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Origami di Elisabetta Vernier

ORIGAMI

di Elisabetta Vernier

Origami di Elisabetta Vernier

La notte in cui Nakamura ritorn nella Periferia sembrava che il cielo avesse deciso di vomitare bile sulla City, per digerire la feccia che ne infestava le strade come un morbo. Il suo velivolo privato si pos come una sgraziata farfalla cibernetica sul tetto del Queen Margaret Hotel, dove lo attendevano i responsabili della agenzia privata a cui Nakamura aveva deciso di affidare la sua vita per tre giorni. Per un milione di nuovi yen al giorno la STL, Surveillance Team Leader, nota nel giro come la Steel, gli aveva garantito sicurezza assoluta e totale libert di movimento, nonch la scrupolosa discrezione dei suoi agenti, i famosi Steel Angels. La testa di Nakamura era un trofeo prezioso nella Periferia e il vecchio boss della Yakuza lo sapeva bene: la notizia del suo ritorno dall'Asia dopo vent'anni di esilio volontario doveva gi avere fatto pi volte il giro della City. Sotto la pioggia battente, Nakamura percorse rapidamente il breve tratto scoperto che separava la pista dall'ascensore dell'hotel, ansioso di conoscere l'uomo che sarebbe stato il suo angelo custode. * Nel buio un led rosso inizi a lampeggiare, accompagnato da un sordo e fastidioso ronzio elettronico. Rafe apr gli occhi e mise a fuoco le cifre a cristalli liquidi rossi che scandivano le ore sulla sua parete. - Oddio, sono le tre e mezzo...- disse, assonnato. Fu subito in piedi e dopo un secondo attiv il videoterminale sul suo comodino. Lo schermo si accese. - Rafe, il Capo ti vuole a rapporto entro mezz'ora. Codice rosso. La segretaria della Steel scomparve, sostituita dal logo dell'agenzia, "We are the best". In due minuti Rafe si lav di dosso
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Origami di Elisabetta Vernier i resti della notte agitata sotto una doccia bollente poi, con gli occhi ancora irritati dal cloro si rivest e usc dal cubicolo che chiamava casa. Sullo specchio filato dell'ascensore, uniformemente ricoperto di graffiti metropolitani, Rafe pass in rassegna la sua immagine per pochi istanti: lineamenti regolari, carnagione chiara, capelli biondo scuro un po' lunghi sulle spalle e sul viso un'ombra di barba di due giorni. Nessuno, vedendolo, avrebbe pensato di trovarsi davanti al migliore degli Steel Angels, l'agente numero zero. Era proprio quello che Rafe voleva. * - Sei una bellezza...- mormor Maggie mentre rimontava la sua Smith & Wesson, la sua compagna di lavoro, fedele e micidiale. Maggie e la sua pistola erano la coppia pi pagata della Periferia e questo rendeva il Kranio, il loro padrone, ricco e felice. Il Maze, il locale di propriet del Kranio, era poco frequentato quel giorno e nessuno badava a lei ma non per questo Maggie era rilassata. Era un killer e viveva come una molla perennemente compressa, sempre all'erta, sempre pronta a scattare. Per questo quando Cane le mise una mano su una spalla, il bavoso luogotenente del Kranio rischi molto seriamente di perdere l'uso del braccio che aveva incautamente allungato su di lei. - Ahi! Rilassati, ok? - disse Cane, - Quasi mi staccavi il braccio! - Ricordati Cane- sibil Maggie nel suo orecchi cascante. - Non devi toccarmi mai, hai capito? Uno sguardo bast a sciogliere ogni resistenza in Cane che biascic:
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Origami di Elisabetta Vernier - Scusa... - Beh, che cosa vuoi? Sei venuto qui solo per prenderle? Un sogghigno malizioso fior sulle labbra sottili della ragazza. - No, certo... Il Kranio ti vuole vedere subito. Sembra che abbia un nuovo lavoro per te. Cane avrebbe fatto qualunque cosa per ingraziarsi quel felino selvatico ma Maggie lo trattava sempre come un idiota. - Ti accompagno?- le chiese, supplichevole. - Naah! Appesti l'aria con quella tua puzza da letamaio. Sparisci! Rinfoder la pistola e si diresse verso la stanza privata del Kranio, nelle profondit del Maze. Cane rimase immobile con le orecchie basse; solo la coda biosintetica che si era fatto impiantare di recente si insinu tra i suoi polpacci magri come un serpente in bianco e nero. * Il Kranio, afflosciato sulla sua sedia anti-G, osservava pensieroso i tetti in HDPE delle costruzioni prospicienti il Maze: la nebbia si era diradata e cadeva una pioggerella sottile, con un pH leggermente pi alto di cinque a causa delle favorevoli condizioni di vento di quei giorni. Nakamura... Il Kranio poteva sentire il suo sangue ribollire di rabbia al suono di quel nome che non aveva mai potuto dimenticare. Nakamura: era stato lui a ridurlo in quello stato, immobile e flaccido su una sedia anti-G, paralizzato dalla vita in gi e con la testa chiusa da una calotta in titanio. Quella notte di vent'anni prima aveva stravolto la sua vita e il Kranio ne ricordava ogni attimo, ogni mossa, ogni parola. Ricordava persino la sensazione che aveva provato quando il cavo
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Origami di Elisabetta Vernier monomolecolare nella mano di un ninja mandato a ucciderlo da Nakamura gli aveva scoperchiato la sommit della testa; un centimetro pi in basso e sarebbe morto di sicuro ma lui si ricordava solo quella curiosa sensazione di freddo al cervello. Gli uomini di Nakamura lo avevano lasciato per morto sul pavimento del suo vecchio locale, lo Smoke, con il cervello a nudo e la spina dorsale spezzata poco al disopra del bacino. Solo il desiderio di vendetta gli aveva permesso di sopravvivere a quelle ferite, di vivere per vent'anni come un handicappato: immobile, sessualmente impotente, pieno di rabbia e di veleno. Ma ora il Kranio era di nuovo forte, aveva molti uomini e molto denaro e il giorno in cui Nakamura avrebbe pagato ogni singolo centesimo di quello che gli aveva fatto passare era finalmente arrivato. E il Kranio non si sarebbe limitato a menomarlo: la sua teca di trofei al Maze si sarebbe riempita di variopinti pezzetti anatomici dell'uomo, dai suoi globi oculari ai suoi testicoli, per ricordare a tutti che il Kranio aveva una memoria molto lunga da cui era meglio tenersi alla larga. * Quando il Kranio not Maggie che attendeva pazientemente la sua attenzione, discese dal suo posto di osservazione volteggiando e pos la sua enorme mole sull'opaco pavimento fibrorinforzato ad hoc. La sua voce sintetica, prodotta da un laringofono, rimbomb nella stanza semivuota. - Mag, bambina mia...- disse, con la luce del possesso negli occhi. - Ho un lavoretto per te, sai? Sarai felice di tornare a lavorare, dopo il tuo ultimo impianto... - Chi devo ammazzare questa volta?- domand lei. Il Kranio le rispose con un sorriso feroce. - Nakamura tornato nella Periferia.
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* Il suo angelo custode aspettava Nakamura sull'attenti, inguainato in una tuta di pelle nera, immobile come una statua vivente. Appena il boss entr nel suo campo visivo, il giovane si inchin profondamente dicendo: - Nakamura-san! Agente Steel numero zero ai suoi ordini, signore. All'interno della sua stanza blindata al Queen Margaret Hotel, Nakamura inizi, per la prima volta da quando era giunto nella Periferia, a sentirsi finalmente al sicuro. Si ferm davanti all'agente e lo guard fisso negli occhi: il giovane sostenne lo sguardo, senza battere le ciglia neppure una volta. un samurai, pens Nakamura, un fottuto samurai gai-jin. Quegli occhi color dell'acciaio che lo fissavano erano assolutamente impenetrabili e questo a Nakamura non piacque: amava leggere la lealt e la devozione negli occhi dei suoi sottoposti ma non vi era traccia di ci in quest'uomo. C'era solo una temibile forza e una grande intelligenza. Terminata la sua valutazione, il vecchio estrasse da una tasca un chip di memoria e lo porse all'agente. - Questi sono i suoi ordini per domani. Usi il mio terminale portatile, prego. Non tollerer errori di alcun genere da parte sua, sono stato chiaro? Il giovane prese il chip e rispose, impassibile: - Chiarissimo, signore. Nakamura lasci con un sospiro la stanza principale della suite e si ritir il camera da letto: era rassicurante potersi permettere il meglio sul mercato ma il vecchio si addorment con il pensiero di quegli strani occhi gai-jin che non lo voleva abban-

