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Munford, La citt medioevale (da La citt nella storia)


4. - Princpi dell'urbanistica medievale [379] Entro il Duecento gli elementi principali della citt medievale avevano ormai preso il loro posto: dopo ci fu soltanto un'elaborazione dei particolari. Ma le nuove istituzioni che incominciarono a dominare la citt restrinsero l'antica influenza dell'abbazia e del castello; e il tema dei tre secoli successivi non fu autorit, distacco e sicurezza , ma libert, impegno, sfida e avventura . Crociate, missioni ed esplorazioni aprivano un mondo nuovo. Entrarono in gioco nuovi elementi dinamici che suscitarono tensioni e pressioni splendidamente simboleggiate nella struttura della nuova cattedrale gotica che sacrificava la stabilit del muro per aprire l'interno a un diluvio di luce. Si poteva contemplare questo dinamismo in periferia, nei numerosissimi molini a vento che circondavano la citt, e in centro, dove i nuovi ordini predicatori e i laici protestanti, orientati verso la vita urbana, fondavano conventi e bguinages nei pochi spazi liberi ancora rimasti. Diamo ora uno sguardo al nuovo contenuto della citt: qualche esempio sar sufficiente a rivelarci la nuova struttura sociale e la nuova [380] distribuzione dei gruppi urbani. Carcassonne nel 1304 aveva circa 9500 abitanti, con 43 famiglie nobili, 12 mercanti lombardi e 30 ebrei, 63 notai, 15 avvocati, 40 soldati, poliziotti o corrieri, 9 medici, 9 preti, 250 chierici. A Firenze nel Trecento, su un totale di 90.000 abitanti, c'erano 25.000 uomini tra i quindici e i settant'anni atti a portare armi , 1.500 nobili, 75 cavalieri, 1.500 forestieri, mercanti o gente di passaggio, 8 o 10.000 ragazzi d'ambo i sessi che imparavano a leggere, 110 chiese, 200 laboratori d'Arte della Lana, 30.000 dipendenti dell'industria tessile, 80 cambiamonete, 600 notai, 60 medici e chirurghi. Nel 1288 fra Bonvesin de la Riva nel suo panegirico delle Meraviglie della citt di Milano calcolava che nella citt e nel territorio da essa strettamente dipendente ci fossero gi 200.000 persone, e tutti gli altri dati che riferisce confermano la presenza di una colossale formazione umana che nella sua espansione aveva gi superato i limiti medievali. Milano era allora divisa in circa 115 parrocchie, alcune delle quali avevano giurisdizione su 500 o mille famiglie. Oltre il muro del fossato ci sono tante case che basterebbero da sole a costituire una citt . La pressione demografica e la miseria spiegano forse le numerosissime opere d'assistenza sociale, che egli cos descrive: Nella citt, compresi i sobborghi... ci sono dieci ospedali per gli ammalati, ognuno adeguatamente dotato di sufficienti risorse economiche. Il principale l'ospedale del Brolo fondato nel 1145 da Goffredo di Bosero... Ci sono pi di cinquecento pazienti poveri a letto e altrettanti in piedi. E tutti costoro ricevono cibo a 1 spese dello stesso ospedale. Inoltre ci sono almeno 350 bambini o pi affidati dopo la nascita alle nutrici... Anche i poveri bisognosi di cure chirurgiche sono diligentemente curati da tre chirurghi destinati soprattutto a questo compito; essi ricevono uno stipendio dal Comune... Ci sono anche case del Secondo Ordine degli Umiliati di ambo i sessi che tra la citt e la campagna raggiungono un totale di 220; all'interno c' un gran numero di persone che vive una vita religiosa e lavora con le proprie mani . Questi ordini laici, che aspiravano a vivere cristianamente nel cuore della citt, senza l'isolamento fisico e spirituale imposto dagli antichi monasteri, erano parte di uno sforza organizzato inteso a infondere i princpi cristiani in ogni settore dell'esistenza. Ma i dignitari ecclesiastici, lungi dall'approvare questo tentativo di attuare Cristianopoli, lo considerarono una pericolosa sfida alla loro autorit, e il movimento venne cos condannato e ricondotto negli antichi canali, sconfitto dalla tirannide e dall'orgoglio. Le citt medievali erano in genere per dimensioni, proporzioni [318] e contenuti pi simili a Carcassonne che a Milano; ma piccole o grandi disponevano ormai di una grande variet di istituzioni e costituivano campo d'azione per tutta una gamma di capacit e attitudini particolari. Queste qualit trovavano espressione nelle piante come negli edifici. In genere tre erano i modelli basilari della citt medievale, che corrispondevano alle sue origini storiche, alle sue particolarit geografiche e al suo sviluppo individuale. Accanto a questi modelli urbani c'erano ancora pi antichi quelli rurali, che troviamo nel villaggio lineare , in quello a croce , in quello a quartieri e in quello rotondo. Li possiamo rappresentare graficamente con questi quattro segni: =, + , e O. Le citt superstiti dell'epoca romana conservavano di solito il sistema rettangolare a blocchi nel centro originario, con eventuali modifiche, imposte dalla costruzione di una cittadella o di un monastero, che potevano anche alterare la suddivisione uniforme degli appezzamenti. Quelle invece che erano cresciute lentamente da antichi villaggi all'ombra di un monastero o di un castello si uniformavano maggiormente alla topografia, con leggeri mutamenti di generazione in generazione, conservando spesso nella pianta elementi che derivavano da accidenti storici anzich da una scelta consapevole. Questo secondo tipo di citt considerato spesso il solo veramente medievale, e certi storici negano addirittura il titolo di pianta alla sua conformazione. Quanti ritengono le strade sinuose di tali centri semplici ricalchi di antichi sentieri da capre, non si rendono conto che l'abitudine delle capre di camminare sui margini provoca spesso nelle localit di collina una disposizione pi economica e pi razionale di una rete di strade rigorosamente dirette.

