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La civiltà Ellenica

Medioevo Ellenico e l’età Arcaica: Origini del tempio greco

Le origini del tempio greco si definiscono nel periodo VIII-VII sec. Detto medioevo ellenico. Prima di questo periodo
gli elementi tipici della trabeazione primitiva erano composti da strutture lignee, con scopi puramente funzionali:
 I triglifi erano le protezioni delle testate delle travi del tetto
 Le metope erano tavolette di chiusura posizionate nei vuoti tra i triglifi
 Le regule sono le parti visibili degli elementi di raccordo tra le travi del tetto e l’architrave
 Le gocce erano le teste dei chiodi per fissare i triglifi
 I mutuli erano la parte sporgente dei travetti obliqui

La struttura del'edificio vero e proprio era per i Greci la casa del Dio (oikos), collocata nella cella (naos). Questa
ospitava la statua della divinità, e il sacerdote era l'unico ad averne accesso, mentre il culto si svolgeva su un altare
situato davanti al tempio ed all'interno del recinto sacro (temenos) in cui si situavano il tempio ed altri edifici ad esso
connessi. Il luogo sacro (santuario) poteva ad esempio ospitare una serie di costruzioni di uso pratico, come i "tesori"
(thesàuroi), che ospitavano i doni votivi – preziosi o anche di terracotta – offerti dalle città o da semplici cittadini e
portici (stoai). L'ingresso all'area sacra poteva essere protetto da propilei. Il tempio greco è sempre orientato est-
ovest, con l'ingresso aperto verso est. La disposizione delle colonne determina la classificazione dei tipi di pianta del
tempio greco, che ci è stata tramandata da Vitruvio:

 tempio in antis: in cui le pareti dei lati lunghi della cella (naos) si prolungano in avanti fino a costituire le
cosiddette ante e delimitare lateralmente il pronao;
 tempio in doppio antis: è un tempio in antis con l'opistodomo nella parte diametralmente opposta rispetto
al pronao;
 tempio prostilo: di fronte al pronao è presente un colonnato antistante; in tal caso può mancare l'intero
pronao
 tempio anfiprostilo: sia la fronte che il retro presentano il colonnato;
 tempio periptero: un colonnato quadrangolare (peristasi) circonda tutti e quattro i lati della cella (naos);
 tempio pseudoperiptero che ha una notevole diffusione in età ellenistica e quindi romana, caratterizzato da
una peristasi costituita da semicolonne o lesene addossate ai muri esterni della cella e da una fila aggiuntiva
di colonne ma solo sui lati corti. La cella poteva in tal modo essere realizzata con una maggiore ampiezza;
 tempio diptero: il porticato quadrangolare
(peristasi) presenta, anche sui lati lunghi, una
doppia fila di colonne;
 tempio pseudodiptero: caratterizzato da una
prima fila di semicolonne o lesene addossate
ai muri esterni della cella, da una fila
aggiuntiva di colonne su tutti e quattro i lati e
da una terza fila solo sul lato anteriore. la
peristasi quadrangolare nel mezzo è posta ad
una distanza doppia rispetto ai muri della
cella, ossia quando il tempio è circondato da
un colonnato dell'ampiezza di due
intercolumni;
 tempio monoptero: quando il tempietto ha
una forma circolare ed è privo di cella;
 tempio a tholos (o monoptero-periptero):
quando il tempietto circolare è provvisto di
cella.

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Tempio di Apollo a Thermos

Si trova entro un recinto (Temenos dal greco τέμενος: area sacra di pertinenza al tempio)
Il tempio è collocato in un angolo a sud-est, mentre il resto del Temenos è occupato da due Stoâi (Stoâ, ovvero un
porticato ligneo aperto che ospitava i pellegrini), si sviluppavano soprattutto in lunghezza ed erano molto estesi per
il grande afflusso di fedeli, questo è il primo esempio di Stoâ. Successivamente furono edificati in pietra. Il largo
spazio serviva per la deposizione dei doni da parte dei fedeli e, in altri casi, era il punto di convergenza delle
processioni. Fra il 630 e il 620 a.C. presentava due muri della cella molto lunghi, così come la peristasi. In questa fase
si individua il Tempio C. (quello descritto da Polibio). L'area fu scavata e venne scoperto un altro tempio, anteriore al
Tempio C, che venne chiamato Megaron B, perché la forma della pianta rimanda a quella del megaron a
terminazione arrotondata circondato da colonne. Venne successivamente scoperto un secondo strato che
presentava un'altra costruzione, detta Megaron A. Non è un tempio ma un megaron ampliato privo di colonne
perimetrali, del periodo miceneo.Solo quando la religione divenne antropomorfa vennero aggiunte le colonne
intorno al santuario, nell'VIII secolo a.C. La III fase è riferita al tempio ruotato rispetto al Megaron B con cella molto
allungata e peristasi costituita da colonne lignee, con caratteri molto arcaici, come l'eccessiva forma allungata del
tempio in disaccordo con la peristasi. L'altro problema è costituito dalla presenza di una fila di colonne centrali, a
causa della trave di carico (esigenza strutturale), e il numero dispari di colonne, con ingresso laterale e non assiale;
questa è però una situazione non funzionale in quanto la statua della divinità, posta sul fondo, non è
immediatamente visibile, nonostante venga leggermente spostata verso destra.

Tempio di Hera a Olympia

L'Heràion di Olimpia è un tempio greco eretto intorno al 600 a.C. Si


tratta di uno dei più antichi templi dorici, uno dei primi peripteri e
sicuramente il più antico. È stato uno dei primi edifici costruiti presso
il santuario di Zeus ad Olimpia. L'edificio è localizzato nella parte
nord del recinto dell'area sacra della città e fu dedicato ad Era, una
delle divinità più importanti della religione greca, anche se è
probabile che in origine fosse dedicato a Zeus o ad entrambi. Pur
appartenendo ad un periodo arcaico, il grande edificio presentava tutti gli elementi canonici del tempio greco: il naos
(cella), il peristilio intorno alla cella, il pronao e l'opistodomo entrambi in antis (con due colonne tra i muri laterali).La
cella era tripartita dal colonnato interno, secondo una soluzione che diventerà comune, ma aveva colonne molto
vicine alle pareti e alternativamente riunite ad esse con muri divisori. Il tempio con 6 colonne doriche sul fronte
(periptero esastilo) e 16 colonne sul fianco si presentava molto lungo. Si venne così a creare un insolito rapporto tra
lunghezza e larghezza, che venne ridotto al rapporto di "analoghìa" di 1 a 2, nell'architettura del periodo classico dei
secoli successivi.
Probabilmente, l'edificio era originariamente costruito in mattoni crudi per le murature e legno per colonne e parte
della trabeazione confermando la tradizionale ipotesi dell'origine lignea di tutto il linguaggio architettonico degli
ordini greci, e del dorico in particolare, rappresentando un'importante testimonianza della transizione dal tempio in
legno a quello in pietra.

Tempio di Apollo a Siracusa

Esso è databile all'inizio del VI secolo a.C. ed è quindi il tempio dorico più
antico della Sicilia o quanto meno il primo corrispondente al modello che
si andava affermando in tutto il mondo ellenico di tempio periptero con
colonne di pietraIl tempio con una disposizione di 6 x 17 colonne di
proporzione piuttosto tozza. Rappresenta, nell'occidente greco, il
momento di passaggio tra il tempio a struttura lignea e quello
completamente lapideo, con fronte esastilo ed un colonnato continuo
lungo il perimetro che circonda il pronao e la cella divisa in tre navate con due colonnati interni, più snelli, posti a
sostegno di una copertura a struttura lignea di difficile ricostruzione. I resti permetto di ricostruire l'aspetto
originario del tempio che appartiene al periodo protodorico e presenta incertezze costruttive e stilistiche come
l'eccessiva vicinanza delle colonne poste sui lati, le variazioni dell'intercolumnio . La pioneristica costruzione fu un
modello per l'affermarsi del tempio dorico periptero in Sicilia, rappresentando una sorta di prototipo locale che
affiancava aspetti legati a modelli della madrepatria con altri peculiari che si affermeranno solo in Magna Grecia.

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Tempio di Era (detto Basilica di Paestum)

Il tempio di Hera detto anche Basilica si trova nel sito archeologico di


Poseidonia, città della Magna Grecia ribattezzata dai Romani Paestum. È
un tempio periptero ennastilo (cioè con nove colonne sui fronti), con
diciotto colonne sui lati (24,35 m x 54 m). La basilica ha la particolarità di
avere un numero dispari di colonne sulla fronte della peristasi. La
presenza di una colonna in asse rappresenta un elemento arcaicizzante, e
fu poi rifiutata dall'architettura greca del periodo classico, perché impediva l'accesso e la vista assiale verso il naos,
negando un rapporto diretto con la sacralità del tempio. La cella (naos), era preceduta da un pronao con tre colonne
in antis. L'interno della cella, coerentemente con la colonna in asse sul fronte, è bipartito da un solo colonnato
centrale, formato da 7 colonne, destinato a sostenere il colmo del tetto. Nella parte posteriore della cella c'è
l'adyton, si tratta di un ambiente chiuso che sostituì, l'opistodomo previsto nella prima fase, forse per modifiche alle
pratiche di culto. Tale vano, caratteristico dei templi della Magna Grecia, era accessibile, dal naos, solo ai sacerdoti e
probabilmente sede del tesoro del tempio e del simulacro della divinità.

Tempio G di Selinunte

Il Tempio G a Selinunte, in Sicilia, è un tempio greco di ordine dorico,


uno dei più grandi dell'occidente greco, era probabilmente dedicato ad
Apollo. La datazione è piuttosto incerta tra il VI ed il V secolo a.C. La
costruzione fu probabilmente effettuata in periodi diversi andando
incontro anche a modifiche estetiche passando dalla facciata ad est, più
arcaica, a quella ovest, di ispirazione più classica. Non è mai stato
ultimato e oggi è completamente in rovina se si eccettua una colonna
ricostruita denominata, per la sua forma, "fuso della vecchia". Il tempio presentava 8 colonne sul fronte e 17 sui
fianchi. Il peristilio circondava un naos suddiviso in 3 navate. Viene ipotizzato anche a causa delle dimensioni che si
trattasse di un tempio ipetrale, cioè non coperto.

iTempio di Aphaia ad Egina

Un primo tempio in pietra venne costruito intorno al 570 a.C. con un


pronao a quattro colonne (prostilo tetrastilo) e un adyton sul retro.
All'interno la cella era divisa in tre navate da colonnati dorici su due
ordini. Il tempio era circondato da un muro in mattoni crudi su uno
zoccolo di pietra, dotato di un propileo di ingresso a sud-est e un'alta
colonna coronata da una sfinge sul lato nord-est. Una terrazza
pavimentata collegava il tempio al più antico altare. Il tempio e il
santuario vennero distrutti da un incendio intorno al 510 a.C. e i
blocchi in pietra vennero riutilizzati come riempimento per realizzare
un'ampia terrazza sopra la quale venne costruito il nuovo tempio. Il
nuovo edificio si presentava esastilo periptero, di ordine dorico, con 6
colonne sulla fronte e 12 sui lati lunghi. La cella presentava un ingresso (pronao) distilo in antis e, simmetricamente,
un opistodomo sul retro; era come quella precedente divisa in
navate da colonnati su due ordini. Quasi tutti i fusti del
colonnato esterno (peristasi) erano monolitici.

Il tempio di Atena a Paestum

Il tempio di Atena (circa 500 a.C.) è un tempio greco che si trova


a Paestum, costruito in posizione diametralmente opposta
rispetto alla "Basilica" e rispetto a quest'ultima di dimensioni
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assai minori. Presenta in facciata un alto frontone e un fregio dorico, composto da ampi blocchi di calcare. La
struttura è più semplice di quella dei due templi dedicati ad Era (detti "tempio di Nettuno" e "Basilica"): presenta il
pronao e la cella ma è privo di adyton, ovvero la camera del tesoro sul retro della cella. L'interno dell'ampio pronao
presentava sei colonne in stile ionico, di cui quattro frontali e due laterali, di cui restano soltanto le basi e due
capitelli; questi ultimi, come nel caso della "Basilica", nascono da un collarino ornato. Sembra essere il primo
esempio della presenza dei due ordini, dorico e ionico, nello stesso edificio.

Tempio di Artemide ad Efeso

Il tempio di Artemide era un tempio ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella città di Efeso. Creso decise di far
erigere il tempio in onore della dea della luna, protettrice degli animali che i Greci chiamavano Artemide e i Romani
Diana. La struttura principale del tempio era sorretta da almeno 120 colonne di marmo. Al centro del tempio, si
trovava la statua di Artemide. La piattaforma su cui era costruito era lunga 131 metri e larga 79. Nel 356 a.C. il
tempio fu raso al suolo da un incendio. Alcuni anni più tardi, Alessandro visitò Efeso e diede ordine che il tempio
fosse ricostruito sullo stesso luogo. Il tempio fatto erigere da Alessandro Magno, sopravvisse fino al III secolo a.C.
Con il passare del tempo, il porto di Efeso si insabbiò e la città perse importanza. Il tempio fu saccheggiato dai Goti
ed in seguito sommerso dalle inondazioni. Tutto quello che rimane oggi sono alcuni blocchi delle fondamenta e
un'unica colonna ricostruita.

Tempio di Hera a Samo

L'Heraion di Samo è un grande tempio ionico dedicato ad Era e situato nella parte
meridionale dell'isola di Samo (Grecia). Molte delle diverse fasi costruttive
dell'Heraion sono state identificate anche grazie alla datazione dei materiali di
copertura ritrovati nei pressi dell'edificio. La costruzione che risale al periodo
tardo arcaico (VII-VI secolo a.C.) è stata determinante per la definizione dello stile
ionico, ma esistono tracce di un edificio più antico, risalente all'VIII secolo
(periodo geometrico) o precedente. Il primo edificio, o quello che è stato
identificato come risalente all'VIII secolo era chiamato hekatompedon , la cella
era divisa in due navate da un'unica fila centrale di colonne che reggevano la
copertura; sul fondo, leggermente decentrata, si trovava una base di pietra che
reggeva la statua di culto in legno. Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. i
costruttori di Samo aggiunsero una serie di colonne in legno su basi di pietra
intorno alla lunga stanza. Questo primo edificio venne ricostruito una prima
volta nel 670 a.C., probabilmente a seguito di una alluvione, e in questa
occasione la cella, circondata da un portico di 6x18 colonne, venne liberata dal
colonnato mediano per accrescere l'impatto visivo con la statua della dea sul fondo; una serie di pilastri,
probabilmente lignei, sosteneva il tetto, e altri erano disposti intorno alla cella a distanza uniforme. Verso il 640 a.C.
fu aggiunto un portico di oltre 60 m di lunghezza, diviso in tre navate da due serie parallele di pilastri di legno. Fra il
570 e il 560 a.C., il tempio venne spostato a occidente e ricostruito su di un'area dodici volte più estesa di quella del
precedente edificio. Gli artisti progettarono un edificio di proporzioni enormi: 104 colonne nel peristilio su due file, 8
colonne in fronte, 10 colonne su due file all'interno del pronao, 22 colonne, sempre su due file, all'interno della cella.
La grande profondità del pronao rimarrà una regola degli edifici della Ionia, ma altri sono gli elementi in questo
edificio che segneranno lo stile ionico nel suo formarsi: le colonne si ergevano non più direttamente dallo stilobate
bensì da una base modanata a sezioni orizzontali, inoltre le ante erano decorate con sfingi a rilievo e cornici vegetali
stilizzati.

Tempio di Apollo a Didyma

Il terzo tempio ionico di età arcaica che studiamo è il tempio di Apollo a


Didima , un tempio che non presenta novità sostanziali, ma che però
presenta alcuni elementi distintivi, che lo rendono celebre. La
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sistemazione del tempio era impedita dalla presenza di una collina, quindi fu necessario tutta un'operazione di scavo
che consentisse il recupero di un'area adatta per la costruzione del nuovo tempio; il risultato fu quello di ottenere
una sorta di terrazza, su un piano superiore rispetto al pavimento del santuario, con tutta una serie di scale che
portano al piano superiore dove sono presenti le stoai. Il tempio si differenza dagli altri per la minore scala di
dimensioni, però il processo di elaborazione dell'impianto è analogo: la struttura diptera, il profondo pronao, gli assi
in facciata, eccetera; come nell’Artemisio gli elementi di facciata sono quelli che lo distinguono da quello di Samo e
anche in questo caso gli elementi di facciata sono particolari. Però l'elemento che appare con maggiore perfezione
rispetto all’Artemision è la soluzione del capitello angolare che vede la disposizione delle volute fusi insieme i
disposti a 45°. Questa soluzione, che diventerà canonica da ora in poi, nasce dalla discrepanza visiva che si avverte
osservando il capitello ionico (se si vede frontalmente si vedono le volute, mentre se si vede il lato si vede un
elemento suddiviso in quattro parti da dei listelli verticale); certamente nella posizione angolare (quella privilegiata
dai greci per osservare i templi) si vedrebbero le due configurazioni del capitello mentre tutti gli altri si vedono con le
facciate a volute, questo naturalmente disturba l'occhio greco, per questo si decide di scolpire il capitello angolare
con quattro volute (due per i lati del tempio) e porre le volute angolari a 45°. Si decise la costruzione di un nuovo
tempio (cui fa riferimento il disegno), un diptero che rientra pienamente nella tradizione del tardo classicismo e si
distacca dalla concezione, tipicamente di età arcaica, della "selva di colonne" a favore di una concezione spaziale
stabilita coerentemente. Caratteristiche salienti del nuovo tempio sono: la presenza di una piccola sala tra pronao,
un alto crepi doma.

La colonizzazione greca del mediterraneo occidentale: dinamiche insediative e


modelli urbanistici (Himera, Selinunte, Poseidonia, Metaponto)

La colonizzazione greca nell'Italia meridionale non fu un movimento organizzato quanto piuttosto una migrazione
verso lidi più ospitali. Gli insediamenti fondati non erano propaggini della madre patria, bensì nuove città autonome
con legami pressoché inesistenti con la città d'origine. L'urbanistica greca ha come principale oggetto un modello di
strutturazione urbana messo a punto nell'antica Grecia durante la sua complessa evoluzione culturale ed in
particolare nel V secolo a.C.; rappresenta una delle prime esperienze di pianificazione urbana e di applicazione di
uno schema planimetrico ortogonale esteso ad un'intera città ed ebbe molta importanza nella successiva evoluzione
dei modelli urbanistici. Più estensivamente l'urbanistica greca può essere considerata l'insieme delle trasformazioni
delle strutture urbane relative alla civiltà greca nelle sue varie fasi.
Lo schema planimetrico è costituito da strade principali (plateiai) e strade secondarie (stenopoi), che dividono lo
spazio in isolati quadrangolari regolari o, più spesso, in strigae molto allungate. Il controllo geometrico della
conformazione di una città fu utilizzato dai greci fin dal VII e VI secolo a.C., in occasione della ricostruzione o della
fondazione di una nuovo centro urbano. Si possono citare nuove città sulla costa ionica come Smirne (VII secolo),
nella Magna Grecia come Metaponto o in Sicilia come Megara Iblea (VI secolo), che si differenziano da altre colonie
per la regolarità degli isolati e per l'ortogonalità di alcuni assi viari. Assi ortogonali adattati alla natura orografica dei
luoghi si ritrovano in molte altre colonie come Siracusa, Taranto, Locri, Selinunte, Solunto, Poseidonia. In questo tipo
di impianto, mancando spesso un centro integrato nella griglia ortogonale, i singoli quartieri e isolati avevano tutti
un'importanza equivalente. Il centro simbolico e funzionale della città era invece quasi sempre in posizione
decentrata, tradizionalmente posizionato su alture (acropoli) e con una struttura urbanistica propria. Vediamo ora gli
sviluppi urbanistici delle colonie greche. Queste città sono caratterizzate sempre di più da una rigorosa zonizzazione,
per cui i quartieri residenziali si distinguono nettamente dalle aree in cui si svolgono funzioni civili e religiose.

A Metaponto la strada principale suddivide a sua volta l’area religiosa del santuario da quella civile dell’agorà.
L’impianto di questa città è caratterizzato da alcune grandi plateiai orientate SO-NE che si incrociano con altre
plateiai, orientate SE-NO. Gli spazi che risultano all’interno della griglia primaria vengono suddivisi dagli stenopoi in
lunghi isolati paralleli. Il santuario urbano di Metaponto comprende numerosi edifici; alcuni seguono un
orientamento religioso, altri si adeguano all’orientamento degli assi stradali.

A Poseidonia la distinzione tra zone residenziali e zone pubbliche è ancora più


evidente. C’è una fascia centrale larga circa 300 metri, suddivisa a sua volta in tre
grandi settori dalle plateiai; i due settori esterni corrispondono ai santuari, quello
di Athena a N, quello di Hera a S, al centro ci sono l’agorà e gli edifici civili, area
che verrà poi ristrutturata in epoca romana. Anche qui l’impianto è caratterizzato
da poche grandi plateiai e da numerosi stenopoi — tutti orientati nello stesso
senso — che determinano isolati molto allungati.
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A Selinunte troviamo un impianto stradale per assi ortogonali che però presenta due
settori diversamente orientati, in quanto è condizionato dalla morfologia del
territorio(fig. 6). La città sorge su una collina. Nel settore meridionale la plateia
principale corre sulla cresta di questa parte dell’altura, a N cambia direzione per
conformarsi al diverso andamento del crinale. Al centro della collina c’è un pianoro che
viene sfruttato per l’agorà.

L'Età Classica

Tempio di Zeus ad Olimpia

Il tempio di Zeus ad Olimpia, nell'Elide, venne costruito in stile dorico tra il 470 e
il 456 a.C., si ritiene tradizionalmente su progetto dell'architetto Libone di Elide.
Il santuario di Zeus ad Olimpia era il più famoso santuario del mondo antico,
grazie alla presenza dei Giochi olimpici. Come tutti i santuari anche quello di
Olimpia si componeva di vari edifici: il Philippeion, una tholos del IV secolo a.C.
fatta erigere da Filippo il Macedone e terminata da Alessandro, uno stadio nel
quale a partire dal 776 a.C. si svolgevano ogni quattro anni i più importanti fra i giochi panellenici, accompagnati,
come avveniva a Delfi, da gare artistiche e letterarie, e l'importantissimo tempio di Era, la struttura più antica del
santuario in cui l'ordine dorico fa la sua prima comparsa in forme mature. Il tempio,
periptero esastilo, con 13 colonne sui lati lunghi, presenta un crepidoma rialzato di
tre metri dal piano con alti gradini e con rampa di accesso sulla fronte. L'interno ha
due colonne in antis sul pronao e sull'opistodomo e il vano della cella è tripartito da
due file di colonne doriche. Le correzioni ottiche sono presenti nelle colonne dei lati
lunghi, inclinate di circa 60 mm, ma assenti sulla fronte, eccezion fatta per le colonne
d'angolo che partecipano del sistema laterale. All'interno una scala immetteva ad una
galleria rialzata dalla quale era possibile ammirare la statua crisoelefantina di Zeus,
opera di Fidia posta nella cella tra i due colonnati.

Tempio di Poseidone a Paestum

Il tempio è di ordine dorico, periptero esastilo e con una peristasi di 6x14


colonne. Si eleva su un crepidoma di tre gradini. L'interno è costituito da un
naos del tipo in doppio antis, dotato di pronao e opistodomo simmetrici,
entrambi incorniciati da gruppi di due colonne (distili) allineate con le due
centrali del fronte. La cella è divisa in tre navate da due file di due ordini
sovrapposti di sette colonne doriche. Questa ripartizione degli spazi interni,
normalmente rifuggita dall'architettura templare, risente dell'ispirazione
all'originario modello olimpico. Pressoché unica è poi la convessità conferita a stilobate e trabeazione, destinata ad
effettuare una quasi impercettibile correzione ottica, secondo un noto procedimento architettonico, tipico di molte
realizzazioni, tra cui il Partenone. Viene considerato come l'esempio più perfetto dell'architettura dorica templare in
Italia e in Grecia. L'attribuzione a Nettuno si deve agli eruditi del '700 che ritennero l'edificio costruito in onore del
dio Poseidon-Nettuno che dà nome alla città. Studi recenti lo attribuiscono invece ad Apollo, nella sua veste di
medico.

L’acropoli di Atene
L’Acropoli di Atene, essendo la parte più elevata e più facilmente difendibile della città, risulta abitata fin da epoca
preistorica e fu anche sede di un palazzo fortificato miceneo. Successivamente, con la costruzione di grandi templi e
altari, venne trasformata in un’area sacra. L'acropoli di Atene si può considerare la più rappresentativa delle acropoli
greche. Purtroppo degli edifici che esistevano precedentemente all’invasione persiana del 480-479 a.C. nulla è
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rimasto perché furono incendiati e distrutti dalle armate del re Serse. Fino a noi sono giunti soltanto quelle statue e
quei frammenti di frontoni che gli Ateniesi, dopo la battaglia di Salamina, seppellirono con devozione negli
avvallamenti rocciosi del pianoro dell’Acropoli e che, per essere stati in tal modo riempiti, vengono collettivamente
detti «colmata persiana». Oggi tutte le statue e i frammenti recuperati sono conservati al Museo dell’Acropoli. Dopo
la vittoria ateniese si procedette anche alla ricostruzione degli edifici sacri sulla spianata dell’Acropoli. I più
importanti fra gli edifici dell’Acropoli furono realizzati durante il governo di Pericle (dal 443 al 429 a.C.): il Partenone
dal 447 al 438 a.C, i Propilèi tra il 437 e il 432 a.C., mentre il Tempietto di Athena Nike fu costruito tra il 430 e il 420
a.C. e l’Erettèo, iniziato nel 421 a.C., fu completato solo nel 404 a.C.

