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Storia dell'architettura

L'architettura manierista

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Architettura manierista Palazzo Branconio dell'Aquila Grottesca Parco dei Mostri Palazzo Te Michele Sanmicheli Giovan Battista Cavagna Palazzo del Monte di Piet (Napoli) Sebastiano Serlio Scuola di Fontainebleau I Sette libri dell'architettura Villa Farnesina Palazzo Canossa Palazzo Bevilacqua Palazzo Corner Bartolomeo Ammannati Piazza del Campidoglio Porta Pia Giacomo Della Porta 1 13 15 16 19 26 39 42 45 50 51 54 60 61 63 65 67 73 77

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Architettura manierista

Architettura manierista
L'architettura manierista quella fase dell'architettura europea che si svilupp indicativamente tra il 1530 ed il 1610, cio tra la fine del Rinascimento e l'avvento del Barocco.[1] Solitamente il Manierismo considerato dagli storici come l'ultima fase del Rinascimento, preceduta da quelle dell'Umanesimo fiorentino e del Classicismo romano; tuttavia, se le prime due fasi sono temporalmente distinguibili, altrettanto non pu dirsi per il Classicismo ed il Manierismo, che coesistettero sin dagli inizi del XVI secolo.[2] Il termine "maniera", utilizzato gi nel Quattrocento per indicare lo stile di ogni artista, fu ripreso da Giorgio Vasari nel secolo successivo per descrivere uno dei quattro requisiti delle arti ("ordine, misura, disegno e maniera"), con particolare riferimento alle opere di Michelangelo Buonarroti. Eppure solo con l'affermarsi del Neoclassicismo comparve per la prima volta il termine "manierismo", impiegato per indicare una digressione dell'arte dal proprio ideale; successivamente fu usato dello storico Jacob Burckhardt per definire in modo sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco. Ciononostante, all'inizio del XX secolo, alla luce delle nascenti correnti surrealiste ed espressioniste, la critica rivalut la cultura manierista.

Contesto storico
Il Manierismo si svilupp in Italia ed influenz l'architettura di gran parte dell'Europa. Giova pertanto delineare il contesto storico del continente. La fine del XV secolo vide svilupparsi le grandi monarchie, in Spagna, Francia ed Inghilterra; nel 1493 Massimiliano I d'Asburgo divenne imperatore del Sacro Romano Impero, mentre la Russia trov unit politica sotto Ivan III. In seguito, con l'ascesa al trono francese di Francesco I e l'incoronazione di Carlo V del Sacro Romano Impero, gli scenari europei subirono un radicale cambiamento, con l'annessione alla Spagna della Germania e di altri territori, quali Milano, Napoli e il meridione d'Italia. In Italia, nel 1527 si registra il sacco di Roma ad opera dei lanzichenecchi; questo evento viene generalmente considerato la data d'inizio del Manierismo. Molti artisti furono costretti a lasciare Roma, spostandosi a Firenze e Venezia. A Firenze, gli eventi del 1527 favorirono la cacciata dei Medici; la ribellione fu Uffizi, Firenze domata solo con un lungo assedio, tra il 1529 ed il 1530, che ristabil il casato alla guida della citt. Venezia invece era il pi importante arsenale d'Italia ed un centro culturale di primo piano, grazie all'ampia diffusione l'attivit editoriale. Successivamente, nel 1542, papa Paolo III ripristin il Sant'Uffizio dell'Inquisizione, che precedette di pochi anni la convocazione del Concilio di Trento. Il clima controriformistico port alla formazione della Compagnia di Ges ad opera di Ignazio di Loyola (1534), che peraltro esercit notevole influenza anche in campo artistico, indirizzando l'architettura religiosa verso lo stile barocco.

Architettura manierista

Caratteristiche dell'architettura manierista


Il manierismo rifiuta l'equilibrio e l'armonia dell'architettura classica, concentrandosi piuttosto sul contrasto tra norma e deroga, natura e artificio, segno e sottosegno.[3] In questo modo il carico perde il suo peso, mentre il sostegno non sostiene alcunch (ad esempio nel prospetto dello scomparso Palazzo Branconio dell'Aquila a Roma, di Raffaello Sanzio, dove le semicolonne del piano terreno sono poste in corrispondenza delle nicchie del primo piano); la fuga prospettica non si conclude in un punto focale, come nel barocco, ma termina nel nulla; le strutture verticali assumono dimensioni eccessive e conferiscono al complesso un inquietante equilibrio "oscillante".[4] Se nell'architettura rinascimentale le fabbriche spesso denunciano la propria conformazione interna anche all'esterno (mediante ad esempio la messa in evidenza di marcapiani, estradossi ed intradossi), le opere manieriste generalmente si allontanano da questa tendenza, celando la propria struttura di base.[5]

Giardino Orsini, Bomarzo (Viterbo)

Dal punto di vista decorativo, particolare importanza assunse il fenomeno delle grottesche, un soggetto pittorico di et Palazzo Marino, Milano romana, riscoperto alla fine del XV secolo durante alcuni scavi archeologici. Queste pitture, incentrate su rappresentazioni fantastiche e irrazionali, tornarono in auge durante il Manierismo (ad esempio nelle decorazioni di Palazzo Te) e, seppur in maniera sporadica, influenzarono la stessa architettura; ci evidente nelle bizzarre aperture sul fronte di Palazzo Zuccari in Roma e nel Giardino Orsini (noto come Parco dei Mostri) a Bomarzo. Altre influenze, soprattutto legate ai temi zoomorfici, antropomorfici e fitomorfici, si riscontrato nei paramenti di edifici quali la Casina di Pio IV in Vaticano di Pirro Ligorio, il Palazzo Marino e la facciata della chiesa di Santa Maria presso San Celso di Galeazzo Alessi, a Milano.

Diffusione
Lo stile manierista, concepito inizialmente a Roma e Firenze, si diffuse rapidamente nell'Italia settentrionale e quindi nel resto d'Italia e d'Europa[6], dove i principi pi genuini dell'arte italiana dei secoli XV e XVI non furono quasi mai compresi pienamente, e l'architettura rinascimentale si manifest prevalentemente nella sua variante manierista.[7] Giulio Romano, con il suo Palazzo Te a Mantova, introdusse il Manierismo nella Val Padana, mentre Michele Sanmicheli trasform Verona sulla scia di questa nuova corrente, realizzando una serie di palazzi sotto la diretta influenza del primo e del Classicismo romano. Altre influenze si registrano pure nell'Italia meridionale, ad esempio nella Cappella del Monte di Piet a Napoli, di Giovan Battista Cavagna. Sebastiano Serlio, autore di un importante trattato di architettura, contribu alla sua diffusione; egli lavor anche nella cosiddetta Scuola di Fontainebleau, che divenne il principale centro manierista della Francia.[8] I suoi Sette libri dellarchitettura, pubblicati tra il 1537 ed il 1551 in ordine irregolare, ebbero una notevole diffusione e furono fonte d'ispirazione per i classicisti d'oltralpe.

Architettura manierista Sin dai primi anni del XVI secolo lo spirito manierista si diffuse anche in Spagna come reazione al tardo gotico nazionale. Invece, Inghilterra e Germania volsero al Manierismo solo nel XVII secolo con artisti quali Inigo Jones e Elias Holl.

Opere principali
Italia
Il punto di partenza dell'architettura manierista la Villa Farnesina di Roma, costruita da Baldassarre Peruzzi intorno al 1509.[9] Essa presenta una pianta a "U", con due ali che racchiudono una parte mediana in cui, al piano inferiore, si apre un portico costituito da cinque arcate a tutto sesto. L'articolazione della facciata, ornata con lesene e bugnato angolare, ancora classica, ma il fregio riccamente decorato, che corre alla sommit dell'edificio, evidenzia gi un mutamento dei gusti. Inoltre, in una sala posta al piano superiore, lo stesso Peruzzi dipinse alcuni colonnati e paesaggi, al fine di dilatare lo spazio architettonico.

Villa Farnesina, Roma

Palazzo Massimo alle Colonne, Roma

Tuttavia, il capolavoro del Peruzzi da ricercare nel Palazzo Massimo alle Colonne, risalente al 1532. La struttura si inserisce in un lotto di terreno di dimensioni irregolari, a forma di "L". La facciata curvilinea e presenta un portico architravato con colonne liberamente spaziate, la cui profondit contrasta con il registro superiore del fronte; insolite sono le cornici che decorano le finestre dei piani superiori, addossate ad una parete decorata a bugnato piatto. Inedita pure la conformazione dei portici del cortile: essi sono formati da due logge sovrapposte, chiuse alla sommit da un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Tutte queste soluzioni, in parte influenzate dalle asimmetrie del lotto, mostrano una prevalenza della deroga sulla norma e pongono il Palazzo Massimo tra le pi interessanti fabbriche dell'architettura manierista.[10]

Analogo giudizio pu essere espresso per il celebre Palazzo Te a Mantova, edificato da Giulio Romano nel decennio a cavallo tra il 1525 ed il 1534. Il palazzo un edificio a pianta quadrata, con al centro un cortile ancora quadrato; l'entrata principale risolta con una loggia, dove si ripetono arconi a Palazzo Te, Mantova tutto sesto e serliane. Il fronte affaccia su un giardino delimitato, sul lato opposto, da una vasta esedra semicircolare. Questi elementi si rifanno al codice classico, ma il carattere rustico dell'edificio (ordine e bugnato non sono pi su due piani distinti, ma si uniscono in un solo elemento nelle facciate laterali) avvicina l'opera ai canoni dell'architettura manierista. Inoltre Giulio Romano applic le serliane anche nella profondit del portico,

Architettura manierista trasformando delle aperture bidimensionali in elementi spaziali. Caratteri rustici hanno anche altri due edifici mantovani progettati sempre da Giulio Romano: la casa dello stesso architetto ed il cortile della Cavallerizza nel Palazzo Ducale. Nel primo caso il bugnato si estende fino alla sommit del fabbricato, mentre l'ordine architettonico lascia il posto ad una serie di pilastri sui quali sono impostati archi a tutto sesto. I due piani dell'abitazione sono suddivisi da una linea marcapiano che, in corrispondenza dell'ingresso, forma un timpano che interrompe l'andamento orizzontale della linea medesima. Il cortile della Cavallerizza ancora impostato su due ordini, ma le pareti rustiche vengono caratterizzate, nella parte superiore, da stravaganti semicolonne tortili. Il rapporto tra natura (bugnato) e artificio (colonne), che in alcune opere di Giulio Romano si dissolve fino a fondere i due elementi in un'unica struttura parietale, trova ulteriori esempi in alcuni palazzi veneti realizzati da Michele Sanmicheli, Andrea Palladio e Jacopo Sansovino. Al Sanmicheli si deve il Palazzo Pompei, costruito a Verona nei primi decenni del XVI secolo. Lo schema della facciata, su due ordini, si rif al prospetto della Casa di Raffaello, progettata da Bramante (1508, oggi distrutta), seppur con alcune importanti differenze tese ad accentuare, nel registro inferiore, i pieni sui vuoti; invece, al secondo piano, in luogo delle finestre ideate da Bramante nella Casa di Raffaello, Sanmicheli introdusse una loggia di grande forza espressiva. Ancora del Sanmicheli il Palazzo Canossa, innalzato sempre a Verona intorno agli anni trenta del medesimo secolo, dove gli elementi rustici e quelli di artificio raggiungono una maggiore integrazione. Altra opera dell'architetto il non distante Palazzo Bevilacqua, caratterizzato da un paramento rustico al piano terreno e da grandi aperture ad arco nel registro superiore, che si alternano a finestre di dimensioni minori contenute nello spazio dell'intercolonnio.
Villa Barbaro, Maser (Treviso)

Palazzo Canossa, Verona

Tra le opere di Palladio opportuno ricordare i palazzi Thiene (1545 circa), Barbaran da Porto e Valmarana (1565), nel cui rapporto tra natura e artificio possibile cogliere la componente manieristica dello stile palladiano. Tale componente emerge con maggior vigore nelle residenze suburbane erette dall'architetto vicentino ed in particolare nella Villa Serego in Santa Sofia di Pedemonte e nella Villa Barbaro a Maser. La prima fu costruita intorno al 1565 e presenta un cortile chiuso (almeno nel progetto originario) e colonne rustiche, realizzate con blocchi di pietra calcarea appena sbozzati e sovrapposti a creare pile irregolari. Di alcuni anni pi recente, la Villa Barbaro si inserisce lungo il leggero declivio di una collina. Se nella maggior parte delle ville palladiane la residenza vera e propria spesso preceduta dagli ambienti dedicati al lavoro agricolo, qui questo rapporto invertito e la casa padronale precede gli ambienti di lavoro; sul retro si apre una grande esedra, che rimanda al ninfeo delle ville romane.

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5 L'architettura civile offre ancora esempi importanti in alcuni palazzi veneziani, i cui caratteri predominanti furono teorizzati da Sebastiano Serlio nei suoi Sette libri dellarchitettura.[11] Nei disegni di Serlio, cos come nelle realizzazioni di Sansovino, la massa muraria delle facciata alleggerita con grandi aperture, dove gli ordini architettonici non vengono utilizzati solo come oggetti decorativi, ma anche come elementi portanti. A questa tipologia appartengono edifici come il Palazzo Corner (1532), progettato da Sansovino fondendo insieme lo schema fiorentino-romano (evidente nella presenza del cortile interno) con quello veneziano (presenza di un salone centrale in corrispondenza dell'atrio d'accesso, dal quale dipartono i vari ambienti interni). Inoltre, l'articolazione della facciata, in cui prevalgono i vuoti sui pieni, anticipa il disegno della Libreria Marciana (1537), innalzata ancora dal Sansovino a delimitazione della piazza a lato della basilica di San Marco. Infatti, il prospetto della Libreria Marciana disposto su due ordini: il primo si rif al modello romano, con colonne che sostengono architravi e aperture a tutto sesto; il secondo, in cui pi evidente il gusto manierista, invece costituito da serliane incorniciate da colonne che sostengono un fregio riccamente ornato.

Palazzo Corner, Venezia

Zecca di Venezia

Sempre del Sansovino il Palazzo della Zecca (1537 circa), costruito proprio in aderenza alla suddetta libreria. Lo schema della facciata innovativo: il portico al pian terreno sorregge un loggiato formato da colonne inanellate, sovrastate da un doppio architrave; l'ultimo piano, aggiunto successivamente su probabile progetto dello stesso architetto, riprende ancora il tema delle colonne incanalate, intervallate da grandi finestre con timpani triangolari. Tuttavia, le opere di artisti come Sansovino e Palladio difficilmente potrebbero definirsi manieriste allo stesso modo di quelle realizzate dal citato Giulio Romano o Michelangelo Buonarroti, i due principali esponenti della corrente.[12] Nell'analisi dell'architettura di Michelangelo risultano particolarmente significative alcune fabbriche fiorentine, come la Sagrestia Nuova (terminata nel 1534) e la Biblioteca Medicea Laurenziana (progettata nel 1523). Rispetto agli esempi precedenti, dove generalmente le attenzioni del progettista si concentrano su pianta e superfici di facciata, la Sacrestia Nuova di Firenze si presenta come un invaso ideato per ospitare sculture. Essa si innalza presso la basilica di San Lorenzo ed speculare rispetto alla Sagrestia Vecchia progettata da Filippo Brunelleschi, della quale riprende la pianta. Michelangelo elabor liberamente le forme adottate nella Sacrestia Vecchia, privandole per dell'armonia brunelleschiana. Ad esempio, sopra i portali d'accesso, realizz trabeazioni rettilinee sostenute da grandi mensole, con nicchie poco profonde sovrastate da insoliti timpani scavati nella parte inferiore.

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Nella Biblioteca Laurenziana, costruita lungo il chiostro della medesima basilica, dovette tener conto delle condizioni preesistenti. Il progetto fu risolto con la realizzazione di due ambienti adiacenti: l'atrio, di superficie ridotta e caratterizzato da un alto soffitto, e la sala di lettura, posta su un piano pi elevato. Le pareti dell'atrio sono configurate come facciate di palazzo rivolte verso l'interno, con nicchie cieche e colonne incassate (al fine di rinforzare la parete); invece, la sala di lettura, raggiungibile per mezzo di una scala che si espande verso il basso (eseguita da Bartolomeo Ammannati), un ambiente pi luminoso, di dimensioni verticali pi contenute, ma molto pi esteso in lunghezza, cos da ribaltare l'effetto spaziale. Tornato a Roma, Michelangelo si occup della ricostruzione della basilica di San Pietro in Vaticano e della sistemazione di piazza del Campidoglio (1546). Per la basilica rifiut il disegno di Antonio da Sangallo il Giovane e torn all'originaria pianta centralizzata, annullando per il perfetto equilibrio studiato da Bramante: per mezzo di una facciata porticata diede una direzione principale all'intero edificio e poi, dopo aver demolito parti gi realizzate dai suoi predecessori, rafforz ancora i pilastri a sostegno della cupola, allontanandoli dalle delicate proporzioni bramantesche.

Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze

Porta Pia, Roma

Invece, nella piazza del Campidoglio, ancora una volta dovette tener conto degli edifici preesistenti; pertanto, concep uno spazio di forma trapezia, delimitato, verso il Foro, dal Palazzo Senatorio e, lungo i lati inclinati, dal Palazzo Nuovo e da quello speculare dei Conservatori. Una delle sue ultime opere fu la Porta Pia (1562), cui dedic molti schizzi nei quali si rivelano forme complesse e particolari che furono d'ispirazione per diversi architetti manieristi.[13] Altri artisti toscani del Cinquecento produssero fabbriche di stampo manierista, affidandosi soprattutto alla definizione delle opere di dettaglio; ne un esempio la scala esterna della Villa medicea di Artimino, di Bernardo Buontalenti. Invece, un caso particolare il Palazzo degli Uffizi, di Giorgio Vasari (1560), del quale, oltre alla ricerca di dettagli e particolari, si segnala anche l'alta valenza urbanistica: infatti, il complesso si inserisce tra Palazzo Vecchio e l'Arno fino a formare un corridoio chiuso, verso il fiume, mediante una serliana. I prospetti sono basati sulla ripetizione di un modulo campata; ciononostante, evidente come gli Uffizi non siano concepiti solo come piani di facciate, ma anche in termini spaziali.

Serliana degli Uffizi, Firenze

Una fusione tra temi classicisti e manieristi si avverte nell'architettura di Jacopo Barozzi da Vignola, che nel 1550 realizz una piccola chiesa romana lungo la via Flaminia

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7 (Sant'Andrea sulla via Flaminia), con una pianta ellittica contenuta all'interno di un rettangolo. Nel 1551, sempre a Roma, costru Villa Giulia, alla quale lavorarono anche Michelangelo, Vasari e Bartolomeo Ammannati (quest'ultimo autore anche dell'ampliamento di Palazzo Pitti a Firenze); particolarit dell'edificio il contrasto tra l'esterno, di forme regolari, e l'interno, aperto verso il giardino, di forma semicircolare.

In seguito, nel 1558 il Vignola riprese un fortilizio iniziato da Antonio da Sangallo il Giovane alcuni decenni prima, trasformandolo in una delle pi felici espressioni della Villa Giulia, Roma corrente manierista: il Palazzo Farnese, a Caprarola. L'esterno a pianta pentagonale e ricalca il perimetro della fortezza originaria; all'interno invece si apre un cortile circolare, formato da due loggiati sovrapposti. Lungo il lato principale della villa sono collocati due ambienti a pianta circolare, destinati rispettivamente ad ospitare una scala a chiocciola ed una cappella, mentre all'esterno il complesso preceduto da una piazza di forma trapezia. L'ambiguit dell'edificio si gioca principalmente sul binomio fortezza-residenza; inoltre, mentre le superfici esterne appaiono piatte, perch prive di aggetti rilevanti, il cortile interno sorprende per la sua forma e la sua profonda articolazione spaziale. L'opera pi celebre del Vignola resta comunque la chiesa del Ges a Roma, cominciata nel 1568 e destinata ad "esercitare un'influenza forse pi ampia di qualunque altra chiesa costruita negli ultimi quattrocento anni".[14] Qui l'architetto fuse insieme gli schemi centralizzati del Rinascimento con quelli longitudinali d'epoca medioevale. Si tratta di uno schema non completamente nuovo alla cultura del tempo. Vignola, nella concezione dello spazio interno si ispir a Sant'Andrea, di Leon Battista Alberti, ma senza conferire alle cappelle laterali l'autonomia rinascimentale della chiesa albertiana; la navata assunse maggiore importanza, mentre le cappelle furono ridotte a semplici aperture laterali. La sfarzosa decorazione della chiesa risale all'epoca barocca e pi tarda Facciata del Ges, Roma pure la facciata (1577), progettata da Giacomo Della Porta; la chiesa invece appartiene all'epoca manierista, cio "manca dell'equilibrio proprio a tutto l'alto Rinascimento e dell'esplosiva energia del Barocco".[15]

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Francia
Il Manierismo italiano influenz profondamente l'architettura dei castelli francesi, ma, inizialmente, si limit al solo apparato decorativo.[16] Ad esempio, tra il 1515 ed il 1524, Francesco I avvi il rinnovo e l'ampliamento del Castello di Blois, dove furono realizzate finestre a croce (tipiche del Quattrocento italiano) e mansarde in stile manierista. La svettante copertura del castello rimanda ancora ai modelli medioevali e alla tradizione francese, cos come la struttura della scala esterna, che fu per decorata secondo il gusto rinascimentale. Sotto lo stesso Francesco I, a partire dal 1528, furono iniziati i lavori d'ampliamento del Castello di Fontainebleau, che portarono all'edificazione della Porte Dore, dei corpi di fabbrica attorno alla Cour du Cheval Blanc e alla galleria d'unione tra un preesistente torrione e le costruzioni della Cour du Cheval Blanc. La configurazione della Porte Dore, con le tre logge sovrapposte, rimanda al Palazzo Ducale d'Urbino, ma pi rinascimentale appare il fronte della Galleria di Francesco I. Qui, un portico con pilastri rustici, formato dall'alternarsi di arcate maggiori e minori, sostiene i registri Castello di Blois superiori, dove si aprono finestre regolari, poste in asse con le arcate maggiori, e, pi in alto, numerose finestre sormontate da timpani arcuati. Tuttavia, le coperture fortemente inclinate si rifanno ancora alla tradizione francese. Allo stesso modo, il Castello di Chambord presenta un netto contrasto tra corpi di fabbrica e coperture. Esso fu realizzato tra il 1519 ed il 1547 da Domenico da Cortona, un architetto italiano formatosi sotto la guida di Giuliano da Sangallo. Il complesso, interamente circondato da un fossato, di forma rettangolare, con quattro torrioni circolari agli angoli, una vasta corte centrale e, lungo il lato maggiore, un dongione di forma quadrata, ancora delimitato da quattro torri a pianta circolare. Il dongione costituisce il cuore dell'intero castello ed servito da una scala circolare a doppia spirale, ispirata ad un'idea di Leonardo da Vinci, in modo tale che chi scende non incontra chi sale.

Castello di Chambord

Un altro italiano, il citato Sebastiano Serlio, prest la sua opera nel Castello di Ancy-le-Franc, dove introdusse, attorno ad un cortile a pianta quadrata, dei corpi di fabbrica chiusi, su ogni angolo, da torri anch'esse a pianta quadrata. Questo modello, ispirato ad un palazzo napoletano di Giuliano da Maiano (la Villa di Poggioreale, oggi scomparsa)[17], ebbe notevole fortuna nelle residenze suburbane; si tratta di uno

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schema certamente non ideato da Serlio, ma che l'architetto contribu ad affermare, anche grazie all'ampia divulgazione del suo trattato. I fronti interni del cortile riprendono il tema delle nicchie e dei pilastri binati gi adottati da Bramante nel Belvedere in Vaticano. A questo schema riconducibile la Cour Carre del Louvre, voluta da Francesco I in luogo del preesistente castello medioevale. I lavori, affidati a Pierre Lescot, furono avviati nel 1546; il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di un edificio su due piani, al quale fu aggiunto un attico nel corso della costruzione. Il registro inferiore scandito da un duplice Cour Carre, Palazzo del Louvre sistema di archi e architravi; il piano superiore articolato per mezzo di colonne e finestre con timpani triangolari e arcuati alternati; l'attico arricchito da decorazioni di Jean Goujon che conferiscono alla Cour Carre un'impronta decisamente manierista.

