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IL FUTURISMO

CARATTERI GENERALI
Il futurismo è un movimento letterario, culturale, artistico e musicale che ha origine in Italia
all’inizio del Novecento, e rappresenta la prima avanguardia europea. Ebbe influenza su
movimenti affini sviluppatesi in altri paesi, come Russia, Francia Stati Uniti d’America e Asia.
I futuristi esplorarono ogni forma di espressione: pittura, scultura, letteratura (sia poesia che
teatro), musica, architettura, danza, fotografia e cinema.
La denominazione del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti.

Come già accennato, il Futurismo nasce in Italia in un momento di notevole fase evolutiva, dove
tutto il mondo dell’arte e della cultura era stimolato da numerosi fattori determinanti:

• guerre;
• la trasformazione sociale dei popoli;
• i grandi cambiamenti politici;
• le nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione (telegrafo senza fili,
radio, aeroplani e prime cineprese).

Tutti questi fattori comportarono il cambiamento della percezione delle distanze e del tempo,
avvicinando tra loro i continenti e creando nuove connessioni.

Il ventesimo secolo era quindi invaso da un nuovo vento, che portava una nuova realtà: la
velocità.
Le catene di montaggio abbattevano i tempi di produzione, le automobili aumentavano ogni giorno,
le strade iniziarono a riempirsi di luci artificiali, facendo avvertire questa nuova sensazione di
futuro e velocità, sia nel tempo impiegato per produrre o nell’arrivare a una destinazione, sia nei
nuovi spazi che potevano essere percorsi, sia nelle nuove possibilità di comunicazione.

Marinetti riassunse i principi fondamentali dei futuristi, che comprendevano un appassionato


disgusto per le idee del passato, specialmente per le tradizioni politiche e artistiche.
L’automobile, l’aereo, le città industriali assunsero tutte un carattere mitico per i futuristi, in quanto
rappresentazione del trionfo tecnologico dell’uomo sulla natura.

PRIMO FUTURISMO
Nel “Manifesto Futurista”, Filippo Tommaso Marinetti espone i principi base del movimento. Poco
tempo dopo, a Milano, nel febbraio 1910, i pittori Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla,
Gino Severini e Luigi Russolo firmarono il “Manifesto dei pittori futuristi” e nell'aprile dello stesso
anno il “Manifesto tecnico della pittura futurista”.

Nei manifesti si esaltava la tecnica e si dichiarava una fiducia illimitata nel progresso, decretando
la fine delle vecchie ideologie, bollate con l'etichetta di passatismo. Venivano inoltre esaltati il
nazionalismo e la guerra, definita come "sola igiene del mondo".

La prima importante esposizione futurista si tenne a Parigi presso la galleria Bernheim – Jeune dal
5 al 24 febbraio 1912. All'inaugurazione della mostra erano presenti Marinetti, Boccioni, Carrà,
Severini e Russolo.

L'accoglienza iniziale fu fredda, ma nelle settimane successive il movimento suscitò un certo


interesse divenendo oggetto di attenzioni internazionali tanto da favorire la riproposizione della
mostra anche in altre città europee, ad esempio Berlino.
L'ideologia futurista di glorificazione della guerra, unitamente a un aggressivo e convinto
nazionalismo, portò nel dopoguerra prima all'ispirazione e poi a un rapporto piuttosto problematico
con il fascismo.
A quest'ultimo aspetto si deve, negli anni del dopoguerra, l'ostracismo culturale subito dal
futurismo, ostracismo che sta lentamente cedendo il passo a una critica meno militante e più
serena.

Il movimento, con la morte di Boccioni e Sant'Elia volontari nella Prima Guerra Mondiale e la
successiva defezione di personaggi come Carrà e Severini, vivrà una fase evolutiva denominata
Secondo Futurismo, fino a chiudersi con la morte di Filippo Tommaso Marinetti nel 1944.

SECONDO FUTURISMO
Il secondo Futurismo fu sostanzialmente diviso in due fasi:

• la prima andava dal 1918, due anni dopo la morte di Umberto Boccioni, al
1928. Fu caratterizzata da un forte legame con la poetica post-cubista e costruttivista;
• la seconda invece, dal 1929 al 1939, fu molto legata alle idee del
surrealismo.