1. Propilei
2. Pinacoteca
3. Tempietto di Athena Nike
4. Basamento della statua di Athena
5. Partenone
6. Rovine del tempio di Athena Poliàs
7. Eretteo
8. Altare di Athena
9. Teatro di Dioniso
10. Odeion di Erode Attico

I Propilei
Alla fine della Via Sacra, i monumentali Propiléi (dal
greco pro, davanti e py´le, porta, letteralmente
«davanti alla porta») costruiti dall’architetto
ateniese Mnèsicle immettono all’Acropoli
circondata dalle mura difensive. I Propilei sono
formati da due vestiboli; quello orientale , che
guarda verso l’Acropoli, ha forma rettangolare;
quella occidentale , invece, rivolto verso la città, ha
forma pressoché quadrata ed è di dimensioni
maggiori, tanto che è diviso in tre navate da due file
di tre colonne ioniche (3). I due fronti hanno
ognuno sei colonne doriche (4 e 5). Le colonne ioniche, essendo di altezza maggiore di quelle doriche,
contribuiscono a ridurre il dislivello esistente fra l’accesso al vestibolo occidentale e quello coincidente con l’arrivo
all’area sacra del vestibolo orientale. Un tetto a capanna copriva i Propilei e, poiché il vestibolo orientale è a un
livello più alto di quello occidentale, il fronte occidentale si mostrava con l’effetto di un doppio frontone. Anche le
due ali che affiancano l’accesso verso la Via Sacra sono caratterizzate dalla presenza di colonne doriche. L’ala Nord
costituiva invece la Pinacotèca e accoglieva, anticamente, dipinti di soggetto mitologico. L’ala Sud, infine, che le era
simmetrica, non è stata completata per lasciare spazio all’accesso al Tempietto di Athena Nike. La guerra del
Peloponneso interruppe il completamento dell’edificio.

Il Tempietto di Atena Nike

Costruito da Callicrate in marmo pentèlico il tempietto dedicato ad Athena Nike (Athena


vittoriosa, da nike, vittoria), incombe sul visitatore che procede lungo la Via Sacra. Si tratta di
un tempio anfi prostilo tetrastilo, di ordine ionico con capitello angolare dotato di una voluta
obliqua. Il crepidoma, composto di tre gradini, mancano l’opistodomo e il pronao. Il ridotto
spazio a disposizione ha comportato l’eliminazione della parete d’ingresso. Il tempietto
presenta un doppio motivo unificatore. Il primo è costituito dalla concavità della scozia e dalle
scanalature del toro superiore delle basi delle colonne che si ripetono identiche sia nelle basi
dei pilastri e nella fascia che circonda le pareti del naos. Il secondo è dato dalla trabeazione,
che corre ininterrotta sulle colonne e sulle pareti laterali del tempietto.

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L’Eretteo o Tempio di Atena Polias

l’Eretteo è stato costruito su diversi livelli, in parte sulle


fondamenta dell’antico tempio di Athena Poliàs
(“Protettrice della città”). Il nome dell’architetto al quale
venne affidata la continuazione della costruzione, è Fìlocle,
e il suo successore, Archìloco. L’Eretteo è un tempio
particolarissimo, la cui irregolarità, asimmetria e
differenze di quote sono dovute alla necessità di riunire in
un unico edificio più luoghi, sedi di antichi culti relativi alle
origini leggendarie della città. Infatti al suo interno vi sono
le celle di due divinità: Athena Poliàs [1] e Poseidon-Erettèo [2]. A tali celle, inoltre, sono collegati anche un recinto
sacro parzialmente aperto [9], il luogo all’aperto dove cresceva l’ulivo donato da Athena
agli Ateniesi [6]. La cella di Athena Polias è preceduta dal fronte orientale dell’Eretteo
con un portico di ordine ionico, del tipo prostilo esastilo [8]. La cella di Poseidon-Eretteo,
divisa a sua volta in due spazi distinti [2], è preceduta, invece, da un vestibolo con un
fronte – fronte Nord dell’Eretteo – ionico di tipo tetrastilo [3]. Dal recinto si accede
anche alla cosiddetta Loggetta delle Cariàtidi situata a un’estremità del fianco
meridionale del tempio [10]. Nella Loggetta delle Cariatidi, dalla singolare copertura
piana, come già in alcuni edifici ionici le colonne sono sostituite da korai, figure femminili
dalla robusta corporatura. Quattro di esse sono collocate nel prospetto meridionale, altre due rispettivamente nei
due fianchi. Le statue sono stanti con una gamba piegata in
posizione di riposo.

Il Partenone

Il Partenone è stato costruito dagli architetti Ictino e Callicrate, sotto la


supervisione di Fidia, dirigente di tutti i lavori. Il Partenone fu costruito
per iniziativa di Pericle fu costruito dagli architetti Callicrate, Ictino a
prosecuzione di un progetto già avviato con Callicrate sotto Cimone. La
costruzione avvenne sotto la stretta supervisione dello scultore Fidia
(nominato episkopos, supervisore), che, inoltre, costruì la statua della
dea Atena al suo interno, di circa 12 metri fatta in bronzo, oro e avorio.
Il tempio gode della reputazione di essere il più perfetto tempio dorico
mai costruito. Persino nell'antichità i suoi miglioramenti architettonici
erano leggendari, specialmente la sottile corrispondenza tra la
curvatura dello stilobate, l'assottigliarsi dei muri del naos e l'entasis
delle colonne. L'entasis è il leggero rigonfiamento posto sul fusto a 1/3
della sua altezza che annulla l'illusione ottica che le colonne siano
concave nella zona centrale. L'effetto di queste leggere curve è quello
di far apparire il tempio più simmetrico di quanto realmente sia. Altra
correzione ottica è la diversa distanza delle colonne per risolvere il
problema dell'angolo, o la diversa forma delle colonne d'angolo per
correggere il diverso intercolumnio tra i lati del tempio. Il Partenone è ottastilo, ha cioè 8 colonne sul lato corto e 17
su quello lungo.

L’urbanistica greca dell’età classica: il contributo di Ippodamo da Mileto: la fondazione di


Thurii, la pianificazione del Pireo, Rodi.

L'urbanistica ippodamea si presta ad assicurare un ruolo centrale all'agorà, indice di una preminenza delle funzioni
politiche, che avevano sede nella piazza. Il procedimento tecnico dell'urbanistica ippodamea si può dunque così
riassumere: 1) ripartizione primaria di un'area urbana di ampiezza inusitata in grandi figure geometriche; 2)
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ripartizione secondaria in lotti modulari, che indicano la stesura di una rete fitta di strade secondarie al servizio delle
aree private e degli isolati abitativi; 3) interesse per i problemi di orientamento e scelta privilegiata per un
orientamento a sud; 4) funzionalismo in senso proprio, cioè programmazione del ruolo che ciascuna funzione deve
avere e sua collocazione razionale sulla base dei ruoli e delle gerarchie assegnate dal programma, senza dubbio in
rapporto con precise esigenze politiche, sociali ed economiche. Nell'attività di Ippodamo di Mileto si può pertanto
vedere un tentativo di codificare e di razionalizzare l'assetto urbano, in linea con le tendenze culturali della società
greca del V sec. a.C., presenti in primo luogo, ma non solo, nell'architettura. L'applicazione dello schema ippodameo,
si presume applicato per la prima volta nella ricostruzione di Mileto, viene applicato anche ai piani urbanistici del
Pireo e di Rodi e quelli di Thurii.

La nuova Thurii programmata e concepita sulla base di uno schema di plateiai che delimitano ampie aree
rettangolari suddivise in isolati proporzionati da una fitta rete di stenopoi, sembrerebbe rifarsi ai principi urbanistici
che la ricerca archeologica ha permesso di rintracciare nella colonia panellenica
voluta da Pericle pochi anni prima.

Attraverso Rodi, la pianificazione ippodamea costituì il modello delle nuove città


dell'Asia Minore nel secolo seguente e, quindi, delle città ellenistiche. In particolare,
l'impianto urbanistico di Rodi, tradizionalmente attribuito a Ippodamo di Mileto,
presenta un tracciato viario regolare con grandi plateiai di notevoli dimensioni ed
occupa la punta settentrionale dell'isola. La sistemazione urbana della città è
razionalizzata con una serie di terrazzamenti che hanno permesso uno sfruttamento
del terreno tramite assi ortogonali orientati secondo i punti cardinali.

Per quanto riguarda la città del Pireo, il cui piano è attribuito dalle fonti ad
Ippodamo di Mileto, è sicuro uno schema ortogonale. La città, voluta da
Temistocle ad accentuare la vocazione marinara degli Ateniesi, fu creata
come base per lo sviluppo della futura politica di Atene. Si ebbe in tal modo
una città marinara provvista di luoghi elevati atti alla difesa, fornita di tre
porti. La disposizione dei tre bacini sulla penisola, al centro dei quali si
trovava la città, determinava una suddivisione di zone distinte, nelle quali si
potessero svolgere gli interessi caratteristici del Pireo. Uno studio accurato
ci permette di comprendere come Ippodamo di Mileto aveva risolto i
problemi della suddivisione urbanistica : diversificando le aree urbane da
quelle di interesse militare, le aree commerciali da quelle destinate ai
pubblici edifici, e da quelle residenziali. Esaminando la pianta, possiamo
dire che al n. 1 corrispondevano le zone commerciali della città, al n. 2 le zone destinate ad edifici civili e all'agorà, al
n. 3 il porto militare di Zea. La zona civile, posta al centro della città, serviva quasi da cerniera con le altre aree : in
essa venivano a confluire gli interessi diversi del Pireo. La esatta ripartizione dello spazio destinato alle costruzioni
pubbliche e a quelle private (la ortogonalità dei quartieri non è che l'elemento piú appariscente), la possibilità di
adattare schemi ortogonali alla natura topografica del luogo, la precisazione dei valori da dare a ciascuna delle aree
sono gli elementi fondamentali della pianta del Pireo.

Il problema delle attribuzioni ad Ictino


Theseion o Hephaisteion ad Atene

l tempio è posto sull'altura che domina il lato occidentale


dell'agorà e contrariamente a quanto accade spesso per gli
edifici di culto antichi, non sembra aver sostituito un qualche
tempio precedente. Il tempio di Efesto, o Hephaisteion, è uno
dei templi dorici meglio conservati dell'antichità classica. Si
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tratta di un tempio periptero, esastilo, con tredici colonne sui lati lunghi (secondo la proporzione canonica del
tempio dorico che pone sui lati lunghi le colonne in numero doppio più uno rispetto alla fronte). La cella è distila in
antis, con il pronao più profondo rispetto all'opistodomo. All'interno la cella vera e propria dovrebbe avere avuto un
doppio colonnato interno che correva sui due lati lunghi e sul fondo, facendo da quinta scenica per il gruppo delle
due statue di culto di Atena ed Efesto eseguite da Alcamene. La medesima tecnica ritroviamo nel Partenone dove
abbiamo due file di 10 colonne e la navata centrale chiusa da una fila di 5 colonne. Come nel Partenone anche
questo colonnato era a due piani.

Telesterion di Eleusi

Il telestèrion (in greco τεληστήριον, luogo delle iniziazioni, da τελέω, esser


portato a compimento, a perfezione, iniziato) è un edificio monumentale
greco antico del santuario di Eleusi, in Attica, destinato alla celebrazione del
complesso rituale dei misteri eleusini. L'edificio è stato rimaneggiato più volte
sino a raggiungere architettura stabile solo in età classica, quando il
telesterion fu riedificato da Ictino intorno al 445 a.C. , il quale ripropone
quadrato poiché riteneva che li quadrato fosse la forma migliore la visione del
culto. Pur mantenendo il numero di colonne Ictino amplia gli interassi e
predispone l'edificio quadrangolare in due piani (uni dei lati si appoggia alla
collina), che permetteva di ampliare il numero di spettatori e allo stesso
tempo permetteva una migliore visione. Tipico della poetica di Ictino è la
compattezza della peristasi esterna a cui si contrappone il diradamento delle colonne interne e lo slancio in altezza.

Tempio di Apollo Epikoùrios a Bassae

Il tempio di Apollo Epikourios è un antico tempio greco che si trova


nella regione di Messenia, in Grecia, venne costruito da Ictino,
l'architetto cui si deve la costruzione del Partenone e del Tempio di
Efesto, nei pressi dell'Acropoli di Atene. Il tempio ha un allineamento
nord-sud, in contrasto con la maggior parte delle costruzioni simili che
sono allineate nel senso est-ovest dovuto alla scelta di mantenere
legami con la tradizione dei templi edificati sul luogo in epoca arcaica, tutti caratterizzati da un orientamento nord-
sud e da un doppio ambiente dotato di accesso a est per lasciar entrare la luce del mattino a illuminare la statua del
dio. Il tempio è di dimensioni relativamente modeste con un peristilio di sei colonne per quindici, di ordine dorico.
Come tutti i templi maggiori è dotato di 3 "stanze": un pronao, un naos (che probabilmente ospitava una statua di
Apollo) ed un opistodomo. Sul fondo la cella continua in un ampio vano (adyton) che conduce all'esterno tramite una
porta laterale. Il tempio presenta alcune correzioni ottiche analoghe a quelle messe in atto nel Partenone, come ad
esempio il pavimento incurvato. L'elemento più insolito di questo tempio è rappresentato dal fatto che in esso si
ritrovano tutti e tre gli ordini dell'architettura classica greca: il dorico, lo ionico ed il corinzio. Le colonne doriche
formano il peristilio; cinque semicolonne ioniche accompagnano i lati lunghi all'interno della cella, unite alle pareti di
quest'ultima da brevi muretti (gli ultimi due sul fondo inclinati a 45°), con una soluzione già adottata e poi
abbandonata nell'arcaico Tempio di Hera a Olimpia; hanno ampie basi a campana e le ultime due forse reggevano
capitelli corinzi, come quella isolata e centrale sul fondo della cella. Si tratta del più antico esempio di capitello
corinzio giunto fino a noi. Tutta l'attenzione dell'architetto era rivolta all'articolazione spaziale e luministica
dell'interno mentre l'esterno era relativamente poco decorato.

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Il IV secolo
Con Tegea e Nemea inizia il processo di decadimento che è contrassegnato da un atteggiamento manieristico in
quanto gli architetti di queste opere hanno d’innanzi esempi altissimi, però ci sono circa 50 anni di differenza e in
questo periodo si assiste a una sorta di imitazione di queste architetture considerate irraggiungibili dal punto di vista
degli esiti figurali, si tratta di citazioni piuttosto che di imitazioni senza capire le ragioni che hanno determinato
queste formule specifiche (si tratta di forme copiate prive della vitalità determinata dai contrasti).

Tempio di Atena Alea a Tègea

Il tempio di Atena Alea è un periptero di 6x14 colonne e presenta


tutta una serie di richiami con i suoi grandi portici frontali (presi da
Basse) e l’edificio ripete dal punto di vista dell’impianto quasi tutte le
parti vista e Basse, tante vero che si pena che Scopas (il progettista) si
sia troppo ispirato. L’atteggiamento manieristico si nota nella
distribuzione e nella concezione dello spazio della cella, la pianta
dimostra come le colonne siano addossate direttamente alla parete
(infatti la parete risulta modulata da una serie di semicolonne a due piani, questo è uno di quegli elementi
manieristici perché l’occhio greco è abituato a vedere lo spazio tra le colonne) e come se si volesse imitare il doppio
ordine creato nei templi arcaici però cambiando l’ordine di riferimento, prima ordine dorico adesso corinzio e poi
ionico, anche la sovrapposizione degli ordini è abbastanza spregiudicata per mettere in discussione il sistema. Si
tratta di una disgregazione ottenuta attraverso elementi ottici eliminando la compattezza dell’ordine.

Tempio di Zeus a Nemea

Il tempiodi Zeus a Nemea è un periptero di 6x12 colonne, anche qui


il rimando a Basse e a Tegea è evidente per quanto riguarda
l’impianto planimetrico, lo stesso nell’alzato (per ottenere l’effetto
di disgregazione ottica con colonne sottili e trabeazione bassa);
l’altro elemento che ancora segna un allontanamento è la
mancanza dell’opistodomo negando la regola di creare una
perfetta corrispondenza tra le due estremità dell’edificio, che segna
in maniera definitiva il rifiuto di questo ordine. le colonne sono
ancora più snelle e la trabeazione più sottile (1:4).

La Tholos Athena Prònaia a Delfi

La tholos del santuario di Athena Prònaia, è forse il monumento più caratteristico di


Delfi e l’edificio più importante di questa parte del santuario. Situato tra il tempio di
Athena e il Tesoro dei Massalioti, questo edificio circolare dalla funzione ignota, è un
capolavoro dell’architettura classica. Secondo Vitruvio, questo imponente edificio fu
costruito nel 380 a.C. su progetto dell’architetto Theodoros di Focea. La tholos è la
sintesi di più stili dell’architettura classica. Poggiava su un podio costituito da tre
gradini con le venti colonne doriche del peristilio esterno che sostenevano un fregio
dorico con triglifi e metope decorate a rilievo. L’interno della cella era caratterizzato
da dieci colonne corinzie.

La Tholos di Asclepio di Epidauro

Tra il 365-335 a.C. fu realizzata la tholos, la cui precisa funzione e il cui architetto
rimangono ipotetici. L’edificio è composto da una peristasi di 26 colonne doriche, e
racchiude una cella con 14 colonne corinzie, con una decorazione interna di tipo ionico
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attico memore dell’Eretteo. Fu trovato un capitello corinzio che doveva fungere da paradeigma esegui a modello per
gli altri scalpellini , ma avrà grande successo nei successivi sviluppi del corinzio. Si poteva accedere alle fondazioni a
labirinto con tre anelli concentrici comunicati con delle aperture non assiali, con una allusione al mondo dell’Ade e
sede dei serpenti sacri simboli dell’arte medica.

Il Tempio di Atena Poliade a Priene

Il tempio di Atena Poliade è un tempio greco della città di


Priene, nell'Asia Minore. È uno dei pochi templi greci del
quale ci è giunto il nome dell'architetto: secondo questi
sarebbe stato Piteo. Il tempio era di ordine ionico,
periptero, con sei colonne sulla fronte (esastilo) e undici
sui lati corti. Per questo motivo predisporre un progetto di
ordine ionico con le stesse regole dell'ordine dorico, ci
troviamo di fronte ad un periptero di 6x11 che presenta
sia pronao che l’opistodomo (elementi che richiamano
l'ordine dorico dal punto di vista dell'impianto), anche se è
vero che c'è un'accentuazione della parte d'ingresso (però questo non stupisce pensando agli esempi dorici del
tempio di Afaia a Eghina o del Theseion); come nello stile dorico l'architetto suddivide e lo stilobate in quadrati di
otto piedi (come accade nel tempio di Eghina e in quello di Zeus ad Olimpia) e pone le colonne della peristasi un
quadrato si e un quadrato no. In questo modo si ottiene una griglia molto regolare della quale si inseriscono tutti gli
elementi che appartengono al tempio, in particolare si riscontra una proporzione anche nelle parti che compongono
l’edificio centrale, la cella, il pronao e l’opistodomo. Lo stesso ragionamento viene usato anche nell'alzato dove
vengono stabiliti dei rapporti proporzionali, infatti in questo modo l'ordine ionico sottoposto a queste regole
proporzionali dà come risultato progetto controllato ed armonico che rispetta le relazioni tra le parti; questa prima
esperienza di Piteus da avvio ad una serie di esperienze successive che si muovono su questa scia, cioè usare un
ordine ionico asservito alle regole dell'ordine dorico.

Mausoleo di Alicarnasso

l termine mausoleo con il quale si intende la tomba a carattere monumentale- discende


dalla tomba di Mausolo ad Alicarnasso. Secondo gli antichi autori è ad Artemisia che si
deve la costruzione del Mausoleo dedicato al fratello-sposo Mausolo. Il mausoleo fu un
tipo architettonico essenzialmente classico: presenta un grande basamento di 22 metri di
altezza, circondato inferiormente da una zoccolatura degradante, sopra la quale si innalza
un colonnato ionico di nove colonne per undici, di circa tredici metri di altezza; sopra
questo si trovava una piramide a gradini di 7 metri ed infine la quadriga. Il tutto
raggiungeva un'altezza di 49 metri.

L’Ellenismo
Città, architettura e rappresentazione del potere: Dura Europos, Demetriade,
Cassope, Alessandria, Antiochia, e Pergamo.

Alessandria d’Egitto

Nel 331 a.C., in Egitto, tra il mare e il lago Mereotide, Alessandro


fece tracciare la pianta della più celebre delle sue città,
Alessandria; si era rivolto a Dinocrate di Rodi, architetto delle
concezioni ardite. Il sovrano dimostra un interesse tutto
particolare per la sua creazione, traccia egli stesso l’ubicazione
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dei grandi edifici, soprattutto dell’agorà proprio perché doveva essere la capitale del nuovo impero di Alessandro. La
superficie fu interamente ripartita mediante larghi viali lungo i quali potevano sfilare cavalli e carri, intersecantisi
tutti ad angolo retto. Il viale principale, pressappoco al centro della città, seguendo un grande asse longitudinale est-
ovest, misurava 100 piedi di larghezza, pari a una trentina di metri. L’originalità di Alessandria, fu d’essere come il
punto d’incontro della concezione limitata, precisa, un po’ rigida e molto geometrica della pianta di tipo milesio, con
il gusto del grandioso, il senso dei valori più ampi e monumentali che derivavano al contempo dalla tradizione locale
e da apporti orientali. La semplicità, la nudità dell’urbanistica ionica vennero modificate e trasformate
dall’esuberanza di questa città dalle concezioni architettoniche così poderose; nella cornice un po’ vuota di forme e
volumi si trovarono integrate realizzazioni monumentali molto più ampie e complesse, associate a un paesaggio più
colorato e ricco. È in questo senso, ci sembra, che l’influenza di Alessandria è stata importantissima per l’evoluzione
architettonica successiva; è la prima modificazione imposta all’eredità ellenica. La posizione della città ci suggerisce
che è in atto una rivoluzione culturale in cui tutto il mondo guarda al mondo ellenico, intre impotante della posizione
è il rapporto tra la città e il mare. Essa come il Pireo era nata per diventare un grande porto tanto che l’edificio
msimbolo della città è il faro.

Cassope

Anche in Grecia l’estendersi della pianta ortogonale merita di


trattenere un po’ la nostra attenzione: ad esempio la nascita e lo
sviluppo delle città epirote nel V-IV secolo rivela un impiego
sistematico di essa. La più importante, Kassope. La località offriva
nella parte meridionale una superficie adatta a un tracciato
regolare, i cui assi principali est-ovest sono collegati mediante
stenōpoí che delimitano gli isolati – i più regolari sono quelli della
zona centrale. Essi sono ripartiti per strigas, le loro proporzioni
allungate evocano una parentela piuttosto con le piante delle città
greche occidentali, che non con quelle della Grecia egea o
microasiatica. Ma la disposizione dei monumenti, l’area riservata
all’agorà e ai grandi edifici pubblici derivano dai principi milesi.
L’agorà occupa la larghezza di tre isolati; a nord è circondata da una stoà a doppia navata che si iscrive nel tracciato
della scacchiera, mentre ad ovest, orlando la via, si allunga una stoà semplice. Ad est un piccolo teatro, facente
funzioni di bouleutḗrion, occupa un quarto isolato, troncato dalle pendici rocciose ove si arroccano le mura. Infine,
oltre la strada settentrionale, una parte dell’isolato corrispondente alla metà orientale dell’agorà fu riservata a un
vasto edificio di pianta rettangolare formato da una fila di sale su un cortile con peristilio da esse completamente
incorniciato.

Demetriade

In queste realizzazioni, la pianta ortogonale appare nella semplicità delle


funzioni pratiche e utilitarie; è spogliata d’ogni mira politica e teorica;
giustifica il suo impiego e la diffusione nella tradizione macedone e ellenistica.
L’esempio di Demetria, in Tessaglia, conferma in un’altra regione, il favore ad
essa accordato dai principi e dai capi macedoni. Gli edifici monumentali,
soprattutto il palazzo e l’agorà, sono strettamente integrati nel reticolo degli
isolati e prossimi l’uno all’altra nella parte occidentale della città.