Origami di Elisabetta Vernier donare e che riempiva il suo cuore di uno strano senso di inquietudine. * La suite numero sette del Queen Margaret Hotel era di un'opulenza vergognosa. Rafe vegliava disgustato il sonno di Nakamura-san, osservando il sistema di monitoraggio della stanza che gli comunicava, minuto dopo minuto, la temperatura e l'umidit dell'ambiente circostante, il battito cardiaco del vecchio, lo status degli ascensori e delle linee telefoniche ed elettriche. Dalla consolle il giovane aveva un quadro completo della situazione attorno a s e la sua mente era libera di vagare. Rafe detestava il vecchio boss ma era stato costretto ad accettare quell'incarico: il giapponese pagava profumatamente e quei tre milioni di nuovi yen di premio gli servivano davvero. Dall'ultimo controllo medico a cui si era sottoposto, era risultato infatti che il suo nervo acustico aveva iniziato a subire danni permanenti, a causa delle capsule endocutanee di tetrasinthinsulina che era costretto a utilizzare per vivere. Nessuno sapeva della sua malattia genetica, una malattia che ormai veniva diagnosticata e curata a livello prenatale con la massima efficienza. Quando era nato lui per, trent'anni prima, la sua famiglia non si era potuta permettere una analisi prenatale e Rafe si era trovato diabetico in un mondo dove questa malattia non esisteva quasi pi. Si procurava la tetrasinthinsulina da un trafficante di droga che lo credeva un eccentrico in cerca di sensazioni nuove, ma il prodotto era scarso e di cattiva qualit e Rafe si trovava sempre pi spesso sull'or-lo di una crisi iperglicemica. Ora che il suo udito aveva cominciato a risentirne, mettendo a repentaglio il suo lavoro, Rafe aveva deciso di abbandonare il suo status di 100% biologico, accettando l'idea di farsi impiantare un pancreas artificiale a Softown. Costo dell'opera7

