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Appalti Anas, sequestrate le aziende 12 SETTEMBRE 2001

Sequestrati, ad appena sei mesi dal loro arresto, i patrimoni aziendali degli imprenditori Nello Vadal, ex presidente dell' associazione costruttori, e Santo Schimmenti, che erano finiti in carcere nel marzo scorso per avere truccato, per oltre dieci anni, gli appalti banditi dall' Anas. I patrimoni sequestrati ai due imprenditori ammontano ad oltre 23 miliardi di lire. Si tratta di macchinari, automezzi, impianti e quote azionarie di diverse societ intestate o riconducibili ai due costruttori. Il sequestro stato eseguito dagli uomini del Gico della Guardia di finanza di Palermo su provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Vadal e Schimmenti erano finiti nel mirino degli investigatori del Gico dopo le rivelazioni di due pentiti di mafia, Angelo Sino e Giusto Di Natale che avevano raccontato nei dettagli come Vadal e Schimmenti, insieme ad altri imprenditori anche loro finiti in galera, per oltre dieci anni, dal 1988 al 1998, si erano divisi a "tavolino" gli appalti banditi dall' Anas per un importo di oltre 500 miliardi di lire. Sulla base delle rivelazioni di Siino e Di Natale, gli uomini del Gico avevano piazzato numerose cimici negli uffici e nelle automobili degli imprenditori coinvolti nella spartizione degli appalti. Le conversazioni pi interessanti furono proprio captate all' interno della sede dell' impresa di Nello Vadal, in via Duca della Verdura 69. In diversi incontri, Vadal parlando con Schimmenti ed altri interlocutori, stabiliva chi e come doveva aggiudicarsi gli appalti dell' Anas, un giro d' affari miliardario che faceva gola a molti imprenditori che avevano per costituito un "cartello" per non farsi sfuggire neanche un lavoro. Tra le imprese pi interessate alla gestione degli appalti Anas - aveva dichiarato Giusto Di Natale - ricordo in questo momento Iacuzzo, Potestio, Polito, Virga, Schimmenti, Aloiosio e, ovviamente, Nello Vadal ed altri di cui in questo momento non ricordo i nomi. C' era dunque anche un filo rosso che legava l' indagine relativa al "cartello" di Vadal ad alcune imprese che facevano capo alle cooperative rosse, una delle quali era guidata da Stefano Potestio, uno degli imprenditori che ha recentemente messo nei guai anche l' ex sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo portando allo scioglimento del consiglio comunale del paese delle Madonie. L' inchiesta era stata avviata dai sostituti procuratori di Palermo, Maurizio De Lucia e Michele Prestipino e si concluse nel marzo scorso con l' arresto di 22 persone tra imprenditori e funzionari dell' Anas accusati di avere pilotato gli appalti dell' azienda nazionale autostrade. Tutti furono arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla turbativa d' asta. Le indagini accertarono che la ripartizione degli appalti prevedeva la predisposizione a "tavolino" di schemi d' aggiudicazione, preordinati in modo tale da stabilire i valori di ribasso entro i quali sarebbe avvenuta l' aggiudicazione delle singole gare raggruppate in base al "turn over" stabilito dagli imprenditori che partecipavano al "cartello". Il provvedimento di sequestro stato emesso su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e del sostituto procuratore Roberta Buzzolan sulle base delle indagini svolte dalla Guardia di finanza anche dopo gli arresti degli imprenditori. Indagini patrimoniali che sono state condotte in tempi brevissimi per evitare che i beni intestati ai due imprenditori potessero essere trasferite ad altre persone ed altre societ per evitare il sequestro e la probabile confisca.
FRANCESCO VIVIANO

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Le strade di Cosa Nostra 14 MARZO 2001


