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Storia dell'architettura

L'architettura romanica e gotica

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Architettura romanica Cattedrale di Santiago di Compostela Duomo di Modena Abbazia degli uomini Battistero di San Giovanni (Firenze) Chiesa di Santa Maria in Campidoglio (Colonia) Basilica di San Marco Duomo di Pisa Basilica di San Nicola Abbazia di Cluny Cattedrale di Durham Basilica di Sant'Ambrogio Abbazia di Jumiges Cattedrale di Winchester Architettura romanica in Italia Romanico pisano Romanico lombardo Romanico pugliese Architettura romanica in Sardegna Castello dei conti di Fiandra Dover Durham Richmond (North Yorkshire) Newcastle upon Tyne Architettura gotica Gotico francese Gotico brabantino Gotico inglese Gotico italiano Gotico tedesco Gotico spagnolo Stile manuelino Gotico baltico Abbazia di Saint-Denis 1 20 25 45 66 77 81 94 101 105 113 119 128 130 131 143 150 159 165 169 171 177 179 181 186 191 194 199 202 206 211 212 216 218

Tecniche costruttive dell'architettura gotica Cattedrali gotiche francesi Cattedrale di Notre-Dame Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (Soissons) Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)

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Architettura romanica

Architettura romanica
L'architettura romanica lo stile del costruire proprio dell'arte romanica, che si diffuse in Europa nell'XI e XII secolo, fino all'affermazione dell'arte gotica, cio verso la met del XII secolo in Francia e con persistenze maggiori negli altri paesi europei. L'aggettivo "romanico" la traduzione italiana di "roman", vocabolo creato agli inizi dell'Ottocento in Francia per indicare le lingue e le letterature romanze o neolatine. Charles de Gerville introdusse "roman" anche nel linguaggio architettonico ed il termine ebbe fortuna: in breve tempo si defin "romanica" tutta la cultura figurativa che in Francia si era sviluppata dopo i romani fino alla fioritura dell'architettura gotica. Nello specifico, il termine "romanico" fa riferimento al legame con l'architettura romana, dalla quale vennero ripresi alcuni elementi strutturali (l'arco, la colonna, il pilastro, la volta) e una certa impostazione monumentale e spaziale[1]. Tuttavia l'interpretazione del romanico come rinascita della sapienza costruttiva romana e, conseguentemente, della spazialit dell'architettura imperiale non accettata da tutti, ed stata avanzata anche l'interpretazione dell'architettura romanica come derivazione dell'architettura bizantina.[2] In relazione al termine romanico sono stati utilizzati dagli storici anche i termini preromanico (riferito alle realizzazioni architettoniche del IX e X secolo), protoromanico (riferito alle prime manifestazioni di questo nuovo linguaggio architettonico sul passaggio tra X e XI secolo) e tardoromanico per le regioni che nel XIII secolo non accolgono il nuovo stile gotico. A partire dalla met del XIX secolo e fino ai primi anni del Novecento, inoltre, l'architettura romanica fu fonte di ispirazione per una nuova tendenza artistica, nota appunto come architettura neoromanica.

Inquadramento storico
La cultura e la civilt europea subirono un'accelerazione dopo l'anno Mille, grazie ad una serie di innovazioni tecnologiche, prima di tutto in agricoltura, che permisero di aumentare la produzione di generi alimentari, sollevando la popolazione dall'endemica scarsit di cibo. Ci innesc un circolo virtuoso che permise un incremento demografico, la ripresa dei commerci e lo sviluppo di villaggi e citt quali sedi di mercati; la crescita delle zone urbane gradualmente permise l'affermazione di un nuovo ceto sociale, quello "borghese" dedito alle attivit manifatturiere e commerciali ed intermedio tra la massa dei contadini e gli aristocratici o ecclesiastici. Inoltre, soprattutto in Francia, il sistema feudale frammentava il potere creando una classe di signori della guerra. Tutte queste entit presto innescarono una notevole domanda di nuovi edifici, soprattutto religiosi. A ci va aggiunta l'attivit delle abbazie riformate (come Cluny nel XI secolo e Citeaux nel XII secolo), il sistema di pievi nelle campagne, la diffusione dei pellegrinaggi con la conseguente necessit di grandi chiese, ospedali e alloggi per i pellegrini.

Caratteristiche del Romanico


Il romanico presenta due aspetti apparentemente antitetici: da una parte non il prodotto di una sola nazione o di una sola regione ma nato pressoch contemporaneamente in Francia, Italia, Germania e Spagna e durante il suo sviluppo ha presentato scambi ed influenze reciproche in tutta l'area

Pianta della Cattedrale di Spira (Speyer)

dell'Europa centro-occidentale, finendo per costituire una cultura effettivamente europea. D'altra parte, ogni regione presenta forme, schemi costruttivi, materiali diversi tra di loro. Questa duplice natura probabilmente un perfetto

Architettura romanica ritratto storico e geografico dell'Europa medievale che univa elementi "universali" ad altri estremamente localistici. Questo comporta una certa variet nelle caratteristiche che possiamo attribuire all'architettura romanica.

Architetture religiose
Interni Pur tenendo conto delle diversit regionali, possiamo trovare nello stile romanico alcuni elementi caratterizzanti, soprattutto per quel che riguarda gli edifici religiosi che sono la sua massima manifestazione. Ad esempio, la suddivisione interna si mostra piuttosto articolata, divisa in campate: spesso una campata della navata centrale (a base quadrata) corrisponde a due campate di lunghezza dimezzata nelle navate laterali. Le murature vengono realizzate molto spesse e robuste, ed il trattamento della superficie delle pareti resa in maniera plastica, sia all'interno, sia l'esterno, con elementi sporgenti e rientranti che creano giochi di chiaroscuro. Vengono notevolmente utilizzati non solo colonne come nelle chiese paleocristiane, ma anche pilastri e successivamente si fa uso di pilastri compositi, come i pilastri cruciformi con semicolonne addossate. Le colonne, tranne casi di spoglio, presentano capitelli scolpiti con forme vegetali o fantastiche, ovvero geometrizzanti, ma comunque originali e distanti rispetto all'architettura romana o paleocristiana. La parete della navata generalmente articolata con elementi plastici ed aperture sopra le arcate ed molto spesso organizzata su vari livelli (matroneo, triforio, cleristorio), l'evoluzione dei quali sar uno degli elementi di sviluppo verso il gotico. Il materiale utilizzato per le murature in genere (soprattutto per gli edifici di una qualche importanza) pietra da taglio, ridotta in conci regolari, lasciati a vista. Non mancano comunque edifici in mattoni in aree mancanti di materiali lapidei (Pianura Padana). La copertura prevalentemente a volta, anche se non mancano coperture a capriata, sia a nord (Normandia) sia a sud (Italia) e neppure serie di cupole (Francia occidentale, Venezia). Le volte della navata sono spesso a botte, soprattutto in Francia, ma proprio durante il periodo romanico si diffonde la volta a crociera, con una versione a sesto acuto in Borgogna e Poitou. Allo stesso tempo nelle chiese di pellegrinaggio si iniziano a usare strutture che sottolineano l'innesto delle navate con il transetto, come torri e cupole; si diffonde la volta a costoloni dalla Lombardia e da Durham (Inghilterra); nasce anche la volta reticolare in Germania. Ulteriore innovazione di questo periodo architettonico sono l'abside con coro, collegato molto spesso al deambulatorio, su cui si affacciano delle cappelle radiali, nonch l'uso predominante dell'arco a tutto sesto che distingue il romanico dal successivo periodo dell'architettura gotica. Infine si possono notare anche l'utilizzo comune
Pianta della cattedrale di Santiago di Compostela

Pianta di Sant-Sernin a Tolosa

Architettura romanica di finestre e altre aperture di dimensioni abbastanza ridotte e di conseguenza una luminosit interna piuttosto rarefatta di cui si esaltata la spiritualit; da notare come il passaggio dal romanico al gotico avvenne come ricerca di una sempre maggior luminosit e progressivo allargamento delle aperture esterne in seguito alla mutata sensibilit. Abbastanza frequente la presenza di una cripta e di un presbiterio rialzato, che rendono la chiesa strutturata su tre livelli (considerando la navata). In definitiva l'interno delle chiese di epoca romanica non pi intelligibile con un singolo sguardo, ma si rivela in molte pi fasi, con una frammentazione dell'unit dell'edificio in innumerevoli sotto-elementi, dotati ciascuno di una certa autonomia formale[3]. A causa di questo atteggiamento descrittivo, che permetteva la simultanea presenza di elementi decorativi di diversa provenienza e gusto stilistico, molto spesso si ricorreva a materiali di spoglio. Esterni Gli elementi esterni pi frequenti sono: scansione delle murature esterne con arcate cieche e lesene: questo elemento fortemente caratterizzante ebbe una lunga elaborazione in diverse regioni europee, dalla Mosa alla Borgogna e dalla Lombardia alla Catalogna[4] murature esterne spesso trattate plasticamente, come all'interno; motivo decorativo frequente l'uso di nicchie, di lesene, di cornicioni, ecc.; facciata articolata con un nartece, un portico, un protiro, o comunque un portale plasticamente definito; talvolta vi anche un rosone; presenza di una torre all'incrocio del transetto con la navata (soprattutto in Francia); integrazione con elementi scultorei di vario tipo presenti sotto forma di bassorilievi, portali, elementi stilofori, lunette, metope, ecc; presenza di due torri affiancate alla facciata (non sempre simmetriche) derivata dalla Westwerk (in aree di influenza germanica, in Normandia e di conseguenza nell'Italia meridionale); presenza di un campanile isolato (in Italia) o annesso alle absidi (in Spagna). fasce bicrome nel romanico pisano e sue derivazioni; presenza di tarsie marmoree nel romanico toscano a Firenze. L'estrema duttilit con cui i costruttori romanici interpretavano liberamente i modelli degli edifici principali permise anche l'innesto di motivi pi disparati, compresi elementi bizantini ed islamici (si pensi per esempio all'architettura siciliana o veneziana dell'epoca).

La questione delle volte a crociera

Architettura romanica Nel XIX secolo la scuola positivista[5] volle riconoscere quale elemento qualificante dell'architettura romanica l'uso delle coperture a volta, in particolare delle volte a crociera, una semplificazione forse un po' forzata dal voler vedere un'evoluzione lineare tra arte altomedievale e arte gotica, che non corrisponde pienamente alla realt[4]. Se da un lato, infatti, edifici importanti dell'architettura romanica quali il Duomo di Modena o San Miniato al Monte di Firenze o la chiesa abbaziale di Saint-tienne a Caen furono inizialmente coperti con capriate, solo in seguito sostitute da volte, dall'altro lato l'uso delle volte a crociera, sebbene su zone pi piccole, era gi presente prima del Mille, per esempio nelle pievi dell'area tra Forl e Ravenna[6], e fin dall'inizio dell'XI secolo[7] in area germanica e lombarda, come nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Lomello. Le volte a crociera furono comunque uno dei fattori che permisero la Interno della Cattedrale di Santiago di Compostela realizzazione dei grandiosi edifici romanici. Formate dall'incrocio di due archi diagonali, avevano l'indiscutibile vantaggio rispetto alle volte a botte di convogliare il peso anzich lungo tutta la linea d'imposta, solo sui quattro sostegni d'angolo, semplificando la necessit di approntare controspinte (quattro punti erano infatti pi controllabili di due linee continue) e permettendo di alleggerire lo sforzo sulle pareti, che possono quindi essere pi slanciate in altezza o anche traforate da varie aperture, aprendo, nella prospettiva temporale, l'evoluzione verso il gotico.

Sviluppo territoriale del Romanico


Il Romanico fu un fenomeno che interess ampie regioni europee ed ogni zona si distingue dalle altre per alcune varianti. Dopotutto riflessi regionali erano inevitabili in un territorio cos ampio e con forme di governo cos diverse: in area germanica era ancora forte l'autorit degli Imperatori, quindi naturale la continuit artistica col mondo carolingio e ottoniano, mentre in Italia il precoce sviluppo dei Comuni port a un panorama pi dinamico e differenziato. In Italia il monumento simbolo la cattedrale, in Francia invece l'abbazia; in Spagna le grandi abbazie cooperavano con i signori locali nella creazione di santuari e luoghi di culto per i pellegrinaggi; in Italia Meridionale la posizione favoriva lo scambio con arabi e bizantini; in Normandia infine si ebbe una classe di signori che, col pieno appoggio di abati e vescovi, iniziarono una serie di cantieri magnifici come legittimazione del loro potere, cosa che venne ripetuta dopo la conquista dell'Inghilterra.

Cronologia
Pu essere utile tracciare un elenco cronologico dei principali monumenti eretti in Europa tra l'XI secolo e la prima met del XII: met dell'XI secolo, costruzione della chiesa abbaziale di Sainte-Foy a Conques; 1059, consacrazione del battistero di Firenze 1061, prima cattedrale di Spira; 1065, chiesa di Santa Maria in Campidoglio a Colonia; 1067, abbazia di Jumiges; 1070-1080: basilica di San Marco a Venezia; basilica di Sant'Abbondio a Como;
Interno della chiesa di Santa Maria in Campidoglio a Colonia

Architettura romanica duomo di Pisa; chiesa di Saint-tienne a Nevers; chiesa di Saint-tienne a Caen; chiesa de La Trinit a Caen; 1075, inizio della ricostruzione della cattedrale di Santiago di Compostela; 1080, ricostruzione della cattedrale di Spira; 1080-1090: iniziate le cattedrali inglesi di St. Albans, Winchester, Ely; basilica di San Nicola a Bari; 1088, costruzione di Cluny III; 1090-1100: fondazione della cattedrale di Durham; chiesa abbaziale di Santa Maria Laach; chiesa di San Michele a Pavia; ricostruzione della basilica di Sant'Ambrogio a Milano; 1096, consacrazione della basilica di Saint-Sernin a Tolosa; 1099, inizio del duomo di Modena.
Abbazia di Sant'Antimo, Toscana: abside con deambulatorio e cappelle radiali

Il romanico europeo
Germania
La Germania fu ovviamente il paese dove l'arte romanica si sovrappose maggiormente con l'arte ottoniana, originaria di questa zona. Dalla chiesa abbaziale di St-Riquier a Centula (nei pressi dell'odierna Abbeville, nel nord della Francia) derivarono numerose architetture tedesche databili a partire dall'ultimo scorcio del X secolo[8]: a questo filone appartiene ad esempio la chiesa di San Pantaleone a Colonia caratterizzata da un severo Westwerk (980). Il tema del Westwerk venne San Michele a Hildesheim successivamente ripreso nella chiesa di San Michele ad Hildesheim, cominciata immediatamente dopo l'anno Mille: l'edificio costituito in pianta da uno schema geometrico regolare, con un corpo centrale a tre navate sul quale si innestano due transetti, due cori e due absidi. Particolarit della navata di Hildesheim, comunque ancora con copertura lignea, sono i sostegni alternati che sorreggono una teoria di archi a tutto sesto: questo schema, che prevede una successione di pilastri e colonne, ebbe una notevole diffusione nell'Europa centrale.[9]

Architettura romanica Un punto di svolta[10] venne segnato con la ricostruzione della Cattedrale di Spira (Spira II), riedificata nel 1080, appena venti anni dopo la conclusione della prima cattedrale (Spira I). Nel nuovo edificio venne ripresa la grandiosa pianta della chiesa precedente, con una navata altrettanto ampia ed alta, ma questa volta venne coperta da volte a crociera in luogo di una copertura piana. Inoltre venne ripreso nella navata il motivo decorativo delle semicolonne altissime addossate prima ai pilastri e poi proseguenti sulla parete fino quasi al soffitto. In Spira II questo effetto plastico venne potenziato, arrivando a creare tre livelli sovrapposti di pilastri e semicolonne, sopra a ciascuno dei quali corrispondeva lo sviluppo di un La "nuova" Cattedrale di Spira elemento portato: le volte, gli archi di accesso alle navate laterali, gli archetti ciechi attorno alle finestre. All'esterno venne realizzata una galleria che gira attorno alla cattedrale ad altezza dei matronei, caratterizzata da arcatelle su colonnine: serv per fondere alcune delle parti pi antiche dell'edificio e venne ripresa in molte costruzioni della regione, per il bell'effetto chiaroscurale pi che per una reale utilit pratica. Un altro caposaldo dell'architettura di questo periodo la chiesa abbaziale di Santa Maria Laach in Renania, iniziata nel 1093 e terminata nel XIII secolo. Nonostante il lunghissimo arco di tempo della costruzione, l'aspetto dell'edificio si presenta unitario e caratterizzato da un complesso accostamento di volumi differenti[7]. La parte centrale racchiusa dalla zona monumentale del transetto e dal Westwerk, entrambi affiancati da due torri (da un lato a base quadrata, dall'altro rotonda); inoltre all'incrocio del transetto con la navata si erge un corpo ottagonale, mentre il Westwerk dominato da una robusta torre centrale a volumi parallelepidali sovrapposti, culminante con un tetto a spioventi, che segna il punto pi alto della basilica. Le pareti esterne sono movimentale da lesene in pietra pi scura ed archetti pensili. Importante per l'affermazione dello stile romanico[11] fu la cosiddetta scuola di Colonia. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale a Colonia si trovavano infatti numerose chiese romaniche caratterizzate da una terminazione triconica; il caso ad esempio della chiesa di Santa Maria in Campidoglio, delimitata sul fronte est da tre absidi disposte ortogonalmente tra loro.

Francia
Borgogna

Architettura romanica

In Borgogna si trovava la potente abbazia di Cluny, che tra il 948 e il 981 aveva assistito alla ricostruzione della chiesa principale (Cluny II), oggi conosciuta solo tramite scavi archeologici e che mostrava un ampio presbiterio e un coro tripartito con deambulatorio. Nel 1088 venne fondata la terza chiesa abbaziale (Cluny III), caratterizzata da dimensioni colossali: lunga 187 metri, era dotata di nartece ed aveva ben cinque navate, un coro allungato con deambulatorio e cappelle radiali, un doppio transetto e cinque torri. A Ricostruzione di Cluny III cavallo fra XVIII e XIX secolo venne, assaltata durante la rivoluzione francese, secolarizzata e - sebbene fosse la pi grande abbazia europea - gradualmente demolita. Oggi ne rimangono solo pochi resti della crociera meridionale del transetto est e di una delle torri, che comunque danno un'idea delle sue dimensioni impressionanti. Molte chiese della regione usarono la basilica di Cluny come modello[12], come per esempio a Paray-le-Monial: vi si ritrovano la struttura delle pareti della navata centrale e del transetto divise secondo tre ordini e la copertura con volte a botte. Interessante notare come qui le arcate fossero gi sesto acuto (quindi non una prerogativa dello stile gotico) e i pilastri a fascio scanalati. Lungo tutta la chiesa corrono dei cornicioni che danno ritmo alla sequenza degli elementi decorativi. Gli stessi motivi vennero usati con ancora maggior raffinatezza nella cattedrale di Saint-Lazare a Autun, dove al posto delle semicolonne incassate nei pilastri si trovano semipilastri (o paraste), forse ripresi da analoghi motivi visibili nell'antica porta romana della citt. Distrutta come Cluny la chiesa di Saint-Benign, una delle grandi basiliche francesi dei pellegrinaggi, fatta costruire poco dopo l'anno mille da Guglielmo da Volpiano, abate proveniente dalla sacra di San Michele. In questa chiesa oltre il transetto era presente una rotonda ispirata alla Cappella Palatina di Aquisgrana, con matronei e torri scalari esterne. Inoltre in Borgogna ebbe grande impulso la scultura monumentale applicata all'architettura, che divenne uno degli elementi chiave del romanico.

Interno del transetto superstite di Cluny

Interno di Paray-le-Monial

Interno della Cattedrale di Autun

Architettura romanica Linguadoca e Midi-Pyrnes Anche la Linguadoca svilupp precocemente lo stile romanico, sia per la crescita economica e demografica, sia per la disgregazione del potere centrale (che favoriva lo sviluppo di potenti abbazie), sia per l'afflusso di pellegrini che la resero una trafficata regione. Per esempio a Tolosa venne edificata la basilica di Saint-Sernin, tappa dei pellegrinaggi, iniziata prima del 1080. Nel 1096 ne venne consacrato l'altare maggiore, ma i lavori si interruppero nel 1118, per poi arrivare alla conclusione della chiesa solo nel XIII secolo. La pianta venne prevista maestosamente ampia fin dall'inizio, con cinque navate, tra le quali quella centrale di grandiosa imponenza; fu progettata un altrettanto ampia zona presbiteriale e un'altissima torre all'incrocio del transetto con la navata; la copertura venne approntata con volte a botte. Magnifica fu la produzione scultorea che decor la chiesa[13]. Contemporaneamente, nel vicino Midi-Pyrnes, veniva costruita un'altra tappa fondamentale del cammino di Santiago di Saint-Sernin a Tolosa Compostela, l'abbazia di Moissac, importante soprattutto per il chiostro realizzato verso il 1110. L'ampio spazio quadrangolare celebre per i settantasei capitelli scolpiti ed organizzato secondo l'alternanza di colonnine singole e binate. Ai lati dei pilastri d'angolo e centrali vennero inoltre sistemati dodici pannelli a bassorilievo con apostoli a grandezza naturale. Ancora nel cammino di Santiago di Compostela si nota la romanica ex cattedrale di Santa Maria ad Oloron-Sainte-Marie, risalente al XII secolo ed eretta per volont di Gastone IV, visconte di Barn, sede episcopale dell'allora diocesi di Oloron.

Architettura romanica Normandia e Inghilterra

A Durham la volta costolonata in pietra, per la prima volta in una chiesa europea, unifica l'interno in una magia di nervature litiche e di vele di tamponamento.
(David Watkin, Storia dell'architettura occidentale, p. 105)

In Normandia gi nel 1025 Guglielmo da Volpiano aveva fondato la chiesa abbaziale di Bern, con transetto absidato e volte a crociera nelle navate laterali. Tra gli archi e il cleristorio vennero inserite delle bifore (il triforio), che riproducevano le aperture di un matroneo inesistente. Guglielmo il Conquistatore aveva gi iniziato un programma di importanti opere edilizie in Normandia e dopo la conquista dell'Inghilterra venne intrapreso con risultati simili anche nel nuovo territorio. La chiesa abbaziale di Notre-Dame a Jumiges, costruita tra il 1040 e il 1067, venne edificata tenendo come esempio Bern e la primitiva abbazia di Mont Saint-Michel. Presentava gi alcune delle caratteristiche base del nuovo stile architettonico, che vennero sviluppate in edifici successivi: alta facciata con due torri gemelle ai fianchi, secondo una tipologia derivata dal Westwerk tedesco; navata centrale era particolarmente sviluppata in altezza; pareti della navata centrale divise in tre ordini: arcate di confine con le pi piccole navate laterali, triforio e cleristorio; scansione delle stesse pareti interne con altissime semicolonne addossate; alternanza di colonne e pilastri con semicolonne addossate; presenza di una torre quadrata sull'intersezione tra il transetto e la navata; transetto con corridoi ricavati nello spessore muratorio; coro con deambulatorio; copertura lignea (del secolo successivo la copertura con volte a crociera). Prima di partire per la fortunata spedizione alla conquista dell'Inghilterra, Guglielmo e la moglie Matilde fondarono un'abbazia ciascuno a Caen (una maschile ed una femminile), le cui chiese abbaziali sono tra i monumenti pi importanti dell'epoca[14]. In particolare la chiesa abbaziale di Saint-tienne (Abbaye aux hommes), fondata da Guglielmo, presenta molti elementi gi usati a Jumiges, ma ulteriormente perfezionati e con un miglior coordinamento[7] : le torri della facciata si elevano sulla prima campata delle navate laterali, ben allineate alla pianta, mentre a Jumiges avevano una collocazione pi indipendente;
I resti dell'Abbazia di Jumiges

Interno della Cattedrale di Durham

Architettura romanica all'interno sono potenziati sia il matroneo (e conseguentemente le arcate del triforio), sia la galleria superiore, con tre semicolonnine ai lati delle aperture dalle quali si dipartono cornici scalari ben ritmate; per questo la parete pi articolata, ma anche pi spessa. Anche qui il soffitto era originariamente ligneo e venne sostituito nel corso del XII secolo con una struttura voltata. Dopo la conquista normanna anche in Inghilterra venne avviato un programma molto articolato per la costruzione di abbazie e cattedrali: Ely (posteriore al 1081), Winchester, Norwick, Peterborough e Durham (1093-1133) erano tutte caratterizzate da una navata centrale snella e molto alta, con effetti decorativi sempre pi spettacolari sulle facciate e con le pareti interne sempre pi marcatamente movimentate da complessi schemi. A Durham, in particolare, tra il 1093 ed entro l'inizio del XII secolo il coro e la navata centrale erano gi coperti con le volte a crociera a costoloni, probabilmente le pi antiche d'Europa dopo quelle della cattedrale di Spira[15] ed inoltre, per la prima volta, qui vennero sperimentate le volte a crociera a sesto acuto ed a sei spicchi, con le quali ogni campata sostenuta sei sostegni (invece di quattro). Dall'Inghilterra questa novit torn in Normandia (infatti nel XII secolo quasi tutte le coperture vennero rifatte con volte a crociera, come nelle due abbazie di Caen, dove fu necessario demolire il triforio) per poi diffondersi nel continente.

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Facciata di Saint-tienne a Caen

Facciata dell'Abbaye aux dammes (chiesa de La Trinit), Caen

Interno della cattedrale di Ely

Interno della cattedrale di Winchester

Spagna
Catalogna In Catalogna l'arte romanica si manifest con alcune peculiarit e si prolung per tutto il XII secolo. Furono molto diffusi gli edifici religiosi di piccole dimensioni (in Italia sarebbero assimilabili alle pievi), con una struttura abbastanza fissa: unica navata "a sala", tetto a spioventi sorretti da volte a botte, triplice abside, pareti costruite con piccoli conci e scandite all'esterno da lesene e arcatelle cieche, le stesse che si ritrovano nelle chiese del romanico lombardo. Spesso un campanile affiancato alle absidi e pu presentare base quadrata o poligonale, con aperture crescenti nei piani pi alti. In un primo momento la scultura non ebbe una produzione consistente, ma fece da decorazione privilegiata la pittura, con grandi affreschi di ascendenza bizantina, reinterpretati con una forte stilizzazione data dalle marcate linee nere di contorno[16].

Architettura romanica

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Chiesa di San Clemente a Tahull

Monastero di Sant Pere de Galligants

Monastero di Sant Lloren del Munt, a la Mola

Interno di Sant Esteve de Llanars

Spagna settentrionale La Spagna settentrionale era molto legata alla Francia del sud per ragioni politiche, economiche e per il collegamento delle strade dei pellegrini verso Santiago. Inoltre i territori strappati alla Reconquista avevano attirato conspicui flussi migratori. L'architettura e la scultura che qui si svilupparono presentano notevoli analogie con i coevi cantieri di Tolosa e di Moissac. Tra i primi cantieri attivi con caratteristiche romaniche vi fu quello della chiesa di Sant'Isidoro a Len, che venne rimaneggiata ampiamente entro la prima met del XII secolo. Attiguo alla chiesa si trova il luogo di Panten de los Reyes, Len sepoltura reale del Panten de los Reyes, dai pregevoli capitelli scolpiti e affreschi raffiguranti la Maiestas Domini, Scene apocalittiche e della Vita di Cristo sulle volte ed i simboli dei Mesi nei medaglioni. L'edificio pi importante resta comunque il Santuario di Santiago de Compostela, ricostruito a partire dal 1075 con una pianta grandiosa simile a quella delle grandi chiese di pellegrinaggio francesi: cinque navate lunghe e sviluppate in altezza, matronei, transetto a triplice navata ed una grande abside con deambulatorio e cinque cappelle laterali.

Architettura romanica

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Il romanico italiano
L'architettura romanica in Italia presenta un panorama molto variegato, soggetto a molteplici influenze (germaniche, francesi, bizantine, arabe...) dalle quali nacquero precocemente alcuni stili indipendenti. Un caso del tutto particolare ad esempio quello della basilica di San Marco a Venezia, dove confluirono elementi romanici, bizantini e, successivamente, gotici.

Romanico lombardo ed emiliano


Una delle prime zone a recepire le novit romaniche fu la Lombardia (all'epoca pi ampia dei confini regionali attuali, comprendente anche l'Emilia), grazie all'ormai secolare movimento di artisti lombardi in Germania e viceversa. La basilica di Sant'Ambrogio a Milano presenta una copertura con volte a crociera con costoloni tra le pi antiche d'Europa.[17] Importanti sono inoltre il precoce esempio della chiesa di Sant'Abbondio a Como e la basilica di San Michele Maggiore a Pavia. Meno diffusa e pi tarda la tipologia a pianta circolare, come quella della rotonda di San Tom in provincia di Bergamo e della rotonda di San Lorenzo nella citt di Mantova.

Sant'Abbondio a Como

In Emilia di particolare valore il Duomo di Modena, una delle testimonianze pi coerentemente unitarie di tutta l'architettura romanica italiana.

Romanico toscano
Romanico pisano Il romanico pisano si svilupp a Pisa al tempo in cui essa era una potente Repubblica Marinara e quindi si irradi ai territori controllati dalla citt alfea, come la Corsica, la Sardegna, la Toscana settentrionale da Lucca fino a Pistoia e non mancano influenze pisane nell'Italia meridionale. La prima realizzazione fu il Duomo di Pisa, iniziato nel 1063-1064 da Buscheto e proseguito da Rainaldo; l'opera venne consacrata nel 1118, mentre nel 1173 iniziarono i lavori per il celebre campanile pendente. Elementi tipici del romanico pisano sono Il Duomo di Pisa l'uso dalle arcate cieche e delle loggette pensili, ispirate all'architettura lombarda, ma moltiplicate fino a coprire su ordini diversi intere facciate. Tra le caratteristiche che meglio identificano lo stile troviamo il motivo della losanga, derivato da modelli islamici nord-africani, e la bicromia a fasce alternate sulle pareti, derivata da modelli della Spagna musulmana. Altre architetture marcatamente romaniche sono la basilica di San Pietro a Grado, presso Pisa, la chiesa di San Michele in Foro a Lucca, la chiesa di Santa Maria della Pieve in Arezzo e la basilica di Saccargia a Codrongianos in Sardegna.

Architettura romanica

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Firenze A Firenze si usarono alcuni elementi comuni al romanico pisano, ma con un'impronta molto diversa, caratterizzata da un'armonia geometrica che ricorda le opere antiche. Evidente nel Battistero di San Giovanni il senso del ritmo nella scansione dei volumi esterni, tramite l'uso di riquadri, seguendo un preciso schema modulare che si ripete sugli otto lati. Un altro esempio fondamentale del rinnovato stile fiorentino la chiesa di San Miniato al Monte (iniziata nel 1013 e completata gradualmente fino al XIII secolo), che presenta una struttura tipicamente basilicale ed una scansione razionalmente ordinata della facciata bicroma. Se lo stile fiorentino non produsse molte opere, la sua influenza fu determinante per gli sviluppi successivi dell'architettura, essendo la base alla quale attinsero Francesco Talenti, Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti e gli altri architetti che svilupparono il Rinascimento. Per questo motivo, riguardo al romanico fiorentino, si parla anche di "proto-rinascimento".

La facciata di San Miniato al Monte, Firenze

Il Romanico nell'Italia centrale


A Roma si registr una stagione in continuazione delle architetture in stile basilicale paleocristiano. Le maggiori opere sono da ricercarsi nelle decorazioni interne alle basiliche di Santa Maria in Cosmedin e Santa Francesca Romana; notevole il chiostro della cattedrale di San Giovanni in Laterano. Nel Lazio settentrionale, a Tuscania, sorsero invece le chiese di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, dove evidente l'influenza nordica dei portali strombati e delle loggette poste in facciata. Lo stile romanico si diffuse anche nella vicina Umbria, nelle Marche e in Abruzzo, dove doveroso ricordare ad esempio il duomo di Foligno, il duomo di Assisi, la cattedrale di San Ciriaco ad Ancona e l'Abbazia di San Clemente a Casauria a Castiglione a Casauria.
Il rosone della chiesa di San Pietro, Tuscania

Basilica di San Nicola, Bari

Romanico pugliese
La Puglia e i suoi porti erano usati dai pellegrini diretti in Terra santa e furono anche il punto di partenza per molti crociati nel 1090. L'elevato flusso di persone determin la ricezione di una grande variet di influssi che si manifest anche in architettura. Tra gli edifici pi antichi da ricordare la basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087 e terminata verso la fine del XII secolo. Opere importanti sono inoltre la cattedrale di Bitonto, innalzata tra l'XI e il XII secolo, il Duomo di Trani concluso nel XIII secolo e il Duomo di Otranto eretto verso il 1088. Esternamente le chiese si presentano con un aspetto massiccio, come una fortezza, con la facciata spesso a salienti, chiusa ai lati da due torri e decorata con archetti pensili; talvolta compare un protiro secondo i modelli lombardi ed emiliani. Il motivo delle doppie torri rimanda invece a esempi transalpini, ed spiegabile anche con la presenza normanna degli Altavilla.

Architettura romanica

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Campania, Sicilia e Calabria


A sud di Roma, con l'eccezione della Puglia, lo sviluppo dell'architettura fu legato strettamente all'arte bizantina e, in Sicilia, anche araba. La ragione del fenomeno da ricercare nelle molteplici vicende storiche, politiche e religiose che coinvolsero l'Italia meridionale. Non mancarono neppure influenze normanne, a seguito della loro progressiva conquista. Inoltre, riscontrabili soprattutto in Campania sono le influenze provenienti da Motencassino, importante centro culturale ed artistico. Si ricorda, ad esempio, il duomo di San Pietro a Sessa Aurunca, un edificio eretto agli inizi del XII secolo e completato con il vescovo Erveo (documentato tra il 1171 e il 1197).

Le absidi del Duomo di Monreale

Nel Duomo di Casertavecchia sono presenti finestre a ferro di cavallo nel transetto e archetti intrecciati poggianti su colonnine nel tiburio, come anche negli esempi amalfitani del chiostro dei Cappuccini (1212) e del Duomo (1266-1268). Tipicamente arabi sono a Palermo edifici come la Zisa o la Cuba (1180), o anche le cupolette semisferiche della chiesa di San Giovanni degli Eremiti (1140 circa). Pi aulicamente bizantine sono invece le chiese della Martorana (1143) e la Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni (1143), coperte di mosaici. Anche in Calabria la produzione artistica completamente rivolta a Bisanzio, come testimonia la Cattolica di Stilo (X-XI secolo). Altri importanti esempi di edifici dell'epoca sono le cattedrali di Cefal (1131-1170 circa) e di Monreale: in entrambi sono mischiate pi influenze, che vanno dalle esperienze cluniacensi nella zona dell'abside, agli archetti pensili tipicamente lombardi (a Cefal), a quelli intrecciati di influenza araba (a Monreale), alle due torri in facciata che ricordano modelli transalpini, introdotti dai Normanni.

Sardegna
L'architettura romanica in Sardegna ha avuto un notevole sviluppo sin dalle prime origini e per un lungo periodo. Le sue espressioni bench autonome non sono classificabili in una immagine riconoscibile, poich nell'isola il romanico si manifestato con risultati inediti ma in numerose forme. Questo a causa dell'insediamento nella Sardegna giudicale di numerosi ordini religiosi, provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia. Il primo edificio romanico eretto in Sardegna stato la basilica di San Gavino a Porto Torres (ante 1065), fatta costruire dal Judike Basilica di Saccargia, Codrongianos (SS) particolare di Torres Gonnario Comita. In quella occasione il Judike fece della facciata arrivare da Pisa 11 maestri di pietra e di muro. Alla morte di Gonnario subentr il figlio Barisone I che prosegu nella costruzione della basilica e, primo fra tutti, cominci la politica di immigrazione degli ordini monastici nell'isola, donando all'Abbazia di Montecassino un vasto territorio. La politica della immigrazione monastica fu intrapresa anche dagli altri judikes e da quel momento per diversi decenni nell'isola arrivarono monaci di numerosi ordini religiosi fra i quali: i cassinesi, i camaldolesi, i vallombrosani, i vittorini di Marsiglia, i cistercensi, ecc. A seguito di questo fenomeno, tramite il notevole impegno finanziario della nobilt locale, furono fondate numerose chiese

Architettura romanica private, si ebbe cos lo sviluppo dell'architettura romanica che, nell'isola, assunse dei caratteri originali e molto interessanti. Fra queste si possono citare la cappella palatina di Santa Maria del Regno di Ardara (SS), la San Michele di Plaiano nei dintorni di Sassari, la basilica di San Simplicio a Olbia, la chiesa di San Nicola di Silanos a Sedini, la Cattedrale di Santa Giusta dell'omonimo centro (OR), la chiesa di Santa Maria di Uta (CA) e la basilica di Saccargia a Codrongianos.

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Architettura civile e militare


Il rinnovamento delle tecniche costruttive caratterizz non solo di un altissimo numero di costruzioni religiose, ma permise anche un salto di qualit nella costruzione di architetture civili e militari. In particolare grazie al passaggio a tipi di muratura pi regolare, con l'uso di pietre da taglio perfettamente squadrate, e grazie alla capacit di copertura di ampi spazi tramite le volte.

Architetture scomparse
Sebbene restino copiose testimonianze di edifici Le mura di vila religiosi romanici in tutta Europa, le costruzioni a destinazione non religiose sono in massima parte scomparse[18]: rocche e castelli, abitazioni monumentali dei signori feudali, dopo aver perso la loro funzione residenziale e strategica, vennero il larga parte dismessi e a partire dal XVI secolo, quando l'uso delle armi da fuoco li rese obsoleti: molti di essi caddero cos in un'inesorabile rovina. Analoga sorte ebbero la gran parte delle fortificazioni urbane medievali. Nelle citt le case-torri furono costantemente abbattute e scapitozzate per ragioni urbanistiche, politiche e di sicurezza pubblica, dal XIII fino a tutto il XIX secolo[19].

Mura e castelli
Tra gli esempi superstiti di questa stagione spiccano, per esempio, le monumentali mura di vila, in Spagna, iniziate nel 1090 e che si estendono tutt'oggi per un perimetro di oltre tre chilometri, con nove porte cittadine e ben ottantasei torri semicilindriche a distanza regolare. Nella loro grandiosit si pu leggere di riflesso lo spirito combattivo degli spagnoli impegnati nella Reconquista.

White Tower, Londra

Architettura romanica

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I castelli dei signori feudali, oltre che residenza dei medesimi, erano dei veri e propri avamposti militari e centri di potere nel territorio. I primi in Europa a costruire fortificazioni di grande complessit furono i Normanni[20]: le fortezze della White Tower (1077-1097) nella Torre di Londra e il grande Castello di Colchester (Essex), forse opera di un progettista comune, sono tra i primi esempi pervenutoci di colossali masti in pietra, che si diffusero poi in tutti i territori normanni e in Europa continentale. La White Tower in particolare fu voluta da Guglielmo il Conquistatore in un luogo strategico entro le mura romane di Il Castello di Rochester Londra e presso il Tamigi, dove poteva controllare l'accesso alla citt sia dal fiume che dalla campagna. Usata a lungo come prigione, era stata in realt costruita come alloggio per la famiglia reale, e la sua importanza ancora pi notevole se si considera come all'epoca della Conquista le case in pietra fossero ben rare[21]. Grande alla base 32,50x36 metri, alta tre piani e con pareti spesse fino a 3,60 metri alla base, la Torre era stata costruita con pietra calcarea bianca portata via mare da Caen, a sottolineare la nuova presenza dei conquistatori sulla scena inglese. Altre architetture che ne subirono l'immediata influenza furono il castello di Rochester (Kent), quello di Dover, di Hedingham (Essex), di Richmond (North Yorkshire) e di Newcastle upon Tyne (Northumberland), oltre allo spettacolare castello di Durham, che forma un maestoso complesso arroccato su un'alta rupe scoscesa, assieme al monastero ed alla cattedrale. Sempre i Normanni costruirono a Palermo, in Sicilia, il Palazzo dei Normanni, del XII secolo su un preesistente complesso arabo del IX.

Il castello dei conti di Fiandra a Gand

Il castello di Dover

Il castello di Durham

Architettura romanica

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Il castello di Hedingham

Il castello di Richmond

Il castello di Newcastle upon Tyne

Torri
Le citt medievali erano spesso punteggiate da innumerevoli torri. La tipologia pi antica di torre medievale a base circolare, una tipologia ripresa dalle fortificazioni murarie romane e che pare essere stata usata per scopi civili originariamente a Ravenna, per venire poi ripresa nelle torri scalari delle cattedrali nordeuropee. Nel periodo romanico si diffuse la tipologia a base quadrata o rettangolare, ma non mancano anche esempi torri a base poligonale. Per ottenere altezze che arrivavano, nei casi pi straordinari, a sfiorare i cento metri (l'altezza era infatti metro del prestigio e della ricchezza dei proprietari), si Torri di San Gimignano costruivano solide fondamenta e si ispessiva la muratura alla base fino anche a pi di due metri. Inoltre si ricorreva talvolta ad archi di scarico, che distribuivano il peso dei piani sui solidi muri laterali e sui contrafforti. Spesso le torri abitate avevano come confort la presenza di ballatoi esterni in legno ai piani pi alti che ampliavano la superficie calpestabile. Un esempio straordinariamente conservato di insieme di torri medievali (dall'XI al XIV secolo) la cittadina di San Gimignano in Toscana, dove sono ancora oggi presenti quattordici maestosi esemplari, delle pi di settanta torri un tempo presenti.

Architettura romanica

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Infrastrutture
Per quanto riguarda le infrastrutture, il ponte medievale di Besal, in Catalogna, risale al XII secolo ed tra i pi notevoli dell'epoca: la perfetta padronanza delle tecniche murarie e della costruzione degli archi permise di assecondare la conformazione del letto del fiume, consentendo anche l'edificazione di un solido portale al centro. Dopotutto risalgono a questo periodo le leggende sui ponti del diavolo, opere di ingegneria cos avanzate per l'epoca, da essere credute artifici del Maligno.
Il ponte di Besal

Note
[1] N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino 1981, ISBN 88-06-13069-2, voce Romanico. [2] G.C. Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, 1993 (1978) p. 26. [3] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 258 [4] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 257 [5] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 256 [6] Si pu citare come esempio la volta della cripta della Pieve di San Pietro in Trento. [7] ibidem [8] N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Germania. [9] N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari 1998, ISBN 88-420-3930-6, p.36. [10] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 262 [11] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 263 [12] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 266 [13] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 270 [14] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 264. Il testo scrive letteralmente "tra le maggiori realizzazioni del Romanico europeo". [15] N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, cit., p.40. [16] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 275 [17] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999, ISBN 88-420-4295-1, p.51. [18] De Vecchi - Cerchiari, I tempi dell'arte - Volume 1, cit., pag. 251. [19] Vincenzo Castelli e Sonia Bonucci, Antiche torri di Siena, Betti Editrice, Siena 2005. [20] David Watkin, Storia dell'architettura occidentale, Zanichelli 1990, ISBN 88-08-13946-8 [21] Watkin, Storia dell'architettura occidentale, cit., pag. 104

Bibliografia
Liana Castelfranchi Vegas, L'arte del Medioevo, Milano, Jaca Book, 1994. ISBN 978-88-16-60155-0 Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla met del Mille al primo 300, Nuoro, Ilisso, 1993. ISBN 88-85098-24-X Renato De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Roma-Bari, Laterza, 2001. ISBN 978-88-420-4295-2 Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, Milano, Bompiani, 1999. ISBN 978-88-451-7107-9 Georges Duby, L'Europe au Moyen Age, Parigi, Flammarion, 1990. ISBN 978-2-08-010938-5 Hans E. Kubach, Architettura romanica, Milano, Electa, 1972. ISBN 978-88-435-2474-7 Jean Nayrolles, L'invention de l'art roman l'poque moderne (XVIIIe-XIXe sicles), Rennes, Presses Universitaires, 2005. ISBN 978-2-7535-0092-1 Cesare Rota Nodari, Paolo Manzoni. La rotonda di San Tom. Analisi di un'architettura romanica. Sondrio, Lyasis, 1997. ISBN 88-86711-18-2. Raymond Oursel, Il firmamento dell'arte romanica. La Francia del XII secolo, Milano, Jaca Book, 1992. ISBN 978-88-16-60124-6

Architettura romanica Nikolaus Pevsner, John Fleming John, Honour Hugh, Dizionario di architettura, Torino, Eianudi, 1992., ISBN 978-88-06-13069-5 Nikolaus Pevsner, Storia dell'architettura europea, Roma-Bari, Laterza, 2002. ISBN 978-88-420-3930-3 Renata Serra, Sardegna Romanica, Milano, Jaca Book, 1988. ISBN 88-16-60096-9 Guido Tigler, Toscana Romanica, Milano, Jaca Book, 2006. Rolf Toman, Romanesque Art, Colonia, Konemann, 1997. ISBN 978-3-89508-447-8

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Voci correlate
Architettura gotica Architettura neoromanica Architettura ottoniana Architettura romanica in Italia Scultura romanica

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Collegamenti esterni
Arte medievale (http://www.artemedievale.net/) (EN,ES,FR,IT) Romanes - French Romanesque art through 150 places (http://www.romanes.com/index_it. html)

Cattedrale di Santiago di Compostela

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Cattedrale di Santiago di Compostela


Coordinate geografiche: 425250N 83241W42.8806N 8.5446W
Basilica Cattedrale Metropolitana di San Giacomo di Compostela Catedral Baslica Metropolitana de Santiago de Compostela [1]

Veduta esterna Paese Regione Localit Religione Diocesi Anno consacrazione Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Sito web Spagna Galizia Santiago di Compostela Cristiana cattolica di rito romano Arcidiocesi di Santiago di Compostela 1211 romanico, gotico, barocco 1075 1750 [2]

La Basilica Cattedrale Metropolitana di San Giacomo di Compostela(in spagnolo: Catedral Baslica Metropolitana de Santiago de Compostela), o pi semplicemente Cattedrale di San Giacomo di Compostela, la chiesa madre dell'arcidiocesi di Santiago di Compostela e uno dei massimi santuari cattolici del mondo; al suo interno, nella cripta, i fedeli venerano le reliquie dell'apostolo Santiago o Maior/el Mayor (san Giacomo il Maggiore), patrono di Spagna. La cattedrale di Santiago la meta del Cammino di Santiago di Compostela, storico pellegrinaggio di origine medievale. Dato che per il 2010 si aspettano molti pi pellegrini del solito, sono in corso nella cattedrale importanti lavori di restauro.

Cattedrale di Santiago di Compostela

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Cenni storici
Secondo la leggenda, il corpo dell'apostolo Giacomo il Maggiore fu rinvenuto nel IX secolo, nell'area dove sorge la cattedrale. Una prima chiesa intitolata a san Giacomo venne qui costruita all'inizio del IX secolo, per volere di Alfonso II delle Asturie. Successivamente, nell'899, sotto re Alfonso III, la prima chiesa fu rimpiazzata da un'altra pi grande, in stile protoromanico. Nel 997, durante il saccheggio della citt di Santiago de Compostela da parte dei berberi comandati da Almanzor, la chiesa protoromanica venne incendiata e le sue porte e campane fatte trasportare, dagli schiavi cristiani, alla Grande moschea di Cordoba. Nel 1095 il papa Urbano II decreta il trasferimento della sede vescovile di Iria Flavia, l'attuale Padrn, a Santiago de Compostela. L'inizio dei lavori dell'attuale cattedrale risale al 1075. Il tempio, in stile romanico, venne completato nel XIII secolo e consacrato nel 1211, alla presenza del re Alfonso IX di Len. Si tratta di uno degli edifici che meglio rappresenta il tipo di chiesa romanica che scandisce il cammino di Santiago di Compostela tra Francia e Spagna (Sainte-Foy di Conques, Saint-Martial de Limoges, San Martino di Tours e Saint-Sernin a Tolosa), caratterizzato dall'abside con cappelle radiali e deambulatorio. Sub modifiche tra XVI e XVIII secolo.

Descrizione
Esterno
Facciata dell'Obradoiro In stile barocco, la fachada do Obradoiro venne eretta, tra il 1738 e il 1750, allo scopo di proteggere il portico della Gloria dai danni delle intemperie alle quali era esposto. L'Obradoiro, rivolta a occidente, verso l'omonima piazza, costituisce l'ingresso principale della cattedrale ed preceduta da una scalinata monumentale, realizzata nel 1606. Ai lati si innalzano le due torri, di origine medievale, alte 76 metri; nella torre destra, detta Torre das Camps, si trova la statua di santa Maria Salom, madre di san Giacomo, mentre la statua di Zebedeo, padre dell'apostolo, orna la torre sinistra, la Torre da Carraca. Al centro, nella parte pi alta della facciata, campeggia la statua del titolare della cattedrale.

Interno
Portico della Gloria
La facciata

Superato il portale della facciata barocca dell'Obradoiro, si entra nel nartece della cattedrale, noto come Portico della Gloria. Il portico un

Cattedrale di Santiago di Compostela

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capolavoro della scultura romanica, costruito per volere di re Ferdinando II di Len tra il 1168 e il 1188, ad opera del Maestro Matteo. Il portico costituito da tre campate voltate a crociera e presenta tre portali scolpiti, tramite i quali si accede alle navate. Il portale centrale, il pi grande, architravato e diviso al centro da una colonna, dove campeggia la statua dell'apostolo Giacomo. Sulla lunetta si trova la rappresentazione scolpita della corte della Gerusalemme Celeste, secondo la descrizione dell'Apocalisse di Giovanni, con al centro il Cristo in Maest, circondato dai "quattro esseri viventi", simbolo degli evangelisti, da angeli e dalle anime dei giusti. Sull'archivolto sono rappresentati i ventiquattro vegliardi. Sugli stipiti vi sono le statue di apostoli e profeti. Botafumeiro Il Botafumeiro l'incensiere presente nella Cattedrale. Esso attualmente il pi grande incensiere del mondo. Capela Maior
L'interno

La Capela Maior (il coro o presbiterio) il cuore della cattedrale. Vi si trova il sontuoso altare maggiore, sormontato da un baldacchino. L'altare, in stile barocco, opera di Juan de Figueroa, risale alla fine del XVII secolo e contiene la statua in pietra di Santiago, opera del XIII secolo influenzata dal maestro Mateo, ricoperta da un mantello d'argento. I pellegrini, salendo una scala situata dietro l'altare, hanno accesso a un angusto spazio dal quale possibile abbracciare la statua e baciare il mantello.

Organo
Nella cattedrale si trova l'organo a canne Mascioni opus 1010, costruito nel 1977. Ospitato all'interno delle due casse scolpite dei due precedenti organi barocchi, realizzati fra il 1704 e il 1712 dall'organaro spagnolo Manuel de Las Vinas, a trasmissione elettrica ed ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La sua disposizione fonica la seguente:
Prima tastiera - Positivo Espressivo Principal 8'

Flautado chimenea 8' Flauta Sesquiltera Quincena Decinovena Veintidosena Cmbala Trompeta Real Cromorno 4' II 2' 1.1/3' 1' II 8' 8'

Cattedrale di Santiago di Compostela

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Trmolo

Seconda tastiera - Grand'Organo Principal Bordn Principal Flautado Flauta Octava 16' 16' 8' 8' 8' 4'

Flauta Chimenea 4' Docena Quincena Decinovena Veintidosena Veintiseisena Veintinovena Lleno Corneta V 2.2/3' 2' 1.1/3' 1' 2/3' 1/2' IV 8'

Trompeta Magna 16' Trompeta Real Trompeta Clarn 8' 8' 4'

Terza tastiera - Espressivo Quintadena Principal Bordn Viola da gamba Octava Flauta Lleno Nazardo Flautn 16' 8' 8' 8' 4' 4' V 2.2/3' 2'

Flauta diecisetena 1.3/5' Voz celeste Fagot Trompeta Real Clarn Trmolo 8' 16' 8' 4'

Cattedrale di Santiago di Compostela

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Pedal Contras Subbajo Bordn Quinta Bajo Principal Bordn Quinta Octava Flauta Lleno 16' 16' 16' 10.2/3' 8' 8' 8' 5.1/3' 4' 4' VI

Bombarda 16' Fagot Trompeta Fagot Clarn 16' 8' 8' 4'

Voci correlate
Arcidiocesi di Santiago di Compostela Cammino di Santiago di Compostela San Giacomo il Maggiore Architettura romanica Botafumeiro

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Collegamenti esterni
L'organo a canne [3]

References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Cattedrale_di_Santiago_di_Compostela& language=it& params=42. 8806_N_8. 5446_W_type:landmark [2] http:/ / www. catedraldesantiago. es/ [3] http:/ / www. mascioni-organs. com/ restauridemo/ santiago. htm

Duomo di Modena

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Duomo di Modena
Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano

La facciata Paese Regione Localit Modena Religione Diocesi Anno consacrazione Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Cristiana cattolica di Rito romano Arcidiocesi di Modena-Nonantola 1184 romanico 1099 1319 Italia Emilia-Romagna

Bene protetto dall'UNESCO Patrimonio dell'umanit Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande (EN) Cathedral, Torre Civica and Piazza Grande, Modena

Tipo Criterio Pericolo Riconosciuto dal Scheda UNESCO

Architettonico C (i) (ii) (iii) (iv) Nessuna indicazione 1997 [1] (EN) Scheda [2] (FR) Scheda

Duomo di Modena Il duomo di Modena la prima chiesa della citt e dell'Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Capolavoro dello stile romanico, la cattedrale stata edificata dall'architetto Lanfranco nel sito del sepolcro di san Geminiano, patrono di Modena, dove in precedenza, a partire dal V secolo, erano state gi erette due chiese. Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo, conservate in una semplice urna del IV secolo ricoperta da una lastra di pietra e sorretta da colonne di spoglio. Il sarcofago, custodito entro una teca di cristallo, viene aperto ogni anno in occasione della festa del santo stesso (31 gennaio) e le spoglie del santo, rivestite degli abiti vescovili con accanto il pastorale, vengono esposte alla devozione dei fedeli. A fianco del duomo sorge la torre campanaria detta la Ghirlandina. Il duomo di Modena, la Ghirlandina e la piazza Grande sono stati dichiarati patrimonio dell'umanit dall'UNESCO nel 1997.

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Storia
Prima della Cattedrale nuova
L'antica Mutina era una fiorente colonia romana sulla via Emilia, che nell'alto medioevo era andata quasi completamente distrutta a causa di invasioni, terremoti e di alluvioni, tanto che gli abitanti erano stati costretti ad abbandonare la citt per trasferirsi in una localit longobarda dotata di mura, che prese il nome di "Cittanova", oggi frazione del comune di Modena. Il vescovo tuttavia continu a risiedere presso la chiesa principale di Mutina, dove erano conservate le spoglie del santo patrono; col tempo attorno alla chiesa (che sorgeva all'esterno delle mura romane) si venne a formare un nucleo abitativo, che divent, ed ancora oggi, il centro di Modena, seguendo un andamento a raggiera lungo le vie d'acqua che attraversavano la citt.[3] Nella met dell'XI secolo la prima chiesa venne sostituita da una pi grande, la quale tuttavia, per le scarse capacit dei costruttori, Un frammento marmoreo dalla Cattedrale vecchia minacciava di crollare gi verso la fine del secolo, quando il popolo decise di costruirne una nuova. In quel periodo, caratterizzato dalla lotta fra papato e impero per l'investitura dei vescovi, la citt, pur facendo parte dei domini di Matilde di Canossa, era stata governata saldamente dal potente vescovo Eriberto, che per fu scomunicato nel 1081 da Gregorio VII per le sue simpatie per l'antipapa Clemente III e per l'imperatore. La sede vescovile rest allora vacante per diversi anni a causa dell'impossibilita per il papa di trovare un candidato gradito al popolo e al partito imperiale. Il popolo, che avvertiva la necessit di mettere mano a una nuova chiesa, approfittando anche dell'assenza del vescovo, decise di costruire una nuova grande cattedrale, cosicch quando il nuovo vescovo Dodone, nominato pur con qualche difficolt nel 1100 da papa Urbano II, riusc a farsi accettare da tutti e giunse a Modena, trov il cantiere del nuovo Duomo gi aperto. La decisione presa dal popolo, in piena indipendenza rispetto ai poteri imperiali ed ecclesiastici, indicativa dell'aspirazione all'autogoverno e alla libert dei modenesi. Il Duomo rappresenta dunque il simbolo della rivendicazione di autonomia e libert di una comunit devota ma insofferente allo strapotere sia imperiale che ecclesiastico, che sfoci qualche tempo dopo nella costituzione del libero Comune (1135).

Duomo di Modena

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Il nuovo duomo
Una lapide murata all'esterno dell'abside maggiore riporta come data di fondazione della nuova cattedrale modenese il 23 maggio 1099, e indica anche il nome dell'architetto, Lanfranco, maestro ingenio clarus [...] doctus et aptus [...] operis princeps huius rectorque magister ("famoso per ingegno, sapiente e esperto, direttore e maestro di questa costruzione"). La nuova cattedrale, secondo il documento di poco successivo al 1106 della Relatio de innovatione ecclesie Sancti Geminiani (del canonico Aimone di Modena, conservato nell'Archivio Capitolare), fu fortemente voluta dalla popolazione (quindi non solo dagli ecclesiastici) al posto della precedente chiesa, terminata appena trent'anni prima e situata in posizione sfasata, pi o meno con le absidi dove oggi si trovano la facciata e la prima parte della navata. Si riporta anche come diede l'assenso all'opera e il proprio appoggio anche la contessa Matilde di Canossa.[4] Lanfranco venne a Modena accompagnato da un gruppo di valenti muratori e lapicidi (i cosiddetti Maestri Comacini, cio provenienti da localit del lago di Como) che si misero subito al lavoro. A Lanfranco si dovette affiancare presto lo scultore Wiligelmo, ricordato da un'analoga lapide sul lato opposto della chiesa, il quale non solo lavor assieme ai suoi allievi e seguaci alla decorazione scultorea della chiesa, ma forse si occup anche dell'architettura, iniziando i lavori dalla facciata, mentre Lanfranco (o comunque un altro gruppo di lavoro) part dalle absidi.

La lapide di Lanfranco

La doppia partenza in senso inverso dei lavori avallata, oltre che dalle due lapidi, anche da un'irregolarit, molto probabilmente dovuta a errori di calcolo, in quello che dovette essere il punto d'incontro: sul fianco meridionale verso la Piazza Grande la serie di loggette s'interrompe e si interpone una bifora, sormontata da un arco cieco pi basso e stretto. La corda di questo arco misura 2,67m, mentre tutte gli altri hanno una lunghezza di 3,74[5]. Altrettanto si verifica sul fianco nord, dove per l'irregolarit meno evidente perch mascherata da un successivo rimaneggiamento. Questi errori di misurazione sono frequenti nelle costruzioni pre-romaniche, romaniche e anche, seppur attenuate, in quelle gotiche: muri e pareti con qualche gobba, arcate e intercolumni di diverse dimensioni, decorazioni a fregio con sbalzi, ecc. Va osservato che gli architetti medievali non davano eccessivo valore alla simmetria e alle proporzioni, prevalendo su queste la ricerca dell'animazione plastica.

Duomo di Modena

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Per la costruzione del duomo attuale vennero usati in parte materiali ricavati dai ruderi di edifici di epoca romana. Quando ormai le fondazioni avevano raggiunto la superficie del suolo, ci si accorse che i materiali raccolti non sarebbero bastati per l'intera costruzione, ma, come afferma il cronista Aimone, "per divina ispirazione" si cominci a scavare poco lontano dal cantiere mettendo in luce inaspettatamente una necropoli romana ricca di pietre e di marmi che, levigati o scolpiti, vennero utilizzati nella costruzione dell'edificio. Il largo impiego di marmi romani Il profeti Enoch e Elia e dedica a Wiligelmo evidenziato da figure e iscrizioni che si trovano qua e l nelle lastre che ricoprono il Duomo e la torre campanaria e dai leoni stilofori certamente di origine romana del portale maggiore e della Porta dei principi, i primi del genere a venire impiegati in un edificio medievale. I lavori edili andarono avanti alacremente procedendo nel frattempo la demolizione di parti della vecchia cattedrale per fare posto alla nuova, sicch nel 1106 la costruzione era gi coperta e si pot traslare il corpo del Santo patrono da ci che restava ancora della vecchia chiesa dove era sepolto alla cripta della nuova basilica. Questa cerimonia avvenne in forma solenne alla presenza del papa Pasquale II, di vescovi e abati, della contessa Matilde e del popolo, attento e vigile durante la ricognizione del sepolcro e la traslazione nel timore che vi potessero essere furti di reliquie, allora oggetto di fiorente commercio[6]. Un terribile terremoto sconvolse nel 1117 l'area padana. Il duomo di Modena fu per risparmiato e ci lo fece diventare motivo di ispirazione per gli architetti che costruirono e riammodernarono importanti edifici come le cattedrali di Ferrara, Piacenza, Parma o l'abbazia di Nonantola. Demolita poi completamente la vecchia cattedrale, i lavori continuarono ed entro il terzo decennio del XII secolo il lavoro dei successori di Lanfranco e Wiligelmo si era concluso.

I Campionesi
A Lanfranco e Wiligelmo subentrarono a partire dal 1167 alcuni seguaci e le maestranze campionesi, provenienti anch'esse dal nord della Lombardia, precisamente da Campione d'Italia, oggi enclave italiana in Svizzera, da cui il nome. I Maestri Campionesi erano stati chiamati per completare la cattedrale e, soprattutto, per costruire la torre campanaria. A loro si devono buona parte delle decorazioni interne, ma anche diversi interventi strutturali quali l'apertura delle due porte della facciata ai lati del portale maggiore e la costruzione del grande rosone gotico al centro della facciata, che comport un intervento al secondo piano del protiro del portale maggiore. Fu inoltre modificato il presbiterio, con la costruzione del mirabile pontile riccamente da loro decorato, e venne aperta la grandiosa Porta Regia sulla Piazza Grande, anch'essa non prevista da Lanfranco (il nome di Regia, non significa del re, ma deriva dal termine del
La Porta Regia

Duomo di Modena latino medioevale rege che significa porta principale di un edificio), vicina alla Porta dei principi, anch'essa sulla piazza e gi presente nel progetto iniziale, che trae il proprio nome dalla presenza di due principi nella decorazione dell'architrave. La monumentalit della Porta Regia confer al fianco meridionale l'aspetto di una seconda facciata. Ai Maestri Campionesi sono anche attribuibili gli Arcangeli Gabriele e Michele posti uno alla sommit del tetto della facciata e l'altro su quello dell'abside centrale. L'attivit dei Campionesi continu per tre generazioni, come testimonia nel 1322 la realizzazione del pulpito interno da parte di Enrico da Campione. Poich le cronache registrano nel 1319 il compimento a opera dello stesso Enrico da Campione della cuspide della Ghirlandina, si pu datare intorno alla met del XIV secolo la partenza dalla citt dei Campionesi.

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Gli interventi successivi


Gli interventi successivi pi importanti sono nel XV secolo, quando fra il 1437 e il 1455 si nascose con volte a crociera l'originaria copertura a capriate lignee, forse voluta dai committenti timorosi che succedesse quanto era avvenuto alle volte del duomo precedente, che avevano palesato presto vistose lesioni. Nel XVIII secolo venne modificata l'abside centrale della cripta, entro cui si trova il sepolcro di San Geminiano: grazie al lascito testamentario di un canonico le pareti vennero rivestite di marmi rari e preziosi, le finestre chiuse da preziose e sottili lastre di onice, le volte vennero rifatte e decorate con stucchi e altri materiali. In quell'occasione fu fabbricato anche una nuova e preziosa urna funeraria del santo, mentre l'altare che la precede fu recintato con una balaustra marmorea. Come recita una lapide murata a fianco dell'altare, vennero realizzati in quel periodo i candelabri e le lampade d'argento oggi conservati nel Museo del Duomo, offerti dall'allora duca di Modena Rinaldo I d'Este, che era stato cardinale rinunciatario della porpora per sposarsi e assumere il governo della citt, essendo morto senza lasciare figli suo nipote Francesco II d'Este. Un altro intervento importante si ebbe dalla fine dell'Ottocento ai primi del Novecento quando si abbass di una ventina di centimetri il pavimento per dare maggiore slancio all'interno e si liberarono i fianchi del Duomo delle costruzioni che, nel tempo, si erano venute ad appoggiarvisi, tra le quali i due muri trasversali dotati di archi a sesto acuto che collegavano il duomo alla Ghirlandina e alla sagrestia; in quell'occasione si costru un nuovo passaggio sopraelevato per la sagrestia in uno stile che richiama il romanico. In occasione di questo restauro si commission a un modesto pittore modenese l'incarico di dipingere l'interno superiore delle absidi ed egli assolse il compito effettuando affreschi che imitano i mosaici bizantini. Nel 1936 si ricostruirono le guglie a loggetta che sovrastano i pilastri della facciata cadute per il terremoto del 1797 e mai ricollocate in loco. Nel 1944 una parte del lato sud venne parzialmente danneggiata da un bombardamento e presto restaurata. Alla fine del Novecento si provvide poi a un'accurata pulitura delle sculture e della superficie esterna restituendo al Duomo il caratteristico colore bianco che era stato offuscato dalla polvere e dallo smog. Sempre in questi anni, grazie a un lascito testamentario, si sono potute costruire e installare tre porte in bronzo per i portali della facciata. Queste porte non riscossero per l'approvazione di buona parte dei cittadini, che le giudicavano troppo moderne e non in armonia con la facciata. La polemica divamp e invest anche la critica d'arte nazionale, cosicch il Capitolo del Duomo torn sulla sua decisione, facendo rimuovere le porte in bronzo e rimettendo le vecchie e anonime porte in legno. Attualmente sono in corso lavori di consolidamento delle fondazioni per prevenire possibili danni alla struttura. Si infatti constatato qualche, sia pur lieve, cedimento e un avvicinamento millimetrico della Ghirlandina al Duomo, causati dal traffico che corre vicino o da un abbassamento della falda acquifera sottostante.

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Restauri del 2007-2008


Tra il 2007 e il 2008 il Duomo sottoposto a restauro consolidativo. Sono state sostituite alcune travi portanti piuttosto degradate, e si sono riparate fessure nella muratura. Si inoltre proceduto a restaurare il rosone, che si constatato essere piuttosto traballante, sia per quanto riguarda le colonnine (smontate e rimontate una a una) che per quanto riguarda le vetrate policrome quattrocentesche; queste ultime in particolare hanno subito approfondite analisi eseguite dall'universit di Padova, volte a identificare le parti non originali rimpiazzate spesso malamente col passare dei secoli (e delle guerre) da vetri di scarsa qualit, col fine di sostituirle definitivamente con materiali pi consoni.

Termografia nella zona ribassata attorno all'abside

Per quanto riguarda la facciata intenzione cogliere l'occasione per restaurare anche i bassorilievi di Wiligelmo raffiguranti le Storie della Genesi (lo necessitano soprattutto quelli ai fianchi del portale principale). Stessa sorte toccher anche alla fiancata meridionale, quella che d sulla Piazza Grande, anch'essa risultata bisognosa di cure.

Architettura
Esterno
All'esterno l'articolazione dello spazio riflette quella interna, una teoria di loggette ad altezza di "matroneo", cinge tutto il perimetro del Duomo, racchiuse da arcate cieche. Questo motivo d ritmo all'edificio scandendo l'articolazione dello spazio con un gioco di chiaroscuri. La facciata La facciata a spioventi che riflettono la forma interna delle navate(a salienti), con soffitti ad altezze diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture. Il centro dominato dal portale maggiore, sovrastato da un protiro a due piani con un'edicola dalla volta a botte. Il protiro retto da due leoni stilofori (cio reggenti una colonna ciascuno) di epoca verosimilmente antica (forse copie di sculture romane). Viene qui ripresa l'allegoria tipicamente greca che faceva della colonna un simbolo dell'uomo: la colonna posta infatti sopra il leone e sormontata a sua volta dal protiro tridimensionale, che rappresenta la Trinit. Ci voleva significare che l'uomo un essere intermedio, a met strada tra Dio e l'animale. Questo motivo di derivazione classica si ripete poi tutt'intorno all'edificio. Lo stesso modello ripreso anche nella Porta Regia sul fianco. I portali sono leggermente strombati e non presentano le lunette, mentre sono decorati da sculture gli altri elementi. Numerosi rilievi, tra i quali le quattro celebri pannelli con le Storie della Genesi di Wiligelmo, decorano la facciata. Questi rilievi sono posti al di sopra dei portali laterali e a fianco di quello centrale, sono suddivisi in dodici parti, che vanno dalla rappresentazione di Dio in una mandorla fino al diluvio universale. Il grande rosone venne aggiunto nel XIII secolo assieme ai due portali laterali, che comportarono lo spostamento dei pannelli di Wiligelmo.

Duomo di Modena Le porte laterali Notevoli sono le porte laterali, due sul fianco sud nella piazza Grande e una su quello nord. La Porta regia non esisteva nel Duomo di Lanfranco ed opera dei maestri campionesi, databile fra il 1209 e il 1231 mentre si svolgevano anche i lavori nel presbiterio. Presenta all'esterno alcuni gradini ed di marmo rosa, diverso dal colore bianco della superficie del Duomo. Minore, rispetto alle altre porte, la sua decorazione scultorea, mentre molto maggiore la sua imponenza architettonica: a strombo, delimitato da una serie di colonne tutte diverse, di cui le due prime di diametro maggiore sono sorrette da due grandi leoni stilofori, spoglie antiche recuperate da un edificio di epoca romana, che stringono la preda fra le zampe e rappresentano nell'iconografia medioevale la lotta fra il diavolo e l'uomo o fra questo e Dio. Il tutto sormontata da un imponente protiro. La pi piccola Porta dei Principi ornata nell'architrave da un bassorilievo raffigurante episodi della vita di San Geminiano. Sullo stesso lato sporge un pulpito opera del 1500-1501 di Giacomo da Ferrara e Paolo di Giacomo che ha sulla cassa i simboli degli Evangelisti. Sul fianco settentrionale, in via Lanfranco, si trova la Porta della Pescheria, sormontata dal protiro retto da due colonne su leoni stilofori, che ha negli stipiti bassorilievi ispirati ai dodici mesi dell'anno e tralci vegetali abitati da animali reali e fantastici. La torre campanaria di tipo lombardo indipendente.

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Interno
La chiesa a tre navate prive di transetto e con un presbiterio (l'area dove si trova l'altare liturgico) in posizione sopraelevata, che suggerisce la presenza della cripta. A ciascuna navata corrisponde un'abside. La copertura era anticamente a capriate lignee e venne sostituita con volte a crociera a sesto acuto soltanto durante il XV secolo. La navata centrale presenta quattro grandi campate, di lunghezza doppia rispetto a quelle nelle navate laterali (che sono quindi otto). Le pareti che separano le navate sono scandite da archi a tutto sesto, poggianti su pilastri compositi alternati a Interno colonne, e articolate da triplici arcate nel triforio, dove si simula un matroneo inesistente ripreso da modelli carolingi e ottoniani, e strette finestre nel cleristorio, dalle quali filtra la luce. L'uso di pilastri e colonne alternati di solito funzionale alla costruzione delle volte, perch le volte della navata centrale, pi ampie e pesanti, poggiano su pilastri, mentre le volte delle navate laterali scaricano su colonne o pilastri pi piccoli. Nel caso del Duomo di Modena, all'epoca della costruzione, la scelta fu puramente stilistica, essendo anticamente coperta da capriate. Esistevano comunque quattro campate gi

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delimitate da arconi, che ancora attraversano la navata e che creavano un ritmo nella struttura parietale, sottolineato anche dalle paraste che prolungano i pilastri, dalle membrature degli archi a tutto sesto e dalle trifore.

Pianta

Corredo scultoreo
Le sculture del Duomo di Modena sono parte integrante del complesso monumentale e costituiscono la pi importante testimonianza del rinascere dell'arte scultorea su scala monumentale in Italia, punto di partenza per i successivi sviluppi artistici nel Nord-Italia e oltre. I rilievi di Wiligelmo ne fanno il caposcuola della scultura romanica in Italia. Come altre grandi cattedrali romaniche o gotiche, il duomo di Modena stato definito "la Bibbia di pietra" o "la Bibbia dei poveri", perch, coi suoi simboli e le sue decorazioni scultoree, consentiva ai poveri e a tutti gli analfabeti di ricevere l'istruzione religiosa.

Wiligelmo
Descrizione delle scene

Bassorilievo di Wiligelmo, la Creazione dell'uomo, della donna e peccato originale

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I Profeti

I Profeti

La facciata dominata dalla decorazione marmorea plastica dovuta in gran parte a Wiligelmo[7], scultore modenese (o meglio campionese o comacino?), che scolp i quattro grandi rilievi con le Storie della Genesi, un tempo allineati molto probabilmente ai lati del portale centrale (dove ne sono collocati ancora due) e poi spostati con l'apertura dei portali laterali (gli altri due infatti sono al di sopra delle porte laterali). Le quattro scene, rappresentate sotto una galleria di archetti talvolta sorretti da colonnine nello sfondo, si leggono da sinistra a destra e sono: 1. 2. 3. 4. Creazione dell'uomo, della donna e peccato originale, Cacciata dal Paradiso Terrestre, Sacrificio di Caino e Abele, uccisione di Abele e rimprovero divino, Uccisione di Caino, l'arca del diluvio, uscita di No dall'arca.

