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Storia dell'architettura

L'architettura paleocristiana e bizantina

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Architettura paleocristiana Domus ecclesiae Catacombe Basilica Basilica di San Pietro in Vaticano Basilica del Santo Sepolcro Basilica di Santa Maria Maggiore Basilica di Sant'Apollinare in Classe Architettura bizantina Basilica di Sant'Apollinare Nuovo Basilica di San Vitale (Ravenna) Basilica di Santa Sofia (Istanbul) Monastero di Santa Caterina (Egitto) 1 4 6 20 25 49 56 65 68 73 77 82 93

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Architettura paleocristiana

Architettura paleocristiana
L'architettura paleocristiana, cio dei primi secoli del Cristianesimo, ha una data spartiacque fra due periodi contrapposti: l'editto di Milano del 313 da parte dell'imperatore Costantino, che permise la libert di culto per i cristiani e fu quindi possibile da questo momento in poi erigere edifici pubblici per la liturgia. Fino ad allora infatti il culto cristiano era considerato religione illecita nell'Impero Romano e quindi le riunioni di fedeli avvenivano specialmente in case private, chiamate Domus ecclesiae. Le uniche architetture cristiane anteriori al IV secolo (a parte i rari scavi che hanno riportato alla luce domus ecclesiae, essendo queste spesso coperte da chiese successive) sono le strutture ipogee dette in seguito catacombe.

Catacombe
Le catacombe non nacquero per esigenze di difesa dalle persecuzioni, anzi sono state ritrovate anche catacombe pagane e giudaiche. Fu piuttosto l'esigenza di inumare i defunti, secondo la dottrina della resurrezione predicata da Ges Cristo, a far s che i cristiani usassero in maniera preponderante le sepolture sotterranee. A Roma gi nel III secolo, prima della fine della clandestinit, esistevano sette zone diaconali ciascuna con la propria zona catacombale al di fuori della mura. I nomi dati alle catacombe potevano derivare da quelli dei proprietari del terreno (come le catacombe di Priscilla), o di martiri ivi sepolti.

catacombe di San Sebastiano, Roma

I tracciati irregolari seguivano la struttura geologica del terreno scavato (molto spesso tufo), con pi piani sovrapposti. Gli ambulacri (le lunghe gallerie) di larghezza media sugli 80-90 cm ed altezza vicina ai 250 cm, erano in antico chiamate criptae e talvolta vi si aprivano camere sepolcrali pi vaste chiamate cubicula. I cubicula avevano spesso una pianta a forma poligonale e vi erano sepolti personaggi pi facoltosi o pi venerati; spesso vi si trovano tombe ad arcosolio, cio urne chiuse sormontate da una nicchia coperta da un arco. I sepolcri sovrapposti si chiamavano loci o loculi e la fila verticale di loculi su una parete veniva chiamata pila.

Basiliche
Con la liberalizzazione del culto in epoca costantiniana si pose il problema di quale forma dare agli edifici della nuova religione. Le domus ecclesiae erano insufficienti per il numero dei nuovi adepti e i templi classici, oltre che vestigia di religione aborrita dai cristiani, erano strutturati per funzioni all'aperto e non avevano spazi interni sufficienti per le funzioni del nuovo culto, essendo le naos destinate ad ospitare solo la statua del Dio e semmai i sacerdoti. La messa, definitivamente codificata proprio nel IV secolo, richiedeva degli edifici monumentali, che vennero costruiti usando come modello la basilica romana[1], cio un edificio non legato alla religione e polifunzionale, strutturato in modo semplice.

Architettura paleocristiana

2 La basilica cristiana mantiene infatti la planimetria rettangolare e la suddivisione in tre navate, spostando per l'accesso su un lato corto (a differenza di quella romana che lo aveva spesso sul lato pi lungo) e mantenendo l'abside solo sul lato opposto[2]. Tale rotazione crea uno spazio inedito, fortemente direzionato e prospettico, che indirizza a dirigersi e rivolgersi verso l'abside, solitamente orientata, dove venne posizionato l'altare, ripreso dalle are pagane, che divenne il centro focale dell'architettura. Un testo attribuito a Clemente I, ma forse del IV secolo, recita a proposito della costruzione della basiliche:

Affresco riproducente l'antico aspetto della Basilica di San Pietro in Vaticano in epoca costantiniana

[Preghiamo Dio] che ascese sopra il cielo dei cieli verso oriente, ricordando l'antica passione per il Paradiso, posto a oriente, da dove il primo uomo, disobbedendo a Dio, persuaso dal consiglio del serpente, fu cacciato.
L'oriente era quindi il luogo dove si trova il Paradiso e dove si trova anche Cristo, che tornando sulla terra proverr da tale direzione. Nello stesso testo si recita come il seggio del vescovo debba stare al centro, affiancato dai sacerdoti, e che i diaconi abbiano la cura di disporre in zone separate i laici, divisi tra uomini e donne; nel mezzo, in un luogo rialzato, doveva stare il lettore dei testi sacri. La basilica paleocristiana presentava anche elementi nuovi come il transetto che comunque inizi ad essere adottato solo in un secondo momento e nei primi secoli fu piuttosto raro, anche se presente nella primitiva basilica di San Pietro in Vaticano, quale navata trasversale disposta davanti al presbiterio, che d alla basilica la forma planimetrica di una croce, anche con valore simbolico. La prima basilica cristiana fu probabilmente San Giovanni in Laterano, costruita su un terreno donato da Costantino stesso dopo l'editto di Milano, con una struttura a cinque navate divise da quattro file di colonne. Circa cinque anni pi tardi fu iniziata quella di San Pietro in Vaticano. Uno degli elementi tipici delle prime basiliche era la presenza di un atrium, esterno alla basilica, o di un quadriportico o nartece: essi erano usati dai catecumeni, cio i non battezzati, che potevano assistere solo alla prima parte della messa, durante la quale si leggevano i testi sacri, per poi dover uscire. Non esistendo il sacramento della confessione, il battesimo veniva infatti normalmente dato solo agli adulti, e spesso in un'et avanzata che "lavasse" tutti i peccati fino ad allora commessi. Antiche basiliche con quadriportico erano San Pietro in Vaticano o la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme (fatta costruire da Sant'Elena durante il suo viaggio in Terra Santa). La navata centrale era pi alta di quelle laterali ed era in genere coperta da un soffitto ligneo a capriate, talvolta coperte da cassettoni, come nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Le navate laterali avevano soffitti pi bassi, per questo la facciata aveva in genere un profilo a capanna con lati spioventi, detti salienti. La copiosa illuminazione era garantita dalle finestre che si aprivano nella parte superiore della navata centrale, proprio nella porzione che svettava sulle navate laterali, detta cleristorio, o sulle navate laterali stesse. I colonnati che dividevano le navate erano pi spesso achitravati (basilica di Santa Maria Maggiore) piuttosto che composti da sequenze di archi.

Architettura paleocristiana Tra le basiliche pi importanti del IV secolo vi sono quelle promosse dall'imperatore stesso o dalla sua famiglia, come le quattro basiliche patriarcali di Roma e di Gerusalemme, e quelle pi tarde di Milano e di Ravenna. Le basiliche in Terra Santa, in particolare, presentavano caratteri specifici legati a particolari esigenze di culto: quella del Santo Sepolcro inglobava il tempietto che ospitava le spoglie di Cristo, prima al centro di un porticato, poi al di sotto di una cupola, dalla quale si accedeva a un cortile porticato che portava alla basilica vera e propria, preceduta a sua volta da un quadriportico. A Betlemme la basilica della Nativit aveva una zona a base ottagonale al posto dell'abside, dove era conservata la Grotta di Cristo, con la pietra della nativit, dove secondo la tradizione venne partorito Ges.

L'interno tipicamente paleocristiano della Basilica di Santa Sabina, a Roma

Ci sono giunti pochi esempi di basiliche paleocristiane, per via delle continue ricostruzioni e manomissioni nei secoli, e il loro aspetto oggi spesso legato a restauri. Tra le pi importanti e significative ci sono Santa Sabina a Roma e le basiliche di Ravenna, come Sant'Apollinare in Classe. Una basilica originale, in quanto non nata come luogo di culto, la Basilica di Costantino a Treviri, caratterizzata sia dall'aula unica di eccezionale grandezza, sia dal primo esempio di decorazione esterna delle pareti, tramite grandi arcate cieche nelle quali erano inserite finestre a due livelli diversi.

Edifici a pianta centrale


Contemporaneamente alle basiliche l'architettura paleocristiana vide l'erezione di edifici a pianta centrale, circolare o ottagonale, quasi sempre coperti a cupola. Tra tali edifici troviamo battisteri, mausolei, martyrion, costruiti sopra i luoghi di sepoltura di martiri e ospitanti famose reliquie, le basiliche palatine, destinate all'imperatore e la sua corte, come la basilica di San Lorenzo a Milano, che era provvista di un matroneo usato dalla corte e correlata da sacelli lungo gli assi laterali. Anche i modelli di queste tipologie sono stati rintracciati nell'architettura romana ed in particolare nei mausolei, nel Pantheon, nei templi monopteri e nei ninfei tardo romani[3]. Inoltre negli edifici a pianta centrale, sono maggiormente riscontrabili i caratteri dell'architettura tardo antica caratterizzata dalla valorizzazione costruttiva e visiva delle masse murarie e delle volte e da spazi dinamici ed illuminati in modo contrastato. Tra gli esempi romani si posso citare il mausoleo di Santa la pianta del battistero lateranense Costanza, il battistero lateranense e Santo Stefano Rotondo; ad oriente da ricordare la chiesa costruita da Costantino ad Antiochia e chiamata Domus Aurea, oggi non pi esistente.

Architettura paleocristiana

Note
[1] La derivazione dalla basilica romana generalmente accettata anche se non mancano opinione diverse che sottolineano la discontinuit dell'architettura paleocristiana da quella romana: Sergio Bettini, Lo spazio architettonico da Roma a Bisanzio, edizioni Dedalo, 1995 (1978). [2] Giulio Carlo Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, edizioni Dedalo, 1993. [3] Giulio Carlo Argan, Op. cit., edizioni Dedalo, 1993

Bibliografia
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

Altri progetti
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Domus ecclesiae
La domus ecclesiae (termine latino con il significato di "casa dell'assemblea" o "casa della chiesa") era un edificio privato, adattato alla necessit del culto, nella quale si radunavano i primi cristiani in epoca precedente all'editto costantiniano del 313.

Storia
Tale uso documentato gi nelle lettere di san Paolo, come per la casa di Narcisso[1], o la casa di Aquila e Prisca sull'Aventino (in corrispondenza dell'attuale chiesa di Santa Prisca)[2]. Nel corso del III secolo si ebbe una prima organizzazione della Chiesa cristiana. Alcune delle domus ecclesiae erano state donate alla Chiesa dai proprietari e divennero i cosiddetti tituli [3]. Nell'anno 312 ne esistevano 25, probabilmente affiancati da altri luoghi di culto privati. I luoghi di culto cristiani non si distinguevano architettonicamente dai normali edifici di abitazione, sebbene sia possibile che gi prima del 312 fossero state costruite appositamente per il culto delle semplici sale. Sia le domus ecclesiae che i tituli prendevano generalmente il nome dal primitivo proprietario dell'edificio e lo conservarono anche con la costruzione di una vera e propria chiesa in epoca successiva: per esempio il titulus Clementis, in origine propriet di un certo Clemens, divenne successivamente l'ecclesiae Clementis, o "chiesa di Clemente", e quindi l'attuale Basilica di San Clemente al Laterano. L'identificazione come luoghi di culto delle abitazioni private che in diversi casi sono state rinvenute sotto le chiese successive (Santi Giovanni e Paolo o titulus Pammachii, Santa Cecilia in Trastevere o titulus Caeciliae, San Martino ai Monti o titulus Equitii, ) tuttavia resa difficoltosa dalla mancanza di specifiche caratteristiche architettoniche e dall'uso di eventuali decorazioni gi appartenenti al repertorio pagano, ma alle quali potrebbe essere stata dato un nuovo significato simbolico in senso cristiano.

Domus ecclesiae

La domus ecclesiae di Dura Europos


Domus ecclesiae sono state rinvenute soprattutto nella parte orientale dell'Impero: di eccezionale importanza quella di Dura Europos. La citt, un crocevia di popoli e religioni diverse (religione ellenica, romana, ebraismo, mitraismo, cristianesimo), fu rasa al suolo nel 256 d.C. e mai pi ricostruita. La citt fu riscoperta dagli archeologi nel 1920; gli edifici religiosi sono tutti ben conservati. La domus ecclesiae fu ritrovata non lontano dalla Porta di Palmira; grazie a un graffito, databile all'anno 232 pu essere definita una delle chiese pi antiche del mondo. L'edificio fa parte di una casa affacciata su una strada lastricata. Si tratta di una struttura a due piani, quello superiore probabilmente utilizzato come abitazione, articolata con una serie di sale intorno ad un cortile centrale. domus ecclesiae a Dura Europos Al piano terra, di fianco all'atrio centrale, si trova una sala pi piccola, che immette in un ambiente ancora pi angusto. Gli archeologi hanno potuto ricostruire la funzione delle sale: la stanza pi grande era la sala della comunit; la sala piccola era un ambiente intermedio che serviva per l'agape; l'ambiente angusto era un battistero per l'iniziazione cristiana. Tale ambiente era l'unico decorato (con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento), a riprova che era il cuore dell'edificio. La chiesa si potuta conservare nei millenni poich venne coperta da un bastione realizzato per la difesa della citt dall'attacco dei Persiani, che sfondarono le linee difensive nel 256.

Note
[1] Lettera ai Romani, 16,11 [2] Lettera ai Romani, 16,5; Prima lettera ai Corinzi, 16,19 [3] Il termine all'origine dei titoli cardinalizi attuali.

Catacombe

Catacombe
Le catacombe erano delle aree cimiteriali sotterranee utilizzate nell'antichit. Le pi celebri sono quelle cristiane, anche se ne esistono esempi legati ad altre religioni: ne esistono anche di fenicie e pagane, gi gli etruschi e gli ebrei usavano seppellire i loro morti in camere sotterranee. I cristiani ricrearono tale pratica inumativa abbandonando, per la fede nella resurrezione dei corpi, l'uso della cremazione pagana. Le catacombe sono solitamente scavate nel tufo, tipica roccia facilmente lavorabile, e possono avere anche pi livelli, con profondit che arrivano fino a trenta metri.

Le catacombe di san Callisto a Roma

All'inizio si mantennero principalmente le usanze funerarie pagane, come provato dal cimitero precristiano di Anzio. Il sepolcro si trova quasi sempre all'esterno della citt, poich le Leggi delle XII tavole prescrivevano che hominem mortuum in urbe neve sepelito neve urito ("Non si seppellisca n si cremi nessun cadavere in citt").[1] Ma i cimiteri (il cui termine deriva dal greco [koimtrion], quindi dal verbo [koim], ossia "dormire", "riposare", oppure dal latino accubitorium, dal verbo accumbere per "giacere") per i cristiani sono luoghi dell'attesa della resurrezione. L'etimologia della parola tardo latina "catacumba", da cui l'italiano "catacomba", incerta; si pensa che derivi dalla locuzione greca " (kat kymbs)" o " (kat kmbas)" (direttamente o attraverso la voce latina "cumba") che si pu tradurre come "presso/sotto la cavit/le grotte".[2][3][4][5] Il nome "locus ad catacumbas" era una localit situata in un avvallamento presso la via Appia; gli studiosi non sono per concordi sul luogo che questo termine latino indicava. Secondo alcuni usava indicare una depressione posta di fronte al Circo di Massenzio, fra le due colline dove oggi si trovano il cimitero di San Callisto e la tomba di Cecilia Metella, e pass poi a indicare il cimitero stesso;[2] secondo altri l'avvallamento era quello dove oggi si trova il cimitero di San Sebastiano.[3][4][5]

Descrizione generale
Le catacombe sono poste sempre al di fuori della citt, in quanto la sepoltura urbana era vietata dalla legge romana per motivi religiosi e di igiene. I terreni sulle quali erano costruite appartenevano a privati o a collegi funerari. Sono generalmente costituite da lunghe gallerie strette e basse dette ambulacri, dai sette a trenta metri sotto la superficie, di circa 2,5 m di altezza e di larghezza e intercomunicanti ai vari livelli tramite ripidi scalini. Nelle pareti degli ambulacri sono scavate le tombe, dette loculi che avevano un'altezza di 4060cm ed una lunghezza variabile dai 120 ai 150cm; questi ultimi erano vere e proprie camere di pietra che accoglievano i corpi avvolti in lenzuoli di lino oppure posti in sarcofagi di pietra. Gli ambulacri potevano essere intervallati, oltre che con i loculi pi comuni, anche con i cubicoli, piccoli ambienti destinati ad ospitare le tombe di una famiglia o associazione, e con le cripte, contenenti solitamente la tomba di un martire; inoltre si possono trovare anche tombe sormontate da un arco, dette arcosoli e destinate ai nobili, ai martiri e ai Papi.

Catacombe

La luce e l'aria filtravano attraverso dei pozzi verticali quadrati, chiamati lucernari. La tomba veniva successivamente chiusa ponendo della malta e una lastra di marmo o delle tegole di terracotta, sulle quali veniva inciso spesso il nome del defunto, l'et e la data di morte; spesso a tali informazioni veniva aggiunta un'epigrafe religiosa o simbolica. lo studio di tali epigrafi riveste un'importanza capitale. Nelle catacombe si pregava perch, a quel tempo,la religione cristiana non era permessa.

Sopra terra
I primi Cristiani si seppellivano comunemente nei cimiteri pagani, anche se questi non sono totalmente identificabili fino alla prima met del II secolo. Il cimitero sopra terra, o subdiale, occupava un'area ben definita e recintata: questa poteva avere diversi nomi, fra i quali area, area christianorum, o (topos) in modo generico. Altre volte, se la zona era coltivata a giardino, era definita come hortus, agellus, (kpos); il cepotaphium ( + [taph], tomba) era invece l'orto che circondava il monumento funerario, indicando poi tutto il resto della costruzione.

Affresco del Buon Pastore, Catacombe di San Callisto a Roma

Solitamente vi era un unico custode e fossore, per un'area indubbiamente modesta. Di regola i corpi erano orientati, particolarmente ad est. Il sarcofago era una tomba pi lussuosa e conservativa, e poteva essere realizzato in pietra, in marmo, in terracotta, e raramente in piombo, meno comune. Molto diffuso invece, di origini puniche, era un sepolcro realizzato con delle anfore. Per utilizzare lo spazio nella maniera migliore si costruivano anche tombe a pozzo chiamate forma. Le tombe pi semplici potevano dunque essere il sarcofago, che costituiva la forma pi evoluta, oppure un monolito a foggia di sarcofago, con un manufatto protettivo, a cappuccina se in muratura, oppure a mensa, con una lastra piana semicircolare.

Sotto terra
In epoca apostolica le necropoli dei cristiani si distinsero per l'uso dell'inumazione e per alcuni simboli caratteristici, mentre in et post-apostolica le comunit crebbero e grazie ai patrizi si organizzarono pubblicamente. In seguito, per poter far fronte anche ad un diffuso problema di spazio, si pass dalla sepoltura subdiale a quella sotterranea considerando che la vera e propria attivit d'aggregazione avveniva nel titulus, una sorta di area parrocchiale o nella domus ecclesiae la casa dell'assemblea, messa spesso a disposizione da famiglie abbienti. Inizialmente si utilizzarono cave abbandonate, differenziate da tufo granulare (le cui catacombe si caratterizzano per il tracciato irregolare e le gallerie larghe) o solido (con gallerie strette, pi regolari e verticali). Il primo elemento di ogni catacomba sempre una scala d'accesso (detta scala, descensus, o altre volte catabaticum), saltuarialmente affiancate da altre strutture per l'accesso dei pellegrini, come l'introitus ad martyres dal IV secolo. Le gallerie furono chiamate cryptae, indicando poi con lo stesso termine tutto il complesso sotterraneo; col termine cubiculum si definivano invece le camere sia sotterranee che subdiali. Le pila erano dei gruppi di defunti disposti in ordine verticale; fra le pila solitamente si seppellivano i bambini. Due erano i tipi regolari di sepolcro: il loculo, che era una cavit rettangolare con il lato lungo a vista, e la tomba a forno, con il lato corto a vista. Ma pi nobile era la tomba a mensa, con una nicchia arcuata detta arcosolium. L'illuminazione era assicurata da lucerne ad olio e dai lucernari, detti luminaria. La toponomastica cimiteriale caratterizzata generalmente dalle denominazioni di persone (come quelle di Priscilla o di Pretestato), da origini topografiche (ad duas lauros), da nomi di santi (sant'Agnese, san Pancrazio), oppure

Catacombe dall'anonimato o da nomi moderni (Santa Croce).

Tombe dei martiri


Per martyr ( [martyr] o anche [martys] in greco significa "testimone") s'intendeva colui che aveva reso testimonianza di Cristo fino al sacrificio della vita. Coloro che tuttavia confessarono la propria fede, ma si salvarono, furono chiamati confessor (, homologhets). Inoltre si affermarono anche gli asceti, coloro che con virt eroiche supplirono al martirio. Sono cinque gli elementi principali che identificano la tomba di un martire: la presenza di una cappella o basilica; un'iscrizione in situ o su un monumento; dei graffiti sull'intonaco, a testimonianza del fervore dei fedeli; la presenza di un altare consacrato; alcune pitture, scale aperte per i visitatori, lucernari. Un sepolcro si riconosce come quello di un martire solamente constatando l'evidenza di tracce antiche di una sicura venerazione. La cura del sepolcro s'intendeva con l'arricchimento di doni e mantenendone l'integrit (si permettevano reliquie ex contactu); in Oriente invece molti corpi vennero traslati, soprattutto a Costantinopoli. A Roma non si pu parlare di traslazioni prima di papa Onorio I (625-638), e di veri e propri movimenti con Teodoro I (642-649): nacquero cos celebrazioni liturgiche e chiese dedicate agli stessi santi. Il culto cominciava con il giorno della morte, il dies natalis, o (hemra ghenthlios), deponendone le spoglie in una semplice tomba, poi man mano arricchita con nuovi doni, con grandi lavori dopo la pace di Costantino.

Organizzazione dei cimiteri


I fossores (o fossori) vengono cos definiti per la prima volta nel 303; questi erano tenuti non solamente a seppellire i morti, ma anche a scavare le gallerie, gli ambienti e le tombe, nonch a decorarne le sepolture. Si suppone infatti che esistesse un corpo di operai specializzati. Gli attrezzi erano vari (di cui si conoscono diversi tipi, dalla raffigurazione nella figura di Diogene, nel cimitero di Domitilla): lampada, dolabra fossoria (piccone a due becchi di taglio e di punta), ascia, mazzuolo (martello per scalpello), scalpello, compasso, pala, groma (goniometro a traguardo). Inizialmente i fossori erano assimilati agli ostiari, custodi dei titoli e dei cimiteri: nel IV secolo, acquisendo sempre pi importanza, si ritrovano ad un grado ecclesiastico superiore agli stessi ostiari. Questi vivevano di donazioni, ma in seguito seppero approfittare della propria posizione, ottenendo lauti guadagni scambiando privilegi. Dal pontificato di Sisto III (432-440) non si ha pi notizia di compravendite di sepolcri, e probabilmente il clero riassume la responsabilit dell'amministrazione cimiteriale. Primo provvedimento sull'organizzazione dei cimiteri fu di papa Zefirino, che alla fine del II secolo nomina Callisto tutore del cimitero della via Appia. Nel 240 papa Fabiano "regiones divisit diaconibus et multas fabricas per coemeteria fieri iussit" (divise le regioni tra i diaconi ed ordin che venissero allestiti molti cantieri per la costruzione dei cimiteri); dalla fine del IV secolo vi furono diverse ripartizioni: i praepositi, per le basiliche cimiteriali, i mansionarii, custodi delle basiliche minori, i cubicularii, per i sepolcri dei martiri. Con papa Damaso I (366-384) comincia un'epoca d'oro per i cimiteri cristiani di Roma, con lavori ed abbellimenti nelle cripte dei martiri. Dal 394, con l'affermazione definitiva del Cristianesimo con Teodosio I, la sepoltura sotterranea comincia ad essere tralasciata: si preferisce la sepoltura subdiale, meno dispendiosa. Inoltre le invasioni barbariche (il 24 agosto 410 Alarico entra a Roma) foriere di morte e distruzione, portarono a diverse traslazioni dei corpi dei martiri. Quando dal IX secolo fu permessa la sepoltura intra urbem, l'abbandono fu compiuto.

Catacombe

Studi archeologici
I primi studi sulle catacombe cristiane iniziano con Pomponio Leto, con la fondazione dell'Accademia Romana degli Antiquari nel XV secolo, con scopi relativamente poco scientifici. Andrea Fulvio dedica due libri ai cimiteri cristiani nelle Antiquitates Urbis del 1527, che ispirano Onofrio Panvinio a scrivere un piccolo trattato sulle antichit cristiane. Il 31 maggio 1578 viene scoperto casualmente a Roma il Cimitero dei Giordani, e rinasce l'interesse per la materia. Ad opera di Ciacconio, pseudonimo di Alfonso Chacn, e Filippo de Winghe vengono copiate tutte le iscrizioni e le pitture dei monumenti durante il XVI secolo. Nel 1588 Pompeo Ugonio scrive una Historia delle stationi di Roma che si celebrano la Quadragesima[6], con diverse notizie sulle chiese e sullo stato dei monumenti dell'epoca; La scienza delle antichit cristiane si sviluppa con l'opera di Cesare Baronio (1538-1607), con i suoi dodici libri degli Annales ecclesiastici ed il Martyrologium Romanum ("Martirologio Romano"), e la Roma sotterranea di Antonio Bosio (1575-1660).

Ritratto di Giovan Battista De Rossi

Ma il primo vero rinnovamento comincia con padre Giuseppe Marchi (1795-1860) con il suo Monumenti delle arti cristiane primitive, inaugurando molti criteri nuovi e scientificamente rigorosi: inoltre fu maestro di Giovanni Battista de Rossi (1822-1894), grande archeologo cristiano che realizz la nuova Roma sotterranea cristiana fra il 1864 ed il 1877, istituendo poi il Inscriptiones christianes urbis Romae VII saeculo antiquiores (1861) ed il Bullettino di Archeologia Cristiana dal 1863. Fra i grandi del secolo scorso, si ricorda Giuseppe Wilpert, con le sue pubblicazioni su pitture e mosaici.

Catacombe

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Iconografia
Diverse sono le immagini rappresentate nei cimiteri; la decorazione delle catacombe, in genere ad affresco, presenta soggetti, tecniche e stili derivati dall'arte pagana, spesso reinterpretata secondo le nuove credenze. Ne sono un esempio il mito di Orfeo, mentre ammansisce le fiere, oppure Mercurio crioforo (trasformato dalla tradizione cristiana nel buon pastore). Mentre all'inizio si faceva uso in chiave decorativa o simbolica di soggetti come pesci, uccelli, rami di olivo, figure umane come ad esempio l'orante, successivamente a queste si aggiunsero scene tratte dall'Antico e Nuovo testamento. Vi si trovano insomma rappresentati episodi salvifici desunti dalla tradizione biblica: No e il Diluvio Universale (dalla Genesi); episodi della vita di Daniele, come Nabucodonosor II e i tre fanciulli tra le fiamme, Daniele nella fossa dei Immagine del Buon Pastore presso le Catacombe di Priscilla a Roma (seconda met del III secolo) leoni, Susanna e i vecchioni (dal Libro di Daniele); episodi della vita di Giona, Giona gettato dai pescatori, inghiottito da un mostro marino, disteso sotto un albero (dal Libro di Giona); Mos che fa scaturire l'acqua da una roccia (dal Libro dell'Esodo e dai Numeri); la resurrezione di Lazzaro (dal Vangelo di Giovanni). Ma anche elementi tipici come il Buon Pastore, il pavone,[7] la fenice,[8] il filosofo (come vir sanctus che conosce i mezzi e gli strumenti per accedere nell'aldil), che a volte accompagnato da una virga, in funzione di taumaturgo.

Epigrafia
Un'iscrizione si dice cristiana quando porta un segno evidente di Cristianesimo anteriore al V secolo, assumendo caratteri inconfondibili e specifici (quali caratteri di scrittura, riferimenti alla resurrezione dopo la morte, citazioni ed immagini bibliche, ed altro). Il materiale utilizzato era in gran parte marmo (per lo pi bianco, ma anche granito bigio, pavonazzetto, alabastro, palombino e altri marmi colorati), con spessore vario in base alla natura: solitamente per le formae, dovendo reggere il peso delle persone, si utilizzavano pezzi particolarmente spessi. Inoltre venivano impiegati materiali quali la pietra (soprattutto per i cimiteri all'aperto), mosaici (perlopi in Africa, ma anche ad Aquileia), tegole (a Roma ed in Africa), le tablai cio tavolette lignee con iscrizioni variopinte (per i sepolcri copti), nonch oggetti in avorio, bronzo ed oro. Solitamente era un artigiano specializzato, il lapicida, ad operare sul materiale: tuttavia in moltissimi casi non possedeva una cultura sufficiente per scrivere in lingua corretta, e diffusamente si riscontrano alterazioni fonetiche e morfologiche proprie del vernacolo (ad esempio: e per ae, b per v, m e n soppresse, s per x, tutti elementi tipici della lingua volgaris o [koin dilektos]); sono presenti anche omissioni di lettere o sillabe (haplographia), e altre volte della aggiunte realizzate dall'artista per ovviare ad un errore; succede anche che la lastra venga riutilizzata ("epigrafe opistografa", ovvero scritta sulle due facce opposte). Altro genere epigrafico si considerano i graffiti, prodotti dai visitatori sull'intonaco delle pareti presso i sepolcri venerati. I caratteri vengono classificati in base all'aspetto individuale e generico, in tre diversi generi: capitale (classificata in quadrata, lapidaria e monumentale, per il modulo quadrato in cui si pu iscrivere la lettera, divisa poi in priscilliana, istriana e filocaliana, e actuaria, pi inclinata verso destra ed utilizzata nei documenti ufficiali, distinta in elegante e rustica), onciale (tondeggiante, usata per tavolette cerate, pergamene e papiri), e corsiva (degenerazione della capitale, attestata in antica e recente). Le abbreviazioni si crearono per guadagnare spazio e tempo: si hanno per

Catacombe sospensione, trascrivendo le prime lettere della parola (con una sbarra trasversale), o per contrazione, cio sopprimendo alcune lettere. Esistono anche degli abbreviamenti di contatto o assimilazione di elementi, detti nessi, da cui poi deriva il monogramma, distinto dai primi per l'intreccio e la disposizione metrica delle lettere; ne esiste una composizione semplice, con le lettere attorno o dentro alle lettere fondamentali; un secondo tipo, con le lettere intrecciate come nelle sigle; una forma molto comune, quella del monogramma di Cristo con le sue varianti (monogramma col solo nome di Cristo: monogramma costantiniano o eusebiano o chrismon, croce monogrammatica; monogramma coi due nomi; monogramma col solo nome di Ges). Inoltre altra forma di abbreviazione utilizzata era la psefia, ossia un crittogramma che attraverso i numeri esprimeva lo stesso concetto della parola; se due parole hanno identico valore numerico sono dette isopsefiche. La punteggiatura nacque per distinguere le parole troppo vicine, gi dall'epigrafia pagana: punto tondo, triangolare e quadrato, foglia d'edera (cosiddetta hedera distinguens), palmetta, crocetta, piccola freccia, lettera dell'alfabeto. Molto rari sono i casi di accenti, sulle vocali lunghe (apex) e sulle consonanti per indicare raddoppiamento (sicilicus). Molte iscrizione inoltre si confondevano per l'uso di scrivere latino in lettere greche e viceversa.

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Iscrizioni funerarie in prosa


Un'iscrizione la risultante di due o pi nuclei concettuali; ogni espressione epigrafica si dice formula, ossia un concetto dichiarato in una particolare maniera con carattere stilistico, foriero di un'indicazione cronologica. Come i Romani, anche i Cristiani utilizzavano i cosiddetti tria nomina (praenomen, nomen, cognomen) ma molti sono anche i casi di nomi unici; non attestata un'onomastica tipicamente cristiana fino al IV secolo, tanto che sono riportati nomi di origine pagana fino in epoca tarda. Nomi cristiani sorsero con l'usanza di battezzare i fanciulli con nomi di adozione, a volte mediati con quelli originari attraverso un nesso. Fondamentale era anche l'indicazione degli anni vissuti, a volte completata dal numero di mesi e giorni, e a volte (per i bambini) di frazioni di ore, a volte invece approssimata con la formula plus minus, siglata in P.M. o altre formule, altre volte ancora accompagnata dall'anno di nascita, di matrimonio o di vedovanza. Ricorrono anche titoli di merito (come martyr e confessor), altri liturgici, onorifici o cultuali (sanctus e beatus). Le indicazioni di morte possono essere o formule di passaggio o d'introduzione. Il primo, un elemento naturalmente cristiano, vede il dies natalis nella data di morte, non nel giorno della nascita terrena; inoltre si preferisce l'utilizzo di un formulario che esprima il senso di riposo della tomba. Nel secondo vivo il senso di depositio ("in pace"), ossia di custodia temporanea, con cui si indica particolarmente il giorno di morte e semmai i giorni trascorsi per la sepoltura. Il calendario utilizzato era solitamente quello comune romano, il calendario giuliano; nei casi delle epigrafi cristiane in greco, a volte si faceva uso di computi cronologici locali, come il calendario macedone o il copto; altri ancora segnavano il nome dei giorni in base alla menzione del Natale o della Pasqua, o di particolari notazioni astronomiche. I modi di numerazione erano le cifre romane per i latini e le lettere dell'alfabeto greco per gli orientali, con le dovute eccezioni (IIII al posto di IV, l'episema al posto del VI); alcune volte i giorni venivano conteggiati senza essere trasformati in mesi, e viceversa. Le datazioni, minime rispetto al patrimonio epigrafico, avvenivano citando i consoli e gli imperatori (sistema pi diffuso, di facile interpretazione fino al 306, poi dal 541 si nomina il solo imperatore) oppure secondo una cronologia regionale (in ere, come l'ispanica, la mauritana, o con l'indictio, ciclo di quindici anni numerati progressivamente dal 297 per opera di Diocleziano). Altre volte venivano citati gli anni di regno di un monarca locale, oppure del vescovo o di un pontefice.