PALERMO - Le strade della Sicilia sono le strade di Cosa Nostra. E anche le gallerie, i ponti, quei lunghi viadotti sospesi sulle valli e sul letto dei fiumi sono piccole e grandi grandi opere di mafia. Chilometro dopo chilometro e bivio dopo bivio da Montepellegrino fino al Lilibeo, cambia il territorio, cambia il mandamento, ma i soldi finiscono sempre ai soliti noti. Su quasi 900 miliardi di appalti banditi dall' Anas nell' isola dal 1988 al 1998, pi del 53% stato conquistato da quelle che vengono definite una decina di famiglie imprenditoriali. Il resto se lo sono diviso altre cinquecento ditte. Cos a Palermo c' stata una retata. Gli arrestati sono stati 22. Una dozzina sono imprenditori finiti dentro per mafia, gli altri tutti dirigenti dell' Ente nazionale per le strade accusati di associazione a delinquere e turbativa d' asta. E' la grande spartizione del cemento e del bitume, il sistema Anas scoperto da una preziosissima investigazione dei finanzieri del Gico e dai magistrati Maurizio De Lucia e Michele Prestipino, inchiesta che ha percorso centinaia di piccole e grandi strade siciliane, ha ricostruito la storia imprenditoriale di uomini come Nello Vadal che stato per lunghi anni il presidente dei costruttori di Palermo, che si fermata come sempre nei dintorni di Bernardo Provenzano. Il suo attuale uomo di fiducia era qualche anno fa guarda caso proprio un dipendente dell' Anas, il famigerato geometra Pino Lipari che poi diventato il curatore del patrimonio edilizio dei Corleonesi. Gli appalti delle strade erano cosa sua. Cio del capo dei capi di Corleone. Nelle 459 pagine del documento giudiziario sullo scandalo Anas in Sicilia c' un po' di tutto. C' l' esperto informatico con il software che trucca le gare, c' un certo Bologna che chiamano il mago dei ribassi, ci sono i burocrati e i tecnici dell' Ente per le strade che partecipano alla combine e al mangia mangia, ci sono i complici all' interno degli uffici postali che trattengono le buste, che registrano in ritardo le raccomandate degli imprenditori che non sono amici. E' sempre la spartizione famosa del tavolino, il turn over per i soliti noti costruttori, le offerte di appoggio dei loro compari per escludere automaticamente le ditte estranee, gli imprenditori normali. Ce n' erano tanti di imprenditori perbene che tentavano di vincere qualcosa, ma non ce la facevano mai. Mandavano la documentazione per le gare e qualcuno apriva le loro buste e occultava certe carte, poi erano esclusi. Altre imprese che non avevano fatto richiesta invece venivano invitate a partecipare all' appalto. E poi c' era la grande abbuffata. Di queste ruberie ne hanno parlato agli ufficiali del Gico e ai due magistrati della Procura di Palermo anche un paio di pentiti. Uno Angelo Siino, il mafioso definito ministro dei Lavori Pubblici di Cosa Nostra, onorificenza concessa troppo in fretta se paragonata al reale potere in materia edilizia del geometra Pino Lipari. Comunque, Siino le cose le ha sempre sapute e le ha raccontate tutte. Ad esempio spiega la differenza tra il calcestruzzo pompato e il calcestruzzo gettato. Dice: Effettivamente quando si parla di appalti Anas, quando bisogna costruire viadotti noi fatturavamo come pompato il calcestruzzo gettato... ci guadagnavamo circa 3 mila lire al metro cubo... ci servivano per i fondi neri.... E aggiunge: Pino Lipari all' Anas aveva complicit molto vaste, sia a livello di funzionari che di organismi tecnici... praticamente lo mettevano in condizione di pianificare l' intera gestione degli appalti, dalla progettazione all' appalto. L' inchiesta sulle strade dei mafiosi farcita da faldoni di trascrizioni telefoniche e ambientali. E' una parte molto interessante perch rivela come ancora oggi (gli ultimi atti giudiziari risalgono ad appena pochi mesi fa), nonostante tante chiacchiere sugli appalti e sulla trasparenza, certe imprese e certi costruttori continuano tranquillamente a imbrogliare e a rubare. Conversazioni in libert microfonate negli uffici dell' impresa Vadal. Un ragioniere: Minchia, eravamo d' accordo a suo tempo che quando lui prendeva i lavori nella nostra zona, li facevamo noi... li stiamo prendendo nella loro zona, se li fanno loro... quando c' un accordo si prende nel bene e nel male. Un geometra: Quello mi disse che c' eravamo gi andati tre volte l... diamo troppo nell' occhio... per ci hanno gi dato tutte le carte al volo e ci hanno detto di organizzarci per cominciare. Un altro geometra: Ho visto l a Trapani la vicenda della galleria che pu essere molto redditizia... la devi