Sono attribuiti a Wiligelmo anche altri rilievi: I Cervi che si abbeverano alla fonte, Il rilievo con animali fantastici e una figura umana nuda che cavalca un mostro, I capitelli al livello della loggetta che, invece delle decorazioni fogliacee tradizionali, hanno motivi figurati con teste di animali, teste e mascheroni di uomini e donne e telamoni ricurvi sotto il peso del pulvino. Anche la decorazione del portale centrale certamente di Wiligelmo. Tra le raffigurazioni c' quella di un tralcio di vite abitato che si sviluppa sugli stipiti, sull'architrave e sull'archivolto a simboleggiare che il fedele sta entrando nella "vigna del Signore", cio nella redenzione. All'interno degli stipiti sono le dodici figure di profeti che previdero la venuta di Cristo e sono simboli delle fondazioni della Chiesa; pregevoli i telamoni alla base degli stipiti, i capitelli delle semicolonne elicoidali e i profeti Enoc ed Elia che sostengono l'iscrizione dedicatoria della chiesa. Sempre di questo scultore sono i due genietti alati appoggiati su fiaccole rovesciate, certamente ripresi da modelli dell'antichit che egli doveva aver visto sui sarcofagi riemersi dalla necropoli romana, simboli funerari della morte e del lutto; accanto a quello di sinistra un uccello, che viene identificato con l'ibis, simbolo del cattivo cristiano, o col pellicano, che si richiama alla resurrezione di Cristo.

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Wiligelmo, Cacciata dal Paradiso Terrestre

Wiligelmo, Caino e Abele

Wiligelmo, Uccisione di Caino e l'Arca di No

Wiligelmo, Genio funerario

Wiligelmo, Telamone

Profilo artistico Per rendersi conto dello stile immediatamente precedente a Wiligelmo si possono vedere i capitelli di anonimi maestri lombardi nella cripta della cattedrale. La sua opera scultorea colp certamente anche i suoi contemporanei che nell'iscrizione della famosa lapide con la data di fondazione del Duomo (con Enoc e Elia di Wiligelmo stesso), aggiunsero in caratteri pi piccoli le sue lodi in latino medievale: "inter scultores quanto sis dignus onore - claret scultura nunc Wiligelme tua".

Caino e Abele

I seguaci di Wiligelmo
Gli Evangelisti I simboli degli Evangelisti (il leone di San Marco, l'angelo di San Matteo, l'aquila di San Giovanni e il bue di San Luca) che i Campionesi spostarono al di sopra del rosone, sono vicini stilisticamente a Wiligelmo, ma sono attribuiti a un allievo, detto Maestro degli Evangelisti, che evidenzia un gusto pi raffinato della forma, a scapito del vigore del suo maestro. La Porta dei Principi Pure opera di uno scultore della scuola wiligelmica la decorazione della Porta dei principi il cosiddetto Maestro di San Geminiano. Nell'architrave si trova un bassorilievo raffigurante Episodi della vita di San Geminiano: il viaggio in mare nella tempesta sollevata dal demonio,

La Porta dei Principi

il Santo si reca a cavallo verso l'Oriente chiamato dall'imperatore Gioviano per guarire la figlia indemoniata,

Duomo di Modena la guarigione della figlia dell'imperatore, la riconoscenza di questo manifestata con la consegna di doni, il ritorno a Modena, la miracolosa tumulazione del Santo. Alcuni critici pensano di attribuire le storie di San Geminiano a Wiligelmo stesso in tarda et, almeno per alcune parti dei bassorilievi che rappresentano scena della vita di San Geminiano, ma tale attribuzione da scartare per l'assenza della tensione e della forza plastica che anima la scultura di Wiligelmo sulla facciata. Qui lo scultore non pi coinvolto, distaccato dai fatti che rappresenta, quasi un cronista o un fotografo che ci d una serie di istantanee.

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Porta della Pescheria, dettaglio

La porta fu gravemente danneggiata dal bombardamento della citt del 1944 e ricostruita fedelmente ricomponendo i molti pezzi in cui era ridotta raccolti con cura da un giornalista locale e poi conservati in attesa del restauro. Anche uno dei due leoni di origine romana fu colpito e poi fedelmente ricostruito. La Porta della pescheria La Porta della pescheria (cosiddetta perch nelle sue vicinanze gi si trovava un banco per il commercio del pesce) era destinata all'entrata del popolo e venne scolpita tra il 1110 e il 1120 circa, con tralci con mostri e figure zoomorfe, la serie delle Allegorie dei mesi (sugli stipiti), le Storie di re Art (sull'archivolto) e alcune scene riprese da favole con animali dai bestiari (Roman de Renart), sull'architrave: la cavalcata sull'ippocampo, il funerale della volpe, la lotta del serpente con la gru, la gru che toglie l'osso dalla gola del lupo.

Queste immagini di vivace sapore popolare sono collegate ad ammonimenti cristiani. Per esempio nella scena del Funerale della volpe, al quale presero parte galline e polli che non si accorsero che la volpe era invece viva e che furono mangiati rappresenta un ammonimento contro l'Anticristo; in un'altra un'oca toglie un ossicino dalla bocca di un lupo per venire poi divorata, citazione dal Fisiologo.

Porta della pescheria

La presenza del ciclo arturiano sull'archivolto la prima nel continente europeo ed anteriore alle redazione scritta in francese del ciclo bretone. I personaggi presentano nomi di origine bretone (risalenti all'antico o medio bretone) [8] . Simboleggiavano la difesa della chiesa da parte dei crociati e sicuramente si erano diffuse fino in Italia grazie alla popolarit raggiunta tra i pellegrini medievali.

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36 La porta venne decorata da un allievo di Wiligelmo, detto Maestro di Art. Anche questo scultore, pur apprezzabile, non ha la forza espressiva e la tensione del suo maestro: i suoi telamoni nei capitelli non sono schiacciati dal peso che sopportano come quelli di Wiligelmo, il lavoro nelle allegorie dei mesi non pi come quello di Adamo ed Eva della lastra della facciata una condanna in espiazione del peccato, cos pure non vi drammaticit nella cavalcata della leggenda di re Art, pi simile a una passeggiata che a una battaglia. Tutto pi sereno e meno drammatico, e il rilievo pi piatto. Questa minore tensione e partecipazione dell'artista rispetto a Wiligelmo hanno fatto pensare all'influsso dell'arte borgognona.

La serie dei Mesi, Marzo

Il Maestro delle metope L'ultimo intervento della scuola di Wiligelmo nei lavori di decorazione del Duomo prima dell'avvento dei Campionesi quello relativo alle otto metope poste al disopra dei contrafforti esterni, opera di un seguace di Wiligelmo chiamato Maestro delle metope (1130 circa). Per sottrarle all'usura del tempo, furono trasportate nel Museo del Duomo e sostituite in loco da copie nel 1950. Vi sono raffigurate scene curiose, un vero unicum, con figure fantastiche in atteggiamenti originali e talora acrobatici, come le due donne sedute una delle quali a testa all'ingi. Si pensa che raffigurino gli abitanti delle regioni pi remote della Terra, in attesa di ricevere il messaggio dell'evangelizzazione. Sono opera certamente di un grande scultore che, nella fermezza dei volumi e qualche altra consonanza si pu ancora riferire a Maestro delle Metope, l'Ittiofago Wiligelmo, ma la resa pi minuziosa e raffinata, come nelle figurine su avorio: egli aveva ormai introdotto nella tradizione della scuola modenese elementi della scultura borgognona. La scuola modenese degli allievi di Wiligelmo fu molto importante e influente nel nord d'Italia, come ad esempio nella chiesa abbaziale di San Silvestro nella vicina Nonantola.

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Anselmo e i maestri campionesi


Dopo Lanfranco e Wiligelmo, tra il XII e il XIV secolo il Duomo fu abbellito dai ripetuti interventi architettonici e scultorei di Anselmo da Campione e dei suoi allievi, tra cui il suo abiatico Arrigo da Campione. Oltre al rosone, l'altro intervento importante dei Campionesi, attribuito anch'esso ad Anselmo, quello relativo all'ambone, con la costruzione del pontile aggettante e sorretto da colonne che a loro volta poggiano su telamoni seduti e curvi sotto il peso e da leoni stilofori digrignanti e accucciati sulla preda[9]. I capitelli delle colonne e delle mensole a sostegno del pontile sono attribuite ad Anselmo e ideologicamente si rifanno all'aspettativa di salvezza con le Storie di Daniele e Abacuc, le Storie di San Lorenzo, Sansone che smascella il leone e un Acrobata. Le sculture che esaltano le capacit scultoree dei Campionesi sono nei rilievi che ornano l'ambone con le figurazioni dei dottori della Chiesa in atto di scrivere su ispirazione di un angelo o di una colomba, simbolo dello Spirito santo, dei simboli degli Evangelisti, di Cristo in maest e di Cristo che risveglia San Pietro. Ma le opere che attraggono l'occhio del visitatore sono i rilievi marmorei dipinti del parapetto, ripristinato nelle sue forme originarie dal grande restauro dei primi anni del Novecento, raffiguranti scene della Passione di Ges: la lavanda dei piedi, l'ultima cena, il bacio di Giuda, la cattura di Cristo, il giudizio di Pilato, il Cireneo che porta la croce.
Dettaglio del Pontile, coi simboli degli Evangelisti.

Il Pontile Campionese, con i simboli dei quattro Evangelisti e la rappresentazione dell'Ultima Cena.

Di queste sculture non noto l'autore che viene quindi chiamato Maestro campionese della Passione. Il suo stile viene accostato a quello dei contemporanei scultori provenzali, cos come quello degli allievi di Wiligelmo avvicinato agli scultori borgognoni. Certamente nel Medioevo, grazie soprattutto ai grandi pellegrinaggi a Santiago de Compostela e Roma, i rapporti fra scuole diverse potevano verificarsi pi facilmente di quel che oggi si potrebbe pensare nelle condizioni di allora. Va anche sottolineato il fatto che

Telamone

queste famiglie o compagnie di operatori edili, terminato il lavoro in una localit che poteva interessare per la durata generazioni diverse, non si fermavano in quel posto, ma emigravano verso luoghi dove vi fossero nuove possibilit

Duomo di Modena di lavoro. Non va escluso quindi che scultori lombardi abbiano operato anche in altre nazioni e, viceversa, scultori francesi abbiano operato in Italia.

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Altri rilievi
Non certamente di Wiligelmo, e nemmeno di un maestro campionese, l'altorilievo di Cristo in trono entro una mandorla posto al di sopra del rosone della facciata e sovrastato da una specie di baldacchino che, per motivi stilistici, attribuito a un Maestro del Redentore vissuto molto dopo gli inizi del XIII secolo. Una lastra di marmo bianco posta dopo la Porta Regia, opera di Agostino di Duccio, divisa in quattro parti, datata e firmata (1442), e tratta lo stesso argomento delle Storie di San Geminiano, limitando per la rappresentazione alla guarigione della figlia dell'imperatore e alla consegna dei doni, a cui si aggiungono le miracolose esequie del Santo alla presenza di San Severo, vescovo di Ravenna e la liberazione di Modena da Attila, che fa parte dell'agiografia tradizionale di San Geminiano: il Santo fece scendere sulla citt all'improvviso una fittissima nebbia s da occultare Modena ad Attila, che procedette senza entrarvi; dal punto di vista storico questo miracolo improbabile, dal momento che Attila non si avvicin a Modena e nemmeno oltrepass il Po, essendosi fermato al Ticino, dove accett la pace propostagli dal papa Leone, e anche a causa della stanchezza dei suoi uomini rientr in Germania.

Opere conservate all'interno


L'interno in mattoni rossi, suggestivo nella sua semplice austerit, conserva varie opere d'arte. Tra navata centrale e cripta posto il pontile decorato dei Campionesi. Il pulpito centrale di Enrico da Campione (1322) ornato di statuine in terracotta opera di plastici modenesi aggiunte nei secoli successivi. Pende sopra il pontile un notevole crocifisso ligneo dorato del XIII secolo.

La navata settentrionale
Subito dopo l'ingresso nella navata settentrionale si erge a grandezza naturale e con le vesti e le insegne vescovili la statua lignea di San Geminiano, forse del XIV secolo, opera di un ignoto scultore. Pi avanti sempre nella stessa navata il cosiddetto Altare delle statuine, una grandiosa ancona di terracotta risalente alla prima met del Quattrocento, a forma di polittico gotico, opera di Michele di Niccol Dini, detto anche Michele dello Scalcagna o Michele da Firenze, con figure di santi entro nicchie, una predella con scene della vita di Ges e un alto e slanciato coronamento di pinnacoli. Al centro sopra l'altare un piccolo dipinto su pietra della Madonna, in origine posto all'esterno. Pi avanti verso la Porta della Pescheria la Pala di San Sebastiano della prima met del Cinquecento di Dosso Dossi, considerata uno dei capolavori d'arte sacra del pittore. Mostra il santo quasi in estasi nonostante il martirio, che rivolge il capo alla Madonna e ai Santi su una nuvola che lo sovrasta. Evidenti sono gli influssi coloristici di Tiziano. Proseguendo ancora nella navata verso il presbiterio si pu notare il sepolcro monumentale dell'abile condottiero di famiglia nobile modenese Claudio Rangoni, che fu al servizio dei Veneziani e anche del re di Francia Francesco I e mor a soli 28 anni; risale a circa il 1542 e fu costruito su disegno di Giulio Romano.

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Il presbiterio
All'inizio del presbiterio, gi collocata all'esterno del Duomo presso la torre campanaria e trasferita all'interno nel 1897, si trova la statua di Agostino di Duccio che rappresenta il miracolo del Santo patrono che salva un bambino caduto dalla Ghirlandina acciuffandolo per i capelli (1442 circa). Nel presbiterio si trova anche il mirabile coro ligneo intarsiato del 1461-1465 opera degli esponenti di una dinastia di provetti ebanisti, i fratelli Cristoforo e Lorenzo Canozi, detti da Lendinara. Dotati di una tecnica raffinata dimostrano negli stalli intarsiati abilit compositiva e notevoli doti prospettiche derivate dagli studi di Piero della Francesca. Di Cristoforo sono anche i quattro pannelli intarsiati in legno appesi alle pareti del presbiterio che si caratterizzano per la capacit di rappresentare le fisionomie dei ritratti dei quattro Evangelisti oggetto degli intarsi. Degli ultimi decenni del Trecento il polittico del pittore modenese Serafino de' Serafini situato nell'abside di sinistra e rappresentante l'Incoronazione della Vergine, la crocefissione e Santi. Sotto al polittico si trova una lastra marmorea con la croce e animali che si fronteggiano del IX secolo, che proviene dalla prima cattedrale poi andata distrutta.
Abside centrale

La navata meridionale
All'ingresso della navata meridionale si trova un grande affresco attribuito a Cristoforo da Lendinara che, oltre che intarsiatore, fu anche pittore. L'affresco risalente circa al 1472-1476, fu scoperto casualmente nel 1822, ed stato in parte danneggiato dai bombardamenti del 1944. Desumibile stilisticamente da Piero della Francesca contiene una Madonna aureolata d'oro che spicca fra Santi; in alto rappresentato il Giudizio universale. Pi avanti si trova il presepe di Begarelli (1527), dalla notevole finezza nelle molte figure ispirate all'arte classica e dalla composizione scenografica; alle figure, gi dipinte di bianco per simulare il marmo, in un recente restauro (che ha suscitato qualche critica dei modenesi, sempre attenti alle vicende del loro Duomo), stato tolto il colore bianco, e ora appaiono del colore naturale della terracotta. Vicino si trova anche il monumento funerario di Francesco Maria Molza, poeta di nobile famiglia modenese, opera del 1516 di Bartolomeo Spani che lavor anche a Reggio Emilia e a Roma.

Gli organi[10]
Organo maggiore
L'organo maggiore del duomo di Modena fu costruito nel 1934 dalla ditta Balbiani Vegezzi Bossi ed stato restaurato dalla stessa nel 1984; in tale occasione, stata realizzata una nuova consolle. Attualmente (2011), lo strumento, che a trasmissione elettro-pneumatica, ha due consolle, una di fianco l'altar maggiore, l'altra nel coro, entrambe con due tastiere di 61 note ed una pedaliera concavo-radiale di 32. Le canne sono situate in due corpi differenti: quelle del Grand'Organo (prima tastiera) e del Pedale alla sinistra del coro, quelle dell'Espressivo (seconda tastiera) in cassa espressiva situata nella parte sottotetto dell'abside. Di seguito la disposizione fonica dello strumento:

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Prima tastiera - Grand'Organo Principale Principale Diapason Gamba Dulciana Bordone 16' 8' 8' 8' 8' 8'

Corno Camoscio 8' Flauto a camino Ottava Decimaquinta Ripieno Grave Ripieno Acuto Voce Umana Tromba Tremolo 4' 4' 2' 8 file 4 file 8' 8'

Seconda tastiera - Espressivo Controgamba Flauto Eufonio 16' 8' 8'

Viola Orchestra 8' Silvestrina Principale Flauto Nazardo Flautino Terzina Cornetto Ripieno Celeste 8' 8' 4' 4' 2.2/3' 2' 1.3/5'

Concerto Viole 8' Oboe Voce Corale 8' 8'

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Pedale Basso Acustico 32' Contrabbasso Subbasso Violone Basso Bordone Cello Corno Tremolo 16' 16' 16' 8' 8' 8' 4'

Unioni e accoppiamenti Ottava Grave I Ottava Acuta I Ottava Grave II-I Ottava Acuta II-I Unione II-I

Ottava Acuta II Ottava Grave II Unione Unione I-P II-P

Ottava Acuta I-P Ottava Acuta II-P

Organo Traeri
Nel duomo di Modena si trova anche un secondo organo, costruito nel 1719 da Giandomenico Traeri. Lo strumento, di piccole dimensioni, a trasmissione meccanica ed ha una tastiera di 45 note ed una pedaliera a leggio di 12, entrambe con prima ottava scavezza. I suoi registri sono i seguenti: Principale 8' VIII-XV XIX XV-XXII XXII-XXVI

Il pedale privo di registri propri ed costantemente unito al manuale.

Duomo di Modena

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La cripta
La cripta una vera e propria chiesa sotterranea a nove navate, cui si accede dalla navata centrale del Duomo scendendo alcuni gradini. Ad eccezione della parte con il sepolcro di San Geminiano modificata nel 1700, rimasta inalterata da quando venne costruita tra il 1099 e il 1106. Vi si trova la Madonna col Bambino, una servetta e due santi, forse raffiguranti i coniugi Porrini committenti del gruppo di terracotta dipinta di Guido Mazzoni del Presepe in terracotta (detto anche Madonna della pappa) di Guido Mazzoni, 1480 1480. detto gruppo Porrini o, anche, Madonna della Pappa per il gesto familiare della goffa fantesca che soffia su una ciotola per rendere la temperatura della pappa al giusto valore prima di darla al Bambino. Notevole l'originalit del tema trattato e il realismo delle figure di dimensioni uguali al vero. Sono da ammirare i capitelli delle numerose colonne, tutti diversi per forma e dimensioni: pochi sono in stile corinzio, gli altri sono con leoni, sirene, animali fantasiosi e uno con la Storia di San Lorenzo. Alcuni caratteri formali li assimilano alla scultura preromanica lombarda, si pu quindi concludere che sono opera dei lapicidi che scesero a Modena al seguito di Lanfranco, i cosiddetti Maestri Comacini. Sul pavimento e sulle pareti numerose lapidi funerarie portano i nomi dei vescovi di Modena qui sepolti accanto al loro santo predecessore. Una lapide posta sulla parete a fianco del gruppo della Madonna della pappa la pietra tombale, rozzamente incisa, di una certa Gundeberga, "donna nobile e generosa", morta nel 570 e quindi proveniente dalla prima chiesa di San Geminiano.

Importanza del Duomo di Modena nella storia dell'architettura


Il Duomo di Modena una testimonianza unica e straordinariamente ben conservata dello stile romanico in generale, sia all'esterno che all'interno. Fin dall'epoca dei Campionesi infatti, vennero s inseriti alcuni elementi formali gotici, ma ci si accorda perfettamente al romanico di Lanfranco e Wiligelmo, che domina incontrastato. Gli interventi successivi sono limitati a opere accessorie che non alterarono la struttura. Ci a differenza, ad esempio, del Duomo di Parma, che vide rifatte nel Cinquecento le absidi interne, e soffocate dalla sagrestia due delle esterne, o del Duomo di Ferrara, romanico in origine, con la facciata goticizzata e l'interno completamente rinnovato nel Settecento e alla fine dell'Ottocento. Stessa sorte subirono altre importanti cattedrali: Nel Duomo di Mantova di romanico resta solo il campanile; Nel Duomo di Lodi la facciata vede assieme elementi romanici, gotici e rinascimentali, mentre l'interno stato pesantemente restaurato; Nel Duomo di Reggio Emilia, costruito nel secolo XIII e poi molto rimaneggiato, la facciata romanica in alto mentre in basso ha un rivestimento marmoreo del 1544; Nel Duomo di Treviso la mescolanza degli stili macroscopica, fino al pronao esastilo neoclassico del 1808, e di romanico sono soltanto alcuni resti. Il Duomo di Modena non sub questa sorte a causa del tempo, relativamente breve per quell'epoca, impiegato per il suo compimento, che non comport il mutare dei gusti estetici del popolo e degli artisti, che non avrebbero sopportato la continuazione dei lavori secondo forme ormai passate di moda e non pi gradite. Risale infatti al 1184 la definitiva consacrazione da parte di papa Lucio III, ad attestare che il Duomo era ormai completato in tutte le sue

Duomo di Modena parti. Restano altre cattedrali romaniche a Pavia, a Fidenza, a Piacenza, ecc., ma sono pi tarde, mentre una diretta filiazione del suo stile la Basilica di San Zeno a Verona, dove sono citati quasi tutti gli elementi architettonici, dalla facciata a spioventi tripartita, alla galleria di loggette (sebbene qui interpretata con doppie colonnine), ai grandi pannelli scultorei accanto al portale.

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Misure
Per un confronto con le altre principali chiese romaniche della regione si riporta una tabella con le principali misure
Duomo di Piacenza Lunghezza totale esterna 85,0 m Duomo di Fidenza 50,5 m Duomo di Parma 81,7 m (escluso il protiro) 78,5 m Duomo di Modena 66,9 m Abbazia di Nonantola 45,4 m Duomo di Ferrara Abbazia di Pomposa Abbazia di San Mercuriale

65,0 m 44,0 m (con originaria 32,5 (meno il coro atrio e abside) m attuale 46,2 m 48,5 m) 42,0 m -

Lunghezza totale interna Larghezza totale facciata

47,0 m

63,1 m

52,0 m

32,0 m

26,6 m (comprese le torri) -

28,0 m

24,7 m

25,1 m

22,8 m

18,35 m

15,40 m (escluso il campanile)

Altezza esterna facciata Altezza campanile

32,0 m

29,0 m

22,3 m (coi pinnacoli 29,6 m)

17,0 m

14,1 m

12,85 m

86,12 m (compreso rialzo del XIV secolo)

48,5 m

75,58 m

Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / whc. unesco. org/ en/ list/ 827 http:/ / whc. unesco. org/ fr/ list/ 827 Oggi i canali sono coperti da vie che ricordano nel nome le vie d'acqua sottostanti (Corso Canalgrande, corso Canalchiaro, via Canalino). Lo stesso documento conferma anche il nome dell'architetto Lanfranco e ne riporta anche un disegno che lo ritrae in vesti ricche rispetto a quelle umili degli operai, che dirige con una verga in mano i lavori degli scavi per le fondazioni e per l'erezione di una parete. [5] La bifora divenne poi di stile gotico in seguito a un rifacimento pi tardo [6] A questo scopo l'operazione avvenne con la custodia di un corpo di guardie giurate, scelte in numero di sei dall'ordine dei milites e di dodici dall'ordine dei cives. A ci si era giunti perch all'intenzione manifestata dai vescovi di procedere senz'alcuna presenza civile alla ricognizione si opposero i cittadini e tutto il popolo che tumultu nella piazza. [7] Renzodionigi: Leoni affrontati (http:/ / www. flickr. com/ photos/ renzodionigi/ 2874624753/ in/ set-72157607409610533) [8] Si tratta di nomi in parte latinizzati, e con probabili tratti fonetici e/o grafici attribuibili alla lingua anglo-normanna, al francese e al volgare italiano preletterario. [9] Renzodionigi: Leone stiloforo (http:/ / www. flickr. com/ photos/ renzodionigi/ 2875452638/ in/ set-72157607409610533) [10] Gli organi dal sito ufficiale della Cappella Musicale del Duomo di Modena (http:/ / associazioni. monet. modena. it/ cantus/ organi. html)

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Bibliografia
Giuseppe Merzario, I maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800), 2 volumi, G. Agnelli, Milano 1893. Adolfo Venturi, Storia dell'arte italiana, Milano 1936. Renzo Grandi, I campionesi a Modena, in Lanfranco e Wiligelmo. Il Duomo di Modena, Catalogo della mostra, Modena 1984, 545-570, in particolare 556-557. AA. VV., Il Duomo di Modena, atlante fotografico, collana Mirabilia Italiae, Editore Franco Cosimo Panini, Modena 1985 ISBN 88-7686-982-4. Roberto Salvini, Il Duomo di Modena, editore Artioli per FIAT, ricavato dalla pi ampia edizione realizzata dalla Cassa di Risparmio di Modena, Modena 1983 (senza ISBN). Chiara Frugoni, Il Duomo di Modena, Modena 1992. AA. VV., L'Arte nel Medioevo, collana del Touring Club Italiano, Milano 1964. Saverio Lomartire, I Campionesi al Duomo di Modena, in I Maestri Campionesi, a cura di Rossana Bossaglia, Gian Alberto Dell'Acqua, Bergamo 1992, 36-81. AA. VV., Marmoribus Sculptis, Il duomo di Modena arte e storia, editore Altair4 multimedia per Museo Civico d'arte e Cassa di Risparmio di Modena, Modena 1998(senza ISBN). Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999 ISBN 88-451-7107-8. Giovanni Lorenzoni, Giovanna Valenzano, Il duomo di Modena e la basilica di San Zeno, Verona (Banca Popolare di Verona) e Modena (Banco S. Geminiano e S. Prospero) 2000 (senza ISBN). Gianfranco Malafarina, a cura di, Il duomo di Modena, Editore Franco Cosimo Panini, Modena 2003 ISBN 88-8290-479-2. AA.VV., Il Duomo di Modena, Guida illustrata, Modena 2003. Dario Fo, Il tempio degli uomini liberi. Il duomo di Modena, Panini Franco Cosimo, 2004, ISBN 88-8290-714-7

Voci correlate
Maestri campionesi Lanfranco Anselmo da Campione Arrigo da Campione

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Duomo di Modena (http://www.duomodimodena.it) Veduta tridimensionale su Live Search (http://local.live.com/default.aspx?v=2&cp=rf6y90hx9d5k& style=o&lvl=2&tilt=-90&dir=0&alt=-1000&scene=10646800&encType=1) Diocesi di Modena-Nonantola (http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/vis_diocesi. jsp?idDiocesi=118) Re Art a Modena (http://www.patzinakia.ro/libri/ModenaArtur/modena10.NUME.htm)

Abbazia degli uomini

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Abbazia degli uomini


Abbazia degli Uomini

L'abbazia degli uomini Paese Regione Localit Religione Francia Bassa Normandia Caen Cristiana cattolica di Rito romano

Stile architettonico Romanico Inizio costruzione Completamento XI secolo XVIII secolo

L'Abbazia degli uomini (Abbaye aux Hommes in francese) , insieme con l'Abbazia delle donne, una delle due grandi abbazie fondate da Guglielmo il Conquistatore a Caen. Sorge a ovest del centro della citt nel quartiere di Bourg-l'Abb. Trasformata in liceo nel XIX secolo, ospita dagli anni 1960 il municipio. L'abbazia un grande complesso architettonico costruito tra il XI e il XVIII secolo.

Storia
Le origini
Tra il I e il III secolo, sull'attuale sede dell'abbazia sorgeva un borgo, situato in prossimit di una strada romana che collegava Augustodurum (l'attuale Bayeux) a Noviomagus Lexoviorum (l'attuale Lisieux). Questo borgo non era che un vicus senza funzioni politiche o amministrative, tale ruolo era infatti svolto da Aregenua (l'attuale Vieux), capitale dei Viducassi, ad una quindicina di chilometri a sud di Caen. Gli scavi svolti tra il 1979 e il 1981 nella cinta della vecchia cole Normale hanno permesso di comprendere meglio l'organizzazione del vicus gallo-romano. Il borgo aveva una vocazione essenzialmente artigiana, come mostrano i resti di un fornace con l'annessa abitazione, una conceria con i bacini per la lavorazione delle pelli e le vestigia di un laboratorio d'ebanesteria con numerose schegge d'osso. Durante i lavori d'ispezione della Sala delle guardie, nelle vicinanze del municipio, sono state ritrovate anche le fondazioni della cella di un fanum, il tipico tempio gallo-romano. Di pianta rettangolare (6,2m x 5,25), la cella era costituita pietre grossolanamente squadrate e rivestite verso l'esterno di intonaco dipinto. Sembra che un frammento di muro trovato a 4,5 metri dalla cella corrisponda al peribolo del tempio[1].

Abbazia degli uomini

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Dalla fondazione nel XI secolo al declino nel XVI secolo


La costruzione dell'Abbazia degli uomini, insieme a quella delle donne, fu il prezzo di una penitenza inflitta a Guglielmo il Conquistatore da papa Niccol II. Infatti, al fine di rafforzare i legami tra i due pi potenti principati del nord della Francia, Guglielmo decise di sposare la cugina Matilde delle Fiandre, figlia di Baldovino V, conte delle Fiandre, nonostante l'esplicito divieto, a causa dell'eccessiva consanguineit degli sposi, espressa da papa Leone IX durante il concilio di Reims del 1049. Guglielmo ruppe tuttavia il divieto papale sposando la cugina nel 1053, e in cambio del perdono fond due monasteri benedettini a Caen: l'Abbazia degli uomini, dedicata a Santo Stefano, e lAbbazia delle donne, dedicata alla Santa Trinit. La costruzione dell'abbazia inizi nel 1063 sotto la direzione di Lanfranco di Pavia mentre la realizzazione della chiesa cominci nel 1065 per essere consacrata il 31 settembre 1077. La rapidit d'esecuzione si spiega con la recente conquista dell'Inghilterra, e dunque con la conseguente disponibilit finanziaria, ma soprattutto con la presenza nelle vicinanze di cave di pietra a cielo aperto. In particolare il materiale usato la cosiddetta pietra di Caen, un calcare giurassico giallo chiaro molto apprezzato come pietra da costruzione in tutta l'area normanna[2]. Il cronista Guglielmo di Poitiers descrisse cos la fondazione dell'abbazia da parte di Guglielmo il Conquistatore e le vicende che portarono Lanfranco a esserne il primo abate: Per farlo abate del monastero di Caen, ci volle, per cos dire, una pia costrizione; infatti Lanfranco rifiutava l'incarico pi per timore di un rango troppo elevato che per amore d'umilt. In seguito Guglielmo arricch questo monastero di possedimenti, d'ori, d'argenti e di diversi ornamenti; lo fece costruire con poche spese, d'una grandezza e d'una bellezza ragionevole, e poco degna del santo martire Stefano, per le reliquie del quale doveva essere onorato e al quale doveva essere consacrato. La guerra dei cent'anni mise l'abbazia sulla prima linea dei combattimenti. Dopo la conquista di Caen da parte dei francesi nel 1346, i religiosi ricevettero l'ordine di fortificare la cinta, visto che Santo Stefano si trovava al di fuori delle mura della citt. Tra il 1562 e il 1563, durante le guerre di religione francesi, la chiesa venne saccheggiata dalle truppe di Montgomery e in seguito abbandonata. Le vetrate, gli organi e il mobilio venne distrutto, e la stessa tomba di Guglielmo il Conquistatore, un magnifico mausoleo in marmo sormontato da un'ara ed edificato su richiesta di suo figlio Guglielmo il Rosso, fu profanato dalle truppe protestanti. I resti vennero affidati ad un monaco dell'abbazia, Michel de Cemall. Tuttavia nel 1563 una nuova incursione dei protestanti mette in fuga gli ultimi monaci, e i resti di Gugliemo vengono dispersi, ad eccezione di un solo osso messo in salvo da Charles Toustain de La Mazurie, poeta amico di Jean Vauquelin de La Fresnaye. Quest'unico osso venne riposizionato nella tomba nel 1642 dal priore Jean de Baillehache, in seguito al restauro del coro. Nel 1742 i monaci ottennero l'autorizzazione di Luigi XV a rimuovere la tomba dal santuario e a ridurla ad una semplice sepoltura ricoperta da una pietra tombale. Nel 1566 avvenne il crollo del tiburio, che distrusse anche le volte del coro. Quest'ultimo, ormai in rovina, rischi di venire abbattuto per ordine del Parlamento di Rouen, tuttavia il priore de Baillehache ottenne l'annullamento di tale decisione e anzi intraprese non solo la ricostruzione del coro, ma anche il restauro di tutto il complesso abbaziale, arrivando ad una nuova consacrazione della chiesa il 18 maggio 1626.

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Pianta dell'abbazia nel 1684

[3]

Pianta dell'abbazia nel XVII secolo

[4]

Il rinnovamento dell'abbazia nel XVII e XVIII secolo


La ricostruzione in uno stile classico Nel 1663[5] l'abbazia pass sotto la responsabilit della congregazione di San Mauro. Quest'ultima non si limit a ristabilire la disciplina religiosa, ma si adoper anche materialmente ricostruendo gli edifici conventuali ormai ridotti in rovina. Del chiostro non rimanevano che le fondazioni, le cucine erano quasi completamente distrutte e la maggior parte degli edifici era privo di copertura. I lavori di rinnovamento, diretti da fra Guillaume de Tremblaye[6][7] assistito dai fratelli Bayeux[8], incominciarono nel 1704, ma vennero interrotti nel 1706 a causa della mancanza di fondi, per riprendere una seconda volta nel 1710. Nel 1715 mor de Tremblaye, e la direzione dei lavori pass a fra Miserey[9] che decise di allungare l'ala degli ospiti verso sud. Nel 1727[5], i terreni a est dell'abbazia vennero reinterrati di 25 piedi[10] e fu edificato un muro di sostegno a sud al fine di formare un'ampia spianata sulla quale allestire un giardino alla francese, formato da parterre, boschetti e labirinti.[11]. Tra il 1755 e il 1759 venne realizzato un nuovo alloggio abbaziale nel recinto del semenzaio[10], una parcella di terra compresa tra i bastioni del XIV secolo e il muro di separazione tra il recinto della strada e quello dell'abbazia. Questa fase dei lavori termin definitivamente nel 1764[5]. Successivamente venne proposta la costruzione di un'altra ala ad angolo parallela a quella del refettorio, proprio dove sorgeva la sala delle guardie, al fine di chiudere la corte a sud, ma i lavori non vennero mai terminati a causa all'espulsione dei monaci durante la rivoluzione francese[12].

La via Guillaume-le-Conqurant, aperta attraverso il giardino dell'abbazia

Abbazia degli uomini L'integrazione dell'abbazia nel tessuto urbano Nella seconda parte del XVIII secolo, gli urbanisti di Caen decisero di intraprendere un grande progetto di rinnovamento della citt. Nel 1752 il barone de Fontette viene nominato intendente della generalit di Caen. Dotato di un forte temperamento riusc a portare a termine molti dei suoi progetti, spesso in contrasto con quelli proposti dai responsabili all'edilizia della citt. Uno dei suoi maggiori successi consistette nella creazione di un nuovo asse per deviare la circolazione della via Saint-Martin, che era lo storico punto di accesso a ovest della citt (ovvero verso l'abbazia). Nel 1755[10] venne siglato un accordo tra Piazza Fontette con i due palazzi gemelli comune ed abbazia al fine di aprire uno nuova via attraverso i giardini dell'abbazia, tra la piazza dei Petites Boucheries e una nuova piazza ottagonale realizzata sul sito delle vecchie fortificazioni della citt e sulla quale si trov ad avere lo sbocco la via cuyre. La parte sud del nuovo asse, rapidamente battezzato via Saint-Benot (oggi via Guglielmo il Conquistatore) venne assegnata ai monaci di Santo Stefano. Sulla nuova piazza, battezzata piazza Fontette, venne previsto di erigere due palazzi gemelli a mo' di ingresso della nuova via; come controparte per la costruzione del palazzo a sud, anch'esso sul terreno dell'abbazia, i monaci ottennero la propriet dei terreni un tempo occupati dai fossati, le controscarpe e le fortificazioni della citt[10]. L'alloggio dei monaci venne terminato nel 1758 e i giardini dell'abbazia estesi fino alla nuova piazza.

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La secolarizzazione dell'abbazia nel XIX e XX secolo


La cacciata dei monaci e la rivoluzione Nel 1790 i religiosi vennero cacciati dall'abbazia e le amministrazioni prefettorali e municipali presero il loro posto. Nel 1793 la chiesa di Santo Stefano divenne un tempio dedicato al culto della Ragione e dell'Essere supremo. Il 12 ottobre 1800[5], l'Accademia delle scienze, arti e lettere di Caen, ribattezzata liceo di Caen dopo la fine della rivoluzione, occup i locali dell'abbazia su ordine del generale Dugua. In seguito all'ingresso in vigore del concordato del 1801, venne ristabilito il culto cattolico nell'antica abbazia, declassata per a chiesa parrocchiale, cos che i religiosi non potessero farvi ritorno. Tuttavia, nel 1810[11], le suore dell'Ordine della Visitazione di Santa Maria, cacciate durante la rivoluzione[13] dal loro convento[14] trasformato in caserma[15] (battezzata inizialmente caserma de la Visitation, dal 1841 de la Remonte, e oggi intitolata al generale Jean Thomas Guillaume Lorge), si installarono nell'antico alloggio abbaziale dei benedettini che era stato costruito negli anni 1750[16]. Le suore ristrutturarono gli edifici restanti e fecero elevare una prima cappella provvisoria, seguita da una seconda chiesa, essa stessa sostituita dall'edificio attuale costruito tra il 1890 e il 1892. Le stesse realizzarono anche un grande giardino a sud del recinto del semenzaio.

Abbazia degli uomini La trasformazione in liceo Il 20 luglio 1804 venne inaugurato il Liceo Imperiale (oggi Liceo Malherbe) costruito nel giardino dell'abbazia, e nel 1841 fu aggiunta una scuola elementare. Nel corso degli anni, al fine di accogliere gli allievi, l'abbazia sub importanti trasformazioni: le celle dei monaci vennero abbattute negli anni 1880[5] per far spazio ai dormitori, mentre gi nel 1842 si termin l'ala degli ospiti e si demolirono gli antichi alloggi abbaziali del XV secolo[5]. Come unica testimonianza di tale struttura, nella galleria nord del chiostro rimane oggi solo lo stemma con le armi di Carlo I di Martigny, vescovo di Castres e primo abate commendatario dell'abbazia[12].

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Il Piccolo Liceo, costruito nel 1885 nel giardino dell'abbazia

Nel 1810[11] i giardini vennero largamente amputati al fine di realizzare una piazza che collegasse piazza Fontette alla Prairie, un grande parco cittadino di 60 ettari tuttora esistente. Nella spianata si provvide a piantare ippocastani e installare una recinzione per separare il percorso dei liceali dal nuovo spazio pubblico appena creato e battezzato piazza del Parco (oggi piazza Guillouard). Nei giardini si costruirono anche due ulteriori edifici: alla fine degli anni 1820 il corridoio delle classi (oggi occupato dall'anagrafe)[5] e nel 1885[17] il Piccolo Liceo che ospitava la scuola elementare (oggi sede della polizia municipale). L'abbazia durante la seconda guerra mondiale Nel 1942, in seguito a ripetuti atti di sabotaggio nei d'intorni di Airan da parte della resistenza, le autorit d'occupazione decisero di prendere in ostaggio parte della popolazione come rappresaglia. La notte tra il primo e il 2 maggio 1942, e nei giorni a seguire, 120 persone, tra comunisti, sindacalisti ed ebrei, furono raccolti dalla polizia e dalla gendarmeria francese nel Piccolo Liceo, in attesa di essere inviati verso i campi di concentramento o di sterminio[18]. Durante la battaglia di Caen, l'antica abbazia fu trasformata in distretto sanitario, proteggendola in tal modo dai bombardamenti. Il liceo Malherbe prima, e poi la chiesa abbaziale, gli scantinati e l'antico parlatorio, divennero un centro di raccolta per gli sfollati: 3 500 persone all'inizio di luglio diventate pi di 8 500 solo a met mese[18]. L'antica abbazia serv anche da ospedale complementare a quello principale del Bon-Sauveur di Caen. I corpi dei pazienti deceduti vennero accatastati nel corridoio delle classi e si rese necessario scavare un cimitero provvisorio nel parco. Joseph Poirier, direttore 10 luglio 1944. I bulldozer canadesi sgombrano le della difesa civile e dei centri di raccolta, diresse le operazioni macerie della citt liberata. Sullo sfondo i due dall'abbazia, visto che il palazzo del municipio in piazza della campanili di Santo Stefano sono rimasi intatti. Repubblica era stato distrutto. Il 9 luglio le truppe anglo-canadesi entrarono in citt e i responsabili alleati si diressero all'abbazia dove il prefetto Michel Cacaud aveva trasferito i propri uffici[19]. Il 10 luglio, dopo la destituzione di Cacaud, agli ordini governo di Vichy, a favore del nuovo prefetto Pierre Daure, la resistenza di Caen iss il drappo tricolore su un lampione della piazza Monseigneur-des-Hameaux cantando la Marsigliese, segnando simbolicamente l'avvenuta liberazione della riva sinistra dell'Orne[18].

Abbazia degli uomini La trasformazione in residenza municipale Alla fine della guerra fu presa la decisione di costruira una nuova sede per il liceo. In tal modo i locali resi disponibili avrebbero dovuto essere occupati dai neonati[20] Museo delle Belle Arti di Caen e Museo di Normandia. tuttavia la costruzione del nuovo liceo non era ritenuta prioritaria, e il progetto si trascin a lungo. Alla fine si decise di realizzare i due musei all'interno della cinta del castello di Caen e l'abbazia divenne sede del municipio dopo l'apertura della nuova sede del liceo Malherbe nel 1961. Al fine di accogliere degnamente l'amministrazione municipale, si rese necessario intraprendere dei lavori di restauro. Nel 1964 il vecchio giardino alla francese venne ridisegnato da Louis Bouket, all'epoca direttore del giardino botanico di Caen, secondo un progetto del XVIII secolo[12], trasformandolo nell'attuale spianata Jean-Marie Louvel. A tal scopo venne trasferita la statua di Luigi XIV, che troneggiava sulla piazza del Parco (piazza Guillouard) dal 1882, in piazza Saint-Sauveur, rendendo disponibile un'area di 11 920m. Contestualmente il Piccolo Liceo fu trasformato in sede della polizia e la sua ala d'angolo venne abbattuta. Il 16 gennaio 1965[12] si svolge nella vecchia sala capitolare dell'abbazia la prima seduta del consiglio municipale nella sua nuova sede.

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Lista degli abati


La lista degli abati stata stabilita da Clestin Hippeau[10] verso la met del XIX secolo. XI secolo Lanfranco di Pavia (1066-1070) Guglielmo Buon-Anima (1070-1079) Gisleberto di Coutances (1079-1101) XII secolo Roberto I (1101-1108) Oddone I (1108-1140) Alano I (1140-1151) Pietro I (1151-1156) Guglielmo II di La Besace (1156-1179)

Ippolito de' Medici

Pietro II (1179-1193) Roberto II (1193-1197) Sansone (1197-1214) XIII secolo Oddone II, detto il Paziente (1214-1238) Alano II (1238-1259) Nicola I Bchage (1259-1265) Nicola II de Montigny (1265-1290) Goffredo Pigache (1290-1300)

Giulio Mazarino

XIV secolo Riccardo (1300-1316) Simone di Trvires (1316-1344) Roberto III di Rupallay (1344-1357) Thomas de Thibouville (1357-1358) Guglielmo III d'Harcourt (1358-1368) Roberto IV (1368-1389) Giovanni il Siniscalco (1389-1401)

XV secolo

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Nicola III Milon (1401-1414 o 1416) Guglielmo IV Cav (1416-1428)

Andr-Hercule de Fleury

Ugo di Juvigny (1428-1468) Guglielmo V di Toustain (1468-1483) Carlo di Martigny, vescovo di Castres (1485-1506) Instaurazione della commendam XVI secolo Pietro di Martigny (1506-1531) Franois II de Tournon (1531-1533) Ippolito de' Medici (1533-1535) Alessandro Farnese (1535-1577) Georges Pricard (1579-1582) Charles d'O (1582-1620) Antonio Borbone[21], conte di Moret (1620-1632) Alphonse-Louis du Plessis de Richelieu (1632-1653) Giulio Mazarino (1653-1661) Charles-Paris d'Orlans, conte di Saint-Pl (1661-1664) Charles-Maurice le Tellier (1668-1710)

XVII secolo

XVIII secolo Joseph-Franois de La Trmouille (1710-1720) Franois de Mailly (1720-1721) Andr-Hercule de Fleury (1721-1743) Nicolas-Charles de Saulx-Tavannes (1745-1759) tienne Potier de Gesvre (1759-1777) Arthur Richard Dillon (1777-1790)

Abbazia degli uomini

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Architettura

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La chiesa abbaziale (XI-XVII secolo)


Lo stile dell'abbazia fu influenzato dall'architettura lombarda. D'altra parte Lanfranco originario della Lombardia e la sua citt d'origine, Pavia, sotto il patronato di Santo Stefano. Le torri della facciata hanno uno stile architettonico prossimo a quello che si pu vedere a Ravenna e Milano, ed un'impostazione affine al Westbau ottoniano. In sintesi, la chiesa di Santo Stefano l'erede delle innovazioni compiute dal 1040 a Notre-Dame di Jumiges ed essa stessa si inscrive nella tradizione carolingia e ottoniana: l'alternanza dei pilastri, le vaste tribune a volta, l'articolazione a doppa travatura, il deambulatorio e il basamento a due torri ne sono tutti testimonianza. Tuttavia altri elementi sono totalmente nuovi quali la facciata armonica, la continuit perfetta tra la volta della navata e la facciata, il camminamento che fa tutto il giro dell'edificio e le volte a sei parti. L'influenza di questa abbazia, la cui costruzione coincide con la conquista dell'Inghilterra ad opera dei Normanni, si fa presente nella Cattedrale di Winchester, in quella di Ely, di Peterborough e di Durham. L'esterno L'alta facciata quasi priva di decorazioni, tranne che per una sottile modanatura intorno ai portali e per una croce scolpita. La facciata della chiesa, che stupisce immediatamente per la sua purezza e il suo rigore, il primo esempio di una formula chiamata a dominare la costruzione delle pi grandi chiese d'Occidente: la cosiddetta facciata armonica normanna o westwerk. Questa consiste in un grande corpo a pi piani protetto ai fianchi da due alte torri della stessa altezza poste sulla prima travatura delle navate laterali e allineate a quella principale, in modo da creare una facciata rettilinea. I tre livelli inferiori della facciata formano un blocco quadrato, contribuendo a dare un aspetto massiccio all'insieme. Tranne che per qualche ornamento geometrico negli archivolti dei tre portali e sul frontone della navata, la nudit di questo blocco stupefacente: l'impressione d'insieme dominata dalle linee architettoniche, prima dai quattro

Abbazia degli uomini massicci contrafforti, che accompagnano lo sguardo dal suolo verso le torri, e poi dalle dieci grandi finestre la cui base prolungata attraverso delle modanature sporgenti. Le torri si dividono in tre piani di uguale altezza e la cui progressione accentua lo slancio dello sguardo verso il cielo. Il piano inferiore cieco e conta sette stretti archetti pensili su ogni faccia. Il secondo livello ha pi decori ma meno denso: ogni faccia conta cinque archetti (di cui tre ciechi) separati da alcune semicolonne binate. Il terzo livello il pi aereo e il pi riccamente decorato, infatti dotato di due grandi bifore dagli angoli decorati e con gli archivolti dotati di spesse modanature. Due flche gotiche del XII secolo dell'altezza di 80 e 82 metri coronano le due torri romaniche. Esse consistono in due sottili piramidi ottagonali poggiate sul soffitto quadrato del terzo piano e sono ornate da otto pinnacoli: ottagonali per la torre nord e triangolari per la sud. Le torri risultano dunque leggermente asimmetriche, sebbene tale differenza sia quasi impercettibile restando ai piedi della facciata, e la complessit del decoro direttamente proporzionale all'altezza. I muri laterali hanno un andamento relativamente semplice: la parte inferiore ritmata da una successione di aperture e di larghi contrafforti, il piano superiore, pi elaborato, propone una banda continua di ampie aperture in forma di trifore con i due archi laterali ciechi. I due muri si congiungono a livello dell'abside in un deambulatorio che dona su tredici cappelle absidali. L'abside fu costruita nel XIII secolo da un certo Maestro Guglielmo, la cui sepoltura si trova ai piedi di un muro gouttereau dell'abside. La pietra tombale originale stata trasferita nella sala delle guardie, quella che si vede oggi nella chiesa una copia. L'abside e il tiburio vennero ampiamente rimaneggiati nel XVII secolo in seguito al crollo di quest'ultimo. Due coppie di pinnacoli sormontati da guglie ornano la struttura, contribuendo ancora all'impressione di verticalit della chiesa e donando un aspetto originale come quello che si pu ritrovare nella Cattedrale di Bayeux.

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Facciata della chiesa di Santo Stefano

Vista generale dell'abside della chiesa di Santo Stefano

Abbazia degli uomini L'interno

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Pianta dell'abbaziale disegnata da Victor Ruprich-Robert nel 1863

L'interno disposto su due navate laterali che incorniciano una grande navata centrale di 56 metri di lunghezza. Essa suddivisa in nove campate, la prima delle quali occupata dall'organo, e costituisce un perfetto esempio dello stile romanico normanno a cui si ispireranno gli architetti della Notre-Dame e dell'Abbazia di Saint-Denis. costruita su tre livelli: l'inferiore occupato dalle grandi arcate, il successivo dal triforio sormontato infine dal cleristorio. Nei due livelli inferiori gli archi sono a tutto sesto con una doppia banda decorativa e modanature verso l'interno; le finestre del claristorio sono ugualmente in forma d'arco a tutto sesto e sono disposte due per lato in ogni campata, in disposizione simmetrica. La tomba di Guglielmo il Conquistatore (morto il 9 settembre 1087) era posta in mezzo al coro, probabilmente sotto il tiburio. Dopo le profanazioni da parte dei protestanti nel 1562 e 1563, alla rivoluzione la pietra tombale viene nuovamente distrutta. Nel 1802 i monaci decisero di sostituire il monumento funebre con la lapide visibile attualmente. Su di essa incisa la seguente iscrizione latina:
(LA) (IT)

HIC SEPULTUS EST INVICTISSIMUS GUILLELMUS


(Iscrizione sulla tomba di Guglielmo il Conquistatore)

Qui riposa l'invincibile Guglielmo il CONQUESTOR NORMANNI DUX ET ANGLI REX HUJUSCE Conquistatore, duca di Normandia e re d'Inghilterra, DOMUS CONDITOR QUI OBIIT ANNOMLXXXVII fondatore di questa casa, che mor nell'anno 1087

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Interno del tiburio

Coro della chiesa di Santo Stefano

Tomba di Guglielmo il Conquistatore nel coro

L'organo Cavaill-Coll Le prime testimonianze certe dell'esistenza di un organo nella chiesa di Santo Stefano risalgono al XV secolo, tuttavia lo strumento originale fu distrutto durante le rivolte degli Ugonotti del 1562 e del 1563. Fu necessario attendere pi di due secoli affinch i monaci decidessero di affidarne la sostituzione a Louis Lefebvre (1708-1754), appartenente ad una reputata famiglia di organari normanni. Nel 1737 Lefebvre port a termine la costruzione dello strumento, mentre la cassa monumentale (buffet), opera del falegname rouennese Gouy, fu posata nel 1741. La cassa, sorretta da due atlanti, quella che si pu vedere tuttora, e la sua struttura particolarmente austera si armonizza perfettamente con l'architettura romanica dell'edificio. Lo strumento era un capolavoro ingegneristico per l'epoca: un||16' piedi dotato di 60 registri, cinque tastiere manuali ed un pedale; a lungo considerato il secondo di Francia[22], per i suoi importanti miglioramenti a livello della qualit del suono, contribu all'evoluzione tecnica di tali strumenti. L'organo ebbe la fortuna di L'organo opera di Cavaill-Coll salvarsi dai danni della rivoluzione, tuttavia, nonostante il tentativo di restauro da parte del costruttore Jean Frdric II Verschneider (1810-1884), divent inutilizzabile e si dovette pensare ad una completa ricostruzione. Nel 1882 la parrocchia stanzi 70000 franchi per ingaggiare il pi celebre organaro di Francia dell'epoca, Aristide Cavaill-Coll. Cavaill-Coll si impegn a realizzare uno strumento di gran qualit, sfruttando i materiali migliori, le maestranze pi esperte e le innovazioni tecniche che nella maggior parte dei casi erano di sua invenzione. Il progetto prevedeva 50 registri alimentati da un mantice azionato da quattro uomini che riforniva una dozzina di serbatoi regolatori antiscosse. Venne inoltre dotato di somieri a doppia condotta, di due macchine pneumatiche per ammorbidire il tocco della tastiera, di numerosi pedali per le combinazioni e soprattutto dei registri armonici, ai quali Cavaill-Coll doveva la sua fama. Lo strumento venne montato nella cassa di Gouy, che era stata conservata visto l'ottimo stato di conservazione (all'epoca venne valutata 60000 franchi, ovvero quasi lo stesso valore dell'onorario di Cavaill-Coll).

Abbazia degli uomini L'organo venne inaugurato il 3 marzo 1885 da Alexandre Guilmant e ancora oggi considerato, dopo l'immenso strumento della chiesa di Saint Sulpice e con quelli di Saint Sernin a Tolosa e Saint-Ouen a Rouen, tra i capolavori del celebre costruttore e tra i pi importanti di tutto il XIX secolo francese. Dati tecnici [23] Altezza totale della cassa: 13,5 metri Numero di canne: 3418, di cui 3166 in stagno o in lega stagno/piombo e 252 in legno (rovere o abete) Lunghezza totale delle trasmissioni meccaniche: circa 2000 metri Macchina di Barker con 112 ritardi pneumatici Mantice elettrico azionato da un motore trifasico da 3,5 CV, in sostituzione dell'originale manuale, fornisce 38000 litri d'aria al minuto Riserva d'aria: 15000 litri Volume del somiere del recitativo: 37 metri cubi Disposizione fonica[24]
Prima tastiera Grand-Orgue Montre Bourdon Montre Bourdon 16' 16' 8' 8'

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Flte harmonique 8' Gambe Prestant Flte octaviante Quinte Doublette Plein-Jeu Bombarde Trompette Clairon 8' 4' 4' 2.2/3' 2' VII 16' 8' 4'

Seconda tastiera Positif Principal Bourdon Salicional 8' 16' 8'

Unda Maris 8' Cor de Nuit 8' Prestant 4'

Flte Douce 4' Carillon Basson III 16'

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Trompette Cromorne 8' 8'

Terza tastiera Rcit Quintaton Diapason Viole de Gambe Voix Celeste Flte traversire 16' 8' 8' 8' 8'

Flte Octaviante 4' Octavin Cornet Plein Jeu Bombarde Trompette Clairon 2' V IV 16' 8' 4'

Basson-Hautbois 8' Clarinette Voix Humaine 8' 8'

Pdale Bourdon 32'

Contrebasse 16' Soubasse 16'

Grosse Flte 8' Violoncelle Bourdon Flute Bombarde Trompette Clairon 8' 8' 4' 16' 8' 4'

Il palazzo ducale (XIV secolo)


Di fronte all'ala ovest sorge un edificio del XIV secolo, erroneamente chiamato Palazzo Ducale. L'edificio, a volte indicato col nome di Palazzo di Guglielmo o Alloggio del Re, venne probabilmente costruito per accogliere gli ospiti pi importanti dell'abbazia[5]. Gravemente danneggiato all'epoca delle guerre di religione, vi si installarono le scuderie al piano inferiore ed un granaio al superiore. Dopo la rivoluzione venne utilizzato dalla vicina caserma della Visitazione come magazzino per i viveri e a partire dal 1840 divenne sede della Scuola Normale per istitutori. Nel 1885 la scuola viene trasferita in via Caponire, negli edifici che oggi ospitano il rettorato dell'accademia di Caen. Il palazzo venne quindi occupato dalla Scuola Normale per educatrici fino a quando, nel 1961, i locali diventarono

Abbazia degli uomini propriet del comune di Caen. Oggi ospitano gli archivi municipali. L'edificio su tre livelli, ha una lunghezza di 47 metri e una larghezza di 12. Nel 1865 l'architetto dipartimentale Lon-Florentin Marcotte ne progetto l'estensione di due campate aggiungendo un edificio neo-gotico al cui pian terreno trov posto una cappella. Prima di questa data la facciata originale era gi stata alterata dall'architetto municipale Guy, che modific inoltre le aperture del pian terreno, all'epoca basse ed irregolari. Al piano nobile, ripristinando la conformazione originale, vennero aperte otto monofore inscritte in un arco a sesto acuto con due semicolonne per lato. Al piano superiore le aperture rettangolari vennero sostituite con oculi in corrispondenza delle finestre sottostanti, inscritti in archi decorativi parimente a sesto acuto e con lo stesso decoro. Vennero abbattuti tre contrafforti e rifatto completamente il cornicione. Infine venne rimaneggiato anche il frontone sud e la torretta centrale al fine di armonizzare lo stile. La facciata ovest, che si apre su una corte ai piedi delle antiche mura dell'abbazia, non venne modificata durante i lavori del XIX secolo; essa presenta delle arcate a tutto sesto al pian terreno e delle finestre di forma quasi quadrata al piano superiore. All'interno, al piano terra, si trova una grande sala, unica vestigia dell'originale struttura gotica dell'edificio: una serie di colonne ottagonali, allineate su un asse centrale, sostengono una volta a crociera. Originariamente, poco a sud del palazzo sorgeva il Palazzo Vescovile, fatto costruire verso la fine del XV secolo da Charles de Martigny, vescovo di Castres e primo abate commendatario dell'abbazia, che vi aveva la sua residenza. Questo edificio venne demolito nel XIX secolo.

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L'antico palazzo nel 1910

Sala gotica a pianterreno

Dettaglio della facciata orientale con l'avancorpo che ospita le scale

Cappella dell'cole Normale costruita nel 1865

Corte ovest

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La sala delle Guardie (XIV secolo)


La "Sala delle Guardie" un edificio costruito agli inizi del XIV secolo come sala di ricevimento per gli ospiti pi importanti dell'abbazia. La sala del primo piano serv anche da palazzo di giustizia quando l'abate prendeva decisioni riguardo ai possedimenti dell'abbazia o quando lo scacchiere di Normandia, la corte di giustizia itinerante del Ducato di Normandia attiva fino al 1499, passava da Caen; in questi casi la sala del piano terra veniva utilizzata come sala d'attesa per gli imputati in attesa di giudizio.

La sala delle Guardie nel suo stato [10] originale

L'angolo nord-est della sala delle Guardie trasformato in liceo

L'angolo nord-est della sala oggi

Facciata nord

Angolo sud-ovest

Le fortificazioni (XIV secolo)


Delle antiche fortificazioni tardomedievali restano un tratto di muraglia ed un bastione d'angolo nell'odierna via du Carel, e la torre Guillaume sul fondo della corte del palazzo ducale affacciata su via Lebailly.

Vestigia della muraglia del XIV secolo in via du Carel

Bastione d'angolo, via du Carel

Torre Guillaume da via Lebailly

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Gli edifici produttivi (XVII secolo)


La panetteria Questo edificio una delle ultime testimonianze del fatto che l'abbazia non fu solo un centro spirituale ed intellettuale, ma anche un distretto economico dove entravano in contatto sia religiosi che laici. Edificati a partire dal medioevo lungo due importanti assi di comunicazione (i canali dell'Odon a sud e via Caponire a ovest) gli edifici d'uso comprendevano scuderie, una rimessa per i carri, magazzini, fucine, granai, aie e pollai, un mulino, una panetteria, un frantoio per mele e le cucine. Le varie attivit impegnavano monaci e laici che concorrevano a garantire il regime di autarchia dell'abbazia. Di tutti questi edifici rimane oggi quello adibito a panetteria, la rimessa e il frantoio. Il primo, risalente al XVII secolo, situato all'estremit sud della cinta dell'abbazia e ospita dal 1974, insieme con la rimessa, le collezioni del Museo d'Iniziazione alla Natura, dedicato in particolare alla fauna e alla flora del bocage normanno. Il frantoio per le mele Il frantoio, sempre del XVII secolo, si trova invece nelle cantine del refettorio. Si tratta di una pressa specialmente realizzata per la spremitura delle mele, al fine di estrarne il succo da cui si ricava il sidro, di cui la Normandia uno dei maggiori produttori. Nel frantoio, in funzione fino al XIX secolo ad uso del liceo, le mele venivano inizialmente messe in una molazza circolare in pietra per essere schiacciate da dei cilindri in legno messi in movimento da un cavallo. La pasta di mele cos ottenuta veniva in seguito suddivisa in strati regolari separati tra loro da un letto di paglia di segale cardata, un materiale chiamato glui[25]. Gli strati di pasta L'interno di un frantoio per mele. In primo piano il sovrapposti venivano passati al torchio al fine di estrarre il succo torchio, in secondo la molazza circolare in pietra per schiacciare le mele che, dopo fermentazione, veniva trasformato in sidro e conservato in grandi botti. Il frantoio attuale solo l'ultimo tra quelli realizzati nell'abbazia, sembra anzi che tali strutture fossero gi presenti all'epoca della fondazione. Si sa che Guglielmo il Conquistatore amasse accompagnare la trippa con succo di mele di Neustria e si dice che sarebbe stato proprio un monaco dell'abbazia ad inventare la celebre ricetta delle tripes la mode de Caen. La storia vuole infatti che alla fine del XVI secolo il monaco Benot Sidoine ebbe l'intuizione di insaporire il piatto cucinando le trippe nel sidro[26], evidentemente prodotto dall'abbazia.

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Gli edifici conventuali (XVIII secolo)


Il chiostro Il chiostro e le sue gallerie furono ricostruiti durante il XVIII secolo per sostituire quelli di Guillaume de La Tremblaye. I nuovi edifici sono un piano pi alti degli originali e la loro costruzione si protrasse per alcuni decenni[5]: galleria est (1725-1728) galleria nord (1734-1736) galleria ovest (1741-) Le gallerie sono d'ordine tuscanico: le arcate a tutto sesto son incorniciate da false colonne rettangolari leggermente aggettanti sormontate da capitelli dorici come nell'Abbazia d'Ardenne a Saint-Germain-la-Blanche-Herbe, ricostruita nella stessa epoca. All'interno le arcate sono ritmate da degli archi doppi poggiati sulle finte colonne. Il soffitto delle arcate costituito da una volta a crociera ribassata con lunette longitudinali e trasversali e soffitti ottagonali bordati da nervature. Lo stesso dettaglio costruttivo stato utilizzato nell'abbazia delle donne, ma il chiostro di quest'ultima non mai stato chiuso sui quattro lati per mancanza di fondi.

Il chiostro

Durante il XIX secolo, ai tempi della trasformazione dell'abbazia in liceo, il giardino del chiostro venne smantellato per far spazio alle lezioni di ginnastica[27]. In seguito ai restauri degli anni 1960, si decise di ricostituire l'originale giardino alla francese, ispirato a quelli di Le Ntre. L'ala est L'ala est dell'abbazia che si pu vedere attualmente frutto dei grandi lavori di ricostruzione del XVIII secolo. La prima pietra venne posata il 3 ottobre 1704 dal vescovo di Bayeux, Monsignore de Nesmond e dall'intendente della generalit Nicolas Joseph Foucault[5]. Le opere principali sulla struttura e le sculture della facciata vennero portate a termine nel 1713, la copertura venne completata nel 1715 e la totalit dei lavori termin nel 1726. L'edificio ha una lunghezza di 105 metri ed posto a continuazione del braccio sud del transetto della chiesa. Si compone di tre piani pi un tetto mansardato, per un'altezza totale di 20 metri. Partendo dalla chiesa, e immediatamente contigua ad essa, si trova l'escalier des Matines, ovvero la scala del mattutino, poich da essa che i monaci scendevano ogni mattina dalle loro celle per andare a recitare la prima ora della liturgia. Come la scalinata d'onore nell'ala del refettorio la sua tecnica costruttiva basata sulla strereotomia, ovvero sull'incastro di blocchi perfettamente tagliati senza l'uso di malta. La rampa in ferro battuto opera del fabbro rouennese Le Clerc e fu posata nel 1729. Alla scala succede l'antica sacrestia. Tale luogo mantenne questa destinazione d'uso fino all'epoca del liceo di Caen, per essere trasferita in una cappella del transetto dopo la trasformazione in semplice chiesa parrocchiale nel 1802. Come la sala capitolare, la sacrestia dei monaci rivestita di pannelli di rovere chiaro del XVIII secolo. Al centro dei pannelli si trovano specchi sormontati da sculture di oggetti liturgici e simboli cristiani, e due medaglioni rappresentanti Cristo e la Vergine Maria. Vi si trova anche un grande mobile semicircolare con cassetti girevoli su un asse verticale per riordinare i piviali, e degli armadi per raccogliere le pianete e gli ornamenti liturgici. La sala ornata da un trompe-l'il datato 1776 e da una tavola del XVII intitolata "Mos punisce un pastore per difendere le figlie di Ietro", copia di un originale di Le Brun eseguita da un suo discepolo.

Abbazia degli uomini Dalla sacrestia dei monaci si accede alla sala capitolare ovvero il luogo dove si riunivano mattino e sera i confratelli per ascoltare il priore che leggeva dal suo scanno un capitolo della regola di San Benedetto. Durante il XIX secolo la sala veniva utilizzata per i corsi di catechismo degli allievi del liceo, in seguito alla trasformazione in sede comunale ha ospitato le prima seduta del consiglio municipale nel 1965 e oggi adibita a luogo per la celebrazioni dei matrimoni civili. Il soffitto della sala a volta ribassata, al fine di sfruttare al meglio l'altezza del piano. Lo scanno del priore ancora presente, mentre alle pareti sono presenti pannelli scolpiti in rovere chiaro. I pannelli datano l'inizio del XVIII secolo, tuttavia vennero posati solo nel 1769. Sono opera di un monaco, Franois Poche, che dedic tutta la sua vita ai lavori di ebanisteria, avendo l'abbazia un continuo apporto di legname dai sui possedimenti in Olanda[28]. Al di sopra dello scanno si trova una tavola di Nicolas Mignard del XVII secolo intitolata "Mos colpisce la roccia", di fronte a questa un'opera coeva di Sbastien Bourdon intitolata "Il passaggio del Mar Rosso". Altre opere ugualmente di tema biblico sono appese alle pareti, in particolare quelle di frate Fournier (XVIII secolo), monaco dell'abbazia, e del pittore locale Jean Nourry, del XIX secolo. L'ala termina con lo scriptorium. In realt tale stanza non serviva alla ricopiatura dei testi miniati, ma era piuttosto una sala di studio riscaldata da due grandi caminetti e illuminata da ampie vetrate su ambo i lati. Ai tempi del liceo veniva usata come sala delle feste e per la consegna dei premi letterari, mentre oggi ospita le esposizioni temporanee sponsorizzate dal comune. L'ala del refettorio Il refettorio dei monaci una grande sala rettangolare di 30 metri di lunghezza per nove di larghezza. Nel XIX secolo, ai tempi del liceo questo spazio era occupato dalla mensa degli allievi e serviva come sala d'esame per le prove del baccalaureato a fine anno. Durante la guerra questo locale fu utilizzato dalla Croce Rossa come ospedale supplementare durante la battaglia di Caen. In seguito al trasferimento del municipio, il vecchio refettorio oggi la sala dei ricevimenti della citt: qui che il 6 giugno 2004 hanno pranzato i 16 capi di stato intervenuti per le celebrazioni dei 60 anni dallo sbarco in Normandia. Alle pareti appeso un quadro di Nicolas-Bernard Lpici dipinto verso il 1760 e intitolato Lo sbarco Guglielmo in Inghilterra ("Guillaume dbarquant en Angleterre"). La tavola rappresenta Guglielmo il Conquistatore al suo arrivo in Inghilterra prima della battaglia di Hastings in abito da condottiero romano. Il dipinto fu esposto per la prima volta al salone di pittura dell'Accademia reale di pittura e scultura, e valse all'autore l'accesso all'accademia stessa. I monaci decisero di acquistarlo come omaggio verso il fondatore dell'abbazia. Oltre a questa, altre opere di autori francesi del XVII e XVIII secolo ornano le pareti del refettorio, i temi raffigurati sono generalmente quelli tratti dalla vita di Cristo; tra i paesaggi particolarmente degni di nota sono due piccole tavole del XVII secolo intitolate La pesca e La mietitura.

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Dettaglio dello scalone d'onore. I blocchi di pietra di Caen sono posati senza malta, il sostegno della struttura garantito solo dal preciso taglio e dalla forma dei blocchi

Le pareti sono coperte fino met altezza da pannelli in rovere chiaro sormontati da arabesque Luigi XV, differenti tra loro per tutta la lunghezza della sala. Al centro del soffitto pende un lampadario in vetro di Murano del XVIII secolo, originariamente adibito all'illuminazione della chiesa di Santo Stefano. L'ala est e il refettorio sono collegate da uno scalone d'onore, costruito tra il 1760 e il 1764. Lo scalone un capolavoro della stereotomia: la struttura mantenuta stabile solo dalla pressione che le pietre, sapientemente tagliate, esercitano le une sulle altre. La sua tecnica costruttiva ispir Charles Garnier nella realizzazione di quello per Opra Garnier. Le balaustre della scala, del XVIII secolo, furono realizzate in ferro battuto da artigiani di Rouen; nello stesso materiale erano realizzate le griglie che separavano gli spazi comuni dalla clausura, quelle rimaste sono

Abbazia degli uomini sormontate dal simbolo maurista PAX con al di sotto i tre chiodi della crocifissione e tutt'intorno la corona di spine. Il palazzo d'ingresso Questo edificio fu costruito sul lato occidentale dell'abbazia tra il 1730 e il 1734 per accogliere la portineria, gli uffici dei funzionari e il parlatorio. Il parlatorio in particolare era un'ampia sala riscaldata adatta per accogliere gli ospiti laici in visita ai monaci. La forma della volta era particolarmente studiata per amplificare i suoni in modo che tutte le discussioni fossero perfettamente udibili dal monaco espressamente incaricato di ascoltarle da dietro una porta per poterle riferire al priore, la regola prevedeva infatti che non ci fossero segreti tra i confratelli. Questa acustica dovuta alla forma ovale del locale, all'assenza di pannelli e alla volta a cupola poggiata su dieci mensole scolpite. Dal giugno 1994 il vecchio parlatorio ha preso il nome di "Sala Joseph Poirier", dal nome del direttore della difesa civile che install qui il suo posto di comando nel giugno 1944, e viene oggi utilizzato come sala di rappresentanza. Negli anni 1960 venne sostituito il vecchio parquet originale con delle lastre di marmo poste in modo da realizzare un decoro ellissoidale con al centro una stella a dieci punte. Dal soffitto pendono due lampadari di cristallo del XVIII secolo, mentre due porte e tre armadi a muro in stile transizione sono scolpiti in rovere dall'ebanista Franois Poche. In particolare i tre armadi a muro portano ciascuno un grande medaglione con scene profane dipinto direttamente su legno da artisti della famiglia Restout.

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La spianata Jean-Marie Louvel (XVIII secolo)


Questo grande giardino alla francese il frutto dei lavori di riqualificazione dei vecchi giardini portato a termine da Louis Bouket nel 1964. Il progetto si rif al vecchio piano di Guillaume de La Tremblaye, il monaco architetto che aveva progettato gli edifici conventuali nel XVIII secolo. Come d'uso nei giardini alla francese, il tracciato delimitato da una bordura di bosso (per una lunghezza totale di 1 545 metri) interrotta da 60 tassi potati in forma di cono. Le aiuole che compongono l'ampio giardino (11 920m) vengono rinnovate tre volte l'anno (piantagione primaverile, dei crisantemi ed autunnale): ad ogni nuova stagione vengono sostituite 21 500 piante. Il nome della spianata un omaggio a Jean-Marie Louvel, sindaco di Caen dal 1959 al 1970.

