenti artistici americani di quell’epoca rimarranno impressi nella memoria dell’artista e verranno rielaborati in seguito in maniera del tutto personale. Nel ’52, Afro aderisce al Gruppo degli Otto, con il quale prende parte alla Biennale di Venezia dello stesso anno. In occasione dell’edizione successiva, il critico Lionello Venturi gli dedica un saggio critico, dove mette

in

evidenza l’abilità tecnica, la precisione e la passione per il lavoro, l’elegan-

za

naturale e la poesia dell’artista. Nel 1955, è presente alla prima edizione

di

Documenta a Kassel, alla Quadriennale e alla Mostra itinerante negli USA:

18_19

The New Decade: 22 European Painters and Sculptors. Nel 1956, ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia. Nel 1958, prende parte, insieme ad Appel, Arp, Calder, Matta, Mirò, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi, dipingendo II Giardino della Speranza. Gli anni 1959/60 vedono ancora Afro impegnato a livello internazionale: è invitato alla seconda edizione di Documenta a Kassel e vince premi sia a Pittsburgh che al Solomon R. Guggenheim di New York. Nel 1961, J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim, gli dedica una monografia. È del 1969/70 la vasta antologica curata da B.

Krimmel alla Kunsthalle di Darmstadt, alla Nationalgalerie di Berlino, e, in seguito, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Muore a Zurigo nel 1976.

al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Muore a Zurigo nel 1976. GIORNALE 1963 tecnica mista su

GIORNALE

1963

tecnica mista su carta di giornale

cm. 43X63

Collezione privata, Parma

20_21

SENZA TITOLO

1952

tecnica mista su carta cm. 24x33

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

mista su carta cm. 24x33 Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno SENZA TITOLO 1949 tecnica mista su carta

SENZA TITOLO

1949

tecnica mista su carta intelata

cm. 36x55

Collezione privata Foto di Vittorio Ardizzoni

PERCHE'

1952

carboncino su carta

cm. 65x78

Collezione privata, Torino

SENZA TITOLO

1952

carboncino su carta

cm. 38x50

Collezione privata, Torino

su carta cm. 65x78 Collezione privata, Torino SENZA TITOLO 1952 carboncino su carta cm. 38x50 Collezione
su carta cm. 65x78 Collezione privata, Torino SENZA TITOLO 1952 carboncino su carta cm. 38x50 Collezione
su carta cm. 65x78 Collezione privata, Torino SENZA TITOLO 1952 carboncino su carta cm. 38x50 Collezione

Renato Birolli

22_23

Renato Birolli 22 _23 Nasce a Verona il 10 dicembre 1905. La sua formazione artistica avviene

Nasce a Verona il 10 dicembre 1905. La sua formazione artistica avviene presso l'Accademia di Belle Arti della città natale. Nel 1928, si stabilisce a Milano. Dapprima, la sua pittura si ricollega a un figurativismo che richiama, pur attraverso un cromatismo meno violento, i modi dell'espressionismo europeo. Nella prima metà degli anni '30, riesce a creare un mondo poetico molto personale attraverso quella che lui stesso definisce una “fabulazione figurativa”. Sono di questi anni opere di intensa forza espressiva quali L'Angelo, Gineceo ed Il Caos. Nel 1936, l’artista compie un viaggio a Parigi, che gli consente di approfondire la conoscenza dell'opera di Van Gogh e Cézanne. A Milano, nel 1938, aderisce al gruppo Corrente, aperto alle più avanzate sollecitazioni europee, in particolare a una pittura di tipo espressionista, divenendone uno degli esponenti più rappresentativi. A partire dal 1940, dopo essere stato arrestato per antifascismo, inizia una fertile stagione espositiva, partecipando, inoltre, in modo attivo a diverse azioni della Resistenza. Artista tra i più interessanti della moderna pittura italiana, è, nell'immediato dopoguerra, tra i fondatori del Fronte Nuovo delle Arti, dal quale però si stacca presto, poiché non ne condivide la soluzione neorealista, per dar vita, nel 1952, con altri artisti riuniti intorno alla figura del critico Lionello Venturi, al più aperto Gruppo degli Otto. Sostiene una pittura che, per la sua componente naturalistica, pur resa attraverso forme definite essenzialmente da macchie cromatiche, viene definita astratto-concreta. Le opere di Birolli accentuano così la loro componente lirico-astratta, proponendosi come trascrizioni poetiche del reale percepito attraverso la sensibilità dell'artista. Tra le sue opere si ricordano San Zeno pescatore (1931, Milano, Galleria d'Arte Moderna), Eldorado (1935, Milano, Galleria d'Arte Moderna) e gli 86 Disegni in margine alla Resistenza (Torino, Galleria d'Arte Moderna). Muore a Milano il 3 maggio 1959.