Infine molte citt medievali erano destinate in partenza alla colonizzazione: spesso perci, se non sempre, venivano costruite a scacchiera, con una piazza centrale per il mercato e l'assemblea. Tutti questi tre tipi erano medievali e, combinandosi o separandosi, producevano una serie infinita di forme diverse. All'inizio del Medio Evo si nota in realt una certa predilezione per la pianta regolare, geometrica, a base rettangolare: si veda la pianta del monastero di San Gallo del IX secolo. Kenneth Conant ha dimostrato che anche gli edifici originari di Cluny erano disposti in formazione rettangolare in una superficie di circa 30 metri. Evidentemente dunque la tesi di Oswald Spengler secondo la quale la pianta a scacchiera sempre un prodotto della coagulazione finale di una cultura in civilt una generalizzazione insostenibile. Ma bench la pianta geometrica fosse soprattutto tipica delle citt appena fondate, essa non im- [382] plicava necessariamente, come nel caso della bastia di Montpazier, una disposizione regolare dell'intera citt. A volte i rettangoli sono disposti entro un muro di cinta circolare, a volte, per esempio a Montsgur o a Cordes in Francia, una pianta fondamentalmente rettangolare stata intelligentemente adattata ai rilievi e ai limiti naturali della localit. Insisto su questi punti perch la pianta a scacchiera o reticolare stata costantemente oggetto di congetture e interpretazioni erronee. Qualcuno la ritiene tipicamente americana, altri, tenendo conto della brillante Pechino precomunista, un sinonimo di monotonia. Persino i teorici dell'urbanistica hanno commesso errori del genere soprattutto perch non hanno tenuto conto della differenza, ben nota agli studiosi di biologia, tra forme omologhe e forme analoghe. Forme simili non hanno necessariamente un valore simile in un'altra cultura, e funzioni simili possono inoltre produrre forme radicalmente diverse. Il rettangolo, come abbiamo visto, significava una cosa per il sacerdote etrusco, un'altra per Ippodamo, una terza per il legionario romano che disponeva il suo accampamento per la notte, e una quarta per gli autori del piano regolatore di New York del 1811 che cercavano di mettere a disposizione della citt il maggior numero possibile di aree fabbricabili. Se per il primo il rettangolo poteva essere un simbolo della legge cosmica, per gli ultimi era semplicemente l'occasione pi favorevole alla speculazione edilizia. C' una ragione solida per ritenere che le piante medievali erano solitamente pi irregolari che regolari: assai frequentemente venivano infatti utilizzate localit scabre e rocciose, in quanto sino al Cinquecento, quando i cannoni divennero realmente efficaci, si prestavano molto meglio a essere difese, Poich le strade non erano tracciate in funzione del traffico veicolare, e non era necessario costruire condutture d'acqua o canali di drenaggio, era pi economico seguire i rilievi naturali che tentare di livellarli: si pensi per esempio all'inclinazione della piazza senese del Campo. Costruendo su aridi 2

terreni collinosi, i frugali cittadini evitavano inoltre di sottrarre ricche terre piane all'agricoltura. In un'urbanistica organica una cosa tira l'altra, e ci che all'inizio semplicemente lo sfruttamento di un vantaggio occasionale pu suggerire alla lunga un elemento decisivo della pianta, imprevedibile da un piano aprioristico che con ogni probabilit lo trascurerebbe o lo scarterebbe. Molte delle irregolarit che ancora si constatano nelle citt medievali sono dovute a ruscelli poi coperti, ad alberi successivamente abbattuti, ad antichi rilievi che servivano un tempo a tracciare i confini [383] di campi coltivati. Le consuetudini e i diritti di propriet, una volta che hanno assunto la forma di appezzamenti, limiti e diritti permanenti di passaggio, sono difficili da cancellare. L'urbanistica organica non nasce con una meta preconcetta, ma muove di bisogno in bisogno, di occasione in occasione, attraverso una serie di adattamenti che diventano man mano sempre pi coerenti e voluti, tanto da produrre alla fine una pianta complessa e poco meno unitaria di uno schema geometrico prestabilito. Citt come Siena illustrano perfettamente questo processo. La sua ultima fase non chiaramente prevedibile all'inizio, come invece in un ordine pi razionale e meno storico, ma ci non significa che considerazioni razionali e decisioni premeditate non abbiano determinato ogni elemento della pianta, e che non possa risultarne un complesso coscientemente unificato e integrato. Coloro che disprezzano le piante organiche giudicandole indegne del nome di pianta ritengono il formalismo e la regolarit sinonimi di intenzionalit e l'irregolarit sinonimo di confusione intellettuale o di incompetenza tecnica. Le citt medievali confutano questa tesi. Nonostante le loro diversit rispondono a un modello universale e le differenze o le irregolarit che in esse si riscontrano non soltanto sono assennate, ma anche intelligenti, in quanto assai spesso riescono a fondere le necessit pratiche con le esigenze estetiche. Ogni citt medievale sorse da una situazione particolare, present una particolare costellazione di forze ed espresse nella sua pianta una particolare soluzione. L'accordo sui fini della vita urbana talmente completo che le variazioni di dettaglio si limitano a confermare lo schema. Questo accordo suscita in chi contempli un centinaio di piante medievali una dopo l'altra l'impressione che l'urbanistica fosse di fatto governata da una teoria consapevole. In realt le ragioni erano pi profonde. Ma verso la fine del Medio Evo l'elemento razionale di questa urbanistica venne espresso dall'intelligenza razionalissima di Leon Battista Alberti in De re aedificatoria. Alberti, sotto certi aspetti, era un tipico urbanista medievale. Nella sua preoccupazione per il funzionalismo, per la collocazione delle diverse attivit e per le strade curve, non fece altro , come dice Lavedan, che esprimere approvazione per ci che aveva