Se la prima fase del Futurismo fu caratterizzata da un'ideologia guerrafondaia e fanatica (in


pieno contrasto con altre avanguardie) ma spesso anche anarchica, la seconda stagione ebbe
un effettivo legame con il regime fascista.

I futuristi di sinistra, generalmente meno noti nel panorama culturale italiano dell'epoca,
costituirono comunque quella parte del Futurismo collocata politicamente su posizioni vicine
all'anarchismo e
al bolscevismo, anche quando il movimento con i suoi fondatori e personaggi ritenuti principali fu
inglobato dal fascismo.

Anche se la gerarchia fascista riservò ai futuristi del tempo una sottovalutazione talvolta
sprezzante, l'osservazione dei principi autoritaristici e la poetica interventista del Futurismo
furono quasi sempre presenti negli artisti del gruppo, fino a che alcuni di questi non
abbracciarono altri movimenti e presero le distanze dall'ideologia fascista.

IL FUTURISMO IN LETTERATURA
Il capo riconosciuto di questa corrente fu Filippo Tommaso Marinetti, scrittore e poeta.
Nel maggio 1912, compare per le “Edizioni futuriste di Poesia" il Manifesto tecnico della letteratura
futurista, riproposto nel 1914 sulla rivista fiorentina "Lacerba", di Ardengo Soffici e Giovanni
Papini, che può essere definita la rivista ufficiale del futurismo in quel periodo; nascono anche
le riviste "La Difesa dell'arte" e "Il Centauro".

In letteratura la poetica dei futuristi è caratterizzata dalla celebrazione dei prodotti della scienza
e della tecnica e da una proiezione totale dell'uomo verso il futuro. Il passato viene
rinnegato in quanto espressione di ignoranza e di superstizione e, con esso, vengono rifiutate
tutte le regole retoriche e stilistiche, proponendo una sorta di scrittura "automatica", che mira a
sconvolgere la tradizionale organizzazione delle parole con le cosiddette "parole in libertà".

Tali sperimentazioni lessicali introdussero nelle poesie molte onomatopee, suoni senza senso e
rumori, anticipando la corrente del Dadaismo. La poesia, liberata così dal ritmo e dalle convenzioni
grammaticali, adottò nuovi accorgimenti tipografici che ne esaltarono l'originalità e la suggestione.

I futuristi suscitano molto scalpore nel mondo letterario per il loro anticonformismo, a causa della
decisione di rigettare il passato e per l'entusiasmo con cui inneggiavano al futuro.
Si auspicava inoltre la nascita di una letteratura rivoluzionaria, liberata da tutte le regole, anche
quelle della grammatica, dell'ortografia e della punteggiatura.
I futuristi sperimentano nuove forme di scrittura per dar vita ad una poesia tutta di movimento e
libertà: negano la sintassi tradizionale, modificano le parole, disponendole sulla pagina in modo da
suggerire l'immagine che descrivono.

LA POESIA
I poeti futuristi si riuniranno attorno alla rivista “Poesia” fondata da Marinetti nel 1905.
Nei componimenti si trova generalmente l'esaltazione del futuro e delle sensazioni forti associate
alla velocità e alla guerra. Gli esponenti più noti, oltre a Marinetti, sono Aldo Palazzeschi (autore
della poesia “La fontana malata” e della celeberrima "La passeggiata") e Paolo Buzzi (almeno per
parte della sua produzione).

Fra i poeti che partecipano all'esperienza futurista si ricordano Luciano Folgore, Ardengo Soffici e
Corrado Govoni. Anche Salvatore Quasimodo aderì, in gioventù, al futurismo (si ricorda la sua
poesia "Sera d'estate" pubblicata nel 1917 sulla rivista fiorentina "Italia Futurista").

Del secondo futurismo è l’Aeropoesia, poesia diretta a esprimere il volo e il sentimento spaziale.

FILIPPO TOMMASO MARINETTI


1876 - 1944

Filippo Tommaso Marinetti nasce ad Alessandria d’Egitto il 22 dicembre 1876 ed è noto come il
fondatore del movimento futurista.

Ad Alessandria d’Egitto, Filippo Tommaso Marinetti vive con i genitori. La madre lo incentiva a
seguire la sua passione per la letteratura, e a soli 17 anni fonda la sua prima rivista scolastica,
“Papyrus”. Nel momento in cui Marinetti introduce nel contesto scolastico i lavori considerati
scandalosi di Emile Zola, i gesuiti lo costringono ad abbandonare l’istituto. Si trasferisce a Parigi
dove nel 1893 ottiene la maturità, successivamente si iscrive alla facoltà di Legge dell’Università di
Pavia, insieme al fratello Leone, che muore a soli 21 anni.