Il convento della Visitazione (XIX secolo)


Durante la rivoluzione le suore dell'ordine della visitazione vennero cacciate dal loro monastero in via Caponire, a poche centinaia di metri dall'abbazia degli uomini, e nel 1810 trovarono alloggio negli edifici conventuali di quest'ultima. Il 24 giugno 1812 incominciarono i lavori di costruzione di una cappella provvisoria, seguita dalla costruzione di una seconda iniziata il 13 aprile 1833 e benedetta il 19 febbraio 1838. Nel 1889 le suore ricevettero un importante lascito con cui poterono finanziare una nuova terza cappella, quella attuale. Non ben chiaro chi sia l'autore del progetto, sembra che il piano generale sia un'idea del monaco Esnault, elemosiniere dell'abbazia, e che la progettazione vera e propria fosse stata affidata all'architetto locale Edmond Hbert, anche se sul progetto definitivo compare la firma di tale Repine, architetto dei monumenti storici. Il 28 maggio 1890 il piano venne inviato all'autorit vescovile che accett il preventivo. Il 21 giugno dello stesso anno iniziarono i lavori, la cappella venne terminata il 25 settembre 1892 e consacrata il 17 ottobre 1893.

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Note
[1] Christophe Collet, Pascal Leroux, Jean-Yves Marin, Caen cit mdivale: bilan d'archologie et d'histoire, Calvados, Service Dpartement d'archologie du Calvados, 1996 ISBN 2-9510175-0-2 [2] Tra gli edifici realizzati in pietra di Caen bene ricordare: l'abbazia delle donne, il memoriale di Caen e l'abbazia di Fcamp in Francia, la Torre di Londra, il Tower Bridge, l'abbazia di Westminster e la cattedrale di Canterbury in Inghilterra, il Palazzo reale di Bruxelles in Belgio e il Duomo di Colonia in Germania. Dopo la seconda guerra mondiale sono state riaperte delle vecchie cave dismesse allo scopo di restaurare gli edifici distrutti dalle bombe, tuttavia oggi viene venduta anche per il rivestimento di edifici a Parigi e negli Stati Uniti. [3] Archives dpartementales du Calvados [4] Tratto dal Dictionnaire raisonn de l'architecture franaise du XIe au XVIe sicle, di Eugne Viollet-Le-Duc, 1856. [5] Philippe Lenglart, Caen, architecture et histoire, Edizioni Charles Corlet, Cond-sur-Noireau, 2008 [6] Guillaume de La Tremblaye, sculpteur et architecte (1644-1715) di abb Adolphe-Andr Pore, pubblicato da Le Blanc-Handel, 1884. [7] Un grand constructeur et dcorateur: Frre Guillaume de La Tremblaye (1644-1715) di Andr Rostand, 1955 [8] Mathieu (1692-1777) detto il vecchio, Guillaume e Jacques-Laurent detto il giovane. I primi due furono entrambi ispettore generale dei ponti e delle strade, il primo in particolare disegn il ponte di pietra, oggi ponte Wilson, di Tours; il terzo fu invece ingegnere della generalit di Caen [9] Fra J.-B. Miserey (1726-1786), architetto e monaco benedettino. Un moine architecte di Georges-Abel Simon, pubblicato da L. Jouan et R. Bigot, 1933. [10] Clestin Hippeau, L'Abbaye de Saint-tienne de Caen, 1066-1790, Hardel, Caen, 1855 [11] Guillaume-Stanislas Trbutien, Caen: prcis de son histoire, ses monuments, son commerce et ses environs, Caen, A. Hardel, 1879 [12] Sito della citt di Caen (http:/ / www. ville-caen. fr/ memoire/ patrimoine/ abbayehommes/ ) [13] Nel 1792. [14] Il convento originale venne fondato nel 1632. [15] La caserma ospit la 73 brigata dei corazzieri e in seguito l'ottavo reggimento dei dragoni, oggi ospita degli uffici amministrativi dell'esercito. In particolare dal 1992, su proposta dell'allora segretario di stato agli antichi combattenti, Louis Mexandeau, vi si trova l'Ufficio degli archivi delle vittime dei conflitti contemporanei, oltre agli archivi della difesa e degli antichi combattenti. Ad eccezione dei documenti relativi ai deportati ebrei, custoditi presso il memoriale della Shoah a Parigi, si tratta del pi importante archivio del genere in Francia (messi uno in fila all'altro i fascicoli coprono un'estensione di quasi 7 chilometri). [16] Scheda (http:/ / www. patrimoine-de-france. org/ oeuvres/ richesses-12-3678-31865. html) del Patrimonio di Francia. [17] Franois Robinard, Caen avant 1940: rtrospective de la vie caennaise de 1835 1940, Caen, ditions du Lys, 1993. Cronologia (http:/ / www. ville-caen. fr/ Memoire/ histoire/ avant40/ 1881. htm#1885) sul sito ufficiale della citt di Caen, in francese. [18] Caen, estate 1944 (http:/ / www. ville-caen. fr/ Memoire/ histoire/ CaenEte44/ frameIndex. htm) [19] douard Tribouillard, Caen aprs la bataille, la survie dans les ruines, Rennes, ditions Ouest-France, 1993 [20] Jean-Yves Marin e Jean-Marie Levesque, Mmoires du chteau de Caen, Caen, Skira-Seuil, 2000 [21] Figlio illegittimo di Enrico IV e Carlotta di Essart. [22] Dopo quelli realizzati da Franois-Henri Clicquot, in particolare l'organo originale della chiesa di Saint Sulpice. [23] Dati tratti da R. Davy, Le grand orgue de L'Abbaye aux Hommes Caen, 1954. [24] Scheda dell'organo con notizie storiche e fotografie (http:/ / www. uquebec. ca/ musique/ orgues/ france/ caense. html) [25] Tale materiale veniva comunemente usato sia per imballaggi che per la realizzazione delle copertura delle case, per tale uso era diffuso anche nel nord Italia, per esempio nei fienili di Cima Rest. Il termine glui provverrebbe dal latino volgare glodium o clodium, ovvero paglia di segale. [26] A quell'epoca la triste cucina medievale non era stata in grado di modificare in niente la primitiva ricetta della trippa. Fu solamente tre secoli pi tardi, nell'antica Cadomun [Caen] che nacque un genio culinario, emulo di Taillevent e precursore di Carme: Benot, il grande Benot, che, all'insipidit del piatto, sostitu intelligentemente quello che l'anima della cucina, un ingrediente, un condimento calcolato e ragionato (estratto del Larousse gastronomique, 1938, Prosper Montagn). [27] I ricordi del tempo del liceo sono stati annotati da frate Ribard (1753-1827), che allo scoppio della rivoluzione rifiut di lasciare la sua cella e in seguito insegn al liceo fino al suo pensionamento nel 1825. Nella sua Visite au Collge royal de Caen (stampata nel 1829) scrive: Il giardino era un parterre della pi ridente variet, ma i fiori e i disegni delle siepi sono scomparsi per far spazio agli esercizi dei nostri allievi... e le grida e i giochi hanno preso il posto delle silenziose passeggiate. [28] Ricorda a questo proposito frate Ribard nelle sue memorie: Noi possedevamo delle vaste foreste da cui si estraeva un ottimo legno che lasciavamo invecchiare prima di usarlo; cos queste opere sono destinate a durare nei secoli.

Abbazia degli uomini

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Bibliografia
Georges Bouet, Analyse architecturale de l'abbaye de Saint-Etienne de Caen, Caen, Le Blanc-Hardel, 1868 R. Davy, Le grand orgue de L'Abbaye aux Hommes Caen, Caen, Caron, 1954 Pierre Gouhier, J. A. Fortier, L'Abbaye aux Hommes: Saint-Etienne de Caen, Nancy, Cefag, 1974 Clestin Hippeau, L'Abbaye de Saint-tienne de Caen, 1066-1790, Caen, A. Hardel, 1855 Abel Decauville Lachne, Le Lyce et l'Abbaye de St-tienne de Caen, Caen, 1895 Ren Norbert Sauvage, Le Fonds de l'abbaye de Saint-tienne de Caen aux archives du Calvados, Caen, H. Delesques, 1911 Arrest contradictoire de la Cour des aydes de Rouen: qui condamne les religieux de l'Abbaye de Can au payement du droit de subvention l'entre, l'exception des boissons de leurs cr consommes pour leur provision: a l'effet de quoy il est permis de faire deux visites par an dans leur maison, & qui leur fait deffenses de vendre aucunes boissons en dtail dans ny hors l'enclos de leur maison: du 14 mars 1684, 1684

Voci correlate
Guglielmo il Conquistatore Architettura romanica

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Storia dell'abbazia (http://abbaye-aux-hommes.cef.fr/index3.htm) Localizzazione dei locali dell'abbazia su Wikimapia (http://www.wikimapia.org/#lat=49.181297&lon=-0. 372924&z=17&l=2&m=a&v=2)

Battistero di San Giovanni (Firenze)

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Battistero di San Giovanni (Firenze)


Coordinate geografiche: 434623.51N 111518.70E43.7731972N 11.255194E
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Battistero di San Giovanni

Battistero di San Giovanni Paese Regione Italia Toscana

Battistero di San Giovanni (Firenze)

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Localit Religione Diocesi Firenze Cristiana cattolica di rito romano Arcidiocesi di Firenze

Anno consacrazione 1059 Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Romanico IV secolo? XI secolo

Non mi parean [i fori] men ampi n maggiori


che que' che son nel mio bel San Giovanni, fatti per loco de' battezzatori (Dante Alighieri - Divina Commedia, Inferno, XIX canto, versi 16-18)

Il Battistero dedicato a San Giovanni Battista, patrono della citt di Firenze, sorge di fronte al duomo di Santa Maria del Fiore, in piazza San Giovanni. Inizialmente era collocato all'esterno della cerchia delle mura, ma fu compreso, insieme al Duomo, nelle mura realizzate da Matilde di Canossa ("quarta cerchia"). In origine era circondato da altri edifici, come il palazzo Arcivescovile che arrivava molto pi vicino, i quali vennero abbattuti per creare l'attuale piazza. Il battistero si trova fra Piazza del Duomo e Piazza San Giovanni, fra il Duomo e l'Arcivescovado, nel centro religioso della citt. La facciata principale dell'edificio ottagonale rivolta verso il Duomo, mentre l'abside si trova verso ovest.

Storia
L'edificio fu costruito su resti di una struttura romana, una ricca domus del I secolo DC, con mosaici a motivi geometrici, ritenuta in origine un tempio dedicato al dio Marte. L'impiego nel nuovo edificio di numerosi pezzi di recupero da varie rovine romane fu forse all'origine del malinteso, che venne messo nero su bianco da Giovanni Villani, venedo messo in dubbio solo a partire dal Settecento[2]. La vera data di fondazione assai incerta: si pensa al IV-V secolo DC, con rimaneggiamenti nel VII secolo durante la dominazione longobarda, forse in seguito alla conversione al cristianesimo della regina Teodolinda. La prima citazione risale all'anno 897, quando l'inviato dell'imperatore rende giustizia sotto il portico "davanti alla basilica di San Giovanni Battista": la denominazione di basilica indica che l'edificio doveva svolgere le funzioni di chiesa cattedrale. Il papa fiorentino Niccol II riconsacr la basilica, ancora cattedrale di Firenze, il 6 novembre 1059, dopo lavori che avevano aggiunto il terzo ordine e altre modifiche[2]. Nel 1128 l'edificio diventa ufficialmente il battistero cittadino e intorno alla met dello stesso secolo viene eseguito il rivestimento
Orientamento

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esterno in marmo, successivamente completato anche all'interno; il pavimento, sempre in tarsie marmoree, viene realizzato nel 1209. Nella seconda met del XIII secolo viene inoltre realizzata la cupola. L'abside a pianta rettangolare ("scarsella") viene realizzata nel 1202, in sostituzione di una precedente abside semicircolare, e dotata di un altare. Vengono realizzati quindi i mosaici della scarsella (anni 1220) e successivamente il complesso mosaico della cupola a spicchi ottagonali, al quale si lavora tra il 1270 e il 1300, con l'intervento di frate Jacopo e la partecipazione di Coppo di Marcovaldo e di Cimabue. Tra il 1330 e il 1336 viene eseguita la prima delle tre porte bronzee, con l'utilizzo di 24 formelle, commissionata ad Andrea Pisano dall'Arte di Calimala, l'arte pi antica dalla quale discendono tutte le altre, sotto la cui tutela era il battistero: essa era di fatto in competizione con l'Arte della Lana che patronava invece il vicino Duomo. La porta, forse inizialmente collocata sul lato est, il pi importante, di fronte al Duomo, fu spostata sul lato sud per collocare al posto d'onore la seconda porta: tale notizia, riportata dal Vasari e ripresa un po' da tutte le fonti fino ad oggi, stata L'altare centrale messa recentemente in dubbio per discrepanze nelle misure tra le due aperture[3]. Vero il 1320 inoltre Tino di Camaino aveva scolpito tre gruppi scultorei entro nicchie per decorare la parte sopra i portali di ciascun ingresso: consumate dalle intemperie vennero poi gradualmente sostituite dalla fine del Quattrocento in poi: la maggior parte dei frammenti oggi nel Museo dell'Opera del Duomo[4]. Quest'ultima, tra il 1401 e il 1424, venne realizzata da Lorenzo Ghiberti, vincitore di un concorso a cui parteciparono anche Filippo Brunelleschi, Jacopo della Quercia, Simone da Colle Val d'Elsa, Niccol di Luca Spinelli, Francesco di Valdambrino e Niccol di Pietro Lamberti. Inizialmente collocata sul lato orientale, fu a sua volta poi spostata sul lato nord. La terza porta, in oro, eseguita sempre dal Ghiberti tra il 1425 e il 1452 e chiamata da Michelangelo "Porta del Paradiso", tuttora occupa il lato orientale. Per la realizzazione delle due porte, il Ghiberti cre una vera e propria bottega di bronzisti, nella quale si formarono artisti come Donatello, Michelozzo, Masolino e Paolo Uccello. Nel 1576, in occasione del battesimo dell'atteso erede maschio del granduca Francesco I de' Medici, Bernardo Buontalenti ricostru il fonte battesimale, distruggendo i battezzatoi medievali ricordati da Dante Alighieri (Inf. XIX vv. 16-20), nonch il coro che era nell'abside[5].

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Architettura e decorazione
Esterno
Ha pianta ottagonale, con un diametro di 25,60 m, quasi la met di quello della cupola del Duomo. La necessit di un edificio di vaste dimensioni si spiega con l'esigenza di accogliere la folla che riceveva il battesimo solo in due date prestabilite all'anno. Anticamente era sopraelevato di alcuni gradini, scomparsi con l'innalzamento graduale del piano del calpestio, che Leonardo da Vinci aveva pensato di ricreare studiando un modo per sollevare in blocco l'edificio e ricreare una nuova piattaforma[6]. L'edificio coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all'esterno dall'attico e coperta da un tetto a piramide schiacciata. Sul lato opposto all'ingresso sporge il corpo dell'abside rettangolare (scarsella). L'ornamento esterno, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, scandito da tre fasce orizzontali, ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite superiormente finestre con timpani. Il pilastri in marmo verde del registro inferiore corrispondono colonne poligonali in strisce bianche e nere in quello superiore, reggenti gli archi a tutto sesto. I pilastri angolari, originariamente in pietra serena, furono poi rivestiti pure di marmo. Si tratta di uno spartito di gusto classico, usato gi in altri monumenti romanici come la facciata di San Miniato al Monte, che testimonia il perdurare a Firenze della tradizione architettonica della Roma antica[6]. Nonostante il Battistero sia considerato la matrice del Romanico fiorentino, alcune caratteristiche della sua architettura non hanno riscontro altrove. La disposizione di colonne e capitelli differenziati per tipologia e per colore del marmo non n uniforme n casuale, ma come nella architetture della Tarda antichit finalizzata a indicare precise gerarchie spaziali. Allinterno lasse principale est-ovest indicato dal contrapporsi dellarcone e della coppia di colonne con capitelli compositi ai lati della Porta del Paradiso (in tutti gli altri casi abbiamo invece capitelli corinzi, eccetto uno probabile frutto di restauro); un secondo asse di simmetria obliquo sudest-nordovest invece indicato dai fiori dellabaco dei capitelli corinzi di pilastro, che sono di tre tipi differenti. Allesterno le finestre a edicola si differenziano per forma, tipo di capitelli e colonne, e colore dei marmi impiegati, secondo un ordinamento molto complesso che distingue i lati obliqui da quelli volti ai punti cardinali e tra questi il lato est, con l'ingresso principale, differenziato in tutto dagli altri. La disposizione simmetrica di differenti tipi di capitelli si riscontra anche nei tre lati volti a sud dellattico, verosimilmente eseguiti per primi perch rivolti alla citt. Le tre porte bronzee, realizzate secondo un programma figurativo unitario nell'arco di pi di un secolo, mostrano la storia dell'umanit e della Redenzione, come in una gigantesca Bibbia figurata. L'ordine narrativo, sconvolto dal cambiamento di posizione delle singole porte, va dalle Storie dell'Antico Testamento nella porta est, a quelle del Battista nella porta sud, fino a quelle del Nuovo Testamento (Storie di Cristo) nella porta nord[6].
Veduta dal campanile di Giotto

Battistero di San Giovanni (Firenze) Porta sud, di Andrea Pisano La porta suddivisa in 28 formelle, disposte su sette file di quattro, con scene inquadrate da una cornice a losanga lobata (anche nota come compasso gotico). Le prime 20 formelle narrano episodi della vita di San Giovanni Battista, iniziando da quelle del battente sinistro (da 1 a 10) e proseguendo poi nel battente destro (da 11 a 20), mentre le altre 8 recano personificazioni delle tre virt teologali (da 21 a 23) con l'aggiunta dell'Umilt (24), nella penultima fila sui due battenti, e delle quattro virt cardinali (da 25 a 28), nell'ultima fila di formelle in basso[7]. 1. Annuncio dell'angelo a Zaccaria, padre di San Giovanni, della futura nascita. 2. Zaccaria diviene muto per aver dubitato dell'annuncio a causa dell'et avanzata della moglie. 3. Visitazione di Maria a Santa Elisabetta incinta. 4. 5. 6. 7. Nascita del Battista Zaccaria, ancora muto, scrive il nome da dare al bambino Il santo fanciullo nel deserto Predica ai Farisei

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8. Annuncio della venuta del Cristo 9. Battesimo dei seguaci 10. Battesimo di Ges 11. Il santo rimprovera il re Erode Antipa per aver sposato Erodiade, prima sposa di suo fratello Erode Filippo.

Schema della disposizione delle formelle nella porta di Andrea Pisano

12. Incarcerazione del santo 13. Visita dei discepoli 14. Ges risana lo storpio 15. Danza di Salom, figlia di Erode ed Erodiade. In seguito alla danza il re Erode le chiede di scegliere la sua ricompensa e la ragazza, istigata dalla madre, chiede la testa del Battista. 16. Decollazione del santo (gli viene tagliata la testa) 17. Presentazione della testa ad Erode. La testa ancora viva sebbene staccata dal corpo. 18. Salom porta la testa ad Erodiade. 19. Trasporto della salma del santo 20. Sepoltura di San Giovanni 21. Speranza 22. Fede 23. Carit 24. Umilt 25. Fortezza 26. Temperanza 27. Giustizia 28. Prudenza

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Giotto, Speranza, Padova (1306 circa) Andrea Pisano, la Speranza

Realizzata dal 1330 al 1336, con questa opera lo scultore aggiorn la tipologia dei portali romanici inserendo nelle ventotto formelle quadrate cornici mistilinee (il cosiddetto "quadrilobo"), tipiche dell'arte gotica, racchiuse a loro volta da altre cornici quadrate. Ne risulta una continua tensione, tra linee rette e spezzate. Per quanto riguarda le immagini vere e proprie, l'artista realizz figure singole o gruppi con uno stile sobrio e raffinato, memore del gusto di Nicola e Giovanni Pisano. Ogni composizione rappresenta un'opera a s stante, in cui da un fondo liscio si staccano i personaggi. In particolare, la figura della Speranza, risponde appieno all'iconografia finora stabilita: vista di profilo e il suo corpo proteso verso il cielo, cos come le sue braccia e il suo sguardo; anche se non si vede, si capisce che a porle la corona un angelo; anch'essa alata, ma al contrario dello slancio che pervadeva la Virt giottesca (presente nella Cappella degli Scrovegni a Padova), questa risulta seduta, sebbene il suo abito ricco di panneggi, lasci presagire un leggero spostamento verso l'angelo. La cornice stata portata a termine, su disegno di Lorenzo Ghiberti da suo figlio Vittorio Ghiberti, e dalla bottega. In essa si nasconde un messaggio teologico molto complesso che si pu legare alle scene in vita (battente di destra per chi esce) e in morte (battente di sinistra) di Giovanni Battista[7]. La porta coronata da un gruppo scultoreo, con il Battista col carnefice durante l'esecuzione e Salom, di Vincenzo Danti (1571), restaurate nel 2008 e da allora conservate nel Museo dell'Opera del Duomo e sostituite da copie al'esterno[7]. Sulle colonne ai lati della porta sud sono scolpiti in leggero bassorilievo due rettangoli: sono due misure di lunghezza in uso nell'alto medioevo: il piede longobardo ("piede di Liutprando") e quello fiorentino[7]. Poco pi avanti, sul lato sud vicino all'abside, si vede incassato alla base, sull'esterno, un sarcofago scolpito, forse di epoca romana, con una scena di navi e persone[7].

Battistero di San Giovanni (Firenze) Porta nord, di Lorenzo Ghiberti In modo analogo alla porta di Andrea Pisano, anche questa suddivisa in 28 formelle, con scene inquadrate dalla medesima cornice a losanga lobata. Le prime 20 formelle superiori narrano storie del Nuovo Testamento, e si susseguono nelle file su entrambi i battenti e a partire dalla fila inferiore (da 1 a 20); le ultime due file mostrano i quattro evangelisti (penultima fila, da 21 a 24) e quattro Dottori della Chiesa (ultima fila, da 25 a 28). Questa porta si trovava originariamente ad est e fu spostata poi a nord vista la bellezza dell'ulitma porta eseguita, la Porta del Paradiso[8]. 1. Annunciazione 2. Nativit 3. Adorazione dei Magi 4. Disputa con i dottori 5. Battesimo 6. Tentazioni nel deserto 7. Cacciata dei mercanti dal tempio 8. Ges cammina sulle acque e salva Pietro 9. Trasfigurazione 10. Resurrezione di Lazzaro 11. Ingresso a Gerusalemme 12. Ultima cena 13. Veglia nell'orto degli ulivi 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. Cattura di Ges Flagellazione Ges dinanzi a Pilato Salita al Calvario Crocifissione Resurrezione Pentecoste San Giovanni Evangelista San Matteo San Luca San Marco Sant'Ambrogio San Girolamo San Gregorio Sant'Agostino

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Schema della disposizione delle formelle nella porta nord di Lorenzo Ghiberti

Sulla porta nord si trova il gruppo con la Predica del Battista, di Giovanni Francesco Rustici (1506-1511), opera in cui l'artista dimostr tutto il suo apprezzamento verso gli affetti morbidi e chiaroscurali derivati dal suo maestro Leonardo da Vinci: il dolce indicare l'alto del Battista stato ad esempio messo in relazione con il San Giovanni del Louvre[8]. Sulla finestra centrale si trova l'emblema dell'Arte di Calimala, ovvero l'aquila che tiene con gli artigli una balla di mercanzie (il "torsello").

Battistero di San Giovanni (Firenze) Porta del Paradiso (est), di Lorenzo Ghiberti La porta suddivisa in 10 ampi riquadri rettangolari, disposti su cinque file, ciascuno dei quali, con le incorniciature ornate da tondi con teste di profeti, occupa l'intera larghezza di un battente. I riquadri presentano scene dell'Antico Testamento, che si susseguono su entrambi i battenti da sinistra a destra e dall'alto in basso[8]. La porta fu danneggiata dall'alluvione del 1966 e i rilievi sono attualmente sostituiti da copie, mentre gli originali, restaurati, si trovano nel Museo dell'Opera del Duomo. 1. Adamo ed Eva 2. Caino e Abele 3. No 4. Abramo 5. Isacco, Esa e Giacobbe 6. Giuseppe 7. Mos 8. Giosu 9. Davide 10. Salomone e la regina di Saba La porta sormontata dal gruppo scultoreo del Battesimo di Ges di Andrea Sansovino (1502) con angelo aggiunto di Innocenzo Spinazzi (1792) Presso la porta est (porta del Paradiso) sono Schema delle formelle della Porta del Paradiso presenti due colonne in porfido, attualmente spezzate, che furono donate da Pisa come ringraziamento per l'aiuto che Firenze le aveva prestato contro gli infedeli in una spedizione alle Baleari nel 1115[9].

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Interno
L'interno a pianta ottagonale, con un diametro di 25,6 metri. La decorazione interna ispirata agli edific romani, come il Pantheon, con un ampio uso di specchiature marmoree policrome. suddivisa, come all'esterno, in tre fasce orizzontali, la pi alta per coperta dalla cupola, mentre la fascia mediana occupata dai matronei. Inferiormente le pareti sono suddivise verticalmente in tre zone per mezzo di lesene e di colonne monolitiche in granito e in marmo cipollino di spoglio (come gran parte dei marmi del rivestimento), con capitelli dorati che reggono l'architrave. Le apreti, tirpartite da colonne e raccortate agli angoli da doppi pilastri scanalati in marmo, presentano un rivestimento marmoreo a due colori alternati in fasce e altre forme, bianco di Carrara e verde di Prato. Sopra le bifore si trovano tarsie geometriche, databili a prima del 1113, a giudicare dall'iscrizione sul sarcofago del vescovo Ranieri[9]. La fonte battesimale in origine occupava il centro del pavimento, dove si trova un ottagono in cocciopesto. Il pavimento presenta tarsie marmoree di grande pregio, di gusto orientalizzante, con motivi geometrici, fitomorfi e zoomorfi spesso legati ad animali di fantasia, ispirati ai tessuti privenienti dal Mediterraneo meridionale e orientale. Essi furono realizzati in tutta probabilit dalle stesse maestranze che lavorarono anche, fino al 1207, in San Miniato al Monte[9]. Dal 1048, su iniziativa di Strozzo Strozzi, esisteva nel battistero un orologio solare: attraverso un foro praticato nella cupola, i raggi solari colpivano nel corso dell'anno i segni dello zodiaco su una lastra di marmo collocata presso la porta nord, il riquadro zodiacale che oggi in corrispondenza della porta est, in seguito al rifacimento del XIII secolo. Sulla lastra riportato il verso palindromo "en giro torte sol ciclos et rotor igne"[9].

Battistero di San Giovanni (Firenze) Un'altra caratteristica del Battistero che non ha riscontri nellarchitettura romanico-gotica la relazione architettonica tra le facciate, che sia allinterno che allesterno non sono raccordate da nodi strutturali (gli attuali pilastri bicolori esterni sono un rifacimento: in origine erano in arenaria e separavano le facciate contigue incrostate di marmi), ma sono invece intese come unit bidimensionali indipendenti e solo accostate allinterno addirittura separate da un vuoto angolare in modo da esaltare larchitettura del Battistero come puro solido geometrico. Dante cita il battistero nella sua Divina Commedia: nel XIX canto dell'Inferno: Non mi parean [i fori] men ampi n maggiori /che que' che son nel mio bel San Giovanni, /fatti per loco de' battezzatori (versi 16-18). Egli inoltre dice che una volta, per salvare un ragazzo che rischiava di affogare, fu costretto a rovesciare una delle pozze dove si battezzavano i fanciulli, rompendone il bordo. Questa frattura, secondo i cronisti fiorentini, era ancora visibile quando le fonti battesimali vennero distrutte nel 1576. L'altare neoromanico e venne creato da Giuseppe Castellucci ai primi del Novecento recuperando frammenti originali e sostutuendo il precedente alatrone barocco di Girolamo Ticciati (1732, oggi nei depositi del Museo dell'Opera del Duomo)[5]. Davanti all'altare una grata lascia intravedere i sotterranei, in cui si trovano gli scavi della domus romana con pavimenti a mosaici geometrici, venuta alla luce durante gli scavi del 1912-1915[5]. I mosaici della cupola Il rivestimento a mosaico della cupola fu impresa difficile e dispendiosa; i lavori iniziarono forse intorno al 1270 e si conclusero agli inizi del secolo successivo. Presenta otto spicchi ed rivestita da mosaico su fondo dorato. Su una fascia superiore sono raffigurate le gerarchie angeliche (2 nello schema) Su tre degli spicchi (1 nello schema) raffigurato il Giudizio Universale, dominato dalla grande figura del Cristo: sotto i suoi piedi avviene la resurrezione dei morti, alla sua destra i giusti sono accolti in cielo dai patriarchi biblici, mentre alla sua sinistra si trova l'inferno con i suoi diavoli. Gli altri cinque spicchi sono suddivisi in altri quattro registri orizzontali, dove sono raffigurate a partire dall'alto: storie della Genesi (3), storie di Giuseppe (4), storie di Maria e di Cristo (5) e storie di San Giovanni Battista (6).

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Schema della disposizione delle scene sui mosaici della cupola

Furono impiegate, secondo alcuni, maestranze veneziane, coadiuvate sicuramente da importanti artisti locali che fornirono i cartoni, come Coppo di Marcovaldo, autore dell'Inferno, Meliore per alcune parti del Paradiso, il Maestro della Maddalena e Cimabue, cui sono attribuite le prime storie del Battista.

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Veduta interna della cupola

Il mosaico del Giudizio Universale su tre spicchi della cupola

Una delle scene del registro con storie di Maria e Ges: San Giuseppe viene avvertito in sogno di fuggire in Egitto

Altre opere All'interno si trovano due sarcofagi romani: uno detto "della fioraia", da un soggetto del bassorilievo, dove venne sepolto il vescovo Giovanni da Velletri, e uno con scena di caccia al cinghiale, con un coperchio cinquecentesco con stemma Medici aggiunto quando venne reimpiegato come sepoltura di Guccio de' Medici, gonfaloniere di Giustizia nel 1299. Tra questi sarcofagi si trova un statua del Battista di Giuseppe Piamontini (1688 circa) donata da Cosimo III de' Medici. Sulla parete destra dell'abside si conserva il monumento funebre del vescovo Ranieri, costituito da un sarcofago con un'iscrizione del 1113 in esametri leonini[10]. A destra dell'abside il monumento funebre dedicato a Baldassarre Cossa, l'antipapa Giovanni XXIII, morto a Firenze nel 1419, eseguito da Donatello e Michelozzo tra il 1422 e il 1428. L'angelo reggicandela a destra dell'altare, posto su una colonnina con base leonina, di Agostino di Jacopo e risale al 1320[5]. Il candelabro per il cero pasquale pure attribuito allo stesso autore. Ai lati delle porte tre coppie di acqusantiere su colonne tortili. Il fonte battesimale, fatto principalmente di un unico blocco marmoreo, attribuito a un seguace di Andrea Pisano (1371) e mostra sei bassorilievi con Scene di battesimo[5].

Monumento funebre all'antipapa Giovanni XXIII

Vi era esposta anche la Maddalena penitente, scolpita da Donatello in legno. Danneggiata nell'alluvione del 1966 l'opera attualmente esposta nel Museo dell'Opera del Duomo. Perduto invece l'affresco con San Giovanni al di sopra della porta sud, opera del 1453 di Alesso Baldovinetti[5]. Per il battistero erano stati realizzati inoltre l'altare argenteo e il Parato di San Giovanni (su disegno di Antonio del Pollaiolo), tutte opere al museo dell'Opera[10].

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Opere gi nel Battistero


Donatello, Maddalena penitente, oggi nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze Tino di Camaino Carit, oggi nel Museo Bardini Speranza, oggi nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze Fede, oggi nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze Sibilla, oggi nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze Battesimo di Cristo, oggi nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze Testa del Battista, oggi nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Battistero_di_San_Giovanni_%28Firenze%29& language=it& params=43_46_23. 51_N_11_15_18. 70_E_type:landmark [2] Touring Club, cit, p. 147. [3] Dieci cose che di certo non sapete sulle porte del Battistero di Firenze (http:/ / www. alibionline. it/ luoghi/ italia/ 2022-dieci-cose-che-di-certo-non-sapete-sulle-porte-del-battistero-di-firenze. html) [4] AA.VV., Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, Mandragora, Firenze 2000, p. 126. ISBN 88-85957-58-7 [5] Touring Club, cit, p. 152. [6] Touring Club, cit, p. 148. [7] Touring Club, cit, p. 149. [8] Touring Club, cit, p. 150. [9] Touring Club, cit, p. 151. [10] Touring, cit., p.153.

Bibliografia
Piero Degl'Innocenti: Le origini del bel San Giovanni. Da tempio di Marte a battistero di Firenze, Edizioni Cusl, Firenze 1994. ISBN 88-8021-037-8 Rolf C. Wirtz: Florenz. Knnemann, Kln 1999. ISBN 3-8290-2659-5 Gerhard Straehle: Die Marstempelthese - Dante, Villani, Boccaccio, Vasari, Borghini. Die Geschichte vom Ursprung der Florentiner Taufkirche in der Literatur des 13. bis 20. Jahrhunderts, Gerhard Straehle, Mnchen 2001. ISBN 3-936275-00-9

Giuseppe Marchini Langewiesche: Baptisterium, Dom und Dommuseum in Florenz, K.R. Langewiesche, Knigstein im Taunus 1980. ISBN 3-7845-6130-6

Il sarcofago incassato nel muro esterno

Annamaria Giusti: Das Baptisterium San Giovanni in Florenz, Mandragora, Florenz 2000. ISBN 88-85957-57-9 Carlo Montrsor: Das Museum der Opera del Duomo von Florenz, Schnell & Steiner, Regensburg/Florenz 2000, 2003. ISBN 3-7954-1615-9 Alberto Busignani Raffaello Bencini: Le chiese di Firenze. Il Battistero di San Giovanni, Firenze 1988. AA.VV., a cura di Domenico Cardini: Il Bel San Giovanni e Santa Maria del Fiore. Il Centro religioso di Firenze dal Tardo Antico al Rinascimento, Firenze 1996. ISBN 88 7166 282 2 Guglielmo De Angelis DOssat: Il Battistero di Firenze: la decorazione tardo romana e le modificazioni successive, IX Corso di cultura sullarte ravennate e bizantina, Ravenna 1962. AA.VV., Guida d'Italia, Firenze e provincia "Guida Rossa", Touring Club Italiano, Milano 2007.

Battistero di San Giovanni (Firenze)

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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Pagine con notizie sul Battistero dell'Opera di Santa Maria del Fiore (http://www.operaduomo.firenze.it/ luoghi/battistero.asp) Dieci cose che di certo non sapete sulle porte del Battistero di Firenze (http://www.alibionline.it/luoghi/italia/ 2022-dieci-cose-che-di-certo-non-sapete-sulle-porte-del-battistero-di-firenze.html) Il significato della cornice della porta sud (http://corrierefiorentino.corriere.it/arte_e_cultura/articoli/2008/ 09_Settembre/23/droga_battistero_messaggio_porta_sud.shtml)

Chiesa di Santa Maria in Campidoglio (Colonia)


Chiesa di Santa Maria in Campidoglio St. Maria im Kapitol

Esterno della zona absidale Paese Regione Localit Religione Diocesi Germania Renania Settentrionale-Vestfalia Colonia Cristiana cattolica di rito romano Arcidiocesi di Colonia

Anno consacrazione 1065 Stile architettonico Inizio costruzione Completamento romanico, neoromanico XI secolo XX secolo

Chiesa di Santa Maria in Campidoglio (Colonia)

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La chiesa di Santa Maria in Campidoglio (in tedesco: Sankt Maria im Kapitol) una delle pi interessanti tra le dodici chiese romaniche di Colonia, in Germania. Per secoli fu la chiesa pi importante della citt dopo il Duomo.

Storia
La chiesa venne fondata nel 690 sulle fondazioni del tempio della Triade Capitolina (da cui il nome attuale). Nell'XI secolo venne ricostruita su iniziativa dell'arcivescovo di Colonia Interno Herimann II e sua sorella, la badessa Hilda. Fu uno dei cantieri pi importanti dell'epoca ottoniana e nella sua fondazione prese parte anche l'Imperatore, che la consacr nel 1065. Anticamente la chiesa presentava anche una westwerk con due torri scalarie, ma in seguito alla distruzione nel XVIII secolo non venne mai ricostruita. Venne parzialmente distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita in seguito secondo l'aspetto dell'XI secolo.

Descrizione
Architettura
Il corpo della chiesa a tre navate caratterizzato da regolari arcate su pilastri fino alle maestose absidi, inconsuetamente tre (per l'epoca), identiche e cinte da un deambulatorio, impostato come prosecuzione delle navate laterali. erano inoltre gi coperta da volte a crociera, anticipando caratteristiche dello stile romanico. La razionalit della pianta garantisce equilibrio e grandiosit. Importanti opere d'arte conservate sono le porte lignee, del 1060 circa, la Madonna di Limburg (XIII secolo), la corce smaltata del 1304, il "lettorio" del 1523 e l'altare laterale con una pala di un seguace di Hans Baldung di Grien del XVI secolo.

Organo
Sul jub, che divide la navata centrale dall'area absidale, si trova l'organo a canne, costruito nel 1991 dalla ditta organaria Johannes Klais Orgelbau. Lo strumento ha tre tastiere di 54 note ciascuna ed una pedaliera di 30 e la seguente disposizione fonica:

Chiesa di Santa Maria in Campidoglio (Colonia)

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Prima tastiera - Hauptwerk Bordun Principal Flte Octave Blockflte Quinte Superoctave Mixtur IV Cornet V Trompete 16' 8' 8' 4' 4' 2.2/3' 2' 1.1/3' 8' 8'

Seconda tastiera - Positiv Traversflte 8' Gedackt Praestant Rohrflte Nasard Principal Terz Cymbel IV Cromorne Tremulant 8' 4' 4' 2.2/3' 2' 1.3/5' 1' 8'

Terza tastiera - Schwellwerk Bourdon Gamba 8' 8'

Vox Coelestis 8' Principal Traversflte Flageolett Larigot Dulcian Hautbois Tremulant 4' 4' 2' 1.1/3' 16' 8'

Chiesa di Santa Maria in Campidoglio (Colonia)

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Pedal Violon Subba Octave Spillflte 16' 16' 8' 8'

Tenoroctave 4' Posaune Trompete 16' 8'

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(DE) Kirchengemeinde St. Maria im Kapitol [1] (DE) St.Marien im Kapitol [2] (DE) Lichhof St. Maria im Kapitol Panorama [3] (DE) Bilderstrecke der Aussenanlage [4] (DE) Literatur zum Gabelkreuz, s. "Sptgotische Leidenskruzifixe" [5]
Coordinate geografiche: 50564.70N 65731.00E50.934639N 6.95861E
[6]

References
[1] [2] [3] [4] [5] [6] http:/ / www. maria-im-kapitol. de/ http:/ / www. romanische-kirchen-koeln. de/ mariaimkapitol. html http:/ / www. panoramalampe. de/ fotografie/ vollbild/ qtvr_lichhof. html http:/ / www. koeln-altstadt. de/ kultur/ romanischekirchen/ stmariaimkapitol/ http:/ / www. godehardhoffmann. mynetcologne. de http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Chiesa_di_Santa_Maria_in_Campidoglio_%28Colonia%29& language=it& params=50_56_4. 70_N_6_57_31. 00_E_type:landmark

Basilica di San Marco

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Basilica di San Marco


Basilica Cattedrale Patriarcale Metropolitana Primaziale di San Marco Evangelista

Facciata della basilica rivolta verso la piazza Paese Regione Localit Venezia Religione Diocesi Anno consacrazione Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Sito web Cristiana cattolica di Rito Romano Patriarcato di Venezia 828 (prima basilica) romanico-bizantino e gotico 1063 (basilica attuale) 1617 Basilica di San Marco [1] Italia Veneto

La basilica di San Marco a Venezia la chiesa principale della citt, cattedrale della citt e sede del Patriarca. uno dei principali monumenti di piazza San Marco, che da essa prende il nome. Sino alla caduta della Repubblica Serenissima stata la chiesa palatina dell'attiguo palazzo Ducale, retta a prelatura territoriale sotto la guida di un primicerio nominato direttamente dal doge. Ha assunto il titolo di cattedrale a partire dal 1807, quando fu qui trasferito dall'antica cattedrale di San Pietro di Castello.

Basilica di San Marco

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La storia
La costruzione
La prima Chiesa dedicata a San Marco, voluta da Giustiniano Partecipazio, fu costruita accanto al Palazzo Ducale nell'828 per ospitare le reliquie di San Marco trafugate, secondo la tradizione, ad Alessandria d'Egitto da due mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. Questa chiesa sostitu la precedente cappella palatina dedicata al santo bizantino Teodoro (il cui nome era pronunciato dai veneziani Tdaro), edificata in corrispondenza dell'attuale piazzetta dei leoni, a nord della basilica di San Marco. Risale al IX secolo anche il primo Campanile di San Marco. La primitiva chiesa di San Marco venne poco dopo sostituita da una nuova, sita nel luogo attuale e costruita nell'832; questa per and in fiamme durante una rivolta nel 976 e fu quindi nuovamente edificata nel 978 da Pietro Orseolo I. La basilica attuale risale ad un'altra ricostruzione (iniziata dal doge Domenico Contarini nel 1063 e continuata da Domenico Selvo e Vitale Falier) che ricalc abbastanza fedelmente le dimensioni e l'impianto dell'edificio precedente. In particolare la forma architettonica nel suo complesso si avvicina molto a quella dell'antica Basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli (oggi distrutta), la seconda chiesa pi importante della citt e mausoleo imperiale. La nuova consacrazione avvenne nel 1094; la leggenda colloca nello stesso anno il ritrovamento miracoloso in un pilastro della basilica del corpo di San Marco, che era stato nascosto durante i lavori in un luogo poi dimenticato. Nel 1231 un incendio devasta la basilica di San Marco che viene subito restaurata.
San Marco e il Leone, sulla sommit del frontone

Basilica di San Marco, vista dal Campanile

La decorazione

Basilica di San Marco La splendida decorazione a mosaici dorati dellinterno della basilica gi quasi completa alla fine del XII secolo. Entro la prima met del Duecento fu costruito un vestibolo (il nartece, spesso chiamato atrio) che circondava tutto il braccio occidentale, creando le condizioni per la realizzazione di una facciata (prima di allora l'esterno era con mattoni a vista, come nella basilica di Murano). I secoli successivi hanno visto la basilica arricchirsi continuamente di colonne, fregi, marmi, sculture, ori portati a Venezia sulle navi dei mercanti. Spesso si trattava di materiale di spoglio, ricavato cio da antichi edifici demoliti. In particolare, il bottino del sacco di Costantinopoli nel corso della Quarta Crociata (1204) arricch il tesoro della basilica e forn arredi di grande prestigio.

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Gli ultimi interventi


Nel Duecento, nell'ambito dei lavori che stavano trasformando l'aspetto della piazza, le cupole furono sopraelevate con tecniche di costruzione bizantine e fatimide: esse sono costruzioni lignee rivestite da lamine di piombo soprastanti le cupole originali pi antiche, sulle quali si sviluppa il rivestimento musivo che si ammira all'interno della chiesa. Solo nel XV secolo, con la decorazione della parte alta delle facciate, si definisce l'attuale aspetto esteriore della basilica; nonostante ci, essa costituisce un insieme unitario e coerente tra le varie esperienze artistiche a cui stata soggetta nel corso dei secoli. Infine furono realizzati il Battistero e la Cappella di Sant'Isidoro di Chio (XIV secolo), la sagrestia (XV) e la Cappella Zen (XVI). Nel 1617, con la sistemazione di due altari allinterno, la basilica pu dirsi compiuta.
I Tetrarchi

Le figure chiave
In quanto chiesa di Stato, la basilica era retta dal doge e non dipendeva dal patriarca, che aveva la sua cattedra presso la chiesa di San Pietro. Il doge stesso nominava un clero ducale guidato dal primicerio. Solo dal 1807 San Marco divenne ufficialmente cattedrale. Lamministrazione della basilica era affidata ad un importante magistratura della Repubblica di Venezia, i Procuratori di San Marco, la cui sede erano le Procuratie. Tutti i lavori di costruzione e di restauro erano diretti dal proto: hanno occupato questa carica grandi architetti come Jacopo Sansovino e Baldassarre Longhena. Procuratori di San Marco e proto esistono tuttora e svolgono per il Patriarcato gli stessi compiti di un tempo.

La conservazione
I lavori di restaurazione della Basilica avvenuti a fine '800 (1865-1875) crearono un vero dibattito culturale sullo stato di conservazione delle opere contenute e sulla perdita di ampie porzioni di mosaico interne alla Cappella Zen e al Battistero. Fu cos che dal 1881 al 1893 Ferdinando Ongania, uno dei pi celebri editori veneziani, si dedic alla realizzazione di un'opera chiamata appunto "La Basilica di San Marco in Venezia" che voleva fotografare e conservare la bellezza di tutti gli elementti decorativi che rendono unica la Basilica affinch in futuro ogni intervento di restauro si confrontasse con la situazione documentata nella sua Opera.

Basilica di San Marco

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L'esterno
Dall'esterno, diviso in tre differenti registri piano inferiore, terrazza, cupole prevale la larghezza, poich in una citt come Venezia, che appoggia su un terreno sabbioso, si tendeva a realizzare gli edifici in larghezza, dal peso pi equilibrato. infatti lunga 76,5 metri e larga 62,60 (al transetto), mentre la cupola centrale alta 43 metri (28,15 all'interno). La facciata presenta due ordini, uno al pian terreno che scandito da cinque grandi portali strombati che conducono all'atrio interno. Quella centrale decorata in senso monumentale. Il secondo ordine forma una terrazza percorribile e presenta quattro arcate cieche pi una centrale in cui si apre una loggia che ospita la quadriga.

La facciata
La facciata marmorea risale al XIII secolo. Vi furono inseriti mosaici, bassorilievi ed una grande quantit di materiale di spoglio eterogeneo. Ci diede la caratteristica policromia, che si combina con i complessi effetti di chiaroscuro dovuti alle multiformi aperture ed al gioco dei volumi. Le due porte di ingresso alle estremit vennero realizzate con timpani ad arco inflesso, di chiara ispirazione araba, forse volute anche per ricordare Alessandria d'Egitto, dove era avvenuto il martirio di San Marco. Le porte bronzee risalgono a epoche diverse: a sud la Porta di San Clemente bizantina e risale all'XI secolo; quella centrale, di produzione incerta, del XII secolo; le porte secondarie sono pi tarde e sono decorate secondo un gusto antichizzante. Nella facciata laterale rivolta a sud anticamente si apriva la Porta da Mar, l'ingresso posto vicino al Palazzo Ducale e al molo, dal quale si entrava a Venezia.
Un particolare.

Tra i mosaici della facciata, l'unico rimasto degli originali duecenteschi quello sopra il primo portale a sinistra, il portale di Sant'Alipio, che rappresenta l'ingresso del corpo di San Marco nella basilica com'era allora. Gli altri, danneggiati, furono rifatti tra il XVII e il XIX secolo mantenendo i soggetti originali, che fatta eccezione per il mosaico Traslazione del corpo di San Marco, XIII secolo, sopra portale centrale, hanno tutti come soggetto principale il corpo del portale di S. Alipio. santo, dal suo ritrovamento presso Alessandria d'Egitto ad opera di due mercanti veneziani avvenuta nel 829 all'arrivo delle sacre spoglie in citt e alla successiva deposizione. La lunetta del portale centrale decorata secondo l'usanza tipicamente occidentale in epoca romanica, con un Giudizio universale, incorniciato da tre archi scolpiti di diverse dimensioni, che riportano una serie di Profeti, di Virt sacre e civili, di Allegorie dei mesi, dei Mestieri e di altre scene simboliche con animali e putti (1215-1245 circa). Questi rilievi mescolano suggestioni orientali e del romanico lombardo (quali le opere di Wiligelmo), ma vennero realizzati da maestranze locali. Dagli archi inflessi dellordine superiore, decorati in stile gotico fiorito, le statue delle Virt cardinali e teologali, quattro santi guerrieri e San Marco vegliano sulla citt. Nellarco del finestrone centrale, sotto San Marco, il Leone alato mostra il libro con le parole "Pax tibi Marce Evangelista meus".

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La quadriga
Tra le opere d'arte provenienti da Costantinopoli, la pi celebre rappresentata dai famosi cavalli di bronzo dorato e argentato, di incerta origine[2], che furono razziati dai Veneziani, durante la IV crociata dall'Ippodromo di Costantinopoli, la capitale dell'Impero romano d'Oriente e posti sopra il portale centrale della basilica. Delle molte quadrighe che ornavano gli archi trionfali dellantichit, questa lunico esemplare al mondo rimasto. Dopo il lungo restauro iniziato nel 1977, i cavalli di San Marco sono oggi conservati nel Museo di San Marco all'interno della basilica, sostituiti sulla balconata da copie.
Le copie della Quadriga

I pilastri acritani
Giunti a Venezia anch'essi durante l'epoca delle crociate, posti di fronte al fianco sinistro della basilica proprio innanzi alla Porta della Carta, antico accesso degli archivi di stato della Serenissima, si trovano due pilastri provenienti dalla basilica di San Polieucto, trafugati per nave da San Giovanni d'Acri, da cui deriva il nome. La loro dislocazione nel panorama della Piazzetta, che a ben notare priva di senso, deriva dall'effettiva sovrabbondanza di manufatti di pregio accumulati dai veneziani durante le crociate, che riconoscendone il valore ma non avendo pi spazi vuoti all'interno o sulla facciata della basilica decisero di piantarli li dove oggi si possono ammirare. Finemente lavorati, essi presentano motivi sasanidi come palmette alate, pavoni, uva, eseguiti con chiarezza distributiva e precisione magistrale; rappresentano una delle prime evidenze dell'introduzione di decorazioni orientaleggianti nel panorama artistico occidentale. Presso l'angolo verso la piazza la pietra del bando, tronco di colonna in porfido proveniente dalla Siria, da cui il commandador della Repubblica leggeva le leggi e i bandi alla cittadinanza. La pietra fu spezzata dalle macerie del campanile nel 1902. [3]

I tetrarchi
Opera databile verso la fine del III secolo, trasferita a Venezia dopo il saccheggio di Costantinopoli del 1204. Raffigura, in un blocco di porfido rosso dell'altezza di circa 130 cm, le figure dei "tetrarchi", ovvero i due cesari e i due augusti (un cesare ed un augusto per ognuna delle parti in cui l'impero romano venne suddiviso dall'imperatore Diocleziano con la sua riforma). Tra gli storici dell'arte ancora in corso il dibattito in merito a quale delle due tetrarchie si riferisca la scultura. Una leggenda popolare vuole invece che questa scultura sia quella di quattro ladroni sorpresi dal Santo della basilica intenti a rubare il suo tesoro custodito all'interno e che furono da esso pietrificati e successivamente murati di fianco alla Porta della Carta dai veneziani, proprio all'angolo del Tesoro.

Il nartece
Il nartece con la sua luce smorzata prepara il visitatore allatmosfera soffusa dellinterno dorato, come lAntico Testamento rappresentato dai mosaici del soffitto prepara al Vangelo raffigurato in basilica. I soggetti principali sono la Genesi ed episodi delle vite di No, Abramo, Giuseppe, Mos. Attualmente latrio si compone di due ambienti, in quanto Battistero e Cappella Zen furono ottenuti chiudendone il lato sud. I mosaici dellatrio comprendono tra laltro sei cupolini: Genesi, Abramo, tre cupolini di Giuseppe e cupolino di Mos. Nella cupola della Genesi o Creazione stanno ventisei scene che iniziano con la creazione del cielo e della terra. Non comune la scena della benedizione

Basilica di San Marco del settimo giorno con Dio in trono circondato dai sei angeli dei primi sei giorni. Seguono la creazione di Eva dalla costola di Adamo, la tentazione del serpente, la cacciata dal Paradiso Terrestre, e gli altri episodi caratteristici del Libro. I mosaici delle prime tre cappelle furono realizzati tra il 1220 e il 1240. Dopo una lunga interruzione di lavori, dovuta all'impiego delle squadre di mosaicisti veneziani nella chiesa di San Salvador, il cantiere fu riaperto con la decorazione delle ultime cupole intorno al 1260-1270. Accanto al portale che immette alla chiesa si aprono alcune nicchie nelle quali sono accolti mosaici che rappresentano la Theotokos, gli Apostoli e, nel registro inferiore, gli Evangelisti. Questi mosaici fanno parte della prima campagna decorativa della chiesa, quella che include anche il mosaico con i quattro protettori della citt nell'abside (San Pietro, San Nicola, San Marco e Sant'Ermagora) e i lacerti di Deposizione ritrovati sul tetrapilo di sud-est del presbiterio, tutti risalenti all'ultimo quarto dell'XI secolo, cio al periodo del doge Domenico Selvo. Le figure della Theotokos e degli Apostoli sembrano appartenere a un atelier bizantino, mentre quelle degli Evangelisti (forse di poco successive) presentano caratteri che li avvicinano allo stile di maestranze venete. Il linguaggio assimilabile a quello bizantino di provincia, che ha il suo esito pi alto nei mosaici della chiesa della Ne Mon di Chio.

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L'interno
La pianta della basilica a croce greca con cinque cupole distribuite al centro e lungo gli assi della croce e raccordate da arconi (come nella chiesa dei Santi Apostoli dell'epoca di Giustiniano, modello evidente per la basilica veneziana). Le navate, tre per braccio, sono divise da colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole; non sono realizzati come blocco unico di muratura ma articolati a loro volta come il modulo principale: quattro supporti ai vertici di un quadrato, settori di raccordo voltati e parte centrale con cupoletta. Le pareti esterne e interne sono invece sottili, per alleggerire il peso dell'edificio sul delicato suolo veneziano, e sembrano quasi diaframmi tesi tra pilastro e pilastro, a reggere la balaustra dei matronei; non hanno una funzione di sostegno, solo di tamponamento. Pareti e pilastri sono completamente rivestiti, nel registro inferiore, con lastre di marmi policromi. Il pavimento ha un rivestimento marmoreo disegnato con moduli geometrici e figure di animali mediante le tecniche dellopus sectile e dellopus tessellatum; sebbene continuamente restaurato, conserva alcune parti originali del XII secolo.

L'interno

Presbiterio
Elementi di origine occidentale sono la cripta, che interrompe la ripetitivit di una delle cinque unit spaziali, e la collocazione dell'altare, non al centro della struttura (come nei martyrion bizantini), ma nel presbiterio. Per questo i bracci non sono identici, ma sull'asse est-ovest hanno la navata centrale pi ampia, creando cos un asse longitudinale principale che convoglia lo sguardo

Basilica di San Marco

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verso l'altare maggiore, che custodisce le spoglie di San Marco. Dietro laltare maggiore, rivolta verso labside, esposta la Pala d'oro, che fa parte del Tesoro di San Marco. Il gruppo di colonne istoriate che reggono il ciborio sopra l'altare maggiore, riproducono modelli paleocristiani, con citazioni anche ricalcate, sebbene magari ricontestualizzate o anche fraintese. Questo revival appositamente ricreato da inquadrare nel desiderio di Venezia di riallacciarsi con l'epoca di Costantino assumendosi l'eredit dell'Imperii christiani dopo aver conquistato Costantinopoli. Il presbiterio separato dal resto della basilica da uniconostasi, ispirata alle chiese bizantine. formata da otto colonne in marmo rosso broccatello e coronata da un alto Crocifisso e da statue di Pier Paolo e Jacobello dalle Masegne, capolavoro della scultura gotica (fine XIV secolo). Dal presbiterio si accede alla sagrestia e ad una chiesetta del XV secolo dedicata a San Teodoro (eretta da Giorgio Spavento con i pilastri a fusarole e fogliami per il contorno del portale scolpiti da Sebastiano da Milano), dove esposta una Adorazione del Bambino di Giambattista Tiepolo.

La cupola

Transetto destro
Allinizio del transetto destro, collegato al Palazzo Ducale, si trova lambone delle reliquie, da dove il neo eletto doge si mostrava ai veneziani. Nella navata sinistra si trovano la cappella di San Clemente e laltare del Sacramento. Qui il pilastro in cui fu ritrovato nel 1094 il corpo di San Marco, come raccontato negli interessanti mosaici della navata destra (da dove si entra negli ambienti del Tesoro di San Marco).

L'iconostasi

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Transetto sinistro
Allinizio del transetto sinistro c invece lambone doppio per la lettura delle Scritture; seguono, nella navata destra, la cappella di San Pietro e la cappella della Madonna Nicopeia, unicona bizantina giunta a Venezia dopo la Quarta Crociata ed oggetto di devozione. Sul lato nord ci sono gli ingressi alla cappella di SantIsidoro di Chio ed alla cappella Mascoli.

I mosaici
La decorazione musiva della basilica copre un arco di tempo molto ampio ed probabilmente dettata da un programma iconografico coerentemente unitario. I mosaici pi antichi sono quelli dell'abside (Cristo pantocratore, rifatto per nel XVI secolo, e figure di santi e apostoli) e dell'ingresso (Apostoli ed Evangelisti, di cui si detto sopra), realizzati alla fine dell'XI secolo da artisti greci e veneziani, e che mostrano affinit ai mosaici, per esempio, della Cattedrale Ursiana di Ravenna (1112) o a quelli degli Apostoli nell'abside della Cattedrale di San Giusto a Trieste. Gli Apostoli con la Theotokos e gli Evangelisti probabilmente decoravano lingresso centrale alla basilica ancora prima della costruzione del nartece. I restanti mosaici dell'edificio vennero aggiunti nella seconda grande campagna decorativa a partire dalla seconda met del XII secolo, da artisti bizantini e veneziani. L'atrio presenta Storie dell'Antico testamento, le tre cupole sull'asse longitudinale apoteosi divine e cristologiche, gli arconi relativi presentano episodi dei Vangeli, le cupole laterali storie di santi.
La Cupola della Genesi

La Cupola della Pentecoste (la prima a ovest) venne realizzata entro la fine del XII secolo, forse riproducendo le miniature bizantine di un manoscritto della corte bizantina. La cupola centrale detta dell'Ascensione, mentre quella sopra l'altare maggiore dell'Emanuele, e furono decorate dopo quella della Pentecoste. Successivamente ci si dedic all'istoriazione della Cupoletta della Genesi dell'atrio (1220-1240 circa), seguendo fedelmente le illustrazioni della Bibbia Cotton (un altro revival paleocristiano).[4]. Sulle volte e i cupolini successivi si sviluppano le storie degli antichi patriarchi: No, Abramo, Giuseppe, Mos. Il transetto nord, realizzato in seguito, ha la cupola dedicata a San Giovanni Evangelista e Storie della Vergine negli arconi. Quello sud presenta la cupola di San Leonardo (con altri santi) e, sopra la navata destra, Fatti della vita di San Marco. In queste opere e in quelle coeve della tribuna gli artisti veneziani introdussero sempre maggiori elementi occidentali, derivati dall'arte romanica e gotica. Pi tardi sono i mosaici delle cupolette di Giuseppe e di Mos, nel lato nord dell'atrio, probabilmente della seconda met del XIII secolo, dove si cercano effetti grandiosi con una riduzione delle scenografie architettoniche in funzione della narrazione. Altri notevoli mosaici decorano il Battistero, la Cappella Mascoli e la Cappella di SantIsidoro. Le ultime decorazioni musive sono quelle della Cappella Zen (angolo sud dell'atrio), dove avrebbe operato di nuovo un maestro greco di notevole perizia. Molti mosaici deteriorati furono in seguito rifatti mantenendo i soggetti originali. Alcuni dei cartoni furono realizzati da Michele Giambono, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Paolo Veronese, da Jacopo Tintoretto e dal figlio Domenico. Tiziano e il Padovanino prepararono invece i cartoni per i mosaici della sagrestia.

Basilica di San Marco I mosaici del XII secolo sono di matrice greca e sono opera di artisti che, per comodit di riferimento, possono essere chiamati maestro dell'Emanuele, maestro dell'Ascensione, maestro della Pentecoste, affiancati da molti aiuti. Al primo si attribuiscono la cupola dell'Emanuele, l'emiciclo absidale, le cappelle laterali con le storie marciane, petriane e clementine e nei transetti i miracoli di Cristo. Al secondo le storie della Passione e l'Ascensione, le cupole laterali ed il martirio degli Apostoli sulla volta e sul lunettone meridionali del piedicroce della basilica, al terzo infine la cupola della Pentecoste e probabilmente le due volte occidentali, ridecorate nel Rinascimento con l' Apocalisse ed il Paradiso. Dopo il Duecento avviene una traduzione del linguaggio artistico musivo, passando "dal greco al latino", ad opera di artisti come Paolo Veneziano. Tale traduzione si approfondisce nel ciclo della cappella di S. Isidoro e trova compimento sia per opera di Paolo Uccello, sia nella cappella dei Mascoli, verso la met del '400, ove si registra la presenza di Andrea del Castagno. [5] I mosaici dellinterno, per lo pi del XII secolo, si ispirano ai princpi dellarte bizantina. Il nucleo centrale, narrante la storia della salvezza cristiana, spazia dalle profezie messianiche alla seconda venuta (parusia) di Cristo giudice alla fine del mondo ed ha i suoi punti focali nelle tre grandi cupole della navata principale: cupola del Presbiterio, dellAscensione e della Pentecoste. La sua lettura va fatta dal Presbiterio verso la facciata, da est a ovest, seguendo il corso del sole, al quale simbolicamente associato Cristo che il sole perpetuo per gli uomini. Nella cupola del Presbiterio troviamo i profeti che, attorno a Maria annunciano i testi delle loro profezie. Il compimento delle profezie ha inizio nelle scene raffiguranti lannuncio dellangelo a Maria e segue con l'adorazione dei Magi, la presentazione al tempio, il battesimo di Ges nel fiume Giordano sulla volta sopra l'iconostasi. Sulle volte sud e ovest sotto la cupola centrale sono riuniti i fatti conclusivi della vita di Ges: lentrata in Gerusalemme, l'Ultima Cena, la lavanda dei piedi, il bacio di Giuda e la condanna di Pilato. Il grande pannello dellorazione nellorto del XIII secolo. Al centro della basilica stanno le scene della crocifissione e della discesa agli inferi (anstasis, in greco) con la grande immagine di Cristo vittorioso sulla morte, nonch la raffigurazione della resurrezione. Nella cupola dellAscensione nel cerchio stellato al centro c' Cristo, seduto su un arcobaleno, portato verso lalto da quattro angeli in volo. Al di sotto, fra splendidi alberi rappresentanti il mondo terreno, stanno i dodici Apostoli con la Vergine e due angeli. Tra le finestrelle, sedici figure femminili, danzanti, sono la personificazione di virt e beatitudini: fra le tante presenti, si ricordano la fede, la giustizia, la pazienza, la misericordia e la carit incoronata in vesti regali con liscrizione in latino madre di tutte le virt. La terza cupola quella della Pentecoste dove lo Spirito Santo, al centro, nel simbolo della colomba, scende sotto forma di lingue di fuoco sugli apostoli. Alla base, tra le finestrelle, sono rappresentati gruppi di popoli che ascoltarono, ciascuno nella propria lingua, il messaggio cristiano. Sulla controfacciata interna presente il motivo iconografico bizantino della Deesis (Intercessione) nel quale San Marco sostituisce il tradizionale san Giovanni Battista.[6] Nella navata destra del presbiterio un mosaico bizantineggiante del XII secolo rappresenta il trafugamento del corpo di San Marco da Alessandria d'Egitto a Venezia. Sono rappresentati i veneziani Tribuno e Rustico, assistiti dai loro complici alessandrini, che pongono il corpo del santo in una cassa; il trasporto di questa al grido kanzir ("carne porcina in arabo); il ribrezzo dei doganieri musulmani per la merce immonda, il naviglio che lascia Alessandria; la burrasca in mare presso l'estuario; l'accoglienza festosa a Venezia.[7] Il Cristo Pantocratore nel presbiterio sta al centro di un trono gemmato, con la mano destra alzata in segno di benedizione e la sinistra che tiene il Libro aperto, ornato di pietre preziose che simboleggiano lo straordinario valore spirituale ed escatologico del suo annuncio. Attorno quattro evangelisti scrivono linizio del proprio Vangelo. Al di sotto si trova la Vergine Maria, orante, e ai suoi lati due donatori: il doge Ordelaffo Falier e l'imperatrice bizantina Irene. Tutte le scene musive, immerse nell'oro che, secondo la tradizione orientale simbolo della luce divina, sono completate da iscrizioni in lingua latina: brani biblici, puntualmente trascritti o ripresi in forma riassuntiva dalla Vulgata di san Girolamo, oppure bellissime preghiere ed invocazioni in forma poetica medievale. Le varie scene musive hanno esplicazioni in versi leonini. [8]

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Basilica di San Marco Sopra la figura dell'etimasia, la preparazione del trono per il Giudizio Universale, tra due cherubini e due arcangeli. Ai lati della composizione centrale stanno, in successione gerarchica dal basso verso l'alto, dodici profeti, dodici apostoli, dodici arcangeli. Al di sopra, tra diaconi che spargono incenso, sono raffigurate le feste della chiesa bizantina[9]. Sul pavimento della basilica sono raffigurati a mosaico vari animali, tratti dai bestiari medievali, tra cui il pavone simbolo cristiano di immortalit. Interessanti anche i mosaici dell' antibattistero e del battistero, eseguiti nel XIV secolo. [10]

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L'"architetto ignoto"
Il numero della basilica il cinque: esso appare disegnato nel modo del dado ed visibile nella cattedra su cui siede il cosiddetto "architetto ignoto" di San Marco. Il bassorilievo che lo raffigura il primo da sinistra, all'interno del grande arcone della porta centrale. L'"architetto ignoto" rappresentato nelle vesti di un saggio orientale con il turbante: greci, infatti, erano gli architetti chiamati a costruire la Basilica dal doge Contarini. Esso rappresentato seduto per sottolinearne il livello di dignit, e porta anche una stampella, segno di infermit fisica. In ci accomunato alla grande tradizione mitica greca e nordica che consentiva all'homo faber di raggiungere altissimi livelli ma lo obbligava a pagarne in qualche modo lo scotto con l'infermit. L'architetto poi rappresentato nell'atto di mangiarsi un dito: la leggenda attribuisce questa espressione di disappunto alla punizione che il doge gli avrebbe dato dopo che, alle sue congratulazioni per la grande opera realizzata, l'architetto aveva risposto: "Avrei potuto farla meglio": per questo atto di orgoglio era stato punito[11].

La musica in basilica
Le navate laterali avevano anticamente delle gallerie con pavimenti lignei che le coprivano, secondo i modelli tipicamente orientali, che vennero ridotte a strettissimi passaggi balaustrati per permettere di ammirare i mosaici delle volte anche dal basso. Le numerose gallerie fornirono lispirazione per lo sviluppo dello stile policorale veneziano ai compositori di San Marco, che avevano il titolo di maestro di cappella. I pi importanti furono gli organisti e compositori Andrea Gabrieli e Giovanni Gabrieli (zio e nipote), ai quali si attribuisce lintroduzione delluso degli strumenti musicali per la musica sacra in chiesa, cos come lo sviluppo della musica antifonale. Tra i principali compositori che operarono in basilica sono da ricordare Jacques Arcadelt, Antonio Lotti, Baldassarre Galuppi, Claudio Monteverdi, Lorenzo Perosi e altri. Il coro deputato al servizio liturgico in basilica l'antica e prestigiosa Cappella Marciana.

Organi a canne
Organo Tamburini Sulla cantoria alla sinistra del presbiterio, si trova l'organo a canne della basilica. Questo, costruito da Gaetano Callido nel 1766, stato ampliato da William George Trice nel 1893 e dalla ditta Tamburini nel 1972. Lo strumento, a due tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera di 30, a trasmissione mista: meccanica per i manuali e il pedale, elettrica per i registri. Di seguito, la sua disposizione fonica[12]:

Basilica di San Marco

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Prima tastiera - Positivo Espressivo Principale Ottava Quintadecima Decimanona 8' 4' 2' 1.1/3'

Vigesimaseconda 1' XXVI-XXIX Sesquialtera Flauto Tappato Flauto in VIII Flauto in XV Violetta Voce Flebile Oboe Tremolo 2/3'-1/2' 2.2/3'-1.3/5' 8' 4' 2' 8' 8' 8'

Seconda tastiera - Grand'Organo Principale Principale Ottava Quintadecima Decimanona 8' Bassi 8' Soprani 4' 2' 1.1/3'

Vigesimaseconda 1' Vigesimasesta Vigesimanona XXXIII-XXXVI Flauto Traverso Flauto Traverso Flauto a Cuspide Flauto in VIII Flauto in VIII Flauto in XII Cornetta Voce Umana Tromboncini Tromboncini 2/3' 1/2' 1/3'-1/4' 8' Bassi 8' Soprani 8' 4' Bassi 4' Soprani 2.2/3' 1.3/5' Soprani 8' Soprani 8' Bassi 8' Soprani

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Pedale Contrabbassi Ottava 16' 8'

Quintadecima 4' Subbasso Bordone Clarone 16' 8' 4'

Unioni Unione I-P Unione II-P Unione I-II

Organo Callido Sulla cantoria a destra del presbiterio, si trova l'organo a canne Gaetano Callido opus 30, costruito nel 1766. Nel 1915 lo strumento venne rimosso per far posto ad un nuovo organo, costruito dalla ditta Mascioni e reinstallato nel 1995 dopo un restauro condotto da Franz Zanin. A trasmissione integralmente meccanica, ha un'unica tastiera di 57 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio scavezza costantemente unita al manuale. La cassa non pi quella barocca originale, ma una lignea dalle forme pi semplici e priva di decorazioni. Di seguito la disposizione fonica dell'organo in base alla posizione dei pomelli dei vari registri nelle due colonne della registriera:

Colonna di sinistra - Ripieno Principale Principale Ottava Quintadecima Decimanona Vigesimaseconda Vigesimasesta Vigesimanona Trigesimaterza Trigesimanona Trigesimasesta [13] Bassi Soprani

Colonna di destra - Concerto Voce Umana Flauto in XII Cornetta Contrabbassi al Pedale

Ottava di Contrabbassi al Pedale

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Galleria fotografica

Il Giudizio Universale

Mosaici dell'ordine superiore

Il Leone di San Marco

Mosaico con Episodi dell'Esodo

Note
[1] http:/ / www. basilicasanmarco. it/ [2] L'opera, attribuita a Lisippo, proveniva da Delfi, dove era stata posta dai Rodii come ex voto per la liberazione dallassedio di Demetrio Poliorcete nel 304 a.C. Era stata collocata nell'Ippodromo a celebrare la vittoria di Costantino, e fu portata a Venezia da Enrico Dandolo nel 1204 (cfr. I cavalli di San Marco e i Lithica orfici (http:/ / www. uni-koeln. de/ phil-fak/ ifa/ zpe/ downloads/ 1999/ 126pdf/ 126095. pdf)) [3] Venezia, Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2012, pag. 223 [4] La "Cupoletta della Genesi" a San Marco, di Giulia Grassi, MATDID, italian language for foreigners (http:/ / www. scudit. net/ mddarwingenesi. htm) [5] Renato Polacco, In quei mosaici il senso della storia, in Omaggio a San Marco, inserto de Il Gazzettino, sabato 8 ottobre 1994, pag. 2. [6] M. Da Villa Urbani, La Basilica di San Marco e la pala doro, ed. Storti, 2005-2009, Venezia, 53 e segg. [7] Guida d'Italia, Venezia e dintorni, Touring Club Italiano, 1969, pag. 94. [8] Venezia, Guide d'Italia, Touring Club Italiano, 2012, pag. 227 [9] M. Da Villa Urbani, La Basilica di San Marco e la pala d'oro, ed. Storti, 2005-2009, Venezia, 64-65. [10] (http:/ / www. basilicasanmarco. it/ WAI/ ita/ basilica/ mosaici/ interne/ patrimonio_battistero. bsm) [11] Ettore Vio, L'architettura interpreta la divinit, da Omaggio a San Marco, pag. 4 dell'inserto de Il Gazzettino, sabato 8 ottobre 1994. [12] Fonte (http:/ / www. lionsvenezia. it/ attivita/ 2008-09/ testi/ 20081115. pdf) [13] la base di Principale di 16'

Bibliografia
Guida d'Italia del Touring Club Italiano Venezia, 3 edizione. ISBN 978-88-365-4347-2 M. Da Villa Urbani, La basilica di San Marco, 2001, Storti Edizioni, Venezia. ISBN 88-7666-014-3 S. Vianello (a cura di), Le chiese di Venezia, Electa, 1993. ISBN 88-435-4048-3 R. Polacco, San Marco. La basilica d'oro, Milano 1991. E. Rentetzi, Le influenze mediobizantine nei mosaici dellarcone della Passione della Basilica marciana, in Arte|Documento, vol. XIV, (2000), pp. 50-53.