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Formule particolari
Fra le formule epigrafiche particolari si ricordano: le acclamazioni, che perdono il senso lugubre pagano e si trasformano in augurio; gli auguri di pace, non solamente riferiti al sepolcro (domus aeternalis), ma anche dedicati alla felicit celeste; il refrigerium (, anpsyxis), ossia l'augurio di partecipazione al convito celeste, simboleggiato da una colomba nell'atto di suggere; le acclamazioni di vita in Cristo, auspicio di soggiorno dell'anima in Cristo; le formule desunte dal formulario pagano, quali forme di addio e pensiero che nessuno immortale; le orazioni, come invocazioni dell'intercessione o dell'intervento; le preghiere per il defunto, molto simili alle acclamazioni; le invocazioni dei viventi al defunto, affinch interceda per loro, generalmente brevi composizioni; le preghiere del defunto ai viventi e al Signore, che attestano la continuit della vita terrena in quella celeste; dai viventi a proprio vantaggio, di cui molti sono graffiti lasciati dai pellegrini; sacramenti; battesimo e cresima, poich riti d'iniziazione, espressioni piuttosto velate (disciplina arcani). La pi celebre certamente il Cippo di Abercio, dal nome dell'omonimo vescovo di Ierapoli, in Frigia, gi noto dall'agiografo bizantino Metafraste, e che si considerava vissuto sotto Marco Aurelio (161-180) e sarebbe stato l'evangelizzatore dell'Asia Minore, e tornato a Geropoli avrebbe scritto un epitaffio a ricordo del suo apostolato. Nel 1882 l'archeologo William Ramsay scopre in Asia Minore l'iscrizione di un tale Alessandro del 216, i cui primi tre versi erano copia dell'iscrizione di Abercio. Continuando le ricerche, presso le terme di Geropoli si ritrovarono l'anno successivo due frammenti del cippo di Abercio, poi donati a Leone XIII ed ora conservati al Museo Lateranense; il testo, gi conosciuto tramite i codici, conferm la datazione aureliana e la missione apostolica narrata dalle cronache.
Una processione nelle catacombe di San Callisto, Illustrazione di Alberto Pisa, 1905

Epigrafia metrica
Dopo la pace della Chiesa aumentarono le iscrizioni a carattere non funerario, soprattutto grazie al concomitante sviluppo del culto dei martiri. Diffusa la versificazione in acrostici, gi comuni in epoca arcaica. Il metro impiegato solitamente era l'esametro o il distico elegiaco, e molto meno diffusi il senario e il saffico; a volte ne veniva utilizzato diversi nella stessa composizione. Damaso, pontefice (366-384) nato in Spagna ma formatosi a Roma, diede grande impulso al culto dei martiri, tanto da divenire patrono dell'archeologia cristiana nel 1926 con Pio XI. Bench pesante nel metro, di facile ripetizione, imitazione insistente degli autori classici, fu tuttavia un grande comunicatore, che ha avuto anche il merito di non alterare le notizie storiche del suo tempo. Il suo calligrafo, Filocalo (gi autore della Depositio Martyrum), cre l'omonimo carattere di struttura rettangolare e con aste di forte spessore alternate a sottili, con un sensibile gioco di chiaroscuro, con degli speciali apici ricurvi all'estremit di ciascuna asta: delle 77 iscrizioni damasiane, una ventina gli sono attribuite fra il 370 ed il 380 circa. Molti emularono il pontefice, che realizzarono elogi di santi, epitaffi ed iscrizioni.

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Iscrizioni storiche
Si tratta di tutte quelle iscrizioni che riguardano la genesi e la storia dei monumenti, gli avvenimenti della Chiesa, la liturgia, le reliquie, le donazioni, i voti, l'attivit artistica e culturale della comunit. Di solito erano poste in luoghi accessibili al popolo, ma ci furono anche molte eccezioni. Il marmo il materiale pi utilizzato, seguito anche da composizioni musive; il formulario attinge dalla Bibbia, e soprattutto dai Salmi. Relativamente agli edifici sacri, le iscrizioni storiche riguardavano la fondazione e i lavori negli edifici di culto (contenenti il nome di chi ha voluto la costruzione, ne ha sostenuto le spese o ne stato l'artefice), iscrizioni parenetiche (preghiere rivolte ai fedeli, a Dio, a Ges, ai santi per invocare favore o protezione), iscrizioni esegetiche (per illustrare le rappresentazioni figurate, ottime per la decifrazione) e di consacrazione e dedicazione degli edifici sacri. Anche i sacramenti vengono affrontati, come anche i dogmi, soprattutto sulla divina maternit di Maria e il primato del pontefice romano. Come i Romani, si realizzano incisioni a ricordo di editti, donazioni e privilegi. Diffuse erano anche trascrizioni di versi biblici e salmi, nonch iscrizioni eortologiche hanno lasciato informazioni sulle deposizioni dei martiri e il loro dies natalis. Le iscrizioni di reliquie si trovano di norma sui reliquari o sull'altare, con informazioni precise sul culto del martire. Diffusissime erano anche le iscrizioni votive, per una donazione o lo scioglimento di un voto.

Iscrizioni su piccoli oggetti


Molti erano gli oggetti caratterizzati da scritte: anelli, gemme, sigilli, fibule, pettini, aghi, bicchieri, piatti, lampade, teche, recipienti per liquidi, lamelle, piastre, collari, encolpi, pettorali, amuleti, oggetti di vetro, mattoni, anfore, tegole.

Fonti
Le fonti principali sulle catacombe sono distinte in due classi: monumentali, cio da testi diretti, e letterarie, ossia trascrizioni indirette. Fra le risorse pi comuni si ricordano la Bibbia, i Vangeli canonici, gli Atti e le Lettere degli Apostoli. Altre fonti importanti sono la "Didach" ( , Didach t-n ddeka apostlon), una raccolta di prescrizioni di carattere morale, liturgico e disciplinare, e la cosiddetta "Tradizione apostolica" ( , Apostolik pardosis), una serie di regole per gli ordini ecclesiastici, l'eucaristia e il battesimo.

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Letterarie
Una serie di scritti aiutano a ricostruire la storia delle catacombe cristiane: i padri apostolici, ossia coloro che ebbero rapporti con gli apostoli), di cui si ricordano Clemente (Lettera ai Corinti), sant'Ignazio (Lettera ai Romani), san Policarpo (Lettera ai Filippesi). Si menzionano anche gli apologisti greci del II secolo: san Giustino martire, sant'Aristide, sant'Apollinare. Fondamentali anche gli scritti antieretici dello stesso secolo, fra cui Sant'Ireneo di Lione (Adversus haeres, sul primato papale) e la Lettera a Diogneto, testo sulle verit cristiane destinate ad un pagano. Inoltre vanno citati anche gli scrittori cristiani del III e IV secolo: Tertulliano (Ad Nationes e Apologeticum, sulle prime comunit cristiane), Minucio Felice (Octavius, sui preconcetti verso la nuova religione), sant'Ippolito di Roma, Origene Adamantio, Clemente Alessandrino, san Cipriano di Cartagine (De lapsis sui lapsi, e De ecclesiae unitate sulla Chiesa africana), Eusebio di Cesarea (Storia Ecclesiastica, dieci libri andati perduti, e la Vita Constantini), sant'Ambrogio (De mysteriis, De paenitentia, i Discorsi e le Lettere, con informazioni utili sulla vita dei martiri), san Girolamo, papa Damaso I, e sant'Agostino.

Charlotte Mary Yonge, Young Folks' History of Rome

Anche da molti scritti apocrifi si conoscono molte notizie sulla vita delle catacombe cristiane, come dai Vangeli dell'Infanzia del Signore, gli Acta Petri e gli Acta Pauli, nonch in generale gli Atti dei martiri (Acta martyrum). Gli acta era gli atti giudiziari dei processi contro i martiri, di cui il Martyrium Policarpi pi antico, composto sotto forma di lettera, mentre l'Acta martyrium Sillitanorum il primo documento in latino. Altre informazioni giungono dalle Passiones martyrum, racconti a volte fantasiosi sul culto dei martiri.

Monumentali
Fra le fonti monumentali si citano i Calendari, almanacchi con il dies natalis e la depositio di ogni martire; il Cronografo del 354, ad oggi il pi noto, detto anche Filocaliano dal compilatore Furio Dionisio Filocalo, segretario di papa Damaso I, o Bucheriano dal padre gesuita che lo pubblic nel XVII secolo. Il Cronografo contiene anche la Depositio episcoporum, con l'elencazione dei papi dal 254 al 352, e la Depositio martirym, con una lista di martiri dalla prima met del III secolo.
Martirologio proveniente da Digione, in Francia

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Le prime citazioni delle parole "sanctus" e "martyr" si fa riferimento al Martyrologium Carthaginiense, mentre altre informazioni sulla vita dei santi e la loro sepoltura si ritrovano nei Calendari di Napoli, dell'847, quello di Oxirinco, datato al 535, e l'Irlandese (IX secolo), con notazioni minori in quelli di Montecassino e di Spagna. I martirologi erano delle raccolte di dati sulla morte e sul luogo della deposizione dei martiri; il pi antico il Martirologio Siriaco, mentre il pi rilevante certamente il Martyrologium Hieronymianum, da cui dipendono tutti i martirologi storici posteriori. Tuttavia, il "Martirologio Romano" (Martyrologium Romanum, revisionato da Cesare Baronio per Gregorio XIII nel 1582, l'elenco ufficiale dei martiri della Chiesa cattolica.

Martirio di Wiborada, Stiftsbibliothek, San Gallo, in Svizzera

Per conoscere la tradizione religiosa sono fonti eccellenti anche i sinassari, libri destinati alla liturgia quotidiana, con un santo per ogni giorno ed ogni chiesa. I menei erano degli elenchi agiografici mensili, corredati da canti sacri, mentre i menologi trattavano la vita dei santi accompagnati da inni per le loro festivit. I typica erano altri elenchi di celebrazioni festive, ma relative alle festivit nei santuari, di cui il pi antico conosciuto quello di San Saba. Altri scritti eccellenti sono i sacramentari, cio raccolte di iscrizioni mobili per la liturgia, i cataloghi di pontefici e vescovi, fra cui il fondamentale Liber Pontificalis, con le biografie dei pontefici da san Pietro a Martino V (1431) scritte da papa Damaso I o forse da un anonimo (le notizie dal pontificato di Anastasio II sono confermate), ed il Gesta Episcoporum Neapolitanorum, un altro catalogo dei pontefici romani fino a Milziade e con tre liste di vescovi locali. Gli itinerari erano vere e proprie guide per i pellegrini, con importanti notizie sulla storia ecclesiastica; si ricordano il De locis sanctis martyrum quae sunt foris civitatis Romae, del VII secolo; la Notitia ecclesiarum urbis Romae, risalente alla seconda met del VII secolo, con una trascrizione molto accurata, e che presenta un giro inverso rispetto al De locis; infine l'Itinerarium Burdigalense, del IV secolo, descrivente un viaggio da Bordeaux (da cui il nome) a Gerusalemme, compreso il ritorno per Roma e Milano. Tra i cosiddetti cataloghi vanno menzionati l'Index coemeteriorum vetus, del VII secolo circa, ed il Notula de olea ss. Martyrum qui Romae in corpore requiescunt, realizzato a Monza, sugli oli raccolti nei sepolcri dei martiri. Le sillogi erano delle raccolte di iscrizioni cristiane, prima trascritte per devozione, poi per l'insegnamento della scrittura.

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Riti e credenze
Dalla tradizione pagana risalgono moltissimi elementi, soprattutto di superstizione, rimasero anche nella cultura cristiana: i Romani usavano bagnare la terra con latte e vino, offrendo cibo, curando piccoli giardini, e decorando la tomba con affreschi o intrecci di piante. I confrequentantes si riunivano periodicamente (in occasione dei parentalia) sul luogo con banchetti (detto epula) e libagioni rituali. Il refrigerium diveniva presso i Cristiani, mantenendo comunque il significato classico di sollievo mediante un pasto, sinonimo di riposo e pace: scopo precipuo dell'agape quello di Rito dell'agape su un'iscrizione delle Catacombe dei Santi Marcellino giovare all'anima del defunto. In seguito alla pace della e Pietro a Roma Chiesa il convitto finisce per snaturarsi. Diverse sono le superstizioni che si mantengono fra il popolo, bench cristianizzato: l'uso di bagnare la terra con vino, e poi quello di spargere odori ed oli, fiori (inizialmente malvisto perch segno di culto idolatrico, poi ammesso dal IV secolo), e costruire cattedre cimiteriali destinate alle anime dei defunti. A volte si trova l'invito a non trattenersi davanti al loculo, per timore di malocchi o cattivi auguri. Molto diffusi erano anche gli amuleti (chiodi, zoccoli, campanelli, lamine, invocazioni), poi tramutati in simboli cristiani: ci spiega la continua presenza di simboli tipicamente cristiani anche dopo la pace costantiniana nel 313.

Localit
Roma e Lazio
La citt di Roma naturalmente il luogo dove sono state concentrate maggiormente le catacombe cristiane (anche se vi sono due esempi di catacombe ebraiche). Anche se collocate all'esterno delle mura cittadine, oggi gran parte di esse sono integrate nel nucleo urbano. La pi importante e celebre quella di San Callisto, costruita da papa Callisto e ristrutturata da Damaso, dove sono conservate diverse tombe di papi e martiri, compresa quella di santa Cecilia. Si ricordano anche le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro e quelle di San Sebastiano, fra le pi antiche: queste ultime sono quelle maggiormente in uso nel tempo, tanto che il primo livello ormai scomparso a causa delle continue frequentazioni. Molto affascinanti sono le Catacombe di Priscilla, situate in gran parte sotto la zona di Villa Ada, presentano alcuni degli affreschi cristiani pi antichi, fra cui la prima rappresentazione dei Re Magi e dell'Ultima Cena.

L'ingresso delle catacombe di San Sebastiano

Numerosi cimiteri antichi cristiani esistono anche nel Lazio, soprattutto nei dintorni di Roma. In diversi casi ospitarono tombe di martiri, testimoniando una diffusione del Cristianesimo in queste zone gi in epoca precedente all'editto di Costantino del 313. Sono spesso di dimensioni complessive inferiori, ma per la buona qualit del tufo in cui sono scavate possono presentare gallerie molto ampie, ma spesso ad andamento irregolare, in quanto scavate per brevi tratti successivi, a seconda delle necessit. I loculi, di forma irregolare, a volte sono chiusi da muretti in mattoni, poi intonacati all'esterno. La maggiore frequenza di cappelle familiari, a volte monumentalizzate con

Catacombe decorazioni intagliate nel tufo sembra suggerirne l'utilizzo da parte di ceti sociali superiori. Tra le circa cinquanta catacombe laziali conosciute, non tutte oggi accessibili, si ricordano quella di Santa Cristina a Bolsena, di Santa Savinilla a Nepi, di Santa Teodora a Rignano Flaminio, di Santa Vittoria a Monteleone Sabino (detta Trebula Mutuesca), di Colle San Quirico a Paliano, ad decimum sulla via Latina a Grottaferrata, di Sant'Ilario ad bivium presso Valmontone, e di San Senatore ad Albano Laziale.

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Italia
Nell'Italia settentrionale sono presenti diversi cimiteri sotterranei, anche se in gran parte devastati dalle invasioni successive. Fra le maggiori si ricordano quelle di Iulia Concordia (oggi Concordia Sagittaria), scoperta nel 1876 e composta da pi di duecento lapidi relative perlopi a militari defunti. In Toscana a Chiusi, nella Valdichiana senese, sono state rinvenute due catacombe, una scoperta nel corso del XVII secolo (1634) dedicata a Santa Mustiola, l'altra scoperta casualmente nel corso del 1848 durante dei lavori nei campi, dedicata a Santa Caterina d'Alessandria. La catacomba di Santa Mustiola, che si fa risalire al III secolo, articolata in una serie di gallerie che si affacciano su due arterie principali, con le pareti segnate da iscrizioni, simboli e segni. La catacomba di Santa Caterina d'Alessandria risale, invece, al II o al III secolo ed composta da due ipogei pagani di pi antica datazione, poi sfruttati dalle comunit paleocristiane, fino al IV secolo. Nella zona di Classe, nei pressi di Ravenna, sono quattro gruppi cimiteriali: San Severo, Eleucadio, Probo e Sant'Apollinare, tutte risalenti agli inizi del III secolo. Altri esempi sono stati riscontrati ad Aosta, identificata nel 1939 e risalente probabilmente al V secolo, a Finale Ligure, con una basilica a tre absidi ed alcune tombe all'interno, ed un'altra sotto la Chiesa di Santa Felicita a Firenze, sempre del V secolo. Nel resto d'Italia sono presenti altre catacombe molto celebri: numerose sono quelle napoletane, le pi famose delle quali sono le quattro dedicate a San Gennaro, San Gaudioso, Sant'Eufebio e San Severo. Se le ultime due non mostrano grande rilevanza, la pi importante e la pi estesa quella di San Gennaro, realizzata sulla collina di Capodimonte, con due piani sovrapposti ed un ipogeo del II secolo. In Campania si conoscono anche a Teano (Catacomba di San Casto), anche se di epoca tarda, a Capua e a Calvi. Inoltre in Calabria ormai accertata la presenza di una necropoli sottoterra nella cattedrale di Tropea, con numerose iscrizioni. Le catacombe siciliane sono abbastanza rilevanti, soprattutto a Siracusa, seconde per estensione solamente a quelle romane: le parti pi antiche sono riconducibili al III secolo, con una vastissima serie di ipogei. Altri complessi si trovano a Trapani, a Messina, a Palermo (Catacomba di Porta d'Ossuna) e ad Agrigento (Catacomba Fragapane). Le catacombe di Sant'Antioco in Sardegna furono ricavate scavando gallerie che misero in comunicazione ambienti di preesistenti tombe ipogeiche a camera di epoca punica: queste erano infatti isolate tra loro e destinate essenzialmente ad uso familiare, o comunque relative ad una ristretta cerchia, al contrario delle catacombe, che erano destinate all'intera comunit dei fedeli.

Europa

Catacombe

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Vi sono molti esempi di catacombe nel continente europeo. A Malta sono presenti catacombe affini a quelle siciliane, anche se non cos estese: si tratta perlopi di ipogei, con alcuni elementi locali. A Colonia, in Germania, si conoscono tre cimiteri sopra terra (San Severino, Sant'Orsola e San Gereone), mentre quali quelle di Parigi in Francia, e di Treviri in Germania. Inoltre ne esistono anche in Spagna, Grecia, Anatolia ed Africa settentrionale.

Ambientazioni

Le catacombe di Parigi

Le catacombe sono intese nell'immaginario collettivo come luoghi pieni di mistero e di fascino. Indubbiamente la posizione sotterranea di questi cimiteri e la tradizione che li vuole legati alla persecuzione dei cristiani, oltre che al mistero dell'oltretomba, ha sempre costituito un'ottima location per film e racconti di ogni genere. Un esempio di tale fascinazione di origine romantica lo si trova in musica, nel ciclo dei Quadri di un'esposizione di Modest Musorgskij. L'ottavo dei dieci brani del ciclo s'intitola Catacumbae (sepulcrum Romanum) ed ispirato per da un quadro di Viktor Hartmann ambientato nelle catacombe di Parigi: in esso l'autore filtra la propria ispirazione (simboleggiata dal leitmotiv della Promenade) in atmosfere lugubri e funeree. Parte delle avventure dei videogame di Lara Croft sono ambientate in alcune catacombe, e anche Indiana Jones nel film "Indiana Jones e l'ultima crociata" (1989) a Venezia si avventura in alcune catacombe di fantasia sottostanti la Chiesa di San Barnaba riadattata nella finzione cinematografica a biblioteca. Nel film "La mandragola" (1965), Tot e Fra' Timoteo scendono in una catacomba, anche se questa scena non era stata aggiunta inizialmente nel film; In "Mission: Impossible III" (2006) i protagonisti giungono dentro il Vaticano passando attraverso alcuni antichi condotti sotterranei. Fra i diversi fumetti che utilizzano come ambiente per particolari episodi le catacombe, si ricorda anche l'albo a fumetti di Martin Mystre intitolato Catacombe! (n. 135, giugno 1993) ed ambientato nelle catacombe di Roma. il 7 luglio 2007 stato distribuito nelle sale italiane il film Catacombs - Il mondo dei morti, ambientato nelle catacombe parigine.

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] Leggi delle XII tavole, Tabula I, III. Pasquale Testini,, op. cit. catacomba in Nuovo Vocabolario Treccani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006. Manlio Cortelazzo; Paolo Zolli, catacomba in Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Roma, Zanichelli, 2004. Nicola Zingarelli, catacomba in Vocabolario della Lingua Italiana, Roma, Zanichelli, 2006. Ugonio, Pompeo <m. 1614> Historia delle stationi di Roma che si celebrano la Quadragesima di Pompeo Vgonio ... Doue oltre le vite de santi alle chiese de quali e statione, si tratta delle origini, fondationi, siti, restaurationi, ornamenti, reliquie, & memorie di esse chiese, antiche & moderne Roma : appresso Bartholomeo Bonfadino, 1588. Ulteriori notizie si ricavano da un'altra opera dell'Ugonio, Theatrum Urbis Romae, un compendio di notizie e appunti cos vasto che non vide mai la pubblicazione, rimase incompiuto alla morte dell'Autore (1614) ed perci di difficile accesso perch sopravvissuto soltanto in due voluminosi manoscritti (il Cod. Vat. Barb. Lat. 1994 e il Ms. I, 161 della Biblioteca Ariostea di Ferrara), cfr. The Classical Tradition, ed. by Anthony Grafton, Glenn W. Most, Salvatore Settis, Cambridge (Mass.), The Belknap Press of Harvard University Press, 2010, sub voce Guidebooks to Ancient Rome, p. 415.

[7] Secondo la leggenda le caratteristiche macchie colorate sulla coda sarebbero gli occhi di Argo, posti da Giunone sulla coda dell'animale a lei sacro in memoria del fedele guardiano dai cento occhi incaricato di custodire Io e ucciso da Mercurio. Il Cristianesimo delle origini attribuisce all'animale significati perlopi positivi. In base alla credenza di Ovidio, per la quale il pavone ogni anno in autunnoperde le penne che rinascono in primavera, l'animale diventato il simbolo della rinascita spirituale e quindi della resurrezione. Inoltre i suoi mille occhi sono stati considerati emblema dell'onniscienza di Dio. Pu infine apparire come attributo dell'aria, che secondo la teoria dei quattro elementi era

Catacombe
governata da Giunone, di cui conduce il carro. Secondo Plinio il Vecchio l'animale che non si decompone alla morte. [8] Sant'Agostino racconta un mito analogo a quello del pavone.

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Bibliografia
Pasquale Testini, Archeologia Cristiana, 2a ed., Bari, Edipuglia, 1980. Antonio Bosio, Roma sotterranea, Roma, 1632. Danilo Mazzoleni, I martiri cristiani, Archeo Dossier n. 87, 1992. (FR) Umberto Fasola, Les Catacombes entre la lgende et l'histoire, in "Les Dossiers de l'Archologie", Dijon, 1976. Giuseppe Ferretto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Citt del Vaticano, 1942. James Stevenson, La civilt delle catacombe, Roma, Club del Libro, 1987. Orazio Marucchi, Manuale di Archeologia Cristiana, Roma, 1933. (IV ed.) Enciclopedia Rizzoli-Larousse, Milano, 1967. (alla voce catacmba) Enciclopedia Grolier-Hachette, Milano, 1994. (alla voce catacombe)

Altri progetti
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Voci correlate
Catacombe di Roma Catacombe di Napoli Catacombe di Siracusa Cimitero Cristianesimo

Collegamenti esterni
Le Catacombe Cristiane (http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/archeo/documents/ rc_com_archeo_doc_20011010_cataccrist_it.html), documento della Pontificia Commissione di Archeologia sacra Le Catacombe di San Sebastiano (http://www.catacombe.org)

Basilica

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Basilica
La basilica era un edificio pubblico utilizzato nell'antica Roma come luogo di riunioni pubbliche e di amministrazione della giustizia. Dal IV secolo le basiliche vennero riadattate come luoghi di culto cristiano la cui particolare importanza era sottolineata da riti cerimoniali officiati direttamente dal Papa.

Basilica romana
La basilica nasce nel Mediterraneo orientale durante il periodo ellenistico, come suggerisce anche l'etimologia del termine: aul basilik era una zona dei palazzi reali di Efeso o di Alessandria d'Egitto, dove il significato letterario era sala regia (il basileus ancora il nome tradizionale degli imperatori bizantini). La forma della basilica ellenistica, con colonnati e un'aula centrale, venne importata a Roma, dove dall'et repubblicana vennero costruite molte basiliche civili, come la Basilica Giulia e la Basilica Emilia nel Foro romano.

Basilica di Massenzio

La basilica normalmente aveva pianta rettangolare, internamente suddivisa in tre o cinque navate da pilastri o colonne (la divisione in navate era uno stratagemma per facilitare la copertura) e presentava uno o due absidi semicircolari o rettangolari, al centro del lato maggiore o minore. Gli ingressi (uno o due) erano posizionati sul lato opposto rispetto ad ogni abside. Anticamente nella basilica la parte centrale poteva essere anche scoperta. La basilica romana ospitava riunioni di vario genere: ci poteva essere la tribuna dove alcuni magistrati esercitavano la funzione di giudice (da cui la parola tribunale e basilica forense), altre magistrature amministrative, negozi e uffici, anche ai piani superiori.

Basilica

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Basilica paleocristiana
Nel 313 con l'Editto di Milano, l'Imperatore Costantino concesse la libert al culto cristiano. Per impulso dello stesso imperatore e della sua famiglia (in particolare Sant'Elena) prese avvio a Roma - e presto si svilupper altrove nel vasto territorio imperiale - un grandioso programma di costruzione di imponenti edifici basilicali da adibire a luoghi di culto e in memoria dei martiri cristiani. La costruzione di queste grandi chiese porta alla luce la nuova fede e la esalta e induce la progressiva, rapida, scomparsa dei Tituli o domus ecclesiae, i precedenti, modesti, luoghi di culto, per lo pi ricavati all'interno di abitazioni private di patrizi convertiti al nuovo culto o riutilizzando mitrei, sovente sotterranei. In altri casi templi dedicati al vasto Pantheon delle divinit greco-romane vengono riadattati alla funzione di chiesa, o demoliti e sostituiti da un nuovo edificio di culto. Per motivi liturgici non era possibile, n desiderabile, adottare il modello templare romano, dove all'interno del tempio si custodiva solo la statua di culto del dio e la maggior parte dei riti avveniva in prossimit dell'altare esterno. Solo in alcuni interventi pi tardi (IX-X secolo) vennero riutilizzati templi greco-romani murando gli intercolunni e aprendo le pareti della cella (come il Duomo di Siracusa, trasformato in epoca bizantina). Le primissime basiliche, promosse dall'imperatore, sono edificate a Roma, e sono in grado di raccogliere migliaia di fedeli. Vengono costruite prevalentemente fuori le mura aureliane, sui luoghi di sepoltura - gi da tempo oggetto di venerazione e caratterizzati da edicolette votive - dei Planimetria della basilica di Santa Maria principali apostoli e martiri cristiani (Martyria). La primissima basilica Maggiore in Roma cristiana probabilmente San Giovanni in Laterano, costruita su un terreno donato da Costantino I intorno all'editto di Milano del 313. Furono costruite poi San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. Le ultime due in particolare vennero commissionate nel corso del IV secolo dal vescovo di Roma invece che dall'Imperatore, segno della crescente importanza del papato nella vecchia capitale. Il tipo edilizio detto basilicale si ispirava agli esempi delle basiliche civili romane, realizzate per accogliere grandi folle, e fu adottato sia pure con sostanziali trasformazioni. Dovette avere peso nella definizione della nuova tipologia

Basilica

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architettonica pi che la basilica usata come tribunale, la tipologia della cosiddetta basilica palatina, dove l'imperatore si mostrava al popolo nell'enfasi dell'abside di fondo (come nella basilica di Costantino a Treviri); in questo senso alla maiestas imperiale si assimil e poi sostitu la maiestas divina del cristianesimo. L'ingresso era posto su un lato minore dell'edificio, opposto all'abside; lo spazio venne diviso in navate da esili muri sorretti da file di colonne, spesso di reimpiego, architravate o che sorreggono archi a tutto sesto. Ai lati dell'abside inizialmente vennero ricavati due locali di servizio, i pastoforia, detti prothesis e diakonikon, e successivamente si diffonde l'uso di affiancare absidi minori a quella principale; il numero di navate va da tre a cinque, mentre generalmente non veniva realizzato alcun transetto.

Planimetria della basilica Costantiniana di San Pietro in Vaticano

Esso infatti venne inizialmente associato a chiese (come la basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano e la basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme) dette martyria ossia dove si tributa un culto sepolcrale a un importante personaggio: da questi illustri esempi si diffuse a tutte le altre chiese. L'asse principale era quindi quello longitudinale, pi adatto ad ospitare le processioni dei presbiteri e dei fedeli. Le chiese sono (quando possibile) orientate, ovvero l'asse della chiesa disposto sulla direttrice est-ovest, con l'abside ad est. Un testo attribuito a Clemente I, ma forse del IV secolo recita a proposito della costruzione della basiliche: "[Preghiamo Dio] che ascese sopra il cielo dei cieli verso oriente, ricordando l'antica passione per il Paradiso, posto a oriente, da dove il primo uomo, disobbedendo a Dio, persuaso dal consiglio del serpente, fu cacciato." Oriente era quindi il luogo dove si trova il Paradiso e dove si trova quindi Cristo, che tornando sulla terra proverr da tale direzione. Nello stesso testo si recita come il seggio del vescovo debba stare al centro, affiancato dai sacerdoti, e che i diaconi abbiano cura di disporre in zone separate i laici, divisi tra uomini e donne; nel mezzo, in un luogo rialzato, doveva stare il lettore dei testi sacri. La struttura longitudinale, dall'ingresso all'abside, indica anche il percorso spirituale e salvifico dell'uomo, la "via Salutis" ("via della Salvezza") e rispecchia l'idea del "tempo lineare", propria della tradizione biblico-cristiana. Infatti da sant'Agostino in poi nel pensiero cristiano il tempo concepito in senso lineare-progressivo e non pi circolare-ciclico come nel mondo pagano. Dalla caduta di Adamo l'escatologia cristiana procede verso la "consumazione del tempo", il riscatto dell'uomo verso Dio, il Giudizio Universale e l'eternit spirituale.[1] Il soffitto piano o a capriate in legno a vista; le murature molto esili precludono la possibilit di impiegare volte in muratura. Esternamente, la facciata presenta un disegno detto a capanna con tetto a falde inclinate a coprire la navata centrale, ai lati della quale troviamo spioventi semplici che coprono le navate laterali. Di fronte alle basiliche maggiori si

Basilica trova talvolta un quadriportico, un cortile colonnato quadrangolare, riservato ai catecumeni. Di pochi anni successive alle basiliche romane e tradizionalmente dovute al viaggio di Sant'Elena, sono le tre basiliche della Terra santa: 1. Basilica della Nativit a Betlemme; 2. Basilica dell'Annunciazione a Nazaret; 3. Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. La Nativit aveva originariamente cinque navate e una La Basilica del Santo sepolcro nel IV secolo copertura che formava due spioventi per lato (invece di tre, su ciascuna navata) come a San Pietro in Vaticano: questo perch la copertura delle navate laterali proseguiva all'esterno senza interruzione come se si trattasse di un'unica navata. Un'altra analogia con la basilica vaticana era anche la presenza di un quadriportico antistante, dove si alloggiavano i catecumeni ed i pellegrini. La particolarit consisteva nell'ambone ottagonale al posto dell'abside, che custodiva la Grotta della nativit, e che fece forse da modello alle prime chiese a pianta non oblunga (ma centrale) dette martyrion. La Basilica del Santo Sepolcro presentava anticamente le cinque navate e il quadriportico antistante la facciata, ma sul retro si apriva un secondo quadriportico che probabilmente portava a un deambulatorio che girava attorno al sepolcro di Cristo. Nel IV secolo venne edificata al posto del deambulatorio la Rotonda dell'Anastasis, un edificio a pianta circolare che inglobava l'edicola a tre absidi del Santo Sepolcro. Distrutta e ricostruita pi volte oggi la basilica che si ammira risale al periodo dei crociati (XII secolo). Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente fu realizzata una sola basilica con cinque navate, a Milano, con probabile sovvenzione da parte dell'imperatore Costante (figlio di Costantino) e si chiam Basilica maior o Nova (in seguito Santa Tecla; all'epoca non era ancora in uso la dedicazione ai Santi), iniziata nel 343 in previsione del concilio. La chiesa fu inaugurata nel 345. Conforme agli stili della corte imperiale, la Maior non fu umile, ma fu grandiosa per dimensioni, stile e ricchezza. Per tutta l'et di Sant'Ambrogio vescovo di Milano, questa chiesa fu il cruento pomo della discordia tra cattolici (il popolo) ed ariani (la corte e la nobilt). La corte costru un'altra chiesa (l'attuale San Lorenzo) in antitesi con la cattedrale, pi rappresentativa del potere politico centrale, ricca di ori, mosaici, statue, e con la nuova architettura dell'impero; cio non ebbe pi la forma allungata come le basiliche, ma fu a pianta centrale, sormontata da un'immensa cupola; nacque cos il primo "duomo". Attila distrusse tutto nel 452, e le pi modeste ricostruzioni del Medioevo ebbero nome di Santa Tecla, sul luogo della Maior, e San Lorenzo sul luogo del Duomo. Santa Tecla conserv tuttavia l'idea delle 5 navate, che fu ripresa sistematicamente nelle chiese di stile gotico, perch, per elevare l'altezza, fu necessario anche allargarne la base.