Marinetti prende la laurea a Genova nel 1899, e poco dopo decide di non occuparsi più di
giurisprudenza per dedicarsi totalmente alla letteratura, sperimentando varie forme narrative e di
linguaggio.
Nel 1902 Marinetti subisce un’altra perdita in famiglia, in quanto muore la madre.

Mentre intraprende rapporti di lavoro con i letterati francesi come Mallarmé ma anche con
personaggi italiani come D’Annunzio, tra 1905 e il 1909, dirige la rivista milanese “Poesia”
caratterizzata dal lavoro di autori prevalentemente simbolisti e dal 1909 la rivista fa parte del
movimento poetico del Futurismo.

Fu un sostenitore del sovversivismo del verso libero.

A definire in Marinetti la volontà di costituire un’avanguardia che inneggiasse alla velocità,


all’aggressività e alla distruzione, si suppone sia stato l’incidente automobilistico del quale egli fu
protagonista nell’ottobre 1908, mentre guidava la sua cento cavalli nei pressi di Milano.

Sopravvissuto all’impatto, incolume e trionfante, Marinetti decideva così di dare impulso a una
rottura culturale, volta a portare nel panorama intellettuale quella vitalità distruttiva tipica del nuovo
mezzo borghese per eccellenza, l’automobile, emblema veloce e scattante dell’orientamento al
futuro.
Marinetti decanta la necessità di diffondere in tutti i campi artistici quegli stessi caratteri tecnologici
e innovativi della società industriale, così da integrare la produzione culturale all’interno del nuovo
mondo meccanico.

Fu sostenitore dell’editoria autofinanziata (aiutò Palazzeschi nella spedizione di mille copie


omaggio del suo “Incendiario”).

Il movimento creato da Filippo Tommaso Marinetti è uno dei maggiori casi di coesione tra
letteratura e arte.
Dopo varie critiche ricevute per la scabrosità e la provocazione presente nelle sue opere, quando
scoppia la guerra Italo-Turca, Marinetti parte per la Libia per lavorare come corrispondente di un
quotidiano francese, in questo periodo, lavorando sul tema della guerra e curando antologie di
autori futuristi, Marinetti decide di dedicarsi alle “Parole in libertà”, escludendo la sintassi
tradizionale e la punteggiatura.

Dopo questa innovazione, non accettata da tutti, Aldo Palazzeschi e Corrado Govoni abbandonano
il movimento futurista.
Dopo l’attentato di Sarajevo, Marinetti decide di appoggiare l’affronto contro Austria e Germania
venendo poi arrestato per aver tentato di bruciare bandiere austriache in Piazza del Duomo a
Milano. Marinetti si schiera a favore dell’Italia quando questa entra in guerra, ma rimane ferito
all’inguine, successivamente partecipa alla rotta di Caporetto e all’avanzata di Vittorio Veneto.

Finita la guerra, Marinetti partecipa all’impresa fiumana, si allontana da D’Annunzio e fonda il


Partito Politico Futurista, contemplando il passaggio dell’Italia dalla monarchia alla repubblica.

Il 15 aprile 1919, insieme ad un gruppo di altri futuristi e fascisti si scaglia contro il Partito
Socialista, un combattimento che culmina nell’ “Assalto all’Avanti”.

Simpatizzando per Mussolini, nel maggio 1920, Marinetti partecipa al secondo congresso dei
Fasci, in cui affronta temi anti-ecclesiastici e antimonarchici, ma il Fascismo decide di non basarsi
su queste idee, e Marinetti si allontana dalla politica italiana e dall’attività di futurista.

In seguito, Marinetti ritorna all’attività poetica in cui sviluppa nuovi linguaggi creativi come il
Tattilismo, considerato come un’evoluzione multisensoriale del Futurismo.
Mussolini, che ha il potere in Italia, nel 1924 gli dedica importanti onorificenze nazionali, e gli fa
firmare Il Manifesto degli intellettuali fascisti, nel 1925.