davanti agli occhi . Anche quando giustifica la strada a curve continue con i suoi panorami bloccati ma continuamente mutevoli, Alberti si limita a dare espressione razionale a cose che i suoi predecessori avevano gi riconosciuto e valutato. La curva lenta la linea naturale di chi cammina, come chiunque pu osservare voltandosi a guardare le proprie orme in un campo co- [384] perto di neve, beninteso se non ha coscientemente tentato di vincere questa tendenza. Ed il gusto della linea curva, tracciato un tempo dal pedone, che caratterizza l'edilizia medievale, in quel raffinato esempio del tardo Medio Evo e del primo Rinascimento che la High Street di Oxford. Qui un unico albero, i cui rami si protendono oltre la linea degli edifici, arricchisce l'insieme pi di quanto non farebbe un intero porticato. L'altra ragione delle curve organiche della citt medievale era la importanza attribuita al suo nucleo centrale, Lavedan arriva addirittura a dire che il fatto essenziale dell'urbanistica medievale la formazione della citt in modo che tutte le linee convergano verso un centro e che i contorni siano di solito circolari: quello che i moderni chiamano un sistema radiocentrico . Purtroppo per il termine radiocentrico fa venire in mente una tela di ragno. Nella maggior parte delle citt medievali troviamo invece un quartiere o un nucleo centrale circondato da tutta una serie di anelli irregolari che paiono cingerlo e proteggerlo, mentre gli si avvicinano lentamente attraverso un tortuoso cammino. Dove c' qualcosa di abbastanza simile a una strada circolare continua quasi sempre segno di una cinta muraria successivamente abbattuta. Persino in una cittadina dal nucleo centrale quasi geometrico, come la Bergues raffigurata nel grande atlante di Blaeu, le strade che portano al centro sono soltanto tre. La pianta che ne risulta prodotta da due forze opposte d'attrazione e di penetrazione: edifici pubblici e spazi aperti trovano una sede sicura in un labirinto di strade attraverso il quale penetra per facilmente il pedone che lo conosce. solo con gli urbanisti barocchi, in lotta contro il modello medievale, che le strade si gettano a capofitto verso il centro urbano, come nella pianta stellare, anche se fu proprio l'Alberti ad anticipare per caso questo nuovo schema che simboleggiava la concentrazione dei pubblici poteri in una istituzione accentratrice o in un principe dispotico. Gli elementi determinanti della pianta medievale valgono per una vecchia citt fondata dai romani come Colonia e per una citt, nuova come Salisbury. Le mura, le porte e il nucleo civico determinano le principali linee di circolazione. E il muro in particolare, con il suo fossato esterno, fa della citt un'isola. Esso per non era soltanto un dispositivo militare ma un simbolo, importante quanto le guglie delle chiese. La mentalit medievale trovava conforto in un universo di definizioni nette, di muri solidi e di panorami limitati; persino il paradiso e l'inferno avevano confini circolari. Mura di tradizioni circondavano le classi economiche e le facevano stare al loro 3

posto. La defini- [385] zione e la classificazione erano l'essenza stessa del pensiero dell'epoca, tanto che il nominalismo filosofico, che rifiutava la realt oggettiva delle classi e presentava un mondo di atomi senza rapporti tra loro e di avvenimenti sconnessi, ebbe conseguenze catastrofiche su questo sistema di vita quanto le palle di cannone sulle mura della citt. Non bisogna dimenticare l'importanza psicologica delle mura. Al tramonto, quando venivano calate le saracinesche e chiuse le porte, la citt era isolata dal mondo esterno. Questi recinti contribuivano cos a creare un sentimento di unit oltre che di sicurezza. significativo, e leggermente preoccupante, che in una delle poche comunit moderne dove la gente abbia vissuto in condizioni analoghe, cio nel centro di ricerche atomiche di Oak Ridge, gli abitanti siano arrivati ad apprezzare la sicurezza di cui godevano, liberi da ogni sorta di invasione d'estranei e persino da qualsiasi visita non autorizzata, anche se ci significava che il loro stesso andirivieni era costantemente soggetto alla sorveglianza e al controllo dei militari. Comunque nella comunit medievale le mura finirono per creare fatalmente un senso di insularit, soprattutto perch le pessime condizioni della rete stradale rendevano assai difficili le comunicazioni tra una citt e l'altra. Come era accaduto tante volte nella precedente storia urbana, l'unit difensiva e la sicurezza capovolsero la loro polarit e si trasformarono in ansia, paura, ostilit e aggressione, soprattutto quando sembrava che una citt vicina potesse prosperare a danno di una rivale. Si ricordino le vergognose aggressioni di Firenze a Pisa e a Siena. Questo isolazionismo era in realt talmente disastroso da giustificare quelle forze d'aggressione e di sfruttamento, che nella Chiesa come nello stato, cercavano se non altro di attuare un'unit pi generale trasformando le mura, sin troppo solide, in una frontiera pi eterizzata che delimitasse un territorio pi vasto. Non si pu chiudere il discorso sulle mura senza ricordare la funzione particolare della porta, che non era semplicemente un'apertura, ma un luogo d'incontro tra due mondi , l'urbano e il rurale, l'interno e l'esterno. La porta principale dava il primo saluto al mercante, al pellegrino e al viandante in genere; era contemporaneamente una dogana, un ufficio passaporti, un centro di controllo per gli immigrati e un arco di trionfo: le sue torri e le sue torrette gareggiavano spesso, come a Lubecca, con quelle della cattedrale o del municipio. Ogni volta che il fiume del traffico rallenta, tende a depositare il suo carico; cos era di solito vicino alle porte che venivano costruiti i magazzini e si [386] moltiplicavano le locande e le taverne, mentre artigiani e mercanti fissavano le loro botteghe nelle vie limitrofe. La porta insomma cre, sema che nessuno avesse promulgato norme per dividere in zone la citt, il quartiere economico; e poich c'era pi di una porta la natura stessa del traffico proveniente dalle diverse regioni tendeva a decentrare e a differenziare l'area adibita ai