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Basilica romanica
Per tutto l'alto medioevo si costruirono chiese sul tipo della basilica ambrosiana, ma furono sempre senza cupola e con soffitti a capriate di legno, perch si era persa la tecnica del costruire. Nelle basiliche pi tarde troviamo la presenza del transetto che, intersecando la navata (o le navate), conferisce loro la caratteristica pianta a croce. A seconda che il transetto sia della stessa lunghezza del corpo principale o pi corto di esso, si parla rispettivamente di pianta a croce greca o di pianta a croce latina. La basilica romanica si distingue dalle precedenti perch ha i soffitti a volta ed il primo tipo di cupola, non romana, di forma ottagonale. Essa fu realizzata attorno all'anno Mille, con l'avvento dell'architettura romanica, quando i Magistri cumacini (superstiti discendenti di architetti romani), peregrinarono chiamati dalle famiglie nobili per costruire i loro palazzi, e con ci insegnarono ovunque le tecniche di costruzione delle volte e delle cupole.

Basilica

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Basiliche
Le basiliche sono chiese di particolare antichit, specialmente le chiese paleocristiane, quelle aventi almeno tre navate, la centrale delle quali rialzata (altrimenti si parlava di "sala"). Nel tempo il titolo di basilica acquis un significato onorifico e ad alcune chiese venne conferito uno speciale titolo d'onore per la loro importanza storica e religiosa, equiparandole nel titolo alle basiliche maggiori di Roma.

Basiliche pontificie
Le basiliche pontificie si dividono in Arcibasilica, che l'Arcibasilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, e sede del papa, quale vescovo di Roma; basilicae maiores, caratterizzate dalla presenza del trono e dell'altare papali; e basilicae minores. L'Arcibasilica cattedrale di Roma : San Giovanni in Laterano Le basiliche maggiori sono le seguenti: Basiliche papali di Roma: San Pietro in Vaticano; Santa Maria Maggiore; San Paolo fuori le mura; San Lorenzo fuori le mura. Santa Croce in Gerusalemme San Sebastiano fuori le mura San Francesco d'Assisi; Santa Maria degli Angeli (Porziuncola), sempre ad Assisi; Sant'Antonio di Padova; Madonna di Pompei; Santa Casa di Loreto.

Basiliche nel Rinascimento


Andrea Palladio dopo aver studiato le rovine delle basiliche romane, nel 1500 progett e port a termine a Vicenza la costruzione di una basilica laica: la Basilica Palladiana, destinata ad essere la prestigiosa nuova sede delle attivit del comune.

Bibliografia
Bruno Zevi, Saper Vedere l'Architettura R. Krautheimer, Architettura paleocristiana e bizantina, Einaudi, Torino 1986

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Note
[1] Garzantina della Filosofia, p. 1111

Voci correlate
Cattedrale Duomo Chiesa Pieve Oratorio Cappella Catacomba

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Basilica di San Pietro in Vaticano


Coordinate geografiche: 41548N 122712E41.90222N 12.45333E
Papale Arcibasilica Maggiore Arcipretale di San Pietro in Vaticano [1]

Basilica di San Pietro Paese Localit Religione Diocesi Citt del Vaticano Roma Cristiana Cattolica di Rito Romano Roma (Vicariato Generale dello Stato della Citt del Vaticano)

Anno consacrazione 1626 (basilica attuale) Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Sito web architettura rinascimentale e architettura barocca 1506 (basilica attuale) 1626 Sito ufficiale [2]

Basilica di San Pietro in Vaticano La basilica di San Pietro in Vaticano (nome esatto completo Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale di S. Pietro in Vaticano) una basilica cattolica della Citt del Vaticano, cui fa da coronamento la monumentale Piazza San Pietro. la pi grande delle basiliche papali di Roma[3], spesso descritta come la pi grande chiesa del mondo[4] e centro del cattolicesimo. Non tuttavia la chiesa cattedrale della diocesi romana poich tale titolo spetta alla basilica di San Giovanni in Laterano che anche la prima per dignit essendo Madre e Capo di tutte le Chiese dell'Urbe e del Mondo. In quanto Cappella Pontificia, posta in adiacenza del Palazzo Apostolico, la basilica di San Pietro la sede delle principali manifestazioni del culto cattolico ed perci in solenne funzione in occasione delle celebrazioni papali, ad esempio per il Natale, la Pasqua, i riti della Settimana Santa, la proclamazione dei nuovi papi e le esequie di quelli defunti, l'apertura e la chiusura dei giubilei e le canonizzazioni dei nuovi Santi. Sotto il pontificato di Pio IX ospit le sedute del Concilio Vaticano I e sotto papa Giovanni XXIII e Paolo VI quelle del Concilio Vaticano II.

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Storia
La costruzione della basilica
La costruzione dell'attuale basilica di San Pietro fu iniziata il 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II e si concluse nel 1626, durante il pontificato di papa Urbano VIII, mentre la sistemazione della piazza antistante si concluse solo nel 1667. Si tratta tuttavia di una ricostruzione, dato che nello stesso sito, prima dell'odierna basilica, ne sorgeva un'altra risalente al IV secolo, fatta costruire dall'imperatore romano Costantino I sull'area del circo di Nerone e di una contigua necropoli dove la tradizione vuole che san Pietro, il primo degli apostoli di Ges, fosse stato sepolto dopo la sua crocifissione. Oggi possibile solo immaginare l'imponenza di questo edificio, immortalata solo in alcune raffigurazioni artistiche: l'impianto, arricchito nel corso dei secoli con preziose opere d'arte, era suddiviso in cinque navate con copertura lignea e presentava analogie con quello della basilica di San Paolo fuori le mura, aveva 120 altari di cui 27 dedicati alla Madonna.[5] Il coro del Rossellino Sotto papa Niccol V (1447-1455), la basilica costantiniana, sopravvissuta ai saccheggi e agli incendi subiti dalla citt dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, fu interessata da un progetto di sostanziale trasformazione, affidato a Bernardo Rossellino, che prevedeva il mantenimento del corpo longitudinale a cinque navate coprendolo con volte a crociera sui pilastri che dovevano inglobare le vecchie colonne, mentre veniva rinnovata la parte absidale con l'ampliamento del transetto, l'aggiunta di un coro, che fosse la Il progetto di Rossellino ricostruito prosecuzione logica della navata e di un vano coperto a cupola in un disegno del XVII secolo di all'incrocio tra transetto e coro. Questa configurazione forse influ in Martino Ferrabosco qualche modo sul successivo progetto di Bramante per un rinnovamento totale dell'edificio, che infatti inizialmente conserv quanto gi costruito.[6] I lavori iniziarono intorno

L'antica basilica costantiniana

Basilica di San Pietro in Vaticano al 1450, ma con la morte del papa non ebbero ulteriore sviluppo, e furono sostanzialmente fermi durante i pontificati successivi. Una parziale ripresa dei lavori si ebbe tra il 1470 ed il 1471 sotto la direzione di Giuliano da Sangallo, che prepar un progetto di ristrutturazione complessiva per Paolo II, ma senza ulteriore seguito.[7] Nel 1505 le fondazioni e le murature del coro absidale erano alzate fino ad un'altezza di 1,75m circa. I progetti di Bramante Il cantiere fu riaperto da Giulio II che probabilmente intendeva proseguire i lavori intrapresi da Niccol V. Tuttavia nel 1505, forse dietro consiglio di Michelangelo, al probabile fine di dare un grandioso contorno al mastodontico mausoleo che aveva concepito per la propria sepoltura, e comunque all'interno di un clima culturale pienamente rinascimentale che aveva coinvolto la Chiesa, Giulio II decise la costruzione di una nuova colossale basilica. Il pontefice consult i maggiori artisti del tempo, tra cui fr Giovanni Giocondo che invi da Venezia un progetto a cinque cupole ispirato alla basilica di San Marco. I lavori furono affidati a Donato Bramante, da qualche Uno dei progetti di Bramante anno giunto a Roma da Milano, che super il confronto con l'architetto di fiducia del pontefice, Giuliano da Sangallo, affermandosi come il pi importante architetto dell'epoca, tanto che a lui fu commissionato anche il disegno del vicino Cortile del Belvedere. Il dibattito, non privo di polemiche e rivalit, che si svolse nel corso del 1505, si imperniava sull'idea di costruire un edificio a perfetta pianta centrale, condivisa dagli architetti e dagli intellettuali della Curia, tra cui il neoplatonico Egidio da Viterbo. Bramante non lasci un unico progetto definitivo della basilica, ma opinione comune che le sue idee originarie prevedessero un rivoluzionario impianto a croce greca (ideale richiamo ai primi martyrium della cristianit), caratterizzato da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso.[8] Tale configurazione si pu desumere, in parte,[9] dall'immagine impressa su una medaglia del Caradosso coniata per commemorare la posa della prima pietra del tempio, il 18 aprile 1506, e soprattutto da un disegno ritenuto autografo, detto "piano pergamena" in cui la ricerca del perfetto equilibrio tra le parti port lo stesso architetto ad omettere persino l'indicazione dell'altare maggiore, segno evidente che gli ideali del Rinascimento erano maturati anche all'interno della Chiesa. Tale progetto rappresenta un momento cruciale nell'evoluzione dell'architettura rinascimentale, ponendosi come conclusione di varie esperienze progettuali ed intellettuali e confluenza di molteplici riferimenti. La grande cupola era ispirata a quella del Pantheon e doveva essere realizzata in conglomerato cementizio; in generale tutto il progetto riferimento all'architettura romana antica nella caratteristica di avere le pareti murarie come masse plastiche capaci di articolare lo spazio in senso dinamico. I richiami all'architettura romana erano presenti anche nelle grandi volte a botte dei bracci della croce.

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Il cantiere con il coro rosselliano completato, i piloni e gli arconi di sostegno della cupola in costruzione e l'antica basilica ancora in piedi (circa 1524)

La costruzione della nuova basilica avrebbe inoltre rappresentato la pi grandiosa applicazione degli studi teorici intrapresi da Francesco di Giorgio Martini, Filarete e soprattutto Leonardo da Vinci per chiese a pianta centrale, le cui elaborazioni sono chiaramente ispirate alla tribuna ottagonale della cattedrale di Firenze.[10] Altri riferimenti vengono dall'architettura rinascimentale fiorentina, ed in particolare

Basilica di San Pietro in Vaticano

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con Giuliano da Sangallo che aveva utilizzato la pianta a croce greca ed aveva gi proposto un progetto a pianta centrale per la basilica di San Pietro.[11] Tuttavia non tutti i disegni di Bramante indicano una soluzione di pianta centrale perfetta, segno forse che la configurazione finale della chiesa era ancora questione aperta al momento di iniziare il cantiere.

La medaglia commemorativa datata 1506

Il cantiere dal 1505 al 1514 Nei lavori in cantiere, infatti, fu mantenuto quanto costruito dal Rossellino per il coro absidale, anzi proseguendo i lavori della muratura perimetrale con lesene doriche, in contrasto con il progetto del "piano pergamena" a cui quindi nel 1506 Bramante e Giulio II avevano in qualche modo rinunciato. La sola certezza sulle ultime intenzioni di Bramante e Giulio II la realizzazione dei quattro possenti pilastri uniti da quattro grandi arconi destinati a sorreggere la grande cupola, fin dall'inizio, dunque, elemento fondante della nuova basilica.[12] Per poter eseguire tali lavori Bramante fece demolire quasi tutta la parte presbiterale dell'antica e veneranda basilica, suscitando polemiche permanenti fuori e dentro la Chiesa[13], a cui presero parte anche Michelangelo che critic la distruzione delle colonne[14] e persino Erasmo da Rotterdam. Bramante fu soprannominato "maestro ruinante" e fu dileggiato nel dialogo satirico Simia ("Scimmia") di Andrea Guarna, pubblicato a Milano nel 1517, che racconta come l'architetto, presentandosi da morto davanti a san Pietro, venga da questi rampognato per la demolizione, rispondendo con la proposta di ricostruire l'intero Paradiso.[15] La forte polemica per il gigantismo del progetto, per la distruzione delle pi antiche testimonianze della chiesa e per lo scandalo delle indulgenze che fin dal 1507 Giulio II aveva accordato a coloro che avessero offerto elemosine per la costruzione della basilica, continu anche dopo la morte del papa ed ebbe un ruolo nella nascita della Riforma protestante di Lutero, che vide i lavori in corso nel suo viaggio a Roma alla fine del 1510. La morte di papa Giulio II (1513), alla quale fece seguito quella dell'architetto (1514), caus forti rallentamenti al cantiere.

Basilica di San Pietro in Vaticano Il cantiere dal 1514 al 1546 Dal 1514, quale successore di Bramante fu chiamato Raffaello Sanzio con Giuliano da Sangallo e Fra' Giocondo. Dopo la morte di Raffaello, dal 1520 subentr come primo architetto Antonio da Sangallo il Giovane con Baldassarre Peruzzi. Tutti gli architetti sopra riportati approntarono progetti per completare la basilica; si cre pertanto un largo dibattito che di fatto rallent il cantiere. La maggior parte delle soluzioni proposte per il completamento dell'edificio, compresa quella di Raffaello prevedevano il ritorno ad un impianto di tipo basilicale, con un corpo longitudinale a tre navate, mentre solo il progetto di Peruzzi rimaneva sostanzialmente fedele alla soluzione a pianta centrale. Dopo una ripresa del ritmo dei lavori nel 1525, che permise di terminare la tribuna e portare avanti decisivamente il braccio meridionale (come appare nelle vedute di Maarten van Heemskerck), il Sacco di Roma (1527) ferm il concretizzarsi di questi progetti. Fu solo sotto papa Paolo III, intorno al 1538, che i lavori furono ripresi da Antonio da Sangallo il Giovane, il quale, intuendo che non avrebbe potuto vedere la fine dei lavori per limiti di et, appront un grandioso e costoso modello ligneo (oggi conservato nelle cosiddette sale ottagonali che si aprono tra le volte ed il sottotetto della basilica) sul quale lavor dal 1539 al 1546, avvalendosi dell'aiuto di Antonio Labacco, per illustrare nei minimi dettagli il suo disegno, che si poneva come una sintesi dei precedenti. All'impianto centrale caldeggiato dal Peruzzi si innestava infatti un avancorpo affiancato da due altissime torri campanarie; anche la cupola si allontanava dall'ideale classico del Bramante, elevandosi con una volta a base circolare con sesto rialzato mitigata da un doppio tamburo classicheggiante.
Progetto di Raffaello

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Progetto di Antonio da Sangallo il Giovane

Durante il periodo dal 1538 al 1546, in cui fu responsabile del cantiere, Antonio da Sangallo copr la volta del braccio orientale, inizi le fondazioni del braccio nord, rinforz i pilastri della cupola murando le nicchie previste da Bramante e rialz la quota di progetto del pavimento[16] creando cos le condizioni per la realizzazione delle Grotte Vaticane. Ancora sopravviveva una parte della navata della vecchia basilica costantiniana, ormai come un'appendice della nuova struttura, dalla quale fu separata nel 1538 da una parete divisoria ("muro farnesiano"), probabilmente per ripararla dal rumore e dalle polveri del cantiere. Sangallo fu anche incaricato del rifacimento del coronamento del campanile medievale che affiancava l'antica facciata, segno forse che non era stato ancora decisa definitivamente la completa demolizione delle preesistenze.[17]

Basilica di San Pietro in Vaticano Il progetto di Michelangelo Dopo Sangallo, deceduto nel 1546, alla direzione dei lavori subentr Michelangelo Buonarroti, all'epoca ormai settantenne. La storia del progetto michelangiolesco documentata da una serie di documenti di cantiere, lettere, disegni dello stesso Buonarroti e di altri artisti, affreschi e testimonianze dei contemporanei, come Giorgio Vasari. Malgrado ci, le informazioni ricavabili spesso sono in contraddizione tra loro. Il motivo principale risiede nel fatto che Michelangelo non redasse mai un progetto definitivo per la basilica vaticana, preferendo procedere per parti.[18] Tuttavia, dopo la morte di Michelangelo, furono stampate diverse incisioni nel tentativo di restituire una visione complessiva del disegno concepito dall'artista toscano, tra cui quelle di Stefano Duprac, che subito si imposero come le pi diffuse e accettate.[19]
Progetto di Michelangelo

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Pertanto, Michelangelo torn alla pianta centrale del progetto originario, cos da sottolineare maggiormente l'impatto della cupola, ma annullando la perfetta simmetria studiata da Bramante con la previsione di un pronao. Questa scelta port allo scarto dell'idea di Antonio da Sangallo e del suo costosissimo progetto che Michelangelo considerava troppo poco luminoso e stilisticamente scadente. Non mancarono le critiche, sostenute con forza dai sostenitori del modello di Sangallo, primo fra tutti Nanni di Baccio Bigio (a sua volta aspirante alla direzione dei lavori), secondo le quali Michelangelo avrebbe speso Sezione del progetto di Michelangelo pi in demolizioni che in costruzioni. Al fine di prevenire il rischio che nell'incisione di Duprac dopo la sua morte qualcuno alterasse il suo disegno, Michelangelo avvi il cantiere in diversi punti della basilica (ad esclusione della facciata, dove sorgevano ancora i resti della basilica paleocristiana), cos da obbligare i suoi successori a continuare la costruzione secondo la sua concezione. Quindi, all'equilibrio rinascimentale egli contrappose la forza e la drammaticit che derivavano dal suo genio: innanzitutto, sul lato orientale disegn una facciata porticata sormontata da un attico, dando quindi una direzione principale all'intero edificio; poi, dopo aver demolito parti gi realizzate dai suoi predecessori (come il deambulatorio previsto dal Sangallo all'estremit delle absidi), rafforz ancora le strutture portanti a sostegno della cupola, allontanandole dalle delicate proporzioni bramantesche. Alla pianta di Bramante, con una croce maggiore affiancata da quattro croci minori, Michelangelo sostitu una croce centrata su un ambulacro quadrato, semplificando quindi la concezione dello spazio interno. In questo modo il fulcro del nuovo progetto sarebbe stata la cupola, ispirata nella concezione della doppia calotta a quella progettata da Filippo Brunelleschi per la cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Ciononostante, i sostenitori del progetto di Sangallo avanzarono ancora critiche sull'operato di Michelangelo, senza perdere occasione per mettere in cattiva luce il maestro. Nel 1551 un crollo dovuto ad un errore tecnico del capomastro di fiducia di Michelangelo non fece altro che gettare benzina sul fuoco (c' chi pensa ad un complotto), ed i lavori subirono un'interruzione. Michelangelo present le sue dimissioni nel 1562, allorquando il suo rivale Nanni di Baccio divenne, invischiato com'era nelle speculazioni relative al cantiere, consulente della commissione.

Basilica di San Pietro in Vaticano Nel 1564, alla morte dell'artista, la cupola non era stata ancora terminata ed i lavori erano giunti all'altezza del tamburo: fu Giacomo Della Porta (1533 - 1602) ad eseguirne il completamento (1588 - 1590), conferendole un aspetto a sesto rialzato per ridurre le spinte laterali della calotta. All'epoca del Della Porta risalgono anche le cupole minori, prive di funzione strutturale, poste intorno a quella maggiore, la cui concezione fu presumibilmente opera di Jacopo Barozzi da Vignola e Pirro Ligorio. Secondo alcuni studiosi non sarebbe da escludere l'attribuzione allo stesso Ligorio dell'attico che corre alla sommit della basilica, che forse era stato pensato da Michelangelo solo come una semplice superficie liscia.[20] Uno studio sul riuso di colonne antiche all'interno della basilica, recuperate durante la direzione di Michelangelo, ha mostrato che con ogni probabilit alcune tra le colonne di granito grigio presenti nel transetto e nell'abside di fondo provengono dal Tempio di Venere e Roma.[21] Il completamento della basilica Dopo il 1602, papa Clemente VIII affid la direzione della fabbrica a Carlo Maderno, che fu incaricato di completare la basilica con l'aggiunta di un corpo longitudinale costituito da tre campate e da un portico in facciata. L'opera mutava radicalmente il progetto di Michelangelo e, seguendo le rigide direttive della Controriforma, faceva assumere alla basilica una pianta a croce latina, capace di ospitare un maggior numero di fedeli, ma trasformando la chiesa in uno "strumento di culto di massa"[22] e attenuando anche l'impatto della cupola sulla piazza antistante. Le campate trasformarono il corpo longitudinale della chiesa in un organismo a tre navate, con profonde cappelle inserite lungo le mura perimetrali. Le navate laterali furono coperte con cupole a pianta ovale, incassate nel corpo della basilica e caratterizzate all'esterno solo da piccole lanterne, che avrebbero dovuto essere celate, alla sommit del tetto, per mezzo di numerose cupole ornamentali a pianta ottagonale, non realizzate. Subito dopo la navata, Maderno realizz anche la facciata secondo un progetto scelto nel 1607 con un concorso a cui parteciparono anche Domenico e Giovanni Fontana, Girolamo Rainaldi, Giovanni Antonio Dosio e Ludovico Cigoli.[23] Maderno ripropose il prospetto con l'ordine gigante, previsto da Michelangelo per un organismo edilizio sostanzialmente diverso, reinterpretandolo su un unico piano prospettico, senza l'avanzamento del pronao centrale.

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Progetto di completamento di Carlo Maderno

La facciata in travertino, iniziata nel 1608, non fu esente da critiche per l'eccessiva larghezza in rapporto all'altezza e apparve subito sproporzionata e piatta[24], malgrado il tentativo, tipicamente barocco, di rafforzarne la plasticit in corrispondenza dell'asse centrale mediante un uso graduale di pilastri, colonne e avancorpi aggettanti. Dopo che La facciata con i campanili, in un dipinto di era sostanzialmente finita si decise, anche per correggere le sue Viviano Codazzi proporzioni, di costruire anche due campanili affiancati alla facciata. La loro costruzione si interruppe nel 1622 e le due torri rimaste incomplete al primo ordine, finiranno per aumentare le dimensioni orizzontali della facciata,[25] Successivamente anche Gian Lorenzo Bernini prov a delimitare la facciata con due campanili, per dare un maggior rilievo assiale all'edificio. Tuttavia, approvato il progetto e dato inizio ai lavori, si manifestarono preoccupanti

Basilica di San Pietro in Vaticano problemi statici alle fondazioni che decretarono la sospensione dei lavori e l'abbattimento di quanto eseguito fino ad allora. Le colonne dell'unico campanile in parte realizzato vennero per reimpiegate per le facciate delle chiese di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto di piazza del Popolo. Nel tentativo di dare slancio al severo prospetto, Gian Lorenzo Bernini, autore della piazza antistante alla basilica, esegu una serie di trasformazioni: limit alla sola parte centrale la scalinata d'ingresso alla chiesa e, davanti ai due archi che avrebbero dovuto sostenere i suddetti campanili, scav il terreno sottostante, portando il nuovo piano di calpestio quanto pi possibile vicino al livello della piazza. Frattanto, nel 1611 fu data per la prima volta la benedizione papale dalla nuova loggia, mentre nel 1615 la navata poteva dirsi compiuta; la basilica fu consacrata da papa Urbano VIII nel 1626.

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Piazza San Pietro


La sistemazione della piazza (1656-1667) dovuta, come detto, al genio di Gian Lorenzo Bernini, che realizz qui la sua opera d'architettura pi celebre. Lo spazio fu quindi suddiviso in due parti: la prima, a forma di trapezio rovescio con il lato maggiore lungo la facciata, la quale, grazie al particolare effetto prospettico, assumeva un aspetto pi slanciato; la seconda di forma ovale con l'imponente colonnato architravato. Inoltre, tale concezione restituiva visibilit alla cupola di Michelangelo, la quale era stata celata a causa dell'allungamento della navata da parte di Maderno. Nel progetto berniniano compariva uno spicchio centrale "il nobile interrompimento"[26] in prosecuzione del colonnato, che, se realizzato, avrebbe nascosto la piazza e la basilica rispetto alla veduta frontale. In questo modo, provenendo da Ponte Sant'Angelo, il visitatore, dopo aver percorso le vie anguste del rione del Borgo antistante la basilica, si sarebbe trovato all'improvviso in uno spazio vasto e solenne e avrebbe provato stupore e meraviglia. Le aspirazioni del Bernini non trovarono mai seguito, tanto vero che, con l'apertura dell'attuale Via della Conciliazione (1936-1950) e lo sventramento del quartiere di Borgo, la facciata della basilica divenne una monumentale quinta al termine di un lungo rettilineo.

Piazza San Pietro

Gli architetti della basilica


dal 1506 Bramante, con la collaborazione di Giuliano da Sangallo

La basilica vista da oltre il colonnato del Bernini

dal 1514 Raffaello, con la collaborazione di Giuliano da Sangallo (dal 1515 sostituito dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane) e Fr Giocondo fino alla sua morte nel 1515. dal 1520 Antonio da Sangallo il Giovane, con collaboratore Baldassarre Peruzzi fino al 1527 dal 1546 Michelangelo dal 1564 Pirro Ligorio e Jacopo Barozzi da Vignola dal 1573 Giacomo Della Porta con Domenico Fontana dal 1603 Carlo Maderno dal 1629 Gian Lorenzo Bernini

Basilica di San Pietro in Vaticano

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Descrizione
La basilica di San Pietro uno dei pi grandi edifici del mondo: lunga ben 218 metri[27] e alta fino alla cupola 133,30 metri[28], la superficie totale di circa 23.000 metri quadrati. L'edificio interamente percorribile lungo il suo perimetro, bench sia collegato ai Palazzi Vaticani mediante un corridoio sopraelevato disposto lungo la navata destra e dalla Scala Regia a margine della facciata su Piazza San Pietro; due corridoi invece lo uniscono all'adiacente Sacrestia. Nonostante questo aspetto tradisca l'idea di una costruzione isolata al centro di una vasta piazza, come probabilmente l'aveva pensata Michelangelo Buonarroti, la presenza di passaggi sopraelevati, che non interferiscono con il perimetro della basilica, permette ugualmente di cogliere la complessa articolazione del tempio. L'esterno, in travertino, caratterizzato dall'uso di un ordine gigante oltre il quale impostato l'attico. Questa configurazione si deve sostanzialmente a Michelangelo Buonarroti e fu mantenuta anche nel corpo longitudinale aggiunto da Carlo Maderno. Invece, lungo le navate, presso i 45 altari e nelle 11 cappelle che si aprono all'interno della basilica, sono ospitati diversi capolavori di inestimabile valore storico ed artistico, come diverse opere di Gian Lorenzo Bernini ed altre provenienti dalla chiesa paleocristiana, come la statua bronzea di San Pietro (n. 89), attribuita ad Arnolfo di Cambio.

La facciata
Larga circa 114,69 metri e alta 45,44 metri, venne innalzata da Carlo Maderno fra il 1607 ed il 1614, ed articolata mediante l'uso di colonne d'ordine gigante che inquadrano gli ingressi e la Loggia delle Benedizioni, il luogo dove viene annunziata ai fedeli l'elezione del nuovo papa; al di sotto si trova un altorilievo di Ambrogio Buonvicino, intitolato Consegna delle Chiavi, del 1614 circa. Nella trabeazione, al di sotto del frontone centrale, impressa l'iscrizione

La facciata

(LA)

(IT)

IN HONOREM PRINCIPIS APOST PAVLVS V


BVRGHESIVS ROMANVS PONT MAX AN MDCXII PONT VII

In onore del principe degli apostoli; Paolo V Borghese


Pontefice Massimo Romano anno 1612 settimo anno del pontificato

La facciata preceduta da due statue raffiguranti san Pietro e san Paolo, scolpite rispettivamente da Giuseppe De Fabris e Adamo Tadolini nel 1847 per sostituire quelle precedenti, compiute da Paolo Taccone e Mino del Reame nel 1461. Sulla sommit sono disposte le statue, alte anche oltre 5,7m, di Ges, Giovanni Battista e di undici dei dodici apostoli (manca san Pietro). Ai lati della medesima sono collocati due orologi realizzati nel 1785 da Giuseppe Valadier; sotto l'orologio di sinistra si trova una grande campana di 7,50m di circonferenza e oltre 9 tonnellate di peso. La facciata stata restaurata in occasione del giubileo del 2000, e riportata ai colori originariamente voluti da Maderno.

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Il portico
Varcato il cancello centrale, si accede ad un portico che si estende per tutta la larghezza della facciata e sul quale si aprono i cinque accessi alla basilica. L'atrio fiancheggiato da due statue equestri: Carlo Magno, a sinistra, di Agostino Cornacchini (1725, n. 2) e, sul lato opposto, Costantino, creata dal Bernini nel 1670 e che sottolinea l'ingresso ai Palazzi Vaticani attraverso la Scala Regia (n. 8). Alcuni stucchi arricchiscono tutta la volta sovrastante, ideati da Martino Ferrabosco ma realizzati da Ambrogio Buonvicino, a cui appartengono anche le trentadue statue di papi collocate ai lati delle lunette. Sulla parete sopra l'accesso principale alla basilica riportato un importante frammento del mosaico della Navicella degli Apostoli, eseguito da Giotto per la primitiva basilica e collocato nell'attuale sede solo nel 1674 (n. 1).

Statua equestre di Carlo Magno, Agostino Cornacchini (1725)

Le porte
Per entrare nella basilica, oltrepassata la facciata principale, vi sono cinque porte. La porta all'estrema sinistra stata realizzata da Giacomo Manz nel 1964, ed nota come Porta della Morte (n. 3): venne commissionata da Giovanni XXIII e prende questo nome poich da questa porta escono i cortei funebri dei Pontefici.[29] strutturata in quattro riquadri; nel principale vi la raffigurazione della deposizione di Cristo e della assunzione al cielo di Maria. Nel secondo sono rappresentati i simboli della Eucarestia: pane e vino, richiamati simbolicamente da tralci di vite e da spighe tagliate. Nel terzo riquadro viene richiamato il tema della morte. Sono raffigurati l'uccisione di Abele, la morte di Giuseppe, il martirio di san Pietro, la morte dello stesso Giovanni XXIII che non visse abbastanza per vederla (in un angolo richiamata l'enciclica "Pacem in Terris"), la morte in esilio di Gregorio VII e sei animali nell'atto della morte. Dal lato interno alla basilica vi l'impronta della mano dello scultore e un momento del Concilio Vaticano II, quello in cui il cardinale Rugambwa, primo

L'atrio con la Porta del Filarete

cardinale africano, rende omaggio al papa.

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Segue la Porta del Bene e del Male (n. 4), opera di Luciano Minguzzi che vi ha lavorato dal 1970 al 1977. La Porta Centrale, o Porta del Filarete (n. 5), fu ordinata da papa Eugenio IV ad Antonio Averulino detto appunto il Filarete e venne eseguita tra il 1439 e il 1445 per l'accesso alla basilica costantiniana. realizzata in due battenti di bronzo e ogni battente diviso in tre riquadri sovrapposti. Nei riquadri in alto sono rappresentati a sinistra Cristo in trono a destra Madonna in trono; nei riquadri centrali sono rappresentati san Pietro e san Paolo, il primo mentre consegna le chiavi a papa Eugenio IV, il secondo rappresentato con la spada e un vaso di fiori. I riquadri inferiori rappresentano il martirio dei due santi. A sinistra la decapitazione di san Paolo, a destra la crocifissione capovolta di san Pietro. I riquadri sono incorniciati da girali animati con profili di imperatori e nell'intercapedine fra questi vi sono fregi con episodi del pontificato di Eugenio IV. Dal lato interno vi la insolita firma dell'artista. Questo ha rappresentato i suoi allievi al seguito di un mulo che lui stesso cavalca.
La Porta Santa A destra rispetto alla precedente si trova la Porta dei Sacramenti (n. 6). stata realizzata da Venanzo Crocetti ed inaugurata da papa Paolo VI il 12 settembre 1965. Sulla porta rappresentato un angelo che annuncia i sette sacramenti[30].

La porta pi a destra la Porta Santa (n. 7) realizzata in bronzo da Vico Consorti nel 1950 e donata a papa Pio XII. Nelle sedici formelle che la costituiscono si pu vedere lo stesso Pio XII e la bolla di Bonifacio VIII che indisse il primo Giubileo nel 1300. Al di sopra sono presenti alcune iscrizioni: PAVLVS V PONT MAX ANNO XIII, mentre quella appena sopra la porta recita GREGORIVS XIII PONT MAX. In mezzo a queste due scritte sono presenti alcune lastre che commemorano le recenti aperture.
IOANNES PAVLVS II P.M. PORTAM SANCTAM ANNO IVBILAEI MCMLXXVI A PAVLO PP VI RESERVATAM ET CLAVSAM APERVIT ET CLAVSIT ANNO IVB HVMANE REDEMP MCMLXXXIII MCMLXXXIV Nel giubileo dell'anno 1983 - 1984 dall'umana redenzione, Giovanni Paolo II, Pontefice Massimo, apr e chiuse la porta santa, chiusa e sigillata da papa Paolo VI nel 1976. IOANNES PAVLVS II P.M. ITERVM PORTAM SANCTAM APERVIT ET CLAVSIT ANNO MAGNI IVBILAEI AB INCARNATIONE DOMINI MM-MMI PAVLVS VI PONT MAX HVIVS PATRIARCALIS VATICANAE BASILICAE PORTAM SANCTAM APERVIT ET CLAVSIT ANNO IVBILAEI MCMLXXV

Giovanni Paolo II, Pontefice Massimo, nuovamente apr e chiuse la porta santa nell'anno del Grande Giubileo dall'incarnazione del Signore 2000 - 2001.

Paolo VI, Pontefice Massimo, apr e chiuse la porta santa di questa basilica patriarcale vaticana nell'anno del Giubileo del 1975.