Spagna
La Spagna volse al manierismo con il palazzo di Carlo V nell'Alhambra di Granada (1526).[18] Progettato da Pedro Machuca, fu portato avanti da suo figlio Luis fino al 1568, malgrado in origine fossero stati interpellati Andrea Palladio, Galeazzo Alessi, Pellegrino Tibaldi e Vignola. La pianta un quadrato di circa 60 metri di lato, con un angolo smussato; al centro si inserisce un vasto cortile circolare, definito da colonnati su due ordini, che anticipa la soluzione del Vignola per il Palazzo Farnese e, al contempo, si rif alla corte, mai terminata, della Villa Madama di Raffaello Sanzio. Anche l'esterno, con pilastri inseriti nel bugnato rustico, richiama lo stile italiano, in particolare la Casa di Raffaello (Palazzo

Monastero dell'Escorial, Madrid

Caprini) progetta da Bramante. Pi imponente il Monastero dell'Escorial, a Madrid, voluto da Filippo II di Spagna e costruito tra il 1563 ed il 1584 da Juan Bautista de Toledo e da Juan de Herrera. La pianta si collega a quella eseguita da Filarete per l'Ospedale Maggiore di Milano (oggi sede dell'Universit degli Studi di Milano): costituita da un rettangolo di circa 200 metri per 160, con alcuni grandi cortili ed una chiesa, ispirata al San Pietro di Bramante, che si innalza sul fondo della corte centrale. All'esterno, dove si levano quattro torrioni angolari, l'architettura del monastero piuttosto spoglia, mentre l'interno presenta una volumetria molto pi articolata, con la cupola, il corpo della chiesa, le torri in facciata e l'incrocio delle coperture a doppia falda. Peraltro, al modello del Filarete riconducibile anche l'Hospital Real di Santiago de Compostela (1501), che con la sua pianta cruciforme si ispira proprio all'Ospedale Maggiore e al chiostro bramantesco di Sant'Ambrogio.

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Inghilterra
Verso la fine del XVI secolo in Inghilterra furono innalzate diverse dimore di campagna, in uno stile pi mirante all'"ordine" che alle "licenze".[19] Tra queste occorre citare la Longleat House, la Wollaton Hall e la Hardwick Hall. La prima fu innalzata tra il 1572 ed il 1580 nel Wiltshire; caratterizzata da grandi aperture rettangolari e da avancorpi simili a bow window, mentre l'elemento pi rinascimentale rappresentato dal portale d'accesso. Sempre nel 1580 iniziarono i lavori della Wollaton Hall, nel Nottinghamshire. La pianta riprende lo schema del quadrato affiancato da torri angolari; nella parte centrale della costruzione emerge un torrione con ulteriori quattro torrini circolari ai lati. Cos come nella Longleat House, ancora grandi vetrate segnano i prospetti della Hardwick Hall, nel Derbyshire (1590-1596). La pianta riconducibile ad un rettangolo con torri angolari e bow window; la sommit dell'edificio, cos come nelle precedenti residenze, delimitata da una balaustra. L'influenza italiana, ed in particolare palladiana, pi evidente nelle opere di Inigo Jones, dove gli elementi che si rifanno al manierismo (frontoni frastagliati, cornicioni dai profili complessi, lapidi e pannelli decorati ecc.) assumono un ruolo secondario rispetto alla ricerca di un'architettura "solida, dimensionabile secondo le regole, virile, priva di affettazioni".[20]

Hardwick Hall, Derbyshire

Banqueting House, Londra

La sua prima opera importante fu la Queen's House di Greenwich. La pianta ad "H", forse ispirata alla Villa medicea di Poggio a Caiano, con ampie finestre regolari ed un loggiato posto al centro di un lato lungo, al quale si contrappone, sul fronte opposto, una stanza cubica di quaranta piedi. Strettamente collegata alla Queen's House la Banqueting House, iniziata da Jones nel 1622. Pensata secondo il modulo di un doppio cubo, inizialmente era dotata di un'abside, poi demolita. Il prospetto esterno, chiuso da un fregio riccamente decorato, costituito da due ordini sovrapposti in bugnato liscio, con colonne e lesene che inquadrano le aperture rettangolari, secondo uno stile che si rif ai modelli palladiani. Il principio di impostare edifici secondo spazi regolari, in cui peraltro emerge uno stretto rapporto tra configurazione interna ed esterna, si riscontra anche in altre fabbriche di Inigo Jones: ad esempio, riconducibile alla modularit del doppio cubo la Queen's Chapel (1623), mentre la pianta della chiesa del Covent Garden (1631) ancora impostata su un doppio quadrato.

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Altri Paesi
In Belgio una delle opere pi significative da ricercare nel Municipio di Anversa, che Cornelis Floris de Vriendt edific tra il 1561 ed il 1566. Il palazzo si trova ai margini di una vasta piazza dove affacciano fabbricati tardo-gotici con dettagli rinascimentali e barocchi; nonostante la presenza di un avancorpo centrale d'uso nordico, l'edificio deriva da Bramante e Serlio.[21] La facciata, traforata da grandi aperture, impostata su quattro ordini delimitati da cornici marcapiano; l'avancorpo, con archi a tutto sesto, ornato mediante colonne binate e nicchie.

Municipio di Anversa

Questo modello fu importato in diverse regioni europee, a cominciare da Olanda e Germania.[22] Ad esempio, tra il 1615 ed il 1620, Elias Holl realizz il Palazzo Comunale di Augusta, con avancorpo centrale chiuso da un timpano modanato; ai lati del piano di copertura si innalzano due torri a pianta quadrata, sulle quali si innestano due volumi poligonali con cupole a bulbo. Invece, nell'architettura religiosa tedesca, una delle prime chiese legate alla Controriforma fu la Michaelskirche di Monaco di Baviera, eretta dal 1585 su modello della chiesa del Ges di Roma. Caratterizzata da una facciata manierista, l'interno sorprende per l'ampia volta a botte che copre la navata centrale; come nella basilica romana, anche qui le cappelle laterali affacciano direttamente lungo la navata mediante una serie di arcate, ma gli ambienti che ne risultano, rispetto al modello del Vignola, mostrano una maggiore integrazione con la navata centrale.[23]

Altre immagini

Bernardo Buontalenti, Grotta Grande, Firenze

Ammannati, corte di Palazzo Pitti, Firenze

Buontalenti, timpano spezzato agli Uffizi, Firenze

Facciata di Santa Maria presso San Celso, Milano

Il Vignola, Palazzo Farnese, Caprarola

Corte interna di Villa Giulia, Roma

Philibert Delorme, Castello di Anet

Galleria di Francesco I, Castello di Fontainebleau

Palazzo di Carlo V, Granada

Elias Holl, Palazzo Comunale, Augusta

Michaelskirche, Monaco di Baviera

Wollaton Hall, Nottinghamshire

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Note
[1] N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981, voce Manierismo. [2] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari, Laterza, 1999, p. 243. [3] Ibidem, p. 254. [4] N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Manierismo. [5] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 256. [6] N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari, Laterza, 1998, p. 137. [7] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 235. [8] N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari, Laterza, 1998, p. 137. [9] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 263. [10] Ibidem, p. 267. [11] Ibidem, p. 280. [12] P. Murray, Architettura del Rinascimento, Martellago, Electa, 2000, p. 90. [13] Ibidem, p. 110. [14] N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, cit., p. 150. [15] Ibidem, p. 153. [16] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 311. [17] Ibidem, p. 315. [18] N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, cit., pp. 137-138. [19] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 323. [20] J. Summerson, Inigo Jones, Mazzotta, Milano 1966, p. 39. [21] N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Belgio. [22] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 323. [23] C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia), Electa, 1998, pp. 199-200.

Bibliografia
P. Barocchi, Trattati d'arte del Cinquecento fra Manierismo e controriforma, Bari 1960-62. L. Benevolo, Storia dell'architettura del Rinascimento, Bari 1968. M. Casotti Walcher, Il Vignola, Trieste 1966. R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari, Laterza, 1999. ISBN 8842042951 M. Fossi, B. Ammannati architetto, Napoli 1967. D. Frey, Michelangelo-Studien, Vienna 1920. F. Hartt, Giulio Romano, New Haven 1958. A. Hauser, Il Manierismo. La crisi del Rinascimento e l'origine dell'arte moderna, Torino 1965. G. Mariacher, Jacopo Sansovino, Milano 1962. P. Murray, Architettura del Rinascimento, Martellago, Electa, 2000. ISBN 8843524666 N. Pevsner, Storia dell'architettura europea. Bari, Laterza, 1998. ISBN 8842039306 N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981. ISBN 8806130692 J. Shearman, Mannerism, Hardmondsworth, 1967. J. Summerson, Inigo Jones, Milano, Mazzotta, 1966. M. Tafuri, L'architettura del Manierismo nel Cinquecento, Roma 1966. B. Zevi, Michelangelo architetto, Torino 1964.

Architettura manierista

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Voci correlate
Architettura rinascimentale Architettura barocca Arte del manierismo

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Palazzo Branconio dell'Aquila


Palazzo Branconio dell'Aquila era un palazzo di Roma, situato nel quartiere del Borgo, sulla via Alessandrina, nei pressi della basilica di San Pietro in Vaticano. Fu progettato da Raffaello Sanzio probabilmente nell'ultimo anno della sua vita, quindi intorno al 1520,[1] per l'amico Giovanbattista Branconio dell'Aquila, facoltoso consigliere del papa e orafo. Il prospetto dell'edificio si allontanava dall'autorevole modello bramantesco di Palazzo Caprini e dallo stile misurato mostrato dallo stesso Raffaello nel Palazzo Jacopo da Brescia e forse nel Palazzo Vidoni Caffarelli, costituendo una facciata senza precedenti.[2]

Prospetto del palazzo in un'incisione del XVII secolo

L'edificio esibiva un ricco repertorio ornamentale ed una sintassi compositiva estremamente libera, che possiamo considerare come uno dei punti di partenza dell'architettura manierista e che influenz gli sviluppi futuri dell'architettura romana, come la facciata di Palazzo Spada.[3] Ribaltando il modello corrente, che vedeva un basamento bugnato e l'ordine al piano nobile, il pian terreno, dove si aprivano alcune botteghe, presentava colonne tuscaniche addossate alla parete che inquadravano degli archi e che erano sovrastate da una trabeazione continua; il piano nobile invece era caratterizzato dall'alternarnanza, ripresa dai Mercati di Traiano, di nicchie e finestre, quest'ultime incorniciate in una serie di edicole sormontate da timpani ricurvi e triangolari, oltre le quali correva una fascia decorata con festoni da Giovanni da Udine che conteneva un piano mezzanino. L'edificio era poi completato da un

Palazzo Branconio dell'Aquila

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piano attico con un cornicione e triglifi. Viene meno in questo progetto la perfetta corrispondenza tra linguaggio architettonico e struttura costruttiva, per esempio ponendo il vuoto delle nicchie al piano primo con l'asse dell'ordine del piano terra. Il palazzo fu demolito verso il 1660 per permettere la costruzione di uno slargo davanti al colonnato della piazza San Pietro (piazza Rusticucci). Conosciamo la sua conformazione da stampe precedenti alla sua distruzione, ma sono conservati anche disegni di progetto con alcune varianti che mostrano la genesi delle innovazioni linguistiche di Raffaello.[4]

Raffaelo, Autoritratto con un amico, forse Giovanbattista Branconio dell'Aquila

Note
[1] [2] [3] [4] P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007, pp. 164-165. Pier Nicola Pagliara, Raffaello Architetto, Milano 1984. P. Murray, Op. cit., Bari 2007. Pier Nicola Pagliara, Op. cit., Milano, 1984.

Bibliografia
P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007. Pier Nicola Pagliara, in Raffaello Architetto, cat. della mostra a cura di C. L. Frommel, S. Ray, M. Tafuri, Milano 1984.

Voci correlate
Raffaello Sanzio Architettura rinascimentale Architettura manierista

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Grottesca

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Grottesca
Le grottesche sono un soggetto pittorico molto popolare a partire dal Cinquecento. Il nome, come spiega Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, deriva dalle grotte del colle Esquilino a Roma che altro non erano che i resti sotterranei della Domus aurea di Nerone, scoperti nel 1480 e divenuti immediatamente popolari tra i pittori dell'epoca che spesso vi si fecero calare per studiare le fantasiose pitture rinvenute. Tra questi vi furono Filippino Lippi, il Pinturicchio, Raffaello, Giovanni da Udine, il Morto da Feltre, Bernardo Poccetti, Marco Palmezzano, Gaudenzio Ferrari e altri che in seguito diffusero questo stile. Durante il Cinquecento, l'utilizzo di questo tipo di decorazione fu motivo di irritazione e disprezzo per molti teorici dell'arte, tra i quali il Vasari, che le defin "pitture licenziose e ridicole molto". Difatti non difficile credere come le grottesche, caratterizzate dalla totale negazione dello spazio, dalla presenza di esseri ibridi e mostruosi e senza alcun riferimento intellettuale, siano state considerate opere di puro libertinaggio. Sono figurine esili ed estrose, che si fondono in decorazioni geometriche e naturalistiche, su uno sfondo in genere bianco o comunque monocromo. Le figure sono molto colorate e danno origine a cornici, effetti geometrici, intrecci e quant'altro, ma sempre mantenendo una certa levit e ariosit, per via del fatto che in genere i soggetti sono lasciati minuti, quasi calligrafici, sullo sfondo. Vitruvio stesso, nell'antichit, condann la moda di questi ornamenti ma allora, come nel Cinquecento, la loro diffusione fu inarrestabile.
Grottesche della scuola di Raffaello, Loggetta del cardinal Bibbiena, Palazzi apostolici, Vaticano

Le grottesche antiche della Domus Aurea

Fasi storiche
Le grottesche erano utilizzate nell'antichit e dopo il ritrovamento di queste decorazione nella Domus Aurea di Nerone (1480), sotto pretesto della imitatio antiquitatis, vennero riproposte. Pittori illustri come Filippino Lippi, il Pinturicchio, Amico Aspertini e il Sodoma furono tra i primi a utilizzare queste frivolezze antiche ma con rapidit: il pressappochismo con il quale questi artisti s'accostavano alla decorazione tradiva una certa smania di sfruttare il prestigio di un modello antico. Fu l'equipe di Raffaello Sanzio ad effettuare una vera e propria riforma di questo genere aumentando cos il numero di richieste da parte dei committenti e arrivando inevitabilmente alla monotonia della pratica. Giovanni da Udine, contrariamente a Morto da Feltre (che merit questo appellativo, secondo il racconto delle Vite di Vasari, per aver trascorso pi tempo sotto che sopra la terra, studiando e ricopiando i motivi ornamentali delle grottesche), diede vitalit e vivacit a questo genere, ponendo l'accento sugli aspetti pi naturalistici ed eliminando le componenti pi fantastiche e le inquietanti mostruosit pagane. Con la fine del Manierismo non si estinse del tutto la grottesca. Il criticato ornamento si nascose per riapparire nel Seicento sotto forma di arabesco e chinoiserie.

Grottesca

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Significato metaforico
La parola grottesco passata poi a significare in italiano qualcosa di bizzarro e inconsueto, assumendo poi la connotazione di "ridicolo", ironizzante e caricaturale.

Voci correlate
Quarto stile pompeiano Stufetta del cardinal Bibbiena

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Parco dei Mostri


Parco dei Mostri Sacro Bosco di Bomarzo

Un mostro del parco: L'orco


Ubicazione Tipo Indirizzo Paese Informazioni generali Inaugurazione Apertura Ingressi Note parcodeimostri.com [1] 1954 Tutti i giorni con orario continuato dalle 8:00 al tramonto Strada della Croce Ingresso a pagamento Complesso monumentale, parco Bomarzo, (provincia di Viterbo)

A Bomarzo la finzione scenica travolgente; l'osservatore non pu contemplare perch vi immerso, in un ingranaggio di
sensazioni (...), capace di confondere le idee, di sopraffare emotivamente, di coinvolgere in un mondo onirico, assurdo, ludico e edonistico (...)

Parco dei Mostri

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(Bruno Zevi, Barocco Illuminismo, Roma, 1995)

Il cosiddetto Parco dei Mostri o Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, un complesso monumentale situato alle pendici di un vero e proprio anfiteatro naturale.

Storia del parco


L'architetto e antiquario Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) progett e sovraintese alla costruzione, nel XVI secolo, il parco elevando a sistema, nelle figure mitologiche ivi rappresentate, il genere del grotesque. Alcuni studiosi, erroneamente, facevano risalire la "regia", a Michelangelo (E. Guidoni), mentre altri, in particolare per il Tempio citavano il nome di Jacopo Barozzi detto "il Vignola". La realizzazione delle opere scultoree fu probabilmente affidata a Simone Moschino.[2] L'Orsini chiam il parco Sacro Bosco e lo dedic a sua moglie, Giulia Farnese (non l'omonima concubina del papa Alessandro VI). Vi sono anche architetture impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica. Iscrizioni sui monumenti stupiscono e confondono il visitatore. Forse questa era l'intenzione del principe:

Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi.
Ci sono anche implicazioni morali:

Animus quiescendo fit prudentior ergo.


O forse il complesso fu fatto semplicemente "per arte" in un doppio senso della parola:

Tu ch'entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte.
Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli, e hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Petrarca, dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso (in quest'ultimo compare ad esempio un dragone d'acciaio con una stanza all'interno, e dalla cui bocca uscivano amazzoni a cavallo). Sono rimasti, per, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, per, compare la possibile iscrizione-chiave "Sol per sfogare il core". John Shearman, che cita pi volte il parco nel suo Mannerism, parla di "incredibili, piacevoli e soprattutto manifeste finzioni - prodotti d'evasione artistica e letteraria".[3] Nel 1585, dopo la morte dell'ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda met del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse anche il sepolcro di Giulia Farnese.

Galleria fotografica

orco

casa pendente

drago con leoni

elefante

Parco dei Mostri

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Ercole e Caco

Nettuno

Pegasus

Piazza dei vasi

Proteo Glauco

sirena

tempietto

tartaruga

sfinge

Note
[1] http:/ / www. parcodeimostri. com [2] convegno internazionale "Il Sacro Bosco di Bomarzo", tenutosi a Bomarzo in settembre del 2007, dove stato indicato come il pi probabile autore lo scultore e architetto fiorentino Sito del convegno "Il Sacro Bosco di Bomarzo" (http:/ / www. orsini-gotha. com/ Palazzo Orsini di Bomarzo_Sacro Bosco_Convegno. pdf) [3] John Shearman. Mannerism. Harmondsworth, 1967. Edizione italiana Manierismo. SPES, 1983, p. 119.

Bibliografia
Horst Bredekamp, Vicino Orsini e il Sacro Bosco di Bomarzo. Un principe artista ed anarchico, Roma, Edizioni dell'Elefante, 1985. Maurizio Calvesi, Gli incantesimi di Bomarzo. Il Sacro Bosco tra arte e letteratura, Milano, Bompiani, 2000. Enrico Guidoni, Il sacro bosco di Bomarzo nella cultura europea, Ghaleb, 2006. Bruno J. Richtsfeld: Der "Heilige Wald" von Bomarzo und sein "Hllenmaul". In: Metamorphosen. Arbeiten von Werner Engelmann und ethnographische Objekte im Vergleich. Herausgegeben von Werner Engelmann und Bruno J. Richtsfeld. Mnchen 1989, S. 18 - 36. Sabine Frommel, Andrea Alessi (a cura di), Bomarzo: Il Sacro Bosco, Milano, ElectaArchitettura, 2009.

Parco dei Mostri

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Filmografia
La villa dei mostri (1950), documentario di Michelangelo Antonioni Bomarzo: Parco dei mostri (1993), documentario Bomarzo, paradigma di una rivoluzione (2006), documentario

Voci correlate
Bomarzo Pirro Ligorio Architettura manierista Riserva naturale provinciale Monte Casoli di Bomarzo

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Collegamenti esterni
Sito del Parco dei Mostri (http://www.parcodeimostri.com/) Sito del comune di Bomarzo (http://www.comunebomarzo.it/) www.bta.it (http://www.bta.it/txt/a0/03/bta00327.html) Interpretazioni con bibliografia Libro elettronico sul Parco dei mostri di Bomarzo (http://www.manuali.net/manuali/predownload. asp?idn=7916)

Palazzo Te
Coordinate geografiche: 450852N 104710E45.14778N 10.78611E
Museo Civico di Palazzo Te [1]

Indirizzo viale Te, 13 - 46100 Mantova, Italia Sito Museo Civico di Palazzo Te: http:/ / www. palazzote. it; Centro d'Arte: http:/ / www. centropalazzote. it/

Palazzo Te

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Il Palazzo Te un edificio monumentale di Mantova. Costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, l'opera pi celebre dell'architetto italiano Giulio Romano. Il complesso oggi sede del museo civico e, dal 1990, del Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te che organizza mostre d'arte antica e moderna e d'architettura.

Il nome
Verso la met del XV secolo Mantova era divisa dal canale Rio in due grandi isole circondate dai laghi; una terza piccola isola, chiamata sin dal Medioevo Tejeto e abbreviata in Te, venne scelta per ledificazione del Palazzo Te. possibile che il nome del palazzo derivi dal termine tilietum (localit di tigli), dal latino atteggia (capanna) o dal gallico termine teza (tettoia) in memoria delle antiche e modeste abitazioni che erano state costruite nella zona.

Palazzo Te: la serliana della Loggia d'onore; sullo sfondo l'emiciclo dell'esedra

La filosofia della villa

Ritratto di Federico II (Tiziano)

un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso
(Giorgio Vasari)

La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la fecero bonificare e Francesco II, padre di Federico II, la scelse come luogo di addestramento dei suoi pregiatissimi e amatissimi cavalli. Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico, decise di trasformare l'isoletta nel luogo dello svago e del riposo, e dei fastosi ricevimenti con gli ospiti pi illustri, ove poter sottrarsi ai doveri istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti. Abituato com'era stato sin da bambino all'agio e alla raffinatezza delle ville romane, trov ottimo realizzatore della sua idea di isola felice larchitetto pittore Giulio Romano ed alcuni suoi collaboratori tra cui Raffaellino del Colle con cui aveva lavorato a Roma al seguito di Raffaello. Da canto suo, Giulio Romano, trov in Mantova e nel suo committente loccasione migliore per dare sfogo al suo genio e alla sua fantasia, riadattando le

Palazzo Te scuderie gi esistenti e inglobandole nella costruzione, alternando gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva, decorando sublimemente stanze e facciate.

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La simbologia
I simboli e gli stemmi riempiono di significati pi o meno celati e spesso politici, le pareti del palazzo e del suo voluttuoso proprietario. Il Monte Olimpo, ad esempio, circondato da un labirinto e che sorge dalle acque un simbolo che spesso si ritrova, viene ripreso in elementi architettonici costitutivi del palazzo come le due ampie peschiere che attraverso un ponte portano al giardino, o come il labirinto in bosso (ormai scomparso) del giardino stesso. Altro simbolo interessante la salamandra, che Federico elegge come personale, assieme al quale spesso viene utilizzato il motto: quod huic Giove seduce Olimpiade deest me torquet (ci che manca a costui mi tormenta); il ramarro infatti era ritenuto lunico animale insensibile agli stimoli dellamore, ed era impiegato come contrapposizione concettuale al duca e alla sua natura sensuale e galante, che invece dai vizi dellamore era tormentato.

La struttura architettonica
Il palazzo un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile quadrato anch'esso, un tempo decorato con un labirinto, con quattro entrate sui quattro lati. L'entrata principale verso la citt una loggia, la cosiddetta Loggia Grande, all'esterno composta da tre grandi arcate su colonne binate a comporre una successione di serliane. Sul lato ovest l'apertura un vestibolo quadrato, con quattro colonne che lo dividono in tre navate. La volta della navata centrale a botte e le due laterali mostrano un soffitto piano (alla maniera dell' atrium descritto da Vitruvio e che tanto ebbe successo nei palazzi italiani del Cinquecento).