d'Arte Moderna). Muore a Milano il 3 maggio 1959. LA LIGURIA È VERTICALE 1955-1956 olio su

LA LIGURIA È VERTICALE

1955-1956

olio su tela cm. 116x73,2

Collezione privata, Torino

24_25

RAGAZZA ALLA FINESTRA

1947

olio su tela cm. 69x57

Collezione privata, Torino

L’opera “Ragazza alla finestra”, era presente alla 24° Biennale di Venezia, 1948 e 30° Biennale di Venezia, 1960

L’opera “Ragazza alla finestra”, era presente alla 24° Biennale di Venezia, 1948 e 30° Biennale di

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26 _27 CANTO INTERNO 1 1959 olio su tela cm. 46,4x27,3 Collezione privata, Torino CANTO INTERNO

CANTO INTERNO 1

1959

olio su tela cm. 46,4x27,3

Collezione privata, Torino

CANTO INTERNO 2

1959

olio su tela cm. 46,4x27,3

Torino CANTO INTERNO 2 1959 olio su tela cm. 46,4x27,3 CANTO INTERNO 3 1959 olio su
Torino CANTO INTERNO 2 1959 olio su tela cm. 46,4x27,3 CANTO INTERNO 3 1959 olio su

CANTO INTERNO 3

1959

olio su tela cm. 46,3x27,3

olio su tela cm. 46,4x27,3 CANTO INTERNO 3 1959 olio su tela cm. 46,3x27,3 CANTO INTERNO

CANTO INTERNO 4

1959

olio su tela cm. 46,2x27,1

Antonio Corpora

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Antonio Corpora 28 _29 Nasce a Tunisi, il 15 agosto 1909 Nella stessa città consegue il

Nasce a Tunisi, il 15 agosto 1909 Nella stessa città consegue il diploma all'Accademia

di Belle Arti. Nel 1929, giunge a Firenze, ma ben presto si trasferisce a Parigi dove

conosce la pittura non figurativa di Cézanne, Picasso e Matisse e inizia a mettere a punto la sua nuova visione dell'arte in senso astratto-lirico. Tornato, nel 1945, in Italia come profugo, diviene uno dei fondatori del Neocubismo, insieme a Guttuso, Fazzini, Monachesi e Turcato. Il gruppo propone in termini polemici la necessità di uno

sganciamento dai moduli troppo vieti della pittura precedente ed è, soprattutto, un movimento di energica opposizione a quella che era stata l'arte del cosiddetto Novecento Italiano. Nel 1947, entra nel Fronte Nuovo delle Arti, dopo la rottura del quale entra a far parte del Gruppo degli Otto. Con gli altri pittori astratto-concreti, Corpora partecipa, nel 1952, alla Biennale di Venezia, dove sarà invitato, sempre con una sala personale, anche alle edizioni del 1956, del 1960 e del 1966. Dalla seconda metà degli anni ‘50, inizia a realizzare una pittura data per zone più ampie e intense di colore. È la visione spontanea di una illuminazione venuta dall'interno della materia, che svela un senso intimo e magico della natura: la lunga via per una presa di coscienza della vita che anima l'universo. Lungo tutti gli anni ’60, l’artista continua a sviluppare il suo informale sui generis esponendo i suoi lavori a New York, Buenos Aires, Amburgo, Oslo e Parigi. Antonio Corpora è più volte ospite alla Biennale di Venezia, alla Staatsgalerie Modenkunst di Monaco, nonché vincitore di premi come quello della Quadriennale di Roma, nel 1955, il Premio Parigi, nel 1951, e il premio della Biennale

di Roma, nel '68. Consegue il Premio Nazionale "Presidente della Repubblica" su

designazione dell' Accademia Nazionale di San Luca, come miglior artista del 2003. In Italia, nel dopoguerra, Corpora è in prima linea nella battaglia per il rinnovamento del linguaggio pittorico. Muore a Roma, il 5 settembre 2004, all'età di 95 anni.