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La navata principale
L'immenso spazio interno, lungo 187,36 metri (la scritta all'ingresso riporta 837 P.R. che sta per palmi romani), articolato in tre navate per mezzo di robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto, alti 23 metri e larghi 13. La superficie calpestabile di 15.160 metri quadrati. La navata centrale lunga 90 metri (dalla controfacciata ai primi pilastri della cupola), larga 26 metri e alta circa 45 metri e da sola copre circa 2.500 metri quadrati di superficie. coperta da un'ampia volta a botte e culmina, dietro al colossale Baldacchino di San Pietro, nella monumentale Cattedra.

La navata centrale della basilica arricchita con decorazioni di Gian Lorenzo Bernini e aiuti

Particolarmente ricercato il disegno del pavimento marmoreo, in cui sono presenti elementi provenienti dalla precedente basilica, come il disco in porfido rosso egiziano sul quale si inginocchi Carlo Magno il giorno della sua incoronazione. Diecimila metri quadrati di mosaici rivestono poi le superfici interne e si devono all'opera di numerosi artisti che operarono soprattutto tra il Seicento e il Settecento, come Pietro da Cortona, Giovanni De Vecchi, Cavalier d'Arpino e Francesco Trevisani. Fino all'intersezione col transetto, nelle nicchie ricavate nei pilastri posti sulla destra dell'ingresso, si trovano le statue di: Santa Teresa di Ges (1754), Santa Maddalena Sofia Barat (1934), San Vincenzo de' Paoli (di Pietro Bracci, 1754), San Giovanni Eudes (1932), San Filippo Neri (1737), San Giovanni Battista de La Salle (1904), l'antica statua bronzea di San Pietro (Arnolfo di Cambio) e San Giovanni Bosco (1936). Sui pilastri di sinistra: San Pietro d'Alcntara (1713), Santa Lucia Filippini (1949), San Camillo de Lellis (1753), San Luigi Maria Grignion de Montfort (1948), Sant'Ignazio di Loyola (1733, di Camillo Rusconi), Sant'Antonio Maria Zaccaria (1909), San Francesco di Paola (1732) e San Pietro Fourier (1899).

Planimetria

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La navata destra
Nella prima cappella a destra (n. 9) collocata la celebre Piet di Michelangelo, opera degli anni giovanili del maestro (1499) e che colpisce per l'armonia e il candore delle superfici; la scultura protetta da una teca di cristallo a seguito dei danneggiamenti subiti nel 1972, quando un folle vi si avvent contro, colpendola in pi punti con un martello. Oltrepassati il monumento a Leone XII (1835-36) e il seicentesco monumento a Cristina di Svezia, rispettivamente di Giuseppe de Fabris e Carlo Fontana (n. 10, 11), segue quindi la Cappella di San Sebastiano (n. 13), ove collocato il grande mosaico del Martirio di San Sebastiano, realizzato sulla base di un dipinto del Domenichino da Pier Paolo Cristofari; nella cappella, coperta da una volta decorata con La Piet di Michelangelo mosaici di Pietro da Cortona, sono conservati anche i monumenti realizzati nel corso del Novecento per Pio XI e Pio XII (n. 12, 14). Nell'altare della cappella collocata la tomba del beato Giovanni Paolo II, ivi posta dopo l'esposizione in occasione della Beatificazione. Procedendo oltre, si trovano i monumenti a Innocenzo XII (di Filippo della Valle, 1746, n. 15) e a Matilde di Canossa (di Gian Lorenzo Bernini, 1633-37, n. 16), che precedono l'ingresso alla Cappella del Santissimo Sacramento (n. 17), schermata da una cancellata ideata da Francesco Borromini. La cappella fu progettata da Carlo Maderno per raccordare la basilica michelangiolesca con il corpo longitudinale seicentesco. All'interno si trova il tabernacolo del Santissimo Sacramento, realizzato in bronzo dorato da Gian Lorenzo Bernini nel 1674, prendendo a modello il tempietto bramantesco di San Pietro in Montorio. La pala d'altare, raffigurante la Trinit, opera di Pietro da Cortona. All'esterno, la cappella, caratterizzata da un soffitto pi basso rispetto al corpo della basilica, chiusa da un alto attico, cos da celare, ad una vista dal basso, la differenza di quota della copertura. Due monumenti, rispettivamente a Gregorio XIII (Camillo Rusconi, 1723, n. 18) e a Gregorio XIV (n. 19), chiudono la navata destra prima dell'ambulacro che corre intorno alla cupola.

La navata sinistra
La navata si apre con la Cappella del Battesimo (n. 71), progetta da Carlo Fontana e decorata con mosaici del Baciccio completati poi da Francesco Trevisani; il mosaico che troneggia dietro l'altare fu composto ad imitazione di un dipinto di Carlo Maratta, ora collocato nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Subito oltre situata la tomba di Maria Clementina Sobieski (Pietro Bracci, 1742, n. 70) e quindi il Monumento agli Stuart (Antonio Canova, 1829, n. 69). Nell'adiacente Cappella della Presentazione (n. 67) conservato il corpo di Pio X, mentre lungo le pareti sono sistemati i monumenti a Giovanni XXIII e Benedetto XV, realizzati nel corso del XX secolo (rispettivamente n. 66 e 68).

Alessandro Algardi, tomba di Leone XI

Nello spazio delimitato dal pilastro della navata si trovano quindi il monumento a Pio X (1923, n. 65) e la tomba di Innocenzo VIII (n. 64), eseguita da Antonio Pollaiolo (XV secolo). Un'altra cancellata del Borromini delimita la Cappella del Coro (n. 63), speculare proprio a quella del Santissimo Sacramento, di cui riprende anche la suddetta configurazione esterna. In corrispondenza dell'ultimo pilastro che precede l'ambulacro sono situati i monumenti a Leone XI (Alessandro Algardi, 1644, n. 61) e a papa Innocenzo XI

Basilica di San Pietro in Vaticano (n. 60).

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L'ambulacro
L'ambulacro, ovvero lo spazio che circonda i quattro pilastri che sorreggono la cupola, introduce verso il cuore della basilica cos come l'aveva pensata Michelangelo Buonarroti. Sul pilastro posto in corrispondenza con la navata destra si erge l'altare di San Girolamo (n. 20), con la tomba di papa Giovanni XXIII posta alla base di un grande mosaico riproducente un dipinto del Domenichino. La cappella compresa tra quella del Santissimo Sacramento e il transetto quella Gregoriana (n. 21). Essa chiusa da una cupola incastonata all'interno della cortina muraria della basilica, ma all'esterno sormontata da una delle due cupole ornamentali che circondano quella maggiore. Qui situata la tomba di Gregorio XVI Bertel Thorvaldsen, monumento a Pio VII (Luigi Amici, 1848-57, n. 22). La parete nord delimitata dall'altare della Madonna del Soccorso (n. 23), accanto al quale si trovano la tomba di Benedetto XIV (n. 25) e l'altare di San Basilio (n. 24), impreziosito da un mosaico settecentesco. Oltrepassando il transetto si trova il monumento a Clemente XIII (Antonio Canova (1787-92, n. 31), di fronte al quale posto l'altare della Navicella (n. 32). Seguono gli altari di San Michele Arcangelo (n. 33), Santa Petronilla (n. 34) e San Pietro che risuscita Tabita (n. 36); la parete ovest ospita il monumento a Clemente X, opera tardoseicentesca di Mattia de Rossi (n. 35). Il lato sud dell'ambulacro caratterizzato da una riproduzione in mosaico della celebre Trasfigurazione di Raffaello Sanzio, collocata sul pilastro posto a chiusura della navata sinistra (n. 59). L'adiacente cappella, analoga alla Gregoriana, detta Clementina (n. 58), e qui riposano i resti di Gregorio Magno (n. 56) e Pio VII (n. 57, di Bertel Thorvaldsen, 1831, unico artista non cattolico ad aver lavorato per la basilica). L'altare della Bugia (n. 55), ornato ancora con un mosaico settecentesco, si trova dinnanzi al monumento a Pio VIII (Pietro Tenerani, 1866, n. 54); da qui, un corridoio conduce alla grande Sacrestia della basilica vaticana, posta all'esterno della chiesa stessa.

Tomba di Alessandro VII

Invece, oltrepassato il transetto meridionale, si osserva il monumento a papa Alessandro VII, notevole opera di Gian Lorenzo Bernini (n. 47), in cui il papa mostrato assorto in preghiera, con la morte, raffigurata da uno scheletro che sorregge una clessidra, che precede una porta, il simbolico passaggio verso all'aldil. Seguono l'altare del Sacro Cuore di Ges (n. 48, con il suo mosaico risalente solo agli anni trenta del XX secolo) e quindi la Cappella della Vergine della Colonna (n. 44), ove si trovano l'omonimo altare e quello dedicato a san Leone Magno (n. 45), con una grandiosa pala d'altare marmorea di Alessandro Algardi (1645-53) L'ambulacro si chiude con il settecentesco altare di San Pietro che guarisce un paralitico (n. 43) e il monumento a papa Alessandro VII (n. 42).

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Il transetto
Il transetto settentrionale, verso i Palazzi Vaticani, fu costruito su progetto di Michelangelo Buonarroti, che elimin il deambulatorio previsto dai suoi predecessori, murando gli accessi al corridoio esterno, non realizzato, e ricavandovi alcune nicchie sormontate da ampi finestroni rettangolari. Le nicchie ospitano tre altari, dedicati a san Venceslao (n. 27), sant'Erasmo (n. 29) e, al centro, ai santi Processo e Martiniano (n. 28). Il transetto meridionale, analogo al precedente, caratterizzato da altrettanti altari, intitolati a san Giuseppe (al centro, n. 51), alla crocefissione di Pietro (n. 52) e a san Tommaso (n. 50). Lungo il transetto, nelle nicchie ricavate nei pilastri, sono collocate statue di santi; nel transetto destro: San Bonfiglio Monaldi (1906), San Giuseppe Calasanzio (1755), San Paolo della Croce (1876) e San Bruno (1744); nel transetto sinistro: San Guglielmo da Vercelli (1878), San Norberto (1767), Sant'Angela Merici (1866) e Santa Giuliana Falconieri (1740).

La cupola
Con oltre 133 metri di altezza, 41,50 metri di diametro (di poco inferiore per a quello del Pantheon di Roma) e 537 scalini dalla base dell'edificio fino alla lanterna, la cupola l'emblema della stessa basilica e uno dei simboli dell'intera citt di Roma.[31]

La cupola di Michelangelo vista dall'esterno della basilica

Poggia su un alto tamburo (costruito sotto la direzione di Michelangelo), definito all'esterno da una teoria di colonne binate e aperto da sedici finestroni rettangolari, separati da altrettanti costoloni. Quattro immensi pilastri, di 71 metri di perimetro, sorreggono l'intera struttura, il cui peso stimato in 14.000 tonnellate. Come detto, la cupola fu costruita in soli due anni da Giacomo Della Porta, seguendo i disegni di Michelangelo, il quale per forse aveva previsto una cupola perfettamente sferica, almeno secondo quanto attestato dalle incisioni di Stefano Duprac pubblicate poco dopo la morte dell'artista. Neanche il modello ligneo della cupola, conservato all'interno della basilica, aiuta a rivelare le vere intenzioni di Michelangelo. Il modello fu realizzato tra il 1558 ed 1561, quando i lavori del tamburo erano gi stati cominciati, ma fu successivamente modificato e presenta alcune sostanziali differenze nella concezione della calotta e degli altri dettagli ornamentali. Del resto, Michelangelo si era riservato per s il diritto di apportare modifiche alla struttura dell'intera basilica, per la quale non giunto sino a noi nessun progetto definitivo, quindi la presenza di un modello non era da considerarsi

La cupola di Michelangelo vista dall'interno della basilica

Basilica di San Pietro in Vaticano strettamente vincolante ai fini della realizzazione dell'opera.[32] Lo dimostrano, ad esempio, i timpani dei sedici finestroni che segnano il perimetro del tamburo: nel modello sono tutti di forma triangolare, mentre nella cupola vera e propria presentano forme curve e triangolari alternate. In ogni caso, l'attuale configurazione della cupola si deve a Della Porta, che per prevenire dissesti strutturali, la realizz, tra il 1588 e il 1593, a sesto rialzato, circa 7 metri pi alta rispetto a quella michelangiolesca, e cinse la base con catene di ferro. Ci nonostante, nel corso dei secoli, a causa del manifestarsi di pericolose lesioni, soprattutto nel tamburo, si resero necessari altri interventi di consolidamento, ad opera dell'ingegnere Giovanni Poleni, con l'inserimento nella struttura del tamburo e della cupola di altre catene. Dal punto di vista strutturale costituita da due calotte sovrapposte, secondo quanto gi realizzato a Firenze dal Brunelleschi: la calotta interna, pi spessa, quella portante, mentre quella esterna, rivestita in lastre di piombo ed esposta agli agenti atmosferici, di protezione alla prima. Ottocento uomini lavorarono al completamento della cupola che, nel 1593, fu chiusa con la svettante lanterna dotata di colonne binate. Secondo l'incisione di Duprac, altre quattro cupole minori, puramente ornamentali, avrebbero dovuto sorgere attorno alla maggiore per esaltarne la centralit, tuttavia furono portate a termine solo quelle sovrastanti le cappelle Gregoriana e Clementina. La decorazione interna fu realizzata secondo la tecnica del mosaico, come la maggior parte delle raffigurazioni presenti in basilica: eseguita dai citati Cavalier d'Arpino e Giovanni De Vecchi per volont di papa Clemente VIII, presenta scene col Cristo, gli apostoli e busti di papi e santi. La scalinata che permette di salire in cima alla cupola ha un particolare disegno a listoni a sbalzo ed realizzata in cotto ferentinate.

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L'altare papale
Lo spazio sottostante la cupola segnato dal monumentale Baldacchino di San Pietro (n. 82), ideato dal genio di Gian Lorenzo Bernini e innalzato tra il 1624 ed il 1633. Realizzato col bronzo Il Baldacchino di San Pietro di G.L. Bernini prelevato dal Pantheon, alto quasi 30 metri ed sorretto da quattro colonne tortili ad imitazione del Tempio di Salomone e del ciborio della vecchia basilica costantiniana, le cui colonne erano state recuperate ed inserite come ornamento nei pilastri della cupola michelangiolesca. Al centro, all'ombra del Baldacchino, avvolto dall'immenso spazio della cupola, sorge l'Altare papale, detto di Clemente VIII (che lo consacr nel 1594), collocato sulla verticale esatta del Sepolcro di San Pietro. Lungo i quattro immensi pilastri che circondano l'invaso della cupola si trovano le sculture ordinate da Urbano VIII: sono San Longino (n. 88) di Gian Lorenzo Bernini (1639), Sant'Elena (n. 84) realizzata da Andrea Bolgi nel 1646, Santa Veronica (n. 80) del 1632 ed appartenente a Francesco Mochi, ed infine Sant'Andrea (n. 76) di Franois Duquesnoy (1640).

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Il coro
La struttura del coro analoga a quella del transetto ed dominata, al centro della parete che chiude la basilica, la Cattedra di San Pietro (n. 39), un monumentale reliquiario opera di Gian Lorenzo Bernini e contenente la cattedra dell'epoca paleocristiana, sorretta dalle statue dei quattro Padri della Chiesa e illuminata dalla sfolgorante apparizione della colomba. A sinistra della cattedra si trova il monumento a Paolo III, realizzato da Giacomo Della Porta (n. 40). Alla destra invece sorge il Sepolcro di Urbano VIII (n. 38), eseguito ancora dal Bernini, che vi lavor a partire dal 1627: il complesso dominato dalla statua del papa in atto di benedire, con ai lati del sarcofago le figure allegoriche della Carit e della Giustizia. Al centro uno scheletro scrive l'epitaffio.

Cattedra di San Pietro

Sui pilastri sono collocate le statue di San Domenico (1706), San Francesco Caracciolo (1834), San Francesco d'Assisi (1727) e Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1839).

Le Grotte Vaticane e i livelli inferiori


Dallalto verso il basso, si riconoscono in San Pietro quattro livelli: lattuale piano di calpestio (pavimento) della basilica; il piano inferiore occupato dalle Grotte Vaticane; il piano di calpestio, ormai obliterato, della primitiva basilica costantiniana; lantico piano di campagna, ottenuto da Costantino mediante sbancamento e riempimento della pendenza originaria del Colle Vaticano. Le cosiddette Grotte Vaticane, ricavate nel dislivello tra la nuova e la vecchia basilica e attraversate dalle fondazioni di sostegno delle strutture superiori, hanno forma di una chiesa sotterranea a tre navate, e sono usate per luogo di sepoltura di molti pontefici. Dal piano della basilica superiore, proprio di fronte allaltare papale che sovrastato dal Baldacchino del Bernini, scende al piano inferiore una doppia scalinata, recinta da unelegante balaustra sulla quale ardono 99 lampade votive. Ci si trova cos nella cosiddetta Confessione di San Pietro (n.65), opera di Carlo Maderno. Qui si trova la nicchia dei pallii, splendente per il mosaico del Cristo Pantocratore.[33] Sotto l'icona, la preziosa cassetta contiene i pallii (ossia stole di lana con ricami di croci) che il papa conferisce ai neoeletti vescovi metropoliti per segnare il loro legame con lo stesso apostolo. Dietro la cassetta, si vede un residuo della parete marmorea del sepolcro eretto dallimperatore Costantino per il Principe degli Apostoli. Infatti sul fondo della nicchia dei Pallii si apre la botola bronzea (cataracta o billicus confessionis) che, fin dalla costruzione della prima basilica, dava accesso alla sepoltura di Pietro.[34] Normalmente si scende alle Grotte non dalla scalinata centrale, ma da scale a chiocciola ricavate nello spessore dei quattro pilastri che sorreggono la cupola. Nelle ore di maggiore affluenza, l'accesso avviene dall'esterno, lungo il fianco destro della basilica.
Tomba di Paolo II

Basilica di San Pietro in Vaticano Il papa Pio XII, appena eletto (1939), promosse la ricerca archeologica con i nuovi scavi, che nell'arco di dieci anni, dapprima, riportarono alla luce il pavimento dell'antica basilica costantiniana e, successivamente, i resti di una necropoli romana, che occupava il pendio del colle Vaticano, e che fu interrata (come solo limperatore poteva ordinare) dai costruttori della prima basilica. La presenza di questo spazio cimiteriale confermerebbe cos la convinzione che il luogo di sepoltura di San Pietro si trovasse proprio nel luogo in cui gli fu eretto dapprima un sepolcro e poi la basilica. A seguito della campagna di scavi, nel 1953 furono rinvenute alcune ossa avvolte in un prezioso panno di porpora; esse provenivano con attendibilit da un loculo della stessa necropoli in cui si riconosceva una scritta incompleta in greco con il nome di Pietro.[35] Questo ritrovamento dette al papa Paolo VI la convinzione che doveva trattarsi con ogni probabilit dei resti del corpo di san Pietro;[36] i resti furono quindi ricollocati nella posizione sotterranea originaria, la quale corrisponde esattamente alla verticale dei tre successivi altari papali, del baldacchino bronzeo che li sovrasta, e della cupola che tutti li avvolge.[37]

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Gli organi
L'organo maggiore della basilica, che trova posto tra il baldacchino e la Cattedra di San Pietro, stato costruito da Tamburini nel 1962.[38] I corpi d'organo sono due, situati nei transetti di coro della Basilica rispettivamente in Cornu Epistulae ed in Cornu Evangelii, e corrispondono ai due organi costruiti all'inizio del XX secolo dagli organari Carlo Vegezzi-Bossi e Walcker. Il primo corpo d'organo comprende i registri della seconda e terza tastiera, il secondo quelli della prima e della quarta. I registri di pedale sono ripartiti nei due corpi come da necessit foniche. La consolle posta accanto al corpo d'organo di sinistra all'interno degli stalli destinati alle cantorie. Un'altra consolle, utilizzata per le celebrazioni che si svolgono in Piazza San Pietro, stata costruita nel 1999 dall'organaro Mascioni. La trasmissione elettrica. Attualmente (2012), gli organisti attivi nella basilica sono James Edward Goettsche (Organista Titolare della Basilica Vaticana), Juan Paradell Sol (Organista della Pontificia Cappella Musicale "Sistina") e Gianluca Libertucci (Organista del Vicariato della Citt del Vaticano). La disposizione fonica rivela che si tratta di un normale, e neppur tanto grande, organo sinfonico tipico dell'epoca in cui stato concepito. Nella basilica, oltre a questo strumento, ce ne sono altri tre: l'organo Morettini della Cappella del Coro (1887), a due tastiere e pedaliera; l'organo Tamburini della Cappella del Coro (1974), a due tastiere e pedaliera; l'organo Morettini della Cappella del Santissimo Sacramento (1914), ad unica tastiera e pedaliera, con cassa riccamente intagliata di Giacomo della Porta.

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Le campane
La basilica possiede un concerto di sei campane fuse in epoche differenti e installate su un castello in legno risalente alla fine del XVIII sec.: La maggiore il Campanone realizzato dall'orafo Luigi Valadier e completato dal figlio Giuseppe nel 1785, posto sotto l'orologio in facciata: la sua nota il Mi basso crescente +5/16 di semitono (MI2), ha un diametro di 231,6cm e un peso stimato di 8.950 chilogrammi. Segue il Campanoncino, fuso nel 1725 da Innocenzo Casini. Si trova subito dietro al campanone. Ha un diametro di 177,2cm e un peso di 3640kg: la sua nota il Si bemolle Basso calante -6/16 di semitono.
Gruppo delle campane sul lato sinistro del prospetto principale

La III campana la Rota, la decana del gruppo: il suo compito in origine era quello di chiamare a raccolta gli Uditori del Tribunale della Rota Romana. Si trova dietro al campanoncino. Il suo diametro di 136,1cm , il suo peso di 1.815kg e la sua nota il Re Naturale calante -6/16 di semitono ed stata fusa da Guidotto Pisano nel XIII secolo. La IV campana detta Predica, fusa nel 1909 da Giovanbattista Lucenti. Posta ad un livello superiore alla Rota. Ha un diametro di 108,7cm e un peso di 830kg; la sua nota il Fa Naturale calante -8/16 di semitono. Poi c' la V, detta Ave Maria, rifusa nel 1932 da Daciano Colbachini. Ha un diametro di 75,4cm per 250kg di peso; la sua nota il Si naturale calante -5/16. Infine, chiude il gruppo la Campanella, fusa nel 1825 da Luigi Lucenti. Ha un diametro di 73,9cm e un peso di 235kg: la sua nota il Do acuto calante -3/16 di semitono. Le due campane minori si trovano ai lati del campanone. Dal conclave del 2005 le campane di San Pietro hanno un importante ruolo: il loro suono il segnale definitivo dell'esito positivo del conclave. Questo provvedimento stato attuato per fugare ogni dubbio sul colore della fumata che precede l'Habemus Papam. Suono Festivo: suonano a slancio le 4 campane minori, ossia: Do4, Si3, Fa3, Re3 Suono delle Solennit Liturgiche: suonano a slancio le 5 campane minori, ossia: Do4, Si3, Fa3, Re3, Si b2 Il "plenum", cio il suono a slancio di tutte e 6 le campane compreso il campanone, avviene per la maggiori solennit dell'Anno Liturgico: Pasqua, Natale e per la festa dei patroni di Roma Santi Pietro e Paolo il 29 giugno.

La Sacrestia
Originariamente la sacrestia era situata presso la Rotonda di Sant'Andrea, un edificio a pianta centrale posto sul lato sud della basilica; esso era sorto come mausoleo funebre d'epoca imperiale e sopravvisse fino al XVIII secolo. Il concorso per la costruzione della nuova sacrestia fu indetto intorno al 1715 e tra i vari partecipanti primeggi il progetto di Filippo Juvara, che present un modello ligneo oggi conservato presso i depositi della basilica. Tuttavia, i costi elevati dell'opera ne impedirono la realizzazione.

Interno della Sacrestia

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Solo nel 1776, papa Pio VI commission a Carlo Marchionni l'attuale edificio, i cui lavori furono conclusi nel 1784. La Sacrestia disegnata da Marchionni si inserisce tra le principali architetture romane di fine Settecento, ma non risulta particolarmente innovativa, tentando di armonizzarsi con lo stile della basilica. All'epoca della costruzione essa fu criticata persino dallo studioso Francesco Milizia (1725 - 1798), che per questo fu costretto ad abbandonare la citt.[39] Si tratta di un edificio esterno alla basilica, posto sulla sinistra della medesima; due corridoi sostenuti da arcate a sesto ribassato, la collegano alla navata di San Pietro, in corrispondenza della tomba di Pio VIII e della Cappella del Coro. All'interno di questo articolato volume, che in pianta ed in alzato si presenta come l'aggregazione di diversi corpi di fabbrica, si apre la sala ottagonale della sacrestia comune, coperta da una grande cupola e affiancata dalle sacrestie dei Canonici e dei Beneficiati, dalla Sala del Capitolo e da quella del Tesoro, dove sono conservati numerosi oggetti sacri. Nella sacrestia dei Beneficiati si trovava il Tabernacolo del Sacramento di Donatello e Michelozzo (1432-1433), ora esposto nel Museo del Tesoro.

La Fabbrica di San Pietro

Tabernacolo di Donatello

All'insieme delle opere necessarie per la sua realizzazione edile ed artistica, fu preposto un ente, la Reverenda Fabrica Sancti Petri, del quale recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi agli studiosi: fra i preziosi documenti catalogati vi sono migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione del tutto sui generis sulla quotidianit pratica degli artisti coinvolti. L'ente tuttora operante[40] per la gestione del complesso. da segnalare che l'immenso cantiere della basilica non pass inosservato alla cultura popolare romana: per far passare i materiali per il cantiere alle dogane senza che essi pagassero il dazio si incideva su ogni singolo collo l'acronimo A.U.FA. (Ad Usum FAbricae: [destinato] ad essere utilizzato nella fabbrica [di San Pietro]). Nella tradizione popolare romana nacque subito la forma verbale "auffo" o "auffa", tuttora utilizzata a Roma, per indicare qualcuno che vuole ottenere servigi o beni in modo gratuito. Sempre a Roma, ancora oggi, quando si parla di un lavoro perennemente in cantiere si soliti paragonarlo alla Fabbrica di San Pietro.

Le dimensioni della basilica


La basilica di San Pietro la pi grande chiesa cattolica. Sul pavimento della navata centrale, muovendo dall'ingresso verso l'abside, si vedono inserite nel marmo delle stelle dorate: esse indicano la lunghezza totale (misurata dall'abside di San Pietro) di parecchie grandi chiese sparse nel mondo.[41] Il primato solo apparentemente le era stato tolto nel 1989 dalla basilica di Nostra Signora della Pace di Yamoussoukro,[42] nella Costa d'Avorio, edificio ispirato proprio alle forme della basilica romana e propagandisticamente definito la "basilica pi grande del mondo": in realt si tratta solo della "basilica pi alta del mondo" (158m), mentre l'edificio notevolmente pi piccolo di quello di San Pietro.[43]

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La sommit della cupola, a Roma popolarmente detta "palla"

Lunghezza massima esterna : 218 m Lunghezza interna : 186,36 m Lunghezza dell'atrio : 71 m Altezza delle volte: circa 45 m Altezza della cupola: 133,30 m Altezza del baldacchino : 28 m Altezza della facciata : 45,44 m (48 m con le statue) Altezza dell'atrio : 19 m Larghezza della navata centrale: 26 m Larghezza del tamburo della cupola : 41,50 m Larghezza dell facciata : 114,69 m Superficie dell'edificio : 23.000 m (di cui calpestabili 15.160) Numero gradini alla salita della cupola : 537 [44]

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Arciprete della basilica


L'arciprete il decano fra i presbiteri di una parrocchia, responsabile per la corretta esecuzione dei doveri ecclesiastici e per lo stile di vita dei curati a lui sottoposti. Nel caso della Basilica Vaticana il massimo responsabile dell'attivit cultuale e pastorale della basilica, ed sempre un cardinale; attualmente mantiene l'incarico il cardinale Angelo Comastri, dal 31 ottobre 2006. La carica dell'arciprete antichissima ed riservata ad un cardinale. Dal 1991, abolita la figura del Vescovo Sacrista di Sua Santit, che, dalla creazione dello Stato Vaticano, nel febbraio del 1929, era anche Vicario Generale dello Stato della Citt del Vaticano, i suoi compiti sono stati assegnati all'arciprete della Basilica Vaticana.

Collegamenti
raggiungibile mediante bus, metropolitana e linee ferroviarie.

Bus
Molte linee bus fermano o passano presso la basilica; LINEE BUS FERIALI: 64 E 40 EXPRESS TERMINI-SAN PIETRO.

Metropolitana
La basilica raggiungibile dalla fermata "Ottaviano - San Pietro - Musei Vaticani" della Linea A.

Ferrovie
La stazione di Roma San Pietro la pi vicina alla basilica, essendo situata a circa 900 metri a sud della basilica. La stazione ferroviaria, situata dentro le mura della Citt del Vaticano, non disponibile al pubblico. Si pu raggiungere la stazione tramite FR 3 e FR 5. La linea FR3 corre da Roma Ostiense e da Viterbo, Bracciano, Cesano. La linea FR5 corre da Roma Termini e da Civitavecchia.

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_San_Pietro_in_Vaticano& language=it& params=41_54_8_N_12_27_12_E_type:landmark [2] http:/ / www. vatican. va/ various/ basiliche/ san_pietro/ index_it. htm [3] www.romecity.it. Chiese di Roma (http:/ / www. romecity. it/ Chiesediroma. htm).URL consultato il 28-05-2007. [4] Cardinale P. Poupard, Guida alla citt del Giubileo, Bergamo, 2000. [5] Danilo Mazzoleni, San Pietro in Le Basiliche Maggiori, meta obbligata del pellegrino a Roma, Libreria Editrice Vaticana, p. 10. ISBN 88-209-46257 [6] Christof Thoenes, San Pietro: la fortuna di un modello nel Cinquecento, in "Barnabiti studi" n 19, 2002. [7] Gianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la citt, 2003, pp. 53-54. [8] P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007, p. 148. [9] La medaglia mostra la cupola dalla parte absidale ed inquadrata da due campanili e non da informazioni definitive circa lo schema a pianta centrale: Gianfranco Spagnesi, Op. cit., 2003, p. 57. [10] Leonardo da Vinci, intorno al 1490, esegue alcuni studi sulle chiese a pianta centrale: quasi sempre questi organismi si espandono dal nucleo centrale, sormontato da una cupola ottagonale, simile a quella del Brunelleschi, alla quale si affiancano le cupole minori delle cappelle laterali. Si veda in proposito R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Roma-Bari, 1999, p. 199. [11] Gianfranco Spagnesi, Op. cit., 2003, pag. 61. [12] Gianfranco Spagnesi, Op. cit., 2003, pp. 57-61. [13] Romeo De Maio, Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, 1992. [14] Andrea Pane, L'antico e le preesistenze, in "Verso una storia del restauro: dall'et classica al primo Ottocento", 2008, pag.113,ISBN 88-6055-276-1 [15] Federico Patetta, La figura del Bramante nel "Simia" d'Andrea Guarna, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1943. [16] Gianfranco Spagnesi, Op. cit., 2003, p. 62. [17] Gianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la citt, 2003.

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[18] A. Brodini, San Pietro in Vaticano, in Michelangelo architetto a Roma, Cinisello Balsamo, 2009, p. 170. [19] V. Zanchettin, Il tamburo della cupola di San Pietro, in Michelangelo architetto a Roma, Cinisello Balsamo, 2009, p. 180. [20] A. Brodini, San Pietro in Vaticano, cit., p. 178. [21] Lorenzatti, Sandro, Vicende del Tempio di venere e Roma nel medioevo e nel Rinascimento, in "Rivista dellIstituto Nazionale di Archeologia e storia dellArte", 13, 1990, pp. 119138. [22] C. Norberg-Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia), p. 66. [23] Rudolf Wittkower, Arte e architettura in Italia. 1600-1750, Einaudi, Torino, 1993, pag. 211. [24] Gian Lorenzo Bernini la defin "quatta". [25] Rudolf Wittkower, op. cit., 1993, pag. 191. [26] C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia), 1998, p. 29 [27] www.rome.info. Basilica di San Pietro (http:/ / www. rome. info/ it/ basiliche/ basilica-san-pietro/ ).URL consultato il 04-05-2010. [28] www.vantican.va. Cenni storici sulla Cupola di San Pietro (http:/ / www. vatican. va/ various/ basiliche/ san_pietro/ it/ cupola/ cenni_storici. htm).URL consultato il 14-05-2011. [29] www.romaspqr.it. San Pietro (http:/ / www. romaspqr. it/ ROMA/ Basiliche/ San-Pietro. htm).URL consultato il 29-06-2007. [30] www.romaspqr.it. San Pietro (http:/ / www. romaspqr. it/ ROMA/ Basiliche/ San-Pietro. htm).URL consultato il 14-01-2007. [31] www.vantican.va. Cenni storici sulla Cupola di San Pietro (http:/ / www. vatican. va/ various/ basiliche/ san_pietro/ it/ cupola/ cenni_storici. htm).URL consultato il 12-05-2012.. [32] V. Zanchettin, Il tamburo della cupola di San Pietro, cit.. [33] L'antico mosaico affiancato sui lati della nicchia, dalle immagini di san Paolo e san Pietro realizzate nel 1610: vd. M.G. D'Amelio, Tra ossa, polveri e ceneri: il fuoriasse del baldacchino di San Pietro a Roma, in "Annali di architettura", n. 17, 2005. [34] M.G. D'Amelio, Op. cit., 2005. [35] Il riconoscimento e gli studi critici successivi sono dovuti alla professoressa Margherita Guarducci. [36] Nel giugno 1976 Paolo VI dichiar: "Abbiamo una prova incontestabile che san Pietro vissuto a Roma [...] E abbiamo avuto un'altra fortuna: di essere rassicurati dai risultati, che sembrano positivi, di ricerche assidue ed erudite sull'identificazione e l'autenticit delle venerabili reliquie di san Pietro...". Si veda in proposito, del cardinale P. Poupard, Guida alla citt del Giubileo, Bergamo 2000, p. 42. [37] La necropoli e la tomba di San Pietro si possono visitare, prenotando una visita guidata presso l'Ufficio Scavi, che si raggiunge attraverso l'Arco delle Campane [38] Corrado Moretti, L'organo italiano, Casa Musicale Eco, Monza. [39] R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, Martellago (Venezia), p. 288. [40] www.vatican.va. La Fabbrica di San Pietro (http:/ / www. vatican. va/ holy_father/ john_paul_ii/ apost_constitutions/ documents/ hf_jp-ii_apc_19880628_pastor-bonus-other-institutes_lt. html).URL consultato il 08-12-2009. [41] La lista delle chiese include chiese cattoliche e chiese di altre confessioni. Per esempio, la stella per Ecclesia Cathedralis Westmonasteriensis (Chiesa anglicana) accanto alla stella per Constantinopolitana Sanctae Sophiae Ecclesia (una volta chiesa cristiana, poi dopo moschea, e adesso museo). [42] www.virtualtourist.com. San Pietro (http:/ / www. virtualtourist. com/ travel/ Europe/ Vatican_City/ General_Tips-Vatican_City-BR-1. html).URL consultato il 30-06-2007. [43] Le dimensioni di larghezza e lunghezza non sono dichiarate neppure nel sito ufficiale, comunque sono solo 7.000 i posti a sedere e 11.000 quelli in piedi, contro i 60.000 stimati per la basilica di San Pietro. www.churchesguide.com. Basilica di Nostra Signora della Pace di Yamoussoukro (http:/ / www. churchesguide. com/ basilica-our-lady-of-peace-yamoussoukro. php).URL consultato il 30-06-2007. [44] www.vantican.va. Accesso alla Cupola di San Pietro (http:/ / www. vatican. va/ various/ basiliche/ san_pietro/ it/ cupola/ orari. htm).URL consultato il 03-01-2012.

