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Composita solvantur

di Franco Fortini

Letteratura italiana Einaudi

Edizione di riferimento:

Einaudi, Torino 1994

Letteratura italiana Einaudi

Sommario
Sommario Lanimale Qualcuno fermo Le piccole piante Dimmi, tu conoscevi Sono nella stanza E cos una mattina Disoccupato Stanotte Elegie brevi Saba In memoria di E. V. Per J.-Ch. V., dopo una lite Lavori in corso Dove ora siete Quella che Da una canzone dei primi del secolo Una semplice nebbia Nel cortile Compiendo settantacinque anni Su di un calendario svizzero Sette canzonette del Golfo Ah letizia Lontano lontano Se la tazza Gli imperatori 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25

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Sommario
Come presto Aprile torna Se mai laida La salita Linverno Italia 1977-1993 Questo verso Il custode La salita Composita solvantur Transi hospes Sopra questa pietra Cos non fu Guardo di notte il temporale Ruotare su se stessi La notte oppresse Se volessi unaltra volta E questo il sonno... Appendice di light verses e imitazioni Lincontro Ausgrenzung Limes La spedizione di La Condamine A un critico 26 27 28 29 30 32 33 34 37 40 41 42 43 44 45 46 47 49 50 52 53 56 57 58

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Sommario
Ancora sul Golfo Considero errore Durable 5168 E tintele per sante Orazio al bordello basco Da Hegel Da Baudelaire Da Brecht Da Heaney 59 60 61 62 63 64 65 66 67

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LANIMALE

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Franco Fortini - Composita solvantur

QUALCUNO FERMO... Qualcuno fermo, lontano, riparte, dove la strada svolta nel bosco tra pietre e siepi. Poi rieccolo, tra le vigne, pi lontano. Non vede o, se vede, non conosce pi. Che sera senz ombre, erbe, la vostra. Enorme lalbero in aria, su chi va... E mai non era nostra la schiuma dello stagno o il ruvido lentischio, nulla avevamo compreso, non il sentiero, non il paese chiuso dove non cera anima viva e tocca invano ai selci il passo del segnato da Dio. Fra poco sar buio, sar lurlo daria, dei cani alla catena e delle piccole fiere le veloci le disperate imprese. Ma prima di rispondere di no, ecco, guardiamo ancora, vi prego, i prati dove in pianto eravamo passati, le vigne e di alti nidi immenso lalbero! E fedeli chiediamo di portare unaltra volta ancora ai mormorii della fedele mezzanotte lintelletto delle erbe e il nostro.

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LE PICCOLE PIANTE... Le piccole piante mi vengono incontro e mi dicono: Tu, lo sappiamo, nulla puoi fare per noi. Ma se vorrai entreremo nella tua stanza, rami e radici fra le carte avranno scampo. Ho detto di s a quella loro domanda e il gregge di foglie ora qui che mi guarda. Con le foreste riposer e le erbe sfinite, vinte innumerabili armate che mi difendono. 5

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DIMMI, TU CONOSCEVI... Dimmi, tu conoscevi, vero, quanto sia indegna questa vergogna di vecchiezza? Con la punta del sandalo hai messo in fuga lo scorpione mentecatto. I microcircuiti gli scattano, arranca verso la cunetta ancora molle. E i cari amici che ora qualche anno non vennero in vacanza, li hai pi veduti? Davvero li avevi conosciuti? Meravigliosa la maest di tanta sorte. La nostra debolezza era dunque cos forte. Lo scorpione tentenna la sua rabbia, il suo programma.

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Ma ti prometto, avrai il sonno, avrai la fede nel padre, e nel tuo sonno onnipotenti fiumi 15 dove sarai felice, neri di notte. Al traghetto batte fra le canne della riva una vedova barca pensosa. Lo scorpione ha serrato nel nido di rena la mente, rattratto riposa.

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SONO NELLA STANZA... Sono nella stanza dove tutto ordinato dove tutto settembre. Sul davanzale si agitano, avvisate dei mutamenti celesti, le formiche. Nessuna melodia nasconda qui una severit modesta la sola che non disconviene. Assonanze! Le vostre ragioni quando la notte senza movimento dal fondo dei legni le odo. Ma il tarlo che rodeva non c pi ma immaginari i cigolii. Voi nei sistemi strani che le disperazioni levano dentro il folto arduo del mondo e ora nella stanza calma dellantenato che sono o divengo immobili indifesi ragni esili pendete.