Marinetti diventa ambasciatore del regime e, con l’appoggio di Mussolini, fa diventare il


futurismo una vera e propria scuola poetica, in cui si insegnano le parole in libertà e
l’aeropoesia.

Tra il 1930 e il 1931 Marinetti propone il primo Manifesto della fotografia futurista.
Nel 1936, Marinetti partecipa come volontario alla guerra di Etiopia e compiuti i 66 anni, partecipa
alla spedizione dell’ARMIR in Russia. Ritorna però da queste esperienze molto provato e si
ammala.
La sua morte avviene per una crisi cardiaca a Bellagio, sul Lago di Como, il 2 dicembre 1944.

IL MANIFESTO DEL FUTURISMO


La nascita del Manifesto del Futurismo avviene con la descrizione grottesca di un incidente
accaduto a Marinetti nel 1908. Il linguaggio e i temi sono fortemente innovativi e lontani dal
decadentismo e dal liberty.

La velocità, la tecnologia, la guerra, il patriottismo, il militarismo, e il disprezzo per la figura


femminile sono concetti che caratterizzano il Manifesto futurista.
Il Manifesto viene pubblicato il 5 febbraio 1909 su “La Gazzetta dell’Emilia” di Bologna, pochi
giorni dopo viene pubblicato invece sul noto quotidiano francese Le Figaro.

Incentrato sulla potenza del “paroliberismo”, una teoria che potrebbe essere definita di
rinnovamento del verso: l’idea è quella di distruggere la sintassi, disponendo i sostantivi a caso e
incoraggiando l’abolizione dell’aggettivo e della punteggiatura, dando spazio sul foglio bianco
all’immaginazione “senza regole”.
Ne risulta una rivoluzione dell’impaginazione: caratteri disuguali e forme divergenti esprimono i
pensieri del poeta futurista, conferendo alle parole una grande carica emotiva e, dunque, una forte
espressività.

Nel manifesto Marinetti afferma che questo tipo di rivoluzione della parola è possibile solo per
la letteratura e per la poesia: tutte le altre tipologie di comunicazione, come

«la filosofia, le scienze esatte, la politica e il giornalismo dovranno per molto tempo ancora valersi
della sintassi, della punteggiatura e della aggettivazione».

Un punto importante è che i manifesti futuristi si presentano come documenti collettivi e


come una piattaforma comune, alla quale in seguito altri possono aderire.

La tipologia del manifesto annuncia un programma e lo fa senza perdersi in argomentazioni


razionali o esempi. Il linguaggio, fatto di frasi dirette e assertive, a passo di carica, senza
sfumature, imita la velocità emblema stesso del Futurismo.

Questi gli undici punti dei quali è costituito:

• Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla


temerità.
• Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra
poesia.
• La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi
vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto
mortale, lo schiaffo ed il pugno.
• Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza
nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi
tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla
mitraglia, è più bello della Nike di Samotracia.
• Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale
attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
• Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per
aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
• Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un
carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un
violento assalto contro le forze ignote, per indurle a prostrarsi davanti all’uomo.
• Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... perché dovremmo guardarci
alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio
morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità
onnipotente.
• Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il
patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo
della donna.
• Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie,
e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o
utilitaria.
• Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla
sommossa; canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali
moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da
violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano le officine appese
alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i
fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano
l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli
d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento
come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta».

I punti programmatici del Manifesto costituiscono la parte più celebre e di maggior impatto del
testo. Si richiama l’immagine del risveglio da un sonno mortifero che libera energie nuove, forti,
giovani e vitali. La letteratura e l’arte del passato erano basate sui miti o sugli insegnamenti
religiosi. I miti ci sono ancora ma sono nuovi: gli dèi dell’antichità sono sostituiti dalla velocità, dalla
macchina, dall’elettricità. I prodotti dell’industria non sono per i futuristi oggetti inanimati, anzi,
ruggiscono come belve, vivono di vita propria. Queste macchine però non sono per tutti, ma solo
per coloro capaci, coraggiosi, irriverenti, che possono mettersi al volante, controllare le macchine e
diventare un tutt’uno con esse.
Il poeta se è tale deve essere tra questi individui speciali.

La poesia deve essere traboccante di energia. Se il mondo corre, deve correre anche lei. Deve
essere forte, altrimenti si allontanerebbe dalla vita, finendo per non essere vera. La velocità
annienta le dimensioni di spazio e di tempo e la poesia deve fare altrettanto.