COMPOSIZIONE

1959

olio e sabbia su tavola cm. 67,3x47,6

Collezione privata, Torino

2004, all'età di 95 anni. COMPOSIZIONE 1959 olio e sabbia su tavola cm. 67,3x47,6 Collezione privata,

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30 _31 MOVIMENTO 1975 olio su tela cm. 65x81 Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

MOVIMENTO

1975

olio su tela cm. 65x81

Collezione Fiocchi,

Ascoli Piceno

Mattia Moreni

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Mattia Moreni 32 _33 Nasce a Pavia, il 12 novembre 1920. È sicuramente una figura cardine

Nasce a Pavia, il 12 novembre 1920. È sicuramente una figura cardine dell'arte italiana della seconda metà del secolo scorso. Formatosi nell'ambiente torinese del dopoguerra, Moreni, negli anni ’50, sviluppa un linguaggio che, attraverso il recupero della carica gestuale dell'espressionismo astratto americano, gradualmente giunge all'informale. Dagli anni ’80, l'artista esprime in pittura la più strenua difesa dei valori della natura e del corpo inteso come natura nella natura, come sensorialità e passionalità, contro l'aggressione e le minacce della civiltà computerizzata. L'intero corpus della ricerca di Mattia Moreni testimonia "d'una pittura aspra e favolosa, di qualità espressionistica”, come dice, nel 1945, Mario Merz, intuendone per primo la tragica bellezza. Allievo, per breve tempo, dell'Accademia Albertina di Torino, si accosta, in un primo momento, alle scelte figurative di Corrente, per poi giungere a una rielaborazione dell’opera di Picasso e Léger. Dopo un soggiorno ad Antibes, tra il 1949 e il 1950, si trasferisce dapprima sull' Isola di San Giorgio, a poca distanza da Grado, e poi a Frascati. Qui rimane fino al 1954, anno in cui nel suo linguaggio si verifica una decisa svolta verso quell'astratto-informale di tipo naturalistico in cui la compo- nente dell'espressionismo astratto europeo si fonde con rimandi ad artisti americani come Pollock e Tobey. Nel 1952, aderisce al Gruppo degli Otto. Dal 1948 al 1960, partecipa senza soluzione di continuità alla Biennale di Venezia (nel 1956 con una sala personale). Infine, sono da ricordare le antologiche di Leverkusen, Bologna e Ravenna, rispettivamente nel 1964,

1965 e 1975. Ancora per tutti gli anni ’60, è il riferimento alla realtà esterna e al paesaggio a occupare le tele del Moreni. Gradualmente, però, si assiste, all'interno della sua produzione,

a una focalizzazione dell’attenzione dell’artista verso un singolo elemento, che, dal 1964, è

l'anguria. Il frutto si presta a diventare prima un'allusione all'organo sessuale femminile, quindi una

poltiglia sfatta. Negli anni ’80, una nuova e forte carica gestuale ed espressionistica pervade

la pittura di Moreni. In questo periodo espone a Milano, al Padiglione d'Arte Contemporanea,

nel 1980, alla Galleria Civica di Modena, nel 1986 e alla Galleria Morone, nuovamente a Milano, nello stesso anno. Muore a Brisighella (Ravenna), il 29 maggio 1999.

UOMO IN CADUTA

1956

olio su tela

cm. 71x150

Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

(Ravenna), il 29 maggio 1999. UOMO IN CADUTA 1956 olio su tela cm. 71x150 Collezione Maria

CANALE CANDIANO

1953

olio su tela cm. 90x220

Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

36_37

IMMAGINE BESTIALE ANGURIA COME LA MORTE E COME LA LUNA 1960 1965 olio su tela
IMMAGINE BESTIALE
ANGURIA COME LA MORTE E COME LA LUNA
1960
1965
olio su tela
cm. 190x190
olio su tela
cm. 160x195
Collezione Maria Francesca Moreni, Torino
Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

Ennio Morlotti

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Ennio Morlotti 38 _39 Nasce a Lecco, il 21 settembre 1910. Dopo la maturità artistica a