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E COS UNA MATTINA... E cos una mattina di marzo aprivo le persiane e rosa tutto fiori cera un albero. Mi diceva Carlo Thouar che avevo molta fortuna a non vedere solo case scialbe. S proprio bello dicevo. C la magnolia altissima 5 che ho messo nelle poesie e una volta anche scrissi dello strido di una foglia e di uccelli caduti di nido. Ma quelli non erano qui. Li avevo pianti da bambino. Che feci in terra la buca per un corpicino e una croce di stecchi ci avevo messo. Anche mia figlia da piccola fece lo stesso, accucciata e severa, e poi non si trov mai pi dovera fra lerba quel sepolcro. Fra lerba... Non davvero questione di tempo o di spazio! Dalla finestra mi tolgo, caro Carlo, non sazio. Eppure lo conosco di che cosa composto il giardino fresco fiorito marzolino dove visi votivi minuti di spiriti mesti dai rami come corolle oscillano. 10

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DISOCCUPATO... Disoccupato o in cerca di prima occupazione infante scolaro studente questa ecco la prova della fragilit capillare del secreto vaginale, del sangue occulto. Oh linutile piet che vi colora vanissime metriche pause! Volete levarvi via, sparire subito o sperate in quel dio che vi innamora?

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STANOTTE... Stanotte un qualche animale ha ucciso una bestiola, sottocasa. Sulle piastrelle che illumina un bel sole ha lasciato uno sgorbio sanguinoso un mucchietto di visceri viola e del fiele la vescica tutta doro. Chiss dove ora si gode, dove dorme, dove sogna di mordere e fulmineo eliminare dal ventre della vittima le parti fetide, amare. Vedo il mare, celeste, lietissime le vele. E non vero. Il piccolo animale sanguinario ha morso nel veleno e ora cieco di luce stride e combatte e implora dagli spini piet.

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ELEGIE BREVI

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SABA La mattina di luglio e a volo lacqua della manichetta va su gradini e foglie e l di certo contenta mia moglie allegra agita lo scintillo... Va la memoria ad un verso di Saba. Ma ne manca una sillaba. Per quanti anni lho male amato infastidito per quel suo delirio biascicato, per quel rigiro desistenza... E ora che riposano il suo libro e il mio corpo indifferenti come un sasso o una pianta o una invincibile ombra nel bosco (nel vuoto il sole savventa e uniride ne grida) riconosco con lo stupore di chi vede il vero lunga la poesia, lungo lerrore. Parevi stanca, parevi ammalata ma tho riconosciuta, io che tho amata.

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IN MEMORIA DI E. V. In forma di preziosa pietra opale ti hanno visto converso stupiti gli amici o tu che i sogni nostri percuoterai orrore lasciando e scompiglio. Piccolo oggetto chiaro era la faccia nella cassa, fra i libri. Domandi ora chi era? Risponder: da vivo lo avevo conosciuto poi chiuso chiuso cos lho veduto. 5

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PER J.-CH. V., DOPO UNA LITE La forma singolare dello spettro fu per le strade alte a notte acuta. E tu infuriavi contro te nel petto. Ma se le menti avessero veduta la seguace curiosa a noi daccanto, la degli anni maestra, altre e di aiuto grida fra noi, fratello, altro il compianto... 1991. 5

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LAVORI IN CORSO Le nuvole volanti e i lumi intensi! I cittadini delleterna vita! (E i beati cortei oltre le lagrime sorridenti, in attesa; e lalto tempio della promessa, ecc.).

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DOVE ORA SIETE... Dove ora siete, infelici studenti, nelle sere delle nevi vane, aule nere, Siena, di conventi, trattorie di salsicce, cacio, pane... * E anche tu, Giacomo, te ne sei andatovia nel vello di te medesimo impigliato. Piangere non sai pi sai solo leggere e in tuo terrore quasi piangendo leggi. E vattene anche tu, Alfonso e tu Pier Giorgio e tu Grazia che ormai e Elio e Raniero e Vittorio e quanti ancora. Vengono, siedono nella poltrona sdruscita, chiedono il portacenere, vogliono sapere. Alla porta li accompagno con un benevolo sorriso. E tornate dico a quelli che non torneranno. 5

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QUELLA CHE... Quella che. ritornata questa notte in sogno. Uno dei miei compivo ultimi anni. Sono, le chiesi, vicino a morire? Sorrise come allora. Di te so, mi rispose, tutto. Lascia quel brutto impermeabile scuro. Ritornerai comeri.

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DA UNA CANZONE DEI PRIMI DEL SECOLO O vita, o vita mia, o cuore di questo cuore, come sono corse le nostre ore, come lunga la via! Se parole dico ancora, se guardo e non so pi che cosa, la prima e lultima sarai per me, ansia mia amorosa. 5

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UNA SEMPLICE NEBBIA... Una semplice nebbia si chiusa su alberi e torri e si altera lora in un poco di bruno e rosa che la spera del sole fora. Giovani ansie, piet per voi che ai sassi dei giardini la mattina vi umiliate. Piet per il filo di gioia che non basta. Per la noia che vi affina. Egli vorrebbe dimpeto volare nel passo del pensieroso, nella gola della vergine, nella disperazione che a tutto acconsent. Ma dlstingue invece le foglie chiare gi placcate in pozze e lastre. 5