La loggia d'onore, vista dall'esedra

L'emiciclo dell'esedra

Palazzo Te

22 Il palazzo ha proporzioni insolite: si presenta come un largo e basso blocco, a un piano solo, la cui altezza circa un quarto della larghezza. Tutta la superficie esterna trattata a bugnato (comprese le cornici delle finestre e delle porte) e presenta un ordine gigante di paraste lisce doriche. Gli intercolumni variano secondo un ritmo complesso. Il cortile segue anch'esso un ordine dorico su colonne di marmo lasciate quasi grezze sormontate da una possente trabeazione dorica che presenta su ogni intercolumnio sui lati est e ovest, un triglifo che sembra scivolare verso il basso al centro di ogni intercolumnio, come fosse un concio in chiave d'arco; su questi due lati anche gli intercolumni, come all'esterno, non sono tutti uguali. Questi dettagli spiazzano l'osservatore e danno una sensazione di non finito all'insieme. Pare che il palazzo fosse, in origine, dipinto anche in esterno, ma i colori sono scomparsi mentre rimangono gli affreschi interni eseguiti dallo stesso Giulio Romano e da molti collaboratori. Oltre agli affreschi le pareti erano arricchite da tendaggi e applicazioni di cuoio dorate e argentate, le porte di legni intarsiati e bronzi e i caminetti costituiti di nobili marmi. I terremoti dell'Emilia del 2012 hanno provocato danni ad alcune sale

Facciata interna vista dal cortile

Facciata di Palazzo Te

del palazzo gonzaghesco.

[2]

Le sale del palazzo


Sala dei giganti: l'affresco della Caduta dei Giganti fu dipinto fra il 1532 e il 1535 ricoprendo la sala dalle pareti al soffitto con l'illusionistica rappresentazione della battaglia tra i Giganti che tentano di salire all'Olimpo e Zeus Sala grande dei cavalli: con i ritratti in grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dei Gonzaga era la sala destinata al ballo. I cavalli, spiccano in tutta la bellezza delle loro forme su un paesaggio naturale che si apre dietro un colonne corinzie dipinte e che alternano i purosangue a figure di divinit mitologiche in false nicchie. Il soffitto in legno a cassettoni e rosoni dorati accoglie il monte Olimpo e il ramarro, i simboli del duca e il suo schema ripreso dal pavimento donando simmetria allambiente (il pavimento non rimasto loriginale del tempo). Sala di Amore e Psiche: la sala da pranzo del duca. Interamente affrescata, ogni parete raffigura lussuriosa la mitologica storia di Psiche, il simbolo dellamore del duca per Isabella Boschetti. Sala delle aquile: camera da letto di Federico ornata al centro della volta con l'affresco della caduta di Fetonte dal carro del sole, finita da scuri stucchi di aquile ad ali spiegate nelle lunette agli angoli della stanza e affreschi di favole pagane. Sala dei venti o dello zodiaco Sala delle imprese

La caduta dei giganti (particolare della sala dei giganti)

Sala di Amore e Psiche: parete del banchetto

Palazzo Te Sala di Ovidio Camera del Sole Sala dei bassorilievi e Sala dei Cesari: sono salette chiaramente omaggianti limperatore Carlo V da cui Federico ottenne nel 1530 il titolo di duca. Loggia d'onore: la loggia che si affaccia alle pescherie, parallela a quella Grande che segna lingresso del palazzo e mostra lincantevole visuale del giardino che si chiude a nord con lesedra. La volta divisa in grandi riquadri con cornici di canne palustri nei quali rappresentata storia biblica di Davide. Colonne e statue nelle nicchie completano il loggiato. Tutta questa parte della villa elogia, attraverso le pitture e i simboli dellarte romana e del paganesimo dei miti dell'Olimpo, la figura dellimperatore Carlo V, ma ecco palesarsi uno dei segnali celati di stampo politico, in tutte le vicende rappresentate lattenzione posta sulla forza e limportanza del grande Giove pare offuscarne il prestigio.

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Decorazioni sul soffitto della loggia d'onore

L'angolo segreto
Lappartamento della grotta venne edificato verso il 1530 nellangolo est del giardino vicino allesedra che conclude lo spazio della villa. Lappartamento composto da poche stanze di dimensioni molto pi modeste rispetto a quelle del corpo del palazzo; una loggia che si apre in un piccolo giardino mostra ci che rimane di un ambiente allora decorato ed affrescato. Dal giardino si accede alla Grotta, stanzetta utilizzata come bagno, dalla realizzazione davvero insolita. Lapertura realizzata come a dare lidea si tratti di un ambiente naturale, di una caverna, non ci sono i Il giardino segreto marmi e i materiali ricercati del resto del palazzo, gli interni erano tappezzati di conchiglie (oggi scomparse) e giochi dacqua dovevano allietare il visitatore e stupirlo al tempo stesso.

Fruttiere di Palazzo Te
Le fruttiere si trovano sul lato meridionale del giardino di Palazzo Te; a pianta rettangolare sono costituite da un unico ambiente suddiviso in tre navate. La copertura sostenuta da dieci coppie di pilastri. I lavori di edificazione iniziarono nel 1651 su progettazione dell'architetto Nicol Sebregondi e nel 1655 l'edificio cominci ad ospitare, per il ricovero invernale, piante e agrumi posti in vasi di terracotta. Ma gi dal secolo successivo le fruttiere e le attigue scuderie vennero adibite a magazzino militare. Numerosi e impropri utilizzi si susseguirono fino al 1989 quando, dopo un appropriato restauro, divenne sede espositiva delle mostre realizzate dal Centro Internazionale dArte e Cultura di Palazzo Te.

Palazzo Te

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Museo Civico
Le occupazioni spagnole, francesi e austriache e le varie guerre fecero si che nel corso degli anni il palazzo venisse utilizzato come caserma e i giardini come accampamenti per le truppe depauperando le sale e distruggendo alcune sculture (sulle pareti della sala dei Giganti rimangono tuttoggi visibili i graffiti e le incisioni con nomi e date di un passato poco glorioso per il monumento). La propriet della villa dalla famiglia Gonzaga passa, tranne il breve periodo della dominazione napoleonica, al governo austriaco sino al 1866 quando viene acquisita dallo Stato Italiano. Nel 1876 ledificio diviene propriet del Comune di Mantova. Dopo parecchi restauri il palazzo restituisce oggi, con le sue sale e i giardini, unincantevole tuffo nella creativit di Giulio Romano e nellimportanza della corte dei Gonzaga. Grazie al riassestamento dell'orangerie, dove venivano coltivati arance e limoni, stato creato un vasto ambiente adibito a luogo di esposizioni temporanee. Ma ulteriore scopo dell'impegno delle istituzioni cittadine era di ricavare in Palazzo Te un museo affinch fossero ospitate almeno una parte delle collezioni civiche. Lo spazio espositivo permanente fu ricavato nelle sale al piano superiore. Quattro sono le collezioni esposte: Sezione Gonzaghesca La sezione costituita da materiali legati prevalentemente alla storia mantovana di et gonzaghesca (1328-1707): una Collezione Numismatica costituita da 595 monete prodotte dalla Zecca di Mantova, una collezione di coni e punzoni, l'antica serie di pesi e misure dello Stato di Mantova e una raccolta di 62 medaglie dei Gonzaga e di illustri personaggi mantovani. Donazione "Arnoldo Mondadori" La sezione costituita da diciannove dipinti di Federico Zandomeneghi (1841-1917) e da tredici di Armando Spadini (1883-1925), raccolti da Arnoldo Mondadori e donati nel 1974 dagli eredi dell'editore di origine mantovana. Raccolta Egizia "Giuseppe Acerbi" Giuseppe Acerbi (1773-1846), Console Generale d'Austria in Egitto, partecip nel 1829 ad alcune fasi della celebre spedizione archeologica condotta da Jean Franois Champollion. Costitu un'importante raccolta di materiali archeologici, 500 pezzi che nel 1840 don alla citt di Mantova. Ora la sua collezione interamente esposta in Palazzo Te. Collezione Mesopotamica "Ugo Sissa" La collezione costituita da Ugo Sissa, architetto e pittore mantovano (1913-1980), capo architetto a Bagdad tra il 1953 e il 1958, consta di circa 250 pezzi d'arte mesopotamica databili tra la fine del VI millennio a.C. e la fine del I millennio d.C.

Galleria fotografica

La loggia d'onore e il ponte sulla peschiera

Prospetto interno

Il giardino segreto: l'ingresso alla grotta

La caduta dei Giganti (particolare)

Palazzo Te

25

Interno

Palazzo Te, esedra

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Palazzo_Te& language=it& params=45_08_52_N_10_47_10_E_type:landmark [2] Danni a Palazzo Te a Mantova (http:/ / www. ilsole24ore. com/ art/ notizie/ 2012-05-29/ danni-palazzo-mantova-basilica-185128. shtml?uuid=AbkQVLkF)

Voci correlate
Giulio Romano Architettura manierista

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Collegamenti esterni
Centro Internazionale d'Arte e Cultura di Palazzo Te (http://www.centropalazzote.it)

Michele Sanmicheli

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Michele Sanmicheli
Michele Sanmicheli, a volte trascritto anche come Sammicheli, Sanmichele o Sammichele (San Michele Extra, 1484[1] Verona, 1559), stato un architetto e urbanista italiano di stampo manierista, tra i maggiori della sua epoca. Dopo aver soggiornato a Roma per compiere la sua formazione studiando l'arte di Bramante, Raffaello, Sansovino e Sangallo, rientr a Verona dove ricever, nel corso della vita, numerose e prestigiose commissioni. Ingaggiato dalla Serenissima come architetto militare, disegn numerose fortificazioni nel vasto impero veneziano, assicurandosi cos una grande fama. Infatti, oltre che in Italia, dove si possono trovare le sue opere a Venezia, Verona, Bergamo e Brescia, lavor molto in Dalmazia, a Zara, Sebenico, Creta e Corf. Grazie ai soggiorni in queste ultime localit fu probabilmente l'unico architetto italiano del sedicesimo secolo ad aver avuto l'opportunit di vedere e studiare l'architettura greca, possibile fonte di ispirazione per l'uso di colonne doriche senza basi.

Ritratto di Michele Sanmicheli presente nel Le Vite di Giorgio Vasari

Instancabile lavoratore, oltre alle costruzioni di carattere militare, si occup anche della progettazione di palazzi e architetture religiose di grande pregio.

Biografia
Infanzia
Molte delle notizie riguardo alla vita di Michele Sanmicheli sono note grazie al suo primo biografo, Giorgio Vasari, che scrive dell'architetto veronese nella sua celebre opera Le vite de' pi eccellenti pittori, scultori e architettori, fornendo per scarne notizie per tutto il periodo della formazione tra Verona e Roma.
Albero genealogico della famiglia Sanmicheli

Sanmicheli nacque nel quartiere di San Michele Extra, a Verona, a quel tempo parte della Repubblica di Venezia. Impar le basi della sua professione, insieme al fratello Jacopo (che mor per giovane) e al cugino Matteo Sanmicheli, da suo padre Giovanni e da suo zio Bartolomeo, entrambi scalpellini a Verona[2], anche se originari da Porlezza sul lago di Como.[3][4] La bottega di famiglia era un semplice aboratorio artigianale, anche se in contatto con diversi atelier di elevata qualit. Michele ebbe modo in giovane et, probabilmente, di acquisire stimoli intellettuali anche dalla frequentazione della sua famiglia con Bernardino e Matteo Mazzola, scalpellini e umanisti, con cui collaborarono alla realizzazione della Loggia del Consiglio[5]. Verso il finire del 1505 il giovane Sanmicheli era gi orfano di entrambi i genitori mentre un fratello, Jacopo, era prossimo alla morte, e un altro fratello, Alessandro, era chiuso in un convento a Bologna. Questa situazione gli dava

Michele Sanmicheli ben pochi motivi per trattenersi nella citt natale ed allora, vendute alcune propriet familiari ad Azzano, decise di trasferirsi a Roma[6].

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A Roma e a Orvieto
Sanmicheli si rec in giovane et (intorno ai venti anni[7]) a Roma, probabilmente per lavorare come assistente di Antonio da Sangallo, dove ebbe l'opportunit di studiare la scultura e l'architettura classica. Sanimcheli ebbe la possibilit di spostarsi, probabilmente, grazie anche all'appoggio di due dei suoi fratelli che occupavano posizioni di rilievo nella congregazione dei canonici regolari di Sant'Antonio[2]. Nell'Urbe frequent l'architetto e intarsiatore Fra Giovanni da Verona, attivo presso la corte papale, e la cerchia dei Bramanteschi. Ben presto ottenne apprezzamenti, tanto che il Vasari scrisse: in poco tempo divenne, non pure in Roma, ma per tutti i luoghi che sono all'intorno, nominato e famoso. Nel 1509 si rec ad Orvieto[8] dove rimase per i successivi due decenni. Nel 1512 gli si present una grande occasione: gli venne proposto di assumere il ruolo di capomastro presso il cantiere del Duomo di Orvieto[9], incarico che gli permise non solo di seguire i Donato Bramante fu un architetto che ispir lavori di una delle opere maggiori dell'Italia centrale, ma anche di notevolmente Sanmicheli essere il successore di una fitta schiera di grandi architetti che avevano preso precedentemente parte al progetto[10]. Questo incarico gli rec un grande prestigio e l'esperienza che ne ricav, soprattutto nella gestione delle maestranze, gli si riveler utilissima quando, in futuro, verr incaricato della rifortificazione dello stato veneziano[11]. Sempre nel 1512, con la qualifica di "marmoraio", si rec a Rieti come garante in una controversia per un pagamento ad uno scultore, mentre nel 1516 si spost a Spello per una stima del ciborio conservato nella collegiata di Santa Maria Maggiore[12]. Grazie alla fama ottenuta per esser stato capomastro al duomo, Sanmicheli riusc ad ottenere alcuni importanti incarichi privati, ad esempio il 19 aprile del 1516, sempre ad Orvieto, gli venne commissionata dal mercante senese Girolamo Petrucci la cappella familiare nella chiesa di San Domenico, a cui lavor fino al 1524 e che divenne una delle sue opere pi importanti[13]. Tra il 1525 e il 1526[14] lavor per approntare, su incarico del cardinale Alessandro Farnese, il primo disegno del duomo di Montefiascone, un edificio ottagonale sormontato da una cupola in stile bramantesca, che richiama quello della chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma[15]. Di questo edificio rimane traccia solamente del colonnato con trabeazione, a causa dell'incendio del 1670 e della conseguente radicale ristrutturazione ad opera di Carlo Fontana. Durante il tempo trascorso a Montefiascone visse una storia d'amore di cui non parl molto ma che lo port ad avere una figlia[12]. Nei primi mesi del 1526 effettu, per volere di Clemente VII, una perlustrazione delle fortificazioni dei confini settentrionali dello Stato Pontificio[16], minacciati da Carlo I di Borbone, a cui segu una dettagliata relazione sottoscritta con Antonio da Sangallo il Giovane. Dalle fonti esistenti non immediato capire per quale motivo il papa si rivolse a Sanmicheli piuttosto che ad un'altra persona per un incarico cos delicato[17], anche se molto probabilmente gli venne attribuito grazie a delle raccomandazioni del cardinale Alessandro Farnese o, pi probabilmente, per volere dello stesso Antonio da Sangallo[18]. Questo incarico rappresent una svolta nella sua carriera in quanto ebbe cos occasione di visitare le pi avanzate architetture militari e di frequentare i pi illuminati architetti e ingegneri dell'epoca, che lo influenzarono in maniera determinante nel suo modo di progettare.

Michele Sanmicheli

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Architetto della Serenissima


Terminato il servizio per Clemente VIII Sanmicheli decise di fare ritorno, nel 1527, a Verona: Vasari scrisse che venne il desiderio a Michele, dopo tanti anni, di rivedere la patria ed i parenti e gli amici, ma molto pi le fortezze de' viniziani. Dopo aver trascorso nella citt natale alcuni giorni, si rec a Treviso e a Padova per studiarne le architetture militari. Della sua permanenza nella citt patavina esiste una leggenda che vuole che sia stato posto agli arresti in quanto sospettato di attivit spionistica, visto il suo grande interesse per le strutture difensive[19]. In una sua successiva permanenza a Legnago per il rinnovamento della fortezza incontr il capitano generale della Repubblica Veneta, Francesco Maria della Rovere, grazie alla cui conoscenza, oltre che alla fama che ormai aveva acquisto, gli venne Parte del progetto per Porta Nuova offerta la carica di ingegnere militare per la Repubblica di Venezia. In questo modo, alla stregua di Jacopo Sansovino, egli divenne un ufficiale salariato della Serenissima: fu cos che l'apprezzamento presso i veneziani e la tragedia rappresentata dal sacco di Roma convinceranno Sanmicheli a non fare pi ritorno nel Lazio. Il suo primo incarico in questo ruolo a Verona (tra il 1526 e il 1528), dove venne chiamato da Giovanni Emo, podest della citt, ad occuparsi del restauro del Ponte Nuovo sull'Adige. Per, intorno alla fine del 1527, la nobildonna Margherita Pellegrini gli offr di progettare una cappella in memoria del figlio Nicol presso la chiesa di San Bernardino di Verona: a questo lavoro il Sanmicheli si applic con notevole entusiasmo, realizzando un'opera molto apprezzata dalla committente[20]. La cappella fu poi oggetto di successivi ritocchi da Porta Palio a Verona, lato esterno; realizzata su parte di Bartolomeo Giuliari nel 1793. Il 28 ottobre 1530, quando disegno di Sanmicheli l'opera privata era ormai completata, venne ufficialmente nominato soprintendente alle fabbriche militari di Verona (carica che manterr fino alla morte[20]). Con questo ruolo progett le monumentali porte della citt: Porta Nuova[21] (1532), Porta San Zeno (1541) e Porta Palio (1547); inoltre inizi a trasformare le fortificazioni di Verona usando il sistema a bastioni[22]. Contemporaneamente (tra il 1531 e il 1532) si occup di studiare e disegnare il riassetto della Cittadella viscontea veronese, in collaborazione con il nipote Giangirolamo Sanmicheli che fu suo fedele collaboratore e continuatore. Grazie ai lavori compiuti a Verona le capacit di Sanmicheli come architetto militare vennero conosciute e apprezzate anche al di fuori dei confini della Repubblica, fu cos che Francesco II Sforza, nel 1531, ottenne il consenso di poterlo avere per una consulenza sulle piazzeforti di Vigevano, Pavia, Alessandria, Lodi e Como per il ducato lombardo. Nel 1539 anche Carlo V fece richiesta alla Serenissima, per respinta, di poter usufruire dei suoi servizi per fortificare Anversa[23].

Michele Sanmicheli

29 La sua fama di architetto legata non solo a opere a carattere militare, ma anche ad architetture civili di tipo rinascimentale. Infatti, nel 1530, Ludovico di Canossa gli commission il progetto di un palazzo nei pressi di Castelvecchio, tra Porta Borsari e l'Arco dei Gavi[24]. Dopo due anni di lavori Sanmicheli complet Palazzo Canossa, a cui segu poco dopo Palazzo Bevilacqua (non interamente completato), posto dall'altra parte della via. Queste opere servirono anche per la riqualificazione del corso in cui vennero realizzate (l'attuale corso Cavour), tanto che si realizz la sua pavimentazione nel 1532.

Palazzo Canossa a Verona

Nel 1531 inizi degli interventi (che si prolungheranno fino al 1537) sulla cinta muraria di Orzinuovi, mentre nell'anno successivo comp degli studi per le fortificazioni di Treviso e di Brescia, e per la ristrutturazione di piazza Contarena ad Udine. L'anno successivo fu a Padova per degli approfonditi studi che porteranno alla realizzazione dei bastioni Cornaro[23]. Nel 1533 fu molto attivo a Verona, dove costru i portali dei palazzi del Capitanio e del Podest e ristruttur la sua abitazione famigliare; si rec, inoltre, a Pesaro e a Senigallia per delle consulenze riguardo al porto.

Fortificazioni di Venezia e dei confini orientali


Nell'ottobre 1534 Sanmicheli part per Zara su richiesta del Senato della Repubblica, non prima, per, di aver dettato testamento al notaio veneziano Giovanni Cavani. Tornato a Venezia il Consiglio dei Dieci lo incaric di redigere un rapporto segreto sulle difese della laguna, un documento che dimostra l'ottima metodologia utilizzata dal Sanmicheli, un metodo ancora attuale; con tale documento l'architetto riusc a mettere in luce le complesse problematiche del territorio e a formalizzare una riprogettazione in un'ottica di efficienza non soltanto militare, ma anche civile[25]. A questo incarico segu immediatamente, il Porta Terraferma a Zara 27 gennaio, la commissione per la progettazione del Forte di Sant'Andrea, sull'omonima isola di fronte al Lido di Venezia, e di altre fortificazioni lagunari. Questi lavori gli frutteranno la nomina, avvenuta il 14 aprile, a ingegnere capo della Repubblica: si per la cavacion et bisogno di queste nostre lagune, si etiam per la fortificazione de li lochi [...] da terra et da mar. L'intensa attivit di architetto militare non gli imped, comunque, di occuparsi anche di opere civili, in questi anni infatti progett per la famiglia Cornaro una villa a Piombino Dese (da non confondersi con Villa Cornaro, realizzata dal Palladio), demolita poi nel 1795[26], e C Cornaro nel sestiere di San Polo[27]. Tra il 1537 e il 1540 il Sanmicheli visse un periodo di intenso lavoro, durante il quale viaggi quasi ininterrottamente per verificare le fortificazioni orientali insieme con il nipote, con il quale aumentarono i legami personali e professionali; visit la Dalmazia, Zara, Sebenico, Corf, Creta e altri luoghi[28]. Al ritorno dal lungo viaggio continu ad occuparsi delle fortificazioni della terraferma (in particolare Orzinuovi e Chioggia), ma non manc di recarsi anche a Vicenza per delle consulenze sul costruendo Palazzo della Ragione, occasione durante la quale, molto probabilmente, incontr l'architetto Andrea Palladio.

Michele Sanmicheli

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Gli ultimi anni


Negli anni seguenti Sanmicheli viaggi ancora molto nei vari territori della terraferma per svolgere perizie e rilievi circa le varie strutture difensive, anche se dovette rinunciare ad una nuova missione nei territori orientali a causa di precarie condizioni fisiche[29]. Si occup molto anche di perlustrazioni di controllo dell reti idrauliche, e non manc di seguire e aprire numerosi cantieri a Verona e Venezia. Trasferitosi stabilmente a Verona, si dedic ai progetti di numerose sontuose residenze patrizie del luogo, oltre che della realizzazione della cupola della chiesa di San Giorgio in Braida e della facciata Facciata di palazzo Pompei (rimasta incompiuta) di Santa Maria in Organo. Nel 1540 fin i lavori per il palazzo Pompei, commissionatogli dalla ricca famiglia Lavezzola[30], una delle opere pi riuscite del maestro veronese[31]. Nel 1548 realizz, a Venezia, il palazzo Corner Mocenigo, che si affaccia sul campo San Polo nel sestiere di Santa Croce[29], i quali medesimi elementi innovativi si ritrovano nei suoi lavori successivi: Palazzo Roncale a Rovigo[32], Palazzo Honorij a Verona (1553-54) e Palazzo Grimani di San Luca a Venezia (dal 1556 circa), che anche il suo ultimo capolavoro. Nel 1555 produsse dei disegni per il rifacimento del deposito del Bucintoro presso l'arsenale di Venezia, mentre l'anno successivo si occup della realizzazione di un arco trionfale per l'entrata di Bona Sforza a Padova.

Monumento funebre di Sanmicheli presso la chiesa di San Tomaso Cantuariense

Provato duramente dalla perdita dell'amato nipote Giangirolamo, in cui vedeva il suo valido successore, termin la carriera con il disegno della chiesa circolare di Madonna di Campagna, terminata da Bernardino Brugnoli vicino a Verona. Il 29 aprile 1559 dett testamento indicando come erede universale suo cugino Paolo[33], e verso la fine di agosto dello stesso anno si spense nella citt natale a causa di una violenta febbre[34]. Le sue spoglie sono custodite nella chiesa di San Tomaso Cantuariense.