commerci. In conseguenza di questa distribuzione organica delle funzioni, l'interno della citt non era appesantito dal traffico, se non da quello imposto dalle sue stesse esigenze. Non bisogna infine dimenticare un'altra funzione delle mura, riesumata nel Medio Evo, quella di passeggio pubblico, soprattutto d'estate. Anche quando non erano alte pi di sei metri, esse offrivano pur sempre un'eccellente prospettiva sulla campagna circostante e permettevano di godere quelle brezze estive che magari non penetravano nella citt. 5. - Nucleo civico e rione Nessuna pianta urbana pu essere sufficientemente definita da un disegno bidimensionale; infatti soltanto nella terza dimensione, movimento nello spazio, e nella quarta, trasformazione nel tempo, che prendono vita i suoi connotati estetici e funzionali. Ci vale particolarmente per la citt medievale, in quanto il movimento da. essa generato non era soltanto rivolto orizzontalmente nello spazio, ma anche verso l'alto; e per capirne la pianta bisogna tener conto della massa e del profilo delle sue strutture dominanti, e soprattutto della disposizione dei componenti del nucleo: il castello, l'abbazia o il convento, la cattedrale, il municipio, il palazzo delle corporazioni. Ma se c' un edificio che pu essere considerato la. struttura chiave della citt medievale, esso la cattedrale, al punto che Braunfels avanza addirittura l'ipotesi che i capomastri ad essa preposti esercitassero una influenza determinante anche sugli altri edifici pubblici. Con qualche importante eccezione, i principali edifici medievali non sorgono al centro di spazi vuoti, e non possibile accostarsi ad essi lungo un vero e proprio asse. Questa organizzazione dello spazio la si ebbe solo nel Cinquecento, per esempio con la grande piazza di Santa Croce a Firenze; e fu solo nell'Ottocento che i perfezionatori delle citt, incapaci di apprezzare il sistema urbanistico medievale, abbatterono gli edifici minori addensati intorno alle grandi cattedrali per creare immense superfici simili a parchi, come quella davanti a Notre-Dame [387] di Parigi. Cos facendo distrussero l'essenza stessa della concezione medievale, basata sulla segretezza, sulla sorpresa, sull'apertura. improvvisa, sulla spinta in alto e sulla ricchezza dei particolari scultorei fatti per essere visti da vicino. Esteticamente una citt medievale come un arazzo della stessa epoca: l'occhio, attratto dall'elaborata ricchezza del disegno, vaga qua e l su tutto il tessuto, soffermandosi su un fiore, su un animale, su una testa, sostando dove prova piacere, tornando indietro e cogliendo l'insieme solo attraverso l'assimilazione di ogni sua parte, anzich dominare il tutto con una sola occhiata. Per l'occhio barocco, questa forma medievale tortuosa e lo sforzo per assimilarla annoia; per l'occhio medievale, d'altra parte, la forma barocca sarebbe stata brutalmente diretta 4

ed eccessivamente compatta. Non esiste una strada giusta per accostarsi a un edificio medievale: la pi bella facciata della cattedrale di Chartres quella meridionale, e se Notre-Dame soprattutto stupenda vista da dietro, al di l della Senna, bisogna tener conto che questa visuale, con il parco che la circonda, possibile soltanto dall'Ottocento. Ci sono per delle eccezioni: un gruppetto di cattedrali, oltre a innumerevoli chiese di villaggio, che sono edifici isolati, al centro di una zona verde, praticamente staccati dalla vita dinamica della citt: Salisbury e Canterbury sono quasi suburbane nel loro disinvolto sfruttamento dello spazio e del verde, e altrettanto isolato e aperto il Campo Santo di Pisa. Spesso questa apertura dovuta a un antico cimitero. Il pi delle volte la grande chiesa era al centro della citt, intendendo centro in tutte le accezioni tranne quella geometrica, e poich attirava folle immense, aveva bisogno di un cortile anteriore per l'entrata e l'uscita dei fedeli. Data la sua orientazione teologica l'altare era sempre rivolto a est essa aveva spesso un'angolazione diversa da quella di una rete stradale pi regolare. Quando si vede una piazza del mercato che si estende davanti alla cattedrale o si apre un cuneo o un quadrato nelle vicinanze, non bisogna attribuire a queste due istituzioni lo stesso valore che hanno oggi: nel Medio Evo, infatti, il mercato era occasionale, mentre i servizi religiosi erano regolari e costanti. Perci nelle prime fasi dello sviluppo urbano nel Medio Evo, il mercato che va a mettersi vicino alla chiesa: qui infatti che la gente si raduna pi spesso. La chiesa deve insomma essere considerata una specie di centro sociale , non tanto sacra da non potere essere adibita a sala da pranz [388] per le grandi feste, a teatro per le sacre rappresentazioni, a foro dove gli allievi dei seminari organizzano gare oratorie o dotte discussioni, o anche, nei primissimi tempi, a camera di sicurezza, in quanto dietro l'altare si potevano depositare documenti o tesori con la certezza che nessuno, se non i malvagi pi incorreggibili, avrebbe mai pensato di sottrarli. Per una ragione o per l'altra un flusso ininterrotto di persone, sole, a piccoli gruppi o a migliaia, percorreva le serpeggianti strade della citt diretto ai portali della chiesa. Di qui ci si metteva in viaggio e qui si ritornava. Altrimenti sarebbe impossibile spiegare le ricchezze profuse nelle cattedrali di Bamberga, di Durham, di Amiens, di Beauvais o di Assisi, comunit con diecimila abitanti o anche meno, che oggi, con tutte le nostre attrezzature meccanizzate i capitali accumulati, troverebbero difficile raccogliere i fondi per una chiesa parrocchiale prefabbricata da acquistarsi a prezzo ridotto. In quanto agli spazi aperti della citt medievale, n le piazze del mercato n quelle del duomo potevano essere definite veri e propri piazzali. Il pi delle volte, nelle citt sviluppatesi organicamente, la piazza del mercato aveva forma irregolare triangolare, poligonale, ovale, dentellata o curva la cui apparente arbitrariet era