Origami di Elisabetta Vernier zione: quattro milioni di nuovi yen, l'equivalente di dieci anni. del suo stipendio in Agenzia * - Mag, stammi a sentire. - disse Albert Littlewall, il tecnico informatico personale del Kranio. - Cosa c'?- gli chiese Maggie. - Muoviti perch ho molto da fare: devo prepararmi per la missione. - Non lavorerai da sola, questa volta... - COSA!?- esclam Maggie, infuriata. - E con chi dovrei lavorare, sentiamo? - Il Kranio ha contattato il suo miglior virtual-surfer, l'Ebreo. Resterai collegata a lui per via audio e video per tutta l'operazione. Lui ti permetter di aggirare tutti i sistemi di protezione che circondano Nakamura, seguendoti dalla Virtual-Rete. Littlewall cerc di essere conciliante per placare l'ira della ragazza. - Io lavoro sempre da sola! Cosa pretende da me il Kranio? - Posso solo dirti che questo tipo davvero in gamba nel suo lavoro, il migliore... - Puah!- rispose Maggie, disgustata.- Sar il solito surfer smidollato sempre nascosto dietro la sua consolle... - Senti, io non ci posso fare niente. Quel che ti dovevo dare te l'ho dato: prenditi anche il microfono tracheale e la microauricolare - disse Littlewall, spazientito, e le mise in mano una scatola di plastica nera. - Poi se hai qualcosa da dire, vai a parlare col Kranio, ok? Starnut e si soffi rumorosamente il naso, quindi si gir e riprese a lavorare al suo videoproiettore. - Scusami, ma ora ho da fare... Ciao, e chiudi quando esci. Maggie si ritrov in un secondo fuori dalla porta, furibonda, con la sua scatola in mano e tanta voglia di uccidere qualcuno.
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* - Io non lavoro in squadra! - grid Maggie, esasperata dall'atteggiamento del Kranio. L'uomo pareva non ascoltarla, mollemente adagiato sulla sua poltrona fluttuante. - Tu fai quello che dico io, e basta. - Il tono secco del Kranio non ammetteva repliche. - Ma Kranio... - cerc di replicare Maggie, ma la mano del Kranio cal pesantemente sulla sua faccia, sbattendola sul pavimento. La ragazza si tir in ginocchio per guardare in faccia il suo padrone; un filo di sangue le colava dal naso, macchiandole i denti e le labbra di rosso. - L'Ebreo ti aspetta nella stanza della consolle, sul retro del Maze. La calotta cranica cattur un riflesso di luce che negli occhi umidi di Maggie si scompose nei sedici milioni di colori di un arcobaleno sintetico. Avrebbe voluto piangere ma i suoi occhi modificati non glielo permisero e Maggie si diresse, pesta e silenziosa, nella stanza dove la attendeva il suo odiato socio. * Assorto nei suoi pensieri, Joel, detto l'Ebreo, si prendeva cura della sua adorata consolle per la Virtual-Rete, una macchina dell'ultima generazione Sony-Mitzu offertagli dal Kranio come ricompensa per l'ultimo lavoro andato a buon fine. Ultimamente usciva dalla sua tana al Maze solo quando era strettamente necessario; per questo la vista di Maggie sulla porta gli tolse il fiato come un pugno allo stomaco. - Tu sei l'Ebreo, vero? - disse la ragazza, nella penombra. - Joel. - la corresse lui, secco. Detestava quel soprannome, anche se sapeva che tutti lo chiamavano cos alle sue spalle.
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Origami di Elisabetta Vernier - Maggie. - disse lei, lapidaria. - Ti stavo aspettando. Vieni dentro... - Senti, Ebreo, mettiamo subito le cose in chiaro... La ragazza fece qualche passo all'interno della stanza semibuia, cercando di intravedere il suo interlocutore. - Non voglio neppure fare finta che lavorare con te mi piaccia. - continu, - Io non lavoro in squadra, ma questa volta ho dovuto fare un'eccezione, perch me l'ha chiesto il Kranio... Joel la fiss, muto. Lei prosegu , avvicinandosi piano. - Facciamo quello che dobbiamo fare, chiudiamo questa faccenda in modo rapido e pulito e poi ciascuno per la sua strada: tu alla tua consolle e io alla mia Smith & Wesson, va bene? La voce della ragazza era carica di rancore represso. - Va bene - le rispose. - Proviamo il collegamento. Che interfaccia usi? Una OS166M? Maggie fece una smorfia mentre si sedeva davanti alla consolle . - No. Una OS332M DoubleSpeed, appena impiantata. - rispose, sdegnata. Joel si sedette al suo posto, entrando nel cono di luce proiettato dal faretto che illuminava la superficie del suo computer. - Inserisci l'auricolare e il microfono - le disse, muovendo rapidamente le mani sulla tastiera. Maggie, fingendo di adattare il suo impianto visivo alle mutate condizioni luminose, si sofferm con il suo occhio biologico sul volto del giovane che le sedeva affianco: la visione infrarossa non era molto utile da quel punto di vista. L'Ebreo aveva un viso da persona perbene. Aveva i capelli scuri e gli occhi ancora pi scuri; forse il naso, dritto e sottile, era un tantino troppo lungo ma l'effetto globale non era per niente sgradevole. Vicino alla bocca, sul lato sinistro del viso, il giovane aveva una piccola cicatrice bianca che Maggie trov molto sexy.
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Origami di Elisabetta Vernier Va bene, carino, pens tra s, ma non ci voglio lavorare lo stesso... Joel le porse il connettore e la invit a collegarsi alla consolle. Mentre lei si inseriva nel cranio il lungo spinotto d'acciaio con gesti lenti ed esperti, Joel si strinse la fascia di neurotrasmettitori sulla fronte, quindi disse: - Pronta? - Pronta. - gli fece eco Maggie dopo qualche secondo. Joel spense la luce e accese la consolle, proiettando in un attimo le loro coscienze sulla griglia di energia informe e luminosa della Virtual-Rete. * Andava tutto troppo bene. Rafe osservava il suo cliente mentre il vecchio giapponese discuteva animatamente con un corpulento uomo di colore coperto di catene d'oro. Seduti attorno a quel tavolo c'erano tutti i pezzi da novanta della Periferia: il giro d'affari di quella sera avrebbe fatto impallidire la borsa di New York e di New Tokyo messe assieme. L'attenzione di Rafe fu catturata da un improvviso rumore pulsante captato dal sistema di monitoraggio esterno, solo leggermente udibile come una sorda vibrazione dalla sua posizione nel seminterrato dell'albergo. Isol il suono e lo pass all'analizzatore di banda che, confrontatolo con la sua banca dati rispose: camion equipaggiato con pneumatici antiproiettile a 1.2 chilometri di distanza. Non era niente di importante. Rafe si permise di distendersi per qualche secondo contro lo schienale della sua poltroncina di osservazione. Aveva riveduto il programma di incontri di Nakamura ormai infinite volte ed era sicuro che il sistema difensivo da lui approntato non presen11