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Voci correlate
Citt del Vaticano Piazza San Pietro Tomba di Pietro Palazzi Vaticani Chiese di Roma Basilica di San Pietro in Vincoli Chiesa di San Pietro in Montorio Chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR. Basilica di Nostra Signora della Pace

Via Francigena

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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Sito ufficiale della basilica, con visita virtuale (http://www.vatican.va/various/basiliche/san_pietro/index_it. htm) Visita virtuale della basilica di San Pietro, da Virtualsweden (http://www.virtualsweden.se/projects/peters/) San Pietro scheda di approfondimento (http://www.activitaly.it/monument/san_pietro_roma.htm) Vista a volo d'uccello sulla basilica di San Pietro con Live Search (http://local.live.com/default.aspx?v=2& cp=qzhbc0j14183&style=o&lvl=1&tilt=-90&dir=0&alt=-1000&scene=7471257&encType=1) Galleria fotografica di basilica di San Pietro in Vaticano (http://kordics.zenfolio.com/p1001999511/) Immagini di Stevan Kordic
separatore

Tappa Precedente - da Roma _-_ _

Itinerario di Sigerico

Tappa Successiva - verso Canterbury -

Mansio I - Urbs Roma - Borgo Leonino

Mansio II - Johannis VIIII La Storta

Basilica del Santo Sepolcro

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Basilica del Santo Sepolcro


Coordinate geografiche: 314643N 351346E31.77861N 35.22944E
Basilica-Cattedrale Patriarcale del Santo Sepolcro di Gerusalemme [1]

Ingresso principale alla chiesa del Santo Sepolcro Paese Localit Religione Stile architettonico Israele Gerusalemme Cristiana Romanico

La basilica del Santo Sepolcro, (in ebraico - Cnesiat HaChever, ovvero Chiesa della Tomba; in arabo: , Kansat al-Qiyma, ossia "Chiesa della Resurrezione"), chiamata anche la chiesa della Resurrezione (Anastasis in greco e Surp Harutyun in armeno dai cristiani di rito ortodosso), una chiesa cristiana di Gerusalemme, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Ges. Attualmente ricompresa all'interno delle mura della citt vecchia di Gerusalemme, al termine Il Santo Sepolcro visto dall'alto della Via Dolorosa, e ingloba sia quella che ritenuta la collina del Golgota, luogo della crocifissione, sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento riferisce che Ges fu sepolto. La chiesa del Santo Sepolcro una delle mete principali e irrinunciabili dei pellegrini che visitano la Terra Santa, insieme alla Basilica dell'Annunciazione di Nazaret e alla Basilica della Nativit di Betlemme. Ma, a differenza di queste ultime, il Santo Sepolcro l'unico luogo della cui esistenza si possiedono prove archeologiche risalenti ad appena un centinaio d'anni dopo la morte di Ges. Oggi la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme, il quale, al centro della chiesa[2], vi ha il proprio Katholikon, ossia la propria cattedrale, e la propria cattedra[3][4]. Formalmente anche la sede del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini; tuttavia il Patriarca cattolico latino non ha la libert di celebrare se non negli spazi e nei tempi assegnati nel 1852 dallo Statu Quo alla Custodia di Terra Santa e secondo gli accordi con la stessa comunit monastica. Il Patriarca latino quindi risiede effettivamente in una sede presso la concattedrale del Santissimo Nome di Ges, chiesa principale della diocesi e chiesa madre, dove egli ha la propria cattedra e celebra normalmente [5].

Basilica del Santo Sepolcro Secondo la tradizione ortodossa, ogni anno, a mezzogiorno, durante la celebrazione del Sabato Santo della Pasqua ortodossa, vi si ripete il miracolo del Fuoco Santo[6].

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Storia
Il luogo del Santo sepolcro, originariamente la tomba vuota di Ges, fu sempre oggetto di venerazione da parte dei cristiani. La prova archeologica della sua esistenza risale al II secolo, ed inconfutabile poich viene da fonte non cristiana. Nel 135 l'esercito romano represse la lunga rivolta di Bar Kokhba (132135). Per punire gli ebrei, l'imperatore Adriano ordin la distruzione di Gerusalemme, facendo radere al suolo anche i luoghi pi sacri per gli ebrei. Gerusalemme fu ricostruita come Aelia Capitolina, mentre sui luoghi sacri vennero eretti templi pagani. Uno solo di questi fu Il luogo del Calvario e della Tomba di Cristo (I-IV secolo) costruito fuori dalle mura della citt, in mezzo a un cimitero. Dal momento che mai un ebreo si sarebbe recato a pregare in una zona funeraria, il luogo non poteva che essere, dunque, il punto principale di ritrovo per i cristiani, cio il luogo dove essi si ritrovavano per fare memoria di Ges. I romani ricoprirono il sito di terra; sopra vi fu edificato un Tempio dedicato a Venere [7]. Al Concilio di Nicea del 325, il vescovo di Gerusalemme, Macario, invit l'imperatore Costantino, da poco convertitosi al cristianesimo, a distruggere i templi pagani nella Citt Santa [8]. Costantino ordin che il luogo sacro venisse riportato alla luce (325-326) e ordin a Macario di costruire una chiesa su quel luogo. Venne costruita cos la Basilica costantiniana. Socrate Scolastico (nato nel 380), nella sua Storia Ecclesiastica d una descrizione completa della scoperta (che venne ripresa in seguito da Sozomeno e da Teodoreto) che enfatizza il ruolo esercitato negli scavi e nella costruzione del nuovo tempio dalla madre di Costantino I, Elena, alla quale attribuita anche la riscoperta della Vera croce. La chiesa di Costantino fu costruita attorno alla collina della crocifissione, ed era in realt composta da tre chiese collegate, costruite sopra tre differenti luoghi santi: 1. una grande basilica (il martyrium; la pi antica testimonianza su di esso si deve alla pellegrina cristiana Egeria, che visit l'area negli anni 380), 2. un atrio chiuso colonnato (il triportico) costruito attorno alla tradizionale roccia del Calvario, 3. una chiesa rotonda, chiamata anastasis L'edicola del Santo Sepolcro (La tomba di Cristo) ("resurrezione"), che conteneva i resti della grotta che Elena e Macario avevano identificato come luogo di sepoltura di Ges. L'anastasis e il martyrium vennero inaugurati il 14 settembre del 335, in occasione della festa dell'Esaltazione della Croce[9]. La roccia circostante venne scavata e la tomba venne inglobata in una struttura chiamata edicola (in latino

Basilica del Santo Sepolcro aediculum, piccolo edificio) o kouvoulkion (in greco, sacrario) al centro della rotonda. La cupola della rotonda venne completata alla fine del IV secolo, sostituendo un deambulatorio che anticamente circondava il Sepolcro. Il nuovo edificio venne danneggiato dal fuoco nel 614 quando i persiani di Cosroe II invasero Gerusalemme e si impossessarono della Vera Croce. Nel 630, l'imperatore bizantino Eraclio marci trionfalmente in Gerusalemme e riport la Vera Croce nella ricostruita chiesa del Santo Sepolcro. Sotto i musulmani il luogo rimase una chiesa cristiana. I primi governanti musulmani protessero i luoghi cristiani della citt, proibendone la distruzione e l'uso come abitazione. Nel 966, durante una rivolta, le porte e i tetti furono bruciati. Alla fine del X, o agli inizi dell'XI secolo, giunsero a Gerusalemme alcuni pellegrini, secondo la tradizione in numero di due, che al loro ritorno portarono delle reliquie del Santo Sepolcro; giunti in Italia si fermarono lungo il percorso, non molto distanti dalle sorgenti del fiume Tevere, e qui si ritirarono a vita eremitica, custodendo in un ospizio le preziose reliquie. Da questa esperienza avrebbe avuto origine un monastero, documentato dal 1012 e dedicato al Santo Sepolcro, attorno al quale poi sorse un centro abitato, l'odierna citt di Sansepolcro, unica al mondo a trarre nome dalla tomba di Cristo. Il 18 ottobre 1009 l'edificio originale venne distrutto completamente dal "pazzo" Imam/Califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah, che sradic la chiesa fino alle fondamenta. L'edicola, i muri orientale e occidentale e il tetto della tomba scavata nella roccia in essa racchiusa vennero distrutti o danneggiati (i resoconti dell'epoca sono discordanti), ma i muri nord e sud vennero probabilmente protetti da ulteriori danni dalle macerie. Nel 1048, a seguito di un accordo tra Il Cairo e Costantinopoli, una serie di piccole cappelle venne eretta sul sito da parte dell'imperatore Costantino IX. I lavori dovettero seguire le rigide condizioni imposte dall'Imamato fatimide. I siti ricostruiti vennero conquistati dai cavalieri della prima crociata il 15 luglio 1099. La prima crociata venne raffigurata come un pellegrinaggio armato, per cui nessun crociato poteva considerare completo il viaggio senza aver pregato come pellegrino sul Santo Sepolcro. Il capo dei crociati, Goffredo di Buglione, che divenne il primo monarca crociato di Gerusalemme, decise che non avrebbe usato il titolo di "re", e si dichiar Advocatus Sancti Sepulchri, "Protettore (o Difensore) del Santo Sepolcro". Il cronista Guglielmo di Tiro, riporta la data della ricostruzione a met del XII secolo, quando i crociati iniziarono a restaurare la chiesa in stile romanico e vi affiancarono un campanile. Questi rinnovamenti unificarono i luoghi santi e vennero completati durante il regno della regina Melisenda, nel 1149. La chiesa divenne sede dei primi patriarchi latini e fu anche sede dello scriptorium del regno. La chiesa, assieme al resto della citt, fu presa da Saladino nel 1187, anche se il trattato firmato dopo la terza crociata consent ai pellegrini cristiani di continuare a visitare il sito. L'imperatore Federico II del Sacro Romano Impero riconquist la citt e la chiesa con un trattato del XIII secolo, quando egli stesso era stato scomunicato dal papa, con il curioso risultato che la chiesa pi sacra della Cristianit si trov sotto interdetto. Sia la citt che la chiesa vennero conquistate e pesantemente saccheggiate dall'impero corasmio (Khwarezmshah) nel 1244. La Basilica del Santo Sepolcro fu di ispirazione per altre chiese in Europa, spesso a pianta circolare. Costruzioni ispirate al Santo Sepolcro furono, tra le altre, il Battistero di Pisa e la Basilica del Sepolcro a Bologna. I frati francescani la rinnovarono ulteriormente nel 1555, essendo stata trascurata nonostante l'afflusso di un sempre maggior numero di pellegrini. Un nuovo incendio danneggi gravemente la struttura nel 1808, provocando il crollo della cupola della rotonda e la distruzione delle decorazioni esterne dell'edicola. L'esterno della rotonda e dell'edicola vennero ricostruiti nel 1809-1810 dall'architetto Komminos di Mitilene, nello stile barocco turco dell'epoca. Il fuoco non raggiunse l'interno dell'edicola: le decorazioni in marmo della tomba, risalenti al restauro del 1555, rimasero intatte. Nel 1840, durante un nuovo incendio, decine di pellegrini vennero calpestati a morte. La cupola attuale risale al 1870. Un grande restauro moderno ebbe inizio nel 1959, comprendente anche il restauro della cupola nel 1994-1997. Oggi il rivestimento in marmo rosso applicato all'edicola da Komminos deteriorato e si sta staccando dalla struttura sottostante. Dal 1947 viene tenuto in posizione da un'impalcatura in travi di ferro installata dal mandato britannico. Non si ancora concordato un piano per il suo restauro.

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Basilica del Santo Sepolcro

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Dal 1852: lo Statu quo


Nel 1847 papa Pio IX ristabil a Gerusalemme il patriarcato di Gerusalemme dei Latini ed eresse la basilica del Santo Sepolcro a cattedrale patriarcale, tuttavia nel 1852 fu emanato un decreto ottomano (conosciuto in Occidente come Statu Quo) per porre fine ai violenti dissidi soprattutto tra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa apostolica romana, rappresentata dalla Custodia di Terra Santa dell'ordine francescano. Il decreto, tuttora in vigore, ripristin la situazione risalente al 1767, tenendo conto degli ulteriori diritti acquisiti anche da altre comunit cristiane, quali la Chiesa apostolica armena, la Chiesa ortodossa copta e la Chiesa ortodossa siriaca. Esso assegn la Basilica quasi interamente ai greci ortodossi, il cui Patriarca vi ha infatti tutt'oggi la cattedra ed il katholikon, regolando altres tempi e luoghi di adorazione e celebrazione per ogni Chiesa [10]. Dal XII secolo le famiglie palestinesi musulmane Nusayba e Ghudayya, incaricate dal Saladino in quanto neutrali, sono custodi della chiave dell'unico portone di ingresso, sul quale nessuna Chiesa ha diritto.

Sistemazione moderna della chiesa


L'ingresso alla chiesa avviene tramite una singola porta nel transetto sud. La chiave dell'ingresso viene custodita, per mantenere la pace tra le varie fazioni cristiane, dalla famiglia musulmana Nusayba, che ne mantiene la custodia fin da 1192, quando le fu affidata dal Saladino. Dopo periodi di tensione tra la famiglia Nusayba e le autorit ottomane, nel XVIII secolo, queste ultime nominarono la famiglia Joudeh per aiutare i Nusayba nel loro compito. Oggi la famiglia Jude assiste ancora i Nusayba, portando la chiave della chiesa a un membro della famiglia Nusayba, che apre e chiude la porta giornalmente.

Appena oltre l'ingresso si trova la Pietra dell'Unzione, che ritenuta il luogo dove il corpo di Ges venne preparato per la sepoltura. A sinistra (a ovest), si trova la Rotonda dell'Anastasi, sotto la pi grande delle due cupole della chiesa, al centro della quale posta l'edicola del Santo Sepolcro. In base a un decreto ottomano del 1852 (conosciuto in Occidente come Statu Quo) le Chiese ortodossa, cattolica e armena hanno diritto di accesso all'interno della tomba, e tutte e tre le comunit vi celebrano quotidianamente la Messa. Viene usata inoltre per altre cerimonie in occasioni speciali, come la cerimonia del "Fuoco santo" Planimetria del piano terra che si tiene nel sabato santo, celebrata dal Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme. Dietro la rotonda, all'interno di una cappella costruita con una struttura in ferro su una base semicircolare in pietra, si trova l'altare usato dalla Chiesa ortodossa copta. Oltre a questa, sul retro della rotonda, si trova una cappella in stile grezzo che si crede sia la tomba di Giuseppe di Arimatea, nella quale la Chiesa ortodossa siriaca celebra la sua liturgia nelle domeniche. A destra del sepolcro, sul lato sud-orientale della rotonda, si trova la cappella dell'Apparizione, riservata all'uso della Chiesa cattolica. Sul lato est opposto alla rotonda si trova la struttura, risalente alle Crociate, che ospita l'altare principale della chiesa, oggi il Catholicos greco-ortodosso. La seconda e pi piccola cupola poggia direttamente sopra il centro del transetto che attraversa il coro dove situato il compas, un omphalos un tempo ritenuto essere il centro del mondo. A est di questo si trova una grossa iconostasi che demarca il santuario greco-ortodosso, davanti al quale sono posti il trono patriarcale e un trono per i celebranti episcopali in visita. Sul lato sud dell'altare, attraversato un atrio chiuso, si trova una scalinata che sale alla Cappella del Calvario, o Golgota, ritenuta essere il luogo della crocifissione di Ges, che la parte pi riccamente decorata della chiesa. L'altare principale della cappella appartiene alla chiesa greco-ortodossa, mentre alla chiesa cattolica riservato un

La Pietra dell'Unzione, ritenuta il luogo dove il corpo di Ges venne preparato per la sepoltura. la tredicesima stazione della Croce.

Basilica del Santo Sepolcro altare laterale. Pi a est nell'atrio chiuso ci sono delle scale che discendono fino alla Cappella di Sant'Elena, che appartiene agli armeni. Da l, un altro insieme di scale porta alla Cappella dell'Invenzione della Santa Croce, cattolica, ritenuta il luogo dove venne ritrovata la Vera Croce. Il 20 giugno 1999, tutte le denominazioni cristiane che dividono il controllo della chiesa concordarono sulla decisione di realizzare una nuova uscita per la chiesa. Non si ha notizia che questa porta sia stata completata.

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Autenticit
Come notato in precedenza, sia Eusebio che Socrate Scolastico registrarono che la tomba di Ges era in origine un luogo di venerazione per la comunit cristiana a Gerusalemme e la sua posizione fu ricordata dalla comunit anche quando il sito venne coperto dal tempio di Adriano. Eusebio in particolare nota che la scoperta della tomba "permise a tutti quelli che arrivarono di testimoniarne la vista di una chiara e visibile prova delle meraviglie di cui quel luogo era stato un tempo teatro" (Vita di Costantino, Capitolo XXVIII [11]). L'archeologo Martin Biddle dell'Universit di Oxford ha teorizzato che questa "chiara e visibile prova" potrebbero essere stati dei graffiti con scritte tipo "Questa la tomba di Cristo", incisi nella roccia dai pellegrini cristiani prima della costruzione del tempio romano.[12] Dall'epoca della sua costruzione nel 335, e nonostante i numerosi ammodernamenti, la chiesa del Santo Sepolcro stata venerata come il luogo autentico della crocifissione e sepoltura di Ges. Nel XIX secolo, diversi studiosi disputarono l'identificazione della chiesa con il vero luogo della crocifissione e sepoltura di Ges. Essi ragionarono sul fatto che la chiesa fosse all'interno delle mura cittadine, mentre i primi resoconti (ad esempio: Ebrei 13,12) descrivevano questi eventi come avvenuti fuori delle mura. Il giorno seguente al suo arrivo a Gerusalemme, il generale Gordon selezion Pianta del sito nel IV secolo una tomba scavata nella roccia, posta in un'area coltivata al di fuori delle mura, come luogo pi probabile per la sepoltura di Ges. Questo luogo viene solitamente indicato come "Tomba del Giardino", per distinguerlo dal Santo Sepolcro, ed ancora un popolare luogo di pellegrinaggio per quelli (solitamente i protestanti) che dubitano dell'autenticit dell'Anastasi e/o non hanno il permesso di tenere funzioni religiose nella chiesa. Comunque, da allora stato determinato che il sito era in effetti al di fuori delle mura cittadine all'epoca della crocifissione. Le mura della citt di Gerusalemme vennero espanse da Erode Agrippa nel 4144, e solo allora inclusero il sito del Santo Sepolcro e venne costruito il giardino circostante, menzionato nella Bibbia. Per citare lo studioso israeliano Dan Bahat, archeologo, cittadino di Gerusalemme: "Potremmo non essere assolutamente certi che il sito del Santo Sepolcro sia il luogo della sepoltura di Ges, ma non abbiamo un altro sito che possa rivendicare di esserlo con la stessa forza, e non abbiamo davvero motivo di respingere l'autenticit del sito. (Bahat, 1986)

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_del_Santo_Sepolcro& language=it& params=31_46_43_N_35_13_46_E_region:IL_type:landmark [2] Holy Sepulcher, Jerusalem (http:/ / www. atlastours. net/ holyland/ holy_sepulcher. html) [3] Il Katholikon (http:/ / www. jerusalem-patriarchate. info/ en/ katholiko. htm), dal sito del Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme. [4] Foto del Katholikon (http:/ / www. sacred-destinations. com/ israel/ jerusalem-holy-sepulchre-pictures/ slides/ catholicon-c-torie. htm), cattedrale greco-ortodossa. [5] La concattedrale sul sito ufficiale del Patriarcato Latino di Gerusalemme (http:/ / www. lpj. org/ newsite2006/ administration/ co-cathedral-book. pdf):

(EN) the Diocese of Jerusalem, the church in which the Latin Patriarch of Jerusalem has his official chair (cathedra) as the teacher and overseer (episcopus) of all those who, by God's grace, have been entrusted to his care. (, pagina 3.)

(IT) della diocesi di Gerusalemme, la chiesa nella quale il Patriarca Latino di Gerusalemme ha il suo seggio ufficiale (cathedra) come dottore e capo (episcopus) di tutti coloro che, per grazia di Dio, sono stati assegnati alle sue cure.

The Co-Cathedral is the principal or "mother" church of La Concattedrale la chiesa principale, o "chiesa madre",

[6] cfr. il sito ortodosso Holyfire.org (http:/ / www. holyfire. org/ ). [7] Eusebio di Cesarea, De Vita Costantini. cfr. in proposito il sito dei francescani in Terra Santa (http:/ / www. christusrex. org/ www1/ jhs/ TSspconst_It. html) [8] Giorgio Bernardelli, Avvenire, 4 aprile 2010. [9] Eusebio, De Vita Costantini [10] Lo Status Quo (http:/ / servus. christusrex. org/ www1/ ofm/ pope/ 40GPit/ 45/ 45GPdo02. html) sul sito dei francescani di Terra Santa. [11] http:/ / www. ccel. org/ fathers2/ NPNF2-01/ Npnf2-01-29. htm#P7655_3169703 [12] Simili antichi graffiti sono ancora visibili nelle catacombe di Roma, indicanti le tombe di santi particolarmente venerati, o addirittura (per dare un esempio moderno e secolare) incisi sulle lapidi del cimitero di Pre Lachaise per dirigere i fan dei Doors alla tomba di Jim Morrison.

Bibliografia
Dan Bahat, "Does the Holy Sepulchre church mark the burial of Jesus?", Biblical Archaeology Review 12 (3) (maggio/giugno 1986) 26 45. Martin Biddle, The Tomb of Christ, Phoenix Mill, Sutton Publishing, 1999, ISBN 0-7509-1926-4. Martin Biddle, Gideon Avni, Jon Seligman e Tamar Winter (testo); Michl Zab e Garo Nalbandian (foto), The Church of the Holy Sepulchre, New York, Rizzoli, 2000, ISBN 0-8478-2282-6. Lorenzetti,U., Belli Montanari,C., L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all'alba del Terzo Millennio, Fano (PU), settembre 2011.

Voci correlate
Gerusalemme Chiesa dell'Assunzione di Maria Custodia di Terra Santa Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Architettura paleocristiana Statu Quo Il decreto che regola il rapporto tra i diversi riti al Santo Sepolcro Chiesa ortodossa di Gerusalemme Patriarcato armeno di Gerusalemme Chiesa copta ortodossa Chiesa ortodossa siriaca Chiesa ortodossa etiopica Trattato di Berlino (1878) Sansepolcro

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Collegamenti esterni
Sito web del Santo Sepolcro (http://www.santosepolcro.custodia.org/) della Custodia di Terra Santa (EN) Foto della chiesa del Santo Sepolcro (http://www.trekker.co.il/english/church-holy-sepulchre.htm) (EN) la Chiesa del Santo Sepolcro (dal sito History Channel (http://www.historychannel.com/classroom/ unesco/jerusalem/about_sepulchre.html) (EN) La descrizione di Egeria negli anni attorno al 380 (http://home.infionline.net/~ddisse/egeria.html) (EN) James E. Lancaster, "A brief history of the Church of the Holy Sepulchre" (http://www.reocities.com/ Athens/Oracle/1631/cohs_history.html)(archiviato dall'url originale) (EN) Sito del Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme (http://www.jerusalem-patriarchate.org/intro.asp) (EN) Sito del Patriarcato armeno di Gerusalemme (http://www.armenian-patriarchate.org/) (EN) Chiesa del Santo Sepolcro (http://www.orthodoxwiki.org/Church_of_the_Holy_Sepulchre_(Jerusalem)) (Articolo di OrthodoxWiki) (EN) Miracolo del Fuoco Santo (http://www.holyfire.org/eng/index.htm) (EN) Jerusalem Photos Portal (http://www.jerusalemshots.com/cat_en63.html) Chiesa del Santo Sepolcro (EN) Sito web della famiglia Nuseibeh, i Custodi della Chiesa del Santo Sepolcro (http://www.nuseibeh.org) (EN) Indicazioni sulla famiglia al-Ghudayya, detentrice delle chiavi del Santo Sepolcro (http://www. jerusalemites.org/people_and_land/families/5.htm) (EN) Church of the Holy Sepulchre, Jerusalem (http://www.sacred-destinations.com/israel/ jerusalem-church-of-holy-sepulchre.htm) (EN) The Church of the Holy Sepulchre (http://www.christusrex.org/www2/baram/B-sepulchre.html) (EN) Focus on Israel: Jerusalem - Christian Architecture through the Ages (http://www.mfa.gov.il/MFA/ MFAArchive/2000_2009/2000/1/Focus on Israel- Jerusalem - Christian Architectur) (EN) H. Rider Haggard, A Winter Pilgrimage (http://gutenberg.net.au/ebooks06/0600121.txt), 1901.

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Basilica di Santa Maria Maggiore


Coordinate geografiche: 415351N 122955E41.8975N 12.49861E
Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale di Santa Maria Maggiore [1]

La facciata della basilica Paese Regione Localit Religione Diocesi Anno consacrazione Stile architettonico Italia Lazio Roma Cristiana cattolica di rito romano Diocesi di Roma V secolo Paleocristiano, barocco

La basilica di Santa Maria Maggiore, conosciuta anche come Santa Maria della neve o come Basilica liberiana (dal nome del tradizionale fondatore, papa Liberio), una delle quattro basiliche papali di Roma. Collocata sulla sommit del colle Esquilino, la sola ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia pure arricchita da successive aggiunte. Il suo nome completo Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale di S. Maria Maggiore.

Storia
Fu fatta erigere da papa Sisto III tra il 432 e il 440 e da lui dedicata al culto della Madonna, il dogma della cui divina maternit era appena stato riconosciuto dal Concilio di Efeso (431). La costruzione avvenne su una chiesa precedente, che una diffusa tradizione vuole sia stata la Madonna stessa ad ispirare apparendo in sogno a papa Liberio e al patrizio Giovanni e suggerendo che il luogo adatto sarebbe stato indicato miracolosamente. Cos quando la mattina del 5 agosto un'insolita nevicata imbianc l'Esquilino papa Liberio avrebbe tracciato nella neve il perimetro della nuova basilica, costruita poi grazie al finanziamento di Giovanni. Di questo antico edificio rimane solo un passo del Liber Pontificalis che afferma che Liberio fecit basilicam nomini suo iuxta Macellum Liviae.
Veduta dell'abside (Carlo Rainaldi)

Basilica di Santa Maria Maggiore Ad ogni modo il 5 agosto di ogni anno, in ricordo della Madonna della Neve, avviene la rievocazione del cosiddetto "miracolo della nevicata": durante una suggestiva celebrazione viene fatta scendere dal soffitto una cascata di petali bianchi.

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L'edificio
La basilica costruita da papa Sisto III a partire dall'anno 432 si presentava a tre navate, divise da 21 colonne di spoglio per lato, sormontate da capitelli ionici, sopra le quali correva un architrave continuo. La navata centrale era illuminata da 21 finestre per lato (la met delle quali furono successivamente tamponate) ed era sormontata da una copertura lignea con capriate a vista. La navata venne decorata sempre in et sistina da splendidi mosaici, entro pannelli posizionati sotto le finestre, in origine racchiusi da edicolette, con un ciclo di storie del Vecchio Testamento: storie di Abramo, Giacobbe, Isacco sul lato sinistro, Mos e Giosu su quello destro. Degli originari 42 riquadri, molti dei quali presentavano due scene sovrapposte, ne restano 27 (12 sulla parete sinistra e 15 sulla destra) dopo le distruzioni dovute alle aperture laterali settecentesche. Si tratta certamente del primo ciclo figurativo apparso in una chiesa romana. Le storie veterotestamentarie mostrano indubbie tangenze stilistiche con il cosiddetto "Virgilio Vaticano", manoscritto dell'Eneide conservato nella Biblioteca Vaticana e con la Bibbia detta Itala di Quedlinburg, ma stato notato come il legame con l'iconografia imperiale, secondo un processo di appropriazione dell'immagine e degli attributi visivi imperiali tipico dell'arte paleocristiana, nonch la disposizione non sempre cronologica delle scene e del tutto funzionale a ogni singolo episodio e a rispondenze ritmiche all'interno della serie, non possano che sottendere l'utilizzo di un piano figurativo appositamente studiato, forse addirittura dal giovanissimo Leone non ancora papa[2]. Queste storie presentano caratteri stilistici legati alla pittura tardoantica (una tradizione seicentesca che inizia con Ciampini voleva addirittura che fossero state realizzate nel IV secolo): ombreggiature, sfumature con passaggi di colore graduali, realistica raffigurazione dello spazio e dei volumi, macchie di colore, fondo cangiante in relazione al contrasto con le figure. Pi ieratiche e ritmicamente dilatate sono le scene dei mosaici dell'arco trionfale, rappresentanti alcuni momenti dell'Infanzia di Cristo, alcune delle quali tratte da Vangeli Apocrifi (Annunciazione, Presentazione al Tempio, Adorazione dei Magi, Incontro con il governatore Afrodisio, Strage degli Innocenti, Re Magi presso Erode). In particolare, l'incontro con il governatore egiziano Afrodisio davanti alla citt di Sotine, oltre ad essere un pendant visivo all'adorazione dei Magi sul lato opposto, un episodio attestato solo in Santa Maria Maggiore, e tratto dai Vangeli apocrifi: Ges, durante la fuga in Egitto, entra con i genitori nella citt di Sotine, gli idoli pagani immediatamente cadono a terra e Afrodisio saluta il Bambino come Redentore. Sul timpano absidale, il Trono dell'Etimasia con una Croce, affiancato dai santi Pietro e Paolo, e sormontato dal Tetramorfo. Sotto, compare un pannello con l'iscrizione Xystus episcopus plebis Dei. Ai lati, le due Gerusalemme e Betlemme celesti. Il disegno programmatico di questa decorazione sistina intendeva perci riaffermare la divinit del Cristo incarnato nella Vergine, come ribadito nel recente Concilio di Efeso (431), e allo stesso tempo il primato della chiesa romana nell'ecumene cristiano. La disposizione stessa delle scene veterotestamentarie, la scelta degli episodi dell'arco absidale, la priorit delle rispondenze visive rispetto a quelle cronologiche, converge nell'individuazione di una sorta di teologia visiva, di manifesto simbolico figurativo, che rappresentava una novit nel quadro della Roma di quegli anni cruciali del V secolo. Risalgono alla met del XII secolo, al tempo di papa Eugenio III, il pavimento cosmatesco e un portico addossato alla facciata (poi distrutto nel Settecento per far posto alla nuovo frontespizio barocco del Fuga). La basilica fu oggetto di importanti interventi in vista del primo giubileo dell'anno 1300; in particolare durante il pontificato di Niccol IV venne aggiunto il transetto e fu creata una nuova abside che venne decorata con ricchi mosaici realizzati da Jacopo Torriti (Incoronazione di Maria e Storie di Maria). Alla stessa epoca risalgono i mosaici della facciata, opera di Filippo Rusuti, la cui commissione da riferire al cardinale Pietro Colonna.