Pergamo

Pergamo, costruita da Eumene II, che per dimensioni e importanza strategica


nulla ha a che vedere con le metropoli di Alessandria e Antiochia, si caratterizza
altresì per la straordinaria conformazione urbanistica e per la ricchezza dei suoi

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resti monumentali. Il suo particolare assetto, infatti, la rende assolutamente unica e dal punto di vista artistico e
culturale essa si configura come vero e proprio centro propulsore della civiltà ellenistica. La particolarissima
disposizione geografica, lungo le ripide pendici di una collina che, in poco più di mezzo kilometro, supera un dislivello
di ben 250 metri, ha reso inapplicabili i parametri ippodamei che prevedevano un reticolo ortogonale di strade
lunghe e rettilinee. In questo caso, dunque, alla monumentalità delle larghe direttrici porticate viene a sostituirsi lo
scenografico sovrapporsi di slarghi e terrazzamenti, connessi tra loro da un pittoresco intrico di scalinate coperte,
gallerie e portici. Il tessuto viario, poi, risultava irregolarmente interrotto dall’improvviso innalzarsi di templi, teatri,
ginnasi, e altre costruzioni di interesse pubblico, religioso e culturale. L’acropoli era la parte più antica e rilevata della
città, si affaccia su essa e presenta una configurazione scenografica, con gli edifici posti in posizione prospettica posti
a quotre diverse per essere visibili da una unica prospettiva. Circondata da possenti mura, essa andò
progressivamente arricchendosi di significative emergenze architettoniche, variamente collocate in base alla
diseguale altezza della collina. Tra queste spiccano il teatro, la biblioteca, il Tempio di Athena e, soprattutto,
l’enorme complesso dell’Altare di Zeus Soter e Athena Nikephoros e il palazzo reale di Eumene. Altare di Zeus:
L'Altare di Zeus, a Pergamo è uno degli edifici più famosi e uno dei capolavori dell'arte ellenistica. Fu fatto edificare
da Eumene II in onore di Zeus Sotér e Atena Nikephòros (Zeus salvatore e Atena portatrice di vittoria). Sui
terrazzamenti dell'acropoli di Pergamo, l'altare si levava scenografico e imponente, con una struttura molto
originale. In pianta l'altare ha una forma quadrangolare, con la facciata, rivolta
alla vallata, mossa da una scalinata centrale, e da due avancorpi, creanti una
sorta di forma a "U". In alzato la struttura era rialzata di cinque gradini, dopo i
quali si alzava il basamento, alto circa 4 metri, lungo il quale si sviluppava il
"grande fregio" continuo con la Gigantomachia. Si accedeva al livello superiore
tramite la scalinata centrale, appunto, ed esso consisteva in un grande vano, alto
circa sei metri, circondato da un colonnato ionico continuo, che proseguiva
anche lungo gli avancorpi. All'interno del vano correva lungo tutte le pareti un
secondo colonnato, fatto a coppie di colonne unite da un'anima muraria. L'altare
vero e proprio si trovava al centro e su di esso si trovava il "piccolo fregio", con le
Storie di Telefo, figlio di Eracle e mitico fondatore della città. E’ un edificio che
porta molte innovazioni: le ali degli avancorpi, la peristasi che non definisce una cella, l’edificio è puramente
celebrativo e monumentale, i pilastri hanno una forma particolare (porzioni di colonne raccordate da un elemento
rettangolare).

Antiochia

Antiochia è posta strategicamente a presidio di una delle


principali via di comunicazione fra l’entroterra
mesopotamico e la costa mediterranea. Forse voluta già
da Alessandro Magno, venne comunque fondata nel 301
a.C. dal re di Siria Seleuco I Nicatóre (305-281 a.C.), che
di Alessandro era stato uno dei generali nella spedizione
asiatica. Non diversamente da Alessandria d’Egitto e
dalle altre grandi città di fondazione ellenistica,
Antiochia presenta un reticolo viario di tipo ippodameo .
Questo, infatti, è costituito da una serie di strade
longitudinali che si sviluppano quasi in parallelo al corso
dell’Oronte e che si intersecano ortogonalmente con
altre direttrici minori. La scacchiera che ne deriva è a
maglie regolari, anche se non uguali, il che conferisce al tessuto urbano una suddivisione modulare che si ripete
anche nei sobborghi sorti fuori dalla mura. Queste ultime circondavano non solo la città nel suo insieme ma anche i
quattro quartieri di cui Antiochia era composta.

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Le stoai come elemento costitutivo dell’urbanistica e dell’architettura:
agorà di Assos, agorà di Priene, Sostrato di Knidos.

Il polo urbano centrale, cioè l’agorà, è stato oggetto di attenzione da parte della cultura ellenistica, che proprio nella
progettazione di questo insieme ha forse ottenuto i risultati più significativi. Nei tessuti urbani tradizionali l’agorà
non si presentava con un impianto planimetrico di forma regolare. Ne è un esempio emblematico Atene. L’immagine
dell’agorà è molto più marcata tramite la presenza delle stoai: lunghi edifici coperti destinati a più funzioni.
Inizialmente molto semplici le stoai proprio perche luoghi molto frequentati vennero in seguito arricchite da
importanti opere pittoriche, scultoree, decorative.

Stoà di Atene

Significativa nella agorà di Atene è la stoà di Attalo: era un


porticato situato sul lato orientale dell'agorà di Atene, donato dal
re di Pergamo Attalo II nel 140 a.C. Era dotata di due file di
colonne, una esterna più fitta e una interna, e di due vani scala
che si trovavano sui lati corti dell'edificio, grazie ai quali si poteva
accedere alle 21 botteghe del piano superiore. L’edificio su due
livelli presenta una sovrapposizione dell’ordine ionico a quello
dorico.

Stoà di Assos

Gli inteventi di regolazione delle aree centrali della città non sono
però attuati dappertutto, ne è un esempio la città di Assos con la sua
agorà, che presenta due stoai di differente larghezza disposte lungo
due assi convergenti che disegnano uno spazio irregolarmente
trapezoidale. I lati minori della piazza sono occupati da complessi
edilizi di varia natura molto irregolarmente distribuiti.

Agorà di Priene

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I grandi santuari

Santuario di Atena Lindia a Rodi

Il santuario realizzato nel 300 a.C. si articola su più livelli in modo che il tempio
possa avere un forte valore scenografico. Un diaframma colonnato è posizionato
in corrispondenza della scalinata da cui si accede all’aerea sacra , esso costituisce
una quinta architettonica sia per chi guarda verso il tempio sia per chi guarda
verso il mare. Si crea un rapporto biunivoco tra il santuario e il territorio
circostante, le terrazze sono ideate per affacciarsi sul mare e la cima è posizionata
sullo strapiombo. Alla quota più alta si colloca il tempio in modo che l’ambiente
l’architettura dialoghino tra loro, quindi il complesso deve essere visto come una
unica entità con l’ambiente e va osservato e pensato come una scena unica.

Il Santuario si Asklepion a Kos

Lo pseudodiptero
Tempio di Artemis-Leukophriène a Magnesia

Il tempio, pseudodiptero ionico con cella divisa in tre navate da due file
di tre colonne ha una peristasi di 8x15 colonne. È molto importante la
ricerca di proporzioni slanciate e della leggerezza che si attua tramite
l'alleggerimento di trabeazione e frontoni. La pianta del tempio è
regolata secondo un modulo che è l'intercolunnio. L'intercolumno tra le
due colonne centrali dei lati brevi è leggermente più largo rispetto a
quello tra altre colonne; si ritiene che sia stato un intervento
dell'architetto (Ermogene di Priene), secondo un accorgimento tipico
dell'architettura templare greca, in particolare di una tradizione dell'Asia Minore, tendente a mettere in atto una
correzione ottica. Inoltre ciò comportava una soluzione particolare per quanto riguardava il frontone: infatti, per
alleggerire la modanatura centrale, presenta al centro una grande finestra, affiancata da due aperture minori in
corrispondenza delle interassi passanti tra la seconda e terza colonna (contando dai lati della facciata).

Origini e sviluppo di Roma

I motivi per cui si scelse precisamente questa zona è per l’orografia del territorio, la presenza del fiume e dell’isola
tiberina offrivano un posto perfetto per la difesa tramite confini naturali. Oltre alle motivazioni territoriali quella
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zona era un crocevia di strade mercantili, percorribili da nord a sud e trasversalmente, inoltre il tevere era navigabile
fino al quel tratto. Nonostante l’area fosse di natura paludosa i primi insediamenti hanno luogo proprio in questa
zona, da parte di diverso gruppi etnici: latini etruschi e fenici. l leggendario solco tracciato da Romolo aveva
probabilmente una funzione di pomerium e quindi di confine. Una diversa spiegazione dell'aggettivo "quadrata”
viene fornita dal fatto che quadrata potesse essere la divisione religiosa e etnica della città. L'avvento dei Tarquini
rese necessaria la costruzione di una struttura fortificata unitaria, prima con Tarquinio Prisco e poi con Servio Tullio,
il quale ampliò il pomerium e annesse alla città, i colli Quirinale, Viminale ed Esquilino. Fino ad allora la
configurazione orografica dei colli era sufficiente a provvedere, da sola, alle necessità della difesa, eventualmente
aiutata, dove si fosse rivelato necessario, dalla costruzione di tratti di mura o dallo scavo di un fossato e di un
terrapieno (agger) lungo circa 6 stadi, tra Porta Collina ed Esquilino. La recinzione con le mura fu il culmine di
un'intensa attività urbanistica, fondata sulla delimitazione territoriale della città in quattro parti (la "Roma
quadrata"). Sotto Tarquinio Prisco viene iniziata la costruzione sul Campidoglio del tempio dedicato alla triade
capitolina, Giove, Giunone e Minerva o Tempio di Giove Ottimo Massimo. Tra le opere più imponenti della Roma
arcaica ci fu la Cloaca Maxima che permise lo sviluppo della valle del Foro. Le mura serviane che furono costruite
sotto i Tarquini, sarebbero state iniziate da Tarquinio Prisco e completate, insieme con un ampio fossato, dal
successore Servio Tullio. Il Tabularium è un antico monumento che si trova sul Campidoglio, nel centro di Roma. La
sua caratteristica facciata ad archi domina tutto il Foro Romano. Esso sistemava definitivamente la zona dell'Asylum,
la depressione più o meno corrispondente all'attuale piazza del Campidoglio che faceva da sella tra i colli dell'Arx
(l'Aracoeli) e del Capitolium (dove sorgeva il tempio di Giove Capitolino, più o meno nella parte posteriore del
Palazzo dei Conservatori).

Tempio di Giove Ottimo Massimo a Roma

Il Tempio di Giove Ottimo Massimo o di Giove Capitolino, dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva)
era il più grande monumento esistente sul Campidoglio. La sua fondazione sembra risalire all'ultimo quarto del VI
secolo a.C. ed essere opera del re Tarquinio Prisco. Le proporzioni dell'antico santuario, che occupava la sommità
meridionale del Campidoglio (Capitolium), erano rilevanti. Il tempio, orientato verso sud-est, era esastilo, periptero
su tre lati (sine postico, cioè senza colonne sul lato posteriore), e sorgeva su un podio, il cui accesso avveniva tramite
una scalinata tra due avancorpi. Probabilmente tre file di colonne tuscaniche precedevano la cella tripartita:
l'ambiente centrale era dedicato a Giove e quelli laterali, leggermente più piccoli, rispettivamente per Giunone e
Minerva.

Roma in età ellenistica: varietà di influssi e di tendenze architettoniche


Per individuare i tramiti attraverso i quali nel mondo romano è penetrata la cultura ellenistica e i filtri con i quali
Roma ne ha accettato l’influenza è necessario analizzare generalmente la storia. Già dal II secolo Atene era entrata
nell’orbita di potere di Roma, innescando le relazioni culturali e artistiche tra i due centri. Si accentua e si sviluppa
quindi nella società romana un interesse per vari aspetti della cultura ellenica.

A differenza di quello greco il tempio etrusco non è la dimora del dio, ma un luogo consacrato, di culto, preghiera e
di offerta. E’ caratterizzato da una pianta di larghezza poco inferiore alla lunghezza, con la metà anteriore occupata
dal portico colonnato e la metà posteriore costituita da tre celle, per tre diverse divinità, o da una sola cella
fiancheggiata da due alae o ambulacri aperti. Il tempio era accessibile non tramite un crepidoma perimetrale,
ma attraverso una scalinata frontale. L'area del tempio è divisa in due zone: una antecedente o pronao con
otto colonne disposte in due file da quattro, una posteriore costituita da tre celle uguali e coperte, ognuna
dedicata ad una particolare divinità. L’architettura religiosa etrusca, così come quella civile, ha lasciato poche
tracce a causa del fatto che i templi erano costruiti con materiali deperibili. Le informazioni che abbiamo su di essi ci
provengono dai testi di Vitruvio, che li classificava sotto un nuovo ordine, quello tuscanico. La colonna tuscanica,
sempre secondo la definizione vitruviana, aveva un capitello molto simile a quella dorica, era rastremata ma non
scanalata e presentava un basamento.

Area Sacra di Largo Argentina a Roma

Il complesso archeologico noto come "area sacra” comprende quattro templi, che rappresentano il complesso più
importante di edifici sacri d'età repubblicana media e tarda. La storia del complesso è molto complicata, con più
strati sovrapposti, per i quali sono però state riconosciute la fasi principali, tutte databili con relativa esattezza. I resti

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dei quattro templi sono designati con le lettere A, B, C e D (da quello più a nord a quello più a sud) in quanto non è
determinato con certezza a chi fossero dedicati. In ordine di antichità i templi sono:

C IV-III secolo a.C.

A III secolo a.C., rifatto nel I secolo a.C.

D inizio del II secolo a.C., rifatto nel I secolo a.C.

B fine II-inizio del I secolo a.C.

I templi A e C vennero edificati sul primitivo piano di campagna, ed


erano indipendenti l'uno dall'altro, separati da uno spazio
abbastanza ampio. Le stesse are dei templi erano poste nelle rispettive zone sottostanti i templi sopraelevate di
alcuni gradini rispetto al terreno attorno, in piena autonomia l'uno dall'altro. In seguito sorse il tempio D. A
quell'epoca lo spazio tra i templi A e C dovette sembrare antiestetico perché contrario alla simmetria del complesso,
per cui si aggiunse sul pavimento di tufo tra i due il tempio B, quello a base circolare. L’elemento in comune a questi
templi è l’entrata frontale.

Foro Boario

Il Foro Boario (latino: Forum Boarium o Bovarium) era un'area dell'antica Roma lungo la riva sinistra del fiume
Tevere, tra Campidoglio e Aventino. Quella zona era paludosa ed era stata
bonificata dall'azione della Cloaca Massima. Si trattava dell'area di mercato
(emporio) della città arcaica, collocata nel punto in cui confluivano i
percorsi che percorrevano la valle del Tevere e quelli tra Etruria e
Campania. Era frequentata da mercanti greci già all'epoca della fondazione
della città, alla metà dell'VIII secolo a.C. Esistevano nell'area diversi edifici
di culto: antichissimi santuari dell'Ara Massima di Ercole e della Fortuna e
della Mater Matuta, il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore. Il
tempio di Ercole Vincitore è monoptero, di forma circolare, ed è costruito
in marmo. La cella cilindrica, aperta verso est, è decorata con un alto zoccolo, fini ortostrati e la parte superiore a
imitazione della muratura isodoma. Nel pavimento della cella si apre una favissa, un pozzo profondo a forma di
tholos. La parte centrale è circondata da venti colonne scanalate alte 10.6 metri con basi attiche e capitelli corinzi;
undici colonne e nove capitelli risalgono al restauro di epoca tiberiana e sono
riconoscibili perché in marmo apuano di Luni. Alcuni capitelli hanno perso la
parte superiore. Il tempio di Porturno si presenta di ordine ionico, tetrastilo
(con quattro colonne in facciata) e a pianta pseudoperiptera, ossia con
colonne libere anteriormente in corrispondenza del pronao e semicolonne in
prosecuzione addossate all'esterno del muro della cella. Le colonne del
pronao e quelle collocate agli angoli della cella sono in travertino, le altre in
tufo dell'Aniene. Probabilmente anticamente le parti in tufo erano intonacate
per ricreare visivamente l'effetto del marmo.

Impiego su vasta scala dell’arco; la scoperta della concrezione


cementizia e della volta:
L’architettura romana basa i propri schemi costruttivi sul principio dell'arco e della volta, già sperimentato dagli
Etruschi. In tal modo i sostegni si fondono con la copertura creando un insieme uniforme, continuo e solido. Poiché
le volte e gli archi, a causa di ben precise leggi fisiche, spingono i propri sostegni verticali verso l'esterno, con il
rischio di farli crollare, è necessario opporre una forte resistenza a questa grande spinta. A tale esigenza la tecnica

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romana fa fronte grazie al grande spessore delle murature. L'uso sistematico dell'arco e della volta permise ai
Romani di coprire spazi immensi. Le murature romane si classificano in base a due grandi categorie:
 Le tecniche costruttive e i materiali impiegati
 La resa visiva

La tecnica più antica è quella dell’opus quadratum, derivata dagli Etruschi, che consisteva nel sovrapporre a secco
grosse pietre squadrate, in file di uguale altezza. Era utilizzata per lo più nella costruzione di cinte murarle. Con
l'avvento del cemento, la cui forma più antica è quella delle concrezioni (un misto di pietrisco e malta), vediamo la
nascita dell'opus coementicium.La tecnica consisteva nella colata tra due paratie di pietra. L’opus reticulatum è un
paramento doppio fatto di piccole pietre di tufo di forma piramidale con base quadrangolare, visibile dall'esterno, al
cui interno si cola il cemento. La tecnica dell'opus incertum è uguale a quella del reticulatum. Unica differenza è che
le pietre visibili dall’esterno hanno una disposizione casuale. Dall’età augustea si afferma anche l'opus latericium,
tecnica che prevede l'uso esclusivo di mattoni cotti. Quando, nello stesso paramento murario, vengono utilizzate
tecniche diverse, abbiamo il cosiddetto opus mixtum.

La Porticus Aemilia

La Porticus Aemilia era un portico di Roma antica, e si tratta di un enorme


infrastruttura che veniva utilizzata come magazzino per le merci che venivano
portate a Roma. Si compone di una numerosa successione di volte a botte posta
su più piani. Costruita in opus incertum.

I grandi complessi del Lazio repubblicano

Santuario di Pietrabbondante

Realizzato alla fine del II sec. a.C. si possono identificare delle


caratteristiche comuni ad altri santuari come quello di Atena Lindia
a Rodi. Si tratta di un complesso tempio-teatro che come nel
modello greco sono impostati su un principio di assialità, si crea
quindi un modello in cui il teatro è posizionato in corrispondenza
dell’accesso al tempio. Il tempio è posizionato su un alto podio e vi
sia accede tramite una scala centrale. Il pronao è composto da 8
colonne con capitello corinzio sovrastate da un fregio dorico con
cornice aggettante. La cella presenta tre ambiti separati di cui
quello centrale più grande.

Santuario di Ercole Vincitore

La struttura del santuario è di dimensioni imponenti, presenta una


pianta rettangolare ed ingloba al suo interno l’importantissima via
Tiburtina. Tutto il santuario è realizzato su un basamento fatto di
strutture voltate, terrazzamenti, portici e colonnati che creano una
meravigliosa scenografia attorno al luogo di culto. I tre elementi
principali sono: il teatro, la grande piazza con i portici e il tempio. Il
tempio è un tempio octastilo con una grande cella e vi si accede tramite
una scalinata monumentale. Come per il santuario di Pietrabbondante il
tempio è posizionato in asse con il teatro.

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Santuario della Fortuna Primigenea

Questo santuario adotta la concezione assiale e sia articola su


terrazzamenti e in quinte sceniche, anche se l’intero complesso è
percepibile da lunghe distanze e si ha una modulazione di effetti
percettivi che varia con l’avvicinamento dell’osservatore. Un
porticato colonnato con due esedre caratterizza la prima terrazza.
Dal centro del portico partiva la ripida scalea che portava alla
seconda e terza terrazza. Il tempio vero e proprio si trovava
dentro un loggiato semicircolare posto in cima al complesso. Il
tempio è coperto da una volta a botte sorretta dalla parte
rocciosa e dal colonnato del loggiato semicircolare. La volta è molto alleggerita tramite la conformazione a lacunari.

Santuario di Giove Anxur

Il santuario comprende una terrazza superiore


("campo trincerato") con uso prevalentemente
militare, e una terrazza inferiore, che ospita il
grande tempio e il santuario oracolare. Verso ovest
una terza terrazza ("piccolo tempio") presentava
una serie di camere a volta, ornate da affreschi.
Sulla grande costruzione inferiore sorgeva il "grande
tempio", con orientamento divergente da quello
della terrazza e con la facciata volta quasi
esattamente verso sud. L'edificio sorgeva su un alto
podio, a cui si accedeva con una scalinata frontale. Il
pronao, profondo quasi quanto la cella, aveva sei
colonne corinzie in calcare sulla fronte e quattro sui
lati.La cella, a pianta quasi quadrata, era decorata
all'esterno da sei semicolonne sui fianchi e sei sul retro, in muratura stuccata, addossate alle pareti. Alle spalle del
tempio la terrazza, ricavata in parte nella roccia, era chiusa verso nord da un portico con lo stesso orientamento
dell'edificio sacro. Questo, costruito contro la roccia della collina, era sopraelevato con tre gradini e dotato in origine
di un colonnato, forse corinzio.

L’architettura dei Dittatori

Teatro di Pompeo

Il Teatro di Pompeo , oggi non più esistente, è stato il primo teatro di Roma
costruito in muratura. Si trovava nella zona del Campo Marzio, fu eretto per
volere del console Pompeo tra il 61, e fu per Roma una innovazione straordinaria:
la legge romana vietava infatti la costruzione di teatri in muratura, per mantenere
il carattere religioso che il teatro possedeva dalla tradizione greca; teatri
provvisori in legno venivano eretti soltanto in prossimità di luoghi di culto.
Pompeo, per portare al termine il suo progetto, costruì su un podio rialzato un
tempio dedicato a Venere vincitrice la cui gradinata di accesso era costituita
dall'intera cavea teatrale: in questo modo gli fu possibile aggirare il divieto del
Senato. Aveva un diametro esterno di circa 150 m e disponeva di innumerevoli
posti a sedere, nei quali gli spettatori si distribuivano entrando dalle numerose
arcate. La scena era decorata da tre ordini sovrapposti di colonne e il tutto era

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sormontato da una lunga tettoia sporgente per dirigere verso il pubblico i
suoni e le voci degli attori.

Foro di Cesare

Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma ad essere realizzato,


con lo scopo di ampliare gli spazi del centro politico, amministrativo e
religioso della città della tradizionale piazza pubblica del Foro Romano e
contemporaneamente di celebrare il personaggio che ne aveva voluto la
costruzione, Giulio Cesare. Consisteva in una grande piazza di forma
rettangolare allungata , con portici, e sul lato verso monte un certo
numero di tabernae. Tutto l’impianto era dominato da un grande tempio
situato in uno dei lati minori della piazza, ed era dedicato a Venere
Genitrice, da cui la gens Giulia si vantava di discendere. L’edificio sembra
apparentemente essere di impianto etrusco osservando il podio e la
peristasi sui lati, ma non è così. Imfatti al podio non si accedeva con una
scalinata frontale ma con due rampe di scale disposte sui due lati lunghi a
mostrare il distacco rituale ed ideologico del tempio rispetto alla piazza. La
cella all’esterno presenta dei muri ritmati da semipilastri addossati,
mentre all’interno c’era una terminazione ad abside semicircolare.

Tabularium

Importantissima opera pubblica ma di primario interesse anche per


l’architettura romana è il grande archivio statale fatto erigere da Catulo.
La soluzione adottata nella facciata è lì inquadramento dell’arco
nell’ordine architettonico, per risolvere il problema si strutture voltate ma
con proiezione esterna ad arco.

L’infrastrutturazione del territorio nella penisola italiana: strade, ponti,


acquedotti, fondazioni urbane (Rimini, Bologna, Piacenza, Verona, Aosta)

Le strade costituiscono per i romani una strumento essenziale per la gestione territoriale poiche l’impero roman non
era ancora diventato una potenza marittima. Una fitta rete di strade era il sistema infrastrutturale dei romani, e le
strade si diramavano dalla citta’ (Flaminia, Cassia): a partire dal III sec a.c. la strade furono lastricate, ed il loro
percorso era organizzato con ponti, gallerie. Le strade più importanti erano formate da 3 livelli, per un’altezza
complessiva superiore ad 1m. Lo strato superiore era convesso, per far si che le acque piovane defluissero ai margini,
invece lo stato inferiore era costituito da un compatto basamento di pietre e ciottoli. I ponti sono caratterizzati da
un'apparente semplicità formale, cui fanno riscontro una grande solidità ed un utilizzo di tecniche costruttive
sperimentate e via via consolidate. le parti strutturali dei ponti erano in pietra o più raramente in laterizio, i
riempimenti erano in conglomerato cementizio. La pendenza del condotto negli acquedotti doveva essere constante
dalle sorgenti fino alla città; in corrispondenza di fiumi la struttura degli acquedotti era formata da una
sovrapposizione di vari ordini di arcate,che consentono di alleggerire la costruzione e dunque di elevare l'altezza del
condotto d'acqua. Lo schema urbanistico adottato dai Romani nella costruzione della città è caratterizzato
dall'incontro ortogonale delle strade, cardi (da nord a sud) e decumani (da est a ovest), che suddividono la città in

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isolati quadrangolari. Su questa struttura, ricavata dal "templum" etrusco” 1 e utilizzata costantemente nella
costruzione dei castra romani, si basano tre tipi di impianti urbanistici:

- secondo un primo schema la città è definita da una cinta muraria irregolare ed è suddivisa in isolati di forma
rettangolare, priva di un centro cittadino ben definito.

- in un secondo sistema, quello più frequente, la città è circondata da una cerchia di mura che segue un percorso
generalmente rettangolare ed è suddivisa in isolati di forma quadrata delimitati, da strade parallele a cardo e
decumano massimi, ovvero le vie principali, che si incontrano nel centro della città dove sorge il foro, fulcro della
città romana.