Origami di Elisabetta Vernier tasse alcuna falla. Quel che era strano per era che non fosse successo nulla di insolito, assolutamente nulla in tre giorni. Era come se Dio, o chi per lui, avesse deciso che la missione di Nakamura dovesse andare liscia come l'olio. Quella sera stessa, dopo l'ultimo appuntamento in programma, Nakamura sarebbe partito per la costa orientale, per concludere altri affari con le Corporazioni locali e Rafe avrebbe avuto i suoi tre milioni di nuovi yen. Il tutto era maledettamente strano. * Nakamura sapeva di avere un angelo custode ma senz'altro non poteva sapere di averne due e che il secondo vigilava sulle sue mosse con finalit tutt'altro che benevole. Joel aveva passato, per la prima volta dopo quasi un anno, tre giorni interi attaccato alla sua consolle e a una unit di sostentamento biologico; sdraiato nel suo bozzolo di fibra di vetro pareva una larva di qualche insetto mutante a cui al posto delle antenne fossero spuntati dei cavi di collegamento neurale. A intervalli regolari percepiva la presenza di Maggie che si collegava alla consolle per ricevere i suoi aggiornamenti e per prepararsi alla sua parte nel piano. La loro coordinazione era migliorata in modo incredibile dal loro primo collegamento, soprattutto da quando Maggie aveva accantonato la sua testarda ostilit e si era decisa a collaborare in modo serio; ora la ragazza si era abituata a muovere la testa in modo che le immagini captate dal suo occhio Zeiss-Ikon fossero pulite e comprensibili per Joel che le riceveva direttamente nella sua mente attraverso un vecchio satellite spia cinese di cui era riuscito a rubare i codici di trasmissione e ricezione. Il satellite stazionava sulla Periferia fornendo una ottima risoluzione audio e video su tutta l'area abitata e su parte delle
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Origami di Elisabetta Vernier Wastelands che circondavano la City; in quel modo Joel era sicuro che non avrebbe mai perso l'indispensabile contatto con la sua controparte a terra. La loro prima missione congiunta era andata bene ma era costata molta fatica a entrambi: mentre Joel, inseritosi nella rete del Queen Margaret Hotel attraverso un vecchio numero di telefono non pi utilizzato, inviava false letture biologiche e ambientali alla consolle di monitoraggio in dotazione all'Angel, un apparecchio che Littlewall aveva gi abbondantemente vivisezionato a loro uso e consumo, Maggie si era introdotta nella stanza di Nakamura e gli aveva inserito, mentre il vecchio dormiva ignaro, un localizzatore satellitare ipodermico miniaturizzato che avrebbe permesso loro di rintracciarlo dovunque nel raggio d'azione del satellite cinese. Era stata dura convincere la ragazza a non farlo fuori in quel momento ma il Kranio era stato molto chiaro in materia: Nakamura doveva morire in modo doloroso, doveva soffrire, doveva implorare piet. Doveva pagare Alla fine Maggie aveva capito e aveva obbedito; cos , mentre Joel forzava i codici di protezione della griglia dei sensori, delle porte e delle condotte di ventilazione, lei aveva portato a termine il suo primo incarico in team. Ora Nakamura era un puntino di luce rossa su una mappa virtuale della Periferia e Joel lo osservava in silenzio, cercando il momento migliore per scatenargli contro la sua micidiale collega. * Mentre nei bunker sotterranei del Queen Margaret Hotel si svolgeva il summit decennale della malavita organizzata della Costa Occidentale, un elicottero leggero nero come la notte si era avvicinato alla tozza costruzione in cemento a vista e un'ombra nera ne era uscita, scivolando silenziosa lungo una fune
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Origami di Elisabetta Vernier invisibile e scomparendo tra le ombre pi grandi dei velivoli parcheggiati sul tetto dell'albergo. Non era stato possibile eliminarne il rumore ma Joel era riuscito a ingannare l'analizzatore di suoni dell'Angel fornendogli un falso input per coprire l'arrivo di Maggie: la cosa pi simile che aveva trovato nella banca dati dell'apparecchio era stata il rumore di pneumatici antiproiettile e l'Angel ci era cascato in pieno. Ora veniva la parte pi difficile del piano. - Maggie, sei al punto zero? - chiese alla ragazza. - Si, certo che ci sono...- rispose Maggie, apparentemente bisbigliando a se stessa nel buio del tetto. - Il velivolo di Nakamura dovrebbe essere il terzo. Inser la modalit IR nel suo occhio Zeiss-Ikon e lesse: NKM-001. - Confermi? - chiese all'Ebreo, che vedeva quel che vedeva lei. - Confermo. quello giusto. Procedi. La voce di Joel era ferma nelle sue orecchie e Maggie si accorse che essa aveva su di lei un effetto rassicurante. Se prima durante le azioni parlava tra s e s, ora parlava automaticamente rivolgendosi all'Ebreo, come se lui fosse davvero l affianco a lei. - Ho trovato la serratura. una Digit40 Retinax... - Perfetto! Conosciamo il codice. - le rispose Joel. - Inserisci il collegamento neurale... Maggie snod il bandana che le fermava i capelli bruni e inser prima un capo del cavo neurale nel suo cervello, poi l'altro capo, con delicatezza infinita, nel jack diagnostico della serratura. Non successe niente. Joel aveva disinserito il sistema d'allarme principale del velivolo attraverso il cordone ombelicale che lo univa alla piatta-

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Origami di Elisabetta Vernier forma d'atterraggio, ma non potevano essere sicuri che fosse l'unico sino a che lei non si fosse collegata sul posto. Era l'unico. - Il collegamento stabilito. Quando vuoi...- disse Maggie e si prepar al contraccolpo neurale in arrivo assieme al programma scassinatore dalla consolle di Joel. - Ora! - disse Joel, e rivers il programma verso il satellite. La botta fu peggiore del solito ma la porta si ritir obbediente e Maggie entr, ancora confusa per lo shock, nel velivolo che sarebbe stato la tomba di Nakamura. * Il velivolo NKM-001 volava silenzioso e invisibile, nero contro il cielo nero. Rafe allontan per un istante gli occhi dal pannello di controllo per osservare Nakamura, che russava rumorosamente su uno dei sedili imbottiti del salottino posteriore. - Guarda come dorme, il porco! - comment a mezza voce mentre faceva una leggera correzione di rotta verso la loro ultima destinazione. Aveva appena reinserito il pilota automatico quando sent un rumore alle sue spalle, un leggero spostamento d'aria. Immagin che fosse Nakamura che andava a liberare la sua vescica incontinente ma mentre si voltava sent qualcosa di freddo poggiarglisi sul collo, poi un dolore atroce gli oscur la vista, facendo urlare ogni cellula del suo corpo. Frusta neurale, pens e svenne. * Mentre il velivolo proseguiva grazie al pilota automatico che lo guidava verso la sua misteriosa destinazione, Maggie leg tra

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Origami di Elisabetta Vernier loro con un sottile cavo in kevlar i polsi e le caviglie dell'Angel svenuto, poi si avvicin al vecchio boss con passo felpato. Durante l'azione fulminea che aveva messo l'Angel fuori gioco, Nakamura aveva continuato a russare beato; se fossero precipitati probabilmente sarebbe morto senza neppure accorgersene, ma Maggie era l apposta perch questo non accadesse. Cos lo svegli sferrandogli un potente calcio circolare sulla bocca, che lo sbalz fuori dalla poltroncina facendogli schizzare via i denti sulla moquette bianca. Il vecchi cerc di risollevarsi, sorpreso e intontito da quell'attacco imprevisto, ma Maggie si avvent su di lui, ficcandogli la canna della S&W nella bocca slabbrata e sanguinante. - Ciao, Nakamura! Sono il tuo regalo da parte del Kranio... - Non conosco nessun Cranio. - biascic il vecchio. - Ma lui ti conosce molto bene, non preoccuparti...- sibil Maggie, conficcandogli gli elettrodi della frusta neurale tra i testicoli, a massima potenza. L'uomo si divincol urlando, con la bava alla bocca, per qualche secondo, poi si accasci sul sedile come un sacco di immondizia semivuoto. Maggie ritir la S&W con la canna lucida lorda di bava sanguinolenta. - Che schifo! - disse, e la ripul sulla giacca bianca del vecchio giapponese: con lui avrebbe finito pi tardi, poi sarebbe toccato all'Angel. In quel momento la cosa pi importante era tirare gi quell'affare dal cielo e lei non era affatto sicura di essere in grado di farlo. - Ebreo! Ci sei? - chiese, mentre prendeva posto sul sedile del pilota e guardava smarrita il pannello di controllo incrostato di led, cursori, monitor e display a cristalli liquidi. - No, sono andato a fare merenda...- rispose sarcastico Joel. Aveva aspettato quella chiamata per un'ora e adesso quella sfacciata gli chiedeva se c'era. Certo che c'era!

