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Das Schicksalslied (Canto del destino) per coro

e orchestra, op. 54
Musica: Johannes Brahms
1. Ihr wandelt droben im Licht - coro - Langsam und sehnsuchtsvoll
[Lento e con espressione] (mi bemolle maggiore)
2. Doch uns ist gegeben - coro - Allegro (do minore)
3. Postludio - orchestra - Adagio (do maggiore)
Organico: coro misto, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2
trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: Lichtenthal, 8 Maggio 1871
Prima esecuzione: Vienna, Singakademie von Gesellschaft der
Musikfreunde, 8 Settembre 1871
Edizione: Simrock, Berlino, 1871
Guida all'ascolto (nota 1)
Nell'estate del 1868 Brahms (all'indomani della fama che l'esecuzione del
Requiem tedesco nel duomo di Brema gli aveva dato in tutta la
Germania), assieme a due amici era andato a visitare le fortificazioni del
porto di Wilhelms-hafen vicino a Brema; ma dopo poco si apparta per
scrivere qualche appunto su un foglio di musica e quindi si avvia spedito
verso casa per darsi alla composizione dello Schicksalslied di Hlderlin
che aveva letto di buon mattino prima della gita.
Ma ad una ispirazione cos prepotente seguono presto dei dubbi, dubbi di
natura schiettamente artistica, sul tono giusto da dare alla composizione;
e dopo la spinta iniziale il lavoro si arresta e quasi rischia di rimanere
interrotto; si sovrappone una nuova composizione, la Rapsodia per
contralto op. 53, e poi arriva la ventata patriottica del 1870 e un altro
lavoro si fa largo, il Triumphlied op. 55; a questo punto Brahms ritorna al
"Canto del destino di Iperione", ma s'inceppa ancora sul finale: una
poesia che alla fine resta aperta sulla parola "hinab" deve essere abitata
da una musica che deve definirsi secondo le sue meno agili leggi
strutturali; alla fine del maggio 1871 Brahms risolve il problema dopo vari
tentativi; ma resta incerto anche dopo: ho detto qualcosa che nella
poesia non c'; e il particolare coinvolge tutta la poesia e la
composizione musicale nel loro insieme reciproco; parla di
Experiment, vorrebbe un'esecuzione in piccole sale per cerchie
ristrette.
La luce olimpica in cui sono immerse le due prime strofe pervade le
battute sinfoniche introduttive; c' una ampiezza di fraseggio e una
semplicit di funzioni armoniche che sembra ispirarsi alla nobile
semplicit e quieta grandiosit del canone classico di Winckelmann;
l'uso nel coro di venerande armonie rinascimentali accentua la distanza
storica, aulica, degli dei celesti superiori al destino. Per la terza strofa, con
il quadro drammatico del destino umano, Brahms mette sulla bilancia
tutto il peso della terribilit corale e sinfonica; il riferimento al sesto
brano del Requiem tedesco, con l'immagine del Gran Giorno, si fa sentire,
e le note acute sulle quali il coro si avventa ("Blindlings/Jahrlang")
inducono una emissione naturalistica prossima al grido. Poi tutto si
ricompone in quel "Nachspiel des Orchesters", come Brahms aveva
voluto chiamarlo alla prima esecuzione (a Karlsruhe nell'ottobre 1871)
per distinguerlo bene dal resto. Aveva anche provato a fare ripetere al
coro le parole dell'inizio, ma la cosa sapeva di falso; e alla fine aveva
lasciato l'orchestra sola a parlare, aprendo la porta a una quantit di
interrogativi: cosa ha voluto dire il musicista ritornando al tema
dell'esordio? L'uomo guarda il cielo e lo trova vuoto? O il cielo che
guarda l'uomo facendosi riconoscere come speranza? Ogni ascoltatore,
essendo toccato in quanto ha di pi suo, avr la sua risposta; ma intanto
non dimentichiamo che il "Nachspiel", con il suo senso di uscita dagli
strati inferi, traduce in qualche modo l'estasi panteistica in cui respira
l'Iperione di Hlderlin; basta sfogliare e frasi del genere si fanno avanti in
gran copia: essere uno con il tutto, questo il vivere degli dei; questo il
ciclo dell'uomo. Essere uno con tutto ci che vive e ritornare, in una felice
dimenticanza di se stessi, al tutto della natura.
Giorgio Pestelli
Testo
Schicksalslied Canto del destino
Ihr wandelt droben im Licht
Auf weichem Boden, selige Genien!
Glnzende Gtterlfte
Rhren euch leicht,
Wie die Finger der Knstlerin
Heilige Saiten.
Schicksallos, wie der schlafende
Sugling, atmen die Himmlischen.
Keusch bewahrt
In bescheidener Knospe,
Blhet ewig
Ihnen der Geist.
Und die seligen Augen
Blicken in stiller
Ewiger Klarheit.
Doch uns ist gegeben,
Auf keiner Sttte zu ruhn.
Es schwinden, es fallen
Die leidenden Menschen
Blindlings von einer
Stunde zur andern,
Wie Wasser von Klippe
Zu Klippe geworfen,
Jahrlang ins Ungewisse hinab.
Voi errate trasvolando nella luce
su morbidi cammini, o geni celesti!
Deliziosi elise!
vi sfiorano leggermente
come le dita dell'artista
toccano le corde.
Senza destino, come il dormiente
neonato, alitano le creature celesti.
Castamente custodito
come gemma discreta,
fiorisce eterno
il loro spirito.
E gli occhi beati
guardano in tranquilla
eterna chiarezza.
Pertanto a noi dato
di non riposare in alcun luogo.
Svaniscono, cadono
i poveri uomini,
alla cieca, da un'ora
all'altra
come l'acqua da un masso
all'altro precipitato
in fondo all'ignoto.
Friedrich Hlderlin traduzione di Luigi Bellingardi
(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di
Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 27 Ottobre 2001; Daniele
Gatti direttore
Ultimo aggiornamento 9 Aprile 2011