- un terzo tipo di impianto urbano segue uno schema in cui l'incrocio di cardo e decumano non è posto al centro ma
spostato verso uno dei lati, come accadeva negli accampamenti militari; anche in questo modello il foro è il fulcro
della città.

Rimini

Nella prima metà del III sec. a.C. con l’espansione del dominio romano a nord della penisola italica, vengono fondate
molte città nuove tra cui Rimini. La citta presenta una griglia ortogonale ma basata su una nuova concezione che si
distacca da quella greca di gerarchizzare le strade tramite gli stenopoi e le plateae, ma le sezioni delle strade sono
omogenee. Gli isolati sono quadrangolari piuttosto che allungati con un rapporto tra lato lungo e lato corto di 3 a 2.

Bologna

La struttura urbanistica di Bononia è composta da un cardine massimo (strada principale da nord a sud) che si
incrociava con il decumano massimo (strada principale da est a ovest. Il decumano massimo era il tratto della via
Emilia che attraversava la città di Bononia. Parallelamente alle due strade principali furono tracciati sette cardini e
nove decumani i quali, incrociandosi, formavano degli isolati rettangolari al cui interno si costruivano le abitazioni e
gli edifici pubblici. Il foro cittadino si trovava nell'area di incrocio dei due principali assi viari, probabilmente nei
pressi dell'attuale Palazzo Comunale, dove vi era anche una basilica.

Verona

Anche Verona ha una griglia a maglie quadrate fatta eccezione per lo spazio dominante de foro che occupava 4
isolati, con la presenza di edifici religiosi, la basilica, e edifici politici come il Capitolium. Vengono ripresi gli elementi
della città di Roma in modo da non creare una succursale ma la vera capitale dell’impero.

L’architettura romana dell’età imperiale


L’architettura augustea
Con Augusto cambia l’impianto politico, poiché nonostante la repubblica mantenga inalterata la sua forma il
contenuto muta, infatti il senato perde il dominio sulle decisioni pubbliche che confluisce nelle mani del Princeps.
Augusto si definisce “Pater Patrie” e con l’inaugurazione del suo foro comunica in maniera chiara la sua potenza e la
sue egemonia sulla città. Per ottenere questo fine Augusto usa l’arte, trasformandola a servizio del potere.
Obbiettivo di Augusto e anche quello di effettuare una monumentalizzazione delle aree conquistate, usando l’0arte
come propaganda. L’età di Augusto, vede il compimento di un processo che porta alla completa costituzione di un
linguaggio pienamente romano. Augusto porta a Roma la promessa e la speranza della pace, che manterrà con
grande successo.

Basilica Aemilia
La basilica consiste in una grande aula divisa in 3
navate concentriche da colonne, sulla quale si
aprivano numerose botteghe. Affacciato verso il foro
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romano con un grande portico a due piani modificava lo spazio architettonico presente e riproponeva la chiave
scenica ellenistica. La basilica ha tre livelli interno ed è stata rivestita da un portico a due piani con arcate
inquadrate in un ordine dorico.

Basilica Giulia
La basilica Giulia (già basilica di Gaio e Lucio) è un'antica basilica civile romana,
eretta nel I secolo a.C., che fiancheggia la piazza del Foro Romano. Era circondata
sui quattro lati da una doppia fila di portici su pilastri in laterizio e travertino che
formavano cinque navate. Sappiamo che la navata che dava sulla piazza era alta
due piani, quindi quella centrale, per garantire l'illuminazione all'aula, doveva
essere alta tre per permettere l'apertura di finestre nel cleristorio. L'edificio era
aperto sul lato settentrionale verso la piazza, dove correva un ulteriore ala di
portico a pilastri, i quali erano arricchiti con delle semicolonne marmoree di ordine
dorico e con due piani di arcate; al centro di questo portico era situato l'ingresso
principale, posto sul lato lungo dell'edificio, caratteristica e peculiare disposizione
della basilica romana (opposta di quelle cristiane che avevano l'ingresso sul lato
corto).

Tempio di Apollo in Circo a Roma


Il tempio di Apollo Sosiano, o più correttamente tempio di Apollo in Circo, è un tempio dell'antica Roma che sorgeva
nella zona indicata come in circo Flaminio, presso il teatro di Marcello. La fase Augustea del tempio è conosciuta
abbastanza bene perché molto del materiale architettonico è stato ritrovato. Ogni elemento è stato rimodellato in
questo periodo per apparire più ricco e appariscente. L’interno del tempio è molto ricco e fastoso, composto da due
ordini di colonne, alle quali vengono interposte delle edicole, con coperture centinate o a tringolo. I capitelli corinzi
sono molto ricchi dal punto di vista del modellato, e presentano un aspetto simbolico ( Augusto che sconfigge
Antonio e Cleopatra). Il tempio è stato ricostruito interamente in marmo. Si dà cosi importanza a questo tempio
perche la leggenda narra che Augusto sia stato concepito in quel tempio poiché sua madre era stata violata da
Apollo sotto forma di serpente.

Teatro Marcello

Il teatro di Marcello è un teatro della Roma antica, tuttora parzialmente


conservato, innalzato per volere di Augusto nella zona meridionale del Campo
Marzio (nota come Circo Flaminio) tra il fiume Tevere e il Campidoglio. Il teatro
di Marcello costituisce uno dei più antichi edifici per spettacolo romani giunti
fino a noi, nel quale l'articolazione del teatro romano appare già del tutto
delineata, con la "cavea" a pianta semicircolare sorretta da articolate
sostruzioni. Muri a raggiera, collegati da volte a botte inclinate sotto i gradini
della cavea, vengono interrotti da due ambulacri concentrici, uno esterno, che si
apre con arcate e uno più interno. La facciata in travertino presenta tre ordini, i
due inferiori con le arcate inquadrate da un ordine di semicolonne doriche (con capitelli tuscanici e prive di base) al
piano terreno e ioniche superiormente.

Tempio della Concordia

Il tempio della Concordia è situato all'estremità occidentale del Foro Romano, affiancato al
tempio di Vespasiano e Tito e col lato posteriore, al pari del tempio vicino, appoggiato sulla
sostruzione del Tabularium. È un precoce esempio di culto ad una personificazione e non ad
una divinità, che avrebbe avuto in seguito numerosi altri esempi. La cella del tempio, a
pianta trasversale, è quasi due volte più larga che profonda (45 per 24 metri), così è anche il
pronao che la precede, che doveva essere probabilmente formato da una gradinata e da sei
colonne corinzie sulla facciata. La presenza di due finestre sul lato lungo anteriore della
cella assicurava l'illuminazione della cella, di modo da consentire la fruizione delle opere ivi
conservate. Questo tempio rappresenta la congiunzione tra patrizi e plebei, infatti sui
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capitelli sono raffigurati due capricorni che tirano nella stessa direzione a rappresentare i patrizi e i plebei e la loro
forza la quale era alla base della potenza di Roma.

Mausoleo di Augusto

Il mausoleo di Augusto, anche noto come Augusteo, è un


imponente monumento funerario del I secolo a.C., di pianta
circolare, situato a Roma. Originariamente occupava parte
dell'area nord della zona chiamata Campo Marzio. Il monumento
non ha una pianta ben definita. La complessa struttura a piani
sovrapposti è determinata da un basamento in travertino alto 12
metri e forse terminato in alto da un fregio dorico a metope e
triglifi, sul quale poggia l'edificio circolare composto da sette
anelli concentrici, collegati tra loro da muri radiali. Il nome si
riferisce ad una delle sette meraviglie mondo antico: il mausoleo
di Alicarnasso. Sulle scarpate che ne costituivano la copertura erano piantati alberi di alloro .

Il Foro di Augusto

Il Foro di Augusto è uno dei Fori Imperiali di Roma, il


secondo in ordine cronologico. Disposto ortogonalmente
rispetto al precedente Foro di Cesare, ne riprese
l'impostazione formale, con una piazza porticata dove sul
lato breve dominava il tempio dedicato a Marte Ultore,
inaugurato nel 2 a.C. , che si appoggiava sul fondo
all'altissimo muro perimetrale, che svolge l’attività
programmatica preminente: Marte Ultore ossia Marte
Vendicatore ha il ruolo di intimidire chi ha ucciso Cesare e
parteggia per Marco Antonio (assimilabile ad Augusto).
Dietro ai portici laterali si aprivano ampie esedre, spazi
semicircolari coperti che sono destinate ad attività
giudiziarie e quindi definite tribunalia. Alla testata del
portico settentrionale un ambiente distinto ospitava una
statua colossale dell'imperatore. Anche in questo caso,
come nell'opera cesariana, la costruzione del complesso era
stata voluta per fini propagandistici e tutta la sua
decorazione celebra la nuova età dell'oro che si inaugura
con il principato di Augusto. Accanto al tempio era posizionato un colosso di Augusto nelle vesti di Pontifex Maximus.
All’interno delle esedre sono posizionate le statue dei summi viri che sono personaggi
più importanti per la storia di Roma. Al muro perimetrale si addossava sul lato di fondo
il Tempio a Marte Ultore ("Vendicatore"). Si innalzava su un podio rivestito in blocchi di
marmo ed aveva otto colonne corinzie in facciata e altrettante su ciascuno dei fianchi,
dove il colonnato terminava contro il muro di fondo con una lesena. I colonnati e le
pareti esterne della cella erano realizzati in marmo. L'ordine architettonico del tempio
ha rappresentato un modello in seguito divenuto canonico, all'origine dell'evoluzione
della decorazione architettonica romana. Vi si accedeva per mezzo di una scalinata
frontale. La cella aveva le pareti interne decorate da due ordini di colonne staccate
dalla parete, rispecchiate sul muro da altrettante lesene. Sul fondo la cella terminava
con un'abside, staccata mediante un'intercapedine dal muro di fondo, occupata da un
podio per le statue di culto, preceduto da una scalinata.

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Lo sviluppo dell’Ars Topiaria
Inizia a svilupparsi in questo periodo un nuovo tipo di arte basata sull’architettura privata dell’imperator. Da questo
punto di vista il regno di Tiberio è uno dei più prosperi e creativi dell’architettura romana. La villa imperiale di
Sperlonga e Villa Jovis a Capri diventano luoghi ideali per la messa in scena di un mondo mitico per ricreare alcuni
luoghi dell’epos e del mito.

Villa Jovis è domina l'intero promontorio di Monte Tiberio e la conca che


scende verso Cesina. La vista che si può godere dal lato nord abbraccia
buona parte del Golfo di Napoli, spaziando dall'Isola di Ischia fino a Punta
Campanella, mentre il lato sud affaccia sul centro di Capri. Le sue
caratteristiche architettoniche ricordano quelle delle classiche ville del
periodo romano, ma anche quelle di una piccola fortezza. Al centro si
trovavano le cisterne per la raccolta delle acque piovane, risorsa
fondamentale su un'isola priva di fonti naturali, usate sia come acqua
potabile che come riserva destinata alle terme che si articolavano nei classici ambienti del apodyterium, frigidarium,
tepidarum e calidarium.

La villa imperiale di Sperlonga era costituita da diversi edifici disposti su terrazze rivolte
verso il mare. Agli inizi del I secolo d.C. venne aggiunto un lungo portico a due navate e la
grotta naturale che sorgeva presso la villa fu inquadrata all'ingresso da un prospetto
architettonico e venne parzialmente trasformata con interventi in muratura e la
collocazione di sculture. La grotta comprende una vasta cavità principale, preceduta da
una ampia vasca rettangolare (peschiera) con acqua marina, al cui centro era stata
realizzata un'isola artificiale che ospitava la caenatio (sala da pranzo) estiva. La vasca
comunicava con una piscina circolare, posta all'interno della grotta, dove era stato
collocato il gruppo di Scilla.

Claudio e il bugnato rustico


Fenomeno nato a Roma è l’elaborazione del bugnato rustico avvenuta in età claudia. Riconoscibile in Porta Maggiore
e nel tempio del Divo Claudio, consiste nel trattamento di superfici architettoniche, che solo i n parte vengono
rifinite conservando un aspetto grezzo. L’idea che poteva essere alla base è la necessità di velocità ed economia, o
per configurarsi come linguaggio allusivo alla trasformazione da natura in arte.

Tempio del Divo Claudio

Il tempio sorgeva in una grandiosa piattaforma rettangolare, parzialmente


artificiale e sostenuta da poderosi muri di contenimento in parte ancora visibili. Il
tempio, orientato verso il Palatino, aveva una imponente scalinata di accesso.
Esastilo con un pronao di tre colonne di profondità, aveva quattro scalini di
accesso al podio e una cella senza colonne. Tutto intorno vi era un'area di difficile
interpretazione, circondata probabilmente da un colonnato. Blocchi di travertino
in forma rudimentale costituivano la facciata, in linea con lo stile dell’epoca di
Claudio.

Porta Maggiore

Fu costruita sotto l'imperatore Claudio nel 52 per consentire all'acquedotto


Claudio di scavalcare le vie Praenestina e Labicana che si biforcavano dall'unica
via che usciva dalla Porta Esquilina, e quindi costituiva una porzione

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monumentale dell'acquedotto stesso (come testimoniato dai canali visibili nella sezione dell'attico). È realizzata
interamente in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico (non finito) secondo lo stile dell'epoca. È
una grande unica struttura con due fornici, con finestre sui piloni, inserite in edicole con timpano e semicolonne di
ordine corinzio.

Nerone e la Domus Aurea


Con Nerone l’attività privata di costruire ville,
viene elevata a sistema ed irrompe nel mondo
del pubblico. Buona parte del suo regno è infatti
legata alla costruzione della Domus Aurea. Il
grande incendio che devastò Roma e buona parte
del centro urbano permise al princeps di
espropriare un'area complessiva di circa 80 ettari
e costruirvi un palazzo che si estendeva dal
Palatino all'Esquilino. Di tutto questo enorme
complesso resta solo uno dei padiglioni, quello
del colle Oppio. Esso sorgeva su un declivio
naturale del colle Oppio e aveva due piani. Il piano terra (oggi
ipogeo), con le sue grandi sale coperte a volta e riccamente
decorate, è arrivato fino a noi quasi intatto nelle strutture
murarie, con apprezzabili resti di decorazioni pittoriche; deve la
sua salvezza al suo inserimento nelle fondazioni delle Terme di
Traiano e al conseguente interramento. L’ambiente più
interessante della parte nota della Domus Aurea, sia dal punto di
vista architettonico che estetico, è indubbiamente la cosiddetta
“Sala Ottagona”. Essa è coperta da una cupola che passa
dall’ottagono di base alla sezione di sfera, senza uso di pennacchi.
Sulla sommità, la cupola presenta una apertura circolare (occhio)
che la mette in contatto con l’esterno. Il sapiente taglio delle
pareti, praticamente ridotte a pilastri perché aperte in vani
rettangolari molto ampi, e la disposizione radiale degli ambienti
circostanti fanno di questa struttura un caposaldo dell’architettura
romana. La copertura della grande Sala Ottagona presenta, sia dal punto di vista geometrico, sia strutturale,
caratteristiche del tutto singolari, non riscontrabili in altri monumenti, precedenti o successivi. La cupola era
completamente costruita in cementizio ed impostata su di un ottagono di base; la prima parte della cupola segue un
andamento a spicchi ottagonali, mentre la seconda parte assume una forma circolare. La parte centrale sormontata
dalla cupola svolge funzione di un triclino romano, dove l'imperatore si manifestava come divino, tramite gli effetti di
luce che l'abbaino della cupola filtrava, assimilandosi al dio Apollo.

La dinastia Flavia
Il Templum Paciis

Si trovava accanto al foro di Augusto, separato solo dalla strada dell'Argileto,


l'antica strada tra Foro Romano e Esquilino, risistemata poco dopo sotto
Domiziano con la costruzione del foro Transitorio. Il Foro della Pace consisteva
in una grande piazza quadrata sistemata a giardino, con portici su tre lati
(laterali, decorati anche da nicchie, e posteriore), mentre il lato frontale era
decorato da colonne in marmo africano lungo la parete, ricordando comunque
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un peristilio. Come di consueto, il lato opposto all'entrata principale era centrato sul vero e proprio tempio,
circondato da una serie di aule simmetriche. La zona centrale era sistemata a giardino, con aiuole, podi decorati con
fontane e statue (prima "rinchiuse" nella Domus Aurea neroniana). Il tempio, con una sorta di pronao esastilo,
un'aula absidata e l'altare nella piazza antistante, era di fatto inglobato nel portico, tranne la specie di avancorpo del
pronao. Questo elemento, assieme alla presenza del giardino nella piazza, fu un elemento inconsueto per
l'architettura cittadina, se non il primo sicuramente uno dei primi, ispirato forse a prototipi ellenistici orientali. In
definitiva quindi la piazza veniva a configurarsi come un elemento del tempio stesso, "abbracciata" dai colonnati che
da esso si dipanavano. In questo senso va spiegata la denominazione pre-costantiniana come "tempio", piuttosto
che "foro".

L’Anfiteatro Flavio o Colosseo

L'anfiteatro è stato edificato in epoca Flavia su un'area al limite orientale del


Foro Romano. La sua costruzione fu iniziata da Vespasiano nel 72 d.C. ed
inaugurato da Tito nell'80, con ulteriori modifiche apportate durante il regno
di Domiziano. L'edificio forma un'ellisse L'area scelta era una vallata tra la
Velia, il colle Oppio e il Celio, in cui si trovava un lago artificiale (lo stagnum)
fatto scavare da Nerone per la propria Domus Aurea. Vespasiano vide la
costruzione dei primi due piani e riuscì a dedicare l'edificio prima della propria
morte. L'edificio era il primo grande anfiteatro stabile di Roma, dopo due
strutture minori o provvisorie di epoca giulio-claudia. La struttura portante è
costituita da pilastri in blocchi di travertino, collegati da perni: dopo
l'abbandono dell'edificio si cercarono questi elementi metallici per fonderli e
riutilizzarli, scavando i blocchi in corrispondenza dei giunti: a questa attività si
devono i numerosi fori ben visibili sulla facciata esterna. La facciata esterna è
in travertino e si articola in quattro ordini, secondo uno schema tipico di tutti
gli edifici da spettacolo del mondo romano: i tre registri inferiori con arcate
numerate, rette da pilastri ai quali si addossano semicolonne, mentre il quarto
livello (attico) è costituito da una parete piena, scandita da paraste in
corrispondenza dei pilastri delle arcate. Nei tratti di parete tra le lesene si
aprono 40 piccole finestre quadrangolari e immediatamente sopra il livello
delle finestre vi sono collocate tre mensole sporgenti per ogni riquadro, nelle quali erano alloggiati i pali di legno che
venivano utilizzati per aprire e chiudere il velarium, il telo di copertura che riparava gli spettatori. L’idea portante
della progettazione è proprio la corrispondenza tra monumento e organizzazione della società.

Domiziano
Domiziano pretende per se vivente il titolo di dominus ac deus. Arrivato al trono a causa della morte di suo fratello
Tito, è uno dei più formidabili costruttori della storia di Roma. Completò il Colosseo, costruì l’Arco di Tito e il palazzo
imperiale sul Palatino.

Il Palazzo Imperiale sul Palatino

Il Palatium è concepito per blocchi paralleli comunicanti : la Domus Flavia,


il complesso di rappresentanza con ambianti per ospitare le funzioni
pubbliche (atrio, aula regia, Basilica); la Domus Augustana quella che si
ritiene la parte residenziale del palazzo; e l’ippodromo che è un giardino
circondato da un doppio ordine di porticati al centro dei quali si apre una
grandiosa esedra. L’aula regia presenta un abside, che è presente anche
nella basilica, e ciò indica che l’imperatore vuole sacralizzare quello spazio.

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Foro Tansitorio o Foro di Nerva

È situato tra il Foro di Augusto e il Foro della Pace e confinante a sud con il Foro di Cesare e
il Foro Romano. La pianta del Foro di Nerva fu condizionata dallo spazio disponibile tra i
complessi precedenti: la piazza ebbe una pianta stretta e allungata (120 x 45 m). Lo spazio
ristretto non permise la costruzione dei portici laterali: i muri perimetrali, in blocchi di
peperino rivestiti da lastre di marmo, furono invece decorati da un ordine di colonne
aggettanti, collocate cioè a brevissima distanza dal muro di fondo, che sorreggevano una
trabeazione sporgente. All'estremità la piazza era dominata, come di consuetudine, da un
tempio, dedicato a Minerva, una divinità particolarmente venerata da Domiziano. Il tempio
sporgeva sulla piazza con il solo pronao, mentre i lati della cella erano nascosti da due tratti
di muro: quello a sinistra del tempio, verso nord, mascherava la sporgenza dell'esedra del
Foro di Augusto, mentre in quello a destra, verso sud, era aperto un passaggio per una sala
trapezoidale coperta che occupava lo spazio a fianco del tempio, dalla quale si accedeva alla
"porticus absidata", un monumentale ingresso a pianta semicircolare creato alle spalle del
tempio per l'accesso dalla Suburra.

Arco di Tito

L'arco di Tito è un arco di trionfo con una sola arcata, posto sulle pendici settentrionali
del Palatino, nella parte occidentale del Foro di Roma. Capolavoro dell'arte romana, si
tratta del monumento-simbolo dell'epoca flavia, grazie alle sostanziali innovazioni sia in
campo architettonico-strutturale, sia in campo artistico-scultoreo. L'arco di Tito si
discosta dagli archi dell'epoca augustea per la mole più compatta e robusta, con un
distacco ormai netto dai modelli dell'architettura ellenistica. Qui compare il primo
esempio sicuramente datato nella città di Roma di capitello composito. L'arco è costruito
in opera quadrata di marmo, con uno zoccolo in travertino e un nucleo interno in
cementizio. Sulle due facciate il fornice è inquadrato da semicolonne con fusti scanalati e
capitelli compositi, che sorreggono una trabeazione, con fregio.

Traiano e Apollodoro di Damasco


Apollo doro di Damasco fu l’architetto di Traiano che seguì tutte le sue costruzioni monumentali.

Terme di Traiano

Dopo il completamento del Colosseo per ragioni funzionali


vengono create delle terme monumentali, le terme sono un
dono che l’imperatore fa al popolo. L’edificio e il complesso in
se seguono una geometria sagittale, ossia specchiata. Le due
metà venivano utilizzate alternativamente per consentire il
riassetto delle aree e la pulizia e il ricambio d’acqua.
L'impianto termale era composto da due parti principali: gli
edifici del recinto e il corpo centrale. Il recinto delimitava la
piattaforma sulla quale era costruito il complesso: esso era
rettangolare, porticato su tre lati, con ambienti destinati ad
attività sociali e culturali, e racchiudeva al suo interno
un'ampia area verde scoperta, identificata con una grande
palestra. Il recinto terminava con un'imponente esedra al
centro del lato Sud-occidentale, sopra i resti della Domus
Aurea. Le aree che si succedevano dall’entrata erano: vestibilo, natatio, frigidarium e calidarium.

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Foro di Traiano

Prima dell’intervento di Traiano la configurazione della


città era caratterizzata da una sella montuosa che univa
il Campidoglio e il Quirinale. A Traiano e Apollodoro
dobbiamo l’apertura di questo passaggio e il
collegamento diretto della zona dei fori con quella del
campo marzio. Il foro era composto da diversi edifici:
l’accesso monumentale bibilioteca latina, biblioteca
greca, colonna coclide, basilica Ulpia, esedre, statua
equestre di Traiano. L’entrata del foro era composta da
un muro chiuso scandito da un ordine di colonne con
trabeazione, nella parte centrale si intervallano alle
colonne nicchie con statue, che danno accesso al
giardino delle biblioteche che ospitava la colonna
coclide. La colonna era considerata un volumen poiché
essa era effettivamente leggibile dalle biblioteche e
dalla basilica, le incisioni sulla colonna sono colorate e
erano disposte in progressione storica dal basso verso l’alto. Le biblioteche simboleggiavamo che l’impero ormai era
multietnico. Successivamente si giungeva alla Basilica Ulpia che presentava un ambiente centrale rettangolare
circondato da 2 giri di colonne a formare 5 navate. Ci sono due grandi absidi in corrispondenza dei lati corti che
hanno la funzione di tribunalia. L’interno della basilica era composto da volte a botte ribassate. I portici che si
affacciavano sulla piazza erano fatti di marmo africano molto pregiato con una trabeazione molto ricca e con una
attico riprendendo il foro di Augusto. Sulla trabeazione sono rappresentati i prigionieri e nei cliperi busti dei summi
viri. In questo foro non vi è il tempio poiché questo foro ha solo funzioni celebrative.

I Mercati di Traiano

Sono un complesso di edifici connesso alla realizzazione del


foto di Traiano, riprende infatti la forma semicircolare
dell'esedra del foro traianeo e si articola su ben sei livelli.
Gli edifici sono separati tra loro da un percorso antico che in
età tarda prese il nome di via Biberatica che piega e
determina una difficoltosa distribuzione interna. I mercati
sono composti da 6 volte a crociera, tutte le taberne sono
voltate a botte e i loro muri costituiscono il contrafforte
alle spinte oblique della crociera. L’emiciclo presenta una
facciata con mattoni a faccia vista. I "Mercati di Traiano"
costituiscono un articolato complesso architettonico che,
utilizzando la duttile tecnica costruttiva dell'opus latericium
(calcestruzzo romano rivestito da un paramento in
mattoni).