dovuta alle esigenze degli edifici perimetrali che la precedevano e che ne determinavano la disposizione. Qualche volta il mercato poteva essere soltanto una strada un po' pi larga, ma ci sono anche esempi, a Bruxelles, Brema, Perugia o Siena, in cui le dimensioni della piazza sono tali da poter contenere non soltanto molti banchi, ma anche folle radunate per le pubbliche assemblee o per qualche cerimonia. Insomma la piazza del mercato svolgeva anche le funzioni dell'antico foro e dell'agor. Qui le corporazioni montavano la scena per le loro sacre rappresentazioni, qui venivano ferocemente puniti i criminali e gli eretici, sul patibolo o sul rogo, qui, alla fine del Medio Evo, quando le occupazioni pi impegnative del feudalesimo si erano trasformate in svaghi urbani, si organizzavano i grandi tornei. Spesso, per esempio a Parma, la piazza del mercato era collegata mediante una stretta viuzza a un'altra piazza subordinata. Il mercato dei tessuti e delle ferramenta era separato per ragioni ovvie da quello alimentare. Molte piazze che oggi ammiriamo soltanto per la loro nobile cornice architettonica, come la Piazzetta San Marco di Venezia, nacquero a fini utilitari, nel caso specifico come mercato delle carni. Eccezion fatta per la cattedrale e a volte per il municipio, dove la massa e l'altezza erano attributi simbolici importanti, il costruttore [389] medievale era tendenzialmente portato a dimensioni pi modeste. Si poteva fondare un ospizio con sette o dieci uomini, o un monastero con la dozzina apostolica, e cos anzich costruire un solo ospedale per l'intera citt si preferiva farne uno, pi piccolo, ogni due o tremila abitanti. Perci, col crescere della citt, anzich accumulare in centro pochi grandi edifici religiosi, si moltiplicarono anche le chiese parrocchiali. A Londra nel XII secolo, secondo Fitz Stephen, con una popolazione totale di circa 25.000 abitanti, c'erano 13 chiese conventuali e 126 chiese minori; e circa tre secoli dopo Stow riferisce che c'erano da due a sette chiese in ognuna delle ventisei circoscrizioni (wards). Questo decentramento delle funzioni sociali essenziali della citt non serv soltanto a impedire il sovraffollamento istituzionale e la circolazione superflua, ma mantenne l'intera citt su scala umana. Lo smarrimento di questo senso delle proporzioni, nelle smisurate case borghesi del nord o nelle torri in assurda concorrenza di Bologna o di San Gimignano, era un sintomo di patologia sociale. Le piccole strutture, la ridotta popolazione e l'intimit dei rapporti, tutti attributi tipicamente medievali, diedero alla citt una fisionomia particolare, aliena dai grandi numeri e dalle organizzazioni di massa, che pu spiegare in parte il suo spirito creativo. Nella citt medievale la strada aveva funzioni radicalmente diverse che in epoca di trasporti su ruote. Noi di solito pensiamo alle case urbane schierate in fila su strade predeterminate. Ma nei centri medievali, meno 5

regolari, accadeva esattamente il contrario: gruppi di edifici commerciali o istituzionali formavano quartieri o isole autonomi, nei quali essi erano disposti senza alcun rapporto con le strade pubbliche che si snodavano all'esterno. Entro queste isole, e spesso anche fuori, c'erano sentieri per l'andirivieni quotidiano degli abitanti. Il concetto di rete di traffico era sconosciuto come il traffico veicolare continuo. Le diverse isole costituite dal castello, dai monasteri, dall'universit, e dalle zone industriali delle citt pi progredite, come l'Arsenale di Venezia, interrompevano lo schema dei blocchi residenziali su piccola scala. Nelle nuove citt medievali, gli statuti distinguevano spesso tra strade destinate al traffico e il traffico era soprattutto di carri e vie minori; a Montpazier, come alcuni secoli dopo a Filadelfia, ogni casa s'affacciava su due strade, una larga pi di sette metri e l'altra poco pi di due. Ma in genere la strada era soprattutto destinata ai pedoni, e i veicoli a ruote vi avevano importanza decisamente secondaria. Non soltanto le vie erano strette e contorte, ma abbondavano le [390] curve a gomito e le strade cieche. In questi casi la pianta serviva a frenare la forza del vento e a diminuire la superficie coperta di fango. Non fu un caso quello che indusse i cittadini medievali, desiderosi di proteggersi dai venti invernali, ad evitare di creare quel terribile veicolo per i venti che la strada larga e diritta. proprio perch le strade erano strette che gli uomini del Medio Evo riuniscivano a svolgere la loro attivit all'aperto anche nella stagione fredda. Nel sud invece la strada stretta dagli ampi spioventi serviva a proteggere il pedone dalla pioggia o dai raggi diretti del sole. Piccole varianti nell'altezza, nel materiale di costruzione, nel profilo dei tetti, nelle aperture delle porte e delle finestre davano a ogni via una fisionomia particolare. Bench Alberti fosse favorevole alle strade larghe e diritte che aumentavano la grandiosit e la maestosit delle citt pi nobili e potenti, egli scrisse anche un'acutissima apologia dell'antica strada a serpentina di tipo medievale. Nel cuore della citt , osserva, sar pi bello non averle diritte, ma serpeggianti in varie direzioni, avanti e indietro come il corso di un fiume. Cos infatti, apparendo assai pi lunghe, accentueranno l'impressione di grandiosit della citt e saranno nello stesso tempo una grande protezione contro tutti gli incidenti e le emergenze. Per di pi questo serpeggiare delle strade permetter al passante di scoprire a ogni passo una nuova struttura, e la porta anteriore di ogni casa sar esattamente di fronte al centro della strada; e mentre nelle citt pi grandi un'eccessiva larghezza brutta e malsana, in una citt piccola sar salutare e gradevole avere da ogni casa una vista cos aperta, semplicemente a uno svoltar di strada . Nessuno, neppure Camillo Sitte, ha reso cos bene giustizia all'estetica dell'urbanistica medievale. La citt medievale aveva dunque nei quartieri residenziali