scrostare, la devi intervenire... a tratto chiuso, non ti vede nessuno. E un altro ragioniere: Ma guarda che li dobbiamo fare sistemati i lavori...se per la perizia gonfiata allora il discorso cambia, quello un lavoro che se ci sai fare su 'uno e sette' (probabilmente un miliardo e 700 milioni ndr) come minimo 5 o 600 li metti da parte.... Si parla dell' A 19 PalermoCatania e dell' A29 che porta a Mazara del Vallo, dello svincolo autostradale di Alcamo, poi una sfilza di numeri. Ogni numero una statale, ogni statale un appalto da truccare. Al centro di moltissimi appalti in odore di mafia c' era sempre quel Vadal che stato presidente dei costruttori di Palermo e per un breve periodo anche vicepresidente dell' Assindustria. Quando uccisero il povero Libero Grassi che a Palermo non voleva pagare il racket, l' ingegnere Nello Vadal disse la sua: Cari signori, lo Stato non c' qui in Sicilia, lo Stato non governa senza il controllo del territorio. I carri armati, i carri armati ci devono portare....
ATTILIO BOLZONI

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio /repubblica/2001/03/14/le-strade-di-cosanostra.html Gli appalti del'Anas pilotati da Riina e Provenzano Inchiesta della procura di Palermo, arrestate 22 persone, 31 gli indagati. In cella anche l'ex presidente dell'Assindyustria
Gli appalti del'Anas pilotati da Riina e Provenzano Inchiesta della procura di Palermo, arrestate 22 persone, 31 gli indagati. In cella anche l'ex presidente dell'Assindustria PALERMO, 14 MARZO 2001 - Gli appalti dell'Anas, negli ultimi dieci anni, sarebbero stati pilotati da un cartello di imprenditori che faceva capo, secondo l'accusa, all' ingegnere Nello Vadal e agli imprenditori Calogero Orlando e Salvatore Tosto. I loro nomi sono stati fatti dai collaboratori di giustizia Angelo Siino, Giovanni Brusca e Giusto Di Natale. Su questa base la Procura di Palermo ha emesso ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 22 persone accusate di avere turbato le gare d'appalto. Gli indagati sono 31. Fra gli arrestati l'imprenditore Nello Vadal, ex presidente dell'Assindustria. Esaminate un centinaio di gare: tra il 1988 e '98, 11 gruppi imprenditoriali si sono aggiudicati il 40% dei lavori banditi dall'Anas. Secondo l'accusa Vadal sarebbe stato sempre l'uomo di Giuseppe Lipari, 3

accusato di essere il prestanome di Riina (foto) e Provenzano, per la gestione delle gare all' Anas. L'input dei pentiti stato sviluppato dagli investigatori che si sono avvalsi di intercettazioni ambientali e telefoniche. Il cartello di imprenditori, secondo gli inquirenti, per pilotare le gare si sarebbe servito anche della complicit degli uffici postali in cui spedivano le raccomandate. Quando qualche ditta che non faceva parte dell' accordo presentava offerte, queste venivano boicottate o escluse dalla gara. Le persone arrestate sono Stefano Schimmenti, di 49 anni, Salvatore Tosto, di 44 anni; Calogero Orlando, di 69; Pietro Bologna, di 59, Giuseppe Ancione, di 64, Vincenzo Cataldo, di 55; Francesco Ingoglia, di 65, Nino Durante, di 44, Raffaele Tuttolomondo, di 51, Giacomo Ferrara, di 62, Alberto Maria Pipia, di 48. Agli arresti domiciliari si trovano: Gaetano Schimmenti, Giovanni Tosto, Nello Vadal, Angelo Bulone, Salvatore Tomasino, Luigi Bonincontro e Giuseppe Croce. http://qn.quotidiano.net/2001/03/14/1933327-Gli-appalti-del-Anas-pilotati-da-Riina-eProvenzano.shtml http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2013/06/blog-post_6.html

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