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NEL CORTILE... Nel cortile, nel giardino nero di vecchia neve, c un grande fuoco di ramaglie, un fuoco vero. Che bello! oltre lArena si rapprende un resto daltro secolo viola e verde e la notte distende le sue imprese. Vuol dire che febbraio savvicina. Il Centro Meccanografico lampeggia luce turchina. Salgono ai quarti piani le faville e la fiamma volge un fumo delizioso che ai vecchi fa lucenti le pupille. 5

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Il fuoco profuma. Il fuoco sprizza fino al terzo piano. Odora laria di buona essenza. Sporgono la testa alle finestre i vecchi e chiamano i ragazzi a vedere linsolita festa. 15

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COMPIENDO SETTANTACINQUE ANNI Com che sei venuto a questo sole chiaro e al sedile delle lisce mattonelle? Ora sul fondo delle tue pupille il mondo senza fine vero appare. Sei quel che allora un giovane non vide: lo spruzzo del delfino, la dritta sterna bianca, questa ira ostinata che ti stanca, la gabbianella minuta che ride. 5

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SU DI UN CALENDARIO SVIZZERO Tu non vorresti crederlo ma veramente delicata dagli erebi del monte liride va e gli olii delle essenze filano in ombra e in sole lungo il monte. Fina goccia per il succo dellinsetto, tutto ancora . Misura il bene interno: tanto dal cielo fino al basso inferno quanto da te a te che attento aspetti 5

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SETTE CANZONETTE DEL GOLFO

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AH LETIZIA... Ah letizia del mattino! Sopra lerba del giardino la favilla della bava, della bava del ragnetto che saffida al ventolino Lontanissime sirene dautostrada, il sole viene! Che domenica, che pace! la pace del vecchietto, lora linda che gli piace. Le formiche in fila vanno. Vanno a fare, ehi! qualche danno alle pere gi mature... Quanto sole sul muretto! Le lucertole lo sanno.

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LONTANO LONTANO... Lontano lontano si fanno la guerra. Il sangue degli altri si sparge per terra. Io questa mattina mi sono ferito a un gambo di rosa, pungendomi un dito. Succhiando quel dito, pensavo alla guerra. Oh povera gente, che triste la terra! Non posso giovare, non posso parlare, non posso partire per cielo o per mare. E se anche potessi, o genti indifese, ho larabo nullo! Ho scarso linglese! Potrei sotto il capo dei corpi riversi posare un mio fitto volume di versi? Non credo. Cessiamo la mesta ironia. Mettiamo una maglia, che il sole va via. 10 5

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SE LA TAZZA... Se la tazza mi darai che mi piace, la mia tazza con il manico marrone, gentilissima ragazza, tu felice mi farai. Il suo manico ha il colore del pi vivo e ricco t ma riflette anche il turchino del leggero cielo se leggero come te.

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GLI IMPERATORI... Gli imperatori dei sanguigni regni guardali come varcano le nubi cinte di lampi, sui notturni lumi dellorbe assorti in empi o rei disegni! Gi fulminanti tra fetori e fumi irte scagliano schiere di congegni: vedi femori e cerebri e nei segni impressi umani arsi rappresi grumi. A noi gli di porsero pace. Ai nostri giorni occidui si avvivano i vigneti e i seminati e di fortuna un riso. Noi bea, lieti di poco, un breve riso, unaperta veduta e i chiusi inchiostri che gloria certa serbano ai poeti. 5

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COME PRESTO... Come presto passato linverno fra clamori terribili e vani! Le battaglie di popoli estrani che mai sono in confronto alleterno, alleterno degli ippocastani che dai ceppi si industriano lenti a sperare germogli lass? E tu assorta graziosa annoiata sul terrazzo, in pigiama pervinca forse chiedi al mattino che vinca come il sole la bruma ostinata cos il bene sui campi cruenti? Ma domenica, marzo: non senti che un altranno, e il suo peggio, svan?

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APRILE TORNA... Aprile torna e a sera un frescolino irrita gote di ragazze accese: in un palio ciclistico protese volanti rubiconde mutandine. Come rauche ora vociano parole quasi laide nellaria della sera! Fu dolce, in altro tempo, primavera. Godono pepsi cola ignude gole. I ragazzi le annusano. Una bella pass, di zinne e deltidi ribaldi e daltro che acre un d mi fu diletto. Ma come mai sensibile diletto trovar non so che me attonito scaldi? S, daprile il dormire cosa bella. 5

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SE MAI LAIDA... Se mai laida una limaccia quando a ottobre laria spenta lenta bava perse lenta che di lunga e liscia traccia porri o sedani segn, metaldide in grigi grani fai che inghiotta; e a globo stretta plasma e anima rimetta. Quanti soli gi lontani la lucertola mir! Lento a di crudeli e ignoti va il mio bruno ultimo fiele... Dove volgi, ansia fedele? A che vomito mi voti, cara meta che non ho?