La glorificazione della guerra è il passaggio più controverso. I futuristi sono davvero convinti della
possibilità di creare un mondo nuovo.
La guerra è per loro uno strumento per la genesi di questo mondo nuovo. Questa convinzione li
porterà ad arruolarsi volontari nella Prima guerra mondiale: molti di loro moriranno, altri ne
resteranno traumatizzati e delusi, Marinetti resterà coerente con le sue idee.

Fortemente provocatorio è anche il passaggio sulla distruzione dei musei e delle biblioteche,
custodi della cultura del passato, anche se, al di là della violenza del linguaggio, nessuna azione
sarà in questo senso intrapresa dai futuristi.

Molto discussa anche l’accusa al femminismo, termine che non aveva all’epoca la stessa
accezione che ha per noi oggi. Quello che i futuristi contestano è la visione romantica della
donna, come essere fragile e racchiuso in un ruolo stereotipato, a riprova di questo è il fatto
che il Futurismo è stato il primo dei movimenti del ‘900 ad accogliere le donne e che molte
importanti poetesse e artiste vi hanno aderito.

L’ultimo punto è un inno al lavoro e alla potenza delle masse, le altre forze vitali e creatrici che
animano il nuovo secolo.

Nel manifesto Marinetti descrive come si pensa che i futuristi debbano scrivere:

• uso del verbo all’infinito;


• abolizione dell’aggettivo, in quanto esso sfuma il significato del sostantivo;
• abolizione dell’avverbio;
• ogni sostantivo deve essere seguito senza congiunzione al sostantivo da cui
è legato per analogia (piazza – imbuto, porta – rubinetto).
• sopprimere il come, il quale, il così;
• fondere l’oggetto con l’immagine che esso evoca;
• abolire la punteggiatura, cominciando a utilizzare segni della matematica e
segni musicali;
• esprimere le cose con le analogie.

I futuristi vogliono dare la vita al motore, introdurre il rumore, il peso e l’odore nella letteratura.
Inventano l’immaginazione senza fili, ovvero il lavoro dell’immaginazione senza la logica.

Il manifesto ha un significato soprattutto ideologico, in quanto enuncia i principi fondamentali


della rivoluzione futurista.
L'argomentazione del discorso dei futuristi è radicalmente opposta alla mentalità del passato, che
considerano imbalsamata e che identificano con la morte. Un esempio di cultura imbalsamata
sono i musei, le biblioteche, le accademie. Secondo i futuristi la vita si trova nel movimento,
nell'azione più energica, frenetica e spavalda.

Nei primi tre punti il Manifesto enuncia l’opposizione futurista allo stile di vita e ai valori artistico –
culturali del passato, fondati sulla contemplazione e sull’estasi (dalla letteratura classicista a quella
romantica, al Simbolismo, all’Estetismo, al Crepuscolarismo) e, per contro, esalta il coraggio, il
disprezzo del pericolo, l’azione frenetica, aggressiva e violenta.

Il punto 3 del Manifesto del Futurismo elenca una serie di cose che vogliono esaltare il movimento
aggressivo: l'insonnia febbrile, la corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. In tutto ciò si può
notare il passaggio dal piano spirituale – intellettuale a quello ginnico – sportivo, fino
all'aggressività e alla violenza.

I punti 4, 5 e 6 celebrano il mito futurista della velocità, la bellezza nuova dell’automobile da corsa
e dell’uomo al volante, quasi in gara con la corsa della terra sulla sua orbita. L’automobile è il
nuovo oggetto dell’arte, poiché è capace di suscitare emozioni più forti di quelle che potrebbe
dare la visione della celebre statua della Vittoria di Samotracia, simbolo degli ideali di ordine e di
armonia del passato.

L’esaltazione della modernità e della civiltà industriale prosegue nei punti 7 e 8, dove la bellezza è
definita lotta, e la poesia violento assalto contro le forze ignote, proiettata verso il futuro e non
verso il passato.

Anche sul piano artistico il programma è basato su un netto capovolgimento dei canoni
tradizionali: dall'ammirazione delle opere antiche si passa all'estetica della velocità. Essa celebra
la bellezza della "macchina" e si propone come segno della modernità.