Michele Sanmicheli

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Influenze e stili
Sanmicheli stato pi volte definito un architetto dallo stampo manierista, definizione questa per inadeguata, infatti se nelle realizzazioni architettoniche di Michelangelo o Giulio Romano troviamo le deliberate trasgressioni tipiche di questo stile, in Sanmicheli la deliberata violazione delle regole classiche appare assente: le sue trasgressioni non erano finalizzate alla voglia di stupire l'osservatore, ma si trattavano di una necessit per poter mischiare elementi antichi con le esigenze dei progetti moderni[35]. Lo stile di Sanmicheli, che appare sicuramente riconoscibile e inconfondibile[36], si manifesta come risultato di influenze alto rinascimentali (in particolare di Bramante e Raffaello) apprese durante il suo soggiorno in Italia centrale e delle predilezioni di architetti che gi lavoravano a Verona e Venezia. Sanmicheli apprese le regole canoniche dell'architettura dall'opera di Vitruvio, tanto che l'Arentino lo nomin in un ristretto gruppo di architetti definiti come "Vitruvii in li edifici belli"[37]. In alcune opere, per, Sanmicheli non si limit ad applicare semplicemente le prescrizioni dell'architettura vitruviana, ma le applic in modi nuovi.

Chiesa di Madonna di Campagna, ultima opera dell'architetto. Si pu notare il suo stile sobrio e monumentale, differente da quello adottato nelle sue opere pi giovanili.

Anche se nel corso della sua vita Sanmicheli ci appare piuttosto coerente con un'idea di architettura, possiamo comunque trovare nelle sue opere un mutamento dello stile. Nel periodo giovanile risult essere pi incline a realizzare progetti dotati di maggior complessit e lavorazioni pi fini (come palazzo Bevilaqua e cappella Pellegrini), mentre al termine della vita privilegi uno stile pi sobrio ma pi monumentale (come nella chiesa di Madonna di Campagna)[35].

Sanmicheli committente di artisti


All'apice della carriera Sanmicheli apparteneva all'lite del panorama artistico veneziano, al pari di Tiziano e Sansovino, permettendogli di essere a contatto con gran parte della nobilt locale, inoltre la sua attivit di architetto lo poneva nella situazione di poter consigliare il committente circa le decorazioni dell'opera in costruzione. A fronte di tutto ci, l'architetto, ebbe la possibilit di raccomandare molti pittori e scultori a lui graditi, diventando una sorte di mecenate[38]. Tra i pittori che pi beneficiarono del rapporto con Sanmicheli vi furono Francesco Torbido, Battista del Moro, Giovanni Battista Zelotti e Paolo Veronese[39], quest'ultimo uno dei pi importanti esponenti della pittura veneziana di quel tempo, ma anche Vasari fu raccomandato per alcuni lavori, in particolare per la realizzazione di nove pannelli per uno dei soffitti di palazzo Corner Spinelli[40][41]. Nonostante molte opere scultoree necessarie per i suoi progetti fossero realizzare dallo stesso Sanmicheli, egli ne commission alcune ad altri scultori, specialmente ad Alessandro Vittoria, Pietro da Sal e Danese Cattaneo[42]. A seguito di queste considerazioni, l'influenza di Sanmicheli sull'arte veneziana non pu essere relegata solamente all'architettura, bens estesa anche alla pratica della pittura e della scultura.

Michele Sanmicheli

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Eredit artistica
Verso la fine del XVI secolo l'arte del Sanmicheli influenzava fortemente i lavori degli architetti contemporanei, anche se dopo la sua morte, col passare del tempo, la sua influenza and diminuendo fino a scomparire del tutto[43]. Uno degli architetti che pi di ogni altro trasse ispirazione dall'opera del maestro veronese, fu certamente Jacopo Sansovino, come si pu vedere da alcune sue opere, come la biblioteca Marciana[44] e Palazzo Corner[45][46]. Anche Sanmicheli prese spunto dai lavori di Sansovino, questo fa pensare che tra i due rivali ci fossero comunque buoni rapporti e che condividessero talvolta alcune idee. Un altro grande architetto che venne fortemente influenzato dall'opera di Sanmicheli fu Andrea Palladio, tanto che potrebbe averlo inizialmente considerato il suo mentore[47], tuttavia l'influenza sull'architetto padovano and scemando man mano che egli matur, finendo per esaurirsi quasi del tutto. Altri architetti ispirati dal Sanmicheli furono Bartolomeo Ammannati[48] e Michelangelo che, come ricorda il Vasari, nutriva simpatia e rispetto verso il collega veronese. I seguaci pi stretti del Sanmicheli per furono i membri della sua famiglia: i nipoti Giangirolamo e Domenico Curtoni, il giovane Bernardino Brugnoli, furono tra quelli che pi di ogni altri ricevettero l'eredit artistica del loro celebre parente. Grazie a loro, lo stile Sanmicheliano visse fino alla met del XVII secolo, quando la notoriet dell'approccio all'architettura del Palladio lo offusc. Bisogner aspettare ben oltre l'inizio del settecento con Bartolomeo dal Pozzo grazie alla sua opera Le vite de' pittori, de gli scultori et architetti veronesi e soprattutto con Scipione Maffei e la sua Verona illustrata, perch venga riscoperto l'interesse verso l'opera del Sanmicheli[49]. Il ritrovato interesse verso Sanmicheli si trova, in seguito, anche negli studi e nei lavori di Alessandro Pompei[50], nonch in Adriano Cristofali e in Luigi Trezza[49]. Nell'Ottocento ci furono ulteriori architetti e studiosi veronesi che si occuparono dei lavori dell'architetto, come Michelangelo Castellazzi che disegn palazzo Ottolini (in piazza Bra) modellandolo sulla struttura di palazzo Canossa, e Bartolomeo Giuliari che nel 1816 realizz una monografia su Cappella Pellegrini[51]. Nel 1823, Francesco Ronzani e Girolamo Luciolli, produssero una meticolosa raccolta delle opere di Sanmicheli[52]. A dimostrazione di questo ritrovato apprezzamento verso i lavori di Sanmicheli, la citt di Verona gli dedic una statua, realizzata da Gianbattista Troiani, che si trova tuttora in Corso Porta Nuova[53].

Opere principali

Luoghi, in Italia settentrionale e nel mediterraneo orientale, dove Sanmicheli ha lavorato

Nel culmine della sua carriera Sanmicheli godette di ampia considerazione presso la classe dirigente veneziana e occup una posizione di rilievo sugli altri architetti a servizio della Serenissima. La sua carica di "Architetto presso l'illustrissimo impero ducale veneziano" lo port a soprintendere a numerosi progetti nei vasti territori della Serenissima, sia nei Domini di Terraferma, ovvero nell'Italia nord-orientale, che nei lontani possedimenti di Corf, Creta e Croazia[54]. All'inizio del XVI secolo il governo veneziano era molto preoccupato riguardo alla difesa dei suoi confini, timori che si erano generati in seguito alla guerra della Lega di Cambrai, avvenuta tra il 1509 e il 1516. Per la salvaguardia della Repubblica si decise di intraprendere un progetto di miglioramento delle strutture difensive, cos i veneziani trovarono in Sanmicheli l'uomo adatto per compiere questo delicato compito. Per lui, nel 1935, crearono ad hoc la carica di ingegnere soprintendente a tutte fortificazioni dell'impero.

Michele Sanmicheli Nonostante la sua fama fosse soprattutto legata alle opere militari, Sanmicheli si prodig anche nella realizzazione di opere civili, quali edifici ecclesiastici e residenziali di grande pregio, tanto da suscitare gli apprezzamenti anche di altri architetti contemporanei, come Sebastiano Serlio[55] e Jacopo Sansovino. Anche se nella prima parte della carriera fu impegnato nelle citt del centro Italia, il luogo a cui pi di ogni altro leg il suo nome fu comunque Verona. Oltre alla citt natale, in cui fu attore principale della scena architettonica, fu chiamato spesso per consulti o per progetti anche al di fuori dei territori della Serenissima.

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Opere militari
Vasari, che lo conobbe a Venezia, attribuisce a Sanmicheli fondamentali innovazioni nel campo delle fortificazioni in un momento di generale rinnovamento nel campo delle opere militari per il quale si parla di "fortificazione alla moderna". Tuttavia almeno per la prima di tali innovazioni, l'invenzione del bastione angolato, occorre ricordare che la storiografia moderna l'attribuisce a Giuliano da Sangallo e a Antonio da Sangallo. In effetti Sanmicheli compie la sua formazione a contatto con l'attivit dei due fratelli e del loro erede Antonio da Sangallo il Giovane con il quale collabora a lungo. A Verona Porta Nuova. Costruita fra il 1535 e il 1540, fu largamente rimaneggiata dagli austriaci nel 1854. Sulla facciata posteriore presente una scritta che attribuisce all'architetto la paternit dell'opera[56]. Porta San Zeno. Costruita fra il 1540 e il 1541, presenta diversi elementi originali rispetto alle altre due porte cittadine, a partire dalla facciata realizzata, non interamente in pietra, ma con l'alternanza di mattoni. Questo probabilmente dovuto al bisogno di realizzarla in tempi brevi e con una spesa relativamente modesta[57].

Porta Nuova a Verona

Porta Palio. Costruita fra il 1542 e il 1557, considerata come il capolavoro di Sanmicheli per quello che riguarda la sua attivit di architetto militare. A Venezia Forte di Sant'Andrea (dal 1534). In altri luoghi Porta "di sotto" a Legnago. Iniziata nel 1529 risulta essere oggi stata demolita. Si trovava nel lato opposto della citt rispetto alla porta di San Martino, rivolta in direzione del Polesine. Non esistono testimonianze del suo aspetto[58]. Porta San Martino "di sopra" a Legnago. Progettata intorno al 1529-30 e terminata nel 1535. Opposta alla porta di sotto, anch'essa demolita[58] nel 1887; la sua architettura nota da rilievi settecenteschi. Porta di Terraferma a Zara (1537)[59].
Forte di Sant'Andrea a Venezia

Michele Sanmicheli Fortificazioni Sanmicheli fu chiamato in molti luoghi per progettare o consigliare circa le fortificazioni a difesa di varie citt: A Monteleone d'Orvieto (1525) A Piacenza (1526) A Legnago (1529) A Verona (1530-37)[60] A Padova (1532) A Senigallia (1533, con rielaborazioni successive) A Zara (1534) A Venezia (1535) A Orzinuovi (1535 circa) A Brescia (1536) A Corf (1537) A Creta (in varie localit, tra il 1538 e il 1539) A Peschiera del Garda (1548)

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Palazzi e architetture civili


Nella progettazione di palazzi il Sanmicheli fu uno degli architetti pi innovativi del XVI secolo: caratteristica delle sue opere il mescolare elementi classici, frequenti nelle opere di Bramante e Raffaello, ad altri elementi appartenenti alla tradizione architettonica locale. Se a Orvieto che Sanmicheli inizi la sua carriera di costruttore di palazzi (grazie all'amicizia con Girolamo Petrucci), per a Verona che ebbe modo di dimostrare le sue vere capacit. A Orvieto Palazzo Petrucci, commissionata da Girolamo Petrucci nel 1517. Opere per il palazzo Comunale, realizzazione di una nuova volta per la sala inferiore, ricostruzione di quattro botteghe e altri interventi minori[61]. A Venezia Palazzo Corner Mocenigo, (progetto 1541), lavori di rifacimento dell'interno. Palazzo Grimani di San Luca (dal 1556 circa). A Verona Ponte Nuovo, (1526-28) a sostituzione di un precedente ponte andato distrutto durante una inondazione nel 1512. Di struttura semplice con quattro archi, di larghezza sempre maggiore, separati da pilastri. andato anch'esso distrutto durante l'inondazione di Verona del 1882[62]. Palazzo Canossa, in corso Cavour (progetto 1526-28, inizio lavori 1531 circa). Commissionato da Lodovico Canossa. Nella corte sono presenti delle metope che richiamano alcuni simboli della famiglia[63]. oggi utilizzato come residenza signorile.

Palazzo Grimani di San Luca a Venezia

Palazzo Bevilacqua, situato in corso Cavour (1532 circa)[62]. Oggi ospita la scuola superiore "Lorgna Pindemonte".

Michele Sanmicheli Portale di ingresso del palazzo del Podest. Fu realizzato in sostituzione di un precedente ingresso dotato di un semplice arco rotondo. caratterizzato per la presenza del leone di San Marco in cima alla trabeazione. Palazzo Pompei, (1535 circa). Oggi ospita il Museo civico di Storia naturale[64]. Rifacimento della sala dei giudici e dell'udienza del Podest nel Palazzo della Regione (1535) Palazzo Honorij, situato in piazza Bra (1555 circa) - oggi ospita un celebre ristorante. Casa Sanmicheli (1540 circa). Era un edificio a tre piani ornato da un portale di grande pregio e con finestre dotate di cornici rettangolari e disposte in modo asimmetrico. Fu demolita nel 1890 e il portale trasferito in un altro edificio in vicolo cieco Pozza[65]. Altro Corte Spinosa, nei dintorni di Mantova (progetto del 1527 circa). Viene attribuita al Sanmicheli grazie al muro posteriore della loggia, molto simile ad altre opere dell'architetto[63]. Villa La Soranza (progetto del 1540) a Castelfranco Veneto,costruita per il patrizio veneziano Alvise Soranzo. Distrutta nel 1818. Era decorata da affreschi di Paolo Veronese e Giovan Battista Zelotti[66]. Palazzo Roncale a Rovigo (1550). Molte caratteristiche di quest'opera sono riscontrabili in altri edifici di Sanmicheli e ci ne ha potuto conferire la paternit.

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Opere religiose
Nonostante Sanmicheli sia conosciuto soprattutto come architetto militare e per alcuni suoi palazzi, non mancano nella sua produzione edifici a scopo religioso, progettati in particolare all'inizio della sua carriera nei dintorni di Roma. Il suo primo incarico in completa autonomia fu quello relativo alla soprintendenza dei lavori sul duomo di Orvieto. Tutte le chiese e le cappelle realizzate dal Sanmicheli hanno la caratteristica di presentare una pianta centrale o comunque facenti parte di strutture con lo spazio centralizzato[67]. Questa predilezione dell'architetto si rif, probabilmente, al suo studio di edifici religiosi del XV secolo, i quali presentavano le medesime caratteristiche. Ecco alcune delle sue opere religiose pi importanti: Duomo di Orvieto: Progetto dell'Altare dei Magi (1512 e terminato da altri nel 1528[68]) e interventi sulla facciata intorno al 1513, tra cui il completamento del timpano centrale. Cappella funeraria Petrucci in San Domenico a Orvieto (1516 circa), realizzata su commissione di Girolamo Petrucci[61].

Facciata del Duomo di Orvieto a cui Sanmicheli collabor, da giovane, alla realizzazione in qualit di capomastro

Cattedrale di Santa Margherita (o duomo di Montefiascone), progetto risalente al 1519 e poi terminato da altri nel XVII secolo dopo essere rimasta incompleta[61]. Cappella del Corporale presso il duomo di Orvieto, inizio del progetto nel 1522. Commissionata come tomba per Orsino e Rodolfo dei Conti di Marsciano. Completata successivamente da Simone Mosca[69]. Chiostro della chiesa di Sant'Agostino a Bagnoregio, (1524) realizzato interamente in cotto[62][70]. Cappella funeraria Pellegrini in San Bernardino a Verona. Progetto del 1528, rimasta incompleta e terminata da altri nel 1559.

Michele Sanmicheli Tornacoro e rifacimento del presbiterio del Duomo di Verona (1532-33). Commissionato dal vescovo Gian Matteo Giberti[71]. Realizzazione del tamburo, della cupola e del pavimento della chiesa di San Giorgio in Braida a Verona (1536). Della stessa chiesa, Sanmicheli, inizi anche il campanile tutt'oggi incompleto[62].

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Particolare della cappella Pellegrini

Lazzaretto di Verona, (1549), costruito fuori dalle mura di Verona per isolare i contagiati di peste. In seguito a danni causati dalla seconda guerra mondiale, oggi ne sopravvivono solamente alcuni ruderi in stato di abbandono. Facciata della Chiesa di Santa Maria in Organo a Verona (progetto del 1546, lavori iniziati l'anno successivo). Campanile Duomo di Verona, (inizio lavori 1555), lavori sospesi e progetto rivisto nel 1558-59[72]. Cappella nella Villa Della Torre di Fumane. Pavimento e campanile della chiesa di San Giorgio in Braida a Verona (1557). Il campanile rimasto incompiuto[73]. Santuario-Basilica "Santa Maria della Pace" o Madonna di Campagna nel borgo di San Michele Extra presso Verona (dal 1559).

Note
[1] Non si ha certezza sulla data di nascita. Il Vasari riporta 1484. Recentemente lo storico dell'architettura Giulio Sancassani grazie ad uno studio sul testamento del padre (studio riportato in Sancassani, op. cit., pp. 76-90) arrivato a fissare la data di nascita in un tempo successivo al 1486 e non posteriore al 1488. [2] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 163. [3] raffaello brenzoni, I Sanmicheli, maestri architetti e scultori del XV e XVI sec. oriundi di Porlezza di Valsolda, in "Arte Lombarda: rivista di storia dell'arte",n. 135, 2002, pag. 56-65 [4] Lionello Puppi, Michele Sanmicheli architetto di Verona Autore, 1971, pag.11 [5] Davis, op. cit., p. 16. [6] Davis, op. cit., p. 19. [7] Il Vasari stima il trasferimento a Roma nel 1500, ma secondo le nuove notizie appurate che spostano a posteriori la data di nascita, si pu supporre che la data corretta sia intorno al 1505. [8] Vasari a proposito scrive: dalla sua fama mossi lo condussero gli orvietani con onorati stipendi per architettore di quel loro tanto nominato tempio. [9] Davis, op. cit., p. 20. [10] Ad esempio: Lorenzo Maitani, Andrea Pisano, Orcagna. [11] Davis, op. cit., p. 23. [12] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 164. [13] Davis, op. cit., p. 24. [14] Ma forse gi a partire dal 1521. [15] Davis, op. cit., p. 25. [16] I due si spinsero fino in veneto:Puppi, Lionello: Un viaggio per il Veneto di Antonio da Sangallo e di Michele Sanmicheli nella primavera del 1526, in "Antonio da Sangallo il Giovane : la vita e l'opera" atti del XXII Congresso di Storia dell'Architettura, 1986, pag.p. 101-107 [17] Davis, op. cit., p. 28. [18] Davis, op. cit., p. 29. [19] Non si ha comunque nessuna notizia certa, Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 164. [20] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 165. [21] Sul muro di Porta Nuova la Serenissima lo autorizz a porre il proprio nome accanto a quello del doge e dei governatori di Verona. [22] Realizz i bastioni Barbariga (1531), Faliere San Bernardino (1535), San Zeno (1541) e, ancora esistenti, San Francesco (1546) e di Spagna (1547). [23] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 166.

Michele Sanmicheli
[24] All'epoca l'Arco dei Gavi era posto sull'attuale via Cavour all'altezza di Castelvecchio e frontalmente a Portoni Borsari. A seguito dello smantellamento effettuato dalle truppe Napoleoniche fu ricostruito nel 1932 nella attuale posizione di fianco al castello. [25] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 168. [26] (EN) Villa Cronaro del Sanmicheli (http:/ / www. boglewood. com/ cornaro/ xbrother. html).URL consultato in data 16 agosto 2010. [27] (EN) C Cornaro del Sanmicheli (http:/ / www. boglewood. com/ cornaro/ xspinelli. html).URL consultato in data 16 agosto 2010. [28] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 169. [29] Sandrini e Brugnoli, op. cit., p. 170. [30] Notiziario della Banca Popolare di Verona, numero 1, 1997. [31] Giovambattista Da Persico nel libro Descrizione di Verona e della sua provincia, 1820. in proposito ebbe da dire: II palazzo che fu dei Lavezzola, or de' Pompei, disegno fra i pi lodati del Sanmicheli, campeggia su questa riva. Se ad esso pi dal sito ne venga ornamento, o viceversa, non si affermerebbe s di leggieri. Varia e vaga si mostra la sua facciata nella dignit e semplicit di soli due piani, di rustico, il primo, d'ordine dorico il secondo. <...> Tra i due pilastri agli angoli essa partita da otto colonne, quelle e queste tutte d'un pezzo e scanalate. S'apron fra loro sette finestroni, ognuno con la sua balaustrata, s che ne forma quasi solo una loggia. A sostegno del cornicione, ai cui triglifi manca la cimasa, coi capitelli delle colonne corrono sette belle teste. poi mirabile, ad onta della materia, ch' la pietra di Quinzano, la sua conservazione, e principalmente il lavoro delle commettiture, sommo pregio di quell'et, da desiderarsi ancor nella nostra. [32] Rovigobox.it - Palazzo Roncale (http:/ / www. rovigobox. it/ index. php?action=notizie& idcat=173& modvis=3& chsez=1).URL consultato in data 16 agosto 2010. [33] Che in un atto dettato simultaneamente lo nominava a sua volta erede. [34] Il Vasari riporta da una maligna febre ucciso. [35] Davis, op. cit., p. 278. [36] Davis, op. cit., p. 275. [37] Davis, op. cit., pp. 302-312. [38] Davis, op. cit., p. 60. [39] Secondo il Vasari Sanmicheli "amava come figliuoli" Veronese e Zelotti e questa amicizia gli permise di ottenere le giuste raccomandazioni per alcuni importanti lavori, come le pitture di Villa Soranza e le decorazioni della sala del consiglio dei X. [40] Davis, op. cit., p. 61. [41] Per ringraziarlo Vasari gli don un disegno: San Michele che scaccia i demoni. [42] Davis, op. cit., p. 63. [43] Davis, op. cit., p. 336. [44] Alcuni particolari ricordano Porta Nuova e palazzo Pompei. [45] Molto simile a palazzo Canossa sia in pianta che in prospetto. [46] Davis , op. cit., p. 337. [47] Davis, op. cit., p. 339. [48] Che utilizz il disegno di Porta Palio come modello compositivo principale. [49] Davis, op. cit., p. 343. [50] Troviamo nell'edificio della Dogana di Verona un esempio della contaminazione dello stile Sanmicheliano in Pompei. [51] Giuliari, op. cit. [52] Ronzani, op. cit. [53] Davis, op. cit., p. 344. [54] Davis, op. cit., p. 14. [55] Che ne lod le capacit di costruire "fabriche si per la commodit et per l'ornamento de la pace". [56] Davis, op. cit., p. 359. [57] Davis, op. cit., p. 258. [58] Davis, op. cit., p. 358. [59] Davis, op. cit., p. 366. [60] Vedi anche Sistema difensivo di Verona. [61] Davis, op. cit., p. 353 [62] Davis, op. cit., p. 355. [63] Davis, op. cit., p. 356. [64] Davis, op. cit., p. 363. [65] Davis, op. cit., p. 369. [66] Regione Veneto - Il Presidente Galan presenta l'affresco di Veronese acquistato dalla regione (http:/ / www2. regione. veneto. it/ cultura/ museionweb/ prelazione/ news. htm).URL consultato in data 2 ottobre 2010. [67] Davis & Hemsoll, op. cit., p. 75. [68] Davis , op. cit., p. 352. [69] Davis, op. cit., p. 354. [70] Informazioni turistiche su Viterbo (http:/ / www. infoviterbo. it/ bagnoregio/ bagnoregio. htm).URL consultato in data 25 settembre 2010. [71] Davis, op. cit., p. 361. [72] Davis, op. cit., p. 373.

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Michele Sanmicheli
[73] Davis, op. cit., p. 375.

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Bibliografia
Fonti antiche
Giorgio Vasari, Le vite de' pi eccellenti pittori, scultori e architettori, 1550. Scipione Maffei, Verona illustrata, Milano, 1732. Alessandro Pompei, Li cinque ordini d'architettura civile di Michel Sanmicheli non pi veduti in luce, ora pubblicati ed esposti con quelli di Vitruvio e d'altri cinque, Verona, Jacopo Vallarsi Libraio a San Sebastiano, 1735. Giovanni Battista Giuseppe Biancolini, Notizie storiche delle chiese di Verona, Verona, 1749. Bartolomeo Giuliari, Cappella della famiglia Pellegrini esistente nella Chiesa di San Bernardino di Verona architettura di Michele Sanmichele, Verona, Dalla Tipografia Giuliari, 1816. Giovambattista Da Persico, Descrizione di Verona e della sua provincia, Verona, 1820. Francesco Ronzani; Girolamo Luciolli, Le fabbriche civili ecclesiastiche e militari di Michele Sanmicheli disegnate e incise da Ronzani Francesco e Luciolli Gerolamo, Venezia, Giuseppe Antonelli, 1831.