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Il Pantheon

Per molto tempo si è creduto che il Pantheon fosse stato


edificato da Agrippa e ricostruito sotto l’impero di
Adriano, studi recenti hanno confermato invece che
l’anno di fabbricazione dei mattoni era durante il regno di
Traiano. L’attribuzione a Traiano e ad Apollodoro è
confermata dal fatto che Adriano era solito proporre
architetture più complesse rispetto all’architettura
geometrica del Pantheon. Inizialmente era posizionato in
una piazza porticata dalla quale era possibile vedere solo
il pronao e quindi assimilare l’edificio ad un tempio, ciò è
alla base della sorpresa scenica nel vedere il corpo
cilindrico sormontato dalla grande cupola. Il corpo
cilindrico e il pronao per ragioni di terreno poco
resistente sono due blocchi separati ed uniti solo in seguito. In alzato il corpo cilindrico comprende un’altra forma
pura: la sfera. Il Pantheon subì delle modifiche in corso d’opera poiché la disponibilità del materiale per erigere le
colonne era esigua si è dovuta abbassare la quota del pronao, che ha un soffitto interamente in bronzo.
Fondamentale è il tema della luce, l’edificio infatti ha una forte funzione simbolica, Romolo era stato divinizzato in
quel luogo e Augusto vuole creare in quel luogo un tempio per tutti gli dei. Il buco sulla cupola quindi doveva
mettere in connessione l’edificio con il cielo. Aveva però anche un ruolo funzionale poiché la cupola non avrebbe
retto il peso.

Il complesso dei Fori Imperiali

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L’architettura Adrianea
A differenza degli altri imperatori Adriano ebbe un interesse personale e specifico per l’architettura, con una attività
progettuale che interesso tutta la durata del suo regno.

Tempio di Venere

Il tempio è un colossale diptero decastilo con triplice fila di colonne in facciata, il cui naos
era diviso in due celle quadrate comunicanti attraverso la parte di fondo. Costruito in opera
quadrata, fu profondamente modificato da Massenzio dopo essere stato danneggiato da un
incendio.

Villa Adriana a Tivoli

Villa Adriana fu una residenza reale extraurbana a partire dal II


secolo. Voluta dall'imperatore Adriano, si trova presso Tivoli. Il
Pecìle è una ricostruzione della Stoà Pecile (stoà poikìle, "portico
dipinto") nell'agorà di Atene, la prediletta da Adriano durante i
suoi numerosi viaggi. È formata da un'immensa piazza colonnata
di forma quadrangolare, decorata al centro da un bacino e
circondata da un portico, si innalzava su poderose costruzioni
artificiali. Attraverso una serie di edifici termali poi si giungeva al
Canopo. Questa struttura evoca un braccio del fiume Nilo con il
suo estuario, che congiungeva l'omonima città di Canopo, sede di
un celebre tempio dedicato a Serapide, con Alessandria, sul delta
del Nilo.

Dai Severi a Diocleziano: Foro Severiano a Leptis Magna, Arco di Settimio Severo, terme di Caracalla,
Ninfeo degli Orti Liciniani, Mura Aureliane e terme di Diocleziano, il Palazzo di Diocleziano a Spalato.

L’avvento di una nuova dinastia in saturata da Settimio Severo e i suoi interventi a Roma e a Leptis Magna (sua città
di origine) posso fare il punto sugli effetti di un secolo di ricerche architettoniche. Quello di Leptis magna è il primo
dei casi in cui si tenta di trasformare una città di provincia nella capitale dell’impero.

Leptis Magna

La città ha un impianto piuttosto regolare, all’interno della quale


viene inserito un elemento di rottura ossia le terme adrianee, che a
causa dell’orientamento che provoca un cambio di direzione di uno
dei cardines. Questo cardo nell’intervento severiano diventa una
maestosa via porticata con archi impostati direttamente sui capitelli
delle colonne, che collega le terme con il porto, il cui angolo ottuso
è una monumentale cerniera viaria lungo cui si inseriscono gli
interventi architettonici più significativi. La cerniera è composta da
una fontana/ninfeo in forma di esedra con due ali rettilinee
divergenti. Il Foro Sevriano presenta una piazza perfettamente
rettangolare grazie alle botteghe rastremate che si interpongo tra la
piazza e la strada. Per dissimulare l’inclinazione della basilica
rispetto alla piazza viene posizionata una esedra, in modo da creare
un cerniera percettiva, in modo da annullatre tramite espedienti
31
percettivi la diversa angolazione dei due ambienti. La piazza è circondata su tre lati da portici mentre sul lato corto vi
è un tempio periptero sinepostico, con una cella quadrata e l’ingresso è tramite una scalinata posta di fronte al
tempio. La basilica invece è divisa in 3 navate e per la prima volta i due tribunalia non sono schermati da un
colonnato interno sul lato corto creando un orientamento dal punto di vista visivo. Un'altra novità sono0 i capitelli
definiti di tipo pergameno.

Arco di Settimio Severo

Nonostante sia collocato in un punto centrale e di snodo


della città l’arco è sostanzialmente bidimensionale, infatti
è privo di decorazioni architettoniche sui lati corti.
Probabilmente è stato concepito come fondale della via
sacra e gli ordini architettonici servono solo a inquadrare le
decorazioni e non a conferire un carattere architettonico
senza alterare la massa iniziale. A differenza dell’arco
costruito a Leptis Magna, che è un arco quadrifronte e si
configura quindi non come una quinta scenica ma come un vero e proprio punto di snodo (cerniera urbana).

Terme di Caracalla

Marco Aurelio Caracalla edificò un grande centro termale nei


pressi del circo massimo e dell’Aventino e riprende lo schema delle
terme di Traiano e quindi seguendo una logica simmetrica e
posizionando delle taberne in torno a tutta la struttura. A
differenza di quelle traianee lo spazio è articolato in maniera più
complessa e le decorazioni dei capitelli sono molto raffinate e
dettagliate.

Con la crisi dell’impero e dei suoi confini si vede la necessità di costruire delle mura a causa delle innumerevoli
incursioni barbariche distruggendo il periodo di pace. Per questo Aureliano costruisce una cinta muraria (Mura
Aureliane) portando a termine una immane impresa costruttiva.

Diocleziano e la tetrarchia
Con Diocleziano viene frammentato il potere dell’impero attuando un decentramento delle sedi imperiali, dividendo
l’impero e il suo controllo in 4, creando la tetrarchia ( che pur mantenendo la forma unitaria dell’impero affidava il
governo a due Giovi e due Ercoli). Questo cambiamento politico incise fortemente sulla cultura architettonica:;
alcune città vennero potenziate ed elevate a rango di capitale, o interamente ricostruite.

Spalato

Completamente fondata ex novo Spalato fu la città in cui Diocleziano si ritirò. Fu


costruita sulla basa di una tipologia ancora inedita aveva la funzione di palazzo,
castrum e città. È una piccola città molto regolare, con una forte connotazione
militare circondata da torri a base quadrata, inoltre è prospiciente sul mare per
offrire miglior difesa e vie di fuga. Presenta una doppia simmetria nord-sud ed
est-ovest con quattro accessi : la porta aurea , la porta marittima, la porta di
ferro e la porta argentea. Due strade porticate si incrociano nella parte
centrale.

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Terme di Dioclaziano

Il modello sul quale venne disegnata la pianta era quello delle Terme di Traiano,
con le quali ha in comune l'esedra semicircolare e il calidarium rettangolare con
tre nicchie semicircolari (quello delle Terme di Caracalla è invece circolare). Il
complesso era orientato a sud-ovest affinché l'energia solare riscaldasse il
calidarium senza interessare il frigidarium. Al centro si trovava una grande
basilica, dove si incontravano i due assi di simmetria del complesso. Lungo l'asse
minore erano allineati i bagni (calidarium, tepidarium e frigidarium), mentre
sull'asse maggiore (nord-ovest/sud-est) si trovavano le palestre. La parte della
natatio presenta gli elementi decorativi delle pareti come le mensole che
sostenevano colonnine pensili elemento tipico dell'architettura dioclezianea
presente anche nel suo palazzo di Spalato.
1=Calidarium; 2=Tepidarium; 3=Frigidarium; 4=Natatio;

5=Palaestrae; 6=Entrata;7= Grande esedra

Basilica di Massenzio o Basilica Nova

La basilic è composta da due coppie di settiche scandivano tre vani voltati a


bottediposti perpendicolarmente alla navata centrale, coperta da tre volte
acrociera. Questo espediente permette coprire uno spazio molto ampio senza
la necessità di file di colonne o pilastri. L’ingresso avveniva dal lato corto sud
attraverso un portico ad archi , sul lato nord si apriva un abside.
Successivamente Costantino modificò la fruizione della basilica ponendo nel
lato l’ungo l’entrata e creando un tribunalia schermato da colonne come
insegnava l’uso antico. Fu ripresa per la costruzione rinascimentale della
basilica di San Pietro . le volte erano tutte cassetto nate per motivi di
decorazione e per motivi di limitazione del peso.

Arco di Costantino

L'arco è costruito in opera quadrata di marmo nei piloni, mentre l'attico, che ospita
uno spazio accessibile, è realizzato in muratura e in cementizio rivestita all'esterno
di blocchi marmorei. Sono stati utilizzati indifferentemente marmi bianchi di diverse
qualità, reimpiegati da monumenti più antichi, e sono stati riutilizzati anche buona
parte degli elementi architettonici e delle sculture della sua decorazione. La
struttura architettonica riprende molto da vicino quella dell'arco di Settimio Severo
nel Foro Romano, con i tre fornici inquadrati da colonne sporgenti su alti plinti;
anche alcuni temi decorativi, come le Vittorie dei pennacchi del fornice centrale,
sono ripresi dal medesimo modello. Sono stati utilizzati molti materiali di reimpiego.

Mausoleo di Santa Costanza

L'edificio introduce motivi dell'architettura paleocristiana, pur rappresentando la fase finale


dell'architettura romana tardo antica. Il mausoleo ha una pianta centrale con un vano circolare
coperto da una cupola ed illuminato da dodici finestre superiormente concluse ad arco che
definiscono una fascia luminosa intorno al tamburo. La cupola poggia su 12 coppie di colonne,
binate in senso radiale, disposte ad anello. Le colonne hanno capitelli compositi di reimpiego[2].
Esternamente le colonne delimitano un deambulatorio (corridoio anulare) coperto da volte.

33
Architettura paleocristiana e bizantina

Le origini dell’architettura cristiana: Le basiliche


Con l’editto di Milano promosso da Costantino la posizione dello stato romano verso la Chiesa muta radicalmente in
tutti gli aspetti relativi alla pratiche di culto e alla liberta di venerazione, e quindi si da inizio alla realizzazione di
luoghi di culto, nasce cosi tra il 2 o 3 decennio del IV l’architettura cristiana.

Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma

Costantino aveva promosso la realizzazione della basilica di San Giovanni in


Laterano, il suo impianto è semplice ed è composto da 5 navate, con un’abside
innestata nel corpo longitudinale senza il transetto utilizzato per la prima volta
nella Basilica di San Pietro. Le navate più esterne tuttavia sono interrotti da due
vani trasversali che emergevano dal corpo di fabbrica con uno scopo
funzionale. Le decorazioni esterne sono molto semplici a differenza di quelle
interne che presentano l’utilizzo di materiali preziosi.

Basilica di San Pietro a Roma

L’area prescelta fu quella del Vaticano, che ospitava una grande necropoli.
La basilica era preceduta da un atrio rettangolare porticato al quale si
accedeva tramite una scalinata con tre portali. La basilica come per quella
lateranense presenta 5 navate, al termine delle quali si estendeva un corpo
trasversale continuo : il transetto. Questo elemento, usato qui per la prima
volta, si sviluppa in larghezza fino al limite esterno del corpo delle navate e
sporgeva oltre questo tramite due esedre rettangolari schermate da una fila
di colonne. L’integrazione tra le due parti trova conferma nei rapporti
proporzionali della pianta dove la diagonale del transetto è lunga come la
lunghezza totale della chiesa.

Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura

Importante in questo periodo è l’edilizia cimiteriale, infatti, la religione imponeva


una sepoltura degna e durevole inoltre il culto dei martiri comportava la
sacralizzazione delle tombe dei martiri quindi nacque l’esigenza di edifici in forma
basilicale per cerimonie funebri. Ne è un esempio la basilica di San Lorenzo Fuori
le Mura; la sua origine risale al 330 quando l'imperatore Costantino edificò una
grande basilica cimiteriale detta 'Basilica Maior' nei pressi della tomba di San
Lorenzo.

Basilica di Santa Maria Maggiore

È una basilica semplice ma imponente, nella quale è presenta un rinnovato interesse per gli ordini architettonici che
sostituiscono alla decorazione delle superfici con mosaici e marmi una decorazione tramite paraste in stucco che
inquadrano finestre con una serie di edicole.

Basilica di Santa Sabina

Si compone di due navate con un abside materialmente diviso si crea uno spazio prospettico verso l’abside. L’interno
era riccamente decorato a differenza dell’esterno.

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Le origini dell’architettura cristiana: gli edifici ad impianto centrico
La varietà dei tipi planimetrici e tipologici è utilizzata per determinare le funzioni che vengono a configurarsi per
esigenze cultuali o simboliche. I battisteri utilizzano un impianto ottagonale.

Battistero Lateranense a Roma

La struttura presenta un’area centrale sorretta da un doppio ordine di colonne libere. Il


deambulatorio, era coperto con una volta a botte. Rappresentò probabilmente uno dei
primi esempi di architettura cristiana a pianta centrale (insieme al Mausoleo di Santa
Costanza e alla rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme). In particolare, come
edificio specificatamente destinato alla celebrazione del battesimo e di forma
ottagonale, libera su tutti i lati[3], fece da modello a innumerevoli costruzioni
successive.

San Lorenzo a Milano

L’impianto di questa chiesa, preceduta da un quadriportico preceduto da un


colonnato, è a doppio involucro. L’area interna quadrata presentava agli angoli 4
pilastri ad L, nei tratti centrali di ogni lato si aprivano delle esedre che formavano un
corridoio. La massa esterna dei volumi si contrapponeva a quella interna rendendo
difficile al leggibilità dell’impianto principale.

Santo Stefano Rotondo a Roma

A pianta circolare, si presenta con un doppio ambulacro realizzato tramite un giro di colonne
architravate e un altro di archi su colonne minori. L’ambulacro esterno era comunicante con 4
cappelle uguali, intervallate da cortili a cielo aperto creando quindi ambienti molto luminosi
contrastati da ambienti bui.

L’Architettura ravennate del VI sec.


In questo periodo le incursioni barbariche in occidente prendono corpo e si instaura il governo di Teodorico che
prende possesso della capitale, Ravenna. Egli instaurò un periodo di pace con la massima tolleranza rispetto alla
chiesa e fu inoltre un costruttore intenso, con una attività originale.

Sant’Apollinare in Classe a Ravenna

La basilica è a tre navate con corpo mediano rialzato e abside poligonale affiancata
da due cappelle absidate presenta una spazialità tipicamente romana. La facciata, è
preceduta da un originariamente era un quadriportico. All'interno della basilica le
pareti sono spoglie, eccetto la zona absidale, ricoperta da mosaici, risalenti a
epoche diverse, questi sono gli elementi che conferiscono il tocco orientale.
L’apparato iconografico partecipa alla smaterializzazione della massa muraria.

Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna

Si tratta di un edificio a tre navate con due diaframmi, attualmente privo di quadriportico e
preceduto da un portico o nartece con una terminazione absidata. Il mosaico dei
Sant’Apollinare Nuovo rappresentava gli ambienti del palazzo di Costantinopoli
dimostrando che questo complesso riprendeva le forme del’ palazzo imperiale e
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contribuisce alla smaterializzazione dell’involucro. Sopra al capitello viene inserito il pulvino per facilitare l’attacco
con l’arco.

San Vitale a Ravenna

La forma della sua pianta è molto articolata, caratterizzata dal tipo a doppio
involucro il nucleo più interno è ottagonale, con dei pilastri che sorreggono le arcate
su cui si imposta il tamburo e la cupola. L’ambiate centrale è unito all’ambulacro
mediante 7 esedre , mentre nell’ottavo lato si apre un presbiterio absidato affiancato
da due cappelle esterne rotonde. Un lungo nartece, non un asse con il presbiterio, si
staglia nella parte opposta dello stesso, offrendo al visitatore prospettive oblique. Il
nartece ha una pianta rettangolare con terminazione absidata. Il tamburo è forato da
8 finestre e 8 nicchie cieche. Non c’è nessuna relazione tra la forma esterna e quella
interna.

L’architettura Giustinianea a Costantinopoli


Con la salita al trono di Costantinopoli di Giustiniano segna l’inizio dell’impero d’Oriente, ma anche l’inizio di una
fervida attività culturale e artistica definita aurea bizantina.

Chiesa dei Santi Sergio e Bacco

La chiesa è costituita da un vano centrale ottagonale coperto da una cupola a


spicchi e attorniata da esedre curve alternativamente e file rette di colonne. Anche
essa ha una struttura a doppio involucro e il nucleo è attorniato da un quadrilatero
irregolare creando un ambulacro che si allarga e si stringe in modo casuale non
allineato con il nucleo centrale. La cupola si innesta direttamente sul perimetro
ottagonale e quindi non conferisce un senso di slancio verticale alla struttura. La
luce che penetra dalle finestre contribuisce a dilatare lo spazio dell’ambulacro
segnando un contrasto netto tra esso e il centro. La copertura è illuminata da
finestre poste alla base della cupola e permette alla luce di alleggerire la struttura.
Le decorazioni però sono di fattura molto pregiata (capitelli a melone).

Chiesa di Santa Sofia

Questa chiesa richiama la Basilica di Massenzio , ma il risultato spaziale


e architettonico dei due edifici è completamente diverso. Il fulcro è un
quadrato centrale sul quale la cupola emisferica, senza cilindro di
imposta e sembra apparentemente sospesa nel vuoto. Contribuiscono
alla dilatazione dello spazio le due semicupole ad est e ad ovest,
l’abside e le esedre ai lati di questa e della parete d’ingresso. All’interno
non si riesce a percepire con precisione l’impianto di base, e neanche
all’esterno. Il sistema costruttivo che sorregge la cupola è formato da 4
gradi archi che collegano 4 pilastri posti negli angoli del quadrato
centrale, che è raccordato al cerchio della cupola tramite pennacchi
sferici. Questo è completato da 4 pilastri secondari ai lati dell’ingresso e
ai lati dell’abside, sui quali si impostano le semicupole, e da 4
contrafforti esterni. La cupola venne distrutta da un terremoto, e
ricostruita: la nuova cupola come la precedente presenta 40 finestrelle
dalle quali ad un’ora precisa del giorno penetra una fascia di luce che
crea l’affetto di “distacco” facendola sembrare sospesa. Per un
36
osservatore potrebbe sembrare che ci siano degli errori compositivi:nelle esedre al pian terreno vi sono 2 colonne
che diventano 6 più piccole al primo piano, nella parte nord e sud si hanno 5 arcate al piano terra e a quello
superiore 7. Questi “errori” contribuiscono a creare l’effetto di leggerzza in modo da non far percepire il sistema
portante.

L’alto medioevo

Città e territorio tra tardo antico e alto medioevo: il declino della città occidentale;
ruralizzazione dei sistemi insediativi e contrazione delle strutture urbane; fenomeni di ‘consumo’ delle strutture
urbanistiche romane nell’occidente europeo; l’affermazione di nuovi modelli urbanistici nell’Europa continentale
e mediterranea.

L’Italia subisce nel 568 l’invasione longobarda, in questi anni il livello del suolo urbano cresce notevolmente per
accumulo di detriti e riporto di terreno vegetale, è un evidente indice di ruralizzazione del territorio. Anche la
riduzione delle aree urbane cinte dalle mura testimonia la la caratteristica delle città alto medievali colpite da un
forte decremento demografico (come a Roma e Bologna). L’occupazione longobarda però puntava a ridisegnare
l’assetto politico per creare un vero e proprio stato. Parallelamente questa azione politica, anche in campo
dell’architettura la committenza longobarda assunse un ruolo significativo.

Battistero di Lomello

Con nicchie estradossate alternativamente e fondo piano o a semicerchio, il battiste rosi


caratterizza per il tamburo ottagonale svettante forato da finestre e nicchie a
coronamento triangolare.

Chiesa di Santa Sofia a Benevento

L’impianto si basa su un quadrato intersecato da due triangoli con vertici


contrapposti; ne deriva una planimetria stellare, che richiede per la copertura volte di
forma diverse. Nel mezzo svetta un tamburo esagonale su un cerchio di colonne alle
quali corrispondono un ulteriore cerchio di pilastri.

Tra il settimo e l’ottavo secolo: architettura della Spagna visigotica e dell’Italia longobarda.
Lo sviluppo dell’attività edilizia nella penisola iberica risulta sostanzialmente unitaria sia per i tipi edilizi sia per i
sistemi statico-costruttivi adottati. Viene distinta in tre periodi: architettura visigotica, architettura asturiana e
architettura mozarabica.

L’architettura chiesastiche del regno visigotico adotta l’impianto basilicale romano-cristiano e l’impianto centrico.
Esempio dell’impianto basilicale è San Juan de Banos (San Giovanni Battista); mentre per gli edifici ad impianto
centrico San Pedro de la Nave.

San Juan de Banos

Suddivisa in tre navate questa basilica presenta importanti innovazioni: l’adozione


dell’arco a ferro di cavallo, si cerca inoltre la massa e la plasticità delle forme e una
corrispondenza tra esterno e interno (caratteri medievali); la massa muraria è
molto ampia.

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San Pedro de la Nave

Questo edificio è fonte di molte sperimentazioni, è a tre navate e nella parte in cui si inserisce il
transetto si genera il fulcro della chiesa che in alzato si riconosce perche è il più alto. Le
decorazioni sono funzionali e vengono definite biblia pauperum poiché illustravano gli
avvenimenti della bibbia che le persone povere non potevano leggere.

Santa Maria de Naranco

Sorta come un edificio di rappresentanza civile e poi


trasformata in chiesa, è costituita da un’aula sopraelevata
coperta da una volta a botte ad anelli e con due logge di
testata introduce il motivo delle arcate a muro.

L’architettura carolingia
Il passaggio effettivo dall’forme paleocristiane e tardo antiche
ai monumenti dell’età carolingia non è ben identificabile, ma
sono stata identificate due correnti architettoniche come : il
modello paleocristiano con la basilica tre navate con arcate
su colonne con copertura lignea e senza transetto; il modello
medievale che conserva le caratteristiche di prima e aggiunge
un grande spessore dei muri, una riduzione della luce e delle
finestre. Si viene a creare un confronto tra Italia e Germania ,
in cui lo sviluppo dei caratteri di questa nuova architettura
sono fortemente influenzati dal potere imperiale. I
protagonisti sono Carlo Magno e Leone III, i quali istituiscono
una nuova alleanza poiché il rafforzamento di entrambi i
poteri può avvenire solo se essi si congiungono in una unione.
Per questo Carlo Magno viene incoronato dal papa la notte di
Natale del 800. Gli strumenti per la riorganizzazione del
potere sono le abbazie, che svolgo un ruolo anche culturale,
e diventano dei poli di potere temporale e spirituale. Vi è
inoltre una propensione artistica di riferimento all’antico
more romano, infatti Carlo Magno si inspira come idea di
stato a quello dell’impero romano (Sacro Romano Impero). Il
ruolo dei monasteri benedettini assume quindi anche un
valore culturale, vi erano le biblioteche e gli scriptoria ed
inoltre ospitavano i luoghi dell’amministrazione imperiale, ne
è un esempio la pergamena trovata nella abbazia di San Gallo.

Abbazia di Fulda

È contraddistinta dal grande transetto fortemente sporgente e da un cortile porticato all’ingresso,


con un esplicito richiamo alla basilica di San Pietro in Vaticano (more romano) per creare a Nord
una forma che richiamasse i principi di purezza e spiritualità di san Pietro. Una importante
innovazione è l’aggiunta di un secondo abside con rispettivo transetto, posto di fronte a quello
principale a rappresentare l’imperatore. L’aggiunta di questo abside oltre a individuare la dualità
dei poteri temporale e spirituale, cambia totalmente il senso di fruizione e di percezione e di
lettura dell’edificio.

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Westwerk

Il Westwerk o anche detto “corpo occidentale” è una nuova forma strutturale che caratterizza le chiese dell’età
carolingia; consiste in un blocco di torri alte circa 3-4 piani che contrappone la sua volumetria al fulcro che si innalza
nella zona presbiteriale per manifestare la dualità del potere di chiesa e impero.

Abbazia di Corvey

Il Westwerk si innalza sopra ad un atrio al pian terreno di forma


quadrata, composto da due piani di logge arcuate ed aperta verso la
navata centrale con un grande arco. La basilica era formata da tre navate
con un coro rettangolare ,utilizzato qui per la prima volta, molto ampio,
circondato da un corridoio a forma di U.

Cappella Palatina ad Aquisgrana

Eretta da Carlo Magno, faceva parte del complesso del palazzo imperiale.
Si inspira alle forme di San Vitale a Ravenna, anch’essa cappella di
palazzo, ed in particolare le due hanno in comune la forma ottagonale,
con una ambulacro esterno circolare e doppia copertura, il diaframma
interno è costituito da 8 lati mentre quello esterno da 16. A differenza di
San Vitale pero la cappella presenta: una muratura molto robusta con
pilastri e muri molto spessi; uno sviluppo in altezza turriforme (4 piani);
punta ad avere una geometria reale senza effetti di immaterialità con uno spazio ben definito e volumi esatti proprio
come nelle forme dell’architettura romano-classica. Importante è la posizione del trono dell’imperatore: tra le
gallerie infatti dal trono era possibile ammirare il mosaico del cristo panthocrator e era posto in corrispondenza
visiva con l’abside. Questo significava che l’imperatore era l’intermediario tra la sfera celeste e quella terrestre
(cristo-imperatore-officiante). Da inizio all’architettura preromanica.