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LA SALITA

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LINVERNO da Agrippa dAubign Le mie voglie, pi sterili che belle, Volano via. Voi lo sentite, rondini, Si dissipa il tepore, avanza il freddo. I nidi siano altrove. Non turbate Di ciarle i sonni, di sterco le mense. Dorma in pace la notte del mio inverno. Scarso si trae ormai sul mondo il sole. Meno scalda ma illumina costante. Senza rimpianti mi tramuto, quando Di falsi amori fatui mi rimorde. Linverno amo, che me di vizi monda, Di morbi laria, di serpi la terra. Candido il capo gravano le nevi. Stempra quei geli il sole che mi lampada Ma scioglierli non pu, corto febbraio. Nevi, scorrete al cuore in freddi rivi N cenere arda che altri incendi avvivi Quali, cinto di fiamme, un giorno amai. Spenta la vita, gi non sar spento. Lampegger di me lo zelo santo Ardente per la santa arca divina. Sia dei miei resti un olocausto ai templi, Ghiaccio ai fuochi empi, rsina ai celesti, Torcia raggiante e no funesta fiaccola. Breve il piacere ma breve la doglia. Di usignoli silenzio e di Sirene. Nessuno, vedi, i frutti e i fiori coglie N speranze lusinga ombra di bene.

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Beata estrema et linverno viene Che tutto gode e pi non d travaglio. Ma prossima la morte e a una immortale Vita, chiusa la falsa, apre le porte Vita di vita e morte della morte. Chi gli agi fugge per amar naufragi? A chi, pi del riposo, il viaggio piace E il lungo errare pi dolce del porto?

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ITALIA 1977-1993 Hanno portato le tempie al colpo di martello la vena allago la mente al niente. Per le nostre vie ancora rispondevano a pugno su gli elmetti. O imparavano nelle cantine come il polso pu resistere allo scatto dello sparo. Compagni. Non andate cos. Ma voi senza parlare mi rispondete: Non ricordi quel ragazzo sfregiato la sera dellundici marzo 1971 che correva gridando Cercate di capire questa sera ci ammazzano cercate di capire! La gente alle finestre applaudiva la polizia e urlava: Ammazzateli tutti! Non ti ricordi? Si, mi ricordo. 15 5

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QUESTO VERSO Tu conmigo, rapaz? Contigo, viejo. Notte ancora e la casa nel suo sonno. Gi sveglio, andavo alla finestra, aprivo le imposte del terrazzo, su quella ringhiera posavo la fronte. Oltre gli orti ancora bui, le chiese e i culmini, il cielo era chiaro in cima ai rami dei platani, dei lecci e degli allori. Il disegno era rigido e preciso, contro i colli, dei cipressi e delle rondini. Perch piet per quellombra, perch la scongiuro se scorgo le orme di minuscole ferite sui ginocchi dei ragazzi e, mi rammento, gustavo fra i denti le croste brunite raschiate alle mie cicatrici. Atterrito dal mondo e da se stesso egli fermava contro il ferro la sua tempia. Rispondo che piet per lavvenire, per il patire interminato che entro tanto splendore uno spavento come una bestia immane dallazzurro annunziava a quel misero tremante nella felicit che il pianto libera. Da qui lo assisto, da qui ora lo consolo... Poi quando i rami al raggio si avvivavano della meravigliosa alba serena lApparita lontana era speranza al primo vento gi volando questo verso. 5

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IL CUSTODE Allora comincer con un altro disegno, unaltra carta, ancora una leggenda. Cos una volta, lungo una scala di clinica, ho visto un vecchio che piangeva. Era di notte, alle quattro, credo, e la neve guardavo volante sui fanali dei cortili e dei viali, degli incroci, grande neve. Quanto delle mortali ardenti orine brune nelle ceramiche si congelava! Pendevano le flebo, nei loro sacchi di bende luso delle pupille i trapanati cranici perdevano, la caposala suora sedeva luccicando, dritta nella sua cassa di cristallo. Vinto dal pianto il vecchio dormiva oramai meditando nel sonno e sorridendo. * E tutto, eccolo, lesito, il residuo e sul palmo della mano destra ora vedilo, guardia notturna, guardia giurata. il concetto di tutta la mia, odimi, esistenza. 20 Frugo in fondo alle tasche, tra le briciole di paglia e di galletta, tra le bucce di castagne, lanuggini, crini di fodere. So che potrei parlarti di dolci errori i presagi o spaventi o cantilene 25 o daltro che sia orrido o ridicolo, perch c anche qualcosa di ridicolo in tutto questo, ma non ritrover chi eri, figlio di alcolizzato, Rolando, numero doro della Vigilanza, 30

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che fra i battenti dei cancelli infilavi biglietti stampigliati e in sua poltiglia la pioggia li accusa ora, li asciuga e muove il vento poi con le foglie li rotola. Periferia, Firenze, piccole ville e buio sotto fronde di un odore che quandero ragazzo chiamavo lodore dei grilli. Appoggiata la bicicletta al muro, presso a una siepe degli anni Trenta mi ascolti. questo, cerco in fretta di spiegare il punto, lergo alle pupille ironiche sotto il tettuccio del berretto militare. Ho saputo soltanto una parte ho inteso soltanto la vita che mi era nemica e non lamore, che esiste. Scuoti il capo schiacci i pedali, fruscia la dinamo. Via fila nel nero la lucciola di rubino. * E ora lascia libero il tuo servo di cercare la chiave, di stringerla ridendo. Scattino le mandate del lucchetto verso un appartamento abbandonato verso unaria nascosta che non so quando ho veduto e conosco in un film o in un libro o in una guerra. Urto i giornali guasti del fuggiasco, del tossico il cucchiaino contorto. Neanche un bulbo elettrico, strappati i fili...