Voci correlate
San Marco Evangelista Campanile di San Marco Pala d'oro Primicerio della basilica di San Marco Chiese di Venezia Cappella Marciana

Basilica di San Marco

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Altri progetti
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Collegamenti esterni
Sito ufficiale della basilica di San Marco (http://www.basilicasanmarco.it/) Museo di San Marco (http://www.museosanmarco.it/) Sito Ufficiale "La Basilica di San Marco in Venezia" di Ferdinando Ongania (http://www.ongania-sanmarco.it/ )

Duomo di Pisa
Coordinate geografiche: 434324N 102345E43.723281N 10.395845E
Cattedrale Metropolitana Primaziale di Santa Maria Assunta [1]

Facciata del Duomo Paese Regione Localit Religione Diocesi Anno consacrazione Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Italia Toscana Pisa Cristiana cattolica di Rito romano Arcidiocesi di Pisa 1118 Romanico pisano 1064 1092

Il Duomo di Santa Maria Assunta, al centro della omonima piazza, la cattedrale medievale di Pisa nonch chiesa Primaziale. Capolavoro assoluto del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla Repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo.

Duomo di Pisa

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Storia
Fu iniziata nel 1064 dall'architetto Buscheto, con la decima parte del bottino dell'impresa pisana in Sicilia nel porto di Palermo contro i Musulmani (1063). Vi si fondono elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emiliani, bizantini ed in particolare islamici, a riprova della presenza internazionale dei mercanti pisani a quei tempi. In quello stesso anno veniva iniziata anche la ricostruzione della Basilica di San Marco a Venezia, per cui pu anche darsi che vi fosse stata all'epoca una rivalit tra le due Repubbliche marinare a creare il luogo di culto pi bello e sontuoso. Nel 1092 passa ad essere nota come Primaziale, essendo stato conferito il titolo di Primate all'arcivescovo Daiberto da Papa Urbano II, onorificenza oggi soltanto formale.

Il corpo basilicale, con la celebre Torre di Pisa, che ne rappresenta il campanile

La Cattedrale fu consacrata nel 1118 dal Papa Gelasio II, appartenente al ramo pisano dei Gaetani (o Caetani), conti di Terriccio e d'Oriseo, ma gi nella prima met del XII secolo fu ampliato sotto la direzione dell'architetto Rainaldo cui spetta il progetto dell'attuale facciata, conclusa dalle maestranze guidate dagli scultori Guglielmo e Biduino. L'aspetto attuale del complesso edificio il risultato di ripetute campagne di restauro succedutesi in diverse epoche. I primi radicali interventi seguirono il disastroso incendio del 1595, a seguito del quale fu rifatto il tetto e furono eseguite le tre porte bronzee della facciata, opera di scultori della bottega del Giambologna, tra cui Gasparo Mola; a partire dal Settecento inizi il progressivo rivestimento delle pareti interne con grandi dipinti su tela, i "quadroni" con Storie di beati e santi pisani, eseguiti dai principali artisti dell'epoca grazie all'iniziativa di alcuni cittadini che si autofinanziarono creando un'apposita attivit commerciale. Gli interventi successivi si ebbero nel corso dell'Ottocento ed interessarono sia le decorazioni interne sia quelle esterne, che in molti casi, specie per le sculture della facciata furono sostituite da copie (gli originali sono al Museo dell'Opera del Duomo).

Profilo architettonico
L'edificio che in origine era a croce greca con all'incrocio dei bracci una grossa cupola, oggi a croce latina a cinque navate con abside e transetto a tre navate, all'interno suggerisce un effetto spaziale simile a quello delle grandi moschee islamiche, grazie all'uso di archi a sesto rialzato o a sesto acuto, all'alternanza di fasce in marmo bianco e nero e all'insolita cupola ellittica. La presenza dei due matronei rialzati nelle navate, con le solide colonne monolitiche di granito, un chiaro segno di influenza bizantina.

Esterno
La ricchissima decorazione comprende marmi multicolori, mosaici e numerosi oggetti di bronzo provenienti dal bottino di guerra, fra cui il Grifo utilizzato come est del tetto, preso a Palermo nel 1061. Gli archi a profilo acuto fanno riferimento ad influenze musulmane e del meridione d'Italia. Le arcate cieche con losanghe richiamano le analoghe strutture delle chiese dell'Armenia. La facciata di marmo grigio e bianco, decorata con inserti di marmo colorato, fu edificata da mastro Rainaldo. I tre portali sottostanno a quattro ordini di loggette divise da cornici con tarsie marmoree, dietro i quali si aprono monofore, bifore e trifore. Le porte della facciata in bronzo massiccio furono realizzate da diversi artisti fiorentini nel XVII secolo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fin dai tempi antichi i fedeli entravano nel Duomo attraverso la Porta di San Ranieri, posta sul retro nell'omonimo transetto,

Duomo di Pisa di fronte al campanile. Questo perch i nobili della citt si recavano alla cattedrale venendo da via Santa Maria che conduce proprio a quel transetto. Tale porta fu fusa intorno al 1180 da Bonanno Pisano, e unica porta scampata all'incendio del 1595 che semidistrusse la chiesa. La porta di San Ranieri decorata con 24 formelle raffiguranti storie del Nuovo Testamento. Questa porta una delle prime prodotte in Italia nel Medioevo, dopo l'importazione di numerosi esempi da Costantinopoli, (ad Amalfi, a Salerno, a Roma, a Montecassino, a Venezia...) e vi si ammira una sensibilit tutta occidentale, che si stacca dalla tradizione bizantina. Sopra le porte ci sono quattro file di gallerie aperte, con, in cima, la Madonna con Bambino e, negli angoli, i quattro evangelisti. La tomba di Buscheto si trova a sinistra della porta nord della facciata.

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Interno
L'interno rivestito di marmi bianchi e neri, con colonne monolitiche di marmo grigio e capitelli di ordine corinzio. Ha un soffitto a cassettoni dorati seicenteschi, in legno dorato e dipinto, dei fiorentini Domenico e Bartolomeo Atticciati; reca dorato lo stemma dei Medici. Presumibilmente l'antico soffitto presentava una strutture con capriate lignee a vista. Nel punto di incontro tra i transetti e il corpo centrale si innalza la cupola affrescata con la Vergine in gloria e santi dai pisani Orazio e Girolamo Riminaldi (1627-31). Le impressionanti colonne granitiche in stile corinzio fra la navata e l'abside provengono dalla moschea di Palermo, bottino della battaglia nella Cala dai Pisani nel 1063. Il grande mosaico absidale del Cristo in Maest, affiancato dalla Vergine e da San Giovanni Evangelista fu completato con il volto di San Giovanni da Cimabue nel 1302, e sopravvisse miracolosamente all'incendio del 1595. Il San Giovanni Evangelista l'ultima opera realizzata da Cimabue prima della morte e una delle pochissime di cui esiste documentazione certificata. Evoca i mosaici delle chiese bizantine e anche quelle normanne, come Cefal e Monreale, in Sicilia. Tra le opere medioevali scampate all'incendio figurano l'affresco con Madonna con Bambino del pisano Maestro di San Torp nell'arco trionfale, e sotto di esso il pavimento cosmatesco, vera rarit fuori dai confini del Lazio. Fu realizzato in tarsie marmoree con motivi geometrici ad "opus alexandrinum" (met del XII secolo). Il pergamo, capolavoro di Giovanni Pisano (1302-1310), sopravvissuto all'incendio, fu per smontato durante i lavori di restauro e non fu rimontato fino al 1926. Con la sua articolata struttura architettonica e la complessa decorazione scultorea, l'opera una delle pi vaste narrazioni per immagini trecentesche che riflette il rinnovamento ed il fervore religioso dell'epoca. Nelle formelle, leggermente ricurve, sono scolpiti

L'interno

Pianta

con

un

linguaggio

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espressivo gli episodi della Vita di Cristo. La struttura poligonale, come gli analoghi esempi precedenti, nel Battistero di Pisa, nel Duomo di Siena ed nella chiesa di Sant'Andrea di Pistoia, ma per la prima volta i pannelli sono leggermente incurvati, dando un'idea di circolarit nuova nel suo genere. Altrettanto originali sono: La presenza di cariatidi, figure scolpite al posto delle semplici colonne, che simboleggiano le Virt L'adozione di mensole a volute in luogo degli archetti per sostenere il piano rialzato Lo straordinario senso di movimento, dato dalle numerosissime figure che riempiono ogni spazio vuoto. Per queste qualit unite alla sapiente arte narrativa delle nove scene generalmente considerato il capolavoro di Giovanni e pi in generale della scultura gotica italiana. Il pergamo commissionato a Giovanni sostitu uno precedente, realizzato da Guglielmo (1157-1162), che fu inviato nel Duomo di Cagliari, allora dipendente dall'arcivescovo di Pisa.

Il pergamo di Giovanni Pisano

Non essendoci documentazione di come fosse il pergamo prima dello smantellamento, esso stato ricostruito in una posizione diversa da quella originaria e, sicuramente, con le parti non nello stesso ordine e orientamento di come era stato pensato. Non si sa se possedesse o meno una scala sempre in marmo. La chiesa conserva inoltre le reliquie di San Ranieri, patrono di Pisa, e la frammentaria tomba di Arrigo VII di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, morto a Buonconvento mentre assediava invano Firenze. La tomba, anche questa smontata e ricomposta, fu scolpita da Tino da Camaino nel 1313-1315) ed ora collocata nel transetto destro, mentre in origine era posta al centro dell'abside, come segno della fede ghibellina della citt. Successivamente spostata pi volte per questioni politiche, venne anche separata in pi parti (alcune dentro la chiesa, alcune sulla facciata, alcune nel Camposanto monumentale, adesso nel Museo dell'Opera). I 27 dipinti che rivestono la tribuna dietro l'altare maggiore, raffiguranti Episodi del Vecchio Testamento e Storie cristologiche, furono eseguiti tra il XVI ed il XVII secolo dai maggiori pittori toscani, tra cui Andrea del Sarto (tre tele, Santa Agnese, le Sante Caterina e Margherita e i Santi Pietro e Giovanni Battista) il Sodoma e Domenico Beccafumi. Numerosi e pregiati sono gli arredi seicenteschi, tra cui il Crocifisso bronzeo, sull'altare maggiore, e gli Angeli portancandelabro all'estremit della ricca transenna marmorea, del Giambologna, oltre al grande ciborio in argento ideato da Giovan Battista Foggini (1678-86) sull'altare della Cappella del Santissimo Sacramento. Sui numerosi altari laterali sono collocati dipinti cinque-seicenteschi di prestigiosi pittori. Particolarmente venerata l'immagine della duecentesca Madonna con bambino, detta Madonna di sotto gli organi, attribuita al volterrano Berlinghiero Berlinghieri. L'edificio, come la torre campanaria, sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di Buscheto e il prolungamento ad opera di Rainaldo (le campate verso ovest e la facciata). Le originali gradle del Duomo, ad opera della taglia di Giovanni Pisano e risalenti alla fine del XIII secolo, furono sostituite nel 1865 e sostituite dall'attuale sagrato. Queste gradle cingevano tutto il perimetro della cattedrale al livello del terreno, e consistevano in una zoccolatura a riquadri scolpiti con figure di animali e teste. Attualmente alcuni frammenti sono visibili al Museo dell'Opera del Duomo.

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Organi
All'interno del duomo si trovano l'organo Serassi, costruito tra il 1831 e il 1835, nonch il pi moderno organo realizzato nel 1977 dalla ditta Mascioni di Cuvio.

Elenco dei principali artisti che decorarono la cattedrale


Buscheto (progetto architettonico) Rainaldo (facciata) Cimabue (mosaico sull'abside) Tino da Camaino (monumento funebre ad Arrigo VII) Bonanno Pisano (porte in bronzo originali) Giambologna e scuola (porte in bronzo in facciata) Giovanni Pisano (pergamo) Nicola e Giovanni Pisano (coronamento intorno alla cupola) Pietro Tacca (crocifissi e angeli cerofori) Andrea del Sarto (vari dipinti tra cui Sant'Agnese) Il Sodoma (vari dipinti) Giovanni Battista Tempesti (vari dipinti) Biduino (decorazioni marmoree) Giuliano Vangi (pulpito e altare maggiore) Guglielmo (pergamo originale e decorazioni marmoree) Orazio e Girolamo Riminaldi (affresco della cupola) Vincenzo Possenti (lampadario)

Curiosit
Il lampadario per incenso al centro della navata detto di Galileo Galilei, perch la leggenda vuole che il grande scienziato abbia formulato la sua teoria sull'isocronismo del pendolo guardandone l'oscillazione dal soffitto della navata. L'originale, diverso e molto pi piccolo, per si trova oggi nella cappella Aulla in Camposanto. Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Camposanto, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decorazione a motivi vegetali che si pu ancora vedere in parte a lato), sul quale sono presenti una serie di buchini neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal Diavolo quando si arrampic sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione, chiamate appunto unghiate del Diavolo. Sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate varierebbe per dispetto ogni volte che si prova a contarle (circa 150, con alcuni segni pi leggeri per questo a volte trascurati nella conta), per cui talvolta si portano i bambini a fare il conto che non risulta mai lo stesso due volte. La leggenda vuole che l'anfora posta su una colonnina a destra nell'abside sia quella usata nelle nozze di Cana, in cui Ges mut l'acqua in vino. All'interno del Duomo riposa la salma di Papa Gregorio VIII.

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Galileo osserva la lampada nel Duomo di Pisa

La cosiddetta Lampada di Galileo

L'originale lampada vista da Galileo

Altre immagini

Veduta posteriore

Un altro scorcio

Dettaglio della facciata

La porta di San Ranieri

La navata

Altare centrale e dipinti nell'abside

Il soffitto a cassettoni, affreschi cinquecenteschi, angelo reggicandela e San Giovanni di Cimabue (dettaglio del mosaico)

Il soffitto a cassettoni

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Affreschi nella cupola

Dettaglio del pergamo, Ercole, una rarissima raffigurazione di nudo del medioevo

Tomba altare di San Ranieri, patrono di Pisa

Il pulpito spiegato

Voci correlate
Pergamo del Duomo di Pisa Piazza del Duomo Arcidiocesi di Pisa Romanico pisano

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Cathedral (Pisa)

Collegamenti esterni
I Luoghi della Fede, Regione Toscana [2] Le vetrate del Duomo di Pisa [3] L'organo Mascioni [4] e l'organo Serassi [5] dal sito della Cappella Musicale del Duomo

References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Duomo_di_Pisa& language=it& params=43. 723281_N_10. 395845_E_type:landmark_region:IT [2] http:/ / web. rete. toscana. it/ Fede/ ricerca. jsp [3] http:/ / www. icvbc. cnr. it/ bivi/ regioni/ toscana/ pisa. htm [4] http:/ / www. opapisa. it/ it/ cappella-musicale/ notizie-storiche/ organo-mascioni. html [5] http:/ / www. opapisa. it/ it/ cappella-musicale/ notizie-storiche/ organo-serassi. html

Basilica di San Nicola

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Basilica di San Nicola


Basilica di San Nicola di Bari

Basilica di San Nicola, esterno Paese Regione Localit Religione Diocesi Italia Puglia Bari Cristiana cattolica di rito romano Arcidiocesi di Bari-Bitonto

Anno consacrazione 1197 Stile architettonico Inizio costruzione Completamento architettura romanica 1089 1197

La basilica di San Nicola (Chise de Sanda Necle in barese) nel cuore della citt vecchia di Bari, uno dei pi fulgidi esempi di architettura del romanico pugliese. Ha la dignit di Basilica minore.[1]

Storia
Fu costruita in stile romanico tra il 1087 e il 1197, durante la dominazione normanna. L'edificazione della basilica legata alle reliquie di san Nicola, traslate, in parte[2], da sessantadue marinai baresi dalla citt di Myra, in Licia, e giunte a Bari il 9 maggio 1087. Le reliquie vennero ospitate provvisoriamente presso il monastero di san Benedetto retto dall'abate Elia, il quale promosse subito l'edificazione di una nuova grande chiesa per ospitarle. Fu scelta l'area che sino a pochi anni prima aveva ospitato il palazzo del catapano (governatore) bizantino, distrutto durante la ribellione per le libert comunali e che Roberto il Guiscardo aveva donato l'anno prima L'interno. all'arcivescovo Ursone; i lavori furono avviati a luglio dello stesso anno. Il 1 ottobre 1089 le reliquie furono trasferite nella cripta della basilica da papa Urbano II giunto appositamente a Bari. Ad ottobre del 1098 nella cripta della basilica ancora in costruzione si tenne il II Concilio di Bari, convocato dallo stesso Urbano II, al quale presero parte circa 185 arcivescovi, vescovi ed abati, oltre ad ecclesiastici di grado inferiore.

Basilica di San Nicola

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La costruzione della basilica, frutto di almeno tre fasi successive, si concluse nel 1197.

Descrizione
La basilica, considerata uno dei prototipi delle romanico-pugliesi, sorge isolata a poca distanza dal mare. chiese

La facciata a salienti, semplice e maestosa, tripartita da lesene, coronata da archetti e aperta in alto da bifore e in basso da tre portali, dei quali il mediano, a baldacchino su colonne, riccamente scolpito. Due torri campanarie mozze, di diversa fattura, fiancheggiano la facciata. I fianchi si caratterizzano per le profonde arcate cieche (sopra le quali corrono loggette a esafore) e le ricche porte. Arcate cieche in basso e bifore in alto animano le alte testate del transetto e la parete continua absidale, ornata al centro da un grande finestrone.
Ciborio.

L'interno presenta uno sviluppo planimetrico a croce latina commissa. Il corpo longitudinale diviso in tre navate da dodici colonne di spoglio (sei per lato, con le prime quattro binate, cio affiancate a coppie). Il ritmo della navata centrale, con copertura a capriate, scandito da tre arconi trasversali, aggiunti nel XV secolo in seguito a un terremoto che aveva reso pericolante l'intera costruzione. Mentre i primi due si impostano sulle prime quattro coppie di colonne binate, l'ultimo arcone retto da due massicci pilastri compositi, posti quasi a met della navata stessa. Al di sopra degli archi c' il piano del matroneo a trifore. Il soffitto intagliato e dorato accompagnato con riquadri dipinti del XVII secolo. Tre solenni arcate su graziose colonne dividono la navata centrale del presbiterio. L'altare maggiore sormontato da un ciborio del XII secolo. Nell'abside centrale degno di nota il pavimento con tarsie marmoree e con motivi orientaleggianti dei primi decenni del XII secolo assieme alla vigorosa sedia episcopale marmorea del 1105 e anche al monumento di Bona Sforza, regina di Polonia, di scultori del tardo Cinquecento. Nell'altare dell'abside destro presente un trittico di Andrea Rico da Candia del XV secolo; nella parete retrostante sono vari resti di affreschi trecenteschi. Sulla destra il ricco altare di San Nicola, in lamina d'argento sbalzato del 1684. Nell'abside sinistro una tavola con Madonna e Santi del 1476.

Ciborio
Il ciborio soprastante l'altare, realizzato prima del 1150, il pi antico della Puglia. Quattro colonne di marmo antico, le antistanti in breccia rossa, le posteriori in breccia viola, sostengono il baldacchino, composto da due tiburi piramidali a base ottagonale sovrapposti, sorretti da due serie di colonnine con elaborati capitelli. Splendidi sono i capitelli che concludono le colonne databili del terzo decennio del XII secolo. Quelli anteriori recano figure angolari di angeli, quelli posteriori sono ornati, uno da figure di animali, l'altro da motivi vegetali.

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Cattedra di Elia
Uno dei maggiori capolavori scultorei del romanico pugliese conservato all'interno della basilica: si tratta di una cattedra episcopale realizzata al termine dell'XI secolo. La cattedra ubicata dietro al ciborio, al centro del presbiterio e del mosaico che la riveste. Caratterizzata da un'ornamentazione molto curata, operata in parte a niello, ha il sedile elegantemente traforato negli alti braccioli, sostenuto da espressive figure in altorilievo e a tuttotondo, i telamoni. Sul dorso ci sono due leonesse intente a sbranare due uomini. Da un'iscrizione posta sul retro del sedile, che lega l'opera alla figura dell'abate Elia, arcivescovo di Bari e Canosa, si fatto risalire il lavoro agli anni tra il 1098 e il 1105. Se tale datazione fosse accertata, la cattedra costituirebbe uno dei primi lavori del romanico pugliese. In realt l'opera da collocarsi pi probabilmente nella prima met del XII secolo per la vitalit e la maturit dei rilievi.

Cripta
Due scaloni al termine delle navate laterali conducono nella cripta triabsidata, vasta quanto il transetto e sostenuta da 26 colonne varie abbellite da capitelli romanici. Sotto l'altare centrale della cripta riposa il corpo di san Nicola. Uno degli absidi laterali destinato al culto ortodosso.

Tesoro
Il flusso secolare dei pellegrini ha permesso la costituzione di un tesoro, composto dai doni (spesso in materiali preziosi) che essi portavano in basilica come segno di devozione per il santo che vi si venerava. Questo tesoro, testimone di fede e di storia per il culto nicolaiano, oggi custodito nel MUSEO NICOLAIANO. Nel 1987, in occasione del centenario della traslazione delle reliquie del Santo gli abitanti di Salemi, in pellegrinaggio, offrirono un olio profumato imbevuto in un cotone che fu assorbito totalmente quando venne toccato il marmo della tomba.

I cristiani ortodossi a Bari


San Nicola di Myra, che da secoli riposa nella basilica omonima, uno dei santi maggiormente venerati fra i cristiani ortodossi, soprattutto tra gli appartenenti alla Chiesa ortodossa russa. La basilica rappresenta uno dei pochi luoghi frequentati contestualmente da fedeli appartenenti a diverse confessioni cristiane. Dopo la fine dei regimi totalitari e la conseguente apertura dei paesi dell'Europa dell est al turismo e ai rapporti con il mondo estero, ha rappresentato uno degli snodi privilegiati del turismo legato ai pellegrinaggi religiosi. Il suo essere meta privilegiata delle due Chiese segna l'incontro tra la cultura cattolico-romana e quella greco-ortodossa, che pure ha condizionato significativamente la cultura pugliese nel corso della sua storia. Celebrazioni in rito ortodosso si tengono quotidianamente nella cripta della basilica, accanto al simulacro del santo.
San Nicola di Myra.

Basilica di San Nicola

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Leggende
Leggende narrano che la basilica sarebbe stata costruita per celare il Sacro Graal, il calice dal quale Cristo bevve nel giorno dell'Ultima Cena con gli apostoli. A fondamento di questa leggenda Bari era il porto dal quale crociati e gente di ventura partivano per la Terrasanta, quindi era ritenuta una citt ai margini dell'impero, ma nello stesso tempo pregna di sacralit. Si tratta per appunto solo di leggende che, malgrado vengano spesso riproposte anche in tempi moderni, sono state pi volte smentite da autorevoli studiosi come il padre domenicano Gerardo Cioffari, storico di San Nicola e della basilica.[3] La figura di San Nicola ha dato origine alla celebre leggenda di Santa Claus (in italiano Babbo Natale).

Note
[1] (EN) Gcatholic.com Basilics in Italy (http:/ / www. gcatholic. com/ churches/ data/ basITX. htm) [2] Circa met dei resti ossei di San Nicola, si trova nella Chiesa di San Nicol al Lido di Venezia [3] Gerardo Cioffari. Il Graal e la Basilica di San Nicola di Bari: poca storia, molta fantasia (http:/ / www. mondimedievali. net/ Rec/ cioffari. htm). La Gazzetta del Mezzogiorno, 23-03-2005 e 31-03-2005. L'articolo citato sul sito www.mondimedievali.net (http:/ / www. mondimedievali. net/ index. htm), che contiene ulteriori approfondimenti sulla storia della Basilica di San Nicola.

San Nicola stato la principale fonte di ispirazione per il mito di Babbo Natale

Voci correlate
San Nicola di Bari Abate Elia Museo nicolaiano Secondo Concilio di Bari

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Sito ufficiale della Basilica Pontificia di San Nicola (http://www.basilicasannicola.org/) Scheda e foto della Basilica di San Nicola (http://www.mondimedievali.net/Edifici/Puglia/SanNicolaBari. htm) sul sito www.mondimedievali.net (http://www.mondimedievali.net/index.htm)

Abbazia di Cluny

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Abbazia di Cluny
Coordinate geografiche: 462603N 43933E46.43417N 4.65917E
Abbazia di Cluny [1]

L'abbazia oggi Paese Regione Localit Religione Francia Borgogna Cluny Cattolicesimo

Stile architettonico romanico Inizio costruzione Completamento 909 1130

L'Abbazia di Cluny fu fondata nell'omonimo paese della Borgogna il 2 settembre 909, quando il duca di Aquitania e Alvernia (nella Francia centrale), Guglielmo I detto il Pio, fece dono di un grande possesso fondiario a un abate, Bernone, che fu incaricato di costruirvi un monastero. Rinunciando a qualsiasi diritto personale sulla nuova istituzione, Guglielmo I mise il monastero sotto la diretta autorit del Papa. L'abbazia e la sua costellazione di dipendenze arrivarono presto ad esemplificare il tipo di vita religiosa nel cuore della piet dell'XI secolo. Il monastero di Cluny fece parte dell'Ordine benedettino. L'Ordine di San Benedetto fu una delle istituzioni della societ europea di maggior rilievo nell'Alto Medioevo, tanto che, grazie anche alla fedele aderenza ad una rinnovata Regola benedettina, Cluny divenne la guida illuminata del monachesimo occidentale gi a partire dal tardo X secolo. Diversi tra gli abati che si susseguirono a Cluny, molti dei quali estremamente dotti, divennero anche uomini di stato, noti a livello internazionale. Tra questi vi fu Ildebrando Da Soana, che divenne papa con il nome di Gregorio VII. Lo stesso monastero di Cluny divenne la pi famosa, prestigiosa e sovvenzionata istituzione monastica d'Europa. La maggior influenza cluniacense si ebbe a partire dalla seconda met del X secolo fino ai primi anni del XII. Inoltre nell'abbazia vi inumato Papa Gelasio II.

Fondazione
Nel 910 l'abbazia, casa madre dell'ordine omonimo, era ancora di dimensioni modeste. Donando la sua riserva di caccia nelle foreste della Borgogna, Guglielmo dette a Cluny il grande privilegio di liberarla da ogni obbligo verso di lui o la sua famiglia se non la preghiera, a differenza degli altri signori dei suoi tempi che non rinunciavano a far valere i loro intenti, specialmente nella designazione degli abati. Guglielmo prese questa decisione insieme a Bernone, il primo abate, per liberare il nuovo monastero da influenze secolari.[2]

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Cluny II
Dopo la primitiva chiesa di medie dimensioni (Cluny I), tra il 948 e il 981 fu ricostruita la chiesa principale (Cluny II), oggi conosciuta solo tramite scavi archeologici. Mostrava un ampio presbiterio, con absidi anche sul transetto, e un coro allungato, tripartito e con deambulatorio. Il modello di Cluny II venne per esempio replicato nella chiesa di Santa Reparata a Firenze, dove fu vescovo Gerardo di Borgogna, che aveva avuto modo di vedere il modello nella sua terra di origine.

Cluny III
La crescente comunit a Cluny aveva necessit di costruzioni su larga scala. Nel 1088, venne fondata la terza chiesa abbaziale (chiesa di San Pietro e Paolo o Cluny III), di dimensioni titaniche: lunga 187 metri, era dotata di un particolare tipo di nartece a sviluppo longitudinale, chiamato galilea, che in molte chiese conventuali cluniacensi precedeva l'ingresso all'area liturgica vera e propria, con funzionedi filtro tra interno ed esterno. Aveva ben cinque navate, un coro allungato diviso sempre in cinque navate con deambulatorio e Ricostruzione di Cluny III cappelle radiali, un doppio transetto e sette torri. Era il pi grande edificio religioso d'Europa prima della ricostruzione della Basilica di San Pietro a Roma nel XVI secolo[3]. Tra l'altro non venne demolita la vecchia chiesa abbaziale, ma venne lasciata a fianco della nuova. La campagna di costruzione fu finanziata dall'annuale census stabilito da Ferdinando I di Len, reggente della Castiglia e Len in un periodo fra il 1053 ed il 1065. Tale finanziamento fu poi riconfermato da Alfonso VI nel 1077 e, di nuovo, nel 1090. La somma fu fissata a 1.000 aurei da Ferdinando, e raddoppiata da Alfonso VI nel 1090. Per Cluny, la somma equivaleva semplicemente alla pi grande annualit che l'ordine avesse mai ricevuto da un re o un laico, e non venne mai superata. La donazione annuale di Enrico I d'Inghilterra, pari a 100 marchi d'argento (non d'oro), per il 1131, sembra poca cosa al confronto. Il census alfonsino permise all'abate Ugo (morto nel 1109) di affrontare la costruzione della terza e imponente chiesa abbaziale. Quando i pagamenti in monete d'oro islamiche estorte al regno di Castiglia e Len vennero in seguito a mancare, non tard a manifestarsi una imponente crisi finanziaria che afflisse i cluniacensi durante il periodo di Pontius (1109 1125) (Pietro il Venerabile (1122 1156)). A Cluny, l'importazione d'oro rese manifeste le ricchezze appena scoperte dei cristiani spagnoli e port la Spagna centrale per la prima volta nella pi ampia orbita europea.
Nella terza chiesa di Cluny

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Il declino
A partire dal XIII secolo, Cluny si trov in difficolt finanziarie, causate in gran parte dalla costruzione della terza abbaziale. L'elemosina ai poveri aumentava le uscite mentre la cattiva gestione delle terre e la riluttanza delle case affiliate a pagare il tributo annuo riducevano le entrate dell'Abbazia, che incominci ad indebitarsi con i mercanti locali o con finanzieri ebrei di Mcon[4]. Aumentarono i conflitti con i priorati e l'autorit papale s'inaspr, con le nomine dirette dell'abate da parte della Santa Sede. I monaci vivevano nel lusso ma erano rimasti solo poco pi che una sessantina gi alla fine del XV secolo.[5] A partire dal concordato di Bologna del 1516, fu il re di Francia a scegliere l'abate di Cluny. Inizi cos il deteriore costume delle assegnazioni dell'abbazia ad abati commendatari, a causa del quale spesso il titolare era un personaggio estraneo all'abbazia, impegnato altrimenti a corte, che si limitava ad incassare i benefici derivanti dalla gestione operata da altri (i priori). Nel 1789 l'Abbazia divenne bene nazionale e con decreto del 2 novembre di quell'anno i beni della Chiesa di Francia vennero posti a disposizione della Nazione. La Rivoluzione francese fu fatale a Cluny: i fabbricati vennero distrutti, previa vendita di quanto in essi contenuto (dalle tappezzerie ai mobili, per arrivare fino agli oggetti di culto). Nel 1793 vennero bruciati gli archivi e saccheggiata la grande biblioteca. Le terre abbaziali furono vendute nel 1798 per 2,14 milioni di franchi. I fabbricati dell'abbazia vennero utilizzati come cave di pietra per gli edifici della zona fino al 1813. Ad oggi, delle strutture originali, non rimane che l'8%.

Il monastero
Organizzazione
Il monastero di Cluny differiva per due motivi dagli altri centri e confederazioni benedettine: nella sua struttura organizzativa e nell'esecuzione della liturgia come sua principale forma di lavoro. Mentre, infatti, la maggior parte dei monasteri benedettini rimanevano autonomi e associati agli altri solo in maniera informale, Cluny cre una grande federazione in cui gli amministratori di sedi minori svolgevano la funzione di deputati dell'abate di Cluny e rispondevano di tutto ad esso. I responsabili dei monasteri cluniacensi, essendo sotto la diretta supervisione dell'abate della "casa madre", autocrata dell'ordine, erano chiamati quindi non abati ma priori. Questi, detti anche capi Papa Urbano II consacra l'altare del monastero di Cluny in cui fu priore prima di di prioria, si incontravano a Cluny una volta diventare papa all'anno per trattare di questioni amministrative e fare rapporto. Le altre strutture benedettine, anche quelle di formazione pi antica, riconobbero Cluny come la propria guida. Quando nel 1016 Papa Benedetto VIII decret che i privilegi di Cluny si estendessero anche alle sue sedi minori, ci rappresent un ulteriore incentivo per le comunit benedettine ad entrar a far parte dell'ordine cluniacense. I monaci ospiti di Cluny proposero, inoltre, una rivalutazione dell'originale ideale del monachesimo benedettino, inteso come entit produttiva ed autosufficiente, simile alle contemporanee "ville", tipiche delle zone ove l'influenza dell'Impero romano era ancora predominante, e dei manieri (manifestazione del feudalesimo), in cui ogni membro

Abbazia di Cluny della comunit doveva offrire il lavoro manuale, oltre alla preghiera. San Benedetto di Aniane, il "secondo Benedetto", aveva raggiunto la consapevolezza che i "monaci neri" non potevano pi supportare se stessi con il solo lavoro fisico: fu questo il carattere fondamentale delle costituzioni monastiche che egli compil nell'817 per regolare tutti i monasteri carolingi, su richiesta di Luigi il Pio. In tale prospettiva, la decisione di Cluny di offrire esclusivamente delle preghiere perenni (laus perennis) era la testimonianza che la specializzazione vi aveva compiuto un passo ulteriore. In tutti i monasteri della rete, alla regola benedettina vennero aggiunte le consuetudines, le particolari norme elaborate a Cluny: quella detta "cluniacense" divenne pertanto una particolare "congregazione" all'interno dell'Ordine benedettino [6].

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L'influenza dell'abbazia
Si deve a Maiolo (954-994) l'ideazione del ruolo di Cluny come "casa madre" di una serie di affiliazioni monastiche, sempre ampliabile. Nell'Europa frammentata del X ed XI secolo, la rete cluniacense esport la sua influenza riformatrice, coprendo con particolare intensit la Francia, l'Italia settentrionale, la Germania e la penisola iberica. Libero da interferenze laiche o episcopali, responsabile solo davanti al papato, in quel tempo attraversato da turbolenze, con papi rivali appoggiati da gruppi rivali di nobili, lo spirito cluniacense rivitalizz le chiese gallica e normanna, coinvolgendo il monastero reale francese di Fleury. Per quanto riguarda l'Inghilterra [7], le case cluniacensi meglio conservate sono quelle di Castle Acre, nel Norfolk, e Wenlock, nello Shropshire. Fino al regno di Enrico VI tutte le case cluniacensi in Inghilterra erano francesi, governate da priori francesi e controllate direttamente da Cluny. L'atto di Enrico che innalz i priorati inglesi ad abbazie indipendenti, fu un gesto politico, un segno della neonata coscienza nazionale inglese. I primi stabilimenti cluniacensi avevano offerto rifugio da un mondo attraversato da conflitti, ma verso la fine dell'XI secolo la piet dell'ordine permeava l'intera societ, arrivando al risultato di una finale e decisiva cristianizzazione del continente europeo. Da Cluny vennero novit fondamentali per tutta la Chiesa occidentale, dalla liturgia all'architettura sacra, a vere e proprie istituzioni, come la festa dei santi e dei defunti del 1-2 novembre, che riprendeva, cristianizzandola, un'antica consuetudine celtica.
L'entrata dell'abbazia di Cluny riservata a persone con almeno 18 anni di et

I priori cluniacensi, colti e di buona famiglia, collaborarono fruttuosamente con i potenti, aristocratici o monarchi che fossero, nelle zone dove si trovavano i loro monasteri, raggiungendo posizioni di prestigio e responsabilit. Cluny diffuse in Europa la pratica della venerazione del Re come sostenitore e protettore della Chiesa, e a loro volta i monarchi dell'XI secolo andarono incontro ad un cambiamento nella loro condotta spirituale: un re inglese, Edoardo il Confessore, fu addirittura canonizzato. In Germania, la penetrazione degli ideali cluniacensi si verific con l'appoggio dell'imperatore Enrico III, della dinastia Salica, che aveva sposato una figlia del duca di Aquitania. Presso Enrico si rafforz la convinzione di un ruolo sacramentale dell'Imperatore come delegato di Cristo nella sfera di potere temporale, il che gli frutt un ruolo di controllo spirituale ed intellettuale sulla Chiesa tedesca, che culmin con l'elezione del suo fedele Papa Leone IX.

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La nuova prospettiva di piet cristiana dei sovrani rafforz il movimento della Tregua di Dio per piegare le violenze aristocratiche. struttura fluida intorno all'autorit centrale; caratteristica che sarebbe poi divenuta peculiare delle monarchie nazionali di Francia ed Inghilterra e della burocrazia dei grandi ducati indipendenti, come la Borgogna. La gerarchia altamente centralizzata di Cluny era anche un ideale luogo di crescita e formazione per i presbiteri: quattro monaci di Cluny divennero papi: 1. Gregorio VII (al secolo: Ildebrando Aldobrandeschi di Soana, 1073-1085), 2. Urbano II (al secolo: Ottone di Lagery, 1088-1099), 3. Pasquale II (al secolo: Rainerio Raineri, 1099-1118), 4. Urbano V (al secolo: Guillaume de Grimoard, 1362-1370). Cluny fu guidata da una successione regolare e ordinata di abati capaci e colti, provenienti dalle maggiori famiglie aristocratiche. Molti La Tour Fabry alla fine del muro settentrionale dell'Abbazia diventarono vescovi. Due abati furono canonizzati: i santi Oddone da Cluny, successore di Bernone (927-942) e Ugo di Cluny (morto nel 1109, con il quale l'abbazia raggiunse l'apice della fama, sia spirituale che politica). Sant'Odilone di Cluny, il quinto abate (morto nel 1049), fu un terzo grande capo dell'ordine che continu il lavoro di riforma degli altri monasteri, ma che incoraggiava anche un pi stretto controllo dei priorati meno fedeli alla casa madre.

Cluny e le riforme Gregoriane


Cluny non era nota per severit o ascetismo, n per l'adozione della povert apostolica, ma gli abati di Cluny supportavano il ritorno in auge del papato e le riforme di Papa Gregorio VII che portarono ad un'autorit papale senza precedenti. La struttura cluniacense si trov ad identificarsi profondamente con la curia romana, ricca, riconosciuta e universale. All'inizio del XII secolo l'ordine perse di influenza a causa della gestione inefficiente. Fu per rivitalizzato in seguito sotto l'abate Pietro il Venerabile (morto nel 1156), che riport in linea i priorati pi deboli e torn ad una severa disciplina. Cluny raggiunse con Pietro i suoi ultimi giorni di potenza, con i suoi monaci che diventavano vescovi, legati e cardinali in tutta la Francia ed il Sacro Romano Impero. Al tempo della morte di Pietro per erano sorti nuovi e pi austeri ordini, come quello Cistercense, che stavano generando una nuova ondata di riforme ecclesiastiche. Fuori dalle strutture ecclesiastiche poi, il crescere del nazionalismo in Francia ed Inghilterra creavano un clima poco favorevole all'esistenza di monasteri autocratici e rispondenti ad una sede unica in Borgogna. Lo Scisma d'Occidente del periodo 1378-1409 divise ulteriormente le lealt: la Francia riconosceva il Papa avignonese, e l'Impero, gli stati italiani e l'Inghilterra quello romano, dividendo e confondendo le relazioni.

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Cluny e le arti
A Cluny l'arte centrale era la liturgia stessa che, estensiva e bella in un contesto fonte d'ispirazione, rifletteva la nuova ondata di piet pi personale e soggettiva dell'XI secolo; l'intercessione monastica appariva indispensabile al raggiungimento di uno stato di grazia ed i potenti facevano a gara per essere ricordati nelle infinite preghiere del monastero, dando inizio alle donazioni di terra e ai benefici che resero possibile lo sviluppo di altre arti. A Cluny III i capitelli pi antichi si trovavano nel deambulatorio e risalgono a prima del 1095. L'ingresso era affiancato da due semicolonne, che presentavano due capitelli istoriati, uno con il Peccato dei progenitori e l'altro con il Sacrificio di Isacco. Sugli altri capitelli era raffigurato una sorta di compendio del sapere medievale, con vari soggetti: un capitello corinzio che dimostra una notevole comprensione dell'arte antica, uno con atleti, uno con un apicoltore, una serie con le virt teologali e cardinali, uno con una raffigurazione della Primavera, uno dell'Estate, uno con i Fiumi del Paradiso (allegoria dei quattro vangeli) e una serie con gli otto toni del canto gregoriano.

Capitello dell'ex-deambulatoio, Museo lapidario di Cluny

La grande variet di temi era bilanciata anche dalla notevole variet degli schemi entro i quali erano scolpite le raffigurazioni: si va dalle mandorle con figure intere di personaggi, ad altri dove l'istoriazione non ha soluzione di continuit.

Stemma
Lo stemma dell'abbazia di Cluny in rosso, a due chiavi d'oro a croce di Sant'Andrea, attraversate da una spada in palo a lama in argento ed elsa d'oro in punta. La chiave e la spada fanno riferimento rispettivamente a San Pietro e San Paolo, ai quali consacrata l'abbazia. Le chiavi a croce di Sant'Andrea sarebbero un privilegio di concessione papale.

Gli abati di Cluny dalla fondazione ad oggi

Abbazia di Cluny

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909 - 926 : Bernone 926 - 942 : sant'Oddone da Cluny 942 - 954 : Aimaro I 954 - 994 : san Maiolo (coadiutore di Aimaro I dal [8] 948) 994 - 1049 : sant'Odilone 1049 - 1109 : sant'Ugo 1109 - 1122 : Ponzio di Melgueil 1122 - 1122 : Ugo II 1122 - 1157 : Pietro il Venerabile 1157 - 1158 : Roberto di Fiandra detto il Grosso 1163 - 1173 : Stefano I (Stefano di Boulogne) 1173 - 1176 : Raoul de Sully 1176 - 1177 : Gauthier de Chtillon 1177 - 1180 : Guglielmo I d'Inghilterra 1180 - 1184 : Teodobaldo I di Vermandois (cardinale) 1184 - 1199 : Ugo IV di Clermont 1199 - 1207 : Ugo V d'Angi 1207 - 1215 : Guglielmo II d'Alsazia 1215 - 1220 : Gerardo di Fiandra 1220 - 1228 : Rolando dell'Hainaut 1228 - 1230 : Bartolomeo di Floranges 1230 - 1233 : Stefano II di Branion 1233 - 1235 : Stefano III di Berz 1236 - 1244 : Ugo VI di Sales (o di Rochecorbon) 1244 - 1257 : Guglielmo III di Pontoise 1257 - 1270 : Yvo I di Vergy 1270 - 1295 : Yvo II di Chassant 1295 - 1295 : Guglielmo IV d'Ig 1295 - 1308 : Bertrando del Colombier 1308 - 1319 : Enrico I di Fautrires 1322 - 1344 : Pietro II di Chastelux 1344 - 1347 : Itier de Mirande 1347 - 1350 : Ugo Roger (cardinale) 1350 - 1351 : Ugo VIII Fabry 1351 - 1361 : Androin de la Roche (cardinale)

1361 - 1368 : Simone I de La Brosse 1368 - 1369 : Guglielmo V Pommiers 1369 - 1374 : Giovanni I du Pin 1374 - 1383 : Giacomo I de Damas-Cozan

1383 - 1400 : Giovanni II de Damas-Cozan 1400 - 1416 : Raimondo II di Cadone 1416 - 1423 : Roberto I di Chaudesolles 1423 - 1456 : Odone (Eudes) II de la Prrire 1456 - 1485 : Giovanni III di Borbone 1485 - 1514 : Giacomo II d'Amboise 1514 - 1518 : Goffredo d'Amboise 1518 - 1518 : Giovanni IV de la Magdeleine 1518 - 1528 : Aymard II Gouffier de Boissy (cardinale) 1528 - 1528 : Philippe di Coss-Brissac 1528 - 1528 : Giacomo III Le Roy 1528 - 1549 : Giovanni di Lorena (cardinale di Guisa) 1549 - 1574 : Carlo di Lorena (cardinale di Guisa, ebbe come Gran Priore Christophe Coquille) 1575 - 1612 : Claudio di Guisa 1612 - 1621 : Luigi di Guisa (cardinale) 1621 - 1635 : Giacomo IV Vny d'Arbouze [9]

1158 - 1163 : Ugo III di Frazans (deposto nel 1161)

1635 - 1642 : Armando I Giovanni du Plessis de Richelieu (cardinale, coadiutore a partire dal 1627) 1642 - 1654 : Armando II di Borbone-Cond principe di Conti 1654 - 1661 : Giulio Mazarino (cardinale) 1661 - 1672 : Rinaldo d'Este (cardinale) 1672 - 1683 : Enrico II Bertrand de Beuvron 1683 - 1715 : Emmanuel Thodose de La Tour d'Auvergne de Bouillon (cardinale) 1715 - 1719 : Henri-Osvald de la Tour d'Auvergne de Bouillon (cardinale) 1747 - 1757 : Frdric-Jrme de La Rochefoucauld (cardinale) 1757 - 1790 : Dominique de La Rochefoucauld (cardinal, ultimo abate sotto l'Ancien Rgime) soppressione dellAbbazia da parte della Rivoluzione francese 1962 - 1966 : Lucien-Sidroine Lebrun 1966 - 1987 : Armando III Le Bourgeois 1987 - 2006 : Raimondo III Sguy 2006 - : Benedetto Rivire

1319 - 1322 : Raimondo I di Bonne de Lesdiguires

Abbazia di Cluny

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Abbazia_di_Cluny& language=it& params=46_26_03_N_4_39_33_E_region:FR-71_type:landmark_source:dewiki [2] Franco Cardini Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Universit/Storia, 2006, pag. 191 [3] Cluny, da 11 secoli capitale dello spirito, articolo di [[Avvenire (http:/ / www. avvenire. it/ Chiesa/ cluny+ 11+ secoli_200909191123063300000. htm)]] [4] A. Gerhards, L'abbaye de Cluny, 1992, p.78-79 [5] A. Gerhards, L'abbaye de Cluny, 1992, p. 85. [6] Impropriamente si parla di un "Ordine di Cluny" [7] Anche se Cluny ispir Saint Dunstan, non ci furono dei priorati cluniacensi ufficiali inglesi fino a quello di Lewes, fondato dall'Anglo-Normanno Conte di Warren, a Lewes, nel 1077 ca. [8] Maiolo di Cluny divenne coadiutore di Aimaro allorch questi divenne cieco [9] (FR) Giovanni-Marie Le Gall, Le temps des rformes bndictines in Histoire de l'abbaye de Lrins, Bellefontaine, 2005, p. 389.

Bibliografia
(FR) Kenneth J. Conant, Cluny. Les glises et la maison du chef d'Ordre (1968). (EN) H.E.J. Cowdrey, The Cluniacs and the Gregorian Reform (1970), (EN) Joan Evans, Monastic Life at Cluny 910-1157 Oxford: Oxford University Press, (1968) (EN) C. H. Lawrence, Medieval Monasticism (1984) (EN) Barbara H. Rosenwein, Rhinoceros Bound: Cluny in the 10th Century (1982). R. Oursel, Il segreto di Cluny, Jaca Book, Milano 2001 G.M. Cantarella, I monaci di Cluny, Einaudi, Torino 2005 (ultima edizione) (FR) Agns Gerhards, L'Abbaye de Cluny, ditions Complexe, 1992, ISBN 2-87027-456-4.

Voci correlate
Congregazione cluniacense Riforma cluniacense

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(FR,EN) Federazione dei Siti Cluniacensi (http://www.sitesclunisiens.org/) (FR) Architettura dell'abbazia di Cluny (http://architecture.relig.free.fr/cluny.htm) (FR,DE,IT,ES) Progetti di ricerche, bibliografia, fonti sula storia dell'ordine di Cluny (http://www.uni-muenster. de/Fruehmittelalter/Projekte/Cluny/Welcome-f.htm) (FR,EN,ES) Monumenti e sculture di Cluny (http://romanes.com/Cluny/) (EN) Grande archivio fotografico sull'abbazia (http://www.artandarchitecture.org.uk/search/results. html?object_id="1f4ecad6e711bcb8ff11c43bbe8bca69107d252e"&display=Abbey+of+Cluny& ixsid=NGHb_njdH8A)

Cattedrale di Durham

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Cattedrale di Durham
Bene protetto dall'UNESCO Patrimonio dell'umanit Il Castello e la Cattedrale di Durham (EN) Durham Castle and Cathedral

Tipo Criterio Pericolo Riconosciuto dal Scheda UNESCO

Culturali (ii) (iv) (vi) Non in pericolo 1986 [1] (EN) Scheda [2] (FR) Scheda

La Cattedrale di Cristo, della Beata Vergine Maria e di San Cutberto di Durham (in inglese: Cathedral Church of Christ, Blessed Mary the Virgin and St Cuthbert of Durham), pi semplicemente nota come Cattedrale di Durham, sita nella citt di Durham, Inghilterra, venne fondata nel 1093 ed tuttora un importante centro del Cristianesimo. Viene solitamente indicata come uno dei migliori esempi di cattedrale normanna dell'Europa ed stata nominata patrimonio dell'umanit dall'UNESCO insieme con il castello di Durham, che fronteggia il Palazzo Green sopra il fiume Wear. La cattedrale ospita il Santuario e le reliquie di San Cutberto, un santo del settimo secolo. Al suo interno si trova anche la testa di Sant'Osvaldo di Northumbria ed i resti di San Beda il Venerabile. possibile salire lungo i 325 gradini fino alla cima del campanile di 66 metri per godere di una vista di tutta Durham e dell'area circostante. La chiesa ospita le messe cantate dal coro della cattedrale. A parte il luned, ed alcune ferie, il coro canta ogni giorno. I vescovi di Durham erano dei principi-vescovi molto potenti fino alla met del XIX secolo. Il titolo di vescovo di Durham anche oggi il quarto pi importante della Chiesa anglicana, ed i cartelli stradali dell'odierna contea di Durham contengono la scritta "Land of the Prince Bishops" (terra dei principi vescovi).

Cattedrale di Durham

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Storia
Sassoni
La sede vescovile di Durham nasce dalla diocesi di Lindisfarne, fondata da Sant'Aidan per conto di Sant'Osvaldo di Northumbria intorno al 635. La sede resse fino al 664, anno in cui venne spostata a York. La sede venne ripristinata nel 678 dall'arcivescovo di Canterbury. A Lindisfarne nacquero numerosi santi, in particolare San Cutberto fu fondamentale per lo sviluppo della cattedrale di Durham. In seguito a numerosi raid vichinghi i monaci lasciarono Lindisfarne La navata centrale nell'875, portando con s le reliquie di San Cuberto. La diocesi di Lindisfarne rimase itinerante fino all'882, quando una comunit si ristabil a Chester-le-Street. Questo luogo ospit la sede vescovile fino al 995 quando altre incursioni fecero fuggire di nuovo i monaci con le reliquie. Secondo una leggenda locale i monaci seguirono due inservienti che cercavano una mucca marrone, arrivando ad una penisola formata da un'ansa del fiume Wear. In questo luogo la bara di San Cuberto divenne immobile, e venne preso come un segno che il nuovo santuario potesse essere costruito in quel luogo. Esistono ragioni pi logiche per la scelta della penisola, tra cui la posizione facilmente difendibile ed il fatto che la terra era sotto la protezione dello Jarl di Northumberland dal momento che il vescovo dell'epoca, Aldhun, aveva forti legami familiari con il duca. Ciononostante la strada che conduce dal Bailey alla cattedrale si chiama Dun Cow Lane ("dun cow" significa "mucca marrone"). All'inizio venne eretta una struttura molto semplice usando il legname del posto per ospitare le reliquie di Cuberto. Il santuario venne trasformato in un'opera pi resistente (probabilmente in legno) noto come "Chiesa Bianca" (White Church). Questa chiesa venne a sua volta rimpiazzata tre anni dopo, nel 998, da un edificio in pietra a cui venne assegnato lo stesso nome; nel 1018 mancava da completare solo la torre occidentale. Durham divenne presto un luogo di pellegrinaggio, incoraggiato dal culto crescente di San Cuberto. Re Canuto fu uno dei9 primi pellegrini, e don molti privilegi e terre alla comunit di Durham. La posizione difendibile, i soldi portati dai pellegrini e la potenza insita nella chiesa fecero in modo che attorno alla cattedrale nascesse un centro abitato che ora il nucleo della citt moderna.

Medioevo
L'attuale cattedrale venne progettata e costruita sotto il primo principe vescovo, Guglielmo di San Calais. La costruzione inizi nel 1093, nonostante Guglielmo mor prima del completamento della prima fase, nel 1135, passando la responsabilit al successore Ranulf Flambard[3] L'edificio famoso per le volte a coste del soffitto della navata, con archi traversi sostenuti da pilastri relativamente sottili e da possenti colonne, e per gli archi rampanti ed il triforio sopra le navate. Queste

Pianta della Cattedrale di Durham

Cattedrale di Durham

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caratteristiche precorrevano l'architettura gotica che avrebbe invaso la Francia settentrionale pochi decenni dopo, sicuramente dovute ai mastri edili norreni, nonostante l'edificio sia considerato in stile romanico. Fu il sapiente uso di archi rampanti e volte a coste che permise di coprire un edificio con una pianta di una complessit mai vista prima di quel momento. Il contrafforte rese possibile la costruzione di edifici alti e l'uso di ampie finestre. La tomba di San Cutberto si trova ad est e ai tempi era uno splendido monumento in marmo e oro. Nel dodicesimo secolo il vescovo Hugh de Puiset aggiunse la Galilee Chapel sul lato occidentale della cattedrale. Questa cappella nota anche con il nome di Lady Chapel e contiene i resti di Beda il Venerabile e del vescovo Langley, la cui tomba mura la Grande Porta Occidentale (Great West Door) della cattedrale. Guglielmo di San Calais, Ranulf Flambard e Hugh de Puiset sono stati tutti seppelliti nella Chapter House della cattedrale, che si trova nella zona opposta ai chiostri e pu essere datata al 1140.

La leggenda della fondazione di Durham illustrata sulla Cattedrale

Il tredicesimo secolo vide la costruzione della Cappella dei Nove Altari (Chapel of the Nine Altars), sul lato orientale, iniziata sotto Richard le Poore (1228-1237). La torre principale di quel periodo venne distrutta da un fulmine, e quella attuale quindi databile al quindicesimo secolo.

Dissoluzione
La tomba di Cuberto venne distrutta per ordine di Enrico VIII nel 1538, ma sopravvisse sotto forma di modesta lapide in pietra. Due anni dopo, nel 1540, il monastero benedettino di Durham venne dissolto, nonostante i chiostri si siano ben conservati, ed il suo ultimo priore, Hugh Whitehead, divenne il primo decano della cattedrale.

1600-1900
Nel 1650 la cattedrale di Durham venne convertita in campo per i prigionieri di guerra ed ospit i prigionieri scozzesi dopo la battaglia di Dunbar (3 settembre 1650). Molti dei 5000 prigionieri morirono sulla strada per la cattedrale o al suo interno. I loro corpi vennero sepolti in tombe anonime. I sopravvissuti vennero spediti nelle Indie Occidentali, in Virginia e in Massachusetts. Circa 150 prigionieri scozzesi vennero mandati a Berwick nel dicembre 1650. La Cappella dei Nove Altari vanta un grande rosone seicentesco, ricostruito nel diciottesimo secolo, ed una statua di William Van Mildert, ultimo principe-vescovo (1826-1836) nonch una delle persone che pi contribuirono alla nascita della Durham University.

Ventesimo secolo ed oltre


Nel 1986 la cattedrale ed il vicino castello divennero patrimonio dell'umanit. Il comitato dell'UNESCO dichiar che "La Cattedrale di Durham l'esempio pi grande e perfetto di monumento di stile Normanno dell'Inghilterra".[4] Oggi la cattedrale sede del vescovo di Durham. La cattedrale stata anche mostrata nei film di Harry Potter quale Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dove stata aggiunta una guglia in cima alla famosa torre in modo da farla sembrare ancora pi imponente. Gli interni dell cattedrale vennero usati nel film del 1998 Elizabeth. Nel 1996 la Great Western Doorway fu il set del pi grande video di Bill Viola, The Messenger.

Cattedrale di Durham

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Organo e organisti
Organo
Dettagli dell'organo presi dal National Pipe Organ Register.[5]

Organisti
1557 John Brimley 1576 William Browne 1588 Robert Masterman 1594 William Smyth 1599 William Browne 1609 Edward Smyth 1612 Mr Dodson 1614 Richard Hutchinson 1661 John Foster 1677 Alexander Shaw 1681 William Greggs 1710 James Hesletine 1763 Thomas Ebdon 1811 Charles E. J. Clarke 1813 William Henshaw 1862 Philip Armes 1907 Rev Arnold D. Culley 1933 John Dykes Bower 1936 Conrad Eden 1974 Richard Lloyd 1985 James Lancelot

Citazioni
(EN) (IT)

Durham is one of the great experiences of Europe to the


eyes of those who appreciate architecture, and to the minds of those who understand architecture. The group of Cathedral, Castle, and Monastery on the rock can only be compared to Avignon]] and Prague. (Sir Nikolaus Pevsner, The Buildings of England) (EN) the beauty and glory of this scene...it was grand, venerable, and sweet, all at once; I never saw so lovely and magnificent a scene, nor, being content with this, do I care to see a better. (Nathaniel Hawthorne, The English Notebooks) (EN) (IT) (IT)

Durham una delle migliori esperienze per gli amanti


dell'architettura, per la mente di coloro che la capiscono. Il complesso della Cattedrale, del Castello e del Monastero sulle rocce pu essere comparato solo a quello di Avignone e Praga.

I paused upon the bridge, and admired and wondered at Mi sono fermato sul ponte, ed ho ammirato lo splendore, la
bellezza e la gloria della scena... era grande, venerabile e dolce, tutto in uno; non ho mai visto una scena tanto ammirevole e magnificente, n, soddisfatto di questa vista, ci tengo a goderne di una migliore.

I unhesitatingly gave Durham my vote for best cathedral on planet Earth.


(Bill Bryson, Notes from a Small Island)

Non ho avuto dubbi a dare a Durham il mio voto quale migliore cattedrale sul pianeta Terra.

Grey towers of Durham


Yet well I love thy mixed and massive piles Half church of God, half castle 'gainst the Scot And long to roam those venerable aisles With records stored of deeds long since forgot.

(Sir Walter Scott, Harold the Dauntless, un poema sui sassoni ed i vichinghi ambientato nella contea di Durham. )
[6]

Cattedrale di Durham

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Galleria fotografica

La cattedrale di Durham ed il suo castello.

Il coro nel 1890.

La Gallilee Chapel nel 1890.

Gli interni

Vista occidentale presa dalla Torre Principale

Vista dal giardino di Santa Margherita

Vista da South Street

Vista da Prebends Bridge

I chiostri della cattedrale

La cattedrale al tramonto

Vista dalla Durham Students' Union

La cattedrale all'alba

Il profilo della Cattedrale di Durham al tramonto

Il rosone della Cappella dei Nove Altari

La navata principale nel 1890

Cattedrale di Durham

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Note
[1] [2] [3] [4] [5] http:/ / whc. unesco. org/ en/ list/ 370 http:/ / whc. unesco. org/ fr/ list/ 370 Ranulf Flambard costru anche il Flamwell Bridge, primo attraversamento del fiume Wear in citt. Dichiarazione UNESCO (file PDF) (http:/ / whc. unesco. org/ archive/ advisory_body_evaluation/ 370. pdf) Dettagli dell'organo presi dal National Pipe Organ Register (http:/ / npor. emma. cam. ac. uk/ cgi-bin/ Rsearch. cgi?Fn=Rsearch& rec_index=N04168) [6] Questo verso scritto su una placca sul Prebends Bridge, che fa godere di un'ottima vista della cattedrale che lo ispir, nota a volte come Scott's View (vista degli scozzesi)( (http:/ / links. jstor. org/ sici?sici=0020-2754(1982)2:7:3<354:VLIMTV>2. 0. CO;2-N) e (http:/ / www. walterscott. lib. ed. ac. uk/ works/ poetry/ harold. html)).

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Durham Cathedral

Collegamenti esterni
Sito della Cattedrale di Durham (http://www.durhamcathedral.co.uk) Scheda UNESCO (http://whc.unesco.org/en/list/370) Galleria fotografica (http://kunsthistorie.com/galleri/index.php?album=England/Durham&sortby=name& order=asc/) Webcam: zoommata (http://www.dur.ac.uk/physics.astrolab/webcam.html), grandangolo (http://www.dur. ac.uk/physics.astrolab/webcam2.html) Sondaggio della BBC radio 4 (2001) sull'"Edificio preferito dagli inglesi" (vinto dalla Cattedrale) (http://news. bbc.co.uk/1/hi/uk/1511841.stm)
Coordinate geografiche: 544625N 13434W54.77361N 1.57611O

Basilica di Sant'Ambrogio

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Basilica di Sant'Ambrogio
Coordinate geografiche: 452744.73N 91032.90E45.462425N 9.175806E
Basilica di Sant'Ambrogio [1]

Esterno della basilica di Sant'Ambrogio Paese Regione Localit Religione Diocesi Italia Lombardia Milano Cristiana Cattolica di Rito Ambrosiano Arcidiocesi di Milano

Anno consacrazione 386 Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Sito web Romanico lombardo 379 1099 Sito ufficiale [2]

La basilica di Sant'Ambrogio una delle pi antiche chiese di Milano e si trova in Piazza Sant'Ambrogio. Essa rappresenta ad oggi non solo un monumento dell'epoca paleocristiana e medioevale, ma anche un punto fondamentale della storia milanese e della chiesa ambrosiana. Essa tradizionalmente considerata la seconda chiesa per importanza della citt di Milano.

Basilica di Sant'Ambrogio

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Storia
Edificata tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano Ambrogio, fu costruita in una zona in cui erano stati sepolti i cristiani martirizzati dalle persecuzioni romane. Per questo venne dedicata ai martiri ed era chiamata Basilica Martyrum: lo stesso Ambrogio voleva riporvi tutte le reliquie dei santi martiri Satiro, Vittore, Nabore, Vitale, Felice, Valeria, Gervasio e Protasio. Sant'Ambrogio stesso vi venne sepolto e da allora cambi nome, assumendo quello attuale. Nel IX secolo, sub importanti ristrutturazioni volute dal vescovo Angilberto II (824-860), il quale fece aggiungere la grande abside, preceduta da un ambiente sovrastato da volta a botte, sotto il quale si svolgevano le funzioni liturgiche. Nello stesso periodo, il catino dell'abside venne decorato da un grande mosaico ancora esistente [3] , il Redentore in trono tra i martiri Protasio e Gervasio e con gli arcangeli Michele e Gabriele, corredato da due episodi della vita di Sant'Ambrogio.

Sant'Ambrogio che ferma Teodosio, dipinto di Camillo Procaccini conservato nella Basilica

Al ciborio, di epoca ottoniana, vennero aggiunti quattro fastigi con timpano, decorati con stucchi nel X secolo ed ancora eccellentemente conservati. Sotto il ciborio venne collocato l'Altare di Sant'Ambrogio, capolavoro dell'oreficeria carolingia, in oro, argento, dorato, pietre preziose e smalti, quale vistoso segnale della presenza delle reliquie dei santi, collocate al di sotto dell'altare stesso e visibili da una finestrella sul lato posteriore. La basilica ha preso il definitivo aspetto tra il 1088 e il 1099, quando, sulla spinta del vescovo Anselmo, venne radicalmente ricostruita secondo schemi dell'architettura romanica. Venne mantenuto l'impianto a tre navate (senza transetto) e tre absidi corrispondenti, oltre al quadriportico, anche se ormai non serviva pi a ospitare i catecumeni, ma come luogo di riunione.

Il quadriportico e la facciata

Il tiburio fu aggiunto verso la fine del XII secolo ma croll ben presto (6 luglio 1196): venne subito ricostruito, con la particolare conformazione esterna caratterizzata da gallerie con archetti su due registri sovrapposti.

Basilica di Sant'Ambrogio

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Il 4 agosto del 1258, divenne teatro della Pace di Sant'Ambrogio, che pose fine alle lotte intestine del Comune di Milano tra nobili (Commune militum) e popolo (Commune populi). Inizialmente furono i Benedettini ad occuparsi dell'amministrazione della basilica e fu per loro conto che Donato Bramante nel 1492 ottenne l'incarico di progettare la nuova canonica, ricostruendo alcune parti del monastero e risistemando la disposizione delle cappelle nella chiesa. I Benedettini rimasero sino al 1497 quando vennero sostituiti dai Cistercensi dell'abbazia milanese di Chiaravalle che promossero numerose iniziative culturali come ad esempio l'apertura al pubblico della grande biblioteca monastica.

La basilica distrutta dai bombardamenti del 1943

La situazione rimase pressoch invariata sino al 1799 quando, dopo i fermenti della Rivoluzione Francese, la Repubblica Cisalpina decise di sopprimere il capitolo della basilica ed instaurarvi un ospedale militare. Al termine della dominazione napoleonica e con la restaurazione austriaca, la chiesa venne riaperta al culto ed il capitolo dei canonici venne ripristinato. La chiesa venne pesantemente colpita dai bombardamenti anglo-americani del 1943 che distrussero soprattutto la parte esterna del portico, danneggiando la cupola della basilica, il mosaico alle spalle dell'altare ed altre parti esterne della chiesa. Negli anni successivi ebbero inizio i restauri che negli anni '50 riportarono la basilica al suo antico splendore[4]. Le ricerche archeologiche, collegate ai lavori di scavo per la costruzione di un parcheggio sotterraneo, nell'area accanto alla basilica, iniziate a partire dal 2005 hanno permesso la scoperta di una novantina di tombe riconducibili al cimitero dei martiri, posto al di fuori delle mura romane, di eta' tardo romana (IV - V secolo D.C.), ritrovate a circa 3.5-4.0 metri di profondit; si tratta di sepolture povere, senza corredo o strutture tombali, segnalate dalla presenza delle ossa [5].

Architettura
Il materiale di costruzione povero (principalmente mattoni di diversi colori, pietra e intonaco bianco) e la provenienza locale: con esso si costruiscono anche gli edifici che costellano la campagna dei dintorni. Rispetto alla chiesa originale, la nuova eredit scrupolosamente la pianta: tre navate absidate con quadriportico antistante. La pianta interna della basilica longitudinale e (se si escludono le absidi) ha le stesse dimensioni del portico antistante. La facciata (detta "a capanna") larga e bassa, tipica anche dei casali di campagna. Presenta due logge sovrapposte. Quella inferiore ha tre arcate uguali e si ricongiunge con il perimetro interno del portico, mentre quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza assecondando il profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili, cio file di piccoli archi a tutto sesto che "ricamano" la cornice marcapiano e gli spioventi.
La facciata "a capanna" della basilica di Sant'Ambrogio

Basilica di Sant'Ambrogio

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L'interno della chiesa


L'interno venne strutturato secondo le pi avanzate novit d'Oltralpe, con l'uso di volte a crociera a costoloni, nelle quali ogni elemento confluisce in una struttura portante apposita, con un'architettura rigorosa e coerente. In sostanza, ogni arco delle volte poggia su un semipilastro o una semicolonna propria, poi raggruppati nel pilastro a fascio, la cui sezione orizzontale non quindi casuale, ma legata strettamente alla struttura dell'alzato. Le volte delle navate laterali, con campate di dimensioni pari alla met del lato di una campata nella navata centrale, poggiano su pilastri minori e reggono i matronei. Questi ultimi occupano La navata centrale caratterizzata dalle volte a crociera e da costoloni tutto lo spazio eventualmente disponibile per il evidenziati cleristorio: lo sviluppo in altezza ne risulta bloccato ma, coerentemente con lo sviluppo complessivo, la luce si tende lungo l'asse maggiore (la stessa forma plastica dei pilastri polistili subordinata a questa illuminazione bassa) e passa dalle finestre della facciata (qui, peraltro, filtrata dalle logge) e dal tiburio (come detto, successivo). Complessivamente, la luce non risulta diffusa e leggera come nelle chiese paleocristiane ma scarsa, spezzata e fortemente contrastata, la qual cosa non risulta contraddetta neppure dall'aggiunta del tiburio, il quale si limita ad illuminare il cerchio ad esso sottostante.

Il quadriportico
Il quadriportico, cio il cortile porticato su quattro lati antistante la chiesa, aveva un tempo la funzione di raccogliere i catecumeni al cospetto della chiesa. Tuttavia, dai primi anni dell'XI secolo i fedeli venivano ormai battezzati fin dalla nascita, e per questo il suddetto spazio perse la sua funzione originale assumendo un ruolo nuovo, come scoperto dove si radunavano le persone per discutere e ragionare, per assemblee religiose o civili. Dalla loggia superiore della facciata il vescovo dava la sua benedizione ai cittadini, mentre le cariche pubbliche potevano interloquire con la folla.

Capitello zoomorfo nel quadriportico dell'atrio

Vi sono presenti eleganti arcate sostenute da pilastri fiancheggiati da semicolonne. Tutte le membrature del portico sono ben evidenziate, anche coloristicamente. Le arcate hanno doppia ghiera, le cornici sono sorrette da archetti pensili analoghi a quelli della facciata, i pilastri sono fiancheggiati da semicolonne, mentre sottili lesene si profilano sulle superfici superiori, dividendole con regolarit. Nella decorazione dei capitelli sono combinati elementi pre-romanici (come i motivi a intreccio) a soggetti pi originali come rappresentazioni di animali o elementi vegetali, con un accentuato senso del volume. Spesso, sull'angolo del capitello raffigurata una sola testa, dalla quale escono poi due corpi sui rispettivi lati.

Basilica di Sant'Ambrogio

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I campanili
Il campanile di destra, detto dei monaci, risale all'VIII secolo e ha l'aspetto austero tipico delle torri di difesa. Quello di sinistra, detto dei canonici, pi alto e risale al 1144. La sua ideazione probabilmente da attribuire allo stesso architetto che ha progettato la basilica, poich riprende in verticale gli stessi concetti del quadriportico, mentre gli ultimi due piani sono stati aggiunti solo nel 1889, nella cella conservato un pregevole concerto campanario di 5 bronzi in tono di Do maggiore, fusi nel 1755 dal milanese Bartolomeo Bozzi. I due campanili sono uno degli omaggi pi riconoscibili in Italia allo stile transalpino delle doppie torri scalari in facciata, derivato dal Westwerk carolingio.

Il campanile dei canonici

Il sacello di San Vittore in Ciel d'Oro


Una delle opere d'arte paleocristiana pi conosciute e sicuramente di alto valore artistico a Milano indubbiamente il sacello di San Vittore in Ciel d'Oro. La piccola cappella ancora oggi visibile venne costruita nel IV secolo dal vescovo Materno per riporvi le spoglie del martire Vittore. Qui, secondo la tradizione, sant'Ambrogio attorno al 375 avrebbe posto la salma del fratello Satiro, premortogli. Con la successiva santificazione di Satiro, il piccolo sacello si trasform sempre pi in una piccola chiesa dedicata al suo culto e venne inglobata definitivamente nella Basilica ambrosiana solo nel '400. La rilevanza e la fama artistica di questo ambiente derivano dalla splendida decorazione a mosaico presente sulle pareti e sul soffitto del sacello che risale al V secolo e che raffigura sant'Ambrogio, san Gervaso, san Protaso e san Materno. Per quanto riguarda sant'Ambrogio, quello qui presente uno dei pi antichi ritratti conosciuti del vescovo milanese e come tale esso considerato il pi realistico perch vicino temporalmente all'originale.

Il ritratto di Sant'Ambrogio cos come raffigurato nei mosaici del sacello di San Vittore in Ciel d'Oro

Basilica di Sant'Ambrogio

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La cripta
L'attuale cripta, ipogea rispetto all'altare maggiore, venne costruita nella seconda met del X secolo, durante i lavori di risistemazione dell'area absidale della basilica per meglio accogliere le spoglie dei santi che qui ancora oggi sono venerati: Ambrogio, Gervaso e Protaso. Tracce di una cripta nella basilica sono riconducibili gi all'epoca di Sant'Ambrogio in quanto si sa che fu lo stesso santo milanese nel 386 a prelevare i corpi di San Gervaso e San Protaso dalla loro originaria sepoltura e La cripta con i corpi dei santi Ambrogio, Gervaso e Protaso a tumularli solennemente sotto l'altare della nuova basilica, in un sarcofago di marmi pregiati che egli aveva disposto gi per la propria sepoltura. I martiri Gervasio e Protasio erano stati sepolti originariamente nel vicino sacello dei santi Felice e Nabore, all'interno del "cimitero ad martyres", sul suolo che sar poi occupato dalla chiesa di San Francesco grande poi demolita nel XVIII secolo. Quando sant'Ambrogio mor nel 397 egli stesso venne sepolto di fianco ai due martiri, in una tomba separata, sia perch gi in vita aveva goduto di acclarata santit, sia per sottolineare la sua vicinanza ai due santi ai quali egli aveva ridato degna sepoltura. Delle reliquie si perse in seguito traccia e solo nel IX secolo larcivescovo Angilberto II individu e riconobbe le reliquie e le trasl in un unico sarcofago di porfido, che venne appoggiato sopra le due sepolture precedenti ma con un differente orientamento, anche a seguito degli sviluppi strutturali della basilica. Laspetto attuale della cripta dovuto agli interventi del XVIII secolo promossi dal cardinale Benedetto Erba Odescalchi, arcivescovo milanese, e da quelli ottocenteschi che seguirono al ritrovamento dell'antico sarcofago ed alla ricollocazione dei corpi di SantAmbrogio, San Gervasio e San Protasio, all'interno di un vano ricavato sotto il ciborio, dove si trova un'urna d'argento con i corpi dei santi, eseguita nel 1897 da Giovanni Lomazzi su progetto di Ippolito Marchetti. Sul pavimento della cripta si trova anche una lapide che ricorda il luogo ove originariamente si trovava sepolta santa Marcellina, sorella di Ambrogio le cui spoglie riconosciute dal cardinale Odescalchi nel 1722, vennero traslate in una cappella della navata destra appositamente dedicata.

