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percorso tematico

Le tre Grazie

Emanuela Pulvirenti, Artemondo, Zanichelli editore 2018 1


Chi sono le tre Grazie
Le Grazie erano figlie di Zeus e della
ninfa Eurinome ed erano tre dee
portatrici di gioia e bellezza.
I loro nomi erano Aglaia (“splendore”),
Eufrosine (“gioia e letizia”) e Talia
(“prosperità”); presiedevano ai
banchetti e alle danze,
accompagnavano Afrodite ed Eros, le
divinità dell’amore, e con le muse
danzavano per gli dei al suono della
lira di Apollo.
Le prime raffigurazioni delle tre Grazie,
risalenti alla civiltà greca, mostrano le
tre donne, totalmente nude, disposte
in fila, con quella centrale di schiena
e le altre due di fronte in posizioni
simmetriche.

Tre Grazie, copia romana di un


originale greco, prima metà del II sec.
d.C. Roma, Musei Vaticani

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Arte classica
Nelle opere di età classica (sculture, pitture murali, mosaici) le tre fanciulle hanno tutte la
posizione definita “chiasmo” (nata con la scultura greca del periodo classico): il corpo
assume un andamento a S dato dall’inclinazione del bacino dovuta al peso poggiato su
una gamba che viene bilanciata da un’opposta inclinazione delle spalle.

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Rinascimento
Dopo l’arte romana, essendo le tre Grazie un tema profano di origine pagana, occorre
aspettare la fine del lungo arco del Medioevo per vedere nuove raffigurazioni di questo
soggetto. Con il Rinascimento le leggiadre fanciulle tornano nell'arte con il celebre dipinto
di Sandro Botticelli “La Primavera” (1477-1482).
Qui le tre donne, a
differenza della
tradizione classica,
danzano una carola
(una danza a
girotondo tipica
dell'epoca) tenendosi
per mano e lasciando
svolazzare i leggeri
veli che le rivestono.

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Rinascimento maturo
Nel 1504 il tema delle
tre Grazie è ripreso
da Raffaello. Con lui
si torna alla
disposizione
tradizionale delle tre
donne: sono stanti
(cioè in piedi e
ferme), nude e
tengono i pomi delle
Esperidi (simbolo di
immortalità) in mano.

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Barocco
Con l’età barocca il tema
delle Grazie viene trattato
di meno. Il Seicento e la
Controriforma richiedono
immagini a carattere
religioso o comunque
capaci di suscitare
stupore, meraviglia o
anche orrore. Le tre dee
non sono particolarmente
adatte allo scopo.
Tra le poche eccezioni è il
fiammingo Peter Paul
Rubens che raffigura le
Grazie nel 1639 come
donne abbondanti che
danzano tra fiori e fontane.

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Neoclassicismo
Con l’affermazione del
Neoclassicismo e la
conseguente ricerca del bello
ideale, le tre Grazie hanno
una seconda rinascita.
Antonio Canova le raffigura
in un gruppo scultoreo, tra il
1814-17. A differenza dell'età
classica, però, dispone le
fanciulle in modo che non ce
ne sia nessuna rivolta con la
schiena all’osservatore e
tutte e tre si abbraccino
strette quasi a diventare una
cosa sola.
Il loro corpo è levigato e i
volti idealizzati.

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Arte contemporanea
Nel Novecento,
con le
avanguardie, il
trio di dee
assume le forme
e i colori più
impensabili.
Robert Delaunay
le dipinge nel
1912 in forme
frammentate,
fuse con lo
sfondo,
geometrizzate e
sfaccettate
secondo lo stile
cubista.

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Arte contemporanea
Una delle versioni più originali è quella di Niki de Saint Phalle del 1999. Le sue tre
Grazie danzanti dalle forme tonde sono tutte rivestite di mosaici colorati.

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Prova tu!
Prova ad immaginare una versione contemporanea delle tre Grazie. Puoi usare la
fotografia, il collage, il disegno e qualsiasi altra tecnica.

Dorit Levinstein Nicolás García Uriburu

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