Fonti moderne
Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970. (ISBN non disponibile) Giulio Sancassani, Il testamento di Giovanni Sanmicheli Lapicida, padre di Michele architetto, Verona, 1975. (ISBN non disponibile) Arturo Sandrini e Pierpaolo Brugnoli, Architettura a Verona nell'et della Serenissima, Verona, Banca Popolare di Verona, 1988. (ISBN non disponibile) Peter Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Roma, Laterza, 1989. ISBN 88-420-2724-3 Paul Davis; David Hemsoll, Michele Sanmicheli, Mondadori Electa, 2004. ISBN 88-370-2804-0

Voci correlate
Architettura rinascimentale Lazzaretto di Sanmicheli Sistema difensivo di Verona Sistema difensivo della laguna di Venezia Matteo Sanmicheli

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Giovan Battista Cavagna

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Giovan Battista Cavagna


Giovan Battista Cavagna, o Cavagni (Roma, 1545 ca. Loreto, luglio 1613, fl. 1569), stato un architetto, ingegnere e pittore italiano. Fu attivo principalmente a Napoli.

Esterno del Monte di Piet a Napoli.

Biografia
Romano di nascita ma di origini lombarde. Comparve per la prima volta nel 1569 in una querela e tra il 1572 e il 1577 fu a Napoli per l'edificazione, secondo i canoni controriformistici, della chiesa di San Gregorio Armeno insieme a Giovanni Vincenzo Della Monica (anche se la chiesa fu consacrata al pubblico dopo due anni dalla data di partenza del Cavagna). Ebbe, in questa prima fase napoletana, anche la commissione di progettare Palazzo d'Avalos a Procida, precedentemente distrutto da un'incursione turca, insieme a Benvenuto Tortelli. Nel 1578 fu nuovamente a Roma, come attestano i documenti dell'Accademia di San Luca e alla stessa accademia apparve come console insieme al pittore Federico Zuccari e il console Scipione Pulzone. Contemporaneamente lavor con Giovan Paolo Severi nella vigna del cardinale Montalto. Nel 1582 oper nella cappella di San Nicola da Tolentino nella Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio, su commissione del conte Vincenzo Tuttavilla. Facciata di San Gregorio Armeno Nel 1585 entrambe lavorarono presso la Camera apostolica per stemmi dipinti su stendardi e di una bandiera a Castel Sant'Angelo. Non perse mai i contatti con Napoli e gi dal 1581 veniva eretta la Chiesa di Santa Maria Apparente, con la probabile direzione dei cantieri da parte di capimastro di fiducia dell'architetto.

Giovan Battista Cavagna

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Nel 1587 fu nuovamente citato in una querela e nel 1588 restauro la Madonna delle Scale al Campidoglio. Nel 1590, secondo alcuni documenti del Bertolotti, viveva in via della Ferratina. Ritorn nuovamente a Napoli nel 1590 per l'edificazione della Cappella Muscettola nella Chiesa di Santa Maria della Stella, oggi distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale. Secondo alcuni documenti apparve presunta la partecipazione al cantiere della basilica di San Paolo Maggiore, mentre con molta probabilit lavor presso i cantieri della Chiesa di Sant'Andrea delle Dame. Nel 1591 lavor alla Chiesa di Santa Anna dei Lombardi, rifecendo completamente l'invaso della navata centrale e dell'abside e nello stesso anno esegu la tela della Presentazione al Tempio per il Monastero di Santa della Vid di Burgos su commissione del vicer Juan de Ziga y Avellaneda[1]. Nel 1594 fu attivo a Marcianise nell'edificazione del Monastero dell'Annunziata e conteporaneamente lavor come pittore nella capitale del viceregno tra e il 1594 e il 1599. Dal 1595 l'architetto partenopeo Giovan Giacomo Di Conforto oper come capomastro nei cantieri di Cavagna. Dal 1597 al 1603 fu impegnato alla riedificazione della seconda sede del Monte di Piet di Napoli, al cantiere parteciparono in qualit di capimastro il Di Conforto e Giovanni Cola di Franco. Tra il 1598 e il 1599 lavor alla Cappella del Tesoro della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore e nel 1600, assistito dal figlio Cosimo, fece, in qualit di ingegnere, i rilievi per le riparazioni da effettuare all'acquedotto tra Sarno e Striano.

Abside di Sant'Anna dei Lombardi

Nel medesimo anno fu autore di un libello accusatorio su Domenico Fontana riguardo al Palazzo Reale, Facciata di Palazzo dell'Arengo, Ascoli Piceno Discorso sopra la fabrica del Nuovo Regio Palazzo che si va fabricando nel largo di S.to Aluigi sotto la guida del Cavalier Fontana; il Cavagna si vide soppiantato da un incarico cos rilevante ed affidato ad un architetto da poco venuto in citt. Cavagna osserv che il sito scelto dal Fontana per erigervi il nuovo palazzo fu, a quei tempi, inadatto perch troppo vicino alla darsena vecchia e il prospetto principale volgeva verso un Largo irregolare. La proposta del nostro fu quella di erigere il palazzo nell'attuale via Santa Brigida, in una posizione pi centrale con il rispetto delle edicazioni precedenti come il palazzo vicereale e delle Fonderie reali. Tra il 1601 ed il 1602, fu nominato ingegnere della citt per la realizzazione delle fosse del grano, ma il suo operato a Napoli termin definitivamente nel 1605. Il 25 ottobre di quell'anno successe all'ingegnere Muzio Oddi alla direzione del cantiere della Casa di Loreto, qui continu il palazzo pontifico e provvide alla decorazione della cappella del Tesoro. Nel 1607 partecip al concorso napoletano per la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, indetto dalla Deputazione della Real Cappella del Tesoro; al concorso

Giovan Battista Cavagna parteciparono alcuni dei pi rilevanti architetti e ingegneri del panorama napoletano come Ceccardo Bernucci, Giulio Cesare Fontana, Francesco Grimaldi, Giovanni Cola di Franco, Michelangelo Naccherino, Dionisio Nencioni di Bartolomeo e Giovan Giacomo Di Conforto. I progetti furono giudicati da una commissione a Roma e tra essi furono preferiti quelli di padre Grimaldi e Giovanni Cola di Franco. Nel 1610 fu attivo ad Ascoli Piceno nella risistemazione e riunificazione del palazzo comunale e della Loggia dell'Arengo e, contemporaneamente, su commissione dei Girolomini di Napoli, progett la chiesa di San Pietro in Valle a Fano. Il Cavagna mor a Loreto nel 1613 e venne seppellito nella Cattedrale il 19 luglio.

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Note
[1] Giovanni Previtali, La pittura del Cinquecento a Napoli e nel Vicereame, Torino 1978, p. 110. Nel biennio 1591-1592 il pittore collabor con Girolamo Imparato, Wenzel Cobergher e Fabrizio Santafede alla realizzazione di un gruppo di tele commissionate da don Juan de Ziga conte di Miranda, vicer dal 1586 al 1594, destinate allaltare maggiore della chiesa di Santa Maria di La Vid, un minuscolo villaggio sito a poca distanza da Aranda de Duero in Castiglia (a sud di Burgos). La chiesa era stata scelta sin dagli anni trenta del Cinquecento come luogo di sepoltura per la famiglia da un illustre antenato del vicer di Napoli, don igo Lpez de Mendoza.

Bibliografia
Giovanni Previtali, La pittura del Cinquecento a Napoli e nel vicereame, Torino, 1978, p.120; Francesco Abbate, Storia dellarte nellItalia meridionale. Il Cinquecento, Roma, 2001, p.233; F. Strazzullo, Architetti e ingegneri napoletani dal 500 al 700, Roma 1969, pagg. 75-83;

Collegamenti esterni
Brevi cenni biografici (http://elearning.utetuniversita.it/tca/MainApp?srvc=vr&url=/1/1736_1) Biografia in inglese su Answer. com (http://www.answers.com/topic/giovanni-battista-cavagna-1) Notizie del Cavagna a Roma (http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/export/BollettinoArteIt/ sito-BollettinoArteIt/Contributi/Editoria/BollettinoArte/Abstracts/visualizza_asset.html_940901380.html)

Palazzo del Monte di Piet (Napoli)

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Palazzo del Monte di Piet (Napoli)


Coordinate geografiche: 405056N 141528E40.848900N 14.257711E
Palazzo del Monte di Piet [1]

Facciata del palazzo vista da Spaccanapoli Paese Regione Localit Napoli Religione Architetto Cattolicesimo Giovan Battista Cavagna Italia Campania

Stile architettonico manierismo

Il Monte di piet un antico palazzo situato lungo il decumano inferiore di Napoli. All'interno dell'edificio, accessibile dal cortile interno, vi l'omonima cappella.

Cenni storici
Il Monte fu fondato nel 1539, dopo un decreto di Carlo V che scacciava gli ebrei dediti allo strozzinaggio, da alcuni nobili napoletani (Aurelio Paparo, Gian Domenico di Lega e Leonardo Palma) per combattere l'usura elargendo prestiti senza scopo di lucro. Nel 1574 Bernardino Rota lasci, come da testamento, una cifra di cinquecento ducati al Monte. Venne istituita una confraternita per la gestione del Monte di Piet che ebbe come prima sede, nel 1592, il Palazzo Carafa d'Andria, ma per insufficienza di spazio fu necessario acquistare un nuovo edificio che rispedesse alle nuove esigenze dell'istituzione. La scelta cadde sul palazzo di Girolamo Carafa. Tra il 1597 e il 1603 Giovan Battista Cavagna, con la collaborazione dei capimastro Giovan Giacomo Di Conforto e Giovanni Cola di Franco, realizz il palazzo con annessa cappella in stile manierista; il progetto tenne conto anche dei problemi urbanistici e architettonici riguardanti l'insolazione dell'edificio. Durante la rivolta di Masaniello, grazie all'intercessione di Giulio Genoino, fu risparmiato dagli incendi dei rivoluzionari. Nel 1730 fu acquistato, da parte del Banco, un appartamento di Tommaso Minerba, ma nel 1786 fu vittima di un incendio, mai chiarito, che distrusse l'archivio del Banco e buona parte di oggetti pignorati. Dall'incendio si salv la cappella.

Palazzo del Monte di Piet (Napoli)

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Descrizione
Il prospetto si eleva su un basamento in piperno con fascia decorata ed diviso in tre settori attraverso paraste in bugnato: quello centrale, pi largo, ove si apre l'ingresso, e i due laterali, pi stretti. Al piano rialzato si eleva un primo ordine di finestre trabeate; appena sopra sorge il mezzanino con aperure ad arco ribassato. Il piano nobile, separato dai sottostanti attraverso una massiccia trabeazione, presenta una sequenza di finestre con timpani alterni in piperno; appena sopra si apre un altro piano ammezzato con finestre quadrangolari. Il portale, con elementi a bugne, di ordine dorico. Nella trabeazione si inseriscono tre triglifi che creano due spazi vuoti nel fregio; in questi spazi vuoti trovano posto due iscrizioni, di cui una quella della data di inizio dei lavori:

Particolare del portale d'ingresso

(LA)

(IT)

GRATUITAE PIETATIS
AERARIUM IN ASILUM EGESTATIS PRAEFECTIS CURANTIBUS (LA) (IT)

Ai prefetti che si adoperano


con disinteressata piet dell'erario e dell'ospizio ai poveri

PHILIPPO III REGE


HENRICO GUZM. OLIVARES COM. PRO REGE A. SAL. MDIC

Sotto il governo di Filippo III


e del viceregno di Enrico Guzman Olivares nell'anno del Signore 1599

L'atrio, a sei campate sostenute da pilatri rivestiti di piperno, consente l'ingresso al cortile. Il cortile caratterizzato delle facciate della cappella e della controfacciata del palazzo. Quest'ultima si ripresenta come un arco di trionfo a tre fornici. La facciata della cappella invece s'ispira alla facciata della chiesa di Sant'Andrea sulla Flaminia di Jacopo Barozzi da Vignola; ai lati del portale d'ingresso, tra due coppie di lesene ioniche si aprono due nicchie con le statue di Pietro Bernini che rappresentano la Carit e la Sicurezza. Nel timpano la Piet di Michelangelo Naccherino con due angeli di Tommaso Montani.

Palazzo del Monte di Piet (Napoli)

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La cappella
L'omonima cappella presente nel complesso del Monte di Piet, presenta interni decorato a stucco dorato. La volta fu affrescata dal pittore greco Belisario Corenzio e qui sono collocate: a destra una tela di Ippolito Borghese, a sinistra una tela iniziata da Girolamo Imparato e compiuta da Fabrizio Santafede, nonch al centro, dietro all'altare maggiore, la Deposizione del Santafede. Nell'antisagrestia si trova il sepolcro del cardinale Acquaviva di Cosimo Fanzago, datato 1617. Notevole la Sagrestia, decorata nella prima met del XVIII secolo con allegorie su decorazioni in oro; sulla volta presente un affresco di Giuseppe Bonito. Sulla destra si accede alla Sala delle Cantoniere, un altro esempio di arte settecentesca, con pavimento maiolicato e affreschi; qui sono da notare i ritratti di Carlo III di Borbone e di Maria Amalia. Inoltre nella sala conservata anche una Piet lignea del XVII secolo opera di Michelangelo Naccherino.

La cappella

Interno della cappella

Interno della cappella

Gli affreschi

Piet (Michelangelo Naccherino)

Affresco del Settecento

Affresco settecentesco di Bonito

Tomba di Ottavio Acquaviva del Fanzago

Palazzo del Monte di Piet (Napoli)

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Bibliografia
Antonio Terraciano, Andrea Russo, Le chiese di Napoli. Censimento e brevi recensioni delle 448 chiese storiche della citt di Napoli, Lorenzo Giunta Editore, 1999.

Voci correlate
Palazzi di Napoli Chiese di Napoli Barocco napoletano

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References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Palazzo_del_Monte_di_Piet%C3%A0_%28Napoli%29& language=it& params=40. 848900_N_14. 257711_E_

Sebastiano Serlio
Sebastiano Serlio (Bologna, 6 settembre 1475 Fontainebleau, 1554 circa) stato un architetto e teorico dell'architettura italiano, deve la sua fama al trattato I Sette libri dell'architettura che ebbero una larghissima diffusione contribuendo a diffondere il linguaggio classicista e le nuove tendenze manieriste in tutta Europa.

Biografia
Ancora lacunose sono le notizie sulla vicenda biografica di Serlio ed in particolare sul periodo di formazione, a Bologna, come pittore prospettico. Dalla citt natale, dopo aver lavorato a Pesaro, si trasfer a Roma intorno al 1514. Risulta difficile ricostruire la sua attivit durante il periodo romano, anche se sembra certo abbia fatto parte della cerchia di Baldassarre Peruzzi, che gli forn studi, piante e disegni architettonici[1], ampiamente impiegati nel trattato, come riconosciuto dallo stesso Serlio. Scampato al Sacco di Roma (1527), nel 1528 si rifugi, come anche altri artisti a Venezia dove giunse stanco e malato tanto che credette opportuno dettare un testamento.[2] In Veneto, dove rimase fino al 1541, frequent intellettuali, letterati ed artisti come Tiziano, Michele Sanmicheli, Aretino e Francisco de Hollanda ed anche ambienti d'ispirazione evangelica ed antipapale[3]. Pur non risuscendo ad imporsi professionalmente nel difficile ambiente veneziano, contribu a diffondere il linguaggio architettonico classicista della scuola romana a Venezia, pubblicandovi nel 1528 nove tavole dedicate agli ordini architettonici incise da Agostino Veneziano[4], che ebbero grande diffusione e, nel 1537 e nel 1540, i primi due volumi del suo trattato (Libro IV e Libro III, presso i torchi di Francesco Marcolini da Forl. Le occasioni professionali furono poche e risulta che sia stato impegnato nel progetto di Palazzo Zen, che gli viene generalmente attribuito,[5] e di San Francesco della Vigna. Nel 1539 Serlio si rec a Vicenza come consulente per la Basilica e molto probabilmente conobbe Palladio. Part nel 1541, per la Francia dove era stato chiamato da Francesco I, come "pittore ed architetto del Re" alla corte di Fontainebleau. In realt Serlio non ebbe modo di realizzare opere significative per la committenza reale, trovando opposizione nei maestri costruttori francesi che non riusc a soppiantare nei vari cantieri, trovandosi, con sua grande delusione[6], ad essere sempre pi escluso dalla vita artistica di corte, anche se un ruolo progettuale gli viene riconosciuto proprio nel cantiere in divenire della reggia di Fontainebleau[7]. Senza un ruolo concretamente

Sebastiano Serlio operativo a corte, si dedic al suo trattato e progett comunque opere per altri nobili committenti come il cardinale di Tournon ed il cardinale Ippolito d'Este. Dopo la morte del re, fu ulteriormente emarginato dal successore Enrico II. Visse per un periodo a Lione (1549-1553). Nel 1553 ritorn a Fontainebleau.

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I Sette libri dell'architettura


Limportanza culturale di Serlio legata al suo trattato conosciuto come I Sette libri dell'architettura di Sebastiano Serlio bolognese, i cui singoli libri furono pubblicati a partire dal 1537, in ordine irregolare. Fu il primo trattato di architettura il cui scopo fosse pi pratico che teorico, ed il primo a codificare i cinque ordini. Si distingue per il tono pragmatico, per l'intento didattico e per la grande importanza data alle immagini, risultando un passaggio importante ed anticipatore non solo nella storia della trattatistica di architettura, ma anche nella storia della stampa, in generale. Diffuse il linguaggio di Bramante e Raffaello in tutta Europa, tentando di unificare gli schemi della tradizione classica con gli elementi della moderna architettura e offrendo un vasto repertorio di motivi, tra cui l'apertura, formata da un arco centrale e da due aperture architravate laterali, che prende il nome di serliana perch nota e diffusa attraverso le illustrazioni del suo trattato.

Libro IV
Il primo ad essere pubblicato fu il Libro IV (Regole generali di architettura, 1537), dedicato agli ordini architettonici ed alla loro teoria, nella cui elaborazione tenne presente Vitruvio, ma anche l'opera dei contemporanei ed in particolare le opere e i disegni di Peruzzi e Bramante, acquisiti durante il lungo periodo romano. Il libro illustrato anche con propri progetti, di carattere pi o meno teorico, tra cui alcuni palazzi nelle cui facciate Serlio combina il linguaggio classicista della scuola romana con la tradizione veneziana, dando vita ad un modello che influenzer lo sviluppo architettonico della tipologia del palazzo veneziano. Importanti sono le notizie riportate circa la tecnica della decorazione pittorica delle facciate. Per comprendere Facciata di chiesa, xilografia del Libro IV l'importanza del trattato di Serlio occorre ricordare come il Libro IV sia pubblicato a Venezia nel 1537 stato tradotto in fiammingo solo due anni dopo la prima edizione, in tedesco nel 1542, in francese nel 1545, in spagnolo nel 1550[8]. Fin da questo primo volume Serlio presenta il piano generale dell'opera che intende sviluppare.

Libro III
Nel seguente Libro III (Terzo libro, nel quale si figurano e si descrivono le antiquit di Roma) pubblicato nel 1540, dedicato a Francesco I, gli valse, su sua richiesta, l'invito a recarsi in Francia presso la corte, a Fontainebleau. Accanto alle illustrazioni dei monumenti antichi troviamo costruzioni moderne tra cui le piante del Bramante, di Raffaello e del Peruzzi per San Pietro. Particolarmente importanti da un punto di vista documentario, sono i disegni che illustrano alcuni progetti di Bramante nella stesura originaria, come quello del Tempietto di San Pietro in Montorio.

Sebastiano Serlio

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Libri I e II
I Libri I e II (Il primo ed il secondo libro dArchitettura), dedicati uno alla geometria ed ai fondamenti matematici dell'architettura e l'altro e alla prospettiva e scenografia, furono completati durante il soggiorno a Fontainebleau e pubblicati a Parigi nel 1545 in edizione bilingue, come anche il seguente Libro V, con la traduzione dell'architetto Jean Martin che sar negli anni seguenti il primo traduttore francese di Vitruvio[9].

Libro V
Sempre in Francia, nel 1547, fu pubblicato il Libro V , che tratta di diverse forme di templi sacri nelle varie tipologie pentagonali, circolari: variet di soluzioni, longitudinale (cf. poi San Pietro, 5 cupole), prospetto con 2 campanili che avr una grande influenza in Sicilia).

Extraordinario Libro
Nel 1551 usc a Lione, il Libro Extraordinario, appendice non prevista nel piano editoriale che Serlio si era proposto tredici anni prima. In esso, vera antologia di licenze manieriste, Serlio manifesta la sua forza inventiva ed un certo spirito antivitruviano, proponendo soluzioni architettoniche sorprendenti basate sull'uso del bugnato e dell'ordine rustico. Si tratta di un libro fatto quasi esclusivamente di immagini, stampate da matrici di rame, contenente 50 progetti di portali monumentali accompagnate da brevi didascalie e da un'introduzione in italiano e francese.

Libro VII
Ormai vecchio ed in ristrettezze economiche dopo la morte di Francesco I, durante il periodo lionese, Serlio vendette i suoi manoscritti allantiquario Iacopo Strada, che fece stampare postumo, a Francoforte, il Libro VII (1575) che tratta dei palazzi e delle ville, cio delle habitationi di tutti li gradi di homini, fino allurbanistica. Accanto a molte soluzione architettoniche, Serlio presenta anche varianti "al costume di franza" accettando elementi della tradizione edilizia che aveva incontrato in Francia in una eclettica coesistenza di diversi stili. Del libro esistono due diverse versioni manoscritte che sembrano dimostrare, nelle immagini, un'evoluzione negli anni '40, verso l'abbandono delle "licenze" manieriste.

Libro VI
Il Libro VI redatto durante il periodo lionese in due versioni successive[10], tratta dell'architettura civile come il Libro VII ed in particolare delle "habitationi di tutti li gradi de gli huomini". Dopo la morte di Iacopo Strada rimase inedito per secoli, nonostante sia stato ipotizzato che abbia avuto una certa diffusione, sia in Francia[11] che in Italia, per esempio tra gli architetti cremonesi del Cinquecento Francesco e Giuseppe Dattaro[12][13].

Libro VIII
Serlio ha lasciato anche uno studio sulla Castramentatio, ricostruendo la struttura dellaccampamento militare romano sulle indicazioni di Polibio. Il manoscritto, illustrato e pronto per le stampe fu erroneamente considerato da Strada, che non riusc a pubblicarlo, come un ulteriore Libro VIII, dedicato all'architettura militare. Il manoscritto con testo in latino e italiano, conservato a Monaco di Baviera[14].