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Tu di laggi, mio custode, questo vuoi farmi sapere: un impiantito piastrellato di graniglia, 60 s, e la croce della finestra l affigge

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dal viale uno sprazzo di luce e le frasche tutte ben nette in nero inchiostro scrivono. Cerco dove distendermi, compagno, dove posare il respiro. Neanche sono depresso, vorrei solo un poco meno debole la mente meno sconsiderata la speranza. Posso stringermi sullimpiantito di questalta grotta nel primo sonno chiedendo di risvegliarmi

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LA SALITA a Remo Bodei Nel bosco la traccia della nostra condotta dacqua malagevole, ripida per la pendenza. Il bosco di quercioli e lecci, di pini, castagni e robinie. E dove unestate lincendio sal nel fumo il sole volava la stipa si stringe allo spino, al corbezzolo la ginestra, allolivo selvatico il rovo.

Perch, forse fino a centanni fa, qui cerano a terrazze i coltivi. Si vedono ancora sassi da muli, muraglie senza onore 10 adorne di licheni colorati: opere degli antichi contadini che strascicati i massi li sovrapposero. Per lacquedotto i costruttori della condotta forzata, scavata a fondo una trincea, 15 posati i tubi di ghisa, le valvole, i giunti e gli snodi piombati, colmarono la fossa. Ci pass, in su e in gi, lescavatrice. Dove si riposavano a mangiare lasciarono plastiche, pece, tondino, lattine, 20 come avessero da tornare e invece non sono tornati. Gi lacqua era corsa. Salivo a fatica, la poggiata era tesa. Sul bastone chinavo il peso. Consideravo come la vegetazione con la salita mutava: ai faggi cedevano i pini, alle roveri i nobili faggi, gi risarcite nei tronchi le piaghe aperte dalle rozze benne 25

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che in una mattina squarciarono le fratte, le felci, i ginepri aghiformi. Con molta fatica salivo Non erano nuovi i pensieri, non erano tristi n lieti. Com mi chiedevo che solo da vecchio, che solo allestremo e senza saggezza n pace maggiro cos per i poggi? E mingombrava un fastidio la mente per gli apparati eterni, i padiglioni del mondo, alberi monti nuvoli che solo in sogno paiono infiniti o in tele di pitture cavernose e stanno invece circoscritti e nulli, con qualche crollo di pioggia, ogni tanto, o di tuoni impotenti o di fulmini... Non gi perch una strada accerchia il monte e, stupore alle bestie del bosco, corrono incontro al temporale infelici le auto dei miei simili! Che vorrei anzi con quelli parlare, godere dei loro volti squamosi, delle mani servili, della lingua plebea che ci fa vili. Paradiso non c e tu non crederci. Resta nel bosco senza parlare con gli alberi. Scansa con la mazza le grinfie dei pruni. Lass inumano vento dira e rombo tutto vorr svelarsi il mare. Tu non guardarlo pi. Sotto i passi ultimi calca la pietra fiacca che si sgretola, la bieca che ancora recalcitra. Intendi lansimo e i tonfi del serbatoio nella garitta dove la casa dellacqua

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che celata e cieca sale il monte per defluire nella utilit. Pensa al ritorno per cena. 65

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TRANSI HOSPES... Transi hospes et orna mensam et ne differas de die in die. Repulsa est a pace anima mea. Tetigit eam ventus urens et fructus suas destrinxit. Transi hospes et orna mensam. Solem nube tectum cernitur nec de coelo nobis fulget luna.

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SOPRA QUESTA PIETRA... Sopra questa pietra posso ora fermarmi. Dico alcune parole nello spazio vuoto preciso. le grandi storie tentennano in sonno, vacillano nelle teche i crani dei poeti sovrani. Lenigma verde ride la sua promessa. Olmi e oh vetrate di Trinity illuminatevi! Ecco il fulmine di giugno. Batte lacquata gronde e guglie. Lo spazio dei dilemmi verde e vuoto. Non pu vedermi pi nessuno qui, nessuno mi far mai pi.

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COS NON FU... Cos non fu, non fu cos, non era... Che era? La volta del cielo piano si contrae, piano. La fiamma soave illumina a lungo la sera, le classi inesorabili dei pini, le fila liquide che marzo gi tra i sassi divide. E le erbe bambine, i rospetti perplessi, Le nuvole eccelse rapprese, il mirabile inganno che sosteniamo tuttavia.