Basilica di Sant'Ambrogio

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Importanza storico-artistica
La Basilica di Sant'Ambrogio appare oggi come un caso isolato di modello per il romanico lombardo, poich altri esempi coevi (come le cattedrali di Pavia, di Novara e di Vercelli) sono ormai andati distrutti o radicalmente trasformati. Di sicuro fu un esempio per i futuri sviluppi dell'architettura romanica nell'area di influenza lombarda che allora superava i confini regionali odierni, comprendendo anche parti dell'Emilia e del Piemonte. Pur legata alla tradizione della basilica del IV secolo su cui stata costruita, Sant'Ambrogio l'espressione di un intenso rinnovamento architettonico, soprattutto nella concezione dell'illuminazione e dello spazio. Da un lato, infatti, la luce proviene principalmente dai finestroni della facciata (mentre i matronei ne bloccano il passaggio laterale), il che determina un suo ingresso longitudinale. L'effetto che ne deriva l'accentuazione delle masse strutturali, soprattutto al fondo, dove maggiore l'ombra. D'altro canto, lo spazio non pi concepito al modo paleocristiano, in modo unitario e mistico, ma umano e razionale: di qui, la divisione in spazi geometrici ben definiti, nonch l'esaltazione degli elementi statici (pilastri polistili), tanto Pilastro angolare dell'atrio all'esterno (le ghiere bicrome del quadriportico e i contrafforti che fuoriescono dalle pareti esterne) quanto all'interno (la differenziazione cromatica degli elementi statici da quelli non statici).

Leggende e tradizioni
Nella piazza, sul lato sinistro rispetto alla basilica, esternamente alla recinzione, presente una colonna, comunemente detta "la colonna del diavolo". Si tratta di una colonna di epoca romana, qui trasportata da altro luogo, che presenta due fori, oggetto di una leggenda secondo la quale la colonna fu testimone di una lotta tra sant'Ambrogio ed il demonio. Il maligno cercando di trafiggere il santo con le corna fin invece per conficcarle nella colonna. Dopo aver tentato a lungo di divincolarsi, il demonio riusc a liberarsi e, spaventato, fugg. La tradizione popolare vuole che i fori odorino di zolfo e che appoggiando l'orecchio alla pietra si possano sentire i suoni dell'inferno. In realt questa Il serpente di bronzo colonna veniva usata per l'incoronazione degli imperatori germanici. Secondo quanto narra Galvano Fiamma, essi giuravano sul messale, ricevevano la corona ferrea e poi abbracciavano questa colonna: "Quando il re dei Romani vuole ricevere la corona del regno italico nella basilica Ambrosiana, l' Imperatore deve andare prima presso la colonna di marmo che sorge presso la basilica Ambrosiana stessa, e uno dei conti di Angera deve presentare all'Imperatore un messale. L'Imperatore giurer che sar obbediente al Papa e alla Chiesa Romana nelle cose temporali e spirituali... Quindi l'Arcivescovo o l'Abate di S.Ambrogio deve incoronarlo con la corona ferrea come Re d'Italia. Ci fatto l'Imperatore deve abbracciare quella colonna dritta di marmo per significare che la giustizia in lui sar diritta..."

Basilica di Sant'Ambrogio Su una colonna di granito antico-romana all'interno della Basilica, poggia il Serpente di Mos, che scapp all'ira iconoclasta del re Ezechia. un scultura in bronzo (in passato creduta quella originaria di Mos) donata dall'imperatore Basilio II nel 1007. Al serpente si indirizzano preghiere per scacciare alcuni tipi di malanni e si dice che la fine del mondo verr preannunciata dalla sua discesa da questa colonna sulla quale accoccolato. Davanti alla basilica, dal 1866, ogni anno si svolge il mercatino delle pulci chiamato la Fiera degli Oh bej! Oh bej! dalle grida dei venditori. Si tiene dal 7 dicembre, giorno del santo patrono, alla domenica successiva, compatibilmente col ponte festivo. Nel 2006 stato temporaneamente spostato dal Comune al Foro Bonaparte, a seguito dell'inagibilit dell'area usata di solito a causa della presenza di un cantiere per la costruzione di parcheggi sotterranei presso la basilica (progetto, peraltro, fortemente criticato). La principale "rivale" commerciale di tale fiera popolare la Fiera dell'Artigianato, che, fin dal finire del XX secolo, si tiene ogni anno nel periodo natalizio alla Fiera di Milano. Nella basilica di Sant'Ambrogio ambientato il primo atto dell'opera di Giuseppe Verdi I Lombardi alla prima crociata. La Royce Hall dell'Universit della California di Los Angeles (1929) ispirata alla facciata di Sant'Ambrogio.

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La colonna del diavolo

Abati di Sant'Ambrogio (IX sec. - oggi)

Gli abati del monastero milanese di Sant'Ambrogio hanno la prerogativa di essere abati mitrati. Segue l'elenco degli abati di cui si ha memoria: Benedetto - citato in un documento del luglio 784 che, indirettamente, fornisce anche informazioni sulla fondazione del monastero di Sant'Ambrogio, ufficialmente datata al 23 ottobre 789. Benedetto fu investito della carica di abate di Sant'Ambrogio dall'arcivescovo di Milano Pietro I Oldrati e i beni del monastero furono confermati da Carlo Magno nellaprile 790 da Worms. Arialdo da Melegnano (prima del IX sec.) ... Andrea (viv. 848) ... Pietro II (viv. 885) ... Aupaldo (?-964) ... Giovanni d'Arsago (viv. 1149) ... Ardengo Visconti (1226-?) ... Bonifazio de' Ferrari (1297-?) Astolfo Lampugnano Bartrando Lampugnano; anti-abate ... Gregorio (XIII sec.)
Pianta della basilica

Basilica di Sant'Ambrogio ... Giovanni Visconti (XIV sec.) ... Giovanni Arcimboldi (1484-1488) ... Ascanio Maria Sforza (1491-1497) Guglielmo Cotta (XVI sec.) ... Manfredo dalla Croce (XVI sec.) ... Giovanni Castiglioni (m.1717) ... Calimero Cattaneo (XVIII sec.) Angelo Fumagalli (1773-1809) ... Gerolamo Comi (XIX sec.) ... Ennio Bernasconi (XX sec.) Libero Tresoldi (1976-1982) Franco Verzeleri (1982-1997) Erminio De Scalzi (1997-oggi)

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Basilica_di_Sant%27Ambrogio& language=it& params=45_27_44. 73_N_9_10_32. 90_E_scale:5000 [2] http:/ / www. basilicasantambrogio. it/ [3] Il mosaico, insieme alla volta che lo ospita, fu gravemente danneggiato nell'agosto del 1943; durante il tristemente noto bombardamento che distrusse la chiesa, una bomba penetr nell'abside, danneggiando pesantemente il mosaico che, tuttora, mostra evidenti i segni del restauro operato successivamente [4] Flickr: La basilica di Sant'Ambrogio (http:/ / www. flickr. com/ photos/ renzodionigi/ sets/ 72157614562355600/ ) [5] Armando Stella Cantiere per i box in Sant'Ambrogio, spuntano le ossa dei martiri romani Corriere della sera, 14 febbraio 2012 (http:/ / milano. corriere. it/ milano/ notizie/ cronaca/ 12_febbraio_14/ necropoli-sant-ambrogio-trovate-ossa-box-parcheggi-1903277439958. shtml)

Voci correlate
Piazza Sant'Ambrogio Altare di Sant'Ambrogio Basiliche paleocristiane di Milano

Altri progetti
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Basilica di Sant'Ambrogio

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Collegamenti esterni
Sito ufficiale della Basilica (http://www.basilicasantambrogio.it/) Le campane della Basilica (http://www.campanariambrosiani.org/censimento/index.php?p=2&c=16/) Il modello 3d della Basilica di Sant'Ambrogio sulla Galleria di Immagini 3d di Google (http://sketchup.google. com/3dwarehouse/details?mid=d030f41e63f340b1c95fc06575e9719) Immagini panoramiche e 3D della Basilica e dell'Altare (http://milan.arounder.com/it/sant_ambrogio/index. html)

Abbazia di Jumiges
Abbazia di Notre-Dame de Jumiges

Ruderi dell'abbazia con i resti della facciata armonica Paese Regione Localit Religione Anno consacrazione Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Francia Alta Normandia Jumiges Cattolica 1067 Romanico 1037 1050

Storia
L'Abbazia di Jumiges (Senna Marittima) deve la sua origine a una chiesa fondata da San Colombano e poi ingrandita in abbazia sempre di Regola colombaniana fondata da san Filiberto, figlio di un conte guascone verso il 654. La citt di Jumiges crebbe attorno all'abbazia, famosa tra le altre cose per il numero di monaci e per il suo scriptorium. Nel 851 in seguito alle incursioni normanne fu distrutta e i monaci fuggirono in altre abbazie della stessa regola monastica celtico-irlandese. Nel 934 su iniziativa di Guglielmo I di Normandia l'abbazia venne parzialmente restaurata da monaci benedettini dell'abbazia di Saint-Cyprien de Poitiers e dodici monaci vi tornarono a vivere, ma fu sotto la guida dell'abate Robert Champarti tra il 1037 e il 1050 che il monastero venne completamente riedificato e vi si adott la regola benedettina. Nel 1067 l'arcivescovo di Rouen il beato Maurille, consacr solennemente la grande chiesa abbaziale di Notre-Dame de Jumiges. Tra il XI secolo ed il XII secolo le sue scuole furono celebri. Pi volte saccheggiata assieme alla citt, l'abbazia decadde nel XVIII secolo e fu devastata durante la Rivoluzione francese. Nell'abbazia di Jumiges la tradizione vuole che sia nata la sequenza. Secondo Notker Balbulus, monaco dell'Abbazia di San Gallo (SVI), un frate cacciato da Jumiges dai Normanni verso l'860 avrebbe portato con s a San Gallo un antifonario nel quale sotto i lunghi vocalizzi sulla parola Alleluia era posto un

Abbazia di Jumiges testo latino. Studi moderni hanno dimostrato che le sequenze assonanzate di San Marziale (X secolo) derivano da quelle di Jumiges. Alcuni manoscritti del XIII secolo e del XIV secolo rivelano che i frati continuarono a comporre sequenze e tropi dopo la restaurazione dell'abbazia.

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Descrizione
Nell'XI secolo in Normandia si trovava un complesso di monumenti religiosi fra i pi qualificati e rappresentativi del romanico. Oltre l'abbaziale di Bernay, ritroviamo anche quella di Notre-Dame de Jumiges, rifondata nel 1037 e consacrata nel 1067. In essa risulta definito il sistema architettonico normanno della navata regolante la partitura generale dell'interno, sviluppato su tre piani. Nella parte inferiore reca la doppia cadenza dovuta all'accoppiamento di due archi intervallati da una colonna ed inquadrati da due pilastri con semicolonne addossate che salgono fino al tetto; al di sopra trova posto la galleria (o matroneo) segnata da trifore aperte sulla navata e sormontate da finestre corrispondenti. Questa imponente costruzione lunga 88m ed alta 25m, di cui restano solo dei ruderi, venne alterato in et gotica con la costruzione di un grande coro deambulato, che ne rivela la perdurante influenza della cultura germanica e dell'arte ottoniana, in questo stile si riconoscono: la copertura a tetto; la presenza di un massiccio occidentale con una facciata a due torri (facciata armonica normanna o westwerk) e una grande loggia rivolta verso l'interno con la gigantesca torre-lanterna. Dopo la costruzione di Jumiges, la compiuta definizione del sistema architettonico della navata, fissato in un'immagine stabile ed esemplare, poi servita da spunto per la costruzione dell'abbaziale di Mont Saint-Michel, mediante una serrata concatenazione di tutti gli elementi architettonici costitutivi.

Lista degli abati


654-682: san Filiberto, fondatore dell'abbazia e primo abate; 682-687: Aycadre; 687-724: Cochin; 724730: Sant'Ugo di Champagne, vescovo di Parigi e di Bayeux; 720730, Abbazia di Saint Wandrille 730-v.750: Hildegard; v. 750-v. 787: Droctegand; v. 787-v. 814: Landric; v. 814-v. 820: Adam; v. 820-XXXX: Hlisacar; XXXX-XXXX: Angilbert; XXXX-XXXX: Angsise; v. 830-v. 833: Foulques; 930-943: Martin; 1037-1045: Robert III detto Champart, che fu in seguito vescovo di Londra e poi arcivescovo di Canterbury 1078-1097: Gontard; 1247-1248: Guglielmo V, detto de Fors; 1248-1258: Roberto V, detto d'Etelan; 1391-1418: Simon du Bosc; 1418-1432: Nicolas Le Roux; 1432-1464: Jean V detto de la Chausse; 1464-1473: Antoine Crespin; 1473-1474: Louis d'Amboise; 1474-1504: Jacques d'Amboise;

1504-1510: Franois de Clermont; 1510-1518: Philippe de Luxembourg;

Abbazia di Jumiges 1518-1525: Jean Durand; 1549-1574: Gabriel Le Veneur; 1607-1614: Marian de Martinbos; 1614-1635: Baltasar Poitevin; 1635-1639: Jean-Baptiste de Croisilles; 1639-1641: Guillaume de Montaigu;

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1719-1760: Claude de Saint-Simon; 1760-1788: Franois-Camille de Lorraine; 1788-XXXX: Pierre-Franois Martial de Lomnie.

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Cattedrale di Winchester
Coordinate geografiche: 510338N 11847W51.06056N 1.31306O
Cattedrale della Santissima Trinit, dei Santi Pietro e Paolo e di San Swithun Cathedral Church of the Holy Trinity, and of St Peter and St Paul and of St Swithun [1]

Paese Regione Localit Religione Diocesi Stile architettonico Sito web

Inghilterra Hampshire Winchester Anglicana Diocesi di Winchester Normanno, Gotico [2]

La Cattedrale di Winchester (Cattedrale della Santissima Trinit, dei Santi Pietro e Paolo e di San Swithun, in inglese Cathedral Church of the Holy Trinity, and of St Peter and St Paul and of St Swithun) la chiesa principale della diocesi anglicana di Winchester, nell'Hampshire (Inghilterra). La cattedrale una delle pi grandi d'Inghilterra con la navata pi lunga e la maggiore lunghezza totale di ogni cattedrale gotica d'Europa.[3]

Cattedrale di Winchester

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Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Cattedrale_di_Winchester& language=it& params=51_03_38_N_1_18_47_W_region:GB_type:landmark [2] http:/ / www. winchester-cathedral. org. uk/ [3] Alec Clifton-Taylor, The Cathedrals of England (Thames & Hudson, 1969)

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Collegamenti esterni
(EN) Sito ufficiale (http://www.winchester-cathedral.org.uk/)

Architettura romanica in Italia


L'architettura romanica in Italia copre un periodo di produzione architettonica pi ampio di altri paesi europei, dai precoci esempi negli ultimi decenni dell'XI secolo fino, in alcune regioni, a tutto il XIII secolo.

Varianti regionali
Il panorama artistico molto variegato, con "romanici" regionali con caratteristiche proprie, sia per quanto riguarda le tipologie costruttive sia i materiali utilizzati. Grande variet data anche dai molteplici materiali utilizzati, che dipendevano fortemente dalla disponibilit locale, dato che le importazioni erano molto costose. Infatti, in Lombardia il materiale pi utilizzato fu il laterizio, data la natura argillosa del terreno, questo non vale per a Como, che invece aveva grande disponibilit di pietra; in Toscana invece non sono rari gli edifici in marmo bianco di Carrara con inserti in marmo serpentino verde; in Puglia venne usata il chiaro tufo calcareo. A parte il caso pugliese, da Roma in gi il romanico tende a scomparire e si trovano influssi per lo pi bizantini ed arabi. Si possono individuare alcune zone principali: La zona lombarda e emiliana, che influenz buona parte del nord-Italia, dal Veneto continentale alla Liguria; Venezia, con caratteristiche peculiari influenzate dall'architettura bizantina; La zona di influenza pisana: Toscana settentrionale fino a Pistoia, Sardegna e Corsica, oltre a altre zone costiere isolate; Il romanico fiorentino o "proto-rinascimento"; Marche, Umbria e Alto Lazio, con pi influssi; Roma;

Il Duomo di Modena

Architettura romanica in Italia La zona campana; La zona pugliese; Sicilia e Calabria, con forti influenze bizantine e, nella prima, anche arabe. Sardegna con influenze pisane, lombarde, della Francia meridionale.

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Architettura romanica lombarda ed emiliana


La Lombardia, intesa come unit territoriale allora pi ampia di oggi, comprendente Emilia e altre zone vicine, fu la prima regione a ricevere le novit artistiche dall'Oltralpe, grazie all'ormai secolare movimento di artisti lombardi in Germania e viceversa. Queste influenze vennero elaborate secondo schemi tipicamente italiani, come quelli offerti dall'esempio precoce dell'abbazia di Pomposa (di magister Marzulo), consacrata nel 1026, con un campanile iniziato da Magister Deusdedit nel 1063. Vi si riscontra un'originale decorazione bicroma, tramite l'uso di mattoni bianchi e rossi, e per la prima volta in Italia la facciata appare decorata da sculture, in questo caso da bassorilievi finemente scolpiti e traforati con tralci ed animali ispirati forse alle stoffe sasanidi dalla Persia. Anche il campanile precoce sia per tipologia (isolato rispetto al corpo della chiesa, secondo un modello che divenne poi tipicamente italiano), si per lo stile delle decorazioni, con archetti pensili e lesene che movimentano la muratura, forata dall'apertura di finestre ad archetti via via pi ampie. Si pensa che queste caratteristiche siano state importate dal mondo bizantino e armeno.

San Michele Maggiore a Pavia

Pi vicine a modelli germanici sono le chiese di Santa Maria Maggiore a Lomello (1025-1050) e di San Pietro al Monte a Civate (con doppia abside contrapposta). Importante il precoce esempio della Basilica di Sant'Abbondio a Como, a cinque navate a coperta a travi lignee, dove presente un doppio campanile nello stile dei Westwerk tedeschi e una decorazione del paramento esterno con archetti ciechi e lesene, oltre che da un notevole corredo scultoreo dei Maestri comacini. Tra la fine dell'XI e l'inizio del XII, in uno stile romanico gi maturo, secolo venne ricostruita la basilica di Sant'Ambrogio a Milano, dotandola di volte a crociera costolonate ed un disegno molto razionale, con una perfetta corrispondenza tra il disegno in pianta e gli elementi in alzato. L'isolamento stilistico di Sant'Ambrogio non doveva essere spiccato quanto oggi, rispetto all'epoca della ricostruzione, quando esistevano altri monumenti oggi purtroppo andati perduti o pesantemente manomessi nei secoli (come il Duomo di Pavia, di Novara, di Vercelli, ecc.). Altri sviluppi sono testimoniati dalla basilica di San Michele Maggiore a Pavia, con la facciata costituita da un unico grande profilo pentagonale con i due

Atrio e facciata di Sant'Ambrogio, Milano

Architettura romanica in Italia spioventi, tripartito da contrafforti a fascio, e, nella parte alta, decorato da due gallerie simmetriche di archetti su colonnine, che seguono il profilo della copertura; il forte sviluppo ascensionale sottolineato anche dalla disposizione delle finestre, concentrate nella zona centrale. Il modello di questa chiesa venne ripreso anche nella chiese pavesi di San Teodoro e di San Pietro in Ciel d'Oro (consacrata nel 1132), e venne sviluppato nella Cattedrale di Parma (fine XII-inizio XIII secolo) e in quello di Piacenza (iniziato nel 1206). Il Duomo di Modena una delle testimonianze pervenutaci in maniera pi coerentemente unitaria di tutta l'architettura romanica. Fondato nel 1099 ad opera dell'architetto lombardo (forse comasco) Lanfranco, fu costruito in poche decine d'anni, per questo non presenta inserimenti gotici significativi. A tre navate prive di transetto e con tre absidi, era coperta anticamente da capriate lignee, che vennero sostituite con volte a crociera soltanto nel XV secolo. La facciata a spioventi riflette la forma interna delle navate, ed tripartita da due poderose paraste mentre il centro dominato dal portale con protiro a due piani (il rosone ed i portali laterali sono invece pi tardi). La serie continua di loggette ad altezza di "matroneo", racchiuse da arcate cieche, che cingono tutt'intorno il Duomo, creano un ritmato effetto di chiaroscuro, molto copiato in costruzioni successive. Di straordinario pregio e importanza il corredo scultoreo composto dai celebri rilievi di Wiligelmo e dei suoi seguaci. La Basilica di San Zeno a Verona l'esempio pi diretto di derivazione dal Duomo modenese. In Piemonte le influenze lombarde si sommarono a quelle del romanico francese, provenzale, come nella Sacra di San Michele o nella chiesa dei Santi Pietro e Orso ad Aosta. In Liguria il linguaggio stilistico lombardo venne ulteriormente filtrato e mischiato con influenze pisane e bizantine, come nel Duomo di Ventimiglia o nelle chiese genovesi di Santa Maria di Castello, San Donato, Santa Maria delle Vigne e San Giovanni di Pr, compresi i corredi scultorei originari.

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Venezia
A Venezia il capolavoro architettonico di questo periodo fu la costruzione della Basilica di San Marco. Iniziata dal doge Domenico Contarini nel 1063 su un edificio preesistente, fungeva da cappella palatina di Palazzo Ducale e non dipendeva dal patriarca di Venezia. La basilica pot dirsi conclusa solo nel XIV secolo, ma nonostante ci costituisce un insieme unitario e coerente tra le varie esperienze artistiche a cui stata soggetta nel corso dei secoli. La basilica una congiunzione pressoch unica tra arte bizantina e occidentale. La pianta a croce greca con cinque cupole distribuite al centro e lungo gli assi della La Basilica di San Marco, Venezia croce, raccordate da arconi. Le navate, tre per braccio, sono divise da colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole; essi non sono realizzati come blocco unico di muratura ma articolati a loro volta con quattro pilastri e una cupoletta. Elementi di origine occidentale sono invece la cripta, che interrompe la ripetitivit di una delle cinque unit spaziali, e la collocazione dell'altare non al centro della struttura (come nei martyrion bizantini), ma nella zona absidale est. Per questo i bracci non sono identici, ma sull'asse est-ovest hanno la navata centrale pi ampia, creando cos un asse longitudinale principale che convoglia lo sguardo verso l'altare. L'esterno venne sontuosamente decorato dopo la presa di Costantinopoli del 1204, con lastre di marmo, colonne policrome e statue di spoglio della capitale bizantina. Pi o meno nello stesso periodo vennero rialzate le cupole, per essere visibili dall'esterno, e venne disegnata la piazza porticata di San Marco. L'interno coperto da preziosi

Architettura romanica in Italia mosaici che furono realizzati in un arco di tempo che va dall'inizio dell'XI secolo al XIII secolo (senza contare i rifacimenti rinascimentali e le aggiunte in facciata del Sette e Ottocento). Il resto del Veneto fu dominato dalle influenze bizantine che filtravano da Venezia, ma una citazione di modi lombardi riscontrabile nei due ordini di loggette lungo la zona absidale della chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano. Verona invece, come detto nel paragrafo precedente, era nella sfera di influenza emiliana.

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Architettura romanica nella zona alpina


A San Candido vi un importante esempio di architettura romanica in zona alpina, la collegiata di San Candido, che presenta, come spesso accade in quelle zone, elementi derivati da culture diverse, essendo posto lungo un valico in cui correva il confine geografico tra Italia e zona nordica.

Architettura romanica in Toscana

Il retro della Collegiata di San Candido

Il romanico pisano
Il romanico pisano si svilupp a Pisa al tempo in cui era una potente Repubblica Marinara, dalla seconda met dell'XI alla prima del XIII secolo, e si irradi ai territori controllati dalla Repubblica di Pisa (Corsica e parte della Sardegna comprese) ed a una fascia di Toscana settentrionale da Lucca fino a Pistoia. Il carattere marittimo della potenza pisana, e la peculiarit degli elementi stilistici propri del suo stile fecero s che la diffusione del romanico pisano si estendesse ben oltre la sfera di influenza politica della citt. Influssi pisani si trovano in diversi punti dell'area mediterranea, come anche le coste dell'Adriatico (Puglia, Istria) La prima realizzazione fu il Duomo di Pisa, iniziato nel 1063-1064 da Buscheto e proseguito da Rainaldo, che venne consacrato nel 1118. Come a Venezia, l'architettura pisana venne influenzata da quella costantinopolitana e bizantina in generale, con cui la Repubblica aveva forti contatti commerciali. Elementi di possibile Il Duomo di Pisa influsso bizantino sono i matronei e la cupola ellittica con coronamento a bulbo, posta alla maniera "lombarda" all'incrocio dei bracci. Ma elementi orientali vennero reinterpretati secondo un preciso gusto locale, pervenendo a forme artistiche di notevole originalit. Per esempio l'interno a cinque navate con colonnati (anticamente a croce greca, ampliato a pianta latina da Rainaldo), ispirato alla scomparsa cattedrale romanica di San Martino a Lucca, ha una spazialit tipicamente paleocristiana.

Architettura romanica in Italia

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Elementi tipici del romanico pisano sono l'uso dalle loggette pensili, ispirate all'architettura lombarda, ma moltiplicate fino a coprire su ordini diversi intere facciate, e di arcate cieche, il motivo della losanga, una delle caratteristiche pi riconoscibili, derivato da modelli islamici nord-africani, e la bicromia a fasce alternate, derivata da modelli della Spagna musulmana. Altri capolavori a Pisa sono la celeberrima Torre pendente (iniziata nel 1173), il primo anello del Battistero (iniziato nel 1153), la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno (fine XII-l'inizio del XIII secolo), la chiesa di San Michele in Borgo.

San Michele in Foro, Lucca

Da Pisa il nuovo stile arriv a Lucca, sovrapponendosi al primitivo romanico lucchese conservato nella basilica di San Frediano e Sant'Alessandro Maggiore. La chiesa di San Michele in Foro, Santa Maria Forisportam, la facciata della Cattedrale di San Martino (terminata nel 1205), ad opera delle maestranze di Guidetto da Como rappresentano un'evoluzione dello stile pisano in forme ancora pi ricche sul piano decorativo, a scapito della originalit architettonica. A Pistoia l'uso del marmo verde di Prato abbinato in fasce alternate al marmo bianco cre effetti di vibrante bicromia (chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, XII secolo) cos come nel Duomo di Prato. Oltre alla direttrice verso est, l'influenza del romanico pisano segu anche una direttrice verso sud (Duomo di Volterra, Duomo di Massa Marittima) assumendo caratteri in parte autonomi che hanno fatto parlare di romanico volterrano. Decine di pievi sparse nella campagna seguono gli stilemi pisani declinandoli in molte varianti ed adattandoli alla variabile disponibilit economica delle popolazioni del contado. Spicca tra queste la pieve di Santa Maria a Chianni. In Sardegna sono visibili influssi dell'architettura pisana in diversi edifici cos come in Liguria e in Corsica. L'influenza del romanico pisano giunse anche in Puglia e di l anche in Dalmazia.

Architettura romanica in Italia

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Il romanico a Firenze
A Firenze tra XI e XII secolo si usarono alcuni elementi comuni al romanico pisano, ma con un'impronta molto diversa, caratterizzata da una serena armonia geometrica che ricorda le opere antiche. Evidente nel Battistero di San Giovanni il senso del ritmo nella scansione dei volumi esterni, tramite l'uso di riquadri, lesene classicheggianti, archetti ciechi a tutto sesto ecc. seguendo un preciso schema modulare che si ripete sugli otto lati. La datazione del battistero stata a lungo discussa (edificio romano trasformato in basilica? Edificio paleocristiano? Edificio romanico?), anche per la scarsit di documentazione. A seguito di scavi archeologici, effettuati dopo il 2000, si riscontrato che le fondazioni sono ben due metri sopra il livello della pavimentazione romana, quindi se ne pu dedurre che l'epoca d'impianto dell'edificio non anteriore al IX secolo. Il paramento interno a marmi policromi, fortemente ispirato al Pantheon di Roma, venne comunque concluso all'inizio del XII secolo (i mosaici pavimentali sono datati 1209 e quelli della scarsella 1218), mentre la prima fase del rivestimento esterno deve risalire circa allo stesso periodo.

Battistero di San Giovanni, Firenze

Altri esempi del rinnovato stile fiorentino sono la Basilica di San Miniato al Monte (iniziata nel 1013 e completata gradualmente fino al XIII secolo), che presenta una scansione razionalmente ordinata della facciata bicroma, e una rigorosa struttura ispirata al romanico lombardo (tribuna). La piccola San Salvatore al Vescovo, la collegiata di Sant'Andrea a Empoli e il paramento incompleto della facciata della Badia Fiesolana, insieme ad un modesto numero di pievi e chiese minori, completano il quadro. Lo stile fiorentino non ha avuto la diffusione del romanico pisano o lombardo, tuttavia la sua influenza fu determinante per i successivi sviluppi dell'architettura, in quanto ha costituito la base alla quale attinsero Francesco Talenti, Leon Battista Alberti, Filippo Brunelleschi e gli altri architetti che crearono l'architettura del Rinascimento. La chiesa dei Santi Apostoli ne un chiaro esempio; infatti per la sua spazialit annuncia, come not il Vasari, temi rinascimentali. Per questo, nel caso del romanico fiorentino, si pu parlare di "proto-rinascimento", ma al tempo stesso di estrema propaggine della tradizione architettonica tardoantica. Proprio dal perseguimento di un ideale "classico" collocato fuori del tempo nascono le difficolt di datazione del Battistero, analogamente a quanto si verifica per altri monumenti medievali italiani di forte impronta classica, come la chiesa di Sant'Alessandro a Lucca o la Basilica di San Salvatore a Spoleto con il vicino Tempietto del Clitunno.

Interno di San Giovanni

Interno di San Miniato

La facciata di San Miniato al Monte, Firenze

La Collegiata di Empoli

Architettura romanica in Italia

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Il resto della Toscana


Fuori dall'influenza culturale delle principali citt, la Toscana straordinariamente ricca di numerose chiese romaniche poste soprattutto in ambito rurale. Molte sono di origine monastica e sono dovute alla presenza di vari ordini, antichi come i benedettini o di nuova origine (riformati) come quello cluniacense o quelli dei camaldolesi e dei vallombrosani. A causa del carattere sovrannazionale degli ordini monastici sono ricche anche di influenze transmontane o comunque non toscane[1]. Tra queste l'abbazia di Sant'Antimo (met dell'XII secolo), fa parte di una esigua classe di chiese italiane ispirata a modelli francesi, con navate a ritmo obbligato (alternanza semplice colonna-pilastro), presbiterio a colonne, deambulatorio a cappelle radiali. L'enorme diffusione di questo tipo in Francia (centinaia di esempi, per lo pi allineati lungo le vie di pellegrinaggio) rende arduo individuare una diretta filiazione. Tipica delle chiese di origine monastica, solitamente ad una sola navata, la presenza di cripte come per esempio nell'abbazia di Farneta a Cortona[2] e nell'abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata che addirittura presenta il motivo nordico della facciata tra due torri. Molti dei centri monastici avevano una funzione di hospitium, cio di centro di accoglienza per pellegrini e viandanti in genere, posti non solo lungo la via Francigena, da anche lungo numerosi altri percorsi sulla direttrice nord-sud, come le chiese poste sul Montalbano (San Giusto, San Martino in Campo), o quelle verso i vari valichi appenninici (San Salvatore in Agna, Badia di Montepiano). Comunque molte delle chiese rurali sono invece pievi, centri religiosi di territori caratterizzati dall'insediamento sparso, e posti pertanto, ancora oggi, isolate nel paesaggio agricolo e non inserite in centri abitati. Le pievi rurali, dovendo assicurare una maggiore capienza, sono spesso a tre navate e triabsidate e pi influenzate dalle scuole artistiche delle vicine citt, anche se non sono prive di influenze lombarde, dovute a maestranze itineranti padane, come la pieve di Monterappoli[3] che la prima di una serie di chiese della Valdelsa e come la pieve di San Leonardo ad Artimino, la Pieve di San Pietro a Romena, la Pieve di San Pietro a Gropina.

Architettura romanica in Umbria, Marche e Alto Lazio


Umbria
Anche in Umbria alcune chiese mostrano influenze lombarde, sebbene combinate con elementi pi classici desunti da vestigia antiche sopravvissute nella regione. il caso della basilica di Santa Maria Infraportas a Foligno, delle chiese di San Salvatore a Terni o Santa Maria Maggiore ad Assisi. Simili tra loro sono le soluzioni pi originali del Duomo di Assisi (San Rufino, dalla met del XII secolo) o del Duomo di Spoleto (iniziato nel 1175) o della chiesa di San Pietro extra moenia sempre a Spoleto, caratterizzati da una ripartizione in riquadri della facciata, in uno nitido schema geometrico. A San Pietro i riquadri vennero anche decorati da preziosi rilievi marmorei con scene sacre e allegoriche. In alcune chiese, come nel Duomo di Spoleto troviamo mosaici di influenza romana[4].

Il Duomo di Spoleto

Marche

Architettura romanica in Italia Nelle Marche i modelli offerti dall'architettura lombarda ed emiliana vengono rielaborati con originalit e combinati con elementi bizantini relativi all'uso di modelli a pianta centrale. Per esempio la chiesa di Santa Maria di Portonovo presso Ancona (met dell'XI secolo) o la Cattedrale di San Ciriaco (fine XI secolo-1189), presentano una planimetria a croce greca con una cupola all'incrocio dei bracci e una protiro in facciata che inquadra un portale fortemente strombato. Un esempio ancor pi fedele ai modelli bizantini la pianta a croce greca entro un quadrato della chiesa di San Claudio al Chienti (XI-XII secolo) o in San Vittore alle Chiuse a Genga (XI secolo) dove presenta anche una cupola centrale e cinque absidi (tre sul fondo e due sui fianchi).

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Lazio
Nel Lazio settentrionale molti edifici, specie nei centri minori rivelano l'opera diretta di maestranze lombarde, specie nei pilastri o nelle volte[5] Comunque gli influssi lombardi filtrati dall'Umbria vennero fecondati con l'ininterrotta tradizione classica: a Montefiascone con la chiesa di San Flaviano (inizio XII secolo), a Tarquinia con chiesa di Santa Maria a Castello (iniziata nel 1121), a Viterbo con pi basiliche (Santa Maria Nuova, San Francesco a Vetralla, il Duomo, San Sisto, San Giovanni in Zoccoli), tutte decorate probabilmente da maestranze lombarde che in alcuni casi parteciparono anche alla definizione dell'architettura. Particolare la chiesa di Santa Maria Maggiore di Tuscania, costruita in due fasi dal XII secolo al 1206 con pianta basilicale di derivazione paleocristiana ma con in facciata elementi di derivazione padana come il portale fortemente strombato con leoni stilofori e la rappresentazione della Sedes Sapietiae (la Madonna col bambino seduta) scolpita nell'architrave, dove le gambe della Madonna pendono letteralmente dalla superficie scolpita. Sempre a Tuscania si erge la splendida chiesa di San Pietro, caratterizzata da un raffinato rosone opera dei maestri comacini. Nel campanile della Cattedrale di Gaeta sono fuse esperienze spaziali tardoromane e bizantine accanto a temi islamizzanti, e risale alla seconda met del XII secolo; in seguito al rifacimento della vecchia cattedrale appare oggi completamente isolato dall'originario contesto.

Santa Maria infraportas, Foligno

San Rufino, Assisi

Cattedrale di San Ciriaco, Ancona

San Vittore alle Chiuse, Genga

Architettura romanica in Italia

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Architettura romanica a Roma


A Roma con l'impulso di pontefici impegnati nell'opera di riforma della chiesa, come Pasquale II, Onorio II, Innocenzo II e Gregorio VII si registr una intensa stagione architettonica che riprese intenzionalmente la tradizione della basiliche paleocristiane a tre navate su colonne, presbiterio rialzato con altare a baldacchino, copertura lignea, abside centrale decorata a mosaico, portico architravato antistante la facciata che risulta in genere risolta con superficie liscia, senza membrature ed adorna, a volte, di mosaici. L'influsso lombardo, comunque presente, pu essere rintracciato nella costruzione di vari campanili in laterizio, con cornici, mensole, bifore e trifore.

Il chiostro di San Giovanni in Laterano, Roma

Nella basilica di San Clemente e in Santa Maria in Cosmedin (riedificata nel XII secolo su resti del VI secolo) furono usati, nella navata, anche alcuni pilastri alternati a serie di tre colonne, ma senza una precisa logica costruttiva come invece nel romanico. A Santa Maria in Trastevere (1140-1148) si trova un'interpretazione molto tradizionalistica con colonne ioniche architravate, seppure sormontate da un ordine superiore a lesene tra cui si aprono le finestre. Pi interessante del panorama architettonico fu quello pittorico e musivo, con grandi cantieri per la decorazione interna della basilica di San Clemente, di Santa Maria in Trastevere e di Santa Maria Nuova, dove prevalsero ancora motivi costantinopolitani. Duratura impronta lasciarono i questo periodo i maestri marmorari romani (le celebri famiglie dei Cosmati o dei Vassalletto), la cui attivit super anche i confini del Lazio. Le loro elaborate tarsie con marmi colorati e tessere di vari materiali lapidei vennero applicate a pavimenti e arredi liturgici quali pulpiti, cibori, altari, cattedre, candelabri pasquali, ecc. Talvolta vennero impiegati per decorare pi complessi e vari spazi architettonici, come il chiostri di San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura (prima met del XIII secolo), con le coppie di colonne dai fusti alternativamente lisci, tortili o intrecciati e pi o meno mosaicati.

Architettura romanica in Campania


Uno dei pi importanti cantieri in Campania in epoca romanica fu la ricostruzione, voluta dall'abate Desiderio (poi Papa Vittore III) dell'Abbazia di Montecassino, della quale oggi purtroppo non resta niente. La basilica era stata ricostruita sul modello di quelle romane e l'unica eco che ne rimane nella chiesa dell'Abbazia di Sant'Angelo in Formis, eretta sempre su commissione di Desiderio dal 1072. La ripresa di motivi paleocristiani (navate divise da colonnati, presenza di transetto) si ebbe anche nella Cattedrale di Sessa Aurunca (1103), nella chiesa del Crocifisso a Salerno (X-XI secolo) e nella chiesa di San Rufo a Capua.

Il chiostro del Paradiso, Duomo di Amalfi

Architettura romanica in Italia Negli edifici del XII e XIII secolo si riscontrano invece forti influssi arabo-siciliani e moreschi diffusi a partire da Amalfi, come nel Duomo di Casertavecchia (con archi acuti, finestre a ferro di cavallo nel transetto e archetti intrecciati poggianti su colonnine nel tiburio), nel Duomo di Amalfi (1266-1268) ad con archi acuti intrecciati in facciata, sul campanile e nel chiostro; un intreccio reso ancora pi complesso nel chiostro dei Cappuccini (1212). A Napoli invece il romanico quasi del tutto scomparso, ci a causa delle superfetazioni successive. Esso riscontrabile nella zona centrale della Chiesa di San Giovanni a Mare e nel pregevole chiostro del Convitto Nazionale in Piazza Dante: particolarmente interessanti risultano i capitelli e le colonne zoomorfe e antropomorfe. A Salerno sono notevoli le opere di mosaici e intarsi cosmateschi con influenze islamiche.

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Romanico pugliese
La Puglia e i suoi porti erano usati dai pellegrini diretti in Terrasanta e furono anche il punto di partenza per molti crociati nel 1090. Il gran flusso di persone determin la ricezione di una grande variet di influssi che si manifest anche in architettura. Uno degli edifici pi rappresentativi la basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087 e terminata verso la fine del XII secolo. Esternamente si presenta con un aspetto massiccio, come una fortezza, con una facciata a salienti chiusa ai lati da due torri incompiute. Il motivo delle doppie torri rimanda a esempi transalpini, San Nicola, Bari ed spiegabile anche con la presenza normanna degli Altavilla. La decorazione con archetti pensili e la presenza di un (poco pronunciato) protiro con leoni stilofori sulla facciata rimandano alle caratteristiche lombarde-emiliane. Il duomo di Bitonto fu costruito tra l'XI e il XII secolo secondo il modello della basilica nicolaiana e presenta la facciata tripartita da lesene e decorata con archetti pensili. Il rosone a sedici bracci fiancheggiato da due sfingi. Importante anche la cattedrale di Trani: conclusa verso la met del XIII secolo, venne costruita anch'essa secondo il modello della basilica di San Nicola a Bari, in prossimit del mare, come un punto di riferimento luminoso grazie al chiarore del tufo calcareo impiegato. La facciata ricorda il profilo di quella di San Nicola, ma non tripartita da lesene e non presenta le torri e il protiro. Notevoli sono anche a Barletta la chiesa del Santo Sepolcro (di matrice borgognona) e la cattedrale (iniziata nel 1126). Altre influenze si riscontrano nella chiesa dei Santi Niccol e Cataldo a Lecce (con echi borgognoni, 1180) o nel duomo di Troia (con influssi pisani nel registro inferiore, armeni nei rilievi appiattiti sull'architrave, musulmani nei capitelli, bizantini nelle porte bronzee, terminata nel 1119).

Architettura romanica in Italia

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Architettura romanica in Calabria e Sicilia


Palermo e la Sicilia in generale risentirono in questo periodo di molte influenze diverse, dovute alle vicende storiche, politiche e religiose che accaddero in quei secoli: due secoli di dominio arabo (IX-X secolo), la conquista normanna (1016-1091) e la nascita del Regno di Sicilia furono eventi che innescarono un processo di complessa stratificazione culturale. Tipicamente arabe sono a Palermo edifici come la Zisa (1154-1189 circa), che presenta anche una decorazione con volte a alveoli, la Cuba (1180), oppure le cupolette semisferiche della chiesa di San Giovanni degli Eremiti (1140 circa), a pianta cruciforme, o di San Cataldo (1161 circa).

Il Duomo di Cefal, veduta aerea

Pi aulicamente bizantine sono invece le chiese della Martorana (1143) e la Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni (1143), coperte di mosaici. Nella Cappella Palatina venne realizzato un felice connubio tra impianto a croce greca per il presbitero e il corpo basilicale nella navata. I mosaici presentano uno schema pi originale rispetto all'"osservanza" di stretta della Martorana. Nella sala di Ruggero I al Palazzo dei Normanni si trova anche un unico ciclo profano con scene di giardini e di caccia, svaghi preferiti dei sovrani, che riprende un'iconografia tipica dei palazzi arabi. Altri importanti esempi di edifici dell'epoca sono le cattedrali di Cefal (1131-1170 circa) e di Monreale (1172-1189). In entrambi sono mischiate pi influenze, che vanno dalle esperienze cluniacensi nella zona dell'abside, agli archetti pensili tipicamente lombardi (a Cefal), a quelli intrecciati (a Monreale) di influenza araba, alle due torri in facciata che ricordano modelli transalpini, introdotti dai Normanni. In Calabria notevole il Duomo di Gerace, mentre in Basilicata furono presenti alcune influenze siciliane.

Interno del Duomo di Gerace

Cattedrale di Palermo, Palermo

San Giovanni degli Eremiti, Palermo

Le absidi del Duomo di Monreale

Architettura romanica in Italia

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Architettura romanica in Sardegna e Corsica


L'architettura romanica in Sardegna ha avuto un notevole sviluppo e per un lungo periodo. Le sue espressioni furono influenzate, gi dalle primi origini, dai contatti con Pisa ed in seguito dall'arrivo di numerosi ordini religiosi, provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia. Nelle architetture isolane sono quindi riscontrabili influenze toscane, lombarde e transalpine.

Cattedrale di Sant'Antioco di Bisarcio, Ozieri

Fra le architetture pi interessanti, solo per citarne alcune, spiccano la basilica di San Gavino a Porto Torres (ante 1065), la cappella palatina di Santa Maria del Regno di Ardara (SS), la cattedrale di Sant'Antioco di Bisarcio a Ozieri, la basilica di San Simplicio a Olbia, la chiesa di San Nicola di Silanos a Sedini, la cattedrale di Santa Giusta dell'omonimo centro (OR), la chiesa di Santa Maria di Uta (CA), la basilica di Saccargia a Codrongianos e San Nicola a Ottana (NU). Anche in Corsica vi furono interessanti manifestazioni del romanico, caratterizzate da contatti con ambienti soprattutto toscani come nel caso della (cattedrale di Santa Maria Assunta di Lucciana, chiesa di San Michele a Murato, Santa Maria Maggiore a Bonifacio, ecc.).

Note
[1] [2] [3] [4] [5] Mario Salmi, Chiese romaniche della campagna toscana, Electa, 1958. M. Salmi, Op. cit., 1958. Giulio Carlo Argan, Op. cit, 1998. G.C. Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, 1936. G.C. Argan, Op. cit., 1936.

Bibliografia
G.C. Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, 1936. Pina Belli D'Elia, Puglia Romanica, Milano 2005. Pina Belli D'Elia, Il Romanico, in La Puglia fra Bisanzio e l'Occidente, Milano 1985. Pina Belli D'Elia, Puglia XI secolo, Bari 1987. R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999 D. Decker, Italia Romanica, Vienna-Monaco 1958. R. Delogu, L'Architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, 1953. (ristampa anastatica Sassari, 1988) L. Fraccaro De Longhi, L'architettura delle chiese cistercensi italiane, Milano 1958. H.E. Kubach, Architettura Romanica, Electa, Martellago (Venezia) 1998. W. Muller, G. Vogel, Atlante d'architettura. Storia dell'architettura dalle origini all'et contemporanea. Tavole e testi, Rozzano (Milano) 1997. N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino 1981.

Architettura romanica in Italia C. Ricco, L'architettura romanica in Italia, Stoccarda 1925. M. Salmi, L'architettura in Italia durante il periodo carolingio, in Problemi della Civilt Carolingia, Spoleto 1954.

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Voci correlate
Architettura normanna in Sicilia Architettura romanica nel Canavese

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Romanico pisano
Il romanico pisano lo stile architettonico romanico che si svilupp a Pisa e che fu esportato in una vasta area di influenza al tempo in cui era una potente Repubblica Marinara, dalla seconda met dell'XI alla prima del XIII secolo. La cultura del romanico pisano si form nei cantieri di Piazza del Duomo e da l si irradi ad altri progetti cittadini, ai territori controllati dalla Repubblica di Pisa (Corsica e Sardegna comprese) ed alla Toscana, soprattutto la fascia settentrionale da Lucca fino a Pistoia.

Architettura

Piazza del Duomo, Pisa

Romanico pisano

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Pisa, la piazza del Duomo


La Primaziale di Pisa rappresenta una delle pi mirabili realizzazioni medioevali d'Europa: si tratta di una costruzione straordinaria per le dimensioni e per il candore delle sue superfici marmoree, esaltate dallo spazio erboso circostante dove sorgono anche il Battistero, il campanile e il Campo Santo. Tra queste, la prima realizzazione fu il Duomo, la pi grande chiesa romanica della Toscana; iniziato nel 1063-1064 da Buscheto e proseguito da Rainaldo, venne consacrato nel 1118. una costruzione a cinque navate con un grande transetto absidato a tre navate che si innesta nel corpo principale in corrispondenza di una cupola ellittica.

Piazza del Duomo vista dal campanile, Pisa

All'esterno l'apparato decorativo sostanzialmente uniforme ed costituito da una serie di archi ciechi su pi piani dove si alternano elementi romboidali incassati, tipici del romanico pisano e derivati da modelli islamici nord-africani (per esempio da Tunisia o Egitto); nell'abside e nella facciata invece gli archi acquistano profondit, formando delle gallerie schermate da esili colonne. La facciata di Rainaldo venne realizzata prendendo spunto proprio dalle loggette pensili gi in uso nell'architettura lombarda (Sant'Ambrogio di Milano, San Michele Maggiore di Pavia...) e moltiplicandone l'applicazione fino ad usarle per coprire completamente la parte superiore del prospetto, tramite ben quattro ordini, che alleggeriscono notevolmente la superficie. L'interno, schiacciato da un soffitto a cassettoni cinquecentesco che sostituisce l'originale teoria di capriate a vista, caratterizzato da un susseguirsi di colonne sulle quali sono impostati i matronei, che si affacciano sulla navata centrale per mezzo di bifore. Colpisce la struttura all'intersezione del transetto con il corpo longitudinale: a differenza di altre chiese europee, qui lo spazio chiuso dal ritmo delle colonne e dei matronei che, per mezzo di una sorta di ponte, separano i corpi laterali dalla navata principale, conferendo al transetto quasi la funzione di una chiesa separata. Come a Venezia, l'architettura pisana venne quindi influenzata da quella costantinopolitana e bizantina in generale, per via delle fiorenti rotte commerciali di Pisa, che favorivano gli scambi culturali con altre aree del Mediterraneo. In un primo momento infatti il Duomo era assimilabile ad una croce greca (si vede ancora nel corpo esterno della navata laterale pietre di diverso colore in corrispondenza dell'aggiunta della met del XII secolo) ed altri elementi bizantini sono i matronei e la cupola con coronamento a bulbo, posta alla maniera "lombarda" all'incrocio dei bracci. Pi ancora che a Venezia gli elementi orientali vennero reinterpretati secondo il gusto occidentale, pervenendo a forme artistiche di notevole originalit. Per esempio la configurazione dell'interno ha una spazialit tipicamente paleocristiana. Lo schema decorativo della cattedrale venne ripetuto sia nel campanile (la celeberrima Torre pendente, iniziata nel 1173), sia nel Battistero (iniziato nel 1153), almeno per quello che riguarda il primo anello, essendo stato ultimato in epoca pi tarda (nel corso del XIV secolo), mutando il disegno originario, attribuito al Diotisalvi, con elementi di tradizione gotica. Un'altra caratteristica tipica del romanico pisano l'uso della bicromia alternando fasce di marmo bianco a fasce di pietre pi scure, derivata da modelli della Spagna mussulmana: nel duomo di Pisa il contrasto col grigio chiaro del verrucano molto lieve, mentre in altre zone venne impiegato lo scuro marmo verde serpentino (a Pistoia, in Sardegna...) ottenendo un vibrante ricamo architettonico.

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Altre chiese pisane


A Pisa fu notevolissima l'attivit edilizia durante il periodo d'oro della Repubblica tra l'XI e il XII secolo. Molte chiese presentano quindi i caratteri del nuovo stile, con l'uso delle arcate chieche decorate da losanghe e nei casi pi pregevoli anche delle loggette pensili in facciata. L'esempio pi importante dopo la piazza del Duomo il Duomo Vecchio di San Paolo a Ripa d'Arno, ricostruita tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, dove la facciata sembra una copia in piccolo di quella della Cattedrale, ma anche la planimetria (a tre navate con ampio transetto) e la cupola sono una citazione fedele. Altri esempi di pregio sono l'antichissima basilica di San Pietro Apostolo, la chiesa di San Frediano in pietra verrucana di colore grigio, la chiesa di San Pietro in Vinculis, la chiesa di San Paolo all'Orto, la chiesa di San Michele degli Scalzi, l'Abbazia di San Zeno ed il campanile della chiesa di San Nicola. Nell'area pisana c' per esempio la Pieve di San Giovanni e Santa Maria Assunta a Cscina. Pi tarde sono la chiesa di San San Paolo a Ripa d'Arno, Pisa Michele in Borgo, dalla candida facciata marmorea con loggette, o la Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, con la facciata a capanna, che testimoniano la persistenza dello stile, sebbene con aggiornamenti, anche in epoca gotica.

San Pietro in Vinculis

San Frediano

Pieve di San Giovanni e Santa Maria Assunta, a Cscina (PI)

Romanico pisano

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Toscana
A Pistoia la chiesa di secolo) presenta una colonnine e losanghe dalla netta bicromia tra scuro (serpentino). San Giovanni Fuorcivitas (XII paramento con arcate cieche, tipicamente pisani, evidenziati il marmo bianco e quello verde

Un'evoluzione dei modelli pisani si ebbe a Lucca, nella basilica di San Frediano, nella Cattedrale di San Martino (terminata nel 1205 dal maestro comasco Guidetto e rifatta all'interno in stile gotico) e soprattutto nella chiesa di San Michele in Foro, dove l'alta facciata decorata dalle loggette va ben oltre la navata, come una scenografia simbolica alla quale non corrisponde un'altrettanto ampia architettura esterna e interna. Procedendo verso est (Pistoia e poi Prato), lo stile pisano si evolse ulteriormente, con una maggiore accentuazione della bicromia, favorita dalla presenza locale dello scuro marmo verde di Prato). Nel Duomo e nel Battistero di Pistoia e nel Duomo di Prato, caratterizzati da un evidente paramento esterno a strisce, gli elementi ormai gotici si fondono con quelli romanici. Influssi pisani sono evidenti anche nel Duomo di Massa Marittima. A met del XII secolo si segnalano influssi pisani anche ad Arezzo, alla chiesa di Santa Maria della Pieve, dove l'abside e la facciata presentano una serie di loggette su colonnine.

Il Duomo di Lucca

San Michele in Foro, Lucca

Duomo di Pistoia

Il Duomo di Massa Marittima

Romanico pisano

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Altre zone
In Sardegna si riscontra spesso l'incontro tra i modi pisani (talvolta lucchesi) e quelli lombardi, come nella basilica di San Gavino a Porto Torres (1065-1080), nella chiesa di San Nicola di Silanos a Sedini (SS) (anteriore al 1122), nell'originaria Cattedrale di Cagliari (rimaneggiata nei secoli e dotata nel Novecento di una facciata neoromanica) o nella chiesa di Santa Maria a Uta (fine XII-inizio XIII secolo), caratterizzate da lesene e archetti pensili nel paramento esterno. Di chiara matrice pisana sono anche le fortificazioni trecentesche della citt di Cagliari in cui spiccano delle imponenti torri, quali la Torre di san Pancrazio e la Torre dell'Elefante, la chiesa di San Nicola di Ottana (NU); mentre molto vicine al gusto pistoiese sono la Cattedrale di San Pietro di Sorres e la chiesa della Santissima Trinit di Saccargia (XII secolo), caratterizzate dalla forte bicromia dei paramenti murari. Altre architetture di rilievo sono la cappella palatina di Santa Maria del Regno di Ardara (SS), la basilica di San Simplicio a Olbia, la Cattedrale di Santa Giusta dell'omonimo centro (OR).

Torre dell'Elefante, Cagliari

Influssi pisani si ebbero anche in Liguria (Commenda di San Giovanni di Pr), in Corsica e nell'Italia meridionale, ad esempio nella Cattedrale di Troia, a Siponto, nel Duomo di Benevento, nella Cattedrale di Termoli ed in Corsica nella cattedrale di Lucciana detta la Canonica e la Torre campanaria di Santa Maria Maggiore a Bonifacio.

Chiesa di San Michele di Murato (Corsica)

Chiesa di Aregno (Corsica)

Torre campanaria di Santa Maria Maggiore a Bonifacio (Corsica)

Cattedrale di San Pietro di Sorres, Borutta (SS)

Romanico pisano

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La chiesa della Santissima Trinit di Saccargia, Codrongianos (SS)

Cattedrale di Troia (FG)

Scultura
La scuola scultorea pisana nacque a Pisa ai cantieri della Cattedrale e in seguito si diffuse nelle aree confinanti ed anche oltre grazie ai fitti rapporti commerciali della Repubblica Pisana. Maestro Guglielmo scolp tra il 1152 e il 1162 il pulpito per il Duomo di Pisa, trasportato poi a Cagliari ed oggi conservato nel Duomo di Cagliari, dove sono riscontrabili influenze lombarde e provenzali (nei panneggi, nella vivace narrazione), con un forte rilievo plastico dei personaggi, che si distaccano nettamente dallo sfondo arabescato. A Guglielmo si ispirarono i fratelli Gruamonte e Roberto, vasca battesimale della chiesa di San Frediano, Lucca Adeodato, che con Enrico scolpirono a Pistoia l'architrave del portale maggiore della chiesa di Sant'Andrea (Cavalcata e adorazione dei Magi, 1166), mentre Gruamonte da solo scolp l'architrave della chiesa di San Bartolomeo in Pantano (1167) e della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas. A Gruamonte si ispir a sua volta Biduino, autore degli episodi evangelici per la Pieve di San Casciano a Settimo presso Pisa (1180). Verso il 1180 Bonanno Pisano fondeva le porte bronzee per il Duomo di Pisa, purtroppo andate distrutte in un incendio che coinvolse la facciata nel 1595, ma si salv la porta sul retro del transetto destro detta di San Ranieri, con Storie della vita di Cristo. nella sua opera si possono individuare influenze classiche (le rosette e i cordigli attorno ai pannelli), renani (le figure con le teste particolarmente aggettanti, come a Hildesheim) e bizantini (nell'iconografia). Un altro autore importante fu Roberto, autore delle Storie di Mos nella vasca battesimale della Basilica di San Frediano a Lucca. Sull'opera di questi maestri si innest poi nel XIII secolo l'attivit di Nicola Pisano, forse di formazione meridionale, che port al completo rinnovamento della scultura toscana e italiana.

Romanico pisano

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Il pulpito di Guglielmo nel Duomo di Cagliari

La Porta di San Ranieri di Bonanno, Duomo di Pisa

Bibliografia
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Voci correlate
Romanico lombardo Romanico pugliese Architettura romanica in Sardegna Architettura romanica in Italia Architettura romanica

Romanico lombardo

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Romanico lombardo
Il romanico lombardo si svilupp tra gli ultimi decenni dell'XI secolo e il XII secolo in un'area pi vasta della regione Lombardia attuale, comprendente anche l'Emilia e una parte del Piemonte, ed influenz una larga parte dell'Italia, fino all'Umbria, alle Marche e al nord del Lazio ed alla Sardegna. La Lombardia fu la prima zona italiana a ricevere le novit artistiche dall'Oltralpe, grazie all'ormai secolare movimento di artisti lombardi in Germania e viceversa, ma soprattutto ad esportare tecniche costruttive avanzate come ad esempio le volte in Atrio e facciata di Sant'Ambrogio, Milano pietra e anche caratteri stilistici come gli archetti pensili e le lesene (non a caso chiamate in Francia bandes lombardes).

Architettura
Lombardia
Una delle prime chiese pervenuteci, con elementi significativi delle novit dello stile Romanico la chiesa di Santa Maria Maggiore a Lomello, costruita tra il 1025 e il 1050, con forti richiami all'architettura ottoniana: fu una delle prime chiese in Italia che fu coperta nelle navate laterali da volte a crociera, invece delle tradizionali travature. All'interno al posto dei colonnati basilicali si trovano pilastri con due semicolonne affiancate ai lati. Le semicolonne reggono gli archi divisori, mentre i pilastri si prolungano in paraste fino alle imposte del soffitto, dove trovano posto alcuni originali arconi in mattoni, che attraversano la navata centrale. La particolare conformazione dei prolungamenti dei pilastri e delle semicolonne fa s che i blocchi d'imposta (al posto dei capitelli) creino una sorta di decorazione cruciforme sulle pareti. Sempre di influsso germanico la piccola chiesa di San Pietro al Monte di Civate, dove sono presenti due absidi opposte, secondo modelli carolingi.
Interno di Sant'Ambrogio, Milano

Romanico lombardo Nella zona del comasco si ripresero modelli nordeuropei, come mostra la chiesa di Sant'Abbondio, a cinque navate a coperta a travi lignee, dove presente un doppio campanile nello stile dei Westwerk tedeschi. Altre peculiarit sono la presenza precoce di archetti ciechi e lesene nella muratura esterna, costituita in pietra locale invece del tipico laterizio usato a Milano e a Pavia. Tra la fine dell'XI e l'inizo del XII secolo, in uno stile romanico gi maturo, venne ricostruita la basilica di Sant'Ambrogio a Milano, dotandola di volte a crociera costolonate ed un disegno molto razionale, con una perfetta corrispondenza tra il disegno in pianta e gli elementi in alzato. In pratica ogni arco delle volte poggia su un semipilastro o una semicolonna propria che sono poi raggruppati nel pilastro a fascio, la cui sezione orizzontale non quindi casuale, ma legata strettamente a ci che sostiene. La facciata (detta a capanna) presenta due logge sovrapposte, quella inferiore ha tre arcate uguali e si ricongiunge con il perimetro interno del portico, quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza assecondando il profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili, cio file di piccoli archi a tutto sesto che "ricamano" la cornice marcapiano e gli spioventi. Il quadriportico invece venne ricalcato sulla precedente struttura paleocristiana, sebbene avesse ormai cambiato funzione: non pi luogo per contenere i catecumeni, ma sede di riunioni ed assemblee religiose o civili.

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San Michele Maggiore a Pavia

L'isolamento stilistico di Sant'Ambrogio di Milano non doveva essere spiccato quanto oggi rispetto all'epoca della ricostruzione, quando esistevano altri monumenti oggi purtroppo andati perduti o pesantemente manomessi nei secoli, come le cattedrali di Pavia, di Novara e di Vercelli. Restano comunque riecheggiamenti del modello di Sant'Ambrogio nella chiesa dei Santi Celso e Nazario, sempre a Milano, o in chiese extraurbane come chiesa di San Sigismono a Rivolta d'Adda. La rotonda di San Tom, unanimemente considerata monumento del romanico maturo[1], sita in provincia di Bergamo si distingue per la pianta circolare, per l'armonia dei volumi cilindrici sovrapposti, per l'originalit della struttura interna suddivisa in percorsi delimitati da colonne e capitelli di particolare bellezza e pregio artistico. Il matroneo sovrapposto al corpo principale caratterizzato, anch'esso, da colonne sovrastanti quelle del corpo inferiore, culminati da capitelli scolpiti con motivi diversi che riproducono ornature longobarde, episodi biblici e figure zoomorfe.

Rotonda di San Tom

La lanterna chiude la struttura rendendo un effetto di grande fascino e di elegante snellezza.

Romanico lombardo Altri sviluppi sono testimoniati per esempio dalla basilica di San Michele Maggiore a Pavia, con la facciata costituita da un unico grande profilo pentagonale con i due spioventi, tripartito da contrafforti a fascio, e, nella parte alta, decorato da due gallerie simmetriche di archetti su colonnine, che seguono il profilo della copertura; il forte sviluppo ascensionale sottolineato anche dalla disposizione delle finestre, concentrate nella zona centrale. La straordinaria decorazione con fasce scolpite che attraversano orizzontalmente l'intera facciata oggi gravemente compromessa dal degrado della pietra arenaria nella quale vennero scolpite. Il modello di San Michele venne ripreso anche nella chiese pavesi di San Teodoro e di San Pietro in Ciel d'Oro (consacrata nel 1132), e venne sviluppato nella Cattedrale di Parma (fine XII-inizio XIII secolo).

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Absidi di Sant'Abbondio (Como, XI secolo)

Abside della Chiesa di San Fedele (Como)

Complesso di Galliano

La Rotonda di San Lorenzo a Mantova

Emilia
La maggior parte delle citt romane lungo la via Emilia si dotarono in quest'epoca di monumentali cattedrali, fra le quali mantengono tutt'ora ben visibile l'impianto medievale il duomo di Parma, il duomo di Modena e Fidenza, mentre il duomo di Reggio Emilia venne pesantemente trasformato nei secoli successivi. Il duomo di Modena la testimonianza pervenutaci in maniera pi coerentemente unitaria. Una lapide murata all'esterno dell'abside maggiore riporta come data di fondazione il 23 maggio 1099 e indica anche il nome dell'architetto, il magister Lanfranco, di origine lombarda (forse comasca), anche se studi recenti ipotizzano una sua origine veronese. Fu costruita in poche decine d'anni, per questo non presenta inserimenti gotici significativi. A tre navate prive di transetto e con tre absidi, era coperta anticamente da capriate lignee, che vennero sostituite con volte a crociera a sesto acuto soltanto durante il XV secolo. Le pareti della navata centrale poggiano su pilastri alternati a colonne e presentano un triforio con trifore che simulano un finto matroneo e Il duomo di Modena un cleristorio dove si aprono le finestre. All'esterno l'articolazione dello spazio riflette quella interna, con una serie continua di loggette ad altezza di "matroneo", che cingono tutt'intorno il duomo, racchiuse da arcate cieche. La facciata a spioventi riflette la forma interna delle navate, ed tripartita da due poderose paraste mentre il centro dominato dal portale con protiro a due piani (il rosone ed i portali laterali sono invece pi tardi). Di straordinario pregio e importanza il corredo scultoreo composto dai celebri rilievi di Wiligelmo e dei suoi seguaci. Il duomo di Parma venne iniziato alla fine del XII secolo e terminato nel corso del Duecento, con il campanile e il protiro sulla facciata. La cattedrale presenta una pianta molto complessa, soprattutto nella zona absidale e nel grande

Romanico lombardo transetto, pure coronato da absidi su entrambi i lati. Anche qui come a Modena ed in particolare come a Pavia, la facciata movimentata da loggette pensili, sia oblique, sotto gli spioventi, sia in un doppio ordine orizzontale, che creano un ritmato effetto di chiaroscuro assieme alla delicata policromia dovuta all'uso di pietre diverse: arenaria, pietra grigia e marmo rosa di Verona. Parma famosa per le opere scultoree di Benedetto Antelami. La costruzione delle cattedrali di Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Ferrara sancisce l'affermarsi dell'et comunale in cui il nascente Comune rappresenta la continuit ideale con il glorioso municipium romano. Il modello architettonico romanico concilia l'impianto della basilica romana con la struttura chiesastica borgognona. [2] Vicino per datazione e per stile il duomo di Piacenza, costruito su iniziativa del Comune dopo la conquista dell'autonomia (1126). A Piacenza lavor lo scultore Niccol.

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Il duomo di Parma

Il duomo di Piacenza

Il duomo di Reggio (rimaneggiato in seguito)

Altre zone d'influenza


Una diretta filiazione dello stile del duomo di Modena la Basilica di San Zeno a Verona, dove sono citati quasi tutti gli elementi architettonici, dalla facciata a spioventi tripartita, alla galleria di loggette (sebbene qui interpretata con doppie colonnine), ai grandi pannelli scultorei accanto al portale, all'articolazione interna. Il resto del Veneto fu dominato dalle influenze bizantine che filtravano da Venezia, ma una citazione di modi lombardi riscontrabile nei due ordini di loggette lungo la zona absidale della chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano. In Piemonte le influenze lombarde si sommarono a Basilica di San Zeno, Verona quelle del romanico francese, provenzale, come nella Sacra di San Michele o nella chiesa dei Santi Pietro e Orso ad Aosta. In Liguria il linguaggio stilistico lombardo venne ulteriormente filtrato e mischiato con influenze pisane e bizantine, come nel duomo di Ventimiglia o nelle chiese genovesi di Santa Maria di Castello, San Donato, Santa Maria delle Vigne e San Giovanni di Pr, compresi i corredi scultorei originari. Anche in Toscana e in Umbria alcune chiese mostrano influenze lombarde, sebbene combinate con elementi

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pi classici desunti da vestigia antiche sopravvissute. il caso dell'abbazia di Sant'Antimo, della basilica di Santa Maria Infraportas a Foligno, delle chiese di San Salvatore a Terni o Santa Maria Maggiore ad Assisi, del Duomo di Todi. Nelle Marche i modelli offerti dall'architettura emiliana vengono rielaborati con originalit e combinati con elementi bizantini. Per esempio la chiesa di Santa Maria di Portonovo presso Ancona (met dell'XI secolo) o la Cattedrale di San Ciriaco (fine XI secolo-1189), presentano una planimetria a croce greca con una cupola all'incrocio dei bracci e un protiro in facciata che inquadra un portale fortemente strombato.

Duomo di San Ciriaco, Ancona

Anche nel Lazio settentrionale gli influssi lombardi pervennero filtrati dall'Umbria e vennero fecondati con l'ininterrotta tradizione classica: a Montefiascone con la chiesa di San Flaviano (inizio XII secolo), a Tarquinia con chiesa di Santa Maria a Castello (iniziata nel 1121), a Viterbo con pi basiliche (Santa Maria Nuova, San Francesco a Vetralla, il duomo, San Sisto, San Giovanni in Zoccoli). In Sardegna nel X e XI secolo si manifesta un particolare atteggiamento di fronte alle due nuove correnti lombarda e toscana, [3] che spesso vengono fuse producendo dei risultati inediti. Come nel caso della chiesa di San Nicola di Trullas (ante 1115) a Semestene (SS), della cappella palatina di Santa Maria del Regno (1107) ad Ardara o del San Nicola di Silanos (ante 1122) di Sedini (SS) e la basilica di San Simplicio a Olbia (XI-XII sec.) solo per citarne alcune. Ad epoca pi tarda risale la chiesa di san Pietro di Zuri sulla cui facciata compare un'epigrafe che ricorda la data di consacrazione, il 1291, ed il maestro che esegu i lavori Anselmo da Como. Allo stesso autore sono stati attribuiti gli interventi sulla facciata della chiesa di san Pietro Extramuros (XI- ripresa nel XIII) a Bosa (OR) dove sul colmo della facciata appare un'edicola con le colonnine ofitiche.

Santi Maria e Donato, Murano

San Donato, Genova

Santa Maria infraportas, Foligno

Chiesa di San Pietro di Zuri(Or) di Anselmo da Como

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Scultura
I Maestri comacini
Tra i primi maestri del romanico lombardo ci sono una serie di maestri anonimi che lavorarono inizialmente nella zona di Como (e per questo detti maestri comacini[4]. Questi scultori si spostavano molto e la loro opera documentata su tutte le prealpi, nella Pianura Padana, nel Canton Ticino ed alcuni di loro si spinsero a lavorare fino in Germania, Danimarca e Svezia. Tra le migliori opere di questa scuola ci sono la decorazione esterna della basilica di Sant'Abbondio a Como, oppure il coro della chiesa di San Fedele, sempre a Como, con figure zoomorfe, mostri, grifoni, ecc. In queste rappresentazioni le figure umane sono rare e caratterizzate da un aspetto tozzo e poco realistico. Ben pi notevole la loro maestria nel raffigurare figure animali e complessi intrecci vegetali, dovuta forse al fatto di poter contare sui modelli di stoffe e altri oggetti orientali. Il rilievo piatto e stilizzato, ed ampio il ricorso al trapano per creare un netto distacco con lo sfondo, di profondit fissa, per dare effetti di chiaroscuro.

Wiligelmo
Wiligelmo il maestro delle sculture della facciata del duomo di Modena, il cui nome tramandato da una lastra posta sul duomo stesso, dove i cittadini riconoscenti fecero scolpire una frase in lode del maestro. Per Modena scolp diversi rilievi tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, tra i quali i pi famosi sono i quattro grandi pannelli con le Storie della Genesi (Creazione, Peccato dei progenitori, Uccisione di Abele, Punizione di Caino e l'Arca di No), che segnano la ripresa della scultura monumentale in Italia. Il complesso figurativo rappresenta un'allegoria della salvezza umana e della riconciliazione con Dio.

La Creazione di Eva, Wiligelmo, nel duomo di Modena

Wiligelmo famoso per il linguaggio immediato, chiaramente intelligibile da pi strati di popolazione. Inoltre svilupp uno stile dotato di capacit notevoli nella resa dei volumi, nella descrizione narrativa, nell'attenzione alla resa delle espressioni e dei dettagli.

I seguaci di Wiligelmo
Sempre a Modena operarono numerosi maestri lapicidi, come il Maestro delle Storie di San Geminiano (attivo verso il 1130, dotato di grande inventiva, ma meno espressivo di Wiligelmo), il Maestro di Art (pi decorativo e meno drammatico) e il Maestro delle Metope. Quest'ultimo artista anonimo, attivo nel primo quarto del XII secolo, scolp un unicum con le fantasiose rappresentazioni dei popoli pi remoti della terra che attendono ancora il messaggio cristiano; importante la comparsa nel suo stile di elementi minuziosi e raffinati, derivati dalla scultura borgognona, dall'intagli di avori e dall'oreficeria.