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Origami di Elisabetta Vernier - Fai meno lo spiritoso e spiegami come fare atterrare questo coso! - disse lei, leggermente alterata; detestava di essere nelle mani di un altra persona, di doversi fidare. - Lascia fare a me, ok? Lo guider io da qui. - disse l'Ebreo, cercando di rassicurarla. -Vedi una presa con scritto deck? Maggie la individu con gli occhi e Joel disse: - Eccola, quella. Attiva il collegamento neurale e al resto penser io; tu rilassati e guarda... Maggie si connesse al velivolo e si rilass sulla poltroncina, pronta ad assorbire il contraccolpo del flusso di dati, che giunse puntuale a schiaffeggiarla. - Oh, merda! - esclam Joel. - C' un blocco sui comandi e non riesco a eliminare il pilota automatico. Sto per lanciare un CodeCracker... Maggie percep i megabyte del programma che fluivano attraverso il suo cervello; qualche secondo pi tardi vide che la spia AUTOPILOT si spegneva e, mentre il velivolo proseguiva nel suo volo livellato a bassa quota, attese fiduciosa che l'Ebreo li facesse atterrare. Ma a un tratto l'ala destra si abbass bruscamente e cominciarono a perdere quota. - Ebreo, che cazzo fai? - grid, terrorizzata, ma la sua auricolare rest muta. - Joel, mi senti? - grid alla cabina vuota attorno a lei, mentre il panico si impadroniva della sua mente. Joel era sparito e le Wastelands le venivano incontro a velocit vertiginosa. * L'Ebreo si accorse che aveva perduto il contatto con Maggie solo quando la sua visione a distanza si spense, lasciandolo cieco nel suo bozzolo di vetro; era cos assorto nella guida del ve17

Origami di Elisabetta Vernier livolo che non si era accorto che questo stava per uscire dal raggio d'azione del satellite che lo collegava alla ragazza. - Maggie?! Che accidenti succede? - grid nel microfono, ma in risposta ottenne solo una scarica di statica: della ragazza non vi era pi alcuna traccia. L'Ebreo si strappo dalla testa la fascia dei neurotrasmettitori e usc dall'unit di sostentamento, disperato. Maggie era sola con Nakamura e l'Angel, alla guida di un velivolo che non era in grado di pilotare, l fuori da qualche parte nelle Wastelands. Il solo pensiero lo fece stare male. E l'idea di doverlo dire al Kranio lo fece stare ancora peggio. * Maggie apr gli occhi e vide attorno a s i resti del velivolo di Nakamura, che bruciavano lentamente nella notte; aveva la bocca piena di sabbia e sangue e la gamba sinistra le doleva da morire. Non ricordava bene quel che era accaduto prima di precipitare ma in quel momento la cosa non le interessava. Voleva essere sicura che Nakamura e il suo angelo custode fossero morti nell'impatto, cos si fece forza per sollevarsi dal terra, ma come inizi a muoversi ud uno scatto metallico e si trov la S&W puntata alla faccia. - Merda! - esclam Maggie. L'angelo custode era ancora vivo e, con la sua arma in mano, la guardava imperturbabile attraverso un mirino laser. - Ce l'hai fatta, sai? Nakamura-san morto. - disse. - Balle! Senti, Angel, non prendermi per il culo... - Lo vuoi vedere? - continu il giovane. - l, sotto la turbina destra, schiacciato come uno scarafaggio!Parlava con disprezzo dell'uomo che avrebbe dovuto proteggere a costo della vita e Maggie se ne accorse. - Non sembra che la cosa ti dispiaccia... - osserv.
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Origami di Elisabetta Vernier - Era un pezzo di merda - ammise Rafe. - Ero pagato per difenderlo non per baciargli il culo! L'Angel spense il mirino e mise via la pistola. Maggie si rilass un po' e riusc a mettersi a sedere con la schiena appoggiata a un pezzo di fusoliera; la gamba le faceva un male boia e ogni movimento le strappava un gemito. - Sei ferita? - le chiese l'Angel, con aria preoccupata. - Credo di avere una gamba rotta... - ammise Maggie contro voglia; era in una posizione di debolezza e l'idea che quella faccia d'angelo potesse fare di lei quel che voleva la innervosiva davvero. Appena vide l'uomo allontanarsi cerc di alzarsi ma ricadde con un grido; Rafe torn dopo qualche minuto con una sbarra di duralluminio lunga come il suo braccio e alcune cinghie strappate dai sedili fracassati. - Ora ti sistemo la gamba... - disse e fece per toccargliela. Maggie cerc di tirarsi indietro ma non riusc a muoversi; non le rimase che protestare. - Lasciami stare! Non mi serve il tuo aiuto! - disse, ma Rafe continu come se niente fosse. Le afferr la gamba e la raddrizz con uno strattone, quindi la blocc con la sbarra e le cinghie. Maggie grid una volta sola, poi svenne. L'Angel la sistem con cura su un sedile bruciacchiato, la copr con alcune coperte salvate dal rogo poi accese un fuoco con quello che riusc a racimolare e si sedette alla luce della fiamma, a osservare la sua prigioniera nella notte silenziosa del deserto radioattivo. Abbandonata su quel sedile nero pareva una bambina, il bel viso macchiato di sangue e fumo; aveva un neo vicino al sopracciglio sinistro e una pelle bianchissima. L'avrebbe consegnata alla Polizia Urbana; aveva perso Nakamura ma almeno la cattura della sua assassina gli avrebbe permesso di salvare la faccia in Agenzia e di riscuotere una parte di quel denaro che gli serviva per continuare a vivere e a lavorare.