Sebastiano Serlio

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Opere
L'importanza dell'opera teorica di Serlio, che ebbe una diffusione senza precedenti, ha messo in ombra la sua opera come architetto. In particolare quella che ebbe modo di esercitare in Francia, sia pure in un ambiente professionale e tecnico non pienamente coinvolto nel linguaggio architettonico classicista. La definizione del corpus delle opere realizzate in Francia, tra certezze ed attribuzioni, ancora in divenire. L'opera in cui ebbe modo di manifestare la propria abilit progettuale, creando una sintesi tra due culture costruttive, fu il Castello di La corte interna del Castello di Ancy-le-Franc Ancy-le-Franc, presso Tonnerre, iniziato nel 1546) in Borgogna per il colto mecenate Antoine III de Clermont[15], in cui coesistono elementi tipologici e costruttivi francesi con un linguaggio architettonico molto colto che si richiama all'architettura romana antica e moderna. Il cortile interno, per esempio, una rilettura del bramantesco cortile superiore del Belvedere (cortile della Pigna), con lesene binate, in una successione generalmente definita travata ritmica. Altre opere architettoniche: Lavori nel Castello di Fontainebleau. A Serlio sono attribuiti, non senza incertezze, il "Cortile del cavallo bianco" ed un grande portale denominato "Portico di Serlio". Htel de Ferrare, a Parigi (Grande Ferrare) (1544-1546, distrutto salvo il portale) che fiss in Francia, per oltre un secolo, la forma standard dellHtel particulier. Palazzo dell'Avaro a Bologna

Serlio scenografo
Merita di essere ricordato anche l'apporto serliano alla storia della scenografia teatrale, quale tappa fondamentale dell'evoluzione della scena rinascimentale. Gia' nel 1539, a Vicenza, Serlio aveva collaborato alla costruzione di un teatro temporaneo, fatto di legno, per la rappresentazione di Intermezzi, con passaggi di carri allegorici, danze moresche, che si ispirava alle soluzioni del teatro greco-romano: una struttura tra le piu' grandi che si fossero finora concepite. Ma soprattutto nel suo Secondo Libro di Perspectiva, che illustra le sue teorie sulla 'nuova' scenografia, introducendo l'uso delle scene realizzate in prospettiva e tridimensionali, su un palco inclinato (laddove prima di lui altri scenografi, ad esempio il suo stesso maestro Baldassarre Peruzzi, usavano semplici fondali dipinti, in prospettiva si', ma bidimensionali, con al massimo qualche elemento in rilievo). Le sue illustrazioni delle teorie di Vitruvio sui tre tipi fondamentali di scenografie del teatro romano ('tragica', 'comica' e 'satirica') diventeranno, nonostante le critiche di altri scenografi e architetti (ad esempio Daniele Barbaro che gli contestava l'ingenuita' di non aver fatto coincidere il punto di prospettiva della scenografia col punto di vista dello spettatore) punto di riferimento determinante per la pratica teatrale degli anni a venire, volta a conciliare, come del resto tutta la cultura artistica di quel tempo, modelli della latinita' classica e nuove esigenze di rappresentazioni realistiche del mondo.

Sebastiano Serlio

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Note
[1] Peruzzi aveva progettato di scrivere un trattato di architettura incentrato sul recupero dell'antico, ed a questo scopo aveva accumulato disegni, rilievi, progetti e studi. [2] Andr Chastel, Il sacco di Roma, Einaudi, Torino 1983, pag.219 [3] M. Tafuri, Venezia e il Rinascimento, Torino 1985. [4] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004 [5] Sabine Frommel, Sebastiano Serlio e il palazzo Zen a Venezia (http:/ / www. cisapalladio. org/ annali/ pdf/ a13_05_frommel. pdf) in "Annali di architettura" n 13, Vicenza 2001 [6] Sabine Frommel, Sebastiano Serlio architetto, 1998. [7] J.M. Prouse de Montclos, Serlio Fontainebleau in "Annali di architettura" n. 13, 2001. [8] M.Biffi, Sulla formazione del lessico architettonico italiano in "AA.VV. Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secoli XIII-XV)", 2001. [9] M.Biffi, Op. cit, 2001. [10] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004 [11] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004 [12] Alberto Faliva, Evangelismo nellarte della Cremona del Cinquecento Sintesi ed immaginazione spaziale in architettura, pittura e scultura, dallantico allarte Moderna., in Bollettino Ingegneri, Firenze, numero 8/9, 2005 [13] Alberto Faliva, Jacopo Sansovino e altri dodici casi. Un altro medioevo (questa volta rinascimentale), in Bollettino Ingegneri, Firenze, numero 11, 2007 [14] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004 [15] Sabine Frommel, Sebastiano Serlio architetto, 1998.

Bibliografia
Pauwels Yves, Larchitecture au temps de la Pliade, Paris, 2002 Alberto Faliva, Sebastiano Serlio e l'Ordine Composito dei Romani Antichi, in Bollettino Ingegneri, Firenze, numero 12, 2006 Franco Perrelli, Storia della Scenografia, Roma, 2002

Voci correlate
Architettura rinascimentale Architettura manierista Ordine architettonico Serliana

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Collegamenti esterni
Disegni del Trattato (http://rubens.anu.edu.au/htdocs/bytype/arch.sources/serlio/) Testi di Serlio (http://architectura.cesr.univ-tours.fr/Traite/Auteur/Serlio.asp?param=en) nel sito "Architectura"

Scuola di Fontainebleau

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Scuola di Fontainebleau
Per scuola di Fontainebleau si intende un movimento artistico sviluppatosi nella Francia del XVI secolo, legato strettamente al mecenatismo di Francesco I. L'allora re di Francia, infatti, aveva espresso il desiderio di ricreare un ambiente curtense ricco e raffinato, degno delle grandi coerti europee rinascimentali. Eletta sua residenza il castello di Fontainebleau nei pressi dell'omonima cittadina francese, ne ordin nel 1528 il rifacimento e i lavori di decoro, circondandosi di numerosi artisti, principalmente italiani. Dopo un iniziale periodo di lavori sotto la supervisione di Gilles Lebreton, questa pass a Rosso Fiorentino e ai suoi adepti: tra questi figuravano il Primaticcio, Nicol dell'Abate, Luca Penni, Benvenuto Cellini, Jacopo Barozzi da Vignola e Sebastiano Serlio. I lavori si protrassero fino al 1590. L'impronta voluta dal re, aristocratica e ricca, fu eseguita nel corso degli anni dagli artisti, tanto da far nominare lo stile adottato come scuola di Fontainbleu, che introdusse oltralpe il manierismo italiano: i tratti stilistici sono da ravvisarsi principalmente nel descrittivismo degli arredi, nel decorativismo delle strutture e rifiniture, con particolare attenzione alla vista d'insieme degli interni oltre che nel giardinaggio. Non solo le strutture esterne furono curate ma, anzi, tanti oggetti di uso comune furono attentamente disegnati e decorati dai numerosi artisti che si succedettero nei lavori della reggia, tanto da coprire numerosi campi delle arti figurative e da ispirare lo stile Fontainebleau. Di vasta ispirazione fu la scuola tanto che, ormai copiata da artisti francesi ed apprezzata dai vari successori al trono, grazie ad uno di essi - Enrico IV - prese vita la cosiddetta seconda scuola di Fontainebleau, di cui fece parte Toussaint Dubreuil.

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I Sette libri dell'architettura

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I Sette libri dell'architettura


I Sette libri dell'architettura o Trattato di architettura la denominazione sotto la quale conosciuta l'ampia opera teorica di Sebastiano Serlio. Fu il trattato di architettura che condens in qualche modo tutte le esperienze dell'architettura manierista, anche attraverso le esperienze personali dell'autore, testimone del primo cinquecento romano, poi del fermento culturale veneto ed infine della magnificenza della corte francese che si apriva alla cultura classicista e manierista.

Caratteri dell'opera
Fu il primo trattato di architettura principalmente improntato pi ad uno spirito pratico che teorico, ed il primo a codificare in dettaglio i cinque ordini. Si distingue per la grande importanza data alle numerose immagini, risultando un passaggio importante ed anticipatore non solo nella storia della trattatistica di architettura, ma anche nella storia della stampa, in generale. Diffuse il linguaggio manierista italiano in tutta Europa, offrendo un vasto repertorio di immagini e soluzioni progettuali. I singoli libri furono pubblicati, a partire dal 1537, in ordine irregolare ed in tempi diversi, anche se Serlio, fin dalla prima pubblicazione, nel 1537, aveva presentato il piano completo dell'opera. La sequenza dei vari libri fu la seguente:

Libro IV
Il primo ad essere pubblicato fu il Libro IV (Regole generali di architettura, 1537), dedicato agli ordini architettonici ed alla loro teoria. Fu pubblicato a Venezia nel 1537, presso lo stampatatore Francesco Marcolini. Nella sua elaborazione Serlio tenne presente Vitruvio, ma anche l'opera dei contemporanei ed in particolare le opere e i disegni di Peruzzi e Bramante, acquisiti durante il lungo periodo romano. Il libro illustrato anche con propri progetti, di carattere pi o meno teorico, tra cui alcuni palazzi nelle cui facciate Serlio combina il linguaggio classicista della scuola romana con la tradizione veneziana, dando vita ad un modello che influenzer lo sviluppo architettonico della tipologia del palazzo veneziano. Importanti sono le notizie riportate circa la tecnica della decorazione pittorica delle facciate. Per comprendere l'importanza del trattato di Serlio occorre ricordare come il Libro IV sia stato tradotto in fiammingo solo due anni dopo la prima edizione, in tedesco nel 1542, in francese nel 1545, in spagnolo nel 1550[1].

I Sette libri dell'architettura

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Libro III
Nel seguente Libro III (Terzo libro, nel quale si figurano e si descrivono le antiquit di Roma) pubblicato nel 1540, dedicato a Francesco I, gli valse, su sua richiesta, l'invito a recarsi in Francia presso la corte, a Fontainebleau. Si tratta della prima trattazione organica sull'architettura antica e contiene la descrizione di numerosi edifici romani, compreso il Pantheon, illustrati con pianta, alzato, sezione e dettagli prospettici. Accanto alle illustrazioni dei monumenti antichi troviamo costruzioni moderne tra cui le piante del Bramante, di Raffaello e del Peruzzi per San Pietro. Particolarmente importanti da un punto di vista documentario, sono i disegni che illustrano alcuni progetti di Bramante nella stesura originaria, come quello del Tempietto di San Pietro in Montorio.

Libri I
Il Libro I (Il primo libro dArchitettura), dedicati alla geometria ed ai Tavola del Libro II rappresentante il progetto del fondamenti matematici dell'architettura fu scritto durante il soggiorno Tempietto di Bramante di serlio alla corte di Fontainebleau e pubblicato a Parigi nel 1545 in edizione bilingue, come anche il seguente Libro V, con la traduzione dell'architetto Jean Martin che sar negli anni seguenti il primo traduttore francese di Vitruvio[2].

Libri II
Il Libro II (Il secondo libro dArchitettura), dedicato alla prospettiva e scenografia, fu completato insieme al Libro I durante il soggiorno a Fontainebleau ed anch'esso pubblicato a Parigi nel 1545 in edizione bilingue, con la traduzione dell'architetto Jean Martin. Serlio teorizza tre tipi di scena: tragica, con la rappresentazioni di nobili architetture monumentali, comica con la rappresentazioni di una scena urbana pi popolare, e satirica, rappresentante un ambiente naturale boschivo.

I Sette libri dell'architettura

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Libro V
Sempre in Francia, nel 1547, fu pubblicato il Libro V, Quinto libro dArchitettura, nel quale si tratta di diverse forme di templi sacri, anch'esso in edizione bilingue, che tratta di diverse forme di templi sacri nelle varie tipologie a pianta centrale e longitudinale.

Extraordinario Libro
Nel 1551 usc a Lione, il Libro Extraordinario, appendice non prevista nel piano editoriale che Serlio si era proposto tredici anni prima. In esso, vera antologia di licenze manieriste, Serlio manifesta la sua forza inventiva ed un certo spirito antivitruviano, proponendo soluzioni architettoniche sorprendenti basate sull'uso del bugnato e dell'ordine rustico. Si tratta di un libro fatto quasi esclusivamente di immagini, stampate da matrici di rame, contenente 50 progetti di portali monumentali accompagnate da brevi didascalie e da un'introduzione in italiano e francese. Ebbe una grande diffusione in Italia.

Tavola XXIX del Libro Extraordinario

Libro VII
Ormai vecchio ed in ristrettezze economiche dopo la morte del re Francesco I, durante il periodo lionese, Serlio vendette i suoi manoscritti allantiquario Iacopo Strada, che fece stampare postumo, a Francoforte, il Libro VII (1575) che tratta dei palazzi e delle ville, cio delle habitationi di tutti li gradi di homini. Si tratta di una catalogazione di tipologie residenziali che Serlio riesce ad individuare combinando osservazione e progettualit e principi architettonici canonici (simmetria, uso degli ordini, ortogonalit) e sperimentali (trattamento delle superfici, dimensionamento degli Tavola del Libro VII ordini). Tale catalogazione, basata sulla ricerca della "comodit" e del "decoro", giunge nella trattazione fino a definire concetti urbanistici. Del libro esistono due diverse versioni manoscritte che sembrano dimostrare, nelle immagini, un'evoluzione negli anni '40, verso l'abbandono delle "licenze" manieriste. Soprattutto nel manoscritto pi antico, accanto a molte soluzioni architettoniche presentate, Serlio accosta anche puntuali varianti "al costume di franza", accettando elementi della tradizione edilizia che aveva incontrato in Francia in una eclettica coesistenza di diversi stili.

I Sette libri dell'architettura

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Libro VI
Il Libro VI redatto durante il periodo lionese di Serlio in due versioni successive[3], tratta dell'architettura civile come il Libro VII ed in particolare delle "habitationi di tutti li gradi de gli huomini". Dopo la morte Serlio e di Iacopo Strada, rimase inedito per secoli, nonostante sia stato ipotizzato che abbia avuto una certa diffusione, sia in Francia[4] che in Italia, per esempio tra gli architetti cremonesi del Cinquecento Francesco e Giuseppe Dattaro[5][6].

Libro VIII
Il Libro VIII non apparteneva al piano originario dell'opera. Infatti si tratta solo di uno studio, laciato da pubblicare da Serlio, sulla Castramentatio, ricostruendo la struttura dellaccampamento militare romano sulle indicazioni di Polibio. Il manoscritto, illustrato e pronto per le stampe fu erroneamente considerato come un ulteriore Libro VIII, dedicato all'architettura militare. Il manoscritto con testo in latino e italiano, conservato a Monaco di Baviera[7].

Note
[1] M.Biffi, Sulla formazione del lessico architettonico italiano in "AA.VV. Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secoli XIII-XV)", 2001. [2] M.Biffi, Op. cit, 2001. [3] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004 [4] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004 [5] Alberto Faliva, Evangelismo nellarte della Cremona del Cinquecento. Sintesi ed immaginazione spaziale in architettura, pittura e scultura, dallantico allarte Moderna., in Bollettino Ingegneri, Firenze, numero 8/9, 2005 [6] Alberto Faliva, Jacopo Sansovino e altri dodici casi. Un altro medioevo (questa volta rinascimentale), in Bollettino Ingegneri, Firenze, numero 11, 2007 [7] a cura di S. Deswarte-Rosa, Sebastiano Serlio Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Lyon, 2004

Villa Farnesina
Coordinate geografiche: 415337N 122803E41.89361N 12.4675E
[1]

La Villa Farnesina (o Villa della Farnesina o semplicemente la Farnesina) un edificio di Roma. Si trova su via della Lungara, nel Rione Trastevere, nel Municipio I ed uno degli edifici rappresentativi dell'architettura rinascimentale del primo Cinquecento. Progettata da Baldassarre Peruzzi fu il prototipo della villa suburbana romana e la sua realizzazione ebbe notevole risonanza, anche perch a partire dal 1511, completate la murature, la residenza fu affrescata secondo un programma iconografico di straordinaria ampiezza affidato ai pi da grandi artisti del periodo: lo stesso Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Raffaello Sanzio e la sua scuola (compreso Giulio Romano) e Il Sodoma.

L'edificio

Villa Farnesina

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Storia
Fu costruita dal 1508 al 1512 dal giovane Peruzzi per il ricchissimo banchiere senese Agostino Chigi, grande mecenate e personaggio di spicco nella Roma di inizio Cinquecento, che aveva accumulato una grande fortuna dai proventi della vendita dellallume della Tolfa e che godeva della protezione di papa Giulio II prima, e Leone X poi[2]. La Farnesina, che all'epoca era detta semplicemente villa Chigi, fu la prima villa nobiliare suburbana di Roma ed ebbe fin dall'inizio un grande risalto, venendo presto citata e imitata. Gli interventi architettonici, sebbene potevano dirsi conclusi nel 1512, si protrassero per altri lavori fino al 1520[3]. Con la morte del Chigi, nel 1520, la villa decadde e venne depauperata degli arredi e delle opere d'arte. Nel 1580 fu acquistata dal cardinale Alessandro Farnese ed ebbe cos il nome attuale. A tale periodo risale un progetto, non realizzato, per collegare, con un passagio coperto, Palazzo Farnese con la Farnesina. Nel 1714 divenne di propriet dei Borbone di Napoli e nel 1864 vi si insedi l'ambasciatore Bermudez de Castro, che, due anni dopo, promosse una serie di pesanti restauri. Nel 1884 l'apertura del Lungotevere comport la distruzione di una parte dei giardini e della loggia sul fiume, che forse era stata disegnata da Raffaello[3].

La villa vista dal fiume in una stampa di Giuseppe Vasi

Il fronte con la loggia

Dal 1927 appartiene allo Stato italiano, che l'ha fatta restaurare nel 1929-1942 e a pi riprese nel 1969-1983. Oggi utilizzata dall'Accademia dei Lincei come sede di rappresentanza e ospita, al primo piano, il Gabinetto nazionale delle stampe[3].

Architettura
L'edificio, su due piani, ha una innovativa pianta a ferro di cavallo, che si apre verso il giardino con due ali tra cui posta una loggia situata nel piano terreno e composta da cinque archi che sono attualmente chiusi da vetrate protettive; soluzione, necessaria per la salvaguardia degli affreschi , che ha alterato per la percezione di vuoti e pieni. Tale schema che consente uno stretto legame tra il giardino e la villa, richiama modelli vitruviani e schemi architettonici presenti nell'opera di Francesco di Giorgio Martini e anticipati nella Villa Volte Alte nei pressi di Siena. La loggia serviva da palcoscenico per le feste e le rappresentazioni teatrali organizzate dal proprietario. Il giardino all'italiana che completava la villa stato molto alterato nel tempo.
Pianta del piano terra

Villa Farnesina L'edificio si distingue dai modelli bramanteschi correnti nella Roma di inizio secolo anche nella definizione delle facciate: non sono presenti, ad esempio, n il bugnato n i relativi archi alle finestre al piano terra, n colonne o elementi di rivestimento in marmo. Manca un forte rilievo plastico delle membrature architettoniche dei prospetti, ridotte a due ordini di lesene tuscaniche, che si profilano con leggerezza sul paramento murario[4]. In alto i prospetti sono conclusi da un piano ribassato, un attico di servizio, con all'esterno un fregio a rilievo di putti e ghirlande, dove si aprono finestrelle, al di sotto del cornicione[5]. L'aspetto originario dell'edificio presentava anche all'esterno ampie superfici affrescate, anche se rimangono oggi solo piccole tracce non leggibili. La villa era completata con un padiglione separato ad uso forse di scuderie ed il cui progetto attribuito a Raffaello. Attualmente, all'esterno del muro di cinta della villa, rimane il basamento dell'edificio caratterizzato dall'impianto con ali sporgenti, come l'edificio principale, e da paraste binate.

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Interno
Per la decorazione interna Agostino Chigi chiam i migliori artisti del tempo per eseguire negli spazi interni cicli di affreschi con caratteri innovativi e secondo un programma iconografico interamente improntato alla classicit. Accendendo si incontra per primo un atrio, creato nel XIX secolo, che porta alla Loggia di Psiche.

La loggia di Amore e Psiche

La Loggia
Nella loggia dipinto il ciclo con le Storie di Amore e Psiche, tratte da Apuleio[6], opera di Raffaello e dei suoi allievi (Raffaellino del Colle, Giovan Francesco Penni, Giulio Romano), in cui le scene sono inserite in un intreccio di festoni vegetali, opera dell'altro allievo Giovanni da Udine (1517, ripassate da Carlo Maratta nel 1693-1694)[3]. Gli affreschi vennero sicuramente disegnati da Raffaello, ma la stesura spetta soprattutto alla sua scuola. La presenza degli intrecci vegetali accresce il senso di continuum della loggia con il giardino; vi sono riconoscibili la bellezza di circa duecento specie botaniche, soprattutto domestiche[7], tra cui anche numerose piante importate dalle Americhe, scoperte solo pochi anni prima. Al centro del complesso sistema figurativo spiccano le grandi rappresentazioni del Conciclio degli dei e del Convito nuziale, tra finti arazzi tesi tra festoni. Nei peducci si trovano i vari episodi delle Storie di Amore e Psiche. Nelle vele sopra le lunette putti con gli attributi delle varie divinit[3].

La Sala di Galatea

Le peripezie di Psiche ripercorrono la medesima travagliata salita sociale di Francesca Ordeaschi, amante di Agostino Chigi, che da cortigiana si elev al rango di moglie legittima del banchiere.

Villa Farnesina

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Sala del Fregio


Segue a sinistra la sala del Fregio, forse uno studiolo del committente. Le pareti, alle quali erano forse appesi arazzi, vennero affrescate nella fascia superiore da Baldassarre Peruzzi (1511 circa) con piccole scene mitologiche monocrome poste in sequenza, raffiguranti le Imprese di Ercole sul lato nord e in parte sul lato est, e altri episodi mitici, tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, nel resto del fregio[3]. L'interpretazione complessiva generalmente riferita al contrasto tra ragione e passione, tra sfera apollinea e sfera dionisiaca. Si tratta di una delle prime opere pittoriche di Peruzzi a Roma e lo stile risente ancora delle esperienze senesi.

Sala di Galatea
Una delle sale contigue alla loggia la Sala di Galatea, un tempo con archi aperti sul giardino, che vennero chiusi nel 1650. La sala deve il nome all'affresco di Raffaello con il Trionfo di Galatea, che rappresenta la ninfa su un cocchio tirato da delfini, tra un festoso seguito di creature marine. Accanto all'affresco di Raffaello si trova il monumentale Polifemo di Sebastiano del Piombo (1512-1513), prima opera dell'artista veneziano a Roma, arrivato proprio al seguito del Chigi[3]. Allo stesso artista si devono anche otto delle dieci lunette con immagini mitologiche, dipinte con i toni particolarmente ariosi, tipici del colorismo veneto. Raffigurano: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Tereo insegue Filomela e Progne Aglauro ed Erse Dedalo e Icaro Giunone Scilla taglia i capelli a Niso Caduta di Fetonte Borea rapisce Orizia Zefiro e Flora

Un'altra lunetta mostra una testa a monocromo che la tradizione popolare vuole dipinta da Michelangelo, venuto in visita all'amico Sebastiano del Piombo, e desideroso di dare un bell'esempio di studio anatomico al rivale Raffaello; in realt l'opera da ascrivere al Peruzzi[3]. Baldassarre Peruzzi affresc anche la volta, con vari temi mitologici entro riquadri geometrici, determinati dall'architettura dipinta che si raccorda a quella della parete. Al centro, in un ottagono regolare, si trova lo stemma del committente, affiancato da due scene pi lunghe, pure di forma ottagono allungato: a sinistra la Fama annuncia la gloria terrena del banchiere, vicino a Perseo che uccide la Medusa, secondo un'iconografia derivata dall'Urania di Giovanni Pontano e dalle Mitologie di Fulgenzio; a destra Elice, la ninfa del polo celeste, ricorda come gli onori terreni dipendono dal favore degli astri. Seguono dieci pennacchi (doppi agli angoli, per un totale quindi di 14) con varie figure mitologiche/simboliche e dieci esagoni con varie divinit, intervallate negli spazi triangolari residui da putti a cavalli di animali fantastici a monocromo. Negli esagoni si vedono il Ratto di Ganimede, Venere in Toro, Apollo/Sole in Sagittario, che ricorda il segno del Chigi (nato il 29 novembre 1466 alle 21.30), Mercurio in Scorpione e Marte in Bilancia, Diana/Luna in Vergine (l'ascendente del Chigi al momento del concepimento), e ancora Ercole e il leone nemeo, Ercole e l'idra di Lerna, Leda e il cigno (indicatore per determinati movimenti astrologici), Giove in Toro (influenza benigna che determiona il carattere generoso e magnanimo di Agostino), Saturno nella Vergine[8]. In definitiva si tratta quindi della raffigurazione dell'oroscopo personale di Agostino Chigi[3]. I dipinti della sala vennero ritoccati nel 1863 e restaurati nel 1969-1973[3].