un carattere che mancava sicuramente alle citt greche dalle bianche mura. Ma aveva anche un'altra caratteristica positiva, ereditata forse dalla citt antica: spesso infatti la strada era fiancheggiata su entrambi i lati da un portico, che costituiva la parte anteriore di una bottega. Era questo un riparo preferibile anche alla stretta via aperta, e lo si trova non soltanto in Francia e in Italia, dove effettivamente poteva essere soltanto una consapevole esumazione del portico classico, ma anche in Austria, per esempio nella via di Innsbruck che porta a Das Goldene Dachl. Non bisogna dimenticare l'importanza della protezione fisica contro le intemperie, e nemmeno il fatto che i banchi degli artigiani e dei mercanti prima del Seicento non erano in genere protetti da vetrine; quasi tutte le attivit quotidiane, compreso il cucinare, venivano svolte pi [391] o meno all'aperto. Nella stretta via chiusa, le fronti a portici e le botteghe aperte si corrispondevano razionalmente. E solo quando qualche lastra di vetro a buon mercato consent di chiudere le botteghe, fu possibile progettare, con l'abolizione dei portici, strade larghe, aperte. Bisogner anche parlare della pavimentazione stradale. Circa tre secoli prima che si diffondessero i veicoli a ruote la strada perse il suo fondo naturale. I primi selciati per i pedoni furono costruiti a Parigi nel 1185, a Firenze nel 1235 e a Lubecca nel 1310; nel 1339 Firenze era interamente lastricata e alla fine del secolo, persino nell'arretrata Inghilterra, William Langland poteva dire di una cosa che era comune come il selciato per ogni uomo che cammina . Spesso questi miglioramenti furono in un primo tempo applicati a un'unica strada importante, e si diffusero con tanta lentezza da arrivare a Landshut, in Baviera, soltanto nel 1494, mentre un'altra grande innovazione tecnica, la finestra a vetri, secondo Heyne, era nota ai contadini della Baviera meridionale sin dal Duecento. Nelle mani del selciatore medievale la pavimentazione divenne un'arte che ripeteva spesso nella pietra il disegno della falce del mietitore, mentre a Venezia le linee e : colori del selciato aumentavano addirittura lo splendore di piazza San Marco. La messa in opera e la manutenzione della pavimentazione sottolineano un altro aspetto caratteristico dell'amministrazione urbana medievale: anche qui l'associazione era di tipo pubblico, mentre l'organizzazione pratica aveva in genere carattere privato. Questo vale per la pavimentazione come per l'illuminazione e il rifornimento dell'acqua. Nel Cinquecento le prime due erano di solito obbligatorie, ed erano i singoli proprietari che dovevano occuparsene per i terreni di loro appartenenza. All'iniziativa privata fu affidata per parecchio tempo anche la pulizia delle strade; a Londra sin oltre l'Ottocento con l'istituzione delle spazzatrici scomparsa soltanto con l'eliminazione del traffico ippotrainato. Questa usanza medievale ancor oggi curiosamente applicata alla costruzione e alla manutenzione dei marciapiedi. In base alla legge sulla pavimentazione emessa a Northampton nel 1431 le 6

autorit municipali potevano ordinare ai proprietari fondiari di pavimentare e provvedere alle eventuali riparazioni della strada davanti a casa loro e nelle vicinanze immediate, ma nessun proprietario poteva essere obbligato a pavimentare la strada per pi di nove metri; divenne perci compito della citt pavimentare il mercato e le altre piazze principali . Ed ecco un altro elemento tipico: il rione e la zona funzionale. In un certo senso la citt medievale era una congerie di cittadine, ognuna in qualche modo autonoma e autosufficiente, ognuna sorta cos natural- [392] mente dai bisogni e dagli scopi comuni da poter arricchire e completare l'insieme. La divisione della citt in quartieri, ognuno con la sua, o con le sue, chiese, spesso con un proprio mercato e sempre con una sorgente autonoma d'acqua, una fontana o un pozzo, era un elemento tipico; ma con l'ampliarsi della citt i quartieri potevano diventare sestieri o frazioni anche pi piccole senza per questo confondersi nella citt. Spesso, per esempio a Venezia, il rione si identificava con la parrocchia e prendeva nome dalla chiesa parrocchiale, secondo una suddivisione ancora oggi in vigore. A tale integrazione in unit residenziali primarie, composte di famiglie e vicini, si accompagnava un altro tipo di divisione in zone determinate da una comunanza di attivit e di interessi: cos i gruppi primari come i secondari, la Gemeinschaft e la Gesselschaft, erano inseriti in un unico schema urbano. Regensburg, sin dall'XI secolo, comprendeva una zona clericale, una zona regia e una zona commerciale, ognuna delle quali corrispondeva a una delle attivit pi importanti, mentre artigiani e contadini dovevano occupare il resto della citt. A questa costellazione i centri universitari, come Oxford e Tolosa, aggiungevano zone apposite relativamente autonome; mentre quando monasteri e conventi di suore furono assorbiti dalla citt in un movimento che continu ininterrottamente dal Duecento al Settecento, si cre tutta una serie di zone conventuali che non avevano nulla a che vedere con quella della cattedrale e che aggiunsero i loro giardini, peraltro di propriet privata, agli altri spazi aperti della citt. A Londra le Inns of Court e The Temple costituivano ancora un altro tipo di zona. L'importanza della zona funzionale stata riconosciuta, troppo tardi, anche dai teorici dell'urbanistica: di fatto i primi urbanisti moderni che abbiano reso giustizia a questa forma storica e alle sue varianti pi recenti sono stati Henry Wright e Clarence Stein. Esse costituivano la prima trasposizione delle qualit spaziali proprie al sacro recinto della citt primitiva nel linguaggio della vita d'ogni giorno. E oggi che l'esistenza stessa della citt minacciata dall'espansione eccessiva del traffico veicolare, la tradizione della zona medievale, indipendente dalla strada e dalla grande arteria di traffico, ritorna come forma nuova a un punto pi alto della spirale dell'evoluzione. Non si pu concludere sulla citt medievale, con la sua