Il "Noi" con cui è avviato il discorso collega l'appello marinettiano all'autorità del gruppo; quello di
una nuova generazione di poeti, definiti simbolicamente "incendiari".
Al manifesto pubblicato su "Le Figaro" fa seguito il Manifesto della Pittura Futurista, firmato da
Boccioni, Carrà, Russolo, Severini e Balla. Negli anni successivi, sino alla fine, si ha un continuo
esplodere di manifesti rivolti al rinnovamento di ogni campo.

FUTURISMO IN PITTURA
La via polemica appassionata di Marinetti attrasse immediatamente alcuni giovani artisti
dell'ambiente milanese – Umberto Boccioni, Carlo Carrà, e Luigi Russolo – che vollero estendere
le idee di Marinetti alle arti visuali (Russolo fu anche un compositore, e introdusse le idee
futuriste nelle sue composizioni).
I pittori Giacomo Balla e Gino Severini incontrarono Marinetti nel 1910, rappresentando la prima
fase del movimento futurista.

I Pittori Futuristi derivano dall'esperienza del Divisionismo ed interpretano il nuovo verbo in modo
molto personale. Umberto Boccioni, considerato tra gli esponenti più importanti del movimento, lo
traduce in forme cariche di emotività espressionistica legate nelle linee – forza. In generale, i
quadri esprimono il movimento in modo tecnico, scomponendo le figure ed evidenziando le
linee di movimento.
Giacomo Balla, firmatario del primo Manifesto della pittura futurista, applica il dinamismo e la
simultaneità, concetti chiave del futurismo, in molte opere, dove il soggetto "uomo" non è
raffigurato, come in passato, nella sua forma fisica, ma come una successione di movimenti
rappresentati con una pluralità d'immagini.

Quando Umberto Boccioni muore improvvisamente, nel 1916, Carrà e Severini sono in una fase di
evoluzione verso la Pittura Cubista, quindi il gruppo milanese si scioglie ed il cuore del movimento
futurista diventa Roma, con la conseguente nascita del Secondo Futurismo.

Nel primo periodo del Secondo Futurismo i pittori sono impegnati nel superamento del divisionismo
evolvendosi in forme astratto-geometriche, mediate dalla conoscenza del cubismo.
Nel 1929 i Futuristi entrarono nella seconda fase del Secondo Futurismo (1929 – 1938) e
firmarono il Manifesto dell’Aeropittura, che proponeva uno stile pittorico capace di dare al pubblico
sensazioni collegate al volo, con il risultato di avvicinare gli artisti alle idee suggerite dal
surrealismo.

IL FUTURISMO RUSSO
Il movimento futurista russo nasce nel dicembre 1912, a Mosca, quando il poeta Vladimir
Vladimirovic Majakovskij pubblica, insieme ad altri letterati, il manifesto “Schiaffo al gusto del
pubblico” su modello di Marinetti.

I punti principali di questo manifesto sono:

• ampliare il volume del vocabolario con parole arbitrarie e derivate;


• odiare inesorabilmente la lingua esistita prima di loro;
• respingere con orrore dalla propria fronte altera la corona di quella gloria a
buon mercato, che vi siete fatta con le spazzole del bagno;
• stare saldi sullo scoglio della parola noi in un mare di fischi e indignazione.

Successivamente il movimento prende il nome di Cubo – Futurismo, ispirandosi alla Francia e


indicando come intendano vedere la realtà da più punti diversi.

A livello politico i membri del movimento futurista russo simpatizzano con il partito comunista e
appoggiano la rivoluzione; il più attivo tra loro è proprio Majakovskij.

VLADIMIR VLADIMIROVIC MAJAKOVSKIJ


1893 – 1930

Vladimir Vladimirovic Majakovskij nasce nel 1893 a Bagdati, attuale Georgia. In gioventù vive un
periodo ribelle venendo arrestato tre volte per i suoi intenti rivoluzionari.

Nel 1911 si iscrive all’Accademia di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca e nel 1913 pubblica la
sua prima raccolta di poesie intitolata “Ja”. Nel 1926 pubblica “Come far versi”, uno scritto dove
spiega che senza finalità la poesia non è nulla. In questi anni il regime stalinista comincia a
tenerlo d’occhio e a censurarlo.

Majakovskij decide di togliersi la vita il 14 aprile 1930, sparandosi al cuore. I motivi del gesto sono
tuttora poco chiari ma si pensa che possa essere stato dovuto a delusioni politiche e amorose.