Torhalle di Lorsch

È l’edificio di ingresso del monastero reale di Lorsch. Il portico al piano terra


riprende perfettamente il motivo romano dell’ordine arcuato con una cornice al
posto della trabeazione e presenta un capitello composito scolpito sulla base di
capitelli corinzi antichi. Il piano superiore invece totalmente diverso, è decorato
da lesene sormontate da archi a triangolo acuto.


La rinascita del periodo ottoniano: San Michele ad Hildesheim, San Pantaleone e Santa Maria
in Kapitol a Colonia; San Ciriaco a Gernrode.

La forma architettonica delle grandi chiese ottoniane è fondata su una concezione geometrica dello spazio e si basa
sulla tipica impostazione a crociera regolare, la conformazione risulta sempre chiara e netta e la concezione statico-
costruttiva è semplice. Questo tipo di architettura si sviluppa parallelamente allo sviluppo dell’architettura romanica.

San Ciriaco di Gernrode

Il corpo centrale è composto da tre brevi navate, circondate dal transetto


orientale e il Westwerk, al quale sono affiancate due torri scalari. A questi
elementi tipicamente carolingi si aggiungono varie novità soprattutto
nell'alzato, come l'alternarsi di pilastri e colonne (che sottolineano la singola
campata invece che lo sviluppo longitudinale della navata), le massicce
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murature ispessite, le arcate semicieche all'interno di gallerie sulla navata centrale (simili a un triforio), la geometrica
razionalità; nei capitelli invece si contrappone una fantasiosa inventiva, dove tra le foglie scolpite di uno stile corinzio
stilizzato compaiono delle testine umane: tutti elementi strutturali e decorativi che anticipano l'architettura
romanica.

San Michele ad Hildesheim

Il complesso edilizio mostra una seconda simmetria oltre a quella


assiale longitudinale, vi è una simmetria tra i due transetti. È
composta secondo la matrice di crociera regolare, che determina la
dimensione della navata. La successione alternata (pilastro colonna
colonna) è un motivo tipicamente ottoniano.

Westbau

Santa Gertrude a Nivelles

In stile romanico ottoniano, questo imponente santuario si distingue per il suo piano bicefalo composto da due
transetti e due cori opposti. L'avancorpo occidentale (o " westbau ") include un'abside, 2 cappelle-tribune, una vasta
sala ( detta "sala imperiale"), un campanile ottagonale e 2 torrette d'angolo.

Basiliche dai cori contrapposti: le cattedrali di Spira, Worms e Magonza, il convento di S. Maria a
Laach.

Il grandi cattedrali renane, tra cui la cattedrale di Spira, di Magonza e di Worms e l’abbazia di Santa Maria a Laach,
mantengono la pianta a cori contrapposti con l’entrata posta lateralmente , con una conseguente accettazione della
visione frammentata e parziale dell’interno.

Cattedrale di Spira

Cattedrale di Spira traccia un edificio di enormi dimensioni: Il


primo grande impianto si distingue per la presenza di tre navate
su pilastri, transetto sporgente, abside fiancheggiata da due
torri, scansione delle pareti della navata centrale con altissime
semicolonne che sembrano quasi sorreggere il soffitto (all’epoca
piano, senza volte). La navata era composta da 12 arcate singole
su pilastri, inserite sopra semicolonne addossate ed alte fino ad
includere le finestre (motivo ispirato alla basilica di Treviri), è
stata rifatta nelle intelaiature con l’aggiunta di un risalto ogni
due pilastri, ricavando così un sistema alternato di sostegni
principali e secondari, quindi la serie dei pilastri principali diventa l’ossatura primaria, preparata a ricevere i
contrarchi. In questo modo l’interno della cattedrale, dominato dalla grande navata, appare marcato delle altissime
arcate (vero ordine colossale posto ad assicurare l’unità figurale dell’impianto). In questo monumento da una pianta
semplice e compatta si innalza nello spazio un complesso architettonico variato e mosso, in cui lo slancio verticale
delle quattro torri risalta sulle masse orizzontali della navata, e dove il blocco costituito dal transetto e dal coro, con
torri e tiburio si contrappone a quello del corpo occidentale, dotato di altre due torri e di un secondo tiburio.

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Cattedrale di Magonza

E’ un altro celebre esempio di arte romanica ed è di stile


“romanico renano”, presenta due torri cilindriche nel
massiccio orientale e l’architettura dell’interno è molto
simile a quella di Spira , ma ne vanifica il motivo poiché le
arcate interne sono cieche. L’esterno invece presenta una
costruzione assai massiccia, realizzata in arenaria rossa ed
è caratterizzata da ben sei torri, quattro torri scalarie
(contenenti scale per salire ai piani più alti) cilindriche, che
si trovano lateralmente al corpo longitudinale, mentre le
altre due sono di forma ottogonale ed una si trova sulla
crociera, laddove il transetto incontra la navata centrale.

Abbazia di Santa Maria a Laach

Presenta un interno semplice, per cui l’attenzione è


spostata sull’esterno, per il quale la volumetria
perfettamente articolata fornisce un esempio perfetto di
chiesa romanico-germanica. Presenta un transetto
anteriore che include il massiccio occidentale, con due torri
circolari ai lati, una torre che emerge dalla crociera con
torri innestate fra il coro e le ali del transetto.

Cattedrale di Worms

La cattedrale di Worms è la più tarda fra le cattedrali renane ed è un bellissimo ed


omogeneo esempio di tardo romanico tedesco, ma nonostante ciò mantiene
anche essa l’impianto a doppio coro. È a pianta basilicale, con tre navate con
campate scandite dall'alternarsi, lungo la navata, di pilastri semplici e pilastri più
complessi, che hanno semicolonne e lesene come a Spira e Magonza. Negli
esterni la parte orientale presenta due torri cilindriche, mentre la parte
occidentale è composta da due prismi ottagonali chiusi tra due campanili
cilindrici.

L'esperienza francese

I centri di elaborazione dell’arte e dell’architettura romaica, sono molto numerosi e attivi soprattutto in Francia, che
appare la più ricca di sedi produttive.

Abbazia di Cluny II

Prima grande importante opera dopo la primitiva chiesa


di medie dimensioni (Cluny I), fu ricostruita come Cluny
II. Composta da 3 navate , il transetto è molto basso e
sporgente, vi è una torre sulla crociera con un grande
coro absidato coperto con una volta a botte.
L’innovazione è data da due vani rettangolari che
fiancheggiano il coro creando il “coro a gradoni”, il tutto
è preceduto da un atrio porticato.

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L’architettura romanica in Europa
Con radicale differenza rispetto ad altri periodi della storia dell'arte, il Romanico non nacque dalla crisi di uno stile
precedente. L'orizzonte in cui si collocò la sua affermazione era certo segnato da una crisi profonda, ma non
originata dall'esaurirsi e dal logoramento di una linea stilistica. Sono piuttosto le componenti storico-sociali di tale
situazione a risultare decisive: il disfacimento dell'impero carolingio e del suo effimero sistema di governo, con la
conseguente formazione della società feudale. A tale periodo, che precedette e preparò la comparsa del Romanico,
corrispose una fase critica in cui l'arte del costruire appariva nell'intera Europa drasticamente ridotta. La nascita del
nuovo stile si configurò quindi, in primo luogo, come un fenomeno di ripresa edilizia su larga scala. Tale ripresa si
verificò in un periodo sincronico, privilegiando quelle regioni che erano state toccate soltanto in un secondo tempo,
e talvolta in modo marginale, dal dominio carolingio, come la Catalogna, l'Italia lombarda, la Sassonia. Per la sua
stessa genesi, dunque, il R. fu un fenomeno tendente al particolarismo, alla policentricità, seguendo lo sviluppo e il
declino, talvolta rapidissimo, dei suoi centri diffusori.

Le vie regionali del romanico in Francia e Inghilterra: Borgogna; Provenza; Poitou;


Perigord; Alvernia; Normandia; Inghilterra.

Borgogna

La Borgogna è la sede di un grande centro di vita religiosa (cistercensi), che segna lo sviluppo di una effervescente
attività edilizia, della quale vengono fissate le regole generali di esecuzione e progettazione: l’architettura doveva
essere austera, con forme semplici, con il divieto di costruire torri campanarie, e di decorare gli interni con dipinti
ecc.. L’obbiettivo era quello di creare una navata coperta da una volta a botte a sesto acuto che conferisca un senso
di lunghezza scandito da pilastri e archi. Inoltre fondamentale è la presenza del chiostro.

Poitou

L’intera regione adotta il tipo di chiesa a sala, impostata su tre navate con pilastri a tutta
altezza,volte a botte sulla navata principale con anelli mentre nelle navate secondarie volte a
crociera, con una torre quadrata impostata sulla crociera. Ne è un esempio la cattedrale di
Notre-Dame-la-Grande con grandi arcate che segnano la struttura dei fianchi e la facciata
che inaugura il tipo a tre portali.

Perigord

Le costruzioni più rappresentative della regione sono la cattedrale di Saint-Pierre


di Angouleme che è composta da una navata centrale coperta da 3 calotte e una
cupola con tamburo e finestre sulla crociera, con un abside circondato da
cappelle radiali e di torri all’estremità del transetto. Singolare è anche l’impianto
di Saint- Front di Perigeux che replica lo stesso schema di San Marco a Venezia,
ma questa imitazione è limitata solo alla volumetria, identificandosi come una
riproduzione sommaria.

Alvernia

Questa area presenta una produzione architettonica con caratteri molto precisi: il
modello a dotato è quello della chiesa su navate, con la navata principale coperta a
botte con matronei, coro con cappelle radiali, transetto con cappelle orientate. Vi è un
massiccio centrale nella zona mediana del transetto affiancata da una torre ottagonale.
La crociera è divisa dalle zone adiacenti tramite dei muri. Ne è un esempio Notre-Dame-
du-Port a Clermont- Ferrand.

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Provenza

Per quanto riguarda questa area il problema principale è quello di strutturare le facciate principali e i fronti di
ingresso, per questo si rifanno alle architetture romano-classiche degli antichi monumenti.

Normandia

In questa zona viene ripreso il tipo di basilica a tetto tradizionale senza troppe
modifiche. Notre-Dame a Jumièges in cui la navata regola la partitura generale
dell’interno sviluppato su tre piani, ed è cadenzata dall’alternarsi di due archi ed
una colonna con pilastri con semicolonne addossate, che si innalzano fino alla
quota del tetto. Sopra vi è la galleria segnata da trifore. Ha una copertura a
tetto e presenta un massiccio occidentale. Saint Trinité a Caen e Saint Etienne
a Caen mostrano entrambe delle volte esapertite costolonate la prima presenta
pilastri a tutta altezza articolata in modo organico, la seconda adotta una
partitura diversa della nave.

Inghilterra

Si sviluppa in questa area una maturazione unitaria delle esperienze francesi con
l’unione dell’abilità costruttiva inglese, questo è rappresentato dalla cattedrale di
Durham viene realizzata la prima volta a crociera su costoloni sulle navate laterali del
coro. Nel coro specialmente le colte costolonate creano archi ad ogiva e diagonali a
sesto acuto dando un a prima impronta a quello che sarà poi il gotico. Le chiese inglesi
rispetto a quelle francesi sono di dimensioni molto maggiori con il corpo delle navate
molto allungato e il transetto molto sporgente .

Le chiese sulla via di Pellegrinaggio a Santiago de Compostela


Nascono le cosiddette chiese di pellegrinaggio, sedi di santuari posizionati lungo le strade dette strade di preghiera.
L’elaborazione di questo nuovo tipo di edilizia spetta alla Francia centrale ed è caratterizzato da un coro deambulato,
la nave cieca,la deformazione del transetto a formare un corpo trasversale su tre navi analogo al corpo
longitudinale. Sainte-Foy a Conques è la riduzione semplificata di questo schema ottenuta accorciando il corpo
centrale e il transetto, l’interno è diviso in due piani arcate e gallerie. Anche Saint-Senin a Tolosa tende a dare come
massima dimensione al complesso quella delle lunghezza, le 5 navi infatti presentano vista prospettica mo0lto
accentuata quasi a prolungarsi verso un orizzonte infinito, inoltre la luce che proviene ai laterali lascia in ombra la
navata centrale , che riceve la luce dalla parete di facciata sotto forma di bagliori i luce. Santiago de Compostela
riprende il tipo e le risoluzioni di Saint-Senin con poche varianti: tre navate, transetto allungato, pilastri con
semicolonne.

Crisi dell’Ordine Benedettino: l'architettura cluniacense


E’ importante Cluny perché è un’architettura che si
pone come cerniera tra quelli che sono i caratteri
distintivi dell’architettura romanica rispetto a quelli che
saranno i caratteri peculiari dell’architettura gotica, nel
senso che compariranno (ancora prima che
nell’architettura cistercense) degli elementi
architettonici che al momento rimangono puramente
estetici, ma che nell’architettura gotica assumeranno
un carattere strutturale importante (come la presenza
dell’arco spezzato, che non ha i caratteri statici
dell’architettura gotica e del suo arco a tutto sesto, in
quanto funziona ancora come un arco a tutto sesto).
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Cluny III: Il corpo longitudinale, suddiviso in 13 campate, aveva 5 navate; tra i 2 transetti di diversa ampiezza,
sormontati da 4 campanili impostati su cupole, erano comprese 2 campate di coro a 5 navate e, al di là del piccolo
transetto, il coro proseguiva con una campata a 3 navate, seguita da un deambulatorio più stretto con 5 cappelle
radiali. Sia in pianta che in alzato ci sono elementi che anticipano il gotico; le caratteristiche architettoniche sono la
navata allungata con navate laterali, il transetto sporgente stretto e più basso della navata; il coro sviluppato a
gradoni (origine mozarabica); le absidiole a forma di ferro di cavallo e la presenza di corridoi laterali. In alzato si nota
la presenza del campanile che si colloca nel vano di crociera, e un vano rettangolare che introduce al coro.
L’originalità di questo edificio è data dal fatto di tendere ad aumentare in modo ancora più accentuato l’altezza della
navata rispetto alla larghezza (1:3); dall’utilizzo dell’arco a sesto acuto e dall’introduzione di un nuovo sistema di
luce, ogni parte della chiesa viene infatti illuminata da luce diretta, ma di varia intensità. Notre-Dame di Paray-le-
Monial riprende l’impianto di Cluny III e anche la Cattedrale di Saint-Lazare di Autun.

Gli orientamenti religiosi e filosofici di Bernardo di Chiaravalle e la


prima architettura romanica cistercense e la sua diffusione
L’architettura Cistercense è un'architettura tipica delle costruzioni dell’ordine monastico dei cistercensi, fondato nel
Cîteaux, in Francia, da un gruppo di monaci benedettini; nata e sviluppatasi all’interno del romanico borgognone, se
ne differenzia per alcune caratteristiche peculiari, e per l’introduzione precoce di alcuni elementi che conobbero
grande sviluppo nel periodo gotico. I principi della nuova architettura religiosa furono stabiliti da Bernardo di
Chiaravalle, che nel 1115 fondava a Clairvaux (Chiaravalle, in italiano) una nuova abbazia figlia di Cîteaux. Bernardo
enunciò per la prima volta alcune regole base del fare architettonico cistercense, che possono essere così
sintetizzate: rigettata ogni decorazione dipinta o scolpita, bandito anche l’uso delle vetrate variopinte, le abbazie
dovevano rispecchiare la sobria severità della regola benedettina sia nella struttura degli edifici sia nella
collocazione, che doveva essere posta in luoghi isolati, sottolineando inoltre la chiusura al mondo terreno attraverso
la costruzione di alte mura di cinta tutt’attorno al complesso. L’interno della chiesa doveva essere rigorosamente
spoglio, privo di ornamenti, affreschi o arredi preziosi, in quanto tutto ciò poteva rappresentare una distrazione dalla
preghiera e dalla contemplazione divina. Tra gli esempi più rappresentativi dell’architettura cistercense spicca la
chiesa abbaziale di Fontanay, in Francia; il modello di Clairvaux fu applicato comunque nella costruzione di tutte le
abbazie dell'ordine in Europa, con alcune varianti locali. In Italia ricordiamo quella di Fossanova: ha pianta
cruciforme; il braccio longitudinale, che si sviluppa secondo un asse mediano ed è diviso in tre navate, è attraversato
perpendicolarmente dal transetto. La lunghezza della navata centrale è scandita nella prima parte da sette campate
rettangolari, termina nel presbiterio e nell'abside che formano un unico corpo rettangolare. Il sistema dei sostegni è
formato da massicci pilastri rettangolari. Dal centro del transetto si erge il tiburio a pianta ottagonale, elevato di due
piani e sormontato dalla lanterna, che sostituiva il campanile. Anche l'abbazia di Casamari è uno dei più importanti
monasteri italiani di architettura cistercense: L'aula capitolare è un ambiente formato da nove campate e da quattro
pilastri ed è usata per le riunioni. Dal chiostro si accede alla chiesa che è a pianta basilicale a tre navate.

Fossanova Casamari

Architetture dell’età romanica in Italia: L’area padana; Venezia; La Toscana: Pisa Firenze;
Roma; l’Italia del sud.

Un preciso carattere distingue la produzione architettonica in Italia, da quella degli altri paesi europei. Essa
costituisce una terra di confine, e ricopre un ruolo di filtro per la selezione di diverse influenze mediterranee. L’area
padana mediante rapporti di scambio continuo con l’Europa del nord costituisce parte integrante della cultura
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romanica; le regioni centrali rimaste periferiche non essendo a stretto contatto con gli influssi europei sviluppano
nuove correnti specialmente la Toscana; infine il mezzogiorno e la Sicilia sono aree estranee alla cultura romanica.

Area Padana
Sant’Abbondio di Como

La sua architettura si rifà molto a quella antica di Roma (more romano). La basilica è
composta da 5 navate con due tipi di pilastri di diverso spessore per la navata
principale e quelle laterali. Il coro termina con una parte absidata (influenze francesi)
e la copertura è composta da delle campate a crociera. La basilica è piuttosto corta e
presenta delle influenze germaniche nella presenza di capitelli cubici. Non c’è più la
presenza del transetto e vi è un ricordo del massiccio occidentale tramite le torri
campanarie. La facciata è a capanna decorata con elementi murari come paraste,
sorrette da colonne nella parte inferiore. La qualità plastica dell’involucro murario è
un elemento molto importante. Il portale è l’elemento più decorato ed è
fondamentale dal punto di vista funzionale e simbolico, esso rappresenta la porta
paradisi poiché il luogo a cui il fedele aveva accesso era glorificato dalla grazia divina,
e dal punto di vista funzionale le decorazioni hanno il ruolo di comunicazione per i
fedeli e il popolo illetterato.

Basilica di Sant’Ambrogio a Milano

Nasce come una abbazia, e successivamente viene trasformata in


basilica. È preceduto da un quadriportico, con archi su pilastri e
volte a crociera quadrate, conferendo allo spazio una scansione
modulare. La basilica è composta da 3 navate la navata principale è
composta da 4 campate che corrispondo ad 8 nelle navate laterali.
La navata centrale riprende i tipo delle chiese del pellegrinaggio e
presenta un impianto a “nave cieca”, ma modificata profondamente
nelle proporzioni seguendo una conformazione bassa e non
slanciata come in quelle francesi. La facciata principale si articola in
due piani, con delle logge; la facciata è la fonte di luce principale e
diretta che illumina l’interno. La decorazione interna è bicroma, in
questo modo vengono risaltati gli elementi strutturali dal resto.
L’esterno segue l’influenza germanica di denunciare i volumi esterni
rendendoli ben visibili. Anche qui la decorazione ha un ruolo
funzionale.

San Michele a Pavia

L’edificio è dimensionalmente contenuto,


presenta 3 navate, con un’alternanza di
sistemi portanti di dimensioni più piccole e più
grandi in cui la copertura è costituita da volte
a crociera rettangolari. I pilasti sono composti
dall’unione di 4 semicolonne attorno ad esso.
Riprende la tipologia ambrosiana nella navata
ma cambia la soluzione della nave cieca,
rialzando i muri della navata sopra il livello
delle gallerie per aprirvi alcune finestre. La terminazione con un transetto e un tiburio ottagonale precedono un coro
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con terminazione absidata che si erge sopra la cripta. La facciata a capanna nasconde la vera forma della chiesa, è
tripartita scandita da delle paraste composite con una sottile sei colonna. Il portale ha anche qui un ruolo funzionale
di biblia pauperum.

Duomo di Parma

Esternamente è in stile romanico, con la facciata a capanna armoniosa e


composta da 3 parti, con il partito centrale sottolineato dal portico e dalla loggia
La parte inferiore è liscia, priva di decorazioni; qui si aprono i tre portali: i due
laterali più piccoli, quello centrale più grande, Il portale centrale, a differenza
degli altri due è formata da un arco a tutto sesto, poggiante su due colonne
corinzie ognuna delle quali a sua volta e retta da un leone stiloforo sopra una
loggia con volta a botte, la copertura è sorretta da una colonnina corinzia per
lato. Nella parte superiore della facciata, si aprono due logge, disposte su livelli
differenti. La loggia inferiore, è costituita da quattro trifore con archetti
poggianti su colonnine. La loggia superiore ha il medesimo schema di quella
inferiore, ma è meno alta. Al centro si apre una grande monofora con arco a tutto sesto, che dà luce all'interno. La
terza loggia segue l'andamento dei due spioventi del tetto ed è costituita da monofore sorrette anch'esse da
colonnine.

Duomo di Modena

L’organismo, costruito da Lanfranco, è semplice su pianta rettangolare con tre


absidi finali senza transetto e articolato con la presenza di pilastri alternati a
colonne, con una grande cripta e una nuovo tipo di facciata definita a salienti
che riflettono la forma interna delle navate, con tetti spioventi ad altezze
diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture. Il centro
è dominato dal portale maggiore due leoni stilofori che reggono i due piani
con un'edicola dalla volta a botte. I portali sono decorati da quattro celebri
pannelli con le Storie della Genesi di Wiligelmo.

Duomo di Piacenza

La facciata verticalmente è tripartita da due pilastri, internamente presenta una struttura di


altissimi piloni cilindrici e si evidenzia nella pianta il problema di innestare il transetto a 3 navi
a tutta altezza , che è dissimmetrico rispetto al tiburio ottagono.

Venezia
San Marco a Venezia

Prende come esempio la basilica di Santi


Apostoli a Costantinopoli come nell’architettura
bizantina la volumetria interna ed esterne non
combaciano anche qui l’interno non ha una
diretta trasposizione con l’esterno. L’interno
sembra privo di limiti materici e fisici, con un
forte richiamo alle decorazioni interne
bizantine, che con l’oro e le decorazioni
smaterializzano le strutture, e creando uno
spazio dilatato tramite i diaframmi. La pianta è
a croce greca a tre navate, con enormi pilastri quadrati intervallati da colonnati. L’edificio è caratterizzato da un
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copertura particolare, 4 cupole in croce fra di loro e una centrale che funge da fulcro, le cupole sulla navata
principale sono più grandi per la proporzione dell’edificio. All’esterno il concetto di smaterializzazione decade e la
facciata presenta una struttura molto plastica, con 5 grandi portali a tutto sesto di ampiezze diseguali decorati con
colonne sovrapposte, i portali in oro di origine bizantina.

La Toscana
A confronto con quella lombarda l’architettura romaica toscana si distingue nettamente per la concezione di ciò che
si costruisce e per le differenza di gusto e linguaggio adottati.

Battistero di San Giovanni a Firenze

L’edificio su pianta ottagona presenta un rivestimento marmoreo


esterno diviso in 3 ordini sovrapposti (basamento piano
intermedio e attico); l’interno è coperto da una cupola , con un
richiamo alla architettura romano-classica. L’esterno è decorato
con figure geometriche create con l’alternarsi di marmo bianco e
verde. Le 4 porte poste ai 4 punti cardinali sono state fatte da
illustri artisti.

Chiesa di San Minato in Monte

È una basilica a tre navate senza transetto,


simile al duomo di Modena, ogni tre archi su
colonne vi è unn pilastro composto che
sostiene un arcone trasversale, la
terminazione è data da un catino absidale. La
facciata è disomogenea poiché le singole
parti non costituiscono una unità con una
mancanza di rispondenza tra l’ordine superiore e quelli inferiori; archi ciechi inquadrano tarsia bicrome e
geometriche. L’edifico è interamente caratterizzato da un rigore geometrico assoluto.

Pisa
L’arte cosiddetta pisana si differenzia ulteriormente da quella toscana.