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Niccol
Lo scultore conosciuto con il nome di Niccol, allievo o comunque conoscitore di Wiligelmo, il primo maestro del quale si conosca un corpus di opere firmate, ben cinque, che permettono di ricostruire i suoi spostamenti attraverso l'Italia settentrionale. La prima opera firmata Nicolaus del 1122 e consiste nel portale destro della facciata del duomo di Piacenza, dove sono raffigurate le Storie di Cristo sull'architrave, caratterizzate da uno stile efficacemente narrativo, ma da un rilievo piuttosto schiacciato, che bilanciato da una maggiore raffinatezza nei dettagli e un preziosismo quasi "pittorico". Questo stile ebbe un largo seguito a Niccol, lunetta di San Giorgio, Ferrara Piacenza, come negli anonimi artisti delle formelle dei Paratici, nella navata centrale, che rappresentano le corporazioni delle arti e mestieri che avevano finanziato la costruzione della cattedrale. La seconda testimonianza di Nicolaus si trova nella sacra di San Michele, in Val di Susa, in Piemonte, dove verosimilmente lavor tra il 1120 e il 1130. Qui si trova la Porta dello zodiaco, con gli stipiti decorati da rilievi dei segni zodiacali, simili a quelli dei popoli fantastici nella Porta dei Principi di Modena, si riscontrano influenze del linearismo della scuola scultorea di Tolosa. Nel 1135 Niccol si trovava a Ferrara per lavorare di nuovo a un protiro, dove per la prima volta venne scolpito anche il timpano, come si faceva gi da un paio di decenni in Francia, poi lo troviamo nel 1138 nel cantiere della Basilica di San Zeno a Verona, ancora a lavoro a un timpano policromo, e infine nel 1139 troviamo le ultime sue opere nel duomo di Verona: una Madonna in Trono, un'Annunciazione ed un'Adorazione dei Magi sempre nel portale. Niccol introduce elementi derivati dall'Aquitania e dal Nord della Spagna. [5]

I maestri campionesi
L'ultima fase della decorazione del duomo di Modena venne realizzata dai cosiddetti Maestri campionesi, poich originari di Campione d'Italia, tra i quali spicca l'attivit di Anselmo da Campione (attivo verso il 1165). Scolpirono il pontile nella cattedrale e ricavarono il grande rosone sulla facciata. Lavorarono anche negli altri principali cantieri della regione.

Benedetto Antelami
Benedetto Antelami lavor al complesso monumentale della cattedrale di Parma almeno dal 1178, come figura nella lastra della Deposizione proveniente da un pontile smembrato. La sua attivit si colloca al confino tra l'arte romanica e quella gotica, sia per datazione che per stile. Egli ebbe probabilmente modo di visitare i cantieri provenzali, forse
La Crocefissione del duomo di Parma

Romanico lombardo addirittura quelli dell' le-de-France. Nella celebre Deposizione egli raffigur il momento nel quale il corpo di Cristo viene calato dalla croce, con vari elementi tratti dall'iconografia canonica della Crocefissione (i soldati romani con la veste di Cristo, il sole e la luna, le personificazione dell'Ecclesia e della Sinagoga, ecc.) e della Resurrezione (le tre Marie). Particolarmente raffinata l'esecuzione ed anche il risultato nella modellazione dei corpi umani meno tozzo delle figure di Wiligelmo. Rispetto al maestro modenese invece inferiore la dinamica della scena, con le figure ferme in pose espressive. L'impressione di spazialit data dai due piani sovrapposti sui quali sono posti i soldati che tirano a sorte le vesti il primo esempio del genere in Italia. Scolp nello stesso periodo anche la cattedra episcopale, con poderose figure altamente plastiche e dotate di un notevole espressivit. Nel 1180-1190 fu con la bottega a Fidenza dove decor la facciata del duomo con vari rilievi, tra i quali spiccano le statue a tutto tondo dei due Profeti entro nicchie accanto al portale centrale: la ripresa della scultura a tutto tondo (sebbene in questo caso la collocazione architettonica non permetta allo spettatore di apprezzarne pi punti di vista) non ha precedenti sin dalla statuaria tardo-antica, n seguito fino a Donatello. Il suo capolavoro il Battistero di Parma (dal 1196), forse influenzato da quello pisano, dove le sculture creano un unico insieme sia all'interno che all'esterno, con un ciclo che si pu schematizzare nella trattazione della vita umana e della sua redenzione.

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Pittura
Della pittura in area lombarda in questo periodo rimangono solo rari frammenti relativi a periodi piuttosto tardi. Un interessante esempio di affrancamento dagli stilemi dominanti dell'arte bizantina costituito dalle pitture ancora esistenti in area altoatesina. Per esempio nella cripta della chiesa di Montemaria a Burgusio (1160 circa), un Cristo in maest con cherubini e i Santi Pietro e Paolo ricorda i risultati della miniatura ottoniana.

Combattimento di figure mostruose, chiesa di San Jacopo, Termeno (BZ)

Pi originali sono i frammentari affreschi della chiesa di San Jacopo a Termeno, dove si trova una scena con Combattimento di figure mostruose (fine del XII secolo) caratterizzati da un forte senso del movimento e da un tratto sciolto ed elegante. Nel ciclo del Castello di Appiano (fine del XII secolo) si trovano figure allungate che sembrano anticipare le scene cortesi del periodo gotico. Importante anche la vena naturalistica di queste pitture, che pi si discosta dai modelli bizantini, come nell'affresco con il Sacrificio di Isacco (chiesa di San Jacopo di Grissiano, frazione di Tesimo, inizio del XIII secolo) dove lungo il profilo di un arco dipinto un asino carico di fascine di legno che fatica a salire, sullo sfondo delle innevate cime dolomitiche.

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Cristo in maest, cripta della chiesa dell'Abbazia di Montemaria, Burgusio

Le vergini folli, Castello di Appiano

Sacrificio di Isacco, Chiesa di San Jacopo, Grissiano

Note
[1] [2] [3] [4] C. R. Nodari, P. Manzoni, ibid., p. 73. Emilia Romagna, Touring Editore, pag. 39. ARGAN G.C., Larchitettura protocristiana, preromanica e romanica, Bari,1978. p.45 anche se c' chi ritiene che il termine sia una volagarizzazione del latino cum machinis, cio "muniti di strumenti meccanici"). Col termine "maestri comacini" spesso ci si riferisce a delle squadre di costruttori che realizzavano delle grandi opere costruttive con l'ausilio di macchine. tuttavia documentata una costante migrazione di maestranze comasche per tutto il medioevo che si spostavano in molte regioni d'Europa, per realizzare opere di rilevante importanza tecnica. [5] Emilia Romagna, Touring Editore, pag. 40.

Bibliografia
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999. H.E. Kubach, Architettura Romanica, Martellago (Venezia) 1998. R. Coroneo, Architettura romanica dalla met del Mille al primo 300, collana Storia dellarte in Sardegna, Nuoro, Ilisso, 1993. D. Decker, Italia Romanica, Vienna-Monaco 1958. M. Magni, Architettura romanica comasca, Milano 1960. P. Verzone, L'architettura religiosa dell'alto medioevo nell'Italia settentrionale, Milano 1942. G.T. Rivoira, Le origini della Architettura Lombarda, Milano 1908.

Voci correlate
Romanico pisano Romanico pugliese Architettura romanica in Italia Architettura romanica

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Romanico pugliese

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Romanico pugliese
Il romanico pugliese quella cultura che si svilupp in Puglia tra l'XI e la prima met del XIII secolo, soprattutto in architettura, scultura e nell'arte del mosaico. I porti pugliesi erano frequentati dai pellegrini diretti in Terrasanta e furono anche il punto di partenza per molti partecipanti alla Prima crociata nel 1090. Il gran flusso di persone determin la ricezione di una grande variet di influssi culturali che si manifest anche nella produzione artistica successiva.
San Nicola, Bari Il romanico "normanno" pugliese l'antecedente pi immediato dell'arte che si svilupp alla corte di Federico II nel XIII secolo, che tramite il movimento di artisti (come Nicola Pisano) port al rinnovamento artistico innestato in Toscana e da qui in tutta Italia.

Architettura
Puglia e Basilicata
In architettura religiosa, le chiese pugliesi recepirono caratteri lombardi, pisani ed orientali rielaborandoli secondo uno schema peculiare. Uno degli edifici pi rappresentativi la Basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087 e terminata verso la fine del XII secolo. Esternamente si presenta con un aspetto massiccio, come una fortezza, con una facciata a salienti, chiusa ai lati da due torri incompiute, decorata con archetti pensili e con un poco pronunciato protiro con leoni stilofori secondo i modelli lombardi ed emiliani. Il motivo delle doppie torri rimanda invece a esempi transalpini, ed spiegabile anche con la presenza normanna degli Altavilla; i segni di altre due torri sono presenti nella zona posteriore dell'edificio, dove si apre una particolare struttura muraria continua a chiusura delle tre abisdi.

Il duomo di Bitonto

La pianta a tre navate, con quelle laterali provviste di ulteriori pareti voltate che rinforzano la struttura; la navata principale non molto lunga ed in origine era coperta a capriate. I matronei sono i pi antichi dell'Italia meridionale e terminano in corrispondenza

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dell'altare maggiore, dove lo spazio si allarga per formare un transetto che non sporge dalla pianta rettangolare dell'edificio: qui era prevista la costruzione di una cupola ottagonale, che avrebbe accentuato, assieme alle torri, la verticalit del complesso. La spazialit interna tuttavia compromessa da due archi che si aprono sulla navata centrale all'altezza del matroneo: furono aggiunti nel XIV secolo per irrobustire ulteriormente la struttura. La basilica di San Nicola rappresent il modello di riferimento per altre chiese pugliesi con matroneo e soffitto a capriate, come la stessa Cattedrale di San Sabino sempre a Bari. Il duomo di Bitonto fu costruito tra l'XI e il XII secolo e presenta la facciata tripartita da lesene e avente tre rispettivi portali, tra cui spicca quello centrale riccamente scolpito con scene del nuovo testamento. Nel registro superiore della facciata si aprono due bifore, e, pi in alto, si erge un rosone a sedici bracci, affiancato da sfingi. L'interno, con pianta a croce latina diviso in tre navate ciascuna terminante con un'abside semicircolare. Ai lati dell'abside centrale, pi grande di quelle laterali, si notano due pilastri che avrebbero dovuto sostenere una cupola mai costruita. La navata centrale e il transetto sono coperti da pregiate capriate in legno con decorazione policroma, mentre le navate laterali, sormontate da matronei, sono coperte con volte a vela. Conserva un prezioso ambone e la cripta con un mosaico rappresentante un grifone. Un altro esempio notevole la cattedrale di Trani, conclusa verso la met del XIII secolo. Venne edificata La cattedrale di Otranto in prossimit del mare, come un punto di riferimento per la navigazione grazie al chiarore del tufo calcareo impiegato; la facciata ricorda il profilo di quella di San Nicola, ma non tripartita da lesene e non presenta le doppie torri e il protiro. Stilisticamente vicina alla cattedrale di Trani , inoltre, la concattedrale di Ruvo di Puglia mentre la cattedrale di Matera fu costruita nel XIII secolo con una facciata dominata dal rosone a sedici raggi. Un esempio importante di romanico pugliese anche la cattedrale di Otranto edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano. Fu consacrata al culto il primo agosto 1088 durante il papato di Urbano II. Al suo interno conserva un importantente mosaico pevimentale eseguito, tra il 1163 e il 1166, dal monaco basiliano Pantaleone. Altre influenze si riscontrano nella chiesa dei Santi Niccol e Cataldo a Lecce (1180), nella basilica del Santo Sepolcro a Barletta, ambedue con influssi borgognoni, o nella concattedrale di Troia (terminata nel 1119) che tradisce influssi pisani nel registro inferiore, armeni nei rilievi appiattiti sull'architrave, musulmani nei capitelli,

La cattedrale di Trani

Romanico pugliese bizantini nelle porte bronzee. Caso particolare la concattedrale di Barletta, che presenta un'armoniosa commistione tra romanico e gotico. Oltre a questi esempi ci sono chiese minori a sala e con copertura voltata; il caso del Duomo di San Corrado a Molfetta e di altre chiese di Trani. In particolare, nel Duomo di San Corrado lo schema della chiesa a sala si fonde con quello della chiesa cupolata, per dar luce ad una struttura compatta unica nel suo genere e che testimonia la grande maturit raggiunta dai maestri pugliesi nella costruzione di volte in muratura. Un caso eccentrico nel panorama dell'architettura romanico-pugliese rappresentato dalla piccola chiesa rurale di Santa Caterina a Conversano (XII secolo), con pianta quadrilobata e tiburio ottagonale che contiene una piccola cupola interna emisfefica. I modelli sembrano in questo caso essere quelli bizantini. Esempi di romanico pugliese Cattedrale dell'Assunta ad Altamura Chiesa di Santa Maria Assunta ad Andria Basilica di San Nicola a Bari Cattedrale di San Sabino a Bari Concattedrale Santa Maria Maggiore a Barletta Chiesa dell'Assunta a Binetto Basilica di San Michele Arcangelo a Bitetto Concattedrale di San Valentino a Bitonto Chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi Cattedrale di San Sabino a Canosa di Puglia Cattedrale dell'Assunta a Conversano Concattedrale di Santa Maria Assunta a Giovinazzo Basilica concattedrale a Gravina in Puglia Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto presso Manfredonia Abbazia di San Leonardo di Siponto presso Manfredonia Cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant'Eustachio a Matera Duomo di San Corrado a Molfetta Tomba di Rotari e santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo Collegiata di Santa Maria della Pace a Noicattaro Cattedrale dell'Annunziata a Otranto Concattedrale di Ruvo di Puglia Cattedrale di San Nicola Pellegrino a Trani Concattedrale dell'Assunta a Troia

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La concattedrale di Barletta

La concattedrale di Molfetta

La concattedrale di Ruvo di Puglia

La concattedrale di Troia

La cattedrale di Matera

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Dalmazia
I contatti della Puglia con la Dalmazia, tra il XII e il XIII secolo in particolare, furono evidenti dal punto di vista architettonico. Di questo periodo infatti, sono gli influssi dell'arte pugliese che pian piano si diffuse verso l'interno. Tra gli esempi pi importanti c' la cattedrale di Tra, dedicata a San Lorenzo e costruita a partire dal XIII secolo sui resti di un'antica basilica seguendo canoni romanico-gotici. L'interno aveva il soffitto della navata centrale in legno mentre le navate laterali erano coperte da volte a croce, tipico delle chiese pugliesi. Una serie di arcate cieche orna i muri esterni. L'opera pi La cattedrale di Zara in stile pisano-pugliese importante della chiesa senz'altro il portale di Radovan realizzato nel 1240. Esso, riccamente scolpito, l'esempio pi importante della scultura romanica in Dalmazia. Si compone di quattro parti: allesterno, sullo stipite della porta, vi sono sculture di Adamo ed Eva, sorretti da leoni, e all'interno ci sono numerosi rilievi con scene di vita quotidiana organizzata in calendario mensile, e scene di caccia; infine, in mezzo ci sono scene della vita di Cristo: dallAnnunciazione alla Resurrezione, disposti in archi intorno al timpano. Infine, nel timpano, rappresentata la nascita di Cristo. Non meno importante la cattedrale di Zara. Dedicata a santa Anastasia, del XIII secolo ed caratterizzata all'esterno da una serie di nicchie ad arco cieco su entrambi i lati e sulla parte frontale, dove presenta anche due rosoni con colonne radiali e tre portali. L'interno a tre navate, con colonne sottili che sostengono una galleria e bassorilievi figurativi. Notevole esempio anche la cattedrale di Cattaro: il suo campanile richiama quello della chiesa di San Nicola di Bari. La chiesa distrutta di Ragusa inoltre aveva sui muri laterali arcate cieche simili a quelle delle cattedrali di Bitonto e di Bari. Importanti anche la chiesa di San Giorgio di Antivari e la cattedrale di Spalato, dove si conservano le porte in legno realizzate da Andrija Buvina verso il 1220.

La cattedrale di Cattaro

La cattedrale di Tra

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Scultura
Restano di quel periodo alcune importanti testimonianze scultoree, come la cattedra vescovile del Duomo di Canosa, firmata da Romoaldo e scolpita tra il 1078 e il 1089, o la cosiddetta Cattedra dell'abate Elia, nella basilica di San Nicola a Bari, risalente al 1105 circa. Nel primo, con gli elefanti che reggono la struttura soprastante, si attinse a un repertorio iconografico bizantino, mentre nel secondo, con i telamoni espressivamente piegati dallo sforzo, si tenne probabilmente conto delle esperienze di Wiligelmo al Duomo di Modena. Per quanto riguarda la fusione in bronzo ci pervenuto La Cattedra dell'abate Elia, Bari, San Nicola l' esempio delle porte del Duomo di Trani, realizzate nel 1119 da Barisano da Trani, divisi in pi scene da estrose cornici e con battenti zoomorfi, ispirate a precedenti bizantini. La stessa tipologia venne ripresa nelle porte del Duomo di Ravello e in quelle del lato nord del Duomo di Monreale. Per quanto concerne gli amboni sicuramente da ricordare quello del duomo di Bitonto. Caratteristica importante, oltre alla elevata qualit della manifattura, la presenza di una lastra triangolare, situata sul parapetto delle scale, su cui sono raffigurati gli imperatori svevi scolpiti a bassorilievo (da sinistra a destra Federico I Barbarossa, Enrico VI, Federico II e il figlio Corrado); inoltre reca l'iscrizione situata sotto il lettorino (HOCOPVS/FECITNICOLAVS/SACERDOSETMAGIS/TERANNOMILLESIMO/DVCENTESIMOVICESIMO/NONO DICTIONISSECVNDE) dalla quale possibile ricavarne la data di realizzazione, 1229, nonch il nome dell'artefice: Nicolaus.

La cattedra di Canosa

Porta bronzea di Barisano da Trani

L'ambone bitontino

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Mosaici
L'arte del mosaico in Puglia presente gi dall'XI secolo nel duomo di Bitonto, dove si ricorda il grifone rinvenuto nella chiesa paleocristiana. Della seconda met del XII secolo sono la pavimentazione del Duomo di Otranto, di Brindisi, di Taranto e di Trani. Particolarmente ben conservato il pavimento musivo a Otranto, realizzato tra il 1163 e il 1165 da un gruppo di artisti capeggiati dal monaco Pantaleone, su commissione dell'arcivescovo Gionata. Si dispiega lungo tutta la navata centrale, sul presbiterio, l'abside e i bracci del transetto, e vi raffigurato l'immaginario medievale, con ricchezza espressiva e secondo un senso di horror vacui che non risente dell'irregolarit dei tasselli n dell'assenza di plasticit.
Mosaico del duomo di Bitonto

I mosaici del Duomo di Otranto

Romanico pugliese

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Bibliografia
R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999. D. Decker, Italia Romanica, Vienna-Monaco 1958. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. H.E. Kubach, Architettura Romanica, Martellago (Venezia) 1998. C.A. Williemsen, D. Odenthal, Apulien, Colonia, 1958.

Voci correlate
Romanico lombardo Romanico pisano Architettura romanica in Italia Architettura romanica Scultura romanica

Architettura romanica in Sardegna


Il romanico sardo lo stile architettonico romanico che si svilupp in Sardegna. L'architettura romanica in Sardegna ha avuto un notevole sviluppo sin dalle prime origini e per un lungo periodo. Le sue espressioni, bench autonome, non sono classificabili in una immagine riconoscibile, poich nellisola il romanico si manifestato con risultati inediti ma in numerose forme; questo a causa dellinsediamento nella Sardegna giudicale di numerosi ordini religiosi, provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia. Di conseguenza nelle architetture di Basilica di Saccargia, Codrongianos: particolare di un capitello in quell'epoca sono riconoscibili influssi pisani, lombardi facciata. e provenzali oltrech tracce del passaggio di maestranze, provenienti dalla penisola iberica, di cultura araba.

Storia
Il primo edificio romanico dell'isola la basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres, che fu fatta costruire dal Judike Gonnario Comita, poco dopo lo scisma del 1054. La nuova basilica fu eretta presso un'area dove vi erano una necropoli paleocristiana e due antiche basiliche databili al V - VII secolo, il Judike per costruirla aveva fatto assumere delle maestranze presso Pisa. Alla morte di Gonnario gli succeder il figlio Barisone I che proseguir nella

Architettura romanica in Sardegna

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costruzione della basilica. Nel contempo Barisone I aprir la stagione dell'immigrazione degli ordini monastici nell'isola, infatti nel 1063 fece compilare l'atto di donazione in cui chiede a Desiderio di Benevento, abbate di Montecassino, di inviare un gruppo di monaci per prendere possesso di una vasta area e delle sue pertinenze: comprese le chiese di santa Maria di Bubalis (Nostra Segnora de Mesumundu) e la chiesetta dei santi Elia ed Enoc, posta sulla sommit del Monte Santu in territorio di Siligo. Nel 1089 Costantino Salusio II Judike di Cagliari, dona all'abate di S. Vittore di Marsiglia Riccardo, la Basilica di San Saturnino e altre propriet perch i monaci fondino un monastero. Da allora in poi per diversi decenni arrivarono nell'isola rappresentanti di numerosi ordini religiosi fra i quali: i camaldolesi, i vallombrosani, i cistercensi, vittorini, ecc. A seguito di questo fenomeno, tramite il notevole impegno finanziario della nobilt locale (mayorales), furono fondate numerose chiese private, si ebbe cos lo sviluppo dell'architettura romanica che, nell'isola, assunse dei caratteri originali e molto interessanti. Giulio Carlo Argan individua nel romanico sardo nei secoli X e XI un particolare atteggiamento di fronte alle due nuove correnti lombarda e toscana, [1] che spesso vengono fuse producendo dei risultati inediti. Come nel caso del San Nicola di Trullas (ante 1115) a Semestene (SS), della cappella palatina di Santa Maria del Regno (1107) ad Ardara o del San Nicola di Silanos (ante 1122) di Sedini (SS) e la Basilica di San Simplicio a Olbia (XI-XII sec.) solo per citarne alcune. Non mancano esempi di architetture di derivazione esclusivamente lombarde come nel caso della chiesa di san Pietro di Zuri del maestro Anselmo da Como.
Chiesa di Nostra Signora di Tergu. (SS) Particolare della facciata.

La Torre dell'Elefante. Cagliari

Numerosissime nellisola sono anche le architetture di derivazione francese, realizzate per conto dei monaci di Marsiglia da maestranze provenzali, in alcuni casi coadiuvate da maestranze locali formatesi in Italia. Fra queste la chiesa di San Platano a Villaspeciosa, San Gemiliano a Sestu, San Lorenzo a Cagliari, San Saturnino di Ussana ed il primo impianto della Santa Maria di Uta (CA). Ma nellisola non agirono esclusivamente i benedettini di San Vittore, ma anche altri ordini d'oltralpe quali i cistercensi, i templari e i lerinensi. Fra le architetture romaniche della Sardegna si possono evidenziare numerosi esempi di chiese di stretta derivazione toscana come la basilica di Saccargia a Codrongianos e la Cattedrale di San Pietro di Sorres, Borutta (SS), la Chiesa di Nostra Signora di Tergu oppure la Cattedrale di Santa Giusta dell'omonimo centro (OR) e la chiesa di San Nicola di Ottana (NU). Rimarchevoli sono anche le strutture difensive e le torri della citt di Cagliari, fra le quali la Torre di

Architettura romanica in Sardegna San Pancrazio e la Torre dell'Elefante.

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Galleria immagini

Particolare delle Mura e della Torre dell'Elefante a Cagliari.

Facciata della Cattedrale di Santa Giusta.

San Pietro di Zuri Ghilarza (OR).

Cattedrale di San Nicola di Ottana.

Cattedrale di Santa Maria di Monserrato, Tratalias.

Facciata romanico-lombarda della chiesa di Santa Maria di Betlem a Sassari.

Basilica di San Simplicio, Olbia.

Santissima Trinit di Saccargia particolare della facciata.

Santissima Trinit di Saccargia interno.

Sant'Antioco di Bisarcio.

Sant'Antioco di Bisarcio: bifora in facciata.

Santa Maria del Regno (Ardara) retablo interno.

Cattedrale di San Pantaleo a Dolianova

Architettura romanica in Sardegna

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Note
[1] G.C. Argan, Larchitettura protocristiana, preromanica e romanica, Bari, 1978 p. 45.

Bibliografia
Massimo Rassu, Templari e ospitalieri in Sardegna, Dolianova, 2008. ISBN 88-89978-60-0 ISBN 9788889978603 Frank Pittui, Note sulle genealogie e la poetica della chiesa di San Nicola di Silanos. Sedini. in Sacer, n. 12, Sassari, 2005. ( presente on line (http://www.indipendentzia.net/architettura_pittui.htm) sul sito Indipendentzia.net. AA. VV., Speciale Anglona Medievale in Sardegna Antica, 1997. Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla met del Mille al primo 300, Nuoro, Ilisso, 1993. ISBN 88-85098-24-X Renata Serra, Sardegna Romanica, Milano, Jaca Book, 1988. ISBN 88-16-60096-9 Aldo Sari, Nuove testimonianze architettoniche per la conoscenza del Medioevo in Sardegna in Archivio Storico Sardo vol. XXXII', 1981. AA. VV., I Cistercensi in Sardegna, in Rivista Cistercense, n.5, 1988. Giulio Carlo Argan, Larchitettura protocristiana, preromanica e romanica, Bari, 1978. Ginevra Zanetti, I Cistercensi in Sardegna - Le abbazie di S. Maria di Corte, di Paulis e di Coros, Sassari, in Archivio Storico Sardo di Sassari, 1976. Alberto Boscolo, L'abbazia di San Vittore, Pisa e la Sardegna, Padova, 1958. Raffaello Delogu, L 'Architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, 1953. (ristampa anastatica, Sassari, 1988) Dionigi Scano, Chiese Medioevali di Sardegna, Firenze, 1929. (ristampa anastatica, Cagliari, 1991)

Voci correlate
Architettura romanica Architettura romanica in Italia Storia della Sardegna Giudicale Romanico pisano Romanico lombardo

Collegamenti esterni
Lo sbarco in Sardegna del romanico francese e le cinquanta chiese dei monaci Vittorini, di Massimo Rassu (http:/ /www.massimorassu.it/portal/secondo/9Vittorini.htm)

Castello dei conti di Fiandra

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Castello dei conti di Fiandra


Castello dei conti di Fiandra (Gravensteen)

Geografia Stato attuale Regione Citt aperto al pubblico Fiandre Gand Informazioni generali Tipologia Stile Inizio costruzione fortezza, residenza medievale IX secolo, 1180

voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Castello dei conti di Fiandra

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Il Castello dei Conti (in lingua nederlandese: Gravensteen) di Fiandra un castello medievale della citt belga di Gand/Gent, nelle Fiandre orientali, fatto costruire intorno al 1180 da Filippo d'Alsazia[1][2] (1143 - 1191) sui resti di un precedente castello del IX secolo[2] e completamente restaurato nel XIX - XX secolo secondo lo stile dei forti dei Crociati in Siria[3]. L'edificio rappresent il "centro di potere" dei conti di Fiandra nel corso di tutto il Medioevo.[1] l'unico castello medievale fatto costruire dai conti di Fiandra che si sia conservato pressoch intatto.[1]
Gand (Belgio): il Castello dei Conti di Fiandra

Ubicazione
Il castello si trova in Sint-Veerleplein.[1][4]

Caratteristiche
L'aspetto attuale , come detto, quello di un forte dei Crociati in Siria[3] Il mastio ospita gli appartamenti dei conti, la sala delle udienze e le prigioni.[2] All'interno dell'edificio, si trova anche una collezione di strumenti di tortura.[1][3]

Storia
Il castello fu eretto in un sito dove precedentemente avevano trovato gi posto almeno tre altre fortezze in legno.[1] Nella seconda met del IX secolo, fu fatto costruire un castello in loco dal conte di Fiandra Baldovino "Braccio di Ferro".[2] Tale edificio fu ricostruito intorno al 1180 per volere di Filippo d'Alsazia (1143 - 1191), conte delle Fiandre dal 1157 al 1191.[1][2] Nel 1889, il castello sub un'ampia opera di restauro.[2]

Castello dei conti di Fiandra

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Note
[1] cfr. Trabel.com - Travel info on Belgium: GHENT: The Gravensteen (Castle of the Counts) (http:/ / www. trabel. com/ gent/ gravensteen. htm) (URL consultato il 09-08-2010) [2] cfr. A.A.V.V., Itinerari d'Europa, Touring Club Italiano, Milano, 1999 [3] cfr. Turismo Fiandre: Castello dei Conti (Gravensteen) (http:/ / www. turismofiandre. it/ destinazioni/ castello-dei-conti-0) [4] cfr. Gent.be: Gravensteen (http:/ / www. gent. be/ eCache/ THE/ 1/ 464. cmVjPTQ0MTM5. html)

Voci correlate
Conti di Fiandra

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category: Gravensteen (Ghent)

Collegamenti esterni
Trabel.com - Travel info on Belgium: GHENT: The Gravensteen (Castle of the Counts) (http://www.trabel. com/gent/gravensteen.htm) Visoog.be: Gravesteen 3D (http://www.visoog.be/viewer.php?lang=dut&hotspot=11) S.K. Ghent: Kroniek van de Gravensteenslag (http://www.skghendt.be/skinfo/gravensteen/) Gent.kvhv.: Canzone "De slag om Gravensteen" (http://gent.kvhv.org/Slag_om_Gravensteen)

Dover
Dover parrocchia civile

Dati amministrativi Stato Regno Unito Inghilterra Sud Est Kent Dover Territorio Coordinate Abitanti 5107N 0118E51.11667N 1.3E 28156 (2005) Altre informazioni [1]

Regione Contea Distretto

Coordinate: 5107N 0118E51.11667N 1.3E [1]

Dover

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Cod. postale CT15, CT16, CT17 Prefisso Fuso orario Localizzazione 01304

Dover
Sito istituzionale [2]

Dover (pronuncia [dovr]) un'importante citt del Regno Unito, situata nell'estrema parte sud-orientale dell'isola, in corrispondenza dell'omonimo stretto e in prossimit delle famose Bianche Scogliere.

Posizione geografica
La citt il maggior porto del Kent, nonch uno dei pi importanti della nazione, poich si tratta del porto inglese pi vicino alla Francia (dista solo 21 miglia - circa 34km - dalla citt di Calais). La popolazione (censimento 2001) di 28.156 abitanti, ma con l'area urbana la citt raggiunge quota 39,078 abitanti.

Dover

Personaggi famosi nati a Dover


La citt ha dato i natali alla cantante soul Joss Stone.

Dover

Dover

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Stemma araldico
Lo stemma di Dover rappresenta tre leoni stilizzati ognuno unito con la poppa di una nave; lo scudo sorretto da due cavallucci marini, che indossano una corona e brandiscono una spada, segno dell'importanza storica della citt per la difesa dell'Inghilterra.

Dover: il castello

Storia
Dalle origini all'et del Bronzo
La citt fu fondata all'incirca nel 2000 a.C., vicino a un ruscello chiamato Panorama. Dour. Durante l'Et del Bronzo molte navi tentarono di oltrepassare il canale, e una di queste, considerata la nave pi antica del mondo, fu trovata nel 1992 in Bench Street durante la costruzione di un'autostrada (oggi esposta al museo di Dover).

L'invasione romana
Con l'invasione della Britannia nel 43 d.C. da parte dell'Impero Romano, il cui imperatore all'epoca era Claudio, Dover (allora chiamata Portus Dubris) divenne ben presto la principale citt portuale dell'isola, essendo la pi vicina alle coste dell'Europa continentale, e rappresentando anche uno strategico punto di approdo nell'isola, che di conseguenza doveva essere attentamente sorvegliato (la pi grande base navale romana dell'isola, la Classis Britannica, venne costruita a Dover, e si conservata fino ai nostri giorni). L'invasione Romana port radicali cambiamenti geografici e sociali: vennero edificati nuovi villaggi, venne costruita una fitta rete di strade (molte delle quali sono ancora oggi visibili), e le citt della costa si riempivano di terme, teatri, mercati e templi. Non a caso quella che definita l'abitazione di epoca romana meglio conservata di tutta la Gran Bretagna si trova proprio a Dover, ed la famosa Painted House ("casa dipinta"), cos chiamata perch al suo interno vi sono alcuni dipinti raffiguranti il dio del vino Bacco.

L'epoca anglosassone
Dopo la caduta dell'Impero Romano, la citt divenne un importante avamposto per molte trib germaniche, le quali avevano attraversato il Mare del Nord essenzialmente per allearsi con le trib precedentemente stanziatesi in quei luoghi, per combattere contro le popolazioni del Nord dell'isola. Molti monasteri vennero edificati in quel periodo a Dover (allora conosciuta con il nome di Dofras), e alcuni si sono conservati e sono tuttora visitabili. La pi famosa testimonianza della presenza anglosassone la chiesa di St.-Mary-In-Castro, costruita sulla collina del Castello nel X secolo, e tuttora in uso per funzioni religiose.

Dover

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L'epoca normanna
Il 1066 cambi radicalmente la storia dell'Inghilterra, e conseguentemente anche quella di Dover: con la Battaglia di Hastings, Guglielmo il Conquistatore, sconfiggendo l'esercito anglosassone guidato da Aroldo II, divenne a tutti gli effetti re d'Inghilterra. Intuendo subito la grande importanza di Dover, fece immediatamente fortificare il castello della citt, trasformandolo da semplice avamposto in vera e propria fortezza. Sempre in quel periodo inoltre, anche se informalmente (ufficialmente nascer solo nel XIII secolo), Dover entr a far parte della famosa associazione dei Cinque Ports, formata da altre quattro citt (Hastings, Sandwich, Hythe e Romney), con lo scopo di fornire approvvigionamenti e protezione all'isola in un periodo in cui il paese non disponeva di una propria flotta. Ci tuttavia non imped alcune "scorribande" francesi: tra tutte ricordiamo quella del 1216, quando Dover venne attaccata dal principe Luigi VIII, e quella del 1295, quando l'esercito francese appicc un incendio alla citt, radendo al suolo gran parte degli edifici.

I nostri giorni

We must insist upon maintaining superior artillery positions on the Dover promontory no matter what form of attack they are exposed to. We must fight for command of the Strait
(Winston Churchill, 1940)

Negli anni che seguirono, Dover mantenne la sua importanza come citt portuale e come ultimo avamposto sud-orientale della Gran Bretagna, sempre grazie alla sua strettissima vicinanza con la Francia. In particolare durante la seconda guerra mondiale la citt fu oggetto di numerosi interessi da parte di Adolf Hitler, che proprio da Dover voleva iniziare l'invasione via terra dell'Inghilterra. Intuendo il pericolo, il primo ministro inglese Winston Churchill trasform il porto in una vera e propria base navale; l'intera costa sud-orientale inglese venne fortificata, soprattutto facendo ricorso all'artiglieria pesante (e la cosa diede i suoi frutti, se si considera che nessun soldato tedesco mise mai piede in Inghilterra). Nonostante ci, la citt non fu risparmiata dai pesanti bombardamenti della Luftwaffe, che causarono la distruzione di quasi 1000 edifici, il danneggiamento di altri 3000, la morte di 200 civili, e il ferimento di altri 700.

Luoghi di particolare interesse


Il castello
Il castello di Dover il monumento pi importante della citt: originariamente fortificato prima dell'invasione romana (della quale sopravvive tuttavia un faro alto 24 metri), divenne in seguito un forte sassone; venne poi ulteriormente ampliato da Guglielmo il Conquistatore, e solo all'inizio del XIII secolo, dopo la tentata invasione di Luigi VIII e la strenua difesa del castello ad opera di Hubert de Burgh, assunse l'attuale aspetto, che lo rende uno dei monumenti storici meglio conservati al mondo, e che conseguentemente richiama migliaia di visitatori ogni anno. Durante le Guerre Napoleoniche venne inoltre ridotto lo spessore delle mura in alcuni punti del castello, e nello stesso periodo vennero scavati dei tunnel sotterranei, ampliati poi durante il secondo conflitto mondiale.

Dover

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Il porto
L'importanza di Dover come citt portuale era nota gi dall'et del Bronzo, grazie al gi citato ritrovamento di una nave risalente a quel periodo; ma al di l di ci, il porto di Dover da sempre stato di vitale importanza per la citt, dal periodo sassone a quello normanno, e negli anni successivi: basti pensare che Riccardo Cuordileone part proprio da Dover per la Terza Crociata; inoltre nel 1606 l'allora re d'Inghilterra Giacomo I eman il "Royal Charter", che definiva sostanzialmente il passaggio della gestione del porto dalla "Corporation" alla Il Canale della Manica dal Castello di Dover "Warden and Assistants of the Port or Harbour of Dover", in modo da migliorarne l'efficienza. Numerosi altri moli furono costruiti nel corso degli anni, dall'Admiralty Pier (iniziato nel 1847 e successivamente ampliato) al Prince of Wales Pier (iniziato nel 1892). Durante il secondo conflitto mondiale il porto di Dover fu il teatro dell'arrivo delle navi alleate scampate al famoso disastro di Dunkerque. Oggi il porto essenzialmente diviso in due parti: negli "Eastern Docks" operano le navi adibite al trasporto auto e passeggeri in Europa, mentre i "Western Docks" sono riservati alle navi veloci (i cosiddetti Hoverspeed) e alle navi da crociera, che qui attraccano in ogni periodo dell'anno.

Le scogliere
Le "bianche scogliere di Dover", famose in tutto il mondo, sono forse la meraviglia naturale pi famosa di questo angolo di Gran Bretagna. Esse si trovano a pochi chilometri dalla citt e raggiungono l'altezza massima di 350 piedi (all'incirca 105 metri). Sono composte prevalentemente di calcare e cominciarono a formarsi durante il periodo Le scogliere di Dover Cretaceo, circa 136 milioni di anni fa, in seguito ai numerosi sedimenti accumulatisi sul fondo dell'oceano, con un ritmo di 0,015mm all'anno, fino a raggiungere la forma attuale. Le scogliere continuano tuttora ad erodersi, e per questo motivo le guide del posto consigliano ai turisti di mantenersi almeno a una distanza di cinque metri dal precipizio.

Dover

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Voci correlate
Via Francigena Itinerario di Sigerico

Gemellaggi
Calais, Francia Spalato, Croazia Huber Heights, Stati Uniti

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Sito ufficiale della citt [2] Dover Museum [3] Sito della Dover Soul community con geografia, luoghi d'interesse, storia della East Kent Radio e della citt [4] The White Cliffs Country (informazioni turistiche) [5] Guida da Dover a Calais [6] Wikimapia [7]
Tappa Precedente - da Roma Itinerario di Sigerico Via Francigena Dover Tappa Successiva - verso Canterbury -

Mansio LXXX - Sumeran Sombre Per il Canale della Manica

Canterbury

References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Dover& language=it& params=51_07__N_01_18__E_type:landmark& title=Dover [2] http:/ / www. dovertown. co. uk/ [3] http:/ / www. dover. gov. uk/ museum/ [4] http:/ / doversoul. tripod. com [5] http:/ / www. whitecliffscountry. org. uk/ [6] http:/ / www. dover-to-calais. com/ [7] http:/ / www. wikimapia. org/ #y=51132885& x=1304884& z=14& l=0& m=h& v=2

Durham

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Durham
Durham parrocchia civile

Dati amministrativi Stato Regno Unito Inghilterra Nord Est Durham City of Durham Territorio Coordinate Abitanti 5446N 0134W54.76667N 1.56667O 42939 (2001) Altre informazioni Cod. postale DH1 Prefisso Fuso orario Localizzazione 0191 [1]

Regione Contea Distretto

Coordinate: 5446N 0134W54.76667N 1.56667O [1]

Durham
Sito istituzionale [2]

Durham una citt del Regno Unito con 42.939 abitanti.

Durham

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Monumenti
Il monumento principale della citt la cattedrale, uno dei primi esempi di architettura romanica in Inghilterra. Presenta una pianta a croce latina, divisa in 3 navate; anche l'abside tripartito. La chiesa presenta all'interno l'alternanza di pilastri polistili che sorreggono i grandi archi trasversali, e di pilastri cilindrici, che sostengono i costoloni pi piccoli.

Curiosit
Durham la citt in cui ambientata la storia del film Billy Elliot, mentre le scene sono state girate nella vicina Easington Colliery.

Galleria

La cattedrale di Durham vista dalla piazza antistante

Il castello normanno

Gemellaggi
Bansk Bystrica, Slovacchia Tubinga, Germania Durham, Stati Uniti

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Collegamenti esterni
Durham City Council [2] Durham County Council [3] Durham University [4] Storia di Durham [5] Pubblicazioni sulla storia locale [6]

Durham

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References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Durham& language=it& params=54_46__N_01_34__W_type:landmark& title=Durham [2] http:/ / www. durhamcity. gov. uk/ [3] http:/ / www. durham. gov. uk/ [4] http:/ / www. dur. ac. uk/ [5] http:/ / www. picturesofengland. com/ history/ durham-history. html [6] http:/ / www. durham. gov. uk/ durhamcc/ usp. nsf/ pws/ Council+ and+ Democracy+ -+ County+ Durham+ Books/

Richmond (North Yorkshire)


Richmond parrocchia civile

Dati amministrativi Stato Regno Unito Inghilterra Yorkshire e Humber North Yorkshire Richmondshire Territorio Coordinate Abitanti 5424N 0144W54.4N 1.73333O 8970 (2001) Altre informazioni Cod. postale DL10 Prefisso Fuso orario Localizzazione 01748 [1]

Regione Contea Distretto

Coordinate: 5424N 0144W54.4N 1.73333O [1]

Richmond (North Yorkshire)

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Richmond
Sito istituzionale [2]

Richmond un paese di 8.970 abitanti della contea del North Yorkshire, in Inghilterra.

Gemellaggi
Saint-Aubin-du-Cormier, Francia Nord-Fron, Norvegia

Altri progetti
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References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Richmond_%28North_Yorkshire%29& language=it& params=54_24__N_01_44__W_type:landmark& title=Richmond [2] http:/ / www. richmond. org/ towncouncil

Newcastle upon Tyne

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Newcastle upon Tyne


City of Newcastle upon Tyne Metropolitan Borough, City

Dati amministrativi Stato Regno Unito Inghilterra Nord Est Tyne and Wear Territorio Coordinate Superficie Abitanti Densit 545833N 13636W54.97583N 1.61O 113.44 km 259536 2287.87 ab./km Altre informazioni Cod. postale NE (NEWCASTLE-UPON-TYNE) Prefisso Fuso orario Codice ONS 00CJ Localizzazione 0191 [1]

Regione Contea

Coordinate: 545833N 13636W54.97583N 1.61O [1]

Sito istituzionale

[2]

Newcastle upon Tyne una citt e un Metropolitan borough con status di city nella contea di Tyne and Wear, Inghilterra, Regno Unito. La citt fu fondata in epoca romana con il nome di Pons Aelius, e, anticamente, era nota col nome Novocastro in italiano.

Newcastle upon Tyne

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Storia
Periodo romano
Il primo insediamento nella zona dell'attuale Newcastle fu Pons Aelius, un forte romano a protezione di un ponte sul Tyne cui venne dato il nome della famiglia dell'imperatore Adriano, che lo aveva fondato nel II secolo. Si stima che la popolazione della zona in questo periodo fosse di circa 2000 persone. Il vallo di Adriano tuttora visibile in varie parti della citt in particolare lungo la West Road. Il tracciato del muro continuava ad est fino al forte di Segedunum, l'attuale Wallsend (Wall's end, fine del muro) e al forte di Arbeia, situato sulla costa presso South Shields. Il vallo di Adriano si estendeva per 117 km, per tutta la larghezza della Britannia; il muro incorpor la linea di difesa precedentemente creata da Agricola e venne costruito con lo scopo principale di controllare l'immigrazione dalle terre a nord e incursioni delle trib dei Pitti, non come una fortificazione in grado di resistere ad una massiccia invasione.

Anglosassoni e Normanni
Dopo il ritiro graduale dei romani dalla Britannia, completato nel 410, Newcastle divenne parte dell'importante regno anglosassone di Northumbria, divenendo nota come Monkchester durante questo periodo. Dopo una serie di conflitti con i Dani e le devastazioni inflitte alla regione a nord del Tyne da Oddone di Bayeux dopo la ribellione del 1080 contro i Normanni, la citt venne quasi totalmente distrutta. A causa della sua posizione strategica, Roberto II, figlio di Guglielmo il Conquistatore vi costru un castello di legno nel 1080; da quel momento in poi la citt divenne nota con il nome di Novus Castellum o Newcastle.

Periodo Medievale
Durante il medioevo, Newcastle era la fortezza inglese pi a nord. Annessa inizialmente da Enrico II d'Inghilterra, ricevette un nuovo statuto concesso da Elisabetta I nel 1589, agli inizi dell'et moderna. Una cinta muraria alta circa sette metri e mezzo venne costruita attorno alla citt durante il XIII secolo, per difenderla dalle invasioni durante la guerra di frontiera contro la Scozia. Il re scozzese Guglielmo I venne imprigionato in citt nel 1174 ed Edoardo I trasport a sud la Pietra di Scone e William Wallace attraversando Newcastle. La citt venne difesa con successo contro gli scozzesi per ben tre volte durante il XIV secolo e venne innalzata al rango di County corporate con un proprio sceriffo da Enrico IV nel 1400.

Dal XVI al XIX secolo


Dal 1530 un decreto reale ordin che tutte le spedizioni di carbone dalla zona del Tyneside partissero solamente dal Newcastle Quayside lungofiume di Newcastle, dando un monopolio assoluto nel commercio del carbone ad un gruppo di borghesi cittadini conosciuti come Hostmen. Questo monopolio venne mantenuto nel tempo, favorendo la prosperit cittadina; allo stesso tempo rallent invece lo sviluppo di Sunderland, causando una rivalit tra Tyneside e Wearside tuttora esistente. Nell'area di Sandgate, ad est della citt e lungo la riva del fiume, risiedeva la comunit di artigiani abili nella costruzione delle chiglie delle imbarcazioni, inizialmente soprattutto chiatte utilizzate per trasportare il carbone lungo il fiume fino alle navi in attesa di trasportarlo sui mercati di Londra o di altre citt. Nel 1636 circa 7.000 abitanti su 20.000 morirono durante un'epidemia di peste nera. Durante la guerra civile inglese Newcastle si schier a favore del Re e nel 1644 venne presa d'assalto dagli alleati scozzesi di Oliver Cromwell, basati nella vicina Sunderland, favorevole invece ai parlamentari. Il re per dimostrare la sua gratitudine alla citt le concesse il motto Fortiter Defendit Triumphans (Trionfante grazie ad una coraggiosa difesa). Ironicamente, pochi anni dopo, tra il 1646 ed il 1647, il re venne tenuto prigioniero dagli scozzesi proprio a Newcastle.

Newcastle upon Tyne Nel XVIII secolo la citt si trovava al quarto posto per numero di volumi stampati dopo Londra, Oxford e Cambridge, e la Literary and Philosophical Society, fondata nel 1793, precedette di circa mezzo secolo la London Library con i suoi dibattiti e la sua fornita biblioteca. Newcastle divenne famosa anche come citt produttrice di vetro, in particolare di vetro Flint. Lo sviluppo accelerato della citt fu dovuto soprattutto all'esportazione di carbone. Nel XIX secolo la cantieristica navale e la meccanica pesante acquistarono un peso preponderante nell'economia cittadina, rendendo Newcastle una delle citt-guida della rivoluzione industriale in Inghilterra. A Newcastle e nelle vicinanze vennero sviluppate diverse innovazioni tra cui la lampada di Davy, la locomotiva Rocket, la lampada ad incandescenza perfezionata da Joseph Wilson Swan e la turbina a vapore, che rivoluzion la navigazione moderna e la creazione di elettricit a basso prezzo.

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Geografia e Clima
Newcastle situata nella regione inglese del Nord Est, nelle contee di Tyne and Wear e Northumberland. La citt sorge lungo la sponda settentrionale del fiume Tyne. Il clima a Newcastle di tipo temperato, con una temperatura mediamente pi alta rispetto ad altre localit alla stessa latitudine a causa dell'influenza della Corrente del Golfo; la citt risulta essere una delle meno piovose del Regno Unito dal momento che soggetta al fenomeno del ombra pluviometrica causato dalla catena montuosa dei Pennines.

Distretti e parrocchie
I distretti di Newcastle sono: Benwell Blakelaw Byker Cochrane Park Dene Denton Dinnington Elswick Fawdon Fenham Gosforth Heaton Hazlerigg Jesmond Kenton Kingston Park Lemington Newburn Ouseburn Parklands Scotswood Spital Tongues Walker

Walkergate Westerhope Westgate

Newcastle upon Tyne Wingrove Woolsington Le parrocchie del distretto sono: Blakelaw and North Fenham Brunswick Dinnington Hazlerigg North Gosforth Woolsington

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Trasporti e Infrastrutture
Newcastle servita da un aeroporto internazionale situato a circa 11 km a nord-ovest della citt, nel sobborgo di Ponteland; il decimo aeroporto per volume di traffico del Regno Unito. La principale stazione ferroviaria della citt la Newcastle Central Station, situata lungo la East Coast Main Line e la Cross Country Route. La stazione stata inaugurata nel 1850 dalla Regina Vittoria. A Newcastle presente una ferrovia metropolitana, costituita da due linee, le quali nei pressi del centro cittadino corrono sottoterra. Questa ferrovia denominata Tyne and Wear Metro e collega la citt all'aeroporto e alla vicina Sunderland. Nella vicina cittadina di North Shields situato un terminal per navi passeggeri che permette all citt di avere collegamenti con Amsterdam, Kristiansand, Gteborg, Stavanger, Haugesund e Bergen. Le autostrade che interessano Newcastle sono la A1, che attraversando da nord a sud la citt collega Edimburgo e Londra, la A19 per York, la A69 per Carlisle, la A167, denominata anche Grande Strada del Nord, diretta a Gateshead e Durham e Darlington.

Personaggi celebri
Paul W. S. Anderson, regista e sceneggiatore di film come Mortal Kombat, Resident Evil e Alien vs. Predator. Rowan Atkinson, attore comico, meglio noto come Mr.Bean. Tunde Baiyewu, membro del gruppo musicale Lighthouse Family. Eric Burdon, membro del gruppo musicale The Animals. Paul Tucker, membro del gruppo musicale Lighthouse Family. Alan Shearer, ex calciatore del Newcastle United Football Club. Sting, nome d'arte di Gordon Matthew Sumner, cantante. Cheryl Tweedy coniugata Cole cantante inglese del gruppo Girls Aloud. Mark e David Knopfler, chitarristi e fondatori dei Dire Straits, trasferitisi qui all'et di 7 e 4 anni.

Andy Taylor ex chitarrista dei Duran Duran. Shivani Ghai, attrice.

Newcastle upon Tyne Hank B. Marvin, nome d'arte di Brian Robson Rankin, chitarra solista del gruppo musicale The Shadows Charlie Hunnam, attore attualmente impegnato sul set della serie-tv statunitense Sons of Anarchy.

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Citt gemellate
Newcastle gemellata con: Atlanta Bergen Gelsenkirchen Groninga Haifa Nancy Malm Newcastle Newcastle Taiyuan

Sport
La squadra di calcio di questa citt, il Newcastle United F.C., molto prestigiosa, milita in Premier League.

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Newcastle upon Tyne

Collegamenti esterni
(EN) City of Newcastle upon Tyne website [3] (Newcastle City Council) (EN) Tyne Bridge Publishing [4] (EN) Tyne and Wear Metro [5] (EN) Nexus [6] Public Transport information in the Newcastle area.

References
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Newcastle_upon_Tyne& language=it& params=54_58_33_N_1_36_36_W_type:adm3rd& title=City+ of+ Newcastle+ upon+ Tyne [2] http:/ / www. newcastle. gov. uk/ [3] http:/ / www. newcastle. gov. uk [4] http:/ / www. tynebridgepublishing. co. uk [5] http:/ / www. urbanrail. net/ eu/ new/ newcstle. htm [6] http:/ / www. nexus. org. uk

Architettura gotica

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Architettura gotica
L'architettura gotica quella fase dell'architettura europea caratterizzata da particolari forme strutturali ed espressive, in un periodo compreso fra la met del XII secolo e, in alcune aree europee, i primi decenni del XVI secolo.

Periodizzazioni e diffusione
L'architettura gotica continentale viene suddivisa in diverse fasi: Protogotico Gotico classico Gotico radiante Tardo gotico

Esistono inoltre diverse variet nazionali e anche regionali dell'architettura gotica: Gotico francese (in particolare le grandi cattedrali) Gotico brabantino Gotico inglese Gotico italiano Gotico tedesco nei territori del Sacro Romano Impero e nell'Europa centrale Gotico spagnolo e portoghese Gotico baltico (architettura in mattoni dell'Europa settentrionale) Gotico degli stati crociati (in Siria, Libano, Israele, Rodi e isole della Grecia)

Ognuna di queste variet nazionali presenta caratteristiche particolari e fasi proprie, talvolta ben distinte (come ad esempio il gotico inglese), sebbene sia possibile identificare gli influssi reciproci delle varie componenti regionali. Fra tutte queste variet la pi importante senza dubbio quella francese, poich l'architettura gotica dei diversi paesi europei pu essere vista come il recepimento, spesso estremamente originale, degli stimoli provenienti dal nuovo linguaggio formatosi verso la met del XII secolo nell'Ile de France.

Origine e sviluppo
Diversamente da quanto avvenne per l'architettura romanica, policentrica e senza che si possa ritenere una regione europea come pi rappresentativa, invece quasi possibile identificare una localit e un "padre" dell'architettura gotica. La ricostruzione del coro dell'abbazia di Saint Denis, vicino a Parigi, nell'anno 1144 per opera dell'abate Suger, infatti generalmente considerata come la data di inizio di questo stile, che da l a poco si diffonder prima nelle diocesi dell'Ile de France e poi nel resto della Francia, in Inghilterra, nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando resistenze significative solo in Italia. Uno stile consapevolmente diverso da quella precedente, caratterizzato dall'uso intensivo di tecniche costruttive gi note (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema coerente e logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici.
Schema strutturale

Architettura gotica

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Proporzioni dell'architettura gotica: architettura e musica


L'estetica medievale, che trova nell'architettura gotica una delle sue maggiori realizzazioni, ha nella matematica e nella geometria la sua fondazione. Le proporzioni dell'edificio sacro non sono casuali e non sono nemmeno determinate dalla ricerca di effetti spettacolari, ma derivano da una visione dell'arte come scienza, cio come speculazione teorica, nella ricerca dei rapporti geometrici che stanno alla base del cosmo e che sono ritenuti di origine divina. Si tratta degli stessi rapporti che governano il mondo della musica, le cui regole armoniche non sono fatti meramente naturali, ma riflessi delle armonie celesti. I primi edifici gotici sono costruiti in base a rapporti numerici analoghi agli intervalli perfetti dell'armonia musicale, cio ottava, quinta e quarta e unisono, come nel rapporto fra le dimensioni della campata o del transetto rispetto alla navata. In questo modo l'edificio sacro viene ad avere gli stessi rapporti armonici che ha il creato e la musica, poich Dio, il grande architetto dell'universo, ad avere stabilito in principio queste divine proporzioni, decifrabili dal libro della natura e anche dal libro della rivelazione. Lo stesso tempio di Salomone, stando alla descrizione che ne fa la Scrittura, ha delle proporzioni numeriche perfette.

Volte e pilastri, Chiesa di Brou, Francia

Sant'Agostino, nel trattato De Musica, enuncia questa estetica come riflesso delle perfezioni divine che hanno nella musica (e nella armonia musicale) la sua espressione pi compiuta. L'architettura, la pi astratta delle arti e basata, come l'armonia musicale, dalla consonanza delle varie parti e costruita come sviluppo e fioritura di figure geometriche perfette, la forma d'arte maggiore che permette un contatto diretto con Dio, perch condivide le stesse regole che ha seguito il creatore quando diede forma all'universo. In un certo senso si pu affermare che in occidente l'architettura ha lo stesso ruolo di tramite che in oriente hanno le icone, ma mentre l'immagine si ferma al sensibile e particolare dello schema costruttivo dell'Abbazia di all'apparente, nell'architettura si va oltre, potendo cogliere Saint-Denis l'essenza divina attraverso l'intelletto, poich Dio ha creato ogni cosa come numero, peso e misura, come riportato nel libro della Sapienza di Salomone. Questo spiega anche l'avversione per le immagini sensibili in Sant'Agostino e anche nei teologi medievali, in particolare in Bernardo da Chiaravalle, il quale proib ogni forma di arte figurativa nelle chiese del suo ordine cistercense promuovendo, per gli edifici di questo ordine monastico, una architettura pura e silenziosa, dove le pietre - finemente squadrate e lavorate - e le stereometrie degli spazi geometricamente perfetti

Architettura gotica

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erano pi eloquenti riguardo ai misteri divini delle ridicole difformit o delle grossolane raffigurazioni che adornavano le chiese romaniche.

Saint Denis
Nel 1140 l'abate Sugerio (Suger) decide di ricostruire il coro e la facciata di Saint Denis, l'abbazia benedettina che conservava le reliquie del patrono di Parigi San Dionigi. Questo santo era il primo vescovo delle Gallie, ma era stato confuso con il monaco siriano San Dionigi pseudo areopagita, chiamato cos perch era stato a sua volta confuso con il presunto Dionigi che si sarebbe convertito dopo aver sentito Paolo di Tarso predicare nell'areopago di Atene. Il Dionigi monaco siriano aveva scritto un trattato sulla luce e sulle gerarchie angeliche, ispirato al neoplatonismo, nel quale la luce era considerata come emanazione divina e, in generale, la realt sensibile come simbolo delle splendenti realt soprannaturali. Si riteneva inoltre che l'abbazia fosse stata consacrata da Ges Cristo in persona ed era utilizzata come sacrario dei re Capetingi che qui venivano sepolti. L'abate Sugerio, lettore dei testi dello Pseudo Dionigi, volle ricostruire la sua venerabile abbazia ispirandosi alle teorie del filosofo, progettando un nuovo coro con una serie di cappelle radiali a forma trapezoidale direttamente collegate ad un deambulatorio che permetteva ai fedeli di muoversi liberamente anche dietro il recinto del coro. Le cappelle radiali erano coperte da volte a crociera e sulle pareti si aprivano ampie finestre che davano una grande luminosit allo spazio interno. Le vetrate colorate alle aperture rendevano l'atmosfera interna quasi soprannaturale, riuscendo a dare una forma sensibile alle teorie dello Pseudo Dionigi.

Progetto di Villard de Honnecourt per la Cattedrale di Reims

l'arditissimo coro della Cattedrale di Beauvais

Innovazioni tecniche
La novit pi originale dell'architettura gotica la scomparsa delle spesse masse murarie tipiche del romanico: il peso della struttura non veniva pi assorbito dalle pareti, ma veniva distribuito su pilastri all'interno e nel perimetro, coadiuvati da strutture secondarie come archi rampanti e contrafforti. Lo svuotamento della parete dai carichi permise la realizzazione di pareti di luce, coperte da magnifiche vetrate, alle quali corrispondeva fuori un complesso reticolo di elementi portanti. A partire dai soli pilastri a fascio si dipana un sistema di contrafforti ben pi ampio e diversificato di quello romanico: gli archi rampanti, i pinnacoli, i piloni esterni, gli archi di scarico sono tutti elementi strutturali, che contengono e indirizzano al suolo le spinte laterali della copertura, con conseguente alleggerimento delle murature di riempimento, che presentano un numero maggiore di aperture. Ma la straordinaria capacit degli architetti gotici non si esaurisce nella nuova struttura statica messa a punto: gli edifici, svuotati dal limite delle pareti in muratura, poterono svilupparsi in uno slancio verticale, arrivando a toccare altezze ai limiti delle possibilit della statica. La cattedrale pi alta costruita quella di Beauvais le cui volte

Architettura gotica raggiungono un'altezza di ben 48,5 metri (la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi ne misura che 33). Questa caratteristica non fu una novit assoluta e si svilupp probabilmente da chiese con verticalit preminente gi nell'epoca romanica, in Normandia e in Inghilterra (che all'epoca formavano un'unit politica comune). Strumenti essenziali per questo sviluppo "aereo" furono: l'uso massiccio dell'arco a sesto acuto (di origine sasanide e islamica, in uso gi in epoca romanica, per esempio in Borgogna), che permette di scaricare il peso sui piedritti generando minori spinte laterali rispetto ad un arco a tutto sesto; la volta a crociera ogivale, che pu creare anche campate rettangolari invece di quadrate; gli archi rampanti innestati su contrafforti esterni, che ingabbiano la costruzione disponendosi dinamicamente attorno a navate ed absidi. In Inghilterra si ebbe in seguito un ulteriore sviluppo della volta a crociera con la volta a sei spicchi e poi a raggiera o a ventaglio: tutte soluzioni che permettevano una migliore distribuzione del peso a favore di una maggiore altezza. Ci che rende affascinante l'architettura gotica la stretta corrispondenza fra idee estetiche e innovazioni tecnologiche. L'obiettivo di rendere gli interni degli edifici sacri luminosi e ampi raggiunto grazie all'utilizzo, sempre pi perfezionato e rivoluzionario, dei principi costruttivi della volta a crociera e dell'arco acuto. L'integrazione di queste due tecniche permetter la costruzione di flessibili campate rettangolari (non pi soggette alla limitazione dell'impiego della forma quadrata come in et romanica) e la costituzione di organismi architettonici puntiformi, senza cio che il muro abbia pi funzioni portanti, svolte unicamente dai pilastri, riservando ai muri esterni una mera funzione di tamponamento. L'assenza di carico da parte della volta sui muri perimetrali, assorbito dai pilastri e dai contrafforti esterni, permetter la sostituzione della pietra del muro col vetro delle finestre, che raggiungeranno dimensioni mai viste prima. Tutto il sistema di spinte e controspinte generato dalle volte a crociera e dai contrafforti, realizzati con pinnacoli e archi rampanti spostati all'esterno, costituir un altro capitolo dell'estetica gotica, strettamente legata ad un pragmatismo strutturale che affasciner gli ingegneri del ferro e dei nuovi materiali del XIX secolo.

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Tardo gotico

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Nel Trecento e Quattrocento il gotico si sviluppa in direzioni nuove rispetto alle forme dei due secoli precedenti. L'edificio dei secoli XII e XIII era caratterizzato da una navata centrale di notevole altezza e dalle due navate laterali molto pi basse. Ci comportava che la luce fosse concentrata soprattutto in alto, a livello del cleristorio. Dal punto di vista della percezione dello spazio interno, questo era caratterizzato dalla forte assialit della navata centrale. Questi due elementi rendono lo spazio "ascetico" e "spirituale". Gli edifici pi rappresentativi della prima fase sono soprattutto le cattedrali. Nel Trecento e soprattutto nel Quattrocento la spinta a costruire grandi cattedrali si esaurisce, e le fabbriche pi importanti sono soprattutto le chiese di ricche parrocchie cittadine, le chiese degli ordini mendicanti nelle periferie delle citt e anche le abbazie di alcuni ordini tradizionali. Nella disposizione interna si diffonde il modello della chiesa a sala, cio con le navate laterali di uguale altezza rispetto a quella centrale. Ci fa s che la luce non provenga pi Vetrata dell'abside del Duomo di Milano (particolare) dall'alto, ma dalle pareti laterali, illuminando in modo omogeneo tutto l'ambiente. Anche la forte direzionalit tradizionale viene modificata, venendosi a perdere quella precedente in favore di una spazialit policentrica. Questa nuova visione dello spazio stata anche messa in relazione con la religiosit pi terrena e mondana del XV secolo. La geografia di questa nuova sensibilit presenta una mappa diversa da quella del gotico classico. le regioni pi innovative saranno la Germania, la Boemia, la Polonia, l'Inghilterra e la zona alpina. La penisola iberica vedr dal Quattrocento al Cinquecento la costruzione di alcune grandi cattedrali, ispirate ai modelli francesi e tedeschi dei secoli precedenti. Anche la decorazione subisce una evoluzione. Nell'Europa centrale e in Inghilterra la volta e i costoloni diventano un motivo ornamentale, a volte raggiungendo effetti di straordinaria complicazione e astrattezza, come nella chiesa di Sant'Anna ad Annaberg in Sassonia.

Malbork, Polonia

Architettura gotica

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Bibliografia
Louis Grodecki, Architettura gotica, Milano, Electa, 1976 (e successive ristampe). Giulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana, vol. 1 e 2, Firenze 1968-2000 Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano, Storia dell'arte italiana, vol 2, Milano 1990 Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol. 1, Milano, Bompiani, 1999.

Voci correlate
Gotico Architettura neogotica

Altri progetti
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Gotico francese
Il gotico francese la pi antica ed una delle pi famose varianti dell'arte gotica. Si svilupp dagli anni quaranta del XII secolo (quando in tutte le altre regioni europee dominava l'arte romanica) e persistette fino al tardo XVI secolo con lo stile tardo gotico o gotico fiammeggiante (flamboyant).

L'abbazia di Saint-Denis
La nascita ufficiale dell'architettura gotica ebbe luogo con la ricostruzione del coro dell'abbazia di Saint-Denis, su idea del famoso abate Suger, che per la basilica dei reali di Francia voleva un edificio "sontuoso e dotato di splendidi arredi" e che assolvesse "meglio al compito di onorare la divinit se rifulge di luce", che penetrando da vetrate si riflettesse sui metalli preziosi e sulle gemme poste nelle decorazioni delle suppellettili; nel solco degli studi di neoplatonismo intrapresi dall'abate. A sua volta Suger si ispirava allo Pseudo-Dionigi l'Areopagita: Dio Luce, pertanto le nuove cattedrali devono essere costruite in modo da poter ospitare la luce divina. Nella sua parte inferiore il coro fu compiuto intorno al 1144, mentre il completamento della parte superiore e della navata della chiesa della met del XIII secolo. Il coro di Saint-Denis riprende i modelli romanici, dove erano gi stati applicati deambulatori e cappelle radiali; in Saint-Denis tuttavia le navate laterali del coro raddoppiano mediante dei sostegni poco invasivi e la struttura, sostenuta da archi ogivali, si alleggerisce per la presenza di grandi vetrate, in contrapposizione alla pesantezza e all'oscurit delle costruzioni romaniche.

Ambulacro dell'abbazia di Saint Denis

Gotico francese

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L'evoluzione dello stile


Poco dopo Saint-Denis, le novit vennero recepite dai costruttori della cattedrale di Sens, dove per si registra ancora la tradizionale alternanza dei sostegni tipica dell'architettura normanna e l'assenza del transetto; tuttavia questa cattedrale rappresent il modello per molte altre costruzioni senza transetto o con transetto poco accentuato. Un'altra evoluzione si registra nella cattedrale di Noyon, realizzata a partire dal 1145. Qui, nella campata che si affaccia sulla navata centrale, oltre alla tribuna, o matroneo, si osserva per la prima volta il triforio, cio una galleria pi bassa e ricavata nello spessore murario della parete. Riconducibile a Noyon la cattedrale di Laon, una delle massime realizzazioni del primo periodo gotico. La chiesa presenta un coro piatto, frutto di una ricostruzione intrapresa nel 1205, con una torre-lanterna all'intersezione tra la navata principale e il transetto. Due articolate torri gemelle sorgono sulla facciata principale e nel progetto originario ne erano previste altre analoghe sulle facciate dei transetti, poi realizzate solo in parte. Contemporaneamente a Laon fu innalzata la cattedrale parigina di Notre-Dame con cinque slanciate navate, transetto e doppio deambulatorio. Secondo alcuni autori qui vennero sperimentati per la prima volta gli archi rampanti per sostenere il peso della chiesa, essendo le pareti ormai svuotate per lasciar spazio alle vetrate istoriate, che vennero disposti regolarmente lungo l'esterno delle navate e a semicerchi lungo il coro.[1]

Pianta della cattedrale di Sens

Pianta della cattedrale di Laon

Interno della cattedrale di Laon

Veduta di Notre-Dame a Parigi

Gotico classico
Notre-Dame di Parigi segna anche il passaggio dal primo gotico al gotico classico, che viene inquadrato nella prima met del XIII secolo. Appartiene a questo periodo la cattedrale di Chartres (1194-1230), riedificata dopo che un incendio aveva distrutto la precedente cattedrale romanica. Chartres caratterizzata da un attento studio delle proporzioni, sia in pianta che in alzato, che la rendono un capolavoro di armonia delle forme. Gli archi e le vetrate sono tutti di misura regolare e le 166 vetrate istoriate inondano di luce la cattedrale. Rispetto ai modelli precedenti a Chartres le tribune o matronei furono sostituiti dal solo triforio al fine di snellire la massa muraria e lasciare maggior spazio proprio alle superfici vetrate. L'architettura di Chartres fu ripresa nelle successive cattedrali di Reims e Amiens, che rappresentano la massima perfezione dell'architettura gotica francese. Qui le navate raggiungono rispettivamente i 38 ed i 42 m, con un rapporto tra altezza e larghezza superiore a quello della stessa cattedrale parigina, dove la navata alta 35 m: ad Amiens 3:1, a Parigi 2,75:1, a Chartres 2,6:1. La cattedrale di San Pietro a Beauvais supera in altezza tutte le altre chiese francesi, con le volte di ben 48,5 m (rapporto altezza e larghezza di 3,4:1), ma la costruzione non fu portata a termine solo nel coro e transetto, a seguito del sopraggiungere di gravi problemi di natura statica.

Gotico francese

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Pianta della Cattedrale di Chartres

Veduta della Cattedrale di Chartres

Interno della Cattedrale di Amiens

Facciata della Cattedrale di Notre-Dame a Reims

l'imponente coro della Cattedrale di Beauvais

Gotico radiante e fiammeggiante


La fase successiva, che prese avvio dalla met del XIII secolo, detta del gotico radiante, poich si arriv a una pi radicale abolizione delle pareti ed a un assottigliamento di tutte le strutture. Capolavori di questo periodo sono le testate dei transetti di Notre-Dame a Parigi e la Sainte-Chapelle (1241-1248), sempre a Parigi, dove tra sottili pilastri a fascio si dispiegano leggere e diafane vetrate, che non lasciano trasparire la robusta ingabbiatura esterna dei contrafforti. La Sainte-Chapelle fu il nuovo modello di cappella palatina (era infatti collegata direttamente al palazzo reale), con due basiliche sovrapposte ad aula unica, quella inferiore per la corte e quella superiore, contenente preziose reliquie, ad appannaggio esclusivo del re e della sua famiglia.

Parigi: la cappella superiore della Sainte-Chapelle di Parigi

L'ultima fase del gotico francese definita gotico fiammeggiante. Lo stile venne caratterizzato dall'impiego di elementi prolungati in senso della lunghezza che acquisirono forme riconducibili ad una fiamma.

Gotico francese

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Note
[1] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999, p.88.

Bibliografia
R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. L. Grodecki, Architettura Gotica, Martellanego (Venezia) 1998. N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari 1998. Pascal Tonazzi, Florilge de Notre-Dame de Paris, Arla, Parigi 2007.

Voci correlate
Cattedrali gotiche francesi Architettura francese

Altri progetti
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Gotico brabantino

Gotico brabantino

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Il Gotico brabantino una variante diretta del Gotico francese, o meglio dire l'Arte Gotica interpretata secondo il gusto fiammingo. Si svilupp nel Ducato di Brabante all'incirca a partire dal XIV secolo, e il centro motore ne fu Mechelen, con la costruzione della sua nuova cattedrale, e ben presto fu irradiato per tutte le Fiandre e in tutti i Paesi Bassi. Tra i pi importanti architetti sono da ricordare le famiglie del Keldermans di Mechelen e dei De Waghemakere di Anversa.

Origini e sviluppo
Il nuovo stile, poi detto Gotico, sviluppatosi nell' le-de-France dall'Abbazia di Saint-Denis verso la met del XII secolo, arriv nei Paesi Bassi solo circa un secolo pi tardi tramite le potenti citt di Tournai e Liegi le quali importarono rispettivamente le influenze dalla Piccardia (Soissons) e della Champagne (Reims) e Borgogna. Ma dal XIII-XIV secolo nel Brabante si inizi a diffondere un nuovo stile di gotico, sempre di matrice francese, ma con tali elementi da diversificarlo nettamente.

il Municipio di Lovanio.