Villa Farnesina

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Sala delle prospettive


Al piano superiore si trova la Sala delle prospettive, dipinta illusionisticamente nel 1518-1519, da Baldassarre Peruzzi e aiuti, come se fosse una loggia. Gli affreschi vennero completamente ridipinti nel 1863, ma recuperati dai restauri del 1976-1983. Qui Agostino Chigi tenne il suo banchetto nuziale nel 1519[9]. Ai lati del Salone Peruzzi dipinse due finte logge con colonne e archi, affacciate su vedute di Roma, tra cui una vista di Trastevere e una agreste. Sopra il camino si trova la Fucina di Vulcano. Il lungo fregio che cinge l'ambiente nella parte superiore delle pareti raffigura scene mitologiche eseguite dal Peruzzi e dalla sua bottega, intervallate da finti bassorilievi con erme femminili. Nella sala delle prospettive facile individuare sulle pareti incisioni e graffiti vandalici risalenti al sacco di Roma del 1527 compiuti da lanzichenecchi che bivaccarono nella villa.

La Sala delle prospettive

Sala delle Nozze di Alessandro e Rossane


L'attigua camera da letto era usata dal Chigi e dalla sua consorte[9]. Venne decorata da affreschi del Sodoma (1517), con scene della vita di Alessandro Magno, soggetto destinato a glorificare del committente, identificato con il personaggio della classicit. Particolarmente conosciuta la scena delle Nozze di Alessandro e Rossane, affrescata sull'intero lato nord, basata su fonti letterarie classiche, nel tentativo archeologizzante di ricostruire, attraverso la descrizione fatta da Luciano di Samosata, un dipinto del pittore greco Sodoma, Nozze di Alessandro e Rossane Aezione[10]. Nell'affresco sono frequenti i richiami all'imminente matrimonio di Alessandro e Rossane, dai puttini alati alla fiaccola accesa sostenuta dal dio Imeneo, emblema delle nozze, ritratto alle spalle del seminudo Efestione, compagno del condottiero. Gli altri episodi legati al ciclo del condottiero sono la Famiglia di Dario davanti ad Alessandro, sulla parete est, Alessandro Magno doma Bucefalo, nel quale riconoscibile, specialmente nella parte destra, la mano di un collaboratore, e Alessandro in battaglia nella parete sud. Del Sodoma anche Vulcano alla forgia con alcuni amorini che gli porgono dei dardi[9]. Esiste anche una lettura ermetica di questi affreschi del Sodoma, con analogie tra un significato manifesto della narrazione e uno latente, di ermeneutica alchemica, con le quattro fasi della Grande Opera (nigredo, rubedo, citrinitas, albedo) descritte con simboli crittografici[11][12]. Questi affreschi, ritoccati da Carlo Maratta, vennero restaurati nel 1974-1976. L'elaborato soffitto a cassettoni, disegnato da Peruzzi, mostra dodici piccoli riquadri con scene dalle Metamorfosi di Ovidio, eseguiti poi dal Maturino[13] aiutato probabilmente da un giovane Polidoro da Caravaggio.

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Archeologia
La Villa Farnesina interessata anche da ritrovamenti archeologici localizzati sotto una parte dei giardino, dove stata ritrovata, nel XIX secolo, una lussuosa casa, risalente all'epoca augustea, che si ritiene possa essere stata la residenza di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia maggiore. Tale residenza stata denominata Casa della Farnesina ed particolarmente ricca di affreschi, molti dei quali sono oggi a Palazzo Massimo alle Terme. Le pitture murali - come anche quelle della Casa di Livia - mostrano una combinazione tra il secondo e il terzo stile della pittura muraria romana. Mostrano immagini mitologiche centrali su uno sfondo bianco, che sono circondate da fasce rosse. Nello sfondo sono rappresentati colonne ed altri elementi architettonici. L'abitazione fu scoperta nei pressi della sede dei Lincei durante i lavori per la costruzione del muraglione lungo il Tevere, verso il 1880.

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Villa_Farnesina& language=it& params=41_53_37_N_12_28_03_E_region:IT-RM_type:landmark [2] Franzese, cit., pag. 90. [3] Roma, cit., pag. 593. [4] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 197. [5] N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981, voce Peruzzi. [6] Dall'Asino d'oro. [7] G. Caneva, Il Mondo di Cerere nella Loggia di Psiche, 1992. [8] Battistini, cit., pag. 106-107. [9] Roma, cit., pag. 594. [10] R. Bartalini, Le occasioni del Sodoma: dalla Milano di Leonardo alla Roma di Raffaello, 1996. [11] D'Andrea P., Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Sala delle Nozze di Alessando e Rossane, in I luoghi di Raffaello a Roma, catalogo della mostra a cura di Cassanelli L., Rossi S., 1983, pp. 62-66 [12] D. Radini Tedeschi, Sodoma, 2008. [13] Nicole Dacos, Ni Polidoro, ni Peruzzi: Maturino, in Revue de lart, 57, 1982, pp. 9-28

Bibliografia
Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0 AA.VV., Roma, Touring Editore, Milano 2008. ISBN 978-88-365-4134-8 Cecilia Mazzetti di Pietralata, Giardini storici , Gangemi. Matilde Battistini, Simboli e Allegorie, Electa, Milano 2002. ISBN 9788843581740

Voci correlate
Ville urbane di Roma Casa della Farnesina Architettura manierista

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Villa Farnesina

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Collegamenti esterni
Sito di Villa Farnesina (http://www.villafarnesina.it/) Sito di Raffaello Villa Farnesina (http://www.raffaellovillafarnesina.it/) La villa nel sito dell'Accademia dei Lincei (http://www.lincei.it/modules.php?name=Content& pa=showpage&pid=8) Elenco e immagini delle specie botaniche affrescate da Giovanni da Udine nei festoni della Loggia di Cupido e Psiche di Villa Farnesina a Roma (http://www.hort.purdue.edu/newcrop/udine/default.html) La leggenda della 'testa monocroma' di Villa Farnesina (http://romaleggendaria.blogspot.com/2009/11/ la-testa-monocroma-di-villa-farnesina.html), Roma Leggendaria

Palazzo Canossa
Coordinate geografiche: 452625N 105923E45.44028N 10.98972E
[1]

Palazzo Canossa un celebre palazzo privato veronese, considerato uno dei capolavori architettonici della citt.

Storia
Costruito su commissione della famiglia dei marchesi di Canossa, una delle famiglie pi antiche ed illustri d'Italia, che si stabilisce nel Veronese agli inizi del XV secolo, su progetto di Michele Sammicheli nel 1527, si trova nell'aristocratico Corso Cavour, poco distante dall'Arco dei Gavi e da Castelvecchio. Di chiaro impianto manierista, non presenta l'entrata direttamente sulla strada, ma leggermente spostata in dentro, sotto un meraviglioso porticato. Considerata la sua importanza e bellezza venne anche utilizzato per ospitare, nel 1822, il celebre congresso di Verona, a cui parteciparono quasi tutti gli stati d'Europa. Uno dei soffitti del Palazzo era affrescato da Gian Battista Tiepolo, ma andato perduto durante i bombardamenti che colpirono la citt durante la Seconda guerra mondiale. Ospit importanti figure storiche come lo zar Alessandro I di Russia, l'imperatore Francesco I d'Austria e Napoleone Bonaparte.

Struttura
L'intervento di Michele Sanmicheli per Palazzo Canossa contemporaneo a quello compiuto sempre da lui su palazzo Bevilacqua. La loro presenza determiner successivamente i nuovi edifici, che emuleranno i palazzi sanmicheliani. Sanmicheli cerc di allineare, mediante la facciata grandiosa del palazzo, i fondali opposti di Porta Borsari e dell'Arco dei Gavi, per dare un'impostazione scenografica alla via che permane tutt'oggi ( una strada di fascino rinascimentale), anche se le servit militari dal XVI secolo al XIX secolo non hanno permesso un completamento organico di corso Cavour.

Palazzo Canossa I Canossa avevano nel loro palazzo ricche collezione dopere d'arte, ed avevano chiamato pittori del calibro di Paolo Veronese e Battista del Moro, e soprattutto un affresco di Giambattista Tiepolo nel salone della feste del palazzo, l'Apoteosi di Ercole, distrutto durante la deflagrazione del ponte di Castelvecchio da parte dei tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale. Vennero chiamati anche altri importanti pittori, in particolare Marco Marcola a creare scene del baccanale del Gnocco e di alcune imprese.

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Bibliografia
T. Lenotti, Palazzi di Verona, Verona, Vita veronese, 1964. F. Dal Forno, Case e palazzi di Verona, Verona, Banca popolare di Verona, 1973. Notiziario BPV. Numero 2, anno 1995. P. Floder Reitter, Case palazzi e ville di Verona e provincia, Verona, I.E.T. edizioni, 1997. G. Forti, La scena urbana: strade e palazzi di Verona e provincia, Verona, Athesis, 2000. M. Luciolli, Passeggiando tra i palazzi di Verona, Garda, 2003.

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References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Palazzo_Canossa& language=it& params=45_26_25_N_10_59_23_E_type:landmark_region:IT

Palazzo Bevilacqua
Palazzo Bevilacqua un antico palazzo di Verona attribuito a Michele Sammicheli.

Palazzo Bevilacqua

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Storia
Data la presenza storica e la grande importanza della famiglia comitale dei Bevilacqua a Verona, nel centro cittadino non presente un solo palazzo Bevilacqua. Due sono comunque i pi importanti, siti uno nel cuore della citt antica, l'altro lungo il trionfale viale dedicato a Cavour. Il pi famoso certamente il secondo, eretto dal celebre architetto veronese Michele Sammicheli su commissione della famiglia Bevilacqua, presente in quella zona da secoli (presenza testimoniata gi nel 1146), attorno al 1530. Il palazzo ha ospitato per diversi anni la collezione d'arte del conte Marco Bevilacqua, che comprendeva opere di artisti veronesi, come l'Orbetto, ma anche di nomi internazionali come Tintoretto. Ceduto dall'ultima duchessa Bevilacqua all'autorit pubblica, ora sede dell'ITCS Lorgna-Pindemonte.

Palazzo Bevilacqua di corso Cavour

Struttura
certamente uno dei palazzi pi raffinati e ricchi di particolari della citt, con una facciata realizzata in due ordini, quello inferiore pi massiccio, e quello superiore maggiormente slanciato ed elegante. Entrando da un grande portone di ingresso si accede ad un delizioso cortile interno che conduceva direttamente a piano nobile, dove vivevano i componenti della famiglia. Il palazzo accoglieva celebri dipinti, tra cui La piet della lacrima di Giovan Francesco Caroto, ora nel museo civico di Castelvecchio, San Gerolamo di ignoto e San Guglielmo e il San Francesco di Domenico Brusasorzi, Paradiso del Tintoretto, un ritratto di Donna con bambino di Paolo Veronese, questi tutti al museo del Louvre. Vi erano altre opere, ora disperse in varie collezioni italiane e straniere.

Bibliografia
T. Lenotti, Palazzi di Verona, Verona, Vita veronese, 1964. F. Dal Forno, Case e palazzi di Verona, Verona, Banca popolare di Verona, 1973. Notiziario BPV. Numero 3, anno 1995. P. Floder Reitter, Case palazzi e ville di Verona e provincia, Verona, I.E.T. edizioni, 1997. G. Forti, La scena urbana: strade e palazzi di Verona e provincia, Verona, Athesis, 2000. M. Luciolli, Passeggiando tra i palazzi di Verona, Garda, 2003.

Palazzo Bevilacqua

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Coordinate geografiche: 452627N 105930E45.44083N 10.99167E

[1]

References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Palazzo_Bevilacqua& language=it& params=45_26_27_N_10_59_30_E_type:landmark_region:IT

Palazzo Corner
Coordinate geografiche: 452554N 121954E45.431621N 12.331772E
[1]

Palazzo Corner della Ca' Granda o Ca' Corner della Ca' Granda o semplicemente Ca' Corner un possente palazzo rinascimentale di Venezia, situato nel sestiere di San Marco ed affacciato sul Canal Grande. sede della Provincia di Venezia e della Prefettura.

Storia
Ca' Corner fu progettata da Jacopo Sansovino, dopo che nel 1532 un incendio aveva distrutto la precedente residenza dei Corner, e fu uno dei primissimi incarichi ricevuti in laguna dal celebra architetto. Ca' Corner vista dal traghetto San Gregorio; a fianco la Casina delle Nel 1817, dopo un altro incendio, il palazzo fu ceduto Rose da Andrea Corner al demanio dell'Impero austriaco, che vi pose la Imperiale Regia Delegazione Provinciale ed in seguito anche la Imperiale Regia Luogotenenza, corrispondente alla Prefettura. In seguito, annessa la citt al Regno d'Italia, mantenne la medesima destinazione, ancora oggi vigente.

Palazzo Corner

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Descrizione
Situato in una posizione di prestigio non lontano da Piazza San Marco, ha una facciata divisa in due fasce orizzontali: l'architetto lasci la zona inferiore decorata a bugnato e ritm il piano superiore con una serie di archi che amplificano l'effetto chiaroscurale dell'edificio, denunciando la matrice classica. L'insieme risulta cos modulato dalla scansione della luce su due diversi livelli, il che mostra l'attenzione al valore tonale delle superfici in sintonia con la pittura manierista tonale veneta. La tripartizione della facciata tipicamente veneziana identificabile solo nel portico centrale e nel poggiolo che unisce le tre finestre sovrastanti. Sansovino mantenne inoltre l'androne che collega la riva d'acqua all'elegante cortile, ma intorno a quest'ultimo svilupp ulteriormente la pianta del palazzo, introducendo un altro elemento di novit nell'architettura veneziana.

Bibliografia
M. Brusegan, La grande guida dei monumenti di Venezia, Roma, Newton Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2 E. e W. Eleodori, Il Canal Grande. Palazzi e Famiglie, Venezia, Corbo e Fiore Editori, 20072. ISBN 88-7086-057-4 Guida d'Italia. Venezia, Milano, Touring Club, 20073. ISBN 978-88-365-4347-2 Scheda patrimoniale nel sito della Provincia di Venezia [2]

Voci correlate
Cornaro (famiglia)

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References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Palazzo_Corner& language=it& params=45. 431621_N_12. 331772_E_scale:2000 [2] http:/ / patrimonio. provincia. venezia. it/ html/ immobili_dett. asp?IDImmobile=115& IDCategoria=6& IDDestinazione=243

Bartolomeo Ammannati

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Bartolomeo Ammannati
Bartolomeo Ammannati (Settignano, 18 giugno 1511 Firenze, 13 aprile 1592) stato uno scultore e architetto italiano.

Biografia
Nato a Settignano (Firenze) nel 1511, formatosi a Firenze con Baccio Bandinelli, intorno al 1530 si rec a Venezia, dove collabor con Jacopo Sansovino alla decorazione della Libreria di San Marco (1537). Nel 1550 spos la poetessa Laura Battiferri e si trasfer a Roma ove tra l'altro esegu in San Pietro in Montorio la statuaria della cappella di Antonio e Fabiano del Monte, il cui disegno architettonico dato a Vasari. Con lo stesso Vasari e per papa Giulio III del Monte lavor poi al ninfeo di Villa Giulia, costruendo fontane e grotte a tre livelli che costituiscono l'elemento "sorpresa" del cortile, secondo un gusto tipico del Manierismo. Ritornato a Firenze nel 1555, venne pi tardi nominato artista ufficiale della corte di Cosimo I de' Medici contribuendo alla vivace stagione artistica sviluppata intorno alla corte medicea e finalizzata alla celebrazione del potere di Cosimo I. Da quell'anno pose mano alla "bella fantasia" (Michelangelo) della fontana di Giunone per Sala Grande, poi salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, che non fu mai posta in opera nel luogo per cui fu disegnata, nel frattempo rialzato di circa 7 metri da Vasari. La fonte, in un primo tempo portata nel Parco di Pratolino, quindi nel Giardino di Boboli prima di essere smembrata, stata da ultimo raccolta nel Bargello ove, in occasione della mostra del Cinquecentenario di Ammannati, Collegio Romano stata ora riunita e resa di nuovo leggibile nella sua interezza attraverso una attenta ricostruzione basata su studi storico-artistici verificati dalle nuove tecnologie laser-scanner 3d. Avendo Michelangelo lasciata Firenze nel 1534 e fino alla morte (1564), Ammannati (in parallelo con Vasari, che complet la Sacrestia Nuova), fu chiamato a lavorare al cantiere michelangiolesco della Biblioteca Laurenziana, che complet grazie ad un fitto dialogo con Michelangelo e con la committenza. Nel 1559 auspice Eleonora di Toledo Bartolomeo vinse il concorso per la fontana del Nettuno in piazza della Signoria, e scolp quindi anche il gigante (cosiddetto "Biancone") che la sormonta, terzo in ordine cronologico tra i giganti ammannatiani, dopo quello (perduto) per la Marciana a Venezia e quello per il giardino di Marco Mantova Benavides, a Padova. Nel 1563 Cosimo I de' Medici fond l'Accademia e Compagnia dell'Arte del Disegno di cui Ammannati fu eletto membro. E fu sempre Cosimo I a commissionargli lavori di ampliamento di Palazzo Pitti di cui disegn la vasta corte con ordine tripartito e l'ampliamento dei giardini retrostanti. Artista fra i pi notevoli e inquieti del secolo, Ammannati fu un tipico interprete dell'intellettualismo manieristico e dell'amore per la "bella maniera" italiana, anche se, da ultimo, giunse a condannare egli stesso queste posizioni sulla base di pressanti istanze religiose e moralistiche.[1] Sua opera romana tarda la realizzazione del Collegio Romano per la Compagnia di Ges, cui Ammannati si era spiritualmente legato. sepolto nella chiesa di San Giovannino degli Scolopi a Firenze.

Corte di Palazzo Pitti

Bartolomeo Ammannati Talvolta criticato in vita, anche aspramente, non piaceva di lui il suo anti-classicismo. Benvenuto Cellini, nella Vita, lo descrisse come il degno seguace dell'odiato Baccio Bandinelli. Oggi la sua opera di scultore, che fonde elementi di Michelangelo con dolcezze di matrice veneta, stata rivalutata ed ormai considerato come uno degli artisti pi importanti del manierismo toscano. La produzione architettonica di Ammannati, notevolissima per qualit ed impegno, tuttora oggetto di studio prevalentemente per addetti.

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Altre immagini

Palazzo Budini Gattai, Firenze

Ponte Santa Trinita, Firenze

fontana del Nettuno, Firenze

Scultura a Jacopo Sannazaro (Napoli, S. Maria del Parto)

Venere (1558-59, Prado, Madrid) (attribuzione oggi in dubbio)

Note
[1] Si veda al riguardo la sua Lettera agli Accademici del 22 agosto 1582 ( www.memofonte.it (http:/ / www. memofonte. it/ home/ files/ pdf/ scritti_ammannati. pdf))

Bibliografia
Apparati della Vita di Benvenuto Cellini, edizione a cura di Ettore Camesasca, Classici Bur, Milano 2007, prima edizione 1985. ISBN 978-88-17-16532-7

Voci correlate
Architettura manierista Accademia delle arti del disegno Palazzo Borromeo Villa Giulia

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Collegamenti esterni
Gallerie delle opere su Thais (http://www.thais.it/scultura/ammannat.htm) Gallerie delle opere su WGA (http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/a/ammanati/index.html) Gallerie delle opere su La Scultura Italiana (http://www.scultura-italiana.com/Biografie/Ammannati.htm) Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-ammannati/)

Recensione della mostra L'acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore (http://mostreemusei.sns. it/index.php?page=_layout_mostra&id=880&lang=it) (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 11 maggio - 18 settembre 2011)

Bartolomeo Ammannati il video ufficiale del Polo Museale Fiorentino per la mostra L'acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore (http://www.youtube.com/watch?v=L_iYCB8sXIU&feature=endscreen&NR=1) (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 11 maggio - 18 settembre 2011) un video dalla mostra L'acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore (http://www.youtube.com/ watch?v=_3qCLbuNGuw) (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 11 maggio - 18 settembre 2011)

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Piazza del Campidoglio


Coordinate geografiche: 415327N 122902E41.890873N 12.483988E
[1]

La piazza del Campidoglio si trova in cima al colle del Campidoglio a Roma.

Storia
Preesistenze
Fin dal medioevo l'area del Campidoglio fu sede dell'amministrazione civile della citt. Sui resti del Tabularium esisteva un fortilizio della famiglia Corsi di cui si impadron nel 1114 il popolo romano; fu destinato a sede del senato cittadino ed ingrandito nel XIV secolo. Lo spiazzo sterrato antistante era destinato alle adunanze di popolo ed era fiancheggiato da edifici destinati a sede dei Banderesi, cio dei capitani della milizia cittadina[2].

Rossellino
Nel 1453, papa Niccol V fece costruire al Rossellino il La Cordonata di accesso alla piazza del Campidoglio, con le statue dei Dioscuri. Palazzo dei Conservatori, ristrutturando pesantemente le Case dei Banderesi per realizzare la sede della nuova magistratura. Rossellino realizz un edificio con un portico ad archi a tutto sesto al piano terra ed una facciata con finestre crociate e logge binate. Venne conservato l'orientamento delle preesistenze, seguendo intenti chiaramente prospettici, secondo un principio progettuale identico a quello che Rossellino attuer a Pienza, realizzando una piazza trapezoidale[3]. I lavori di rifacimento coinvolsero anche il Palazzo Senatorio, ma furono interrotti dalla morte del pontefice. Il palazzo dei Conservatori sar quasi completamente demolito nel 1540 da Michelangelo, ma la sistemazione quattrocentesca risulta documentata nei disegni di Maarten van Heemskerck eseguiti tra il 1536 ed il 1538.

Piazza del Campidoglio

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Michelangelo
Michelangelo Buonarroti riprogett completamente la piazza, disegnandola in tutti i particolari e facendola volgere non pi verso il Foro Romano ma verso la Basilica di San Pietro, che rappresentava il nuovo centro politico della citt. Si racconta che la risistemazione della piazza gli fu commissionata dall'allora papa Paolo III, il quale si era vergognato dello stato in cui versava il celebre colle (gi dal Medioevo il luogo era in un tale stato di abbandono da essere chiamato anche "colle caprino", in quanto era utilizzato per il pascolo delle capre[4]) dopo il percorso trionfale organizzato a Roma in onore di Carlo V nel 1536. Michelangelo conserv l'orientamento obliquo delle preesistenze, ottenendo uno spazio aperto a pianta leggermente trapezoidale, sulla quale alline le nuove facciate, al fine di espandere la prospettiva verso il fuoco visivo costituito dal Palazzo Senatorio. Allo scopo pens di costruire un nuovo palazzo, detto per questo Palazzo Nuovo, per chiudere la prospettiva verso la Chiesa di Santa Maria in Aracoeli e di pavimentare la piazza cos ottenuta eliminando lo sterrato esistente; ridisegn il Palazzo dei Conservatori eliminando tutte le strutture precedenti e armonizzandolo con il Palazzo Senatorio, a cui aggiunse una doppia scalinata che serviva per accedere al nuovo ingresso, non pi rivolto verso i fori ma verso la piazza. Il Buonarroti progett anche la scalinata della Cordonata e la balaustra da cui ci si affaccia alla sottostante piazza d'Aracoeli. La statua equestre di Marco Aurelio in bronzo dorato, precedentemente situata in piazza San Giovanni (dove ora si trova lobelisco), venne posizionata al centro da Michelangelo, a cui Paolo III aveva commissionato di studiarne la precisa collocazione; la statua originale, dopo lungo restauro che ha anche riportato alla luce delle tracce di doratura, oggi conservata nei Musei Capitolini, mentre sulla piazza stata messa una sua copia.

Spaccato assonometrico di Piazza del Campidoglio

L'area del campidoglio in un'incisione del 1555

Incisione di tienne Duprac

Piazza del Campidoglio

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La statua equestre di Marco Aurelio, al centro della piazza del Campidoglio

La statua di Marforio, nel cortile del Palazzo Nuovo.

Piazza del Campidoglio

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La statua di Cola di Rienzo, tra la Cordonata e la scalinata dellAracoeli.

I lavori andarono cos a rilento che Michelangelo (morto nel 1564) pot vedere il compimento solo della doppia scalinata che serviva per il nuovo accesso al Palazzo Senatorio, con il posizionamento delle due statue raffiguranti il Nilo e il Tevere[5]. La facciata e la sommit della torre erano ancora incompleti, mentre il Palazzo Nuovo non era neanche stato iniziato.