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Origami di Elisabetta Vernier * Joel detestava restare con le mani in mano. Aveva forzato la banca dati del Servizio Aeronautico per procurarsi il tracciato radar del velivolo di Nakamura e tutto quello che aveva ottenuto era una linea di puntini verdi che si spegneva appena superati i confini della City. Le Wastelands non erano coperte neppure dai radar militari e certo non si poteva andare a setacciarle sul terreno in cerca di tre persone in un'area di cento chilometri quadrati. Bisognava aspettare che Maggie trovasse un modo di mettersi in contatto con lui, se era ancora viva... Joel decise che non sopportava quel se e cerc di cancellarlo dalla sua mente. Maggie era viva, doveva esserlo! Lavoravano troppo bene insieme per perderla alla prima missione, e poi il Kranio ci sarebbe rimasto molto male. - Oh, Maggie... - mormor l'Ebreo. - Maledizione, dove sei? * Marciavano ormai da molte ore sotto il sole cocente delle Wastelands ma la City era come un miraggio, persa nell'aria bollente che ne distorceva il profilo irregolare. La gamba di Maggie andava sempre peggio e Rafe si era offerto pi volte di caricarsela sulle spalle ma lei aveva sempre rifiutato, dicendo che non ne aveva bisogno. I due procedevano in una tregua non dichiarata poich in quella fornace era molto difficile scappare, soprattutto con una gamba fratturata. Sebbene il suo impianto di collegamento audiovisivo avesse smesso di funzionare da tempo, Maggie si accorgeva di parlare ancora come se l'Ebreo fosse l ad ascoltarla; avrebbe dato qualsiasi cosa per risentire la sua voce nell'auricolare ma questa taceva ostinatamente.
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Origami di Elisabetta Vernier - Hey, Angel! - disse la ragazza, con voce roca. - Io mi fermo. In quello stesso istante la sua gamba fratturata cedette e Maggie si accasci al suolo, con il viso nella sabbia, senza pi muoversi. Rafe si gett su di lei e la sollev delicatamente, girandola sulla schiena per farla respirare; Maggie starnut vigorosamente e apr gli occhi.. - Cristo! - la aggred Rafe. - Perch non mi hai detto che stavi crollando? - L'ho fatto... - rispose lei, guardandosi la gamba rotta; la frattura si era scomposta e le ossa rotte formavano strani bozzi sotto la sua pelle incrostata di sangue. - Bel casino, eh? - aggiunse sarcastica. - Bel casino davvero... - le rispose Rafe, depresso. Con la gamba ridotta in quel modo non avrebbero potuto proseguire, a meno che lei non si fosse decisa a farsi trasportare; i soccorsi potevano metterci molto tempo, un tempo che Rafe non aveva affatto. Gli restava l'ultima dose di tetrasinthinsulina, che gli avrebbe permesso di tirare avanti sino a quella notte, poi il coma lo avrebbe ghermito firmando la condanna a morte per entrambi. - Mangiamo qualcosa, ti va? - chiese alla ragazza. - Non ho fame... - Se vogliamo proseguire devi mangiare! - insistette Rafe. - Io non ho intenzione di proseguire. Gli uomini del Kranio mi staranno gi cercando e arriveranno qui al pi tardi domani. Era falso e Maggie lo sapeva bene. - Non posso aspettare sino a domani! - Beh, vattene! Chi ti trattiene? - Non torner senza il mio ostaggio! Niente ostaggio, niente soldi e a me i soldi servono... - Soldi? per questo che lo fai? - domand Maggie, stupita. - Certo. Tu perch uccidi, scusa?
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Origami di Elisabetta Vernier - Perch mi piace farlo, e poi per far piacere al Kranio. Mi sembrano motivi migliori dei tuoi! - Dipende dai punti di vista. - tagli corto Rafe e si avvicin per farle bere qualche sorso della poca acqua che gli era rimasta. Maggie bevve senza fare storie e rimase in silenzio per qualche minuto, lasciando che l'acqua ridesse vita al suo corpo ferito. La sua mente rimuginava un'idea: i soldi. - Senti, Angel... - disse al giovane, che si volse a guardarla. - Mi chiamo Rafe. - la corresse lui, senza animosit. - Rafe... Quanto ti pagano per questa missione? - Perch ti interessa? - chiese, sospettoso. - Mi interessa. - tagli corto lei. - Allora, quanto? - Tre milioni per Nakamura vivo ma ora da te ne ricaver al massimo due, se saranno generosi... Maggie si accorse di avere avuto una buona intuizione: l'Angel era pagato una miseria e aveva bisogno di soldi. Forse poteva proporgli uno scambio vantaggioso per entrambi. - Dimmi, secondo te quanto vale l'impero di Nakamura? - In che senso? - domand Rafe, senza capire. - Nel senso di tutte le informazioni su tutte le sue attivit legali e illegali... - spieg Maggie, osservando il volto del giovane. - Scherzi? Non meno di cinquanta milioni, perch? In risposta Maggie si snod il bandana, traffic brevemente dietro un orecchio quindi gli porse sulla tela lisa un minuscolo chip cilindrico con tanti piedini metallici. - Che cazzo fai? - le grid in faccia Rafe, puntandogli contro la S&W per la prima volta da quando avevano lasciato il velivolo distrutto. - E sta' calmo! - inve Maggie, - Non vedi che solo un chip? - Mettilo via... Detesto questa robaccia cibernetica!
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Origami di Elisabetta Vernier - Ah davvero? - lo derise lei. - Peccato, perch qui dentro ci sono cinquanta milioni cibernetici: tutto quello che avresti voluto sapere sulla buonanima di Nakamura e che non hai mai osato chiedere! - Mi prendi per un deficiente? - sbott Rafe. - Magari l dentro ci sono le ricette della Zia Pina... Come faccio a sapere che non mi stai fregando?- Sto dicendo la verit... - disse Maggie, ma si accorse di non avere nessun modo di provare all'Angel che quello che diceva fosse vero; ci voleva una consolle, ma quella pi vicina stava nel retro del Maze. - So che non mi credi ma ti voglio fare una proposta. Ho dentro di me un impianto di ricetrasmissone satellitare con cui gli uomini del Kranio possono rintracciarmi ovunque, ma quando siamo caduti dobbiamo essere usciti dal raggio d'azione del satellite. Se riesci a portarmi all'interno della zona coperta i miei colleghi saranno qui in poche ore con una consolle Sony-Mitzu. Cos tu potrai controllarti il tuo chip e levarti dalle palle e io me ne torner dal Kranio con loro e buonanotte. Ci stai? - S ... Allora mi hai preso davvero per cretino! - ribatt Rafe. - Senti questa: arrivano i tuoi compari, mi rompono le ossa e mi mollano qui nelle Wastelands a tirare le cuoia. Davvero un bel quadretto, non trovi? - Non accadr! Per noi uomini del Kranio la parola data sacra. Il chip per la mia vita: questa la mia offerta. Rafe si accorse di non avere altra scelta: doveva accettare l'offerta di Maggie. Se non l'avesse fatto sarebbe morto di sicuro per una crisi iperglicemica in meno di dodici ore; una morte certa contro una possibile, ma se invece Maggie diceva la verit, avrebbe avuto cinquanta milioni di nuovi yen e una nuova vita. - Accetto. - disse e, senza aggiungere altro, sollev la ragazza di peso, se la caric sulla schiena e incominci a camminare verso la City.
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* Quando il videoterminale collegato al satellite si accese, mostrando un puntino rosso sul bordo della griglia di monitoraggio, Joel fece un balzo cos improvviso che rischi di cadere dalla sedia sulla quale aveva trascorso le ultime dodici ore. Fuori dal Maze il sole tramontava lentamente, nascosto tra le nubi cariche di pioggia che avevano invaso il cielo della City provenendo dall'oceano. L'Ebreo si allacci con movimenti febbrili la fascia di collegamento intorno alla fronte, accese la consolle e ripristin il collegamento audiovisivo con Maggie. - Ma che diavolo... - esclam, quando si accorse che il segnale video era assente, ma poi sent il respiro leggero sul canale audio e si calm. Forse Maggie dormiva... - Maggie, mi senti? Sono io, Joel... - disse, sussurrando nel microfono. Un istante pi tardi il video si accese e la voce di Maggie risuon nelle sue orecchie, stanca ma felice. - Oh, grazie al cielo! Joel... - disse, poi aggiunse, parlando con una terza persona di cui l'Ebreo poteva vedere solo la nuca: - Ci hanno localizzato, ora ci possiamo fermare... - Finalmente... - rispose una voce tenorile, impastata dalla fatica. Non era Nakamura quindi poteva essere solo l'Angel. - Maggie, l'Angel vivo? - le chiese Joel. - S , vivo ma non pi un problema. - disse lei. - Il vecchio bastardo morto e ho qui qualche suo ricordino per il Kranio. Quando ci venite a prendere? - Se restate dove siete, - rispose Joel, - saremo da voi in un'ora al massimo. - Perfetto! - esclam Maggie, - E portate con voi una consolle per la Virtual-Rete... - Una consolle? - domand Joel, perplesso. - Cosa ve ne fate in mezzo alle Wastelands?
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Origami di Elisabetta Vernier - Fai come ti dico, Ebreo! - lo zitt Maggie. - Non chiamarmi Ebreo, hai capito? - sbott Joel ma la ragazza aveva gi escluso il contatto audiovisivo. L'Ebreo non riusc ad arrabbiarsi per quell'insolenza: non era importante. L'importante era averla trovata, e che fosse viva. * L'Angel si era accasciato al suolo vicino a lei ma non aveva affatto un bell'aspetto: era pallido e sudato e respirava rumorosamente. Maggie inizialmente lo lasci in pace, pensando che avesse solo bisogno di un po' di riposo, ma poi vedendo che non si riprendeva allung una mano verso di lui e prov a scuoterlo. - Rafe! - disse, preoccupata. - Rafe, che hai? Il giovane non rispose e non si mosse. - Hey, stupido Angel, rispondimi! Che cavolo hai, sei malato? Silenzio. Maggie si trascin sul sedere sino a lui e puntellandosi su un braccio lo rigir in una posizione supina: il volto del giovane si rilass un poco e il respiro divenne meno faticoso. Pareva che l'Angel fosse entrato in coma ma l'unica idea che le venne in proposito fu che il giovane fosse stato punto da uno scorpione del deserto. Cos , sempre strisciando, gli scopr prima le gambe poi le braccia ma non trov il segno di punture. Una cosa strana per la trov: sotto la pelle dell'avambraccio sinistro, cos bianca da essere trasparente, si intravedeva una piccola capsula endocutanea. - Vediamo un po' che roba questa... - disse Maggie tra s e con delicati movimenti estrasse il corpo estraneo dal braccio dell'uomo; sull'etichetta della capsula vuota vi era stampato un nome: tetrasinthinsulina. - E che cazzo sarebbe? - esclam la ragazza, esasperata.
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Origami di Elisabetta Vernier Non aveva mai sentito un nome del genere; poteva essere una medicina, una droga, o chiss cos'altro. - Joel! - disse a voce alta, riattivando il contatto audiovisivo con l'Ebreo. Era passato poco tempo e forse l'Ebreo era ancora nella Periferia. - Joel, accidenti, vuoi rispondere? - ripet, irritata dal silenzio radio ingiustificato. - Cosa vuoi? - rispose dopo un po' l'Ebreo, con degnazione. - Senti, per caso sai cosa cazzo la te-tra-sinth-insulina? - Mai sentita. Deve essere qualche nuova droga sintetica. Vuoi che guardi? - S , grazie... Guarda e sbrigati: l'Angel sta male. - Mi spieghi cosa te ne frega di quello stronzo? - Non rompere! Cerca e basta. - tagli corto Maggie. Aveva un debito con il giovane Angel, gli aveva dato la sua parola e intendeva mantenerla; non lo avrebbe lasciato morire come un cane in mezzo al deserto dopo che lui le aveva salvato la vita, trasportandola sulla schiena per miglia. - Maggie? - giunse la voce dell'Ebreo, - L'ho trovata: una specie di medicina per una malattia genetica molto rara, il diabete. Sembra che il tuo amico sia malato, eh? - ridacchi Joel. - Smettila di ridere come un cretino e procurati una capsula di quella roba. - lo zitt Maggie. - Se vieni senza la capsula ti ammazzo! - aggiunse e chiuse il collegamento. Era un bluff. Non avrebbe mai potuto uccidere Joel, le piaceva troppo, ma questo lui non lo sapeva e una piccola minaccia non gli avrebbe fatto poi cos male. * Il fuoristrada con a bordo Cane e l'Ebreo si ferm in una nuvola di polvere e Maggie zoppic sino al portello posteriore.