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GUARDO DI NOTTE... Guardo di notte le bellezze eterne e il poverino, che sono, domanda. Che domanda? Sotto roccia i sei banditi col mitra fra i gambali dormono e i federali a colpo certo strage presto ne faranno. Che domandare? A chi? Per quale danno? Quella era una stella. Lerba cresce, una cella dopo laltra, e di tante meraviglie la memoria non coglie che, malamente rattrappiti, i nomi, NellOregon del video fra quei sozzi banditi assopiti il pi giovane si alza a guardare la stella. Scorge le insidie, grida, fugge, scampa ansimando. (Qui nulla chiedo pi).

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IL TEMPORALE... il temporale non linterruttore. Lantichit degli alberi accoglie Edgardo fuggiasco. E sul cappellaccio del fungo il rospo batticuore. Vi prego di considerare le squame 5 che alla pianta di stipa il serpe appese con quel suo singolare crepitio. ora smagliate lacquata le porter via fino gi alla fiumara e ai muggini inebetiti. Tutto questo una volta per sempre ci dice addio. 10 Perch irritarsi? I superstiti trafficano, a uno a uno cercando riparo. Meravigliosa la resistenza mentale del giovane che riparava il casotto del cane, del vecchio che sicuro guidava in discesa, 15 della madre che aspetta lablazione. Andate via, pensose antiche piante, elci frassini faggi carpini larici olmi. Tutti in cadenza li conosco i vostri nomi di scherno che il lampo rianima. Dai correnti del soffitto, dai trapezi degli angoli i ragni geometri a me promettevano aiuto quando fossi cresciuto. Lavoravano per questo infame idillio pazienti. Era una casa di contadini, dei tempi del Granduca, a pigione per lagosto. Lagosto stanotte finiva. Senti che acqua, diceva una voce dal buio.

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RUOTARE SU SE STESSI... Ruotare su se stessi fino a perdere i sentimenti e cadere. Poi aprire gli occhi. Quello che vedi la gioia la credevi persa sciocco che eri. Mi capisci, vecchio rozzo? Sei tra erbe soleggiate e pietre. Dal folto un cinghiale ti guarda con i suoi occhi rossi tra le setole. Unape ti considera attentamente. il vero per pochi attimi. Alzati e cammina davanti a te, anche se ti hanno strappato lo sterno anche se la pupilla cibo di formiche. Tutto ormai per te.

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LA NOTTE OPPRESSE... La notte oppresse la tempesta di mano a lei fuggente in fuga agli smalti dei monti turchini. E non vuoi credere allinganno del delirio mattutino, alla coppa della clemtide molle, alla goccia mite che il ragno stolto sbava? Diligentemente investigher dove la vena sia, dove larteria della miniera. Accolta in pozze la liquidezza piovana squisita ancora forse scorger. Mi guida ludito attentissimo sotto le strida delle cornacchie che tra pini e acacie oscillano. Con gioia vivace mavvedo che la pioggia ha ben convetto di scoglio in scoglio sabbia fine e terriccio rosso e grigio dove felci e orzi spuntano. Filtr in profondo lidra pura ra gli schisti, la conoscono gli ululoni e i rari rospi, la sorbono fra sassi e prede di mosche e lordure invincibili... La profondit dei fiumi il luogo dellintelligenza. Lintelligenza che fu certo estrema. Come un operaio seduto fuma da solo mangio la mia pazienza, sono lontani i tiranni del tempo e della mente, Lira e la piaga degli anni. Lira e la piaga degli anni?

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Saldo e fiero mi stendo nel luogo caldo di spine e ginestre, accosto al covo della quaglia e della biscia. Ecco nellaria delle vespe si scaglia una felicit che mi grida: Puoi sparire! Lacqua continua a ire sotto le radiche e invece e intanto il feto gobbo della felce cuoce e gonfia e lerba bfida, la gramigna e lorzo lieve al tremolio della canicola! Puoi sparire, sparire, sparire!

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SE VOLESSI UNALTRA VOLTA... Se volessi unaltra volta queste minime parole sulla carta allineare (sulla carta che non duole) il dolore che le ossa gi comportano si farebbe troppo acuto, troppo simile allacuto degli uccelli che al mattino tutto chiuso, tutto muto sullaltissima magnolia si contendono. Ecco scrivo, cari piccoli. Non ho tendine n osso che non dica in nota acuta: Pi non posso. Grande fosforo imperiale, fanne cenere. 5

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E questo il sonno... Come lo amavano, il niente, quelle giovani carni! Era il domani, era dell avvenire il disperato gesto... Al mio custode immaginario ancora osavo pochi anni fa, fatuo vecchio, pregare di risvegliarmi nella santa viva selva. Nessun vendicatore sorger, lossa non parleranno e non fiorir il deserto. Diritte le zampette in posa di piet, manto color focaccia i ghiri gentili dei boschi lo implorano ancora levando alla luna le griffe preumane. Sanno che ogni notte sabbatte la civetta affaccendata e zitta. Tutta la creazione Carcerate nei regni dei graniti, tradite a gemere fra argille e marne sperano in uno sgorgo le vene delle acque. Tutta la creazione Ma voi che altro di pi non volete se non sparire e disfarvi, fermatevi. Di bene un attimo ci fu. Una volta per sempre ci mosse. Non per lonore degli antichi di n per il nostro ma difendeteci. Tutto ormai un urlo solo. Anche questo silenzio e il sonno prossimo. Volokolmskaja Chausse, novembre 1941. Non possiamo pi, ci disse, ritirarci. Abbiamo Mosca alle spalle. Si chiamava Klockov.