Nasce a Lecco, il 21 settembre 1910. Dopo la maturità artistica a Brera, frequenta l’Accademia di Firenze. Nel 1937, parte per Parigi, dove scopre la pittura impressio- nista e vede Guernica di Picasso. Si diploma a Brera e vive a Milano legandosi al movimento Corrente. È sodale di Cassinari, Fontana, Guttuso e Quasimodo. Partecipa al Premio Bergamo, nel 1941 e nel 1942. Nel 1944, espone alla Galleria della Spiga di Milano. Elabora e firma il Manifesto del realismo Oltre Guernica, nel 1946. L’anno seguente è di nuovo a Parigi con Birolli e conosce Picasso, Braque, Wols

e De Staël. Nel 1947, è tra i nomi che fanno parte del Fronte Nuovo delle Arti e, alla

sua scissione, starà con Birolli tra gli astratto-concreti, entrando nel Gruppo degli

Otto presentato da Lionello Venturi alla Biennale di Venezia del 1952. Morlotti vi

evidenzia la propria indipendenza di spirito con le accentuazioni espressioniste impresse alla sua pittura. Sceglie di vivere in Brianza, raggiungendo una personale poetica del paesaggio in opere dalla densa e solare materia profondamente incisa

e mossa dal legno del pennello. Nel ’53, espone a New York con Afro e Birolli. Nello

stesso anno, la mostra di paesaggi al Milione di Milano segnala la raggiunta maturità. La sua personale e inconfondibile declinazione del dipingere, nella caratteristica immersione totale nel corpo della natura coincidente con quello della pittura, lo mette in luce tra i massimi artisti europei del dopoguerra. Il curriculum espositivo dell’artista è particolarmente vasto: è presente alla Biennale di Venezia dal 1948 (farà suo il massimo premio per la pittura nel 1962 insieme a Capogrossi), alla Quadriennale di Roma dal 1955, alla Biennale di San Paolo del Brasile dal 1951, al Premio Lissone, vinto nel 1952, e al Morgan’s Paint di Rimini, nel 1959. Altrettanto imponente il novero delle sue mostre presso le maggiori gallerie private nazionali, europee e d’oltreoceano. Muore a Milano, il 15 dicembre 1992.

COMPOSIZIONE

1952

olio su tela

cm. 60x80

Collezione privata, Torino

d’oltreoceano. Muore a Milano, il 15 dicembre 1992. COMPOSIZIONE 1952 olio su tela cm. 60x80 Collezione

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40 _41 COMPOSIZIONE 1973 PICCOLO BOSCO olio su tela Collezione privata, 1987 cm. 100x80 olio su
40 _41 COMPOSIZIONE 1973 PICCOLO BOSCO olio su tela Collezione privata, 1987 cm. 100x80 olio su

COMPOSIZIONE

1973

PICCOLO BOSCO

olio su tela

Collezione privata,

1987

cm. 100x80

olio su tela cm. 30x40

Alessandria

Collezione privata, Torino

Giuseppe Santomaso

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Giuseppe Santomaso 42 _43 Figlio di un orafo, nasce a Venezia, il 26 settembre 1907. Inizia

Figlio di un orafo, nasce a Venezia, il 26 settembre 1907. Inizia la propria formazione artistica nel 1932, all’Accademia delle Belle Arti della città natale e dopo soli due anni è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia. A metà degli anni ‘30, Santomaso comincia a confrontarsi con l’arte avanguardista, in un primo momento attraverso la rivista Verve, ma concedendosi ben presto, nel 1937, un viaggio in Olanda, per potere studiare direttamente gli impressionisti e i fauves. A Parigi, Santomaso visita le mostre internazionali, e resta impressionato e al contempo irritato dalle opere di pittori come Matisse, Braque, Bonnard e Picasso esposte nella capitale francese. Nel 1939, l’artista realizza la sua prima personale nella galleria Rive Gauche. Durante la guerra può concentrarsi sulla pittura, poi, nel 1942, illustra il volume di poesie Grand Air di Paul Éluard e un anno più tardi è impegnato nella Quadriennale d’Arte di Roma. Nel 1946, Santomaso partecipa in maniera determi- nante al gruppo progressista di artisti italiani chiamato Nuova Secessione Artistica Italiana, il cui nome sarà successivamente cambiato in Fronte Nuovo delle Arti. In questo contesto, Giuseppe Santomaso assume una posizione tra il realismo illustrativo e la pura astrazione. L’artista, per il momento, pren- de come modello i classici moderni, esprimendosi in un linguaggio figurativo mirato all’oggettività che si ricollega a Braque e Léger. All’inizio degli anni ‘50, si accosta alla pittura informale che trova espressione nelle composizioni sempre più astratte e, nel 1952, si unisce al Gruppo degli Otto, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia dello stesso anno. In questo periodo nascono opere di chiarezza quasi architettonica, che, in seguito, dalla metà degli anni ‘70, risultano pervase da elementi costruttivi dei palazzi veneziani, nonché ispirate dalla straordinaria varietà di colori della città lagunare. Fino al 1990, anno della sua morte, Santomaso, oltre a insegnare all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è invitato tre volte alla mostra Documenta, e, dal 1952, partecipa tredici volte alla Biennale e a numerose altre mostre sia nazionali che internazionali.