unit e la sua diversit, senza rivolgersi un'ultima domanda sulla sua urbanistica: sino a che punto essa comp uno sforzo cosciente per attuare l'ordine e la bellezza? Nel formulare una risposta facile sopravvalutare la spontaneit e la bellezza accidentale e dimenticare il rigore sistematico che [393] era alla base della preparazione degli architetti come degli artigiani. L'unit estetica della citt medievale, come le altre sue istituzioni, fu raggiunta solo attraverso lotte, sforzi, supervisione e controllo. Indubbiamente la supervisione era di solito personale; si giungeva a un accordo probabilmente dopo lunghe discussioni tra le parti interessate delle quali non abbiamo documentazione. Sappiamo per che nel Trecento, quando fu costruito il Palazzo Pubblico di Siena, il governo municipale ordin che tutti i nuovi edifici eretti nella piazza del Campo dovessero avere finestre dello stesso tipo. E anche se occorrer ancora molto lavoro d'archivio per giungere a un elenco di tutte le funzioni dell'architetto municipale, sappiamo per che in Italia questa carica ha avuto una lunga storia. Non c' ragione di dubitare della parola di Descartes quando nel Discorso sul metodo osserva che ci sono stati in tutti i tempi funzionari il cui compito di provvedere a che gli edifici privati contribuiscano all'ornamento pubblico . Ci che l'ammiratore ottocentesco dell'arte medievale considerava il prodotto di una facile spontaneit e di un'ingenua incoscienza veniva in realt realizzato con metodo e con precisi intendimenti urbanistici, proprio come qualsiasi attivit artistica di ogni epoca. Certo Lavedan, nel suo ammirevole studio sulla citt medievale, considera la sua bellezza soltanto una conseguenza secondaria delle sue preoccupazioni pratiche e simboliche. Ma la citt era consapevole del suo ordine estetico quanto di quello geometrico, anche se la disciplina era sufficientemente duttile per dar libero corso alla novit, alla spontaneit e alla variet. Di conseguenza la stessa pianta medievale poteva nel Settecento aver assorbito strutture romaniche, gotiche, rinascimentali e barocche, spesso in netto contrasto, sulla stessa strada, senza per questo perdere la sua forza estetica, ma anzi accentuandola. Il miscuglio estetico corrispondeva al complesso storico e sociale. Era un'urbanistica dunque che reagiva alle esigenze della vita e accettava mutamenti e innovazioni senza lasciarsene distruggere. Era insieme funzionale e intenzionale nelle accezioni pi profonde delle due parole, in quanto le funzioni pi importanti erano quelle attinenti alla vita superiore dell'uomo. Con queste idee nessuno pensava di rifiutare le antiche forme che ancora potevano essere utili o le nuove che concretavano un nuovo fine; e anzich abbattere edifici di stili diversi per creare un'unit rispondente al gusto stereotipato del momento, il costruttore faceva confluire l'antico e il nuovo in uno schema sempre pi ricco. L'estetismo bastardo di uno stile uniforme, in una rigida pianta urbana, che immobilizza arbitrariamente il 7

processo storico a un momento determinato, fu lasciato a un'epoca pi tarda che attribuiva maggiore importanza all'uniformit che all'universalit e al potere visibile che ai processi invisibili della vita. 6. - Controllo dello sviluppo ed espansione [394] Molti considerano pigra la vita medievale e statica la citt di quell'epoca. Ma se il ritmo era diverso da quello del Novecento, il cui dinamismo tende spesso all'autodistruzione, il Medio Evo fu egualmente un periodo di mutamenti continui e spesso violenti. Dal X al XV secolo le citt continuarono a crescere e a moltiplicarsi. Dobbiamo quindi chiederci: come risolsero i problemi imposti da una popolazione in continuo aumento? E quali erano, ammesso che esistessero, i limiti della loro espansione? Il limite che definiva in origine la citt era la cinta muraria. Ma fin quando alla difesa militare era sufficiente una palizzata di legno o un semplice muro, essa non costitu un vero ostacolo all'espansione urbana. Tecnicamente era semplicissimo abbattere il muro e allargare i confini della citt aprendo nuovo spazio all'interno; e le strade circolari di molte citt medievali attestano, come gli anelli annuali degli alberi, i successivi periodi di sviluppo indicati dagli spostamenti delle mura. Firenze per esempio allarg la cerchia originaria nel 1172 e meno d un secolo dopo costru una terza cinta che racchiudeva un territorio ancora pi vasto. Quando la pressione del ventre troppo pieno diventava fastidiosa, la municipalit fiorentina allargava, per cos dire, la cinghia. Man mano che i sobborghi si ampliavano, si erigevano nuove mura. Questa abitudine sopravvisse sino al Cinquecento quando il nuovo sistema di fortificazione imposto dal tiro accurato dell'artiglieria rese impossibili queste forme semplicistiche di espansione urbana. Comunque neppure la pi vasta citt medievale aveva un raggio di pi di ottocento metri; in altre parole, ogni istituzione necessaria, ogni amico, parente o socio erano di fatto dei vicini ed era facile raggiungerli a piedi. Ciascuno poteva cos incontrare per caso tutti i giorni molta gente che in una citt pi grande non sarebbe riuscito a vedere senza accordi preliminari. Il Miglio storico di Edimburgo andava dal limite estremo della rocca del castello e dall'Holyrood Abbey ai sobborghi. Quando si superavano queste misure la citt medievale come organismo funzionante cessava quasi per definizione di esistere, in quanto la comunit era condizionata da un insieme di limitazioni che nel momento in cui venivano [395] travolte rivelavano uno smantellamento ancor pi vasto dell'intera cultura. Le restrizioni all'espansione della citt medievale erano dovute, come ovvio, pi a condizioni naturali e sociali che alla cinta muraria: limiti della disponibilit idrica e della produzione alimentare locale, limiti imposti dalle ordinanze municipali e dai regolamenti delle corporazoni che impedivano un afflusso incontrollato di forestieri,