Basilica di Santa Maria Maggiore Nel Quattrocento il cardinale d'Estouteville (1443-83) fece coprire con delle volte le navate laterali, mentre la navata centrale fu decorata da un ricco soffitto a cassettoni realizzato su progetto dell'architetto Giuliano da Sangallo (attribuito), su commissione del cardinale Rodrigo Borgia, salito sul soglio pontificio col nome di Alessandro VI. Il soffitto cassettonato, riccamente intagliato, presenta al centro lo stemma araldico del pontefice, riconoscibile per la presenza del toro. Ogni elemento scolpito ha dorature a foglia d'oro che, secondo la tradizione, furono realizzate con il primo oro giunto dal Per e donato dal sovrano spagnolo alla Chiesa. Tra le opere aggiunte nei secoli si segnalano la trecentesca Cappella del Presepe di Arnolfo di Cambio (distrutta) e la Cappella Sforza eseguita su disegno di Michelangelo Buonarroti. Nel tardo XVI secolo Sisto V fece eseguire un ciclo di affreschi sulle murature che tamponarono alcune delle finestre paleocristiane. L'esterno dell'abside, rivolto verso Piazza dell'Esquilino, opera di Carlo Rainaldi, che present a papa Clemente IX un progetto meno dispendioso di quello del contemporaneo Bernini che avrebbe fra l'altro comportato la distruzione dei mosaici dell'abside e sarebbe arrivata quasi all'altezza dell'obelisco retrostante. La facciata principale, caratterizzata da un portico e da una loggia per le benedizioni, fu eseguita tra il 1741 e il 1743, durante il pontificato di Benedetto XIV, da Ferdinando Fuga. In Santa Maria Maggiore sepolto Gian Lorenzo Bernini, nella tomba di famiglia. L'edificio della Basilica, comprese le scalinate esterne, costituisce area extraterritoriale a favore della Santa Sede. Non cio territorio del Vaticano, come comunemente si crede, ma territorio italiano con il privilegio del diritto di extraterritorialit. Essendo l'ampia scalinata posta ai piedi dell'abside anch'essa extraterritoriale, oggi delimitata da una cancellata metallica, allo scopo di impedire che vi sostino dei passanti. Infatti, nel caso si rendesse necessario l'intervento di forze dell'ordine italiane, ci creerebbe difficolt giuridiche, poich le autorit italiane hanno il divieto assoluto di accesso all'area.
L'interno

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Cappella Sistina
Sisto V Peretti, grande protagonista della trasformazione urbanistica di Roma alla fine del XVI secolo, scelse la basilica come sede di fastosa sepoltura per s medesimo e per il suo grande protettore Pio V Ghislieri. A questo scopo incaric il suo architetto Domenico Fontana, nel 1585, di erigere una nuova cappella monumentale, dedicata al Santissimo Sacramento, memorabile oltre che per gli arredi e i materiali impiegati - perch integrava in s l'antico oratorio del Presepe, con le sculture di Arnolfo e le connesse reliquie della mangiatoia. L'intero piccolo ambiente venne cos spostato dalla sua posizione originaria (annesso della navata destra) al centro della nuova cappella sotto l'altare, in una nuova cripta dotata di deambulatorio, come una vera e propria confessione. Per l'ornamentazione della cappella furono fra l'altro utilizzati marmi policromi e colonne provenienti dal Septizodium, mentre la decorazione cosmatesca dell'antica cappella venne trasferita a rivestire l'altare della nuova confessione sotto l'altare papale, il quale sormontato da un prezioso ciborio, in cui sono scolpiti angeli in bronzo dorato sostengono il modello della cappella medesima.

La cappella Sistina

La scultura del presepio


Nel museo della basilica di Santa Maria Maggiore attualmente conservata l'opera scultorea che per tanto tempo stata considerata il presepio pi antico fatto con statue. Si tratta di un'Adorazione dei Magi in pietra, comprensiva delle parziali figure del bue e dell'asino. Tuttavia un'attenta osservazione dei gruppi scultorei denota che in realt non si tratta di vere statue a tutto tondo, bens di altorilievi scolpiti da blocchi di pietra, il cui dorso visibilmente rimasto piatto, eccettuata la figura del Mago inginocchiato, che risulta essere stata completata successivamente a tutto tondo (cio "Sacra culla", reliquia scolpendo anche il dorso) da un autore successivo ad Arnolfo di Cambio, cos come accaduto alla figura della Vergine col Bambino, che non l'originale scolpita da Arnolfo, ma le pi recenti indagini hanno evidenziato che essa sarebbe stata modificata in epoca rinascimentale, scolpendo e modificando la figura originale della Vergine di Arnolfo. In realt in Italia vi sono opere scultoree pi antiche di questa con il tema del Presepio o dell'Adorazione dei Magi, che sono ugualmente altorilievi e non sono mai state considerate presepi di statue per la ragione che le figure sono sempre state cementate insieme, anche se sono state scolpite da blocchi di marmo separati. Uno di questi antichissimi gruppi quello situato nella lunetta del portale nord del Battistero di Parma, scolpito da Benedetto Antelami nel 1196. Un altro gruppo si trova a Forl nella lunetta del portale dell'Abbazia di San Mercuriale, scolpito dal Maestro dei Mesi di Ferrara nel 1230, anch'esso raffigurante l'Adorazione dei Magi. Entrambi sono pi antichi del gruppo di Arnolfo, il primo addirittura antecedente al presepio vivente ideato da san Francesco d'Assisi nel 1223. Inoltre, il pi antico presepio composto da statue a tutto tondo staccate fra loro conservato a Bologna, nella basilica di Santo

Basilica di Santa Maria Maggiore Stefano e fu scolpito in legno nel 1291 circa da un anonimo scultore bolognese. Fu il papa Niccol IV che nel 1288 commission ad Arnolfo di Cambio una raffigurazione della "Nativit", che egli termin di scolpire in pietra nel 1291. La tradizione di questa rappresentazione sacra ha origini sin dal 432 quando papa Sisto III (432-440) cre nella primitiva Basilica una "grotta della Nativit" simile a Betlemme. La basilica prese la denominazione di Santa Maria ad praesepem (dal latino: praesepium = mangiatoia)[3]. I numerosi pellegrini che tornavano a Roma dalla Terra Santa, portarono in dono preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum) oggi custoditi nella teca dorata della Confessione.[4]

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Cappella Paolina
Nel giugno 1605 papa Paolo V decise l'edificazione della Cappella Paolina, a croce greca e delle dimensioni di una piccola chiesa. La parte architettonica venne affidata a Flaminio Ponzio, vincolato nella pianta dalla speculare cappella di Sisto V. Completata la struttura nel 1611, la parte decorativa, con marmi colorati, ori e pietre preziose, venne terminata alla fine del 1616. Alle Pareti laterali sono poste le due tombe dei papi Clemente VIII e Paolo V, racchiuse in un'architettura ad arco trionfale con al centro la loro statua e bassorilievi pittorici. La parte scultorea venne realizzata tra il 1608 e il 1615 da un eterogeneo gruppo di artisti: Silla Longhi da Viggi, che ebbe la parte maggiore del lavoro realizzando le due statue papali, Bonvicino, Valsoldo, Cristoforo Stati, Nicol Cordieri, Ippolito Buzio, Camillo Mariani, Pietro Bernini, Stefano Maderno e Francesco Mochi. La direzione del lavoro pittorico venne affidata al Cavalier d'Arpino che realizz i pennacchi della cupola e la lunetta sopra l'altare. Ludovico Cigoli realizz la cupola mentre Guido Reni fu l'autore principale delle singole figure di santi alle quali posero mano anche il Passignano, Giovanni Baglione e Baldassare Croce; successivamente il Lanfranco, secondo il Bellori, intervenne trasformando un angelo nella Vergine.

Organi
Organo maggiore
L'organo della basilica collocato nelle due testate del transetto ed opera della famiglia Mascioni. Realizzato nel 1955 su commissione di papa Pio XII, sostituisce un pi antico organo, collocato sulla cantoria destra del transetto, realizzato nel 1716 dal sublacense Cesare Catarinozzi ed ampliato nell'Ottocento da una pedaliera scavezza a leggio di 18 tasti (DO1-LA2). L'organo non fu demolito, ma rimosso dalla sua collocazione originaria nel 1911 e spostato nella Parrocchiale di Aliforni (frazione di San Severino Marche, MC), ove si trova tuttora (2011). L'organo Mascioni conta tre tastiere (Positivo, Grand'Organo e Espressivo) ed a trasmissione elettro-pneumatica. Lo strumento privo di cassa e i due prospetti sono esclusivamente composti dalle canne di facciata. L'attuale organista titolare Juan Paradell Sol, che ricopre questa carica dal 1989.

Organo della cappella Sforza


L'organo della Cappella Sforza[5] fu realizzato nell'anno 1900 dalla ditta Anneessens & Ruyssers e collocato entro una cassa in stile barocco posta sopra la porta d'accesso alla cappella nell'apposita cantoria. Durante i restauri della basilica in vista del Giubileo del 2000, la cantoria stata demolita e l'organo ricostruito soltanto nel 2005 da Francesco Zanin, recuperando le parti rimaste dallo strumento originario e collocandolo in una nicchia sulla parete destra. L'attuale (2011) strumento, a trasmissione elettronica, ha una tastiera di 56 note ed una pedaliera di 27 ed ha la seguente disposizione fonica:

Basilica di Santa Maria Maggiore

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Organo della cappella Paolina


Nella cappella Paolina, si trova un organo a canne costruito da Natale Balbiani nel 1910.[5] Lo strumento, collocato sopra una cantoria alla destra dell'ingresso della cappella, ha una tastiera unica di 56 note ed una pedaliera di 27. A trasmissione pneumatica tubolare, ha la seguente disposizione fonica:

Organo Corale
L'organo corale della Basilica, costruito nel 1932 da Giuseppe Migliorini, ricopr, fino alla costruzione dell'organo Mascioni nel 1956, il ruolo di organo per l'accompagnamento delle liturgie. Collocato alla sinistra del presbiterio maggiore ed interamente espressivo, a trasmissione elettrica e conta un'unica tastiera di 58 note ed una pedaliera di 30. La sua disposizione fonica la seguente:

Il campanile, le campane e la storia della "Sperduta"


Il campanile romanico di S. Maria maggiore alto 75 metri[6], il pi alto di Roma[6]. Costruito tra il 1375-1376[7], stato, nei secoli, rialzato e completato sotto il cardinale Guglielmo d'Estouteville, arciprete della basilica fra il 1445 e il 1483, a cui si deve anche, per fini statici, la grossa volta a crociera di divisione tra la parte inferiore e il primo piano. Nei primi anni dell'Ottocento fu munito di un orologio. Vi troviamo ordini di doppie monofore e, nei piani successivi bifore. Il campanile contiene 5 antiche campane che emettono le seguenti note musicali: Do#3 calante Do#3 Re3 Fa#3 Sol3

La campana pi grande conservata nella cella campanaria del 1289, fusa da Guidotto Pisano per interessamento dei Savelli; le altre campane risalgono ai secoli XVI-XIX. Il campanile conservava anche la campana donata da Alfano, camerlengo di Callisto II (1119-1124), che, rimossa sotto Leone XIII, si conserva oggi nei Musei Vaticani. Una delle campane detta "La Sperduta" e suona appena dopo le 21 in merito ad un fatto (o leggenda?) che risale al XVI secolo: quella della pastorella (pare cieca) che si era persa nei prati intorno all'Esquilino, pascolando il suo gregge; era ormai sera e la pastorella non tornava, furono fatte suonare le campane della Basilica di Santa Maria Maggiore perch i rintocchi la guidassero a casa. Sembra poi che effettivamente lei non torn mai pi ma le campane continuino a chiamarla. Da qui il rito serale detto appunto della "Sperduta". Altra storia simile, ambientata nello stesso periodo, narra che, invece di una pastorella, si fosse sperduta una pellegrina che, venendo a Roma a piedi, avesse appunto perso la strada e pertanto si fosse raccomandata alla Vergine per essere aiutata. Subito ud i rintocchi della campana, seguendo i quali raggiunse la Basilica di Santa Maria Maggiore e quindi la salvezza. In ricordo del fatto la pellegrina lasci una rendita affinch alle 2 di notte (trasformate alle 9 di sera nei tempi recenti) venisse perpetuamente suonata la campana.[8].[6]

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Gli scavi sotto la basilica


Tra il 1966 e il 1971, per risolvere problemi di umidit, venne effettuata una campagna di scavi sotto il pavimento della basilica, condotta esclusivamente lungo le navate laterali. Rimosso l'interro che li colmava, vennero rinvenuti numerosi ambienti di II e III secolo, attualmente musealizzati ed accessibili dal museo della basilica. Il complesso, sulla cui destinazione originaria sono state fatte varie ipotesi, ma nulla che avesse attinenza con la basilica liberiana, si presume privato e quindi non da identificare con il Macellum Pianta degli scavi Liviae, nelle cui prossimit le fonti attestano la primitiva basilica liberiana. Esso si compone di molti ambienti articolati attorno ad un vasto cortile, a vari livelli e di non facile interpretazione, anche perch ascrivibili a diversi periodi e variamente obliterati da successive murature realizzate in tempi diversi. Lungo il percorso si incontrano: tracce di un piccolo stabilimento termale, con mosaici e intercapedini per il riscaldamento; l'esposizione delle tegole antiche; tracce ben conservate di affreschi geometrici decorativi; tracce di affreschi relativi ad un calendario agricolo (che costituiscono forse il reperto pi noto del sito); un piccolo ambiente semicircolare con nicchie, resti di affreschi e di un pavimento in opus sectile su suspensurae, presumibilmente pertinente all'impianto termale.

Arcipreti della Basilica di Santa Maria Maggiore


... Paolo Scolari (1176 - ?) ... Francesco Napoleone Orsini (1297 - 1312) ... Marino Vulcano (1385 - 1390) Stefano Palosti de Verayneris (1390 - 24 aprile 1396) ... Francesco Lando (ottobre 1427 - 26 dicembre 1427) Antonio Casini (marzo 1437 - 2 aprile 1439) Giovanni Vitelleschi (1439 - 2 aprile 1440) Beato Niccol Albergati (1440 - 1443) Giuliano della Rovere (agosto 1477 - 11 agosto 1483) Rodrigo de Borja y Borja (1483 - 11 agosto 1492) Giovanni Battista Savelli (settembre 1492 - 19 settembre 1498) Giovanni Battista Orsini (settembre 1498 - 22 febbraio 1502) Giuliano Cesarini (5 marzo 1503 - 1 maggio 1510) Robert Guib (4 ottobre 1511 - dicembre1511) Francesco de Remolins (1511 - 5 febbraio 1518) Leonardo Grosso della Rovere (febbraio 1518 - 17 settembre 1520) Andrea Della Valle (1520 - 1535) Alessandro Farnese (1535 - 1549)
Masolino da Panicale Fondazione di Santa Maria Maggiore a Roma

Basilica di Santa Maria Maggiore Giovanni Domenico De Cupis (1549 - 10 dicembre 1553) Sede Vacante (1553-1564) Carlo Borromeo (ottobre 1564 - 3 novembre 1584) Filippo Boncompagni (novembre 1584 - 9 giugno 1586) Decio Azzolini (giugno 1586 - 9 ottobre 1587) Domenico Pinelli (ottobre 1587 - 9 agosto 1611) Michelangelo Tonti (agosto 1611 - 21 aprile 1622) Giambattista Leni (aprile 1622 - 3 novembre 1627) Giovanni Garzia Millini (novembre 1627 - 2 ottobre 1629) Francesco Barberini (ottobre 1629 - 1630) Antonio Barberini (1630 - 3 agosto 1671) Giacomo Rospigliosi (agosto 1671 - 2 febbraio 1684) Sede Vacante (1684-1686) Philip Thomas Howard O.P. (1689 - 17 giugno 1694) Benedetto Pamphilj Ordine San Giovanni di Gerusalemme (1 novembre 1694 - 20 aprile 1699) Jacopo Antonio Morigia (20 aprile - 28 ottobre 1699) Fabrizio Spada (28 ottobre 1699 - 15 giugno 1717) Sede Vacante (1717-1724) Luigi Pico della Mirandola (1724 - 1730) Pietro Ottoboni (1730 - 29 aprile 1740) ... Emmanuele De Gregorio (1780 - 1800) Francesco Saverio de Zelada (1800-1801) Antonio Maria Doria Pamphilj (1801 - 1803) Antonio Despuig y Dameto (28 dicembre 1803 - 2 maggio 1813) Giovanni Filippo Gallarati Scotti (1814 - 6 ottobre 1819) Antonio Maria Doria Pamphilj (10 ottobre 1819 - 31 gennaio 1821) Annibale Francesco Clemente Melchiorre Girolamo Nicola della Genga (10 febbraio 1821 - 28 settembre 1823) Benedetto Naro (1 gennaio 1824 - 6 ottobre 1832) Carlo Odescalchi (1832 - 21 novembre 1834) Giuseppe Antonio Sala (11 dicembre 1838 - 23 giugno 1839) Luigi Del Drago (29 agosto 1839 - 18 aprile 1845) Costantino Patrizi Naro (24 aprile 1845 - 21 settembre 1867) Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfrst (15 luglio 1878 - 30 ottobre 1896) Vincenzo Vannutelli (16 dicembre 1896 - 9 luglio 1930) Bonaventura Cerretti (16 luglio 1930 - 8 maggio 1933) Angelo Maria Dolci (22 maggio 1933 - 13 settembre 1939) Alessandro Verde (11 ottobre 1939 - 29 marzo 1958) Carlo Confalonieri (16 novembre 1959 - 1 agosto 1986) Luigi Dadaglio (15 dicembre 1986 - 22 agosto 1990) Ugo Poletti (17 gennaio 1991 - 25 febbraio 1997) Carlo Furno (29 settembre 1997 - 27 maggio 2004) Bernard Francis Law (27 maggio 2004 - 21 novembre 2011)

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Santos Abril y Castell, dal 21 novembre 2011

Basilica di Santa Maria Maggiore

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Opere gi in Santa Maria Maggiore


Masolino e Masaccio, Pala Colonna, oggi in vari musei

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_Santa_Maria_Maggiore& language=it& params=41_53_51_N_12_29_55_E_region:IT_type:landmark [2] Ernst Kitzinger, All'origine dell'arte bizantina, Milano, 2005 [3] Elsa Bragaglia; et al., Quaderno di religione, Bologna, Ed Dehoniane, 2005. ISBN 88-10-61229-9 [4] Il "Presepio" di Arnolfo di Cambio (http:/ / www. vatican. va/ various/ sm_maggiore/ it/ storia/ interno. htm). Basilica Patriarcale Santa Maria Maggiore.URL consultato il 10-12-2006. [5] G. Fronzuto, Organi di Roma. Gli organi delle quattro basiliche maggiori, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, pp. 34-38. [6] Basilica Papale - Santa Maria Maggiore - Interno (http:/ / www. vatican. va/ various/ basiliche/ sm_maggiore/ it/ storia/ interno. htm) [7] Medioevo.Roma - Campanili medioevali di Roma (http:/ / www. medioevo. roma. it/ html/ architettura/ campanili1. htm#mmag) [8] http:/ / perlesparse. splinder. com/ post/ 20623022

Bibliografia
Sante Guido, Il presepio di Arnolfo di Cambio, Citt del Vaticano 2005.

Voci correlate
Madonna della Neve Cappella Musicale Liberiana

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Santa Maria Maggiore (Rome)

Collegamenti esterni
Sito istituzionale, con visita virtuale (http://www.vatican.va/various/basiliche/sm_maggiore/index_it.html) Roman Bookshelf - Vedute ottocentesche della Basilica di Santa Maria Maggiore (http://www.romanbookshelf. com/prints/St Maria Maggiore/stmaria.html) Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma - interno (http://www.panoramas.dk/fullscreen/fullscreen46.html). Santa Maria Maggiore a Roma - Busto del Cardinale [[Prospero Publicola de Santa Croce (http://rubens.anu. edu.au/htdocs/bycountry/italy/rome/popolo/pics/0037/P3737.JPG)]] La leggenda della fondazione della Basilica di Santa Maria Maggiore (http://romaleggendaria.blogspot.com/ 2009/11/il-miracolo-di-santa-maria-maggiore.html), Roma Leggendaria The Cardinals of the Holy Roman Church-Essay (http://www2.fiu.edu/~mirandas/essay.htm)

Basilica di Sant'Apollinare in Classe

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Basilica di Sant'Apollinare in Classe


Coordinate geografiche: 442249.04N 121359.06E44.3802889N 12.2330722E
Basilica di Sant'Apollinare in Classe [1]

La facciata Paese Regione Localit Ravenna Religione Diocesi Cristiana Cattolica di Rito Romano Arcidiocesi di Ravenna-Cervia Italia Emilia-Romagna

Stile architettonico Paleocristiano, rinascimentale Inizio costruzione Completamento Prima met VI secolo XX secolo

La basilica di Sant'Apollinare in Classe una basilica situata a circa 5 chilometri dal centro di Ravenna. stata costruita nella prima met del VI secolo, finanziata da Giuliano Argentario per il vescovo Ursicino; fu consacrata nel 547 dal primo arcivescovo Massimiano ed stata dedicata a sant'Apollinare, il primo vescovo di Ravenna[2].

Esterno
La basilica a tre navate, con corpo mediano rialzato e abside poligonale affiancata da due cappelle absidate. La facciata, in parte rifatta come altre parti della chiesa, preceduta da un nartece, sotto cui ci sono marmi ed iscrizioni, che originariamente era un quadriportico, ed alleggerita dall'apertura di una trifora. Gli stipiti e l'architrave del portale sono in marmo greco. Sopra il portico c' un'elegante finestra trifora. A sinistra della chiesa c' il campanile del IX secolo che si alza con la sua forma cilindrica, mentre le finestre, dal basso verso l'alto, prima sono monofore, poi bifore e infine trifore. Questo accorgimento permette di rendere l'edificio pi stabile e leggero, in modo che possa reggersi senza crollare.

Basilica di Sant'Apollinare in Classe

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Interno
All'interno della basilica le pareti sono spoglie, eccetto la zona absidale, ricoperta da un "manto policromo" di mosaici, risalenti ad epoche diverse. Al centro della basilica, sul luogo del martirio del Santo, collocato un altare antico. Nel registro superiore della zona absidale, che si estende orizzontalmente per tutta quanta la larghezza dell'arco, raffigurato Cristo dentro un medaglione circolare. Ai suoi lati, in mezzo ad un mare di nubi stilizzate, stanno i simboli alati degli evangelisti: l'Aquila (Giovanni), l'Uomo alato (Matteo), il Leone (Marco), il Vitello (Luca). La zona sottostante presenta alle estremit le raffigurazioni di due citt che hanno le mura adorne di pietre preziose: sono Gerusalemme e Betlemme, dalle quali escono i dodici apostoli sotto l'aspetto di agnelli. Nei rinfianchi dell'arco vi sono due palme, che nella letteratura biblica sono emblema del giusto. Sotto a queste si trovano le figure degli arcangeli Michele e Gabriele, con il busto di San Matteo e di un altro santo non chiaramente identificato, di esecuzione pi tarda (primo XII secolo). Tutta la decorazione del catino absidale risale circa alla met del VI secolo e si pu dividere in due zone: 1. Nella parte superiore un grande disco racchiude un cielo stellato nel quale campeggia una croce gemmata, che reca all'incrocio dei bracci il volto di Cristo. Sopra la croce si vede una mano che esce dalle nuvole, la mano di Dio. Ai lati del disco, le figure di Elia e Mos. I tre agnelli, che si trovano spostati un po verso il basso, proprio all'inizio della zona verde, con il muso rivolto verso la croce gemmata, simboleggiano gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni: siamo chiaramente di fronte alla rappresentazione della Trasfigurazione sul Monte Tabor.
I mosaici nell'abside

L'interno

Mosaico di Sant'Apollinare in Classe a Ravenna, rappresentante

2. Nella zona pi bassa si allarga una verde valle l'imperatore bizantino Costantino IV (centro). fiorita, con rocce, cespugli, piante e uccelli. Al centro si erge solenne la figura di sant'Apollinare, primo vescovo di Ravenna, con le braccia aperte in atteggiamento orante, cio ritratto nel momento di innalzare le sue preghiere a Dio perch conceda la grazia ai fedeli affidati alla sua cura, qui rappresentati da dodici agnelli bianchi. Negli spazi tra le finestre sono rappresentati quattro vescovi, fondatori delle principali basiliche ravennati: Ursicino, Orso, Severo ed Ecclesio, vestiti in abito sacerdotale e recanti un libro in mano.

Basilica di Sant'Apollinare in Classe Ai lati dell'abside si trovano due pannelli del VII secolo: quello di sinistra, molto rimaneggiato, riproduce l'imperatore bizantino, Costantino IV (668-685), mentre conferisce i privilegi per l'autocefalia della Chiesa ravennate a Reparato, un inviato dell'arcivescovo Mauro. Nel pannello di destra sono rappresentati Abramo, Abele e Melchisedec attorno ad un altare mentre offrono un sacrificio al Signore. La scelta del tema strettamente legata alla lotta all'arianesimo, poich ribadisce la natura umana e divina di Ges Cristo, quest'ultima negata dagli ariani. Inoltre la rappresentazione di Apollinare tra gli apostoli figurati era una legittimazione per Massimiano come primo arcivescovo di una diocesi direttamente collegata ai primi seguaci di Cristo, essendo Apollinare, secondo la leggenda, discepolo di San Pietro. Restauri hanno permesso di scoprire una sinopia al di sotto dei mosaici del catino, scoprendo come il tema decorativo, gi con fiori, frutta e coppe con uccelli, venne completamente cambiato proprio in occasione della necessit di celebrare il raggiunto rango di arcidiocesi. Lungo i muri della basilica sono sistemati numerosi sarcofagi databili dal V all'VIII secolo. Essi danno la possibilit di valutare i cambiamenti di stile che ci sono stati nel corso dei secoli. Dai rilievi, di straordinaria plasticit, con figure umane, dei sarcofagi romani, si passa alle simbologie bizantine, quindi alla sempre maggiore astrazione e semplificazione di tali simbologie. I ritratti degli arcivescovi ravennati, dipinti nei muri della navata centrale, in gran parte furono eseguiti durante il XVIII secolo.

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_Sant%27Apollinare_in_Classe& language=it& params=44_22_49. 04_N_12_13_59. 06_E_region:IT-45_type:landmark_source:dewiki [2] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 195.

Bibliografia
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

Voci correlate
Arte ravennate Arte bizantina Basilica Mosaico Storia di Ravenna

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Architettura bizantina

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Architettura bizantina
L'architettura bizantina l'architettura dell'Impero romano d'Oriente, conformatosi come entit statuale autonoma nel 395, alla morte di Teodosio I. Tale arte ebbe come fulcro la citt di Costantinopoli (l'antica Bisanzio), cos chiamata dopo la morte dell'imperatore romano Costantino I, che l'aveva scelta come capitale dell'Impero (330) ribattezzandola Nova Roma. Tale funzione fu condivisa dalla citt, nel corso del IV secolo, con altri importanti centri imperiali, fra cui Milano. Inizialmente l'architettura bizantina non si differenziava molto dall'architettura romana. Col tempo emerse uno stile permeato di influenze del Vicino Oriente e che usava la pianta a croce greca per l'architettura delle chiese. I mattoni sostituirono le pietre, gli ordini classici furono interpretati pi liberamente, i mosaici sostituirono le decorazioni scultoree e complesse cupole furono innalzate.

Gli inizi
I principali esempi della prima architettura bizantina risalgono al regno di Giustiniano I e sopravvivono a Costantinopoli, Ravenna e Sofia (la Chiesa di Santa Sofia). Uno dei grandi passaggi nella storia dell'architettura occidentale si ebbe quando gli architetti di Giustiniano inventarono un tipo di transizione morbida dalla pianta quadrata di una chiesa alla cupola circolare per mezzo di catini e pennacchi. A Ravenna si trovano la longitudinale Basilica di Sant'Apollinare Nuovo e l'ottagonale chiesa di San Vitale, voluta da Giustiniano che tuttavia non pot mai ammirarla. Un fregio nel Mausaleo di Teodorico di Ravenna raffigura un antico palazzo bizantino. Fra i monumenti di Costantinopoli voluti da Giustiniano ci sono le chiese di Hagia Sophia e Santa Irene, ma c' anche la pi antica (e pi piccola) Chiesa dei Santi Sergio e Bacco (chiamata anche "Piccola Hagia Sophia), che potrebbe essere servita come modello per entrambe in quanto combinava elementi di una basilica longitudinale con quelli di un edificio a pianta centrale. Fra le altre strutture secolari di Costantinopoli ci sono le rovine del Gran Palazzo, le innovative mura di Costantinopoli (con pi di 192 torri) e la Yerebatan Saray (la "cisterna-basilica", con centinaia di colonne classiche riutilizzate).

La chiesa di Santa Irene di Costantinopoli (VI secolo) un superbo esempio della prima architettura bizantina.

La Chiesa di San Demetrio a Tessalonica (Salonicco), il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, il Monastero di Jvari nell'odierna Georgia e tre chiese armene di Echmiadzin sono successive al 600 d.C. e danno un'idea delle tendenze architettoniche nelle province bizantine successive all'epoca di Giustiniano.

Architettura bizantina

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Il periodo intermedio
Il periodo intermedio della storia bizantina non vide ambiziose opere architettoniche. Degli anni dell'iconoclastia ci rimane solo la Basilica di Santa Sofia a Tessalonica. Un'altra importante costruzione, la Chiesa dell'Assunzione a Nicea, fu distrutta negli anni venti del XX secolo, ma se ne conservano delle fotografie. Il periodo della dinastia dei Macedoni, tradizionalmente considerato il compendio dell'arte bizantina, non ha lasciato una duratura eredit in architettura. Si presume che la chiesa votiva Theotokos Panachrantos (Immacolata Madre di Dio, probabilmente l'odierna moschea Fenari Isa Camii), voluta da Basilio I e non pi esistente, sia servita come modello per molti santuari di quel periodo con pianta a croce inscritta, come la chiesa del Monastero di Ossios Loukas in Grecia (circa 1000), il Monastero di Nea Moni a Chio (un progetto caro a Costantino IX) e il Monastero di Dafni a Chaidari, presso Atene (circa 1050).

Il Monastero di Ossios Loukas in Grecia (XI secolo) rappresentativo dell'arte bizantina durante il governo dei Macedoni.

La pianta a croce inscritta divenne predominante anche nei paesi slavi evangelizzati dai missionari greci durante il periodo macedone. La Cattedrale di Santa Sofia di Ocrida (nell'odierna Macedonia) e la Chiesa di Santa Sofia a Kiev (nell'odierna Ucraina) testimoniano la moda delle cupole sussidiarie su tamburo, che col tempo sarebbero diventate pi alte e pi snelle.

I periodi dei Comneni e dei Paleologi


A Costantinopoli ed in Asia Minore l'architettura del periodo dei Comneni ha lasciato poche ma notevoli testimonianze: in Cappadocia l'Elmali kilise ed altri santuari sulle rocce; a Costantinopoli la chiesa del Pantocratore (oggi nota come Zeyrek Camii e la chiesa della Theotokos Kyriotissa (Madre di Dio in Trono) (oggi nota come Kalenderhane Camii). Molto invece sopravvive ai margini del mondo bizantino, dove nacquero forme nazionali di architettura: nei paesi transcaucasici, in Russia, Bulgaria, Serbia ed altri paesi slavi, cos come in Sicilia (Cappella Palatina) e Veneto (Basilica di San Marco, Cattedrale di Santa Maria Assunta (Torcello)). Il periodo dei Paleologi invece ben rappresentato in una dozzina di chiese di Costantinopoli, particolarmente San Salvatore in Chora (oggi Kahriye camii) e Theotokos Pammakaristos (Beata Madre di Dio) (oggi Fetiye camii). Diversamente dalle controparti slave, gli architetti di questo periodo non accentuarono mai la spinta verticale delle strutture. Come risultato, non c' molta magnificenza nelle architetture tardo medievali di Bisanzio (eccetto la Chiesa di Santa Sofia di Trebisonda). La Chiesa dei Santi Apostoli a Salonicco spesso citata come una struttura tipica del tardo periodo, quando le mura esterne venivano decorate con complessi, intricati schemi di mattoni o con ceramiche smaltate. Altre chiese del periodo immediatamente precedente la caduta di Costantinopoli sopravvivono sul Monte Athos e a Mistra (ad esempio il Monastero di Brontochion).

Architettura bizantina

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L'evoluzione strutturale
Ai tempi della costruzione delle chiese di Costantino in Palestina erano in uso due tipi principali di pianta: la pianta basilicale, o assiale, come nella Chiesa del Santo Sepolcro, e la pianta circolare, o centrale, come nella grande chiesa ottagonale perduta di Antiochia.

Chiese a pianta centrale


Si deve supporre che quelle del secondo tipo avessero quasi sempre un soffitto a volta, dato che una cupola centrale sembrerebbe la loro vera ragion d'essere. Lo spazio centrale era talvolta circondato da un muro molto spesso, in cui erano ricavate profonde rientranze verso l'interno, come nella nobile Chiesa di San Giorgio a Salonicco (V secolo), o da un deambulatorio con volta a botte, come nel Mausoleo di Santa Costanza a Roma (IV secolo); oppure dallo spazio centrale sporgevano degli annessi a formare una croce, aggiunte che aiutavano a sostenere la volta centrale, come nel Basilica di Santa Maria di Cubulteria uno splendido esempio di architettura bizantina nella provincia di Caserta. Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (V secolo). La pi famosa chiesa di questo tipo era la Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli. I soffitti a volta furono presto applicati anche alla pianta basilicale; per esempio in Santa Irene a Costantinopoli (VI secolo), il lungo corpo della chiesa coperto da due cupole. Nella Chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli e nella Basilica di San Vitale a Ravenna, chiese a pianta centrale, lo spazio sotto la cupola venne esteso con l'aggiunta di absidi all'ottagono. Infine a Hagia Sophia (VI secolo) fu creata una combinazione che rappresenta forse il progetto pi interessante mai ideato. Uno spazio centrale quadrato di 30 metri aumentato a 60 metri con l'aggiunta di due emicicli a est e ad ovest; questi sono ulteriormente ampliati da tre absidi minori verso est e altre due verso ovest. Quest'area ininterrotta lunga circa 80 metri e larga pi di 30 interamente coperta da un sistema di superfici a cupola. Al di sopra dei catini delle piccole absidi si innalzano due grandi semicupole che coprono gli emicicli, e tra queste prorompe la grande cupola sopra il quadrato centrale. Quest'ultima sostenuta sui lati sud e nord da navate a volta su due piani che danno a tutto l'insieme una forma esterna quadrata.