ALBA TRA I TRALICCI DI UNO SCALO A VENEZIA

1952

olio su tela cm. 151,5x122

Collezione privata, Torino

che internazionali. ALBA TRA I TRALICCI DI UNO SCALO A VENEZIA 1952 olio su tela cm.
44 _45 SPAZI BIANCHI 1978 olio su tela cm.191x283 Courtesy Vecchiato Art Galleries, Padova DIALOGO

44_45

SPAZI BIANCHI

1978

olio su tela

cm.191x283

Courtesy Vecchiato Art Galleries, Padova

DIALOGO 1981 olio su tela cm. 133x100 Courtesy Galleria Accademia, Torino
DIALOGO
1981
olio su tela
cm. 133x100
Courtesy Galleria Accademia, Torino

Giulio Turcato

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Giulio Turcato 46 _47 Nasce a Mantova, nel 1912. Esordisce nel 1942/43 alla Biennale di Venezia

Nasce a Mantova, nel 1912. Esordisce nel 1942/43 alla Biennale di Venezia e si trasferisce a Roma dove entra subito nel vivo delle polemiche artistiche: la sua attività pittorica si lega strettamente all'impegno sociale e politico. Nel ’47, partecipa alla redazione del manifesto del formalismo Forma 1, con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Sanfilippo. Nello stesso anno, partecipa alla prima mostra del Fronte Nuovo delle Arti e, nel ’52, entra a far parte del Gruppo degli Otto promosso da Lionello Venturi, col quale espone alla Biennale di Venezia che segue alla sua partecipazione precedente del 1950. Vi torna nel 1954 e, nel 1958, è presente con una sala personale. Nel 1959, l’artista partecipa alla seconda edizione di Documenta, a Kassel. A partire dal 1960, espone con Novelli, Perilli, Dorazio, Consagra, Bemporad, Giò e Arnaldo Pomodoro nell'ambito delle rassegne intitolate Continuità, promosse in diverse gallerie italiane da Giulio Carlo Argan. L'anno dopo, partecipa alla Quadriennale di Roma vincendo il premio della Presidenza del Consiglio ed è convocato per la prima rassegna celebrativa dedicata a Forma 1. Nel 1966, Maurizio Calvesi, in Le due avanguardie, e Maurizio Fagiolo, in Rapporto 60, parlano della sua pittura, mentre Nello Ponente cura il testo che accompagna la sua sala personale alla Biennale di Venezia. Negli anni ’70, la sua attività espositiva si intensifica: nel '72 ha l’ennesima sala personale alla Biennale di Venezia. Partecipa alle rassegne storiche dedicate a Forma 1 a Bourg-en-Bresse e a Darmstad (1987). È presente nuovamente alla Biennale di Venezia, ospitato nella sezione intitolata Opera Italiana, nel 1993. Nei suoi dipinti traspare anche il suo interesse per le scienze biologiche, che è costante almeno quanto il suo impegno politico e sociale. Talora i suoi quadri si arricchiscono di inserti polimaterici e spesso presentano straordinari effetti fluorescenti, determinati da intensi giochi di luce. Muore a Roma, nel 1995.

da intensi giochi di luce. Muore a Roma, nel 1995. LABIRINTICO 1956 olio su tela cm.