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Origami di Elisabetta Vernier - Dammi la capsula, svelto! - disse, strappando il contenitore sterile dalle mani di Joel, poi ritorn al piccolo fuoco da campo che aveva acceso con fatica per riscaldare Rafe. L'Angel giaceva immobile sotto la giacca mimetica di Maggie e aveva un aspetto davvero orribile. La ragazza gli inser delicatamente la medicina sotto la pelle del braccio inerte, massaggiandolo per favorirne la diffusione, quindi si sedette sulla sabbia, attendendo un qualunque segnale di ripresa. Nel mentre Joel era sceso dalla macchina e scherzava con Cane che, con i piedi fuori dal finestrino, fumava una sigaretta di hashish al posto di guida; i suoi enormi canini brillavano nella debole luce della cabina. - Oh, che carina l'infermierina! - le grid Joel, deridendola. - Hey, Maggie! stato bello fare sesso con un angelo? - rincar la dose Cane, insensibile come sempre. Dal piccolo campo giunse la risposta di Maggie, vetriolo puro. - Vaffanculo, Cane! Hai il cervello a senso unico! I commenti cessarono subito e Maggie torn a concentrarsi sul suo paziente che in quei minuti aveva cominciato a migliorare. La ragazza cerc di svegliarlo. - Hey, Rafe! - disse, scuotendogli un braccio. Dal veicolo provenne un coretto di derisione di voci in falsetto: - Hey Rafe! Hai sentito, lo chiama anche per nome... Maggie non vi bad perch l'Angel aveva aperto gli occhi. - Ciao - le disse poi aggiunse, come stupito: - Sono vivo... - Certo che sei vivo! - gli sussurr Maggie. - Ho fatto portare la tua medicina... - poi tacque, incapace di proseguire. Gli occhi dell'Angel erano incredibilmente belli, di un azzurro cos chiaro che nella luce del fuoco assumevano tonalit ambrate. Maggie inghiott a vuoto. - Grazie... - le disse Rafe. - Hai mantenuto la tua parola.