In questo nuovo linguaggio, gli edifici non concorrono pi in un'irrefrenabile altezza delle volte, ma, per mantenere il senso di verticalismo ci si concentra pi su altri dettagli. Si preferisce giocare sull'uso di slanciati finestroni all'esterno, e di pilastri dai semplici, o a volte assenti (Collegiata di San Pietro di Lovanio) capitelli che si innestano svelti sulle volte. L'altezza delle volte rimane comunque elevate, sempre intorno ai 27-30 metri, solo nella Cattedrale di Anversa, la pi grande del Belgio, arriver a toccare i 40 metri. Le coperture sono per la maggior parte realizzate a volta, soprattutto a l'imponente Cattedrale di Nostra Signora ad Anversa. crociera. Le nuove Cattedrali brabantine si presentano di grandi dimensioni, in pietra bianca e dalle grandi coperture a tetti spioventi ricoperti d'ardesia; spuntano come "montagne" dalla selva di casette fiamminghe dai tipici frontoni triangolari e realizzate per lo pi in mattoni rossi. Furono proprio le abitazioni private, con i loro stravaganti frontoni triangolari, speso a gradoni ad abbracciare per prime le nuove tendenze dello stile Gotico nelle Fiandre; e furono proprio loro ad influenzare il nuovo disegno brabantino delle Cattedrali gotiche.

Gotico brabantino

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Gli elementi che caratterizzano principalmente le Cattedrali brabantine sono: Le cappelle delle navate laterali inserite direttamente fra i contrafforti degli archi rampanti, e molto spesso coronate da ghimberghe decorate, traforate e slanciate da pinnacoli che riportano ai tipici frontoni dell'edilizia privata. Il deambulatorio a cappelle radiali coronate da una selva di archi rampanti e giochi di tetti; Una grossa e alta torre posta al centro della facciata e aperta, in basso, da un profondo portico d'ingresso. Le torri vengono dotati di grandi carillon di innumerevoli campane. L'esempio migliore e pi ricco quello della cattedrale di Mechelen, composto da ben 49 campane storiche, poi raddoppiato nel 1981. La citt anche famosa sin dal Medioevo per la sua antica "scuola di Carillon". L'uso smisurato di enormi e decoratissime polifore che diventano delle vere e proprie pareti di vetro, a volte dotate anche di mirabili vetrate istoriate. Non compaiono pi i rosoni veri e propri, sostituiti dalle polifore, che li inglobano indirettamente nei loro movimenti decorativi. All'interno l'insieme scandito da pilastri rotondi ai quali vengono addossate grandi statue degli Apostoli. Posseggono capitelli moderati decorati per lo pi da foglie di cavolo. scompare la galleria del triforio sostituito da una galleria cieca o addirittura da balaustre. Gli esempi pi significativi dello stile Gotico brabantino, nell'architettura religiosa sono le grandi Cattedrali di Mechelen, Anversa e la collegiata di San Pietro a Lovanio.
interno della Collegiata di San Pietro a Lovanio. la Chiesa di Notre-Dame de la Chapelle a Bruxelles.

Architettura civile
Lo stile brabantino presto conquist anche l'edilizia civile, dove fior dal XIV-XV secolo donando all'arte dei veri e propri capolavori irripetibili. Infatti fin d'allora tutta l'Europa del Nord se ne ispir per costruire i suoi edifici pubblici.

la Cattedrale di Mechelen.

Il grande sviluppo della Borghesia nella societ delle Fiandre si espresse da un lato nell'opulenza e potenza delle Corporazioni e dall'altro in una enorme libert delle Istituzioni municipali. Tutto il carattere borghese si espresse nella costruzioni di sfarzosi edifici di uso pubblico come i grandi Mercati coperti (Halles) e i solenni Municipi, preziosi come reliquiari e resi alteri da superbe Torri civiche dette Beffroi.

Gotico brabantino

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I mercati si presentano come dei grandi edifici molto decorati da rilievi, intagli, guglie e gallerie, e all'interno aperti in enormi spazi su pi livelli. fra i pi significativi si ricordano il Mercato dei Tessuti (Lakenhalle) di Ieper, quello di Bruges, l'antico Mercato del Pane (Broodhuis), oggi Maison du Roi a Bruxelles. I palazzi comunali, detti in neerlandese stadhuis, sono imponenti e sfavillanti di decorazioni, bifore, pinnacoli, tetti spioventi con numerosi abbaini e speso rivestiti di un ricco apparato scultoreo che prende tutte le facciate. Incentrati su un cortile interno sono dotati di numerose ricche sale di rappresentanza e grandi saloni di Consiglio. I pi impressionanti sono quello di Municipio di Lovanio, Municipio di Bruxelles, Municipio di Bruges. Sempre nelle citt fiamminghe compare l'alta torre civica o Beffroi, simbolo per eccellenza delle libert comunali e della potenza cittadina. Sono altissime e molte decorate, alcune di esse sono dei veri capolavori assoluti dell'arte gotica come la cosiddetta Tour Inimitable di Bruxelles, alta ben 96 metri ed eretta nel 1454 ad opera di Marten van Rode. Si presentano come slanciate torri il Municipio con la Tour Inimitable di Bruxelles. munite agli angoli di robusti torricini di rinforzo e dalle coperture pi fantasiose. Possono trovarsi accorpate ai grandi edifici dei mercati (Ieper, Bruges), ai Municipi (Bruxelles, Lier, Oudenaarde), alle cattedrali (Mechelen o anche isolate (Gent, Tournai) all'epoca erano concepite come strutture chiuse atte a custodire i pi preziosi beni di propriet della citt; tra questi spiccavano i diplomi concessi dai grandi feudatari o dall'Imperatore che riconoscevano determinati diritti ed esenzioni alle citt. Sono tutti stati iscritti nel 1999 fra i campanili di Belgio e Francia della lista dei patrimoni dell'umanit dell'UNESCO.

Opere esemplari

interno della Cattedrale di Anversa

l'interno della Chiesa di Notre-Dame du Sablon a Bruxelles

Chiesa di Notre-Dame du Sablon a Bruxelles

il Mercato dei Tessuti e Beffroi di Ieper

Gotico brabantino

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Municipio di Oudenaarde

la Basilica di Tongeren

Diest

Veurne

il Municipio di Kortrijk

il Beffroi di Tournai

la Cattedrale di San Bavone a Gent

il Beffroi di Gent

il Beffroi di Bruges

il Municipio di Bruges

Chiesa di Nostra Signora a Bruges

Cattedrale di Mechelen

Cattedrale di San Michele e Santa Gudula di Bruxelles

Gotico brabantino

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Voci correlate
Gotico internazionale in Europa Gotico francese Architettura gotica

Bibliografia
Belgium, From the Roman Invasion to the Present Day, Emile Cammaerts, Ed. Fisher Unwin Ltd, Londra, 1921 (ripubblicato col Progetto Gutenberg eBook, 2008). pp. 359. "History & styles: Gothic (1254-ca. 1600)". The virtual museum of religious architecture in The Netherlands. www.archimon.nl. Retrieved 13 July 2011. (Blog specializzato he descrive il percorso artistico nei Paesi Bassi e soprattutto in Belgio. Gotische kunst, Herman Defoort, Tekststek voor kunst en esthetica sinds 2001. Wat zijn de kenmerken van de gotische architectuur?, Marjan Savenije e Susan Smelt, Rooms-Katholieke Scholengemeenschappen Pius X College en St.-Canisius, Almelo, Paesi Bassi. La reconstruction des monuments et des sites en Belgique aprs la premire guerre mondiale, Andr de Naeyer, Ed. Monumentum, 1982. Documentazione del Centro dell'Unesco - Icomos. pp. 167187.

Gotico inglese
Il Gotico inglese uno stile architettonico che fu usato in Inghilterra dalla seconda met del XII secolo, importato dalla Francia settentrionale.

Storia ed evoluzione
L'Inghilterra aveva stretti contatti politici ed economici con la Normandia, essendo stata conquistata dai normanni nel 1066; attraverso queste vie arriv nell'isola lo stile romanico ed altrettanto avvenne con le novit gotiche sviluppate nell' le-de-France a partire dal 1140. La prima architettura gotica inglese il coro della Cattedrale di Canterbury, concluso nel 1175 da un architetto francese di nome Guillame de Sens. Un anno dopo le campate occidentali della cattedrale di Worcester venivano erette in forme gotiche, in quello che ormai viene chiamato Early english o Gotico primitivo inglese. La velocit con cui attecch il Gotico in Inghilterra deriva dalla predisposizione che l'architettura romanica anglo-normanna possedeva tra tutti i sotto-stili regionali europei: gi nelle cattedrali romaniche inglesi si riscontra una spiccata verticalit nelle navate centrali grazie all'uso gi consolidato di volte a crociera costolonate con archi a sesto a acuto ed addirittura volte gi a sei spicchi, come nella Cattedrale di Durham terminata nel 1113, le cui novit assolute tornarono presto in Normandia e da l fecondarono di idee gli architetti dell'area parigina

Volte a ventaglio nella abbazia di Bath

che "inventarono" il gotico.

Gotico inglese

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Anche nel caso del Gotico in Inghilterra si svilupparono presto delle caratteristiche peculiari diverse da quelle continentali: Grande attenzione all'ornamento, soprattutto della facciata; Facciate a sviluppo prevalentemente orizzontale (come nella cattedrale di Wells, 1230-1240) Transetto incrociato al centro della navata centrale piuttosto che nella zona terminale, o in altre parole sviluppo longitudinale del coro che arriva a eguagliare in alcuni casi la navata; Mancanza (salvo rare eccezioni) del deambulatorio absidale e delle cappelle radiali; Presistena del triforio, al quale talvolta corrispondono ancora dei matronei; Presenza di una sala capitolare ottagonale, staccata dalla chiesa, e coperta da una volta ad ombrello sostenuta da un unico pilastro centrale; per permettere l'apertura di grandi finestre la struttura di solito retta da archi rampanti e contrafforti esterni disposti in maniera radiale.

Ma la caratteristica pi innovativa e pi immediatamente riconoscibile del Gotico inglese quella dell'invenzione delle volte a raggiera e delle volte a ventaglio. Le membrature della volta si moltiplicano: compaiono nuove nervature intermedie, chiamate anche tiercerons, che risultano prive di funzione portante. Esse conducono in un punto situato su un costolone longitudinale e non pi alla chiave di volta, manifestando cos il loro ruolo puramente decorativo. Le nervature si slanciavano infatti dai pilastri senza confluire verso un'unica chiave di volta, ma si diramano creando un reticolo geometrico che termina lungo una linea centrale (conformazione "a spina di pesce"). Uno dei primi esempi di tali innovazioni nella Cattedrale di Lincoln (post 1192). Ma il gotico inglese ricco per l'inventiva e lo studio di soluzioni coerenti ed esteticamente pregevoli per particolari problemi strutturali. Per esempio nella Cattedrale di Wells all'incrocio tra navata e transetto di erge un'alta torre, che all'interno della chiesa sorretta da un'inedita struttura di rinforzo composta da due archi ogivali contrapposti (1340). L'Abbazia di Westminster di Londra (costruita dal 1245) ruppe con la tradizione locale e torn ad ispirarsi direttamente all'architettura francese, con coro e cappelle radiali nel deambulatorio. Il Gotico inglese si svilupp in tre fasi: Early english (gotico inglese primitivo) Decorated style (gotico decorato) Perpendicular style (gotico perpendicolare)

Interno della Cattedrale di Lincoln, con le volte a raggiera

Gotico primitivo
Bench le chiese siano esternamente allungate, appaiono sviluppate pi in senso orizzontale che verticale. La pianta presenta la tipica sequenza spaziale inglese: aula, coro longitudinale, retrocoro ( uno spazio indipendente nel quale domina la Lady Chapel o cappella della Madonna), transetto principale occidentale, transetto secondario orientale. I transetti presentano in genere una estensione ampia conclusa da pareti frontali dritte, una composizione asimmetrica e vestiboli ai lati dell'aula. Maggiore esempio di questo stile la cattedrale di Canterbury costruita nel 1174.

Gotico inglese

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Gotico decorato
Presenta un grande sviluppo longitudinale con la presenza di due transetti, inoltre le volte hanno una soluzione costruttiva molto originale, che non fa leggere il soffitto come sequenza di campate, ma come spazio unitario. All'interno, i pilastri sono contornati da colonnine in controvena, mentre la massa muraria piuttosto consistente; all'esterno le facciate sono pi basse e larghe rispetto a quelle francesi e le statue non dominano l'architettura.

Gotico perpendicolare
Il "Perpendicular Style" caratterizza fortemente il periodo tardo-gotico anglosassone; il nome deriva dall'accentuazione in senso verticale dell'apparato decorativo (guglie e pinnacoli). Inoltre scompare la suddivisione in campate e si moltiplicano le nervature senza la funzione strutturale (volta a ventaglio).
La cattedrale di York (Yorkminster)

Galleria di immagini

Cattedrale di Wells

Cattedrale di Canterbury

Cattedrale di Salisbury

Abbazia di Westminster

Veduta della cattedrale di Lincoln

King's College a Cambridge

Torretta ottagonale della Cattedrale di Ely

Chiostro meridionale della Cattedrale di Gloucester

Gotico inglese

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Bibliografia
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

Gotico italiano
Il gotico in Italia ha caratteristiche che lo distinguono notevolmente da quello del luogo d'origine dell'architettura gotica, cio la Francia, e dagli altri paesi europei in cui questo linguaggio si diffuso (cio l'Inghilterra e la Germania). In particolare non viene recepita l'innovazione tecnica e l'arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti, e anche dal punto di vista estetico e formale non trova un grande sviluppo lo slancio verticale quasi estatico dell'architettura d'oltralpe. Se da un lato quindi c'era stata un'applicazione precoce di elementi gotici in epoca romanica (i rosoni e le volte a costoloni nel nord-Italia, gli archi a sesto acuto di retaggio arabo in Italia meridionale), dall'altro la tradizione romanica, influenzata dai modelli bizantini, paleocristiani e classici, resistette al principio dell'annullamento delle pareti. Ci fu dovuto probabilmente anche a questioni puramente pratiche: il clima italiano avrebbe fatto negli edifici coperti di vetrate un "effetto serra" nei mesi estivi, per cui la soluzione preferita fu quella di mantenere strutture in massiccia muratura, pi fresche, sulle quali si stendevano preziose decorazioni ad affresco. Si ebbe quindi in Italia un compromesso tra romanico e gotico, senza eccessivi slanci in altezza e riduzioni scheletriche delle masse murarie. Una possibile periodizzazione dell'architettura gotica italiana contempla una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell'architettura cistercense, una fase successiva dal 1228 al 1290 di "primo gotico"; le realizzazioni dal 1290 al 1385 sono considerate di "gotico maturo" ed infine l'ultima fase dal 1385 fino al XVI secolo con l'inizio e la prosecuzione di cantieri "tardo gotici" come al Duomo di Milano o di Napoli ed alla Basilica di San Petronio a Bologna.

Basilica di San Francesco ad Assisi

Interno dell'Abbazia di San Galgano, provincia di Siena

Castel del Monte ad Andria in Puglia

Gotico italiano

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Gli inizi dell'architettura gotica in Italia


L'architettura gotica in Italia, come in altre parti dell'Europa, all'inizio un prodotto di importazione. Il vettore principale costituito dagli edifici dell'ordine benedettino cistercense, che dalla zona d'origine borgognona, in Francia, si espanse in tutta l'Europa occidentale. L'architettura dell'ordine cistercense costituiva un sottolinguaggio particolare dell'edilizia gotica. Si tratta infatti di un'architettura che accoglie le principali innovazioni gi espresse nelle cattedrali dell' le-de-France, ma in forma molto pi moderata e in un certo senso "ascetica". Viene completamente bandita la decorazione figurativa, le vetrate hanno un'estensione ridotta e sono prive di colore, il verticalismo frenato, all'esterno non sono ammessi torri o campanili. Viene per utilizzata la volta a crociera archiacuta a campate rettangolari e i pilastri a fascio che proseguono nelle costolonature delle volte. I capitelli presentano ornamentazioni semplicissime e prevalentemente non figurative. La lavorazione della pietra accuratissima, e lo spazio definito dai tipici assetti planimetrici modulari e dalla nettezza e politezza delle membrature risulta, oltre che razionale, intensamente astratto. L'architettura di questo ordine si diffonde per tutto l'Occidente, e l'incontro del nuovo linguaggio con la tradizione locale costitu anche in Italia la base per gli sviluppi successivi. I primi esempi di abbazie gotiche in Italia sono il complesso di Fossanova nel Lazio (1187-1206), l'Abbazia di Casamari, terminata nel 1217, o l'Abbazia di San Galgano, vicino Siena, iniziata nel 1227 e finanziata da Federico II. Nell'ultimo esempio, pi tardo, si nota un'evoluzione del modello con un assottigliamento dei pilastri e un maggior numero di aperture che garantiscono una migliore luce. L'architettura cistercense forn spunti significativi agli ordini mendicanti, come francescani, domenicani, e agostiniani, nella cospicua fase di inurbamento dei relativi insediamenti che in Italia ha luogo fra la met del Duecento e la met del secolo seguente. Fra le note

Cattedrale di Siena

Duomo di Orvieto

Gotico italiano

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distintive di questi ordini vi era infatti una certa enfasi sulla decorosa povert e semplicit degli edifici sacri e la necessit di avere ampie navate coperte con tetto a vista, in modo tale che i fedeli potessero ascoltare le prediche e seguire i riti senza ingombri visivi, come invece avveniva nelle cattedrali di assetto basilicale. Un esempio precoce di accenni significativi di grammatica gotica (su una sintassi ancora tardoromanica), dato dalla basilica di Sant'Andrea a Vercelli (1219-1227), finanziata dal cardinale Guala Bicchieri che era stato legato al pontificio in Francia e quindi aveva potuto ammirare le nuove cattedrali. Gi la facciata molto originale, con l'innesto di contrafforti a forma tubolare e di due esili torri ai lati, mentre i portali strombati presentano ancora archi a tutto sesto e le gallerie di loggette ricordano gli esiti del romanico lombardo e renano. A parte la singolare presenza di archi rampanti, l'interno sa decisamente pi di gotico, per le volte a crociera ogivali dai costoloni bicromi, gettate su pilastri 'incantonati' da colonnini serventi.

Interno di Santa Maria Novella, Firenze

Un altro esempio coevo il grandioso Battistero di Parma, dove lavor Benedetto Antelami.

Architetture del XIII secolo


In questo secolo vengono costruiti numerosi edifici degli ordini mendicanti. Fra questi i pi importanti sono: Basilica di San Francesco ad Assisi (1228 - 1253) Basilica di Sant'Antonio a Padova Chiesa di San Francesco, Bologna (1236 - 1263) Chiesa di Santa Maria Novella, Firenze In questo secolo vengono costruite o terminate anche alcune cattedrali, fra cui: Cattedrale di Siena Pisa rappresenta un caso unico in Italia, dove l'arte gotica si fonde armonicamente con l'arte romanica: Battistero di Pisa Chiesa di Santa Maria della Spina Un posto di particolare rilievo nell'arte del XIII secolo tenuto dall'architettura civile e militare sviluppatasi nell'Italia meridionale con l'imperatore Federico II di Svevia e nei secoli successivi con le dinastie Angioina e Aragonese del Regno di Napoli. Tra alcune delle opere pi importanti si ricordano: Castel Maniace a Siracusa in Sicilia Castello Ursino a Catania in Sicilia Castel del Monte ad Andria in Puglia Chiesa di Sant'Eligio Maggiore a Napoli Basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli Porta trionfale a Capua (distrutta) Chiesa di San Pietro a Majella a Napoli

Gotico italiano Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila

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XIV secolo
Verso la fine del XIII vengono cominciati alcuni importanti cantieri di edifici che verranno realizzati nel corso del Trecento. Fra questi gli edifici fiorentini: Basilica di Santa Croce, Firenze Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze Palazzo Vecchio di Firenze In Umbria: Duomo di Orvieto A Venezia: Basilica dei Santi Giovanni e Paolo Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari Palazzo Ducale (Venezia) A Napoli: Chiesa di San Domenico Maggiore Chiesa di Santa Maria Donnaregina Basilica di Santa Chiara Al termine del secolo verranno iniziati i due maggiori cantieri tardo gotici italiani: Duomo di Milano. Questo edificio rappresenta una eccezione nel panorama artistico italiano per la presenza documentata di architetti dell'Europa centrale, che impostano un progetto affine a quello del duomo di Colonia. L'edificio, il cui progetto sar fonte di discussioni e conflitti fra architetti italiani e tedeschi e francesi, verr terminato solo nel XIX secolo in pieno clima di revival neogotico e storicista, integrando ecletticamente fra loro le diverse scuole di pensiero architettonico e le stratificazioni artistiche dovute al protrarsi del cantiere e alle straordinarie dimensioni dell'edificio. Basilica di San Petronio, Bologna

XV secolo
Nel Quattrocento proseguono i cantieri iniziati nei secoli precedenti. Viene realizzata la cupola della cattedrale gotica di Firenze da parte di Filippo Brunelleschi, considerata una delle opere pi significative del nuovo linguaggio del Rinascimento, sebbene vada letta quale straordinario frutto tardomedievale della pi solida cultura progettuale e tecnica di tradizione.

Bibliografia
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

Voci correlate
Cattedrali e basiliche gotiche italiane

Gotico tedesco

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Gotico tedesco
Per gotico tedesco si intende l'arte gotica nell'Europa centrale, nei territori gravitanti intorno al Sacro Romano Impero.

Storia
Il gotico in questa area nacque per influsso dell'architettura gotica francese, paese d'origine di questo stile, interpretandolo con soluzioni originali. Storicamente la comparsa di questo stile fu pi tarda rispetto ad altri paesi (come l'Inghilterra), con una permeazione graduale fino al 1230 circa, dopo di che si ebbero opere pienamente "gotiche". Il gotico di quest'area pu essere detto "tedesco" in senso lato, poich nel territorio dell'impero vi sono nazionalit diverse dalla germanica, e anche nei territori tedeschi veri e propri vi sono marcate differenziazioni regionali. Si pu parlare di gotico baltico per l'area della Germania settentrionale, delle attuali Polonia, Estonia, Lituania, Coro della Cattedrale di Aquisgrana dell'attuale regione russa di Kaliningrad, con influenze verso la Danimarca e i paesi scandinavi. Vi sono poi le aree della Germania centrale e meridionale, la cui arte in relazione di scambio, oltre che col nord, anche con altri territori come la Boemia, il Tirolo (quindi anche l'attuale Alto Adige italiano), il resto dell'Austria, la Svizzera e regioni dall'appartenenza incerta come l'Alsazia, la Lorena e la Transilvania. Una caratteristica del gotico tedesco lo sviluppo di una pi ampia variet di tipologia edilizie (rispetto per esempio all'Inghilterra) non solo nell'ambito dell'architettura religiosa, che rispecchia la diversificazione della committenza, un po' come succedeva anche in Italia, con maestose cattedrali su commissione imperiale, chiese meno ornate per i nuovi ordini religiosi (cistercensi, francescani, domenicani), edifici per l'emergente ceto borghese, come nelle citt commerciali del Baltico, dove vengono impiegati anche materiali meno costosi come il laterizio. Il gotico in Germania ha subito anche un processo di ideologizzazione nel XIX secolo, quando venne interpretato come una sorta di arte "etnica" tedesca, attribuendogli significati estranei agli artisti e architetti medievali che realizzarono le opere d'arte e tralasciando il fatto che la prima spinta di questa forma d'arte non tedesca ma della Francia del nord.

Gotico tedesco

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Magdeburgo
Una delle prime cattedrali nella terra dell'impero costruita ispirandosi ai modelli provenienti dalla Francia la cattedrale di Magdeburgo, sede di un'importante arcidiocesi dal 968 con il compito di evangelizzare i pagani dell'Europa orientale e seconda solo alla sede primaziale di Magonza. Il vescovo Alberto II promotore della ricostruzione della cattedrale dal 1209, dedicata al Patronus Regni San Maurizio, aveva studiato in Francia e pertanto desiderava un edificio che rispecchiasse il nuovo stile. La cattedrale, iniziata del 1209 e la cui costruzione si prolung nel corso del XIII secolo, ebbe una vicenda edilizia abbastanza complessa ed il risultato un'architettura che mette assieme elementi della nuova architettura con altri elementi della tradizione romanica tedesca. Il coro dotato di deambulatorio come nel gotico classico francese, ma l'alzato, con i pilastri ancora massicci alla maniera romanica e l'esterno privo Interno della Cattedrale di Magdeburgo di archi rampanti mostra un gusto arcaicizzante e lontano dalla raffinatezza delle realizzazioni francesi. Altre parti mostrano invece una padronanza delle forme gotiche, come l'elegante matroneo sopra il deambulatorio del coro con le colonnette in controvena e le volte a crociera costolonate.

Treviri
La Cattedrale di Treviri, sede metropolitana, era un edificio doppio, formato da due chiese, una dedicata a San Pietro e l'altra alla vergine Maria. La chiesa di San Pietro sub alcune parziali modifiche in epoca gotica, ma senza stravolgere l'impianto romanico, mentre la chiesa capitolare della vergine Maria (Liebfrauenkirche) venne rinnovata a partire circa dal 1230, demolendo l'alzato precedente e ricostruendolo sulla planimetria dell'edificio precedente, con pianta quasi circolare e con rigorose corrispondenze geometriche, adattando il linguaggio gotico ad una pianta fino ad allora inconsueta per l'architettura gotica.

Pianta della Liebfrauenkirche di Treviri

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Marburgo
Altro edificio importante per l'evoluzione del gotico in Germania la chiesa di Santa Elisabetta di Turingia (Elisabethkirche) a Marburgo. La chiesa era officiata dall'Ordine Teutonico ed era il sepolcro dei Langravi di Turingia, alla cui famiglia era appartenuta Santa Elisabetta di Turingia, morta nel 1231 dopo una vita dedicata alle opere di carit e alla povert e canonizzata qualche anno dopo. La chiesa venne iniziata dopo poco. Essa presenta una pianta longitudinale, con due alte torri in facciata. La parte orientale non ha deambulatorio ma una forma a trifoglio costituita dall'abside centrale e due absidi equivalenti nel transetto, costituendo un triplo coro che sostituisce le cappelle radiali del gotico francese e che ingloba in uno spazio unitario e concavo transetto e coro, anche in questo caso adattando il linguaggio formale francese ad una planimetria dalla spazialit geometricamente determinata, quasi a pianta centrale con navata longitudinale. Il linguaggio formale di questa architettura vicino a Toul e Treviri, sebbene Marburgo da un punto di vista ecclesiastico appartenesse a Magonza. Ci dovuto ad una probabile rivalit fra il langravio di Turingia e l'arcivescovo di Magonza, al punto che il langravio cerc i propri modelli in una arcidiocesi diversa dalla sua.

Elisabethkirche, Marburgo

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Strasburgo
La colossale Cattedrale di Strasburgo, allora appartenente all'Impero, venne ricostruita in forme gotiche a partire dal 1235, dopo che si era gi messo mano al coro e al transetto secondo lo stile tardoromanico. Il territorio di Strasburgo era rimasto fino ad allora piuttosto indifferente nei confronti del nuovo linguaggio, rimanendo fedele alla tradizione artistica imperiale e anche agli influssi lombardi. Per la difficolt nel coprire a volta le ampie navate furono infine chiamati architetti francesi, che diedero un'impronta vicina alle cattedrali del nord della Francia: infatti la Cattedrale di Strasburgo rappresenta per la Germania un caso di importazione puntale del linguaggio gotico, come fu l'Abbazia di Westminster a Londra. La parte gotica quindi soprattutto la navata, molto ampia e luminosa, con grandi finestre che sostituiscono le pareti di contenimento, in pieno stile "radiante" (sotto-stile della seconda met del XIII secolo caratterizzato da una pi radicale abolizione delle pareti ed un assottigliamento di tutte le strutture). Nella planimetria dovettero essere mantenute le fondamenta dell'antico duomo ottoniano, e ci comport uno sviluppo nel diametro dei pilastri, ma per il resto lo stile totalmente francese, molto vicino alle soluzioni di Saint-Denis, con i pilastri a fascio che corrono liberi sino all'imposta della volta e la parete della navata centrale tripartita, con grandi finestre nel cleristorio e triforio illuminato da vetrate. Particolarmente spettacolare la facciata nella rossiccia pietra arenaria, iniziata nel 1277 e caratterizzata da due torri, di cui una incompiuta, e dai Alzato e pianta della Cattedrale di muri rivestiti da un fitto ed esile traforo in pietra che smaterializza e Strasburgo alleggerisce l'imponente massa muraria. Ci pervenuto il nome dell'architetto della facciata ovest, Erwin von Steinbach, il cui progetto iniziale, che venne solo in parte completato, prevedeva due torri slanciate. L'architetto venne inoltre menzionato da Goethe nel saggio "Sull'architettura tedesca" del 1773.

Colonia
Caso particolare quello del Duomo di Colonia, che venne iniziato verso il 1248, quando il vescovo Corrado di Hochstaden diede l'impulso per il nuovo edificio religioso. Le proporzioni vennero impostate su dimensioni grandiose e si inizi a costruire dal coro, che venne completato nel 1304, dove si raggiunse un'altezza di ben 46 metri. Nel coro venne realizzato un capolavoro del gotico "radiante", con un incomparabile slancio verticale e strutture di sostegno molto assottigliate, fino ai limiti della statica. Come nella Sainte-Chapelle di Parigi, si fece un ampio uso di vetrate istoriate e di statue nella decorazione. Tuttavia i lavori subirono da allora una lunghissima interruzione e furono ripresi nel XIX secolo, quando, sulla scia del neogotico, furono costruite la navata e la facciata principale, con proporzioni ritenute da alcuni non proprio felici. [1] Si intuisce nel Duomo di Colonia il tentativo di supererare in dimensioni ed in altezza il modello della cattedrale di Beauvais, opera che chiude il filone del "Gotico classico" in Francia.

Gotico tedesco

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Veduta esterna

Pianta

Il coro

Parete del coro

Vienna
La cattedrale di Vienna la pi celebre costruzione gotica dell'Austria. La chiesa presenta notevoli differenze con le fabbriche gotiche francesi, soprattutto nella configurazione del coro; a Vienna fu adottato infatti il cosiddetto coro a sala, privo di deambulatorio e cappelle radiali, gli elementi tipici delle cattedrali francesi. Le navate della chiesa austriaca terminano invece con tre absidi, uno per navata, mentre in alzato, le navate laterali presentano quasi la stessa altezza di quella centrale.

Planimetria della Cattedrale di Vienna

La cattedrale viennese

Interno della cattedrale di Vienna

L'altezza delle navate nella cattedrale di Vienna

Gotico tedesco

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Note
[1] R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999, p.100.

Bibliografia
R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. L. Grodecki, Architettura Gotica, Martellago (Venezia) 1998. N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari 1998.

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Gotico spagnolo
l Gotico spagnolo riprende lo stile francese, ma con certa differenze, come il triforio cieco, le nervature assiali e l'assenza del matroneo. I primi edifici gotici spagnoli risalgono alla seconda met del XII secolo, malgrado sin dal 1131 i cistercensi avessero introdotto dalla Francia l'arco a sesto acuto, impiegandolo per in composizioni ancora romaniche. Dal XIII secolo l'influenza francese port alla realizzazione di vaste cattedrali, come quelle di Burgos (dal 1221) e di Cattedrale di Len. Originale fu il contributo della Catalogna, dove sorsero chiese caratterizzate da ampie navate, particolarmente alte e dotate di cappelle laterali tra i contrafforti: si ricordano, ad esempio, Santa Maria del Mar e la Cattedrale di Sant'Eulalia a Barcellona, nonch la Cattedrale di Girona. Al tardo gotico si attesta la costruzione delle torri della cattedrale dei Burgos, desunte dai modelli del Gotico tedesco e olandese. Cattedrale di Burgos Tuttavia, la conformazione spaziale delle chiese dell'epoca era tipicamente spagnola, con piante derivate, non di rado, dalle moschee, ma sviluppate in dimensioni e altezze notevoli. Architettura gotica era profondamente radicato in questa misura tra gli spagnoli, che nel XVI secolo, mentre il Rinascimento fior in Italia, Spagna inizi la costruzione di grandi cattedrali gotiche.

Gotico spagnolo

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Bibliografia
N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981, voce Spagna.

Voci correlate
Architettura spagnola

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Stile manuelino
Lo stile manuelino o tardo gotico portoghese, lo stile architettonico sontuoso e composito fiorito in Portogallo nel primo decennio del XVI secolo. Esso incorpora elementi marinari come riferimento alle scoperte fatte in quegli anni dai navigatori portoghesi Vasco da Gama e Pedro lvares Cabral. Lo stile innovativo sintetizza aspetti del tardo gotico con lo stile plateresco spagnolo ed alcuni elementi dell'architettura italiana e fiamminga.

La nascita del manuelino


Esso funge da elemento di transizione fra il tardo gotico e lo stile rinascimentale. La costruzione di edifici pubblici, chiese e monasteri in stile manuelino venne finanziata dai lucrativi commerci delle spezie fra l'Africa e l'India ed il continente europeo. Queste enormi spese portarono per ben presto in grande crisi le finanze del Portogallo. Il nome di questo stile venne proposto da Francisco Adolfo de Varnhagen, Visconte di Porto Seguro, nel 1842, descrivendo il Monastero di Jernimos, nel suo libro Noticia historica e descriptiva do Mosteiro de Belem, com um glossario de varios termos respectivos principalmente a architectura gothica.

Interno del Monastero di Jernimos a Lisbona

Egli lo chiam cos in onore di Manuele I del Portogallo, sotto il cui regno (1495 - 1521) furono costruiti la maggior parte degli edifici in questo stile. Lo stile fu molto influenzato dagli strabilianti successi ottenuti dalla flotta portoghese nell'era delle grandi scoperte, con il raggiungimento delle coste dell'Africa, del Brasile e delle rotte oceaniche verso l'Asia. Anche se questo stile dur molto poco (dal 1490 al 1520 circa), esso riveste una grande importanza nella storia dell'arte del Portogallo. Celebrando il potere marittimo del paese, esso viene impiegato nella costruzione di chiese, monasteri, palazzi e castelli, ma anche nella scultura, nella pittura, nella lavorazione dei metalli preziosi e nella costruzione di arredamento.

Stile manuelino

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Alcuni importanti artisti che utilizzarono questo stile furono: architettura: Diogo Boitac, Mateus Fernandes, Diogo de Arruda, Francisco de Arruda, Joo de Castilho, Diogo de Castilho, Diogo de Torralva, Jerome de Rouen scultura: Diogo Pires pittura: Vasco Fernandes, Gaspar Vaz, Jorge Afonso, Cristvo de Figueiredo, Garcia Fernandes, Gregrio Lopes Questo stile ornamentale caratterizzato da strutture molto complesse realizzate in portali, finestre, colonne ed arcate. Alla fine del periodo tese ad essere eccessivo come si riscontra nel Convento di Cristo a Tomar. I seguenti elementi appaiono regolarmente nella lavorazione delle pietre nello stile manuelino: elementi di derivazione marinara: sfere armillari (strumento per la navigazione ed emblema del Re Manuele I), ancore, catene corde e funi. elementi marini come conchiglie, perle e alghe. motivi floreali come rami di alloro, foglie di quercia, ghiande e fiori di papavero. simboli del Cristianesimo: croci dell'Ordine di Cristo, l'ordine militare che finanzi i primi viaggi di scoperta.
Una finestra del Convento di Cristo a Tomar, esempio di tardo manuelino.

elementi provenienti dalle nuove terre, come i decori del Chiostro reale del Monastero di Batalha ricavati da elementi islamici e da architetture indiane. colonne scolpite come funi attorcigliate. archi a volta semicircolare anzich a sesto acuto dello stile gotico. colonne binate. mancanza di simmetria. pinnacoli conici. superfici con nicchie.

Stile manuelino

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Gli edifici pi rappresentativi


Molti degli edifici manuelini furono distrutti dal catastrofico terremoto di Lisbona del 1755, seguito dal maremoto che complet la distruzione. Andarono completamente distrutti il Palazzo Reale e l'Ospedale di Tutti i Santi oltre che numerose chiese. Lisbona pu ancora vantare un gioiello dello stile manuelino che costituito dal Monastero di Jernimos progettato, per la maggior parte, dall'architetto Diogo Boitac e la Torre di Belm disegnata da Francisco de Arruda, entrambe locate alla periferia di Lisbona. L'unico elemento sopravvissuto al terremoto nel centro della citt, il portale della chiesa di Nossa Senhora da Conceio Velha. A parte Lisbona, l'edificio pi interessante realizzato nello stile manuelino, il Convento di Cristo a Tomar progettato da Diogo de Arruda. In particolare la grande finestra della sala capitolare, con le sue sculture di funi attorcigliate ed elementi botanici un capolavoro di questo stile. Altri notevoli elementi in stile manuelino, sono il Chiostro reale (disegnato da Diogo Boitac) e la Cappella incompiuta (di Mateus Fernandes) nel Monastero di Batalha oltre che il Palazzo reale di Sintra.
Portale del Monastero di Jernimos

Sempre nello stesso stile sono la chiesa del Monastero di Ges a Setbal, il Monastero di Santa Cruz a Coimbra, parte delle

Cattedrali di Braga, Viseu e Guarda. Fra gli edifici civili si possono ricordare: vora: il Pao de vora del 1525 (di Pedro de Trillo, Diogo de Arruda e Francisco de Arruda) ed il castello di vora-Monte del 1531; Viana do Castelo, Guimares ed altre citt hanno dei manufatti in stile manuelino. Lo stile si estese a tutte le arti decorative e si diffuse per tutto l'impero portoghese fino alle isole Azzorre, a Madera, Al Brasile a Goa e Macao ed anche all'India. La sua influenza si diffuse anche al sud della Spagna, nelle Isole Canarie nel nord Africa e nello colonie spagnole di Per e Messico.

Stile manuelino

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Galleria fotografica

Sfera armillare (Monastero di Batalha)

Torre di Belm nel tipico stile manuelino

Bibliografia
(EN) Turner, J. - Grove's Dictionary of Art - MacMillan Publishers Ltd., 1996; ISBN 0-19-517068-7 (EN) The Rough Guide to Portugal - March 2005, 11th edition- ISBN 1-84353-438-X (EN) Smith, Robert C. - The Art Of Portugal 1500-1800; Weidenfeld & Nicolson, London, 1968 ISBN 0-297-76096-3

Voci correlate
Tardo gotico in Europa Esotismo

Altri progetti
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Gotico baltico

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Gotico baltico
L'architettura gotica dei paesi baltici una variet regionale dell'architettura gotica, in particolare del gotico tedesco. Le aree coinvolte in questa forma di architettura medievale si affacciano sul mar Baltico e sul Mare del Nord e, da un punto di vista politico, comprendevano gli stati settentrionali del Sacro Romano Impero, le citt della Lega Anseatica, i possedimenti dell'Ordine Teutonico. Il periodo interessato va dal XIII secolo al XV secolo. Le caratteristiche distintive sono che si tratta di un'architettura prevalentemente in laterizio e di una rielaborazione originale e per certi aspetti molto distante dall'iniziale gotico francese. I paesi europei attuali che hanno testimonianze di questa architettura sono Germania, Polonia, Russia (nell'area della storica Prussia Orientale, l'Oblast di Kaliningrad), Lituania Lettonia, Estonia; alcune testimonianze sono anche presenti in Scandinavia.

La Chiesa di Santa Maria di Lubecca e le Marienkirche baltiche


La chiesa di Santa Maria di Lubecca (Marienkirche) l'edificio che avr il maggiore influsso nell'architettura ecclesiastica dell'Europa del nord, e diventer il modello di riferimento per tutta questa area e per le numerose "Marienkirche" della Germania del nord. La citt di Lubecca era divenuta citt libera dell'Impero nel 1226, era il maggiore centro della Lega anseatica, e il vescovo della diocesi di Lubecca non era un principe territoriale. Il potere politico era nelle mani dei mercanti anseatici che promossero la costruzione della chiesa parrocchiale di Santa Maria, nel centro della citt e pi grande della cattedrale di San Pietro, situata in posizione periferica, come simbolo della loro autonomia dal vescovo, che per qualche tempo fu anche allontanato dalla citt. La costruzione ebbe inizio nel 1220. Dapprima si pens ad una chiesa a sala, con una torre unica in facciata, ma poi il progetto venne sostituito da uno pi grandioso a pianta basilicale. La Chiesa di Santa Maria di Lubecca vista da sud chiesa venne realizzata con due enormi torri in facciata, che terminano con due alte guglie ottagonali. La decorazione costituita prevalentemente da motivi geometrici in laterizio, senza che venga interrotta la compatta massa muraria. Anche i contrafforti e gli archi rampanti sono costituiti da strutture semplici, che esaltano il grande volume dell'edificio in mattoni, sul quale si aprono grandi finestre anch'esse basate su forme geometriche semplici. La chiesa si affianca al municipio anch'esso in mattoni e dotato da numerose torrette terminanti in guglie in rame che, in scala minore, riprendono le guglie di Santa Maria. L'effetto sul profilo della citt molto suggestivo, che ha un aspetto quasi fiabesco e fantasmagorico. L'interno riprende lo Holstentor di Lubecca (porta urbana). Nello schema basilicale francese con deambulatorio e cappelle radiali, con sfondo la chiesa di Santa Maria e la cattedrale di una spettacolare navata centrale alta circa 40 metri, impostata su alti San Pietro pilastri, e con grandi finestre nel claristorio privo di triforio, sostituito da una bassa galleria. Viene abbandonata quindi la tradizionale tripartizione dell'interno, per ottenere uno spazio semplice, grandioso e luminoso. La Chiesa di Santa Maria di Lubecca venne ben presto ripresa da altre citt del baltico, fino in epoca tardo gotica. Fra queste:

Gotico baltico

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La Chiesa di Santa Maria di Stralsund, dall'aspetto turrito con un corpo quadrato sul davanti, con quattro torrette laterali e grande torrione ottagonale al centro dotata di una guglia (l'attuale settecentesca, in sostituzione della altissima guglia gotica). Molto originali sono le finestre del deambulatorio, dove in ciascuna parete del poligono se ne trovano due mezze e una intera. La chiesa di Santa Maria a Stargard, con deambulatorio e alte navate laterali, dipinta al suo interno con vivaci colori. In questa chiesa presente un particolare decorativo che si trova anche nel duomo di Milano, la presenza di nicchie in alcuni pilastri del coro all'altezza dei capitelli.

La chiesa di Santa Maria a Greifswald

Altro edificio significativo la Chiesa di Santa Maria di Danzica, anch'essa turrita, e centro focale e viario della citt anseatica. La chiesa al suo interno ha una elaboratissima volta stellata. Chiesa di Santa Maria di Prenzlau Chiesa di Santa Maria di Cracovia

Edifici con facciate a decorazioni in mattone


Fra gli edifici pi curiosi e per certi aspetti "anticlassici" di questa forma di architettura dei secoli dal XIII al XV sono da annoverare un gruppo di chiese e di edifici pubblici con fastose facciate in laterizio, in cui la decorazione assume uno sviluppo esuberante e fantasmagorico, attraverso l'utilizzo del mattone rosso scuro o di altri colori con inserti in intonaco chiaro per creare contrasto e di figurazioni geometriche astratte. Spesso lo sviluppo decorativo di questi edifici tale da non avere pi nessun rapporto con l'interno, al punto da diventare quasi uno schermo sovrapposto al corpo dell'edificio. L'architetto pi noto dell'area baltica fra Trecento e Quattrocento Heinrich Brunsberg, che svilupp il tema della decorazione in cotto in modo virtuosistico. Fra gli esempi pi notevoli di questa architettura: La Holstentor a Lubecca La chiesa abbaziale cistercense di Chorin La chiesa di Santa Maria di Prenzlau Il palazzo comunale di Stralsund La chiesa abbaziale cistercense di Doberan La Porta Nuova di Neubrandenburg La chiesa di Santa Caterina a Brandeburgo Palazzo di citt a Tangermunde

Voci correlate
Architettura gotica Gotico tedesco

Altri progetti
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Abbazia di Saint-Denis

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Abbazia di Saint-Denis
Coordinate geografiche: 485608N 22135E48.93556N 2.35972E
Basilica di San Dionigi Basilique Saint-Denis [1]

Facciata Paese Regione Localit Religione Diocesi Francia le-de-France Saint-Denis Cristiana cattolica di rito romano Saint-Denis

Stile architettonico Gotico Inizio costruzione Completamento 1136 XIII secolo

La Basilica di San Dionigi (il francese: Basilique Saint-Denis) un famoso edificio gotico, situato nell'omonimo comune della periferia di Parigi. Ha il rango di Basilica minore.

Storia
San Dionigi fu il patrono di Francia e, secondo la leggenda, il primo vescovo di Parigi. Sul suo luogo di sepoltura venne inizialmente eretto un piccolo santuario, finch Dagoberto I, re dei Franchi dal 628 al 637, fond l'abbazia di Saint-Denis, come monastero benedettino. Dopo una breve fioritura, l'Abbazia conobbe un lungo periodo di decadenza a causa dell'incuria degli abati e delle guerre. Nel 750, con la nomina ad abate di Fulrado, l'abbazia si avvi ad un periodo di grande ricchezza e splendore grazie all'attivit instancabile di questo abate, consigliere e diplomatico prediletto da Pipino il Breve, da Carlomanno I e dallo stesso Carlo Magno, nonch dai papi Zaccaria, Stefano II, Paolo I e Adriano I. Tutti costoro concessero all'abbazia guidata da Fulrado privilegi e beni. La basilica, nella sua forma attuale, una pietra miliare dell'architettura gotica e venne cominciata nel 1136,cio solo pochi decenni dopo la prima struttura protogotica mai costruita: la cattedrale di Chartres ad opera del Vescovo Fulberto. Per questo motivo la basilica considerata uno dei primi edifici costruiti in questo stile insieme alla cattedrale di Sens. La struttura gotica di Saint-Denis fu iniziata nel 1136 dall'abate Sugerio, nel coro, deambulatorio e nella facciata, mentre le navate e la ricostruzione della parte superiore del coro fu compiuta nel XIII secolo dall'architetto Pierre de Montereau. L'abbazia era anche il sacrario dei re di Francia, infatti tutti i sovrani defunti dal X secolo al 1789, ad eccezione di tre, vennero sepolti qui, e l'abbazia contiene anche alcuni notevoli esempi di monumenti sepolcrali. Durante la Rivoluzione francese le tombe vennero profanate e i resti dei re gettati in fosse comuni. La maggior parte dei monumenti funerari fu salvata dall'archeologo Alexandre Lenoir, che li richiese come oggetti per il suo museo dei monumenti francesi.

Abbazia di Saint-Denis Napoleone Bonaparte fece riaprire la chiesa nel 1806. Con il primo esilio di Napoleone all'Elba i Borboni, ritornati al potere, ordinarono di ricercare i resti di Luigi XVI e Maria Antonietta, che furono ritrovati il 21 gennaio 1815 e vennero inumati nella cripta della basilica. Nel 1817 fu riaperta la fossa comune dove erano sepolti i re di Francia, ma fu impossibile distinguere i singoli resti, che furono pertanto raccolti in un ossario nella cripta, con due lastre di marmo che ricordano i nomi dei monarchi inumati. Luigi XVIII, alla sua morte nel 1824, fu sepolto al centro della cripta, vicino alla tomba di Luigi XVI e Maria Antonietta. Vennero inoltre ricollocati i monumenti funerari trasportati al museo dei monumenti francesi sotto la direzione dell'architetto Eugne Viollet le Duc, famoso restauratore di edifici gotici. Venne infine trasportato nella cripta anche il corpo del re Luigi VII che era stato in precedenza sepolto nell'abbazia di Saint-Pont e la cui tomba non era stata distrutta dai rivoluzionari.

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Sovrani sepolti
I sovrani sepolti sono: Filippo il bello Giovanni II il Buono Filippo V il Lungo Carlo V di Francia Carlo VI il Folle Carlo VIII Luigi XII Francesco I Enrico II Francesco II Carlo IX Enrico III Enrico IV Luigi XIII Luigi XIV Luigi XV Luigi XVI Luigi XVIII

Deambulatorio

Isabella di Hainaut, moglie di Filippo Augusto

Abbazia di Saint-Denis

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Isabella d'Aragona, moglie di Filippo l'Ardito Giovanna di Borbone, moglie di Carlo V Isabella di Baviera, moglie di Carlo VI Anna di Bretagna, moglie di Carlo VIII in prime nozze e di Luigi XII in seconde nozze Claudia di Francia, duchessa di Bretagna, prima moglie di Francesco I Caterina de' Medici, moglie di Enrico II Luisa di Lorena-Vaudmont, moglie di Enrico III Margherita di Valois, prima moglie di Enrico IV Maria de' Medici, seconda moglie di Enrico IV Anna d'Austria, moglie di Luigi XIII Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV Maria Leszczyska, moglie di Luigi XV Maria Antonietta d'Austria, moglie di Luigi XVI San Luigi rifiut l'inumazione di Ingeburge di Danimarca
La tomba di Luigi XII e della moglie Anna di Bretagna, in un dipinto del 1867 di Emil Pierre Joseph de Cauwer

Altri personaggi sepolti


Carlo Martello Bertrand du Guesclin Carlo II d'Alenon (trasferito nel XIX secolo) Leone VI d'Armenia Carlo di Valois Enrichetta Maria di Borbone (1609 1669), regina d'Inghilterra come moglie di Carlo I d'Inghilterra e figlia di Enrico IV; Sophie (Mademoiselle), figlia di Carlo X, (1776 1783, ebbe il titolo di petite-fille de France); Marie Thrse (Mademoiselle d'Angoulme), seconda figlia di Carlo X, nata e morta infante nel 1783, ebbe il titolo di petite-fille de France; Luigi Giuseppe di Borbone, figlio maggiore di Luigi XVI (1781 1789), ebbe il titolo di Delfino; Cuore di Luigi XVII di Francia, secondo figlio di Luigi XVI (1785 1795), fu de jure re di Francia; Sofia Elena Beatrice di Borbone detta Madame Sophie, seconda figlia di Luigi XVI (1786 1787), ebbe il titolo di fille de France; Luisa Isabella d'Artois, figlia maggiore di Carlo Ferdinando d'Artois, nata e morta infante nel 1817, ebbe il titolo di petite-fille de France e di Mademoiselle; Luigi d'Artois, primo figlio maschio di Carlo Ferdinando d'Artois, nato e morto infante nel 1818, ebbe il titolo di petit-fils de France; Luigi-Giuseppe di Borbone-Cond (1736 1818), duca di Borbone di Enghien e di Guisa; Carlo Ferdinando d'Artois, secondo figlio di Carlo X (1778 1820), petit-fils de France, duca di Berry; Luigi-Enrico-Giuseppe di Borbone-Cond (1756 1830), principe di Cond, duca di Borbone, duca di Enghien e duca di Guisa.

Abbazia di Saint-Denis

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Galleria

La navata nord-ovest di Saint-Denis al tramonto.

Il deambulatorio di Saint-Denis.

Facciata ovest di Saint-Denis.

Raffigurazione della Trinit sopra l'ingresso principale.

Vetrata raffigurante la vita di Cristo - dettaglio; XII sec.

La navata

Tomba di Luigi XVI e di Maria Antonietta.

Tomba di Luigi XII e di Anna di Bretagna.

Parete della navata del Saint-Denis.

Abbazia di Saint-Denis

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Priorati delle case dipendenti da Saint-Denis


L'abbazia di Saint Denis controllava un certo numero di conventi retti da un priore, ma dipendenti dall'abbazia stessa. Gli archivi di Saint-Denis[2] hanno conservato i nomi dei priori che hanno governato i conventi dipendenti dall'Abbazia di Saint-Denis: Priorato di Saint-Hippolyte, presso Slestat (Alto Reno) Priorato de Saint-Alexandre a Lipvre (Alto Reno) Priorato del Mont Saint-Michel, presso Verdun Saint-Dieudonn (Saint-Di-des-Vosges) Saint-Vron o Asberting, diocesi di Metz Saint-Vital, presso Metz Celle d'Adalonge o Saint-Georges, diocesi di Metz

Elenco degli abati e dei gran priori di Saint Denis


Abati
Dodon, 627 - 632 [3] [5] Guillaume Le Mire, di Gap, 1173 - 1180 (destituito da Filippo II) Ugo V de Foucault, 1180 Ugo VI du Milan, 1197 1204 Enrico I Troon, 1204 1221 Pierre d'Auteuil, 1221 - 1229 Eudes IV de Clment, 1229 - 1245 Guillaume III Macorris, 1246 1254 Henri II Mallet, 1254 - 1258 Mathieu de Vendme, 1258 - 1286 Renaud de Giffard, 1286 1304 [7]

Chunauld , 632 Agilulfo, ? [4]

Wandebercht , 647- ? Charderic , 678 - ? Chainon , 690 - ? [6]

Dalfin , 709 - 710 Chillard , 710 - 716 Turnoald, vescovo di Parigi, "custos" di Saint-Denis nel 717 Hugues, abate di Saint-Denis, di Fontenelle (oggi Saint-Wandrille), e di Jumiges, arcivescovo di Rouen, vescovo di Parigi e di Bayeux. Berthoald, 723 - 726 Godobald , 726 - ? Amalbert , deceduto il 6 giugno 749 secondo il necrologio di Saint-Denis Fulrado, 750 - 784 Maginario , 784 - 793 Fardulfo, 793 - ? [8]

Gilles I, 1304 - 1325

Guy Ier di Chtres, 1326 1343 Gilles II Rigaut, 1343 - 1351 Gauthier II de Pontoise, 1351 1354 Robert III de Fontenay, 1354 1363 Guy de Monceau, 1363 1393 Filippo I de Vilette, 1393 1418 Jean I de Borbon, 1418 1431 Guillaume IV Farrchal, 1431 1442 Philippe II de Gamaches, 1442 1464 Jean II Geoffroy, 1464 - 1473, in commendam Jean III de Villiers, detto de la Groslaye o de la [10] Graulas, 1473 1499 in commendam

Waldo di Reichenau, 805 - 814 Ilduino di Saint Denis, 814 - 841 Luigi, ? - 867 [9]

Carlo il Calvo re di Francia, 867 - ?

Gozzelino, 877 - 884 (vescovo di Parigi nell'884) [11] [12] Ebles , 886 - ? Roberto I, conte di Parigi e poi re di Francia, 903 - ?, Ugo II , (Ugo il Grande), figlio di Roberto I, 923 - ?

Antoine de la Haye 1499 1505 Pierre II de Gouffier, 1505 - 1517 Eymard de Gouffier, 1517 - 1519 Jean d'Orimont 1519 - 1529

Abbazia di Saint-Denis
Ugo III, detto Capeto, re di Francia , 956 - ? Grard Roberto II , 980 994 Odilon , 994 998 Vivien , 998 - ? Ugo IV, 1049 - 1062 Raynier, 1067 - 1071 Guillaume, 1071 - 1091 Ivo I, 1091 1099, Adamo, 1099 - 1122 Sugerio, 1122 - 1151 Eudes II, 1151 - 1162 Eudes III de Taverny, 1162 - 1169 Yvo II, 1169 1173 [13] [14]

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Luigi II, 1529 - 1557

in commendam in commendam

Carlo II, 1557 - 1567

Nel 1567 l'abbazia viene devastata dagli Ugonotti Luigi III di Lorena, poi cardinale di Guisa, 1574 - 1589 in commendam Carlo III, 1589 - 1594 [15] in commendam [16] in commendam

Luigi IV di Lorena, 1594 - 1622

Enrico III di Lorena, 1622 1633 in commendam Riforma dell'abbazia da parte della Congregazione di San Mauro, 1633 - 1642 Armando di Borbone, principe di Conti, 1642 - 1654, in commendam Giulio Mazarino, cardinale, 1654 - 1662, in commendam Jean-Franois Paul de Gondi, cardinale di Retz, 1662 1679, in commendam Luigi XIV, re di Francia, 1679 1691, in commendam

Nel 1691 Luigi XIV soppresse il titolo di abate. A partire da quel momento i superiori dell'abbazia presero il titolo di Gran Priore. Le entrate dell'abbazia furono confiscate per il mantenimento della scuola di Saint-Cyr.

Gran priori
Dom Charles le Bouyer, 1691 - 1693 Dom Julien Raguideau 1693 - 1693 Dom Pierre Arnould de Loo 1696 - 1702 Dom Mathieu Gilbert, 1702 - 1705 Dom Charles Petey de l'Hostellerie, 1705 - 1705 Dom Pierre Arnould de Loo, 1708 - 1711 (per la seconda volta) Dom Denys de Sainte Marthe, 1711 - 1714 Dom Robert Marchand, 1714 - 1717 Dom Denys de Sainte Marthe, 1717 - 1720 (per la seconda volta) Dom Franois Anseaume, 1720 - 1723 Dom Pierre Richer, 1723 - 1729 Dom Pierre du Biez, 1729 - 1736 Dom Joseph Castel, 1736 - 1741 Dom Pierre du Biez, 1741 Dom Joseph Avril 1741 - 1748 Dom Pierre Boucher 1748 - 1751 Dom Jacques Nicolas Chrestien, 1751 - 1760 Dom Pierre Boucher, 1760 Dom Jacques Nicolas Chrestien, 1763 - 1766 Dom Joseph Delrue, 1766 - 1767 Dom Ren Gillot, 1767 - 1770 Dom Jacques Nicolas Chrestien, 1770 - 1773 Dom Pierre Franois Boudier, 1773 - 1775 Dom Andr de Malaret, 1775 - 1778 Dom Pierre Bourdin, 1778 - 1781

Abbazia di Saint-Denis Dom Pierre Franois Boudier, 1781 - 1784 (per la seconda volta) Dom Pierre Bourdin, 1784 - 1788 (per la seconda volta) Dom Andr de Malaret 1788 - 1791 (per la seconda volta) Dom Franois Verneuil 1791 - 1792

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Nel 1792 l'abbazia venne soppressa e l'anno successivo, in ottobre, profanate le tombe. Il 25 marzo il chiostro dell'abbazia fu ceduto alla scuola della Legion d'Onore, istituita da Napoleone Bonaparte per la formazione dei figli degli ufficiali superiori insigniti della Legion d'Onore.

Voci correlate
Cattedrali gotiche francesi

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Abbazia_di_Saint-Denis& language=it& params=48_56_08_N_2_21_35_E_region:FR_type:landmark [2] Archivi che si trovano negli Archives nationales de France [3] Menzionato in un documento di Dagoberto I dell'anno 632 [4] Fredegario lo pone sotto Dagoberto; fu sotto quest'abate che la salmodia perpetua istituita da Dagoberto cessa di essere praticata a Saint Denis, indubbiamente prima del 645. [5] Citato in un documento di Clotario III [6] Citato in alcuni documenti degli anni 690, 695, e 696. Chainon, anziano diacono, ricevette un favore da Teodorico III a Marlay-le-Roi il 13 settembre 677. Egli aveva imprestato ad un certo Ibbon la somma di 600 soldi, fornendo come garanzia una propriet a Hodencq-l'Evque nella zona di Beauvais. Ibbone mor senza non restituire il prestito. Il tribunale del re confer la terra d'Hodencq a Chainon. Vedi: Louis Dupraz, Le Royaume des Francs, p.370 [7] Di Pontoise, costru l'infermeria e la sua cappella, la biblioteca, lo scriptorium e il mortuario insieme ad altri importanti lavori nel 1325. [8] Citato nel Liber di Mirac. S.Dionigi e carta del conte Theudald [9] Luigi di Sanit-Denis era figlio del conte Rorgone I del Maine e di Rotrude (figlia di Carlo Magno. Oltre a saint Denis, fu abate di Saint-Riquier e di Saint-Wandrille. Fu inoltre cancelliere del re Carlo il Calvo [10] Fu vescovo di Lombez e cardinale presbitero di Santa Sabina. [11] (FR) Gnalogie d'Ebles, fils de Ramnulf (Rainulf), comte de Poitiers sue le site Medieval Lands (http:/ / fmg. ac/ Projects/ MedLands/ AQUITAINE. htm#RainulfIIPoitoudied890) [12] Ebalus o Ebole o Ebulo, nato nell'857, morto in battaglia il 2 ottobre 892, era figlio di Ranulfo I di Poitiers e nipote di Gozzelino. Sige de Paris par les Normands de lan 885 l'an 887 (http:/ / remacle. org/ bloodwolf/ historiens/ abbon/ paris. htm), fu abate laico di Saint-Germain-des-Prs (881), di Saint-Denis (886) e di Saint-Hilaire de Poitiers (889). Nell'888 fu anche cancelliere del re Eudes [13] Cardinale, appartenente alla famiglia dei Borbone, costru palazzo Borbone all'interno dell'abbazia. [14] Cardinale di Lorena, si appropri dell'infermeria e costru il palazzo e la cappella dei Lorena nell'abbazia [15] Detto anche cardinale di Vendme, fu arcivescovo di Rouen [16] Fu anche arcivescovo di Reims

Bibliografia
(FR) M.me D'Ayzac, t. Ier, l'Histoire de l'abbaye de Saint-Denys, 1865, p. CXXIII e segg. (FR) Flicie d'Ayzac, Histoire de Saint-Denys, Imprimerie nationale, Paris, 1861, tome I, p. cxxiii et suivantes (contient la liste complte des abbs de Saint-Denis) Dom Michel Flibien, Histoire de l'Abbaye royale de Saint-Denis, Paris, 1706 (contient la liste complte des abbs de Saint-Denis)

Abbazia di Saint-Denis

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Altri progetti
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Collegamenti esterni
(FR) L'Internaute Magazine: Diaporama (http://www.linternaute.com/sortir/patrimoine/ile-de-france/ seine-saint-denis/edifices-religieux/basilique-saint-denis/1.shtml) (FR) Saint Denis nell'architettura religiosa occidentale (http://architecture.relig.free.fr/denis.htm)

Tecniche costruttive dell'architettura gotica


L'architettura gotica vede l'utilizzo di particolari tecniche costruttive con reimpiego e reinterpretazione di alcuni elementi costruttivi preesistenti.

Strutture
Gli elementi costitutivi dell'architettura sono la campata con volta a crociera costolonata ad arco a sesto acuto. La costruzione di grandi edifici attraverso l'utilizzo di campate con volta a crociera era una tecnica gi diffusa nell'architettura romanica. In questo caso per le crociere erano solitamente a tutto sesto, e ci comportava la limitazione planimetrica di impiegare esclusivamente campate a base quadrata. Inoltre la crociera a tutto sesto comporta una rilevante spinta orizzontale, e conseguentemente la necessit di rinforzare i muri perimetrali per contrastare questo genere di spinte. Con l'uso sistematico dell'arco acuto nella realizzazione delle volte a crociera si risolvono due tipi di problemi: la proiezione orizzontale della volta non pi solo quadrata ma pu essere rettangolare, o al limite poligonale (come nel caso del deambulatorio di Saint Denis), e la spinta verticale dell'arco prevale su quella orizzontale, permettendo quindi una struttura pi efficiente dal punto di vista statico. In questo modo possibile realizzare edifici pi alti e pi ampi, a schema strutturale puntiforme, cio con il carico verticale concentrato sui pilastri, a loro volta rinforzati all'esterno da archi rampanti e pinnacoli, necessari per contrastare la spinta verticale, elementi strutturali che assumeranno anche una connotazione estetica, dando all'esterno dell'edificio l'aspetto complesso di selva di pinnacoli. Fra un pilastro e l'altro possibile a questo punto aprire grandi finestre, poich la muratura non altro che un tamponamento che non assolve a nessuna funzione statica. In questo modo l'edificio pu diventare luminosissimo all'interno, e l'arte della vetrata diventer la forma pi importante di espressione pittorica.

Tecniche costruttive dell'architettura gotica

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Schema strutturale dell'edificio gotico

Elementi strutturali
Volta a crociera Arco acuto Campate prevalentemente rettangolari; Costoloni (o nervature) a sostegno della vela; Archi rampanti innestati su contrafforti Pilastri a fascio. Cleristorio Triforio

Elementi distributivi
deambulatorio o ambulacro cappelle radiali

Cattedrali gotiche francesi

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Cattedrali gotiche francesi


Le cattedrali gotiche francesi sono un insieme di chiese cattedrali in stile gotico, che sorsero in Francia a partire dalla seconda met del XII secolo. Le principali di esse erano gi edificate, o in corso di edificazione, agli inizi del XIII secolo.

Contesto storico
Le grandi cattedrali gotiche sorsero nel periodo nel quale il regno dei Capetingi si affermava su tutta la Francia a partire dall' le-de-France, dove la pace e la sicurezza ripristinate nella prima met del XII secolo avevano portato prosperit. Con il progressivo ingrandimento dei domini capetingi nuove cattedrali vennero iniziate anche nei territori via via annessi. Le risorse per la costruzione di queste grandi opere architettoniche derivavano principalmente dalle offerte dei fedeli, in denaro o in manodopera, con il contributo di somme tratte dalle rendite vescovili. A volte i fondi erano insufficienti, con conseguenti rallentamenti o sospensioni dei lavori. La durata della costruzione molte cattedrali fu infatti piuttosto lunga: 50 anni per quella di Chartres, 60 per Amiens, 80 per Parigi, 90 per Reims, 100 per Bourges, mentre la cattedrale di Beauvais non venne mai del tutto completata.

Elenco di cattedrali e grandi chiese gotiche francesi


Elenco delle cattedrali e delle grandi chiese gotiche costruite in Francia nel XII e XIII secolo, in ordine per anno di inizio dei lavori. Chiesa abbaziale di Saint-Denis a Parigi (1135-1136). Cattedrale di Saint-tienne di Sens (1143) Cattedrale di Notre-Dame di Noyon (1150). Cattedrale di San Mamete di Langres (coro 1150 circa). Cattedrale di Notre-Dame di Senlis (1151 o 1153). Cattedrale di Notre-Dame di Laon (1150-1155). Cattedrale di Notre-Dame di Parigi (1163). Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio di Soissons (1176)
Coro della chiesa abbaziale di Saint-Denis a Parigi

Cattedrale di Notre-Dame di Bayeux (1180) Cattedrale di Notre-Dame di Chartres (dopo il 1194) Cattedrale di Santo Stefano di Bourges (1195). Cattedrale di Santo Stefano di Meaux (fine del XII secolo). Cattedrale di Notre-Dame de l'Assomption di Rouen (navata, dopo il 1200) Cattedrale di Notre-Dame di Reims (1211). Cattedrale di Saint-Cyr-et-Sainte-Julitte di Nevers (dopo il 1212) Cattedrale di Saint-tienne di Auxerre (1215). Cattedrale di Saint-Julien di Le Mans (coro, 1217). Cattedrale di Notre-Dame di Amiens (1220). Cattedrale di Santo Stefano di Metz (1220) Cattedrale di Saint-Pierre di Beauvais (1225). Cattedrale di Notre-Dame di Strasburgo (navata gotica, 1225)

Facciata della cattedrale di Notre-Dame di Parigi

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Troyes (1228). Cattedrale di Saint-tienne di Chlons-en-Champagne (dopo il 1230).

Cattedrale di Saint-Gatien di Tours (coro, 1236).

Cattedrali gotiche francesi Cattedrale di Notre-Dame-de-l'Assomption di Clermont-Ferrand (1248). Cattedrale di Notre-Dame di vreux (ricostruzione del 1250 circa) Cattedrale di Saint-Andr di Bordeaux (trasformazione della navata, met del XIII secolo). Cattedrale di Sainte-Marie di Bayonne (coro, 1258). Basilica di Saint-Nazaire di Carcassonne (coro e transetto 1267) Cattedrale di Saint-tienne di Limoges (1273). Cattedrale di Saint-tienne di Tolosa (coro, 1273). Cattedrale di Notre-Dame di Rodez (coro, 1277) Cattedrale di Saint-Just di Narbona (1286).
Facciata della cattedrale di Notre-Dame di Chartres

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Architetti e cantieri
Gli architetti erano scelti tra gli scalpellini ed erano coadiuvati da un mastro muratore, un mastro carpentiere, un mastro fabbro, un mastro idraulico, un mastro sultore e un mastro vetraio. Tutti questi artigiani si formavano con un apprendistato di pi anni e con viaggi in diversi cantieri, dove potevano osservare le novit del mestiere[1]. L'architetto presentava al vescovo e al capitolo della cattedrale una pianta e un modello della chiesa e se questi venivano approvati dirigeva i lavori, controllando il taglio della pietra e la scultura, organizzando il cantiere, fornendo disegni dei partiti decorativi e delle iconografie e scegliendo i materiali. Gli veniva affiancato un canonico come amministratore, con il compito di tenere i conti, contrattare gli acquisti e pagare quanto dovuto a lui, ai suoi collaboratori e agli operai.

Cattedrale di Notre-Dame di Reims

Il lavoro procedeva con il tracciamento della pianta, lo scavo delle fondazioni, la cerimonia della posa della prima pietra e l'elevazione dei muri, la copertura a volta e infine con la sistemazione di statue e bassorilievi. La vecchia chiesa doveva essere preservata per la continuazione del culto e veniva distrutta solo quando la nuova cattedrale poteva ospitare un altare dove potesse essere svolto. La lunga durata dei cantieri e vari motivi contingenti potevano determinare la necessit di variazioni di pianta, o deviazioni di asse, o diversit nelle misure delle larghezze delle navate o dell'altezza dei supporti, senza eccessive preoccupazioni di simmetria.

Volte nella cattedrale di Notre-Dame di Amiens

Venivano applicate nella costruzione formule geometriche tramandate ai propri figli o apprendisti, che determinavano le proporzioni dell'opera, in continua evoluzione sulla base delle esperienze precedenti Gli architetti godevano di alta considerazione. Soprattutto a partire dal XIII secolo molti di essi hanno lasciato traccia dei loro nomi in iscrizioni all'interno dell'edificio:

Volte nella cattedrale di Saint-Pierre di Beuvais

Jean de Chelles a Parigi (1258); Pierre de Chelles, Jean Ravy e suo nipole Jean le Bouteiller, nella recinzione del coro della medesima chiesa, nella prima met del XIV secolo; Robert de Luzarche, Pierre e Renaud de Cormont nella cattedrale di Amiens;

Cattedrali gotiche francesi Jean d'Orbais, Jean le Loup, Gaucher de Reims, Bernard de Soissons e Robert de Coucy nella cattedrale di Reims; Jean des Champs a Clermont-Ferrand; Hugues Libergier a Reims (chiesa di Saint-Nicaise); Jean Vast nella cattedrale di Beauvais;

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Di altri conosciamo le opere grazie alle iscrizioni tombali, come per Pierre de Montreuil (morto nel 1267).

Caratteristiche costruttive e architettoniche


Le cattedrali gotiche sono caratterizzate dall'impiego sistematico dell'arco a sesto acuto e della volta a crociera gotica, che veniva contraffortata prima da tratti di muro sporgenti e poi da archi rampanti. La loro adozione e la loro evoluzione fu determinata dalla ricerca di un sempre maggiore slancio verso l'alto e di illuminazione naturale per l'interno. La volta a crociera gotica copriva campate a pianta quadrata o rettangolare ed era caratterizzata dalle costolature diagonali a sesto acuto, che erano le prime ad essere poste in opera. Successivamente si costruivano i quattro compartimenti della volta, nei quali le pietre venivano disposte parallelamente a queste linee. Le costolature diagonali funzionavano come una sorta di centina permanente e alla funzione di rinforzo aggiunsero un ruolo decorativo: sottolineate da modanature prolungavano le linee delle sottili colonnine che componevano i pilastri fino alla sommit e sottolineavano in tal modo lo slancio verso l'alto. Tutto il peso della volta si scaricava sui quattro angoli, ma, a differenza della volta a crociera tradizionale, lo spessore della muratura di copertura poteva essere diminuito (in genere 25-35 cm), alleggerendo la struttura. Un rinforzo delle linee di forza della volta era gi comparso nell'architettura romanica, nelle chiese della Lombardia e della Francia sud-occidentale tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo. Le prime volte con costolature diagonali erano state impiegate nelle chiese romaniche normanne in Inghilterra (cattedrale di Durham, iniziata nel 1093, cattedrale di Winchester, iniziata nel 1079) e in Normandia, ma ancora con archi a tutto sesto.

Schema strutturale di una chiesa gotica

Struttura di una volta a crociera gotica (Eugne Viollet-le-Duc, Dictionnaire raisonn de l'architecture franaise du XIe au XVI sicle, 1856)

Nell' le-de-France, a partire dal secondo quarto del XII secolo, comparve la volta impostata su costolature a sesto acuto, che diminuiva considerevolmente le spinte laterali. Negli esempi pi antichi (cattedrale di Beauvais, iniziata nel 1120, chiesa abbaziale di Morienval), le costolature erano parte integrante della muratura della volta, mentre in seguito divennero indipendenti.

Cattedrali gotiche francesi L'arco a sesto acuto, era stato gi adottato in alcune chiese romaniche della prima met del XII secolo, soprattutto in Borgogna ed ebbe altezze sempre maggiori tra la fine del XII e il XIII secolo. Progressivamente venne utilizzato anche dove la sua funzione strutturale non era necessaria, per le arcate decorative delle finestre o delle facciate. Il peso della volta era sostenuto da pilastri relativamente sottili, ma le spinte laterali dovevano essere contenute da contrafforti sporgenti, in quanto per consentire la presenza di finestre alte ad illuminare la navata centrale, le navate laterali e il triforio non erano sufficienti a contenerle. Verso la fine del XII secolo ai contrafforti pieni si sostituirono gli archi rampanti (Notre-Dame di Parigi dopo il 1180, cattedrale di Chartres, dopo l'incendio del 1194). La loro introduzione permise di sopprimere il triforio, aumentando ulteriormente la superficie delle finestre alte. L'evoluzione in direzione di chiese con navate sempre pi alte[2], coperte da volte sempre pi leggere e illuminate da finestre sempre pi alte.