LABIRINTICO

1956

olio su tela

cm. 70x100

Collezione privata, Reggio Emilia

LE CAVALLETTE

1957 ca. olio e tecnica mista su tela cm. 97x130

Courtesy Vecchiato Art Galleries, Padova

Reggio Emilia LE CAVALLETTE 1957 ca. olio e tecnica mista su tela cm. 97x130 Courtesy Vecchiato
48 _49 SENZA TITOLO fine anni ‘60 olio su tele cm. 120x50 - 120x50 -

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48 _49 SENZA TITOLO fine anni ‘60 olio su tele cm. 120x50 - 120x50 - 120x30

SENZA TITOLO

fine anni ‘60 olio su tele cm. 120x50 - 120x50 - 120x30

Collezione privata, Reggio Emilia

120x50 - 120x50 - 120x30 Collezione privata, Reggio Emilia SUPERFICIE 1962 olio e sabbia su tela
120x50 - 120x50 - 120x30 Collezione privata, Reggio Emilia SUPERFICIE 1962 olio e sabbia su tela
120x50 - 120x50 - 120x30 Collezione privata, Reggio Emilia SUPERFICIE 1962 olio e sabbia su tela

SUPERFICIE

1962

olio e sabbia su tela

cm. 61x93

Collezione privata, Reggio Emilia

FLUORESCENTE

1969 circa

acrilico e tecnica mista su tela

cm. 70x100

Collezione privata, Reggio Emilia

SUPERFICIE LUNARE

1970

tecnica mista su gommapiuma

cm. 60x80

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

Emilio Vedova

Emilio Vedova Nato a Venezia, il 9 agosto 1919, EMILIO VEDOVA inizia a lavorare intensamente da

Nato a Venezia, il 9 agosto 1919, EMILIO VEDOVA inizia a lavorare intensamente da autodidatta a partire dagli anni ’30. Giovanissimo, nel 1942, aderisce al movimento antinovecentista Corrente. Negli anni 1944/45, partecipa alla Resistenza. Nel biennio successivo, è tra i firmatari del manifesto Oltre Guernica, a Milano (2 maggio 1946). È tra i fondatori della Nuova Secessione Italiana, poi Fronte Nuovo delle Arti, a Venezia (1 ottobre 1946). Ne esce nel 1948, con un violento intervento contro il Neorealismo. Nel 1952, aderisce al Gruppo degli Otto, ma, l’anno successivo, se ne dissocia con una dichiarazione pubblica tenuta al Convegno Alta Cultura, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Dal 1945, il suo studio è a Venezia, dove realizza i primi Plurimi: i Veneziani del 1962/63. Dalla fine del 1963 alla metà del 1965, è a Berlino, ospite del Senato per Arti e Scienze DAAD e nel suo grande atelier al Grünewald realizza la serie dei grandi plurimi berlinesi del 1963/65, sette dei quali, l’Absurdes Berliner Tagebuch ’64, verranno esposti alla terza edizione di Documenta, a Kassel, nel 1964, con risonanza internazionale clamorosa. Dal 1965, inizia un’intensa attività didattica, con una

serie di lectures in università, accademie e istituzioni culturali in USA e in Mexico, fino agli anni ‘80.

docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia dal 1975 al 1986. Nel 1977 realizza i Plurimi-binari del ciclo Lacerazione e, subito dopo, il ciclo dei …Cosiddetti carnevali… Con Luigi Nono, nel 1984, per

È

la

prima mondiale dell'opera Prometeo, realizza Interventi-luce nella struttura scenica dell’ex-chiesa

di

San Lorenzo, ideata da Renzo Piano. Sono del biennio 1985/86 i cicli dei grandi Dischi, Tondi e

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Oltre, e del 1987/88 il grande ciclo … in continuum… Negli anni 1989/90 lavora ai Monotipi, nei Workshop Garner Tullis, Santa Barbara e a New York. E, nei laboratori Studios Littleton, North Carolina, alle Vetrografie, 1990. Nel 1997, riceve il Leone d’oro all’opera in occasione della XLVII Biennale di Venezia. Nel 2003, riceve il Premio Nonino. Nel 2004, dona i 7 plurimi dell’Absurdes Berliner Tagebuch ‘64 alla Berlinische Galerie, Museo della Città di Berlino. Nel 2006, realizza un ciclo di

Monotipi in collaborazione con Sandro Rumney, nipote di Peggy Guggenheim. Emilio Vedova muore

a Venezia all'età di 87 anni, a poco più di un mese dalla scomparsa della moglie, Annabianca.

più di un mese dalla scomparsa della moglie, Annabianca. SENZA TITOLO 1962 olio su tela cm.