limiti dei trasporti e delle comunicazioni, superati soltanto da certe citt particolarmente progredite, come quelle dei Paesi Bassi, che per il traffico pi pesante avevano canali invece di strade. Almeno per ragioni pratiche, i limiti dell'espansione orizzontale venivano spesso raggiunti rapidamente. Di conseguenza, nei primi secoli di storia della citt medievale, il problema della sovrappopolazione venne risolto creando nuove comunit, a volte geograficamente vicinissime, ma sempre indipendenti e autosufficienti. Questa usanza venne seguita anche nel New England del Settecento. Charleston, per esempio, produsse Woburn, Dedham Medfield e Cambridge Belmont, ognuna delle quali non era soltanto un mucchio di case, ma una comunit religiosa e civile, con un luogo di riunione centrale per praticarvi il culto e un governo municipale. E ancora nell'Ottocento Ispwich, nell'Ohio, fond Marietta. Insomma le limitazioni della superficie e della popolazione non rendevano statica la citt medievale: sarebbe un grave errore crederlo. Non soltanto nell'alto Medio Evo si fondarono migliaia di nuove citt, ma altre gi esistenti che si trovavano fisicamente bloccate o non convenientemente collocate si spostarono coraggiosamente in posizioni pi favorevoli. Lubecca per esempio mut la sua sede originaria per migliorare le sue possibilit di commercio e di difesa e Old Sarum abbandon una svantaggiosa posizione su una collina battuta dai venti per sistemarsi a Salisbury, lungo il fiume. La costruzione delle citt avveniva generalmente mediante un prodigo dispendio di energie e uno zelo costruttivo di cui si hanno pochi equivalenti moderni, se non nelle zone devastate. Ma questo immenso movimento urbano non era soggetto all'avidit dei moderni speculatori edilizi in cerca di rapidi e smodati guadagni. Anche negli investimenti urbani la sicurezza a lunga scadenza contava pi del profitto immediato; e la concezione feudale della terra come concessione da gestire, appartenente cio a una categoria diversa da altre forme pi mobili di propriet, era cos profondamente radicata che in Europa non scomparve mai del tutto. Lo schema generale dell'espansione urbana medievale era dunque radicalmente diverso da quello del successivo periodo di concentrazione [396] e di consolidamento intorno alle grandi capitali politiche. Esso prevedeva

molte piccole citt, con villaggi subordinati attivamente associati ad esse, distribuite su tutto il territorio. Elise Reclus ha infatti scoperto che i villaggi e le citt di Francia potevano essere disegnati sulla carta geografica con sorprendente regolarit, tenendo conto che i pi isolati imponevano ai loro abitanti una giornata di cammino per raggiungere il mercato e tornarsene a casa. In altre parole dominavano le esigenze dei pedoni: alla citt aveva accesso chi si serviva delle proprie gambe. Lo schema urbano corrispondeva a quello economico ed entrambi favorivano le piccole unit e le comunicazioni dirette. In quanto alla distribuzione della popolazione le cifre parlano chiaro. La citt medievale poteva avere da poche migliaia di abitanti sino a 40.000, come Londra nel Quattrocento. Citt con oltre 100.000 abitanti, cifra da tempo raggiunta a Parigi, Milano, Venezia e Firenze, rimasero rarissime eccezioni fino al Seicento. Verso la fine del Medio Evo Norimberga, centro assai fiorente, aveva circa 20.000 abitanti, mentre la pur prospera Basilea arrivava appena a 8.000. Anche nelle fertili terre dei Paesi Bassi, dove esisteva un'organizzatissima industria tessile improntata a un rigorose sistema di sfruttamento capitalistico, valevano gli stessi limiti; nel 1412 Ypres aveva soltanto 10.376 abitanti, e a met dello stesso secolo Lovanio e Bruxelles ne avevano tra 25.000 e 40.000. Bruges, la pi grande, doveva contarne 70.000. In quanto alla Germania la vita urbana era concentrata in circa 150 grandi citt, la pi grande delle quali non doveva superare i 35.000 abitanti. Tutti questi dati, vero, risalgono al secolo dopo la Mone Nera che in certe provincie elimin una met della popolazione. Ma anche raddoppiando le cifre, le citt, se paragonate agli agglomerati di oggi, resterebbero pur sempre piccole. Soltanto in Italia, un po' per le antiche tradizioni romane e un po' perch qui il capitalismo era incominciato presto, queste cifre devono essere sostanzialmente aumentate. Il sovraffollamento e l'eccessiva attivit edilizia, con affitti sempre pi esorbitanti e abitazioni sempre pi ristrette, nonch con una certa espansione suburbana, divennero un fenomeno comune solo quando la capacit di costruire citt nuove era ormai molto diminuita. Parler nel prossimo capitolo delle ragioni di questo declino del vigore urbano.