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Origami di Elisabetta Vernier - Ho fatto portare anche la consolle... - disse lei e fece per alzarsi per portargliela ma Rafe la trattenne, stringendole l'avambraccio con una mano. - Non serve, so che hai detto la verit, altrimenti non mi avresti salvato la vita... Maggie gli abbotton distrattamente il penultimo bottone della camicia poi gli mise in mano la capsula vuota di tetrasinthinsulina, che adesso conteneva il chip da cinquanta milioni di nuovi yen e gli disse: - Questo conclude il nostro patto. Ti lasceremo all'Holy Trinity Hospital...- poi aggiunse - Rafe, ci rivedremo? - Certamente... - rispose Rafe e si accasci stremato, stringendo in mano la sua nuova vita. * Quella sera il Maze era pieno come un uovo ma Maggie sedeva da sola in uno dei piccoli spar, avvolta dall'aria greve e fumosa del locale. La gamba ingessata le doleva un po' ma la ragazza era rilassata, come non lo era stata pi da molto tempo. Il Kranio, soddisfatto dall'esito della sua ultima azione, le aveva concesso una settimana di vacanza e le aveva persino promesso un impianto nuovo. Maggie lo aveva osservato mentre, gongolante, disponeva i suoi nuovi trofei nella teca del Maze: quella collezione di barattoli pieni di formalina era per lui come un monumento al suo successo, e ora gli occhi e i testicoli di Nakamura facevano bella mostra di s assieme a tutti gli altri trofei di guerra del Kranio. La ragazza fu strappata alle sue riflessioni dal rumore dei passi di qualcuno che si avvicinava al suo tavolino; pensando che si trattasse del solito Cane che veniva a infastidirla, Maggie fece per alzarsi e andare via. Ma non era Cane.
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Origami di Elisabetta Vernier - Aspetta, Maggie! - le disse l'Ebreo, facendole cenno di restare. - Ah, sei tu... - sospir Maggie e si rimise comoda sulla panca, distendendo la gamba fratturata. Non vedeva l'Ebreo da ormai una settimana, la settimana che aveva trascorso all'ospedale per farsi sistemare la gamba dopo la disavventura nelle Wastelands, e aveva cominciato a chiedersi che fine avesse fatto. Aveva sentito la mancanza della sua voce nelle orecchie per tutto quel tempo e ora quasi non lo riconosceva. Joel infatti si era ripulito: si era rasato e al posto della solita T-shirt bordeaux e dei blue jeans stinti indossava un ridicolo abito da pinguino, con tanto di cravatta. Era davvero carino ma Maggie non pot fare a meno di sfotterlo un po'. - Allentati quel nodo che senn ti strozzi! - gli disse. Joel arross sino alla radice dei capelli e si allent il nodo della cravatta con un gesto goffo. - Hai da fare stasera? - le chiese, giocherellando nervosamente con l'anello che portava all'anulare destro. - Perch? - chiese lei, perfettamente consapevole di metterlo ancor pi a disagio di quanto gi non fosse. - Niente, era solo per sapere... - tagli corto Joel, punto nel suo orgoglio maschile, ma poi aggiunse: - Beh, stasera c' il primo concerto virtuale alla Cyber Music Hall e pensavo di collegarmi per dare un'occhiata, ma suppongo che a te non interessi, vero? Voi killer non sapete apprezzare la musica classica... - Cosa vorresti dire? - incominci a inalberarsi Maggie, Credi che noi killer siamo tutti dei poveri ignoranti? Ma ti sei guardato allo specchio, sottospecie di topo della Rete col cervello di pastafrolla... - Guarda che, in caso ti fosse sfuggito, io sono il miglior virtual-surfer della City... - la interruppe Joel, piccato. Maggie apr la bocca per controbattere con una delle sue risposte al vetriolo ma poi la richiuse, accorgendosi di quanto
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Origami di Elisabetta Vernier fosse grottesca quella situazione: non aveva nessuna voglia di litigare quella sera, meno che mai con Joel. Voleva sentirsi viva e voleva un uomo vicino a lei. Anzi, ammise a s stessa, voleva proprio quell'uomo in particolare... - Posti in prima fila, stasera? - chiese con un sorriso pacificatore e fece cenno a Joel di sedersi affianco a lei.

Elisabetta Vernier (eliver@tin.it ) 1997/2002


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