IL FUTURISMO IN MUSICA
Il genere musicale più in voga dell’Italia di inizio secolo è l’opera. Le opere dell’ormai spento Verdi
sono ancora molto rappresentate e i nuovi operisti della Giovine Scuola Italiana come Puccini,
Mascagni, Leoncavallo, Cilea e Giordano trattano temi del verismo e dell’estetismo.
Il loro stile musicale unisce il tradizionale bel canto italiano alle innovazioni wagneriane, quali
l’uso più massiccio dell’orchestra, il leitmotiv e i cromatismi.

Per la musica strumentale si parla della Generazione degli 80, compositori nati intorno al 1880
tendenzialmente conservatori che recuperano musiche medievali e barocche, fondendole con uno
stile sinfonico tardoromantico. I principali componenti sono Respighi, Casella, Malipero e Pizzetti.

AUSTRIA
Il linguaggio sinfonico di Mahler porta la tonalità al limite e successivamente nasce una nuova
tecnica compositiva, basata sulla serie dei 12 suoni della scala cromatica, la dodecafonia di
Schonberg.

GERMANIA
Richard Strauss, con una scrittura orchestrale tardoromantica simile a Mahler, si occupa
principalmente del poema sinfonico.

FRANCIA
In Francia, a differenza dei paesi germanici, si cercano nuove sonorità proveniente anche
dall’oriente. Debussy, Ravel e Satie sono i principali compositori e oscillano tra Impressionismo e
Simbolismo.

RUSSIA
I principali esponenti musicali russi di inizio Novecento sono Rachmaninov, Scriabin e un giovane
Prokofiev. Il primo e l’ultimo riprendono la figura romantica di pianista – compositore, anche se con
stili differenti. Diverso il caso di Scriabin, il cui stile presenta un totale cambiamento da un
linguaggio romantico a uno atonale.

IL PRIMO MANIFESTO DEL FUTURISMO MUSICALE


Nel primo manifesto della musica futurista, datato 11 gennaio 1910, Pratella si esprime così:
• convincere i giovani a disertare licei e conservatori;
• combattere critici e liberare il pubblico;
• astenersi dal partecipare a concorsi;
• tenersi lontani dagli ambienti commerciali o accademici;
• liberare la propria sensibilità da ogni influenza del passato;
• distruggere il pregiudizio sulla musica fatta bene;
• proclamare che il regno del cantante deve finire, la sua importanza è uguale
a qualsiasi altro strumento;
• trasformare il titolo e il valore del libretto d’opera in poema drammatico o
tragico per la musica, sostituendo alla metrica il verso libero. Ogni operista dev’essere
autore del proprio poema;
• combattere categoricamente le ricostruzioni storiche;
• combattere le romanze del genere Tosti e Costa, le stomachevoli canzonette
napoletane e la musica sacra;
• provocare nei pubblici un’ostilità sempre crescente contro le esumazioni di
opere vecchie che vietano l’apparizione dei maestri novatori ed appoggiare tutto ciò che in
musica appaia rivoluzionario.

IL SECONDO MANIFESTO DEL FUTURISMO MUSICALE


Datato 29 marzo 1911, il secondo manifesto si concentra sulla tecnica compositiva del futurismo
musicale:

“Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell’avvenire sul modo cromatico
atonale, la ricerca e la realizzazione del mondo enarmonico. Mentre il cromatismo ci fa
unicamente usufruire di tutti i suoi contenuti in una scala divisa per semitoni minori e maggiori,
l’enarmonia, col contemplare anche le minime suddivisioni del tono, oltre al prestare alla nostra
sensibilità rinnovata il numero massimo di suoni determinabili e combinabili, ci permette anche
nuove e svariate relazioni di accordi e di timbri.”

FRANCESCO BALILLA PRATELLA


1880 – 1975

VITA

Nasce nel 1880 a Lugo di Romagna. Nel 1903 si diploma in composizione a Pesaro studiando
anche con Mascagni. Prima di aderire al futurismo compone 5 poemi sinfonici basati sulla sua
terra d’origine, la Romagna.

Nel 1910 conosce Manetti e l’anno dopo, nel 1911, si trasferisce a Parigi, dove conosce Russolo
ed entra a tutti gli effetti nel movimento futurista. Tornato in Italia nel 1911, Pratella partecipa da
volontario alla Prima guerra mondiale, entrando nella fanteria.