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Rivolgo col bastone le foglie dei viali. Quei due ragazzi mesti scalciano una bottiglia. Proteggete le nostre verit.

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APPENDICE DI LIGHT VERSES E IMITAZIONI

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LINCONTRO Ghiaccia la pioggia tra luci violette incontro a un capolinea, a una beatrice? o, a notte folta, finzioni dilette di un cine infame. Excelsior, Fence? Con le mie voglie in me solo costrette, comero giovane! Come felice! Uno, che fui e che ora vento, andava per le vie di sua cieca anima schiava, quando, schiusa la bocca sopra i corti canini radi acuti, ecco una donna adusata, o mi parve, agli angiporti sullampio culo ben tesa la gonna venirmi incontro a passi lenti e forti di s feroce facendo colonna, di petto immenso e capo altero e come grevi di bestia sui cigli le chiome. Con due unghie puntate a mezza vita marrest, mi squadr, sorrise appena. Poi disse: Tu non meriti salita tanto al membro ti flebile la vena. Esci dal sogno, carne mal fornita, stolida di vecchiezza e di error piena. Tacque e spar come va nave in ombra. E il suo furore la mente mi ingombra. Se la mente mi ingombri, immagine empia di un me che contro me sempre si avventa, secca ancora la lingua, arde la tempia. L nella valle che il nulla tormenta portami al sangue che la vita adempia, Ecate cara scarmigliata e lenta! E un nome avevi, o dea di crine e dira, Carla o Zaira, Isolina o Diomira.

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AUSGRENZUNG Vagolano in Turingia enormi gatti simili a linci, gonfi di minaccia. Vanno per qualche loro strana traccia, nemici agli abitati ed ai recinti. Stanno nei boschi, se li incontri, immobili. Pronti a strapparti, se li attacchi, gli occhi. Nella torva Turingia era leggenda che al tempo delIa guerra dei Trenta Anni, quando fu in agonia Germania tutta, quando per le citt torme di lupi e di feroci contadini erravano di Svevia in Slesia o dAssia in Prussia o in Stiria e nei conventi occulti fra le nevi pie suore si cibavano di fantoli conservati in nefande salamoie, smarrito il sanguinoso reggimento fuggiasco in fondo ai geli del gennaio e per irrigiditi ferrei boschi larrembata cavalla abbandonando, tale Freiherr von Lynx perd in breve ora le pistole, lo stocco e la speranza. Poi ristretto nel cavo duna quercia pass dove trentanni sono un attimo. In caute schiere a mezza notte i gatti silvestri, per sfrenata fame acerbi, strazio di quelle viscere menando il cattolico cuore lacerarono (solo i mustacchi sdegnando e le chiome che ritorte stringeva in lunga treccia) e le frattaglie ai pie dei pini sparsero

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finch nullo di lui segno rimase fuor che lossa scomposte. Ma il suo nome, che alle cose consegue e Lince suona, cal nelle latbre e nelle reni di quei felini, quasi che le mamme (in ferocissime nozze convulse) dellanimale di vista acutissima cui ornano crudeli ispidi ciuffi le fini vette delle orecchie e i baffi di imperale moschettiere, avessero il seme accolto che di poi fecondo fino ai gatti moderni e vive e vige. Nella Turingia tetra gatti immani di dilatate immobili pupille dimostra a dito, in suo corso, il viandante, custodi degli spazi inabitati che il Comunismo desol lasciando solo quei minacciosi e consci e strani.

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LIMES da Horia Goga Tornava attraverso la sera stringendo ai cuoi la mantella Decio Costanzo, Legio Fulminata. Voci venivano dai fumi. Guard il giovane che ora mangiava inquieto fra i soldati. Inutile ora parlargli, domani verso occidente lavrebbe mandato. A Roma, duomini cera bisogno per murare altre mura. I tempi erano incerti. Quando fu notte alta usc dal campo senzarmi. Prov il ghiaccio. Molto lontani dallaltra riva canti credeva udire. Per uno che viene, un altro vada, pensava disertando. Nellalba lo cercarono i soldati. Con tuono il disgelo spezzava il Danubio. Roma era ancora nel sonno daprile. Il giovane scita si svegliava felice. 5

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LA SPEDIZIONE DI LA CONDAMINE La spedizione di La Condamine lasci Parigi nel 1735 verso il Sud America per determinare la lunghezza di un grado di longitudine nelle vicinanze dellequatore. Qual era la forma vera della terra? Tre anni pi tardi 5 de Maupertuis, che era stato nellArtide, prov che la terra era uno sferoide chiacciato ai poli. La giubba, i sestanti, i diari di bordo, i canocchiali stanno nelle vetrine dei musei. Noi conosciamo 10 o crediamo conoscere quale il rapporto fra parole e immagini, fra dolore e coraggio, fra giovinezza e tedio anche perch fu misurata allora 15 la lunghezza di un grado di longitudine. [Nostro piccolo regno. Eredit sicura. Conforto temporaneo. Gloria dellagrimensura. Parte della natura. Tu, speranza e disegno].