Cattedrale di Pisa

Esa deve la sua posizione grazie ai rapporti di spazi e


volumi con gli altri edifici che vi sono attorno: il
battistero e il campanile. Composta da una struttura a
5 navate con un transetto a 2 navate, esso assume
propriamente l’aspetto di due corpi esterni affiancati
al corpo centrale, non vi è un incrocio ne una
reciproca confluenza spaziale, ma c’è una netta
separazione la navate e le due braccia. La navata
principale non risulta omogenea ed è scandita
dall’alternanza di pilastri e colonne. Ma la vera
innovazione di questo impianto è la decorazione della
facciata e dei fronti laterali definita facciata trasparente, ossia il posizionamento di una serie ininterrotta di doppie
arcate cieche su pilastri o semicolonne. Per questo motivo questi edifici sono studiati per esse osservato da una
posizione d’angolo. La cupola innestata su una pianta ovale.
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Battistero di Pisa

Formato da un grande volume cilindrico (non ottagonale) coperto da una cupola


conica è situato in asse con il duomo ripete sopra la superficie esterna nelle forme e
nelle dimensioni la partitura esterna del duomo istituendo così una rispondenza
precisa tra i due monumenti. La cupola conica è schermata in parte da una
sovrastruttura forma di cupola.

Campanile di Pisa

Iniziati i lavori per la sua costruzione vengono interrotti da un cedimento del terreno, e
verranno ripresi solo in seguito. Le decorazioni esterne sono le stesse adottate anche
nel duomo , il basamento con archi ciechi e logge arcuate e traforate ne 6 piani
superiori, che conferiscono anche a questo edificio un effetto chiaroscurale notevole.
In corso d’opera venne attuata una modifica alla pendenza della torre per assicurarne
la stabilità.

Roma
Santa Maria in Trastevere

La forma della facciata è molto particolare, è presente un timpano a sguscio al di


sotto del tetto, che era destinato ad un decorazione. In questo periodo a Roma
fioriscono le torri campanarie che sono articolate in piani divisi da cornici o
archetti. Il presbiterio è un transetto che non eccede all’esterno coronato da un
gran de catino absidale. Il riferimento specifico a cui si inspira è Santa Maria
maggiore.

Basilica di San Clemente a Roma

Presenta un misto tra il gusto romanico e influssi ottoniani. La navata è modulata da pilastri che si intervallano a
colonne con un pavimento a tarsie colorate.

Basilica di Santa Maria in Cosmedin a Roma

Viene eliminato l’apparto decorativo. C’è una scansione ritmica della navata tramite l’alternanza tra pilastri e
colonne. Il pavimento è originale è viene definito cosmadin ed ha un’origine antica ed era molto sviluppato negli
edifici romani.

Complasso abbaziale di Monteccassino

Opera dell’abate Desiderio, il complesso del


quale non ci è sopraggiunto nulla, è
composto da 3 navate, con un enorme coro
anteposto all’altare, un transetto e una
terminazione triabsidata. Questo complesso
influenzerà la costruzione di molte altre
abbazie come Sant’Angelo in Fornis a
Capua, che è considerata la replica in
piccolo del complesso cassinese.

48
L’Italia del sud

San Nicola di Bari

Organismo a 3 navate con archi su colonne, presenta un transetto ampio e


profondo, absidi celate dal muro esterno, tetto sulla navata centrale e volte su
quelle laterali. La facciata è contornata da due torri ed è scandita in 3 registri ed è
influenzata dalla corrente lombarda. La pianta è divisa in 3 zone fondamentali:
ingresso, centro e presbiterio con il transetto.

Duomo di Bari

La facciata è tripartita ed è a salienti e presenta al centro


un rosone che illumina l’interno della navata centrale. Il
diaframma interno è composto da una parte articolata in
gallerie, che non hanno alcuno scopo funzionale ma sono
puramente decorative; sopra di esso si aprono delle
finestre che illuminano la navata. Il presbiterio è a pianta
quadrata con una cupola ottagonale a spicchi.

Cattedrale di Bitonto

La facciata secondo influenze settentrionali è tripartita realizzata tramite


paraste. Ciascuna delle tre parti è dotata di un portale. Quello centrale,
riccamente scolpito, presenta un doppio archivolto, ornato con figure animali
e vegetali, su cui si erge un sovrarco, riccamente scolpito con foglie. I restanti
due portali sono più piccoli di quello centrale ma presentano entrambe stipiti
ed architrave scolpiti e lunetta ad arco falcato. Il tutto è a sua volta sostenuto
da colonne, terminanti con capitello corinzio, poggianti su due leoni in pietra di
dimensioni reali. Nella parte laterale è composta da una serie di portali
sormontati da un registro di bifore, che ci indicano che l’edificio va osservato
con una vista ad angolo per apprezzare completamente la sua architettura. Ritorna inoltre il tema degli archi ciechi
posti sul transetto e in facciata.

Catterdale di Trani

l’edificio è strettamente legato all’ambiente circostante, infatti è strutturato per essere


visto dal mare. La chiesa poggia su una enorme cripta a sala voltata. La facciata è rialzata e
si accede alla chiesa tramite delle scale laterali per preservarla dalle onde del mare; è
divisa in 3 fasce: il basamento composto da archi ciechi, il livello superiore con 3 bucature
con quella centrale decorata con colonne e la parte finale con il rosone. Accanto alla
chiesa si erge una torre che si imposta su un arcone e permette quindi il passaggio.

Cattedrale di Troia

Presenta delle caratteristiche diverse rispetto alla altre cattedrali di questa zona: dal
punto di vista architettonico, la facciata è divisa da un cornicione che distingue la parte
superiore, più leggera e dai tratti più lievi, dalla parte inferiore, compatta, ravvivata dalla
presenza di archi ciechi e semicolonne. La parte superiore della facciata è caratterizzata da
un tetto a doppio spiovente ed è sorretto da due ampi contrafforti. Ma ciò che caratterizza
la facciata e ne determina la peculiarità è il gioco di parti architettoniche e scultoree, che

49
formano un'armonia particolare. Particolare interesse merita il rosone, unico nel suo genere, che colpisce
l'osservatore per la sua indiscussa bellezza. Nella parte bassa della facciata sono presenti gli archi ciechi all’interno
dei quali vi sono decorazioni circolari e quadrate.

Cattedrale di Cefalù

L’edificio visto nel contesto urbano si presenta molto


imponente e per questo motivo deve rappresentare la
potenza e la ricchezza della corona: è stato infatti
commissionato da Ruggero I. presenta due torri in
facciata a simboleggiare l’idea di difesa del complesso,
il corpo longitudinale è composto da 3 navate, con un
transetto e una terminazione triabsidata. Per
enfatizzare il fulcro della chiesa non si è scelto di
posizionare una cupola ma di accentuare l’altezza del
coro e del transetto rispetto alla loro larghezza (1:4).
Le fronti esterne sviluppano una forte partitura tramite
la presenza di paraste a tutta altezza, una serie
continua di finestre e finiti loggiati ad archi intrecciati
collocati sulla sommità. L’interno è austero e rigoroso
con navate poco decorate.

Cattedrale di Monreale

Anche questo complesso presenta delle misure


sproporzionato rispetto al tessuto urbano della città. La
basilica è composta da 3 navate, con un nartece
posizionato fra le due torri, l’accesso alle navate laterali
avviene tramite il portico. Il presbiterio è impostato su
un spazio quadrato con una terminazione triabsidata.
L’altezza del complesso è omogenea alla navata
principale. Nella parte superiore della facciata,
terminante con un basso timpano triangolare, si apre
una monofora ogivale incorniciata da una decorazione
ad archetti ciechi intrecciati fra di loro. Il chiostro è
composto da logge che si affacciano su un giardino, gli
archi sono sostenuti da colonne binate, di ornamentazioni alterne, talune intagliate ad arabeschi ed altri con intarsi a
mosaico. I capitelli sono istoriati con scene bibliche.

Cattedrale di Palermo

L’impianto della cattedrale è a croce latina con 3


navate e grande presbiteri, con coro e due torri.
La cattedrale è frutto di numerose influenze:
utilizzo di archi ciechi strombati (nord Europa). La
parte absidale è molto decorata e la decorazione
è aniconica e non figurativa sotto l’influenza
araba. I pilastri tetrastili a sostegno delle navate
sono composti da 4 fusti di colonne ciascuno.

50
Il Gotico
Origine e limiti del concetto di gotico: Definizioni, concezioni spaziali e sistemi strutturali
La trasformazione della chiesa romanica nella chiesa gotica prevede un sviluppo
in cui l’intera massa muraria della chiesa romanica si trasforma e si basa sul
definire una struttura che si liberi delle parti superflue e tende a conformarsi
come la raffigurazione del sistema statico necessario: “sistema scheletro”. La
nascita ufficiale dello stile viene identificata in architettura, con la costruzione del
coro dell'Abbazia di Saint-Denis a Parigi, consacrata nel 1144. Riedificata da Suger
è proprio il coro a presentare il primo grande esempio di gotico. I sostegni esili
per facilitare il passaggio dei fedeli e le volte a crociera costolonate a sesto
conferiscono la prima immagine del sistema scheletro. Dall'Île-de-France le novità
si diffusero con modi e tempi diversi in tutta Europa diversificandosi ed
adattandosi ad un grande numero di committenze e scopi diversi. Il termine
"gotico", propriamente "dei goti venne usato per la prima volta per indicare
questo stile artistico e architettonico come sinonimo di nordico, barbarico,
capriccioso, contrapposto alla ripresa del linguaggio classico greco-romano del
Rinascimento. La perdita della connotazione negativa del termine risale alla
seconda metà del Settecento quando si ebbe una rivalutazione di questo periodo
della storia dell'arte, che si tradusse anche in un vero e proprio revival (il
Neogotico), che attecchì gradualmente anche in Francia, in Italia e parte dei paesi
anglo-sassoni.

Architettura proto-gotica nell'Ile-de-France


Notre-Dame di Parigi

Notre-Dame di Parigi è una


delle cattedrali gotiche più
famose al mondo. E' anche
una delle più antiche,
essendo realizzata nel primo
stile gotico. La pianta
dell’edificio composta da 5
navate è caratterizzata dalla
presenza di doppie navate
secondarie, che proseguono
anche ne doppio ambulacro
riprendendo il modello di
Saint-Denis; il transetto non
sporge ma rimane a filo con
le navate ed è privo di torri: da queste scelte risulta una volumetria molto compatta. L’alzato a quattro piani
presenta la particolarità della aperture tonde. Le volte della navata maggiore son esaprtite e i sostegni principali
sono tutti uguali. Vengono utilizzati gli archi rampanti a vista che giustifica l’alternanza dei sostegni nelle navate
laterali, e che insieme agli altri elementi permette un ridotto spessore degli elementi portanti. La facciata è
organizzata secondo ricorsi orizzontali, Il tema della parete piatta viene ripreso anche nella facciata. Le torri sono
collocate su navate laterali doppie, quindi sono molto larghe e stabili.

51
Notre-Dame di Noyon

La pianta della chiesa è cruciforme e l’alzato è composto da 4


piani; il transetto presenta una terminazione semicircolare con
l’assenza di un ambulacro permette di realizzare un alzato
murario molto ridotto con una conseguente accentuazione della
verticalità. La navata riprende il partito architettonico del coro
ma con importanti variazioni nella tecnica costruttiva e
nell’alternanza dei sostegni. La facciata preceduta da un portico
è tripartita in orizzontale e in verticale ma la parte centrale è
costretta tra le due torri; alle sue spalle si eleva un corpo
occidentale che ricopre una campata che assuem quasi l’aspetto
di un transetto.

Notre-Dame di Laon

L’impianto è molto complesso per via del transetto molto


grande, su entrambi i bracci si innesta una cappella. La
caratteristica dell’esterno è la presenza di sette torri delle
quali due all’estremità del transetto non sono state portate
a termine. L’interno è composto da 4 piani con volte
esapartite e l’alternanza dei sostegni è presente solo al di
sopra delle colonne della navata, e a seconda del fatto che i
sostegni siano principali o meno dalle colonne della navata si
elevano 5 o 3 colonnette. Molto chiara è anche la
successione della aperture : nella navata principale vi sono
aperture ad un arco sopra una bifora e ancora sopra un
trifora e al piano delle finestre una unica apertura, dalla
quale entra un luce abbondante. La facciata ha uno schema
di base che vuole essere dinamico, interrompendo le
volumetrie tramite l’arretramento o l’avanzamento delle
superfici creando dei giochi chiaroscurali molto accentuati
(portici, rosone).

Notre-Dame di Souissons

La costruzione dell'intera nuova cattedrale inizia proprio dal transetto destro nel
1176. Viene alzato su quattro piani in stile gotico primitivo e terminante con
un'abside rotonda. Per le sue proporzioni e forme viene considerato un capolavoro
del Primo Gotico. In seguito si procede con la costruzione del vasto e luminoso coro,
cinto da deambulatorio dove si aprono cinque cappelle radiali. Si sviluppa la
conoscenza e potenza degli archi rampanti, queste agili strutture che davano un
forte sostegno ai pilastri laterali e quindi alle volte, così gli edifici salivano più in
altezza senza dover poggiare su massicce murature che, anzi, potevano dar spazio ad
ampie superfici vetrate. È diviso in tre navate da pilastri cilindrici, con transetto,
profondo coro a deambulatorio a cappelle radiali. Il triforio corre sopra le arcate
della navata e coro, ed è sormontato da grandi finestre gemine. Il transetto destro
termina ad emiciclo con deambulatorio e tribune, quello destro è chiuso da una
grandiosa parete traforata con vetrate. a facciata, ispirata a quella di Notre-Dame di
Parigi, ma la seconda torre non verrà mai costruita.

52
Il gotico maturo
l’interesse dei costruttori verso gli archi rampanti, che erano un formidabile strumento tecnico-struttrale, è
testimoniato dal rapido sviluppo del suo utilizzo. Altrettanto significative sono le modifiche al vano della navata,
infatti grazie all’arco rampate è possibile accrescerne l’altezza senza ricorrere all’utilizzo di strutture nelle navate
laterali, con lo scopo di semplificare l’alzato interno.

Cattedrale di Bourges

La pianta ripete quella di Notre-Dame di Parigi,


con 5 navate e coro a duplice ambulacro, a
Parigi però il transetto rimane in linea cin le
navate laterali, mentre qui manca del tutto.
Lungo tutta la navata le volte sono esapartite.
L’assenza del transetto permette di configurare
doppie navate laterali come due corpi addossati
alla navata centrale, formando un volume
esterno fortemente unitario e compatto
trovando una corrispondenza diretta tra interno
ed esterno ed è questa la grande innovazione apportata da Bourges. Si è potuto elevare,
attraverso l’eliminazione delle gallerie, arcate altissime nella navata centrale. Le navate laterali
se elevano invece su 3 piani (arcate, trionfi e finestre).

Cattedrale di Chartres

La pianta si è dovuta
adeguare alle costruzioni
esistenti, per cui: il corpo
longitudinale fino al
transetto presenta 3
navate, composto da 7
campate tra cui le prime
incluse fra le due torri sono
visibilmente più piccole, il
coro ha 5 navate, composto
da 3 campate e un doppio ambulacro con cappelle. Per raccordare i due corpi fu previsto un coro a tre navate
formato da 7 campate di lunghezza, che termina in entrambi i lati con torri e un portico. Sono presenti massicci
contrafforti che trasferiscono all’esterno i pesi delle campate, suggerendo la presenza di un colossale apparato
strutturale. A Chartres inoltre sono stati utilizzati un tipo diverso di archi rampanti, che si adeguano alla nuova
dimensione.

Cattedrale di Reims

L'edificio si articola su una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate


lungo il corpo principale e il transetto, mentre coro e abside presentano
una doppia serie di navatelle, coronate da cinque cappelle radiali; quella

centrale, detta assiale, presenta una profondità maggiore, ottenuta


grazie all'aggiunta di una campata rispetto all'impianto generale delle
53
altre, che ne rimarca l'importanza visiva e strutturale. La navata centrale risulta suddivisa in nove campate, che si
riducono a due per lato in corrispondenza della navata trasversale.Osservando l'impianto della cattedrale di
Chartres, di poco anteriore per fondazione, si può notare un'impostazione strutturale pressoché analoga, esempio di
architettura gotica che porta ormai all'apice tutte le potenzialità dello stile. I tre portali sono ricoperti di statue di
grandi e piccole proporzioni. Il portale centrale è sormontato da un rosone, con motivi scultorei in tutto il suo spazio.
Una simile scelta, adottata anche per i portali minori, garantisce maggiore illuminazione alle navate poste in
corrispondenza di detti ingressi. La "Galleria dei Re" si snoda tra il rosone centrale e le torri campanarie raccordando
queste ultime al resto della facciata.

Cattedrale di Amiens

La facciata principale della cattedrale è fiancheggiata da due torri


campanarie; queste ultime sono di altezza differente, con quella
di sinistra che è più alta rispetto a quella di destra, ma entrambe
sono divise in due ordini, ognuno dei quali presenta, sulle quattro
facciate, una bifora. Nella parte inferiore della facciata, in
corrispondenza con le navata principale e con quelle laterali, si
aprono tre portali strombati con ghimberga. L'iconografia dei portali segue il
modello di Notre Dame di Parigi. L'edificio, in stile gotico ormai maturo, si
estende secondo una struttura a croce latina, dotata di tre navate laterali lungo il
corpo del braccio principale, schema che si ripropone nel transetto e che viene
corredato di un'ulteriore navatella presso l'abside, la quale viene così ad essere
dotata di un doppio deambulatorio interrotto da una serie di sette cappelle
radiali. La cappella assiale, grazie all'aggiunta di due campate, acquisisce
un'importanza estetica e strutturale peculiare. La navata centrale si estende per
sette campate, mentre i bracci del transetto ampliano lo spazio interno di tra
campate per ogni lato. L'intera pianta dell'edificio richiama inoltre diverse
analogie con la planimetria delle costruzioni, di poco precedenti, di Chartres e
Reims.

Cattedrale di Beauvais

La Cattedrale di Beauvais, intitolata a Saint-Pierre,


oltre ad essere un significativo esempio di arte gotica,
è divenuta celebre per il suo coro gotico più alto del
mondo. Tale costruzione però, rimase ben presto
incompiuta, infatti oggigiorno presenta solamente il
coro ed una parte del transetto. L'impresa ebbe inizio
per quella che doveva essere la chiesa più alta di tutta
la cristianità. Nell'ambizioso intento i costruttori
spinsero le loro conoscenze tecnologiche ai limiti, e
cercarono di creare strutture snelle ed alte che
potessero portare molta luce all'interno della
cattedrale. Come di consueto per le tecniche dell'epoca, la costruzione fu iniziata dal coro, che aveva sette absidi e
che si distingueva per l'estrema riduzione della massa delle pareti, resa ancora più inconsueta dall'altezza. Una volta
concluso, il coro fu grande motivo di orgoglio per la città fino al momento della catastrofe: la costruzione, troppo
ardita, non resse, e la volta cedette. Si ipotizzò che le esili colonne in pietra con il passare del tempo dovessero
essersi caricate per le progressive deformazioni della muratura L'interno impressiona per la grandiosità dei volumi e
l'aspirazione ascensionale provocata dall'arditissima massa architettonica. Si compone del transetto, diviso in tre

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navate, che per le sue imponenti dimensioni formerebbe una chiesa già da solo; il vertiginoso coro cinto da
deambulatorio a cappelle radiali; e la prima campata del piedicroce.

Sainte-Chapelle a Parigi
L'edificio presenta una pianta rettangolare con abside poligonale e si
sviluppa su due livelli. In basso, a pianterreno, si apre la Cappella inferiore,
che era destinata al popolo; e sopra, s'innalza la Cappella superiore,
destinata alla famiglia reale. La facciata è orientata verso nord-ovest ed è
comune ad entrambe le cappelle. Particolarmente slanciata, presenta uno
sporgente avancorpo, in cui si aprono un portico sormontato da una
loggia[3], entrambi con un prospetto tripartito da archi a sesto
acuto poggianti su pilastri e coperti con volte a crociera. Nella
parte superiore della facciata si aprono il grande rosone gotico-
fiammeggiante e, nella cuspide triangolare, un rosone più
piccolo, affiancato da due guglie con base ottagonale. Le
fiancate della cappella sono caratterizzate dalla presenza delle
molteplici polifore su due livelli, alternate a contrafforti a pianta
rettangolare, ciascuno dei quali è sormontato da una guglia.

La diffusione del gotico in Francia: lo stile rayonnant.


Le soluzioni sperimentate nella cattedrale di Amiens per le finestre e per i trifori annunciano già il rinnovamento che
si avrà con la definizione del gotico radiante o rayonnant . Il termine ha origine con la classificazione tipologica in
base ai trafori delle finestre tonde sulle facciate o sui transetti gotici, che sono caratterizzate dalla presenza di raggi
ossia di listelli di pietra che si irradiano dal centro. Tutto è piu sottile, lineare, senza spessore, visivamente privo di
peso. Peculiarità dello stile sono l’ulteriore riduzione della struttura in muratura delle chiese, l'ampliamento delle
finestre e la sostituzione della parete del triforio con vetrate colorate; se le chiese del gotico maturo apparivano
estremamente solide, quelle dello stile rayonnant davano invece in primo luogo un'impressione di luminosità,
preziosità e raccoglimento.

Cenni al gotico tedesco: la Cattedrale di Colonia


E’ solo nella seconda metà del XIII secolo che il gotico diventa la norma anche
negli altri territori dell’Impero e solo a partire da allora cominciò a formarsi
un’architettura gotica originale in Germania. Il gotico che si sviluppa in questa
area in un periodo più tardo rispetto ad altri paesi (come l'Inghilterra), viene
talvolta interpretato con soluzioni originali con una permeazione graduale fino al
1230 circa, dopo di che si ebbero opere pienamente "gotiche". Si tratta di gotico
"tedesco" in senso lato, poiché nel territorio dell'impero vi sono nazionalità
diverse dalla germanica, e anche nei territori tedeschi veri e propri vi sono
marcate differenziazioni regionali, come già accennato. Una caratteristica del
gotico tedesco è lo sviluppo di una più vasta varietà di tipologie edilizie non solo
nell'ambito dell'architettura religiosa, che rispecchia la diversificazione della Figura 1 diffusione del gotico in Europa
committenza, un po' come succedeva anche in Italia. Vennero, quindi, edificate
maestose cattedrali su commissione imperiale, chiese meno ornate per i nuovi ordini religiosi (cistercensi,
francescani, domenicani), edifici per l'emergente ceto borghese come nelle città commerciali del Baltico, dove
vennero impiegati anche materiali meno costosi come il laterizio. Il gotico in Germania ha subito anche un processo
di ideologizzazione nel XIX secolo, quando venne interpretato come una sorta di arte "etnica" tedesca.

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Duomo di Colonia

Il Duomo di Colonia si ispira alle grandi chiese


di Amiens e di Beauvais, ma presenta delle
differenze: il corpo longitudinale a 5 navate si
incrocia con un transetto che sporge di due
campate e composto da 3 navate; la cappella
centrale del deambulatorio è uguale alle altre.
Si abbandona il tipo di pilastro incantonato per
il pilastro polistilo, con colonnette che corrono
fino alla copertura. La facciata presenta due
torri gugliate ed è divisa in 3 parti; robusti
contrafforti isolano il portale centrale, con una
prevalenza delle linee verticali rispetto a quelle
orizzontali. Nei fronti laterali, le pareti vengono coperte da innumerevoli pinnacoli.

Cultura gotica inglese. Architettura protogotica e gotica matura:le


Cattedrali di Canterbury, di Lincoln e Westminster Abbey.

L'Inghilterra aveva stretti contatti politici ed economici con la Normandia, attraverso queste vie arrivò nell'isola lo
stile romanico ed altrettanto avvenne con le novità gotiche sviluppate nell'Île-de-France. Nelle sue caratteristiche
estetiche il Gotico inglese riprende quello francese per la presenza di archi a sesto acuto e di nervature, ma le
proporzioni ricalcano maggiormente quelle romaniche con un minore sviluppo in altezza. La maggior parte delle
chiese non fu realizzata in un’unica soluzione in base ad un progetto unitario. Spesso furono costruite pezzo dopo
pezzo e secondo l’uso anglosassone che preferisce aggiungere nuovi elementi invece che distruggere una vecchia
costruzione carica di storia e densa di significati. Ecco, in sintesi, le caratteristiche peculiari sviluppate dal Gotico
inglese che lo differenziano dal Gotico continentale:

• facciate a sviluppo prevalentemente orizzontale;

• transetto posizionato al centro della navata centrale piuttosto che nella zona terminale, o anche sviluppo
longitudinale del coro che eguaglia in alcuni casi la navata;

• mancanza (salvo rare eccezioni) del deambulatorio absidale e delle cappelle radiali;

• persistenza del triforio, al quale talvolta corrispondono ancora dei matronei;

• presenza di una sala capitolare ottagonale, staccata dalla chiesa, e coperta da una volta ad ombrello sostenuta da
un unico pilastro centrale.

L’architettura gotica inglese si può suddividere in tre periodi che non trovano corrispondenza con le definizioni in uso
nell’Europa continentale.

Early English

Decorated

Perpendicular

Early English

Il primo periodo si sviluppa approssimativamente tra il 1170 e


il 1240. L’atto di fondazione del gotico inglese coincide con la
realizzazione del coro della cattedrale di Canterbury a opera
di un architetto francese. La pianta presenta la sequenza

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spaziale caratteristica del gotico inglese: aula, coro longitudinale, retrocoro (è uno spazio indipendente nel quale
domina la Lady Chapel o cappella della Madonna), transetto principale occidentale, transetto secondario orientale.