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Pianta
La pianta elaborata per le chiese romaniche, con tre navate, ampio transetto e coro con deambulatorio e con cappelle disposte a raggiera, venne adottata anche per le cattedrali e le grandi chiese gotiche. Nel primo coro della cattedrale di Laon e nel coro di Notre-Dame di Parigi mancavano le cappelle del deambulatorio. In seguito queste vennero in genere realizzate contigue tra loro e con la cappella posta sull'asse centrale, per lo pi dedicata alla Vergine, di dimensioni maggiori. Nella Francia occidentale e soprattutto meridionale sono presenti cattedrali a navata unica, con contrafforti interni, tra i quali sono ricavate le cappelle laterali. Cappelle laterali comparvero anche nelle chiese a tre navate: costruite tra i pilastri esterni a cui poggiano gli archi rampanti, erano affidate a confraternite, associazioni di mestieri, grandi famiglie, ed erano dedicate a santi particolarmente venerati. Delle torri erano erette ai lati della facciata e a volte anche ai lati delle facciate secondarie del transetto (cattedrali di Laon, di Chartres, di Reims).

Pianta della cattedrale di Saint-tienne di Sens (dal 1143)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Noyon (dal 1150)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Laon (dal 1150-1155)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Parigi (dal 1163)

Cattedrali gotiche francesi

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Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Bayeux (dal 1180)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Chartres (da dopo il 1194)

Pianta della cattedrale di Saint-tienne di Bourges (dal 1195)

Pianta della Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio di Soissons (dal 1200 circa)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame de l'Assomption di Rouen (navata, da dopo il 1200)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Reims (dal 1211)

Pianta della cattedrale di Saint-Julien di Le Mans (coro, dal 1217)

Pianta della cattedrale di Notre-Dame di Amiens (dal 1220)

Pianta della cattedrale di Saint-Pierre di Beauvais (dal 1225)

Pianta della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Troyes (dal 1228)

Pianta della cattedrale di Saint-tienne di Chlons-en-Champagne (da dopo il 1230)

Pianta della cattedrale di Saint-Gatien di Tours (coro, dal 1236)

Cattedrali gotiche francesi

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Pianta della cattedrale di Notre-Dame-de-l'Assomption di Clermont-Ferrand (dal 1248)

cattedrale di Saint-tienne di Limoges (dal 1273)

Pianta della cattedrale di Saint-Just di Narbona (dal 1286)

Elevazione
La muratura veniva realizzata con blocchi di pietra ben squadrati e in genere era ricoperta all'interno da un intonaco sul quale erano incisi finti giunti tra i blocchi. A volte erano presenti delle catene metalliche destinate a rinforzare le strutture. All'interno le navate sono separate da grandi archi, sostenuti da pilastri polilobati. Un'alternanza tra pilastri e colonne si ritrova solo negli esempi pi antichi (cattedrali di Senlis e di Noyon e ultime campate della cattedrale di Laon). Al di sopra delle arcate la tribuna inizialmente presente (XII secolo) venne in seguito rimpiazzata dal triforio (XIII secolo), realizzato nello spessore del muro e aperto sulla navata centrale o mediante una serie continua di arcate (cattedrali di Chartres e di Reims), ovvero con arcate inserite a gruppi in un arco maggiore (cattedrale di Amiens). Nel secondo quarto del secolo la galleria si apre verso l'esterno e tutto lo spazio della parete viene ad essere occupato da finestre altissime, rese possibili dalle volte a crociera che riportano le spinte ai quattro angoli. Le volte sono sorrette da pilastri costituiti da un insieme di sottili colonne che salgono senza interruzioni fino all'imposta della volta, dove si trasformano nelle nervature di questa, accentuando lo slancio verticale.

Disegno delle pareti della navata centrale nella cattedrale di Notre-Dame di Noyon (dal 1150).

Pareti della navata centrale e del transetto nella cattedrale di Notre-Dame di Laon (dal 1150-1155)

Parte alta delle pareti della navata centrale nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi (dal 1163)

Parte alta delle pareti della navata centrale nella cattedrale di Notre-Dame di Chartres (da dopo il 1194)

Cattedrali gotiche francesi

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Pareti della navata centrale nella cattedrale di Notre-Dame di Reims (dal 1211)

Pareti della navata e del transetto nella cattedrale di Notre-Dame di Amiens (dal 1220)

Pareti dell'abside e del transetto nella cattedrale di di Saint-tienne di Metz (dal 1220)

Parte alta delle pareti della navata centrale nella cattedrale di Notre-Dame di Strasburgo (navata gotica, dal 1225)

Decorazione
Scultura
Lo stile delle sculture si libera dagli schemi tradizionali e viene creato un nuovo repertorio decorativo basato sull'osservazione degli elementi della natura (foglie, fiori e frutti), mentre spariscono gli animali mostruosi del repertorio romanico. I capitelli perdono di importanza, per evitare che interrompano lo slancio verticale delle sottili colonne che formano i pilastri e proseguono ininterrotte nelle nervature della volta. Il corpo umano acquista proporzioni e atteggiamenti pi naturali e pi distesi, e nei portali le sculture coi loro volumi prendono il posto delle colonne. Le forme, inizialmente limitate da quelle del blocco di partenza, adattate all'architettura, si fanno via via pi libere. I temi iconografici, destinati a trasmettere l'insegnamento religioso, si fissano: il Giudizio universale rappresentato nelle lunette dei portali su pi registri sovrapposti, la Vergine con il Bambino in maest e le scene della vita del Cristo o della Vergine. A questi temi si aggiungono quelli del sapere medioevale: le occupazioni dei mesi o le scienze del Trivio e del Quadrivio. Sia le sculture che le decorazioni erano in origine completate con la pittura e la doratura. Gli scultori lavoravano a partire dalle indicazioni degli architetti e dei mastri, a loro volta concordate con i canonici, sulla base di disegni. Non firmano le loro opere e non ne sono tramandati i nomi. Spesso ogni cantiere ha le proprie tradizioni e possono lavorarvi scultori pi o meno avanzati senza che ci sia rottura dell'uniformit dell'insieme.
Statue del portale centrale della cattedrale di Chartres (1142-1150)

Vetrate
Le grandi finestre delle cattedrali gotiche avevano vetrate colorate nelle quali si narravano storie bibliche e le vite dei santi. Le vetrate erano realizzate con un mosaico di pezzetti di vetro colorato sopra i quali erano dipinti i particolari, uniti da piombi. Il vetro colorato era ottenuto mescolando ossidi diversi alla pasta in fusione.
La Presentazione al Tempio, statue del portale meridionale della facciata della cattedrale di Amiens (1220-1236)

Cattedrali gotiche francesi

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Rosone del transetto nord della chiesa abbaziale di Saint-Denis di Parigi

Rosone della facciata della cattedrale di Laon, particolare (1220-1230)

Rosone e vetrate del transetto settentrionale della cattedrale di Chartres (1230)

Rosone del transetto settentrionale della cattedrale di Reims

Note
[1] L'architetto Villard de Honnecourt nel XIII secolo, ha lasciato un quaderno di viaggio giunto fino a noi, nel quale aveva annotato e disegnato macchinari atti a facilitare il lavoro, e particolari architettonici che lo avevano colpito nei vari cantieri visitati. [2] L'altezza della navata centrale raggiunse i 30 m con la cattedrale di Sens, 32,50 m con quella di Parigi, 34,65 m a Chartres, 37 m a Bourges, 38 m a Reims, 42 m ad Amiens e 48 m a Beauvais.

Bibliografia
Marcel Aubert e Simone Goubet, Cathdrales et trsors gothiques de France, Arthaud, Strasburgo 1971 (prima edizione 1958), pp.9-28. Roland Bechmann, "Le radici delle Cattedrali" Editore Mondadori 1998 (I)

Voci correlate
Architettura gotica Gotico francese

Altri progetti
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Cattedrale di Notre-Dame

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Cattedrale di Notre-Dame
Basilica Cattedrale Metropolitana di Notre-Dame

Notre-Dame Paese Regione Localit Religione Diocesi Francia le-de-France Parigi Cristiana cattolica di Rito romano Arcidiocesi di Parigi

Anno consacrazione 1182 Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Sito web Gotico 1163 1345 Sito ufficiale [1]

La cattedrale di Notre-Dame di Parigi, spesso chiamata semplicemente Notre-Dame (ovvero "Nostra Signora", in riferimento alla Madonna) la cattedrale cattolica dell'arcidiocesi di Parigi. In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, Notre-Dame propriet dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, ma il suo utilizzo assegnato alla Chiesa cattolica.[2] Ubicata nella parte orientale dell' le de la Cit, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, Notre-Dame rappresenta una delle costruzioni gotiche pi celebri del mondo ed uno dei monumenti pi visitati di Parigi.
La facciata della cattedrale

Cattedrale di Notre-Dame

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Storia
Preceduta da un tempio gallo-romano dedicato a Giove, da una basilica cristiana e da una chiesa romanica, la costruzione della cattedrale di Notre-Dame di Parigi inizi nel 1163, durante il regno di Luigi VII e Panorama di Notre-Dame nel 1909 per volont del vescovo Maurice de Sully, che non esit a far demolire la preesistente cattedrale di Santo Stefano, fondata nel 528 da Childeberto I, re dei Franchi.[3] La leggenda vuole che de Sully ebbe una visione della nuova cattedrale e ne tracci un abbozzo nella polvere all'esterno della chiesa precedente. Per iniziare la costruzione, il vescovo fece abbattere diverse case e costruire una nuova strada per trasportare i materiali necessari per innalzare il nuovo edificio. Alla cerimonia per la posa della prima pietra partecip anche papa Alessandro III e, a tal proposito, sussistono teorie discordanti: secondo alcuni fu lo stesso papa a porre la prima pietra, mentre, per altri, fu proprio il vescovo Maurice de Sully; mentre Victor Hugo, autore del celeberrimo romanzo Notre Dame de Paris, afferma nel suo libro che la prima pietra fu posata da Carlo Magno in persona.

1163 - 1250
La costruzione fu avviata nel 1163, grazie alle risorse fornite dalla Chiesa e dal sovrano, ai fondi raccolti da de Sully e all'aiuto dei cittadini che lavoravano come fabbri, muratori e carpentieri.[4] I lavori cominciarono dal coro, che fu terminato nel 1182 insieme ai due deambulatori.[3] Tra il 1182 ed il 1190 furono realizzate le campate delle navate e le navate stesse, dopo la consacrazione del coro e dell'altare maggiore.[3][5] I lavori furono interrotti, lasciando la struttura centrale incompleta.[6] Nei successivi 35 anni, fino al 1225, fu ultimata la navata ed inizi la costruzione della facciata (1208). Durante l'edificazione della facciata inizi la lavorazione e la decorazione dei tre portali occidentali, ed in seguito la realizzazione del rosone.[7] La facciata principale, rivolta verso ovest, fu portata a termine intorno al 1250, con le torri campanarie gemelle completate tra il 1225 e il 1250.[3]

La navata centrale della cattedrale di Notre-Dame

1250 - met del XIV secolo


In quel periodo gli architetti si accorsero che i due portali del transetto, realizzati in stile romanico, si accostavano male allo stile gotico dell'intera cattedrale. La ricostruzione dei due portali laterali e degli altri particolari romanici fu autorizzata dal vescovo Renaud de Corbeil ed ultimata nel 1268. L'architetto Jean de Chelles procedette all'allungamento del transetto, dapprima verso la facciata nord ed in seguito verso quella meridionale. Egli cur quindi la ricostruzione del "portale del chiostro" con il relativo rosone, ed avvi parte del "portale di Santo Stefano", posto sul lato sud. In seguito alla sua morte, nel 1267, il lavoro fu ultimato da Pierre de Montreuil, gi architetto della Sainte-Chapelle. Egli si preoccup inoltre di avviare il consolidamento degli archi rampanti attorno al coro, che manifestavano segni di cedimento, dovuti all'imponente struttura da reggere.

Cattedrale di Notre-Dame Gli archi furono completati da Jean Ravy, che estese l'opera di rafforzamento all'intero coro ed alle facciate laterali; una volta ultimati avevano, ed hanno tuttora, un'apertura di 15 metri. Intorno alla met del XIII secolo furono aggiunte una serie di cappelle alla navata e, tra il 1296 ed il 1330, all'abside ad opera di Pierre de Chelles, Jean Ravhoey e Raymond du Temple.

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Date importanti nella costruzione


1160 Maurice de Sully (vescovo di Parigi), ordina la demolizione della cattedrale originaria. 1163 Viene posata la prima pietra, inizia la costruzione. 1182 Abside e coro vengono completati, l'altare maggiore viene consacrato. 1196 Viene ultimata la navata, muore il vescovo de Sully. 1200 Cominciano i lavori sulla facciata ovest. 1225 La facciata occidentale viene terminata. 1250 Vengono completate le torri ed il rosone. 1250 - 1345 Gli ultimi elementi vengono sistemati.

Caratteristiche
Notre-Dame una delle pi grandi cattedrali gotiche di tutta la Francia: assieme a quella di Saint-Denis e di Laon rappresenta una delle prime applicazioni dello stile gotico. L'aspetto attuale tuttavia largamente frutto dei restauri condotti a met del secolo XIX da Eugne Viollet-le-Duc.

Struttura
Si tratta di una chiesa a pianta rettangolare, col transetto contenuto all'interno del perimetro dell'edificio; lo spazio interno, caratterizzato dalla presenza di numerose cappelle laterali e radiali, quindi articolato secondo una pianta a croce latina, con cinque navate che si chiudono, nella zona absidale, con un doppio deambulatorio. La navata centrale costituita da cinque doppie campate, definite da massicci pilastri circolari sui quali sono impostati gli archi a sesto acuto. Al di sopra delle Planimetria della cattedrale navate laterali pi interne si trova il matroneo, schermato da eleganti trifore e sormontato da ampie bifore, una per ogni campata, che danno luce all'interno. La copertura costituita da volte a crociera esapartite da eleganti costoloni. Particolari di rilievo sono i pilastri circolari e il matroneo, elementi tipici delle prime cattedrali gotiche come quella di Laon, che presenta infatti forti analogie

Cattedrale di Notre-Dame

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con l'impianto parigino. La navata di Notre Dame di Parigi non risulta slanciata e luminosa come quella delle cattedrali del Gotico maturo (Amiens, Reims e Chartres), in cui i pilastri, a fasci polistili, diventano pi slanciati e il matroneo sostituito con una piccola teoria di archetti denominata triforio. Per ottenere una maggiore illuminazione, resa scarsa dalla presenza dell'alto matroneo, pochi anni dopo la costruzione fu deciso di modificare il sistema delle aperture: cos l'originale rosone e la piccola finestra ogivale che si aprivano alla sommit, furono sostituiti proprio con la suddetta bifora. Ci comport anche la modifica del sistema degli archi rampanti, ovvero delle strutture di sostegno che seguono il perimetro esterno dell'edificio e che sono ben visibili nella zona absidale.

Schema della facciata

Il portale del Giudizio Universale

Cattedrale di Notre-Dame

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Particolare della Galleria dei Re La statua al centro, quella dell'ottavo re, ha le fattezze di Eugne Viollet-le-Duc, restauratore della cattedrale; statua scolpita nel 1858 da Chenillon

Una chimera sulla facciata di Notre-Dame

Cattedrale di Notre-Dame

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Vista notturna dei due torri della facciata ovest

Dimensioni Lunghezza Larghezza Altezza della volta Altezza delle torri Altezza della guglia Larghezza della facciata Lunghezza del coro Lunghezza del transetto 128 m 48 m 35 m 69 m 96 m 40 m 38 m 48 m

La facciata occidentale
La facciata occidentale uno degli elementi pi conosciuti dell'intero complesso. Essa suddivisa in cinque livelli distinti, come mostrato nella figura a fianco: i tre portali fortemente strombati, con il loro ricco apparato scultoreo; la Galleria dei Re; il rosone, affiancato da due finestroni ogivali; la Galleria delle Chimere; ed infine le due torri campanarie gemelle. Portale della Vergine il primo ingresso sulla sinistra della facciata occidentale ed interamente dedicato alla Vergine Maria. Maria si trova nella parte alta del timpano, seduta alla destra di Cristo, mentre viene incoronata da un angelo. Nella fascia centrale del timpano rappresentata la Dormizione di Maria mentre nell'ultima parte in basso vi sono tre profeti e tre re. La strombatura del portale caratterizzata da una serie di sculture di santi, ricostruite da Viollet-le-Duc, che si inseriscono tra le modanature. Portale del Giudizio Universale Questo portale si trova al centro della facciata e raffigura il Giudizio Universale, in cui, secondo la tradizione cristiana, i morti resuscitano e vengono giudicati da Cristo. Nella parte inferiore del timpano si notano i defunti mentre si rialzano dalle loro tombe; in quella centrale vi sono San Michele e satana che con una bilancia soppesano i peccati e le virt; alla loro destra ci sono le anime salvate, alla loro sinistra i demoni con le anime dannate. Nella parte superiore, infine, troviamo Ges circondato da Maria, da San Giovanni e da due angeli che lo supplicano di salvare le anime.

Cattedrale di Notre-Dame Nel 1771 la parte inferiore del timpano del portale fu rimossa per consentire il passaggio del baldacchino durante le cerimonie. In seguito fu ripristinata da Viollet-le-Duc. Portale di Sant'Anna Il portale di Sant'Anna si trova nella parte destra della facciata ed dedicato alla madre di Maria. Il timpano raffigura la vita di Maria dalla nascita all'annunciazione, fino all'arrivo dei Re Magi. Nella parte pi alta vi un gruppo di persone in cui si distingue chiaramente la Vergine Maria che tiene in braccio Cristo da bambino; intorno ad essi vi sono due angeli oltre ad un vescovo e ad un re. La tradizione vuole che il vescovo sia Maurice de Sully, e il re sia Luigi VII, re di Francia all'epoca. Alcuni storici per mettono in dubbio questa teoria, sostenendo che il primo sia San Germano, vescovo di Parigi nel VI secolo, mentre il re sia Childeberto I. La Galleria dei Re Al di sopra dei portali, a 20 metri dal suolo, si trova la cosiddetta Galleria dei Re, una serie di ventotto statue, alte ben 3,5 metri, rappresentanti i re di Israele e di Giuda. Le teste delle statue in realt sono del XIX secolo, frutto della produzione dei laboratori di scultura di Viollet-le-Duc, che le restaur a seguito dei tumulti legati alla Rivoluzione francese (1793), quando furono abbattute dai sanculotti che le credevano, a torto, raffigurazioni dei regnanti francesi. Un certo numero delle teste originali (21 integre e numerosi frammenti) stato fortunosamente ritrovato, ed possibile oggi vederle al museo di Cluny. Il rosone e il balcone della Vergine Aperto al centro della facciata, il rosone ha un diametro di 9,6 metri. Presenta vetrate policrome in gran parte originali e fa da "aureola" alla statua della Vergine, una scultura ordinata da Viollet-le-Duc, restauratore della cattedrale nel XIX secolo, al posto di quella precedente, danneggiata gravemente da secoli di intemperie. La galleria delle chimere In alto sulla facciata si apre la galleria costituita dalle statue delle chimere, spaventosi mostri mitologici affiancati da bizzarre figure ghignanti e grottesche, che si affiancano ai gargouilles; questi ultimi hanno principalmente la funzione di doccioni, mentre le chimere hanno essenzialmente funzione ornamentale e furono aggiunte alla costruzione nell'800 da Eugne Viollet-le-Duc. Le torri La facciata occidentale della cattedrale di Notre-Dame di Parigi caratterizzata dalla presenza di due svettanti torri, alte 69 metri e ricorrenti anche in altre cattedrali quali Notre-Dame di Amiens e Reims. Per raggiungere la cima della torre sud bisogna percorrere una scala a chiocciola costituita da ben 422 gradini; per la torre nord i gradini sono 386, per mezzo dei quali si raggiunge anche la galleria delle chimere. Nel corso dei secoli diversi architetti sostennero a pi riprese che il progetto originale prevedesse la costruzione di due guglie a coronamento di ciascuna torre. Al contrario, esse non furono mai realizzate, anche se durante il restauro (1844-1864), l'idea delle guglie fu nuovamente proposta. Il restauratore, Viollet-le-Duc, per fare in modo che tale prospettiva fosse abbandonata, realizz un progetto dettagliato in cui mostrava l'aspetto orribile che la cattedrale avrebbe assunto[8].

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Cattedrale di Notre-Dame Le campane La grande campana "Emmanuel" il bourdon di Notre Dame, si trova nella torre sud ed ha un peso di 12.800 kg; il solo batacchio sfiora i 500 kg. La torre sud ha da sempre ospitato le campane maggiori, la precedente del 1347 si chiamava Jacqueline in onore alla moglie del fonditore e pesava circa 6.500 kg, nel 1474 le venne affiancato il nuovo "gros bourdon" chiamato "Marie" del peso di 9.800 kg. Nel 1685 Jacqueline si incrin e venne realizzato l'attuale bourdon un Sol bemolle 2 del diametro di mt. 2.62. Queste due campane venivano suonate nelle grandi festivit. Nella torre nord erano installate le campane liturgiche, che alla vigilia della rivoluzione erano in numero di 8. Nel 1794 tutte le campane vengono requisite ad esclusione del gros bourdon (che musicalmente era la migliore) e inviate in fonderia per realizzare artiglierie. Nel corso dei restauri tra il 1844 ed il 1864 Viollet le Duc ricostruir i due imponenti beffroi in legno che all'interno delle torri ospitano le campane. Nel 1856 nella torre nord con il bronzo dei cannoni delle truppe russe requisiti a Sebastopoli vengono realizzate 4 nuove campane in scala di Re bemolle maggiore: Anglique Franoise 1.765 kg (Re bemolle 3) Antoinette Charlotte 1.158 kg (Mi bemolle 3) Hyacinte Jeanne 813 kg (Fa 3) Denise David 670 kg (Sol bemolle 3)

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La campana "Emmanuel" suona solo nelle solennit e le occasioni pi importanti dell'anno liturgico. In occasione dell'850^ anniversario della Cattedrale il Capitolo ha deliberato la realizzazione di un nuovo petit bourdon che affiancher emmanuel e di 8 nuove campane per la torre nord [9]. Il progetto partito il 20 febbraio 2012 con la rimozione delle 4 campane del 1856 dalla torre nord.

Il transetto
Portale del chiostro Questo portale si trova sul lato nord della cattedrale e permette l'ingresso lateralmente, dal transetto. Il portale del chiostro fu realizzato intorno al 1250 da Jean de Chlles. Allo stesso modo di quelli sulla facciata, il timpano del portale strutturato in tre livelli: nei primi due partendo dall'alto rappresentata la storia del diacono Teofilo; nel livello inferiore invece scolpita la vita di Maria e dell'infanzia di Ges. La porta rossa Accanto al portale del chiostro si apre la porta rossa, che deve il nome al colore acceso dei suoi battenti. Realizzata da Pierre de Montreuil intorno al 1270, la porta ha dimensioni ridotte rispetto agli ampi portali d'ingresso. Al centro del timpano scolpita la Vergine, incoronata da un angelo mentre Ges la benedice; ai lati sono raffigurati Luigi IX e la regina Margherita di Provenza, i quali assistono inginocchiati.

Cattedrale di Notre-Dame Portale di Santo Stefano Il portale di Santo Stefano (in francese St. Etienne) situato sul lato sud del transetto ed dedicato all'omonimo Santo e martire. Come attestato da un'iscrizione in latino, il portale fu iniziato sotto la direzione di Jean de Chelles e completato da Pierre de Montreuil. Sul timpano rappresentata la vita del primo martire cristiano secondo gli Atti degli Apostoli, in cui si notano le scene del processo, della lapidazione e della deposizione. I rosoni Altri due grandi rosoni, di circa 13 metri di diametro, si aprono sulle facciate del transetto; furono costruiti nel periodo tardo gotico, come mostra il loro raffinato disegno e la posizione, a filo della parete esterna e non incassata come quella della facciata occidentale. Il rosone sulla parete meridionale, ricostruito fedele all'originale, raffigura il "Trionfo di Cristo" attraverso scene del Nuovo Testamento. Il rosone nord, invece, raffigura scene dall'Antico Testamento; esso anche il rosone che caratterizzato dal colore blu, al contrario di quello a sud in cui predomina il viola. Nell'osservare queste vetrate si pu notare un altro intervento di Viollet-le-Duc: gli stipiti del rosone sud sono pi robusti ed hanno le due linee di spinta, verticale e orizzontale, ben definite, mentre quelli del rosone nord conservano l'originale disposizione a raggiera. Ci dovuto alla necessit di rafforzare il rosone sud, pi esposto alle intemperie e quindi nei secoli aveva subto un degrado superiore a quello del rosone nord. Buona parte dei vetri risalgono appunto ai restauri ottocenteschi.

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Il rosone nord

Il rosone sud

L'abside
L'abside stato edificato durante la prima fase della costruzione, tra il 1163 e il 1180; esso costituito da un semicerchio ed situato nella parte orientale della cattedrale. All'esterno l'abside circondato dai grandi archi rampanti di ben 15 metri di raggio. Questi archi, che continuano lungo la navata, furono rafforzati nel corso della costruzione per prevenire il manifestarsi di problemi statici dovuti alle spinte laterali delle sottili pareti verticali e delle volte.

Particolare di una delle vetrate dell'abside

Cattedrale di Notre-Dame

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Il tetto
La copertura della cattedrale di Notre-Dame era costituita da materiali provvisori fino alla morte del vescovo de Sully. Successivamente, grazie anche al denaro che egli lasci in eredit, l'edificio fu dotato di un vero tetto, formato da 1326 tegole di piombo. Il peso stimato della struttura di oltre 200 tonnellate[10]. La guglia La prima guglia fu costruita al di sopra dell'incrocio tra navata e transetto a met del XIII secolo. A causa del vento la struttura si indebol rapidamente, deformandosi fino a crollare del tutto; fu rimossa nel 1792 e la cattedrale rimase senza guglia fino al restauro di Viollet-le-Duc del XIX secolo. La nuova guglia fu realizzata con una solida struttura interna in legno di quercia e rivestita in piombo. Intorno ad essa furono posizionate le statue dei 12 Apostoli, disposti, Notre-Dame dal lato est per ogni punto cardinale, in quattro gruppi di tre; per omaggiare Viollet-le-Duc, lo scultore Geoffroy-Dechaume ne riprodusse i lineamenti del viso sul volto della statua di San Tommaso.

Arte all'interno della cattedrale


Come detto, lo spazio interno della cattedrale di Notre-Dame risulta molto dilatato per la presenza di ben cinque navate e delle cappelle laterali, dove sono collocate numerose opere d'arte risalenti al Seicento e al Settecento. L'altar maggiore Al centro del coro si trova l'altare maggiore, progettato dal restauratore Viollet-le-Duc. In precedenza anche il sovrano Luigi XIII aveva ordinato la costruzione di un nuovo altare, in seguito alla nascita del suo erede al trono; nel 1638, dopo aver consacrato il proprio regno alla Madonna, il re decise di rinnovare totalmente la veste decorativa del coro. Il progetto di Luigi XIII prevedeva la costruzione di un altare simile a quello di Gian Lorenzo Bernini per San Pietro circondato da tre imponenti sculture. Il suo voto fu adempiuto dal figlio Luigi XIV che fece realizzare per solamente le tre Il nuovo altar maggiore (in primo piano) e il vecchio (sullo sfondo) statue. All'incrocio del transetto, in tempi recenti, con la statua della Piet. stato realizzato il nuovo presbiterio con il nuovo altar maggiore, costituito da un cubo rivestito di bronzo e decorato con alcune sculture raffiguranti figure umane in stile moderno. Quello precedente in stile neogotico, viene utilizzato per le celebrazioni feriali.

Cattedrale di Notre-Dame La Piet Il gruppo della Piet si eleva dietro l'altare maggiore, sorretto da un alto basamento. Fu realizzato da Nicolas Coustou, e vede al centro la figura della Madonna con Ges deposto supino sulle sue ginocchia, ai lati due angeli. Il basamento su cui poggia la scultura fu decorato da Franois Girardon con un rilievo in bronzo che raffigura la deposizione di Ges. Sulla destra vi invece la scultura di Luigi XIII realizzata da Guillaume Coustou, che rappresenta il sovrano di Francia inginocchiato mentre porge lo scettro e la corona; la statua sta ad indicare, con intento celebrativo, la consacrazione del regno alla Vergine Maria. A sinistra posizionata infine la statua di Luigi XIV, opera di Antoine Coysevox. In perfetto stile barocco, il Re Sole rappresentato in una "sontuosa devozione", con gli abiti da cerimonia ma inginocchiato verso la Madonna. La Vergine di Parigi Nel coro inoltre si trova la scultura della Vergine Maria, conosciuta come Vergine di Parigi. Fu commissionata dai mercanti locali in un periodo di grande ricchezza, tra il 1420 e il 1440, poich consideravano la cattedrale come motivo di orgoglio della citt e simbolo della nuova libert economica. La scultura nota per la decorazione attentamente curata e sontuosamente costosa. Nonostante la raffigurazione di Maria e il Bambino non si discosti dalla tradizione, alcuni osservatori ritengono che la statua sia pi un simbolo di arrogante ricchezza che di religiosit. I bassorilievi Inizialmente le pareti interne del coro erano interamente decorate per mezzo di sculture, realizzate da Jean Ravy e terminate nel 1351 da Jean Le Boutellier. Esse erano disposte su due livelli, ed erano costituite da una serie di archetti trilobi nella parte inferiore e da bassorilievi policromi in quella superiore. I bassorilievi furono ridipinti e restaurati da Viollet-le-Duc, solo alcuni di essi sono arrivati fino a noi: quelli nelle prime tre campate su entrambi i lati del coro. Sul lato settentrionale si trovano quattordici bassorilievi relativi alla nascita ed alla vita di Cristo prima della passione, su quello meridionale invece vi sono nove composizioni che ritraggono le apparizioni di Ges dopo la risurrezione. Gli stalli Gli stalli del coro di Notre-Dame sono considerati delle opere d'arte per i raffinati intagli che rappresentano la vita della Vergine. Essi furono realizzati tra il 1711 e il 1715 dai maestri ebanisti Louis Marteau e Jean Nol.

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Il sagrato

Cattedrale di Notre-Dame

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L'ampio sagrato, si estende di fronte alla cattedrale di Notre-Dame dal lato occidentale. All'inizio esso era di dimensioni ridotte, poich tutt'intorno vi erano case, negozi, locande ma fu ampliato nel XVIII secolo dall'architetto Beaufrand. Il sagrato fu poi rimodernato diverse volte, in particolare negli anni sessanta. Dal 3 settembre 2006 la piazza del sagrato stata rinominata (non senza contestazioni) "parvis Notre-Dame - place Jean Paul II". Con diverse campagne di scavo (nel 1847, nel 1965-67, nel 1970), nello spazio del sagrato sono emersi resti degli edifici che vi si sono succeduti dall'antichit al Il point zro XIX secolo a partire da fondamenta di edifici di et gallo-romana a resti di basolato e del porto antico di Lutetia; stata rinvenuta anche una parte delle mura cittadine del IV secolo e dell'antica cappella dell'Htel-Dieu, oltre a resti di una basilica del VI secolo intitolata a Santo Stefano e della medioevale rue Neuve Notre-Dame; si trovano per anche le fondamenta dell'orfanotrofio ed il tracciato delle fognature di Haussmann. Il tutto stato organizzato ed esposto al pubblico, dal 1980, nell'attuale cripta archeologica, lunga 118 metri. Nella piazza antistante la cattedrale si trova il "chilometro zero" della Francia (point zro), il punto di riferimento per le distanze delle strade principali che partono da Parigi. La tradizione vuole che i turisti che passano per il point zro, un giorno torneranno nella capitale francese.

Il tesoro
Il tesoro della cattedrale custodito all'esterno dell'edificio, nella sacrestia neogotica appositamente costruita da Lassus e Viollet-le-Duc intorno al 1850. Esso costituito da diverse reliquie tra cui: La corona di spine Un frammento della Vera Croce Un chiodo della crocifissione La tunica, alcune ossa e la frusta della flagellazione di San Luigi

La corona di spine fu portata in Francia da Luigi IX ed ospitata per la prima volta nella cattedrale nel XIII secolo in attesa che fosse ultimata la Sainte-Chapelle. Torn a far parte del tesoro di Notre-Dame soltanto nel 1806 quando il Concordato del 1801 affid la reliquia all'arcivescovo di Parigi. La vera corona non viene mai mostrata in pubblico, ma al suo posto vengono presentati per la venerazione i reliquiari fatti costruire da Napoleone I e da Napoleone III.

Cattedrale di Notre-Dame

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Gli organi
Organo maggiore
Sebbene nel corso degli anni siano stati installati diversi organi, i primi erano del tutto inadeguati per l'edificio. Il primo organo degno di nota fu completato all'inizio del 1700 dal costruttore Cliquot. Alcune canne, costruite in origine per la sezione a pedale, continuano a suonare ancora oggi, dopo quasi 300 anni. L'organo fu quasi completamente ricostruito e migliorato nel XIX secolo da Aristide Cavaill-Coll.[11] L'organo principale ha 8000 canne, di cui 900 considerate storiche; caratterizzato inoltre da 111 registri, cinque tastiere manuali da 56 tasti e una pedaliera da 32 tasti. Nel 1989 lo strumento fu sottoposto ad un ultimo restauro, completato nel 1992. Nel dicembre del 1992 infine furono ultimati i lavori di "computerizzazione" dell'organo per mezzo di 3 LAN. Verso l'inizio del 2012 partono i lavori di restauro dell'organo che termineranno nel 2013, anno in cui verranno celebrati gli 850 anni della Cattedrale. In questo periodo l'organo rester muto e il servizio liturgico verr interamente svolto dall'organo corale. La posizione di organista di Notre-Dame considerata una tra le pi prestigiose in tutta la Francia, insieme a quella della Chiesa di Saint-Sulpice.

Louis Vierne all'organo maggiore di Notre-Dame

Tra gli organisti pi conosciuti che suonarono a Notre-Dame vi fu Louis Vierne, che mantenne la posizione dal 1900 al 1937. Durante la sua permanenza, l'organo fu modificato nella tonalit, in particolare nel 1902 e nel 1932. Pierre Cochereau inizi ulteriori modifiche, alcune gi pianificate da Louis Vierne, quali l'elettrificazione e l'aggiunta di altri registri.[11] Dopo la morte di Cochereau nel 1984, furono nominati quattro nuovi organisti: Jean-Pierre Leguay, Olivier Latry, Yves Devernay (morto nel 1990), e Philippe Lefvre. Quella di avere quattro organisti era un'usanza del XVIII secolo, secondo cui ognuno di essi suonava per tre mesi all'anno.[12] Di seguito la disposizione fonica dell'organo:
Prima tastiera - Positif Montre Bourdon Salicional 16' 16' 8'

Flute Harmonique 8' Bourdon Unda Maris Prestant Flute Douce Doublette Fourniture Cymbale Nazard 8' 8' 4' 4' 2' 5 rangs 5 rangs 2.2/3'

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Tierce Clarinette Clarinette Clarinette 1.3/5' 16' 8' 4'

Seconda tastiera - Grand-Orgue Violonbasse Bourdon Montre Viole de Gambe 16' 16' 8' 8'

Flute Harmonique 8' Bourdon Prestant Octave Doublette Fourniture Cymbale Bombarde Trompette Clairon Chamade Chamade 8' 4' 4' 2' 2-5 rangs 2-5 rangs 16' 8' 4' 8' 4'

Terza tastiera - Rcit Quintaton Diapason Flute traversire Bourdon Gambe Voix Celeste Octave Flute Octaviante Octavin Quinte Clarinette Cornet Bombarde Trompette Clairon 16' 8' 8' 8' 8' 8' 4' 4' 2' 2.2/3' 8' 5 rangs 16' 8' 4'

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Basson-Hautbois Voix Humaine Hautbois 8' 8' 8'

Regale en chamade 2-16 Chamade Chamade 8' 4'

Quarta tastiera - Solo Bourdon Principal Montre 32' 16' 8'

Flute Harmonique 8' Prestant Doublette 4' 2'

Grosse Fourniture 2 rangs Fourniture Cymbale Cornet Quinte Tierce Septime Quinte Cromorne 5 rangs 5 rangs 2-5 rangs 5.1/3' 3.1/5' 2.2/7' 2.2/3' 8'

Quinta tastiera - Grand Choeur Principal Bourdon Prestant Doublette Piccolo Cymbale Quinte Tierce Larigot Septime Tuba Magna Trompette Clairon 8' 8' 4' 2' 1' 4-6 rangs 2.2/3' 1.3/5' 1.1/3' 1.1/7' 16' 8' 4'

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Pdale Principal Contrebasse Soubasse Violoncelle Flute Bourdon Octave Flute Flute Piccolo Fourniture Cymbale Quinte Tierce Quinte Septime Tierce Quinte Tierce Larigot 32' 16' 16' 8' 8' 8' 4' 4' 2' 1' 3 rangs 4 rangs 10.2/3' 6.2/5' 5.1/3' 4.4/7' 3.1/5' 2.2/3' 1.3/5' 1.1/3'

Contra Bombarde Acustiche 128' Contra Bombarde Bombarde Bombarde Basson Sordun Trompette Basson Clairon Chalumeau Clairon Clairon Clarion 64' 32' 16' 16' 16' 8' 8' 4' 4' 2' 1' 0,5'

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Organo corale
Nell'abside, al disopra dei seggi del coro, sulla sinistra, vi l'organo corale, di pi modeste dimensioni: due tastiere e pedaliera e 1800 canne circa per 30 registri. Fu costruito nel 1865 da Merklin e, recentemente, stato dotato di trasmissione elettronica computerizzata.[13] Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Positif Bourdon Prestant Flute Doublette Nazard Tierce Larigot Cymbale Cromorne Regale Tremblant 8' 4' 4' 2' 2.2/3' 1.3/5' 1.1/3' 4 rangs 8' 16'

Seconda tastiera - Grand Orgue Bourdon Montre Prestant Doublette Nazard Tierce Fourniture Cymbale Trompette Clairon Chamade 16' 8' 4' 2' 2.2/3' 1.3/5' 2 rangs 4 rangs 8' 4' 8'

Pdale Flute Soubasse Flute Flute Principal 16' 16' 8' 4' 2'

Bombarde 16' Trompette 8' Clairon 4'

Modifiche, vandalismi e restauri


Nel 1548, le sommosse degli Ugonotti danneggiarono la cattedrale. In seguito alle disposizioni emanate dal Concilio di Trento, durante i regni di Luigi XIV (fine del XVII secolo) e di Luigi XV furono apportate diverse modifiche alla cattedrale, compresa la distruzione di tombe e vetrate colorate, con l'intenzione di modernizzarla. Sul finire del XVIII secolo, nel periodo della rivoluzione francese, molti tesori all'interno di Notre-Dame furono distrutti e saccheggiati; le statue di molti santi furono spaccate e decapitate; parte delle teste furono poi ritrovate ed ora sono esposte al museo di Cluny; soltanto la grande campana scamp alla distruzione. La cattedrale fu trasformata in un "Tempio della Ragione" e fu inizialmente intitolata al culto della ragione ed al culto dell'essere supremo. L'interno della chiesa, inoltre, fu utilizzato come magazzino per il deposito di cibo e foraggio. In seguito all'avvento di Napoleone Bonaparte, la cattedrale fu restituita al culto, e anzi ricevette dei frettolosi restauri per ospitare la cerimonia dell' Incoronazione di Napoleone a Imperatore dei francesi, cerimonia cui dovette partecipare anche papa Pio VII.[14][15][3] All'inizio del XIX secolo la cattedrale era in uno stato tale di decadimento che i progettisti della citt iniziarono a considerare la possibilit di abbatterla.[16] Il romanziere Victor Hugo, un ammiratore della cattedrale, scrisse il suo romanzo Notre-Dame de Paris in parte anche per accrescere la consapevolezza del valore della cattedrale, e riusc a rinnovare l'interesse popolare sul suo destino.[3] Ne segu una campagna di raccolta fondi per salvare la chiesa, che termin con il restauro del 1845.[17] Il programma di restauro fu avviato nello stesso anno, sotto la sovrintendenza di Jean-Baptiste-Antoine Lassus e di Eugne Viollet-le-Duc. L'intera opera di ricostruzione dur 23 anni, e port anche alla costruzione della guglia, della sacrestia oltre che all'aggiunta delle gargouilles.[18][3] Nel 1871 l'insurrezione della Comune di Parigi quasi diede fuoco alla cattedrale, incendiando un gruppo di sedie all'interno della chiesa.

Cattedrale di Notre-Dame Nel 1939, durante la seconda guerra mondiale, c'era il timore di un bombardamento da parte dei tedeschi; esso avrebbe distrutto le vetrate, spargendo ovunque i frammenti di vetro e rendendo pericolosa l'area. Di conseguenza l'11 settembre dello stesso anno le vetrate furono rimosse, e furono ripristinate solo alla fine del conflitto. Nel 1991 fu avviato un imponente programma di mantenimento e di restauro, con particolare riguardo alla pulizia ed al ritocco delle antiche sculture. Nel 2012, 20 febbraio, con la rimozione delle 4 campane del 1856 dalla torre nord inizia il progetto di ripristino della suoneria storica delle campane, requisite e asportate con la Rivoluzione Francese [19].

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Eventi importanti a Notre-Dame


Solitamente gli eventi cattolici di rilevanza nazionale hanno luogo in Notre-Dame[20]: 1185 - Il patriarca di Gerusalemme Eraclio convoca la Terza Crociata dalla cattedrale ancora incompleta. 1239 - Luigi IX di Francia deposita la corona di spine nella cattedrale, durante la costruzione della Sainte-Chapelle. 1302 - Filippo IV di Francia convoca gli Stati Generali. 16 dicembre 1431 - Enrico VI d'Inghilterra viene incoronato Re di Francia. 7 novembre 1455 - Isabelle Rome, la madre di Giovanna d'Arco, chiede ad una delegazione papale di rovesciare la condanna per eresia di sua figlia. 24 aprile 1558 - Maria Stuarda, regina di Scozia, si sposa con il Delfino Francesco (successivamente Francesco II di Francia), figlio di Enrico II di Francia. 18 agosto 1572 - Avvengono le "nozze vermiglie" di Enrico III di Navarra e Margherita di Valois, chiamate cos per la loro vicinanza al massacro di San Bartolomeo. 2 dicembre 1804 - Dopo la benedizione di papa Pio VII, Napoleone Bonaparte afferra la corona dalle mani del pontefice e incorona dapprima s stesso imperatore, e successivamente Giuseppina. 1900 - Louis Vierne viene selezionato come organista ufficiale di Notre-Dame dopo una competizione con i 500 migliori del tempo. Morir il 2 giugno 1937 mentre suona l'organo della cattedrale. 1909 - Giovanna d'Arco viene beatificata. 16 maggio 1920 - Giovanna d'Arco canonizzata. 2 giugno 1937 - Muore Louis Vierne durante il suo 1750esimo concerto in Notre-Dame. 26 agosto 1944 - Viene celebrata la Messa con il Te Deum per festeggiare la liberazione di Parigi. 12 novembre 1970 - Viene celebrata la Messa con il Requiem per Charles de Gaulle. 31 maggio 1980 - Dopo il Magnificat di quel giorno, papa Giovanni Paolo II celebra la Messa sul sagrato di fronte alla cattedrale.

Cattedrale di Notre-Dame

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Notre-Dame di Parigi un punto di riferimento sull' le de la Cit

Galleria

Notre-Dame di notte dal lato sud.

Vista notturna con cielo stellato

La sponda meridionale dell' le de la Cit e la cattedrale

Suggestiva veduta della facciata principale

Vista notturna della facciata occidentale

L'abside visto dall'esterno

L'abside e l'Altare Maggiore

Particolare di una struttura voltata

Cattedrale di Notre-Dame

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Vetrata policroma

Particolare del Portale di Sant'Anna

Statua di Giovanna d'Arco all'interno di Notre-Dame

Adamo, Eva, e il Serpente all'ingresso della cattedrale

Note
[1] http:/ / notredamedeparis. fr [2] Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905 (http:/ / www. renneslechateau. it/ rennes-le-chateau. php?sezione=guida& cap=89).URL consultato il 12 - 06 - 2007. [3] (EN) Building History (http:/ / www. notredamedeparis. fr/ spip. php?article380). NotreDameDeParis.fr.URL consultato il 11 marzo 2012. [4] Winston, op. cit., pp. 51-52. [5] [6] [7] [8] [9] Winston, op. cit., p. 56. Winston, op. cit., pp. 60-61. Winston, op. cit., p. 74. Geno Pampaloni Notre-Dame e la Sainte-Chapelle, 1982, Novara, De Agostini. Ripristino della suoneria storica delle campane di Notre Dame (http:/ / www. notredamedeparis. fr/ spip. php?article1211).URL consultato il 21 maggio 2012. [10] La costruzione della cattedrale (http:/ / notredamedeparis. fr/ spip. php?article20).URL consultato il 20 giugno 2007. [11] (EN) The Great Organ (http:/ / www. notredamedeparis. fr/ spip. php?rubrique82). NotreDameDeParis.fr.URL consultato il 11 marzo 2012. [12] (EN) The Great Organ's Organists (http:/ / www. notredamedeparis. fr/ spip. php?article414). NotreDameDeParis.fr.URL consultato il 11 marzo 2012. [13] (EN) The Choir Organ - History (http:/ / www. notredamedeparis. fr/ spip. php?article446). NotreDameDeParis.fr.URL consultato il 11 marzo 2012. [14] Winston, op. cit., pp.113-114. [15] Winston, op. cit., pp.118-119. [16] Winston, op. cit., p.122. [17] Winston, op. cit., p.123. [18] Winston, op. cit., pp.124-125. [19] Ripristino della suoneria storica delle campane di Notre Dame (http:/ / www. notredamedeparis. fr/ spip. php?article1211).URL consultato il 21 maggio 2012. [20] Winston, op. cit., pp.162-163.

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Cattedrale di Notre-Dame

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Voci correlate
Quasimodo Notre-Dame de Paris Parigi Cattedrale Chiesa cattolica romana Architettura gotica e cattedrali gotiche francesi

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(FR) Sito ufficiale (http://notredamedeparis.fr/) (EN) Notre Dame di Parigi dal satellite (http://www.wikimapia.org/#y=48852989&x=2349878&z=18&l=0& m=s) su WikiMapia
Coordinate geografiche: 485110N 22059E48.85278N 2.34972E

Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (Soissons)


Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio Cathdrale Saint-Gervais-et-Saint-Protais

la facciata Paese Regione Localit Religione Diocesi Francia Piccardia Soissons Cristiana cattolica di Rito romano Diocesi di Soissons

Stile architettonico Gotico Inizio costruzione Completamento 1176 1479

Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (Soissons)

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La Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (in francese: Cathdrale Saint-Gervais-et-Saint-Protais) la cattedrale cattolica di Soissons. In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, propriet dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, ma il suo utilizzo assegnato alla Chiesa cattolica.[1] Ubicata nel cuore della citt piccarda, una delle pi grandi Cattedrali gotiche francesi e rappresenta uno dei pi significativi esempi dell'architettura gotica. Dal 1862 classificata come Monumento storico.

Storia
La costruzione dell'attuale Cattedrale di Soissons, la terza eretta su questo luogo, comincia nel 1176 e si protrarr per tre secoli fino all'ultima consacrazione avvenuta il 25 aprile 1476 da parte del vescovo Jean Milet. nel IV secolo che viene creata la Diocesi di Soissons, in seguito allo smembramento di quella di Reims e quindi si erige la prima cattedrale. Nell'815 viene gi consacrata una seconda cattedrale, Carolingia, ma nel 948 gravemente danneggiata da un incendio provocato dalla truppe di Ugo il Grande, padre di Ugo Capeto. I lavori all'attuale, terza, cattedrale, sembrano cominciare gi alla fine dell'XI secolo, lentamente, ma sar propriamente alla met del XII secolo che il cantiere pu dirsi in opera, grazie all'azione di tre vescovi: Josselin de Vierzy (1126-1152), Anscoul de Pierrefonds (1152-1158) et Nivelon de Quierzy (1176-1207). Quest'ultimo, nel 1176 dona al capitolo della cattedrale un terreno adiacente atto a supportare il Il rosone e l'organo braccio sud del transetto del nuovo edificio. La costruzione dell'intera nuova cattedrale inizia proprio dal transetto destro nel 1176. Viene alzato su quattro piani in stile gotico primitivo e terminante con un'abside rotonda. Per le sue proporzioni e forme viene considerato un capolavoro del Primo Gotico. In seguito si procede con la costruzione del vasto e luminoso coro, cinto da deambulatorio dove si aprono cinque cappelle radiali. I lavori iniziano subito nel 1197 e saranno compiuti gi nel 1212. La realizzazione del coro avviene subito in sequenza a quella del transetto destro, ma gi si nota una grande evoluzione dello stile e delle tecniche di costruzione. Se prima per raggiungere certe altezze negli edifici religiosi erano necessari quattro piani, o ordini (Arcate, Matronei, Triforio e Cleristorio), atti a reggere il peso delle volte, ora ne erano sufficienti tre. Si sviluppa la conoscenza e potenza degli archi rampanti, queste agili strutture che davano un forte sostegno ai pilastri laterali e quindi alle volte, cos gli
Interno

Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (Soissons) edifici salivano pi in altezza senza dover poggiare su massicce murature che, anzi, potevano dar spazio ad ampie superfici vetrate. Da questo punto la costruzione della cattedrale prende una svolta, e tutto l'edificio sar continuato secondo questo nuovo modo: a tre ordini con Arcate, Triforio e Cleristorio. In conseguenza, dal 1212 al 1230, si levano le navate, nella met del XIII secolo si erige la facciata principale e a fine secolo s'intraprendono i lavori del transetto sinistro (nord) che continueranno fino all'inizio del XIV secolo, quando verr dotato della superba vetrata con rosone. Simultaneamente si procede ai lavori di costruzione delle torri sulla facciata, ispirata a quella di Notre-Dame di Parigi; ma i lavori procedono lentamente fino ad arrestarsi del tutto alla met del XIV secolo a causa della Guerra dei cent'anni. Nel 1414 i Borgognoni assediarono la citt e saccheggiarono il cantiere. La torre sud rester incompiuta, senza la guglia (o Flche) che vi era stata progettata, e la torre nord non sar mai eseguita per mancanza di fondi. Il 25 aprile 1476, il vescovo Jean Milet consacra l'edificio, ancora incompiuto. Alla fine del XVI secolo, gli Ugonotti occuparono Soissons e saccheggiarono atrocemente l'edificio: il mobilio fu bruciato, il tesoro depredato, la torre-campanaria sulla crociera, demolita, e la statuaria dei portali in facciata, gravemente danneggiata. Venne ampiamente restaurata dopo i danni inferti dalla Prima guerra mondiale del 1914-18.

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Interno
diviso in tre navate da pilastri cilindrici, con transetto, profondo coro a deambulatorio a cappelle radiali. Il triforio corre sopra le arcate della navata e coro, ed sormontato da grandi finestre gemine. Il transetto destro termina ad emiciclo con deambulatorio e tribune, quello destro chiuso da una grandiosa parete traforata con vetrate del XIV secolo. Preziose vetrate ornano anche il coro, le pi antiche, XIII-XIV secolo; la vetrata policroma del rosone della facciata principale risale al XIII secolo. Nell'abside si trova l'altare maggiore barocco, in marmi policromi.

Organo
L'organo fu costruito nel 1956 dal'organaro Victor Gonzalez[2]. Lo strumento dispone di 67 registri su tre tastiere di 61 note ciascuna e una pedaliera di 32. Mentre la trasmissione per le tastiere e la pedaliera meccanica, quella per i registri e le combinazioni elettrica; parte dei registri del pedale sono ottenuti per derivazione o prolungamento. Di seguito la disposizione fonica dell'organo:
Prima tastiera - Positif de Dos Montre Bourdon Flte creuse Salicional Prestant Flte douce Nazard 8' 8' 8' 8' 4' 4' 2.2/3'

Quarte de Nazard 2' Tierce Larigot Plein Jeu Cymbale Trompette Cromorne Clairon 1.3/5' 1.1/3' III II 8' 8' 4'

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Seconda tastiera - Grand Orgue Montre Quintaton Montre Diapason 16' 16' 8' 8'

Flte harmonique 8' Bourdon Prestant Flte chemine Quinte Doublette Fourniture Cymbale Cornet Bombarde Trompette Clairon 8' 4' 4' 2.2/3' 2' V IV V 16' 8' 4'

Terza tastiera - Rcit expressif Bourdon Principal 16' 8'

Flte harmonique 8' Gambe Voix cleste Cor de nuit Principal Flte Nazard Flageolet Tierce Piccolo Plein Jeu Cymbale Bombarde Trompette Hautbois Rgale Clairon Tremblant 8' 8' 8' 4' 4' 2.2/3' 2' 1.3/5' 1' V IV 16' 8' 8' 8' 4'

Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (Soissons)

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Pdale Flte Soubasse Principal Flte Soubasse Principal Flte Bourdon Principal Flte Flte Cornet Plein Jeu 32' 32' 16' 16' 16' 8' 8' 8' 4' 4' 2' IV V

Bombarde 16' Trompette 8' Clairon Clairon 4' 2'

Dimensioni
Lunghezza esterna: 116 m. Larghezza esterna del piedicroce: 26 m Larghezza totale della facciata occidentale: 38 m. Larghezza della navata centrale: 11,5 m. Misura delle campate della navata centrale: 11,5 6 m. Misura delle campate delle navate laterali: 5 6 m. Larghezza totale interna delle navate : 21,5 m. Lunghezza interna del braccio sud del transetto: 13 m. Lunghezza interna del braccio nord del transetto: 11,5 m.

Altezza delle volte: 31 m. (Notre-Dame di Parigi : 33,5 m.) Altezza delle volte del transetto sud: 23 m. Altezza della torre: 66 m. (Notre-Dame di Parigi: 69 m.)

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Note
[1] Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905 (http:/ / www. renneslechateau. it/ rennes-le-chateau. php?sezione=guida& cap=89).URL consultato il 12 - 06 - 2007. [2] Fonte (http:/ / www. uquebec. ca/ musique/ orgues/ france/ soissonssgp. html)

Voci correlate
Diocesi di Soissons Cattedrali gotiche francesi Lista di cattedrali in Francia

Altri progetti
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Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)


Coordinate geografiche: 482650N 12916E48.44722N 1.48778E
Cattedrale Metropolitana di Nostra Signora Cathdrale Mtropolitaine de Notre-Dame de Chartres [1]

Facciata Paese Regione Localit Religione Diocesi Stile architettonico Inizio costruzione Completamento Francia Centro Chartres Cristiana cattolica di Rito romano Diocesi di Chartres gotico 1194 1220

Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)

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Bene protetto dall'UNESCO Patrimonio dell'umanit Cattedrale di Chartres (EN) Chartres Cathedral

Tipo Criterio Pericolo Riconosciuto dal Scheda UNESCO

Culturali (i) (ii) (iv) Non in pericolo 1979 [2] (EN) Scheda [3] (FR) Scheda

La cattedrale Notre-Dame de Chartres, chiesa cattedrale consacrata alla Vergine (Notre-Dame), sita a Chartres nel nordovest della Francia (a 95 Km a sud-ovest di Parigi), il pi celebre monumento della cittadina ed considerata uno degli edifici religiosi pi importanti del mondo ed uno dei pi perfetti edifici gotici. Il fattore decisivo che la fa prevalere tra le altre cattedrali francesi il suo buono stato di conservazione, specialmente delle sculture e delle vetrate. La figura pi importante nella storia di questa diocesi fu il vescovo Fulberto, teologo scolastico riconosciuto in tutta Europa, che cominci nell'XI secolo la costruzione della cattedrale sull'area precedentemente occupata da un antico santuario pagano. L'edificio costruito da Fulberto fu distrutto nel 1194 a causa di un incendio ed immediatamente si cominciarono i lavori di ricostruzione, che durarono circa 60 anni. L'aggiunta pi importante la torre a nordest, la Clocher Neuf, conclusa nel 1513. L'interno, alto 37 m, si caratterizza per l'armonia e l'eleganza delle proporzioni. La facciata occidentale, chiamata Portale Reale, particolarmente importante per una serie di sculture della met del XII secolo; il portale principale contiene un magnifico rilievo di Ges Cristo glorificato; quella del transetto meridionale (costruito negli anni 1224-1250) si organizza attorno a delle immagini del Nuovo Testamento riguardanti il Giudizio Universale, mentre il portale opposto, situato al lato nord, dedicato all'Antico Testamento e alla venuta di Cristo ed famoso per il gruppo scultoreo dedicato alla Creazione. Questa cattedrale si riconosce facilmente a causa della grande differenza tra le sue due torri: la torre sud dotata di una base tipicamente gotica e sormontata da una guglia molto semplice; la torre nord, costruita in epoca pi tarda e di architettura pi complessa. Grande luogo di pellegrinaggi, questa cattedrale e le sue torri dominano la citt di Chartres e la piana della Beauce circostante. Esse si vedono da molte decine di chilometri di distanza. Nel 1979 l'UNESCO l'ha dichiarata Patrimonio culturale dell'Umanit.

Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)

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Storia
Enrico IV fu l'unico re di Francia consacrato in questa cattedrale e non a Reims secondo la tradizione. Parigi era in effetti retta dai cattolici, che si opponevano al re a causa della sua religione protestante. In quest'occasione il monarca avrebbe pronunciato la celebre frase: Parigi vale bene una messa. Egli si convert al cattolicesimo e fu consacrato re di Francia; da allora i protestanti si arresero progressivamente.

Costruzione
La cattedrale stata costruita da operai specializzati, chiamati compagnons, riuniti in confraternite. In questo periodo, esistevano tre confraternite: i Bambini di Padre Soubise, i Bambini del Maestro Jacques, e i Bambini di Salomone legati all'Ordine del Tempio. Questi ultimi hanno lasciato incisi, sulle pietre o sulle travi, dei segni che sono le loro firme. Le tracce principali dei piani costruttivi, basate sul sistema di numerazione duodecimale, furono messe in pratica direttamente dagli operai grazie alla corda a tredici nodi, uno degli strumenti dei compagnons.
Pianta

Qualche cifra
Lunghezza: 130 metri Larghezza: 32 / 46 metri Altezza delle volte: 37 metri Altezza della torre sud: 115,18 metri Navata: lunghezza: 74 metri; larghezza: 16,40 metri 176 vetrate Recinto del coro: 200 statue

Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)

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Portali scolpiti
Portale reale (facciata occidentale)
La facciata occidentale costituisce l'entrata principale dell'edificio religioso. Incorniciata da due torri, presenta un gruppo scultoreo importante: 24 grandi statue (oggi ne restano 19) e pi di 300 figure formano una decorazione in armonia con l'architettura della cattedrale [4] . La decorazione dietro le statue presenta ancora influenze dello stile romanico precedente: intrecci, colonnine e foglie d'acanto testimoniano gli influssi dell'arte meridionale[5].

Dettaglio del portale reale

Portale nord
Il portale nord anche chiamato "portale dell'Alleanza". Le sue statue sono state eseguite tra il 1205 ed il 1210[6]. Esse rappresentano delle scene dell'Antico Testamento e della vita della vergine Maria ridotta a pochi episodi: l'Incoronazione occupa la parte privilegiata della lunetta, mentre la fascia sottostante divisa nei due episodi della Dormitio Virginis e delle Esequie. La presenza dell'immagine di Sant'Anna nel trameu dovuta al dono della reliquia del capo della santa da parte di Filippo Augusto nel 1204.[7] Le decorazioni sugli archi del portale centrale rappresentano episodi della Genesi. La porta a sinistra sormontata da decorazioni che riprendono il tema del lavoro e dei giorni, e il tema delle arti liberali.

Timpano dell'incoronazione della Vergine, porta nord

Portale sud
Chiamato anche "portale della Chiesa", mette in scena il Giudizio universale (timpano centrale). Sono raffigurati anche i confessori (portale di destra), gli apostoli, i martiri e l'Adorazione dei Magi (portale sinistro)[8].

Vetrate
La cattedrale di Chartres possiede ad oggi le vetrate pi importanti risalenti al XIII secolo, che presentano un colore blu inimitabile. Comprese le rosette, le 176 vetrate coprono una superficie di 2600m. Raffigurano principalmente santi e personaggi biblici: No, Giuseppe, il buon samaritano, il figliol prodigo, ma anche episodi della leggenda aurea di Jacopo da Varazze.

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Annunciazione in una vetrata del coro

Il Labirinto
Il labirinto di Chartres, opera del XII secolo, una figura geometrica circolare inscritta in larghezza sul pavimento della navata centrale. Rappresenta un percorso continuo lungo 261,5m che va dall'esterno all'interno del cerchio, con una successione di curve e archi di cerchio concentrici. Una delle sue particolarit che i percorsi, sia dal centro che dal perimetro, presentano la stessa successione di curve e archi. Alcuni pensano che il labirinto rappresenti un cammino simbolico che porta l'uomo dalla terra a Dio e il centro della figura rappresenta appunto la citt di Dio, altri pensano (seguendo la corrente catara) che Labirinto della cattedrale di Chartres sia un Sancta Sanctorum, un percorso che ti permette il cammino interiore per giungere a Dio attraverso la preghiera che culmina proprio nella rosa a sei petali che alcuni credano essere l'emblema della preghiera del Padre nostro. Il percorso del labirinto non consiste solo nell'andare verso il centro, ma anche a ripartire da l. Il pellegrino invitato a seguire la linea tracciata davanti a lui, in modo da salire verso il coro della cattedrale, verso oriente, cio la luce (evitando cos un viaggio, spesso pericoloso, verso i luoghi di pellegrinaggio). In Italia, ad Alatri (FR), stato scoperto alla fine del 1996 (ma divenuto noto a livello nazionale solo nel 2009) un affresco di circa 140cm di diametro raffigurante lo stesso percorso labirintico, ma con il Cristo in luogo del rosone centrale, risalente, a detta degli esperti, ad una data addirittura anteriore a quello della cattedrale francese, e unico nel suo genere, in quanto non esistono altri casi noti di labirinto con la figura del Cristo storico al centro. Sempre in Italia un altro labirinto dello stesso tipo si trova su un pilastro del portico della Cattedrale di San Martino a Lucca fatto costruire da Matilde di Canossa (grande duchessa toscana le cui spoglie riposano in Vaticano).

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Il recinto del coro


Interamente scolpito (40 gruppi, in totale 200 statue) da Jehan de Beauce agli inizi del XVI secolo, il programma iconografico di stile Rinascimentale ed evoca gli episodi della vita di Ges e della Vergine Maria.

La cripta
La cattedrale attuale risulta dalla sovrapposizione di sette edifici di epoche differenti, collocati su di un antico luogo di culto druidico dei Carnuti. Le parti non utilizzate come fondazioni per le costruzioni successive hanno formato due cripte concentriche che possibile oggi visitare. Ci permette di osservare le fondamenta e gli affreschi del XII secolo, cos come quelli risalenti alle prime costruzioni. Vi si ammira anche una statua della "Vergine con Bambino" nera, replica di una statua medievale distrutta da un incendio.

Una scena del recinto del coro: la flagellazione di Ges

La cripta interna
I primi cristiani edificarono dal IV all'XI secolo diversi santuari, successivamente distrutti dagli incendi o dalle persecuzioni religiose. Un resto di muro, generalmente attribuito all'epoca gallo-romana, ricorda la prima chiesa, ma non rimane niente di quella del VI secolo, n di quella distrutta nell'858 dai Normanni. Per contro la cripta della chiesa carolingia edificata da Gisleberto nel IX secolo esiste tuttora. Porta il nome di caveau Saint-Lubin e si trova sotto il coro della cattedrale attuale.

La cripta esterna
Questa seconda, chiamata crypte Saint-Fulbert, che circonda la precedente, parte da un campanile e compie il giro dell'edificio. Datata all'XI secolo, con i suoi 230 metri di lunghezza e i 5-6 metri di larghezza, la pi grande cripta di Francia. Partendo dall'estremit della galleria nord, si arriva alla cappella di Notre-Dame Sous-Terre, probabilmente il pi antico santuario mariano del mondo, dove si pu contemplare una riproduzione recente della statua di un'antica Madonna, il cui originale, bruciato dai rivoluzionari nel 1793, era probabilmente la raffigurazione di una divinit femminile risalente ai tempi dei druidi. La galleria diventa semicircolare sotto l'abside e si apre su tre profonde cappelle romaniche, inquadrata da quattro pi piccole cappelle gotiche del XIII secolo. Vi si trova il pozzo detto des Saints-Forts (33m di profondit), costruito su una base quadrata gallo-romana, la cui acqua nel Medioevo era famosa per possedere virt miracolose. Nella galleria sud si osserva un affresco del XII secolo rappresentante la cattedrale romanica dell'epoca.

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La Vergine del pilastro


Questa statua in legno di pero datata intorno al 1540, era un tempo parte di un coro andato distrutto nel XVIII secolo.

Il velo della Vergine


Si tratta di una reliquia molto importante che fu offerta nell'876 alla cattedrale da Carlo il Calvo, imperatore del Sacro Romano Impero. Secondo la tradizione, questo velo la camicia che portava Maria al momento dell'Annunciazione, quando concep il Verbo. Questa importante reliquia fu meta di numerosi pellegrinaggi. Durante l'incendio della vecchia chiesa, nel 1194, si credette che la reliquia fosse andata perduta ma venne ritrovata intatta: questo fu interpretato come il fatto che la vergine Maria desiderava una chiesa pi grande per la sua reliquia e cos si spiegano l'entusiasmo e la rapidit con cui la nuova cattedrale fu costruita. La reliquia era custodita in una cassa di grande valore, ma i gioielli furono venduti durante la rivoluzione. Anche il velo fu tagliato in diverse porzioni, che furono vendute. Il velo sempre esposto nel deambulatorio, al lato nord, in una delle cappelle absidali. Notre-Dame di Chartres resta un luogo di pellegrinaggio importante ancora oggi, principalmente grazie al rinnovato interesse per il cammino di Santiago di Compostela, di cui Chartres una tappa per i pellegrini che vengono dal Nord per la via di Parigi.

Organo
Il primo organo della cattedrale fu costruito nel 1349: questo strumento, di cui non si sa nulla, fu in seguito ampliato nel XV secolo e ricostruito da Robert Filleul fra il 1542 e il 1551, portando a due il numero delle tastiere. Quest'organo, nel corso dei secoli successivi, venne pi volte ampliato; venne danneggiato seriamente durante la Rivoluzione francese e dall'incendio della cattedrale del 1836, e nel 1844 venne restaurato e il numero delle tastiere portato a tre. Nel 1911 l'organo fu nuovamente restaurato da Gutschnritter-Mercklin e rimase inalterato fino al 1969, L'organo quando all'interno dell'antica cassa venne rimosso lo strumento preesistente per fare posto ad uno nuovo, costruito da Danion-Gonzalez. Il nuovo organo ha quattro tastiere di 56 note ed una pedaliera di 32; la sua trasmissione elettrica. Lo strumento contenuto dall'antica cassa barocca, che si trova sulla parete destra delle tre ultime campate della navata centrale, all'altezza del triforio. Di seguito la sua disposizione fonica:

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Prima tastiera - Grand-Orgue Montre Bourdon Montre Flte Bourdon Prestant Flte Doublette Fourniture Fourniture Cymbale Cornet Bombarde Trompette Clairon 16' 16' 8' 8' 8' 4' 4' 2' II III IV V 16' 8' 4'

Seconda tastiera - Positif Montre Flte Bourdon Prestant Flte Doublette Nazard Tierce Larigot Cornet Plein-jeu Cymbale Cromorne Trompette Clairon 8' 8' 8' 4' 4' 2' 2' 1.3/5' 1.1/3' V IV III 8' 8' 4'

Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)

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Terza tastiera - Rcit Principal Cor de nuit Gambe Voix Cleste Flte Viole Doublette Sesquialtera Plein jeu Cymbale Voix Humaine 8' 8' 8' 8' 4' 4' 2' II IV III 8'

Basson Haubois 8' Bombarde Trompette Clairon Tremblant 16' 8' 4'

Quarta tastiera - cho Principal Bourdon Flte Doublette Nazard Tierce Piccolo Cymbale Trompette Clairon 8' 8' 4' 2' 2.2/3' 1.3/5' 1' III 8' 4'

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Pdale Principal Montre Soubasse Montre Bourdon Principal Flte Flte Plein jeu Basson 32' 16' 16' 8' 8' 4' 4' 2' V 8'

Bombarde 16' Trompette 8' Clairon 4'

La cattedrale nella leggenda


Joris-Karl Huysmans pubblic nel 1898 un romanzo dal titolo La cathdrale in cui si occupa della simbologia medioevale e cattolica presente a Chartres. Il libro ebbe una certa rilevanza all'epoca della pubblicazione.

I principali pellegrinaggi
Dal tempo della sua costruzione, la cattedrale di Notre-Dame di Chartres un importante luogo di pellegrinaggio per i cattolici francesi. Questo spiega la grandezza del deambulatorio che permette il passaggio dei fedeli attorno al coro. Nel corso del XX secolo i pellegrinaggi a Chartres hanno conosciuto un nuovo slancio al seguito dello scrittore Charles Pguy che si rec a piedi da Parigi a Chartres nel 1912, realizzando un voto fatto al capezzale del figlio malato. Dopo la morte di Pguy nel 1914, alcuni suoi amici rifecero la strada meditando i suoi poemi, iniziando un vasto movimento di pellegrinaggi a Chartres, tra i quali: il pellegrinaggio degli studenti, organizzato dalle aumneries dell'insegnamento superiore nell' le-de-France, ai Rameaux, il pellegrinaggio "Notre-Dame della Cristianit", di ispirazione tradizionalista, alla Pentecoste, il pellegrinaggio del mondo del lavoro. A Pentecoste, c' anche un pellegrinaggio scismatico della "Fraternit sacerdotale Saint Pie X" (FSSPX) che effettua il percorso nel senso contrario, da Chartres a Montmartre, ma che non autorizzato a celebrare la Messa n nella Cattedrale di Chartres, n nella Basilica del Sacro Cuore di Montmartre. Chartres anche una tappa importante per i pellegrini provenienti dal nord Europa e diretti a Santiago di Compostela, che percorrono la strada tra Parigi e Tours.

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Vedute dal cielo

veduta aerea

veduta aerea

Foto

Portale Nord

Portale Centrale Nord della Cattedrale

Facciata

La cattedrale di notte

Note
[1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Cattedrale_di_Notre-Dame_%28Chartres%29& language=it& params=48_26_50_N_1_29_16_E_region:FR_type:landmark [2] http:/ / whc. unesco. org/ en/ list/ 81 [3] http:/ / whc. unesco. org/ fr/ list/ 81 [4] Louis Gillet, Histoire de l'Art franais, tome 1: des origines Clouet, Paris, Zodiaque, 1977, page 220 [5] Renzodionigi: Sculture del portale dei re (http:/ / www. flickr. com/ photos/ renzodionigi/ 2931453390/ in/ set-72157607925401702) [6] Georges Duby, Le Moyen ge, Paris, Seuil, 1995, page 294 [7] A. Cadei, Le cattedrali all'origine del gotico, in ''L'arte medievale nel contesto. Funzioni, iconografia, tecniche.a cura di P. Piva , 2006 [8] Renzodionigi: L'adorazione dei Magi (http:/ / www. flickr. com/ photos/ renzodionigi/ 3067153355/ in/ set-72157610351027791)

Cattedrale di Notre-Dame (Chartres)

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Bibliografia
Louis Charpentier: Les mystres de la cathdrale de Chartres. Fabio Delizia: La cattedrale di Chartres - un dialogo tra cielo e terra, Libreria Editrice Psiche - novembre 2005. Anne Prache e Franois Jouanneux: La cathdrale Notre-Dame de Chartres, Editions du Patrimoine.

Voci correlate
Cattedrali gotiche francesi Lista delle torri e dei campanili pi alti d'Europa

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(FR) Scheda della cattedrale (http://fr.structurae.de/structures/data/index.cfm?ID=s0000270) sul sito Structurae.de Vetrate della cattedrale (http://www.vitraux-chartres.fr/) (FR) (EN) L'organo (http://infopuq.uquebec.ca/~uss1010/orgues/france/chartresnd.html) (FR) Il labirinto di Chartres (http://www.bldt.net/Om/article.php3?id_article=97) Il labirinto di Chartres (http://www.antropologiaartesacra.it/ALESSIO_VARISCO_labirintoChartres.html) dal sito Antropologia Arte Sacra (DE) Geometria sacra (http://chartres-heiligegeometrie.de)

Article Sources and Contributors

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