SENZA TITOLO

1962

olio su tela

cm. 80x60

Courtesy Galleria Accademia, Torino

52_53

DE AMERICA

1971

tecnica mista su carta cm. 40,5x28

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

mista su carta cm. 40,5x28 Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno OLTRE 1987 pittura su tela cm. 61x81

OLTRE

1987

pittura su tela cm. 61x81

Collezione privata, Alessandria

carta cm. 40,5x28 Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno OLTRE 1987 pittura su tela cm. 61x81 Collezione privata,

Afro

Selezione di nove litografie a colori, degli asrtisti del Gruppo Degli Otto, presenti alla 26° Biennale di Venezia, del 1952

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di nove litografie a colori, degli asrtisti del Gruppo Degli Otto, presenti alla 26° Biennale di

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Afro
Afro
Birolli
Birolli
Moreni
Moreni
Moreni
Moreni

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Morlotti
Morlotti
Morlotti
Morlotti
Vedova
Vedova
Vedova
Vedova

Libio Basaldella Afro

SENZA TITOLO

1949, tecnica mista su carta intelata - cm. 36x55

SENZA TITOLO

1952, tecnica mista su carta - cm. 24x33

PERCHE'

1952, carboncino su carta - cm. 65x78

SENZA TITOLO

1952, carboncino su carta - cm. 38x50

GIORNALE

1963, tecnica mista su carta di giornale - cm. 43X63

Renato Birolli

RAGAZZA ALLA FINESTRA

1947, olio su tela - cm. 69x57 L’opera ha parteciapto a:

24° Biennale di Venezia, 1948 30° Biennale di Venezia, 1960

LA LIGURIA È VERTICALE

1955-1956, olio su tela - cm. 116x73,2

CANTO INTERNO 1

1959, olio su tela - cm. 46,4x27,3

62_63

CANTO INTERNO 2

1959, olio su tela - cm. 46,4x27,3

CANTO INTERNO 3

1959, olio su tela - cm. 46,3x27,3

CANTO INTERNO 4

1959, olio su tela - cm. 46,2x27,1

Antonio Corpora

COMPOSIZIONE

1959, olio e sabbia su tavola - cm. 67,3x47,6

MOVIMENTO

1975, olio su tela - cm. 65x81

Mattia Moreni

CANALE CANDIANO

1953, olio su tela - cm. 90x220

UOMO IN CADUTA

1956, olio su tela - cm. 71x150

IMMAGINE BESTIALE

1960, olio su tela - cm. 190x190

ANGURIA COME LA MORTE E COME LA LUNA

1965, olio su tela - cm. 160x195

Ennio Morlotti

COMPOSIZIONE

1952, olio su tela - cm. 60x80

COMPOSIZIONE

1973, olio su tela - cm. 100x80

PICCOLO BOSCO

1987, olio su tela - cm. 30x40

Giuseppe Santomaso

ALBA TRA I TRALICCI

DI UNO SCALO A VENEZIA

1952, olio su tela - cm. 151,5x122

SPAZI BIANCHI

1978, olio su tela - cm.191x283

DIALOGO

1981, olio su tela - cm. 133x100

Giulio Turcato

LABIRINTICO

1956, olio su tela - cm. 70x100

LE CAVALLETTE

1957 ca., olio e tecnica mista su tela - cm. 97x130

SUPERFICIE

1962, olio e sabbia su tela - cm. 61x93

SENZA TITOLO

fine anni ‘60, olio su tele cm. 120x50 - 120x50 - 120x30

FLUORESCENTE

1969 circa, acrilico e tecnica mista su tela - cm. 70x100

SUPERFICIE LUNARE

1970, tecnica mista su gommapiuma - cm. 60x80

Emilio Vedova

SENZA TITOLO

1962, olio su tela - cm. 80x60

DE AMERICA

1971, tecnica mista su carta - cm. 40,5x28

OLTRE

1987, pittura su tela - cm. 61x81

Selezione di nove litografie a colori, degli asrtisti del Gruppo Degli Otto, presenti alla 26° Biennale di Venezia, del 1952

Afro Libio Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato
Afro Libio Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato
Afro Libio Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato
Afro Libio Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato
Afro Libio Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato
Afro Libio Basaldella
Renato Birolli
Antonio Corpora
Mattia Moreni
Ennio Morlotti
Giuseppe Santomaso
Giulio Turcato
Emilio Vedova
Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova
Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova
Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova
Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova