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TANGENTOPOLI

Ricordi e riflessioni

Breve cronaca e riflessioni personali a ventanni di distanza.

MAURIZIO STANIC
22/07/2014

mailto:maurizio.stanic@gmail.com
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Quando scoppi lo scandalo Tangentopoli in Italia, allinizio degli anni 90, ero
giovane e seguivo con interesse le cronache sui mass media. Oggi siamo nel 2014,
sono passati pi di ventanni, un tempo sufficiente per fare qualche riflessione basata
sui ricordi di allora.
Nella selva della corruzione italiana Mario Chiesa era un nome minore: un uomo
dellapparato socialista non molto visibile ma che aveva avuto molte soddisfazioni
venali. Era stato battezzato ingegner 10% per laliquota delle tangenti che
pretendeva quale presidente del Pio Albergo Trivulzio (detta la Baggina), noto
istituto milanese per lassistenza agli anziani.
Chiesa mosse i primi passi in una sezione di periferia, fu consigliere provinciale
vicino alla linea intransigente di De Martino, successivamente conobbe Carlo
Tonioli, il celebre sindaco di Milano, che lo nomin presidente di quellente. Intanto
il socialista di sinistra si era trasformato in un manager, certamente capace, ma anche
corrotto.
Il 17 febbraio 1992 questo personaggio ricevette la visita di un piccolo
imprenditore, Luigi Magni, la cui impresa assicurava le pulizie del Pio Albergo
Trivulzio. Chiesa doveva riscuotere da Magni una tangente di sette milioni; non
sapeva per che Magni aveva un microfono e una microtelecamera spia nella
valigetta; mentre gettava i soldi nel cassetto della sua scrivania, riferivano le
cronache, facevano irruzione nella stanza Antonio di Pietro sostituto procuratore
della repubblica di Milano insieme ad alcuni uomini dellArma dei carabinieri che
lo coglievano sul fatto: iniziava cos ufficialmente Tangentopoli.
Nellaprile successivo Chiesa confessava che da lungo tempo intascava tangenti
sugli appalti. Lultima tangente, prima dellarresto, laveva riscossa poche ore prima
dallazienda Dante Carobbi: 37 milioni per riattare la Baggina. Quando fu bloccato da
Di Pietro e dai carabinieri la somma stava ancora in una busta su una sedia; Chiesa
gett il denaro nel gabinetto, dove gli fu concesso di recarsi, per far sparire ogni
traccia.
Era solo la punta di un enorme iceberg: il sistema delle tangenti riguardava tutte le
transazioni che avevano come parte in causa la pubblica amministrazione: i partiti
lucravano su tutto: appalti, permessi, forniture, approvazione di leggi, ecc.
Lesistenza di questo infernale meccanismo, non solo era sospettata, era nota anche
se ne sottovalutavano le dimensioni. Denunce cerano gi state ma non si era mai
voluto estirpare alla radice questa zizzania. Forse non cerano le condizioni politiche
per compiere, da parte della magistratura, un salto di qualit. Le denunce reiterate del
MSI vennero archiviate in quanto attaccavano, si diceva, larco costituzionale dei
partiti della Resistenza. La magistratura sonnecchiava finch, improvvisamente, si
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risvegli per mettere alla luce la peste bubbonica che infestava da lungo tempo
Milano. Del resto, era lapalissiana la sproporzione tra ci che i partiti intascavano
legalmente con il finanziamento pubblico e il tesseramento e le loro enormi spese per
sedi e campagne elettorali. Anche il tenore di vita dei funzionari di partito contrastava
in maniera evidente con le loro dichiarazioni dei redditi.
I lavori pubblici duravano molti anni perch gli imprenditori facevano affidamento
sugli aumenti degli importi in corso dopera (i prezzo di aggiudicazione era molto
basso).
Si rubava su tutto, perfino sugli asili nido e sulle mense scolastiche. Si lucrava, con
le discariche, a scapito dellambiente. Si rubava sui trasporti: si pensi a Malpensa
Duemila e alla metropolitana milanese.
Si rubava al nord come al sud, con la differenza che nel nord in genere le opere
venivano completate, nel sud rimanevano invece spesso inutilizzate (le cattedrali nel
deserto).
Antonio di Pietro divenne subito un personaggio pubblico avendone tutte le
qualit; divenne insomma il simbolo di Mani Pulite.
Di Pietro era nato a Montenero di Bisaccia, nel Molise, nellanno 1950. La sua
famiglia era una famiglia contadina non povera ma nemmeno facoltosa. Antonio
frequent le scuole medie al seminario di Termoli, ma non prese i voti religiosi, e
ottenne un diploma di elettrotecnico.
Emigr in Germania dove trov lavoro prima in una mensa e poi in una segheria.
Nel frattempo faceva concorsi a tamburo battente. Il primo che vinse gli consent un
impiego civile presso lAereonautica militare. Torn quindi in Italia, si spos con
Isabella Ferrari ed ebbe un figlio a cui pose il nome di Cristiano. Di Pietro era molto
intraprendente ed ambizioso: si mise a studiare giurisprudenza e riusc a laurearsi in
breve tempo. Dopo la laurea continu con i concorsi: fu segretario comunale e
funzionario di pubblica sicurezza presso il commissariato Vittoria-Monforte di
Milano dove si dedic alla caccia agli spacciatori di droga usando talvolta metodi
poco ortodossi.
Stante le sue capacit gli furono presto assegnate inchieste delicate, in particolare
quella su Lombardia informatica (parente di Mani Pulite) - Lombardia informatica
era una societ legata alla sanit che era diventata un centro di lottizzazione ad opera
soprattutto della DC e del PSI.
Di Pietro, nella sua attivit di sostituto procuratore, aveva cos portato la sua
esperienza di poliziotto e di tecnico. I mass media fecero di lui un eroe, un mito dei
primi anni 90. Il pool di Mani Pulite meritava certo ogni elogio ma forse sarebbe
stata necessaria una maggior discrezione: i riflettori su Di Pietro hanno lasciato un
po in ombra il resto della squadra comandata dal procuratore capo di Milano Saverio
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Borrelli. Gli altri due sostituti procuratori erano Gherardo Colombo (che si era
occupato dellinchiesta sulla P2) e Pier Camillo Davigo. Non dimentichiamo poi il
gip (giudice per le indagini preliminari) Italo Ghitti.
Sebbene questi giudici avevano simpatie politiche Di Pietro era descritto di
destra mentre Colombo simpatizzava per la sinistra non hanno fatto pesare le loro
idee personali sul corso delle indagini: non fecero sconti a nessuno. Le loro inchieste
furono rigorose perfino vessatorie: usarono in abbondanza lavviso di garanzia e la
custodia cautelare in carcere che, nella loro ottica, favoriva sicuramente il pentimento
del presunto reo spingendolo a confessare. Questa regola di condotta fu uguale per
tutti: dallimprenditore Ligresti a Greganti del PDS.
La rete di Mani Pulite fu inizialmente gettata nelle acque dove nuotavano i pesci
piccoli e la pesca fu rigogliosa. In comune questi reggiborse un po yuppies avevano
la presunzione di essere saldamente protetti e immuni quindi da ogni punibilit.
Alcuni erano anche astiosi per il fatto di non aver avuto accesso a poltrone pi
importanti, sebbene quelle che ricoprivano era molto redditizie. Questi boiardi
intascavano tangenti non solo per i rispettivi partiti ma anche a beneficio delle loro
tasche. Facevano una bella vita facendosi pagare i conti privati dagli enti per i quali
lavoravano (ammesso che il loro possa essere considerato un lavoro). A Milano
frequentavano ristoranti come il Salvini o il Toul, andavano in vacanza ai Caraibi o
nelle isole del Pacifico, davano fastosi ricevimenti, le loro compagne vestivano
presso i grandi sarti italiani.
Gli imprenditori corruttori o concussi sostenevano di aver agito in stato di
necessit: chi non pagava non riceveva commesse o appalti. Sapevano anche che i
controlli, in teoria molteplici, non avrebbero mai appurato nulla.
La questione della lottizzazione secondo il manuale Cencelli, alla radice del male,
avrebbe dovuto essere affrontata gi prima ai massimi livelli.
Sicuramente i piccoli imprenditori dovevano sottostare al racket; la giustificazione
tuttavia non sostenibile per i grandi gruppi che avrebbero dovuto denunciare questi
scandali Non lo fecero almeno finch i miasmi non raggiunsero lalta finanza. Carlo
De Benedetti, che con la Repubblica e LEspresso sera proclamato diverso, fu
coinvolto anche lui in questi maneggi della razza padrona, per usare un termine
caro al suo giornalista Eugenio Scalfari.
In un secondo momento il pool Mani Pulite si inoltr nella acque profonde dei
leader di partito, i grand commis della politica. Craxi in particolare reag con
veemenza, accusando Di Pietro di volont persecutoria nei confronti dei socialisti e
defin il tangentista Mario Chiesa un mariuolo, un caso isolato. Linchiesta
milanese dimostrava invece che la famiglia Craxi aveva esercitato la sua protervia su
tutta la citt.
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Presto le indagini da Milano coinvolsero tutta la penisola e quasi tutti i partiti ai
massimi livelli: il tentativo di scaricare ogni responsabilit sui segretari
amministrativi, come Balzamo (PSI) e Citaristi (DC), era puerile. Tutti uguali nel
grande calderone della corruzione: facevano eccezione i Radicali, i Verdi e gli ultimi
arrivati come Lega e Rete, forze queste estranee al governo nazionale.
I democristiani forchettoni erano in prima linea insieme agli ingordi socialisti.
Il PSDI aveva una lunga tradizione tangentizia (Tanassi, Longo, Nicolazzi, ecc.)
Anche i liberali furono coinvolti con il segretario Altissimo e soprattutto con il
Ministro della sanit De Lorenzo. Il fango raggiunse anche Giorgio La Malfa e i suoi
repubblicani.
Inizialmente il PCI e i suoi eredi (PDS e Rifondazione comunista) avevano gridato
allo scandalo e preteso si avere unimmacolatezza derivante dalla loro qualifica di
forze di opposizione. Occhetto ammise successivamente, col volto in lacrime, che
qualche irregolarit cera stata anche nel suo partito, ma che riguardava elementi
sciolti. Greganti incolpava se stesso e scagionava il partito, ma questa ostinatezza era
poco credibile. Il PCI faceva parte del giro delle tangenti per opera, in primo luogo,
delle Cooperative rosse, ma soprattutto era stato moralmente indegno il suo rapporto
con lURSS dalla quale aveva ottenuto finanziamenti (Cossutta era luomo di Mosca
del PCI).
Tangentopoli divent cos in quegli anni un inchiesta travolgente: le prove della
corruzione si trovavano dovunque. Troppa carne sul fuoco con gli immancabili
conflitti di competenza che investivano la Magistratura.
Al procuratore generale di Milano Borrelli venne da pi parti attribuito un
teorema, come si fece per Calogero con il 7 aprile. E ovvio che la responsabilit
penale deve essere individuale e non dovrebbe coinvolgere soggetti per il semplice
fatto di ricoprire un ruolo chiave se non ci sono prove a carico. C per un limite.
Per le piccole transazioni tra privati e partiti, chiaramente, il segretario non pu
esserne a conoscenza; quando per si tratta di miliardi di lire che consentono la vita al
partito, non sostenibile che esso sia alloscuro di questi finanziamenti. Il teorema
che fu attribuito a Borrelli non era quindi un teorema, rispecchiava la realt concreta.
Craxi riceveva finanziamenti direttamente nel suo ufficio in piazza Duomo a Milano.
I segretari di partito dovevano per forza sapere e entrarono nel rango degli indiziati.
Essi dovettero dimettersi e Craxi addirittura, tra lazzi e sberleffi, si rifugi in Tunisia.
La prima Repubblica crollava.
Craxi, sicuramente pag pi degli altri, divent il capro espiatorio. Padre-
padrone del PSI, a lui furono attribuiti tutti i successi e, nella disgrazia, tutte le colpe.
Egli non era stato luomo del rinnovamento che molti avevano atteso. Craxi era
diventato invece il Principe di Machiavelli con la teoria della doppia morale: una
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per lo Stato e i partiti, laltra per i cittadini. Lesaltazione del doppio gioco e della
fellonia. Lidea che rubare per il partito fosse lecito era dominante nella classe
politica di allora.
Per concludere, dedichiamo qualche pagina ai suicidi legati a Tangentopoli. Molti
persone coinvolte in questa immane inchiesta non resistettero allinfamia e al rimorso
e si tolsero la vita.
Ricordiamo Renato Amorese, ex segretario del PSI a Lodi. Tra gli indagati un caso
minore di corruzione. Si spar alla testa il 16 giugno 1992 in un luogo isolato. Scrisse
una lettera dignitosa a Di Pietro nella quale faceva riferimento al disonore abbattutosi
sulla sua famiglia e manifestava lintenzione di restituire tutto. Amorese era una
brava persona.
Si uccise anche Sergio Moroni con il suo fucile. Mand una lettera al presidente
della Camera Napolitano nella quale parlava della crisi dei partiti e denunciava i
metodi spiccioli della magistratura e lipocrisia di molti. Respingeva la qualifica di
ladro affermando che per s non aveva preso una lira.
Il 25 giugno 1993 Antonio Vittoria, preside della facolt di farmacia di Napoli
ingurgit un cocktail di alcol e di barbiturici. Vittoria era implicato nella malasanit
del ministro liberale De Lorenzo: laumento ingiustificato del prezzo dei farmaci e
lapprovazione di farmaci giudicati indispensabili anche se non lo erano. Anche lui
scrisse una lettera a Di Pietro nella quale riconosceva le sue bassezze.
Il 20 luglio 1993 era la volta di Gabriele Cagliari, ex presidente dellEni, socialista.
Si tolse la vita nel carcere di San Vittore con un sacchetto di plastica. Nelle sue lettere
accusava i giudici di provvedimenti discriminatori e violenti.
Il 23 luglio fu la volta di un nome molto illustre, Raul Gardini, imprenditore e
finanziere, che aveva scalato la Montedison e che era diventato popolare con la sua
barca il Moro nella coppa America di vela. Per lui era gi stato emesso un ordine di
cattura per laffare Enimont; Enimont avrebbe dovuto diventare un colosso della
chimica divent invece un molosso di tangenti distribuite ai partiti. Una volta di pi
lEni dimostrava di essere nato e vissuto sotto la corruzione di stato, dai tempi di
Mattei.
Ci fu anche un rigurgito di garantismo e di denunce contro i metodi di Mani Pulite.
Il presidente della Repubblica Scalfaro fece un richiamo al dovere di rispettare i
diritti della persona richiamo chiaramente indirizzato alla magistratura.
Lopinione pubblica tuttavia non si turb molto, anzi volle vendetta dopo aver per
anni votato i partiti di Tangentopoli e aver ricevuto da essi prebende preziose.