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A UN CRITICO Del mio prossimo gelo allegro araldo gi freddi proclamavi i versi miei? Lo so e da quanto! Ma tu no. Tu sei da poco estinto, ancora caldo.

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ANCORA SUL GOLFO Ora dei lordi eserciti gli insepolti metalli di catrami e di ruggine dissecchino le valli. Ora chi uccise lacrimi ma solo in sogno; e poi dimentichi. Quei suoi pianti non giovan pi. Dove gi corse il liquido che le meningi irriga da crani innumerevoli magra ahi fili una spiga, una avena! Sia larida spina un pasto alla capra. Tanta speranza sapra ai vivi di quaggi finch storti gli striduli cardini della terra cantino e azzurri avvampino i mondi nella guerra degli spazi e dei candidi astri di l dal tempo e vacuo rida il tempio dellEssere che fu...

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CONSIDERO ERRORE... Considero errore aver creduto che degli eventi (meglio non nominarli! mi soffiano i piccoli di) di questo 91 non potessi parlare o tacere se non per gioco, per ironia lacrimante. I versi comici, i temi comici o ridicoli mi parvero sola risposta. Come sbagliavo! Ho guastato quei mesi a limare sonetti, a cercare rime bizzarre. Ma la verit non perdona. 5

Chi mai potr capire che tempo fu quello? Credevo scendere in un mio crepuscolo. Ahi gente! Invece 10 altro era, incomprensibile e senza nome. Guardavo la luna di aprile sullo Eichhorn, a mezzanotte, e la stellina doro dello Jungfraujoch, Disneyland. (Nulla era vero. Voi tutto dovrete inventare).

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DURABLE 5168 Durable 5168 Made in West Germany piccolo libro dore per due dischetti il mio sommario dunque tutto qui? (Ma ormai dimoro l, dove mi metti). Sto come ai giardinetti il vecchio quasi cieco finch un sole scarlatto fine secolo dai vetri del dicembre specchiati negli stagni la tetra nipote riporti che lo riaccompagni. Oro delle mie preci nella Durable 5168 oh dissigilla i files, selezionali, annientali. Don t save, don t save! Inizializza di netto! Di qui toglimi giovane, contro la sera lenta. 5

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E TINTELE PER SANTE... E tintele per sante queste sere dellanno nel mese ultimo, le nere le di nafta e carbone lorde sere! Tintele care, ghiaccio prega e neve, compatte chiuse lunghe notti vere... Quando tra gli echi estremi degli schianti sui vomiti che chiazzano gli asfalti lEpifania avr menato via tutte le feste, il raggio del gennaio stridendo ai vetri crmisi sue ire ti chieder, vecchia carne, di uscire.

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ORAZIO AL BORDELLO BASCO Tu, neh, chi serio uscire lo fai. Che mucchi, che tibie fini, di de, a un drink, Leucnoe, che al Babylone tendevi i numeri! Meglio qui checche arrapte (sia plurinsieme sia in trib: hippies tre?); lultima che in coppia di seta debilita, pomcia, da fare 5 un treno... Lo sai? Vini e liquori e il pazzo in breve spelonca rese il cesso. Tum, occhio, tum! Fugge livida lE.T.A. Corpodo, a che omnidi credi? l il poster.

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DA HEGEL Naviga per loceano con mille vele il giovane. Muto al porto si trae sulla barca superstite il vecchio.

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DA BAUDELAIRE 1. Tetta solenne e dolce mi va giusta Ma se tosta non poco mi gusta. Mica vengo, diocristo!, da Houston o da Brema Per bearmi di rimmel, siliconi e gel-crema. 2. Qui giace un che per troppo amor di fiche di s, giovane ancor, nutr formiche. 5

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DA BRECHT Se al vuoto anzi tempo mi volgo ricolmo rientro dal vuoto. Quando pratico col niente torno, il mio compito, a saperlo. Quando amo, quando sento, anche mi logoro, lo so. Ma, pi tardi, dentro il gelo riarder. 5

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DA HEANEY per Paul Lawtton Un rovo rosso come trucco di ragazza. Fra la strada maestra e la traversa a una distanza fradicia e piovosa alti gli ontani sui giunchi. L sono i fiori di palude del dialetto e le corolle immortali dai nitidi ritmi e quel momento quando luccello canta cos accosto alla musica di quello che accade. 5

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