Gotico decorato (Decorated)

Il secondo periodo si sviluppa tra il 1240 e il 1330 circa. Il suo inizio coincide
col rifacimento dell’abbazia di Westminster che si ricollega stilisticamente
alla cattedrale di Reims e nella quale vengono realizzate coro e cappelle
radiali nel deambulatorio. Le chiese hanno un grande sviluppo longitudinale
con la presenza di due transetti, inoltre le volte hanno una soluzione
costruttiva molto originale che non fa leggere il soffitto come sequenza di
campate, ma come spazio unitario. All'interno, i pilastri sono contornati da
colonnine, mentre la massa muraria è piuttosto consistente; all'esterno le
facciate sono più basse e larghe rispetto a quelle francesi e le statue non
dominano l'architettura.

Gotico perpendicolare (Perpendicular)

Il gotico perpendicolare si sviluppa tra il 1330 e il 1530 circa in modo abbastanza autonomo dalla Francia benchè
tragga origine dalle forme dello stile rayonnant e caratterizza fortemente il periodo tardogotico anglosassone. Fa
derivare il suo nome dall'accentuazione in senso verticale dell'apparato decorativo (guglie e pinnacoli). Inoltre
scompare la suddivisione in campate e si moltiplicano le nervature, senza l’originaria funzione strutturale, dando
luogo alle volte a ventaglio. A Westminster si realizza una volta a ventaglio combinata con chiavi di volta pendenti. In
Inghilterra il Gotico sopravvisse con continuità fino all’Illuminismo, divenendo neogotico nell’Ottocento in piena
rievocazione storicistica; quasi uno stile nazionale. Un chiaro esempio è il Palazzo di Westminster, (conosciuto anche
come Houses of Parliament).

Architettura e urbanistica in Italia nel XIII e nel XIV sec.


L’architettura gotica compare in Italia tardivamente poiché il Romanico è profondamente radicato e ancora lontano
dall’aver esaurito la sua spinta creativa, inoltre ha breve durata e si esprime con realizzazioni non sempre
paragonabili sul piano strutturale e compositivo a quelle del Nord Europa. Non c’è nella penisola una sola cattedrale
del XII o del XIII secolo che si basi completamente sul modello francese. Furono i monaci cistercensi che a partire
dalla fine del XII secolo per primi edificarono a San Galgano (a partire dal 1224) e a Fossanova edifici in stile gotico
(una variante orientata sul tardo-romanico borgognone), ma dalle linee semplici secondo le prescrizioni degli ordini
monastici mendicanti. La struttura esterna è più contenuta sia negli archi rampanti che nei contrafforti che sono
meno elaborati. L’adozione della tecnica gotica consente di assottigliare i pilastri con il risultato di realizzare
ambienti a sala molto permeabili alla sguardo che fanno apparire la chiesa come un unico ambiente. L’altra
caratteristica della costruzione gotica, la luce, nelle chiese italiane penetra attraverso finestre non sempre colorate
allo scopo di illuminare le numerose opere d’arte e i pregevoli affreschi che ne ricoprono le pareti. Lo schema
generale delle chiese prevede pianta a croce latina, generalmente suddivise in tre navate. Le navate laterali sono
molto più basse di quella centrale; quest’ultima è illuminata dalle finestre che traforano i fianchi e dagli ampi rosoni
della facciata.

L’architettura laica di Federico II: Castel del Monte, Castel Maniace a Siracusa, la porta di
Capua
Le regole del costruire cistercense dagli stilemi dell’architettura gotica, avevano assunto agli occhi dell’imperatore un
valore ascetico. Egli si avvalse sistematicamente dei consigli e dell’opera dei Cistercensi per la costruzione di alcuni
suoi castelli, in primis quel Castel del Monte.

Castel del Monte a Bari

Fra le costruzioni gotiche civili ricordiamo Castel del Monte. Il


portale di ingresso principale si apre sulla parete della struttura
ottagonale. L'ottagono su cui è articolata la pianta del
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complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica fortemente simbolica: si tratta della figura intermedia tra il
quadrato, simbolo della terra, e il cerchio, che rappresenta l'infinità del cielo, e quindi segnerebbe il passaggio
dell'uno all'altro. Il numero otto ricorre in vari elementi di questa costruzione: la forma ottagonale della costruzione,
del cortile interno e delle otto torri ai vertici, le otto stanze interne, ecc..


Gli ordini mendicanti: francescani e domenicani
L'architettura cistercense fornì spunti significativi agli ordini mendicanti, come francescani, domenicani, e
agostiniani, nella cospicua fase di inurbamento dei relativi insediamenti che in Italia ha luogo fra la metà del
Duecento e la metà del secolo seguente. Fra le note distintive di questi ordini vi era infatti una certa enfasi sulla
decorosa povertà e semplicità degli edifici sacri e la necessità di avere ampie navate coperte con tetto a vista, in
modo tale che i fedeli potessero ascoltare le prediche e seguire i riti senza ingombri visivi, come invece avveniva
nelle cattedrali di assetto basilicale.

San Francesco d’Asissi

Un esempio della mescolanza fra


elementi gotici e romanici che
caratterizza buona parte degli edifici
gotici di questo periodo ci è fornito dalla
chiesa di San Francesco di Assisi il cui
aspetto peculiare è dovuto alla esistenza
di due edifici sovrapposti l’uno all’altro.
La chiesa inferiore è
contemporaneamente chiesa e cripta.
Sostiene idealmente e materialmente la
chiesa superiore costituita da un’aula
ampia e luminosa. La chiesa inferiore presenta una navata suddivisa in cinque campate da basse
arcate a tutto sesto sostenute da tozzi pilastri; la copertura è costituita da volte a costoloni nella navata, da volte a
botte nel transetto. La prima campata, ampliata ai lati da due bracci quasi a formare un nartece, ha una struttura più
decisamente gotica. Sui fianchi di ogni campata si aprono grandi archi a sesto acuto, che immettono nelle cappelle.
La chiesa superiore presenta una facciata semplice a "capanna". La parte alta è decorata con un rosone centrale, la
parte bassa è arricchita dal maestoso portale strombato. Sul lato sinistro della facciata è stato innalzato il campanile
cuspidato. L'architettura interna mostra invece i caratteri più tipici del gotico italiano: archi a sesto acuto che
attraversano la navata, poggianti su semipilastri a fascio, dai quali si diramano costolature delle volte a crociera
ogivali e degli arconi laterali che incorniciano le finestre. La fascia inferiore è invece liscia, e venne predisposta fin
dall'inizio per la creazione di una bibbia per i poveri, rappresentata dalla decorazione didascalica ad affresco.

San Fortunato a Todi

L'interno è a tre navate di uguale altezza, ciascuna con un ingresso dalla


facciata e portoni, alle due navate si susseguono 13 cappelle. L’identità
tra struttura muraria e forma architettonica, tipica dell’edilizia
mendicante, determina chiarezza spaziale ed unitarietà dello spazio
interno. Le volte sono a crociera ogivale, e sono in continuità con la volta
absidale. Il concetto di base è quello di uno spazio semplice ma rarefatto
che si dilata in più direzioni. La facciata rispecchia la spazialità interna,
con 3 portali, le paraste a duplice specchiatura e l’architrave.

Santa Maria Sopra Minerva a Roma

La facciata non tradisce minimamente lo stile architettonico usato per l'interno, che è il gotico.
L'interno della basilica è a tre navate scandite da possenti pilastri con transetto e profonda abside.

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Santa del Fiore Firenze

Presenta una pianta a croce


commissa (cioè a T),
suddivisa in tre navate con sei
ampie campate che si
rimpiccioliscono verso
l'altare, dando la sensazione di
una lunghezza maggiore di
quella reale. La copertura è affidata alle volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto, decorati da conci bicromi
in marmo verde e bianco, sostenute da pilastri polistili. L'ampiezza della navata centrale e la sua altezza fanno sì che
le navate laterali sembrino fuse in un'unica amplissima aula.

Santa Croce a Firenze

La chiesa di Santa Croce è probabilmente opera di Arnolfo di Cambio, è


composta da 3 navate da 7 campate a sesto acuto, con pilastri ottagonali. Un
ballatoio di mensole in pietra corre lungo i muri della navata principale. Nella
parte terminale vi sono 5 cappelle a parte, a pianta rettangolare voltate a
crociera. Il tetto è fatto a capriate e si estende sulla navata principale fino alla
parte di fondo.

Le nuove cattedrali: Siena, Orvieto, Santa Maria del Fiore a Firenze


e Milano

Duomo di Siena

La chiesa si trova sopraelevata da una piattaforma di alcuni gradini,


ed è a croce latina con tre navate e cupola dodecagonale (segnata
però da otto costoloni all'esterno) all'incrocio dei bracci. La facciata,
tutta in marmo bianco con qualche decorazione in rosso di Siena e
serpentino di Prato, è divisibile in due metà, inferiore e superiore,
riferibili a due distinte fasi costruttive. La facciata inferiore fu
realizzata da Giovanni Pisano ed è riferibile a uno stile romanico-
gotico di transizione. A questa fase risalgono i tre portali (con
strombo, lunette e ghimberghe) e i due torrioni laterali. Il portale
centrale ha un arco a tutto sesto, quelli laterali leggermente ogivali. I
torrioni laterali esterni sono tozzi e robusti, alleggeriti solo da
slanciate finestre, che si aprono negli incassi, e da edicole cuspidate
con statue, doccioni e coronamenti gotici. La parte superiore della
facciata è composta da un oculo che si apre al centro, incorniciato da
nicchie gotiche contenenti. Ai lati due pilastri incorniciano questa
struttura e terminano in pinnacoli e quindi in sottilissime guglie,
accentuando lo slancio verso l'alto dell'edificio. Lateralmente sono presenti due ordini di loggette, mentre il tutto è
sormontato da tre cuspidi dorate. Nel complesso la facciata superiore è in stile gotico fiorito. La cupola è
caratterizzata da due ordini di logge, uno fatto di colonne binate slanciate e archetti a sesto acuto e l'altro di colonne
singole più corte ed archetti a sesto ribassato. Il campanile è anch'esso in stile romanico, è in fasce di marmo bianco
e verde e dotato di sei ordini di finestre, che da monofore (quelle più in basso) diventano esafore (quelle più in alto).
L'interno è diviso in tre navate da pilastri polistili, con un transetto diviso in due navate e un profondo coro. La
crociera del transetto è costituita da un esagono sormontato dall'audace cupola a base dodecagonale. La pianta è
divisa in numerose campate divise (quadrate nelle navate laterali e rettangolari in quella centrale, come le cattedrali
gotiche francesi) dai pilastri e scandite da leggerissimi archi a tutto sesto. Le volte sono a crociera in tutte le navate,
decorate da un azzurro stellato. Il claristorio è molto alto, decorato da archi a sesto acuto e dotato da raffinate e
traforate trifore (bifore nel transetto) che illuminano tutto l'interno. Due magnifici rosoni sono presenti in
controfacciata e sul coro. All'esterno, quattro grandi contrafforti respingono la spinta verso il basso delle volte del

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coro. Tutta la struttura interna è dominata dalla bicromia bianca e nera, riferimento ai colori dello stemma di Siena,
creando un ricercato effetto chiaroscurale.

Duomo di Orvieto

La facciata del Duomo di Orvieto si


presenta armoniosa ed equilibrata,
uniforme nello stile, merito soprattutto del
rispetto del progetto e delle forme gotiche
iniziali. Quattro contrafforti verticali a
fasci, terminanti ciascuno con una guglia,
dividono la facciata in tre settori. Le linee
verticali sono ben equilibrate dalle linee
orizzontali del basamento, della cornice
che limita i rilievi e della loggia con archetti
trilobati. I 3 triangoli delle ghimberghe
sono ripetuti dai 3 triangoli delle cuspidi,
tutti e sei i motivi a delimitare la doppia
cornice quadrata che racchiude il rosone.
Le strombature dei portali, i bassorilievi ai
loro fianchi, la loggia, il rosone, le edicole,
le statue, i fasci dei pilastri, e infine le
guglie creano motivi a rilievo che ben
contrastano con la superficie piana e rilucente dei mosaici. L'interno risale al XIII e XIV secolo ed è a pianta basilicale.
Il corpo longitudinale consta di tre navate ampie e luminose, coperte da un soffitto a capriate lignee. 10 grossi e alti
pilastri circolari o ottagonali (cinque per lato) e archi a tutto sesto articolano lo spazio in sei campate. Il transetto
consta in tre sole campate coperte da volte a crociera e non è sporgente: le sue estremità sono cioè al livello delle
pareti laterali del corpo longitudinale. Dalle due estremità destra e sinistra si aprono 2 le importanti cappelle. La
pianta è terminata da un presbiterio a pianta pressoché quadrata, al di là della campata centrale del transetto. Le
pareti della navata centrale e i suoi pilastri sono caratterizzati dall'alternanza di fasce di basalto e travertino di
matrice senese, che ripete la decorazione laterale esterna.

Duomo di Firenze

La prima cattedrale fiorentina fu Santa


Reparata, la primitiva chiesa che si trova sotto il
Duomo. Fu incaricato del nuovo cantiere
Arnolfo. Venne dedicata alla Madonna "del
fiore" cioè della città stessa (Fiorenza). Arnolfo
quindi doveva aver già pensato a una chiesa
dotata di una grande cupola, ispirata al
modello romano del Pantheon, e con l'intento
di superare le dimensioni del Battistero. Viene
confermata l'ipotesi che Arnolfo avesse
progettato una chiesa larga quanto l'attuale,
seppur con asse ruotato pochi gradi più a sud,
e munita di un campanile isolato a sud della
facciata. La facciata fu subito iniziata. Anche il
grande ballatoio sporgente, pur essendo stato
eseguito materialmente da Francesco Talenti, è un indizio di carattere tipicamente arnolfiano. I critici lo accostano al
cornicione di Santa Croce (tradizionalmente attribuitogli) ed a quello di altre opere analoghe come il Duomo di
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Orvieto e quello di Siena. Non si aspettò molto per riprendere i lavori, il
progetto passò a Francesco Talenti, al quale si deve il completamento del
campanile e, la ripresa dei lavori alla basilica. Senza modificare la larghezza
della navata, già in larga parte abbozzata, fu ridotto il numero delle campate,
facendole a pianta pressoché quadrata, in luogo delle tradizionali campate a
pianta rettangolare di matrice gotica, quindi ora più grandi e più alte. La
forma e la misura delle absidi era stata decisa. Le navate furono completate
con la copertura di quella centrale di quelle laterali e vennero eseguite le
tribune e il tamburo; restava solo da costruire la cupola. Brunelleschi adottò
una soluzione altamente innovativa, predisponendo una doppia calotta
autoportante durante la costruzione, senza ricorrere alla tradizionale centina. La cupola interna appare di spessore
enorme (due metri e mezzo alla base), mentre quella esterna è più sottile (inferiore ad un metro), con l'unica
funzione di proteggere la cupola interna dalla pioggia e farla apparire, secondo le parole dell'architetto, più
magnifica e gonfiante all'esterno. La disposizione dei mattoni a spina di pesce serviva soprattutto a creare un
appiglio per le file dei mattoni in modo da impedirne lo scivolamento fino alla presa della malta. Per la complessità
dell'impresa e lo straordinario risultato ottenuto, la costruzione della cupola è considerata la prima, grande
affermazione dell'architettura rinascimentale. La cattedrale è costruita sul modello della basilica, ma non è provvista
delle tradizionali absidi assiali, bensì di una rotonda triconca saldata all'estremità orientale. Il corpo basilicale è a tre
navate, divise da grandi pilastri compositi, dalle cui basi si dipanano le membrature architettoniche che culminano
nelle volte ogivali.

Duomo di Milano

Il duomo ha una pianta a croce latina, con


cinque navate e transetto a tre, con un
profondo presbiterio circondato da
deambulatorio con abside poligonale.
All'incrocio dei bracci si alza il tiburio. Il
presbiterio è profondo e cinto da un
deambulatorio, a fianco del quale si aprono le
due sagrestie. La navata centrale è ampia il
doppio di quelle laterali, che sono di altezza
leggermente decrescente, in modo da
permettere l'apertura di piccole finestre ad
arco acuto, sopra gli archi delle volte, che
illuminano l'interno in maniera diffusa e tenue.
I cinquantadue pilastri polistili dividono le navate e sorreggono le volte a
costoloni simulanti un traforo gotico. L'insieme ha un notevole slancio verticale,
caratteristica più transalpina che italiana, ma questo viene in parte attenuato
dalla dilatazione in orizzontale dello spazio e dalla scarsa differenza di altezza tra le navate, tipico del gotico
lombardo. La struttura portante è composta dai piloni e dai muri perimetrali rinforzati da contrafforti all'altezza degli
stessi piloni. Questa è una caratteristica che differenzia il duomo milanese dalle cattedrali transalpine, limitando,
rispetto al gotico tradizionale, l'apertura dei finestroni (lunghi e stretti) e dando all'insieme una forma
prevalentemente "chiusa", dove la parete è innanzitutto un elemento di forte demarcazione. Viene così a mancare lo
slancio libero verso l'alto. Ciò è evidente anche se si considera che guglie e pinnacoli non hanno funzione portante,
infatti vennero sporadicamente aggiunti nel corso dei secoli, fino al completamento del coronamento. I contrafforti
hanno forma di triangoli e servono per contenere le spinte laterali degli archi. Le pareti esterne sono animate da una
fitta massa di semipilastri polistili che sono coronati in alto, al di sotto delle terrazze, da un ricamo di archi polilobati
sormontati da cuspidi. In corrispondenza dei pilastri si leva una "foresta" di pinnacoli, collegati tra di loro da archi
rampanti. In questo caso i pinnacoli non hanno funzione strutturale.

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L’architettura civile nell’Italia comunale: Palazzo pubblico a Siena, Palazzo Vecchio a
Firenze

La rinascita politica ed economica a cui si assiste nel corso del 1200 viene riflessa anche nelle città. In questo
periodo, infatti, molti centri subirono trasformazioni secondo modelli progettuali e contemporaneamente furono
fondate diverse nuove città. Quasi tutti i centri italiani, ma anche europei, furono ristrutturati ed ampliati e furono
costruite nuove cinte murarie, nuove piazze, centri civici e religiosi. Con lo sviluppo dell'autonomia Comunale nacque
anche l'esigenza di edifici e palazzi architettonicamente rappresentativi e urbanisticamente dominanti, posti nella
piazza nel centro della città. Accanto all'edilizia sacra, con la rinascita comunale, a partire dalla seconda metà del
'200 troviamo numerosi esempi di architettura civile. Oltre alle cattedrali gotiche in Italia sorgono in questo periodo i
palazzi comunali, che hanno caratteristiche e nomi differenti a seconda delle località e della situazione storica. Tra le
abitazioni private si distinguono le case-torri e i palazzi. Le case-torri sono le tipiche abitazioni borghesi medievali,
che si diffondono già dal IX secolo e continuano ad essere costruite fino al XIII. Molte di esse sono ancora visibili in
numerose città, come a Bologna, Lucca, San Geminiano, Orvieto, ecc. La maggior parte di esse sono di stile romanico,
ma ne esistono parecchie anche in stile gotico. I palazzi del periodo tra '200 e '300 che possiamo vedere in tenti
centri italiani, possono essere palazzi privati, abitazioni (più moderne rispetto alle case-torri) delle famiglie più
facoltose, o pubblici, cioè con funzioni politiche essendo sede del governo della città comunale. La tipologia delle
piazze religiose fu estesa anche a quelle civili e la visione angolare rientrava nei primi tentativi di controllare
prospetticamente la visibilità dei uno spazio vuoto che permettesse di distaccarli dal tessuto urbano e quindi di
evidenziarli. La piazza venne sempre più considerata come uno spazio architettonicamente definito e come simbolo
della ricchezza e della qualità della città. Il nuovo modello di piazza é riscontrabile nella Piazza della Signoria a
Firenze. A questo modello se ne aggiunse un altro che vedeva l'edificio isolato all'interno della piazza e dunque
visibile da ogni lato, questa tipologia trovava formulazioni nuove e rigorose nell'Italia centrale.

Palazzo Comunale di Siena

La facciata è composta di quattro ordini nel corpo centrale e tre ordini nelle due ali
laterali. Nell'ordine inferiore si aprono una serie di arcate, alcune inquadrano i portali e le
altre inquadrano grandi finestroni. In corrispondenza all'ingresso della torre troviamo una
struttura a edicola. L'ampia facciata del palazzo riflette i vari periodi di costruzione: fino al
primo ordine di trifore fu usata la pietra, poi il laterizio. Le finestre, nel tipico stile senese
hanno tre archetti gotici affiancati appoggiati su colonnine. Il corpo centrale è rialzato di
un piano rispetto alle due ali laterali. Sulla sommità si presenta un coronamento merlato
di tipo guelfo, cioè senza l'estremità a coda di rondine, con due cellette campanarie
sommitali. Al centro della facciata un grande disco presenta il trigramma di Cristo.

Palazzo Comunale di Firenze (Palazzo Vecchio)

La facciata principale dà l'impressione di solidità anche grazie alla finitura esterna


di bugnato rustico in pietra forte. È divisa in tre piani principali da cornici marcapiano, che
sottolineano due file di bifore marmoree neogotiche con archetti trilobati. La parte antica
è coronata da un ballatoio aggettante sostenuto da beccatelli su archi a tutto sesto e
caratterizzato da una merlatura di tipo guelfo (con la sommità squadrata), mentre la torre
ha una merlatura ghibellina ("a coda di rondine").

L'Europa nel Tre-Quattrocento

Dissolvimento della logica costruttiva gotica;


sopravvivenza del gotico nel tardogotico europeo

In questo periodo che va dalla metà del Trecento alla metà del Quattrocento, spesso si usano terminologie diverse
per indicare l’ultima fase stilistica del gotico. "Tardo gotico", "gotico internazionale" o "gotico fiorito" sono i tre
termini più utilizzati per indicare questo periodo. Il primo termine è di facile comprensione. Anche il secondo si
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comprende facilmente dalla circostanza che il gotico, in questo secolo, è davvero uno stile che egemonizza tutta la
scena europea. Con il termine "gotico fiorito", usato spesso in architettura, si vuole denotare in particolare la
tendenza a moltiplicare le nervature che definivano le membrature architettoniche che sorreggevano una volta, fino
a creare un arabesco che ha solo valenze decorative e non certo strutturali.

L’arte tardo gotica è un’arte che si diffonde soprattutto nelle corti europee: è l’età dei castelli, che non hanno più
solo funzioni militari sul territorio, ma assumono sempre più l’aspetto di grandi e lussuose residenze nobiliari. In
queste corti l’arte ha un pubblico essenzialmente laico. In effetti, dopo la scomparsa dell’impero romano e dell’arte
classica, è questo il primo vero periodo artistico "laico" dell’arte europea, laico non tanto per i contenuti, ma
soprattutto per il pubblico al quale si rivolge.

Il tardo gotico in Italia trova, come centri più vitali, quelli collocati in area settentrionale, soprattutto nel periodo
della seconda metà del Trecento. In quest’area si trovano le città che hanno, in questo momento, la maggiore
floridezza economica e culturale, quali Bologna, Venezia, o le grandi corti quali Milano con i Visconti o Verona con i
Della Scala. Il resto dell’Italia, nella seconda metà del Trecento, non vive invece una situazione favorevole all’arte. In
Toscana gli effetti della peste nera hanno prodotto una crisi che perdurerà per buona parte del periodo. Roma vive
un periodo di abbandono, per effetto del trasferimento della sede papale ad Avignone. A Napoli e nell’Italia
meridionale la situazione di grande incertezza politica, dovuta alla travagliata fine della dinastia angioina, pure
produsse effetti negativi sul piano dell’arte, che iniziò anche qui a rinascere solo intorno alla metà del XV secolo con
l’affermarsi della dinastia aragonese.
La scomparsa del tardo gotico in Italia ha avuto date molto differenziate. Avvenne prima in Toscana, perché qui si
affermò, prima che altrove, la nuova arte rinascimentale. E la maggior distanza da Firenze, il baricentro dal quale si
irradia la nuova arte, determina anche la maggiore durata dell’arte tardo gotica. In sostanza, in molte aree italiane,
soprattutto quelle più periferiche, l’arte tardo gotica a volte sopravvive anche fino alla fine del XV secolo, per essere
infine sostituita dall’arte rinascimentale che, nel corso del XVI secolo diverrà lo stile artistico dell’intera Europa.

Premesso quindi che in Italia, anche il gotico internazionale, rimane uno stile diverso dal resto dell’Europa, anche gli
artisti del periodo partecipano di quel clima che porta poi alla nascita del rinascimento. In particolare anche in essi si
ritrova, spesso, il gusto per l’osservazione del reale e la conseguente ricerca del naturalismo: anche se ciò si applica
più ai dettagli e ai particolari, che non alla visione complessiva d’insieme. Anche in questi artisti, poi, si ritrova il
confronto con la cultura classica, che rimane una costante di tutta l’arte italiana dal Duecento in poi. Caso a parte
sono alcuni artisti, con le loro opere che hanno caratteristiche così "classiche", forse, sarebbe più giusto definirli dei
proto-rinascimentali. Ciò, quindi, a specificare che il periodo è soprattutto di transizione, e come spesso succede in
questi casi, la notevole eterogeneità stilistica non consente di poter semplificare eccessivamente l’arte del tempo in
un’unica formula valida per tutti. Questa ambiguità stilistica, con compresenza di elementi non autentici sia tardo
gotici sia rinascimentali, si ritrova del resto in moltissimi artisti del Quattrocento italiano, anche in quelli che la
tradizione definisce come del tutto rinascimentali.

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