Chiese a croce greca inscritta in un quadrato


Ai Santi Apostoli (VI secolo) sopra una pianta cruciforme erano disposte cinque cupole, delle quali la centrale pi alta. Nessuna Interno di Hagia Sophia, in cui si possono notare molti elementi della migliore architettura bizantina. chiesa costruita dopo il VI secolo potr competere in grandezza con queste opere di Giustiniano, e le piante tesero ad assimilarsi ad un tipo unico. Un'area centrale coperta dalla cupola era inclusa in un quadrato sensibilmente pi grande: il soffitto a volta dei quattro lati identificava internamente una navata ed un transetto. A volte lo spazio centrale era quadrato, altre volte ottagonale, o per lo meno c'erano otto pilastri invece di quattro a sostenere la cupola, con navata e

Architettura bizantina transetto proporzionalmente pi piccoli. Se disegnamo un quadrato e dividiamo ciascun lato in tre parti, con la parte centrale pi grande, e partendo dai punti ottenuti dividiamo l'area in nove ci avviciniamo ad un progetto tipico di quegli anni. Dai punti di divisione sul lato est si sviluppano tre absidi, mentre alla facciata ovest si sovrappone uno stretto portico di entrata, il nartece. Di fronte a questo si crea un cortile quadrato, l'atrio: di solito ha una fontana centrale posta sotto un baldacchino sostenuto da colonne. Proprio sotto il centro della cupola si ha l'ambone, dal quale venivano proclamate le Scritture, e sotto l'ambone stava il coro dei cantanti. Sul lato est del quadrato centrale c'era una transenna sormontata da immagini, l'iconostasi, a separare il bema, dove era situato l'altare, dal corpo della chiesa. Il bema era la zona della chiesa riservata al clero ed ai ministri, analoga quindi al presbiterio. L'altare era protetto da un baldacchino o ciborio poggiante su pilastri. File di sedili innalzati lungo la circonferenza dell'abside, con il trono del patriarca nel punto centrale a est formavano il synthronon (trono collettivo). I due ambienti pi piccoli e absidati ai lati del bema erano i Pastoforia (prothesis e diaconicon). L'ambone e il bema erano collegati dal solea, un camminamento sollevato affiancato da ringhiere o muretti.

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Influenze
La continua influenza orientale si evidenzia in modo strano nel gusto per la decorazione esterna dei muri delle chiese costruite intorno al XII secolo, in cui mattoni scolpiti sono disposti in modo da formare fasce ornamentali chiaramente ispirate alla scrittura cufica. Questo tema era associato alla disposizione esterna di mattoni e pietre secondo una variet di disegni; anche questo costume ha probabilmente origini orientali, dato che decorazioni simili si trovano in molti edifici persiani. Le cupole e le volte erano esternamente ricoperte di piombo o con tegole di tipo romano. Le cornici di porte e finestre erano in marmo. Le superfici interne dell'edificio erano completamente decorate nella parte alta con mosaici o affreschi e nella parte inferiore con rivestimenti in lastre di marmo, spesso di molte e pregiate qualit, e disposte in modo che le colorazioni formassero una serie di ampi pannelli. I marmi migliori erano tagliati in modo che le due superfici ottenute formassero un disegno simmetrico paragonabile ai motivi della pelle degli animali. L'influenza armena sull'architettura bizantina L'aspra lotta per il potere in Armenia tra Arabi e Bizantini caus la fuga di molti principi, nobili e soldati verso l'impero bizantino. Queste migrazioni potrebbero in seguito aver influenzato l'architettura bizantina. invece improbabile che ci sia stata un'influenza inversa: l'Armenia, altrettanto intollerante di Bisanzio su questioni di fede, allontan dal paese tutti i dissidenti nel 719. Date queste circostanze difficile credere che ci fosse un'ammirazione per l'architettura bizantina da parte degli armeni. Nei secoli VIII e IX in Armenia non si ebbero le condizioni per un avanzamento culturale e artistico. Ci nonostante le fortezze in cui molti principi erano stati costretti a rifugiarsi diedero la possibilit agli architetti di cimentarsi nella costruzione di chiese e conventi dedicati alla memoria degli antenati, dove venivano celebrate messe per le anime dei defunti. Un monumento scoperto ad Ani (Turchia) durante gli scavi del 1910 fu probabilmente costruito durante il secolo della desolazione. Una parte della bella chiesa di Otzoun risale al 718, ed una parte di quella di Banak appartiene allo stesso secolo. In seguito gli arabi tornarono ad allearsi con gli armeni, e intorno all'inizio del X secolo l'architetto Manouel costru la famosa chiesa di Akdamar, il capolavoro di questo periodo. Lo stesso architetto costru la chiusa sul lago di Van. Durante i secoli IX e X furono costruiti: la chiesa e il convento di Narek, la chiesa del Salvatore a Taron, altre chiese a Ashtarak, Mazra, Horomos, Noratouz, Dariounk, Oughouzli, Soth, Makenatzotz, Vanevan, Salnapat, Sevan, Keotran (vicino a Yerevan), Taron (San Giovanni Battista), Ishkhan, ed il convento di Shoghak, tutti notevoli per aspetto e ricchezza delle decorazioni.

Architettura bizantina

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L'eredit bizantina
In ultima analisi, l'architettura bizantina apr la strada in occidente all'Architettura Romanica e allarchitettura gotica. In oriente esercit una profonda influenza sull'Architettura islamica, con notevoli esempi come la Moschea degli Omayyadi di Damasco (in origine una chiesa) e la Cupola della Roccia a Gerusalemme (interamente costruita da maestranze bizantine), che richiesero per la decorazione l'impiego di artigiani e mosaicisti bizantini. In Bulgaria, Russia, Romania, Georgia e in altri paesi ortodossi l'architettura bizantina dur ancora pi a lungo, dando vita infine a scuole locali di architettura. Nel XIX secolo, parallelamente al risveglio del Gotico che diede vita all'architettura neogotica, si svilupp anche una architettura neobizantina, che produsse opere come la Cattedrale di Westminster a Londra. A Bristol, fra il 1850 e il 1880 uno stile conosciuto come Bizantino di Bristol divent popolare per edifici industriali che combinavano elementi bizantini con altri dell'architettura moresca. Fu sviluppato su vasta scala in Russia da Konstantin Thon e dai suoi discepoli, che progettarono la Cattedrale di San Vladimiro a Kiev, la Cattedrale di San Nicola a Krontadt, la Cattedrale di Aleksandr Nevski (Sofia) a Sofia ed il monastero Nuovo Athos vicino a Sukhumi. Il pi grande progetto neo-bizantino del XX secolo fu il Tempio di San Sava a Belgrado.

Bibliografia
La voce traduce parti del testo dell'XI ed. dell'Enciclopedia Britannica, una pubblicazione ora liberamente accessibile al pubblico.
La Cattedrale di San Nicola (San Pietroburgo) a Krontadt.

La voce traduce parti del testo di Storia dell'Armenia [1] di Vahan M. Kurkjian, una pubblicazione liberamente accessibile al pubblico. Cyril Mango, Architettura Bizantina, Electa, Milano 1977

Voci correlate
Arte bizantina Costantinopoli Impero bizantino

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Byzantine architecture Wikiversit contiene informazioni: http://it.wikiversity.org/wiki/Architettura bizantina

Architettura bizantina

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Collegamenti esterni
Costantinopolis - Chiese a Costantinopoli [2](archiviato dall'url originale)

References
[1] http:/ / penelope. uchicago. edu/ Thayer/ E/ Gazetteer/ Places/ Asia/ Armenia/ _Texts/ KURARM/ home. html [2] http:/ / www. reocities. com/ Athens/ Acropolis/ 5022/ chiese. htm

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo


Coordinate geografiche: 442500N 121216E44.41667N 12.20444E
Basilica di Sant'Apollinare Nuovo [1]

Esterno Paese Regione Localit Religione Diocesi Italia Emilia Romagna Ravenna cristiana cattolica di rito romano Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

Anno consacrazione VI secolo Stile architettonico Inizio costruzione Completamento paleocristiano, barocco 505 XX secolo

La basilica di Sant'Apollinare Nuovo una basilica di Ravenna. Nata come luogo di culto ariano, nel VI secolo fu consacrata a San Martino di Tours. Dal IX secolo la basilica porta il nome attuale. L'appellativo di "Nuovo" le stato dato per distinguerla da un'altra chiesa cittadina pi antica, chiamata Sant'Apollinare in Veclo. La basilica conserva il pi grande ciclo musivo finora conosciuto e rientra nella lista dei monumenti dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanit.

L'interno

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo

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Storia
La basilica fu fatta erigere dal re goto Teodorico nel 505 come chiesa di culto ariano[2] con il nome di Domini Nostri Jesu Christi. Fu la chiesa palatina[2] di Teodorico[3]. In seguito alla conquista della citt da parte dell'Impero bizantino (540) l'imperatore Giustiniano pass in propriet della Chiesa cattolica tutti i beni immobili gi posseduti dagli ariani. Tutti gli edifici legati ai goti e all'arianesimo furono integrati al culto cattolico. La basilica ex teodoriciana venne riconsacrata a San Martino di Tours, difensore della fede cattolica e avversario di ogni eresia[3]. Sant'Apollinare Nuovo porta i segni tangibili di quest'operazione: la fascia sopra gli archi che dividono le navate era corredata da un ciclo di mosaici con temi legati alla religione ariana. Pianta dell'edificio Su iniziativa del vescovo Agnello, il ciclo fu cancellato e la fascia ridecorata ex novo. Furono risparmiati solo gli ordini pi alti (con le "Storie di Cristo" e con i santi e profeti), mentre nella fascia pi bassa, quella pi grande e pi vicina all'osservatore, si procedette a una vera e propria ridecorazione, che salv solo le ultime scene con le vedute del Porto di Classe e del Palatium di Teodorico, sebbene epurate per una damnatio memoriae[3] di tutti i ritratti, che probabilmente appartenevano a Teodorico stesso e ai suoi dignitari. La basilica assunse il suo nome attuale solo intorno al IX secolo dopo che vi furono portate le reliquie di sant'Apollinare, primo vescovo di Ravenna, dall'omonima basilica di Classe per sottrarle al pericolo delle scorrerie dei pirati[3].

Planimetria
Si tratta di un edificio a tre navate, privo di quadriportico e preceduto dal solo nartece, che, in area ravennate, viene pi propriamente chiamato rdica (dall'adattamento bizantino nrtheka del termine greco classico nrthex, nartece). Esternamente si presenta con una facciata a salienti, realizzata in laterizio. Nella parte superiore si trova, esattamente al centro, una grande e larga bifora in marmo, sormontata da altre due piccolissime aperture, l'una a fianco dell'altra. Il nartece presenta un tetto spiovente, che dalla facciata scende verso le colonne portanti. Queste sono in marmo bianco e creano un notevole contrasto con la scurezza dell'edificio vero e proprio. Nella parte anteriore sinistra rispetto alla Basilica, si innalza verso il cielo un campanile dalla pianta circolare, anch'esso in mattoni. La navata centrale, larga il doppio di quelle laterali, termina con un'abside semicircolare, ed delimitata da dodici coppie di colonne poste una di fronte all'altra che sorreggono archi a tutto sesto.

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo

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Mosaici
Come tutte le chiese di Ravenna dei periodi imperiale (fino al 476), ostrogotico (fino al 540) e giustinianeo (dal 540 in poi), anche Sant'Apollinare Nuovo decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici. Tuttavia essi non risalgono alla stessa epoca: alcuni sono teodoriciani, altri risalgono alla ridecorazione voluta dal vescovo Agnello, quando l'edificio venne riconsacrato al culto cristiano cattolico. Le pareti della navata centrale sono divise in tre fasce ben distinte dalle decorazioni musive. La fascia pi alta decorata da una serie di riquadri Cristo divide le pecore dai capretti, Sant'Apollinare Nuovo intervallati dal motivo allegorico di un padiglione con due colombe. I riquadri presentano scene della vita di Cristo e sono particolarmente curati nei dettagli, anche se in antico si trovavano ancora pi in alto (per via della subsidenza) e quindi la loro lettura era tutto sommato ardua. Alcune scene permettono di evidenziare alcune evoluzioni dell'arte del mosaico nell'epoca di Teodorico. La scena del Cristo che divide le pecore dai capretti ricorda quella del Buon Pastore del Mausoleo di Galla Placidia, ma le differenze sono notevoli ( passato poco meno di un secolo): le figure non sono pi disposte in uno spazio in profondit, ma appaiono schiacciate l'una sull'altra, con molte semplificazioni (alcuni animali non hanno nemmeno le Palazzo di Teodorico zampe). La rigida frontalit e la perdita del senso del volume nel Cristo e negli angeli imprime un innegabile senso ieratico. Nella scena dell'Ultima cena Cristo e gli apostoli sono raffigurati similmente alle raffigurazioni romane paleocristiane, e le proporzioni gerarchiche (Cristo pi grande delle altre figure) rientrano nel filone dell'arte tardoantica "provinciale" e "plebea". La fascia mediana ha riquadri tra le finestre che incorniciano solide figure di Santi e Profeti dalle vesti ombreggiate e morbidamente panneggiate. Essi, nonostante l'indefinito fondo oro, si dispongono su un piano prospettico. La fascia inferiore, la pi grande, anche quella maggiormente manomessa. Sulla parete di destra (guardando verso l'altare), raffigurato il famoso Palazzo di Teodorico, riconoscibile dalla scritta latina PALATIUM (Palazzo) nella parte bassa del timpano. Gli edifici interni rappresentati sono mostrati in prospettiva ribaltata. Ci significa che quello che si vede corrisponde a tre lati del peristilio, schiacciati su un unico piano. Tra una colonna e l'altra sono tesi dei drappeggi bianchi e decorati in oro, che coprono le ombre di antiche figure umane rimaste dopo che una parte del mosaico fu condannata alla distruzione: per una sorta di damnatio memoriae tutte le figure umane (quasi certamente Teodorico stesso e membri della sua corte) vennero cancellate e si notano ancora le ampie parti di colore leggermente diverso (a riprova di una ricostruzione avvenuta in un momento diverso) e le incontrovertibili tracce sulle colonne bianche, dove spuntano qua e l delle mani. Le colonne che sorreggono gli archi del palazzo sono candide e slanciate (nella realt dovevano essere in marmo) e terminanti con capitelli in tipico stile corinzio. Sopra gli archi, che riportano motivi di angeli che tendono festoni floreali, si trova una lunga teoria di archetti bassi protetti da parapetti, e sormontati dal tetto in tegole. Questo doveva

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo probabilmente essere un lungo terrazzo coperto. Di l dal Palazzo si notano alcuni edifici basilicali o a pianta centrale che hanno la funzione di rappresentare, sinteticamente e simbolicamente, la citt di Ravenna. Sulla parete di fronte raffigurato invece il porto di Classe, che in quel tempo era il pi grande di tutto l'Adriatico, nonch una delle principali sedi della flotta imperiale romana. Sulla sinistra, i tasselli del mosaico compongono la figura di tre imbarcazioni allineate verticalmente, Il Porto di Classe che sostano sull'acqua azzurra e calma del porto, in un'insolita prospettiva "a volo d'uccello", che ne risalta l'ampiezza. Da ambedue le parti esse sono protette da una coppia di alte torri in pietra. Continuando verso destra, si possono osservare le alte e possenti mura merlate cittadine, all'interno delle quali si intravedono vari edifici notevolmente stilizzati: un anfiteatro, un portico, una basilica, una costruzione civile a pianta centrale coperta da un tetto conico. Sopra la porta d'ingresso alla citt, sull'estrema destra, si leggono le parole latine: CIVI CLASSIS (Citt di Classe). Le contrapposte processioni di Santi Martiri e Sante Vergini, sempre nel registro inferiore, furono eseguite nel periodo di dominazione bizantina (quando Ravenna era un Esarcato dipendente da Costantinopoli) ed evidenziano alcuni dei caratteri dell'arte propria dell'Impero d'Oriente quali: la ripetitivit dei gesti, la preziosit degli abiti, la mancanza di volume (con il conseguente appiattimento o bidimensionalit delle figure). E Mosaici della navata ancora: l'assoluta frontalit, la fissit degli sguardi, la quasi monocromia degli sfondi (un abbacinante oro), l'impiego degli elementi vegetali a scopo puramente riempitivo e ornamentale, la mancanza di un piano d'appoggio per le figure che, pertanto, appaiono sospese come fluttuanti nello spazio. L'abside venne distrutta da un terremoto e poi ricostruita, e per questo motivo completamente priva di mosaici (che quasi sicuramente dovevano essere simili a quelli dell'omonima chiesa a Classe).

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Altre immagini

L'ultima cena (fascia alta)

Tracce di mani sulle colonne del Palatium

Le Sante Vergini

I Santi Martiri

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_Sant%27Apollinare_Nuovo& language=it& params=44_25_00_N_12_12_16_E_region:IT-45_type:landmark_source:dewiki [2] Basilica di Sant'Apollinare Nuovo (http:/ / www. turismo. ravenna. it/ contenuti/ index. php?t=arte_monumenti& id=11& cat=3). Ufficio Turismo del Comune di Ravenna.URL consultato il 22 giugno 2011. [3] Piero Adorno, Adriana Mastrangelo, Sant'Apollinare Nuovo in Segni d'arte, Casa editrice G. D'Anna, 2007. ISBN 88-8104-843-4

Bibliografia
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

Voci correlate
Arte ravennate

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Sant'Apollinare Nuovo (Ravenna)

Collegamenti esterni
Banca dati CIDM (http://www.mosaicocidm.it) Il sito del Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico di Ravenna

Basilica di San Vitale (Ravenna)


Coordinate geografiche: 442514N 121146E44.42056N 12.19611E
Basilica di San Vitale [1]

Esterno notturno. Paese Regione Localit Religione Diocesi Italia Emilia Romagna Ravenna Cristiana cattolica di rito romano Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

Anno consacrazione 547 Stile architettonico Inizio costruzione Paleocristiano 525

Basilica di San Vitale (Ravenna) La basilica di San Vitale una delle chiese pi famose di Ravenna, esemplare capolavoro dell'arte paleocristiana e bizantina.

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Storia
Iniziato grazie ai finanziamenti di Giuliano Argentario, ricco banchiere ravennate, su ordine del vescovo Ecclesio nel 525, vivente ancora Teodorico, e consacrato nel 547 dall'arcivescovo Massimiano, quando Ravenna era ormai da sette anni sotto il dominio bizantino, questo edificio, summa dell'architettura ravennate, elabora e trasforma precedenti occidentali e orientali portando alle estreme conclusioni il discorso artistico iniziato poco dopo l'editto di Costantino del 313. Fu completato grazie anche alla cospicua donazione del banchiere Giuliano l'Argentario che offr 26000 denari e che oggi raffigurato nei mosaici dell'abside nel corteo di dignitari di Giustiniano, tra l'Imperatore e il vescovo.

Esterno
La chiesa segna un distacco dalle tipiche basiliche longitudinali di Ravenna e, nella pianta a base centrale (ottagonale), ricorda la chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli, pi o meno coeva, secondo alcuni addirittura opera dello stesso architetto, oltre ad altri coevi battisteri, cappelle palatine e martyria (mausolei). Ottagonale (l'otto era simbolo di Resurrezione: nella simbologia cristiana l'ottavo giorno rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Dopo i sei giorni della creazione e dopo il settimo, il sabato, l'ottavo annuncia l'eternit, la resurrezione di Cristo e quella dell'uomo), con cupola inglobata e nascosta dal tiburio, si presenta all'esterno in laterizio, con la consueta semplicit disadorna. Ogni faccia collegata con quella attigua mediante contrafforti e, a sua volta, si suddivide in settori per mezzo di La pianta della basilica paraste e di una sottile cornice dentellata. Dalla forma geometrica del nucleo principale emergono altri corpi altrettanto rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside, che, secondo l'uso locale, poligonale all'esterno, semicircolare all'interno e affiancata da due piccoli ambienti (detti pastoforia, prthesis e diacnicon). Si accede all'interno attraverso due porte: l'una in asse, l'altra, invece, obliqua rispetto all'abside. Di conseguenza anche l'ardica (o nartece o esonartece), invece di essere tangente al lato frontale dell'ottagono, si dispone obliquamente toccando un angolo del perimetro. Viene cos a mancare quel rapporto rettilineo fra ingresso e abside, che rende evidente la forma dell'edificio.

Basilica di San Vitale (Ravenna)

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Interno
La pianta apparentemente semplice: un deambulatorio ottagonale a due piani, che racchiude un ambiente centrale dello stesso disegno, posti fra loro in rapporto aureo. Ma nel passaggio dall'uno all'altro si trovano delle esedre, traforate da un doppio ordine di arcatelle e racchiuse entro grandi archi sostenuti da pilastri angolari, che producono un'espansione radiale pluridirezionale. Su di questi si imposta la cupola, che di elevazione maggiore a quelle di simili chiese orientali. Il complesso, gi straordinariamente mosso e leggero per il ripetersi degli archi, doveva esserlo in misura maggiore quando non era ancora parzialmente interrato e le colonne poggiavano su alte basi a gradini. Del resto tutto contribuisce ad alleggerire il peso delle masse strutturali: i pulvini che staccano l'arco, quasi sollevandolo e sospingendolo in alto, e soprattutto i capitelli, scolpiti a Bisanzio, i quali, persa la forma classica greco-romana, assumono quella di cesti, traforati come se fossero fragili trine marmoree sulle quali non gravi alcun peso. Oltre ai celeberrimi mosaici, completano la decorazione interna i marmi policromi, gli stucchi e le balaustre del matroneo, traforate finemente. Sui pulvini sono raffigurate figure zoomorfe e la Croce.

Capitello e pulvino

Grande protagonista la luce, che penetrando da diverse angolazioni determina un gioco luministico che appare imprevedibile. Questo effetto doveva moltiplicarsi all'infinito quando la basilica era ricoperta di mosaici. Lo sfarzo, sottolineato dalla particolare pianta che necessita di essere percorsa per fare esperienza degli innumerevoli scorci, crea un effetto di sfavillo che sembra annullare il peso della costruzione in una dimensione quasi soprannaturale. Ci tipico della corte imperiale bizantina, mentre altri elementi, come la cupola alleggerita da tubi fittili, sono frutto dell'esperienze italiane, per cui si presume che alla basilica lavorarono maestranze sia locali che venute da oriente. L'arco dell'abside ha un significato imperiale. Le due aquile imperiali sorreggono il clipeo cristologico che rappresenta il monogramma stilizzato (costantiniano imperiale) di Cristo.[2].Sul pavimento del presbiterio raffigurato un labirinto, simbolo del labirinto dell'anima, del difficile percorso dell'anima verso la purificazione[3]

Basilica di San Vitale (Ravenna)

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Mosaici
Il punto focale della decorazione musiva situato nella zona presbiteriale. Sull'estradosso dell'arco absidale due angeli in volo reggono un clipeo cristologico solare, ai lati sono le Gerusalemme e Betlemme celesti [4]. Sul catino il Cristo Pantocrator, con il rotolo della Legge nella mano sinistra, assiso su un Globo azzurro, affiancato da due angeli, dal protovescovo di Ravenna Ecclesio e da San Vitale, che si credeva morto e sepolto a Ravenna (invece era morto a Bologna nel 393). Nell'intradosso dell'arco alcune cornucopie intrecciate culminano in un altro clipeo cristologico.

Giustiniano I e la sua corte.

Sulla vlta a crociera del presbiterio quattro angeli sostengono un clipeo con l'Agnus Dei (un tema gi utilizzato a Ravenna nella Cappella Arcivescovile) immersi fra girali abitati, cio popolati in questo caso da fiori stilizzati. Nell'intradosso dell'arco trionfale si snodano cliepi con il Cristo e gli Apostoli. Ai lati del presbiterio si aprono due coppie Teodora e le sue dame. di trifore, su ciascuna delle quali le quali una lunetta che ospita mosaici con i sacrifici di Abele e Melchisedec (a destra) e una scena in due tempi che rappresenta l'Ospitalit di Isacco ai tre angeli e il Sacrificio di Isacco (a sinistra). Le lunette sono sormontate ciascuna da una nuova rappresentazione di due angeli in volo che reggono un clipeo con il Monogramma cristologico, e nei pennacchi di risulta esterni alle lunette sono le immagini di Geremia e Mos (a destra) e, sovrapposti, Mos che custodisce il gregge di Ietro e Mos che si appresta a togliersi i calzari prima di entrare nel Rovento Ardente; e Isaia e Mos (a destra), e Mos che sale sul Monte per ricevere le Tavole della Legge. Nell'ordine superiore si apre da ciascun lato una nuova trifora pi stretta, con i simboli degli Evangelisti (Matteo e Marco a destra, Giovanni e Luca a sinistra). Celeberrimi sono i mosaici collocati entro due pannelli sotto le lunette dell'ordine inferiore in posizione speculare, con il corteo dell'Imperatore Giustiniano e della moglie Teodora in tutto lo sfarzo che richiedeva il loro status politico e religioso. Le figure sono ritratte frontalmente, secondo una rigida gerarchia di corte, con al centro gli augusti, circondati da dignitari e da guardie. Accanto a Giustiniano presente il vescovo Massimiano, l'unico segnato da iscrizione, per cui pu darsi che fosse anche il sovrintendente dei lavori, dopo essere stato nominato primo arcivescovo di Ravenna. Le figure accentuano una bidimensionalit che caratterizza la pittura tutta di linee e luce dell'et giustinianea, che accelera il percorso verso una stilizzazione astrattizzante che non contraddice lo sforzo verso il realismo che si nota nei volti delle figure, nonostante l'idealizzato ruolo semidivino sottolineato dalle aureole. Non esiste prospettiva spaziale, tanto che i vari personaggi sono su un unico piano, hanno gli orli delle vesti piatti e sembrano pestarsi i piedi l'un l'altro. La decorazione di San Vitale mostra tutta la sintesi tipica del periodo giustinianeo nella volont di asseverare il fondamento apostolico della chiesa ravennate, il potere teocratico dell'Impero e la linea dell'ortodossia contro le

Basilica di San Vitale (Ravenna) eresie, specialmente quella nestoriana, attraverso la riaffermazione trinitaria e la prefigurazione della Salvezza nella Scrittura. Non si pu non notare come l'apparizione dei tre angeli nella scena di Isacco sia da interpretare teologicamente come prefigurazione delle tre persone della Trinit: Padre, Figlio e Spirito Santo, e le stesse scene di sacrificio (Isacco, Abramo, Melchisedec) sono prefigurazioni del sacrificio di Cristo. Il clipeo con l'Agnus Dei immacolato, al centro della volta del presbiterio, circondato nel cielo dell'Apocalisse da ventisette stelle, innalzato in offerta dai quattro arcangeli (Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele) il punto di partenza per l'interpretazione simbolica dei cicli di mosaici, dato che, per il sacrificio Giustiniano offre il pane, Teodora il vino, Ecclesio la chiesa, Massimiano, la Croce e l'incenso. Le ventisette stelle, numero trinitario (multiplo del 3), sono chiavi teologiche che rimandano alla lotta contro le eresie. Le fonti bibliche per la Pasqua cristiana sono rappresentate per il Vecchio Testamento dai Profeti Isaia (a destra) e Geremia (a sinistra), per il Nuovo Testamento dai quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca, Giovanni.

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Organo
Nella basilica di San Vitale si trova l'organo Mascioni Opus 797 a tre tastiere e pedaliera concavo-radiale. Lo strumento, realizzato nel 1960, a trasmissione integralmente elettrica e conta 53 registri, di cui: 24 reali, 15 derivati, 13 prolungati, 1 combinato. Sull'organo della basilica hanno suonato, nel corso degli anni, alcuni fra i pi grandi organisti del mondo, fra cui Karl Richter e Marcel Dupr[5] ed annualmente utilizzato nel contesto del Festival Internazionale di Musica dOrgano di S. Vitale [6].

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_San_Vitale_%28Ravenna%29& language=it& params=44_25_14_N_12_11_46_E_region:IT_type:landmark [2] Ravenna e provincia, Guide d' Italia, Touring Club ITaliano, pag. 40 [3] Sito Ufficiale - Ufficio Turismo del Comune di Ravenna - Arte e Cultura (http:/ / www. turismo. ravenna. it/ contenuti/ index. php?t=arte_monumenti& id=10) [4] Ravenna e provincia, Guide d'Italia, Touring Club Italiano, pag.41 [5] vedi (http:/ / www. festivalorganosanvitale. org/ Organo/ Archivio. htm) [6] http:/ / www. festivalorganosanvitale. org/

Bibliografia
P. Angiolini Martinelli, La Basilica di San Vitale a Ravenna, Modena 1997. S. Pasi, Ravenna, San Vitale. Il corteo di Giustiniano e Teodora, 2006.

Voci correlate
Architettura paleocristiana

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/San Vitale (Ravenna) sei scemo

Basilica di San Vitale (Ravenna)

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Collegamenti esterni
Veduta tridimensionale su Live Search (http://local.live.com/default.aspx?v=2&cp=rd32rrj0gr2f&style=o& lvl=2&tilt=-90&dir=0&alt=-1000&scene=10589017&encType=1) Caratteristiche tecniche dell'Organo (http://www.festivalorganosanvitale.org/Organo/ san_vitale_storia_e_disposizion.htm)

Basilica di Santa Sofia (Istanbul)


Coordinate geografiche: 410031N 285848E41.0085N 28.9800E
Basilica di Santa Sofia Ayasofya (Turco) (Greco) Sancta Sophia (Latino) [1]

Basilica di Santa Sofia Paese Regione Localit Religione Turchia Regione di Marmara Istanbul Greco-Ortodossa (562-1204 e 1261-1453), Cattolica Romana (1204-1261), Islam (1453-1931), nessuna (Museo) (1931 - )

Stile architettonico bizantino Completamento 537

La Basilica di Santa Sofia (ricordata anche come Basilica della Santa Sapienza; in greco: A , in turco: Ayasofya) una basilica, nonch principale monumento di Istanbul; fu una sede patriarcale, poi una moschea ed ora un museo. Nota per la sua gigantesca cupola, apice dell'architettura bizantina, fu terminata nel 537.

Storia
Prima chiesa
La prima chiesa era conosciuta come la (ekklsa Megale, "Grande Chiesa"), o in latino "Magna Ecclesia",[2] a causa delle sue dimensioni pi grandi rispetto alle altre chiese contemporanee gi presenti in citt.[3] La chiesa fu dedicata al Logos, la seconda persona della Santissima Trinit [4] , la cui festa cadeva il 25 dicembre, l'anniversario della nascita dell'incarnazione del Logos in Cristo. [4] Inaugurata il 15 febbraio 360 (durante il regno di Costanzo II) da parte del vescovo ariano Eudossio di Antiochia,[3] fu edificata vicino alla zona dove era in

Basilica di Santa Sofia (Istanbul) costruzione il palazzo imperiale. La vicina Santa Irene ( in greco, dedicata cio alla "Santa Pace") fu completata precedentemente ed aveva servito come cattedrale fino a quando Santa Sofia non fu completata. Entrambe le chiese svolsero poi il ruolo di chiese principali dell'impero bizantino. Nel 440, Socrate di Costantinopoli, sostenne che la chiesa fosse stata costruita da Costanzo II.[3] La tradizione riferisce che l'edificio fu invece costruito da Costantino il grande.[3] Zonara concilia le due opinioni documentando che Costanzo aveva riparato l'edificio consacrato da Eusebio di Nicomedia, dopo che era crollato.[3] Poich Eusebio fu vescovo di Costantinopoli tra il 339 e il 341 e Costantino mor nel 337, sembra possibile che la prima chiesa fu eretta da quest'ultimo.[3] L'edificio fu progettato come una tradizionale basilica latina con colonnato e gallerie e dotata di un tetto in legno. L'ingresso era preceduto da un doppio nartece (una sorta di doppio atrio). Il Patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo entr in un conflitto con l'imperatrice Elia Eudossia, moglie dell'imperatore Arcadio, e per questo fu mandato in esilio il 20 giugno 404. Durante gli scontri che avvennero successivamente, questa prima chiesa fu in gran parte distrutta da un incendio.[3] Nulla di essa rimane oggi.

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Seconda chiesa
Una seconda chiesa fu voluta da Teodosio II che la inaugur il 10 ottobre 415. La basilica, dotata ancora di un tetto in legno, fu progettata dall'architetto Rufino. Un incendio scaturito durante il tumulto della rivolta di Nika, scoppiata contro l'imperatore Giustiniano I nel 532, la bruci quasi completamente. Diversi blocchi di marmo di questa seconda chiesa sono sopravvissuti ai giorni nostri, tra i quali dei rilievi raffiguranti 12 agnelli che rappresentano i 12 apostoli. Originariamente parte di un monumentale ingresso principale, ora risiedono in uno scavo adiacente all'ingresso del museo. Scoperti nel 1935 sotto il cortile occidentale da AM Schneider, scavi ulteriori sono stati abbandonati per paura di pregiudicare l'integrit della Basilica.

Pietra resti della basilica ordinata da Teodosio II, che mostra l'Agnello di Dio.

Terza chiesa (attuale struttura)


Il 23 febbraio 532, pochi giorni dopo la distruzione della seconda basilica, l'imperatore Giustiniano I decise di costruire una nuova basilica completamente diversa, pi grande e pi maestosa rispetto a quelle dei suoi predecessori. Giustiniano scelse come architetti Isidoro di Mileto e il fisico e matematico Antemio di Tralle, Antemio, tuttavia, mor nel primo anno dei lavori. La costruzione venne descritta dallo storico bizantino Costruzione della chiesa rappresentato in codice Manasse Cronaca. Procopio "sulle costruzioni" (Peri ktismatn, in latino: De aedificiis). L'imperatore aveva fatto procurare il materiale da tutto l'impero, come colonne ellenistiche del tempio di Artemide ad Efeso, grandi pietre dalle cave di porfido egiziane, marmo verde dalla Tessaglia, pietra nera della regione del Bosforo e pietra gialla dalla Siria. Pi di diecimila persone vennero impiegate nel cantiere. Questa nuova chiesa fu riconosciuta gi all'epoca come una grande opera di architettura. Le teorie di Erone di Alessandria potrebbero essere state la base su cui si sono svolti i calcoli necessari per affrontare le sfide presentate dalla realizzazione di una cupola di tali dimensioni. L'imperatore, insieme al patriarca Eutichio, inaugur la nuova basilica il 27 dicembre 537 con una celebrazione in pompa magna. I mosaici all'interno della chiesa vennero, comunque, completati solo sotto il regno dell'imperatore Giustino II (565-578).