Nel 1927 assume la direzione dell’istituto di studi superiori G. Verdi a Ravenna, mantenendo il
posto fino al 1945. Dedica gli ultimi anni della sua vita alla riscoperta dei canti popolari romagnoli.
Muore a Ravenna nel 1975.

OPERE E SCRITTI


• La Sina d’Varguon (1909),
• Suite per organo (1912),
• Musica futurista (1912),
• l’Aviatore Dro (1914),
• La Guerra (1914),
• Trio (1919),
• Dono Primaverile op. 48,
• Romagna, Giorno di Festa.

• Manifesto dei musicisti futuristi (1910),


• Distruzione della quadratura (1912)
• Autobiografia (pubblicata postuma nel 1971)
• La Ninna Nanna della Bambola op. 44,
• Il Fabbricatore di Dio op. 46,
• La Chiesa di Polenta,
• Cante Romagnole,
• Manifesto tecnico della musica futurista (1911),
• Primo documentario per la storia dell’etnofonia in Italia (1941)

“L’AVIATORE DRO”

L’Aviatore Dro è un’opera in tre atti del 1914, eseguita la prima volta a Lugo nel 1920 su libretto di
Pratella stesso.

Dro è un ricco giovane che tenta la fortuna giocando d’azzardo e diventando uno spericolato
aviatore. Nel corso dei tre atti si assiste a un’evoluzione del protagonista, che rappresenta un
primo esempio di moderno uomo eroico.

PRIMO ATTO – Dro non è ancora un aviatore, ma potenzialmente lo è già.


SECONDO ATTO – Dro diventa un aviatore terrestre; si sta preparando a distaccare dalla terra per
perdersi nel cielo e per perdere il sé materiale.
TERZO ATTO – Il cielo restituisce alla terra i rottami del macchinario e Dro in fin di vita, sancendo
la sconfitta dell’eroe Dro.

Musicalmente presente similitudini con la musica impressionista di Debussy e Ravel, includendo


scale modali e un uso più aspro della dissonanza. Si può sentire anche un influsso dei canti
tradizionali romagnoli.

LUIGI RUSSOLO
1885 – 1947

VITA

Luigi Russolo nasce a Portogruaro nel 1885. La sua carriera artistica inizia con lo studio del
violino, ma ben presto si avvicina alla pittura, frequentando l’Accademia delle Belle Arti di Brera e
partecipando inoltre al restauro del Cenacolo di Leonardo.

Nel corso degli anni successivi inventa l’arco, il piano enarmonico e il rumonarmonio, che presenta
nel 1927 a Parigi in una presentazione futurista.

Nel 1930 si interessa al magnetismo e allo spiritismo. Negli ultimi anni della sua vita studia la
metafisica e riprende la pittura, con uno stile da lui definito classico moderno.

Muore a Cerro nel 1947.

L’ARTE DEI RUMORI

L’Arte dei rumori è un manifesto futurista scritto da Luigi Russolo nel 1913. In esso Russolo
esplora l’origine del suono, individuando sei fasi:


• la vita antica era tutto silenzio;
• primi suoni;
• il suono completo;
• rumore musicale;
• suoni – rumori;
• suoni futuri.

Russolo divide poi l’orchestra futurista in una serie di suoni:


• rombi, tuoni, scoppi, scrosci, tonfi, boati;
• fischi, sibili, sbuffi;
• bisbigli, mormorii, brusii, gorgoglii;
• stridori, scricchioli, fruscii, ronzii;
• rumori ottenuti a percussione sui metalli;
• voci di animali e uomini.
L’arte dei rumori è precursore della musica concreta.

L’INTONARUMORI

L’intonarumori è una famiglia di strumenti musicali inventati da Russolo nel 1913. Sono formati da
generatori di suoni acustici che permettono di controllare dinamica, volume e frequenza di goni
suono o rumore.
Ogni strumento è costituito da un parallelepipedo di legno con un altoparlante di metallo nella parte
anteriore. Esso viene azionato da diversi tasti che l’esecutore preme per modificarne il suono.

Gli intonarumori sono classificati per famiglie: ci sono crepitatori, gorgogliatori, rombatori, ronzatori,
scoppiatori, sibilatori, stropicciatori e ululatori. Essi sono divisi anche per registro: soprano,
contralto, tenore e basso.