Della Porta
I lavori furono comunque completati secondo le linee guida del progetto originale michelangiolesco. Se ne occup in particolare Giacomo Della Porta, a cui si deve il rifacimento del Palazzo dei Conservatori e il completamento della facciata del Palazzo Senatorio, con il posizionamento, tra laltro, nella nicchia centrale, di una statua di Atena prelevata dal Palazzo dei Conservatori, che per nel 1593 fu sostituita con unaltra statua di Atena, molto pi piccola (troppo piccola per le dimensioni della nicchia, tanto da doverla posizionare su tre piedistalli), in porfido rosso e marmo bianco, riconvertita come allegoria della dea Roma.
La statua del Tevere, originariamente il Tigri.

Piazza del Campidoglio

71 Quando, alla fine del 1587, la diramazione del nuovo acquedotto dell"Acqua Felice" raggiunse il Campidoglio, papa Sisto V indisse un concorso pubblico (escludendo deliberatamente il Della Porta, a riprova dei difficili rapporti esistenti tra i due) per la realizzazione di una fontana sulla piazza. Risult vincitore il progetto di Matteo Bartolani[6]: si trattava di un progetto grandioso, che per venne realizzato solo in parte, con la costruzione di due vasche, una interna allaltra, addossate al centro della facciata del Palazzo Senatorio, tra le statue dei due fiumi e sotto il nicchione contenente Atena, di forma rettangolare con il lato pi lungo lobato. Ma il Della Porta pensava ad una diversa sistemazione della piazza. In quel periodo stava anche lavorando alla fontana in piazza San Marco, che prevedeva, come sfondo, limponente statua di Marforio. Dopo pochi giorni dal posizionamento la statua venne per riportata in cima al Campidoglio. possibile che il Della Porta, con un repentino ripensamento, abbia voluto proporre al papa unalternativa al progetto di Bartolani, che stravolgeva il disegno michelangiolesco originario: pens infatti di utilizzare Marforio come sfondo per unimponente fontana che avrebbe chiuso il lato sinistro della piazza, quello verso la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, al posto del Palazzo Nuovo. Il papa non ne volle sapere, conferm il progetto di Bartolani e Marforio rimase parcheggiato sulla piazza.

La statua del "Nilo"

La statua della "dea Roma"

Piazza del Campidoglio

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Le uniche due fontane che nel 1588 il Della Porta riusc a realizzare per il Campidoglio sono i due leoni di basalto ai lati della base della cordonata, trasferiti nel 1582 dai resti del Tempio di Iside, completati con due vasi in marmo, appositamente costruiti, per raccogliere lacqua[7]. I due leoni originali, trasferiti nel 1885 nei Musei Vaticani, vennero poi ricollocati al loro posto nel 1955. Solo nel 1594, con papa Clemente VIII, Giacomo Della Porta pot realizzare la sua fontana di Marforio (tra laltro, la sua ultima opera): lintero gruppo scultoreo fu inserito in una vasca uguale a quelle utilizzate alla base Uno dei due leoni egizi alla base della Cordonata del Palazzo Senatorio, davanti ad un imponente prospetto. La struttura venne per smantellata una cinquantina danni pi tardi, quando si cominciarono i lavori per ledificazione del Palazzo Nuovo, e ricostruita poi nel 1734 nel cortile del palazzo, dove si trova attualmente, ma senza il prospetto dellaportiano.

Interventi conclusivi
La piazza fu terminata nel XVII secolo, anche se la pavimentazione[8] fu realizzata solo nel 1940, secondo il progetto originale michelangiolesco dedotto da una stampa di tienne Duprac. La Cordonata ornata da diverse opere scultoree: oltre alle statue dei due leoni poste alla base, verso la met della salita si trova, sullo spiazzo erboso tra la Cordonata stessa e la scalinata dellAracoeli, la statua di Cola di Rienzo; in cima si trovano le statue dei dioscuri Castore e Polluce, provenienti da un tempio dei Dioscuri nel Circo Flaminio e due trofei di armi marmorei, detti I Trofei di Mario, provenienti dal ninfeo di Alessandro di piazza Vittorio. Il Palazzo Senatorio oggi la sede del Comune di Roma, mentre i Musei Capitolini, aperti nel 1735 (uno dei musei pubblici pi antichi del mondo) sono ospitati negli altri due palazzi, congiunti anche da una galleria sotterranea, la Galleria Lapidaria.

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Piazza_del_Campidoglio& language=it& params=41. 890873_N_12. 483988_E_type:mountain [2] Luciana Finelli, Sara Rossi, Pienza tra ideologia e realt, 1979 [3] Luciana Finelli, Sara Rossi, Op. cit., 1979 [4] Ancor oggi l'erta che sale al Campidoglio dal Vico Jugario si chiama via di Monte Caprino. [5] Che originariamente rappresentava il Tigri. Non potendosi per rinunciare ad unallegoria che si riferisse al Tevere, la piccola testa di tigre del gruppo venne sostituita da una testa di lupa, ai cui lati furono aggiunti i due gemelli. In base a questa considerazione non si pu escludere che laltra statua rappresentasse originariamente lEufrate, anzich il Nilo. [6] Matteo Bartolani era larchitetto al quale era stata inizialmente commissionata la realizzazione dellacquedotto dellAcqua Felice, e che venne poi esonerato dallincarico perch, per errori nei calcoli, ad un certo punto lacqua rifluiva allindietro. [7] I due leoni avevano una notevole rinomanza presso il popolo romano. In particolari occasioni, infatti, come la presentazione in Campidoglio delle credenziali di un nuovo ambasciatore o lelezione di un nuovo pontefice (da ultimo papa Clemente X nel 1670) dalle due fontane sgorgava vino (bianco da una parte e rosso dallaltra) anzich acqua, con comprensibile tripudio di folla che faceva a gara per accaparrarne la maggior quantit possibile. [8] La pavimentazione geometrica della piazza e la statua equestre di Marco Aurelio compaiono sul rovescio dei 50 centesimi di Euro coniati in Italia. Inoltre, una veduta della piazza appariva sul recto delle banconote da 10.000 lire, le cosiddette Michelangelo, emesse dalla Banca d'Italia dal 1962 al 1977.

Piazza del Campidoglio

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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Campidoglio (http://www.activitaly.it/monument/campidoglio.htm) Vista virtuale della piazza (http://www.compart-multimedia.com/virtuale/it/roma/monumenti/ roma_rinascimentale/piazza_del_campidoglio.htm) Sito ufficiale dei Musei Capitolini (http://www.museicapitolini.org/) Galleria fotografica (http://www.giovannirinaldi.it/page/rome/campidoglio/index.htm) Roma: Piazza del Campidoglio (http://www.docushare.it/mediasoft/piazze/pages/roma1.htm) Piazza del Campidoglio (http://www.italyguides.it/it/roma/monumenti/roma_rinascimentale/il_campidoglio. htm) Il Campidoglio (http://www.tesoridiroma.net/luoghi_roma/campidoglio.html)

Porta Pia
Coordinate geografiche: 415433N 12304E41.90917N 12.50111E
[1]

La Porta Pia una delle porte che si aprono nelle Mura aureliane di Roma, divenuta particolarmente nota il 20 settembre 1870, quando il tratto di mura adiacente la porta fu lo scenario della fine dello Stato Pontificio. Si tratta di una delle ultime opere di Michelangelo, in cui l'anziano artista utilizza elementi architettonici ed una sintassi compositiva particolarmente innovativi.

La breccia in una foto d'epoca

Porta Pia

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Storia
Fu costruita per ordine di papa Pio IV (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565 in sostituzione della Porta Nomentana che contemporaneamente venne chiusa e che si trovava a meno di un centinaio di metri verso est. La sostituzione si rese necessaria a causa del nuovo assetto urbanistico dellarea, che non poteva pi prevedere il transito attraverso lantica Porta Nomentana per laccesso alla via omonima. Secondo quanto riferisce il Vasari, Michelangelo present al pontefice tre diversi progetti, tutti stravaganti e bellissimi; per questa ragione il papa opt pi pragmaticamente per il pi economico[2]. Non conosciamo i tre disegni (solo qualche schizzo per alcuni particolari)[3], n si ha la certezza che lopera fu effettivamente realizzata sul progetto originario. A tal proposito, non secondario per la definizione del progetto fu il ruolo degli assistenti del Buonarroti, che all'epoca aveva ottantacinque anni e probabilmente non era in grado di seguire i lavori con la consueta meticolosit[4]. Di certo laspetto moderno ha subito diverse modifiche, giacch una medaglia commemorativa coniata nel 1561 ed unincisione di Bartolomeo Faleti del 1568 (le uniche documentazioni dellepoca) Disegno di studio di Michelangelo rappresentano una Porta Pia abbastanza diversa da come appare. Si ritiene comunque che l'incisione del Faleti, sebbene non del tutto esatta, sia la testimonianza pi diretta del progetto michelangiolesco[5]. In ogni caso, quello raffigurato sulla medaglia presumibilmente laspetto pi vicino al progetto iniziale, sebbene non si possa escludere che in corso dopera siano state realizzate variazioni progettuali, soprattutto nei particolari, dacch il papa puntava al risparmio. Non comunque possibile chiarire la questione, in quanto, gi una quarantina danni dopo la realizzazione della porta, le carte topografiche di Roma la rappresentano quasi come un rudere: forse a causa di un fulmine, La facciata interna l'attico fu gravemente danneggiato e cos rimase fino al 1853, quando lo stesso fu ricostruito su progetto di Virginio Vespignani[6]. Fu comunque uno degli ultimi lavori architettonici del Buonarroti, che mor poco prima che lopera fosse completata. I lavori furono eseguiti da Giacomo Del Duca, che poi realizz anche Porta San Giovanni. La maggior parte degli esperti ritiene che linteresse principale di Michelangelo fosse rivolto pi allaspetto teatrale-pittorico della porta che a quello funzionale. infatti collocata alla fine della strada Pia, che riprendeva il tracciato dellantica Alta Semita e proseguiva poi per la moderna via XX Settembre (data della breccia), a concludere con un prospetto frontale imponente un lunghissimo rettifilo che aveva inizio dal Quirinale. Per un maggiore effetto scenico la porta era quindi un po arretrata rispetto alla linea delle mura, alla quale era collegata con due tratti di muro laterali obliqui, sovrastati dalla stessa merlatura della porta, ed era ad una sola arcata (come appare nella medaglia), con la facciata rivolta verso la citt, mentre allesterno si presentava con un semplice fornice. Una seconda arcata venne aperta intorno al 1575 per agevolare il transito del traffico, notevolmente aumentato per la chiusura della vicina porta Nomentana, come puntualmente riportato sulliscrizione che si trova sul fornice centrale:

Porta Pia

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PIVS IV PONT MAX PORTAM PIAM SVBLATA NOMENTANA EXTRVXIT VIAM PIAM AEQVATA ALTA SEMITA DVXIT

Le stampe e le incisioni fino al 1577 raffigurano una torre su un lato esterno della porta, che poi appare mozzata; dubbio se si tratti di un crollo o di un abbassamento voluto per motivi architettonici. La facciata verso lesterno della citt fu terminata nel 1869 su progetto in stile neoclassico di Virginio Vespignani, il quale sembra si sia ispirato ad unincisione del 1568 che doveva essere abbastanza vicina al progetto originario michelangiolesco. Iniziata nel 1853 con un restauro per i danni subiti due anni prima per la caduta di un fulmine, vennero realizzati anche gli edifici ed il cortile interno. La facciata, in linea con la cinta muraria, ospita due statue, fiancheggiate da quattro colonne: di Sant'Agnese e di SantAlessandro, che il Vespignani colloc all'interno di apposite nicchie, secondo la volont di Pio IX. Il papa volle ricordare in tal modo lo scampato pericolo corso in occasione del crollo della sala d'udienza del convento di Sant'Agnese, che sorgeva l nei pressi, dove il 12 aprile 1855 si era recato in visita. Durante il cannoneggiamento del 1870, le due statue subirono un grave danno e, dopo un lungo restauro, furono ricollocate in sede nel 1929. Sopra il fornice esterno stata apposta una lunga iscrizione a ricordo dello scampato pericolo:

Struttura di Porta Pia vista dal lato esterno

HIEROMARTYRIBVS MAGNIS ALEXANDRO PONT MAX AGNETI VIRG QVORVM TROPAEIS VIA NOMENTANA NOBILITATVR PIVS IX PONTIFEX MAXIMVS ANNO SACRI PRINC XXIII PORTAM PIAM NOVIS OPERIBVS COMMVNITAM EXORNATAM DEDICAVIT DECESSORI INVICTO SOSPITATRICI SVAE IOSEPHO FERRARIO ANTISTITE VRBANO PRAEFECTO AERARI

All'interno dei fabbricati che, formando un cortiletto, uniscono le due facciate della porta e che un tempo erano utilizzati per lufficio doganale, si trova il Museo Storico dei Bersaglieri con la tomba monumentale di Enrico Toti.

La breccia di porta Pia


Dopo cinque ore di cannoneggiamento dell'artiglieria del Regno d'Italia, fu fatta brillare una carica posta dai reali guastatori che provoc il crollo della fortificazione e apr una breccia di circa 30 metri nelle Mura, la cosiddetta Breccia di Porta Pia, attraverso la quale irruppero i bersaglieri e ad altri reparti di fanteria. Nel punto esatto in cui fu aperta la breccia, una cinquantina di metri ad ovest della porta, stato eretto un monumento in marmo e bronzo; di fronte alla porta, al centro del piazzale di Porta Pia, si trova il Monumento al Bersagliere, opera di Publio

Porta Pia Morbiducci, posto nel 1932.

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Curiosit
Nel 1983 stato girato il film "Strada Pia" [7]. Produzione: WDR, Cologna, regia: Georg Brintrup [8] La decorazione del lato della porta allinterno della citt, realizzata da Michelangelo, ricorda una bacinella con un asciugamano intorno e un sapone al centro. La leggenda vuole che si tratti di uno scherzo dellartista, che in tal modo voleva ricordare lorigine di papa Pio IV, un Medici che non apparteneva alla nota famiglia fiorentina, ma che pare discendesse da una famiglia di barbieri milanesi[9]. Inoltre, sotto la finestra destra della stessa facciata stato grossolanamente scolpito un mascherone ghignante, incompiuto, con le ali uncinate (in cui il popolo romano ha voluto riconoscere lo stesso Michelangelo), mentre sotto laltra finestra c un masso appena sbozzato: potrebbe trattarsi di una prova della fretta con cui vennero conclusi i lavori.

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Porta_Pia& language=it& params=41_54_33_N_12_30_4_E_type:landmark_region:IT [2] Cos racconta il Vasari: 'Ricercato a questo tempo Michelagnolo dal Papa per Porta Pia dun disegno, ne fece tre tutti stravaganti e bellissimi, che l papa elesse per porre in opera quello di minore spesa, come si vede oggi murata, con molta sua lode.' [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] Vedi Laura G.Cozzi, "Le porte di Roma", Franco Spinosi Editore, Roma, 1968 - pag. 194. Porta Pia, in P. Ruschi, Michelangelo architetto, Cinisello Balsamo 2011, p. 159. Porta Pia, cit., p. 159. Porta Pia, cit., p. 160. Strada Pia (http:/ / www. brintrup. com/ PAGES/ FILME. PAGES. HTML/ 12. STEP STRADA PIA/ STRADAPIA. It. html) Internet Movie Database (http:/ / www. imdb. com/ title/ tt1625879/ ) Giggi Zanazzo cos spiega lo scherzo, con il suo dialetto moderno: 'Sopra la porta Pia, sur frontone in arto che sta dde faccia a la via Venti Settembre, si cce fate caso, c uno scherzo de pietra fatto dallarchitetto che ha fabbricato quella porta. Siccome dice cher papa che lha fatta fa ne vieniva d discendenza de la famija dun barbiere, larchitetto pe ffallo sap a tttutto er monno, ci fatto scurp quella gran cunculina, co ddrento in mezzo un ppezzo de sapone e ntorno a la cunculina er si sciuttamano co la su bbrava frangia de qua e dde ll. Scherzo che dar medemo architetto stato messo puro de qua e dde ll de la porta medema'

Bibliografia
Mauro Quercioli, Le mura e le porte di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 2005 Laura G. Cozzi, Le porte di Roma, Franco Spinosi Editore, Roma, 1968

Voci correlate
Porte di Roma Mura aureliane Stato Pontificio Bersaglieri Presa di Roma Raffaele Cadorna Regno d'Italia Unit d'Italia Soriano nel Cimino Michelangelo Buonarroti

Porta Pia

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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Porta Pia (http://www.romasegreta.it/castro_pretorio/portapia.htm) Lo 'scherzo' di Michelangelo a Pio IV (http://romaleggendaria.blogspot.com/2009/12/ le-decorazioni-di-porta-pia.html), Roma Leggendaria

Giacomo Della Porta


Giacomo Della Porta (Porlezza, 1532 Roma, 1602) stato un architetto e scultore italiano.

Biografia
Appartenente ad una famiglia di scultori comacini, inizia la sua attivit a Genova nella bottega dello zio Bartolomeo; tra le varie opere lasciate in citt, sono sue le statue della cappella Cybo nella cattedrale di San Lorenzo tra cui la figura giacente di Giuliano Cybo[1]. Dopo un primo tempo passato a realizzare bassorilievi in stucco. Si trasferisce insieme allo zio a Roma, dove diviene allievo di Michelangelo Buonarroti e poi del Vignola. Nella citt eterna, grazie alla committenza di Gregorio XIII eletto papa nel 1572, incaricato a partire dal 1573 di proseguire i lavori alla fabbrica di San Pietro dove erige, a destra entrando, la Cappella della Beata Vergine (detta Gregoriana, dal fondatore)[2]. Si occupa di decorare anche la Cappella Clementina.

La facciata del Ges

Giacomo Della Porta

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Il papa Sisto V, eletto nel 1585, affida a lui e a Domenico Fontana il progetto del compimento della cupola della basilica di San Pietro lasciata incompiuta da Buonarroti al livello del tamburo. I due si convincono che la sezione emisferica proposta da Michelangelo va modificata in ellittica, dando sette metri di maggior altezza alla cupola, rendendola pi snella e solida. I lavori si protraggono dal 16 luglio 1588 al 28 maggio 1590, ma ultimata e rivestita all'esterno solo nel dicembre di quell'anno[3]. Pure suo il disegno del pavimento della Basilica con graziosa variet di figure e spicco elegante di colori. La sua maestria si distingue anche nella chiesa di San Luigi dei Francesi, nella chiesa di Santa Maria in Via, nella chiesa di Santa Maria dei Monti, nella chiesa di Sant'Atanasio dei Greci, nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, nella chiesa dei Fiorentini, nonch nel palazzo Serluppi Gottifredi. Sua pure la magnifica Villa Aldobrandeschi (o Aldobrandini) a Frascati, progettata per il cardinale Pietro Aldobrandini, chiamata "Belvedere". Prosegu inoltre la fabbrica del Campidoglio e la chiesa del Ges iniziata nel 1575 dal Vignola. Per la chiesa del Ges realizza: la facciata, la cupola e le Cappella di San Francesco ora Cappella del Sacro Cuore cappelle rotonde intitolate rispettivamente a San Francesco d'Assisi e alla Madonna. Gli sono state attribuite le realizzazioni del palazzo Crescenzi (1585), ora Serlupi Crescenzi, in via del Seminario, e sotto il pontificato di Gregorio XIII sistema piazze e fontane: quelle di Piazza d'Aracoeli, di Piazza Navona, di Piazza Colonna, di Piazza del Popolo presso l'obelisco, quella dinnanzi al Pantheon, la suggestiva fontana delle tartarughe. A Gallese (Viterbo) trasforma il turrito Palazzo Ducale da castello medioevale in palazzo resdenziale. Con G. Francesco Grimaldi a Roma progetta la chiesa di Sant'Andrea della Valle e conclude la cappella Sforza nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Sulla base di un suo progetto papa Pio IV fa erigere la facciata settentrionale della basilica di San Giovanni in Laterano. Nel 1591 il principe di Stigliano lo invita a Sabbioneta nella chiesa dell'Assunta, da lui fatta erigere, per allestire una nobile sepoltura per il suocero Vespasiano Gonzaga. La sua produzione, specie nelle facciate di chiese, di cui trasmise gli schemi definitivi a due ordini sovrapposti e a risalti ritmici, rivela spesso un'audace ricerca tecnica, una consumata esperienza ed un robusto senso delle proporzioni, che gli consentono d'introdurre modi dell'incipiente barocco entro la normativa classicistica derivata dal Vignola.

Giacomo Della Porta

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Opere principali
Oratorio del Santissimo Crocifisso (1562-1568) Chiesa del Ges (1573-1575) Fontane di Palazzo Borghese (1573) Palazzo Senatorio al Campidoglio, facciata, scale e cordonata (1573-1602) Fontane in Piazza Colonna (1574) Piccole fontane a Piazza Navona (1574) Palazzo del comune di Velletri, iniziato nel 1575 e lasciato incompiuto alla morte, terminato da Filippo Barigioni nel 1720 Palazzo della Sapienza (1578-1602) Palazzo Capizucchi (1580) Palazzo Crescenzi alla Rotonda (1580) Palazzo Crescenzi, ora Serlupi Crescenzi, in via del Seminario (1585) Santa Maria dei Monti (1580) Sant'Atanasio dei Greci (1581) Fontana delle Tartarughe (1584) L'incompiuto Palazzo Farnese di Ortona (1584)
Fontana delle tartarughe

Facciata del Ges, modifica sulla base di un suo progetto (1584) Palazzo Marescotti (1585) Trinit dei Monti (1586) Cupola della Basilica di San Pietro (1588-1590) Fontana di Piazza alli Monti (1589) Facciata di San Luigi dei Francesi (1589) Fontane nella Piazza di Santa Maria in Campitelli (1589) Fontane opposte Santi Venanzio e Ansovino (1589) Fontana della Terrina (1590) Palazzo Fani (1598) Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane (1599) Basilica di San Nicola in Carcere (1599) Palazzo Albertoni Spinola (1600) Villa Aldobrandini (1600-1602) in Frascati Cappella Aldobrandini (1600-1602) in Santa Maria sopra Minerva.
Fontana del Moro in Piazza Navona

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Opere attribuite a Giacomo Della Porta


Palazzo Serlupi-Crescenzi (1585), costruito da Ottaviano Crescenzi Copia della Piet di Michelangelo custodita nella Chiesa di Sant'Andrea della Valle Progetto della facciata della Chiesa di San Luigi dei Francesi, realizzato da Domenico Fontana La facciata della Chiesa del Collegio dei Gesuiti di Siracusa[4] Chiesa di Santa Caterina dei Funari, quasi sicuramente tutta di Giacomo Barozzi da Vignola e di Guidetto Guidetti[5]

Note
[1] Mollisi, 2004, 49. [2] Con cupola rotonda, larghe e ben intese proporzioni, con incrostatura di ricchi marmi, e colonne di grande valore, e l'opera fu giudicata degna di Michel'Angelo G. Merzario, 444. [3] Sisto V non ebbe la consolazione di vedere la sua cupola terminata poich mor il 7 agosto 1590. Con poca giustizia la gran cupola di S. Pietro suole essere ritenuta e chiamata Cupola di Michelangelo. Mi sembra interessante riferire che a questo punto, a quasi un secolo dall'inizio dei lavori, mancavano ancora quattro cose a completare la Basilica: l'atterramento degli avanzi della basilica antica ancora sorgenti entro la nuova; la facciata, la sistemazione della piazza, nel cui mezzo ergevasi l'obelisco di Nuncoreo, e la cinta di un porticato che la piazza chiudesse decorosamente G. Merzario, II, 449 . [4] Scheda su San Luigi dei Francesi (http:/ / web. tiscalinet. it/ romaonlineguide/ Pages/ ita/ rbarocca/ sBHy4. htm).URL consultato in data 04-03-2010. [5] Scheda dei beni culturali che denota la dubbia attribuzione a Della Porta (http:/ / immagini. iccd. beniculturali. it/ OGGSTO2/ DDW?W=MTR+ + =+ + + + + + + 7173& M=1& K=7173& R=Y& U=1).URL consultato in data 04-03-2010.

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Voci correlate
Guglielmo Della Porta Giovanni Giacomo Della Porta Tamagnino Giovan Battista Della Porta

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Collegamenti esterni
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Article Sources and Contributors

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