Basilica di Santa Sofia (Istanbul) Santa Sofia fu cos la sede del patriarca ortodosso di Costantinopoli e il luogo principale per le cerimonie imperiali dei reali bizantini, come le incoronazioni. Terremoti accaduti nel mese di agosto 553 e il 14 dicembre 557 causarono fessurazioni nella cupola centrale e nella semicupola orientale. La cupola principale croll completamente durante un terremoto successivo, avvenuto il 7 maggio 558,[5] distruggendo l'ambone, l'altare e il ciborio. L'incidente fu dovuto principalmente alla portante troppo alta e al carico enorme della cupola che era troppo piatta. Questi fattori hanno provocato la deformazione dei piloni che sostenevano la cupola.[6] L'imperatore ordin un immediato ripristino . Egli affid i lavori a Isidoro il Giovane, nipote di Isidoro di Mileto, che utilizz materiali pi leggeri ed elev la cupola di altri 6,25 metri.[7], conferendo all'edificio la sua altezza interna attuale di 55,6 metri.[6] Questa ricostruzione, che dette alla chiesa il suo attuale aspetto, termin nel 562. Il poeta bizantino Paolo Silenziario compose un lungo poema epico, noto come Ekphrasis e tuttora esistente, per la riconsacrazione della basilica, cerimonia presieduta dal Patriarca Eutichio il 23 dicembre 562. Nel 726, l'imperatore Leone III di Bisanzio emise una serie di editti contro la venerazione delle immagini, ordinando all'esercito di distruggere tutte le icone, inaugurando il periodo di iconoclastia bizantina. A quel tempo, tutte le immagini religiose e le statue furono rimosse dalla Basilica di Santa Sofia. Dopo una breve tregua, sotto l'imperatrice Irene (797-802), gli iconoclasti hanno continuato il loro tentativo di riforma. La basilica sub in seguito altri gravi danni, prima in un grande incendio nel 859 e di nuovo in un terremoto avvenuto l'8 gennaio 869 che fece quasi collassare nuovamente la cupola. L'imperatore Basilio I ordin che la chiesa fosse riparata. Dopo un nuovo grande terremoto avvenuto il 25 ottobre 989, che rovin la grande cupola, l'imperatore bizantino Basilio II chiese all'architetto armeno Trdat, creatore delle grandi chiese di Ani e Argina, di riparare la cupola.[8] I suoi principali lavori riguardarono l'arco occidentale e una parte della cupola. L'entit del danno richiese sei anni di riparazioni, la chiesa fu riaperta il 13 maggio 994. Nel suo libro De ceremoniis ("Libro delle Cerimonie"), l'imperatore Costantino VII (913-919) scrisse un resoconto dettagliato delle cerimonie che si tenevano a Santa Sofia con l'imperatore e il patriarca. Al momento della presa di Costantinopoli, durante la Quarta Crociata, la chiesa fu saccheggiata e profanata dai cristiani latini. Lo storico bizantino Niceta Coniata descrisse come fossero state rubate dalla chiesa molte reliquie come una pietra della tomba di Ges, il latte della Vergine Maria, il sudario di Ges e le ossa di alcuni santi, che furono trafugate verso le chiese dell'ovest. Durante l'occupazione latina di Costantinopoli (1204-1261) la chiesa divenne una cattedrale cattolica romana. Baldovino I di Costantinopoli fu incoronato imperatore il 16 maggio 1204 a Santa Sofia. Enrico Dandolo, doge di Venezia, che comand l'invasione della citt da parte dei Crociati fu sepolto all'interno della chiesa. Tuttavia, restauri effettuati durante il periodo 1847-1849, hanno gettato alcuni dubbi sull'autenticit della tomba del doge.

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La presunta tomba del doge Enrico Dandolo, all'interno della Basilica di Santa Sofia

Dopo la riconquista della citt da parte dei Bizantini nel 1261, la chiesa si trovava in uno stato fatiscente. Nel 1317, l'imperatore Andronico II ordin la costruzione di quattro nuovi contrafforti Un nuovo terremoto arrec danni alla struttura che dovette essere chiusa fino al 1354, quando terminarono le riparazioni effettuate dagli architetti Astras e Peralta.

Basilica di Santa Sofia (Istanbul)

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Moschea (1453-1935)
Nel 1453 Sultano Maometto II assedi Costantinopoli guidato in gran parte dal desiderio di trasformare la citt bizantina in una citt islamica.[9] Il sultano promise ai suoi soldati tre giorni di libero saccheggio se la citt fosse caduta, dopo di che avrebbe rivendicato per se stesso le ricchezze.[10][11] La Basilica di Santa Sofia non fu esentate dal saccheggio, diventandone il punto focale, in quanto gli invasori ritenevano che vi fossero contenuti i pi grandi tesori della citt.[12] Poco dopo che le difese della citt crollarono, molti dei saccheggiatori si diressero verso Santa Sofia e abbatterono le sue porte.[13] Durante Fontana (Sadirvan) per le abluzioni rituali l'assedio, venivano spesso celebrate liturgie e preghiere dentro la basilica che era diventata il rifugio per molti di coloro che non erano in grado di contribuire alla difesa della citt.[14][15] Intrappolati nella chiesa, la congregazione e i rifugiati divennero bottino da dividere fra gli invasori. L'edificio fu profanato e saccheggiato e gli occupanti resi schiavi o uccisi.[12][13] Quando il Sultano e la sua corte entrarono nella chiesa fecero si che fosse immediatamente trasformata in una moschea, uno degli Ulama sal cos sul pulpito e recit la Shahada.[16][17] Come scritto sopra, subito dopo la conquista di Costantinopoli, Maometto II convert la Basilica di Santa Sofia in moschea Aya Sofya.[18][19][20][17] Come descritto da numerosi visitatori occidentali (come il nobile cordovano Pero Tafur[21] e il fiorentino Cristoforo Buondelmonti[22]) la chiesa si trovava in uno stato fatiscente; il sultano ne ordin allora la pulizia e la sua riqualificazione aggiungendo i minareti e intonacando i mosaici parietali. Intorno al 1481 un piccolo minareto venne eretto all'angolo sud-ovest dell'edificio, sopra la torre delle scale. [14] In seguito, il successivo sultano, Bayezid II (1481-1512), fece costruire un altro minareto nell'angolo nod-est.[17] Uno di questi cadde a causa del terremoto del 1509[17] e intorno alla met del XVI secolo entrambi furono sostituiti da due nuovi minareti, posti agli angoli est e ovest dell'edificio.[17] Nel XVI secolo il sultano Solimano il Magnifico (1520-1566) riport dalla sua conquista dell'Ungheria due colonne colossali. Esse furono collocate su entrambi i lati del mihrab. Durante il regno di Selim II (1566-1577) l'edificio inizi a mostrare segni di cedimento e si dovette provvedere a rinforzarlo con l'aggiunta di supporti strutturali al suo esterno ad opera del grande architetto ottomano Mimar Sinan[23] Oltre a rafforzare la struttura storica bizantina, Sinan costru i due grandi minareti supplementari all'estremit occidentale del palazzo e il mausoleo del sultano. Inoltre, una mezzaluna d'oro fu installata sulla sommit della cupola,[17] mentre una zona di rispetto 35 arn (circa 24 m) di larghezza fu imposta intorno all'edificio, abbattendo tutte le case che nel frattempo erano state edificate attorno ad esso.[17] In seguito la sua trbe arriv ad ospitare altre 43 tombe di principi ottomani.[17] In seguito furono aggiunte la galleria del sultano, un minbar decorato con marmi, una pedana per il sermone e una loggia per il muezzin. Nel 1717, con il sultano Ahmed III (1703-1730), fu ristrutturato l'intonaco degli interni.[24]
Il mihrab posto nell'abside dove sorgeva l'altare, puntando verso la Mecca

Il restauro pi famoso della Aya Sofya stato per quello ordinato dal sultano Abdul Mejid I e completato da 800 lavoratori tra il 1847 e il 1849, sotto la supervisione degli architetti provenienti dalla Svizzera italiana, i fratelli Giuseppe e Gaspare Fossati. I fratelli consolidarono la cupola e le volte, raddrizzarono le colonne e rividero la decorazione degli esterni e gli interni dell'edificio. Vennero puliti i mosaici nella galleria superiore e i vecchi lampadari vennero sostituiti da quelli nuovi a ciondolo. Alle colonne vennero appesi dei giganteschi medaglioni

Basilica di Santa Sofia (Istanbul) circolari con incisi i nomi di Allah, del profeta Maometto, dei primi quattro califfi: Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali e dei due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein, ad opera del calligrafo Kazasker zzed Effendi (1801-1877). Quando il restauro fu finito, la moschea stata riaperta in una cerimonia solenne il 13 luglio 1849.

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Museo (1943-oggi)
Nel 1935, il primo presidente turco e fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatrk, trasform l'edificio in un museo. I tappeti vennero rimossi e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero per la prima volta dopo secoli mentre l'intonaco bianco che copriva molti dei mosaici fu rimosso. Tuttavia, le condizioni della struttura erano deteriorate. Con l'aiuto di societ di servizi finanziari American Express, il World Monuments Fund fiss una serie di sovvenzioni per il 1997-2002 al fine del restauro della cupola. La prima fase del lavoro fu la stabilizzazione strutturale e la riparazione del tetto rotto, ci fu realizzato con la partecipazione del Ministero della Cultura turco. La seconda fase, la conservazione degli interni della cupola, offr l'opportunit di impiegare e addestrare giovani restauratori turchi nella cura dei mosaici. Entro il 2006, il progetto del WMF fu completato, anche se altre aree di Santa Sofia continuano a richiedere manutenzione.[25] Oggi, l'uso del complesso come luogo di culto (moschea o chiesa) severamente proibito.[26] Tuttavia, nel 2006, subito prima della visita del Papa Benedetto XVI[27] stato segnalato che il governo turco ha permesso l'assegnazione di una piccola stanza del complesso museale per essere utilizzato come una sala di preghiera per il personale del museo.[28]
Interno

L'architettura e la decorazione interna


Le sue gigantesche proporzioni ne fanno uno dei monumenti chiave dell'architettura di tutti i tempi. La basilica ha una pianta che fonde armoniosamente il rettangolo entro il quadrato (71x77 m), con tre navate, arcate divisorie in doppio ordine, ed un'unica abside opposta all'ingresso, che all'esterno si presenta poligonale. La pianta ha probabilmente ricalcato quella della basilica costantiniana. L'ingresso preceduto da un doppio nartece. Gli interni sono arricchiti con mosaici, marmi pregiati e stucchi: colonne in costoso porfido o marmo verde Leone VI ai piedi di Cristo della Tessaglia sono impreziosite da capitelli finemente scolpiti. Nel corso degli anni sono stati aggiunti alcuni mausolei laterali. All'interno, alcuni corridoi laterali riccamente decorati (che hanno ispirato la Basilica di San Marco a Venezia) conducono al grande vano della navata centrale, dominato dalla mastodontica cupola, che poggia su pennacchio ed archi, che scaricano il loro peso su quattro enormi pilastri. Questi pilastri sono costruiti con pietre lavorate, legate tra di loro tramite colate di piombo, mentre le volte, gli archi e le pareti sono in laterizi. Nelle zone verso l'abside e verso l'ingresso due semicupole digradano da quella principale e poggiano su esedre a colonne. Nella fascia superiore della grande cupola sono state aperte numerose finestre, ed in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilit dell'edificio, che inondano di luce l'interno dell'edificio in qualsiasi ora della giornata. Sulle navate laterali corrono i matronei, destinati alla corte imperiale che vi assisteva alla messa da una posizione rialzata. Al di sopra dei matronei

Basilica di Santa Sofia (Istanbul) la muratura perforata da due file sovrapposte di finestre di dimensioni variabili (pi ampie al centro, pi piccole verso i lati e nella fila inferiore). L'impianto non differiva molto da quello di altre chiese a pianta longitudinale gi esistenti, ma per la prima volta lo spazio appare dominato dalla grande cupola, che focalizza verso l'alto tutto l'ambiente architettonico. L'effetto quello di uno spazio incommensurabile e di leggerezza della copertura, che sembra come sospesa nell'aria. La decorazione interna, inizialmente aniconica con motivi persiani (in pratica, ci si atteneva gi all'Iconoclastia del VII secolo), fu integrata da Giustino II con cicli evangelici e con scene divenute poi canoniche del Dodecaorto, il sistema di 12 feste bizantine. La cupola riporta un Cristo Pantocratore benedicente, a mezzo busto. Per l'anatomia dei visi di Cristo e dei santi sembra siano state utilizzate le descrizioni contenute in un libretto di Ulpius Romano: un esempio, San Gregorio ritratto con la barba fumosa e l'occhio destro menomato da un incidente. L'abside stato rinforzato all'esterno da alcuni contrafforti posticci. Uno di questi contiene una cappella con mosaici frammentari realizzati col sistema della doppia linea. Quasi tutte le chiese bizantine ed anche le successive moschee ottomane hanno preso a modello la sua grande cupola affiancata da due semicupole. L'apparato decorativo originale conservato solo in parte, ma continua tuttavia ad essere una profonda testimonianza dell'Arte Bizantina. I capitelli presentano trine, trafori, giochi d'ombra e chiaro-scuro, e compare lo stemma giustinianeo. Procopio di Cesarea, nel suo trattato De aedificiis, ci ha tramandato una descrizione risalente al periodo di Giustiniano I: egli not come la luce, filtrata dalle finestre disposte a diversi livelli, ma soprattutto dalle aperture che coronano la base della cupola, sembrasse come generata all'interno della basilica stessa, e riverberandosi sui mosaici dorati e sui San Giovanni Crisostomo preziosi paramenti murari, annullasse irrealmente la consistenza e il peso delle strutture. Questo effetto dovuto anche al fatto che la parte centrale della chiesa sia quella pi ampia a maggiormente illuminata rispetto alle zone laterali, che contrastano con ambienti pi scuri e con la netta divisione in pi piani dello spazio che invece al centro slanciato verso l'alto. Paolo Silenziario invece, compose un poemetto o ecphrasis richiamando soluzioni letterarie tipiche dell'epoca giustinianea. La descrizione della chiesa si districa attraverso alcune tappe che l'autore rende obbligatorie e stimola il lettore ad immergersi in toto nell'immaginario di ci che fu il tempio all'epoca di Giustiniano iniziando il viaggio dalla parte esterna fino a raggiungere le zone pi intime della chiesa soffermandosi in una descrizione dettagliata di ogni particolare decorativo o architettonico come ad esempio l'elencazione delle variet di marmo presenti oppure alle particolari forme di lampadari o polycandelia.

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Architettura
La basilica di Santa Sofia uno dei pi grandi esempi superstiti di architettura bizantina. Il suo interno, decorato con mosaici e colonne di marmo, di grande valore artistico. Il tempio stesso era cos riccamente e artisticamente decorato che Giustiniano, una volta completati i lavori, esclam: "Salomone, ti ho superato!" ( ). Giustiniano stesso cur la realizzazione di quella che era la pi grande cattedrale mai costruita fino a quel momento, e tale rimase per quasi 1000 anni e cio al completamento della cattedrale di Siviglia in Spagna.

Sezione del disegno architettonico originale di Santa Sofia.

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La basilica voluta da Giustiniano era al tempo stesso la realizzazione architettonica culmine della tarda antichit e il primo capolavoro dell'architettura bizantina. La sua influenza, sia architettonica che liturgica si diffuse e nella chiesa ortodossa orientale, in quella cattolica romana e nel mondo musulmano. Le colonne pi grandi sono di granito, raggiungono una altezza di circa 19 o 20 metri con un diametro di 1,5 metri, la pi grande pesa oltre 70 tonnellate. Sotto gli ordini di Giustiniano, otto colonne corinzie sono state prelevate da Baalbek, in Libano e spedite a Costantinopoli per la costruzione di Santa Sofia.[29]

Pianta di Santa Sofia.

Il vasto interno presenta una struttura assai complessa. La navata centrale sormontata da una cupola centrale alta 55,6 metri dal livello del pavimento, sostenuta, parzialmente, da un porticato di 40 finestre ad arco. Le varie riparazioni effettuate, hanno reso la cupola leggermente elittica, con un diametro variabile tra i 31,24 m e i 30,86 m. La cupola svolta su quattro pennacchi triangolari concavi che servono per la transizione dalla base circolare della cupola alla sua base rettangolare sul pavimento.[30] Il peso della cupola si scarica, attraverso i pennacchi, verso quattro massicci pilastri posti agli angoli. Questi sono stati rinforzati con contrafforti, edificati durante il periodo ottomano, sotto la guida del famoso architetto Mimar Sinan. Le superfici interne sono rivestite di marmi di diversi colori, verde e bianco con viola porfido e mosaici d'oro. L'esterno, rivestito di stucco, stato colorato di giallo e rosso durante un restauro avvenuto nel XIX secolo sotto la direzione degli architetti Fossati.

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Cupola
La cupola di Santa Sofia ha suscitato un particolare interesse per gli storici d'arte, per gli architetti e per gli ingegneri, per la sia innovativa e grandiosa realizzazione. La cupola sostenuta grazie a dei pennacchi, una soluzione mai utilizzata prima. Il suo utilizzo permette la transizione, con grazia, dalla forma quadrata della base dei piloni a quella a volta della cupola. L'utilizzo dei pennacchi non soltanto una scelta a carattere estetico, ma permette anche di frenare le forze laterali della cupola e permettere di scaricare il peso di essa verso il basso.[31][32] Anche se questa scelta architettonica permise di stabilizzare la cupola, il muro di cinta e gli archi, l'effettiva costruzione delle mura di Santa Sofia indebol la struttura complessiva. I muratori utilizzarono pi malta che mattoni, ci indebol le pareti. La struttura sarebbe stata molto pi stabile se i costruttori avessero lasciato asciugare la malta, prima di iniziare il livello successivo. Quando la cupola fu posta in cima all'edificio, il peso di essa ha portato le pareti a piegarsi verso l'esterno a causa della sottostante malta ancora bagnata. Quando Isidoro il Giovane ricostru la cupola originale, dovette prima modificare l'interno delle mura in modo che fossero verticali per sostenere il peso della nuova. Un altro probabile cambiamento effettuato nella progettazione della ricostruzione della cupola, fu l'altezza effettiva della cupola. Isidoro il Giovane, sollev l'altezza di essa di circa sei metri in modo che le forze laterali non sarebbero state cos forte e il peso della cupola si sarebbe pi facilmente scaricato lungo le pareti.
Vista dell'interno di Santa Sofia, si notino gli elementi islamici ai lati della cupola.

Una seconda caratteristica interessante circa la struttura originaria della cupola era come gli architetti fossero riusciti a trovare il posto per quaranta finestre intorno alla base della cupola. Santa Sofia famosa per l'effetto mistico della luce che si riflette in tutto l'interno della navata con la cupola che d l'apparenza di librarsi al di sopra della navata. Questa realizzazione stata resa possibile per la caratteristica forma della cupola con nervature che si estendono dalla cima di essa, fino alla base. Queste nervature permettono al peso della cupola di scorrere tra le finestre, in basso, verso i pennacchi, e, infine, verso le fondazioni.

La cupola della basilica.

Il carattere unico del disegno di Santa Sofia ci dimostra come questa struttura sia uno dei monumenti pi avanzati e ambiziosi mai realizzati nella tarda antichit.

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Urne per lustratio


Due enormi urne per la lustratio di marmo vennero portate da Pergamo durante il regno del sultano Murad III. Originarie del periodo ellenistico, sono scolpite su blocchi di marmo.[17]

Nartece e portali
La Porta Imperiale era l'ingresso principale tra l'interno e l'esterno del nartece. Esso era riservato esclusivamente per l'imperatore. Il mosaico bizantino sopra il portale, raffigura Cristo e l'imperatore Leone VI di Bisanzio. Una lunga rampa, posta dalla parte settentrionale del nartece esterno, conduce alla galleria superiore.

Galleria superiore
La galleria superiore disposta a ferro di cavallo e racchiude la navata centrale fino all'abside. Diversi mosaici sono conservati in questa galleria, in uno spazio tradizionalmente riservato per l'imperatrice e la sua corte. I mosaici meglio conservati si trovano nella parte meridionale della suddetta galleria.

Logge dell'Imperatrice
La Loggia dell'Imperatrice si trova nel centro della galleria superiore di Santa Sofia. Da qui l'imperatrice e la sua corte potevano seguire la cerimonia che si svolgeva pi in basso. Una pietra verde segna il punto in cui sorgeva il trono.

Porta di marmo
La Porta di marmo, posta all'interno della Basilica di Santa Sofia, si trova nella galleria superiore, verso sud. Fu utilizzata dai partecipanti a sinodi che entravano e lasciavano la camera dell'incontro attraverso questa porta.

Decorazioni
Originariamente, sotto il regno di Giustiniano, le decorazioni interne consistevano in disegni astratti su lastre di marmo poste sulle pareti e sulle volte con mosaici curvilinei. Di questi, si possono ancora vedere i due arcangeli Gabriele e Michele. Vi erano anche un paio di decorazioni figurative, come ci stato riportato dall'elogio di Paolo Silenziario. I pennacchi della galleria sono realizzati tramite la tecnica dell'Opus sectile e mostrano schemi, figure di fiori e uccelli. In fasi successive sono stati aggiunti dei mosaici figurativi, che vennero per distrutti durante la controversia iconoclasta (726-843). I mosaici tuttora presenti provengono dal periodo post-iconoclasta. Il numero di tesori, reliquie e icone cresciuta progressivamente in ricchezza, realizzando una sorprendente collezione. Oltre ai mosaici, un gran numero di decorazioni figurative sono state aggiunte nel corso della seconda met del IX secolo: un'immagine di Cristo nella cupola centrale, alcuni santi ortodossi, Profeti e Padri della Chiesa. Vi sono anche raffigurazioni di personaggi storici connessi con la basilica, come il patriarca Ignazio I e alcune scene tratte dal Vangelo. Basilio II lasci dipingere, su ciascuno dei quattro pennacchi, un gigante con sei ali e un cherubino.[33] Gli ottomani coprirono il viso con un alone d'oro,[33] ma nel 2009 uno di loro stato riportato allo stato originale.[34]

Basilica di Santa Sofia (Istanbul)

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_Santa_Sofia_%28Istanbul%29& language=it& params=41. 0085_N_28. 9800_E_type:landmark [2] Alessandro E. FONI, George PAPAGIANNAKIS, Nadia MAGNENAT-THALMANN. Virtual Hagia Sophia: Restitution, Visualization and Virtual Life Simulation (http:/ / web. archive. org/ web/ 20070709194035/ http:/ / www. virtualworldheritage. org/ papers/ 3181_976-Virtual_Hagia_Sophia. pdf) (PDF).URL consultato il 3 luglio 2007.(archiviato dall'url originaleil 9 luglio 2007) [3] Janin (1953), p. 472. [4] Janin (1953), p. 471. [5] Raymond Janin, Constantinople Byzantine, 1 (in Francese), Paris, Institut Franais d'Etudes Byzantines, 1950, pp. 41. [6] Mller-Wiener (1977), p. 86. [7] Emporis: Haghia Sophia (http:/ / www. emporis. com/ en/ wm/ bu/ ?id=haghiasophia-istanbul-turkey) [8] Maranci, Christina. " The Architect Trdat: Building Practices and Cross-Cultural Exchange in Byzantium and Armenia (http:/ / www. jstor. org/ stable/ 3592516?origin=JSTOR-pdf)." Journal of the Society of Architectural Historians, Vol. 62, No. 3, Sep. 2003, pp. 294305. [9] Ali, Daniel and Spencer, Robert. Inside Islam. West Chester: Ascension Press, 2003, pp. 108110, 112118. [10] Steven Runciman, The Fall of Constantinople, 1453, Cambridge, Cambridge University Press, 1965, pp. 145. ISBN =0-5213-9832-0 [11] Nicol, Donald M. The End of the Byzantine Empire. London: Edward Arnold Publishers, 1979, p. 88. [12] Nicol. The End of the Byzantine Empire, p. 90. [13] Runciman. The Fall of Constantinople, p. 147. [14] Runciman. The Fall of Constantinople, pp. 133134. [15] Nicol, Donald M. The Last Centuries of Byzantium 12611453. Cambridge: Cambridge University Press, 1972, p. 389. [16] Runciman. The Fall of Constantinople, p. 149. [17] Mller-Wiener (1977), p. 91. [18] " Hagia Sophia (http:/ / archnet. org/ library/ sites/ one-site. jsp?site_id=2966)." ArchNet. [19] Janin (1953), p. 475. [20] Mamboury (1953), p. 288. [21] Pero Tafur, Travels and Adventures, 14351439, Trans. M. Letts, London, G. Routledge, 1926, 138148. ISBN [22] G. Gerola, Le vedute di Costantinopoli di Cristoforo Buondemonti, SBN 3 (1931): 24779. [23] I. Mungan, Hagia Sophia and Mimar Sinan (http:/ / books. google. be/ books?hl=nl& lr=& id=6j5nuvAd44QC& oi=fnd& pg=PA383& dq=Sinan+ earthquake+ "Hagia+ Sophia"& ots=HFASNZ8r-P& sig=zS-hO7E6RtwfhN55LGn6ulpRIE0#PPA383,M1), Mungan & Wittek (eds); Taylor & Francis Group, London, 2004, 383384. ISBN 90-5809-642-4 [24] Mller-Wiener (1977), p. 93. [25] World Monuments Fund Hagia Sophia (http:/ / www. wmf. org/ project/ hagia-sophia) [26] stanbul Tan t m - Ayasofya Mzesi (http:/ / www. istanbul. gov. tr/ Default. aspx?pid=343) [27] Getty Images [[Papa Benedetto XVI (http:/ / www. gettyimages. com/ detail/ 72681207/ AFP)] accompagnato da Sedat Bornoval visita Santa Sofia].URL consultato il 7 settembre 2011. [28] badete a k Ayasofya (http:/ / arsiv. sabah. com. tr/ 2006/ 07/ 04/ gnd102. html) [29] ____ Baalbek keeps its secrets (http:/ / www. stoneworld. com/ CDA/ Archives/ 950726e9ee5f7010VgnVCM100000f932a8c0) [30] Michael Fazio, Buildings Across Time, 3rd, McGraw-Hill Higher Education, 2009. ISBN 9780073053042 [31] Kleiner and Mamiya. Gardner's Art Through the Ages, p. 331. [32] pendentive (architecture) - Britannica Online Encyclopedia (http:/ / www. britannica. com/ EBchecked/ topic/ 449698/ pendentive). Britannica.com.URL consultato il 4 dicembre 2011. [33] Mamboury (1953), p. 287 [34] Ronchey (2010), p. 157

Basilica di Santa Sofia (Istanbul)

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Bibliografia
Maria Luigia Fobelli, Un tempio per Giustiniano. Santa Sofia di Costantinopoli e la Descrizione di Paolo Silenziario, Viella 2005

Voci correlate
Giorgio di Pisidia, poeta del VII secolo che fu guardiano dei vasi sacri e chartophylax della chiesa

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Hagia Sophia

Collegamenti esterni
(FR) Sito sulla Basilica di Santa Sofia (http://perso.orange.fr/istanbul) Disegni: pianta (http://www.focusmm.com/civilization/hagia/haart3.gif), sezione longitudinale (http://www. focusmm.com/civilization/hagia/haart2.gif), sezione trasversale (http://www.focusmm.com/civilization/ hagia/haart1.gif) Missione archeologica italiana a Santa Sofia (http://www.misart.it/hpmisart/scheda.cfm?idmissione=10) Silvia Foschi, Santa Sofia di Costantinopoli: immagini dall'Occidente (http://www.cisapalladio.org/annali/ pdf/a14_01_foschi.pdf) in Annali di architettura n 14, Vicenza 2002 (in pdf) Lo spazio della Sapienza. Santa Sofia a Istanbul (http://www.meetingrimini.org/default.asp?id=673& item=4371#e4371) mostra promossa dal Meeting di Rimini (EN) Sito che ricostruisce SantaSofia nel 1200 (http://www.byzantium1200.com/hagia.html) (EN) Gallerie fotografice di Santa Sofia (http://kordics.zenfolio.com/f1027706324) - Immagini di Stevan Kordic Video che mostra la virtuale ricostruzione della basilica di Santa Sofia in epoca bizantina secondo gli studi pi recenti (http://www.youtube.com/watch?v=dmoLP2hLQpo) Interno della chiesa di Santa Sofia in epoca bizantina in una probabile ricostruzione (http://1.bp.blogspot.com/ -zIjx8M2eacU/Tm_qnVKUc5I/AAAAAAAAANo/SieHY2aK9EE/s1600/costruzione+ultime+esedre.jpg)

Monastero di Santa Caterina (Egitto)

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Monastero di Santa Caterina (Egitto)


Coordinate geografiche: 283320N 335834E28.55556N 33.97611E
Bene protetto dall'UNESCO Patrimonio dell'umanit Monastero di Santa Caterina (EN) Saint Catherine Area [1]

Tipo Criterio Pericolo Riconosciuto dal Scheda UNESCO

Architettonico C (i)(iii)(iv)(vi) Nessuna indicazione 2002 [2] (EN) Scheda [3] (FR) Scheda

Il Monastero di Santa Caterina o Monastero della Trasfigurazione o in greco un monastero del VI secolo situato ai piedi del monte Sinai in Egitto, alla foce di un canyon inaccessibile. Dedicato a Santa Caterina d'Alessandria, il pi antico monastero cristiano ancora esistente. Nel 2002 stato dichiarato Patrimonio dell'umanit dall'UNESCO per la sua architettura bizantina e perch luogo sacro per tre grandi religioni: Cristianesimo, Islam ed ebraismo. Il monastero conserva inoltre una vasta collezione di manoscritti e icone antichissimi. In particolare possiede la pi vasta biblioteca di testi antichi bizantini dopo quella della Citt del Vaticano: la pi grande e la meglio conservata oggi.

Storia
Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, nel 328, fece costruire una cappella nel luogo dove, secondo la tradizione, Mos parl con Dio nell'episodio biblico del roveto ardente 3,2-6 [4]). Fra il 527 e il 565 l'imperatore Giustiniano I accanto alla cappella fece costruire il monastero, il cui nome originale era Monastero della Trasfigurazione, successivamente fu chiamato Monastero di Santa Caterina perch poco distante da esso, in una grotta sul monte Sinai, attorno all'800, i monaci ritrovarono il corpo di santa Caterina d'Alessandria, che dopo il martirio avvenuto per decapitazione, perch la ruota alla quale era stata legata si era rotta, era stato trasportato sul Sinai dagli angeli. Queste reliquie furono portate all'interno del monastero e divennero oggetto di culto per i numerosi pellegrini che accorrevano. Giustiniano circond il monastero con mura possenti per difenderlo dai predoni. Lo forn anche delle prime icone, risalenti al V-VI secolo e realizzate con la tecnica dell'encausto, tra cui: icona di Cristo con un codice in mano del V secolo; con la folta barba leggermente decentrata, i capelli fluenti, un piccolo ciuffo sulla scriminatura ed i baffi alla "mongola" diviene una rappresentazione canonica per tutta l'epoca bizantina. Si nota anche un leggero disasse tra volto e busto (carattere dei maestri greci) e la diversificazione degli occhi. icona con testa di Pantocratore divenuta anch'essa canonica.

Monastero di Santa Caterina (Egitto) icona con Vergine, San Teodoro e San Giorgio: trittico iscritto su un'esedra, con le figure rappresentate frontalmente nella posizione iconografica propria degli imperatori; il volto della Vergine ha lo sguardo in leggera diagonale, carattere tipico delle rappresentazioni agiografiche greco-bizantine. Due angeli compaiono sullo sfondo, con colori diafani a rappresentarne l'incorporeit. icona con San Sergio e San Bacco: entrambi indossano un collare circolare incastonato di pietre preziose; un piccolo volto di Cristo al centro unisce le due figure. icona con San Pietro principe degli apostoli: in un fondale architettonico con un'esedra, compaiono oltre al santo tre figure superiori (un santo giovanile, Cristo e la Vergine); si nota il naturalismo di barbe e capigliature, ed ancora la diversificazione degli occhi. Nel monastero conservato un documento, di pugno di Maometto, con cui accordava protezione al monastero, perch all'interno di esso era stato accolto e protetto dai nemici. In virt di questo documento il monastero sopravvisse alla dominazione araba, anche se i monaci erano stati dispersi. All'interno delle sue mura fu costruita una moschea, che per non venne mai aperta al culto, perch, per errore, non era stata orientata verso la Mecca. Durante il VII secolo i monaci furono dispersi, ma il monastero sopravvisse perch ben protetto dalle mura possenti. L'unico accesso attraverso esse una piccola porta.

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Patrimonio culturale
Esso ha una grande importanza, perch contiene la seconda pi grande raccolta di codici e manoscritti del mondo, superato solo dalla Icona di San Pietro conservata nel Monastero di Biblioteca Apostolica Vaticana. In esso si trovano pi di 3.500 volumi Santa Caterina in greco, copto, arabo, armeno, ebraico, georgiano, siriaco e altre lingue. Tra questi figura la Bibbia pi antica conservata, datata al VI secolo a.C. Inoltre in esso si trovano opere d'arte uniche, tra cui mosaici, icone russe e greche, paramenti religiosi, calici e reliquiari.

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(EN) Siti Sacri - Monastero di Santa Caterina [5]

References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Monastero_di_Santa_Caterina_%28Egitto%29& language=it& params=28_33_20_N_33_58_34_E_ [2] http:/ / whc. unesco. org/ en/ list/ 954 [3] http:/ / whc. unesco. org/ fr/ list/ 954 [4] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Es3%2C2-6& formato_rif=vp [5] http:/ / www. sacredsites. com/ africa/ egypt/ mount_sinai. html

Article Sources and Contributors

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